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Questo volume è stato pubblicato con il contributo dell’Università degli Studi di Parma, Dipartimento di Lettere Arti Storia Società, e con il contributo dell’Amministrazione Provinciale di Parma

Coordinamento editoriale Leandro del Giudice Cura grafica Anna Bartoli In copertina Carlo Mattioli: Paesaggio a Parma -1972 (collezione privata) ISBN 978-88-8103-841-1 © 2014 Edizioni Diabasis Diaroads srl-Vicolo del Vescovado, 12 - 43121 Parma Italia telefono 0039 0521 207547 www.diabasis.it


«Sul declinare dell’anno…» Una giornata per Attilio Bertolucci a cento anni dalla nascita

Atti del convegno di studi tenuto nell’Aula Magna dell’Università di Parma il 6 dicembre 2011

A cura di Paolo Bongrani, Paolo Briganti, Giulia Raboni

diabasis


Indice

7. Premessa

La poesia di Attilio Bertolucci 11. Per Attilio, Mario Lavagetto 19. La poesia del vero e il suo destino nel tempo: Attilio Bertolucci, Gabriella Palli Baroni 37. «D’ogni istante la mente s’innamora». Tempo e sentimento del tempo in Attilio Bertolucci, Marta Rebagliati

Attilio Bertolucci e il cinema 55. Cukor e gli altri: al cinema con Attilio Bertolucci, Roberto Campari 61. Meravigliose mistificazioni: Attilio Bertolucci critico cinematografico, Michele Guerra

Attilio Bertolucci critico letterario 75. Il mondo riscoperto. Appunti su Bertolucci critico letterario, Giovanni Ronchini 85. Quel 1938. Pagine misconosciute (e immediati dintorni), Paolo Briganti

Due testimonianze per Attilio Bertolucci 119. Attilio Bertolucci fra il “Maria Luigia” e «Palatina», Gian Carlo Artoni 123. Per Attilio Bertolucci, Pier Luigi Bacchini Una cartolina di Bertolucci a Bacchini Una poesia di Bacchini per la morte di Bertolucci 133. Indice dei nomi


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Premessa

Nel corso del 2011, anno centenario della nascita di Attilio Bertolucci, alcuni di noi, docenti e ricercatori del Dipartimento di Italianistica, pensarono che tale ricorrenza doveva essere celebrata come meritava, da parte della nostra Università. Questo impegno tanto più appariva doveroso in quanto l’Università di Parma il 15 novembre 1984 (l’anno della pubblicazione del primo volume della Camera da letto) aveva conferito al Poeta la Laurea ad Honorem in Materie Letterarie, con una cerimonia solenne e insieme ‘familiare’, che lo commosse e lo rese felice (come ricordano coloro che quel giorno erano presenti). Partì allora un appello, che venne sollecitamente e amichevolmente raccolto dalle persone che ora compaiono con il loro contributo in questi Atti; e così il 6 dicembre del 2011, quasi «Sul declinare dell’anno…», fu possibile organizzare una giornata di studio per ricordare Attilio Bertolucci a cento anni dalla nascita; una giornata che si tenne nell’Aula Magna dell’Università e che fu aperta dai saluti del Magnifico Rettore, prof. Gino Ferretti, e dall’Assessore alla Cultura dell’Amministrazione Provinciale di Parma, dott. Giuseppe Romanini, e cioè dai rappresentanti dei due Enti che più hanno sostenuto la nostra iniziativa. La scansione tematica dei lavori, che furono seguiti da un pubblico numeroso e partecipe, fu quella che ora viene esattamente riproposta nel volume: La poesia di Attilio Bertolucci, innanzi tutto; e poi Attilio Bertolucci e il cinema; Attilio Bertolucci critico letterario; e infine due rilevanti Testimonianze per Attilio Bertolucci. Dunque, oltre alla poesia, vennero toccati quasi tutti i ‘campi’ culturali attraversati con viva intelligenza da quel letterato a tutto tondo, da quell’intellettuale raffinato e multiforme che fu Attilio Bertolucci. Una lacuna purtroppo si deve riconoscere, quella rappresentata dal rapporto di Bertolucci con la storia dell’arte e con la pittura in particolare; ma occorre dire, a parziale discolpa, che una delle maggiori conoscitrici di questa ininterrotta liaison, Gabriella Palli Baroni (curatrice proprio nel 2011 delle Lezioni d’arte di Attilio Bertolucci per l’editore Rizzoli) era già impegnata sul terreno della poesia. Il nostro appello per l’organizzazione del convegno fu rivolto innanzi tutto ad alcuni di quegli studiosi che alla poesia di Bertolucci avevano prestato una lunga attenzione e saggi memorabili: a partire da Mario Lavagetto, che ha aperto i lavori con una relazione illuminante, e dalla appena citata Palli Baroni. Ma insieme a loro, agli studiosi di chiara fama come si sarebbe detto un tempo, insieme


a un paio di colleghi parmensi ‘di lungo corso’ come Roberto Campari e Paolo Briganti, abbiamo voluto convocare le forze nuove degli studi (ben consapevoli che ciò avrebbe fatto piacere al Poeta): giovani e giovanissimi ricercatori come Marta Rebagliati, Michele Guerra e Giovanni Ronchini. E inoltre ci è sembrato importante e di grande interesse ascoltare le testimonianze di due poeti che in tempi e modi diversi furono molto vicini a Bertolucci: Gian Carlo Artoni, allievo diretto, e Pier Luigi Bacchini, poeta del ‘rinnovamento’. Un ricordo particolare e commosso va alla memoria di Pier Luigi Bacchini che, come è noto, purtroppo ci ha lasciato il 5 gennaio di questo 2014. Lo ricordiamo anche perché Bacchini volle offrire al convegno, oltre a una viva testimonianza dei suoi rapporti con Bertolucci, due ‘doni’ preziosi e significativi: una cartolina inviatagli da Attilio il 15 giugno 1995 in cui, insieme all’invito al consueto incontro estivo a Casarola, Bertolucci lo esortava a tenere viva «la fiamma della candela che forse ho acceso anni fa a Parma», vale a dire lo esortava, amichevolmente e senza alcuna enfasi, come era nel suo stile, a raccogliere il testimone della poesia nella nostra città; il secondo ‘dono’ è rappresentato dalla bella poesia, inedita e letta in pubblico per la prima volta al convegno, scritta da Bacchini in occasione della morte di Bertolucci, avvenuta il 14 giugno 2000. Questi due preziosi documenti, che arricchiscono il nostro volume, il lettore li troverà in allegato al testo di Bacchini. Molto tempo, forse troppo, è passato da quella giornata del 6 dicembre 2011, che ci vide riuniti nell’Aula Magna dell’Università, alla pubblicazione degli Atti (per i quali vogliamo esprimere la nostra gratitudine alla redazione della Casa editrice Diabasis e in particolare al suo presidente, dott. Mauro Massa, che nella primavera scorsa ha accolto subito, generosamente, la nostra proposta editoriale). Ma c’è un fatto che almeno in parte ci giustifica: poco prima della celebrazione del convegno il Dipartimento di Italianistica venne coinvolto con quasi tutti i suoi membri nella preparazione del vol. ix della grande Storia di Parma pubblicata dalla MUP e dedicata alle Lettere. L’ampiezza del lavoro e i tempi stretti per la consegna (il volume uscì nel dicembre del 2012) fecero sì che la preparazione degli Atti fosse interrotta e subisse una lunga pausa. Peraltro occorre dire che Bertolucci frattanto non veniva dimenticato: in quel volume delle Lettere, infatti, la parte riservata al Novecento è quella più rilevante, e all’interno del Novecento (com’era da attendersi) il capitolo monografico più ampio (firmato da uno dei curatori del presente volume) fu dedicato ad Attilio Bertolucci: cioè non solo al più illustre poeta di Parma, ma anche ad uno dei maggiori poeti del Novecento italiano.


La poesia di Attilio Bertolucci


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Per Attilio Mario Lavagetto

Lasciatemi cominciare con un aneddoto e lasciate che lo affidi alle parole di chi ce lo ha consegnato in un breve scritto del 1915 con impareggiabile eleganza. «Non molto tempo fa – racconta Sigmund Freud – in compagnia di un amico silenzioso e di un poeta molto noto nonostante la sua giovane età, feci una passeggiata in una contrada estiva in piena fioritura. Il poeta ammirava la bellezza della natura intorno a noi, ma non ne traeva gioia. Lo turbava il pensiero che tutta quella bellezza era destinata a perire, che col sopraggiungere dell’inverno sarebbe scomparsa: come del resto ogni bellezza umana, come tutto ciò che di bello e nobile gli uomini hanno creato o potranno creare. […] Io non sapevo decidermi a negare la caducità di ogni cosa e nemmeno a fare un’eccezione per ciò che è bello e perfetto. Tuttavia non concessi al poeta pessimista che la caducità del bello implicasse una sua svalutazione […]. Dichiarai inconcepibile che la caducità del bello dovesse turbare la gioia che esso ci procura. La bellezza della natura ritorna, dopo la distruzione dell’inverno, nell’anno nuovo, e questo ritorno, in rap­porto alla durata della nostra vita, lo si può dire un ritorno eterno. La bellezza del corpo e del volto umano la vediamo svanire per sempre nel corso della nostra esistenza, ma la breve durata aggiunge a tali attrattive un nuovo incanto. Se un fiore fiorisce una sola notte, non perciò la sua fioritura ci appare meno splendida». Si tratta, sembra a Freud, di argomentazioni inconfutabili e tuttavia è costretto ad accorgersi che non «hanno fatto alcuna impressione né sul poeta [in cui è possibile riconoscere Rainer Maria Rilke] né sull’amico». Non avrebbero fatto alcuna impressione nemmeno su Attilio Bertolucci, se lo immaginiamo al posto di quel poeta, perché tutto il suo lavoro si basa sulla percezione dolorosa, e per lui irreparabile, della caducità. È accaduto molto spesso che una lettura disinvolta e superficiale abbia privilegiato una chiave idillica o elegiaca, spianando in tal modo la strada a un fraintendimento radicale di un’opera ossessiva e ossessionata dalla precarietà che si annida nel cuore delle cose, le mette costantemente a rischio e spinge la parola poetica a difenderle con una pratica esorcistica. Dietro


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Mario Lavagetto

a questo c’è la paura diffusa, onnivora e intrattabile che tutto possa dissolversi e scomparire, che solo nominando le cose sia possibile procrastinarne almeno la dissoluzione. Non si capisce la poesia di Bertolucci se non ci si rende conto che quelle cose (i colori, le luci, gli accadimenti, i cieli, le stagioni, le gaggie, le violette, le farfalle, le lucertole) sono sempre in procinto di non esserci e che se l’assenza, come ci ha insegnato, è (può essere) «più acuta presenza», reciprocamente la presenza è sempre predisposta all’assenza. Proprio il disconoscimento di questa tensione di fondo ha portato d’altro canto ad alcune clamorose sottovalutazioni: basta pensare alla esclusione di Bertolucci dall’antologia di Sanguineti (nel 1969) e, ben più sorprendente, perché senza il pretesto di una tendenziosità intenzionale, da quella di Contini che è del 1974 e che viene tre anni dopo la pubblicazione di Viaggio d’inverno, la raccolta dove forse la statura poetica di Bertolucci si afferma nel modo più chiaro, più alto e inequivocabile. Cosa altro ci dice la poetica dell’extrasistole? Cosa significa di diverso l’avere affidato a quel piccolo disturbo funzionale il ruolo di un correlativo oggettivo del fare poesia? Proviamo ad ascoltare: «Non è da tutti avere il ritmo del cuore perfetto, con i suoi set­tantaquattro battiti al minuto da una certa età in su […] ma non è da tutti neppure questa sorta di nevrosi che ti fa as­segnare ai servizi sedentari, e mentre parla con te un tale, in tre­no, ecco non segui più il filo perché un’extrasistole, o peggio una salva nutrita di extrasistoli, ti ha scosso». Non il ritmo regolare di diastole e sistole che regolava il metronomo olimpico di Goethe, ma un inciampo, una improvvisa rottura, un salto, un vuoto. «È stato un attimo, l’interlocutore non se n’è accorto, ma qualche secondo è andato perduto, infatti di là dai vetri non è più Emilia con frangia di ce­lesti colli d’Appennino alla distesa pianura, stuoia ben intreccia­ta di coltivi e di filari di viti, stuoia dorata e ruvida per agresti borghi, più cari di tutti i pedemontani in luce indugiante di po­meriggio invernale su un campanile o una villa romita, è Lombardia ormai, allagata di nebbia e di verde, verde pezzato dal bruno caldo del letame sparso». Qualche secondo è andato perduto; il tempo è stato messo momentaneamente in mora; si è spezzato e ricucito, ma la cicatrice per quanto sottile è un’impronta indelebile: la poesia ne costituisce insieme la testimonianza e la riparazione. È «la benedetta sospensione dell’extrasistole, nel verso come nel cuore: salutare avvertimen­to sul fatto che morte e perfezione sono una cosa». Proviamo allora a tornare sui nostri passi e a riprendere Freud che «ha torto ma», ci avverte Bertolucci se ci prendiamo la libertà di ripolarizzare le sue parole, «ha anche ragione». La caducità non svaluta la bellezza, ma la riconosce intrinse-


Per Attilio

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camente a rischio, in bilico su un improvviso e imprevedibile arresto quando «le dita fingono un leggero grattare, e a un tratto colgono una serie di piccole extrasistoli, lievi, pazze e disperate come farfalle che cerchino di uscir fuori». La caducità è un ingrediente della bellezza: tutto ciò che è bello è caduco e merita di essere detto proprio perché è caduco. Nello stesso tempo dirlo equivale a creare un antidoto. A sospendere (non ad abolire) la caducità, il trascorrere inevitabile del tempo che nella parola tedesca (Vergangenheit) è immediatamente sottolineato. Ho detto prima che Viaggio d’inverno è il libro in cui si afferma nel modo più netto l’identità poetica di Bertolucci; è anche il libro in cui si fa più acuto e irrimediabile il senso della precarietà, la percezione – nel cuore delle cose – di un pericolo, di una scadenza a breve termine che minaccia ogni immagine aggredendo alle radici le parole e la sintassi della poesia. È come se ogni verso fosse composto sull’orlo di una imminente extrasistole, sospeso tra «il colpo andato perdu­to e il conseguente fortissimo ictus di ricupero». Niente impedisce di vedere in questa opera della maturità la conclusione di un itinerario che era cominciato con Sirio e che, a posteriori, si presenta come uno sviluppo continuo, anche se non lineare, come il progressivo allargarsi di una zona d’ombra, inizialmente circoscritta, e poi progressivamente più invasiva. Allora, al tempo degli esordi, la proprietà del mondo (retaggio di una classe «a cui ci si onora con molti dubbi di appartenere» e che era abituata a fruttuose reiterate ricognizioni delle proprie terre) sembrava garantita e l’impressionismo era un modo per registrare quel mondo e insieme prenderne possesso. Ma (a un ascolto più attento, reso possibile dalle successive raccolte) non è difficile cogliere fin dalle prime prove una sorta di dissonanza, di malafede che se da un lato riaffermava il diritto (quel diritto) di proprietà, dall’altro costringeva a registrare – oltre la perfezione levigata e artigianale dei versi – una serie di frizioni, di potenziali rotture che facevano della poesia il luogo di un compromesso ottenuto con un difficile e costoso sforzo di conciliazione. Il famoso tour du propriétaire, che agli uomini dell’Ottocento, di cui Bertolucci nella Camera da letto si vorrà ostinatamente erede, consentiva di percorrere a passi misurati i propri possedimenti, di toccare la scorza degli alberi, di accarezzare le superfici degli oggetti familiari, di ribadire un legame antico e basato sull’uso ripetuto e inattaccabile di un possessivo con tutto quanto rientrava nei confini sanciti dalla ufficialità degli atti notarili, è minato alle origini dal timore di un esproprio imminente. Lo si avverte, seguendo l’arco che l’opera di Bertolucci descrive nel corso degli anni: lo si avverte nell’evoluzione stessa del linguaggio poetico su cui quelle paure, quelle fortissime tensioni sotterranee esercitano una


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pressione che si traduce in una sorta di annullamento gerarchico delle strutture sintattiche. Pietro Citati ha detto una volta che Bertolucci parla forse una lingua del futuro e che la sua sintassi pur «così complicata resta leggerissima, e senza tracce apparenti di costruzione. Molle, labile, umbratile, infinitamente sinuosa e avvolgente, essa sta distesa sulle cose co­me una ragnatela, tessuta da un ragno mite e paziente, che qua­lunque furia di vento o di pioggia, qualunque violenza umana po­trebbero disperatamente dissolvere». Può darsi, e tuttavia accade spesso che Bertolucci appaia intento a prelevare e a trasportare nell’italiano, incurante della caduta dei suffissi funzionali, la sintassi di alcuni dei suoi più antichi maestri come aveva fatto prima di lui il Pascoli, frequentatore e accorto importatore dalla latinità: sfruttando al massimo gerundi e participi per dilatare il respiro delle frasi e aumentarne la capienza fino a comprendervi i suggerimenti più eterogenei ricavati da molteplici e ripetute ricognizioni nella quotidianità e nella tradizione, tanto che la sua genealogia contempla molti ascendenti e nessuno decisivo. Con le «vistose con­seguenze tecniche» che Mengaldo ha puntualmente evidenziato: «dal complicarsi del periodo, fatto spesso come a scatole cinesi, all’infittirsi degli enjam­bements ora violenti ora ‘prosaici’, al dilatarsi dell’endecasillabo o falso-endecasillabo di un tempo in un personalissimo blank verse lungo, talora vagamente esametrico, mentre le partizioni strofiche divengono sem­pre più ‘arbitrarie’ e pause e spazi bianchi scandiscono piuttosto intermittenze del cuore che divisioni logico-diegetiche. Il tutto con una perizia artigiana che ha pochi confronti». Il lettore che prenda oggi a seguire Bertolucci partendo dai suoi esordi, arrivato a Viaggio d’inverno ha la sensazione di trovarsi di fronte nello stesso tempo a una insistita continuità di soluzioni, di temi e qualità pittoriche e a una radicale metamorfosi che conserva di quel mondo originario i toni, i colori, le superfici e tuttavia li immerge in un clima inconciliabile e spietato, dissolto una volta per tutte ogni rapporto di complicità idillica. Lo sgretolarsi delle architetture sintattiche porta con sé un mondo diverso e inabitabile mentre ogni singolo componimento si presenta come «un solo lungo verso disperatamente attaccato a restituire e a sfaccettare in tutti gli aspetti una cosa vista, fuggitiva» (Garboli). Qualcuno, ed era quasi inevitabile considerate le predilezioni di lettura più volte ribadite da Bertolucci, ha evocato le grandi frasi della Recherche: ma si tratta, io credo, di un’analogia arrischiata e, alla resa dei conti, poco produttiva. Perché le frasi di Proust, abnormi e tentacolari, appaiono tuttavia millimetricamente calcolate in vista della chiusura, mentre qui a essere interrotto è quasi sempre il ponte semantico che dovrebbe idealmente collegare l’inizio alla fine.


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Qui si assiste al trionfo di una sintassi liquida: rari segni di interpunzione che vengono ridotti a una funzione residuale oppure marcano una micropausa per un respiro dilatato a dismisura (Per nozze, Nel pomeriggio, Donne dietro Genova e altrove, Notte, 26 marzo, Lasciami sanguinare, Restauro di un tetto, L’undici agosto, I rastrellatori, I cani, La Spezia raggiunta, Di mattina presto e più tardi, I gabbiani); oppure un unico lungo tortuoso periodo che congiunge l’inizio alla fine (Dal balcone, La strada della Spezia, Come vi piace, Lunedì, Vermiglia era, Dalla casa di Molly G., Pensando a Roma alla chiesa di San Vitale in Parma, Per una pittura rifiutata); o ancora un punto interrogativo che sospende l’ultima parola sul vuoto, la proietta idealmente oltre una impossibile chiusura (Aspettando la pioggia, La consolazione della pittura, Ghost story, Entrando nel tunnel, D’après Poussin, D’après Rubens). Il tema viene enunciato in apertura e risulta facilmente riconoscibile, ma ben presto si disarticola e si ricompone in immagini di diversa natura e portata che si incrociano, si contaminano, si sovrappongono le une alle altre, sostenute da una corrente metaforica che attraversa le frasi e poi di colpo proietta le parole in una specie di spasimo o di grido martellato dove si ingorgano gli accenti e viene sospeso l’abituale rasoterra. Oppure, a evocare l’origine ‘pirica’, c’è un residuo eterogeneo, una improvvisa e sorprendente contiguità. È allora che la parola poetica sembra seguire i movimenti sotterranei di qualcosa che è stato messo in movimento e che Bertolucci si sforza di assecondare nel suo lento espandersi o nel repentino moltiplicarsi delle tangenze semantiche; lasciando poi che un residuo, un meteorite prodotto da un’assonanza o da una irreperibile associazione finisca con l’affiorare nel verso e scongiuri la minacciosa eventualità di una extrasistole in agguato. Con effetti che a qualche lettore audace e intelligente in cerca di analogie hanno richiamato le sgocciolature di Pollock o le hautes pâtes di Fautrier, «i grumosi e verdeggianti spessori lirici del primo informale». Man mano che ci si inoltra in Viaggio d’inverno il fenomeno si fa talmente massiccio e diffuso da rendere paradossalmente irrilevante qualsiasi campionatura. E non c’è da stupirsi se, di fronte a un tale sconvolgimento delle strutture semantiche, quello che resta a tutt’oggi uno dei più intelligenti lettori di Bertolucci, Pier Vincenzo Mengaldo, nel 1978 (anno della sua antologia che segna una tappa critica decisiva) si sia spinto a formulare un pronostico, anche se in forma dubitativa e obliqua: «Lo spazio, necessariamente mo­bile e provvisorio, in cui Bertolucci sempre più si colloca – aveva detto – è quello del poema o romanzo autobiografico virtuale, non realizzato e probabilmente irrealizzabile». Sei anni dopo, nel 1984, vedrà la luce La camera da letto che sarà la realizzazione di quel romanzo autobiografico


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virtuale, dove la liquefazione sintattica troverà nelle esigenze narrative un parziale, prevedibile inibitore. Non per questo ci troveremo il cammino sgombro da difficoltà. A cominciare dal genere che di primo acchito sembra abbastanza facilmente definibile come autobiografia in versi e che tuttavia si sottrae a una simile classificazione di comodo. Prima di tutto perché manca nella Camera da letto qualsiasi impegno, decisivo nel genere, con il problema della verità o più semplicemente della veridicità; e in secondo luogo perché in questa singolare autofiction manca quasi del tutto la prima persona. Il protagonista è in modo pressoché costante un egli (A. / Attilio) o, più raramente, un tu; e in quanto io fa capolino un paio di volte in intrusione d’autore o, con maggiore frequenza (soprattutto nella seconda parte), come voce virgolettata di un personaggio tra gli altri personaggi a cui è riservata una funzione vicaria rispetto alla voce di colui che, con Roland Barthes, potremmo chiamare «le grand Autre narratif». Come dire che solo a tratti la cinepresa viene utilizzata in soggettiva e che abitualmente si colloca in faccia o alle spalle del protagonista. Singolare autobiografia in ogni caso, se all’io è dedicato uno spazio riservato, clandestino e rigorosamente chiuso all’interno dei virgolettati: quasi una controvoce che si innesta su quella dell’annalista, le dà provvisoriamente il cambio e allinea al personaggio A. (tu o egli) un altro personaggio, forse meno ingombrante e fornito di un timbro appena diverso da quello del narratore. Perché io è qui, e alla lettera, un altro. Veniamo così alla definizione proposta in sottotitolo da Bertolucci: «romanzo famigliare», ma romanzo «non romanzesco», deliberatamente episodico con debolissimi legami tra un nucleo narrativo e quello che lo precede o lo segue: «il quotidiano unica fonte, e musa, dell’autore-attore» che ne ricava i materiali di un’epica privata dove il peso specifico degli eventi è dato unicamente dalle loro risonanze interne. Sottotitolo che, ci avverte Bertolucci, nel risvolto di copertina, contiene, nelle intenzioni, una sorta di omaggio: «Il termine vagamente veniva da un saggio di Freud che s’intitola Romanzo famigliare di un nevrotico. Ma quale poeta non è, prima, un nevrotico?». C’è in queste parole una piccola sintomatica deformazione-appropriazione del titolo di Freud che è Romanzo famigliare dei nevrotici e che rimanda alle costruzioni di quanti, per difendersi da una realtà insoddisfacente, si costruiscono favolose genealogie. Un piccolo lapsus, dunque, che non varrebbe la pena di rilevare se non ci mettesse, per scorciatoia, a disposizione una possibile chiave di lettura per un «romanzo» che costruisce attorno al protagonista e alle sue origini una specie di fortino, di casamatta familiare nella speranza che risulti inespugnabile.


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Al centro di quella sofisticata e puntigliosa costruzione troviamo la camera da letto «la cui destinazione prima / è il peccato dei coniugi, ma presto / si fa complice di un amore che mai / potrà trovare requie sulla terra». Camera da letto del padre e della madre, ma anche camera da letto del figlio, avvitata nel centro di quella «famiglia cellula», di quella famiglia «canguro» che – ha detto Foucault – a partire dalla fine del xviii secolo ha preso il posto della famiglia relazionale e si è costituita a partire «dall’incesto pruriginoso degli sguardi e dei gesti intorno al corpo del figlio» e alla continuità «affettiva solida sostanziale» della vita quotidiana tra le mura di casa. Ormai molti anni or sono, a conclusione di un articolo su Viaggio d’inverno, avevo azzardato in modo obliquo, e con considerevole spregiudicatezza, un accenno a uno dei più stupefacenti e conturbanti racconti di Kafka: La tana. La spregiudicatezza, dopo La camera da letto, è ancora intatta dal momento che l’universo di Kafka è lontanissimo. E tuttavia il rimando non è illegittimo se alla grande letteratura possiamo chiedere una serie di paradigmi e di immagini per leggere il nostro destino e il destino dei nostri simili. La «tana» è quella che un imprecisato animale ha costruito organizzandola caparbiamente come un rifugio e come una fortezza: ma ad attraversare quello spazio, che dovrebbe essere difeso e protetto, c’è un sibilo sottile, non localizzabile che mette a rischio continuo la sicurezza del suo costruttore, lo perseguita, lo costringe a una serie di manovre angosciose. Nell’avere captato quel sibilo e nell’avere fatto della paura che ne scaturisce la sua seconda ‘musa’, accanto al quotidiano che ne viene minacciato, consiste – io credo – la vittoria di Bertolucci e il segno inconfondibile della sua poesia.


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Indice dei nomi a cura di Jelena Radojev

Agosti, Giacomo: 32n Agosti, Stefano: 35n Alain-Fournier (pseud. di Henri Alban Fournier): 97, 113n Alcott, Louisa May: 58 Alfieri, Luigi: 90n, 96n Algarotti, Francesco: 100, 101n Allingham, Margery Louise: 80 Alvaro, Corrado: 93n Andreotti, Roberto: 91n, 94 Angioletti, Giovanni Battista: 96n, 99 Antelami, Benedetto: 44 Apollinaire, Guillaume: 79 Arcangeli, Francesco: 30, 31, 31n Arcari, Paolo: 93n Artoni, Gian Carlo: 8, 85n, 96, 96n, 98n, 125 Auden, Wystan Hugh: 79 Austen, Jane: 58, 81 Bacchelli, Riccardo: 89n, 96n, 99 Bacchini, Camillo: 129, 130 Bacchini, Pier Luigi: 8, 123n, 129, 130 Bachelard, Gaston: 129 Bailey, Benjamin: 26 Banfi, Antonio: 92, 92n Banti, Anna: 31, 31n, 32n, 82, 120 Barbablù (pseud. di Attilio Bertolucci): 115n Barbaro, Umberto: 69 Bargellini, Piero: 93n Barilla, Pietro: 119, 120n Barilli, Bruno: 91 Barilli, Latino: 121 Baroni, Giorgio: 85n

Barrymore, John: 58 Barthes, Roland: 16 Bartolini, Luigi: 108, 108n Bassani, Giorgio: 30, 33, 89 Battei, Antonio: 102n Battei, Luigi: 102n Bauchant, AndrĂŠ: 30 Baudelaire, Charles: 21, 21n, 26, 27n, 28, 77, 81, 82, 83, 102n, 115n Bavagnoli, Carlo: 22n Beccari, Gilberto: 89n Benedetti, Arrigo: 99, 101, 106, 107 Berardinelli, Alfonso: 42n Berenson, Bernard: 32, 32n Bergman, Ingrid: 29 Bergson, Henri: 25, 25n Bernard, Jean-Marc: 113n Bertetto, Paolo: 71n Bertoldo (pseud. di Attilio Bertolucci): 115n Bertoli, Ubaldo: 82, 85n Bertolucci, Bernardo: 50, 55, 59, 61, 62, 63, 63n, 71, 71n, 83, 89n Bertolucci, Giuseppe: 45, 50n, 55, 62 Betocchi, Carlo: 124, 125 Betti, Ugo: 87, 87n, 88n Bettini, Pompeo: 81 Biagi, Enzo: 88n Bianchi, Pietro (anche solo Pietrino): 28, 56, 57, 63, 63n, 65, 68, 69, 82, 90, 90n, 91, 92, 94, 96, 100, 100n, 102, 102n, 111, 112n, 114, 115, 119 Bigongiari, Piero: 97, 98n, 110, 112, 112n, 114 Bilenchi, Romano: 96n, 98, 99, 120


134

Blasucci, Luigi: 43n Blok, Aleksandr: 79 Bo, Carlo: 32, 109n, 110 Bogart, Humphrey: 105n Bonfanti, Maria Luisa: 92 Bonsanti, Alessandro: 100, 101, 101n, 102, 103, 107 Bonsels, Waldemar: 50n Booth Luce, Clare: 59 Borelli, Attilio: 70n Borlenghi, Aldo: 88, 90, 92, 93, 94, 94n, 96, 96-99, 109n, 111, 111n, 112n, 113n, 114, 115, 121 Briganti, Paolo: 8, 83, 83n, 96n Brogio (pseud. di Attilio Bertolucci): 85, 85n, 86, 90, 93, 99-116 Brunetta, Gian Piero: 56, 68n, 71, 71n Cacchioli, Manuela: 76n Calzolari, Giuseppe: 63n, 65n Campanile, Achille: 108, 109n Campari, Roberto: 8, 70n, 120n Campeggi, Silvano: 56 Canali, Luca: 82, 83n Capra, Frank: 58 Carco, Francis (pseud. di François Carcopino-Tusoli): 113, 113n, 115 Cardarelli, Vincenzo: 40n, 68, 100, 101, 107, 108, 108n, 109n, 110 Carducci, Giosué: 20 Carrà, Carlo: 89n Casetti, Francesco: 55 Catullo: 45 Cavallo (pseud. di Pietro Viola): 99, 100, 106, 108, 108n, 111, 112, 112n, 114, 115 Cavestro, Giordano: 124n Cecchi, Emilio: 30, 101, 106, 106n, 107, 107n, 108, 108n, 109n, 110 Cennino (pseud. di Attilio Bertolucci): 115n

Indice dei nomi Cesari, Luca: 31n Chaplin, Charlie: 57, 65 Chardin, Jean-Baptiste-Siméon: 32 Cherin, Sara: 29n, 106n Chini, Mario: 93n Christie, Agatha: 80 Ciment, Michel: 66n Citati, Pietro: 14 Clair, René: 70, 70n Clarac, Pierre: 34n Clizia (pseud. montaliano per Irma Brandeis): 105n Cocteau, Jean: 82n, 113 Colombi Guidotti, Mario: 66, 66n, 109n, 119, 120 Comisso, Giovanni: 107n Conti, Guido: 76n Contini, Gianfranco: 12, 33, 33n Corsello, Michele: 100n Cortellessa, Andrea: 48n Croce, Benedetto: 32, 33, 33n, 82 Cukor, George: 55, 58, 59 Cusatelli, Giorgio: 83n, 123, 125 D’Alba, Auro (pseud. di Umberto Bottone): 92n D’Ambra, Lucio: 93n D’Annunzio, Gabriele: 35, 41n, 51n, 77, 82, 96n, 99n Dante Alighieri: 42n Daudet, Lucien: 70 Debenedetti, Giacomo: 21, 21n De Giusti, Luciano: 61n Delacroix, Eugène: 92, 92n Deleuze, Gilles: 64 Delfini, Antonio: 94, 101, 105, 107 Derème, Tristan: 113n De Robertis, Giuseppe: 81, 89, 101, 106, 106n, 107, 107n, 108, 108n Des Ambrois de Nevâche, Luigi Francesco: 90n


Indice dei nomi De Sanctis, Francesco: 94n De Sica, Vittorio: 29 Dietrich, Marlene: 57 Dmytryck, Edward: 62, 68 Donne, John: 79 Dostoieschi (Dostoevskij), Fëdor Michajlovič: 111, 111n, 112, 112n Dreyer, Carl Theodor: 57 Du Bos, Charles: 109n Eliot, Thomas Stearns: 27, 42, 42n, 47n, 49n Esenin, Sergej: 79 Falqui, Enrico: 88n Fasoli, Doriano: 62n Fattori, Giovanni: 31 Fautrier, Jean: 15 Fellini, Federico: 61n, 64, 64n Fenoglio, Beppe: 120 Ferretti, Gian Carlo: 79n Ferretti, Gino: 7 Firbank, Ronald: 82 Fitzgerald, Francis Scott: 59 Flora, Francesco: 124 Fogazzaro, Antonio: 93n Ford, John: 57, 63 Foucault, Michel: 17 Franc-Nohain (pseud. di Maurice Étienne Legrand): 113n Frateili, Arnaldo: 93n, Frassineti, Augusto: 30 Freud, Sigmund: 11, 12, 16 g.r. (sigla irrisolta): 90, 93n Gadda, Carlo Emilio: 82, 82n Gamberale, Luigi: 77 Garbo, Greta: 57, 58 Garboli, Cesare: 14, 32, 32n, 37n, 38n Garrone, Dino: 91n Garzanti, Livio: 75, 80

135

Gatti, Angelo: 93n Gatto, Alfonso: 109n Gentili, Vanna: 26, 26n Gerard, Fabien S.: 29n Giovanardi, Molly (cognata di Attilio Bertolucci): 15, 125 Giovanardi, Ninetta (moglie di Attilio Bertolucci): 86; vedi anche N., Ninetta Giovanelli, Franco: 30, 89, 89n, 96n, 97, 97n Giovannacci (librai): 76 Giovanni da Modena (Giovanni di Pietro Faloppi, o Falloppi): 101, 105, 105n, 106 Giovanni dalle Bande Nere (Giovanni di Giovanni de’ Medici): 108n Giovannuzzi, Stefano: 46n Giraudoux, Jean: 113 Gobetti, Piero: 100, 102, 104 Godard, Jean-Luc: 70 Goethe, Johann Wolfgang von: 12, 68, 113n Golino, Enzo: 80 Góngora, Luis de: 79, 120 Gordon, Ruth: 59 Gotta, Salvator: 93n Govoni, Corrado: 40n, 41n, 77 Gozzano, Guido: 42n, 81 Gozzi, Carlo: 111n Gozzi, Gasparo: 111, 111n, 114 Grande, Adriano: 91 Grant, Cary: 58 Graziani, Alberto: 30 Graziosi, Elisabetta: 38n Guandalini, Ugo: 95 Guastalla, Isa: 109n Guerra, Michele: 8, 55, 65n, 66n, 67n, 68n, 120n Guerra, Tonino: 61 Hawks, Howard: 58 Hemingway, Ernest Miller: 66


136

Hepburn, Audrey: 58 Hepburn, Katharine: 58 Hooch, Pieter de: 24, 25 Hugo, Victor: 23 Ibsen, Henrik: 29 Iqbāl, Muhammad: 79 Isella, Dante: 33, 33n, 34n Jacob, Max: 82n Jeancolas, Jean-Pierre: 66n Jenni, Adolfo: 87, 87n, 91, 91n Joyce, James: 21n, 28, 29, 63, 64 Kafka, Franz: 17 Keats, John: 25, 26, 26n, 41n Kirkegaard, Sören: 92, 92n Klingsor, Tristan: 113n Kubrick, Stanley: 67 La Cava, Gregory: 58 Laforgue, Jules: 76, 82n, 102 Lagazzi, Paolo: 19n, 26n, 38n, 63n, 67, 67n, 75, 75n, 80, 81n, 95n Landolfi, Tommaso: 96n, 98, 99 Lasagni, Roberto: 100n Lavagetto, Mario: 7, 34n Leopardi, Giacomo: 40n, 68, 94n, 97, 97n, 98n, 109, 114 Ligabue Antonio: 30 Lombard, Carole (nome d’arte di Alice Jane Peters): 58, 112, 112n, 114 Longanesi, Leo: 101, 106, 107, 107n Longfellow, Henry Wadsworth: 81 Longhi, Roberto: 30, 31n, 32, 32n, 33, 33n, 69, 79, 80, 95n, 105n, 106, 106n Loos, Anita: 59 Lorenzini, Niva: 41n, 49n Lubitsch, Ernst: 58 Luzi, Mario: 95, 95n, 101, 103, 104, 104n, 107, 109n, 110, 124, 125

Indice dei nomi Macchia, Giovanni: 81, 81n Machiavelli, Niccolò: 94n Macrì, Oreste: 67, 67n, 88, 90n, 95, 95n, 96, 96n, 109n, 110 Maggi, Maria: 93n Malerba, Luigi: 65, 123 Mallarmé, Stéphane: 21, 27, 34, 35, 64, 108, 108n Manet, Édouard: 23n Manfredi, Antonio: 94n Mansfield, Katherine: 79 Manzù, Giacomo: 112, 112n Marabini, Claudio: 42n Marchetti, Romualdo: 88n Marchi, Antonio: 55, 65, 123 Maria Luisa (Rondani Bacchini): 126 Martinazzoli, Folco: 87 Mason, Richard: 80 Massa, Mauro: 8 Mattei, Enrico: 79 Matteotti, Giacomo: 77 Mattioli, Carlo: 91, 94, 94n, 95n, 120 Mauriac, François Charles: 79 McCarey, Leo: 64 Megay, Joyce N.: 25n Mengaldo, Pier Vincenzo: 14, 15, 38, 38n, 41n, 43n Michaux, Henri: 82n Mignosi, Pietro: 93n Minardi, Alessandro: 89n Mizoguchi, Kenji: 59 Molly, Molly G., vedi Giovanardi, Molly Momigliano, Attilio: 88n, 98n Monet, Claude Oscar: 43, 63 Monroe, Marilyn: 58 Montagnani, Cristina: 32n Montale, Eugenio: 19, 38n, 43, 47n, 76, 77, 100, 101, 102, 102n, 103, 104, 105n, 107 Montano, Lorenzo: 101, 102 Morandi, Giorgio: 30, 89n


Indice dei nomi Morante, Elsa: 82 Moravia, Alberto: 96n, 97n, 99, 111, 111n, 114, 114n Morin, Edgar: 66 Murnau, Friedrich Wilhelm: 28, 57, 63, 64 Mussolini, Benito: 90n N. vedi Ninetta Napolitano, Gian Gaspare: 87 Neruda, Pablo: 79 Ninetta (Giovanardi Bertolucci): 123n, 125, 131 O’Connor, Flannery: 80, 80n Odiard des Ambrois, Ernesto: 90, 90n Offenbach, Jacques (o Jacob): 113 Orazio (Quinto Orazio Flacco): 44n, 49n Paci, Enzo: 90, 92, 92n, 94, 111, 111n Palazzeschi, Aldo: 76, 96n, 97n Palli Baroni, Gabriella: 7, 19n, 21n, 24n, 27n, 30n, 38n, 41n, 48n, 63, 63n, 64n, 75n, 76n, 77, 95n Pancrazi, Pietro: 77 Paolo Uccello (Paolo di Dono, o Paolo Doni): 106n Papini, Giovanni: 77, 108, 108n, 110 Paratore, Ettore: 83n Parmigiani, Giampaolo: 65n, 67n Parronchi, Alessandro: 95n Pascoli, Giovanni: 14, 44n, 64, 77 Pasolini, Pier Paolo: 39n, 46n, 47n, 48, 48n, 51, 51n, 59, 61, 79, 80, 82, 88, 88n, 120, 121, 125 Pasquali, Giorgio: 102n, 109n Patmore, Coventry Kersey Dighton: 109, 109n, 110 Pea, Enrico: 94n, 96n, 99 Pellerin, Jean: 113n Penna, Sandro: 45n Petrarca, Francesco: 40n, 46n, 49n, 83

137

Petrolini, Italo: 87n, 90, 91, 91n Petroni, Guglielmo: 96n, 98 Petronio: 80 Piccioni, Leone: 113n, 120 Piccoli, Valentino: 90n Piero della Francesca: 31 Pietrino (diminutivo antonomastico) vedi Bianchi, Pietro Pirandello, Luigi: 26n Platone: 92n Poe, Edgar Allan: 108, 108n Poli, Fiorello: 45n Pollock, Jackson: 15, 31 Ponti, Paola: 85n Pontiggia, Giancarlo: 29n, 106n Poussin, Nicolas: 15, 47n Powell, William: 58 Pozzi, Giovanni: 42, 42n Pratesi, Mario: 86n Pratolini, Vasco: 109n PreĚ vert, Jacques: 79, 113n Prono, Franco: 71n Proust, Marcel: 14, 21-25, 28, 32-35, 41, 43, 59, 63, 70, 76-81, 94n Puccini, Mario: 89, 89n Pupino, Angelo R.: 33n Quasimodo, Salvatore: 96n, 98, 98n, 124 Queneau, Raymond: 82n, 113n Quintavalle, Arturo Carlo: 95n Raboni, Giovanni: 21n, 22n, 23, 24n, 32, 48, 48n, 61, 70n, 76n Raboni, Giulia: 24n Racine, Jean: 89, 89n Raimondi, Giuseppe: 89, 89n Rebagliati, Marta: 8, 85n Rilke, Rainer Maria: 11 Rimbaud, Arthur: 88n Rinaldi, Antonio: 30, 88, 88n Roda, Vittorio: 85n


Indice dei nomi

138

Roffi, Mario: 26n Romagnoli, Ettore: 101, 104, 104n Romani, Bruno: 90, 91, 91n Romanini, Giuseppe: 7 Ronchini, Giovanni: 8 Rosai, Ottone: 95n Rossellini, Roberto: 29, 30 Rousseau, Henri: 30 Rubens, Pieter Paul: 15, 49n Sagan, Françoise: 80n Salgari, Emilio: 77 Sandre, Yves: 34n Sanguineti, Edoardo: 12 Sapori, Francesco: 93n Scaffai, Niccolò: 38n Scirocco, Mariafilomena: 100n Sellers, Peter: 105n Sereni, Vittorio: 24, 24n, 27, 31, 31n, 34, 34n, 38, 38n, 40n, 41n, 43n, 46n, 76n, 79, 79n, 82, 89, 92, 95n, 96n Serra, Renato: 81, 91, 92n, 96n, 99 Severi, Luigi: 40, 40n Simmons, Jean: 59 Solmi, Sergio: 79 Sologub, Fëdor (pseud. di Fëdor Kuz’mič Teternikov): 111, 111n, 112n, 114 Sorel, Jean: 91n Souday, Paul: 22, 22n Squarcia, Francesco: 88, 88n, 91, 94, 120, 121 Stendhal (pseud. di Henri Beyle): 91 Sternberg, Josef von: 57 Stout, Rex: 102, 103, 103n Sturges, Preston: 64 Tarlo, il T. (pseud. di Emilio Cecchi): 106 Tassi, Roberto: 44, 95n, 121, 125, 126 Tasso, Torquato: 38n, 77, 83 Tennyson, Alfred: 81 Teofrasto di Ereso: 111, 111n, 114

Tilgher, Adriano: 92n Timpanaro, Sebastiano: 100, 102, 102n Tinazzi, Giorgio: 71, 71n Tiziano Vecellio: 31 Tommaseo, Niccolò: 94n Torre, Andrea: 65n, 67n, 68n Toulet, Paul-Jean: 113n Tozzi, Federigo: 96n, 99 Tracy, Spencer: 59 Tramaloni, Attilio: 77 Trasi, Silvia: 26n, 44n Trenker, Luis (Alois Franz Trenker): 108, 108n Ulivi, Giacomo: 91 Unamuno, Miguel de: 89n Ungarelli, Giulio: 21n, 22n, 23, 76n Ungaretti, Giuseppe: 40n, 102n, 109, 113n, 115 Urbani, Giuseppe: 90, 92, 93 Vaissière, Robert de la: 113n Vallecchi, Enrico: 109n, 124 Van Dine S. S. (pseud. di Willard Huntington Wright): 80 Van Gogh, Vincent: 129 Vanini (librai): 76 Vérane, Léon: 113n Verdi, Giuseppe: 21, 22, 22n Vermeer, Jan (Johannes van der Meer): 32 Vian, Boris: 113n Vigorelli, Gian Carlo: 79 Viola, Etti: 100n Viola, Pietro (vedi anche Cavallo): 94, 96n, 99, 99n, 100, 100n, 101, 108n, 112n, 114 Virgilio (Publio Virgilio Marone): 83n, 109, 110 Vivaldi, Antonio: 42 Welles, Orson: 62


Indice dei nomi Whitman, Walt: 77 Woolf, Virginia: 21n, 28 Zagarrio, Vito: 62, 63n, 69n Zanzotto, Andrea: 61, 61n Zavattini, Cesare: 21, 29, 56, 57, 65, 70,

139

70n, 76n, 82, 90, 96n, 98, 108, 109n, 119 Zerbini, Alfredo: 91n Zimmer, Jacques: 66n Zucchi, Emilio: 119 Zuccoli, Luciano: 82, 82n


Attilio Bertolucci poeta e critico in un convegno a lui dedicato stampato nel carattere Simoncini Garamond a cura di PDE Spa presso lo stabilimento di LegoDigit Srl - Lavis (TN) per conto di Diabasis nel novembre dell’anno duemila quattordici


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Sul declinar dell'anno anteprima  

Atti del convegno tenutosi a Parma il 6 dicembre del 2011 a cento anni dalla nascita del grande poeta. Il libro si divide in quattro sezioni...

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