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Droga e immigrazione, un problema sociale che va oltre il razzismo Nel 2000 il Viminale (ministero dell’interno) ci informava che uno spacciatore su quattro era straniero; nel 2019 risulta che il 35% del mercato della droga sia in mano a stranieri. Nel 2000 governavano D’Alema e Amato, la notizia del Viminale è stata diffusa da Repubblica. Quindi che non si parli di razzismo, populismo, sovranismo o fascismo! La problematica è prettamente sociale, e va vista in un’ottica decennale dato che già 20 ani fa un fetta consistente dello spaccio di droga (il 25%) era commesso da immigrati. Attualmente (fonte SIPaD, Società Italiana Patologie da Dipendenza) la situazione è peggiorata dato che siamo al 35% del traffico di stupefacenti in mano a stranieri. Il rispetto dei diritti umani è sacrosanto, e il Diritto Umano n° 14 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo recita: “Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.” Umilmente, senza cadere nel razzismo, e alla luce del sopracitato inviolabile diritto umano, crediamo che sia buon senso far notare che, nel momento in cui uno straniero commetta un crimine (come lo spaccio) sul suolo italiano che l’ha accolto, il diritto di asilo debba decadere. E non certo per volontà del legislatore o della società razzista, ma solo perché l’immigrato si è messo dalla parte del torto. Andando ancora più indietro nel tempo, si può risalire al 1987 quando solo uno spacciatore su 15 era straniero. Se nei 13 anni successivi si è arrivati a 1 su 4, significa che le politiche di controllo dell’immigrazione, le politiche di integrazione e di contrasto alla criminalità, hanno sostanzialmente fallito. Ai giovani vanno insegnati i diritti umani, la tolleranza e l’amore per la legalità. All’irrazionale paura dello straniero deve sostituirsi un consapevole desiderio di una società che accoglie il perseguitato, e che allo stesso tempo respinge e possibilmente rieduca il criminale. Naturalmente il problema della droga non si risolve rincorrendo gli spacciatori o espellendo in massa gli stranieri: la dipendenza dalla droga sarà un ricordo solo quando la domanda sarà azzerata o ridotta al minimo. Quindi è necessario informare i giovani, prevenire il problema. Un giovane informato decide, con la propria testa, di non dare retta allo spacciatore o all’amico che la sa lunga, di qualsiasi etnia e nazionalità. È necessario che i giovani conoscano bene i rischi a cui vanno incontro nell’acquistare e nell’assumere droga di questo tipo. I volontari dell’associazione internazionale “Un Mondo Libero dalla Droga” crede che arrivare a informare i ragazzi prima che lo facciano gli spacciatori, sia la chiave per arginare e risolvere il problema. La Chiesa di Scientology sostiene la campagna di “Un Mondo libero dalla Droga” fin dalla sua fondazione. L’associazione organizza eventi pubblici e lezioni nelle scuole, per informare sugli effetti dannosi degli stupefacenti. A partire dal 2015 i volontari della campagna hanno tenuto lezioni a migliaia di ragazzi toscani delle scuole medie inferiori e superiori. “L'arma più efficace nella guerra contro la droga è l'educazione.” L. Ron Hubbard

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Droga e immigrazione, un problema sociale che va oltre il razzismo  

Nel 2000 il Viminale (ministero dell’interno) ci informava che uno spacciatore su quattro era straniero; nel 2019 risulta che il 35% del mer...

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Nel 2000 il Viminale (ministero dell’interno) ci informava che uno spacciatore su quattro era straniero; nel 2019 risulta che il 35% del mer...

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