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Semestrale di architettura e tecnologia della luce

LUCE PER L’ARCHITETTURA GLOBALE

Dicembre/December 2010 n. 8

GLO Design Carlo Colombo Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (con.in L. 27/02/2004) art. 1, comma 1, DCB Milano. (TASSA RISCOSSA)

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SOMMARIO

8 Progetto editoriale/Editorial project Carlo Ludovico Russo Coordinamento editoriale/ Editorial coordination Luisa Castiglioni l.castiglioni@designdiffusion.com Progetto grafico e consulenza artistica/ Graphic layout & art consultant Franco Mirenzi

Editoriale Info Art

Dicembre/December 2010

5 6, 50, 88 24

Urban light Project

Redazione/Editorial staff Annamaria Maffina Realizzazione grafica/Graphic designer Fabio Riccobono Contributi/Contributors Veronica Balutto Claudia Barana Marta Bernasconi Elviro Di Meo Chiara Fagone Alba Ferulli Stella Ferrari Paola Milano Claudio Moltani Ester Pirotta Paolo Rinaldi Sara Schifano Claudia Sugliano Francesca Tagliabue

Archilight Museum Museum + technology Technology

30 34 40 44 48 60 68 74 78 84

Luisa Castiglioni Le alchimie di Richi Ferrero/The magical chemistry of Richi Ferrero

Chiara Fagone

Bruce Munro – Memory and light

Chiara Fagone

La ville lumiere

Claudia Sugliano

La spa della luna/Moon Spa

Paolo Rinaldi

Green Frame House

Paola Milano

Lenti voli luminosi/Slow luminous flights

Claudia Barana Tra luce e architettura: l’interazione progettuale Elviro Di Meo che non c’è/Light and architecture: the non-existent design interaction WIMU - Castello di Barolo/WIMU - The Castle of Barolo Chiara Fagone Ozeaneum Marta Bernasconi 200 mq di luce costruita/200 sq.m. of constructed light Alba Ferulli Civismatica, la domotica per la città/Citymatics, Claudio Moltani domotics for the city

Architettura

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Il progetto dei due sassi/The ‘double pebbles’ project

Alba Ferulli

Interior

104 110 114

Graanmarkt 13, the home where everything is for sale

Ester Pirotta

Emozioni leggere/Lightweight emotions

Sara Schifano

Fragile

Chiara Fagone

Design Vision

Ufficio traffico/Traffic department Daniela D’Avanzo Ufficio abbonamenti/Subscription office Francesca Casale Numero Verde 800/318216 Tel. 02/5516109 – Fax 02/5456803 Traduzioni/Translations Fiona Johnston

Cover: Field of Light, Bruce Munro Copertina/C Design Diffusion Edizioni srl Redazioni/Editorial Offices Direzione, amministrazione, pubblicità Management, Administration, Advertising Via Lucano 3, 20135 Milano Tel. 02/5516109 – Fax 02/599024.31 www.designdiffusion.com Semestrale/Six-monthly magazine Supplemento di DDN 173/Supplement to DDN 173 Direttore responsabile/editor in chief Rosa Maria Rinaldi Prezzo/Price Euro 13,00 Stampa/Printer Color Art Via Industriale 24/26, 25050 Rodengo Saiano (BS) Tel. 030/6810155 Fotolito Bitgraph Via Vittorio Veneto, 8 20060 Cassina de’ Pecchi (MI) Printed in Italy Reg. Tribunale Milano n./Milan Court Reg.No. 278 del 7 Aprile 1990 Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n.46) art.1, comma 1, DCB Milano ISSN 1720•8017 Distribuzione all’estero Sole agent for distribution Abroad A.I.E. – Agenzia Italiana di Esportazione spa Via Manzoni, 12 – 20089 Rozzano (Mi)

Tel. 02/5753911 Fax 02/57512606 e-mail: info@aie-mag.com www.aie-mag.com Distribuzione in libreria Bookshop distribution Joo Distribuzione DDA Design Diffusion Advertising srl Via Lucano 3, 20135 Milano Tel. 02/5453009 – Fax 02/5456803

Agenti/Agents Paolo Bruni, Teo Casale, Roberto Gallo Amministrazione/Administration Paolo Russo Editorial Office, Chicago Judith Jacobs P.O. Box 3342 Merchandise Mart 60654, 0342 Chicago IL – USA Tel. 001/3128361005 – Fax 3128361006

Editorial Office, Osaka Intermedia TS Bldg. 3-1-2 Tenma Kita-ku Osaka, Japan Tel. 00816/3571525 – Fax 3571529 È vietata la riproduzione anche parziale All rights reserved Testi, disegni e materiale fotografico non si restituiscono/ Texts, drawings and photo graphs will not be returned


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Partecipare al concorso è semplice: ti basterà segnalare il tuo progetto illuminotecnico realizzato con apparecchi LED Simes. Potrai segnalarlo compilando l’apposito modulo disponibile sul nostro sito www.simes.it, oppure richiedendo informazioni all’Agenzia Simes di zona.

La partecipazione al concorso è gratuita condizioni e requisiti per l’ammissione su www.simes.it

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Il mondo della luce si conferma come territorio multiforme di sperimentazione dove si confrontano e si sovrappongono varie discipline e modalità espressive, verso il superamento dei confini tra i linguaggi. Come flessibile, enigmatico e stimolante strumento del comunicare, la luce dà vita a un’incredibile quantità di manifestazioni creative e funzionali in un “continuo rimbalzo tra percettivo ed evocativo”, per usare le parole di Ferrero, tra i principali protagonisti del numero. La luce offre costantemente a artisti, designer, architetti e a noi lettori spunti infiniti per sondare l’esistente e per prefigurare un futuro che appare sempre più vicino. D Lux, come sempre, lo mostra con grande evidenza, attraverso tanti episodi, pensieri, combinazioni raccolti nelle nostre pagine.

The world of illumination is unquestionably a multi-faceted territory of experimentation where a variety of disciplines and expressive methods contrast and overlap, in an attempt to break down the barriers and the boundaries between languages. Considered as a versatile, enigmatic and stimulating instrument of communication, the use of light gives rise to an incredible quantity of creative and highly functional manifestations in a ‘continual oscillation between the perceptive and the evocative’ to use the words of Ferrero, one of the main protagonists of this issue. Light and illumination constantly offers artists, designers, architects and our readers a host of ideas for examining the existing and predicting the future that is fast approaching. D Lux illustrates every aspect of this wonderfully ‘enlightened’ world, through episodes, thoughts and combinations grouped together on the pages of this journal. Luisa Castiglioni

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discussioni e karaoke; in seguito si è trasformato in un club di ritrovo per gli agricoltori che lavorano nelle vicinanze. L’architettura semplice diventa spettacolare soprattutto la notte quando, grazie ai focolari che vengono accesi all’interno, si trasforma in una struttura semitrasparente luminosa. Il caldo rosso di cui vive la rende maggiormente visibile nel panorama urbano in cui è inserita. bugdome.blogspot.com (S. F.)

Is it possible that a building constructed with degradable materials can become a new reference point for the city on a precise occasion? Yes, and this was the case with Bug Dome. The architecture was designed by the WEAK! Architects Group (Marco Casagrande, Hsieh Ying-chun and Roan Ching-yueh), and was created for the Biennial of Shenzhen held last year. In an area that lies between the Chinese city’s Municipal Building and the cultivated fields, the trio of architects decided to build a bamboo structure in the shape of an insect. For the entire duration of the artistic event, Bug Dome was a meeting place for underground music groups, for

poetry readings, for discussions and karaoke; then it was used as the local farmers club. The simple lines of the architecture become spectacular at night, thanks to the live flames on the inside, transforming it into a luminous semi-transparent structure. The bright red warmth increases its visibility in the surrounding urban territory. bugdome.blogspot.com (S. F.)

Designed by Giò Pozzo with Mara Villa, Adriano Maccarana and Luigi Nespoli, Orco Cicli is a manufacturing enterprise in Milan; it produces completely handmade, top quality bicycles, which are a wonderful synthesis of the old and the new, bicycles produced with traditional methods. Fucinacreativa was invented by the sculptor Francesco Capaldi in 2008. It suggested the fusion of the artisan skills and artistic inventiveness to create a pathway and a design approach that

differed completely from the current trends. (L. C.) www.orcocicli.com, fucinacreativa.jimdo.com

BUG DOME Può un edificio costruito con materiale deperibile in un’occasione precisa diventare un nuovo punto di riferimento per la città? Nel caso del Bug Dome questo è stato possibile. L’architettura, progettata dal gruppo WEAK! Architects (Marco Casagrande, Hsieh Ying-chun e Roan Ching-yueh), è nata in occasione della Biennale di Shenzhen dello scorso anno. In un’area compresa tra il municipio della città cinese e i campi coltivati, il trio di architetti ha deciso di edificare una struttura in bamboo, la cui forma ricorda quella di un insetto. Il Bug Dome è stato, per tutta la durata della manifestazione artistica, un ritrovo per gruppi musicali underground, per letture di poesie, per

ORCO CICLI Nasce dalla difficoltà di essere visti se si pedala di notte, Fantôme la bicicletta modello Palmiro, ispirata a una bacchetta stile anni Trenta, realizzata completamente a mano da Orco Cicli con l’aggiunta di un particolare intervento estetico di Fucinacreativa che, tramite una copertura in resina e pigmento fosforescente blu cristallino in dispersione di resina acrilica che rende il telaio luminescente. Questa lavorazione conferisce alla Fantôme un aspetto estetico granitico, solido e compatto ma allo stesso tempo sviluppa una sensazione di trasparenza e lucentezza. Ma il vero effetto ricercato, si può vedere solo di notte. I cristalli che compongono il pigmento fosforescente durante il giorno hanno un colore giallastro e sfruttano qualsiasi fonte di luce per caricarsi, al buio restituiscono la luce immagazzinata e si illuminano creando una luce rarefatta di color blu, che rende la bicicletta luminosa come un neon. Creatura di Giò Pozzo con Mara Villa, Adriano Maccarana e Luigi Nespoli, Orco Cicli è una realtà sartoriale di Milano: bici di qualità, tutte fatte a mano, al tempo stesso antiche e moderne; biciclette costruite come si faceva una volta. Fucinacreativa è un

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progetto di lavoro, ideato dallo scultore Francesco Capaldi nel 2008, che prevede la fusione delle capacità artigianali con il pensiero artistico sviluppando, così, un percorso e un approccio del tutto inusuale rispetto ai trend correnti. (L. C.) www.orcocicli.com, fucinacreativa.jimdo.com

Fantôme, a bicycle, model Palmiro, was developed to resolve the problem of cyclists being visible at night. It was inspired by a Thirties-style crossbar bicycle and completely handmade by Orco Cicli with a special esthetic addition by Fucinacreativa. A coating of crystalline blue phosphorescent pigment mixed with an acrylic resin adds luminesence to the frame. This procedure gives Fantôme a solid compact appearance while exalting transparency and gloss. However, the true success of the research can only be seen at night. The crystals in the phosphorescent pigment are yellow during the day and these absorb light from any source; when it is dark, they emit the light energy that was stored as rarefied blue light which means that the bicycle is clearly visible and as luminous as a neon light.


L&S: LIGHT SOLUTION L’azienda L & S grazie ai continui investimenti in Ricerca & Sviluppo, si è presentata con numerose novità alla seconda edizione del Sicam di Pordenone, una delle manifestazioni più importanti nell’ambito del settore dei componenti e semilavorati, accessori e subfornitura del mobile. Nova, con potenza luminosa a 39 Led, è una delle nuove proposte di L&S, un faretto spot ad incasso con tecnologia LED ad alta efficienza, che garantisce un’alta luminosità in soli 12 mm di spessore, dimensione resa possibile grazie all’utilizzo di un innovativo corpo metallico ad alta capacità dissipativa. La ricerca per L&S continua anche nel campo dei comandi wireless per regolare le sorgenti luminose a distanza. Previsto in due versioni: sia per la regolazione dell’illuminazione a colori RGB sia dimmerabile per aumentare o diminuire l’intensità luminosa delle sorgenti monocromatiche. Una novità degna di nota, presentata al Sicam, è Balance, un profilo luminoso sottopensile dotato di un innovativo sistema orientabile, che permette, a scelta, di avere due posizioni: una, con luce soffusa o un’altra, più aperta, con un fascio luminoso diretto sul piano di lavoro. Modulare nelle dimensioni, permette di avere un’ampia flessibilità progettuale;

inoltre, è predisposto per alloggiare ganci o supporti utili per le varie fasi di lavorazione in cucina. La ricerca tecnologica di L&S ha permesso di far si che l’illuminazione a Led abbia la stessa efficienza delle lampade fluorescenti. Inoltre i consumi energetici per le due categorie sono molto contenuti. www.ls-light.com (V. B.)

Thanks to ongoing investments in Research and Development, the company L&S presented a number of innovations at the second edition of Sicam in Pordenone – one of the most important events in the sector of components and semi-processed goods, accessories and sub-contracting of furniture production. One of the latest products is ‘Nova’, a light fitting with the luminous power of 39 Leds. This recessed spotlight is based on high-efficiency Led technology and it guarantees a high degree of luminosity in a thickness of just 12 mm, a compact size made possible thanks to the use of

an innovative metal casing with high dissipation. The research performed by L&S also continues in the field of wireless remote controls used to regulate the light sources. It is available in two different versions – for the regulation of the RGB illumination and a dimmer version which controls the intensity of mono-chromatic sources. Another new product presented at Sicam deserves a mention. ‘Balance’ is a strip light for installation under shelves; it is fitted with an innovative adjustable system which consents two different positions: one emits soft lighting and the other, more open, directs the light beam onto the work top. Modular in terms of size, these items have enormous design versatility; they can be equipped with hooks or supports that are useful for kitchen-based activities. The technological research of L&S has ensured that the Led illumination has the same efficiency as fluorescent lamps. Moreover, for both categories, the energy consumption is extremely low. www.ls-light.com (V. B.)

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info

Calvi and Paolo Brambilla. One essential ingredient of the approach for the new model of illumination by Flos is the website dedicated to Soft Architectue, used to fully illustrate the technical and architectural potential of this proposal. It contains £D images of the installations, renderings, videos, photographs of the projects that have already been produced by well-known architects and designers,

SOFT ARCHITECTURE Un progetto ambizioso e all’avanguardia quello proposto da Flos con la collezione Soft Architecture, creata grazie a un materiale innovativo (tecnologia Under-Cover) in grado di assicurare performance e durabilità nel tempo, integrandosi perfettamente con i normali controsoffitti in cartongesso. Diversificata e adattata alle varie esigenze, Soft Architecture assume una propria identità in luoghi diversi, siano essi ambienti intimi e domestici, o spazi pubblici quali ristoranti, spa, negozi, luoghi d’incontro, gallerie d’arte, uffici. A conferma della versatilità di Soft Architecture, i designer che firmano le nuove collezioni: Ron Gilad, Phillippe Starck, Sebastian Wrong, Marcel Wanders, Antonio Citterio, Fabio Calvi e Paolo Brambilla. Fondamentale per approcciare il nuovo modello di illuminazione di Flos è il sito dedicato a Soft Architecture, strumento per apprendere appieno le potenzialità tecniche e architetturali di questa proposta. Installazioni in 3D, rendering, video, fotografie di progetti già realizzati da noti architetti e designer, proposte in via di sviluppo, dati tecnici e approfondimenti sui materiali: queste e molte altre proposte per scoprire, in modo pratico e veloce, le potenzialità dell’unione tra luce e architettura nel futuro. www.flos.com www.soft-architecture.com (L. C.)

Soft Architecture by Flos is an ambitious avant-garde project. It was created with an innovative material (Under-Cover technology) which can guarantee performance and durability over time, and it integrates perfectly with standard plasterboard ceilings. Diversified and adapted to a number of requirements, Soft Architecture acquires it own identity in different locations, whether these are intimate and homely, or public amenities such as restaurants, Spas, shops, meeting places, art galleries, offices. The validity of Soft Architecture is confirmed by the caliber of the designers involved in the project: Ron Gilad, Phillippe Starck, Sebastian Wrong, Marcel Wanders, Antonio Citterio, Fabio

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works in progress, technical data and detailed information on the materials: these and other proposals provide a practical and rapid demonstration of the future potential of combining design and architecture. www.flos.com www.soft-architecture.com (L. C.)


ISSN 1120•9720 - Mensile -TAXE PERCUE (TASSA RISCOSSA). UFFICIO CMP/2 ROSERIO - MILANO. Spedizione in abbonamento postale - 45% - D.L. 353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n.46) art.1, comma 1, DCB Milano DISTRIBUZIONE ME.PE

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D E S I G N D I F F U S I O N N E W S INTERNATIONAL MAGAZINE GLOBAL DESIGN AND STRATEGIES

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urbane, come se la luce appunto fosse un plus necessario e non una funzione aggiunta. Inoltre tendono a creare progetti di lunga durata, che non siano identificabili con una firma o uno stile: ciascun lavoro affronta un compito diverso e quindi richiede soluzione proprie. La mostra dedicata a Pfarré Lighting Design presso l’Architekturgalerie Muenchen di Monaco di Baviera (fino al 27 novembre) ospita rendering, foto e disegni relativi a ventuno progetti realizzati nell’ultimo decennio. Ci sono anche 2000 immagini del progetto di illuminazione del Palace of International Forums di Tashkent nell’Uzbekistan. www.lichtplanung.com (P. R.)

LUCE, MUSICA PER GLI OCCHI

LIGHT, MUSIC FOR THE EYES

Pfarré Lighting Design è uno studio indipendente specializzato nella ricerca dell’uso migliore della luce, sia naturale sia artificiale e quindi nella creazione ottimale di luci per gli edifici, gli spazi pubblici e privati. “Noi – raccontano – lavoriamo in stretta collaborazione con architetti di interni e del paesaggio, aziende e designer in tutte le discipline, commerciali e non, in ambito nazionale e internazionale e su tutte le scale di dimensioni”. Nei loro lavori si nota soprattutto una fonte di eccitazione visiva, quasi sonora, tesa a evidenziare l’effetto ottico di edifici, spazi, parchi e aree

Pfarré Lighting Design is an independent studio specialized in research to identify the best use of natural and artificial light. It optimizes lighting systems for buildings, and public and private spaces. The architects explain: “We work in close contact with interior designers and landscape artists, corporations and creatives from all disciplines, commercial and non-commercial, on the national and international platforms, and in every scale and dimension”. All of their projects express visual excitation, comparable to sound, which aims to highlight the optic

PER RIFLETTERE… Sviluppata dal duo di Living Architecture Lab, composto da Soo-in Yang e David Benjamin, Amphibious Architecture è un’installazione galleggiante comparsa nelle acque di New York, tra l’East River e il Bronx River. Si tratta di piccole strutture luminose, il cui scopo è collegare la vita della città con tutto ciò che avviene nel mondo subacqueo. Nonostante l’acqua ricopra circa il 90% del nostro pianeta, molte zone non emerse non sono ancora state neppure esplorate. Si conosce dunque veramente poco di ciò che avviene sotto i mari o nelle profondità oceaniche. E non si sa neppure cosa succede sotto le acque di New York. Per questo i Living Architecture hanno installato tubi interattivi che informano, grazie a un sistema di illuminazione controllato da Arduino, sulla presenza di pesci, alghe e sulla qualità dell’ambiente. Un modo moderno per stimolare la curiosità. www.thelivingnewyork.com (F. T.)

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effect of buildings, features, parks and urban districts. It is as though the light source is a necessity and not just an additional function. Moreover, these creatives tends to produce long-lasting projects, which will not be identified by a name, a signature or a style: each one examines a different task and aims for specific solutions. The exhibition dedicated to Pfarré Lighting Design held in the Architekturgalerie Muenchen in Munich (Bavaria) until November 27th, presents renderings, photographs and designs relative to twenty-one projects created

over the last decade. There are also 2000 photographs of the illumination design for the Palace of International Forums in Tashkent, Uzbekistan. www.lichtplanung.com (P. R.)


WATT-LITE I progettisti Loove Broms e Li Jönsson hanno realizzato presso l’Interactive Institute di Kista, istituzione svedese nata nel 1998, in collaborazione con il comune di Eskilstuna e con il sostegno di alcune imprese, un sistema di visualizzazione dei consumi energetici destinato in primo luogo all’industria ma utilizzabile anche in ambito domestico. La ricerca ha dimostrato che le soluzioni tecniche da sole non basteranno a ridurre l’impatto ambientale causato dall’uomo; per contenere il consumo energetico si rivela indispensabile un atteggiamento consapevole e soprattutto un cambiamento delle abitudini, dalla scala industriale a quella del quotidiano degli individui e della casa. Il progetto Watt-Lite propone di monitorare il dispendio di un impianto attraverso l’impiego di tre lampade in grado di proiettare ed indicare, tramite tre differenti colorazioni, alcuni importanti parametri. Gli elementi del set si presentano come torce sovradimensionate, sospese verso il basso, che possono essere collocate in modo da rendere accessibile a tutti la lettura delle informazioni, questo al fine di sensibilizzare la collettività nelle operazioni di contenimento dei consumi. La dimensione del fascio di luce proiettato da ogni singolo elemento varia in tempo reale, si espande e si contrae in base alle rilevazioni. I tre dischi luminosi esplicitano i dati raccolti e il colore evidenzia il loro significato; la luce bianca

JUST A THOUGHT… Developed by the duo of Living Architecture Lab – Soo-in Yang and David Benjamin – Amphibious Architecture is a floating installation which has appeared in the waters around New York, between the East River and the Bronx River. These small luminous structures connect

restituisce un feedback immediato dell’utilizzo di corrente elettrica: il blu ricorda il consumo minimo ottenuto durante la giornata mentre l’arancio la massima fruizione di energia. www.tii.se (C. F.)

Designers Loove Broms and Li Jönsson have been working on a new project at the Kista Interactive Institute, founded in 1998. In collaboration with the city council of Eskilstuna and the sponsorship of some local companies, they created a system which displays energy consumption, destined primarily to industrial premises but is also a feasible addition to the domestic environment. Research has demonstrated that technical solutions

life in the city to everything that happens in the underwater world. Even though water covers approximately 90% of our planet, many of the submerged zones have never even been explored. Very little is known about events beneath the sea and in the oceanic depths. And little is known about what happens in the waters around New York. For this reason, the designers of Living Architecture have installed a series of interactive pipes.

alone are not enough to reduce the environmental impact caused by Man; in order to contain the energy consumption, it is essential to behave in a responsible manner and change habits – from the industrial scale to the domestic management and the attitudes of the individuals. The project Watt-Lite monitors the energy consumption of plant using three bulbs that can project and indicate some important parameters in different colors. The elements included in the set look like oversize torches, hanging downwards; these can be positioned

to facilitate reading the information and serve to make the people involved more aware of the operations that lead to containing consumption. The size of the light beam projected by each individual element varies in real time, it expands and contracts on the basis of the readings. The three luminous disks process the figures and the color indicates their importance; the white light gives immediate feeback on the use of electrical current; blue indicates the minimum consumption during the day a nd orange indicates maximum energy consumption. www.tii.se (C. F.)

A system of illumination controlled by Arduino provides information on the fish, algae and the quality of the environment.

A modern method for stimulating curiosity. www.thelivingnewyork.com (F. T.)

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info

INNOVAZIONE ARTEMIDE

ACCOGLIENZA IN RIVA AL MARE Situato all’ingresso del porto di Vuosaari, a Helsinki, il centro polifunzionale Seafarers è un luogo dedicato a tutte le persone che approdano nella città dopo un lungo viaggio per mare. All’interno trovano posto, infatti, aree relax multifunzione, caffè, una biblioteca e una sala lettura. Inaugurato circa un anno fa, il progetto è stato curato dal studio finlandese ARK-house, specializzato nella realizzazione di edifici pubblici, uffici e complessi residenziali. Il Seafarers’ Centre non si sviluppa in altezza, ma si snoda sinuoso seguendo la linea della costa. La struttura è stata completamente realizzata in legno, un rimando alle costruzioni tradizionali del luogo e, insieme, un accorgimento ecologico per ridurre al minimo l’impatto ambientale. La facciata compatta è interrotta da ampie vetrate: dall’interno si gode così di un’ampia veduta del mare. Per l’impianto illuminotecnico, gli architetti hanno scelto apparecchi Barrisol. Nella stanza relaxmultifunzione, grazie all’attento studio dell’illuminazione, è stata creata l’illusione di una cupola tridimensionale, mentre in realtà la struttura in murarura è profonda solo 40 centimetri. In tutti gli interni è stato installato un sistema di illuminazione a luce indiretta; per la facciata sono stati invece scelti degli apparecchi wall wash, che enfatizzano le travi di legno diagonali e il loro disegno. www.ark-house.com (F. T.; ph: Jussi Tiainen)

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HOSPITALITY ON THE SEA-FRONT Situated at the entrance to the Port of Vuosaari, in Helsinki, the multi-purpose ’Seafarers Centre’ is an amenity dedicated to everyone traveling to the city after a long sea journey. Inside the center, there are multi-purpose relaxation areas, coffee bars, a library and a reading room. The center was inaugurated approximately

one year ago to plans designed by the Finnish studio ARK-house, specialized in projects for public buildings, offices and residential buildings. The Seafarers’ Centre is not a tall building but winds its way

horizontally along the coastline. The structure is wooden reflecting the traditional buildings of the area; this material also has an eco-friendly purpose to reduce the environmental impact to a minimum. The compact facade is interrupted by large windows, and from the inside of the building, these provide wonderful views over the sea. The architects opted for Barrisol fittings for the illumination technology plant. Thanks to the carefully-designed

illumination project, the architects created the illusion of a three-dimensional dome in the multi-purpose/relaxation room; in actual fact, the brickwork structure is only 40 cm deep. A system of indirect light has been installed throughout the interiors; the facades have been illuminated by wallwash lighting which emphasizes the pattern of the diagonal wooden beams. www.ark-house.com (F. T.; ph: Jussi Tiainen)

Da una parte c’è Artemide, il brand italiano tra i leader mondiali nel settore dell’illuminazione residenziale e professionale e con un’ampia presenza a livello internazionale in cui spiccano gli showroom monomarca nelle più importanti città del mondo. Dall’altra parte c’è Carlotta De Bevilacqua – architetto, designer, imprenditore e docente – una dei protagonisti della nuova progettualità contemporanea nel settore della luce; infatti ha sviluppato un importante percorso di ricerca nel corso della propria carriera, sviluppando concept innovativi e teorie che scavalcano i tradizionali limiti e confini finora esplorati nel campo dell’illuminazione. Insieme, Artemide e Carlotta De Bevilacqua, hanno dato vita a The Human Light, vera e propria filosofia che prevede e immagina la progettazione della luce in funzione dell’uomo e dell’ambiente. Con il lancio di The Human Light, a partire dai primi anni Novanta, Artemide ha rivoluzionato il modo di concepire i propri apparecchi, fin dall’idea di partire non dall’inizio – la luce – ma dalla fine – l’uomo, prendendo in considerazione le sue esigenze – spesso inespresse – in termini di luce. Migliorare la qualità della vita e illuminare, in senso figurato e non, i diversi momenti della giornata, accompagnando le persone ad assaporare i colori e le ombre, assecondando i loro stati d’animo: questo è il lato ‘trasgressivo’ di questa prospettiva. Insieme al lato ‘umano’ dell’esperienza The Human Light vi è quello non meno importante della qualità dei prodotti Artemide, che mirano all’eccellenza tecnica e progettuale e al design raffinato: i settori di ricerca che coinvolgono ogni apparecchio riguardano le sorgenti luminose innovative, l’utilizzo di materiali ecocompatibili e il controllo della qualità. Dall’accostamento di questi mondi nascono i progetti e i prodotti del gruppo Artemide. Tra i nuovi arrivi del 2010 firmati De Bevilacqua: Copernico è la lampada a sospensione di Carlotta De Bevilacqua e Paolo Dell’Elce, disponibile anche nella versione da parete, composta da 9 cerchi concentrici in alluminio anodizzato e illuminato con 384 LED bianchi che permettono il movimento di tutti i cerchi in due direzioni differenti. Questo dinamismo e la sua flessibilità consentono di orientare l’emissione luminosa e contemporaneamente di ottenere numerose configurazioni spaziali, un incontro tra le esigenze delle persone con la qualità tecnica e il design minimale. Una volta chiuso l’apparecchio scompare: diventa infatti completamente piatto. Se Copernico è caratterizzata da forme rotonde, Altrove 600, nelle varianti parete/soffitto e a sospensione, è una estensione della gamma Altrove rispetto alla quale ha


misure più contenute (60 cm di lato) e un design decisamente minimale e forme geometriche. La variante da parete/soffitto è realizzata con struttura perimetrale in acciaio inox a specchio; diffusori laterali in Prismoptic satinato; riflettore in alluminio lucido a specchio e diffusore frontale in metacrilato trasparente inciso, mentre quella a sospensione ha a differenza della prima un diffusore superiore in PETG trasparente. La lampada da tavolo Yang White è la variante della serie Yang, che utilizza sorgenti fluorescenti con 3 temperature di colore differenti, la cui miscelazione consente di ottenere diverse declinazioni di luce bianca, da più calda a più fredda. La struttura è in metacrilato e policarbonato trasparente, la maniglia in alluminio e sei piedi permettono di regolare il posizionamento della lampada mentre una maniglia ne facilita lo spostamento. www.artemide.com (A. M)

designs light as a function of Man and his environment. With the launch of Human Light in the Nineties, Artemide revolutionized how its light fittings were conceived; it changed its approach by starting at the end – with Man and not from the beginning – with Light. The company examined and considered Man’s needs – for the most part unexpressed until then – in terms of light. Improving the quality of life and illuminating, figuratively and nonfiguratively – the various phases of the day, encouraging people to enjoy the colors and the shadows, accomodating their mood – this

white Leds; the circles can be moved in two different directions and this versatility allows the light beam to be oriented while modifying the spatial arrangement of the fitting. It can be described as the intersection of human requirements with technological quality and minimalist design. When closed, the fitting disappears and becomes completely flat. In contrast with the round shapes of Copenico, Altrove 600, a wall/ceiling or suspension fitting, is an addition to the Altrove collection. It is smaller (60 cm per side) and has a minimal geometric design. The wall/ceiling version has

is the ‘transgressive’ side of the idea. Alongside the ‘human’ side of the experience The Human Light, there is the equally important aspect of the quality of the Artemide products which aim for technological and design excellence combined with elegance: the research sectors involved in the production of each fitting include innovative luminous sources, the use of eco-friendly materials and quality control. The convergence of these worlds gives rise to the projects and the products by the Artemide Group. The 2010 additions by De Bevilacqua include Copernico, a suspension lamp by De Bevilacqua and Paolo Dell’Elce, available also as a wall-fitting. It consists of 9 concentric circles in anodized aluminum, illuminated with 384

been produced with a polished stainless steel surround, lateral diffusers in brushed Prismoptic, a reflector in polished aluminum and frontal diffuser in etched transparent methacrylate; the suspension version is fitted with an upper diffuser in clear PETG. The table-lamp Yang White is a variation of the Yang series, fitted with fluorescent sources of three different color temperatures. Mixing these three colors creates a number of variations of white light, from the warmest to the coldest. The casing is methacrylate and clear polycarbonate, the handle is aluminum and the six feet can be used to adjust the stability of the lamp which can be easily positioned using the handle. www.artemide.com (A. M)

ARTEMIDE INNOVATION On the one hand, Artemide, the Italian brand ranked among the world’s leading companies for residential and professional illumination and with a consolidated position on the international markets, with showrooms in the most important cities in the world. On the other, Carlotta De Bevilacqua – architect, designer, entrepreneur and lecturer – who is one of the protagonists in the sector of innovative contemporary lighting design; throughout her career, she has developed an important research pathway, with the development of innovative concepts and theories that break down the traditional barriers and boundaries in the field of illumination. In partnership, Artemide and Carlotta De Bevilacqua, invented The Human Light, a true philosophical invention that

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info YELLOW FOG

dai fantastici giochi di luce, che all’improvviso scaturiscono a illuminare la facciata. Lungo il suo fronte è stato infatti posto un graticcio incassato nel marciapiede, sotto il quale si trovano 32 tubi luminescenti. Da qui nasce la nebbia che, appena inizia a fare scuro, si alza sulla facciata per 40 secondi ogni tre minuti, avvolgendola in una calda luce gialla, in un misterioso, incantevole velo. La nebbia, intanto, si diffonde sul marciapiede e sull’ampia piazza, sempre animata dal passaggio di persone, che si avvicinano incuriosite, interagendo con il fenomeno cromatico. Il momento del passaggio dal giorno alla notte viene così simbolicamente siglato dai fasci e dai vapori luminosi, immaginati da Olafur Eliasson. (C. S.)

The Danish artist Olafur Eliasson never ceases to amaze us with his incredible installations of light and color. His work has transformed him into one of the great protagonists of contemporary art and his popularity continues to grow. An unusual feature of his work, based on physical phenomena, light, reflections, water and movement, is the interaction with the public – a clearly visible, almost tangible aspect in the installation produced for Piazza Am Hof in the historical center of Vienna, Austria, just a stone’s throw from the Cathedral of S., Stephen. The headquarters of the company Verbund AG are located here and on the facade of this fairly anonymous modern building, Eliasson applied the installation Yellow

fog, which was presented for the first time in 1998 in New York, a city dear to the artist’s heart. In the past he also created site-specific installations for Moma. Now this particular work of art can be viewed in its permanent home in Vienna, on the side of a building that extends for 48 meters. Every day as the sun goes down, passers-by are astonished by a magical phenomenon, fantastic lighting effects which suddenly appear and illuminate the facade. A grid has been recessed in the footpath along the front of the building; below it, 32 luminescent tubes. The fog emerges from the slits as soon as darkness begins to fall and rises up along the walls for 40 seconds every 3 minutes, enveloping the building in a

L’artista danese Olafur Eliasson non finisce di sorprenderci con le sue immaginifiche installazioni, composte di luci e colori, che ne hanno fatto uno dei grandi protagonisti dell’arte contemporanea, la cui popolarità continua a crescere. Una delle particolarità del suo lavoro, attento ai fenomeni fisici, alla luce, ai riflessi, all’acqua e al movimento, è anche l’interazione del pubblico, aspetto ben visibile, quasi tangibile, nell’opera realizzata per la piazza Am Hof del centro storico di Vienna, a due passi dalla Cattedrale di Santo Stefano. Qui si trova la sede centrale dell’azienda Verbund AG e proprio alla facciata di questo palazzo piuttosto anonimo nella sua architettura moderna Eliasson ha applicato l’installazione Yellow fog, mostrata per la prima volta nel 1998 a New York, città molto cara all’artista, che ha creato installazioni site specific anche per il Moma. Ora l’opera d’arte può essere vista permanentemente a Vienna su questo edificio, lungo 48 metri. Ogni giorno, all’imbrunire, i passanti vengono sorpresi da un fenomeno magico,

warm yellow light like a mysterious magical veil. The fog spreads along the footpath and into the square, animated by people who observe this marvelous phenomenon with great curiosity, and interact with the chromatic display. The transition point from day to night is therefore symbolically exalted by beams of light and luminous fog, envisaged by the creative mind of Olafur Eliasson. (C. S.)

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UNA SCUOLA DI LUCE Una nuova scuola in Francia, costruita quasi interamente in legno per dimostrare la robustezza di questo materiale e la sua efficienza strutturale. Si tratta del Liceo Pierre Joelle Boute di Riom, istituzione dedicata all’apprendimento di tutte le professioni legate al mondo dell’edilizia, progettato dallo studio di architettura Emmanuel Nebout. L’istituto comprende diversi ambienti: aule, un centro documentazione, un ristorante e un complesso di alloggi per gli studenti fuori-sede. L’edificio è stato progettato in modo da essere riparato dai forti venti della regione. Grande attenzione è stata poi dedicata alla realizzazione dell’impianto di illuminazione, curato da iGuzzini. Per il centro di documentazione e le classi sono state studiate delle luci soffuse e rilassanti, mentre un ambiente più allegro è stato riservato alla zona del ristorante. I prodotti utilizzati sono

proiettori Woody a scarica lungo i corridoi e gli ambienti comuni, mentre per il centro di documentazione sono stati utilizzati apparecchi Greenwich e Y Light, a illuminazione diretta e indiretta. www.iguzzini.com (F. T.; ph: Didier Boy de la Tour)

A SCHOOL OF ILLUMINATION A new school has been constructed i n France, almost entirely in wood to demonstrate the strength of this material

and its structural effiiency. The school is called The Pierre Joelle Boute High School in Reims, an educational institution dedicated to teaching the professions linked to the building trade. Plans were drawn-up by the Emmanuel Nebout studio of architecture. There are a number of ambiences – classrooms, a library, a restaurant and a halls of residence for students who live outside the city. The architect produced a design to protect the building from the strong winds in the region. Considerable attention was paid to the illumination plant, which was

designed by the Italian company iGuzzini. For the library and the classrooms, the lighting installed was soft and relaxing with more dynamic effects create in the restaurant. ‘Woody’ discharge projectors were used along the corridors and the common areas; ‘Greenwich’ and ‘Y-Light’ were used in the library to provide direct and indirect illumination. www.iguzzini.com (F. T.; ph: Didier Boy de la Tour)

recycling of plumbing components and the use of mouth-blown glass, serial mechanics which characterized the first industrial production procedures and the age-old traditional glassmaking techniques, associated with the latest LED lighting technology. The memories of the past and the potential of the present are combined; each lamp is unique and can suggestively be transformed into a sculpture, an article with an unrepeatable identity, or it can be camouflaged amidst the vegetation, creating complex arrangements of allusion

and always proposing an evocative dimension to the observer. Clarke’s idea was to emphasize how every droplet, how every barrel of water, is precious. The artist’s concept is expressed through her project and also because she donates some of her sales income to the Polaris Institute, the Canadian institute, founded in 1997 which focuses on the phenomenon of globalization, including the privatization of the water supplies. It is just one way she contributes to the diffusion of greater environmental awareness. www.LiquidLightSite.com (C. F.)

LIQUID LIGHT Liquide, sospese, apparentemente instabili, gocce in procinto di staccarsi verso terra, vecchi rubinetti e termostati, manometri, tubature di recupero che raccontano il loro vissuto; si tratta del progetto di Tanya Clarke intitolato Liquid Light. L’autrice, attivista e ambientalista da molti anni, ha ideato questo originale sistema di illuminazione che prevede il riciclo di componenti idrauliche e l’impiego del vetro soffiato a mano, la meccanica in serie che caratterizza le prime produzioni industriali e l’antica tradizionale tecnica vetraria, affiancate alla più recente tecnologia della luce LED. La memoria del passato e le potenzialità del presente si confrontano; ogni lampada è diversa dall’altra e suggestivamente può divenire una scultura, oggetto dotato di una identità irripetibile, o mimetizzarsi tra la vegetazione, creare complesse composizioni nel gioco dell’allusione proponendo all’osservatore una dimensione sempre evocativa. L’idea della Clarke è quella di ricordare come ogni goccia, ogni stilla d’acqua, sia un bene prezioso. La prospettiva concettuale dell’autrice viene esplicitata non solo nelle forme del progetto ma anche devolvendo una parte degli incassi delle vendite al Polaris Institute, istituzione canadese nata nel 1997 che si occupa di diverse tematiche relative al fenomeno della globalizzazione, tra le quali anche la questione della privatizzazione

dell’acqua, con il proposito di contribuire alla diffusione di una maggiore consapevolezza ambientale. www.LiquidLightSite.com (C. F.)

Liquid, suspended, and apparently unstable, droplets that look as though they are about to fall to the ground, old tap fittings and thermostats, manometers, water pipes that tell their story in a project by Tanya Clarke called Liquid Light. The artist, an activist and environmentalist for many years, created this original illumination system which involves the

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info VIVERE LA LUCE Living Light è una struttura interattiva permanente in grado di diffondere informazioni utili, realizzata nel Peace Park di Seoul, in Corea. Progettata dal duo di Living Architecture Lab, composto da Sooin Yang e David Benjamin, Living Light è una sorta di padiglione aperto, che riprende nella forma la mappa della città di Seoul. Ogni zona di questa insolita carta topografica è separata dalle altre; in base alla qualità dell’aria di un determinato quartiere, rilevata in tempo reale per mezzo di speciali stazioni, ogni sezione risulta più o meno luminosa delle altre, in una sorta di ‘classifica’ visiva. I passanti possono inoltre chiedere informazioni più dettagliate sulla qualità dell’aria tramite sms. È sufficiente inviare un messaggio con il codice postale di una zona al numero della Living Light Hotline per ricevere un breve testo informativo. www.livinglightseoul.net (F.T.)

LIVING LIGHT Living Light is a permanent interactive structure which provides extremely useful information. It was designed by the two architects of Living Architecture Lab – Soo-in Yang and David Benjamin – and constructed in the Peace Park of Seoul. Living Light could

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be described as a sort of open pavilion which depicts of the map of Seoul. Each zone of this unusual map is separated from the others with the division based on the air quality of a specific quarter, detected in real time by special systems; the zones are then shown on the map with a greater or lesser amount of luminosity and this provides a

sort of visual classification of the situation. Passers-by can request more detailed information by sms on the air quality. They need to send a message containing their postal code of a specific district of the city to the Living Light Hotline and they will receive the short text with the information they require. www.livinglightseoul.net (F.T.)


LUCEPLAN + ODILE DECQ = NUOVO MACRO Luceplan mette in luce il lavoro di ricerca dello studio ODBC (Odile Decq – Benoît Cornette) per il progetto di ampliamento del MACRO – Museo d’Arte contemporanea di Roma – con lo sviluppo di due apparecchi di illuminazione creati appositamente per i nuovi spazi espositivi. Javelot e Ma lampe rappresentano la prima collaborazione tra l’azienda e Odile Decq. Il risultato è una felice combinazione di sapere tecnologico e creatività progettuale. Javelot è una lampada concepita per tradurre coerentemente le intenzioni della progettista nella sua ricerca di equilibrio dinamico degli spazi e delle strutture. Realizzata in tre declinazioni – sospensione singola, sospensione e terra per esterni con tre corpi illuminanti – arreda le sale del ristorante, la terrazza sul tetto-giardino e le due sale didattiche del museo. Javelot è composta da un corpo in alluminio e due estremità coniche di metacrilato satinato che irradiano una luce di grande impatto scenografico attraverso due LED di temperatura colore 3.000° K e un consumo di circa 7W ciascuno. L’effetto ottenuto è quello di una serie di ‘giavellotti’ di luce che attraversa lo spazio in modo inatteso grazie al giunto asimmetrico della struttura e ai

rami di differente lunghezza che consentono di regolare il posizionamento dei corpi illuminanti. Ma lampe è un punto luce specificamente ideato per illuminare una serie di poltrone e di tavoli prodotti da Poltrona Frau e disegnati dall’architetto. L’apparecchio, costituito da un’astina in metacrilato illuminata da un LED 1W, è inserito orizzontalmente nello schienale delle sedute della sala didattica e incluso nei tavoli del ristorante, dell’Art Cafè, dell’Art Video e della biglietteria. La lampada è priva di fili perché alimentata da un dispositivo ricaricabile. L’astina si illumina automaticamente quando dalla posizione orizzontale di riposo viene ruotata verticalmente. Ma lampe è un segno di luce minimale che punteggia gli spazi in modo discreto e funzionale. www.luceplan.com (L. C.; ph: Ivan Sarfatti)

Luceplan highlights the research by studio ODBC (Odile Decq – Benoît Cornette) for the extension plans for MACRO – the Museum of Contemporary Art in Rome – through the development of two light fittings that were specifically created for the new exhibition spaces. ‘Javelot’ and ‘Ma lampe’ are lamps which emerged from this first collaboration between the company and Odile Decq. The result is a wonderful combination of technological know-how and design creativity. Javelot is a lamp designed to coherently translate

temperature 3,000° K; it also emits a series of light beams that cut across the space in an unexpected fashion thanks to the asymmetrical joints of the structure and the branches of different lengths that allow the light fittings to be positioned. ‘Ma lampe’ is a fitting which was designed specifically to illuminate a series of armchairs and tables produced by Poltrona Frau and designed by the architect. The fitting consists of a shaft in methacrylate illuminated by a 1W Led. It has been inserted horizontally in the

the designer’s intensions in his quest for dynamic equilibrium between the spaces and the structure. Produced in three versions – single suspension, a triple suspension and standard for outdoor use – it is the ideal addition to the restaurant halls, the roof-garden patio and the museum’s two teaching halls. Javelot consists of an aluminum casing and two conical tips in brushed methacrylate which emit light of great scenographic impact through two Led lights of color

backrest of the seats in the lecture halls and integrated in the tables of the Art Cafè restaurant, the Art Video and the ticket desk. The lamp is wireless and operates thanks to a rechargeable device. The shaft illuminates automatically when it is rotated from the horizontal resting position into a vertical orientation. ‘Ma lampe’ in a minimal yet highperformance fitting which interrupts the space discretely. www.luceplan.com (L. C.; ph: Ivan Sarfatti)

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info

Just 2 Watts produce the light emitted by the Edison 80 W bulb. No longer a combined lamp and bulb but a single article that guarantees 50,000 hours of light. The product is called Top Four, and it was born from the creativity of designers Alberto Basaglia and Natalia Rota Nodari. One Top supports the integrated Leds offer maximum performance, thanks to the lenses that multiply and diversify the efficiency. The casing of the light fitting is painted extruded aluminum, the cover is in thermoplastic. It is available in white, black, red, green, blue and yellow. (L. C.) www.luxit.it

TOP FOUR Due soli watt creano la luce di una lampadina Edison di 80 watt nel compito visivo. Non più lampada e lampadina ma un unico oggetto illuminante garantisce 50.000 ore di luce. È Top Four, nata dalla creatività dei designer Alberto Basaglia e Natalia Rota Nodari. Un Top supporta i led illuminanti completamente integrati che finalmente possono offrire il massimo delle loro prestazioni grazie alle lenti che ne moltiplicano e diversificano l’efficienza. Il corpo del faretto è in alluminio estruso verniciato, la copertura in materiale termoplastico. Colori disponibili: bianco, nero, rosso, verde, blue, giallo. (L. C.) www.luxit.it

L’ARTE DEL RIUSO

THE ART OF RE-USING

Un’idea simpatica, per un piccolo lampadario a sospensione davvero originale. Jan Bernstein, giovane creativo classe 1982, ha pensato di unire una mug in porcellana a una piccola lampadina, e poi attaccarle al soffitto al posto di una tradizionale lampada. L’interruttore? Ovviamente una cordicella a forma di bustina di tè! Teelicht è acquistabile al sito www.janbernstein.com. (F. T.)

A lovely idea for a small and highlyoriginal suspension lamp. The young creative, Jan Bernstein, was born in 1982 and decided to combine a porcelain mug with a small lightbulb, and then fit it to the ceiling in place of a traditional lamp. And what about the switch? Well, it’s a cord designed like a teabag, of course! Teelicht can be purchased on line at www.janbernstein.com. (F. T.)

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EMOZIONE VISIVA

VISUAL EMOTIONS

Come nel Medioevo il disegno e l’arte ritornarono in vita grazie alle opere e all’ingegno di Giotto, così ora un suo magnifico Cristo torna a brillare nella Chiesa di Ognissanti a Firenze grazie al lungo restauro curato dall’Opificio delle Pietre Dure che ne ha recuperato la perfezione artistica e la straordinaria emozione visiva. I restauratori hanno affidato la nuova illuminazione alle soluzioni all’avanguardia di Nord Light (Gruppo Artemide). L’azienda ha affrontato con successo una missione progettuale complessa: esaltare lo splendore ritrovato del capolavoro di Giotto utilizzando nel contempo prodotti non nocivi per l’opera. Nord Light ha pienamente raggiunto gli obiettivi richiesti realizzando ai lati della cappella che ospita l’opera due torri illuminanti, di quattro metri, equipaggiate con 10 faretti a LED orientabili in orizzontale e in verticale, per dirigere la luce solo sulla Croce e solo su zone ristrette del Crocifisso: non una luce piatta ma una luce che mette in evidenzia il gioco di chiari e scuri prodotto dagli elementi in aggetto e in bassorilievo. I faretti infatti, provenendo da più direzioni, esaltano le parti in rilievo, come ad esempio l’aureola, le sfaccettature del tavolato ligneo e gli elementi decorativi, come le punzonature. Un altro apparecchio illuminante con 4 faretti a LED è stato posto ai piedi del Crocifisso per indirizzare la luce dal basso verso. Nord Light ha utilizzato LED CREE MC-E ad alto indice di resa cromatica CRI sia bianco caldo a 3000° K per risaltare l’oro, sia bianco neutro a 4000° K per risaltare il blu dei lapislazzuli, secondo colore dominante del Crocifisso. I faretti utilizzati, oltre ad aver un buon impatto visivo, non creano alcun danno all’opera perché privi di raggi UV e di calore direzionati verso l’oggetto da illuminare. www.nordlight.eu (L. C.)

It can be described as a journey back to Medieval times where design and art spring back into life thanks to the works and genius of Giotto. His magnificent Christ once again lights-up the Church of All Saints in Florence, thanks to a restoration project supervised by the Opificio delle Pietre Dure which recovered its artistic perfection and extraordinary visual emotions. The people involved in the restoration asked Nord Light (Artemide Group) to take care of the avant-garde illumination systems. The company successfully tackled a complex design mission: to exalt the splendor of Giotto’s masterpiece using

spotlights, that can be adjusted horizontally and vertically to direct the light beam onto the Cross and onto restructured areas of the Crucifix. The light is not ‘flat’ but highlights the chiaroscuro effect produced with the relief or bas-relief elements. As the light from the spotlights is emitted in several directions, it exalts the parts in relief – for example, the halo, carvings on the wood and other decorative elements. Another light fitting with 4 LED spotlights has been positioned at the base of the Crucifix and directs light downwards. Nord Light used LED CREE MC-E with a high Chromatic Rendering Index (CRI) for warm white (3000° K) to exalt the gold and neutral white (4000° K) to exalt the blue of the lapislazzuli, the second most predominant color in the Cross.

products that would not damage it. Nord Light fully satisfied these objectives. They created two illuminating towers on the sides of the chapel where the masterpiece is on display. The towers are 4-meters high and fitted with 10 LED

In addition to producing an excellent visual impact, these spotlights do not cause any damage as they are UV-ray free and no heat is directed onto the target articles. www.nordlight.eu (L. C.)

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info PARCHEGGIO O FORESTA?! Il designer Neville Mars ha risolto il maggiore problema dei parcheggi che si estendono su una spianata: creare un po’ di ombra per le auto in sosta. Allo stesso tempo la sua geniale Solar Forest produce energia pulita e ricarica gli eventuali veicoli elettrici. Il progetto ricorda per forma una radura con alberi ad alto fusto; le fronde degli alberi sono però formate da ampi pannelli fotovoltaici, in grado di accumulare energia durante tutto l’arco della giornata. I pannelli non sono fissi, ma per mezzo del braccio basculante a cui sono ancorati si orientano continuamente in direzione della luce solare,

così da accrescere la loro efficienza. Grazie all’adattamento di posizione anche l’ombra per le auto parcheggiate aumenta. Sui tronchi di questi particolari alberi sono installate delle prese che forniscono elettricità in maniera gratuita a chi ne ha bisogno. (F. T.)

IS THIS A PARKING LOT OR A FOREST?! The designer Neville Mars has resolved a major problem associated with parking lots that extend over a large area. He has managed to create some shade for the parked cars with his ingenious invention Solar Forest; it also produces clean energy which can be used to recharge electric vehicles. The design of the project was inspired by a forest with tall trees; the foliage in this case has been created with large photovoltaic panels, that can accumulate energy throughout the daylight hours. The panels are not fixed; thanks to their mobile support arm, they change position so that they are always facing the sun, a feature which augments their efficiency. Thanks to their changing position, the shade for the parked cars increases. The trunks of these ‘trees’ are fitted with sockets which provide free energy charging for anyone who requires it. (F. T.)

SONY OLED Da qualche anno ormai i ricercatori di Sony stanno studiando possibili applicazioni pratiche degli schermi OLED (Organic Light Emitting Diode). Questa nuova tecnologia, unita all’uso di sottili pellicole denominate TFT (Thin Film Transistors), permette di creare schermi flessibili con una altissima risoluzione. Il primo annuncio dei risultati di questa ricerca fu fatto nel 2007 a Long Beach (California) durante una fiera specializzata; nel 2009 invece, in occasione del CES, l’International Consumer Electronics Show di Las Vegas, Sony ha mostrato i primi prototipi di prodotti che sfruttano i vantaggi degli OLED. Al CES sono state presentate tre diverse applicazioni di questa tecnologia innovativa; schermi OLED sono stati applicati a un lettore e-book che garantisce maggior nitidezza dei caratteri e minor affaticamento per gli occhi, a un lettore mp3 Walkman trasformato in un bracciale flessibile largo appena tre cm e a un notebook Vaio. Lo schermo e la tastiera del computer sono formati da un unico foglio OLED sensibile al tocco in ogni sua parte; la flessibilità del materiale permette di chiudere su sé stesso il dispositivo e renderlo completamente piatto quando non in uso. www.sony.it (S. F.)

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For several years, the researchers at Sony have been studying possible practical applications for the OLED screens (Organic Light Emitting Diode). This new technology, combined with TFT (Thin Film Transistors), permits the creation of flexible high-definition screens. The first results of this research were presented in 2007 at Long Beach (California) during a specialist trade show; however, in 2009,

during CES, the International Consumer Electronics Show in Las Vegas, Sony demonstrated the first product prototypes which exploit the advantages of OLED. During CES, three different applications of this innovative technology were presented; OLED screens were applied to an e-book reader with sharper definition of the letters and lower eyestrain, an MP3 player was transformed into a flexible wristband just 3

cm wide and the third article was a Vaio notebook. The computer screen and keyboard were created with a single sheet of OLED that has all-over sensitivity to touch; the flexibility of the material means that the device can be folded and is completely flat when not in use. www.sony.it (S. F.)


which can also be used for conferences and concerts; the interiors are in wood to simulare a large lounge where visitors and athletes can feel at home. A skillful nocturnal illumination technology project exalts the unusual shape of design of the Zameth Centre. The ‘ribbons’ have been kept in the penumbra; however, the large windows allow warm natural illumination to pass inside in stark contrast with the cold gray of the roof. www.3lhd.com (F. T.; ph: Domagoj Blazevic, Damir Fabijanic, 3LHD archive)

ZAMETH CENTRE La valorizzazione dell’ambiente urbano circostante e l’inserimento armonico nel contesto cittadino sono state le linee guida seguite nella progettazione dello Zameth Centre dallo studio di architettura 3LHD. Il moderno centro polivalente si estende su una superficie di 16830 mq nella città di Rijek, in Croazia. Il complesso architettonico comprende un’arena sportiva con 2380 posti a sedere, alcuni uffici e negozi, una biblioteca, spazi di servizio, alcuni garage e molti parcheggi. Nonostante la forma moderna dei diversi edifici, una serie di ‘nastri’ che si snodano in direzione nord-sud, il Zameth Centre dialoga con la tradizione architettonica locale: il rivestimento esterno simula il colore e la texture della tradizionale pietra locale, la ‘gromaca’. Il team dello studio 3LHD ha progettato ad hoc delle piastrelle pentagonali, che sono state fabbricate appositamente per la copertura del centro. Il punto forte del progetto è il palazzetto sportivo, utilizzabile anche per congressi e per concerti; gli interni sono realizzati in legno in modo da simulare un grande soggiorno in cui atleti e spettatori possono sentirsi come a casa propria. Una sapiente illuminazione notturna esalta le forme inusuali del Zameth Centre: mentre i ‘nastri’ sono mantenuti in una sostanziale penombra, le grandi vetrate lasciano passare la calda illuminazione degli interni, che contrasta col freddo grigio della copertura. www.3lhd.com (F. T.; ph: Domagoj Blazevic, Damir Fabijanic, 3LHD archive)

Enhancement of the surrounding urban ambiente and the harmonious addition to the context are the key guidelines of architecture studio3HLD during the design procedures for Zameth Centre. This modern polyvalent center covers a surface area of 16830 sq.m. in the city of Rijek, Croatia. The architectonic complex includes a sports arena which can seat 2380 people, offices and shops, a library, utility servies, garages and a lot of parking space. Despite the modern shape of the various offices, a series of ‘ribbons’ that unfold along a north-south axis, the Zameth Centre intrefaces with the local architectonic tradition: the external render simulates the color and the texture of the local stone – ‘gromaca’. The design team of studio 3LHD designed ad hoc pentagonal tiles which were manufactured specifically for the center’s roof. The key feature of the project is the sports arena

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info MEDIA FACADES Architettura, luce e tecnologia possono essere considerate oggi tre facce della stessa medaglia, indispensabili e indivisibili aspetti dello stesso mondo. Un progetto di illuminotecnica mediocre applicato a una nuova architettura di grande impatto può svalutarla e al contrario una illuminazione grandiosa rivolta a un progetto mediocre può sicuramente dare un ‘tocco’ in più. Questi tre determinanti aspetti considerati prima singolarmente poi collettivamente sono il tema di approfondimento del volume Media Facades History, Technology, Content di Matthias Hank Häusler, edito da Avedition.

36 progetti internazionali di architettura che hanno uno stretto rapporto con le ultime ed innovative tecnologie in campo illumitecnico, divisi in 7 categorie, vengono presentati con una descrizione del progetto e della tecnologia utilizzata, cercando di non tralasciare nulla o quasi nulla della disciplina del presente e del futuro: il lighting design. In particolare il volume si focalizza sugli aspetti tecnici e tecnologici delle ‘spettacolari’ facciate degli edifici riportati, in cui la luce – dalla semplice e comune lampadina – viene dispiegata e spiegata nelle sue molteplici e nuove forme, dal LED al suo stretto rapporto con ‘il digitale’ fino alla sua difficoltosa ma necessaria trasposizione sulle enormi facciate. Non viene riportato un semplice e schematico elenco di esempi ma un ‘saggio’in cui un nuovo linguaggio e future forme di tecnologia devono essere assunte come un ‘surplus’ nel campo dell’architettura edilizia e non solo. Ultima cosa: le immagini riportate valgono da sole… poiché nulla è più vero di ciò che gli occhi vedono! www2.avedition.de (A. M.)

Architecture, light and technology are now considered to be sides of the same coin, essential and integrated aspects of the same world. If mediocre illumination technology is applied to a new piece of impressive architecture, it can actually devalue the effect; by contrast, an excellent illumination technology project applied to a mediocre piece of architecture can exalt the building beyond expectations. These three essential ingredients are examined individually and collectively in the book ‘Media Facades History, Technology, Content’ by Matthias Hank Häusler, published by Avedition. The book examines 36 international projects that have a close relationship with the latest innovations in the field of illumination technology; they are split into 7 categories and presented

with a description of the project and the technology used, in relation to lighting design. The book investigates the technical and technological aspects of the ‘spectacular’ facades of the buildings examined. Light, in all its myriad and innovative forms, is described and explained - from the common lightbulb to the Led fittings and their close relationship with digital technology and the problematic yet essential transposition to the enormous facades. The book is not just a list of examples but a story where the new language and the future forms of technology are classed as extras in architecture and other applications. One last thing: the images contained in the book speak for themselves... as nothing is more authentic than that seen with the eyes! www2.avedition.de (A. M.)

ILLUMINATING Oggi l’architettura e la progettazione di abitazioni e posti di lavoro è influenzata dal concetto di abitazione contemporanea, in base alla quale la luce è l’elemento centrale di un nuovo modo di concepire e costruire; per tale motivo è necessario offrire idee, concezioni e studi per permette agli addetti del settore e non, di proporsi davanti al problema in modo critico rispetto al tema della luce. Illuminating di Michelle Corrodi e Klaus Spechtenhauser (edito da irkhäuser), è suddiviso in sei capitoli: i primi tre presentano l’elemento luce sotto vari aspetti riguardanti la luce naturale nelle moderne abitazioni; il quarto propone alcune innovazioni tecnologiche nel campo illuminotecnico; il quinto illustra la relazione spazio-luce; infine l’ultimo capitolo presenta l’idea di undici architetti, per proporre diversi approcci del tema. www.birkhauser.ch (A. M.)

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In the modern world, the architecture and plans for homes and workplaces are influenced by the concept of contemporary living. Light is a central feature in the new orientations of building design and construction; for this reason, architects must present ideas, creation inventions and studies that will give experts and amateurs confidence when approaching the theme of lighting design. ‘Illuminating’ by Michelle Corrodi and Klaus Spechtenhauser (published by birkhäuser), is a book split into six chapters: the first three present ‘light’ in a variety of ways with focus on the use of natural light in the modern home; chapter four proposes the latest innovations in the field of illumination technology; chapter five illustrates the relationship between space and light; and finally, chapter six illustrates the ideas from eleven architects, demonstrating a number of different approaches to this specific topic. www.birkhauser.ch (A. M.)


INTERNATIONAL LIGHT DESIGN INDEX 2010 La luce è fondamentale per qualsiasi cosa, anche semplicemente per disegnare o ri-disegnare uno spazio, per creare atmosfere, illusioni e sensazioni. Oggi, diversamente dal passato, anche in campo architettonico la luce assume una valenza notevole – quasi – alla pari del progetto stesso; infatti ogni nuovo progetto architettonico, che esso sia di sola ristrutturazione o ‘ex novo’, deve averne anche uno illuminotecnico che definisca la luce in ogni minimo dettaglio, i colori e le ombre, ma anche le forme e i volumi. La luce è diventata la quarta dimensione dell’architettura grazie al dinamismo che produce e alla sua conseguente e necessaria digitalizzazione attraverso nuove forme. Il volume sottolinea il nuovo status dell’illuminazione: non più subordinata ai suoi aspetti tecnici e funzionali, ma una vera e propria disciplina – il lighting design – intorno al quale influenze artistiche e creative stanno prendendo il sopravvento. In ogni caso la luce ha bisogno di essere domata e guidata con apposite tecnologie e prospetti tecnici che prevedano e precedano i prossimi – anzi più che presenti – cambiamenti sia a livello

ambientale sia urbanistico. Tutto questo – ma soprattutto la luce come elemento primario che si dispiega potenzialmente nelle sue varie forme – è il tema del volume International Light Design Index 2010, Ed. Helmut M. Bien (curatore di Luminale) e Markus Helle (di Highlight Magazine) in collaborazione con Avedition. 248 pagine ricche di foto e testi che permettono ad architetti, interior designer e landscape planners di trovare validi esempi e spunti da una raccolta di alcuni dei progetti più innovativi degli ultimi anni nel campo del lighting design applicato all’architettura o viceversa. www2.avedition.de (A. M.)

shapes. This book describes the new status of illumination: it is no longer dependent on the technical and functional aspects, but is a discipline – called lighting design – which is influenced by art and creativity. In any case, light must be trained and guided with special technology and technical prospects that predict and precede what follows in terms of environmental and urban change. All of this – particularly light as a primary element that unfolds in all of its various shapes – is contained in the book

Light is an essential ingredient of life; it is used to shape or modify the appearance of a space, to create atmospheres, illusions and sensations. Over the years, things have changed quite dramatically; nowadays, in architecture, light plays an extremely important role, almost as decisive as the project itself. As a matter of fact, every new architectonic project – a restructuration or a new build – requires an illumination technology specialist who defines every detail of the lighting system - the colors and the shadows, the shapes and the volumes. Light is now considered to be the fourth dimension of architecture, thanks to the energy it injects and its consequent and necessary digitalization through new

EFFICIENZA + ATMOSFERA La forma della nuova lampadina LED Energy Smart da 40 watt di GE Lighting presenta forti elementi di novità rispetto alle classiche lampadine LED. La sua forma originale le permette di distribuire la luce come una lampadina tradizionale a incandescenza, offrendo un’ottimale potenza luminosa durante la sua vita stimata di 25.000 ore. La luce viene emessa uniformemente in tutte le direzioni fatta eccezione per una ristretta gamma di angoli vicino alla base del bulbo. Le particolari alette che racchiudono la lampadina svolgono una funzione di raffreddamento: queste sono collegate ai LED all’interno del bulbo per estrarre il calore e disperderlo all’esterno, condizione indispensabile per garantire una vita più lunga e una maggiore efficienza. “Volevamo che la nostra nuova lampadina a LED fornisse una qualità, una distribuzione della luce e un aspetto estetico il più vicino possibile alla nostra popolare lampadina a incandescenza GE Soft White”, spiega colui che l’ha ideata, il fisico e capo ingegnere in GE lighting Gary Allen. “L’idea era quella di fornire ciò che i clienti amano – morbida luce bianca – in una lampadina a LED che si confronta a

‘International Light Design Index 2010’, Ed. Helmut M. Bien (curator of Luminale) and Markus Helle (of Highlight Magazine) in collaboration with Avedition. 248 pages of photographs and articles that provide architects, interior designers and landscape planners with valid examples and ideas originating from some of the most innovative lighting design projects of recent years, applied to architecture or examples where the architecture has been modified to suit the lighting design. www2.avedition.de (A. M.)

testa alta con il problema della direzionalità, che è tipico dei LED”. La nuova lampadina a LED di GE prevede il 77% di risparmio energetico e dura oltre 25 volte più a lungo di una lampadina a incandescenza standard. Essa dirige anche meglio la luce verso il basso e tutto intorno, in modo simile a quanto facevano le lampadine a incandescenza. www.gelighting.com (M. B.)

EFFICIENCY + ATMOSPHERE The new LED Energy Smart 40W lightbulb produced by GE Lighting has an innovative shape when compared to the classical LED bulbs. The unusual shape distributes light in a similar way to the traditional incandescent lightbulb, offering excellent luminosity during its predicted lifespan of 25,000 hours. Light is emitted uniformly in all directions with the exception of a small

range of angles close to the base of the bulb. The special flaps that surround the bulb act as cooling devices: these are connected to the inside of the Led light, extract the heat and dissipate it on the outside, an essential condition for its longlife and the greater efficiency. Gary Allen, the physicist and Chief Engineer of GE Lighting commented: “Our objective was to produce a new Led bulb that would provide quality, excellent light distribution with esthetics that would approach those of our popular incandescent GE Soft White bulb. We wanted to satisfy the clients’ demands for soft white light, in a Led bulb which would measure-up to the standard products and improve them in terms of the beam direction, a factor typical of the Leds”. The new Led bulb by GE is expected to reduce energy consumption by 77% and last more than 25 times longer that the standard incandescent bulb. The light emitted downwards and into the surrounding has been improved and lies close to the performance of incandescent bulbs. www.gelighting.com (M. B.)

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Richi Ferrero, illuminazione monumentale del Ponte Balbis a Torino. Nella pagina a fianco, ‘Per ora, per quest’ora, per questa volta ancora...’ (1987). Richi Ferrero, monumental illumination for Ponte Balbis (Balbis Bridge) in Turin. On the opposite page, ‘Per ora, per quest’ora, per questa volta ancora...’ (1987) (For now, at this time, and once again).

LE ALCHIMIE DI RICHI FERRERO THE MAGICAL CHEMISTRY OF RICHI FERRERO txt: Chiara Fagone/ph: courtesy Richi Ferrero La ricerca di Richi Ferrero da tempo elabora i termini di una felice e sensibile ricognizione che appartiene a quei territori di sperimentazione dove si confrontano e sovrappongono varie discipline e modalità espressive, verso il superamento dei confini tra i linguaggi Innanzitutto il teatro, ambito di numerose sue attività e sperimentazioni, dal 1971, anno in cui con gli attori dello Zoo di Michelangelo Pistoletto, fonda la compagnia del Granserraglio. Seguono molte esperienze, oltre che nel campo della ricerca teatrale come regista ed interprete, anche cinematografiche. Negli anni Ottanta il passaggio dal palcoscenico alla città; per il Festival Internazionale Cinema Giovani a Torino, nel 1984 Ferrero, con il Granserraglio, mette in scena ‘Set’, prima installazione di teatro urbano. Negli anni successivi, realizza numerosi interventi nei quali sviluppa nuove forme di espressione che coinvolgono l’arte visiva, la dimensione performativa, la scenografia, l’incrocio con la cultura musicale. La città diviene il luogo privilegiato dei suoi progetti, tra i quali ‘Torino stupefacente’ (1985), ‘32 tonnellate spinte in cielo... come se fosse il mare’ (1986), ‘Per ora, per quest’ora, per questa volta ancora...’ del 1987, installazione per la quale Ferrero teorizza ed elabora quella che definisce la “drammaturgia della fissità”, che caratterizzerà significativamente le ricerche consecutive. Lo spazio urbano è per l’artista teatro urbano; territorio che raccoglie e genera energia creativa. Nell’evento spettacolare ‘Concert Para Voices Und Colori’, presentato da Ferrero nel 1996 nella torinese Piazza Palazzo di Città, la bella architettura delle facciate, come in una sequenza di quinte scenografiche, si trasforma in un immenso caleidoscopio di immagini dalle intense cromie, così come nell’installazione ‘La città di sotto – Concerti per Uomini di Pietra’, realizzata durante le operazioni di scavo compiute sempre a Torino a Piazza San Carlo nel 2005 per la costruzione di un grande parcheggio sotterraneo. Il cantiere, inedita visuale in grado di mettere a nudo la città, nottetempo diviene una grande macchina scenica, come illustra lo stesso Ferrero: “Fermati martelli pneumatici e trivelle, quando anche l’ultimo operaio torna a casa, la ‘Città di Sotto’ si popola di Uomini Pietra, in bilico tra passato e futuro. Hanno teste di uccello e squame di ferro e trasportano sul capo massi luminosi, pietre preziose che sottraggono al sottosuolo. Otto fiamme di luce, alte sei metri, scaturiscono come geyser dalle viscere della terra; scale luminose si impennano e precipitano su piani diversi, facendo comunicare la terra con il cielo. In questa gigantesca fabbrica a cielo aperto gli Uomini Pietra, ripetono i gesti quotidiani del lavoro che migliaia di operai, giorno dopo giorno, hanno compiuto a Torino, città fabbrica per definizione”. L’uso creativo della luce e della multimedialità viene ribadito non solo nella sperimentazione delle sue molteplici applicazioni nella scala monumentale, dall’illuminazione del Ponte Balbis alla manifestazione Lucicanti di Maggio, fino alla teatralizzazione della Chiesa della Gran Madre di Dio di Torino, ma anche nell’ambito della museologia con gli allestimenti per il Museo della Sindone (1998), per il Museo del Forte di Exilles (2000) e il Museo di Pinerolo (2002). Ancora un esempio di intervento nel contesto urbano è ‘Re di Fiori’ (2009-10), nel quale Ferrero, con l’ausilio della luce ma anche di materici fiori di tessuto, compie un gesto volutamente ironico e provocatorio, un’iniziativa che contempla anche il coinvolgimento diretto del pubblico al quale, a conclusione della manifestazione, vengono affidati i frammenti della memoria dell’evento, sotto forma di fiori di pezza, firmati dall’artista. A Torino, in occasione dell’attuale edizione della nota manifestazione Luci d’Artista (cfr. Chiara Fagone, DLux 1 – Aprile 2007 e Chiara Fagone, ‘Icone lucenti’, DDE, 2009) Richi Ferrero, già autore di ‘Lucedotto’, presenta una nuova installazione intitolata ‘Bwindi Light Masks’, esposta in anteprima alla rassegna Luminale 2010. Protagoniste: quaranta maschere identiche, provenienti da un’area di confine tra Congo e Uganda, collocate in ordine sparso nel cortile di Palazzo Chiablese. “La luce diurna – si legge nella presentazione dell’opera – restituisce l’essenzialità della rappresentazione, una condizione d’attesa. Il rito prenderà vita quando la luce artificiale muterà, nel buio, i cromatismi delle maschere dando vita a una danza ferma sostenuta dai suoni bivocali dei Tuva”. Ho rivolto a Richi Ferrero alcune domande.

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Dagli anni Settanta ha realizzato opere e interventi dal teatro alle arti visive e all’urban art, dalle performance ai video, nei quali la luce ha avuto un ruolo significativo, come è nata questa sua predilezione? Partiamo da lontano… allora le dirò dei miei cinque o sei anni, di una tapparella rotta da dove filtrava un raggio di sole che creava un bordo di luce che correva lungo il perimetro alto della stanza, in questa striscia scorrevano le ombre piccole delle auto che transitavano nel corso sottocasa. Ore e ore d’incanto. Nel teatro ho poi trovato il mio mondo luce. La luce con la sua caratteristica immaterialità è nella gran parte delle sue realizzazioni una costante di intensa espressività. In quale senso interpreta la luce nei suoi progetti? La luce, quando è mezzo espressivo la si usa, la si gioca, la si manipola, si allunga, si allarga, la si costringe, la si lascia andare. La luce macchia, colora, si accende, si spegne, la si fa suonare. Che dire del mio far luce? Quando ho terminato un lavoro, che non mi sembra mai finito, cerco di capire quello che ho fatto e la sensazione che avrei potuto fare tutt’altro è certa. I rapporti tra contesto urbano e multimedialità sono attualmente un vivace campo di ricerca, lei che ne ha sperimentato le potenzialità e le suggestioni tra i primi è ancora interessato alle sue applicazioni? Come tanti faccio un lavoro d’occasione perciò riattraverso le esperienze di continuo un po’ come rileggere libri che sono sempre quelli, ma nelle storie si scoprono altre storie. Ci sono usi di tecnologie che hanno fatto il loro tempo, come molte proiezioni di grandi immagini sulle architetture, ma le stesse tecnologie possono essere utili in altre alchimie. Lo spazio urbano è per lei soprattutto una grande scena o piuttosto il luogo delle relazioni sociali? Mi sembra siano entrambe delle costanti del suo lavoro. Non credo che la realtà possa essere altro che realtà quindi la città, lo spazio urbano vissuto, non appartiene alla finzione o alla rappresentazione mentre invece è percorribile, lacerabile da gesti creativi, azioni o opere di qualsivoglia natura proprio perché luogo delle relazioni sociali. Negli anni Settanta quando i nostri spettacoli sperimentali creavano inevitabili vuoti di pubblico nei teatri, cominciai a lavorare in spazi aperti nei prati, nei boschi dietro casa, per approdare poi, negli anni Ottanta in città. Metà, se non di più, del mio tempo è sempre stato dedicato al reperimento dei fondi, alla ricerca dei soldi per realizzare le invenzioni e un aspetto fu subito chiaro: i miei lavori potevano e dovevano essere visti gratuitamente dai cittadini perché non è possibile pagare un biglietto per entrare o transitare in un frammento di città consueto. In questo senso le opere urbane entrano a far parte delle relazioni sociali spontanee. Nel progetto quanto conta la sollecitazione percettiva? E quanto quella evocativa? Contano e cantano insieme all’istante, nel momento stesso in cui consideri e vedi lo spazio dove l’idea si trasformerà in gesto, azione, opera. Poi il lavoro, l’approfondimento, il percorso che il progetto impone apre a un continuo rimbalzo tra percettivo ed evocativo, tra spazio e storia. Nei suoi lavori coniuga spesso tecnologie avanzate a suggestioni antiche, come nel suo intervento a Luminale 2010, come sente il rapporto con la tecnologia? La tecnologia mi scappa continuamente davanti, i tecnici sono un grande patrimonio. L’opera presentata a Francoforte ‘Bwindi Light Masks’ è stata sponsorizzata da Ilti Luce, una realtà d’eccellenza, che produce e fa ricerca nel campo dei sistemi Led avanzati e delle fibre ottiche. Il rapporto privilegiato con chi fornisce le tecnologie è garanzia della miglior fattibilità del progetto perciò lo considero un patrimonio. È vero, i miei lavori coniugano la tecnologia a gesti, narrazioni e costruzioni talvolta antiche, credo perché sento il futuro nel passato. Un esempio è proprio l’opera presentata a Luminale 2010 e che ha inaugurato Luci d’Artista a Torino di quest’anno. Il pubblico assiste a un rito antichissimo eseguito dalla luce su 40 maschere africane. Si produce una sorta di danza ferma dove il sonoro emesso dai canti bitonali dei Tuva (Mongolia) si amalgama in modo ideale con le maschere in fermo movimento. Un gesto ancestrale che arriva preciso al visitatore senza mediazioni e spiegazioni e che determina un’altra relazione intima e sociale. Mi piace invece, inserire, laddove lo ritengo necessario, anche i vecchi sistemi, le vecchie lampade che esprimono sound-luci particolari ed irripetibili. Nelle sue realizzazioni museali, penso al Museo del Forte d’Exilles ad esempio, che valore attribuisce al potenziale della luce e alla multimedialità? L’allestimento museale del Forte di Exilles ha compiuto dieci anni perciò luci, immagini e suono, dal punto di vista tecnologico, sono già decisamente superate. Ciò nonostante, anche grazie alla perfetta manutenzione del museo, il lavoro mantiene il suo spessore e la sua freschezza originaria. Siamo all’interno di un forte dove le penombre sono sovrane e dove le tecnologie sono molto basic. Sono tuttora installati, per la gestione delle luci e delle immagini, plc di prima generazione e molti proiettori Carrousel ancora in lega pressofusa, veri e propri carri armati che insieme a molte dicroiche mai sostituite (!) reggono perfettamente alle escursioni termiche (+ 30°, -20°), laddove le tecnologie attuali invece si rivelerebbero

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The research that Richi Ferrero has been involved in for some time expresses joyful, sensitive recognition that belongs to the field of experimentation where various disciplines and expressive media are superimposed and compared, to breakdown the boundaries between languages Theater was the primary setting for many of his activities and experiments, since 1971, the year in which with the actors of Zoo by Michelangelo Pistoletto, he founded the company of Granserraglio. Numerous episodes followed in theatrical research as a director and interpreter and in the world of cinema, In the Eighties, he moved from the stage to the city, for the Festival Internazionale del Cinema Giovani, with Granserraglio; in 1984, Ferrero produced ‘Set’, a first installation of urban theater. In the years that followed, he produced a number of platform events for new forms of expression which involved visual art, the performing dimension, sceonography, and intersections with the culture of music. The city becomes the elective stage for his projects, which included ‘Torino stupefacente’ (1985), ‘32 tonnellate spinte in cielo... come se fosse il mare’ (1986), ‘Per ora, per quest’ora, per questa volta ancora...’ (1987) an installation that Ferrero considered and processed what defined as the ‘dramatic effect of the immovable, which significantly characterizes his later research.

Dall’alto, ‘Lucicanti di Maggio’ (1998) e ‘Luce nera’ (Gagliardi Art System, Torino, 2009). Nella pagina a lato, ‘Bwindi Light Masks’, installazione per l’edizione di quest’anno della manifestazione Luci d’Artista di Torino.

From top, ‘Lucicanti di Maggio’ (1998) (The shimmers of May) and ‘Luce nera’ (Gagliardi Art System, Turin, 2009) (Black Light). On the opposite page, ‘Bwindi Light Masks’, an installation for the 2010 edition of the event ‘Luci d’Artista’ (Designer Light) in Turin.

molto fragili. Exilles è un museo delicato dove si è lavorato sulla memoria dei soldati che lo hanno abitato, sugli umori e sui ricordi in assenza quasi totale di reperti e testimonianze escluse le quaranta divise dei soldati di montagna. Più che mai luci, immagini e suoni (i suoni e i rumori di quel luogo) sono serviti a creare suggestioni, a comunicare ai visitatori atmosfere e stati d’animo di chi quel luogo lo ha vissuto, cantato e maledetto. La luce rende possibile una reinterpretazione dello spazio urbano da offrire al pubblico? Anche nei termini di una riqualificazione della città non solo temporanea? La luce è sempre un’interpretazione dello spazio o dell’opera che illumina. Illuminare un monumento, un’architettura è un gesto creativo che va ad aggiungersi a quello originario di chi ha creato e costruito. Le tesi per le quali “quest’opera non è ben illuminata perché non la leggo tutta” oppure “la luce diffusa rispetta l’originalità dell’opera” lasciano il tempo che trovano, sono considerazioni personali che non solo non hanno nessun riscontro, ma sono fondamentalmente errate. Illuminare non è mai un fatto oggettivo. Luci d’Artista è la capostipite di più di cento manifestazioni analoghe in altrettante città nel mondo e dimostra, nel suo appuntamento annuale, come l’utilizzo della luce creativa abbia dato e dia un forte contributo al rilancio di una città, in questo caso Torino. L’investimento dell’amministrazione nell’illuminazione permanente monumentale ha poi in buona parte completato il progetto di riqualificazione. Ora tocca alla manutenzione far sì che non si tratti di riqualificazione temporanea e la società di gestione Iride Servizi, che ha svolto benissimo l’enorme lavoro d’illuminazione, si è organizzata in questo senso. Come si potrebbe ipotizzare per il futuro una vera e propria politica della luce? Sarebbe bene che la luce se ne stesse lontana da una sua politica, come se parlassimo di “politica del colore o del suono”, non ci sta. Assistiamo a imbrigliamenti interpretativi antinquinamento molto spesso improvvisati e non sempre rimandabili ad esperti dell’argomento. Regioni e talvolta città hanno elaborato criteri complicatissimi, vere e proprie alchimie indecifrabili quando sarebbe necessario un po’ di buon senso legato a professionalità specifiche e non a pochi o improvvisati ‘esperti di luce’. Penso sia invece necessario insegnare. È necessario imparare a illuminare la parola, l’opera, l’architettura e per chi ce l’ha dentro creare opere-luce. Il controllo dei consumi, l’inquinamento del cielo, l’etica del far luce, la tecnica, il progettare luce hanno necessità di essere insegnati in luoghi attrezzati dove la pratica occupi l’80% del tempo. Queste sì, sono scelte che la politica dovrebbe decidere. Nel frattempo resta il teatro, unica università della luce.

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For the artist, the urban space is the theater stage; a territory which absorbs and generates creative energy. In the spectacular event ‘Concert Para Voices Und Colori’, which Ferrero presented in 1996 in Turin’s Piazza Palazzo di Città, the wonderful architecture of the facade, like a sequenze of scenographic stages, is transformed into an immense kaleidoscope of brightly colored images. The same can be said of the installation ‘La città di sotto – Concerti per Uomini di Pietra’, created during the excavations in Turin’s Piazza San Carlo in 1995 for the construction of a large underground parking lot. The building site, an unusual entity which bares the city to the world, is transformed into a gigantic scenic machine at night. According to Ferrero: “The pneumatic drills, and the excavators stand still when the last worker has gone home, and the City of Stone is populated by Stone Men, extracted from the past and the future. They have birds’ heads and iron scales. They carry luminous masses on their heads, precious stones that they have extracted from the ground. Eight shafts of light, 6 meters tall, erupt like geysers from the center of the earth; luminous stairs precipitate onto different floors bringing the earth into contact with the sky. Inside this gigantic open-air factory, the Stone Men perform the routine activities that thousands of blue-collar workers repeat day-after-day in Turin, the factory city by definition”. The creative use of light and multimedial installations is reflected not only in the experimentation with its multiple applications in the monumental stairs, the illumination of Ponte Balbis at the event Lucicanti (Shimmering) in May, the theatrical arrangement of the ‘Church of Mary, Mother of God’ in Turin and museum exhibitions – the Museum of the Shroud of Turin (1998), the Museum of Forte di Exilles (2000) and the Museum of Pinerolo (2002). Another example of a project for the urban context is ‘Re di Fiori’ (King of Flowers) (2009-10). In these plans, Ferrero used light and fabric flowers to create a deliberately ironic and provocative composition. He wanted to encourage the direct involvement of the public; at the end of the event, the observers receive a flowerhead signed by the artists as a souvenir of their visit. In Turin, during the recent edition of the well-known event Luci d’Artista (Artistic lighting) (ref. Chiara Fagone, D.Lux n°1 – April 2007 and Chiara Fagone, ‘Icone lucenti’ (Shining icons), DDE, 2009), Richi Ferrero, who designed ‘Lucedotto’ (A luminous crane), presented a new installation called ‘Bwindi Light Masks’, which was previewed at the exhibition Luminale 2010. The protagonists were forty identical African masks that originated from an area on the borders between Congo and Uganda; they were randomly positioned in the courtyard of Palazzo Chiablese. The presentation of the installation reads: “Daylight restores the essential features to the arrangement, and creates anticipation. The ritual comes to life when artificial lighting cuts through the dark and changes the colors of the masks, initiating an immobile dance supported by the bi-vocal sounds of the Tuva”. I asked Richi Ferrero a few questions about his work. Since the Seventies, you have been creating projects and interventions in a range of fields: from the theater to visual arts and urban art, from performances to videos. In each of these areas, light played an important part. How did this passion come about? We need to go back in time... I was about 5 or 6 years old. One of the window blinds at home was broken and the slits allowed a sunbeam to shine through. A ray of light ran along the top of the walls; and inside this strip of lighting, there were the shadows of the cars that were passing-by on the street below. This phenomenon fascinated me for hours and hours. And I found this universe of lighting effects in the theater years later. Light with its immaterial characteristics is a permanent feature in all of your works and possesses a constant expressive intensity. How do you interpret light in your projects? Light is an expressive medium which can be used, played

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with, manipulated, extended, widened, constricted, released. Light contaminates, it colors, illuminates, darkens, is played. How would I describe my way of using light? When I have terminated a project, I never feel that it has been completely finished. I always try to understand what I have done and I always feel that I could have done something else. The relationships between the urban context and multi-media are currently a very dynamic field of research. You were one of the first to experiment light’s potential and its suggestiveness; are you still interested in its applications? Like many artists, I work on ad hoc projects and I constantly re-experience the emotions; it’s a bit like re-reading the same books and always coming across something new. The way some technology is used has become obsolete, like the projections of large images onto architecture; however, the same technology can be employed to create additional effects. Do you consider the city to be a large stage or a place for social interaction? In my opinion, they are both constants in your work. I feel that reality is simply reality; and consequently, the city,

the inhabited urban space does not belong to fiction or a stage production. It can be experienced, it can be carved by creative gestures, actions or any number of interventions, simply because of its nature as a venue for social relations. Back in the Seventies, when our experimental preformances failed to attract a full-house to the theaters, I began working in open spaces – fields, the woods behind my home – and I gradually made my way into the cities. At least half of my time was dedicated to sourcing funds, looking for money to finance my inventions. One thing became clear – my works could be and had to be visited free-of-charge because it was unthinkable to charge people to view something in a freely-accessible part of the city, As a result, the urban projects became an integral part of spontaneous social relationships. In your projects, how much importance is given to perceptive stimuli and how much to the evocative suggestiveness? These two phenomena work in tandem, spontaneously, immediately from the moment that the space is perceived and the idea is transformed into a gesture, an action and a project. Then the work involved, the depth investigations,


the pathway carved by the installation opens to a continual oscillation between the perceptive and the evocative, between space and history. You frequently combine advanced technology and ancient references in your work, for example Luminale 2010. What is your relationship with technology? Technology keeps running away from me; thank goodness for the technicians who are invaluable. The installation presented in Frankfurt – ‘Bwindi Light Masks’ – was sponsored by Ilti Luce, a wonderful company that produces advanced Led and optic fiber systems, and researches for new technological solutions. A privileged relationship with the company that actually supplies the technology provides the greater guarantee for the feasibility of the project and its success. I consider this to be absolutely essential. It’s true that my works combine technology based on sometimes age-old gestures, stories and constructions, possibly because I perceive the future in the past. One example of this is the project I presented at Luminale 2010 and which inaugurated this year’s ‘Luci d’Artista’ in Turin. The public observed an ancient ritual which was followed by artistic lighting being shone onto 40 African masks. A sort of immobile dance is created and is accompanied the bi-vocal chants of the Tuva (Mongolia); this sound is the perfect ‘La città di sotto – Concerti per Uomini di Pietra’, opera realizzata durante le operazioni di scavo compiute a Torino a Piazza San Carlo nel 2005 e l’installazione ‘Concert Para Voices Und Colori’ (1996). Nella pagina accanto, ‘Re di Fiori’ (20092010) e un’immagine del Museo del Forte d’Exilles (2000). ‘La città di sotto – Concerti per Uomini di Pietra’, an installation created during the excavations in Turin’s Piazza San Carlo in 2005 and the installation ‘Concert Para Voices Und Colori’ (1996). On the opposite page: ‘Re di Fiori’ (2009-2010) and image of the Forte d’Exilles Museum (2000).

complement for the masks and their immobile movement. It is an ancestral gesture which reaches the visitor directly, with no mediation or explanation, and which creates another intimate and social relationship. When I feel that it is necessary, I like to add-in the previous systems – old lamps that express unusual and unrepeatable sound-lighting effects. In your museum projects – I am referring to the Museum of Forte d’Exilles for example – what potential do you attribute to light and multi-media? The museum layout in the Forte di Exilles is now ten years old so in technological terms, the lights, the images and the sound are a thing of the past. Nevertheless, thanks to the perfect maintenance of the museum, the project is still as exciting and as fresh as it was at the outset. The museum is inside a fortress where the half-light reigns supreme and where the technology is extremely basic. First generation programmable logic controllers (plc) and Carrousel projectors in pressure-fused alloy are still being used. These are as resistant as armored cars and with the dichroic bulbs that have never been replaced (!), they withstand the enormous heat excursion (from +30°C to -20°C); such conditions crate

problems for modern technological equipment. Exilles is a very delicate, emotional museum where the focus is on the soldiers who lived there, their moods and their memories, and an almost total absence of remains and descriptions, with the exception of the 40 uniforms used by the mountain guards. In this case lighting, images and sounds (sound and noise from the location) were used to create suggestions, communicate the atmosphere and the moods to the visitors, their experiences in that enchanting yet doomed location. Does light consent the reinterpretation of the urban space for the public? Is it a component used in the permanent requalification of the city? Light is always an integration of the space or the work of art it illuminates. Illuminating a monument or a piece of architecture is a creative gesture that is added to the original imaginary of the artist and the constructor. The ideas that ‘this piece is not properly illuminated because I cannot understand it all’ or ‘the light is too general with respect to the original nature of the piece’ are personal opinions which are not acceptable and are basically wrong. Illuminating something is never a subjective interpretation.

Luci d’Artista is the parent event of more than 100 similar events in other cities around the world. In its annual manifestation, it demonstrates how the use of creative light has given and continues to give a drive to relaunch the city, Turin in this case. The investment made by the city’s administration for the permanent illumination of the monuments was a major feature in the completion of the requalification project. Now the appropriate maintenance must ensure that it is not relegated to the role of temporary requalification; the management company Iride Servizi, which successfully completed the gigantic illumination project, has oriented all of its efforts in this direction. For the future, how would you envisage a policy for illumination? To be honest, I feel that light should shy away from a policy; it is like talking of a ‘policy of color or sound’ – it can’t be valid. We are witnessing anti-pollution measures which are often improvisations and not often defined by experts. Whole regions and sometimes cities have drafted very complicated criteria, sometimes incomprehensible rules to be applied when what we really need is common sense combined with specific professional expertise and the improvised actions of the ‘lighting experts’. I feel that teaching and education are essential; people need to learn how to illuminate the word, the work, the architecture and create professionals of lighting art. The control of energy consumption, a reduction in lightpollution of the sky, the ethics associated with creating light, the techniques, lighting design must be taught in appropriately-equipped structures where practical experience takes-up about 80% of the time. These are the issues that should be decided by the politicians. And in the meantime, we have the theater, the only true University of Lighting.

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D LUX_8  

Rivista internazionale che tratta i più importanti progetti nel campo dell'illuminotecnica del light design

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