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Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (con.in L. 27/02/2004) art. 1, comma 1, LO/MI (TASSA RISCOSSA)

Semestrale di architettura e tecnologia della luce

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SOMMARIO

9 Progetto editoriale/Editorial project Carlo Ludovico Russo

Progetto grafico e consulenza artistica/ Graphic layout & art consultant Franco Mirenzi

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Editoriale Info

Consulente editoriale/ Editorial consultant Luisa Castiglioni l.castiglioni@ddworld.it

Aprile/April 2011

6, 56, 86, 106, 144

Progetto cover

40

Contaminazione di due mondi/Contaminations of two worlds

Luisa Castiglioni

Architettura

44

Market hall

Chiara Fagone

50

Per una leggerezza visiva e mentale/For visual and mental weightlessness

Veronica Balutto

60

L’eleganza del segno nella poetica della luce/ The elegant signs in the poetry of light

Elviro Di Meo

66

Un po’ scienziati e un po’ artisti/A little bit scientist and a little bit artist

Mila Sichera

92

Interaction lighting design

Francesca Tagliabue

100

Outside Videoprojections

Chiara Fagone

103

The Macula

Chiara Fagone

Interior

114

Una solida, naturale asimmetria/Solid, natural asymmetry

Marta Bernasconi

Project Design

120

Appocundria

Claudia Barana

Art

126

Carlo Bernardini. Dinamiche spaziali/Spatial dynamics

Chiara Fagone

132

Renato Meneghetti. Oltre il corpo, oltre la pelle/ Oltre il corpo, oltre la pelle

Chiara Fagone

136

Plastique Fantastique

Barbara Basile

Archilight

Realizzazione grafica/Graphic designer Fabio Riccobono Contributi/Contributors Veronica Balutto Claudia Barana Barbara Basile Marta Bernasconi Ginevra Blanc Arianna Callocchia Elviro Di Meo Chiara Fagone Stella Ferrari Paolo Rinaldi Sara Schifano Mila Sichera Claudia Sugliano Francesca Tagliabue

Luisa Castiglioni

Project

Technology

Ufficio traffico/Traffic department Daniela D’Avanzo Ufficio abbonamenti/Subscription office Francesca Casale Numero Verde 800/318216 Tel. 02/5516109 – Fax 02/5456803 Traduzioni/Translations Fiona Johnston

Copertina/Cover: Tablò, design Mauro Olivieri, per Vistosi Design Diffusion World srl Redazioni/Editorial Offices Direzione, amministrazione, pubblicità Management, Administration, Advertising Via Lucano 3, 20135 Milano Tel. 02/5516109 – Fax 02/5456803 www.designdiffusion.com Semestrale/Six-monthly magazine Supplemento di DDN 176/Supplement to DDN 176 Direttore responsabile/editor in chief Rosa Maria Rinaldi Prezzo/Price Euro 13,00 Stampa/Printer Color Art Via Industriale 24/26, 25050 Rodengo Saiano (BS) Tel. 030/6810155 Fotolito Bitgraph Via Vittorio Veneto, 8 20060 Cassina de’ Pecchi (MI) Printed in Italy Reg. Tribunale Milano n./Milan Court Reg.No. 278 del 7 Aprile 1990 Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n.46) art.1, comma 1, LO/MI ISSN 1720•8017 Distribuzione all’estero Sole agent for distribution Abroad A.I.E. – Agenzia Italiana di Esportazione spa Via Manzoni, 12 – 20089 Rozzano (Mi)

Tel. 02/5753911 Fax 02/57512606 e-mail: info@aie-mag.com www.aie-mag.com Distribuzione in libreria Bookshop distribution Joo Distribuzione DDA Design Diffusion Advertising srl Via Lucano 3, 20135 Milano Tel. 02/5453009 – Fax 02/5456803

Agenti/Agents Paolo Bruni, Teo Casale, Roberto Gallo Amministrazione/Administration Norbero Mellini Editorial Office, Chicago Judith Jacobs P.O. Box 3342 Merchandise Mart 60654, 0342 Chicago IL – USA Tel. 001/3128361005 – Fax 3128361006

Editorial Office, Osaka Intermedia TS Bldg. 3-1-2 Tenma Kita-ku Osaka, Japan Tel. 00816/3571525 – Fax 3571529 È vietata la riproduzione anche parziale All rights reserved Testi, disegni e materiale fotografico non si restituiscono/ Texts, drawings and photographs will not be returned


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Riflessi effimeri che appaiono come graffiti o arcaiche incisioni di luce. Segni astratti e geometrici, persino figure mitologiche o immaginifiche. Huub Ubbens scatta foto e colleziona raggi di sole che si riflettono sulle finestre e sui vetri delle case e dei palazzi. La sua ricerca libera da confini programmatici ci introduce al meglio in questo numero di D Lux, in cui la luce naturale e artificiale per l’architettura di spazi, ambienti, habitat, emozioni e riflessioni rivela compiutamente il proprio ruolo fondamentale. A livello di progetto e a livello di fruizione dello spazio. Dalla parte dell’autore – progettista, designer o artista – fino ad arrivare a noi: fruitori, clienti, pubblico. Persone.

Ephemeral magical reflections that appear as graffiti or archaic etchings of light. Abstract signs and shapes, mythological or magnificent figures. Huub Ubbens shoots photographs and collects sunrays that reflect on the windows and on the panes of homes and buildings. His research, stripped of programmatic limitations, provides us with the best introduction to this edition of D Lux. Natural and artificial light for the architecture of spaces, ambiences, habitats, emotions and reflections clearly reveals its fundamental role – for the project and in terms of fruition of the space. The ideas start in the minds of their creators – designer, architect or artist – to reach all of us – users, customers, the public. Real People in other words. Luisa Castiglioni

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info

anche perché possono accendersi e spegnersi bruscamente. Egli era inoltre convinto che nessun artista avesse mai fatto ricorso ad essi, mentre in realtà, negli anni Venti il ceco Pesanek li aveva già utilizzati. (C. S.)

REINSTALLAZIONI FRANÇOIS MORELLET Il neon interviene costantemente nell’opera di François Morellet, l’artista nato nel 1946, che ben presto cominciò a lavorare nel campo dell’astrazione. Negli anni Sessanta fu cofondatore del movimento Arte cinetica (con Francisco Sobrino, Julio Le Parc, Yvaral) e al centro del Visual Art Research Group. Il Centre Pompidou di Parigi gli dedica ora una grande mostra, (la 445esima esposizione personale a lui dedicata), Reinstallazioni, comprendente 25 grandi opere, selezionate dallo stesso Morellet, e che hanno segnato la sua fortunata carriera. In questa esposizione, come dichirato dal titolo, l’artista ha voluto privilegiare un aspetto particolare del suo lavoro, le installazioni, spesso opere effimere, realizzate per le personali o per manifestazioni, come quelle del GRAV, il Gruppo di Ricerca di Arte Visiva, alle quali egli regolarmente partecipa. Molte di queste, ricostituite alla Galleria 2 del sesto piano del Centre Pompidou, in un percorso vario e pieno di sorprese, si rivelano di grande effetto. Vi si scoprono, ad esempio, le installazioni, realizzate per i labirinti del GRAV, con tubi al neon lampeggianti, e poi arabeschi composti di archi, sempre al neon, disposti in circolo sulle pareti, e ancora uno spazio, riempito di neon, che pendono dal soffitto, toccando a poco a poco il suolo per poi posizionarsi in senso orizzontale. L’utilizzo del media della luce rimane fondamentale nell’opera di François Morellet e ha inizio negli anni Seessanta, quando nell’ambito del Gruppo di Ricerca Arte Visiva egli matura la convinzione che l’epoca della pittura, dei quadri e della scultura sia ormai finita. I materiali moderni e attuali sono al centro dell’attenzione di questi giovani artisti, soprattutto quelli in grado di creare movimento e luce. In realtà Morellet, già dal 1952 si interessava quasi esclusivamente alle linee diritte e i tubi al neon gli apparivano ideali e lo attraevano

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REINSTALLATIONS FRANÇOIS MORELLET Neon-lighting is a constant in the works by François Morellet, an artist who was born in 1946. He immediately began working in the field of abstract art. In the Sixties, he was the co-founder of the Kinetic Art movement (with Francisco Sobrino, Julio Le Parc, Yvaral) and was a central figure in the Visual Art Research Group. The Pompidou Center in Paris has dedicated a large exhibition to his work – this is actually his 445th personal exhibition – called Reinstallations. It includes 25 large works that were selected by Morellet

himself, which were key in his successful career. As its name would suggest, in this exhibition the artist wished to exalt one particular section of his work, the installations. Installations are often ephemeral works, created for the personal exhibitions or for events – such as GRAV, the Visual Art Research Group – where he has been a regular contributor. Many of them have been recreated in Gallery 2 of the 6th floor of the Pompidou Center. The exhibition route is varied, full of surprises and very beautiful – the installations for the mazes created by GRAV with flashing neon lighting, then Arabesques consisting of arches, again using neon lighting, arranged in circles on the walls, and again, a space filled with neon tubes that hang from the ceiling, gradually reaching ground to be extend horizontally. The use

of light is an essential ingredient in the works of François Morellet; his orientation began back in the 60s when he was working with the Visual Art Research Group. At that time he realized that the period predominated by painting, pictures and sculpture was finished. The modern materials used today are the focus of these young artists, particularly when they can create movement and light. In actual fact, as far back as 1952, Morellet was almost exclusively interested in straight lines and neon lighting appeared to be the ideal medium. He was attracted to them particularly as they could be turned on and off very quickly. He was convinced that no other artist had designed in this way. However, in the 20s, it had already been experimented by the Czech creative, Pesanek. (C. S.)


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info FESTIVAL OF LIGHTS Le numerose attrattive di Berlino, una delle città più pulsanti d’Europa, nel mese di ottobre acquistano per due settimane una “luce” nuova. Ogni anno vi si svolge, infatti, il Festival delle luci, che puntualmente registra un grandissimo successo. La formula è quella di ricorrere a spettacolari illuminazioni, per mettere ulteriormente in risalto i monumenti di una città, in continua, spettacolare trasformazione. Così oltre 60 edifici e luoghi significativi della capitale tedesca si rivelano al milione di visitatori in una veste diversa da quella abituale. La vivace Potsdamer Platz, oltre a scintillare di luce, è anche il punto di contatto per ricevere informazioni relative alle location e agli eventi del festival. Fra i monumenti più celebri, che sono le tappe di un percorso da coprire in molti modi, a piedi, in bicicletta, su un autobus d’epoca, in limousine, o in battello sul fiume Sprea, troviamo innanzitutto la maestosa Porta di Brandeburgo, e poi ancora la Torre della Radiotelevisione, la Stazione ferroviaria Alexanderplatz, l’Acquario dello Zoo, la piazza Marlene Dietrich, il Castello Charlottenburg, solo per citarne alcuni. Anche molti hotel cittadini, fra cui il Berlin Marriot, l’Adlon Kempinski, il Lindner Hotel am Ku’damm, il Ritz Carlton, il Westin Grand Berlin, mostrano la facciata trasformata da originali giochi luminosi, e questo offre lo spunto per un concorso che sceglie il migliore di questi, in base alle segnalazioni dei visitatori e alle loro fotografie. A organizzare il festival delle luci è l’agenzia Zander & Partner che, nel 2005, ne ha elaborato il concetto originale. Il clou di questo festival è salire sulla Kollhoff Tower a Potsdamer Platz con l’ascensore più veloce d’Europa per ammirare da 150 metri di altezza lo spettacolo incantevole e affascinante delle “luci della città”. www.festival-of-lights.de (C. S.)

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The numerous attractions in Berlin, one of the most vibrant city’s in Europe, will shed ’new light’ for two weeks in October. Every year the city hosts the Festival of Lights which is always a great success. The formula revolves around spectacular illumination to spotlight the monuments of the city using continual spectacular transformation. For this reason, 60 important buildings and locations in the German capital will be revealed in all their glory to one million visitors who will flock to the city. Apart from sparkling with light, the lively Potsdamer Platz will also be a contact point to provide information on the location and the events of the festival. The route can be followed on foot, by bicycle, on a vintage bus, in a limousine or by boat along the River Sprea. The monuments include the majestic Brandenburg Gate, the Radio tower, the Alexanderplatz Railway Station, The Aquarium at the city’s zoo, Marlene Dietrich Square, the Charlottenburg Castle. A number of the city’s hotels are also illuminated – the Berlin Marriot, the Adlon Kempinski, the Lindner Hotel am Ku’damm, the Ritz Carlton, the Westin Grand Berlin to name but a few. Their facades are transformed by original luminous effects. A competition is being run to decide which installation is the best, with votes cast by the visitors who submit photographs. The Festival of Lights has been organized by the agency Zander & Partner which designed the original concept in 2005. The star attraction of the festival is a ride

to the summit of the Kollhoff Tower on Potsdamer Platz with Europe’s fastest elevator; from this panoramic platform at a height of 150 meters, visitors can admire the wonderful and highlyfascinating show presented by the ’lights of the city’. www.festival-of-lights.de (C. S.)


anche tu pensi verde come noi? Scoprirlo è facile! Se hai realizzato un progetto con apparecchi led Simes, o ti è stato commissionato un progetto con led, partecipa subito al

Una giuria selezionata di professionisti della luce giudicherà i lavori pervenuti entro il 30 giugno 2011 e selezionerà il migliore per ognuna delle tre categorie di partecipazione, sulla base di una serie di criteri definiti ed enunciati nel bando del concorso. L’importo dei premi del concorso sarà finanziato dall’energia pulita prodotta dagli impianti fotovoltaici installati sugli stabilimenti di produzione Simes.

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La partecipazione al concorso è gratuita condizioni e requisiti per l’ammissione su www.simes.it


info POKER DI COLORI Tra le ultime nate in casa Foscarini ci piace la piccola Binic. Lampada da tavolo dalle dimensioni ridotte, è stata disegnata dalla giovane e talentuosa designer Ionna Vautrin. Presentata sul mercato negli ultimi mesi del 2010 ha suscitato da subito l’interesse del pubblico e dei giornalisti, tanto da vincere il Wallpaper Design Award. Binic è il nome di una cittadina della costa bretone, in Francia; infatti è stato proprio il mare a suggerire la forma di questo prodotto. La Vautrin dice di aver riproposto, semplificandone le linee, le maniche a vento, i sistemi di aerazione utilizzati sulle barche a vela. La base è in ABS, il proiettore in policarbonato, la fonte di illuminazione

una fluorescente compatta da 12 watt. Ma la caratteristica principale di Binic è l’allegria, espressa attraverso le vivaci tonalità in cui è disponibile: bianco, verde, amaranto, arancio, petrolio, grigio. Un vero e proprio poker di colori. www.foscarini.com (F. T.)

A FLUSH OF COLORS We like a latest additions to the Foscarini family is Binic, a small compact table lamp designed by the extremely talented Ionna Vautrin. It was presented to the market at the end of 2010 and immediately attracted the attention of the public and journalists, and was recognized by the Wallpaper Design Award. Binic is the name of a small city on the coast of Brittany in France; the shape of this product was actually inspired by the sea. Ionna Vautrin states that with simplified lines, she designed a lamp inspired by vents, the aeration system used by sailing boats. The base of the lamp is in ABS, the projector is polycarbonate, the light source is a compact 12 Watt fluorescent bulb. However, the exciting feature of Binic is the joy it exudes, expressed through its delightful colors – white, green, cherry red, orange, petrol green, gray – a flush of colors. www.foscarini.com (F. T.)

FURNITURE-MIX La camera da letto è uno degli ambienti domestici che ha subito più cambiamenti negli anni. La parte più intima dell’abitazione, nella maggior parte dei casi, è diventata sempre più piccola, sufficiente ad accogliere solamente il letto e l’armadio. Per rubare meno spazio possibile Christian Vivanco ha pensato a un’applique in metallo con tavolino integrato, da appendere al muro ai lati della testata. Il nome di questo oggetto ibrido è Alux; la stessa parola, in Messico, indica una creatura fantastica, una sorta di elfo che abita le foreste. Prodotta industrialmente dall’azienda spagnola Almerich, la lampada è realizzata in metallo e disponibile in tre diversi colori. www.almerich.com (S. F.)

In recent years, the bedroom has been given a major makeover. It is the most private area of the home, for most people, and is now smaller than in the past, sometimes just big enough for the bed and a wardrobe. To occupy as little space as possible, Christian Vivanco designed a metal applique with an integrated night stand. This hybrid creation has been named Alux, which is a sort of elf in the Mexican language, an imaginary creature

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that lives in the forests. Manufactured by the Spanish company Almerich, this lamp has been produced in metal and is available in three colors. www.almerich.com (S. F.)


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info HANDMADE Le lampade sono realizzate assemblando normalmente diversi materiali: plastica, metallo vetro. Asaf Weinbroom, fondatore dello studio che porta il suo nome, ha pensato a una linea di apparecchi per l’illuminazione fatti solo di legno. Il motivo? Fare in modo che questi oggetti sembrino dei pezzi unici, realizzati in maniera artigianale come si faceva una volta. Il giovane designer ha sviluppato una particolare tecnica di laminazione che permette di ottenere fogli sottili, la cui texture viene enfatizzata quando la luce è accesa. La prima collezione comprendeva piantane a lampadari adatti ai grandi spazi, la seconda serie era invece orientata verso le lampade di piccole dimensioni, da

ECO REMINDERS Esistono sticker per le pareti di ogni tipo: fiori, strutture architettoniche, disegni trompe l’oil, animali e città in miniatura… Ma nessuno aveva ancora pensato di veicolare un messaggio attraverso questi divertenti prodotti. L’idea è balenata nella mente del team di Hu2 Design, lo studio fondato nel 2007 dal francese Antoine Tesquier Tedeschi a Londra. Riflettendo sul tema dell’ecologia e del risparmio energetico, i creativi hanno pensato a piccoli decori da applicare vicino a prese di corrente e interruttori, per riflettere tutte le volte che si accende e spegne la luce sull’inquinamento prodotto da ogni semplice gesto che compiamo tra le mura domestiche. La linea di wall sticker Eco Reminders è realizzata con un materiale eco-compatibile, simile in tutto e per tutto al PVC, ma che non contiene alcun tipo di plastica. Tutte le proposte amiche dell’ambiente sono acquistabili sul sito www.hu2.com. (F.T.)

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produces thin sheets of wood, with a texture that is emphasized when the light is switched on. The first collection included a series of lamps which are ideal for large spaces; the second series on the other hand, were smaller items, more appropriate for tables. The latest creation by Asaf Weinbroom is called Waf and is a truly delightful lamp. Its shape is reminiscent of a gnome, with its stout body and pixie cap. The cap can be oriented and the light intensity and direction can be adjusted. It’s a toy for adults, perfect for people who never want to grow-up. www.weinbroom.com (F. T; ph: Dan Peretz)

tavolo. L’ultima creazione di Weinbroom si chiama Waf ed è una abat jour davvero simpatica, la cui forma ricorda quello di uno gnomo, con il corpo tozzo e un copricapo a cono. Il cappello si muove e può regolare intensità e direzione del flusso luminoso. Un giocattolo per adulti, adatto a chi non vuole crescere mai. www.weinbroom.com (F. T; ph: Dan Peretz)

These lamps have been produced with a number of different materials: plastic, metal, glass. Asaf Weinbroom, who founded studio Asaf, designed a line of light fittings in wood. Why? To produce articles that would appear to be unique, that would look as thought they were handmade by skilled craftsmen of the past. The young designer developed a special technique of lamination that

There are stickers for every type of wall: flowers, architectonic structures, tromped l’oeil, animals and miniature cities… However, no-one had ever thought of using these fun products to relay a message or important information. The team of Hu2 Design was struck by the idea. This studio was founded in London, England in 2007 by the French designer Antoine Tesquier Tedeschi. Reflecting on the issue of ecology and energy saving, the creatives opted for small decorative items

which could be applied close to electricity sockets and switches; they have been designed to indicate the amount of pollution produced in the home every time the light is switched on or off. The line of wall stickers ‘Eco Reminders’ has been produced using an eco-compatible material, very similar to PVC but completely free from plastic. All of the environment-friendly proposals can be purchased on-line by logging on to www.hu2.com. (F.T.)


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info ICONE SENZA TEMPO Sempre sperimentale e attiva in tutto il mondo, Artemide, fondata nel 1960, rappresenta indubbiamente uno dei leader mondiali nel settore dell’illuminazione residenziale e professionale di alta gamma. Gli ultimi mesi hanno visto l’apertura a Roma di un nuovo Artemide Lighting Consultancy Centre, centro di consulenza in grado di fornire progetti custom, il cui allestimento è stato curato da Carlotta de Bevilacqua, e l’accordo strategico con POSH, il rivenditore leader in Asia nel mondo del contract e in particolare nel settore ufficio. A Euroluce, l’azienda, come di consueto, presenta numerose novità in una combinazione virtuosa di forme antiche come la luce e tecnologie contemporanee come i Led, a firma quest’anno del presidente del marchio Ernesto Gismondi, e poi Giuseppe Maurizio Scutellà, Italo Rota & Alessandro Pedretti, Carlo Colombo, Pio & Tito Toso, Karim Rashid, Roberto Paoli. Quest’ultimo ridisegna il sottile equilibrio di luce e trasparenze con un’applique in cui il ridotto ingombro della sorgente luminosa a Led trova un riscontro nella forma e nella dimensione della lampada. "Questo progetto vuole raggiungere un sano equilibrio, inteso come proporzione delle forme, e rapporto tra materia e tecnologia” racconta Roberto Paoli. “Per disegnare una forma che non fosse tale ma che diventasse sostanzialmente l’abito della luce, sono ricorso alla geometria pura: due piani che si incontrano nello spazio, disegnano una linea e nient’altro. Così l’oggetto, specie da spento, diventa poco più che un segno sulla parete e la protagonista indiscussa è la luce. Ma se questa applique è visibile e reale solo quando accesa, la sua materialità è invece molto corposa. Le piccole dimensioni dei Led del resto nascondono una tecnologia invisibile ma complessa: con la solidità dell’alluminio le ho dato un corpo”. L’obiettivo dichiarato, come sempre per Artemide, è creare icone senza tempo. www.artemide.com (L. C.)

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TIMELESS ICONS Artemide was founded in 1960 and the company has always had an experimental active approach on the international scenario. Undeniably, it is one of the world leaders in the field of top quality residential and professional illumination. The Artemide Lighting Consultancy Center recently opened in Rome to provide information and expert advice on custom projects, with the layout designed by Carlotta de Bevilacqua. The company has also negotiated a deal with POSH, the market leader in Asia for the contact and office worlds. At the forthcoming Euroluce exhibition, as usual, the company will present numerous innovative products – a virtuous combination of ancient forms such as light and contemporary technology (for example. Leds) designed this year by the President of the brand Ernesto Gismondi, and Giuseppe Maurizio Scutellà, Italo Rota & Alessandro Pedretti, Carlo Colombo, Pio & Tito Toso, Karim Rashid, Roberto Paoli. Roberto Paoli has redesigned the subtle equilibrium of light and transparency and expressed it with an applique light; its compact Led source is complemented by the shape and dimensions of the lamp. “This project aims to create good equilibrium between the proportion of the shapes and the relationship between material and technology” according to Roberto Paoli.


“The idea was to create a shape that would be considered to be a garment surrounding light. For that reason I designed something with a pure shape: two surfaces that meet in space, they form a straight line and nothing else. When the illumination is not switched on, the lamp is little more than a line on the wall with light being the unchallenged protagonist. However, if this appliqué fitting is visible

and functional only when the light is on, its material component is impressive. The small size of the Led hides the invisible yet complex technology: such as the solidity of aluminium used in the casing”. As always, Artemide states its clear objective – to create a timeless icon. www.artemide.com (L. C.)

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info ARCO DI LUCE Choisy-le-Roi è una cittadina a 12 chilometri da Parigi. Con la capitale ha in comune il fiume che la attraversa, la placida Senna. Nonostante si tratti di un piccolo centro, il traffico automobilistico è andato sempre crescendo negli anni, e nuove infrastrutture sono state costruite per permettere ai veicoli di circolare più agevolmente. Importante è stata la decisione di costruire un ponte che sorpassa i binari ferroviari della linea suburbana. Progettata dallo studio Jacques Ferrier Architectures, la struttura è lunga più di 70 metri, e connette direttamente la nuova zona industriale con il centro storico. La forma del ponte si rifà apertamente alla celebre installazione/imballaggio che gli artisti Christo e Jeanne-Claude fecero nel 1985 sul Pont Neuf di Parigi. Il tunnel, realizzato in acciaio, ospita due corsie per le auto e due marciapiedi. La sua forma inusuale è enfatizzata dall’illuminazione; la scelta di utilizzare luci di colore verde fa assomigliare la costruzione a un enorme bruco, per dimostrare come la funzionalità possa conciliarsi armonicamente con un’estetica accattivante. www.jacquesferrier.com (F. T.; ph: ©Jacques Ferrier Architectures/photo Luc Boegly)

ARCHWAY OF LIGHT Choisy-le-Roi is a town, situated 12 km from Paris. The gentle flow of the River Seine connects it to the capital. Despite the small size of the town, traffic has increased considerably in recent years and new infrastructures have been created to facilitate the circulation. One important construction was the bridge that spans the suburban railway lines. Designed by studio Jacques Ferrier Architectures, it is more than 70 meters in length and directly connects the new industrial zone with the old town center. The shape of the bridge was clearly inspired by the famous installation/packaging that artists Christo and Jeanne-Claude presented in 1985 on the Pont Neuf in Paris. The tunnel was created in steel with two traffic lanes and two footpaths. Its unusual shape is

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emphasized by the illumination; the construction resembles a large caterpillar because of the green light used. It illustrates how pure function can also be beautiful. www.jacques-ferrier.com (F. T.; ph: ©Jacques Ferrier Architectures/photo Luc Boegly)


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info MAKE IT YOUR OWN Cosa progetterebbe, oggi, un punto di riferimento indiscusso del design italiano come Achille Castiglioni? E come? In Domus Academy sono convinti che un attento osservatore del proprio tempo come lui amerebbe sperimentare con i materiali, con i metodi di produzione e con le nuove forme luminose anche grazie alla possibilità sempre più concreta di lavorare direttamente con le tecnologie digitali ed elettroniche senza la necessità di alcuna mediazione. A partire da alcune lampade disegnate da Castiglioni, non più in produzione perché pensate per altri mondi e sistemi, gli studenti del corso di Interaction Design hanno avuto il compito di comprenderle in profondità per reinterpretarle e riconvertirle alle nuove tecnologie, concentrandosi sulle esigenze di chi, oggi, si relaziona con l’oggetto lampada. La riconfigurazione attuata dagli studenti suggerisce relazioni e dinamismo, aggiunge esperienze e significati, innesca nuovi equilibri di senso, soluzioni e modalità di approccio alla luce e all’oggetto lampada.

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Da un punto di vista educativo e didattico è stato un esperimento interessante: lavorare con una forma iconica, già perfetta, ha obbligato gli studenti a concentrarsi su altri aspetti rispetto alla mera estetica, in particolare sull’interazione uomo-lampada. Gibigiana, Giovi, Grip, Lampadina, Tubino sono le lampade messe a disposizione da Giovanna Castiglioni per questo viaggio nel tempo. Le invenzioni degli studenti sono in mostra, accanto agli originali prodotti da Flos, durante il Salone del Mobile allo Studio Castiglioni. Modelli per un futuro che è già presente. (project leader: Massimo Banzi, advisor: Innocenzo Rifino di studio Habits, assistente: Patrizia Cacciapuoti con Renzo Giusti). (L. C.)


products by Flos, in Studio Castiglioni, during the forthcoming Salone del Mobile. These are models for a future that is already here. (project leader: Massimo Banzi, advisor: Innocenzo Rifino of studio Habits, assistant: Patrizia Cacciapuoti with Renzo Giusti). (L. C.)

What would an indisputable reference point of Italian design such as Achille Castiglioni design today? And how? The people working in the Domus Academy are convinced that an attentive observer such as he was would enthusiastically experiment with materials, with methods of production and with the new luminous forms; the opportunities would be greater as now he would also be able to work directly with digital and electronic technology with no need for mediation. Starting with some of the lamps designed by Castiglioni, items which are no longer in production because created to be sued in other worlds and with other systems, the students on the course of Interaction Design had the task of understanding these inventions in depth to then reinterpret and adapt them to the new

technologies, with major focus on the people’s requirements in today’s world and their interaction with lamps. The students suggested original relationships and dynamism, they added experience and meanings, they initiated new equilibriums of sense, solutions and methods for light and the lamp. From the educational and didactic points of view, it was an interesting experiment: working with an iconic form, something nearing perfection, obliged the students to focus on aspects other than mere esthetics, in particular the man-lamp interaction. Gibigiana, Giovi, Grip, Lampadina, Tubino are the lamps which Giovanna Castiglioni has provided for this journey back in time. The inventions created by the students will be on display, alongside the original

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info LUCI DEL SUD Santa Maria al Bagno è un piccolo paese di pescatori in Puglia, un borgo a pochi chilometri da Gallipoli. Il giovane e talentuoso architetto Peter Pichler, professionista classe 1982, ha realizzato proprio in questo centro uno dei suoi primi progetti. Si tratta della ristrutturazione di un’architettura del XIV secolo, una masseria. Nel meridione questo termine indica una costruzione originariamente a destinazione agricola, edificata in campagna, tra campi coltivati e prati per il pascolo degli animali. Costruita con blocchi di tufo e altre pietre locali, questa fu abbandonata dai proprietari dopo la Seconda Guerra Mondiale. Negli ultimi anni le masserie hanno generato un forte interesse nel mercato immobiliare, e molte di esse sono diventate musei, hotel, agriturismi. Quella su cu è intervenuto Pichler è stata trasformata in una casa che comprende una zona living, una piccola cucina, tre stanze da letto e due bagni. Circondata dalla macchia mediterranea e orientata verso il mare, l’abitazione è caratterizzata dalla presenza di archi a sesto acuto. Queste strutture separano e ritmano gli ambienti interni, fondendosi con essi in maniera armonica. Per questo motivo il progettista ha pensato di riproporne la forma anche in facciata, disegnando in questo modo ampie finestre, da cui filtra abbondante luce naturale. Questo elemento architettonico richiama subito lo stile arabo; per aumentare la somiglianza con gli edifici orientali Pichler ha pensato di realizzare dei pannelli di alluminio con decori astratti, da utilizzare al posto delle tende. Il pattern è stato intagliato secondo precisi parametri, calcolati in modo da far passare il giusto quantitativo di luce solare durante tutto l’arco della giornata. La notte, al contrario, il disegno si legge dall’esterno, trasformando le finestre in vetrate decorative. www.peterpichler.eu (F. T.)

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LIGHTS FROM THE SOUTH Santa Maria al Bagno is a small fishing village in Puglia, just a few miles from Gallipoli, in the deep south of Italy. This is where the exciting and talented architect Peter Pichler, (born in 1982) completed one of his first projects. It involved restructuring a building dating back to the XIV century, a manor farm. In the south of Italy, this term indicates a farm building; it was constructed in the countryside, amidst cultivated fields and pastures for the animals. Built with blocks of yellow tufo stone and other local materials, this particular building was abandoned after the Second World War. In recent years,

the manor farmhouses have attracted considerable attention from real estate developers and many of theses structures have been converted into museums, hotels and tourist farmhouse accommodation. Pichler’s project transformed the old building into a home containing a living room, a small kitchen, three bedrooms and two bathrooms. Surrounded by dense Mediterranean scrub and facing the sea, this home is characterized by lancet or gothic-style arches. These structures separate and define the interiors, blending with them in wonderful harmony. For this reason, the designer decided to repeat the shape in the façade, with the creation of large windows that allow natural light to filter to the inside. The style of this architectonic element is clearly Arabic; to

increase the similarity with traditional Eastern buildings, Pichler produced aluminum panels decorated with abstract designs to replace the blinds. The pattern was carved according to precise parameters, calculated to allow the right amount of sunlight to flood the interiors at different times of the day. At night, however, the pattern can be observed from the outside and transforms the windows into decorative panes.. www.peterpichler.eu (F. T.)


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info SPETTACOLO PIROTECNICO Il quartiere londinese di Southwark si trova vicino al London Bridge, a sud del Tamigi. Negli ultimi anni la zona ha conosciuto una fortuna crescente, grazie anche all’apertura della Tate Modern, museo d’arte contemporanea che occupa gli spazi di una vecchia centrale elettrica, e al collegamento diretto con la cattedrale di St. Paul e la City per mezzo del pedonale Millenium Bridge. Gli interventi di riqualificazione hanno riguardato anche il tunnel di Clink Street, un passaggio pedonale un tempo poco sicuro e buio. Per rendere il passaggio utilizzabile a ogni ora il team di Halo Lighting (col supporto tecnico di

Architainment Lighting) ha studiato un’illuminazione ad hoc per le pareti e il soffitto della galleria. Colorate e allegre, le luci creano un effetto “fuochi artificiali”. Gli apparecchi utilizzati sono tutti iColor® Flex MX della linea Color Kinetics di Philips. www.haloltg.com; www.architainment.co.uk

FIREWORK DISPLAY The district of Southwark lies close to London Bridge, on the south bank of the Thames. In recent years it has enjoyed increased popularity thanks partly to the opening of the Tate Modern, the museum of contemporary art which was created in a former electricity power station. It has direct links with St. Paul’s Cathedral and the financial district of the City, thanks to the pedestrian-only Millenium Bridge. The project also involved the Clink Street Tunnel which in the past was badly-lit and consequently dangerous. To allow the passageway to be used throughout the day and night, the team of designers from Halo Lighting (with the technical support of Architainment Lighting) studied ad hoc illumination for the walls and ceiling of the gallery. These delightful, brightly-colored lights create a sort of firework display. The fittings installed were iColor® Flex MX from the line Color Kinetics by Philips. www.haloltg.com; www.architainment.co.uk

LAMPADE BALNEARI Lo studio PostlerFerguson venne fondato nel 2007, subito dopo aver conseguito la laurea, da Ian Ferguson e Martin Postler. Insieme alla progettazione di oggetti, questi polivalenti designer si occupano di comunicazione. I giovani hanno di recente presentato una collezione di lampade, le Buoy Lamps. Come suggerisce la parola inglese, si tratta di piantane di grandi dimensioni che ricordano la forma delle boe. Questi segnali marini sono caratterizzati da colori sgargianti e struttura leggera. La collezione di nove lampade, tutti pezzi unici realizzati in legno e corda, è stata presentata a Londra lo scorso anno. www.postlerferguson.com (S. F.)

SEASIDE LAMPS Ian Ferguson and Martin Postler founded Studio PostlerFerguson in 2007, immediately after their graduation. These multi-talented artists create design articles and also focus on

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communication. Recently, they presented a collection of lamps, Buoy Lamps. As the name would suggest, these large articles were inspired by the markerbuoys in the sea. They are brightly-

colored and have a light structure. The collection of nine lamps, all of them oneoff pieces produced in wood and rope, were presented in London last week. www.postlerferguson.com (S. F.)


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info SCOLPIRE LA LUCE Ci sono artisti, come Maurizio Cattelan, che da grandi volevano essere designer, e artisti che si trasformano in designer. Lo scambio tra arti visive e creazione di prodotti è fitto e frequente e la linea di confine tra i due mondi è spesso molto sfumata. In quest’area grigia si colloca l’attività di Giacomo Ravagli, ventinovenne toscano, scultore da ormai undici anni.

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Per un giovane della sua generazione, Ravagli ha scelto un percorso insolito, lontano dalle accademie e dalle scuole d’arte e design à la page che proliferano nelle capitali del mondo. A soli 18 anni, sfruttando la tradizione locale della sua regione, ha iniziato a imparare sul campo come apprendista nelle botteghe degli artigiani del marmo di Pietrasanta, là dove questa pietra viene estratta e lavorata da secoli. Poca teoria e molta pratica, un modo antico di fare arte, quello del realizzare a mano, ma sempre in contatto con le grandi figure dell’arte contemporanea internazionale che di frequente si rivolgono ai maestri del marmo per l’esecuzione materiale delle loro opere (Louise Bourgeois, Knut Steel e Pietro Cascella sono solo alcuni degli artisti per cui ha lavorato Ravagli). Nel 2008, un soggiorno a New York cambia il corso della carriera di Ravagli che fa di necessità virtù e, per mantenersi nella Grande Mela, inizia a disegnare e realizzare oggetti d’arredo per committenti privati. Nel giro di tre anni arriva la prima collezione di lampade, Barometro, che ha esordito a marzo al Pad di Parigi ed è stata acquisita dalla galleria Nilufar di Milano, che la presenterà durante il Fuorisalone 2011. Barometro porta con sé tutte le caratteristiche della storia del designer: si tratta, infatti, di lampade da tavolo e pavimento con base marmorea completamente realizzate a mano. Trattandosi di un progetto personale, Ravagli non ha nemmeno realizzato dei bozzetti preparatori, lasciando che la creazione “uscisse dal marmo”. Il risultato di questo ragionamento quasi rinascimentale è una serie di pezzi unici in marmo rosso di Levanto con paralumi metallici in rame trattato con diverse piegature e livelli di invecchiamento.

Forme e volumi che ricordano la composizione dei minerali, capaci di comunicare solidità e allo stesso tempo un’inarrestabile organicità. (S. S.)

CARVING LIGHT Some artists, Maurizio Cattelan for example, wished to be designers when they grew up; other artists transform into designers. The flow between visual arts and product invention is consistent and frequent and the boundary line between the two worlds is often blurred. In this gray zone we find Giacomo Ravagli, a 29-year-old creative from Tuscany, who has been working as a sculptor for the last 11 years. For someone so young, Ravagli opted for an unusual pathway, light years from the academies and the bespoke art and design schools. When he was just 18 years of age, he was attracted by the local tradition of his region Tuscany and started learning the skills of sculpting as an apprentice in the stonemason workshops of Pietrasanta. Marble has been extracted and processed here for centuries. His learning was based on lots of practise and very little theory, just as the techniques were learned in the past; he used his hands to learn the trade and found himself coming into close contact with the great international masters of contemporary art who often involved the Maestros of marble sculptors to actually produce their designs (Louise Bourgeois, Knut Steel and Pietro Cascella are just some of the illustrious clients in Ravagli’s portfolio). In 2008, a trip to New York changed Ravagli’s career path; to support himself in the Big Apple, he began designing and creating items for private clients. In just three years, his first collection of lamps,

Barometro, appeared which was presented in March at the Pad exhibition in Paris; it was also acquired by the Nilufar Gallery in Milan which will present it during the 2011 Fuorisalone events. Barometro contains all the fundamental milestones of the designer’s history. The table and standard lamps have a marble base and the pieces are all completely hand-made. As this was a personal project, Ravagli did not even draft preparatory sketches, simply allowing the creation to escape from the stone. His reasoning can be described as Renaissance in orientation and the result was a series of one-off pieces in red Levante marble with copper shades that have been folded and artificially aged. The shapes and volumes reflect the composition of the minerals and communicate solidity and an unbridled organic nature. (S. S.)


HANDMADE IN LA MURRINA La collezione 2011 de La Murrina insiste su temi da sempre cari all’azienda: unicità dei pezzi, fatto in Italia, fatto a mano, con passione, abilità, tempo e pazienza, attraverso la conservazione giornaliera delle più antiche tecniche artigianali di lavorazione del vetro, per produrre non solo oggetti, ma anche cultura. Più che made in Italy, handmade in La Murrina. Contemporaneamente, la murrina è impegnata sul tema del risparmio energetico e delle nuove sorgenti di illuminazione, in particolare i LED, che sembrano al momento la risposta più efficiente e sostenibile per il futuro dell’illuminazione. Essi infatti offrono risposte soddisfacenti in termini di risparmio energetico, di salvaguardia dell’ambiente e anche di resa, grazie all’integrazione con l’elettronica che mette a disposizione sistemi di regolazione e controllo molto sofisticati, consentendo una illuminazione dinamica, con la possibilità di regolare colori e creare scenari e atmosfere differenti. Le nuove proposte sono la lampada a sospensione Organica disegnata da Giugiaro Architettura; la lampada da tavolo Solaris di Matteo Nunziati; il lampadario a sospensione Rialto e il sistema modulare Victoria, entrambi progetti di Matteo Thun & Antonio Rodriguez. www.lamurrina.com

The 2011 collection from La Murrina re-iterates the company’s core philosophy: unique pieces, articles produced exclusively in Italy, handmade with passion, skills, time and patience. On a daily basis, it preserves the age-old artisan techniques of glass-making which produces wonderful items and creates the basis for culture. As opposed to being Made in Italy, these items are handmade in La Murrina. Simultaneously, La Murrina is committed to energy-saving and new light sources, the Led lights in particular

which at the moment appear to be the most efficient and sustainable answer for the future of illumination. They satisfy in terms of energy-saving, protection of the environment and output, thanks to the integration with electronic devices that create extremely sophisticated regulation and control systems, The result is dynamic lighting with the possibility of selecting the color and creating a whole range of different scenarios and atmospheres. The new proposals include the suspension lamp Organica designed by Giugiaro

Architettura; the table lamp Solaris by Matteo Nunziati; the suspension lamp Rialto and the modular system Victoria, both produced by Matteo Thun & Antonio Rodriguez. www.lamurrina.com

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info KATANA Disegnata da Valerio Cometti di V12 per ITRE, Katana, piantana in fibra di carbonio, due anni dopo la prima commercializzazione rinnova la tecnologia in dotazione, sostituendo la sorgente alogena con una scheda LED, capace di offrire una luce calda di notevole intensità e un considerevole risparmio sui consumi. Ulteriore novità è l’applicazione al corpo illuminante della tecnologia Sensai che consente il controllo contemporaneo di luce e suono. Una scheda elettronica cattura il segnale sonoro trasmesso da un qualsiasi dispositivo Bluetooth e lo riproduce, unendo l’emissione sonora a quella luminosa. Una soluzione avanzata in linea con la filosofia progettuale del giovane designer Valerio Cometti, che integra forma e funzione, design e ingegnerizzazione del prodotto

PLANA Si chiama Plana. È la nuova gamma di prodotti ZetaCube, studiati per assicurare una luminosità diffusa piuttosto che puntuale, intesa a rischiarare più che a creare atmosfera con precisi coni d’ombra. Particolarmente adatti ai luoghi pubblici, la forma chiusa e compatta ne consente l’installazione anche in ambienti privati, con effetti luminosi di interessante effetto. I corpi illuminanti sono sistemi integrati con tecnologia LED, dal design lineare, capaci di integrarsi al soffitto o alle pareti, in virtù dello spessore particolarmente ridotto: solo 9mm. Le dimensioni sono variabili per adeguarsi alle estensioni delle superfici da illuminare. www.zetacube.biz (M. S.)

It is called Plana and is the new range of products by ZetaCube, studied to produce general as opposed to accent lighting; the ambiences are brightened as opposed lighting being used to create an atmosphere with precise cones of light and shade. Plana is ideal for public amenities; however its compact shape allows it to be installed in private ambiences with extremely interesting luminous effects. The light fittings are

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in un mix equilibrato, percepibile sin dalla prima opera: il disegno del televisore Alpha di Brionvega, con cui l’azienda storica è tornata sul mercato e Cometti si è fatto conoscere. L’inarrestabile tensione verso la ricerca di soluzioni innovative sta alla base anche della nuova versione di Katana, essenziale scultura di luce, snella e leggera, sempre in perfetto bilanciamento tra le parti da cui è composta, mediante l’applicazione di un giunto basculante che ne governa l’equilibrio, quasi una celebrazione del rigore morale e della stabile compostezza dei samurai, alla cui nobile e antica arte Katana si ispira. Linee dinamiche e pulite, semplicemente incise da un raggio laser, che al variare dell’altezza del braccio mobile modificano l’atmosfera degli ambienti che illuminano. La nuova versione, disponibile con finiture di carbonio in bianco e in nero, sarà presentata al salone Euroluce 2011. www.fdvgroup.com (M. S.)

Katana, a standard lamp in carbon fibe, was designed by Valerio Cometti of V12, for ITRE. Two years after its launch, the technological features have been renewed, with the halogen source replaced with a LED system that can produce intense warm light and excellent energy-saving. Another new feature is the application of Sensai technology to the light fitting; this allows the simultaneous control of light and sound. An electronic sensor captures and reproduces the sound signal emitted from any Bluetooth device and joins the sound waves to the light energy. It is an

integrated with LED technology; the design is linear and the ultra-slim units – just 9 mm – can be recessed in the ceiling or in the walls. The dimensions are variable allowing the unit to adapt to the surfaces for illumination. www.zetacube.biz (M. S.)

advanced solution in line with the design philosophy of the young designer Valerio Cometti, who manages to integrate shape and function, design and product engineering in a well-balanced mixture, evident in his very first project; the design of the television Alpha for Brionvega, which marked the consolidated company’s return to the market and with which Cometti made his name. His constant orientation to research into innovative solutions is also behind the new version of Katana, a cutting-edge, slim line, lightweight sculpture of illumination,

with perfect equilibrium between its components; the application of a swivel joint that controls the balance can almost be described as a celebration of the morality and the stability of the ancient Japanese Samurai warriors, who were the inspiration for Katana. Clean, dynamic, laser-cut lines which completely change the atmosphere when the height of the mobile arm is modified. The new version is available with a black or white carbonfiber finish and will be presented at the 2011 Euroluce exhibition. www.fdvgroup.com (M. S.)


SOLUZIONI ILLUMINOTECNI CHE PER L’ARCHITETTURA In occasione di Euroluce 2011 Simes presenta nuovi apparecchi per una luce altamente performante e sempre attenta al risparmio energetico, tra cui Nanoled Quadrato – l’ultimo nato della famiglia Nanoled, i piccoli apparecchi a Led in bassa tensione e dimmerabili presentati con grande successo all’inizio del 2010 nella versione tonda – e Barra Led, la nuova asta luminosa Lled bianco neutro, versatile e quasi invisibile grazie ai soli 2 cm di diametro, perfetta per illuminare sia piccole nicchie che cornicioni su grandi facciate. Anche Nanoled Quadrato è un apparecchio dalle dimensioni estremamente ridotte, soli 43 mm di lato, disponibile con soft e accent Led e alimentato a 24V. Come per la versione tonda, anche quella quadrata è proposta in 3 varianti di applicazione: calpestabile, con diffusore opale o trasparente, indicato come luce segna passo per migliorare la visibilità di gradini e percorsi; incasso a parete, dotato di diffusore trasparente con distribuzione asimmetrica della luce; downlight per creare suggestivi punti luminosi a soffitto grazie al diffusore opalino che emette luce diffusa. Sviluppata a partire dalla lunga esperienza che Simes può vantare nell’illuminazione architettonica, Barra Led invece è un involucro integro in policarbonato agganciato a un supporto in alluminio che ne facilita l’installazione e la manutenzione concepito per l’illuminazione uniforme di superfici estese e per dar vita a scenografici giochi di luce (con un connettore rapido infatti è possibile collegare in linea fino a 5 apparecchi). www.simes.it

ILLUMINATION TECHNOLOGY SOLUTIONS FOR ARCHITECTURE During Euroluce 2011, Simes presents new fittings for high performance light which also save energy. The products are Nanoled Quadrato – the latest addition to the Nanoled family, the small, dimmable low-voltage Led sources which were successfully launched in a round version at the start of 2010, and Barra Led, a new luminous Led rod in neutral white that is versatile and almost invisible, thanks to its diameter of just 2 cm, perfect for illuminating small alcoves and cornices on large facades. The square Nanoled Quadrato is also extremely compact – the sides measure just 43 mm; these 24V fittings are available with soft and accent Leds. Both the round and the square versions are available for 3 applications: walk-on with a translucent or transparent diffuser, ideal for floor-level lighting to indicate steps or pathways; wall-recessed

complete with a transparent diffuser producing asymmetric light distribution; downlights which can be used to create suggestive luminous effects on the ceiling, thanks to the translucent shade which projects diffused light. Simes has considerable experience in architectonic illumination and used it to develop Barra Led which has a polycarbonate shell connected to an aluminium support which facilitates installation and maintenance procedures; it was designed to provide uniform illumination of large surfaces and to give rise to scenographic lighting effects. A special attachment is also available which consents the rapid linear connection of up to five fittings. www.simes.it

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info ILLUMINAZIONI ILLUMINATIONS Sarà inaugurata venerdì 3 giugno e aperta al pubblico da sabato 4 giugno al 27 novembre 2011 ai Giardini e all’Arsenale la 54. Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo ILLUMInazioni – ILLUMInations, diretta da Bice Curiger. “La Biennale di Venezia – ha dichiarato la curatrice – è uno dei forum più importanti per la diffusione e la riflessione sugli sviluppi attuali dell’arte. Il titolo della 54. Esposizione Internazionale d’Arte, ILLUMInazioni, pone letteralmente l’accento sull’importanza di questa funzione e capacità della Biennale, anche in un mondo globalizzato. La più prestigiosa nonché la progenitrice di tutte le biennali d’arte internazionali è animata oggi da uno spirito che trascende i confini nazionali… ILLUMInazioni si concentrerà sulla 'luce' generata dall’incontro con

l’arte, sull’esperienza illuminante, sulle epifanie derivanti dalla comunicazione reciproca e dalla comprensione intellettuale. Nel titolo risuona anche l’eco dell’età dell’Illuminismo, attestandone la vitale e fondamentale eredità che ci ha lasciato”. La mostra sarà allestita al Padiglione Centrale ai Giardini e all’Arsenale formando un unico percorso espositivo, con 82 artisti da tutto il mondo. Tra questi, 32 sono nati dopo il 1975 e 32 sono le presenze femminili. A quattro artisti partecipanti è stato chiesto di creare dei parapadiglioni, strutture architettoniche

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e scultoree allestite ai Giardini e all’Arsenale, realizzate per ospitare il lavoro di altri artisti. La Mostra sarà affiancata, come di consueto, negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia, da 88 partecipazioni nazionali mentre il Padiglione Italia all’Arsenale sarà curato da Vittorio Sgarbi. Le nazioni presenti per la prima volta saranno Andorra, Arabia Saudita, Bangladesh, Haiti. Altri paesi parteciperanno quest’anno dopo una lunga assenza: India (1982), Congo (1968), Iraq (1990), Zimbabwe (1990), Sudafrica (1995), Costa Rica (1993), Cuba (1995). Oltre quaranta eventi collaterali saranno proposti da enti e istituzioni internazionali, che allestiranno le loro mostre e le loro iniziative in vari luoghi della città in concomitanza con la Biennale in un progetto che trasversalmente lega passato e presente, come illustra Bice Curiger nella presentazione del programma: “Le opere del pittore veneziano Jacopo Tintoretto giocheranno un ruolo di primo piano, instaurando un rapporto artistico, storico ed emozionale con il contesto locale... L’incorporazione delle opere di Tintoretto del XVI secolo in una biennale d’arte contemporanea trasmette segnali inaspettati e stimolanti e getta luce sulle convenzioni del sistema dell’arte. Tale accostamento non deriva tanto da analogie di natura formale ma è piuttosto pensato come rafforzamento reciproco, finendo per sottolineare l’importanza delle opere d’arte come veicoli visivi d’energia”. www.labiennale.org (C. F.)

The 54th International Exhibition of Art will be inaugurated on Friday June 3rd and remain open to the public from Saturday June 4th to November 27th 2011, at the Giardini and at the Arsenale in Venice. It has been called ILLUMInazioni – ILLUMInations and was organized by Bice Curiger. “The Biennial Exhibition in Venice – stated the director – is one of the most important platforms for the diffusion and reflections on current artistic developments. The name given to the 54th International Exhibition of Art – ILLUMInazioni/ILLUMInations – underlines

the importance of the international vocation of the Biennial even in the global village. The most prestigious and progenitor of all the international biennials of art is energized by a spirit that transcends the national boundaries… ILLUMInazioni is focused on the ‘light’ generated from a meeting with art, an enlightening experience on the epiphanies that derive from mutual communication and intellectual comprehension. The title also echoes the age of Enlightenment, bearing witness to the dynamic and important legacy it left us”. The exhibition was organized in the Central Pavilion in the Giardini and the Arsenale of Venice, and forms a single exhibition pathway. A total of 82 international artists took part – 32 were born after 1975 and 32 were female. Four of these artists were asked to create para-pavilions, architectonic and sculptural structures installed in the Giardini and the Arsenale, destined to house the works by other artists. As usual, the exhibition in the pavilions of the Giardini, the Arsenale and the historical center of Venice, will be joined by 88 international exhibitions. The Italy Pavilion at the Arsenale will be organized by the Italian journalist and politician, Vittorio Sgarbi. Nations taking part for the first time are Andorra, Saudi Arabia, Bangladesh, Haiti. Other countries have re-appeared after a long absence: India

(1982), Congo (1968), Iraq (1990), Zimbabwe (1990), South Africa (1995), Costa Rica (1993), Cuba (1995). More than 40 collateral events have been organized by international institutions, with exhibitions and events installed in various locations across the city and operative in parallel with the Biennial. The project joins the past with the present as described by Bice Curiger in the presentation of the program: “The works by the Venetian painter Jacopo Tintoretto will play an important role; they will create an artistic, historical and emotional relationship with the local context… The inclusion of the 16th-century works by Tintoretto in a contemporary art exhibition emits unexpected and highly stimulating signals, shedding light on the traditions of the artistic system. This combination does not derive simply from analogies of a formal nature but can be considered as mutual reinforcement, which underlines the importance of works of art as visual carriers of energy”. www.labiennale.org (C. F.)


DOMINO LED In occasione del Salone del Mobile 2011 di Milano, Domino LED, brand del Gruppo BPT, è presente presso Blu Wom Milano in Via San Vittore 40 per presentare le principali novità di prodotto. Domino LED, brand specializzato nell’illuminazione a LED, realizza apparecchi tecnologici dal design minimale, con finiture di pregio e dalle dimensioni ridotte, in grado di proporre soluzioni flessibili e capaci di integrarsi e valorizzare qualsiasi ambiente. Per il fuorisalone Domino LED propone le novità per gli spazi interni tra cui la linea Perpetual che si compone di una serie di apparecchi per interni da incasso orientabili e non, particolarmente adatta per l’illuminazione ambientale diffusa o d’accento; Stilo, sistemi illuminanti lineari e componibili adatti per l’illuminazione incasso a 1 LED dagli ingombri minimi e studiato per illuminazioni puntuali o per la realizzazione di sistemi illuminanti scenografici effetto cielo stellato; e Ring i LED a incasso utilizzabili per l’illuminazione e valorizzazione di piccoli oggetti. Tra le novità anche apparecchi per spazi esterni, come Split, Splash e Country, proiettori per illuminazioni architetturali e scenografiche. www.dominoled.it

In Blu Wom Milano in Via San Vittore 40, during the 2011 edition of the International Furniture Salon in Milan, Domino LED, a brand of the BPT Group, will present the latest additions to its product range. Domino LED, is a brand specialized in LED illumination and it produces technological fittings with a minimal design, an elegant finish and a compact size; they are ideal for creating versatile solutions that can integrate with and enhance any ambience.

In the Fuori Salone events this year, Domino LED presents a number of new products for interiors, including the ‘Perpetual’ line – a series of adjustable or fixed recessed interior fittings, particularly useful for diffused or accent lighting; Stilo, a linear modular system ideal for recessed lighting. These are compact and developed to produce dots or a scenographic starry sky effect; and Ring which are recessed LEDs ideal for illuminating and exalting small objects.

Other new developments are the outdoor fittings – Split, Splash and Country – used to produce architectural and scenographic illumination. www.dominoled.it

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info

Crociata, Giorgio Della Longa, Mons. Sergio Di Giusto, Gianni Drisaldi, Lorenzo Fellin, Gianni Forcolini, Donatella Forconi, Padre Silvano Maggiani, Mons. Enrico Mazza, Francesca Migliorato, Gianni Ottolini, Anty Pansera, Mons. Carmelo Pellegrino, Sandro Pittini, Mons. Giuseppe Russo, Mons. Stefano Russo, Mons. Giancarlo Santi, S.E. Mons. Angelo Scola, Corrado Terzi, Marina Vio, Don Giuliano Zanchi, Giancarlo Zappa. www.aidiluce.it (M. S.)

issues which are intrinsically bound to this area of design. Donatella Forconi was assisted by Silvano Oldani, secretary of AIDI, is the spokesperson for this widespread interest expressed as a dialectic exchange ‘between the world of technology and creative thinking’ and ‘the thoughts by Catholics, the liturgy and theology’. The results can be summarized as completely original guide-lines, finalized to the design of illumination for churches. This teamwork saw the participation of Biblicists, liturgists, theologians, architecture historians, light designers, experts and lecturers with different backgrounds and sensitivity. Their passionate and complex analysis exemplified an efficacious valid design method which examined the variable lighting systems that must co-exist in a

LIGHT IN CHURCHES

religious building – the private areas for personal prayer, the areas used for the religious functions, special effects for events, welcoming light for tourists. Through examples of past and present ecclesiastical architecture, light is described and analyzed in all of its forms and genres, with the production of an unusual timeline through the history of architecture. Under the patronage of the CEI – The Italian Episcopal Conference. Editor: Mauro Bozzolo. Articles by Don Vincenzo Barbante, Francesco Bianchi, Mario Bonomo,

LUCE NELLE CHIESE Luce nelle chiese, Atti dei convegni AIDI di Roma, Milano, Venezia, a cura di Donatella Forconi, è un testo di valore scientifico – pubblicato da Ediplan Editrice nella collana Luce Arte e Design, diretta da Silvano Oldani – che ha il pregio di restituire le molteplici sollecitazioni riguardanti un tema di nicchia della progettazione architettonica insieme a importanti spunti di riflessione di carattere liturgico e teologico, imprescindibili qualora si voglia in qualche modo approcciare l’argomento. Donatella Forconi, con il sostegno di Silvano Oldani, segretario AIDI, si fa tramite di un interesse diffuso che si estrinseca in uno scambio dialettico “tra il mondo della tecnica e del pensiero creativo” e quello “del pensiero cattolico, della liturgia, della teologia”, per approdare, nella parte conclusiva alla redazione di linee guida assolutamente inedite, finalizzate appunto alla progettazione della luce nelle chiese. Un lavoro frutto di uno sforzo corale, cui hanno partecipato biblisti, liturgisti, teologi, storici dell’architettura, progettisti della luce, esperti e docenti con esperienze e sensibilità diverse, che hanno analizzato un tema tanto appassionante quanto ostico per esemplificare una metodologia progettuale efficace e valida a scandire con giuste luci i vari momenti che devono coesistere in uno spazio liturgico, da quello intimo della preghiera a quello accogliente delle funzioni liturgiche, da quello partecipativo di uno spettacolo, a quello ospitale di una visita guidata per turisti. Attraverso esempi dell’architettura ecclesiastica presenti e passati la luce viene narrata e analizzata in tutte le sue forme e tipologie, restituendo in varie tappe una inconsueta traccia della storia dell’architettura. Con il patrocinio della Conferenza Episcopale Italiana. Coordinamento editoriale di Mauro Bozzolo. Testi di Don Vincenzo Barbante, Francesco Bianchi, Mario Bonomo, S.E. Mons. Franco Giulio Brambilla, Don Gianmatteo Caputo, S.E. Mons. Mariano

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‘Light in Churches, the Acts from the AIDI Conferences in Rome, Milan and Venice’, edited by Donatella Forconi, is a book of scientific importance; it was published by Ediplan Editrice and is part of the series ‘Luce Arte e Design’, directed by Silvano Oldani – which examines the multiple aspects associated with alcoves as architectonic design features and provides an overview of liturgical and theological

S.E. Mons. Franco Giulio Brambilla, Don Gianmatteo Caputo, S.E. Mons. Mariano Crociata, Giorgio Della Longa, Mons. Sergio Di Giusto, Gianni Drisaldi, Lorenzo Fellin, Gianni Forcolini, Donatella Forconi, Father Silvano Maggiani, Mons. Enrico Mazza, Francesca Migliorato, Gianni Ottolini, Anty Pansera, Mons. Carmelo Pellegrino, Sandro Pittini, Mons. Giuseppe Russo, Mons. Stefano Russo, Mons. Giancarlo Santi, S.E. Mons. Angelo Scola, Corrado Terzi, Marina Vio, Don Giuliano Zanchi, Giancarlo Zappa. www.aidiluce.it (M. S.)


WINDFALL Il cristallo ha un appeal quasi magico. Affascina attraverso la sua gamma di colori brillanti che creano un gioco di luci attraverso la rifrazione. La più grande sfida, da sempre, rimane la massimizzazione della luminosità dei fasci di luce, la loro definizione e la loro coesione. Anche Clarissa Dorn e il designer olandese Roel Haagmans coltivano da tempo il loro amore per la luce e il cristallo quando nell’estate del 2004 fondano a Monaco di Baviera l’azienda Windfall con l'obiettivo di aprire nuove strade nel design dei lampadari di cristallo. Quest'anno il marchio si presenta per la prima volta in Italia al Fuorisalone c/o Il Piccolo. Nell’immagine, Balance, un lampadario che si adatta ai più diversi progetti d’illuminazione ed è particolarmente avanzato per quanto riguarda la dispersione fluttuante della luce. Balance, prodotto dal 2006, è uno dei bestseller dell’azienda. www.windfall-gmbh.com (L. C.)

Glass has always had an almost magical appeal. Observers are fascinated by its range of brilliant colors that diffract the light and produce astonishing luminous effects. The biggest challenge has always been to maximize, define and compact the light beams. For some time, Clarissa Dorn and the Dutch designer Roel Haagmans have been nurturing their love for light and glass. In Munich Bavaria in 2004, they founded the company, Windfall, with the objective of creating new directions for the design of glass chandeliers. This year the brand has decided to make an appearance in Italy in a Fuori Salone event c/o Il Piccolo. In the picture, Balance, a chandelier that adapts to a wide range of illumination projects and is unusually advanced in terms of the fluctuating dispersion of light. Balance, in production since 2006, is one of the company’s best-sellers. www.windfall-gmbh.com (L. C.)

COME NELL'ACQUA

AS THOUGH IN WATER

Come sempre Yamagiwa coinvolge interessanti designer dalla vocazione sperimentale e internazionale per sviluppare le proprie nuove forme di luce, tra poesia e funzionalità. Quest'anno, Makio Hasuike e WertelOberfell Platform – tra gli altri – sono gli artefici dei prodotti lanciati da Yamagiwa in occasione di Euroluce 2011. Aurelia, la lampada disegnta dal giovane duo tedesco composto da Gernot Oberfell e Jan Wertel, forti di una collaborazione con Ross Lovegrove studio, nasce ispirata dall’affascinante immagine di una medusa qui ricreata in vetro. La luce delicata fluttua nell’aria proprio come una medusa guizzante in acqua. www.yamagiwa-lighting.com (L. C.)

Once again Yamagiwa involves a group of interesting designers with a strong experimental and international vocation in the development of new light forms, a mixture of performance and poetry. This year, Makio Hasuike and WertelOberfell Platform – among others – designed the products presented by Yamagiwa during Euroluce 2011. Aurelia is a delightful lamp designed by the young German duo Gernot Oberfell and Jan Wertel, supported by the Ross Lovegrove studio. Its design was inspired by a jellyfish which has been recreated in glass. The delicate light fluctuates in the air like a jellyfish floating in water. www.yamagiwa-lighting.com (L. C.)

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info LU MURANO LU Murano ci restituisce la visione di un artista-imprenditore, Luigi Fornasier, e della sua creazione concepita come opera d’arte poi germogliata compiutamente fino a diventare un esclusivo lampadario in commercio. Il successo non ha tolto nulla alla magia di LU Murano: oggetto d’arte, vetro e poesia in grado di sagomare, attraverso la luce, frammenti di realtà, microaccadimenti, esperienze. Collezione esclusiva della Vetreria Fornasier Luigi di Murano, LU è una concezione unica, insieme rivoluzionaria e tradizionale. Interamente fatto a mano e soffiato a bocca, alimentato ad olio e completamente trasparente, il lampadario, realizzato con le più tradizionali tecniche di lavorazione del vetro, si esprime attraverso un design innovativo e contemporaneo. LU Murano è la collezione di lampadari in vetro soffiato dal design innovativo e contemporaneo realizzati dopo anni di ricerca e di sperimentazione dal maestro e designer del vetro Fabio Fornasier con le più tradizionali tecniche di lavorazione del vetro di Murano. Forme sinuose in vetro soffiato unite in un movimento dinamico, spinto da un vento leggero. Un movimento concepito per ogni singolo pezzo, soffiato dall’artista e modellato a mano a gran fuoco. Un segno forte che caratterizza un ambiente senza compromessi. Declinato in colori, trasparenze, traslucenze e riflessi, ogni lampadario è un’opera esclusiva che racconta l’atto creativo dell’artista e la sua ricerca personale, oltre le mode o le esigenze del mercato. I lampadari della collezione LU Murano sono disegnati e realizzati a mano dal Maestro Fabio Fornasier, in vetro soffiato, presso la sua fornace a Murano, e sono disponibili in varie misure e in oltre 20 diverse colorazioni. Ogni singolo pezzo è soffiato dall’artista e modellato a mano a gran fuoco. Ogni lampadario è unico, interamente fatto a mano, un pezzo di design contemporaneo, e un’opera d’arte. Infatti, ciascun elemento che lo compone è esclusivamente realizzato a mano e non riproducibile in modo identico. www.lu-murano.it (L. C.)

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LU Murano expresses the vision of the artist-entrepreneur, Luigi Fornasier, and his creations which began life as works of art and which developed into exclusive, commercially-available chandeliers. However, the success did not jeopardize the magic attached to LU Murano: a piece of art, glass and poetry that uses light to mold fragments of reality, micro-events, experiences. LU Murano is a unique collection – revolutionary yet traditional – belonging to the exclusive range of Vetreria Fornasier Luigi di Murano. Handmade, mouth-blown clear glass, this oil light-fitting has been produced using the most traditional of glass-processing

techniques, modernized with innovative and contemporary design. It was developed through to years of research and experimentation by the Maestro glass designer Fabio Fornasier who applies the traditional glass-processing techniques to his creations. Sinuous shapes of blown glass combined with dynamic energy, driven by a gentle breeze – this is the idea behind every single piece, blown by the artist and hand-modeled in fire to create a strong feature that unquestionably characterizes the ambiences. Available in a range of colors, transparencies, translucencies and reflections, each chandelier is unique and expresses the

artist’s creative route, his personal research, the fashions and the market demands. The lamps of the LU Murano collection have been designed and handproduced in blown glass by Maestro Fabio Fornasier. They were created in his workshop on the island of Murano, just off the coast of Venice, and are available in a range of measurements and in 20 different colors. Every single piece of glass was blown and modeled by the artist and is a unique, hand-produced item, a piece of contemporary design and a work of art. As each element has been made by hand, no two pieces are identical. www.lu-murano.it (L. C.)


SUCCESFUL LIVING

ART DECO

Continua da qualche anno la fruttuosa collaborazione tra Diesel e diverse aziende di arredamento. La linea di mobili e complementi Succesful Living by Diesel propone pezzi di Zucchi, Moroso e, per l’illuminazione, Foscarini. In occasione del Fuorisalone 2011, una mostra negli spazi del Superstudio Più presenta l’intera collezione. Relics from the next future è un’esposizione che punta soprattutto su effetti teatrali, in grado di creare stupore nei visitatori. Si tratta di un percorso emozionale immerso nell’oscurità quasi totale, dove stanze arredate con stili differenti mostrano come negli anni siano nate tendenze quanto mai varie, ognuna delle quali può essere re-interpretata con originalità. diesel.foscarini.com (F. T.)

Livalike è una piccola società che produce, in piccole quantità, arredi e accessori innovativi per estetica o funzione. Nel catalogo spicca per originalità Rosetta, una presa per corrente in stucco, una sorta di bassorilievo in miniatura con foglie ed elementi naturali. Disegnata da Phoebe Helmbold, Rosetta arricchisce un elemento che solitamente si tenta di nascondere, trasformandolo in una divertente decorazione. www.livalike.com; www.helmbold-design.de (S. F.)

The successful collaboration between Diesel and a number of furniture manufacturing companies has been ongoing for some years. The line of furniture and accessories called Successful Living by Diesel presents pieces by Zucchi, Moroso and for the illumination, Foscarini. For Fuorisalone 2011, the entire collection will be exhibited in the Superstudio Più showroom. ’Relics from the next future’ is an exhibition based on theatrical effects

Livalike is a small company that produces limited quantities of furniture and accessories that are innovative in terms of esthetics and function. In the catalogue, Rosetta stands-out for its original features, a sort of bas-relief in miniature with leaves and natural elements. Designed by Phoebe Helmbold, Rosetta enriches an element that is normally hidden from view, transforming it into a delightful decoration. www.livalike.com; www.helmbold-design.de (S. F.)

and it will truly astonish the visitors. It is an emotional pathway which cuts through almost total darkness; the rooms furnished in different styles illustrate the evolution of a wide range of trends, each of which can be re-interpreted with an original slant. diesel.foscarini.com (F. T.)

ARRAS Dalla suggestiva preziosità degli arabeschi che hanno decretato il successo delle lampade Eggs, nasce una nuova collezione di luci che ne riprende l’inconfondibile lavorazione, interpretata però in chiave più contemporanea e fortemente innovativa grazie all’inserimento di cornici in ecopelle, nei colori bianco, oro, antracite e nero. In perfetta sintonia con la filosofia di VG Lighting, per cui l’illuminazione trascende la propria usuale funzione e diventa un vero e proprio elemento d’arredo, i designer Vincenzo Antonuccio e Marilena Calbini propongono le lampade Arras, pannelli luminosi con cornice in ecopelle. www.vgnewtrend.it

From the suggestiveness of the Arabesques which were responsible for the success of the lamps Eggs, a new collection of lamps has been developed and which repeats the unmistakeable style, interpreted in a more contemporary and highly-innovative key thanks to the insertion in frames of white, gold, anthracite or black ecological leather. It is in perfect harmony with the philosophy of VG Lighting, where the illumination transcends the traditional function and becomes a component of the interior furnishings. The designers Vincenzo Antonuccio and Marilena Calbini present the lamps Arras, luminous panels with a frame of ecological leather. www.vgnewtrend.it

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info GREGORIS Un nuovo marchio si inserisce nel mercato dell’illuminazione Led; nasce da un trasferimento tecnologico e tipologico: un nome molto conosciuto nell’ambito della fotografia, Gregoris Photographic Equipment, che per una decina di anni approfondisce la conoscenza del Led nel settore fotografico in collaborazione con l’azienda americana CREE, produttrice del diodo emettitore di luce (led), si trasforma oggi in Gregoris, azienda di illuminazione

innovativa attenta alle problematiche contemporanee che si pone l’obiettivo di far convergere le esigenze estetiche e funzionali con il rispetto dell’ambiente e l’attenzione ai consumi energetici. La dimestichezza acquisita nel corso degli anni dall’azienda diventa competenza con la quale sviluppare un’interessante offerta di soluzioni per illuminazione di applicazioni urbane su progetto: una produzione propria di apparecchi illuminanti a Led per la casa, l’industria e l’arredo urbano, un catalogo ampio di modelli in cui si riconoscono, oltre all’eccellenza del design, le migliori soluzioni tecnico-formali e di risparmio energetico. Con queste premesse, l’incontro della Gregoris con l’architetto Tobia Scarpa è stato accolto con entusiasmo e trasformato in una proficua collaborazione. Da questa unione si è generata, infatti, una nuova collezione di

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lampade di design a sorgente Led, lampade realizzate dalla lavorazione con macchine a controllo numerico di estrusi di alluminio, collezione presentata in occasione di Euroluce 2011. Il neo brand della Gregoris, già conosciuto nel panorama nazionale ed internazionale per l’altra linea di prodotti architetturali a marchio GPE Led, può già vantare all’attivo alcune importanti forniture, tra queste l’illuminazione di uno degli spazi industriali Benetton, l’ex Fabbrica della Lana a Castrette di Villorba; l’illuminazione delle guglie del Duomo finalizzata alla suggestiva accensione notturna, o a Venezia per l’illuminazione del ponte progettato da Santiago Calatrava, oppure ancora la trasformazione dei novecento corpi lampada degli storici lampioni cittadini di Porto Cervo, in Sardegna. Nelle immagini, Quasar, design Tobia Scarpa. www.gpesrl.com (L. C.)

A new brand has appeared on the market of Led illumination. It has developed from technological and typological transfer. A well-known name in the field of photography – Gregoris Photographic Equipment – which for a decade has been investigating the use of Leds in photography in collaboration with the American company, CREE, a manufacturer of the light emitting diodes (leds) – has converted to Gregoris, a company producing innovative illumination, attentive to problems of the contemporary world and focused on the objective of combining esthetic and functional demands with respect for the environment and attention to energy consumption. The experience the company has acquired in recent years has been transformed into skills it applies to develop an interesting range of solutions for ad hoc urban illumination systems. The company produces Led light fittings for the home, for industry and for urban illumination. It boasts a catalogue filled with models of excellent design, the best technical-formal solutions and optimized energy saving. Against this background, the meeting between Gregoris and Architect Tobia Scarpa was welcomed with enthusiasm and led to successful collaboration. The partnership resulted in a new collection of design lamps with Led sources. They were processed by CNC machinery in extruded aluminium with the collection presented during Euroluce 2011. Gregoris is already famous on the national and international scenarios for another line of architectural products – GPE Led. The new brand has already been applied in one of the Benetton

factories – the former wool mill in Castrette di Villorba; the illumination of the cathedral spires to create a suggestive nocturnal view, in Venice for the illumination of the bridge designed by Santiago Calatrava, and the replacement of the 900 light fittings in the street lamps in Porto Cervo, Sardinia. www.gpesrl.com (L. C.)


SUBLIME Giochi di vetro e luce, armonie di colori e forme, dialogo tra artigianato locale veneziano e design contemporaneo in un mix di eleganza e ricercatezza. Sono questi gli elementi chiave di Sublime, la nuova collezione di Andromeda, che propone con un linguaggio moderno una rivisitazione delle lampade a candelabro settecentesche. Una firma che ogni volta testimonia, con la sua ricerca in campo estetico, tecnico e concettuale, la grande capacità di declinare in ogni epoca e contesto la secolare tradizione del vetro veneziano lavorato a mano. Ogni pezzo, disegnato dall’artista Michela Vinello, può essere personalizzato a seconda della location a cui è destinato e realizzato nelle tre tipologie classiche di illuminazione – sospensione, tavolo, applique –, proposto in quattro tonalità cromatiche molto versatili e con riflessi cangianti a seconda dell’ambiente e dell’illuminazione scelta. Quest’ultima, infatti, può essere prodotta tramite luce a candela o elettrica mentre le colorazioni possono essere Dilly, una tonalità chiarissima di un punto intermedio tra la lavanda, il violetto e l’azzurro; Fairy, un punto di azzurro intenso, sognante; Eden, un punto di verde molto chiaro in direzione acida; Flirt, bianco a metà tra il latte e l’ottico. www.andromedamurano.it (A. C.; ph: Cristiano Corte)

Light and glass, harmony of color and shape, local Venetian crafts and contemporary design in a mixture of elegance and style. These are the key elements in Sublime, the new Andromeda collection. It presents a modern revisitation of the 18th-century candelabras. Thanks to its esthetic, technical and conceptual research, this company underlines its ability to define the age-old Venetian glass-making tradition of every period and context. Each piece of the collection, designed by artist Michela Vinello, can be customized to suit the location and is available in the three classical fittings – suspension, table and appliqué. They are available in four versatile colors with shimmering reflections that change depending on the ambience and the source of illumination – a choice of candlelight or electricity. Dilly is a very pale hue somewhere between lavender, purple and pale blue; Fairy, deep dreamy blue; Eden, pale green tending towards acid; Flirt, white lying halfway between milk and optic purity. www.andromedamurano.it (A. C.; ph: Cristiano Corte)

GUARDANDO ALLA NATURA

TAKING A LOOK AT NATURE

Corpi illuminanti colorati, che sembrano spuntare direttamente dal pavimento o dal mobile su cui sono appoggiati. Si tratta delle Fungi Lamps di Andreas Kowalewski, funghi over-size fatti di una lunga striscia di nylon piegata e resa rigida con una speciale colla. La tecnica di assemblaggio è stata messa a punto dal designer per mostrare la graduale crescita delle lampade, quasi si trattasse davvero di esseri viventi. L’unico modo per realizzarle è quello manuale. Il giovane ammette infatti di non aver realizzato il progetto prevedendo una produzione industriale, convinto che sia più importante la sperimentazione rispetto alla reale commercializzazione dei prototipi. www.andreaskowalewski.com (S. F.)

Colored light fittings which appear to sprout from the flooring or from the piece of furniture supporting them. These are the Fungi Lamps by Andreas Kowalewski, oversized mushrooms consisting of a strip of nylon that has been folded and stiffened with a special adhesive. The assembly technique was perfected by the designer to demonstrate the gradual growth of the lamps, almost as though they were actually alive. They can only be made by hand. The young artist admits the design of this article did not include industrial production, as he believes that experimentation is much more important that the commercial orientation of the prototypes. www.andreaskowalewski.com (S. F.)

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info A NEW GENERATION OF LIGHTS La Galleria Kreo di Parigi, situata in Rue Dauphine 31, è sempre all’avanguardia nel presentare le migliori firme del design, ed estremamente attenta al lavoro delle giovani generazioni. In quest’ottica si può leggere l’esposizione ’A new generation of lights’, organizzata con l’Ecole Cantonale d’Art di Losanna, l’ECAL, una fra le migliore scuole di design al mondo. Da essa sono usciti talenti come i fratelli Bouroullec, Alexis Georgacopoulos e Delphine Frey. Già nel 2005 c’era stata una collaborazione, con la presentazione alla Galleria Kreo di lavori di studenti, selezionati da Ronan Bouroullec. Questa nuova mostra, presenta lampadari e luci, ideati da studenti e professori del dipartimento di Design Industriale dell’ECAL nel corso degli ultimi cinque anni. Si tratta anche di un omaggio a Pierre Keller, dirigente visionario dell’istituto, che nei quindici anni della sua direzione lo ha portato all’eccellenza, e che quest’anno lascerà il testimone al designer Alexis Georgacopoulos. Partecipano alla mostra con i loro lavori vecchi allievi o studenti appena diplomati: Big Game (il trio Elric Petit, Grégoire Jeanmonod, Augustin Scott de Martinville), Camille Blin, Fabien Cappello, Michel Charlot, Béatrice Durandard, Delphine Frey, Alexis Georgacopoulos, Tomas Kral, Nicolas Le Moigne, Florian Pittet, Julien Renault, Adrien Rovero e Guillaume Schweizer. Questi giovani si confrontano sulla loro personale visione della luce, un tema straordinario, che offre ampio spazio alla creatività. E proprio audacia e creatività sono la cifra stilistica di una mostra, comprendente una ventina di lavori, alcuni dei quali saranno realizzati in otto esemplari dalla Galleria Kreo riservati ai collezionisti. Uno di questi è Slim&Strong, della giovaner designer franco-svizzera Delphine Frey, realizzatrice nel 2007 del cornetto

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per gelato in porcellana della manifattura Bernardaud, un oggetto di grandissimo successo. Delphine, che ha lavorato per Christofle e Nespresso, presenta una lampada per ufficio extra light: misura un metro di lunghezza con lo spessore di un millimetro e il peso di dodici grammi. Realizzata in fibra di carbonio, la lampada pare un tessuto plissettato e diffonde una luce morbida grazie ai leds, rendendo più dolce il rigore del design. Anche Marble di Camille Blin, parigina e ora assistente all’ECAL, sarà prodotto in serie limitata: si tratta di un proiettore, posato su un piedestallo mobile e un pannello di marmo rettangolare, che funge da riflettore, un oggetto scultoreo in grado di riflettere la luce secondo varie angolature, quasi a catturarne l’essenza. I lavori presentati nella mostra sono estremamente vari, ad esempio Les souches, del francese Julien Renault, lampade disegnate per Design/MiamiBasel del 2008, utilizza il vetro fumée per trasmettere una luce sfumata e filtrata a debole intensità. Big Game, i cui lavori fanno parte di collezioni come quella del Centre Pompidou a Parigi e del Museée di Grand-Hornu a Bruxelles, per Pod Light si è ispirato alle bobine di pellicola, realizzandole in metallo, ricoperto di resina ad alveoli, attraverso cui filtra la luce. Dello svizzero Michel Charlot, vincitore di una borsa di studio della Fondazione Ikea nel 2007, sono le plafoniere Mold Lamps del 2009, create in collaborazione con Eternit. Si tratta di campane luminose che, modellate nel cemento, danno tuttavia l’impressione di essere in cartapesta, trasmettendo un’idea di estrema leggerezza. Accanto a pezzi ormai ben conosciuti come quelli di Charlot, ce ne sono altri appositamente commissionati per l’esposizione, ad esempio di Adrien Rovero, svizzero, ora professore all’ECAL, che ha lavorato per Droog Design e collabora con importanti istituzioni. La sua opera, Antenna Lights, realizzata in collaborazione con il CIRVA (Centro internazionale della ricerca sul vetro e sulle arti plastiche), ricrea lo spazio della Galleria con la geometria colorata delle basi in vetro soffiato. È evidente che le creazioni di questi talentuosi giovani designer sono diverse anche nella loro vocazione – prototipi, oggetti industriali, edizioni in serie limitata – ma tutte testimoniano l’estrema vitalità del soggetto luce e le sue infinite potenzialità. (C. S.; ph: © Michel Bonvin Courtesy Galerie Kreo/ECAL)


Gallery Kreo is located on Rue Dauphine 31, Paris, France. It has always been avantgarde in terms of the best brand names and has always paid considerable attention to the work of the young up-and-coming creatives. This is the backdrop for interpreting ’A new generation of lights’, organized with ECAL - Ecole Cantonale d’Art in Lausanne, one of the best design schools in the world. In the past it has produced some of the country’s most talented artists – for example the Bouroullec brothers, Alexis Georgacopoulos and Delphine Frey. There was a previous joint-project at the Kreo Gallery in 2005 with the presentation of works by students, selected by Ronan Bouroullec. This new exhibition presents lamps and light fittings designed over the last 5 years by students and professors of the Department of Industrial Design in ECAL. It is also a tribute to Pierre Keller, the institute’s visionary manager; in the fifteen years under his direction, he raised the reputation of the institute to excellence, and will step down this year in favor of designer Alexis Georgacopoulos. Former students or recently qualified will take part in the exhibition: Big Game (Elric Petit, Grégoire Jeanmonod, Augustin Scott de Martinville), Camille Blin, Fabien Cappello, Michel Charlot, Béatrice Durandard, Delphine Frey, Alexis Georgacopoulos, Tomas Kral, Nicolas Le Moigne, Florian Pittet, Julien Renault, Adrien Rovero and Guillaume Schweizer. These young people express their personal vision of light, an extraordinary theme that offers great scope for creativity. And audacity and creativity are the design orientations for this exhibition of some twenty projects; a number of them will be produced by the Kreo Gallery in a limited edition of 8 examples as collector’s pieces. One of these is Slim&Strong, by the young French-Swiss designer Delphine Frey; in 2007 she designed the ice-cream cone in porcelain manufactured by Bernardaud, an article which enjoyed enormous success. Delphine has also worked for Christofle and Nespresso and on this occasion presents an extra-light office lamp: it measures one meter in length, 1 mm in thickness and weighs just 12 grams. It has been produced in carbon fiber; the shade appears to be pleated fabric which diffuses soft lighting thanks to the led bulbs, which soothes the severe design lines. Marble by Parisian designer Camille Blin, currently employed as an assistant in ECAL, will also be produced in a limited series: this is a projector, which rests on a mobile pedestal in front of a rectangular marble panel which acts as a reflector; this sculptural creation reflects light depending on its angle as though to capture the essence. The pieces on display at the exhibition are extremely varied: for example Les souches, by the French designer, Julien Renault, lamps designed for Design/Miami-Basel dating 2008; the smoked glass used emits soft, filtered, low-

intensity light. Some of the projects designed by Big Game belong to collections of the Pompidou Center in Paris and the Museée di Grand-Hornu in Brussels. The inspiration for its Pod Light was film reels in metal coated with a resin honeycomb to filter the light. The Swiss designer, Michel Charlot, who won a study bursary from the Ikea Foundation in 2007, designed Mold Lamps in 2009 which have been produced in collaboration with Eternit. These luminous bell-shapes have been created in cement yet appear as though they were produced in papier-mâché, projecting the sensation of extreme lightness. Alongside well-known articles such as those by Charlot, others were commissioned for the exhibition, for example by Swiss designer, Adrien Rovero, now a professor at ECAL. He has worked with Droog Design and collaborates with a number of important institutions. His design ’Antenna Lights’ was produced in collaboration with CIRVA (The International center for research into glass and plastic arts) and recreates the Gallery using colored shapes of blown glass. It is clearly evident that the creations of these talented young designers are also different in terms of the vocation – prototypes, industrial articles, limited series – yet all of them bear witness to the extreme vitality of light and its infinite potential. (C. S.; ph: © Michel Bonvin Courtesy Galerie Kreo/ECAL)

ARCHITETTURA, ACQUA E LUCE

ARCHITECTURE, WATER, LIGHT

Un resort caraibico è già per definizione un luogo da sogno, non foss’altro che per il contesto naturalistico in cui si trova immerso. Nel progetto dell’Amanyara a Turks & Caikos, il primo aperto dal gruppo Aman Resorts ai Caraibi, il design minimal-contemporaneo dell’architetto Jean Michel Gathy è riuscito ad esaltare con una sensibilità particolare il senso di pace e tranquillità di questa destinazione. Il complesso si compone di un boutique hotel con 40 camere e 20 ville private che si possono affittare o acquistare. Le camere in realtà sono indipendenti: costruzioni basse, dal tetto in pietra, distribuite sulle diverse situazioni in cui si sviluppa il resort ossia di fronte all’oceano o più all’interno, verso la laguna. Eppure non è solo la tensione verso un’armonia con l’ambiente circostante a rendere questo resort speciale. La sua singolarità nasce da un mix tra due peculiarità architettoniche: quella asiatica, che ama l’acqua a tal punto da farla diventare tutt’uno con la costruzione, e quella caraibica, unica nel saper orchestrare aperture ampie e flessibili, per godere del vento naturale. Ma osservando il progetto nel dettaglio, ci si accorge che il vero atout è ancora un altro. Si tratta di un sofisticato progetto di lighting design – realizzato dalla società australiana The Flaming Beacon – che utilizza un sistema di luci simmetrico e soffuso, capace di creare durante la notte un suggestivo gioco di riflessi nell’acqua delle piscine. (M. B.)

By definition, a resort in the Caribbean is a dream, if only for the extraordinarily beautiful natural surroundings. In the project designed by Amanyara in the exotic location of Turks & Caikos, the first opened by the Aman Resorts Groups in the Caribbean, the minimalcontemporary design by Jean Michel Gathy has sensitively exalted the location’s unusual sensation of peace and tranquillity. The complex consists of a boutique hotel with 40 bedrooms and 20 private villas which are available for rental or purchase. The bedrooms are actually independent, low-rise constructions with stone roofs, distributed on the seafront, or further inland on the lagoon. The harmony with the surroundings is not the only feature that makes this resort special. Its uniqueness also stems from the combination of two architectonic orientations: Asian – with the inborn passion for water which becomes one with the construction, and Caribbean, which has the unique ability of orchestrating wide versatile spaces, to exploit the natural breeze. However, taking a closer look at the project, the winning feature is something else – the sophisticated project of lighting design, produced by the Australian company ’The Flaming Beacon’; it exploits a system of symmetrical soft lighting, which creates a suggestive lighting effect in the swimming-pool at night. (M. B.)

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info LIGHTNESS Una selezione di nuovi prodotti e prototipi di sistemi d’illuminazione, settore industriale d’eccellenza in Belgio, ma anche una riflessione sul concetto di leggerezza nel senso fisico/ambientale (l’impatto ridotto in termini di peso delle strutture e dei materiali, riciclati e/o riciclabili, assemblaggio ridotto) e filosofico (la libertà creativa, l’immaginazione progettuale al servizio di un design semplice, modulare, flessibile, accessibile e, perché no, a volte irriverente e ironico). Dall’illuminazione, passando per il design tessile, i complementi e i mobili, fino al design del gioiello, sono 21 i partecipanti, selezionati, tra designer e aziende. Tutti provenienti dal Belgio, paese che sembra dichiarare apertamente la propria identità culturale attraverso un un incremento costante di imprese creative e di nuove realtà imprenditoriali nel settore del design. Lightness è solo uno dei tasselli della strategia costante di dialogo, di networking, di promozione e di supporto concreto dell’industria creativa del Belgio attuata dalle istituzioni governative regionali di sostegno allo sviluppo e all’export del design. Quattro anni dopo la prima iniziativa comune sotto il marchio [les belges], lo slogan scelto per il 2011 è Belgium is Design. Più che un’equazione audace, si tratta di una dichiarazione appassionata di supporto e di collaborazione interregionale da parte degli organismi preposti, radunati attorno a un comune denominatore: la cultura e l’economia del design belga. Dove? Alla Pinacoteca di Brera, presso il loggiato prospiciente l’ingresso di una delle più ricche collezioni di arte antica al mondo, luogo che per la prima volta dà ospitalità al design. www.belgiumisdesign.be (L. C.)

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A selection of new products and prototypes of illumination systems, an industrial sector of excellence in Belgium, but also the reflection on a concept of lightness in physical and environmental terms (the reduced impact of the weight of the structures and the materials, recycled and/or recyclable, reduced assembly) and in philosophical terms (creative freedom, design imagination for simple, modular, flexible, accessible and why not, irreverent and ironic design). From illumination, passing through textile design, accessories and furniture, even down to jewelry design – 21 selected participants, a mixture of designers and companies. They all originate from Belgium, a country that would appear to openly declare its cultural identity through the constant increase in the numbers of creative companies and new entrepreneurial realities in the design sector. Lightness is only one of the components of a constant strategy of dialogue, networking, promotion and real support for the Belgian creative industry, initiated by the regional government agencies which support the development of design exports. Four years after the first common initiative

under the brand name [les belges], the slogan chosen for 2011 is ’Belgium is Design’. More than a cheeky equation, it is a passionate declaration of interregional support and collaboration by the institutions, grouped around a common denominator: culture and the economics of Belgian design.

Where? At the Brera Pinacoteca art gallery, in a gatelodge close to the entrance to one of the world’s most important collections of antique art, which houses design for the first time. www.belgiumisdesign.be (L. C.)


NON SOLO ILLUMINAZIONE Una delle promesse per il settore illuminotecnico è l’azienda Blackbody, già presente sul mercato da qualche anno. Il marchio, parte del gruppo francese Astron Fiamm, crede fermamente nelle fonti Oled, vedendole come soluzioni qualitative e tecnologicamente promettenti per il nostro futuro. Una filosofia illuminotecnica, quella di Blackbody, in cui il valore della luce, nelle sue varie declinazioni, è fondamentale. Ad oggi, le soluzioni illuminotecniche tradizionali come quelle incandescenti (fluorescenti o led) non lasciano molto spazio ad immaginazione o creatività. La tecnologia Oled permette invece di associare luce ed estetica per rivelare le potenzialità senza fine che questo settore può avere. Ed è proprio questo uno degli obiettivi fondamentali di Blackbody: coinvolgere creatori, designer e progettisti per personalizzare il loro “oggetto di luce” e stabilire con il corpo luminoso un rapporto speciale. Gli oled infatti possono essere toccati e guardati senza creare problemi alla vista. “Cerchiamo di fornire un valore aggiunto rispetto alla solita lampada, – sostiene Bruno Dussert-Vidalet, fondatore di Blackbody, – giochiamo con la luce pura”. Tale approccio al settore illuminotecnico permette di avere una gamma infinita di colori di luce e, di conseguenza, molteplici possibilità di personalizzazione. Gli Oled sono tecnologie pulite, a risparmio energetico, che per emettere luce si basano su sostanze organiche come il carbone e l’idrogeno solitamente impiegate per produrre schermi, display e soluzioni illuminotecniche di vario tipo. Appartenenti alla famiglia dei semiconduttori come i led, sono a lunga durata, (14.000 ore di vita), ultra sottili. A differenza dei led, costituiti da un cristallo dal quale l’energia viene direttamente convertita in luce, senza riscaldamento, Oled si basa sul concetto per il quale l’energia diretta viene convertita in luce, utilizzando molecole al posto dei cristalli. Con gli Oled quindi si possono creare soluzioni luminose di superfici molto più ampie che, a loro volta, possano essere sagomate e manipolate. Blackbody si basa su questi principi, potenziandoli, anche in sinergia con aziende che possono valorizzare in ambiti diversi il prodotto illuminotecnico, come ad esempio Flos, Roche Bobois e molte altre. MGR è una delle nuove proposte con tecnologia Oled. Progettato da Bruce Lefebvre, è un lampadario da soffitto nero che utilizza 48 oled bianchi e 24 rossi: compone luce bianca e colorata, permettendo un’area di attività di 6,480 cm quadri. Un’interpretazione tecnologica e contemporanea di un capolavoro del passato, MGR – acronimo di merci Gerrit Rietveld – è il ringraziamento a uno dei maestri del nostro tempo. L’effetto del lampadario in versione nera è stupefacente, ma è possibile anche personalizzarlo in formulazioni differenti,

variando il colore del corpo esterno, il numero di moduli che lo compongono, la tipologia o l’intensità della luce dei vari oled. Un altro prodotto degno di menzione è Big Bang Oled, una nuvola organica, un’esplosione di luce in tutte le direzioni. Come pure la serie Sepal, un nuovo linguaggio creativo basato su spessori esili, effetto specchio e radiosità di superficie. Tutte queste qualità sono sintetizzate in un unico prodotto ed è possibile captarle a seconda dalle diverse angolature di osservazione. Blackbody è un’azienda in costante evoluzione con un occhio attento verso il futuro: si stima che per il 2027 circa l’11% delle fonti luminose saranno Oled, ma c’è ancora molta strada da percorrere per raggiungere precisi obiettivi. www.blackbody.fr (V. B.)

Blackbody’s basic objectives is to involve creators, designers and architects to personalize the ’light objects’ and establish a special relationship with the luminous world. Oleds can be handled and observed without causing any problems with vision. “With respect to the traditional lamp, we are trying to inject added value into these articles – stated Bruno Dussert-Vidalet, the founder of Blackbody, – we play with pure light”. This approach to the illumination technology sector leads to an infinite range of colored lighting and consequently, multiple customization possibilities. The Oleds are energy-saving ’clean’ devices; their light emission is based on organic substances such as carbon and hydrogen, elements normally used to produce

equipped with 48 white and 24 red Oleds producing white and colored light, with an activity of 6480 sq.cm. It can be described as a technological interpretation and a masterpiece of the past – MGR (an acronym of Merchandise of Gerrit Rietveld) is a tribute to one of the Maestros of our time. This black lamp produces an astonishing effect. However, it can also be personalized with different formulations, by varying the color of the exterior casing, changing the number of modules, modifying the type or intensity of the light from the various Oleds. One interesting product that deserves a mention is Big Bang Oled, an organic cloud, an explosion of light in all directions. Sepal is another product which has been designed using a new creative language based on slim lines, mirrored effects and surface radiance. All of these qualities are combined in a single product and can be perceived depending on the different observation positions.

NOT JUST ILLUMINATION

screens, displays and a variety of illumination technology solutions. They belong to the semiconductor family (which also includes Led lighting), their duration is an astonishing 14,000 hours and they are very slim. The traditional Leds consist of a crystal which converts energy directly into light without heating; the Oleds, on the other hand, convert the energy into light through a molecule instead of crystals. Using Oleds therefore, it is possible to illuminate large surfaces which can be shaped and manipulated by the light emitted from these fittings. The operations of Blackbody are based on these principles in synergy with other companies that exalt the illumination technology product in other ambiences – companies such as Flos, Roche Bobois and the like. MGR is one of the new proposals of Oled technology. Designed by Bruce Lefebvre, it is a black ceiling lamp

The company Blackbody is constantly evolving and is committed to the future; it has been estimated that by 2027, approximately 11% of all luminous sources will be Oled; however, a lot more has to be done to achieve the precise objectives. www.blackbody.fr (V. B.)

The company Blackbody looks certain to have a bright future ahead of it in the field of illumination technology. This brand – a part of the French group, Astron Fiamm – has been operating on the market for some time and is totally committed to Oled sources, considering this form of lighting to be the qualitative and technological promise for our future. The Blackbody illumination technology philosophy focuses on light and its various declensions. To date, traditional illumination technology solutions – for example incandescent fluorescent or led lighting – leave little room for imagination and creativity. The Oled technology associates light and esthetics to reveal the infinite potential of this sector. One of

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txt: Luisa Castiglioni

CONTAMINAZIONE DI DUE MONDI

THE CONTAMINATION OF TWO WORLDS

La tradizione artigianale accompagnata da uno stile moderno e rivolto sempre alla ricerca e all’innovazione fanno di Vistosi un’azienda moderna e di successo. Lo sviluppo armonico della produzione si compie quotidianamente attraverso una fertile collaborazione tra artigianalità ed industria, tra tradizione e tecnologia

Tablò, il progetto di Mauro Olivieri per Vistosi, rappresenta una riuscita contaminazione di due mondi e materiali, tra la lavorazione artigianale del vetro e l’alta tecnologia di una lavorazione industriale. Tablò, design by Mauro Olivieri for Vistosi, is the successful contamination between two worlds and materials, between the artisan processing of glass and the high tech industrial procedures.

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Matteo Moretti, titolare dell’azienda, e Mauro Olivieri, designer ligure che collabora con Vistosi dalla fine degli anni Novanta, sono i principali protagonisti di una ricerca comune attuale e necessaria volta allo sviluppo di una interpretazione contemporanea del segno tradizionale, per un classico che resti sempre attento al tempo. Lasciamo alle parole di Matteo Moretti il compito di introdurci nel mondo di Vistosi, che lancia a Euroluce una nuova visione con forme inedite, texture, lavorazioni e decori innovativi, integrata nei prossimi mesi di altre collezioni, per un catalogo tutto nuovo. “A Mauro Olivieri, ma anche ad altri designer, ho dato l’incarico di disegnare modelli che interpretassero il classico in una veste nuova ed originale. La mission di Vistosi di proporre lampade in vetro di Murano con uno stile che da subito abbiamo definito ‘senza tempo’ – quindi linee semplici ma decise e colori delicati ma realizzate con tecniche di lavorazione sofisticate ed originali – è sempre stata un freno verso la stesura di briefing di progetto di modelli classici che per definizione non sono originali o non così tanto come ci impone la nostra mission. Con Mauro è nata l’idea di provare a ricercare innovazione con un’ottica diversa: cerchiamo di vedere se una forma nuova abbinata a decori e colori di ricordo classico possa raggiungere il nostro obiettivo. Con Mauro in primis, ma anche ad altri designer come Pio e Tito Toso, Emmanuel Babled, Chiaramonte e Marin, lo Studio Romani e Saccani, Gregorio Spini, abbiamo e stiamo realizzando dei modelli che interpretano quindi il classico in una veste nuova ed originale, anzi questo tema di progetto sarà nei prossimi anni un nostro punto fondamentale”. Nel corso dei prossimi mesi Vistosi lancerà sul mercato 10 collezioni di cui 4 sono presentate al Salone di Milano: Incass, Assiba, Lichena e Sami. Moretti ne identifica la matrice comune nella ricerca tecnica sia in vetreria sia nell’integrazione con altri materiali; Tablò – protagonista della cover di Dlux – è un importante frutto di questo lavoro di contaminazione, in questo caso tra vetro soffiato lucido e laminato. La forma morbida e sinuosa data da un vetro soffiato di Murano contenuta in un supporto rigido e lineare dato dal melaminico stratificato di Abet laminati rappresenta un’unione tra la lavorazione artigianale del vetro e l’alta tecnologia della lavorazione industriale. Tablò nella sua più pura concezione formale di una riquadratura propone il tema del vetro attraverso una silhouette – che ricorda il profilo femminile – aggrappata a un supporto strutturale e strutturato, forte e rigoroso. La lampada, proposta in due misure, secondo il suo posizionamento può rivelare o no a prima vista la parte in vetro consentendo di orientare la luce o di definire un elemento decorativo lineare da comporre a sospensione su tavoli o liberi nello spazio come tratteggi colorati. Mauro Olivieri ha definito una linea di colori base celesta con decori tabacco, tinta unita tabacco, e base bianco latte con decoro in sabbia. Regolabile a diverse altezze, Tablò può essere posizionata orizzontale o verticale e anche a piantana; le sorgenti luminose scelte sono in fluorescenza compatta a risparmio energetico, è allo studio una applicazione futura anche per sorgenti luminose a led. Tutto per Mauro Olivieri riveste il tema comune del segno che diventa energia da offrire: il design è infatti per il progettista “energia che si raccoglie su di sé per esplodere e donarsi agli altri”. Un percorso coerente guidato dal sano principio di “fare ricerca lavorando, o lavorare per la ricerca, di un pensiero sempre nuovo e sempre attento agli interlocutori in gioco”. Un percorso progettuale che trova il suo senso più profondo nel rapporto con l’azienda. Lo confermano le sue dichiarazioni. “Sono sempre stato affascinato dalla grande macchina dell’industria che piccola o grande che sia, è capace di forgiare cose e oggetti in piccole o grandi serie. Con questa ritrovo sempre i contenuti per un rispetto reciproco dei valori da portare, io come creativo attento ai bisogni di produzione e dall’altro un produttore attento ai segni offerti di un mondo in continuo divenire. La storia con Vistosi ne è un esempio, la grande amicizia che oggi mi lega a Matteo Moretti è passata senza dubbio da qua, nel condividere processi e maturazioni comuni in un lavoro certosino e profondo di dialogo spesso fuori dal design o dalla produzione per arrivare sempre a nuovi contenuti e nuove azioni. Da qui il grande lavoro con la luce, il corpo illuminante come espressione di una fisionomia data allo spazio, nella costruzione delle ombre e delle luminosità. Disegnare corpi illuminanti è una parte fondamentale del mio lavoro di design, insieme a oggetti complementi, e mobili, e questo alternarsi di contenuti formali e tecnici spesso molto lontani e diversi mi consentono di dare sempre una freschezza di contenuti espressivi nuovi. Come il caso della nuova collezione di corpi illuminanti Tablò dove questa contaminazione si esprime attraverso due materiali a prima vista lontani fra loro”.


PROGETTOCOVER

Artisan traditions accompanied by a modern style that is always oriented to research and innovation – these are the features that have contributed to the success of this modern company. Vistosi has always been fully committed to the harmonious development of its production which progresses on a daily basis through the fertile collaboration between artisan skills and industry, between tradition and technology Matteo Moretti, proprietor of the company, and Mauro Olivieri, a Liguria-based designer who has been working with Vistosi since the end of the Nineties, are the mainstays of the avant-garde and necessary common research oriented to developing the contemporary interpretation of the traditional symbols for a classical design that will withstand the test of time. We allowed Matteo Moretti to introduce us to the world of Vistosi. At Euroluce he launches a new vision which includes original shapes, textures, procedures and innovative decorations, which over the next few months will be integrated with other collections to produce a completely new catalogue. “I asked Mauro Olivieri and a number of other designers to design models that would interpret classical designs

in a new original manner. Vistosi works to produce lamps in Murano glass, pieces that have a style which can easily be defined as ‘timeless’; simple lines that are decisive, in delicate colors but produced using original and highlysophisticated processing techniques; the timeless factor has always obstructed the brief for the design of a classical models which by definition are not original at all or possibly not as original as our philosophy dictates. Mauro came up with the ideal of trying to experiment innovation from a different point of view: we tried to see if a new shape embellished with decorations and colors in a classical style could achieve our objectives. Working primarily with Mauro and other designers such as Pio and Tito Toso, Emmanuel Babled, Chiaramonte and Marin, Studio Romani and Saccani, Gregorio Spini, we have been producing models that interpret classical style with a new and original twist; and this design topic will be our essential ingredient over the next few years”. Over the next few months, Vistosi will launch 10 collections onto the market. Four of them will be presented at the forthcoming Milan Salon – namely Incass, Assiba, Lichena and Sami. Moretti identifies the common matrix of the technical research in glass and in the integration of other materials; Tablò is shown on the cover of Dlux and is an important result of this contamination –

in this case a mixture of polished blown glass and laminate. The soft sinuous shape created by the blown Murano glass contained in a stiff linear support of stratified melaminic board by Abet laminati illustrates the union between the artisan production of glass and the high tech industrial processes. In its purest formal concept, Tablò presents the subject of glass through a silhouette which is reminiscent of the female figure, clinging to a strong structural and structured support. The lamp is available in two measurements and depending on its position can reveal or hide the glass components allowing the light to be orientated or the definition of a linear decorative element to be defined – as a suspended fitting above tables or free in the space as colored tracks. Mauro Olivieri has defined a range of colorways of a sky blue base with tobacco brown decorations, tobacco, or a milkwhite base with sand-yellow decorations. Tablò can be height-adjusted and positioned horizontally or vertically; it is also available as a standard lamp; the light sources are compact, energy-saving fluorescent lamps and the designers are currently examining the future application for Led sources. For Mauro Olivieri, all of these components are part of the common theme which is translated into energy: for the creative, design is “energy that is collected and accumulated; it then explodes and

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contaminates others”. This coherent pathway is guided by the sensible principle of ‘research while working, or working for research, to identify some new idea and something that will always satisfy the needs of the people involved’. And this is a design pathway which can be clearly seen in the relationship with the company. Mauro Olivieri confirmed this with the following statements: “I have always been fascinated by the great machine of the industry – irrespective of whether it is large or small, a system that can produce articles and items in limited or large series. In this way I have always identified the mutual respect in the values – on the one hand, me as a creative who pays attention to the requirements of the production and on the other, a manufacturer who pays maximum attention to the signs perceived from a constantly changing world. The history of Vistosi is the perfect example; the strong friendship with Matteo Moretti certainly came down this road, the processes were shared and the common maturity in projects frequently stretched beyond design and the production to produce new contents and new actions. The next step is the enormous work with illumination, the light fitting as the expression of shape given to space, the construction of shadows and luminosity. Designing light fittings is a fundamental part of my work as a designer; I also create accessories and furniture and this alternation of different formal and technical contents has allowed me always to inject new expressive content. This was the case of Tablò, the new collection of light fittings where this contamination is expressed through two materials which appear to have nothing in common at first glance”.

Un’altra immagine di Tablò e Tease, la lampada da tavolo disegnata da Mauro Olivieri, frutto di tre anni di studi e di ricerca per produrre un corpo illuminante dove l’elemento vetro fosse realizzato in un unico pezzo ad angolo, senza giunture. La sua difficoltà di produzione ne fa un oggetto di alta tecnologia all’interno del valore artigianale della classica lavorazione del vetro soffiato di Murano. Sarà prodotta in collezione limitata e numerata e firmata dal designer.

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Another image of Tablò and Tease, the table lamp designed by Mauro Olivieri, which materialized following three years of study and research in an original light fitting. The glass looks as though it has been produced in a single piece with no joins. The difficulty in its production reflects the high tech content combined with the artisan value associated with the classical Murano blown-glass techniques. It will be produced in a limited edition, with each piece numbered and signed by the designer.


Alcuni disegni di progetto. Dall’alto, in senso orario, Assiba, Ciondo e Incass. Accanto, una ambientazione con Papiro – ONO. Tutti progetti di Mauro Olivieri per Vistosi. Some project designs. From the top, clockwise, Assiba, Ciondo and Incass. To the side, a setting with Papiro – ONO. All projects by Mauro Olivieri for Vistosi.

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ARCHITETTURA

txt: Chiara Fagone, ph: courtesy MVRDV

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MARKET HALL 45


Il progetto di MVRDV per il Market Hall di Rotterdam si presenta come uno degli interventi più interessanti del panorama internazionale; l’operazione, che si concluderà nel 2014, realizza un’inedita commistizione tra destinazioni d’uso differenti, alla ricerca di una nuova tipologia architettonica con caratteristiche di sostenibilità e integrata nel tessuto cittadino. La sigla MVRDV raccoglie un gruppo di progettisti, fondato nel 1991 a Rotterdam (Paesi Bassi), da Winy Maas, Jacob van Rijs e Nathalie de Vries. MVRDV progetta e produce studi nel campo dell’architettura, dell’urbanistica e del disegno per il paesaggio. Dai primi progetti come la sede per l’emittente pubblica olandese VPRO, o il complesso di alloggi per anziani WoZoCo realizzato ad Amsterdam – interventi che portano il gruppo alla notorietà internazionale –, MVRDV sviluppa un approccio fortemente concettuale, in cui la metodologia progettuale e l’evoluzione del processo ideativo vengono documentati, visualizzati e discussi anche attraverso sistemi di analisi come la costruzione di diagrammi. I progettisti infatti continuano a perseguire nella loro metodica ricerca utilizzando modalità di studio che consentono di plasmare lo spazio solo attraverso complesse quantità di dati che accompagnano i processi di progettazione nelle differenti fasi. MVRDV ha pubblicato per la prima volta un contributo di questi risultati in FARMAX (1998), seguiti da AO Metacity/Datatown (1999), Costa Iberica (2000), Regionmaker (2002), 5 minuti City (2003), KM3 (2005), che contiene Pig City e, più recentemente Spacefighter (2007) e Skycar City (2007), gli ultimi due progetti esposti alla Biennale di Venezia del 2008. Market Hall si presenta come un’imponente struttura ad arco situata nel centro di Rotterdam, su una superficie totale di 100.000 mq, nei pressi della chiesa di Laurens. L’intervento rientra in un più vasto piano urbanistico nel quadro della riqualificazione di quartieri della città che ancora risentono degli eventi bellici. Il nuovo grande complesso architettonico risponderà a differenti funzioni; quella residenziale, con la creazione di 228 appartamenti, di cui 102 in affitto mentre una significativa percentuale dell’edificio verrà dedicata alla destinazione commerciale. La conformazione architettonica è stata appositamente formulata per creare un insieme coinvolgente; uno spazio pubblico che possa rappresentare una nuova sinergica combinazione in grado di comprendere ambiti abitativi ed economici, servizi e spazi per il tempo libero, in un’unica inedita tipologia urbana, un esperimento indirizzato a raccogliere le esigenze del mondo contemporaneo e a prefigurare un nuovo, sostenibile, stile di vita. L’integrazione dei diversi elementi risultanti dallo studio di MVRDV disegna una nuova fisionomia anche spaziale; il grande arco racchiude e genera un suggestivo mercato coperto dove la merce diviene vivace elemento compositivo. Nel contesto del Market Hall l’oggetto/merce, come d’altra parte avveniva nella seconda metà del XIX secolo, alla creazione dei primi grandi magazzini, riempie e caratterizza lo spazio, richiama e insieme attrae; le immagini ingigantite della superficie interna dell’arcata ribadiscono ed amplificano la comunicazione, dilatano la percezione a una dimensione ancora più spettacolare e perciò seducente. Come in un grande teatro l’estesa varietà merceologica si dispone nello spazio sovrapponendo in un unico colpo d’occhio, dettagli su dettagli, macchie di colore che scandiscono piani e volumi, trasparenze che invitano ad entrare nel gioco dell’interno/esterno. Agli oltre cento banchi di vendita si aggiungono negozi, bar, ristoranti e, al livello sotterraneo, un grande supermercato, mentre completa la dotazione della struttura un parcheggio da 1200 posti auto. Gli appartamenti del complesso residenziale avranno tutti un balcone sul lato esterno della costruzione, verso la città, e una finestra all’interno della grande galleria, la predisposizione di un accurato isolamento consentirà di evitare effetti indesiderati; anche le aperture laterali dell’arcata, anteriore e posteriore, di oltre quaranta metri di altezza e larghezza saranno schermate da una facciata di vetro trasparente, sospesa e resa flessibile. Lo sviluppo del progetto, per un investimento totale di 175 milioni di euro, è affidato alla collaborazione di diverse società; Provast sovrintende la realizzazione dell’edificio, Unibail Rodamco si occupa degli investimenti che riguardano gli spazi commerciali mentre la Housing Corporation Vesteda gestirà gli appartamenti affitto.

At the time of writing, the project designed by MVRDV for the Market Hall in Rotterdam is one of the most interesting on the international panorama; the operation, which will terminate in 2014, consists of an original mixture of properties, in an attempt to devise a new architectonic structure with characteristics of sustainability and full integration with the city. The name of the studio – MVRDV – was formed from the surnames of a group of designers – Winy Maas, Jacob van Rijs and Nathalie de Vries; it was founded in 1991 in Rotterdam (The Netherlands). It designs and produces projects for architecture, urban planning and landscape design. The initial projects included the headquarters for the Dutch state broadcasting company VPRO and the residential complex for the elderly WoZoCo in Amsterdam – projects that gave international acclaim to the group; since then, MVRDV has developed a strong conceptual approach where the design method and the evolution of the creative process are documented, visualized and discussed using analytical systems such as diagrammatic construction. The designers have continued with this research method using study models that allow them to define the space by applying complex amounts of data that accompany the different phases of the design procedures. MVRDV published the results for the first time in FARMAX (1998), followed by AO Metacity/Datatown (1999), Iberian Coast (2000), Regionmaker (2002), 5 minute City (2003), KM3 (2005), which contains Pig City and more recently Spacefighter (2007) and Skycar City (2007), the latest two projects displayed in the Venice Biennial in 2008. Market Hall is an impressive arch-shaped structure located in the center of Rotterdam, on a vast site of 100,000 sq.m. close to the church of Laurens. The project is part of a much broader urban planning program to re-qualify areas of the city that still bear the scars of the war. This huge new architectonic complex will satisfy a number of different functions – residential with the creation or 228 apartments – 102 of which for rental while a significant proportion of the building will be used for commercial purposes. The architectonic arrangement was specifically formulated to create somewhere social; a new public space to represent a new synergic combination that will include residential and commercial interests, services and leisure facilities, in a single and highly-original urban arrangement, an experiment which will absorb the demands from the contemporary world and create a new sustainable life-style. The integration of the various elements identified in the study by MVRDV creates a new outline and spatial definition; the large arch encloses and generates a suggestive indoor market where the merchandise is projected as bright design features. In the Market Hall, the articles/merchandise – as was typical in the second half of the 19th-century when the very first department stores appeared – fill and characterize the space, beckoning and attracting the customers; the magnified images on

In apertura e in queste pagine, alcune immagini del progetto Market Hall; l’esterno dell’edificio e la grande arcata che ospiterà il mercato.

the interior surfaces of the arch re-iterate and amplify communication, expand the perception to an even more spectacular dimension which seduces passersby more easily. As though in a large theatre, the variety of merchandise overlaps, detail upon detail, splashes of color which interrupt floors and volumes, transparent elements that invite the potential customers to become a part of the inside/outside interface. There are more than 100 stalls and these are joined by shops, bars, restaurants; underground there is a huge supermarket and a parking lot for 1200 vehicles. The apartments in the complex all have a balcony on the external facade of the building, looking towards the city, and a window inside the large arcade; the addition of suitable insulation will eliminate any unwelcome noise; the openings of the arch, to the front and the rear, are more than 40 meters in height and width and these will be screened by clear flexible suspended glass. The development of the project – involving a total investment of 175 million Euro - was commissioned to a number of different companies; Provast was responsible for the building construction, Unibail Rodamco for the investments in the commercial premises and the Housing Corporation Vesteda will manage the rental apartments.

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Opening shot and on these pages: some pictures of the Market Hall project; the outside of the building and the large archway for the market.


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Dall’alto; planimetria generale, prospetto esterno dell’edifico, prospetto interno. A fianco le planimetrie degli appartamenti e due rendering che visualizzano l’esterno della costruzione e l’interno di un’abitazione. From top: general layout plans, exterior view of the building, interior view. To the side, the layouts of the apartments and two renderings that show the exterior of the building and the inside of one of the dwellings.

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ARCHITETTURA

FOR VISUAL AND MENTAL WEIGHTLESSNESS

I tetti spioventi disposti a pettine movimentano la struttura del Resnick Pavilion per valorizzare la luce naturale (ph: Nick Lehoux © RPBW).

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The staggered pitched roofs energize the structure and maximize the natural lighting of Resnick Pavilion (ph: Nick Lehoux © RPBW).


PER UNA LEGGEREZZA VISIVA E MENTALE

txt: Veronica Balutto

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Renzo Piano opera all’insegna del realismo, lontano dalle semplici proposizioni formali Un personaggio affascinante dal carisma antieroico che vede l’aspetto sperimentale della costruzione come raggiungimento del risultato finale: gli edifici dell’architetto – genovese di nascita –, sono costruiti grazie a un riuscito connubio tra la dimensione costruttiva e quella visionaria dell’architettura. Renzo Piano, Premio Nonino 2011, prestigioso riconoscimento di recente conferitogli, è stato definito “maestro del nostro tempo”, per avere considerato l’architettura, l’ambito della sua missione morale e civile. Molti i tratti rilevanti della sua filosofia progettuale, tra cui in primis la luce, uno dei capisaldi dell’architettura, questa “straordinaria avventura di mettere insieme le cose” come lui stesso sostiene. Il tema dell’illuminazione, in tutte le sue varie e molteplici sfaccettature, permea fortemente i diversi progetti dell’architetto: nella Collezione Menil di Houston, museo a forma di padiglione, la luce scende dal tetto che è composto da 300 pannelli prefabbricati in ferro cemento, studiati per garantire il massimo apporto luminoso possibile. I pannelli, montati su una struttura leggera di copertura, catturano e trasformano la luce; inoltre hanno un trattamento superficiale che consente la riflessione su entrambe le facce. La luce, proveniente dall’alto, lavora in simbiosi con il candore delle pareti, amplificando la luminosità dei vari ambienti. Nel nuovo padiglione Resnik del Country Museum of Art di Los Angeles (Lacma), Piano ha esaltato il tema della luce naturale, definendola come “un lavorio che sconfina tra le pertinenze di scienza, matematica, climatologia e tante altre scienze messe insieme per un mestiere, quello dell’architetto, alla frontiera tra arte e varie altre contaminazioni legate al fare”. “Quando si crea uno spazio per l’arte, la luce ti permette di eccedere – precisa Piano – ed è sempre positiva per le opere esposte”. Nel Resnik, il più grande museo orizzontale del mondo, con un piano unico di 4200 mq di pietra e vetro, interamente aperto, la luce fuoriesce da una serie di tetti spioventi, disposti a pettine, che ne movimentano la struttura. I lucernari, rivolti a nord, catturano la luce controllata e riflessa. Il soffitto e le pareti, del lato nord e sud, realizzate in vetro laccato, permettono una luminosità che può essere colta anche da lontano. In ogni ambiente viene valorizzata la luce naturale che, assorbita durante il giorno, viene sprigionata di notte: il padiglione si illumina, svelando un museo luminoso, impregnato di un allure di magia, contro la neutralità di un luogo. Un edificio “tollerante” – come ama definirlo Piano – perché si adatta alle esigenze del museo e della città. Ma la luce non è solo fine a se stessa, lavora in simbiosi con altri aspetti progettuali, come il senso di trasparenza e la complessità dello spazio, per una leggerezza visiva ma anche

mentale. “La trasparenza è più sicura dell’opacità perché tutti possono vedere cosa succede” – spiega Piano. Trasparenza vista come apertura alla luce e integrazione sostenibile con gli ambienti circostanti: una filosofia progettuale quella di Piano in continua ricerca ed evoluzione come dimostra il progetto della sede del New York Times che presenta superfici cangianti a seconda delle variazioni della luce, in un dialogo continuo con la strada e con la vita frenetica della città. L’edificio del New York Times si focalizza anche su una costante attenzione alla qualità della vita delle persone che frequenteranno quegli ambienti, prevedendo tra gli altri aspetti, una buona illuminazione e una efficiente ventilazione. Un confronto continuo alla base della progettazione di Piano per valorizzare il genius loci: “teniamo conto della topografia del sito e della complessità geografica del luogo. Studiamo il movimento del sole: l’ombra e la luce, l’orientamento. Per creare posti adatti al genere umano. Uno degli errori più gravi che può compiere un architetto è quello di non tenere conto dello spirito del luogo, creando un edificio fuori dal contesto e dalle proporzioni”. La luce è importante sia per l’esterno di un edificio sia per gli interni: il rapporto dello studio Piano con le aziende illuminotecniche di corpi luminosi è costante; spesso il confronto porta allo sviluppo di nuove tecnologie, tenendo conto di aspetti che, al giorno di oggi, sono fondamentali come efficienza energetica, lunga durata, riduzione dei consumi e incentivi alle tecnologie più moderne. Un’illuminazione orientata alla sostenibilità in cui Piano lavora in vista dell’eliminazione del superfluo, puntando alle economie di materiali per avvicinarsi sempre più alla natura ed “entrare in contatto con la luce ed il vento”. Per progetti che respirano e dialogano con la natura circostante. “Costruire con le ultime tecnologie ma per un fine” – questo il desiderio costante di Piano, mosso dall’intento di “costruire luoghi per la cultura che permettano l’accentramento delle persone per confrontare le esperienze, per incontrare le differenze, per sottrarsi alle barbarie e conservare il valore di civitas e di urbanità”. Un architetto dalle mille sfaccettature che non apprezza che nel suo paese “non si dia spazio al talento, al giovane”. Quando vinse infatti il concorso per il Beaubourg aveva solo 33 anni, e proprio quello fu il trampolino di lancio per la sua carriera. “Il concorso resta ancora il sistema migliore per trovare, per costruire, per tirarsi fuori dalle cose”. “Oggi – precisa Piano – ci sono giovani architetti molto bravi che non riescono a costruire, a progettare. Sarebbe doveroso smettere questo atteggiamento nei confronti delle nuove leve, perché l’Italia è un paese che ha grandi possibilità”. L’architetto, molto solidale con i giovani, consiglia di viaggiare e confrontarsi “perché è l’unico modo per capire che alcune cose non possono essere tollerate”. Andare via dal proprio paese natio per imparare e poi ritornare a “fertilizzare la terra dove si è nati”. E ritornare con coraggio.

Disegno e schizzo relativo al sito del Resnick Pavilion (© RPBW). Nella pagina accanto, una visione in prospetto del nuovo padiglione Resnik del Country Museum of Art (Lacma) di Los Angeles (ph: Nick Lehoux © RPBW) e uno schizzo che illustra come gli elementi a foglia posizionati sul tetto lavorano in sinergia per ridurre il livello della luce interna (© RPBW).

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Plans and sketches of the site for the Resnick Pavilion (© RPBW). On the opposite page, a view of the new Resnik Pavilion of the Country Museum of Art (Lacma) in Los Angeles (ph: Nick Lehoux © RPBW) and a picture illustrating how the leaf-like elements on the roof work synergetically to reduce the intensity of light inside (© RPBW).


Renzo Piano focuses on realism, a concept that is light years from straightforward formal propositions He is unquestionably a fascinating person with anti-heroic charisma, who sees the experimental aspects of a construction as the success of the final result: the buildings designed by the Genoa-born architect materialized thanks to the successful combination between the constructed dimension and visionary orientation of the architecture. Renzo Piano recently won the prestigious ‘Premio Nonino 2011’; he has been described as a “Maestro of our times” for having considered architecture as his moral and civil

mission. There are many important features in his design philosophy and one of them is light, a cornerstone of architecture. He describes architecture as “an extraordinary adventure of joining things together”. The subject of lighting, in all of its varied and multiple facets, powerfully penetrates the architect’s numerous projects: for example, in the Menil Collection of Houston, a museum in the shape of a pavilion, light pours in from the roof that consists of 300 prefabricated panels in iron cement, which was developed to ensure maximum illumination. The panels have been assembled on a lightweight roof structure and they capture and transform light energy; the treatment given to the surfaces means that light can be reflected from both sides. Light from above works in symbiosis with the white walls, amplifying the luminosity in the various ambiences. In the new Resnik pavilion of the Country Museum of Art (Lacma) in Los Angeles, Piano exalted the theme of natural light, defining it as “an intriguing subject that breaks down the barriers between science, mathematics, climatology and a whole host of other sciences joined together in the profession of the architect, who operates on the boundary between art and the other contaminations associated with creative inventiveness”. “When an architect is asked to design a space for art, light allows him to exaggerate – explained Piano – and this is always something positive for the works on display”. Resnik, the world’s largest horizontal museum, with 4200 sq.m. of stone and glass that converge on a single floor, is completely open and the light is calibrated by a series of staggered pitched roofs which add a dynamic touch to the structure, The north-facing skylights capture the controlled reflected light. The ceilings and the walls, on the north and south elevations have been created using lacquered glass and these components produce intense luminosity that can be perceived some distance away. Natural light is exalted in each ambience – it is absorbed during the daytime and released at night: the pavilion lights-up and the luminous museum is impregnated with a magical allure that contrasts with the neutral character of the location. The building is ‘tolerant’ – according to Piano – because it adapts to the demands of the museum and the city. However, light is not a stand-alone feature; it works in symbiosis with other design aspects, like a sensation of transparency and the complexity of the space, to instil visual and mental weightlessness. Piano explained: “Transparency is safer than opacity because everyone can see what is happening”. Transparency is viewed as an aperture to light and sustainable integration with the surrounding environment: Piano’s design philosophy is ongoing research and evolution as illustrated by the design for the headquarters of the New York Times; the surfaces change and shimmer depending on the variations of light, in a continual dialogue

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with the street and the chaos of the city. The building for the New York Times also pays constant attention to the quality of life of the people who work there, with commitment to good illumination and efficient ventilation. Ongoing comparison is at the basis of Piano’s projects to highlight the genius loci: “we always take the topography of the site and the geographical complexity of the location into consideration. We plot the movements of the sun, study the light, the shadows, the orientation so that what we design is suitable for human beings. One of the biggest mistakes an architect can make is to ignore the spirit of the location, and create a building does not suit the context or the proportions”. Light is important for both the interiors and exteriors of the building: Studio Piano is in constant contact with the illumination technology companies for the design and installation of the light fittings. Often, the brain-storming leads to the development of new technologies, with attention paid to essential features such as energy efficiency, long-life, reduced consumption and incentives to encourage the use of modern technology. So Piano’s illumination systems are oriented to sustainability; he aims to eliminate the superfluous, and focuses on the economies of materials to approach nature and “come into contact with light and wind”, and ultimately create projects that breathe and interface with the surrounding nature.“The idea is to build using the latest technology but for a specific reason” – this is the constant desire expressed by Piano, who is driven by the objective of “constructing locations for culture which places people at the center and allows them to compare experiences, underline their differences, remove themselves from the savagery of the modern world and preserve the values of civilization and urban living”. Renzo Piano is an architect with a multi-faceted personality who voices his dissent for Italy, his homeland, “that does not make room for talent, for the young people”. When he won the competition for Beaubourg, he was only 33 years of age and this event was the launching pad for his highly successful career. Piano stated: “In my opinion, a design competition is still the best system for discovering the right direction, for building a career, for expressing raw creativity. Today, there are many excellent young architects but they are not given the opportunity to build or design. Someone should put a stop to this obstructive attitude to the new creatives because, apart from anything else, Italy is a country that offers great possibilities”. Architect Piano is very encouraging to the young professionals; he advises them to travel and see what their counterparts are doing elsewhere “because this is the only way that they will realize that certain behavior and attiutudes cannot be tolerated”. So he recommends that they leave their homeland to learn more and ‘fertilize the land of their birth” on their return. A return strengthened with courage.

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Visione dell’interno del Resnick Pavilion: l’intero ambiente è inondato dalla luce naturale. La sala sembra prolungarsi nel verde fuori dalle vetrate (ph: Lehoux © RPBW). Accanto, particolare del giardino tropicale della Menil Collection. La corte retrostante ricca di piante sembra essere una jungla adatta a fare da sfondo ai capolavori di arte primitiva esposti (ph: Hickey & Robertson). In basso, una delle gallerie espositive all’interno della Menil Collection (ph: Hunter Alistair). A view inside the Resnick Pavilion: the entire ambience is flooded with natural light. The hall appears to extend into the gardens on the other side of the windows (ph: Lehoux © RPBW). To the side, a closeup of the tropical garden in the Menil Collection. The vegetation-rich courtyard to the rear looks like a jungle and is the ideal backdrop for the masterpieces of primitive art on display (ph: Hickey & Robertson). Bottom, one of the exhibition galleries inside the Menil Collection (ph: Hunter Alistair).


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info LA CATENA DEL VALORE Carlo Maria Bogani (Sales & Marketing Director OEM & SSL di Osram) ci racconta con orgoglio le conquiste di un marchio unico, costantemente teso all’innovazione tecnologica. La leadership di Osram deriva dalla conoscenza completa del know how, quella che Bogani definisce “la catena del valore”: sistemi di controllo elettronico, apparecchi, microcontrollori e sorgenti vengono concepiti, sviluppati, prodotti e lanciati sul mercato da un unico brand, proiettato alla conquista di obiettivi molto chiari e condivisibili. Tutti nel segno dell’efficienza energetica, tutti insieme i prodotti rappresentano vere e proprie soluzioni progettuali. Per esempio i sistemi LED efficienti aprono nuove e inedite possibilità sia al mercato sia ai lighting designer. Senza dimenticare gli OLED pronti a spalancarci nuovi orizzonti. Inoltre, l’azienda è un’attiva promotrice – anche verso il pubblico di non addetti ai lavori – della cultura della luce, materia complessa e affascinante. Forum itineranti per i professionisti, l’apertura di spazi dedicati al confronto e alla conoscenza sono solo alcuni dei tasselli di questo percorso necessario e insieme gravoso. Ora, e la consapevolezza è sempre più diffusa, ciò che conta è il benessere, il risparmio energetico, la qualità della vita. Una illuminazione intelligente basata su innovazione e sostenibilità è uno dei perni su cui si sviluppa questo spostamento di senso dal bel design al design intelligente. www.osram.com

A lato, LINEARlight Flex® Protect, versatili moduli LED lineari, IP67, Lifetime >50Khrs, eccellente omogeneità di colore. La facilità di installazione ne permette l’impiego in una vasta gamma di applicazioni: grandi edifici, ponti, insegne luminose, demarcazione luminosa, segna passo. To the side, LINEARlight Flex® Protect, versatile linear Led modules, IP67, Lifetime >50Khrs, excellent color uniformity. The ease of installation allows these products to be used in a wide range of applications – large offices, bridges, luminous signs, indicators for boundaries and footpaths.

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Il sistema di gestione dell’illuminazione EASY Color Control permette di implementare applicazione di luce sia statica sia dinamica. In basso il telecomando EASY Hybrid Remote con cui interfacciarsi al sistema. Sotto, un esempio di apparecchio a risparmio energetico: Osram offre infinite soluzioni per un’ampia gamma di applicazioni industriali, commerciali e domestiche. The Easy Color Control illumination management system consents the use of static and dynamic light. Bottom, the EASY Hybrid Remote Control device that links to the system. Below, an energysaving fitting: Osram provides an infinite number of solutions for a wide range of industrial, commerical and domestic applications.

A CHAIN OF VALUE Carlo Maria Bogani (Sales & Marketing Director OEM & SSL with Osram) proudly described the success stories of this unique brand, which strives constantly for technological innovation. Osram’s leadership stems from its complete comprehension of the know-how – which Bogani defines as ‘the chain of value’: electronic control systems, fittings, micro-control devices and light sources are conceived, developed, produced and launched on the market by a single brand, which aims to satisfy clear common goals objectives. All the company’s energy is channeled into energy efficiency, with the resulting products creating true design-based solutions. For example, efficient Led systems open the door on new and highly original possibilities for the market as a whole and for the work of the lighting designers. And it should also be remembered that the OLEDs are an interesting

development which should push the barriers even further. The company is also committed to the culture of light, a fascinating and complex subject, which it promotes to the non-expert public. Itinerant forums for the professionals, the inauguration of spaces for brain-storming and to provide technical information are just some of the key elements of this progressive pathway. The important factors in design at present are wellness, energy-saving and the quality of life. Intelligent illumination based on innovation and sustainability is one of the core issues in the shift from beautiful design to intelligent design. www.osram.com

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info LUCE-LABIRINTO txt: Luisa Castiglioni progetto: Cecil Balmond Geometria dei frattali e luce artificiale si uniscono per dar vita a un canone inedito, a metà tra installazione d’arte e una nuova formula di allestimento In occasione del Fuori Salone Targetti inaugura il suo primo showroom milanese, uno spazio che – oltre ad offrire la possibilità di vedere e testare gli apparecchi di illuminazione delle collezioni Targetti e Louis Poulsen – si propone come una vera e propria factory della luce, ovvero come un luogo di produzione e promozione della cultura illuminotecnica e di indagine sulle sue interrelazioni con il mondo dell’architettura, dell’arte, dell’urbanistica, della sociologia, della scienza e del design. Coerentemente con questa vocazione, l’intero spazio è occupato da un’installazione ideata per Targetti da Cecil Balmond, il quale ha concepito Nebula, un labirinto costituito da più di 10.000 piatti metallici ancorati a catene di acciaio inossidabile in tensione illuminati con apparecchi Targetti in modo da creare suggestivi giochi di luce. Come in un classico giardino-labirinto, i visitatori sono incoraggiati ad aggirarsi attraverso questa scultura tentacolare, passando attraverso portali e soffermandosi in zone aperte dove sono invece esposti alcuni prodotti Louis Poulsen. Gli apparecchi Targetti illuminano invece l’intera scultura e i suoi perimetri creando un gioco di illusioni e interrelazioni in continua mutazione.

A MAZE OF LIGHT The geometric shape of fractals and artificial lighting join together to produce something truly original, a creation that lies halfway between an artistic installation and a new layout formula During the Fuori Salone period, Targetti will inaugurate its first Milanese showroom. This space will provide the opportunity to see and test the light fittings of the Targetti and Louis Poulsen collections. It can be described as a true factory of light, or rather as a place for the production and the promotion of illumination technology culture;

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it will investigate the relationships between the worlds of architecture, art, urban planning, sociology, science and design. In line with its vocation, the entire space is occupied by an installation designed for Targetti by Cecil Balmond. He created Nebula, a maze-like structure consisting of more than 10,000 metal plates fixed to stretched stainless steel chains, illuminated by Targetti fittings to create a suggestive lighting effect. Like the classical maze-garden, the visitors are encouraged to wander around the tentacles of this sculpture, passing through arches and stopping in open spaces to admire some of the Louis Poulsen products. The Targetti fittings illuminate the entire structure and its boundaries, creating illusions, interfaces and relationships that change in continuation.


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txt: Elviro Di Meo disegni e immagini: courtesy Studio Piero Castiglioni

L’ELEGANZA DEL SEGNO NELLA POETICA DELLA LUCE THE ELEGANT SIGNS IN THE POETRY OF LIGHT

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ARCHILIGHT

“Non amo il termine creatività nel progetto di illuminazione. Un lighting designer non è un artista bensì un professionista che deve ben comprendere il soggetto su cui operare ed intervenire su di esso per interpretarlo e valorizzarlo. Sostituirei la creatività con la sensibilità”. Da qui l’attenzione del progettista nell’evitare di “produrre macchie, ombre troppo marcate, incrementare i contrasti, appiattire le profondità, snaturare i colori con sorgenti con emissione cromatica decisamente connotata e satura”. Per Piero Castiglioni illuminare è l’equilibrio silenzioso tra l’accostamento dei toni e l’armonia delle forme

“I really do not like the term creativity when referred to lighting design. A lighting designer is not an artist; he is a professional who must have depth understanding of the project and be able to interpret and exalt the architecture. I would prefer to use the word ‘sensitivity’ as opposed to ‘creativity’. The next step is the designer’s avoidance of “patchy effects, the creation of sharp shadows, evident contrast, elimination of the sensation of depth, fading of the colors through the use of chromatic lighting that creates an obvious and saturated effect”. Piero Castiglioni defines illumination as the silent equilibrium between color combinations and the harmony of the shapes

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Nessuna concessione a orpelli e decorazioni che scadono in una retorica ridondante di pessimo gusto. Un disegno rigoroso ed essenziale. Una scelta progettuale verso corpi illuminanti che rifiutano forme astruse dettate da una creatività esasperata, che finisce col camuffare il contesto di riferimento, spesso, di notevole rilevanza storica e artistica. Per Piero Castiglioni, il guru della luce conosciuto in tutto il mondo, illuminare significa soprattutto rispetto del luogo, evitando soluzioni di comodo. Al bando, dunque, colori squillanti che si mescolano in una sbagliata definizione cromatica, esasperando l’effetto luminoso che rischia di compromettere l’identità dei centri storici. Alle spalle dell’architetto un percorso formativo e professionale troppo ampio per essere sintetizzato in poche battute. Laureatosi a Milano, dove tuttora vive e lavora dedicandosi, quasi esclusivamente all’illuminotecnica, Castiglioni ha firmato progetti che lo hanno visto indiscusso protagonista internazionale: nel 2001 a Buenos Aires per il Malba (Museo de Arte Latinoamericano de Buenos Aires); nel 2004 a Genova, per il Palazzo Ducale, in occasione della Mostra Arti & Architettura; nel 2005 a San Pietroburgo, per la Chiesa del Salvatore sul Sangue Versato; nel 2006 a Maninalco, in Messico, per il Convento di Sant’Agostino; nel 2008 a Budapest, per il Palazzo Klotild; nel 2009 a Palermo, per il Palazzo Abatellis; nel 2010 a Roma, per il Foro romano dall’Arco di Tito all’Arco di Settimo Severo, la via Sacra e la Basilica Emilia. Designer per varie case produttrici (per esempio, Scintilla – Fontana Arte e Cestello – iGuzzini), dal 1998 è membro di APIL (Associazione Professionisti dell’Illuminazione), ricoprendo per un triennio (2005-2008) il ruolo di presidente; mentre dal 2007 fa parte della PLDA (Professional Lighting Designer Association). Architetto, in che cosa è cambiato il modo di illuminare la casa e gli ambienti pubblici? E quanto la tecnologia ha influenzato il cambiamento? Oggi si è più attenti al controllo, alla distribuzione e alla resa cromatica della luce oltre che all’armonizzazione degli apparecchi con l’ambiente in cui vengono collocati. Indubbiamente, lo sviluppo tecnologico, qualora applicato correttamente, costituisce un valido aiuto a una buona realizzazione illuminotecnica. Pensa che la tecnologia sia stato un limite alla creatività del progettista? Non amo il termine di creatività nel progetto di illuminazione. Un lighting designer non è un artista bensì un professionista che deve ben comprendere il soggetto su cui operare e intervenire su di esso per interpretarlo e valorizzarlo. Sostituirei la creatività con la sensibilità. In ogni caso, la tecnologia può essere un ausilio alla buona esecuzione di un progetto. Mi domando e le domando: gli architetti hanno conservato la loro essenza creativa che li ha sempre contraddistinti nel tempo, oppure hanno preferito adeguarsi alle logiche del mercato? Il mercato è parte integrante del progetto; il committente e il produttore, insieme al progettista, sono i veri artefici di una realizzazione. Certo, sappiamo che il marketing è nemico dell’innovazione, ma dobbiamo tener conto anche che un’architettura o un oggetto vanno poi all’utilizzatore finale che è la gente, il pubblico. Architetto, cosa vuol dire essere creativi nel 2011 e negli anni che verranno? Vale la risposta che ho già dato: avere sensibilità, curiosità, ironia e autoironia, voglia di ricerca e di critica. Al di là della traduzione letterale, che cosa significa essere un lighting designer e quali competenza deve avere? Accosterei la nostra professione a quella del chirurgo. In quella attività il centro dell’intervento è il paziente, così come nella nostra, il soggetto su cui intervenire e ogni intervento sono sempre differenti dal precedente. Vi sono poi delle tecniche per l’attuazione che devono venire dall’esperienza, dall’interpretazione del caso, dalla calma, dalla pazienza, dalla soluzione di eventi inattesi durante l’intervento, ma soprattutto del risultato di guarigione. È sempre più avvertita la necessità di illuminare i centri storici, utilizzando la luce come strumento per valorizzare l’esistente. Quali sono le difficoltà che si incontrano? La progettazione illuminotecnica inerente ai centri storici presenta problematiche che rientrano in quelle più ampie del progetto di arredo urbano, usando un termine non proprio adatto ma comunque assai più elegante del neologismo anglosassone di ‘city beautification’. Rispetto al progetto architettonico, l’illuminazione contiene una doppia caratteristica: il controllo e la distribuzione della luce nello spazio e l’impatto visivo degli apparecchi. Quest’ultimo, in generale, costituisce il tema di maggior attenzione da parte degli organi di tutela del patrimonio e, più in generale, da tutti i cittadini; attenzione che spesso, ahimè, degenera in pudori ingiustificati espressi dalle pubbliche amministrazioni e dalla società civile: si cede alla tentazione dell’utilizzo di lanterne o lampioni che costituiscono un triplo falso storico. Il primo falso è assolutamente di tipo filologico in quanto prima della seconda metà dell’Ottocento non esisteva nei centri cittadini, salvo rare eccezioni, alcuna illuminazione pubblica; il secondo è costituito dal fatto che le lanterne normalmente utilizzate sono di impronta vagamente settecentesca e quindi in relazione a un periodo storico ristretto e connotato; il terzo falso è tecnologico, poiché le stesse erano progettate per proteggere la fiamma dal vento e smaltire appropriatamente il calore emesso. Pudori, quindi, tanto più assurdi se ci riferiamo ad altri elementi assai più importanti dimensionalmente di una lampada e che compongono il paesaggio urbano anche nelle zone monumentali, come edicole o cabine telefoniche: quale buontempone o sciagurato potrebbe pensare di utilizzare in piazza del Duomo a Milano cabine telefoniche in stile gotico o barocche a Roma in piazza Navona? Buona norma credo sia utilizzare apparecchi di dimensioni contenute, poco disegnati, senza cedimenti decorativistici, evitando sfere od ombrelli, e collocarli il più possibile in posizioni discrete rispetto agli edifici e agli altri elementi urbani. Il secondo aspetto, quello del controllo e della distribuzione della luce, viene molto spesso trascurato e ritenuto meno importante del primo. Contiene, invece,

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elementi altrettanto importanti che sono legati alla tecnologia e alla cultura allo stesso tempo. Produrre macchie, ombre troppo marcate, incrementare i contrasti, appiattire le profondità, snaturare i colori con sorgenti con emissione cromatica decisamente connotata e satura, sono solo alcuni degli innumerevoli errori in cui si può cadere in una realizzazione illuminotecnica. Ciò è particolarmente ancor più grave quando il soggetto interessato è di notevole rilevanza storica e artistica: qui la progettazione si sposta dal campo estetico a quello etico, con evidenti maggiori responsabilità. Altri due fattori, inoltre, rientrano nella stessa tematica: il controllo dell’emissione, onde limitare l’inquinamento luminoso e il contenimento dell’energia assorbita dai corpi illuminanti. Non credo che esista una regola standard nell’impostare i piani della luce all’interno delle aree urbane. Tuttavia, qual è il suo punto di vista e in che modo va organizzato un progetto di illuminazione organico? I piani della luce, che possono essere l’inizio di un iter e momento di analisi, sono in realtà molto generici e limitati e non danno un valido contributo alla progettazione vera e propria. L’atteggiamento progettuale nei confronti dei centri urbani non è diverso da quello tenuto per ogni altro progetto di illuminazione. Soprattutto per le nostre città con elevati contenuti artistici, cresciute spesso tra le contraddizioni e le casualità delle stratificazioni storiche, è necessario mantenere una visione unitaria, considerare il tessuto urbano un’unica entità di elementi compositi. Allo stato attuale, come considera i centri storici italiani? Sono davvero così spenti e poco rappresentativi della loro immagine, nonché delle loro peculiarità? Preferisco quelli spenti piuttosto che quelli con una nuova pessima illuminazione e con apparecchi fortemente connotati e con presenza spesso troppo invasiva. Quali sono i suoi ultimi lavori? Può descrivere dettagliatamente qualche progetto? Citerei due progetti su temi assolutamente contrapposti: il primo consiste nella nuova illuminazione dell’area archeologica dei Fori Imperiali a Roma; il secondo l’illuminazione di Ahvaz, una intera città nel sud-ovest dell’Iran: un insignificante centro urbano nel cuore del deserto. Laggiù, l’amministrazione pubblica, consapevole dell’assenza di qualità dei luoghi, ha ritenuto che con un’accorta illuminazione si potesse migliorare la qualità del landscape, almeno di notte. Una bella sfida! Qual è stato nel corso della sua carriera il lavoro a cui è più legato e perché? Non ho un particolare progetto a cui riferirmi; le nostre realizzazioni sono un po' come i figli: li amiamo tutti, quelli brutti e quelli belli, quelli più difficili e quelli più intelligenti, anzi, forse, di più i primi.


La Vela di Piazza Portello, a Milano, intervento svolto in collaborazione con Gino Valle. A lato: la Fondazione Agnelli, a Torino, in collaborazione con Renzo Piano. Nella pagina accanto, San Pietroburgo, la chiesa del Salvatore sul Sangue Versato (2005). L’architettura articolata e complessa del monumento viene illuminata per composizione di fasci, mantenendo leggere ombre proprie e restituendo il forte cromatismo dei materiali. In apertura di servizio, il recente progetto di illuminazione per il Foro Romano Palatino. The Vela (a large aluminum sail-like structure) on Milan’s Piazza Portello, created in collaboration with Gino Valle. To the side: the Agnelli Foundation in Turin, in collaboration with Renzo Piano. On the opposite page, St. Petersburg, the Church of the Savior on Spilled Blood (2005). The monument’s complex architecture is illuminated by an arrangement of light beams, which keep the shadows light and restore the powerful colors of the materials. Opening shot, the recent illumination project for the Foro Romano-Palatino.

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There is no concession to ornamentation or decoration which disappear in the redundant rhetoric of bad taste. The design is basic and cutting-edge, oriented to light fittings that avoid obscure shapes dictated by exacerbated creativity and which actually overpower the reference context which often has historical and artistic importance. For Piero Castiglioni, the world-famous light guru, illuminating primarily means respecting the location and side-stepping the easy solution. He prefers to ignore the bright colors that mix to form the wrong chromatic definition, exacerbating the luminous effect which risks compromising the beauty and the identity of the historical centers. An architect is the result of an extremely vast educational and professional pathway, impossible to summarize in just a few words. Castiglioni graduated in Milan where he still lives and works almost exclusively in the field of illumination technology. In the past he has designed projects that defined him as the unchallenged international protagonist: in 2001 in Buenos Aires, Argentina, for Malba (The Museum for Latin-American Art in Buenos Aires); in 2004 in Genoa, Italy for the Palazzo Ducale (Duke’s Palace), for the Exhibition Arts & Architecture; in 2005 in St. Petersburg, Russia, for the Church of the Saviour on Spilled Blood; in 2006 in Maninalco, in Mexico, for the Convent of St. Augustine; in 2008 in Budapest, Hungary for the Klotild Palace; in 2009 in Palermo, Sicily for the Palazzo Abatellis; in 2010 in Rome, for the Foro Romano from the Arco di Tito to the Arco di Settimo Severo, the Via Sacra and the Basilica Emilia. He has designed for a number of manufacturing companies (the Scintilla system – Fontana Arte; the Cestello system – iGuzzini); since 1998, he has been a member of APIL (The Association of Lighting Professionals) and was the President for the three-year period (2005-2008); since 2007 he has been a member of PLDA (Professional Lighting Designer Association). Architect Castiglioni, how would you describe the changes in illumination for the home and public facilities? To what degree has technology influenced these changes? We now pay more attention to the control of the illumination, the distribution and the chromatic output of the light beams and the harmonization of the fittings and their surroundings. And unquestionably, when technological developments are applied correctly they consent the creation of excellent systems. Do you feel that technology restricts the creativity of the designer? I really do not like the term creativity when referred to lighting design. A lighting designer is not an artist; he is a professional who must have depth understanding of the project and be able to interpret and exalt the architecture. I would prefer to use the word

Leaving aside the literal translation, how would you defined the lighting designer and what skills are involved? I would compare this profession to that of a surgeon who has the patient at the center of his attention. The same applies to the job of the lighting designer. The subject at the center of the project will always have characteristics that are different to the previous one. Then there are techniques that can only be used with experience, which require the interpretation of the specific case, which necessitate calm reflection and patience, from the solution of unexpected events during the operation and most importantly the results of the intervention. There is a growing demand for the illumination of the historical centers, using light to enhance the existing structures. What are the main difficulties in this area? The illumination technology design for historical centers is associated with problems that come under the larger umbrella of urban furnishing (which in my opinion is much more elegant than the Anglo-Saxon ‘city beautification’). Compared to the architectonic project, illumination has a dual characteristic – the control and distribution of light in the space and the visual impact of the fittings. And generally-speaking, the fittings attract most attention from those assigned to protection of the heritage, and the citizens themselves; unfortunately this attention often degenerates into unjustified shameful behavior expressed by the public administrations and the civil societies. There is the tendency to use lanterns or street-lamps that constitute three chapters of misconstrued history. Firstly, there is the philological error as in the second half of the 19th-century, the city centers, with very few exceptions, were not illuminated; the second error is that normally the lanterns used have a vaguely 18th-century flavor and therefore related to a limited historical period; the third error is technological, as the street lamps were designed to protect the flame from the wind and dissipate the heat produced. And the shameful behavior extends even further if we refer to other much larger elements of the urban landscape, such as newspaper kiosks or telephone boxes: who in their right mind would consider installing Gothic-style telephone boxes in Milan’s Piazza Duomo or Baroquestyles in Rome’s Piazza Navona? My personal opinion is that the fixtures should be compact, minimal design, with little or no decorative value; the designers should avoid spheres and umbrellas; the fixtures should be positioned discretely with respect to the buildings and the other important urban elements. The second aspect is the control and distribution of the light. These factors are often ignored and considered much less important that the former. In my opinion, however, they possess equally important elements that are associated to both the technology and the culture. Producing faded

Rendering dell’History Bridge ad Ahvaz in Iran. Accanto, in alto: il porto antico diGenova; collaborazione con Renzo Piano, 1992. Al centro, la Scala Santa Maria del Monte a Caltagirone. L’insieme della scala monumentale (luce diretta) e le facciate (luce riflessa) è illuminato da piccoli proiettori posizionati a livello dei marciapiedi. A destra, schizzi per il modello Edi: lampada disegnata per FontanaArte, 1982. A rendering of the History Bridge in Ahvaz, Iran. To the side, top: the ancient Port of Genoa; collaboration with Renzo Piano, 1992. At the center, The Santa Maria del Monte steps in Caltagirone, Sicily. The monumental stairwell (direct lighting) and the facings (reflected lighting) is illuminated by small projectors positioned on the footpaths. Right, drawings for the model Edi: a lamp designed for FontanaArte, 1982.

‘sensitivity’ as opposed to ‘creativity’. In any case, technology can make an important contribution to a project. Do you think that the architects have managed to preserve their identifying creative essence or have they adapted to the market needs? The market is an integral part of the project; the client and the manufacturer must work together with the designer to finalize the project. However, we are all well aware of the fact that marketing is the enemy of innovation but that said, we must also realize that the piece of architecture or an article must be acceptable to the end-user – the people, the general public. How would you describe being creative in 2011 and how will it be in the future? I have already answered that question: it means being sensitive, curious, ironic and selfeffacing; it means experimenting and being critical.

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colors through the use of chromatic lighting that creates an obvious and saturated effect are just some of the errors that can result from an illumination technology project. And the effects are even more serious when the feature at the core of the project is of considerable historical and artistic importance: here the design shifts from esthetics to ethics and consequently with more intrinsic responsibility. There are another two factors that come into play: the control of the emission to limit the amount of light pollution and the containment of the energy absorbed by the light fittings. As far as I am aware, there are no standardized regulations governing the lighting projects in the cities. How do you envisage the organization of an organic illumination project? The lighting plans, which may be the beginning of a procedure and an opportunity for analysis, are actually very generic and restrictive and do not give a valid contribution to the design itself. The design attitude for the urban centers is no different to any other


illumination technology project. Particularly where our important cities of art are concerned, with all of the contradictions and coincidence of the historical stratifications, it is essential that we maintain a unitary vision and consider the urban fabric as a single organism of composite elements. At the time of writing, how do you view the Italian historical centers? Are they really drab and uninteresting and poor representatives of their image and their peculiarity? To be honest, I prefer the cities that are drab and uninteresting as opposed to those with very poor illumination, with excessively stylized fittings of an overly invasive personality. Can you give me some detailed information about some of your latest projects? I would like to mention two completely different projects: the first is the illumination project for an archeological area of Rome’s Fori Imperiali; the second is the illumination

project for the whole city of Ahvaz in south-west Iran, a fairly insignificant settlement in the heart of the desert. Its public administration was fully aware of the city’s lack of quality but felt that an appropriate illumination project would have been able to improve the landscape, at night at any rate. It was quite a challenge, I can assure you! You have enjoyed an illustrious career. Is there any particular project you are particularly proud of and what are the reasons behind it? No particular project springs to mind; our projects are like children – we love them all. It doesn’t matter if they are beautiful or ugly; difficult or intelligent… but the very first ones probably have a special place in our hearts.

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ARCHILIGHT txt: Mila Sichera

UN PO’ SCIENZIATI EA LITTLE UNBITPO’ ARTISTI SCIENTIST AND A LITTLE BIT ARTIST

In Italia li chiamano “giovani architetti”, sono i globetrotter della nuova architettura, noti anche come “generazione Erasmus”. Hanno meno di quaranta anni, lavorano in team internazionali che puntano dritto alla realizzazione del progetto integrando processi costruttivi a prestazioni energetiche, fattibilità economica a percorsi di gestione, saperi materiali a componenti paesaggistiche

In Italy, they are called ‘young architects’; they are the globetrotters of today’s architecture, also known as the ‘Erasmus generation’. They are all under 40 years of age, they work in international teams oriented to the creation of a project which involves the integration of the building construction processes with investigations into energy performance, economic feasibility studies, management procedures, know-how and landscaping

Sono professionisti del fare, poco inclini alle elucubrazioni e alle teorizzazioni, intenti a scovare spazi interstiziali di lavoro lasciati liberi dai rappresentanti dello star system. Sono giovani Indiana Jones del progetto, che battono piste sconosciute alla scoperta di nuovi percorsi e nuove alleanze fra discipline, alla ricerca di particolari forme di collaborazione (project financing) con le imprese. Sono poliglotti, mediatici e informati; sono efficienti, duttili e veloci, capaci di lavorare su piattaforme web in network con professionisti di altri paesi sperimentando innovazioni tecnologiche e metodologiche che consentono di avere nel mondo più luoghi di produzione dell’architettura. Tutto ciò si direbbe un bene se la dimensione globale non producesse il rischio per questi giovani “atopici, tendenzialmente nomadici” – come li definisce Franco Purini – di lasciare inascoltato il genius loci, interpretato come “specificità contestuale” nell’ambito di una “idea paesaggistica dell’architettura”, e declinato attraverso la realizzazione di edifici molto controllati in ogni scala e definiti in ogni dettaglio, concepiti come oggetti di design alla macroscala urbana, quasi dei landmark, delle sculture nei luoghi dello spazio abitato. Le architetture iconografiche degli under 40 evidenziano la loro propensione a essere “un po’ scienziati e un po’ artisti”, un po’ pragmatici e un po’ poeti, per costruire opere fatte in parte di regole razionali e in parte di invenzione, secondo codici linguistici in cerca di un’identità, che al momento appare “fluida e porosa” per dirla con Bauman. Il progetto è il loro mestiere, vissuto spesso in maniera totalizzante, con punte di individualismo esasperato che dà forza alla tabula rasa delle poetiche formali di Eisenman e di Zaha Hadid, di Zumthor e di Siza (per citarne alcuni), codici imperanti nell’ultimo decennio appellati al senso estetico, che ora cedono il passo al senso etico e quindi sociale e funzionale del progetto. Il risultato? Potrebbe essere un esperanto dell’architettura che universalizza il linguaggio senza azzerare gli idiomi locali, che inneggia alle specificità senza esasperare le differenze, al fine di costruire una città contemporanea della “coesistenza vicina e pacifica”, e della “convivenza tollerante” di concezioni, forme e modi di essere profondamente diversi. Alcune opere di giovani architetti sono state raccolte in due volumi di recente pubblicazione della serie editoriale lineaGiArch – UTET Scienze Tecniche, curati da Luca Paschini, presidente di GiArch (rete di associazioni locali di giovani architetti). I due libri propongono un viaggio che si sviluppa quasi per intero attraverso la penisola italica, in cui si trovano incastonati piccoli ma significativi episodi di architettura contemporanea. Una testimonianza discreta della personale esplorazione di molti giovani, “emersi dal rigido mondo delle accademie”, e immersi ora all’interno di un’affascinante professione che ha l’identità di un frattale, che insinua molti dubbi e instilla poche certezze, che si palesa come un privilegio, ma cela molti ostacoli, soprattutto in un paese in cui le uniche selezioni alle quali sia facile accedere sono quelle per autocandidatura (come nel caso in oggetto), vigendo in Italia, per la gran parte dei concorsi, la clausola della comprovata capacità di edificare migliaia di metri cubi di cemento. Non stupirà dunque che una disamina dei progetti raccolti nei due volumi offra in prevalenza edifici per privati, cittadini o aziende, piuttosto che opere commissionate da amministrazioni pubbliche.

These are the professionals who ‘make’, with minimal agonizing on the theoretical aspects of the design; they attempt to identify the interstitial spaces left by the representatives of the design megastar system. They can be described as the young Indiana Jones’ of the project world, who venture into unknown territories and identify new pathways and new alliances between the various disciplines; they attempt to create unusual forms of collaboration (project financing) with the companies. These young professionals speak several languages, they are comfortable with the media and they are extremely well-informed; they are efficient, versatile and quick-thinking, they work using on-line web platforms with professionals from other countries; they experiment the innovations in technology and know-how and this has broadened their scope by allowing the architecture to materialize in any part of the world. This would all be positive if the global dimension did not introduce a risk factor for these ‘atopical, tendentially nomadic’ young people – as defined by Franco Purini; the problem is that their individual inventiveness is left unheard, interpreted as ‘contextual specificity’ or the ‘landscape idea of architecture’; it is declined through the construction of buildings that are extremely controlled on every level and defined in every detail, conceived as design objects of the urban macroscales, almost landmarks, or sculptures for areas of the living space. The iconographic architecture by the Under-40s underlines their mission as ‘a little bit scientist and a little bit artist’, slightly pragmatic and slightly poetic, with the construction of works that are partly rational and partially invention. They work according to linguistic codes in search of an identity, which at present would appear to be ‘fluid and porous’. Designing is their occupation, and is experienced frequently in a totally-absorbing manner. There have been episodes of exacerbated individualism which strengthens the formal poetry of Eisenman and Zaha Hadid, Zumthor and Siza (to mention a few), imperative codes of the last decade which call on the esthetic sense, now focusing on the ethical, social and functional meaning of the project. The result? It could be a universal style of architecture, the Esperanto of building construction world, which exalts the specificities without exacerbating the differences, constructing a contemporary city for ‘close peaceful co-existence’ and the ‘tolerant cohabitation’ of diverse concepts, shapes and attitudes. Some of the projects by the young architects have been included in two recently-published volumes of the series lineaGiArch – UTET Scienze Tecniche, edited by Luca Paschini, President of GiArch (a network of local associations of young architects). The two books suggest trips, almost exclusively in Italy, with the presentation of numerous minor but extremely important examples of contemporary architecture. The books provide a discrete description of the personal exploration of many young people ‘who have emerged from the stuffy academic world’, and are now making their way in this fascinating profession. It can be compared to a fractal, something that creates doubts and uncertainties, that projects an aura of being a privilege, but which hides numerous barriers, particularly in a country (Italy) where the easily-accessible short-lists are those with self-promotion as in this case. The same applies to most of the design competitions – the regulations usually contain a clause requesting the applicant’s to provide proof of their ability to construct thousands of cu.m. of cement. It will be no surprise therefore that on close examination of the projects contained in the two books, there is a predominance of buildings for private clients, towns or companies, as opposed to works commissioned by the public administration.

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ATMOSFERE PRELIBATE

DELICIOUS ATMOSPHERES

È architettura sommessa quella di Davide Cammarata. Preferisce scelte minimaliste, non eclatanti, capaci tuttavia di celare il piacere della sorpresa. La rotazione rispetto al fronte strada della porta di ingresso del panificio Alù, a Caltanissetta, è un piccolo stratagemma per tramutare un passante curioso in possibile cliente, costretto a indugiare sui propri passi per scoprire la natura della specie merceologica che si vende in quel luogo. Il micro portico, enfatizzato dalla pensilina di colore ferroso, in contrasto col nitore della pietra circostante, introduce alla piccola vetrina alta che induce a pensare alla vendita di oggetti preziosi. Ninnoli di paste fresche, sfoglie, frolle, e gingilli di pane non sono esibiti in vetrina, ma mostrati all’interno tra lo stupore dei colori e gli inebrianti odori. Un percorso lineare si snoda parallelo al candido bancone di vendita, rigoroso ed essenziale, quasi a bilanciare la variopinta parete di ceramica policroma che lo fronteggia. Morbide atmosfere, con ottimi livelli di comfort visivo, senza effetti di abbagliamento, avvolgono lo spazio modulare di quel “treno dei desideri” carico di golosità e prelibatezze. Luci d’accento (lampade C1 di Viabizzuno), annegate nel controsoffitto, scandiscono i piani di vendita e coniugano efficienza luminosa e risparmio energetico a rigore formale, mentre lampade fluo a risparmio energetico (M6 di Viabizzuno), integrate nello spessore delle nicchie espositive in legno, illuminano la quinta scenica del bancone. (ph: Barbara Geraci)

The architecture designed by Cammarata in the Sicilian city of Caltanissetta. is understated. The minimalist design is discrete and camouflages the delight associated with the delicious surprises inside. The fact that the entrance to the Alù bakery is rotated with respect to the street axis is a minor stratagem to transform the curious passerby into a potential client; he will be obliged to take a break and discover the delicious nature of the merchandise on sale in that location. The tiny portico, emphasized by a delightfully colored porch which contrasts with the sharp lines of the surrounding stone, leads to the tall window that beckons to the sales department. Fresh pasta, pastry and bread shapes are not on display in the window but presented inside with an explosion of color and the headiness of the aromas. A linear pathway unfolds in parallel to the white sales counter, as if to balance the facing variegated polychromatic ceramic wall. Soft atmospheres, with excellent levels of visual comfort and no glare, envelop the modular space of the ‘train of desire’, heavy with delight and delicacies. Accent lighting (C1 lamps by Viabizzuno), are recessed in the lowered ceiling and illuminate the sales counters, combining lighting efficiency and energy-saving with style; energy-saving fluorescent lamps (M6 by Viabizzuno) have been integrated in the wooden presentation alcoves and illuminate the sales platform of the counter. (ph: Barbara Geraci)

In primo piano, il candido bancone di vendita illuminato dalla calibrata serie di faretti a incasso. Sullo sfondo, la luce naturale incide la soglia. Cammarata ha utilizzato corpi illuminanti di Viabizzuno, Luceplan, Osram.

In the foreground, the white sales counter illuminated by a series of recessed spotlights. In the background, the natural light breaks across the threshold. Cammarata installed Viabizzuno, Luceplan, Osram fittings.

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In alto, il portico di ingresso con la piccola pensilina aggettante in ferro ossidato. A destra in alto, lo spazio di vendita e il contrasto tra lo spazio illuminato del bancone e lo spazio di accoglienza per la clientela in ombra, ma vivacemente colorato dalle maioliche in cotto. In basso, particolare dell’ingresso con la porta ortogonale al fronte strada che amplifica l’effetto illuminante della luce naturale. Top, the entrance with a small porch in oxidized iron. Top right, the sales floor and the contrast between the illuminated counter and the reception area in the shade, brightly colored with maiolica tiles. Bottom, a close-up of the entrance with the orthogonal door on the street which amplifies the illuminating effect of the natural light.

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INTORNO ALLA QUERCIA

AROUND THE OAK TREE

Domina il luogo, ne è il nume tutelare da tempo immemore. È la quercia secolare intorno alla quale sono stati costruiti gli edifici per uffici dell’azienda Lamonica Elettromeccanica e l’abitazione dei proprietari, proponendo una tipologia costruttiva molto radicata nel Sud d’Italia in cui le attività produttive, prettamente agricole, erano sviluppate in grandi masserie deputate alla trasformazione e alla conservazione dei prodotti della terra sotto l’occhio vigile dei nobili proprietari. L’impianto disegnato da Gaetano Gianclaudio Caponio, originario di quei luoghi, sceglie una forma a base quadrata chiusa su tre lati, gravitante sul cortile centrale in cui campeggia la grande quercia, con le fronde emergono dalla linea di falda degli edifici bassi, distesi sulla campagna pugliese, a coprire una superficie di 650 mq, comprendente anche l’area a funzione residenziale. La cortina bianca con poche bucature esterne, funzionali al carico e scarico delle merci, si fa permeabile all’interno con facciate vetrate per garantire la penetrazione della luce naturale durante un’ampia parte della giornata. La trasparenza delle vetrate trova amplificazione nei riflessi cangianti della vasca d’acqua lambente i fronti interni, e utile alla raccolta e all’accumulo delle acque pluviali destinate all’irrigazione del verde e ai servizi interni. L’edificio, pensato e progettato come un organismo bioclimatico, assicura condizioni di elevato comfort: in estate, la folta chioma della quercia crea un piacevole ombreggiamento e l’acqua, con l’evaporazione, rende più freschi e confortevoli gli ambienti abitativi e di lavoro che, viceversa, nel periodo invernale, quando l’albero si spoglia, sono raggiunti e scaldati dai raggi del sole. Gli studi sui venti e sul sole in fase progettuale hanno consentito di definire l’orientamento delle tre aree funzionali, i loro volumi e i loro materiali, di minimizzare le dispersioni termiche e ridurre i consumi energetici. Una cortina di frangisole completa a sud il sistema di ombreggiamento della residenza nel periodo estivo e assicura la privacy durante le ore di lavoro. Gli uffici sfruttano al meglio la luce naturale, diretta e diffusa, con benefici in termini di benessere, comodità. La residenza e l’area management sono illuminate da luce naturale diretta, mentre il corpo produzione, per evitare fastidiosi abbagliamenti, usa luce naturale diffusa. L’utilizzo della luce artificiale, con soluzioni semplici di illuminazione a basso consumo, è molto limitato e ridotto alle ore delle tenebre sia negli ambienti interni sia negli spazi esterni. (ph: ggc+p a_ gaetano gianclaudio caponio + partner architetto)

This ancient oak tree dominates the location and has protected it from time immemorial. The offices for the company Lamonica Elettromeccanica and the owner’s home have been constructed around it. The style of the buildings is traditional for the south of Italy where the activities are predominantly agricultural; the small-holdings have developed into large manor farms used to process and preserve the produce under the watchful eyes of the noble proprietors. The plans were designed by local architect Gaetano Gianclaudio Caponio, in the form of a square courtyard that is closed on three sides. The gigantic oak tree sits in the middle of the courtyard, its branches reaching out to the countryside of Apulia, on the mainland of Southern Italy. The low-rise buildings cover a surface area of 650 sq.m. and includes the residential property. The white wall has just a few openings used as loading bays for the merchandise; on the inside it is permeable thanks to the windows that allow natural light to penetrate for most of the daylight hours. The transparency of the windows is amplified in the shimmering reflections of the water feature to the front; it collects rain water destined to the irrigation of the gardens and for the washrooms. The building was invented and designed as a bioclimatic organism and guarantees excellent comfort: in summer, the lush foliage of the oak tree creates welcome shadow and when the water evaporates under the heat of the sun, it cools the living and working quarters and increases the degree of comfort. In the winter, when the leaves have fallen, the buildings are warmed by the softer winter rays. Studies during the design phases which examined the wind and the sun patterns contributed to defining the orientation of three functional areas, their volumes and their materials, minimizing heat dispersion and reducing energy consumption. A series of sun-blinds to the south completes the protection of the residential quarters in the summer and guarantees privacy during the working day. The offices maximize the direct and diffused lighting, increasing the wellness and comfort factors. The residential quarters and the management area are illuminated with direct natural light, while the production facilities, to avoid irritating glare, exploits diffused natural light. The limited use of artificial lighting involves straightforward low-consumption lighting solutions, restricted to the hours of darkness for both the interior and exterior facilities. (ph: ggc+p a_ gaetano gianclaudio caponio + partner architetto)

Pianta del primo piano. In alto, la quercia secolare che campeggia nel cortile. Sullo sfondo, la quinta trasparente degli uffici. Oltre la quercia, il corpo della residenza schermata dai frangisole.

Layout of the first floor. Top, the ancient oak tree that sits in the court yard. In the background, the transparency of the offices. Beyond the oak-tree, the residential block screened by sun-blinds.

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La vasca d’acqua con il riverbero della luce naturale all’interno del corpo uffici La cortina bianca, limite tra lo spazio della campagna e lo spazio produttivo dell’azienda dominato dal genius loci della grande quercia. A lato, interni della residenza liberati dalla cortina muraria per dar spazio alla luce naturale.

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The water-feature shimmering with natural light inside the office block. The white barrier which separates the countryside and the company’s production units dominated by the large oak. To the side, interiors of the residential building stripped of the barriers to allow natural light to enter.


BAMBOO IGLOO

BAMBOO IGLOO

La forma è di un igloo, ma la consistenza è quella di un aquilone che sorregge con la sua struttura in bambù, tanto esile quanto forte, lembi di tessuto colorato. La microarchitettura, ideale per piccole esposizioni, spazi ludici o ristoro, in contesti urbani o naturali, è stata disegnata da Mauricio Cardenas Laverde, architetto tecnologo colombiano, in Italia da un decennio, che ha realizzato una porzione di cupola geodetica per dimostrare le straordinarie valenze strutturali del bambù, fibra naturale detta “acciaio vegetale”, capace di consentire l’assemblaggio a secco di interi manufatti, senza ricorso a manodopera specializzata. Nel prototipo montato, costituito da 98 moduli piramidali, assemblati ciascuno mediante sei stecche di bambù, secondo schemi geometrici derivanti dal rettangolo aureo, Cardenas ha utilizzato 588 stecche (della misura non superiore a 1 m per mantenere costanti le caratteristiche prestazionali) unite con neoprene, giunti di acciaio, lembi di tessuto e lastre di vetro, zavorrate con una piastra continua in acciaio ricoperta da un manto di terra per evitare il ribaltamento della struttura, stabilizzata anche da un arco di acciaio, che consente di realizzare una sola porzione della cupola geodetica. Il rigore delle forme esalta la modernità del materiale caratterizzato da semplicità d’assemblaggio e celerità di montaggio, da manualità e serialità, da leggerezza e robustezza, quest’ultima comprovata dalla capacità della cupola di sostenere un carico oltre trenta volte superiore al proprio peso. Il sistema d’illuminazione, realizzato con lampade ad alogenuri metallici, contribuisce a comunicare la consistenza eterea della struttura versatile e poliedrica, dotata di un’intrinseca magia, evocata dalla perfezione classica del segno geometrico, che assicura un allestimento suggestivo e conserva ovunque la fresca aura di una “folies”. (Ph: Andres Otero)

This igloo shape has the consistency of a kite, supporting thin strong strips of colored fabric with its bamboo structure. The micro architecture, ideal for small exhibition venues, leisure or catering facilities, in the countryside or in the cities, was designed by Mauricio Cardenas Laverde, a Colombian technologist and architect. He has been working in Italy for a decade and has produced a portion of a geodetic dome to demonstrate the extraordinary structural value of bamboo, a natural fiber called ‘vegetal steel’, which permits the dry assembly of entire buildings with no need for specialized technical staff. In the assembled prototype, consisting of 98 pyramid-shaped units, each one consisting of six rods of bamboo joined according to geometrical patterns deriving from the golden rectangle. Cardenas used 588 bamboo canes, each of length 1 meter or less to maintain the technical characteristics constant. These have been combined with neoprene, steel joints, strips of fabric and panes of glass, with steel sheeting covered with a layer of earth added for stability. Another stabilizing feature is a steel arch which allows just a portion of the dome to be created. The shape of the construction exalts the modern features characterized by the simplicity and rapidity of the assembly, its manual and serial production phases, its lightness and strength. Its resistance has been demonstrated by the fact that the dome can support a load of up to 30 times its weight. The illumination system has been created with metal halogens and the effect makes an important contribution to communicating the ethereal consistency of the versatile, polyhedral structure, with its intrinsic magic, evoked by the classical perfection of the geometric shape. Overall, the design creates a suggestive arrangement which preserves the refreshing aura of a folly. (Ph: Andres Otero)

La cupola di bamboo nel cortile dell’Università Statale di Milano e dettagli del sistema di assemblaggio con giunti in acciaio e neoprene ad alta densità. Illuminazione: iGuzzini.

The bamboo dome in the court yard of the University of Milan and close-ups of the assembly system with joints in steel and high-density neoprene. Lighting: iGuzzini.

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IDENTITÀ TRASPARENTE

A TRANSPARENT IDENTITY

Indistinti capannoni industriali, privi d’identità, affollano i margini urbani delle molte periferie della pianura padana. Ad Adro, in provincia di Brescia, un anonimo, a tratti squallido, paesaggio rurale e industriale ritrova dignità con un intervento vincente: il rifacimento della facciata principale delle Fonderie Ariotti. Un’opera di restyling condotta da dep studio coagula tutti i messaggi dell’azienda (tradizione solida tramandata da quattro generazioni, costante aspirazione a progredire nell’innovazione e continuo impegno a rispettare l’ambiente) e trasforma le celebrazioni del centenario e la necessità di ampliare gli spazi di produzione in occasione per rompere l’indefinita sequenza di grigi scatoloni ai margini dell’A4. Il progetto, affidato agli architetti di dep studio, usa un linguaggio essenziale, minimalista, operando per sottrazioni “ al fine di ottenere la massima tensione formale con intenti minimi e di grande rigore”. Un’installazione di raffinata sobrietà mostra l’involucro come un filtro dinamico in grado di cambiare aspetto al trascorrere delle ore. Di giorno, una pelle algida e diafana si lascia attraversare dalla luce naturale; di notte, un diaframma traslucido emana bagliori scanditi dalla fine griglia regolare composta di ventiquattro strisce verticali. Il sistema d’illuminazione notturna segue l’idea dell’irraggiamento dall’interno verso l’esterno, utilizzando come corpo illuminante un tubo al neon da 58W, con riflettore posteriore e diffusore, posto sulle travi di acciaio della struttura. L’insegna, collocata nella parte alta della facciata, sfrutta le caratteristiche di semitrasparenza del pannello estruso in policarbonato, e un doppio adesivo bicolore, posto sul lato interno, ne determina una differente colorazione in funzione delle condizioni atmosferiche. L’edificio di notte assume il ruolo di emettitore di luce, uno schermo opalescente che trasforma il consueto spazio opaco circostante in un luogo dalla percezione effimera dominato da un’originale installazione contemporanea. (ph: studio corini, dep studio)

Non-descript industrial warehouses, sorely lacking identity, crowd the outskirts of many cities on the Lombardy plain in Northern Italy. In the city of Adro, Brescia, a rural and industrial landscape that is anonymous, bordering on squalid, has rediscovered dignity thanks to a highly-successful intervention: the makeover of the main façade of the Fonderie Ariotti metalworks. The interventions by dep studio combine all of the corporate messages – solid traditions handed-down through four generations, the constant desire for innovation and the continual commitment to respect for the environment. The company has taken the opportunity of its centenary and the need to expand the production facilities as an opportunity to break-down the soulless sequence of gray box-like structures on the edges of the A4 motorway that cuts across Northern Italy. The project was commissioned to the architects of dep studio, and uses a language that is essential and minimalist; it operates by subtraction “to achieve maximum formal energy with minimal effort”. The installation is stylishly elegant and appears as a dynamic filter that can change with the hours of the day. During the daytime, the cool diaphanous membrane is crossed by natural light; at night-time, a translucent diaphragm filters light through the 24 vertical strips of fine mesh. The nocturnal lighting system reflects the idea of beams radiating from the inside out; the light fitting is a 58W neon light, with a rear reflector and diffuser, installed on the structure’s steel beams. The sign has been fitted to the upper part of the façade and exploits the translucency of the extruded polycarbonate panel and a doublesided two-colored adhesive, positioned on the inside. These create a different color as a function of the atmospheric conditions. At night, the building looks like a beacon with a opalescent screen that transforms the opaque surroundings into something ephemeral dominated by an original contemporary installation. (ph: studio corini, dep studio)

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Il fronte dell’edificio con il diaframma trasparente della facciata nelle ore diurne.Scorcio notturno ed effetto retroilluminante dei tubi a neon, collocati in corrispondenza delle travi. Sotto, il fronte principale al tramonto in un momento di festa per il centenario dell’azienda. The front of the building with the transparent diaphragm of the facade during the daytime. Night-time view with the backlit effect created by neon tubes, positioned in correspondence to the beams. Below, the main façade at dusk during the celebrations for the company’s centenary.


CENTUM CELLAE

CENTUM CELLAE

Centum cellae ovvero Centocelle è il nome di una delle vie più importanti di Civitavecchia. L’etimologia latina spiega in quel luogo prospiciente il mare, le molte insenature, i molti anfratti della costa, simili a celle, a piccole stanze. Il genius loci, forte e radicato, attraversa tutti i secoli dall’età romana in poi, e giunge al terzo millennio, per trasferire sulla terraferma il viaggio lungo la costa e proporre un percorso a tappe per corso Centocelle. Enza Evangelista, architetto di Civitavecchia, cura la riqualificazione dell’asse urbano, e lo recupera al dominio dei pedoni, con una ridotta zona a traffico limitato, perseguendo l’idea del cammino inframmezzato a soste, celebrato nello spazio conclusivo antistante al Teatro Traiano, che accoglie un’ampia seduta in pietra dorata e una fontana riecheggiante il vicino mare. L’alternanza ritmata della pavimentazione in basalto e porfido rivela di tanto in tanto reperti archeologici e antichi palazzi. Il restauro delle facciate pregevoli, con intonaci a calce e pozzolana, secondo uno scrupoloso studio del piano del colore, palesa un gioco materico esaltato dal progetto di lighting design. Pali e punti luce a spot s’innestano nella pavimentazione, esaltano i giochi d’acqua delle fontane, e le panchine in pietra locale, le aiuole e gli alberi che integrano il disegno di rinnovo urbano teso a valorizzare le emergenze architettoniche e favorire l’aggregazione sociale in prossimità degli esercizi commerciali. La cura degli aspetti manutentivi, di sicurezza, affidabilità e continuità del servizio completa il progetto illuminotecnico nel pieno rispetto della normativa vigente, secondo criteri di selettività dei guasti e distribuzione razionale e flessibile dell'energia elettrica. (ph: Beatrice Pediconi)

Centum cellae (Centocelle) is the name of one of the most important roads in Civitavecchia, near Rome. The Latin origins of the name indicate the sea, the inlets, the ragged coastline – all similar to cells or tiny rooms. The strong and deeply-rooted genius loci has persisted over the centuries from the Roman period onwards; it has now reached the third millennium and has transferred to dry land the long journey along the coastline, presenting a pathway on Corso Centocelle. Enza Evangelista, an architect based in Civitavecchia, was responsible for the requalification of the road; she has returned it to the pedestrians with a restricted area for limited traffic. The basic idea was to create somewhere which was interrupted by interesting stops, celebrated in the end-of-the-line in front of the Teatro Traiano, with a large seating area in golden stone and a fountain that was inspired by the sea nearby. The alternation of the dark basalt and the pale porphyry stone occasionally reveals archeological remains and the ruins of ancient buildings. The restoration of the wonderful facades with whitewash and volcanic ash resulted from a detailed study into the colors with textures exalted by the lighting design project. Standard lamps and spotlights have been installed in the flooring with the light reflected in the water of the fountains. The light also enhances the benches in local stone, the flower beds and the trees that make their contribution to the urban renewal and exalt the architectonic structures, encouraging social aggregation in areas close to the shopping premises. The maintenance, security, reliability and continuity of the illumination technology project have been given maximum care and attention; the system has been designed and installed in full respect of current legislation, with focus in the selectivity of breakdown, and rational and variable distribution of the electrical energy. (ph: Beatrice Pediconi)

Veduta generale e scorci notturni di corso Centocelle a Civitavecchia, progetto di Enza Evangelista. General view and Corso Centocelle in Civitavecchia by night, designed by Enza Evangelista.

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NIDO ALL’AEROPORTO

A CHILDCARE CENTER AT THE AIRPORT

Un edificio basso, in costruzione nei pressi dell’aeroporto Bari Palese, coniuga la dimensione domestica da centro di prima infanzia con quella di landmark riconoscibile da ogni angolo dell’aeroporto. Un piccolo mondo a misura di bambino, la cui veduta dall’alto comunica la presenza di un angolo protetto, un hortus conclusus che cerca un dialogo con l’intorno costruito, segnato dalla mega-infrastruttura. L’edificio del nuovo centro polifunzionale aziendale di prima infanzia della Società Aeroporti di Puglia sfrutta la preesistenza di un vecchio manufatto e prevede un’espansione della superficie utile, in maniera da differenziare le aree di attività dell’edificio adibito alla custodia transitoria dei bambini passeggeri dell’infrastruttura di volo, e alla custodia stabile dei figli dei dipendenti del servizio aeroportuale e dei bambini abitanti nei dintorni dell’aeroporto. Il piano terra si svilupperà su un corpo a C che ospiterà gli spazi del nido dotati di un cortile, in parte coperto e in parte aperto ma ombreggiato, e di un giardino piantumato con diverse specie arboree. Il centro ludico occuperà invece il primo piano, godendo di un affaccio diretto sul tetto giardino in continuità con le superfici esterne attrezzate. L’invito a un contatto con la natura e ai giochi all’aria aperta per una crescita equilibrata tra mente e corpo del bambino è la cifra che definisce gli spazi del progetto, creando ambienti riparati e protetti dal caos ipertrofico del sistema infrastrutturale circostante. L’attenzione alla mediazione fra l’infinitamente grande dell’intorno e il piccolo e intimo degli spazi di gioco guida la filosofia del progetto che trova la sua massima espressione nel continuum dinamico del verde del giardino. Il sistema dei percorsi integrerà gli spazi del primo e del secondo livello mediante una rampa inclinata che s’inerpica dalla cucina e dai locali impianti, disposti sull’ala estrema della C, per approdare al tetto del primo piano coperto con un sistema a verde. Il giardino pensile si comporterà come isolante passivo termico e acustico, determinando un miglioramento dell’ecosistema urbano, un aumento della ritenzione idrica e una dilatazione dei tempi di deflusso delle acque piovane. Il progetto realizzerà un eco edificio energeticamente autonomo a basso impatto ambientale, capace di sfruttare in modo integrato fonti di energia rinnovabile. La produzione di energia elettrica sarà affidata a un impianto fotovoltaico in parte installato sul solaio del primo piano e in parte integrato architettonicamente nella pensilina dei parcheggi interni all’area dell’asilo. L’impianto garantirà una produzione annua di circa 40mila kWh con una potenza di picco pari a 30 kWp, riducendo ogni anno le emissioni di CO2 di 23 tonnellate.

The construction of a low-rise building is under way within the airport compound of Bari Palese; it combines the ‘domestic’ dimension of a childcare center with the iconic shape of a landmark, recognizable from every corner of the airport. It is a small-scale universe for children; the aerial view confirms the presence of a protected ambience, a hortus conclusus which attempts to interface with the territory surrounding this huge infrastructure. The new polyfunctional childcare center for the children of staff and passengers of the Società Aeroporti di Puglia has been created inside an existing building; the plans include the expansion of the facility and differentiation of the areas for the temporary welcome for the young passengers and those allocated to the more regular visits by children of the airport staff and those living close to the airport. The ground floor is a C-shape containing a courtyard that is partially roofed and partly in the open-air though well-shaded to protect against the bright sunshine; there is also garden planted with a variety of shrubs. The play areas have been created on the first floor and enjoy a direct view onto the roof garden in continuity with the fully-equipped outdoor facilities. The entire structure invites the children to make contact with nature and play on the outside, to maximize the well-balanced development of mind and body. The plans have created protected peaceful ambiences, a shelter from the chaos of the surrounding structures. The design philosophy was guided by the desire to mediate the huge airport facilities and the small intimate play areas; the maximum expression of this success can be observed in the dynamic continuation of the vegetation in the garden. A system of corridors integrates the space on the first and second floors with a ramp that progresses from the kitchen and the utility rooms, located at the end of the C-shape; it extends as far as the first floor covered by greenery. The hanging garden acts as a passive heat and sound-proofing system, and makes a positive contribution to improving the urban ecosystem, an increase in the water retention and a dilation of the discharge rates of rainwater. The project will create an environment-friendly building which will be energetically autonomous and will operate by integrated exploitation of renewable sources. Electrical energy will be produced by a photovoltaic plant, part of which installed on the roof of the first floor and another part integrated architectonically on the roof of the parking lots inside the precinct of the childcare center. This system will guarantee annual production of approximately 40,000 kWh with a maximum power level of 30 kWp, which translates into an annual reduction of 23 tons of CO2.

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L’edificio del nuovo centro polifunzionale aziendale di prima infanzia della Società Aeroporti di Puglia.

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The new polyfunctional childcare center for the children of staff and passengers of the Società Aeroporti di Puglia.


DIAMANTE TRINATO

LACE DIAMOND

Luogo asiatico: Pechino, Cortile del Millennium Museum. Occasione internazionale: Biennale di Architettura di Pechino 2006. Incarico prestigioso: disegno e costruzione dell’USA West Coast Pavilion, per rappresentare gli Stati Uniti nell’ambito dell’esposizione Emerging Talents, Emerging Technologies. Progettista italiano: Elena Manferdini, giovane ingegnere e designer con studio a Los Angeles. Prende forma un volume leggero come una trina, vibrante, accattivante, con una forte carica emozionale, generato da un processo matematico, un pattern ripetuto e sviluppato a partire dalla matrice della linea di abbigliamento Cherry Blossom, tagliata al laser e prodotta da Atelier Manferdini. L’edificio, dalla struttura diamantina, è frutto di un principio progettuale “da un’unità a un componente”, trasposizione verso il futuro dello slogan del Movimento Moderno “dal cucchiaio alla città”. La piccola scala dà forma alla più grande, con una contaminazione dei saperi derivante dalla tradizione europea, resa possibile dalle avanzate tecnologie digitali. Negli Stati Uniti, dove è permesso osare, sperimentare, andare oltre, impiegando i materiali anche tradizionali secondo nuove visioni, è consentito inventare, ad esempio, un candido merletto di plastica contorta, che cattura la luce e la diffonde attraverso mille trafori, in un gioco continuo di riverberi e trasparenze, in un turbinio ininterrotto luci e di forme plasmate dalle ombre. La texture metallica romboidale bucata e ornata con trucioli di plastica, sospesa quasi da terra, comunica la sua essenza di monumento e di divertissement che celebra l’ornamento e la voluttà della materia, cesellata non più manualmente ma da un codice binario, apprezzato in questi ultimi anni dai molti celebri clienti di Atelier Manferdini: Alessi, Guzzini, Rosenthal, Moroso, MTV, Fiat, Nike, Ottaviani, Valentino. Il genio artistico si rivela non più attraverso il gesto deciso di una mano che tratteggia profili calligrafici, ma attraverso il rigido rigore della matematica parametrica che origina inaspettatamente un ornamento moderno. (ph: Atelier Manferdini)

Asia: Beijing, Courtyard of the Millennium Museum. International event: 2006 Biennial of Architecture in Beijing. Design brief: design and construction of the USA West Coast Pavilion, to represent the USA at the exhibition Emerging Talents, Emerging Technologies. Italian designer: Elena Manferdini, a young engineer and designer with a studio in Los Angeles. The project can be compared to a piece of lace, alive and captivating with powerful emotional energy; it has been generated from a mathematical process with a pattern that has been repeated, developed and inspired by the Cheery Blossom garment range. The ensemble has been laser-cut and produced by Atelier Manferdini. The building has a diamond-like structure and resulted from the design principle ‘from unity to a component’, a futuristic interpretation of the slogan issued by the Modern Movement ‘from the teaspoon to the city’. The small stairwell inspired the shape of the larger one, a contamination of knowledge which derives from the European traditions and made possible by the advanced digital technology. In the United States, architects can experiment, test, break-down barriers, use new and traditional materials in different ways; architects can invent, for example, a piece of white plastic lace that has been distorted; this creation captures light and diffuses it through the perforations in an ongoing effect of shimmering illumination and transparency, light and shapes molded by the shadows. The diamond-shaped metallic texture, perforated and decorated with slithers of plaster, suspended almost at ground level, communicates its monumental dimension, celebrating the decorations and the delight of the material. It has not been processed manually but by the application of a binary code, greatly appreciated by Atelier Manferdini’s many clients that include: Alessi, Guzzini, Rosenthal, Moroso, MTV, Fiat, Nike, Ottaviani, Valentino. The artistic genius is unveiled through parametric mathematics as opposed to manual skills that trace the calligraphic outlines. The result is an unexpectedly modern ornament. (ph: Atelier Manferdini)

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Nella pagina precedente, vista esterna dell’USA West Coast Pavillon. A sinistra dettaglio dell’involucro esterno; a destra il prospetto sud.

On the previous page, exterior view of the USA West Coast Pavilion. Left, close-up of the exterior façade; right, the south elevation.

ATTO DI FONDAZIONE

AN ACT OF FOUNDATION

Il processo rigenerativo dello spazio pubblico rilancia l’immagine della cittadina di Povegliano con un’operazione di marketing urbano rivolta a un’utenza a scala territoriale, destinataria dell’offerta abitativa che si svilupperà nell’area a nord della piazza, contigua al parco lineare di prossima realizzazione. “Lo stato dei luoghi mancava di una centralità strutturata, di un luogo fondativo e catalizzatore per l’intero territorio del comune”. Dal dar risposta a questa esigenza manifestata dall’amministrazione comunale attraverso un bando di un concorso, gli architetti di Microscape, Patrizia e Saverio Pisaniello, avviano il ridisegno della piazza, occasione per riscoprire i valori identitari del sito e dei suoi abitanti, e dotare la piccola cittadina di un luogo pubblico fortemente evocativo. Operano un vero atto di fondazione con l’obiettivo di inventare per quel luogo un nuovo paesaggio e individuare un punto di aggregazione, di coagulo fino allora sconosciuto. La matrice fondativa selezionata è la trama delle vie, unica traccia stabile dell’insediamento, ridisegnata con un nuovo sistema di percorsi veicolari, ciclabili e pedonali. Il processo di ridefinizione dei flussi connota la struttura insediativa della città, e riannoda le trame ai fili di un tessuto agrario preesistente e caratteristico dei luoghi. Il progetto della piazza definisce la forma dell’area priva di quinte architettoniche (a eccezione del Municipio posto su un podio in Travertino) e la caratterizza con spazi intimi e lenti, costruiti per restituire la dimensione di interni urbani, contenuti e protetti da un filare di alberi o da una cortina di siepi, da una struttura architettonica in calcestruzzo armato rasato (con pavimentazione in tavolato di legno per esterni) o da una fontana di marmo verde Issorie. È questa una struttura litica dalla forte matericità, capace di assolvere per la comunità il ruolo di icona archetipica che dialoga con il contesto, mentre lastre in pietra Piasentina e Prun costruiscono l’ordito del piano pavimentale su cui s’innestano elementi di luce cangiante a led, e di verde ornamentale uniti da nord a sud con piantumazioni vegetali di aceri, lecci e ippocastani. La trama verde, arricchita da un 'giardino relazionale', conformato in maniera labirintica da aiuole fiorite e piantumate con specie aromatiche di diversa dimensione e giacitura, che si offrono alla percorrenza e alla percezione multisensoriale, è completata da un giardino di pietra, in cui la natura sembra sorgere dal granulato di marmo bianco di Carrara, quasi a materializzare l’ostinata operosità di antiche generazioni che ricavarono prodotti di sostentamento anche da quella terra arida sassaia. Il progetto illuminotecnico, curato da Microscape in collaborazione con iGuzzini, pone attenzione all'equilibrio tra sorgenti luminose e radiazioni, e limita l’inquinamento luminoso attraverso un mirato sistema di controllo. Un impianto fotovoltaico a funzionamento orizzontale con connessione alla rete elettrica grid connected permette l’autonomia energetica dello spazio pubblico composto di sei sistemi integrati. Percorso stradale e ciclopedonale: sorgente ad alogenuri metallici (palo mod. Lavinia, paletto mod. iWay); portico, muro storico e giardino di Pietra: incassi a pavimento mod. led Plus circolare, incassi panche giardino mod led. Plus rettangolare, esterno portico mod. Linea Luce fluorescente wallwasher, muro storico mod. Light-up); Palazzo comunale: illuminazione diretta ad alogenuri metallici (proiettori mod. Platea); giardino relazionale: apparecchi a incasso nelle sedute di cls armato, sorgenti fluorescenti con filtro antiabbagliamento (mod. Linea Luce); piazza: tappeto luminoso cangiante realizzato da sistema LED RGB di segnalazione con unità di programmazione installato nella sala consiliare del comune (mod. Linea Luce); vasca della fontana: sorgente LED bianco. (ph: Francesco Castagna)

The regeneration of the public facilities aims to revamp the image of the city of Povegliano and promote it with an operation of urban marketing aimed at the general public, with the housing developments that are being constructed to the north of the square, beside the park.“The location lacked a structured center, a place that would amalgamate and catalyze the entire territory”. The architects of Microscape – Patrizia and Saverio Pisaniello provided a solution to the problem described by the city’s administrators and advertised in a design competition. The brief was to redesign the square, and this would provide an opportunity for rediscovering the identity of the area and its inhabitants; it would also give the small city a highly-desirable public amenity. The plans were geared to founding something new to invent a new landscape and create an original meeting place for the city as a whole. The existing street grid formed the basic matrix and was rearranged with a new system of traffic routes, cycle tracks and pedestrian precincts. This process which redefines the flow of movements exalts the urban structure of the city and links the layout with its agricultural past, characteristic of these locations. The design of the square defines the appearance of the areas lacking architectonic interest (with the exception of the City Hall which rests on a plinth of Travertine stone) and characterizes it with slow-paced intimate facilities, constructed to restore the dimension of urban interiors, contained and protected by rows of trees or by a hedge, by a smooth concrete building (with exterior decking) or a green Issorie marble fountain. The textures are astonishing and provide an archetypical icon that interfaces with the context; Piasentina and Prun stone has been used in the paving and has been fitted with changing Led lights; there are ornamental plants which are joined along the north-south axis by maple, oak and chestnut trees. The greenery has been structured with a ‘meeting garden’; it consists of a series of flower beds and shrubberies aromatic plants in a variety of sizes and appearance. These form interesting meanders which stimulate the senses; this area is completed with a stone garden where nature seems to flow from a white Carrara marble structure, as though to immortalize the obstinate operations of past generations who labored the arid stoney land to make a living. Microscape also designed the illumination technology project in collaboration with iGuzzini; the focus was on the balance between luminous sources and the radiation they emitted. The system was designed to limit light pollution through a specially-devised control mechanism. A photovoltaic plant with six integrated systems has a horizontal function; it is connected to the electricity grid and allows this public space to be autonomous in energy terms. The traffic routes and cycle tracks are illuminated with metal halogen sources (mod. Lavinia, and mod. iWay); the portico, the historical walls and the stone garden have been fitted with ground-recessed fittings (circular mod. Led Plus); for the benches in the garden – ground-recessed fittings (rectangular mod. Led. Plus); for the outside of the portico – fluorescent wall-washer s(mod. Linea Luce), and the ancient walls (mod. Light-up); the city hall – direct illumination with metal halogen lamps (projects mod. Platea), the ‘meeting garden’: fittings recessed in the reinforced CLS seating, fluorescent sources with anti-glare filter (mod. Linea Luce); the square: a shimmering luminous blanket created with indicator RGB Leds with the control unit installed in the committee room of the City council (mod. Linea Luce); the fountain reservoir: white Led sources. (ph: Francesco Castagna)

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L’essenziale struttura in calcestruzzo armato e pavimentazione in tavolato di legno Ipè. Sullo sfondo il vetusto muro mantenuto e valorizzato dall’illuminazione radente. Il tappeto luminoso e cangiante della piazza è realizzato con sistema LED RGB iGuzzini.

The basic reinforced concrete structure and flooring in Ipè wood. In the background, the ancient wall which has been maintained and exalted by light. The luminous effect of the square has been created using an iGuzzini LED RGB system.

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TRASPARENZE RITMATE

REGULAR TRANSPARENCY

Localizzata nel Rione Ferrovia, sviluppato nell’immediato dopoguerra a ridosso del centro storico di Benevento, intorno alla stazione ferroviaria e in prossimità del fiume Calore, la nuova sede degli Uffici ASL Benevento 1 ospita le Unità Operative Complesse di Medicina Legale e Assistenza Riabilitativa, riqualificando un’area industriale dismessa, caratterizzata da forte degrado. Il processo di rigenerazione di Laura Lampugnale, Giuseppe Morandi, Valentina Mammoli inizia dal mantenimento di una struttura in cemento armato già esistente ma incompleta, per definire i volumi compositivi secondo relazioni funzionali e distributive che restituiscono identità all’edificio nel contesto. L’idea progettuale ha rivisitato lo schema compositivo iniziale operando secondo il criterio della semplificazione fino a ottenere due volumi, uno rettangolare e l’altro ellittico, in posizione strategica rispetto agli assi stradali. I due corpi sono realizzati con soluzioni costruttive che richiedono ridotti interventi manutentivi, e con grandi aperture vetrate concentrate in pochi punti per garantire all’interno la massima flessibilità distributiva. La distribuzione interna a pettine secondo l’asse est-ovest, assicura l’illuminazione e la ventilazione naturale attraverso grandi aperture vetrate, e riduce al minimo la richiesta d’illuminazione artificiale, garantendo elevati livelli di comfort e di benessere interno, di protezione e isolamento termo-acustico con riferimento alla normativa vigente. All’esterno, trattandosi di un’area sottoposta al vincolo della Soprintendenza, si è avuta particolare cura nella scelta dei materiali da rivestimento, distinguendo le superfici intonacate da quelle rivestite di lamiera metallica, uniformate da una medesima scansione ritmica orizzontale, ottenuta mediante un sistema di profili in alluminio che marcano le facciate vetrate e quelle intonacate, interrompendone il forte accento materico. Al ristretto abaco dei materiali impiegati nella costruzione, corrispondono altrettante limitate variazioni cromatiche che prevedono l’uso di colori neutri: il bianco dei paramenti murari e il grigio dei grandi pannelli rettangolari in lamiera metallica, involucro del corpo occupato dai sistemi distribuitivi. La trasparenza della pelle esterna alleggerisce la trama muraria e ne modifica la percezione nelle ore notturne in cui la lamiera forata, illuminata dall’interno con corpi a ioduri metallici in corrispondenza di ogni singola specchiatura, fa assumere all’edificio l’aspetto di una lanterna. All’esterno proiettori disposti lungo tutto il perimetro del volume ellittico, in corrispondenza di ogni albero, rendono visibile dal centro storico della città l’involucro dell’edificio adagiato sulla grande terrazza verde prospiciente il fiume. (ph: Eudechio Feleppa)

The city of Benevento is in the South of Italy, not far from Naples. Close to its historical center, in the Rione Ferrovia district around the station and close to the River Calore, an area that developed after the Second World War contains the new Headquarters of the ASL Offices (Local Health Trust) Benevento 1 which houses the Complex Operative Departments for Legal Medicine and Rehabilitation Assistance. New life has been given to an abandoned derelict industrial area. The regeneration process by Laura Lampugnale, Giuseppe Morandi, Valentina Mammoli began with the preservation of an existing, albeit incomplete, structure in reinforced concrete; this was used to define the volumes according to their functional and physical relationships. The intervention has restored an identity to the building within its context. The design idea re-examined the initial arrangement and operated according to criteria of simplification to produce two volumes – one rectangular and the other elliptical - in strategic positions with respect to the road axis. The two buildings will require reduced maintenance, and the large windows have been concentrated in just a few areas to guarantee maximum distribution inside. The interior distribution follows the eastwest axis with illumination and natural ventilation provided through the large windows; this also reduced to a minimum the demand for artificial illumination, producing excellent levels of comfort and wellness for people inside; these features also protect the building and produce excellent heatand sound insulation in conformity with current regulations. As this area is subject to building constraints, for the exteriors, the architects paid special attention to the facing materials, visually separating into regular horizontal panels the painted surfaces from those covered in metal sheeting. This effect has been achieved by using aluminium trim to outline the glass facades and separate them from the painting, interrupting the powerful textured effect. Just a few building construction materials and paint colors were used; the architects opted for neutral colors – white for the walls and the gray of the large rectangular panels in metal sheeting, which surrounds the volume occupied by the distribution systems. The transparency of the external facing dissipates the weight of the walls and modifies the perception at night; in the dark, the punched metal sheeting, illuminated from the inside with metal iodide fittings adjacent to each mirror, gives the building a lantern-like appearance. On the outside, projectors have been fitted along the edges of the elliptical volume, beside each tree, illuminating the building positioned on the large vegetated patio close to the river and allowing it to be visible from the historical center. (ph: Eudechio Feleppa)

Viste esterne con impaginazione orizzontale ritmata e intersezione dei due corpi rettangolare e ellittico. Intarsi del bianco intonaco con vetrate e lamiera metallica e particolare dell’interno con illuminazione naturale a shed. Exterior view with the horizontal interruptions and the intersection of a rectangular and an elliptical body. Inserts of white paint between the glass and metal sheeting and a close-up of the interiors with the effects produced by the natural lighting.

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BIANCO DINAMICO

DYNAMIC WHITE

La città è Roma, la casa al Gianicolo. Da lì si può godere una delle viste più mirabolanti della città eterna. Dal contesto nasce il progetto (di Nicola Auciello – NA3) di una dimora unifamiliare, ottenuta dall’unione di tre piccoli appartamenti in un unico loft per una coppia con due figli e un’intensa vita sociale. L’affaccio su Roma segna una relazione forte con il luogo, chiede la semplificazione del linguaggio, la pulizia dei volumi e il candore luminoso delle pareti, ravvivate da icone di grandi dimensioni, testimoni dello spiccato interesse per l’arte dei proprietari. Gli interni di un bianco abbacinante non sono mai monotoni. Il dinamismo dei percorsi e i sette piani di vita differenti costruiscono un sistema di circolazione fluido, regalando scorci differenti degli interni e variazioni di vedute sul paesaggio della città eterna che, come scatti d’autore, penetrano all’interno attraverso grandi infissi e rendono l’involucro poroso agli stimoli visivi dell’esterno. Le ampie aperture rompono sui due fronti contigui, prospicienti il giardino, la rigida volumetria dell’edificio (chiuso sui fronti opposti destinati agli ambienti di servizio), e lasciano che la luce naturale inondi la casa. All’interno il gioco dei differenti piani di vita determina un’accattivante volubilità degli spazi giocata attraverso piccole astuzie che assicurano permeabilità agli ambienti. La porta basculante tra la cucina e il living room, la scala incassata fra due pareti ma distaccata dalle stesse, e ancora il soppalco aereo che affaccia sulla zona giorno da cui si accede con una scala contenitore e sporge sullo spazio di lavoro della cucina, chiuso da una vetrata antisfondamento come zona gioco per i bambini, sono strategiche invenzioni che rendono la casa amabilmente vivibile da parte dei suoi abitanti e dei loro ospiti. Le scelte cromatiche intercettano la disponibilità all’accoglienza e alla convivialità e restituiscono ambienti sobri ed essenziali con una ridotta gamma cromatica che accosta al bianco dello smalto opaco delle pareti, il marrone grigio della quercia, e il grigio della pietra e del cemento resinato delle scale. (ph: Celeste Cina)

The city of Rome and a home in the Gianicolo district. In this splendid position, it is possible to enjoy some of the most astonishing views over the eternal city. The surroundings guided the plans (by Nicola Auciello – NA3) for a detached, one-family home, a large loft created from the union of three smaller apartments to produce a home for a family with two children and a busy social life. The view over Rome underlines an intense relationship with the location; the plans demanded simplification of the language, clean lines and brilliant white walls, energized by large iconic pieces that reflect the owners’ passion for works of art. The brilliant white interiors are never monotonous. The dynamics of the pathways and the seven living levels have guided the construction of a easy-flow circulation system. The interiors appear differently depending on the point of observation and the views over the stunning urban landscape, like immortalized photographs, penetrate inside through the large windows increasing the porosity of the visual stimuli from the outside. The large windows are positioned on two adjoining sides, close to the garden and interrupt the stiff appearance of the building (which is blind on two opposite sides which contain the utility services). These openings allow natural light to flood in. Inside the effects of the different living levels determines attractive versatility of the spaces, created through small details introduced to guarantee permeability of the ambiences – the swing-door between the kitchen and the living-room, the stairwell set between two walls yet detached from them, the aerial balcony which overlooks the lounge and is accessed by stairs; it extends over the kitchen worktops which is enclosed by shatterproof glass used as a play area for the children – these are all strategic inventions that increase the liveability factor for the family and its guests. The colorways enhance the welcome and feeling of conviviality in the stylish ambiences; a few splashes of color interrupt the white gloss paint of the walls – gray-brown of the oak, and the gray of the stone and the resin-finished cement used in the stairs. (ph: Celeste Cina)

Vari scorci della zona living a disvelare il dinamismo dei percorsi che si dipana attraverso un sistema di circolazione fluido e creativo.

Several shots of the lounge area which reveal the energy of the pathways which unfold in a flowing and creative circulation system.

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LUCE PLASTICA DAGLI OBLÒ

PLASTIC LIGHT FROM THE PORTHOLES

Il paesaggio indistinto da periferia industriale della pianura emiliana conquista un manufatto che qualifica l’intorno e comunica il messaggio di riconoscibilità richiesto dalla committenza, l’azienda TLB di Carpi, in provincia di Modena. Openbau studio, di consolidata esperienza progettuale con sede a Carpi, realizza un progetto composto, di dimensioni contenute, curato nei dettagli e nel rapporto con l’ambiente circostante. Eliminate le cesure tra lo spazio pubblico e lo spazio privato, il giardino antistante agli uffici diventa spazio di accoglienza dei clienti e dei dipendenti, piccolo angolo di sosta segnato dalle particolari finiture metalliche prodotte dall’azienda. La pensilina denota l’ingresso e accosta i due corpi dell’edificio. Due volumi essenziali, leggermente sfalsati, ospitano l’uno gli spazi di lavoro e l’altro gli elementi di collegamento verticale. Contraddistinti da differenti sistemi di bucature, rettangolari nel corpo uffici e circolari con grandi oblò nel corpo scale, rivelano attenzione all’uso della luce naturale negli ambienti interni ampliati nella superficie destinata agli uffici e agli spazi direzionali. La luce è elemento determinante nella costruzione dello spazio, al pari del cemento armato a vista, del vetro e della lamiera stirata in alluminio anodizzato. La lunga scala dritta conduce al piano superiore e domina la hall d’ingresso. Le pareti interne di vetro trovano nelle vetrate esterne fonti luminose che diffondono trasparenze e riflessi animati dai vividi colori degli arredi. Ogni particolare architettonico e impiantistico è finalizzato a un equilibrato rapporto energetico con le potenzialità plastiche delle sorgenti di luce, disposte secondo un accurato progetto illuminotecnico siglato Targhetta. La luce, collocata abilmente in punti strategici, introduce una nuova logica spaziale che dà consistenza plastica agli ambienti di lavoro. (ph: Massimo Mantovani)

This drab industrial district of the Emiliana plain has acquired a building that qualifies the area and broadcasts a message of recognizability requested by the client, the company TLB in Carpi, in the Northern Itaian province of Modena. The Carpi-based Openbau Studio has consolidated design experience and has produced a compact project of limited size. Special care was given to the details and the building’s relationship with the surrounding ambience. The separations between the public space and the private quarters have been eliminated and the garden in front of the offices was immediately transformed into a reception facility to welcome clients and staff members – a small relaxation area characterized by the unusual metal finishing touches produced by the company. A porch indicates the entrance and runs along the two wings of the building. The two buildings are geometric and slightly staggered – one contains the operative areas and the other the vertical access elements. Designed with different systems of windows – rectangular for the office block and large circular portholes for the stairwells, these features illustrate the attention paid to the use of natural light in the interiors, which is amplified in the areas dedicated to the operative and management offices. Light is an essential ingredient in the determination of the space and is as important as the visible reinforced concrete, the glass and the anodized aluminum sheeting. The long straight stairwell leads to the upper floor and dominates the entrance lobby. The interior glass walls allow the light from the windows to spread through the ambience and produce effects that are reflected in the bright colors of the furnishings. Each architectonic and plant detail is oriented to a well-balanced dynamic relationship with the versatile plastic qualities of the light sources, arranged according to an accurate illumination technology project by Targhetta. The light fittings have been installed in strategic points and introduce a new spatial depth that adds interesting consistency to the work place. (ph: Massimo Mantovani) Veduta dei due volumi sul fronte strada con finiture in cemento armato a vista e lamiera stirata in alluminio anodizzato. Il sistema di illuminazione artificiale utilizzato è di Targetti. In basso, il vano scale con gli oblò per l’illuminazione naturale e una piccola sala riunioni adiacente la hall di ingresso. Street-side view of the two volumes which have been finished with visible reinforced concrete and smooth anodized aluminium sheeting. The artificial lighting system was produced by Targetti. Bottom, the stairwell with the windows for natural light and a small meeting room close to the entrance hall.

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SCRIGNO EVANESCENTE

EVANESCENT CASKETS

Milano, , Cafè Trussardi. Lo scrigno trasparente sul sottile stibolate consente di leggere la facciata del palazzo, preservata dalle vetrate di cristallo che si lasciano inondare dalla luce naturale. Un’atmosfera vellutata, da godere sorseggiando un aperitivo, o gustando la cucina dello chef Andrea Berton. È il privilegio di una dimensione urbana protetta, a misura d’uomo. È il vantaggio della pedonalizzazione, dello spazio liberato dalle auto e conquistato dall’architettura floreale, quinta scenica del “dehors” di Café Trussardi. Uno spazio di decompressione meno istituzionale, di gusto prettamente francese, recuperato dalla casa di moda in occasione della riorganizzazione del piano terra della sede centrale in Piazza della Scala. Nell’incanto di quella piazzetta, in quel giardino di pietra, sta un nuovo giardino naturale, di un verde intenso, che dialoga coi fiori litici e i colpi di frusta dell’elegante Teatro dei Filodrammatici. È la trasfigurazione del mur vegetal di Patrick Blanc, celebre botanico francese, che ha innovato il concept del verde verticale, elevandolo da terra e disponendo orizzontalmente oltre centoventi specie vegetali, a fronteggiare quasi la pensilina liberty del Teatro. L’opera funge da coronamento al progetto architettonico della teca di cristallo, disegnata da un duo emergente, Carlo Ratti e Walter Nicolino, giovani architetti impegnati tra l’Italia, l’Asia e l’America (Carlo Ratti dirige presso il MIT il SENSEable City Lab), che per Cafè Trussardi hanno ideato una bacheca trasparente, utilizzando un linguaggio contemporaneo, moderno-minimal, intrinseco alla dialettica dello studio incentrata sui temi della riconfigurabilità e interattività dei processi tradizionali in architettura. La loro azione progettuale impagina lo spazio del dehors superando la fisicità dei piani verticali, lasciando trasmigrare la massa muraria, volumetrica e chiudente, in trasparenti schermi di cristallo scanditi da una rarefatta peristasi, a disvelare la vera essenza dell’opera. Una “presenza-assenza”, che il sistema di illuminazione artificiale, curato da Artemide (con corpi illuminanti Caroll e Rivoli), molto discreto e integrato, contribuisce a raggiungere, esaltando la luminosità diffusa dello spazio ovattato della piazza circostante. Un continuum cromatico, giocato sui toni grigi e crema della pietra e degli intonaci, che penetra e si salda con lo spazio interno attraverso il fondo neutro del pavimento in legno, piattaforma omogenea ideata per favorire il sottile gioco delle relazioni visive, dei riverberi, dei riflessi. La stilizzazione formale, ricercata e perseguita come cifra stilistica dell’intervento, riduce il legno, la pietra, il vetro, l’acciaio a essenze astratte che assicurano la permeabilità visiva dei piani frontali e il dissolvimento nella trasparenza del piano orizzontale superiore, per comporre lo status di luogo indefinito, che non si chiude mai su se stesso, bloccato solo per il breve intervallo di uno spuntino dalla sagoma delle Panton Chair di Vitra, prodotte in serie limitata per Trussardi. (ph: Walter Nicolino)

Milan, Cafè Trussardi. The transparent casket rests on slim columns; the coffee bar is clearly identifiable from the outside and its soul is preserved by the glass panes that allow natural light to flood inside. The atmosphere is luxurious, an ideal location for sipping an aperitif or tasting the delicacies produced by chef Andrea Berton. This wonderful urban dimension has been designed for man. It exploits the peace of the pedestrian precinct, the fact that the area is free from cars and decorated by the floral architecture, the setting for the outside facilities of Café Trussardi. It is a venue for less institutional stress-relieving decompression, of clearly French style, and was recovered by the fashion company during the re-organization procedures of the ground floor of its central headquarters in Milan’s Piazza della Scala. The square is delightful and in the stone garden, the architects have added a new natural deep-green garden which interfaces with the decorative features of the elegant Teatro dei Filodrammatici. It is the transfiguration of the mur vegetal by Patrick Blanc, the famous French Botanist, who innovated the concept of vertical gardens, raising the structures from the ground and adding more than 120 plant species horizontally, in a position almost opposite the Liberty-style porch of the Theater. This component is the crowning glory of the architectonic design of the glass casket designed by an up-and-coming creative duo Carlo Ratti and Walter Nicolino, young architects who operate between Italy, Asia and America (Carlo Ratti manages the SENSEable City Lab with MIT). The idea they came-up with for the Cafè Trussardi was a transparent structure; the design language would be contemporary, modern and minimal, intrinsic to the philosophy of the studio which is centred on the idea of versatile re-arrangement possibilities and interactivity of the traditional architectural processes. Their design activities included the outside space and overcame the physical dimension of the vertical levels, transforming the brickwork into transparent glass screens which reveal the true soul of the construction. A ‘presence-absence’ factor enhanced and exalted by the discrete and integrated system of artificial illumination by Artemide (light fittings used ‘Caroll’ and ‘Rivoli’ ) which produces diffused luminosity from the peaceful spaces of the surrounding square. The chromatic continuum created with shades of gray and cream in the stone and the paint penetrates the ambiences and fuse with the interiors through the neutral wooden flooring, a uniform platform created to encourage the subtle effect of the visual relationships, the reverberation and the reflections. The formal design features have been inserted as deliberate features to the project. Wood, stone, glass and steel have been reduced to abstract entities which enhance the visual permeability of the front levels and eliminate the transparency of the upper horizontal level. A sort of indefinite location is created which never closes, but which is interrupted only by the short time by the outline of the Panton Chair by Vitra, produced in a limited series for Trussardi. (ph: Walter Nicolino)

Il giardino sospeso a coronamento della teca di cristallo e gli interni del dehors con l’elegante e sommesso sistema di illuminazione firmato da Artemide. The hanging garden completes the crystal unit and the interiors of the dehors with its elegant and understated illumination system by Artemide.

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MEZZANOTTEVILLE

MEZZANOTTEVILLE

Si chiama MezzanotteVille. È il nome fiabesco di un nuovo negozio per bambini a Milano, disegnato da due giovani architetti, Sara Salvemini e Marco Corazza, entrambi professori a contratto al Politecnico, entrambi ‘cervelli di ritorno’ in Italia dopo proficue esperienze estere. La contaminazione con le culture europee influenza la produzione del progetto, realizzato per adulti, pensato per bambini sottoposti al disagio continuo, dell’essere fuori scala. Lo spazio di vendita, due luci su strada in un elegante palazzo liberty, è quindi rimodulato e allestito con nuove quinte sceniche. Piccole casette animano lo spazio e diventano occasione per inventar giochi, far merenda e chiacchiere, e trasformare il solitamente noioso acquisto di vestiti in un momento piacevole di divertimento. “Giocando a rievocare la metafora della città”, gli architetti di Unders hanno costruito una casetta che contiene i servizi igienici, un’altra la cassa-archivio e infine una terza, a scala minore (altezza 1,50 m) in cui gli adulti non possono entrare. La casetta a misura di bambino ha anche un rapporto diretto con la città reale con una piccola finestra che affaccia su strada attraverso la vetrina. Gli elementi di arredo utilizzati per l’esposizione degli oggetti e degli abiti sono tubolari colorati, che assemblati creano strutture modulari di varie dimensioni, intercambiabili per modificare rapidamente il layout espositivo. Il progetto illuminotecnico, a cura de Iguzzini, prevede un sistema di luci fisse (faretti Perroquet di iGuzzini), a soffitto e a parete, per garantire un buon livello d’illuminazione interna e un sistema di apparecchi dal design più giocoso (Torch di Established and Sons) disposti in linea, in gruppo, o singolarmente, per denotare tutte le piccole peculiarità del progetto. (ph: Unders)

This new clothing store has a magical name ‘MezzanotteVille’ (The midnight house). It was designed by two young architects, Sara Salvemini and Marco Corazza, both lecturers in the Polytech, both ‘brains returning’ to Italy following a successful period abroad. The contamination with the European cultures influences the production of the project, created for adults with children in mind, the little people who always have to compromise because of their size. The showroom has two window displays street-side in an elegant Art Deco building; the interiors have been redesigned and arranged to produce a new setting. There are a number of little chalets dotted throughout, providing the perfect venue for playing imaginary games, having a snack and chatting with newfound friends. It transforms the usually boring task of clothes-shopping into something much more enjoyable and entertaining. “Playing to re-present the metaphor of the city”– with this in mind the architects of Unders built a house containing the washrooms, another for the cash-desk and filing facilities and a third one on a smaller scale (1.50 meters) where adults are off-limits. The children’s play-house also has direct contact with the city through a tiny window which opens onto the street.The units used to display the articles and the clothing are colored piping; when these are assembled they create modular structures of various dimensions, which can be interchanged to rapidly change the exhibition layout. The illumination technology project was designed by iGuzzini and includes a system of fixed lights (Perroquet spots by iGuzzini), installed on the ceiling and on the wall to guarantee excellent interior illumination, and a system of more playful fittings (Torch by Established and Sons) which have been installed in rows, in groups or individually to highlight the minor peculiarities of the design. (ph: Unders)

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GEOMETRIE DICHIARATE

CLEARLY-STATED GEOMETRY

Volumi netti e nitidi aprono un’intensa dialettica con le morbide colline della Franciacorta. Non un intento mimetico, né la ricerca di un linguaggio organico, piuttosto una dichiarazione inequivocabile dell’architettura come fatto costruito che cerca un dialogo con il contesto. È la casa disegnata da Giancarlo Volpini in Franciacorta, su un lotto 15x50. Una villa urbana fra le colline bresciane offre alcuni temi di corbusiana memoria con grandi spazi per la vita di relazione, e aperture a cannocchiale su morbidi e sconfinati paesaggi. È una dimora che dà rifugio dalle quotidiane fatiche e concede ospitalità, in una continua alternanza di ambienti aperti alla socialità e ambienti privati, concentrati e arroccati sul volume turrito che domina il corpo del grande living, dilatato su un solo piano e aperto al contatto con l’ambiente circostante attraverso lo spazio mediato della terrazza. L’accoglienza, uno dei temi dominanti della vita della casa, è rivelata sin dal sistema degli accessi, con luci disseminate e nascoste tra il verde del giardino. Le lampade Diapason di Kreon fungono da luce di servizio e proiettano un cono luminoso sulle facciate di legno, e lampade a incasso, annegate nelle controsoffittature, sottolineano gli aggetti al pianterreno, che svolgono funzione di portico. Negli spazi interni la luce naturale e la luce artificiale consentono una lettura chiara delle geometrie semplici della casa. I tendaggi assolvono la funzione di filtro della luce solare e di diffusore della luce artificiale, proposta sia con effetto scenico e accentuazione dei contrasti luminosi nei momenti conviviali, sia con effetto morbido e intimista nell’uso privato degli spazi. Anche i due sistemi illuminanti sono alternativi: lampade fluorescenti lineari dimmerabili sono nascoste nella veletta perimetrale del controsoffitto per ottenere una luce ambiente soft, e proiettori a scomparsa totale Secret di Kreon sono utilizzati per luce d'accento sugli arredi e sugli elementi decorativi. A proiettore spento, nessun elemento tecnico appare in vista sul soffitto o sulle pareti, mentre a proiettore acceso, è riservata grande enfasi al ruolo teatrale della luce, che segna persino con cadenza ritmica l’incedere dei passi negli spazi di disimpegno, attraverso l’uso di lampade a plafone Prologe, sempre di Kreon. Al corpo scala è riservata la luce indiretta della lampada Quasi di Viabizzuno e la luce segnapasso delle lampade LED a incasso nella parete. (ph: archivio studio Giancarlo Volpini)

Sharp clean volumes form an intense contact with the gentle hills around Franciacorta. There was no intention to camouflage nor a quest for an organic language; the idea was an unavoidable architectonic statement for a building as a material entity which interfaces with the context. The house in Franciacorta was designed by Giancarlo Volpini on a site measuring 15x50 meters. This urban villa nestling in the Brescia hills projects Le Corbusier inspiration with large spaces for social interaction and telescopic views on the infinite landscapes. This home is an ideal protective shelter from the stress of everyday living; it is warm and welcoming with a continual alternation of open spaces for social gatherings and private, more intimate spaces, concentrated in the turret that dominates the large lounge; it has been created on a single level and opens to the surroundings through a space mediated by the patio. Welcome is one of the major issues in this home and the warmth is immediately apparent through the access structures with lights installed and hidden among the plants of the garden. The Diapson lamps by Kreon act as utility lighting and project a luminous cone onto the wooden facing; lights recessed in the lowered ceiling exalt the entrance porches on the ground floor. Natural and artificial lighting permits the immediate interpretation of the simple geometries inside the home. The drapes act as a filter for sunlight and also diffuse the artificial light in the ambiences, creating scenic effects and accentuating the luminous contrasts when friends are gathered, and a soft intimate effect when greater privacy is required. The two light systems are also alternative: dimmable linear fluorescent lights have been recessed in the edge trip of the lowered ceiling and produce wonderfully soft lighting; and then there are the hidden Secret projectors by Kreon which produce beams of accent lighting for the furnishings and the decorative elements. When the lighting is not active, the technical elements installed on the walls and the ceiling are invisible; when the lights are switched on, they emphatically underline the theatrical role of light which also indicates the routes to the landings through the use of Prologe ceiling lamps, again by Kreon. The stairwell has been illuminated indirectly with Quasi fittings by Viabizzuno and the corridors have been illuminated with wall-recessed LED lamps. (ph: courtesy of studio Giancarlo Volpini)

In alto. il volume turrito sul corpo del grande living con ampi sguardi sul paesaggio e, a destra, proiettori a scomparsa totale Kreon Secret. A lato, il soggiorno con tendaggi schermanti la luce solare e lampade a plafone Kreon Prologe per gli spazi di disimpegno. Top, the turreted volume of the large lounge area; there are wonderful views on the landscape and, to the right, Kreon Secret recessed projectors. To the side, the lounge with the sun-blinds and the Kreon Prologe light fittings on the landing ceilings.

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info L’UNIONE FA LA FORZA Un collettivo di designer davvero originale, fin dal nome d’arte: mischer’ traxler. I giovani austriaci hanno riflettuto sul fatto che molte lampade che montavano bulbi a incandescenza non potranno più essere utilizzate. Per questo motivo, col progetto Relumine, hanno provato a dare nuova vita a oggetti che rischiavano di finire – senza appello – in discarica. Ogni composizione Relumine nasce dall’unione di due diverse lampade (da tavola, da terra e perfino lampadari a sospensione), direttamente connesse a un tubo fluorescente da 21 o 28 watt. In questo modo la sorgente utilizzata permette un

IL FUTURO È QUI Nel 2010 le care vecchie lampadine a bulbo sono state mandate in pensione. Le luci a incandescenza sono state infatti giudicate troppo poco ecologiche dalle autorità mondiali, una scelta dettata dal loro elevato consumo di corrente e dalla loro durata limitata. I designer hanno dato così sfogo alla loro fantasia per inventare una nuova forma che diventerà, forse un giorno, icona dell’abitare. Le aziende hanno invece investito soprattutto sullo studio di tecnologie a risparmio

notevole risparmio di energia, e i vecchi modelli si trasformano in oggetti nuovi e divertenti. www.mischertraxler.com (F. T.)

UNITED WE STAND A truly original collective effort, starting with its unusual name: mischer’ traxler. Many traditional lights which operated with incandescent bulbs will soon be obsolete. As a result, the young Austrian creatives developed the Relumine project and have attempted to revitalize objects that run the serious risk of being discarded in the dump. Every Relumine unit has been created from two different lamps (table, standard or suspension fittings), which are directly connected by a fluorescent tube of 21 or 28 watts. In this way the light source used will lead to considerable energy saving, and the old models will be transformed into new, delightful accessories. www.mischertraxler.com (F. T.)

energetico. Gli inglesi di Hulger hanno pensato a entrambi gli aspetti, presentando infine al pubblico un prodotto davvero innovativo. Si tratta di Plumen 001, una lampadina che utilizza l’80% di energia in meno rispetto a un bulbo tradizionale (i soli 11 watt assorbiti corrispondono a una resa di 60 watt) e dura fino a otto volte di più. Composta da tubi di vetro, ha una forma accattivante, tanto da essere già entrata a far parte della collezione permanente del MoMA di New York e del Victoria and Albert Museum di Londra. www.hulger.com (F. T.)

THE FUTURE IS HERE In 2010, the old familiar light bulbs were retired from use. The world authorities consider the incandescent lighting as being non-ecological, because of their high electricity consumption and their limited life-span. Designers across the globe unleashed their imagination to invent shapes that some day in the future may become icons of the domestic environment. In particular, the companies have invested in studies of energy-saving technology. The British inventors of Hulger considered both sides of the

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problem and presented a truly innovative product to the public. It is called Plumen 001, and is a light bulb that consumes 80% less energy than a traditional bulb (its 11 watts absorbed correspond to an output of 60 watt). They also last up to 8 times more. Consisting of glass tubes, these bulbs have an attractive shape. They have been included in the permanent collection of MoMA in New York and in the Victoria and Albert Museum in London. www.hulger.com (F. T.)


MATRIMONIO ALL’OLANDESE The Hague è, per estensione, la terza città dei Paesi Bassi. Uno dei distretti che la compone, Escamp, è rimasto provvisoriamente senza palazzo comunale. La nuova sede dell’amministrazione sarà ultimata nel corso del 2011, ma nel frattempo tutti gli uffici sono stati trasferiti a Villa Escamp, un moderno padiglione in ferro e vetro completamente trasparente. La struttura ospita un museo, la biblioteca e un giardino. Ma una particolare attenzione è stata dedicata alla realizzazione di una sala per celebrare i matrimoni. Il progetto è stato affidato ai DUS Architects, che hanno concepito una Wedding Chapel lontana da ogni stereotipo. L’inusuale cappella ricorda, per forma e colore, un grande igloo, o un enorme berretto di lana. Si tratta di una cupola di sei metri di diametro realizzata intrecciando tubi di plastica industriali, quelli che solitamente vengono usati per le condutture dell’aria. Lo spazio, che può accogliere fino a 50 persone, può essere utilizzato anche per eventi mondani o feste di vario tipo. www.dusarchitects.com (F. T.)

DUTCH-STYLE WEDDING The Hague is the third largest city in the Netherlands. One of its districts, Escamp, unexpectedly found itself without a city hall. The city’s new administrative headquarters will be completed during 2011 and in the meantime, the offices have been transferred to Villa Escamp, a modern building in iron and clear glass. The structure will house a museum, a library and a garden. However, special attention has been dedicated to the creation of a hall for the celebration of wedding ceremonies. The project was commissioned to DUS Architects who designed a Wedding Chapel that is light years from the traditional stereotype. In shape and color, the unusual chapel resembles a large igloo or an enormous woollen cap. It is actually a dome of diameter 6 meters which has been created by weaving industrial plastic pipes. The space which can accommodate up to 50 people can also be used for social events or receptions. www.dusarchitects.com (F. T.)

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info

LIKE MC GYVER A sponge, a metal rod and a handful of LEDs: these are the ingredients used to make the lamp, Universe Light. It is a standard lamp which when operational

appears to be a miniature reproduction of a starlit sky. The idea is simple yet truly astonishing. It was developed through the creativity of the Korean designers of Metaconcrete, who presented it recently at a number of design exhibitions. www.metaconcrete.com (S. F.)

COME MC GYVER Una spugna, un’asta di metallo e una manciata di LED: ecco gli ingredienti per realizzare la lampada Universe Light. Si tratta di una piantana che, quando è in funzione, sembra la riproduzione in miniatura di un cielo stellato. Idea semplice ma sorprendente, nata dalle menti dei coreani di Metaconcrete, che l’hanno recentemente presentata ad alcune esposizioni di design. www.metaconcrete.com (S. F.)

RIUSO CREATIVO

that are cut and glued together. The electric cable can be completely recycled, while the nuts and support stays are in aluminium. These are not materials that last an eternity; on the contrary, they

“Nulla si crea e nulla si distrugge” declama una famosa legge fisica. Sembra ispirarsi a questo principio la lampada Trash Me di Victor Vetterlein. Il giovane americano, convinto che il design sia qualcosa di passeggero, ha creato una lampada con un preciso ciclo di vita. L’oggetto viene assemblato a partire dai cartoni delle uova vuoti, opportunamente tagliati e incollati. Il filo elettrico è completamente riciclabile, mentre bulloni e stecche di sostegno sono in alluminio. Non si tratta di materiali eterni, ma al contrario molto deperibili. Proprio per questo motivo le diverse componenti sono facilmente separabili, tutto a vantaggio della raccolta differenziata dei rifiuti. www.victorvetterlein.com (F. T.)

“Nothing can be created or destroyed” is a famous law of physics. And it would seem to be the inspiration for the lamp ‘Trash Me’ by Victor Vetterlein. The young American designer, convinced that design is something transitory, has created a lamp with a precise life cycle. The assembly of the article starts with empty egg cartons

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can be easily damaged. And for this very reason the various components can be easily separated and disposed of through the differentiated waste collection. www.victorvetterlein.com (F. T.)


SCHIZZA E STRAPPA Sul comodino non manca mai una abatjour, per leggere qualche pagina di un libro prima di dormire. Non manca mai una sveglia, per aprire gli occhi al momento giusto. Spesso teniamo un bicchiere d’acqua, il celllulare, dei fazzoletti. I più golosi appoggiano di fianco al letto qualche caramella. Ma nessuno ha mai pensato di tenere a portata di mano, anche nelle ore notturne, un blocco per gli appunti. Eppure sarà capitato a tutti di avere qualche intuizione geniale durante la notte, di avere un’idea per un progetto, di trovare la soluzione a un problema che tormenta il riposo da giorni! Quasi sempre si torna tra le braccia di Morfeo, sicuri che il pensiero sarà ancora lì al mattino… Ma non è così! Per questo gli spagnoli di Ham&Cheese – Tasty design studio hanno prodotto Tag-it!, un block notes a forma di lampadina, per appuntare velocemente ciò che passa per la testa tra un sogno e l’altro. Il contenitore in legno contiene ben 100 fogli, da strappare e mettere in tasca quando sorge il sole. www.tastydesignstudio.com (F. T.)

SKETCH AND TEAR A bedside lamp will always be found on a night-stand to allow people to read a few pages of a book before going to sleep. The alarm-clock will keep it company and provide the wake-up call at the requested time. Other items might be a glass of water, a mobile phone, tissues, maybe a sweet or a piece of chocolate. However, until now no-one ever considered leaving a notebook for jotting-down thoughts and ideas during the night. Yet at some stage

or another, everyone will have thought of something earth-shattering during the night, the idea for a project or the solution to a problem which affected rest and relaxation during the previous nights! When this happens, and the ideas come in a flash, we usually fall straight back to sleep confident that we will remember all about it in the morning. But that’s not always the case. This was one of the reasons that the Spanish designers of Ham&Cheese – Tasty design studio developed to Tag-it!, a wooden box with a lightbulb-shaped cut-out containing paper. It is the ideal solution for writing-down

what comes into our mind between one dream and the next. The wooden container holds 100 sheets of paper, which can be removed and re-examined when the sun comes up and the new day begins. www.tastydesignstudio.com (F. T.)

OLD STYLE Un prodotto di design raccontato attraverso una favola, una trovata interessante che incuriosisce. “C’era una volta una lampada di nome Story. Nata in Norvegia tra alte montagne e profondi fiordi, sognava di illuminare piccole case di legno nelle foreste buie”. La narrazione, e il lampadario, sono firmate dallo studio Vibeke Skar e da Ida Noemi Vidal. L’ambizione delle giovani creative era quella di esprimere il contrasto che esiste tra il rigido inverno del nord e il calore che si trova nelle case. Story è realizzata in porcellana, e decorata con gli stessi disegni che solitamente impreziosiscono i caldi maglioni fatti a mano, cristalli di neve, renne e rombi. Questi elementi rendono la superficie parzialmente traslucida, aumentando il flusso luminoso. Un ironico pezzo d’arredo, adatto agli chalet ma anche a chi ama lo stile della nonna. www.vibekeskar.com; www.idanoemi.com (F. T.; ph: Kaja Bruskeland)

A design article described through a story, an interesting discovery that arouses curiosity. “Once upon a time, a lamp called story was born in Norway, amidst the high mountains and the deep fjords; it dreamed it would light-up the tiny wooden houses nestling in the dark forests”. The story and the lamp were designed by studio Vibeke Skar and by Ida Noemi Vidal. The young creatives wished to express the contrast between the rigid winters in the North and the warmth found inside every home. ‘Story’ has been produced in porcelain and decorated with the same designs – snow crystals, reindeer, and diamonds that traditionally embellish the cozy hand-knit Nordic sweaters. These elements confer a slightly translucent effect to the surfaces, increasing the amount of light. It is an ironic piece of interior furnishing which is ideal for the chalets and for people who love the homely style of their gran’s parlor. www.vibekeskar.com; www.idanoemi.com (F. T.; ph: Kaja Bruskeland)

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info TAILOR MADE “Creatore di lampade e sculture in fil di ferro”. Così si descrive Benoît Vieubled nella home page del suo sito web. Il suo atelier è una bottega d’altri tempi, dominata da un tavolo centrale pieno di attrezzi, dove l’abile artigiano assembla i suoi lampadari, non solo pezzi d’arredo ma vere e proprie opere uniche. Non a caso Benoît si è diplomato all’accademia di belle arti, avvicinandosi prima alla pittura, ma scoprendo poi la sua grande passione per la lavorazione del ferro. Fin da bambino, grazie al nonno fabbro, si avvicina a questo materiale, ma è da adulto che ne comprende appieno le possibilità. Stimato designer, ha esposto alcune delle sue realizzazioni a Maison et Objet di Parigi. L’ultima proposta del

L’EQUILIBRISTA Inaugurata nello scorso mese di novembre, la Granville Gallery di Parigi si propone come un nuovo luogo espositivo per l’arte contemporanea e le creazioni di design. Durante la mostra che ha inaugurato gli spazi, dal titolo Candélabres: lueurs intime (Candelabri: bagliori intimi), è stato esposto il candelabro Funambule di Patrick de Glo de Besses. La base riprende la forma di una comune bottiglia, ma nel collo, al posto del tappo, trovano alloggio i bracci per le candele. I sei elementi portacandele possono essere montati anche parzialmente, in una composizione libera che sembra sempre essere in equilibrio precario. www.deglodebesses.com (S. F.; ph: Gregory Copitet)

THE TIGHTROPE WALKERS Inaugurated last November, the Granville Gallery of Paris, has been presented as a new exhibition of contemporary art and design creations. The candelabra ‘Funambole’ (Tightrope Walkers), designed by Patrick de Glo de Besses, was presented during the inauguration exhibition called ‘Candélabres: intimate

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francese è l’originale Mappemondes-terre à l’endroit, terre à l’envers, un’importante lampada a sospensione composta da 15 mappamondi luminosi. Assemblaggio divertente, adatto a case ampie dalla forte personalità. www.benoit-vieubled.com (S. F.)

“Creator of lamps and sculptures in iron wire”. These are the words used to describe Benoît Vieubled in the home page of his website. His atelier is a workshop from the past, dominated by a central bench covered in tools, where the skillful Maestro assembled his lamps. They are not just furnishing accessories but are unique works of art. It is no coincidence, Benoît qualified from the Academy of Fine Art. He initially approached painting but then discovered a passion for iron. Since childhood, thanks to a grandfather who was a blacksmith, he had been fascinated by this material and when he reached adulthood, he became fully aware of its potential. This highly-respected designer presented some of his creations at the Maison et Objet in Parigi. The latest proposal by the French designer is the original ‘Mappemondes-terre à l’endroit, terre à l’envers’, an important suspension lamp consisting of 15 luminous world atlases. It is a delightful creation and ideal for large homes with a strong personality. www.benoit-vieubled.com (S. F.)

lighting’. The base looks like a normal bottle; however, the cork has been replaced with a device that supports a series of branches for candles. All or some

of the six candle-holders can be assembled to form a versatile, apparently precarious arrangement. www.deglodebesses.com (S. F.; ph: Gregory Copitet)


UNIVERSITY ART MUSEUM L’università della Louisiana, nel sud degli Stati Uniti, ha sede nella cittadina di Lafayette. Il grande complesso per gli studi ospita anche un museo d’arte, costruito nel 1967. Accanto a questa struttura è stato costruito un secondo edificio, con nuovi spazi per ospitare le collezioni d’arte, organizzare mostre temporanee e alcuni locali adibiti a deposito. La nuova architettura si caratterizza fortemente attraverso la ritmata facciata in vetro. Questo materiale è stato trattato in maniera particolare, così da risultare opaco o trasparente a seconda del punto da cui si osserva il museo. Nelle ore notturne la facciata cambia nuovamente, colorandosi di blu scuro grazie all’accensione di luci fredde installate nel controssoffitto. Si tratta di un tipo particolare di apparecchi a tubo catodico, scelti con cura per ottenere un colore uniforme in tutti i piani. (S. F.)

The Headquarters of the University of Louisiana, in the south of the USA, are located in the city of Lafayette. The large teaching facility also contains an art museum, which was built in 1967. This structure has been joined by a second building, with new spaces to house the works of art, others used in the organization of temporary exhibitions and some rooms which are used as deposits. The new architecture is characterized by the uniform glass façade. The glass has been treated in a special way, appearing transparent or opaque depending on the point of observation. At night, the façade changes once again, becoming dark blue

when the cold light fittings recessed in the lowered ceilings are turned on. It is a particular type of cathode-bulb device, selected specifically to emit a uniform color on all floors. (S. F.)

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PROJECT

txt: Francesca Tagliabue

INTERACTION LIGHTING DESIGN Dal 2004 i professionisti di Dotdotdot realizzano eventi complessi, che si completano solo grazie all’interazione delle persone e al luogo in cui avvengono. Realizzazioni speciali, a metà strada tra performance, esplorazione ed evento, che riescono sempre a stupire con qualcosa di inaspettato. Abbiamo parlato con Laura Dellamotta, fondatrice di questo singolare studio creativo

Since 2004, the professionals of Dotdotdot have been creating complex installations which are completed thanks to the interaction of people and the location. These special relationships can be described as a performance, an exploration or an event and will always astonish us by producing something unexpected. We spoke to Laura Dellamotta, the founder of this unique creative studio

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Dotdotdot sono i tre puntini di sospensione. Come mai avete scelto proprio questo nome per il vostro studio? I puntini di sospensione rappresentano il nostro approccio progettuale. Per noi un progetto non è mai definitivo quando esce dalle mani del progettista, ma si completa solo attraverso l'utilizzo da parte del fruitore che interagisce con esso, coinvolgendolo a viverlo liberamente. In questo senso i puntini di sospensione vengono messi alla fine di ogni nostro progetto lasciando al visitatore la libertà di concludere il lavoro. Il vostro è l’unione di quattro persone. Che cosa vi ha uniti? Dotdotdot nasce dall'incontro fra un filosofo, Alessandro Masserdotti, un designer, Fabrizio Pignoloni, e due architetti, Laura Dellamotta e Giovanna Gardi. Gli ambiti dai quali proveniamo sono molto differenti, ma la cosa che ci accomuna è la cultura del progetto. Uno sguardo aperto, che abbraccia tutte le sue sfaccettature e che considera la ricerca insieme alla sperimentazione la base per l'elaborazione di progetti multidisciplinari. Avete dei compiti fissi, magari derivati dalla vostra diversa formazione? Ognuno di noi contribuisce liberamente al progetto, mettendo a disposizione il proprio know-how e arrivando così alla definizione di progetti multidisciplinari in cui architettura, arte, design e interaction design si contaminano e si fondono. Come vi è venuta l’idea di fondere insieme tutte queste discipline? Non è stata un'idea, ma un processo naturale, non esiste un confine di separazione tra arte e architettura e design. Per noi il progetto è una commistione di tanti elementi (come in cucina) e l'approccio multidisciplinare ci permette di spaziare nei diversi ambiti e far intersecare diversi settori. Nel corso di un progetto si affrontano diversi problemi e la multidisciplinarietà permette di risolverli. Come nasce un progetto? Per la buona riuscita di un progetto è sempre bene lavorare in stretta sinergia con il cliente, percorrendo insieme tutte le fasi progettuali. Il concept, ovvero l'idea, parte sempre da una nostra interpretazione delle esigenze, degli obiettivi, dei desideri del cliente e da questa base comincia il confronto che perdura per tutto il progetto fino alla realizzazione. In questo modo chi si rivolge a noi è sempre aggiornato sulle proposte progettuali, approvandone di volta in volta gli avanzamenti. Nelle vostre installazioni date molta importanza all’interattività… L'interattività è una componente importante dei nostri lavori che va considerata sin dalla fase di ideazione del progetto: al fruitore è data la possibilità di vivere un'esperienza ed essere quindi un visitatore attivo. Gioco, ricerca, sperimentazione, lo spazio diviene narrante e il visitatore attore. Un progetto interattivo però non è necessariamente tale solo quando contempla l'uso delle tecnologie, esse vengono proposte e utilizzate quando necessario. Ovviamente oggi l'uso del digitale e della tecnologia è un processo naturale, sono strumenti che fanno parte della nostra contemporaneità, del nostro quotidiano, ma non è sempre necessario utilizzarle all'interno di un allestimento. Proponiamo la tecnologia a seconda del tipo di progetto e in base alle esigenze del cliente, di quello che vuole comunicare, dell'esperienza vuole (e vogliamo) far vivere al visitatore. C’è un progetto a cui siete particolarmente affezionati? Probabilmente ognuno di noi ha un progetto a cui è particolarmente affezionato e anche i motivi possono essere i più disparati, ma sicuramente i progetti meglio riusciti sono quelli multidisciplinari, perché risultano i più

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In apertura e dall’alto, il Milano Film Festival (qui l’edizione 2008), l’evento annuale curato da Esterni per cui lo studio dotdotdot ha pensato a una struttura in stile industriale integrata nel contesto cittadino, in grado di coinvolgere attivamente i passanti; Mister X, allestimento ideato per DonatiGroup, 2009 (ph: Valentina Zanobelli). Opening shot and below, the Milan Film Festival (here showing the 2008 edition), the annual event organized by Esterni; studio dotdotdot designed an industrial-style structure integrated in the city, to actively involve passersby; Mister X, exhibition for DonatiGroup, 2009 (ph: Valentina Zanobelli).


completi e rappresentativi, dove entrano in campo tutte le nostre competenze e dove il progetto viene affrontato nelle diverse scale, da quella architettonica, al design dei singoli elementi, all'inserimento di tutti gli strumenti e apparati tecnologici ed interattivi necessari e di supporto alla comunicazione dei contenuti. Le nuove tecnologie non smettono mai di stupire. Come fate a rimanere sempre aggiornati? Noi, per formazione, facciamo molta ricerca e sperimentazione a prescindere dai lavori in corso e dai clienti del momento. La ricerca è connaturata al nostro modo di essere e di lavorare, e con la sperimentazione riusciamo a volte ad anticipare risposte ai problemi che affrontiamo nel corso di un lavoro. Il nostro studio è come un laboratorio dove costruiamo prototipi, sperimentiamo, testiamo e sviluppiamo nuove tecnologie. Quale tecnologia pensate diventerà irrinunciabile nel futuro prossimo? Le tecnologie sono diventate strumenti del vivere quotidiano, ma in alcune parti del mondo ancora si vive senza... Forse la tecnologia irrinunciabile è quella che ancora si deve sviluppare, inventare.

Cosa dobbiamo aspettarci da voi? Attualmente stiamo lavorando a progetti a grande scala, a scala architettonica, di cui presto sarete partecipi…

In basso, il lavoro per Nespresso (Monaco 2010) e l’allestimento realizzato in occasione di IF… Innovation Festival 2010 alla Loggia dei Mercanti di Milano, un’occasione per riflettere su come la tecnologia sia ormai parte integrante di ogni aspetto quotidiano della nostra vita (ph: Laura Fantacuzzi). Below, the work for Nespresso (Munich 2010) and the layout created for IF… Innovation Festival 2010 at Milan’s Loggia dei Mercanti; it demonstrates the degree to which technology is now an integral part of each and every aspect of our daily lives (ph: Laura Fantacuzzi).

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Dotdotdot indicates the suspension of a thought or a phrase. Why did you choose this name for your studio? The suspension point or the dot-dot-dot punctuation mark symbolizes our design approach. We do not consider a project as being finished when it leaves the hands of the designer but it is completed only when it is used by someone who interacts with it, and experiences it freely. For this reason, the suspension point is inserted at the end of every project allowing the visitor the freedom to conclude proceedings. The studio consists of four people. What brought you together? Dotdotdot has been formed around a philosopher, Alessandro Masserdotti, a designer, Fabrizio Pignoloni, and two architects, myself – Laura Dellamotta and Giovanna Gardi. We all originate from different sectors but are joined by design culture. We all have an open mind that embraces every facet of design; we consider research and experimentation as the basis for processing our multi-disciplinary projects. Do you all have specific jobs, related to your different training? Each member of the team contributes freely to the project with his or her specific know-how. In this way, we define the multidisciplinary project where architecture, art, design and interaction design are contaminated and blend.

Where did you get the idea of blending all of these disciplines? It wasn’t actually a conscious decision but a natural process; there is no boundary between art, architecture and design. We consider a project to be a melting-pot of numerous ingredients – just like a cookery recipe – and the multi-disciplinary approach allows us to span a number of areas, intersecting and contaminating various sectors. We always run into a number of problems in a project and our multi-disciplinary approach allows us to resolve them. Can you describe how a design is invented? For a successful project, it is essential to work closely with the client. We need to examine all of the design phases as a team. The concept or idea always starts from our interpretation of the client’s needs, objectives and desires. Then we start the brain-storming process that persists for the duration of the project.

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Using this procedure, clients who use our services will always be up-to-date on the project development, and can approve the phases as work progresses. You place a lot of importance on the interactive component… Interaction is an extremely important component of our work and is included at the initial drawing-board stages: the user is given the option of enjoying an experience and consequently must be an active visitor. Play, research, experimentation, the space becomes a story with the visitors playing the parts. An interactive project is not necessarily one where technology plays an important role – the technological equipment is proposed and used when necessary. It stands to reason that the use of digital modes and technology is a natural process – these are instruments which are part of our modern lives, which belong to our daily routines, but it is not always necessary to include them in every installation.

In alto, la video-installazione Super generative Window per la Super Boutique di piazza San Marco a Milano. A destra, Emporium – A New Common Sense of Space, l’allestimento per la mostra di Beatrice Lanza al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano (ph: Valentina Zanobelli). Top, the video-installation Super generative Window for the Super Boutique on Milan’s Piazza San Marco. Right, Emporium – A New Common Sense of Space, the layout for the exhibition on Beatrice Lanza at the Milan’s Science and Technology Museum – Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci (ph: Valentina Zanobelli).


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We include technology depending on the type of project and the client’s requirements, what he wishes to communicate, the experience he would like to experience and the emotions we would like to give him. Is there any one project that you are particularly proud of? I would think that each member of the team has a project that is special, for a wide range of reasons. However, I have no hesitation in saying that the most successful projects are the multi-disciplinary ones, because they are more complete and representative of our activities. All our individual skills make an important contribution in projects that are often different in terms of genre and scale – architecture as opposed to the design of the individual elements, the inclusion of all the necessary instruments and technological and interactive equipment to support the communication of the content. New technology never fails to astonish. How do you manage to stay abreast of the developments? Spontaneously, we channel our energy into research and experimentation, irrespective of the work-in-progress or the specific client and his needs. Research is an intrinsic component of our fabric and our operative method; through our experimentation we can sometimes anticipate the solutions to problems that may arise during the various phases of a project. Our studio is like a workshop where we create the prototypes, conduct experiments, test and develop the latest technology. Which piece of technology do you feel will be essential in the near future? Technology is part of everyday life. Having said that, there are many places in the world where people still manage to live without it. It might be that the technology which is essential in the future still has to be developed or invented. And what can we expert from your studio? At the moment, we are working on large projects on an architectonic scale… all will be revealed soon…

In alto, l’allestimento ideato per Citroën al 31esimo piano del Pirellone in occasione del Salone del Mobile del 2008 (ph: Mauro Angelantoni). Sopra e a destra, 36h – Lea ceramiche. Top, the layout designed for Citroën at the 31st floor of the Pirelli Tower during the 2008 Milan Salon (ph: Mauro Angelantoni). Above and right, 36h – Lea ceramiche.

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PROJECT txt: Chiara Fagone ph: courtesy Ibon Mainar

OUTSIDE VIDEOPROJECTIONS Outside Videoprojections è il titolo di un’interessante operazione visuale ed insieme performativa condotta da Ibon Mainar in un percorso che attraversa diverse località e territori dei paesi baschi. Nei boschi e nelle campagne, ai margini dell’abitato, lungo i corsi d’acqua, la luce suggerisce inconsuete modalità espressive dei luoghi

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Ibon Mainar, Outside Videoprojections. Nella pagina seguente, ancora un’immagine delle installazioni dell’artista.

Ibon Mainar, Outside Videoprojections. On the following page, another image of the installations by the artist.

Outside Videoprojections is the name of an interesting visual and performance project created by Ibon Mainar. The route cuts across numerous locations and territories in the Basque Country. In the woodland and in the countryside, on the edges of the towns, along the stretches of water, light suggests unusual expressions of the locations

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Le sperimentazioni di Ibon Mainar individuano una possibile inedita dimensione percettiva dell’immagine; l’immaterialità della proiezione si dispone sulle superfici del paesaggio fino ad occupare ogni piccolo anfratto, ogni segmentato piano, insinuandosi tra le foglie, addentrandosi in ogni intreccio tra i rami e i tronchi, avvolgendo di vivida energia gli elementi naturali di una scena indistinta ma possibile, per animare di inaspettate presenze contesti intricati di vegetazione, disabitati e selvatici. La fisionomia di un ritratto può ritagliarsi un nuovo profilo nella chioma di un albero oppure distendersi sull’erba di una collina; lo sguardo percorre la materia che costituisce la tela, il supporto che sostiene la figura, plastico, irregolare, frastagliato. L’esperienza del mago, affabulatore visivo che incanta l’occhio e rende possibili apparizioni fantasmagoriche, singolari ed evocative espressioni, si affida alla tecnologia; il proiettore genera le immagini, esprime l’origine e l’energia inventiva delle forme, espande la matrice della loro nuova figurazione, le colloca in un sempre diverso scenario che ogni volta ne ridefinisce i contorni. La profondità dei piani di rappresentazione viene scandagliata in tutti i possibili livelli di penetrazione della luce, la vibrazione sottesa all’intensità luminosa disegna una tessitura cesellata e intrigante, una trama palpitante che attribuisce a ogni più piccolo frammento un’identità affine eppure distinta, e insieme una nuova saturazione cromatica. Le immagini della lanterna di Mainar appaiono magicamente all’imbrunire, in quella condizione che racconta più di ogni altra la transitorietà, il passaggio in cui i dettagli dell’ambiente poco a poco si sfumano; e in questo graduale cedere al tempo del buio la progressiva affermazione della luce, artificiale; uno stato di attesa che riporta alle atmosfere sospese di molti quadri di Renè Magritte. Una sfera della sensibilità che appartiene all’immaginario, richiama dimensioni imperscrutabili, fiabesche ma soprattutto oniriche, come surreali sono gli sguardi delle sagome proiettate; la profondità enigmatica e perturbante degli occhi di un gigantesco felino che affiorano dalla boscaglia, la presenza destabilizzante di un grande lampadario di cristallo, la gioiosa euforia di una ballerina, la suggestiva figura di un fauno di mitologica memoria. La fotografia resta una testimonianza di questo equilibrio di figura e di sfondo, traccia dei luoghi attraversati e perlustrati dal flusso dinamico delle immagini.

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The experimental studies by Ibon Mainar identify a possible new perceptive dimension of the image; the immaterial quality of the projection appears on the surfaces of the landscape and eventually occupies every corner, every segmented plane, insinuating between the leaves, penetrating the tangle of branches and trunks, enveloping the natural elements with vivid energy in an indistinct yet possible scenario, to animate with the unexpected intricate contexts of wild, uninhabited vegetation. Such a portrait can be created on the leaves of the tree or extend over the grassy hillside; the eyes examine the material that forms the canvas, the background surface that supports the figure – it is plastic, uneven, fragmented. The experience of the magician exploits technology – a visual entertainer who tricks the eyes and makes wonderful scenes appear, with quirky and evocative suggestion. The projector generates the images, expresses the origins and the inventive energy of shape, expands the matrix in its new arrangement, placing it in an ever-different scenario which always redefines the boundaries. The depth of the surfaces are affected at every level by the penetration of light, the vibration of its intensity carves an intriguing picture, a stimulating entity that attributes to each tiny fragment a similar yet individual identity with a new chromatic saturation. Mainar’s lanterns appear as though by magic as the sun sets, under those conditions that express the transitional feature, the passage where the details of the surroundings blur and merge. And with this gradual darkening of the sky, there is the progressive consolidation of artificial lighting; a state of expectation that is reminiscent of the atmosphere expressed in many paintings by Renè Magritte. A world of sensitivity which belongs to the imaginary, it refers to impenetrable dimensions that are fantastic yet oneiric, like the surreal observation of the projected shapes; the enigmatic and perturbing depth in the eyes of a gigantic feline which stalks in the undergrowth, the destabilizing presence of a large crystal chandelier, the joyous euphoria of a ballerina, the suggestive figure of a mythological animal of the past. Photography is again a witness of this balance between figures and background, tracing the locations that are crossed and embossed by the dynamic flow of the images.


PROJECT

THE MACULA

txt: Chiara Fagone ph: courtesy The Macula

L’attività del gruppo di ricerca Macula ha inizio nel 2007 con l’obiettivo di sperimentare approcci alternativi nel campo della multimedialità Il progetto prevede infatti l’esplorazione delle relazioni tra suono e immagine per un’inedita fruizione; il superamento dei limiti dei differenti linguaggi viene attuato tramite la concentrazione di un’espressività intensa e in equilibrata simbiosi tra sollecitazioni percettive differenti. La realizzazione dell’intervento viene affidata al video-mapping, la mappatura prevede l’utilizzo di una tecnologia di intrattenimento versatile e di notevole flessibilità creativa. VJing è il termine che viene adoperato per definire questo genere di operazioni improntate all’impiego di immagini in tempo reale, che vengono create o manipolate per il pubblico attraverso una mediazione tecnologia e in stretta relazione a una traccia sonora. Una delle caratteristiche più rilevanti della pratica del VJing è infatti rappresentata dalla combinazione in tempo reale del contenuto prelevato da una libreria di media, costituita da differenti supporti di memorizzazione come il VHS o il DVD, da video e file di immagini fisse registrate, dall’impiego di una videocamera in diretta, o dall’uso di immagini di sintesi, originate da un computer e ancora da software generativi in grado di creare ulteriori figure e manipolazioni; materiale visivo disponibile a una infinita e immediata molteplicità di sinestetiche trasformazioni. L’elevato potenziale comunicativo e l’estensione linguistica spesso privilegiano l’aspetto performativo dando luogo a quelle che vengono definite ‘live multimedia performance’. Macula ha recentemente presentato a Praga ‘Old Tower’, un intervento compiuto sulla Torre dell’Orologio in occasione della celebrazione dei seicento anni dalla sua costruzione. Si tratta di uno dei monumenti più noti della città, parte del complesso municipale di Staré Mesto, edificato da Giovanni di Lussemburgo nel 1338 e poi più volte ampliato. La Torre, alta circa settanta metri, è dotata di uno straordinario Orologio astronomico progettato nel 1410 da un abile maestro orologiaio per poi essere perfezionato nel 1490. La strumentazione indica diverse informazioni astronomiche come il tracciato delle orbite del sole e della luna, un calendario delle stagioni, un anello astrologico e un sistema di lancette per il grande quadrante azzurro a forma di astrolabio; ogni ora del giorno è segnalata dal complesso movimento di una serie di automi meccanici che rappresentano figure allegoriche, religiose, vizi e virtù. In ‘Old Tower’ Macula ricostruisce visivamente e con grande suggestione le vicende storiche dell’edificio, la sua possente struttura costitutiva, il fluire del repertorio delle sue figure e dei simboli. I rintocchi segnano il tempo e insieme ci invitano a ripercorrere un ricordo lontano di battaglie, soldati, cavalli e stendardi e fumo, poi la pioggia di un violento temporale che scorre sulla pietra, la profondità infinita di una galassia, e il disegno del trascorrere delle ore che può essere percepito dalla disposizione delle ombre come in una grande meridiana. L’intera facciata si apre in una fenditura che l’attraversa tutta e rivela il complesso intrico degli ingranaggi, l’affascinante meccanismo interno dell’orologio. Se poi la vegetazione si impadronisce di tutto, gli enormi quadranti possono gradualmente ondeggiare per divenire un gigantesco pendolo e al buio della distruzione può seguire, ritmata dal suono delle campane, la rinascita. Illusioni potenti evocano atmosfere stratificate nel passato; la luce proiettata rende la superficie di pietra un filtro permutabile, liquido e plasmabile, allettante luogo del vagheggiamento, dove le immagini del racconto dell’edificio e del proliferare della sua progressiva metamorfosi scivolano nel continuo fantasmagorico disgregarsi e ricomporsi, alludere e, narrando, disvelare.

Airport Mapping, video-mapping, Karlovy Vary International Film Festival, Praga, 2009.

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Macula began work in 2007 with the objective of experimenting alternative approaches in the field of multi-media creations The project involves the exploration of the relationship between sound and image to produce an original result; the limits of the different languages are overcome through a concentration of intense expression in well-balanced symbiosis between different perceptive stimuli. The project is created with video-mapping, which involves the use of versatile entertainment technology and considerable creative versatility. VJing is the term that is used to define this type of operation marked by the inclusion of real-time images, which are created or manipulated for the public through mediation technology and in harmony with a sound track. One of the most important characteristics of VJing is the real-time combination of the content extracted from a media library – different memory supports such as VHS or DHD, videos and files of recorded fixed images, the use of a video-camera live or the addition of synthesized images, shots extracted from a computer, or produced by generative software that can create additional figures and manipulations; visual material that is available for an infinite and immediate variety of synesthetic transformations. The high communicative potential and the linguistic extension often privilege the performative aspect, giving rise to what is defined as ‘live multimedia performance’. Recently in Prague, Macula presented ‘Old Tower’, a project for the city’s famous clock tower to celebrate its construction 600 years ago. The tower is approximately 70 meters high and is fitted with an extraordinary astronomy clock that was designed in 1410 by a skilled Master clockmaker. It was then perfected in 1490. The instrument indicates the various astronomic information, such as the orbits of the sun and the moon, a calendar of the seasons, an astrological ring and a system of hands on the large blue face, shaped like an astrolabe; each hour of the day is indicated by the complex movement of a series of mechanical figures of imaginary and religious figures, the vices and the virtues. In the ‘Old Tower’ project, Macula has visually and suggestively reconstructed the events that defined the building’s history – its sturdy construction, the progression of its figures and symbols. It shows the time and invites us to think back to the period of battlefields, soldiers, horses and standard-bearers, smoke, then the rain of a violent thunderstorm splashing onto the rocks, the infinite dimension of the galaxies and the pattern that is created as time passes, an effect that can be perceived by the arrangement of the shadows as though in a large meridian. The entire façade opens through a slit which cuts through everything and reveals the intricate arrangement of the gears, the fascinating internal mechanism of the clock. And if the vegetation overruns everything, the enormous quadrants gradually oscillate and are transformed into gigantic pendulums, moving into the darkness of destruction that can follow, interrupted by the sound of the bells symbolizing the re-birth. Powerful illusions evoke stratified atmospheres of the past; the projected light transforms the stone surfaces into an impenetrable, amorphous and volatile filter, an attractive leisure facility where the images of the building’s history and the proliferation of its progressive metamorphosis slide away in an ongoing imaginary disaggregation to later regroup, alluding to and revealing its soul along the way.

The Macula, Old Tower, mapping per la celebrazione dei 600 anni della Torre dell’Orologio, Praga, 2010.

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The Macula, Old Tower, mapping to celebrate the 600 years of the Clock Tower in Prague, 2010.


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info BRIGHT LIGHT THERAPY Una filosofia progettuale e produttiva dalle caratteristiche uniche caratterizza il marchio finlandese Innojok. La luce è calore, è design, è positività, è piacevolezza nelle sue sagome non solo per la vista ma anche per il tatto. Sono queste le sensazioni trasmesse dai prodotti della Innojok, l’azienda fondata dal dottore in scienze e tecnologia Jukka Jokiniemi nel 1993 a Helsinki. Forme, materiali e design scandinavo si combinano con creatività, qualità e funzionalità generando delle vere e proprie sculture di luce. Il risultato sono quelle lampade originali, progettate per migliorare la qualità della vita e per portare comfort nelle case ma anche negli ambienti pubblici. Una luce, insomma, che si può anche sentire, percepire e toccare. Questa filosofia ispira la produzione degli apparecchi di illuminazione realizzati dalla Innojok. Una realtà che proietta la sua innovativa luce sui mercati internazionali grazie alle intuizioni e alla sensibilità del fondatore e direttore generale Jukka Jokiniemi, imprenditore finlandese con venticinque anni di esperienza nel campo illuminotecnico. Jokiniemi scopre la passione per la luce durante gli studi universitari tanto da scrivere la sua tesi di dottorato sul tema “Città per tutti i sensi – accessibilità e modalità di attraversamento nell’ambiente edilizio”, la coltiva e la fa crescere attraverso una serie di studi formativi, ricerche sperimentali, progetti innovativi ed esperienze lavorative. Una passione che alimenta attraverso una grande competenza e l’indiscussa impronta artistica caratterizzante le sue produzioni che prendono vita, si animano e trasmettono emozioni attraverso quella luce che, quasi per uno scherzo del destino, viene progressivamente soppiantata dal buio provocato da una retinite pigmentosa. Una condizione che si manifesta nel 1981 sino a divenire irreversibile nel 2005, dando però il tempo all’imprenditore-artista di conoscere la luce, nelle sue diverse intensità, sino a

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scolpirla in forme tangibili. “La mia disabilità visiva ha accresciuto l’interesse per la luci, – spiega Jokiniemi – il bisogno di capirla e di comprenderne gli effetti sulle persone. La qualità della luce è tanto importante quanto l’ergonomia e il design, per me la luce è appunto design, vitalità e funzionalità”. Jukka Jokiniemi partecipa come esperto di settore a convegni, tavole rotonde e con Innojok fornisce consulenze di progettazione illuminotecnica per settori privati e pubblici, sviluppando, producendo, vendendo ed esportando, in venticinque paesi, una serie di prodotti di alta qualità tutti rigorosamente made in Finland e firmati da designer di fama internazionale come Eero Aarnio, Yki Nummi, Eero Sairanen e Terhi Tuominen. L’assortimento dei prodotti Innojok, rinomati per i loro aspetti ergonomici, funzionali e di alta qualità, include Innosol®, le lampade terapeutiche a luce intensa (bright light therapy lamps) prodotte sin dal 1997 e per le quali Innojok occupa il mercato in Finlandia, lampade per interni oltre alla collezione Innolux Design. Le lampade, Innojok lo insegna, non sono soltanto oggetti di uso comune e di design ma hanno anche una riconosciuta funzione terapeutica, tanto è vero che i prodotti Innosol® sono stati pensati con la finalità di compensare la mancanza di luce naturale nei mesi invernali e aiutare così le persone a mantenere la loro vitalità, positività ed energia anche in questi periodi. Una esigenza avvertita nei paesi del nord Europa quando, in autunno e in inverno, si passa molto tempo in ambienti chiusi dove l’intensità della luce è ridotta a circa 50-100 lux, a differenza del periodo estivo quando la luce solare arriva a ben 100000 lux. Ecco dunque le lampade a terapia di luce intensa (bright light therapy lamps) grazie alle quali la quantità di lux arriva a 2500, valori molto differenti da quelli ottenuti con le lampade da uffici (400 lux) e da abitazioni (50 lux). La terapia a luce intensa (bright light therapy) non richiede particolari modalità di utilizzo ma una semplice vicinanza, dai 45 ai 105 centimentri, a queste particolari lampade. Un vero e proprio piacere, anche per la psiche, di cui si può beneficiare durante lo svolgimento delle proprie attività quotidiane, considerando che risulta sufficiente una esposizione compresa tra una mezz’ora e 2 ore. Ma non tutte le lampade che producono luce luminosa e intensa, come quelle alogene, sono adatte per la bright light therapy: le Innosol soddisfano invece tutti i requisiti per una terapia di alta qualità, la luce non scintilla ed è ben distribuita nell’ambiente, inoltre il paralume opaco che copre la superficie della luce filtra le emissioni UV. Una attenzione particolare dettata dalle specifiche caratteristiche della Finlandia che, non a caso, è uno dei principali paesi a

le mani ogni minimo dettaglio del modello. Il processo progettuale continua in stretta collaborazione con i designer, il team di sviluppo e il network che fornisce i materiali come vetro, acrilico, metallo da modellare o assemblare per realizzare ogni nuovo e innovativo apparecchio di illuminazione. In questo modo nascono le sculture di luce che consentono di vedere e comunque di percepire la luce sentendone il calore e la forma. Tutti i prodotti Innojok si basano dunque sull’idea che la luce stessa, così come l’apparecchio di illuminazione, devono essere non solo piacevoli alla vista ma anche al tatto, in modo tale da offrire al mercato dei fruitori ma anche degli appassionati lampade belle da vedere e piacevoli da toccare. È questa la linea guida per ogni produzione, ma senza alcun compromesso con la qualità funzionale ed

livello mondiale impegnati nella ricerca sulla bright light, la cosiddetta “luce luminosa”. Tornando al fondatore di questa impero di luce e di benessere, Jukka Jokiniemi ha un rapporto molto stretto con i designer con cui collabora e i progetti selezionati sono sempre quelli che rispondono maggiormente alla filosofia dell’azienda. Anche se insolito come metodo di progettazione, tutti gli apparecchi di illuminazione vengono proposti da ogni designer attraverso l’elaborazione di modellini in carta. In questo modo Jokiniemi può comprendere idea, taglia e dimensione della lampada, scorrendo con

ergonomica. “Nella progettazione – conclude Jokiniemi – il primo principio da tenere in considerazione è l’essere umano, il suo benessere e le sue esigenze. Il secondo è il design assieme all’architettura. Infine, ma non quanto a importanza, ci sono la sostenibilità e il risparmio energetico”. (A. C.)


A design and production philosophy combined with unique characteristics for the Finnish brand, Innojok. Light is warmth, design, positive energy, shapes that please the eye and touch.These are the sensations associated with the products manufactured by Innojok, the company founded in Helsinki in 1993 by the Doctor of Science and Technology, Jukka Jokiniemi. Shapes, materials and Scandinavian design join with creativity, quality and performance to generate true light sculptures. The resulting original lamps were designed to improve the quality of life and to increase comfort in the home and in public ambiences. In other words, light that can be felt, perceived and touched. This philosophy was the inspiration for the light fittings produced by Innojok, a reality that projects its innovative illumination to the international markets thanks to the intuition and the sensitivity of the company’s founder and managing director,

Jukka Jokiniemi, a Finnish entrepreneur with 25 years of experience in the field of illumination technology. Jokiniemi discovered his passion for light during his time at university. The thesis for his doctorate was “Cities for all senses – how to access and cross buildings”, he nurtured and expanded his interest through a series of courses, experimental research, innovative projects and work experience. His drive was fired by his inborn skills and his wonderful artistic contribution that characterize the products. They come to life, they are animated and they broadcast emotions through light; but sadly, the light shining in his eyes was progressively replaced by total darkness

provoked by pigmentous retinitis. This ocular pathology appeared in 1981 and was declared irreversible in 2005. However, the entrepreneur-artist had had enough time to understand ligh and its different intensities and he was able to shape it into something tangible.“My visual disability accentuated my interest for light – explained Jokiniemi – I had to understand it and understand the effects it had on people. The quality of the light is as important as the ergonomics and the design; I actually consider light to be design, vitality and performance”. As an expert contributor, Jukka Jokiniemi frequently takes part in conferences and round tables and through his company Innojok, he is a consultant in illumination technology design for private and public sectors, developing, producing, selling and exporting a series of high quality ’Made in Finland’ products to 25 countries. The articles have been created by internationally-famous

designers such as Eero Aarnio, Yki Nummi, Eero Sairanen and Terhi Tuominen. The products in the Innojok range are famous for their ergonomic aspects, their performance and their high quality. They include Innosol®, the bright light therapy lamps which the company has been manufacturing since 1997 and is currently market leader in Finland; the lamps for interiors from the collection Innolux Design. The lamps, as Innojok has demonstrated, are not just items for everyday use and design but they also have therapeutic benefits. They are frequently used to treat the clinical condition SAD (Seasonal Affective Disorder) as the light compensates for the lack

of natural sunlight in the winter months, and helps the people affected to maintain their vitality, their positive outlook and their energy levels during the darker periods. This condition is commonly observed in countries of Northern Europe; in the Fall and the Winter, people spend a lot of time indoors where the light intensity is reduced to approximately 50-100 lux, compared with the summertime when natural sunlight can reach an intensity of as much as 100,000 lux. The bright light therapy lamps produce as much as 2500 lux, considerably more than lighting in the office (400 lux) and the home (50 lux). The bright light therapy does not require any special procedure; the person must just sit between 45 and 105 cm from these unusual lamps. There is a real feeling of pleasure and the therapy lifts the spirits. It can be used at any time during the day and people can continue with their everyday activities. An exposure time of between halfan-hour and two hours is usually sufficient. However, it should be pointed out that not all of the lamps which produce bright intense light – for example the halogen lamps – are suitable for bright light therapy: the Innosol bulbs possess all the requisites for high quality therapy; the light does not flicker and is evenly distributed in the environment; moreover the opaque shade which covers the illuminating surfaces also filters the UV emissions. The special attention given to these developments were dictated by the specific characteristics of Finland, by no coincidence, a country committed to the research into bright light. By turning our attention once again to the founder of this empire of light and wellness, Jukka Jokiniemi has a very close relationship with his designers and the projects selected always reflect the corporate philosophy. Even the design method is unusual – all of the light fittings are presented by the designers as cardboard models. This format allows Jokiniemi to fully understand the idea, the cut, the dimensions of the lamps and feel all the fine details with his hands. The design process then continues in close collaboration with the designers, the development team and the network that supplies the materials, such as glass, acrylic and metal, components that are used to shape and assemble the new and innovative light fitting. In this way, the light sculptures emerge which project light associated with warmth and shape. All of the Innojok products are based on the idea that light and the light fitting must be attractive to see and delightful to touch, factors which are essential for the customers. These are the basic guidelines for every project and which are applied without compromising functional qualities and ergonomics. Jokiniemi concluded: “when designing, the first principle to take into consideration is Man himself, his wellness and his requirements. The second factor is the design and the architecture. Last but certainly not least, criteria of sustainability and energy-saving”. (A. C.)

EXPERIENCE… FINLAND TRIESTE Trieste è la nuova città italiana ad ospitare Experience…Finland, l’evento artistico e culturale finalizzato a far conoscere la cultura finlandese attraverso architettura e design, promosso dall’Ambasciata di Finlandia e curato dall’architetto Arianna Callocchia. L’edizione triestina, resa possibile grazie alla partecipazione e al contributo dell’Ordine degli Architetti P.P.C. della provincia di Trieste e di Wärtsilä Italia, è articolata con le conferenze Paesaggi Nordici dell’architetto Janne Teräsvirta-ALA Architects di Helsinki e Percorsi Accidentali di Giovanni Fraziano, Preside della Facoltà di Architettura di Trieste, la mostra Architettura Contemporanea in Finlandia prodotta da ATL – Association of Finnish Achitect’s Offices di Helsinki, ospitate al Museo Revoltella, e Enjoy…Finland (26 marzo-maggio 2011), l’happening con installazioni di design degli ultimi prodotti dalle aziende Iittala, Artek, Martela e Marimekko, che si svolgerà presso Spaziocavana & Perizzi, in un mix di video, musica e cocktail in stile finlandese. www.studiosandrinelli.com (G. B.)

Trieste is the latest Italian city to host the artistic and cultural event Experience…Finland, which aims to promote Finnish culture through architecture and design. It has been promoted by the Embassy of Finland and supervised by architect Arianna Callocchia. The edition in Trieste has been possible thanks to the participation and the contribution of the Order of Architects P.P.C. of the province of Trieste and Wärtsilä Italia. It will include conferences Paesaggi Nordici (Nordic Landscapes) by Architect Janne Teräsvirta-ALA Architects of Helsinki and Percorsi Accidentali (Accidental Pathways) by Giovanni Fraziano, Head of the Faculty of Architecture in Trieste, the exhibition Architettura Contemporanea in Finlandia (Contemporary Architecture in Finland) produced by ATL – Association of Finnish Architect’s Offices of Helsinki, hosted at the Museo Revoltella, and Enjoy…Finland (26 March - May 2011), with design installations of the latest products from the companies Iittala, Artek, Martela and Marimekko, which will be held in Spaziocavana & Perizzi, with a mixture of Finnish-style videos, music and cocktails. www.studiosandrinelli.com (G. B.)

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through the diffuser. The colors transform the metal surfaces into a luminescent show and the various crystals form an illuminating reflection with flashes of silver. The interactive functions are possible thanks to the low-temperatures of the Led lights that allow them to be handled without burning. The light mode can also be remote-controlled to create different luminous effects, stimulating the imagination. The selector has two preset illumination modes: Gradient and Full spectrum to provide greater or less light intensity. Another interesting product is ’Piano’, a light fitting inspired by the shape of the traditional keyboard. This product has

Grazie a una speciale tecnica di guida della luce, Piano si presta a essere anche lampada adatta alla lettura. Le forme e le concezioni organiche legate alla natura si radunano invece in Coral Reef, che nella versione piantana è costituito da 3 layer che possono anche essere attivati singolarmente o spostati in modo interattivo. La versione da tavolo, altamente funzionale, prevede una base organica in acciaio. I prodotti QisDesign sviluppano il tema della luce presentato con diverse forme e tipologie, per soddisfare il desiderio di qualcosa di innovativo, allo stesso tempo tecnologicamente avanzato, con dettagli di design di grandi personalità,

QISDESIGN Un marchio molto promettente in campo illuminotecnico, attivo in diversi campi di produzione, pensa ad “immaginare nuove possibilità” nel campo della luce. Questo il motto aziendale, alla ricerca di diverse esperienze sensoriali che combinino tecnologia e design per il raggiungimento della perfezione. L’azienda è composta da un pool di professionisti competenti in diversi settori trasversali ma complementari: dall’industrial design fino a product e light designer e professionisti di ingegnerizzazione prodotto. QisDesign ha vinto oramai 59 premi a livello internazionale tra cui gli If design awards (Germania), i Red Hot e il prestigioso Japan G-marks. I loro prodotti parlano da soli: per esempio, Crystal è un elemento componibile che permette diverse soluzioni high tech tramite l’accostamento di una serie di unità di luce, ognuna delle quali è un poliedro esagonale connesso grazie ai magneti con le unità adiacenti. Quando Crystal è acceso la luce led che proviene dalle lampadine nascoste all’interno di ogni unità si irradia attraverso il diffusore. I colori trasformano la superficie del metallo in uno show luminescente e i vari cristalli creano un riflesso illuminante con effetto di scintillio argenteo. La funzione interattiva è concessa grazie ai led a bassa temperatura che permettono ai consumatori di toccare gli elementi senza bruciarsi. La modalità della luce può essere controllata anche con un comando remoto per creare effetti luminosi diversi e, di conseguenza, stimolare l’immaginazione. Il selettore è impostato per due modalità di illuminazione preprogrammate: Gradient e full spectrum in modo da concedere più o meno intensità di luce. Un altro prodotto interessante è il progetto del corpo luminoso Piano che prende ispirazione dalla forma dello stesso pianoforte: questo prodotto è stato realizzato mediante la tecnologia di un punto fisso di illuminazione led che permette di riprodurre la luce come se si stesse suonando un piano. Led a bassa temperatura anche per Piano, in modo che lo strumento possa essere suonato...

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capaci di accogliere ed evocare suggestioni e nuove atmosfere. Soluzioni illuminotecniche che sono in grado di convivere con le esigenze delle natura, rispettando l’ambiente e prevedendo consumi energetici limitati. www.qisdesign.com (V. B.)

QisDesign is an extremely promising brand in the field of illumination technology. It operates in a number of different production areas and the company’s motto is ’imagining new possibilities’ in the field of lighting. It is also striving for new sensory experiences which combine technology and design to achieve perfection. The company consists of a pool of professionals, skilled in different yet complementary disciplines: from industrial designers to product and light designers and professionals specialized in product engineerization. QisDesign has already won 59 international prizes including: the If design awards (Germany), the Red Hot and the prestigious Japan Gmarks. The products speak for themselves: for example, Crystal is a modular element that permits several hi-tech solutions involving the combination of a series of light units, each one of which is a polyhedral hexagon connected to the adjoining unit by a magnet. When Crystal is turned on, the Led lighting from the bulbs recessed inside each unit emits the rays

been produced using the technology of a fixed Led lights and allows light to be reproduced as though the keys of a piano are being struck. This creation is also fitted with low-temperature Leds, so that the instrument can be ’played’ by hands… Thanks to a special arrangement of the light, Piano can also be used as a reading lamp. The lamp Coral Reef was inspired by organic shapes associated with nature; in the standard version, it consists of three layers that can be activated individually or moved interactively. The highly-functional table version has an organically-inspired steel base. The QisDesign products develop the potential of light by presenting it in several shapes and forms, to satisfy the desires for something that is highly innovative, yet technologically advanced, with strong design features to invent suggestiveness and create new atmospheres. The company produces illumination technology solutions that can happily respect nature and limit energy consumption. www.qisdesign.com (V. B.)


LA BELLE

MINI VIRTUS

Filippo Protasoni firma una delle novità targate Prandina. La Belle è una lampada che contiene luce: ogni contenitore ha un tappo che lo chiude, lo completa e ne rivela l’uso. Dall’interazione tra il diffusore trasparente e il tamburo opalino nasce la sospensione dall’impostazione classica che rilegge l’archetipo con linee contemporanee e una piccola sorpresa all’accensione. www.prandina.it

La nuova lampada da parete di Buzzi & Buzzi, a luce diretta e indiretta, è realizzata con l’innovativo materiale DurCoral®, in grado di coniugare alle numerose qualità del Coral® come la possibilità di colorare il prodotto con qualsiasi pittura, anche l’impermeabilità e un’altissima resistenza a urti, abrasioni, all’inquinamento e agli agenti atmosferici ne fanno il prodotto ideale per prodotti da esterno. Mini Virtus si presta ad essere utilizzato anche in ambienti umidi quali bagni, spa, piscine dove è richiesto un grado di protezione all’acqua. www.buzzi-buzzi.com

Filippo Protasoni has designed one of the latest products for Prandina. La Belle is a lamp that actually contains light: each container has a plug that seals it, completes it and reveals its use. This suspension lamp emerges from the interaction between the transparent diffuser and the translucent drum. It is a classical piece which revisits the past while adding contemporary lines and surprising observers when switched-on. www.prandina.it

CONI CONCENTRICI

CONCENTRIC CONES

Nemo, divisione luci di Cassina, brand per la luce d’autore di alta gamma con oggetti luminosi dai linguaggi ricercati e visionari, presenta in occasione di Euroluce 2011 le sue più recenti creazioni nel campo delle lampade da terra e da sospensione. Disegnate da creativi di fama internazionale – da Franco Albini, uno dei grandi maestri del design italiano, a Carlo Forcolini, altro importante esponente della creatività italiana nonché cofondatore di Nemo insieme a Franco Cassina, dall’israeliano Liran Levi ai danesi Salto & Sigsgaard e all’italiano Giancarlo Tintori – le cinque lampade si presentano con un linguaggio decorativo sobrio dando vita a una nuova visione del classico contemporaneo. Nell’immagine, Uma disegnata da Giancarlo Tintori. Il classico chandelier dotato di innumerevoli pendenti in cristallo per un particolare effetto scintillante trova con Uma una nuova espressività e una nuova dimensione. Realizzato come una cascata concentrica di coni in metacrilato, questa versione contemporanea dello chandelier è dotata della stessa lucentezza e importanza visiva dei suoi modelli tradizionali e di superiore fascino e mistero. ww.nemo.cassina.it (L. C.)

Nemo, lighting division of Cassina, a brand of luxury design fixtures offering luminous objects to express stylish visionary languages, is presenting its latest standard and suspension lamps during Euroluce 2011. They were designed by creatives of international renown – from Franco Albini, one of the great Maestros of Italian design to Carlo Forcolini, another important representative of Italian creativity and cofounder of Nemo with Franco Cassina, from the Israeli designer Liran Levi to the Danes Salto & Sigsgaard and the Italian Giancarlo Tintori; the five lamps presented project decorative elegance giving rise to a new idea of the contemporary classic. In the picture, Uma designed by Giancarlo Tintori. Through the development of Uma, the traditional chandelier with its numerous crystal drops producing a wonderful shimmering effect, is given new expression and a new dimension. Designed as a concentric cascade of methacrylate cones, this contemporary version of the chandelier has the same sparkle and visual importance as the traditional models with even greater fascination and mystery. www.nemo.cassina.it (L. C.)

Mini Virtus is the new wall-lamp by Buzzi & Buzzi, for direct and indirect lighting, has been produced with an innovative material DurCoral®. This combines the numerous qualities of Coral® such as the possibility of coloring the product with any type of paint, and impermeability and high resistance to impact, abrasions, pollution and atmospheric agents to produce the ideal product for outdoor use. Mini Virtus can also be installed in damp environments such as bathrooms, Spa structures, swimming-pools – ambiences which require water-proof fittings. www.buzzi-buzzi.com

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info

Mario Mazzer has designed a new standard lamp ’Up’ for Lucente which will be presented at Euroluce 2011. It has been manufactured in polyethylene and is equipped with two independent light sources that illuminate the base and the shade. The severe geometry of the shapes has been softened and embellished by an elegant relief decoration that covers the lamp. ’Up’ is coherent with the corporate philosophy where light is used to change the atmospheres and the moods, in a well-balanced combination of elegance, organic shape and performance. www.lucente.eu

UP Mario Mazzer firma per Lucente una nuova lampada da terra per Euroluce 2011. In polietilene, è dotata di due fonti luminose indipendenti per illuminare la base e il paralume. Il rigore geometrico delle forme è ammorbidito e reso elegante da un sottile decoro a rilievo che percorre tutta la lampada. Up è coerente con la filosofia aziendale secondo cui la luce, capace di cambiare atmosfere e stati d’animo, nasce da un’equilibrata combinazione di eleganza, di forme organiche e funzionalità. www.lucente.eu

METAL SPOT TouchMe è un apparecchio di illuminazione intrigante. Sarà perché è ultra minimale, molto leggero, e nello stesso tempo solido. O forse perché con il suo alluminio satinato, i suoi angoli smussati, il suo spessore ultrapiatto ricorda alcuni oggetti entrati nel nostro quotidiano e considerati icone di design moderno e ultratecnologico. 6 millimetri di spessore e 4 cm di larghezza sono dimensioni talmente ridotte che è quasi difficile immaginarle, soprattutto nell’ambito degli apparecchi a sospensione. Eppure grazie alla tecnologia LED, Marco Bosisio ha potuto operare per sottrazione, riducendo al minimo le parti in alluminio mantenendo comunque una connotazione estetica ben caratterizzata. Dotati di cavi di sospensione trasparenti regolabili, TouchMe può essere utilizzato in ambienti contract ma anche domestici. I 72 LED di colore bianco neutro offrono una morbida luce d’ambiente. www.metalspot.com (ph: Ilardo Team)

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TouchMe is an intriguing light fitting. It may be because it is extremely minimalist, very light yet strong. Or possibly, it might be because of its brushed aluminium casing, its rounded edges, its slimness reminiscent of some articles that are part of our everyday lives and considered to be ultra-technological icons of modern design. It is 6 mm thick and 4 cm wide, compact dimensions that are almost impossible to imagine, particularly where the suspension lamps are concerned. Yet thanks to the LED technology, Marco Bosisio was able to intervene by subtraction, reducing the parts in aluminium to a minimum while maintaining highly-distinctive esthetics. Equipped with adjustable clear cables for suspension, TouchMe is the ideal addition to the contrast and domestic environments. The 72 neutral white Leds create a soft environmental light. www.metalspot.com (ph: Ilardo Team)


LUMISHEET Al Salone del Mobile 2011 Santa & Cole presenta una innovativa collezione di complementi d’arredo nei quali la luce diviene parte costitutiva della struttura. La linea BlancoWhite disegnata da Antoni Arola è la prima ad utilizzare la tecnologia Lumisheet, per esplorare le potenzialità di una luce piatta e sottile negli elementi del vivere domestico. Questa tecnologia, sin’ora impiegata solo nel settore della cartellonistica, permette a fogli sottili meno di 1 cm di diventare luminosi e quindi di emettere una quantità di luce paragonabile a una lampadina. Una fila di LED applicata lungo i bordi di un pannello in materiale plastico trasparente e orientati verso l’interno del pannello, la sui superficie è stata previamente punteggiata, utilizzando un Laser specifico, con una fitta trama di micro incisioni con geometria variabile a seconda della lontananza dalla fonte luminosa. Questi micro intagli fungono da riflettori, verso l’esterno, del fascio di luce LED rendendo la superficie piatta del pannello omogeneamente luminoso. www.santacole.com (L. C.)

distance from the light source. These microincisions act as reflectors, directing the light produced by the Leds to the outside, creating uniform lighting on the flat panel surface. www.santacole.com (L. C.)

For the 2011 Milan Furniture Salon, Santa & Cole presents an innovative collection of interior design items with light as an integral part of the structure. The BlancoWhite range, designed by Antoni Arola, is the first system to exploit the Lumisheet technology, to explore the potential of a flat slim light fitting inside the home. To date, this technology has only been used in the billboards; it allows sheets less than 1 cm thick to become luminous and emit a quantity of light comparable to that of a light bulb. A row of Led lights is applied along the edges and oriented towards the inside of a clear plastic panel; this has been laser perforated with numerous micro-incisions of variable geometry depending on the

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info UN PALAZZO TUTTO D’ORO

utilizzano in modo originale o ne chiedono degli adattamenti siano essi strutturali o formali, riuscendo sempre a stupire per la maestria con cui rendono coreografici elementi estremamente tecnici. A partire dai tre spettacolari grappoli di Bubble che accolgono i visitatori nel foyer centrale a tutta altezza (14 piani per circa 50 m di altezza). Circonferenze di luce pura, di diverse dimensioni, abbinate in modo quasi acrobatico, come se fossero un prezioso collier. Per offrire il massimo comfort visivo gli apparecchi Blade degli uffici sono equipaggiati con uno speciale schermo APX che garantisce un ottimo controllo delle luminanze. Nella sala ricevimenti del 5° piano è stato fatto un uso originale di Bubble up, versione a incasso di Bubble a sospensione. Per simulare la luce del sole che entra dai lucernari, nel soffitto sono stati ricavati dei

Nel quartiere espositivo di Rho Fiera è da pochi mesi operativa la struttura direzionale di Fiera Milano SpA, progettata da Alfonso Femia e Gianluca Peluffo dello Studio 5+1AA con la collaborazione di Jean Baptiste Pietri. Il “palazzo tutto d’oro” ha un’identità forte, riconoscibile sin da lontano ad indicare la porta d’ingresso di questo nuovo quartiere del business internazionale. La forma allungata, snella ma al contempo solida, il color oro continuamente cangiante, le superfici in cui si riflettono realtà in continuo movimento, ne fanno un simbolo di ricchezza, dinamismo e modernità. Modernità che si esprime anche attraverso un’estrema attenzione agli aspetti tecnologici e di innovazione, posti al servizio della sostenibilità ambientale e del benessere degli occupanti. Grazie alle numerose le soluzioni adottate per ridurre i consumi energetici e all’ampio ricorso a fonti rinnovabili, l’edificio è classificato in classe energetica A. La luce rientra a pieno titolo tra gli aspetti che contribuiscono a raggiungere questo risultato, oltre a essere elemento estetico importante di questo progetto. La luce rappresenta per Femia e Peluffo un materiale da costruzione che al pari di altri deve essere utilizzato con sapienza e versatilità e da plasmare ogni volta in modo diverso. Ancora una volta, grazie al rapporto di fiducia con alcune aziende partner quali Norlight ed Helvar, i progettisti sono riusciti a ottenere il meglio rispettando i tempi di consegna estremamente contenuti. Ancora una volta la luce viene utilizzata in modo del tutto speciale, elemento compositivo o oltre che funzionale. Una luce che sottolinea le scelte architettoniche, rappresenta un elemento grafico, ricrea atmosfere o diventa pura poesia delle forme. Per questo Femia e Peluffo, non solo seguono da vicino il progetto illuminotecnico, ma amano disegnare essi stessi gli apparecchi di illuminazione che rispondono all’idea che hanno in mente per ogni singolo edificio. E quando ricorrono a prodotti già esistenti, li

fori a forma di tronco di cono rovesciato verniciati color oro, all’interno dei quali sono stati inseriti un Bubble Up e un proiettore. La combinazione delle due tipologie di luce e del riflesso oro ricreano nella sala preziose bolle di luce e interessanti chiaroscuri. Le scelte impiantistiche e quelle dei corpi illuminanti sono state compiute in un’ottica di flessibilità, ulteriormente avvalorata da un sistema di gestione della luce avanzato: tutti gli apparecchi sono infatti collegati tra loro tramite sistema bus gestito con protocollo DALI e controllato dai Router DIGIDIM di Helvar posti su ogni piano. In questo modo ogni piano viene gestito autonomamente e al variare delle condizioni non sarà necessario ricablare l’impianto ma

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semplicemente riprogrammarlo. Il sistema DIGIDIM ROUTER permette infatti di creare un sistema versatile e scalabile. Utilizzato in combinazione con gli altri prodotti della gamma DIGIDIM (unità relè, input unit, multi sensori e reattori elettronici) consente inoltre di raggiungere risultati notevoli in termini di risparmio energetico. Su ogni piano sono presenti da due a tre Router a seconda del numero di apparecchi previsti (ogni Router controlla fino a 64 reti DALI) e i diversi Router dialogano tra loro e con il sistema BMS di Siemens. Grazie ai sistemi Helvar è così possibile far dialogare tecnologie di aziende diverse e costruire architetture impiantistiche complesse e nello stesso tempo di facile gestione, cosa non sempre possibile con altri prodotti presenti sul mercato. Un utilizzo intelligente della luce, mirato alla riduzione dei consumi,

parte da una scelta attenta degli apparecchi di illuminazione in considerazione delle loro prestazioni illuminotecniche e della componentistica installata per arrivare all’utilizzo di sistemi di controllo e gestione della luce. Nel caso di Fiera Milano tutte le scelte operate sono state in quest’ottica. Gli apparecchi di illuminazione, anche quelli aventi funzione decorativa, sono stati equipaggiati con lampade a fluorescenza. Quelli installati negli uffici, più numerosi e maggiormente utilizzati, sono dotati di reattori elettronici dimmerabili a bassissime perdite (modello iDim di Helvar) e integrati in un sistema di gestione che prevede sensori di luminosità e controllo remoto. Tutti gli uffici sono dotati di un doppio sistema di controllo: i sensori di luminosità regolano automaticamente la potenza in base all’apporto di luce naturale, mentre


A GOLDEN BUILDING

per garantire un confort visivo migliore i singoli occupanti possono effettuare una regolazione manuale. L’accensione delle luci nei singoli uffici viene effettuata con il badge e questo fa sì che vengano accese le luci degli uffici realmente utilizzati. L’impianto è stato inoltre studiato per prevedere future implementazioni: i consumi e i costi di gestione potranno infatti essere ulteriormente migliorati in caso di utilizzo del software di gestione TouchStudio di Helvar che permette di gestire in modo autonomo e ancora più semplice i diversi settori dell’immobile e di monitorarne in modo continuo il funzionamento e di conseguenza i consumi. www.norlight.it; www.helvar.com (ph: Alberto Lavit)

The management block for the new Milan Rho-Fiera Exhibition authority Fiera Milan SpA , designed by Alfonso Femia and Gianluca Peluffo of Studio 5+1AA in collaboration with Jean Baptiste Pietri, has been operative for the last few months. The ’Golden Building’ has a powerful identity and from a distance indicates the entrance gateway to this new international business quarter. This shimmering golden building is slim and elongated yet strong and solid. Its surfaces reflect the everchanging surroundings, and symbolically projects the idea of wealth, energy and modernity. The modern orientation is also expressed through the maximum attention paid to technological and innovative aspects, with focus on environmental sustainability and the wellness of the staff and visitors. Thanks to the numerous solutions installed to reduce consumption and the widespread use of renewable energy sources, the building has been classed in energy class A. Natural light floods into the building and makes an important contribution to achieving these results; light is also an important component in creating the building’s esthetics. Femia and Peluffo consider light to be an essential building material which must be exploited with expertise and versatility. Once again, thanks to the longstanding business relationship with some partner companies – Norlight and Helvar – the designers managed to produce something truly unique within the restricted preset completion date. Light has been used in a special way as a construction and functional component for the building. The light exalts the architectonic decisions; it is a graphic element that recreates atmospheres and on occasion can be described as the pure poetry of shapes. Femia and Peluffo closely supervised the illumination technology project; however, they were also directly involved in the design procedures for some of the light

fittings they had in mind for each individual building. On those occasions when they decide to install existing products, they use them in an original manner or they request structural or formal adaptations to produce something that is always quite astonishing, adding a large dose of beauty to something that is highly technical. The three spectacular clusters of the suspension lamp ’Bubble’ welcome visitors in the full height foyer (stretching up through the 14 floors for approximately 50 meters). These are circles of pure light, in different dimensions, combined in an almost acrobatic manner as though part of a precious necklace. To guarantee maximum visual comfort, the light fittings ’Blade’ installed in the offices have been fitted with a special APX screen which provides excellent control of the luminance. In the reception hall on the 5th floor, the architects used ’Bubble-Up’ (the recessed version of Bubble) in an extremely original manner. In order to simulate sunlight which penetrates through the skylights, inverted truncated cone shapes were carved in the ceiling. These have been painted a golden color and fitted with Bubble Up lights and projectors. The combination of the two types of light and the golden reflection create delightful bubbles of light and interesting chiaroscuro effects in the lobby. The decisions regarding the plant and the light fittings were all based on versatility, further enhanced by an advanced light management system: all the fittings are linked by a BUS system, managed by the DALI protocol and controlled by Helvar DIGIDIM routers installed on each floor. In this way, the lighting on each floor is managed independently and if interior conditions change, the plant can simply be reprogrammed as opposed to total rewiring. The DIGIDIM ROUTER is a versatile and scalable component; when used in conjunction with the other products of the DIGIDIM range (relay unit, the input unit, the multi-sensor devices and the electronic reactors), the system can achieve

considerable saving in terms of energy saving. There are two or three routers installed on each floor (depending on the number of fittings); each router can control up to 64 DALI networks and each one of them interfaces with the others and with the Siemens BMS system. Thanks to the Helvar system, it is possible to connect technology from different companies and construct complex plant systems that are user-friendly – not an easy feat with other commercially-available products. Intelligent use of light, geared to reducing consumption, starts with the careful selection of the light fittings, on the basis of their illumination technology performance and the components installed to achieve the light control and management systems. This was the philosophy applied to all of the choices for the Fiera Milano SpA building. All of the light fittings, including the purely decorative ones, have been fitted with fluorescent bulbs. Large numbers of lighting devices have been installed in the offices and these high-use units are complete with lowdispersion electronic dimmer switches (iDim model by Helvar) and integrated in a management system that includes lightintensity sensors and remote controls. All of the offices are equipped with a dual control system: the light-intensity sensors automatically regulate the intensity on the basis of the natural light; and in order to guarantee better visual comfort, the individual can manually regulate the light to suit. The lights in the offices are activated by means of a badge, meaning that only the lights necessary are switched-on. The plant has been developed to accommodate future changes: the consumption and the management costs can be improved further if the Helvar TouchStudio management software is used as this package consents easier autonomous control for the various sectors of the building, with continuous monitoring of the functions and by reflection, the energy consumption. www.norlight.it; www.helvar.com (ph: Alberto Lavit)

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INTERIORS

txt: Marta Bernasconi ph: Nic Lehoux

UNA SOLIDA, NATURALE ASIMMETRIA

SOLID, NATURAL ASYMMETRY progetto: Omer Arbel

Nasce spontanea quando si sceglie di far partecipare la natura in un processo creativo. È lei a suggerire all’architetto la definizione degli spazi, l’illuminazione, le vedute. Omer Arbel ha ascoltato la natura del luogo e ha disegnato un’abitazione dal taglio audace e contemporaneo Un ampio appezzamento rurale fuori Vancouver sulla west coast canadese, caratterizzato da un dolce declivio e da due zone in cui protagonista è la foresta, ciascuna con un proprio carattere e diverse condizioni di luce: questo il sito, o per meglio dire il set, su cui sorge questa casa tanto particolare quanto affascinante. 23.2 House porta la firma di Omer Arbel, architetto e designer che nel 2005 ha aperto a Vancouver il proprio studio OAO – Omer Arbel Office e nello stesso anno è stato nominato direttore creativo di Bocci, azienda di design contemporaneo con sede nella stessa città canadese. Il suo approccio al design, che tende a non fare distinzioni tra i settori dell’architettura e del disegno industriale e che si concentra anche sulla ricerca dei materiali, si riconosce anche in questo progetto. Il punto di partenza ha coinciso proprio con la scelta del materiale: tante travi in legno di Douglas Fir vecchie di un centinaio d’anni, trovate in un deposito e provenienti da una serie di magazzini bruciati. Le travi recuperate erano di diverse lunghezze, sezioni e dimensioni, alcune di stupefacenti proporzioni (lunghe anche 20 metri oppure alte 90 cm). Fu subito deciso che fossero da considerare artefatti da rispettare e che non sarebbero state modificate in alcun modo. In ragione di questa estrema varietà dimensionale, l’architetto ha collaborato con un geometra che lo ha aiutato nel combinare i diversi elementi in legno in modo tale da poter creare spazi leggibili. La soluzione delineatasi ha coinciso con una geometria triangolare. Così, strutture triangolari in legno riciclato sono state unite per creare un tetto che appare come un panorama artificiale adagiato su quello naturale. Le angolazioni sono state studiate per creare una relazione continua tra gli interni e lo spazio esterno: a ogni stanza corrisponde un ambiente esterno di pertinenza. Per enfatizzare al massimo l’ambiguità tra indoor e outdoor, è stato adottato un singolare sistema costruttivo: in ogni camera viene a mancare la definizione di un angolo e lì la struttura appare come ‘tirata’ oltre l’angolo stesso, grazie all’utilizzo di una colonna storta in acciaio. In corrispondenza di questi corner aperti sono stati collocati ampi sistemi di porte a soffietto; in questo modo, la facciata che dà su entrambi i lati di questi angoli può ritrarsi e sparire completamente. Come a ribadire ancora una volta il desiderio di non avere diaframmi fissi e immutabili che separino da un esterno meritevole di essere visto e vissuto.

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La luce diffusa, che illumina gli interni, esalta la solida, calda presenza delle centenarie travi in legno, recuperate da vecchi depositi e restaurate. Diffused lighting brightens the interiors, exalts the solid, warmth of the century-old wooden joists, sourced from reclaim yards and restored.

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The shape will emerge spontaneously when we allow nature contribute to the creative process. Nature will tell the architecture how to define the spaces, the illumination, the panoramic views. Omer Arbel listened to nature in the location and designed a home that is audacious and contemporary A large rural site just outside Vancouver on the West Coast of Canada, with gently sloping land and by two areas where woodland is undeniably the protagonist; each zone has its own personality and different lighting conditions; this is a description of the site, or rather the setting, for this extremely unusual and highly fascinating home. 23.2 House was designed by architect and designer Omer Arbel. In 2005, he opened his own studio OAO – Omer Arbel Office in Vancouver and during that year he was appointed creative director of Bocci, a company of contemporary design with headquarters in the same Canadian city. His design approach tends not to make any distinction between the sectors of architecture and industrial design. He concentrates on research into materials and these results are apparent in this project. The starting point for the project coincided with the choice of material: wooden beams of centuryold Douglas fir, discovered in a storeroom and originating from a series of fire-damaged warehouses. The reclaimed beams

Come si legge nella planimetria, ogni ambiente della casa gode di un accesso diretto verso l'esterno. Nella sezione longitudinale si evidenzia lo sviluppo asimmetrico dei corpi che formano l'edificio. In primo piano spicca un albero, come a ribadire la centralitĂ  della natura. Spazi con diverse altezze, il tetto che cambia continuamente inclinazione. CosĂŹ Omer Arbel ha trasmesso alla casa la dolce ondulazione del terreno.

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As observed in the plans, each ambience in the home has direct access to the outside. The longitudinal section highlights the asymmetrical development of the wings that form the building. In the foreground, a tree which appears to symbolize the central importance of nature. Spaces of different heights, the roof that continually changes inclination. This is how Omer Arbel reflected the gentle contours of the land in the house.


were of different lengths, sections and dimensions, some were enormous – 20-meters in length or 90 cm thick. The architect immediately decided that these were important features to be respected and that they would not be modified in any way. Because of this extreme dimensional variation, the architect collaborated with a draftsman who helped him combine the various elements in wood and create spaces that were easy to interpret. The solution was a triangle. Consequently, triangular components in recycled wood were joined together to create a roof that looks like an artificial panorama resting on the natural landscape. The corners were studied to form a continual relationship between the interiors and the space outside: each bedroom has been correlated with a specific outdoor area. To maximize the ambiguous nature between the inside and the outside, the architect employed a unique building system: the rooms lack the definition of a corner with the building appearing as though it had been pulled beyond the corner itself, thanks to the installation of a distorted steel column. Large folding-door systems have been positioned in these open corners; in this way, the façade that overlooks both sides of these corners can retract and disappear completely. It is as though the architect wished to re-iterate his wish to avoid fixed, unchangeable diaphragms which separate the rooms from the outdoors – a magnificent feature that must be observed and experienced to the full.

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PROJECT

DESIGN

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APPOCUNDRIA

txt: Claudia Barana

L’esperienza sensoriale della luce attraverso gli occhi di Huub Ubbens L’appocundria, nella sua accezione dialettale napoletana, significa qualcosa di più del corrispondente (ipocondria) italiano. E di diverso. È quella sorta di apatia che ha il sapore dell’indolenza e dell’impotenza. Molto vicino alla refrattarietà. Un termine molto noto ai napoletani e utilizzato dal designer olandese, Huub Ubbens, per definire uno dei suoi progetti che meglio di altri raccontano la sua capacità di vivere la luce. Si tratta di uno studio sui raggi del sole che si riflettono sulle finestre e sui vetri delle case e dei palazzi. Riflessi effimeri che appaiono come graffiti o arcaiche incisione di luce. Segni astratti e geometrici, persino figure mitologiche o immaginifiche. Huub Ubbens scatta foto e colleziona raggi. Parte da Napoli, ma ovunque raccoglie immagini che raccontano di architetture e di spazi urbani, di distanze. Raccontano attimi, il tempo che scorre via veloce, al chiudersi di una finestra o al passaggio di una nuvola. E da qui il nome di Appocundria, preso in prestito da una canzone di Pino Daniele. È sempre a Napoli che nasce la passione di Huub Ubbens verso il light design perché è qui che scopre la luce mediterranea in contrasto con quella del Nord, vissuta in Olanda. “Durante il mio viaggio in Italia nel 1992, a Napoli, ho scoperto la luce del mediterraneo nei siti archeologici, da Pompei a Ercolano. Ho visto un bellissimo rapporto tra la luce e l’architettura arcaica, antica e le sue superfici porose” ci racconta il designer olandese quando lo incontriamo in un piccola trattoria, molto buia, vicino al suo studio milanese. “Ho iniziato a fare delle fotografie in bianco e nero per vedere l’effetto della luce naturale sulla materia. Era diventata una vera passione. Così è iniziata la mia ricerca sulla luce naturale. Quelle foto non sono diventate altro se non ricerca fino a quest’anno, quando ho iniziato un progetto per Marsiglia Capitale della Cultura 2013”. Tornato in Olanda, cambia lo sguardo verso la luce, quella naturale e quella artificiale. L’utilizzo che se ne fa nelle varie fasce geografiche è differente: nel sud dell’Italia, la luce è più fredda, va verso l’alto. Aiuta così ad aprire gli spazi e guardare verso l’esterno. In Olanda, sostiene il designer, o nei Paesi Scandinavi, è più calda. È posizionata più in basso ed è una luce che rimanda al fuoco, come una luce intorno alla quale ci si raccoglie. E crea un territorio circoscritto. Un percorso che passa dal modo di vivere la città, alle esperienze dell’arte contemporanea fino ad arrivare alla progettazione di lampade. Nasce la volontà di trasmettere la cultura della luce. Un tema difficile che Huub Ubbens racconta da una decina di anni, attraverso i suoi progetti e le sue lezioni alla SPD di Milano. La luce colorata, la luce legata alle stagioni. Ma la tradizione produttiva è prevalentemente legata più all’apparecchio e non alla diffusione della luce. Alcune belle eccezioni che hanno portato avanti interessanti ricerche sulla luce in rapporto all’essere umano sono Danese e Artemide con cui Huub Ubbens ha collaborato come art director e responsabile settore design, ma anche Zumtobel e Viabizzuno, aziende stimate dal designer olandese. Si sta percependo un cambiamento in questo senso, molto lento, che lavora sulla tecnologia. Un rischio perché l’odierno uso dei led rende la luce dinamica ma facilmente fraintesa con lo spettacolo. “E se non c’è una base rigorosamente legata alla luce, la sua cultura diviene solo involucro – sostiene

Immagini del progetto Ippocondria realizzate a Napoli e a Milano. Un percorso iniziato casualmente, per seguire la passione del segno lasciato dalla luce sulle architetture e divenuto progetto concreto che verrà presentato a Marsiglia, Capitale della Cultura 2013. Images of the project Ippocondria in Naples and in Milan. His pathway began almost casually and developed into a passion for the impact light has on architecture. These images will be transformed into a concrete project that will be presented in Marseille, Capital City of Culture 2013.

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Ubbens – bisognerebbe invece legare la luce all’intera persona, al suo benessere. Alla poetica e all’estetica.” Nel suo design, Huub Ubbens ricerca il rigore, una coerenza tra il pensiero e il progetto che deve, inevitabilmente, portare alla produzione di un utensile, che può avere tante forme diverse. Ma essendo tale, è un oggetto che dura molto nel tempo perché non ha uno stile applicato. “Se fai nascere una forma dall’interno, fai un lavoro di sottrazione; a quello che rimane dai più forza, sia come materia, sia come espressione. Ed è lì che fai nascere delle cose, delle forme senza tempo perché crei una tensione estetica che va oltre al gusto personale. E questo è un lavoro che viene svolto sempre meno”. Non è solo colpa dei designer, ma dei punti di vista forti che vengono a mancare. Le aziende diventano grossi gruppi e lo spirito sparisce. Danese, Magis, Artemide hanno ancora un proprietario con dei punti di vista, che si possono anche non condividere, ma che permettono una coerenza anche al designer. e il progetto che deve, inevitabilmente, portare alla produzione di un utensile, che può avere tante forme diverse. Ma essendo tale, è un oggetto che dura molto nel tempo perché non ha uno stile applicato. “Se fai nascere una forma dall’interno, fai un lavoro di sottrazione; a quello che rimane dai più forza, sia come materia, sia come espressione. Ed è lì che fai nascere delle cose, delle forme senza tempo perché crei una tensione estetica che va oltre al gusto personale. E questo è un lavoro che viene svolto sempre meno”. Non è solo colpa dei designer, ma dei punti di vista forti che vengono a mancare. Le aziende diventano grossi gruppi e lo spirito sparisce. Danese, Magis, Artemide hanno ancora un proprietario con dei punti di vista, che si possono anche non condividere, ma che permettono una coerenza anche al designer. Uno dei suoi ultimi lavori è ‘Sottovoce, quattro stati d’animo della luce’, esposto durante le giornate del LED Light Exhibition Design 2010 a Milano. Non giochi luminosi, ma una riflessione sulla luce, formata anche da ombra e buio. 4 grossi coni in cui ci si poteva nascondere e ascoltare le parole di 5 autori: ‘Libro d’ombra’ di Junichiro Tanazaki, ‘Ombre delle idee’ di Giordano Bruno, ‘Luce’ di Ettore Sottsass e un intreccio letterario a due voci tra ‘La luce nelle sue manifestazioni artistiche’ di Hans Sedlmayer e ‘La luce delle cose’ di Antonella Anedda. Durante le giornate della settimana del Salone milanese, potremo osservare il frutto della consulenza di Huub Ubbens all’azienda 3M, una ricerca svolta insieme al 3M Design Lab e ad altri professionisti del design, all’interno della mostra Infinite Innovation in cui l’azienda mette in scena nuovi concept e tecnologie, tra finiture e luce, nell’architettura e nel design. Ippocondria sui muri di Marsiglia e Minneapolis. A lato, in alto, l’installazione Sottovoce, quattro stati d’animo della luce, esposta ai Giardini Montanelli durante il festival LED 2010 a Milano.

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Ippocondria on the walls of Marseille and Minneapolis. To the side, top: the installation Sottovoce, four moods of light on display in the Montanelli Gardens during the 2010 edition of LED in Milan.

A sensory experience of light viewed through the eyes of Huub Ubbens L’appocundria, in Neapolitan dialect has a much deeper meaning that its Italian counterpart – ippocondria. It describes a sort of apathy which suggests indolence and impotence, similar to a relapsing condition. The word is commonly used by the inhabitants in Naples and on this occasion the Dutch designer Huub Ubbens exploited it to define one of his projects that describes how he experiences light in a more accurate way than many others. The study focuses on how the rays of the sun reflect on windows and glass panes in homes and offices. These reflections are ephemeral and resemble graffiti or ancient etchings of light, a collection of abstract geometric signs, mythological or magnificent figures. Huub Ubbens takes photos and collects light rays. He started in Naples but everywhere he goes he immortalizes images that tell the story of architecture, urban spaces and distances. They describe moments, time that runs past, changing circumstances when a window being closed or a cloud races across the sky. And this is where the name ‘Appocundria’ originated, borrowed from a song by the famous Neapolitan Blues musician, Pino Daniele. And again in Naples, Huub Ubbens discovered his passion for light because it was here that he saw the amazing contrast between the Mediterranean luminosity and light in Holland, typical of Northern Europe. We met the architect in a small dark trattoria close to his Milanese studio: “I was traveling in Naples in the South of Italy in 1992; I discovered the light of the Mediterranean in archeological sites, from Pompei to Ercolano. I observed the amazing relationship between light and the ancient architecture and its weathered porous surfaces. I started taking black and white photographs to see the effect natural light had on the various surfaces. I soon became passionate about it and this marked the start of my research into natural light. Until this year, the photos were simply part of my research, until I started working on a project for Marseille Capital City of Culture 2013”. When he returned to Holland, his approach to natural and artificial light had changed. Light is exploited and perceived in different ways at the different latitudes; for example, in the south of Italy, the light is colder and spreads upwards; in this way, spaces can be opened-up and the eyes are drawn to the outside of the building. According to the architect “In Holland or in the Scandinavian countries, the light is warmer. The sun is lower in the sky and produces a light reminiscent of an open fire, like the light that draws us in to sit cosily and chat, within a well-defined territory. It is a pathway that touches how we live the city, the experience with contemporary art and culminates in the design of the lamps”. Then he decided to spread the culture of light; it’s


a difficult topic that Huub Ubbens has been promoting for the last ten years, through his projects and his lessons at the SPD, Milan. He tells of colored light and light associated with the changing seasons. However, the production traditions are largely associated with the light-fitting and not with the diffusion of the rays. Some companies are exceptions and have continued their interesting research into light in relation to Man – Danese and Artemide for example; Huub Ubbens worked with these companies as the art director and in charge of the design sector. Zumtobel and Viabizzuno are other companies who work in this direction. Changes are afoot in this direction, they are slow and are based on technology. There is a risk associated however because the use of Led fittings produces dynamic lighting but the effect can easily be confused with the entertainment sector. According to Ubbens: “If there is no matrix that is associated with light itself, its culture will only be on the outside, on the shell. What we need to do is associate light with the whole person, his wellness, with poetry and esthetics”. In his designs, Huub Ubbens is looking for clean lines and coherence between the thought and the project which will inevitably lead to the production of a utensil which can have numerous different shapes. Consequently, it is an article that will last for many years because no style criteria have been applied. “If the shape is developed from the inside, the finished product will be created by subtraction; what remains will be stronger, in terms of the material itself and in terms of its expression. This is how designs are created, timeless shapes that create esthetic energy which stretches far beyond personal taste. This is a procedure that has increasingly been abandoned”. And it is not just the designers who are to blame; it’s a question that strong points of view are missing. Companies expand and become too large and the original creative spirit disappears. Danese, Magis, Artemide still have an owner who has a strong point of view; we might not all agree with his point of view but his brief will define designer’s guidelines. One of his more recent projects ‘Sottovoce – four moods of light’ was presented during LED Light Exhibition Design 2010 in Milan. No luminous effects, but a reflection on light, an entity which also embraces shade and darkness. The visitors could hide inside four large cones and listen to the words of five authors: ‘In praise of shadows’ by Junichiro Tanazaki, ‘Ombre delle idee’ by Giordano Bruno, ‘Luce’ by Ettore Sottsass and a literary dialogue with two voices between ‘Light in its artistic manifestations’ by Hans Sedlmayer and ‘The Light of Things’ by Antonella Anedda. During the forthcoming week of the Milanese Salon, we will be able to observe the results of the joint project between Huub Ubbens and the company 3M. The research was performed in conjunction with 3M Design Lab and other design professions, and will be on display in the exhibition Infinite Innovation with the company presenting new concepts and technology, finishes and light, architecture and design.

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Due immagini di MediaLuna, Napoli, Borgo Marinai, 2009. Le antenne paraboliche dei palazzi vengono interpretate da Ubbens come tante piccole lune poste in cima ai palazzi. (Un ringraziamento a Franz Cerami, Attilio Ruggieri + team, Patrizia Ranzo).

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Two shots of MediaLuna, Naples, Borgo Marinai, 2009. Huub Ubbens interprets the parabolas on the buildings as lots of tiny moons above the roofs (Thanks to Franz Cerami, Attilio Ruggieri + team, Patrizia Ranzo).


Ogun, Danese 2010. Lampada disponibile a sospensione e a soffitto. Si tratta di una macchina ottica calcolata per ottenere la migliore distribuzione delle emissioni senza abbagliare. Sorgente interamente schermata tranne che in una piccola porzione alla sua estremità inferiore. Ogun è la divinità afro-brasiliana del ferro e della forgiatura. Below, Ogun, Danese 2010 – available as a suspension and ceiling fitting. It is an optic machine calculated to achieve the best distribution of glare-free light emissions. The source has been completely screened with the exception of a small portion at the lower end. Ogun is the name of an Afro-Brazilian divinity for iron and metalworks.

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ART

Carlo Bernardini, Cristallizzazione Sospesa, 2010, installazione ambientale in fibre ottiche, h da terra m 9,50x11x13. Luci d’Artista 2010, Torino XIII edizione, Palazzo Bertalazone di San Fermo.

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Carlo Bernardini, Suspended Crystallization, 2010, optic fibers installation, h from ground m 9,50x11x13. Luci d’Artista 2010, Torino XIII edizione, Palazzo Bertalazone di San Fermo.


CARLO BERNARDINI txt: Chiara Fagone ph: courtesy Carlo Bernardini

DINAMICHE SPAZIALI

SPATIAL DYNAMICS

Le sperimentazioni di Carlo Bernardini sono da alcuni anni rivolte alla possibile raffigurazione del rapporto spazio-luce; una ricerca compiuta conquistando l’astrazione, l’essenza che riguarda il dato percettivo. Le sue installazioni ambientali, realizzate con fibre ottiche e superfici elettroluminescenti, disegnano uno spazio mentale, tracciano dinamiche in continua relazione tra immaterialità e visibilità; un insieme di sollecitazioni nel quale l’osservatore ridefinisce progressivamente la propria presenza. Tra le più recenti realizzazioni dell’artista ‘Cristallizzazione sospesa’, intervento a Palazzo Bertalazone per l’ultima edizione di Luci d’Artista a Torino, ‘Drawing of the vaacum 2011’, The Arc Show, Business Design Centre, Londra, ‘Vacuum presso Delloro Arte Contemporanea a Berlino. A Carlo Bernardini ho chiesto di illustrare alcuni aspetti della sua ricerca.

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La luce con la sua caratteristica immaterialità è nelle sue realizzazioni una costante di intensa espressività; come interpreta la luce nei suoi progetti? Il mio tentativo è quello di creare opere da intendersi come organismi visivi, in cui avvengono sovrapposizioni percettive simultanee, statiche e dinamiche. La fibra ottica a luce esterna cristallizza la luce in una forma fisica; la luce insieme all’ombra è l’unico elemento che ha proprietà visibili pur essendo immateriale. Questa cristallizzazione che invece cattura, ferma e imprigiona la luce dentro linee fisiche, proprietà della fibra ottica a luce laterale, diviene una sorta di “accumulatore” della luce in una forma scultorea intorno allo spazio. Sono quindi interessato anche a creare dei contrasti tra il buio e queste forme di luce dalla mobilità percettiva, che bloccate in una fissità apparente determinano un sottile gioco di equilibrio. Quali sono le relazioni che i suoi interventi determinano con lo spazio? E con il pubblico? Le mie installazioni in fibra ottica evidenziano lo spazio come un “disegno mentale”, un disegno che sfrutta al posto di una superficie lo spazio totale e il buio come un foglio scuro sul quale strutturarsi in negativo. L’installazione in fibra ottica è quindi un disegno nello spazio che va a trasformare lo spazio stesso e le coordinate percettive dell’osservatore, ed è costituita da linee di luce tese negli ambienti aperti, tra piani e superfici dei complessi architettonici. L’arte visiva si fonda sulla sperimentazione di un linguaggio finalizzato alla sua stessa evoluzione, e il pubblico eterogeneo, talvolta, viene preso in contropiede quando i codici non sono quelli tradizionali a cui è abituato. Ciò avviene solitamente nei luoghi deputati all’arte, dove si va appositamente per vedere i linguaggi del contemporaneo, mentre in un luogo convenzionale, dove ci si trova a passare quasi distrattamente, credo possa essere anche superiore lo spiazzamento che si produce, e la presa di coscienza conseguente a cui si è chiamati, proprio perché l’impatto con un’opera avviene inaspettatamente. Le persone sono spesso come magnetizzate, magari proprio dalla luce materializzata e vista in maniera non usuale, e quando l’impatto avviene improvviso, si addentrano nello spazio dell’opera per gradi, quasi si trovassero in una realtà surreale. Come si coniugano nelle sue installazioni la dimensione percettiva e quella evocativa? Ciò a cui penso e che mi interessa comunicare, più che la dimensione evocativa, è la purezza dell’estrema sintesi del linguaggio usato come trasformazione percettiva, creando quella mobilità visiva intrinseca alle installazioni, che può permettere di non vederle mai uguali a se stesse da qualsiasi parte interna o esterna le si guardi. L’utilizzo della luce nell’arte contemporanea non parte da obiettivi che si giustifichino con nessuna funzionalità rispetto invece alle prerogative espressive evocative che sono proprie della luce come illuminazione d’ambiente o di design. L’arte visiva, non partendo a priori con l’obbligo di realizzare qualcosa di effettivamente funzionale, utilizza il linguaggio della luce il modo sperimentale, puramente finalizzato a tirare fuori magari un semplice fenomeno visivo che nulla ha a che vedere con l’abbellimento o l’utilità. Per questo il “pensiero visivo” libero dal rispetto di tematiche, e da funzioni scenografiche, può spaziare al di fuori da qualsiasi logica che non è raggiungibile diversamente, permettendo all’opera di sovvertire in un gioco dei ruoli la distinzione con il contenitore, trasformandolo in se stessa. Non è la forma installata ad adattarsi al luogo, ma il luogo a trasformarsi a sua immagine. In tale condizione l’interesse intrinseco dell’immagine dunque può non essere per gli aspetti evocativi, metaforici o allusivi, ma incentrarsi unicamente intorno ai valori puramente visivi, al di là dei quali può non esserci nulla. Può darci una definizione di quello che chiama lo “spazio permeabile”. L’installazione può, con l’abbassamento della condizione visiva normale, attraverso il buio, annullare la fisicità dello spazio reale e quindi permettere alla persona di attraversare uno spazio mentale. La trasformazione percettiva fa sì che lo spettatore nel buio possa vivere quello spazio in modo diverso, uno spazio permeato dalla presenza di un ambiente di luce. Lo chiamo permeabile proprio perché si lascia attraversare dalla persona fisica ma anche dalla sua percezione. Le forme visive che si strutturano in base agli spazi che io disegno non sono definite, ma sono collegate direttamente all’ambiente e soggette alla questione del punto di vista, così che ad ogni movimento dello spettatore corrisponda un mutamento della forma, dando l’impressione di essere sempre davanti ad installazioni diverse. In realtà il mio modo di lavorare, che apparentemente può sembrare rigorosamente programmato, lascia molta più libertà di quel che si crede a una sorta di espressionismo libero dello spazio. Ho realizzato molti lavori proprio partendo dal punto di vista: li ho costruiti in modo tale che tutte le linee tese nello spazio collimassero creando figure geometriche bidimensionali precise, visibili ad una data angolazione chiudendo un occhio ed utilizzando l’altro come una sorta di obiettivo fotografico monoculare. In un dato punto di vista le linee si sovrapponevano, muovendosi raddoppiavano e, ancora, entrando nell’installazione si moltiplicavano come in un caleidoscopio. Nel suo saggio ‘Divisione dell’unità visiva’ (Roma, Stampa Alternativa) scrive di due apparati sperimentali speculari appartenenti all’opera che determinano uno sdoppiamento, può illustrarci questo passaggio che penso sia significativo per la sua ricerca. Intorno al 1994, ho elaborato un concetto di Divisione dell’Unità Visiva creando due differenti autonomie visive in una stessa opera: una alla luce reale e un’altra al buio. Erano superfici bianche che, in assenza di luce reale, diventavano una sorta di negativo fotografico di se stesse. Alla materia pittorica bianca, stratificata in tante velature, è sottoposta una stesura di fosforo che, al buio, rimanda la luce assorbita al chiaro. Si verifica un baluginio astratto della materia pittorica; le linee di luce si trasformano in linee d’ombra e viceversa. Dal ‘96 invece ho trovato

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nella fibra ottica un mezzo nuovo e non inflazionato da altri artisti, elaborando così questo progetto di divisione dell’unità visiva anche nella scultura, composta proprio da due unità visive distinte e autonome: una in acciaio inox visibile di giorno, l’altra in fibra ottica visibile di notte. Di giorno la struttura visiva leggerissima delle fibre ottiche non illuminate, lascia comunque intuire la propria forma nella forma in acciaio, così come quest’ultima mantiene la sua presenza di notte grazie proprio ai leggeri riflessi dei tubolari d’acciaio. Il vuoto nella massa plastica delle opere privilegia la trasparenza della forma sul paesaggio chiamato così da essere visivamente parte integrante del volume stesso. Le forme di luce in fibra ottica che iniziano ad esistere con l’imbrunire prenderanno progressivamente tanta più forza visiva quanto più perderanno lentamente la loro visibilità col sopraggiungere del buio le sculture in acciaio. In senso opposto lo sfumare di una visione sull’altra si determina al sorgere del sole. All’interno delle strutture il campo dinamico di luce è quindi basato sulla mobilità percettiva della luce indotta nell’osservatore, e sul mutamento delle coordinate prospettiche dello spazio architettonico. Visibile e invisibile, due termini dialettici? Se è vero che la relatività nelle nostre sensazioni fisiche e psichiche nei confronti delle cose, lascia spazio al presentimento dell’esistenza di una diversità tra la loro parvenza e la loro realtà, e quindi tra la loro realtà e la nostra coscienza, è altrettanto vero che il visibile si percepisce sempre al di qua o al di là dell’apparente. Su questo crinale le relazioni fra le cose, le loro regole di strutture reali, perdono definitivamente autonomia. L’ipotetica seconda condizione visiva e mentale a cui si indirizzano le possibilità intuitive della percezione è da ricercare nella struttura intrinseca dello spazio dell’opera, sia se essa è costituita da materia inerte sia se è costituita da materia in movimento. È in questa seconda esistenza visiva che si avverte il senso di presenza di ciò che si ipotizza invisibile. Osservando un’immagine non siamo quindi consapevoli né di tutti i suoi elementi costitutivi, né delle loro identità specifiche, in quanto il subentrare della nostra immaginazione, sovrapponendosi, ci impedisce di conservare intatta la sensazione primaria. Inizialmente in modo chiaro di una cosa avvertiamo una determinata sensazione, che è appunto la sensazione primaria; in un secondo tempo invece proprio gli elementi in principio non percepibili, le cosiddette “zone oscure”, riaffiorando alla memoria, tendono a rivivere in noi come qualcosa di nuovo ed estraneo, poiché dimentichiamo che facevano parte di quella sensazione precedente. L’automatica analisi sulla distinzione tra le cose come appaiono e le cose in sé fa scaturire in noi la formazione di due diversi mondi, l’uno reale e l’altro illusorio. Tra questi due mondi, vi è una condizione intermedia che può essere spesso molto diversa o ambigua, e può trasporsi dall’uno all’altro così come un semplice riflesso può sembrare una luce.


I rapporti tra contesto urbano e multimedialità sono attualmente un vivace campo di ricerca, cosa pensa delle potenzialità e delle suggestioni creative della luce nella città contemporanea? La trasformazione più grande che l’arte contemporanea ha vissuto negli ultimi 50-60 anni non è tanto quella dei nuovi materiali, dei nuovi linguaggi o concetti espressivi, quanto la perdita del perimetro di un quadro e del volume proprio nella scultura. Le opere sono sconfinate nello spazio totale, trasformandosi in esso; quindi eludere la fisicità dei luoghi e spostare il tiro capovolgendo il senso allo spazio ambientale trasformandolo da contenitore in opera è, a mio modo di vedere nel contesto urbano, una delle linee sperimentali aperte nelle ricerche visive odierne. ?Le superfici sensibili, l’interazione della luce, la mediazione di forme tra le due e le tre dimensioni, la spazializzazione del suono, possono spostare il raggio di percezione del linguaggio sugli elementi non materiali, presenze impercettibili, impalpabili, che diverranno così stimoli dei processi mentali compiuti all’interno di sistemi interattivi. Nel mutamento chimico della materia vi è un’ulteriore strada sperimentale che l’arte percorre senza soluzione di continuità. La multimedialità determina quindi l’evoluzione del linguaggio attraverso opere che trasformandosi in organismi audiovisivi conducono il contesto architettonico per mano nel cosiddetto spazio mentale o luogo del pensiero. La luce rende possibile una reinterpretazione dello spazio urbano da offrire al pubblico, percorribile anche nei termini di una riqualificazione della città non solo temporanea? La luce è un mezzo che si predispone con la sua apparente immaterialità ad eliminare la fisicità dell’opera oltre i confini e i perimetri, ed appunto a trasformare lo spazio nell’opera stessa. La grandi architetture di oggi, così come quelle antiche, divengono inevitabilmente luoghi permeabili per i linguaggi dell’arte contemporanea. In Europa, ad esempio, è naturale coesistere e misurarsi con luoghi creati dalla logica creativa, architettonica e visiva dei secoli passati; lo sbalzo temporale tra le tecniche o le tecnologie del linguaggio contemporaneo, talvolta sofisticate, viene a creare un forte contrasto con tali ambienti. Sono proprio questi forti contrasti tra il materiale e i luoghi che per me si rivelano spesso il punto di forza, il catalizzatore che rende imprevedibile il fenomeno visivo dei mezzi espressivi odierni, che – unito allo sbalzo temporale di cui dicevo – può condurre a creare aspetti surreali. È questo il concetto visivo con cui si possono riqualificare tante zone morte nel contesto architettonico delle grandi città.? Mi interessa creare installazioni ambientali che prendono lo spazio, lo dominano, lo inglobano trascinandolo a forza nella dimensione visionaria determinata dall’idea; quindi affrontare le grandi architetture può essere esaltante come il brivido delle vertigini, ossia misurarsi con qualcosa di già grande che si può sfidare ma esserne al contempo annientati.

In your projects, the immaterial qualities of light are a constant of intense expressiveness; how do you interpret light in your projects? What I try to do is create projects that can be interpreted as visual organisms, where there is a simultaneous overlap of static and dynamic stimuli. The fiber optic with external light crystallizes light in a physical form; light and shadow are the only elements that have visible properties despite being immaterial entities. The crystallization process captures, holds and imprisons light inside the physical lines of the optic fiber with lateral light; it can be described as a unit that ‘accumulates’ light in a sculptural shape around the space. I am also interested in creating contrasts between the darkness and these shapes of light which have perceptive mobility; they are blocked by their apparent immobility and create a subtle balancing effect. How would you describe the relationship your projects form with the space around them? And with the public? My installations in fiber optic exalt the space as a ‘mental design’; instead of exploiting a

In alto, Codice Spaziale, 2008, installazione ambientale in fibre ottiche. Como, Villa del Grumello. A sinistra, Campo organico di luce, 2010, installazione in fibre ottiche interno esterno. La Scultura Italiana del XXI secolo, Fondazione Pomodoro, Milano (courtesy gallerie Grossetti Milano, Delloro Roma). Nella pagina a fianco, La Luce che Genera lo Spazio, 2009, installazione ambientale in fibre ottiche. Palazzo Litta, Milano. Top, Spatial Code, 2009,fiber optic installation. Como, Villa del Grumello. Left, Carlo Bernardini, Campo organico di luce, 2010, Optic fibers installation interior/exterior. La Scultura Italiana del XXI secolo, Fondazione Pomodoro, Milano (courtesy gallerie Grossetti Milano, Delloro Roma). On the opposite page, The Light that Generates Space, 2009, optic fibers installation. Palazzo Litta, Milan.

For several years now, the experiments performed by Carlo Bernardini have concentrated on possible changes in the space-light relationship; the research studies were completed through the abstraction and the essence of the perceptive information. His environmental installations are constructed with optic fibers and electro-luminescent surfaces which design a mental space, track the dynamics which have an uninterrupted relationship between immateriality and visibility; they contain a collection of stimuli through which the observer progressively redefines his presence. The artist’s latest projects include ‘Suspended crystallization’ an installation at the Palazzo Bertalazone for the latest edition of Artistic Lights in Turin, ‘Drawing of the vacuum 2011’, The Arc Show, Business Design Centre, London, ‘Vacuum’ at the Delloro Contemporary Art in Berlin. I spoke to Carlo Bernardini and asked him to illustrate some aspects of his research.

surface, these creations exploit all of the space and the darkness like a black page which produces a negative image. The installation in fiber optic is a project that transforms the space itself and the observer’s perceptive coordinates; it consists of lines of light in the open spaces, stretched between the floors and the various surfaces of the architectonic complexes. Visual art is based on the experimentation of a language that is oriented to its own evolution and the general public is often astonished when the codes are not the traditional ones expected. This normally happens in the places for art where visitors go specifically to perceive the contemporary; in a conventional venue, we will often walk past unaware of the changes, the astonishment may be even greater because the perception of the installation is unexpected. The people are often mesmerized, possibly by the way light has materialized and the visit will be unusual. The impact is sudden, entrance to the space is gradual and the visitor has the impression of being inside a surreal reality.

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How do you combine the perceptive and evocative dimensions in your installations? Rather than focusing on the evocative dimension, I concentrate on communicating the purity of the extreme language synthesis used as the perceptive transformation, and this creates the visual mobility that is intrinsic to my installations. It allows the installation to have a different appearance depending on the interior or exterior point of observation. The use of light in contemporary art does not start from the final objectives; the lack of performance is not justified with respect to the evocative expressive prerogatives in relation to the illumination of an ambience or lighting design. The starting point does not have to be the creation of something that is effectively functional; visual art uses the language of light in an experimental manner, finalized purely to the extraction of a visual phenomenon which has nothing to do with decoration or usefulness. For this reason the ‘visual thought’, stripped of its respect for thought-trains and scenographic functions, can extend beyond any logical pathway that can not be otherwise achieved, allowing the project to exchange places with the container and transform it. It is not the installation that adapts to the location but the location which transforms into the image. Under these conditions, the intrinsic features of the image may not be based simply on its evocative, metaphoric or elusive aspects but focused exclusively on the purely visual values, which may be all there is. Could you describe what you mean by ‘permeable space’? As the normal visual conditions change and the day progresses into night, the installation may annul the physical dimension of the space and allow the person to cross through a mental space. This perceptive transformation means that the spectator surrounded by darkness can experience the space in a different manner, as a space permeated by an ambience of light. I call it permeable because it can be crossed by the physical being and also by his perception. The visual shapes that are based on the spaces I design are not definite, but are directly connected to the environment and subject to the point of observation; as a result, every movement by the spectator corresponds to a change in the shape, and people will have the impression of always observing different installations. In actual fact, my way of working may appear to have been carefully planned; however, it leaves much more freedom to a sort of unlimited expressionism of the space.

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I have completed numerous projects with the point of observation as the starting point: I constructed them so that all of the lines stretched across the space intersected and formed precise two-dimensional figures, visible from a specific angle with one eye closed and using the other as a sort of monocular camera lens. At a given observation point, the lines overlap, they move and double and on entering the installation, they multiply as though in a kaleidoscope. In your book, ‘Divisione dell’unità visiva’ [Division of the visual unit] (Rome, Stampa Alternativa) you wrote about two mirror-image experimental units belonging to the project and which determine the division, can you illustrate this step which I feel is important in your research? It was around 1994 and I was working on the concept of Divisione dell’Unità Visiva creating two different independent visual units in the same project: one positioned in the light and the other in the dark. They consisted of white surfaces that, in the absence of real light, became a sort of photographic negative of itself. The white pictorial material was stratified and covered with a layer of phosphorous; in the dark, this emitted the light absorbed. What resulted was an abstract flickering of the pictorial material; the lines of light were transformed into lines of shadow and vice versa. In 1996, I identified a new medium in the fiber optics that had not been exacerbated by other artists. I managed to transport the project of divisione dell’unità visiva to sculpture, where it consisted of two distinct and independent visual units: one in stainless steel that was visible during the daytime and the other in fiber optic visible at night. During the daytime, the light visual structure of the fiber optics that were not illuminated suggested their shape on the steel; the presence was re-iterated at night thanks to the luminous reflections in the steel piping. The vacuum of the project’s plastic mass privileges the transparency of the shapes on the landscape which then becomes an integral part of the volume itself in visual terms. The shapes of light in fiber optics that start to appear at sunset progressively lose their visual power and the visibility of the steel sculptures is lost with the arrival of darkness. The opposite happens when the sun rises again. Inside the structure, the dynamic field


Carlo Bernardini, Drawing of the vacuum, 2011, installazione in fibre ottiche, m H 5x 20x10. The Arc Show, Business Design Centre, London.

Carlo Bernardini, Drawing of the vacuum, 2011, optic fibers installation, m H 5x20x10. The Arc Show, Business Design Centre, London.

of light is therefore based on the perceptive mobility of light induced in the observer and the changes to the observation coordinates in the architectonic space. Visible and invisible, two dialectic terms? If it is true that the relativity of the physical and psychic sensations of what we see leaves room for the sensation of diversity between the appearance and reality, it can also be said that the visible is always positioned on one side or on the other side of the apparent. And consequently, the objects and their real structures definitively lose their independence.The hypothetical second visual and mental condition which guides the intuitive possibilities of perception should be searched for in the intrinsic structure of the space around the project – irrespective of whether this consists of an inert material or something that is moving. And it is in this second visual existence that we perceive the presence of what was supposed to be invisible. Observing the image, we are not aware of the elements of its make-up nor their specific identity, in that the effects of our imagination prevent us from preserving the primary sensations intact. Initially we have the clear primary sensations; at a later stage, the elements that we could not perceive at the outset, the so-called ‘obscure zones’, reappear in our memories and create the impression of something new and foreign, and we forget that they belonged to the previous sensations. The automatic analysis on the distinction between the objects as they appear and their real consistency leads to the formation of two different worlds – one of which real and the other illusionary. And between these two worlds there is the intermediate condition that may be different or ambiguous and can shift from one to the other. The relationship between the urban context and multimedia dimensions is currently part of an extremely lively area of research. What is your opinion regarding the potential and the creative suggestions of light in the contemporary city? In my opinion, the biggest transformation that contemporary art has experienced over the last 50-60 years is not so much a question of the new materials, new languages or expressive concepts but the loss of the perimeter of a painting and the volume of a sculpture. The works of art have spilled out to occupy the space and become part of it; the elude the physical dimension of the locations and change the target, thus scrambling the environmental space,

transforming it from container into project. This is my opinion of the urban context, one of the experimental areas in the current visual research programs. Sensitive surfaces, interaction with light, the mediation of shapes between two and three dimensions, the spatial qualities of sound, can shift the radius of linguistic perception onto non-material elements, imperceptible, untouchable presences which will become the stimuli of the mental procedures within interactive systems. The chemical changes of matter forms another separate experimental pathway for art. The multimedia dimension therefore determines the evolution of the language through the works of art which are transformed into audio-visual organisms and it leads the architectonic context into the so-called mental space or the thought tracks. Light makes it possible to reinterpret the urban space available to the public; can it be used as part of a more permanent feature in the requalification of the city? Light is a medium that exploits its apparent immaterial qualities to eliminate the physical dimension of the works beyond the boundaries and the perimeters, and transforms the space into the work of art itself. The large architectonic structures of the present and the past inevitably become permeable places for the languages of contemporary art. In Europe for example, it is normal practice to be faced with places which developed from creative, architectonic and visual logic of centuries past; the time leap between the techniques or the technologies belonging to the contemporary languages which are sometimes sophisticated, creates sharp contrast between the ambiences. And in my opinion, these sharp contrasts between the material and the location are often their strong points, the catalyst that adds the unpredictability factor to the visual phenomena of today’s expressive media; and when these are combined with the time leap I mentioned above, they can lead to truly surreal results. This is the visual concept I use to re-qualify many of the ‘dead’ areas – in architectonic terms – in the major cities. I like to create environmental installations that grab the space, they dominate it, they engulf it and drag it forcefully into the visionary dimension defined by the idea; so tackling a large architectonic construction can lead to emotions that are as exhilarating as dizziness, in other words, tackling something enormous that can be considered to be a challenge but is also something that can be completely eliminated.

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ART

Grandi Maestri – Leonardo Ritratto di Beatrice d’Este. A fianco, The Best Friend della serie Anima del quotidiano. Grand Maestros – Leonardo Portrait of Beatrice d’Este. To the side, The Best Friend of the series – Soul of Everyday Living.

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RENATO MENEGHETTI OLTRE IL CORPO,OLTRE LA PELLE

BEYOND THE BODY, BEYOND THE SKIN txt: Chiara Fagone; ph: courtesy Renato Meneghetti

“Fin che si rende visibile godi del soffio colorato della vita. Tutto tornerà alla condizione prima. Le lastre X: grigio grigio grigio, un tocco di profondo un lampo di bianca luce. Tutto torna alla condizione prima: godi del colore fin che puoi”. (Renato Meneghetti)

“For as long as it is visible, enjoy the colored breeze of life. Everything will return to the starting position. The X-rays: gray gray gray, they touch deep down, a flash of white light. Everything will return to the starting position: enjoy the color while you can”. (Renato Meneghetti)

Lo sguardo di Renato Meneghetti, attento indagatore di uomini e oggetti, ci coinvolge in un percorso che attraversa esperienze differenti, tutte accomunate dal desiderio di guardare oltre l’apparenza, oltre il visibile che contiene le forme. Da molti anni l’artista si dedica a una interpretazione del corpo umano affidata alla tecnica radiografica; raccoglie, e assembla diversamente, le immagini ricavate dalla nota pratica diagnostica sperimentata da Wilhelm Röntgen, i raggi X. “Le radiografie – scrive Renato Meneghetti – sono nate da una ricerca di un nuovo mezzo espressivo con il quale visualizzare un’opera essenzialmente riflessiva che potesse risolvere la mia personale necessità interiore di trovare lo spirito dell’uomo e di mettere di fronte il fruitore delle mie opere alla sua non conoscenza delle proprie capacità immaginative, della propria capacità evocativa, della personale capacità di osservazione al fine di dargli

la possibilità di scoprire che ne è pienamente dotato se riesce a vedere in un cranio, in una tibia, atolli oceanici e fiumi amazzonici”. Se la fisicità di un corpo, con la sua consistenza strutturale, il fermento pulsante della vita cellulare, la sua temperatura, sono indissolubilmente legati all’esperienza percettiva individuale, l’idea di un possibile ’racconto anatomico’ ha condotto molti autori del passato a perlustrare nella dimensione della conoscenza ciò che appartiene alla sfera organica e insieme funzionale, una ’meccanica del corpo’ nella quale la segmentazione sequenziale ha come finalità un’auspicata ricomposizione tramite la pittura. La ’luce’ della tecnica radiografica destruttura i piani dell’immagine; al calore materico del pigmento si sostituisce quella particolare frequenza dello spettro elettromagnetico in grado di attraversare il corpo. Come in un teatro anatomico mediale, nelle installazioni di Meneghetti la ricomposizione avviene connettendo superfici

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cromatiche vivacemente vitali e attive tra scarto sensoriale e riconoscibilità. Gli strumenti di visualizzazione oggi disponibili consentono una lettura tanto dettagliata da modificare la nostra coscienza corporea; dissociare la consapevolezza corporea da quella sensoriale visiva può comportare una sorta di momentanea irriconoscibilità, uno spostamento, una fugace ’perdita di identità’ che all’iniziale smarrimento aggiunge un’irriverenza ironica utile alla ’ricomposizione’, come spiega l’artista: “Qualsiasi forma, immagine paesaggio, nuvola, si trova dentro di noi: il corpo umano è il contenitore di tutto ciò che si può vedere in natura…”. La serie di interventi dedicata da Renato Meneghetti ai ’Grandi Maestri’ reinterpreta icone della storia della pittura occidentale attraverso inserti che attribuiscono un nuovo senso alla composizione, una dimensione che ne espande e ricompone il valore descrittivo, nel contrasto, la naturalezza morbida della pittura, l’attitudine introspettiva. Se nelle immagini di ’Anima del quotidiano’ il rapporto tra uomo e oggetto non si stabilisce solo sulla base di una differente connotazione materica evidenziata dalla tecnica radiografica cha racconta il dato costitutivo delle cose, in ’Invasion of privacy’ Meneghetti denuncia la violazione dell’intimità dell’individuo compiuta con i controlli ai raggi X negli aeroporti; attraverso gli oggetti viene resa di dominio pubblico la personalità del viaggiatore, le sue abitudini, le passioni. Il progetto ’Optional’ è un’installazione provocatoria e insieme

L’installazione Optional si gonfia e si sgonfia automaticamente. A destra, dalla serie Anima del quotidiano Good Morning. Nella pagina a lato, Eghènetai, 2006, installazione con 200 lastre, referti radiografici ripresi ad alcol e compressi fra lastre di plexiglass. Vertebrati paralleli (2000); Good Morning e Francesco Bassano – Adorazione dei Pastori, una delle opere di Renato Meneghetti in mostra al Museo Civico di Bassano del Grappa fino al 3 luglio 2011.

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riflessiva; si tratta di un gigantesco encefalo in vinile trasparente: grazie a un temporizzatore si gonfia, i suoi meandri progressivamente si distendono e il pubblico può infine entrare all’interno della stessa struttura fino a quando entra in funzione una sirena militare, segnale acustico potente quanto allarmante, accompagnata da una voce che richiama l’attenzione dei visitatori e li invita a uscire velocemente. Segue l’involuzione, gli emisferi cerebrali perdono la loro riconoscibilità, sgonfiandosi, si appiattiscono fino ad acquisire un profilo informe. “Per gli uomini del Terzo Millennio – avverte Meneghetti – l’uso del cervello è un OPTIONAL, per questo assistiamo alla catastrofica situazione mondiale…”. La scala d’indagine e la sua profondità di penetrazione mutano per l’artista alla ricerca di una possibile interpretazione universale della sensibilità umana, nel continuo confronto dialettico tra micro e macrocosmo, “La mia sperimentazione, – scrive Renato Meneghetti – l’impulso creativo e la necessità di comunicazione, hanno portato l’opera a nuove dimensioni che mi consentono di creare un’incessante intreccio di luci e ombre e di macchie leonardesche con un pensiero costante alla rappresentazione di vita esteriore e vita interiore, di antico e nuovo, di infinitamente grande nell’infinitamente piccolo e solo passando attraverso la rappresentazione della morte sono riuscito a comunicare la vita per cercare l’essenza della verità”.

The installation Optional inflates and deflates automatically. Right, from the series Soul of Everyday Living, Good Morning. On the opposite page: Eghènetai, 2006, an installation with 200 plates, radiographic records treated with alcohol and compressed between two Plexiglass panes. Vertebrati paralleli (2000); Good Morning and Francesco Bassano – Adoraration by the Shepherds, one of the pieces by Renato Meneghetti on display at the Civic Museum of Bassano del Grappa until July 3rd 2011.


of public domain. The project ’Optional’ is a provocative and thought-provoking installation; it is a large brain in clear vinyl; it inflates thanks to a timed mechanism, its folds distend progressively and the public have access to the structure until a military alarm siren screams. This powerful and alarming sound is accompanied by a voice that invites the visitors to leave the structure. Involution follows, the cerebral hemispheres are no longer recognisable, they deflate and flatten to become amorphous. “For men of the Third Milennium – warns Meneghetti – the use of the brain is an OPTIONAL and this is why we are witnessing so many global catastrophes…” The scale of the investigation and the depth of penetration change for the artist who is looking for a possible universal interpretation of human sensitivity, in the continual dialectic comparison between micro- and macrocosm. Renato Meneghetti writes: “My experimentation, my creative impulse and my need to communicate has transported my work to new dimensions which allow me to create an incessant weave of light and shadows with constant focus on the representation of inner and outer life, of the old and the new, from the magnificently large to the infinitely small and only when they pass through the representation of death can they communicate life and search for the essence of truth”.

Renato Meneghetti is an acute investigator of men and articles; his perception envelops us in a pathway that crosses different experiences, all linked by the design to look beyond the appearance, beyond the visible that defines the shape. For many years, the artist interpreted the human body through the use of radiographic techniques; he collects and arranges images produced by the well-known diagnostic techniques experimented many years ago by Wilhelm Röntgen – the X-rays. “Radiographs or X-rays – wrote Renato Meneghetti – developed from research for new expressive medium. It has been used to display an essentially reflective procedure that could satisfy my personal interior requirements regarding the identification of the spirit of man and position those who use my works in front of the lack of knowledge of his imaginative abilities, his evocative component. He will become aware of his personal ability to observe and possibly discover that his ability is quite extraordinary when he can identify oceanic atolls or Amazonic rivers in the X-ray of a skull or a tibia”. If the physical component of a body, its structural consistency, the dynamic energy of cell life, the temperature etc. are inextricably associated with the individual perceptive experience, the idea of a possible ’anatomical story’ has driven many designers in the past to knowledgeably re-examine what belongs to the organic and functional sphere, the mechanics of the body, where the sequential segmentation ultimately expresses the desired recomposition through painting. The ’light energy’ of the radiographic technology destructures the image planes; the material warmth of the pigment is replaced by the specific electromagnetic spectrum that can cross through the body. In the installations designed by Meneghetti, the recomposition occurs as though in a media-based anatomical theater by connecting vital and active chromatic surfaces to sensory waste and recognition. The currently-available instruments for visualization permit such detailed interpretation that modifies the awareness of our body; detaching the body awareness from the sensory vision involves a sort of momentary non-recognition, a displacement, a fleeting ’loss of identity’; after the initial disorientation this adds a dash of ironic irreverence useful for the recomposition, as explained by the artist: “Any shape – landscape image, cloud – can be found inside ourselves: the human body contains everything that can be seen in nature…”The series of events Renato Meneghetti dedicated to the Great Masters reinterprets icons from the history of Western painting through the inserts that give new meaning to the composition, a dimension that expands and rearranges the descriptive values, in contrast with the natural softness of the painting, the introspective attitude. In the images of the ’soul of everyday life’, the relationship between man and artefact may not be established by a different material component highlighted by the radiographic technique that narrates the constitutional nature of things. With an ’Invasion of privacy’ Meneghetti describes the violation of personal intimacy when the X-Ray control systems are used in airports; through the objects carried, the traveler’s personality, his habits and his passion become property

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TECHNOLOGY

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PLASTIQUE FANTASTIQUE txt: Barbara Basile

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Corpi estranei, ma non troppo. Le installazioni pneumatiche di Plastique Fantastique occupano spazi urbani alterando i normali equilibri e si fondono con tutto ciò che le circonda. È il nuovo urbanismo pop-up: leggero, trasparente, impermanente Berlino con i suoi spazi urbani in continuo divenire, spazi vuoti, da ricostruire, da occupare, da sgomberare: nessuna altra città al mondo poteva fornire un terreno più favorevole per la sperimentazione artistica e architettonica di Plastique Fantastique. Dal 1999 il collettivo fondato dall’architetto Marco Canevacci e dallo scultore Markus Wüste sorprende i passanti con le sue effimere installazioni pneumatiche, simili a bolle di sapone, che sbucano da sotto un ponte, invadono un edificio, galleggiano sul fiume, si arrampicano su un muro, troneggiano in una piazza, catturando brevemente alcuni metri cubi di realtà urbana per restituircela sotto tutta un’altra luce, che forse non avevamo considerato. Ne abbiamo parlato con Marco Canevacci. Come nasce la ricerca di Plastique Fantastique sulle strutture pneumatiche? Per la verità in origine si è trattato di risolvere un problema di natura molto pratica: quello di riscaldare in maniera efficace e, soprattutto a basso costo, un ambiente di grandi dimensioni e privo di finestre che avevamo preso in affitto da studenti. Ci è venuta l’idea di suddividere lo spazio in unità più piccole, più facilmente riscaldabili. Proprio per le esigenze di budget e di isolamento termico la scelta del materiale è ricaduta sulla plastica. Servendoci di fogli di Polietilene (PE) e PVC cuciti insieme, saldati o incollati, e di ventilatori che generano un ciclo di aria continua, abbiamo messo a punto delle leggerissime strutture provvisorie, consistenti in un’unica membrana gonfiabile fissata al suolo con dei pesi. Questa soluzione ci ha aperto la via a nuove possibilità di inglobare lo spazio urbano, per trasformarlo in un’esperienza interattiva e multisensoriale. Di breve durata. Che ruolo gioca la luce nelle vostre installazioni? La luce è cosustanziale all’estetica e alla filosofia di Plastique Fantastique. Se un aspetto fondamentale del nostro lavoro è la temporaneità, l’altro è senza dubbio la trasparenza nelle sue varie declinazioni. I materiali sintetici che utilizziamo sono permeabili alla luce in diverso grado e misura: trasparenza, semi-trasparenza, trasparenza colorata, trasparenza specchiante, traslucenza, opacità... Se entri in una delle installazioni, puoi intravedere

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quello che c’è fuori. E se stai fuori, vedi la gente che c’è dentro. Ma la percezione in entrambi i casi è modificata dallo sfocamento e dal colore della plastica: è così che nasce uno spazio ibrido, dove non esiste più il confine tra pubblico e privato, tra interno ed esterno; un ambiente creato solamente per esistere in quel particolare momento, che tutti possono fruire, ma nessuno deve possedere. (Siamo alla base del pensare anarchico...) Plastique Fantastique è ormai un brand conosciuto a livello internazionale. Gli interventi di guerrilla sugli spazi urbani e i progetti di natura artistica, come i costumi di scena per Bubble Dancers, convivono con altri di natura più commerciale. Con quali realizzazioni vi siete maggiormente identificati? All’inizio eravamo intenzionati a mantenere una netta distinzione tra i progetti artistici e quelli commerciali, ma ben presto abbiamo abbandonato l’idea, essendoci resi conto che le contaminazioni tra la sperimentazione creativa e le esigenze del mercato non solo sono inevitabili, ma tutto sommato, anche fruttuose. Detto ciò, un progetto importante, che dimostra le infinite applicazioni delle strutture pneumatiche – l’unico limite è la fantasia del progettista e quella del committente – è 'Küchenmonument' (monumento alle cucine), realizzato in cooperazione con Raumlaborberlin. Si tratta di una struttura mobile composta da una scultura-container in zinco e da una grande tensostruttura plastificata, che ha girato diverse città (approdando anche alla Biennale di Venezia), con destinazioni d’uso sempre nuove, trasformandosi di volta in volta da spazio per cucinare e sala da pranzo, in sala conferenze, sala da ballo, dormitorio, ring di pugilato e persino bagno turco. Più stimolanti di una bolla o di una ciambella solitaria, sono poi le opere che si inseriscono in un contesto architettonico preesistente e la cui forma deve adattarsi alle circostanze. In questo senso, ricordiamo il progetto Moderna Museet, sviluppato per il Museo di arte moderna di Malmö: una struttura poliforme in materiale bianco opaco, con una losanga trasparente in alto, che partendo da un ingresso tubolare si immette nell’edificio ancora in costruzione e aderisce alle pareti della stanza adibita a sala-proiezione del video Speech Bubble, dell’artista americano Adam Leech. Qual è l’illuminazione ideale per le strutture pneumatiche di vostra creazione? È difficile generalizzare. Dipende sempre dalla natura del progetto e dalla sua ambientazione – c’è una bella differenza tra le installazioni che si trovano all’aperto e quelle che sono all’interno di un edificio. Tutt’al più possiamo parlare delle soluzioni che


abbiamo studiato per alcuni casi specifici. A volte basta la luce naturale abbinata alla trasparenza e al colore della plastica a ottenere l’effetto voluto. Questo vale per il Rettungsring (2010, Odyspree, treibhaus 08), un gigantesco salvagente in plastica rossa (trasparente) e bianca (opaca) ancorato a un albero, e per due terzi della sua superficie, galleggiante sul fiume Sprea, al cui interno si può camminare o stare seduti sull’acqua. E per il Karl Marx Bonsai, una cooperazione con Architettura Sonora: un macroscopico vaso in plastica gialla che ingloba un contenitore dei rifiuti, 3 panchine e un albero nel quartiere berlinese di Neukölln, alterando le proporzioni e la percezione del paesaggio circostante. Un sistema sonoro di casse a contatto trasmette le vibrazioni alla struttura, dando vita a un’esperienza musicale multisensoriale. In alcuni casi è stato progettato un sistema di illuminazione ad hoc. La lounge di 250 mq a forma di medusa, realizzata con Gustav Adolfs Torg per il Flippat festival di Malmö allo scopo di accogliere i giovani nel periodo di vacanze scolastiche (purtroppo divenuta poi una sala-videogiochi), è illuminata per mezzo di led posti sulle taniche d’acqua di ancoraggio lungo il perimetro della struttura, che cambiano colore esaltandone la leggerezza. NIT LAUS, la struttura pneumatica traslucente a forma di U installata per una premiazione all’Istituto di cultura contemporanea di Barcellona nel cortile interno dell’edificio, è illuminata dall’esterno con fari rotanti che proiettano elementi geometrici. Ne deriva una tensione dialettica tra fisicità e smaterializzazione. Un altro aspetto da considerare è che per natura le strutture pneumatiche non ammettono al loro interno elementi di arredo rigidi e pesanti. Per tale ragione, insieme allo studio di architettura Heim & Balp, abbiamo sviluppato dei supporti multifunzionali in tubo bianco flessibile che si annodano e si diramano, alle cui estremità sono fissate delle lampadine. Questa soluzione l’abbiamo proposta anche all’ultima edizione di Pitti bimbo, nell’installazione realizzata per il lancio del nuovo marchio di abbigliamento bambino iDO di Miniconf. Un’altra fonte luminosa che ricorre spesso nei vostri progetti sono le proiezioni... Questo è indubbiamente un tema che ci sta molto a cuore. Le proiezioni di immagini sulle strutture a bolla o a ciambella acquistano un carattere di tridimensionalità che le rende molto più avvolgenti e coinvolgenti. Non solo, ma grazie alla trasparenza del materiale, sono visibili sia dall’interno sia dall’esterno. L’esperienza ci ha insegnato che questo tipo di

proiezioni richiede l’uso di una maschera rotonda o ellittica. Il discorso cambia per le proiezioni frontali o le retro-proiezioni, per le quali conviene utilizzare un telo professionale. Un progetto al quale state lavorando attualmente? Stiamo ultimando un lavoro per la Clerkenwell Design Week, che si terrà dal 24 al 26 di maggio a Londra. Si tratta di un soundscape, The Emotion Maker, che abbiamo sviluppato insieme ad Architettura Sonora e Marco Barotti intorno all'idea centrale di un concerto di 10 minuti per un solo ascoltatore! ...e un sogno nel cassetto? Prima o poi ci piacerebbe mettere in pratica la nostra idea di proiezione ideale. Si può pensare a una struttura a ciambella (e si mette a disegnarla) sul cui perimetro interno vengono proiettate le immagini riprese in macro di un esercito di formiche in movimento. Lo spettatore non avrà mai la visione completa, neppure se si muove insieme alle immagini. In altre parole, la proiezione ideale è quella che lascia spazio all’immaginazione! Due immagini del progetto Karl Marx Bonsai (con Architettura Sonora, Berlino, 2008). Un contenitore dei rifiuti, 3 panchine e la base di un albero inglobati in un macroscopico vaso in plastica gialla nel quartiere berlinese di Neukölln. In apertura, e a sinistra, la struttura pneumatica a ciambella realizzata per ospitare il festival dedicato ai giovani Flippat (Malmö, 2008) nel cuore della città svedese; e la struttura vista di sera, illuminata con Led.

Two shots of the project Karl Marx Bonsai (with Architettura Sonora, Berlin, 2008). A trash can, three benches and the base of a tree surrounded by a macroscopic vase in yellow plastic, installed in Berlin’s Neukölln district. The opening shot and left, the pneumatic donut-shaped structure created to house festivals for the young people, called Flippat (Malmö, 2008), organized in the heart of the Swedish city; and a night-time view of the structure illuminated with Leds.

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Foreign bodies, but not to the point of exaggeration. The inflatable installations by Plastique Fantastique occupy spaces in the city, upsetting the normal equilibriums and blending with the surroundings. Their work can be described as new pop-up urbanism: light, transparent, transitory Berlin with its urban spaces is the ideal background for the development; it has any number of empty spaces for reconstruction, for habitation, for conversion: no other city in the world can provide more favorable terrain for the artistic and architectonic experimentation performed by Plastique Fantastique. Since 1999, the studio partnership founded by Architect Marco Canevacci and Sculptor Markus Wüste has astonished passersby with its ephemeral inflatable installations – they can be similar to soap bubbles, appearing under a bridge; they invade buildings, float on a river, climb up a wall, dominate a square, briefly capturing a few square meters of urban reality and allow it to be viewed under a different light, in a way that we maybe hadn’t considered before. We spoke to Marco Canevacci. How did the Plastique Fantastique start working with inflatable structures? To tell the truth, it came about more or less by accident as we were looking for the solution to a very practical problem: we needed to properly heat a large windowless space we had rented as students, and of course keep the costs down. We decided to split the space into smaller units that individually would be easier to heat. And because of the limited funds in our budget and the excellent heat-insulation provided, our choice fell on plastics. We joined sheets of polyethylene (PE) and PVC together and added ventilators that would create a continuous cycle of air. We created some very light provisional structures consisting of a single inflatable membrane which was anchored to the ground with weights. This solution opened the door on new opportunities to include the city and transform our idea into a temporary, interactive, multisensory experience. What role did light play in your installations? Light is an essential ingredient in the Plastique Fantastique esthetics and philosophy. A fundamental aspect of our work is its temporary nature, another is unquestionably transparency in all of its declensions. The synthetic materials we use are permeable to light to different degrees: transparency, semi-transparency, colored transparency, reflecting transparency, translucency, opacity… If you enter one of our installations, you can observe what lies outside. And if you are outside, you can see what people are doing inside. However, the perception in both cases is modified by blurring and by the color of the plastic. In this way we create a hybrid space where there is no boundary between public and private, between the inside and the outside; an ambience which has been created simply to exist at that particular time; an entity that everyone can use but that no-one can claim possession. (A basic ingredient for anarchy!) The brand Plastique Fantastique is now recognized internationally. The guerrilla warfare on the urban spaces and the artistic projects, like the costumes for Bubble Dancers, live alongside others of a more commercial nature, such as exhibition halls or the lounge you created in Rome for the Shakira’s concert organized by the broadcasting company ‘Radio Dimensione Suono’. Which project best reflects your philosophy? At the beginning we wanted to keep the clear distinction between our artistic projects and the more commercial ones; we abandoned that idea very quickly as we realized that contamination between creative experimentation and the market demands is inevitable; and ultimately, extremely beneficial. Having said that, an important project that illustrates

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the infinite applications of the inflatable structures – the only restriction is the imagination of the designer and the client – was 'Küchenmonument' (a monument to kitchens), produced in cooperation with Raumlaborberlin. It is a mobile structure consisting of a zinc sculpture-container and a large plasticized tenso-structure, which travelled to a number of cities (and even made an appearance at the Biennial in Venice); at each location it had a different destination of use: it was transformed into a kitchen and a dining hall, a conference hall, a ballroom, a dormitory, a boxing ring and even a Turkish bath. More stimulating than a bubble or a solitary donut ring, the works slide into the existing architectonic context with a shape that adapts to the circumstances. For example, the project Moderna Museet, developed for the museum of Modern Art in Malmo. It was a polyform structure in an opaque white material with a transparent section at the top. Starting from a tubular entrance structure, it entered the building (work was still-in-progress) and stuck to the walls of the room used to project the video ‘Speech Bubble’, by the American artist Adam Leech. How would you describe the ideal illumination for the inflatable structures you create? It is not easy to generalize. It always depends on the nature of the project and its surroundings; there is a huge difference between the installations outside in the open air and those inside the building. However, we can mention some solutions we created for some specific cases. Sometimes, it may be sufficient to enhance natural light with transparency and the color of the plastic to achieve the desired effect. This was the case for Rettungsring (2010, Odyspree, treibhaus 08), a gigantic lifebuoy in red (transparent) and white (opaque) plastic. It was anchored to a tree and two-thirds of its surface floated on the surface of the River Sprea. People could walk inside or remain seated on the water’s edge. Then there was Karl Marx Bonsai, produced in cooperation with Architettura Sonora: this was a macroscopic vase in yellow plastic that surrounded a trash can, 3 benches and a tree in Berlin’s Neukölln district. It altered the proportions and the perception of the surrounding landscape. A sound system with speakers in contact with the surfaces transmitted the vibrations to the creation, producing a multi-sensory musical experience. In some cases, an ad hoc illumination system was designed. The jellyfish-shaped lounge measuring 250 sq.m., designed by Gustav Adolfs Torg fo the Flippat festival in Malmö was an amenity for young people during the school vacations (and which unfortunately was converted into a videogame arcade!). It was illuminated by Led installed in buckets of water anchored along the edges of the structure. These changed color and exalted the lightness of the ensemble. NIT LAUS was a U-shaped translucent inflatable structure installed in an internal courtyard for a prize-giving ceremony at the Institute of Contemporary Culture in Barcelona. It was illuminated from the outside with revolving spotlights that projected geometric shapes, creating an interesting combination of physical and ephemeral dimensions. Another aspect that must be taken into account is that, because of the intrinsic nature of these inflatable Küchenmonument: installazione mobile realizzata a Duisburg nel 2006 con & Raumlabor composta da una sculturacontainer in zinco che si estende in un eclettico spazio temporaneo collettivo in plastica trasparente. A lato, il progetto Moderna Museet (Malmö, 2009). Una tensostruttura in materiale bianco opaco, con una losanga trasparente in alto, che partendo da un ingresso tubolare si immette nell'edificio ancora in costruzione del Museo di arte moderna di Malmö.

Küchenmonument: a mobile installation created in Duisburg in 2006 with & Raumlabor; it consists of a zinc sculptural container which extends over an eclectic collective temporary space in clear plastic. To the side, the project Moderna Museet (Malmö, 2009) – a tenso structure in an opaque white material, with a clear diamond shape at the top. Starting from a tubular entrance, it provides access to the Museum of Modern Art of Malmö, (work still-in-progress).


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creations, stiff, heavy furniture can not be used. For this reason, along with the architecture studio Heim & Balp, we developed multi-functional supports in flexible white tubing that are jointed and branched; bulbs have been installed at the tips. We presented this solution at the latest edition of the exhibition Pitti bimbo, in the installation used for the launch of the new children’s clothing line iDO by Miniconf. Projections are sources of illumination used frequently in your creations... Yes. This is an area which is very important to us. When images are projected onto bubbles or donut-rings, they take on a three-dimensional character that makes them even more attractive. And that’s not all – thanks to the transparency of the material, the images can be seen from the inside and the outside of the creation. Experience has taught us that this type of projection requires a round or elliptical mask. Frontal or back projections are a different story as in these cases, it is better to use a professional screen. Veduta del Rettungsring (Berlino, 2008): un gigantesco salvagente in plastica rossa e bianca, in parte galleggiante sul fiume Sprea. In basso, un vistatore cammina sull'acqua all'interno dell'installazione. View of Rettungsring (Berlin, 2008): a gigantic lifebuoy in red and white plastic, partially floating on the River Sprea. Bottom, a visitor walks on water inside the installation.

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Can you tell us a little about a project you are working on at present? We are in the final stages a project for the Clerkenwell Design Week, which will be held in London between May 24th-26th. It is a soundscape called The Emotion Maker that we developed with Architettura Sonora and Marco Barotti. The core theme is a 10-minute concert for just one person! ...and your dreams for the future? Sooner or later, we would like to see our perfect idea of projection become reality. We imagine a donut-shaped structure (and he begins to sketch it…); on the inside walls, we would project macro images of an army of ants on the march. The spectator will never have complete vision nor will he move with the images. In other words, the ideal projection – in our opinion – is one which leaves room for imagination!


Space invaders, in collaborazione con Architettura Sonora per Haus der Vorstellung-Torstrasse 166 (Berlino 2008). Invasione pacifica di una casa disabitata del centro di Berlino. La struttura aliena in plastica trasparente è riempita di aria e onde sonore.

Space invaders, in collaboration with Architettura Sonora for Haus der Vorstellung-Torstrasse 166 (Berlin 2008). The peaceful invasion of an abandoned house in the center of the Berlin. The alien structure in clear plastic is filled with air and sound waves.

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info

tradizionali tetti di ardesia, ma a loro opposta per trasparenza e leggerezza. Lantern è un luogo organico, vivo, che muta il suo “microclima” trasformandosi a seconda del tempo meteorologico, dell’ora della giornata e della personalità degli individui che ospita e attrae sotto di sé. www.platforms.fr; www.atelieroslo.no (S. S.)

LANTERN: LUCE NORDICA, IDENTITÀ URBANA Somiglia a una capanna il progetto Lantern nella città di Sandnes in Norvegia, realizzato dalla collaborazione tra lo studio parigino AWP e il norvegese Atelier Oslo. Un rifugio di luce, un luogo d’attrazione ideato nel 2008 quando Sandnes è stata scelta come capitale europea della cultura. Ai tempi la città mancava di un luogo iconico, che ne definisse l’identità e che rappresentasse un caposaldo urbano familiare per i cittadini e accogliente per i visitatori. Per questo, i progettisti hanno deciso di operare sulla principale area pedonale della città, in una piazza piuttosto stretta, giocando sulla scala del progetto per creare una sorta di ’cattedrale’ contemporanea. Un oggetto scultoreo che, come requisito fondamentale, avesse una struttura in legno, materiale simbolo del paese, un punto di incontro e luogo ideale per mercatini, concerti ed eventi di vario genere. Caratteristica fondamentale anche l’appariscenza, resa nella visibilità da una certa distanza, proprio come una lanterna nella notte. AWP e Atelier Oslo hanno tradotto il concetto di familiarità nella forma di una tradizionale casa in legno col tetto spiovente, e la visibilità tramite l’uso della luce sia in entrata che in uscita. La struttura lignea, infatti, è coperta da un tetto totalmente trasparente, che assorbe e riflette la luce solare di giorno ed emette la luce artificiale durante la sera. Quali sono gli ingredienti di oggetto che unisce funzionalità, visibilità e flessibilità? Cominciando dal basso, una base resistente e discreta, fabbricata con un mix di cementi ad alta resistenza per i climi freddi. Una struttura di quattro gruppi di colonne in legno norvegesi, simbolo della solidità e delle origini del luogo. Un tetto ligneo con una griglia squadrata, che permette il massimo flusso di luce sia in entrata che in uscita. E infine, una copertura di pannelli di vetro sovrapposti ispirata ai

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LANTERN: NORDIC LIGHT, URBAN IDENTITY The ’Lantern’ project for the city of Sandnes in Norway looks like a shed. It resulted from collaboration between the French studio AWP and the Norwegian Atelier Oslo. A shed of light, something to attract the public, invented in 2008 when Sandnes was chosen as the European Capital of Culture. At that time, the city lacked an iconic location which would define the identity and which represented a familiar urban landmark for the inhabitants and welcome visitors. For this reason, the designers decided to operate on the city’s main pedestrian precinct, inside a fairly narrow square, exploiting the scale of the design to create a sort

of contemporary cathedral. One of the basic requisites of this sculptural article was a timber frame, as wood is a material synonymous with the country; it was to be a meeting point and the ideal location for markets, concerts and a variety of events. One essential ingredient is its presence, satisfied by its visibility from a certain distance, like a lantern shining in the

darkness of the night. AWP and Atelier Oslo have interpreted the concept of familiarity as a traditional wooden house with a pitched roof, visible thanks to light inside and out. The timber frame is completely covered by a transparent roof which absorbs and reflects the sunlight during the daytime and allows artificial lightto shine through at night. But how are function, visibility and flexibility combined? Starting from the bottom, a discrete resistant base, constructed with a mixture of high-resistance cements, ideal for the cold climate. A frame consisting of four groups of columns in Norwegian wood, symbolizing solidity and the original features of the location. A wooden roof with a squared grid which maximizes the amount of light entering and exiting the building. And finally, a roof consisting of overlapping glass panels, inspired by the traditional slate tiled-roof, contrasting with it thanks to the transparency and lightness of the glass. Lantern is an organic location; it is a living entity which modifies the microclimate in accordance with the weather conditions, the time of day and the requirements of the people spending time inside the building. www.platforms.fr; www.atelieroslo.no (S. S.)


BONALDO Un inno alla luce il nuovo showroom di Bonaldo, progettato da Mauro Lipparini. Lo spazio, tremila metri quadrati di spazio espositivo, è situato in provincia di Padova, a Borgoricco, e ospita anche gli uffici e un piccolo museo. Ogni mattone della facciata, in vetrocemento, è sagomato da scanalature in modo da riflettere maggiormente la luce, come fosse uno specchio. L’intera struttura si erge come una collina di vetro in contrasto col verde circostante. Internamente il patio, allestito con piante ornamentali, divide e insieme collega lo spazio espositivo dall’area accoglienza e meeting e dagli uffici. Sempre in questo ambiente una scala, che porta al piano superiore, è stata progettata per tagliare lo spazio con un segno grafico distinguibile grazie al contrasto di luci e colori. Una particolarità, nello spazio espositivo, è il controsoffitto, suddiviso in tante isole per creare singoli ambienti, senza dare l’idea di chiusura degli spazi, poichè questi sono tutti aperti. L’area ricevimento è dotata di cucina e bancone bar dove ogni complemento è custom made e costruito artigianalmente.

Nell’area ricevimento troviamo il tavolo Mille realizzato ad hoc con una lastra di vetro da quattro metri e un lungo tavolo conviviale ottenuto dall’unione di quattro tavoli Sol. Nell’area office gli arredi sono Big Table, Sol e le sedie Idole. (P. R.)

The new Bonaldo showroom, designed by Mauro Lipparini, is a tribute to light. The showroom covers 3000 sq.m. of exhibition space and is located in the town of Borgoricco in the province of Padua, in Northern Italy. It also contains offices and a small museum. Every brick in the glass-cement façade has been beveled to increase the reflection of the light. The entire structure rises up like a glass hill and stands proudly in contrast with the surrounding vegetation. Inside, the patio has been decorated with ornamental plants; this structure separates and joins the showroom

from the reception meeting areas and the offices. From this ambience a stairwell leads to the upper floor; it was designed to cut the space with a graphic sign that can be easily identified thanks to the contrasts between light and colors. One special feature in the showroom is the lowered ceiling, split into a number of islands which create individual ambiences within a large open-space where there is no sense of enclosure. The reception area has been fitted with a kitchen and a bar counter; each of the units has been custom-designed and produced by master craftsmen. The reception area has been furnished with the table ‘Mille’, an ad hoc creation with a 4-meter glass panel and a long dining table formed by the combination of four ‘Sol’ tables. The office area has been furnished with Big Table, Sol and Idole chairs. (P. R.)

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info FRANZISKUS WENDELS

prendono poi forma nello studio come fossero un dialogo tra la sua memoria e l’immagine ideale degli oggetti. “I miei lavori – precisa Wendels – possono essere letti in diversi modi, come visioni dall’interno o dall’esterno, oppure si tratta di composizioni”. Per Wendels, che espone presso la galleria Boisserée di Colonia, l’interesse per la luce non è mai diretto alla luce piena, ma piuttosto ai chiaroscuri, alle nuances, alle zone intermedie tra la luce appunto e l’ombra o il buio. Lavori inevitabilmente legati all’immagine fotografica, per via della loro atmosfera e tensione. “Cerco di creare immagini – conclude Wendels – in grado di risvegliare qualcosa di sommerso nella coscienza, con libertà di interpretazione. Le opere d’arte sono metafore senza dimora”. (P. R.)

“Fin da quando ero studente – racconta Franziskus Wendels – sono sempre stato attratto e insieme deluso dall’arte tradizionale. Il problema per me consisteva nel fatto che quelle opere erano autoreferenziali, esponevano un’idea e l’eseguivano”. Un sorta di automatismo che le rendeva prive di ispirazione e di vita. Per lui è stato importante compiere un passo obbligato, andare oltre le caratteristiche formali dello stile. “Penso che per un artista le zone più interessanti siano quelle che stanno nel mezzo, in via di transizione; e che formulano domande piuttosto che risposte”. Wendels è interessato a riprodurre cose visibili in superficie, ma in grado di stimolare l’immaginazione. Lavora anche sulla memoria piuttosto che sulla riproduzione del presente; non usa mai fotografie ma schizzi che gli servono per affiancarsi alla sua memoria. I dipinti, elaborati a lungo,

“Since my student days – announced Franziskus Wendels – I have always been attracted to yet disappointed by traditional art. The biggest problem for me was the fact that the artistic works were self-referential – they presented an idea that then materialized”. A sort of automatism stripped them of inspiration and life. He had no artistic choice but to go beyond the formal characteristics of style. “In my opinion, the most interesting areas for an artist are those in the middle, undergoing transition; the areas that ask the questions rather than providing answers”. Wendels was interested in reproducing articles that were visible on the surface but which could penetrate deeper and stimulate the imagination. He also works on the memory as opposed to a revisitation of the present; he never uses photography but sketches which he later used to remind him of his ideas.

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The paintings take a long time to complete and come to life in his studio as though they were a dialogue between his memory and the ideal image of the objects. “My work – stated Wendels – can be interpreted in a number of different ways, viewed from the inside or the outside, or they can be compositions”. Wendels is exhibiting at the Boisserée gallery in Cologne; his interest in light is never directed to strong direct light he prefers chiaroscuro, nuances, intermediate or transition areas between light, shade and darkness. His work is unquestionably associated with the photographic image because of the atmosphere and tension the shots can express. Wendels concluded “I try to create images that can arouse something that is hidden in the depths of the subconscious, with the freedom of interpretation. Works of art are simply nomadic metaphors”. (P. R.)


FLUID COLOR DRESS L’insolito abito Fluid dress di Casual Profanity rappresenta un accattivante esempio nell’ambito della ricerca e della realizzazione di nuovi materiali e modalità costitutive per il fashion design. ’Fluid dress’ si compone di una maglia tubolare di oltre 180 metri, un reticolo intrecciato che permette a liquidi diversamente colorati di veicolare attraverso tutta l’estensione dell’abito un fluido in continuo movimento e dalle tonalità permutabili. Questo originale carattere dinamico attribuisce al vestito una sorta di animazione che gli autori auspicano possa in futuro corrispondere a un particolare ’sentire’ di chi lo indossa, nel senso di un’interattività che renderebbe possibile la realizzazione di una grande aspirazione che appartiene all’uomo da sempre; un filtro sensibile tra il corpo e il mondo; un diaframma in grado di esplicare e modulare verso l’esterno un nuovo linguaggio e insieme di sperimentare nuove possibilità di comunicazione. L’estensione della corporeità oltre la pelle prefigurata da Marshall McLuhan corrisponde a un innamoramento verso le proprie estensioni ’tecnologiche’, considerate come qualcosa di estraneo ma nei confronti delle quali subiamo un fascino irresistibile. L’abito luminoso in continua trasformazione permette di estendere in modo dinamico la propria volontà espressiva. Se la sigla Casual Profanity allude al sentirsi svincolati dalle rigide norme e insieme all’uso dell’irriverenza ironica e provocatoria per elaborare una serie di eccentrici esperimenti, il progetto Fluid Dress segue quello realizzato da Charlie Bucket per Fluid Sculture, fascinosa struttura animata da vita propria, liquida e ritmata sequenza nell’omonimo video vincitore del premio Vimeo. Nelle immagini del nuovo filmato che riguarda l’abito luminoso, presentato al festival Maker Faire di San Mateo, in California, vengono raccontate le fasi alternate di composizione e ricombinazione, il movimento frenetico nell’intreccio, la trama che incessantemente si tesse e si disfa, la sua vibrante natura. Il Fluid dress, realizzato da Bucket ispirandosi alla tecnologia del watercooling, generalmente impiegata per il raffreddamento dei processori dei computer e ottenuta tramite la circolazione di acqua, ci invita a entrare in una suggestiva dimensione, quasi psichedelica. L’utilizzo di Arduino si è rivelato molto importante, soprattutto per quanto riguarda il codice standard di esempio per leggere il potenziometro di controllo ed inviare tale dato al controller del motore. Necessari anche accurati studi relativi al liquido, al suo ph e alle caratteristiche cromatiche per impostare le mescolanze. Il fluido fosforescente e coloratissimo infatti, iniettato a frequenze e a velocità diverse all’interno della maglia tubolare trasparente tramite una pompa, permette infinite variazioni, genera e attiva in progressione continua un incredibile effetto nella stessa struttura dell’abito e nella sua ineffabile apparenza. (C. F.)

The unusual garment ’Fluid dress’ by Casual Profanity is a delightful example of research and development of new materials and applications for fashion design. ’Fluid dress’ consists of a weave of more than 180 meters of piping, a mesh that allows different colored liquids to flow through the garment in a continuous flowing movement and changing shades. This original dynamic feature gives the garment energy that the artists hope will correspond to the special feeling for the person wearing it. It may satisfy one of Man’s lifelong aspirations in terms of interactivity – to create a sensitive filter between his body and the world; a diaphragm that can explicate and modulate expand a new language and experiment new communication options. The extension of the body beyond the skin, as suggested by Marshall McLuhan, corresponds to a passion for its ’technological’ extensions, considered as something foreign to us but something to which we are irresistibly attracted. The constantly-changing luminous garment allows the dynamic projection of desires expressed. If the name ’Casual Profanity’ alludes to a feeling of liberation from the severe norms and the exploitation of ironic and provocative irreverence used to process a series of eccentric experiments, the design for Fluid Dress follows the project by Charlie Bucket for Fluid Sculpture, a fascinating structure animated by its own energy; a liquid and rhythmic sequence of the video ’Fluid Sculpture’ which won the Vimeo prize. The new film ’Fluid Sculpture’ deals with the luminous garment and was presented at the festival Maker Faire in San Mateo, California. It tells the story of the alternate phases of arrangement and recombination, the frenetic movement of the intersections, the weave that is threaded and undone, its vibrant nature. The Fluid dress, produced by Bucket was inspired by watercooling technology, generally used to cool computer processes with water circulation, invites us to enter a suggestive, almost psychedelic dimension. The use of the Arduina system has proved to be extremely important, particularly in terms of the standard code to read the control meter and send the readings to the engine controller. Accurate fluid studies are also necessary, with its pH and the chromatic characteristics required to set the mixtures. The phosphorescent and brightly-colored fluid, injected at different frequencies and velocities inside the clear tubular network through a pump, produces infinite variations, generates and progressively activates an amazing effect in the garment’s structure and its unique appearance. (C. F.)

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info TATSUO MIYAJIMA

Tatsuo Miyajima is an internationallyfamous contemporary artist, born in 1957 in Tokyo. Following a degree in artistic disciplines, he began travelling, working initially in New York, then Berlin, Paris and London. His works are on display in the world’s most important museum. Until the 80s, Miyajima began creating sculptures using light sources and, more recently, he exploited the small dimensions and durability of the LED technology. Through his wor, the Japanese artist investigated the issues of change and the passage of time. “Everything changes. Nothing stays the same forever. Every article or material will change into something different over time”. The installations by Miyajima often occupy an entire room; the ambiences are transformed into something different, something emoziona and heavy with meaning. www.tatsuomiyajima.com (F. T.)

Artista contemporaneo di fama internazionale, Tatsuo Miyajima è nato a Tokyo nel 1957. Dopo una laurea in discipline artistiche inizia a viaggiare, lavorando prima a New York, in seguito a Berlino, Parigi e Londra. Le sue opere sono esposte nei più importanti musei del mondo. Fin dagli anni Ottanta Miyajima inizia a realizzare sculture utilizzando sorgenti luminose e, negli ultimi tempi, ha imparato a sfruttare le piccole dimensioni e la durata della tecnologia LED. Attraverso le sue opere, il giapponese indaga soprattutto il tema del cambiamento e dello scorrere del tempo. “Tutto cambia. Nulla rimane immobile per sempre. Di qualunque cosa si tratti, in un certo lasso di tempo, si trasformerà in qualcosa di diverso.” Le installazioni di Miyajima occupano spesso intere stanze; gli ambienti si trasformano in qualcosa di diverso, emozionante e pregno di significato. www.tatsuomiyajima.com (F. T.) Far Line 38 2008 LED, IC, electric wire courtesy: SCAI THE BATHHOUSE

Diamond in You no.1 2010 LED, Stainless mirror, Iron, Electric wire, IC courtesy: Buchmann Galerie

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C.F.Brain no.2 2009 ph: Dave Morgan & Ken Adlard courtesy: Lisson Gallery


ORMA ORGANICA “Abbiamo guardato alla natura, e abbiamo scoperto l’esistenza di tantissimi piccoli organismi. In particolare, nel muschio si nascondono minuscoli funghi. Si notano perché sono simili a candele che risplendono su un fondale scuro. È a queste microscopiche forme di vita che ci siamo ispirati per disegnare Duesphere”. Così descrivono il concept della lampada da tavolo in legno e vetro i componenti del Note Design Studio. Disponibile in tre diverse dimensioni, Duesphere è provvista di fonte di illuminazione a risparmio energetico, nel pieno rispetto delle nuove normative europee. www.notedesignstudio.se (S. F.)

ORGANIC TRACKS “We observed nature and we discovered that there are multitudes of tiny organisms. For example, moss hides hundreds of tiny toadstools and mushrooms. They can be seen because they are similar to candles that glimmer against the dark backdrop. These microscopic forms of life were the inspiration for Duesphere”. This is how the architects of Note Design Studio described the concept of the table lamp in wood and glass. Available in three different sizes, Duesphere is equipped with energy-saving light sources, in full respect of the latest European norms. www.notedesignstudio.se (S. F.)

ESTETICA MINIMALE Giovane creativo giapponese classe 1976, Teruhiro Yanagihara ha iniziato subito dopo la laurea a lavorare da solo. Senza condizionamenti, ha potuto così liberare tutta la propria creatività. Nel 2002, quando aveva già disegnato diversi arredi e complementi per la casa, ha creato il suo studio di design, Isolation Unit. Il nome fa riferimento al modus operandi del gruppo, un team dove le persone collaborano e si confrontano, ma rimangono sempre individui che propongono idee nate dal proprio estro creativo. Tra le proposte di Isolation Unit spicca Chords, una lampada a sospensione essenziale. La forma del lampadario nasce da due semplici cerchi di metallo laccato bianco opportunamente piegati e saldati. Ne deriva un oggetto che appare diverso a seconda del punto di osservazione. teruhiroyanagihara.jp (F. T.)

MINIMAL ESTHETICS This young Japanese artist, Teruhiro Yanagihara, was born in 1976. He began working independently immediately after

he graduated and was unconditionally able to release all of his creativity. In 2002, following the creation of several pieces of furniture and household items, he created his own design studio called Isolation Unit. The name refers to the group’s modus operandi; team work is strong and the individuals work together, brainstorm but manage to protect their individual styles and present ideas developed from their own imagination. One interesting proposal from Isolation Unit is Chords, a basic suspension lamp. The shape of the lamp emerges from two white lacquered metal rings which have been bent and soldered. The appearance of the lamp changes with the observation point. teruhiroyanagihara.jp (F. T.)

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