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Editoriale

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L'Arte e la Memoria

uovo speciale del CdP. Stavolta a sfondo interamente tematico, dedicato al ricordo dello Scultore Michele Guerrisi. Abbiamo aderito con entusiasmo al progetto prospettatoci dal Sindaco di Cittanova, Sandro Cannata. L’idea di contribuire a ricordare e, soprattutto, crediamo, a far conoscere una figura poliedrica della cultura del 900, figlio di una Calabria che aveva visto l’alba dell’ultimo secolo, le guerre coloniali, il distruttivo terremoto del 1908 e poi tutte le altre tappe che caratterizzarono un secolo sanguinario e sanguinoso, con due conflitti mondiali, intervallati da una ricostruzione, e dell’avvento di un regime, intorno al quale, molti credettero, altri si riconobbero, altri ancora accettarono, altri, infine, sopportarono e

Corriere della Piana

Speciale Michele Guerrisi

Supplemento al n° 15 del Corriere della Piana Periodico di politica, attualità e costume della Piana del Tauro corrieredellapiana@libero.it

Direttore Responsabile: Luigi Mamone Vice Direttore: Filomena Scarpati Lettering: Francesco Di Masi Hanno collaborato: Alessandro Cannatà, Angela Avenoso,

qualcuno osteggiò. Un regime, figlio di uno spirito nazionalista che non fu un fatto solo italiano e che si caratterizzò anche per il volersi qualificare intorno ai presupposti di una rivalutata romanità. Scelta cultural ideologica che è assai diversa dalla vocazione classica che caratterizzò le scelta artistica di Guerrisi che nel suo poliedrico impegno evidenziò le note di una libertà di pensiero protesa alla ricerca estetica del bello e dell’armonia che lo conduceva necessariamente all’adesione totale ad impostazioni classiche e classicheggianti. L’uomo, nella sua perfezione, nella bellezza intrinseca della struttura fisica, nella plasticità e in qualche caso nella voluttuosità del corpo plasmato nella creta o emerso dalla fusione del bronzo, erano il compimento di una ricerca estetica e di una catarsi interiore dell’artista che, carduccianamente, con muscoli d’acciaio piega il ferro e forgia il busto e mai la recezione di scelte ideologiche, come forse troppo facilmente - per coloro i quali non abbracciarono le vie delle avanguardie fu detto. La sperimentazione e la creatività stilizzata ed esasperata di alcuni filoni artistici che confluirono infine nell’astrattismo era figlia di una realtà diversa, sofferta, di esperienza cosmologica e di vita di artisti che vivevano una dimensione metropolitana caratterizzata da stridenti contrasti politici e sociali e da eventi bellici sanguinosissimi che rielaboravano esasperando e deformando le forme fino a creare lo specchio di una immagine. Guerrisi non poteva essere fra costoro. La sua estrazione classica, il suo provenire da botteghe d’arte che proseguivano la tradizione romantica e neoclassica meridionale ma soprattutto la sua visione estetica e la perenne ricerca dell’armonia nelle forme e nelle immagini glielo impedivano. Da ciò le sua coerente visione e la rigorosa scelta classicista che con cenni nuovi e di assoluta originalità ritroviamo nelle sculture e opere pittoriche dove fra il ricorrente utilizzo di tinte bruciate si legge il fascino di una ricerca panica e di una Umanità che torna parte viva della natura. Il fatto che la scelta di dar vita a questa rilettura dell’opera di Guerrisi nel cinquantenario della sua morte, sia caduta sul Corriere della Piana ci inorgoglisce. Vuol dire che la presunzione di voler fare un giornalismo “diverso” in Calabria, ha un suo fondamento e che qualcuno ci apprezza . . Sapere poi che lo Speciale avrà una forte diffusione fra i giovani e gli studenti, è stato uno stimolo ulteriore a far si che la sua lettura possa diventare un punto di partenza. Per far si che la Calabria attraverso nuove generazioni di ragazzi entusiasti e capaci di inseguire sogni di perfezione e di bellezza - come lo fu Guerrisi quando adolescente cavava creta alla “Fiumara Serra” - possa finalmente ricominciare a crescere e a positivamente elevarsi. Luigi Mamone

Sommario

Foto: Archivio Avenoso, Archivio Leuzzi ed. Nuova Barbaro, Free's Tanaka Press, Casa Cultura "Leonida Repaci" Palmi Grafica e Impaginazione: Stampa: Litotipografia Franco Colarco Responsabile Marketing: Luigi Cordova phone +39 3397871785 cordovaluigi@alice.it Editore Circolo MCL “Don Pietro Franco” Via Benedetto Croce 1 89029 Taurianova (RC) La collaborazione al giornale è libera e gratuita. Gli articoli anche se non pubblicati non saranno restituiti. Chiuso per l’impaginazione il 18 Dicembre 2013

Speciale Michele Guerrisi - 21 Dicembre 2013

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L'Arte e la Memoria

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Il dovere e l'onore di ricordare Guerrisi Il ragazzo che impastava la creta

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L'esperienza Fiorentina e il soggiorno napoletano

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Ricordo, nostalgia e disincanto

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La maturità artistica La Gipsoteca Guerrisi

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Il Liceo Scientifico

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Quelle casse dimenticate

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BCC Cittanova


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Il dovere e l’onore di ricordare Guerrisi Nel cinquantesimo della sua scomparsa di Alessandro Cannatà Sindaco di Cittanova

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icorrendo quest’anno il cinquantenario della sua morte, Cittanova vuole ricordare la figura del proprio figlio, l’illustre Professore Michele Guerrisi, nato a Cittanova e che ”oltre che scultore educato nell’ambiente napoletano, fu uomo di vasta cultura da lui manifestata anche in alcuni scritti di estetica (Luigi Cunsolo)”. Ed ancora pittore e poeta. Un Artista che ha saputo far conoscere il proprio territorio e la sua gente attingendovi ispirazione, cultura e coerenti regole comportamentali nell’arte come nella vita, a piene mani e per tutta la sua esistenza. Uomo libero perché sempre vissuto in quel “luogo della perfetta libertà” che è “l’arte”, per dirla con André Suares. Credo che oltre all’educazione familiare e scolastica, alla sua crescita contribuirono anche i luoghi e le persone di Cittanova: scorrazzando per le viuzze della “citateda”, per le strade ornate da palazzi e chiese, bevendo l’acqua delle fontane, passeggiando per la villa comunale, bagnandosi nel “Vacale” o affacciandosi sul “Serra”, spingendosi fino allo Zomaro da solo e con i suoi compagni di giochi. La sua innata propensione per il bello sarà stata aggraziata dalla suggestiva bellezza dei luoghi, la sua caparbia coerenza intellettuale sarà stata fortificata dalle frequentazioni con i propri concittadini. E sicuramente una certa influenza sulla sua ricerca di artista la avranno esercitata le “varette” del Biangardi, i “misteri” che si portano in solenne processione il Venerdì Santo e che rappresentano la Passione di Gesù Cristo: la plasticità delle statue lignee e la grandiosa espressività dei volti e dei corpi altro non sono se non la premessa a tutta la sua opera. E sì, perché egli fu “l’unica voce della cultura della Magna Grecia nell’ambito della cultura del ‘900”; così come fu l’ “ultimo pittore della campagna romana” Perché la sua arte fu imperniata nella proposizione dell’uomo e della natura per come sono, abbelliti ed aggraziati dalla mano dell’artista. E da buon cittanovese, forte delle sue convinzioni, portò avanti la sua linea artistica contro le correnti pittoriche del tempo: nel Suo “l’errore di Cezanne” addebita al grande pittore francese “lo sbandamento dell’arte moderna”. Tesi ardita, ma da tutti apprezzata proprio perché con grande coraggio portata avanti nel periodo in cui l’arte moderna, quasi unanimemente, guardava ad altre forme espressive. Fu discepolo di tanti artisti, dall’Augimeri, all’Orsi e al De Luca, e poi maestro di tantissimi scultori e pittori da Palermo a Carrara a Torino a Roma. E nella capitale divenne il Direttore dell’Accademia di Belle Arti per almeno un decennio dando grande prova di fermezza e correttezza modellando la sua esperienza dirigenziale al merito ed alla crescita professionale reale di ogni artista: in ogni concorso per insegnante valutava le opere del candidato, le confrontava con le opere degli altri candidati, ne discuteva con i componenti della commissione esaminatrice per poter esprimere un giudizio obiettivo, anzi il più oggettivo possibile. Oggi si direbbe che teneva in altissima considerazione il “merito” del candidato e non altro! Ed altrettanto ferma fu la proposta che l’acquisto delle opere d’arte per la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma fosse deciso dal Consiglio Superiore delle Belle Arti anziché dalla sola Direttrice della Galleria stessa. Così come occorre fare un plauso alla sua proposta di far devolvere il 2% di ogni opera pubblica alla realizzazione

di un’opera d’arte da inserire nella stessa opera pubblica: allora sì che l’Italia sarebbe stata un perfetto museo all’aperto. Non solo reperti archeologici ma anche opere moderne. Quanta lungimiranza in quest’uomo, in questo artista, in questo illustre cittanovese che ha saputo esaltare con la sua Vita tutto un territorio e le sue genti. In questo artista stimato oltre ogni modo da Carrà, da Rodin, da Benedetto Croce. La Giunta Comunale di Cittanova, il 21/6/23 gli scrive “che nel vasto campo della scultura e delle lettere si è affermato con opere che ne rivelano il genio”. Ed il giorno dopo il Sindaco Giuseppe Fonti continua in una sua lettera personale “La rappresentanza della sua città natale non può, né deve, restare estranea al plauso che da ogni parte d’Italia, dove è conosciuta ed apprezzata l’opera del Professor Guerrisi, a lui giunge, e che anzi con orgoglio devesi unire a quanti di lei hanno la estimazione che merita”. Come Amministrazione e come Sindaco di Cittanova facciamo nostre queste note, perché le sue opere risaltano in moltissimi Comuni d’Italia: apprezzate ed invidiate, come il nostro monumento ai Caduti per la prima Guerra Mondiale e la Madonna del Rosario in Piazza Garibaldi. Voglio concludere, con Romiti, con l’amarezza che il ritrovamento dei Bronzi di Riace sia avvenuto quando Michele Guerrisi oramai non viveva più: “quale gioia avrebbe provato se li avesse potuti vedere, se li avesse potuto toccare per sentirne vibrare la potente plasticità. Quella plasticità che egli, con il suo riferimento al classico, ha voluto dare in tutte le sue opere in Italia e nel mondo”.


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Michele Guerrisi Il ragazzo che impastava la creta Le prime esperienze fra Cittanova e Palmi di Angela Avenoso

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ittanova, fondata dai Grimaldi, e nel tempo l’ha vista dare i natali a personaggi illustri distintisi quasi in ogni campo dello scibile umano: da Vincenzo De Cristo, archeologo, folk1orista e storico, ad Antonio Cavaliere chimico e poeta, a Michele Guerrisi, scultore, pittore e storico dell’arte, oltre all’interesse a ricercare le origini della sua plurisecolare storia è fonte - con tanta ricchezza e poliedricità di proposte – di uno stimolo di studio e di ricerca volto a conoscere meglio i protagonisti della sua storia e gli araldi della sua cultura. Ed è proprio la vita del Guerrisi, le vicende che l’hanno caratterizzata, tutte dedicate all’arte, lo studio dei suoi scritti, la sua scoperta come intellettuale seguita, dal conoscere le sue opere pittoriche e le forme plastiche della sua scultura che rappresenta lo stimolo a contribuire a far conoscere un artista - cittanovese - fra i più importanti sullo scenario dell’arte italiana e europea dello scorso secolo. Il Guerrisi nasce a Cittanova il 23 Febbraio 1893. Per motivi di studio ed in seguito per il lavoro, la sua vita si svolge lontano dal paese natio, che non dimenticherà mai: per la sua posizione geografica alle pendici di quella montagna che divide Locri da Medma; per le fiumare e il verde degli ulivi che svettano come giganti millenari estendendosi a perdita d'occhio nella Piana. Sottostante digradando fin quasi al mare. Come egli stesso afferma nella sua autobiografia: “Dati i miei precedenti razziali, è certamente più probabile che io sia un greco, magari bizantino, anziché un armeno, uno scandinavo, un negro o un malese. La mia cosiddetta classicità avrebbe, in tutti i casi, ragioni più profonde di quelle di una semplice curiosità intellettuale o di una cattiva educazione”. La passione dell’arte gli viene trasmessa dal padre, eccellente disegnatore. La sua casa era piena di ogni genere di oggetti d’arte: marine e montagne dipinte da dilettanti, caratteristiche terrecotte paesane, e due antichi quadri situati nel salotto: Caligola fra due bianchi cavalli adorato dai senatori e Apollo con le Grazie e le Muse. Non erano certo opere eccezionali, ma alla sua fantasia di bambino fornirono certamente vitale alimento. I suoi primi lavori artistici, per un continuo esercizio volto a ricondurre la sensazione tattile alla concretezza ideale dell'immagine, sono figurazioni degli episodi che più lo interessano: scene di terremoto, arrivo di treni, cavalli, soldati, pastori per il presepe. Suo padre, figura assai nota di vecchio gentiluomo,

aveva sposato una Barbaro di Palmi, insegnante elementare. Nella città della madre il Guerrisi frequenterà così il Ginnasio, dimorando nella casa dei nonni materni. In quegli anni comincia a realizzare caricature dei professori e delle compagne di scuola, paesaggi di acquarello e piccoli teatrini da lui costruiti e dipinti. Il terremoto del 1908 lo trova in quella città, rimasto miracolosamente illeso nel suo lettino, dal quale assistette allo sbriciolarsi del maestoso Campanile della Chiesa Matrice. Di quegli anni ricorda con affetto e gratitudine un professore di matematica, Olindo Chieffi, non perché gli piacesse quella disciplina, ma per un significativo dono che questi gli fece di un magnifico libro dal titolo “L’arte nel mondo antico”, che era pieno di illustrazioni, di ritratti romani e di statue greche. L’assidua lettura di quelle immagini porta ordine nella vivace fantasia del giovane Guerrisi, quindi contribuisce a formare quel gusto classicheggiante che caratterizzerà tutta la sua produzione artistica. Sempre negli anni in cui frequenta il Ginnasio a Palmi inzierà a frequentare lo studio del pittore Domenico Augimeri. Questi era stato vicino a Domenico Morelli e Filippo Palizzi, e a i temi della Scuola Napoletana, della quale ne riprendeva con squisitissime sensibilità di colori e con schietta potenza plastica, i modi ed il gusto. Tendenze che il Guerrisi aveva assorbito tanto da valutare alcune tavolette di Augimeri “ di sapore ottocentesco e di autentica poesia”. Terminato il Ginnasio avrebbe voluto proseguire gli studi presso l'Istituto di Belle Arti a Napoli, come aveva fatto il suo maestro Augimeri. Il padre che da un lato sente appagato il suo gusto per l’arte, è felicissimo di questo desiderio. Però essendo un uomo molto pratico, con garbo convince il figlio, che la cultura non può nuocere all'arte, ma migliorarla, quindi per fargli prendere coscienza della propria passione, lo manda a 16 anni a Firenze per completare gli studi già iniziati.


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L'esperienza fiorentina e il soggiorno napoletano di Angela Avenoso

Monumento ai caduti Palmi

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ella città Toscana impara gran parte del suo patrimonio artisticoculturale, durante i due anni di permanenza visita musei, chiese e palazzi, osserva monumenti, statue e quadri, essi diventano per Guerrisi un modo di vedere le cose, il fondamento, la categoria delle sue idee figurative. Alla Biblioteca Marucelliana conosce i primi libri di storia e di critica d’arte. Terminato con successo il liceo, sente la necessità di ampliare la sua cultura e prendere più diretta conoscenza con la più antica classicità. Decide così di andare a Roma per frequentare l’Università nella facoltà di Lettere e l’Istituto di Belle Arti. Presenta la domanda di ammissione all’Istituto ed il giorno prestabilito si presenta per sostenere gli esami: il primo esame è quello di disegno geometrico. Egli, che veniva dal Liceo Classico, sentiva di non avere alcuna familiarità con le righe e coi compassi, e dopo aver portato a termine l’elaborato grafico, con notevole difficoltà, consegna il lavoro, consapevole dell'assurdità di quella prova. Non andò mai a domandare che cosa ne era stato di quel foglio, era sicuro di essere stato bocciato e voleva evitare l'umiliazione di una conferma.

La deposizione di Cristo - 1958 - Chiesa San Giovanni Bosco Roma


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Statua di Mattia Preti a Taverna

Quell’anno trascorso a Roma è certamente l’anno più triste e più difficile della sua vita. Il mancato sfogo artistico e l’umiliazione che gli sembra di aver subito, lo spingono in una solitudine malinconica, quasi disperata, alla quale il solo conforto è la visita ai musei, alla Galleria e soprattutto la frequentazione della Biblioteca Nazionale, dove passa gran parte del suo tempo. La grandezza di Roma, che pure avvertiva, anziché dargli animo, aumenta la sua tristezza. Decide così di trasferirsi a Napoli e di entrare a tutti i costi in quell’Istituto di Belle Arti. Trascorre intere giornate a copiare statue e bassorilievi al museo. Poi, armato di righe, compassi, acquarelli, ciotole, inchiostri, si presenta agli esami di ammissione ed entra trionfante nella Scuola Superiore di Scultura, dove consegue l'ammissione ritrovandosi come maestri Achille D'Orsi e Luigi De Luca. Conseguito il Diploma di Scultore a Napoli e la Laurea in Lettere, nell’anno 1916, gli viene offerto un viaggio d'istruzione, e sceglie Roma, quasi a volersi prendere una rivincita della delusione avuta anni prima. Era cominciata da poco la I Guerra Mondiale. In quei giorni, si trova a Roma Augusto Rodin. Il Guerrisi è un entusiasta ammiratore dei ritratti del grande scultore francese.

Monumento ai Caduti a Catanzaro

Decide così di escogitare un espediente per incontrarlo. Riesce a farsi ricevere e dopo un primo incontro, torna spesso nei giorni che seguono per conversare con il maestro, affascinato ed interessato dagli argomenti trattati dal Guerrisi: i musei napoletani e la critica italiana che in quel tempo proprio a Napoli prendeva forme e indirizzi nuovissimi, le fotografie di alcune sculture. Dopo alcuni anni pubblicò il chi ché di una foto dove il maestro aveva scritto: “Rodin à un de ses amis nouveaux Guerrici Sculpteur” (Rodin a uno dei suoi nuovi amici Guerrisi Scultore). Nel 1920 viene bandito il concorso per la Cattedra dell'Accademia di Belle Arti di Napoli e pur avendo la laurea per parteciparvi, gli occorreva comunque almeno qualche pubblicazione; decide quindi di utilizzare la tesi già presentata all’esame di laurea, sviluppata ed arricchita con un titolo ambizioso e dottrinale “Dei valori ideali e pratici nella storia dell’arte”. Si classifica secondo e manda a Benedetto Croce uno dei volumetti della sua pubblicazione: grande è la sua sorpresa e la sua gioia nello scoprire che il grande filosofo di Pescasseroli aveva dedicato due pagine intere di recensione alla sua pubblicazione sulla rivista “Critica”, diretta dallo stesso Croce.


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Intanto alla 12° Biennale di Venezia era stata ammessa una sua opera: era quanto di meglio potesse capitare ad un artista. L’interesse di Croce, per il Guerrisi, va oltre il semplice articolo, infatti segnala il libro ad Ardengo Soffici; inoltre ne parla ancora ed ampliamente nella “Storia della Storiografia” quando legge “Da le botteghe agli studi” e la “Critica e la storia delle arti figurative” ed altri scritti del Guerrisi. Nello stesso momento lo scultore vince il premio “Concorso Nazionale” per un monumento ai Caduti studenti dell’Università di Napoli, opera che gli dà subito una certa notorietà. Apre il suo primo studio a Napoli, a Vil-

la Lucia, dove, solo un cancello, divide la deliziosa villa borbonica del1’Hotel Bertolini, nel1a cui vicinanza si trova la casa di Gemito. Guerrisi torna in Calabria, dopo aver quindi frequentato Firenze e Napoli, e rivede con commozione l’ambiente dove Augimeri lo aveva infervorato e gli aveva corretto i primi disegni, le prime pitture e modellazioni. Si ritrova nell’ambiente del1a Piana di Gioia Tauro, tra i compagni di scuola ed un vivace gruppo di partecipanti al1e Biennali d’Arte di Reggio Calabria, nel ‘20 e nel ‘22. Partecipano al1e mostre del capoluogo calabrese: Andrea Alfano, Ezio Roscitano, Ermanno Germanò, Carmine Tripo-

di, Umberto Diano, Sarino Papalia, Colao, Montaleone, Ortona, ed altri. Nella prima manifestazione compaiono anche Michele Guerrisi e Fortunato Longo, che in quegli anni si sentivano già affini e si intendevano fra loro come fratelli. Guerrisi espone “La Vedetta”, figura intera di un soldato fieramente ritto su una trincea del Carso, a torso nudo, che sembrava preludesse ai gruppi eroici di quello che sarebbe stato successivamente il monumento di Catanzaro. Nel 1922 viene nominato titolare di Storia dell’Arte nell’Accademia di Belle Arti di Torino. Assume anche l’incarico di consulente bibliotecario, per conto del Comune, presso la Biblioteca dell’Accademia.


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Il realismo di Guerrisi

Ricordo, nostalg

Tele e disegni pregni di una forza evocatrice che di Luigi Mamone

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ei suoi quadri le immagini di una realtĂ , apparentemente fotografata con distacco ma in realtĂ  espressione di rielaborazione del vissuto e profondamente intrise di dolcezza e di un amore sconfinato per la terra delle origini, gli affetti e le

piccole grandi cose che - pascolianamente - il fanciullo che cavava la creta nella Fiumara Serra per le sua prime sculture, ha conservato come preziose icone della sua vita riproponendole poi con i toni asciutti di tinte bruciate che danno pienamente il senso della bellezza e del sentimento


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attraverso le immagini

gia e disincanto

esalta un sentimento panico e un’ ansia di libertĂ

del tempo che emerge da immagini che esercitano un fascino catartico dentro il quale l’artista individua e propone il sentimento della libertà .


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La maturità artistica Il soggiorno torinese e il trasferimento a Roma di Angela Avenoso

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l suo studio e la sua casa diventano subito sede di incontro di carissimi colleghi ed amici, di affezionati allievi che saranno tra i più vivi rappresentanti dell'Arte Piemontese. Sono i tempi in cui Lionello Venturi cerca di legare insieme il chiaro pensiero crociano e la fantasia di Ruskin. In contrasto con quelle idee nel 1926 pubblica il libro “Da le botteghe agli studi” in cui sviluppa i problemi posti nella sua prima pubblicazione. Nel 1931 pubblica “I discorsi sulla scultura” e “La nuova pittura” che furono accolti con vivissimo interesse dalla critica e dal pubblico interessato all’arte. In queste opere Guerrisi ebbe cura di liberare la critica dalle sovrastrutture romantiche, di superare filosofie che risultavano qua e là nelle contaminazioni di non aggiornate culture anche in molti seguaci delle teorie crociane. Più tardi avrebbe voluto rivedere le due opere pubblicate, nel senso che avrebbe tolto qualche espressione non più rispondente al rinnovamento del suo gusto, ora decisamente libero da tutte le seduzioni del modernismo, che aveva conosciuto sin dai tempi del primo futurismo e che ormai giudicava impantanato anch’esso nel “conformismo accademico”. A Torino intreccia amicizia con i pittori Casorati, Paulucci, Terzolo, Valinotti, con lo scultore Bazzarbi tutti dell'Accademia Albertina, con il commediografo Sergio Pugliese ed altri personaggi della vita artistica italiana di quel tempo. La sua antica amicizia con Francesco Flora, che conosce negli anni dell’Università a Napoli, diventa sempre più solida. Nel 1941, Guerrisi, dalla cattedra di Storia dell’Arte di Torino, è trasferito alla cattedra di Scultura all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove negli anni seguenti assume la direzione. Ci troviamo negli anni della II Guerra Mondiale. I ruderi della Roma antica risvegliano nel Guerrisi la passione per la pittura. Questo rinverdito interesse per la pittura è dovuto alla convinzione, maturata dal Guerrisi, che la pittura stessa non è un segreto amore ma soltanto il necessario sviluppo della sua visione

figurativa, un punto di arrivo della sua stessa scultura. Soltanto perché il suo accanimento plastico tocca quel limite, dove la forma raggiunge la sua pienezza ed il suo contatto più ideale con la luce che la rivela e si identifica con l'immagine, perciò riesce a comprendere la bellezza degli alberi, delle nuvole e delle architetture di Roma. Nel 1945, incomincia a scrivere “L’idea Figurativa” che pubblica nel 1952. Il libro che tratta i problemi dell’arte e li esamina sul piano della cultura storica e filosofica, è accolto con successo e largo consenso dalla critica. Nell’opera Guerrisi introduce il concetto dell’idea unica del movimento, che ad esso appare come la ragione dello sviluppo di ogni singola opera e della stessa storia artistica. Questa idea del movimento viene identificata con il sentimento del tempo, fuori della fisica, in un’ideale prospettiva. L’artista cerca di cogliere nella visione stessa il fondamento della composizione sempre caratterizzata da un centro informatore dell’insieme: un centro che non è funzione geometrica, ma necessità espressiva di un sentimento. L’artista non si accontenta in sostanza di enunciare una teoria, ma la prova nel vivo della storia e nella critica di precedenti dottrine. Riconoscimento più gradito dal Guerrisi è il parere di Croce il quale scriveva che la sua “idea” veniva a colmare la lacuna che restava per la critica d’arte, avendo Croce affrontato lo stesso problema sulla poesia. Dopo

“L’idea Figurativa” Guerrisi scrive “L’errore di Cézanne” (1954), un libro che mette in risalto i perché del deterioramento del gusto delle arti figurative, che secondo l'autore ha la sua origine con l’opera pittorica di Cézanne, a partire dall’Impressionismo Francese. Guerrisi compie una giusta revisione dell’opera dei cosiddetti capi scuola francesi (Matisse, Van Goh, Gauguin...) affermando una concezione estetica riferita alla tradizione culturale classica italiana. Nel 1956 pubblica il “Pigmalione” raccolta di poesie. Collabora all’enciclopedia Treccani, e pubblica numerosi saggi critici in quotidiani e riviste. Nel 1957 realizza la statua di Sant'Antonio nella Chiesa del Riposo a Roma. Sempre nel 1957 realizza, per la Compagnia di Assicurazioni di Torino in Roma, sul Lungo Tevere, nei pressi del Ministero della Marina, una grandiosa opera di bassorilievi. È un’opera che per impegno e ampiezza monumentale si può paragonare a una del Rinascimento; tale realizzazione è la più importante sorta a Roma in quel periodo. È un racconto Omerico, pieno di significato umano. I temi rappresentano la vita: dall’infanzia alla vecchiaia. Le ultime sue fatiche sono dedicate alla realizzazione delle porte bronzee per la Chiesa “Degli Artisti” nella Piazza del Popolo di Roma. Prolifico fino agli ultimi giorni della sua vita, si spegne in Roma all'età di settant'anni presso una clinica il 29 Aprile 1963.

Bozzetti della Gipsoteca Guerrisi - Casa della Cultura di Palmi


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Alla Casa della Cultura "Leonida Repaci" di Palmi

La Gipsoteca Guerrisi L'ultimo dono del Maestro alla Calabria

di Luigi Mamone

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l Maestro Guerrisi, nella seconda metà degli anni ’50, quando ormai capiva che il Nadir della vita si avvicinasse, sempre con nel cuore il grande affetto verso la natìa Cittanova, il paese dell’infanzia, della gioventù, delle prime esperienze, del contatto fisico con al natura selvaggia e incontaminata del Vacàle e della fiumara serra che da ragazzo percorreva a cercare argilla da modellare per le sue prime sculture, animato da questo grande sentimento, da questa voglia di donare un qualcosa che rappresentasse nel tempo la sua vita, l’essenza della sua arte e il grande messaggio di armoniosa classicità che era lo specchio della sua stessa anima, dovendo lasciare lo studio romano che negli anni fecondi e importanti dalla sua esperienza artistica nella capitale si era arricchito di numerosi pregevoli gessi,, bozzetti e prove d’autore di alcuni fra i suoi più importanti soggetti, offrì agli amministratori di quegli anni in dono la sua intera gipsoteca. Haimè - e grande dovette essere la sua delusione – quegli amministratori, politici del tempo, forse non ebbero la lungimiranza di comprendere l’importanza di quel dono. Forse non conoscevano il prestigio nazionale e internazionale del Maestro, anch’egli in quel momento impossibilitato ad essere considerato profeta in patria. Forse non si posero la domanda se fosse comunque opportuno accettare una donazione di siffatta consistenza. Decine di opere, anni di lavoro, un mondo e le risultanti di una attività che forse quegli uomini, che erano usciti da pochi anni dalla guerra e che ancora vivevano i disagi del dopoguerra in una realtà di provincia da sempre abbastanza refrattaria al nuovo, non potevano comprendere. Forse- ma è una ipotesi, una speranza postuma – se avessero avuto la disponibilità di una sede museale avrebbero

anche accettato. Ma in quegli anni e in quella realtà contadina molto tomasiana e gozzaniana per non dire assolutamente gattopardesca era pretendere troppo. Guerrisi, a Malincuore mise da

parte la idea poetica di donare alla sua città natale il frutto della sua vita d’artista affinchè il suo spirito aleggiasse e si perpetuasse attraverso le sue opere e andò – scelta obbligata e inevitabile – a proporre la donazione agli amministratori di Palmi, l’altra città calabrese nella quale affondavano le sue origini e dove aveva trascorso gli anni del liceo, appreso i primi rudimenti dell’arte nella Bottega di Augimeri e infine all’apice del successo lasciato una impronta indelebile con la realizzazione del mausoleo di Cilea nel crocicchio dell’Arangiara. Il clima culturale palmese, già in quegli anni molto più aperto e dinamico e fortemente caratterizzato dalla giganteggiante figura di Repaci, recepì subito il valore culturale di quanto Guerrisi offriva. La ricchissima Gipsoteca – i bozzetti – i disegni e le prove d’autore, da allora sono conservati a Palmi e oggi una sala della Casa della Cultura offre in visione una ricca selezione di Gessi che da l’idea di ciò che doveva essere l’atmosfera dello studio romano di Guerrisi e consente ai visitatori, soprattutto agli studenti di calarsi nella scelta rigorosamente classica del Maestro che nella disincantata plasticità delle forme ricerca armonia e attraverso l’armonia certamente un propria personale catarsi.


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Nel nome e sull’esempio di Michele Guerrisi

Il Liceo Scientifico Prestigioso centro di cultura e di offerta formativa multidisciplinare

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parte il monumento ai Caduti della Grande Guerra nella Villa Comunale e la statua della Vergine Maria davanti la Cattedrale, che rappresentano gli estremi tematici dell’attività di Guerrisi: la Patria e la Fede, il segno più tangibile dell’attenzione e del ricordo verso il Maestro è perpetuato a Cittanova, dal modernissimo Liceo Scientifico intitolato, appunto a Michele Guerrisi. Cittanova ha avuto negli anni una consolidata tradizione come centro di formazione culturale nel quale i giovani di tutta la Piana del Tauro hanno frequentato gli studi liceali: porta d’ingresso per la carriera universitaria. Il Liceo Guerrisi, attualmente guidato dalla prof.sa Angela Maria Colella, modernissimo per concezione, struttura e funzionalità , dotato di aule multimediali e laboratori modernissimi, perpetua con una ricca serie di proposte la tradizione culturale cittanovese delle origini e la rinvigorisce con una ricca offerta multidisciplinare che lo pone all’avanguardia per l’of-

ferta formativa. Certamente è uno dei modi più consoni per onorare la figura di un docente che credette molto nei giovani ai quali seppe rivolgere sempre attenzione e considerazione. Così come altri illuminati intellettuali avevano fatto con il giovanissimo Guerrisi che ardeva di conoscere - e di farsi conoscere - da Croce e da Rodin fino a diventare un punto di riferimento per tutta una generazione di intellettuali e docenti . Nel solco di questa tradizione il 18 aprile 2012 una delegazione di alunni e docenti è stata ospite, a Taverna, insieme al Dirigente scolastico - in occasione del gemellaggio con la cittadina catanzarese che ospita un delle sculture più note del Guerrisi : la statua di Mattia Preti. La Manifestazione fortemente voluta dalla dirigenza del Liceo Scientifico ha visto anche la partecipazione delle istituzioni comunali di Cittanova , presenti con l’Assessore alla cultura del Comune di Cittanova , Maria Grazia Sergi, del sindaco di Taverna, Eugenio Canino, dell’Assessore Clementina Amelio, della Dott.

sa Fichera, dirigente del locale istituto Comprensivo e della conferenza dei baby sindaci del territorio catanzarese e si conclusa con l’offerta da parte del liceo Guerrisi di una targa ricordo al Comune di Taverna . Per i cinquant’anni dalla morte, infine , naturale e doveroso tributo è stato dedicare all’artista il frontespizio del Piano dell’Offerta Formativa dell’anno scolastico 20132014 per idealmente completare un percorso conoscitivo iniziato nella precedente primavera.

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Quelle casse dimenticate

Cinquant'anni dopo Cittanova potrebbe ospitare una parte dell'imponente materiale dell'Artista di Luigi Mamone

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a Casa della Cultura di Palmi, nella sua strutturazione artistica offre a visitatori una sala dedicata al Maestro Michele Guerrisi. Ne è obbligata per il fatto stesso che il Maestro avesse donato la sua opera omnia alla città. Purtroppo la struttura Palmese, elegante e importante ha dei suoi limiti strutturali non facilmente colmabili attesa anche la ricchezza delle proposte che nei decenni la hanno caratterizzata. Imponente pertanto è il numero di opere che giacciono nei depositi della struttura palmese. Fra queste numerose casse – pase mai aperte – della donazione Guerrisi. Un mondo inesplorato nascosto dentro contenitori di legno, una pagina misteriosa perché - dopo mezzo secolo d’oblio – è ignota a tutti - dell’opera di Guerrisi giace in attesa di una sistemazione che l’attuale casa della Cultura non potrà offrire. Quale futuro? Quale destino per questa residua parte della donazione Guerrisi? Le variabili sono molteplici: si potrebbe ipotizzare una mostra delle opere imballate previa loro catalogazione. Si potrebbe ipotizzare la realizzazione di un supporto informatico che previa realizzazione di immagini fotografiche di ogni opera, ne consenta una fruizio-

ne virtuale, su supporto multimediale o cartaceo. Si potrebbe pensare infine, ricollegandoci alla primigenia aspirazione di Guerrisi di donare la sua Opera a Cittanova di trasferire questa parte mai esposta delle sue opere a Cittanova, previa individuazione di una sede museale. Questa soluzione che vedrebbe oggi – riteniamo - l’unanime consenso di tutti coloro che a Cittanova amano l’arte e la cultura e di quelli che vogliono arricchire l’offerta ricettivo culturale della città potrebbe essere

allocata nelle strutture che l’Amministrazione comunale ha disponibili e che mostrano - ex se – una vocazione museale che non chiede altro che di essere attuata. In questo modo, se si vuole un po’ surrettizio, a 50 anni dalla morte, Guerrisi, dall’imperscrutabile empireo al quale assurgono gli artisti dopo a loro morte fisica, potrebbe vedere realizzato il sogno, bello e poetico di restare parte viva e presente attraverso le sua opere, nella città che gli diede i natali.


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BCC Cittanova Differente per storia, vincente per ideali A cura della Associazione BCC Young Cittanova

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a Cittanova dei primi anni dello scorso secolo era un paese a forte vocazione agricola, contornato da un contesto culturale assai dinamico che andava progressivamente evolvendosi rispetto ai paesi del comprensorio, anch’essi legati ad un’economia agreste, ma caratterizzati da elementi di fermento culturale certamente meno accentuati. Il secondo decennio non aveva ancora visto ultimata la ricostruzione dal sisma del 1908, quando la popolazione - da sempre alacre - scrutava già l’orizzonte delle opportunità che quel secolo di grandi innovazioni tecnologiche cominciava a prospettare e che richiedevano come naturale volano di crescita la presenza di istituti di credito edificati su una logica vicina alle esigenze del territorio, diversa da quella delle grandi Banche di quell’epoca, in grado di dare al territorio spunti di crescita e di progresso. Occorreva una Banca che fosse espressione del territorio e che ponesse al centro della propria “mission” la crescita economica dello

stesso. Da questa presa di coscienza - il 18 gennaio 1920 - nacque la Cassa Rurale ed Artigiana di Depositi e Prestiti, detta "Banca dei preti" perché ideata su iniziativa del mondo ecclesiale. Ben 27 benemeriti cittadini insieme per dar vita ad una Società senza scopo di lucro, tesa a migliorare le condizioni morali e materiali dei Soci che, in seguito ai postumi della prima guerra mondiale, versavano nell’assoluta incapacità di reagire alla recessione e all’inflazione. Da allora i principi base e gli ideali sono rimasti uguali ma sempre attuali e rappresentano ancor oggi le linee guida di azione della Banca di Credito Cooperativo di Cittanova . Una formula che ruota intorno a tre elementi fortemente interrelati: cooperazione, mutualità, localismo. Tutte caratteristiche che concorrono a formare un’impresa a proprietà diffusa, orientata alla sostenibilità e legata totalmente e permanentemente con il territorio. Per queste peculiarità, in quasi 94 anni di storia, la BCC Cittanova si è resa protagonista di numerose iniziative che hanno ori-

gine e finalità nella “scelta di costruire il bene comune”, come esprime l’art. 2 dello Statuto. Le risposte alle avverse congiunture della recente crisi finanziaria sono state l’attitudine a limitare il razionamento del credito e l’aumento dei tassi, la minore dipendenza dal mercato dei capitali per il funding, la scarsa propensione all’assunzione di scelte rischiose. Particolare attenzione è rivolta ai giovani, visti come interlocutori privilegiati dei territori nei quali opera la banca. L’Associazione BCC Young Cittanova, costituita lo scorso anno, rappresenta una vera e propria palestra di azione e di coinvolgimento. Un’occasione per fare esperienza e pratica di protagonismo responsabile ma anche per divenire intermediari della fiducia dei soci e delle comunità locali favorendo la partecipazione e la coesione. Questa è mission che la “Banca differente” ogni giorno si impegna a perseguire. L'unione delle forze e la condivisione leale degli obiettivi sono il futuro della cooperazione di credito.

Monumento ai Caduti Cittanova - Villa Comunale


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Corriere della Piana - Speciale n.15 Guerrisi  

Periodico di politica, attualità e costume della Piana del Tauro

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