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xi-xii 2016


In di ce 05

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Per Kirkeby

Via Coremmo 5

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Arend Fuhrmann

L’agenda

il prender forma geologico

ritratto d’artista

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Letizia Cariello l’incontro

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Da non perdere

hokusai hiroshige utamaro esperimenti di sintesi delle arti fotoscopia

interventi d’arte

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Mirabilia


Per Kirkeby IL PRENDER FORMA GEOLOGICO Testo: Stefano Menichini

S

di una cava. In linea con le teorie del filosofo, Kirkeby allaccia l’ontogenesi del mondo alla possibilità di rendere alla percezione il suo stesso prender forma, tramite gli strumenti del colore e del pennello. Il documentario sull’artista, realizzato nel 2015, offre una comprensione più immediata di questo problema: Per Kirkeby ha subito degli ictus che hanno limitato la sua mobilità e la sua vista, ma non ha mai smesso di dipingere; il cammino riabilitativo dell’uomo, alla riconquista delle proprie facoltà sensoriali, è metafora clinica dell’ascensione artistica, strato su strato, delle configurazioni più antiche alla conquista dei sensi. Conciliando dipinti e sculture, l’enigma della sinestesia in Kirkeby si fa più palese. Fruizione ottica e tattile si alternano in ciascun medium: se le pitture, per matericità e paleografia dei pattern, ricordano la pelle della roccia e quella dell’albero, le superfici bronzee delle sculture sono toccate da una luce sensuale e pittorica, contribuendo alla cosiddetta “scultura dei pittori” di tradizione ottocentesca. Alle spalle di questa plastica c’è Rodin. Il bronzo è un materiale storico-artisticamente connotato e l’azione della brulicante Porta dell’Inferno è palese nel trattamento delle patine e nell’impossibilità di contornare le cose, di

tupisce della ricerca di Per Kirkeby (Copenaghen, 1938) l’unità fra vita e arte, sicché risulta difficile sintonizzarsi con certe pitture dure e arcigne, derubricandole frettolosamente come astratte, se s’ignora che l’artista è anche geologo ed esploratore. È un legame doppio: cinquant’anni di esplorazioni per il pianeta, soprattutto nell’Artico, influiscono sulla pittura stratificata e tettonica, così come l’abitudine pittorica porta a problematizzare lo sguardo posato sulla natura, sempre codificato dal sapere acquisito — in questo caso, scientifico. «L’importante è vedere.Vedere nel senso più ampio del termine» scrive l’artista: sia la scienza che l’arte, grazie ai reciproci strumenti di ricerca ed espressione, portano infatti a una visione più accurata, non solo del risultato dei fenomeni, ma specificamente delle loro processualità. Guardando i lavori di Kirkeby, esposti per la prima volta in ambito italofono a Mendrisio e comprendenti il periodo della maturità artistica, la coppia composta da Cézanne e Merleau-Ponty balza subito alla mente. L’artista danese deve al francese l’estensione del suo sensorio e la pennellata strutturale che, lenta e sistematica, come lo sono le sedimentazioni rocciose e il procedere analitico, compone i paesaggi simili all’interno

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nella poetica di Kirkeby come una molla per il lavoro pittorico: in qualità di scultore riflette sull’uomo, perciò in qualità di pittore può dedicarsi esclusivamente al paesaggio. Il confronto proposto in mostra fra le sculture citate e le coeve tele invernali, così cupe e cavernose, garantisce una contestualizzazione alle prime e dei visitatori alle seconde. La poliedricità di Kirkeby si misura non solo vagliando le esperienze nei campi della geologia, della poesia concreta, della scrittura critica, della regia filmica e della scenografia teatrale: rimanendo entro il confine delle arti plastiche, egli dimostra di saper usare, significandoli in modo preciso, i supporti più diversi. Le tavole di masonite, ad esempio, recano su fondo scuro le linee spezzate di un linguaggio sismografico (alcune evocano certe lavagne di Beuys), oppure il mattone, materiale edile antico ed

coagulare i corpi. La monumentale scultura Herakles (1991-92), esposta nel chiostro di Mendrisio, è in questo senso significativa: la luce plasma la materia cadendo dall’alto; all’impressione di potenza della sua azione è dovuto il titolo, ma non riusciamo comunque distinguere le figure nel fondersi continuo dei volumi con l’ambiente. Le sculture di dimensioni ridotte, tutte degli anni Ottanta, vanno riferite alla partecipazione dell’artista a una spedizione del 1964, quella del recupero del frammento, detto The Man e oggi esposto a Copenaghen, dell’enorme meteorite ferroso di Cape York in Groenlandia. Questi pezzi, infatti, parafrasano frammenti del corpo umano (testa e braccia) e il loro modellato ricorda una meteora tanto quanto il sentimento di presenza che inducono nel fruitore riporta a Giacometti, artista a cui Kirkeby ha dedicato un testo critico. La scultura funziona

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A pagina 4 Per Kirkeby, Verkostung, 1999 Olio su tela 200 x 150 cm Courtesy Galerie Michael Werner, Märkisch Wilmersdorf A sinistra Per Kirkeby, Senza titolo, (Groenlandia) 2009 gouache su carta 20 x 29,5 cm Courtesy Bo Bjerggaard Galleri, Copenaghen A destra Per Kirkeby, Senza titolo, 1986 olio su tela 200 x 240 cm Courtesy Galerie Michael Werner, Märkisch Wilmersdorf

informale più calligrafico, leggero, elegante. Degli acquerelli artici invece, soprattutto quelli tardi, si coglie principalmente la disgregazione: le poche e fredde pennellate confondono terra e cielo, perché alle massime latitudini nord si trovano solo enormi spianate e calotte di ghiaccio attraversate dai fiordi — l’orizzonte svanisce nella luce come in Turner.

elementare, è impiegato a costruire le sculture-architetture pubbliche, ispirate a stilemi Maya. Non meno importante per Kirkeby è la carta, rappresentata a Mendrisio da trenta acquerelli, che, sotto forma di taccuino di viaggio, serve agli esploratori per restituire ciò che si vede. L’artista frequenta questa tecnica sin dalle gite della giovinezza, passando per le spedizioni scientifiche della laurea fino ai viaggi turistici con i figli piccoli. Si tratta di osservazioni autonome, «schede di archivio di esperienze» che restituiscono a un tempo il paesaggio e il suo sentimento particolare, permettendo una promenade lunga tre decenni fra Nuova Zelanda e Groenlandia. I fogli neozelandesi hanno le tonalità verdi e brune della foresta: la pennellata, fitta, somiglia a quella strutturale dei dipinti geologici, ma senza pesantezza e accumulo. Ricordano i paesaggi di Morlotti, ma è un

PER KIRKEBY I luoghi dell’anima del grande maestro scandinavo 02.10.2016 – 29.01.2017 Museo d’arte Mendrisio Piazzetta dei Serviti 1 6850 Mendrisio +41 58 688 33 50 www.mendrisio.ch/museo

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Arend Fuhrmann Ritratto d’artista

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edesco di nascita e svizzero d’adozione,Arend Fuhrmann si trasferisce in Ticino nel 1952, all’età di 34 anni, ospite a Carona dell’artista Hedi Mertens, amica di lunga data e guida fidata nell’evoluzione della sua produzione. Proprio qui Fuhrmann giunge all’apice dul suo percorso artistico, arricchito, l’anno precedente, dall’esordio alla Galleria Bergamini di Milano, fortemente promosso dagli architetti Gianni Monnet e Oreste Pisenti. In questa prima personale, le composizioni astratte di Fuhrmann risentono ancora di impressioni naturalistiche e di un carattere nonoggettivo. Dal 1955 l’artista è in seno al MAC, il Movimento Arte Concreta, fondato nel 1948 da Gillo Dorfles, Gianni Monnet, Bruno Munari e Atanasio Soldati. Primo movimento artistico del dopoguerra italiano, il MAC promuove un tipo di arte non figurativa, un astrattismo di orientamento prevalentemente geometrico e oggettivo, capace di permeare arte, architettura e arti applicate.Tra gli esponenti stranieri del MAC, oltre allo stesso Fuhrmann, si possono annoverare i concretisti svizzeri Camille Graeser e Max Huber. In Ticino Fuhrmann lavora grazie a Oreste Pisenti, che gli commissiona diversi lavori: la realizzazione di tredici copertine per un mensile di architettura e ingegneria, le grafiche per la sede locarnese dell’agenzia di viaggio Kuoni, la copertina del programma per la settima edizione del Festival Internazionale del Film di Locarno e il logo per la ditta d’abbigliamento maschile “Portaben” di Mendrisio. Gli anni Cinquanta vedono Fuhrmann al centro di esposizioni locali - come quella del 1956 alla Galleria La Cittadella di Ascona - ma anche internazionali - nel 1959 è alla Galerie Breteau di Parigi. A queste importanti personali segue nel 1967, con ben tre opere, la presenza dell’artista nella collezione astratto-concreta di Max A. Welti, esibita nella mostra Spektrum der Farbe, al Kunsthaus di Zurigo.

Testo Nicholas Costa


Arend Fuhrmann Livearer stufenrythmus 3, 1975 acrilico su tela 100 x 100 cm Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano Collezione Città di Lugano

Degne di nota sono poi le opere di carattere pubblico, tra cui la vasca d’acqua del 1957 per il giardino della casa per anziani dell’architetto Hans Peter Baur a Basilea e alcune vetrate per la Bruderklausenkirche a Birsfelden, eseguite nel 1959. Sono inoltre ricordati dall’artista degli interventi parietali dei quali non ci resta testimonianza nè fotografica nè fisica: l’allestimento di una parete nel Caffè Ravelli a Locarno, datata 1956, e un intervento di grande formato in una casa privata a Losone nel 1964. L’interesse per gli effeti cinetici - a Milano il Gruppo T inizia ad esporre proprio nei primi anni Sessanta - conduce Fuhrmann a nuove sperimentazioni: la linea, matrice dei suoi concretismi, si muove ora nello spazio bidimensionale della tela, abbandonando il piano dell’immagine per seguire prospettive distorte che conducono a soluzioni fortemente dinamiche. Negli anni Settanta, Arend Fuhrmann e Hedi Mertens iniziano ad esporre insieme a Milano, Lucerna e infine a Zurigo. Nel 1977 la pubblicazione di Konstruktive Konzepte, volume dedicato alla storia dell’arte costruttiva e concreta, accompagna la mostra intinerante della McCrory Collection, curata da Willy Rotzler; Arend Fuhrmann è oramai un artista storicizzato.

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Letizia Cariello L’INCONTRO

a cura di Nicholas Costa

Letizia Cariello è nata a Copparo in provincia di Ferrara. Dopo la laurea in Storia dell’Arte a Milano, ha proseguito il suo percorso nel capoluogo lombardo diplomandosi presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove è titolare di Cattedra dal 2000. La sua produzione è contraddistinta dalla centralità del Tempo. La riesumazione di oggetti che hanno perso la loro funzione, i suoi “calendari”, qual è il suo approccio a  questo scorrere? Mi sono ritrovata a lavorare sul tempo, e me ne sono accorta dopo aver iniziato. Non è stata una scelta di tipo concettuale, in tutto il mio lavoro capisco dove sto andando facendo un passo indietro e guardando. Ci sono sempre due momenti nella mia creazione: uno intuitivo e l’altro riflessivo. Gli oggetti ci dicono dove siamo, ci danno una consistenza materiale, ci posizionano nello spazio e nel tempo; custodiscono infiniti livelli di significato. Quando ho visitato il museo dell’Olocausto, la cosa che mi ha sconvolto maggiormente non sono state le violenze ma un pezzo di rossetto conservato da una madre per rendere le gote rosa alla figlia, così da superare i test medici. Agli oggetti rimandiamo l’espressione massima della nostra interiorità e la rappresentazione del segno che il tempo lascia su di loro. La nostra percezione del tempo è arbitraria proprio perché è legata al dubbio dell’esistenza. Se percepissimo il tempo correttamente saremmo certi di esistere. Altrettanto centrale è il ruolo del corpo che diviene spesso superficie dell’azione artistica. I temi legati alla femminilità e alla rappresentazione della donna sono una delle tante componenti del suo lavoro. In Italia sono sempre passata per essere la suffragetta che combatte per i diritti delle donne: non è voluto. Sicuramente c’è un aspetto domestico nella mia produzione ma che l’aspetto dome-

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“La nostra percezione del tempo è arbitraria, proprio perché è legata al dubbio dell’esistenza. Se percepissimo il tempo correttamente saremmo certi di esistere.”

stico debba per forza essere femminile, questo mi pare frutto di un pensiero retrogrado. Certamente sono una bambina cresciuta in una famiglia del sud che ha visto cose che non le sono piaciute. Gestire la questione della bellezza è stato un problema: le bambine dovevano essere perfette per fare un buon matrimonio. Ma queste sono realtà che ho guardato io dall’esterno come avrebbe potuto fare chiunque, anche un uomo. In seguito passando tanto tempo con il mio corpo e la mia mente, ho dovuto misurarmi con la femminilità. Il corpo è un’occasione, dovremmo essere concentrati e puri nel viverlo e nell’offrirlo, nel seguirlo nei sentimenti senza mai cadere nel bisogno di schematizzare.

La sua famiglia e il suo percorso formativo l’hanno avvicinata alla grande tradizione dell’arte italiana. Che ruolo ha nella sua produzione questo passato? Nella mia famiglia, escluso mio padre, sono sempre stati tutti orafi, scultori e incisori fin dalla metà del Seicento. Uno su tutti, il mio preferito, era Andrea Cariello, un carbonaro direttore della Zecca Reale dei Borboni. Io ho cercato con tutte le mie forze di non fare l’artista, ho intrapreso tante carriere diverse lasciandole sempre, dall’orafa alla restauratrice, fino al disegno di trompe-l’oeil e al lavoro per il cinema negli Stati Uniti di America. Poi, in preda a una crisi, cercando il mio professore di psicologia dell’università, ho incontrato la moglie, Bianca Fornari, una delle prime psicoanaliste italiane che mi ha illuminata sulla mia vocazione. Così ho visto nell’eredità della mia famiglia una conferma.

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Letizia Cariello Carillon - Opera per Archi, 2015-2016

Lo studio mi ha dato il metodo: avendo sempre disegnato nello studio del nonno, ho imparato tutti quegli aspetti della realizzazione dell’opera. Ancora oggi i telai dei miei calendari li monto io, perchè per me è una parte importante nel processo creativo. Inoltre leggo biografie, romanzi e saggi scientifici. Penso che studiare, incontrare vita e idee degli altri sia una delle poche prese di realtà che abbiamo. Nel 2013 la sua performance IM-FLUSS ha visto i locali dell’Engadina tentare di resistere per tre minuti alla forza della corrente del fiume Flaz. Un’interpretazione leopardiana delle forze della natura? Ho pensato a questo progetto in un momento di riflessione sulle mie scelte, così mi è sopraggiunta questa immagine del tenente Colombo immerso nel fiume Inn. Lungo il tragitto da Punt Muragl a Zuoz, dove d’estate sono andata spesso a correre, ricordo di aver avuto la certezza che il fiume mi accompagnasse e mi parlasse. Quindi la mia è stata una domanda sul coraggio: quando ci si sente in una situazione di disperazione la prima domanda è “a chi posso chiedere aiuto?”. Nessuno, anche il più solitario degli uomini, non rinuncia alla consapevolezza che noi siamo una relazione, un patto umano. Per me era sufficiente non sentirmi la sola persona a mettersi controcorrente. Così è inziato il progetto, che si è trasformato in una macchina organizzativa, per cui sono stata obbligata a raccontare cosa stavo facendo alla polizia, alle autorità locali e agli avvocati.

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Quando finalmente tutto è inziato, i partecipanti pensavano fosse un gioco, non capivano che stavano testando la loro forza più primitiva. Questo aspetto emerge nel video preso dalla telecamera, rivolta verso i loro occhi, che ho posto sul casco protettivo. Una volta dentro il fiume, i loro volti si sono trasformati, vi si leggeva tutta la fatica dell’affrontare la vita, una fatica nascosta che generalmente non vediamo. Dal 25 ottobre al 28 novembre sarà esposta nella Hall del LAC di Lugano l’installazione Carillon - Opera per Archi, che regalerà hai visitatori un ascolto unico: quello del rumore cosmico prodotto dagli anelli di Saturno e dal Sole. Ci può raccontare la genesi del progetto? La prima volta che ho usato uno strumento musicale è stato per caso: un uomo, mai visto prima, che abitava vicino al mio atelier mi ha donato un vecchio violoncello. Quando l’ho esposto con il titolo di Red Goldberg, i rappresentanti di Axa Art, vedendolo, hanno rivelato di avere stanze piene di strumenti musicali danneggiati dei quali, a causa di una politica interna, non potevano disfarsi. Dopo aver letto che i pianeti producono dei suoni, ho comprato riscattandoli alcuni di questi violoncelli e con l’aiuto di un ignegnere ho scaricato i file audio per poi inserirli nella pancia degli strumenti. Il meccanismo nascosto nella protesi che sostiene il violoncello permette al pubblico di muovere lo strumento, attivando l’emissione del suono del Sole e degli anelli di Saturno.

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Da non perdere

Katsushika Hokusai, Il pino a cuscino nel parco ad Aoyama, dalla serie Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832 circa, Silografia policroma, 26,2 x 38,8 cm Honolulu Museum of Art

Alessandra Calò, Fotoscopia, trittico di lastre in cristallo stampate a mano con tecniche miste (sali d’argento, callitipia, ink-jet) con piedistallo in legno e impianto per retroilluminazione

HOKUSAI HIROSHIGE UTAMARO

FOTOSCOPIA ALESSANDRA CALÒ

Il Mondo Fluttuante (ukiyo-e) viene celebrato attraverso duecento opere, fra libri illustrati e silografie, realizzate dai tre maestri giapponesi per eccellenza: Hokusai, Hiroshige e Utamaro. Paesaggi (con particolare occhio di riguardo al Monte Fuji), “pittura di fiori e – uccelli” (kachoga) e la bellezza femminile sono i soggetti prediletti di questo filone dell’arte giapponese, fiorito durante il periodo Edo.

Fotoscopia è un progetto condotto da Alessandra Calò negli archivi dell’Ospedale di Reggio Emilia e confluito nella realizzazione di un’installazione che rievoca cinquant’anni di storia del nosocomio attraverso una serie di immagini e materiali d’archivio stampati su vetro e retroilluminati. A corredo della mostra vi è la presenza di alcune stampe ink-jet oltre al libro d’artista in edizione limitata che illustra il progetto.

22.09.2016 – 29.01.2017

16.10.2016 – 26.11.2016

Palazzo Reale Piazza Duomo 12 20122 Milano

CONS ARC / GALLERIA Via Gruetli 1 6830 Chiasso

+39 02 92800375 www.hokusaimilano.it

+41 91 683 79 49 www.consarc.ch

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Esperimenti di sintesi delle arti. André Bloc e Gianni Monnet in un percorso fra esponenti dell’arte concreta La mostra si focalizza sulla variegata attività artistica di André Bloc e di Gianni Monnet e sulle relazioni internazionali che i due tessero attraverso il confronto di una selezione dei loro lavori con alcune opere degli artisti concretisti italiani e svizzeri, fra cui Giacomo Balla, Max Bill, Camille Graeser, Richard Paul Lohse, Max Huber e Bruno Munari. Grazie ai numerosi materiali d’archivio, viene inoltre ricostruita cronologicamente l’evoluzione degli esperimenti di sintesi delle arti nell’arte concreta.

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04.11.2016 – 31.12.2016 Studio Dabbeni Corso Pestalozzi 1 6900 Lugano +41 91 923 29 80 www.studiodabbeni.ch


La palazzina di Via Coremmo 5 con all’entrata Verticale Femminile (2003-2004) di Ivo Soldini


Via Coremmo 5 INTERVENTI D’ARTE Testo: Daniele Agostini Fotografie: Pino Musi

U

no dei trend del mondo dell’arte, è la commissione di opere site specific che vanno ad arricchire e a completare gli interni e le architetture di spazi privati. Il fenomeno della committenza ad hoc, che affonda le radici nell’antichità - basti pensare alle svavillanti campagne di mosaici delle ville romane - conosce un vero e proprio boom nel Cinquecento, quando principi, papi e aristocratici, chiamano gli artistar del momento ad affrescare le proprie ville con cicli maestosi. Nel corso dell’Ottocento, il fenomeno diventa pienamente borghese, delineadosi nella sua conformazione attuale. In un contesto contemporaneo e locale, più precisamente in via Coremmo - nel quartiere di Besso (Lugano) - all’interno di una casa di inizio Novecento sapientemente ristrutturata e convertita in una palazzina mantenendo i caratteri originali, l’architetto Marco d’Azzo ha commissionato una serie di interventi ad alcuni artisti. La maggior parte di essi sono presenti nella personale collezione, che si è dunque am-

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pliata ed espansa con interventi su formato completamente diverso, passando dal supporto classico al grande formato in stile “murales”. Iniziamo il nostro tour artistico dal viottolo d’ingresso, dove si staglia una grande figura in bronzo (Verticale Femminile, 2003-2004) del ticinese Ivo Soldini. Entriamo nella proprietà attraverso un cancello in lamiera di ferro verniciata, movimentato da un pattern arzigogolato - a rievocare una pennellata impazzita - disegnato da Wainer Vaccari. Lungo tutto il muro esterno dell’accesso, si sviluppa un intervento monocromo giocato sull’intreccio di forme aviluppanti di Zio Ziegler, street artista americano molto conosciuto che vanta oltre a interventi in varie città del globo una collaborazione con il celebre marchio di scarpe per skater Vans. All’interno del garage, lo street artista ha eseguito un secondo intervento, sempre monocromatico, raffigurando un gruppo di figure che si intrecciano con vari elementi e che ricordano certi lavori murali di Picasso e Keith Haring.


L’interno della palazzina con le scale e l’intervento di El Gato Chimney che si può osservare anche da un affaccio

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El Gato Chimney nel tamburo dell’atrio

Sul muro opposto del garage, 108, artista italiano pionere di un astrattismo portato nella strada, ha realizzato un intervento che consiste nel connubio di una forma organica con una geometria rigorosa su uno sfondo blu. Lasciando il garage, ci dirigiamo verso il portone di ingresso - preceduto da un terzo lavoro di Zio Ziegler realizzato su un pannello - dove veniamo accolti da una figura di giovane intagliato in legno di cedro libanese, opera del virtuoso Fabiano De Martin Topranin.Varcata la soglia dell’elegante palazzina, ci troviamo nell’atrio sul cui tamburo corre un fregio di El Gato Chimney, artista milanese, rappresentante

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esseri onirici metà uccelli e metà umani, colti in una parata festosa, che rievocano un mondo boschiano. Arrivati all’ultimo piano dell’edificio, nello sbarco dell’ascensore che collega la parte originale con il nuovo corpo architettonico, incontriamo il lavoro di Alex Dorici, luganese di adozione, il cui intervento minimale posto sotto una grata di vetrocemento consiste in un’installazione realizzata con corde navali illuminate dalla luce di Wood. L’effetto, che acquista maggiore forza all’imbrunire quando si epifanizza grazie alla luce UV, è di due strutture sospese e galeggianti che emanano luce propria, due solidi puri e euclidei.


L’interno del garage con l’intervento di 108

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L’installazione di Alex Dorici illuminata dalla luce di Wood

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L’agenda

Il Paesaggio nelle collezioni d’arte del Comune di Ascona 15.10.2016 – 30.12.2016 Museo Comunale d’Arte Moderna Ascona via Borgo 34 6612 Ascona +41 91 759 81 40 www.museoascona.ch

L’ANIMA DEL SEGNO HARTUNG - CAVALLI STRAZZA 08.10.2016 – 29.01.2017 Museo Civico Villa dei Cedri Piazza San Biagio 9 6500 Bellinzona + 41 91 821 85 20 www.villacedri.ch

FOTOSCOPIA 16.10.2016 – 26.11.2016

JAVIER MARÌN 18.09.2016 – 08.01.2017

COSTELLAZIONE DA UNA COLLEZIONE PRIVATA 04.12.2016 - 18.02.2017

Pinacoteca comunale Casa Rusca Piazza S. Antonio 6600 Locarno

CONS ARC / GALLERIA Via Gruetli 1 6830 Chiasso

+41 91 756 31 85 www.museocasarusca.ch

+41 91 683 79 49 www.consarc.ch

Federico Seneca (1891–1976) Segno e forma nella pubblicità 09.10.2016 – 22.01.2017 m.a.x.museo Via Dante Alighieri 6 6830 Chiasso +41 91 695 08 88 www.centroculturalechiasso.ch

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MAURIZIO DONZELLI LA LINEA DEL TUTTO 26.10.2016 – 21.12.2016 Cortesi Gallery Via Frasca 5 6900 Lugano +41 91 921 40 00 www.cortesigallery.com


Per gli orari di apertura si prega di contattare i musei e le gallerie o di consultare il loro sito.

Thomas Virnich Mailänder Dom 19.11.2016 – 02.2017 Buchmann Lugano Via Della Posta 2 6900 Lugano +41 91 980 08 30 www.buchmanngalerie.com

CONTENOTTE

CRAIGIE HORSFIELD

21.10.2016 – 22.12.2016

fino al 31.12.2016

Galleria Allegra Ravizza Via Nassa 3A 6900 Lugano

Galleria Monica De Cardenas Via Coremmo 11 6900 Lugano apertura solo su appuntamento

+41 91 224 31 87 www.allegraravizza.com

+41 79 620 99 91 www.monicadecardenas.com

MARCO D’ANNA OLTRE

SUGGESTIONI ITALIANE: VEDUTE DAL GRAND TOUR

CAMERE IN PRESTITO 15.09.2016 – 30.11.2016

04.09.2016 – 23.12.2016

21.11.2016 – 28.01.2017

Buchmann Galerie Via Gamee 6926 Agra

Galleria Canesso Lugano Piazza Riforma 2 6900 Lugano

THE FIRST FAMILY LA FAMIGLIA KENNEDY ALLA CASA BIANCA 15.12.2016 – 24.02.2017

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Photographica Fine Art Via Cantonale 9 6900 Lugano +41 91 923 96 57 www.photographicafineart.com

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Esperimenti di sintesi delle arti. André Bloc e Gianni Monnet in un percorso fra esponenti dell’arte concreta 04.11.2016 – 31.12.2016 Studio Dabbeni Corso Pestalozzi 1 6900 Lugano

ANTONIO CALDERARA UNA LUCE SENZA OMBRE 01.10.2016 – 22.01.2017 MASILugano, LAC Piazza Bernardino Luini 6 6900 Lugano +41 58 866 42 00 www.masilugano.ch

Erich Lindenberg e Gabriela Müller in dialogo 03.12.2016 – 12.03.2017 Museo di Villa Pia Via Cantonale 24 6948 Porza +41 91 940 18 64 www.fondazionelindenberg.org

+41 91 923 29 80 www.studiodabbeni.ch

PAUL SIGNAC RIFLESSI SULL’ACQUA 04.09.2016 – 08.01.2017 MASILugano, LAC Piazza Bernardino Luini 6 6900 Lugano +41 58 866 42 00 www.masilugano.ch

PER KIRKEBY I LUOGHI DELL’ANIMA DEL GRANDE MAESTRO SCANDINAVO 02.10.2016 – 29.01.2017 Museo d’arte Mendrisio Piazzetta dei Serviti 1 6850 Mendrisio +41 58 688 33 50 www.museo.mendrisio.ch

LEGNI PREZIOSI SCULTURE, BUSTI, RELIQUIARI E TABERNACOLI DAL MEDIOEVO AL SETTECENTO 16.10.2016 – 22.01.2017 Pinacoteca cantonale Giovanni Züst Piazza Santo Stefano 6862 Rancate +41 91 816 47 91 www.ti.ch/zuest

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Mirabilia Fiere Vienna Art Week

Cologne Fine Art

Art Basel Miami Beach

14 - 20.11.2016

17 - 20.11.2016

01 - 04.12.2016

AI WEIWWEI. LIBERO

René Magritte La trahison des images

23.09.2016 – 22.01.2017

21.09.2016 – 23.01.2017

Palazzo Strozzi, Firenze

Centre Pompidou, Parigi

DER FIGURATIVE POLLOCK

RONI HORN

02.10.2016 - 22.01.2017

02.10.2016 – 01.01.2017

Kunstmuseum Basel

Fondation Beyeler, Basilea

PIETRO PAOLO RUBENS E LA NASCITA DEL BAROCCO

ROBERT RAUSCHENBERG

Mostre NOT VITAL 21.05.2016 – 02.01.2017 Yorkshire Sculpture Park, Wakefield

Hokusai, Hiroshige, Utamaro Luoghi e volti del Giappone 22.09.2016 – 29.01.2017 Palazzo Reale, Milano

LOUISE BOURGEOIS 13.10.2016 – 26.02.2017 Lousiana Museum of Modern Art, Humlebæk

26.10.2016 – 26.02.2017 Palazzo Reale, Milano

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01.12.2016 - 02.04.2017 Tate Modern, Londra


Im pres sum Rivista bimestrale cartacea fondata a Lugano nel 2014, d’Arte è diffusa gratuitamente in una selezione di gallerie d’arte e di musei ticinesi e all’Istituto Svizzero di Milano. è uno strumento di turismo culturale legato alle arti visive. darte.ch facebook.com/darterivista

Direttore & Editore Daniele Agostini daniele@darte.ch

Pubblicità & Advertorial Daniele Agostini daniele@darte.ch

Direzione Artistica & Grafica Muriel Hediger

In copertina Per Kirkeby Læso - Testa I, 1983 bronzo, 83 x 27 x 55 cm Courtesy Galerie Michael Werner, Märkisch Wilmersdorf

Progetto grafico Ennes Bentaïba Contributi Daniele Agostini Nicholas Costa Stefano Menichini

Scriveteci! Per contattarci o semplicemente dirci Ciao! hello@darte.ch

Ha collaborato Alice Nicotra

© 2014-2016 d’Arte, Tutti i diritti riservati.


darte.ch

Profile for d'Arte

d'Arte 12  

Per Kirkeby Arend Fuhrmann Letizia Cariello Via Coremmo 5

d'Arte 12  

Per Kirkeby Arend Fuhrmann Letizia Cariello Via Coremmo 5

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