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Abstract !

La tesi indaga le condizioni del paesaggio dell'abbandono in Italia e cerca di proporre soluzioni architettoniche che possano contrastare l'esito di scelte culturali, politiche e sociali che negli ultimi sessant'anni si sono rivelate insostenibili. ! I contesti abbandonati sono oggi oggetto di un rinnovato interesse in molti e diversificati ambiti disciplinari, a testimonianza del fatto che i tempi sono maturi per una riflessione sulla cura dell'ambiente costruito e sulle necessitĂ  del riuso e del riciclo, soprattutto nei contesti territoriali compromessi. ! La ricchezza e la varietĂ  di letture che provengono dal mondo dell'architettura, dell'arte, della letteratura, rappresentano una risorsa per chiunque si interroghi circa il futuro di dei territori abbandonati. Le politiche legate al consumo di suolo sono tra i motivi che hanno generato l'incontrollata proliferazione di rovine “contemporaneeâ€?. Il riuso di questi spazi e la loro re-immissione nel ciclo di vita dei territori abitati è una delle possibili soluzioni per la salvaguardia del paesaggio italiano.


! Gli autori della tesi propongono il progetto di riuso del borgo di Consonno, un luogo singolare che ben documenta le contraddizioni italiane a partire dal secondo dopoguerra. Lʼobiettivo è quello di riattivare connessioni con il contesto sociale e culturale che sono state recise da una complessa vicenda in tre atti: la demolizione del vecchio borgo rurale, la ricostruzione di un luogo interamente dedicato al gioco e allo svago, il suo successivo abbandono. Il riuso delle rovine e la valorizzazione delle tracce storiche diviene il punto di partenza per la creazione di un luogo votato alla cultura e alla memoria. Attraverso unʼanalisi territoriale e del contesto sociale viene configurato un programma per lʼarea di progetto, sviluppato attraverso i principi del “Cultural Planning”. Parallelamente viene delineato un “ciclo di progetto”, che porta alla definizione di competenze, tempi e risorse consistenti, prevedendo inoltre il coinvolgimento di autorità locali e di istituzioni private. Il risultato porta alla creazione di un “Parco delle Rovine”, ovvero un polo culturale che sfrutta le strutture preesistenti del luogo attraverso opere di riuso edilizio e rigenerazione territoriale. Tra gli edifici abbandonati, che costituivano il fantasmagorico progetto di città dei divertimenti voluta dal Conte


Bagno, la galleria commerciale “La Spinada” e lʼhotel “Plaza” diventano, rispettivamente, lo spunto per la creazione di uno spazio per arte e cultura e per la creazione di una struttura ricettiva di supporto. La piana artificiale che fronteggia la galleria diviene invece lʼoggetto di una progettazione paesaggistica volta alla creazione di un “Giardino della memoria”, a testimonianza degli sconvolgimenti territoriali che ne hanno segnato la condizione di “rovina della contemporaneità”.


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Rovine contemporanee.   UN ESPERIMENTO PROGETTUALE NEL BORGO DI CONSONNO.

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1. introduzione Le “rovine contemporanee” non sono un fenomeno segnatamente italiano, il concetto di Junkspace1, come “residuo” della modernità che usa e getta il territorio così come qualsiasi altra risorsa a disposizione, è stato già ampiamente delineato da Koolhaas. Tuttavia in Italia si manifesta in modo peculiare, intrecciandosi con il complesso contesto sociale, politico e culturale. Quelle delle opere pubbliche incompiute è, ad esempio, un fenomeno tipico del Bel Paese; e denota, come sostiene il gruppo di ricerca costituitosi nell'associazione “Incompiuto Siciliano”2, nel profondo, il rapporto dello Stato con l'architettura dal secondo dopoguerra. ! Le scelte politiche, sociali e culturali condotte dall'Italia nell'ultimo sessantennio sono state sostenute dall'indebitamento, dal consumo incontrollato del suolo e dalla compromissione del paesaggio; producendo ovunque vaste aree di abbandono: architetture o paesaggi obsoleti che risulta più economico abbandonare, a vantaggio di nuove occupazioni di suolo, piuttosto che riadattare alle mutate esigenze. ! Oggi il vasto interesse che si riscontra in molteplici ambiti disciplinari denota la diffusa presa di

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coscienza sulla necessità di intervenire sul problema. Le soluzioni di riuso, tuttavia, restano al di fuori dei circuiti economici tradizionali e si attivano quasi sempre grazie ad iniziative pubbliche o di associazioni senza fini di lucro, per senso civico o per la volontà di migliorare la condizione urbana o proteggere determinati paesaggi. Per questo motivo le pratiche di riuso devono saper leggere il contesto ed integrarsi nei circuiti sociali che chiedono spazi per bisogni inesprimibili nella città contemporanea: il bisogno latente di fare comunità, il mondo della cultura, dell'arte informale e delle economie marginali. Con questi presupposti emerge la necessità di avvalersi di strumenti di programmazione culturale, come il “Cultural Planning”, capaci di leggere il territorio nella complessità del suo contesto (lat. Con-tèxtus: tessuto insieme, intrecciato) ed elaborare strategie di ampio raggio per mettere a sistema le potenzialità e le risorse a disposizione, definendo come strategico il ruolo della cultura nella rigenerazione dei paesaggi dell'abbandono. ! E' di grande interesse, anche a fini operativi, la dimensione semantica sottesa al rudere moderno: la rovina qui chiamata “contemporanea” (a distinguerla dalla rovina classica: romana o greca, della tradizione “rovinista” romantica). Queste rovine “surmoderne 3 ” non si caricano di significati escatologici, non innescano riflessioni sul Tempo né

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si circondano di un aura di sacralità, al contrario, suscitano quasi sempre indignazione ed il desiderio, a seconda dei casi, della demolizione o del riuso. Convivere con le rovine contemporanee, a differenza di quelle classiche, risulta intollerabile per chiunque abbia a cuore il proprio territorio, ma le risposte sul loro futuro devono giungere a seguito di attente analisi che superino la dicotomia tra abbattimento e ripristino completo, entrambe impraticabili nell'attuale sistema economico. ! Il progetto proposto dal lavoro di tesi consiste nella valorizzazione e parziale riuso del contesto edilizio abbandonato di Consonno, una frazione del Comune di Olginate. Consonno ha avuto tre vite: fin dalla sua nascita in epoca medievale è stato un piccolo villaggio a vocazione rurale, poi trasformato in “Città dei balocchi” da un improbabile nobile lombardo ed infine abbandonato a seguito al fallimento del progetto imprenditoriale. Oggi Consonno è in stato avanzato di degrado ma conserva un certo fascino dovuto alla stratificazione di storie ed eventi del suo recente passato, emblematici anche della storia italiana di quest'ultimo sessantennio. Il progetto propone, in collaborazione con diversi attori, la costituzione di un luogo per la cultura, l'arte e la memoria, tra le rovine di Consonno: un “Parco delle Rovine”, luogo della “difesa” di

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oggetti capaci di far scaturire idee (lat. parcus: coprire, riparare, difendere e lat. ruina da ruere: precipitare, cadere, abbattere o (Flick) scr. rùta: “fare impeto”4). Il programma architettonico prevede la costituzione, tramite il riuso delle strutture esistenti, di spazi espositivi, sale per seminari e conferenze, spazi studio oltre che di una struttura ricettiva di supporto e di un “Giardino della memoria”: un campo di grano seminato tra i resti dell'antico borgo.

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1. Koolhaas, Rem, Junkspace, Macerata, Quodlibet, 2006. 2. http://www.incompiutosiciliano.org/ 3. Augè, Marc, Nonluoghi. Introduzione a un'antropologia della surmodernità, Milano, Elèuthera, 2009. 4. Pianigiani, Ottorino, Vocabolario etimologico della lingua italiana, Roma-Milano, Società Editrice Dante Alighieri, 1907, pag. 1176.

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2. l’italia in ROVINa L'Italia è sempre stato un Paese "incompiuto": il Risorgimento incompleto, la vittoria mutilata, la Resistenza tradita, la Costituzione inattuata, la democrazia incompiuta. Il paradigma culturale dell'imperfezione genetica lega con un filo forte la storia dello sviluppo politico dell'Italia unita.1 ! Francesco Cossiga ! “L'imperfezione genetica” espressa da Cossiga è una considerazione auto assolutoria. Una parte significativa della classe politica italiana dal dopoguerra si è identificata (o non è riuscita a contrastare efficacemente) in sistemi viziati, clientelari che non hanno consentito l'affermazione di una concezione di territorio quale patrimonio comune, risorsa limitata e preziosa da gestire con cura. Il territorio, soprattutto negli anni del boom economico è stato considerato terreno di conquista a disposizione della speculazione privata, con scarsissima lungimiranza circa la sostenibilità ambientale, sociale ed economica di tale pratica. !

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L始Espresso, articolo del 29 settembre 2010

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L' Assemblea Costituente, che il 22 dicembre 1947 approvò la Costituzione della Repubblica Italiana, ebbe molto a preoccuparsi delle deviazioni che permisero ai fascisti di prendere il sopravvento nel quadro degli strumenti dello Statuto Albertino. La mitologia della Costituzione affonda le sue radici in una architettura giuridica virtualmente impenetrabile e auto-difensiva tale da garantire vita eterna alla democrazia. Per la prima repubblica fu quindi messo a punto un complesso sistema di equilibri grazie ai quali nessuno avrebbe mai potuto prevalere sull'altro, vincolando gli individui e la società ad una sovrastruttura inviolabile. ! L'ispirata utopia democratica stride con l'antropologia della politica italiana, dal dopoguerra a oggi. Francesco Jori afferma che l'invecchiamento della classe politica ed il mancato turnover generazionale, legato alla intrinseca inefficienza dei governi di coalizione, hanno determinato la formazione di una classe dirigente di “scarsa produttività e alta litigiosità2”, inadatta a prendere grandi decisioni. Dalla seconda repubblica l'auspicata alternanza al governo ha tuttavia recato una cronica assenza di visioni a lungo termine e spesso l'atto fondativo dei nuovi governi insediati consiste nella demolizioni dei progetti portati avanti con fatica dal governo precedente. Ilvo Diamanti la definisce una “Repubblica preterintenzionale”, i cui

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esiti e sviluppi sono sfuggiti alle intenzioni dei padri costituenti rendendo il progetto costituzionale di fatto incompiuto3. “La nostra costituzione è meravigliosa, quando entrerà in vigore sarà un mondo bellissimo4”, scherza Roberto Benigni. ! L'Italia è incompiuta per incapacità di decidere (lat. de-cìdere), recidere, cioè, gli altri rami per permettere ad uno soltanto di vegetare, ma di farlo compiutamente; quindi gemmare, fiorire e, dopo lunga attesa, fruttificare. L'incompiutezza è espressa nel sillogismo di Zagrbelsky per il quale la Grande Riforma è la Grande Decisione5, e le istituzioni non sono attrezzate per prendere grandi decisioni. ! Edoardo Nottola è il personaggio fittizio che Francesco Rosi6 immaginò per impersonificare una nuova figura nel panorama sociale italiano d'apres la guerre. Egli è un italiano medio, di cultura media e di medio ingegno, ha a cuore il denaro e si cura di farne tanto, nel modo più semplice possibile, sul filo della legalità, non ha altro fine o ulteriori ambizioni che non siano quelle esauribili nel proprio personale profitto economico: Eduardo Nottola è il paradigma del nuovo italiano moderno. !

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Foto tratta da Città in attesa” di Giovanni Hänninen

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Quinto è un giovane intellettuale ligure, personaggio fittizio del celebre romanzo di Italo Calvino7, e la sua è la “storia di un fallimento”. Le sue convinzioni intellettuali e morali cedono il passo alle tentazioni di un facile arricchimento derivato dalla speculazione. Il fallimento di Quinto è il fallimento della tenuta della morale contadina italiana, qualsiasi remora risulta velleitaria davanti all'ineludibile progresso di quella che a tutti sembra essere la modernità. L'incompiutezza italiana si forma non già negli esiti fisici ma dapprima nelle premesse ideologiche. L'urbanizzazione del paese si è dispiegata in assenza di progettualità (pro-iecto), la capacità, cioè, di gettare nel futuro una intenzione.

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1. Libero, 21 Settembre 2003, p.17. 2. h t t p : / / i l p i c c o l o . g e l o c a l . i t / c r o n a c a / 2 0 0 8 / 11 / 1 7 / news/la-politica-che-non-decide-1.7032 La politica che non decide, Il Piccolo, Francesco Iori, 2008. 3. Diamanti, Ilvo, Politica all'italiana. La parabola delle riforme incompiute, Il Sole 24 Ore Pirola, 2001. 4. La piĂš bella del mondo, spettacolo RAI di Roberto Benigni, 17 Dicembre 2012. 5. Zagrebelsky, Gustavo, Imparare democrazia, Milano, Einaudi, 2007. 6. Le mani sulla cittĂ , Rosi Francesco, Italia, 1963. 7. Calvino, Italo, La speculazione edilizia, Milano, Mondadori, 2002.

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2.1 Origine e sviluppo di un fenomeno

L始Espresso, articolo del 29 settembre 2010

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Sul divorzio fra tutela del paesaggio e urbanistica si sono innescati diversi fattori di disgregazione (...) e si è giunta così al disordinato accavallarsi delle nozioni giuridiche non solo di “paesaggio” e di “territorio” ma anche di ambiente e di suolo. Eʼ dunque necessario ricomporre in uno questi aspetti, avendo mira il principio costituzionale dellʼunità sociale e correlando una serie di dati: consumo di suolo, spesa pubblica, rapporto fra nuova edilizia e fabbricati abbandonati.1 ! Salvatore Settis Il consumo di suolo è difficile da quantificare, i dati variano a seconda dell'interpretazione che si da del fenomeno e dagli scopi delle ricerche che di volta in volta si occupano del problema. Da uno studio condotto dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) è emerso che dal 1956 al 2010 in Italia si è costruito mediamente ad un ritmo di 8 metri quadrati al secondo, con una accelerazione continua e progressiva. Nel 2010 ogni italiano ha perso 340mq di suolo a favore della edificazione. Questi numeri sono ben al di sopra della media europea e rappresentano una criticità in quanto determinano perdite irreversibili delle funzioni ecologiche degli ecosistemi, fragilizzano i territori, aumentano l'erosione ed il rischio idrogeologico, impoveriscono e compromettono il patrimonio

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Diapositiva tratta dal video dello studio 2A+P/A, 13 Biennale di Venezia

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paesistico del paese oltre a sottrarre suolo all'agricoltura: un settore strategico nell'economia italiana. Il consumo di suolo assume tratti surreali ed incomprensibili se correlato ad altre considerazioni: il dato demografico ad esempio è pressochè fermo dagli anni Ottanta mentre i territori in abbandono aumentano esponenzialmente (sono aumentati del 21% nel solo 20122). ! Da sempre in Italia il settore edilizio è considerato il motore dell'economia, la costruzione, se non finalizzata a creare infrastrutture utili è fondamentalmente un investimento improduttivo. L'Italia è anche il paese che per primo al mondo ha sancito la tutela del paesaggio tra i principi fondamentali dello Stato (art.9 della Costituzione), almeno teoricamente. In pratica, fin dal dopoguerra, in Italia si è costruito tanto e male, soprattutto per i motivi sbagliati. Al boom edilizio, sostiene Salvatore Settis, non è corrisposta una altrettanto formidabile crescita culturale, almeno in questo settore, ostaggio da sempre di speculazioni e clientelismi3. ! Alla radice del problema Settis individua una pecca nella legislazione prebellica: alla legge Bonai sulla tutela del paesaggio del 1938 seguì quella urbanistica del 1942, due buone leggi sprovvisti però

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Diapositiva tratta dal video dello studio 2A+P/A, 13 Biennale di Venezia

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del necessario raccordo, un gap giuridico che determinò un corto circuito tale da inficiare entrambi i provvedimenti. Le incoerenze nella legislazione proseguirono anche in fase Costituente, le competenze sul paesaggio furono poste in capo allo Stato e quelle su urbanistica e territorio alle Regioni sollevando innumerevoli conflitti di competenze che coinvolgevano i Ministeri dei Beni Culturali, dell'Ambiente e dell'Agricoltura. Ma anche Regioni, Provincie e Comuni. Nell'intricato ed incerto quadro legislativo italiano la speculazione ha trovato il substrato ideale per coltivare sofisticate pratiche di sfruttamento dei beni comuni. ! Il portato culturale del liberismo ha determinato una esasperazione del concetto di proprietà, per cui ciò che è pubblico non è di nessuno e non è quindi degno di tutela ma, oltre ciò, non è ancora di nessuno, quindi è terreno di caccia per la privatizzazione. La legislazione italiana è costellata da spunti illuminati ma nella pratica ha sempre assecondato tale interpretazione dell'attività edilizia e del suolo pubblico, che trapela finanche nei titoli dei provvedimenti, ad esempio la legge Fanfani recita: “Progetto di legge per incrementare l'occupazione operaia, agevolando la costruzione di case per i lavoratori”, la necessita di “occupare” gli operai è anteposta alla effettiva utilità delle opere realizzate.

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! La storia della speculazione edilizia inizia nel dopoguerra, “epoca di bassa marea morale”, protagonista di pagine memorabili della letteratura e del cinema nostrano. E' scandita dai codici alfanumerici di leggi spesso devastanti che hanno determinato gli esiti attuali. L'ipertrofico settore edilizio del paese nasce nell'immediato dopoguerra, sull'onda della urgente ricostruzione delle città distrutte o compromesse dai bombardamenti. Quella che poteva essere una storica opportunità per mettere in pratica il meglio delle idee nuove in campo urbanistico si rivelò piuttosto una anarchica corsa al mattone e determinò le città caotiche e inadeguate che rappresentano il paesaggio urbano odierno. Il DLGS154/1945 “Norme per i piani di ricostruzione degli abitati danneggiati dalla guerra” doveva essere una misura emergenziale per rispondere all'urgenza abitativa, non venivano fissati limiti per l'altezza né per la cubatura e tantomeno restrizioni alle destinazioni d'uso. Il decreto prevedeva che i piani fossero messi a punto in tre mesi e dovevano avere validità per dieci anni, per “non compromettere il razionale sviluppo degli abitati”, la L1402/1951 proroga i termini per la presentazione dei piani e ne riduce a cinque anni la validità, ma di fatto i piani di ricostruzione sono rimasti in vigore fino al 1993 quando la L317/1993 ne invalida l'efficacia. ! La congiuntura economica favorevole,

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l'industrializzazione e urbanizzazione del Nord, l'indebitamento pubblico, furono un propulsione straordinario all'iniziativa pubblica in edilizia. La legge Fanfani L43/1949 instituisce lo storico piano di costruzione conosciuto come INA-Casa, stabilendo in sette anni la durata del progetto, in realtà l'istituto durò fino al 1963 e realizzò la straordinaria cifra di 355.000 alloggi, quasi sempre “mediocri e privi di inventiva”, come ebbe a esprimersi in merito Pasolini. Tuttavia la maggior parte della cubatura viene realizzata da privati, spesso in condizioni di illegalità tollerata. In Italia, per lungo tempo, l'abusivismo non è stato percepito come un danno alla collettività, anzi fin dal dopoguerra era considerata una necessaria risposta informale alla carenza di alloggi. I migranti operai che non potevano mettersi in lista per un alloggio pubblico ricorrevano alla autocostruzione nottetempo. La legislazione, infatti, rendeva molto difficile la demolizione di edifici completi di copertura. La rivendicazione quasi eroica del diritto alla casa per autocostruzione si configura nell'incapacità dello Stato di rispondere all'esigenza abitativa di ampie fasce di popolazione, delineando così una morale al di fuori della legalità che perdura ancora oggi in molte aree del paese, spesso sostenuta o ambiguamente sottaciuta dalla classe politica locale e nazionale. Dal diritto alla casa alla pura speculazione il passo è stato breve, così succede

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che, al dispiegarsi della crisi del petrolio nell'ottobre del 1973, si diffonde come una epidemia la convinzione che l'unica formula per mettere al sicuro i propri risparmi sia la corsa al mattone. A causa di questo meccanismo si costruiscono milioni di vani per seconde case fondamentalmente inutili o sottoutilizzate. L'unico tentativo fatto per arginare il fenomeno fu ad opera del Ministero dei Lavori Pubblici (Bucalossi), con la L10/1977 che sanciva la separazione dello ius edificandi dal diritto di proprietà, introducendo al contempo la concessione onerosa: il richiedente concessione doveva corrispondere un contributo per le spese di urbanizzazione. Il provvedimento di fatto inibiva la costruzione facile ma ebbe vita breve in quanto fu abrogato con una sentenza della Corte di Cassazione nel 1980, fu stabilito infatti che fosse illegittima in quanto ledeva il diritto di proprietà. Gli anni ottanta furono una completa concessione allo spirito neoliberista, ormai maggioritario nel paese, al rifiuto di ogni pianificazione ed alla deregulation. La L94/1982 introduce il silenzio assenso nella concessione edilizia sciogliendo sempre più i lacci del controllo statale. Ben presto il paese si accorge di essere sommerso da cemento abusivo ed il governo Craxi sceglie la strada della regolarizzazione. La L47/1985 è il primo condono edilizio a cui seguirono altri sempre più ravvicinati. La legge metteva a

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norma, dietro corrispettivo di denaro, tutte le edificazioni irregolari, persino quelle costruite in zone conclamate di rischio idrogeologico. I condoni edilizi seguenti sono stati effettuati nel 1994, la L47/1994, che riapre i termini della sanatoria precedente estendendola, seppur con limitazioni, agli abusi realizzati fino al 1993, e nel 2003 L212/2003. La logica del condono è un implicito riconoscimento da parte dello Stato della propria inefficacia e mancanza di scrupolo di fronte alla legge: rompe il rapporto di fiducia con le istituzioni, legittima l'illegalità e in ultima istanza, promuove la pratica dell'abusivismo. Le operazioni di condono sono sempre giustificate, davanti all'opinione pubblica, come espedienti per far cassa o coprire eventuali buchi di bilancio, in realtà, uno studio della Confartigianato Imprese di Mestre rileva che tutti i condoni varati dal 1973 ad oggi (lo studio include anche i condoni fiscali) hanno portato all'erario 104,5 miliardi di euro, pari all'evasione fiscale di un solo anno. Questo dato fa emergere con tutta evidenza che lo scopo del condono non è tanto, o non solo, quello di fare cassa, quanto una deliberata scelta politica solidale con gli evasori e gli abusivi, la condivisione con il proprio elettorato di u n a c e r t a We l t a n s c h a u u n g p u b b l i c a m e n t e incoffessabile. ! Lo scenario è dominato dall'aleatorietà del progetto pubblico: la capacità amministrativa, economica ed in ultima istanza politica, del soggetto

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pubblico di governare e reprimere il fenomeno è di dubbia efficacia qualora operi nel solco delle politiche deterrenti. I vincoli vengono ignorati, gli ordini di demolizione sono firmati, per evitare di incorrere nel reato di omissione di atti di ufficio, ma non portati a termine per impedimenti di carattere economico o clientelare. L'urbanistica ufficiale fatica a riconoscere l'inefficacia del proprio progetto. ! Ancora oggi non si fanno passi decisi per diminuire il consumo di suolo. Il tema è difatti considerato nemico della crescita economica e si teme che possa danneggiare le olte 600.000 piccole imprese di costruzione italiane (più del doppio della Germania). Settis sostiene che invece ci sia invece molto lavoro da fare nel riuso delle strutture abbandonate, nella messa in sicurezza idrogeologica del paese, nella demolizione o sostituzione di brani urbani invivibili. ! Una criticità è rappresentata dalla pressocchè inesistenza di politiche pubbliche volta al contrasto dell'abbandono, l'unico disicentivo è rappresentato da un provvedimento nella Legge Finanziaria del 2005 che revisionava gli estimi catastali e aumentava l'aliquota ICI dal normale 5‰ al 7‰ per gli immobili sfitti; provvedimento, comunque, assolutamente blando e non incisivo, oltre questo la legislazione italiana impone, come condizione per la sussistenza della proprietà

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immobiliare, la sola messa in sicurezza per evitare crolli, difficilmente attuabile per l'onerosità e difficoltà del monitoraggio. ! La produzione della città soffre generalmente di una sottomissione dell'interesse collettivo a quello privato, tale da determinare una sostanziale indifferenza per la qualità dello spazio pubblico, il contrasto all'abbandono, a parte alcuni rari casi di virtuosa concertazione privatopubblico, risente della stessa remissività.

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1. Paesaggio, ecco come diamo i numeri, Il Sole 24Ore, Salvatore Settis, 24 Febbraio 2013. 2. Dati ISTAT 3. Settis, Salvatore, Paesaggio Costituzione cemento, Milano, Einaudi, 2010.

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2.2 La soluzione del riuso

L始Espresso, articolo del 10 gennaio 2013

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Dopo la frenesia da intasamento, con eccessivo consumo di suolo, è arrivata la preoccupazione dello smaltimento: economisti ed ecologisti lo chiamano "riciclo", gli architetti "riuso". La novità postmoderna da sottolineare è che il riciclaggio non è più solo un dispositivo economicamente, politicamente e antropologicamente corretto, ma anche una delle forme più sofisticate e attuali della ricerca espressiva degli architetti contemporanei. (...)l'idea del riciclo appare (...) come una specie di forma omeopatica della modernità, capace di assorbire il passato, il contesto, le identità preesistenti senza imitarle e senza lasciarsene sopraffare, andando tuttavia verso il futuro.1 ! Pippo Ciorra ! Il riuso è una via eticamente, politicamente ed ecologicamente sostenibile. La varietà di condizioni giuridiche e materiali in cui versa il nostro patrimonio costruito abbandonato obbliga ad una riflessione articolata e puntuale. Per la proprietà pubblica è determinante la capacità delle amministrazioni locali di saper leggere il proprio territorio e mettere in relazione energie latenti nel tessuto sociale con le occasioni di rigenerazione urbana, il riuso temporaneo ad esempio ha solitamente un basso profilo commerciale, e può

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alimentare nicchie di mercato sperimentali o marginali in cerca di affermazione. Investimenti piÚ importanti possono invece essere erogati in project financing con partner privati. Parte del riuso, invece, non può che essere ispirato da una logica alternativa a quella dell crescita economica, incorporando nelle scelte valutazioni di tipo ecologico e sociale a lungo termine. Serge Latouche2 e gli altri sostenitori della decrescita auspicano esattamente una critica culturale ed ecologica all'ideologia della crescita, il riuso può consistere in una crescita in termini economici ma un evoluzione delle coscienze nei riguardi del proprio territorio e del benessere sociale.

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1. Ciorra, Pippo, Senza Architettura. Le ragioni di una crisi, Roma-Bari, Laterza, 2011, pag. 73. 2. Latouche, Serge, Petit traitĂŠ de la dĂŠcroissance sereine, Paris, Mille et Une Nuits, 2007.

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2.3 Otto casi di successo Non è affatto vero che la spesa pubblica, di per sé, sia un macigno sullo sviluppo. Il componente della politica fiscale che funziona meglio sono, medaglia d'argento, gli investimenti pubblici e, medaglia d'oro, la spesa pubblica per consumi di beni e servizi. La buona spesa pubblica è dunque un traino per lo sviluppo, da utilizzare a dovere, nei giusti settori. Per un settore come l'edilizia, uno sguardo molto profondo va dato a tutti quegli edifici abbandonati che con una giusta politica territoriale e culturale possono essere recuperati, rigenerando estese aree e fermando il continuo consumo di suolo.1 ! Riccardo Rifici ! Passiamo in rassegna otto casi dal Nord al Sud in cui l'idea di riusare le strutture o le aree abbandonate ha portato ad esperienze di successo capaci, in alcuni casi, di migliorare la qualità di interi territori. Di particolare interesse è comprendere come e dove nasce l'iniziativa, chi sono gli attori in gioco e come interagiscono al fine di portare a termine il progetto. Tutti i casi osservati fanno perno più o meno direttamente su tematiche ed attività a carattere culturale. E' evidente che la pratiche di riuso hanno stabilito un legame forte con le arti, l'associazionismo a carattere sociale ed ecologista, le economie marginali.

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1. h t t p : / / w w w . g r e e n r e p o r t . i t / _ n e w / i n d e x . p h p ? page=default&id=19611 La buona spesa pubblica guida lo sviluppo, Greenreport, Rifici Riccardo, 2012.

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2.3.1 Casa dei designers

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Milano, 2006 Riuso temporaneo

Foto tratta dal sito: www.core77.com

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Il progetto consiste nel riuso temporaneo di un immobile in disuso in prossimità della stazione di Porta Genova. La stazione ferroviaria in questione, la più antica di Milano ancora funzionante, ha subito un drastico ridimensionamento dei transiti negli ultimi decenni e ciò ha determinato l'abbandono di alcune strutture. L'immobile in questione, un ex deposito, era da tempo in disuso. La zona di Porta Genova è nel frattempo diventata uno dei più vitali quartieri del design milanese ed è un nodo nevralgico dell'annuale manifestazione del Fuori Salone. ! Nel 2006 l'associazione culturale Esterni ha elaborato un progetto di riuso temporaneo del deposito in collaborazione diretta con il proprietario, le Ferrovie dello Stato, per installare un ostello di 70 posti letto destinato a designer in visita e frequentatori dell'evento. L'interesse pubblico del progetto risiede nella sua capacità di riattivare un immobile in disuso a beneficio del circondario. L'influenza negativa della situazione di abbandono sul quartiere viene infatti mitigata dal semplice impiego dell'immobile, seppur temporaneo. L'esperienza è comunque ripetibile in attesa di un riuso stabile o dell'abbattimento.

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Foto tratta dal sito: www.napolireuse.altervista.org

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Foto tratta dal sito: www.core77.com

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2.3.2 Cascina Cuccagna

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Milano, 2008 Restauro e rifunzionalizzazione

Foto tratta dal sito: www.bigodino.it.

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La Cascina Cuccagna, già Cascina Torchio, è una delle più antiche di Milano, risalente al XVII secolo, è ormai inglobata nel tessuto urbano. Il nucleo originale dell'immobile aveva un impianto ad elle ed era di proprietà del clero, ospitava anche abitazioni ed un torchio per la macina che funzionava grazie ad una roggia oggi non più presente. La cascina subì un cambio di destinazione d'uso quando, nel 1920, fu costruita la circonvallazione di Viale Umbria, il nome fu cambiato in Cascina Cuccagna e divenne un'osteria. Nel 1984 è diventata tuttavia di proprietà del comune che nel 1994 ne ha dichiarato l'inagibilità sancendone l'abbandono. Il progetto di recupero è venuto dal basso nel 1998, grazie all'impegno dei cittadini del quartiere, che hanno costituito la Cooperativa Cuccagna, assieme all'archittetto restauratore Marco Dezzi Bardeschi è stato messo a punto un progetto di restauro e recupero della struttura con modesti ampliamenti, ma soprattutto un programma denso di iniziative in continua evoluzione, volte a promuovere la partecipazione attiva della cittadinanza. Il dialogo col comune ha permesso l'emissione di un bando nel 2004 per l'uso dell'immobile che ha determinato la nascita del Consorzio Cascina Cuccagna, inclusivo di molte realtà e associazioni milanesi. L'accordo col comune prevede che il 40% degli spazi sia adibito ad attività commerciali a fini di lucro ed il 60% ad attività utili alla cittadinanza.

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Foto tratta dal sito: www.goodnews.com

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Foto tratta dal sito: www.minimal-list.max.gazzetta.it.

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2.3.3 Macao

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Milano, 2012 Occupazione

Foto tratta dal sito: www.tg24.sky.it

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! L'esperienza di Macao nasce nel maggio 2012 quando un gruppo di cittadini, operatori nel settore dell'arte, dello spettacolo e della coltura si appropriano di uno dei tanti immobili per uffici sfitti di Milano. La notizia desta particolare scalpore trattandosi della Torre Galfa, storico grattacielo milanese costruito durante il periodo del boom economico ed oggi desolata testimonianza di una città svuotata di interi cluster urbani, che preferisce costruire nuovi grattacieli piuttosto che curare le gravi situazioni di abbandono. La scelta di Macao è consapevole di questa realtà e si presenta come una richiesta al Comune di fornire spazi adeguati alle realtà culturali vive e vitali della città. L'occupazione della torre non è durata a lungo in quanto la proprietà ha esatto lo sgombero. Al collettivo tuttavia è stato proposto il trasferimento in altra sede, è stato spostato diverse volte ed oggi è ubicato in Via Molise nell'ex macello, un'altra struttura abbandonata ma di proprietà comunale.

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Foto tratta dal sito: www.tg24.sky.it

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Foto tratta dal sito: www.tg24.sky.it

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2.3.4 Colorificio Liberato

!

Pisa, 2009 Occupazione

Foto tratta dal sito: www.inventati.org

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! La grande area dell'ex colorificio di Pisa è situata in pieno centro cittadino. Dal 2009 le attività produttive sono ferme e la proprietà, una multinazionale, ha chiesto ripetutamente al Comune di convertire la destinazione d'uso dell'area da produzione di beni e servizi a residenziale, a fini speculativi, faticando comunque a trovare un compratore. ! In questa impasse gli stabili dell'ex colorificio sono rimasti abbandonati per diversi anni, fino a quando un gruppo di cittadini, costituitosi nel “Municipio dei beni comuni” lo ha occupato, restituito all'accessibilità pubblica, e “riprogettato” attraverso l'arte ed il colore. Il progetto, sostenuto ed incoraggiato da giuristi e costituzionalisti come Stefano Rodotà, Salvatore Settis ed Ugo Mattei, ha un vasto programma aperto di iniziative di interesse pubblico (sociali, sportive, artistiche e culturali) e rappresenta un importante esempio di riappropriazione spontanea di spazi abbandonati a beneficio della collettività al di fuori di logiche di profitto economico individuale, pur nella dubbia legittimità tecnico-giuridica dell'operazione, la proprietà ha difatti chiesto al comune di procedere con uno sgombero forzato.

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Foto tratta dal sito: www.liquida.it

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Foto tratta dal sito: www.zairafoto.blogspot.it

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2.3.5 Casa del Jazz ! !

Roma, 2005 Restauro e rifunzionalizzazione

Foto tratta dal sito: www.musiczone.it

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A due chilometri dal Colosseo, nel 1939, fu completata Villa Osio, commissionata del banchiere Arturo Osio, su progetto di un allievo di Marcello Piacentini e dal paesaggista Pietro Porcinai per il giardino contestuale. La villa fu poi lasciata in eredità al Vaticano che la adibì a sede dei boyscout. Nel 1983 venne acquisita da Enrico Nicoletti, ex carabiniere e boss della Banda della Magliana, nel 1 9 9 6 v e n n e q u i n d i c o n fi s c a t a e d i v e n n e giuridicamente un bene culturale essendo un immobile dello Stato con più di cinquanta anni di età. ! L'amministrazione pubblica ha promosso nel 2001 un bando per il riuso dell'edificio in chiave culturale ed ha vinto la proposta della “Casa del Jazz”, gestita dalla azienda speciale Palaexpo che si occupa della gestione e fruizione di buona parte del patrimonio architettonico e culturale capitolino. La villa vuole anche diventare un emblema della lotta alla criminalità organizzata ed esibisce una stele commemorativa alle vittime di tutte le mafie.

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Foto tratta dal sito: www.apollodoro.it

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Foto tratta dal sito: www.rivistadellenazioni.it

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2.3.6 Cairano7X !

Cairano (AV), 2009 Valorizzazione

Foto tratta dal sito: www.liquida.it

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! Cairano è un piccolissimo comune dell'Irpinia che fino a qualche decennio fa contava poche migliaia di abitanti ed oggi poche decine. Il borgo si è infatti svuotato quasi completamente,allo stesso modo di molti altri borghi rurali italiani. ! L'architetto Angelo Verderosa e Franco Dragone sono stati ispirati dal piccolo paesino per dar vita ad una iniziativa volta alla sua “ri-abitazione” temporanea ma periodica. Il progetto consiste in sette eventi in sette mesi dell'anno: da maggio a novembre, con l'obiettivo di promuovere lo scambio ed il dibattito culturale, le discussioni ed attività raccolgono i contributi di filosofi, musicisti, poeti, architetti, contadini, geografi, artisti, antropologi e gente comune e consistono in seminari, workshop, feste, attività di giardinaggio. I promotori hanno ribattezzato Cairano la “rupe dell'utopia” e ritengono che, proprio grazie al suo carattere di abbandono ed al distacco dal mondo che ha sempre contraddistinto il borgo, persino rispetto alle altre piccole comunità vicine, diventi il luogo in cui trovare ciò che manca nelle nostre città. Le attività sono promosse da associazioni locali ma anche di rilievo nazionale.

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Foto tratta dal sito: www.i-italy.org

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Foto tratta dal sito: www.alternativasostenibile.it

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2.3.7 Parco archeologico dell始incompiuto siciliano !

Giarre (CT), 2010 Valorizzazione

Foto di Gabriele Basilico

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! Nel piccolo comune siciliano di Giarre vi sono almeno dodici opere pubbliche rimaste incompiute per incapacità e malgoverno delle amministrazioni locali. La grandeur dei progetti, tra cui si annoverano una piscina olimpionica erroneamente non regolamentare, uno stadio del polo ed altre surreali proposte, hanno determinato scheletri in calcestruzzo di un certo valore estetico e coerenza stilistica, tanto da ispirare il gruppo “Incompiuto Siciliano” a formulare un manifesto in cui fondamentalmente si afferma che l'incompiuto siciliano è la chiave di lettura per capire nel profondo il rapporto tra le istituzioni e l'architettura negli ultimi decenni nel nostro paese. ! Il progetto proposto dall'associazione presuppone quindi una presa di coscienza, uno spostamento dell'angolo visuale dal quale si guardano le opere incompiute che superi la dicotomia oscillante tra abbattimento e completamento, strategie entrambi impraticabili e, di fatto, fallimentari, oltre che riduttive della portata culturale del fatto storico. Le rovine dell'incompiuto ed il loro contesto naturale si devono fondere in un contesto da rileggere e visitare, in questo senso il riuso consiste nel nuovo sguardo che vi si posa. Il progetto è, quindi, a costo (quasi) zero e non impedisce forme di riuso più tradizionali, ad esempio il campo da polo viene tuttora utilizzato per partite di calcetto e altre manifestazioni sportive.

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Foto di Gabriele Basilico

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Foto di Gabriele Basilico

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2.3.8 Teatro popolare di Sciacca

!

Sciacca (AG), in corso Restauro e riqualificazione

Foto tratta dal sito: www.architettiroma.it

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! Sciacca è una località turistica siciliana dalle pregevoli risorse naturali e culturali. Sorge, sin dal VII secolo sulle splendide coste orientali dell'isola, conserva pregnanti testimonianze storiche medievali e barocche ed un Parco delle Terme, entro i cui confini sorge il teatro. La struttura fu commissionata dalla Regione Sicilia nel 1974 a Giuseppe ed Alberto Samonà, i quali idearono una pregevole composizione di volumi puri in calcestruzzo. Il teatro è costituito da due sale inserite in un tronco di cono, divise dal palcoscenico centrale e ambienti polifunzionali in un parallelepipedo accostato, la composizione è mitigata ed arricchita da una serie di scale esterne ed aggetti, principalmente realizzati in calcestruzzo. I lavori furono interrotti nel 1982, prima del completamento. ! Nel 2002 l'architetto Gianni Ranaulo ha ideato un progetto di recupero e riconversione della struttura, sfruttando gli spazi esistenti e sovrapponendo anche alcuni corpi di fabbrica di nuova costruzione, il programma dell'intervento riprende la vocazione culturale del progetto originale, prevede infatti molte funzioni tra cui sale prova per la musica, per la danza e per il teatro, due sale per proiezione e spazi termali che si ricolleghino al Parco delle Terme su cui il teatro insiste. Il progetto è stato già approvato dalle amministrazioni locali ed è in corso di realizzazione.

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Foto tratta dal sito: www.architettura.it

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Foto tratta dal sito: www.flickr.com

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2006

2005

2004

2003

2002

2001

2000

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2012

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2006

3

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2.4 Campi di ricerca Dagli esempi di riuso creativi e di successo presi in esame emerge chiaramente come la società civile, costituita in associazioni, abbia un ruolo determinante nel trainare le amministrazioni pubbliche in progetti di riuso, e spesso le idee provenienti da campi disciplinari diversi da quello architettonico riescono ad approcciarsi con maggior successo e con un orizzonte più ampio. Quello dell'architettura abbandonata infatti non è assolutamente un tema appannaggio di urbanistica, architettura o paesaggio. La nostra ricerca ha riscontrato un grande interesse e una profonda consapevolezza anche nell'arte, nella letteratura, nel cinema, nella fotografia, nel modo dell'associazionismo e nel web. Una varietà di letture ed interpretazioni che rappresentano una ricchezza per l'operatore culturale, l'amministratore pubblico o l'architetto che vogliano cimentarsi nella sfida del riuso. ! Abbiamo selezionato alcune di queste esperienze, documentazioni o considerazioni sul tema del consumo di suolo, dell'abbandono, dalla rovina, del riuso e della decrescita, oltre che espressioni puramente artistiche capaci però di fornire una chiave di lettura

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2.4.1 Cinema

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2.4.2 Fotografia

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Mappa di ricerca: Fotografia

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2.4.3 Associazioni e Progetti

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Mappa di ricerca: Associazioni e Progetti

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2.4.4 Web

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Mappa di ricerca: Web

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2.4.5 Arte

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2.4.6 Letteratura

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Mappa di ricerca totale

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3. la rovina architettonica ! La Città Generica, come uno schizzo che non viene mai elaborato, non viene migliorata ma abbandonata. Lʼ idea della stratificazione, dellʼintensificazione, del completamento le è estranea: non ha strati...La grande originalità della Città Generica sta semplicemente nellʼabbandonare ciò che non funziona (ciò che è sopravvissuto al proprio uso), spezzando lʼasfalto dellʼidealismo con il martello pneumatico del realismo e nellʼaccettare qualunque cosa cresca al suo posto.1 ! Rem Koolhaas

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1. Koolhaas, Rem, Junkspace, Macerata, Quodlibet, 2006, pp. 37,56.

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3.1 Le rovine nella storia e nell'arte Il termine rovina deriva dal latino ruina, dal verbo ruere, tradotto in cadere, abbattere o crollare, dallo stesso verbo deriva anche rudere. I termini rovina e rudere implicano dunque la violenza del rovinare, della tragicità del crollo, ma anche della permanenza; ciò che resta, quindi, di una fabbrica che ha subito una sottrazione di materia. Tale sottrazione può essere avvenuta in vari modi: a seguito di eventi di carattere parossistico naturali o artificiali, in seguito all'abbandono da parte dell'uomo e della sua azione manutentrice o per semplice consunzione. La rovina o rudere è dunque il prodotto di processi diversificati ed in ciò risiede una sua prima ambiguità. ! La particolare posizione che la rovina occupa nella cosmologia di una parte importante della cultura europea ha sempre stimolato le sensibilità; più a livello emotivo che intellettuale. La rovina ha infatti la caratteristica di porsi in equilibrio tra polarità simmetriche: tra memento e destino (per estensione, tra passato e futuro), tra natura ed artificio, tra animato e deserto, tra la razionalità del fatto storico-materico e l'orrido ansioso ed irrazionale, ed ancora tra malinconia (individuale ed introversa) e sublime immensità del tempo assoluto.

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Foto tratta dal sito: www.atlantedellarteitaliana.it. Paesaggio San Giovanni a Pantamos, Olio su tela. Pousson, 1640

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! Tale è l'origine della ricca allusività figurale della rovina, declinata di volta in volta come spunto di riflessione storico-filosofica, memento di un passato glorioso, come caducità della condizione umana o semplicemente come suggestivo fatto estetico. ! La rovina è una raffigurazione piuttosto efficace di un contenuto scientifico: l'entropia. Il termine deriva dal greco en “dentro” e tropee-/ “rivolgimento, mutazione” ed è un concetto tanto intuitivo quanto difficile da definire. L'entropia è descrivibile come la trasformazione interna ad un sistema che tende al caos, a partire da una condizione di ordine. Pur essendo stato introdotto nel discorso scientifico solo nel 1864 da Rudolf Clausius, il concetto ad esso sotteso fu già colto nel mondo ellenico da Zenone che ebbe intuizione (ante litteram) del secondo principio della termodinamica, asserendo che la sostanza non diviene e non perisce, ciononostante l'entropia di un sistema chiuso è destinata a salire fino a determinare cambiamenti tanto profondi, nel mondo come noi lo conosciamo, da causare la rovina della terra e la fine dell'umanità. ! Se da un lato la rovina porta a riflettere sulla caducità di tutte le cose umane dall'altra è paradossalmente rassicurante la longevità di cui gode l'essere umano, in quanto specie biologica.

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Tanto più longevo quanto più antiche sono le testimonianze della sua esistenza. ! Nel quarto libro del De rerum natura Lucrezio narra la vita dell'universo come di un essere mortale e ne preconizza la fine: "Quando fu inviato alle spiagge della luce, di nuovo viene accolto all'indietro degli spazi celesti...; anche la grande muraglia che cinge il mondo crollerà, stremata dal tempo , e diventerà una rovina putrescente". Il senso di crollo totale, prima divinato nel mito prometeico da Eschilo, trova con Lucrezio una versione in senso epicureo. La rovina viene associata ad immani catastrofi e si fonde al discorso escatologico. ! Nella tradizione ebraico-cristiana la rovina è simbolo insieme di distruzione e onnipotenza divina. I profeti Geremia e Isaia parlano diffusamente della distruzione di Babilonia: "Quand'anche Babilonia s'elevasse fino al cielo, quand'anche rendesse inaccessibili i suoi alti baluardi, le verranno da parte mia dei devastatori, dice l'Eterno. Giunge da Babilonia un grido, la notizia di un gran disastro dalla terra dei Caldei. Poiché l'Eterno devasta Babilonia... Così parla l'Eterno degli eserciti: le larghe mura di Babilonia saranno spianate al suolo, le sue alte porte saranno i n c e n d i a t e . " (Geremi a 51:53-58 - L) e di Gerusalemme: "Farò di questa città una desolazione, un oggetto di scherno; chiunque passerà presso di lei rimarrà stupito e si metterà a

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Foto tratta dal sito: www.romtext.org.uk The Temple of moderne virtue, Xilografia.William Kent MetĂ  700

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fischiare per tutte le sue piaghe." (Geremia 19, 8). Nella cultura cristiana il dies irae si manifesta nelle rovine in un parallelo destinato ad una lunga fortuna; per tutto il medioevo le rovine fumanti di una Roma ridotta ad una spettrale, enorme (se confrontata con la piccola parte ancora abitata) distesa di ruderi, si uniscono alle devastazioni di Goti e Bizantini nella determinazione di un clima di paura e fragilità, segnato dal costante presentimento di imminenti tragedie. ! Nel medioevo la rovina è il memento mori, a cui segue un rifugio incondizionato nella religione; piuttosto che effige di un passato glorioso, di un interesse storico, come invece inizia ad accadere nell'Italia rinascimentale. Il rudere emerge dai tetri presagi per farsi razionale oggetto di interesse storico (sebbene non ancora documento). Ad interessare l'uomo rinascimentale non è il senso estetico della rovina, quanto la testimonianza del suo fulgido passato. I ruderi vengono idealmente riportati all'antico splendore nei dipinti di Raffaello e Brunelleschi. Tale è l'autorità che assumono le rovine agli occhi dei rinascimentali che un pittore come Mantegna dissemina nei suoi dipinti lapidi e brandelli di antichità a supporto della statura morale dei personaggi: Nel San Sebastiano raffigura il corpo in rovina del santo, addossato ad una colonna svincolata dal suo ruolo strutturale (un vero monumento), avvolta dalla vegetazione rampicante.

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E' la raffigurazione epica del crollo del giusto e del bello, a metà tra la nostalgia e la volontà di ricostruzione. ! Diversi sono invece i quadri di Nicolas Poussin (1594-1665) e Claude Lorraine (1600-1682). I due pittori francesi furono responsabili dello sdoganamento della rovina come topos pittorico, nei decenni a venire. Consacrarono, inoltre, il connubio tra rovina e paesaggio, infondendo a quest'ultimo un interesse umano; a volte identificandoli, in una complessa semantica per la quale la montagna è "rovina della natura" (Burnett). In Paesaggio con san giovanni a Patamos del 1640, Poussin raffigura il santo sull'isola greca, impegnato nella stesura dell' Apocalisse, decisamente piccolo rispetto al paesaggio con rovine idealizzate, classicheggianti, lontane dalla rappresentazione realistica o pittoresca che da lì a poco avrebbe dominato la pittura del paesaggio. !

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La rovina è un caleidoscopio di sensazioni in cui ognuno rispecchia la propria sensibilità. Se il paesaggio è "natura vista attraverso una cultura" (C. Pamard-Blanc e J.P. Raison In Enciclopedia Einaudi, Vol.X, pp 320 – 338, Torino, 1978), la rovina è, a maggior ragione, un fatto culturale. Un "ammasso di pietre" visto attraverso una cultura (carlo carena enciclopedia Einaudi, vol 12, einuaudi torino). La rovina di Poussin è una rovina ideale, "pulita"; nel settecento invece Winkelmann getta le basi dell'archeologia moderna, impressiona il disinteresse che l'uomo ha riservato verso le sue stesse opere, il trapasso di civiltà e modi di vivere. Il disfacimento è osservato, sentito e apprezzato; goduto nella sua resa estetica. Per Bernardin de Saint-Pierre il gusto del rudere nasce "dalla curiosità e dalla ferocia distruttiva" d'ogni uomo civilizzato (Études de la nature ,1784, pp.109), per altri dalla rivincita della Natura, che riprende possesso degli spazi modificati brevemente dall'architettura. O ancora la semplice, emozionale ebrezza della decadenza. Appare il problema estetico dell'orrido. Il settecento, anche per l'eredità barocca, è incline alla meraviglia ed allo stupore, al vuoto ed all'immenso, all'incerto ed all'oscuro. In letteratura si affermano atmosfere cupe. Conoscono grande successo il poema Night Thoughts di Edward Young nel 1942 e Elegy Written in a Country Church-Yard di Thomas Grey nel 1750, fino alla grande stagione del romanzo nero.

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L'apprezzamento della rovina è affidato all'animo individuale, senza essere comunicabile, è tutto emozionale ed intuitivo, contrariamente alla soddisfazione intellettuale per le regole architettoniche del linguaggio classico dell'architettura. ! Nella seconda metà del secolo fiorisce, in apparente contrasto ma a ben vedere in contiuità con l'Illuminismo, lo Sturm und Drang ed in Inghilterra palazzi e ville si dotano, l'uno dopo l'altro, di una nuovo tipo di giardino in cui le geometrie spiccatamente artificiali del giardino all'italiana vengono riposte a favore di disposizioni più "naturali". Il giardino all'inglese fu il laboratorio del grottesco; del contrasto, cioè, degli opposti. In questo gioco pittoresco e raffinato la rovina ricopre un ruolo di primaria importanza essendo parte della fornitura di meraviglie del giardino. In molti si occupano di come il paesaggio debba apparire. Arthur Young afferma che la rovina deve essere posta in ambiente selvaggio, seminascosta, impercettibile nella sua interezza e visibile, solo parzialmente, da lunga distanza; smentendo punto per punto i precetti palladiani di piena visibilità e nettezza delle forme. Altri affermano che dovrebbe essere incoraggiata la crescita di piante infestanti tra le pietre. Qualche decennio dopo John Ruskin sosterrà che occorrono quattro o cinque secoli di corrosione affinchè un edificio raggiunga il culmine

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della sua importanza e arriva persino a sollecitare gli architetti suoi contemporanei a studiare l'aspetto delle loro architetture a distanza di tale periodo con appositi disegni di prospetti e dettagli, nonchè di adoperare materiali deperibili per accellerare il degrado e raggiungere piÚ rapidamente tale ideale estetico. Quando, volendo realizzare un giardino, la rovina non è presente sul luogo, non ci si fa scrupolo di costruire appositamente strutture in forma di rovine. La rovina artificiale viene ricreata con l'erezione di porzioni di colonnati o strutture murarie e architettoniche, disseminando il suolo di pietre in forma di chiavi di volta, trabeazioni, modanature. In alcuni casi si giunge, per un effetto di maggiore realismo, a demolire con la dinamite edifici realizzati allo scopo. In Francia il poeta Jacques Delille afferma che la "rovina finta imita male del tempo l'impronta inimitabile, artificio insieme impotente e grossolano" (Les jardins ou l'art d'embellir les paysages, IV, 1782). Delille cerca, nel paesaggio, il contrasto; non nega il fascino della rovina, che ammette nel suo giardino ideale, ma rifiuta la finzione. ! Tuttavia, nonostante alcune resistenze, il giardino all'inglese dilaga in tutta Europa, insieme all' interesse per la rovina, sulla scia di alcuni avvenimenti di rilevanza internazionale: il terremoto di Lisbona nel 1755, che riempie gli occhi dei contemporanei di immani rovine, il restauro del

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Pompei, foto tratta dal sito: www.projectnapoliservice.it

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Colosseo di Giuseppe Valadier e Raffaele Stern, gli scavi di Pompei, ed il trasporto dei marmi del Partenone a Londra su iniziativa di Lord Elgin. Questa operazione stimolò un interessante dibattito attinente il rapporto tra la reliquia ed il suo ambiente. Byron, in una più vasta riflessione estetica sull'assolutezza del arte, difende il progetto sostenendo che la suprema bellezza dell'arte ellenica non può essere diminuita, pur se alienata dal paesaggio per la quale è concepita. Prevale quindi, per Byron, l'esigenza di permettere al mondo di ammirare tali opere. Tra i detrattori di Lord Elgin, invece, Chateaubriand sostiene che "i monumenti di Atene, strappati ai luoghi per i quali erano fatti, perderanno non solo una parte della loro bellezza relativa, ma diminuiranno materialmente di bellezza" (Itinéraire de Paris à Jérusalem, 1811). Cosi come Canova (al contrario di Thorvaldsen) nel 1803 declino l'invito di Lord Elgin di "restaurare" cioè modificare la statue del tempio, definendo "sacrilego" qualsiasi intervento sui marmi. Gli scavi di Ercolano e poi di Pompei, per volere di Carlo III di Borbone, a partire dal 1748, ebbero una enorme portata filosofica. Colpiva in particolare la visione delle città ruderizzate alle pendici del vulcano, ancora attivo e fumante. Si immaginò l'uomo come un instancabile costruttore, impegnato in una epica (e fatale) lotta contro i suoi tempi geologici della natura. Ispirano gli alti pessimismi de La ginestra di Leopardi (1836),

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una dialettica tra il fuggito splendore della vita e la rapidità dell'avvento della morte, riprendendo alcuni temi de La sera del dì di festa (1820), in cui avverte in Roma diruta la vecchiezza del mondo ed il presagio della fine di ogni cosa. ! Nella seconda metà del settecento, inoltre, si ampliano gli orizzonti dell'archologia, oltre i luoghi esplorati da Winkelmann. Constantin François de Chasseb uf, compte de Volney, viaggia nel Mediterraneo orientale fino a Palmira e imposta in modo approfondito il tema della rovina in Les ruines, ou, Méditation sur les révolutions des empires, del 1787. Nel suo immaginario dialogo col "genio delle rovine", l'autore vira da una concezione "circolare" del tempo, che vede nella rovina il destino dell'uomo; ad una visione unidirezionale ed illuministica dell'umanità, impegnata in un tragitto, tra pause e rallentamenti, verso il progresso. Volney trova, tra le splendide rovine romane della città siriana, colonne di templi segate dai contadini per farne macine da mulino; se ne rammarica come amico delle arti ma non può che compiacersi, in quanto filosofo progressista, di assistere alla visione del popolo che si riprende i frutti del proprio lavoro, arrogantemente utilizzati dal potere per erigere lussuosi palazzi. Interpretazione non nuova, tra gli illuministi europei, presso i quali i ruderi di cattedrali e castelli furono sempre associati alla decadenza di clero ed aristocrazia.

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! Cambia, dunque, il paradigma interpretativo. La rovina si fa oggetto di riflessione sociale o di studio archeologico. Presso Ruskin la rovina non ha più nulla di terribile o inquietante. Guardando Venezia riconosce nella decadenza della sua gloria (riflessa nella decadenza materiale) l'origine della sua grazia, è piacevole infatti “un'armeria sfatta, non un boudoir abbandonato”. Ruskin matura una posizione avversa ad ogni tipo di restauro, considerato sempre una falsificazione, con particolare riferimento alla posizione antagonista di Eugène Viollet-le-Duc. Convinto ricostruttore in stile degli edifici diroccati, Viollet-le-Duc sostiene che un profondo studio della storia e la piena padronanza degli stili antichi consentono all'architetto restauratore di decifrare il codice compositivo che informa la fabbrica, dispensando l'autorità per "inventare" le parti mancanti, tali da farle risultare “più vere del vero”, e perfino correggendo eventuali errori dell'architetto dell'opera. Viollet-le-Duc, insieme a Burkhardt, rimettono in discussione la godibilità e la bellezza del decadente o dell'imperfetto, della essenza stessa del rudere, cercando un'ipotetica pienezza iniziale (spesso mai esistita, perchè frutto di infinite stratificazioni, motivo per il quale si fa strada, tra Ruskin e Viollet-le-Duc, la terza via del restauro filologico di Camillo Boito) in ricomposizioni fantastiche. !

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Nell'approccio alla rovina si oscilla tra la ricomposizione perfetta della sagoma in un profilo finito e la crepuscolare contemplazione voyeristica e compiaciuta del rudere, nella sua sospensione decadente o ermetica. I teorici del settecento operavano una distinzione tra rovina classica e rovina gotica: l'una, massiccia, si oppone al tempo ma soccombe, titanicamente, nel confronto: idea malinconica ma non disgustosa. L'altra, esile e cedevole, è associata alle razzie barbariche e suggestiona per la apparente resa immediata agli elementi. Come un gigante ormai sfinito dal tempo tramutatosi in una fragile creatura. Se a Viollet-leDuc interessa sopratutto il gotico (in cui vede, in nuce, il germe della cultura francese) sarà invece la classicità romana, e poi greca, a catalizzare l'attenzione dei neoclassici. I quali, attraverso la quotidiana fruizione dell'antichità (anche direttamente, come avveniva per i viaggiatori del Grand Tour), stabiliscono un rapporto che sfiora l'idillico piuttosto che il tragico, come avverrà di lì a poco nel romanticismo "che [il neoclassico] recava in sé fin dalle origini" (Mario Praz, Gusto neoclassico, Milano, 2003). ! L'industrializzazione cambia radicalmente il nostro rapporto con la rovina, e con la stessa materia fisica. La produzione in serie entusiasma, persino l'oggetto d'arte può essere non più un unicum irriproducibile, da conservare gelosamente,

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ma il semplice prodotto di una matrice, infinitamente ricopiabile, proporzionatamente alle esigenze di mercato. La rovina non si confà al gusto borghese per la solidità. La potenza emozionale del rudere interessa molto poco allo spirito utilitaristico, imprenditoriale, dell'Homo oeconomicus. Le avanguardie percepiscono l'accellerazione complessiva in corso nella società occidentale e finiscono per liquidare il lascito culturale e materiale del passato come un affastellamento anacronistico e inutile, ed anzi ne desiderano il completo oblio. Secondo Loos (come Bernardin de Saint-Pierre) l'attrazione per la rovina è sintomo della innata propensione umana all distruzione: l'uomo civilizzato esorcizza nella contemplazione del degrado il proprio sadismo, allo stesso modo si compiace di ammirare nature morte marciscenti come nei quadri di De Pisis. La società dei consumi richiede una continua estinzione ed il rinnovamento costante, la produzione senza soluzione di continuità; l'avvento del ferro e del calcestruzzo sdogana un'edilizia precaria, se confrontata alla millenaria tenacia della pietra. Tutti i prodotti della società dei consumi sono caduchi, propri di una "società egoista...perchè disingannata", come si esprime Leopardi nello Zibaldone. Il restauro è spesso tentato di dare patina di novità alle rovine, mal tollerate nella loro decadenza o vecchiezza.

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Foto tratta dal sito: www.sfu.ca  Angelus Novus, Paul Klee, 1920

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3.2. Rilevanza artistica, culturale e filosofica ! La concezione del tempo orientale è tipicamente ciclica. Costituisce un esempio significativo, a tal proposito, il santuario shintoista di Ise vicino Nagoya in Giappone, che viene ritualmente ricostruito ogni vent'anni dal 690 dc, con materiali nuovi e persino non nello stesso punto del precedente. L'interesse per la rovina è invece peculiare della cultura occidentale, nella quale prevale il paradigma del tempo unidirezionale, proteso nell'infinità. ! Volney, come Scipione, che piange sulle rovine di Cartagine, nella convinzione che un giorno sarebbe toccata una sorte analoga a Roma (Polibio Storie 38, 22), è in preda alla malinconia nel constatare che le vicende dellʼumanità non siano altro che il ripetersi della storia. Un ciclico accumularsi di rovine su rovine. Salvo poi il manifestarsi di un Genio: il “Genio delle rovine”, che ne disvela il significato profondo: l'uomo è artefice di un progresso incessante, irreversibile e “rettilineo”, il quale, pur tra improvvise e momentanee battute dʼarresto, non impedisce mai del tutto lʼavanzamento. Sotto le rovine, vi è quindi un movimento sotterraneo, impercettibile, che fa “sporgere” ogni cosa in avanti, in un trascendimento incessante dei confini del presente. Se allʼinizio della narrazione Volney aveva abbracciato una

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concezione del tempo di tipo “circolare”, che si reggeva sulla “futuribilità” del passato, ora, grazie alla lezione impartitagli dal Genio delle rovine, si è convinto che la storia si configuri come un vettore unidirezionale, progressivo e irreversibile verso un perfezionamento complessivo: la verità sta nel futuro, secondo un tipico assunto illuministico. ! Per Volney la rovina è un fatto sociale. Essa spaventa il volgo ma ispira il dotto che ne percepisce la potenza monitrice contro tutti i tiranni: “Sulla memoria della storia”, dice Voney, "egli amerà la rovina" (ruins ou meditation sur le revolution des empires p.4). Pur con la dovuta distanza, ma similmente, Walter Benjamin sostiene che la redenzione umano-sociale deve provenire dalla contemplazione del passato, fatta di "rovine su rovine", tanto terribili da trascinare chi è capace di voltarsi a guardarlo verso un futuro migliore, più evoluto. Da Benjamin proviene il pieno riconoscimento del valore simbolico della rovina. Scrive che «Le allegorie sono nel regno del pensiero quel che sono le rovine nel regno delle cose» (W. Benjamin, Il dramma barocco tedesco, tr. it. di F. Cuniberto, in Id., Opere complete. VI. Scritti 1923-1927, cit., p. 213.) e incluca nel Angelus Novus, celebre dipinto di Paul Klee, di sua proprietà, la metafora mitica inclusiva di tempo, storia e rovine: "C'è un quadro di Klee che s'intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di

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allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l'infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è cosi forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso è questa tempesta" (Walter Benjamin, Angelus Novus, Einaudi.). ! I due filosofi, impostano la loro costruzione teorica sull'orizzonte della Storia, ovvero la dimensione umana della temporalità. E spesso "storia" è utilizzato ambiguamente come sinonimo di rovina. Marc Auge dissipa il falso mito per il quale la rovina dovrebbe essere una concrezione della storia: "Troppo molteplice e troppo profonda per ridursi al segno di pietra". Volney prescinde dallo spettacolo della rovina nella misura in cui fa risiedere il suo fascino in considerazioni di carattere storico, quando è piuttosto l'esperienza inenarrabile (o piuttosto la fugace intuizione) del tempo senza storia: "il tempo puro", a costituirne l'essenza della contemplazione; racchiusa bene nelle parole di Carducci: "torno dal

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foro romano e...ho pensato che... fra dieci milioni di anni la terra cascherà a pezzi o diventerà una nebulosa" (lettera a lidia 1877, p.228 carducci.). Le evocazioni colte e costruite della storia sono lontane dall'immediata e viscerale intuizione del tempo puro suscitato dal paeseggio delle rovine. Un paesaggio completamente naturale suggerisce permanenza, l'intelletto non ha appigli, indizi per la collocazione nel tempo di ciò che è dinanzi ai suoi occhi. Le rovine forniscono al paesaggio dati afferenti ad una molteplicità di passati, e nondimeno le rovine si fondono naturalmente nel paesaggio come concrezioni minerali. Quest'ultimo destoricizza la materia traendola verso l'atemporale, verso il tempo puro: il “tempo in rovina” (Le temps en ruines, titolo originale di Rovine e macerie). La vegetazione riporta i materiali costitutivi dell'architettura alla pura sostanza geologica di base (dalla natura naturata di matrice antropica alla natura naturans), quando il tempo riporta "le rovine alla casa della madre" (Camus, opere, romanzi racconti, saggi bompiani, 1988, p.60). Ma anche compare, ammantatrice e pervasiva, la componente vitale rappresentata dalla vegetazione medesima. Esistono casi fortuiti in cui la componente architettonica e quella vegetale si ibridano a tal punto che la vegetazione non può essere manomessa se non al prezzo di un depauperamento estetico, emozionale, quando non anche materiale e

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storico del rudere (Angkor, Cambogia e Bactapur, Nepal). Camus si rifugia nelle rovine romane, le “colline dello spirito” di Tipasa, per fuggire dale "capitali del delitto" ovvero le "ricche e immonde" città occidentali. Rifugge la storia per ritirarsi nella coscienza del tempo puro; Auge propone invece per la rovina il ruolo inverso. Quello cioè pedgogico di palesare la storia, ritrovare in qualche modo il senso del tempo che è andato perduto nella misura in cui è percezione diffusa quella di assistere ad una rappresentazione della fine della storia. Solo l'arte può rendere manifesto tale messaggio racchiuso nelle rovine. La stessa architettura contemporanea è fuori dalla storia, essa mira al presente. Non anela all'eternità ma ad un "insuperabile presente" fatto di infinite sostituzioni. L'architettura sostituibile è agli antipodi della rovina: essa non lascia tracce e previene la formazione della testimonianza del passato. ! Ma vi è, come riconosce Adolf Loos, una parte dell'architettura non banausica, che afferisce al simbolico ed ha carattere di arte. Loos limita quest'ultima a due sole tipolgie: il sepolcro ed il monumento. E' tuttavia evidente come in tutta l'architettura rieccheggi la eco del monumento, come la più utilitaristica delle architetture possa essere intrisa dal simbolico. Il sepolcro ed il monumento sono, come la colonna danzante di Joseph Rykwert, la "meraviglia dell'inabitabile" (rykwert, the dancing

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column), origine ed apoteosi dell'architettura, vetta del simbolico e dell' “inutile" (non utilitaristico). Anche la rovina è tutta allegoria ed è inoltre "inabitabile", ma non può essere aprioristicamente considerata arte in quanto è (con le dovute eccezioni) un fatto accidentale, cioè non costruito appositamente dall'uomo ma risultato di trasformazioni contingenti naturali o antropiche. Eppure nel momento in cui la rovina si fa oggetto di interesse da parte dell'uomo diventa qualcosa di molto simile ad un monumento, un oggetto, cioè, la cui presenza ci è gradita, e di cui vorremmo idealmente garantire la permanenza (se non fosse che, paradossalmente, le sue peculiarità derivano proprio dalla trasformazione). ! Louis I. Kahn esprime profondamente la dimensione monumentale della rovina: "Quando un edifico è lì, completo e in funzione, sembra voglia parlare dell'avventura del suo farsi. Ma tutto ciò che narra del servire, rende questa storia di scarso interesse. Quando l'uso si esaurisce e la costruzione diventa una rovina, ritorna a essere percepibile la meraviglia del suo inizio. Si sente bene avvolta dalle foglie, spiriualmente piena perchè non deve più servire". Kahn disegna un progetto per la sinogoga Hurva di Gerusalemme, rimasto sulla carta (ma recentemente riprodotto in silico. Louis I. Kahn: Unbuilt Masterworks, Vincent Scully). In questa architettura Kahn sviluppa nel modo più puro la

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poetica dell'inabitabile. La sinagoga è fondamentalmente una composizione di pilastri che non reggono alcuna trabeazione, ognuno di essi è monumentale come un menhir, un obelisco o la Colonna traiana. Tali pilastri sono "le rovine della hurva". Le rovine non hanno una copertura, sono esposte al sole ed alle intemperie, ma sono la massima espressione architettonica, pietre dalle forme primordiali designate a proteggere gli spazi della spiritualità.

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3.3. Rovine del paesaggio contemporaneo ! “Diventa rovina quello che, nel tempo, si trasforma al punto da apparire sotto forma di traccia, senza scomparire del tutto. La rovina è lʼessenza dellʼoggetto costruito e poi abbandonato. Eʼ il risultato della mancanza di cura su ciò che ne avrebbe, sempre, bisogno” Gilles Clement ci offre una prima definizione di rovina, che a differenza del sostantivo “délaissé”, usato in “Manifesto del terzo paesaggio” come rifiuto o spazio che deriva dallʼabbandono di un terreno precedentemente sfruttato e per cui termine specifico del paesaggio, vuole soffermarsi profondamente sul concetto di costruzione ed abbandono. ! L'Italia è un esempio di come le rovine non necessariamente suggellano lʼinevitabile declino di tutte le opere dellʼuomo, ma possono anche ricordarci, sempre e nuovamente, il futuro possibile che in esse è sepolto, richiamano alle mente quanto grande fu Roma ed esercitano un impareggiabile potere sulla memoria. Ma sono anche “futuribili” nella misura in cui tutto raffigurano il futuro di tutte le cose. ! Nel nostro attuale momento di eccesso di informazione, livelli di risoluzione continuamente crescenti, spazio di archiviazione infinito, la memoria perde parte della sua importanza. Il ricordo di qualcosa avvenuto viene sepolto e riconvertito. Ad Hang Zhou, città a Sud Ovest di Shangai, come in

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Progetto di Wang Shu, Foto di Clement Guillaume

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vaste aree della Cina, si tende a demolire tanto rapidamente per far posto alla moderna urbanizzazione. Wang Shu, primo Prizker cinese, raccoglie materiali di scarto dalla demolizione di quartieri interi, per poi integrarli nelle sue costruzioni; definisce lʼarchitettura come un teatro, una scena di vita che inevitabilmente deve ricollegarsi alla memoria del luogo: riferimento ad una storia individuale o comune. Questo lavoro basato sulla memoria e sul recupero, porta lʼarchitetto a fare considerazioni sulle rovine di un villaggio della dinastia Dông, che risale a 3000 anni fa; la frequenza di tifoni in questa zona obbligò gli abitanti a ricostruire il villaggio più volte con urgenza, per tale ragione gli artigiani tradizionali recuperavano qualsiasi materiale degli edifici crollati per ricostruire ciò che il tifone aveva spazzato via. ! Le rovine sono visibili simboli e spesso monumenti delle nostre società e delle loro evoluzioni, piccoli pezzi di storia in sospensione che vivono nel paesaggio. In Comporre lʼarchitettura, Franco Purini si interroga sul futuro delle rovine prodotte dalla contemporaneità: le rovine moderne sono per lo più scheletri in cemento armato, quello che è accaduto per i ruderi romani, cioè diventare oggetto di stimolo filosofico e artistico per l'uomo rinascimentale e romantico, potrà accadere nel prossimo futuro con i ruderi moderni. Questi oggetti contemporanei, che si fanno simbolo concreta di una

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modernità ormai ombra di se stessa sono frammenti o resti: il frammento, dal lat. frag-mèntum, dal verbo fràngere (rompere) è un pezzo di cosa rotta, di cui si sono perse le altre parti o il “torso” da cui deriva, la parte di una costruzione alienata dal proprio ambiente originario: ad esempio i marmi del Partenone rimossi dall'Acropoli e trasportati a Londra. Invece il resto: dal lat. restàre (rimanere). È ciò che rimane, per opposizione a ciò che se ne va per consunzione o asportazione. Il rudere vero e proprio, inscindibile dal suo paesaggio: ad esempio il Partenone e l'intera Acropoli ateniese. Gregotti sostiene che "Il frammento è uno strumento attraverso il quale è possibile individuare, per tratti discontinui, il tramite tra noi e le cose", una parte che contiene il tutto, e che, allo stesso tempo, porta il segno di una violenza. Del resto anche l'intero (il resto) è un grande frammento in quanto anch'esso oggetto della violenza dell'asportazione. ! Altri concetti distinti sono quelli di rovine e macerie. Lʼarchitettura, per definizione, è il luogo dellʼabitare ma anche un luogo che soffre dellʼequilibrio in tensione tra uomo e natura. In questo determinato equilibrio la rovina è il “giusto” sopravvento della natura sullʼuomo; la maceria è invece lʼarchitettura separata dal suo contesto. La rovina esiste perché esiste il suo paesaggio, il luogo circostante; è un prodotto naturale di un materiale umano (come la sua architettura era

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prodotto umano di un materiale naturale). La rovina suscita domande esistenziali (che ne sarà di noi?); mentre la maceria ci pone a una più pragmatica presa di coscienza (come ci siamo ridotti?). La distinzione tra rovine e macerie è un diverso atteggiamento nei confronti del rudere, sono due letture spesso coesistenti. ! Paolo Fancelli afferma che “Il frammento è alienato dal suo contesto mentre il rudere è saldato con il terreno e, se del caso, con la natura" : le rovine vivono in un determinato paesaggio, nella tradizione romantica la rovina è un puro ritorno della cultura alla natura, dove tutto quello che è stato estratto dallʼambiente ritorna allo stato originale. Dice Aldo Cibic “Le rovine in pietra che si trovano nei siti archeologici hanno un fascino speciale dovuto, oltre alla bellezza dellʼopera architettonica, alla natura che se ne impossessa: cespugli, alberelli, erbacce e fiori che crescono forzando gli interstizi” . Il paesaggio della rovina della città contemporanea è il luogo della naturalità spontanea che Clement chiama “Terzo Paesaggio”. “La Città Generica, come uno schizzo che non viene mai elaborato, non viene migliorata ma abbandonata. Lʼ idea della stratificazione, dellʼintensificazione, del completamento le è estranea: non ha strati (…). La grande originalità della Città Generica sta semplicemente nellʼabbandonare ciò che non funziona (ciò che è

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sopravvissuto al proprio uso), spezzando lʼasfalto dellʼidealismo con il martello pneumatico del realismo e nellʼaccettare qualunque cosa cresca al suo posto.” Così Rem Koolhaas legge il terzo paesaggio e ri-significa i luoghi urbani in rovina. La soluzione sembra essere lʼinterazione senza pregiudizi con qualsiasi cosa possa crescere in quel posto. Il Terzo paesaggio diventa luogo di fruizione prima che di intervento. Solitamente i luoghi sono abbandonato, dopo il loro uso, perchè non percepiti come desiderabili o funzionali. La tipica vegetazione spontanea degli spazi abbandonati ha tuttavia una sua qualità estetica e biologica. La storia sepolta in ogni paesaggio è già di per sè materia progettuale: un percorso è il risultato di una azione, si può formare camminando nelle erbacee, calpestandole e schiacciandole per creare un sentiero che durerà tanto quanto la nostra voglia di percorrerlo. ! Il recente passato ha generato rovine contemporanee che non risultano più un lontano ricordo di quello che è stato, ma evocano un presente in cui la guerra, lʼabbandono, lʼincompiuto e il disuso sono protagonisti dell'esperienza collettiva. Questi “nuovi ruderi” impegnano i progettisti in una ricostruzione/interpretazione di interi pezzi di città abbandonati, degradati o distrutti dai conflitti violenti. A Ground Zero la ricostruzione

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Landschaftspark, Foto di Christa Panick

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deve inevitabilmente conciliare il ricordo con una visione del futuro. Anche la Gedächtniskirche di Berlino ovest è sostanzialmente “una rovina enorme senza grazia e senza pittoresco” ma costituisce un fondamentale elemento semantico in quanto agisce come potente ricordo del trauma collettivo della Seconda Guerra Mondiale. “Mentre tutto concorre a farci credere che la storia sia finita e che il mondo sia uno spettacolo, nel quale quella fine viene rappresentata, abbiamo bisogno di ritrovare il Tempo, per credere nella storia. Questa potrebbe essere oggi la vocazione pedagogica delle rovine”: John Brinckerhoff Jackson sostiene così la “necessità delle rovine” nel paesaggio urbano contemporaneo. Gustafson e Porter hanno progettato il “Garden of Forgivenes” a Beirut, attraverso una stratificazione di rovine classiche e medioevali, scoperte successivamente ai bombardamenti effettuati sulla città negli anni della guerra. Questo progetto propone il paesaggio delle rovine come mezzo di riconciliazione per riscoprire radici comuni e promuovere una convivenza pacifica. ! Nelle città occidentali una speciale categoria di “rovina contemporanea” è rappresentata dalle vaste aree produttive dismesse in seguito alle deindustrializzazione. Sono diventate la materia prima per lavori di documentazione fotografica più o meno strutturati (da Gabriele Basilico ai coniugi

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Becher) o per le sperimentazioni artistiche di Annie e Patrick Poirier. Sul fronte della progettazione invece Peter Latz propone nel 1990 Landschaftspark Duisburg-Nord, un paesaggio post-industriale che rivoluziona l'approccio tradizionale cercando di studiare e accettare il fenomeno piuttosto che rifiutare ogni possibilità di reimpiego, sovvertendo il valore semantico e figurativo delle rovine industriali. Secondo Latz, il progetto di questi nuovi spazi non può rispondere a tutte le domande, ma anzi deve lasciare questioni aperte, sopprimendo lʼimpulso istintivo di nascondere il caos. Nel parco di Duisburg, l'impianto industriale originario, corrispondente alle antiche funzioni, viene preservato, ma il progetto prevede il disegno di una trama alternativa che crea nuove percorribilità e prospettive. Il paesaggio, del resto, non può essere “ripristinato”, come prevede la normativa italiana in caso di deturpamento. Il territorio modificato antropicamente non torna alla sua condizione iniziale ed i paesaggi risultano spesso inequivocabilmente compromessi. A fronte di un territorio profondamente modificato dall'attività edilizia il ruolo del progettista è piuttosto quello di governare il cambiamento, che spesso può coincidere col cambiamento entropico "l'architettura è il materiale, l'entropia lo sfruttamento e a noi spetta il compito di accellerare il fenomeno".

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Se la tendenza all'abbandono dovesse essere confermata nei prossimi decenni potrebbe essere realistico pensare a operazioni tese a realizzare un paesaggio ibrido di natura ed edilizia dismessa progressivamente degradata e degradabile, atti minimali di rivegetazione o parziale demolizione delle strutture. Nel paesaggio urbano la vegetazione ruderale, lungi dall'essere marginale, è ecosistema in espansione e potenzialmente prevalente nel futuro.

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Consonno 1945, Foto di Felice Sala, da "Olginate Ieri e Oggi"

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4. CONSONNO ! La Brianza è il paese più delizioso di tutta lʼItalia, per la placidezza dei suoi fiumi, per la moltitudine dei suoi laghi, ed offre il rezzo dei boschi, la verdura dei prati, il mormorio delle acque, e quella felice stravaganza che mette la natura né suoi assortimenti. ! Stendhal

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4.1 La storia Borgo Rurale ! La frazione di Consonno, anticamente località di proprietà del monastero benedettino di San Pietro al Monte di Civate. Compare per la prima volta in un diploma dellʼimperatore Federico I Barbarossa datato 27 aprile 1162. Nel Medioevo venne fondata la Chiesa di San Maurizio e nellʼattigua Canonica si osserva ancora lo stemma di un abate. Sullʼimpianto originario di alcune di queste costruzioni si sviluppa, nei secoli successivi, la pianta di un piccolo borgo agricolo che, alla fine degli anni quaranta, racchiude una popolazione di circa trecento abitanti. Numero che si riduce progressivamente fino ad attestarsi sulle sessanta persone presenti alla metà degli anni cinquanta, sufficiente però a mantenere vive le radici sociali che connotavano Consonno come realtà di piccola realtà agricola della Brianza. Paesino con una modesta economia locale, basata sulla coltivazione di prodotti tipici del territorio brianzolo come ad esempio il sedano, oltre alla grande quantità di castagne raccolte nei castagneti circostanti il borgo. Gli appezzamenti di terra in questione, parte integrante del luogo e della sua natura, non erano nientʼaltro che piccoli fazzoletti agricoli su terrazzamenti artificiali, ricavati negli anni dallʼabbattimento del fitto bosco circostante che

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ricopriva i pendii limitrofi a Consonno. Il vero e proprio nucleo centrale del paese era composto in sostanza da un piccolo gruppo di abitazioni dei contadini, ovvero piccole cascine di due o tre livelli realizzate in muratura portante e con coperture in legno a falda inclinata. Oltre ad esse trovavano posto allʼinterno del borgo anche lʼedificio del C o m u n e ( i n f u n z i o n e fi n o a l 1 9 2 8 , d a t a dellʼannessione di Consonno al Comune di Olginate), l'osteria ed una piccola bottega. Verso sud, una piccola strada conduceva al centro della vita sociale del paese, ovvero i due caseggiati che costituivano la chiesa di San Maurizio e la relativa canonica, affiancati frontalmente ad un piccolo spazio pianeggiante in ghiaia che fungeva da sagrato. Essi rappresentavano inoltre gli unici edifici di qualche pregio dellʼantico borgo: di fondazione alto-medievale, la chiesa è un piccolo edificio in pietra con una navata centrale arricchita da affreschi di buona fattura e con una facciata esterna che presenta un pronao in stile settecentesco. Nellʼestrema parte a Nord dellʼantico borgo sorgeva invece il piccolo cimitero. Il paese era collegato al comune di Olginate ed alle sponde del lago di Lecco tramite una mulattiera, utilizzata inoltre per trasportare i prodotti del coltivato fino ai mercati dei paesi sul lago.

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Il Conte Bagno, L始Espresso, articolo del 1968

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Città dei balocchi ! Peculiarità del borgo di Consonno era quella di far parte di un terreno di proprietà privata appartenente, fino alla metà degli anni sessanta, allʼImmobiliare Consonno Brianza". Questa società, proprietaria oltre che del borgo anche dei campi agricoli e del territorio boschivo circostante, possedeva quindi un terreno dellʼestensione complessiva di circa 170 ettari. Nel 1962 le famiglie Anghileri e Verga, titolari dellʼimmobiliare, cedono tutte le quote di partecipazione della società alla famiglia Bagno, e con essa tutti i diritti di proprietà riguardo al borgo e alle costruzioni degli abitanti del paese. Il Conte Mario Bagno, capofamiglia e nuovo proprietario, era allʼepoca un affermato imprenditore edile, arricchito grazie alla costruzione di strade, autostrade e piste di aeroporti che la sua impresa era chiamata a realizzare in tutta Italia. Figura eccentrica e caratterizzata da una forte spirito imprenditoriale, il conte acquista il borgo di Consonno in quanto vede in esso un luogo dalle potenzialità sconfinate: una vasta area verde a pochi chilometri da Milano ed immersa in una natura incontaminata, in posizione panoramica sul lago di Lecco e facilmente raggiungibile da Milano in pochi minuti di automobile. Un luogo destinato quindi ad essere trasformato in luce di un grande investimento economico: la creazione di una città dei divertimenti, la “Las Vegas italiana”, una “Città dei Balocchi”.

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Gli anni sessanta sono infatti gli anni del “boom economico”; il paese vive un grande benessere dovuto alla crescita delle fabbriche, con Milano ed il suo hinterland che diventano sempre di più il motore economico della nazione. Lʼaumento dei consumi ed il benessere generalizzato creano quindi un nuovo pubblico alla ricerca di attrazioni per il tempo libero. Il conte Bagno trova in questa nuova condizione lʼispirazione per il suo smisurato investimento. Lʼidea si sviluppa gradualmente: la forte connotazione agricola del borgo e la presenza ancora stabile degli abitanti portano infatti il nuovo proprietario a concepire Consonno come un luogo turistico in grado di integrarsi con le radici preesistenti, prevedendo la realizzazione di nuovi alberghi come primo passo per un centro agro-turistico di forte richiamo. Lʼidea del conte Bagno, unitamente allʼabbandono graduale dellʼagricoltura tradizionale in favore dei nuovi lavori allʼinterno delle fabbriche, portano i residenti di Consonno a vedere di buon occhio lʼapertura del paese ai turisti. Gli stessi abitanti del luogo vengono coinvolti nel processo di graduale trasformazione della vecchia Consonno agricola: il lavoro che viene infatti offerto loro dal Conte rappresenta una fonte di guadagno irrinunciabile in un periodo nel quale i prodotti dellʼagricoltura tipica brianzola non riescono più ad assicurare guadagni sufficienti alle modeste famiglie contadine del luogo.

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! I lavori su Consonno iniziano a partire dal 1962 con la costruzione della prima strada: lʼantica mulattiera che collegava il borgo a valle non era infatti sufficiente a garantire un collegamento carrabile al paese. Con delibera del Consiglio Comunale numero 30 del 1961 venne approvato il progetto della nuova strada, che sarebbe stata costruita dallʼimpresa del Conte Bagno a proprie spese per essere poi donata al Comune. La nuova strada fu inoltre fondamentale per lʼinizio vero e proprio dei lavori, in quanto permise lʼarrivo dei mezzi pesanti e delle macchine operatrici grazie alla quale progetto dellʼimprenditore piemontese prese piede. Sempre nel 1962 vennero presentati i progetti per la realizzazione delle prime opere comprendenti alcune baracche provvisorie di servizio, una taverna ed un primo albergo. Nel frattempo i progetti del conte Bagno mutarono profondamente, iniziando a concepire la nuova Consonno sotto la luce di una vera e propria città dei divertimenti. Il programma di modifica del luogo partì dallʼassetto del suo territorio, che venne mutato profondamente: le ruspe entrarono in azione procedendo allo spostamento di grandi quantità di terra per la creazione di una grande terrazza pianeggiante, il fulcro della nuova città concepita dal Conte. Il centro dellʼantico borgo venne raso al suolo per creare quindi grandi zone pianeggianti volti ad ospitare le nuove strutture, operazioni che modificarono radicalmente il pendio

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naturale in base al quale il borgo antico si era generato. Anche la maggior parte dei piccoli appezzamenti agricoli venne distrutta dalle ruspe, per fare posto alla viabilità di collegamento allʼarea ed alle strutture di servizio alla costruzione dei nuovi complessi in cemento armato. Solo gli edifici della chiesa e della canonica vennero lascianti intatti, secondo una logica che mirava a dotare la nuova città dei divertimenti di qualsiasi funzione di cui un visitatore avesse avuto bisogno. Durante le fasi di demolizione delle cascine rurali gli abitanti vennero temporaneamente spostati in una serie di baracche situate nella zona a Nord del borgo, in base ad un programma che prevedeva la costruzione di nuove abitazioni per coloro che avrebbero deciso di rimanere a Consonno una volta terminata la trasformazione. ! Gli ingenti spostamenti di terra mutarono profondamente l'equilibrio idrogeologico della zona. Nel novembre 1966 le continue piogge favorirono lo slittamento verso valle dʼingenti quantità di fango e pietrisco; nellʼanno successivo un nuovo movimento franoso invase la strada di collegamento ad Olginate, che venne però ripristinata in poco tempo e parzialmente consolidata. Il progetto della città dei divertimenti riprese pochi mesi dopo, prendendo nel frattempo la sua forma compiuta: al posto della abitazioni demolite vennero realizzati in breve tempo una lunga galleria per negozi in stile

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arabesco, la “Spinada”, con decorazioni ed intonaci bianchi ed azzurro e completa di torre, tale da ricordare in tutto e per tutto la tipologia di un minareto mediorentale. Parallelamente vennero ultimati un grande edificio a forma di “C”: il “Salone delle feste”, che fungeva da grande sala da ballo in cui sarebbero state organizzati feste e ricevimenti. A questi si aggiunsero la struttura dellʼ“Hotel Plaza”, destinata ad ospitare visitatori ed ospiti, oltre alle opere di allestimento degli spazi esterni, decorati con oggetti esotici, spesso prelevati dalle sceneggiature di Cinecittà, sistemati con lʼintento di stupire i visitatori. Tra questi i più particolari risultavano essere una sorta di gazebo in legno, pensato per ricordare la forma di una pagoda cinese ed un tempietto in stile classicheggiante sul quale trovava posto un cannone medievale puntato verso la valle, acquistato dal conte dai magazzini di Cinecittà appositamente per “arricchire” la sua nuova città. Un progetto folle ed ambizioso destinato a diventare sempre più grande, per offrire ai turisti una continua serie di spettacolari attrazioni: dietro al “minareto commerciale” già ultimato, una centrale di betonaggio venne affiancata ad una nuova costruzione in cemento armato ricavata allʼinterno di parte di una collina, che nei sogni dellʼimprenditore sarebbe diventata unʼulteriore struttura recettiva pensata per assomigliare ad un castello medievale, rimasta però incompiuta. A questo si aggiungevano i

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Consonno, Foto di Giovanni H채nninen

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numerosi campi per le attività sportive, che sarebbero stati ricavati sui resti dei terreni agricoli della vecchia Consonno: campi da calcio, tennis, basket ed altri sport avrebbero invaso i boschi di castagne attorno alla città, al servizio dei vacanzieri della nuova città. Prese piede ben presto anche lʼidea di creare un circuito automobilistico panoramico: lʼarea per questo ambizioso progetto venne ricavata mediante lo spianamento di una intera collina, fatta brillare per volere del Conte in quanto occludeva la vista da Consonno verso il monte Resegone. ! Dal 1963 e per qualche anno in avanti il progetto del Conte Bagno incontrò una prima fase di parziale successo: lʼoriginalità del luogo spinse un buon numero di visitatori a Consonno, attirati dallʼatmosfera festaiola del luogo. Anche lʼaspetto “sopra le righe” delle costruzioni, ovvero semplici strutture in cemento armato ornate in modo eclettico, rendevano il luogo molto frequentato da sposi che,per il proprio servizio fotografico di nozze, cercava scorci insoliti ed improbabili monumenti per scattare una foto ricordo. A questo si aggiunge inoltre lʼingente investimento economico della galleria commerciale, che soprattutto durante i primi anni fu in grado di sottrarre ai negozi ed alle botteghe del centro di Olginate parte dellʼabituale clientela.

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Città fantasma ! Il successo del luogo ebbe però vita breve: ben presto la curiosità legata alla stravaganza delle costruzioni si affievolì ed il processo di decadenza dello spropositato investimento fu accelerato da una frana che travolse la strada carrabile di collegamento ad Olginate. Nellʼottobre del 1967 infatti, una massa di terra si staccò dalla collina sovrastante la strada da Olginate. Parte dei pendii circostanti, indeboliti dallʼabbattimento degli alberi e dalla profonda modifica sulla conformazione naturale dei terreni, franarono sulla carreggiata interrompendo il tratto compreso tra le frazioni di S. Maria, Albegno,Panzanella e Olginate. La piccola strada in ghiaia e terra battuta che collegava Consonno alla Statale 58, scendendo verso Galbiate, non era adatta a sopportare il traffico di turisti e visitatori notturni di Consonno, che divenne a tutti gli effetti irraggiungibile dalla valle. Il Conte Bagno, vista la graduale riduzione dei guadagni di Consonno, non dispose immediatamente dei mezzi per ripristinare i collegamenti e mettere in sicurezza la strada. Già a partire dal 1980, la città dei divertimenti venne abbandonata e le sue strutture iniziarono un processo di degrado che trasformarono Consonno in una “città fantasma”. Verso la fine degli anni ottanta, nel tentativo di riabitare Consonno e trarre un minimo di profitto dallʼaffitto delle strutture, lo sfarzoso Hotel Plaza venne convertito in una

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casa di riposo. LʼASA, “Associazione Servizio Anziani", che rimase a Consonno per alcuni anni, anche dopo la morte del Conte Bagno avvenuta nel 1995. A partire dagli anni novanta il totale abbandono del luogo inizia a rendere Consonno famosa per la sua storia di arditezza imprenditoriale: nel 1998 la galleria commerciale diviene il set per un breve scena di un film italiano intitolato "Figli di Annibale" di Davide Ferrario, con Diego Abatantuono e Silvio Orlando. Nella scena Abatantuono interpreta la parte dellʼimprenditore proprietario dellʼarea che, immaginando una Consonno piena di vita viene criticato dallʼamico che ritiene impossibile un investimento, in quanto il luogo risulta troppo triste, angosciante, e per questo inadatto ad accogliere un grande pubblico. Successivamente, nel 2006, Consonno perse anche i suoi ultimi frequentatori: la casa di riposo si trasferì in una nuova sede a Introbbio, lasciando il luogo popolato esclusivamente dagli ultimi due abitanti originari del luogo, che dopo la distruzione delle loro case occuparono stabilmente la canonica della chiesa ed alcuni prefabbricati costruiti dal conte Bagno a Nord della galleria commerciale. ! Consonno diventa schiava del suo fascino di città fantasma: il luogo diventa infatti la sede impropria di una serie di rave party. Per tutta lʼestate del 2006 e del 2007 vengono organizzati nella spianata del minareto una sequenza di feste illegali,

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nel quale il luogo diviene il teatro di una serie di profonde devastazioni. Rifiuti, danni materiali, graffiti e saccheggi interessarono le strutture di Consonno; in uno dei più grandi fra questi rave, denominato “Summer Alliance”, venne appiccato un incendio allʼinterno struttura del “Salone delle feste” rimasta ancora in piedi, causandone il crollo pressoché totale, inoltre l'ex hotel ed ex casa di riposo fu completamente vandalizzata e ridotta ad un rudere. Dopo il “giro di vite” messo in atto dallʼamministrazione comunale per impedire il ripetersi di queste occupazioni illegali, Consonno diviene la meta occasionale di curiosi, il set fotografico di ragazzi in cerca di una scenografia surreale, oltre a rappresentare una meta domenicale per gli abitati di Olginate e di altri comuni limitrofi. ! Nonostante la condizione di abbandono e degrado totale che interessa ancora oggi Consonno, esso rimane un luogo importante nella memoria degli abitanti di Olginate. In particolare nel giugno del 2007 è stata fondata da ex abitanti di Consonno e dai loro figli, lʼassociazione "Amici di Consonno", che vede come obiettivo quello di far rivivere Consonno dopo lunghi anni di degrado. Su iniziativa dellʼassociazione, a partire dallʼestate del 2007 sono state organizzate o trasportate a Consonno alcune feste tradizionali, tra cui la "Sagra di San Maurizio", iniziativa "Pasquetta a Consonno"

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e la "Burollata". A partire dal 5 luglio 2012 Consonno ha potuto inoltre assistere allʟapertura del "Bar La Spinada", allestito allʟinterno delle cucine e della sala da pranzo del vecchio Plaza Hotel. Il locale è funzionante ogni domenica e durante i giorni festivi, rappresentando un punto di ristoro per i visitatori estemporanei di Consonno. Lʟassociazione ha inoltre mosso i primi passi verso il recupero fisico del luogo: mediante una raccolta fondi tra gli ex abitanti del borgo, sono stati raccolti e successivamente stanziati i fondi per il recupero ed il consolidamento della chiesa di San Maurizio, che ora risulta pienamente agibile, rappresentando inoltre un luogo dʟincontro ed un monumento simbolico per i figli ed i parenti degli antichi abitanti del borgo.

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4.2. Cultural Planning Consonno ! Cultura o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quellʼinsieme complesso che include le conoscenze, le credenze, lʼarte, la morale, il diritto, il costume e qualunque altra capacità e abitudine acquisita dallʼuomo in quanto membro di una società. ! E.B.Taylor

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La progettazione culturale è definibile come “l'insieme, in prospettiva proceduralizzabile, di operazioni e prassi in grado di sollecitare, nell'ambito delle politiche culturali, (…) una cultura di progetto che veda al centro dell'interesse lo sviluppo del territorio e che possa essere letta come un insieme organizzato di pratiche istituzionali, sociali e tecniche che interagiscono tra loro al fine di trattare temi pubblici”. ! Si tratta quindi del momento tecnico/ operativo di una attività politica ed ha la caratteristica di spostare l'oggetto della sua azione dal singolo bene al territorio, mettendone a sistema potenzialità e risorse. La fase analitica della progettazione prevede una attenta disamina del contesto a livello geografico, politico, amministrativo, normativo, sociale ed economico al fine di elaborare un progetto integrato con tutte le realtà presenti sul territorio e proporre un evoluzione del quadro culturale che altrimenti non sarebbe accaduta, esterna ad interessi correnti e già costituiti. ! Il presupposto iniziale per una progettazione in chiave culturale del territorio è l'aver definito come strategico il ruolo della cultura ed i processi ad essa collegati, e non si può limitare quindi alla valorizzazione dei circuiti turisticoculturali. Il Cultural Planning afferisce alle scienze sociali, pratiche, cioè, per la comprensione delle dinamiche culturali all'interno delle comunità e le

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loro evoluzioni, al fine di integrarvi un progetto capace di attivare processi inerenti il patrimonio culturale del territorio. ! L'interpretazione del contesto di Consonno come risorsa culturale e paesaggistica del territorio induce a percorrere la strada della progettazione culturale. La complessità ed eterogeneità dei temi implicati, l'annosità del problema e l'incapacità delle autorità di risolvere una situazione intollerabile; informano un contesto ideale per un processo complesso, inclusivo e partecipato quale il Cultural Planning. ! La gestione del ciclo di progetto è un processo complesso e partecipato che richiede competenze, tempi e risorse consistenti, nonché la collaborazione delle autorità locali e di numerose istituzioni private. In questa sede ci siamo prefissati come scopo non già quello di elaborare l'interezza del procedimento di pianificazione quanto quello di impostare un metodo di lavoro, sensibile ed analitico, che permetta al progettista di operare consapevolemente, di interpretare ed ampliare le esigenze della committenza, finanche di valorizzare una proposta di progetto inserendola in un processo culturale più ampio e individuarne i beneficiari interessati alla realizzazione. Nella seguente relazione sono sviluppate le prime fasi (analisi identificativa del soggetto di riferimento, identificazione della proposta progettuale, istruzione del progetto) tralasciando le fasi di finanziamento, messa in opera e valutazione ex post.

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Prima Fase

Analisi identificativa del soggetto di riferimento ! L始analisi sul contesto del territorio di Olginate, frazione Consonno, 猫 stata condotta mediante l始analisi di documenti cartacei testuali e cartografici riguardanti il territorio comunale, oltre ad una serie di testimonianze indirette raccolte da documentari, sopralluoghi e colloqui non strutturati con abitanti e istituzioni del luogo.

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Premessa ! La regolamentazione territoriale del comune di Olginate è stata guidata, fino allʼanno 2007, dal Piano Regolatore Generale (PRG), adottato dal Consiglio comunale in data 29 marzo 1996 con deliberazione n.10 e approvato dalla Giunta regionale in data 11 febbraio 1997 con deliberazione n.24805. Questo strumento territoriale ha racchiuso nel suo programma una seria di previsioni e di varianti non realizzate riguardanti aree specifiche del territorio. Questo è avvenuto anche rispetto alla frazione territoriale di Consonno: la proposta per la creazione di un piano particolareggiato per la gestione dellʼambito territoriale e per la creazione di servizi è stato formulato senza trovare però una concretizzazione materiale. Nel 2008 il comune di Olginate si è dotato del nuovo strumento di governo territoriale in adeguamento alla legge regionale 12 del 2005. Questo rinnovamento allʼinterno del panorama legislativo ha condotto ad una definizione di obbiettivi specifici riguardo a Consonno, delineando quindi una occasione per una radicale riqualificazione del complesso abbandonata.

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1. Analisi delle esigenze ! In base alle specifiche disposizioni della L.R. 12/2005, il Piano di Governo del Territorio si pone i seguenti obiettivi strategici: ! _il contenimento del consumo di suolo naturale ed agricolo privilegiando, quando necessario, lʼutilizzo delle aree compromesse o degradate, delle aree intercluse, delle aree di margine ed il completamento dei bordi edificati evitando la frammentazione e la dispersione degli insediamenti. ! _la tutela dellʼequilibrio idrogeologico del territorio e del sistema delle acque. ! _la tutela degli ambiti agricoli e degli ambiti naturali intesi sia come sistema produttivo che come serbatoio di naturalità necessario allʼequilibrio del sistema ecologico e delle risorse primarie (suolo, aria, acqua, biodiversità). ! _la tutela dellʼidentità e della memoria attraverso la tutela dei segni fisici della memoria (insediamenti, monumenti, percorsi, infrastrutture, paesaggio agrario, elementi simbolici). ! _il recupero delle aree compromesse e degradate subordinando il loro utilizzo alla sistemazione idrogeologica, al recupero paesaggistico, alla dotazione di infrastrutture. Tale obiettivo è in particolare riferito a Consonno, da decenni luogo di abbandono e di degrado, ed

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allʼarea di Fornasotte, a sud del territorio comunale, interessata nel 1976 da una imponente frana e poi dal cantiere, ora abbandonato. ! _la conservazione e la innovazione del patrimonio manifatturiero, punto di forza di Olginate e del distretto, attraverso la conferma e la qualificazione delle aree produttive esistenti. ! _uno sviluppo residenziale contenuto indirizzato prioritariamente verso la conversione delle aree produttive dismesse o ambientalmente incompatibili e lʼintervento sul patrimonio edilizio esistente così da evitare ulteriori consumi di suolo. ! _rispondere alle esigenze di una società e di una economia in trasformazione promuovendo, nei limiti della compatibilità ambientale e funzionale, la presenza di una pluralità di funzioni ed evitando una rigida articolazione funzionale delle diverse zone. ! _un sistema di servizi ed infrastrutture idoneo ai bisogni dei cittadini e delle attività economiche ed economicamente sostenibile privilegiando il miglioramento dei servizi già esistenti, promuovendo le aggregazioni funzionali, considerando la qualità del luogo e la posizione in rapporto alla struttura urbana ed allʼambiente naturale ed accompagnando agli interventi negli ambiti di trasformazione una significativa dotazione di nuovi servizi. ! [fonte: PGT di Olginate, Progetto urbanistico, A1 Relazione (prima parte) Quadro conoscitivo e

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orientativo] ! Una volta delineati gli obbiettivi generati, il documento di piano ha provveduto allʼindividuazione di una serie di ambiti di trasformazione. La frazione territoriale di Consonno è presente allʼinterno di questo elenco programmatico, sotto la nomenclatura di “ambito di trasformazione B” ! Lʼinsediamento previsto interesserà unʼarea non superiore a 60.000 m , pressoché corrispondente a quella occupata dall'insediamento dismesso, pari attualmente a 52.525 mq per il solo insediamento principale, da collocarsi entro unʼarea di possibile intervento di circa 143.450 mq indicata dal piano: entro tale area 15.000 mq al massimo saranno edificabili, 15.000 mq al massimo saranno pavimentabili inclusi strade e parcheggi e almeno 30.000 mq saranno sistemati a verde privato. Le destinazioni dʼuso previste sono: ! _residenze per una superficie lorda di pavimento non superiore a 10.000 mq, una superficie copribile massima di 5.000 mq, unʼaltezza massima di m 7,50. ! _altre funzioni (ricettivo, ricreativo, assistenziale, sanitario, istruzione, centri di ricerca esclusa residenza) con un minimo mq 15.000 di SLP ed un massimo mq 20.000 di SLP in ragione del tipo di funzioni che verranno insediate e delle

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prestazioni ambientali previste (superficie coperta mq 10.000 massimo e altezza massima m 7,50). Gli elementi qualitativi previsti sono: ! _cessione di parco pubblico localizzato di circa 60.000 mq. ! _cessione di aree boscate per la formazione di un demanio boschivo pubblico da localizzare in ragione di 15 mq ogni 1 mq di SLP a titolo di compensazione ambientale pari ad una superficie complessiva di 450.000 mq. ! _cessione degli immobili della chiesa e della canonica da destinare a servizi religiosi e pubblici. ! _lʼinsediamento dovrà dipendere da fonti energetiche non rinnovabili per una quota inferiore al 50%. ! _interventi per lʼapprovvigionamento idrico e la depurazione delle acque reflue, il ripristino della strada da Olginate ed il recupero del tracciato dei sentieri storici provenienti da Olginate. ! [fonte: PGT di Olginate, Progetto urbanistico, A1 Relazione (seconda parte) Il progetto] ! La programmazione prevista a livello di piano mira quindi a riportare Consonno allʼantica funzione di piccolo ambito residenziale, mediante la costruzione di nuove abitazioni per circa 250 persone, oltre ad una quota di servizi sufficienti ad assicurare un corretto standard abitativo, senza

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nessuna disposizione particolare a riguardo delle preesistenze edilizie presenti sullʼarea. Un tipo di previsione elaborata, al medesimo modo, anche per gli altri ambiti di trasformazione appartenenti al territorio comunale, da cui Consonno si differenzia per la recente stratificazione storica che ha portato il luogo, nel giro di soli sessanta anni, a mutare radicalmente tre volte ospitando funzioni diametralmente opposte che hanno segnato profondamente il luogo fino a delinearne uno stato di abbandono totale. Lʼunica eccezione fatta in questo senso è presente relativamente agli edifici della chiesa di San Maurizio e delle relativa canonica, per il quale si prevede una forma di conservazione ed un riuso per funzioni religiose e pubbliche. ! Dallʼanalisi sugli obiettivi dei soggetti interessati allʼambito di Consonno, come lʼamministrazione comunale di Olginate ma anche lʼassociazione “Amici di Consonno”, sono scaturiti una serie di propositi concreti riguardo al territorio in oggetto. ! Gli obiettivi generali perseguiti da parte dellʼamministrazione comunale, attraverso il programma previsto allʼinterno del nuovo PGT, (limitazione del consumo di suolo, la tutela degli ambiti agricoli e degli ambiti naturali, tutela dellʼidentità e della memoria attraverso la tutela dei segni fisici della memoria, un sistema di servizi ed

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infrastrutture idoneo ai bisogni dei cittadini e delle attività economiche, accompagnando agli interventi negli ambiti di trasformazione una significativa dotazione di nuovi servizi) non si concretizzano in maniera chiara allʼinterno del piano di interventi previsti sul luogo. ! Le indicazioni previste riguardano per lo più i caratteri del futuro insediamento residenziale previsto sul luogo, limitandosi ad una serie di parametri, vincoli urbanistici e prescrizioni che pongono i confini entro il quale lʼintervento futuro dovrà svolgersi. Queste linee guida ammettono però il rischio concreto che le opere edilizie che trasformeranno il luogo possano far perdere di vista lʼobbiettivo di “tutela dellʼidentità e della memoria” che sono insiti nel tessuto costruito del luogo, ad oggi perfettamente visibili dai visitatori del luogo abbandonato. ! In questo quadro dʼintenti delineati viene riscontrata inoltre la volontà espressa, in maniera non organica, dellʼassociazione “Amici di Consonno”: essa infatti, in quanto composta da ex residenti dellʼantico borgo antico, dai relativi discendenti e da simpatizzanti sulla storia che ha travolto il luogo, pone come obbiettivi del suo operato quelli di una riappropriazione del luogo da parte dei cittadini di Olginate (volta per lo più a non relegare anche in futuro Consonno ad una condizione di abbandono degradante) e quello di

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una ristrutturazione nellʼarea che preveda la conservazione dei valori di testimonianza di cui oggi il luogo si fa chiaramente portatore. Valori quali ad esempio la storia della distruzione del borgo contadino e dei suoi caratteri tipici, la storia delle trasformazioni territoriali che ne hanno sconvolto lʼesistenza, i progetti falliti dellʼimprenditoria edilizia tipica degli anni sessanta e la testimonianza riguardo ad un quadro culturale e regolamentativo non sufficientemente attento (come quello attuale) alle politiche di difesa dei suoli, oltre che alla storia della “Città dei balocchi” e del suo declino. ! I l progetto per una rivitalizzazione del contesto di Consonno dovrà quindi delinearsi comprendendo queste tematiche, con un intervento messo su carta allo scopo di coniugare gli obbiettivi di sviluppo territoriale promossi dallʼamministrazione e le esigenze che riguardano una attenta tutela dei valori di testimonianza del luogo promossa dalla associazione e, più in generale, dai cittadini di Olginate.

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2. Analisi del contesto specifico Il territorio ! Il territorio di Olginate è situato allʼinterno della Provincia di Lecco, allʼestremo meridionale delle Prealpi Lombarde. Il comune insiste su una superficie di quasi 8 chilometri quadrati, occupando, per la maggior parte del suo sviluppo, le sponde del lago di Olginate. La morfologia del territorio è caratterizzata dalla presenza di zone montuose nella parte nord-occidentale e meridionale del paese, che degradano verso le sponde del lago attraverso aree collinari a pendenza più contenuta, caratterizzate dalla presenza di ampi boschi di tipo ceduo. Allʼinterno del territorio è compresa infatti la vetta del Monte Regina, una tra le vette del massiccio roccioso del “Monte di Brianza” o San Genisio, formazione montuosa che si staglia tra i laghi di Garlate ed Olginate ed il Lago di Annone, stringendo il territorio urbano di Olginate tra ripide colline e la superficie del lago. Proprio allʼinterno si questo contesto naturale si colloca la frazione geografica di Consonno, che trova posto su un balcone naturale posto a circa 650 metri di quota, tra la cima del Monte Regina e le sponde del lago, al di fuori della realtà urbanizzata vera e propria del paese in quanto circondato interamente da una vasta area a verde boschivo. Lʼunico collegamento con il territorio comunale avviene attraverso una stretta strada

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carrabile, recentemente interessata da lavori di consolidamento ed allargamento, che si innesta direttamente sul tracciato della Strada Provinciale 59, che taglia al centro di territorio del paese. Ad oggi la piccola frazione comunale è composta da unʼarea annoverata a tessuto urbano consolidato di circa 146.600 mq, caratterizzata dalla presenza forte di una vasta terrazza artificiale dietro al quale di stagliano alcuni edifici risalenti agli anni sessanta ormai in disuso. La frazione presenta infatti, ad oggi, una popolazione di soli due abitanti, in quanto la condizione di abbandono totale ed il conseguente degrado generale in cui versa il luogo hanno contributo, negli ultimi anni, a separare sempre più la realtà urbana dal contesto sociale ed economico del paese.

L'ambiente ! Lʼarea montuosa appartenente al territorio comunale di Olginate è costituita da una formazione rocciosa di matrice prealpina. A partire dalla vetta del Monte Regina, situata a 828 m.s.l.m., il territorio degrada fino al Lago di Olginate attraverso una serie di pendii dallʼaspetto collinare, allʼinterno della quale sono disseminate una serie di piccole terrazze naturali dove le pendenze più contenute hanno permesso, nel corso dei secoli, la costruzione di piccoli borghi agricoli allʼinterno del fitto bosco. Lʼambiente vegetale che è rappresentato, nella sua

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quasi totalità, da un fitto bosco di tipo ceduo, storicamente composto da essenze arboree autoctone quali castagni, roveri, carpini e querce. Allʼinterno di questo ambiente boschivo lʼopera dellʼuomo ha ritagliato nel tempo una serie di appezzamenti agricoli di varie dimensioni, spesso ricavati mediante la costruzione di terrazzamenti con muri a secco, destinati alla coltivazione di tuberi e verdure tipiche del contesto brianzolo, quale ad esempio i sedani. Lʼimprovviso rallentamento delle attività agricole, avvenuto a partire dagli anni sessanta in seguito al boom economico ed ai conseguenti cambiamenti che hanno interessato lʼeconomia del paese, ha causato una progressiva riduzione delle azioni volte alla corretta gestione del patrimonio boschivo. Nelle aree lasciate ormai incolte, alcune specie non autoctone hanno preso il sopravvento espandendosi a discapito delle specie locali: essenze come l'acacia, dalle fronde più rade rispetto ad alberi come castagni e querce, hanno permesso nel tempo un maggior irraggiamento solare del sottosuolo, causando un aumento delle aree a macchia, contraddistinte da ampie aree ricoperte da sterpaglie e rovi, entrate ormai a far parte del paesaggio locale. Nonostante i cambiamenti avvenuti, le aree a bosco rappresentano una parte importante dellʼecosistema tipico dellʼarea lombarda e brianzola. Il decreto legislativo del 22 gennaio 2004, denominato “Codice

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dei Beni Culturali e del Paesaggio”, pone infatti sotto vincolo forestale una vasta porzione di questo territorio, lasciando escluse solo alcune porzioni diventate ormai a tutti gli effetti territorio urbano consolidato e parte dei vecchi appezzamenti agricoli ormai in disuso. Lʼart 142, alla lettera G, pone sotto vincolo le aree boschive in oggetto, i corridoi attraversati dal fuoco e le aree spoglie con vincolo di rimboschimento. La connotazione collinare del suolo crea inoltre un sistema idrografico composto da una serie di torrenti, alcuni stagionali ed altri permanenti, che sfociano allʼinterno del bacino del Lago di Olginate solcando da monte a valle lʼintera area boschiva. Di questi maggiori risultano essere il “Torrente della Val del Vai” ed il” Torrente Aspide”, assoggettati entrambi a vincolo da parte del D.Lgs. 22/2004. Con lʼart. 142, alla lettera C, si pone infatti sotto tutela il corso dei torrenti ed una fascia di rispetto di 150 m su entrambe le sponde del corso dʼacqua.

Situazione amministrativa ! Il comune di Olginate appartiene alla provincia di Lecco, compreso allʼinterno del circondario amministrativo denominato “Valle San Martino”. Il territorio comunale rientra inoltre, per le caratteristiche morfologiche del contesto geografico, allʼinterno della competenza della comunità montana del “Lario Orientale Valle San Martino”

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! Il territorio di Olginate è compreso, per larga parte, allʼintero del sistema ambientale sottoposto al “Parco Regionale Adda Nord”: il parco comprende i territori rivieraschi dell'Adda, fino ad includere i bacini del Lago di Garlate ed Olginate. Il parco ha quindi lʼobbiettivo di tutelare il sistema ambientale creatosi grazie alla presenza dei sistemi idrici della parte meridionale del Lago di Como, sul ramo di Lecco, estendendosi allʼintero del territorio per una fascia sufficiente a garantire la tutela dellʼambiente relativo alle sponde che circondano i bacini idrici naturali. Tra gli scopi del parco si ritrovano la tutela di una serie di sistemi vegetali, faunistici ed ambientali, composti ad esempio da zone umide, ambienti boscosi e ambienti palustri, in cui trovano habitat varie specie anfibie e volatili. Allʼinterno del medesimo sistema sono inoltre tutelate aree con valenza archeologica e monumentale, tra cui opere dʼingegneria idraulica di inizio secolo. Il territorio di Olginate rientra a far parte di questo sistema per unʼarea territoriale che si estende verso lʼinterno del territorio per una larghezza media di circa 1 km, con una serie di aree sottoposte alla tutela di differenti a r t i c o l i d e l P. T. C . ( P i a n o Te r r i t o r i a l e d i Coordinamento del parco). Tra le aree a tutela presenti sul suolo di Olginate si ritrovano: _art. 5! ! Aree esterne di particolare valore _art. 21!Zone di interesse naturalistico paesistico

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_art. 25 ! Zone di iniziative comunale orientata _art. 27!Zone ad attrezzature per la fruizione ! Particolare attenzione deve essere posta inoltre riguardo a una previsione attuativa che prevede lʼistituzione del Parco Locale ad Interesse Sovracomunale del San Genisio e Monte di Brianza (P.L.I.S.), che comprenderebbe unʼarea di circa 33,2 kmq quadrati allʼinterno del territorio di 13 comuni della provincia di Lecco. La proposta per la creazione del P.L.I.S. è stata formulata ormai da alcuni anni ed ha attraversato una lunga fase di concertazione che non si è ancora tradotta in una istituzione effettiva. Le fasi del suo processo applicativo possono essere brevemente riassunte attraverso i seguenti passaggi: _1983 - La Regione Lombardia, con la Legge Regionale n. 86/1983, inserisce lʼarea nellʼelenco dei luoghi di particolare rilevanza naturale e ambientale. _1996 - Con L.R. n. 32/1996, sempre la regione Lombardia prevede lʼistituzione di un “Parco Regionale”. _2005 - Le proposte regionali vengono recepite dal Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Lecco con l'adeguamento alla L.R. 12 del 2005, prevedendo la costituzione del Parco Locale di Interesse Sovraccomunale (PLIS) del “Monte di Brianza”, definendolo come un "corridoio ecologico fondamentale per la tutela ambientale e naturalistica

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della Provincia di Lecco". _2012 - Il parco è ancora non è stato ancora istituito ufficialmente. La proposta rimane attiva all'interno del P.T.C.P. della provincia di Lecco ed all'interno dei nuovi PGT già approvati dai comuni interessati. Tra questi anche il comune di Olginate con n 71 del 29 ottobre del 2002. ! Lʼistituzione del P.L.I.S. del San Genisio e Monte di Brianza racchiuderebbe al suo interno una corposa parte del territorio di comunale di Olginate, ovvero lʼintera area collinare che parte dalla sommità del Monte Regina estendendosi fino alle sponde del lago. Una porzione di territorio composta da unʼarea di circa 3.56 kmq, che rapportati ai quasi 8 kmq che compongono lʼintero comune rappresentano il 45 % della superficie territoriale complessiva. Gli obbiettivi preposti all'istituzione del Parco Sovracomunale possono essere sintetizzati in una serie di punti quali: _Limitazione del consumo di suolo _Protezione delle aree boscate _Mantenimento dei corridoi ecologici già presenti e loro potenziamento _Valorizzazione del paesaggio tradizionale _Tutela delle aree a vocazione agricola presente sul territorio _Contenimento dei dissesti idrogeologici e territoriali _Riqualificazione del territorio naturale

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per lʼarea del Consonno, ubicata in prossimità del confine con Giussano e Carate Brianza, si prevede un impianto forestale connesso con i boschi esistenti. Le modalità di attuazione prevedono: _acquisizione/espropriazione delle aree e loro trasformazione mediante interventi di imboschimento e formazione di prati di utilizzo pubblico, giovandosi anche delle varie opportunità di finanziamento. _convenzione con i proprietari della durata di 99 anni che prevede il loro impegno a conservare la destinazione agricola dellʼarea, a consentirne lʼaccesso da parte dei cittadini per attività del tempo libero compatibili con la coltivazione, a conservare in buono stato le strade vicinali e i sentieri, a potenziare e mantenere il verde esistente e il patrimonio boschivo.

Infrastrutture per la viabilità ! La località di Consonno risulta inserita allʼinterno del fitto bosco che ricopre, per la quasi totalità, lʼarea del massiccio del San Genisio, isolata dal contesto urbanizzato che contraddistingue le aree a valle del massiccio. Aree che compongono un sistema territoriale molto denso, nel quale è presente una gerarchia dʼinfrastrutture che rendono lʼarea fortemente strutturata ed intensamente popolata. Il collegamento dellʼarea di Consonno a valle è però

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assicurato da due strade carrabili: la prima, denominata “Strada Nuova”, connette il borgo direttamente al territorio di Olginate, innestandosi sulla Strada Provinciale 59 che attraversa lo sviluppo del paese da nord a sud. Sul lato orientale invece, unʼaltra stretta strada carrabile collega il borgo, discendendo sul fianco opposto, fino ad innestarsi sulla Strada Provinciale 58, rendendo Consonno raggiungibile dal territorio di Galbiate. Entrambi i tracciati pongono il luogo in una condizione di accessibilità molto agevole se raffrontata alla posizione geografica del luogo, in quanto le strade provinciali a cui queste vie urbane si connettono permettono lʼingresso e lʼuscita dalla Strada Statale Valassina, SS 36, importante arteria stradale che collega Milano, attraverso i territori della Brianza, fino al territorio svizzero. In questo modo i tempi di percorrenza per raggiungere Consonno si assestano sui 55ʼ necessari partendo da Milano e sui 25ʼ circa necessari partendo da Lecco. Al sistema autostradale appena descritto, si aggiunge il sistema di trasporto su ferro che si relaziona allʼambito di Consonno con un dialogo sufficientemente diretto. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Calolziocorte, comune adiacente ad Olginate ubicato sulla sponda opposta del fiume e facilmente raggiungibile a piedi. La stazione giace sulla tratta Milano-Lecco, raggiungibile in circa 33' da Milano e 7' da Lecco.

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Profilo sociale ! Dal punto di vista anagrafico Olginate è un comune in crescita, dal 1961 al 1981 si passa da 4.111 a 6.559 abitanti per poi fermarsi abbastanza stabilmente fino al nuovo millennio in cui la crescita riprende nuovamente, arrivando ai 7.047 residenti di inizio 2007. Confrontando i dati con i valori provinciali ci si rende tuttavia conto come Olginate cresca più lentamente del contesto provinciale. La densità abitativa in Olginate è pari a 893,16 abitanti per kmq e colloca il comune tra i valori più elevati nella graduatoria provinciale (densità più che doppia rispetto al dato medio provinciale). Rilevato che la frazione di Consonno, occupa una buona porzione del territorio comunale (circa 2 kmq – 212 ettari su una superficie totale di nemmeno 8 kmq – 789 ettari, il 25%) ed è completamente disabitata, la densità “reale” è ancora più elevata. Ciò comporta il concomitante affollamento che una parte della superficie comunale registra a causa degli altri usi urbanistici: servizi pubblici, commerciali, infrastrutture e attività produttive. La distribuzione anagrafica del comune evidenzia che l'indice di vecchiaia del comune è di 124,8, valore tale da porre Olginate al di sotto della media nazionale. Poter contare su una popolazione giovane, con una quota di persone mature, è sicuramente positivo per la comunità e costituisce un bacino d'utenza elettivo per attività ricreative a vocazione culturale. A livello

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provinciale il dato saliente della distribuzione per classi di età della popolazione è la notevole presenza di persone in età lavorativa. I dati dunque permettono di avere una visione positiva sulle possibilità di crescita demografica e di sviluppo. Tuttavia rappresenta una criticità il trend crescente del saldo migratorio, stimato al 2012 in 380 unità e ben 553 nel 2022, dato rappresentativo della scarsa attrattività economica del luogo, destinata ad aggravarsi qualora il comune non trovi strumenti e mezzi per valorizzare il proprio territorio.

Profilo economico ! Il paese ha le sue radici economiche nelle attività legate al fiume Adda e poi attivo nell'industria serica. Oggi continua a porre le sue basi nel secondo settore con la produzione di minuterie metalliche, e nel settore della metalmeccanica, che occupa gran parte dei lavoratori. Risultano infatti insistere sul territorio del comune 194 attività industriali con 2.034 addetti pari al 73,06% della forza lavoro occupata, a fronte di 105 attività di commercio con 279 addetti pari al 10,02% della forza lavoro occupata, e altre 145 attività di servizio con 471 addetti pari al 16,92% della forza lavoro occupata mentre appena 7 sono le aziende agricole (0,56% del totale provinciale), dato che attesta la pressocchè inesistenza del settore sulla superficie comunale. Le attività di commercio sono ancora

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legate ad esercizi di vicinato, non vi sono grandi strutture di vendita (>1.500mq) e solo 3 medie strutture (>151, <1.500), addensate sulle direttrici principali di attraversamento del territorio e nel centro del Comune. ! Il turismo ricopre un ruolo marginale nell'economia del paese, nonostante la presenza del fiume Adda, del lago di Garlate, ed a medio raggio del sistema di laghi di cui fa parte (Lago di Montorfano, Lago di Alserio, Lago di Pusiano, Lago di Segrino, Lago di Annone, Lago di Como), dei rilievi prealpini e della bellezza paesaggistica del sito, tutelata da diverse riserve naturali.

Beni e attività culturali ! Il territorio montuoso in cui si colloca la frazione comunale di Consonno custodisce al suo interno una serie di valori storici e culturali legati alla tradizione contadina, che per secoli ha rappresentato il sistema economico in base al quale hanno trovato sostentamento una serie di piccole comunità sparse lungo i rilievi e le colline della zona. Il patrimonio di testimonianze ancora presente è visibile attraverso gli edifici e i sentieri che sʼinseriscono allʼinterno del fitto bosco. Il patrimonio edilizio in questione è rappresentato sostanzialmente da una serie di antiche cascine agricole di edilizia tradizionale, talvolta isolate e circondate da piccoli appezzamenti di terreno, altre

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volte in stretta relazione con altre cascine formando piccoli borghi rurali. Oltre a questo patrimonio di edifici, un valore storico tradizionale è presente inoltre allʼinterno dei sentieri storici in terra battuta e acciottolato che collegavano lʼedificato alle varie zone del massiccio prealpino, di cui oggi è ancora presente testimonianza dellʼantica funzione per la quale essi erano stati realizzati. ! Lʼedificato di valore è stato accuratamente censito allʼinterno del nuovo Piano di Governo del Territorio, allʼinterno della scheda 6 dedicata ai beni isolati. Nella porzione territoriale limitrofa allʼarea di Consonno, i beni edilizi presenti possono essere riassunti nel seguente elenco: Borgo rurale in località Serignola Piani! ! ! ! ! / Superficie:! ! ! ! / Destinazioni d'uso: Residenziale ed agricola, utilizzato ed abbandonato Condizioni: In parte ristrutturate, in parte in cattive condizioni Elementi di rilievo: Edifici in muratura in pietra e mattoni, coperture con ! strutture in legno, manti di copertura in cotto, testimonianza della tipologia costruttiva dei borghi rurali del 1800! Valutazione architettonica: Edificio di interesse urbanistico/architettonico

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Cascina Vigna Piani: ! ! ! ! ! 3 Superficie:! ! ! ! 380 mq Destinazioni d'uso: Edificio abbandonato Elementi di rilievo:! ! ! / Valutazione architettonica: Edificio di interesse urbanistico Chiesa di San Maurizio Piani: ! ! ! ! ! 1 Superficie:! ! ! ! 180 mq Destinazioni d'uso: Chiesa completamente utilizzata Elementi di rilievo:! ! ! Esterno: copertura in coppi, colonne lesene in pietra, portale in legno e bronzo, facciata a capanna. Interno: Corpo a tre navate con volta a botte, stucchi e modanature dorate, altare in pietra e marmo ! Valutazione architettonica: Edificio di interesse architettonico Campanile Chiesa san Maurizio Piani: ! ! ! ! ! / Superficie:! ! ! ! 7 mq Destinazioni d'uso: Campanile; completamente utilizzata Elementi di rilievo:! ! ! / Valutazione architettonica: Edificio di interesse architettonico

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Consonno, ex casa parrocchiale Piani: ! ! ! ! ! 2 Superficie:! ! ! ! 210 mq Destinazioni d'uso: Residenziale Elementi di rilievo: Edificio in muratura di pietra e mattoni, tetto con struttura portante assito di legno, manto di copertura in cotto, testimonianza della tipologia costruttiva degli antichi borghi agricoli della zona della Brianza. Ingresso principale con affresco su intonaco raffigurante uno stemma. Valutazione architettonica: Edificio di interesse architettonico Consonno, ex casa parrocchiale, secondo corpo Piani: ! ! ! ! ! / Superficie:! ! ! ! 300 mq Destinazioni d'uso: Residenziale Elementi di rilievo: Edificio in muratura di pietra e mattoni,! tetto a struttura !p ortante assito di legno, manto di copertura in cotto,testimonianza della tipologia costruttiva degli antichi borghi agricoli della zona della Brianza. Valutazione architettonica: Edificio di interesse urbanistico

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Cimitero di Consonno Piani: ! ! ! ! ! / Superficie:! ! ! ! 214 mq Destinazioni d'uso:! ! ! / Elementi di rilievo: Antico manufatto cimiteriale con cappella in pietra ! ! Valutazione architettonica: Edificio di interesse architettonico Cascina Belvedere Piani: ! ! ! ! ! 2 Superficie:! ! ! ! 280 mq Destinazioni d'uso: Residenza, seconda casa Elementi di rilievo: Edificio in muratura di pietra e mattoni, tetto con struttura portante ed assito di legno, manto di copertura in cotto, testimonianza della tipologia costruttiva degli antichi borghi agricoli della zona della Brianza. E' presente inoltre un affresco con raffigurazione sacra Valutazione architettonica: Edificio di interesse urbanistico ! I percorsi ed i sentieri storici presenti sul luogo, limitrofi al contesto di Consonno, sono invece i seguenti: _Percorso storico per Dozio. _Strana nuova da Olginate a Consonno Percorso storico per Villa Vergano. _Antica mulattiera da Olginate a Consonno (fino al

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cimitero). _Sentiero sterrato da Consonno a Serignola. _Strada sterrata da Consonno a Olginate, passando da Serigola e Buttarello. _Secondo tratto del "Sentiero dei quattro Parchi", da Rovagnate a Lecco attraverso il Parco del Monte Barro. ! Alcuni di questi percorsi costituiscono ad oggi la sede di alcune camminate storiche annoverate all始intreno delle guide turistiche comunali: Percorso Turistico A - da Olginate a Consonno sull'antico tracciato (al cimitero) Tempo di percorrenza a piedi: 1,30 h Lunghezza: 2,3 km Descrizione: Il percorso conduce a Consonno partendo dalla zona centrale di !Olginate, attraverso un tratto asfaltato e successivamente percorrendo l'antica mulattiera in in acciottolato. Essa conduce, dopo una serie di tornanti, alla nuova strada per Consonno. Sul percorso si incontrano il rudere ottocentesco di un filatoio ed alcuni ruderi di antiche costruzioni a secco adibite al deposito attrezzi per la raccolta delle castagne. Il percorso termina una volta raggiunto l'antico cimitero di Consonno !

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Percorso Turistico B - da Olginate a Consonno lungo la strada "nuova" Tempo di percorrenza a piedi: 1,00 h Lunghezza: 4,0 km Descrizione: La camminata parte dall'abitato di Olginate inerpicandosi sulla strada ! carrozzabile costruita negli anni 60' sul percorso di unʼantica mulattiera in selciato. La strada, rimasta interrotta da una frana fino al 2008, è ora completamente ripristinata, anche se il tratto carrabile è interrotto da una sbarra che delimita l'inizio dell'area di proprietà privata. Percorrendo la strada è possibile visitare un'antica cascina rurale, detta cascina "Belvedere", circondata da antichi campi coltivati. Proseguendo lungo il percorso siʼincontrano il primo rudere della "città dei balocchi", ovvero l'edificio dalla forma somigliante ad un'astronave; proseguendo poi attraverso le rovine la camminata termina sul piazzale frontestante alla chiesa di San Maurizio. Percorso turistico C - da Olginate a Consonno, attraverso Serigola e Buttarello Tempo di percorrenza a piedi: 1,45 h Lunghezza: 3,2 km Descrizione: Il percorso si stacca da Olginate attraverso un sentiero in acciottolato di antica origine preromana, passando affianco al convento restaurato di S. Maria la Vite. Il percorso continua con una tratto sterrato passando all'interno della

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località Parzanella, continuando a salire !!!!passando sia all'interno della parte inferiore che in quella superiore, dove è visitabile una antica casa medievale fortificata. Dopo un tratto ! a l l ' i n t e r n o d e l t e r r i t o r i o d i Valgreghentino, la strada si inerpica verso una piccola terratta naturale dove sorgono i piccoli borghi agricoli di Serigola e Vigna (Schema Beni isolati n° 48-53), passando accanto ad un antica cascina in località "Buttarello". La strada prosegue poi su uno stretto sentiero che sale verso i ruderi di Consonno attraverso il fitto bosco, congiungendosi alla nuova strada asfaltata nel punto in cui !s orge il rudere a forma di "astronave" facente parte delle opere intraprese dal Conte Bagno. Percorso turistico D - da Olginate alla piana Tempo di percorrenza a piedi: 1,15 h Lunghezza: 2,7 km Descrizione: Il percorso parte da Olginate, iniziando a risalire verso le colline su una strada parallela al letto del torrente Aspide; proseguendo il percorso incrocia prima un antico ponte in pietra, per pi costeggiare un !antico ! edificio, ora riconvertito ad abitazione, che una volta rappresentata una vecchia chiesetta dedicata a San Rocco. Proseguendo su un tratto dellʼantica via Regia, ora dedicata alla “Madonna delle Rose”, seguendo lʼantico tracciato che conduceva a Garlate, si incrocia di nuovo il

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corso del torrente Aspide continuado la !!!risalita al monte. Una volta giunti circa alla metà del percorso, il tracciato ricalca per un tratto il percorso della camminata A, per poi raggiungere un bivio che permette di imboccare un piccolo percorso sterrato che conduce, attraverso ampie aree a radura erbosa alla località Piana, luogo panoramico su Olginate e sul tratto di lago ad esso prospiciente. ! Il comune di Olginate è animato da una modesta vita culturale, attiva soprattutto nel turismo religioso legato alle chiese locali: la chiesa neoclassica di San Rocco del XVIII secolo, il cui interno è abbellito da opere di notevole interesse artistico, fra cui quelle del pittore Beghè. La chiesa di Sant'Agnese, eretta tra il cinquecento ed il seicento ma la cui facciata è stata rimaneggiata agli inizi del novecento e la chiesa di Santa Maria La Vite con relativo convento di origine tardo-medievale, fulcro dell'iniziativa “rivivi Santa Maria” e del concorso fotografico “Santa Maria La Vite e i suoi luoghi”. ! Per quanto riguarda lo specifico delle frazione di Consonno l'associazione “Amici di Consonno” fa rivivere annualmente la tradizionale Sagra di San Maurizio”, non chè altre iniziative volte alla riscoperta e rifrequentazione del contesto: “Pasquetta a Consonno” e la “Burrolata”, feste molto frequentate dai locali e dai numerosi appassionati del paese fantasma. Le rovine di Consonno sono

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inoltre costantemente popolate da avventori occasionali e non, che svolgono le più svariate attività, dalla danza, alla semplice passeggiata, ad itinerari ciclistici.

Strutture associative ! LʼAssociazione "Amici di Consonno" è unʼassociazione di volontari fondata nel giugno del 2007 da ex abitanti di Consonno o loro figli. Lʼassociazione è nata con lʼobbiettivo di occuparsi in maniera attiva di questo luogo abbandonato, spinti da un interesse affettivo che produce alcune iniziative volte alla preservazione del luogo ed alla creazione di una serie di attività in grado di restituire Consonno alla frequentazione degli abitanti di Olginate. Lʼoperato dellʼassociazione ha portato inoltre negli anni ad interventi materiali mirati sul luogo, che hanno riguardato nello specifico gli unici edifici appartenenti alla destinazione dʼuso antica del luogo: mediante infatti una raccolta fondi interna allʼassociazione, è stata raccolta una cifra sufficiente ad intervenire sulla chiesa di San Maurizio e sulla relativa canonica per mezzo di opere di consolidamento e ristrutturazione parziale, che hanno portato entrambi i manufatti ad uno stato di buona conservazione che, attualmente, permette la piena agibilità ed il pieno funzionamento di entrambi gli edifici. La chiesa risulta ad oggi attiva e mantenuta da un funzionario ecclesiastico, in cui

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avvengono regolarmente le celebrazioni domenicali previste dal rito cristiano. Allo stesso modo la canonica, consolidata e parzialmente restaurata, ospita uno dei due residenti ancora presenti di Consonno. ! Lʼassociazione è inoltre attiva allo scopo di creare una serie di manifestazioni popolari legate alle cultura del paese: la "Sagra di San Maurizio", "Pasquetta a Consonno" e la "Burollata" sono alcune tra le iniziative di carattere locale che sono state organizzate tra le rovine del luogo. A queste si aggiunge il recente accordo con la proprietà dellʼarea per un comodato dʼuso di una delle strutture ancora in piedi del borgo, dove, durante i giorni festivi, è stato attivato un bar che permette ai frequentatori sporadici di usufruire di un luogo di ristoro. Lʼoperato dellʼassociazione è volto quindi a trasformare, per quanto possibile, il borgo di Consonno in un luogo in cui il ricordo della storia possa fondersi con la conoscenza popolare, facendo in modo che esso possa essere ripopolato quanto più possibile restituendo la frazione alla realtà del paese dal quale è rimasta completamente isolata per decenni. “Ma torniamo al nostro sogno. Una parte di Consonno va lasciata a futura testimonianza. E' giusto che i posteri possano toccare con mano che fine abbia fatto un antico borgo, anche allo scopo di evitare possibili futuri scempi simili.” ed ancora “L'unica soluzione, assai drastica ma senza altra via d'uscita,

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deve poi prevedere la completa demolizione dei resti della città dei balocchi: sono edifici e strutture fatiscenti, per le quali non v'è futuro. E si sostituiscano quei muraglioni di cemento armato che come lame tagliano i boschi e i terreni attorno a Consonno con rimodellamenti della morfologia, rimboschimenti, opere di ingegneria naturalistica”. Da questo stralcio testuale estratto dal blog informativo riguardante le vicende del borgo, si evince una visione del luogo che si pone, come interesse non secondario, quello della preservazione dei fatti storici che hanno stravolto lʼequilibrio di un luogo, che non potrà quasi certamente ritornare allʼantico splendore rurale, ma potrà, in maniera verosimile, elevarsi a una sorta di monumento della stratificazione storica che ha segnato il luogo, trasformandolo nellʼesempio unico che oggi rappresenta. ! Consonno rientra in una dei rarissimi territori italiani la cui amministrazione locale ha promosso politiche culturali basate sul procedimento del cultural planning. Per l'analisi del contesto generale quindi rimandiamo agli esiti del suddetto studio, del quale il nostro progetto vuol essere un contributo.

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3. Analisi del contesto generale Il Triangolo Lariano ! Il Triangolo Lariano inteso come quella porzione di territorio, compreso tra le due braccia del Lario e i centri di Como e Lecco, viene percepito esclusivamente come una rappresentazione amministrativa. Creato a livello amministrativo per la necessità di configurare un territorio, in occasione della istituzione della Comunità Montana negli anni settanta, il Triangolo Lariano non viene letto come un insieme territoriale da promuovere per fini turistici. ! Questa mancata visione di insieme del territorio comporta che non vengano percepiti come un'entità unica, e di conseguenza non vengono letti come una possibilità da valorizzare in un'organica e integrata attività di promozione, sia pure in un'ottica di offerta diversificata, i cinque laghi – il lago di Montorfano, Alserio, Pusiano, Segrino, Annone – i quali rappresentano la “base” del triangolo. La molteplicità non viene percepita come una risorsa (a differenza del cosiddetto territorio dei cento laghi in provincia di Parma) al punto da non venire neppure rappresentata graficamente nelle rare cartine promozionali della zona. I cinque laghi, tuti privati eccetto il Lago di Pusiano che è demaniale, offrono per il loro fruitore possibilità diversificate, come se già agissero all'interno di un circuitoin grado di dare

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un'offerta turistica integrata. Il lago di Montorfano e il lago di Segrino hanno realizzato un lido balneare. Inoltre il lago di Serino, per la cui valorizzazione è stato creato un Consorzio intercomunale del Lago Segrino (vi appartengono i comuni di Eupilio, Longone al Segrino e Canzo), ha un pista ciclopedonale molto frequentata nei giorni festivi. Sul lago di Pusiano il ristorante Ellera ha aperto un lido. Da pochi mesi è possibile circumnavigare il lago grazie all'iniziativa del comune di Bosisio il quale ha acquisito un battello elettrico da 54 posti, come prescrivono le normative turistiche, organizzando il giro del lago senza possibilità di attracco: il target dei fruitori è fondamentalmente di natura scolastica. ! Il lago di Annone, non presenta centri abitati che si affacciano sul lungolago: i paesi di riferimento sno Annone e Oggiono, luogo di nascita del pittore leonardesco Marco d'Oggiono.

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Il distretto dei Monti e Laghi Briantei ! Nel Maggio 2002, l'Amministrazione provinciale di Lecco ha avviato una ricerca sulle risorse culturali e territoriali del “Paesaggio distrettuale dei Monti e dei Laghi briantei”, che ha portato all'identificazione e denominazione di un'area distrettuale e di un'area di tutela. ! Il territorio comprende paesaggi racchiusi tra le Prealpi, le colline del “Monte di Brianza”, i massicci montano dei Corno di Canzo, del Cornizzolo, del Moregalloe i laghetti prealpini morenici di Annone e Pusiano. L'area distrettuale è direttamente attinente ai percorsi monumentali, culturali e ambientali e include comuni che, pur gravitando nella fascia di pertinenza della Provincia di Como, appartengono idealmente all'area del distretto lecchese (p.e. Corni di Canzo, Lago del Segrino, sponda settentrionale del lago di Pusiano). ! L'area di rispetto avvolge tutta l'area distrettuale e la difende da intrusioni urbanistiche, affussi turistici incontrollati, lavori non pianificati, costruzioni invasive. ! L'obiettivo finale della ricerca è stato la formulazione della proposta relativa a un “EcoMuseo del distretto dei Laghi e dei monti briantei” allʼinterno del quale sono stati identificati itinerari museali a cielo aperto e sentieri di approfondimento tematico del paesaggio.

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Gli assi di intervento per azioni di sviluppo locale ! Le amministrazioni locali, con l'identificazione di aree territoriali relative a uno sviluppo turistico-culturale (asse territoriale), dovranno creare e gestire azioni di valorizzazione (asse culturale), al fine di poter identificare i soggetti che dovranno promuovere l'offerta (asse relativo alla promozione), per poter finalmente giungere alla fruizione (asse relativo alla comunicazione) del territorio in chiave turistica. Compito delle amministrazioni sarà quello di essere in grado di indicare, relativamente ad ogni asse preso in esame le linee guida della progettualità, indicando le motivazioni della fattibilità (perchè l'azione si realizzi), della sostenibilità (in che modo è in grado di creare benefici a lungo termine), delle criticità (i punti di debolezza e di forza).

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Seconda Fase Identificazione proposta progettuale ! In questa fase i planners che si sono occupati del Triangolo Lariano sono passati alla concretizzazione di una proposta progettuale restringendo il campo di interesse al soggetto che ha commissionato lo studio: il Comune di Pusiano. Le conclusioni a cui si giunge non sono prive di interesse per Consonno a causa della prossimità rispetto al luogo preso in esame ed alla potenziale complementarietà delle proposte, tali da lasciar intravedere facilmente la possibilità per una rete di servizi culturali integrata. ! Le soluzioni proposte sono relative a tre elementi specifici: la destinazione e gestione del palazzo di pregio “Beauharnais”, l'utilizzo della ex Cava Merone e del lago e terreno circostante. Riguardo Palazzo Beauharnais si propone l'utilizzo come sede dell'EcoMuseo, con una particolare attenzione al turismo scolasticoche potrebbe essere incrementato con l'attivazione di un laboratorio di tipo didattico-ambientale. Riguardo l'ex cava Merone si vuole farne un auditorium per manifestazioni e spettacoli all'aperto. Ed infine si rileva come la promozione del lago debba essere integrata in una strategia di valorizzazione con uno sfondo di riferimento più ampio, ed essere condivisa dal maggior numero possibile di attori presenti sul

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territorio al fine di utilizzare e condividere ciascuno al meglio le proprie risorse materiali e umane, in un'ottica, oltre che di crescita anche di sviluppo sostenibile.

Sfondo di riferimento ! In un territorio utilizzato, prevalentemente, come bacino di mano d'opera per il settore industriale sta emergendo da parte di vari amministratori pubblici la consapevolezza della necessità di identificare e di valorizzare le potenzialità turistiche. Gli obiettivi in questa prima fase sono: _territoriali: riqualificazione di un'area. _economici: si possono produrre risorse anche attivando circuiti virtuosi in grado di realizzare indotti di natura economica. _sociali: si aumenta la possibilità di fruizione del patrimonio culturale e ambientale in un'ottica di costruzione di sfera pubblica, intesa come buon governo e sviluppo della società civile. ! Parallelamente le amministrazioni pubbliche stanno prendendo coscienza di come questo percorso non può essere realizzato in modo isolato ma che, al contrario, dovrà rapportarsi all'interno di un quadro più ampio di riferimento interprovinciale, per individuare le modalità di partecipazione all'interno di uno o più sistemi turistico-integrati, che

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si stanno creando nell'area sia briantea che comasca. Le iniziative nell'ambito della valorizzazione turistica sono state diverse: _la creazione del Consorzio di promozione turistica del Triangolo Lariano. _la formulazione da parte della Provincia di Lecco, di una proposta relativa. all'identificazione di un'area distrettuale e di un'area di tutela denominata â&#x20AC;&#x153;EcoMuseo del distretto dei Laghi e dei Monti brianteiâ&#x20AC;?. _la decisione da parte della provincia di Como di individuare un'ulteriore area appartenente al territorio comasco da inserire all'interno dell'EcoMuseo.

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Parco delle Rovine

Logo del Parco delle Rovine

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La proposta propugnata in questa sede per lo specifico contesto di Consonno consiste nella costituzione del “Parco delle Rovine”. Il termine parco, legato all'elemento vegetale, esprime l'interesse peasaggistico-ambientale del territorio e deriva dal latino parcus e probabilmente dall'antico tedesco Barg col significato di coprire, riparare, difendere. Il termine rovina deriva invece dal latino ruina dal verbo ruere precipitare, cadere, abbattere, ma anche, secono il Fick dalla radice sanscrita rùta: “fare impeto”, e nelle rovine da sempre pensatori ed artisti hanno trovato ispirazione, un “impeto” di idee. In Consonno riconosciamo un valore architettonico, storico, gneoseologico tale per cui l'espressione “parco delle rovine “ è assimilabile a “difesa delle idee”. ! Lo scopo del progetto è di incoraggiare il luogo, attraverso il supporto di una adeguata architettura, a diventare lo scenario di attività culturali i cui esiti devono essere parte integrante della trasformazione del luoghi, alimentandosi da esso per produrre contenuti. La rovina può diventare il luogo elettivo dell'arte e del pensiero, trovare compimento della propria imperfezione nella cultura. ! Il progetto di architettura che si propone deve dare l'incipit al processo di interpretazione/ trasformazione, servire ed ispirare senza precludere altre letture ed usi del luogo. ! Si definisce come strategico il ruolo della

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cultura nella prospettiva di uno sviluppo dinamico e flessibile, anche economico, ma inteso come non necessariamente incrementale, tale da definire un aumento della conoscenza, della capacitazione individuale e sociale, migliorativo del benessere e inclusivo di tutte le categorie sociali.

Consonno di tutti ! Si propone il lancio dell'iniziativa “Consonno di tutti”: un progetto di acquisizione del terreno privato su cui sorge Consonno attraverso l'emissione di quote azionarie chiamate “Buone Azioni”, secondo lo schema consolidato all'interno dell'esperienza di Legambiente in “Peastumanità”. Si propone dunque un Opa (offerta di pubblico acquisto) inclusivo e “dal basso” attraverso un azionariato ambientale che metta i cittadini nelle condizioni di agire attivamente per migliorare il proprio territorio e partecipare alla sua rigenerazione e valorizzazione, scavalcando l'immobilismo del proprietario privato e l'impossibilità d'intervento delle istituzioni pubbliche. _Funzioni e competenze necessarie ! Sono richiesti interventi architettonici per il recupero ed adattamento dell'area, il coinvolgimento di operatori del settore dell'arte e della cultura per l'organizzazione di eventi e l'adeguato uso degli spazi. Supporto informatico e grafico per la creazione di un sito internet e della proozione e

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divulgazione dell'iniziativa. _Attori ! Comune di Olginate, Provincia di Lecco, Regione Lombardia, Immobiliare Consonno Brianza, UNPLI (unione nazionale proloco d'Italia), associazione “I mondi del mondo” Legambiente, FA I , I t a l i a N o s t r a , To u r i n g C l u b I t a l i a n o , associazione “Amici di Consonno”. _Beneficiari ! Mirati: operatori del settore dell'arte e della cultura, studenti e pubblico interessato ad una offerta culturale. ! Finali: operatori del settore turistico, cittadini del Comune di Olginate, abitanti di Consonno. _Linee di finanziamento ! Azionariato ambientale da parte dei cittadini interessati tramite Opa (Offerta di pubblico acquisto). L'aquisto si concretizza in buoni, ovvero quote azionarie. Il finanziamento può essere integrato da fondi Ue per la cultura e fondi regionali.

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Terza Fase Istruzione del progetto Identificazione delle strategie di intervento _Problemi: Il territorio del comune è compromesso da una cattiva gestione del territorio ! _Mancanza di promozione a livello locale e nazionale ! _Scarsi flussi turistici ! ! Le potenzialita del territorio non sono valorizzate come sistema ! _Potenziale di Consonno non sfruttato appieno ! ! Il comune non ha i fondi per intervenire ! ! Il proprietrio privato non investe nel recupero del territorio _Obiettivi: Pianificare la gestione del terriotrio sul medio termine risolvendo i nodi problematici: ! _Promuovere l'immagine e l'informazione ! _Incrementare i flussi turistici ! ! Mettere a sistema le potenzialità del territorio ! _Sfruttare appieno il potenziale di Consonno ! ! Attivare processi di partecipazione cittadina ! ! Acquisire il terreno tramite Opa

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Identificazione dei livelli progettuali _Obiettivo generale: ! Promuovere la cultura, la creatività, l'innovazione intellettuale. Rafforzare la coesione, l'identità, la capacitazione individuale e sociale. Aumentare il turismo culturale e l'intrattenimento di alto livello. Fornire il substrato per la nascita di un'economia innovativa ed evoluta. _Obiettivo specifico: ! Aumento dei flussi turistici in tutta l'area del Triangolo Lariano, aumento dei flussi sul contesto di Consonno, del numero di iniziative e eventi. Conversione di Consonno in un laboratorio di cultura, arte ed innovazione. _Risultati: ! Costituzione del “Parco delle Rovine”, attraverso la realizzazione del progetto architettonico proposto. Costituzione dell'associazione “Consonno di tutti”, integrazione dell'iniziativa nel quadro più ampio di promozione del Triangolo Lariano. _Attività: ! Realizzazione di eventi, mostre, seminari, conferenze, workshop. Coadiuvati dal supporto organizzativo de “I mondi del mondo”.

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Azioni di intervento _Tutela ! Apposizione della dichiarazione di interesse culturale, in controtendenza rispetto alle prescrizioni del PGT. Il provvedimento dovrebbe portare a non demolire lo stato di fatto in favore di un insediamento residenziale. Ritrovamenti e scoperta dei resti dell'antico borgo. _Conservazione ! Salvaguardia fisica di buona parte del contesto. Attività di studio, consolidamento e manutenzione. _Valorizzazione ! Organizzazione di mostre, eventi culturali, itinerari culturali e ambientali, attivitò didattiche e divulgative. _Gestione ! Gestione a mezzo di istituzione pubblica (comune di Olginate o Regione Lombardia) o consorzi (Consorzio di promozione turistica del Triangolo Lariano). _Promozione ! Organizzazione di iniziative volte ad accrescere la conoscenza delle attività culturali e a favorirne una migliore diffusione. _Fruizione ! Incremento quantitativo e qualitativo delle possibilità d'uso del contesto.!

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Eventi fissi specifici ! Organizzazione “Amici di Consonno” _Pasquetta a Consonno (Aprile). Celebrazione della festività con partecipazione sostenuta degli abitanti di Olginate. Grigliate, musica dal vivo e giochi di gruppo. Evento pomeridiano. _Sagra di S.Maurizio (21-23 Settembre). Festività del santo patrono di Consonno. Il programma prevede la preparazione di piatti tipici e musica dal vivo fino a tarda notte. _Burrolata a Consonno (Ottobre). Castagnata in memoria delle antiche colturepresenti. Evento pomeridiano. _Festa del lavoro e dell'ozio (1-2 Maggio). Festeggiamenti con rinfreschi, musica dal vivo e varie attività di gruppo. _Rassegna teatrale “La città fantasma” (Giugno). Proposta di spettacoli di alto livello nella scengrafia di Consonno. Evento serale e gratuito. _“La Semina” (Ottobre). Evento collettivo in cui si provvede alla semina del campo di grano antistante il minareto _“La Mietitura” (Luglio). Evento collettivo in cui si miete il grano cresciuto nel corso dell'anno. !

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Workshop _Workshop architettura (Maggio-Luglio) (ex. Temporiuso, temporary reuse, Urban re-load) _Workshop arte (Maggio-Luglio) (ex. Madeinart, MACAO, Toolkit) _Maestri del paesaggio (7-22 Settembre) _Scuola agraria (Marzo)

Fasi successive ! Le fasi successive, qualora le proposte trovassero accoglienza favorevole, dovrebbero vertere sulla valutazione ex-ante con un piano di fattibilitĂ , promosso da tutti gli stakeholder del territorio interessati, in grado di indicare, partendo dall'analisi delle esigenze e delle motivazioni, attraverso una serie di interviste e confronti diretti con gli attori, i costi di gestione e le fonti di finanziamento per la sua realizzazione.

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4.3 Il progetto: il “Parco delle Rovine” ! La creazione del “Parco delle Rovine” si configura come unʼopportunità di sviluppo territoriale volta alla rigenerazione di un contesto abbandonato ed in stato di profondo degrado. La proposta mira al recupero del luogo attraverso la sua integrazione in un contesto più vasto di offerta culturale nel Triangolo Lariano, nella prospettiva di uno sviluppo dinamico e flessibile ma inteso come non necessariamente incrementale. Il Parco comprende spazi espositivi, aule per seminari e conferenze, luoghi per lo studio ed il lavoro intellettuale e manuale, una struttura ricettiva e ampi spazi aperti con percorsi tra le rovine vecchie e nuove di Consonno, al fine di farne un centro per la cultura e le arti, oltre che di un punto di riferimento per attività e manifestazioni di vario genere della popolazione locale. ! Le analisi svolte secondo la metodologia proposta hanno evidenziato gli assi strategici per lo sviluppo dell'area. Per lʼambito di Consonno, la valorizzazione della storia locale (unica nel suo genere), il recupero degli aspetti rurali persi con la trasformazione avvenuta e il valore riconosciuto nel paesaggio circostanti, diventano i punti in grado di trascinare e valorizzare lʼidea di un centro culturale unico nel suo genere, capace di creare risonanza a

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livello sovra-comunale. ! Il progetto di architettura si propone quindi di dare l'incipit al processo di interpretazione/ trasformazione, servendo da elemento ispiratore senza precludere altre letture ed usi del luogo. La progettazione di architetture pensate per integrarsi sullʼedilizia presente mira alla valorizzazione di queste “rovine contemporanee”, proponendole come luoghi elettivi dell'arte e del pensiero. In sintesi il programma del centro culturale prevede un lavoro di riuso delle rovine della galleria commerciale “La Spinada” e dellʼ”Hotel Plaza” per la creazione delle funzioni attive del centro culturale, parallelamente a opere di modellazione del territorio localizzate nella piana artificiale antistante. ! Nel dettaglio la rovina della galleria con minareto, edificio di maggiore significato rilevanza allʼinterno del progetto di parco dei divertimenti, sarà la struttura ospitante per luoghi di aggregazione, spazi studio, aule didattiche e alcuni spazi espositivi. Lʼhotel, in seguito ad opere di demolizione, verrà adibito a struttura recettiva di supporto agli eventi culturali. Sulla terrazza artificiale si semina il “Giardino della memoria”, in cui le rovine dell'antico borgo sono integrate in un campo di grano sagomato sul negativo dell'insediamento scomparso.

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Elaborazione grafica del progetto (1)

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4.3.1. Giardino della memoria ! Tutto è paesaggio (…) e ogni paesaggio è una forma di civilizzazione, unʼunione di natura e di cultura, nello stesso tempo volontario e spontaneo, ordinato e caotico, caldo e freddo, sapiente e banale. Come tutte le nostre azioni: le più controllate di razionalità e di efficacia. Lʼequilibrio è la civilizzazione: fra la selvatichezza e il militarismo, e un poʼ di entrambi. ! Lucien Kroll ! Il giardino, a differenza della campagna, non è natura coltivata per lʼutile, ma natura formata per la pura contemplazione estetica: lʼutilità del giardino sta nella sua bellezza. ! Assunto !

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Nellʼantica Persia il giardino era rappresentato come un luogo di delizie recintato e contrapposto ad una natura non amica e non adatta al pieno godimento dei sensi in quanto non addomesticata e coltivata a tale scopo. Il giardino è il luogo del piacere sensoriale, della pace interiore e della contemplazione/mediazione. Il primo riferimento è, nella cosmogonia cristiana, l'atto fondativo della Terra: il giardino dellʼEden dove si trova un giardino i cui frutti non possono essere raccolto e ha quindi una funzione puramente contemplativa. ! Il “Giardino della memoria” è un luogo che racconta una storia, tra resti del passato e rovine che ritrovano un loro senso. Esso è recintato da un muro che delimita un campo di grano, pianta della tradizione agricola che raccoglie le origini del lavoro contadino di Consonno. Il ciclo della pianta scandisce gli eventi collettivi della semina e della mietitura e si alterna alla vegetazione dei giardini ricavati nei vuoti del campo di grano.

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Il progetto ! Camminiamo sulle macerie delle nostre case abbattute. Eravamo in casa ed abbiamo sentito il rombo dei motori delle ruspe. Ad un certo punto la parete è venuta giù con noi ancora dentro. ! Ex abitante di Consonno ! Lʼintervento previsto per la sistemazione della terrazza artificiale persegue lʼobiettivo di rispondere alle principali criticità del luogo in una logica di progettazione culturale e di contenimento dei costi di realizzazione. ! La prima fase del progetto ha riguardato una serie di studi e analisi effettuate sul contesto del Comune di Olginate e dei comuni immediatamente limitrofi. Le osservazioni svolte, relative alla metodologia di “Cultural Planning”, hanno rivelato come uno tra gli aspetti più significativi, la presenza di un ricordo vivo legato allʼantico borgo scomparso. Attraverso testimonianze dirette, fotografie dʼepoca, ritratti e contributi audiovisivi, è emerso chiaramente come il ricordo dei luogo sia ancora presente nella memoria collettiva delle persone, supportato delle immagini degli edifici ad oggi preservati e funzionanti (come la chiesa di San Maurizio e la relativa canonica) che rappresentano un frammento significativo di quella realtà perduta. !

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E' emerso inoltre, come problematica di maggiore rilevanza, il grave stato di abbandono dei luoghi causate dalle vicende legate al fallimento della città dei divertimenti. A partire dagli anni ottanta il luogo versa infatti in uno stato di degrado ed isolamento che il recente progetto di sistemazione della strada dʼaccesso (interessata da lavori di allargamento della carreggiata e di consolidamento delle pareti di contenimento) non ha, per ora, contribuito ad alleviare. La tortuosità della strada, la distanza dal centro cittadino, lʼassenza di collegamenti da parte dei mezzi pubblici, la mancanza di servizi nelle vicinanze e la bassissima densità abitativa, rendono il luogo particolarmente disconnesso dal tessuto urbano dei paesi limitrofi. In controtendenza con questa condizione figurano le iniziative promosse dallʼassociazione “Amici di Consonno”, importante attore attivo sul territorio che, nel recente periodo, è stato in grado di riallacciare un sottile filo di contatto tra il luogo e la popolazione del paese. ! Le operazioni preliminari sono costituite in uno studio territoriale approfondito volto a generare un quadro storico-morfologico relativo al borgo rurale scomparso. La ricerca ha interessato inizialmente lʼacquisizione del materiale cartografico relativo al periodo storico in questione, come CTR in scala 1:10.000, mappe catastali e atti di proprietà dei singoli lotti privati. Il materiale è stato successivamente analizzato ed interfacciato al fine di

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stilare un profilo morfologico dellʼarea dellʼedificato di Consonno, al fine di comprendere e restituire, con un sufficiente grado di approssimazione, una situazione territoriale dettagliata dei luoghi al decennio 1950-60. Le informazioni in oggetto sono state confrontate con dati simili estrapolati dalla cartografia relativa alla situazione attuale, ricostruita attraverso lʼacquisizione di materiale cartografico proveniente dalla vecchia cartografia del PRG (successivamente integrata nel nuovo PGT di Olginate) dal materiale stilato per la scala provinciale e facente parte del PTCP e attraverso una ricostruzione fotografica satellitare dellʼintero comparto territoriale in oggetto. Il confronto tra le due ricostruzioni ha permesso di rendere visibili le trasformazioni generate dalle operazioni di distruzione dellʼantico borgo e di creazione della terrazza artificiale, individuando, con discreta approssimazione, la posizione planimetrica e altimetrica dei resti edilizi dellʼedificato antico. Attraverso i dati raccolti è stato possibile prevedere inoltre lʼentità di uno scavo estensivo che, attraverso la rimozione di circa 80.000 mc di terreno, persegue il duplice obbiettivo di ricostruire lʼandamento del declivio originario riportando inoltre alla luce i resti interrati delle antiche cascine che costituivano lʼedificato del borgo. ! Da alcune delle testimonianze dirette, oltre che dal materiale fotografico e video raccolto, si evince come la demolizione dellʼedificato è avvenuta

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in maniera estemporanea, con tecniche improvvisate volte a sfruttare la fragilità costruttiva degli edifici in muratura portante. La spianata artificiale che ha sostituito la sistemazione precedente è stata perciò realizzata, per la maggior parte del suo sviluppo trasversale, seppellendo mediante riporto di terra lʼimpianto originario del tessuto costruito. Da queste considerazioni e da testimonianze dirette di persone che hanno assistito o partecipato ai lavori allʼepoca dei fatti, è stato possibile quindi presumere, con buona approssimazione, la presenza nel sottosuolo di parti edilizie integre relative alle fondazioni e alla pavimentazioni del primo livello delle vecchie abitazioni, che il progetto proposto prevede di utilizzare come materiale di progetto. ! Le forme, le geometrie, i tracciati e gli elementi materici dissepolti del borgo antico divengono il nuovo sistema spaziale della piazza: lo scavo estensivo studiato, unitamente alla scarnificazione dello strato superficiale di suolo, portano alla demolizione delle strutture ormai fatiscenti o parzialmente demolite appartenenti alla “Città dei balocchi”, che nello specifico sono rappresentate dalla copertura e dai moduli edilizi della ex “Sala da ballo” e delle due fontane. Lo scavo estensivo, localizzato nella metà orientale della piazza, consentirà successivamente di riportare alla luce i resti delle vecchie abitazioni che, unitamente alla riscoperta dei percorsi antichi (individuati

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attraverso le carte storiche e gli estratti catastali), genera un nuovo sistema di spazi che rende visibile i tracciati degli elementi cancellati dalle demolizioni del 1960. ! La nuova piazza si configura quindi come una sorta di sito archeologico, un nuovo spazio della memoria, nel quale le rovine e le macerie del borgo contadino si riappropriano del loro spazio, sovrapponendosi allʼimmagine della Consonno attuale che ne prese il posto con lʼevento violento della demolizione. I percorsi riscoperti e i resti delle abitazioni demolite creano degli elementi visivi che evocano immagini e suggestioni. I percorsi e le vecchie strade, ridisegnate in un sistema omogeneo di circolazione, riscoprono gli antichi assi di organizzazione spaziale e gli antichi rapporti con lʼedificato ancora presente, riportando la chiesa e canonica a un ruolo centrale allʼinterno della nuova piazza. I ruderi e le rovine del vecchio borgo riscoperto creano però una matrice di segni e tracce che necessitano di un elemento di unione in grado inoltre di ricreare una spazialità perduta, in grado di mettersi in relazione con il prospetto imponente della galleria commerciale. In questo contesto, il grano risulta essere un elemento vegetale che, grazie allʼaltezza e alla densità delle spighe, permette di creare una massa vegetale compatta. Il giardino ed il paesaggio diventano quindi gli elementi in grado di materializzare l'idea di una spazialità

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perduta, creando un rapporto con lʼimponente rovina del minareto e con la Chiesa di San Maurizio, oltre e riscoprire la connotazione agreste del suolo che è in una perfetta sintonia con il paesaggio tipico dei luoghi. In questo sistema infatti le macerie riscoperte, attraverso il vuoto generato dallʼassenza delle spighe, il borgo scomparso gridano la loro assenza. I percorsi creati, sulla traccia dei vecchi tracciati cancellati, conducono a questi vuoti nel verde, dove i resti in muratura delle antiche cascine guidano lʼosservatore verso un ricordo. ! Lʼassenza delle macerie, quando le opere di distruzione hanno cancellato ogni traccia di edificato, viene anchʼessa rappresentata dallʼelemento verde. Alcune vasche di terra rialzate, che ricalcano il profilo e la forma delle abitazioni perdute, si oppongono alla stagionalità del grano, con essenze che, selezionate tra quelle autoctone ai luoghi, fioriscono rigogliose nel periodo dellʼanno nel quale il grano deperisce e scompare fino alla successiva semina. ! Il grano e la sua stagionalità divengono inoltre il cardine delle strategie di riattivazione sociale del luogo. La semina e mietitura vengono proposti come un appuntamento pubblico, in grado di rievocare la tradizione agricola insita nei luoghi. Mediante una partecipazione pubblica allʼevento, i partecipanti saranno protagonisti alle operazioni di raccolta e semina.

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Elaborazione grafica del progetto (2)

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4.3.2. Spinada ! Eʼ possibile, in ultima istanza, immaginare di gestire il loro deperimento, la loro spontanea rinaturalizzazione ed il loro ritorno al paesaggio in un orizzonte temporale lungo, ammettendo che anche questo, in fondo, sia un esito possibile ed auspicabile per una città la cui prospettiva originale si è esaurita? ! Federico Zanfi !

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Il riuso delle rovine viene interpretato, allʼinterno dellʼedificio simbolo della Consonno dei divertimenti, sotto una chiave capace di prevedere la progettazione di spazi funzionali senza la necessariamente stravolgere la condizione di “rudere” che interessa le strutture. ! La naturalizzazione spontanea legata allo scorrere del tempo e lʼassenza di serramenti e finiture, che non delimitano più un interno da un esterno, contribuiscono in maniera palese alla creazione di unʼimmagine ricca di significati, capace di attrarre visitatori, di suscitare riflessioni nonostante la struttura non presenti le condizioni per una abitabilità permanente. ! Il progetto si configura quindi attraverso un riuso mediante interventi di allestimento “leggeri” che interessano la preesistenza. Gli interventi, concepiti unicamente attraverso lʼutilizzo di strutture in legno assemblate allʼinterno degli spazi della rovina, è volto a restituire una funzione prolungando il ciclo di vita della struttura. I segni dellʼabbandono e della conseguente naturalizzazione, carattere fondante del fascino dellʼedificio, vengono elevati ad elementi di progettazione degli spazi e dei percorsi. Il verde viene potenziato ed integrato allʼinterno della riorganizzazione funzionale della galleria, divenendo un elemento ricorrente anche per la percezione degli spazi creati. Il programma funzionale è inoltre strutturato al fine di integrarsi con le caratteristiche

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della realtà in cui si collocano: spazi per la cultura, per la divulgazione, per lʼapprendimento, vengono ospitati nei livelli e nelle terrazze della galleria commerciale, traendo da “rovina” e “paesaggio” suggestioni uniche.

Il progetto ! Lʼintervento progettuale scaturisce da una prima fase spesa nel rilievo metrico della struttura dedotti dai disegni di progetto originali e da misurazioni dirette. Sono state effettuate valutazioni sulla condizione generale del manufatto, in cui elementi strutturali versano ancora in un buono stato di conservazione; solo le finiture interne ed esterne sono ormai contraddistinte da uno stato di completo degrado. Particolare attenzione è stata prestata al processo di naturalizzazione in atto sulle terrazze: erbacce, muschi e piccoli arbusti crescono in vari punti sfruttando gli interstizi del cemento, contaminando le strutture edilizie e lasciando intendere la futura sorte della galleria qualora lo stato di abbandono non venisse relazionato ad un progetto di riuso. ! La lettura della geometria strutturale ha fornito la base alle prime formulazioni di progetto: il programma funzionale, stilato sugli assunti tratti dal “Cultural Plannig”, prevede la creazione, allʼinterno

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delle strutture della galleria, di una complessità di spazi legati allʼarte e alla cultura. Nello specifico una sala conferenze, due aule didattiche, spazi studio comuni ed individuali e due livelli destinati a spazi per esposizioni. I nuovi spazi vengono creati nei volumi interni della rovina, mediante una ridivisione effettuata per mezzo di strutture leggere e diaframmi in legno: esso è infatti scelto come materiale distintivo per la realizzazione di tutte le aggiunte, capace di manifestare al meglio il carattere informale e minimale dei nuovi ambienti. Gli spazi preesistenti vengono interessati esclusivamente da demolizioni puntuali di tramezzature e solai, per la creazione di luoghi maggiormente uniformi e per la creazione di un contatto tra gli interni ed il terreno sottostante. In questo modo la vegetazione irrompe negli ambienti, dove la demolizioni dei solai contro terra ed interpiano consentono alle essenze di vegetare allʼinterno della struttura. Il verde è visibile sia negli spazi di collegamento e sia dallʼinterno dei nuovi ambienti, secondo un progetto volto alla creazione di una nuova spazialità, con una essenza resistente già presente nel panorama arboreo delle colline: la Arundo Donax, una cannacea e piccoli arbusti e cespugli, tipici della vegetazione a macchia. ! Parallelamente agli spazi funzionali ed al sistema verde, vengono inoltre previste una serie di strutture e servizi, tra cui collegamenti verticali localizzati in diversi punti della struttura. Essi

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risultano fondamentali secondo lo studio effettuato sulle condizioni di accessibilità alla struttura, che si caratterizza con configurazione a terrazzamenti e uno sviluppo longitudinale molto accentuato. ! Il progetto si configura, in sintesi, nell'ottica di un riuso leggero e puntuale, capace di rispettare lʼimmagine acquisita dallʼedificato durante il suo periodo di abbandono. La rovina rimane dunque rovina, pur essendo abitata.

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Elaborazione grafica del progetto (3)

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4.3.3.

Hotel

Plaza

! “La tendenza all'astrazione e alla stilizzazione riguarda oggi anche i temi della sostenibilità ecologica dell'architettura, che in quest'ottica si riduce a un'ulteriore aggiunta tecnocratica, neutralizzandone il grande potenziale di rottura e rigenerazione, capace di introdurre utili incrinature nell'immaginario sterilizzato dell'architettura della megamacchina. Tentare di mettere a frutto queste incrinature, che spingono in una direzione di maggiore concretezza, frugalità e cordialità dello spazio, è uno dei molti temi sul tavolo dell'architetto che lavora nei paesi sovra-sviluppati.” ! Giacomo Borella

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! Porsi nella condizione di non accantonare lʼedilizia presente facendo posto a nuove architetture è una delle prerogative alla quale gli architetti del nostro tempo non possono più sottrarsi. Le strutture preesistenti, spesso portatrici di significati storici legati ai periodi temporali che li hanno prodotti, possono rappresentare un patrimonio col quale confrontarsi al fine della creazione di progetti capaci di intrecciare al loro interno i temi della sostenibilità e del riuso. ! In questo senso il progetto della struttura ricettiva si pone in una logica di riuso delle strutture portanti: il muro, il pilastro, la trave e il solaio diventano elementi con il quale i moduli abitativi trovano collocazione nel preciso rispetto delle logiche spaziali proprie dellʼedificato che ospita la nuova architettura. Il “risparmio” di suolo rappresenta il principio ispiratore del riuso.

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Il progetto ! Lʼintervento progettuale che coinvolge la struttura dellʼ”Hotel Plaza” vede, nella sua fase iniziale, unʼopera di rilievo diretto volto alla verifica puntuale dei dati dedotti dai documenti di progetto recuperati. In questa fase sono state inoltre condotte alcune valutazioni riguardo allo stato di conservazione delle parti edilizie: dalle osservazioni è emerso come la struttura in laterizio della copertura, i serramenti e gli interni, versano in uno stato di degrado avanzato. La copertura, interessata da infiltrazioni dʼacqua piovana e dissesto strutturale in alcune delle sue parti costitutive, preclude al momento lʼagibilità alla struttura. Le partizioni interne, i serramenti lignei, la parete finestrata metallica della hall d'ingresso e la maggior parte delle partizioni interne, versano invece in uno stato di degrado dovuto, negli anni, ad una serie di atti vandalici che hanno causato la distruzione e il deturpamento delle strutture in questione. ! Il progetto prevede il riuso di una porzione dell'immobile mentre la demolizione interesserà, oltre che le parti ammalorate descritte in precedenza, alcuni ulteriori elementi del fabbricato quali la terrazza ad ovest , alcuni corpi scala esterni, ed il livello di servizio localizzato sempre nella parte ovest al livello più basso. Vengono preservati i due livelli in elevazione sorretti dal telaio strutturale in

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calcestruzzo, dove i tamponamenti verticali costituiranno un diaframma per le aggiunte. ! La struttura ricettiva è organizzata in moduli abitativi prefabbricati, modulari e di dimensioni studiate secondo la maglia strutturale rilevata. I moduli previsti saranno trasportati nel luogo di progetto e fissati al telaio strutturale, liberato dagli impalcati al fine di rivelare le geometrie strutturali sottese alla costruzione e alla creazione di una comunicazione verticale costante tra i due livelli edilizi della struttura. I moduli progettati vengono concepiti per connettersi attraverso una porzione di solaio attraverso collegamenti interni; al livello inferiore, in appoggio al solaio di controterra dellʼedificio, trovano collocazione i moduli giorno, costituiti da due scale interne, due blocchi servizi ed un blocco cucina centrale pensato per essere condiviso da due blocchi “living”, disposti al livello superiore. La disposizione di questi ultimi avviene su uno schema elicoidale, che ne configura una metà a sbalzo rispetto al profilo del modulo inferiore. Lo spazio di separazione tra i due elementi diviene invece una terrazza comune. Il terzo livello è poi rappresentato da un modulo “notte”, costituito da una superficie pari alla metà di un modulo e collegato al volume “living” attraverso una scala a chiocciola. Il volume notte rappresenta inoltre lʼelemento di captazione solare del sistema abitativo: attraverso la predisposizione di un lucernario e di una superficie

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fotovoltaica proporzionata al sostentamento energetico delle abitazioni durante il periodo estivo, il volume fuoriesce in altezza dal perimetro murario della “rovina”, palesandosi nel prospetto. Alla composizione modulare in altezza degli spazi abitativi, si contrappongono inoltre una serie di piccoli giardini rettangolari, ricavati attraverso la demolizione dei solai contro terra dellʼedificio. I singoli appezzamenti, si contrappongono al volume dei blocchi occupando le aree che, grazie alla regola compositiva degli stessi, rimangono vuote e libere di ricevere unʼilluminazione zenitale durante buona parte della giornata. ! Il sistema si configura quindi come una struttura sulla tipologia del residence, con cinque sistemi abitativi composti da due moduli singoli da quattro a sei posti letto. Esso si configura allʼinterno del perimetro dellʼedificato preesistente, sfruttando una fascia perimetrale di solaio mantenuta appositamente per la creazione di un anello di circolazione interno, capace di mettere in relazione le nuove abitazioni create creando uno spazio di relazione tra i frequentatori del luogo. La nuova struttura ricettiva è una architettura introversa, calata tra le rovine di Consonno. La semplicità degli spazi abitativi, il carattere modulare e prefabbricato degli elementi e la naturalizzazione della struttura attraverso i giardini interni, si relazionano in maniera attenta col manufatto, senza

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mitizzare il dato fisico ed evitandone il completo abbattimento, il progetto ne determina piuttosto una decrescita e colonizza gli spazi a disposizione in modo economico senza sancirne una condizione perenne ed immutabile.

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" Fonti delle illustrazioni Fig. 1 LʼEspresso, articolo del 29 settembre 2010 Fig. 2 Foto tratta da Città in attesa” di Giovanni Hänninen Fig. 3 LʼEspresso, articolo del 29 settembre 2010 Fig. 4 Diapositiva tratta dal video dello studio 2A+P/ A, 13 Biennale di Venezia Fig. 5 Diapositiva tratta dal video dello studio 2A+P/ A, 13 Biennale di Venezia Fig. 6 LʼEspresso, articolo del 10 gennaio 2013 Fig. 7 Foto dal sito: www.core77.com Fig. 8 Foto dal sito: www.napolireuse.altervista.org Fig. 9 Foto tratta dal sito: www.core77.com Fig. 10 Foto tratta dal sito: www.bigodino.it. Fig. 11 Foto tratta dal sito: www.goodnews.com Fig. 12 Foto tratta dal sito: www.minimallist.max.gazzetta.it. Fig. 13 Foto tratta dal sito: www.tg24.sky.it Fig. 14 Foto tratta dal sito: www.tg24.sky.it Fig. 15 Foto tratta dal sito: www.tg24.sky.it

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Fig. 16 Foto tratta dal sito: www.inventati.org Fig. 17 Foto tratta dal sito: www.liquida.it Fig. 18 Foto tratta dal sito: www.zairafoto.blogspot.it Fig. 19 Foto tratta dal sito: www.musiczone.it Fig. 20 Foto tratta dal sito: www.apollodoro.it Fig. 21 Foto tratta dal sito: www.rivistadellenazioni.it Fig. 22 Foto tratta dal sito: www.liquida.it Fig. 23 Foto tratta dal sito: www.i-italy.org Fig. 24 Foto tratta dal sito: www.alternativasostenibile.it Fig. 25 Foto di Gabriele Basilico Fig. 26 Foto di Gabriele Basilico Fig. 27 Foto di Gabriele Basilico Fig. 28 Foto tratta dal sito: www.architettiroma.it Fig. 29 Foto tratta dal sito: www.architettura.it Fig. 30 Foto tratta dal sito: www.flickr.com Fig. 31 Grafico interazioni Architetto-PubblicoAssociazionismo Fig. 32 Mappa di ricerca: Cinema Fig. 33 Mappa di ricerca: Fotografia Fig. 34 Mappa di ricerca: Associazioni e Progetti

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Fig. 35 Mappa di ricerca: Web Fig. 36 Mappa di ricerca: Arte Fig. 37 Mappa di ricerca: Letteratura Fig. 38 Mappa di ricerca totale Fig. 39 Foto tratta dal sito: www.atlantedellarteitaliana.it Paesaggio San Giovanni a Pantamos, Olio su tela. Pousson, 1640 Fig. 40 Foto tratta dal sito: www.romtext.org.uk The Temple of moderne virtue, Xilografia.William Kent Metà 700 Fig. 41 Pompei, foto tratta dal sito: www.projectnapoliservice.it Fig. 41 Foto tratta dal sito: www.sfu.ca  Angelus Novus, Paul Klee, 1920 Fig. 42 Progetto di Wang Shu, Foto di Clement Guillaume Fig. 43 Landschaftspark, Foto di Christa Panick Fig. 44 Consonno 1945, Foto di Felice Sala, da "Olginate Ieri e Oggi" Fig. 45 Il Conte Bagno, LʼEspresso, articolo del 1968 Fig. 46 Consonno, Foto di Giovanni Hänninen Fig. 47 Logo del Parco delle Rovine

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Fig. 48 Grafico degli Eventi, parte 1 Fig. 49 Grafico degli Eventi, parte 2 Fig. 50 Elaborazione grafica del progetto (1) Fig. 51 Elaborazione grafica del progetto (2) Fig. 52 Elaborazione grafica del progetto (3)

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Grazie a chi ha reso possibile questo lavoro.

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Rovine Contemporanee