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alberto breschi contributi di gianluca chiostri francesco pilati claudia giannoni

Santa Teresa Un progetto di rigenerazione urbana per Firenze


ricerche | architettura design territorio


Coordinatore | Scientific coordinator Saverio Mecca | Università degli Studi di Firenze, Italy Comitato scientifico | Editorial board Elisabetta Benelli | Università degli Studi di Firenze, Italy; Marta Berni | Università degli Studi di Firenze, Italy; Stefano Bertocci | Università degli Studi di Firenze, Italy; Antonio Borri | Università di Perugia, Italy; Molly Bourne | Syracuse University, USA; Andrea Campioli | Politecnico di Milano, Italy; Miquel Casals Casanova | Universitat Politécnica de Catalunya, Spain; Marguerite Crawford | University of California at Berkeley, USA; Rosa De Marco | ENSA Paris-La-Villette, France; Fabrizio Gai | Istituto Universitario di Architettura di Venezia, Italy; Javier Gallego Roja | Universidad de Granada, Spain; Giulio Giovannoni | Università degli Studi di Firenze, Italy; Robert Levy| Ben-Gurion University of the Negev, Israel; Fabio Lucchesi | Università degli Studi di Firenze, Italy; Pietro Matracchi | Università degli Studi di Firenze, Italy; Saverio Mecca | Università degli Studi di Firenze, Italy; Camilla Mileto | Universidad Politecnica de Valencia, Spain | Bernhard Mueller | Leibniz Institut Ecological and Regional Development, Dresden, Germany; Libby Porter | Monash University in Melbourne, Australia; Rosa Povedano Ferré | Universitat de Barcelona, Spain; Pablo Rodriguez-Navarro | Universidad Politecnica de Valencia, Spain; Luisa Rovero | Università degli Studi di Firenze, Italy; José-Carlos Salcedo Hernàndez | Universidad de Extremadura, Spain; Marco Tanganelli | Università degli Studi di Firenze, Italy; Maria Chiara Torricelli | Università degli Studi di Firenze, Italy; Ulisse Tramonti | Università degli Studi di Firenze, Italy; Andrea Vallicelli | Università di Pescara, Italy; Corinna Vasič | Università degli Studi di Firenze, Italy; Joan Lluis Zamora i Mestre | Universitat Politécnica de Catalunya, Spain; Mariella Zoppi | Università degli Studi di Firenze, Italy


alberto breschi contributi di gianluca chiostri francesco pilati claudia giannoni

Santa Teresa Un progetto di rigenerazione urbana per Firenze


Tutti i disegni sono Breschistudio

Referenze fotografiche Breschistudio: pp. 10, 21, 24-26, 35, 42, 60-61 (foto b/n), 72, 84, 89, 91, 111, 117 Luca Lupi Ph.: pp. 29, 32-33, 44, 50-53, 55-57, 60-61 (foto col.), 63, 65, 67-71, 73-75, 77, 80-83, 86, 88, 92-95, 106, 126 Umberto Semplici: pp. 8, 11, 96 Filippo Fiaschi: p. 79 LegnoDoc: p. 98 C. Prodomo: pp. 99-105

in copertina Schema planimetrico di progetto, Breschistudio Associati

Laboratorio Comunicazione e Immagine Dipartimento di Architettura Università degli Studi di Firenze progetto grafico Susanna Cerri in collaborazione con Gaia Lavoratti

© 2016 DIDAPRESS Dipartimento di Architettura Università degli Studi di Firenze via della Mattonaia, 14 Firenze 50121 ISBN 9788896080696

Stampato su carta di pura cellulosa Fedrigoni X-Per


indice

Presentazione di Saverio Mecca

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Direttore del Dipartimento di Progettazione dell’Università degli Studi di Firenze Presentazione di Francesco Napolitano

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Direttore dell’Ufficio Tecnico dell’Università degli Studi di Firenze Concept del progetto

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Alberto Breschi Inquadramento urbano

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Alberto Breschi Progetto d’insieme

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Alberto Breschi Realizzazione della nuova hall di ingresso

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Alberto Breschi Allestimenti e nuove funzioni

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Gianluca Chiostri Gestione del cantiere

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Francesco Pilati Cenni storici e stato di fatto prima dell’intervento

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Claudia Giannoni Scheda riassuntiva

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presentazione Saverio Mecca

Direttore del Dipartimento di Archtettura Univesità degli Studi di Firenze

Abbiamo atteso per molti anni questo intervento sul complesso di S. Teresa che, se pur parziale, rappresenta un passaggio fondamentale nel programma, avviato negli anni ‘80, di insediamento della Scuola di Architettura in due dei tre complessi conventuali e carcerari posti all’interno del centro storico di Firenze. Il progetto del secondo lotto, che segue il primo limitato alla trasformazione dei blocchi di celle in aule, è stato avviato nel 2006 e finalmente giunge ora alla realizzazione, dando al primo nucleo un ingresso e un sistema distributivo adeguato ed essenziale. Con questo progetto riusciamo a raggiungere con successo due importanti obiettivi: quello di fornire all’intero complesso un più chiaro impianto funzionale distributivo o, meglio, un suo riordino, la sua ricomposizione intorno ad un volume ed uno spazio centrale capace di offrire uno schema interpretativo esplicito ed una forte esperienza spaziale. L’inserimento del nuovo volume generato dalla grande parete in vetro ha spostato, come è naturale, in posizione baricentrica l’ingresso, gli uffici più direttamente a contatto con gli studenti, i servizi e la distribuzione alle varie aule. L’invenzione del volume di distribuzione e di relazione risolve una delle carenze principali della parte in uso alla scuola attuale, condizionata negativamente dall’angustia del precedente impianto carcerario. La razionalità distributiva e la forza dello spazio collettivo rendono ora più semplice e agevole riqualificare la parte restante del convento di Santa Teresa, purtroppo ancora non avviata, che completerà, come già il progetto di insieme del 2006 fa vedere, il recupero dell’intero complesso per le esigenze del Dipartimento di Architettura. La terza fase del programma consentirà infine anche il recupero e la riapertura all’uso pubblico dell’originario e splendido chiostro seicentesco, cuore dell’intero sistema di cui la città aveva perduto il ricordo, e della chiesa a pianta esagonale, un’architettura barocca eccezionale nella città di Firenze. Sul piano architettonico il risultato più importante di questo progetto è la grande galleria di ingresso con la nuova e diversa percezione dello spazio, la sua luminosità e la visione unitaria dei tre livelli. Soluzione che non solo distribuisce, ma offre, grazie al suo linguaggio architettonico contemporaneo, una chiave di lettura sia della parte carceraria ottocentesca delle aule attuali sia dell’antico complesso conventuale, rendendo ancora più leggibili le stratificazioni storiche e confermando il ruolo e la capacità dell’architettura di costruire il futuro in una tensione positiva e progressiva con il luogo e la sua storia. Questi luoghi nuovi da oggi accoglieranno gli studenti e i professori della Scuola di Architettura di Firenze che, come libri di testo, contribuiranno alla loro formazione, aprendosi al contempo a tutti per rafforzare la relazione fra università e città.


presentazione Francesco Napolitano

Dirigente in posizione di comando Area Edilizia Univesità degli Studi di Firenze

L’Università degli Studi di Firenze, con l’ultimazione dei lavori di questo secondo lotto, dà avvio alla renaissance del complesso di Santa Teresa, restituendolo alla cittadinanza a nuova vita. Anche se il processo di recupero non può ritenersi ancora concluso, l’ultimazione di questo secondo lotto rappresenta comunque un traguardo significativo per l’importanza sociale e culturale dell’intervento. Le risorse impiegate dall’Ateneo Fiorentino hanno reso possibile la concretizzazione delle idee e delle visioni che, nel 1986, germogliarono nell’ambito del Concorso Internazionale che venne bandito all’uopo, e che furono esposte in una mostra, di cui non tutti forse hanno memoria, tenutasi nel complesso architettonico di Santa Verdiana nell’autunno del 1988. A differenza di quanto accaduto per le due strutture delle Murate e di Santa Verdiana, ad oggi non era ancora stato possibile restituire “lo spazio” al quartiere, eccezion fatta per un’area del complesso, occupata da alcune aule della Scuola di Architettura. Quello di Santa Teresa rimane uno spazio essenziale per la vita del quartiere e della comunità studentesca che in esso gravita, là dove il valore aggiunto è dato dal susseguirsi dei periodi storici che si rilevano e si confrontano nella materia architettonica in un continuum che ricalca il fluire della storia e della vita stessa. Ciò risuonerà ancor più evidente allorché anche il terzo lotto andrà a conchiudere il disegno di recupero e riabilitazione. Tale lettura è stata sapientemente utilizzata per definire e misurare le relazioni fra storia e esigenza contemporanea di architettura, secondo un processo, sapientemente interpretato, di sintesi soggetto-oggetto. L’ultimazione dei lavori del secondo lotto sottolinea il costante impegno e attenzione che l’ Ateneo fiorentino pone in favore della cultura e dei luoghi entro cui essa nasce, si sviluppa e opera. Prestando fede con ciò all’implicito ruolo di salvaguardia, recupero e valorizzazione del patrimonio del territorio non tralasciando la necessità di soddisfare le istanze di una popolazione scolastica che, data la sua specificità, ha bisogno di contesti funzionali e accoglienti, che rispondano a esigenze logistiche ma anche estetiche.


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santa teresa un progetto di rigenerazione urbana per firenze • alberto breschi


concept del progetto Alberto Breschi

Quando nel 2004 mi è stato affidato il progetto di completamento del complesso di S. Teresa, essendo ormai giunto alle soglie di lasciare il mio ruolo accademico iniziato fin dalla laurea nel 1969, avevo ben chiaro quale sarebbe stato il mio obiettivo principale, quello che nel linguaggio dei colleghi e degli addetti ai lavori si identifica con il cosiddetto concept di progetto: generare una vera e propria metamorfosi dell’intero complesso che, nella sua nuova destinazione culturalmente giovane e innovativa, superasse le cupe atmosfere carcerarie della sua storia recente. Lo studio attento della storia del complesso e le complesse articolazioni funzionali della Facoltà di Architettura costretta a nuovi ordinamenti didattici imposti dalla recente riforma universitaria non permettevano un semplice riadattamento funzionale basato sul mantenimento degli spazi presenti, ma rendevano indispensabile inserire un nuovo corpo di fabbrica. Questo nuovo corpo ha introdotto, nel complesso storico, un nuovo e riconoscibile impianto distributivo e fornisce, a questa formidabile stratificazione storica di parti diverse, il valore di una nuova spazialità, cancellando l’atmosfera carceraria e arricchendo il luogo con il recupero della vista della città e quindi del senso di appartenenza e dell’identità. Ero quindi nelle migliori condizioni in cui può trovarsi un architetto quando inizia un nuovo progetto. La conoscenza del manufatto era stata acquisita non solo attraverso la documentazione storica che avevo raccolto in funzione della presentazione agli organi competenti del progetto di recupero dell’intero complesso, ma anche attraverso una percezione diretta, avendo insegnato in quegli spazi durante molti anni di attività didattica. Era parso evidente non solo a me, ma ai colleghi tutti e agli studenti che il recupero attuato precedentemente a cura degli uffici tecnici dell’Università se da un lato aveva avuto l’indubbio merito di recuperare spazi per la didattica, non era pienamente riuscito a modificarne la percezione ancora pesante della sua funzione precedente: un carcere. L’impianto distributivo, poiché era stato correttamente assunto un criterio di massima conservazione, aveva risentito dell’organizzazione estremamente vincolante del precedente carcere: corridoi e scale, le aule e gli altri spazi di studio nonché una sequenza di celle riadattate, ma ancora perfettamente visibili, avevano mantenuto quell’atmosfera claustrofobica caratteristica dei luoghi di pena. Le aperture, alte ancora provviste di inferiate, si aprivano su scorci di cielo senza che lo sguardo potesse dirigersi verso l’intorno del contesto urbano. Un luogo di studio con spazi compressi, chiuso ed estraneo alla città. Il nuovo progetto definitivo che era finalizzato al pieno recupero di tutto il complesso carcerario era

Vista della Cupola del Brunelleschi dal cantiere della realizzazione della nuova hall di ingresso: ricostruire il legame tra università e città.


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Celle di epoca carceraria e aule didattiche di epoca universitaria a conffonto: penultimo e ultimo step di metamorfosi sociale del complesso di Santa Teresa.

l’occasione non solo di rifunzionalizzare spazi dismessi, ma di attuare una vera e propria metamorfosi che ne cambiasse, in primis, l’atmosfera. L’inserimento di un nuovo corpo, in aggiunta agli spazi esistenti di cui questa pubblicazione documenta la realizzazione, ha cercato di centrare questo obbiettivo. La chiarezza distributiva di tutto il sistema è ottenuta spostando su via della Mattonaia l’ingresso principale che si apre all’interno di una vera e propria galleria urbana che al piano terra si struttura con un’altezza importante e rende chiaramente percepibile il rapporto tra vecchio e nuovo. Ai livelli successivi appare ancor più evidente questo suo ruolo distributivo di spazio collettivo, aprendo alla vista scorci importanti del complesso, con le parti conventuali e il chiostro originario da una parte e i corpi aggiunti per il carcere di epoca più recente dall’altra. L’ultimo livello infine stabilisce il rapporto stretto tra questo spazio didattico e la città. Il panorama attorno è una sorpresa impressionante. In lontananza le colline che circondano la città. Vicinissime, quasi a portata di mano, le due più importanti cupole della città: quella splendida del Brunelleschi e l’altra, minore, della Sinagoga. Altrettanto importante è la spazialità che il nuovo organismo, con scorci significativi che vanno da terra fino all’altezza della copertura, crea a integrazione con gli spazi più compressi della didattica. Mi piace immaginare che questo luogo oltre ad essere spazio distributivo sia anche spazio di sosta e spazio espositivo e diventi lo spazio più frequentato e vissuto del complesso. Non solo per gli studenti e i professori, ma, aperto alla città possa assumere il ruolo di ospitare incontri e dibattiti sulla città stessa e il suo futuro.


concept del progetto

Primo sfondo per la realizzazione del nuovo ingresso da Via Mattonaia e scorcio sullo spazio di risulta (tra antico convento e volumi di espansione carceraria) che diverrĂ la nuova hall distributiva.

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Individuazione di una nuova struttura di connessione tra le parti già ristrutturate e assegnate alla Facoltà di Architettura e le parti ancora in uso al Ministero di Grazia e Giustizia ma già date in comodato d’uso all’Università di Firenze. Progetto preliminare pianta del piano terra dello stato di fatto e indicazione d’inserimento del nuovo corpo distributivo funzionale.

Progetto preliminare confronto tra lo stato di fatto e di progetto della facciata vetrata dall’interno del cortile della parte in uso alla Facoltà.


concept del progetto

Progetto preliminare Sezione trasversale del nuovo corpo e inserimento nello schema assonometrico.

Progetto preliminare individuazione delle funzioni in una ipotesi di rifunzionalizzazione dell’intero complesso.

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inquadramento urbano Alberto Breschi

Sintesi urbanistica del nuovo asse strategico: Pilastri-Alfani-Guelfa. Il complesso si trova all’interno dell’ultima cerchia di mura cittadina, in prossimità dell’odierna piazza Beccaria, nell’isolato delimitato da via Alessandro Manzoni, via della Mattonaia, Borgo la Croce. La struttura è il risultato di numerose trasformazioni avvenute nel corso dei secoli che hanno operato una complessa stratificazione di interventi e funzioni diverse: a grandi linee si può dire che la parte su Borgo la Croce e in angolo con via della Mattonaia, costituisce la matrice più antica perché apparteneva al convento la cui fondazione risale alla metà del XVII sec., mentre la parte più a nord, costituita dai tre blocchi paralleli tra loro, è frutto di un ampliamento ottocentesco, quando ormai tutta la struttura era stata trasformata in casa di pena1. Attualmente solo la parte a nord ospita la Facoltà di Architettura degli Studi di Firenze, tutto il resto del complesso è attualmente vuoto e solo in minima parte accoglie funzioni del Ministero di Grazia e Giustizia, un Centro Servizi Sociali del Comune di Firenze e alcuni alloggi in comodato d’uso a dipendenti dello stesso Ministero. Nonostante gli interventi che hanno trasformato il complesso nei secoli, l’antico nucleo conventuale è ancora visibile sia nell’impostazione planimetrica che nella presenza di alcuni importanti elementi che si sono mantenuti, come il grande chiostro, il cortile con gli orti a ovest, la chiesa ottagonale. Questa antica memoria quindi, se liberata dalle superfetazioni di epoca successiva, può essere recuperata e valorizzata, riconsegnando alla struttura una parte antica e fondante della sua stessa storia che era stata invece assimilata e in parte annullata dalla presenza del carcere.

Di seguito si ripercorrono le tappe fondamentali della storia del complesso, quelle cioè che hanno inciso più profondamente sull’edifico, cambiandone conformazione, struttura, funzioni. • 1628 Fondazione del convento per volontà della nobildonna Francesca Guardi che decide di erigere il monastero per l Monache di S.Teresa. • 1865-66 Già nel 1810 il convento era stato soppresso ad opera del governo francese, ma viene ripristinato nel 1816. Nel 1865 si ha la definitiva soppressione del convento e l’anno successivo, un Regio Decreto autorizza all’occupazione del complesso di S.Teresa per adibirlo a carcere. • 1875 Iniziano i lavori di costruzione della nuova sezione del carcere costituita dai tre blocchi di laboratori paralleli tra loro e collocati dietro al muro lungo via della Mattonaia, quelli che in origine erano i campi del convento. • 1943-50 Vengono eseguiti vari interventi vari, tra cui la sopraelevazione dei locali intorno al cortile e del corpo dei laboratori posto a est. Nel corso degli anni dal 1956 al ‘64, altri interventi vengono effettuati sul blocco ad ovest dei laboratori. • 1984-85 il carcere viene dismesso e i detenuti trasferiti nel nuovo Carcere di Sollicciano. • 1990 il complesso dell’ex-carcere (esclusi i locali del Comando Regionale per Semilibertà Detenuti, gli alloggi,il Centro Servizio Sociale Adulti) passa in comodato d’uso all’Università degli Studi di Firenze per 50 anni e nel 1995 hanno inizio i lavori della nuova Sede Universitaria di S.Teresa nei locali ad essa destinati. • 1996 inaugurazione della nuova Sede Universitaria di S.Teresa. 1

Analisi ideogrammatica del centro di Firenze In puntinato l’asse strategico Pilastri-Alfani-Guelfa all’interno del centro storico (la Fortezza da Basso e Piazza Beccaria ne segnano le estremità) ed evidenziata la sua matrice di orientamento della centuriazione dell’agro fiorentino. In tratteggio il nucleo storico turisticizzato. Il rettangolo localizza il complesso di Santa Teresa.


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Sistema dei conventi del centro storico di Firenze "L’insediamento, a partire dai primi decenni del XIII secolo, dei nuovi Ordini mendicanti, dispiega un ruolo fondamentale nello sviluppo di Firenze introducendo, nelle aree ancora esterne, un sistema di poli urbani che determinerà per secoli l’organizzazione spaziale di intere parti di città". Tratto da: AA. VV., Firenze — Permanenze e metamorfosi, Firenze, Alinari, 1996.

Oggi il pieno recupero del complesso di S. Teresa riveste un ruolo urbanistico significativo nell’ottica più generale del futuro assetto del Centro storico di Firenze, venendosi a collocare all’interno di una fascia urbana sulle tracce del 2° decumano e corrisponde alle attuali via di Novoli e via Maragliano che, proseguendo all’interno del centro storico, collegano i due poli della Fortezza e di piazza Beccaria attraverso via Guelfa, via degli Alfani e via dei Pilastri. Questo tracciato possiede una fortissima vocazione territoriale e, protraendosi verso la piana dove si sta consolidando l’area metropolitana, è rappresentativo di una nuova identità che, nel pieno recupero di una storia straordinaria, di memorie e tradizioni ancora presenti, esprime innovazione e cambiamento nei concetti di qualità urbana e di sviluppo sostenibile della vita quotidiana. Il percorso individuato rappresenta quella porzione di città che non vuole lasciarsi assorbire dal turismo di massa, alla quale occorre dare maggiore visibilità e nuovi valori espressione di un rapporto dialettico fra passato e presente, fra memoria e attualità nell’ottica di una vera sfida per una Firenze del domani. Il tracciato Pilastri-Alfani-Guelfa rappresenta il fulcro di un’area che, per caratteristiche storiche e ambientali, presenza di funzioni di rilevante importanza culturale, edifici di pregio e struttura morfologica, appare particolarmente adatta a riflettere l’innovazione urbana. Innanzi tutto va sottolineata l’importanza del collegamento del sistema descritto con i due “punti forti” a scala urbana posti lungo i viali e rappresentati dalla Fortezza da Basso verso ovest e dalla nuova stazione dell’Alta Velocità di Norman Foster: il primo è strettamente connesso al sistema espositivo-congressuale e all’interscambio con i collegamenti ferroviari a livello regionale con S.Maria Novella, il secondo legato a scambi nazionali e internazionali. A est il punto focale è invece costituito dal sistema piazza Beccarla – piazza Ghiberti, centrale rispetto alle potenzialità degli isolati circostanti con il complesso delle Murate, il sistema universitario di S.Teresa e S.Verdiana, il mercato di S.Ambrogio, le Murate e poco oltre l’Archivio di Stato, Montedomini, le Caserme. Le due strade parallele di via S.Gallo e di via Cavour assicurano infine il collegamento con l’ultimo “punto forte” del sistema viali: piazza della Libertà e Parterre. Un dato importante, che riguarda l’organizzazione dei vuoti interni agli edifici, emerge con chiarezza osservando i due sistemi di “S.Orsola-piazza del Mercato-Mercato di S.Lorenzo” e il grande isolato di “S.Maria Nuova-piazza Brunelleschi-S.Maria degli Angeli”. Questi due sistemi rilevanti per i va-


inquadramento urbano

lori storici-monumentali e per l’attuale destinazione pubblica (commerciale, universitaria, ospedaliera) sono le testate di un semicerchio formato da una successione straordinaria di chiostri, piazze e cortili interni. Questo grande arco parte dal vasto isolato che comprende i chiostri e i cortili dell’ospedale di S.Maria Nuova, dei Dipartimenti della Facoltà di Lettere e della Biblioteca Umanistica, racchiude con la “stecca” di via del Castellaccio, piazza Brunelleschi, si attesta al Centro Linguistico della Rotonda brunelleschiana e si congiunge verso il duomo sul tracciato della penultima cerchia di mura; l’arco continua, attraverso la breve via dei Fibbiai, in piazza della SS.Annunziata con i porticati ed i chiostri dello Spedale degli Innocenti e della Chiesa della Ss.ma Annunziata, per via della Sapienza (oggi via Battisti), si immette in piazza S.Marco a sua volta circondata da edifici che racchiudono chiostri. Proseguendo per via degli Arazzieri con il grande chiostro di S.Apollonia, l’arco si ricongiunge, per via S.Reparata, al complesso di S.Orsola con il chiostro cinquecentesco e il grande cortile dell’orologio e finalmente si riattesta verso il duomo attraverso i cortili interni della stecca residenziale di via Taddea e il sistema esterno/interno del Mercato di S.Lorenzo. Le due grandi piazze alberate ottocentesche di Firenze interne ai viali (piazza Indipendenza e piazza d’Azeglio) esaltano ulteriormente la simmetria dell’impianto urbanistico e hanno un collegamento viario diretto che, in posizione mediana, si incerniera sull’arco descritto, nel sistema costituito da piazza San Marco e piazza SS.Annunziata. L’insieme dei grandi giardini della Gherardesca, dei Borghesi e dei Semplici, comprendendo anche il giardino di S.Clemente e quello retrostante dello Spedale degli Innocenti, si raccoglie intorno ai due assi viari di via Lamarmora e via Capponi che garantiscono un collegamento diretto con “l’arco dei chiostri e delle piazze” completando il disegno del sistema urbanistico. Lo schema appena descritto ha in sé la struttura di riferimento per individuare quella parte del centro storico che costituisce, con la propria potenzialità morfologica, la base per una reinterpretazione degli spazi esistenti ed un loro riuso all’interno di una concezione unitaria che concorra ad operare un ribaltamento dell’attuale tendenza alla disgregazione ed alla frammentazione della realtà urbana. I processi da mettere in atto riguardano essenzialmente le tematiche della riconversione e del recupero. In tal senso le normative predisposte dall’amministrazione per la proprietà privata appaiono riduttive e finalizzate solo al mantenimento di uno stato apparente di assoluta “immodificabilità” che tuttavia non

Analisi urbana dell’asse strategico Pilastri-Alfani-Guelfa In grigio: i sistemi S.Orsola-Mercato S.Lorenzo (A) con l’isolato di S.Maria Nuova (B) costituiscono le testate dell’arco formato dala distribuzione dei chiostri intorno alle piazze S.Marco e SS.Annunziata. In verde: sistema dei giardini che ha come testate il giardino della Vasca della Fortezza da Basso (1) e Piazzale Donatello (2). In rosso: semi triangolo formato da via Faenza, Borgo Albizi-via Pietrapiana e via Guelfa-AlfaniPilastri; quest’ultime assicurano il collegamento con i due punti forti a scala urbana: Fortezza da Basso (a) e piazza Beccaria (c). Tratto da: Alberto Breschi, Amata città, Firenze, Alinea, 2010.

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santa teresa un progetto di rigenerazione urbana per firenze • alberto breschi

Analisi critica dell’asse strategico Pilastri-Alfani-Guelfa Tratto da: Id., Amata città, ibid., Alinea, 2010. All’interno del centro storico esiste un’alternativa al nucleo più antico che vede Firenze sia come eccellenza storico-artistica ma anche come città vetrina: ci riferiamo a quella fascia urbana che trova nell’asse viario PilastriAlfani-Guelfa la propria spina dorsale. Una fascia contraddistinta da polarità culturali feconde come le sedi delle università e delle biblioteche cittadine e da emergenze che trascendano la valenza storica per essere ancora attrattori sociali come il Mercato Centrale, il complesso delle Murate e, infine luoghi carichi di potenzialità che attendono di essere rigenerati (S.Orsola, Polo universitario di Piazza Brunelleschi). Fascia che si estende dalla Fortezza da Basso a Piazza Cesare Beccaria e che trova nella sua metà longitudinale superiore la sequenza delle grandi piazze fiorentine.

ha impedito che si attuassero, dall’interno, in maniera costante e progressiva, micro-interventi che nel tempo hanno impietosamente compromesso il valore e l’integrità dei manufatti. Per ciò che invece riguarda il patrimonio più consistente degli edifici pubblici, c’è da osservare che le alienazioni dei beni ecclesiastici e in particolare dei complessi conventuali interni alla città operate dalle riforme leopoldine (1785), dalla gestione napoleonica (1808) e dal nuovo stato unitario (1865), hanno dato esito ad un “blocco” di cospicue parti del tessuto rivendicandone, attraverso la mediazione dell’autorità statale, l’uso alla collettività. In effetti l’inserimento di precise tipologie (caserme, scuole, carceri, ospedali, …) e l’avocazione quindi a funzioni proprie delle istituzioni della “società civile”, nel momento in cui preservava tali contenitori pur degradandone e dissacrandone le strutture interne, di fatto scorporava tali preesistenze dall’ambiente cui si riferivano, alienandole alla fruizione quotidiana della popolazione dei quartieri e della città. Il recupero di questi complessi potrebbe rappresentare una svolta della politica urbanistica che è chiamata a lavorare per un reale rinnovamento della città e il progetto di S. Teresa ne rappresenta un significativo esempio.


inquadramento urbano

Asse Pilastri-Alfani-Guelfa: Polarità 01 Fortezza da Basso 02 Palazzo Congressi 03 P.zza Indipendenza 04 Mercato Centrale 05 S. Marco/ Accademia 06 SS. Annunziata/ Innocenti 07 Piazza Brunelleschi/ S. Maria degli Angeli 08 Teatro della Pergola 09 Sinagoga 10 Piazza S. Ambrogio 11 Mercato di S. Ambrogio 12 Largo Pietro Annigoni 13 Complesso delle Murate 14 Piazza Cesare Beccaria

01 02

03 05 04

06 07 08

09 10 S.Teresa 11 12

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13 Asse Pilastri-Alfani-Guelfa: Musei

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01 Cenacolo di Fuligno 02 Cenacolo di S. Apollonia 03 Palazzo Medici Riccardi 04 Museo di S. Marco 05 Chiostro dello Scalzo 06 Galleria dell’Accademia 07 Museo di Storia Naturale 08 Giardino dei Semplici 09 Opificio delle Pietre dure 10 Museo degli Innocenti 11 Museo Archeologico Nazionale 12 Chiostro di S. Maria dei Pazzi 13 Museo di Arte e Storia Ebraica

08

04 07 06 11 09 10

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Asse Pilastri-Alfani-Guelfa: Università e Biblioteche

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01 Studi Umanistici e della Formazione 02 Fondazione Spadolini Nuova Antologia 03 Biblioteca Marucelliana 04 Conservatorio di Musica Luigi Cherubini 05 Rettorato, Aula Magna 06 Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali 07 Biblioteca di Architettura 08 Kunsthistorisches Institut 09 Lettere e Filosofia 10 Biblioteca Umanistica 11 Middlebury College 12 Biblioteca di Storia dell’Arte 13 Biblioteca Comunale Centrale 14 Biblioteca delle Oblate 15 Archivio Storico 16 Architettura 17 Archivio di Stato

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Quartiere della Mattonaia scala 1/2000 con evidenziati: - mercato di S. Ambrogio; - Largo Pietro Annigoni; - progetto di rifunzionalizzazione plesso didattico di S. Teresa; - Plesso didattico di S. Verdiana con il progetto di nuovo ingresso da Annigoni.

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Affaccio su Via della Mattonaia del plesso didattico di Santa Teresa prima del progetto se il mercato di Sant’Ambrogio e Piazza Ghiberti sono forti emergenze urbane, al contrario la sede universitaria di architettura nonostante il valore sociale e culturale espletato non era fisicamente percepita dalla città perchè priva di una rappresentativa relazione tra spazi interni e spazio urbano.

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inquadramento urbano

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Assonometria del progetto di recupero e trasformazione la nuova gerarchia nasce dalla relazione tra le necessità del programma funzionale della scuola e la lettura delle diverse parti di sedimentazione storica dell’immobile.

NUOVO VOLUME SPINA DISTRIBUTIVA

EX-CONVENTO /LOCALI NON ANCORA ASSEGNATI UFFICI LOCALI DIPARTIMENTO DI PROGETTAZIONE EX-ESPANSIONE CARCERARIA /ATTUALE UNIVERSITÀ AULE LABORATORI


progetto d’insieme Alberto Breschi

La struttura, nata come convento nella prima metà del sec.XVII, intorno alla metà del sec. XIX viene adattata e trasformata in Casa di Pena, finché nel 1984-85, con la costruzione del carcere di Sollicciano, i detenuti vengono trasferiti nel nuovo complesso penitenziario, mentre quello di Santa Teresa viene dismesso. Nel 1990, l’Amministrazione Comunale di Firenze prende possesso del complesso di S. Teresa e lo concede in comodato d’uso, per 50 anni, all’Università degli Studi di Firenze, che realizza nel 1995 un primo lotto di lavori. Alcune porzioni dell’edificio risultano ancora in uso al Ministero di Grazia e Giustizia che dispone degli spazi che ospitano il Comando Regionale per Semilibertà Detenuti, il Centro Servizio Sociale Adulti, nonché gli alloggi che sono utilizzati da dipendenti di questo ministero. Oggetto del comodato tuttavia, come risulta dal contratto stipulato nel 1990 tra il Comune di Firenze e l’Università degli Studi di Firenze, sono tutti i locali del complesso di Santa Teresa, compresi gli alloggi. A seguito dell’approvazione di un progetto unitario per l’intero sistema universitario nell’area comprendente i complessi di S. Teresa e S. Verdiana, nel 2006 il progetto definitivo per l’intero complesso di S. Teresa redatto dal sottoscritto con lo studio Vignoli-Consorti per le strutture e lo studio dell’ing.Giusti per gli impianti, viene validato e successivamente approvato in conferenza di servizi. La proposta di recupero si compone essenzialmente di due parti distinte: Didattica e Ricerca. La prima comprende gli spazi relativi alla didattica della Facoltà di Architettura (aule, spazi per gli studenti, laboratori ecc.), mentre alla seconda fanno capo i locali del Dipartimento di Progettazione dell’Architettura, (funzioni amministrative, spazi per la ricerca, vari laboratori del Dipartimento di Progettazione)1. Il progetto definitivo comprende l’analisi e la progettazione dell’intero complesso, al fine di dare origine ad un progetto che, anche sviluppato per parti successive per praticità e necessità, possedesse una forte coerenza e coesione interna.

Il progetto di trasformazione e recupero dell’intero complesso di Santa Teresa era finalizzato ad accogliere le seguenti strutture didattiche e di ricerca: • Corso di laurea triennale “Scienze dell’Architettura”; • Corso di laurea specialistico “Progettazione dell’Architettura”; • Dipartimento di Progettazione; • Laboratorio informatico. 1


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santa teresa un progetto di rigenerazione urbana per firenze • alberto breschi

Foto aerea del complesso di S. Teresa prima del progetto di rifunzionalizzazione (anno 2004) passeggiando per via Mattonaia o Borgo la Croce non è percepibile la mole dell’intero complesso che ha dimensioni di quartiere anzichè di edificio, spazi per metà in disuso e che il progetto vuole recuperare.

Dalla relazione del progetto definitivo Nel concetto e nel metodo della riqualificazione urbana e del disegno della città come perenne “ritrattamento della materia esistente”, un possibile progetto di intervento deve fondarsi innanzitutto sul riconoscimento del valore unitario dell’intero complesso, all’interno dell’obiettivo strategico più generale del rinnovo e del recupero del patrimonio edilizio esistente. La piena integrazione reciproca di ogni elemento del complesso si basa sulla valorizzazione innovativa delle specifiche caratteristiche fisiche e vocazionali. Queste determinano l’individuazione di sottoinsiemi funzionali di più precisa personalità e sono comunque in grado di indurre una forte connessione reciproca, un gioco di rimandi polari finalizzati all’innesco di una rivitalizzazione a forte riverbero anche nei confronti dell’intorno urbano più immediato. Ogni ipotesi di riconversione e di strategia d’intervento, non può che derivare dall’atteggiamento che si vuole assumere nel merito di questi due aspetti, non desunti separatamente, ma integrati in un’unica e reciproca interconnessione. Vicende storiche e lettura analitica dell’edificio attuale hanno determinato la precisazione dei criteri generali di indirizzo dell’intervento di recupero funzionale ed architettonico, che ne assume il valore di testo stratificato nel tempo per innescare il necessario processo metodologico di chiarimento e selezione delle opere edilizie più opportune e fondate, comprese comunque nell’intero registro ammissibile fra conservazione ed innovazione. L’intervento di recupero e ri-funzionalizzazione del complesso si basa su una differenziazione degli interventi, studiata sulle diverse caratteristiche delle parti della struttura. Una prima suddivisione viene fatta tra la parte dedicata alla Facoltà di Architettura e quella dedicata al Dipartimento di Progettazione: la prima occupa i tre corpi di fabbrica che nell’800 costituirono l’ampliamento del carcere, nel braccio lungo via della Mattonaia e nei locali sul lato nord, est e ovest del chiostro (escludendo dal lato ovest il piano terra); la seconda occupa tutta la restante parte del complesso che costituisce in fondo il nucleo dell’antico convento con la chiesa, i locali intorno al cortile, parte di quelli attorno al chiostro. Gli interventi si differenziano quindi secondo necessità e caratteristiche di questi macro-blocchi all’interno dei quali vengono poi individuati ulteriori criteri specifici.


progetto d’insieme

Facoltà di Architettura Tre corpi di fabbrica ortogonali al lato nord del chiostro. Per questi locali, già in uso alla Facoltà di Architettura, edificati nella seconda metà dell’800 come ampliamento della struttura carceraria, è previsto un intervento di ristrutturazione che permette il recupero di nuovi spazi da dedicare alle aule. Questa operazione segue la naturale vocazione dei due blocchi laterali, costruiti per essere adibiti a laboratori di falegnameria, calzoleria e officina meccanica, presentano ambienti ampi, luminosi e dell’altezza necessaria. Il blocco centrale che ospitava le celle, ristrutturato di recente, è stato mantenuto assolutamente aderente alla struttura originaria: qui si concentra quindi in una sorta di luogo della memoria dove permangono i segni evidenti della precedente funzione dell’edificio, secondo una logica progettuale che accoglie la stratificazione storica degli interventi. Per questi piccoli spazi quindi, anziché essere eliminati, viene studiata una funzione compatibile (archivi, spazi di ritrovo, ecc.) mentre gli altri due corpi vengono resi disponibili ad accogliere gli ampi spazi necessari alla didattica. Braccio lungo via della Mattonaia Precedentemente occupato dal Comando regionale Semilibertà detenuti, attualmente è vuoto. Parte della struttura del ex-convento, in origine di due soli livelli, ospitava probabilmente le scuderie, ma ha subito consistenti interventi di ristrutturazione quando il complesso è stato adibito a carcere (viene aggiunto un livello e modificata l’organizzazione degli spazi interni). Questi interventi ottocenteschi sono evidenti nel prospetto che presenta una suddivisone regolare data con modanature di archi a tutto sesto che inquadrano le aperture, secondo un disegno tipico del periodo. Di recente costruzione è invece l’ultima parte, a un piano, del blocco. Si prevede in questa parte di eliminare le superfetazioni, per ricavare gli spazi necessari ai laboratori di informatica e fotografico che verranno trasferiti in questi locali. L’intervento, che si configura come una ristrutturazione nel rispetto delle caratteristiche storiche e stilistiche della struttura, interviene in modo non invasivo sull’impianto planimetrico dove le modifiche si limitano alla demolizione di tramezzi e strutture senza alcun pregio che in tempi recenti

Fotomontaggio di progetto un edificio di dimensioni da quartiere urbano. Se il nuovo volume vetrato costituisce la nuova spina distributiva, il sistema di cortili interni determina sottoriferimenti spaziali nonché luoghi di sorpresa.

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Assonometria di progetto, tavola 47 progetto definitivo nucleo monastico e espansione carcerariadel complesso di Santa Teresa ricucite dalla nuova spina distributiva vetrata. Stato di fatto dell’interstizio tra antico convento e espansioni carcerarie prima della realizzazione della nuova hall di ingresso. Il progetto trasforma uno spazio di risulta nella spina distributiva dell’intero complesso.


progetto d’insieme

si erano rese necessarie alle funzioni del Comando Regionale. Vengono lasciate inalterate le caratteristiche dei prospetti. Locali sui lati nord, est, ovest, del chiostro Attualmente sono parzialmente in uso al piano terra al Ministero di Grazia e Giustizia. Il lato nord del chiostro (livelli 3 e 5) occupato dalle ex-celle, si presenta attualmente in stato di abbandono e manifesta gravi segni di degrado sia nella struttura che negli elementi in ferro del ballatoio e delle scale. L’impianto dell’antico convento è qui completamente scomparso in seguito alla ristrutturazione ottocentesca: le tracce delle trasformazioni storiche quindi appartengono esclusivamente alla memoria del carcere e gli ambienti si presentano simili nella struttura e nelle caratteristiche a quelli del corpo centrale a nord del chiostro. Si ripete infatti l’organizzazione dei livelli a ballatoio, le dimensioni e l’aspetto delle celle, nonché le caratteristiche degli elementi in ferro. In considerazione quindi dell’assenza di elementi peculiari caratteristici di questi ambienti, della presenza altrove nel complesso di ambienti con caratteristiche analoghe la cui memoria è stata tutelata e salvaguardata attentamente attraverso un restauro conservativo e della necessità funzionali dell’Università cui il progetto non può esimersi dal rispondere, è stato deciso di intervenire in questo volume attraverso la demolizione delle celle per ricavare in questi spazi aule e ambienti funzionali alla didattica. In questo modo si recupera spazio per altre 7 aule (assolutamente necessarie per dare respiro ad una facoltà con numero di studenti molto elevato); nel complesso quindi si raggiunge il numero di 29 aule che rispetto al numero attuale rappresenta naturalmente un grande passo in avanti. Questi spazi vengono collegati al blocco della facoltà attraverso un nuovo volume destinato ad ospitare la distribuzione e i collegamenti verticali che servono l’intero complesso. Il volume di progetto, che si affianca in tutta la sua lunghezza al lato nord del chiostro, è costituito da una struttura leggera in ferro e vetro studiata per evitare l’effetto di presenza invasiva: un oggetto che con la sua consistenza immateriale, non satura ulteriormente i vuoti ma si configura piuttosto come un diaframma leggero dietro il quale resta visibile il prospetto dell’antico edificio. I tre corpi di fabbrica paralleli, il blocco lungo via della Mattonaia e le nuove aule dell’ala nord del chiostro si trovano quindi ad essere collegati in modo semplice ed efficiente da questa spina di distribuzione che viene dedicata a contenere il movimento di un consistente flusso di fruitori. La struttura portante in acciaio, completamente indipendente rispetto all’edificio e si inserisce senza danneggiare in alcun modo il preesistente complesso storico. Sul lato nord del chiostro, i telai in acciaio non si appoggiano alla muratura ma, attraverso solai a sbalzo che lasciano un vuoto di circa 1.20m, si evita di interrompere la continuità del prospetto. Il vuoto viene maggiormente evidenziato dalla luce che, filtrando dall’alto scivola sull’antica superficie muraria, creando un suggestivo spazio a tutta altezza. Descrizione funzionale. L’ingresso principale è situato su via della Mattonaia e immette direttamente nell’asse di distribuzione. Appena entrati sulla sinistra troviamo gli spazi dedicati ai servizi generali (Erasmus, programmi di rapporti con l’estero, ecc.), mentre appena oltrepassato il blocco di edificio

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Progetto definitivo, tavola 40, sezione 8 stato sovrapposto della sezione longitudinale passante per le attuali aule universitarie: - realizzazione nuovo volume distributivo; - trasformazione delle celle carcerarie in affaccio sul chiostro in due livelli di nuove aule; - recupero del chiostro e terrazza del chiostro; - interventi di sistemazione degli ambienti dell’antico convento ridestinati al Dipartimento di Progettazione.

che affaccia sulla strada, facilmente visibile sulla destra, è collocata la portineria. Il sistema distributivo dell’edificio, è studiato secondo un sistema asimmetrico ad H che permette di concentrare tutti i flussi del complesso sulla spina principale connessa all’ingresso, e lasciare che l’altro asse serva solamente il sistema delle aule e degli spazi della didattica dei tre blocchi ortogonali al lato nord del chiostro. I collegamenti verticali si collocano sempre in adiacenza agli spazi di distribuzione. L’ultima parte della stecca su via della mattonaia è occupata da un punto bar-ristoro con accessi indipendenti rivolti sugli spazi esterni del complesso universitario che verranno ora ad assumere una connotazione di luogo di scambio e di ritrovo. Rimane come accesso secondario e carrabile quello esistente. All’interno dei due blocchi degli ex-laboratori del carcere, sono situate le aule: alle 5 esistenti se ne aggiungono altre 2, più una sala professori con accesso anche dall’esterno. Nel corpo centrale invece si collocano, in ragione delle piccole dimensioni degli ambienti, spazi complementari alla didattica, depositi e spazi tecnici. Sul lato nord e est del chiostro vengono ricavate altre 3 aule. Sulla stecca lungo via della Mattonaia, a questo livello trovano posto i laboratori informatici e il secondo piano del punto di ristoro, mentre il corpo centrale ortogonale al sistema di distribuzione secondario viene dedicato alle sezioni di ricerca del dipartimento. Sul lato est del chiostro viene ricavata ancora un’altra aula. Alle due estremità del lato nord del chiostro, vengono ricavati spazi per la didattica. Il piano è occupato in gran parte dalle aule: 6 sono esistenti mentre, sui lati nord, est, ovest del chiostro ne vengono ricavate altre 4, soprattutto grazie all’eliminazione delle celle che lascia libero tutto il lato nord, adiacente alla spina principale di distribuzione e quello a est, che affaccia sia sul cortile che sul chiostro. Nel corpo centrale, situato in mezzo ai due blocchi con le aule, sono ricavati spazi per la didattica (aule di studio, di scambio, ecc.). Al quarto livello sono collocati gli spazi per le sezioni di ricerca del dipartimento, mentre il livello superiore è occupato ancora da aule, tutte di progetto. Alle due estremità del lato nord del chiostro si trovano due spazi dedicati ad attività complementari alla didattica. Dipartimento di Progettazione Attualmente occupati dagli alloggi per dipendenti del Ministero di Grazia e Giustizia e dal Centro Servizio Sociale Adulti. Gli interventi di progetto sono mirati essenzialmente a fare emergere l’impianto dell’antico convento che qui più che in ogni altra parte del complesso, mantiene elementi significativi. Una volta eliminate le superfetazioni conseguenti a recenti adattamenti, si rende leggibile (per quanto possibile dati gli interventi ottocenteschi) la struttura del convento: questa se ha subito nel tempo mo-


progetto d’insieme

Chiostro dell’ex-convento con porticato perimetrale con copertura a terrazza. Sulla sinistra il volume riqualificato dal recente cantiere: dal doppio volume superiore con celle carcerarie a ballatoio vengono ricavati due livelli di nuove aule didattiche (si veda il capitolo Realizzazione della nuova hall di ingresso).

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difiche più significative nei locali dalla parte di Borgo la Croce, resta più vicina all’impianto originario per quanto riguarda gli ambienti attorno a quello che era il cortile del convento e nella parte a ovest dove la chiesa e i locali adiacenti si presentano molto vicini all’impianto secentesco. Destinare questa parte del complesso al dipartimento di Progettazione è una scelta effettuata per la volontà di evitare interventi di ristrutturazione incisivi: questi ambienti di piccole dimensioni caratterizzati da un maggiore pregio si prestano in modo naturale ad ospitare uffici, piccoli laboratori, spazi per la ricerca e ad accogliere un numero di utenti contenuto e stabile. Su Borgo la Croce, le caratteristiche della struttura permettono di ricavare alcuni locali di ampiezza maggiore, mentre per la chiesa e gli ambienti adiacenti ad essa sono previsti interventi di restauro conservativo. L’interno della chiesa inoltre si presenta molto ben conservato e mantiene la decorazione originaria: l’indagine storico-stilistica effettuata ricostruisce con particolare attenzione le origini delle decorazioni e delle iscrizioni per la chiesa stessa nonché per la sacrestia e la cripta. Questi ambienti che risalgono alle origini del convento fondato per accogliere il primo nucleo delle carmelitane scalze a Firenze, si sono mantenuti pressoché intatti e costituiscono una testimonianza fondamentale nella storia del complesso di S.Teresa. Il recupero integrale è previsto anche per tutti gli ambienti voltati. Particolare attenzione viene posta dal progetto a quei vuoti (chiostro, cortile dove in origine erano gli orti del convento, corte antistante la chiesa) fondamentali per la lettura dell’impianto nella sua fase più antica: questi spazi vengono recuperati e liberati da tutti quegli elementi (quali tettoie, impianti, superfetazioni varie) che tolgono a questi spazi il valore e l’importanza originaria. il cortile antistante la chiesa viene liberato e viene ricavata una grande apertura vetrata, nel prospetto su Borgo la Croce, che rende visibile il prospetto della chiesa e il cortile stesso anche dalla strada. Per il chiostro è previsto un recupero integrale a fini conservativi, con il restauro di eventuali parti danneggiate. Viene inoltre ripreso il disegno con i percorsi ortogonali originario del convento, in considerazione anche del fatto che l’attuale stato della vegetazione non permette di apprezzare nel suo insieme la bellezza di questo spazio, né il disegno attuale presenta caratteristiche estetiche da salvaguardare. Il progetto prevede il ridisegno del prospetto su via della Mattonaia, attraverso una successione di piccole aperture che richiama il concetto contenuto nel disegno della facciata attuale: si riprende l’antico significato di “chiusura” dell’ambiente interno rispetto all’esterno che deriva dal convento e successivamente dal carcere, scegliendo di mantenere questa antica memoria. La successione di queste aperture, di dimensioni ridotte, con passo non regolare ma via via più fitto avvicinandosi verso l’ingresso principale, contiene in se, non solo il nuovo disegno di una facciata, ma le tracce e il richiamo del passato. Gli interventi, che nello specifico seguono la logica per blocchi sopra descritta, sono mirati alla valorizzazione dell’intero complesso e comprendono il recupero delle connotazioni morfologiche e ambientali originarie, la sostituzione degli elementi più degradati o insufficienti, l’indispensabile adattamento alle attuali esigenze funzionali e infine gli interventi di adeguamento tecnico alle prescrizioni nor-


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mative vigenti: operazioni queste che costituiscono i campi metodologico-applicativi delle prescrizioni progettuali, secondo una procedura compositiva per contrappunto: materico, tecnologico, formale. Descrizione funzionale. Alla sezione dedicata al dipartimento di progettazione si accede attraverso tre ingressi: uno su via della Mattonaia, esistente e mantenuto dal progetto e due su Borgo la Croce, dei quali quello più vicino alla chiesa (di progetto), serve in modo diretto la parte dedicata ai docenti e alla ricerca, mentre l’altro già esistente, serve soprattutto la parte amministrativa. Tutti i locali sul lato sud del chiostro (compresi tra la chiesa e il cortile a est) facevano parte del convento, ma a seguito degli interventi ottocenteschi, rimangono poche tracce dell’impianto originario. L’eliminazione delle superfetazioni inoltre, rende possibile la lettura almeno delle parti strutturali. Si è deciso quindi di ricavare qui, coprendo una corte interna, una grande sala riunioni per l’amministrazione. Il nucleo degli ambienti intorno alla chiesa, ospiterà invece le attività di ricerca dei docenti: il cortile antistante la chiesa è stato liberato ed è stata ricavata una grande apertura vetrata che rende visibile il prospetto della chiesa e il cortile stesso da Borgo la Croce. La chiesa, considerando il pregio estetico dello spazio viene adibita a sala riunione e concorsi, mentre gli spazi adiacenti sul lato ovest della chiesa (che in una piccola parte si sviluppano anche al livello 4) vengono utilizzati per attività di supporto alla ricerca e di dottorato. Sul lato ovest del chiostro si trova la sezione direttiva con le stanze per il direttore del dipartimento e la direttrice amministrativa. I locali intorno al cortile invece sono occupati dai laboratori del dipartimento (fotografico, editoriale, informatico). Al livello 2, sul lato sud del chiostro, si sviluppa ancora la sezione amministrativa, mentre al livello 3 i locali attorno al cortile ospitano il centro di documentazione del dipartimento, la sala del consiglio, gli archivi. Sul lato ovest della chiesa trovano infine spazio gli ambienti della foresteria.

pagine 32-33 Chiostro dell’ex-convento. Sulla sinistra il volume riqualificato dal recente cantiere: gli antichi spazi voltati del piano terra liberati dalle superfetazioni vengono convertiti ad uffici (si veda il capitolo Realizzazione della nuova hall di ingresso).

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Schema distributivo stato di fatto (in alto) e di progetto (in basso).

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LOCALI NON ASSEGNATI 6 5

1

3 4

VECCHIO INGRESSO 2

NUOVO VOLUME DISTRIBUTIVO

pagina a fronte Stato di fatto 1. vecchio ingresso principale. Miscellanea ambienti non ancora destinati all’università e/o da rigenerare 2. angolo isolato urbano 3. interno della chiesa 4. cortile su via Mattonaia 5. terrazza e fabbricati chiostro 6. cortile generico ex-carcere 7. cortile su Borgo la Croce 8. doppi volumi celle carcere.

MEZZI DI SERVIZIO NUOVO INGRESSO


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Borgo la Croce

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Via della Ma ttonaia

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Stato di fatto piano terreno e sezione trasversale del complesso frammentato in un meticciato di funzioni e proprietà diverse: Università degli Studi di Firenze Ministero di Grazia e Giustizia Centro Servizi sociali Alloggi in comodato d’uso

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Borgo la Croce

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Via della Ma ttonaia

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Stato di progetto piano terreno e sezione trasversale del complesso riunificato sotto la funzione universitaria: AttivitĂ didattica Dipartimento di Progettazione

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Borgo la Croce

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Via della Ma ttonaia

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Stato di fatto livello intermedio e sezione longitudinale del complesso frammentato in un meticciato di funzioni e proprietà diverse: Università degli Studi di Firenze Ministero di Grazia e Giustizia Centro Servizi sociali Alloggi in comodato d’uso

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Borgo la Croce

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Via della Ma ttonaia

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Stato di progetto livello intermedio e sezione longitudinale del complesso riunificato sotto la funzione universitaria: AttivitĂ didattica Dipartimento di Progettazione

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Scorci dei cortili dell’espansione di epoca carceraria prima di progetto da sinistra verso destra: 1. cortile quattro visto da nord, lato espansione carceraria; 2. cortile tre visto da sud, lato convento; 3. cortile due visto da sud, lato convento; 4. cortile uno visto da nord, lato espansione carceraria.

Cort.4

Cort.3

Cort.2

Cort.1

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pagina a fronte Sezione trasversale dei cortili in alto lo stato di fatto del prospetto nord dell’ex-convento visto dai cortili di espansione carceraria; in basso lo stato di progetto del prospetto del nuovo volume distributivo vetrato.

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CORTILE 4

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realizzazione della nuova hall di ingresso Alberto Breschi

Il progetto e la sua realizzazione fa parte di un esecutivo andato in gara nel 2012, con un primo lotto dei lavori che comprende il recupero del blocco centrale che si affaccia sul chiostro e la creazione di un nuovo incremento volumetrico a questo aderente che ha il ruolo di spina distributiva della scuola di Architettura, recuperando le parti già realizzate e ricollegando anche i due bracci ortogonali attorno al chiostro. I lavori sono terminati nel Giugno del 2016. Con questo progetto si è realizzato un nuovo ingresso alla scuola situato su via della Mattonaia che immette direttamente nell’asse di distribuzione, mentre rimane come accesso secondario e carrabile quello esistente. Appena entrati dall’ingresso principale, sulla sinistra si trovano i locali dedicati alle funzioni della portineria (corpo E), in modo da dare immediatamente all’utenza tutte le informazioni necessarie per potersi orientare all’interno dell’edificio. La distribuzione dell’edificio è studiata secondo un sistema asimmetrico a H già descritto nel progetto definitivo d’insieme. L’asse principale di distribuzione ha alle due estremità i blocchi con i collegamenti verticali (scale e ascensori) mentre un altro blocco è situato in posizione centrale rispetto all’asse distributivo minore. Muovendosi lungo il corpo I (asse di distribuzione), si ha quindi la possibilità di accedere, secondo uno schema semplice e di immediata lettura, alle aule del piano, ai collegamenti verso i piani superiori, agli spazi di supporto alla didattica. Segue ora la descrizione dei principali interventi (nella pagine successiva si riporta la miniatura con la rinominazione dei corpi di fabbrica di cantiere). Corpo E In questo corpo di fabbrica sono stati eseguiti interventi di ristrutturazione e adeguamento sia dal punto di vista funzionale che impiantistico limitatamente al piano terra. In questo si colloca l’ingresso principale alla scuola caratterizzato da un grande portale in acciaio corten su via della Mattonaia, mentre adiacente all’ingresso principale troviamo la portineria con il recupero degli ambienti storici e la liberazione delle volte originarie. Esternamente per tutta la facciata su via della Mattonaia è stata realizzata una ripresa parziale dell’intonaco e la tinteggiatura a calce con la stessa tonalità cromatica al fine di mantenere inalterata il disegno di facciata che verrà ripreso con la ristrutturazione dei piani in elevazione e della copertura.

Nuova hall di progetto vista dal Cortile Uno ex-cortile di espansione carceraria trasformato in pertinenza esterna e via di esodo.


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Key plan corpi di intervento perimetrazione area di intervento e rinominazione dei corpi di fabbrica oggetto del cantiere in esame come da elaborati esecutivi. Schema di sezione trasversale del realizzato - in blu lo spazio distributivo e polivalente del Corpo I; - in giallo e verde le aule dei volumi di espazione carceraria A,B,D che si alternano ai cortili 1,2,3,4; - in rosso e blu gli uffici del Corpo F piano terra che si alternano agli accessi al chiostro della parte conventuale; - in giallo le aule didattiche del Corpo F; - in verde il chiostro della parte conventuale.

Corpo I Questo corpo è stato completamente costruito ex-novo e costituisce la spina distributiva principale di tutto il complesso. Si innesta direttamente sull’ingresso principale (appartenente al corpo E) e si sviluppa adiacente a tutto il lato nord del chiostro. È stata realizzata la demolizione di tutte le superfetazioni (solai e pareti esistenti) che servivano a collegare i 3 blocchi (due di laboratori del carcere e uno di celle) al resto della struttura carceraria. La nuova struttura, costituita da travi e pilastri in acciaio è completamente indipendente dai corpi di fabbrica preesistenti. In corrispondenza dell’estremità ovest di quest’asse distributivo è stato collocato il blocco dei collegamenti verticali: la demolizione delle opere murarie esistenti ha permesso di individuare con chiarezza questo nucleo composto da una struttura portante in c.a. che accoglie gli ascensori, attorno alla quale si sviluppano le scale. Verso il cortile della Facoltà questo corpo di fabbrica è chiuso da una vetrata continua per tutta l’altezza (15 m. circa), costituita da lastre in vetro e montanti e traversi in metallo. I solai interni si mantengono staccati dalla facciata stessa; anche sul lato opposto, lungo il prospetto di quello che era il lato nord del convento, ai livelli superiori al primo, i solai rimangono ad una distanza di circa 1,20m dal muro esistente, in modo da non interrompere la continuità della parete. Il collegamento con il blocco F è risolto attraverso passerelle collocate nei punti di accesso. Il dimensionamento delle lastre è studiato per adattarsi alle preesistenze dei tre corpi che si inseriscono perpendicolarmente all’interno della nuova spina di distribuzione ma anche in relazione ai diversi interpiani dei solai interni. Vengono quindi individuati più moduli di larghezza e altezza differente in modo da accogliere le diverse tolleranze e differenze all’interno di un disegno unitario e apparentemente omogeneo. Moduli vetrati termoisolanti composti da lastra esterna stratificata antinfortunio con trattamento superficiale “super neutro” basso emissivo antisolare posto verso l’intercapedine e composta da float chiari ad attenuazione acustica, intercapedine di spessore 16 mm con gas argon inserito e lastra interna stratificata antinfortunio composta da float chiari e plastici interposti. La struttura portante è stata realizzata a montanti e traversi, della serie SCHÜCO FW 50+ e i profili metallici sono estrusi in lega primaria di alluminio EN AW — 6060. L’interruzione del ponte termico fra la parte strutturale interna e le copertine di chiusura esterne è stata realizzata mediante l’interposizione di un listello estruso di materiale sintetico termicamente isolan-


realizzazione della nuova hall di ingresso

te, di dimensione adeguata allo spessore delle lastre di tamponamento o dei telai delle parti apribili. Il valore di trasmittanza termica della struttura in alluminio Uf calcolato secondo la UNI EN ISO 100772 o verificato in laboratorio secondo la UNI EN ISO 12412-2 sarà di 1,6 ÷ 1,8 W/m² °K con sigillatura esterna e di 2,2 ÷ 2,8 W/m² °K con guarnizione siliconica esterna. La vetrata isolante (tipo SGGCLIMAPLUS SOLAR CONTROL SILENCE 40/46 Saint-Gobain), è composta da due lastre di cristallo, tra loro unite al perimetro mediante un intercalare metallico, contenente disidratante speciale, efficacemente sigillato alle lastre e tra esse delimitante un’intercapedine di aria secca. La vetrata isolante TIPO SG GC LIMAPLUS SOLAR CONTROL SILENCE 40/46 è certificata secondo la Norma UNI 1279.1÷6 con marchio di identificazione indelebile impresso su un angolo del pannello. Spessore totale della vetrata mm 40 — Peso della vetrata 49 Kg/mq circa. Progetto strutturale. L’edificio di nuova costruzione è costituito da due sottostrutture, collegate tra di loro da un giunto di dilatazione in grado di impedire la trasmissione degli effetti sismici da una struttura all’altra. La struttura è giuntata sismicamente con le strutture esistenti in modo da renderle indipendenti. La struttura è stata realizzata in acciaio con pilastri tipo HEB e travi tipo IPE, HEA e HEB. I pilastri sono incastrati alla base; nella direzione longitudinale della struttura le travi sono incernierate agli elementi verticali e pertanto lo schema di calcolo risulta di semplice appoggio. Nella direzione trasversale della struttura le travi sono incastrate ai pilastri in modo da dare continuità strutturale alle mensole che si aggettano verso l’esterno del fabbricato. Gli orizzontamenti sono realizzati in lamiera grecata collaborante con il getto di riempimento in calcestruzzo armato; lo spessore del pacchetto lamiera più calcestruzzo è variabile in funzione delle luci e dei sovraccarichi. Solo il solaio del piano terreno è realizzato in laterocemento. La struttura ha come nucleo irrigidente un blocco ascensore e scale e due setti in cemento armato; inoltre è irrigidita da controventi in acciaio realizzati con profilati tubolari. Le fondazioni sono a travi rovesce in cemento armato impostate al piano di posa delle fondazioni degli edifici esistenti; la fondazione del vano ascensore è realizzata con una platea nervata. Le nuove fondazioni risultano affiancate a quelle esistenti. Per la realizzazione del vano ascensore della struttura metallica è stata necessaria la demolizione di pannelli murari esistenti; in sostituzione di tali pareti si realizzano setti in c.a. lungo tutta l’altezza dell’edificio. Progetto impianti. È stato installato un impianto di climatizzazione estiva/invernale a pannelli radianti a pavimento e ventilconvettori. I ventilconvettori sono del tipo canalizzabile a controsoffitto. La zona è servita elettricamente da un quadro per piano, da cui sono derivate le linee di alimentazione ai vari circuiti; la distribuzione di piano dell’illuminazione è realizzata con tubazioni incassate nel controsoffitto, mentre la distribuzione alle varie prese con tubazioni incassate a parete o a pavimento. L’illuminazione nel corridoio a livello 1 è realizzata con apparecchi riflettori a sospensione Disano Ghost 42W 4k, mentre quella dei livelli 3 e 5 è realizzata con plafoniera da incasso per controsoffitti Beghelli Down Light Led 30W 4k con rivelatori di presenza per spegnimento automatico; l’illuminazione di sicurezza è garantita da apparecchi autonomi autoalimentati.

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Corpo F A livello 1, coincidente con il piano terra vengono recuperati gli ambienti voltati dell’originario impianto conventuale e di conseguenza l’accesso diretto al chiostro. Ai livelli 3-4-5 si è realizzata la completa demolizione dei solai e delle ex-celle per lasciare spazio a 4 grandi aule e spazi per la didattica. Il solaio del livello 2 è stato demolito (lasciando intatte le volte sottostanti) e ricostruito con una struttura di travi in acciaio e solaio in lamiera grecata e massetto di c.l.s. alleggerito. Queste tipologia è stata usata anche per i livelli superiori. Al livello 3 le aule F1 e F2 sono state messe direttamente in comunicazione con la distribuzione principale attraverso la creazione di un’area di disimpegno interposta tra i due grandi locali. All’estremità ovest si è creato ancora una zona di distribuzione adiacente all’aula F3 e un gruppo di servizi igienici. Al livello 5 è stato ripetuto lo stesso schema distributivo con due grandi aule separate dalla distribuzione, mentre all’estremità est del corpo F e adiacente all’aula F8 è stato ricavato un locale da adibire a spazio studio; adiacente a quest’ultimo infine si trova uno spazio distributivo e poi, come al livello 3, il gruppo dei servizi igienici. Sono state allargate le aperture che danno sul chiostro per portarle alle stesse dimensioni di quelle del livello 3. I pavimenti sono in gres antiscivolo di colore chiaro. La copertura è stata completamente rifatta, e all’estremità ovest del blocco, verso via della mattonaia, la tipologia di copertura rimane a padiglione mentre, dalla parte opposta, diviene a capanna per permette di accedere al locale tecnico sottostante. La copertura esistente è stata smontata e il ripristino ha recuperato il 50% del laterizio rimosso. La nuova struttura è in legno e il manto di copertura in laterizio con impermeabilizzazione e isolante termico. Progetto strutturale. L’intervento proposto per la creazione delle aule è consistito nella rimozione delle murature delle celle disposte su 3 ordini in direzione trasversale e longitudinale, tutte impostate su profilati in acciaio disposti sul livello 3; tale rimozione ha comportato una riduzione delle masse e non ha comportato una diminuzione della capacità di resistenza alle azioni sismiche nelle due direzioni principali, perché si è trattato in effetti di rimozione di muri in falso che sono risultati indipendenti dal comportamento dei muri perimetrali. L’intervento ha compreso anche la realizzazione al livello 3 di un solaio che ha ripristinato il vincolo di continuità con i muri perimetrali e di un nuovo solaio al livello 5 che ha collegato in modo efficace le murature disposte in direzione longitudinale riducendo quindi la snellezza di dette murature a circa la metà di quella preesistente. Inoltre sono stati realizzati due solai per vani tecnici al livello 6. Tenendo presente la rimozione delle murature delle celle, il bilancio in termini di massa è stato altresì favorevole e quindi l’intervento proposto risulta essere stato assimilabile ad un intervento di miglioramento sismico. I solai sono stati collegati alle murature perimetrali mediante perforazioni armate ancorate nella soletta del nuovo solaio e profilati in acciaio con sezione ad elle che sono stati posizionati su tutto il perimetro del solaio in modo da costituire un incatenamento continuo su tutto il perimetro dei nuovi solai. La copertura è stata sostituita con la realizzazione di capriate in legno e acciaio che si sono appoggiate sulle murature perimetrali. La struttura secondaria di copertura è stata costituita da arcarecci portanti i travicelli ed il pacchetto di finitura. Al livello della co-


realizzazione della nuova hall di ingresso

pertura è stato realizzato un cordolo in cemento armato in modo da incatenare le murature perimetrali in sommità. Si sono realizzate cerchiature in acciaio al fine di ripristinare la rigidezza dei muri interessati dagli interventi di modifica delle aperture. I profilati metallici delle cerchiature sono stati opportunamente collegati ed ammorsati alla muratura esistente tramite zanche metalliche ed uniti nei nodi mediante saldature a cordoni d’angolo. I ritti verticali del telaio di cerchiatura sono stati collegati a piastre ancorate con tirafondi al nuovo cordolo di fondazione; tramite perforazioni armate si è collegato tale cordolo alla muratura sottostante. Il complesso degli interventi strutturali non ha modificato il comportamento globale della costruzione e pertanto è assimilabile ad un intervento di miglioramento sismico secondo la Normativa Sismica (D.M. LL.PP. 16/01/1996: “Norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche”). Progetto impianti. È stato installato un impianto di climatizzazione estiva/invernale del tipo a tutt’aria a condotto unico a portata d’aria costante con batterie di postriscaldamento di zona. Le unità di trattamento UTA02 e UTA03 a servizio della zona sono ubicate rispettivamente nei locali tecnici G24 ed F12 al livello 6. Ognuna delle due unità è alimentata da quadro elettrico dedicato. Le canalizzazioni di mandata e di ripresa dei singoli locali corrono nei controsoffitti, ad eccezione dei locali F6 ed F8 al livello 5, dove sono in vista. La diffusione dell’aria all’interno dei locali controsoffittati avviene dall’alto per mezzo di diffusori quadrangolari ad alta induzione, mentre per i locali F6 ed F8 a mezzo di bocchette da canale. La ripresa dell’aria è ottenuta mediante griglie posizionate nella parte bassa dei locali. I nuovi servizi sono dotati di impianto di riscaldamento a pannelli radianti a pavimento e di impianto di estrazione aria viziata. Per i servizi è chiaramente prevista l’installazione di un nuovo impianto idrico-sanitario. Ogni aula è dotata di un centralino elettrico ad uso esclusivo del locale ed alimentato direttamente dal quadro di piano. La distribuzione elettrica delle postazioni relative ai banchi di lavoro è realizzata con prese a parete. I corpi illuminanti negli ambienti al livello 1 sono del tipo appliques a parete Exenia Step Led 64W 3k; i corpi illuminanti nelle aule al livello 3 e 5 sono del tipo plafoniere led da controsoffitto 60x60 Novalux Panel Led 36W 4k dimmerabili con sensore di luminosità naturale; l’illuminazione di sicurezza è garantita da apparecchi autonomi autoalimentati. Corpo G Posto perpendicolare al confine est ed interposto tra corpo I e corpo F: il corpo G contiene il secondo blocco per i collegamenti verticali, ascensore e scale (il primo blocco si trova, come descritto, nel corpo I). Il nucleo strutturalmente simile all’altro viene ricavato all’interno di quella che attualmente è una piccola corte. Le pareti perimetrali vengono demolite e ricostruite al fine di creare una struttura rigida e indipendente dai corpi di fabbrica esistenti. La scala comunica con gli spazi per la didattica attraverso opportune zone filtro a prova di fumo, dalle quali si accede appunto ai locali per attività di studio e ai servizi igienici, ricavati grazie alla demolizione di tramezzi esistenti e di un corpo scala.

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Prospetto della scuola di architettura su via della Mattonaia con il nuovo portone di ingresso e il nuovo cancello di servizio. Pianta della proposta di allargamento del marciapiede anistante l’ingresso principale.

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Nuovo cancello di accesso secondario il vecchio ingresso della Scuola su Via Mattonaia è stato trasformato in accesso carrabile di servizio ed è stato ampliato per essere accessibile ai mezzi dei vigili del fuoco.

pagina a fronte Portale del nuovo ingresso principale Una cornice ad unificare le due aperture come un unico ingresso e con misure e proporzioni di relazione con le aperture storiche a fianco.

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realizzazione della nuova hall di ingresso

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Vestibolo di ingresso scale di collegamento con hall distributiva. Schema di sezione longitudinale vestibolo di ingresso con accesso alla portineria e scale di collegamento con hall distributiva. Portineria nuovo bancone di interfaccia al pubblico.

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pagina a fronte Scorcio della hall distributiva verso il vestibolo del nuovo ingresso su Via Mattonaia. A destra il Cortile Uno.


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Pianta piano terra 1 ingresso da via Mattonaia 2 vestivolo d’ingresso 3 portineria 4 vani di servizio 5 servizi igienici 6 cabina Enel 7 hall distributiva 8 collegamenti verticali 9 scala a pova di fumo 10 cortile uno 11 cortile due 12 cortile tre 13 cortile quattro 14 aule didattiche esistenti 15 cellette studio esistenti 16 laboratorio modelli 17 uffici 18 accesso al chiostro 19 futuri collegamenti > puntatore foto.

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pagina a fronte Piano terra nuova hall distributiva Ăˆ visibile il livello 2 di collegamento con i futuri ampliamenti.


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Piano terra hall distributiva il nuovo volume non è concepito come la saturazione dello spazio compreso tra le due preesistenze ma come un nuovo ambiente di relazione destinato a ricreare la percezione di uno spazio innovativo e contemporaneo.


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Nuova hall distributiva come nuovo volume vetrato tra ex-convento e cortili di espansione carceraria 1 hall distributiva 2 uffici 3 chiostro centrale 4 cortile due 5 nuove aule didattiche Strutturalmente e visivamente il nuovo corpo è completamente indipendente dall’esistente

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Nuova hall distributiva come spazio compreso tra le due preesistenze da riconnettere: 1 hall distributiva 2 laboratorio modelli 3 uffici 4 aule didattiche esistenti 5 nuove aule didattiche 6 accesso a terrazza esterna 7 chiostro centrale

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a sinistra Cortile 2 prima del progetto in alto lo stato di fatto con le superfetazioni edilizie e in basso la piattaforma della gru di cantiere. a destra Cortile 2 rigenerato fondazioni della superfetazione demolita e basamento gru di cantiere trasformati in nuove aree di sosta del cortile.


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in alto a destra Cortile 3 prima del progetto. in alto a sinistra e in basso Cortile 3 rigenerato senza incidere sulle vecchie murature il progetto realizza l’illuminazione notturna e regolarizza il piano di calpestio con quello interno della hall con un pavimento flottante con luce incassata.

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Prospetto sud Corpo F in affaccio sul chiostro dell’antico convento a piano terra gli affacci dei nuovi uffici mentre ai livelli superiori quelli delle nuove aule; al centro del livello intermedio la portafinestra di predisposizione per il futuro accesso alla copertura praticabile del porticato del chiostro. In grigio i futuri lotti di intervento.

FUTURE AULE

FUTURO CORTILE VERDE E PORTICATO CON COPERTURA A TERRAZZA 0

FUTURE AULE 3

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pagina a fronte in alto Interni rigenerati del piano terra Corpo F con uffici interposti tra nuova hall e antico chiostro. in basso Affaccio dei nuovi uffici sul chiostro ancora da recuperare.

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Schemi strutturali nuova hall distributiva Schema assonometrico e pianta livello intermedio.

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scatolare h=390xb=300 scatolare h=390xb=300 realizzato da realizzato da da piatti saldati da piatti saldati 300x18 e 354x18 300x18 e 354x18

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Doppi volumi come giunti tra nuovo e vecchio in alto Il giunto sismico tra nuova struttura e volumi di espansione carceraria. in basso Il doppio volume tra i nuovi percorsi e le murature dell’exconvento.

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Pianta piano intermedio in grigio i doppi volumi interni: 1 hall distributiva 2 collegamenti verticali 3 scala a pova di fumo 4 collegamento con Corpo B 5 cellette professori esistenti 6 aule didattiche esistenti 7 servizi igienici 8 vani di servizio 9 nuove aule didattiche 10 futuro accesso terrazza 11 futuri collegamenti > puntatore foto in alto.

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pagina a fronte e pagine 68-69 Nuovi collegamenti date le diverse quote di interpiano tra i locali interni del volume dell’ex-convento e quelli delle espansioni di epoca carceraria il progetto individua come riferimento le quote delle nuove aule ricavate all’interno del volume di sopraelevazione carceraria del Corpo F dell’exconvento e risolve i diversi collegamenti deformando puntualmente la nuova spina distributiva.

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pagine 70-71 Hall distributiva livello intermedio muoversi tra le preesistenze. Il nuovo spazio non è ricavato costrutendo nuove delimitazioni ma attrezzando quelle esistenti.


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in alto Foto dello stato prima di progetto celle a ballatoio realizzate all’interno della sopraelevazione di epoca carceraria del corpo nord dell’antico complesso conventuale. in basso Sezione sovrapposta in giallo il demolito e in rosso il costruito: dal doppio volume delle celle detentive il progetto ricava due livelli di aule didattiche.

pagina a fronte Nuove aule didattiche con affaccio sul chiostro centrale Controsoffitto con fascia perimetrale a lastra continua e porzione centrale a moduli acustici ispezionabili alternati a dotazioni impiantistiche: attrezzature come ornamento.

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3m

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Hall distributiva ultimo livello vista dalla terrazza Lettura della sedimentazione storica tramite doppi volumi e pareti vetrate. pagina a fronte in alto Terrazza ultimo livello vista dall’interno della hall distributiva. in basso Terrazza ultimo livello frangisole metallici sintetizzano continuità tra interno e esterno e definizione geometrica del nuovo spazio distributivo.


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Pianta piano ultimo, in grigio i doppi volumi interni 1 hall distributiva 2 collegamenti verticali 3 scala a pova di fumo 4 esodo amministrazione 5 terrazza esterna 6 vani di servizio 7 servizi igienici 8 nuove aule didattiche 9 affaccio sul chiostro 10 belvedere centro storico 11 futuri collegamenti > puntatore foto in alto.

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pagina a fronte Hall distributiva vista dai locali del Corpo B ultimo livello come una talpa che emerge dal terreno il nuovo volume si affaccia sui tetti fiorentini.


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B

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Hall di ingresso come nuovo volume vetrato (in alto sezione prospetto AA’) e come spazio di collegamento con l’ex-convento (in basso sezione prospetto BB’).

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B'

A'

B'

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pagina a fronte Il nuovo nel vecchio il nuovo volume vetrato si inserisce parallelo ai massivi volumi dell’antico convento e ortogonale a quelli di espansione carceraria.

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Parete vetrata nord della nuova hall distributiva vista dai cortili di epoca carceraria rigenerati Foto da sinistra verso destra: - cortile quattro (via di fuga); - cortile due (spazi collettivi); - cortile uno (via di fuga); - cortile tre (spazi collettivi).

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Hall distributiva ultimo livello belvedere sul centro storico come monito didattico di relazione tra sfera accademica e territorio.


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Futuri lotti di intervento verso il completamento del progetto d’insieme rigenerazione dei livelli superiori del Corpo E. Attestante su Via Mattonaia e in stretto rapporto con il nuovo ingresso principale, l’alto volume è contenitore perfetto per spazi e servizi complementari alla didattica e di relazione con la città.

Futuri lotti di intervento verso il completamento del progetto d’insieme rigenerazione dei due corpi laterali al chiostro e recupero di chiostro e terrazza. I volumi laterali al chiostro possono essere rigenerati in nuove aule didattiche. Il recupero del chiostro centrale e della terrazza, in stretto legame con la nuova spina distributiva, possono offrire spazi differenziati per sosta e incontri nonchè allestibili per eventi all’aperto.

Futuri lotti di intervento verso il completamento del progetto d’insieme corpi di fabbrica attestanti su Borgo la Croce. Sono gli ambienti dell’antico convento ma parte di essi necessitano ancora della concessione all’Università degli Studi di Firenze. Spazi eterogenei in parte da recuperare altri da trasformare in locali per il Dipartimento di Progettazione e servizi vari.


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allestimenti e nuove funzioni Gianluca Chiostri

Rigenerare nel suo significato biologico indica la ricostruzione di un tessuto mentre nel significato figurale allude a un rinnovamento interiore inteso come rinascita. Il nuovo volume di progetto nel compito di riconnettere gli spazi dell’antico convento, fino a ieri abbandonato, con quelli dell’espansione di epoca carceraria, l’attuale sede didattica, crea uno spazio là dove prima c’era un vuoto. Rifiutando congetture teoriche o simboliche ma concentrandosi sulla realtà delle cose, il progetto degli allestimenti interni ha cercato di continuare a scala minore e con soluzioni a basso budget gli stessi caratteri che il concept di progetto aveva tradotto nella spazialità del nuovo volume edilizio: la problematica, non solo tecnica, con cui si è dovuta confrontare tanto la progettazione che la realizzazione è stata proprio quella relativa al costruire tra il costruito. Per sola comodità di narrazione, tradendo come la progettazione sia un percorso ciclico e non lineare e fingendo che la variabile tempo non giochi un ruolo incisivo all’interno della fase esecutiva, si tratteranno gli interni come output degli input del progetto architettonico. Al fine di rendere il nuovo volume non una saturazione del vuoto tra le due preesistenze bensì uno spazio di mediazione, i nuovi solai si discostano dalle antiche murature tramite doppi volumi e lasciano la lettura dei corpi a pettine dell’espansione carceraria interponendovi una parete a vetrata continua. Allo stesso modo il progetto degli interni ha rispettato nell’originaria colorazione in tono di giallo le parti delle vecchie murature che da facciate esterne il progetto le ha rese pareti interne, in netto stacco con i toni neutri delle strutture e dei rivestimenti della nuova costruzione. A scala architettonica il nuovo volume non ospita semplicemente la nuova distribuzione ma coincide con essa. Allo stesso modo a scala di interni se i parapetti delle passerelle di collegamento e quelli a ridosso della parete vetrata sono trasparenti per assecondare i vuoti sopra detti, al contrario, i tratti di parapetti che accompagnano i nuovi corridoi sono opachi e scuri come la pavimentazione. Traduzione in segno architettonico della nuova distribuzione al fine di rafforzarne la direttrice e che traguarda nella colorazione di porte e imbotti dei nuovi passaggi. Ma il rischio di perdere la lettura delle diverse parti con la tragica conseguenza di cancellare anziché riconnettere le preesistenze non è da intendersi limitato alla sola accezione formale ma, anche in quella di utilizzo. Occorre sottolineare come all’interno del Progetto Definitivo di riordino del complesso di Santa Teresa, il nuovo volume vetrato non ospita spazi specialistici come laboratori o uffici ma è un unico grande spazio servente che si inserisce tra gli spazi serviti dell’ex-convento e dell’ex-carcere rige-

Allestimento espositivo generico piano terra attrezzature come ornamento dello spazio.


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a sinistra Dettaglio della lamiera microforata in ferro micaceo dei parapetti longitudinali dei nuovi percorsi. a destra Dettaglio del giunto d’ombra tra pannello espositivo e superficie di supporto in fibrocemento e tra monitor e pannello espositivo.

nerati. Collocando su Via della Mattonaia in corrispondenza di questo limite il nuovo ingresso principale e con la nuova spina distributiva realizzata dal volume vetrato il progetto trasforma un margine in percorso, un interstizio in spazio compreso tra Città e Università, tra ex-convento e ex-carcere, tra Scuola di Architettura e Dipartimento Progettazione. Il progetto degli allestimenti attraverso la disposizione di sedute in corrispondenza degli allargamenti dei percorsi ai vari livelli fa leva sul carattere di “spazio compreso” del nuovo volume rendendolo a metà tra uno spazio dinamico di collegamento e uno spazio statico di sosta e incontri. Più simile a uno spazio urbano che a un corridoio. Sedute costituite da un volume in legno trattato e sollevato dal suolo mediante sostegni metallici arretrati. Al pian terreno le sedute interne attraversano la parete vetrata per ripetersi nei cortili dell’ex-carcere rigenerati come aree di sosta e palcoscenici per eventi all’aperto. Le aree di sosta dei vari livelli grazie agli arredi e a dotazioni impiantistiche come prese elettriche per l’alimentazione dei computer e copertura Wi-Fi sono utilizzabili anche come informali spazi di studio a servizio degli studenti. Risulta ora più facile affrontare perché il nuovo volume vetrato non sia stato gerarchizzato in spazi distinti per funzioni preventivate a priori. Al contrario è uno spazio unico e flessibile a diversi utilizzi. pagina a fronte Render di studio allestimento tipo piano terra e cortile tre continuum spaziale interno-esterno. Come il progetto architettonico realizza la nuova hall non costruendo ma definendo uno spazio gia esistente (infrastruttura) allo stesso modo il progetto degli allestimenti è stato concepito come attrezzatura perpetuamente riconfigurabile (programma).

Le dotazioni degli impianti di controsoffitto e pavimentazioni dei vari livelli sono alimentate tramite cavedii in prossimità delle strutture in acciaio delle aree di sosta: il rivestimento delle campate strutturali comprese tra i pilastri in acciaio ha permesso da un lato il passaggio degli impianti senza comportare tracce nelle murature esistenti e al tempo stesso di ricavare le superfici di supporto su cui realizzare allestimenti espositivi. Sui rivestimenti in fibrocemento sono stati fissati dei grandi pannelli lignei su cui appendere i disegni. Le diverse dimensioni dei pannelli espositivi sono state definite mediando le diverse altezze di interpiano con la larghezza delle tamponature di supporto e la possibilità di permet-


allestimenti e nuove funzioni • gianluca chiostri

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3

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Sezione longitudinale hall distributiva marcati in nero gli arredi e gli allestimenti espositivi.

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Riv. fibrocemento come da AR06

Giunto arretrato sp. pari a piastra struttura 1°pannello 162.0

81.0

2° pannello 143.0

81.0

71.5

71.5

Profilo di battuta arretrato P30mm 137.5

Pannello di rinf. sp.30mm 68.0

Foro imp. Monitor 65" Foglio A0 oriz.

165.0

Profilo di battuta arretrato P30mm

Foglio A0 vert.

35.0

260.0

47.0

87.5

Estratto dall’abaco degli allestimenti espositivi prospetto allestimento generico: integrare architettonicamente il passaggio degli impianti, i giunti strutturali e potenziare lo spazio con un valore aggiunto.

3

Passaggio impianti

305.0 60.0

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Pannello bordato ABS 2 mm

Accesso IE

Prese IE


allestimenti e nuove funzioni • gianluca chiostri

tere differenti configurazioni di allestimento di tavole A0 verticali e orizzontali. Per affiancare all’esposizione di tipo tradizionale di elaborati cartacei una presentazione di tipo multimediale l’allestimento si completa di monitor LCD fissati in aderenza ai pannelli espositivi e con possibilità di facile rimozio-

Render di studio allestimento tipo livelli superiori Il progetto come attrezzatura funzionale del vuoto preesistente.

ne per accedere agli impianti incassati. Interposte a questi, le sedute prima dette dalla forma di parallelepipedi privi di schienale, possono essere ricollocate e sfruttate come piedistalli di esposizione di modelli in legno fatti dagli studenti. Questo possibile utilizzo espositivo del volume vetrato, dopo quello di nuova distribuzione, sosta, studio informale, ne rafforza il carattere ibrido e lo rende altresì galleria di dibattito ed esposizione dei lavori degli studenti: l’università si schiude alla città, la città entra dentro l’università. Se l’ingresso vetrato su Via della Mattonaia o la vista del Duomo offerta dall’ultimo livello sono simboli di questo rinnovato legame — riconnessione — gli allestimenti espositivi sono pratica opportunità — rinnovamento. Era fondamentale non esaurire la progettazione alla sola pratica costruttiva, ma concepirla come un vuoto flessibile in grado di aggiornare il programma interno in parallelo alla variazione delle necessità. Flessibilità ricercata sia nelle possibilità di utilizzo degli spazi ad oggi che all’interno della variabile tempo: i locali dell’ex-convento e dell’ex-carcere potranno nel futuro essere ulteriormente rinnovati nella destinazione d’uso ma, l’interposizione di uno spazio vuoto e flessibile ne garantirà tanto la connessione che la lettura della stratificazione storica.

pagine 92-93 Panoramica del corridoio espositivo livello intermedio la nuova hall ambisce ad essere spina della distribuzione e della vivacità della scuola. Allestimenti espositivi come ornamento dello spazio.

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santa teresa un progetto di rigenerazione urbana per firenze • alberto breschi


allestimenti e nuove funzioni • gianluca chiostri

Allestimento espositivo generico pannelli lignei su cui fissare tavole grafiche e monitor per presentazioni multimediali. Rispetto alle fotografie gli allestimenti della galleria saranno completati con la sistemazione dei volumi-seduta per l’esposizione dei plastici come illustrato nei disegni alle pp. 89-91.

pagina a fronte Ipertrofizzazioni del corridoio espositivo come stanze museali.

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santa teresa un progetto di rigenerazione urbana per firenze • alberto breschi


gestione del cantiere Francesco Pilati

Nel Maggio del 2010 mi veniva affidato l’incarico di responsabile del procedimento con l’obiettivo di procedere quanto prima all’appalto dei lavori del progetto esecutivo del 1° stralcio dell’intervento che era stato approvato nel Giugno 2008 dal Consiglio di Amministrazione. Ritenni necessario elaborare subito un piano di lavoro finalizzato all’aggiornamento del progetto dato che era passato molto tempo e che per procedere all’appalto delle opere il progetto doveva essere motivatamente analizzato a seguito: della diminuzione delle risorse finanziare dell’Ateneo; dell’emanazione di nuove norme nazionali in vari settori (lavori pubblici, sismica, risparmio energetico, sicurezza dei cantieri); della variazione dei costi dei materiali e della manodopera; degli interventi già realizzati per motivi di somma urgenza sulle coperture del corpo “F”; della prospettiva concreta di nuove disponibilità di fabbricati e di cortili a seguito dell’avvenuta dismissione totale del carcere. Con i professionisti incaricati avviammo quasi subito il lavoro di aggiornamento del progetto architettonico, strutturale, impiantistico,della sicurezza del cantiere e dell’antincendio. La revisione degli elaborati metteva in evidenza la necessità di supportare l’aggiornamento progettuale con il sostegno di ulteriori indagini conoscitive i cui aspetti più rilevanti riguardavano le prospezioni geologiche dei terreni, le strutture lignee delle coperture e la sicurezza antincendio che risultava ancora incompiuta. Effettuate le indagini integrative, nei primi mesi del 2011 fu possibile concludere la fase di adattamento dell’esecutivo sulla base dei risultati degli approfondimenti conoscitivi, delle effettive risorse economiche e del mutato quadro normativo. Gli elaborati grafici, amministrativi, economici e temporali (crono programmi), venivano rivisti sotto i vari aspetti. Anche il progetto strutturale era interessato in modo significativo dalla revisione in base ai risultati delle indagini sulle coperture lignee del corpo F, alle modifiche sostanziali intervenute nel progetto architettonico e alle richieste del Genio Civile riguardanti la variazione delle strutture dei vani ascensori. Dal punto di vista impiantistico la modifica progettuale rideterminava le previsioni generali cercando di non stravolgere quanto già approvato e ridefinendo le soluzioni sia in un’ottica di risparmio della spesa, della razionalizzazione e della risoluzione dei problemi logistici, sia sulla base del dettaglio dei fabbisogni espressi da Architettura. Il progetto impiantistico esecutivo già elaborato nel 2008, veniva rivisto anche per le specifiche indicazioni fornite dall’”Energy manager” dell’Ateneo, rimodulando la progettazione degli elaborati impiantistici ai sensi della ex L.10/91, per gli aspetti riguardanti l’ottenimento del Certificato di Prevenzione Incendi e per la necessità di rilocalizzare la centrale termica del complesso senza interrompere la funzionalità dell’edificio in uso. L’aggiornamento economico e nor-

Lavorazione di cantiere trattamento ignifugo delle travi in acciaio e dei solai in lamiera grecata mediante l’utilizzo di intonaco intumescente R60, livello 3 del corpo I.


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santa teresa un progetto di rigenerazione urbana per firenze • alberto breschi

a sinistra Indagini conoscitive sulle strutture lignee del corpo F esecuzione prova resistografica sull’appoggio destro della capriata n.4. a destra Indagini conoscitive sulle strutture lignee corpo F restituzione rilievo grafico, mappa del degrado e classificazione degli elementi, ai sensi della norma UNI 11119, della capriata n.7.

mativo del piano di sicurezza e coordinamento veniva integrato anche con le valutazioni sulla rumorosità e sui rischi connessi al cantiere per le interferenze con l’attività didattica universitaria. Nel PSC venivano definite in dettaglio le 15 fasi di intervento con i relativi layout di cantiere e cronoprogrammi e i due lotti in cui veniva suddiviso lo stralcio da appaltare. A Febbraio del 2011 veniva completato l’aggiornamento e validato il nuovo progetto in contraddittorio con i progettisti. Contestualmente mettevo a punto strategie e soluzioni per le questioni logistiche e per gli interventi propedeutici all’avvio dell’esecuzione dei lavori. La realizzazione delle opere di demolizione comportavano l’interferenza con le attività istituzionali di Architettura svolte nei corpi di fabbrica ottocenteschi già in uso e pertanto questa evenienza andava conseguentemente e puntualmente programmata per gestire al meglio le probabili criticità in corso d’opera. La definizione del nuovo quadro economico, resosi necessario per le difficoltà finanziarie dell’Ateneo, rendeva indispensabile sia lo scorporo di alcune porzioni rilevanti dell’intervento che facevano parte del progetto del 2008 sia la suddivisione in due lotti di cui solo per il primo era possibile reperire il finanziamento. Come previsto dal nostro piano di lavoro l’aggiornamento del progetto veniva completato nei termini e così il 27 Maggio del 2011 l’esecutivo del 1° stralcio veniva riapprovato dal CDA con modalità di affidamento dei lavori mediante procedura “aperta” da aggiudicarsi tramite il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa da valutarsi in ordine decrescente in base alle varianti tecniche migliorative, al prezzo, ai termini di consegna dell’opera. Con alcuni “avanzi” di bilancio risultò possibile finanziare anche le opere del secondo lotto: tutto era finalmente pronto per l’avvio della gara per l’appalto dei lavori. A distanza di alcuni giorni dall’approvazione veniva emanato il bando di gara con scadenza di presentazione delle offerte a metà settembre. Concluse le valutazioni delle offerte, i lavori venivano aggiudicati definitivamente, nel marzo 2012, al R.T.I. Cooperativa Archeologia Società Cooperativa — M.I.D.A. S.r.l. — Consorzio Toscano C.T.C. – Società Cooperativa di Firenze. Le migliorie tecniche introdotte dalla R.T.I. nella gara di appalto determinavano un miglioramento del progetto sotto il profilo strutturale, manutentivo e cambiamenti vantaggiosi e sostanziali sotto gli aspetti impiantistici della qualità dell’aria degli ambienti e del risparmio energetico, con particolare attenzione all’illuminazione e ai consumi idrici.


gestione del cantiere • francesco pilati

a sinistra Apertura dell’attività del cantiere nel chiostro dell’ex-convento di Santa Teresa a destra Lavorazioni di cantiere interferenza delle operazioni di demolizione delle murature portanti con gli spazi destinati alle attività didattiche di Architettura.

In data 05 luglio 2012, venivano iniziati i lavori di realizzazione dell’intervento che si dovevano concludere il 2 gennaio 2014. Alcune opere propedeutiche, necessarie per l’avvio dell’attività del cantiere, erano già stata completate. Altre venivano avviate contestualmente, o secondo le modalità programmate, in modo da consentire la realizzazione delle opere senza soluzione di continuità. I trasferimenti logistici interessavano i locali della falegnameria e dei giardinieri, la centrale termica, le segreterie studenti e la cabina ENEL di Via della Mattonaia in quanto interferenti con le aree soggette a demolizione, ristrutturazione e ampliamento. Dopo l’impianto del cantiere, le fasi di lavorazioni prevedevano interventi demolitivi secondo il concordato “piano delle demolizioni”. Le demolizioni della centrale termica e del locale giardinieri del Corpo D, trasferite le gli impianti e le funzioni, risultavano abbastanza semplici e potevano essere eseguite anche con mezzi meccanici, mantenendo i materiali umidi in modo da ridurre al minimo l’emissione nell’ambiente delle polveri. Ben più complesse, invece, si presentavano le demolizioni delle strutture murarie e lapidee presenti nella “navata” del corpo F. Le opere di smontaggio, rimozione e demolizione delle celle e dei relativi solai e ballatoi, dovevano essere eseguite integralmente a mano, non essendo possibile far accedere nessun mezzo meccanico. Si decideva di procedere progressivamente a tratti di circa 10 m. ciascuno, per strisce verticali all’interno del corpo F, e di effettuare la movimentazione interna dei materiali veniva eseguita sempre a mano con le carriole. Il piano di demolizione prevedeva 4 sottocantieri con creazione di platea di scarico dei ponteggi interni per non gravare sulle sottostanti volte sulla quale venivano montati i ponteggi interni necessari per garantire le condizioni sicurezza agli operai durante l’accesso e le operazioni di demolizione e rimozione dei calcinacci. Nel Maggio 2013 si rendeva necessario redigere una perizia di variante, la prima, finalizzata a risolvere le varie problematiche insorte durante il primo anno dell’attività del cantiere. Il progetto prevedeva l’adeguamento complessivo del plesso alle prescrizioni di prevenzione incendi, come da progetto generale approvato dai VV.F. Fra i vari interventi di adeguamento per rilascio del CPI era essenziale realizzare una nuova scala di sicurezza esterna che, se pur prevista dal progetto, era stata scorporata dalle opere in appalto, non avendo la necessaria copertura finanziaria, rimandandone l’affidamento non appena ciò fosse stato possibile. Considerate le disponibilità economiche determinatasi con il ribasso della gara di appalto veniva proposto l’inserimento nel contratto

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santa teresa un progetto di rigenerazione urbana per firenze • alberto breschi

a sinistra Lavorazioni di cantiere, corpo F livelli 3/5 opere di apprestamento relative al banchinaggio e ai ponteggi per le demolizioni delle celle carcerarie del corpo F. a destra Lavorazioni di cantiere, corpo F livelli 3/5 dettaglio sul banchinaggio per operazioni di demolizione delle celle, livello 3.

della sua realizzazione, in prossimità del corpo B del complesso edilizio. Questo consentiva di dare ulteriore completezza esecutiva alle previsioni del progetto di sicurezza antincendio e andava ad apportare anche un miglioramento alla funzionalità del plesso. Le difficoltà riscontrate nelle operazioni di demolizione all’interno della navata del corpo F rendevano poi indispensabile la modifica dei sistemi di apprestamento con l’introduzione di un banchinaggio interno volto a garantire la sicurezza per le complesse operazioni di demolizione delle celle e il regolare l’allestimento dei ponteggi interni al corpo “F”, per la protezione della struttura voltata sottostante relativa ai locali del piano terra e per consentire le operazioni di montaggio della carpenteria metallica dei nuovi solai di progetto. Inoltre la realizzazione del nuovo “corpo I”, prevista dal progetto, doveva essere preceduta dalla demolizione di vari corpi di collegamento del corpo F con i bracci ottocenteschi fra cui quello con il corpo “D” che ospitava gli spazi assegnati alla segreteria studenti di Architettura; i ritardi nello spostamento sinergico della segreteria in via Capponi rendevano imprescindibile, ai fini del rispetto del programma di demolizione previsto, rivedere temporaneamente l’organizzazione degli spazi nei restanti locali in attesa del trasferimento. Ulteriori variazioni per garantire la sicurezza nelle lavorazioni venivano proposte a seguito degli adeguamenti specifici che venivano concordati sulla base dei controlli da parte del Dipartimento Prevenzioni dell’Azienda U.S.L. 10 Firenze. Lo spostamento della centrale termica del complesso universitario in quella che era utilizzata a servizio del carcere, e l’implementazione della cabina di trasformazione dell’Università di MT/BT comportavano una variazione sia dell’impianto meccanico termoidraulico e dell’impianto elettrico esistenti, per conformarli ed adeguarli sia alle nuove norme sia alle reti elettriche principali a servizio dei corpi di fabbrica in uso, in coerenza con i requisiti, le finalità e gli obiettivi del progetto generale impiantistico. Oltre a ciò la non uniformità applicativa fra la vecchia e la nuova normativa di calcolo delle strutture relative al nuovo corpo di fabbrica “I”, che erano state introdotte come miglioria del progetto in fase di appalto dall’esecutore, non consentiva l’ottenimento dei necessari nulla osta da parte del Genio Civile di Firenze e pertanto si riteneva conveniente mantenere gli schemi strutturali originari del progetto esecutivo di appalto, già approvati in via preliminare dall’ente di controllo, basati sulla definizione di un sistema di irrigidimento antisismico discreto e puntuale della previgente normativa.


gestione del cantiere • francesco pilati

a sinistra Lavorazioni di cantiere, corpo F livelli 3/5 completamento delle operazioni di demolizione delle strutture murarie delle celle carcerarie della navata e posa in opera delle nuove carpenterie metalliche, livello 5. a destra Lavorazioni di cantiere, corpo F livelli 3/5 veduta dell’avvenuta posa in opera delle strutture di carpenteria metallica delle orditure orizzontali di sostegno del solaio del (livello 5) e completamento della posa in opera delle strutture in lamiera metallica grecata pronte del getto in c.a allegerito (livello 3).

Conseguentemente si optava per lo stralcio delle opere della miglioria offerta dall’esecutore a favore di un risparmio economico. Infine durante la demolizione delle murature strutturali delle celle, a seguito dal ritrovamento di significative quantità di carpenterie ottocentesche, non visibili e ne prevedibili, all’interno delle murature delle celle carcerarie da demolire del corpo F, si individuava la necessità di porre in atto la revisione dell’organizzazione delle demolizioni e delle ricostruzioni delle murature, definita anche a seguito delle procedure di controllo della ASL, che specificavano la modifica della lavorazione all’interno della vasta ed articolata area di cantiere. L’approvazione tempestiva da parte del CDA nel mese di giugno consentiva la prosecuzione delle lavorazioni in corso con continuità operativa e senza sospensione dei tempi di contratto e con il riallineamento del crono programma alle nuove tempistiche. Con le varianti introdotte le demolizioni all’interno del corpo F procedevano in modo controllato, dall’alto verso il basso, partendo dal solaio e della soletta armata posta sotto la copertura lignea e per poi proseguire con lo smantellamento delle celle del 3° livello interno, del relativo solaio e ballatoio passando successivamente al livello sottostante fino al solaio sopra le volte del piano terra. La tipologia e la complessità delle opere strutturali da eseguire, le rilevanti demolizioni, gli scavi, le ristrutturazioni pesanti e la costruzione di nuovi corpi di fabbrica, mettevano in evidenza costantemente al progredire delle opere le problematiche connesse alla stretta convivenza delle attività didattiche e di ricerca di Architettura con la presenza di un cantiere di questa natura. Inoltre le operazioni di scavo per la realizzazione delle opere previste dal contratto presentavano anche difficoltà connesse ai ritrovamenti. L’imprevisto rinvenimento nel dicembre 2013 di un quantitativo notevole di materiale contenente amianto, durante lo scavo in aderenza al muro di confine dell’area di parcheggio del complesso, per la collocazione della nuova cisterna antincendio interrata, innescava la necessità di eseguire ogni immediata operazione di bonifica, incluso lo smaltimento della rilevante quantità di terreno contaminato, che veniva tempestivamente conclusa alla fine di marzo del 2014. A conclusione di detti lavori la situazione dello scavo si mostrava peraltro difforme dalle previsioni progettuali e l’intera area era oggetto di una variazione di intervento basata su un incremento dei riempimenti con materiale arido idoneo e una diversa sistemazione superficiale. La realizzazione della struttura del nuovo corpo I prevedeva lo scavo tra gli edifici esistenti fino ad una

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santa teresa un progetto di rigenerazione urbana per firenze • alberto breschi

a sinistra Lavorazioni di cantiere, corpo I livello 1 completamento della operazioni di scavo per l’esecuzione delle nuove fondazioni in c.a. ed esecuzione del rilevo topografico degli ingombri effettivi. a destra Lavorazioni di cantiere, corpo I livello 1 montaggio delle armature di acciaio per la realizzazione delle strutture di fondazione in calcestruzzo armato.

considerevole profondità al fine di appoggiare le fondazioni in c.a. a travi rovesce alla medesima quota delle fondazioni degli edifici storici, attraversando lo strato di terreno di riporto; la lavorazione risultava di particolare impegno sia per i modesti spazi di lavoro presenti sia per le necessarie precauzioni da adottare per gli scavi in aderenza alle strutture di fondazione degli edifici storici. Anche l’innesto della nuova struttura metallica si presentava particolarmente complessa per la forma irregolare degli spazi di lavoro che imponevano un accurato rilievo delle strutture esistenti per controllare e gestire i disallineamenti tra la nuova struttura e gli edifici esistenti prima delle opere di carpenteria. Dal punto di vista strutturale un altro intervento significativo previsto era il consolidamento della porzione di copertura del corpo F non oggetto di demolizione. La copertura, costituita da capriate in legno portate sulle murature perimetrali sulle quali poggiava un’orditura di arcarecci in legno, se pur recuperata nel 2008, non risultava in grado di sopportare i carichi previsti dalla normativa e quindi veniva confermata l’esigenza del consolidamento statico. L’intervento prevedeva di conservare il più possibile le strutture lignee esistenti nell’ottica della sostenibilità e del risparmio economico. Le tipologie di intervento che venivano poste in opera erano mirate a risolvere le carenze degli elementi strutturali e dei nodi delle capriate e riguardavano principalmente: l’incremento delle sezioni degli elementi mediante incollaggio di tavole con la tecnica del legno lamellare in opera; laddove necessario a seguito del degrado del materiale venivano sostituiti gli elementi ammalorati con protesi di legno collegate al resto della struttura mediante barre incollate; per quanto riguarda i nodi venivano rinforzate le connessioni fra puntone e monaco con l’inserimento di piastre in acciaio imbullonate alla struttura esistente. Le nuove esigenze maturate dal Dipartimento di Architettura per lo sviluppo delle attività istituzionali di didattica e ricerca, formalizzate negli atti programmatori deliberativi propri dell’Ateneo di Firenze, mettevano in evidenza, durante il proseguire dei lavori, la possibilità di trovare una soluzione programmando un ulteriore lotto di intervento complementare volto alla fruizione di ulteriori spazi fra quelli ceduti all’Ateneo nel 2011 dal Ministero di Grazia e Giustizia, in un contesto di continuità esecutiva con l’intervento in atto, e al fine di garantire la completa fruibilità del complesso esistente e del corpo edilizio F che delimitava a nord l’antico chiostro del convento. Oltre alle nuove esigenze dipartimentali sopraggiungeva anche la necessità di effettuare interventi puntuali volti a dare una veste di conti-


gestione del cantiere • francesco pilati

Lavorazioni di cantiere, corpo I veduta d’insieme delle operazioni di montaggio delle carpenterie metalliche per la realizzazione delle strutture portanti orizzontali e verticali di elevazione del nuovo volume vetrato.

nuità alle lavorazioni in un contesto di rispondenza operativa alle previsioni del progetto esecutivo di contratto, pur sostanziandosi in opere non previste nel progetto di gara ma inquadrabili nella casistica ammessa dalla normativa vigente. L’ufficio di Direzione dei Lavori dell’intervento, con il supporto dei progettisti, predisponeva una seconda perizia di variante, la più rilevante dell’intervento, che trovava definitiva approvazione nel CDA alla fine del novembre del 2014. La seconda perizia era suddivisa in due parti distinte che rispettivamente trovavano motivazione nelle esigenze sopraesposte. Gli interventi più rilevanti introdotti dalla prima parte della variante riguardavano principalmente il piano terra del corpo F, per una superficie complessiva di circa 400 mq, che veniva inclusa nell’intervento e sottoposta ad opere di riqualificazione analoghe a quelle previste dal progetto originario per gli altri livelli, per la realizzazione di spazi studio, di ufficio, di riunione per la Scuola di Architettura. Venivano inoltre inseriti l’ampliamento dell’ingresso carrabile indispensabile per l’ottenimento della certificazione antincendio, la demolizione al piano terra della superfetazione costituita dalla sala professori per consentire il recupero dell’identità del cortile ottocentesco. Veniva anche ridefinita la soluzione dell’ingresso/ portineria da via della Mattonaia e degli spazi di connessione, a tutti i livelli dell’intero corpo I, inserendo l’istallazione di pannelli e la previsione di collocazione di grandi schermi video per l’esposizione dell’attività didattica e di ricerca di Architettura. Altre modifiche erano divenute necessarie a seguito della revisione della sistemazione delle 4 nuove aule didattiche che prevedevano un nuovo assetto a laboratori leggeri, con tavoli aggregabili e sedute mobili, modificando la previsione dei posti banco fissi con didattica frontale, adottando le soluzioni di arredo introdotte positivamente nel Design Campus di Calenzano. Ulteriori interventi significativi di questa seconda perizia riguardavano il completamento della cortina perimetrale e della copertura del vano comprendente le strutture portanti e delle finiture della scala di sicurezza a servizio del corpo B a cui si aggiungeva il collegamento all’ultimo piano del corpo D e le finiture interne della scala del corpo I. La seconda parte della perizia di variante si componeva di interventi puntuali di varia natura per l’aggiornamento normativo e per il miglioramento di alcune parti dell’intervento che venivano proposte dall’Ufficio di Direzione Lavori. La maggiorazione della spesa trovava copertura in parte nel quadro economico in parte attraverso un nuovo finanziamento disposto dal CDA dell’Ateneo.

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La campagna fotografica di un cantiere di restauro testimonia i momenti di totale rivelazione delle strutture e della materia edilizia, di natura intrinsecamente effimera, poiché il procedere dei lavori cancella una ad una le immagini sostituendole con altre, a carattere definitivo. Queste due ultime immagini raffigurano da un lato la conclusione positiva dell’attività di questo impegnativo cantiere e dall’altro la prospettiva e la speranza che presto se ne aprano di nuovi per rendere migliori le nostre città.

Nel maggio 2015 nonostante tutti gli impegni assunti e sforzi attivati per risolvere i contrasti sorti tra la società ENEL e il Comune di Firenze, per il trasferimento della cabina di Via della Mattonaia nel nuovo locale già predisposto da tempo, la questione sorta non trovava immediata soluzione e pertanto i lavori nelle aree adiacenti non potevano più procedere con continuità e regolarità necessaria per garantire la perfetta esecuzione dell’opera in particolare la conclusione del nuovo ingresso e della nuova portineria. Il persistere della situazione di blocco andava ad incidere inevitabilmente sulla tempistica e sulla regolare esecuzione delle fasi finali delle opere previste come da crono programma. Ciò comportava da un lato la concessione di una proroga dei lavori, con una novazione del termine di ultimazione delle opere al 31 ottobre 2015 (escluso le opere oggetto di sospensione parziale) e dall’altro alla sospensione parziale di tutte le lavorazioni connesse all’ingresso e alla portineria. Inoltre alla fine del mese di agosto si manifestavano ulteriori esigenze da parte del Dipartimento e della Scuola comportanti la definizione di nuove opere aggiuntive per una diversa suddivisione dei locali del piano terra del corpo F volta a garantire una maggiore fruibilità e rispondenza alle esigenze dell’attività istituzionali della Scuola di Architettura e del Dipartimento di Architettura. Ad esse si aggiungeva la necessità di inserire un’ultima serie di piccoli interventi volti a dare una veste di continuità alle lavorazioni e nuovi interventi per la sistemazione dei cortili interni fra i corpi D e E. Per questi spazi esterni si individuava una sistemazione


gestione del cantiere • francesco pilati

Nota dell’autore: ROMA 28-12-55 Ill.mo Prof. Lamanna Magnifico Rettore dell’Università di Firenze Il Prof. Attilio Arcangeli, Preside della Facoltà di Architettura, mi ha comunicato che all’Istituto di Composizione Architettonica, da mè diretto, è stato conferito l’ambito incarico di progettare la nuova sede della Facoltà di Architettura in Firenze. Accetto con piacere e ringrazio vivamente. Colgo l’occasione per inviarvi i migliori auguri per il nuovo anno. Adalberto Libera (prot.n.88 del 3 gen 1956)

indirizzata a renderli maggiormente fruibili dall’utenza e in grado di assicurare una migliore connessione tra la nuova struttura e quella già in uso mediante nuove pavimentazioni esterne continue, l’eliminazione di superfetazioni e la razionalizzazione della collocazione delle impiantistiche a servizio. L’avvio delle attività istituzionali nella sede del Dipartimento e della Scuola di Architettura a seguito della nuova configurazione distributiva negli spazi esistenti ed acquisiti del complesso richiedeva la dotazione di strumentazioni e apparecchiature proprie e specifiche per la gestione funzionale degli spazi. Venivano inoltre inseriti ulteriori interventi puntuali di modifica e a completamento delle dotazioni previste dal contratto, indirizzate al miglioramento dell’opera ed ad incrementarne la funzionalità. La terza perizia di variante, variata distribuzione e suppletiva suddivisa in due parti veniva approvata nel CDA il 22 dicembre 2015. Nei mesi successivi vengono portati a compimento i lavori che giungono ad ultimazione il 17 maggio 2016. Il completamento di questo nuovo lotto di trasformazione, da carcere a università, consente di restituire alla città un altro frammento di tessuto urbano storico rimasto occultato per secoli, prima dalla presenza del convento di clausura e poi dall’attività carceraria, come spazio per la formazione delle future generazioni di architetti e per l’architettura.

Consultando l’archivio dell’ufficio tecnico per acquisire dati per l’elaborazione del “piano edilizio dell’Ateneo fiorentino” elaborato nel 2004 mi trovai davanti a questa lettera originale scritta a mano con inchiostro verde su carta intestata. Fu una grande sorpresa notare che fin dagli anni ‘50 era sentita l’esigenza di realizzare la nuova sede di Architettura che era frammentata in vari edifici del centro storico. Libera con Quaroni lavorano al progetto di localizzare Architettura all’interno dei locali di Via Gino Capponi, una delle tante visioni di spostamento formulate nella seconda metà degli anni ‘50, che non ebbero un seguito. L’ambito incarico era conferito all’“Istituto” diretto da Libera e anche questa scelta assumeva un significato singolare che si è riverberato fino ai nostri giorni. A distanza di sessant’anni quel “progettarci la nuova sede” non è ancora finito e forse è un bene per Architettura che non finisca mai. Mi piace pensare che fu proprio quel prestigioso conferimento a innescare un processo di sviluppo urbanistico, che vede oggi il completamento di un nuovo lotto di intervento che rafforza la presenza di Architettura nel centro storico cittadino.

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cenni storici e stato di fatto prima dell’intervento Claudia Giannoni

Il monastero di Santa Teresa viene fondato intorno alla metà del secolo XVII per volontà della nobildonna Francesca Guardi figlia di Paolo Guardi e moglie di Francesco Maria degli Ugolini; entrambe

Scorcio interno della chiesa dell’ex-convento di Santa Teresa

famiglie fiorentine con un ruolo di primo piano nella vita pubblica della città fin dal secolo XIII. Nelle “notizie storiche delle chiese fiorentine”1 di Giuseppe Richa, si vede come Maria Francesca Guardi avesse deciso di donare propri beni perché fossero usati per la fondazione del monastero in onore di S.Teresa; la nobildonna, come si legge nel documento del Richa, fece due testamenti e quattro contratti in tempi diversi: Il primo testamento adunque rogato da Ser Bartolommeo Bussotti ai 16 Dicembre del 1625 perché pieno di condizioni gravose, ed insolite, non fu accettato dai Padri Teresiani, e però nei 27 di Gennaro dello stesso anno ab Incarnatione, essa annullando il primo fece il secondo, che volle avvalorare con un rescritto del Granduca Ferdinando II e farlo alla presenza di Marcello Berti Cancelliere del Magistrato de’ Signori Luogotenenti e Consiglieri per Sua Altezza Serenissima, e fu parimente rogato per Ser Bartolommeo Bussotti. In esso dichiarasi la Dama di volere l’erezione del Monastero delle Monache di Santa Teresa promettendo cinquemila Scudi per la compra del luogo, e tremila per murare Chiesa e Convento, ed altri diecimila per dote, o sia mantenimento delle Monache, riservando a sé, ed ai suoi Parenti l’iuspadronato del Monastero, il privilegio della sepoltura, e dell’arme sua unica da innalzarsi sulle muraglie, colla libertà di entrare qualche volta fra l’anno in clausura.

La scelta del luogo ove avrebbe dovuto sorgere il nuovo monastero cade naturalmente all’interno delle aree poco urbanizzate comprese all’interno della dell’ultima cerchia muraria di origine trecentesca. I conventi, se in un primo tempo (seconda metà del secolo XII) si concentravano nel centro della città, successivamente tenderanno ad avere una dislocazione molto più decentrata e troveranno posto nelle nuove aree di espansione della città. Il sito del convento viene scelto all’interno del quartiere di Santa Croce, nell’isolato compreso tra Borgo la Croce, via della Mattonaia, via Lungo le Mura. Sempre dal Richa2 abbiamo informazioni sul contratto di vendita dell’area che comprendeva un palazzo, due case, una casetta e 39 stiora di fruttifero terreno in via della Porta alla Croce a mezzodì ed in via della Mattonaia a tramontana, per la somma di scudi 6460.

Come si vede dalla pianta del Bonsignori (1584) infatti, il lato su via Borgo la Croce e in angolo con via della Mattonaia, appare già occupato all’epoca, da alcune costruzioni, mentre orti e campi rimangono nella parte restante. 1 2

Giuseppe Richa, Notizie storiche delle chiese fiorentine, Firenze, 1755, p.344 e seg.vol.2. Giuseppe Richa, op.cit.

L’analisi storica ha utilizzato parte della Tesi di Laurea dell’A.A. 1992/93 di Carolina Capitano e Francesca Chessa dal titolo Rilievo del complesso carcerario e progetti per il triennio della Facoltà di Architettura di Firenze con relatore Prof. Roberto Maestro.


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santa teresa un progetto di rigenerazione urbana per firenze • alberto breschi

Nel 1628 vengono iniziati i lavori per la costruzione della chiesa e del monastero su disegno di Giovanni Coccapani, architetto fiorentino di cui ci dà alcune il Baldinucci in Notizie dei Professori di disegno da Cimabue in qua3 e il Richa (op.cit.): nella sua gioventù attese alle leggi Canoniche e Civili, nelle quali conseguì la laurea del Dottorato, poscia datesi agli studi della Matematica ne divenne così celebre Maestro, che fu il primo protettore di questa scienza nella Fiorentina Accademia, e si annoverano tra i suoi discepoli parecchi nobili Fiorentini, Francesi, Tedeschi, ed Inglesi. Fu inventore di macchine nuove, tralle quali stupenda è stata quella di un cassone, ove collocati non più di 30 fiaschi di acqua, macinavasi comodamente il grano, imprimevasi in carta ogni forte d’intaglio in rame, ed altre operazioni in un tempo istesso facevasi. Morì nel 1649 riposto in Santa Maria Maggiore nella sepoltura di sua famiglia.

Ancora il Richa4 dà notizie sulla consacrazione della chiesa: Venuto l’anno 1628 volendo la Nobil Donna Francesca Guardi dare esecuzione ad un suo nobile, e santo concetto di fondare in Firenze un Monastero di Vergin Nobili che dovessero vivere coll’istituto della Santa Madre Teresa di Gesù, diede a Giovanni Coccapani il carico di fare di esso Monastero, e della nuova Chiesa il modello, a seconda del quale fu poi dato principio il dì 24 Ottobre dello stesso anno col getto della prima pietra contenente una medaglia d’argento dorato coll’effigie della Santa, e colle parole seguenti: “S. Mater Theresia Excalceatarum Fundatrix”: e nel rovescio leggevasi: “Francisca de GHuardis Vidua Nob. Flor. Ecclesiam a fund.” l’arme dei Guardi, che sono sei monti con una sbarra a traverso, e scudo dentato. Fu questa medaglia coperta di piombo, nel quale scolpite furono le parole appresso “D. O. M. & in honorem S. Teresia Virg. dicatum”: e dall’altra parte: “Io Coccapanius I. V. D. Floren. S.Teresia Archit. A. S. D. 1628 Decembris Pontif. Urbano VIII & Seren. Ferdinando II Magno Etruriae Duce regnante”: la fabbrica di questa chiesa è formata di figura esagona con sua cupoletta ben intesa nelle proporzioni, e nei lumi, con che non lascia di apportare comodo e vaghezza.

Nel 1630 vengono inviate tre monache da Genova, per ordine del Preposto Generale dei Carmelitani Scalzi della congregazione d’Italia, P. Ferdinando di S.Maria, le quali si insedieranno nel nuovo convento dando origine al primo insediamento di suore carmelitane scalze a Firenze5. Nel libro delle Professioni del Monastero di S.Teresa si legge che 3 Filippo Baldinucci, Notizie dei professori di disegno da Cimabue in qua “sub voce”Coccapani pag.168n.681, Firenze 16811728. 4 G.Richa op.cit. 5 L’Ordine dei carmelitani, deriva il proprio nome dal Monte del Carmelo, in Palestina e viene istituito come Ordine religioso di “mendicanti” in Siria verso la fine del XII secolo. La regola primitiva riveduta da Alberto di Vercelli, patriarca latino di GerusaIemme, fu approvata da Papa Onorio III nel 1226 e con qualche variazione, confermata da Papa Innocenzo IV nel 1248, sotto il generalato di Simone Stock, al quale si deve, oltre ad una grande diffusione dell’Ordine, la fondazione dei conventi di Oxford, Cambridge, Bologna, Parigi. Dalla metà del XIII secolo, i religiosi, perseguiti dai mussulmani, abbandonarono Carmelo diffondendosi in Europa. La regola antica prescriveva veglie notturne, astinenza e digiuno rigorosi, la pratica del silenzio e la povertà. Papa Eugenio IV la mitigò nel 1432 ma le successive tendenze ad un ritorno al primitivo rigore, determinarono varie riforme, fra cui quella di San Giovanni della Croce, ispirato e consigliato da Santa Teresa d’Avila. Da questa riforma ebbero origine i carmelitani scalzi che, nel 1593 ottennero da Papa Clemente VIII una completa autonomia dai carmelitani dell’ antica osservanza. L’Ordine delle carmelitane fu fondato nel 1432 dal beato Giovanni Soreth, generale dei carmelitani. Approvato da Papa Niccolo V, l’ordine si diffuse rapidamente soprattutto in Spagna e nei Paesi Bassi. Nel1562, Papa Pio IV approvò la Riforma di S.Teresa che riportava la regola alla primitiva austerità. Proprio nel 1562 Santa Teresa (Avila 1515 — Alba de Tormes, Salamanca, 1582 — canonizzata nel 1622), fonda ad Avila il primo monastero riformato femminile. Nel 1567 conosce San Giovanni della Croce, che si associa all’opera di Teresa dando vita ai carmelitani scalzi, organizzati in un primo momento in un monastero di Duruelo, nella vecchia Castiglia. Durante la riforma dell’Ordine, aspri conflitti di competenze nacquero tra il vecchio ramo ed il nuovo. Solo nel 1581 Gregorio XIII, riconobbe l’opera di Santa Teresa, promulgando la nuova costituzione per il ramo maschile e femminile.


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Stefano Bonsignori, Pianta della città di Firenze, 1584, particolare in rosso l’isolato dove sorgerà il convento.

Finalmente […] il dì 22 dell’istesso mese, dall’Ill.mo e Rev.mo Mons. Arcivescovo sopradetto (Alessandro Marzi Medici) fu detta la Messa nella Chiesa destinata ad tempus ad uso delle dette Reverende Madri, fu posto il SS.mo Sacramento e dall’istesso fatto un ragionamento di molta edificazione al popolo ed il medesimo giorno fa fatta la Clausura e rimase stabilito il principio del novo monastero delle Carmelitane Scalze di S. Teresa di Fiorenza a gloria della Divina Maestà, di Nostra Signora e di tutta la Corte Celeste e della Religione Carmelitana. Amen.

Una descrizione della chiesa viene data ancora dal Richa, nel 1755, che riprende quella fatta dal Baldinucci nella seconda metà del XVII secolo: nell’entrare in Chiesa a manritta si vede la Cappella de’ Guardi fatta dalla fondatrice con tavola, che rappresenta Santa Francesca Romana, di cui Ella portava il nome, ed è opera del Vignali, nei piedistalli delle colonne vi sono due Armi una de’ Guardi, la seconda degli Ugolini inquartata con la prima. A questo Altare prima di morire Maria Francesca vi fondò una Cappellanìa di scudi 50 annui; più oltre evvi la Cappella di S.Giovanni della Croce con tavola di Pietro Dandini: a mano sinistra allato alla porta trovasi la Cappella de’ Marchesi Malespina, ove la Marchesa Dionora vi lasciò una Messa perpetua con dote di 40 scudi, e dalla parte del Vangelo nel pavimento evvi lapida sepolcrale della famiglia, siccome l’arme della medesima ne’ piedestalli delle Colonne; il quadro è un Crocifisso con due Santi creduti del Bilivert, benché le Monache dicano, che sia di lacopo Confortini. Segue la Cappella della Madonna di Savona statua di basso rilievo, portarono seco le Fondatrici: Viene la Cappella, o sia Altar Maggiore, dove prima eravi tavola di Bartolommeo Silvestrini trasferita in Monastero, ed in suo luogo dipinse il Cavalier Curradi Santa Teresa genuflessa alla presenza di Maria, che le porge il Santo Bambino, ed è tavola molto bene intesa. Appiè degli scalini di que-

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a sinistra Ruggeri, Pianta della città di Firenze, 1730, particolare in rosso l’isolato dove sorgerà il convento. a destra Giuseppe del Rosso, Monastero di Santa Teresa, piano terreno, 1808.

sto Altare nel pavimento incontrasi una ferrata di bronzo con arabeschi, ed intorno il nome della fondatrice. Questa apertura dà lume ad una cappella sotterranea fatta col disegno dell’architetto sopra mentovato, per sepoltura della fondatrice, e che ivi sia sepolta, dirò le mie conietture; e sono primieramente le lettere sopraccennate appiè dell’Altar Maggiore incise nel marmo; in secondo luogo io trovo allato al sotterraneo Altare dalla parte dell’epistola uno stanzino con dentro un’Urna di mattoni, che veramente non ha né arme, né iscrizione, solamente la distinzione di luogo separato dagli altri depositi, che mi fece sospettare essere appunto quello della Fondatrice, ma molto di più mi persuasi essere quel desso, perché dopo minutissime ricerche vi trovai dal muratore, che lavorò il sepolcro, essere stato impresso con la mestola nell’incrostatura della calce fresca il millesimo, e il mese così 1648 Aprile, che appunto corrispondono a quello della morte di Maria Francesca Guardi, la quale morì ai 15 di Aprile del 1648 sonovi anche nella medesima sotterranea Cappella due altri depòsiti, uno senza verum segno, e credo che sia del Cavalier Giovanni Giraldi morto nel 1684 il quale per l’amore, che aveva portato al Monastero chiese, ed ottenne di essere seppellito in questa Chiesa, e non essendovi in tutto il pavimento lapida, o arme di questa famiglia, mi persuado che fosse colaggiù depositato. L’altro sepolcro di basso rilievo ha arme, e lettere mezze guaste dall’umido, ed io vi ho letto come appresso. HIC IACENT OSSA MARIAE ELEONORAE MAYORGHAE NEAPOLITANAE BALNEOLI DUCISSAE UXORIS DUCIS ALOYISI STROZZA FLOR. ULTIMAE SUAE STIRPIS QUAE ANNO REDEMP. MDCLXII VIII. KAL. APR. CHRISTI AETATEM FELICITER CONSECUTA POSTREMUM DIEM CLAUSIT Visibile quivi è l’arme a sinistra con corona Ducale, veggendosi nel corpo di essa due lance, ed uno scacchiere, con intorno Croci, e Leoni rampanti, e passanti, l’arme alla destra non si distingue più, ma facilmente si congettura che fosse quella degli Strozzi, e Messer Paolo Verzoni da Prato al lib. IV dei suoi Ricordi dell’Esequie di questa Duchessa parla così “25 Marzo 1662 morì in questo giorno l’Eccellentissima Signora Duchessa Strozzi, fu portata a seppellire nella Chiesa di Santa Teresa di Firenze vestita con l’abito di quelle Monache Carmelitane Scalze, intervenne al suo funerale tutto il Clero del Duomo, quello di S. Lorenzo (lascia quello di S. Ambrogio) i Frati Domenicani, Zoccolanti, e i Frati Minimi di S. Giuseppe, e i Monaci di S. Pancrazio, nella cui Cura abitava: vi furono dugento Fratelli della Compagnia de Bianchi con torcia di cera bianca alla Veneziana per ciascheduno in mano; fu portata a barella da 12 persone vestite a bruno con banderola in mano, nelle quali erano dipinte le armi di detta Signora, & avanti al Corpo andava tutta la famiglia del Duca Strozzi suo marito vestita a bruno” X. E noi finalmente risalendo alla Chiesa, osserveremo in mezzo al pavimento una nobile iscrizione in marmo con vaghi ornamenti, e dice come appresso:


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a sinistra Scorcio esterno della copertura della chiesa dell’ex-convento da Via della Mattonaia oggi a destra Scorcio di uno dei prospetti interni (al di sotto del tamburo della cupola) della chiesa dell’exconvento oggi.

D. O. M. MARIA RICCARDINI SENAT. BARTHOLOM. UGOLINI UXOR CONTRACTUM NATIVITATAE DEBITUM RECOGITANS HIC UBI MORTE INTERVENIENTE PERSOLVERIT EXARATUM VOLVIT SANCTAE MATRI THERESIAE CORPUS SUUM COMMENDANS CUI ANTEA SPIRITUM FILIAE CONSECRAVIT IDEOQUE MONUM. HOC UNA CUM CONIUGE SIBI SUISQUE POSUIT AN. DOM. MDCLXXII. Questa piissima dama ottenne dalle Monache in questa Chiesa la sepoltura per sé, e per la famiglia Ugolini, ed avendo fatto collocare la suddetta lapida nel 1672 si morì santamente il dì 1 di Novembre del 1680 e quivi fu sepolta, e seguitano a seppellirvi ivi tutti quelli, che muoiono degli Ugolini, i quali vengono notati diligentemente nel Necrologio della Chiesa. Ed al tutto fin qui detto ne’ due ragionamenti, si vuole aggiugnere esservi nel Refettorio delle Monache dipinto a fresco Cristo nel deserto dagli Angioli servito a mensa, opera di Baldassarre Franceschini, detto il Volterrano, il quale negli Angiolini fece i ritratti dei figliuoli del Cavalier Giraldi. Anche nella sepoltura delle Monache nell’entrare subito a manritta si trova una cassa di legno, ove con licenza dell’Ordinario fu seppellita D. Costanza Sforza prima Dama della Granduchessa Vittoria, morta in età di 94 anni.

La chiesa non deve aver subito modifiche se, più di secolo dopo, la descrizione del Fantozzi6 è quasi identica a quella del Richa: La chiesa è di pianta esagona, con cappelle rettilinee poco sfondate nei cinque lati e con tribunetta mistilinea nel sesto lato, ov’è l’altare maggiore: la decorazione è forse troppo semplice, e l’altezza soverchiatamente 6

F.Fantozzi Nuova guida della città e dei contorni di Firenze, Firenze 1846.

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a sinistra Catasto Leopoldino, 1833-40, planimetria originale scala 1/1250, particolare. a destra Fantozzi, Pianta della città di Firenze, 1841, particolare in rosso l’isolato dove sorgerà il convento.

eccessiva. Al primo altare, a destra, è un quadro esprimente un Crocefisso con la Madonna e S.Giovanni di Alessandro Rosi; al secondo una dipintura di scuola del Poccetti, rappresentante l’annunciazione di Maria; al terzo (altar maggiore) è una tavola ove il cavallier Curradi dipinse S.Teresa genuflessa dinnanzi a Maria Vergine che le porge il suo divin figlio; al quarto è un simulacro di marmo di nostra donna, detta di Savona, portato qui da quelle Suore che, come si disse, si fecero venire da Genova e furono le prime ad abitare il monastero; al quinto ed ultimo altare è una tavola di Alfonso Boschi, rappresentante il martirio di Sant’Orsola. Nella cappella sotterranea, che prende aria da un finestra circolare, munita di una rosta di bronzo situata nella tribuna, presso la balaustrata, sono i mausolei della Fondatrice Guardi, morta il 15 Aprile 1648; della duchessa Maria Eleonora Strozzi morta il 25 Marzo 1662; e il Cavalier Gio. Giraldi, benefattore del Monastero, morto il 1684. Si sa ancora che vi fu sepolta a 30 maggio 1731 la serenissima Violante di Baviera, gran principessa di Toscana.

Dalle origini alla soppressione del convento La “pianta della città di Firenze” del Ruggeri (1730) mostra la presenza del convento edificato sull’angolo tra via Borgo la Croce e via della Mattonaia, mentre il resto dell’isolato è ancora occupato quasi completamente dagli orti. Come già detto la costruzione sull’angolo, preesistente al monastero,è già presente nella “nova pulcherrimae florentiae topographia accuratissima delineata” del Bonsignori (1584) ed è probabile che non sia stata completamente demolita al momento dell’edificazione del convento, ma inglobata almeno in parte nella nuova fabbrica. Nel 1808 venne ordinata la soppressione del convento ad opera del governo francese. Già nel 1765 Pietro Leopoldo, dopo aver riportato la sede del Granducato a Firenze, volle dare il via ad una serie di riforme mirate a regolare il rapporto tra Stato e Chiesa e a ridimensionare il potere dei conventi divenuto enorme, in particolare dei monasteri femminili che erano presenti in numero molto superiore a quelli maschili. Lo stesso Pietro Leopoldo in “relazioni sul governo della toscana”7 dà una spiegazione dei motivi che avevano portato a questa crescita eccessiva la quale proviene in gran parte dall’eccessiva quantità delle doti, le quali impediscono molti matrimoni, e le famiglie di nobili riguardano i conventi di monache come uno sfogo e stabilimento delle loro figlie che non trovano 7

Pietro Leopoldo Relazioni sul Governo della toscana a cura di A.Salvestrini, Firenze 1969, p.126.


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a sinistra Progetto di sistemazione urbanistica del Quartiere della Mattonaia, 1865. a destra Catasto Leopoldino,1884, planimetria originale scala 1/1250, particolare.

marito. A quest’effetto vi si mettevano di sette o otto anni e quando ne avevano 14 o 15 senza esperienza di mondo, si facevano vestire monache ed in questo modo facevano l’economia della casa e si disfacevano delle figlie senza consultare se avessero vocazione o no. Gli ecclesiastici che dirigevano tutti i conventi di monache, sì come confessori che come procuratori, e governatori per l’economico, fomentavano questi istituti per far sempre il loro guadagno. Molti di questi conventi non dipendevano dai vescovi ma erano sotto la direzione dei regolari del loro ordine.

Tra il 1767 e il 1782 si ha una notevole riduzione dei conventuali e nel 1785 viene decretato che restassero attivi solamente i conventi dotati di rendite, mentre gli altri erano trasformati in conservatori: da questo si deduce che il monastero di Santa Teresa avesse una buona disponibilità di beni e rendite dato che non fu tra i conventi soppressi da Pietro Leopoldo. È certo infatti che il convento avesse la proprietà di alcuni orti in via della Mattonaia e a S.Piero a Careggi8. La soppressione dei conventi si articola, dopo Pietro Leopoldo, in due fasi successive, sotto il dominio francese e infine sotto il Regno d’Italia, quando il trasferimento della capitale da Torino a Firenze porta grandi trasformazioni immobiliari e sconvolge un equilibrio nell’assetto della città mantenutosi intatto per lungo tempo. Quando il governo francese quindi ordina la soppressione del convento, l’architetto Giuseppe del Rosso viene incaricato di redigere una planimetria completa del complesso di S.Teresa: databile intorno al 1808-1810, questo sarà il primo documento che analizza in modo completo la fabbrica. Su via Borgo la Croce si aveva l’ingresso principale per le persone esterne in visita al convento: il portone, attualmente murato, immetteva nel cortile antistante la chiesa e poi sulla destra, fatti pochi gradini si accedeva al parlatorio. Sempre su Borgo la Croce un altro ingresso portava direttamente al lato sud del chiostro. Su via della Mattonaia era situato un altro ingresso, ancora oggi in funzione e che era probabilmente usato per le carrozze e i carri, a sinistra attraversando il cortile, infatti si aveva accesso ad una serie di locali voltati destinati probabilmente a scuderie. Entrando e passando accanto alla scala invece si accedeva al refettorio. Sempre al piano terreno a lato della chiesa, erano le stanze adibite ad abi8 Pianta di due orti di proprietà del monastero di S.Teresa 1808 Archivio di Stato di Firenze — Corporazioni soppresse dal governo francese 118,66.

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a sinistra Casa di pena S. Teresa di Firenze,1897, planimetria piano terreno,disegni originali scala1/200. a destra Casa di pena S.Teresa di Firenze, 1897, planimetria piano primo, disegni originali scala1/200.

tazione del fattore, che nella planimetria di citata sono contrassegnate dal numero 5. Attorno al grande chiostro, con al centro il pozzo, ruotava la vita del convento: ad est erano situate sette celle destinate alle monache e dietro queste, era ubicato un cortile con l’orto, circondato da locali utilizzati come deposito e spazi di servizio. A nord del chiostro, si trovavano il refettorio e i locali della cucina, mentre un passaggio portava ai campi retrostanti. Dal lato sud del chiostro si accedeva, tramite un ampio vano di forma quadrata, ad una cappellina. Attraverso due rampe di scale, situate vicino all’ingresso su via della Mattonaia, si accedeva al piano superiore:a lato della chiesa (contrassegnati con il n.2 nella planimetria di G.del Rosso) erano gli ambienti facenti ancora parte dell’abitazione del fattore, mentre attorno al chiostro erano distribuite le celle. Il convento viene ripristinato nel 1816 e nel lasso di tempo trascorso dalla prima soppressione, il complesso non sembra aver subito modifiche nella struttura e nell’impianto, se il catasto Leopoldino del 1833-40 riporta uno stato di fatto la cui consistenza edilizia conferma la situazione del rilievo del 1808. La bella pianta del Fantozzi mostra la stessa situazione del catasto, arricchita da segni grafici che mostrano la suddivisione degli orti e il disegno dei giardini. Infine nel 1865 il convento viene definitivamente soppresso, quando cioè la capitale viene spostata a Firenze e si verifica quel grande stravolgimento urbanistico descritto da Silvano Fei in “Le vicende urbanistiche del quartiere di S.Croce dalle origini ai nostri giorni”9: II terremoto urbanistico e immobiliare prodotto dalla permanenza a Firenze della Capitale del neo-regno d’Italia (1865-1870) sconvolge l’equilibrio territoriale della città mantenutosi costante per oltre cinque secoli. Si procede alla saturazione di tutti i terreni liberi compresi tra il vecchio tessuto urbano e le mura: queste, sulla riva destra del fiume, vengono demolite per far posto ai nuovi viali dove, in fregio ai medesimi, sull’esterno, si impostano i nuovi quartieri residenziali. Viene ampliato il territorio comunale fino ad allora limitato al perimetro murario cittadino, mentre l’incremento demografico subisce un netto rialzo per il trasferimento della corte e di tutto I’apparato politico e burocratico ministeriale del nuovo stato unitario. Pari tempo, gli uffici tecnici comunali provvedono a redigere un piano di interventi viari per la porzione di città com9 S.Fei Le vicende urbanistiche del quartiere di S.Croce dalle origini ai nostri giorni Comune di Firenze, Assessorato all’Urbanistica 1986.


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a sinistra Casa di pena S.Teresa di Firenze,1897, planimetria piano secondo,disegni originali scala1/200. a destra Casa di pena S.Teresa di Firenze, 1897, planimetria piano terzo, disegni originali scala1/200.

presa entro le mura urbane. In questa massiccia operazione di ampliamento e riorganizzazione della città il quartiere di Santa Croce rimane coinvolto più degli alti. Già dal novembre del 1864 era stato deliberato l’esproprio degli Orti della Mattonaia, il terreno sul quale sorgerà la piazza d’Azeglio e le strade limitrofe. Con l’apertura di un nuovo tratto di via della Colonna, tagliando longitudinalmente il grande complesso monastico di Santa Maria Maddalena de’Pazzi, espropriato dal nuovo stato con la liquidazione dell’Asse Ecclesiastico, si verrà a determinare una vera e propria discriminazione sociale all’interno del quartiere. Sulla sinistra della via della Colonna il vecchio tessuto della Santa Croce storica e popolana, nella quale, oltre al già presente carcere maschile delle Murate, viene aggiunto, nel 1865, quello femminile sistemato nell’ex convento delle monache vallombrosane di Santa Verdiana: un anno più tardi anche il complesso conventuale delle Carmelitane Scalze di Santa Teresa verrà ridotto a carcere preventivo provvisorio, e trasformato, in seguito in Casa di Pena. Sulla destra, la nuova Santa Croce “bene”, dove, nei villini padronali e nei palazzi, signorili, si insedieranno l’aristocrazia e la ricca borghesia del nuovo Stato unitario.

In questo momento alcuni locali su via Borgo la Croce sono dati in locazione, per fare fronte alla necessità di ospitare le famiglie sfrattate a causa della grande ristrutturazione urbanistica. Nel 1865 un progetto per il “nuovo quartiere nel luogo detto la mattonaia” mostra come si stesse già pensando ad un diverso assetto dell’isolato, ed è l’inizio di quelle modifiche che da questo momento cambieranno in modo profondo il complesso di S.Teresa. Trasformazione del convento in Casa di Pena Nel 1866 un Decreto Regio autorizza l’occupazione del complesso di S.Teresa per adibirlo a carcere. Con il trasferimento della capitale a Firenze si presenta la necessità di trovare velocemente le strutture necessarie ad ospitare le nuove funzioni che da questo momento si concentrano sulla città: gli ex-conventi sopperiscono, nella fretta, alle esigenze e con sommari adattamenti vengono adibiti ai nuovi utilizzi. L’occupazione dei conventi viene attuata quindi su larga scala, grazie alla legge 384 del 22 dicembre 1861 che accorda al governo la facoltà di occupare per ragioni di pubblico servizio le case delle corporazioni religiose;

già al 1867 risalgono i primi disegni, ad opera dell’ing.Pistolesi, per un’ipotesi, poi non realizzata, di progetto di adattamento a carcere di S.Teresa.

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a sinistra Casa di pena S.Teresa di Firenze,1897, planimetria piano quarto,disegni originali scala1/200. a destra Rilevamento I.G.M. di Firenze1919-21, planimetria originale scala 1/2500, particolare.

Nel 1871 abbiamo notizie10 di assunzione e trasferimento di guardie carcerarie nel carcere di S.Teresa ed è probabile che in questo momento l’ex-convento abbia già subito alcune modifiche. La cartografia del catasto Leopoldino del 1884 mostra come il complesso edilizio non fosse sostanzialmente diverso da quello descritto nelle carte precedenti, ma lungo via Borgo la Croce sono state ricavate due particelle indipendenti: molto probabilmente questi erano gli ambienti che al tempo di Firenze capitale erano stati adibiti ad appartamenti. Secondo il Fantozzi11 nel 1875 viene costruita la nuova sezione del carcere e nel 1897 abbiamo una cartografia completa che mostra lo stato della struttura, dove sono evidenti i profondi cambiamenti che hanno interessato l’ex-complesso conventuale. Lungo via della mattonaia, sul suolo prima occupato dagli orti del convento, sono stati costruiti tre nuovi edifici: il corpo centrale, collegato al resto della struttura mediante un passaggio, ospita le celle dei detenuti mentre gli altri sono adibiti a laboratori per lavori di falegnameria, calzoleria, officina meccanica. Al piano terreno12, a nord del chiostro i locali sono stati adibiti a varie funzioni e alcuni vengono tenuti a disposizione per esigenze diverse. A est, nei locali già un tempo adibiti ad ospitare le celle per le suore, si ricavano le celle per i detenuti, suddividendo gli antichi ambienti. Attorno al cortile, sono dislocati locali di servizio, magazzini, servizi igienici. Sul lato lungo via Borgo la Croce trovano posto i gli ambienti della direzione, mentre, a lato della chiesa, si hanno ancora magazzini e locali resi disponibili ad assorbire diverse funzioni. Sul lato che dà su via della Mattonaia, oltre a magazzini, sono situati il corpo di guardia, uffici, il parlatorio, la portineria e gli spazi di passaggio che danno accesso agli altri ambienti della Casa di Pena. Al primo piano, adiacente alla chiesa è situato l’alloggio del capo guardia che si sviluppa anche al supe-

Prefettura di Firenze Affari ordinari 1871 filza 4 Archivio di stato di Firenze. Fantozzi Micali, Rosselli La soppressione dei conventi a Firenze Firenze 1980 L.E.F. 12 Con le modifiche apportate all’ex-convento è aumentato il numero dei livelli, che passa da due (i piani dell’impianto originario) a quattro. Le altezze interne sono varie e la descrizione segue la distinzione in quattro piani del rilievo del 1897. 10 11


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Celle dei volumi di espansione carceraria trasformate in spazi studio dopo la cessione dell’immobile all’università.

riore livello ammezzato, mentre il braccio lungo via della Mattonaia è occupato in gran parte dai locali dell’infermeria. A sud del chiostro è situato l’alloggio del direttore e adiacente a quest’ultimo a est, la caserma della guardie che occupa anche i locali attorno al cortile, fatta eccezione per quelli che affacciano anche sul chiostro, occupati invece da celle. Altre celle sono poi situate nel corpo centrale degli edifici costruiti parallelamente a via della Mattonaia. Il piano secondo è in gran parte occupato dalle celle dei detenuti; accano alla chiesa trovano invece spazio i locali per la scuola, mentre il lato su via della Mattonaia, è ancora occupato dai locali dell’infermeria e dalle camere degli infermi. Il piano terzo e quarto sono praticamente dedicati ad ospitare le celle dei detenuti. Come si può vedere, confrontando il rilievo di G.Del Rosso con le planimetrie del 1897, la struttura dell’ex-convento ha subito, nella sua trasformazione a carcere modifiche tali, che poche sono le parti del complesso rimaste fedeli all’impianto originario. A piano terra, tutto il lato su Borgo la croce ha subito pesanti interventi, dall’eliminazione della cappellina a ovest della chiesa, alla frammentazione degli spazi in ambienti più piccoli e irregolari. Attorno al cortile la struttura è rimasta più vicina all’originaria organizzazione, ma tutti gli ambienti attorno al chiostro sono stati pesantemente adeguati alle nuove esigenze. Stessa sorte è toccata ai locali lungo via

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a sinistra Carcere penale di S.Teresa in Firenze, 1953, planimetria piano terreno, scala1/200. a destra Comune di Firenze, Piano di risanamento del quartiere di S.Croce, disegni originali scala1/500, particolare.

della Mattonaia, dove le antiche scuderie sono state completamente ristrutturate per aggiungere un livello: i piani quindi, in questo corpo, passano dai due del convento, a tre. Al centro del chiostro il pozzo è rimasto, ma viene perso il disegno del giardino anticamente suddiviso in quattro parti, di forma pressoché quadrangolare, da due percorsi che si riunivano intorno al pozzo stesso. Resta più intatta invece la parte adiacente alla chiesa, nel 1808 occupata dall’abitazione del fattore, nonché la chiesa stessa. Al piano superiore scompaiono le celle delle suore prima collocate lungo il perimetro del chiostro e la nuova sistemazione degli ambienti stravolge completamente la precedente. La struttura del convento viene sopraelevata di un piano nella parte a nord e a ovest del chiostro, mentre il lato ad est (sempre rispetto al chiostro), viene ristrutturato ed è aggiunto anche qui un livello destinato ad ospitare le celle dei detenuti. A questo punto la struttura è articolata su quattro livelli e si presenta molto più complessa per la presenza dei nuovi spazi che si inseriscono si sovrappongono a quelli antichi. La cartografia I.G.M del 191921 mostra il complesso di S.Teresa con gli incrementi edilizi: si nota la saturazione degli spazi liberi all’interno del perimetro dell’ex-convento. Negli anni successivi si susseguono altri interventi: al 1943 risale il progetto per la sistemazione a rifugi antiaerei nei vani del seminterrato, mentre nel 1949 si decide di ricavare nuovi locali sopraelevando di un piano i locali disposti attorno all’antico cortile, a est del chiostro; nel 1950 viene rialzato di un piano il corpo dei laboratori, situato a est, che ospita l’officina meccanica. Il progetto degli impianti elettrici del 1953, fatto sulla base del rilievo del 1897, riporta queste modifiche: si possono vedere al piano primo i locali aggiunti attorno al cortile e al piano secondo gli ambienti aggiunti nel blocco dei laboratori. Tra il 1956 e il 1964, vengono poi eseguiti alcuni lavori sul blocco dei laboratori più prossimo a via della Mattonaia, per sistemare i locali delle guardie situati al piano terreno e al piano primo. Nel 1967 viene fatto dal comune di Firenze un piano per il risanamento del quartiere di S.Croce: la pianta dei piani terreni evidenzia la saturazione edilizia avvenuta nei secoli all’interno dell’isolato compreso tra le odierne via A.Manzoni, Piazza Beccarla e le storiche via della Mattonaia e Borgo la


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croce. Dalle sezioni che tagliano il complesso oggetto di studio e gli edifici adiacenti si rilevano le proporzioni in altezza dei vari fabbricati.Facilmente individuabile è il chiostro dell’antico convento (mantenutosi nonostante le profonde modifiche subite dal resto del convento stesso)e vicino ad esso la chiesa che ha un’altezza maggiore rispetto a tutti gli edifici dell’isolato. Il complesso penitenziario viene dimesso nel 1984-85 e i detenuti sono trasferiti nel nuovo Carcere di Sollicciano, ma molti locali continuano ad essere utilizzati dal Ministero di Grazia e Giustizia. Nel 1988 viene eseguita una ricognizione dei locali ad opera dell’U.T.E. in previsione del passaggio di una porzione di fabbricato all’Università degli Studi di Firenze che l’avrà in comodato d’uso per 50 anni. Stato attuale del complesso di S.Teresa, dismissione del carcere e passaggio di una porzione del complesso all’Università degli Studi di Firenze Il complesso risulta diviso in quattro parti distinte: • porzione di edificio dell’ex-casa di reclusione di S.Teresa; • porzione in uso al Comando Regionale per Semilibertà Detenuti (corpo di fabbrica su via della Mattonaia); • porzione adibita ad alloggi per civile abitazione (locali situati su via Borgo la croce); • porzione che ospita il Centro Servizio Sociale Adulti (locali situati attorno al cortile a est del chiostro e l’ultima parte dei locali che affacciano su Borgo la Croce). Di seguito si riportano alcune parti della perizia con la descrizione dello stato di fatto dei locali: 1) Porzione di edificio Ex-Casa di reclusione “S.Teresa”. […] Porzione attualmente libera. Trattasi cella porzione di edificio che rappresenta la maggior parre del complesso immobiliare avente accesso da Via Della Mattonaia, 5 e 14 disposto su quattro piani e così composto: Al Piano Terreno vani 100 o quanti essi siano, oltre accessori, corridoi, servizi, ripostigli e disimpegni. Detti vani sono per la maggior parte ex-celle e vani di vario uso quali magazzini, ex cucina,depositi, ecc. oltre 10 cortili (di cui uno molto ampio con loggiato coperto e dal quale si accede, tramite scala, ad una C.T. e a due locali, ex carbonaia, al piano sottosuolo). […] Gli stessi intonaci presentano tracce di umidità permanente. II riscaldamento è presente in parte del compendio, mancando nelle celle di detenzione. II compendio presenta inoltre lesioni a seguito di infiltrazioni di acqua meteorica per la rottura di alcune parti di docce e calate di porzione del manto di copertura e per carenza di opere di manutenzione ordinaria. 2) Porzione di edificio in uso al Comando Regionale per Semilibertà detenuti (Porzione occupata dal Comando regionale). […] Trattasi della porzione di edificio tergale rispetto a Via della Mattonaia avente accesso dalla Via medesima ai n. civici 10 e 12 disposto su tre piani e così composta: Al Piano Terreno Quattro vani, o quanti essi siano oltre servizi e disimpegno in normale stato di conservazione poiché vi sono state effettuate recenti trasformazioni; oltre a due vani e garage in mediocre stato di conservazione. Vi è inoltre come accessorio un vano ad uso cisterna del gasolio e Cabina E.N.E.L. (avente accesso da Via Mattonaia n. 8) Al

Metamorfosi storica del complesso di Santa Teresa: 1808-1810 Monastero 1897 Casa di pena lavori di ristrutturazione di notevole entità 1897 Casa di pena addizioni alla struttura dell’ex-convento 1953 Casa di pena addizioni alla struttura carceraria 1995 Università degli Studi di Firenze addizioni alla struttura carceraria.

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Piano Primo vani sette o quanti siano oltre servizi e corridoio in mediocre stato di conservazione. Detti vani erano precedentemente adibiti a caserma agenti. Al Pieno secondo Vani sette, o quanti siano, oltre servizio e corridoio in mediocre stato di conservazione. Detti vani erano precedentemente adibiti ad infermeria. All’interno del complesso vi è una chiesa di forma esagonale di circa m 8,50 di lato, avente al piano seminterrato un piccolo vano adibito ad ossario. Al Piano Primo vani 7 o quanti siano, oltre accessori, corridoi, servizi e disimpegni. Detti vani sono ex celle di reclusione, oltre magazzini ex camerate genti e servizi. Al Piano Secondo vani 100, o quanti siano, oltre accessori, corridoi, servizi e disimpegni, Detti vani sono ex celle di reclusione. Al Piano Terzo vani 100, o quanti siano, oltre accessori, corridoi, servizi e disimpegni. Detti vani sono ex celle di reclusione. Al Piano Quarto vani 60, o quanti siano, oltre accessori, corridoi, servizi e disimpegni. Detti vani sono in parte ex celle di reclusione ed in parte a locali precedentemente adibiti a sartoria, sala cinema, barbiere e magazzini. Dal precetto piano si accede al piano (sottotetto) ove trovasi 2 vani ad uso sbratto oltre ad un servizio. I locali sopradescritti si trovano in scadente stato di conservazione e manutenzione con caratteristiche scadenti di finitura derivata ed aggravata dalla vetustà del compendio. Alcune parti sono pericolanti (ved. locale magazzino posto all’esterno del compendio ed accessibile da passo carrabile da Via della Mattonaia 14 che si presenta privo cella copertura per crollo della medesima. I servizi sono scadenti, gli intonaci seno eseguiti a malta di calce. 3a) Porzione di edificio formato da alloggi per civile abitazione. […] Accesso da Via Borgo La Croce n. 30/a in discreto stato di conservazione perché recentemente ristrutturato composto: Al Piano Terreno vani 9 (compreso 2 cucine), oltre 2 servizi, 2 ripostigli nonché da corte esclusiva, pozzo e tettoia. Al Piano seminterrato un vano di medie dimensioni adibito a cantina in mediocre stato di conservazione, accessibile dalla corte esclusiva tramite scala in pietra. 3b) Alloggio per civile abitazione. […] Alloggio avente accesso da Via Della Mattonaia n. 4 in normale stato di conservazione e cosi composto: Al Piano terreno vani 5, compresa cucina, oltre bagno, corridoio e vano scala. Al Piano secondo, avente accesso da scala interna, vani 2 in mediocre stato di conservazione oltre bagno, ripostiglio, e corridoio in buono stato di conservazione in quanto ristrutturati di recente. Al Piano Sottosuolo due locali adibiti a cantina con altezza m2,20 in mediocri condizioni di conservazione e pavimentati in gres, il tutto accessibile da scala interna. 3c) Alloggio di civile abitazione. […] Alloggio avente accesso da Via Borgo La Croce, 30 e raggiungibile tramite corridoio e corte comune interna e successivamente d scala (facente parte dell’alloggio) di collegamento con il piano primo disposto pertanto al piano primo stesso e così composto: Vani 4, compresa cucina, oltre Bagno W.C., ripostiglio esterno ampia terrazza; il tutto in normale stato di conservazione oltre piccolo ripostiglio esterno disposto al piano terreno inagibile al momento del sopralluogo a causa del soffitto pericolante. 3d) Alloggio di civile abitazione. […] Trattasi di ampio alloggio avente accesso da Via Borgo La Croce 30 tramite scala a comune in discreto stato di conservazione così composto: Al Piano Primo vani 4 (quattro) compreso cucina oltre ampio salone (formato da due vani uniti), ingresso, corridoio disimpegno, bagni W.C., ampia terrazza e locale di sgombro, con copertura plastica) avente accesso dalla terrazza stessa il tutto in discreto stato di conservazione e manutenzione. Al Piano Secondo due vani oltre corridoio, disimpegno e bagno W.C., in ottimo stato di conservazione e manutenzione poiché restaurato recentemente, oltre ampia soffitta in mediocre stato e conservazione. Al piano secondo si accede da scala a chiocciola in metallo. Al Piano Terreno un vano adibito a ripostiglio, accessibile e corridoio comune, in cattivo stato di conservazione. 3e) Alloggio di civile abitazione. […] Trattasi ci ampio alloggio avente accesso da Via Borgo La Croce n. 30 e disposto al Piano Primo, il tutto in buono stato di conservazione e manutenzione. Il Predetto è formato da vani effettivi 7 (sette), di cui uno doppio oltre ingresso, disimpegno, ripostiglio, 2 bagni W.C. e piccola terrazza. Tale alloggio è dotato al piano terreno ci un piccolo ripostiglio in cattivo stato di conservazione avente accesso da corridoio comune. Caratteristiche comuni agli alloggi. Tutti gli alloggi presentano il riscaldamento singolo a metano. 4) Porzione di edificio adibita a centro servizio sociale Adulti del Ministero di Grazia e Giustizia. […] Trattasi di porzione dì fabbricato disposta al piano primo ed avente accesso da via Borgo La Croce e formato da vani 9 (nove), o quanti siano oltre servizi, corridoi, ripostigli ed accessori, il tutto in buono stato di conservazio-


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ne e manutenzione. Il riscaldamento è singolo a metano, i pavimenti sono di monocottura 20x20; le porte in legno, l’impianto elettrico è normale e sottotraccia. La porzione immobiliare sopra descritta è raggiungibile da ampia scala di accesso al piano terreno e da ulteriore scala interna (attualmente chiusa). Si rende nota che nel compendio vi sono alcuni vani o porzioni di vano non sopralluogati in quanto a confine fra gli alloggi e la chiesa e fra la chiesa e la Casa di Reclusione. Detti vani, risultano inseriti nella porzione adibita ad Casa di Reclusione e furono chiusi per motivi di sicurezza.

Nel 1990 il Comune di Firenze consegna all’Università degli Studi di Firenze, i locali dell’ex-carcere mentre gli spazi dell’istituto di semilibertà, gli alloggi, e il Centro Servizio Sociale Adulti restano confermati nelle loro funzioni e non rientrano quindi tra gli spazi disponibili. Il rilievo dello stato attuale mostra il complesso di S.Teresa nelle condizioni in cui è pervenuto all’Università: purtroppo molto poco resta dell’impianto dell’antico convento la cui organizzazione planimetrica e funzionale risulta essere ora quasi irriconoscibile: a livello macroscopico restano individuabili il chiostro, il cortile situato ad est del chiostro stesso, un tempo occupato dagli orti, la chiesa con alcuni degli spazi ad essa adiacenti e i cortili interni. I pesanti interventi eseguiti soprattutto per adattare a carcere la struttura conventuale, hanno cancellato la memoria più antica: osservando ancora il rilievo di G. del Rosso del 1808 in rapporto al rilievo attuale, è evidente la frammentazione degli spazi: nuovi setti dividono gli ambienti e ne creano di più piccoli e irregolari conferendo all’impianto un aspetto casuale e complicando l’originaria distribuzione dei locali. Più presente è la memoria del carcere impressa sull’edificio nel suo complesso, e significativa non tanto nelle superfetazioni che si configurano come un normale adattamento di spazi a nuove funzioni, quanto negli ambienti che ospitavano le celle e che naturalmente richiamano in modo forte la funzione cui era stato destinato l’edificio. Il recupero dei locali resi disponibili per l’Università, (secondo le N.T.A. del P.R.G. adottato) sono subordianti ad un progetto unitario che dovrà assicurare il recupero dei caratteri originali dei complessi conventuali, il mantenimento di alcune parti della struttura carceraria e l’integrazione dei due complessi (S.Verdiana e S.teresa N.d.R.) nel tessuto circostante.Sono ammessi interventi di demolizione e ricostruzione purchè sia mantenuto un equilibrato rapporto fra l’edificato e gli spazi vuoti.

I lavori di ristrutturazione iniziati nel 1995 e terminati nel 1996, recuperano gli spazi senza sottrarsi al confronto con l’esistente: i locali degli ex-laboratori per detenuti, grazie alle grandi finestrature sull’esterno,vengono convertiti in aule e viene studiata una nuova distribuzione il cui nodo principale per i collegamenti verticali, le infiormazioni ed i servisìzi, si concentra nell’asse trasversale di collegamento dei tre corpi di fabbrica.Viene recuperata una parte delle celle (quelle del corpo centrale, dei tre allineati lungo via della Mattonaia) che vengono lasciate intatte o comunque visivamente riconoscibili ed adibite a funzioni compatibili per dimensioni e caratteristiche, con l’intenzione di conservare la forte memoria di questi spazi.

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Progetto definitivo, stato di fatto, tavola 9, sezione 1 prospetto su Via Mattonaia del complesso; a destra il prospetto ovest della chiesa dell’ex-convento.

Stato di fatto prima dell’intervento del 2013 Porzione del complesso assegnata da progetto alla Facoltà di Architettura. L’ingresso all’intero complesso universitario, situato in via della Mattonaia immette nella parte più a nord del complesso stesso, in una serie di spazi esterni che costituiscono le aree di risulta rimaste libere dopo la costruzione, nella seconda metà dell’800, della nuova sezione del carcere, eretta nel luogo prima occupato dagli orti del convento. Il corpo di fabbrica lungo via della Mattonaia, fatta eccezione per alcuni locali al piano terra, è ancora occupato dal Comando Regionale Semilibertà Detenuti, mentre nei tre corpi di fabbrica, ortogonali al lato nord del chiostro, attualmente si concentrano le funzioni dell’università: questi blocchi di recente ristrutturazione non necessitano di interventi specifici per la manutenzione.Nella struttura carceraria, i due blocchi situati a est e ovest erano adibiti a laboratori e grazie alle grandi dimensioni, all’altezza dei locali, e alle ampie finestrature, ben si sono adattati ad accogliere le aule, attualmente a piano terra, in numero di 6, compresa un’aula magna. Per le stesse ragioni altre aule sono state collocate al piano primo. Il corpo centrale conteneva invece le celle, ancora oggi visibili perché recuperate e riconvertite in spazi di didattica, di studio e di scambio per gli studenti, adeguati alle dimensioni ridotte degli ambienti. Questi spazi occupano i livelli 1,2,3,4 mentre al quinto sono situati i laboratori di informatica e di fotografia. La distribuzione è affidata ad un percorso ortogonale ai tre corpi della facoltà che rappresenta l’unico asse su cui si concentrano tutti i flussi di utenza.Resta inoltre scollegato il blocco lungo via della Mattonaia che immette negli spazi esterni del complesso universitario e si configura attualmente solo come struttura di passaggio. A nord del chiostro gli ambienti che ospitavano le celle (livello 3 e 4) versano in uno stato di forte degrado: sono presenti cedimenti nel soffitto e caduta di intonaco e di parti della struttura muraria, in forte degrado è anche la struttura metallica del ballatoio e della scala che collega i due livelli di celle. A causa delle pessime condizioni degli infissi e della


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mancanza di alcuni vetri alle finestre l’ambiente presenta forti tracce di umidità e ovunque vi sono escrementi di animali che facilmente si introducono all’interno dell’edificio. Spazi esterni compresi nel perimetro del complesso. Come già accennato sopra, la saturazione dello spazio degli orti dell’ex-convento attraverso la costruzione della nuova sezione del carcere, ha dato luogo a quegli spazi di risulta di forma irregolare dai quali attualmente si accede ai vari ambienti del complesso universitario. Il muro che anticamente delimitava la proprietà del convento infatti, presenta i lati non paralleli alla nuova struttura carceraria, determinando questa frammentarietà degli spazi liberi di difficile organizzazione. Al momento quindi questi spazi si configurano solamente come accessori alla distribuzione, privi di una funzione vera e propria. I prospetti dell’intero complesso, in buone condizioni per quanto riguarda le parti ristrutturate di recente dall’Università, presentano invece aree degradate sul lato lungo via della Mattonaia. Il prospetto di quest’ultimo blocco, semplice senza decorazione sul lato che affaccia sulla strada, presenta all’interno modanature che scandiscono la facciata secondo un ordine regolare, di chiara derivazione ottocentesca. Sono presenti anche su questo lato fenomeni di degrado dell’intonaco dovuti all’umidità. Porzione del complesso assegnata da progetto al Dipartimento di Progettazione della Facoltà di architettura. Gli ambienti a ovest del chiostro, sono quelli rimasti più fedeli alla struttura originaria: è evidente la forma esagona della chiesa, e anche i locali adiacenti ad essa mantengono molto del primitivo impianto. Più a sud, si nota il cortile che originariamente immetteva nella chiesa stessa dal lato che oggi appare murato: adesso infatti l’accesso avviene attraverso una delle cappelle laterali, pone l’altare maggiore sulla destra di chi entra, in angolo, anziché di fronte sull’asse principale. Lungo Borgo la Croce, nella parte attualmente occupata dagli alloggi, il sovrapporsi di piccoli interventi di adeguamento ha determinato una frammentazione degli spazi e impedisce una lettura chiara dell’impianto originario del convento. L’eliminazione delle superfetazioni, non

Progetto definitivo, stato di fatto, tavola 9, sezione 2 prospetto su Borgo la Croce del complesso e prospetto sud della chiesa dell’ex-convento.

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Progetto definitivo, stato di fatto, tavola 9, sezione 3 a sinistra gli spazi abbandonati della chiesa dell’ex-convento e il vestibolo di accesso da Via Mattonaia; al centro le celle carcerarie del Corpo F di espansione carceraria in disuso; in proiezione a destra il Corpo E di espansione carceraria in disuso.

significative dal punto di vista storico, permetterebbe in questo caso di recuperare una memoria molto più antica e significativa nonché di fare emergere, almeno attraverso le linee fondamentali della struttura, il disegno originario. Considerazioni analoghe si possono fare per i locali situati attorno all’antico cortile, a est del chiostro, al momento occupati dal Centro Servizio Sociale Adulti. Anche qui infatti, pareti divisorie interne confondono la struttura degli ambienti che nelle linee principali può essere invece considerata significativa per capire la primitiva organizzazione del complesso conventuale. I prospetti su Borgo la Croce, nonché sui lati che affacciano sulle corti interne si presentano in uno stato di generale trascuratezza e sono evidenti inoltre parziali ridipinture di colore diverso. Chiostro e corti interne. Il chiostro, spazio di grande importanza che riporta immediatamente alla memoria dell’antico convento, versa attualmente in condizione di forte degrado: le colonne e i basamenti evidenziano in molte parti l’erosione cui è soggetta la pietra a causa del tempo e degli agenti atmosferici, mentre la pavimentazione del camminamento, su cui affacciavano in origine le celle delle suore al piano primo, presenta evidenti tracce di umidità e infiltrazione di acque meteoriche. Attorno al pozzo, che in origine costituiva il centro dei regolari percorsi che attraversavano il chiostro secondo un disegno semplice e lineare ormai perduto, cresce una vegetazione casuale e folta che impedisce di comprendere e apprezzare con lo sguardo le proporzioni di questo spazio. Su tutti i prospetti gli intonaci presentano rilevanti fenomeni di degrado. Il cortile a est del chiostro, in cui naturalmente sono scomparsi gli orti e su cui attualmente si affacciano i locali del Centro Servio Sociale Adulti, si configura come uno spazio interno di scarso valore estetico, senza una funzione precisa. Questa situazione di incuria coinvolge anche le altri corti interne il cui aspetto è alterato da elementi accessori quali tettoie, elementi legati alla distribuzione interna degli impianti


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ecc… È necessario tenere presente invece che la leggibilità degli elementi dell’impianto derivanti dall’ex struttura conventuale è in gran parte affidata alla riconoscibilità a livello macroscopico di alcune parti fondamentali (chiostro, chiesa, cortile degli orti): questo perché se nella struttura interna dell’edificio è possibile leggere l’organizzazione del convento solo a grandi linee (sono scomparse tutte le celle delle suore, modificati e ristrutturati quasi tutti gli ambienti nel corso dell’800), questi spazi fortemente caratterizzati e legati alle esigenze dell’antica vita religiosa, permettono un parallelo immediato, riportando con evidenza il convento all’interno del complesso attuale. Su tutto il complesso, escludendo i tre corpi ortogonali al lato nord del chiostro già ristrutturati dalla Facoltà di Architettura, è necessario un rifacimento completo delle coperture che si presentano in condizioni di degrado. Gli interventi avvenuti per fasi successive in piccole parti, in modo non programmatico, ma per fare fronte a sopravvenute esigenze, hanno determinato diversi stadi di degrado tali non rendere consigliabili interventi puntuali.

Progetto definitivo, stato di fatto, tavola 9, sezione 20 a sinistra gli spazi del cortile est e il volume di espansione carceraria non ancora assegnati all’Università; al centro il prospetto nord del chiostro dell’ex-convento; a destra il volume di espansione carceraria e il vestibolo di accesso della chiesa da Via Mattonaia.

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scheda riassuntiva

Committenza Università degli Studi di Firenze Localizzazione Firenze, Via della Mattonaia Progetto architettonico Progetto definitivo dell’intero complesso di S. Teresa — 2005/2006 prof. arch. Alberto Breschi collaboratori: arch. Francesco Deriu, arch. Alessio Gai, arch. Claudia Giannoni, arch. Martino Piccioli Progetto unitario e progetto esecutivo 1° stralcio — 2006/2007 prof. arch. Alberto Breschi collaboratori: arch. Francesco Deriu, arch. Alessio Gai, arch. Claudia Giannoni, arch. Martino Piccioli Aggiornamento del progetto esecutivo — 2011 arch. Claudia Giannoni collaboratore: arch. Niccolò Bassi, arch. Michela Mezzanotte Progetto varianti in corso d’opera — 2014, 2015, 2016 prof. arch. Alberto Breschi collaboratore: arch. Gianluca Chiostri Progetto strutturale Progetto definitivo strutturale e progetto esecutivo strutturale del 1° stralcio prof. ing. Andrea Vignoli Aggiornamento del progetto strutturale esecutivo ing.Claudio Consorti Progetto impiantistico Progetto definitivo impianti ed esecutivo impianti del 1° stralcio e aggiornamento progetto esecutivo prof. ing. Enzo Giusti Piano della sicurezza Piano della sicurezza del progetto definitivo ed esecutivo del 1° stralcio arch. Adolfo Baratta Piano della sicurezza dell’aggiornamento del progetto esecutivo arch. Tommaso Chiti Progetto antincendio Progetto antincendio per l’elaborazione progetto esecutivo 1° stralcio ufficio tecnico Progetto antincendio di aggiornamento progetto esecutivo ing. Pietro Scarpino Indagini geologiche dott. geol. Paolini e dott. geol. Roberto Checcucci Costi Sicurezza € 430.924,94 Opere Edili € 2.067.413,47 Strutture € 1.549.625,63 Impianti Meccanici € 857.192,36 Impianti Elettrici e speciali € 709.922,10 Totale € 5.615.078,50

Direzione dei lavori 2012-2016 cav. ing. Riccardo Falcioni Direttore operativo per le opere architettoniche (fino dicembre 2014) arch. Carla Mauceri Direttore operativo per le opere architettoniche prof. arch. Alberto Breschi con collaborazione di arch. Gianluca Chiostri Direttore operativo per le opere impianti elettrici e speciali ing. Alessandro Bertelli Direttore operativo per le opere impiantistiche (fino dicembre 2013) p.ind. Riccardo Russo Direttore operativo per le opere impianti meccanici ed idrotermosanitari ing. Francesco Melani Coordinatore alla sicurezza in fase di esecuzione e gestione contabilità arch. Gianmarco Maglione Ispettore di cantiere geom. Ilario Cipriani Collaudi Presidente della commissione e collaudatore T.A. arch. Gianni Lachina Collaudatore opere strutturali ing. Giuseppe Gennaro D’Agata Collaudatore opere impiantistiche ing. Filippo Diana Responsabili del procedimento arch. Vito Carriero (2006 — giugno 2008) arch. Giuseppe Fialà (giugno 2008 — maggio 2010) arch. Francesco Pilati (maggio 2010 — fine lavori 2016) Raggruppamento Temporaneo Imprese Cooperativa Archeologia — MIDA srl — CTC (assegnatrice Idrotermica ed Archeologia) Direttore Tecnico di cantiere arch. Alessia Lorenzi arch. Andrea Gualtierotti Capo commessa RTI arch. Alessia Lorenzi


Finito di stampare per conto di DIDAPRESS Dipartimendo di Architettura UniversitĂ degli Studi di Firenze Dicembre 2016


Questa pubblicazione riguarda la trasformazione e il restauro di una parte dell’ex complesso carcerario di S. Teresa nel Centro Storico di Firenze per le attività didattiche e dipartimentali della scuola di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze. Documenta inoltre l’intero progetto di riconversione che, nel concetto e nel metodo della riqualificazione urbana e del disegno della città come perenne ‘ritrattamento della materia esistente’, si è fondato innanzitutto sulla valorizzazione della stratificazione storica degli elementi che lo compongono, sulla volontà di imprimere un nuovo e più aderente significato innovativo alla nuova destinazione e, infine, nel riconoscimento del valore unitario dell’intero complesso all’interno dell’obiettivo strategico più generale del rinnovo e del recupero del patrimonio edilizio esistente. Alberto Breschi ha svolto gli studi universitari presso la Facoltà di Architettura di Firenze dove si è laureato, nel 1969, con relatori Leonardo Ricci e Leonardo Savioli. Co-fondatore del gruppo ZZIGGURAT nel periodo dell’Architettura Radicale degli anni ‘70, è stato professore ordinario di Progettazione architettonica e urbana nella Facoltà di Architettura di Firenze, dove ha insegnato ininterrottamente dal 1970 fino al 2013. Attualmente vive e lavora a Firenze in un costante impegno professionale tramite la partecipazione a concorsi nazionali ed internazionali di architettura, progetti e realizzazioni, costantemente sostenuto da un impegno di ricerca teorica e applicata. Sono al suo attivo numerose pubblicazioni su testi e riviste specializzate e interventi a convegni.

9 788896 080696

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Santa Teresa | Breschi  

Questa pubblicazione riguarda la trasformazione e il restauro di una parte dell’ex complesso carcerario di S. Teresa nel Centro Storico di F...

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Questa pubblicazione riguarda la trasformazione e il restauro di una parte dell’ex complesso carcerario di S. Teresa nel Centro Storico di F...