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CRO trimestrale V. 3 (1) 2009 - www.cro.it

highlights Professione Anestesista

flash on... Il ruolo della chirurgia nel trattamento dei tumori

parliamo di... Un antibiotico contro i linfomi dell’orbita

attività formativa al CRO Formazione e tutorato in un Istituto Scientifico Harald Zur Hausen, Premio Nobel 2008 per la Medicina Convegni

Area Giovani Scrivere, parlare, cantare... di vita Si apre il sipario... il CRO incontra i giovani insieme ai Papu

l’angolo della Biblioteca I Papu al CRO sono… “Belli, monelli e ribelli” Oltre lo sguardo. Comunicazione in oncoematologia pediatrica

URP e arte come supporto terapeutico Dieci anni di opere d’arte al CRO

recensioni libri di svago I libri: gli amici più pazienti

videoteca Un film per stare insieme

Associazioni di volontariato Le Associazioni si raccontano...: ASSOCIAZIONE FRIULANA DONATORI DI SANGUE

Organizzazioni no-profit Sono attivi al CRO

Centro di Riferimento Oncologico - Istituto Nazionale Tumori - IRCCS - Via Franco Gallini n° 2, Aviano (Pn) - Tel. 0434 659111 www.cro.it

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2009

CROnews gennaio - marzo

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in questo numero

CROnews Direttore responsabile Dr. Paolo De Paoli trimestrale 2009 - V. 3 (1) gennaio 2009

notizie dell’ultima ora Un Editoriale sul Journal of Clinical Oncology per l’attività di ricerca della SOC “Farmacologia 2 Sperimentale e Clinica” Seconda edizione del corso teorico-pratico di colonscopia virtuale

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attualità 4

HIGHLIGHTS

Diplomato in Servizio Sociale all’Università di Siena e in Scienze delle Religioni a Milano, da sempre si occupa di temi a carattere sociale. Ha conseguito il diploma in Fotografia presso l’Istituto Europeo di Design di Milano, che gli ha consentito di approfondire la ricerca estetica. Lavora principalmente nell’ambito della “fotografia sociale” e i suoi lavori sono stati pubblicati sui principali settimanali nazionali. Da alcuni anni lavora all’approfondimento della fotografia ritrattista. Ha curato il “racconto fotografico” di diversi libri, alcuni dei quali dedicati ai bambini e ai ragazzi malati di tumore. Ricordiamo tra questi: Andrea ti aspetto a San Siro. Viaggio fotografico dal buio alla luce (Proedi Editore, 2005); Magica Cleme. Terapia della felicità (Proedi Editore, 2006), Noi ragazzi guariti (Ancora, 2008) e Non chiedermi come sto ma dimmi cosa c’è fuori (Mondadori-Electa, 2008). Approfondimenti al sito: http://www.attiliorossetti.it/

Professione Anestesista

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I libri: gli amici più pazienti

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VIDEOTECA 32

Natale al CRO 34

sostegno al malato La radioterapia guidata dall’immagine: Restitu ClarityTM Prostate System 11

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ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO Le Associazioni si raccontano... ASSOCIAZIONE FRIULANA DONATORI DI SANGUE

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Harald Zur Hausen, Premio Nobel 2008 per la Medicina 16

Convegni

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ATTIVITÀ FORMATIVA AL CRO Formazione e tutorato in un Istituto Scientifico

Dieci anni di opere d’arte al CRO

Alcune iniziative natalizie

PARLIAMO DI... Un antibiotico contro i linfomi dell’orbita

URP E ARTE COME SUPPORTO TERAPEUTICO

Un film per stare insieme

FLASH ON... Il ruolo della chirurgia nel trattamento dei tumori

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RECENSIONI LIBRI DI SVAGO

Proseguono i lavori di ampliamento 6 dell’ospedale

Attilio Rossetti fotografo

I Papu al CRO sono: “Belli, monelli e ribelli”

Oltre lo sguardo. Comunicazione 24 in oncoematologia pediatrica

Caratterizzazione multiparamentrica diagnostico-prognostica delle 3 sindromi linfoproliferative

Accreditamento all’eccellenza secondo Accreditation Canada

L’ANGOLO DELLA BIBLIOTECA

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ORGANIZZAZIONI NO-PROFIT Sono attivi al CRO

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associazione sportiva PLAÌS

AREA GIOVANI Scrivere, parlare, cantare... di vita 19

Si apre il sipario... il CRO incontra 21 i giovani insieme ai Papu

Incontro con Nives Meroi

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notizie dell’ultima ora

Un Editoriale sul Journal of Clinical Oncology per l’attività di ricerca della SOC “Farmacologia Sperimentale e Clinica” Importanti riconoscimenti e risultati raggiunti dall’Unità operativa di Farmacologia Sperimentale e Clinica del CRO diretta dal Dr. Giuseppe Toffoli: in futuro saranno i test genetici guidare la terapia nel paziente oncologico. L’attività di ricerca sulla farmacogenetica che caratterizza questa Unità operativa ha avuto recentemente importanti riconoscimenti scientifici. La farmacogenetica, cioè lo studio dei geni del paziente, implicati nella risposta ai farmaci, rappresenta un’importante strategia per personalizzare la terapia antitumorale: cioè somministrare a ciascun paziente il farmaco giusto al giusto dosaggio. Tutti sanno che i farmaci antitumorali possono avere attività ed effetti di tossicità molto differenti fra i pazienti che ricevono questi composti, ma le attuali strategie su cui viene basata la scelta del farmaco ed il relativo dosaggio non sempre offrono risultati soddisfacenti nel limitare questa variabilità. La conclusione del “progetto genoma” cioè il sequenziamento dell’intero genoma dell’uomo, ha permesso di capire che la variabilità nella risposta ai farmaci antitumorali può dipendere dalla struttura di specifici geni dell’individuo. Lo studio degli effetti e la caratterizzazione di queste varianti genetiche (polimorfismi) può risultare di fondamentale importanza nell’individuare i soggetti che potranno giovarsi dell’effetto antitumorale del trattamento, nella scelta del farmaco, nell’ottimizzazione del dosaggio e nella personalizzazione della terapia. In futuro saranno, quindi, i test genetici a guidare la terapia nel paziente oncologico. Uno studio, coordinato dal Dr. Toffoli, che ha visto la collaborazione di importanti Istituzioni oncologiche Nazionali e Internazionali, è stato recentemente accettalo per pubblicazione sulla prestigiosa rivista Journal



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Il Dr. Giuseppe Toffoli, Direttore della SOC Farmacologia Sperimentale e Clinica, e il gruppo di lavoro

Clinical of Oncology a cui l’editore dedicherà anche uno speciale commento (editoriale). Il lavoro, frutto di una collaborazione fra ricercatori del CRO (il primo nome del lavoro è della Dr.ssa Erika Cecchin, una ricercatrice con un importante curriculum scientifico sulla farmacogenetica alle spalle), l’Università di Chicago (USA) e importanti istituzioni Oncologiche italiane, ha identificato le varianti genetiche responsabili della tossicità nei tessuti normali e della risposta dei tumori all’irinotecano, un farmaco antitumorale comunemente impiegato nella cura di alcune importanti patologie neoplastiche come il tumore del colon. I risultati di questo lavoro potranno avere conseguenze concrete per definire i pazienti ai quali la terapia potrà essere veramente efficace e quelli a cui il trattamento non è potenzialmente utile. Basterà fare un semplice prelievo di sangue, ma anche la sola saliva può essere sufficiente per fare questo test. L’interesse per questa attività di ricerca ha anche attratto l’attenzione di una industria di biotecnologie che, in collaborazione con alcuni ricercatori della Unità di “Farmacologia Sperimentale e Clinica”, produrrà kit diagnostici per i test di farmacogenetica che potranno essere utilizzati nei pazienti. Riconoscimenti scientifici per l’attività di ricerca sulla farmacogenetica sono arrivati dalla comunità scientifica internazionale ed il Dr. Toffoli è stato nominato membro dell’”Irinotecan Consortium”, un gruppo di 7 ricercatori Internazionali a cui

sarà richiesto da parte di organismi regolatori come la Food and Drug Administration degli Stati Uniti, di definire le strategie per l’applicazione degli studi sulla farmacogenetica dell’irinotecano nella pratica clinica

Seconda edizione del corso teorico-pratico di colonscopia virtuale Il 31 ottobre 2008 presso il CRO di Aviano si è tenuta la seconda edizione del corso teorico-pratico di colonscopia virtuale, organizzato dalla SOC di Radiologia di questo Istituto a cui hanno partecipato 15 medici radiologi provenienti dal Triveneto con l’obiettivo di imparare i fondamenti teorici e pratici necessari per eseguire e refertare una colonscopia virtuale. La colonscopia virtuale è un’indagine radiologica non invasiva che consente di individuare polipi e lesioni tumorali del colon attraverso una TAC eseguita a bassa dose di radiazione. Presentata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1994 e introdotta in Italia nel 1998, negli ultimi anni, grazie all’affinamento della tecnologia e dell’esperienza dei radiologi, da oggetto di ricerca è diventata strumento diagnostico in uso nella pratica clinica (al CRO è utilizzata dal 2002). Infatti, in mani esperte e disponendo di adeguati macchinari ha un’ottima accuratezza diagnostica nell’individuare lesioni clinicamente significative (tumori e polipi con dia-


I corsisti durante una lezione

metro superiore a 6 mm); inoltre, non essendo invasiva, è ben tollerata dai pazienti. Attualmente viene impiegata a completamento diagnostico di una colonscopia tradizionale incompleta, in pazienti compromessi in cui non è possibile o non è opportuno eseguire la colonscopia tradizionale o in pazienti che rifiutino di sottoporsi a tale esame. Il corso si è articolato in due sezioni: una breve introduzione teorica seguita da un’esaustiva esercitazione pratica. Nella prima parte sono state spiegate le tecniche per preparare il paziente e per effettuare correttamente l’indagine, nonché le caratteristiche radiologiche delle principali malattie del colon; nella seconda parte i discenti si sono cimentati direttamente con una serie di casi clinici significativi che successivamente sono stati discussi con i docenti, cosicchè ogni partecipante ha potuto esprimere i propri dubbi e ricevere una spiegazione efficace da parte degli esperti. Hanno partecipato al corso in qualità di docenti: il Dr. Daniele Regge, direttore dell’Istituto di Radiologia dell’IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) dell’ospedale di Candiolo (TO), “padre” della colonscopia virtuale in Italia di cui ha promosso lo studio e la diffusione; il Dr. Sandro Morassut, direttore dell’Istituto di Radiologia del CRO di Aviano; la Dr.ssa Mara Fornasarig, Gastroenterologa del CRO; la Dr.ssa Silvia Venturini, Radiologa del CRO e docenti provenienti dall’Università “La Sapienza” di Roma e dall’Università di Pisa. Il corso ha suscitato grande interesse tra i radiologi al

punto che se ne sta progettando una terza edizione entro il primo semestre dell’anno prossimo, a conferma del ruolo di riferimento che il CRO in questi anni ha svolto e svolge in questo settore nel Triveneto.

Caratterizzazione multiparamentrica diagnostico-prognostica delle sindromi linfoproliferative Il 10 novembre scorso, nella splendida cornice di Villa Policreti, si è tenuto un convegno, organizzato dalla Società Italiana di Citometria ClinicoSperimentale (SICiCS) in collaborazione con il CRO di Aviano, intitolato “Caratterizzazione multiparamentrica diagnostico-prognostica delle sindromi linfoproliferative”. L’organizzazione scientifica del convegno è stata curata del Dr. Valter Gattei, responsabile del Servizio di OncoEmatologia del CRO e membro del Consiglio Direttivo della SICiCS. La citometria è una tecnica di analisi della cellula tumorale estremamente utile e potente sia nella pratica clinica che nella ricerca in campo oncoematologico, in quanto permette di analizzare, da un comune prelievo di sangue o da un aspirato di midollo osseo o di linfonodo, l’espressione simultanea di diverse molecole espresse sulla superficie delle cellule tumorali di leucemia o linfoma. Per realizzare una accurata analisi delle caratteristiche biologiche delle cellule tumorali di leucemia o linfoma, è comunque necessario che i risultati

delle indagini citometriche siano integrati con quelli di altre analisi effettuate, ad esempio, a livello molecolare, o a livello dei cromosomi o direttamente sui tessuti sede della malattia. Solo attraverso una integrazione dei risultati di queste varie tecnologie è possibile oggi realizzare un accurato inquadramento sia diagnostico (cioè “classificare” esattamente la malattia) che prognostico (cioè “prevedere” l’andamento clinico della malattia diagnosticata) delle varie patologie onco-ematologiche. In questo senso, il convegno di Villa Policreti ha rappresentato un momento di confronto di vari specialisti, riconosciuti in campo nazionale e internazionale, per raggiungere una proficua integrazione delle varie tecnologie a disposizione per un corretto inquadramento clinico e per lo studio delle patologie onco-ematologiche. La giornata si è aperta, dopo il saluto del Direttore Scientifico del CRO, con l’appuntamento “clou” del convegno, vale a dire la “lectura magistralis” tenuta dal Prof. Riccardo Dalla-Favera, una delle personalità scientifiche mondiali più importanti nel campo della genetica e della patognenesi dei linfomi. Si sono poi avvicendate relazioni di grande interesse scientifico tenute da vari esperti nel campo dell’onco-ematologia, come il Prof. Giovanni del Poeta dell’Università di Tor Vergata in Roma, il Prof. Gianluca Gaidano ed il Dr. Davide Rossi dell’Università del Piemonte Orientale, i Dr. Francesco Bertoni (IOSI, Bellinzona) e Francesco Forconi (Università di Siena), la Dr.ssa Paola Omedè e il Dr. Massimo Geuna dell’Università di Torino. Per il CRO hanno parlato, oltre al Dr. Valter Gattei, i Dr. Diego Serraino e Vincenzo Canzonieri, responsabili dei Servizi di Epidemiologia ed Anatomia Patologica. Nonostante il convegno si sia protratto oltre l’orario stabilito, l’interesse dei partecipanti (più di cento provenienti da varie regioni italiane) è stato sempre elevato, come testimoniato dalle frequenti domande o richieste di chiarimento ed approfondimento provenienti dal pubblico. Solo la nebbia e qualche peoccupazione di chi doveva far ritorno a casa in automobile hanno decretato la fine dell’incontro.

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attualità

Accreditamento all’eccellenza secondo Accreditation Canada Le motivazioni di una scelta

La Direzione del CRO, in accordo con l’Agenzia Regionale della Sanità, ha deciso di intraprendere il percorso verso l’accreditamento all’eccellenza secondo il modello proposto da Accreditation Canada (AC). Le motivazioni alla base della scelta di questo programma sono: l’affinità del sistema sanitario canadese con quello italiano, l’attenzione non solo ai bisogni di salute dei pazienti ma anche a quelli della comunità a cui i servizi sanitari sono rivolti, il coinvolgimento nel processo anche dei partner e di rappresentanti della popolazione/comunità di riferimento. Altri elementi hanno motivato la scelta, in particolare, la possibilità di condividere l’esperienza di accreditamento secondo il modello canadese condotta da alcune aziende sanitarie venete. La Regione Veneto, infatti, ha messo a disposizione il proprio know how e la documentazione necessaria (in particolare il manuale e gli standard), già adattata al contesto italiano. Inoltre, a livello internazionale, il CRO avrà la possibilità di confrontarsi con il Princess Margaret di Toronto, Ospedale oncologico accreditato secondo il modello AC, con il quale già intrattiene rapporti di collaborazione e di scambi scientifici.

Cos’è Accreditation Canada

Accreditation Canada è una organizzazione canadese indipendente e senza fini di lucro, attiva dal 1958; costituisce il principale ente di accreditamento canadese e anche uno dei principali enti internazionali di accreditamento. La sua attività consiste nel definire standard e programmi di accreditamento in ambito sanitario e sociosanitari al fine di analizzare e migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria e dei servizi offerti e nel fornire supporto e consulenza alle organizzazioni, dal punto di vista metodologico e culturale.

I principi fondamentali

Il programma di accreditamento ca-



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nadese si basa su alcuni principi rilevanti tra i quali in particolare: - l’autovalutazione che si attua mediante l’attività di team multidisciplinari e multiprofessionali, con il coinvolgimento anche di rappresentanti della comunità di riferimento, dei pazienti/utenti, dei clienti esterni, dei fornitori di servizi e in genere dei cosiddetti ���portatori di interesse”; - la revisione tra pari, che viene effettuata mediante visite effettuate da professionisti sanitari con specifica esperienza e sottoposti a un rigoroso processo di selezione da parte di AC; - la partecipazione dell’intera organizzazione al processo di accreditamento.

Gli obiettivi e le aspettative

Attivare il percorso di accreditamento all’eccellenza rappresenta un impegno rilevante ma può rivelarsi, come indicato da coloro i quali hanno già condotto questa esperienza, anche un momento di crescita per l’intera organizzazione, perché: - accresce le possibilità di confronto con altre realtà rispetto a standard internazionali: la trasparenza, l’apertura all’esterno, il “rendere conto” delle proprie attività alla comunità; - consente di attivare, a partire dall’autovalutazione/valutazione, iniziative di miglioramento dei servizi offerti ai pazienti e utenti, alla luce anche dei risultati più recenti della ricerca e della buona pratica sanitaria; - migliora e aumenta la comunicazione e collaborazione tra gruppi di lavoro e professionisti interni ed esterni; - incrementa il coinvolgimento dei pazienti, delle organizzazioni dei cittadini, della comunità e dei partner locali nella migliore individuazione della offerta di servizi.

L’avvio del percorso

La collaborazione tra CRO e AC è stata formalizzata con delibera

n° 171 del 3 luglio 2008. Nel settembre 2008 il programma di accreditamento ha preso avvio con l’individuazione e costituzione dei Team per l’autovalutazione. Raffaele Collazzo, Responsabile della Qualità e Sicurezza, è stato nominato Coordinatore dell’accreditamento. Questa figura rappresenta una sorta di ponte tra il CRO ed AC e ha il compito di garantire il miglior progredire delle attività. Lo coadiuveranno in tale compito due collaboratori a tempo parziale. Ogni Team è guidato da un Team Leader che ha il compito di organizzare e motivare il gruppo, facilitarne il lavoro, rinforzare il lavoro di squadra, promuovere la partecipazione di tutti i componenti. Al CRO di Aviano, tenuto conto della sua missione e della sua specifica organizzazione, sono stati individuati standard riferiti a sette aree e, di conseguenza, sono stati predisposti 7 team di autovalutazione: 1) Team “Leadership e Partnership“ (include coloro che hanno funzioni di governo/gestione dell’organizzazione e partner esterni/portatori di interesse); Tre Team dei servizi di Supporto: 2) Team “Gestione dell’Ambiente” (include coloro che hanno responsabilità nelle funzioni di gestione delle risorse, manutenzione della apparecchiature e degli automezzi, dei dispositivi medici, della infrastruttura, sicurezza, incidenti ecc); 3) Team “Gestione delle Risorse Umane” (include coloro che hanno responsabilità nelle funzioni di pianificazione del servizio, dotazione di personale, pianta organica, retribuzione, formazione, gestione di studenti e volontari, profili professionali ecc); 4) Team “Gestione dell’Informazione” (include coloro che hanno responsabilità nelle funzioni legate alle esigenze informative come pianificazione e valutazione delle


esigenze formative, servizi di biblioteca, accettazione, protezione degli archivi, sevizi finanziari ecc); Tre Team di servizi ai Clienti/utenti: 5) Team “Oncologia Medica” (compresa radioterapia); 6) Team “Chirurgia oncologica” (comprese cure intensive e oncologia ginecologica); 7) Team “Senologia”.

La formazione

Nel programma di AC un rilievo particolare è dato alla formazione, rivolta a tutte le persone coinvolte, a vario titolo, e nelle diverse fasi del processo. Il 18 giungo 2007 si è svolto al CRO il primo incontro intitolato: “Dall’accreditamento istituzionale all’accreditamento all’eccellenza – modelli ed esperienze” per illustrare il programma. Sono intervenuti per il CRO Giovanni Del Ben (Direttore Generale), Renata De Candido (Direttore Sanitario) e Paolo De Paoli (Direttore Scientifico), per l’ARS del FVG Simonetta Degano, per l’ARS del Veneto Marines Axerio e Cinzia Bon e per l’Azienda ULSS9 di Treviso Laura Cadorin. Erano presenti all’evento non solo dipendenti del CRO ma anche numerosi professionisti provenienti dalle strutture sanitarie pubbliche e private dell’area vasta pordenonese. In seguito, sono stati attivati incontri di informazione per illustrare i principi e le motivazioni dell’accreditamento, le modalità di avvio e implementazione del programma. Sono stati coinvolti i Direttori di Dipartimento e di Strutture Complesse e Semplici, gli operatori delle Direzioni Scientifica, Sanitaria, Amministrativa e dell’Ufficio Investimenti e Tecnologie, i responsabili delle posizioni organizzative, il personale del front-office, i rappresentanti delle Organizzazioni di Volontariato che operano e collaborano con il CRO. Sono in programma altri incontri di informazione /formazione con gli operatori dei Dipartimenti dei Servizi e di assistenza clinica. L’11 dicembre si è svolto un incontro con il Dipartimento di Ricerca che è coinvolto, come tutta l’organizzazione, nelle attività dell’accreditamento, in modo diretto o indiretto. I giorni 20-23 ottobre 2008 sono stati dedicati in modo intensivo alla for-

Team di coordinamento: da sinistra I.P. M. Giacomini, Dr. C. Colussi, Dr. R. Collazzo, Dr. S. Frustaci, Dr.ssa T. Furlan, Dr. A. Steffan, Dr. M. De Cicco, Sig. S. Moro, Dr.ssa R. De Candido, Dr. A. Veronesi

mazione. Sono intervenute, in qualità di docenti, la Dr.ssa Magdalena Turlejski, International Accreditation Specialist di Accreditation Canada, e la Dr.ssa Laura Cadorin, coordinatore del programma di accreditamento per la Azienda USSL9 di Treviso, struttura che nel 2007 ha ottenuto l’accreditamento all’eccellenza di Accreditation Canada. Ai diversi incontri formativi sono intervenuti oltre 200 partecipanti. L’incontro del 20 ottobre, “ACCREDITAMENTO – Impegno per l’eccellenza”, era rivolto a tutti gli operatori del CRO non direttamente coinvolti nel team di autovalutazione e anche ai partner esterni “portatori di interesse” nei confronti dell’Istituto. Sono state illustrate le caratteristiche di AC, i principi fondamentali del programma, le modalità operative, le opportunità che possono derivarne e si è sottolineata in particolare la necessità del coinvolgimento di tutti i componenti dell’organizzazione a ogni livello di responsabilità. “Il circolo dei Leader e Governare il processo di accreditamento” è stato il modulo delle attività di formazione che nell’intera giornata del 21 ottobre ha coinvolto i componenti del Team “Leadership e Partnership” e i Team Leader dei restanti team di autovalutazione. Il gruppo comprendeva tutti coloro che hanno funzioni di governo dell’Istituto e i partner che, con lo stesso, hanno rapporti di rilievo, compresi ovviamente i rappresentanti delle Associazioni dei Pazienti e di Volontariato e le Organizzazione sanitarie che si rivolgono alla medesima comunità e popolazione. Fornire ai pazienti cure e prestazioni sicure in un ambiente sicuro (per i pazienti e per gli operatori) è elemento chiave della valutazione per

l’accreditamento. Alla luce di questa criticità, un intero modulo formativo (dal titolo “Ottimizzazione dell’eccellenza dei servizi sanitari con Accreditation Canada – Sicurezza del paziente” tenutosi il 22 ottobre 2008) è stato dedicato alla illustrazione delle prassi obbligatorie per l’ottenimento dell’accreditamento. In questa fase di formazione sono stati coinvolti tutti coloro che abbiano responsabilità o funzioni correlate con la sicurezza. Infine, il 22 ottobre 2008 e il 23, i componenti dei team di autovalutazione, aggregati in 3 gruppi hanno affrontato, in tre distinti ma simili moduli, l’argomento “Consolidamento del lavoro di team. - Raggiungere standard di eccellenza”, hanno discusso problemi collegati al lavoro in team e hanno ricevuto informazioni sul processo di autovalutazione, sulla modalità di approccio e interpretazione degli standard, su come prepararsi alla visita finale. I 3 gruppi erano così composti: • gruppo 1: team Partnership e Leadership + team Gestione dell’ambiente; • gruppo 2: team Gestione delle Risorse Umane + team gestione dell’Informazione; • gruppo 3: team Servizi ai clienti/ Utenti oncologia medica + chirurgia oncologica + senologia).

I passi futuri

Il programma ha preso avvio concretamente con le prime riunioni dei team, nei mesi di novembre-dicembre 2008 e gennaio 2009. Nei prossimi numeri di CROnews saranno illustrati nel dettaglio gli aspetti organizzativi, le fasi e i concreti progressi del percorso che dovrebbe concludersi nel dicembre 2009, con la visita e il report dei valutatori canadesi.

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attualità

Proseguono i lavori di ampliamento dell’ospedale

Stato di avanzamento dei lavori Opere già realizzate: • Completamento del basamento del piano sotterraneo del corpo nuovo. • Realizzazione della scala di emergenza e del ponte di collegamento tra il blocco centrale e il corridoio di accesso ai denti del pettine (in attesa di collaudo). • Demolizione ex magazzino economale al piano sotterraneo e contestuale predisposizione degli spogliatoi per il personale dipendente (agibilità: primavera 2009). • Sono stati ottenuti i permessi per l’installazione del prefabbricato che accoglierà gli uffici amministrativi. • Spostamento degli Uffici del Bilancio, ora al piano terra vicino ai locali della SOC di Medicina Nucleare. • Spostamento del Servizio Formazione, ora al piano interrato del IV dente di pettine. • Getto del basamento per il prefabbricato che accoglierà gli uffici amministrativi (gennaio-febbraio 2009).

Opere in corso: • Lavori di adeguamento sismico degli ascensori di reparto destinati al personale. Conseguenze: blocco degli sbarchi al piano sotterrano, agibilità solo fino al piano terra; riduzione locali dell’archivio sanitario (piano sotterraneo); spostamento dell’archivio della radiologia in altri spazi. • Compattazione di tutti gli ambulatori di Oncologia Medica al 4° dente del pettine. Rimangono al 1° piano del corpo centrale solo gli ambulatori di Chirurgia e Prevenzione Oncologica. • Inizio lavori zona ex Ufficio bilancio e Servizio Formazione al 1° piano per allestimento locali del nuovo Day Hospital. • Spostamento degli uffici: Affari Generali, Personale, Servizio di prevenzione e protezione aziendale nel prefabbricato (entro 1° trimestre 2009). • Spostamento del Servizio di Cardiologia al piano terra (ex locali Affari Generali) e l’Ufficio Ritiro cartelle cliniche al piano terra (ex locali Ufficio Personale), verso maggio 2009.



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non tutti sanno che ...

HIGHLIGHTS

Professione Anestesista Quando si parla della professione di anestesista viene naturale pensare alla sala operatoria e a tutta l’attività ad essa correlata. Infatti, è tipico associare la figura dell’anestesista al professionista che, come un “angelo custode”, si prende cura del paziente durante la seduta operatoria, sorveglia che le sue condizioni durante il “sonno forzato” siano stabili e sicure, dopo di che si pensa che egli esca di scena. Ma correlare il ruolo dell’anestesista solo a questo ambito è assai limitativo. Non tutti sanno che oltre a questo fondamentale intervento egli è chiamato ad intervenire in molti altri ambiti, soprattutto se opera in campo oncologico.

L’anestesista in un ospedale oncologico

Il gruppo degli anestesisti in un Istituto di Ricerca Oncologico come il CRO svolge una serie di attività peculiari e di grande rilevanza. L’attività principale, analogamente a quanto fanno gli anestesisti di un qualsiasi ospedale generale, è quella relativa al percorso perioperatorio del paziente, cioè a tutto ciò che è necessario fare prima, durante e subito dopo l’intervento. Tale percorso si compone di tre fasi. • La prima è costituita dalla visita iniziale, preoperatoria, che ha lo scopo di valutare le condizioni del paziente ed eventuali fattori di rischio anestesiologico, per mettere il paziente, se necessario anche con l’impiego di farmaci, di approfondimenti diagnostici o trattamenti fisioterapici, nelle condizioni ideali per affrontare al meglio l’intervento. Questo primo approccio aiuta, al contempo, il paziente a superare la naturale “paura” dell’anestesia; paura di quel momento di passaggio dallo stato conscio al “sonno anestesiologico” indotto dai farmaci. • La seconda fase comprende l’induzione farmacologica dell’anestesia, la sorveglianza e il mantenimento

della stabilità delle condizioni generali del paziente durante l’operazione, soprattutto mediante un assoluto e continuo controllo del dolore, che è fondamentale per mantenere in equilibrio il sistema neurovegetativo. Il paziente “ben addormentato” facilita il lavoro del chirurgo e gli dà la tranquillità necessaria per condurre al meglio l’intervento. • La terza prevede il risveglio del paziente e la prescrizione del trattamento nell’immediato periodo postoperatorio. È una fase delicata che richiede particolare attenzione e accuratezza per evitare possibili conseguenze indesiderate. Quanto più il dosaggio dei farmaci nel corso dell’anestesia è stato ben calibrato, tanto migliori saranno le condizioni del paziente operato al risveglio e al rientro nella stanza di degenza, dove saranno applicate le prescrizioni dell’anestesista per il controllo del dolore e di tutti i possibili sintomi disturbanti (nausea, vomito, ansia, agitazione, brivido, ecc). Ma l’attività dell’anestesista legata alla chirurgia non termina qui. Egli, infatti, nel reparto di Terapia Intensiva segue l’immediato decorso postoperatorio (uno o più giorni) dei pazienti sottoposti a interventi di alta chirurgia e dei pazienti che prima dell’intervento presentavano condizioni generali poco stabili o critiche. Naturalmente in Terapia Intensiva l’anestesista segue anche i pazienti critici provenienti dai reparti di Oncologia Medica e Radioterapia. Accanto a queste, che sono le più note a tutti, vi sono molte altre attività peculiari, forse meno conosciute, che normalmente gli anestesisti di un centro di ricerca oncologico sono chiamati a svolgere: 1. L’assistenza e la sedazione del paziente fuori dalla sala operatoria Gli anestesisti sono chiamati ad intervenire nel caso in cui la sedazione routinaria praticata dal gastroenterologo non sia sufficiente al paziente che, per uno stato di particolare ansia o agitazione, non tolleri procedure fastidiose

ma non dolorose, come la gastroscopia e la colonscopia, o quando, sofferente di claustrofobia, non tollera la posizione obbligata dentro la TAC o la risonanza magnetica. In questi casi l’anestesista interviene con la sedazione farmacologica endovena (dal controllo dell’ansia fino, se necessario, all’anestesia generale “leggera”). Alla sedazione viene associata l’analgesia (controllo del dolore) nei casi di procedure diagnostiche o terapeutiche dolorose. Tra le prime si ricordano le procedure endoscopiche interventive, quali la dilatazione dell’esofago, le ecoendoscopie esofago-gastro-ileali con biopsie multiple, le broncoscopie operative, le biopsie polmonari sotto TAC. Le seconde comprendono: a) la verteroplastica (consolidamento vertebrale), che consiste nell’iniezione sotto TAC attraverso un ago di uno speciale cemento dentro una o più vertebre, divenute fragili o crollate per osteoporosi o metastasi; b) la termoablazione, un trattamento che procura la distruzione con il calore di neoplasie o metastasi di diversi organi (fegato, polmone, rene) attraverso un ago la cui punta, raggiunto sotto guida ECO o TAC il tumore, viene portata ad alte temperature con la radiofrequenza; e altre ancora. 2. La terapia del dolore e le cure palliative Gli anestesisti hanno un ruolo centrale nel controllo del dolore dei pazienti oncologici e non. Tale ruolo deriva loro dalla profonda conoscenza dei farmaci impiegati per l’anestesia, molti dei quali sono potenti analgesici, e dal frequente impiego in anestesia di procedure volte a bloccare i nervi che conducono il dolore, come le anestesie spinali, peridurali, i blocchi dei nervi periferici, ecc. Per il trattamento del dolore, l’anestesista dispone oggi di un ampio ventaglio di farmaci che consente il controllo del sintomo nella quasi totalità dei casi. In alcuni pazienti con dolore resistente ai trattamenti farmacologici

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è possibile, talvolta, avvalersi di trattamenti speciali che, addormentando o bloccando definitivamente i nervi deputati a condurre gli stimoli dolorosi, liberano il paziente dal dolore. L’attenzione dell’anestesista, oltre che all’eliminazione del dolore, è volta alla prevenzione e al controllo di ogni sintomo disturbante la qualità di vita del paziente, attraverso le cure palliative. Tutti questi trattamenti sono a cura degli anestesisti in collaborazione con la SOS di Terapia del Dolore e Cure Palliative e con la SOS di Psicologia Oncologica, che stanno creando una rete nel territorio per la prosecuzione delle cure a domicilio. 3. Le urgenze Ogni anestesista è anche Rianimatore, pertanto, le emergenze-urgenze che mettono a repentaglio la vita del paziente sono demandate a questo specialista. Di fatto l’anestesista è deputato ad affrontare giornalmente, 24 ore su 24, tutte le urgenze che richiedono interventi di rianimazione. Alcuni esempi in oncologia sono: le gravi insufficienze cardiache e/o respiratorie, gli shock emorragici, settici e anafilattici, gli scompensi metabolici, le complicanze neurologiche acute. 4. Il posizionamento dei cateteri venosi e non solo Per il trattamento della maggior parte dei pazienti oncologici è necessario l’impianto di un catetere venoso centrale (CVC). Infatti, la chemioterapia, la nutrizione artificiale endovenosa e altre sostanze, non tollerate dalle vene periferiche delle braccia, possono essere somministrate solo attraverso un CVC (tubicino, di silicone o poliuretano) che viene posizionato in anestesia locale in una grossa vena del torace e che può essere impiegato, se necessario, per mesi o anni. Esistono cateteri esterni e cateteri completamente impiantati sottopelle (port). Per ragioni cosmetiche, psicologiche e pratiche, alla maggioranza dei pazienti viene consigliato l’impianto del port. Nel nostro Istituto l’impianto dei cateteri e dei port avviene a cura degli anestesisti. Il gruppo degli anestesisti si occupa anche del posizionamento di cateteri nella pleura a permanenza per il drenaggio di versamenti cronici, con la finalità di evitare al paziente punture ripetute. 5. La nutrizione artificiale Per ragioni associate alla patologia tumorale o ai trattamenti oncologici (chirurgia, chemioterapia, radioterapia) alcuni pazienti, per periodi più o meno protratti, non sono in grado di



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L’équipe di anestesisti che opera al CRO è formata da: Dr. Carlo Bertuzzi, Roberto Bortolussi, Maria Caserta, Fabio Fabiani, Dario Fantin, Augusto Fracasso, Marialuisa Malafronte, Mira Matovic, Mario Pegolo e Cristina Santantonio, ed è diretta dal Dr. Marcello De Cicco. Nella foto alcuni componenti del team.

alimentarsi per bocca. In questi casi l’anestesista stabilisce la modalità nutrizionale alternativa che può esser per via endovenosa attraverso il CVC (nutrizione parenterale), o per via intestinale (nutrizione entrale), attraverso una sonda posizionata in anestesia locale direttamente nello stomaco (gastrostomia-PEG) o nell’intestino (digiunostomia-PEJ). I pazienti in nutrizione artificiale vengono seguiti dall’anestesista anche dopo la dimissione dall’Istituto con visite periodiche di controllo e tramite i contatti con le strutture locali che si occupano di assistenza domiciliare. 6. I bambini In campo oncologico, una delle attività più delicate che l’anestesista è chiamato ad affrontare è quella associata alla radioterapia e chemioterapia dei bambini. In particolare, i trattamenti di radioterapia dei bambini molto piccoli (2-3 anni) sono possibili solo grazie alla presenza quotidiana e costante di un anestesista che provvede, anche con l’arte di indurre il sonno, a creare le condizioni necessarie per il trattamento. Spesso il bambino, soprattutto se molto piccolo, non è in grado di collaborare e seguire le indicazioni dei medici, e di mantenere la posizione immobile durante il trattamento radiante. È qui che entra in gioco l’abilità e la professionalità del medico anestesista che interviene, sia per occuparsi degli aspetti tecnici (posizionamento CVC, sedazione, ecc), che dell’aspetto molto più importante e delicato relativo alla psicologia dei pazienti più piccoli. Le apparecchiature per la radioterapia sono delle macchine molto grandi e incombenti che possono impressionare causando

HIGHLIGHTS

ansia e paura. L’anestesista, quindi, deve saper tranquillizzare il bambino, rispettare i suoi tempi di adattamento, sapergli parlare, rasserenarlo, entrare in empatia con lui. Questo approccio è particolarmente importante per favorire l’accettazione della cura e aumentare l’efficacia della terapia. 7. La ricerca In ciascuno dei campi di interesse menzionati, gli anestesisti del CRO svolgono anche attività di ricerca, come si desume dall’ampia produzione scientifica degli ultimi 20 anni. Tuttavia, i settori che li vedono maggiormente impegnati nello studio clinico e sperimentale di metodiche e trattamenti innovativi sono la nutrizione artificiale, la terapia del dolore e il cateterismo venoso centrale.

In conclusione

Da quanto descritto, emerge la centralità della figura dell’anestesista in un Istituto oncologico. La sua attività al CRO spazia dall’anestesia in Sala Operatoria alla Sedazione nei vari Servizi e Divisioni, dalla Terapia Intensiva alla Rianimazione, dalla Nutrizione Clinica alla Nutrizione Artificiale, dalla Terapia del Dolore alle Cure Palliative, dal Posizionamento di Presidi venosi centrali a quello dei Cateteri pleurici, dall’Assistenza all’anziano a quella del bambino, dall’Assistenza in Istituto a quella sul territorio. In ognuna di queste attività l’anestesista è coadiuvato da personale infermieristico preparato e motivato che ha una funzione di grande rilievo nell’assicurare la tempestività, la qualità e l’efficienza delle prestazioni menzionate. Forse l’anestesista non è solo quello che ti fa venire sonno prima dell’operazione!


dalla chirurgia oncologica all’oncologia chirurgica

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Il ruolo della chirurgia nel trattamento dei tumori

Prof. Mario Lise, consulente chirurgo presso il CRO

La chirurgia è stata la prima e per molto tempo l’unica modalità di cura dei tumori “solidi”, cioè di quei tumori che nascono e crescono in un organo (colon, mammella, polmone, stomaco ecc), sotto forma di massa o ulcerazione e che, se ancora localizzati, sono asportabili, per via chirurgica, assieme all’organo o parte di esso. Ciò si è reso possibile dopo l’introduzione dell’anestesia generale e dei principi dell’antisepsi, avvenuti entrambi nella seconda metà del XIX secolo. Non molto dopo si è resa disponibile anche la radioterapia e solo più recentemente sono comparsi i farmaci antitumorali.

Le prime basi della tecnica chirurgica sono state poste tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Ma è soprattutto dopo la seconda guerra mondiale che i chirurghi hanno proposto e perfezionato una serie di tecniche, fra cui quelle per il trattamento dei tumori, molte delle quali, opportunamente aggiornate, sono arrivate fino a noi. Se la chirurgia in generale si basa su presupposti scientifici derivanti dall’anatomia, dalla fisiopatologia e dall’anatomia patologica, la chirurgia dei tumori ha subito anche l’influenza delle conoscenze, sempre più approfondite, della biologia del cancro (e delle relative interpretazioni). Ad esempio: fino gli anni Settanta circa del secolo scorso, il chirurgo che operava i tumori agiva secondo il criterio della “radicalità” basato sulla convinzione che il processo neoplastico iniziasse in un punto e si propagasse, ordinatamente, prima ai linfonodi collegati con quel territorio (locoregionali) e poi, da questi, al sangue circolante, con possibile formazione di metastasi a distanza. Da ciò derivava l’idea che, se il chirurgo fosse riuscito a circoscrivere e asportare “in blocco” il tumore primario e i linfonodi a esso collegati, prima che le cellule maligne raggiungessero il torrente circolatorio, sarebbe stato possibile guarire la

malattia. Questi criteri di “radicalità” furono introdotti primitivamente per i tumori della mammella (ad esempio la mastectomia radicale), ma furono in seguito applicati alla maggior parte dei tumori solidi. È evidente che il criterio della radicalità, con l’intento di asportare tutto il tumore, portava a concepire interventi sempre più allargati e demolitivi. A partire dalla seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso, il criterio della radicalità ha cominciato a perdere credito dopo che la ricerca sperimentale aveva dimostrato che il tumore solido si poteva diffondere, in fase precoce, anche attraverso i capillari del sangue con dispersione di cellule maligne agli organi distanti. Da qui la presa di coscienza che “curare” con il solo trattamento locoregionale (intervento chirurgico seguito o meno da radioterapia), poteva rivelarsi sufficiente solo per una limitata percentuale di tumori, soprattutto se diagnosticati in fase relativamente precoce. Si fece avanti così l’idea che fosse necessario associare al trattamento locale un agente antitumorale come la chemioterapia che, interessando tutto l’organismo, andasse a colpire le cellule ormai sfuggite dalla sede di origine e ancora circolanti nel sangue o già depositate in altri organi sotto forma di micrometastasi.

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Nasceva così la chemioterapia “adiuvante”, somministrata dopo il trattamento chirurgico. In tempi successivi si vide anche l’opportunità di usare la chemioterapia, talvolta assieme alla radioterapia, prima dell’intervento chirurgico stesso. Ciò non solo allo scopo di eliminare le eventuali micrometastasi a distanza, ma anche per ridurre le dimensioni del tumore e, in certi casi avanzati, per trasformarlo da inoperabile a operabile. Questa fu detta terapia neoadiuvante. Questa evoluzione del pensiero medico ha rappresentato un passaggio pratico e insieme concettuale di grande portata: non solo per le maggiori possibilità di curare alcuni tumori e di ottenere migliori risultati, come hanno dimostrato numerosi studi clinici, ma anche per le conseguenze positive di ordine professionale e culturale. A cominciare dall’adozione del concetto di multidisciplinarietà, cioè un modo di lavorare per cui diversi specialisti si riuniscono per discutere sulle modalità con cui trattare ogni singolo paziente affetto da tumore e scegliere le terapie più appropriate ed efficaci. In secondo luogo ha assunto sempre maggiore importanza l’attenzione per la qualità di vita del paziente. Per i chirurghi, in particolare, si è sviluppata l’attitudine a perseguire una chirurgia, altrettanto efficace, ma meno invasiva e più rispettosa dell’immagine e della funzione corporea. Di conseguenza, il chirurgo oncologo, deputato precedentemente solo a “rimuovere” la massa tumorale, si è trasformato in una figura professionale diversa, un oncologo chirurgo, elemento non più isolato, ma integrato in una squadra di differenti specialisti, ognuno con la sua specifica competenza nel trattamento dei tumori. Va altresì sottolineato che la chirurgia - ferma restante la neces-

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sità di interazione con altre tecniche specialistiche – può essere utilizzata nei pazienti con cancro, in diversi momenti del percorso diagnosticoterapeutico. Vi può essere una chirurgia che agisce nell’area della profilassi, quando interviene per asportare un organo che, soprattutto su base genetica, è a rischio elevato di sviluppare un tumore maligno (ad esempio, il colon o il colon-retto nei pazienti con poliposi familiare); può agire ancora in fase di diagnosi per prelevare campioni di tessuto da analizzare non altrimenti ottenibili; in fase di stadiazione, al fine di stabilire in modo preciso quanto diffuso sia il tumore nell’organismo. Ovviamente, il suo contributo principale è quello del trattamento chirurgico del tumore primario, anche se il chirurgo è chiamato spesso a intervenire nella asportazione di metastasi o recidive di malattia. Infine, non si può dimenticare l’importante contributo che la chirurgia può dare alla palliazione con interventi che, pur non curando la malattia, fanno fronte alle complicanze più gravi quali ad esempio l’occlusione intestinale, le emorragie, gli ascessi, o alcune situazioni di dolore incoercibile. L’ambiente multidisciplinare ideale per l’oncologia chirurgica è senz’altro un Istituto specializzato per la cura dei Tumori, come quello di Aviano, dove sono riuniti fisicamente diversi specialisti oncologi, dove sono spesso ricoverati pazienti con patologie complesse, e dove, non da ultimo, si può contare sull’indispensabile contributo del laboratorio di biologia molecolare, dedicato alla ricerca. Poichè, tuttavia, non è pensabile che tutti i tumori possano essere operati in un unico Istituto è evidente che parte dei pazienti dovrà trovare accoglienza in ospedali generali, adeguatamente attrezzati, sia

per la chirurgia dei tumori che per i trattamenti radio e chemioterapici. Rimane tuttavia indispensabile che anche in questi ambienti sia creata e condivisa la cultura della multidisciplinarietà, e che siano seguite le linee guida più recenti di diagnosi e trattamento. In conclusione, la chirurgia dei tumori, o meglio l’oncologia chirurgica, vanta una lunga storia durante la quale ha saputo aggiornarsi e definire il proprio ruolo accanto alle altre discipline oncologiche, basandosi sempre più sui dati della ricerca clinica e sperimentale. Questo non ha reso più facile il lavoro del chirurgo, ma anzi gli ha posto nuovi problemi, gli ha richiesto di adottare nuove tecniche e lo ha indotto a modificare le proprie indicazioni. Certo, la ricerca e la scienza dei farmaci stanno facendo grandi passi avanti e non è escluso che un domani il cancro possa essere prevenuto o trattato con i soli farmaci, come una malattia cronica, quale ad esempio il diabete, e soprattutto affrontato senza quelle paure e quelle angosce che ancora oggi lo accompagnano. Ci sarà ancora bisogno a quel tempo della chirurgia? Forse no o in piccola parte, ma certo quel tempo non sembra essere vicino. Per il momento è piuttosto vero il contrario. Le strategie nella lotta ai tumori, oggi e nel prossimo futuro, si basano sulla prevenzione e sulla diagnosi precoce, quest’ultima messa a punto con metodi quali gli screening di vario tipo, ma anche con tecniche attualmente in studio come la sieroproteomica e le nanotecnologie: tecniche che consentiranno di scoprire, analizzando un semplice campione di sangue, la presenza di tumori in fase precoce, e quindi tali da poter essere asportati completamente dal chirurgo. Ci sarà quindi bisogno, per lungo tempo, dell’oncologo chirurgo.


Attualità in tema di infezioni e tumori

PARLIAMO DI... Per informazioni Dr. Riccardo Dolcetti SOSD Bio-immunoterapia dei tumori umani

Un antibiotico contro i linfomi dell’orbita

 0434 659660

@ rdolcetti@cro.it

Dr. Riccardo Dolcetti, Responsabile della SOSD Bio-immunoterapia dei Tumori Umani

Il rapporto tra agenti infettivi e sviluppo di tumori è un argomento che, negli ultimi anni, ha occupato una significativa porzione della letteratura scientifica. L’importanza di questi studi in termini di ricadute cliniche a beneficio dei pazienti è stata recentemente sottolineata dall’attribuzione del Premio Nobel per la medicina a ricercatori che hanno scoperto virus responsabili di alcuni tumori umani molto diffusi, quali il virus del papilloma che è causa del carcinoma della cervice uterina. Ma non sono soltanto i virus a essere implicati nell’induzione di tumori, in quanto un numero sempre maggiore di evidenze epidemiologiche, sperimentali e cliniche indica che anche agenti batterici possono contribuire alla cancerogenesi. L’associazione certamente più nota e meglio caratterizzata è quella che lega l’infezione da Helicobacter pilory

all’insorgenza del linfoma dello stomaco. Negli ultimi anni, tuttavia, sono stati raccolti numerosi dati che indicano come i linfomi che colpiscono gli annessi oculari (ossia tessuti orbitari, ghiandola lacrimale e congiuntiva) possano essere indotti in conseguenza dell’infezione da Chlamydia psittaci. Gli studi, ormai numerosi, che supportano tale associazione sono stati condotti congiuntamente dall’equipe del Dr. Riccardo Dolcetti del CRO di Aviano e da ricercatori dell’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano (Dr. A. Ferreri, Dr. M. Ponzoni, Dr. C. Doglioni). La Chlamydia psittaci è l’agente batterico che causa la psittacosi, un’infezione umana associata allo sviluppo di polmonite e favorita dal contatto con uccelli (canarini, piccioni, pappagalli), gatti o altri animali domestici infettati. Questo batterio può essere causa di infezioni oculari, anche se la congiuntivite cronica e altri tipi di lesioni oculari umane da Chlamydia psittaci sono raramente diagnosticate. Tuttavia la presenza di alti tassi di infezioni causate da questo microrganismo in animali domestici suggerisce la possibilità che queste infezioni nell’uomo siano molto più frequenti di quanto finora ritenuto. Gli studi finora condotti hanno confermato che la Chlamydia psittaci è presente e vitale

nella maggior parte dei linfomi degli annessi oculari dei pazienti italiani e infetta particolari cellule “serbatoio” dell’infezione (i macrofagi) che sono presenti all’interno del tumore. Altri aspetti importanti emersi da questi studi riguardano il riscontro del materiale genetico della Chlamydia psittaci nelle cellule del sangue periferico dei pazienti affetti da linfoma, suggerendo l’esistenza di un’infezione disseminata al momento della diagnosi e la tendenza della Chlamydia psittaci a sviluppare infezioni che possono perdurare a lungo nel tempo, anche in forma asintomatica. Per quanto riguarda il possibile meccanismo attraverso il quale tale batterio può favorire l’insorgenza di un linfoma, l’ipotesi attualmente più plausibile prevede che il persistere dell’infezione da Chlamydia psittaci possa stimolare abnormemente il sistema immunitario dell’ospite, favorendo in alcuni individui particolarmente suscettibili lo sviluppo dei linfomi degli annessi oculari. L’associazione fra infezione persistente da Chlamydia psittaci e lo sviluppo di linfoma rappresenta un interessante campo di ricerca, non solo per lo studio dei meccanismi responsabili dello sviluppo di questi tumori, che sono peraltro in costante aumento, ma soprattutto perché fornisce le basi per una nuova strategia

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Dr. Riccardo Dolcetti, responsabile, con il gruppo della SOSD Bio-immunoterapia dei Tumori Umani

terapeutica. Pur essendo generalmente poco aggressivi, i linfomi degli annessi oculari tendono infatti a ricadere frequentemente, nonostante la radioterapia e/o chemioterapia. Questi trattamenti, com’è noto, si associano a importanti effetti collaterali che, in alcuni casi, possono comportare la perdita della funzionalità dell’occhio stesso. Pertanto, sulla base di quanto finora dimostrato, è stato ipotizzato che l’uso di antibiotici in grado di eliminare la Chlamydia psittaci dai pazienti infettati possa sopprimere la stimolazione antigenica che favorisce il mantenimento della crescita di questi linfomi. I risultati clinici del trattamento di diversi pazienti con doxiciclina, un antibiotico efficace nel trattamento delle infezione da clamidie, sembrano particolarmente incoraggianti. Infatti, in circa i due terzi dei casi trattati, la terapia antibiotica ha indotto una significativa regressione clinica del linfoma in assenza di effetti collaterali significativi, ottenendo risultati simili a quelli del trattamento con antibiotici in pazienti con linfomi dello stomaco associati all’infezione da Helicobacter pylori. La regressione clinica del linfoma era usualmente accompagnata dalla scomparsa del materiale genetico della Chlamydia psittaci dal sangue periferico, a te-

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stimonianza dell’eradicazione dell’infezione da parte dell’antibiotico. Va segnalato che tali risposte cliniche sono state ottenute anche in pazienti pesantemente pre-trattati con schemi di chemioterapia e/o radioterapia, suggerendo come la rimozione dello stimolo infettivo cronico da parte della terapia antibiotica sia di cruciale importanza per indurre la regressione clinica del linfoma. D’altra parte, l’efficacia terapeutica degli antibiotici in tale contesto clinico supporta indirettamente l’ipotesi che la Chlamydia psittaci giochi un ruolo rilevante nello sviluppo di tali tumori. Queste importanti osservazioni meritano di essere confermate da ulteriori studi clinici, necessari per poter stabilire in modo conclusivo se la terapia antibiotica eradicante della Chlamydia psittaci possa costituire un nuovo standard terapeutico per i linfomi dell’orbita e annessi oculari. Oltre alle importanti implicazioni cliniche dell’associazione tra Clamidie e linfomi, restano da definire anche altri aspetti di particolare interesse, quali ad esempio la diversa incidenza di tale infezione in casistiche di linfomi degli annessi oculari provenienti da diverse aree geografiche e i possibili meccanismi attraverso i quali il batterio stimola la proliferazione dei linfociti umani che successivamente danno

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origine al linfoma. Il CRO di Aviano è attivamente coinvolto in studi tesi a chiarire questi aspetti, sempre in collaborazione con il San Raffaele e altre importanti istituzioni italiane e straniere. Inoltre, partendo dall’osservazione che circa metà dei pazienti con linfomi degli annessi oculari hanno una storia pregressa di contatti ripetuti con animali possibili portatori di Chlamydia psittaci, con il supporto dell’SO di Epidemiologia del CRO di Aviano è stato avviato uno studio teso a stabilire in modo preciso se l’esposizione professionale o domestica a particolari animali possa rappresentare un significativo fattore di rischio per lo sviluppo di questi linfomi. Le osservazioni finora derivate dallo studio di casi clinici isolati sembrano comunque suggerire come una prolungata esposizione a un animale infetto possa favorire continue re-infezioni, potenzialmente in grado di contribuire allo sviluppo di linfomi, anche in individui particolarmente suscettibili che abbiano precedentemente sviluppato un linfoma e ne siano stati guariti. I risultati degli studi in corso consentiranno di migliorare non solo l’approccio terapeutico ai pazienti con linfoma degli annessi oculari, ma potranno fornire anche utili informazioni per identificare i fattori di rischio e attuare efficaci strategie di prevenzione.


Le persone ricordano il 10% di quello che sentono, il 75% di quello che vedono, il 90% di quello che fanno. Richard Saul Wurman

ATTIVITÀ FORMATIVA AL CRO

Formazione e tutorato in un Istituto Scientifico Premessa

Chi è il tutor? Cosa fa all’interno di una struttura sanitaria? Quali obiettivi guidano le attività che svolge? Quali sono le competenze richieste a chi si impegna nel ruolo tutoriale? Queste domande aprono lo scenario su una figura che assume oggi una valenza chiave all’interno dei processi formativi e di sviluppo di un contesto sanitario e il cui ruolo si esplica in 2 ambiti: 1 a livello clinico: il tutor clinico per l’addestramento degli studenti; 2 a livello di formazione permanente: il tutor della Formazione sul Campo. La mission degli IRCCS si esplica attraverso tre concetti chiave: ricerca, assistenza, formazione. Risulta pertanto estremamente importante investire in quelle professionalità che concorrono al raggiungimento degli obiettivi prefissati. In particolare, per quanto riguarda la formazione, la trasmissione del sapere e l’acquisizione delle competenze di lavoro non avvengono esclusivamente attraverso il lavoro in aula ma anche e soprattutto attraverso la didattica tutoriale. Con le parole di Scandella (2004) la tutorship “accompagna chi sta vivendo l’esperienza di apprendimento per fornirgli opportunità di attivare e acquisire capacità di auto monitoraggio del percorso, favorendo la riflessione su ciò che funziona o non funziona e perché, sul significato delle scelte, nell’intento di contribuire allo sviluppo della consapevolezza circa i punti di forza e di fiducia delle proprie capacità, nonché allo svilup-

Un incontro per rielaborare l’esperienza di apprendimento tra tutor e discente

po del senso di responsabilità rispetto ai compiti evolutivi”.

Il tutor clinico

Il tutor diviene così elemento-cerniera essenziale per colmare il gap tra il mondo della conoscenza e quello della pratica, tra l’apprendimento teorico e quello clinico. Egli è educatore accanto allo studente o discente, attiva le sue risorse, lo stimola a costruirsi come persona e come professionista e lo porta verso la gestione autonoma e responsabile del proprio ruolo professionale. La didattica tutoriale sembra oggi essere la migliore risposta alle esigenze della formazione professiona-

le, per lo sviluppo della competenza di alto livello. Emerge la forte responsabilità, anche etico-deontologica, dell’operatore sanitario che accetta di accompagnare uno studente o altro collega rispetto alla trasmissione di un sapere sanitario e nell’acquisizione di un ruolo professionale. Essere tutor oggi richiede impegno, formazione continua, capacità di ottemperare in contemporanea agli obblighi propri del ruolo e agli impegni di formazione /addestramento di altri. I principali motivi per dare una attenzione particolare a questa figura all’interno delle aziende sanitarie sono

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riassumibili nei seguenti concetti: • Necessità di guardare con occhi nuovi la formazione dei giovani e adulti che si affacciano al mondo sanitario attuale, in quanto negli ultimi 10 anni il volto e le esigenze degli studenti sono cambiati. • Necessità di diminuire il gap teoria – pratica. L’università è per antonomasia il mondo della conoscenza, della cultura, del sapere. Ma nello stesso tempo abbiamo bisogno di formare professionisti che sappiano applicare tale sapere nei contesti lavorativi, che abbiano cioè una competenza clinica in grado di dare risposte concrete e personalizzate alle domande di salute dei cittadini. • Necessità di inserire il personale neoassunto affinché il processo di socializzazione all’interno dell’organizzazione sia efficace e favorisca una “retention” soprattutto per quelle qualifiche che sono di difficile reperimento sul mercato del lavoro.

Il tutor della Formazione sul campo

La didattica tutoriale si esplica non solo nei confronti degli studenti, ma anche di professionisti, siano essi neo assunti siano essi operatori con competenza di medio livello o avanzata. Il sistema ECM (Educazione Continua in Medicina) prevede infatti la possibilità di realizzare iniziative di Formazione sul campo che, come già illustrato nel numero precedente di CROnews, si caratterizzano “per l’utilizzo, nel processo di apprendimento, delle strutture sanitarie, delle competenze dei professionisti impegnati nelle attività cliniche e assistenziali e delle occasioni di lavoro” (L.R.N. 21/2005 -D.G.R.N. 2275/2005). Ciò significa che l’esigenza formativa scaturisce dal contesto lavorativo e si applica all’interno dell’attività lavorativa con le finalità di migliorare le competenze dei professionisti, la qualità e sicurezza dell’assistenza e l’aumento delle capacità di ognuno di lavorare e di rapportarsi all’interno dell’organizzazione. Risulta pertanto fondamentale avere dei tutor a guida dei processi educativi di Formazione sul Campo che possono avvenire attraverso: • le attività dei gruppi di migliora-

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mento e ricerca: in questo caso il tutor guida i colleghi, professionisti meno esperti di lui in quel particolare ambito di attività, nello sviluppo di competenze che portano a realizzare per esempio percorsi di miglioramento della qualità, revisione di processi e comportamenti di lavoro, revisione di linee guida basate su evidenze scientifiche, conduzione di disegni di ricerca; • le attività di addestramento di personale neo assunto, neo acquisito o neo trasferito: in questo caso il professionista, considerato novizio (se per esempio neo laureato) o poco esperto (se per esempio vi è un trasferimento da un reparto a un altro o proviene da un’altra azienda o se per esempio vi è stata l’introduzione di una nuova strumentazione o metodica di lavoro); pertanto il tutor attraverso l’affiancamento, l’esecuzione di attività con supervisione, le esercitazioni o le simulazioni, guida l’operatore nell’acquisizione delle

competenze attese. Sia che si tratti di tutorato clinico che di tutorato nella FSC il tutor deve dare molta attenzione all’apprendimento attraverso i problemi e le situazioni. Egli dunque deve facilitare l’apprendimento educando alla autoriflessività sul proprio processo di apprendimento e su tutto ciò che accade nell’esperienza concreta, attivando il pensiero, la riflessione, il collegamento passato – presente – futuro, il collegamento causa – effetto ecc. Questo può avvenire attraverso la riflessione durante e dopo l’azione.

Le competenze di tutorship

Per poter svolgere questo importantissimo ruolo il tutor deve acquisire e allenare le competenze tipiche della funzione tutoriale che sono sintetizzate nello schema riportato sotto e nella pagina accanto, costruito grazie all’apporto di più autori:

Competenze di tipo cognitivo: riconoscere e saper valutare bisogni, potenzialità e risorse dello studente/ discente prestare attenzione ai processi di apprendimento dello studente/ discente valutare i processi di apprendimento dello studente/discente collegare modelli teorici e attività pratiche

Competenze di tipo relazionale/comunicativo: gestire la relazione tutoriale, sia come relazione educatva che come relazione di aiuto possedere le abilità di counselling applicate alla relazione educativa prestare attenzione contemporaneamente alle esigenze del paziente e dello studente/discente durante l’addestramento sostenere gli studenti/discenti in difficoltà aiutare lo studente/discente a gestire le proprie emozioni, ansie, insicurezze a contatto con il dolore, la sofferenza e la morte degli assistiti gestire l’errore dello studente/discente come opportunità di apprendimento, intervenendo tempestivamente a favore dell’assistito gestire un colloquio, un briefing, un debriefing gestire la relazione con i colleghi e con i tutor universitari

Competenze di tipo organizzativo: rilevare i bisogni formativi dello studenti progettare e coordinare modi e tempi delle attività predisporre condizioni favorenti di tirocinio cogliere le opportunità formative per lo studente/discente gestire le attività di addestramento gestire i processi di valutazione interagire con l’organizzazione formativa e lavorativa

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Competenze di gestione degli apprendimenti di altri: applicare il modello dell’apprendimento dall’esperienza stimolare quesiti e riflessioni attivare il pensiero critico stimolare l’integrazione concettuale delle attività pratiche insegnare schemi psicomotori corretti insegnare a utilizzare i risultati della ricerca nella pratica clinica riconoscere e sostenere i diversi tipi di apprendimento degli studenti sostenere la motivazione allo studio e all’apprendimento dare costante feedback sugli apprendimenti

Competenze di gestione del proprio apprendimento:

Il tutor istruisce il collega durante la formazione sul campo

Il progetto di formazione e sviluppo Tenendo presente questo profilo di competenza e sempre dopo aver condotto indagini di fabbisogno formativo, al CRO abbiamo attivato, ormai da anni, percorsi formativi volti a promuovere l’acquisizione delle competenze tutoriali attese tenendo conto: • del turnover del personale; • della bassa anzianità mediamente rilevata nel ruolo di tutor; • della necessità di un approccio peculiare alla formazione continua del personale sanitario nell’ambito

interesse a migliorare la qualità della tutorship attraverso studio e riflessione personale analizzare la competenza tutoriale raggiunta e valutare i bisogni di sviluppo accettare la supervisione del proprio lavoro da parte di un esperto cogliere le opportunità di miglioramento dalle valutazioni espresse dallo studente/discente sul proprio operato sviluppare la leadership in campo formativo

Competenze etico-deontologiche: gestire la relazione tutoriale sulla base dei diritti umani e dei principi etici che ispirano la professione impegnarsi nell’apprendimento clinico per contribuire allo sviluppo organizzativo

tutoriale che deve essere basato su metodologie didattiche innovative, interattive fondate esperienza diretta. L’articolazione del progetto formativo prevede un’alternanza tra formazione d’aula, formazione sul campo (riunioni tra pari, riunioni guidate da un esperto, debriefing su criticità di tutorato) colloqui individuali di

counselling, supervisione, orientamento. Nello schema sotto riportato sono indicati alcuni moduli formativi basilari per lo sviluppo della competenza tutoriale, che il Servizio formazione del CRO svilupperà anche in collaborazione con i Corsi di Laurea sanitari.

1 Il ruolo del tutor clinico nella formazione delle professioni sanitarie. L’apprendimento clinico e la funzione tutoriale 2 La formazione dei giovani adulti: modelli, metodologie e strumenti per facilitare l’apprendimento clinico 3 La guida tutoriale nell’insegnamento del metodo clinico e del ragionamento clinico 4 L’apprendimento cognitivo: il problem based learning (PBL) nelle professioni sanitarie 5 La relazione tutoriale e le abilità di counselling nel setting clinico 6 La gestione dei conflitti nel setting clinico e di apprendimento 7 La valutazione dell’apprendimento clinico 8 La leadership educativa per la qualità dei processi di apprendimento in ambito sanitario 9 Bilancio della competenza tutoriale e piano di sviluppo professionale

“Sarebbe infine un vero successo delle attività di ECM se si creasse nei professionisti la consapevolezza che curare il proprio sviluppo professionale e personale è un buon modo di prendersi cura di se stessi, ancor prima che prendersi cura degli altri. E prendersi cura di se stessi, lo dicono le evidenze scientifiche, fa bene alla salute. (A. Pisacane, I. Continisio “Come fare educazione continua in medicina” Pensiero Scientifico Editore)

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CONVEGNI

Harald Zur Hausen, Premio Nobel 2008 per la Medicina

L’11 febbraio 2009, presso la Fiera di Pordenone, si svolgerà il convegno “Highlights in oncology”, un importante evento scientifico durante il quale verranno presentati i più recenti risultati e le nuove strategie in campo oncologico. Questo evento si inserisce tra le manifestazioni organizzate dal CRO in occasione del 25° anno di attività. Parteciperanno in qualità di relatori i più importanti studiosi mondiali in campo oncologico ciascuno dei quali illustrerà le novità e descriverà gli approfondimenti nel proprio campo specifico di competenza. Alcuni di questi studiosi già da anni collaborano a protocolli di ricerca e su aspetti clinici con colleghi ricercatori del CRO. La giornata di elevatissimo livello scientifico avrà il suo apice nella main lecture tenuta dal Prof. Harald Zur Hausen che è stato insignito del premio nobel per la medicina nel 2008. La sua presenza a questo convegno è particolarmente significativa perché parlerà delle relazioni tra virus (in particolare il papillomavirus) e tumori, uno dei campi di ricerca che caratterizza maggiormente il nostro Istituto.

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ATTIVITÀ FORMATIVA AL CRO


segreteria scientifica Prof. Umberto Tirelli Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica - CRO Aviano

segreteria organizzativa

Daniela Furlan - Paola Favetta CRO-Divisione Oncologia Medica A  +39 0434 659284 Fax +39 0434 659531 @ omaoffice@cro.it 16 Gennaio 2009 Convegno: Tumori in HIV in era HAART Il convegno, patrocinato da ANLAIDS Friuli Venezia Giulia verte sui nuovi dati epidemiologici dell’AIDS in Italia, delle nuove terapie dell’HIV/AIDS, dei linfomi in HIV, del sarcoma di Kaposi (che è diventata una malattia guaribile), dei trapianti di fegato e di midollo in HIV. La lettura magistrale sul tema “Sarcoma di Kaposi: una malattia guaribile?”, è tenuta dalla Dr.ssa Emanuela Vaccher del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano e responsabile del progetto HIV/AIDS dell’Istituto, ed è in memoria del Dr. Giampiero di Gennaro, indimenticato medico del dipartimento stesso, deceduto 3 anni fa proprio a causa di un linfoma e del Prof. Dante Bassetti, che è stato un leader nel campo dell’infettivologia italiana e professore all’Università di Genova. In Italia, come risulta dall’ultimo aggiornamento (31 dicembre 2007), sono stati registrati quasi 60.000 casi di AIDS conclamato e vi sono circa 150.000 persone che vivono con l’HIV/AIDS. In Friuli Venezia Giulia su quasi 500 casi registrati di AIDS conclamato dall’inizio dell’epidemia, 181 si sono verificati nella provincia di Pordenone, 155 nella provincia di Udine, 98 nella provincia di Trieste e 40

nella provincia di Gorizia. Nel tempo, si è passati da una malattia che colpiva prevalentemente i giovani e i tossicodipendenti a un’epidemia che colpisce oggi soprattutto persone di media età e che si sono infettate per via sessuale, sia eterosessuale che omosessuale (quest’ultima esclusivamente maschile). Negli ultimi anni, i casi di AIDS in Friuli Venezia Giulia sono rimasti sostanzialmente stabili e sono stati 18 nel 2004, 10 nel 2005, 12 nel 2006 e 16 nel 2007. Inoltre, sia nella nostra regione che in Italia, la situazione è stabile da alcuni anni, nel 2007 si sono verificati 1.144 nuovi casi di AIDS, a fronte dei 1.414 del 2006 e dei 1.503 del 2005. Complessivamente si può dire che, mentre nel 1987 le nuove infezioni da HIV erano circa 18.000 e la principale modalità di trasmissione era imputabile all’uso di droghe per via endovenosa, nel 2007 le nuove infezioni sono state tra i 3.500 e i 4.000 e la principale causa di trasmissione è stata quella per via sessuale. Gli stranieri costituiscono oltre il 20% di questa popolazione. Nel 2008 si è registrato un calo dei nuovi casi di AIDS, scesi a circa 1.400, pur rimanendo invariate le principali modalità di trasmissione e la percentuale di stranieri rispetto all’anno precedente. Con l’incremento e la durata della vita dei pazienti HIV-positivi, tenendo conto delle loro abitudini di vita (fumo, abuso di alcool, ecc.) e dei virus oncogeni, presenti con maggior frequenza in questa popolazione, i tumori sono diventati la prima causa di morte in queste persone. L’Istituto Nazionale Tumori di Aviano coordina lo studio dei tumori in HIV/AIDS dal 1986, con il gruppo nazionale Gruppo Italiano Cooperativo AIDS e Tumori (GICAT) supportato dal Ministero della Salute, e da oggi con il neocostituito Gruppo di Cooperazione Europea su AIDS e Tumori (GECAT). Il GECAT, Gruppo di Cooperazione Europea su AIDS e Tumori, coordinato dal Prof. Umberto Tirelli, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano, si è costituito il 15 gennaio 2009 presso il CRO di Aviano. Membri di questo gruppo sono ricercatori provenienti da Londra, Madrid, Parigi, Colonia, Nizza, Barcellona, Roma, Milano, Brescia e New York, che si incontreranno periodicamente per discutere di studi comuni a livello internazionale sui tumori in HIV. Il tema è di particolare interesse in quanto tali tumori sono oggi la prima causa di morte nei pazienti con infezione da HIV/AIDS.

segreteria scientifica Andrea Veronesi - Diana Crivellari Oncologia Medica C, CRO Aviano (Pn) Andrea Piga Oncologia Medica, Ospedale Oncologico di Riferimento Regionale di Cagliari Fabio Puglisi Oncologia Medica, Università degli Studi di Udine

segreteria organizzativa Meeting di Sara Zanazzi  +39 0432 1790500 Fax +39 0432 1790854 @ info@meetingsarazanazzi.it www.meetingsarazanazzi.it

22-23 Gennaio 2009 FOCUS sul Carcinoma Mammario: aggiornamenti basati sull’evidenza Il “FOCUS sul Carcinoma Mammario: aggiornamenti basati sull’evidenza” è giunto al VI appuntamento. Obiettivo principale del convegno è creare un forum di discussione tra gli specialisti delle varie discipline (radiologia, anatomia patologica, chirurgia, oncologia medica, radioterapia, oncologia sperimentale) coinvolte nella diagnosi e cura del carci-

ATTIVITÀ FORMATIVA AL CRO

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noma mammario. Il successo delle passate edizioni ha spinto gli organizzatori a mantenerne inalterato il formato. Come ogni anno, verranno presentati e discussi gli studi che, per rilevanza e “robustezza scientifica”, hanno maggiore probabilità di modificare la pratica clinica in tale settore. La scelta di incontrarsi a gennaio non è casuale: ogni relazione è articolata in modo da offrire ai partecipanti una breve panoramica sullo stato delle conoscenze seguita dagli aggiornamenti relativi all’anno appena concluso. È stata introdotta la realizzazione di un corso di formazione parallelo dal titolo “Assistenza e ricerca clinica in senologia” giunto alla II edizione. Il corso è rivolto principalmente a infermieri che operano in strutture specializzate nel settore della senologia. Il filo conduttore sarà l’integrazione tra clinica e ricerca, articolando le relazioni in modo da offrire ai partecipanti lo stato dell’arte in tema di epidemiologia, diagnosi e trattamento del carcinoma mammario e sviluppando specifiche tematiche in ambito scientifico e assistenziale.

vaginali è complessa; prevede un coordinamento tra figure professionali quali il medico di medicina generale, il ginecologo consultoriale e quello ospedaliero. Il corso è rivolto a tutte le suddette figure professionali che sono state coinvolte attivamente, tanto da ottenere il patrocinio delle principali società scientifiche interessate. I temi discussi riguardano le tematiche di maggiore impatto sulla pratica clinica. Verranno confrontate le esperienze cliniche, proposti e discussi i protocolli comuni di gestione. Il fine ultimo è quello di coordinare e impiegare in modo più razionale le risorse, discutere dell’impiego di metodiche diagnostiche quali la sonoisterografia, o di terapie, come il dispositivo a rilascio intrauterino di levonorgestrel, in modo da permettere una diagnosi più precoce, accurata, meno costosa e invasiva e trattamenti più sicuri, possibilmente conservativi e in grado di migliorare la qualità della vita.

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10 Febbraio 2009 Martedì 10 febbraio 2009 Ore 14.30 -18.30 Sala Convegni CRO di Aviano Convegno Politico-Scientifico: “Gli Istituti Oncologici nel Nord-Est”

Dr. Lino Del Pup  +39 0434 659051 @ ldelpup@cro.it

segreteria organizzativa Servizio Formazione - Direzione Sanitaria - CRO Aviano  +39 0434 659830 - 659508 Fax +39 0434 659818 @ kdafre@cro.it - @ lcadorin@cro.it

27 Marzo 2009 Corso di endocrino-oncologia ginecologica: ormoni e tumori femminili

13 Febbraio 2009 Ore 8.30 - 17.30 Sala Convegni CRO di Aviano “Secondo Brainstorming su sindromi linfoproliferative croniche”

27 Febbraio 2009 Corso: Come gestire le perdite ematiche vaginali anomale Le perdite ematiche vaginali anomale sono una problematica di estremo interesse. Sono una delle motivazioni più frequenti di consultazione del ginecologo, fonte di spese sanitarie ingenti, di ricadute importanti sul benessere, sulla qualità della vita, anche relazionale e di assenze lavorative. La perdita ematica, inoltre, può essere la spia del cancro endometriale che è la neoplasia ginecologica più frequente e la cui incidenza è in aumento. La gestione clinica delle perdite ematiche

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segreteria scientifica Dr. Lino Del Pup  +39 0434 659051 @ ldelpup@cro.it

segreteria organizzativa Servizio Formazione - Direzione Sanitaria - CRO Aviano  +39 0434 659830 - 659508 Fax +39 0434 659818 @ kdafre@cro.it - @ lcadorin@cro.it

ATTIVITÀ FORMATIVA AL CRO

I tumori femminili più diffusi e la cui incidenza è in crescita sono legati alla produzione di ormoni da parte dell’organismo, all’assunzione di sostanze con effetto interferente endocrino dell’ambiente o all’assunzione di terapie ormonali. Il corso si propone di analizzare e discutere argomenti controversi, importanti per la pratica clinica, riguardanti gli aspetti oncologici dell’endocrinologia ginecologica. Nella mattinata verranno discusse l’oncogenesi e la prevenzione dei tumori femminili ormonosensibili e il ruolo della contraccezione e delle terapie dell’infertilità sui tumori femminili. Nel pomeriggio verrà discusso il ruolo delle terapie estro progestiniche e androgeniche nella genesi dei tumori e su come gestire la menopausa nelle pazienti oncologiche. Tali temi verranno discussi insieme in modo da giungere ad un consenso sull’agire clinico e fornire indicazioni pratiche ai partecipanti.


letture tratte da Non chiedermi come sto, ma dimmi cosa c’è fuori, musica dal vivo con Veronica e i Vivavoce

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Scrivere, parlare, cantare... ... di vita Ancora una serata speciale, ancora una sala gremita, questa volta è quella dell’Auditorium Concordia di Pordenone, pronta ad accendere i riflettori su Non chiedermi come sto, ma dimmi cosa c’è fuori: testimonianze di giovani malati di tumore. È la pubblicazione voluta e curata, nel corso del 2008 dall’Area Giovani e dalla Biblioteca per i Pazienti del CRO, edita da Mondadori-Electa. L’evento è stato organizzato dalla Provincia di Pordenone che, dopo il grande successo ottenuto dal libro e dai suoi autori (ragazzi, operatori, famiglie e amici dell’Area Giovani) il 20 settembre scorso, presso la Sala Consiliare in occasione di Pordenonelegge.it, ha così manifestato il desiderio di riproporlo, in uno spazio più ampio, anche a quanti la prima volta non erano riusciti a entrare in sala. Sabato 13 dicembre, il libro è stato quindi ripresentato nella serata letterario-musicale “Pensieri, musica, emozioni”, aperta gratuitamente a tutti. Sul palco, appare il video di Ugo Furlan con le foto di Attilio Rossetti tratte dal testo. Parla di ragazzi

I proventi dei volumi, disponibili presso la Biblioteca del CRO, saranno destinati ai progetti di umanizzazione dell’Area Giovani e della Biblioteca per i Pazienti dell’Istituto

che, pur nella difficoltà e nel dolore della malattia, sanno ancora sorridere, scherzare e “mordere” la vita. Gli sguardi profondi, i volti intensi, le espressioni ora serie, ora scanzonate sembrano dire che loro ci sono e hanno voglia di vivere, anche alla faccia di quel maledetto cancro che, tante volte, li ha messi in ginocchio. La musica dei Vivavoce, con la voce prepotente di Toni Stival, accompagnato da una dolce ma grintosissima Veronica (ex paziente), invade la sala e rompe il silenzio, e si respira subito aria di festa. Toni Stival (voce e chitarra), Adolfo Melilli (voce e chitarra), Sandro Tondat (tastiere), Gianni De Santi (chitarra elettrica), Michele

Veduta della Sala dell’Auditorium Concordia di Pordenone, gremita di persone presenti alla serata letterario-musicale

Marangoni (basso) Davide Fanna (batteria), Giacomo Ortolan (percussioni), Federica e Serena (coriste); ci piace nominare i musicisti dei Vivavoce uno a uno perché, contribuendo generosamente a questa iniziativa di solidarietà, hanno dimostrato ancora una volta di essere vicini ai ragazzi del CRO. Dopo qualche pezzo musicale, ecco un momento di pausa: Sara Furlan sfoglia il libro dei ragazzi e dà espressione ad alcune delle pagine più belle di quello scrigno di emozioni. A dire il vero, è stato anche difficile decidere quali pagine leggere a voce alta: quelle testimonianze, quelle parole, sono tutte importanti, perché

Il Dr. Maurizio Mascarin e la Dr.ssa Emanuela Chimienti con la piccola Sara presentano la serata “Pensieri, musica, emozioni”

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Maria Peratoner (seconda da sinistra) intervista Chiara e Cristina, le ragazze dell’Area Giovani, Margherita e papà Andrea

Sara Furlan legge alcuni brani tratti da “Non chiedermi come sto, ma dimmi cosa c’è fuori”

sono vere, perché sono vissute, perché sono spontanee, perché aiutano chi le scrive e chi le ascolta; aiutano a capire, aiutano a comunicare, aiutano a far sentire meno soli. Non era possibile leggerle tutte, ma quell’assaggio che la voce di Sara ha regalato alla platea ha voluto essere un invito ad aprire questo libro e a leggerlo fino in fondo. Poi è l’ora delle interviste di Maria Peratoner: salgono sul palco due ragazze che hanno conosciuto l’Area Giovani e due adulti che, in maniera diretta o indiretta, sono rimasti impigliati nella rete della malattia. Dalle loro parole, emerge immediatamente tutta la forza che il male ha richiesto e generato, ma si capisce anche quanto il dolore, in fin dei conti, li abbia aiutati a crescere. Così Chiara racconta: «Avevo solo 14 anni, ero sulla mia nuvoletta rosa, la mia personalità era un cantiere aperto, mi stavo formando …Come un tonfo è arrivata la malattia che,

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Il saluto e i ringraziamenti delle autorità al CRO e all’Area Giovani: da sx. il Dr. Mascarin, l’Assessore Cella, il sindaco di Pordenone Bolzonello, il Dr. De Paoli, Direttore Scientifico del CRO e Massimo Tammaro, Comandante della Pattuglia delle Frecce Tricolori

come una cicatrice, mi ricorda ogni giorno quel periodo difficile della mia vita. Ma quel percorso è stato fondamentale nella maturazione della mia esistenza». Cristina, invece, parla di sé riflessa in quella foto tra i fiori, che sta nel libro: «Avevo paura della mia immagine, di vedermi cambiata, senza capelli… poi mi lasciai fotografare volentieri. Ora, guardando quella foto, non penso alla malattia ma alla vita, alla luce, alle farfalle gialle…» Margherita, bibliotecaria di Aviano, racconta dell’importanza della scrittura, come atto d’amore, per superare momenti difficili come la malattia e invita i genitori a leggere, leggere, leggere tanti libri ai propri figli. Infine papà Andrea, presidente dell’Associazione Genitori Luca, ci fa capire come, anche dalla morte di un figlio, si possa trovare la forza per essere d’aiuto alle altre famiglie che stanno vivendo la stessa drammatica esperienza.

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Ancora un po’ di musica e poi salgono sul palco le autorità: si susseguono le parole di ringraziamento e di stima verso l’operato del CRO, da parte del Sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello e dell’Assessore Provinciale Lorenzo Cella, il breve ma intenso intervento di Massimo Tammaro, Comandante delle Frecce Tricolori, che ricorda la sua partecipazione al libro e il suo incontro con i ragazzi del CRO: «Sono giovani straordinari – dice – con una forza e un coraggio molto più grandi di quelli che io stesso devo trovare per governare il mio aereo». E ancora, la consegna all’Assessore alla Provincia Lorenzo Cella di un libro, con il n° 51 stampigliato in copertina, da parte del Dr. Paolo De Paoli, Direttore Scientifico del CRO che, in questa serata, si è fatto portavoce anche delle altre direzioni dell’Istituto. Quel numero 51 rappresenta simbolicamente le 51 Biblioteche del territorio a cui il libro verrà


Veronica, al microfono, si esibisce con il gruppo dei Vivavoce

consegnato dalla Provincia stessa, perché entri a far parte del loro patrimonio bibliografico. Da parte sua la Provincia dona, in cambio, all’Area Giovani la somma di 5.000 euro, frutto del ricavato della mostra di Chagall, da destinarsi a nuove iniziative e progetti a favore

dei giovani pazienti oncologici. Dopo i saluti alla cittadinanza presente in sala, lo spettacolo riprende quota, con un susseguirsi di suoni e vocalità coinvolgenti, sulle note delle più belle cover di Fabrizio De Andrè, repertorio ormai consolidato dei Vivavoce, e con l’intensità del pezzo “Vivere”

28 febbraio 2009 appuntamento al Teatro Giuseppe Verdi di Pordenone Si apre il sipario... il CRO incontra i giovani insieme ai PAPU In occasione dei festeggiamenti per i 25 anni di attività, il CRO ha previsto molte attività ed eventi ad alto carattere scientifico, informativo, ricreativo e di promozione della salute. Il 28 febbraio prossimo, presso il Teatro Verdi di Pordenone, dalle ore 9.00 si terrà il primo incontro che metterà a confronto la realtà del CRO e i giovani. La giornata vuole essere un’occasione per fare: INFORMAZIONE, far conoscere le attività peculiari di un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) di tipo oncologico; ORIENTAMENTO, presentare e offrire informazioni sulle diverse professioni che vengono esercitate all’interno della struttura sanitaria e le possibilità di lavoro e sbocco professionale che offrono; SENSIBILIZZAZIONE, mettere a disposizione dei giovani l’esperienza dell’Istituto per offrire strumenti per una scelta consapevole degli stili di vita orientati al

benessere e alla salute; sensibilizzare i giovani sul valore della solidarietà e della condivisione emotiva tra pari all’interno di percorsi di cura privilegiati e specifici offerti dall’istituto. Nell’ottica di una maggior compartecipazione del pubblico alla conferenza dibattito, è prevista un’attività interattiva che vede la partecipazione dei Papu e la presentazione e proposta di testi (relazioni, poesie, quesiti, componimenti), filmati, musiche, poster, spot. All’evento, patrocinato dal Comune di Pordenone, hanno aderito: il Provveditorato agli Studi di Pordenone, alcuni Istituti Superiori, l’Ascom di Pordenone.

(Andrea Bocelli), sorprendentemente interpretato da Toni e Veronica. Non poteva essere scelta una canzone più felice, capace di sintetizzare in pochi minuti tutte le verità raccontate nel libro, di farle vibrare e volare magicamente tra le file del teatro.

La giornata proseguirà con il concerto organizzato da: Orchestra e Coro San Marco di Pordenone Maestro del Coro: Roberto Spremulli Coro Cromatiche Armonie del CRO di Aviano Maestro del Coro: Agostino Steffan Soprano: Roberta Canzian Tenore: Francesco Grollo Direttore: Dino Doni Musiche di: G. F. Händel, W. A. Mozart, G. Bizet, G. Puccini, C. Gounod, G. Verdi

segreteria organizzativa Dr. Michele Quaia  +39 0434 659669 - 659674 Dr.ssa Elena Coiro  +39 0434 659307 Dr.ssa Nicoletta Suter  +39 0434 659407

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L’ANGOLO DELLA BIBLIOTECA Biblioteca per i Pazienti Punto di Informazione Oncologica è attivo • all’interno della Biblioteca Scientifica dell’Istituto, sita al piano terra dal Lunedì al Venerdì dalle ore 9.00 alle ore 17.00  0434 659467 • presso gli ambulatori chemioterapici del quarto dente di pettine dal Lunedì al Giovedì dalle ore 10.00 alle ore 15.00 il Venerdì dalle 10.00 alle 12.00  0434 659357 @ people@cro.it

Venerdì 21 novembre, la Sala Convegni del CRO è straordinariamente gremita, questa volta, non solo di camici bianchi, ma anche di tante mamme, papà, ragazzi e bambini, tutti curiosi, tutti desiderosi di sentire quali stratagemmi, quali nuove trovate Andrea Appi e Ramiro Besa, in arte I Papu, inventeranno per farli ridere e divertire. I due comici friulani portano in scena Belli, monelli e ribelli, uno spettacolo nuovo nato per rappresentare il “Bambino terribile” che ciascuno di noi è stato.

Andrea Appi e Ramiro Besa portano in scena il bambino terribile che ciascuno di noi è stato

I Papu al CRO sono:

“Belli, monelli e ribelli” La rappresentazione, organizzata dalla Biblioteca Civica di Aviano e dalla Biblioteca per i Pazienti del CRO, si inserisce nel programma della settimana dell’infanzia, dedicata ai “Bambini terribili” e fa seguito alla mostra, organizzata lo scorso ottobre presso il nostro Istituto, nell’ambito di Pianeta libro. Andrea e Ramiro cominciano con una lezione di pseudo-pedagogia con la quale cercano, maldestramente, di dare una spiegazione allo strano fenomeno dei “Bambini terribili e ribelli” che costituirà il filo conduttore di tutti gli sketch proposti nelle due ore di intrattenimento. Con rapidi cambi d’abito e semplici tocchi, che caratterizzano i vari personaggi, i due attori si trasformano sul palco interpretando tipi disparati e opposti: il giudice e l’imputato, quest’ultimo ladro impunito che

Ramiro Besa

Andrea Appi

Due momenti dello spettacolo: i Papu interpretano “Il giudice e l’imputato” (a sinistra) e “Lezioni sulla cura del corpo e la sana alimentazione” (a destra)

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La Biblioteca per i Pazienti e l’Area Giovani del CRO festeggiano, rispettivamente, il decimo e il secondo compleanno con brindisi e taglio della torta

viene accusato soltanto di aver occupato un parcheggio per invalidi; il bimbo ricco e quello povero, il primo iscritto, come si conviene, alla scuola privata e il secondo avviato, naturalmente, a quella pubblica; il “cittadino medio” che, bersagliato da notizie e consigli contrastanti, su benessere e alimentazione, non riesce neppure a gustare una fetta di salame e un bicchiere di vino rosso senza sentirsi in ansia per la sua salute. E altri ancora. Attraverso una dialettica spontanea

e coinvolgente, I Papu interagiscono con il pubblico del CRO improvvisando esilaranti battute con medici e professori e con i malcapitati ritardatari che, inevitabilmente, diventano un appetitoso bersaglio e un ottimo pretesto per innescare una fitta catena di battute e risate. Infine, una piacevole e inaspettata sorpresa: sul palcoscenico appare una torta per festeggiare i 2 anni dell’Area Giovani e i 10 della Biblioteca per i Pazienti. A fare gli onori di casa, il Dr. Masca-

rin (Responsabile Area Giovani) e la Dr.ssa Ivana Truccolo (Responsabile Biblioteca Scientifica e per i Pazienti). Per una sera, quindi, la Sala Convegni del CRO si è trasformata davvero in un teatro che ha accolto non solo quanti vengono curati o lavorano al CRO, ma anche numerose persone provenienti dal nostro territorio, dando a tutti un’occasione per ridere, stare bene insieme e condividere, in un clima amichevole e sereno, un momento un po’ speciale.

Andrea e Ramiro: biografia I Papu, al secolo Andrea Appi (Pordenone, 14 febbraio 1964) e Ramiro Besa (Aviano, 1 marzo 1964) hanno all’attivo un’intensa attività teatrale, svolta nelle piazze e nei teatri della nostra regione. Debuttano nel mondo dello spettacolo nel 1989. Attori comici con un bagaglio di esperienze teatrali di buon livello, nel 1993 superano il provino dei noti Gino & Michele e debuttano allo Zelig di Milano. Già autori dei loro spettacoli nel 1994, iniziano la proficua collaborazione con Riccardo Piferi nel 1995. Finalisti a numerosi concorsi nazionali di cabaret, dal 1998 a oggi hanno partecipato a numerosi programmi televisivi tra cui Convenscion trasmessa da Rai 2. Nell’ottobre 2000 partecipano alla trasmissione Rido (Rai 2). Nel 2001 fanno parte del cast di Zelig (Italia 1) e di Quelli che il calcio (Rai 2). A settembre dello stesso anno, debuttano nel mondo del cinema come protagonisti con il lungometraggio “Oppalalay”, produzione indipendente pordenonese. Del 2002 è Mismas, in onda su Antenna 3 Nord Est, striscia quotidiana che, attraverso veloci sketches, offre una visione parodistica della televisione stessa. Dallo stesso anno conducono in diretta il programma “Sul far del mèsogiorno”, contenitore quotidiano trasmesso da Antenna 3 Nord Est. Da settembre 2003 fanno parte del cast di “Colorado Cafè Live” in onda su Italia 1. I due comici pordenonesi sono particolarmente sensibili alle iniziative promosse dal CRO con il quale conservano un legame speciale, che risale ai tempi in cui Andrea Appi era un giovane ricercatore presso l’Oncologia Sperimentale dell’Istituto.

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Oltre lo sguardo. Comunicazione in oncoematologia pediatrica

“Oltre lo sguardo. Comunicazione in oncoematologia pediatrica” è il titolo del convegno che la FIAGOP – Federazione Italiana delle Associazioni dei Genitori di OncoEmatologia Pediatrica - ha organizzato ad Ancona, sabato 25 ottobre 2008. Al convegno sono stati invitati come relatori anche Ivana Truccolo per la Biblioteca scientifica e per i pazienti, e Maurizio Mascarin per l’Area Giovani del CRO. È stato un convegno “speciale”, un’esperienza professionale e umana, al tempo stesso, che ha lasciato nei partecipanti il desiderio di condividerla con altri. Gli elementi che l’hanno resa “speciale” sono stati l’accoglienza e i contenuti. Innanzitutto l’accoglienza che è stata garantita dai membri dell’AMBALT Onlus – Associazione Marchigiana per l’Assistenza e la cura dei Bam-

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bini affetti da Leucemia e Tumori – e ha saputo mettere a proprio agio sia i relatori che i partecipanti con quelle piccole-grandi attenzioni che fanno sì che ci si senta presto come in una calda famiglia. Se a queste, uniamo il luogo in cui si è tenuto il convegno, lo storico palazzo della Loggia dei Mercanti che si trova nel centro storico di Ancona e che la locale Camera di Commercio mette a disposizione di eventi di particolare importanza, il risultato è garantito. I contenuti: il convegno erano incentrato sui metodi di comunicazione fra pazienti e personale sanitario. Come era esplicitato nella locandina, tale tema era stato scelto perchè “in una società sempre piú multimediale in cui la comunicazione diventa un momento importante di conoscenza e formazione, molta strada è ancora da percorrere nell’ambito sanitario”. Per cominciare a percorrere un po’ di strada gli organizzatori hanno invitato dei relatori provenienti dalle varie parti d’Italia, portatori di idee ed esperienze relative ad aspetti anche molto diversi fra loro, relativi al microcosmo della comunicazione in oncoematologia pediatrica. La sensazione che si è avvertita, alla fine, è che il puzzle si fosse composto con grande soddisfazione di tutti. Sul fronte degli strumenti di qualità per l’informazione, Cinzia Colombo dell’Istituto Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano ha presentato Partecipasalute.it, il portale web promosso dall’Istituto stesso in collaborazione con il Centro Cochrane italiano e la casa editrice Zadig, per aiutare i cittadini a “partecipare e decidere consapevolmente” in tema di salute. Il “Manuale di valutazione della co-

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municazione in oncologia” realizzato dal gruppo CARE – Comunicazione, Accoglienza, Rispetto, Empatia -, afferente all’Istituto Superiore di Sanità è uno strumento destinato all’autovalutazione della comunicazione che le équipe medico-infermieristiche attuano in ambito oncologico. L’opera è stata presentata da Angela Guarino, psicologa dell’età evolutiva, che si è soffermata sulla parte relativa alla comunicazione con il bambino malato e i familiari. L’empatia comunicativa di Moncilo Jankovic, pediatra oncologo di Monza, piú volte ospite anche di nostri convegni ad Aviano, ha catturato il pubblico parlando di “come, quando e perchè parlare a un bambino malato e ai suoi fratelli”. Piú pacato ma di estremo interesse il contributo di Guido Pastore, un “nume” in Italia – e non solo - nel campo dell’epidemiologia dei tumori, che ha evidenziato, dati alla mano, come vi sia un aumento complessivo dell’incidenza dei tumori infantili ma una diminuzione della mortalità in età 0-15 anni, stante il miglioramento delle possibilità di cura di alcuni tipi di tumori. Apprezzati sono stati anche gli interventi di Maria Reccola, educatrice di Bari che ha dimostrato l’apporto positivo di tale profilo professionale nel rapporto ospedale-bambini malati di tumore-familiari e di Gaetana Cognetti, bibliotecaria documentalista dell’Istituto Regina Elena di Roma che ha messo in luce il valore aggiunto del servizio svolto dalle biblioteche per i pazienti - quella di Roma è stata avviata nel 2006 sull’esempio di quella di Aviano, 1998 - a sostegno del diritto all’informazione dei pazienti, dei loro familiari e dei cittadini.


Palazzo della Loggia dei Mercanti di Ancona, sede del convegno

Ivana Truccolo e Maurizio Mascarin del CRO di Aviano hanno focalizzato il loro contributo sulle varie modalità in cui i pazienti possono esprimersi nel momento in cui trovano delle istituzioni che sanno ascoltarli, accoglierne le istanze e valorizzarne le testimonianze. E il pubblico ha partecipato emozionalmente alla presentazione dei libri curati dalla Biblioteca per i Pazienti, del libro dell’Area Giovani Non chiedermi come sto ma dimmi cosa c’è fuori accompagnato dal video e ha colto l’umanità e la professionalità insite nelle varie iniziative incluse le nuove cui si è accennato, in tema di informazione di qualità destinata ai pazienti nell’era digitale. Un ulteriore tassello al puzzle delle tematiche comunicative è stato aggiunto da Cristina Alessandrelli che, sul fronte del rapporto scuola-ospedale, ha presentato la già ben collaudata esperienza di teledidattica di Ancona. Note di speranza è invece il titolo di un film che il regista Valerio Zanoli sta proponendo per portare un contributo alla “causa” dal punto di vista cinematografico. Come si può vedere il convegno era stato fino ad allora tutt’altro che noioso ma gli ultimi 3 contributi, pensati dagli organizzatori per affrontare l’argomento del sostegno socioeconomico all’attività delle associazioni, sono stati la “ciliegina” sulla torta. Particolarmente trascinante è stato

Sala convegni dello storico edificio

l’intervento del giornalista Lanfranco Norcini Pala che, per rispondere al quesito “quale rapporto tra media e organizzazioni di volontariato”, ha enucleato in modo assolutamente convincente, tramite metafore, otto punti per una comunicazione di successo in campo sociale che sono sicuramente validi per tutte le organizzazioni, non solo per quelle di volontariato. Non ci dimenticheremo piú la storiella di “Ronald il fregone” per ricordarci che “la comunicazione deve essere affidabile” piuttosto che l’immagine di Calimero per tenere a mente che… “se siamo piccoli non dobbiamo per forza anche essere piccoli e neri”! Denso di contenuti di assoluto interesse per le nostre organizzazioni anche l’intervento dell’economista Fabrizio Micozzi che, partendo da Oscar Wilde che afferma: “bisogna sempre giocare lealmente quando si hanno le carte vincenti”, ha dato consigli in pillole per una raccolta di fondi di successo e l’avvocato Pietro Putti che ha affrontato l’attualissimo tema della “responsabilità sociale d’impresa” e delle opportunità per il terzo settore. Per tornare all’accoglienza, che è sicuramente stata un fattore di successo importante del convegno di Ancona, si sa che essa è fatta innanzitutto dalle persone e ad Ancona quel giorno si è sviluppato un clima di particolare intesa e

scambio, umano e professionale, fra organizzatori, relatori e partecipanti come non accade spesso a tale tipo di manifestazioni. La cena della sera precedente e la rappresentazione teatrale Miseria e nobiltà di Eduardo Scarpetta al Palarossini di Ancona nella serata del convegno offerta dalla Gema Ticket, hanno poi fatto il resto. Un grazie particolare quindi a chi tale iniziativa ha pensato, organizzato e reso possibile e cioè alle associazioni, ai loro sponsors e alle autorità politiche e sanitarie di Ancona che sono intervenute. Le organizzazioni si sa, però, sono fatte di uomini e un grazie veramente particolare va alla squisita umanità di Maurizio Passarini, presidente di Ambalt, alla infaticabile collaborazione e disponibilità di Sergio Sintomo, volontario Ambalt, alla preziosa opera di Pasquale Tulimiero e Giovanni Lentini, rispettivamente presidente e vicepresidente della federazione delle associazioni di volontariato in oncoematologia pediatrica FIAGOP che, insieme al Direttore dell’oncoematologia dell’ospedale “G. Salesi” di Ancona, Paolo Pierani, hanno anche moderato questo gran bel convegno. Uno di quei convegni che ti fanno pensare che, anche nell’era di Internet, l’incontro diretto fra le persone può ancora rappresentare un valore aggiunto rispetto all’incontrarsi virtualmente in Rete.

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URP E ARTE COME SUPPORTO TERAPEUTICO

dalla nascita del progetto “L’arte come supporto terapeutico” a oggi, sono 116 le esposizioni di artisti locali e nazionali che si sono avvicendate nell’atrio dell’Istituto

Dieci anni di opere d’arte al CRO “L’arte come supporto terapeutico” un’espressione che vuole esprimere le motivazioni di fondo che ci hanno indotto a “illuminare” un pezzo dell’ospedale per riconfermare, attraverso l’estro dell’arte, l’essenza della vita. È il 1990, al CRO nasce l’idea di allestire, nell’atrio d’ingresso dell’Istituto, una mostra permanente per cercare di rendere più sereno e gradevole l’ambiente in cui ogni giorno sostano e passano pazienti, familiari, cittadini e operatori. A far crescere questa idea hanno contribuito, da un lato, l’esigenza di dare un tocco di colore a un angolo dell’Istituto, dall’altro, il desiderio di trasmettere con l’arte, i valori e gli stimoli della quotidianità, attraverso immagini sia realistiche sia astratte, anche dentro l’ospedale. Ospedale e arte, quindi, è diventato un binomio quasi naturale in quanto ammalati e artisti sono entrambi alla ricerca di un percorso di crescita per riconfermare ancora, e di più, la loro volontà di essere e di superare le sfide che la vita impone. Spesso anche le opere degli artisti sono frutto di malessere, talvolta sono un modo per uscire da momenti bui e percorrere la via della rigenerazione. In ogni caso, anche gli artisti si “appartano” per tornare nel mondo con il meglio di sè, così come fa un ammalato che difficilmente rinuncia alla voglia di stare meglio e di guarire. In fondo, attraverso il bello dell’arte si cerca di dare risalto ad alcuni elementi della vita che accomunano

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pazienti e medici, artisti e semplici spettatori. Insomma dal CRO, troppo spesso associato nell’immaginario della gente a luogo di sofferenza e dolore o di ricerca asettica, si è voluto trasmettere un importante segnale e cioè la volontà non solo di conoscere e curare la malattia, ma anche di mettere il più possibile a proprio agio la persona malata, in modo attento e discreto. E così nello spazio espositivo, l’accoglienza del disegno, del colore, delle luci, il quaderno aperto degli autori, pronto a ricevere nomi, annotazioni, frasi e scambi di pensieri sono piaciuti e hanno contribuito a rendere il “passaggio” delle persone che si recano qui per le cure, più fa-

miliare, ospitale e confortevole. Da più di un decennio, quindi, ogni mese si avvicendano le esposizioni degli artisti provenienti da tutta Italia, interessati a esporre in questa “galleria” e, sotto i minuscoli riflettori dell’area destinata alla mostra, compaiono quadri, affreschi, icone, statue in legno, manufatti, fotografie o poesie, frutto di una vera e propria lotta contro la sofferenza. La mostra “L’Arte come supporto terapeutico” ha ospitato a tutt’oggi 116 esposizioni. Inoltre, con il progetto “P3-Paper Performative Project”, che ha visto la partecipazione di trenta artisti, il CRO nel 2007 è stato ammesso a esporre alla 57a Biennale di Venezia, riscuotendo un notevole successo.

L’URP e l’organizzazione delle mostre Le esposizioni sono organizzate e coordinate dall’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) che mantiene i contatti con gli artisti, si occupa della preparazione di inviti e comunicati stampa, supporta la realizzazione di depliant illustrativi e organizza la cerimonia di inaugurazione e i servizi di rinfresco che si tengono nella hall dell’Istituto (di norma il venerdì o sabato pomeriggio). La mostra si avvale di una piattaforma con otto pareti attrezzate, illuminate da 24 mini-riflettori, collocata nella hall principale dell’ospedale. Le esposizioni sono scelte accuratamente, in modo tale che ogni autore venga valorizDr. Roberto Biancat, responsabile zato al meglio e le sue opere possano catdell’URP turare, ogni volta, l’attenzione di chi entra, anche solo occasionalmente, al Centro di  0434 659469 Riferimento Oncologico. @ urpcro@cro.it

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Innocenzo Melani

(31 dicembre 2008 – 31 gennaio 2009)

Nasce a Milano il 15 luglio 1933. Vive la sua giovinezza nella Milano dei navigli e delle porte, continuando gli studi che lo porteranno a trovare lavoro come grafico in una tipografia. Coltiva contemporaneamente la sua grande passione per la pittura; le sue prime opere vengono realizzate sulle tavolette di legno che ha precedentemente staccato dai mobili di casa. Lo scopre il notaio Olivares, lo incoraggia, lo aiuta a entrare nell’alta società meneghina che lo accoglie per la sua prima mostra al Cenacolo dei Longobardi. Il suo successo pittorico continua fino all’incontro con Giusy Achilli, l’importatrice della Rolls Royce, che lo introduce nel jet set internazionale. È il 1973, anno della grande mostra all’Hotel Hilton a Milano. Gli editori se lo contendono per poter riprodurre le sue opere. A tutt’oggi sono state vendute nel mondo più di 30 milioni di stampe. È inutile andare a cercare nelle opere del Maestro riferimenti accademici, critici, è inutile perché il Maestro Melani potrebbe, volendo, appartenere a qualunque scuola o corrente pittorica, ma il Maestro Melani, il puro, non può appartenere a nessuna scuola perché egli stesso è un caposcuola, bisogna cominciare da “zero”, dove lo zero è la somma dell’infinito di tutti i numeri che si fermano per iniziare una nuova numerazione… (Anna Maria Bonarrigo)

Maurizio Luminoso

(31 gennaio – 28 febbraio) Artista autodidatta, Maurizio Luminoso é nato nel 1965 a Pordenone, dove ha conseguito nel 1984 il diploma di ragioniere presso l’I.T.C. “O.

Mattiussi”. Dal 1986 lavora presso un’Istituto di credito di Pordenone. Il 2002 è l’anno del suo debutto artistico; seguono numerose esposizioni: una personale al Caffé Martelli di Pordenone, nel 2004, al Caffé Municipio di Pordenone e alla Pasticceria Artigiana di Fiume Veneto (PN); nel 2005, partecipa alle collettive organizzate dalla società Panorama al Castelbrando di Cison di Valmarino (TV) e nel 2006 nel Palazzo della provincia di Pordenone. Nel 2007 ancora una personale al Caffè degli Artisti di Pordenone e una personale organizzata dall’associazione Vele Libere, presso la sala ex INAPLI del Comune di Azzano Decimo (PN). Con spirito innovativo, rielabora anche concetti pittorici preesistenti, per giungere, come lui stesso afferma, all’espressione artistica dell’anima oltre la forma e il colore. L’atteggiamento di Maurizio Luminoso di fronte alla necessità di estrinsecare energie creative, da tradurre in evento di colore, materia e segno, richiama lo slancio sperimentale di una pittura che vuole “vedersi” dal di dentro, procedere per successive autoanalisi ma anche concedersi al piacere dell’occhio, alla sensualità cromatica nei suoi mille esiti. Tracce di colore e nervature architettoniche puntano verso l’astrazione anche se la loro evidenza è ancora legata alla figura, alla favola, alla sfera straordinaria delle sensazioni del reale. Lo confermano i titoli delle singole opere con i quali è possibile costruire un mosaico di pensieri, disposti a rendere esplicita una confessione: “Gli oceani dentro di noi”, “Candore velato”, “L’enigma”, “Il punto di ritrovo”, “Legami frammentati”… (Enzo Santese)

Luciana Vettorel Ghidini (28 febbraio – 28 marzo)

Nata a Tezze di Piave (TV), partecipa attivamente alla vita artistica nazionale e internazionale, allestendo numerose mostre personali e partecipando a collettive di grande prestigio. Si dedica completamente alla pittura perfezionando l’uso delle varie tecniche pittoriche, con la predilezione per quelle antiche. Appassionata di poesia, da molti anni accompagna le esposizioni con le sue poesie. Numerose le mostre allestite in Italia e all’estero. Ne ricordiamo alcune tra le più importanti: Galleria dell’Assunta, Conegliano (TV); Galleria S.Vidal, Venezia; Galleria Sparkasse del Tirolo, Lienz (A); Galleria Comunale “Ai Molini”, Portogruaro (VE); Galleria Moser e Galleria Gabriel a Spittal An der Drau (A); Palazzo Tiepolo, Vazzola (TV); Barchessa Manin, Montebelluna (TV); I due Rinascimenti, mostra itinerante in Giappone: “Schering Plough” ed “Embassy Suites”, Menphis-Tennessee (USA); Chiesa di San Martino in Castelbrando, Cison di Valmarino (TV). Costante la sua presenza con stand personali ad Artefiera di Padova ed Europ’Art di Ginevra. Nell’anno 2004, poeti giapponesi, ispirati dai suoi quadri, hanno composto delle poesie in giapponese e in italiano che, successivamente sono state raccolte in una pubblicazione edita in Giappone. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia e nel mondo. C’è nella sua arte qualcosa di misterioso che aleggia nell’aria. In ogni presenza, un albero, un fiore, un orologio, una ciotola esiste un riferimento nascosto che occorre svelare con una specie di sonda psichica… (Gabriella Niero)

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Lo scrigno dei presepi avianesi “Dalla stalla di Betlemme al fogolar furlan” (6 dicembre 2008 – 7 gennaio 2009) Dal primo sabato di dicembre 2008 alla seconda domenica di gennaio 2009 si svolge la seconda edizione de “Lo scrigno dei presepi avianesi”. La manifestazione, patrocinata dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dalla Provincia di Pordenone, aderisce a “Giro Prei” del Friuli Venezia Giulia. Nell’ambito della manifestazione sono state allestite due mostre, una al CRO di Aviano e l’altra nel Duomo di S. Zenone. All’iniziativa ha aderito anche la parrocchia di Castello di Aviano con il suo tradizionale presepio. In esposizione vi sono numerose opere che spaziano dalle centinaia di natività, raccolte in tutto il mondo da appassionati collezionisti, a presepi tradizionali di vario genere e provenienza. Spiccano elementi di pregio quali i famosi presepi napoletani del ‘700 con le

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figure della tradizione iconografica partenopea. Una delle più famose è quella di Benno, il pastore che dorme con la testa poggiata su una pietra, circondato da dodici pecore (le anime pure); gli fa ombra la chioma di un albero. Guai a svegliarlo! Sparirebbe il presepe. I materiali usati sono quelli della tradizione campana e vanno dalla semplice terracotta al pregiato tessuto di S. Leucio. È possibile ammirare anche altre interessanti opere incentrate sul tema della Natività, realizzate da artisti locali o da semplici appassionati, con ma-

teriali diversi: cesti in vimini, velieri, tronchi d’albero, castelli medievali. Non mancano miniature suggestive del duomo di Milano, della Mole Antonelliana, della Tour Eiffel e tanto altro ancora. Infine, attraverso un suggestivo percorso artistico-culturale, viene affrontato il tema della Sacralità della famiglia nel suo evolvere attraverso i secoli. Il tema viene sviluppato attraverso l’esposizione di immagini e altre opere artistiche, conferenze e dibattiti, organizzati dalla Parrocchia di S. Zenone.

URP E ARTE COME SUPPORTO TERAPEUTICO


Salone Secondo Piano Area Giovani Terzo Piano Salone Quarto Piano

RECENSIONI LIBRI DI SVAGO

I libri: gli amici più pazienti Nel Salone del 4° Piano, si può trovare la recente sezione, dedicata all’arte, alla storia e a pubblicazioni relative al territorio regionale. I libri qui collocati sono adatti a diverse fasce di età.

È possibile leggere le recensioni dei libri nel sito d’Istituto alla voce Bibliobus della Biblioteca per i Pazienti http://www.cro.sanita.fvg.it/biblioteca/ bibpaz/txt_set_bibliobus.htm

Per cercare i libri di svago presenti in Istituto basta accedere al catalogo SBN (Servizio Bibliotecario Nazionale) dal link http://sol.units. it/SebinaOpac/Opac.

Terzo Piano Area Giovani

GENNAIO I ragazzi dell’acropoli Ave Gagliardi (BP-BR 853 GAG)

FEBBRAIO

MARZO

All’ombra del pappagallo nero Alan Temperley (BP-BR 823 TEM)

La verità del ghiaccio Dan Brown (BP-BR 813 BRO)

Dopo la tempesta, Silas, il piccolo rigattiere del mare, arriva sulla spiaggia per primo. Un bagliore argenteo attira la sua attenzione: è la coda di un grosso pesce. Improvvisamente, dalle alghe sbuca fuori una mano bianca, con le unghie lunghissime, che gli sfiora la guancia. -Ssssss! - sibila minacciosa la sirena. - Non dire a nessuno che mi hai visto, o passeremo un sacco di guai...

Un meteorite, sepolto sotto i ghiacci del circolo polare artico, è stato localizzato dalla Nasa e sembra contenga fossili di insetti che proverebbero una volta per tutte l’esistenza di vite extraterrestri. Prima di divulgare la notizia, il presidente degli Stati Uniti vuole essere sicuro dell’autenticità della scoperta, anche per non compromettere la sua futura (ma già incerta) rielezione. La giovane Rachel Sexton e il professor Michael Tolland sono inviati sul posto insieme ad altri studiosi ma presto si rendono conto che si tratta di una truffa colossale, orchestrata ad arte. Ma da chi? E chi ha assoldato la banda di killer che li ha presi di mira, costringendoli a scappare e a rifugiarsi tra i banchi galleggianti di ghiaccio?

Il segno di Attila Guido Cervo (BP-BR 853 CER)

La scienza di Harry Potter Roger Highfield (BP-BR 813 HIG)

Le grandi storie della fantascienza Isaac Asimov (BP-BR 813 ASI)

Lo hobbit Ronald Tolkien (BP-BR 823 TOL)

Cesare padrone di Roma Conn Iggulden (BP-BR 823 IGG)

Ramses. La regina di Abu Simbel Christian Jacq (BP-BR 843 JAC)

All’ombra dell’Acropoli, nel pieno del fulgore dell’Atene di Pericle, si svolge un’intensa vita artistica e culturale di cui, nel romanzo, si colgono bagliori e riflessi. L’attività economica è fervida e la democrazia muove i primi passi in una vita politica animata da strenue lotte tra opposte fazioni. Ma all’ombra dell’Acropoli si tramano anche oscuri e pericolosi intrighi. E in uno di questi, un complotto ordito da un fanatico persiano, si trovano coinvolti i ragazzini protagonisti di questo romanzo. Il ricco intreccio, pieno di colpi di scena, sempre percorso da una vena di ironia, si snoda di capitolo in capitolo, sino al lieto fine.

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Salone Secondo Piano

GENNAIO Il martello dell’Eden Ken Follett (BP-BB 823 FOL)

FEBBRAIO L’incanto di un fiocco di neve M. Scott Peck (BP-BB 813 PEC)

Priest, cresciuto fin da bambino sulla strada, conosce bene la disperazione. Così decide di iniziare una folle guerra con il governatore della California che metterà a rischio l’intero territorio oltre ai suoi abitanti. Tutto ciò per bloccare il progetto di una centrale elettrica che viene considerata distruttiva dell’ambiente. Solo un coraggioso agente, Judy Maddox, sarà in grado di fermare questa forsennata impresa e di combattere con il suo computer e la sua Remigton 870 l’ingegno malato di Priest.

Mentre gioca con il fratellino in un prato vicino a casa, Jenny incontra un simpatico fiocco di neve di nome Harry. Il suo arrivo apre un mondo di idee, domande, scoperta spirituale. Ci sono dei percorsi invisibili ma ben tracciati che percorriamo senza saperlo? E quali effetti hanno le nostre azioni sulla vita dei nostri amici, dei nostri genitori e di chi ancora non conosciamo? Grazie ad Harry, Jenny scoprirà il significato delle cose importanti della vita. Una fiaba dedicata ai bambini che stanno diventando grandi e ai grandi con occhi da bambini.

MARZO Gatti e misfatti Doreen Tovey (BP-BB 636 TOV) Quando Solomon il Primo, il Grande, il re siamese della famiglia Tovey, se ne va all’età di quattordici anni, un fiume di domande si abbatte sul tranquillo cottage: ci potrà mai essere un altro re? Sarà possibile volergli altrettanto bene? Dove trovare un degno erede, e come farlo accettare a Sheba, l’anziana regina siamese di casa? Ma dopo qualche mese di ansie e tribolazioni tutte queste domande troveranno una risposta, un’irresistibile risposta di qualche etto di peso e di morbido pelo Seal Point. Con Solomon Secondo, detto anche Seeley, la famiglia è di nuovo al completo; e il giovane siamese, amabilmente fiancheggiato da Sheba, dall’educatissima asinella Annabel e da sciami di api indisciplinate imparerà prestissimo come scatenare il massimo scompiglio.

Il giorno della civetta Leonardo Sciascia (BP-BB 853 SCI)

Se potessi rivederti Marc Levy (BP-BB 843 LEV)

Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta Robert M. Pirsig (BP-BB 813 PIR)

Profondo come il mare Jacquelyn Mitchard (BP-BB 813 MIT)

La spia di Dio Juan Gomez Jurado (BP-BB 863 GOM)

Il posto che cercavo Nicholas Sparks (BP-BB 813 SPA)

Messaggio dal Vietnam Danielle Steel (BP-BB 813 STE)

La dama e l’unicorno Tracy Chevalier (BP-BB 813 CHE)

Il profumo Patrick Suskind (BP-BB 833 SUS)

La sposa normanna Carla Maria Russo (BP-BB 853 RUS)

Il principe dei ladri Chuck Hogan (BP-BB 813 HOG)

La casa dipinta John Grisham (BP-BB 813 GRI)

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RECENSIONI LIBRI DI SVAGO


Salone Quarto Piano

GENNAIO Indiani: Storia, vita e tradizioni dei nativi del Canada (BP-4 970 IND) Quanto tempo è passato dal giorno in cui il generale americano Philip Sheridan pronunciò la frase: “Gli unici indiani buoni che abbia mai visto erano morti”? E quanti pellerossa ululanti e impennacchiati si sono visti cadere da cavallo nei film, fulminati dai winchester dei visi pallidi, prima che il soldato blu di Ralph Nelson si rifiutasse di sparare sui bambini cheyenne, e Kevin Costner si mettesse a ballare coi lupi? Da almeno trent’anni – meglio tardi che mai – l’uomo bianco ha scoperto che gli indiani del Nordamerica erano buoni anche da vivi. E che la loro cultura era un miracolo di saggezza, che fondava la sana semplicità del vivere sul sacro rispetto della Natura e delle sue segrete armonie.

MARZO

FEBBRAIO Budoia: dhent, ciase, crode e storie a cura di Pier Carlo Begotti (BP-FVG 945 BUD)

Il libro nasce dalle numerose richieste di documentazione specifica sulla storia di Budoia che i ragazzi del paese rivolgono alla biblioteca nel corso delle loro ricerche scolastiche. Così è stato realizzato un testo che racconta la comunità non solo attraverso vicende storiche ma anche presentando la cultura del territorio sotto l’aspetto architettonico e ambientale, le opere artistiche, le tradizioni e la lingua nella convinzione che, solo conoscendo la propria storia, la gente rafforza in sè la capacità di confronto e accoglienza verso l’altro.

La crociata James Reston (BP-4 956 RES) Alla fine del dodicesimo secolo, un conflitto lungo cinque anni fu combattuto da decine di migliaia di persone nel nome di Dio e per la causa di Gerusalemme. La Terza Crociata che insanguinò le terre d’Oltremare dal 1187 al 1192 sancì la più violenta collisione tra la guerra santa dei cristiani e la jihad dei musulmani e rappresentò il più poderoso sforzo militare di tutto il Medioevo. Tra autentici massacri ed eroici sacrifici, rivalità intestine, intrighi e clamorosi errori strategici, andò in scena lo scontro tra figure leggendarie di nobili guerrieri che combatterono, fino all’ultimo respiro, una guerra scatenata per cause non sempre nobili. L’eco di quelle battaglie risuona ancora oggi.

I nodi del destino Barbara Taylor Bradford (BP-4 813 BRA)

Bagheria Dacia Maraini (BP-4 853 MAR)

Dove l’aria sale Giovanni Santarossa e Afini (BP-FVG 914 SAN)

Carnia: di terra di sasso e di legno Fabrizio Zanfagnini (BP-FVG 779 ZAN)

Viaggio in Russia Joseph Roth (BP-4 947 ROT)

Un cuore in silenzio Nicholas Sparks (BP-4 813 SPA)

Come cercare i libri di svago presenti in Istituto http://sol.units.it/SebinaOpac/Opac Salone Secondo Piano

Terzo Piano Area Giovani

Salone Quarto Piano

Inserire nella stringa “tutti i campi” la sigla: “BP-BB” cioè: Biblioteca per i Pazienti Bibliobus

Inserire nella stringa “tutti i campi” la sigla: “BP-BR” cioè: Biblioteca per i Pazienti Biblioteca Ragazzi

Inserire nella stringa “tutti i campi” la sigla: “BP-4” e “BP-FVG” cioè: Biblioteca per i Pazienti - Quarto Piano e Sezione Friuli Venezia Giulia

RECENSIONI LIBRI DI SVAGO

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ogni mercoledì alle ore 15.00, in sala riunioni al 4° piano, aspettiamo pazienti e familiari

VIDEOTECA

Un film per stare insieme Sono trascorsi diversi anni da quando al CRO è stata proposta l’idea della “Videoteca per i Pazienti”: anni in cui pazienti e familiari hanno dimostrato di gradire questa particolare iniziativa che prevede la proiezione settimanale di un film che ha già conquistato il grande pubblico, anni in cui l’obiettivo dello Star Bene in Ospedale sembra essere stato raggiunto agendo sul tempo, modificando cioè la qualità di quello trascorso all’interno della struttura.

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LES CHORISTES I Ragazzi del Coro

Genere: Drammatico Regia: Chritophe Barratier Anno: 2004 Durata: 1 h e 35’ Cast: Gerard Jugnot, Francois Berleand, Kad Merad Les Choristes è una di quelle storie che aiutano ad essere migliori. Casi rari, eccezionali per la loro bellezza. Come lo è la vicenda di Clemente Mathieu, professore di musica senza lavoro che viene assunto come sorvegliante in un severo collegio per ragazzi. Disciplina, disciplina,disciplina è il motto del preside. Mathieu, al contrario, è convinto che si possano ottenere molti più risultati con la dolcezza che con i metodi autoritari vigenti nella scuola. Il mezzo per conquistare la fiducia dei ragazzi sarà la musica. Grazie alla magia del canto egli riuscirà a trasformare la loro vita…

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È con queste consapevolezze che, a tutt’oggi, le attenzioni vengono spese nell’individuazione di proiezioni accattivanti, che possano ottenere un buon numero di consensi. L’iniziativa, da sempre promossa dalla Direzione Sanitaria, ha oramai conquistato molti sostenitori, tra i quali oggi si annovera anche il Consorzio Farmacisti Riuniti di Pordenone, organizzazione che ha di recente provveduto ad attrezzare la sala con moderne apparecchiature, volte a

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migliorare la qualità delle proiezioni e l’insonorizzazione del locale. I DVD sono da sempre forniti dalla Videoteca Maxvideo Megastore di Vittorio Veneto (TV). Per agevolare la scelta dei film da proiettare, ogni suggerimento è ben accetto e può venir condiviso direttamente con il personale che si occupa della Videoteca oppure inviando una e-mail all’indirizzo psicologia@cro.it

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I FRATELLI GRIMM E L’INCANTEVOLE STREGA

CAPPUCCETTO ROSSO E GLI INSOLITI SOSPETTI

Germania, primo Ottocento. I fratelli Will e Jake attraversano le terre dell’Impero Napoleonico in cerca di soldi facili con la promessa di cacciare demoni e mostri. Quando le autorità francesi scoprono la loro truffa, i due fratelli si rifugiano in una foresta incantata, dove dovranno affrontare un vero maleficio riguardante la misteriosa scomparsa di giovani vergini. In un epico scontro tra fantasia e realtà, i Grimm vedranno materializzarsi una ad una le loro fantasie.

La casa della mitica nonna di Cappuccetto Rosso è stata violata! I detective del mondo animale investigano sul caso in cui sono coinvolti una bambina, un lupo e un’ascia. Tutti conoscono la favola di Cappuccetto Rosso, è vero, ma può anche succedere di rimanere sorpresi se si mettono in dubbio alcuni capi saldi della vicenda: come ci è arrivato il Lupo in casa della nonnina? Quest’ultima è veramente l’innocente vittima? E se Cappuccetto Rosso non fosse poi così ingenua come ci vogliono far credere?

Genere: Fantasy Regia: Terry Gilliam Anno: 2005 Durata: 2 h Cast: Matt Damon, Heath Ledger, Monica Bellucci

VIDEOTECA

Genere: Commedia Regia: Cory Edwards, Todd Edwards, Tony Leech Anno: 2006 Durata: 1 h 20’

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IL MIO NUOVO STRANO FIDANZATO

Genere: Commedia Regia: Teresa De Pelegri, Dominic Harari Anno: 2004 Durata: 1 h 40’ Cast: Gullielmo Toledo, Maria Botto, Marian Aquilera, Norma Aleandro Madrid. Casa Dalinsky. È ora di cena. Leni Dalinsky è una ragazza ebrea che è tornata a casa per presentare il fidanzato Rafi alla famiglia. Tutto va a meraviglia, finché Rafi non rivela di essere palestinese. Nel tentativo di inserirsi e di essere accettato, Rafi si offre di aiutare in cucina, ma a un certo punto inciampa e la zuppa surgelata che tiene in mano vola fuori dalla finestra del settimo piano, precipitando in testa a un pedone che somiglia tanto al padre di Leni.


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BOBBY

Genere: Storico Regia: Emilio Estevez Anno: 2007 Durata: 1 h e 45’ Cast: Anthony Hopkins, Helen Hunt, Demi Moore Gli eventi della notte del 1968 in cui Robert F. Kennedy venne assassinato. Tra i saloni e i corridoi dell’Hotel Ambassador di Los Angeles si intrecciano le vite di 22 distinti personaggi, uomini e donne ordinari, perlopiù lontani dai riflettori della politica e tuttavia testimoni diretti di un momento storico di grande drammaticità. Sullo sfondo di queste vite il carisma e la fine di Bob Kennedy, primo attore di un’epoca caratterizzata da idealismi e temi irrisolti ed attuali come guerra, razzismo, sessismo e discriminazione...

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MIMZY - IL SEGRETO DELL’UNIVERSO

Genere: Avventura Regia: Bob Shaye Anno: 2008 Durata: 1 h e 30’ Cast: Joely Richardson, Rainn Wilson, Rhiannon Leigh Wryn Due bambini scoprono una scatola misteriosa contenente alcuni strani strumenti che sembrano dei giocattoli. Quando i bambini iniziano ad utilizzare questi giochi, la loro intelligenza si sviluppa enormemente, al punto tale di diventare geniali. La più piccola dei due, dice alla mamma che uno di questi giocattoli, un coniglio di pezza di nome Mimzy, “le sta insegnando delle cose nuove” e le ha rivelato un messaggio importante per il futuro.

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FINCHÈ NOZZE NON CI SEPARINO

Genere: Commedia Regia: Julie Lepinski Anno: 2007 Durata: 1 h e 45’ Cast: Melene De Fougerolles, Jon Zaccai La storia inizia quando Arthur e Lola, fidanzati da cinque anni, si trovano invitati a cena da una coppia di amici che annunciano le loro nozze. Quando l’altra coppia di invitati presenti, insieme da appena pochi mesi, decidono d’impulso di sposarsi anche loro, Arthur e Lola appaiono all’improvviso come gli unici due pesci fuor d’acqua. Lola decide così che è il momento di dare una svolta alla relazione, e il frastornato Arthur, da sempre avverso al matrimonio, si trova quasi obbligato a porre la fatidica domanda. Se Lola pensa sia l’occasione per dare sfogo ai suoi desideri di bambina, Arthur porrà a sua volta poche ma chiare condizioni per assicurarsi una cerimonia almeno fuori dagli stereotipi. I sogni di entrambi dovranno però scontrarsi con gli imprevedibili ostacoli della realtà: dalle ambizioni dei genitori a un’impensabile serie di situazioni caotiche cui darà vita un bizzarro stuolo di amici e parenti.

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Genere: Dreammatico Regia: Silvio Soldini Anno: 2007 Durata: 2 h Cast: Margherita Buy, Antonio Albanese Elsa e Michele sono una coppia colta e benestante. Hanno una figlia ventenne, Alice, e una serenità che ha permesso a Elsa di lasciare il lavoro e coronare un antico sogno: laurearsi in storia dell’arte. Ma è subito dopo questo evento che la loro vita cambia. Michele confessa di non lavorare da due mesi e di essere stato estromesso dalla società che lui stesso aveva creato anni prima. E non è tutto: la casa in cui abitano è in vendita, i soldi in banca sempre meno… Per Elsa è un fulmine. Ma superato lo shock, è lei a fronteggiare la crisi con maggiore energia.

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Genere: Azione/Avventura Regia: Jennifer Flackett, Mark Levin Anno: 2008 Durata: 2 h e 35’ Cast: Abigail Leslin, Gerald Butler, Jode Foster, Michael Carman Alexandra è una scrittrice di romanzi di avventura, adorata dai bambini. In realtà è una donna insicura che non esce di casa e che ha paura del mondo esterno con il quale è collegata solo attraverso il suo computer. Un giorno una sua piccola fan le scrive per chiedere il suo aiuto in qualità di “esperta delle avventure pericolose” per ritrovare il suo papà scomparso in circostanze misteriose su un’isola sperduta. Alexandra benché terrorizzata non può non rispondere e trova il coraggio di uscire di casa scoprendo che là fuori c’è un mondo meraviglioso addirittura.

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GIORNI E NUVOLE

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ALLA RICERCA DELL’SOLA DI NIM

BEE MOVIE

Genere: Animazione Regia: Simonm J. Smith, Steve Hickner Anno: 2007 Durata: 1 h e 30’ Barry B. Benson è un’ape maschio neolaureato che non ha che una carriera di fronte a lei: fare miele. In una speciale missione fuori dell’alveare Barry viene salvata da Vanessa, una fioraia di New York. Le due diventano amiche, ma approfondendo la sua conoscenza con gli umani scopre la loro passione per il miele. Barry decide di fare causa a noi uomini.

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IL MISTERO DELLE PAGINE PERDUTE

Genere: Avventura Regia: Jon Turteltaub Anno: 2007 Durata: 2 h e 5’ Cast: Nicolas Cage, Diane Kruger, Ed Harris Benjamin Franklin Gates, cercatore di tesori da molte generazioni, sta cercando di scoprire la verità dietro l’assassinio di Abramo Lincoln partendo da un mistero contenuto nelle 18 pagine mancanti del diario dell’assassino John Wilkes Booth. A sorpresa, le informazioni contenute in queste pagine sembrano indicare che il suo antenato, Thomas Gates, fosse tra i cospiratori nell’assassinio del Presidente Lincoln.

SHREK TERZO Genere: Regia: man Hui Anno: Durata:

Animazione Chris Miller, Ra-

2007 1 h e 30’

Quando Shrek ha sposato Fiona l’ultima cosa a cui pensava era di governare, ma quando suo suocero, Re Harold, comincia a gracidare Shrek rischia effettivamente di dover salire al trono. A meno che riesca a trovare un sostituto che potrebbe essere il cugino di Fiona, Artù, un ragazzo che frequenta il liceo medievale ma che si rivela più problematico di quel che si pensava.

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Natale al CRO

Alcune iniziative natalizie A destra, il presepe realizzato dal gruppo degli operatori del Servizio Tecnico (STIM) dell’Istituto: da sinistra Galliano, Severino, Diego, Ivano, Paolo, Dimitri, Rino. Sotto, immagini del concerto di Natale del coro Cromatiche Armonie, tenutosi il 17 dicembre 2008, nel Salone del Secondo piano. Tra i brani eseguiti: l’Ave Maria Arcadelt, l’Ave Verum Corpus, Laudate Dominum di Mozart (solista Eleonora), l’Alleluia di Haendel, Inneggiamo, Va’ Pensiero, We are the world, We Wish You a Merry Christmas.

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sostegno al malato

Restitu Clarity™ Prostate System, la nuova apparecchiatura donata al CRO il 13 dicembre 2008

La radioterapia guidata dall’immagine: Restitu ClarityTM Prostate System Restitu Clarity™ Prostate System è il nome della nuova apparecchiatura che è stata donata al CRO lo scorso dicembre, destinata all’ulteriore miglioramento dei trattamenti radioterapici dell’apparato urogenitale sia maschile che femminile. Infatti sia la vescica che la prostata (ma anche l’utero) sono organi pelvici dotati di naturale mobilità, cosicchè la loro determinazione spaziale subisce variazioni in funzione anche del riempimento proprio o di organi vicini. Il trattamento radioterapico guidato dall’immagine ecografica sarà mirato e interesserà in maniera ancora più accurata solamente il volume bersaglio (ovvero la parte malata). Restitu Clarity™ è lo strumento che, attraverso gli ultrasuoni, consente di invidivuare giorno per giorno la posizione dell’organo bersaglio e di modificare così il trattamento radiante a ogni seduta. Restitu Clarity™ riesce a combinare la precisione dei raggi laser, la flessibilità degli ultrasuoni per l’ecografia e le radiazioni ionizzanti per un trattamento radioterapico mirato e preciso sugli organi bersaglio malati.

L’apparecchiatura, così come concepita, consente di essere utilizzata nelle sedi di Aviano e, per via telematica, anche in quella di Pordenone, caratterizzando positivamente tutti i trattamenti programmati dagli Oncologi Radioterapisti del CRO. La nuova apparecchiatura potrà anche avere impieghi per i tumori della mammella. L’apparecchiatura, del costo di circa 250 mila Euro, di fabbricazione esclusiva Canadese, è stata donata al CRO dal GOCNE (Gruppo Oncologico Cooperativo Nord-Est Onlus), grazie all’intervento consistente della Fondazione CRUP (Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone) e di un gruppo di imprenditori della sinistra Piave, coordinati dal Signor Gianni Pagotto di Ormelle (Tv). La collaborazione tra la Fondazione CRUP e quel gruppo di imprenditori trevigiani, aveva già costituito nucleo di aggregazione per altri industriali della zona del mobile e del pordenonese che avevano concorso per l’acquisto di un’altra importante apparecchiatura per la Radioterapia, il Mobetron, acceleratore lineare dedicato alla radioterapia intraoperatoria, collocato nelle sale chirurgiche. È nello stile del Centro di Riferimento Oncologico rendere conto ai donatori dell’impiego delle apparecchiature

Immagini della regione pelvica, dove sono ubicati gli organi urogenitali, principali bersagli della radioterapia guidata dalla ecografia con la piattaforma Restitu

donate, così il 13 dicembre scorso al CRO è stato organizzato un Convegno sullo sviluppo della Radioterapia nel campo oncologico che ha costituito occasione per ringraziare e per dare dimostrazione pratica di come il contributo economico della Fondazione CRUP e dei benefattori privati sia stato e continui a trasformarsi in beneficio per i pazienti. L’individuazione del CRO come struttura per collocare l’innovazione tecnologica è coerente con la centralità dell’Istituto di Aviano all’interno di una vasta area territoriale che comprende, oltre a tutto il Friuli Venezia Giulia, il Bellunese, la Marca trevigiana e tutto il Veneto Orientale.

Donazione del Mobetron durante il Convegno “Amici del CRO”, 26 gennaio 2008

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le Associazioni si raccontano...

ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO

ASSOCIAZIONE FRIULANA DONATORI DI SANGUE  AFDS di Pordenone Sede provinciale Viale Marconi, 16 33097 Spilimbergo (PN) Orario apertura sede: • Martedì 16.30 - 19.30 Sabato 9.00 - 12.00 (pubblico) • Mercoledì - Giovedì - Venerdì 9.30 alle 12.00 (attività d’ufficio)  0427-51472 Fax 0427-51472 @ info@afdspn.it  www.afdspn.it

“Un nostro amico, un nostro familiare aveva bisogno di sangue per ritornare alla vita, alla famiglia, alla società. Se avessimo potuto comprare del sangue non avremmo esitato a fare una colletta e procurare quanto occorreva. Ma nessuno fabbrica il sangue, o meglio, tutti fabbrichiamo il sangue… ne donammo un po’ per ciascuno e l’amico e il parente fu salvo… Dopo aver donato la prima volta, subentrò in noi un’altra riflessione: perché non far conoscere a tutti il bisogno di donare sangue e l’innocuità del dono? Certo si sarebbe raggiunto meglio lo scopo se, anziché muoversi individualmente, tutti coloro che la pensavano così, si fossero uniti in un’associazione che sarebbe divenuta autorevole portavoce della nostra idea.”

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Con queste motivazioni, che racchiudono ancora oggi l’essenza del nostro sodalizio, nel 1958, nasceva nella provincia di Udine l’Associazione Friulana Donatori di Sangue. In quell’anno, nella cosiddetta “Destra Tagliamento”, allora territorio della provincia di Udine, erano già attivi un paio di gruppi di donatori, che prontamente aderirono alla neonata associazione. Ad essi se ne aggiunsero degli altri, seguendo il rapido sviluppo che l’associazione ebbe nell’intero Friuli negli anni successivi. L’AFDS di Pordenone invece è nata ufficialmente nel 1972, quando, a seguito della costituzione della nuova provincia, i tempi furono giudicati maturi per il “distacco” dall’ associazione-madre, mantenendo tuttavia gli stessi principi ispiratori, le finalità, la denominazione e l’emblema. Il primo e principale artefice del lusinghiero sviluppo dell’associazione, reso possibile dal naturale sentimento di solidarietà diffuso nella popolazione, è stato senza dubbio il Comm. Evaristo Cominotto, annoverato tra i fondatori dell’AFDS di Udine e presidente dell’AFDS di Pordenone fino al 1978. Furono anni di grande e proficua crescita che continuò in modo significativo anche in seguito, con i presidenti Mario Pollastri, Bruno Zavagno e l’attuale Paolo Anselmi. L’AFDS di Pordenone conta oggi quasi 6000 soci attivi; a questi si aggiungono altri 4000 donatori che, nel corso degli anni hanno dovuto sospendere l’attività per motivi di età

ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO

o di salute. L’Associazione si articola territorialmente in 40 Sezioni, a livello comunale o sub-comunale. Pur essendo ancorata ad un preciso ambito territoriale, la provincia di Pordenone, l’AFDS non è tuttavia isolata. Infatti essa è membro attivo della FIDAS, la federazione delle Associazioni di Donatori di Sangue, che raccoglie in Italia oltre 60 federate, e che a livello regionale e nazionale coordina, opera e tutela gli interessi delle associazioni aderenti. La principale attività dell’associazione rimane la promozione della donazione e il proselitismo. È necessario diffondere su un terreno molto vasto il messaggio di solidarietà che sta alla base della donazione, e anche tutte quelle informazioni scientifiche e mediche necessarie alle persone per prendere coscienza dell’urgenza e della utilità di donare il proprio sangue. A questo servono le campagne promozionali, le serate di informazione medica, la produzione e distribuzione di materiale informativo. Si inseriscono qui le molte grandi o piccole iniziative organizzate dalle nostre Sezioni AFDS che, ben radicate nel territorio, si rendono animatrici di attività di solidarietà, che a volte travalicano lo stretto ambito della donazione di sangue. Il target a cui l’associazione si rivolge è molteplice; sono comunque preferiti gli ambienti frequentati dai giovani, come la scuola e il mondo dello sport, ma anche luoghi di aggregazione e di svago. Ad ogni modo, l’AFDS non vuole considerare i gio-


vani dei soggetti passivi, anzi, è su di essi che punta maggiormente per allacciare un dialogo con le nuove generazioni. La componente giovanile, nonostante le numerose difficoltà e contraddizioni che caratterizzano questa fascia di età, sta prendendo possesso di un suo particolare spazio all’interno dell’associazione, arricchendola di una freschezza di contenuti e di un linguaggio, indispensabili per essere compresa da chi via via si affaccia al mondo del volontariato. Ma il lavoro dell’associazione non si ferma alla pubblicità o alla informazione generica. Se vogliamo effettivamente accrescere il numero di aderenti, dobbiamo continuare con il cosiddetto approccio “porta a porta”, che vuol dire stabilire un contatto interpersonale con il potenziale nuovo donatore, e “accompagnarlo”, in senso figurato, ma molte volte anche in senso reale, fino al centro di raccolta. Anche questo è, ovviamente, il terreno tipico delle Sezioni che, nelle loro realtà locali, sanno cogliere le occasioni migliori per trasformare un “possibile donatore” in un “donatore periodico”. Questo deve essere fatto in modo non invadente ma discreto. L’AFDS è pienamente consapevole che il donatore è un volontario, ed è lui, quindi, che decide quando e come donare, anche se fa parte di una associazione. Il ricorso esclusivo al volontariato per far fronte alle sempre crescenti necessità di sangue ed

Gruppo di giovani volontari, ospiti della Pattuglia Acrobatica Frecce Tricolori, in occasione della realizzazione di alcune foto utilizzate nel corso della campagna promozionale regionale 2008

emoderivati, riveste un grande valore etico. Ma non solo, la volontarietà e la gratuità del dono, unite alla consapevolezza che il donatore periodico ha rispetto all’atto che compie, sono i primi anelli di una catena che garantisce ai pazienti un supporto terapeutico assolutamente sicuro. Fatto salvo quanto poc’anzi detto, un sistema complesso come quello trasfusionale non può fare a meno di una valida pianificazione del numero e del tipo delle donazioni, perché sia costantemente salvaguardata la disponibilità di sangue per i pazienti. Alle associazioni, come vuole l’ordinamento nazionale, è affidato il compito di coinvolgere, attraverso inviti personali o generici, i propri donatori, i quali in genere si dimostrano collaborativi nel favorire la programmazione concordata con le strutture pubbliche di raccolta. Un aspetto importante, legato alla

Congresso provinciale AFDS, Domanins 5 ottobre 2008

donazione del sangue, è la prevenzione sanitaria. Questo è un tema che non deve essere sottovalutato e che l’associazione tratta con estrema cura ed attenzione. Vengono effettuati controlli medici periodici sui donatori, vengono organizzate campagne di sensibilizzazione riguardo a stili di vita sani e vengono fornite in modo diretto e tempestivo informazioni riguardanti la salute. In questa prospettiva, l’associazione si mette a disposizione delle istituzioni nella diffusione ai propri soci e alla popolazione generale, di iniziative rivolte alla prevenzione. Numerose sono le manifestazioni pubbliche, proposte per la maggior parte dalle Sezioni, sia di tipo informativo che associativo. Tra queste spicca il Congresso provinciale, appuntamento fisso che si svolge annualmente nel mese di ottobre nelle varie località della Provincia. Al fine di mantenere un continuo collegamento con i propri iscritti, l’Associazione pubblica con cadenza quadrimestrale “Il Dono – Pordenone”, periodico dedicato all’informazione sulla donazione di sangue e sulla vita associativa, che viene, tuttavia, diffuso anche a istituzioni pubbliche, biblioteche, parrocchie, medici di base e a chiunque ne faccia richiesta. A questo importante mezzo di comunicazione si affianca un sito Internet, all’indirizzo www.afdspn.it, che ha la funzione di far conoscere l’Associazione e soprattutto fornire informazioni immediate a chi vuole avvicinarsi alla donazione.

ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO

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ORGANIZZAZIONI NO-PROFIT

ADMO - ASS. DONATORI MIDOLLO OSSEO

  Fax @ 

Udine (sede regionale) Via Carducci, 48 - 3100 Udine 0432-299728 0481-92276 admo-fvg@libero.it www.admo.it

La sua attività è finalizzata a creare una banca dati di donatori volontari; sostenere il Registro Internazionale Donatori Midollo Osseo.

ASS. FEDERICA PER LA VITA

... le altre Associazioni di Volontariato e organizzazioni a sostegno della ricerca o a supporto del malato

Sono attivi al CRO ASSOCIAZIONE INSIEME  Aviano (sede principale) Via Stretta, 1 - 33081 Aviano (PN)  334-2519013 @ insieme.cro@libero.it L’Associazione garantisce giornalmente, dal lunedì al venerdì, presso il CRO, un servizio di accoglienza e orientamento dei pazienti all’ingresso e ai piani (al mattino), sostegno-relazione di aiuto ai pazienti e ai loro familiari in tutti i reparti di degenza (nel pomeriggio 4° piano: lunedì, giovedì - 2° e 3° piano: martedì, mercoledì, venerdì). Fornisce inoltre informazioni logistiche sul territorio e di servizi esterni all’Istituto.

 Vicolo delle Primule, 1 Trieste  338-7457763 @ federicaler@virgilio.it

AIL ONLUS - ASS. ITALIANA CONTRO LE LEUCEMIE LINFOMI E MIELOMA

L’Associazione supporta coloro che quotidianamente sono impegnati nella lotta ai tumori. È nata proprio per raccogliere fondi necessari alla ricerca scientifica e per l’aiuto ai malati neoplastici. Sostiene inoltre il progetto condotto dal CRO di Aviano per la produzione di vaccini antitumorali per la terapia dei linfomi.

  @

ASSOCIAZIONE GIULIA  Pordenone (c/o Casa Serena)

Via Revedole, 88 33170 Pordenone  0434-20282 340-2936554 Fax 0434-363508 @ associazionegiulia@email.it  http://digilander.libero.it/solegiulia Presso il CRO: offre sostegno e ascolto, nel reparto OMA, ai malati e ai loro familiari; ha attivato un punto di ascolto, in collaborazione con la Divisione Oncologica Medica A-AIDS, rivolto alle persone sieropositive all’interno del CRO; promuove gruppi di auto-mutuo-aiuto; il giovedì pomeriggio dalle 15.30 alle 18.00, nel salone degenze del Secondo piano, svolge due attività: il laboratorio “I colori dell’anima” e “Il salotto di Giulia”; il lunedì pomeriggio collabora con la Biblioteca per i Pazienti (Bibliobus) per svolgere attività “diversionistiche” e dare così “ali ai libri”.

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CROnews

Pramaggiore (sede locale) Piazza Libertà, 48 30020 Pramaggiore (VE) 0421-799996 ail.pramaggiore@libero.it

L’impegno dell’AIL è volto a: sensibilizzare l’opinione pubblica alla lotta contro le malattie ematologiche; promuovere e sostenere la ricerca. Dal 2006 la sede di Pramaggiore (VE) collabora a progetti di ricerca scientifici in atto al CRO.

AIRC - ASS. ITALIANA PER LA RICERCA SUL CANCRO Trieste (sede regionale) Via del Coroneo, 5 34133 Trieste  040-365663 Fax 040-633730 @ com.friuli.vg@airc.it  www.airc.it

Raccoglie ed eroga fondi a favore del progresso della ricerca oncologica e diffonde al pubblico una corretta informazione in materia.

ASSOCIAZIONE LUCAINSIEME PER UN SORRISO

Svolge le seguenti attività: sostegno economico, psicologico e logistico alle

ORGANIZZAZIONI NO-PROFIT

famiglie con bambini ammalati di tumore; promuove l’assistenza domiciliare sociosanitaria rivolta ai piccoli pazienti pediatrici; collabora con vari ospedali della regione al fine di potenziarne le strutture

 Udine (sede principale). Via Roma n 3 33010 Magnano in Riviera (UD)  0432-792255 - 0432-793267 Fax 0432-793267 - 0432-792255 @ lolut@libero.it

ANDOS ONLUS ASS. NAZIONALE DONNE OPERATE AL SENO  Sezione di Pordenone (c/o Centro Sociale Anziani) Via Piave, 54 33170 Pordenone  0434-40729 Fax 0434-40729 @ andos.pordenone@libero.it  www.andosonlusnazionale.it Offre consigli di tipo socio sanitario tramite specifico materiale informativo, protesi provvisorie, trattamenti di linfodrenaggio (presso la propria Sede), organizza corsi di ginnastica riabilitativa postoperatoria, di yoga e corsi di ginnastica in acqua. Organizza corsi di formazione per volontarie ed operatrici. Il venerdì (e al bisogno il lunedì) pomeriggio le volontarie dell’Associazione ANDOS sono presenti al CRO a disposizione delle donne operate al seno ricoverate al CRO. Vengono organizzati gruppi pomeridiani di ascolto e mutuo aiuto e vengono offerte informazioni utili per poter riprendere una vita normale dopo l’intervento (trattamenti di linfodrenaggio, ginnastiche di riabilitazione, ecc)

ANGOLO ONLUS - ASS. NAZIONALE GUARITI O LUNGOVIVENTI ONCOLOGICI

Offre supporto psicologico attraverso lo scambio di esperienze e l’ascolto partecipe. Promuove attività di formazione, informazione, prevenzione per i soci, per altre associazioni, per la popolazione, per i malati e i familiari. L’Associazione pubblica anche un periodico trimestrale dal titolo Angolo News. • RISPONDE LA PSICOLOGA: lunedì e venerdì dalle 14.30 alle 16.30


Supporto-ascolto psicologico; informazioni su: centri di cura oncologici a livello nazionale, associazioni di aiuto ai pazienti terminali. • INCONTRA ANGOLO i soci rispondono: lunedì-venerdì dalle 8.00 alle 12.00 Servizio telefonico di ascolto partecipe e condivisione di esperienze relative all’essere malato oncologico, la storia della propria malattia, la guarigione e lo star bene dopo; servizio di incontro/conoscenza dei pazienti ricoverati al CRO e dei loro familiari. Questo servizio, i cui obiettivi sono gli stessi del servizio telefonico, è svolto presso la Segreteria di ANGOLO, 2° piano saletta biblioteca di reparto (prima dell’ingresso alla Divisione di Oncologia Medica A). SEGRETERIA: orario di apertura: Lunedì-Venerdì dalle 8.00 alle 12.00 NAVETTA DA E PER VENEZIA:  0434-659277 - 339-8789040 REPERIBILITÀ VOLONTARI: Marilena 339-8789040 Manuela 333-3001947 Lucio 328-7392799 Alvise 348-4166203  Pordenone (sede nazionale) c/o Centro di Riferimento Oncologico, Divisione di Oncologia Medica A. Via Franco Gallini, 2 - Aviano  0434-659277 Fax 0434-659531 @ angolo@cro.it  www.angolo.org

ANLAIDS ONLUS ASS. NAZIONALE PER LA LOTTA ALL’AIDS  Aviano (sede regionale) c/o Prof. Umberto Tirelli, U.O. di Oncologia Medica A, CRO di Aviano (PN) Via F. Gallini, 2 - 33081 Aviano  0434-659284 Fax 0434-659531 @ anlaids@cro.it  www.anlaids.it Promuove iniziative volte allo sviluppo della ricerca scientifica nei campi della prevenzione, diagnosi e cura dell’infezione e delle forme morbose ad essa correlate. Sono attivi servizi informativi, di counseling telefonico, di assistenza e consulenza psicologica, legale, sociale e medica.

ASSOCIAZIONE VIA DI NATALE ONLUS   Fax @ 

Via Franco Gallini, 1 33081 Aviano (PN) 0434-660805 0434-651800 hospvn@tin.it www.viadinatale.org

L’Associazione Via di Natale ha realizzato una struttura di accoglienza per i malati di

cancro e i loro familiari nei pressi del CRO di Aviano. PIANI DI OSPITALITÀ: Pazienti in terapia ambulatoriale al CRO di Aviano: l’ospitalità è consentita al paziente solo per la durata della terapia; il periodo massimo di permanenza sono 4 settimane. Familiari di pazienti ricoverati: l’ospitalità è concessa a un solo familiare per paziente. Il periodo di permanenza concesso è di 2-3 settimane. HOSPICE: l’ospitalità è riservata ai malati di cancro nella fase di malattia in cui non vi è più indicazione di un trattamento chemio o radioterapico volto alla guarigione o al trattamento della malattia tumorale ma sono indicate solo cure palliative finalizzate ad alleviare la sofferenza e a migliorare la qualità della vita. Hanno priorità di accoglienza a titolo gratuito le persone con minori possibilità economiche. Il ricovero in Hospice garantisce la disponibilità di un’assistenza specializzata.

AVIS - ASS. VOLONTARI ITALIANI SANGUE

  Fax @ 

Pordenone (sede regionale) Via Montereale, 24 - 33170 0434-555145 0434-253707 friuliveneziagiulia@avis.it www.avis.it/regioni/friuli_venezia_ giulia

È un’organizzazione con finalità di solidarietà umana, costituita tra coloro che donano volontariamente, gratuitamente e anonimamente il proprio sangue. Gli scopi sono: venire incontro alla crescente domanda di sangue; avere donatori pronti e controllati nella tipologia del sangue e nello stato di salute; lottare per eliminare la compravendita del sangue; donare gratuitamente sangue a tutti, senza alcuna discriminazione.

FONDAZIONE BIASOTTO  Ghirano di Prata di Pordenone Via Leonardo Da Vinci, 44 – 33080 Ghirano di Prata di Pordenone (PN)  335-7000760 0434-622141 335-8133671 Fax 0434-622141 @ fondazione.biasotto@virgilio.it  www.fondazionebiasotto.it La Fondazione Biasotto collabora attivamente con il CRO di Aviano assicurando il trasporto gratuito dei malati oncologici residenti nella provincia di Pordenone, che si trovano in situazioni economiche e/o familiari di particolare necessità. Organizza conferenze e dibattiti sulla prevenzione dei tumori e l’educazione alla salute e supporta medici e infermieri

del CRO con contributi economici destinati a corsi di aggiornamento. Mette a disposizione due propri automezzi e autisti volontari per il trasporto gratuito di ammalati oncologici dal proprio domicilio alle strutture sanitarie provinciali per visite oncologiche e/o terapie. INAS - CISL  Sede di Pordenone Via S. Valentino, 30 - 33170 Pordenone  0434-549939 Fax 0434-45085 @ inas_pordenone@cisl.it  www.inas.it L’INAS, Istituto Nazionale di Assistenza Sociale, è il patronato della Cisl che tutela gratuitamente i cittadini per i problemi previdenziali, assistenziali e per quanto riguarda l’assicurazione per gli infortuni sul lavoro. Tra i servizi offerti ai cittadini vi è quello legato alla malattia e all’assistenza socio sanitaria che comprende: indennità di malattia; esenzione dal ticket sanitario e richiesta cure balneo-termali; assicurazione infortuni domestici; handicap e permessi per assistenza a familiari; domande per invalidità civile; maternità. Presso il CRO è possibile contattare un rappresentante dell’INAS per chiedere spiegazioni e maggiori informazioni sugli aspetti legali inerenti ai diritti del malato. L’INAS è presente al CRO di Aviano ogni Martedì dalle ore 9.30 alle 13.30 per una consulenza.

LILT - LEGA ITALIANA PER LA LOTTA CONTRO I TUMORI  Pordenone (sede provinciale) Via Martelli, 12 33170 Pordenone  0434-28586 Fax 0434-26805 @ sede.centrale@legatumori.it  www.legatumori.it Si occupa della prevenzione della malattia oncologica, il suo impegno nella lotta contro i tumori si dispiega su tre fronti: la prevenzione primaria (attraverso stili e abitudini di vita), quella secondaria (con la promozione di una cultura della diagnosi precoce) e l’attenzione verso il malato, la sua famiglia, la riabilitazione e il reinserimento sociale. Offre i seguenti servizi: assistenza domiciliare al malato tumorale, trasporto dei malati agli ambulatori; telefono amico per malati, sussidi, conferenze nelle scuole o gruppi e associazioni sull’educazione sanitaria (lotta contro il fumo di tabacco, alcoolismo, cancerogenesi ambientale, educazione alimentare, AIDS, prevenzione ginecologica); corsi per la dissuasione dal fumo di tabacco; corsi di aggiornamento per volontari, manifestazioni e convegni scientifici.

ORGANIZZAZIONI NO-PROFIT

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associazione sportiva PLAÌS

Incontro con Nives Meroi Il Plais, il circolo ricreativo dei dipendenti del CRO, nell’ambito delle manifestazioni per il 25° anno di fondazione dell’Istituto, ha invitato venerdì 20 febbraio, alle 21.00, presso la sala convegni dell’Istituto, l’alpinista Nives Meroi che terrà una conferenza dal titolo Il dritto e il rovescio nell’altalena del Karakorum. Chi è Nives Meroi? Nives Meroi è nata a Bonate Sotto in provincia di Bergamo, ma da oltre vent’anni risiede in Friuli Venezia Giulia a Fusine Laghi, dove ha conosciuto il marito, Romano Benet. Nives e Romano, compagni di vita e di cordata, arrampicano insieme da oltre 20 anni. Col tempo il loro amore per la montagna li ha spinti a esplorare orizzonti sempre più lontani, dove l’aria è rarefatta e, come è solita dire Nives, “dove ogni passo diventa uno sforzo di volontà”. Un alpinismo by fair means, con uno sti-

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le leggero e pulito, senza l’ausilio di ossigeno supplementare, portatori d’alta quota e campi fissi. Uno stile pulito il loro, un confronto onesto con sé stessi e la montagna. Ande, Himalaya, Karakorum. Un percorso fatto di grandi successi

Nives Meroi, alpinista

come la salita, nel 2003, e in soli venti giorni, di tre dei 14 Ottomila della Terra (Gasherbrum II, Gasherbrum I, Broad Peak), seconda cordata al mondo ad aver realizzato un’impresa simile e, Nives, prima donna in assoluto nella storia dell’alpinismo. Sono undici i Giganti della Terra che Nives e Romano hanno scalato sinora: Nanga Parbat (8125 m. nel 1998), Shisha Pangma (8046 m. nel 1999), Cho-Oyu (8202 m. nel 1999), Gasherbrum II (8035 m. nel 2003), Gasherbrum I (8068 m. nel 2003), Broad Peak (8047 m. nel 2003), Lhotse (8516 m. nel 2004), Dhaulagiri (8164 m. nel 2006), K2 (8611 m. nel 2006), Everest (8850 m. nel 2007), Manaslu (8163 m. nel 2008) e solamente tre quelli che mancano per completare il progetto (il Makalu, il Kanchenjunga e l’Annapurna). Nives Meroi potrebbe diventare la prima donna a raggiungere questo obiettivo e, anche qualora ciò non si realizzasse, lei e Romano sarebbero comunque la prima coppia al mondo con il maggior numero di Ottomila raggiunti.


www.cro.it

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Direttore Responsabile Paolo De Paoli dirscienti@cro.it

Per coloro che volessero dare un contributo alle attività di ricerca del CRO segnaliamo le modalità di versamento:

Comitato di redazione Renato Cannizzaro Valter Gattei Francesca Lollo Maurizio Mascarin Paola Spessotto Michele Spina Nicoletta Suter Ivana Truccolo

• Versamento diretto: presso l’Ufficio Affari Generali, in contanti oppure assegno circolare, da lunedì a venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 16.00. All’atto della donazione viene rilasciata ricevuta; • Versamento postale: sul c/c n. 10585594 intestato a “Centro di Riferimento Oncologico - Servizio Tesoreria”; • Vaglia postale: intestato a “CRO Aviano” Via Franco Gallini 2 – 33081 Aviano;

Art direction e impaginazione Nancy Michilin

• Bonifico bancario: versamento su c/c n. 000030264112 intestato a “Centro di Riferimento Oncologico – Servizio Tesoreria” presso Banca Popolare FriulAdria Crédit Agricole, filiale di Aviano codice IBAN: IT92Y0533664770000030264112 (codice CIN Y - ABI 05336 CAB 64770) (effettuabile presso qualsiasi istituto bancario).

Foto di copertina Attilio Rossetti Hanno inoltre collaborato Maria Antonietta Annunziata Roberto Biancat Elena Coiro Raffaele Collazzo Marcello De Cicco Riccardo Dolcetti Elena Giacomello Fabio Fabiani Mario Lise Michele Quaia Agostino Steffan Giuseppe Toffoli Mauro G. Trovò

Le donazioni possono essere finalizzate a determinati Reparti e/o Servizi del CRO ovvero a specifici campi di attività. È possibile indicare direttamente oppure comunicare per iscritto un nominativo, in memoria del quale la donazione viene eseguita, nei seguenti modi: • Versamento postale: indicare nominativo/Reparto/Attività di Ricerca direttamente nello “Spazio per la causale del versamento”; • Vaglia postale: indicare nominativo/Reparto/Attività di Ricerca direttamente nello spazio “Comunicazioni del mittente”; • Bonifico bancario: indicare nominativo/Reparto/Attività di Ricerca direttamente nella “Causale di versamento” ovvero comunicare direttamente con lettera indirizzata a “CRO, Via Franco Gallini, 2 – 33081 Aviano” allegando copia del Bonifico. (È possibile inviare la lettera anche via fax al n. 0434–652182).

Segreteria di redazione Francesca Lollo cronews@cro.it Stampa Grafiche Risma Spa - Roveredo in Piano (Pn) Iscrizione al Registro del Tribunale di Pordenone n° 545/06

I nominativi dei Donatori, in mancanza di indicazione contraria, verranno iscritti nell’Albo dei Donatori. Ulteriori informazioni si possono richiedere telefonando al CRO al n. 0434-659341.

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5MILLE PER

AL

CRO

Per sostenere la ricerca scientifica al CRO con il 5 per mille, nella prossima dichiarazione dei redditi il contribuente dovrà inserire nello spazio “FINANZIAMENTO DELLA RICERCA SANITARIA” il Codice Fiscale del CRO e firmare nel riquadro corrispondente. Le scelte di destinazione dell’otto per mille dell’Irpef e del cinque per mille dell’Irpef sono indipendenti tra loro e possono essere espresse entrambe.

Codice Fiscale CRO Aviano 00623340932


CRO News gennaio-marzo 2009