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24 pubblicazione gratuita anno V numero 24 gennaio / febbraio 2017

spensierati, innocenti e senza cuore

an aferthought

VUOTI URBANI primo movimento #1

take nothing

but pictures

seismographic sounds nuove vibrazioni globali

SONO GUIDO E NON GUIDO lungometraggio d'esordio di alessandro maria buonomo


DMAG EXHIBITION

La programmazione di Osservatorio si apre con la mostra Give Me Yesterday, a cura di Francesco Zanot. Un percorso che comprende più di 50 lavori di 14 autori italiani e internazionali (Melanie Bonajo, Kenta Cobayashi, Tomé Duarte, Irene Fenara, Lebohang Kganye, Vendula Knopová, Leigh Ledare, Wen Ling, Ryan McGinley, Izumi Miyazaki, Joanna Piotrowska, Greg Reynolds,Antonio Rovaldi, Maurice van Es). Il progetto esplora l’uso della fotografia come diario personale in un arco di tempo che va dall’inizio degli anni Duemila a oggi. Fino a 12 marzo 2017.

COVER 1 FONDAZIONE PRADA OSSERVATORIO GIVE ME YESTERDAY

Immagine di Izumi Miyazaki

COVER 2 Immagine di Federico Torres tratta dal cortometraggio An Afterthought

INDICE DMAG VISUAL ARTS EXHIBITION - FONDAZIONE PRADA OSSERVATORIO GIVE ME YESTERDAY 2

take nothing but pictures 6

SHARINGALLERY 11, 12, 13, 14

DMAG STORYTELLING spensierati, innocenti e senza cuore 4 DA LOST A HIDEO KOJIMA 10 THE BROCKEN LINE - ritorno a incisiana 15

band à part - la verità, tutta la verità,

molto più che la verità 15

BAZINGA! - tre riviste letterarie per il 2017 17

DMAG PERFORMING ARTS vuoti urbani primo movimento #1 7

DMAG MUSIC seismographic sounds: nuove vibrazioni globali 8

DMAG INNOVATION HOLOSUITE - se il documentario incontra il web 16

DMAG GREENTHINKING NATOURS - l’estinzione strisciante 18

DMAG ENTERTAINMENT MUSIC STREAM - mercuri, massimo torresi 19 WHAT’S ON IN 20, 21 pillola di lucio, trendtopics, my song n 5, save the date 22 HOROSCOCULT, SULLE TRACCE DEL GUSTO 23

SPeRiMeNTaZioNe

Fondazione Prada ha inaugurato Osservatorio, un nuovo spazio espositivo dedicato alla fotografia e ai linguaggi visivi, in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Osservatorio è un luogo di esplorazione e indagine delle tendenze e delle espressioni della fotografia contemporanea, della costante evoluzione del medium e delle sue connessioni con altre discipline e realtà creative.

EDITORIALE

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n. 24

Fondazione Prada Osservatorio GIVE ME YESTERDAY

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In questo numero vi parleremo del network di giornalisti NORIENT, promotori della mostra Seismographic Sounds, osservatorio/mostra/libro/laboratorio sulla musica underground, nonché un’esplorazione delle conseguenze della rivoluzione digital-globale. “Con Seismographic Sounds vogliamo dare voce ad artisti underground che sanno essere portavoce di una nuova diversità, di una realtà a livelli. La nostra mostra è come un sismografo, una reazione, un nuovo approccio al mondo, una parodia… una proposta di evoluzione”. NORIENT, un network che non vuole essere esplicitamente assimilato a un preciso orientamento, ma si pone l’obiettivo di captare le onde sismiche del cambiamento, dell’evoluzione.

DMAG, ovvero dreams magazine. Per noi di DMAG la cultura, i giovani, la meritocrazia, la formazione, la ricerca sono prioritarie: voci passive nel bilancio della società odierna, ma assolutamente attive e fonte di impagabile arricchimento nella società che auspichiamo, che sogniamo. Torino, oggi, registra un incredibile e invincibile attivismo nel settore culturale, soprattutto in ambito giovanile. Esiste un fitto sottobosco di realtà che persegue il nobile obiettivo di fare arte, muovere il pensiero, con tenacia, passione e dedizione, nonostante gli evidenti problemi di natura economica. E’ a questo mondo che il nostro sguardo si rivolge. DMAG nasce a Torino e inevitabilmente parla di quello che conosce, che vive, degli stimoli che percepisce sul territorio. Ma ultimamente il nostro raggio d’azione si è ampliato. Per ora su Milano, ma chissà che non possa ulteriormente spaziare verso nuovi orizzonti ed emozionanti racconti.

Captare le onde sismiche del cambiamento, dell’evoluzione. Essere quanto mai sensibili e saper intercettare le infinite sfumature del nostro divenire. Saper volgere e tradurre tali e tante suggestioni in musica, danza, scrittura, arte. Tentare nuove strade, porsi nuovi obiettivi, provare, osare, sbagliare, in altre parole, vivere. Vi auguro un 2017 denso di nuovi e inattesi stimoli, di lunghi e inesplorati sentieri da percorrere, di ambiziosi quanto gratificanti traguardi da raggiungere.

F.C.

gennaio/febbraio 2017 direzione editoriale Francesca Chiappero art director e grafica Francesco Gallo / Stille coordinamento redazionale Rossana Rotolo

hanno collaborato a questo numero

editore Associazione Culturale DFT

Franco Andreone, Caterina Berti,Ylenia Cafaro, Nicoletta Diulgheroff, Luciano Gallo, Chiara Lombardo, Claudia Losini, Niccolò Maffei, Caterina Marini, Federico Minetti, Antonio Raciti, Rossana Rotolo, Francesco Sparacino, Federica Tammarazio, Danilo Zagaria

stampa Industrie Sarnub spa

redazione corso Vittorio Emanuele II, 30 10123 Torino dmag@d-mag.it

Registrazione presso il Tribunale di Torino n. 49 del 5/10/2012 distribuzione Circuito Freecards Torino / Milano

DMAG è una freepress distribuita nel circuito freecards. La rivista è bimestrale. La redazione non si assume alcuna responsabilità per eventuali variazioni di programmazione, date, eventi. DMAG è anche online www.d-mag.it

we are on :


DMAG STORYTELLING

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SPENSIERATI, An Afterthought: il nuovo cortometraggio di Matteo Bernardini

innocenti

Wendy non difende la figlia perché non vuole uccidere l'ultima parte di se stessa bambina, e quindi se ne va. Ma poi cosa succede in quella stanza?

e senza

CUORE

Di Federica Tammarazzio

Tutti i bambini, tranne uno, crescono. L'abbiamo letto e visto tutti, almeno una volta. E nella nostra memoria Peter Pan, che sia il personaggio bidimensionale in technicolor di Walt Disney o il Robin Williams cresciuto di Hook, è il bambino che non vuole crescere, che si rifugia nella fantasia trasformandola nella propria surreale realtà. Dopo 115 anni dall'esordio del personaggio di Barrie, il regista Matteo Bernardini, classe 1983, entra nel mondo di Peter Pan con il cortometraggio An Afterthought. Perchè proprio Peter Pan?

Peter Pan è un personaggio con cui convivo da sempre. Ha un certo radicamento nella mia vita personale e nella mia famiglia, dove conserviamo con cura l’edizione del romanzo che mia madre aveva da bambina (del 1955); mi ha sempre affascinato, appassionato. È un racconto che è entrato in me e non ne è uscito. In più credo che mai nella storia ci sia stato un momento come questo, caratterizzato dall'edonismo senza crescita, che è la marca connotante di Peter. Volevo raccontare quella storia così com'è, senza i filtri narrativi edulcoranti di tante versioni. Volevo raccontarla nella sua crudezza, anche.

Emerge un ritratto dell'infanzia come età crudele, un po' contrapposta all'immaginario edoardiano dei bambini come piccoli angeli.

I piccoli angeli dell'Inghilterra dell'inizio del XX secolo sono un'invenzione per i figli dell'alta borghesia. È un'idea che non ha riscontro fuori dal mondo borghese. Nel testo di Barrie i Darling hanno una servetta, che si chiama Lisa. È una bambina di dieci anni, che è stata assunta perchè ha “promesso di dimenticare di avere 10 anni”. Figuriamoci. Tutta l'ambientazione di Barrie è critica con l'umanità: gli uomini adulti sono una deriva intellettuale, sono quello che sarebbe stato Peter se fosse cresciuto. Le donne adulte non sono angeli del focolare, ma figure complesse e sfaccettate, che spesso celano segreti. Sono enigmatiche come il bacio della signora Darling, quello che nemmeno il marito ha saputo cogliere, quello che si nasconde in una espressione particolare della protagonista e che è colto solo da Peter. Il solo a riuscire a portarselo via. E il pubblico dei giovanissimi arriva a percepire tutto questo sottotesto, questa ambiguità? Il corto è stato presentato al Giffoni Film Festival 2016. Come è andata?

Al Giffoni è stato un successo e una sorpresa. Ci siamo abituati in pochi decenni a stendere un velo di protezione sui bambini, ma il pubblico dell'infanzia arriva a sentire l'ambiguità di Peter Pan e ad apprezzarla. Al Giffoni erano attenti, colpiti. Subito dopo il corto è stato presentato al BIFAN: è stata una grande emozione, poiché è il più importante festival del fantasy dell'Asia.

Torniamo da un periodo di grande intensità. A novembre il corto era in gara al Festival internazionale del Cinema Italiano di Madrid in una selezione che comprendeva grandi titoli, e ha ottenuto la menzione d'onore. A fine novembre la città di Lodz (dove ha sede la scuola di cinema da cui sono usciti Polanski,Wajda, Kieslowsky...) ha organizzato una retrospettiva dei miei lavori nell'ambito del festival Forum Kina Europejskiego Orlen Cinergia, e nello stesso contesto è stato presentato anche An Afterthought. Nel futuro lo immagino come parte di un lungometraggio. Magari con lo stesso team di assoluta eccellenza con cui ho avuto la fortuna di lavorare. Questo risultato nasce infatti da un gruppo coeso: i tre attori Lisa Dwan (Wendy) Bernard Griffiths (Peter) e Alice Olivazzo (Jane), il grande direttore della fotografia Italo Petriccione, i costumisti Cesare Bernardini e Agostino Porchietto, lo scenografo Marco Ascanio Viarigi, che ha ricostruito la nursery esattamente come era nella mia testa, il colorist e il fonico di mixer (che sono gli stessi che lavorano ai film di Sorrentino). E i produttori: la Neverbird Productions in coproduzione con The Open Reel, con la produzione esecutiva di LUME, in produzione associata con Four Studio, Baby Doc Film, IK production, Margutta Digitals. Quando lo vedremo a Torino?

Presto, promesso. Il regista Matteo Bernardini

An Afterthought, il capitolo da cui trai il tuo cortometraggio, però non debutta a teatro nel 1904, né va a Parigi nel 1905. Ha una storia a sé, che solo dopo l'uscita del romanzo si fonde con la storia di Peter Pan...

An Afterthought è prima di tutto una sorpresa. Un regalo che Barrie volle fare al suo produttore americano Charles Frohman in occasione della sua prima visita a Londra e della sua prima visione di Peter Pan. Il 22 febbraio 1908 Barrie creò un nuovo atto, che non diede alle stampe e che mise in scena quella notte soltanto. La vicenda ci porta avanti negli anni: Wendy è una donna e ha una figlia, Jane, a cui racconta le storie di Peter Pan prima di dormire. Una notte Peter ritorna, per portare con sé Wendy, ma la ritrova adulta. Nel tuo cortometraggio il momento in cui Peter capisce che Wendy è un'adulta e che non potrà più seguirlo è estremamente drammatico. È la rottura di un equilibrio che il personaggio di Peter non può sostenere, non può comprendere.

Peter vive un dramma terribile, prima ancora della perdita di Wendy: è “il ragazzo che non sarebbe cresciuto”, perciò non può cambiare, non può imparare. Non ha la profondità del tempo. In quel senso non crescere è una tragedia, un infinito ripetersi ma senza consapevolezza. La sua prima reazione è eliminare ciò che in apparenza rende Wendy adulta: la figlia. Perciò Peter alza il coltello contro di lei. E qui c'è un’altra sequenza estremamente complessa: qui ci si aspetterebbe che la madre difenda la figlia ad ogni costo. Invece Wendy lascia la stanza. Chiude la porta alle sue spalle e lascia Peter armato nella camera con Jane. Mi ha fatto pensare che forse è questo il motivo per cui Peter odia le madri, perchè ne è stato tradito. E Wendy non è così diversa dalle altre...

É molto interessante quello che dici: una possibile interpretazione è che Wendy qui tradisca sua figlia: lascia Jane da sola con un personaggio complesso e forse complessato, come dice lo stesso Barrie, “felice e innocente” ma anche “heartless”, cioè senza cuore. Capace di uccidere, come si intuisce che facesse con i bambini sperduti quando iniziavano a crescere.

Succede che Peter non fa del male a Jane, anzi fa quello che è naturale per un personaggio del genere. È lui che ferisce la bambina che c'è in Wendy, rinnovando il patto con cui si chiude la narrazione “canonica”, ossia il permesso di portare via la piccola Darling per una settimana l'anno sull'Isola che non c'è per le pulizie di primavera e poi restituirla alla sua famiglia. Solo che invece di Wendy ci porta Jane, e oltretutto lo fa con una leggerezza di spirito quasi crudele. Sostituisce la madre con la figlia senza ambiguità, con una naturalezza che ha in sé qualcosa di animale. D'altronde Wendy, che è cresciuta, non può che offrire a Peter la sua natura tragica, ciò a cui ha rinunciato e che ha perso per sempre. Di rimando Peter non capisce la portata della propria scelta drastica – quella di non crescere - e agisce di conseguenza, senza avere consapevolezza del suo stesso dramma.

Nell'ultimo anno hai presentato questo prodigio di delicatezza e profondità in Polonia, a Madrid, e appunto al Bucheon International Fantastic Film Festival 2016. Che futuro immagini per An afterthougth?

A proposito di crudezza, ho riletto l'edizione italiana del romanzo. Ci sono alcune descrizioni che non ricordavo, alcuni incisi che non sembrano affatto adatti a un libro per bambini. Quanto dipende dalla storia del testo?

Intanto va chiarita una questione: James Matthew Barrie non nasce autore per bambini. Con Bernard Shaw era noto come l'autore di teatro più grande d'Inghilterra. Era imbevuto di cultura mitteleuropea. Poi il destino ha voluto che la sua opera più nota fosse la rappresentazione teatrale di Peter e Wendy, che ebbe un successo senza pari. La storia del personaggio è fortunata e anche piuttosto complessa, così come le sue variazioni. Peter comparve per la prima volta nel romanzo del 1902 L'uccellino bianco, in fuga dalla madre nei giardini di Kensington. Nel primo testo teatrale del 1904 Barrie voleva intitolare la vicenda The Boy Who Hated Mothers (il ragazzo che odiava le madri), poi divenuta The Boy Who Wouldn't Grow Up, (il bambino che non sarebbe cresciuto), mentre la trasposizione narrativa prese il nome di Peter e Wendy (1911). Il successo della commedia fu travolgente. Anche all'estero: nella stagione 1905-1906 fu messo in scena a Parigi in inglese e riempì il teatro. Da lì in avanti Barrie non smetterà di mettere mano al testo fino alla sua morte.

STORYTELLING

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Una scena di An Afterthought


DMAG VISUAL ARTS

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TAKE nothing

VUOTI

L'esplorazione dei luoghi abbandonati della città di Rossana Rotolo

Primo Movimento

Una fabbrica in disuso, una clinica abbandonata, una vecchia chiesa sconsacrata. Questi e mille altri sono i luoghi vicini ma sconosciuti presenti nelle nostre città. Mura vuote e disabitate, dove la natura e l’incuria allestiscono scenografie inaspettate e affascinanti. Questi sono gli ambienti attraverso cui si muovono gli appassionati di Urbex, l’esplorazione urbana. Si avventurano, sfidando cancelli chiusi o assi traballanti, percorrono vie deserte, scoprono siti misteriosi e li riportano alla luce attraverso la documentazione fotografica. Realizzano immagini la cui iconografia è collocabile tra il film post apocalittico e l’affascinante malinconica realtà.

Alle porte di Milano la danza scopre nuovi paesaggi. Una breve intervista dedicata al movimento che si muta in sperimentazione.

URBANI

but PICTURES

“Lasciate solo impronte; prendete solo emozioni”, è l’evocativo motto di questi fotografi - esploratori. Una rivisitazione del più antico “Take nothing but pictures, leave nothing but footprints, kill nothing but time", che invece appartiene alla National Speleological Society. Un’ispirazione affatto casuale, dato che entrambe le passioni, urbex e speleologia, si fondano sulla curiosità, sul desiderio di esplorare luoghi sconosciuti ai più ma, anche, sul rispetto di questi ultimi, che devono essere ammirati, documentati, ma mai alterati. A tal proposito, sono diverse le regole che seguono, o quantomeno dovrebbero seguire, coloro che si dedicano all’esplorazione urbana ma, tra queste, le principali riguardano proprio la conservazione dei luoghi visitati. Nello specifico, è fatto esplicito divieto di danneggiare i siti e di diffonderne gli indirizzi, questo per il duplice scopo di lasciare inalterato agli altri il piacere della scoperta e di evitare l’assalto di malintenzionati e vandali. L’Urbex, in realtà, è una pratica più antica della fotografia, dato che il primo

esploratore riconosciuto fu Philibert Aspairt, che nel 1793 si smarrì per sempre nelle catacombe di Parigi che tanto lo affascinavano. Dopo di lui, molti ne emularono le imprese e, con l'avvento della fotografia e di macchinari sempre più pratici, cominciarono a documentare le esplorazioni compiute.

PERFORMING ARTS

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Attualmente viviamo nel periodo dei social e dei device fotografici sempre a portata di mano, e ciò ha fatto crescere esponenzialmente il fenomeno. Tanto dall’essere celebrato recentemente da due mostre distinte e di grande successo. La prima, Urbex Pavia, è stata realizzata e ideata, la scorsa estate, dalla fotografa Marcella Milani. La seconda, Memento vitae, a Milano si è chiusa il 18 dicembre scorso ed è nata invece dalla rete e, nello specifico, dal gruppo di urbexer meneghini che si riconoscono nel gruppo facebook Manicomio Fotografico.

di Chiara Lombardo

Con l’Urbex si racconta la realtà nascosta, si ridipinge il passato, si testimoniano spazi abbandonati e vite dimenticate e, nei casi migliori, si denuncia il degrado per suggerire la riqualificazione. L'esplorazione urbana con la sua documentazione è una dichiarazione d'amore all'ingombrante traccia lasciata dall'homo sapiens moderno nel suo habitat.

Vuoti Urbani è nato con il forte desiderio di accendere una luce sul contesto della struttura che accoglie l’evento Lo Spazio MIL è emblematico e rappresentativo, in questo senso, di un’archeologia di vuoti urbani e spazi industriali recuperati che vogliono rivivere trovando un nuovo senso; una “fabbrica culturale” che favorisce l’incontro tra artisti che si muovono su un terreno di ricerca creativa che indaga lo spazio e sulle sue interpretazioni, diventando forma di espressione estetica, precisa e originale. Riuscire a portare la danza in uno spazio non convenzionale e alle porte di Milano è stata una sfida. Lo è stato per gli artisti coinvolti costretti a rinnovare e reinterpretare alcune scelte artistiche delle loro performance, ma anche per il pubblico, abituato al buio avvolgente e rassicurante del teatro. L’architettura dello Spazio MIL, la storia, i colori, i materiali lucenti e freddi vanno amati, valorizzati, messi in luce e riconosciuti anch’essi come parte dell’evento artistico. Nessun tentativo di mascherarlo, ma al contrario, di esaltarlo uno spazio ancora troppo poco conosciuto e che non ha nulla da invidiare a vuoti recuperati, in giro per Europa.

#1

DéjàDonné, Quello che vi consiglio 5, ph. Gilles Toutevoix Vuoti Urbani connette danza e spazi urbani: cosa significa sperimentare in luoghi periferici?

DéjàDonné, iAlways, ph. GillesToutevoix

Quali sono i diversi Enti che hanno reso possibile - attraverso sinergia e collaborazione - Vuoti Urbani?

Vuoti Urbani è stato reso possibile grazie all’Associazione Pandanz, coadiuvata nella direzione artistica dalla compagnia di danza contemporanea Déjà Donné, la collaborazione con l’Ente Gestore dello Spazio MIL e con il supporto di C.L.A.P.S. spettacolo dal vivo – Circuito Lombardia Arti Pluridisciplinari. Differenti vocazioni che intrecciano in modo sinergico le esigenze artistiche e le rendono disponibili per un pubblico curioso o incuriosito di assistere alla creazione performativa. Oggi cultura vuol dire – più che mai - conoscere il proprio pubblico, riuscire a coinvolgerlo; una chiave su cui ogni ambito artistico si sta mettendo alla prova, sicuramente anche la  danza. Con il Primo Movimento quali strategie avete messo in atto?

Pandanz si pone l’obiettivo di diffondere e promuovere l’arte performativa oggi: partendo dalla danza contemporanea, attraverso performance, conferenze, installazioni, spettacoli, masterclass, mostre fotografiche, dibattiti pubblici, apre le porte a un pubblico eterogeneo, giovane, curioso ed eclettico. L’anima di Vuoti Urbani vive, soprattutto, nell’incontro e nello scambio fra realtà consolidate della danza contemporanea a livello nazionale; una condivisione che potrà diventare terreno fertile all’incontro tra artisti e pubblici. Vuoti Urbani ha incluso nel suo programma, due momenti di alta formazione pensati proprio per coinvolgere in senso formativo giovani professionisti e giovanissimi appassionati. Crediamo che questo guardi verso moltissimi ragazzi che amano la danza e troppo spesso vivono modelli di riferimento distorti e stereotipati.

DéjàDonné,TRE I 14 - 07, ph. GillesToutevoix

Un rimando alla fine di questo Primo Movimento e un'idea, un insegnamento, da portarsi dietro nel prossimo passaggio.

Lasciare una traccia di ciò che per noi è la contemporaneità, un momento di scambio e di condivisione con il pubblico di domani era per noi un obiettivo importante e siamo felici del riscontro ottenuto. Il secondo movimento #2 tornerà allo Spazio MIL il 24-25-26 novembre 2017.

DéjàDonné, HO me, ph. Gilles Toutevoix


DMAG MUSIC

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MUSIC

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Seismographic

“Abbiamo raccolto 25 videoclip, 15 podcast e diverse altre installazioni sonore e mixtapes per parlare di sei temi fondamentali che crediamo delimitino la mappa della scena musicale di oggi: war, belonging, desire, money, loneliness, exotica. I materiali vengono da 50 paesi diversi e raccontano la musica al giorno d’oggi. Ci sono ritratti di artisti nel loro quotidiano, mentre producono, ci sono le canzoni” racconta Beyer “e c’è anche una tavola rotonda virtuale, alla quale ci si può sedere e ascoltare il dibattito a distanza tra musicisti di tutto il mondo. Lo spettatore si renderà facilmente conto di quanto ogni visione del mondo sia fragile, ambivalente e allo stesso tempo significativa”. Non ci sono risposte facili, insomma.

SOUNDS:

“La musica è di tutto il mondo. Non c’è ragione per la quale l’heavy metal indonesiano debba suonare orientale” continua Theresa “il primo contributo che abbiamo raccolto per la

mostra è stato un video autoprodotto dalla band boliviana Gato Diablo che non contiene rifermenti alla musica tradizionale boliviana, pur parlando di temi locali. Questo ci ha incoraggiati a perseguire la strada delle videoclip, che adesso mettiamo in mostra in piccoli cinema, per favorire una qualità del suono ottimale che forse manca alla nostra fruizione quotidiana su YouTube. Ogni visitatore può vedere tutto oppure scegliere di affrontare anche solo uno dei sei percorsi tematici”.

Viviamo nell’epoca del remix, come direbbe Lawrence Lessig. La musica, il mondo, tutto è remix. Anche Seismographic Sounds è un remix: esperienze e sapienza musicali diverse, storie, canzoni. È un filtro per combinare la molteplicità. NORIENT gioca con questa idea: i visitatori della mostra posssono approfittare di Audio UFO, un divano rotondo dal quale ascoltare tutto il materiale audio, tra cui 6 remix della mostra stessa. Svetlana Maras, sound artist di Belgrado, ha creato per esempio uno speciale mashup di tutto il materiale pertinente al tema “Desire”, che farà anche parte del suo prossimo album. In questo modo la mostra si estende anche fuori dai suoi confini temporali, è dinamica.

nuove vibrazioni globali

Infine, Seismographic Sounds è anche un remix di parole: un libro nel quale sono stati raccolti due diversi contributi giornalistici per ogni clip, un collage di 500 pagine fatto di articoli brevi e lunghi, interviste, testi di canzoni, grafica e fotografie.

Di Caterina Berti

DOPO MILANO, LA PROSSIMA TAPPA DI SEISMOGRAPHIC SOUNDS - VISIONS OF A NEW WORLD SARA’ AL KORNHAUSFORUM DI BERNA, IN SVIZZERA, DAL 13 GENNAIO ALL’11 FEBBRAIO 2017. I MIXTAPE DI NORIENT SONO DISPONIBILI SU SOUNDCLOUD.COM/NORIENT PER INFORMAZIONI: NORIENT.COM e FB.ME/NORIENT.SOUNDS

Il digitale ha fagocitato la nostra memoria? La globalizzazione appiattisce irrimediabilmente la cultura? Una citazione può essere un’opera d’arte? Il collettivo NORIENT risponde con Seismographic Sounds, un’esposizione sonora che ci invita a tenere le orecchie ben aperte. Se siete appassionati Instagrammers, seguite Buzzfeed o siete fan delle Kardashian, saprete che la giovane stellina di famiglia Kylie Jenner viene accusata un giorno sì e l'altro pure di un peccato gravissimo - almeno per l'opinione pubblica negli US: la cultural appropriation. Dicesi “appropriazione culturale” l'utilizzo di elementi di una cultura da parte di chi non ne è membro riconosciuto. Embè? Vuoi dire tipo i leghisti che fanno finta di essere Thor alle sorgenti del Po? Eh sì, tipo. A 'sta benedetta ragazza, in sostanza, piace farsi i selfie con le treccine e agghindarsi con qualche vestito da rapper. A onore delle critiche, lo fa in modo piuttosto pedestre, infantile. Al di là dello sdegno occasionale che si può provare nei confronti di Kylie o di alcuni suoi parenti, nasce spontanea una domanda: ma perché, prendere a prestito elementi di un’altra cultura è davvero una cosa così brutta?

Ebbene, non vi ho attirati fin qui per darvi la mia opinione (ma se avete letto il titolo dell’articolo, lo sapete già).Vi scrivo invece per parlarvi di NORIENT, un network di giornalisti e musicologi che da più di un decennio si occupa di cercare nuova musica e nuovi suoni per proporre nuove visioni del mondo. La loro ultima impresa è Seismographic Sounds, un osservatorio/mostra/libro/laboratorio sulla musica underground, nonché un’esplorazione delle conseguenze della rivoluzione digital-globale. In che modo l’accessibilità assoluta ha cambiato la musica? In un mondo in cui la tecnologia ha reso tutto un remix, la citazione è uno strumento di scambio e di arricchimento o una violazione etica e del diritto di proprietà intellettuale? Dopo aver raccolto successi in Germania e Svizzera, la mostra è approdata a Milano a novembre 2016 presso lo spazio BASE. “Oggi il campionamento è dappertutto” dice Theresa Beyer, la curatrice. “La storia di un sample molto spesso è lunga, sorprendente, ricca di significato. Perché scegliere proprio quel frammento? È etico campionare suoni crudeli come quello di un bombardamento?”. La musica è una forma culturale complessa, e se è vero che con la digitalizzazione l’accesso e la manipolazione di materiale sonoro è diventata molto più facile, non è affatto detto che le risposte alle nostre domande siano altrettanto immediate. “Con Seismographic Sounds vogliamo dare voce ad artisti underground che sanno essere portavoce di una nuova diversità, di una realtà a livelli. Vogliamo parlare al pubblico e invitarlo ad aguzzare l’udito, a captare le vibrazioni di un mondo nuovo, in evoluzione. La nostra mostra è come un sismografo, una reazione, un nuovo approccio al mondo, una parodia… una proposta di evoluzione”. La proposta di Seismographic Sounds affonda le radici nell’idea stessa che ha portato alla costituzione di NORIENT. Da un blog dedicato prevalentemente alla nuova musica di paesi come il Libano o l’Africa del Sud e a combattere la prospettiva unilaterale dell’Occidente e della World Music, è nato in 15 anni un network di più di 250 tra artisti, giornalisti e ricercatori. Che ora propone visioni di un mondo nuovo attraverso un’esperienza interattiva a base di videoclip, musica e soundart.

Videoboxes3 © Norient, Nils Volkmann

Video Installation Stereo Types, Urs Hofer


DMAG STORYTELLING

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da LOST a Hideo KOJIMA breve storia della sperimentazione transmediale di Danilo Zagaria Dieci anni fa la serie televisiva Lost era l’ossessione del momento. Nonostante il web non fosse ancora il regno di Facebook e Instagram, sui blog e nei forum dedicati la serie ideata da J.J. Abrams e Damon Lindelof era analizzata e discussa fin nei minimi dettagli. La trama era talmente ingarbugliata e ricca di mistero che i fan sentirono addirittura il bisogno di fondare un’enciclopedia online, lanciata nel 2005, che prese il nome di Lostpedia. Ma che cosa rese Lost un vero e proprio fenomeno transmediale, in grado di coinvolgere il pubblico della rete in un modo mai visto prima?

A partire dal 2006, durante gli intervalli fra una stagione e l’altra, i produttori della serie lanciarono alcuni ARG, vale a dire degli “Alternate Reality Game”. Il primo, divenuto poi famosissimo, fu The Lost Experience. In breve, la serie diventò un gioco online: grazie a siti dedicati i fan furono in grado di scoprire aspetti oscuri della trama della serie, riguardanti in particolare il misterioso progetto DHARMA. Esperienze di questo tipo si rivelarono dei veri e propri prodotti ibridi, capaci di promuovere le stagioni successive della serie, fidelizzare il pubblico e raccontare succulenti retroscena grazie all’utilizzo di un medium differente da quello principale. Al fenomeno Lost seguì una profonda trasformazione dell’universo narrativo e della sua diffusione online. L’avvento dei social media e della televisione on demand, così come il grande successo dei videogiochi e del digital marketing, hanno cambiato il modo in cui le storie si sviluppano e si ramificano sui media. Tuttavia – come sostiene Henry Jenkins in quello che è il testo fondativo della teoria transmediale, Cultura Convergente (2008) – non sono state le innovazioni tecnologiche a cambiare lo scenario, bensì i contenuti stessi hanno trovato nuove vie espressive, nuovi linguaggi, nuove possibilità.

Alla transmedialità odierna si aggiunge anche la commistione fra generi diversi e stili narrativi appartenenti a media differenti. Sono ormai caduti i confini che una volta separavano i videogiochi dal cinema e la letteratura dalla serialità televisiva. Hideo Kojima, uno dei più acclamati autori di videogiochi contemporanei e realizzatore della celebre saga di Metal Gear, è famoso per essere un grande appassionato di cinema. I suoi prodotti sono talmente ricchi di spunti cinematografici che i giocatori assistono, di concerto alla partita giocata, allo sviluppo di una vera e propria storia i cui connotati sono difficilmente definibili. Inoltre, i trailer pubblicati dalla sua casa di produzione, la Kojima Productions, sono dei veri e propri mini-film. Realizzati grazie alla tecnica della motion capture, ottengono riscontri da capogiro su YouTube e altri canali promozionali. Grazie alla rete oggi possiamo manipolare, condividere, trasformare e utilizzare

in mille modi differenti le storie che ci vengono raccontate. Nella promozione quanto nell’utilizzo libero degli utenti, la sperimentazione vive in post e GIF, video e contenuti speciali. Le possibilità sono infinite, mentre di appelli ne esiste soltanto uno: abbandonare ogni residuo di luddismo. Sarebbe oltremodo anacronistico e limitante che ci si fermasse al libro o al film in sé, in quanto ogni nuova ramificazione narrativa su un medium differente rappresenta una nuova sfida e, al tempo stesso, ne aumenta la portata intrinseca.

GIÙ IL SICARIO

collettivo teatrale

Dopo il successo del debutto al Borgo Medievale di Torino torna

CARNEVALE 2017 giuilsicario@gmail.com Segui Giù il Sicario su

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VISUAL ARTS


DMAG VISUAL ARTS

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VISUAL ARTS

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Sharing Gallery è un osservatorio sulla creatività contemporanea. E’ uno spazio virtuale in cui condividere l’arte, parlare d’arte, raccontare l’arte. Sharing Gallery is your art cloud. La piattaforma presenta una selezione di gallerie e opere in linea con un’idea di valorizzazione dell’arte cosiddetta emergente. Dove emergente non è necessariamente assimilabile a “giovane”, ma fa riferimento a quel mondo dell’arte che non ha accesso a canali e circuiti preferenziali. Un’arte sommersa, avulsa dal mainstream. Sharing Gallery è un progetto con un'identità precisa: un network di gallerie, una vetrina di opere che presentano una filosofia condivisa. WWW.SHARING.GALLERY

SG selection

ISABELLA NAZZARRI Opera al bianco Anno 2016 Galleria Opere Scelte

SILVIA MARGARIA Strùere Anno 2016 Galleria Opere Scelte

OTTO D’AMBRA Half Beauty Anno 2016 Burning Giraffe Gallery

SIMONE GERACI Stille Anno 2016 Burning Giraffe Gallery

MELISSA STECKBAUER Katrin Yellow Triangles Anno 2016 Riccardo Costantini Contemporary

GIGI PIANA Generare Mondi Anno 2016 Riccardo Costantini Contemporary

GIANNI BARETTA TE3943 Anno 2005 Galleria M.arte

LAURENCE COURTO Costruire Anno 2016 Galleria M.arte

ERALDO TALIANO Kimono A.D. Anno 2016 SG Gallery

ALICE BELCREDI Central Park Anno 2012 SG Gallery


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STORYTELLING

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THE BROKEN LINE racconti inediti di vite insolite a cura di Antonio Raciti

Grafica di Elena Vardré

DMAG VISUAL ARTS

thebrokenline.it

Ritorno a Incisiana Quando arrivò alle spalle della grande casa bianca che celava la verdeggiante collina dinnanzi, Florian svolgeva ancora la sua professione di omeopata.

Durante i nove anni precedenti, tutti i giorni all'imbrunire dopo il lavoro, Florian si era dedicato alla coltivazione di un minuscolo e soleggiato vigneto poco distante dal suo studio di Stoccarda. Lo aveva lavorato con tanta dedizione tanto da averci saputo ricavare uve per centotrentatré bottiglie di un preziosissimo Don Felder. Non avrebbe più scordato la sensazione soddisfatta che gli aveva procurato quel lavoro quando lo vide lì tutto davanti agli occhi, etichettato con la miglior carta a patina lucida che sembrava quasi brillare riflessa nello sguardo quieto di Florian. Aveva inteso allora che sì, la sua vita sarebbe dovuta cambiare, ma non sapeva ancora intendere quando. Il medico tedesco aveva conosciuto l'Italia da fanciullo villeggiando con la famiglia e, foraggiato dalle sensazioni che il bel paese gli trasmetteva, l'aveva amata fin da subito. Florian era fatto così, la passione l'aveva sempre mosso come una pedina accondiscendente lungo il percorso della sua vita. Non sapeva darsi che con tutto se stesso e al lavoro, entusiasta, ci dedicava la vita per intero.

Quella mattina, prima di fermarsi alle spalle della grande casa bianca, aveva avvertito un tonfo allo stomaco. Come se un pugno chiuso si fosse appoggiato sul

suo ventre spingendolo al sedile della sua automobile fino a costringerlo a fermarsi. La vegetazione era brulla ma intorno alla costruzione non vi erano impedimenti che ne bloccassero l'accesso. L'aveva voluta circumnavigare tutta più volte, ogni volta quasi a perdersi, prima di soffermarsi in un punto preciso per ammirarla. Era una struttura elegante e monumentale e sembrava scolpita tanto quanto quelle linee mosse che dirimpetto la movimentavano.Volgendo gli occhi a sud, erano colline soffici e sinuose come sfondo di quel luogo incantato, incastonato lì dai maestri che un tempo quelle pietre e quelle terre davvero le avevano disegnate, a mani nude. E quale maestria e quanta passione rivoltavano l'aria in quel solco di terra che univa la casa alla collina. Lì si era paralizzato Florian con gli occhi zuppi di ricordi e visioni. Si sentiva libero e allo stesso tempo protetto dalla naturalezza che lo avvolgeva. Rammentò dapprima sua madre, esile e bellissima mentre danzava, poi vide apparire davanti ai suoi occhi e poi ovunque le sue prime bottiglie di Don Felder. Erano raddoppiate, triplicante, centuplicate e gli rinvenne al naso il profumo selvatico del suo vino nero. In quel momento sotto i suoi piedi acini d'uva matura stavano perdendo il loro succo per il peso del suo corpo. Cercò un appoggio, un sostegno, perché quelle emozioni gli avevano fatto rigirare la testa. Avvistò a pochi passi un carretto di legno che sembrava avvizzito da tempo. Si coricò nel cassone e chiuse gli occhi per un attimo o forse per qualche istante di più. Quando li riaprì il tramonto purpureo aveva lasciato il posto ad un'alba canarina e sgargiante. Si accorse di una scritta logora e quasi illeggibile sul fianco interno del carro. Passandola con la mano avidamente la riportò alla luce. Incisiana vi era scritto. Florian sorrise leggendolo. Il medico ora non c'era più, e l'uomo quello sì era tornato a casa.

Florian Oelssner é un medico omeopata tedesco che da 18 anni vive ad Incisa Scapaccino (AT) dove si occupa attivamente della sua azienda agricola Incisiana producendo vini di alta qualità.

BANDE À PART cinema, cortometraggi, doc, e altre cose belle a cura di Federico Minetti

LaVERITÀ,

tutta la VERITÀ,

molto più che la VERITÀ

Sono Guido e non guido di Alessandro Maria Buonomo, con Guido Catalano Dietro un grande uomo c'è sempre un grande uomo. Così recita la tagline di Sono Guido e non guido, lungometraggio d'esordio di Alessandro Maria Buonomo presentato a novembre al Torino Film Festival. Il film, prodotto da Elianto Film insieme a Fargo Film e sceneggiato da Paolo Cenzato e Marco Ferrarini, promette "la verità, tutta la verità, molto più che la verità", su Guido Catalano, poeta e performer torinese, vera e propria rockstar della poesia italiana, con 20000 copie vendute e 100 live all'anno.

Il progetto nasce in seno alla Elianto Film, casa di produzione cresciuta tra le aule della Civica Scuola di Cinema “Luchino Visconti” di Milano, ad opera di un gruppo di sette amici che hanno deciso di diventare anche colleghi, con la convinzione comune che il cinema sia un'arte collettiva, fatta di collaborazioni e confronti. Quando Alessandro e altri membri della Elianto si sono ritrovati a un reading di Guido Catalano, che conoscevano e ammiravano da tempo, sono rimasti folgorati. Una folla di persone, in uno spazio buio, ad ascoltare una semplice voce, quella di Guido. Una visione affascinante e molto cinematografica. La Elianto si sentiva ormai pronta per un progetto più lungo. Hanno così deciso di buttarsi, presentandosi da Guido con un libro da autografare e una richiesta per una dedica molto particolare: "A Elianto Film, che vuole fare un film con te".

In seguito, l'idea del film si è sviluppata a poco a poco, modellandosi su Catalano. Un personaggio che per alcuni è poeta, per altri performer. Un personaggio doppio, ambivalente, difficile da afferrare. E allora, quale scelta migliore se non quella di un mockumentary, con protagonista non uno solo Catalano, ma ben due: Guido e il suo fratello gemello Armando. Il primo sfrontato declamatore in pubblico, il secondo riservato scrittore di poesie affetto dalla rarissima sindrome di Kräftor, nota comunemente come Reversofonia, che lo fa parlare al contrario, rendendogli impossibile qualsiasi comunicazione. Il secondo scrive, il primo declama, diventando, insieme, il "più grande poeta professionista vivente". Non ci troviamo nei territori conosciuti del documentario ma in quelli un pò selvaggi del mockumentary, in cui realtà e finzione si mescolano per creare qualcosa di nuovo. Quello del doppio è un tema che nasce intorno a Guido, e che è già presente nelle sue poesie. "Non abbiamo fatto altro che giocare con quello che già c'era nel suo

personaggio", mi racconta Alessandro, "con la dicotomia delle sue copertine, in cui appare a volte come un rocker in occhiali da sole, a volte posato e con gli occhiali da vista. Siamo partiti dalle sue contraddizioni". Rocker e intellettuale, poeta e performer, non sono altro che due anime nello stesso corpo, quello di Guido Catalano. Da qui la scelta del mockumentary, perchè raccontare la verità a volte non basta, per descrivere la complessità del reale, e allora è necessario qualcosa di più vero della verità: la finzione.

E alla fine l'intero film sembra essere costruito proprio come una poesia di Catalano, mi confessa Alessandro. Ironico e spiazzante nella prima parte, per poi cambiare progressivamente tono e diventare malinconico e profondo. Si ride insieme allo spettatore, per poi, con uno scarto emotivo, accorgersi che si sta parlando di temi importanti. Come mi dice Alessandro, citando Guido Catalano: "Si ride, si ride, si ride, per poi capire che non c'è nulla da ridere". Per essere aggiornati sulle prossime proiezioni di Sono Guido e non guido: ELIANTOFILM.COM


DMAG INNOVATION

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STORYTELLING

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BAZINGA!

SE il documentario

un viaggio alla scoperta di nicchie editoriali

a cura di Francesco Sparacino

incontra il WEB

HOLOSUITE narrazioni immersive ed emergenti

a cura di Ylenia Cafaro indie web publisher & immersive experiences addicted yleniacafaro.com

L’ESORDIO Valerio Callieri

TEOREMA DELL’INCOMPLETEZZA Feltrinelli, pp. 352, euro 18

Dalle web-serie al transmedia, dalla Twitter literature allo storytelling partecipativo, gli esperimenti di fiction con i nuovi media sono finalmente

Effemeridi è uno strano caso di rivista appartenente a una rivista. È infatti il nuovo

innumerevoli. E la non-fiction? Sicuramente non è rimasta indietro.Anzi, l’incontro tra genere documentario e web risale a diversi anni fa e, se non mancano potenzialità ancora tutte da esplorare, non mancano neanche ottimi progetti realizzati, premiati e che hanno già dato il via alla definizione di canoni narrativi e a prime proposte di classificazione.

mensile legato a inutile, che dopo un decennio di attività può essere tranquillamente considerata una delle riviste indipendenti più longeve e importanti in Italia. L’idea è quella di creare una sorta di atlante emotivo degli anni 2000. Effemeridi è divisa per quadrimestri: ogni quadrimestre ha un anno di riferimento (si parte dal 2001) che gli autori racconteranno attraverso un libro, un disco, un film, un concerto, che ha segnato le loro vite. Il formato è una pagina A3 con il testo su una facciata e l’illustrazione sull’altra. Si può ricevere la rivista cartacea in abbonamento (al costo di 10 euro per un quadrimestre o 24 euro per tutto l’anno), sul sito di inutile è comunque possibile scaricare e leggere il numero 0 di Effemeridi.

Immaginando che il lettore non abbia mai sentito parlare di documentari + nuovi media, partiamo dall’abc. Quando il documentario incontra il web, nasce un nuovo genere, definito webdoc o documentario interattivo. Un webdoc è un format che si esplica e si fruisce attraverso internet. Non è quindi più solo un prodotto audiovisivo, come un film, ma multimediale. Ad audio e video, possono essere infatti aggiunti molti altri elementi, come ipetertesti, infografiche, photogallery, applicazioni interattive. Tutto quello a cui il web ci ha abituato, insomma. A livello narrativo, la grande distinzione rispetto a un documentario audiovisivo tradizionale è la non linearità. Se in un film la narrazione è lineare,

ossia lo spettatore può solo seguirla passivamente secondo una linea retta che va da A a Z, nel webdoc la narrazione diventa non lineare: i contenuti sono “pacchettizzati” e vengono visualizzati dall’utente con un certa autonomia, in un ordine a scelta o dedicandovi più o meno tempo in base alle preferenze personali.

La non-linearità della narrazione porta quindi a un grande cambiamento, sia nella realizzazione sia nella fruizione del documentario: da un lato, in fase di produzione, diventa necessario pensare a una serie di cluster separati di informazioni e materiali che si rapportino secondo un progetto articolato e molto ben definito di incastri, richiami, parallelismi e approfondimenti. Dall’altro, il fruitore di un webdoc non è più solo spettatore passivo, ma ricopre un ruolo interattivo.

Proprio sul concetto di interattività si fonda la proposta di classificazione dei webdoc oggi più utilizzata. Possiamo distinguere i webdoc in base a tre gradi di interazione da parte di chi guarda: si va da un’interazione basica, in cui lo spettatore naviga tra i contenuti senza apportare alcuna modifica, a un certo grado di partecipazione, per cui ad esempio il fruitore può porre domande o rivestire i panni del protagonista della storia, fino a una vera e propria realizzazione dei contenuti da parte degli utenti, come attraverso il caricamento diretto di testi, video, foto. Il lettore curioso può scoprire molti esempi di webdoc online. Qualche suggerimento, uno per grado di interattività: Welcome to Pine Point, Journey to the End of Coal, Man with a Movie Camera. Anche l’Italia ha da dire la sua sui documentari interattivi. Si può cominciare da Inside Carceri e dai webdoc prodotti da La Repubblica. Basta qualche clic, per entrare nella storia.

TRE RIVISTE

LETTERARIE PER IL 2017 Carie, Effemeridi, A4

Ha da poco soffiato sulla prima candelina, invece, A4: rivista ideata e curata dallo scrittore

Stefano Amato. Per festeggiare, sono arrivati un nuovo numero (il sesto) e un nuovo sito. La particolarità di A4 è quella di stare tutta su un unico foglio, da piegare e infilare in un taschino. Ogni uscita contiene un racconto, lungo tra le 1500 e le 2000 parole. Il pdf può essere liberamene scaricato dal sito. Se si vuole ricevere il cartaceo, invece, basta scrivere a Stefano, all’indirizzo stef.amato@gmail.com. Tra gli autori pubblicati finora, ci sono Angelo Orlando Meloni, Mari Accardi, Veronica Galletta, Simone Ciclitira, Giulia Romoli e Valeria Caravella.

VALERIO CALLIERI è nato a Roma nel 1980. Ha frequentato la Scuola Holden, ha pubblicato un racconto sulla rivista Colla e ha scritto e diretto il documentario I nomi del padre. Con Teorema dell’incompletezza ha vinto l’edizione 2015 del Premio Calvino.

LE NOVITÀ

Indirizzi utili

CARIE: carieletterarie.com EFFEMERIDI: rivista.inutile.eu/effemeridi/ A4: aquattro.org Il 2017 sarà l’anno delle riviste letterarie indipendenti. No, non è vero. Però sarebbe bello. Sarebbe bello se all’inizio di ogni anno l’attenzione di tutti fosse concentrata anche sulle novità da tenere d’occhio nel corso dei mesi a seguire a proposito di riviste letterarie.

Mentre indagano sulla morte del padre, ucciso nel suo bar di Centocelle durante una rapina, due fratelli fanno una scoperta che mette in discussione tutto ciò che sapevano su di lui. Si spalancano così i sospetti su un passato controverso, legato agli anni della lotta armata. Chi era davvero loro padre? Ognuno dei fratelli, i cui rapporti sono da tempo molto freddi, ha un’opinione diversa in merito. Ognuno di loro ha metodi differenti per arrivare alla verità. Uno, il maggiore, nella sua ricerca sarà aiutato dalla facilità d’accesso a documenti riservati dei servizi segreti sugli anni di piombo. L’altro potrà contare su uno sgangherato gruppo di amici, e sulle sempre più frequenti apparizioni del fantasma del padre.

EMILIO SALGARI

Alla conquista della luna Cliquot, pp.144 euro 16 LUCA GIACHI

Come una canzone

Se così fosse, non si potrebbe non citare innanzitutto Carie. La prima cosa da dire su Carie, la più immediata, riguarda il suo nome. Riguarda il collegamento tra una nuova rivista di racconti, creata da pochissimi mesi, e la sala d’attesa del dentista. Carie nasce da

Hacca, pp. 160 euro 14

qui, dall’esigenza di leggere delle belle storie ovunque e in qualsiasi momento: anche, magari

Dall’alto in basso screenshot webdoc Welcome to Pine Point,The Goggles screenshot webdoc Journey to the End of Coal, Honkytonk Films screenshot webdoc Inside Carceri, Next New Media + Antigone

soprattutto, prima di farsi estrarre un dente del giudizio. Nasce, con questo nome, perché una delle fondatrici è igienista dentale. E allora ecco il collegamento tra due mondi che niente in apparenza avrebbero in comune. In redazione c’è un gruppo numeroso ed eterogeneo. Dieci persone che scelgono insieme, a maggioranza, i racconti da pubblicare, selezionano le illustrazioni da affiancare, animano i social network. Finora sono usciti due numeri della rivista. Il primo, per festeggiare l’inizio dell’avventura, è stato anche stampato, in serie limitata. Se non siete tra i pochi fortunati che sono riusciti ad aggiudicarsi una copia, potete comunque scaricare il pdf o leggere i racconti direttamente dal sito. Il secondo numero è uno speciale di Natale. Tredici racconti (lunghezza massima: dieci cartelle) che vi aiuteranno, finalmente, a digerire le abbuffate delle ultime feste e lanciarvi al meglio verso un nuovo 25 dicembre.

GIANNI TETTI

Grande nudo Neo, pp. 688 euro 17 BRIAN TURNER

La mia vita è un paese straniero NN Editore, pp. 196 euro 18


DMAG GREEN THINKING

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NATOURS percorsi ideali per la conservazione della biodiversità

a cura di Franco Andreone francoandreone.it

L’estinzione

STRISCIANTE

Gli scienziati e i ricercatori lo sanno da un bel po’: stiamo vivendo nel secolo, diciamo pure nel millennio, delle estinzioni. Ormai il mondo di una volta e’ sotto continuo

attacco da parte dell’uomo e della crescente globalizzazione, la quale, come una sorta di grande osmosi, sta uniformando faune, flore e culture. Con l’inevitabile conseguenza che certe specie proliferano sempre più e altre si riducono, estinguendosi ad un ritmo senza precedenti. L’estinzione di animali e’ forse l’azione che ci interessa maggiormente, perlomeno empaticamente. Soprattutto quando si parla di specie iconiche, vale a dire emblematiche e ben note. Siamo assai partecipi per la scomparsa dei panda, dei leoni e dei gorilla. Un po’ meno quando si parla, per esempio, delle testuggini giganti delle Galapagos. Molto poco quando si lancia l’allarme per lucertole e piccoli rospi. Insomma, l’estinzione interessa tutte le classi dei vertebrati e degli invertebrati (oltre che piante e probabilmente anche microorganismi), ma la reazione umana che sottende a questo allarme rosso non e’ chiaramente da “par condicio”.

MUSIC a cura di Nico

Oggi il cambio climatico sta portando molte specie a un passo dall’estinzione: insieme al prelievo per vari usi, all’urbanizzazione e alle specie invasive. E, come si dice, estinzione è per sempre.A tale proposito il mai troppo celebrato Edward O.Wilson ha coniato un acronimo per indicare le principali cause di estinzione, HIPPO. Che in inglese vuol dire ovviamente “ippopotamo”, ma che deriva le proprie lettere da “habitat Loss” (perdita di habitat),“invasive species” (specie invasive), “pollution” (inquinamento), “population growth” (crescita della popolazione umana) e “overharvesting” (raccolta/prelievo non sostenibile). Per comprendere meglio il ruolo dei musei naturalistici nello studio delle specie estinte, è stato lanciato un progetto finanziato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca tramite la legge per la diffusione della cultura scientifica. Si tratta del “Progetto Estinzioni”, che ha visto la collaborazione del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, del MUSE di Trento, del Museo di Zoologia dell’Università di Padova e di FEM2, uno spin-off dell’Università di Milano Bicocca. Questo progetto ha già visto la realizzazione della Mostra “Estinzioni – Storie di catastrofi e altre opportunità” attualmente visitabile presso il MUSE, nonché un’azione di censimento di reperti di vertebrati estinti e in via di estinzione conservati nelle maggiori istituzioni italiane. Allo stesso tempo, insieme al team di FEM2 stiamo studiando i parametri di perdita genetica di un sauro in pericolo critico di estinzione, la lucertola delle Eolie (Podarcis raffoneae), proprio analizzando il DNA di esemplari conservati nei musei. Specie endemica dell’arcipelago questa lucertola e’ minacciata dall’invasione di un’altra lucertola, P. siculus, con cui si ibrida, perdendo a poco a poco la propria identità ed estinguendosi. La specie sopravvive con poche centinaia di individui puri solo su pochi isolotti e su un piccolo promontorio. Per giungere alla sua conservazione essa dovrà necessariamente essere soggetta a un programma che contempli, fra l’altro, anche l’allevamento in cattività. In questo modo lo studio dell’estinzione nei vertebrati del passato diventa uno strumento per proporre nuove formule di conservazione. Allo stesso tempo le collezioni dei nostri splendidi

Podarcis raffoneae 1 © foto di G. F. Ficetola

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(ma spesso bistrattati) musei divengono una risorsa scientifica, utile per valorizzare e rendere fruibili le collezioni raccolte in oltre tre secoli di esplorazione naturalistica.

STREAM

MERCURI

Progetti per il futuro (Adesiva Discografica) Il secondo disco di Mercuri, cantautore pugliese trapiantato a Milano, è un album pop ottimamente confezionato, sia nei suoni che nelle atmosfere, che arriva a sette anni di distanza dall’esordio discografico (Di tutto quello che c’è). Prodotto artisticamente da Leziero Rescigno (Amor Fou, La Crus, etc.) e mixato da Paolo Iafelice (già al lavoro con Fabrizio De Andrè,Vinicio Capossela, Daniele Silvestri, etc.), Progetti per il futuro è un concept in cui Mercuri racconta come la vita sia irrimediabilmente legata ai progetti che ognuno di noi pensa per il proprio futuro, che evolvono in base alle fasi di vita e che possono rappresentare contemporaneamente un motore o un freno. Si passa dal punto di vista adolescenziale di L’arte del bonsai in cui la parola “mai” non esiste, fino ad arrivare al più maturo e malinconico Una cosa normale, in cui i progetti per il futuro sono un lontano ricordo e l’immobilità è diventata purtroppo normalità. Otto brani ricchi di sonorità che conquistano ascolto dopo ascolto, una musica leggera e allo stesso tempo raffinata che fa di questo secondo lavoro di Mercuri un bellissimo disco pop.

MASSIMO TORRESI

Possibilità (Egemonia Spartana Dischi) Già attivo nei Bluff, ironica e scanzonata band pop-rock, Massimo Torresi ha pubblicato a novembre dell’anno passato il suo disco d’esordio Possibilità per l’etichetta Egemonia Spartana Dischi. Undici canzoni che richiamano in alcuni frangenti le sonorità della sua precedente formazione, ma che mettono in mostra anche l’anima più intimista del cantautore marchigiano. Registrato e mixato da Ricky Mattioli e con la collaborazione di Fabio Verdini (Tiromancino) alla tastiere e ai synth, l’album ha un’anima dichiaratamente pop-rock con una prima parte disco-oriented e una seconda più cantautorale, in cui però non si perde mai il ritmo. Nei testi Torresi alterna momenti più cinici, in cui l’ironia viene utilizzata come antidoto ad alcuni aspetti negativi della quotidianità, ad altri più malinconici come Nostalgia, in cui il cantautore racconta la sua intimità, fino ad arrivare a Miele brano spartiacque del disco da cui l’autore inizia una fase più solare e ottimista.


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torino

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e dintorni

14-15 GENNAIO EDITH Teatro Gobetti Via Gioachino Rossini 8,Torino La storia di Edith Ewing Bouvier Beale e di sua figlia Edith Bouvier Beale, zia e cugina di Jacqueline Kennedy. Le due Edith, protagoniste fino agli anni 50 della vita mondana newyorkese, divennero in seguito simbolo di scandalo e decadenza: volontariamente isolate nella loro villa a East Hampton, si abbandonarono al degrado in una casa sommersa dalla spazzatura e invasa da gatti, zecche e procioni. Lo spettacolo teatrale di Elena Serra e Chiara Cardea si concentra sul rapporto tra le due donne, fatto di recriminazioni e affetto, amore e odio. FINO AL 31 GENNAIO PREMIO InediTo Ancora pochi giorni per iscriversi alla XVI edizione del Premio InediTO Colline di Torino. Il premio si pone l’obiettivo di scoprire e valorizzare nuovi autori più o meno esordienti ed è l'unico nel suo genere a rivolgersi a tutte le forme di scrittura (narrativa, poesia, teatro, cinema e musica), dando la possibilità ai vincitori di essere ospitati in festival e rassegne, e di promuovere e pubblicare le proprie opere. PREMIOINEDITO.IT

FINO AL 31 GENNAIO TED LARSEN – SOLO SHOW Privateview Gallery Via Goito 16,Torino La personale di Ted Larsen, al suo debutto europeo, sarà prorogata fino al 31 gennaio a seguito delle numerose richieste di visita giunte dall'estero. L'artista, le cui radici affondano nel minimalismo e nel modernismo americano, per creare sposa la sua raffinata capacità manuale con l'utilizzo di materiali di recupero. In questa mostra di successo sono presenti anche strutture e installazioni di grandi dimensioni, altamente rappresentative della ricerca di Larsen.

WHAT’S

FINO AL 20 GENNAIO WHAT HAPPENED TO THE GIRL? DISPLAY NUMBER 2 Mega Piazza Vetra 21, Milano Anna Franceschini riprende il discorso allestitivo iniziato a Torino, presso la confetteria Stratta, per scrivere un nuovo paragrafo di una narrazione “a vetrine”. Per lo spazio di Mega, l’artista ridissemina le parti del corpo espositivo, le pone in relazione con le marmette che popolano lo spazio, le illumina su di un tavolo fotografico per capirne meglio la meccanica e la chimica. Il movimento dal vivo continua a farsi immagine e l’immagine si muove senza mai mutare realmente.

on IN

FINO AL 5 FEBBRAIO LA PASSIONE SECONDO CAROL RAMA GAM Via Magenta 31,Torino Una grande mostra retrospettiva dedicata ad un'artista la cui opera, anticonformista e trasgressiva, emerge nella sfera culturale ed artistica di Torino negli anni Trenta e Quaranta del Novecento, per attraversare con passione e vitalità l’intero secolo. Una selezione di circa 200 opere per ripercorrere e raccontare il desiderio sempre acceso verso l’arte e la vita, entrambe vissute con trasporto empatico. FINO AL 16 FEBBRAIO HOLLYWOOD STARS, AMERICAN ICONS Bibliomediateca Mario Gromo Via Matilde Serao 8,Torino Unitre Torino e la Bibliomediateca Mario Gromo organizzano una rassegna cinematografica dedicata alle star hollywoodiane e alle icone americane: da Cary Grant a Henry Fonda, da Montgomery Clift a Rock Hudson, e poi ancora Paul Newman e Robert Redford. I prossimi appuntamenti: 12 gennaio Un posto al sole, 26 gennaio La magnifica ossessione, 2 febbraio La gatta sul tetto che scotta, 16 febbraio La stangata.

FINO AL 21 GENNAIO LEHMAN TRILOGY Piccolo Teatro Grassi Via Rovello 2, Milano La trilogia dei fratelli Lehman racconta 160 anni di storia del capitalismo, dalla metà dell'Ottocento al 2008, fino al fallimento della banca fondata dalla famiglia a New York. La storia che narra di denaro, speculazioni, padri e figli, temperamenti e passioni, è anche una finestra sul sogno americano, quel sogno in grado di rovesciare sorti e fortune. Il rischio di cadere viene scansato più volte dai Lehman, fino a quando il 15 settembre 2008 la Lehman Brothers registra la più grande bancarotta della storia.

26 FEBBRAIO PIERS FACCINI IN TOUR BIKO Via Ettore Ponti 40, Milano Il 21 ottobre scorso è uscito I Dreamed An Island, il nuovo album di Piers Faccini, uno tra i cantautori europei più talentuosi ed apprezzati. In questo suo ultimo lavoro regnano le contaminazioni e il sogno di un luogo ed un'epoca d'oro, privi dei conflitti sociali, culturali e politici attuali. Durante le date del suo tour Faccini strega nuovi e vecchi fan con atmosfere provenzali, suoni barocchi, e richiami al vento del deserto. 25 FEBBRAIO CITÈ - IL CIRCO A TEATRO Teatro Concordia Corso Puccini,Venaria Reale (To) Debutto nazionale dello spettacolo Santa madera della compagnia Mpta. L’associazione Les Mains, les Pieds et la Tête Aussi, conosciuta anche come Compagnie Mpta, è stata fondata a Lyon nel 2001 con lo scopo di fare ricerca, creazione e promozione dell’arte del circo contemporaneo. Santa Madera è la nuova creazione che vede in scena Juan Ignacio Tula e Stefan Kinsman in una poetica e fenomenale relazione tra due personaggi e la roue cyr, l’attrezzo acrobatico formato da una ruota di metallo inventato dal canadese Daniel Cyr.

FINO AL 26 FEBBRAIO JEAN MICHEL BASQUIAT Mudec Via Tortona 56, Milano Una mostra dedicata all'artista newyorkese scomparso a soli 27 anni. 100 le opere a cura di Jeffrey Deitch e Gianni Mercurio, provenienti da collezioni private, che attraversano l'intensa produzione artistica di Basquiat. Immagini apparentemente infantili hanno il potere di comunicare in modo diretto tematiche essenziali sull'identità umana e sulla dolorosa questione della razza. L'esposizione del Mudec si concentra sul ruolo di Basquiat nella generazione di creativi del periodo e sulla funzione delle sue opere come ponte di collegamento tra culture diverse.

21-22 GENNAIO SALONE DELLA CULTURA Superstudio più Via Tortona 27, Milano Una manifestazione per promuovere e dare visibilità agli editori, e offrire ai partecipanti un'esperienza immersiva nella realtà editoriale, con una proposta di titoli e tematiche ad ampio raggio, alternativa (ma non per questo di inferiore qualità) ai canonici circuiti di distribuzione. Un salone che unisce due realtà diverse: quella del nuovo e quella dell’usato. Non è un caso che le due iniziative principali che lo animano siano: Milano Vende Libri e il Terzo Salone Internazionale del Libro Usato.

FINO AL 12 FEBBRAIO 8X8 FORME NELLO SPAZIO Fondazione Stelline Corso Magenta 61, Milano Kengiro Azuma, Giovanni Canu, Nino Cassani, Pino Di Gennaro, Michele Festa, Alfredo Mazzotta, Anna Santinello e Franco Zazzeri sono protagonisti di un percorso che si snoda en plein air con un nucleo di sculture costruite con linee e forme astratte, rappresentative delle diverse cifre stilistiche degli artisti. La sequenza di opere, distribuite in un arco temporale che va dalla metà degli Anni 70 fino ad anni più recenti, colpisce per la grande forza espressiva delle sculture e dei materiali utilizzati.

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HOROSCOCULT TREND

a cura di Nicoletta Diulgheroff per info diulghi@gmail.com

topics

la PILLOLA

a cura di Caterina Marini Mi risulta piuttosto difficile questa volta presentare la collezione artigiana, che io stessa disegno e produco nel mio head quarter a Barcellona. Catemahiri è il nome della collezione puramente hand-made nata a Milano e migrata verso una costa più calda, la Costa Brava, appunto. La collezione è realizzata con la filosofia slow-fashion che, in contrapposizione alle accelerazioni del fashion system globale, propone una moda lenta, artigianale e zero – waste. Seguendo questa filosofia di upcycling, realizzo accessori in lana tagliati al vivo, cappellini e turbanti trendy che colorano il freddo inverno. Per la bella stagione, camicette dallo stile variegato, capi unici e irripetibili. Acquistabili on-line e nei negozi dei circuiti slow-fashion.

di LUCIO RIFLESSIONI SEMISERIE SU VITA, MORTE E MIRACOLI

a cura di Luciano Gallo

CATEMAHIRI.COM | catemahiri@gmail.com

Sperimentazione

Scrivetemi sulla pagina facebook Pillola di Lucio

MY SONG N.5 una raccolta personale a contenuto sentimentale

a cura di Claudia Losini

SAVE the

DATE

Leone un gennaio che vi vede partire belli carichi, pronti a essere i fari guida per gli altri, e che vi può davvero gratificare su tutti i fronti, di più i nati tra il 12 e 16 agosto. Segue un febbraio strepitoso, che offre occasioni e incontri sia nel settore lavorativo sia in quello del cuore, che davvero possono “fare la differenza”.

Sagittario non inizia per niente a vostra misura l'anno e attenzione a gennaio all'accumulo di distrazione e impazienza che vi può tanto rovinare il clima di relazione quanto farvi incappare in incidenti. Virata decisa al bello a febbraio, energie e idee aiutano nel lavoro, e l'amore è all'altezza dei vostri desideri.

Toro gennaio davvero ottimo: in forma e ben sintonizzati su quel che più vi nutre, socievoli ed equilibrati potete godervi la serenità di rapporti gratificanti e di attività a vostra misura. Ci sta quindi che un po' di faticosi contrattempi vi disturbino a febbraio, come un inciampo in ritmi, anche affettivi, che restano però solidi.

Vergine gennaio richiede pazienza di fronte a carenze di chiarezza e di serenità, a bastoni che possono farvi inciampare per troppa ansia da prestazione. Tutti intorno vi sembrano o assenti, o nervosi o poco chiari. Migliora la situazione a febbraio, per quasi tutti, e potete fidarvi dei recuperi di ottimismo e fiducia.

Capricorno gennaio da capitalizzare, è un mese gratificante, in cui vi sentite e siete capaci di affrontare le sfide con lucidità e grinta e ottenete risultati tangibili, anche negli affetti. Febbraio invece sembra di colpo ostacolarvi in tutto ciò che prima scorreva. Mese accidentato, da affrontare con calma e ragionevolezza.

Gemelli gennaio non è una meraviglia e i contrattempi sul lavoro, le difficoltà affettive se siete in coppia e la mancanza di incontri se single, vi renderanno brontoloni e parecchio nervosetti. Migliora decisamente il quadro a febbraio, soprattutto per i nati di prima e seconda decade: energie ritrovate e seduzione a palla.

Bilancia iniziano bene, con il senso sicuro del loro valore i nati di ottobre, quelli di settembre sono più insofferenti e rischiano di stare al palo, a gennaio, e si agitano. A febbraio la fatica si fa sentire per tutti, gli ostacoli nei rapporti e un clima in generale aggressivo disorientano e invitano a defilarsi senza litigare.

Acquario l'anno parte bene, benissimo per i nati tra 8 e 13 febbraio. Tutti hanno un mese scorrevole, e possono nutrirsi di relazioni che gratificano e di uno spirito che veleggia sicuro. E a febbraio dovete osare, lanciandovi e proponendovi e fidandovi. Un rapporto speciale, o un progetto a cui tenete sono alla portata.

Cancro inizia bene l'anno: gennaio vede quasi tutti più vitali e sintonizzati con la realizzazione di progetti e la voglia di darsi da fare, anche sul piano delle relazioni amorose. Mese da sfruttare perché febbraio sembra invece ributtarvi di colpo nel gorgo di fatiche, inciampi, frustrazioni e carenze affettive.Voi siate tenaci.

Scorpione gennaio vi vede al primo posto tra i favoriti del cielo e vi garantisce la capacità di attivare potentemente e lucidamente nell'animo di chi vi ama risposte appaganti e passionali. Irresistibili. A febbraio a tratti prevalgono i ritmi frenetici e i vostri bisogni di un po' di pace e solitudine possono essere disattesi

Pesci Gennaio, in un clima generale ancora faticoso e preoccupante, soprattutto per i nati tra 11 e 15 marzo, vi aiuta a partire bene, a godervi il vostro amore, a essere lucidi e capaci nel lavoro, in forma. A febbraio sono i nati tra 14 e 18 marzo che affrontano chiusure e difficoltà, tutti gli altri procedono spediti e leggeri.

30 GENNAIO 2017

THE FLAMING LIPS

Milano Dicembre. Meno 4°. Nebbia. Io, sotto tre strati di coperte di pile, cerco di immaginare una playlist a tema, tentando inutilmente di non risultare monotona o di appesantire le già grigie giornate con della musica triste che tanto si addice al clima. Quindi ho optato per i ritmi più caldi, perché non è detto che l’inverno debba essere per forza spento. (Un sentito ringraziamento al mio dispensatore di consigli musicali a tema afro, Luca Marinucci, di Beat Soup).

Alcatraz Ticket 30 euro in cassa

DEBRUIT - Nigeria What? Non c’è niente di meglio, per scaldare un dancefloor di un ritmo così accattivante, che ti trascina subito in una discoteca portoghese o brasiliana. OWINY SIGOMA BAND - Owegi Owandho (Dj Khalab Re-edit) Dove le radici tribali incontrano il futuro ci sta lui, Raffaele Costantino, in arte Dj Khalab. Qui, in un re-edit che dimostra tutta la sua maestria nell’affondare tra le tradizioni e uscirne con un pezzo ipnotizzante. Per lasciarsi andare completamente. CLAP! CLAP! - Kuj Yato Non si può fare una playlist afro senza Clap! Clap!, il vero pioniere di questi suoni in Italia. E affianciarlo a Dj Khalab è un’esplosione di ritmo unica. Alla faccia della neve. POPULOUS - Guadeloupe Non poteva mancare Andrea Mangia, con un brano nuovo e fresco, sporcato di voci profonde che lo rendono gonfio di saudade. THEIVERY CORPORATION FEAT DAVID BYRNE - The Hearts A

Lonely Hunter (Gilles Peterson, Africa- The Spirit Mix) Cosa si può volere di più da un uomo che vive per trovare il beat perfetto, e lo cerca in tutto il mondo? Con Gilles Peterson viaggi in territori sconosciuti, conosci nuovi culture, scopri continenti mai visti. Tutto nel giro di una canzone.

KURUP - Colar De Concha Finiamo questa avventura tra la foresta amazzonica, tra ruscelli e insetti, felci enormi e alberi altissimi, camaleonti minuscoli e leopardi. Una doccia fresca in una cascata per togliersi di dosso l’umido dell’equatore. Siete riusciti a fuggire un po’ dal gelo?

Assistere a un concerto dei Flaming Lips è come entrare in un circo sotto effetto di acidi: luci, vortici di suoni e colori, ballerine e alieni, gong fluorescenti, mani giganti di cartapesta, megafoni in fumo, il tutto orchestrato dal grande direttore Wayne Coyne, genio indiscusso e leader della band che ha all’attivo 17 album in oltre 30 anni di carriera. Tornano in Italia per presentare Oczy Mlody, nuovo lavoro dopo il tributo ai Beatles With a little help from my friend e la collaborazione con Miley Cyrus Miley Cyrus and her dead petz. Stando ad alcuni titoli del disco, vedi Listening to the Frogs With Demon Eyes e There should be unicorns, dobbiamo aspettarci un nuovo, mirabolante, viaggio onirico al limite dell’impossibile.

Ph Andrea Asti - Stille

Bentornati cari lettori della Pillola, e benvenuti nel 2017. Quali e quante saranno le innovazioni che ci aspettano in questo anno, nessuno può dirlo, ma credo che chiunque di noi, speri vivamente che sia un anno pieno di cambiamenti positivi, di grandi scoperte, e di un generale miglioramento della vita dell’umanità. Vorrei considerare, tuttavia, che qualsiasi innovazione, sperimentazione, in qualunque campo, ha bisogno di tempo per essere considerata tale, e che solo il futuro stabilisce, inequivocabilmente, se quell’evento, quella scoperta, potevano essere considerate delle vera innovazioni, o delle incredibili stronzate (e scusate se ho scritto incredibili). Sono innumerevoli gli esempi di sperimentazioni che dopo i primi benefici, alla fine, hanno rovinato la vita dell’uomo, il pianeta, l’ambiente… diciamo, quasi tutte: le industrie, le armi, l’atomica, le automobili, l’amianto, gli allevamenti intensivi, le telecomunicazioni, le chat, internet, i telefonini, la globalizzazione; e altrettante sono state quelle scoperte che sono state ininfluenti al cambiamento tanto atteso e sperato. Come mai nessuno ha ancora inventato un rimedio efficace per la perdita dei capelli nessuno se lo spiega… Recentemente mi sono imbattuto in una invenzione dal nome profetico, la BIOWASCHBALL, qualcuno se la ricorda? Era una pallina di plastica, che veniva messa in lavatrice al posto del detersivo. Grazie all’azione di microsfere di ceramica contenute all’interno della pallina, e ai raggi infrarossi, da attivare mettendola al sole per due ore al mese, si poteva ottenere un bucato perfetto, senza usare neppure un grammo di detersivo. Troppo bello per essere vero? E infatti non era vero! La pallina costava solo 35 euro ed ebbe un successo incredibile, anche grazie alla pubblicità di un noto comico genovese, che ne decantava le doti nei suoi spettacoli. Probabilmente le casalinghe malaccorte che la acquistarono adesso ci fanno giocare il cane in giardino e ritengono comunque di aver beneficiato di un oggetto innovativo… però questa, come molte altre innovazioni (sociali, politiche e tecnologiche) degli ultimi anni, rientrano a pieno titolo in quelle che io definisco delle “incredibili stronzate” (e scusate se ho scritto di nuovo incredibili) Buon anno a tutti e … siate innovativi.

Ariete forse l'anno non inizia col botto come piacerebbe a voi, ma vale la pena di non incupirsi più del necessario a gennaio e per una volta fate i fondisti e preparatevi a godervi un febbraio da velocisti, in cui la capacità di “stendere” l'avversario con magnetismo e impeto, si unisce a lucidità e socialità a nastro.

ALESSANDRO CAPALBO Torinese, classe ‘82, ha conseguito il diploma al Giuseppina Colombatto, storico Istituto Alberghiero di Torino 2001, come addetto ai servizi di ristorazione. Tra le esperienze precedenti l’Hotel Bellevue di Cogne e il Due Stelle Michelin Al piccolo Lago con Marco Sacco dove ha avuto la possibilità di lavorare a stretto contatto con lo chef mutuando una conoscenza approfondita delle materie prime come massima espressione del gusto dei piatti proposti, approfondendo un equilibrio tra sapori e gusto estetico di alto livello. Dal giugno 2009 collabora con Maurilio Garola, Chef Stellato de La Ciau del Tornavento. Un legame tutt’ora vivo che ha consolidato le sue competenze identificando lo Chef come suo Maestro, conducendolo da ottobre 2015 al Ruràl come portavoce della sua linea creativa.

SULLE TRACCE DEL GUSTO a cura di Ruràl Chef Alessandro Capalbo RURALGROUP.IT

IL “BARACCHINO” DI BOLLITO MISTO PIEMONTESE CON VERDURE LESSE E SALSE DELLA TRADIZIONE Ingredienti per 12 persone Tempo di realizzazione: 3 ore circa INGREDIENTI PER IL BOLLITO 600 grammi di coda di manzo 800 grammi di scaramella con osso 700 grammi di testina rasata 700 grammi di lingua di manzo 700 grammi di cotechino 1 cappone nostrano INGREDIENTI PER I BRODI DA DIVIDERE IN DIVERSE PENTOLE 500 grammi carote pelate 450 grammi cipolle pelate 600 grammi sedano in costa 600 ml di acqua 30 grammi di alloro 20 grammi di chiodi di garofano 3 mazzi aromatici (rosmarino, salvia, timo) sale grosso q.b

La tradizione prevede 7 pezzi classici del manzo che andranno cotti, partendo dal brodo bollente, immergendoli separatamente in fase di ebollizione, seguendo i diversi tempi di cottura. Il piatto è tradizionalmente proposto in inverno ma non è inusuale poterlo mangiare anche in altri periodi dell’anno. Quando i tagli saranno cotti salarli bene e tagliarli a pezzi mettendoli nel contenitore di presentazione scelto, nel nostro caso il baracchino. La tradizione li vuole impiattati in un vassoio grande accompagnati dalle salse della tradizione, ovvero il bagnetto verde, bagnetto rosso, salsa rafano, salsa rubra, mostarda e le verdure lessate d’accompagnamento, come cavolfiori, carote, rape bianche, zucchine, carciofi. PREPARAZIONE DELLE CARNI Preparare in pentole strette e alte i brodi aggiungendo le verdure e le spezie. Lasciare che il brodo si insaporisca per circa 20 minuti; a fuoco lento immergere la scaramella, la coda, il muscolo e la lingua nella prima pentola, nella seconda la testina da sola, e nella terza il cappone e i pezzi di manzo per due ore circa. Per la testina occorrono 2 ore e mezza, per il cotechino 40 minuti e per il cappone circa 1 ora. Per chiudere di consiglia una tazza di brodo caldo di cappone.

Ph Andrea Asti - Stille


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Captare le onde sismiche del cambiamento, dell’evoluzione. Essere quanto mai sensibili e saper intercettare le infinite sfumature del nostro...

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