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DI

ECONOMIA

ANNO XXVIII Nuova serie

Maggio 2014 CORRIERE ORTOFRUTTICOLO

E AT T U A L I T À D I S E T T O R E

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C orriere Ortofrutticolo THE FIRST ITALIAN MONTHLY ON FRUIT AND VEGETABLE MARKET

PROTAGONISTI Stefano Soli: “Giovani professionisti per il futuro del settore” PAG. 19

• IL RICORDO Danila Bragantini, l’impegno per un settore più forte PAG. 7

• FIERE Sei in corsa Si propone anche Roma PAG. 25

• MELAGRANA Da prodotto dimenticato a “fenomeno”

PAG. 31

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E

CorriereOrtofrutticolo

✍ Lorenzo

A ben vedere, a bocce ferme e con l’Europa in cerca di un nuovo faticoso equilibrio politico dopo lo tsunami elettorale del 25 maggio, la cosa che colpisce di più non è tanto la campagna elettorale degli orrori cui abbiamo assistito, le liti da cortile, gli insulti, le contumelie , le proposte deliranti (il “processo popolare al sistema” di Grillo), la rabbia puramente distruttiva anti-euro e anti-Expo di alcuni sedicenti “liberali”, quanto il fatto che ‘questa’ Europa non abbia trovato un solo avvocato difensore, uno straccio di linea comunicativa per rivendicare il proprio senso, il proprio ruolo. Ha ragione Renzi col suo slogan (“Cambiare l’Europa per salvare l’Europa”) ma come si salva una istituzione che non trova il coraggio, la dignità di difendersi da attacchi quasi sempre sgangherati e spesso basati su falsità e menzogne? Che pur disponendo di decine di migliaia di dipendenti, di risorse, di apparati enormi non è riuscita a comunicare ai cittadini europei i suoi valori di pace (ha vinto un Nobel), di tolleranza, di welfare, di crescita economica e sociale, di solidarietà. I risultati dell’Unione europea sono sotto gli occhi di tutti: pensate cosa erano i paesi dell’Est Europa trenta anni fa e cosa sono oggi, confrontiamo gli indicatori economico-sociali e tiriamo le conclusioni. Grazie all’Europa si è costruita una agricoltura tre le più avanzate e ‘sicure’ al mondo, grazie all’Europa la Gran Bretagna si è liberata dal morbo della ‘mucca pazza’ , grazie all’Europa la Spagna è diventata il primo esportatore d’ortofrutta del Continente, ammodernando la propria struttura produttiva e facendo uso oculato delle risorse comunitarie (al contrario dell’Italia). Grazie all’Europa abbiamo un modello sociale ed economico che tutti ci invidiano, e non a caso tutto il mondo vuole venire da noi, restiamo l’area più ricca ed evoluta al mondo. D’altronde questa Europa afflitta da elefantiasi e sclerosi burocratica – esemplificata dalle facce pietrificate dei superburocrati Barroso e Van Rompuy (incredibile la gaffe di quest’ultimo sull’Europa che deve difendere”anche i lavoratori e non solo gli affaristi”) - non solo è incapace di comunicare se stessa ma non riesce neppure ad affrontare (non dico a risolvere) le crisi che si affacciano alle sue porte: la spinta immigratoria dall’Africa, la politica energetica (Ucraina), i nuovi equilibri nel Mediterraneo. La crisi economico-finanziaria, nata negli Stati Uniti e importata nel Vecchio continente, ha messo ko una Comunità ancora alle prese con il nuovo ordine economico legato all’euro. Le politiche restrittive e di austerità volute dalla troika franco-tedesca hanno fatto il resto mettendo in ginocchio metà Continente, fornendo benzina al motore dell’euro-negazionismo. E solo il baluardo della Bce con Mario Draghi ha evitato il peggio. E’ questa l’Europa da Frassoldati

M a g g i o

2014

EDITORIALE

Europa senza alibi

cambiare - per dirla con Renzi – se non vogliamo che trionfino le spinte isolazioniste, autarchiche, al limite xenofobe, che già si affacciano nelle parole d’ordine dell’alleanza attorno a Marine Le Pen, a partire dal no al trattato di libero scambio Usa-Ue e alla revisione di Schengen. E’ una Europa ormai senza più alibi quella che deve ritrovare il senso delle sue origini, della sua missione. Il tempo dei dibattiti, di un certo europeismo da salotto sono finiti. La nuova Commissione non deve più avere la faccia di pietra di una anonima tecnocrazia, ma quella del governo politico di una Unione che offre soluzioni concrete per la crescita, per combattere la disoccupazione, per affrontare le emergenze in uno spirito solidale. Di una Europa rigenerata ha bisogno l’Italia che – ancora in stagnazione e con una disoccupazione al 13% - deve condurre in porto le (sospirate) riforme – a partire dall’abbattimento della spesa pubblica - per trovare le risorse per combattere la doppia tenaglia che stritola famiglie, imprese e mondo del lavoro , strette nella morsa tra fisco e burocrazia. La grande vittoria del Pd in Italia rappresenta un messaggio di stabilità e di fiducia per il governo, che ne esce rafforzato. Il ministro Martina ha sul tavolo tanti dossier ‘caldi’tra cui quello delle fiere dell’ortofrutta che sono come i funghi, ogni giorno ne spunta una nuova. Da ultima, si è affacciata anche una ipotesi Roma, sospinta dal mondo dei grossisti del Car, dopo il lancio della iniziativa veronese e le grandi manovre (in corso) per un evento milanese. E’ bene ricordare che il dibattito, avviato proprio sul Corriere Ortofrutticolo, è nato dalla richiesta del mondo produttivo e commerciale di un unico grande evento nazionale di settore, sulla falsariga della spagnola Fruit Attraction. Se i territori e gli enti fieristici non troveranno una quadra, spetterà al ministro aprire un tavolo di coordinamento e indirizzo, se non vogliamo che sia il mercato a fare la selezione…(con spreco di tempo, risorse e ennesimo autogol del sistema ortofrutta Italia) PS Per Paolo de Castro, rieletto alla grande all’Europarlamento, potrebbe essere la volta buona . Nessuno più di lui merita un posto da Commissario europeo. Noi facciamo il tifo, anche se sulla sua strada ci sono concorrenti ingombranti: Enrico Letta, un certo Massimo d’Alema….

PUNTASPILLI CHE PAC! Circa l’attuazione nazionale della Pac 2014-2020 Agrinsieme parla di intesa “insignificante e dannosa”, molte Regioni storcono il naso, i sindacati pure, l’ex coordinatore degli assessori agricoli Dario Stefàno parla di una Italia agricola “divisa a metà”. L’unica pienamente soddisfatta è la Coldiretti. Secondo voi, perché? *

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Direttore responsabile: Lorenzo Frassoldati Redazione: Emanuele Zanini Hanno collaborato: Pietro Barbieri Chiara Brandi

MENSILE DI E AT T U A L I T À

ECONOMIA DI SETTORE

ANNO XXVIII - Nuova serie M A G G I O

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Corriere

T H E F I R S T ITALIAN

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Sede operativa via Fiordiligi, 6 37135 Verona Tel. 045.8352317-Fax 045.8307646 e-mail: redazione@corriereortofrutticolo.it Editore Gemma Editco Srl Coordinatore editoriale: Antonio Felice Sede legale e amministrativa: via Fiordiligi, 6 37135 Verona E-mail: segreteria@corriereortofrutticolo.it P.IVA 01963490238 Fotocomposizione e stampa: Eurostampa Srl - via Einstein, 9/C 37100 Verona Autorizzazione Tribunale di Verona n. 176 del 12-1-1965 Spedizione in abb. postale comma 26, art. 2, legge 549/95 La rivista viene distribuita in abbonamento postale c/c n. 11905379 Abbonamento annuo: 66 euro per due anni: 100 euro e-mail: abbonamenti@corriereortofrutticolo.it

Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

Profilo Corriere Ortofrutticolo si è affermato come rivista “di filiera” del settore ortofrutticolo italiano. La rivista collega chi produce, chi commercializza e chi vende al pubblico, oltre ai settori connessi (dai macchinari ai trasporti). La diffusione è capillare in Italia, dove si è allargata alla grande distribuzione alimentare e al dettaglio organizzato. Il Corriere Ortofrutticolo è un formidabile, unico e specializzato strumento di raccordo e di informazione per l’intero settore. È presente a fiere in Italia e all’estero dove è diffuso a indirizzi specializzati di oltre 30 nazioni.

Diffusione 6.000 copie. Ripartizione del mailing: Grossisti 29%, Dettaglianti 23% Produttori 22%, Supermercati 9% Import-export 6,5%, Servizi 5% Tecnologie e Trasformati 2,5% Altri 3%

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RUBRICHE EDITORIALE Europa senza alibi BORSINO Mercati Associati, Veronamercato, L’informazione Coldiretti, Scarpellini IL RICORDO Danila Bragantini. L’impegno per un settore più forte

www.corriereortofrutticolo.it

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Soli, marketing come passione

PAG.19

di 16 mila tonnellate di kiwi in Italia

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Unaproa: strategia comune tra De Ponti e Martina

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Marketing spinto di Chiquita per lanciare i negozi Chiq

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Lutto. Agguato nel Casertano. Muore Gennaro Galdiero della AOP Serena

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Conservabilità: tema da affrontare per l’uva da tavola bio della Puglia

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Ottenuta l’IGP il melone mantovano guarda al mercato

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L’ombra della ‘ndrangheta su uva e castagne in Calabria

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IL BAROMETRO Export di ortofrutta positivo nei primi due mesi dell’anno. Consumi interni ancora in sofferenza: colpiti a marzo i discount

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GENTE & FATTI Agrintesa, Alegra e Apo Conerpo conquistano la maggioranza di Brio

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FEDAGRO NEWS Tassa iniqua: contenzioso con le USL Impegno per una soluzione ‘nazionale’ 42

Auchan si affida all’esperienza di Espasa

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Mercati Associati verso il rinnovo delle cariche

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Mela Val Venosta punta sullo sport

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FruitImprese: conferma per Minguzzi

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Contratti e sicurezza sul lavoro dei movimentatori del CAAT. Trattativa per trovare in tempi brevi un accordo

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E Dimmidisi “cavalca” i Mondiali

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Euro Pool System, cambio della guardia ai vertici

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VARIETÀ & MERCATO Buone, belle, precoci e tardive: sono le nuove albicocche di Apofruit

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Copertina - Protagonisti Stefano Soli. Marketing come passione 19

NOTIZIARIO Tiene il fatturato di Naturitalia grazie ai nuovi sbocchi all’estero

ATTUALITÀ

Dopo i momenti di alta tensione, al CAAT si ragiona sulle condizioni del facchinaggio

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A Treviso piani di rilancio per il Consorzio del radicchio

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Vittoria Mercati: un marchio e un programma di promozione

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Zespri punta su un volume 4

PAG.15

L’ELENCO DEGLI AAT CLAUSE ITALIA CHERRY PASSION CONS. VIGNOLA EOS FEDAGRO GIACCIO GREENPLANET LA COSTIERA

pagina 2 pagina 23 pagina 54 pagina 53 pagina 18 copertina I pagina 36 pagina 44 pagina 17

M a g g i o

2014


ITALIAN

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Ortofrutticolo

M O N T H LY ON FRUIT AND VEGETABLE MARKET

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www.corriereortofrutticolo.it è il quotidiano on line nato dall’esperienza del più affermato mensile specializzato di settore www.corriereortofrutticolo.it ti tiene costantemente aggiornato sulla campagna produttiva e commerciale della frutta con notizie, interviste, dati www.corriereortofrutticolo.it aspetta i Tuoi commenti alle news del giorno Corriere Ortofrutticolo è anche su facebook:

Fiere, sei in corsa

PAG.25

Primo Piano - Fiere di settore Sei in corsa, ognun per sé Primo Piano - Fiere di settore Ortofrutta anche al Cibus di Parma. Tra i protagonisti l’IGP pomodoro di Pachino alla ricerca di nuovi utilizzi nella gastronomia

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Successo di Medfel

PAG.45

internazionale conferma il bisogno della spremuta fresca

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MONDO 26

Buyers da 35 Paesi supportano il successo di Medfel

www.facebook.com/corriere.ortofrutticolo

NEL PROSSIMO NUMERO ☛ Insegna della Gdo e

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Dettagliante, due rubriche ad hoc

Primo Piano - Fiere di settore Sana riapre i battenti a Bologna dal 6 al 9 settembre. Sarà presentata l’indagine su criteri di acquisto dei prodotti bio

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Pesche e nettarine: +14% sullo scorso anno

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Albicocche in recupero in Europa

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Sul prossimo numero riflettori su Famila, con visite ai reparti ortofrutta e interviste ai responsabili. La rubrica sul dettagliante ortofrutticolo proporrà un fruttivendolo tra i più noti di Verona. Queste due rubriche sono proposte in alcuni numeri del Corriere Ortofrutticolo 2014 per approfondire il legame dell’ortofrutta con piccola e grande distribuzione.

La rivincita della melagrana da frutto dimenticato a ‘fenomeno’

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☛ Focus sulla frutta estiva

Compromesso sul pomodoro

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Mele e pere negli States. L’Italia ci riprova? Prevale il sì

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Produttori partners di Primo Mattino

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Mondo flash: Germania, Cile, Olanda, Perù, Egitto, Spagna, Turchia, Russia, Emirati Arabi

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SCHEDA PRODOTTO

Nel numero di giugno faremo il punto della situazione sulla frutta estiva, in particolare su pesche e nettarine, susine e albicocche.

☛ Estero

FRAGOLA Rugby, la prima mini-anguria allungata 39

La sovrapposizione produttiva ha fatto crollare le quotazioni 49

Melone, produzione stabile nel mondo 39 Logistica di magazzino vincente per Fruttagel

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Oranfresh con il suo successo

INSERZIONISTI MERCATO DI GENOVA NCX DRAHORAD OM STILL RIJK ZWAAN ROSARIA SGM GENOVA SIAL OM STILL VALFRUTTA FRESCO

M a g g i o

2014

pagina 1 pagina 34 copertina I pagina 9 pagina 8 copertina I pagina 27 copertina I pagina 12

Il numero di giugno conterrà un report sul mercato dell’ortofrutta in Romania a seguito della missione organizzata a fine maggio dal nostro gruppo editoriale con la presenza di alcuni importanti esportatori. In Romania lo sviluppo della Gdo è ancora molto forte, tuttavia le catene si riforniscono per lo più da importatorigrossisiti; solo alcune sono attrezzate per l’importazione diretta.

☛ Focus sull’innovazione

nel packaging CILIEGIA

Produzione non competitiva Dall’estero esempi da seguire 52

L’Italia si mantiene all’avanguardia per l’innovazione negli imballaggi destinati all’ortofrutta. L’argomento è attualissimo e riveste un’importanza cruciale per lo sviluppo dei consumi. www.corriereortofrutticolo.it

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I “+” e “-” dell’ortofrutta

CorriereOrtofrutticolo

IL BORSINO ☛ Mercati Associati Il 12 luglio scadono, dopo tre anni di mandato, i vertici dell’Associazione che riunisce gli enti gestori dei Mercati italiani. A norma di statuto, presidente e vicepresidente sono rieleggibili ma, nell’approssimarsi della scadenza, l’attenzione sull’argomento è tale da lasciare immaginare che, come sempre accade in Italia, ci siano “due scuole di pensiero”. Da una parte il ‘partito’ della continuità, dall’altro quello del cambiamento. Il presidente uscente Giuseppe Pavan (Udine) e il vice Oliviero Gregorelli (Brescia) hanno costituito per tre anni un asse piuttosto compatto; sono tuttavia espressione di due realtà non proprio centrali nel sistema dei Mercati italiani e i ‘grandi Mercati’, infatti, danno segnali di discontinuità. Roma e Milano, in particolare, già vicini su altri fronti, potrebbero esprimere una candidatura unitaria. Scalpita poi il Veneto, che negli ultimi anni ha mostrato una grande vivacità di iniziative e che in questo ultimo periodo ha trovato una sua centralità su Pa-

☛ Veronamercato Uno dei principali Mercati italiani vive da mesi una situazione di stallo che non fa bene a nessuno. Quattro gli elementi di una situazione che, così come si presenta, non può durare: i grossisti, il direttore generale, la presidenza, il consiglio di amministrazione. I grossisti danno segnali di crescente insofferenza nei confronti della gestione e chiedono una gestione separata per la galleria ortofrutta. Il direttore generale è sotto attacco e le sue reazioni non sono propriamente segnali di distensione.

☛ L’informazione Coldiretti Non smette mai di stupire. Ci torniamo per la seconda volta in questa rubrica perché, soprattutto il sabato e la domenica, nella martellante azione stampa del principale sindacato agricolo italiano ed europeo c’è di tutto tranne che notizie orientate al settore agricolo di argomento tecnico e sindacale. Udite cosa si legge nel comunicato numero 397 del 7 giugno, un sabato: "Con l’arrivo finalmente del caldo vero sono purtroppo bocciati sulle spiagge alla prima prova costume quasi la metà degli italiani (46%) che risultano sovrappeso (35,6%) o addirittura obesi (10,4%). E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione del forte aumento delle temperature che ha portato gli italiani a spogliarsi al mare o nelle piscine in città. Il confronto con la realtà - sottolinea

☛ Domenico Scarpellini Non demorde mai. Più si parla, in giro per l’Italia, della necessità di una nuova grande fiera dell’ortofrutta, più lui aumenta i ritmi di voga e mette in campo nuove iniziative, anche di tipo politico, anche sotto traccia,

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www.corriereortofrutticolo.it

dova. Anche la posizione di Fedagromercati potrebbe avere un suo peso negli equilibri che determineranno la decisione finale, anche perché un ‘peso' il sindacato dei grossisti lo ha, storicamente, sempre avuto. Mentre si guarda a seggiole e poltrone, tuttavia, bisognerebbe anche chiedersi quali idee, quali progetti siano stati fino ad ora messi in campo e cosa potrebbe fare Mercati Associati per rendere più competitivi i Mercati italiani. Si parlava, anni fa, di Mercati di terza generazione, nel senso di mercati in grado di andare oltre l’essere i luoghi della contrattazione, della compra-vendita, per diventare erogatori di servizi, in particolare nel campo della logistica. Oggi si deve guardare anche oltre, riflettendo su tutte le novità che stanno investendo, a livello mondiale, il settore commerciale. Oggi si possono prefigurare Mercati di quarta generazione: un’espressione che va riempita di contenuti, prima che sia tardi. Mercati Associati di oggi e di domani, si sta interrogando, si interrogherà su questi temi? Né su né giù

La presidenza ritiene che il Mercato debba operare in funzione dei grossisti che sono i suoi clienti e che ne rappresentano il futuro, pertanto ai grossisti cerca di fornire nuovi servizi. Il consiglio di amministrazione è in maggioranza sulla linea della presidenza e tuttavia non è compatto e unanime. Esiste un quinto elemento, che dovrebbe essere anzi la componente decisiva: la proprietà, rappresentata in larga maggioranza dal Comune di Verona. La proprietà nicchia e, alla fine, risulta così, irrimediabilmente, la principale responsabile della situazione di stallo. Giù

la Coldiretti - ha provocato uno shock soprattutto tra gli uomini che sono fuori forma nel 55,5% dei casi rispetto alle donne (37,1%). La situazione è dunque drammatica per tutti anche perché - precisa la Coldiretti - i segnali non sono incoraggianti neanche nelle giovani generazioni con il 26,9% di ragazzi italiani tra i 6 e i 17 anni in eccesso di peso. Va segnalata peraltro - continua la Coldiretti - una maggiore consapevolezza del proprio peso da parte degli italiani tanto che per la prova costume il 20% si era già messo a dieta mentre il 27% lo farà presto secondo una indagine on line sul sito www.coldiretti.it dalla quale si evidenzia peraltro che il 22% non ha alcuna intenzione di rinunciare al buon cibo…” Stupendo, non c’è che dire. Ma è questo genere di informazione che ci si aspetta dalla Coldiretti? Giù per la difesa e lo sviluppo del Macfrut di Cesena. Difficile dire come andrà a finire. Ma anche se Domenico Scarpellini, in futuro (oggi no), dovesse arrendersi, uscire sconfitto, gli andrà attribuito l’onore delle armi. Su

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CorriereOrtofrutticolo

Antonio Felice Ci sono state molte donne, forti, di carattere, nel commercio dell'ortofrutta. Ricordo la frase di un grossista, oggi molto in gamba nel suo mestiere: "Ero al mercato ancora prima di nascere". Sua madre contrattava ortofrutta mentre lo aveva in grembo e lui ha la sensazione di esserci stato fin da allora tra cavoli e ciliegie. Mi ha colpito il ricordo commosso della madre, che lo portava bambinello al mercato, di un altro imprenditore, che di strada ne ha fatta tanta ed è conosciuto in tutta Italia: era la madre il perno dell'azienda, lui ne custodisce ancora gli insegnamenti. E poi, quando viaggio in questi ultimi anni, trovo all'estero donne dell'ortofrutta ad ogni pie' sospinto: sono loro le buyer in Russia, in Romania, in Finlandia, in cento altri Paesi e spesso sono loro a dirigere gli uffici commerciali di grandi aziende e a occupare posizioni di grande responsabilità. Rispetto a tutte queste donne, Danila Bragantini era di un altro livello. Il suo impegno, segnato dalle difficoltà e dagli intoppi di ogni giorno in un Paese complicato (per essere buoni) come il nostro, era di costruire un settore ortofrutticolo italiano più forte. E' stato questo l'impegno di tutta la sua vita. Non amando il protagonismo ma la sostanza, pur avendo avviato una serie non trascurabile di iniziative in prima persona, ha preferito servire il settore da numero due, da vice vicario, da primo, prezioso supporto ai presidenti che hanno fatto negli ultimi vent'anni di ANEIOA poi diventata Fruitimprese, un'associazione importante e di riferimento senza la quale è difficile parlare di ortofrutta oggi in Italia. Danila Bragantini si è spesa moltissimo per questo e ha cercato anche il dialogo con gli altri, per costruire un sistema nazionale. Una battaglia da ciclopi. Da più parti, anche in famiglia - una famiglia che è poi una dinastia dell'ortofrutta - ogni tanto le dicevano che era tempo perso ma lei non ha mai smesso di credere che valesse la pena impegnarsi. In questo senso, pur essendo una persona mite, gentile, educata - e nello stesso tempo capace di battute folgoranti (quasi sempre pronunciate rapidamente, come per voler rientrare subito nei ranghi ) -, Danila Bragantini può essere definita anche come una donna battagliera. Forse glielo aveva insegnato il parroco di Grezzana, il paese natale, sulle colline veronesi bastione della vecchia DC, e molto probabilmente anche il padre Marco: nella vita bisogna darsi degli obiettivi alti. Prima, giovanissiM a g g i o

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ma, nel Veronese, poi nel Veneto, infine in Italia, Danila ha cercato con caparbietà di donna di tener fede per tutta la vita a questo insegnamento. Danila Bragantini, nata il 29 settembre 1951, si è spenta il 29 maggio 2014. Tre grandi imprenditori, che negli ultimi vent'anni si sono succeduti alla presidenza dell'Associazione degli esportatori-importatori di ortofrutta, l'hanno ricordata con parole sincere. Pino Calcagni: "Danila ha dedicato la propria vita professionale alla comunità dell'ortofrutta e ha lavorato per cercare di dare coesione al sistema ortofrutticolo italiano". Gino Peviani: "Danila è stata una donna aperta e lungimirante, con un carattere forte e deciso. Ha dato un contributo costante. Si è dimostrata un consigliere prezioso che ha segnato con le sue intuizioni la nostra Associazione". Marco Salvi: "Tenace, coraggiosa e lungimirante, Danila Bragatini è stata un riferimento ed un esempio per tutti noi di Fruitimprese, l'organizzazione che amava profondamente". Ora il tema che piacerebbe anche a lei è questo: quale eredità dare a questo impegno, come non disperdere questo esempio, come e con chi raggiungere l'obiettivo? Danila Bragantini aveva attraversato una stagione, dall'affermazione - vissuta già dal nonno Angelo e dal padre Marco - al declino dell'ortofrutta italiana in Europa, contro la quale ha combattuto anche in azienda, a fianco dei fratelli Giuseppe e Angelo junior Bragantini. E aveva tirato una conclusione: l'Italia aveva perso terreno a causa delle divisioni, delle logiche di campanile, degli opposti interessi corporativi, dei tornaconti di parte che impedivano la costruzione di un sistema economico forte, integrato, costruito lungo filiere portatrici di reddito ad ogni componente. La lotta tra privati e cooperazione in un recente passato aveva fatto del male a tutti, ha indebolito il sistema. Se qualche cosa è migliorato negli anni, lo si deve anche a lei. Ma le cose non sono migliorate abbastanza. Negli ultimi anni, Danila Bragantini lo sapeva anche se non amava dirlo troppo in giro: il settore ortofrutticolo nel suo complesso rischia ancora di fare passi indietro invece che passi avanti. Per questo, qualcuno deve prendere in mano con orgoglio subito la sua eredità di donna coraggiosa. Nella dinastia Bragantini c'è un senso di appartenenza che ci ha ricordato Giuseppe Bragatini, il fratello maggiore di Danila: "Noi siamo sempre andati d'accordo per il bene di tutti". Servirebbe proprio questo all'ortofrutta italiana. www.corriereortofrutticolo.it

IL RICORDO

L'impegno per un settore più forte

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ARANCIA ROSARIA. PERFETTO EQUILIBRIO TRA GUSTO E BENESSERE. Ricca di vitamine A, B, PP e C, ideale come coadiuvante della cura degli stati influenzali

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CorriereOrtofrutticolo

Nei primi due mesi del 2014 si è registrato ancora un andamento positivo per il nostro export ortofrutticolo. Rispetto al primo bimestre del 2013 vi è stato un incremento sia dei volumi (10,9%) sia del valore (5,2%). In calo i volumi importati (-3,1%) cui ha fatto riscontro un lieve incremento economico (0,3%). Il saldo è di circa 276 milioni di euro con un incremento del 14,5%. Secondo i dati resi noti da FruitImprese il 23 maggio, complessivamente nel primo bimestre l’Italia ha esportato circa 682 mila tonnellate per un valore di 730 milioni di euro. In aumento i flussi di tutti i comparti: ortaggi 12,2%, agrumi 2,9%, frutta fresca 12,5% e frutta secca 11,6%. In valore segno positivo per tutti i comparti ad eccezione degli agrumi che hanno fatto registrare un calo del 9,6%. Per quanto riguarda le importazioni l’Italia ha importato circa 510 mila tonnellate di ortofrutticoli per un valore di 453 milioni di euro. Tra i singoli comparti in calo i volumi di ortaggi (-3,7%), agrumi (-32,4%) e frutta fresca (8,1%). In contro-tendenza la frutta secca con un incremento del 45,5% e la frutta tropicale (6,9%). In valore segno positivo solo per la frutta secca. Nel mercato interno, secondo l'ISTAT, si è registrato a maggio un netto miglioramento della fiducia dei consumatori. Tale mutato atteggiamento non si è ancora trasformato in un aumento dei consumi alimentari, che restano al palo anche nella prima parte dell’anno. Il maggiore ottimismo su componente economica, giudizi e attese sulla situazione del Paese, ai massimi da marzo 2007, è un bel segnale di ripartenza, dopo anni di crisi nera - secondo alcuni osservatori dell'economia nazionale - ma non coinvolge il carrello della spesa. Un italiano su due

continua a comprare solo l’essenziale, anche per la tavola, con il risultato che da inizio anno la spesa per il cibo è calata del 2 per cento, registrando un crollo drammatico per prodotti come pasta (-4,7 per cento), pesce (-5 per cento), latte (-3,2 per cento) e anche frutta e verdura (-3 per cento). Servono fatti concreti, a livello politico e dell'economia privata (le aziende), per consolidare la risalita del clima di fiducia. A marzo c'è stato un calo generalizzato delle vendite al dettaglio che ha colpito anche i discount di alimentari (che nei mesi scorsi erano gli unici a registrare aumenti), i quali hanno riportato -1,5% a marzo 2014 su marzo 2013 (ma si sono attestati a +1,2%, se si analizzano i dati complessivi del primo trimestre). Certo si spreca di meno, la spesa è più oculata, ma si fanno anche molte rinunce. Una situazione che - si evince dai dati ISTAT sul commercio al dettaglio a marzo - si riflette sulla filiera agroalimentare e sulle imprese agricole (prezzi all'origine -3,7% ad aprile, secondo i dati ISMEA) che sempre più puntano sull'esportazione. Il mese di aprile ha girato in negativo per i prezzi agricoli alla prima fase di scambio. L'indice ISMEA dei prezzi dei prodotti agricoli nel mese in esame si è attestato a 131,7 (base 2000=100), registrando una flessione del 3,7% su base mensile e del 2,6% nel confronto annuo. L'aggregato delle produzioni vegetali subisce in media un deprezzamento del 7,8% a causa in particolare della flessione degli ortaggi che in un solo mese hanno ceduto il 24%. All’origine del calo l’eccesso d’offerta determinato dalle temperature miti di aprile. Le elaborazioni dell'Istituto indicano, invece, aumenti per la frutta (+3,2%)

BAROMETRO

Export di ortofrutta positivo nei primi due mesi dell’anno Consumi interni ancora in sofferenza: colpiti a marzo i discount

COMMERCIO ESTERO ORTOFRUTTICOLO - RAFFRONTO PRIMI DUE MESI DEGLI ANNI 2013-2014

QUANTITA' (TONS) ESPORTAZIONI

FEB 2013

VALORI (MIGLIAIA DI EURO)

FEB 2014

var%

FEB 2013

FEB 2014

var%

Legumi e ortaggi Agrumi Frutta fresca Frutta secca Frutta tropicale

195.001 94.071 303.522 8.896 13.439

218.878 96.825 341.582 9.927 14.970

12,2 2,9 12,5 11,6 11,4

259.836 67.629 316.744 38.885 11.216

265.125 61.170 336.865 56.292 11.040

2,0 -9,6 6,4 44,8 -1,6

TOTALE EXPORT

614.929

682.182

10,9

694.310

730.492

5,2

IMPORTAZIONI

FEB 2013

FEB 2014

var%

FEB 2013

FEB 2014

var%

Legumi e ortaggi Agrumi Frutta fresca Frutta secca Frutta tropicale

272.601 68.213 33.375 20.792 131.155

262.380 46.078 30.671 30.254 140.225

-3,7 -32,4 -8,1 45,5 6,9

163.061 46.095 49.736 111.484 82.251

148.987 29.973 46.084 146.522 82.221

-8,6 -35,0 -7,3 31,4 0,0

TOTALE IMPORT

526.136

509.608

-3,1

452.627

453.787

0,3

88.793

172.574

94,4

241.683

276.705

14,5

SALDO

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FATTI

GENTE

&

CorriereOrtofruttIcolo

Agrintesa, Alegra e Apo Conerpo conquistano la maggioranza di Brio E' stata presentata a inizio maggio la nuova aggregazione produttiva e commerciale che darà forza al marchio Brio per una sua presenza ancora più significativa sul mercato dell'ortofrutta biologica. Nella proprietà di Brio è entrata la cooperativa faentina Agrintesa, insieme con la società commerciale Alegra e l’organizzazione di produttori Apo Conerpo. "Con questa operazione – ha dichiarato nell'occasione il presidente di Agrintesa, Raffaele Drei – la nostra cooperativa entra nel capitale di Brio con una quota del 39%, l’associazione Apo Conerpo con il 5% e la società Alegra con il 7%, mentre il rimanente 49% resta in mano alla cooperativa La Primavera una delle realtà pioniere del biologico italiano e fondatrice, nel 1993, della stessa Brio - e ad altri soci minori'. 'Dopo il riassetto delle quote – ha aggiunto - è previsto un aumento di capitale di 2,5 milioni di euro al fine di rafforzare la società'. Brio commercializza quasi 20 mila tonnellate di prodotti ortofrutticoli a cui si aggiungono 1.650 tonnellate di altre derrate alimentari, tutte rigorosamente biologiche. Il fatturato 2013 ha sfiorato i 37 milioni di euro, con un incremento del 9% rispetto all’anno precedente, ed è stato rea-

lizzato per il 40% all’estero. Se si considerano anche le altre società del gruppo (Brio France, Biologica 2006, Terre del Sud, Brio Deutschland e BDL Trasporti), il volume d’affari sale a 50 milioni di euro (+6% sul 2012) e le quantità sfiorano le 25 mila tonnellate. La ‘nuova’ Brio prende il via da giugno con l’obiettivo di raddop-

piare il proprio fatturato globale entro i prossimi 5 anni. “In quest’ottica di collaborazione a 360° – ha sottolineato Davide Vernocchi, presidente di APO Conerpo – la nuova partnership potrà garantire orizzonti produttivi e commerciali sul biologico più ampi e nuove opportunità di crescita per tutte le cooperative aderenti; siamo di fronte ad un progetto di aggregazione decisamente moderno ed ambizioso in grado di assicurare nuovo slancio all’intero sistema ortofrutticolo nazionale”. “Agrintesa vanta una lunga tradizione nel biologico – ha rilevato

Auchan in Italia si affida all’esperienza di Espasa Patrick Espasa (nella foto) è il nuovo presidente e amministratore delegato di Auchan spa – azienda presente nel settore della grande distribuzione italiana con 58 ipermercati in 12 regioni – e presidente di Auchan Romania, che conta 31 ipermercati. Espasa, 55 anni, ha trascorso dieci anni alla guida degli ipermercati in Italia, assumendo nel 2003 l’incarico di diretto-

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il direttore generale Cristian Moretti – ma oltre ai numeri, peraltro significativi, va evidenziato il contributo che la nostra cooperativa può assicurare in termini di pianificazione industriale, vale a dire di qualificazione e programmazione delle produzioni, specializzazione e concentrazione delle lavorazioni, modernizzazione delle politiche di vendita, razionalizzazione e contenimento dei costi, flessibilità e innovazione della logistica, ricerca di nuove economie di scala; a tal fine specializzeremo ulteriormente gli stabilimenti di Gambettola (Forlì-Cesena) e Zevio (Verona)”. “Con questa importante sinergia – ha affermato Gianni Amidei, consigliere delegato di Alegra – il mondo ortofrutticolo che fa capo al sistema Alegra/Agrintesa può consolidare significativamente la propria posizione, partendo dalle attuali 8.000 tonnellate (12 milioni di euro di fatturato) per salire all’attenzione del mercato nazionale ed internazionale quale prima realtà italiana dell’ortofrutta biologica con un’offerta complessiva di oltre 33 mila tonnellate”. Il segnale ad Almaverde Bio è chiaro: il primo marchio del biologico italiano nel settore del fresco ha da adesso un concorrente agguerrito con cui fare i conti.

re generale di Auchan spa. Nel 2009 è nominato anche direttore generale di Auchan in Romania. Nei nuovi incarichi sostituisce Philippe Le Grignou, che lascia la presidenza di Auchan spa e di Auchan Romania, e Christian Iperti che lascia la direzione generale di Auchan spa. Entrambi vanno a ricoprire incarichi internazionali in seno al Groupe Auchan: Philippe Le Grignou assume la posizione di direttore Sviluppo Internazionale e Christian Iperti di direttore Supply Chain Internazionale.

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GENTE

CorriereOrtofruttIcolo

I bambini e lo sport hanno caratterizzato anche nel mese di maggio le iniziative di promozione della Mela Val Venosta. Un binomio su cui il marketing del VIP crede fortemente. L'iniziativa più importante ha riguardato lo sport ed è stata la presenza di VIP, il 27 maggio, a una delle tappe più impegnative del Giro d’Italia, con partenza da Ponte di Legno e arrivo, attraverso il Passo Gavia e il Passo dello Stelvio, in Val Martello, tra salite vertiginose, ardui tornanti e paesaggi mozzafiato. A Silandro, è stato al-

E Dimmidisi “cavalca” i Mondiali In occasione del Campionato Mondiale di Calcio 2014, DimmidiSì crea la busta di insalate fresche 'I love Italia'. Pensata per tifare insieme agli italiani la nazionale di calcio impegnata in Brasile, la busta tricolore sfoggia in primo piano un grande pallone da calcio. Distribuita da metà maggio, la referenza è un'insalata fresca, selezionata, già lavata e confezionata. La nuova insalata DimmidiSì si inserisce nel filone del marketing emozionale. M a g g i o

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lestito nell'occasione un traguardo speciale dedicato alla Mela Val Venosta. E il vincitore è stato premiato nel corso di una cerimonia allestita all’arrivo in Val Martello, con un trofeo a forma di mela realizzato con il prestigioso marmo di Lasa da un maestro artigiano locale. Le mele venostane sono state presenti a Silandro anche nell’Open Village, con uno stand dedicato presso cui sono state distribuite le croccantissime mele venostane a fan e ciclisti per dare loro una carica di energia.

FruitImprese: conferma per Minguzzi

FATTI

Mela Val Venosta punta sullo sport

&

Giancarlo Minguzzi, presidente della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (Ravenna), è stato rieletto per acclamazione a metà maggio presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna, l’associazione che riunisce le imprese private regionali dell’ortofrutta, che lavorano un milione di tonnellate di prodotto all’anno, per 900 milioni di fatturato, con un 60% di export. Nel corso dell’assemblea dei soci, svoltasi a Cesena, è stato rinnovato anche il consiglio direttivo dell’associazione in cui entrano: Luigi Mazzoni, Gabriele Gobbi, Achille Ceccarelli, Maurizio Filippi, Patrizio Neri, Adriano Petteni, Walter Piraccini, Graziano Pransani, Giulio Romagnoli e Marco Salvi.

Euro Pool System, cambio della guardia ai vertici Gerjo Scheringa (nella foto), 47 anni, è stato nominato chief executive officer di Euro Pool System International B.V. con effetto dal primo agosto 2014. Scheringa subentra a Folkert Mulder. Gerjo Scheringa, che dal maggio 2012 ha ricoperto il ruolo managing director di Zon Fruit & Vegetables, azionista indiretto di Euro Pool System, è membro del Supervisory Board di Euro Pool System dal primo giugno 2012. Nell’ambito della propria carriera ha acquisito una vasta esperienza in diverse aziende rivestendo inoltre cariche di alta dirigenza all’interno di FrieslandCampina nei Paesi Bassi, in Africa e in Medio Oriente. “La nomina di Gerjo Scheringa a CEO è stata decisa

alla luce della sua vasta esperienza nel settore frutta e verdura. Siamo lieti della sua nomina e auguriamo a Gerjo e al suo team di operare con successo verso la continua crescita di Euro Pool System”, ha dichiarato Klaus Lutz, chairman del supervisory board. Euro Pool System comprende due aziende specializzate nel fornire servizi di imballaggio e reverse logistics al mercato europeo della grande distribuzione.

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Dalle nostre cooperative

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Nonostante la crisi che ha influito sui consumi di ortofrutta, scesi al minimo storico con 323 kg per famiglia (erano 450 nei primi anni 2000), Naturitalia ha chiuso il 2013 con un bilancio abbastanza soddisfacente. A delineare lo scenario l’assemblea annuale della società commerciale del gruppo Apo Conerpo e di Europ Fruit. Il ferrarese Roberto Cera è stato confermato alla presidenza, con Vittorio Beccari e Adriano Petteni alla vice presidenza. “Nel 2013 – ha sottolineato il presidente Cera – abbiamo commercializzato complessivamente circa 125 mila tonnellate di ortofrutta fresca (in calo dell’11% rispetto all’anno precedente), di cui quasi 80 mila esitate presso la Grande Distribuzione Organizzata e oltre 44 mila destinate all’esportazione. A fronte di questa contrazione dei volumi, il fatturato ha registrato un incremento del 5,8% sul 2012, sfiorando i 130 milioni di euro”. “Un risultato – ha proseguito Cera – ottenuto grazie alla migliore valorizzazione dei prodotti conferiti, collocati su mercati particolarmente remunerativi. Oltre a consolidare la presenza nel nostro Paese, infatti, – ha dichiarato Cera – Naturitalia ha anche registrato un crescente sviluppo all’estero, soprattutto in Germania, e in Asia, nel Middle East, nonché nei Paesi d'oltremare. La società ha puntato con sempre maggior decisione sulla strada della internazionalizzazione per aumentare gli sbocchi commerciali e garantire ai soci una adeguata remunerazione. E, alla luce dei brillanti risultati ottenuti fino ad oggi, l’obiettivo è proseguire in questa direzione e ‘conquistare’ altri mercati tra cui, in particolare, Medio Oriente, Sud Africa e Australia”. “Per rispondere alle esigenze dei M a g g i o

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Dopo i momenti di alta tensione, al CAAT si ragiona sulle condizioni del facchinaggio Sono stati due giorni di altissima tensione quelli vissuti al CAAT, Centro agroalimentare di Torino, dove nella notte tra giovedì 22 e venerdì 23 maggio ci sono stati scontri tra manifestanti e polizia in seguito a una protesta causata da alcuni licenziamenti. Circa 250 persone hanno tentato nella notte di bloccare gli accessi a lavoratori e a clienti di quello che è il terzo Mercato agro-alimentare italiano e la polizia ha dovuto allontanarli con una carica di alleggerimento. La vicenda era cominicata dalla sospensione dal lavoro di cinque movimentatori di una cooperativa di carico e scarico merci. Le cinque persone si sono rivolte al sindacato che ha indetto la manifestazione di protesta. Ma i problemi sono nati quando, a questa iniziativa, si sono uniti i Cobas e i centri sociali. Alle due di notte di venerdì tra la cooperativa di facchinaggio e il sindacato era stato raggiunto un accordo ma ormai la situazione era sfuggita di mano. A quel punto la protesta è proseguita turbando le trattative e specialmente i movimenti sia in entrata che in uscita dal Mercato. Si sono così formate lunghe code di TIR ed è cresciuta la tensione tra i manifestanti e i grossisti e gli autotrasportatori. In alcuni frangenti il CAAT si è trasformato in terreno di scontro. Da una parte la polizia è intervenuta con i lacrimogeni per tentare di allontanare i manifestanti e consentire così l’ingresso dei mezzi nel Centro agroalimentare. Dall’altra chi protestava ha iniziato a lanciare pietre, bottiglie e vari oggetti, tra vetri infranti, semafori e altri oggetti danneggiati. La manifestazione ha creato molto nervosismo specialmente tra i trasportatori di furgoni e camion, che sono rimasti bloccati. I guardiani, vista la situazione così delicata e difficile che si era venuta a creare, non hanno permesso l’entrata e l’uscita dalle porte. Un trasportatore legato a un’azienda dell'ambulanto prima ha solo minacciato di passare e poi, dopo ore di attesa, con il suo furgone ha forzato il blocco. Uno dei guardiani ha cercato di fermarlo mettendo un braccio nella portiera. Tuttavia il conducente del furgone ha proseguito. Il guardiano è caduto per terra procurandosi una slogatura alla spalla. Il furgone ha colpito anche un poliziotto ad un ginocchio. Successivamente mentre usciva dal blocco il conducente del mezzo ha colpito anche due ragazze dei centri sociali. L'investitore è stato sottratto dalla polizia al pestaggio dei manifestanti. "Non ho mai visto nulla del genere. Neanche quando a manifestare erano stati i forconi", ha affermato all'Ansa Giuliano Manolino, presidente del CAAT. La situazione è migliorata nei giorni successivi. L'episodio tuttavia va analizzato nella sua complessità per trarre conclusioni che vadano a vantaggio di una buona organizzazione e di buone relazioni di lavoro all'interno dei Mercati. Pare sia stata comunque determinante una certa situazione di disagio diffusa a Torino in alcune aree politiche giovanili e tra la popolazione immigrata. Una ristretta minoranza, tuttavia in grado di creare seri problemi. Vanno valutate poi certamente anche le condizioni di lavoro di chi svolge servizio di facchinaggio.

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NOTIZIARIO

Tiene il fatturato di Naturitalia grazie ai nuovi sbocchi all’estero

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Notiziario consumatori e far fronte ad una concorrenza sempre più agguerrita e competitiva anche in ortofrutta - ha affermato il direttore generale, Gabriele Ferri - nel 2013 Naturitalia ha poi aumentato ulteriormente i propri investimenti nel comparto della ricerca e della sperimentazione. A questo proposito, sono state individuate le linee di sviluppo delle patate di quarta gamma; inoltre è proseguita l’attività per la messa a punto della pera rossa ‘Falstaff’, premiata nell’autunno 2012 al Macfrut. Sempre la rassegna cesenate, ma nell’edizione 2013, ha tenuto a battesimo anche altre interessanti proposte, vale a dire le nuove varietà di kiwi a polpa gialla, rossa e verde, in grado di accontentare i palati più diversi e i consumatori più esigenti grazie ad una gamma di sapori davvero ampia e a caratteristiche organolettiche particolarmente elevate. Attualmente testati con appositi panel, questi frutti saranno disponibili a partire dalla campagna 2016/2017”. “Per conquistare quote di mercato sempre maggiori e riuscire a comunicare chiaramente i plus delle proprie produzioni – hanno concluso Cera e Ferri – Naturitalia ha anche deciso di spingere sempre più l’acceleratore sulla politica di marca. Una scelta vincente, nel mercato globale, per aumentare la competitività, segmentare l’offerta e uscire dalla situazione in cui la commercializzazione dei prodotti sembra ridursi ad una ‘gara’ basata esclusivamente sul prezzo. Offrendo ampie garanzie in termini di qualità, naturalità e affidabilità, i marchi possono avvicinare ulteriormente i consumatori all’ortofrutta fresca, fornendo a ognuno di loro la risposta più giusta”. Il consiglio di Naturitalia: Roberto Cera, presidente; Vittorio Beccari e Adriano Petteni, vicepresidenti; consiglieri: Stefano Andraghetti, Luca Canonici, Domenico Cenni, Tonino Checcoli, Gabriele Chiesa, Graziano Ciaranfi, Vito Di Fruscolo, Pietro Fabbri, Mauri14

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zio Filippi, Michele Mangolini, Massimo Michelini, Alfio Messina, Davide Minelli, Patrizio Neri, Giuseppe Nola e Alessandro Perugini.

A Treviso piani di rilancio per il Consorzio del radicchio S'inaugura una stagione di rilancio per il Consorzio di Tutela del Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco IGP. Prima tappa di questo percorso di rinnovamento la nuova sede a Quinto di Treviso. E' stata sottoscritta a metà maggio la convenzione tra Consorzio e amministrazione comunale di Quinto di Treviso, per la concessione in uso dei nuovi locali lungo la via Noalese, in un immobile che ricade nell'Area di Riserva Naturale Orientata all'interno del Parco Regionale del Fiume Sile. Una moderna porta di accesso al Parco, con ampie vetrate che consentono una magnifica visuale sul fiume e sui percorsi naturalistici attrezzati da poco inaugurati. L'immobile (realizzato nell'area denominata "ex Silgas") è di proprietà comunale e verrà concesso ad una cifra simbolica (a titolo di rimborso spese per utenze). D'altra parte, per il Comune di Quinto la nuova sede sarà occasione di valorizzazione e promozione del territorio, collocato nel cuore delle Terre del Radicchio e del parco fluviale. Soddisfatto il presidente di Coldiretti Treviso, Walter Feltrin, tra gli artefici di questo progetto: "Penso che la promozione dei prodotti che caratterizzano il nostro territorio debba svolgersi sempre più attraverso sinergie che possono valorizzare il "sistema Treviso" e non solo il semplice campanile. L'apertura del sindaco di Quinto va vista proprio in questa direzione. Speriamo che sia solo la prima di tante altre operazione in questa direzione".

"Il Consiglio ha avviato progetti importanti sia sul fronte del rinnovo dell'immagine e della comunicazione delle nostre IGP, sia sul fronte commerciale. Molti agricoltori hanno dimostrato nell'ultimo anno la volontà di avviare la produzione del Radicchio Rosso di Treviso e del Variegato di Castelfranco, diversi produttori hanno rinnovato la fiducia verso il Consorzio", afferma il presidente Paolo Manzan, che si attende nuove adesioni e ricorda che solo l'IGP può fregiarsi della denominazione Radicchio Rosso di Treviso.

Vittoria Mercati: un marchio e un programma di promozione Si è costituito il 20 maggio, a Palazzo Iacono, il Consorzio Ortofrutta di Vittoria (Ragusa), presenti il sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia, i componenti la giunta municipale, il presidente di Vittoria Mercati Emanuele Garrasi, il consiglio di Amministrazione e gli aderenti allo stesso. La nuova realtà consortile avrà lo scopo di tutelare e vigilare sul corretto utilizzo del marchio 'Vittoria Mercati'. Il Consorzio vede al suo interno la presenza di tutte le categorie produttive e commerciali. Il direttivo è composto da 9 componenti: Emanuele Garrasi (Vittoria Mercati), Giuseppe Sulsenti (Vittoria Mercati), Filippo Giombarresi (Associazione dei Concessioniari); Gianfranco Cunsolo (Coldiretti), Massimo Cilia (produttore); Guido Grasso (produttore); Giorgio Ravalli (produttore), Alessio Salafia (operatore commerciale); Marco Lo Bartolo (operatore commerciale). A margine della costituzione, il presidente Emanuele Garrasi ha assicurato che "il Consorzio sottoscriverà una convenzione con Vittoria Mercati per l’affidamenM a g g i o

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Zespri punta su un volume di 16 mila tonnellate di kiwi in Italia E' partita dalla settimana 21 (1924 maggio) la stagione dei Kiwi Zespri® della Nuova Zelanda. Obiettivo commerciale collocare sul mercato italiano un volume complessivo pari a circa 16 mila tonnellate, con un leggero incremento della disponibilità di Zespri® Green Haiward, una quantità stabile di Zespri® Gold ed in deciso aumento la varietà Zespri®SunGold. Novità della campagna estiva è proprio l’arrivo sul mercato della nuova varietà di kiwi Zespri® SunGold. Un frutto dalla polpa gialla e la buccia liscia, un gusto fresco, dolcemente esotico e particolarmente succoso, per un target esigente, attento alla qualità e all’innovazione. Il prodotto si presenta tendenzialmente di calibro molto sostenuto e i controlli qualitativi fatti in pre e post raccolta e quelli successivi effettuati durante il trasporto in nave, confermano una stagione molto positiva caratterizzata da un grado zuccherino e residuo secco elevato. La proposta assortimentale Zespri® prevede oltre lo sfuso - box da 10kg Green, box da 6 kg Gold e

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SunGold – i vassoi 4 frutti per il green e 6 frutti per il gold con comunicazione on pack, ideata per veicolare il brand, le attività promozionali e creare valore per il retail sul punto vendita. E' in corso fino a luglio un piano promozionale di supporto alle vendite rivolto ai grossisti, dettaglianti e retail su tutto il territorio nazionale.

Unaproa: strategia comune tra De Ponti e Martina “Adeguarsi al cambiamento è indispensabile per sopravvivere e restare competitivi, in uno scenario mondiale completamente mutato e in movimento chi resta fermo è perduto”: Parole del presidente di Unaproa Ambrogio De Ponti (nella foto) in apertura dei lavori a Roma, il 13 maggio, della 21esima assemblea Unaproa, la principale Unione italiana dei produttori ortofrutticoli. “Se l'apertura al cambiamento è innanzitutto un atteggiamento mentale e un approccio culturale - ha sottolineato De Ponti -, deve però sostanziarsi di elementi concreti. Da qui questo momento di confronto tecnico sul tema dell'internazionalizzazione, una delle sfide che il settore dell'ortofrutta non può più rimandare”. “Proprio in nome della concretezza, Unaproa vuole in quest'ambito lanciare un nuovo modello, distintamente italiano, per andare all'estero, suggerendo ai suoi associati proposte di aggregazione e organizzazione concrete. In questa traiettoria vogliamo innanzitutto fissare un primo appuntamento, leva potentissima di sviluppo: l'Expo 2015. Tale traguardo, che in realtà è un punto di partenza, deve essere una provocazione per tutti gli italiani, perché deve obbligare tutti noi a darci da fare. Decisiva per l'ortofrutta italiana - conclude De Ponti - sarà la presenza all'Expo, una

straordinaria vetrina internazionale per presentare l'eccellenza della qualità della produzione italiana nel mondo”. Le parole del presidente De Ponti hanno trovato pronta risposta nel ministro Maurizio Martina, intervenuto all'incontro. Il ministro, sottolineando l'importanza di analizzare i modelli organizzativi italiani nel confronto con quelli stranieri e la necessità di mettersi sempre in discussione senza accontentarsi, ha contestualmente lanciato un prossimo passo concreto. “Sono molto interessato a sviluppare con Unaproa, come ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e di concerto con altri ministeri, in primis il Mise, una strategia. Vediamoci presto - ha ribadito - e approfondiamo assieme le risultanze dei ragionamenti che verranno fuori. Dobbiamo far leva su un potenziale straordinario di settore strutturando un'operazione congiunta”.

NOTIZIARIO

to in uso gratuito del marchio e avvierà immediatamente la sua attività delineando un piano strategico di promozione e valorizzazione dei prodotti ortofrutticoli commercializzati al mercato di Vittoria”.

Marketing spinto di Chiquita per lanciare i negozi Chiq Un'iniziativa per premiare i consumatori e valorizzare i negozi che hanno sui loro banchi le banane, i kiwi e gli ananas '10 e lode'. È il concorso "Cerca i negozi Chiq" lanciata da Chiquita, che dal 19 maggio al 19 luglio mette in palio 10 premi immediati al giorno, 3 buoni spesa da 100 euro alla settimana e due buoni shopping da 3.000 euro. Per partecipare i consumatori devono scoprire www.corriereortofrutticolo.it

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Notiziario

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LUTTO. Agguato nel Casertano Muore Gennaro Galdiero della AOP Serena Gennaro Galdiero, 41 anni, amministratore delegato della AOP Serena, è morto la mattina del 28 maggio, a seguito delle ferite di arma da fuoco riportate nell’agguato subìto da ignoti nel pomeriggio del 27 maggio allo svincolo autostradale di Caianello sulla A1. Lascia la moglie e un figlio. Al momento dell'agguato, l'imprenditore, residente a Sessa Aurunca (Caserta), era solo nella sua auto, una Bmw. Gli aggressori l'avrebbero affiancato a bordo di un'altra auto facendo fuoco varie volte con l'evidente obiettivo di ucciderlo. Subito dopo l'agguato, Galdiero era stato ricoverato, in condizioni molto gravi, al reparto di Terapia Intensiva dell'ospedale di Piedimonte Matese dove i medici hanno provato a salvargli la vita, purtroppo senza riuscirci. La AOP Serena, nata nel 2010 dall’unione di due organizzazioni di produttori, la Alto Casertano e la Giotto, ha sede in località Camponuovo Fasani di Sessa Aurunca. Nel 2013 è entrata a far parte dell’associazione anche la cooperativa La Flacca, con la sua significativa esperienza nella produzione di ortaggi. La gamma dei prodotti di AOP Serena comprende oggi, oltre alla famosa Melannurca Campana IGP, varie tipologie di frutta, ortaggi e verdure provenienti dalle zone vocate del basso Lazio e dell’alto Casertano, dove sono localizzati i circa 140 soci, con 1600 ettari di terreno e 120 ettari a serre. dove sono i ‘Negozi Chiq', i punti vendita che in cui è possibile trovare banane, ananas e kiwi '10 e lode'. Una volta trovato un negozio, basta scattare una foto dell'insegna e una dei prodotti Chiquita esposti all'interno. Registrandosi e caricando la coppia di foto sul sito del concorso raggiungibile da www.chiquita.it è possibile scoprire immediatamente se si è uno dei vincitori dei gadget targati Chiquita: il telo mare, la chiavetta Usb o la banana gonfiabile. Per ogni coppia di foto pubblicata sul sito, i partecipanti guadagneranno inoltre un punto, utile alla classifica settimanale. Ogni settimana, tre buoni spesa da 100 euro saranno assegnati ai tre punteggi più alti. Infine, tra tutti i concorrenti presenti in classifica, verrà estratto mensilmente un buono shopping da 3.000 euro per vivere una 'estate 10 e lode'. I punti potranno essere inoltre guadagnati anche invitando gli amici a partecipare: ci si potrà aggiudicare un punto per ogni invitato che partecipa. 16

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Il concorso è sostenuto distribuendo ai rivenditori materiale promozionale per il punto vendita. L'attività pubblicitaria comprende spot tv dedicati all'iniziativa, campagne web e stampa e affissioni che indicano la presenza di un negozio Chiq nelle vicinanze. Sulla pagina Facebook www.facebook.com/Chiquita10el ode vengono pubblicati periodici aggiornamenti sul concorso e i partecipanti hanno la possibilità di condividere le loro idee su come userebbero il premio da 3.000 euro.

Conservabilità: tema da affontare per l’uva da tavola bio della Puglia

convertiti al metodo di agricoltura bio. Di questi 1.315 ettari sono biologici certificati e 1.103 ettari sono in conversione. La produzione di uva da tavola biologica non è semplice: comporta molteplici problematiche principalmente legate alla gestione agronomica, al controllo fitosanitario e alla gestione del frutto in postraccolta. Inoltre l’uva che viene esportata va incontro a una serie di difficolta di conservazione e/o barriere fitosanitarie che spesso penalizzano il raggiungimento di alcuni mercati. Uno specifico progetto, sostenuto dall'Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, ha cercato di dare una soluzione a questi problemi.

Ottenuta l’IGP il melone mantovano guarda al mercato Il melone mantovano ha ottenuto il riconoscimento europeo che completa l'iter di certificazione dei prodotti d'origine tipica ed è stato per questo premiato all'ultima edizione del Cibus di Parma, con la consegna al presidente Mauro Aguzzi di un riconoscimento da parte del ministro Maurizio Martina. L'obiettivo del Consorzio - ha detto Aguzzi a Parma - è d'ora in poi quello di promuovere il Melone Mantovano IGP sia in Italia sia in Europa. La zona di produzione del Melone Mantovano IGP interessa il territorio di 45 Comuni, di cui 28 ricadenti in provincia di Mantova, e i restanti distribuiti fra le province di Cre-

La Puglia è al primo posto in Italia per la produzione di uva da tavola biologica e la prima regione in Europa. Secondo i dati dell’Osservatorio regionale per l’agricoltura biologica, la Puglia vanta infatti 2.419 ettari di uva da tavola M a g g i o

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tone marchiate "Melone Mantovano Igp" e tutti i frutti sono riconoscibili dal bollino con il logo del prodotto.

L’ombra della ‘ndrangheta su uva e castagne in Calabria Il 22 maggio i carabinieri di Crotone hanno portato a termine l'operazione 'Tabula Rasa', con l'arresto di 19 persone ritenute appartenenti a una cosca della ’ndrangheta che avrebbe avuto il controllo delle produzioni agricole e di altre attività economiche nella zona di Petilia Policastro. "Questa indagine - ha detto il comandante della compagnia dei Carabinieri di Petilia Policastro, Claudio Martino - ha confermato come la cosca avesse un ruolo decisivo nella quotidianità

del territorio e nell’economia petilina, che è già povera e sofferente. Positivo che ci siano stati agricoltori e piccoli imprenditori che abbiano chiesto l'intervento dello Stato, contribuendo alle indagini. Questo è un segnale di grande speranza”. Secondo la Coldiretti calabra e il suo presidente Pietro Molinaro la cosca a cui fanno riferimento gli arrestati aveva il monopolio assoluto del mercato dell'uva e delle castagne. "Questo è un ulteriore ed inquietante spaccato - ha dichiarato Molinaro alle agenzie di stampa - delle agromafie. Con la costituzione da parte di Coldiretti nazionale dell'Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura, il cui comitato scientifico è presieduto dal procuratore Giancarlo Caselli, si vogliono smascherare questi tipi di atti criminosi. Nella nostra regione noi contribuiremo a fare fronte comune contro chi vuole il male della Calabria".

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mona, Ferrara, Bologna e Modena. Pur essendosi consolidata come produzione estesa su un territorio di circa 2.000 ettari soprattutto negli ultimi decenni, la sua coltivazione risale almeno al XVXVI secolo, come testimoniano documenti reperibili negli archivi dei Gonzaga di Mantova. Le caratteristiche pedoclimatiche della zona di produzione si sono rivelate particolarmente favorevoli alla coltivazione del melone, e si uniscono all'esperienza consolidata delle pratiche colturali. Nel 2013 sono state commercializzate circa 400 tonnellate di prodotto certificato, per il 2014 il Consorzio prevede di raddoppiare la quantità certificata poiché oltre agli storici produttori Nadalini e Aguzzi di Sermide, Bellaguarda di Viadana e Francescon di Rodigo, si sono aggregati nuovi soci produttori. Il melone si trova in commercio in confezioni di car-

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Fragole, lamponi e ciliegie dell’Alto Adige

In Alto Adige le fragole maturano da giugno a fine settembre, i lamponi da giugno a ottobre e le ciliegie da fine giugno a fine agosto. Crescono in montagna e all’aria pura. Per questo hanno un sapore più intenso, sono profumati, genuini e ricchi di vitamine. www.fragolealtoadige.com


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STEFANO SOLI Un professionista con lunga esperienza alle spalle e con tante ricette per il rilancio del settore. Assicura: “Adesso bisognerebbe far crescere giovani professionisti per il bene di tutta la filiera”. Guerra ai ‘category killer’: “Sono venditori improvvisati e trattano solo la seconda categoria”

Marketing come passione Lorenzo Frassoldati Il marketing come lavoro, ma prima di tutto come passione. Qualcosa che non si insegna, ma che si impara alla scuola della vita e del lavoro. “Serve un mix di competenze: la conoscenza del prodotto, l’esperienza commerciale, la formazione teorica… Per uscire dalla crisi, l’ortofrutta ha bisogno di un salto di qualità anche nelle professionalità, giovani con idee nuove con una adeguata formazione, appassionati del prodotto. La frutta è qualcosa di vivo, di stimolante per noi e per chi sta dall’altra parte del tavolo. Venderla non è un lavoro meccanico. Bisogna sempre aggiungere qualcosa. Ad esempio Valfrutta era già una marca, però per vendere il fresco abbiamo aggiunto altri valori: M a g g i o

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Stefano Soli, direttore marketing Alegra, e prodotti a marchio Valfrutta

l’alta qualità, la continuità, l’italianità, lo standard qualitativo (‘sempre buona’). Questo è un comparto nato e cresciuto grazie a self-made men. Adesso bisognerebbe far crescere dei giovani professionisti per il bene di tutta la

filiera produttiva”. Stefano Soli, classe ’55, modenese di campagna (Vignola), è uno dei più importanti professionisti del marketing dell’ortofrutta italiana. Non lo diciamo noi, lo dice il suo curriculum che oggi lo vede www.corriereortofrutticolo.it

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come direttore marketing e sviluppo di Alegra (una delle due business unit di Apo Conerpo) e direttore commerciale e marketing di Valfrutta Fresco, un progetto nato 5 anni fa e che oggi fattura oltre 14 milioni di euro. Un progetto di successo, sbarcato prima nei Mercati generali col prodotto sfuso, poi nella Gdo col confezionato. Come si afferma un brand? “In questi primi anni di attività ci siamo focalizzati sul mercato interno sfruttando il traino della notorietà della marca nel settore del trasformato che ci ha dato soddisfazione, sia nel canale tradizionale che nella moderna distribuzione, riuscendo a portare

effettivo valore in un momento di grave crisi, di calo dei consumi e di prezzi al ribasso. Il claim Valfrutta (‘La natura di prima mano’) è stato arricchito con ‘Sicura, italiana e garantita sempre buona’, che non era solo uno slogan. Abbiamo lavorato sulle scelte varietali, sulla qualità organolettica, sulla filiera certificata garantita dalla nostra struttura cooperativa” Per il futuro? “Le parole d’ordine sono innovazione a 360 gradi: nuovi prodotti, nuove confezioni e novità in ambito di valorizzazione e promozione; e internazionalizzazione vale a dire penetrazione su nuovi mercati attraverso l’offerta di una

gamma di prodotti italiani con l’obiettivo di far diventare la marca Valfrutta punto di riferimento dell’ortofrutta italiana di qualità anche nel panorama internazionale”. Poi sinergie, perché da soli non si va da nessuna parte… “Abbiamo lavorato in sinergia con altri partners per sviluppare progetti comuni, si pensi a “Maestri della Frutta”, che ci vede coinvolti insieme ad altre due società leader di marca nel loro settore e complementari quali Marlene e Dole, progetto che ha l’obiettivo di raggiungere e fidelizzare i consumatori attraverso una rete fidelizzata di dettaglianti e negozi specializzati. L’ultima novità si chiama ‘Cornelio’, un peperone corno dolce italiano messo a punto con una importante industria sementiera ed alcune importanti aziende produttrici in Sicilia. Un prodotto innovativo, dalle peculiari caratteristiche organolettiche e nutrizionali”. La marca porta valore all’intera filiera e oggi ce n’è più che mai bisogno… “La politica di marca è oggi una scelta obbligata se vogliamo salvare il nostro sistema produttivo agricolo. La marca presuppone

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Con la Gdo però spesso siete ai ferri corti, spesso manca un riconoscimento reciproco? “In questi anni purtroppo sembra che si sia lavorato da più parti, sia nella produzione che soprattutto nella distribuzione, per distruggere il valore del prodotto. La crisi dei consumi ha fatto il resto. Riportare valore nella filiera deve essere un obiettivo comune . Il rischio nel nostro settore è di ritornare al concetto di commodity, il che significa annullare tutto ciò che è stato fatto per portare valore nella filiera in questi ultimi anni. In Italia in molti casi la moderna distribuzione ha reagito alla crisi con una maggiore aggressività commerciale ed un aumento della pressione promozionale, ma soprattutto ha calato la qualità in vendita tagliando in alcuni casi i costi del personale e si è spesso appiattita sui primi prezzi, provocando un circolo negativo che oltre a lasciare molti consumatori insoddisfatti del livello qualitativo, ha portato ad una diminuzione dei margini ed anche dei fatturati” La produzione come ha reagito? “Cercando di limitare i danni abbassando spesso il livello qualitativo dell’offerta dei prodotti. L’immissione sul mercato di prodotti di seconda qualità, le vendite a 0,89 centesimi (siamo arrivati a commercializzare non solo i prodotti di seconda qualità, ma spesso anche lo scarto o i prodotti destinati alla trasformazione industriale) hanno completato il quadro. Purtroppo i competitors della moderna distribuzione presi a riferimento in molti casi non sono più le catene concorrenti, ma i nuovi “category killer”, negozi che vendono prodotti ortofruttiM a g g i o

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CHI È STEFANO SOLI Marketing ed export sono le due stelle polari della carriera di Stefano Soli. Che comincia nel 1983 – dopo la maturità classica a Vignola e la laurea in Giurisprudenza a Modena – al Conecor di Bologna prima come junior account poi come sales manager senior con responsabilità diretta del canale GDO nazionale. Nel 1989 il passaggio al gruppo Conerpo di Bologna, presso la sede distaccata di Faenza specializzata in export, con la qualifica di export manager senior con responsabilità diretta dei mercati tedesco, austriaco e svizzero. Nel 1991 diventa direttore commerciale Italia del gruppo bolognese, con responsabilità diretta dello sviluppo del canale GDO nazionale. La sua grande esperienza commerciale e nel marketing lo candida nel 1999 alla direzione marketing e sviluppo commerciale del gruppo Conerpo di Bologna, con piena delega allo sviluppo di nuovi mercati (overseas markets), canali commerciali, prodotti, e incarico di project manager. Dall’aprile 2000 assume l’ulteriore incarico e responsabilità degli acquisti centralizzati di tutti gli imballaggi e materiali di confezionamento del Gruppo. Con la riorganizzazione del gruppo bolognese nel gennaio 2003 Soli viene assunto da Alegra (società nata dalla riorganizzazione di Conerpo in due società commerciali autonome e costituita dalle maggiori cooperative aderenti all’associazione produttori Apo Conerpo), con le funzioni di direttore marketing e sviluppo commerciale. Da agosto 2008 ad oggi assume anche l’incarico di direzione commerciale e marketing della Società Valfrutta Fresco Spa, costituita nel 2008 con l’obiettivo di sviluppare la politica di marca nell’ortofrutta fresca di prima gamma. Numerosissimi gli altri incarichi svolti dal 1998 ad oggi,tra cui la responsabilità degli accordi commerciali con la società Zespri , la rappresentanza del gruppo Conerpo nella divisione marketing del Cso, lo sviluppo di corsi di formazione per responsabili acquisti, category managers e capireparto della distribuzione, organizzati in collaborazione con alcune delle più importanti insegne della Gdo nazionale. Inoltre dal 2003 al 2007 ha assunto la direzione marketing e sviluppo commerciale di Made in Blu Trading Spa Consortile, poi trasformata in Compagnia italiana della Frutta S.r.l., con sede a San Pietro in Vincoli (RA). La Società costituita nel 2003 con l’associazione delle maggiori imprese del settore ortofrutticolo italiano, tra cui anche Alegra, ha come obiettivo lo sviluppo e la commercializzazione di una linea di prodotti ortofrutticoli freschi di alta qualità a marchio per il mercato internazionale.

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qualità costante, continuità, presenza e distribuzione capillare in tutti i canali distributivi. Le marche non sono conflittuali fra loro, ma possono convivere con i marchi privati del distributore , in nome della segmentazione dell’offerta”

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la distribuzione che vede calare le vendite e soprattutto i margini, non i produttori che non vedono remunerato il loro lavoro; né i consumatori che a fronte di un diminuito potere d’acquisto sono comunque insoddisfatti della qualità dei prodotti. Danno emergente per tutti”

CHI È ALEGRA Alegra è una delle due business unit del gruppo Apo Conerpo. Le aziende socie sono 3 (Agrintesa, Italfrutta e Ovierre) , quelle integrate e collegate 12. La produzione di ortofrutta commercializzata è di 167.000 tonnellate all’anno, con una leadership in alcune produzioni come pesche/nettarine, kiwi e cachi. Le vendite sono indirizzate per il 60% all’export in più di 50 paesi e per il 40% verso la Gdo nazionale. Il gruppo Apo Conerpo – con sede a Bologna – è la più grande Op europea con 8700 produttori-soci riuniti in 45 cooperative distribuite nelle regioni ortofrutticole più vocate d'Italia. La produzione commercializzata ogni anno è di oltre 850.000 tonnellate di frutta e verdura, con posizioni di leadership in pere, pomodoro, pesche/nettarine, kiwi, mele e susine. Il volume d’affari è superiore ai 700 milioni/anno. coli di seconda categoria al di sotto dell’euro e gli ambulanti. La crisi inoltre e l’aumento della disoccupazione hanno portato alla nascita di figure di venditori improvvisati che vendono ortofrutta

nelle vicinanze dei semafori e delle rotonde a prezzi stracciati, senza regole e controlli”. Un quadro da terra di nessuno… “Una guerra senza vincitori. Non

Come se ne esce? “Solo con una più stretta collaborazione tra produzione organizzata e distribuzione, che dovranno lavorare insieme per raggiungere obiettivi comuni come in parte è avvenuto in Francia attraverso lo strumento delle Organizzazioni Interprofessionali. Si pensi ad esempio a possibili sinergie quali: eliminazione dal mercato dei prodotti di qualità scadente o di determinati calibri; fissazione di regole sulla concorrenza e sulle vendite di ortofrutta a livello ambulante e lotta all’abusivismo; campagne di promozione e valorizzazione delle produzioni da svilupparsi nei punti vendita; campagne di comunicazione per informare i consumatori del valore dei prodotti ortofrutticoli da sviluppare, oltre che nei principali media, anche e soprattutto nei punti di vendita”. La Gdo inoltre dovrà sicuramente lavorare molto sulla gestione delle categorie in accordo con la produzione; sulla chiarezza negli assortimenti e segmentazione dell’offerta; sulla formazione e sull’aumento della professionalità degli addetti dei punti vendita in collaborazione con la produzione”.

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QUI MACFRUT

Cesena 24-26 settembre

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Fra novità e conferme, Macfrut sta preparando un’edizione da record Proseguono a ritmo serrato le adesioni a Macfrut 2014: dopo i positivi risultati dello scorso anno (24.800 visitatori certificati, espositori provenienti da 35 Paesi), la fiera internazionale della filiera ortofrutticola in programma a Cesena (Italia) dal 24 al 26 settembre sta registrando importanti conferme e può fare affidamento su alcune novità di spicco che ne consolideranno il duplice ruolo di vetrina della filiera e momento di confronto dal respiro internazionale. I Paesi e gli operatori stranieri che avevano partecipato con uno stand alla precedente edizione hanno confermato la loro presenza; a loro si aggiungono alcune new entry di rilievo come diverse presenze espositive dal Messico. Attesi inoltre, grazie all’intensa attività svolta dall’ufficio estero di Macfrut, numerosi visitatori professionali da tutto il mondo e in particolare dal bacino del Mediterraneo: dall’Algeria alla Tunisia, dal Marocco all’Egitto. Un ruolo di primo piano sarà rivestito anche dagli operatori dell’Est Europa e in particolare dei Balcani, mentre la Russia dell’ortofrutta sfilerà a Cesena con una selezione di qualificati operatori. Macfrut, ancora, ha aperto un canale privilegiato con Australia e Sudafrica che “sbarcheranno” a Cesena con delegazioni ufficiali attese protagoniste di incontri bilaterali. “Siamo molto soddisfatti dell’andamento delle prenotazioni”, sottolinea il Presidente di Cesena Fiera Domenico Scarpellini, “è un segno tangibile che pur in un momento difficile per l’economia in molte aree del mondo, il nostro settore è vivo e la nostra manifestazione un punto di riferimento”. Un Macfrut sensibile all’internazionalizzazione anche in “outgoing”: grande successo, infatti, ha avuto la missione di fine maggio a Praga,

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dove una decina di operatori hanno visitato il Mercato della capitale ceca per incontrare gli operatori locali. "Era un paese che non conoscevo e grazie alle visite del mercato, piattaforme distributive ed incontri b2b ho avuto la possibilità di conoscere il mercato ed incontrare operatori molto interessati alle innovazioni tecnologiche”, ha osservato Enrico Turoni, della TR che ha partecipato all’evento. “Sicuramente la Repubblica Ceca non è un mercato da grossi volumi ma è un mercato sicuramente molto interessante e grazie a questa missione ho avuto la possibilità di comprendere le potenzialità presenti " Anche i principali player nazionali non hanno perso tempo per prenotare la loro presenza a Cesena: Conserve Italia, Alegra, F.lli Orsero, Almaverde, Peviani, Orogel, solo per citare alcuni “big” di settore,

saranno nel catalogo espositori, che ospiterà anche nomi nuovi e alcuni “graditi” ritorni; è il caso ad esempio della Saclark Srl, che produce e commercializza macchine per il confezionamento di prodotti ortofrutticoli ed è esclusivista sul territorio Italiano di Newtec, CPack, H.Tech e Jasa, per la quale verrà allestita, nel quartiere fieristico cesenate, un’area di 150 metri quadri, densa di interessanti novità. Respiro internazionale e svariati spunti saranno offerti dalla convegnistica, come sempre generosa di appuntamenti. Macfrut 2014, in particolare, anticiperà i temi che saranno trattati all’Expo 2015 e dedicherà un convegno ad hoc alla necessità di “produrre bene per nutrire meglio”, in una sorta di percorso di preparazione al grande evento milanese al via tra poco meno di dodici mesi. M a g g i o

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Sei in corsa, ognun per sé Antonio Felice Verona ha deciso, Roma ha lanciato una sua candidatura, Milano attende risposte prima di calare un asso, Cesena sta sul mercato, Rimini alla finestra, Bologna tace. E il ministro Martina ha sul tavolo, oltre all'agenda di Expo 2015, anche il dossier 'fiera dell'ortofrutta'. Gli operatori, in tutte le sedi, sono stati chiari: chiedono una fiera che possa rappresentare tutti ed essere la vetrina dell'Italia ortofrutticola. Alcuni interventi, tra cui quelli di Marco Salvi, Ottavio Guala, Francesco Cera, hanno spinto l'argomento in primo piano. Quest'anno non cambierà niente ma il 2015, l'anno dell'Expo, potrebbe segnare una svolta, ferma restando la novità, confermata, di Fruit Gourmet Expo, che ha una data: 5-7 maggio, e alle spalle un'organizzazione importante come Veronafiere, ma che tuttavia si pone come un'iniziativa di nicchia, un laboratorio rivolto al futuro, mentre il settore sembra deciso a chieM a g g i o

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Candidature palesi e occulte per la futura “fiera unica del sistema Italia”. Il tempo stringe e gli operatori della filiera mostrano insofferenza. Il dossier nelle mani di Martina dere risposte di ampio respiro subito, per il presente. Il ruolo che l'ortofrutta italiana rivestirà all'Expo non è ancora chiarissimo. Non inserirla nel Padiglione Italia sarebbe però assurdo. Il Padiglione Italia - sono parole che il ministro Martina ha pronunciato il 30 maggio - "sarà il luogo fisico in cui il nostro Paese racconterà le sue potenzialità, attraverso le quattro potenze chiave individuate e presentate. Sarà il modo di far conoscere le nostre capacità, le storie delle donne e degli uomini che fanno grande questo Paese, superando i limiti, creando bellezza e progettando il futuro. L’appuntamento di Milano rappresenta un momento fondamentale per il pianeta, nel quale l’Italia dovrà giocare un ruolo di primo piano. L’idea di mettere al centro il ‘Vivaio Italia’ dà il

senso esatto della nostra volontà di coltivare il futuro. Dobbiamo essere orgogliosi del nostro Paese e delle sue eccellenze. Siamo riusciti a primeggiare in tanti settori a livello mondiale e questo è il momento di un cambio di passo deciso. All’Expo arriveremo con tutte le nostre energie per mostrare a tutti i nostri talenti”. Parole importanti. E l'ortofrutta? Nello staff del ministro si precisa che l'Expo dovrà lanciare progetti destinati a durare e si fa capire che tra questi ci potrebbe essere una grande rassegna che esca dalle logiche di campanile e dalle fughe in avanti di qualcuno. Milano, con i suoi imponenti padiglioni fieristici a 350 metri in linea d'aria dagli impianti dell'Expo, è pronta, ma non si muoverà senza la certezza di avere gli imprenditori e la politica nazionale www.corriereortofrutticolo.it

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P rimo piano dalla sua parte. La partita è in corso ma l'esito non è scontato. C'è tuttavia un termine, oltre il quale Milano non avrebbe più il tempo per muoversi: la fine di giugno. Dunque non resta che aspettare. In questa 'story', che abbiamo iniziato a raccontare oltre un mese fa, ci sarà una nuova puntata. La notizia lanciata da Veronafiere il 7 maggio, di Fruit Gourmet Expo, parla di una iniziativa "complementare ad altre". Un format fieristico pensato per valorizzare in chiave gourmet la frutta e la verdura di qualità e creare un punto d’incontro internazionale tra la produzione ortofrutticola d’eccellenza e la cucina d’autore (www.fruitgourmetexpo.it). Il nuovo evento, organizzato con la partnership di NCX Drahorad, è stato così definito da Ettore Riello, presidente di Veronafiere: "Si tratta di un progetto fieristico complementare e non concorrenziale con altri esistenti in Italia, che punta a valorizzare in chiave commerciale una delle eccellenze

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del settore agroalimentare italiano". E Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, ha aggiunto: "Fruit Gourmet Expo si propone di valorizzare il comparto dell’ortofrutta percorrendo la strada del gusto, sulla scia del felice cammino evolutivo già intrapreso dal settore wine. Non poteva mancare alla Fiera di Verona una manifestazione relativa ad un settore che si attesta tra i più importanti nel comparto agroalimentare". A Cesena non c'è stata alcuna reazione all'iniziativa veronese, che aprirà i battenti cinque giorni do-

po l'inaugurazione dell'Expo. Almeno, in apparenza. In realtà, lo staff di Macfrut sta vivendo una fase di impegno febbrile, forse senza precedenti. Il presidente Scarpellini ha lanciato l'idea di un comitato di saggi che rifletta sul futuro della storica rassegna cesenate e contemporaneamente gioca a 360 gradi la sua partita. Nel dossier 'fiera dell'ortofrutta' Macfrut c'è, con quali chances non sappiamo. La riconferma, nelle recenti elezioni, di Paolo Lucchi a sindaco di Cesena dà continuità e un po' di serenità alla governance di Macfrut. A maggio una proposta è partita anche da Roma, meglio da Guidonia, sede del CAR, il Centro agroalimentare della capitale. L'amministratore delegato Fabio Massimo Pallottini affida il giorno 13 alcune dichiarazioni al 'Messaggero', in cui candida Roma a sede di una fiera mondiale dell'ortofrutta, che battezza con il nome "Fruit and Vegs". Lo stesso Pallottini dichiara subito dopo che si

Ortofrutta anche al Cibus di Parma. Tra i protagonisti l’IGP pomodoro di Pachino alla ricerca di nuovi utilizzi nella gastronomia Ortofrutta anche al Cibus di Parma, la fiera internazionale biennale dell'alimentare che ha chiuso i battenti l'8 maggio facendo registrare un +12% di visitatori, toccando la cifra record di 67 mila visitatori, 2700 aziende espositrici e 950 giornalisti accreditati. In crescita anche il numero dei buyer stranieri presenti: mille in più rispetto all'edizione del 2012, per un totale di 12 mila buyer esteri. Il trend della fiera è bene illustrato dal numero delle aziende espositrici: 2.100 nel 2010; 2300 nel 2012; 2700 nel 2014. Tra i protagonisti di Cibus il Consorzio di Tutela Igp Pomodoro di Pachino, tra le eccellenze italiane partecipanti all’evento: “Siamo molto felici di questa esperienza- ha detto il presidente del

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Consorzio Sebastiano Fortunato (a destra nella foto) - perché abbiamo constatato ancora una volta che il nostro pomodoro gode di una grande notorietà in tutto il mondo e le iniziative che abbiamo organizzato hanno destato grande curiosità e interesse tra giornalisti e addetti ai lavori”. In particolare il Consorzio è stato impegnato in una partnership con il caseificio emiliano Bertinelli, presentando “Il Senza” Pizza, una pizza dedicata a celiaci, intolleranti al lattosio, vegetariani e tutti coloro che vogliono mantenersi leggeri senza rinunciare alla pienezza del gusto. “Ringrazio Nicola Bertinelli per l’accoglienza e la partecipazione e tutto lo staff che ci ha coadiuvato- ha detto Fortunato-. L’idea di questa pizza è nata da questa

collaborazione tra la Sicilia e l’Emilia pensando a un prodotto attento alla salute, ma che potesse vantare tutta la sapienza dell’artigianalità siciliana, grazie alle mani sapienti del pizzaiolo pachinese Giuseppe Cotto e al sapore inimitabile del nostro pomodoro. Siamo certi che si tratta solo di un primo passo per nuove collaborazioni”. Il Consorzio di Tutela Igp Pomodoro di Pachino ha inoltre partecipato a seminari e degustazioni.

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tratta di un progetto "ancora ampiamente in fase embrionale", ma che avrebbe "già percorso i primi passi esplorativi". L'idea di Pallottini parte da una premessa: Roma si candida se dietro si forma una "cabina di regia nazionale", che veda coinvolti il ministero delle Politiche Agricole e quello dello Sviluppo Economico. Il CAR, che ha chiuso con un buon bilancio l'esercizio 2013, è pronto a dare un contributo e a svolgere un ruolo trainante. La sua dirigenza è in una fase particolarmente dinamica. Pallottini si è presentato con il direttore Mauro Ottaviano al recente incontro di Salonicco del WUWM, l'Unione mondiale dei Mercati all'ingrosso, e ha candidato Roma a un prossimo vertice dell'organizzazione. L'idea della fiera ha sollevato nella capitale qualche entusiasmo. Per trovare la quadra, però, non basta. Mentre scriviamo, c'è Rimini Wellness. Il cibo e l'ortofrutta, nella sezione 'Food Well', sono entrati quest'anno nell'offerta di questa importante rassegna sul benessere. Tra i protagonisti, Almaverde Bio. A piccoli passi RiminiFiera, dopo il famoso rifiuto di Macfrut di trasferirsi in riviera, si avvicina al settore. Insomma, il panorama è quanto mai mobile. Solo Bologna, assorbita dal progetto Fico, sta zitta: ma nel 2015 potrebbe fare la voce grossa. Alla prossima puntata. editor@greenmed.eu

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Fabio Massimo Pallottini, amministratore delegato CAR Roma

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Sana riapre i battenti a Bologna dal 6 al 9 settembre Sarà presentata l’indagine sui criteri di acquisto dei prodotti bio Chiusa l’edizione del 2013 con un record di visitatori (+ 20% sul 2012), la prossima edizione di SANA, il 26° Salone Internazionale del Biologico e del Naturale, riaprirà i battenti nel quartiere fieristico di Bologna il 6 settembre, per concludersi martedì 9 settembre. Organizzata da BolognaFiere in collaborazione con FederBio, SANA si conferma come la più importante manifestazione fieristica in Italia per l’alimentazione biologica certificata, l’erboristica e la cosmetica naturale e bio; un appuntamento da non mancare sia per gli operatori professionali del settore, sia per i consumatori che a tavola preferiscono gli alimenti biologici e che per la cura del corpo e il mantenimento della salute ricorrono, rispettivamente, a prodotti cosmetici ottenuti da in-

gredienti-base naturali e bio e a integratori alimentari di vario tipo. Nei padiglioni di SANA dedicati all’Alimentazione i visitatori troveranno esposte le ultime novità in materia di prodotti biologici certificati, freschi e conservati. Nel settore Benessere saranno in mostra prodotti per la salute e la cura della persona: alimenti destinati ad una dieta particolare (ad esempio cibi privi di glutine, per diabetici, per sportivi), cosmetici a base di ingredienti naturali e bio, erbe officinali, integratori alimentari, cibi funzionali e trattamenti naturali. Infine, nel settore "Altri prodotti naturali" dedicato al vivere ecologico quotidiano, si troveranno prodotti per la pulizia della casa naturali, capi di abbigliamento bio, componenti di arredamento e mobili non trattati con sostanze chimiche e prodotti per il tempo libero. Visto l’indice di gradimento raggiunto l’anno scorso presso gli espositori e il pubblico dei visitatori, riaprirà i battenti SANA SHOP, lo spazio allestito da BolognaFiere all’interno di SANA in cui solo gli espositori di SANA potranno vendere i loro prodotti ai visitatori (per informazioni su questi spazi: sana@bolognafiere.it). Come per le passate edizioni, SANA 2014 sarà ac28

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compagnata da un ricco cartellone di seminari e convegni di approfondimento che offriranno ai visitatori e agli espositori l’opportunità di aggiornarsi sui temi che più stanno a cuore al consumatore orientato a seguire un’alimentazione sana e all’utilizzo di prodotti naturali. Il nostro Paese rappresenta oggi il quarto mercato per valore dei consumi di alimenti bio all’interno dell’UE. In questo contesto, il focus dell’annuale ricerca dell’Osservatorio di SANA 2014, curato dall’istituto Nomisma su incarico di BolognaFiere, sarà sulla trasformazione del comportamento del consumatore italiano di prodotti biologici e sull’andamento del mercato bio, che anche per quest’anno conferma di essere in buona salute e di non risentire della crisi economica in atto. Quattro gli obiettivi che intende raggiungere l’indagine dell’Osservatorio di SANA 2014: 1. definizione dei criteri di acquisto per i prodotti alimentari in generale (bio e non bio) e della modificazione dei comportamenti di consumo alimentare avvenuti negli ultimi 3-4 anni; 2. misurazione del numero di famiglie italiane in cui si è consumato bio in almeno una occasione negli ultimi 12 mesi (tasso di penetrazione e frequenza di consumo bio); 3. identificazione del numero di famiglie che consuma prodotti bio nella ristorazione (canale extradomestico); 4. ricostruzione del profilo di comportamenti, bisogni e preferenze del consumatore bio. Per arrivare a definire l’identikit del consumatore bio italiano, in riferimento alle abitudini di acquisto e consumo dei prodotti alimentari biologici, l’indagine valuterà i criteri di scelta del bio (categorie bio più acquistate, importanza del marchio biologico, ruolo delle promozioni, valori percepiti del bio, percezione del prezzo del prodotto bio, interesse per la sostenibilità del packaging); i luoghi di acquisto del bio (GDO, negozi specializzati, vendita diretta presso aziende produttrici, siti online, consumi nel canale extradomestico), motivazioni di acquisto, canali di informazione, servizi delle imprese al consumatore. I risultati dell’Osservatorio di SANA saranno presentati nel corso di un convegno sabato 6 settembre. Tra le varie attività in programma è previsto l’invito a SANA di una delegazione dei più importanti buyer sud coreani che potranno partecipare agli incontri B2B con gli espositori. BolognaFiere si è assicurata il ruolo di piattaforma leader per valorizzare la presenza strategica del biologico nell’ambito di EXPO 2015, l’esposizione universale dedicata al tema “Feeding the Planet – Energy for life” che ha confermato il proprio patrocinio all’edizione 2014 del Salone. L’ingresso a SANA è gratuito per gli operatori del settore, previa registrazione online sul sito sana.it. M a g g i o

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L’aumento produttivo interessa i principali Paesi ed è più forte in Grecia e più debole in Spagna. Il calendario commerciale si allunga. Nettarine: crescita contenuta Le prime stime sulla produzione europea 2014 di pesche e nettarine (comprese le percoche) emerse ad Europech a metà maggio indicano un’offerta di circa 3.850.000 tonnellate. Rispetto allo scorso anno, quando la produzio-

allo scorso anno, rimanendo comunque largamente al di sotto del periodo 2009/2012. In Spagna la produzione prevista di 1.342.000 tonnellate segna un +13% rispetto al 2013, posizionandosi sul livello più elevato

ne si era posizionata notevolmente al di sotto della media, si registra una crescita del 14%. Rispetto al dato medio produttivo del periodo 2009/2012 l’incremento si contiene sul 4%. L’offerta di pesche da consumo fresco dovrebbe attestarsi su 1.509.000 tonnellate, +12% sul 2013 e +7% sul periodo 2009/2012. Le nettarine, con circa 1.564.000 tonnellate segnano un 10% in più sull’anno precedente e +6% rispetto alla media 2009/2012. L’incremento maggiore è registrato in Grecia, dettato in gran parte dalle deficitarie produzioni 2013. In Francia la produzione del complesso della specie dovrebbe attestarsi sulle 265.000 tonnellate, il 15% in più rispetto

delle ultime annate. In questo caso l’aumento dell’offerta interessa tutti i diversi bacini produttivi. In Italia la produzione di pesche e nettarine con circa 1.505.000 tonnellate sembra attestarsi su livelli simili all’anno precedente. I dati italiani sono stati presentati da Elisa Macchi, direttore di CSO: “Le cifre emerse dal convegno – ha dichiarato la Macchi - sono una prima indicazione sulla produzione 2014; ad inizio giugno un aggiornamento fornirà informazioni più precise. In ogni caso è attesa una buona qualità delle produzioni, grazie alle condizioni climatiche rientrate nella normalità. E potremo contare su un calendario commerciale più lungo del 2013”.

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Albicocche in recupero in Europa Produzione di albicocche in recupero in tutta Europa. Il raccolto atteso per il 2014 a livello continentale è pari a poco meno di 521 mila tonnellate di cui 210 mila in Italia, 160 mila in Francia, 88 mila in Spagna, 62 mila in Grecia. Nel 2013, il raccolto era stato di 460 mila 750 tonnellate, ben al di sotto della media annuale che tra il 2008 e il 2012 era stata oltre le 530 mila tonnellate (quindi, se pur in recupero si registra un +13% sul 2013, anche la produzione 2014 è sotto la media degli ultimi sei anni: -2%). I dati al Medfel di Perpignan il 14 maggio, presente per l’Italia il direttore del CSO di Ferrara, Elisa Macchi, che ha contribuito alla ricerca con i dati italiani. La produzione si concentra in Italia in Emilia Romagna (70 mila tonnellate), nelle regioni del Sud, in Sicilia e in Sardegna: per un totale di 115 mila tonnellate; mentre circa 25 mila tonnellate di albicocche sono prodotte in altre regioni. In Francia la produzione ha avuto un buon recupero nella regione del Rodano (oltre 95 mila tonnellate attese) e nel sud, zona di Perpignan, con 23 mila 500 tonnellate. La produzione di maggiore tenuta è tuttavia quella greca: il recupero quantitativo sull’anno scorso è addirittura del 47%. Il raccolto ha avuto un anticipo sull’anno scorso di circa due settimane. Le prime albicocche italiane si sono presentate sul mercato intorno al 20 maggio. Per Elisa Macchi "l’albicocco è una coltura interessante per l’Italia, ne sono una dimostrazione l’aumento delle superfici e il forte rinnovo varietale”.

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ATTUALITÀ

Pesche e nettarine: +14% sullo scorso anno

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Vittoria Tomatoes propone il Piccolo dolcissima varietà di pomodoro ciliegino Vittoria Tomatoes è un’azienda cooperativa ubicata nella fiorente area sud-orientale della Sicilia, precisamente a Vittoria, zona da sempre dedita alla coltivazione del pomodoro. L’assetto societario attuale nasce nel 2010, tuttavia l'azienda può vantare più di un ventennio di esperienza nel settore e contare su una vasta e consolidata rete commerciale. Vittoria Tomatoes fa parte quale socio conferitore di un'importante organizzazione di produttori: la OP Valleverde. Ciò rafforza l’azienda non solo nell'essere all’avanguardia nella produzione, ma anche nell'avere tra i suoi clienti alcune tra le più importanti strutture della grande distribuzione europea. La missione dell’azienda si basa su pochi, ma fondamentali punti-cardine: - valorizzare il prodotto-pomodoro in tutte le sue varianti, attraverso la cooperazione e la sinergia con i produttori; - sviluppare la politica della qualità, attraverso un’attenta selezione dei produttori, valutandone competenza, professionalità e serietà; - ottimizzare le risorse attraverso la formazione professionale periodica che si esplicita in continui aggiornamenti; - garantire la sicurezza del lavoratore, che si trova così ad operare in ambienti salubri; - garantire la sicurezza del prodotto attraverso sistemi di certificazione tra i più severi ed attenti; - migliorare costantemente le prestazioni attraverso monitoraggi continui dei flussi organizzativi; - sviluppare la capacità di ascolto nei confronti dei gusti del consumatore. L’obiettivo è quello di offrire una gamma sempre maggiore di articoli che soddisfino il cliente sotto il profilo del gusto, della consistenza e del prezzo. Per il raggiungimento

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di tali obiettivi, l’azienda si impegna a promuovere tutti i processi necessari per rappresentare nel lungo periodo una realtà commerciale estesa sul territorio. Vittoria Tomatoes coltiva 110 ettari di coltura protetta e si caratterizza per applicare sull'intero areale il metodo della lotta integrata, oltre che per essere, tra le tre aziende siciliane, esclusivista del pomodoro “Piccolo”. Particolare attenzione è riservata a questo prodotto di punta, il “Piccolo”, dolcissima varietà di ciliegino, con un calibro che va dai 20 ai 35 mm, ed un grado brix che va dal 7% in su, dolcissimo, dalla bella consistenza, che incanta chiunque lo assaggi. Disponibile da novembre ad aprile, sia singolo che in

grappolo. L’azienda è inoltre una delle poche in grado di fornire pomodoro cherry durante tutto l’anno, grazie a particolari prodotti schermanti che permettono un’ombreggiatura uniforme delle serre. L'intera produzione comprende: - pomodoro ciliegino Piccolo - pomodori ciliegino a grappolo o singoli - datterino rosso - datterino giallo. L’azienda ha inoltre fatto grossi investimenti in nuove tecniche di coltivazione, passando dal terreno al fuori suolo su fibra di cocco, rendendo non solo il pomodoro meno attaccabile dai nematodi, ma anche più comodo da raccogliere. Tutte queste caratteristiche rendono questa realtà aziendale siciliana una tra le più quotate ed apprezzate sul mercato italiano ed interna-

CONTATTI Amministrazione: Paola Salafia, Gabrielle Salafia (+39) 0932 984202 Vendite-Acquisti: Rosario Tomasi - (+39) 3351324042 Sergio Battaglia - (+39) 3474346188 commerciale@vittoriatomatoes.com Assistente Commerciale: Anca Babii a.babii.vittoriatomatoes@gmail.com

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Chiara Brandi Si è tenuto il 29 maggio a Bologna, nell’Aula Magna della Facoltà di Agraria, il convegno “Valorizzare la melagrana. Strategie condivise per la crescita dei consumi", promosso e organizzato da SG Marketing, con la sponsorizzazione di Terremerse e di Unifrutti e il patrocinio dell’Università di Bologna. L’incontro, moderato dal presidente del collegio produttori AREFLH Luciano Trentini, si è proposto di analizzare l’attuale scenario del mercato della melagrana a livello nazionale e internazionale. La melagrana è un frutto diffuso fin dall’antichità in tutti i Paesi del mediterraneo e nell’ultimo decennio ha vissuto una vera e propria rinascita, grazie alla riscoperta delle sue innumerevoli proprietà nutrizionali e non solo. La rivincita di questo frutto sembra essere guidata anche dalla sua estrema versatilità di consumo, caratteristica che ha contribuito ad attribuirle la definizione di “prodotto generoso”, in grado di dare grandi soddisfazioni sia a chi lo produce, sia a chi lo vende e sia a chi lo consuma. In altre parole, è “il maiale dell’ortofrutta”, di cui non si butta via niente. L’Italia dunque non può lasciarsi sfuggire l’opportunità di competere su questo mercato, attualmente in crescita e con buone prospettive per il futuro. Il convegno si è aperto con l’intervento di Anna Molli, della società Amore Srl Import Export, che ha fatto una breve panoramica del settore analizzando lo scenario internazionale, i trend e le strategie commerciali attuate dai diversi player. Premesso che ad oggi non esiste una mappatura certa delle aree di produzione e dei volumi prodotti, quello che si M a g g i o

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Convegno a Bologna per valorizzare il prodotto e sostenere la crescita dei consumi. Produzione italiana ancora molto limitata: importiamo il 99,9% da Paesi del Mediterraneo

ATTUALITÀ

La rivincita della melagrana da frutto dimenticato a ‘fenomeno’

Alcuni protagonisti del convegno sulla melograna promosso da SG Marketing

può affermare con sicurezza è che i maggiori paesi produttori ed esportatori sono Israele, Turchia e Spagna. La produzione italiana è ancora molto limitata sia in termini di volumi sia in termini di stagionalità. I pochi impianti in produzione al sud non producono quantità sufficienti a soddisfare la domanda, seppur ancor molto limitata, nemmeno durante il periodo autunnale, quando il prodotto è di stagione. Il Belpaese si

trova dunque a dover importare il 99,9% del prodotto da paesi terzi, come Israele, Turchia, Egitto, Spagna, Grecia e, tramite triangolazioni, dall’Olanda. Nella reintroduzione di una produzione significativa di melagrane in Italia ci crede in primis Dino Belussi di Pomel che nella sua relazione ha riferito della personale esperienza nel settore, non nascondendo un certo ottimismo per il futuro. Già dal 2011 di ritor-

Calendario nei principali Paesi produttori

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Attualità

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no da Israele, paese all’avanguardia nella produzione di questo frutto, Belussi ha investito molte energie nello sviluppo di nuovi impianti, soprattutto al sud, dove le condizioni climatiche permettono una buona resa quali-quantitativa. Attualmente la produzione italiana è destinata per lo più al commercio al minuto e solo il 5% alla Gdo ma entro 3 anni è previsto si raggiungano le 6.000 ton-

che inducono i più a conferire al frutto il titolo di super food. In realtà, ha spiegato la dottoressa, nonostante la melagrana abbia caratteristiche nutrizionali eccellenti, grazie tra l’altro alla presenza della vitamina B6 in quantità superiore alla maggior parte degli altri frutti (0,31 mg/100 gr), l’Efsa ha negato la possibilità di associare claim salutistici alla vendita in quanto i risultati delle

Melograna. Superficie e produzione in Italia Regione

Superficie totale

in produzione 2014

Produzione stimata 2014 (ton)

Lazio Calabria Puglia Sicilia Italia

8 15 80 100 203

3 5 45 50 103

20 50 450 500 1.020

nellate e, entro 5, addirittura le 20.000. Le cultivar introdotte saranno soprattutto la Aco 128 di origine israeliana e la Wonderful dalla Florida, che garantisce una maggiore resa e un maggior calibro. “Ritengo che ci siano ottime possibilità di sviluppo per la coltura del melograno in Italia - dichiara Belussi - i produttori però devono comprendere che è necessaria una conoscenza tecnica adeguata e non possono pensare di improvvisare con il solito ‘lo so’. Credo che per i produttori italiani ci sia solo una strada da seguire: produrre frutti di qualità eccellente; non si può infatti competere con produttori, come quelli turchi, che hanno costi di produzione molto inferiori ai nostri. Mi auguro – conclude – che la sinergia tra Gdo e produttori possa trovare una nuova via finalizzata a promuovere la nostra eccellenza”. Alessandra Bordoni dell’Università degli Studi di Bologna ha dato ai presenti una breve spiegazione circa le proprietà nutritive della melagrana, un prodotto ricchissimo di sostanze bioattive 32

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ricerche finora svolte non confermano una relazione di causa-effetto tra consumo e benefici. “Nonostante ciò però non bisogna scoraggiarsi - sostiene Bordoni Ottenere il riconoscimento di super food è possibile; bisogna avere pazienza e indirizzare la ricerca su varietà in grado di garantire migliori risultati”. La prima parte dell’incontro si è chiusa con la relazione di Anna Parello, SG Marketing, che ha illustrato i risultati di una ricerca di mercato volta a sviluppare una strategia di valorizzazione per supportare lo sviluppo della melagrana sul canale retail. L’indagine, svolta su un campione di 10 insegne nazionali e locali (iper e super) e rappresentanti il 49% di quota Lcc, ha messo in luce diversi aspetti che confermano il trend di crescita del comparto. I driver che supportano tale tendenza sono principalmente quattro: l’estensione del calendario di commercializzazione (le melagrane sono ad oggi presenti per la maggior parte dell’anno sugli scaffali del reparto ortofrutta); l’intensa attività dei media sulle virtù del prodotto e l’aumentato

interesse del consumatore per l’acquisto di prodotti “healty” nonché l’aumento dei punti vendita che trattano questo frutto. Per contro sono stati rilevati anche diversi fattori di freno al consumo: la scarsa conoscenza della modalità di fruizione; l’aumento del prezzo di alcune origini; la presenza sugli scaffali di alcune forniture che non soddisfano le qualità organolettiche desiderate. L’indagine ha poi analizzato le modalità di comunicazione adottate nei pdv italiani e esteri, la posizione del prodotto all’interno del reparto e l’interesse della Gdo a trattare altre referenze come la IV gamma (arilli e succo fresco) e le diverse linee bio, equo solidali o con altre certificazioni. Sulla base dei risultati ottenuti SG Marketing ha elaborato un piano di valorizzazione del prodotto. La strategia proposta, sviluppata sotto il claim “Melagrana, il tuo scrigno di bontà”, si propone di valorizzare le potenzialità del frutto, puntando su una comunicazione efficace instore e su attività di cross-category. Brevi tutorial illustrati per una maggiore praticità di fruizione del prodotto; una cartellonistica adeguata per esaltarne la versatilità di consumo; l’introduzione di stopper per aumentarne la visibilità e la proposta di strumenti ad hoc per agevolarne il consumo fresco (es. sgranatore di melagrane): sono queste in concreto le idee suggerite da SG Marketing. Il pomeriggio si è concluso con una tavola rotonda a cui hanno partecipato diversi rappresentanti della filiera. A fronte della domanda di Trentini su come la grande distribuzione intenda supportare l’autoconsumo del prodotto (date le previsioni di forte crescita della produzione nazionale), Alessio Orlandi di Conad ha sostenuto l’idea della creazione di un Consorzio. Tale organo dovrebbe essere in grado di sviluppare un aumento della domanda e di organizzarsi in moM a g g i o

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Compromesso sul pomodoro Vertice del distretto del pomodoro da industria del Nord, con Lombardia ed Emilia Romagna in prima fila. 170 euro per ettaro al posto dei 300 richiesti

Il pomodoro avrà ancora un futuro. L’oro rosso è stato il protagonista il 30 maggio di un convegno a Piacenza con la partecipazione degli assessori regionali all’Agricoltura di Lombardia, Gianni Fava, ed Emilia Romagna, Tiberio Rabboni. L’incontro, organizzato da Pomorete e dal Distretto del pomodoro da industria del nord, al tavolo i presidenti rispettivamente Dario Squeri e Pier Luigi Ferrari, ha portato alla luce le trattative condotte dalle due Regioni alla Conferenza Stato Regioni e il “piccolo” aiuto accoppiato di 170 euro per ettaro (si era partiti da 300). Per il pomodoro ci saranno 11 milioni, sui 30 richiesti all’inizio. L’intesa, è stato ricordato, darà la possibilità di una revisione nel 2016, sulla base dei prezzi di mercato e del ruolo di Spagna e Portogallo dove i costi dell’energia sono inferiori e dove i governi hanno chiesto l’aiuto accoppiato: un vantaggio competitivo. Rabboni ha annunciato che nel PSR dell’Emilia Romagna "saranno centrali le reti, le filiere e le Oi (Organizzazioni interprofessionali). Il PSR (Piano di sviluppo

ATTUALITÀ

do organico per poter esportare facendo massa critica. Orlandi ha poi confermato la disponibilità della catena che rappresenta a sostenere le vendite della melagrana cercando “sempre più di far vivere al consumatore il reparto ortofrutta come pre-farmacia”. Giuliano Canella di Alì Supermercati ha risposto alla domanda portando esempi concreti già attuati nei pdv Alì come azioni di cross-category con prodotti locali, ad esempio con il prosecco, o di show cooking con proposte come il risotto alla melagrana. Germano Fabiani di Coop Italia ha dichiarato che per riuscire veramente a realizzare un progetto di sviluppo del comparto la produzione deve cercare di fare leva sull’italianità del prodotto. Per farlo è necessario in primis allungare la stagionalità attraverso l’introduzione di diverse varietà e l’aumento della conservabilità del prodotto, garantendo così una maggiore completezza dell’assortimento. Fabiani ha poi suggerito un’idea di marketing per aumentare le vendite, ovvero sostenere l’acquisto d’accumulo in stagione, come si fa per le mele, proponendo al contempo strumenti di spremitura del frutto. Infine la parola è passata a Egidio Mordenti di Terremerse e Marco Venturelli di Maffco Unifrutti, entrambi concordi nel sostenere che il differenziale su cui è necessario puntare è la qualità. Venturelli, come esperto di commercio internazionale, ha ammonito la produzione circa il rischio concreto che il mercato estero abbia una scarsa considerazione del prodotto ortofrutticolo nostrano per colpa di chi immette sui mercati terzi prodotti di scarsissima qualità e compromette così la reputazione dell’intero paese. “Dobbiamo fare tesoro di queste parole – ha concluso Trentini – perché fin troppo spesso si sente dire da chi opera sul mercato estero che il nostro prodotto è considerato di scarsa qualità”.

rurale) 2014-2020 è pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione. Entro luglio "ci auguriamo - ha detto l'assessore - sia approvato per poi avere l’approvazione definitiva a Bruxelles in autunno". Per Rabboni, l’accordo "è un punto di partenza importante, anche se ciò che è stato concordato non è ciò che chiedevamo". Squeri ha affermato che "nel compromesso raggiunto ci sono le premesse per modifiche future. Certo è poco l’11% delle risorse destinate al pomodoro, ma in futuro potranno aumentare". Ferrari ha ribadito che "serve coesione. Un risultato c’è stato anche perché il Distretto aveva chiesto a Fava e a Rabboni di rappresentare le quattro regioni che sono nel Distretto, dove si produce il 50% del pomodoro italiano". Fava, dopo aver ricordato che non esistono divisioni politiche quando si affrontano problemi concreti, ha evidenziato come "il ruolo del Nord non ha precedenti storici. Per la prima volta, il blocco del Nord si è recato a Roma, forte di una proposta tecnica e politica condivisa, ed è uscito con una buona negoziazione». www.corriereortofrutticolo.it

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Insieme lavoriamo ogni giorno per consolidare la vostra presenza sui mercati esteri, attraverso un’ampia rete di contatti selezionati in tutto il mondo. I nostri punti di forza sono: la conoscenza delle dinamiche commerciali internazionali; la passione per la comunicazione specializzata; la competenza nel controllo della catena del freddo. Al servizio di chi ama la terra.

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Mele e pere negli States: l’Italia ci riprova? Prevale il sì Il “sogno americano” di mele e pere made in Italy è iniziato il 27 settembre 2013, quando dal porto di Genova sono partiti i primi container con destinazione Newark. Una data importante, tappa finale di un lungo lavoro istruttorio che aveva visto protagoniste le autorità competenti dei due Paesi. Un grande lavoro, con risultati concreti modesti. Ma ne è valsa la pena? Prevale il sì tra le parti coinvolte. Ad oggi sono stati esportati 18 container di mele: varietà Gala, Golden, Granny Smith e Fuji. Circa le pere, i container sono stati 15 per un totale di 250 tonnellate. I frutti sono stati 'precalibrati' nei centri di lavorazione delle cooperative, ispezionati e autorizzati. I controlli non si sono esauriti qui: a questo punto del loro percorso i prodotti destinati al mercato statunitense hanno dovuto, infatti, affrontare ulteriori tre 'pre-ispezioni': un'ispezione di 'pre-clearance', di competenza congiunta di Aphis e del Servizio Fitosanitario, la seconda per la certificazione fitosanitaria, ordinariamente richiesta per qualsiasi esportazione, ed infine la terza per la certificazione di inizio del 'cold treatment' contro la 'mosca del Mediterraneo' (ceratitis capitata). “In sostanza – spiega al Corriere Ortofrutticolo Alessandro Dal Piaz, direttore di Assomela - ci sono diversi controlli e sono necessarie tre certificazioni. Non è proprio facile”. A fronte di ciò, due punti in particolare sembrano essere i più delicati: l'ispezione di 'pre-clearance', che è eseguita su un campione di confezioni estratte dalla cosiddetta 'unità di ispezione' seguendo con assoluta precisione le modalità previste da Aphis e specificate nel 'Piano di Lavoro', e la certificazione di inizio 'cold treatM a g g i o

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Riunioni tra le cooperative coinvolte nell’operazione gestita da Assomela e CSO. Nella scorsa campagna inviati a Newark 18 container di mele e 15 di pere

Alessandro Dalpiaz e Simona Rubbi

ment', eseguita da un ispettore fitosanitario autorizzato dall'USDA (Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti) e necessaria per garantire la temperatura di partenza dei frutti. Tale temperatura deve rimanere inferiore a 2,2 °C dal momento del carico di mele e pere nei container fino all’arrivo sulle banchine newyorkesi, costantemente monitorata dai sensori. Tra gli addetti ai lavori trapela una certa soddisfazione in merito ai risultati ottenuti dal cosiddetto 'progetto pilota', anche se una valutazione finale sta per essere fatta adesso, nel corso dell'estate, nelle sedi delle cooperative aderenti, come per esempio la sede centrale di Terlano del VOG. “Le mele esportate in ottobre/novembre hanno incontrato un mercato condizionato dalla più elevata produzione USA dell'ultimo decennio. Possiamo però dire che la qualità è stata apprezzata”, ha commentato Dal Piaz. “Abbiamo cominciato a lavorare - ha aggiunto - alla revisione del Piano di Lavoro per la stagione 2014/2015 puntando in particolare sulla semplificazione di alcuni

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punti, su cui abbiamo già avuto un giudizio di fattibilità da parte di Aphis. Fidiamo molto nella possibilità di semplificazione del Piano. Dal punto di vista commerciale non c'è nulla da dire. I risultati dovranno essere analizzati con attenzione. L'orientamento che rilevo è per la conferma del progetto e per un suo potenziamento ma nulla è stato ancora deciso”. Alla stessa domanda, relativa alle aspettative sul futuro del progetto, si sbilancia di più Simona Rubbi, responsabile CSO per l’apertura dei nuovi mercati, che insieme ad Alessandro Dal Piaz ha seguito 'progetto America' fin dalle prime fasi. “Per quanto riguarda i quantitativi che saranno spediti, al momento non è possibile fare delle previsioni precise. Ci auguriamo e speriamo che siano in aumento, dato che non vi è più la limitazione dell’area solo per Emilia Romagna (pere) e Trentino Alto Adige (mele). Da tutte le aree produttive potranno essere spedite sia mele sia pere (di quest’ultime solo la varietà Abate Fetel). Quello su cui non si transigerà sarà un livello qualitativo molto elevato, per evitare di compromettere quanto fatto in questo primo anno. Dal punto di vista organizzativo Rubbi rileva due punti cardine in merito, a cui ritiene sia opportuno intervenire in futuro. Il primo si riferisce alla necessaria programmazione delle spedizioni per la campagna commerciale. “In questo modo – sostiene - si riuscirebbero ad ottimizzare i costi delle ispezioni in loco con l’ispettore americano e si garantirebbe un www.corriereortofrutticolo.it

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Attualità flusso continuo di prodotto necessario a far conoscere ed apprezzare le nostre produzioni sul mercato americano. Occorre garantire la disponibilità e non far trovare il prodotto a spot”. In secondo luogo, l'esperta del CSO identifica la necessità di fare comunicazione ed informazione. “Senza questa azione di accompagnamento si rischia di vanificare tutti gli sforzi compiuti su questo mercato. È necessario abituare ed educare i consumatori americani al consumo dei nuovi prodotti”. In tal senso, durante la prima campagna di commercializzazione, le mele e le pere nostrane si sono fatte notare dal consumatore americano anche grazie alla partecipazione a eventi come 'Discover the Italian Apple System'. Ma sono necessari ulteriori sforzi. “Per il futuro, sicuramente gli operatori pianificheranno azioni di informazione e promozione per accompagnare il

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prodotto, in particolare la pera Abate, sconosciuta ai più in America. Occorre, infatti, spiegare i plus e le caratteristiche di questa varietà, altrimenti c’è il rischio che gli aspetti qualitativi che la contraddistinguono vengano percepiti come un difetto. Mi riferisco alla rugginosità e alla forma un po’ irregolare”, spiega Rubbi. “Il mercato USA è certamente interessante ma richiede pazienza, deve essere seguito e conosciuto ed il prodotto deve certamente essere accompagnato da una qualche attività di promozione. Se tutto sarà confermato, cosa che non è ancora scontata, qualche iniziativa di promozione sarà certamente necessaria; ma finché non ci sarà l'assenso da parte delle OP interessate è del tutto prematuro pensarci”, sostiene dal canto suo Alessandro Dal Piaz. Infine alla domanda relativa alle aspettative future, i due responsa-

bili mostrano fiducia pur rimanendo con i piedi per terra. “Se si sapranno cogliere le opportunità, le aspettative possono essere positive. Occorre, come in ogni nuovo proposito, che il progetto venga affrontato in maniera unita e coordinata anche da parte degli operatori, per ottimizzare i risultati e cercare di affermare i prodotti italiani su un mercato nuovo. Sicuramente l’esperienza degli Stati Uniti è stata una bella palestra dove tutti hanno fatto squadra e sinergia. Bisogna continuare e migliorare questo approccio”, ha dichiarato Simona Rubbi. “Di sicuro non è un mercato dove, con un po' di senso di avventura, si può ‘provare’. I partecipanti – ha concluso Dal Piaz - dovranno offrire garanzie di professionalità e qualità per confermare alle autorità statunitensi che si tratta di un progetto solido, sviluppato da professionisti seri ed affidabili”. (c.b.)

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Produttori partners di Primo Mattino Il rapporto di fiducia con aziende produttive di varie parti d’Italia dà forza all’azienda orticola veronese. Cipolle italiane tutto l’anno in una vasta gamma di confezioni La veronese Primo Mattino Baratella Spa, di proprietà della famiglia Zuccari, specializzata nella produzione e commercializzazione di ortaggi, leader italiana nelle cipolle dolci (con un marchio di proprietà: Dolcezza Mia) e nello scalogno, è un esempio di azienda ortofrutticola che ha saputo crescere in questi anni non facili, adattandosi con efficacia al mercato, anticipando in alcuni casi i tempi (straordinaria la segmentazione dell'offerta nelle cipolle), grazie alla competenza,

"Al radicchio, su cui siamo specializzati, abbiamo aggiunto lo scalogno e più recentemente le principali varietà di cipolle, a partire dalla cipolla rossa dolce, diffusa soprattutto all'estero", spiega Chiara Zuccari, direttore commerciale dell'impresa (altri prodotti sono le zucchine, i peperoni, i cetrioli e le melanzane). Per lavorare con la grande distribuzione italiana e straniera, l'azienda pianifica le produzioni, in collaborazione con aziende partner diffuse nelle

ma stagione puntiamo su melanzane, zucchine e peperoni", sottolinea Chiara. Il segreto della crescita è determinato dal controllo completo della filiera. "Orientiamo gli agricoltori sulla coltivazione degli ortaggi più richiesti, forniamo sementi, abbiamo tecnici che seguono i raccolti e monitorano il rispetto dei disciplinari. Attraverso una società controllata lavoriamo anche un'ottantina di campi presi in affitto. La verdura viene preparata per la gdo al centro di lavorazio-

Chiara Zuccari con il padre Gabriele e il fratello Stefano, che, nella seconda foto, sta controllando una partita di cipolle bianche

alle tecnologie, ad una cura costante di tutti quei particolari che portano alla qualità intrinseca del prodotto e di tutti i servizi che gli fanno da corollario. Dalla sede di Santo Stefano di Minerbe, l'azienda esporta quantitativi crescenti, pari oggi a quasi il 30% del fatturato, in Germania, Russia, alcuni Paesi dell'Est, Norvegia, Danimarca e Regno Unito. Nel 2013 sono stati raggiunti i 18 milioni di euro di fatturato, con una crescita del 14% rispetto all'anno precedente. M a g g i o

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aree vocate di tutto il territorio nazionale. L'attività è certificata sia a livello produttivo che per la logistica di magazzino. "Ciò è inevitabile se vogliamo vincere la concorrenza con i principali competitors", precisa Chiara Zuccari. "In Germania siamo inseriti nella distribuzione dei supermercati Edeka. Cerchiamo di fare concorrenza all'Olanda fornitrice di verdura nel Nord Europa, proponendo produzioni tipiche dell'area mediterranea. Per la prossi-

ne e confezionamento, le strutture frigorifere vengono utilizzate per la conservazione delle eccedenze". Al cliente finale la merce arriva con due marchi, si legge in un articolo scritto a metà maggio su un giornale locale: “Primo Mattino” che identifica gli ortaggi italiani e “Ortofino”, per quelli di provenienza estera, che a Minerbe vengono selezionati e confezionati per la vendita. "Confezioniamo anche a marchio Selex per l'Italia, seguendo il discipliwww.corriereortofrutticolo.it

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Attualità

nare della catena", spiegano all'impresa. A breve, partirà un terzo marchio, “Cuor di Verona”, per identificare il prodotto scaligero. L'impresa conta su un'ottantina di dipendenti. Quelli a tempo indeterminato sono 19, per lo più autisti, magazzinieri ed impiegati, mentre nella lavorazione e confezionamento è occupato il resto della forza lavoro, per tre quarti straniera. "Anche gli stagionali sono utilizzati per periodi lunghi: da ottobre ad aprile per il radicchio; da giugno a settembre per gli ortaggi estivi. Stiamo dunque riprendendo", conclude Chiara, “le assunzioni per l'estate. In aggiunta, per le lavorazioni agricole spot ci avvaliamo di cooperative. Infine, per il commerciale, preferiamo personale con competenze in lingue straniere, necessarie per sviluppare rapporti con l'estero". L'ufficio commerciale è una delle forze di questa azienda, alla quale non manca il supporto della saggezza di Gabriele Zuccari, 81 anni, e della passione e dell'impegno quotidiano del primogenito Stefano, presidente della 38

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SpA, oltre che del lavoro di Cecilia e Giovanni Zuccari, sorella e fratello di Stefano e Chiara. "Con una equilibrata gestione delle semine, del raccolto e della conservazione in magazzino, riusciamo a disporre di cipolle italiane per 12 mesi l'anno", dichiara soddisfatto Stefano Zuccari, il che è un altro primato della Primo Mattino Baratella. "Solo per la cipolla bianca dipendiamo in parte anche dall'estero, in particolare Australia, India e Messico". Produrre italiano è importante perché la gdo, persino quella straniera, come la Lidl, predilige il prodotto nazionale al punto da rompere i contratti se esso non viene garantito. Stefano segue con attenzione le tendenze

di mercato e quindi dei consumi, cercando di anticiparle. Le famiglie formate da due persone o da un single impongono, per esempio, confezioni piccole, di 3-4 pezzi al massimo, confezioni che la Primo Mattino produce già da sei-sette anni. Solo per le cipolle l'azienda fornisce 7-8 confezioni base che a loro volta variano per peso e per calibro dei prodotti contenuti, oltre che prodotto alla rinfusa bollinato, e sacchi da 10 kg che ancora vanno in Scandinavia. L'elasticità, anche a livello di logistica, permette alla Primo Mattino di lavorare per il 95% con la GDO italiana e straniera con continuità. "Potremmo fare anche di più - afferma Stefano Zuccari - ma ci vorrebbe un clima di maggiore fiducia, che noi auspichiamo, tra fornitore e buyer della GDO". Ma il 'modello Primo Mattino' ha dimostrato tutta la sua efficacia e promette un ulteriore crescita, pur in un sistema italiano generalmente difficile da gestire (a beneficio della più forte organizzazione spagnola, olandese e di molti Paesi d'Oltremare). (a.f.) M a g g i o

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Rugby, la prima mini-anguria allungata Dalla fine di giugno una novità mondiale frutto della cooperazione tra ricerca universitaria e una piccola azienda mantovana di lunga tradizione. Alto contenuto di licopene Un territorio vocato, una piccola azienda di lunga tradizione, una OP in grado di recepire progetti veri, un grande desiderio di innovare, mettendosi in rete anche con chi fa ricerca. Ed ecco il risultato, una novità assoluta di quest'estate: Rugby, la prima mini-anguria allungata al mondo (con la forma di una palla di rugby appunto) ad alto contenuto di licopene, dal sapore intenso, certificata global gap, tracciabilità totale. La storia di questa avventura, attesa sul mercato a fine giugno con i primi quantitativi, comincia alcuni anni fa dall'azienda Malavasi di Poggio Rusco (Mantova), che dopo essere stata tra i pionieri della mini-anguria in Italia, decide di differenziare e chiede all'Università di Ferrara e ad un'azienda sementiera emiliana di lavorare su qualcosa di nuovo, puntando sulla valorizzazione del licopene nell'anguria. Tutti colleghiamo il licopene al pomodoro e ne conosciamo le caratteristiche anti-ossidanti e quindi anti-cancro. Ma il licopene c'è naturalmente anche nell'anguria; si trattava di verificare se era possibile, senza modificazioni genetiche, accrescerne la presenza in una varietà particolare. La ricerca ha dato esito positivo. Il seme ha una sigla alfa-numerica collegata a un marchio registrato, 'Cuoredolce', già utilizzato per la minianguria tonda. "La piccola Rugby - assicura Marco Malavasi, capofila della quinta generazione di una famiglia che si occupa di ortofrutta dagli albori del ‘900 - è l'anguria con il più elevato contenuto possibile di licopene. Questo è il bel risultato M a g g i o

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della nostra collaborazione con l'Università di Ferrara, ma la ricerca è ancora in corso. Il progetto è stato battezzato lycomelon. Abbiamo registrato il marchio Cuoredolce fin dal 2010. Esso copre oggi circa il 50% delle angurie che commercializziamo. Il resto è costituito da angurie senza semi a marchio Serena". Il progetto della Malavasi è appoggiato dalla organizzazione di produttori ferrarese La Diamantina, iscritta al CSO, alla quale la ditta mantovana è associata. Il successo commerciale della Rugby potrebbe richiedere un'unione di forze per disporre di una quantità di prodotto necessaria a soddisfare le richieste dei grandi distributori. Ma, a Poggio Rusco, si rimane con i piedi per terra: il progetto è bello, il prodotto è originale e fa bene, i risultati tuttavia - nella complessità del commercio di oggi - non si possono dare per scontati. Vedremo. La Malavasi produce e commercializza angurie dagli anni Sessanta. Oggi la produzione supera le 1500 tonnellate. Un’altra specializzazione sono le cipolle (incluse le borettane), di cui commercializza 2.500 tonnellate. Il

Marco Malavasi

prodotto raggiunge i mercati all’ingrosso dal Nord a Roma; l’azienda ha qualche cliente anche in Sicilia e Sardegna ed è presente all’estero: in Germania, Francia, Scandinavia e Regno Unito. Marco Malavasi parla con orgoglio della tradizione di famiglia. Cominciò ad occuparsi di ortofrutta il trisavolo Umberto Malavasi, poi toccò al bisnonno Agostino, quindi al nonno Domero e al papà Umberto junior: 110 anni di attività ininterrotta. Il trisavolo aveva nella ragione sociale il commercio di ortofrutta e di combustibili solidi (legno e carbone), poi lasciò ad altro figlio l’attività nei combustibili e Agostino ereditò l’ortofrutta dando impulso al commercio di mele e pere. La prima iscrizione alla Camera di commercio di Mantova con il nome attuale dell’azienda risale al 1932. Ma oggi non è tempo di adagiarsi sugli allori del passato e il giovane Marco fa dell’innovazione la carta vincente della Malavasi. (a.f.)

Melone, produzione stabile nel mondo Il primo congresso euro-mediterraneo del melone, che si è tenuto a Perpignan a metà maggio, ha evidenziato che a produzione nel mondo rimane relativamente stabile, attorno a 32 milioni di tonnellate. La Cina è il principale produttore con più di 17 milioni di tonnellate, seguita dalla Turchia (1,7 milioni tons), dall'Iran (1,4 milioni tons), dall'Egitto e dall'India. Allo stesso modo il commercio mondiale resta stabile: le importazioni europee ammontano a 680.000 tons, mentre le esportazioni a 200.000 tons. L’offerta varietale è molto differenziata.

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Attualità

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Logistica di magazzino vincente per Fruttagel Visita agli impianti di Alfonsine. La conservazione è un motivo di orgoglio per l’azienda che ha compiuto vent’anni. Una flotta di 50 carrelli dà efficienza alla movimentazione Ha da poco compiuto vent’anni la Società Cooperativa ravennate Fruttagel. L’anniversario è stato celebrato con diverse iniziative aperte ai dipendenti e a breve sarà presentato il nuovo piano triennale della società. L’azienda fu costituita nell’aprile del 1994 da una compagine sociale composta da numerose cooperative agricole prevalentemente del territorio, per rilevare lo stabilimento di trasformazione della Cooperativa Parmasole che versava in gravi difficoltà. Nel 1996 l’assetto societario venne completato e rafforzato con l’ingresso di COIND, cooperativa industriale con sede a Castel Maggiore (Bologna). Un ventennio caratterizzato da momenti difficili ma anche da successi che hanno reso Fruttagel una realtà di riferimento nel comparto del trasformato. Nonostante i numeri da grande impresa, due stabilimenti di trasformazione e un fatturato di 130 milioni di euro, la società con sede ad Alfonsine (Ravenna) rimane legata al territorio, alla qualità del prodotto e dei servizi offerti. I due stabilimenti produttivi, uno ad Alfonsine dove sono impiegati circa 730 addetti e l’altro a Larino (Campobasso) con 140 addetti, ricevono conferimenti da produttori che operano in un raggio non superiore ai 50 chilometri. Tra il momento della raccolta e la surgelazione trascorrono al massimo 36 ore per preservare le qualità organolettiche del prodotto. Abbiamo visitato gli impianti di Alfonsine con l’Ing. Salvatore Petitto, responsabile Impianti e prossimo a ricoprire anche l’inca40

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Da sinistra Salvatore Petitto e Nicola Lemma della cooperativa Fruttagel

rico di responsabile di produzione dell’intera linea di lavorazione delle verdure e ortaggi surgelati. Uno stabilimento all’avanguardia, con enormi magazzini automatizzati, caratterizzato da una gestione efficiente dei costi e dei consumi di energia, allo stato dell’arte in termini di tecniche di confezionamento. All’interno dello stabilimento è possibile distinguere due tipi di linee di trasformazione: una del caldo, per la produzione di bevande e di derivati del pomodoro, e l’altra del freddo, per la produzione di ortaggi surgelati. La fase di confezionamento è formata da linee Tetra Pak, riempimento di bottiglie di vetro e Pet oltre ad una sala di confezionamento di verdure e ortaggi surgelati. Di recente inoltre è diventata operativa anche la nuova linea di imballi Tetra Recart®: un’ulteriore sfida accolta con entusiasmo da Fruttagel, che ha investito 2 milioni di euro nel progetto. Tetra Recart® è il primo imballaggio in cartone al mondo per la sterilizzazione di alimenti con pezzi di qualsiasi di-

mensione direttamente nella confezione. La conservazione dei prodotti finiti è un vero motivo di orgoglio per la società. Il “magazzino del caldo”, con i suoi 35 metri di altezza, corrispondenti a 17 piani di stoccaggio, è in grado di contenere fino a 20 mila bancali; mentre il “magazzino del freddo” ha fino a 10 mila posti pallet. Completamente automatizzati, entrambi i depositi sono operativi 24 ore su 24. Se lo stabilimento Fruttagel di Alfonsine fosse un corpo umano, i globuli rossi che ne ossigenano l’intero organismo sarebbero senza dubbio i carrelli elevatori OM STILL. Una vera flotta composta da circa 50 carrelli, la maggior parte dei quali (circa 35) sono frontali (prevalentemente RX 20). In generale, i carrelli utilizzati da Fruttagel hanno una configurazione standard ma sono presenti anche mezzi adattati per lavorare in celle frigorifere a -25°C oltre a macchine con particolari allestimenti, come ad esempio pinze “rovesciafusti” al posto delle tradizionali forche, e a carrelli il cui telaio è stato modificato con apposita sagoma per entrare nei drive-in. Le macchine sono operative a ciclo continuo suddiviso su tre turni; durante il “riposo” del mezzo è necessaria la sostituzione della batteria. Per svolgere tale funzione Fruttagel ha allestito una sala carrelli di circa 450 metri quadri, unica nel suo genere, con 18 postazioni di stazionamento e ricarica dei mezzi e 18 postazioni di ricarica delle batterie. Grazie al sistema di estrazione laterale della batteria disponiM a g g i o

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Oranfresh con il suo successo internazionale conferma il bisogno della spremuta fresca In un mercato sempre più orientato al cibo pronto, ai pasti take away, ai succhi confezionati (generalmente a buon prezzo, ma dagli ingredienti di dubbia provenienza), Oranfresh si propone all'esercente del supermercato e alla GDO, con un nuovo prodotto: la spremuta fresca, un modo diverso (e salutare) di fruire dell'arancia quale alternativa alla stessa arancia da pasto o al succo pastorizzato. Con il valore aggiunto quindi di favorire il consumo del fresco locale. La vision aziendale di Agroindustry Advanced Technologies S.p.A., ideatrice delle macchine

il succo, con semplici gesti, per poi pagare alla cassa. Oppure premere un singolo pulsante del distributore automatico per ottenere un contenitore termo-sigillato da 400 ml di spremuta fresca, da portare a casa e consumare in un secondo momento in famiglia o fra amici. Nel reparto ortofrutta, la sfida è quella di aumentare la percezione del prodotto fresco. Non facile, ma le spremiagrumi carrellate Oranfresh, così come i distributori di spremuta fresca, riescono a vincere grazie alla grande innovazione del processo di spremitura brevettato interna-

spremiagrumi e dei distributori automatici a marchio Oranfresh, è quella di porre i presupposti affinché, in qualsiasi ambito e in qualsiasi luogo, si possa fruire di prodotti realmente naturali e freschi come il succo d'arancia appena spremuto, con la finalità di diffondere una reale cultura salutistica dell'alimentazione che fa leva sulla freschezza del prodotto.m Oranfresh è presente negli oltre 700 punti ristoro Autogrill, nei McCafè di McDonald's e in migliaia di altri punti della ristorazione, distribuiti in oltre 50 Paesi del mondo. Health-food quindi (il cui trend è ancora inevitabilmente in crescita) ma con un'attenzione particolare alla praticità di fruizione e alla reperibilità del prodotto. Il consumatore può prendere da sé le arance ed imbottigliarne

zionalmente; le macchine Oranfresh riescono pertanto ad ottenere la migliore resa di succo di qualità (perché non basta produrre più succo, serve anche che sia buono). L'attraente estetica della macchina, unita alla possibilità di seguire il processo di spremitura dall'arancia al bicchiere (o alla bottiglia) fa il resto, stimolando la curiosità e incrementando di fatto le vendite. Anche l'igiene è una delle priorità dell'azienda; basti pensare che i distributori automatici sono dotati di un sofisticatissimo sistema di auto-pulizia programmabile. Oranfresh è un valido partner contro l'invenduto delle arance e fornisce un valore aggiunto a questo dono della natura con l'introduzione del prodotto "spremuta fresca", per il consumatore attento alla salute ed al mangiare sano.

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ATTUALITÀ

bile sui mezzi OM STILL, l’operazione è eseguibile con un normale transpallet in modo semplice, veloce e privo di rischi. Infine, per assicurare un servizio di manutenzione rapido ed efficiente, parte della sala carrelli è stata destinata a OM STILL, che ne riserva lo spazio per componenti e pezzi di ricambio. Quello tra Fruttagel e OM STILL è un rapporto in corso dal 2009, quando, a seguito di una gara di appalto, fu messa a punto con l’allora OM Carrelli una formula di noleggio efficiente e vantaggiosa. Dopo la scadenza del primo contratto e una nuova gara, l’offerta di OM STILL si rivelò ancora una volta la migliore grazie ad un’evoluzione della formula di nolo: il noleggio full service. In caso di guasto l’intervento manutentivo e l’eventuale sostituzione del carrello sono garantiti da OM STILL entro le 24 ore. Il sodalizio ha permesso a Fruttagel di ottenere un servizio migliore, macchine all’avanguardia in grado di fornire una maggiore efficienza e un minor costo di gestione del parco carrelli. Nell’ambito del nuovo contratto di noleggio, Fruttagel ha deciso di dotarsi anche del Fleet Manager, l’avanzatissimo software di OM STILL per gestione della flotta carrelli. Grazie al Fleet Manager è possibile ottimizzare l’utilizzo dei mezzi (facendoli ruotare per evitare l’eccessivo logorio di alcuni a fronte del poco utilizzo di altri), programmare gli interventi manutentivi e responsabilizzare i carrellisti al corretto uso delle macchine. In un momento storico in cui la riduzione dei costi e la ricerca dell’efficienza sono ormai diventati driver fondamentali nella gestione aziendale, il rapporto Fruttagel-OM STILL può rappresentare un vero e proprio caso studio. Due realtà sane e dinamiche, leader nei rispettivi settori di attività, che uniscono le proprie forze a servizio della crescita, innescando un circolo virtuoso da cui trae vantaggio il territorio in cui operano.

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Tassa iniqua: contenzioso con le USL Impegno per una soluzione ‘nazionale’ assa su un servizio mai reso, semplicemente perché 'impossibile'. Sono le assurdità che gravano a volte in Italia sulle aziende, in questo caso sulle aziende dell'ingrosso ortofrutticolo. La tassa è richiesta dalle Unità sanitarie locali e varia a seconda del tonnellaggio che transita da ogni singolo posteggio di un Mercato: si va da una cifra intorno ai 500 euro l'anno ad alcune migliaia di euro. A fronte della tassa, dovrebbero avvenire dei controlli sulla salubrità e la sicurezza alimentare dei prodotti freschi trattati dal commercio all'ingrosso. Dati gli orari di lavoro (quasi sempre notturni) e la permanenza a volte anche solo di poche ore (o anche meno) del prodotto oggetto di contrattazioni nel Mercato, i controlli delle Unità sanitarie non sono mai avvenuti, almeno nei Mercati che sono stati monitorati da Fedagro: molto probabilmente non sono mai avvenuti in nessun Mercato italiano. E tuttavia c'è chi la tassa l'ha pagata regolarmente, chi l'ha pagata fino a quando non si è reso conto che in cambio non aveva niente, chi - ancora - non l'ha mai pagata e si rifiuta di pagarla. La questione, per quanto assurda, è anche delicata, e Fedagromercati se ne sta facendo carico con la migliore buona volontà e per quanto possibile. Della cosa è stato incaricato uno dei vicepresidenti della Federazione, il veronese Jacopo Montresor (nella foto), affiancato dall'avvocato Francesco Lombardo di Verona. "Si tratta indubbiamente di un caso assurdo, perché il controllo da parte dell'ULS non è fattibile, ma non è facile venirne fuori. Stiamo dimostrando che non va versata una tassa a fronte di un servizio che poi non viene, e non è mai

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stato, reso. L'iter però non è semplice, anche perché c'è da risolvere il caso dei pregressi per le aziende che non hanno mai pagato e la situazione è differenziata da un Mercato all'altro. Inoltre, non sempre è omogeneo l'approccio alla soluzione del problema nei diversi Mercati", ci ha detto Jacopo Montresor. "A Verona ha aggiunto l'avvocato Lombardo - abbiamo avviato 40 pratiche a difesa di altrettanti grossisti e in tutti i casi abbiamo vinto la causa. Ora dobbiamo attendere cosa farà l'UIs in appello. A livello nazionale, ci sono state vittorie e sconfitte. A Palermo e a Bologna le istanze dei grossisti non hanno trovato un riscontro positivo ma è mancata una linea omogenea e congrua di difesa. Ora, dovremmo provare a sbloccare una situa-

zione di stallo". "I primi a muoversi contro questa tassa iniqua - precisa Jacopo Montresor - sono stati i colleghi grossisti di Genova che, difesi dall'avvocato Pietro Dagnino, hanno visto riconosciute le loro ragioni. Oggi dobbiamo cercare di trovare un fronte unito per dare una spallata al problema, che è complesso. Per sanare i pregressi è necessario ricorrere in Cassazione ed è una spesa che per una singola azienda o anche solo per una singola associazione territoriale di Fedagro non è facile affrontare. I pregressi, a livello di singolo mercato, possono raggiungere facilmente i 100-200-300 mila euro. Per questo, l'avvocato Lombardo ha ricevuto mandato verbale per affrontare a livello nazionale la questione". Ripetutamente, anche con appelli ai governi che si sono succeduti, Fedagro aveva chiesto l'abolizione della tassa, considerata tra l'altro insostenibile da parte delle piccole e delle micro-aziende del commercio all'ingrosso. La questione resta aperta e ci torneremo sopra su queste pagine con un report dettagliato. La categoria, nel frattempo, si augura che passi avanti siano fatti per risolverla.

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Si sono svolte a Roma a inizio giugno l’assemblea ordinaria, l’assemblea straordinaria e il consiglio di amministrazione di Mercati Associati. I lavori, coordinati dal presidente Giuseppe Pavan, si sono svolti con spirito costruttivo su punti importanti e delicati, all’attenzione da tempo, come alcune modifiche allo Statuto e la determinazione di una scadenza per il rinnovo delle cariche interne. Soddisfazione è stata espressa da più parti, superando divergenze per lo più generate dalle sollecitazioni di alcune parti coinvolte ad essere convocate in tempi brevi su temi che erano ritenuti non

Il vicepresidente di Mercati Associati Gregorelli con il presidente di Fedagro Guala

più rinviabili. “Sono state finalmente approvate - ha commentato il presidente di Fedagro Ottavio Guala, presente ai lavori quale membro del consiglio di amministrazione di Mercati Associati nonché rappresentante in assemblea del Mercato di Torino - alcune importanti modifiche allo statuto sociale e c’è l’impegno di tutti a coordinarsi al fine di portare all’ordine del giorno del consiglio di amministrazione e dell’assemblea entro la fine di luglio il tema del rinnovo delle cariche sociali in un clima sereno e soprattutto costruttivo, nell’interesse di una realtà importante del panorama agro-alimentare italiano che tutti noi siamo chiamati a rappresentare nel miglior modo possibile”.

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Mercati Associati verso il rinnovo cariche

Contratti e sicurezza sul lavoro dei movimentatori del CAAT Trattativa per trovare in tempi brevi un accordo Situazione in evoluzione al CAAT dopo le manifestazioni di metà maggio, causate dalla sospensione dal lavoro di alcuni addetti alla movimentazione delle merci e da ciò che ne è immediatamente conseguito. Il 9 giugno, sotto la regia dell’assessore al Lavoro, nonché del Commercio, del Comune di Torino, Domenico Mangone, si è svolta nella sede del Centro agroalimentare torinese una riunione che ha coinvolto tutte le parti interessate, dai vertici del CAAT (presenti presidente, vice-presidente e direttore generale) agli operatori grossisti (presenti con una delegazione), alle rappre-

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sentanze sindacali (presenti Si Cobas e Uil Traporti e Logistica). L’incontro, pur a tratti vivace nei toni, è stato improntato alla buona volontà e alla disponibilità di tutti a trovare in tempi rapidi soluzioni definitive “al fine - si legge in un comunicato ufficiale firmato dalla presidenza del CAAT - di ricondurre ogni attività interna al CAAT al massimo rispetto delle leggi vigenti e in particolare dei contratti nazionali del lavoro e della sicurezza del lavoro”. Entro un mese, le parti coinvolte si impegnano, attraverso successive riunioni (in parte già avvenute) tra operatori della movi-

mentazione, operatori del Mercato e sindacati, a valutare anche eventuali interventi sullo stesso Regolamento del Mercato torinese al fine di ottimizzare le condizioni che garantiscono la “totale regolarità delle attività”. Nella direzione di una “positiva convergenza” si prevede, tra l'altro, di individuare all’interno di CAAT “spazi fisici” destinati “all’attività sindacale”. Il 29 maggio era andato in onda sul TG3 Piemonte un servizio giornalistico, che aveva sollevato interrogativi e qualche malumore tra quanti, con impegno e in buona fede, lavorano per il buon funzionamento di uno dei maggiori Mercati all’ingrosso italiani. In breve tempo, il malumore è stato lasciato alle spalle e le incomprensioni stanno progressivamente lasciando il posto alla determinazione di trovare tra le parti il miglior accordo possibile nell’interesse del CAAT e di chi ci lavora.

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Buyer da Algeria, Germania, Arabia Saudita, Austria, Bahrein, Brasile, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Emirati Arabi, Egitto, Spagna, Francia, Finlandia, Hong Kong, Indonesia, Irlanda, Italia, Giappone, Kuwait, Libano, Lussemburgo, Malesia, Marocco, Olanda, Polonia, Quatar, Repubblica Ceca, Gran Bretagna, Russia, Singapore, Slovacchia, Slovenia, Svezia e Tunisia, per un totale di 35 Paesi e 106 persone, sono stati presenti al Medfel di Perpignan, confermando la dimensione internazionale della fiera che si è svolta dal 13 al 15 maggio. I buyer ne hanno costituiscono ancora una volta il punto di forza. L’identità della rassegna, giunta alla sesta edizione, è comunque principalmente mediterranea e al Mediterraneo è agganciato il suo futuro. Tra i circa 250 espositori, significative, dopo quella della Francia, le presenze di Marocco, Spagna e Portogallo. Alcuni punti di forza del sistema ortofrutticolo spagnolo, come il Mercabarna, hanno dato la loro adesione con rappresentanti di vertice. Presenza italiana ancora modesta nel numero ma piuttosto significativa per la qualità dei presenti. Novità il MAAP di Padova. Gli italiani sono stati mediamente soddisfatti: “Abbiamo fatto più business meeting qui che a Fruit Logistica”, ci ha detto qualcuno, sinceramente stupito. In effetti, Medfel è una fiera che permette pause ed incontri distesi: approfondire a Fruit Logistica è praticamente impossibile, incontri qualcuno e perdi contemporaneamente 2-3 contatti. A Berlino c’è troppo in troppo poco tempo. Qui no, e i visitatori internazionali ci sono. A Medfel si è svolto il congresso euro-mediterraneo dedicato al melone e sono state presentate le previsioni produttive in Europa M a g g i o

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La fiera di Perpignan gode anche del valore aggiunto della vicinanza alla piattaforma di Saint Charles. Forte sostegno economico della regione Languedoc Roussillon

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Buyers da 35 Paesi supportano il successo di Medfel

Uno dei numerosi stand francesi del Medfel. Sotto, un particolare dell’area riservata al Portogallo

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Tavola rotonda per presentare le previsioni europee sulla frutta estiva. Sotto, Federico Milanese, coordinatore della presenza del CSO. Più sotto, le confezioni monodose di pomodorini-snack di Azura

per pesche, nettarine e albicocche. Qualche malumore ha creato lo spostamento da aprile a metà maggio, un periodo in cui operatori della Francia meridionale, della Spagna e di altri Paesi sono alle prese con importanti campagne produttive appena avviate e quindi non possono distogliersi dalle proprie aziende. Sono così mancati alcuni interlocutori. Medfel 2014 è comunque cresciuta in termini di espositori (che hanno sfiorato i 250), al punto che l'elegante padiglione di Perpignan (a forma di enorme tartaruga in cemento e legno) comincia ad essere insufficiente. La presenza italiana si è confermata modesta sia in termini di espositori che di visitatori. Sono cresciute le presenze di Marocco e Portogallo. Quest'ultimo Paese si è presentato con un grande spazio attrezzato e numerose aziende pronte a incontrare i buyer internazionali. Gli incontri d'affari, con visite programmate dei buyer agli stand da parte degli organizzatori, sono stati il principale punto di forza della rassegna. Il secondo elemento propulsivo è la vicinanza del Mercato di Saint Charles, la prima piattafor46

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ma ortofrutticola d'Europa, che è possibile visitare prendendo contatto con i responsabili, presenti in fiera nello stand del Mercato. Il terzo è il forte sostegno economico dell'agenzia di promozione Sud de France della Regione Languedoc Roussillon. Questi tre elementi ci fanno ritenere che Medfel avrà comunque un futuro, come punto di contatto tra l'ortofrutta di questa regione e il mondo. Quando poi ripartirà il Mediterraneo, dopo le crisi innescate dalle diverse primavere arabe, Medfel ne beneficierà e potrà compiere il saldo di qualità che era nella mente dei suoi promotori sei anni fa. Il CSO ha coordinato la presenza italiana. Tra le new entry aziende come la Malavasi di Poggio Rusco (Mantova) e appunto il Mercato di Padova (MAAP), la cui delegazione, guidata dall'ad Giancarlo Daniele e dal direttore Francesco Cera, ha avuto contatti in fiera, ha visitato il Saint Charles e, sulla strada del ritorno, è stata al Mercabarna, il grande Mercato di Barcellona. Non dimentichiamo che Perpignan, ai piedi dei Pirenei, è il centro della Catalogna francese, ed è facilmente raggiungibile dalla Spagna (aeroporti di Barcellona o di Girona), affittando un'automobile o prendendo un mezzo pubblico. Gli espositori italiani ci sono sembrati allineati sulla richiesta del ritorno della fiera ad aprile. (a.f.)

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Calano le fragole di produzione nazionale. Spagna primo importatore Mentre è in corso la nuova stagione delle fragole in Germania, il Ministero dell'Agricoltura di Berlino ha divulgato i numeri dei volumi prodotti nel 2013: 142.780 tonnellate contro le 155.828 tonnellate nel 2012. L'anno scorso le produzioni tedesche di fragole hanno occupato una superficie complessiva di 19.434 ettari, e le principali aree di produzione sono state Bassa Sassonia (4.307 ettari), Nord Reno-Westfalia (3.573 ettari), Baden-Württemberg (3.872 ettari), Baviera (2.366 ettari). Numerose sono le varietà prodotte - all'incirca un migliaio, secondo il ministero - ma le principali sono Elsanta, Flair, Clery. Il consumo di fragole in Germania rimane sostanzialmente stabile, a 3,5 chili pro capite. Nel 2103 il Paese ha importato 110.787 tonnellate di fragole provenienti soprattutto da Spagna, Olanda e Italia, esportandone invece 11.802 tonnellate in Austria, Repubblica Ceca e Francia.

CILE

Meno export di frutta nel primo quadrimestre. Colpa dell'uva da tavola Secondo l’ultimo bollettino ODEPA, (Oficina de Estudios y Políticas Agraria) del Cile, sotto il controllo del ministero dell'Agricoltura, le esportazioni di frutta fresca cilena hanno registrato un calo del 5,3% durante il primo quadrimestre del 2014 rispetto allo stesso periodo del 2013. Per le uve il ribasso è stato del 3,4%, causato principalmente alle gelate di settembre. Secondo il report ODEPA le varietà particolarmente colpite sono state le precoci quali Sugraone (-42,7%) e Flame seedless (11,5%) e le intermedie come Thompson seedless che, con il M a g g i o

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95% delle sue spedizioni annuali già effettuate, ha registrato un calo di 40.100 tonnellate, pari a 21,9%. Tuttavia “queste perdite pesanti sono state parzialmente compensate da un aumento delle esportazioni di Crimson Seedless e Red Globe” – viene sottolineato nel bollettino – “con un aumento del 20,8% per le prime e del 27,5% per le seconde”. L’aumento delle esportazioni di queste ultime varietà, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, è in parte legato (secondo Fedefruta), agli scioperi portuali di marzo e aprile 2013.

OLANDA

Il nuovo mercato coperto di Rotterdam apre scenari nuovi al commercio

A Rotterdam è iniziato il conto alla rovescia per l'attesa inaugurazione del Markthal, l'enorme mercato coperto, che dovrebbe aprire i battenti a ottobre. Il progetto prevede una struttura a forma di ferro di cavallo, assolutamente all'avanguardia. Il mercato avrà a disposizione più di 100 postazioni per tutte le imprese che trattano prodotti alimentari (frutta e verdura, carne, pesce e altri prodotti, come piante e fiori) su oltre 12 milia metri quadri di area commerciale. Nel seminterrato sono previsti un grande supermercato (Albert Heijn) e 1.200 posti auto. Al primo piano, altri negozi gastronomici, ristoranti, una scuola di cucina e - ai lati della volta - 10 piani con oltre 200 appartamenti. Markthal sarà aperto 7 giorni su 7 e - secondo i suoi promotori - attirerà 7 milioni di visitatori l'anno. Il 65% della superficie è già stato affittato. La formula è davvero interessan-

te perché apre scenari nuovi al commercio integratoi dei prodotti freschi.

PERÙ

Boom del mango. Export a 140 mila tonnellate destinato ad aumentare Il volume delle esportazioni peruviane di mango nella stagione 2013/14 (la raccolta e vendita sul mercato del frutto avviene a cavallo dei mesi finali ed iniziali dell’anno) ha fatto registrare un aumento del 40% rispetto ai dati del periodo precedente, raggiungendo le 140 mila tonnellate. La buona stagione e l’entrata in produzione di nuove piantagioni stanno alla base di questo ottimo risultato. Le performances ottenute dovrebbero essere ancora più favorevoli nei prossimi anni in relazione all'aumento costante della messa a dimora di piante da frutto (solo nel 2013 sono stati piantati 22 mila alberi). La zona di Piura è la maggiore produttrice di questa frutta, coprendo i due terzi del totale, seguita da quella di Lambayeque (15%). I principali Paesi a cui sono destinati i manghi esportati sono Olanda (40%), USA (36%), Regno Unito (10%) e Canada (5%).

MONDO FLASH

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EGITTO

Crescono le esportazioni di uva da tavola anche verso i mercati asiatici Ottime prospettive a fine maggio per l'uva da tavola egiziana. La domanda è sostenuta e il meteo ha aiutato i produttori. L'India ha terminato piuttosto rapidamente le forniture di prodotto. Per il Paese nordafricano quindi ci sono tutte le premesse e le condizioni per un'annata alquanto promettente. I mercati, specialmente quello africano e asiatico sono pronti a ricevere l'uva da tavola egiziana, che ha beneficiato di un buon clima invernale. www.corriereortofrutticolo.it

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M ondoflash Heike Hagenguth, manager della Pico Modern Agriculture Company, uno dei più importanti esportatori di prodotti freschi dell’Egitto, ha dichiarato al sito www.freshfruitportal.com, ripreso anche da uvadatavola.com, che grazie alle temperature ideali registrate nei mesi scorsi la raccolta dell’uva è cominciata con 10 giorni di anticipo. Non solo: grado brix, dimensione degli acini e peso dei grappoli sono molto soddisfacenti. L’Egitto vende la maggior parte del suo raccolto sul mercato interno ma le esportazioni sono in aumento e rappresentano attualmente circa il 7-10% della produzione totale. Dal 2008, il valore delle esportazioni di uva egiziana è passato dai 161 milioni di dollari ai 224 milioni del 2012. L’export di uva dall’Egitto ha preso il via a metà maggio, con la maggior parte del prodotto che raggiunge i mercati europei. Il Regno Unito guida la classifica degli arrivi, seguito da Paesi Bassi, Germania, Italia e per ultimo Russia. Piccoli volumi di uva egiziana vengono spediti anche in Medio Oriente, Sud Africa e SudEst asiatico, dove gli esportatori vedono grandi opportunità per la crescita futura, in particolare in Cina con la quale sono in corso negoziati per consentire ai fornitori di uve egiziane accesso diretto al mercato.

SPAGNA

Frena l'export di frutta tiene quello degli ortaggi nel primo trimestre 2014 La Spagna rallenta. Secondo i dati riportati da Fepex nei primi tre mesi del 2014 l'export ortofrutticolo del Paese iberico è cresciuto appena dello 0,5% a volume e dell'1,4% a valore, per 3,4 milioni di tonnellate spedite all'estero che hanno generato 3,1 miliardi di euro. Un andamento a rallenty rispetto alle annate precedenti. Tra le cause di questa frenata le esportazioni di frutta, che non 48

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hanno superato 1,6 milioni di tonnellate, calando del 10,7% a volume e del 4,8% a valore. Arance, mandarini e fragole sono stati i frutti più esportati. Sul fronte delle verdure la situazione è migliore con un +13% a volume e +7% a valore. Bene nel primo trimestre in particolare pomodoro, lattuga, cetrioli e peperoni.

TURCHIA

Stagione record per le ciliegie precoci. Cresce la produzione di Manisa In Turchia annata record per le ciliegie precoci. Per molti produttori si tratta della migliore stagione degli ultimi vent'anni. I prezzi ottenuti a metà maggio sono stati eccellenti (tra 5 e 6 euro al chilo) e i frutti sono stati esportati in 15 paesi, Russia in testa. Soddisfatti i circa 1.000 piccoli produttori nella regione di Manisa su una superficie di 1520.000 ettari. Dopo la pessima stagione 2013, con circa 30.000 tonnellate di ciliegie esportate, quest'anno la stagione è stata molto buona, dato che le ciliegie in questa regione non hanno sofferto per il gelo e il freddo come in altre zone. La produzione inoltre è stata abbondante. I produttori poi applicano buone pratiche agricole e offrono un prodotto senza residui di pesticidi. Dalle affermazioni del Presidente dell'Associazione dei produttori di ciliegie di Manisa, la Ciliegia di Manisa sta per diventare un marchio riconosciuto a livello mondiale. In questa stagione il bilancio dovrebbe chiudersi con 60.000 tonnellate di ciliegie esportate.

RUSSIA

Fragole dall'Europa ma anche dall'Egitto e dalla Cina In marzo la Russia ha importato una notevole quantità di fragole sul mercato interno, più del dop-

pio di quella importata a febbraio. Sono state inviate in un solo mese oltre 5.000 tonnellate di fragole al mercato russo, mentre a febbraio erano state acquistate soltanto 2.000 tonnellate. Dai dati ufficiali, nei primi tre mesi si sono importate in Russia circa 6.900 tonnellate di fragole. I principali fornitori di prodotto al mercato interno russo sono i paesi dell'Unione Europea, per l'83%. Seguono Egitto e Cina.

GERMANIA

Lidl prepara lo sbarco negli States: i primi cento discount entro il 2018 La catena tedesca dei discount Lidl, ben radicata anche in Italia dove ha il proprio quartier generale ad Arcole (Verona), ha intenzione di entrare nel mercato degli Stati Uniti entro il 2018. L'amministratore delegato del Gruppo Dieter Schwarz, che possiede Lidl, ha dichiarato alla stampa che i preparativi per entrare negli USA stanno procedendo e che l'apertura dei primi 100 negozi è prevista fra quattro anni. Se l'operazione avrà successo Lidl scalerà la classifica dei maggiori distributori a livello mondiale.

EMIRATI ARABI

I giovani trainano la crescita dei consumi di cibi biologici La domanda di cibi biologici è in crescita negli EAU, Emirati Arabi Uniti. Il mercato, secondo i dati di Euromonitor, ha raggiunto nel 2013 i 16,3 milioni di dollari e le prospettive per il 2018 sono di un incremento del 30% fino a raggiungere i 21 milioni di dollari. Il principale segmento del mercato è rappresentato, con il 43%, dai cibi biologici per bambini. Manca un dato certo sui prodotti freschi bio. Secondo le catene distribuive aumenta il consumo soprattutto dei giovani. M a g g i o

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Emanuele Zanini

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insomma disastrosa. Diversi i fattori da considerare: dall’aumento dei volumi della Spagna e di altri Paesi produttori, al concomitante anticipo di raccolta in Italia e nel nord in particolare di almeno 15 giorni, a causa del clima, che ha creato una sovrapposizione di offerta di prodotto nazionale ed estero (specie spagnolo). Per quanto riguarda Apo Scaligera, Anselmi rivela che se l’anno scorso al 30 di aprile era stato raccolto il 10% della produzione programmata, quest’anno alla stessa data si era già al 50%. “Al 23 maggio eravamo al 90%, a 60 mila quintali raccolti, come al 30 giugno nel 2013”, aggiunge. “La Spagna quest’anno è stata ancora più aggressiva del solito sui prezzi – spiega il presidente di Apo Scaligera – e sta spingendo molto sull’innovazione varietale per avere varietà sempre più resistenti e appetibili sul mercato e allo stesso tempo allungare il più possibile la stagione”. Dall’altra parte, riferisce Ansel-

mi, ci sono i discount internazionali, “che guardano soprattutto il prodotto più conveniente”, generando un’autentica guerra dei prezzi. “Credo sia giunto il momento che il comparto delle fragole, a livello europeo e non solo locale, faccia un’analisi seria della situazione. Non possiamo pretendere di arrivare alla soluzione dei problemi e alla conclusione domani mattina, ma è indispensabile cercare di formulare delle proposte che evitino ancora annate drammatiche come questa. Gli interventi fatti in emergenza provano a risolvere la situazione del momento ma non evitano che le crisi si ripresentino. Serve un cambio di visione per dare un futuro più certo al settore”. Le enormi difficoltà del comparto vengono confermate anche da Matteo Falzi, direttore di Villafrut, azienda di Villafontana (Verona) che, vista la consolidata esperienza dell’impresa anche sul mercato spagnolo, analizza da prima la situazione creatasi nel Paese iberico. In Spagna la campagna, iniziata come nel 2013 ai primi di gennaio, ha avvertito i primi segnali di difficoltà a metà marzo con prezzi in calo del 20-30%. La situazione è peggiorata nella seconda parte del mese con picchi produttivi (+30%) ma con quotazioni crollate del 40-45%. Secondo l’analisi di Falzi ad aprile si è registrato un discreto recupero sebbene i prezzi si siano mantenuti sempre su valori molto bassi, inferiori del 15-20% rispetto al 2013 con

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Annus horribilis per la fragola. Era da tempo che non si assisteva ad una campagna primaverile così disastrosa come quella di quest’anno. Una debacle che ha investito, chi più chi meno, tutta la produzione mediterranea, dalla Spagna, al Marocco, dall’Italia alla Grecia, con raccolto anticipato di 15-20 giorni, sovrapposizione produttiva a causa dell’inverno mite e prezzi ai minimi storici. Una situazione simile si è verificata anche in Nord Europa, dalla Germania, alla Svizzera fino alla Francia che ha provocato una destabilizzazione del mercato. La vendita sempre più concentrata all’interno della grande distribuzione ha generato una compressione dei prezzi di acquisto delle catene a livelli mai visti prima con quotazioni arrivate a 55-70 centesimi per 500 grammi di prodotto. La difficoltà della produzione spagnola di poter riversare nel canale dell’industria la parte del prodotto in eccedenza ha trascinato tutto il settore in una condizione disastrosa i cui effetti si valuteranno già nella campagna 2015. Per quanto riguarda il Veronese, una delle principali aree produttive del Belpaese, la situazione di mercato è stata particolarmente pesante. “Siamo di fronte alla peggior campagna fragole degli ultimi 30 anni. Peggio anche del 1986, il terribile anno di Chernobyl, che compromise tutta la stagione ortofrutticola”. Questo il giudizio, netto e sconsolato, di Primo Anselmi, presidente di Apo Scaligera, una delle realtà più importanti della fragolicoltura veronese e nazionale. “I prezzi di liquidazione sono ai livelli di quelli degli anni Ottanta”, aggiunge Anselmi. Una situazione

Un avvio di campagna disastroso ha influenzato pesantemente un “annus horribilis”. L’anticipo del raccolto, superiore alle due settimane, ha fatto male alla fragola italiana. Calendario “traditore” anche in Germania

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La sovrapposizione produttiva ha fatto crollare le quotazioni

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Pietro Paolo Ciardiello, Matteo Falzi, Primo Anselmi, operatori della fragola dalla Campania al Veneto

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volumi che sono andati progressivamente a ridursi rispetto all’anno scorso e abbandono di fragoleti con qualità non eccellenti. La campagna spagnola si è così conclusa tra il 18 e 20 maggio con circa 20 giorni di anticipo rispetto al 2013. “Il calo produttivo finale si presume possa essere attorno ad un 20% rispetto al 2013 – spiega il direttore di Villafrut con un -25-30% sui prezzi che deve far riflettere”. Il manager veronese sottolinea inoltre come il distretto produttivo di Huelva, il principale della Spagna per quanto riguarda le fragole – ha incrementato gli impianti del 5% rispetto al 2013 (con le varietà più rappresentative Sabrina, 30%, Primoris, 30%, Splendor, 18%, Fortuna, 8%, Candonga ,5%, altre, 9-10%). “La prima impressione che si ha guardando in prospettiva al 2015 – aggiunge Falzi - è che l’areale produttivo possa ridursi di percentuali molto importanti e soprattutto si abbandonino alcune varietà molto pregiudizievoli a livello produttivo (Sabrina per l’eccessivo picco produttivo concentrato in un breve periodo, poi Splendor e Fortuna per caratteristiche organolettiche non ottimali e scarsa shelf-life)”. Per Falzi quest’anno la fragola, dopo annate tutto sommato soddisfacenti, sta subendo la pressione della crisi economica e del conseguente calo dei consumi. Falzi sottoinea inoltre come “an-

che la Spagna, come già accaduto per l’areale produttivo di Verona, da vari anni ha introdotto un cambio varietale molto importante con una frammentazione che genera una massa produttiva con caratteristiche disomogenee sia di qualità che di gusto. Un tempo la fragola spagnola veniva identificata con la varietà Camarosa, mentre a Verona si parlava della Gorella. Queste due varietà avevano caratteristiche qualitati-

sa in appena 20 giorni che ha fatto crollare i prezzi del 40%. Il Sud Italia pur tra le difficoltà ha tenuto grazie a una finestra produttiva più ampia – tra gli 80 e i 90 giorni – con minori cultivar e con caratteristiche organolettiche migliori. “Villafrut con la sua rete commerciale,suddivisa per il 70% sul mercato italiano e per il 30% su quello estero, ha incontrato le stesse difficoltà commerciali so-

ve e organolettiche molto ben conosciute ed identificabili. Ahimé oggi si sono perse di vista queste peculiarità che deve avere un prodotto come la fragola in termini di gusto-sapore-profumo e omogeneità organolettica. La produzione e la ricerca varietale (tranne alcuni casi) si è concentrata più sulla quantità e conservabilità che sul gusto”, afferma il manager scaligero. Verona si è ritrovata con una concentrazione di prodotto racchiu-

prattutto su un mercato nazionale molto depresso dalla scarsa domanda e molto in confusione per l’offerta di prodotto nazionale e quello importato”, dichiara Falzi, analizzando i risultati della sua azienda. “Stimiamo un calo produttivo nei nostri areali e spagnoli attorno al 9/10% ed una contrazione finale nei prezzi di vendita del 20% rispetto al 2013”. “Le difficoltà che affrontiamo quotidianamente nascono dal confronto giorno per giorno con M a g g i o

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E la fragola veronese corre il rischio dell’estinzione un vero progetto commerciale, soprattutto sui mercati esteri. Sta di fatto che i prezzi sono crollati dai 1,8/2 euro al chilo dello scorso anno (appena sufficienti a coprire le spese) ai 1/1,2 euro di oggi. "Quest'anno la stagione delle fragole, che è limitata a circa tre settimane tra aprile e maggio, ha visto diminuzioni del prezzo del 30-40%, tanto che si teme una crisi strutturale - avverte Giambattista Polo, coordinatore di Agrinsieme - con cooperative che hanno impostato sulla fragola la loro attività a rischio di chiusura, a dispetto del fatto che in 40 anni di attività i coltivatori veronesi hanno affinato la loro produzione, col risultato di un prodotto di ottima qualità". "Bisogna puntare su un prodotto di altissima qualità non solo su nuovi mercati, dalla Scandinavia alla Russia, ma sul mercato interno - avverte Michele Pedrini, presidente della Confederazione Italiana Agricoltori locale - sulla base di una strategia condivisa con la grande distribuzione, con un progetto almeno pluriannuale di promozione su questi mercati. Si potrebbero attingere risorse dall'Ue, attraverso l'OCM, l'organizzazione comune di mercato sulla frutta, e puntare sulla ricerca su scala macroregionale. Anche qui, nella riforma della Pac, c'è una nuova modalità di assicurazione dalla crisi di mercato che assicura una copertura del reddito dell'impresa agricola". I fragolicoltori hanno incontrato nei giorni scorsi ad Oppeano il presidente della Regione Luca Zaia a cui hanno sottolineato la gravità della situazione. Il governatore ha manifestato la più ampia disponibilità a valutare le proposte degli operatori e a sostenerle nelle sedi deputate. (e.z.)

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È un'economia da 14 milioni di euro quella che la crisi delle fragole mette a rischio nel Veronese. 350 le aziende coinvolte, tra Oppeano, Bonavigo, Zevio, Buttapietra, San Giovanni Lupatoto ed Isola della Scala. Di questo pesante problema si è discusso a Zevio, in un vertice con le organizzazioni di prodotto che guidano la filiera veronese organizzato da Agrinsieme, il coordinamento tra CIA, Confagricoltura, Confcooperative e Lega delle Cooperative. "Oggi lavoriamo sotto costo - avverte Paolo Noro, produttore di Mazzantica di Oppeano - con la concorrenza della Spagna su mercati fondamentali come la Germania. Per fare un impianto di un ettaro, ogni anno, servono 45 mila euro tra risistemazione delle serre e coltivazione. Con quanto ricaveranno quest'anno, con prezzi scesi del 30-40% rispetto all’anno scorso, molte imprese agricole della nostra zona non avranno i soldi per ripartire". I mali della filiera della fragola veronese si possono sintetizzare nei cambiamenti climatici, che portano la produzione locale ad anticipare la stagione e quindi a finire su mercati come quello tedesco nello stesso momento di Spagna e Marocco. Ma questi mali vanno ricercati soprattutto nell'assenza di una chiara immagine commerciale che qualifichi un prodotto veronese di qualità. Esso infatti avrebbe, per definizione territoriale e per l'esperienza quarantennale nella produzione, tutte le caratteristiche per ambire ad una sua denominazione, con la costituzione di un Consorzio che valorizzi il prodotto sul mercato. Questo ritardo comporta verosimilmente un danno pesante. La divisione tra produttori invece impedisce la costruzione di

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buyer e i referenti della gdo che talvolta non hanno complete conoscenze specifiche del prodotto. Il loro unico obiettivo è giocare sulla politica del prezzo, non considerando così la possibilità di mettere la parola fine alla coltivazione di un prodotto che tante soddisfazioni ha potuto offrire ai loro punti vendita”. Spostandosi al Meridione l’analisi non si discosta molto da quanto detto sopra. Pietro Ciardiello, direttore della Coop Sole di Parete (Caserta), una delle principali realtà del Sud Italia, conferma l’anticipo di campagna. “Al 31 marzo avevamo il 50% dei volumi in più rispetto al 2013. Tuttavia ci sono stati non pochi problemi nelle vendite anche per i prezzi bassi di Spagna e delle produzioni veronesi”. Le quotazioni così son stati più bassi del 1—20% rispetto allo scorso anno. La campagna si è interrotta precocemente e il mercato è stato fiacco. “L’obiettivo per quest’anno è raggiungere i volumi del 2013, quando abbiamo toccato gli 80 mila quintali. Positivo l’andamento dell’export, passato dai 9 mila quintali del 2013 ai 15 mila quintali di quest’anno”. Ciardiello rimane comunque preoccupato dall’attività irrefrenabile della Spagna, “che lo scorso anno ha aumentato le aree del 10-15% e quest’anno è stata ancora una volta molto aggressiva sui prezzi, arrivati a 70 centesimi a cestino”. Per il direttore di Coop Sole il settore della fragola dovrebbe affrontare con coscienza e responsabilità un problema strutturale ormai atavico. “La coltura della fragola, sempre più complessa da sviluppare mantenendo alta qualità, va difesa. Serve un confronto costruttivo tra operatori, comunicare di più e meglio. Il sistema italiano deve puntare maggiormente su qualità, programmazione, investimenti strutturali (logistica, shelf life del prodotto) e migliorare l’efficienza nell’export. Solo così si potrà trovare un vero cambio di passo”.

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emanuele.zanini@corriereortofrutticolo.it M a g g i o

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Nicola Giuliano, sopra: uno dei maggiori produttori pugliesi di ciliegie. La Puglia rappresenta il 46% della produzione nazionale. Stefano Pezzo, a sinistra, una tradizione nel commercio delle ciliegie dentro l’azienda Bragantini. Marco Marrapese, grossista specializzato nelle ciliegie

Produzione non competitiva Dall’estero esempi da seguire Emanuele Zanini Annata complessa per le ciliegie italiane, a causa soprattutto del maltempo che ha condizionato vasti areali, specie nel centrosud. L’inizio campagna in Puglia è stato a dir poco disastroso. In particolare per la varietà Bigarreau il mercato è stato pesantissimo. Danni sul 70% della produzione, merce di qualità mediamente scadente, alti scarti e prezzi in caduta libera: “Non abbiamo potuto esportarne nemmeno un chilo”, sottolinea affranto Nicola Giuliano titolare dell’omonima azienda di Turi (Bari) e una delle realtà più importanti nel panorama nazionale sia per le ciliegie che, soprattutto, per l’uva da tavola. Le piogge e le grandinate hanno compromesso il prodotto preco-

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La denuncia di Nicola Giuliano, patron di una delle realtà più importanti a livello nazionale: “Dobbiamo svegliarci se vogliamo avere ragione della concorrenza. Per questo è indispensabile coprire gli impianti” ce, invendibile fuori dai confini nazionali. “Solo nel comprensorio di Turi si stimano perdite economiche di 50 milioni di euro”, precisa Giuliano. “A ciò bisogna ahimé aggiungere la pessima immagine che abbiamo dato sul mercato estero, dove si conferma il deficit dell’Italia in termini di qualità di servizio. La grande distribuzione, a partire da quella estera, chiede continuità di offerta di prodotto di qualità: se la trova ed è soddisfatta non ti molla, ma se non la riesci a garantire ti abbandona”.

Secondo Giuliano il problema sta a monte, all’errata gestione dei fondi Psr in dotazione alle Regioni (in questo caso alla Puglia): “Gli aiuti a pioggia danneggiano il comparto. Il sostegno va dato a chi se lo merita, alle imprese più strutturate e organizzate. Meglio fare meno ma farlo bene”, aggiunge l’imprenditore barese. “Invece nel nostro settore c’è troppa improvvisazione, non c’è programmazione. E le istituzioni non sono competenti in materia. Tutto viene lasciato al caso. È un peccato mortale perché abbiamo M a g g i o

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vedendo alla copertura delle produzioni. Italia, Spagna, Grecia e Turchia invece sono ferme allo stesso livello. Chi si “sveglierà” prima avrà un notevole vantaggio sulla concorrenza”. In questi giorni, infine, dopo la debacle delle ciliegie precoci, parte la campagna di Giorgia e Ferrovia: “Il prodotto è bellissimo e le quantità nella media – afferma

Giuliano. Se il tempo ci darà tregua la stagione potrebbe risollevarsi”. La partenza della stagione nel Veronese con la varietà Bigarreau ai primi di maggio è stata invece discreta. “L’andamento è stato abbastanza buono, la qualità è media, comunque migliore rispetto ad altre regioni italiane come la Puglia dove ci sono stati diversi problemi”, spiega Stefano Pezzo, titolare dell’azienda Cherry Passion di San Martino Buon Albergo (Verona) e neo presidente di FruitImprese Veneto. I volumi nel Veronese sono stabili o in lieve crescita: “Per avere un aumento della produzione bisogna iniziare a pensare davvero a contributi europei indirizzati solo alle produzioni coperte”, dichiara Pezzo, che aggiunge: “Avere degli incentivi mirati permetterebbe anche di pensare a studi varietali ad hoc. Tutto questo in Germania e Regno Unito sta già avvenendo. Non in

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Stefano Pezzo: “Necessario indirizzare i contributi europei verso le produzioni coperte. Gli incentivi permetterebbero anche di lavorare sulle nuove varietà”. Marrapese: “Calo delle richieste dall’estero rispetto al 2013”

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un prodotto d’eccellenza come la ciliegia, su cui servono investimenti seri. Nulla andrebbe lasciato al caso”. Giuliano sostiene inoltre che “i soldi pubblici invece di investirli in sostegni a calamità naturali o alla copertura delle assicurazioni andrebbero dirottati verso strutture in grado di difendere il produttore dal maltempo o altri fenomeni”. Quindi “prevenire meglio che curare”, come recitava un vecchio claim pubblicitario di una marca di dentifricio. “Invece oggi i fondi pubblici vengono spesi male, quando vengono utilizzati. In questi tempi di crisi economica I privati da soli non ce la fanno, non hanno disponibilità economiche sufficienti per arrangiarsi”. L'imprenditore pugliese, dando uno sguardo a come si muovono i competitors internazionali, poi avverte che “la Germania, come il Belgio, sta già da tempo prov-

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SCHEDA PRODOTTO Spagna, Turchia, così come in Italia. Nel nostro Paese ci sono le possibilità di valorizzare maggiormente le numerose produzioni d’eccellenza. Dobbiamo essere capaci di cambiare passo e diventare da comparse a protagonisti del comparto cerasi colo internazionale”. Sulla stessa lunghezza d’onda di Pezzo il giudizio di Marco Marrapese, dell’omonima azienda scaligera e consigliere di Veronamercato, che ammette il flop con l’export per la Bigarreau, martoriata dalle piogge e dal vento. “Puntiamo alle esportazioni con la varietà Giorgia, che con la cultivar Adriana ha staccato prezzi medi a fine maggio tra 1,80 e 2 euro al chilo. Tuttavia le richieste sono inferiori rispetto agli anni scorsi. La risposta migliore in termini di qualità ce l’aspettiamo con la Mora”. Nel Nord Italia diversi problemi li hanno avuti anche a Marostica specie con le ciliegie precoci

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a causa della grandine con fenomeni di cracking, mentre nel Modenese, a Vignola, nonostante le piogge, il prodotto ha tenuto maggiormente. Per il prodotto a marchio Igp i volumi dovrebbero addirittura raddoppiare. Dando uno sguardo globale al mercato è bene ricordare comunque come l’Italia stia gradualmente perdendo posizioni nel panorama produttivo mondiale. Il trend è inesorabile: tra i primi sei Paesi produttori, l’Italia è l’unico che sta subendo un calo generalizzato dei volumi. Il leader incontrastato rimane la Turchia che raggiunge le 450 mila tonnellate di produzione dopo un’impennata dal 2010 in poi, seguita da Stati Uniti e da Iran, che ha scalzato dal podio proprio l’Italia. Da dietro spinge forte la Spagna, che lentamente sta scalando l’ipotetica classifica generale ma che soprattutto è più organizzata nell’export, con cui ha continua ad

avere la meglio sul Belpaese. Da seguire anche l’exploit del Cile, che si sta specializzando soprattutto nelle esportazioni. Grazie all’innovazione tecnologica il Paese sudamericano è in grado di inviare il prodotto praticamente in ogni parte del mondo, dall’Estremo Oriente, all’Europa. L’export italiano non sta vivendo un periodo troppo positivo ma è comunque sostenuto dai Paesi vicini come Germania e Svizzera che assieme assorbono oltre la metà delle ciliegie inviate all’estero. A livello produttivo lo scorso anno in Italia si sono prodotte circa 140 mila tonnellate di ciliegie su quasi 30 mila ettari, con le cinque regioni (Puglia, Campania, Veneto, Emilia-Romagna e Sicilia) che rappresentano oltre il 90% della produzione. La Puglia da sola con 65 mila tons rappresenta il 46% della produzione nazionale. emanuele.zanini@corriereortofrutticolo.it

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Pietro Barbieri Hanno tutte una buccia di un bel colore arancio, a volte con sovraccolore rosso, che invita all’assaggio. Ma soprattutto sono proprio buone. Parliamo delle nuove varietà di albicocca che stanno rilanciando il consumo di questi frutti, per lungo tempo non al top nella ideale classifica di gradimento dei consumatori a causa delle mediocri caratteristiche organolettiche di alcune vecchie cultivar molto diffuse nel nostro Paese. E più nello specifico parliamo del progetto di innovazione varietale del Gruppo Apofruit, da sempre in prima linea in questo campo, che ha creduto nelle possibilità commerciali dei nuovi frutti valorizzandoli sotto il marchio Solarelli. “Complessivamente sono più di una ventina – dice Andrea Grassi, direttore tecnico e qualità del Gruppo – le nuove varietà in produzione destinate alla linea Solarelli. Cito brevemente i nomi di alcune delle più significative: Bora, Colorado, Faralia, Kioto, Lady Cot, Margotina, Orange Rubis, Petra, SweetCot, Tsunami, ecc. Si tratta di piante con buona produttività media, spesso autofertili, il cui materiale genetico proviene da breeder francesi o americani”. “Oltre che per il colore e il sapore – continua Grassi – queste varietà si distinguono dal resto del panorama produttivo per un’altra caratteristica assai importante: hanno rivoluzionato il tradizionale calendario di raccolta. Alcune sono molto precoci, ad esempio Wondercot e, soprattutto, Mogador, che negli impianti in serra del Meridione a metà maggio è già in piena fase di raccolta. Altre hanno invece una maturazione assai tardiva. È questo il caso, ad esempio, di Faralia, che si raccoM a g g i o

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glie a fine luglio, di Farbaly, pronta attorno al 10 agosto, per non parlare di Farlis che matura addirittura a fine agosto-primi di settembre”. Ma sono anche le caratteristiche agronomiche di queste nuove varietà a renderle interessanti. Prendiamo, ad esempio, Wondercot. Il calibro, la colorazione, la consistenza, la succosità e le buone qualità gustative ne fanno un frutto senza paragone. Altrettanto importanti per i frutticoltori sono però la buona vigoria, la fioritura abbondante, la produttività costante e la messa a frutto

VARIETÀ & MERCATO

Buone, belle, precoci e tardive: sono le nuove albicocche di Apofruit

rapida. Considerando la portata innovativa di questi elementi , il Gruppo Apofruit ha deciso di rinnovare profondamente i propri impianti produttivi. Il progetto ha preso il via 6-7 anni fa e così, dal 2009 ad oggi, ogni anno nei frutteti delle aziende associate sono stati realizzati da 70 a 100 ettari di nuovi impianti. “Attualmente – precisa Grassi – il Gruppo conta circa 880 ettari investiti ad albicocche, dei quali circa 600 sono costituiti dalle nuove varietà. Geograficamente la ripartizione dei nuovi impianti è per il 60% nelle aree vocate di Basilicata e Puglia e per il restante 40% in Romagna, soprattutto nelle province di Forlì e Cesena e, in parte, nel Ravennate, zone queste dove coltiviamo le varietà più tardive”. Per quanto riguarda la produzione di quest’anno le attese sono di una campagna normale al Nord, mentre al Sud il raccolto dovrebbe essere inferiore alla media del www.corriereortofrutticolo.it

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V arietà & mercato

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Andrea Grassi, direttore tecnico e qualità del Gruppo Apofruit e Ilenio Bastoni, direttore commerciale, stratega del marchio Solarelli

25-30% a causa della mancanza di freddo registrata nel mite inverno scorso e per un andamento meteo avverso nella fase di fioritura. “Il progetto di rinnovo varietale è ancora in una fase di avvio. Molti nuovi impianti, ovviamente, non sono in piena produzione – conclude Grassi – per cui ritengo che nel 2014 il raccolto delle nuove varietà possa arrivare a circa 6065.000 quintali. Il massimo potenziale teorico di 100-110.000 quintali dovrebbe essere raggiunto non prima di 3-4 anni”. L’allungamento della campagna commerciale ha senz’altro favorito il successo delle nuove varietà, ma non meno importanti a questo scopo sono risultati altri fattori come, ad esempio, la maturazione molto scalare dei frutti, che se da un lato implica un innegabile aumento dei costi della manodopera per la necessità di entrare nei frutteti anche 4-5 volte

rispetto alle 2-3 di una cultivar tradizionale, dall’altro consente di portare sul mercato un prodotto fresco con caratteristiche organolettiche ideali per il consumo. “La ricerca della qualità– afferma Ilenio Bastoni, direttore commerciale di Apofruit – è uno degli elementi che guidano tutte le scelte del Gruppo, dal campo al post raccolta. Per questo quando le albicocche Solarelli arrivano nei nostri impianti vengono lavorate ‘a caldo’, cioè non vengono refrigerate per non danneggiare i frutti maturi e vengono poi confezionate con apposite tecnologie “delicate” che preservano le caratteristiche organolettiche ed estetiche dei frutti”. Oltre a essere raccolte al giusto punto di maturazione le nuove varietà mostrano una tenuta maggiore alla conservazione rispetto a quelle tradizionali, cioè si caratterizzano per una fase post raccolta più lunga.

“Questa caratteristica – dice Bastoni - ci consente di vendere il prodotto su mercati più lontani rispetto al passato. In altre parole l’innovazione varietale ha allargato il nostro export , tanto che ora vendiamo a 360° su tutti i mercati internazionali”. Naturalmente quello italiano resta fondamentale per la collocazione del prodotto. Le albicocche Solarelli vengono infatti commercializzate in oltre 40 mercati all’ingrosso del Bel Paese in cestino (calibri fino al 45-50) oppure in confezione alveolata e nei punti vendita della grande distribuzione organizzata, dove il prodotto si trova in cestino da 500g in confezione monostrato. “La dolcezza delle nuove varietà – continua Bastoni – è stata determinante per riconquistare il consumatore, ma vorrei sottolineare anche che molte di esse sono a polpa spicca, fatto questo che favorisce il consumo della frutta come snack. E sappiamo quanto la praticità sia oggi un elemento di scelta importante per il consumatore”. Da ultimo una considerazione sui prezzi di vendita. Mediamente sono superiori rispetto alle varietà tradizionali, “in alcuni casi più che in altri - precisa Bastoni ma questo non frena gli acquisti, perché il consumatore è disposto a spendere qualcosa in più se, come nel caso delle nostre albicocche, gli viene garantito con continuità un prodotto dalle spiccate caratteristiche organolettiche”.

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Corriere Ortofrutticolo n°5 2014