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20 pubblicazione gratuita anno V numero 20 maggio/giugno 2016

braco dimitrijević la storia è un errore

TRUTH DEPENDS ON WHERE YOU SEE IT FROM truly design e il concetto rinascimentale dell’anamorfosi

dialoghi sul dentro e sul fuori

LANDLORD coinquilini musicali (a casa propria)

eraldo taliano

IL FESTIVAL CHE NON C’ERA seeyousound international music film festival


DMAG EXHIBITION

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EDITORIALE

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COVER 1 Truly Design SHAPE OF THINGS MEF, 2016

Yasmine

Dainelli L’opera Lisboa, dell’artista Yasmine Dainelli, fa parte del progetto espositivo The People Are The City, presentato da Burning Giraffe Art Gallery a inizio 2016 e composto da un gruppo di incisioni in cui gli scorci paesaggistici urbani ritratti si amalgamano al continuo viavai di persone che affollano le strade, fino a giungere all’identificazione, per sovrapposizione, della città con i suoi abitanti. Questo risultato affascinante ed estremamente pittorico nasce dall’impiego di stratificazioni di tecniche diverse. Gli scorci urbani sono realizzati dal vivo, intervenendo a puntasecca su di una pasta acrilica applicata su di una lastra di plexiglas trasparente. A essi vengono poi sovrapposti dei dettagli cromatici, che evocano gli azulejos, le tipiche maioliche portoghesi, e una fotografia di un marasma indefinito di passanti, deformati e fuori fuoco, quasi a sembrare dei fantasmi, gli spiriti del luogo.

Immagine di Andrea Valentini

INDICE DMAG VISUAL ARTS EXHIBITION - YASMINE DAINELLI 2 dialoghi sul dentro e sul fuori 7 TRULY DESIGN 10

DMAG PORTRAIT braco dimitrijević 4 LANDLORD 8 #aLifeInSixTweets - lorenzo fontana 19

DMAG PERFORMING ARTS il festival che non c’era 6 la fabbrica dell’euritmia 11

DMAG STORYTELLING nuove paure, vecchie apocalissi 11 BAZINGA! - vivere e fare libri in america 15 PHILSHAKE - futurismi 16

DMAG ENTERTAINMENT MUSIC STREAM - cappadonia, fabrizio tavernelli 12

FUTURISMI

COVER 2 LANDLORD

“… noi liberi, noi sicuri della magnificenza del futuro…” Erano i primi del Novecento quando, entusiasti ed enfatici, i futuristi scrivevano il loro Manifesto. Guerre, trasformazioni sociali, mutamenti politici, rivoluzionarie e avveniristiche innovazioni tecnologiche erano in atto. Di colpo il mondo subiva un’incredibile e inarrestabile accelerazione. L’ aeroplano, il telegrafo, la radio, le prime cineprese, l’ automobile! Tutte meravigliose invenzioni destinate a ridurre e modificare la nostra percezione spazio-temporale. Inarrestabile quella percezione si è ridotta, ulteriormente, inesorabilmente. Nuove, sempre più avveniristiche scoperte tecnologiche sono state fatte. Accelerazione, rapidità, velocità: smodatamente “divoriamo” il tempo, le nostre vite. Compulsivamente accavalliamo e sovrapponiamo le nostre esperienze, i nostri racconti, le nostre immagini. Compulsivamente, ansiosamente cerchiamo di “fissare” le nostre esperienze, i nostri racconti, le nostre immagini: postiamo, tagghiamo, pubblichiamo, segnaliamo. Segnaliamo: IO ESISTO, IO SONO! Lo sottolineiamo costantemente. Quanta ansia nell’affermare la nostra identità. Quanto spaesamento nel non riconoscerla. Quanto malessere nella frammentazione delle nostre esistenze. HIC ET NUNC. Scattiamo quell’immagine, ma VIVIAMO quell’attimo e riconquistiamo noi stessi.

DMAG, ovvero dreams magazine. Per noi di DMAG la cultura, i giovani, la meritocrazia, la formazione, la ricerca sono prioritarie: voci passive nel bilancio della società odierna, ma assolutamente attive e fonte di impagabile arricchimento nella società che auspichiamo, che sogniamo. Torino, oggi, registra un incredibile e invincibile attivismo nel settore culturale, soprattutto in ambito giovanile. Esiste un fitto sottobosco di realtà che persegue il nobile obiettivo di fare arte, muovere il pensiero, con tenacia, passione e dedizione, nonostante gli evidenti problemi di natura economica. E’ a questo mondo che il nostro sguardo si rivolge.

F.C.

pillola di lucio, trendtopics, my song n 5, save the date 22 HOROSCOCULT 23

DMAG INNOVATION BY THE EBOOK - cityteller 14 HOLOSUITE - sai chi sei online? 18 Lisboa, 2015, collograph, drypoint, digitalprint, Gumprint, 80x70 cm Courtesy of Burning Giraffe Art Gallery

DMAG GREENTHINKING NATOURS - ingoiamo il rospo 17

n. 20

WHAT’S ON IN 20, 21 maggio / giugno 2016 direzione editoriale Francesca Chiappero art director e grafica Francesco Gallo / Stille coordinamento redazionale Rossana Rotolo

hanno collaborato a questo numero

editore Associazione Culturale DFT

Franco Andreone, Caterina Berti,Ylenia Cafaro, Nicoletta Diulgheroff, Luciano Gallo, Claudia Losini, Niccolò Maffei, Caterina Marini, Federico Minetti, Irene Perino, Antonio Raciti, Francesco Sparacino, Federica Tammarazio, Danilo Zagaria

stampa Industrie Sarnub spa

redazione corso Vittorio Emanuele II, 30 10123 Torino dmag@d-mag.it

Registrazione presso il Tribunale di Torino n. 49 del 5/10/2012

DMAG è una freepress distribuita nel circuito freecards. La rivista è bimestrale. La redazione non si assume alcuna responsabilità per eventuali variazioni di programmazione, date, eventi. DMAG è anche online www.d-mag.it

we are on :


DMAG PORTRAIT

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PORTRAIT

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Braco

I protagonisti degli Heralds of Post History sono letteralmente araldi della post-storia: nelle installazioni con le noci di cocco e gli ottoni i ritratti di Tesla, Majakvoskij e compagni sono gli abitanti ufficiali di un'isola esotica, lontana nello spazio e nel tempo, una sorta di universo parallelo del quale giunge nel nostro il risultato del loro genio, mentre la loro identità resta inconoscibile. Sono astri lontani, come i soggetti ritratti nella videoinstallazione Oltre l'Orsa Maggiore: tra le stelle cadenti di un cielo notturno cadono sui visitatori anonimi passanti, dittatori, pittori, musicisti, personalità politiche, in un esame continuo e costante sulle capacità di conoscere la storia del passato recente attraverso i volti dei suoi protagonisti.

DIMITRIJEVIĆ la storia è un Di Federica Tammarazio

ERRORE

[...] un'immagine seria e relativamente grande è più facile di una relativamente piccola e allegra Aldo Palazzeschi, Controdolore, 1913

RITRATTO DI BRACO DIMITRIJEVIĆ Paolo Mussat Sartor, 1973

Percorrere lo spazio espositivo sotterraneo della GAM con Braco Dimitrijević è un'esperienza che mette alla prova. Percorrendo lo spazio ibrido delle sale si attraversano 50 anni di lavori e ricerche, di relazioni e collaborazioni – Pistoletto, Merz, Sperone, Beuys tra gli altri - si viaggia nel tempo in una retrospettiva che dagli

esordi di Dimitrijević arriva alle ricerche più recenti. Rispetto alla vastità dei suoi lavori e alla complessità del suo codice espressivo, si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un intero dizionario linguistico dell'artista, la sintesi di un cammino che vede i suoi inizi negli anni Sessanta ed è ancora in divenire. Perciò stupisce una delle affermazioni che Dimitrijević esprime percorrendo le sale, quando afferma “Avrei voluto ancora più spazio”, ma il senso di questa istanza è subito chiaro di fronte alle sue installazioni, che sono monumenti. Nel senso originario del termine esigono il confronto con il mondo e la sfera urbana, intesi come habitat contemporaneo dell'uomo.

Il rapporto con gli spazi aperti è infatti uno dei temi centrali della ricerca di Dimitrijević, che dagli anni Settanta avvia il ciclo dei Casual Passers-by, ragionando sul

significato dell'identità e sull'uso dell'immagine della società contemporanea. I Casual Passers-by sono gigantografie, ritratti fotografici ordinari che rimandano alla neutralità delle fototessere, di soggetti anonimi, persone sconosciute incontrate per caso e fotografate. Dimitrijević dichiara la loro identità nel titolo: si tratta di passanti casualmente incontrati in un luogo e un'ora specifica la cui immagine viene presentata con le dimensioni e l'evidenza destinata solitamente a icone della cultura, della politica e della società.

Il processo di enfatizzazione dell'anonimato si traduce in uno straniamento

dell'osservatore, che posto di fronte alle immagini cerca una loro agnizione senza riuscirvi. L'esito finale è una sensazione inconscia di disagio cognitivo, perchè viene a mancare quel corto circuito di comprensione e codificazione delle immagini che connota il modo più diffuso di conoscere il reale. Se i Casual Passers-by e il Monumento a David Harper sono emblematici esempi di questa prima produzione, il rapporto tra l'immagine dell'uomo e la sua diffusione nella cultura di massa è centrale anche nella serie di installazioni Post History. In Heralds of Post History Dimitrijević ragiona sul fatto che i ritratti degli uomini illustri del passato non abbiano avuto una grande diffusione e non siano patrimonio della cultura di massa, come invece lo sono gli esiti delle loro ricerche: è raro trovare qualcuno che riconosce il volto di Malević, mentre per molti il suo nome evoca la pittura suprematista russa o almeno il Quadrato nero su fondo bianco.

CASUAL PASSER-BY I MET AT 11 09 AM, 1971, Centre George Pompidou, Paris

Per comprendere il senso di una ricerca del genere occorre mettere al centro della propria riflessione, nuovamente, la lettura che la società attuale fa dell'uso delle immagini. Al centro della riflessione di Dimitrijević c'è il rapporto tra la fama soggettiva e l'espressione della propria creatività, ovvero l'opera d'arte: pittori, musicisti, scultori, compositori i cui esiti sono considerati geniali hanno volti ignoti per i più. Il contrasto con la diffusione delle icone contemporanee - della cultura, dello sport, dello spettacolo, anche della politica - è marcato, e pertanto è la dimostrazione di una distanza storica che ha di fatto cancellato un'immagine sostituendola a uno stereotipo. In altre parole, citando Dimitrijević, “la fama ha a che fare con la politica, il talento con la natura”.

HERALDS OF POST HISTORY, 1999, Courtesy Sperone Westwater Gallery, New York

Nelle opere di Dimitrijević emerge la concezione di post-storia come un modo di conoscere e fruire dell'arte attraverso “una visione dinamica […] di annientamento di tutte le gerarchie”: occorre eliminare le distinzioni tra noto e ignoto, occorre disobbedire alla storia. In altre parole, “Non ci sono errori nella storia. La storia intera è un errore”. La sfida della camminata sotterranea con Braco Dimitrijević non è stata riconoscere i volti più o meno noti e comprendere il senso dei suoi lavori: la sfida è stata capire, alla fin fine, che non riconoscerli è ciò che deve accadere. BRACO DIMITRIJEVIĆ a cura di Danilo Eccher 16 marzo - 24 luglio 2016 GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino Via Magenta 31 – Torino


DMAG PERFORMING ARTS

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VISUAL ARTS

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ShakeTheDust

Il festival che NON

C'ERA Seeyousound International Music Film Festival Di Federico Minetti

Seeyousound è il primo festival italiano dedicato al cinema a tematica musicale. E un festival così non poteva che nascere a Torino,

città che ha visto nascere il cinema italiano e che ha una solida tradizione di festival musicali. La sua seconda edizione, tenutasi dal 25 al 28 febbraio 2016, è stata un grande e meritato successo di pubblico. L'occasione perfetta per fare una chiacchierata insieme a Federica Ceppa, project manager della rassegna, che ci ha raccontato com'è nato il... “festival che non c'era”.

dialoghi

L'idea di Seeyousound - International Music Film Festival nasce quando Maurizio Pisani, direttore del festival, e Juanita Apraez Murillo, direttore artistico, entrambi appassionati di cinema e musica e organizzatori,

sul dentro e sul

fuori

in passato, di rassegne e cineforum, decidono di ideare un festival dedicato a entrambe le loro passioni. Quello che nasce, con l'associazione Choobamba, è un variegato team di 18 persone, ognuna con il proprio bagaglio culturale e competenze organizzative e con un'idea chiara in testa: creare un nuovo festival.

Eraldo Taliano

Arriva così, con un po' di follia e tanto coraggio, nel maggio 2015, la prima edizione di Seeyousound. La location è San Salvario, con le sale

del Cineteatro Baretti e del Cinema Ambrosio. I protagonisti: tanti cortometraggi e videoclip, 6 film di rassegna, un'infinità di eventi musicali paralleli e showcase. Perchè la forza del Seeyousound si dimostra essere proprio la sua capacità di contaminazione tra le due arti. Mi racconta Federica: “Volevamo giocare con i due diversi pubblici: gli amanti del cinema e quelli della musica. Portare i primi nei locali e i secondi nelle sale cinematografiche. Spiazzarli, incuriosirli, stupirli.” E il risultato è un successo, suggellato da due eventi speciali, di classe come la Notte rossa dei videoclip, una maratona di video che ha visto la sala del Baretti piena fino a notte fonda, e il Directors Hackathon, contest di creazione di video musicali, che ha visto oltre 100 registi cimentarsi con la regia di un videoclip di un brano a sorpresa dei Two Fingerz.

L’installazione e gli ulteriori interventi all’interno ed all’esterno di “colore” si inseriscono nelle azioni di riqualificazione delle aree detentive, avviate di recente dalla Direzione della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino in occasione dell’apertura della sezione detentiva per madri con prole (ICAM) progettata dall’architetto torinese Cesare Burdese

Di Federica Tammarazio

Definire lo spazio fisico è apparentemente semplice: tridimensionalità, caratteri ambientali e artificiali. L'uomo lascia tracce nello spazio, connotandolo, facendolo proprio con qualcosa di materiale, che rimane. Quando l'artista Eraldo Taliano afferma che “la cosa, l'oggetto ha più forza delle persone”, la traccia e il rapporto spaziale tra dentro e fuori sembrano descrivere la fragile e continua ricerca di equilibrio dell'essere contemporaneo.

Dopo la prima edizione Seeyousound decide di giocare al rialzo. Invece di accontentarsi di un evento annuale, moltiplica la sua offerta. Organizza eventi, proiezioni e incontri, alcuni anche al Cinema Massimo, consolidando nel frattempo il rapporto con il Museo Nazionale del Cinema. Mi spiega Federica: “Volevamo far crescere il nostro pubblico insieme a noi, seguirlo nei locali che frequenta e parallelamente facendogli scoprire luoghi nuovi. Continuare a proporgli cose interessanti e continuare a far parlare di noi”.

Nei lavori di Taliano la relazione con lo spazio è una costante, fin dai Ritratti sottovetro degli anni Ottanta in cui con il teleobiettivo realizza scatti fotografici di persone in attesa dell'apertura della porta dei mezzi pubblici. Il binomio interno-esterno, che Taliano definisce domestico-paesaggio, è ancora più forte nel lavoro Materassi-Sindoni (1988 - 1997), in cui trasforma in dipinti le stoffe che rivestivano i letti del Cottolengo, attraverso la catalogazione di oltre cinquanta formati cromatici “con l'aiuto delle suore che mettevano da parte queste tele quando recuperavano la lana”.

Si arriva così alla seconda edizione, a febbraio. Un ricco programma di film, cortometraggi e videoclip che riempie le sale del Cinema Massimo per quattro giorni, e un'attenzione ancora maggiore agli incontri, con 3 approfondimenti dedicati al mondo delle colonne sonore e alla realtà virtuale applicata al mondo dell'entertainment. Un successo di pubblico ancora maggiore della prima edizione, che ci fa ben sperare che il Seeyousound possa diventare un appuntamento fisso del panorama torinese.

E ancora, dentro e fuori sono il centro del progetto realizzato al Carcere Minorile Ferrante Aporti con un gruppo di detenute a cui Taliano chiede di “fotografare il proprio letto”, attraverso uno sguardo libero, che in un solo caso raggiunge una visione coincidente con quella dell'artista, gli scatti di una giovane detenuta con la “vista di fronte e di profilo, che rimanda alla propria foto segnaletica”. Nel 2015 Taliano avvia il progetto Decostruzione di solido: tavoli/costellazioni VIII, realizzato all'interno della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino. Taliano lavora su uno spazio specifico del carcere torinese, l'area in cui i

La prossima edizione si terrà sempre presso le sale del Cinema Massimo, da venerdì 27 gennaio a sabato 4 febbraio 2017. Nel

frattempo, Seeyousound non starà naturalmente fermo, ma continuerà a stupirci con proiezioni, eventi e altro ancora. Insomma, stay tuned!

detenuti convergono per gli incontri con i legali, antistante e precedente i bracci, il luogo in cui tutti transitano. L'installazione, a carattere permanente, che si svolge per oltre 14 metri su quattro pareti, è costituita da due elementi: una fascia orizzontale con la ripetizione di una forma geometrica solida in differenti scale cromatiche e la scomposizione del solido in strutture bidimensionali.

SEEYOUSOUND.ORG

La figura di partenza è il romboedro tronco rappresentato nella Melancolia I di Albrecht Dürer e nel Ritratto di Luca Pacioli del veneziano Jacopo dei Barbari. Come nei dipinti rinascimentali, il solido è la pietra filosofale: l'utopia della libertà dal più grande dei vincoli, la morte.Taliano scompone il solido in forme bidimensionali che diventano altro (un mobile: la proiezione di un tavolo, la forma di una costellazione) e il colore interviene trasformando la sagoma in altre immagini, aprendo infinite possibilità. L'eternità si fa forma solida, si scompone in figure infinite e diverse, richiamando un antico gioco orientale, il quadrato delle sette astuzie, noto anche come Tangram.

Seeyoussounder

Decostruzione di solido: tavoli/costellazioni VIII, aprile 2016 5,10 x 14,05 metri stampe digitali su supporto ligneo, MDF, acrilico


DMAG PORTRAIT

LAND LORD

coinquilini musicali (a casa propria) Di Caterina Berti

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9 Un gruppo indipendente a X-Factor. Com’è successo?

Stavamo già registrando l’album, siamo stati notati durante un live e ci siamo detti “perché no?”. Il palco ci faceva gola, c’era in ballo la possibilità di lavorare e imparare molto da professionisti di spessore. Abbiamo affrontato l’esperienza senza pregiudizi, consapevoli del fatto che tra talent e mondo indie notoriamente non corre buon sangue e in molti avrebbero potuto storcere il naso. Siamo riusciti a metterci in gioco ed è stata un’esperienza importante. Ma i vostri testi sono rimasti indie: molto introspettivi, intimisti.

Cerchiamo di esprimere a parole ciò che diciamo anche in musica. Siamo molto legati a Hidden, la nostra prima canzone e il primo frutto delle nostre fatiche: avremmo potuto scrivere un album di sole Hidden, talmente tante sono state le versioni che ne abbiamo creato. Per me poi sono molto importanti anche Is that worth it? e Venice, parlano entrambe della ricerca di noi stessi. La prima parla di un sogno che ho fatto – per me era un periodo molto intenso, dovevo affrontare una scelta importante. Ho sognato che ci riuscivo, sceglievo, ma questa scelta mi lasciava “sfigurata”, al punto tale che persone a me molto care non mi riconoscevano più. Ma se la domanda è “ne vale la pena? – di fare musica, di scrivere… la risposta è sì. Venice, che tratta sempre il tema della ricerca di una propria identità, si chiama così perché è la città di Marco Polo. In questo mi ha influenzata la lettura di Le Città Invisibili, di Italo Calvino: in uno dei dialoghi tra Polo e Kublai Khan, Kublai chiede a Marco come mai parli sempre di molti posti diversi, ma mai della sua città natale. La risposta è che non è vero che non ne parla: ogni qual volta racconta di questo o quel posto, Venezia ritorna in quello che dice. Registrare un album per me, per noi, è fare ricerca. Una che è un viaggio alla scoperta di ciò che siamo. Il tema di questo numero di DMAG è “futurismi”. Che cosa ti viene in mente?

Forme uniche nella continuità dello spazio, di Boccioni. Penso a questa figura umana che sembra mutare ad ogni passo. Il mutamento, la paura di cambiare sono parte di noi. Ma è una paura che, se non si affronta, non ci fa crescere. X Factor per noi è stato così: una cosa diversa. Non ci ha snaturati ma ci ha permesso di imparare molte cose nuove, ci ha arricchiti. Per fortuna.Altrimenti non avremmo avuto la voglia di tornare a scrivere. Dove vi vedremo prossimamente?

I Landlord vengono da Rimini. Con Aside (2016) hanno cercato e costruito la loro casa musicale: un misto di elettronica, ambient e musica sinfonica. Francesca – la voce e le tastiere del gruppo – ci racconta origine e futuro di un progetto nato alla ricerca di una nuova identità musicale. Come vi siete formati?

Oltre alle date che abbiamo già in programma - il 6 Maggio al Tender di Firenze e il 13 a Roma al Monk, abbiamo da poco ricevuto una notizia bellissima: saremo allo Sziget Festival di Budapest il 14 Agosto! Abbiamo anche in programma di tornare a registrare. Stiamo continuando a scrivere, abbiamo anche molto materiale che è rimasto fuori da Aside. Un pensiero, una canzone, una suggestione che lasciate ai lettori di DMAG?

Ovviamente lasciamo Aside! E poi anche The North Borders dei Bonobo. Specialmente la prima traccia, First Fires.

Siamo nati a settembre 2012. Gianluca suonava già in un altro gruppo insieme a Luca, ma sentiva il bisogno di fare qualcosa di diverso. Dopo una pausa di riflessione, cominciò a pensare di voler inserire un pianoforte e una voce femminile, e qui arrivo io – Luca mi conosceva già. Il nostro batterista, Lorenzo, si è aggiunto per destino: passò per la sala prove una sera – usavamo la stessa e doveva recuperare dei piatti che aveva lasciato lì. L’abbiamo invitato a provare con noi. Si è seduto sullo sgabellino e non si è più alzato. E che ci dici del vostro nome?

Anche in questo caso, è stato un misto di caso e progetto: ascoltando The importante of Being Idle, degli Oasis, Gianluca era rimasto colpito da questa parola, dalla sua sonorità. Landlord letteralmente significa “padrone di casa”.Venivamo tutti da esperienze musicali precedenti, formazioni in cui non avevamo potuto fare musica come avremmo voluto. Ci piaceva dunque l’idea di tornare ad essere padroni della nostra “casa musicale”. In un certo senso, poi, essendo il Landlord colui che la casa l’affitta, abbiamo pensato che poteva essere una casa nostra, ma condivisa. Com’è questa vostra “casa musicale”? Come definite la vostra musica?

Quando siamo nati, ognuno di noi aveva alle spalle esperienze artistiche e ascolti diversi. La nostra musica è un misto di sinfonica, ambient ed elettronica, ci è voluto un anno intero per trovare il sound giusto, nostro. Siamo partiti sapendo dove volevamo arrivare – nella nostra mente c’erano Bon Iver e gli altri lavori di Justin Vernon, i Daughter, il primo album dei London Grammar e le produzioni elettroniche di John Hopkins - ma non sapevamo come fare. Abbiamo lavorato per tentativi, spesso senza plug-in. Lungo la strada, abbiamo avuto la fortuna di incontrare e collaborare con Federico Mecozzi, un violinista che ha lavorato molto con Ludovico Einaudi. Un pezzo alla volta, abbiamo aggiunto la musica sinfonica all’elettronica, e abbiamo coinvolto Luca Sarti per chiudere l’arrangiamento. C’è voluto un anno per trovare il sound, un anno per registrare. Il risultato è Aside: un EP completamente autoprodotto. Raccontaci Aside.

La musica che facciamo non è esattamente mainstream. Abbiamo scelto di chiamare l’EP Aside proprio per questo: sono cinque canzoni, una manciata di minuti. Eppure è un mondo a parte, solo nostro. C’è poi anche un altro gioco di parole: Aside si può anche leggere come “a side”: solo una parte della musica che abbiamo già scritto, che stiamo scrivendo. Chi scrive? Come mai per i testi avete scelto l’inglese?

La musica la scriviamo insieme, di solito a partire da una base di Gianluca. Le parole invece sono mie e di Luca. Abbiamo scelto l’inglese per sonorità, metrica, stile… L’italiano non accoglie bene le ripetizioni e una canzone come Hidden, per esempio, non si sarebbe potuta fare. Ovviamente vorremo anche rivolgerci ad un pubblico fuori dai confini nazionali, ma non abbiamo rinunciato all’italiano. Arriverà il momento giusto anche per quello.Tutto cambia, all’inizio il nostro processo creativo era a senso unico: prima la musica, poi i testi. La nostra esperienza a X Factor però ha avuto conseguenze impreviste e ora succede sempre più spesso che si parta dalle parole!

PORTRAIT

Immagini di Andrea Valentini

I LANDLORD sono Francesca Pianini Mazzucchetti, Gianluca Morelli, Luca Montanari e Lorenzo Amati. Da Rimini a X-Factor, e poi di nuovo a Rimini, il 25 marzo è uscito Aside per Inri Torino, il loro primo EP autoprodotto. LANDLORDBAND.COM/ FACEBOOK.COM/MUSICLANDLORD/


DMAG VISUAL ARTS

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truly

DESIGN Truth depends on where you see it from Tutto cambia quando cambia la prospettiva

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La Fabbrica

dell'Euritmia Gia van den Akker e l'arte di movimento dell'intuizione

di Irene Perino di Antonio Raciti

La credenza che la realtà che ognuno vede sia l'unica realtà è la più pericolosa di tutte le illusioni. Paul Watzlawick E lo sa bene il collettivo artistico Truly Design che declina in chiave contemporanea il concetto rinascimentale dell’anamorfosi, fenomeno

molto in voga nel XVI e XVII secolo e studiato da artisti come Leonardo Da Vinci e Hans Holbein.

All’interno del Museo Ettore Fico, scopriamo che rapporto hanno lo

spazio urbano e l’astrazione geometrica, ricerca alla base del lavoro del collettivo nato alla fine del 2007 dall’unione di quattro artisti urbani attivi già dal 1996. Sono Mauro149, Rems182, Mach505 e Ninja1, appassionati di graffiti e grafica che studiano l’anamorfismo e le sue interazioni con l’architettura industriale. Nelle sale del Museo Ettore Fico, nato dalla metamorfosi di uno spazio industriale dismesso, immagini geometriche visionarie accolgono lo spettatore. E’ proprio vero: la verità dipende da dove la guardi. Il titolo della mostra spiega tutto. Forme geometriche dipinte direttamente sui muri del museo appaiono a prima vista come prive di significato. Sono scomposte e sconnesse e non mostrano alcune verità. Poi, all’improvviso, la scoperta. La verità esiste, si ricompone. Anzi, si riforma. Ponendosi in punti precisi della stanza infatti, l’opera d’arte appare a chi la sa osservare, ricomponendosi pezzo per pezzo, in un’esperienza unica ed immersiva. La verità appare e poi scompare. La realtà che ci circonda dà e toglie, racconta e distorce, sembra mentirci e poi ci stupisce. Questione di punti di vista, di giochi prospettici che mettono in relazione il MEF con l’astrazione anamorfica che viaggia nel tempo e dal Rinascimento riappare nella sale di un museo in cui dialogano moderno e contemporaneo, arte e industria, centro e periferia. Le tre anamorfosi di Truly Design vi attendono all’interno del MEF.

La storia della loro nascita è raccontata da un video in time laps, in mostra con i bozzetti grafici originali nella caffetteria bistrot. Perché è proprio quando siamo convinti di sapere qualcosa che dobbiamo cambiare prospettiva. E, con questo suggerimento in mente, non resta altro da fare che immergersi nel Rinascimento contemporaneo creato dal collettivo artistico in Barriera di Milano, in un luogo che non ha paura di cambiare, contaminarsi e ri-formarsi. E poi formare.

Nel piccolo e suggestivo borgo di Cortiglione d'Asti - l'antica Corticelle - i

commercianti avevano lasciato gli scaffali vuoti e impolverati e i muri delle case disabitate parevano attutire le raffiche di vento sulle persiane attonite. Nonostante si percepisse il fermento che un tempo animava il paese, il torpore pareva confermare la totale tranquillità del luogo, almeno fino a una decina di anni fa quando Gia van den Akker ha occupato gli spazi dismessi di un'azienda che per vent'anni ha prodotto pezzi plastici per l'indotto Fiat: una cucina minuscola dall'atmosfera timidamente familiare, un ufficio che

ospitava più scartoffie che padroni e un'enorme sala automatizzata illuminata dal riflesso del sole sulle colline circostanti. La Fabbrica è uno studio spazioso che si snoda all'interno di una piccola corte coperta e tremendamente industriale. Un contenitore perfetto per essere riempito da un linguaggio e da suono visibile: quello dell'Euritmia, l'arte di movimento dell'intuizione che si differenzia dalla danza per la sua potenza di coinvolgimento dell'anima. Una movenza del corpo che non si limita a restare attaccata ad esso ma diventando viva dona vitalità allo spazio che la circonda. Gia ha un curriculum da insegnate e autrice e ha studiato con maestri riconosciuti come Werner Barfod in Olanda, Else Klink a Stoccarda e Elena Zuccoli a Dornach, fino al conseguimento, nel 2010, del Master in Euritmia Artistica. In quasi dieci anni di workshop e corsi tematici, l'euritmista Olandese ha attirato nel suo laboratorio astigiano artisti, studenti e appassionati da tutta Europa, e con il suo sorriso sincero e “diversamente” nordico è riuscita a simpatizzare anche con gli abitanti del paese, che la seguono assiduamente aspettando i suoi saggi come una festa patronale. E poco importa se le performances che Gia e i suoi allievi compiono sono basate sull'indagine dei movimenti della laringe e la ricerca del suono armonico affrontata da Rudolf Steiner all'inizio del Novecento, quel che conta per il pubblico è come la visione esteriore riesca a diventare un semplice mezzo e introduca a un'altra sfera che, al di là del gesto, irradia vita. Un tacito esempio del talento di Gia e della potenza della sua ricerca è Tracce, uno spettacolo di danza, musica, suoni e luci orchestrati euritmicamente. Basate sulla fiaba dei fratelli Grimm “Hansel e Gretel”, le coreografie si snodano in una traccia di emozioni ed intenzioni giocate nello spazio e nel tempo. Una storia individuale e universale dove per uno che ha perso la casa, c'è un altro che l'ha trovata in sé stesso. Un viaggio di nuove visioni e prospettive differenti. Be Present II, che si svolgerà a fine luglio, offrirà la possibilità di muovere i primi passi nell'euritmia anche alle famiglie che vogliano condividere quest'esperienza con i propri figli. Il tema di quest'anno sarà “esercitare il futuro conoscendo il passato per essere presenti oggi”: come per La Fabbrica, un pezzo della nostra storia, passata e futura, che Gia ci sta permettendo di non dimenticare oggi. GIAVANDENAKKER.COM

Dall’alto in basso: SHAPE OF THINGS, 2016, MEF THE-COLOUR-AND-THE-SHAPE, 2016, MEF

Forum14

PERFORMING ARTS / STORYTELLING

NUOVE paure ,

vecchie

APOCALISSI Fra zombie e teocrazie dei futuri letterari di Danilo Zagaria “Fare previsioni è una cosa molto difficile, specialmente se queste riguardano il futuro”. Così amava scherzare il premio Nobel per la fisica Neils Bohr. Formulare

congetture non è compito degli scrittori, ma il fare letterario è animato in ogni sua forma dalla tendenza a porsi sfide e propositi smisurati. Senza di essi, la funzione narrativa perde spessore e rallenta, impossibilitata com’è a suscitare interrogativi, a inquietare e a stuzzicare la sensibilità e le intelligenze dei lettori. Discostare lo sguardo dalla realtà per poterla raccontare meglio è un escamotage adottato da intere generazioni di scrittori, specialmente nell’ultimo centinaio di

anni. Esplorare i mondi possibili attraverso la narrazione è servito più volte da monito alla popolazione, grazie alla capacità che i libri possiedono di enfatizzare le reazioni emotive e di mettere in moto i meccanismi dell’empatia. Che cosa vede la narrativa odierna

nel futuro del nostro mondo? Quali temi sono pervasivi e rilevanti al punto da mobilitare l’immaginazione degli autori?

All’attenuarsi della preoccupazione causata dalla crisi economica, nell’ultimo anno la lancetta del nervosismo popolare si è posizionata sulla paura del terrorismo e della instabilità geopolitica generata dall’ascesa di numerosi gruppi e governi totalitari di matrice islamista. In romanzi di varia provenienza il fenomeno ha riportato in auge la distopia orwelliana, ricostruendola su coordinate moderne. Fanno parte di questo filone il discusso Sottomissione di Michel Houellebecq, in cui un partito islamico vince le elezioni francesi del 2022, e 2084. La fine del mondo dello scrittore algerino Boualem Sansal, caratterizzato da una revisione teocratica del famoso testo di Orwell. In entrambi i casi, seppur con notevoli differenze, questi romanzi tratteggiano futuri in cui il ritorno delle ideologie forti di stampo religioso è la minaccia principale alla libertà individuale e sociale.

Ben diversa, e ben più catastrofica, è la visione presentata dai romanzi che portano avanti la lunga tradizione di narrativa post-apocalittica. La figura dello zombie resta predominante e spesso è associata a eventi pandemici di origine ignota. Sull’onda del successo ottenuto dal serial televisivo americano The Walking Dead e dai suoi numerosi epigoni e imitatori, molti romanzi hanno tentato di esplorare il tema. Sia in World War Z. La guerra mondiale degli zombie di Max Brooks, cronaca di una devastante epidemia sconosciuta raccontata mediante interviste, sia in L’arte della guerra zombie di Aleksandar Hemon, autore che ha fatto di protagonisti apolidi ed emigranti il suo punto di forza, è impossibile non leggere fra le righe le paure generate dai movimenti di masse umane e dalle malattie di fronte alle quali l’uomo si sente impotente e prossimo al collasso. Numerosi autori del passato hanno tentato di esplorare attraverso i loro libri le reazioni di Homo sapiens di fronte alle catastrofi, con l’intento di parlare più alle emozioni e meno alla politica. Da J. G. Ballard e Philip K. Dick ai moderni narratori dei futurismi umani, appare chiaro che romanzi e racconti riescono laddove altri tipi di immaginazione falliscono. Come scrisse l’autore di Ubik: “I dolori peggiori non ti piovono addosso da un pianeta remoto, ma dalle profondità del cuore”. Il futuro, ancora e soprattutto oggi, non è tanto la sede del trionfo tecno-scientifico, ma il palcoscenico narrativo migliore per esplorare tutto ciò che del presente ci spaventa.


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CAPPADONIA

Orecchie da elefante (Brutture Moderne/Audioglobe) Cappadonia è un autore polistrumentista che nell’ultimo decennio ha partecipato in veste di musicista a numerosi progetti interessanti del panorama musicale indipendente italiano (Sick Tamburo, Gli Avvoltoi Aura, etc.). Il suo esordio targato Brutture Moderne/Audioglobe esce il 22 aprile, si intitola Orecchi da elefante ed è il frutto della collaborazione con Alessandro Alosi de Il Pan del Diavolo, che lo ha prodotto e ne ha co-firmato alcuni brani. Un disco che in realtà si allontana molto dalle sonorità della band di Alosi, così come dalle sonorità italiche, ma che si orienta invece verso sonorità brit-folk: chitarroni acustici spennati e riff semplici ma diretti che rimangono subito impressi. Cappadonia con Orecchie da elefante descrive le fasi di un cambiamento, una rinascita personale, in cui le nove canzoni che compongono il disco rappresentano le tappe che l’artista ha percorso per arrivare ad abbandonare una situazione di pesantezza in virtù di una nuova, priva di fardelli e più serena. Una vena malinconica tipicamente british fa da padrona nell’intero disco, richiamando alla mente alcuni mostri sacri del folk inglese quali REM, Stereophonics, Supergrass. Un esordio ben prodotto, ottimamente arrangiato e che fa presagire ottimi sviluppi per il cantautore-polistrumentista siciliano.

MUSIC a cura di Nico

ENTERTAINMENT

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STREAM

FABRIZIO TAVERNELLI Fantacoscienza (Lo Scafandro)

La terza prova discografica solista di Fabrizio Tavernelli si intitola Fantacoscienza, neologismo coniato dal critico cinematografico Callisto Consulich per identificare l’arte e la scienza che esplorano i parallelismi ed i punti di contatto tra lo spazio esterno inteso come cosmo e lo spazio interiore della coscienza. Un concetto complesso e articolato di cui c’è poco materiale in rete, ma di cui il nuovo album di Tavernelli, uscito il 22 aprile per l’etichetta Lo Scafandro, è un trattato approfondito. Il disco dell’artista emiliano è infatti un vero e proprio concept album sull’argomento, e segue la “scia chimica” del disco degli AFA del 1996 Nomade Psichico e del precedente lavoro solista Volare Basso, in cui affronta “un’odissea nei luoghi inesplorati dell'animo, della nostra coscienza”. Musicalmente parlando, in Fantacoscienza si avverte chiaramente la lunga esperienza di Tavernelli, che oltre ad essere fondatore degli AFA (Acid Folk Alleanza), ha anche collaborato con il Consorzio Suonatori Indipendenti, ideato il progetto Materiale Resistente (rilettura dei canti della Resistenza a cui è seguita la produzione di una compilation, un film e un libro) e molto altro ancora. Il disco poggia le basi su solide sonorità post-rock e new-wave, con incursioni sperimentali dense di suoni elettronici e campioni mistici, su cui spicca la voce dell’artista emiliano. Fantacoscienza è un disco complicato che esplora un mondo criptico e affascinante, che va compreso e studiato, è un’avventura ricca di sonorità, ma con una direzione ben precisa.


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STORYTELLING

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BAZINGA!

BY THE EBOOK

un viaggio alla scoperta di nicchie editoriali

nuove pagine digitali a cura di Caterina Berti

a cura di Francesco Sparacino

L’ESORDIO CARLO LOFORTI

Appalermo, Appalermo! Baldini e Castoldi, euro 16

CITY teller Vivere

viaggiare leggendo Leggere è viaggiare: con la mente, e talvolta per davvero. Nasce da quest'idea Cityteller, il social dedicato a chi ama leggere ed ama esplorare: città, quartieri, regioni, edifici e monumenti. Cityteller è una piattaforma Social dedicata a chi ama leggere, viaggiare e anche raccontare. Me la sono fatta raccontare da Fabrizio Parodi, founder e developer. Cos’è Cityteller?

Cityteller è un progetto che racconta il territorio attraverso la letteratura. È un’app che permette di esplorare e raccontare le città attraverso i tuoi libri: se ami leggere puoi geolocalizzare citazioni che riguardano un luogo o un paesaggio – oppure puoi scoprire o rileggere i tuoi viaggi attraverso le parole degli autori che ne hanno parlato. Cityteller vive di partecipazione: non potrebbe esistere senza i contenuti realizzati dalla community. Abbiamo già una buona base d'utenza: ad oggi sono più di 3000 le citazioni raccolte e localizzate. Com’è nata l'idea?

Ho studiato architettura, amo letteratura e lettura e coltivo una grande passione per il territorio. Ho un grande interesse per la tecnologia che sì, ormai è dappertutto. Mi piaceva l’idea di utilizzarla in modo sensato. Da qui sono partito per mettere a punto uno strumento che permetta di scoprire una moltitudine di luoghi attorno a noi. Le nostre città, raccontate da vari scrittori. Per vivere l’emozione della lettura, nel posto esatto che ci racconta. Parli di territorio e di città. Cityteller è piú Cartago delenda est oppure Quel ramo del Lago di Como…?

Entrambe! Ci chiamiamo City-teller, ma vogliamo parlare anche di territorio, paesaggio: abbiamo raccontato di baite sperdute in montagna, di monumenti… abbiamo collaborato con la Banca d’Alba per creare dei percorsi geo-letterari su Beppe Fenoglio, e raccontare un’intera regione. Spiegami: come funziona?

Cityteller può essere utilizzato in due modi: per fruire della narrazione, nel luogo descritto - oppure da “cityteller”, per l'appunto, contribuendo alla crescente lista di citazioni. È necessario registrarsi - servono nome, cognome e e-mail - poi è possibile iniziare navigare o contribuire. Le citazioni si inviano indicando autore, titolo dell’opera e una fotografia del passaggio selezionato - nel caso degli eBook valgono anche screenshot del telefono o del tablet. Il tutto tramite app, via mail o sui nostri canali social. Ogni citazione viene vagliata dalla redazione per pertinenza e per correttezza, ma non c’è una selezione all’ingresso su genere (anche un post su un blog è una forma di letteratura), autore o opera. E come ve la cavate con il diritto d’autore?

Bene. Ci avvaliamo del sostegno e della collaborazione con le case editrici, a cui ovviamente interessa aggiungere un nuovo punto d’ingresso alla lettura.E poi raccogliamo citazioni brevi - a volte condensiamo, avvicinando frammenti di testo che non erano per forza contigui nell’originale curandoci, ovviamente, di mantenere la più alta fedeltà possibile all’intento dell’autore.

Mimmo Calò ha 44 anni, un passato da commentatore delle partite del Palermo, una donna che spesso trascura e una passione smodata per le aste giudiziarie. E proprio dopo l’acquisto di un piccolo locale all’asta arriva l’idea di aprire una sfincioneria. Mimmo però non ha messo in conto troppe cose: le beghe burocratiche, gli abusivi che gli fregano i clienti, i debiti che si accumulano, le visite di piccoli boss locali, e la sfiga, tanta sfiga. All’improvviso è come se la sua città decidesse di mostrargli i propri mali tutti in una volta. Ma proprio quando la vita di Mimmo sembra precipitare, arriverà un’inattesa e rocambolesca ancora di salvezza.

Cityteller racconta Il territorio attraverso la letteratura: ma anche i luoghi, come la parola scritta, possono essere finzione. Penso alla città di K. di Agota Kristzof, o alle città invisibili di Italo Calvino… possono essere mappati su Cityteller?

No. Vogliamo raccontare luoghi alle persone che li vivono o che vogliono visitarli. Per questo abbiamo previsto la possibilità di esplorare ciò che ci circonda attraverso la geolocalizzazione, o attraverso una ricerca. E abbiamo escluso Narnia. Mappiamo invece brani che sembrano descrivere luoghi fittizi, ma raccontano in realtà edifici e situazioni reali. Mi viene in mente la Vigàta di Camilleri o Giorgio Faletti, che parla di uno stadio nella pianura padana che in realtà è lo stadio di Asti. Si tratta ovviamente di progetti portati avanti dalla redazione.

e fare

libri in

AMERICA

Intervista a Giulio D’Antona

L’app è disponibile solo in italiano?

No! La piattaforma è completamente navigabile anche in inglese. Al momento il 90% delle citazioni è in italiano, il 10% restante in inglese - di queste fanno parte molti brani di Fenoglio, grazie alla collaborazione con la città di Alba e alcune associazioni culturali locali. Siamo aperti a tutte le lingue del mondo. Non ci poniamo limiti linguistici o geografici. Per ora, però, puntiamo soprattutto ad ottenere una buona forza sul territorio italiano. Leggo una citazione su Torino e mi viene voglia di scoprire l'intero libro. Posso comprarlo attraverso l'app - ordinandolo su Kobo o Amazon?

Abbiamo integrato gli e-commerce delle case editrici con cui collaboriamo. In più, collaboriamo con un altro progetto start-up italiano molto interessante: Libricity, che permette di trovare la libreria più vicina a te che vende il libro che stai cercando. Il tema di questo numero di DMAG è futurismi. Che cosa ti dice questa parola? Qual è il futuro del progetto?

Il nostro futuro - e anche un po’ il nostro futurismo - è mappare il mondo! Inoltre progettiamo di ampliare servizio, aggiungendo altri media, altri tipi di narrazione: il cinema, la fotografia, la musica… Collaboriamo con il Museo del Cinema di Torino, che ci ha già fornito molto materiale. Vorremmo anche integrare citazioni vocali: registrazioni che ci permettano di ascoltare la musicalità del linguaggio - parallelamente e non in sostituzione alla parola scritta. Vogliamo creare un modo alternativo di fruire della letteratura, offrire molteplici visioni di uno stesso luogo. Senza lottare con le case editrici, ma lavorando con loro. E, sempre di più, anche con realtà locali dedicate al turismo culturale. Cityteller nasce nel 2013 dalla mente di Fabrizio Parodi. Prima chimico, poi architetto e infine programmatore, gli piace costruire cose con materiali di tutte le dimensioni e qualità - molecole o stringhe di codice. Lo affiancano Lorena Petriccione, Filippo Ghisi e Grabriele Orlandi. Aspettate una nuova versione entro l’anno. FACEBOOK.COM/CITYTELLER/ CITYTELLER.IT/

Se negli ultimi due anni avete sfogliato un numero di Topolino, probabilmente avete letto una storia scritta da Giulio D’Antona. Se seguite Pagina99, L’Espresso o IL, è facile che vi siate imbattuti in un suo articolo culturale. Giulio ha pubblicato racconti e creato riviste letterarie: in un ambiente apparentemente statico, ma in realtà in continua trasformazione, ha sempre saputo trovare il miglior punto d’osservazione, avere il tempismo giusto per capire quando, come e dove spostarsi alla ricerca di storie da approfondire. Nell’estate del 2014 sembrava evidente che avesse piantato le tende a Milano, invece ha preso le sue cose e ha deciso di andare a scoprire che aria tirasse a New York. L’idea era di mettere insieme una rubrica di interviste a vari scrittori americani, man mano che aumentavano gli incontri è nata però l’esigenza di allargare la prospettiva, indagare a fondo il settore editoriale USA. Ha parlato con librai, editori, critici, agenti letterari, direttori di riviste. Il risultato è il reportage Non è un mestiere per scrittori (Vivere e fare libri in America), uscito il 31 marzo per minimum fax. Dal tuo libro emerge subito quanto New York sia piena di aspiranti scrittori. Nei bar, nei parchi, in biblioteca, nell’appartamento al piano di sopra: c’è sempre qualcuno che sta scrivendo il suo romanzo e se hai un po’ d’occhio lo riconosci. In Italia ci sono eserciti di aspiranti scrittori, ma leggendo mi sono fatto l’idea che le due categorie siano distanti tra loro.

Negli Stati Uniti è come se ci fosse una preparazione diversa anche all’aspirazione letteraria. Chi comincia a cercare di pubblicare — generalmente, mediamente, genericamente — ha fatto le sue ricerche e i suoi studi e ha un piano. Dipende forse da due fattori: gli agenti e le scuole di scrittura. I primi si prendono immediatamente cura degli autori, instradandoli in quello che dovrebbe essere il futuro migliore per loro. Le seconde li preparano a una professionalità non scontata. In Italia c’è molta più libertà d’azione, probabilmente, ma anche molta meno informazione.

A New York cerchi ripetutamente di entrare in contatto con Philip Roth e intervistarlo. L’impresa si rivela impossibile, in compenso incontri decine di autori e personaggi straordinari. C’è un episodio in questo senso che ha avuto sviluppi inattesi?

Per me è tutto un grande episodio rocambolesco. Ho avuto parecchia fortuna e forse ci ho messo molta più energia di quella che pensavo di metterci. Il risvolto più inatteso che mi viene in mente ora è che alla fine, a libro in stampa, Roth l’ho incontrato due volte. La seconda a casa sua per una chiacchierata a tu per tu. Siccome non volevo presentarmi a mani vuote sono andato nel Bronx (da casa mia a Brooklyn sono circa quarantacinque minuti di metropolitana) a comprargli del caffè italiano sotto consiglio di un paio di amici in comune. La prima cosa che mi ha detto, ancora sulla porta, è stata: “Non bevo caffè”.

CARLO LOFORTI è nato nel 1987 a Palermo, ha lavorato come autore per web e cinema. Con Appalermo, Appalermo! (prima intitolato Il calcio è un bastardo) è stato finalista al Premio Italo Calvino 2015.

LE NOVITÀ

È come se negli Stati Uniti tutti fossero in attesa del nuovo Grande Romanzo Americano, che invece non arriva. Facciamo finta che esattamente in questo momento qualcuno lo stia scrivendo a New York. In quale quartiere sarebbe ambientato?

Forse, come suggerisce Nick Butler, non starebbe a New York, ma fuori da qualche parte dove c’è la “vera America”. New York è una città strana, densa di un’ispirazione difficilmente replicabile e difficilmente romanzabile. Se ci pensi i grandi romanzi newyorchesi sono dal punto di vista di chi New York la vede per la prima volta o di chi non riesce a concepirne la grandezza. Chiunque abbia tentato un affresco completo ha, in qualche modo, fallito. Il Grande Romanzo Americano potrebbe venire dalle campagne, dalle frontiere, dalle città di provincia.

STEVE HOCKENSMITH Elementare, cowboy CasaSirio, pp. 372 euro 18

In uno degli ultimi capitoli di Non è un mestiere per scrittori ti soffermi su alcuni progetti editoriali minuscoli e sul concetto di “realtà funzionante” pur al di fuori del circuito dei grandi gruppi. Quali premesse sono necessarie perché un editore, pur piccolissimo, sia a tutti gli effetti “funzionante”?

ROGER ROSENBLATT Una nuova vita Nutrimenti, pp. 128 euro 15

È molto semplice: con la sua attività dovrebbe riuscire a rimanere sul mercato, produrre e vendere libri e fare utili (o per lo meno non fallire). Come ogni attività commerciale sensata. Cos’è che ancora l’Italia non ha imparato e farebbe bene a imparare presto dall’industria editoriale/culturale americana?

In molti casi l’industria italiana è restia a considerarsi un’industria (penso soprattutto alle realtà indipendenti, importantissime per il nostro sviluppo culturale dal momento che i grandi gruppi si sono incagliati proprio tra i risvolti industriali) e si confonde in preda a un fervore ideologico per cui è più importante fare letteratura che fare buona letteratura. Ecco, un po’ di distacco professionale non guasterebbe. Però d’altra parte la macchina americana spesso sacrifica la meraviglia in favore della produttività, senza considerare che anche per loro l’indipendente è il futuro (i grandi best-seller degli ultimi anni vengono da piccoli e medi editori).

DEMETRIO PAOLIN Conforme alla gloria Voland, pp. 393 euro 18

CARLO SPERDUTI Sottrazione Gorilla Sapiens, pp. 160 euro 14


DMAG STORYTELLING

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GREEN THINKING

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PHILSHAKE

NATOURS percorsi ideali per la conservazione della biodiversità

concetti a pezzi

a cura di Philosophy Kitchen

a cura di Franco Andreone

rivista di filosofia contemporanea

francoandreone.it

philosophykitchen.com

FUTU RISMI di Danilo Zagaria Nel corso dei secoli di storia umana, la posizione di Homo sapiens non è mai stata messa in discussione. Elevato al di sopra del mondo e posto

idealmente al suo centro, l’uomo si è impossessato di una nicchia privilegiata dalla quale dominare, misurare e utilizzare a suo piacimento spazio e materia vivente. Prese le distanze dall’altro animale e forte della sua tecnologia, l’essere umano si è piazzato al posto di guida, al sicuro da ogni possibile contaminazione, talmente influente sul Pianeta da diventare una “forza geologica”; oggi viviamo, infatti, nell’Antropocene, l’età dell’uomo. Da una posizione privilegiata e apparentemente inattaccabile, l’uomo

ha tuttavia dovuto osservare il concretizzarsi dell’epoca postmoderna, foriera di frammentazione e contraddistinta dalla critica di quell’antropocentrismo proprio dei secoli precedenti. Prendendo spunto dalle drastiche trasformazioni in atto, nuovi percorsi che conducono a concezioni dell’umano mai prima d’ora contemplate hanno iniziato a prendere forma innanzi a noi.

La prima di queste scaturisce da una fascinazione per l’ibridazione uomo-macchina, una possibilità divenuta realtà con lo sviluppo della tecnologia

nel corso del Novecento e alla quale si è aggiunta la spinta creativa della narrazione fantascientifica e della ricerca artistica. È il transumanismo, corrente che pone enorme fiducia nella tecnica, con la speranza che questa possa, in un futuro ormai prossimo, porre fine alla decadenza dovuta alla corporeità umana grazie al supporto tecnologico, aprendo così nuovi orizzonti evolutivi per la nostra specie. Ibernazione, nanotecnologie, robotica e trasferimento della mente su computer sono soltanto alcune delle sfide transumaniste, atte a liberare l’uomo dal suo corpo e dalla morte di quest’ultimo, trasformandolo a tutti gli effetti in un cyborg. Laddove i fautori del transumanismo identificano il punto debole di Homo sapiens, i postumanisti trovano le risorse che potrebbero riportare l’uomo a contatto con l’altro, immerso nella rete del mondo dove tuttora risediamo. Il postumano suggerisce un ritorno alla corporeità e alla sua intrinseca capacità di correlazione con il vivente, peculiarità che da sempre gli esseri

umani possiedono e agiscono. Ciò che caratterizza l’uomo non è tanto la sua capacità di dominare le forme viventi e la materia con la tecnica, bensì è la naturale propensione all’ibridazione e alla formazione di relazioni mutualistiche di cui quella con l’animale è l’esempio più concreto. Se il transumano propone in una nuova ricetta vecchi schemi separativi, il postumano vuole ricondurre l’uomo all’interno della ragnatela di relazioni che è in grado di costruire, forte della sua tendenza alla virtualità e alla simbiosi con l’altro.

Di qualunque natura essi siano, i futuri(smi) in cui l’uomo si sta addentrando pongono in evidenza l’emergere o il ritorno di altri attori sul palcoscenico del mondo, spazio in cui l’uomo non sarà più padrone, ma attivo co-protagonista.

ingoiamo

il ROSPO

Con il termine biodiversità si intendono tante cose. Tralasciando l’aspetto gastronomico legato al Salone del gusto ecc., il naturalista ortodosso normalmente considera la biodiversità coincidente con il numero di specie (animali o vegetali) presenti in una determinata area. La perdita di specie (estinzione) e di biodiversità è forse la più grande catastrofe che stiamo vivendo, anche se spesso non ce ne accorgiamo: fra le cause principali della stessa pensiamo all’alterazione degli habitat, all’inquinamento, al prelievo. Più raramente consideriamo le specie aliene o invasive come causa importante di estinzione. Sarà per il senso animalistico che alberga un po’ in tutti noi, ma pensare al “puccioso” scoiattolo grigio americano che oramai popola la nostra Torino come ad una causa di estinzione ci viene un po’ difficile.

Io poi mi trovo in imbarazzo a parlare di un altro caso emblematico che mi tormenta. Sono appena tornato dal Madagascar, terra dove consacro parte importante della mia attività di biologo della conservazione. Là ho contribuito a varare un piano d’azione per salvaguardare la sua ricchissima fauna di anfibi: circa 500 sono le specie di rane che vivono solo sull’isola, prodotto squisito dell’evoluzione e dell’adattamento all’ambiente. Già queste specie avevano un bel po’ di difficoltà a sopravvivere in un paese dove la deforestazione è ai massimi storici (l’80% della copertura originaria è ormai persa). Non ci voleva proprio che arrivasse anche il cugino invadente.

La multinazionale Sheritt ha, negli anni passati, realizzato una delle più grandi opere che mente umana ricordi. Una grande cava a

cielo aperto per estrarre una quantità enorme di nichel e di cobalto. Già non bastava che per fare arrivare questo ben di dio di materiale estratto al porto di Toamasina sulla costa fosse necessario sverginare ben 220 km di territorio, buona parte nella foresta pluviale. Nei traffici e nei commerci che hanno accompagnato la realizzazione della cava sono riusciti a importare (nei container con materiale proveniente dalla Tailandia) almeno una coppia del rospo asiatico Duttaphrynus melanostictus, in malagasy denominato “radaka boka” (rospo lebbroso, un nome un programma).

Questi due nuovi Adamo ed Eva batraci sono riusciti a colonizzare un’ampia area, favoriti dalla loro capacità di adattamento e dalla riproduzione

esponenziale (ogni femmina depone fino a 40000 uova, più volte all’anno). Ora il rospo asiatico è presente in buona parte di Toamasina ed è pronto a compiere il “balzo in avanti” per colonizzare tutta l’isola. Quando ciò avverrà sarà, purtroppo, un’immane tragedia. Per trasformare il “quando” in “se” bisognerebbe attuare una radicale eradicazione.Vale a dire eutanasizzare milioni di esemplari. Come farlo lo hanno stabilito esperti neozelandesi all’avanguardia nel trattamento delle invasioni biologiche. Però la cifra stimata per questa azione è valutabile circa 10 milioni di dollari. In qualche modo un affronto per un paese dove il problema è la sopravvivenza e dove mediamente si guadagna (ad essere ottimisti) 2 dollari al dì. Spendere per eliminare un rospo, quando allo stesso tempo si parla di salvaguardare gli anfibi endemici del Madagascar è difficile. Quasi impossibile, purtroppo.

Il rospo asiatico alieno che sta invadendo il Madagascar Foto di F. Andreone


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SaiSEI

Tutto questo accade nell’e-workshop narrativo: Sai chi sei online? Cos’è esattamente un e-workshop narrativo? È la mia

proposta per una formazione e-learning che insegni intrattenendo, risultando così più interessante e coinvolgente rispetto alla formazione a distanza tradizionale (almeno questo è l’ambizioso obiettivo che spero di aver raggiunto!). È un laboratorio esperienziale online basato sullo storytelling, che, trasformandoti nel protagonista interattivo di una storia, ti permetterà di acquisire conoscenze e abilità. In Sai chi sei online? una serie di prove pratiche ti farà entrare in un vero e proprio storyworld che si dispiega nella rete e che ti avvolgerà completamente, insegnandoti a verificare la tua reputazione sul web. Non so dirti se nel format degli e-workshop narrativi prevalga più l’aspetto formativo o quello narrativo di intrattenimento. E credo che proprio qui stia la sua forza. Qualcuno potrebbe seguirlo per imparare, qualcun altro per sperimentare un nuovo modello di storytelling.

chi

online ? HOLOSUITE narrazioni immersive ed emergenti

a cura di Ylenia Cafaro indie web publisher & immersive experiences addicted yleniacafaro.com

Una storia per scoprirlo Sai bene chi sei nella vita di tutti i giorni. Hai lavorato molto per arrivare dove sei oggi, mostrare quanto vali sul lavoro, guadagnarti una solida reputazione, farti stimare da amici, familiari e conoscenti. Ma sei sicuro/a di essere la stessa persona amata e rispettata anche online? Sai cosa raccontano di te le tracce che lasci nella

PORTRAIT

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#aLifeInSixTweets a cura di F.C

Se vuoi testare il mio nuovo format e salvare Annalisa (e te stesso) dai pericoli del web, vai a questo indirizzo: yleniacafaro.com - e-workshop narrativi - prova la demo.

LORENZO FONTANA

Si forma come attore al Teatro Stabile di Torino sotto la guida di Luca Ronconi. Dal 1996 affianca l’attività di regista a quella d’attore. Tra i suoi spettacoli : Lato destro, di G. Floris, La regina degli elfi, di E. Jelinek, La ballata di Huè, di D. Buzzolan, Les escaliers du sacré-coeur, di Copi (finalista al Premio Ubu 2007 nella sezione miglior testo straniero), Sport, di E. Jelinek, in collaborazione con Roberta Cortese, Le mammole, di M.M.Bouchard, Fratelli, di Valentina Diana, Il mondo di C.i.,sull'opera e la figura di Christopher Isherwood, ultimo lavoro andato in scena nella stagione del Teatro Stabile di Torino 2015/2016. Lorenzo Fontana e il suo alter ego Monica Bacio debutteranno nel prestigioso contesto del festival delle Colline, a giugno. Monica Bacio è un progetto teatrale che prende spunto da un personaggio di Michel Marc Bouchard. Il testo – Il lamento, ovvero le lacrime di Monica Bacio – ha una forte componente autobiografica ma, per certi aspetti, racconta la storia di molti: il percorso di crescita di un bambino che diventa ragazzo e poi adulto, alle prese con la propria sessualità o meglio con la ricerca e la costruzione della propria identità sessuale e tutte le difficoltà per affermarla. #Passioni il mio lavoro il nuoto (è stata…) il cibo, mangiarlo non cucinarlo, soprattutto i dolci il viaggio il mio cane

Inizia subito la tua indagine… ogni minuto che passa la reputazione di Annalisa Ronco è sempre più a rischio. E la tua?

rete? E cosa dicono gli altri su di te? Per aiutarti a scoprirlo, ti racconterò una storia. La storia di Annalisa Ronco, una ragazza come tante, con un lavoro come tanti, che vive in una città qualsiasi e pensa di non avere nemici. Ma improvvisamente viene a sapere di stare vivendo una doppia vita: la

#Sogni avere un massaggiatore personale lavorare con il Teatro dell’Elfo (realizzato) un viaggio intorno al mondo in automobile con Andrea, il mio fidanzato

sua seconda identità vaga di nascosto tra gli angoli più remoti del web.

#Vanità I tacchi un vecchio anello di mio padre che porto da un paio di anni da piccolo ero cesso e oggi mi piaccio

Per sapere come andrà a finire questa storia, non ti basta leggere o ascoltare. Devi trasformarti in Annalisa Ronco, conoscere cosa le piace, i luoghi che frequenta, cosa fa nel tempo libero. Devi diventare

#Debolezze fatico a dire no

lei, vivere la sua vita e provare a scoprire chi tira le fila della sua/tua seconda identità online e perché.

#Rimpianti un paio di scelte lavorative (ma anche no) una storia d’amore finita (ma anche no) forse non ne ho, di rimpianti

Esistono tecniche e strumenti per aiutarti a risolvere questo mistero. Non preoccuparti se ora non ne sai nulla, perché apprenderai nozioni e competenze per portare avanti la tua indagine strada facendo, in modo semplice e immediato. E presto, con le tue sole forze, riuscirai a svelare ogni segreto.

#Futurismi un figlio con Andrea, il mio fidanzato

HAPPY DRESS La felicità sta tutta in un vestito! CINEMA D’AUTORE NEL CUORE DELLE LANGHE

12 | 19 | 26 GIUGNO 2016 3| 9 | 17 LUGLIO 2016 CASTELLO DI RODDI DALLE 19,30 CENA 21,30 PROIEZIONE INGRESSO GRATUITO

Se siete tra quelle che di fronte allo specchio, infilate in uno stupendo vestito che “vi fa bellissime”, dite, “ma io questo vestito quando lo metto, non ho un’occasione adatta per poterlo indossare!”, allora questa rubrica fa al caso vostro. E’ dedicata a tutte le donne che vorrebbero ma non osano, desiderano ma non tentano, sprecando un bel vestito e quell’attimo di pura felicità di fronte alla versione raffinata ed elegante di sé stesse, riflessa nello specchio. Lo dico sempre che le donne si dividono in due categorie, quelle che danno piccole scosse alla solita routine in nome di un vestito e quelle che restano in attesa. Inventarsi l’occasione per indossare un vestito strepitoso è una raffinata arte, la prerogativa che mi ha cambiato la vita ed il leitmotiv della mia professione. E’ necessario invertire l’ordine delle idee e lasciare che sia l’abito a condurvi da qualche parte, verso la mondanità e non il contrario. Ma quale abito indossare e dove andare? Scovare i vestiti e gli eventi giusti è compito mio, scrivo per questo. Perché l’irrefrenabile pensiero di indossare un vestito sia tale da non potervi rinunciare e da indurvi ad uscire. Ecco perché la felicità sta tutta in un vestito, nell’abito che ho scelto per inaugurare la rubrica ed ispirare la prima uscita. Fiesta di DressàP, raffinato e femminile è il vestito perfetto per recarvi alla grande serata POP il 31 maggio dalle 19 alle 23 a Torino. L’arte, la musica e il cinema sono gli ingredienti della serata che vede coinvolti in sinergia Palazzo Madama con l’inaugurazione della mostra MARILYN MONROE. Una donna, in concomitanza con la mostra NOTHING IS REAL. Quando i Beatles incontrano l’Oriente, al MAO, Museo d’Arte Orientale. Avete l’abito e l’occasione. Indossatelo, infilate un paio di iconiche ballerine e un classico trench e recatevi a rendere omaggio alla femminilità di Marilyn, alla donna al mito, alla sua intera vita. A seguire, attraversate il centro storico e passeggiate fino al MAO. Qui, rapido cambio d’atmosfera… vi ritroverete al cospetto dei Fab Four, alla scoperta del loro viaggio in India nel 1968. Scegliere chi vi accompagnerà è compito vostro. Non posso mica fare tutto io!


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torino 26 MAGGIO ANTONIS DONEF Privateview Gallery via Goito 16,Torino Apre PRIVATEVIEW, un nuovo spazio espositivo. 250 metri quadrati in San Salvario, nati con l’intento di promuovere giovani artisti, italiani e non. La mostra inaugurale è una monografica del greco Antonis Donef. Il suo processo creativo parte con la raccolta di volumi antichi trovati in giro nei mercatini; poi le pagine vengono affiancate per comporre una tela; infine, l'artista lascia il proprio segno con un pennino imbevuto di un particolare inchiostro indiano. L’opera completata, ammirata da una certa distanza, rivela una parola privata del suo originario significato e trasformata in arte.

DAL 26 AL 29 MAGGIO EARTHINK FESTIVAL Teatro Gobetti, via Rossini 8,Torino SAMO, corso Tortona 52,Torino Una festa di arte, performance e teatro a sostegno del pianeta. Questa visione poetica si traduce in azioni concrete con le scelte che ogni artista può fare. La mobilità dei protagonisti, l'organizzazione degli eventi, la costruzione di una scenografia può e deve essere un'azione sostenibile. Una filosofia originale e forte che produce divertimento e qualità con spettacoli adatti a grandi e piccini, tra palchi istituzionali e inusuali, dal Teatro Gobetti al Tram, passando per il circolo SAMO.

21 MAGGIO CIRKO VERTIGO: IN IMPROMPTU Teatro Le Serre via Tiziano Lanza, 31 Grugliasco (TO) Impromptu (che in francese significa “improvviso”, ma anche “improvvisazione”, intesa soprattutto come improvvisazione musicale che lascia agli interpreti un margine di libertà nella creazione dell’esecuzione) rappresenta il battesimo della scena per i giovani artisti del primo anno del Corso di Formazione Professionale per Artista di Circo Contemporaneo curato da Cirko Vertigo e Forcoop. E’ un’esplosione di stimoli che ciascun artista porta con sé a partire dal proprio vissuto individuale e dai rispettivi percorsi umani ed artistici.

WHAT’S

10 MAGGIO PASSIONI ANIMATE: LA LINEA DI OSVALDO CAVANDOLI Casa della Cultura via Borgogna 3, Milano Ciclo di incontri sul cinema d'animazione italiano: è la volta di Osvaldo Cavandoli. L'animazione nostrana è da sempre un piccolo tesoro nascosto, apprezzato più all'estero che in patria. Un’arte difficile da produrre, da sostenere e diffondere, che però ha spesso creato piccoli grandi film realizzati da straordinari artisti dell’immagine, che meritano di essere scoperti e riscoperti anche da noi. Ciò è possibile tramite momenti di ascolto e confronto con autori, studiosi, esperti e soprattutto col pubblico.

FINO AL 28 AGOSTO OMAGGIO A GAE AULENTI Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli via Nizza 230/103,Torino Una mostra per raccontare la vita straordinaria di una delle personalità di maggior rilievo della cultura architettonica italiana del XX secolo. Un percorso che tocca le sue opere più significative, strettamente collegate ai luoghi, ai tempi e alle persone che ha incontrato. Una storia professionale, quella di Gae Aulenti, sviluppata attraverso il design, l’architettura, gli allestimenti e la scenografia, costruendo una carriera importante in un costante dialogo tra le arti.

DAL 10 AL 15 MAGGIO INTERROGATORIO A MARIA Teatro OutOff via Mac Mahon 16, Milano La storia di una donna e di tutte le donne. La storia di tutti gli uomini o di un solo uomo. L'attrice Nicoletta Mandelli si confronta con questo intenso testo di Giovanni Testori. Interpreta una Maria di Nazareth che interloquisce con una o più persone, o forse con l'umanità intera. Una rappresentazione che non ha bisogno di orpelli ma fa dell'essenzialità la propria cifra. Un interrogatorio senza controparte dove emerge tutta la potenza della parola.

1 GIUGNO BUGGE WESSELTOFT & CHRISTIAN PROMMER Teatro Franco Parenti via Pier Lombardo, 14 , Milano Ultimo appuntamento dell'Electropark Exchanges. Da un lato il norvegese Bugge Wesseltoft, tra i più importanti nomi del pianismo contemporaneo, compositore sperimentale e pioniere del nu-jazz. Dall’altro Christian Prommer, tedesco, dj e percussionista le cui produzioni uniscono l’uso di campionatori e drum machines ad un approccio jazz. Due artisti che dialogano su un territorio sgombro da codici attraverso il libero ma competente improvvisare su strumenti analogici e digitali. Una contaminazione tra sonorità ma, ancor meglio, una magia.

on IN

FINO AL 12 GIUGNO QUARTERS Fondazione Sandretto Re Rebaudengo via Modane 16,Torino La mostra presenta due serie di lavori recenti dell’artista Magali Reus. In Place Of, dedicata al bordo del marciapiede, elemento spaziale in cui restano intrappolati diversi effetti personali, che puntualmente si tramutano in reperti archeologici pubblici; e Leaves, che parla di lucchetti, e più precisamente del loro specifico compito di nascondimento, esponendone però allo stesso tempo i meccanismi interni. Come per tutte le opere di Reus, ognuno di questi elementi è descritto con perizia maniacale, ed è stato progettato e realizzato dall’artista stessa.

FINO AL 26 GIUGNO FLORENCE HENRI Museo Ettore Fico via Francesco Cigna 114,Torino Un centinaio di opere tra disegni, dipinti, fotografie, fotomontaggi e collage, corredati da documenti d’epoca provenienti dall’archivio dedicato all’artista. Nata nel 1893 a New York, Florence Henri ha attraversato il Novecento obbedendo sempre e solo al suo incondizionato spirito creativo. Coerente solo a se stessa, tra astrazione e figurazione, tra fotografia sperimentale e collage, tra lavoro in studio e in esterni, il suo percorso artistico si snoda superando le apparenti contraddizioni e mantenendo costante un alto livello qualitativo.

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FINO AL 5 GIUGNO REDESIGN YOUR SCHOOL Palazzo della Triennale viale Alemagna 6, Milano Una mostra nata da un concorso, il cui scopo era quello di coinvolgere i più piccoli nella progettazione dei propri spazi. Nello specifico, si è voluto interpellare gli studenti, della scuola primaria e secondaria, nella riprogettazione di una parte della loro scuola. Saranno esposti solo i 10 lavori finalisti, ma altre classi si sono impegnate a realizzare comunque concretamente i propri progetti con l'aiuto delle famiglie, questo è sicuramente il risultato più importante dell'iniziativa.

7 GIUGNO INCONTRO PUBBLICO CON ALEKSANDROS MEMETAJ Museo delle Culture via Tortona 56, Milano Incontro e confronto con l'Autore del testo Albania casa mia, da cui è nato l'omonimo spettacolo che, in chiave autobiografica, racconta dell'immigrazione in generale, e di quella del popolo albanese in particolare. La storia di un figlio che cresce lontano dalla sua terra natia, e dei mille sacrifici di un padre. Ma anche l'espressione del grande amore per le proprie radici. Anche quando il popolo piange sangue, il cuore conserva comunque gli odori, le immagini e i dolci ricordi di una nazione unica, con una storia sofferta e passionale.

FINO AL 5 GIUGNO HERB RITTS, IN EQUILIBRIO Palazzo della Ragione Forografia piazza dei Mercanti, Milano Creatore delle immagini più incisive, sognanti e perfette dello star system hollywoodiano Herb Ritts è stato un grande interprete della fotografia internazionale. Un fotografo che ha lasciato un segno tangibile nell'immagine e nell'immaginario della fine del secolo scorso. Sono suoi molti dei ritratti che hanno contribuito alla costruzione di quell'aurea di mito e glamour intorno a celebrities quali Madonna, Michael Jackson o Richard Gere. Sono suoi gli scatti che hanno decretato il successo unico delle top model degli anni 90, quali Linda Evangelista o Naomi Campbell.

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HOROSCOCULT

TREND

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la PILLOLA

di LUCIO RIFLESSIONI SEMISERIE SU VITA, MORTE E MIRACOLI

MY SONG N.5 una raccolta personale a contenuto sentimentale

a cura di Claudia Losini

a cura di Caterina Marini

a cura di Nicoletta Diulgheroff per info diulghi@gmail.com

Quando Sophie Roca si trasferisce con la famiglia in Haute-Saone (dipartimento della Francia orientale) nel 2010 da Barcellona, sa che la sua vita cambierà. Il suo destino la fa giungere a Boult, un piccolo villaggio di tradizione della ceramica. Decide di dedicarsi a questa nobile pratica artigiana, seguendo un corso dell'artista Mylene Peyerton a Clay Center Autrey-les-Grese. Si appassiona gradualmente a quello che diventerà il suo lavoro. Nel maggio 2013 apre il suo laboratorio a Boult dove impartisce corsi amatoriali per adulti e sviluppa la propria collezione, partecipando a varie mostre. La sua opera è fortemente influenzata dalle forme organiche del mare e delle sue coste; è sempre alla ricerca di materiali e differenti argille con cui lavorare, i quali rappresentano la sua vera e autentica ispirazione.

Ariete grinta, lucidità e capacità vincenti per tutto maggio per i nati di prima e seconda decade, in ottima forma; per alcuni tra fine maggio e metà giugno gioie da incontri e trofei amorosi; cielo sereno per la terza decade, a maggio e giugno. Possibilità di ammorbidire ostacoli duretti per i nati tra 5 e 7 aprile, a maggio.

Leone la prima decade, impaziente a maggio, riesce a cogliere trofei amorosi pur se a tratti innervosita, e guadagna valori a giugno; la seconda procede concentrata verso traguardi lusinghieri, con un pizzico di smalto in più a giugno; più opaca la terza che a giugno deve tenere a bada irritazione e fretta: prudenza!

Sagittario non una meraviglia maggio un po' per tutti, di più per i nati di seconda decade, che devono accettare un periodo opaco e stressante. Alcuni di prima decade sappiano incanalare bene un eccesso di energie. Giugno di lotta e fatiche, con l'eccezione dei nati tra 14 e 16 dicembre, pronti a un cambio esaltante.

Toro maggio uno dei mesi migliori per ripresa lavorativa, capacità di ottenere avanzamenti e soddisfazioni anche economiche, e di più per la seconda decade. Giugno sempre molto proficuo e anche “scaldacuore”, con un avvertimento ai nati tra 13 e 20 maggio: occhio ai ritmi nervosi e ai rischi frequenti di “inciampi”.

Vergine maggio nettamente proficuo e produttivo, vede ravvivato anche il cuore, di più per quelli della seconda decade. Giugno con qualche inciampo e aumento di stress, con l'eccezione dei nati della terza decade, combattivi e alla cassa a riscuotere. Ancora affaticati e un po' all'angolo i nati tra 2 e 6 settembre.

Capricorno e finalmente una primavera luminosa che vi rende rilassati e più ottimisti, capaci di relazioni sociali che vi vedono meno orsi permettendo nuovi contatti stimolanti. Giugno mantiene le promesse e offre opportunità in campo amoroso. Pure gli strabersagliati nati tra 11 e 14 dicembre ritrovano qualche sorriso.

Gemelli maggio per i nati di prima e più ancora seconda decade è un percorso a ostacoli, in cui la mancanza di occasioni e buone notizie, di lavoro o dal partner, sembra non finire più, mentre a giugno si inizia a rivedere la luce e torna almeno un po' di “frizzevolezza”. Più sereni e positivi in genere i nati di terza decade.

Bilancia a parte il gruppo dei nati tra 13 e 17 ottobre, ancora al centro di scossoni e tagli drastici, per gli altri due mesi genericamente tranquilli: maggio più sostenuto e grintoso per i nati di prima decade, giugno serio e in netto miglioramento di vita e di relazione per i nati tra 2 e 8 ottobre, in ottimo recupero.

Acquario nervosismo, frustrazione, aumento di fatiche e impegni non graditi a maggio, coi nati di prima decade più reattivi e tonici; quelli di seconda, impostati verso traguardi significativi, ne risentono meno. E' la terza decade che deve prestare attenzione agli eccessi di rabbia a giugno, tutti gli altri rivedono il sereno.

Cancro un crescendo finalmente rasserenante tra maggio e giugno, sul piano lavorativo in primis, che diventa anche calma rassicurazione del cuore e spinta grintosa e seducente soprattutto a giugno, quando quasi tutti procedono a gonfie vele sospinti dal vento delle intuizioni e sensazioni gratificanti.

Scorpione maggio decisamente faticoso e irritante per nati di seconda e terza decade, che devono cercare di non dare in escandescenze; miglioramenti di qualità per tutti a giugno, con punte davvero eccezionali per i nati della seconda decade, per i quali tutto o quasi in ogni settore è alla portata.

Pesci continua la “rottura” sia fuori che dentro casa e il rischio è di darsi la zappa sui piedi da soli per i nati in febbraio; per i nati tra 5 e 8 marzo, maggio è ancora paludoso, per gli altri marzolini arrivano dei soccorsi benefici. A giugno schiarita per i nati in febbraio, e aumento di passionalità e grinta per la terza decade.

SOPHIEROCA.COM/

a cura di Luciano Gallo Futurismi L’altra sera ho fatto uno spettacolo al Teatro Gobetti di Torino dal titolo Mutuo appoggio. È un lavoro di ricerca, raccolta di interviste, e scrittura sulla storia delle SOMS (Società Operaie di Mutuo Soccorso), fatto cinque anni or sono da Antonella Enrietto, un’ amica attrice meravigliosa con cui ho condiviso per molti anni esperienze sul palco, ed esperienze di vita. Nello spettacolo narriamo la storia delle SOMS nate in un periodo storico difficile, pieno di enormi disuguaglianze sociali, in cui parlare di diritti era impensabile, dove i lavoratori di qualunque categoria, vivevano senza alcuna garanzia, assistenza sanitaria, mutua o pensione. In quel periodo difficile, grazie all’impegno di uomini e donne che si unirono, lavorarono ad un progetto comune, nacquero coraggiose cooperative e forme di aggregazione che durarono negli anni, garantendo ai soci lavoratori un paracadute in caso di malattia o infortunio, creando ricchezza, socialità, solidarietà e comunità condivisa. Il fulcro di tutte queste forme di aggregazione era la casa, la casa di tutti, che poteva essere una semplice casa o circolo ma anche un bar, un cinema, un teatro, una casa di accoglienza, una sala da ballo in cui i soci si riunivano e lavoravano per il bene comune. Ieri sera dopo lo spettacolo, abbiamo parlato a lungo con due spettatori che si sono trattenuti.Abbiamo discusso su quanto sarebbe bello che anche oggi la gente realizzasse, non solo quanto la società attuale sia regredita in termini di diritti acquisiti, di come si siano allargate le disparità sociali, ma anche e soprattutto di come sarebbe auspicabile che tornassimo tutti ad unirci per creare forme di aggregazione che generino ricchezza e continuità attraverso il lavoro di tutti, con un ideale comune, supportando in questo modo anche chi è in difficoltà, chi ha perso il lavoro, chi ha perso una casa, chi ha perso tutto. La discussione si è conclusa ammettendo che purtroppo viviamo in un periodo in cui ognuno cerca di mettersi in salvo individualmente, di sopravvivere, e anche tutte le forme di aggregazione che nascono al giorno d’oggi, di fatto non hanno un ideale comune di società e sono tutte slegate tra loro. Consideravamo che sarebbe bello ripercorrere un esperienza come quella delle SOMS, indipendentemente dalle condizioni individuali, cercando ognuno di dare un contributo, che non sia solo il “LIKE” alla campagna facebook o stampa del momento, o la partecipazione alla manifestazione a favore o contro un istanza immediata, che ci mette sempre in pace con la coscienza, ma incontrandosi, creando condizioni di aggregazione reali che aiutino davvero le persone in difficoltà, nella speranza di poter raccontare in un prossimo futuro, più sereno, una nuova storia come quella delle Società Operaie. Scrivetemi le vostre opinioni sulla pagina facebook Pillola di Lucio

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WELCOME TO THE SOUND OF A NEW TOMORROW La stagione dei festival è alle porte e mi piacerebbe raccontarvi qualcosa di uno dei miei produttori preferiti, M83, headliner, tra gli altri di Coachella e del torinese Todays festival (27 agosto, Spazio 211, data unica italiana). Anthony Gonzalez si fa conoscere nel 2003 con Dead cities, red seas and lost ghosts, un album dalle sonorità shoegaze e molto evocative. Ma è nel 2012, con il singolo Midnight city, che si è fatto conoscere al grande pubblico. Quest’anno è uscito il suo nuovo album, Junk, un’improvvisa sterzata verso suoni anni 80, che ha stupito tutti i fan. E io voglio raccontarvi perché per me M83 suona il futuro. RUN INTO FLOWERS - Dead cities, red seas and lost ghosts Un brano che potrebbe essere stato scritto da un gruppo post rock, il perfetto accordo tra potenza emotiva e beat elettronici. Un disco che fa innamorare chiunque abbia già il cuore debole per le atmosfere del post rock, ma che è aperto alla sperimentazione. FAREWELL/GOODBYE - Before the dawn heals us Non penso sia il pezzo più famoso di questo album, ma il più struggente. Un addio sussurrato ma dalla potenza epica. SKIN OF THE NIGHT - Saturdays=Youth Di gran lunga il capolavoro della sua carrierea, Saturdays= Youth ha tutti i suoni dell’adolescenza, dei primi amori, della passione, delle notti vissute intensamente fino all’alba. Della gioventù che sembra non sfiorire mai. Scegliere il pezzo è stato molto difficile, ma Skin of the night credo abbia una sensualità pazzesca e vada ascoltato, possibilmente di notte, possibilmente soli. CLAUDIA LEWIS - Hurry up, we’re dreaming Il pomo della discordia dei fan, di coloro che ormai avevano addosso quei languori shoegaze e che non vogliono staccarsene. Sebbene più “pop” dei precedenti, questo album indica una chiara direzione che va da Kim and Jessie (Saturdays=Youth) verso il futuro. E difatti, con Hurry up, we’re dreaming, ha la svolta: il grande pubblico, la fama, il successo. Per me tutto il disco è magnifico, ho scelto un brano che non è Midnight City, solo perché per me quello non è il brano che caratterizza il disco, che racconta un viaggio nell’universo. Per questo ho scelto Claudia Lewis, una ragazza che ha scritto poemi sullo spazio, immaginandosi di fluttuare in esso. RACONTE MOI UN HISTORIE - Hurry up, we’re dreaming Brano bonus: totalmente distaccato dal resto di Hurry up…, questa canzone racconta, con la voce innocente di un bambino, un viaggio ipnotico causato da rane allucinogene, dove tutto si scombina ma diventa più bello e divertente. “And everything looks like a giant cupcake”. BIBI THE DOG - Junk Come i Daft Punk ci hanno stupito con un album anni 70, M83 ci regala un disco che è una perla nostalgica degli anni 80. Stando alle sue parole, vuole parlare di quelle vecchie serie tv che si guardavano ormai 40 anni fa, e ci è riuscito. In un disco solo ha riscritto una sua personale telenovela, facendoci provare tristezza per quegli intrecci scontati ma confortanti a cui eravamo abituati. Dove tutto aveva un lieto fine. FOR THE KIDS - Junk Una traccia bonus che mi sono voluta giocare, perché nonostante il cambio di direzione che ha preso nella sua produzione, Anthony riesce a farci commuovere con questo neo struggente all’interno di un disco apparentemente frivolo. Una canzone per un addio a un figlio, dove la voce del bambino dona speranza alla madre che l’ha perduta.

SAVE the

DATE

27 - 28 MAGGIO 2016 MI AMI FESTIVAL MAGNOLIA - MILANO

Se non siete tutti in partenza per il Primavera Sound non perdetevi l’evento della primavera milanese. Il Mi Ami è sempre stata l’occasione per scoprire nuove realtà italiane, e quest’anno non è da meno: non perdetevi gli Yombe, duo che ha appena entusiasmato la critica con il suo singolo Vulkaan, Jolly Mare e Motta tra le nuove scoperte, ma i nomi sono tutti super succolenti. E in più c’è un grande ritorno con la doppietta Crookers il venerdì e SBCR il sabato. Come tornare ventenni al Magnolia in un momento.


DMAG20 Futurismi  

Erano i primi del Novecento quando, entusiasti ed enfatici, i futuristi scrivevano il loro Manifesto. Guerre, trasformazioni sociali, mutam...

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