Luca Angelici - GUIDA PRATICA DEL BASSISTA - Pagine campione

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INDICE

Accesso ai contenuti multimediali.........................................................................................3 Prefazione.................................................................................................................................... 4 Recensioni................................................................................................................................... 6 Introduzione................................................................................................................................ 9 Acquistare un basso elettrico..................................................................................................10 Tipologia di legni, pickup e corde............................................................................................14 Amplificare un basso elettrico.................................................................................................26 Setup del basso elettrico, come e cosa fare......................................................................... 30 L’uso degli effetti........................................................................................................................ 32 Discografia consigliata (vista dal basso).............................................................................. 40 Organizzare il proprio spazio di studio.................................................................................. 49 Lezioni di basso, a chi rivolgersi?...........................................................................................51 Abbiamo bisogno di un bassista, sei disponibile?............................................................... 52 Preparare un repertorio............................................................................................................. 53 In sala prove................................................................................................................................ 58 Tre segreti (più uno) che ogni bassista deve conoscere................................................... 59 Esibirsi davanti a un pubblico..................................................................................................63 Potenza, impedenza, tipologia di altoparlante .................................................................... 66 Silent Stage. Suonare con gli in-ear....................................................................................... 72 Per suonare dal vivo, cosa c’è da sapere? ........................................................................... 76 Check List.................................................................................................................................... 80 Sound check, pre-show, live show ........................................................................................ 83 Partire per un tour...................................................................................................................... 99 In studio di registrazione.......................................................................................................... 101 Home studio ............................................................................................................................... 107 Il musicista nell’era dei social .................................................................................................111 Diventare insegnante................................................................................................................ 117 Conclusioni.................................................................................................................................. 118 Ringraziamenti........................................................................................................................... 119 Credits.......................................................................................................................................... 120

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Prefazione Quando ho cominciato a dedicarmi alla realizzazione di questo libro e ho scelto di chiamarlo Guida Pratica del Bassista, mi è stato chiaro sin da subito cosa non volevo che fosse: non avrei trattato di scale, arpeggi, triadi, sostituzioni armoniche; non mi sarei addentrato nello specifico della didattica classica, perché sono consapevole che la letteratura dedicata al basso elettrico è già molto ricca ed articolata. Ciò che invece non sono mai riuscito a reperire, nel corso delle mie ricerche, era un manuale che mi spiegasse passo a passo come affrontare tutte le problematiche che trascendono lo studio dello strumento e che attengono ad esempio all’acquisto della strumentazione oppure come organizzarsi al meglio per le prove o uno spettacolo. Mi sono quindi proposto di riversare oltre 25 anni di esperienza in questa Guida, fornendo spunti, suggerimenti, indicazioni ed aneddoti, basandomi su fatti realmente accaduti, con cui mi sono dovuto misurare in prima persona e che a suo tempo mi hanno messo notevolmente in difficoltà. Mi sono anche chiesto chi dovesse essere il destinatario di questa Guida e la risposta mi è subito parsa evidente: è rivolta a te, che ti sei appassionato a questo strumento, che senti crescere ogni giorno una curiosità nuova; a te, che speri di approfondire il più possibile questa passione e forse sogni un domani di trasformarla in un lavoro, che ti possa coinvolgere 365 giorni all’anno, 24 ore su 24! Oppure sei già riuscito nel tuo intento e hai semplicemente la necessità di confrontarti, di sviscerare alcuni argomenti e trarre spunti e suggerimenti che possano tornarti utili per la tua carriera. A me, ancora oggi, accade di svegliarmi e di pensare a quanto questo incontro con la Musica e il Basso Elettrico mi abbia reso felice e grato di aver avuto la possibilità, nota dopo nota, concerto dopo concerto, di realizzare il mio sogno di musicista.

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recensioni patrick djivas Dopo tantissimi anni che la si pratica ci si rende conto che una professione qualsiasi, per essere fatta bene, richiede una notevole quantità di elementi da prendere in considerazione ai quali non si pensa sempre ma che cammin facendo saltano fuori ineluttabilmente. Quando qualcuno te li descrive con completezza e competenza ancora prima della partenza o a qualsiasi livello ti trovi, l’unica cosa che rimane da fare è ringraziarlo. Grazie Luca per questa lezione di organizzazione, non solo per il basso elettrico ma per la vita... Così si fa.. GUIDO GUGLIELMINETTI Io appartengo ad un’epoca in cui tutto è incominciato, dal punto di vista della musica moderna. Sto parlando dei gloriosi anni 60, gli anni in cui la musica ha cambiato faccia. Per fare un paio di nomi: The Beatles e The Rolling Stones e qui mi fermo. Anni meravigliosi dal punto di vista creativo, le canzoni che sono state scritte in quel periodo a tutt’oggi sono inarrivabili, il suono cambiò completamente con l’arrivo delle chitarre elettriche distorte, i batteristi picchiavano come forsennati e noi ragazzini cercavamo di imitare quei suoni e sognavamo di essere a Londra o a New York. Fin qui tutto bello, ma dal punto di vista didattico? E dal punto di vista tecnico? Il nulla! Chi voleva studiare aveva a disposizione solo qualche libro di solfeggio, di una noia mortale! Era difficile perfino trovare le corde per il basso, anzi per “la chitarra basso”. Non parliamo poi di “setup”, di “action”, di tipologie di legni, di pick up! In tutte le cose ci sono i pro e i contro, ed io mi rammarico, da un lato, che le cose siano molto cambiate dal punto di vista musicale, ma sul piano tecnico, invece, sono stati fatti passi da gigante. Oggi ad esempio esiste una persona preparatissima, che con chiare e semplici parole, riesce non solo a dare informazioni interessantissime e molto utili, ma attraverso i suoi video trasmette anche tutta la sua grande passione per il basso elettrico. Questo maniaco delle 4/5/6 corde si chiama Luca Angelici e finalmente ha scritto un libro sul basso elettrico: “Guida Pratica del Bassista”. In questo manuale c’è tutto. Qualsiasi dubbio o curiosità voi abbiate, nel libro c’è. Io consiglio a tutti i suonatori di questo meraviglioso strumento, il basso, di portarsi sempre appresso questo prezioso libro, perché in qualsiasi momento potrebbero servirvi delle risposte e nella “Guida Pratica del Bassista” le risposte ci sono tutte. Grazie Luca! Pierpaolo Ranieri Conosco Luca da tanto e lo seguo sempre per la passione che mette in ogni suo progetto. è riuscito a creare una comunità bassistica molto affiatata e in ogni video o intervista ha saputo far conoscere il nostro amato strumento sotto ogni punto di vista, condividendo sempre con tutti le sue molteplici attività. “Guida Pratica del Bassista” è un altro lavoro fantastico in cui, ancora una volta, emerge l’amore che ha per il basso. Questo manuale è assolutamente una novità, un libro che non c’era, ricco di informazioni preziose per ogni bassista e non solo. È per questo una lettura piacevole e ricca di spunti. Complimenti! 6

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Stefano De Donato Quando ho iniziato a suonare, le informazioni musicali del principiante erano costituite per lo più dai racconti fantastici degli amici più grandi, dei fratelli maggiori e dei commessi dei negozi, in cui ancora non si reperivano molte informazioni. Non esisteva Internet, né tantomeno i social, non c’era Youtube e neanche MTV. Consumavamo le copertine dei vinili alla ricerca spasmodica di una foto, di un particolare che ci mostrasse lo strumento che veniva usato dal mito di turno; imparavamo i crediti degli album a memoria e alimentavamo la leggenda con altra leggenda. Ricordo che, con il mio amico Franky, attraversammo Firenze sotto un acquazzone tropicale, su un Garelli 50 scassato (in due su un sedile piccolissimo), pur di vedere una videocassetta proveniente dagli Stati Uniti che mostrava un concerto dei Rainbow di Ritchie Blackmore: il bassista usava un Fender Jazz e questo fu il massimo che riuscii a capire. Tutto il resto, negli anni a venire, sarebbe stato un continuo acquistare, provare e rivendere. Sentivi un suono, vedevi una foto su qualche rivista prestata e, dopo aver risparmiato per mesi e mesi, magari facevi l’investimento sbagliato. Legni esotici o comodini, pick-up spaziali o artigianali, bassi attivi o passivi, 6 corde, senza corde; per non parlare del labirinto dell’effettistica, il Girone delle corde, il Gorgo delle scalature... Ci sono voluti anni, errori e tantissimi tentativi per mettere a fuoco tutta una serie di problematiche e accorgimenti di cui tener conto per diventare vagamente competente nel settore. Quando ho avuto l’onore di leggere in anteprima la Guida di Luca Angelici, ho pensato che sarebbe stato tutto così semplice… se solo Luca l’avesse scritta 30 anni prima. Antonella Mazza Questa opera è davvero una novità nella letteratura didattica del basso e del musicista in generale. Per i bassisti della generazione precedente: il libro che avremmo sempre voluto leggere, pieno di spunti nuovi, di upgrades e di messe a punto; per le generazioni a venire è la scoperta di un tesoro. Avventurarsi nel mondo del basso elettrico sarà ancora più esaltante grazie alla guida sicura della mano di Luca. Essere iniziati ai misteri del miglior strumento del mondo saltando tanti passaggi inutili, acquisendo informazioni fondamentali, un linguaggio appropriato, un suono adatto, un comportamento adeguato! Perché essere un buon bassista è anche padroneggiarne la cultura, sia tecnica che letteraria. Capire e conoscere il proprio strumento è farsi capire dal resto del mondo. Distinguerne le tipologie, i legni, le corde, i pick-up, conoscere la differenza tra parametrico e semi parametrico, saper regolare l’action, collegare un pedale ma anche comprendere i capisaldi della scuola bassistica, avere dimestichezza col repertorio per poi arrivare ai consigli pratici. Cosa fare e cosa non fare, i famosi Segreti del bassista! Tutto è svelato, non vi resta che immergervi nella lettura. Una cosa è certa: con questa guida il futuro del basso è assicurato!

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ACQUISTARE UN BASSO ELETTRICO Ti sei svegliato una mattina e una voce dentro di te continuava a ripeterti insistentemente: “suona il basso, il basso è Musica, il basso è lo strumento adatto a te, il basso è semplice, il basso è figo, il basso è il top…” e, pieno di entusiasmo e di buone intenzioni, hai realizzato che vuoi diventare un bassista! A questo punto si insinuano i primi dubbi: Che basso compro? Come lo scelgo? Dove lo posso comprare? Qual è il modello più adatto a me? Acquisto un basso a 4, 5 o 6 corde? Sono domande ragionevoli che è corretto porsi prima di effettuare un acquisto e non successivamente, altrimenti si rischia di sprecare inutilmente del denaro e, per di più, di affievolire la passione per lo strumento. La prima valutazione da fare è legata alla tua fisionomia. Lo stesso strumento può non essere adatto ad un ragazzo di 1,90m e una ragazza di 1,60m. Esistono in commercio diverse tipologie di bassi elettrici ma tutte fanno riferimento ad una scalatura standard chiamata “diapason”. Il diapason (o scala di uno strumento) è un parametro molto importante perché influenza sia il timbro che la suonabilità, fattore che in questa fase è essenziale. Di seguito ti riporto alcuni esempi di bassi elettrici e della loro scalatura, per illustrarti nella pratica come varia la dimensione dello strumento: Alcuni modelli di bassi elettrici più diffusi: • • • • • •

30” = 762mm Mustang Bass, Hofner Violin 30.5” = 775mm Gibson EB-1, Gibson Eb-0 33.25 = 845mm Rickenbacker serie 4000 34” = 864mm Fender Jazz Bass, Precision, Music Man 35” = 889mm Lakland, Mtd 36” = 915mm Custom model

La scalatura più diffusa in commercio è la 34” che, per intenderci, caratterizza gli strumenti più famosi ed iconici del basso elettrico, ovvero il Fender Jazz, il Fender Precision, Il Music Man e molti altri. Essendo strumenti altamente diffusi, possiamo trovarne diverse tipologie, realizzate anche da altri marchi, fattore da non sottostimare, soprattutto quando valuteremo l’aspetto economico. Un’altra scalatura di riferimento è quella denominata comunemente “scala corta”, ovvero il 30”. Un basso elettrico di tale scalatura ha dimensioni molti simili ad una chitarra elettrica, quindi può risultare molto comoda per persone di statura più piccola. 10

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L’uso degli effetti Quando si pensa a degli effetti come ad esempio un distorsore, un chorus, un delay oppure un wha wha, il pensiero corre immediatamente alla chitarra elettrica, che senza dubbio è lo strumento che nel corso degli anni ne ha fatto il più ampio utilizzo. Con lo sviluppo della tecnica legata al basso elettrico e alla costante ricerca sonora, il mondo degli effetti è entrato a far parte della vita di tutti i giorni della maggior parte della comunità bassistica. Infatti, grazie all’uso degli effetti, si possono ricreare sonorità particolari, sicuramente diverse dal suono naturale dello strumento; in alcuni casi, queste sonorità sono diventate delle vere e proprio “firme” sonore, che, già ad un primissimo ascolto, identificano uno determinato musicista o una specifica canzone; vediamone qualche esempio. Nel brano “One Of These Days” dei Pink Floyd, il bassista Roger Waters utilizza un delay nella costruzione del riff di basso e tutto il brano è incentrato su quel tipo di sonorità; un altro esempio, sempre relativo a Roger Waters, lo si può ascoltare durante la parte strumentale di “The Happiest Days Of Our Lives” ed è molto comprensibile il momento in cui l’effetto viene attivato e disattivato. Nel brano “I’m Gonna Tear Your Playhouse Down” di Paul Young, il bassista Pino Palladino utilizza un octaver che, abbinato al suono del Music Man Stingray Fretless, crea un vero e proprio marchio di fabbrica, una firma unica che ha consacrato lo stesso Pino Palladino, trasformandolo in una icona e rendendolo immediatamente riconoscibile in qualsiasi disco anche dalle primissime note. Nel brano “Around The World” dei Red Hot Chili Peppers, il bassista Flea, nell’intro della canzone, usa una distorsione e nello specifico un Fuzz; come non citare, inoltre, Cliff Burton dei Metallica in “Anesthesia (Pulling Teeth)” oppure Chris Wolstenhome dei Muse in “Hysteria”, dove il suono non è dato esclusivamente da un singolo effetto, ma da una catena di effetti che lavorano contemporaneamente; l’elenco è lunghissimo e gli esempi relativi ai suoni distorti potrebbe andare avanti all’infinito. Abbiamo fin qui accennato solo alle distorsioni in ambito rock, ma non vanno esclusi altri generi musicali e altri icone del basso elettrico come ad esempio Jaco Pastorius: questo genio assoluto, nel brano “Third Stone From The Sun”, utilizza in primis un Loop per autoregistrarsi una parte di basso, sulla quale successivamente inizierà ad improvvisare usando prima un Fuzz e in seguito un Chorus (molto estremizzato), per poi completare il brano con il basso sdraiato sul palco suonando gli armonici! SPETTACOLARE! Stiliamo una lista degli effetti per basso più comuni, spiegandone la funzione ed esemplificandola con un brano in cui sarà chiaramente comprensibile l’utilizzo. Il primo pedale con cui voglio iniziare questo elenco è sicuramente l’accordatore! Alcuni lo definiscono semplicemente un Tool (accessorio) e non lo reputano un effetto vero e proprio, ma dal mio punto di vista, non può esistere pedaliera al mondo senza un accordatore all’inizio della catena degli effetti. Suonare perfettamente accordati non è una opzione, è un obbligo: quindi l’accordatore è l’unico pedale veramente fondamentale in tutta la nostra catena di effetti. 32

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DISCOGRAFIA CONSIGLIATA “VISTA DAL BASSO” Tutti gli elementi di cui ti ho parlato fino ad adesso, a partire dalle tipologie di legno, fino ai vari bassi elettrici, i pickup, gli amplificatori e gli effetti sono tutti componenti che fanno capo ad un unico concetto, ovvero il suono. Questa combinazione di fattori genera di volta in volta una serie di soluzioni sonore che hanno dato origine alla storia del nostro strumento e hanno tracciato delle linee guida nella ricerca del suono. Profiliamo quindi una sorta di “discografia consigliata” con il focus sul suono, ossia enfatizzando i timbri e le combinazioni degli strumenti che successivamente si sono tramutate in un must per tanti bassisti e un punto di riferimento per i generi musicali. Nel capitolo precedente, ti ho citato qualche esempio di brani in cui l’uso degli effetti sul basso elettrico è un elemento chiave, che ne caratterizza il suono e lo rende immediatamente riconoscibile. Questa ricerca si può eseguire anche e soprattutto partendo dal suono “base” dello strumento (quindi sprovvisto di effetti), ossia cercando di cogliere le caratteristiche timbriche di un Fender Jazz, di un Music Man, etc. Perché è importante capire che sonorità ha uno strumento? Saper comprendere e riconoscere le varie timbriche degli strumenti è un fondamento essenziale nello sviluppo professionale di un musicista, soprattutto se si è chiamati a effettuare turni di registrazione in studio. A tale scopo, possiamo ispirarci ad una sorta di “memoria musicale”, ovvero a tutto il patrimonio di dischi che hanno caratterizzato uno stile, un genere o un sound e che vengono considerati delle pietre miliari per il genere stesso. Le soluzioni timbriche utilizzate in questi dischi costituiscono dunque un punto di riferimento e dobbiamo essere in grado di riconoscerle e “sfruttarle” a nostro vantaggio, soprattutto per soddisfare le richieste e le esigenze di un produttore o di un artista. Una piena consapevolezza delle varie possibilità timbriche ci offre anche l’opportunità di approfondire la ricerca del nostro suono, accompagnandoci in un percorso di maturità musicale, tipico dei musicisti che hanno lasciato un segno nella storia della musica. Intraprendiamo assieme, quindi, questo viaggio nella discografia musicale: manterremo il focus sul suono del basso elettrico e procederemo in ordine temporale, cominciando dagli anni ‘50 in avanti, ovvero dopo la nascita del primo basso elettrico, che avvenne in California nel 1951. Le prime registrazioni di un basso elettrico sono state accreditate a Monk Montgomery, bassista americano che nel 1953 registra 4 tracce con il settetto di Art Farmer, che vede tra gli altri un giovanissimo Quincy Jones al piano. È possibile ascoltare le prime registrazioni su questo disco: The Art Farmer Septet. Per quanto la ripresa del suono sia ancora allo stato primordiale, ha creato sicuramente un punto di riferimento, in quanto si tratta del “primo vagito” di un basso elettrico. 40

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Come collegare quindi il basso e sentire contemporaneamente lo strumento ed una eventuale base? La soluzione è acquistare un piccolo mixer.

Basso elettrico

Metronomo

Sarà sufficiente un 2/4 canali e quindi potrai collegare tutto nel modo seguente: •

Il basso entra nel canale 1

Il metronomo nel canale 2

Le basi nel canale 3 (cavetto di collegamento)

Ascolti tutto l’insieme dall’uscita cuffie

MP3 - Smartphone Tablet - PC

Cuffie

Volume Metronomo

Volume Basso

Volume Base

Volume Cuffia

Quella che, ai tuoi occhi, è una semplice postazione di studio potrà, molto probabilmente, nel corso degli anni, evolversi e diventare un vero e proprio home studio. Le differenze sostanziali risiedono nelle tipologie di attrezzature che vorrai aggiungere: per citarne alcune, schede audio, mixer, monitor da studio, master keyboard, preamplificatori, microfoni e tutta una serie di software di cui potrai dotarti in base ai lavori che riceverai e che richiederanno un setup più avanzato rispetto a quello attuale. Per il momento, dato che siamo nella fase iniziale, trattare di questo argomento è sicuramente prematuro, ma ne parlerò in maniera più approfondita quando affronteremo assieme l’ambito del lavoro in studio di registrazione.

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Abbiamo biSogno di un bassista sei disponibile? Bene, se sei arrivato fino a questo punto, significa che non vedi l’ora di capire cosa ti attende dopo aver trascorso giorni, mesi, anni in casa a studiare. Di certo, sei impaziente di confrontarti con altri musicisti e di provare nella pratica ciò che hai acquisito in questo periodo di preparazione. Cerchiamo di scoprire cosa accade realmente una volta che sopraggiunge la famosa richiesta “ciao, abbiamo bisogno di un bassista, sei disponibile?”. Innanzitutto, voglio tranquillizzarti sin da subito e ricordarti che fare musica è sì importante, ma non è equiparabile ad una operazione a cuore aperto! Affronta quindi le nuove proposte che hai ricevuto con entusiasmo, curiosità e la dovuta serenità, pensando sempre che, alla fine, stiamo facendo musica e non qualcosa da cui dipendono le sorti dell’universo. Quindi, soprattutto se sei alle prime armi, che strumenti hai per valutare una proposta musicale? Semplice: scegli ciò che ti piace! Per quanto tu abbia studiato in questi anni vari stili e ti sia preparato ad affrontare la maggioranza delle situazioni musicali, adesso si tratta di selezionare una band (o progetto musicale) a cui dovrai dedicare maggior tempo e attenzione, quindi devi sentirti a tuo agio nella scelta. Fino a quando la tua passione resta un hobby e non hai la necessità di trasformarla in un lavoro che ti dia un reddito, le modalità di scelta sono sempre le stesse: fai ciò che ti piace con persone con cui desideri trascorrere il tempo. Ti prometto che, se avrai rispetto di queste due condizioni, la tua prima esperienza musicale sarà sicuramente positiva e divertente. È altresì importante “buttarsi”, osare, azzardarsi in esperienze che vanno anche oltre il nostro gusto musicale, in modo da sperimentare novità, generi musicali che non avevamo ancora approfondito e per cui, magari, in futuro può nascere un amore sfrenato. Non ti porre il limite dell’età: se ti contatta una band i cui componenti sono molto più grandi di te, cogli al volo questa occasione, prendila come una opportunità per imparare a relazionarti con chi ha più esperienza e potrà accompagnarti nella tua maturazione musicale. Allo stesso tempo, però, non fare “il passo più lungo della gamba”: valuta, possibilmente anche con l’ausilio del tuo insegnante, se una determinata situazione è alla tua portata oppure non sei ancora pronto ad affrontare un certo tipo di repertorio. Questa scelta, se da un lato può escluderti da un progetto musicale, dall’altro eviterà di “bruciarti”, quindi di risultare ancora immaturo e acerbo musicalmente. Procediamo ora ad esaminare lo studio del repertorio che suonerai con questa band. Sono certo che ti si affollano in testa mille domande, del tipo: “Come mi organizzo? Non ho mai scritto una parte, da dove si comincia? A cosa devo stare attento?”. Scopriamolo insieme. 52

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TRE SEGRETI (PIÙ UNO) CHE OGNI BASSISTA DEVE CONOSCERE VIDEO Questi tre segreti (o regole) che sto per illustrarti non hanno un ordine esatto di importanza: si potrebbero mettere tutti e tre tranquillamente al primo posto e scambiarne l’ordine a tuo piacimento. 1 - La puntualità È uno dei principali requisiti e dimostra l’attenzione e il rispetto che nutri per i tuoi compagni di band. Comporta prendere sul serio l’impegno che si sta per affrontare insieme ad un gruppo di persone e mettersi nelle condizioni ottimali per iniziare un lavoro. Capirai, strada facendo e accumulando sempre maggiori esperienze, che la gestione del tempo è un aspetto fondamentale del tuo universo musicale. Sia che tu diventi un professionista o suoni semplicemente per passione, la gestione del tempo a disposizione per la musica sarà essenziale in ogni circostanza e di conseguenza lo spreco del tempo, dovuto anche ai ritardi di altre persone, potrà incidere negativamente sul tuo desiderio di fare musica. Tieni bene a mente questo aspetto, negli anni ho visto diversi colleghi perdere degli ingaggi per un ritardo. Per comprendere appieno l’importanza della puntualità, mi piace raccontare questa breve storia legata ad uno dei bassisti più importanti e con la carriera più longeva in Italia: mi riferisco a Guido Guglielminetti e a quel ritardo che gli stava per costare il posto nella band di Lucio Battisti. “A proposito di disciplina: la mattina del primo giorno di registrazione mi sono presentato in studio in ritardo. Erano già tutti lì. Teniamo presente che il tempo dello studio e dei musicisti costava un sacco di soldi! Ebbene, Lucio Battisti era al telefono con la casa discografica, La Numero Uno, e stava richiedendo con urgenza un altro bassista. Non so descrivere quello che ho provato in quel momento. Lui chiuse la telefonata, dicendo che ero arrivato. Non fece commenti, forse mi sorrise, ma io avevo la testa talmente bassa che non potrei dirlo con sicurezza, mi vergognavo terribilmente! Da quel momento in poi, a qualsiasi appuntamento, arrivo almeno mezz’ora prima!” 2 - La preparazione La sala prove NON è il tuo studio, ciò significa che non si arriva impreparati sperando di poter studiare i brani con gli altri. Lo studio del repertorio deve essere eseguito a casa e non con gli altri membri della band. Poniamo questo esempio molto semplice: immagina di fissare una prova e stabilire 5 pezzi da provare. La tua band è formata da 5 elementi e ognuno di questi ha dimenticato di studiare un brano di quelli proposti e la casualità vuole che i brani non coincidano. In pratica, ti trovi nella condizione di non riuscire a provare nessun brano, il che implica aver sprecato 59

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Esibirsi davanti a un pubblico Suonare di fronte ad un pubblico non equivale ad esibirsi di fronte ad esso. Per quanto i concetti espressi dai due termini possano sembrarti identici, c’è una notevole differenza tra il semplice suonare ed esibirsi. La differenza risiede in una serie di fattori che non potrai trascurare ogni volta che ti troverai di fronte ad un pubblico. Partiamo da una considerazione molto semplice. La musica è una forma d’arte che prevede la presenza di due soggetti ben distinti: chi la produce (o la esegue), quindi il musicista; e chi la musica l’ascolta o ne usufruisce (spettatore). Sin dall’antichità, infatti, la musica (attraverso il canto ad esempio) è stata uno strumento di comunicazione, che metteva in relazione l’uomo con il divino (o divinità) e anche gli uomini tra di loro. Non a caso si cantava per pregare e anche lo stesso Cristo veniva descritto come un cantore insieme ai suoi discepoli: “E dopo aver cantato l’inno uscirono verso il monte degli Ulivi” Mt. 26,30. La musica nel cristianesimo si sviluppò enormemente nel luogo di culto, la chiesa: si trattava della musica che veniva eseguita nella liturgia celebrativa della messa (cit. wikipedia). Ancora oggi, durante la messa, vengono cantate e suonate canzoni che accompagnano i fedeli durante la liturgia; non è un caso che nel nostro paese, che ha una relazione molto stretta con la religione cattolica cristiana, le primissime canzoni con cui ci rapportiamo e veniamo a contatto sin da piccoli siano proprio “canzoni di chiesa”. Non è inusuale infatti prendere anche parte ad un coro, che si traduce quindi nella prima esperienza di esibizione davanti ad un pubblico. Già in questi primi passi, si apprende un concetto fondamentale legato all’esecuzione di un musicista (o cantante): deve avvenire uno scambio emozionale tra chi esegue un brano strumentale o una canzone e chi ascolta. Si deve instaurare una sorta di dialogo silenzioso, che preveda uno scambio di emozioni e sensazioni tra i due soggetti. Questo scambio avviene in maniera naturale se si pensa alla musica come un discorso tra due (o più) soggetti. Nella musica vanno riversate esperienze e soprattutto emozioni; se ciò non accade, risulterai freddo e sterile all’orecchio di chi ti ascolta e questa sensazione creerà una barriera tra te e il pubblico presente. Ecco perché è essenziale capire sin da subito che bisogna indirizzare il proprio modo di suonare verso la condivisione di esperienze ed emozioni e non la semplice esecuzione (seppur perfetta) di un brano. In conclusione, cerca di essere vero, reale e tangibile e non di apparire forzato e innaturale. La differenza quindi tra il semplice suonare e l’esibirsi per un pubblico sta proprio nella consapevolezza che non stai suonando solo per te stesso, ma stai comunicando qualcosa di importante ad un’altra persona. Ti riporto una citazione di un grande musicista jazz, Wynton Marsalis, che ti farà capire esattamente cosa vuol dire suonare musica. “L’aspetto più profondo del suonare musica è che stai donando qualcosa agli altri: non sai se a loro piacerà ciò che offri, ma intanto tu lo stai dando a loro.”

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SUONARE DAL VIVO COSA C’è da sapere Prima di mettere piede sul palco e di avventurarsi in questa fantastica esperienza della “Musica Live”, non si può prescindere dal conoscere le normative legali: queste regolano la nostra attività e ci consentono (o impediscono) di esibirci dal vivo di fronte ad un pubblico. Non è quindi sufficiente avere studiato per anni uno strumento, essere proprietari di una attrezzatura invidiabile, avere imbastito uno spettacolo eccezionale; dobbiamo sapere che esistono leggi che tutelano la figura del musicista e ne prevedono degli obblighi. Cerchiamo di approfondire scrupolosamente la normativa vigente in relazione alla figura del musicista che presta la propria opera all’interno di uno spettacolo, sia come solista che come appartenente ad un gruppo. Normative Legali Come accennato, il musicista che svolge il proprio lavoro all’interno di uno spettacolo (come solista o in gruppo) e che organizza la propria attività autonomamente, senza quindi il supporto o la direzione di terze persone, deve sottostare a degli obblighi di legge. Nello specifico, ha l’obbligo di apertura della Partita Iva e di iscrizione alla Gestione Ex Enpals, per ottemperare al versamento dei contributi previdenziali. Ci sono comunque dei casi in cui l’attività è considerata occasionale e gli obblighi non sussistono, quindi si è esonerati dall’iscrizione Enpals. I casi sono: •

musicisti/cantanti che prestano la propria opera dal vivo, purché i compensi lordi annui non superino 5.000 Euro e si tratti di minorenni, studenti sino ai 25 anni, pensionati over 65, o soggetti che versino già i contributi presso un diverso ente previdenziale (anche in taluni casi va richiesto il certificato di agibilità dichiarando il tipo di esenzione);

gruppi dilettantistici o amatoriali che si esibiscono gratuitamente;

partecipanti a saggi di fine corso di studio di materie artistiche;

partecipanti a manifestazioni socio educative di oratori, associazioni di volontariato e simili.

Lavoro occasionale: adempimenti Nel caso di prestazione occasionale, non sussiste l’obbligo di apertura della Partita Iva. Eventuali compensi, però, dovranno essere dichiarati come “redditi diversi”. Inoltre, per tali compensi dovrà essere emessa una ricevuta per lavoro autonomo occasionale, soggetta a ritenuta d’acconto Irpef del 20%, sulla quale andrà applicata una marca da bollo da 2 Euro, per i compensi eccedenti 77,47 Euro lordi. Facciamo un esempio pratico. Ammettiamo che tu abbia pattuito con il committente (gestore del locale, impresario, artista, agenzia etc.) un compenso lordo di 100 euro per la prestazione. Nella pagina seguente riportiamo un esempio. 76

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Check list Se ti stai approcciando alle prime esperienze di musica dal vivo, mille preoccupazioni affolleranno la tua mente. Non solo devi gestire tutte le difficoltà relative alla preparazione tecnica, ma da adesso in poi devi anche considerare tutte le variabili di uno show dal vivo. In questa condizione in cui bisogna tenere a mente tanti aspetti, uno dei rischi in cui ci si imbatte più spesso è quello di dimenticarsi qualcosa. Che sia un cavo, un cambio abito, una partitura o semplicemente una batteria di ricambio, il rischio di trovarsi a metà strada e rendersi conto di aver tralasciato qualcosa è veramente altissimo. C’è un sistema molto semplice ed efficace per risolvere questo problema, soprattutto per chi è alle prime armi e non ha ancora meccanizzato alcuni processi. La soluzione più immediata è quella di preparare una Check List: si tratta di una lista di tutta la strumentazione che “spunteremo” nel momento in cui avremo verificato di aver caricato tutto il necessario in macchina (o nei vari mezzi di trasporto). Ricordati una cosa molto importante: la check list funziona sia all’andata che al ritorno! Cioè, è valida sia prima di partire per andare a suonare, che dopo aver suonato. Molti musicisti infatti tralasciano la fase dello smontaggio della strumentazione: questo momento invece è molto importante perché spesso ci si può dimenticare un cavo di segnale, una presa di corrente, una ciabatta, tutti quei materiali che vengono anche condivisi da altri musicisti e che spesso sono soggetti a “misteriose sparizioni”. Per quanto mi riguarda, per ovviare a questa situazione, la tecnica è quella di avvolgere un pezzo di nastro isolante fluorescente alla base dei miei cavi e attrezzatura, in modo che non venga confusa con quella altrui. Così facendo e con un po’ di attenzione nel carico/scarico e ricarico, non dovremmo dimenticare nulla e soprattutto eviteremo di acquistare nuovamente del materiale già comprato in precedenza! Nella pagina seguente mostro qualche esempio di check list da cui poter trarre spunto, per crearne una tua personale.

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PARTIRE PER UN TOUR Complimenti! Se sei arrivato a questo punto, significa che la tua carriera ha finalmente preso il volo e che suonare non è più semplicemente solo una passione, ma piuttosto una professione che svolgi con regolarità; una delle possibili attività di un musicista professionista è quella di prendere parte ad un tour. Questo termine rievoca immagini legate alle vite dissolute delle grandi rockstar, costellate di viaggi in aereo, palchi mega galattici, hotel lussuosi, groupies fameliche, stuoli di fan impazziti; immagini che nella storia della musica molto spesso si associavano allo slogan “sesso, droga e rock’n’roll”. Se in questo momento stai sognando a occhi aperti, preparati perché la realtà è alquanto differente. Per quanto io ti auguri di realizzare il tuo sogno di diventare una rockstar, la vita di un musicista in tour comporta tante piccole e grandi difficoltà a cui dovrai far fronte. Una delle prime con cui ti dovrai misurare riguarda il viaggio in sé, quindi spostarsi di città in città utilizzando diverse tipologie di mezzi, come ad esempio, auto, furgoni, pullman, treni, aerei, traghetti etc. Se sei una persona che non ama viaggiare o che soffre di mal d’auto, mal di mare o che ha paura di volare, devi attrezzarti nel miglior modo possibile, prendendo in considerazione farmaci specifici che ti agevoleranno nell’affrontare il viaggio. A prescindere dal mezzo utilizzato, ci sono regole non scritte a cui è consigliabile attenersi; ti riporto qualche esempio. •

Sapersi organizzare Prima di assentarti per un lungo periodo, che potrebbe tenerti lontano dalle tue normali abitudini e sconvolgere la tua routine, è buona cosa prevedere quello che realmente ti servirà, una volta lontano da casa. Ciò implica che dovrai preparare la valigia pensando al luogo in cui sei diretto e assicurarti che i tuoi documenti siano in corso di validità, con un’attenzione particolare al passaporto. Poniamo l’esempio in cui tu sia contattato last minute per un ingaggio all’estero: il fatto di disporre di un passaporto valido può rappresentare una discriminante per chi otterrà il lavoro. Ovviamente anche la strumentazione dovrà essere in perfetto ordine e pronta all’uso. Per ultimo, non dimenticare tutti quegli accessori di uso quotidiano, indispensabili per qualsiasi viaggio: carica batterie, adattatori di corrente, medicinali, ricarica sul telefonino, varie ed eventuali.

Puntualità Premesso che ciò che ti ho già illustrato su questo argomento resta valido, quando ci si appresta a viaggiare, il fattore puntualità non è più solo una semplice norma di educazione, ma diventa vincolante ai fini dello svolgimento dello spettacolo. Immagina ad esempio di svegliarti tardi e perdere un volo o un treno oppure di ritardare la partenza di tutta la band, rischiando ad esempio di saltare il sound check. Ricordati quindi che il ritardo di una singola persona può influire negativamente sull’esito di un intero spettacolo; non sottovalutare mai questo aspetto. 99

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Igiene LAVARSI!! Quando gli spostamenti vengono effettuati in pullman o in furgone e ci si trova a stretto contatto con i colleghi, il fattore igiene diventa di vitale importanza. È già abbastanza impegnativo convivere con altre persone in uno spazio ristretto per diverse ore: se chi è accanto a te emette un odore nauseabondo, l’impresa diventa eroica. Per lo stesso principio, cerca di non essere tu la persona che rende il viaggio insopportabile.

Buon senso Questo termine ingloba una serie di comportamenti virtuosi che è bene mantenere. Poniamo il caso in cui tu, partendo da Milano, debba recarti con la tua band a Napoli e che il viaggio venga effettuato in furgone. Il tragitto da Milano a Napoli, senza considerare le soste, dura la bellezza di 7 ore e mezza circa; si tratta di un tempo molto lungo da trascorrere assieme ad altre persone, in cui è d’obbligo cercare di mantenere la serenità del gruppo, senza adottare atteggiamenti estremisti che possano inutilmente riscaldare gli animi. Ciò non significa che non si debba parlare di sport, politica, economia, etc., basta evitare di arroccarsi su posizioni “fondamentaliste” che possano minare l’armonia del gruppo.

Attitudine alla convivenza Quando si parte per un tour, oltre al viaggio, si condividono molti altri momenti. Ci si alza alla stessa ora, si mangia, spesso si dorme insieme ad una o più persone, per cui il termine “intimità” assume un significato completamente differente, essendo quasi del tutto annullata. Prendiamo ad esempio il fatto di condividere una camera da letto con uno o più compagni; ciò potrebbe destabilizzarti perché non tutti abbiamo le stesse abitudini. C’è chi, dopo un concerto, ama farsi subito una doccia e coricarsi immediatamente; che chi invece aspetta delle ore per poi usare il phon mentre tu stai cercando di assopirti; può capitare anche di avere un compagno di stanza che russa rumorosamente o che parla nel sonno. In tutti i casi, il risultato sarà sempre un mancato riposo. Finché si tratta di episodi contingenti, non ti creeranno alcun problema; se, d’altra parte, sono prolungati nel tempo, rischieranno di inficiare il tuo rendimento nei giorni successivi. Durante un tour, il tempo dedicato alla musica e quindi allo show dal vivo è, nella migliore delle ipotesi, il 20% della tua giornata. Il restante 80% è costituito dalla convivenza forzata di cui abbiamo già parlato; la qualità di questo tempo è il segreto per la perfetta riuscita di un tour. Se avrai l’accortezza di attenerti a questi consigli e potrai contare su colleghi altrettanto attenti alle esigenze altrui, sono certo che potrai vivere esperienze appaganti e che ricorderai con estremo piacere.

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Una workstation audio digitale (DAW) è un dispositivo hardware o software utilizzato per la composizione, produzione, registrazione, mixaggio ed editing audio di musica, parole ed effetti sonori. Le DAW facilitano la miscelazione di più sorgenti sonore (tracce) su una griglia di tempo. È altresì fondamentale nel caso in cui si voglia registrare il suono di strumenti acustici, come ad esempio la batteria; in questo caso, avremo bisogno di una sala adeguata alla ripresa audio e di tutto un set di microfoni appositi. Il costo di uno studio di registrazione può variare in base a diversi fattori: attrezzatura e spazio a disposizione, periodo di noleggio dello studio, notorietà dello studio stesso, utilizzo di servizi extra, che può includere la possibilità di effettuare delle riprese video durante la lavorazione del disco oppure di usufruire di un servizio di foresteria, etc. Con lo sviluppo dei software di registrazione e delle attrezzature legate all’home studio, numerosi musicisti si stanno da tempo indirizzando verso questa soluzione. Ha fatto storia, ad esempio, il caso di Billie Eilish: giovanissima cantautrice statunitense che, a soli 18 anni, nel 2020, con l’aiuto del fratello, ottiene cinque statuette, di cui quattro nelle categorie principali di album dell’anno, registrazione dell’anno, canzone dell’anno e miglior artista esordiente, diventando la più giovane cantante di sempre e prima artista donna in assoluto a riuscire nell’impresa in un’unica notte (Cit. Wikipedia). Tutta la produzione dell’album è stata realizzata in home-recording, avvalendosi di attrezzatura dal costo di acquisto assolutamente alla portata di tutti. La scelta della strumentazione che utilizzeremo è subordinata alla tipologia di progetto su cui stiamo lavorando; se abbiamo a disposizione più strumenti e ne conosciamo perfettamente le caratteristiche, sappiamo quindi che tipo di sonorità ci possono offrire e di conseguenza come utilizzarli al meglio in base al sound del brano che stiamo per registrare.

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Diventare insegnante Prima di concludere questa Guida Pratica del Bassista e dopo aver discusso tanti aspetti, sia di tipo tecnico che di tipo attitudinale, ho intenzionalmente lasciato per ultimo questo capitolo perché lo ritengo davvero importante e, in un certo senso, materia di carattere particolarmente spinoso; mi riferisco alle varie responsabilità che ne derivano nei confronti di una o più persone. Se hai deciso di sederti dall’altra parte della scrivania, con l’intento di insegnare tutto ciò che hai appreso e maturato durante la tua carriera professionale, ci sono degli aspetti di cui devi obbligatoriamente tenere conto, onde evitare di arrecare dei danni seri ad un eventuale allievo. A prescindere da come vorrai impostare il tuo percorso didattico e dallo sviluppo delle tue lezioni, c’è una costante che è valida per tutte le tipologie di alunni che incontrerai nel tuo cammino. Il concetto, per quanto semplice, fa la differenza tra un bravo insegnante e un bravo musicista che non si è specializzato nella didattica. Dovrai “semplicemente” metterti a disposizione di chi hai di fronte e cogliere il modo migliore per essere produttivo al suo percorso musicale; il tuo compito sarà quello di sostenerlo e alimentare la sua passione, partendo da una semplice domanda: “come posso esserti utile?”. Ricordati sempre che qualsiasi allievo, per quanto ancora inesperto o immaturo, può insegnarti qualcosa e può stimolarti nella ricerca e nello sviluppo del tuo metodo didattico. Può suggerirti nuovi ascolti e farti entrare nel suo mondo, confidarti difficoltà, inadeguatezze, dubbi e insicurezze, quindi sii sempre predisposto all’ascolto e non sottovalutare mai il “fattore psicologico”. Il Maestro non si limita ad insegnarti una o più nozioni, piuttosto è colui che ti ispira e ti accompagna attraverso una (o più fasi) della tua vita, sia come musicista che come persona. Quando si ha la fortuna di imbattersi in un buon maestro nel proprio percorso, questo incontro resterà vivo e speciale, a prescindere da come si svilupperà la tua carriera musicale e darà sempre frutti positivi. Al contrario, quando malauguratamente si incontra un pessimo insegnante, nella migliore delle ipotesi, si abbandona questa passione e ci si dedica ad altro. Come si riconosce un pessimo insegnante? Si caratterizza per la scarsa capacità di mettersi a disposizione, dalla mancanza di pazienza e dalla pessima attitudine nello spiegare e semplificare alcuni concetti che, per quanto possano sembrare scontati, non sono alla portata di tutti in maniera immediata. Lo si riconosce anche dal fatto che scambia molto spesso la lezione con un’occasione per ostentare la propria bravura, non permettendo all’allievo di suonare e di sbagliare. Tollera a malapena l’errore e soprattutto ha la pretesa di credere che ciò che è stato valido didatticamente per il suo percorso debba essere efficace anche per l’allievo che ha di fronte. Un pessimo insegnante ha la tendenza a creare dei “cloni di se stesso” e credo che sia davvero la peggiore manifestazione della didattica, perché soffoca il talento e reprime le normali attitudini di cui ogni musicista è dotato naturalmente. Per tirare le somme, insegnare non è un obbligo e molti musicisti preferiscono non dedicarsi a tale attività, proprio perché semplicemente non intenzionati a farlo o perché consapevoli di una propria inadeguatezza. Se decidi di diventare un insegnante e di specializzarti nella didattica, ricordati sempre che l’insegnamento non è una attività “a tempo perso”, ma una vera e propria scelta umana e musicale e, in quanto tale, va affrontata con il massimo della serietà e consapevolezza. 117

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