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Inaugurazione 2018|19

Anno Accademico


Inaugurazione Anno Accademico 2018|19 Salone dei Cinquecento Palazzo Vecchio | Firenze


Inaugurazione Anno Accademico 2018|19dellaprogramma giornata

4 dicembre 2018 | ore 11


Alla presenza del Presidente della Repubblica Relazione del Rettore Luigi Dei Matteo Sandrucci

Rappresentante degli studenti

Giuseppe Pieraccini

Rappresentante del personale tecnico amministrativo e dei lettori e collaboratori ed esperti linguistici nel Senato Accademico

Prolusione Giovanni Zago

Dipartimento di Lettere e Filosofia Res publica, istruzione pubblica. Roma antica paradigma per il presente?

Coro dell’Ateneo

Diretto dal Maestro Patrizio Paoli


Luigi Dei

Rettore Università degli Studi di Firenze

Relazione Inaugurazione Anno Accademico 2018|2019

Presidente della Repubblica, caro Sindaco, Autorità Civili, Militari, Religiose, Magnifiche Rettrici, Magnifici Rettori, Studentesse e Studenti, Colleghe e Colleghi, Signore e Signori, sono felice di porgere un caloroso benvenuto a questa cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico 2018-2019. Vorrei anzitutto ringraziare il Presidente della Repubblica per aver accolto l’invito a essere questa mattina qui con noi. Grazie anche a te, caro Sindaco Dario Nardella, per l’ospitalità in questa meravigliosa sala: è un segno forte di un legame importante fra la città e la sua Università. L’inaugurazione dell’anno accademico di un’università non può essere solo atto per consuntivi e prospettive dell’ateneo, deve configurarsi anche come momento di riflessione riguardo al nostro ruolo nella società:

un’istituzione pubblica al servizio del Paese per l’alta formazione dei giovani, la ricerca avanzata e il trasferimento della conoscenza nella società. Non è, dunque, un caso che abbia scelto come tema della prolusione Res publica e istruzione pubblica: Roma antica paradigma per il presente? E con altrettanta

Res publica e istruzione Roma antica para


determinazione ho ritenuto di proseguire una tradizione inaugurata due anni or sono: affidare il prestigioso ruolo di prolusore a un giovane ricercatore a tempo determinato, Giovanni Zago, invece che a un affermato professore.

Rilancio vigoroso del carattere pubblico delle nostre istituzioni universitarie e valorizzazione dei giovani talenti che in esse si formano: questi i due assi portanti che dovranno vederci impegnati con energia, passione e ottimismo nel futuro che ci attende. In una società in cui appare chiara la crisi d’identità individuale e collettiva e in cui latitano ideali su cui convogliare aspirazioni e prospettive finanche utopiche, si manifesta quanto mai quanto mai indispensabile rinforzare, riossigenare e dare linfa vitale a quella res che riguarda e s’interessa, appunto, della collettività e che trova nella cerniera istituzionale l’interfaccia per connettere di nuovo, virtuosamente, società e politica, intesa come scienza e arte del governo. Quando le relazioni fra cittadini e istituzioni pubbliche s’inceppano accade ciò che icasticamente sintetizza Giuseppe De Rita: corpo sociale e istituzioni pubbliche separatamente “coltivano il proprio destino in una ridda di reciproche delegittimazioni, prevalentemente media-

pubblica: digma per il presente?


Luigi Dei Relazione

tiche e intrise di rancoroso narcisismo”. Forse anche noi, responsabili dell’educazione e formazione dei cittadini di domani, abbiamo colto tardivamente il progressivo svuotarsi delle istituzioni pubbliche, i cui gusci hanno finito per racchiudere solo un potere politico sempre più lontano dalle istanze sociali e una società civile presuntuosamente pronta a far a meno di una “scienza” del governo. E allora le istituzioni pubbliche, parzialmente svuotate della loro funzione di raccordo fra società e governo, nonché orfane di una funzione connettiva importante ed essenziale per la democrazia, hanno iniziato a vacillare spaesandosi e smarrendo il loro antico ruolo, senza però contestualmente rifunzionalizzarsi nel contesto di una società in vorticoso e turbinante cambiamento.

Il popolo, gradualmente trasformatosi in moltitudine di gente, stenta a riconoscersi nella dimensione pubblica, e le persone si chiudono in ambizioni e aspirazioni personali, con l’illusione che la somma di tanti interessi “privati” possa automaticamente generare l’interesse “pubblico”, esito questo invece di un complesso e delicato equilibrio, che poi è quello che sta alla base delle democrazie contemporanee.


In questa fragile congiuntura a me pare – e lo dico con soddisfazione e ottimismo – che le istituzioni pubbliche preposte alla formazione, educazione e istruzione, insomma le scuole di ogni ordine e grado e l’università, siano riuscite a reggere l’impatto dell’involuzione che ho testé cercato di riassumere, resistendo, in un mare in perenne tempesta, allo svuotamento della dimensione pubblica.

Quel complesso di rappresentazioni e valori che orientano il nostro mestiere di formatori in un’istituzione pubblica aperta all’intera collettività senza distinzione alcuna di censo, etnia e quant’altro, ha retto ed è fonte di grande speranza per il futuro. Vorrei azzardare a definire l’istruzione come l’unica vera ideologia rimasta e a cui ancorarsi, in quanto in grado di valicare i confini della politica, dal momento che i suoi presupposti teorici e fini ideali sono esclusivamente legati all’avanzamento della conoscenza e alla formazione di cittadini in possesso di spirito critico, creatività e ragione.


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La lotta all’ignoranza è la nostra battaglia e quell’aggettivo “pubblico”, che riporta a un’idea di collettività globale e ad alcuni principi fondanti della nostra Costituzione, è il grimaldello adatto per vincerla. analfabetismo Molto è stato fatto dall’analfabetismo degli anni Cindegli anni quanta alla scuola e università di massa della seconCinquanta da metà del secolo scorso, ma, non dimentichiamolo mai, tanto resta da fare per costruire un futuro di maggior ragionevolezza, per altro in un mondo così pervaso di prodotti del sapere, destinati a caratterizzare e condizionare il nostro vivere quotidiano. diritto Il diritto allo studio, un forte impulso alla ricerca avanallo zata, quella di base guidata solo dalla curiosità, così studio come quella applicata, un’azione di raccordo sempre più marcato fra formazione e mondo del lavoro individuando in anticipo l’evoluzione delle nuove professionalità e dei nuovi mestieri, l’attenzione alle politiche d’integrazione in una logica sempre più internazionale e aperta al mondo, la capacità di comunicare e far comprendere alla società quanto fondamentali siano studio e cultura per vivere meglio e con maggior solidarietà, l’idea di costruire un mondo sempre più arapertura monico e sostenibile, l’apertura mentale, il contributo mentale a elevare i livelli di qualità di una sanità con di nuovo


l’aggettivo “pubblico” accanto: ecco le nostre missioni su cui profonderemo ogni energia con convinzione, passione ed entusiasmo, perché, come dicevo, rappresentano davvero per noi una sorta di credo ideologico. Negli orizzonti odierni, che ci appaiono spesso asfittici di ideali, valori, principi etici, la scuola e l’università sono pronte a mettere mano a tutte le bombole di ossigeno in loro possesso per riattivare e rivitalizzare il corpo dinamico della società, i giovani, ossia i pulcini nell’incubatore della società del domani.

La sfida non è quella di rivendicare ambiziosamente il nostro ruolo o la nostra supremazia sulle altre professioni, la nostra sfida è quella di tutti, perché una società con livelli d’istruzione più elevati è sicuramente una società in grado di attivare percorsi di maggiore giustizia sociale e più equità. Ho parlato delle nostre missioni e della passione che cerchiamo di spendere anche in condizioni di oggettiva difficoltà. La problematicità principale risiede oggi in una sorta di paradosso: abbiamo conseguito una


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elevata virtuosità nella tenuta dei bilanci grazie a politiche di rigore finanziario, equilibrato con un reclutamento in grado di generare l’indispensabile ricambio generazionale. Purtroppo, però, a fronte di questa saldezza economica, grazie alla quale saremmo pronti a fare investimenti in capitale umano e in infrastrutture per proiettare l’università in modo efficace nei prossimi decenni, ne verifichiamo l’impossibilità. Inda Agraria al Polo Scientifico fatti, le politiche governative sulla rigidità del fabbisodi Sesto gno, ossia del massimo di spesa consentito annualmenFiorentino, al progetto grande te, c’impediscono queste progettualità di lungo raggio Biblioteca per l’avvenire, rendendo complesso e critico, così, il Umanistica conseguimento di alcuni obiettivi strategici, quali ad Brunelleschi esempio nuovi o riqualificati plessi didattici: dal nuovo insediamento di Agraria al Polo Scientifico di Sesto Fiorentino, al progetto grande Biblioteca Umanistica Brunelleschi.

Auspichiamo che si voglia rivedere questa posizione e che le università finanziariamente virtuose possano operare davvero investimenti altrettanto virtuosi, portati avanti solo con risorse proprie.

Vorrei ora brevemente illustrarvi come quotidianamente, facendo riferimento a una visione che si condensa nel nostro Piano Strategico triennale, abbiamo cercato di tradurre, in questo ultimo anno, le missioni universitarie in azioni concrete, esplorando tutte le nostre capacità e potenzialità per fare avanzare la ricerca,


per formare giovani sempre più preparati, per trasferire la conoscenza nel tessuto socio-economico. Non sarà una relazione di numeri – alcuni di questi scorreranno nelle diapositive che accompagneranno questa seconda parte della mia relazione –, bensì un consuntivo teso a evidenziare i principali obiettivi che ci siamo posti e le modalità attraverso cui stiamo cercando di raggiungerli. Parlerò soprattutto delle finalità più significative che stanno orientando il nostro lavoro, con un preciso riferimento a quei temi che ho cercato di delineare come caratterizzanti il nostro ruolo di istituzione pubblica al servizio del Paese. Da anni perseguiamo una politica di forte impegno sul diritto allo studio. Questa premura ha prodotto risultati che ci confortano sulla giustezza della strada intrapresa: l’aumento delle matricole nell’ultimo triennio, un significativo incremento dei laureati in corso con conseguente abbreviazione della media degli anni della carriera universitaria, servizi agli studenti più ampi e uno zelo sempre più partecipe all’incremento della loro qualità. Abbiamo realizzato questi obiettivi con un sistema di tassazione considerato fra i più equi in Italia, con ben settantadue fasce di reddito e lo spostamento dei contributi più elevati sulle fasce medio-alte secon-

politica di forte impegno sul diritto allo studio


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principio dell’equità progressiva

do il principio dell’equità progressiva. Mi fa piacere ricordare che, pur avendo introdotto una tassa su quanti sono fuori corso da oltre un anno, solo per le fasce di reddito medio alte però, abbiamo avuto unanimità di approvazione da parte di tutte le rappresentanze studentesche. Quest’anno, inoltre, con un contributo aggiuntivo facoltativo di soli 48 euro, gli studenti potranno usufruire gratuitamente di bus e tram in città e in alcuni comuni limitrofi, nonché dei treni nel territorio grazie a una comunale. Tutto ciò grazie a una straordinaria sinergia straordinaria pubblico-privato con Regione Toscana, Comune di Fisinergia renze e l’Azienda dei trasporti pubblici. Finora abbiapubblicoprivato mo registrato un’adesione di oltre il novanta per cento, che conferma peraltro la sensibilità dei giovani sul tema della sostenibilità ambientale. Con i tutor, studenti delle lauree magistrali o dottorandi, abbiamo costituito una rete di “aiuto” per gli studenti alle prime arrete di mi con le difficoltà tipiche dell’approccio allo studio “aiuto” per universitario: i dati ci confortano sull’ottima riuscita gli studenti di questa misura, per altro fortemente lodata dal Nucleo di Valutazione. Dopo aver varato un regolamento per la concessione degli spazi universitari in orari anche notturni per attività culturali e di socializzazione, orari anche al fine di far vivere i nostri luoghi in un’ottica di totale notturni adesione ai bisogni dei nostri studenti, da sabato scorso per attività culturali e di due nostre grandi biblioteche – l’umanistica Brunellesocializzazione schi e quella delle Scienze Sociali – resteranno aperte tutti i giorni fino alle 23 e il sabato per l’intera giornata.


Questi sono gli investimenti che ridanno fiducia all’istituzione pubblica, al servizio dei bisogni dei suoi cittadini. Ma l’Università è anche la sede della ricerca avanzata e la nostra tradizione d’eccellenza su scala internazionale in numerosi campi è stata evidenziata dal recente bando nazionale “Dipartimenti d’Eccellenza”. L’Ateneo fiorentino si è classificato al quarto posto in Italia. Su 24 Dipartimenti, 14 sono stati inseriti nell’elenco dei Dipartimenti ammissibili al finanziamento Dipartimenti e 9 sono stati finanziati quali Dipartimenti d’eccellen- d’Eccellenza za. La politica di un Ateneo sulla ricerca deve sempre perseguire un doppio binario: premiare l’eccellenza e al contempo incentivare il miglioramento continuo in tutte le discipline privilegiando i giovani ricercatori, vera linfa per mantenere e migliorare la qualità della nostra ricerca. A tal fine abbiamo proseguito sulla strada degli investimenti destinati unicamente ai neo-dottori di ricerca e ai giovani ricercatori a tempo determinato, stimolando la loro creatività e il vigore intellettuale e fisico connaturato alla loro età. I risultati non hanno tardato a manifestarsi: il reclutamento intenso di giovani ricercatori negli ultimi anni ha consentito di conseguire

risultati molto brillanti negli indicatori della qualità della ricerca.


Luigi Dei Relazione

Didattica e ricerca sono oggigiorno inscindibilmente legati al tema dell’internazionalizzazione: in un mondo globale, sempre più esposto al rischio di sovranismi esasperati e chiusure, le Università hanno il fondamentale compito e dovere di abbattere ogni barriera, perché la formazione e la ricerca sono strutturalmente universali e senza frontiere. Ecco, quindi, il nostro fervore su questo tema, testimoniato dal continuo incremento di lauree a titolo congiunto e doppio con prestigiose Istituzioni straniere, di lauree in lingua inglese affiancanti corrispondenti in lingua italiana, nonché dall’aumento degli accordi di collaborazione culturale e di ricerca – ormai circa quattrocento – con Università di tutto il mondo, dalla continua crescita del numero di studenti Erasmus in uscita e in entrata, con la novità delle borse per soggiorni in Paesi fuori dall’Unione Europea, dal successo come capolista di una linea di ricerca istituita dalla Agenzia per la Cooperazione allo sviluppo per la gestione delle borse per studenti provenienti da pae-


si dell’Africa Sub-Sahariana, dal definitivo consolidamento della Scuola di Architettura a Fès in Marocco a seguito di un accordo intergovernativo. Le Università hanno il dovere non solo di svolgere attività di alta formazione e ricerca, ma anche di operare affinché il trasferimento dell’innovazione scaturente dalla ricerca si trasformi in crescita del Paese e in costante miglioramento dei rapporti con il mondo del lavoro, affinché i neo-laureati possano trovare un più agevole inserimento professionale in anni difficili come quelli che stiamo vivendo. Queste attività, spesso ricondotte al termine “terza missione”, devono assumere un ruolo assolutamente paritario rispetto alle due più tradizionali di ricerca e didattica. Non è un caso, pertanto, che abbiamo profuso in questo ambito uno sforzo senza precedenti: il giorno delle carriere, che si svolge ogni anno, sta crescendo in partecipazione, sia degli studenti che delle imprese, a ritmi esponenziali. I nostri oltre 50 spin-off impiegano oltre 80 dipendenti a tempo determinato. Ma vi è qualcosa di ancora più incisivo: è stato siglato un protocollo di intesa tra Hewlett Packard Enterprise, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Fondazione per la Ricerca e l’Innovazione, Computer Gross, TT Tecnosistemi, Var Group, Webkorner e Nana Bianca per la creazione di un laboratorio tecnologico innovativo per elaborare progetti e prototipi di nuovi servizi per i cittadini della città metropolitana di Firenze (FIRST Lab – FIRenze SmarT working Lab), un’iniziativa unica, che valoriz-

Scuola di Architettura a Fès in Marocco

il giorno delle carriere, che si svolge ogni anno

laboratorio tecnologico innovativo per elaborare progetti e prototipi di nuovi servizi per i cittadini della città metropolitana di Firenze


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za il ruolo dell’Università come fucina di innovazione da trasferire sul territorio. C’è un ambito particolarmente peculiare sul tema del trasferimento della conoscenza nella società e riguarda la sanità pubblica – mi sto accorgendo di quante volte ricorra in questa mia relazione l’aggettivo “pubblico” e ne vado fiero e orgoglioso –: lavoriamo con grande sinergia e ottimi, proficui intendimenti con due Aziende Ospedaliero-Universitarie, Careggi e la Pediatrica Meyer.

L’anno che sta per chiudersi ci ha visto protagonisti di un passaggio, che non esito a definire epocale: la sottoscrizione di un Protocollo d’Intesa fra i tre Atenei toscani implicati nelle Aziende Ospedaliero-Universitarie e la Regione Toscana, corollario e indispensabile integrazione sia della Legge Gelmini che della nuova Legge Regionale in tema di sanità. In esso vi sono tanti elementi innovativi, tutti vòlti a costruire con l’istituzione pubblica territoriale compe-


asse strategico per migliorare la qualità tente un vero asse strategico per migliorare la qualità dell’assistenza dell’assistenza sanitaria, sfruttando l’eccezionale valo- sanitaria re aggiunto apportato dalle Università che riescono a rendere inscindibile la triade formazione, ricerca, assistenza. Il rapporto con la Regione Toscana ha rappresentato in questi miei primi tre anni uno degli aspetti più significativi e rilevanti: tantissime iniziative promosse dalla Regione hanno visto il sistema delle istituzioni universitarie toscane – le tre Università generaliste, l’Università Siena Stranieri e le tre Scuole Superiori d’Eccellenza – sempre in sinergia su tanti e variegati fronti: dalle attività a Bruxelles col nuovo Ufficio, ai Dottorati Pegaso, all’Osservatorio per la Ricerca, ai finanzia4 importanti menti per il trasferimento tecnologico. Forse i tempi Università e le sono maturi per formalizzare questo virtuoso sistema più apprezzate universitario toscano, invidiato in molte altre Regioni, ed eccellenti Scuola di Alta che vanta 4 importanti Università e le più apprezzate Formazione italiane ed eccellenti Scuola di Alta Formazione italiane.

Vi è, infine, una missione, per certi versi trasversale a tutto, che riguarda la comunicazione e il radicamento dell’Università nel tessuto cittadino ed extra-cittadino in cui opera. Credo si possa riconoscere al nostro Ateneo un grande sforzo affinché ciò si realizzi concretamente.


Luigi Dei Relazione

Negli ultimi anni sono davvero tante le iniziative attuate e sono molto grato al nostro Sindaco, anche della si riconosce Città Metropolitana, Dario Nardella, e a tutti i Sindaci all’Università della provincia, che ci sostengono e agevolano in queun sto lavoro d’integrazione. Credo di poter dire che orimportante cambio mai unanimemente si riconosce all’Università un imdi passo portante cambio di passo nell’aprirsi alla società. Cenell’aprirsi alla società lebrare in uno stesso anno, questo in corso, Festa della Repubblica e Centenario della fine della prima guerra mondiale con due Lectio Magistralis in Aula Magna d’iniziativa congiunta col Prefetto della città penso non abbia precedenti. Concludo questa mia relazione con un sincero augurio ai veri protagonisti dell’anno accademico che oggi inauguriamo: le studentesse e gli studenti, ossia i nostri datori di lavoro. Riprenderò quanto ho detto alle matricole circa un mese e mezzo fa in questo medesimo Salone, estendendolo oggi a tutte le studentesse e gli studenti del nostro Ateneo.

Abbiate, care studentesse e cari studenti, un caldo benvenuto e un sincero augurio di buon viaggio nell’Università che avete scelto di frequentare. Provate a immaginare che l’avventura del percorso universitario che state per intraprendere o avete già intrapreso sia proprio un viaggio, un viaggio di cui forse non sapete


molto, che può spaventare e che, ciononostante, dovete vivere con serenità e con apertura agli imprevisti che potrebbero verificarsi, non necessariamente negativi, ma che anzi potranno essere talvolta motivo per accendere una passione inaspettata. E proprio riferendomi a questo viaggio ho lasciato loro, come testimone da portare durante la traversata, cinque parole che valgono per essi, ma credo anche per ciascuno di noi. Penso siano parole utili anche per riossigenare le nostre istituzioni pubbliche. Lo stupore, la sensazione della scoperta che non ci aspettiamo e dell’imprevisto stupore che accade. Lo stupore di cose banali e conosciute perché magari, grazie allo studio e al sapere appreso, si diventa in grado di vedere queste realtà note con occhi nuovi. E ho citato loro la stupenda canzone nera, What a wonderful world, che sollecita le nostri menti e i nostri cuori a rivisitare le cose note stupendoci della loro bellezza. C’è un verso particolarmente significativo in questa canzone che parla di “altri individui che si danno la mano e di bambini che crescono insieme”. La crescita “insieme” è quella che genera sentimenti di solidarietà, condivisione, collaborazione, piuttosto che esacerbare ambizioni e competitività. La seconda sognare parola è stata il verbo sognare, perché sognare è un segno di grande maturità,


Luigi Dei Relazione

giacché quando le cose ci sembrano più grandi di noi, dobbiamo crederci in tutti i modi, anche sognando, e sfidare noi stessi nella partita della vita. migliorarsi

fantasia

La terza è migliorarsi, perché il percorso universitario, per quanto possa essere accidentato e anche lastricato di difficoltà, porterà sicuramente le studentesse e gli studenti a migliorarsi sotto tanti punti di vista. Durante questo lungo viaggio, dunque, care studentesse e cari studenti, vi stupirete, sognerete, migliorerete voi stessi e, sebbene lo studio rigoroso e metodico assorbirà gran parte delle vostre giornate, cercate però anche di volare con la fantasia, perché la fantasia è un potente motore di creatività e per formarsi bene e compiutamente bisogna acquisire competenze, conoscenza, ma anche abituarsi a essere pieni di spirito critico e creativi.

Ebbene la fantasia, questa fantastica proprietà dell’homo sapiens, ci può spingere oltre muri e confini e sta quindi alla base delle avventure della ricerca e del pensiero che si praticano all’università. Infine li ho invitati a essere un po’


utopisti, perché migliorarsi, stupirsi, sognare, fantasticare per costruire una comunità di individui saggi, solidali e collaborativi può sembrare quasi un’utopia come missione universitaria: ebbene sì, viviamola tutti come un’utopia, come l’utopia di un pianeta senza più guerre, un desiderio universale che il realismo e cinismo della storia ci obbligherebbe ad abbandonare e che invece dobbiamo sempre perseguire perché è vero che, come recita una vecchia canzone pacifista, “i fiori sono andati tutti via”, ma dobbiamo credere che poi, “nello scorrere del tempo, i fiori torneranno” e “le ragazze li avranno di nuovo” in dono. Sono i fiori di un mondo diverso e più giusto, un mondo in cui le studentesse e gli studenti di oggi divenga- fiori no individui pronti a essere cittadini solidali di una comunità civile. Se ciò accadrà non avremo formato solo bravi professionisti negli svariati campi, ma si realizzerà la cosa più importante di tutte, ossia l’instaurarsi


Luigi Dei Relazione

di una classe dirigente che antepone alti e nobili valori etici alle pulsioni egoistiche e sopraffattorie dell’homo biologicus e così l’homo societatis potrà cantare vittoria. E con questo augurio che l’università possa formare cittadine e cittadini sempre più partecipi e vicini alle istituzioni pubbliche, dichiaro aperto l’Anno Accademico 2018-2019.

homo biologicus versus homo societatis


dichiaro aperto l’Anno Accademico 2018-2019.


Matteo Sandrucci

Rappresentante degli studenti

Inaugurazione Anno Accademico 2018|2019

porto i saluti ai presenti e un contributo di Buongiorno a tutti e a tutte, riflessione sullo in quanto rappresentante degli studenti porto i saluti ai stato attuale dell’università presenti e un contributo di riflessione sullo stato attuale dell’università. Negli ultimi dieci anni abbiamo vissuto un feroce attacco all’università di massa e al diritto allo studio per tutti i cittadini.

Si è affermato un modello che ha destrutturato e dato un volto completamente diverso a quella stessa università che hanno conosciuto i nostri genitori, ma anche i nostri fratelli maggiori: oggi ci troviamo davanti ad un’università classista che nega alle persone in condizioni economiche precarie l’effettivo accesso ad una formazione superiore. Il modello di valutazione del nostro sistema universitario è una chiara espressione delle priorità che quest’ul-


timo assume. L’università di Firenze ha ricevuto pochi mesi fa la visita di ANVUR: quello che la commissione ha cercato di appurare non era certo l’inclusività dell’Università fiorentina, né è venuta ad ascoltarne i bisogni o le proposte. Al contrario la sua visita aveva come scopo vedere se questo può essere considerato un Ateneo “meritevole”.

Ma meritevole di cosa? Chi conosce i parametri con cui ANVUR dà questa valutazione, sa benissimo cosa si nasconde dietro questa idea di merito. Pensiamo che quest’ultima parola - merito - sia centrale per capire come è stata snaturata l’università pubblica negli ultimi anni: dare centralità al merito - soprattutto nell’erogazione del finanziamento ordinario - significa perpetrare le differenze tra atenei e di conseguenza le disuguaglianze tra gli studenti e le studentesse, trasformando i diritti in ricompense e la convivenza in competizione. L’università non ha più come elemento centrale la diffusione capillare di conoscenze e tecniche superiori tra tutta la cittadinanza, ma diviene invece l’anticamera di un fragile mondo del lavoro, del tutto organica ad una società classista. Il titolo di studio non è più quindi uno strumento di emancipazione ma un piccolo privilegio da difendere a scapito di chi questo privilegio non ce

trasformando i diritti in ricompense e la convivenza in competizione


Matteo Sandrucci Intervento

l’ha. Il discorso che il presidente dell’ANAC Cantone ha pronunciato a gennaio all’università di Padova è sintomatico di questo cambiamento: di fronte alle difficoltà di alcuni atenei, al posto di un aumento del finanziamento ordinario per tutti gli atenei, il ministero sottrae risorse a quelli più fragili (quasi tutti al sud) con gravissime conseguenze in termini di privazione del diritto allo studio e di progressivo sfaldamento del tessuto sociale. Questa distinzione tra buoni e cattivi è testimoniata anche dalla creazione dei dipartimenti di eccellenza: di fronte a una drastica diminuzione del finanziamento ordinario, vengono riempiti di soldi in modo insensato dipartimenti ritenuti di eccellenza.

Con la scusa del merito e della razionalizzazione tuttavia al tempo stesso si sottraggono risorse all’università pubblica nel suo insieme. Questa nuova concezione dell’università ha drastiche ricadute sull’intera società: se l’università è organica a coloro che tengono le redini delle strutture di potere, se il sapere scientifico e tecnico è proprietà di pochi individui, inevitabilmente la società regredisce ad uno sta-


to di minorità, determinando l’impossibilità per le classi subalterne di acquisire gli strumenti di difesa contro il peggioramento delle disuguaglianze sociali, nonché l’impossibilità di analizzare, comprendere e quindi dare risposta progressiva a tutte quelle criticità che sono il prodotto di questi rapporti di forza.

Noi riteniamo quindi che l’università debba essere di massa, che debba essere braciere di un conflitto che rielabori le contraddizioni della nostra società. Un’università in cui gli studenti mettano a disposizione dell’intera collettività e non solo dei futuri datori di lavoro i saperi e le tecniche che vengono loro insegnati, e che quindi sappia rispondere ai bisogni di tutti e non solo di chi è in grado di “comprare” i laureati. Vogliamo un’università a cui venga realmente riconosciuto il suo ruolo centrale nella società e il suo potenziale progressivo per la trasformazione di questa in senso egualitario.

Altrimenti è inutile lamentarsi se chi subisce il peso di condizioni insostenibili, guardi con stupida nostalgia a epoche oscure della nostra storia.


Matteo Sandrucci Intervento

Ma gli anticorpi a tutto questo stanno nella lotta per una società più giusta, che abiuri i dogmi neoliberali che hanno portato al suo dissesto negli ultimi trent’anni.

Una società che metta al centro i diritti sociali fondamentali di ogni individuo: casa, lavoro, nutrimento, sanità di qualità, istruzione superiore. Senza questi elementi non c’è dignità. E senza dignità c’è l’abbrutimento. Senza questi elementi c’è non il rischio, ma la certezza, di una frattura insanabile nella società.


Crediamo che ognuno debba fare la sua parte in questa lotta, universitĂ compresa.

Gli studenti e le studentesse saranno in prima linea.


Giuseppe Pieraccini

Rappresentante del personale tecnico amministrativo e dei lettori e collaboratori ed esperti linguistici nel Senato Accademico

Inaugurazione Anno Accademico 2018|2019

Sono lieto di porgere al Presidente della Repubblica Italiana, a tutte le Autorità, all’intera Comunità del nostro Ateneo e a tutti i presenti, fisicamente o in streaming, il mio saluto in qualità di rappresentante del Personale Tecnico Amministrativo e dei Lettori e Collaboratori Linguistici nel Senato Accademico dell’Università degli Studi di Firenze. Ringrazio il Magnifico Rettore, prof. Luigi Dei, per avermi concesso l’opportunità di intervenire a questa Cerimonia, onorata dalla presenza del nostro Presidente. Voglio ricordare con affetto e stima la collega di cui ho preso il posto in Senato Accademico, Susanna Benvenuti, recentemente scomparsa. Dotata di grande umanità, Susanna è stata un eccellente esempio di Susanna Benvenuti capacità e professionalità, di aggiornamento continuo, di dedizione alla comunità universitaria, tutte doti che


sono comuni alla stragrande maggioranza dei colleghi del personale tecnico amministrativo e dei Lettori e Collaboratori Linguistici. Sono consapevole che questa non è certamente l’occasione per affrontare i problemi tuttora irrisolti del sistema universitario in Italia, tuttavia ritengo doveroso ricordare che per molti di noi il nuovo contratto nazionale di lavoro non è del tutto soddisfacente, che sono presenti ancora troppi lavoratori precari, che sono aperte le questioni del personale universitario che opera nell’area socio-sanitaria e del mancato inquadramento giuridico dei Lettori e Collaboratori Linguistici. Non mi soffermo nemmeno su temi in cerca di soluzione quali l’organizzazione del lavoro, la valorizzazione delle professionalità, il benessere lavorativo. Sono infatti sicuro che l’Amministrazione di questo Ateneo attraverso il dialogo e la collaborazione continuerà ad adoperarsi per trovare soluzioni e creare le condizioni per dare maggior impulso alla nostra Università. La cerimonia di oggi celebra l’inizio di un nuovo anno accademico, in un’istituzione quale l’Università dove la trasmissione della conoscenza e lo sviluppo della scienza sono pilastri indispensabili, insieme alla loro diffusione, la loro difesa.

contratto nazionale di lavoro

organizzazione del lavoro, la valorizzazione delle professionalità, il benessere lavorativo

Istruzione e Cultura sono fondamento di crescita e sviluppo di una comunità e di una Nazione, come è scritto nella nostra Costituzione che pone la scuola e il diritto all’istruzione tra i valori fondamentali.


Giuseppe Pieraccini Intervento

Nelson Mandela diceva che Nelson Mandela

L’istruzione è l’arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo certamente in meglio. L’istruzione e la cultura concorrono insieme alla formazione dell’individuo sul piano intellettuale ed etico, rendendolo cosciente del ruolo che gli compete nella società e consapevole degli insegnamenti del nostro passato.

Proprio nell’80° anniversario della promulgazione delle leggi razziali e della pubblicazione del tristemente famoso “Manifesto della Razza”, è preoccupante leggere che l’Italia è ai primi posti nel mondo come percentuale di analfabeti funzionali e che una forte incidenza si registra tra i giovani. In questa età delle interconnessioni, in questa società in cui un ampio e facile accesso alle informazioni più disparate è disponibile grazie a Internet, tramite un cel-


lulare o un computer, si tende sempre più a fare confusione tra conoscenza e informazione, con conseguenze potenzialmente negative. Fenomeno sottolineato proprio dal Presidente Mattarella che, alla recente cerimonia annuale dell’Associazione per la ricerca sul cancro, ha detto “... è inaccettabile che accanto alle tante informazioni si diffondano anche credenze anti-scientifiche e congetture illogiche che conducono a comportamenti autolesionisti”. Si deve perciò contrastare la diffusione dell’informazione falsa, della cattiva scienza, e non certo censurando la rete, bensì utilizzando la forza della cultura e insegnando a tutti a filtrare le informazioni di Internet e a sviluppare il senso critico, obiettivi perseguibili soltanto con un forte investimento nell’istruzione. Presidente Il Presidente Roosevelt affermava che Roosevelt

La scuola deve essere l’ultima spesa su cui l’America è disposta a economizzare. Secondo gli ultimi dati pubblicati da Il Sole 24 ore, il nostro Paese purtroppo investe poco nell’istruzione nel suo complesso e ancora meno sulla formazione terziaria, cioè l’Università e i corsi post diploma.


Giuseppe Pieraccini Intervento

Per concludere, mi auguro che l’istruzione in generale, e l’Università e la ricerca pubblica in particolare, non siano mai interpretate come semplici voci di spesa ma come “la porta che apre il futuro ..., l’investimento più vantaggioso che la società possa proporre”, citando ancora il nostro Presidente.

E sono sicuro che il Personale Tecnico Amministrativo e i Lettori e Collaboratori Linguistici saranno pronti a sostenere questo investimento con le proprie capacità e professionalità. Grazie e buon anno accademico.


Giovanni Zago

Ricercatore Dipartimento di Lettere e Filosofia

Prolusione Inaugurazione Anno Accademico 2018|2019

Res publica, istruzione pubblica. Roma antica paradigma per il presente? Un filosofo che era anche filologo classico, Friedrich Friedrich Nietzsche, ha scritto: “per filologia […] si deve intenNietzsche dere l’arte di leggere bene – di saper cogliere i fatti senza falsificarli con l’interpretazione, senza perdere, nel desiderio di comprendere, la cautela, la pazienza, la finezza […], si tratti di libri, di curiosità giornalistiche, […] di fatti meteorologici” [L’Anticristo, § 52], e ancora:

“filologia è quell’onorevole arte che […] insegna a leggere bene, cioè a leggere lentamente, in profondità, guardandosi avanti e indietro, […] con dita e occhi delicati” [Aurora, prefazione, § 5]


A chiunque coltivi gli studi classici e si occupi professionalmente di Antichistica è avvenuto di sentirsi domandare: “Quello che fai a cosa serve?”

Nell’Antichità stessa agli studiosi del passato e della letteratura dei secoli precedenti si rimproverava di sprecare la propria vita. Ascoltate come Seneca intorno alla metà del I secolo d. C. parlava degli eruditi: “di essi nessuno dubiterà Seneca che fatichino a non far nulla, che si perdano in studi inutili, e ce n’è già un bel numero anche fra i Romani. Fu malattia dei Greci questa di ricercare quanti rematori ebbe Ulisse, se fu scritta prima l’Iliade o l’Odissea, e se sono del medesimo autore, e così via altre cose del genere, che, se le tieni per te, non ti serviranno oltre al fatto di saperle, se le pubblichi, non apparirai più colto ma più pedante. Ecco che ha invaso anche i Romani la vana passione di una dottrina superflua. In questi giorni ho ascoltato un tale esporre quali cose ogni generale romano è stato il primo a fare: primo Duilio a vincere una battaglia navale, […] primo Valerio Corvino […]


Giovanni Zago Prolusione

Johann Wolfgang Goethe

a vincere Messina e il primo della gente Valeria a trasferire nel suo nome quello della città conquistata e ad essere chiamato Messana, e poi per progressiva alterazione della pronuncia popolare Messalla […]. Meglio non studiare affatto che impegolarsi in studi come questi” [De brevitate vitae, 13]. La pagina senecana è indubbiamente gustosa, e io del pirotecnico talento retorico di Seneca sono un sincero ammiratore; in questo caso però non posso non dissentire. La tipologia di ricerca evocata da Seneca, che è poi, de facto, quella che continua a essere praticata dagli studiosi del passato, è tutt’altro che superflua o disutile, purché sia condotta conformemente a filologia, e per ‘filologia’ intendo appunto, nietzschianamente, ‘l’arte di leggere bene – di saper cogliere i fatti senza falsificarli’. Qualunque risultato ottenuto secondo i dettami di quest’arte, anche quello più limitato e parziale, costituisce infatti un contributo ad uno degli sforzi più nobili (e utili) dell’ingegno umano, ossia la comprensione profonda e quindi, metaforicamente, ‘la conquista’, del passato. Scriveva Goethe in versi celeberrimi:

“ciò che hai ereditato dai padri / conquistalo per possederlo” [Faust, I, 682 s.].


Per godere della gigantesca eredità culturale che le antiche civiltà ci hanno lasciato, per evitare che giaccia inerte, e per fare in modo che essa possa fornire paradigmi utili non solo a interpretare il presente, ma anche a plasmarlo, dobbiamo dunque ‘conquistare’ il passato, cioè assimilarlo e metabolizzarlo, dopo averlo analizzato e compreso con scientifica esattezza, attraverso la filologia. Sono innumerevoli le lezioni che possiamo ricavare dalle esperienze culturali del passato, innumerevoli i paradigmi che esse possono fornire al presente. In questa importante occasione vorrei soffermarmi e riflettere Cicerone con voi sulla definizione di ‘Stato’ (res publica) data da uno dei massimi intellettuali di Roma antica, Cicerone. Scrive Cicerone:

“lo Stato, la cosa pubblica (res publica), è cosa del popolo; e popolo non è un qualunque complesso di uomini aggregati casualmente, ma l’unione d’una moltitudine legata in società dal consenso intorno ad un diritto e dalla comunanza d’utilità. La causa prima del suo unirsi è non tanto la debolezza, quanto la propensione, per così dire naturale, degli uomini ad aggregarsi: la nostra specie infatti non è idonea né a vivere né a vagare in solitudine” [Cic. De republica, I, 39].


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Stoici

L’idea che gli uomini tendano ad associarsi non per debolezza o interesse, ma per un connaturato impulso, è greca: per Aristotele, come notissimo, l’uomo è ‘un animale politico’, per i filosofi della scuola stoica, ‘un animale sociale’; gli Stoici peraltro, prima di Cicerone e senza dubbio influenzando Cicerone, avevano definito lo Stato come “una moltitudine di uomini che risiedono nel medesimo luogo amministrata dalla legge” [Stoicorum veterum fragmenta, III, 327; 329 von Arnim], ponendo dunque non l’etnia, ma l’obbedienza alla medesima legge come l’elemento identitario fondamentale, anzi unico, della comunità politica. La definizione ciceroniana di Stato aggiunge tuttavia qualcosa: in primo luogo la nozione, tutta romana, di ‘diritto’ (ius), nozione estranea alla cultura greca e a ogni altra civiltà antica (furono infatti i Romani [cf. A. Schiavone, Ius, Torino 20172, I, cap. i, § 1] che per primi trasformarono il necessario disciplinamento presente in ogni aggregazione comunitaria in una vera e propria tecnologia sociale, con i suoi specialisti, i giuristi, indipendenti da ogni altro centro istituzionale e da ogni altra forma di produzione culturale, e quindi indipendenti dalla religione, dalla filosofia, dalla morale, dalla politica stessa). In secondo luogo Cicerone aggiunge, rispetto alla definizione stoica di Stato, un


esplicito riferimento al ‘consenso’ (consensus), e specificamente al ‘consenso intorno ad un diritto’ (consensus iuris). La comunità statuale si costituisce dunque per un’omogenea, armonica manifestazione della volontà collettiva, che si esplica nell’adesione spontanea e consapevole al diritto che disciplina la vita della comunità stessa. Adesione spontanea, non imposizione: la definizione ciceroniana di Stato evoca un popolo composto da individui consci dei propri diritti e dei propri doveri, e quindi cittadini formati culturalmente e politicamente – cittadini in grado di partecipare attivamente alla gestione della ‘cosa pubblica’.

Dal punto di vista di Cicerone, un punto di vista largamente condiviso dai suoi contemporanei, l’impegno civile e politico era parte essenziale della vita dell’individuo ben formato e perciò ‘saggio’; aspramente censurabile era invece un’esistenza politicamente disimpegnata ed esclusivamente edonistica. Uno Stato in cui tutti i migliori si fossero votati al piacere astenendosi dalla vita civile e politica sarebbe precipitato nel caos, rendendo di fatto impossibile anche ai teorici dell’edonismo vivere nell’ozio e tra i piaceri. In un passo di straordinaria efficacia relativo ai segua-


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Epicuro

ci del più noto edonista antico, Epicuro, Cicerone appunto scrive: “La filosofia epicurea la lasceremo riposare dove vuole, nei suoi bei giardini dove, sdraiata mollemente e con grazia, ci chiama, tentando di allontanarci dai […] tribunali e dal senato […]. Gli Epicurei sono uomini dabbene e, poiché lo credono, felici. Esortiamoli soltanto a tenere per sé come un mistero la loro dottrina […], dal momento che affermano pubblicamente che non è compito del saggio occuparsi di politica; se infatti riuscissero a persuadere noi e tutti i cittadini migliori, essi stessi non potrebbero più starsene nell’ozio, che è ciò che più di ogni altra cosa desiderano” [De oratore, III, 63 s.].

Qual era lo strumento attraverso cui la società romana formava cittadini consapevoli? Lo strumento erano i maestri e le scuole. La scuola ha un’importanza centrale nella cultura romana, e non mi pare eccessivo affermare che all’origine della letteratura latina c’è stata – per così dire – un’esigenza scolastica. Nella percezione dei Romani stessi l’iniziatore della letteratura latina fu Livio Andro-


nico, che nel terzo secolo a. C. insegnava greco e latino domi forisque (“in casa e fuori casa”), cioè era attivo sia come precettore privato che come maestro di grammatica in vere e proprie scuole. Nel mondo ellenico lo studio non elementare del greco si fondava sulla spiegazione dei grandi poeti, Omero su tutti. Cosa decise dunque di fare Livio Andronico per insegnare al meglio il latino? Tradusse l’Odissea omerica e utilizzò la propria versione latina come testo scolastico, leggendola e interpretandola a beneficio dei propri studenti [cf. Svet. De grammaticis, 1, 1 s. Kaster]; in tal modo egli gettò le basi su cui l’imponente edificio della letteratura romana sarebbe stato edificato. All’epoca di Cicerone si consolidò un’articolazione in tre gradi della formazione scolastica dell’uomo romano che sarebbe durata secoli: il primo grado era la scuola elementare, in cui il litterator o ludi magister insegnava al fanciullo, che vi accedeva a sette anni [cf. Quint. Inst. or. 1, 1, 15-18; Iuv. Sat. 14, 10], a leggere, scrivere e far di conto; il secondo grado era la scuola del grammatico, nella quale si entrava intorno ai dodici anni [cf. Vita Persi, 4, p. 41, 9 Kißel] e in cui attraverso la lettura dei principali autori latini il docente insegnava la grammatica, la sintassi e l’arte di interpretare i testi, cominciando inoltre a preparare gli allievi alla retorica; il terzo grado, ossia l’insegnamento superiore, era quello impartito alla scuola del retore, che istruiva nell’oratoria, nell’arte del dire. I più dopo aver frequentato

Livio Andronico

primo grado la scuola elementare

secondo grado la scuola del grammatico

terzo grado la scuola del retore


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Virgilio

la scuola del retore interrompevano gli studi [cf. Apul. Florida, fr. XX, 3], ma era possibile, naturalmente, andare oltre, e apprendere presso altri maestri (o attraverso i libri) nozioni di filosofia, di diritto, di scienze pure, di scienze applicate, in cui i Romani eccellevano. Al centro del sistema formativo c’era tuttavia – questo va ribadito – l’arte della parola, il cui apprendimento era concepito come il preludio all’ingresso nella vita civile e politica. Sussisteva insomma, nel mondo romano, un nesso strettissimo, strutturale, tra cittadinanza consapevole e attiva e scuola. Una fitta rete di istituzioni formative sparse sul territorio controllato da Roma consentiva anche ai provinciali che avevano talento e mezzi di ricevere l’istruzione più raffinata; emblematico è il caso di Virgilio, il più grande poeta latino, le cui esperienze scolastico-formative ci sono ben note grazie a una pluralità di testimonianze biografiche. Nato nella Gallia Transpadana, in un villaggio nei pressi di Mantova, nel 70 a. C., Virgilio [cf. H.-I. Marrou, Histoire de l’éducation dans l’Antiquité, Paris 19646, 428] frequenta verisimilmente a Mantova le prime classi; si sposta a Cremona per seguire le lezioni del grammatico, e poi comincia a Milano gli studi di retorica che proseguono a Roma; stu-


dia inoltre medicina e matematica, per poi iscriversi, a Napoli, alla scuola del filosofo epicureo Sirone; segue inoltre verisimilmente [cf. G. Zago, “Maia” 69, 2017, 507-513], a Ercolano, le conferenze del circolo epicureo che gravitava attorno al filosofo Filodemo e alla sua biblioteca. Le scuole frequentate da Virgilio erano private, ma nell’arco di poco più di un secolo la situazione sarebbe mutata. Che il potere politico avesse ben chiara la rilevanza sociale dell’istruzione e della scuola risulta già evidente dalla misura presa da Giulio Cesare poco prima della sua morte in favore dei docenti stranieri Giulio Cesare che insegnavano a Roma, cui venne conferita la cittadinanza romana “affinché un tale favore rendesse loro più gradito il soggiorno nell’Urbe e attraesse anche gli altri professori” [Svet. Caes. 42, 1]: un provvedimento finalizzato, potremmo dire utilizzando un trito sintagma del linguaggio odierno, all’attrazione di cervelli, e connesso al progetto, concepito da Cesare ma realizzato solo dopo il suo assassinio, di creare a Roma una grande biblioteca pubblica che raccogliesse quanti più libri latini e greci possibile, una sorta di biblioteca nazionale [cf. Svet. Caes. 44, 2]. Ma è con Vespasiano, Vespasiano defunto nel 79 d. C., che vennero per la prima volta istituite cattedre pubbliche, ossia una cattedra di reto-


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Marco Aurelio

rica latina affidata al grande oratore Quintiliano, e una cattedra di retorica greca, entrambe con sede a Roma [cf. Svet. Vesp. 18; Hieronym. Chron. 88 p. Chr.; Zonar. Epit. XI, 17c]. Un provvedimento analogo fu adottato circa un secolo dopo da Marco Aurelio, che fondò ad Atene, sovvenzionandole con denaro pubblico, una cattedra di retorica e quattro di filosofia, una per ciascuna delle quattro grandi correnti filosofiche greche, quella platonica, quella aristotelica, quella stoica, quella epicurea [cf. R.B. Todd, Alexander of Aphrodisias on Stoic Physics, Leiden 1976, 6 s.]. Ma già nel 104/105 d. C., come testimonia una lettera di Plinio il giovane a Tacito [Plin. Epist. 4, 13, 6; cf. Marrou, op. cit., 439], nei territori dell’impero romano proliferavano scuole di grammatici e retori finanziate dalla pubblica amministrazione.

L’interesse della società romana per l’insegnamento era divenuto così vivo e cosciente che sembrava necessario che ogni città, anche quella più piccola, avesse scuole pubbliche, istituite, sostenute e sorvegliate dalla municipalità.


I docenti, secondo un sistema che avrebbe raggiunto la sua forma definitiva nel 362, imperante Giuliano l’Apostata, venivano selezionati da una commissione che ne valutava le competenze [cf. Cod. Theod. XIII, 3, 5; Cod. Iust. X, 53, 7], più o meno come oggi le commissioni di concorso giudicano gli aspiranti professori. E anche nei concorsi di allora non mancavano polemiche scomposte, come mostra L’Eunuco, uno spiritoso dialogo di Luciano di Samosata. Nell’Italia di oggi, in cui la scuola e l’Università pubblica godono di un prestigio sempre minore, e sono anzi vilipese da segmenti sempre più ampi della società; in un’Italia in cui qualcuno torna ad affermare che la condicio sine qua non per l’acquisizione della cittadi- Luciano di nanza è l’appartenenza a una etnia, conoscere e me- Samosata ditare sul paradigma che intorno a questi temi Roma antica ci offre non è un inutile esercizio di erudizione. Mai come ora forse, nella storia recente del nostro Paese, è importante educare i giovani a ‘conquistare’ il passato per poterne ricavare lezioni alla luce delle quali plasmare il presente.

Questo è oggi – ritengo – uno dei compiti educativi essenziali dell’Università pubblica, e nel


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tentativo di assolvere al meglio tale missione noi docenti dobbiamo profondere tutte le nostre energie.


Inaugurazione Anno Accademico 2018/19  

Gli interventi della cerimonia che si è tenuta il 4 dicembre 2018, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze, alla presenza d...

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