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DI

ECONOMIA

ANNO XXVIII Nuova serie

Febbraio 2014 CORRIERE ORTOFRUTTICOLO

E AT T U A L I T À D I S E T T O R E

THE FIRST ITALIAN MONTHLY ON FRUIT AND VEGETABLE MARKET

PROTAGONISTI Raffaele Spreafico, la generazione degli innovatori PAG.33

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FEBBRAIO 2014

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CorriereOrtofrutticolo

✍ Lorenzo

Una volta tanto – se permettete - parliamo di noi. La seconda puntata dei Protagonisti dell’ortofrutta italiana ha fatto centro, come la prima l’anno scorso in Veneto (Valpolicella), ancor meglio della prima, perché quest’anno in Emilia-Romagna l’esperienza ci aveva rodato. Questo evento – che ormai tutti chiamano gli Oscar della frutta – ha riunito nel resort Monte del Re sulle colline tra Bologna e Imola un parterre d’eccezione, rappresentativo dell’intero mondo dell’ortofrutta italiana, produzione privata e cooperativa, unioni nazionali di prodotto, mondo del commercio, dei mercati generali e dei grossisti, grande distribuzione, dettaglio tradizionale, esportatori. Per la piccola famiglia del Corriere è stato un grosso sforzo organizzativo, che non avremmo potuto affrontare senza alcuni partner, a partire dal Cso che fin dalla prima edizione ha creduto nell’evento e ci ha ‘prestato’ il suo presidente Paolo Bruni quale brillante presentatore della serata. Ma voglio qui ricordare altri sponsor vecchi e nuovi come FruitImprese, ILIP, Eurepack, Sensitech e soprattutto due new entry: Italia Ortofrutta, importante Unione nazionale di Op, main sponsor dell’evento, e la Regione Emilia Romagna, grazie all’impegno di un assessore appassionato e competente come Tiberio Rabboni. Un ulteriore ringraziamento è doveroso per l’on. Paolo De Castro che ha animato assieme a me e Claudio Scalise (commentatore di questo giornale e direttore di Sg Marketing Agroalimentare di Bologna) un vivacissimo talk show sul tema “Nuova Pac e ortofrutta: cosa cambia per le imprese'. Abbiamo avuto l’attenzione di tutti i media del settore e anche dell’informazione generalista , a partire dalla Rai. Della serata troverete tutti i dettagli nelle pagine di questo giornale. Voglio qui solo ricordare con piacere due premiati. La ‘protagonista’ Francesca Nadalini, un bel esempio di “signora della frutta”, tutta passione, innovazione e grinta. E il super-premio ‘Ortofrutta d’Italia’ che il Cso ha voluto attribuire ad Angelo Benedetti dell’Unitec, non un produttore di ortofrutta, ma un partner tecnologico efficiente, innovatore e competente del nostro sistema produttivo, un ‘appassionato’ del prodotto, che dimostra ogni giorno con la sua azienda quanto la ‘buona’ tecnologia sia da stimolo all’export e alla ripresa dei consumi. Un premio, questo, davvero “di filiera”, come un po’ il clima di tutta la serata, che è diventata un esclusivo momento di incontro e di dialogo tra i principali attori di un settore che ha bisogno di ritrovarsi e di riconoscersi per ciò che in realtà rappresenta nell'economia italiana. Non a caso un illustre ospite, vedendo il clima dell’evento, ha commentato : “Questa dell’ortofrutta è proprio una grande famiglia”. Come in tutte le famiglie, aggiungo io, spesso Frassoldati

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EDITORIALE

Una famiglia da Oscar

c’è forte competizione, spesso non ci si capisce, ma viene anche il momento del relax, del sedersi a tavola assieme, delle quattro chiacchiere in libertà, senza la pressione del business. Una serata piacevole e insieme utile, ricca di contenuti, che è nostro intendimento rinnovare di anno in anno, nelle regioni vocate alle produzioni ortofrutticole, con quello spirito di servizio che è caratteristica del buon giornalismo e di una corretta informazione che proponiamo ormai da 50 anni, all'inizio solo sulla carta ed oggi, con successo crescente, anche sul nostro sito web (www.corriereortofrutticolo.it) che cresce nel gradimento dei lettori anche grazie alla puntualità informativa della newsletter quotidiana. L’appuntamento per i prossimi Oscar della frutta sarà nel 2015. La location potrebbe essere una regione del Centro-Sud, il nostro Mezzogiorno che poteva essere la California d’Europa, l’orto e il frutteto del Mediterraneo, e che purtroppo ha perso negli anni mille occasioni. Ma ci sono comunque distretti produttivi d’eccellenza e realtà imprenditoriali d’avanguardia, che si aggregano e fanno sistema, e noi su quelle vogliamo puntare perché mai come ora c’è bisogno di segnalare buoni esempi, mettere in rete buoni progetti, iniziative di filiera, perché un comparto che rappresenta il 25% dell'economia agricola italiana e la seconda voce dell'export agro-alimentare del Paese merita di più. Merita più attenzione da parte dell’opinione pubblica del Paese e più sostegno da parte della politica e delle istituzioni. Proprio a Dozza il presidente di FruitImprese Marco Salvi ha confermato questi primati, con oltre 4 miliardi di export alla fine del 2013. Ma ha anche ricordato i pesanti deficit di competitività di cui soffre il settore: costo del lavoro, tasse, energia, trasporti, concorrenza sleale tra partner europei per la mancata armonizzazione delle norme fitosanitarie. C’è più che mai bisogno che il settore si faccia sentire, che detti la sua agenda per un rilancio possibile, oggi che di export tutti si riempiono la bocca. Intanto tutti gli occhi sono puntati su Berlino. Fruit Logistica misurerà la febbre del comparto. L’Italia si presenta come al solito in ordine sparso (non è una novità) e lo stand Italy (con Cso ci sono FruitImprese e Ice) è una lodevole eccezione. Faremo il punto sul prossimo Corriere. Arrivederci a Berlino.

PUNTASPILLI GIUBBE GIALLE Quei mattacchioni del sito www.agricolae.eu hanno scoperto che le giubbe gialle della Coldiretti sono fatte non in Italia, né con autarchici materiali nazionali ma – più banalmente – con poliestere made in Cina o Pakistan. Pazienza, nessuno è perfetto. Però gli importatori sono italiani, quindi il km zero (o quasi) è salvo. *

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Direttore responsabile: Lorenzo Frassoldati

MENSILE DI E AT T U A L I T À

ECONOMIA DI SETTORE

ANNO XXVIII - Nuova serie F E B B R A I O

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Corriere

T H E F I R S T ITALIAN

Redazione: Emanuele Zanini Sede operativa via Fiordiligi, 6 37135 Verona Tel. 045.8352317-Fax 045.8307646 e-mail: redazione@corriereortofrutticolo.it

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Editore Gemma Editco Srl Coordinatore editoriale: Antonio Felice Sede legale e amministrativa: via Fiordiligi, 6 37135 Verona E-mail: segreteria@corriereortofrutticolo.it P.IVA 01963490238 Fotocomposizione e stampa: Eurostampa Srl - via Einstein, 9/C 37100 Verona Autorizzazione Tribunale di Verona n. 176 del 12-1-1965 Spedizione in abb. postale comma 26, art. 2, legge 549/95 La rivista viene distribuita in abbonamento postale c/c n. 11905379 Abbonamento annuo: 66 euro per due anni: 100 euro e-mail: abbonamenti@corriereortofrutticolo.it

Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

Profilo Corriere Ortofrutticolo si è affermato come rivista “di filiera” del settore ortofrutticolo italiano. La rivista collega chi produce, chi commercializza e chi vende al pubblico, oltre ai settori connessi (dai macchinari ai trasporti). La diffusione è capillare in Italia, dove si è allargata alla grande distribuzione alimentare e al dettaglio organizzato. Il Corriere Ortofrutticolo è un formidabile, unico e specializzato strumento di raccordo e di informazione per l’intero settore. È presente a fiere in Italia e all’estero dove è diffuso a indirizzi specializzati di oltre 30 nazioni.

Diffusione 6.000 copie. Ripartizione del mailing: Grossisti 29%, Dettaglianti 23% Produttori 22%, Supermercati 9% Import-export 6,5%, Servizi 5% Tecnologie e Trasformati 2,5% Altri 3%

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Consumi, rischio disaffezione

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RUBRICHE EDITORIALE Una famiglia da Oscar

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IL BORSINO De Girolamo, Fruit Logistica Carnemolla

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BAROMETRO Non è solo la crisi a tagliare i consumi Il calo dell’ortofrutta è dovuto anche alla disaffezione, in particolare dei giovani

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NOTIZIARIO Cresce Agricola Campidanese: fatturato 2013 a 9 milioni di euro

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Per Besana più 10% e nella frutta secca è il n. 2 in Europa

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Kiwi: patto tra Cile e Italia

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Nuova piattaforma al Mercato di Cesena: obiettivo 100 mila tons

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Coop a Expo 2015 presenta il supermercato del futuro

A Dozza vince Benedetti di Unitec PAG.23 Primo Piano - Oscar della frutta I presenti - Dietro le quinte

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Copertina - Protagonisti SPREAFICO. Un’azienda che innova

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Tempi duri per la pera italiana Campagna invernale a tinte fosche

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Terremerse punta sull’accordo con Apofruit

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Apo Scaligera prepara la sfida dell’estate

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Il bollino amico della biodiversità che dà valore aggiunto alle vendite

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Il marchio registrato in tutta Europa ed anche in Cina e Stati Uniti

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A dicembre si è certificata Naturaveneta cooperativa che produce patate

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Nuova linea Grimaldi tra Ravenna e Patrasso

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FEDAGRO NEWS I grossisti dicono sì al progetto FICo Di Pisa: “Per Bologna è una svolta”

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Potenziamento dell’informazione Previsti tre eventi inter-regionali

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L’ELENCO DEGLI

ATTUALITÀ Primo Piano - Oscar della frutta A Dozza l’unione fa la forza

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Primo Piano - Oscar della frutta De Castro: “Non lamentiamoci dell’Europa, perchè l’Europa siamo noi”. E sulla PAC: “Troppo pochi i soldi per promuovere l’ortofrutta”

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4 COMPANY pagina 39 AGRICOLA DON CAMILLO pagina 13 ASSOSSEMENTI pagina 30 AWETA copertina I pagina 1 CERVATI pagina 46 CHECK FRUIT pagina 17 CIESSE PAPER pagina 47 CONS. FUNGHI TREVISO pagina 48 CONS. RIBERA pagina 51 DEL PRETE copertina I copertina II DOLE pagina 2-3 EURO POOL SYSTEM pagina 19 FEDAGRO copertina I GEOFUR pagina 54 GIACCIO copertinaIII GRANFRUTTA ZANI pagina 40 GULLINO pagina 22 F e b b r a i o

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ITALIAN

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I grossisti dicono sì a FICo

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Adesso la biodiversità è certificata PAG.49

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NEL PROSSIMO NUMERO ☛ Report su Fruit Logistica e Biolfach I nostri inviati alla grande rassegna berlinese e alla fiera di Norimberga specializzata nel biologico riporteranno notizie con le più importanti novità di entrambi gli eventi.

☛ Insegna della Gdo e Dettagliante,

due rubriche ad hoc Sul prossimo numero riflettori su Famila, con visite ai reparti ortofrutta e interviste ai responsabili. La rubrica sul dettagliante ortofrutticolo proporrà un fruttivendolo tra i più noti di Verona. Queste due rubriche sono proposte in tutti i numeri del Corriere Ortofrutticolo 2014 per approfondire il legame dell’ortofrutta con piccola e grande distribuzione.

☛ Focus su Kiwi e piccoli frutti Sulla Scheda prodotto di marzo 2014 faremo il punto su un frutto, il kiwi, di cui l’Italia è diventata leader mondiale. Le prospettive commerciali si mescolano inevitabilmente con i problemi colturali legati alla batteriosi. Approfondimento anche sui piccoli frutti, la cui commercializzazione è coinvolta da un crescente successo. Attenzione sarà posta anche sulle prospettive di mercato dell’ortofrutta baby.

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pagina 20 pagina 24 pagina 40 copertinaIV pagina 45 copertina I pagina 28 pagina10-11 pagina 9 pagina 41 pagina 26 copertina I pagina 38 pagina 19 copertina I pagina 32 pagina 14 pagina 4 pagina 43

RADICCHIO

Il Treviso tiene, giù il Chioggia mentre si fa largo il Verona

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I “+” e “-” dell’ortofrutta

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IL BORSINO ☛ Nunzia De Girolamo Si è dimessa. L’ormai ex ministro delle Politiche Agricole ha comunicato nella serata di domenica 26 gennaio la decisione di lasciare la guida del Ministero. "Mi dimetto da ministro. L’ho deciso per la mia dignità: è la cosa più importante che ho e la voglio salvaguardare a qualunque costo”, ha dichiarato. “Ho deciso di lasciare un ministero e di lasciare un governo perché la mia dignità vale più di tutto questo ed è stata offesa da chi sa che non ho fatto nulla e avrebbe dovuto spiega-

☛ Fruit Logistica L’informazione di settore italiana - i siti internet in particolare - è stata intasata per tutto il mese di gennaio da annunci relativi alla presenza di aziende alla Fruit Logistica 2014, presenza non statica ma legata per lo più ad iniziative che a Berlino verranno presentate e lanciate. La conclusione che se ne ricava è che verso la fiera berlinese si verifichi un trasloco di massa, una sorta di biblica migrazione del settore ortofrutticolo italiano.

☛ Paolo Carnemolla Il biologico italiano ha trovato il suo paladino. L’ultimo scandalo che ha colpito il settore, messo in luce dall’operazione Vertical Bio di fine gennaio, ha visto ancora una volta Paolo Carnemolla, presidente di Federbio, puntuale difensore del biologico italiano, difensore non di tutti ma degli onesti, che sono la stragrande maggioranza. Con i disonesti, chi li copre, chi fa finta di niente, chi non interviene, Carnemolla va giù duro: ”L’operazione non solo conferma che le ipotesi accusatorie alla base dell’operazione Green War dell’aprile 2013 erano corrette ma che per anni è esistita un’associazione a delinquere che ha forzato le regole normative e il sistema di certificazione di settore per immettere sul mercato europeo delle materie prime biologiche una notevole quantità di prodotto proveniente dall’agricoltura convenzionale”.

re perché era suo dovere prima morale e poi politico. Non posso restare in un governo che non ha difeso la mia onorabilità”. La responsabilità del ministero dell’Agricoltura è stata assunta, fino al momento in cui scriviamo, dallo stesso presidente del Consiglio. Negli ultimi cinque anni il ministero dell'Agricoltura ha cambiato altrettanti ministri: Zaia, Galan, Romano, Catania e infine De Girolamo. Giù

‘Ci vediamo a Fruit Logistica’, per siciliani piuttosto che per emiliani, piemontesi, veneti o altoatesini è diventata una frase d’obbligo; se non la dici, rischi di passare per qualcuno di serie B. Insomma, su Fruit Logistica non tramonta il sole. Anche perché, per noi italiani, il mercato tedesco resta molto importante. Ma non solo, lì trovi tutti. E poco importa se rischi di non avere il tempo di parlare con tutti i tuoi potenziali interlocutori. Su

E continua: “Se ciò è avvenuto non è solo per le complicità presenti nel sistema, già in parte individuate dalle indagini condotte con la supervisione della Procura di Pesaro, ma anche per l’assenza di un coordinamento efficace fra i diversi attori del sistema di controllo in capo al ministero delle Politiche agricole. Anche di recente un’ispezione dei servizi della Commissione europea ha sollevato critiche sull’operato del ministero delle Politiche agricole in questi ambiti, senza tuttavia che a oggi sia stata avviata nemmeno un’indagine amministrativa da parte dei Ministri che si sono succeduti negli ultimi due anni”. Carnemolla ha coraggio civile e parla chiaro. Il biologico in Italia si sta sviluppando e riviste ormai un peso economico considerevole. Va dunque scrupolosamente difeso. Su

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Non è solo la crisi a tagliare i consumi. Il calo dell’ortofrutta è dovuto anche alla disaffezione, in particolare dei giovani Anche i dati ISTAT diffusi nella seconda metà di gennaio confermano che la ‘spending review’ degli italiani si applica anche sulla tavola, come attesta il trend delle vendite dei prodotti alimentari che nel complesso dei primi undici mesi del 2013 segnano una flessione dell’1%. Il segno più registrato a novembre dagli alimentari (+1,5%) non è bastato a invertire l’andamento negativo dei consumi nell’anno che si è da poco concluso. Le famiglie scelgono sempre più spesso prodotti e format distributivi low-cost e questo spiega la crescita costante dei discount, sia dal punto di vista delle vendite sia da quello delle nuove aperture. Da gennaio a novembre, infatti, gli acquisti di cibo e bevande nei discount sono aumentati dell’1,7% (+4,5% solo a novembre), in netta controtendenza rispetto a supermercati (-1,1%), ipermercati (-1,6%) e soprattutto negozi di quartiere (-3,1%). In più l’effetto crisi, con ben 6,5 milioni di famiglie che oggi fanno regolarmente la spesa nei discount, ha portato all’aumento delle aperture dei market più economici, con 134 nuovi ‘store’ dedicati a quota +2,9% sulla base dei dati Nielsen. I ‘tagli’ più importanti, tuttavia, non riguardano l’ortofrutta ma l’olio extravergine d’oliva (-8,8%), i vini (6,7%), il pesce fresco (-5%) e la carne rossa (-4%). Commentando i dati, Coldiretti si sofferma sul crollo a novembre 2013 delle vendite nelle imprese operanti su piccole superfici, alimentari e non. Un fenomeno - sottolinea Coldiretti - che sta portando alla chiusura di molti negozi tradizionali che oltre a effetti economici e occupazionali ha un impatto negativo legato alla riduzione dei servizi di prossimità, ma anche un indebolimento del sistema relazionale, dell'intelaiatura sociale e spesso anche della stessa sicurezza sociale dei centri urbani. Siamo di fronte agli effetti della crisi che porta a dire addio al negozio di fiducia con quasi la metà degli italiani (47%) che si reca dove il prodotto costa meno, magari aiutati da internet e da volantini recapitati a casa sui quali è guerra nel pubblicizzare offerte speciali.

Con il 71% dei consumatori che dichiara di confrontare con più attenzione rispetto al passato i prezzi, gli italiani - sottolinea Coldiretti - sono costretti a trasformarsi in 'detective' della spesa. Gli acquisti di frutta e verdura degli italiani nel 2013 hanno registrato un calo di oltre 100 chili di ortofrutta nel carrello rispetto al 2000, corrispondente a un meno 18%. Il consumo per famiglia sarebbe sceso, secondo un’indagine ISTAT-CNEL, ad appena 320 chili l’anno. Il consumo di frutta sarebbe a -17% e quello della verdura a -20% rispetto al 2000. Solo il 18,4% della popolazione avrebbe consumato quotidianamente nel 2013 almeno quattro porzioni tra frutta, verdura e legumi freschi che garantiscono l’assunzione di elementi fondamentali della dieta come vitamine, minerali e fibre che svolgono un’azione protettiva, prevalentemente di tipo antiossidante. Nessuna notizia positiva neanche sul fronte bambini e adolescenti. ll numero dei bambini e adolescenti che mangia frutta e verdura a ogni pasto è sceso al 35% a fronte del 37% del 2012. Quelli che la mangiano una volta al giorno sono passati al 35% contro il 39% e, dulcis in fundo, si registra anche un aumento di coloro che non l'assumono o lo fanno un massimo di 2 volte a settimana (31% contro il 24%). Non stupisce quindi che secondo l’ultimo rapporto 'Okkio alla salute' in Italia il 22,2% di bambini è in sovrappeso e il 10,6% è obeso.

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“La terra la nostra ricchezza, l’agricoltura il nostro mondo, i nostri prodotti il nostro orgoglio”: Nelle poche parole di questo motto suggestivo è condensata tutta la filosofia di Agricola Campidanese. L’azienda è nata nel cuore nuragico della Sardegna, a Terralba, in provincia di Oristano. Grazie all’impegno costante di un piccolo gruppo di agricoltori che hanno scelto di condividere la passione per l’agricoltura e l’amore per la propria terra, ha fatto il salto, diventando da cooperativa organizzazione di produttori. Il gruppo nel 2013 ha fatturato 9 milioni di euro, con una crescita del 13% rispetto al 2012. Le principali referenze movimentate in termini di volume e di valore sono le carote, i meloni e le angurie. Tre prodotti che valgono, assieme, oltre 3 milioni di euro. L'export rappresenta il 10% del totale venduto, il restante 90% è destinato al mercato interno. Nel 2013 è stata introdotta una nuova referenza, i funghi, proposti anche affettati. Carote del Terralbese, angurie e meloni della zona di San Nicolò Arcidano, carciofi di Giba, Masainas, Santa Maria Coghinas e Cabras, pomodori delle serre di Terralba e Pula Decimomannu Assemini, ortaggi delle campagne di Terralba Uras e Arcidano sono solo alcuni fiori all’occhiello della ricca produzione dell’OP, che si

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occupa anche della lavorazione, del confezionamento e della commercializzazione dei prodotti, sempre garantendone la tracciabilità e la qualità, con controlli sistematici in ogni fase del processo produttivo, dalla raccolta sul campo alla tavola.

Per Besana più 10% e nella frutta secca è la n. 2 in Europa Besana è diventato il secondo gruppo europeo nel comparto della frutta secca e disidratata dopo la multinazionale tedesca Intersnack. L’annuncio è stato dato dal numero uno del gruppo campano, il presidente Pino Calcagni, in occasione della serata degli Oscar dell’ortofrutta tenutasi a Dozza, in cui lo stesso Calcagni è stato premiato come Protagonista dell’Ortofrutta Italiana . Il trend di Besana è in continua crescita: basti pensare che tra il 2011 e il 2012 ha visto un balzo in avanti del 15% e del 10% tra il 2012 e lo scorso anno. Risultati che hanno contribuito nel 2013 ha realizzare un fatturato consolidato di 144 milioni di euro

(uno dei pochi a raggiungere le tre cifre in giro d’affari, assieme all’inglese Whitworths, alla francese Maitre Prunille e alla tedesca Seeberger). Il gruppo napoletano esporta i propri prodotti in trenta Paesi nel mondo e importa da venticinque. “Stiamo riscontrando un particolare interesse dall’Oltremare, in particolare Estremo Oriente e Africa – ha spiegato Calcagni. In particolar modo nel Far East le potenzialità sono enormi considerando anche il fatto che per un indiano o un cinese la frutta secca fa parte del proprio dna”, che fa di quell’area un potenziale bacino di oltre 2,5 miliardi di consumatori senza tenere conto i Paesi indonesiani. “Anche l’Est Europa sta facendo un grande balzo in avanti – spiega Calcagni – grazie a un accresciuto potere d’acquisto. Da aggiungere che in molti casi i vecchi problemi di pagamento con molte realtà locali sono terminati”. Calcagni ha aggiunto che a livello distributivo “la gdo sta facendo un grosso passo avanti aumentando la qualità del servizio, migliorando sensibilmente la comunicazione verso i consumatori. Questo è stato possibile grazie anche all’accresciuta attenzione da parte delle aziende nel promuovere i propri prodotti all’interno della grande distribuzione con mirate politiche di marketing”. Gli investimenti di Besana, infine, non si fermano su esportazioni e prodotti ma puntano anche ad aumentare l’efficienza logistica. Per questo ad Ipswich, nel Regno unito, verrà costruito un

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NOTIZIARIO

Cresce Agricola Campidanese: fatturato 2013 a 9 milioni di euro

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Notiziario Kiwi: patto tra Cile e Italia Un patto che potrebbe diventare storico. Italia e Cile, rispettivamente primo e terzo produttore mondiale di kiwi, a Fruit Logistica a Berlino siglano un accordo strategico per aumentare l’export e rafforzare la promozione del prodotto. Mercoledì 5 febbraio, primo dei tre giorni della principale fiera mondiale dedicata all’ortofrutta, Carlos Cruzat, presidente del Chilean Kiwifruit Committee (CKC) ha firmato l’intesa con Alessandro Fornari, presidente del Consorzio KiwiFruit of Italy. I due Paesi in questo modo potranno condividere conoscenze, informazioni e competenze. Dagli incontri effettuati tra i rappresentanti delle due nazioni sono emerse esigenze e progetti comuni che hanno portato alla decisione di stringere quest’alleanza. Dall’intesa nascerà una piattaforma condivisa che permetterà di gestire meglio le richieste di kiwi di alta qualità. I produttori ed esportatori delle due organizzazioni potranno essere così rappresentati al meglio nei mercati strategici. “Ci siamo incontrati più volte in occasione di eventi quali i forum internazionali ed è diventato sempre più chiaro che Cile e Italia hanno sfide e opportunità comuni da affrontare”, spiega Alessandro Fornari. "Entrambe le nazioni sono forti in diversi mercati internazionali”, ha dichiarato Cruzat.

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nuovo stabilimento da 4 mila metri quadrati e una capacità di 45 milioni di pezzi, realizzato con macchinari italiani. L’obiettivo è essere logisticamente più vicini per la distribuzione dei prodotti nella stessa isola inglese e in Irlanda. (e.z.)

Nuova piattaforma al Mercato di Cesena: obiettivo 100 mila tons Il Mercato ortofrutticolo di Cesena si arricchisce di una nuova struttura che rappresenta un’opportunità non solo per gli operatori locali ma per tutto il territorio. Venerdì 31 gennaio a Pievesestina è stata inaugurata la nuova piattaforma commerciale voluta dal Mercato e da Conor del gruppo Agribologna. Grazie alla nuova struttura nel 2014 il Mercato prevede di superare il record di un milione di quintali di ortofrutta commercializzata, con un aumento del 10 per cento rispetto all’anno scorso quando sono transitati 918 mila quintali di frutta e verdura. Cresciuto del 6 per cento anche il numero di compratori (arrivato a quota 1300). In crescita anche i produttori, arrivati al numero di 840 (+1,6 per cento). Negli ultimi 3 anni il Mercato ha investito oltre un milione di euro per realizzare nuove tettoie, per l’ampliamento degli spazi, la riasfaltatura e per l’isola ecologica. La piattaforma ha una superficie complessiva di mille metri quadrati e qui Conor, in un ambiente a temperatura controllata, si occupa dell’organizzazione e della fornitura di frutta e verdura alla ristorazione collettiva e alla piccola e media distribuzione. La piattaforma è stata realizzata in soli 6 mesi, compresi i tempi tecnici per le autorizzazioni, grazie anche al Comune. “Credo che sia un vero record in Italia – esordisce Domenico Scarpellini (nella foto), amministra-

tore delegato del For, la società che gestisce il Mercato. Da tempo stavamo pensando a qualcosa di strategico che andasse a beneficio degli agricoltori, degli operatori commerciali e degli standisti del nostro Mercato. La nuova piattaforma rappresenta un’opportunità immediata perché fornisce un nuovo servizio, porta innovazione, favorisce il lavoro degli operatori e crea nuove occasioni di vendita. Ma presenta anche grandi potenzialità future perché, se si faranno scelte lungimiranti, il Mercato di Cesena potrà svilupparsi ulteriormente”. Conor, impresa che si è imposta in Italia nel settore della distribuzione alimentare nel settore della ristorazione, fa parte del gruppo Agribologna, una realtà che fattura 140 milioni di euro e che nel 2013 ha commercializzato oltre 1,25 milioni di quintali di ortofrutta. “Ci siamo trasferiti da Ravenna – spiega Gianfranco Fornari, direttore operativo di Agribologna – e crediamo di aver fatto la scelta più giusta. Il Mercato di Cesena è una realtà in espansione e qui vi è ancora un bacino produttivo importante costituito da agricoltori specializzati e con grande professionalità. La nostra presenza è un’opportunità di crescita reciproca”.

Coop a Expo 2015 presenta il supermercato del futuro Coop sarà il “Food Distribution Partner” di Expo Milano 2015. La prima catena italiana della grande distribuzione sarà protagonista, insieme al Massachusetts Institute of Technology (MIT), di una delle aree tematiche più innovative dell’Esposizione Universale. Avrà il compito di coprogettare il Future Food District, il supermercato del futuro. F e b b r a i o

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Acquisto tramite portali e videowall, display che tracciano la provenienza di ogni prodotto, schermi tattili e flessibilità nei pagamenti sono alcune delle soluzioni che Coop svilupperà per rendere tecnologica e personalizzata l’esperienza della spesa per i visitatori dell’Expo di Milano. L’azienda di distribuzione, che è al tempo stesso una cooperativa di consumatori, promuoverà iniziative (degustazioni, servizi di consulenza e corsi) per sostenere corrette abitudini alimentari e sensibilizzare l’opinione pubblica a un consumo consapevole. Grazie a questa partnership, del valore di circa 13 milioni di euro cui si aggiunge l’accordo per la vendita del primo milione di biglietti di ingresso all’Esposizione Universale, il supermercato del futuro di Expo Milano 2015 diventerà un modello di sostenibilità sociale e ambientale da replicare in altri contesti: l’obiettivo,

fino ad oggi utopistico, è raggiungere l’autosufficienza energetica. Tra le novità che Coop metterà a disposizione dei visitatori del Future Food District anche un carrello “speciale” per la spesa realizzato in materiali riciclati e riciclabili che, dietro consenso, potrà essere oggetto di taggatura e relativa tracciabilità, e potrà prevedere specifiche attività di marketing/promozione in funzione delle aree visitate. Attraverso la rete di punti vendita fisici e quella dei siti web e

mobili, Coop distribuirà circa un milione di biglietti di ingresso a Expo Milano 2015, abbinandoli a prodotti o servizi. “Siamo orgogliosi di aver partecipato e vinto la gara – ha spiegato Vincenzo Tassinari (foto), presidente del Consiglio di Gestione di Coop Italia durante la conferenza stampa che ha ufficializzato la collaborazione –. D’altra parte pensiamo che i valori di Coop siano assolutamente coerenti con il tema su cui ruota Expo 2015 ovvero ‘Nutrire il pianeta. Energia per la vita’. Coop non è un semplice distributore di prodotti a prezzi convenienti, bensì è un modello economico che ha dimostrato – anche in tempi di crisi come gli attuali - quanto sia di vitale importanza saper coniugare le logiche di mercato con la responsabilità sociale. Il punto di vendita è il luogo in cui questo modello si manifesta e diventa visibile, è il luogo della comunità

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in cui le scelte operate a valle si concretizzano. Ora la partecipazione a Expo 2015 ci impegnerà nello studio e nella progettazione di una nuova visione di supermercato, una scommessa che noi riteniamo necessaria e vitale di fronte ai cambiamenti comportamentali che già oggi registriamo fra i nostri soci e consumatori. Orientare il cambiamento e stimolarlo attraverso progetti innovativi ed efficaci fa parte della mission di Coop. In questa sfida inoltre saremo affiancati dai migliori produttori italiani e svolgeremo una formidabile azione di promozione delle eccellenze italiane in una manifestazione che avrà più di 20 milioni di visitatori da tutto il mondo”. “Grazie a partnership operative come quella che ci lega a Coop – ha dichiarato Giuseppe Sala, Amministratore Delegato di Expo 2015 S.p.A. -, il progetto di Expo Milano 2015 acquista ogni giorno di più forma e forza. Il tema dell’alimentazione trova in questa collaborazione uno dei punti più alti di rappresentazione all’interno del sito espositivo. Il Future Food District sarà un’area innovativa dedicata ai nuovi consumi alimentari, una finestra sulle abitudini del domani. Il fatto che a collaborare con noi alla progettazione del supermercato del futuro sarà una catena di distribuzione italiana ci rende molto orgogliosi, perché dà la misura del ruolo fondamentale che il nostro Paese gioca a livello internazionale in tema di ‘food’. L’attenzione alla sostenibilità ambientale e alla promozione di best practices che da sempre contraddistinguono l’attività di Coop sono una garanzia per il successo dell’Esposizione Universale. Coop e le altre importanti aziende internazionali che hanno già accettato le sfide racchiuse nel claim ‘Nutrire il Pianeta. Energia per la Vita’ contribuiranno a fare di Expo Milano 2015 il miglior palcoscenico su cui valorizzare le eccellenze tecnologiche e groalimentari italiane e straniere”. F e b b r a i o

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La serata dei Protagonisti è stato un “momento di incontro e di confronto” tra i principali attori del comparto. Angelo Benedetti ha vinto il premio Ortofrutta d’Italia

In alto i Protagonisti dell’ortofrutta italiana del 2013. Qui sopra il vincitore del premio Ortofrutta d’Italia Angelo Benedetti di Unitec con Bruni e Rabboni

significato della serata “Protagonisti dell’Ortofrutta Italiana”, svoltasi nella splendida cornice del resort Monte del Re a Dozza (Bologna) venerdì 24 gennaio, www.corriereortofrutticolo.it

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De Castro: “Non lamentiamoci dell’Europa, perché l’Europa siamo noi” E sulla PAC: “Troppo pochi i soldi per promuovere l’ortofrutta” L’Europa non è lontana, l’Europa siamo noi. Quando qualcosa a Bruxelles gira storta per il nostro Paese dobbiamo innanzitutto chiederci: ‘Ma noi dove eravamo? L’Italia dov’era? Questo perché, appunto, l’Europa non è qualcosa di esterno o di estraneo ma ci appartiene. Paolo De Castro, presidente della Comissione Agricoltura del Parlamento europeo è andato giù duro con la posizione, abbastanza popolare oggi in Italia, di coloro che sono perplessi sulla tenuta dell’Europa, sullo strapotere nell’Unione della Germania, sull’eccessivo allargamento a Paesi che poco ci azzeccano con le tradizioni e la cultura italiane, sull’euro. De Castro, intervenendo al talk-show con Lorenzo Frassoldati e Claudio Scalise, il 24 gennaio al resort Monte del Re di Dozza, sul tema “Nuova Pac e ortofrutta, cosa cambia per le imprese”, si è speso su questo punto con convinzione europeista e passione politica sincera. Nello specifico, De Castro ha detto in sintesi, e lo si è sentito anche in una sua intervista da Dozza andata immediata in onda sul TG3 Rai, che per gli agricoltori la nuova PAC prevede qualche soldo in più, anche se i tempi sono duri per il bilancio dell’Unione, ma che purtroppo, per l’ortofrutta c’è poco davvero a sostegno della promozione dei consumi (e il problema è grosso, come si può leggere anche in questo numero della nostra rivista, nella rubrica Barometro, dove emergono chiaramente dati preoccupanti sulla disaffezione dei consumatori, soprattutto quelli più giovani). Nel suo intervento De Castro ha sottolineato comunque come la Politica agricola comune tocchi importanti settori, sia una riforma che assicura risorse importanti, dà agli agricoltori la possibilità di accedere agli aiuti, “è più equa e verde, e anche più giovane perché daremo risorse agli agricoltori sotto i 40 anni in misura maggiore”. De Castro ha ricordato inoltre la maggior flessibilità dei programmi operativi a partire dal fatto che d’ora in poi tutte le dove si sono dati appuntamento imprenditori e manager del settore ortofrutticolo, dal mondo della produzione a quello dei macchinari fino alla grande distribuzione. Gli “Oscar” dell’ortofrutta, così è stato ribattezzato l’evento, giunto alla seconda edizione, organizzato dal Corriere Ortofrutticolo, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, assessorato all’Agricoltura, la partnership strategica del Cso e il supporto di ItaF e b b r a i o

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organizzazioni di produttori potranno partecipare al PSR, con gli aiuti diretti estesi a tutti, con l’obiettivo minimo di non vedere più alcun agricoltore che percepisce meno del 60% della media nazionale. De Castro ha ricordato inoltre come, tuttavia, l’Unione Europea per l’agricoltura investa meno degli Stati Uniti: la Pac rappresenta l’1% del Pil, mentre per gli States gli investimenti per le politiche adottate al settore rappresentano il 23% del prodotto interno lordo. E, appunto, gli investimenti languono anche sul fronte della promozione: “Ci sono a disposizione appena 60 milioni di euro per tutti i settori. Niente. Basti pensare che solo per il vino sono stati investiti 500 milioni”, ha spiegato De Castro. “Ed è bene ricordare che l’agroalimentare è il primo settore in assoluto in Europa come quota export con 400 miliardi di euro di valore. Investire solo 60 milioni è a dir poco assurdo”, ha commentato. De Castro ha precisato che se qualcune regione non riuscirà a spendere i soldi concessi, “questi saranno redistribuiti alle realtà più virtuose”. E’ seguito in breve dibattito. Gli imprenditori hanno seguito Paolo De Castro con grande attenzione. Traendo le conclusioni, l’assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna, Tiberio Rabboni ha lanciato la candidatura di De Castro a commissario europeo all’Agricoltura: “Ne ha tutte le caratteristiche, le competenze, l’esperienza e la serietà del suo impegno è una garanzia”.

lia Ortofrutta, oltre alle sponsorizzazioni di FruitImprese, ILIP, Erurepack e Sensitech, ha voluto non solo premiare dieci attori di primo piano del panorama ortofrutticolo italiano ma anche creare un nuovo momento in cui i grandi protagonisti dell’ortofrutta nazionale possano confrontarsi, scambiarsi opinioni, fare rete. Il successo della serata è stato testimoniato anche dai numerosi consensi arrivati dai big della filiera ortofrutticola, oltre che dai

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numerosi servizi di giornali, televisioni e radio, locali e nazionali, che all’unanimità hanno dato spazio e celebrato l’incontro. “Il nostro settore ha bisogno di stare più unito e confrontarsi maggiormente. Un evento così è un appuntamento che può darci molto”. Ad affermarlo, alla fine della serata è stato Nicola Zanotelli, direttore di From, uno dei dieci premiati. Gli altri sono stati: Francesca Nadalini (Nadalini), Pino Calcagni (Besana), www.corriereortofrutticolo.it

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Proprio Benedetti nella serata ha vinto anche il premio “Ortofrutta d’Italia”, il “premiato tra i premiati”, un riconoscimento voluto dal CSO e messo a punto in collaborazione con il direttore e l'editore della nostra rivista. Angelo Benedetti ha vinto meritatamente per il continuo impegno verso la ricerca della sua azienda, l’innovazione e l’internazionalizzazione; la tecnologia Unitec è forse la migliore al mondo. La consegna dei premi e l'intera conduzione della serata è stata affidata, come nella prima edizione tenutasi lo scorso anno in Valpolicella, a un brillante Paolo Bruni. Il presidente del Cso ha chiamato i Protagonisti sul palco per la consegna del premio, assieme all’assessore all’Agricoltura dell’Emilia Romagna Tiberio Rabboni. Il premio è consistito in una raffinata riproduzione di una formella del portale della basilica di San Zeno a Verona raffigurante l'Arca di Noè. I Protagonisti - questo il significato - possono portare il settore oltre i marosi della crisi economica. Seguito con attenzione dai presenti il talk show che ha visto come protagonista il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo Paolo De Castro, intervistato dal direttore Frassoldati e da Claudio Scalise, commentatore del nostro mensile e direttore di Sg Marketing Agroalimentare, sul tema “Nuova Pac e ortofrutta, cosa cambia per le imprese”. Durante l’incontro, sul tema della competitività delle aziende, è intervenuto anche Marco Salvi, presidente di FruitImprese, uno dei “protagonisti” dello scorso anno. “Nel 2013 le esportazioni hanno superato i 4 miliardi di euro. Un risultato che F e b b r a i o

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CHI È I PRESENTI Sono state 160 le persone - per lo più imprenditori e manager del settore ortofrutticolo e della filiera, rappresentanti della GDO, politici e giornalisti - che hanno seguito l’evento Protagonisti dell’Ortofrutta Italiana lo scorso 24 gennaio a Dozza. Alla cena di gala seguita al talk-show con l’on. Paolo De Castro, hanno preso parte 148 invitati. Tra le testate giornalistiche presenti TG3 Emilia Romagna, Il Resto del Carlino, AgriSole, L’Informatore Agrario, Italiafruitnews, ANSA, La Nuova Ferrara e altre 6 testate locali. Presenti anche numerosi rappresentanti di siti internet e di uffici stampa, che hanno diffuso notizie - in particolare quella del premio Ortofrutta d’Italia attribuito ad Angelo Benedetti di Unitec - nel nostro Paese e anche all’estero. Da sottolineare la presenza, oltre a quella dei 10 Protagonisti 2013, tra cui è stato scelto il vincitore del premio, di una rappresentanza nutrita dei Protagonisti 2012. Così a Angelo Benedetti, Pino Calcagni, Gerhard Dichgans, Luigi Mazzoni, Luigi Mion, Francesca Nadalini, Francesco Nicodemo, Michelangelo Rivoira, Luciani Torreggiani, Nicola Zanotelli, provenienti da ben 7 regioni diverse, si sono aggiunti altri autorevoli imprenditori e managers come Pietro Paolo Ciardiello (vincitore l’anno prima del premio Ortofrutta d’Italia) e - in ordine alfabetico - Dino Abbascià, Cesare Bellò, Renato Iseppi, Aurelio Pannitteri Renzo Piraccini, Marco Salvi. Presidenti nazionali di categoria presenti, oltre a Marco Salvi, presidente di FruitImprese, Dino Abbascià, presidente di FIDA Confcommercio, Ottavio Guala, presidente di Fedagro Mercati, Giuseppe Pavan, presidente di Mercati Associati.

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Gerhard Dichgans (Vog), Luigi Mazzoni (Gruppo Mazzoni), Luigi Mion (gruppo Eurospin-Migross), Francesco Nicodemo (Assofruit-Nicofruit), Michelangelo Rivoira (gruppo Rivoira), Luciano Torreggiani (Pera Italia) e Angelo Benedetti (Unitec).

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DIETRO LE QUINTE La giuria ristretta (formata da 2 rappresentati del CSO tra cui il presidente Bruni e 2 rappresentanti della nostra rivista tra cui il direttore Lorenzo Frassoldati) che ha assegnato per il 2014 il super-premio Ortofrutta d’Italia, destinato a diventare molto probabilmente il più prestigioso premio italiano per il settore ortofrutticolo, prima di decidere il vincitore aveva selezionato, un mese prima della serata del 24 gennaio, una terna tra i 10 Protagonisti in precedenza scelti dal Corriere Ortofrutticolo. Della terna facevano parte, in ordine alfabetico, Angelo Benedetti di Unitec, Gerhard Dichgans di VOG e Francesca Nadalini dell’azienda Nadalini. La discussione è stata articolata, prendendo in considerazione la componente rosa e giovanile rappresentata dall’innovatrice Francesca Nadalini, la competenza internazionale di un super-manager come Dichgans ma alla fine il vincitore Angelo Benedetti è stato indicato all’unanimità. Una nota di colore. Il menù della cena di gala, scelto e realizzato dalle cucine del Monte del Re, ha riscosso un grande successo, così pure i vini, rigorosamente emiliano-romagnoli, selezionati personalmente dal presidente dell’Enoteca Regionale Emilia Romagna, Gianni Roda, che è stato, anche nella fase preparatoria dell’evento una figura determinante. Tra i vini, in particolare, il Sangiovese che ha accompagnato il carré di vitello al forno con patata duchessa e flan di spinaci ha riscosso unanimi consensi e qualche sorpresa nei delegati veneti, un po’ meno sicuri, dopo l’assaggio, di avere dallo loro i vini migliori d’Italia. Ogni tavolo aveva il nome di un prodotto abbinato con il nome di uno sponsor. La giornata uggiosa, con pioggia battente proprio in serata, ha creato qualche lieve disagio da cui si sono tutti subito ripresi grazie alla calda accoglienza del Resort Monte del Re.

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Il Cav. Bruni scherza con Francesca Nadalini

Il pubblico che ha seguito l’intervento di De Castro

Momento di relax con Saadeh, Bellò e Ciardiello

Pino Calcagni di Besana, Protagonista evergreen

La sala della cena di gala con 148 ospiti

ci fa sperare. Ma la competitività passa anche attraverso il costo del lavoro, dell’energia, del trasporto, il valore delle monete”. La cena di gala è stato un piacevole momento di reciproca conoscenza tra tanti protagonisti, alcuni dei quali non sono entrati nelle premiazioni di quest’anno e dell’anno scorso, mentre altri, pure presenti, meritano di conquistare la nostra copertina nei prossimi mesi. (e.z.) F e b b r a i o

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Renzo PIraccini (Apofruit) con l’assessore Rabboni

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Il resort Monte del Re, sede del secondo summit dei Protagonisti www.corriereortofrutticolo.it

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RAFFAELE SPREAFICO Si occupa delle importazioni nel Gruppo gestito da una famiglia votata al lavoro e in cui ognuno ha il suo ruolo. La Spreafico, con la nuova generazione di cui Raffaele fa parte, presidia con puntiglio i canali della distribuzione e ha rafforzato la sua visione internazionale

Un’azienda che innova Antonio Felice Visione internazionale, presenza diretta nella produzione anche all’estero, presidio attento sia della grande distribuzione che della distribuzione tradizionale. Per efficienza oggi in Italia, poche realtà possono stare alla pari dell’azienda Spreafico. Dietro, una famiglia votata al lavoro, in cui ognuno ha il suo compito. Il Protagonista di questo numero è Raffaele Spreafico, il bocconiano. Lo abbiamo scelto non senza imbarazzo perché anche altri, nella famiglia, avrebbero meritato la copertina. Ecco le nostre domande e le sue puntigliose risposte. - Non pochi grossisti operanti all'interno di Mercati italiani ci F e b b r a i o

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hanno segnalato l'azienda Spreafico come un esempio di azienda che opera con efficienza nel sistema dei Mercati all'ingrosso. A Suo giudizio, che ruolo ancora hanno o potrebbero avere i Mercati all'ingrosso all'interno del commercio dell'ortofrutta? Hanno un futuro? “La nostra presenza nei mercati ortofrutticoli è sempre stata inserita nella più ampia politica distributiva dell’azienda. In qualità di produttori ed importatori abbiamo cercato di presidiare tutti i canali di distribuzione dei nostri prodotti sul mercato italiano. Pur rimanendo centrali per la nostra azienda la concentrazione e lo sviluppo sul canale moderno, il peso che mantiene il canale tradizionale nel panorama italiano giustifica una presenza diretta in

questo ambito. Insieme a questo ci sono altre funzioni affidate ai mercati all’ingrosso. Tra tutte la funzione di base logistica distributiva per le città e le regioni di riferimento e di integrazione agli acquisti, se non di piattaforma vera e propria, per alcune catene della Grande Distribuzione Organizzata. Ancora la frammentazione produttiva italiana trova naturale indirizzare i propri prodotti nei mercati all’ingrosso”. “Per il loro futuro vedo, per le ragioni prima espresse, realtà più concentrate e di dimensioni unitarie maggiori, meglio organizzate sul piano logistico e della gestione della catena del freddo e che possano sfruttare le economie di scala e di scopo che derivano dal far parte di una rete aziendale più ampia”. www.corriereortofrutticolo.it

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- Ci può raccontare la storia dell'azienda Spreafico e descrivere le sue attuali ramificazioni? “Spreafico nasce negli anni 60 come distributore locale nella provincia di Lecco. La filosofia dell’azienda è sempre stata di avvicinarsi alle fonti di produzione, operando quindi con acquisti i più diretti possibili per i propri approvvigionamenti. A partire dai primi anni 70, questa filosofia ci ha condotto ad impegnarci in produzione. Questa fase ha visto la crescita della nostra produzione lungo due direttrici principali, le Pere ed i Kiwi, affiancate da altri prodotti come le Mele e le Prugne. Negli anni la produzione diretta dell’azienda si è sviluppata nell’area Emiliana e Veneta con alcune aziende agricole e nell’area Laziale con altre, sulla base delle rispettive vocazioni produttive. A partire dalla fine degli anni 90 l’azienda ha visto l’ingresso della seconda generazione ed ha potuto così sviluppare altri progetti. Tra questi un presidio diretto nel canale tradizionale con l’apertura di stand in diversi mercati ortofrutticoli, il potenziamento dei servizi al canale Horeca e Distribuzione Organizzata e lo sviluppo delle attività di esportazione e soprattutto di importazione. In queste ultime, grazie alla competenza maturata nella gestione di differenti prodotti come le pere, le mele ed i kiwi, insieme all’acquisizione di alcune aziende dedicate alle attività di importazione abbiamo sviluppato una capacità di distribuzione nazionale che permette di fornire tutta la grande Distribuzione Organizzata ed i canali tradizionali in tutto il territorio italiano. Infine negli ultimi anni è nato un progetto comune tra l’anima produttiva dell’azienda e quella di importazione con l’acquisizione di un azienda agricola in Cile dove applicare le competenze produttive insieme a quelle distributive maturate nel tempo. Progetto che sta rivelandosi strategico e che ha già visto il raddoppio degli impianti”. F e b b r a i o

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CHI È RAFFAELE SPREAFICO Nato nel 1969, laureato in Economia Aziendale all’Università Bocconi di Milano con una tesi sulla Gestione dei prodotti ortofrutticoli nella GDO, sposato con due figlie, racconta: “Sono entrato in azienda a metà degli anni 90. In azienda ci siamo divisi gli incarichi in modo molto equilibrato e questo ha permesso di generare una grande forza di gruppo. Io mi occupo di Importazione, mio fratello Mauro di amministrazione e finanza, mio cugino Simone di Commercializzazione ed Esportazione della nostra produzione, mio cugino Giovanni della Produzione e dei Magazzini di Lavorazione, mentre mio cugino Cesare della Distribuzione Organizzata e Tradizionale e dei Servizi al Catering”.

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Raffaele Spreafico, a destra, con il cugino Simone che si occupa di export, durante una fiera. L’azienda ha una forte presenza all’estero

- Trovandomi a visitare il Mercato di Leopoli (Lviv), in Ucraina, nell'autunno del 2011, ricordo una cassetta di kiwi Spreafico come l'unico prodotto italiano chiaramente identificabile in quel Mercato. Che ruolo ha l'attività di import-export per il Vostro gruppo? Quali sono i principali mercati di approvvigionamento e quali i principali mercati di sbocco? “La nostra storia dimostra come sempre abbiamo cercato una visione internazionale per la nostra azienda. Iniziando con l’esportazione negli anni settanta e proseguendo con l’importazione negli ultimi 15 anni. Le nostre attività di esportazione sono state principalmente dedicate al mercato Europeo, mentre negli anni sono state sviluppati altri mercati soprattutto per i kiwi. Il primo è ormai da considerarsi alla stregua di un mercato domestico ed è

per questo che negli ultimi anni abbiamo potenziato il nostro ufficio estero e ci stiamo affacciando in misura più consistente al mercato globale. Come ricordavo, negli ultimi quindici anni abbiamo anche sviluppato le attività di importazione, con approvvigionamenti da diversi paesi principalmente dell’America del Sud”. - Quali prodotti ortofrutticoli italiani trova ancora competitivi per il loro rapporto qualità-prezzo sui mercati internazionali? E su quali prodotti l'Italia si potrebbe indirizzare per non perdere posizioni a livello produttivo? “Le posso parlare dei prodotti dove siamo specializzati, come le pere ed il kiwi. Credo che entrambi abbiamo una riconoscibilità a livello internazionale ed attraverso un percorso di valorizzazione ed ampliamento della loro visibilità possano ancora dare www.corriereortofrutticolo.it

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- Di che cosa ha bisogno l'Italia per essere più competitiva? “Di fare sistema in misura maggiore sia nell’ambito imprenditoriale che in quello politico. La nostra frammentazione produttiva può anche essere una risorsa, per l’approccio imprenditoriale diffuso che comporta, se non diventa un limite per la dispersione che può generare il perseguire obiettivi particolari e contrastanti gli uni con gli altri. In questo ci manca un poco di visione di sistema, come vedo invece in altri paesi”. - Il fenomeno della globalizzazione La preoccupa o lo trova so-

prattutto un'opportunità? “Innanzitutto non è una scelta e quindi trovo improduttivo ed inutile parlarne come di qualcosa da evitare o scacciare. Noi stessi, se sappiamo cogliere le opportunità che vi sono, abbiamo le potenzialità per aprirci a mercati ben più ampi e valorizzare i nostri prodotti. Ma qui entrano i punti toccati nella parte precedente. Presentarsi in ordine sparso e scoordinato non genera l’attenzione necessaria all’origine Italia, che meriterebbe e di cui abbiamo bisogno. Vedo nel mercato globale lo spazio per specializzazioni produttive non più a livello di area, ma di intero paese e l’Italia ha le potenzialità di giocare un ruolo centrale nell’agroalimentare tutto e nell’ortofrutta in particolare”. - Non poche aziende italiane investono all'estero, in zone di produzione. Ci sono alcuni esempi

importanti in questa direzione. Quali sono, a Suo avviso, le aree più importanti dove investire? Ritiene, come affermano alcuni, che l'Africa possa essere il continente del futuro in ambito produttivo? “Fa parte del processo di globalizzazione a cui stiamo assistendo. Noi stessi abbiamo investito anni fa in produzione in Cile, per mettere a frutto le nostre competenze produttive e sviluppare sinergie commerciali e di integrazione tra le diverse divisioni della nostra azienda. Ovviamente le aree dove investire sono correlate alle specificità territoriali ed alle specializzazioni produttive delle aziende coinvolte. “In merito all’Africa sta già diventando un mercato crescente per molti prodotti, insieme ad una fonte per altri e condivido che uno degli sviluppi maggiori nel nostro comparto verrà da là”. editor@greenmed.eu

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I grossisti dicono sì al progetto FICo Di Pisa: “Per Bologna è una svolta” alentino Di Pisa, vicepresidente vicario di FedagroMercati, presidente di FedagroMercati ACMO Bologna e consigliere di amministrazione del CAAB non solo è favorevole al progetto della Fabbrica Italiana Contadina (FICo) ma ne è entusiasta. E così spiega la sua posizione: “Questo progetto risponde alla necessità di imprimere una svolta al Centro agro-alimentare di Bologna. Ha avuto la fortuna di essere supportato da Oscar Farinetti, il cui ruolo è stato fondamentale. Noi abbiamo colto l’importanza di questa scelta, l’abbiamo vissuta con senso di responsabilità anche se essa implica un nuovo trasferimento delle nostre attività di grossisti, con relativi costi, dopo il trasloco già avvenuto nel 2000”. “Quello che conta - continua Di Pisa - è la valenza del progetto per Bologna e il suo territorio, una valenza straordinaria, che tutti hanno colto, come ha dimostrato il sostegno trasversale che esso ha ricevuto da tutte le forze economiche e politiche e dalle associazioni territoriali. Per questo, in brevissimo tempo, sono stati raccolti 40 milioni di euro sul territorio. E’ stata la dimostrazione che quando settore pubblico e settore privato agiscono in armonia, anche in Italia si possono fare rapidamente cose importanti. E noi abbiamo fatto la nostra parte, assumendoci le nostre responsabilità e trasmettendo entusiasmo ai colleghi grossisti circa le scelte che ci attendono”. E dunque che cosa implica, per la categoria, il progetto FICo? “Il Mercato, pur restando nell’area del Centro agro-alimentare CAAB, si trasferirà più a nord. Il progetto - spiega Valentino Di Pisa - prevede una struttura più

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Valentino Di Pisa, vicepresidente vicario di Fedagro. Sotto, l’area del Centro Agro-alimentare di Bologna dove sorgerà FICo

compatta e razionale dell’attuale, che si sviluppa su un’unica fila e dotata di banchina di carico-scarico. Se la fortuna ci assiste, insomma se progetto e tempi saranno rispettati, Bologna avrà nell’arco di non molti mesi uno dei più bei mercati italiani. Si prevede che il trasferimento possa av-

venire già alla fine del 2014 perché FICo verrà inaugurato nel 2015, in tempo per beneficiare del traino dell’Expo di Milano”. FICo è un originale Parco tematico pensato e fortemente voluto dal CAAB e dal Comune di Bologna, che hanno individuato in

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Potenziamento dell’informazione Previsti tre eventi inter-regionali I temi di FedagroMercati, le scelte dell’Ufficio di presidenza, il confronto tra la categoria e il mondo esterno, saranno portati ad una più ampia conoscenza e risonanza attraverso eventi mirati, sotto il marchio della Federazione. E’ stato infatti deciso per il 2014 un programma di eventi da svolgersi in diverse macro-aree del Paese. L’iniziativa è finalizzata ad accrescere il ruolo della Federazione Nazionale nei confronti delle associazioni provinciali e degli interlo-

agli associati della Lombardia. Gli eventi si svolgerebbero nella tarda mattinata di sabato e si dividerebbero in un seminario (possibile orario: 11-12,30) su un argomento di attualità per la categoria, fissato di volta in volta, e una colazione nel corso della quale poter scambiarsi opinioni sui temi di comune interesse. Ogni singolo evento sarà definito nel luogo, nella data e nei contenuti due mesi prima del suo svolgimento, con il coinvolgimento dell’Ufficio di presi-

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Eataly l'interlocutore e partner di riferimento per sviluppare un progetto unico nel suo genere, destinato a importanti prospettive per gli operatori all’ingrosso e i produttori agricoli insediati al CAAB, così come per le eccellenze della filiera agroalimentare, regionale e nazionale. La città di Bologna, nelle stime dei promotori, riceverà grazie a FICo un rilevante supplemento di flussi commerciali e turistici. Per questo il Parco tematico del CAAB si è posto, sin dall’inizio della sua progettazione, in dialogo costante con i soci e le realtà interne, ma anche con le realtà e istituzioni economiche, culturali, sociali e didattiche di Bologna: per garantire l'ottimale inserimento nel tessuto produttivo, commerciale e turistico, grazie al valore aggiunto di un’iniziativa che, negli auspici di tutti, potrà essere volano di sviluppo nel sistema economico di Bologna e dell’intera Emilia-Romagna. La previsione è che FICo possa arrivare a coinvolgere da 5 a 10 milioni annui di visitatori, un terzo dei quali stranieri, con imponenti flussi didattici e naturalmente con le visite dei residenti in città e in regione. Stime ulteriori prevedono la creazione di un migliaio circa di nuovi posti di lavoro diretti e 5mila nuovi posti di lavoro nell’indotto. L’enogastronomia italiana sarà rappresentata dalla sua genesi in una logica sequenza: stalle, acquari, campi, orti, officine di produzione, laboratori, banchi serviti, grocery, ristoranti. Un vero e proprio ‘itinerario della produzione e del gusto’ per apprezzare le caratteristiche del cibo italiano in tutto il loro splendore, e nella loro inarrivabile eccellenza. Un percorso naturalmente attrezzato con adeguata cartellonistica, audio guide e accompagnatori didattici. FICo dovrebbe diventare la struttura di riferimento per la divulgazione e la conoscenza dell’eccellenza agroalimentare made in Italy.

Allo studio un incontro a Torino nel mese di aprile destinato agli associati della Liguria e del Piemonte

cutori esterni e ad avvicinarla ai problemi del territorio. Sono state esaminate diverse opzioni ed alla fine è stato messo a punto un programma che va considerato come un’ipotesi di lavoro per i prossimi mesi, sulla quale il presidente Ottavio Guala (nella foto) si è particolarmente impegnato. Il piano prevede tre eventi scansionati nel corso dell’anno. Si comincia da Torino, in aprile, con un incontro riservato agli associati Fedagro della Liguria e del Piemonte; si prosegue a Firenze, entro luglio, con un evento destinato agli associati dell'Emilia-Romagna e della Toscana; infine, un appuntamento è stato previsto a Bergamo destinato

denza. Proseguiranno le collaborazioni in atto nel settore editoriale ed è allo studio il potenziamento del sito internet della Federazione, per dare agli associati un’informazione sempre aggiornata, nonché lo sviluppo, più in generale, delle attività di comunicazione, anche al fine di valorizzare, a livello di pubblica opinione, gli eventi di cui sopra.

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Emanuele Zanini Stagione da dimenticare per le pere in Italia. Consumi fermi, prezzi in caduta libera, specialmente per il prodotto con calibro medio piccolo, che si sta rivelando come il vero tallone d’Achille della produzione. L’orizzonte per il comparto sembra essere insomma a tinte fosche, almeno per questa annata, anche se qualche operatore non si sente di dare una valutazione generale così negativa. Tutto sembrava far presagire al meglio a inizio campagna, a settembre, quando vi erano stati alcuni segnali di ottimismo grazie a vendite sostenute e a prezzi alti. La situazione, però, nelle settimane successive è rapidamente mutata in peggio. Per la varietà Abate, la regina delle varietà in Italia con quantità che a seconda delle annate varia tra le 250 e le 300 mila tonnellate, sono stati mesi molto complicati. “Credo vi sia stata una errata valutazione al momento della raccolta”, spiega Marco Salvi, a capo dell’omonima impresa ferrarese e presidente di FruitImprese. “Si prevedevano quantitativi più alti rispetto all’annata scorsa, assai scarsa a volume, con una crescita del 2025% per l’Abate. Ma nel contem-

All’estero i compratori hanno privilegiato le produzioni di Belgio, Olanda e Portogallo. Mancanza di competitività sulle pezzature piccole. Bene l’Abate dal calibro 70 in su

ATTUALITÀ

Tempi duri per la pera italiana Campagna invernale a tinte fosche

Quattro players della pera italiana: Marco Salvi, Luigi Mazzoni, Gabriele Ferri e Raffaele Bucella, fanno il punto sul mercato

po non si è considerato che i nostri principali competitors, tra cui Belgio e Olanda con la Conference e Portogallo con la Rocha, avevano produzioni normali”. Un ottimismo eccessivo che si è tra-

dotto in perdita di spazi commerciali. “In particolare i mercati emergenti, tra cui la Russia e altre aree del Nord Europa, hanno preferito acquistare le varietà di pere dei Paesi nostri concorrenti

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Attualità

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promozione”. Il rischio per il settore in Italia è di “cullarsi troppo sul fatto che siamo gli unici a produrre le pere Abate nell’Emisfero Nord. In realtà – ammette il presidente di FruitImprese – non siamo sufficientemente capaci di comunicare le caratteristiche del prodotto e promuoverle nei mercati. Dobbiamo salvaguardare questa nostra eccellenza frutticola allargando gli orizzonti affinché le nostre pere arrivino sulle tavole dei consumatori di tutto il mondo, non solo in Italia, Germania e Francia. Il salto di qualità passa attraverso una massiccia ed efficace azione di promozione e comunicazione sui mercati e un’attività più mirata per collocare anche i calibri attualmente in difficoltà, cioè quelli 60/65 e 65/70, che rappresentano una percentuale importante della produzione e sono comunque pere di buon livello qualitativo. L’Italia é leader mondiale a livel-

lo produttivo – sintetizza il numero uno di Salvi Unacoa – ma non è ancora determinante sui mercati. Bisogna lavorare su segmentazione del prodotto e nuovi investimenti per conquistare nuovi consumatori”. Sulle prospettive per i prossimi mesi, tuttavia, Salvi non è pessimista: “La qualità del prodotto si mantiene buona, così come i consumi. Quindi se proseguirà questo ritmo di vendita e il destoccaggio della merce sarà regolare, andremo verso un miglioramento del mercato per il prodotto di qualità, con un rialzo dei prezzi che finora sono stati al di sotto delle aspettative. Le notizie che arrivano dall’emisfero Sud ci fanno ben sperare per la seconda parte della campagna in quanto i volumi esportati da Cile, Argentina e Sudafrica saranno più bassi rispetto alle prime previsioni e il prodotto arriverà in Europa in ritardo di circa due settimane il

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a prezzi più bassi”. Un altro fattore che ha complicato la campagna è stata la difficoltà a collocare o meglio valorizzare i calibri medi in particolare il 65/70. “La qualità del prodotto si è sempre mantenuta su buoni livelli – premette Salvi – ma i consumi e le vendite hanno premiato soltanto i calibri medio-grandi, dal 70 in su. Per le pezzature inferiori, dal 60 al 70 i clienti scarseggiano. Il vero problema – spiega l’imprenditore ferrarese – è che noi italiani riusciamo a valorizzare solamente l’Abate dal calibro 70 in su, mentre i Paesi concorrenti come Belgio e Olanda con le rispettive varietà riescono a farlo anche con calibri più piccoli, cosa che permette loro di vendere bene tutte le pezzature”. In sostanza, secondo Salvi, “dobbiamo lavorare per aprire nuovi sbocchi commerciali su altri Paesi, copiando dai nostri concorrenti europei e fare

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Attualità che consentirà al prodotto italiano di allungare la campagna commerciale. Ben più pessimista il commento di Raffaele Bucella, responsabile commerciale Italia dell’azienda Granfrutta Zani, che quest’anno ha raccolto circa 10 mila tonnellate di pere di cui la metà Abate. “La situazione è pesante”, ammette senza remore il manager dell’impresa ravennate. “I consumi sono scarsi. Il raccolto è stato superiore al 2012, annata molto scarica, ma per niente eccezionale”. Anche in questo caso vengono confermate le illusioni di inizio annata, “quando, ai primi di settembre si viaggiava con quotazioni del prodotto 70+ a oltre 1,50 euro al chilo. Una quotazione che non ha tenuto è che successivamente è arrivata a 1,25 euro. I problemi più gravi si sono riscontrati sul calibro medio-piccolo, che quest’anno rappresenta almeno il 60% del totale e comunque sopra la media. Con il passare dei mesi i prezzi sono letteralmente crollati: il 60-65 è arrivato a 40 centesimi, il 65-70 a 85-90 centesimi. Valori che quasi non coprono i costi di produzione”. Una debacle generale che ha riguardato sia il mercato interno che l’estero. “Siamo stati scavalcati da Belgio, Olanda e Portogallo. Le difficoltà per il settore vengono confermate da Luigi Mazzoni dell’omonimo gruppo ferrarese. “Il mercato delle pere invernali sta soffrendo, a dispetto di un'annata di produzioni non eccedenti in Italia. Tale situazione – spiega il manager del gruppo di Tresigallo – per la concomitanza di alcuni fattori: da una parte abbiamo assistito a un calo strutturale dei consumi che purtroppo si sta registrando da anni, dall’altra si è rilevata una massiccia presenza di prodotto nordeuropeo, affiancata dall’assenza - solo in Italia - dei tradizionali prodotti post raccolta. Il combinato di questi fattori sta portando gli operatori ad avere stoccaggi più elevati della norma, che presen42

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tano rischi per la conservazione”. Secondo Mazzoni le prospettive dei prossimi mesi “dipenderanno dall'efficacia nella conservazione e dalla disponibilità di merce sui mercati. Nel medio periodo auspichiamo interventi promozionali per arginare il calo dei consumi”. Le difficoltà commerciali con i calibri medio-piccoli, 60-65 e 6570, vengono confermate anche da Gabriele Ferri, direttore generale di Naturitalia e manager di Peraitalia. “Abbiamo avuto un atteggiamento commerciale che ci ha allontanato da certi canali e mercati, a partire dall’Est Europa e dalla Russia in particolare. Non abbiamo confermato le aspettative commerciali di inizio stagione lasciando spazio al prodotto olandese e belga”. In generale, tuttavia, Ferri si rivela meno pessimista: “Rimane, nonostante le difficoltà del calibro piccolo, una campagna interessante con prospettive non così negative, specie se si considera i minori volumi previsti provenienti dal Cile, che ha avuto problemi con il clima. Puntiamo inoltre ad allungare la stagione e arrivare con le vendite fino al 1520 aprile, a ridosso quindi del periodo di Pasqua”. emanuele.zanini@corriereortofrutticolo.it

ULTIMA ORA LUCIANO TORREGGIANI, il cui mandato era in scadenza il prossimo giugno, ha deciso di rassegnare le dimissioni da presidente della cooperativa Patfrut. Le dimissioni sono state formalizzate la sera del 30 gennaio. Nel corso dello stesso consiglio di amministrazione è stato eletto nuovo presidente Piero Emiliani, che già faceva parte del Cda della cooperativa ferrarese. Luciano Torreggiani mantiene le cariche di presidente di PeraItalia, consigliere di Apo Conerpo e di Asso.Pa.

Terremerse punta sull’accordo con Apofruit L'esercizio 2013 di Terremerse, volto all’impegno per il miglioramento dei fondamentali della cooperativa ravennate, si chiude con alcuni risultati importanti. "Il risultato economico chiuderà con un leggero utile – evidenzia Gilberto Minguzzi, amministratore delegato – ma soprattutto voglio sottolineare lo straordinario risultato finanziario determinato dalla riduzione del debito a soli 30 milioni di euro, contro i 42 dell'esercizio precedente, in un anno che ha visto crescere ancora il nostro fatturato". "Il debito finanziario citato – precisa l’AD - comprende 13 milioni di prestito da soci, in aumento di 1.6 milioni di euro rispetto all’esercizio precedente, quindi ottenendo un duplice risultato: l’aumento della fiducia accordataci dai soci e la diminuzione del debito finanziario nei confronti delle banche". Nel 2013 la Cooperativa ha saputo mettere in atto alcune azioni strutturali di governo del proprio capitale circolante, adottando una politica selettiva nell'affidamento dei clienti e nel recupero dei crediti. Ciò ha portato al contenimento delle potenzialità di espansione quantitativa del fatturato, ma ha dato ottimi risultati dal punto di vista della riscossione dei crediti, in un’annata non certo facile da questo punto di vista. Inoltre, sono state fatte alcune operazioni strutturali per quanto riguarda la provvista finanziaria. Fra queste va citata la cartolarizzazione di un volume significativo di crediti che sono stati liquidati pro-soluto, contribuendo in maniera determinante a fare raggiungere a Terremerse F e b b r a i o

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Attualità gli importanti risultati citati. Risultati che rendono ora possibile materializzare una politica di ulteriore irrobustimento delle risorse proprie dell'azienda, per sostenere uno slancio rinnovato nella crescita e nella qualificazione. Il rafforzamento del capitale proprio della cooperativa verrà perseguito attraverso il rilancio della capacità di accumulazione dell’azienda, combinato con la ricerca del concorso sia d’istituti finanziari del movimento cooperativo, sia di strumenti finanziari di promozione dello sviluppo di carattere pubblico. La crisi economica e finanziaria che tuttora stringe l'economia del paese in una morsa durissima, ha anche come effetto quello di creare sul mercato, per quelle realtà come Terremerse che hanno potuto attraversare la crisi irrobustendosi, straordinarie opportunità di acquisizioni di aziende e di attività in difficoltà, ma dotate di un proprio avviamento commerciale. È questa una componente del profilo aggressivo che intendiamo dare alla nostra azione strategica nel corso del triennio che verrà. Conclude l’amministratore delegato Minguzzi: "In modo particolare i settori di attività su cui punteremo per determinare nuove opportunità di crescita continueranno a essere quello delle agroforniture, per il quale si sono determinate ottime opportunità conseguenti all’accordo commerciale con Apofruit e altre se ne determineranno per le acquisizioni che continueremo a perseguire. Nel settore ortofrutticolo porteremo a segno la conclusione del progetto di ristrutturazione interno che abbiamo definito nel corso del 2013 e che ci porterà grandi vantaggi competitivi. Contestualmente avvieremo a concreta realizzazione le nuove opportunità di innovazione e d’integrazione con i mercati in Italia e all'estero che ci derivano dall'accordo di partnership commerciale con Apofruit". 44

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Apo Scaligera prepara la sfida dell’estate I programmi della cooperativa veronese, specializzata negli ortaggi, prevedono una maggiore competitività sui mercati del Nord Europa per la prossima stagione Crescere e svilupparsi nel comparto degli ortaggi nel periodo estivo per competere con le produzioni spagnole e olandesi nei mercati del Nord Europa e sfondare con melanzane, cetrioli, pomodori e zucchine. È questa una delle sfide lanciate da Apo Scaligera, cooperativa agricola di Santa Maria di Zevio (Verona) all’interno della quale sono inseriti 280 soci. Per il gruppo veronese, principale realtà cooperativa della provincia veneta e ben radicata nel territorio scaligero da dove provengono tutti i consociati e con produzioni tutte locali e non coltivate da terzi, il 2013 è stato un anno importante a livello organizzativo grazie al ritorno del presidente Primo Anselmi alla guida anche della direzione generale in sostituzione del manager Alberto Garbuglia. Una presidenza attiva, con una proprietà – formata dalla base sociale – che mette in campo efficaci strumenti imprenditoriali per affrontare in maniera organizzata tutti i mercati. I numeri di Apo Scaligera sono in

forte crescita anche grazie alla fusione del 2012 con la cooperativa Minerbe. Negli ultimi due anni i volumi di ortofrutta movimentati sono passati infatti da 240 mila a 420 mila quintali per un fatturato che è progressivamente cresciuto fino ad arrivare a 45 milioni di euro. Grazie anche al nuovo assetto l’impresa oggi può contare su due poli logistici: uno a Zevio, dove si trova anche il quartier generale dell’azienda, dove vengono lavorate verdure, fragole e kiwi, e l’altro a Minerbe, in cui si trattano in particolare meloni, mele e pere. A livello commerciale dopo una crescita significativa sul mercato nazionale, che rimane ancora lo sbocco principale, uno tra gli obiettivi per i prossimi anni è aumentare ulteriormente la delle esportazioni che oggi valgono circa il 45% del fatturato complessivo. Andando ad analizzare nello specifico l’andamento stagionale dei singoli comparti, il 2013 per la fragola, che sul giro d’affari complessivo incide per circa 16 mi-

I commerciali di Apo Scaligera: Gianluca Bellini, Valentina Giaccherini e Andrea Pagliarin. A destra, il presidente Pino Anselmi F e b b r a i o

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Attualità lioni di euro sui 45 totali con un export per questo prodotto che arriva al 70%, è stato un anno molto complesso. “Abbiamo ottenuto risultati al di sotto delle aspettative – spiegano Primo Anselmi e Gianluca Bellini, rispettivamente presidente e direttore commerciale di Apo Scaligera – a causa del tempo avverso che ci ha oltremodo penalizzato. Peccato perché poteva essere una stagione molto interessante grazie anche al ritardo delle produzioni tedesche”. Da fine maggio poi il mercato è comunque ripartito. La cooperativa veronese ha prodotto 70 mila quintali di fragole, tutte in tunnel sotto serra: 60 mila quintali nel periodo primaverile, 3 mila nella parentesi estive dove le produzioni si spostano sulle montagne della Lessinia, sempre nel Veronese, e altri 8 mila nei mesi autunnali. In autunno si sono riscontrati alcuni problemi a causa delle piogge e del-

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l’arrivo della Drosophila Sukuzii, parassita della frutta che sta creando non pochi problemi ai coltivatori. A livello varietale il cavallo di battaglia dell’azienda rimane Eva, anche se la nuova cultivar Garda “ci sta dando notevoli soddisfazioni”. Irma e Roxana invece si avviano verso “l’estinzione”. Anche gli ortaggi freschi rappresentano una importante fetta del business della cooperativa, visto che arrivano a totalizzare 150 mila quintali, di cui 120 mila in estate e 30 mila in inverno, coltivati tutti sotto tunnel. Particolari soddisfazioni stanno dando gli ortaggi a foglia del periodo invernale, su cui si stanno allargando le esportazioni, specialmente verso Est, in primis in Croazia e Slovenia, “tutt’altro che mercati di ripiego”, commenta Bellini. L’estate scorsa, arrivata in ritardo, in generale ha visto le produzioni pagare dazio a causa del cli-

ma sfavorevole e un accavallamento con l’ortofrutta proveniente dal Mezzogiorno. “Tuttavia da fine maggio a inizio luglio abbiamo avuto una parentesi molto positiva con il melone – precisa il responsabile commerciale dell’azienda scaligera – mentre per le verdure abbiamo avuto prezzi bassi, con valori spesso inferiori del 30-40% rispetto allo stesso periodo del 2012. Per le mele, dopo un ottimo inizio di campagna, la situazione si è rallentata anche a causa delle quotazioni basse di Spagna e Francia per la varietà Granny Smith. Sul kiwi – aggiunge – la produzione si è dimezzata, passando dal 2012 al 2013 da 30 mila a 15 mila quintali, subendo un -25, -30% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Siamo cresciuti molto sul mercato nazionale – sottolinea Bellini – ora vogliamo crescere anche all’estero e sfidare i competitors in Nord Europa”. (e.z.)

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Pietro Barbieri “Il nostro obiettivo è offrire al consumatore un prodotto di qualità, ma perché ciò sia possibile, a livello agronomico, dobbiamo rispettare una pre-condizione: che l’ambiente nel quale viene ottenuto sia esso stesso di qualità. In altre parole dobbiamo puntare a una orticoltura sana, realizzata in un ambiente pulito, tutelato e attento alla biodiversità”. Non ha dubbi Cesare Bellò, consigliere delegato di Opo Veneto, una delle grandi organizzazioni di produttori italiane del settore ortofrutticolo e principale protagonista del successo commerciale dei radicchi veneti, che ricorda come anche la politica agricola comunitaria sia sempre più orientata a favorire un maggiore rispetto dell’ambiente. Gli agricoltori sono infatti chiamati ad adottare tutte quelle buone pratiche agronomiche che garantiscono la fertilità dei suoli, la corretta gestione delle risorse idriche, il controllo delle infestanti e dei parassiti attraverso metodi a basso impatto ambientale, in una prospettiva di sostenibilità del sistema produttivo. “I consumatori, soprattutto quelli nord europei, – sottolinea Bellò – ci chiedono sempre più insistentemente informazioni che vanno oltre le semplici caratteristiche organolettiche del prodotto, ma vogliono conoscerne l’identità a 360° per un consumo più responsabile e consapevole. Da tempo Opo Veneto ha cercato di rispondere a questo nuovo sentire, nella convinzione che esista uno stretto rapporto tra qualità biologica dell’ambiente e salubrità dei prodotti”. La prima proposta di realizzare una produzione più rispettosa dell’ecosistema e che favorisse la F e b b r a i o

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Partita dal Veneto e adottata da Cesare Bellò a Zero Branco la nuova certificazione “Biodiversity Friend” sta incontrando un grande interesse anche in altre regioni

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Il bollino amico della biodiversità che dà valore aggiunto alle vendite

Cesare Bellò, consigliere delegato di OPO Veneto e Gianfranco Caoduro, iniziatore del progetto e presidente della onlus WBA

conservazione della biodiversità fu infatti lanciata a Cesena nel 2009 durante Macfrut da Opo Veneto, Coop Italia e World Biodiversity Association-WBA onlus, un’associazione attiva a livello mondiale che ha codificato una nuova certificazione in agricoltura chiamata “Biodiversity Friend” (per maggiori informazioni www.biodiversityfriend.org). Questo standard (vedi box) non solo certifica l’impegno dell’azienda per una riduzione significativa della perdita di biodiversità del territorio, ma rappresenta uno stimolo per la stessa azienda verso un incremento progressivo della diversità biologica che, in ultima istanza, corrisponde a un miglioramento della qualità e salubrità dei prodotti. Per il consumatore acquistare un prodotto a marchio “Biodiversity Friend” significa avere garanzie attraverso procedure di monitoraggio scientificamente verifica-

te che quel prodotto proviene da agrosistemi con elevato grado di naturalità ed è stato ottenuto con processi produttivi a impatto minimo sull’ambiente. “Le ricadute commerciali di questo marchio si profilano interessanti – prosegue Bellò – ed entro il 2014-2015 contiamo di certificare tutta la produzione di radicchi e lattughe a denominazione d’origine di Opo Veneto, o meglio tutta quella dove l’ambiente ce lo permetterà. Già oggi alcune nostre aziende marchiano la loro produzione, ma per affrontare il mercato serve una massa critica di prodotto che ancora non abbiamo”. Non sono solo i privati a credere nel valore innovativo di questa certificazione. Anche la Regione Veneto ha ritenuto strategica la tutela dei prodotti e del territorio, a maggior ragione dopo le problematiche emerse nella cosiddetta “terra dei fuochi”, ossia quella vasta area situata tra le www.corriereortofrutticolo.it

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Il marchio registrato in tutta Europa ed anche in Cina e Stati Uniti Il marchio Biodiversity Friend, brevettato da World Biodiversity Association onlus e registrato nei Paesi della Comunità europea, nella Repubblica popolare cinese e negli Usa, considera gli impatti ambientali delle attività e dei processi di trasformazione in agricoltura nei confronti della qualità dell’ecosistema e dell’impoverimento della biodiversità. Le strategie operative sono state definite in 12 azioni che si riferiscono a: 1) modalità di controllo di parassiti e infestanti; 2) modalità di ricostituzione della fertilità dei suoli; 3) modalità di gestione delle risorse idriche; 4) presenza di siepi e/o boschi; 5) presenza di specie vegetali nettarifere; 6) conservazione della biodiversità agraria; 7) qualità biologica dei suoli;

8)qualità delle acque superficiali; 9) qualità dell’aria; 10) utilizzo di fonti rinnovabili per l’approvvigionamento energetico; 11) tecniche produttive a basso impatto; 12) altre azioni che possono avere benefici effetti sulla biodiversità. Ad ogni azione corrisponde un punteggio. Per ottenere la certificazione l’azienda deve raggiungere un punteggio minimo di ingresso di 60 punti su 100. Le prime due azioni devono essere necessariamente soddisfatte per ottenere la certificazione. Per confermare la certificazione l’azienda si impegna a mantenere e incrementare la biodiversità attraverso idonee azioni che saranno indicate dai certificatori e verificate nei controlli successivi. Non sono richiesti ulteriori interventi migliorativi a favore della biodiversità al raggiungimento di un punteggio di 80 punti su 100.

A dicembre si è certificata Naturaveneta cooperativa che produce patate Lo scorso dicembre CSQA, ente di certificazione tra i più accreditati in Italia nel comparto agroalimentare, ha rilasciato, con l’assistenza della società 4 Company di Verona, la certificazione “Biodiversity Friend” a Naturaveneta, una cooperativa di Roveredo di Guà che rappresenta l’eccellenza della produzione delle patate nel Veronese. E nei giorni successivi sono stati immessi sul mercato i primi prodotti con marchio BF; si tratta di patate certificate anche QV (Qualità Verificata, marchio dell'eccellenza Veneta). Anche in provincia di Verona, oltre che nel Veneto orientale dove opera Opo Veneto, le ricadute in termini di miglioramento ambientale derivanti dall’applicazione del disciplinare “Biodiversity Friend” appaiono notevoli. Infatti, un ambiente più ricco di biodiversità è un ambiente più sano, che offre prodotti di qualità, dotati di proprietà organolettiche migliori. Una migliore qualità dell’ambiente potrà avere effetti positivi sulla promozione agro-turistica del territorio. Gli agricoltori in questa nuova visione dell’agricoltura, rappresentano dei veri e propri “custodi” del territorio, della sua tipicità storica, economico-sociale e culturale.

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province di Napoli e Caserta dove le mafie locali hanno incendiato e sotterrato rifiuti di ogni tipo, anche tossici, compromettendo fortemente la locale filiera agroalimentare. Così, con una delibera della Giunta del 30 dicembre scorso, il Veneto ha stanziato 1,3 milioni di euro destinati a migliorare il rapporto prodotto-ambiente. Per la caratterizzazione qualitativa dell’agroecosistema dei prodotti ortofrutticoli viene indicata, in particolare, la metodologia del protocollo “Biodiversity Friend”. Anche la Regione Emilia Romagna sta mostrando interesse a questo progetto. “La nostra è la prima, e finora unica, certificazione che valuta la conservazione della biodiversità in agricoltura – sostiene il presidente di World Biodiversity Association onlus, Gianfranco Caoduro. La certificazione Biodiversity Friend si configura come un progetto ad ampio spettro che, partendo dal settore primario, potrà estendersi a tutti gli altri settori produttivi per fare, finalmente, a livello globale, un passo in avanti determinante verso la conservazione. Fino ad oggi, infatti, le politiche di conservazione non sono risultate efficaci perché non hanno saputo coinvolgere in modo sinergico il mondo produttivo. Al contrario, produzione e tutela ambientale sono spesso entrate in conflitto, talora determinando, purtroppo, crisi ambientali di portata planetaria”. “Sotto il profilo operativo – conclude Caoduro - abbiamo affidato i compiti ispettivi al Csqa di Thiene (Vicenza), ente nazionale di certificazione della qualità agroalimentare e dell’ambiente. Pertanto l’azienda che intende aderire al nostro protocollo è chiamata a sostenere un onere per la certificazione e, una volta ritenuta idonea, può chiedere a WBA l’utilizzo del marchio Biodiversity Friend, per il quale è previsto il versamento di modeste royalties annuali”. F e b b r a i o

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Attualità

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Nuova linea Grimaldi tra Ravenna e Patrasso Chiara Brandi

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È stato ufficialmente inaugurato il 30 gennaio, il nuovo collegamento marittimo Ravenna-Igoumenitsa-Patrasso targato Grimaldi Group. La cerimonia di inaugurazione si è tenuta presso l’Autorità Portuale di Ravenna alla presenza dei principali rappresentanti del Porto, della Guardia di Finanza e delle Istituzioni locali. La nuova linea, attiva dallo scorso 19 dicembre, è servita grazie all’impiego della moderna nave “Euroferry Brindisi”, che con oltre 2.100 metri lineari è in grado di trasportare fino a 130 unità tra camion con autisti, rimorchi, auto nuove e mezzi rotabili ed oltre

Igoumenitsa e Patrasso – continua – rappresenta per noi un ulteriore passo in avanti nel percorso di crescita che abbiamo intrapreso poco più di un anno fa con il Porto di Ravenna, avviando il collegamento tri-settimanale verso Brindisi e Catania. Scelta estremamente positiva, come dimostra il successo riscontrato dalle linee. Abbiamo creato un corridoio marittimo per traffici che si muovono lungo la dorsale adriatica che, dati i tempi di transito estremamente competitivi, ha favorito il decongestionamento delle arterie stradali, la riduzione dell’inquinamento atmosferico e lo sviluppo di flussi commerciali dal Nord verso il Sud Italia”. La nuova linea va ad affiancarsi

1.000 passeggeri. “Il Gruppo ha un buon potenziale e il Porto di Ravenna ne ha uno altrettanto buono ed unico, perché strategicamente importante sia dal punto di vista geografico sia a livello competitivo”, ha dichiarato Guido Grimaldi, Responsabile Commerciale del Gruppo. “Se si continua a lavorare in sinergia con le Autorità portuali e le istituzioni siamo sicuri di poter replicare nel 2014 i risultati ottenuti lo scorso anno. In termini di trailer si è passati da 26.259 a 54.359 pezzi, con una crescita del 107%, che in questo periodo rappresenta qualcosa di davvero unico”. “L’avvio della nuova linea diretta da Ravenna per i porti ellenici di

ai già esistenti collegamenti Grimaldi verso la Penisola ellenica, attivi da Brindisi, ed ai collegamenti offerti dalla controllata greca Minoan Lines da Trieste ed Ancona. “Si va così ad aggiungere un ulteriore tassello al progetto intrapreso già da diversi anni nello sviluppo dei porti marittimi e delle autostrade del mare con il fine ultimo di costruire una rete di trasporti pan-europea ispirata ai principi di efficienza e salvaguardia dell’ambiente”, commenta Grimaldi. La nuova autostrada del mare ha frequenza bi-settimanale: le partenze dal Porto di Ravenna saranno il mercoledì alle 12 e il sabato alle 18, con arrivo a Igoumenitsa rispettivamente alle 15 di giovedì

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e alle 21,30 di domenica, e a Patrasso alle 22,30 di giovedì e alle 5 di lunedì. Il percorso inverso prevede partenze dal porto greco di Patrasso il lunedì alle 22 e il giovedì alle 23:59, da Igoumenitsa invece il martedì alle 6 e il venerdì alle 9,30 con arrivo a Ravenna il mercoledì alle 7 e il sabato alle 12. “Tra giugno e luglio – ha anticipato il Responsabile Commerciale di Grimaldi – è previsto un ulteriore potenziamento della linea, che da due passerà a tre partenze settimanali. In aggiunta a ciò verrà anche utilizzata una nuova nave, la “Europalink”, il più grande traghetto al mondo a livello di cargo con circa 260 posti camion”. Il Gruppo Grimaldi è una compagnia italiana, con sede a Napoli, leader nei trasporti marittimi di automobili e di altri carichi rotabili con una delle maggiori flotte al mondo di navi ro/ro-multipurpose e car carrier. L’attuale flotta è composta da oltre 100 navi tra Navi ro/ro-multipurpose, PCTC (Pure Car & Truck Carrier), cruise ferry e traghetti veloci. Il Gruppo comprende otto compagnie marittime tra cui Atlantic Container Line (ACL), Malta Motorways of the Sea, Minoan Lines (di cui detiene il 91%), Grimaldi & Suardiaz Lines e Finnlines. Negli ultimi anni inoltre il Gruppo Grimaldi ha dato il via ad un piano di espansione mirato ad integrare verticalmente i servizi logistici offerti seguendo il concetto “door-to-door”. Sono stati così creati terminal portuali in Nord Europa, nel Mediterraneo e in Africa Occidentale, oltre a diversi centri di stoccaggio. Infine, importanti investimenti sono stati dedicati allo sviluppo di nuove Autostrade del Mare con l’introduzione di moderne navi ro/ro e pax-ferry. Attualmente le rete di Autostrade del Mare Grimaldi collega regolarmente Italia con Spagna, Grecia, Malta, Montenegro, Tunisia, Libia e Marocco. La nuova linea è stata sviluppata grazie ad un intenso lavoro con le autorità e il terminalista di Ravenna. F e b b r a i o

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Emanuele Zanini

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Coop con il quale stiamo presentando un mix di prodotti con il Tardivo, il Variegato di Castelfranco e il Verona, che ci sta dando grandi soddisfazioni con numeri al di là delle previsioni e con ordini importanti. Stiamo notando che c’è spazio per il prodotto premium, che sta dando buoni segnali”. L’andamento dei prezzi è piuttosto altalenante: basti pensare alle oscillazioni che ha conosciuto il Tardivo di Treviso, passato dai 2,50 euro al chilo, ai 6 euro del periodo natalizio. Diversa la situazione per il Verona e il Chioggia con quotazioni che all’ingrosso, a fine gennaio, variavano dai 60 centesimi all’euro. Per il Variegato tra 1 e 1,50 euro. E proprio Natale è stato il momento magico per il radicchio di Treviso che ha chiuso l’anno con quotazioni stellari, arrivando in alcuni casi a toccare picchi di 6-7 euro al chilo o in un paio di casi, in alcuni punti vendita, addirittura dieci euro. Dopo le feste vi è

stato un naturale ridimensionamento dei prezzi e della domanda. Un andamento che dà comunque fiducia agli operatori che lavorano il Treviso per le prossime settimane fino a marzo quando si chiuderà la campagna commerciale. Un cauto ottimismo che arriva anche dal Consorzio di Tutela del Radicchio di Treviso e del Variegato di Castelfranco, presieduto da Paolo Manzan. “La stagione rimane positiva con medie di prezzo soddisfacenti. Dopo gli exploit di Natale e la fisiologica discesa di quotazioni successive, nelle ultime due settimane di gennaio il prezzo è tornato a salire per un prodotto tardivo più pesante rispetto al precoce. Nonostante l’aumento progressivo dei volumi negli ultimi anni, siamo convinti di poter migliorare sotto l’aspetto commerciale e trovare nuovi canali e aree di vendita. Lo spazio commerciale c’è”. Uno dei segreti del radicchio rosso tardivo sta nel fatto che con il tempo sta diventando sempre più

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L’inverno, quello vero, tarda ad arrivare e a farne le spese, tra gli altri prodotti, è il radicchio. Finora, a parte una breve finestra in dicembre, le temperature sono rimaste spesso sopra lo zero. Il “caldo” di queste settimane ha penalizzato le produzioni a cui si aggiunge l’aggravante del clima molto umido, specialmente nelle ultime settimane di gennaio. Le continue piogge di inizio anno hanno allagato i campi e creato non pochi problemi ai produttori alle prese con la gestione di un prodotto non sempre di grande qualità. Si sta insomma sempre più profilando una stagione alquanto complessa e piena di incognite per il radicchio. Ma, nonostante tutto, secondo gli operatori, le possibilità per chiudere ancora una volta positivamente non mancano. “Il clima mite non sta inoltre favorendo di certo i consumi – afferma Cesare Bellò, consigliere delegato di Opo Veneto – che rimangono su livelli piuttosto modesti. Viste le condizioni in cui ci siamo ritrovati a lavorare, comunque, nell’insieme pensavamo anche peggio”. La varietà che ha tenuto maggiormente è, manco a dirlo, il Radicchio di Treviso, “che chiuderà positivamente la stagione”, afferma Bellò. Per le altre tipologie le difficoltà non mancano, in particolare per il Chioggia, che deve scontare un autunno disastroso, controbilanciato, ma solo se si considera l’anno solare 2013 e non la singola stagionalità, da una primavera scorsa straordinaria per i prezzi staccati. “Le vendite finora hanno comunque tenuto abbastanza – precisa Bellò –. Come Opo Veneto siamo soddisfatti anche delle promozioni in centro Italia con il gruppo

Le temperature non troppo rigide dell’inverno non hanno aiutato la qualità del prodotto e i consumi. Difficoltà soprattutto per il radicchio rosso di Chioggia che deve scontare un autunno disastroso

RADICCHIO

Il Treviso tiene, giù il Chioggia mentre si fa largo il Verona

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SCHEDA PRODOTTO

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pressione. Si capisce quanto lavoro c’è alle spalle di questi ortaggi e quindi il loro valore. Per me è un piacevole tuffo nella terra dei radicchi di Treviso. In particolare, vanno sottolineati l’impegno e l’investimento di OPO Veneto per allargare le vendite dell’ortaggio in nuove aree, al di fuori dei mercati tradizionali”. Per Fabrizio Stella la rassegna di Zero Branco, come le altre manifestazioni del genere, sono interessanti opportunità per evidenziare il valore e il peso economico dei radicchi nell’orticoltura veneta, la qualità ed i pregi. “Il radicchio, rileva Francesco Daminato, presidente di OPO Veneto, orticoltore, è un prodotto eccezionale, che comincia a posizionarsi bene anche in mercati nuovi e all’estero. Le feste, che gli sono dedicate, ne rafforzano l’identità e la garanzia di origine. A questo punto è importante presentarsi ai produttori con radicchi di qualità certificata, coltivati in un territorio sano, quale è appunto quello dei fiumi Sile, Dese, Zero, Marzenego, dove si incontrano le province di Treviso, di Padova e di Venezia”. Ma il radicchio non è solo Treviso. Tenta la riscossa pure il Verona, che con il recente ottenimento dell’Igp e la costituzione del consorzio di tutela e valorizzazione presieduto da Cristiana Furiani, responsabile commerciale di Geofur di Legnago (Verona), vuole andare alla conquista dei mercati. L’imprenditrice veneta, pur ammettendo, in generale, le difficoltà del mercato per il radicchio, penalizzato dal clima e da una produzione abbondante che ha

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Cristiana Furiani di Geofur

influenzato la discesa dei prezzi sottolinea come “la qualità del prodotto rimane ottima”. Sulla nuova scommessa del Verona Igp Furiani in un recente convegno dedicato all’ortaggio ha spiegato che “secondo i dati di Veneto Agricoltura nel 2007 in Veneto erano destinati al radicchio di Verona 1.209 ettari. Nel 2012 gli ettari sono diventati 977, quindi, in 5 anni, abbiamo perso il 23% della produzione". Un dato che indica come la perdita di identità di un prodotto si traduca in un crollo di mercato. "Non a caso, proprio nel 2008, quando è arrivato il riconoscimento Igp, abbiamo iniziato a chiamare il Verona con nomi diversi: Radicchio ovale, semilungo, a scapito del legame con il territorio". Geofur ha creduto da subito nell’indicazione geografica protetta del radicchio veronese: "Poter chiamare il radicchio con il suo nome ha significato un apprezzamento immediato da parte dei nostri clienti - sottolinea Furiani -. Inoltre, il Disciplinare permette un'attenta selezione dei radicchi, assicurando un prodotto omogeneo, con imballi curati e un bollino che assicura al consumatore la garanzia di un prodotto controllato. La nostra produzione dal 2009 al 2012 è triplicata". "Questo è un momento particolarmente difficile – ha aggiunto Cristiana - il prezzo del prodotto è molto basso e non riusciamo a pagare le spese di produzione. Tuttavia, soprattutto ora, dobbiamo avere il coraggio di investire sul nostro lavoro. Io credo nell'Indicazione geografica protetta e spero che la promozione, la valorizzazione, l'unione possano migliorare le cose. Nella campagna in corso sono certificati 130 ettari di radicchio Verona Igp, il nostro obiettivo è aumentare ulteriormente questa produzione. Associando il prodotto al territorio, dobbiamo arrivare a incrementarne il consumo sia in Italia, dove il radicchio di Verona è conosciuto solo al nord, sia all'estero".

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come un brand di successo, che premia in primis un ampio territorio, che comprende le province di Treviso, di Venezia e di Padova. È volano economico e turistico, sta ridando fiato al reddito degli agricoltori, favorisce gli investimenti, crea occupazione e regala visibilità. Lo confermano i numeri: in meno di quindici anni si è passati da 2 mila a 20 mila tonnellate, mentre la produzione lorda vendibile da 4 milioni di euro è schizzata a 56 milioni. Le feste dedicate al radicchio, che si susseguono dalla fine di novembre fino a tutto febbraio, stanno diventando sempre più appuntamenti cult, che calamitano migliaia di persone e mobilitano complessivamente centinaia di migliaia di euro. Al centro dell’attenzione ci sono sempre i radicchi, ma attorno ad essi si organizzano vetrine di altri ortaggi tipici del territorio ed esposizioni di artigianato e di servizi all’agricoltura. Si svolge, inoltre, una vivace attività culturale, di aggiornamento dei coltivatori, di rassegne enogastronomiche e d’intrattenimento. È indicativo che quest’anno a Zero Branco si siano visti il gotha della politica veneta, in testa il presidente della Regione Luca Zaia, esponenti del mondo economico e agricolo, rappresentanti della grande distribuzione. Tra gli stand della mostra si sono notati Fabrizio Stella, direttore dell’Avepa (l’agenzia regionale del Veneto per il pagamenti in agricoltura) e Patrizio Montanari, buyer nazionale radicchi di Coop Italia. Si sono soffermati davanti allo stand di OPO Veneto, un’armonia di colori e di forme: con i rossi tardivi Igp di Treviso, esibiti nelle nuove confezioni, erano esposti anche gli altri magnifici radicchi Igp del Veneto (variegato di Castelfranco, rosso di Verona e di Chioggia). Una felice rappresentazione dell’orto veneto invernale, che ha nei radicchi la sua forza e la sua ricchezza. Il commento di Patrizio Montanari: “Vedo in mostra magnifici radicchi, un’ottima im-

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