Bilancio di Collaborazione 2010-2020 Lab121

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Lettera alla Community................................pag. 4 Identità e valori................................................ pag. 8 Lab121 e la Città............................................. pag. 16 Lab121 e la Pandemia................................. pag. 24

SOMMARIO Lab121 e il Mondo..........................................pag. 30 Timeline.............................................................pag. 36 Lab121 Oggi e Domani................................pag. 38 Crediti................................................................. pag. 42

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LETTERA ALLA COMMUNITY

10 anni. Tutto è cominciato 10 anni fa, nel pieno di una crisi che sembrava non conoscere fine e con un’idea appena abbozzata.

A 10 anni di distanza, nel pieno di una crisi ancora più devastante della precedente che mescola dimensione sanitaria e dimensione economica, quest’esperienza di cittadinanza attiva è ancora viva e vegeta.

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10 anni. Tutto è cominciato 10 anni fa, nel pieno di una crisi che sembrava non conoscere fine e con un’idea appena abbozzata, per lo più sfocata di quello che si sarebbe voluto essere. E, a pensarci bene, non poteva che essere così: la volontà di cambiamento e il desiderio di ibridare il nostro territorio con pratiche ed esperienze che solo allora cominciavano a prendere pienamente forma, comunicavano sì entusiasmo e speranza, ma al tempo stesso suscitavano perplessità. Community, coworking, freelance, piattaforme, makerspace sono parole e concetti ormai entrate nel lessico quotidiano ma 10 anni fa non era così. Non era così in Italia e non lo era soprattutto ad Alessandria. Eppure … A 10 anni di distanza quell’idea a tratti confusa, fuori fuoco, ha assunto nitidezza, profondità e chiarezza. Lo ha fatto nel tempo e nello spazio, come risultato e risultante degli incontri e delle relazioni che l’associazione

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ha attivato, coltivato e nutrito in questi due lustri, e come effetto potremmo quasi dire, dei progetti e delle attività messe in campo dai volontari e attivisti che si sono succeduti nel corso degli anni. Una no profit per il profit, così ci si è definiti e lo slogan funzionava, e funziona bene, ma non era tutto lì. Dietro la patina di parole chiave sexy, dietro la retorica dell’innovazione si era e si è costruita una comunità di cura: una comunità di persone che cercavano nel supporto reciproco una exit strategy al fallimento della risposta singola e personale alle difficoltà della vita e alle conseguenze della recessione economica. In quest’ottica, le parole collaborazione e condivisione stampate a chiare lettere in ogni documento, account social, sito dell’associazione lasciavano trasparire una verità più grande e una debolezza che paradossalmente rappresentava la sua più grande forza: l’idea, la consapevolezza che nessun uomo è un’isola


e che nel naufragio delle illusioni ci si salva solo attraverso una robusta zattera di fiducia e relazioni. In questo l’associazione ha rappresentato una vera e propria palestra, un laboratorio aperto dove la dimensione professionale, il posizionamento politico (mai partitico) e la cura intesa come attenzione e presenza, si sono mescolate e integrate secondo le necessità e le urgenze dei suoi membri. Un’esperienza che assume valore non solo e non tanto per i risultati conseguiti (che pure non sono affatto banali) ma per il come li si è raggiunti: attraverso alleanze inedite e la sperimentazione di nuovi modelli, pratiche e strumenti. Ma soprattutto attraverso il coinvolgimento dei membri dell’associazione, dei tanti amici che nel corso degli anni si sono avvicinati, ciascuno a suo modo, ciascuno secondo le proprie possibilità, contribuendo a fare di Lab121 un qualcosa che fosse di più e meglio della somma delle sin-

gole parti. E fare in modo che qualcosa che non esisteva, qualcosa che sembrava non rispondere a nessuna domanda potesse vedere la luce. A 10 anni di distanza, nel pieno di una crisi ancora più devastante della precedente che mescola dimensione sanitaria e dimensione economica, quest’esperienza di cittadinanza attiva è ancora viva e vegeta e lotta insieme a noi (per riciclare stereotipi e frasi fatte): certo, siamo tutti un po’ invecchiati, siamo tutti un po’ più saggi e disincantati, ma l’idea di prenderci cura l’uno dell’altro non è venuta meno. Può sembrare poco, può non essere molto, ma per noi rappresenta un risultato non scontato e non banale. Nelle prossime pagine leggerete quello che abbiamo e avete fatto, le testimonianze di persone, enti e organizzazioni che nelle diverse tappe del nostro viaggio abbiamo incrociato, e quello che pensiamo di voler e poter fare. Ancora una volta insieme a voi, buona lettura!

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IDENTITÀ E VALORI

Vision: Essere un sistema equo di opportunità e realizzazioni professionali.

Mission: Creare modelli innovativi per lavorare, mettendo in rete e a sistema competenze, spazi e strumenti.

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“X è uno spazio di aggregazione, di lavoro e di scambio di informazioni per professionisti ed imprenditori, associazioni culturali e soggetti no-profit presenti o attivi nella città di Alessandria. X promuove e opera nel rispetto dei principi di sostenibilità, cooperazione, ecologia ed imprenditoria sociale.” Così è scritto in un documento di testo datato 29 aprile 2010. Senza aver deciso ancora il nome, era stata scelta una direzione da seguire. Un’idea semplice divenuta in questi dieci anni molto più complessa ma altrettanto convinta delle proprie intenzioni e del proprio ruolo. Lab121 nasce dall’incontro di cinque soci fondatori e dalla proposta di affrontare insieme la crisi economica e occupazionale del

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2008 promuovendo, questa l’idea originaria, un’opportunità di incontro e sostegno reciproco tra professionisti e imprenditori, amici e conoscenti colpiti e preoccupati dalla crisi di numerosi settori, dalla conseguente crescita della disoccupazione e dall’aumento delle disuguaglianze. La fase ideativa durò diversi mesi e impegnò i fondatori su diversi fronti. Partendo dalle cerchie di relazioni personali, con le quali si intuiva una vicinanza di sensibilità e intenti, il raggio di azione si allargò con la raccolta di questionari rivolti a diverse categorie professionali, per acquisire maggiori informazioni sulle necessità più diffuse e sulle maggiori difficoltà incontrate nello svolgimento dell’attività professionale: connettività, carenza di spazi professionali, flessibilità, vici-


nanza ai servizi del centro cittadino ma soprattutto, in maniera lampante, emergeva il desiderio di incontro e di costruzione di relazioni sociali e professionali. Cercando ispirazioni online e visitando le poche esperienze di coworking già attive nelle grandi città del Nord-Ovest, si rafforzò la volontà di far collimare quelle immagini con un sogno da realizzare in una realtà atavicamente riluttante alle novità. Alessandria, come molte città di provincia a dire il vero, è tutt’altro che generosa nel sostenere iniziative originali; tutto ciò divenne una spinta a pensare in grande e a vedere come un’opportunità i limiti.

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Una community, come quella di Lab121, è un’entità fluida, pronta a cambiare in breve tempo e a plasmarsi per coincidere puntualmente ai bisogni nel tempo e conoscendo sia momenti di grande intensità e passione sia affrontando periodi di trasformazione e affaticamento. Registrata ufficialmente come Associazione di Promozione Sociale il 21 dicembre 2010, ha esordito con un evento di presentazione alla cittadinanza il 3 marzo del 2011 presso il Tinaio degli Umiliati di Alessandria. Nel corso della sua prima estate, ancora senza una sede fisica, Lab121 e i suoi primi 150 soci si sono incontrati per cinque volte, utilizzando spazi pubblici come giardini e dehor di bar, in occasione di eventi per promuovere la nascita di collaborazioni professionali (il primo speed meeting con oltre 40 partecipanti e lo scambio dei biglietti da visita). Contemporaneamente si andava alla ricerca di locali commerciali e spazi inutilizzati, un sogno che si realizzerà con l’inaugurazione del primo coworking della città di Alessandria, festeggiato al primo compleanno 12

dell’associazione, pochi giorni prima del Natale del 2011. Nei primi anni, il centro di coworking è luogo di innumerevoli eventi e incontri per soddisfare l’interesse e l’impegno di una community sempre più nu-

Tutto ciò divenne una spinta a pensare in grande merosa: in appena tre anni si raggiungono i cinquecento soci accomunati dalle stesse passioni e interessi simili. Se nei primi anni le persone si sono avvicinate per i valori promossi da Lab121, nel corso degli anni, e ancora di più dopo il trasferimento nei nuovi spazi di Porto IDEE, la community ha visto cambiare la sua rappresentanza più attiva e presente, sempre più coincidente con i coworker e i maker che tutti i giorni, o all’occorrenza, condividono le postazioni di lavoro, la sala riunioni e le macchine del FabLab.


In questi dieci anni abbiamo imparato ad ascoltare la community e, forse, a comprenderne il funzionamento, a riconoscere le specificità dei singoli e il valore delle relazioni nate lavorando alla stessa scrivania, all’interno di gruppi di lavoro, durante i corsi di formazione e tra i partecipanti ad eventi e incontri. Favorire la crescita di una community richiede, in primis ai promotori, la volontà di condividere valori e comportamenti coerenti ai quali riferirsi per garantire un ambiente

In questi dieci anni abbiamo imparato ad ascoltare la community sano e gratificante. Nel corso degli anni, le “regole della casa” sono spesso state aggiornate per meglio adattarsi alle esigenze più evidenti ma senza mai allontanarsi da alcuni capisaldi. Il compito di stabilire dei principi fu assunto con grande responsabilità al momento del-

la fondazione e mantenuto nel corso degli anni come pratica ordinaria, tramite l’organizzazione di momenti dedicati e gestiti con la collaborazione di diversi soci esperti in processi decisionali e nel visioning. Tra i comportamenti fondamentali, sono tutt’ora compresi tre punti: •

Lab121 adotta programmaticamente il modello delle “strutture organizzative aperte”, orientate cioè ad attribuire importanza alla curiosità come atteggiamento di base ed allo spirito di scoperta come motore continuo della propria attività; Lab121 favorisce l’inclusione di sensibilità, culture e professionalità diverse, non solo motivate al confronto ed allo scambio ma anche finalizzate a promuovere la sostenibilità e l’autonomia di Lab121; Le persone che partecipano alle attività ed allo sviluppo di Lab121 condividono, nella pratica quotidiana, una missione, una tavola di valori e una visione di eccellenza proiettata nel futuro. 13


carta dei valori

1. PARI OPPORTUNITÀ

per tutti i coworker che condividono i valori e gli obiettivi di Lab121. Questo si traduce nella costruzione e nella manutenzione continua di un ambiente etico condiviso oltre che sulla circolazione delle competenze e delle informazioni possedute da ciascuno.

2. QUALITÀ TOTALE

connessa non solo agli aspetti materiali del “mestiere” ma anche a quelli relazionali e comportamentali, che incidono molto pesantemente sul livello di soddisfazione delle persone che dall’interno o dall’esterno entrano in contatto con lab121. In questo senso, il concetto di qualità riguarda anche l’adesione a processi d’aggiornamento della propria professionalità, comprendendo in essa anche i comportamenti più quotidiani, come la puntualità e l’orientamento economico nelle micro circostanze di ogni giorno.

3. FORMAZIONE E AUTOFORMAZIONE PERMANENTE per stimolare l’integrazione, la collaborazione, la condivisione dei saperi e l’approccio all’interdisciplinarietà.

4. INNOVAZIONE

come ricerca programmatica di nuove professionalità e di nuove competenze, con cui confrontarsi in vista di eventuali future cooptazioni.

5. RESPONSABILITÀ SOCIALE

per consolidare un‘immagine ed un ruolo di Lab121 in quanto struttura organicamente connessa con il territorio di riferimento, capace cioè di offrire prodotti e servizi coerenti con le attese e le richieste - più o meno prevedibili - incubate ed elaborate dal territorio stesso.

6. SOSTENIBILITÀ ED AUTONOMIA ECONOMICA

in quanto esigenza a medio termine di fornire un riscontro concreto alle iniziative già in atto, creando contemporaneamente le condizioni materiali indispensabili allo sviluppo di Lab121.

7. ECOSISTEMA APERTO

per una continua crescita che stimoli l’apertura, la curiosità, la scoperta, l’inclusività. 14


TESTIMONIANZE

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Sergio Bologna - Fondatore ACTA Voi, amiche e amici di Lab121, avete capito tra i primi che non bastava osservare, registrare, subire le trasformazioni del lavoro. Era necessario agire per riportare senso di solidarietà e coscienza dei propri diritti in un mondo dove la frammentazione, la precarizzazione, mettono i lavoratori in condizioni di forte vulnerabilità. Per resistere è necessaria però tanta competenza, sul mercato del lavoro, le tecnologie, le normative, il territorio.

Ivana Pais - Prof.ssa Associata Università Cattolica Ho incontrato Lab121 anni fa e ho continuato a seguire il vostro lavoro con curiosità e stima. Lab121 fa innovazione sincera: pionieri nell’utilizzo del digitale e all’avanguardia nell’innovazione sociale ma senza mai cadere nel soluzionismo tecnologico, grazie a un ancoraggio forte nel territorio e nella comunità.

Marta Mainieri - Fondatrice Collaboriamo Lab121 per me è un esempio straordinario di community economy. E’ infatti la storia di un’idea che viene condivisa, che cresce diventando una community, che si trasforma in un’organizzazione, che produce valore economico - perché fa impresa - e sociale - perché si prende cura delle persone e del territorio. 15


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LAB121 E LA CITTÀ Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Così la pensava il nostro quasi conterraneo Cesare Pavese e di certo non si può dire che avesse del tutto torto.

Eppure, a Lab121 la pensavamo e la pensiamo tutt’ora diversamente: noi ci siamo messi in testa che questo paese, pardon città, la vogliamo trasformare davvero a piccoli passi ma in profondità. Quello che segue è quello che abbiamo fatto in questi anni con tanti errori, tante ingenuità, certo, ma anche con la certezza che avremmo comunque imparato qualcosa, anzi molto. Una città ci vuole, non fosse che per il gusto di (provare a) cambiarla.

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Annus domini 2011 nasce ad Alessandria il primo coworking. Si trova in Via Verona 17 nell’immobile di proprietà dell’Azienda Territoriale per la Casa, nel cuore del centro storico cittadino, Borgo Rovereto, a due passi dalla più antica Chiesa della città, Santa Maria di Castello, in un’area della città storicamente affluente, ma sempre più segnata dagli effetti di quello che in sociologia si definisce come il processo di periferizzazione dei centri storici (abbandono degli storici abitanti, alta percentuale di immigrati, chiusura delle botteghe e dei negozi di prossimità, generale degrado e abbandono del territorio). Un fenomeno complesso, appunto, che chiama in causa determinanti di diversa natura, alcune prettamente locali, altre che ritroviamo in molte altre città di dimensioni, struttura economica, demografica e sociale simili ad Alessandria. Eppure, in quel contesto, ulteriormente piegato dagli effetti della crisi economica, prende forma il primo spazio di lavoro condiviso,

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il primo coworking cittadino, in contemporanea, se non in anticipo, con quanto si stava

Annus domini 2011, nasce Lab121 realizzando in altre città italiane ed europee (e non è davvero un caso che il primo momento nazionale di riflessione collettiva sul tema, si tenga proprio ad Alessandria con l’organizzazione della prima edizione di Espresso Coworking, ma su questo maggiori info nelle prossime pagine). Un coworking che per l’associazione Lab121 e per i suoi associati rappresenta essenzialmente due cose: da un lato l’esito di un percorso non banale di riflessione collettiva sul senso dell’organizzazione, la propria mission e vision; dall’altro un elemento di posiziona-


mento stesso nel panorama del Terzo Settore cittadino e provinciale, con una sorta di “OPA territoriale” sui temi dell’allora nascente innovazione sociale, digitale e impatto sociale che troveranno nel corso degli anni il loro punto di caduta in momenti di divulgazione e formazione e, soprattutto, in pratiche ed esperienze comunitarie. E che ne facilitano e consolidano la vocazione al dialogo, al confronto e alla costruzione di reti sul territorio e a livello nazionale ed europeo: l’ingaggio con gli stakeholder territoriali pubblici e privati, in particolare no profit, diventa così un purpouse organizzativo che si declina a seconda delle circostanze e delle opportunità. Come, ad esempio, nel quadro della riqualificazione dell’area di Borgo Rovereto attraverso il Piano integrato di sviluppo urbano (PISU) dove l’associazione, in virtù del proprio radicamento e della propria rappresentanza, presenta all’Amministrazione Comunale un progetto che mescola utilizzo sostenibile e condiviso degli spazi urbani, il recupero di una tradizione artigiana declinata alla luce delle nuove tecnologie e fabbricazione digitale, e un’intensa animazione territoriale.

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Un piano ambizioso, forse un po’ naive che trova però un punto di caduta estremamente concreto: la costituzione di uno spazio di fabbricazione digitale dove attorno alla nascente cultura della stampa 3D si aggregano decine di professionisti, studenti, appassio-

Coworking e FabLab rappresentano gli output di Lab121 nati del Fai da te, scambiandosi competenze e conoscenze. Una comunità di pratiche e di cambiamento che diventa la seconda gamba dell’associazione, un ulteriore elemento distintivo che si integra in maniera fluida con

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la comunità di freelance, startup e liberi professionisti che popola ormai stabilmente gli spazi del coworking. E se coworking e fablab rappresentano a tutti gli effetti gli output principali di Lab121, non sono i soli: quello che va infatti sottolineato è in particolare la curva di apprendimento dell’organizzazione passata in 10 anni da immaginare una risposta a un bisogno emergente (quelli di lavoratori e professionisti espulsi dal mercato del lavoro spesso senza tutele e senza paracaduti), a co-progettarla insieme ai destinatari stessi in un’ottica di mutualismo (come si gestisce un coworking? Quali sono i ruoli, le competenze e le qualifiche necessarie per farlo?), fino al posizionamento come soggetto di rappresentanza capace di stimolare la riflessione, coinvolgere l’intelligenza collettiva e aggregare risorse in grado di


dare una risposta a bisogni dei cittadini in aree di interesse generale. Il rapporto di Lab121 con la città è ben dimostrato dall’opera River Garden, il primo caso di rigenerazione urbana e crowdfunding civico sul territorio alessandrino finalizzato alla riqualificazione della corte dell’Ex Collegio dei Gesuiti, uno spazio di pertinenza pubblica all’interno di un complesso destinato all’edilizia popolare. Attraverso un percorso partecipato dalla cittadinanza, di concerto con lo IED di Roma e la Sovrintendenza ai Beni Culturali e Artistici, Lab121 trasforma nel 2017 un semplice cortile in una nuova piazza pubblica. Dalle comunità creative al design per un ecosistema più favorevole per usare le parole del Professore di Design e Innovazione Sociale Ezio Manzini. Passando da nuovi modi di fare che nel corso degli anni hanno trovato espressione nell’organizzazione del primo Hacktahon cittadino e nella partecipazione al primo

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evento sulla sostenibilità ambientale (Climathon 2017). Il tutto senza dimenticare l’attività istituzionale di Lab121 fatta di eventi di incontro e animazione, momenti formativi rivolti a soci, oltre alla gestione degli spazi fisici (compreso il Community Center Porto Idee in Via Verona 95 dove il coworking si trasferisce nel 2018). Perché qui sta forse l’elemento di maggiore interesse dell’esperienza raccontata: il fatto di rappresentare una case history, una buona pratica di come l’attivismo civico, l’auto-organizzazione dei cittadini e il confronto e l’interlocuzione con gli attori e i portatori di interesse possano rappresentare una risposta di resilienza ai cambiamenti sempre più repentini che le nostre società sono chiamate ad affrontare (pandemia covid19 inclusa). Una resilienza che passa in primo luogo da un rinnovato senso di comunità e da un accrescimento del capitale intellettuale, che nel reagire alla retorica dell’individualismo e della primazia del mercato, che ha dominato il discorso pubblico e la narrazione degli ultimi 40 anni, (ri) mette al centro il valore della relazione, della collaborazione e delle fragilità di ciascuna persona per un’uscita dalla crisi sia quella sistemica o localizzata, davvero comunitaria e collettiva.

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TESTIMONIANZE

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Renzo Sacco - Cooperativa sociale Coompany & La strada tracciata dal Lab nella collettività alessandrina è ben rappresentata dalla possibilità di integrare il Senso di Comunità da una parte, ed il Lavoro di Rete dall’altra. È possibile portare in dote le proprie competenze, valorizzarle, senza rinunciare all’interesse verso l’altro, al desiderio di incontrarlo, di ascoltarlo. Fabio Scaltritti - Associazione Comunità San Benedetto al porto Nel 2010 la Comunità S. Benedetto avvia la sede della Casa di Quartiere di Borgo Rovereto. Negli anni successivi incontriamo il gruppo di professionisti, fondatori del Lab121 coworking, e da quel momento abbiamo iniziato ad ascoltare, imparare e utilizzare strumenti e pratiche innovative che ci hanno resi capaci di affrontare meglio la sempre maggiore complessità dei fenomeni sociali che ci circondano. Marco Novarese - Professore Associato Università del Piemonte Orientale Il Lab121 è prima e più di tutto un operatore culturale e progettuale, che crea sapere, che offre esempi e spunti. I progetti realizzati insieme sono comunque diversi. Nemmeno tanto indirettamente il Lab121 ha contribuito allo sviluppo del Master per l’impresa turistica; ha permesso a molti studenti di fare uno stage, ha permesso anche all’Università di avere un modello di coworking e di avere spazi di economia civile e collaborativa. Alessio Del Sarto - Associazione Cultura e Sviluppo Coworking, sharing, community, fablab, innovation... Lab121 ha portato in città tante parole nuove, inglesismi, apparentemente lontani, che in realtà nascondono, tra una tazza di caffè e una chiacchiera informale, tutto il sapore del tempo creativo, quello che, attraverso la connessione con gli altri, diventa progetto, rigenerazione, per i singoli e per la città. 23


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LAB121 E LA PANDEMIA

“Un’esperienza di rete nata dal basso che può rappresentare un prototipo di “bene comune digitale”. Questa iniziativa prova che è possibile rispondere ai bisogni dell’emergenza sanitaria, economica e sociale mettendo in comune competenze e potenzialità.

Covid19Alessandria possiede la necessaria flessibilità per adattarsi a rinnovati contesti ed esigenze territoriali promuovendo una governance condivisa tra Ente Locale e Terzo Settore per favorire un uso più efficiente delle risorse e maggiore sinergia tra il pubblico, il privato sociale e la comunità locale.” Premio “Le economie della fiducia”. 2020 da parte del Comitato Scientifico del Corriere Buone Notizie

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“Nulla sarà più come prima”. “Ne usciremo migliori”. “Non si può tornare alla normalità perché la normalità era il problema”. Queste sono solo alcune delle frasi (altre dello stesso tenore e tono, le potete tranquillamente aggiungere voi), tra l’apodittico e il retorico, che hanno attraversato senza soluzione di continuità i nostri schermi, piccoli e grandi, durante questi ultimi mesi. Mesi di normalità anormale, per usare un’altra espressione abusata, di sospensione dell’Italian way of life, se vogliamo dirla così, che segnalavano la difficoltà di interpretare, di dare un senso alle cose che ci stavano capitando e più in generale quella fastidiosa sensazione di essere stati estromessi dal campo da gioco della vita per assumere un ruolo di mero spettatore. Insomma, la pandemia, la magnitudo dell’impatto del Covid19, è stata tale da rimettere in discussione lo status quo originario e accelerare fenomeni e processi di lunga durata facendo emergere contestualmente nuove faglie di rottura e nuove linee di tendenza di lunga durata? Abbiamo davvero cambiato nel profondo le nostre modalità di relazione, il nostro approccio verso l’altro, la nostra scala di valori e i nostri frame (al netto di indossare una mascherina e di passare molto più tempo a casa)? C’è perlomeno da

dubitarne. C’è la malcelata consapevolezza, almeno in chi scrive, che il velo di retorica di cui abbiamo infarcito il nostro linguaggio in

Abbiamo davvero cambiato nel profondo le nostre modalità di relazione? questi mesi abbia solo ammantato il nostro paesaggio mentale e culturale, “nascondendo”, diciamo così, le contraddizioni insanabili tra la realtà e la narrazione. Eppure… Un buon modo per confermare o falsificare la validità dell’assunto, ci insegna il metodo scientifico, è verificare la sua corrispondenza con esperienze reali, enucleare gli elementi costitutivi di queste ultime e provare a formulare un enunciato generale e astratto che possa ricomprendere quante più fattispecie e variazioni sul tema (l’eventuale falsificazione non rappresenta una sconfitta tout court per il ricercatore del caso perché nondimeno avrà acquisito conoscenze e/o maturato una maggior consapevolezza sul tema). In questo senso, per quel che ci riguarda, cioè per quel che riguarda Lab121, la pan-


demia ha sì rappresentato un’esperienza trasformativa che se non ci ha reso migliori, non saremmo i migliori giudici di noi stessi, ci ha reso diversi e più consapevoli. Cosa vuol dire? Vuol dire, come abbiamo provato a scrivere nelle pagine precedenti, che in questi mesi Lab121 ha davvero saputo stringersi attorno ai propri membri, rafforzare il senso di appartenenza a una comunità che sente di condividere molto di più di uno spazio di lavoro (anche quello, eh). Il distanziamento sociale per un’organizzazione come la nostra, che ha costruito la sua ragion d’essere sull’interazione, lo scambio e la condivisione degli spazi avrebbe potuto infatti travolgerne l’esperienza e invece paradossalmente ne ha alimentato la vitalità, rafforzando i legami tra i suoi membri, favorendo una messa a fattor comune di competenze e conoscenze, sollecitando una mission di impatto attorno a cui aggregare risorse materiali e immateriali (dentro e fuori la community). Qualche esempio? I corsi di formazione online per sostenere e arricchire le competenze dei coworker, la pressoché totale riconversione online delle attività, le collaborazioni avviate

con Università del Piemonte Orientale e Amministrazione per i questionari rivolti a cittadini e operatori economici sugli impatti della pandemia, la partnership con l’Azienda Ospedaliera SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo per la rubrica “Le parole del Covid”. Certo, l’esperienza Covid19alessandria.help, la piattaforma digitale promossa da Lab121 di concerto con una decina di realtà del territorio, premiata dal Comitato Scientifico del Corriere Buone Notizie come la miglior esperienza di rete nata in tempo di pandemia, ha sicuramente occupato il palcoscenico ma, se ci si riflette bene sull’esperienza, tutto ciò è stato possibile solo perché l’associazione ha trovato dentro di sé le risorse e definito gli obiettivi per coinvolgere altre organizzazioni e stakeholder territoriali (pubblici e privati) in un percorso che trascendeva i propri confini. Insomma, da soggetto che tutela e sostiene in una logica di mutuo aiuto i propri membri a vera e propria infrastruttura sociale capace di abilitare le risorse del territorio e costituire una vera e propria comunità di cura. Un’esperienza quella della piattaforma che rappresenta forse il risultato

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di maggior rilevanza realizzato dall’associazione in questi 10 anni. Non solo e non tanto per il “prodotto” in sé quanto per il processo di attivazione, di aggregazione e di visione che lo sottendeva: un processo che partendo da un bisogno reale ed effettivo, l’esigenza di accedere a informazioni certe e verificate durante una fase di grande disorienta-

Un effort collettivo promosso e coordinato da Lab121 mento come quella del primo lockdown, è stato capace di ridefinirsi in un’ottica di strumento di attivazione della cittadinanza attiva e coordinamento tra le organizzazioni del privato sociale e degli Enti pubblici. Una storia che è ancora da raccontare perché forse qualcosa è davvero cambiato…

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Piattaforma Covid19alessandria.help Dal cuore del primo lockdown e dalla collaborazione con 10 realtà del privato sociale cittadino, nasce la piattaforma territoriale www.covid19alessandria.help, uno spazio virtuale dove consolidare le informazioni di carattere istituzionale e non, le iniziative di solidarietà (dalla raccolte fondi alle azioni di mutuo aiuto) e i servizi attivi

sul territorio durante l’emergenza covid19. Un effort collettivo della società civile, promosso e coordinato da Lab121, che ha cercato, e trovato, una sponda istituzionale, dall’Amministrazione all’Ospedale passando per il Consorzio dei Servizi Sociali e il Centro Servizi per il Volontariato, che ha permesso di costruire un piccolo prototipo di futuro dove dimensione digitale, esperienze di solidarietà e mutuo aiuto, collaborazione tra Istituzioni ed ETS hanno trovato un punto di caduta concreto ed effettivo. Un’esperienza che come accennato ha saputo raccogliere le prestigiose attenzioni del Comitato Scientifico del Corriere Buone Notizie per la capacità di immaginare azioni trasversali al bisogno che favorissero la convergenza tra Enti pubblici, organizzazioni del Terzo Settore e cittadinanza attiva. Perché come ci ricorda Claudia Fiaschi, Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore: “La sfida di questo tempo sarà quella di incorporare le esperienze innovative che hanno ridisegnato le forme di prossimità e solidarietà in questa emergenza, nelle pratiche del terzo settore che opera da sempre nelle comunità non disperdendo tre apprendimenti importanti: il valore della prossimità che in questo caso spesso ha coinciso con un welfare domiciliare, il valore della collaborazione tra attori come strada per un migliore impatto di ogni iniziativa, le tecnologie come strumenti in più al servizio della felicità pubblica”.


TESTIMONIANZE

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Gianfranco Cuttica di Revigliasco - Sindaco della città di Alessandria Vi esprimo a nome della Comunità cittadina un sincero plauso per l’azione intrapresa in questi dieci anni, unito alla riconoscenza per quanto promosso – in particolare con il progetto Covid19alessandria.help – quale efficace risposta ai molteplici bisogni causati dall’emergenza Covid in questo 2020.

Mariateresa D’Acquino - responsabile Comunicazione Azienda Ospedaliera SS. Antonio e Biagio di Alessandria Conoscere le parole giuste è un vantaggio per i cittadini: anche comprendere e parlare bene, aiuta a stare meglio! In piena emergenza ci siamo trovati allineati e uniti, con “Le parole del Covid” abbiamo provato con la Biblioteca Biomedica dell’Ospedale di Alessandria a dare la nostra risposta e arricchire il progetto www.covid19alessandria.help. Per noi una opportunità!

Giorgio Abonante - Consigliere comunale della città di Alessandria Percezione dei cambiamenti in corso, corretta lettura dei bisogni sentiti dalla comunità alessandrina, capacità nell’offrire risposte ai lavoratori autonomi… ma anche valore pubblico pensato e realizzato sul territorio e a livello nazionale come senso e destino di un luogo che è crocevia di esperienze, spazio di collaborazione e sostenibilità. Buoni primi 10 anni lab121!

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LAB121 E IL MONDO Edizioni Espresso Coworking: Alessandria, 2012 - Roma, 2013 - Firenze, 2014 - Milano, 2015 - Montepulciano (SI), 2016 - Racale (LE), 2017 - Parma, 2018

Edizioni Coworking Europe Conference: Berlino, 2011 - Parigi, 2012 Barcellona, 2013 - Lisbona, 2014 - Milano, 2015 - Dublino, 2017

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Nel 2011, a poche settimane dall’inaugurazione del primo centro di coworking, i soci fondatori di Lab121 partono verso Berlino per partecipare alla Prima Conferenza Europea di Coworking. Oltre 500 persone provenienti da tutto il mondo si incontrano nella capitale tedesca per attestare la crescita del movimento e dare evidenza delle diverse pratiche nazionali. Per Lab121 sarà un’esperienza travolgente, ricca di stimoli e nuove relazioni. Conoscere coworking manager

Nasceva nel 2012 Espresso Coworking americani, giapponesi, francesi, inglesi tutti riuniti attorno allo stesso tavolo a parlare lingue diverse e argomenti simili, incontrare i coworking manager italiani e sentirsi parte, insieme, di un fenomeno in grande crescita e capace di rivoluzionare le abitudini di migliaia di freelance e imprenditori del Paese. Lab121 ha partecipato attivamente alle suc32

cessive quattro edizioni della Conferenza Europea di Coworking (Berlino 2011 - Parigi 2012 - Barcellona 2013 - Lisbona 2014 - Milano 2015), consolidando la partnership con i promotori fino alla collaborazione per l’edizione europea in Italia nel 2015. Ma tornando a quella prima volta, il racconto entusiasta dell’esperienza berlinese e il racconto dei centri di coworking visitati in un contesto internazionale e vivace, convinse la community a promuovere un evento tutto italiano con l’obiettivo di valorizzare le pratiche collaborative tra i coworking e le relazioni con i coworking manager incontrati a Berlino e, successivamente, in molte altre occasioni durante Festival e Convegni promossi in Italia da community e Istituzioni. Nasceva così nel 2012 ad Alessandria un momento unico per i coworking, e dei coworking, dove analizzare l’impatto di questo modello sulle nostre comunità, annusare i cambiamenti e confrontarsi sulle buone pratiche e i casi di successo e insuccesso. Espresso Coworking, la NonConferenza nazionale su coworking e lavoro assume una natura itinerante capace ad ogni edizione di esaltare le diverse community ospitanti e permettendo di scoprire esperienze nelle


grandi città e nelle provincie italiane. Nel corso degli anni, per adeguarsi ai nuovi bisogni e ai nuovi desiderata, EC cambia pelle: da momento identitario e di divulgazione si tramuta in living lab permanente, finalizzato a facilitare momenti di scambio e condivisione tra gli appartenenti alla community dei coworking italiani. Espresso Coworking dismette, dunque, i panni di evento tout court per trasformarsi in uno strumento open source di facilitazione, a disposizione di tutte le community che, nel rispetto dei valori che lo ispirano, vogliano organizzare workshop, seminari, momenti di incontro sui temi del lavoro condiviso.

ALESSANDRIA La prima edizione di Espresso Coworking nel 2012 diventa l’occasione per sperimentare l’affiatamento e la capacità operativa della community. Oltre 30 soci, professionisti in ambiti differenti iniziano ad incontrarsi regolarmente per organizzare l’evento di esordio. Il centro di coworking Lab121 è troppo piccolo per accogliere gli oltre cento partecipanti previsti, vengono utilizzati due luoghi simbolo della città e della pratica dell’accoglienza: la Casa di Quartiere e la Ristorazione Sociale. Tre giorni, dalla mattina alla sera, organizzati per facilitare la conoscenza reciproca tra i coworking manager di città differenti, portatori di sensibilità e modelli di business molto diversi tra loro e da quello di Lab121. Un’occasione importante per confrontarsi, condividere le parole chiave del movimento italiano, ascoltare la testimonianza di Nathanaël Sorin-Richez de la Matunerie di Parigi, uno dei primi coworking in Europa, e dalle parole di Sergio Bologna di ACTA comprendere il possibile impatto sul mondo dei freelance e del lavoro. 33


RACALE

Le edizioni di EC

ROMA La seconda edizione di EC si è tenuta a Roma nel 2013, ospiti dei coworking SPQwoRk e Millepiani. Al centro dell’incontro il rapporto con le Pubbliche Amministrazioni e le opportunità di sinergie pubblico - privato. Ospiti del week end numerosi rappresentanti pubblici e politici di Comuni, Province e Regioni a colloquio con i coworking manager provenienti dal Nord Italia, dalla Sicilia e dalla Sardegna.

FIRENZE Nel 2014, la terza edizione di EC si tiene a Firenze negli spazi di The HUB e Multiverso. Il tema è quello dei diversi modelli di business e dei vantaggi per i coworker con un focus sull’impatto sociale delle community professionali nei diversi territori. Partecipano molti coworking in startup per confrontarsi con le community.

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MILANO Nel 2015 il Comune di Milano in collaborazione con Lab121, Proteina e altre organizzazioni promuove la Collaborative Week, un evento dedicato ai temi dell’abitare condiviso, delle piattaforme collaborative e del coworking: la quarta edizione di EC e la Conferenza Europea di Coworking, per la prima volta in Italia, si incontrano! Welfare, progettazione europea e rigenerazione urbana sono gli argomenti degli incontri negli spazi di BASE Milano.

MONTEPULCIANO La quinta edizione di EC si svolge a Montepulciano (Siena) nel 2016 ospiti del centro di coworking Wisionaria. Coworking manager, ricercatori ed esperti si interrogano su nomad worker e turismo, promozione dei territori e impatto sulle comunità rurali.

Nel 2017 la sesta edizione di EC si sposta per la prima volta a Sud, a Racale in provincia di Lecce ospiti della community Staisinergico. Sotto il sole pugliese, decine di professionisti e coworking manager si incontrano per parlare delle sinergie tra aziende e coworking, di smart working e formazione.

PARMA La settima edizione di EC si tiene a Parma nel 2018, in collaborazione con il Comune di Parma, ospiti dello storico centro di coworking On / Off. Le community di coworking come intelligenza collettiva a favore dei territori sono messe concretamente alla prova con una gara di idee sui temi della sostenibilità ambientale e della mobilità leggera cittadina.

CIVITANOVA MARCHE Si sarebbe dovuta tenere nel 2020 l’ottava edizione di EC, nelle Marche, ospiti di Warehouse HUB e Navitas Coworking. Aspettiamo tempi migliori con grandi aspettative!


TESTIMONIANZE

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Laura Sgreccia e Ronnie Garattoni - Warehouse Hub Un vero community hub, animato da persone, AMICI, di straordinaria sensibilità e motivazione, da valori e produzioni orientati all’innovazione sociale che hanno fortemente ispirato la nascita nelle Marche di Warehouse hub proiettando la nostra realtà di provincia nel panorama italiano, grazie all’Espresso Coworking, e in quello europeo.

Alessandro Catellani e Rossella Lombardozzi - Officine On/Off, Parma Una delle prime realtà a cui ci siamo ispirati, come modello gestionale, valori e community. A Roma, durante il 2° Espresso Coworking, si respirava un’aria romantica, quasi rivoluzionaria, di cambiamento e condivisione allo stato puro: organizzare insieme la 7a edizione è stato per noi un misto di orgoglio e gratitudine.

Andrea Boscaro - Fondatore di The Vortex Lavorare da soli non significa non poter lavorare insieme se la tecnologia lo consente e se si è parte di un network di professionalità che condividono valori e competenze: lo smart-working oggi e le caratteristiche di imprenditorialità diffusa che il mercato del lavoro che ci attende presenterà rendono Lab121 importante per Alessandria: lo è stato negli ultimi dieci anni. Lo sarà ancor più domani. 35


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LAB121 OGGI E DOMANI Per aspera ad astra: così possiamo sintetizzare gli ultimi 12 mesi di Lab121. La pandemia, il distanziamento sociale, i minori ricavi, la paura ma anche nuovi progetti, nuove partnership e, perché no, i riconoscimenti dovuti.

Dalla Repubblica dei Volontari, percorso di empowerment giovanile, all’Aula Studio passando per la prima esperienza di co-progettazione con un ente pubblico fino a nuovi investimenti, per rendere il nostro spazio più attrattivo e accogliente: di certo non siamo stati con le mani in mano in questi lunghi, lunghissimi 12 mesi.

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Nel corso del 2020, Lab121 ha potuto sperimentare alcune iniziative particolarmente significative alle quali vogliamo dare continuità. Insieme alla rete delle organizzazioni protagoniste dell’iniziativa Covid19Alessandria.help stiamo proseguendo l’attività di sviluppo della piattaforma e delle azioni sul territorio in risposta alla diffusione dei bisogni sociali ed economici della comunità cittadina. All’inizio dell’estate siamo entrati in contatto con un gruppo di studenti universitari che, a causa delle difficoltà organizzative delle Università e del Comune, si ritrovavano sprovvisti di aule e biblioteche dove proseguire l’attività di studio. Nasce così l’Aula Studio Porto IDEE, ospitata nel Community Center Porto IDEE in sinergia con la Casa di Quartie-

re. Un’esperienza capace di coinvolgere oltre cento studenti che si sono dimostrati capaci di auto-organizzarsi in 40 postazioni di lavoro, nel rispetto dei distanziamenti e delle norme in vigore. A loro abbiamo deciso di dedicare il progetto Repubblica dei Volontari, promosso con il contributo della Regione Piemonte e che ci vedrà impegnati per tutto il 2021 nell’organizzazione di attività di formazione e animazione territoriale in ambito sociale e culturale. Nonostante il lockdown e le norme di distanziamento, abbiamo incontrato nuovi soci, professionisti e imprenditori che hanno iniziato ad utilizzare il coworking e il FabLab. La grande scommessa dello smart working nella nostra città di provincia deve ancora iniziare e Lab121 sta prevedendo investimenti in strumenti per

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l’ufficio e macchinari per la produzione digitale per essere pronti a rispondere ai bisogni professionali del territorio. Last but not least, menzioniamo la piattaforma Social Mapping (www.socialmapping.it), un’iniziativa nata di concerto con il Cissaca e gli Enti gestori dei Servizi Sociali delle province di Asti e Alessandria che, su ispirazione di covid19alessandria.help, andrà ad offrire per la prima volta un quadro sinottico dei servizi, delle risorse e delle opportunità

dei due territori negli ambiti Welfare, Cultura e Ambiente. E che costituirà inoltre una infrastruttura abilitante per la partecipazione e il protagonismo dei cittadini attivi e delle organizzazioni della società civile. Un elemento di innovazione del territorio frutto di un percorso di co-progettazione con i Servizi e che rispecchia, ancora una volta, la vocazione al cambiamento e al confronto con gli stakeholder locali iscritta nel DNA di Lab121. Yes, we can!

TESTIMONIANZE

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Silverio Desantis Il Lab121 è quello spazio in grado di accogliere e dare la possibilità di ordinare e professionalizzare il proprio flusso di lavoro, adattandosi praticamente ad ogni necessità: nel mio caso specifico, da set per riprese video a studio di montaggio. Tutto questo in un gruppo di colleghi e amici ultra eterogeneo per età e professione, con il quale condividere un caffè, qualche consiglio e qualche risata durante le pause, nonché diverse opportunità di collaborazione lavorativa. Lorenza Arata Lab121 ha soddisfatto le mie esigenze logistiche lavorative, rivelandosi inoltre un luogo stimolante per incontrare persone e accrescere le mie competenze.


TESTIMONIANZE

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Daniele Cavallero Freelance, professionisti ma anche genitori, mogli, compagni. Il Lab è il nostro porto sicuro, dove tutto si mescola. Qui accadono cose entusiasmanti, ma è anche il luogo che ci accoglie, ci coccola, ci aiuta a rimettere tutto nella giusta prospettiva e ci prepara a tornare fuori, più pronti di prima.

Luca Lusso Da non alessandrino di origine, il Fablab è stata una sorpresa, in una città apparentemente grigia. È un luogo aperto ad accogliere le idee e supportarle nella crescita e realizzazione. Base per fare esperimenti e per organizzare laboratori di robotica con adulti e bambini. Non avere paura... c’è il Lab!

Giorgio Baracco Se devo pensare a una parola a cui associare Lab121 quella che più mi torna in mente è opportunità... Uno spazio, anzi un luogo dove l’intraprendenza personale e il sostegno degli altri trovavano, e trovano, una composizione virtuosa capace di produrre valore per sé e per gli altri. Lunga vita al Lab!

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Copertina, Concept e impaginazione grafica: Alessandra Quattordio Testi: Giorgio Baracco, Mico Rao Grafica Timeline: Daniele Cavallero Foto di: Leonardo Burato, Silverio Desantis, Venusia Fusetto, Paolo Tonato

CREDITI _ _ Con il contributo di In collaborazione con

Finanziamento per il sostegno di progetti di rilevanza locale promossi da organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale.

lab121.org info@lab121.org

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Via Verona 95 15121 Alessandria (AL) T. +39 388.957.1115