Genova Blue Book 2020

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Genova

Blue Book Atti del Blue Economy Summit 2020 Il Blue Economy Summit è l’evento genovese che coinvolge tutti i principali protagonisti

29 giugno - 3 luglio 2020

istituzionali e imprenditoriali del territorio che utilizzano il mare come risorsa per attività industriali e sviluppo di servizi inserendoli in un’ottica di sostenibilità

www.besummit.it

Direzione Sviluppo Economico, Progetti di Innovazione Comune di Genova




BLUE ECONOMY SUMMIT

L’Evento Blue Economy Summit 1.1

Blue Economy Summit

1.2

Obiettivi

1.3

Uno sguardo alle edizioni passate

Blue Contest 2.1

Contest

2.2

Vincitori

I temi Capitale del Mare 3.1

Lo sviluppo del Waterfront

3.2

Il Porto di Genova dalla ripartenza al futuro

Modello Genova 4.1

Il Ponte del Polcevera: nuove prospettive per le infrastrutture in Italia

4.2

La Governance delle grandi piattaforme logistico-portuali 4


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Economia 5.1

La logistica e l’economia dall’emergenza sanitaria alla ripartenza

5.2

Le Assicurazioni Marittime e i nuovi rischi da pandemia

5.3

Yachting: Mercato, Tecnologia e Lavoro

Blue innovation 6.1 6.2 6.3

Il nuovo Blue District L’innovazione nel porto e retroporto Automazione, sicurezza e sostenibilità per il futuro della navigazione

Turismo 7.1

Il Turismo nell’era COVID – 19

7.2

Nuove prospettive di marketing territoriale

Cultura nautica e sport del mare 8.1

Gli sport del mare in Liguria

8.2

Ocean Race: quando il mare sfida l’uomo

Ringraziamenti 5


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Eravamo indecisi se rimandare l’evento a settembre ma abbiamo scelto di lanciare un chiaro segnale di ripartenza, proponendo un programma intenso e di estrema attualità. Il mare e tutta la comunità marittima italiana devono essere il simbolo della rinascita di questo paese. Sono convinto che la Blue Economy potrà trainare l’economia nazionale verso traguardi importanti e farsi portatrice di un messaggio forte all’Europa. Abbiamo voluto una Blue Economy in formato digitale e social anche per far comprendere quanto la digitalizzazione dei processi portuali sia un presupposto essenziale per lo sviluppo economico della filiera marittima, oltre a essere uno strumento importante per fronteggiare la crisi legata all’emergenza sanitaria. Questa edizione virtuale del summit ha condotto lo spettatore all’interno della filiera della Blue Economy, attraverso dibattiti su temi strategici per la portualità dell’intero sistema paese con speaker di alto livello, contribuiti video e culturali e sfide enogastronomiche con prodotti tipici del nostro mare. L’obiettivo è stato di creare sinergie tra stakeholder, lanciare proposte su progetti importanti a livello nazionale e valorizzare il nostro territorio. Sono soddisfatto dei numeri da record di questa edizione del Blue Economy Summit, che abbiamo fortemente voluto per dare un messaggio di ripartenza a tutti gli operatori della filiera blu, settore fondamentale a livello locale e nazionale. Nel corso della settimana abbiamo toccato tutti i temi: dal “modello Genova” per velocizzare le infrastrutture, alla logistica, dai traffici alla riforma della governance portuale, fino ad arrivare al turismo. Noi vediamo un unico sistema porto-città, mirato allo sviluppo economico del territorio. Riteniamo perciò fondamentale rafforzare anche la digitalizzazione dei processi portuali nell’ottica di una sempre maggiore integrazione tra porto e città. Questa edizione è stata un’occasione importante per focalizzarci sui punti strategici che rielaboreremo in un “libro blu” da proporre a livello nazionale per concretizzare tutti gli spunti emersi nei convegni e per promuovere la blue economy che rappresenta come indotto il 3,5% del pil nazionale.

Francesco Maresca Assessore allo Sviluppo economico portuale e logistico del Comune di Genova 6


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L’Evento

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CAPITOLO 1

IL BLUE ECONOMY SUMMIT L’evento

Cantieristica, start-up innovative, turismo, enogastronomia, dalle più alte tecnologie fino alle tradizioni più radicate, il mare fornisce risorse e sbocchi per generare, attrarre e costruire nuove opportunità di lavoro e di crescita dell’economia genovese. Tutto questo è il Blue Economy Summit, la manifestazione nazionale dedicata alle grandi opportunità di crescita e sviluppo dei territori, dell’occupazione e formazione professionale permanente, derivanti dal mare e dalle industrie che vi gravitano attorno.

Negli anni precedenti a questa terza edizione, il Blue Economy Summit ha sempre proposto una serie di appuntamenti, convegni, workshop, visite tecniche, eventi divulgativi e iniziative di networking. Questa terza edizione, svoltasi dal 29 giugno al 3 luglio 2020, si è reinventata in modalità virtuale e ha affrontato come tema centrale lo sviluppo le principali aree dell’economia del mare a seguito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Conferenze, cooking show, interviste e incontri in blu, il tutto svolto online, hanno caratterizzato questa atipica edizione del Blue Economy Summit.

Svolgere l’evento del Blue Economy Summit in periodo di emergenza sanitaria ha voluto trasmettere a Genova e ai suoi cittadini un messaggio di ripartenza.

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La Liguria è l’unica Regione a proporre la Laurea Magistrale in «Economia e management marittimo portuale» e il master in «Assicurazioni marittime e dei trasporti»

1° regione in Italia

per incidenza delle imprese dell’Economia del Mare (9,1%)

1° regione in Italia

per immatricolazioni nella nautica da diporto

1° regione in Italia per container movimentati (53,2%)

1° regione in Italia

per quota di imprese della cantieristica sul totale della manifattura (1,5% vs media italiana dello 0,3%)

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Ripartenza Dare un segnale di ripartenza dopo la crisi COVID-19

Rilancio Rilanciare cluster marittimo e logistico nazionale

Srategia

Gli obiettivi

Strategie con cui i porti hanno affrontato l’emergenza e pianificato la ripartenza

Riorganizzazione Conseguenze logistiche della riorganizzazione delle catene di approvvigionamento

Opportunità Creare consapevolezza sulle opportunità di sviluppo e professionali che derivano dalla Blue Economy.

Networking Consolidare il sistema che ruota attorno a tutti i principali protagonisti istituzionali e imprenditoriali del territorio 11


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Uno sguardo alle edizioni passate

formazione

patti

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conferenze

networking

visite gratuite

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Genova blue contest Un’iniziativa organizzata da Clickutility Team, in collaborazione con il Comune di Genova e l’Associazione Genova Smart City.

Per la prima volta è stato organizzato un contest grafico per colorare la città di blu attraverso una mostra diffusa con opere di Poster Art durante i giorni del Blue Economy Summit. I 30 manifesti finalisti sono stati affissi nelle vie centrali di Genova dal 22 giugno al 6 luglio 2020. Il concorso per la creazione di manifesti di Poster Art è nato per far conoscere ai cittadini genovesi l’evento Blue Economy Summit, per trasformare l’evento da tecnico a evento più divulgativo e per creare consapevolezza sulle opportunità di sviluppo che derivano dalla Blue Economy. La partecipazione ha chiamato a raccolta molti giovani artisti che hanno presentato più di 100 elaborati grafici. Giudici: Serena Bertolucci - Direttore Palazzo Ducale di Genova, Cristiano Palozzi - Direttore artistico del Genova Film Festival, Lino Canizzaro - Fotografo, Beppe Veruggio - Co-Fondatore DiDe.

Opera Vincitrice di Sofia Aquila e Diego Donato

“L’opera è una forma infinita, una commissione tra il mare e la terra, gli elementi principali sono proprio quelli della Blue Economy, quindi il settore turistico, il settore del trasporto marittimo, tutte le attività di diporto, di cantieristica e via dicendo. Volevamo dare l’idea di una autoalimentazione continua che sarebbe quello che manda avanti questa città, è un continuo rapporto di risorse e un continuo processo.”

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La città colorata del blu e dell’azzurro, scelti come colore per brandizzare il contest

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I TEMI Mare e Genova Innovazione Cultura Mestieri Sostenibilità

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Capitale del mare

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CAPITOLO 3

CAPITALE DEL MARE Lo sviluppo del Waterfront Genova, capitale italiana del mare, è impegnata nello sviluppo di tutte le componenti che costituiscono il suo rapporto con il mare, da quello economico, come il porto, a quello dell’ospitalità, della cultura e della visibilità per i suoi cittadini e i suoi visitatori.

L’emergenza sanitaria e le sue conseguenze economiche e sociali pongono una sfida alla pianificazione pubblica e privata su queste direttrici, dal Waterfront di Levante alle nuove infrastrutture portuali e industriali. Il progetto del Waterfront di Genova e i lavori previsti per l’implementazione delle infrastrutture portuali e industriali della città non si fermano, nonostante le difficoltà e i rallentamenti causati dall’epidemia di Covid-19. Questo è il messaggio lanciato, in occasione del Blue Economy Smmit, dai principali attori coinvolti nel piano di rigenerazione urbana. Il progetto è volto a recuperare l’affaccio sul mare di Genova, con la riqualificazione dell’area della Fiera, la realizzazione di un canale navigabile e la ristrutturazione del Palasport. Simonetta Cenci, Assessore comunale all’urbanistica, ha sottolineato: “Siamo assolutamente nei tempi che ci siamo dati, stiamo scavando la prima parte del canale ed entro la fine di luglio verrà presentato il permesso per far partire i lavori all’interno del Palazzetto dello Sport.

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Prevediamo che nel 2022 sia finito il canale, sia pronto il palazzetto e via via vengano inseriti gli altri edifici all’interno del Waterfront”. Ed è proprio questo rapporto con il mare che dovrà diventare un elemento di rinascita per l’economia della città, partendo anche dal Porto Antico, che è sempre più orientato verso la sostenibilità ambientale. “La creazione di un grande waterfront dal Porto Antico al quartiere fieristico – ha spiegato Mauro Ferrando, Presidente di Porto Antico Genova Spa – sarà un unicum nel bacino del Mediterraneo, capace di rispondere a diverse esigenze, potendo contare su una posizione privilegiata, strutture diversificate ed eccellenze economiche del territorio legate al mare e al settore dell’hi-tech. L’integrazione in Porto Antico di Genova SpA delle attività e di alcuni spazi del quartiere fieristico ha conferito alle due realtà continuità operativa. Il progetto del Waterfront di Levante dell’architetto Renzo Piano consentirà di avvicinare le due aree anche fisicamente e, soprattutto, funzionalmente. La loro messa a sistema farà di Genova una delle grandi città di mare più attrattive nel panorama internazionale”. Un altro elemento importante per lo sviluppo del Waterfront sarà rappresentato dal Salone Nautico 2020, che si spera diventi espressione del rilancio dell’industria e degli armatori dopo l’emergenza sanitaria. Alessandro Campagna, Direttore generale de I Saloni Nautici, ha affermato: “Stiamo cercando di concentrare tutti gli sforzi per lo sviluppo del business delle aziende che sono il motore del Salone, non ci aspettiamo di battere il record di visitatori, ma vogliamo mettere a punto le pietre fondamentali per poter costruire non solo il salone del 2021 ma anche quelli fino al 2029. Approfittiamo di questo periodo difficile per costruire, pianificare, fare strategia.” In questo progetto di rinnovamento, il porto di Genova rimarrà attivo, potenzierà i suoi spazi di lavoro razionalizzando i sistemi di accesso, mentre il fronte cittadino riconquisterà il rapporto con il mare, elemento da sempre identitario della città ligure, come ha sottolineato la professoressa Carmen Andriani dell’Università degli Studi di Genova. Francesco Maresca, Assessore allo Sviluppo Economico Portuale e Logistico, ha parlato della necessità da parte dei cittadini di vedere il porto come “amico” e non come un elemento di disturbo per gli abitanti delle zone portuali: “Vogliamo garantire piena sostenibilità all’aree più colpite. Se la città non sente il porto come “amico”, è difficile creare sinergia, sviluppo economico e posti di lavoro. Parlando con i cittadini, per questo abbiamo deciso di creare un tavolo, chiamato Pra’lmarium, dove i temi principali sono le problematiche relative al porto, con alla base un progetto di rigenerazione urbana. Il nostro obiettivo è migliorare la vita dei cittadini.

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Vogliamo creare un Waterfront anche a ponente così da creare un sistema turistico ricettivo. Inoltre, speriamo di diventare, con lavori specifici già in attuazione come l’elettrificazione delle banchine (per le quali il termine dei lavori è previsto per ottobre-novembre, per un costo di 8 milioni di euro), la prima città d’Italia totalmente elettrificata.” Guido Barbazza, Presidente Onorario Fondazione PRimA’vera, rappresenta la figura della mediazione tra istituzioni e cittadini tramite la fondazione: “Genova è l’unica città policentrica, è l’unione di tante piccole città che sono uniche nel loro genere e hanno grandissimo potenziale. Una di queste è la zona di Prà, ex comune accorpato a Genova, ex borgata di marinai e pescatori, zona storica della città e della Regione, che ha vissuto un lungo periodo di attriti a causa dell’espansione incondizionata del porto, che ha causato nel tempo tensioni con gli abitanti della zona. Il porto non deve prevalere sui cittadini e viceversa, è vero invece che si possono trarre vantaggi da quello che si è creato. La fondazione PRA’LMARIUM nasce proprio con questo obiettivo, crerare proposte insieme alle istituzioni come “porto amico”, lavori specifici per la riduzione dell’inquinamento acustico, recupero e valorizzazione della zona, un tavolo tecnico per la collaborazione istituzioni-cittadini.”

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Valerio Berardi, Capo Sezione Tecnica, Sicurezza e Difesa Portuale, è intervenuto parlando di Waterfront e sostenibilità ambientale: “Il porto ha subito numerose trasformazioni dettate da un costante e crescente sviluppo del gigantismo navale, per questo motivo opere come il Watefront diventano fondamentali. Riguardo alla sostenibilità c’è un’attenzione molto forte sugli impatti ambientali prodotti dai trasporti marittimi.” Alberto Amico, Chairman & Director of Technical & Sales, Amico&Co, ha invece parlato della Darsena: “La Darsena è uno degli elementi che va a comporre un sistema che è costituito da tanti fattori. La cantieristica è molto importante ma non basta per attrarre grandi yacht. È necessario un sistema specifico e in questo senso la città diventa fondamentale. Creare una vera e propria comunità, questo è fondamentale ma significa dare servizi. La Darsena in questo senso costituirà un elemento importantissimo per attrarre sempre di più i grandi yacht e da ottobre sarà inoltre operativa almeno per gli ormeggi. Successivamente ci saranno poi tutti i servizi a terra da realizzare, fondamentali per la permanenza degli equipaggi”. Uno dei temi affrontati in questa sessione è stato anche quello relativo al nodo autostradale, che complica notevolmente le ambizioni di sviluppo della città e di tutta la regione. Riguardo a questo tema è intervenuto Giampaolo Botta, Direttore Generale, Spediporto, che ha commentato: “Appena usciti dall’emergenza Covid19 ci troviamo a fare i conti con le debolezze delle infrastrutture autostradali che soffocano le nostre ambizioni. Chiediamo come categoria che P.A. e Ministero dei Trasporti facciano la propria parte. Quello che sta accadendo in Liguria è vergognoso, abbiamo braccia e gambe legate 23

Il porto di Genova: dalla ripartenza al futuro


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da questa situazione e, purtroppo, questo problema non è percepito al di fuori di questa Regione”. Secondo il direttore di Spediporto serve fare rete tra cantieristica, portualità, turismo e comparto hi-tech e, parallelamente, abbattere la burocrazia. “La Zona Logistica Semplificata, inserita nel decreto Genova, è uno strumento che esiste da anni - spiega Botta - l’assenza di semplificazioni uccide l’impresa, dobbiamo dare agli imprenditori la possibilità di investire”. Un altro tema di importanza fondamentale per Genova è lo sviluppo della Diga Foranea, affrontato da Roberto Pane, CFO & Executive Board Member del Gruppo Spinelli: “Senza la diga foranea, in costante ritardo di realizzazione, secondo i dati che arrivano da Palazzo Chigi, i Teu1 in italia settentrionale passeranno da 5mln a 12mnl. Questo è tutto lavoro che finirà in Nord Europa o in altri porti del Mediterraneo. Attualmente il danno legato alle arretratezze è stimato intorno ai 5 miliardi di euro. Altri dati parlano del 2% di perdita per i porti italiani a causa della logistica, a fronte di un contemporaneo 7% di crescita dei competitor nel mediterraneo: siamo all’ultima chiamata”. La ricetta, secondo Pane, passa da quattro ingredienti: la già citata Diga Foranea, senza la quale Sampierdarena rischia di perdere metà del proprio traffico; l’elettrificazione delle banchine; lo sfruttamento di tutti gli spazi retroportuali disponibili e le infrastrutture ferroviarie adeguate, senza le quali ogni sforzo sarebbe vanificato. Resta moderatamente ottimista Marco Bisagno, Presidente di Genova Industrie Navali e Mariotti, ma non nasconde la necessità di prospettive a lungo termine per la cantieristica. “Il Covid ci ha colpito, ma solo in termini di ritardo sul fronte delle commesse per le nuove navi fino al 2022; l’incertezza è semmai su ciò che avverrà dal 2023 in poi. Purtroppo, invece, la parte di refurbishing2 si è fermata, come è naturale. Senza denigrare il passato, oggi abbiamo una contingenza favorevole dal punto di vista politico: un gruppo di persone all’interno delle istituzioni che la pensano alla stessa maniera e che lavora in sinergia con l’industria. L’importante per un imprenditore è che venga dettata una linea e che venga mantenuta, evitando commistioni tra settori non omogenei all’interno delle aree produttive. Per il futuro è necessario avere certezze”. Sulla stessa linea anche Gregorio Gavarone, Presidente dei Rimorchiatori riuniti Porto di Genova: “Certamente in una situazione di stress come quella vissuta in questi mesi, unita ad altre storiche carenze del porto, un po’ di apprensione c’è, ma da un punto di vista industriale siamo tranquilli, perché siamo pronti ad affrontare il futuro e siamo all’avanguardia”. 24


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Arrivare al più presto a una soluzione per lo stoccaggio e il rifornimento del Gas naturale liquefatto per il Porto di Genova, come richiesto entro il 2025 dall’Unione Europea, è invece l’appello lanciato da Marco Novella, Presidente di GNL Med, durante la sessione dedicata allo sviluppo della città di Genova e del suo porto. Tra le soluzioni valutate, anche quella di un deposito galleggiante, che però necessiterebbe comunque di un’area a terra. “Non vogliamo dare la colpa all’Autorità di sistema, sappiamo che le peculiarità del Porto di Genova rendono questo progetto più difficile di quanto non lo sarebbe altrove - precisa Novella - ma la situazione va risolta”. Ha concluso la giornata sul tema delle prospetttive di sviluppo di Genova Edoardo Rixi, Camera dei deputati: “Si parla sempre troppo poco a livello nazionale di blue economy, settore fondamentale per tutto il Paese. Manca una visione strategica unitaria rispetto a questo tema. Il Mediterraneo è una delle zone più trafficate a livello mondiale e a causa di questa scarsa attenzione intercettiamo solo una parte del traffico, che lasciamo andare nei porti del nord Europa. È necessario attuare azioni integrate per sfruttare la potenzialità della blue economy”.

1 L’unità equivalente a venti piedi o TEU (acronimo di twenty-foot equivalent unit), è la misura standard di volume nel trasporto dei container ISO, e corrisponde a circa 38 metri cubi d’ingombro totale. 2

Ristrutturazione/Rimessa a nuovo 25


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Modello Genova

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CAPITOLO 4

MODELLO GENOVA

www.commissario.ricostruzione.genova.it

Ponte del Polcevera Lezioni apprese e prospettive per lo sviluppo delle infrastrutture in Italia

Nella terza giornata del Blue Economy Summit è stato trattato un tema che ha coinvolto non solo Genova e la Liguria, ma l’intero territorio nazionale e internazionale: il Modello Genova, modello innovativo utilizzato per la ricostruzione del ponte Morandi, oggi rinominato Ponte San Giorgio, dopo la tragedia avvenuta nell’agosto del 2018. La rapida realizzazione del nuovo Ponte del Polcevera ha dimostrato che l’esecuzione, in tempi brevi, di grandi infrastrutture di trasporto è possibile. Anche prima della costruzione del nuovo ponte, si era ben consapevoli delle competenze tecniche e organizzative delle aziende italiane. L’elemento distintivo è dato dall’innovazione a livello di gestione pubblica, resa possibile dall’approccio normativo adottato. La sessione esamina nel dettaglio queste innovazioni, l’applicazione delle stesse al Polcevera e le condizioni per la loro trasposizione al problema dello sviluppo delle infrastrutture in Italia.

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Marco Bucci, Sindaco di Genova e Commissario Straordinario nella gestione della ricostruzione, ha esordito spiegando che il Modello Genova non è un sistema senza regole e senza controlli, ma ha regole ben precise. Un modello usato per la ricostruzione del nuovo Ponte del Polcevera, così descritto e promosso dal sindaco: “Siamo andati di pari passo col Codice degli Appalti Europeo, con le giuste regole per fare le cose bene, ma farle velocemente. C’è stata un’unica manifestazione d’interesse ed è stato scelto il progetto ritenuto migliore, senza una graduatoria che desse spazio ai consueti ricorsi, lavorando in parallelo e in contemporanea con le pratiche, utilizzando le metodologie del settore privato: questa è stata la formula applicata. Essere il commissario vuol dire prendersi i meriti ma anche le responsabilità mettendoci la faccia. Questo – ha concluso – è il modello Genova”. Un modello replicabile anche per obiettivi più ambiziosi, riguardanti lo sviluppo economico della città a partire dal porto. “Abbiamo chiesto cinque miliardi di euro allo Stato per fare di Genova il porto principale dell’Europa del Sud: se applichiamo questo modello, possiamo farcela”. In linea con le considerazioni del sindaco di Genova anche il Presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti: “Fare debito e reperire risorse non serve se poi i fondi restano fermi senza generare opere e investimenti. Mentre siamo qui a condividere idee, a Roma si svolge un dibattito sul debito pubblico, che trovo opportuno in periodo di crisi, ma senza idee su come investirlo e sfruttarlo”, ha detto il presidente della Liguria, critico anche sulle bozze del Decreto semplificazioni su cui sta discutendo il Governo: “Col Modello Genova siamo riusciti a fare molto e in modo virtuoso, con un solo contagiato in tempi di covid19, due soli infortuni sul lavoro e nessuna infiltrazione mafiosa. Nel futuro decreto – la chiosa finale di Toti– dovrebbe esserci un solo articolo: finiamola di nominare commissari e diamo poteri agli amministratori locali”. Francesco Maresca, organizzatore dell’evento e Assessore allo Sviluppo Economico Portuale e Logistico, Comune di Genova, ha ribadito: “Il modello Genova ha consentito alla città di respirare dal punto di vista della viabilità, portando a termine lavori come quelli relativi alla strada Guido Rossa che, a causa del crollo del Morandi, è diventata arteria principale della città. L’Italia è al sessantesimo posto per infrastrutture, è necessario invertire la rotta, investendo in opere strategiche per il Paese”. Dopo i saluti Istituzionali, aziende e ordini professionali hanno proseguito il confronto sulle potenzialità e i limiti del modello Genova. “Io non ce l’ho con il Codice dei Contratti Pubblici, ma non possiamo avere una legge delega in contrasto con le leggi europee da cui deriva: è una situazione kafkiana”, ha aggiunto Maurizio Michelini, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Genova. “Io sono a favore del libero mercato, sono contrario a perdere tempo e soldi”. Michelini ri29


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tiene che non si debba sminuire il Modello Genova, relegandolo alle ipotesi di estrema urgenza, dal momento che appare come modello potenzialmente vincente, da riproporre anche nella quotidianità. Luigi Cocchi, Avvocato – Presidente, Ordine degli Avvocati di Genova, ha toccato un tema molto discusso nel nostro Paese: “In Italia il vero problema è la burocrazia. Il codice degli appalti adeguato alla normativa europea consentirebbe di poter sviluppare tutti quei lavori che oggi sono fermi”, ha concluso l’avvocato Cocchi. “Il nostro mestiere è fare progetti, partendo da una tragedia abbiamo sentito la necessità di metterci a disposizione e la nostra disponibilità è stata accolta” ha affermato Paolo Raffetto, Presidente Ordine degli Architetti P.P.C. di Genova. Ha sottolineato l’importanza di aver lavorato tutti insieme, con il coinvolgimento di tutte le categorie. Gli architetti si sono impegnati a lavorare sulla riqualificazione di ciò che era sotto al Ponte, perché si è trattato di una grande occasione di rigenerazione di una vallata che ha cambiato aspetto. Nicola Meistro, Amministratore Delegato PERGENOVA e Operational Director, Webuild (già Salini Impregilo), per il quale, serve uno spirito collaborativo tra tutte le parti coinvolte. Nelle altre grandi opere si tende, invece, a uno spirito del contendere, con la conseguenza di allungare le attività e le tempistiche. Lo sviluppo dell’opera è stato consentito grazie a dei fast track come:

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l’assegnazione del progetto avvenuta in due mesi, tempistica impensabile per il nostro paese; • i vincoli di progetto; • la progettazione svolta in 6-9 mesi. Positiva l’esperienza anche per il RINA che ha introdotto oltre 70 professionisti impiegati in costante appoggio al progetto del Ponte, garantendo un’attività di controllo e consulenza che non ha precedenti in ambito pubblico in Italia. “Il nostro ruolo di project management consultant - ha sottolineato Andrea Tomarchio - in appoggio al commissario, tipico dell’ambito privato, ha permesso di arrivare a un contratto in poche settimane e di rispettare il cronoprogramma anche in ambito pubblico. Abbiamo revisionato centinaia di istruttorie, effettuato la verifica di qualità, partecipato a tutta la fase precontrattuale di assegnazione del contratto, di realizzazione e controllo dei lavori, così come al coordinamento della sicurezza”. Andrea Pericu, Partner Studio Legale Bettini Formigaro Pericu e Professore Università degli Studi di Genova, ha messo in luce le peculiarità del modello Genova: il principale pregio è dato dal fatto che al Commissario è consentito operare «in deroga a ogni disposizione di legge diversa da quella penale, fatte salve le norme antimafia e il rispetto dei vincoli inderogabili derivanti dall’appartenenza all’Unione Europea» (art. 5 Decreto-legge 109/2018 convertito in legge 130/2018). Il punto centrale non è solo la figura del Commissario, ma i suoi poteri e le sue responsabilità. Il potere in deroga del Commissario non significa che lo stesso agisca da solo e in autonomia, senza valutare gli interessi pubblici. È affiancato, infatti, da una struttura commissariale e anche nel modello Genova vi è una valutazione degli interessi pubblici: gli obiettivi da realizzare sono individuati chiaramente e sono attribuiti a una figura ben precisa, responsabile nell’ipotesi della mancata o tardiva realizzazione degli stessi. Il potere di operare in deroga implica responsabilità, ma anche libertà di azione per quanto concerne il percorso da seguire per raggiungere il risultato affidato al Commissario, sempre nel rispetto dei principi del Trattato. Col modello Genova si è fatta diretta applicazione della Direttiva appalti (art. 32, co.2, lett. c) della Direttiva 2014/23/UE). Il Decreto Genova è un esempio di legge provvedimento che interviene per disciplinare situazioni specifiche. Da tale modello sono emerse: • Applicazione diretta del diritto europeo; • Modellizzazione delle procedure di affidamento in funzione degli obiettivi; • Responsabilizzazione del decisore pubblico sugli obiettivi; • Centralizzazione delle decisioni sul soggetto responsabile del raggiungimento dei risultati attesi; • Libertà di azione nel rispetto dei principi generali del diritto europeo e degli altri valori costituzionalmente tutelati.

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Tali aspetti potrebbero essere replicati in materia di concessioni di aree e banchine in ambito portuale. Donato Carlea, già Presidente Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, ha affermato la necessità di replicare il modello Genova, esempio di eccellente burocrazia. “Non possiamo sperare di avere sempre commissari coraggiosi, questo Paese deve imparare a funzionare anche nell’ordinario.” Filippo Delle Piane, Presidente Ance Genova, durante il Blue Economy Summit promuove il lavoro svolto nella realizzazione del Ponte sul Polcevera, ma avverte: “non crediamo che questo modello sia esportabile ovunque e per tutto”. Sbagliata per Ance è la mentalità dell’approccio italiano. “Abbiamo affidato il sistema di soft law europeo all’ente anticorruzione, perché partiamo sempre dal presupposto che il Paese sia corrotto. O questo Paese decide di darsi una regola su come agire nella quotidianità o decide di vivere nell’emergenza costante. E nell’emergenza un Paese non cresce”. Bartolomeo Giachino, Presidente di Saimare, ha voluto sottolineare un ulteriore fondamentale aspetto legato alla viabilità e ai trasporti: “Alla Liguria servono la Gronda e la Diga foranea, ma tutto il Paese ha bisogno del Metodo Genova per rilanciare almeno le più importanti dieci opere infrastrutturali e uscire dalla crisi”. Secondo Giachino il blocco danneggia tutto il Nord Italia. Ha aggiunto che se la rete infrastrutturale europea venisse completata, in particolare la Genova-Rotterdam, i porti liguri potrebbero passare da 1000 miliardi a 2200 miliardi di valore. Occorre crescere per garantire occupazione, ma anche per alleggerire il carico di debito pubblico per il futuro, un carico che non può essere lasciato in eredità alle prossime generazioni. Andrea Benveduti, Assessore allo Sviluppo economico, Industria, Commercio, Artigianato, Ricerca e Innovazione tecnologica, Energia, Porti e Logistica, Regione Liguria, ha terminato con il suo intervento la prima sessione della giornata sul tema Modello Genova: “Dobbiamo cercare di portare il Modello Genova nella quotidianità, non possiamo aspettare di trovarci in situazioni di emergenza per applicare norme che consentano lo svolgimento dei lavori. Per la ripartenza abbiamo la necessità di riscoprire due valori: la competenza e l’interesse della comunità. È necessario da parte di tutti la volontà di completare le grandi opere, come per esempio la Gronda e tutto ciò che ne consegue. Chi non ha la giusta motivazione per andare avanti è giusto lasci il posto a chi intende sviluppare una traccia per i prossimi decenni, dobbiamo farlo soprattutto per le generazioni future”.

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Serve un nuovo modello di gestione portuale, che rappresenti una svolta decisiva e un’ultima chance per il futuro imprenditoriale e occupazionale del porto di Genova. Il modello storico che ha reso grande il porto genovese è crollato sotto i pesi della genovesità al ribasso, del consociativismo, della politica che ha ripianato i bilanci dei consorzi, ma ha chiesto un prezzo carissimo. Il sistema portuale è stato devastato ed è senza punti di riferimento. L’imprenditoria è rassegnata, le Autorità portuali sono senza potere. Lo Stato non ha più una visione. Come tornare a una maggiore libertà di esecuzione? Se ne è discusso nella seconda sessione dedicata al Modello Genova guidata da Giorgio Carozzi, Giornalista e Editorialista del Secolo XIX, sui modelli della governance delle grandi piattaforme logistico portuali. Francesco Maresca, Assessore allo Sviluppo Economico Portuale e Logistico, Comune di Genova: “La governance e i temi portuali sono un tema delicatissimo. Abbiamo provato come Comune di Genova insieme ad ANCI porti a modificare la legge Delrio, dal momento in cui escludeva i sindaci dal comitato di gestione portuale, e quindi veniva meno il rapporto città-porto, e proprio per questo abbiamo provato a cambiarla ma non è avvenuto. Abbiamo deciso non a caso di chiamare “Modello Genova” il modello riferito alla ricostruzione del ponte, ma anche per quanto riguarda la governance dei sistemi portuali. Il rapporto città porto è e sarà fondamentale. L’Italia è una dei Paesi che investe meno nelle infrastrutture portuali e nella blue economy, settore che porta il 3,5% del PIL dell’intero sistema paese, questa tendenza da parte del governo deve cambiare”.

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La governance delle piattaforme logistico-portuali


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“Se sei presidente del porto parli con soggetti economici dotati di una forza che può mettere in difficoltà la singola Adsp (Autorità di Sistema Portuale) - ha spiegato invece Paolo Emilio Signorini, Presidente dell’Adsp del Mar Ligure Occidentale - La riforma della governance del 2016 è stata giusta per l’istituzione del comitato di gestione perché si pensava a una sorta di cda di persone adeguate e preparate, ma non ha funzionato a causa del rapporto con gli enti locali non chiaro. Noi a Genova abbiamo annullato questa problematica perché i rapporti tra me, il sindaco e il Presidente della Regione sono molto buoni”. La proposta di riforma da parte di Signorini è su due livelli: 1. Prevedere un consiglio di sorveglianza (modello tedesco) con Comune e Regione maggioritari con un esponente del MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) che serva per dialogare. Sotto un cda fatto di manager puri; 2. Dialogo con i cittadini. Marco Bucci, Sindaco Comune di Genova, in apertura della sessione, sottolinea come non è l’uomo che serve la legge, ma viceversa e quando qualcosa non funziona occorre cambiare per evitare danni: “I cambiamenti nella gestione del ponte sono stati utili”. Per il sindaco Bucci non può esistere città senza porto e porto senza città: “Abbiamo bisogno dell’Infrastruttura a mare e a terra, ma anche del retroporto e abbiamo idea di dove farlo sia in città sia oltre Appennino. Poi serve anche l’infrastruttura digitale. Dobbiamo aprirci alle società che lavorano con noi”. Secondo Bucci, la governance deve essere pubblica e in grado di relazionarsi con l’intero settore mondiale: “L’azionista è il cittadino attraverso l’amministrazione, ma servono anche sistemi snelli basati sui risultati. Se non c’è risultato si deve cambiare, questo deve essere chiaro. Il porto sarebbe autosufficiente a livello finanziario. Tanto vale tenere le risorse prodotte e farle fruttare investendo nel porto stesso. Chiudo dicendo che Genova e il porto devono essere la porta di ingresso dell’Europa meridionale. Il porto non è solo passaggio di merci e container ma soprattutto di persone e di cultura, e grazie proprio al fattore umano potremo aumentare la qualità della vita della città e di tutto il paese. Abbiamo presentato al MIT un piano di 5 miliardi di investimenti che siano in grado di raggiungere questi obiettivi”. “In Commissione Trasporti su una cinquantina di membri siamo in due a parlare di porti”. Questo è lo stato delle cose al Parlamento Europeo secondo l’eurodeputato Marco Campomenosi, che sottolinea come in Europa spesso si ignori cosa facciano i porti in Italia. Diventa così difficile intervenire a livello europeo, per esempio, sulla questione della governance. “Il mio augurio è che con l’inaugurazio-

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ne tra qualche settimana del nuovo ponte, la città e tutto il territorio abbiano un ritorno di immagine importante e positivo. Il tema della immagine è importantissimo per l’Italia e per le nostre attività portuali e di logistica”, ha concluso Campomenosi. Carlo Malinconico, Professore ordinario di diritto dell’unione europea, Università di Roma Tor vergata: “Il sistema Paese sarà sempre più centrale per le possibilità di sviluppo di Genova e di tutto il territorio nazionale, ma ad oggi risulta inadeguato. Genova è l’unico porto italiano con caratteristiche tali da poter essere un punto di riferimento per tutta Europa, una su tutte la posizione geografica strategica, che consente di avere un corridoio verticale verso Francia e Germania”. Malinconico ha poi concluso il suo intervento illustrando una soluzione alternativa all’attuale sistema di governance, applicando, ove possibile, il Modello Genova. Andrea La Mattina, Of counsel e membro del Focus Team Assicurazioni e del Focus Team Shipping and Transport, Bonelli Erede, ha affermato: “Oggi i presidenti delle Autorità di Sistema Portuale sono funamboli appesi tra procedimenti giudiziari e la concorrenza con i competitor europei. Servono persone, politici che si prendano delle responsabilità perché spesso il problema non sono le norme ma gli uomini. Occorre l’integrazione modale, che sia implementata e resa attuabile. Serve il cosiddetto ultimo miglio, alla pari di nuovi aspetti giuridici e regolatori”. Edoardo Rixi, Camera dei deputati e Responsabile nazionale Trasporti e Infrastrutture, sostiene che In Italia manchi la visione integrata sulla logistica e non ci sia autonomia delle Autorità di Sistema Portuale. Ha aggiunto che occorre accelerare la riforma del Codice degli Appalti: “Serve un modello Genova per sburocratizzare gli iter. Oggi servono 5 o 6 anni prima di aprire il cantiere. Gli appalti devono tornare a essere remunerativi. Il Modello Genova ci insegna che si possono fare le cose rapidamente e bene, pagando le imprese”.

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Economia

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CAPITOLO 5

ECONOMIA Logistica ed Economia: dall’emergenza sanitaria alla ripartenza

Situazione economica post COVID-19

La sessione “La logistica e l’economia dall’emergenza sanitaria alla ripartenza” è stata aperta da Matteo Bassetti, Direttore Clinica di malattie infettive e tropicali, Ospedale Policlinico San Martino, il quale si è soffermato sull’efficacia del “modello Genova” nella sanità. Genova è stata la terza città italiana per incidenza dei casi di COVID-19, all’1% della popolazione genovese è stato diagnosticato il COVID-19. L’ospedale San Martino è diventato un punto di riferimento nazionale per la cura del COVID-19 ed è riuscito ad avere complessivamente 500 posti letto in poche settimane. È molto importante la responsabilità del porto e degli aeroporti: devono essere potenziati i controlli e occorre prestare attenzione nel monitorare gli arrivi. Il sistema sanitario genovese è pronto a una seconda ondata, verranno riaperti i posti di terapia intensiva, i medici conoscono questa infezione e verrà affrontata.

La logistica marittimo-portuale costituisce un pilastro della Blue Economy, costituendone per volume, valore e occupazione il principale comparto. L’innovazione tecnologica è fondamentale per lo sviluppo della Blue Economy attraverso le due direttrici della competitività e della sostenibilità.

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Come capitale della Blue Economy, Genova ha sviluppato le competenze e ha creato una rete tra aziende, amministrazioni ed enti di ricerca, al fine di individuare le soluzioni necessarie alle esigenze proprie e del Paese. (Corriere Marittimo, 16/07/2020, pag. 20; La Gazzetta Marittima, 29/02/2020, pag. 22) Durante il Blue Economy Summit, si è parlato molto dello scenario economico post COVID-19. Le prospettive future, secondo i dati presentati da Giovanni Andrea Toselli, Presidente e Amministratore Delegato di PwC Italia, mostrano che la perdita del PIL europeo e italiano non sarà recuperata nel 2021, di conseguenza il 2022 avrà inizio con un livello di produzione più basso del 2019. Tutti i settori dell’economia hanno sofferto un forte calo di fatturato. Il ramo della logistica e dei trasporti, rispetto al 2019, ha registrato una riduzione del 24%, invece il settore manifatturiero del 14.7%, con la sola eccezione dell’industria farmaceutica. Gianni Debernardi, responsabile Area Liguria, Piemonte e Valle D’Aosta di Intesa Sanpaolo Private Banking, nel suo intervento introduttivo, ha così commentato: “Intesa Sanpaolo Private Banking, del Gruppo Intesa Sanpaolo, è la prima banca in Italia per la clientela privata. Accompagniamo i nostri clienti imprenditori proponendo loro un’offerta personalizzata nella gestione dei patrimoni. È stato quindi del tutto naturale essere al fianco della Blue Economy Summit, la più importante manifestazione nazionale dedicata all’economia del mare. Siamo orgogliosi di essere al fianco di questa manifestazione, soprattutto in questi difficili mesi per l’economia produttiva e la logistica dell’intero Paese.” Un grande progetto di Intesa Sanpaolo Private Banking è “Emergenza Coronavirus: vicini a chi ha più bisogno”: un’iniziativa di raccolta fondi che, ad oggi, ha raccolto 2,3 milioni di euro da parte di 14 mila donatori. Durante questa emergenza sanitaria Intesa Sanpaolo è stata al fianco delle istituzioni e della società civile nella difesa dell’Italia dalla minaccia della pandemia. In particolare, sono stati donati cento milioni di euro al Sistema Sanitario Nazionale per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. La prima giornata dell’evento è stata l’occasione per sentire alcuni dei più importanti protagonisti del cluster marittimo-portuale, coinvolti nel talk show “Come rilanciare cluster marittimo e logistico nazionale”. È ancora presto per fare un bilancio complessivo dei danni prodotti dal Covid-19 sulla competitività del sistema portuale italiano e più in generale del Mediterraneo. L’incidenza del COVID-19 sulla supply chain (gestione della catena di distribuzione), con le ipotesi di reshoring finalizzate a rendere più resilienti le supply chain, ha effetti diretti su volumi e caratteristiche delle principali attività del trasporto marittimo.

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Europa Italia

2020

2021

-8.0% -10.6%

+5.8% +6.1%

Trend atteso post COVID-19 Le restrizioni sulle attività produttive e la crisi economica globale comporteranno un tendenziale contenimento dei flussi di merci (sino a -36% nel 2020, ITF-OECD) Per i flussi marittimi, legati al commercio internazionale, la ripresa potrebbe essere più lenta anche in funzione delle strategie di reshoring di molte aziende Le principali sfide del settore Copertura dei rilevanti oneri finanziari degli armatori (legati es. ad investimenti per navi più grandi) in una situazione di riduzione dei ricavi Mantenimento dell’operatività di porti e linee marittime nel rispetto delle restrizioni decise dalle autorità Le opportunità Importanza dell’offerta trasporto marittimo in quanto vitale per garantire la fornitura di prodotti e forniture essenziali Accelerazione nello sviluppo di soluzioni digitali per la tracciatura e trasparenza nella supply chain, anche per gestire efficacemente situazioni eccezionali


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Indicatore

Fonte

Posizione Italia

Gap con la 1° in classifica

Liner Shipping Connectivity Index (LSCI)

Unctad= Porto connesso con il mondo attraverso servizi di linea

13° posto nel Mondo 2° posto nel Mediterraneo 6° posto in Europa

79,12 punti di distanza dalla Cina

Logistics Performance Index (LPI)

World Bank= Porto connesso ed integrato con la catena logistica

19° posto nel Mondo 3° posto nel Mediterraneo 10° posto in Europa

0,46 punti di distanza dalla Germania

Quality of Port Infrastructure (QPI)

World Economic Forum= Qualità dell’infrastruttura portuale

60° posto nel Mondo 12° posto nel Mediterraneo 21° posto in Europa

2,4 punti di distanza dall’Olanda

Turismo croceristico

Il settore delle crociere è stato severamente colpito, ma può contare su una consolidata base di clienti fedeli per focalizzare le azioni di ricostruzione della fiducia.

Trend atteso post COVID-19

Alessandro Panaro, capo servizio di Maritime & Energy SRM, ha mostrato le perdite, anche a due cifre, dei principali porti del mondo a causa dell’epidemia. In questo momento storico si sta assistendo a due fenomeni: quello delle rotte cancellate, che impatteranno per circa quattro milioni di teu e il fenomeno della circumnavigazione del Capo di Buona Speranza per risparmiare i costi del passaggio da Suez. Anche tutti i progetti della Belt & Road Initiative, la cosiddetta “via della seta”, hanno subito rallentamenti o blocchi.

Progressivo rilascio delle restrizioni ai movimenti internazionali da/per alcuni paesi Marcata riduzione dei flussi turistici internazionali: nel 2020 dal -58% al -78% (UNWTO), con incertezza sui tempi di pieno recupero Le principali sfide del settore Manutenzione della flotta e gestione dei claim dei clienti Ricostruzione la fiducia del pubblico con misure di prevenzione e sanitizzazione nei porti e sulle navi Le opportunità Forte base di clienti fidelizzati (oltre l’80% dei crocieristi ha già acquistato crociere in precedenza) Sviluppo di nuovo offering e.g. maggior focus su crociere nazionali

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Durante la sessione “La logistica e l’economia dall’emergenza sanitaria alla ripartenza” è stata descritta da Pierluigi Portalupi, Head of Marine & Transport - Generali Global Corporate & Commercial Italia, la “clausola corpi”. Questa è una copertura assicurativa che si attiva quando la nave si accinge a rioperare dopo un periodo di disarmo di oltre 180 giorni. Prima della partenza, deve essere eseguita una preventiva visita del registro di classifica e gli ispettori devono accertare che la nave sia in grado di riprendere la normale navigazione. Per Portalupi una delle opzioni possibili per gli armatori, in caso di disarmo prolungato, come sta accadendo in questo periodo per le navi da crociera, consiste nell’informare le compagnie assicurative, poiché la sosta costituisce una fonte di aggravamento del rischio per diversi motivi. Questa sosta forzata indurrà gli armatori a richiedere una riduzione dei premi. A tal fine, il Counseling Return Only propone una riduzione anticipata del tasso di premio: nessuno sconto, ma uno storno di premio potrà essere concesso solo in caso di cessazione anticipata della copertura, nel caso specifico di vendita della nave. Generali Global Corporate & Commercial Italia è riuscita a adattarsi costituendo un comitato COVID-19, è formato dai responsabili di tutte le funzioni, si riunisce due volte a settimana per analizzare le richieste dei singoli clienti e trovare una soluzione tailor made per i propri clienti. L’intervento dell’Onorevole Marco Campomenosi, membro della Commissione per i Trasporti ed il Turismo, Parlamento Europeo, si incentra principalmente sulle azioni dell’Unione Europea per quanto riguarda la parte della logistica e dei trasporti. Il settore dei trasporti e quello del turismo saranno quelli che si risolleveranno più rapidamente dalla crisi economica causata dal COVID-19. Ha precisato che il modello Genova per il post ponte Morandi ha funzionato perché la Commissione Europea ha permesso di lavorare sulla direttiva appalti pubblici, senza gli appesantimenti normativi che sono stati introdotti a livello nazionale. Il modello Genova è stato portato a Bruxelles proprio per mostrare che i rischi di un appesantimento normativo vengono anche dalla Commissione Europea. Un problema che si presenta a Bruxelles è quando si parla del Mediterraneo, perché spesso si nominano solamente i porti del nord Europa. Secondo Enrico Vergani, Of Counsel e leader del Focus Team Shipping and Transport, Bonelli Erede, una particolare attenzione si deve dare alla Golden Power per salvaguardare gli assetti delle imprese operanti in ambiti ritenuti strategici e di interesse nazionale. È stata disciplinata la materia dei poteri speciali esercitabili dal Governo nei settori della difesa e della sicurezza nazionale nonché in alcuni ambiti ritenuti di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti, delle comunicazioni. Legge Golden Power:www.governo.it/it/dipartimenti/dip-il-coordinamento-amministrativo/dica-att-goldenpower/9296 41


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Talk Show

Augusto Cosulich, Amministratore Delegato di Fratelli Cosulich, ha spiegato: “I problemi che il Covid ha esasperato esistevano anche prima: le autostrade e i costi non competitivi non hanno nulla a che vedere con il Covid-19. Bisogna essere ottimisti e agire adesso per poter costruire il futuro”. Opinione, quella di Cosulich, condivisa da Luca Becce, presidente di Assiterminal, secondo il quale è giunto il momento di smettere di parlare: “Quando una cosa non funziona, bisogna semplicemente farla funzionare. Occorre superare una visione localistica nella gestione dei porti e semplificare il sistema”. Matteo Cattani, in rappresentanza di Assarmatori, ha aggiunto: “Noi parliamo di ripartenza ma ci sono comparti che non si sono mai fermati. Penso al settore dei traghetti, che crea collegamenti portando ricchezza ai territori di riferimento e garantendo continuità territoriale. Noi riteniamo che il trasporto pubblico locale e il trasporto combinato passeggeri-merci debbano essere sostenuti, poiché si sono registrati perdite dal 50% al 75%”. Mario Mattioli, Presidente di Confitarma, ha rincarato la dose: “La nostra posizione è molto scettica su quanto fatto finora. Credo sia importante dire che non tutto è avvenuto a causa del Covid perché abbiamo un Paese che si muove fra mille difficoltà. Già prima del Covid avevamo il 46% delle aziende che avevano problematiche finanziarie con il sistema bancario e il Decreto Liquidità, di fatto, non ha semplificato il ricorso a questi aiuti, dimostrando che siamo uno Stato con scarse risorse”. 42


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Si è mostrato dello stesso avviso Gian Enzo Duci, Presidente di Federagenti, che ha sottolineato un dato interessante “In Italia negli ultimi cinque mesi siamo passati da ventisette a ventinove milioni di utilizzatori dell’e-commerce, modalità che necessita di una catena logistica diversa da quella del passato. Nel nostro Paese manca una vera logistica dell’ultimo miglio che sarà compensata da chi saprà avere idee in tal senso”. Alessandro Laghezza, Presidente di Confetra Liguria, ha concluso: “Bisogna salvaguardare la necessità della sicurezza delle autostrade con la necessità di spostare le merci. Non si può bloccare una regione come la Liguria in un momento così importante. Si deve prendere una decisione sul tema delle concessioni e vanno individuati i responsabili dei danni che superano di molto i 10 milioni quantificati per il crollo del ponte Morandi. Mi aspetto che il governo faccia la sua parte e che anche le istituzioni locali si attivino”. (Ship Mag, 29/06/2020, pag. 186) Secondo Francesco Maresca, Assessore allo Sviluppo Economico Portuale e Logistico del Comune di Genova, andrebbe ripristinata la rappresentatività dei sindaci all’interno dei comitati di gestione delle Autorità di Sistema Portuale, com’era previsto prima della riforma della legge portuale: “Proporremo soluzioni per una riforma della governance portuale per far sì che siano in grado di produrre maggiori benefici dagli asset marittimi del nostro Paese. La riforma alla legge ‘84 ha dato risposte ma ha inserito ancor più burocrazia nei sistemi porto-città, mentre serve uno snellimento per porti e infrastrutture”. L’Assessore ha concluso affermando:

“Il mare e tutta la comunità marittima italiana devono essere il simbolo della rinascita di questo Paese. Sono convinto che la Blue Economy potrà trainare l’economia nazionale verso traguardi importanti e farsi portatrice di un messaggio forte all’Europa”.

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Assicurazioni Marittime e i nuovi rischi da pandemia

L’emergenza Covid-19 ha provocato una crescita significativa dei rischi che gli operatori pubblici e privati dell’economia marittima devono affrontare: dal distanziamento negli ambienti di lavoro alla sicurezza delle supply chain. A tal proposito, le assicurazioni marittime possono essere utili strumenti di copertura, ma anche di valutazione del rischio. “Il coronavirus ha travolto il mondo della Blue Economy anche dal punto di vista dei contratti e delle assicurazioni” ha esordito Giorgia Boi, presidente del club e professoressa di Diritto della navigazione, Presidente Propeller Club – Port of Genoa, Vicepresidente The International Propeller Clubs, che ha poi proseguito nell’illustrare i molteplici aspetti in cui è stato necessario “navigare a vista” sulla base delle regole contrattuali e legali, ipotizzando scenari e soluzioni future, per trovare interpretazioni per evitare contenziosi.

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Francesco Maresca, Assessore allo Sviluppo Economico Portuale e Logistico, ci ha tenuto a ringraziare il Propeller Club per la collaborazione all’organizzazione dell’evento sul tema dei trasporti e delle assicurazioni marittime, anello fondamentale della Blue Economy: “il tema di oggi è molto importante e le problematiche di oggi causate dall’emergenza sanitaria sono davvero importanti. Senza le compagnie di assicurazioni oggi ci troveremmo in una crisi ancora più complicata da risolvere”. Mirko Scapinello, Socio Studio Legale Mordiglia, ha parlato dei noleggi di nave e delle implicazioni contrattuali, soffermandosi sulla clausola di forza maggiore: “La premessa da cui occorre partire è che i contratti di noleggio sono disciplinati nella prassi contrattuale da formulari che sono pressochè costantemente disciplinati dalla legge inglese. Quando si parla di forza maggiore la premessa da cui partire è quella di verificare le differenze dall’ordinamento inglese rispetto a quello italiano. La forza maggiore è il caso fortuito, non imputabile, non prevedibile ragionevolmente, che esonera da responsabilità la parte non adempiente”. Nuovi rischi e vecchie regole nei trasporti marittimi è il tema affrontato da Enrico Molisani di MR International Lawyers che ha spiegato quali sono le regole all’interno del Codice della Navigazione (1942) e dell’Hague-Visby rules (1924) che non fanno riferimento specifico a una pandemia, ma che si prestano a essere un riferimento fondamentale caso per caso: dall’impedimento temporaneo all’impedimento all’arrivo, dall’adeguata conservazione del carico con l’extrema ratio della vendita dello stesso al concetto di forza maggiore. Andrea La Mattina, Of Counsel, membro del focus team assicurazioni e del focus team Shipping & Transport di Bonelli Erede, ha sottolineato come nell’ambito della costruzione delle navi prevalga il diritto anglosassone. “I contratti prevedono epidemie e quarantena come eventi di forza maggiore. Si stanno, però, già verificando richieste di posporre la consegna delle navi di 3-4-5 anni, anche legate a una ridiscussione del prezzo e di ricorso al credito”. L’impatto del Covid sulle assicurazioni Marine è stato raccontato da Alessandro Morelli, direttore tecnico di Siat - Società italiana assicurazioni e riassicurazioni: le coperture “corpo” e “merci” non sono state impattate dall’epidemia. “A essere fortemente influenzato è invece il volume dei premi alla luce dei minori fatturati, della riduzione dei valori delle materie prime, del fatto che esistono meno oggetti da assicurare e più navi in disarmo o in demolizione. Le compagnie stanno dando interpretazioni flessibili alle normative contrattuali o attraverso un’estensione temporale della copertura o una riduzione del premio”. L’impatto sui premi proseguirà anche nel 2021, secondo le previsioni di Morelli, il quale ha precisato che il futuro sarà influenzato dai cambiamenti in corso oggi: contratti di maggiore rilievo con specifiche negoziazioni e contratti standardizzati gestiti digitalmente. 45


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Per Antonio Talarico, Managing Director Genoa/Naples and General Manager P.L. Ferrari & Co: “sarà difficile che l’International group dei P&I club non riveda i massimali delle coperture alla luce della moltiplicazione dei contenziosi dovuti al Covid-19. Attualmente i massimali per le navi da crociere arrivano a 2 miliardi a evento per i paseggeri, che viene elevato a 3 con la copertura in caso di danno, malattia o infortunio ai marittimi. La copertura oggi consente dell’armatore il rimborso di tutte le spese consequenziali a problemi legati al Covid, come la deviazione in un porto vicino, le spese di approdo, il trasporto, l’ospedalizzazione e il rimpatrio delle persone, eventuali indennità salariali o spese funerarie. Sono coperte anche le spese di quarantena e di sanificazione se sono diretta conseguenza del contagio. Tuttavia, è ancora prematuro misurare l’impatto di tutto questo. Occorrerà trovare un equilibrio tra opposte esigenze”.

Yachting: Market, Technology & Jobs Situazione del mercato e della tecnologia

La posizione dell’Italia come potenza mondiale nel settore della nautica da diporto di fascia media e alta dipende in gran parte dalle sue capacità e abilità che coprono l’intera catena del valore dello yachting, dalla progettazione alla costruzione, dal fitting al crewing, dai servizi a terra alle operation. L’Italia e la Liguria detengono un know-how di altissimo livello in ognuna di queste fasi. Il mantenimento e lo sviluppo di competenze sono strategici sia per l’economia locale che per la disponibilità di opportunità di lavoro per le nuove generazioni, soprattutto nel periodo post-emergenza sanitaria. Al summit è intervenuto, aprendo la sessione, Giovanni Costaguta, Presidente Genova For Yachting: “Genova for Yachting è un’associazione nata nel 2017 con lo scopo di raggruppare e rappresentare a livello locale e internazionale il cluster della nautica professionale a Genova. I nostri obiettivi sul territorio sono individuare, approfondire e sviluppare tematiche di interesse associativo e sociale e, a livello internazionale, promuovere Genova come hub per lo yachting internazionale”. Nel 2019 Genova for Yatching ha commissionato a The European House - Ambrosetti uno studio con l’obiettivo di misurare e comprendere la portata degli impatti e delle ricadute economiche e sociali del comparto della nautica professionale di Genova, che ha portato alla luce numeri di fondamentale importanza: 341 milioni di euro di impatto economico totale (giro d’affari) della nautica professionale di Genova sul territorio ligure e 122 milioni di Euro di impatto sul PIL regionale (Valore Aggiunto).

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A causa dell’emergenza sanitaria, tutti i settori sono stati duramente colpiti. Il settore della nautica, che in Italia occupa una filiera di 180 mila persone, 15 mila in Liguria, prevede un calo di fatturato del 13% da qui a fine 2020: è la previsione elaborata dall’ufficio Studi Confindustria Nautica. “Si tratta - spiega il Responsabile Ufficio Studi Confindustria Nautica, Stefano Pagani Isnardi - di una delle stime elaborate durante le chiusure forzate. In questo caso, è una valutazione con un orizzonte di lockdown fino al 15 aprile, che prevedeva un impatto occupazionale, a livello Italia, di 5.000 persone. Oggi, anche alla luce degli ordinativi, migliori del previsto, sono stime che si possono rivedere al ribasso”. La preoccupazione rimane, specialmente nel charter nautico, settore nel quale, in relazione all’estate, pesano due elementi: il primo è l’impossibilità, a causa della normativa anticovid, per i non congiunti, di condividere spazi comuni a bordo; il secondo è soprattutto il blocco, ancora rilevante, della mobilità internazionale. Monica Fiorini, Responsabile Comunicazione, Promozione e Marketing Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, ha presentato il progetto “Miglio Blu”, una pista ciclabile lunga un miglio marino e una serie di interventi infrastrutturali per valorizzare il quartiere del distretto della nautica spezzino e le sue eccellenze. Il progetto, varato nei giorni scorsi, in accordo tra Regione Liguria, Comune di La Spezia, cantieri navali, Autorità di Sistema Portuale e Distretto Ligure delle Tecnologie marine, prevede una risistemazione dell’area e la creazione del “Miglio Blu”, un percorso ciclabile e pedonale che renda vivo il Nautical District della città. Al primo posto in Italia per occupati nel settore cantieristico, con 1622 addetti, La Spezia prevede incrementi occupazionali già dal prossimo anno

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e può contare su oltre 100 pmi collegate direttamente alla filiera navale. “La Spezia, come tutta la Liguria, ha fame di territorio, tutti i cantieri vorrebbero aumentare spazio e molti ambiscono ad entrare nell’Arsenale - spiega Monica Fiorini - il nostro impegno è quello di fornire la nostra disponibilità per ampliamenti a mare, nuovi banchinamenti, riqualificazione di spazi e tutto il supporto possibile”. Giovanni Caprino, Direttore Generale Distretto Ligure delle Tecnologie Marine: “Il DLTM avrà un ruolo chiave nel garantire lo sviluppo di attività comuni di ricerca e innovazione nelle tematiche della Blue Ecomony con le aziende, gli enti di ricerca e l’Università, grazie ai laboratori di ricerca condivisi. Nel 2012 il DLTM ha ufficialmente lanciato tre CoRe Labs, al fine di incoraggiare e sostenere la collaborazione tra ricerca e industria e di promuovere l’innovazione nelle seguenti aree: • HPC LAB: High Performance Computing. • Il Laboratorio NAVE: nasce con lo scopo di affiancare le imprese della filiera, dalla simulazione avanzata di fenomeni complessi fino ad arrivare all’approccio alle nuove tecnologie di prototipazione rapida e stampa 3D. • Il Laboratorio Mare, per il monitoraggio ambientale che mai come oggi risulta fondamentale per il mondo dello yachting e della crocieristica.” Sulla scia del tema dell’innovazione tecnologica a servizio della blue economy, è intervenuto al summit Davide Fatigati, Executive Chairman Pantecnica, parlando di vibrazioni a ultrasuoni e bolle d’aria per contrastare il fouling e difendere l’ambiente: “Nelle nostre ricerche per migliorare il comfort vibroacustico di bordo, abbiamo scoperto che è possibile utilizzare onde acustiche per impedire alla vegetazione e ai mitili di aderire agli scafi, senza alcun rumore e con ampia sostenibilità ambientale”. Due i sistemi messi a punto: • il primo consiste nell’emettere ultrasuoni alla carena, che producono uno strato di microbolle d’aria che impedisce agli organismi di attecchire allo scafo; • il secondo, portatile, consiste nell’emettere direttamente aria compressa al di sotto degli scafi delle barche più piccole, fino a 14 metri. Entrambi i sistemi possono essere alimentati con pannelli solari o pale eoliche, non producono alcun rumore e permettono di non utilizzare alcuna vernice antivegetativa, con risparmio sui costi e con una notevole riduzione dell’impatto ambientale.

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Nella seconda sessione di Yachting: Market, Technology & Jobs del Blue Economy Summit si è parlato di skills, jobs e nuovi percorsi di carriera. Ha aperto la seconda sessione Lorenzo Pollicardo, Direttore tecnico e ambientale di SYBAss, l’associazione internazionale che rappresenta i costruttori di super yatch, il quale ha sottolineato che un tema complesso è quello della sostenibilità, intesa non soltanto come impatto ambientale, ma anche come valorizzazione del capitale umano che muove il settore della nautica. Pollicardo ha, infatti, elogiato la professionalità italiana nel comparto marittimo in termini di unicità e capacità di fare sistema. Ha sottolineato la presenza rilevante di personale italiano in tutto il mondo, dai designer ai tecnici, ai commerciali dei cantieri, ai fornitori, a uomini dei servizi di brokeraggio e charteraggio. Per Pollicardo, una caratteristica vincente del nostro Paese, assente in altri Stati, è il gioco di partnership tra cantiere, fornitore e subfornitore. Ha evidenziato il grande sforzo compiuto dagli equipaggi durante la fase acuta dell’epidemia. I Capitani di Fregata, Sergio Mostacci e Leonardo Neri hanno affrontato il tema delle nuove professioni e dei possibili percorsi di formazione e di carriera. Sergio Mostacci, Capo Sezione Proprietà Navale, Capitaneria di Porto – Guardia Costiera, ha parlato del tema dei servizi e dei lavoratori del diporto: “Con la riforma 2017/2018, che è ancora in via di sviluppo, sono state promosse nuove figure professionali del diporto sia per gli equipaggi sia per i servizi a terra: il Mediatore del diporto e

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Skills & Jobs


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l’Istruttore di vela. Entrambi prevedono una serie di requsiti e di formazione specifici. Questa nuova riforma è una vera e prorpia “rivoluzione copernicana” ma che, come sottolineato in precedenza, deve essere ancora completata”. Leonardo Deri, Capo Servizio Personale Marittimo e Attività marittime Capitaneria di Porto – Guardia Costiera, ha precisato che i titoli professionali del diporto sono in evoluzione. Il Decreto Ministeriale del 10 maggio 2005, n. 121 prevede “il Regolamento recante l’istituzione e la disciplina dei titoli professionali del diporto” e si applica al personale imbarcato sulle imbarcazioni e navi da diporto impiegate in attività di noleggio, sulle navi destinate esclusivamente al noleggio per finalità turistiche di cui all’articolo 3, comma 1, della legge 8 luglio 2003, n. 172, e al personale che svolge attività lavorativa sulle navi da diporto. Le figure professionali in questione sono: Titoli di coperta • Ufficiale di navigazione del diporto; • Capitano del diporto; • Comandante del diporto. Titoli di macchina • Ufficiale di macchina del diporto; • Capitano di macchina del diporto; • Direttore di macchina del diporto.

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Le abilitazioni professionali marittime di comandante, capitano, ufficiale di navigazione, direttore di macchina, capitano di macchina e ufficiale di macchina, consentono ai loro possessori di ottenere le corrispondenti abilitazioni del diporto. Gli ultimi due interventi del summit hanno trattato la formazione del personale, affrontando nello specifico il tema della formazione di equipaggi in Italia e all’estero, prendendo come case-study i Paesi anglosassoni. Luciano Panizzutt, Comandante di Yacht, Associazione marittimi di porto, ha affrontato il tema dei titoli professionali del diporto, con criticità e opportunità annesse: “I nostri cantieri sono sempre in crescita. Questo implica avere necessità di equipaggi sempre più numerosi e formati. Di conseguenza, c’è bisogno di certificazioni specifiche per il diporto. Il Decreto Ministeriale 121 del 2005 ha mostrato gravi carenze e ha reso questo tipo di operazioni molto più complesse. La situazione attuale è diventata critica, infatti i ragazzi preferiscono affidarsi a certificazioni di altri Paesi, come quelli anglosassoni, poiché, in tal modo, a fronte di maggiore esborso economico, ottengono la garanzia di tempi certi e di una progressione di carriera. Questo a noi risulta inspiegabile”. Paolo Blaffard, Presidente A.Ma.Di., ha affrontato il tema delle differenze di indotto tra le imbarcazioni gestite da equipaggi italiani e quelle gestite da equipaggi anglosassoni. La scelta del porto di attracco è importantissima perché crea un indotto economico elevato. In Italia, le grandi imbarcazioni come gli yacht transitano ma non sostano e questo accade a causa della mancanza di infrastrutture e servizi. Gli equipaggi italiani sono sempre più in difficoltà. Mancano certificazioni e titoli, mancano le scuole e i percorsi di carriera che consentano di poter prendere servizio in tempi adeguati. La conseguenza di queste carenze strutturali è che ci si rivolga al mercato anglosassone grazie alla disponibilità immediata di equipaggi con più esperienza e formati maggiormente. Paolo Blaffard ha voluto chiudere con un appello: “Il mio personale appello è quello di modificare la normativa vigente per agevolare la formazione di equipaggi. Ciò creerebbe numerosi posti di lavoro e un consequenziale indotto economico, per i servizi dei quali l’equipaggio necessiterebbe”.

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CAPITOLO 6

BLUE INNOVATION

Genova Blue District Il Genova Blue District è un distretto dedicato alla Blue Economy, che coniuga la filiera del mare, l’hi-tech, l’impresa e il turismo e si pone come motore per lo sviluppo della città di Genova.

Il nuovo distretto sarà un incubatore, che metterà insieme aziende del territorio e start up innovative, di cui queste aziende hanno bisogno per produrre soluzioni. L’obiettivo è offrire uno spazio fisico e risorse necessarie a sviluppare idee d’impresa legate alle linee strategiche dell’Ente. Il Genova Blue District è un luogo basato sul concetto di “open innovation”: un processo con il quale la città, a partire dai suoi bisogni di sviluppo e di benessere, diventa partner attiva di nuove sperimentazioni per trovare soluzioni innovative. I soggetti partecipanti sono Jobs Center, Hub to Work, Centro del Mare e Ocean Race. Il progetto è stato presentato al Blue Economy Summit da Alfredo Viglienzoni, Direttore della Direzione generale operativa tecnica e innovazione tecnologica del Comune di Genova:

“Abbiamo studiato i modelli in giro per il mondo, lavoreremo assieme ai principali sei incubatori mondiali. Abbiamo firmato un protocollo intesa con società di consulenza che ci aiuteranno a trovare start up e aziende e a insediarle in città”. 54


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La sede dedicata sarà all’interno degli ex-Magazzini dell’Abbondanza, di proprietà del Comune (Palazzo dell’Abbondanza), col supporto di Deloitte e Fondazione Carige. “Noi non vogliamo soltanto allevare l’impresa, ma seguirla nella sua crescita sul mercato - ha spiegato Francesco Maresca, Assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Genova - Uno degli obiettivi principali sarà la digitalizzazione dei sistemi portuali, con un’integrazione tra porto e città. Un processo che dovrà essere svolto in parallelo, secondo un’unica visione”. Il Genova Blue District si pone come vera e propria vetrina per le opportunità di crescita economica derivanti dal settore della blue economy, intersecando varie aree tematiche: infrastrutture, ambiente, sviluppo economico e produttivo, turismo, cultura e valorizzazione risorse naturali, occupazione. Sarà un hub capace di creare network solidi e strutturati tra i vari soggetti pubblici e privati che, ciascuno per il proprio ruolo e le proprie competenze, ruotano intorno a tali ambiti di attività e si pongono quali risorse per lo sviluppo della città, in un’ottica di sostenibilità legata alla blue economy.

Tra i servizi che il Genova Blue District mette a disposizione non mancano spazi di convivialità e coworking, dove le start up potranno confrontarsi per crescere in uno spazio dinamico e coinvolgente. Un luogo che diventerà un catalizzatore del potenziale genovese e ligure, incentrato sull’idea di innovazione e di dinamicità delle start up. Ciò avverrà in stretta connessione con la città, per rispondere alle sfide di domani, tra le quali, vi è quella della digitalizzazione integrata tra porto e città, volta a uno sviluppo simbiotico delle due anime di Genova. Il Genova Blue District si propone di essere non solo un incubatore di nuove tecnologie, idee e aziende, ma anche un acceleratore di start up che, dopo aver supportato le stesse nella fase iniziale, si impegni a seguirle nel processo di crescita sul mercato. È presente una forte componente legata al mondo delle competenze, che si svilupperanno grazie alla presenza del Centro del Mare, il cui scopo è raccontare le opportunità formative e metterle in connessione con le imprese. Il Genova Blue District è un potente strumento perché Genova, uno dei principali porti del Mediterraneo, possa proiettarsi su un piano europeo e diventare un modello per tutto ciò che concerne il mondo della Blue Economy. Il Centro del Mare è un progetto dell’Università degli Studi di Genova e del Consiglio Nazionale delle Ricerche. È nato per riunire le discipline che nel mare trovano il proprio campo di indagine e che formano competenze fortemente specialistiche e multidisciplinari. Il mare, con sue molteplici sfaccettature biologiche, biotecnologiche,

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Servizi


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naturalistiche, tecnologiche, ingegneristiche, economiche, logistiche e umanistiche, crea interesse in molteplici campi della ricerca. Il Centro del Mare si presenta come struttura di coordinamento e di supporto dei Dipartimenti dell’Università degli Studi di Genova per tutte le attività didattiche e di ricerca collegate al mare. Hub to work è, invece, uno spazio in cui persone qualificate supportano studenti, manager e ricercatori al fine di trasformare in realtà progetti sostenibili. Si tratta di uno staff capace di aiutare a mettere insieme i tre fattori per il successo di un’impresa: l’idea, le risorse finanziarie e il management.

Interventi

Claudio Oliva, Direttore Job Centre: “Siamo una società a socio unico del Comune del Genova, i cui campi d’azione sono: ricerca sociale, progettazione, prestazione di servizi, consulenza, assistenza tecnica e trasferimento di metodologie nel campo dell’informazione, orientamento alla scelta, gestione delle risorse umane, lavoro, sviluppo locale e sostegno all’imprenditorialità. Fondazione Carige e Compagnia di San Paolo ci stanno supportando in questa fase iniziale. Al centro del progetto Genova Blue District, le start up e l’innovazione, nel mentre inizieremo a strutturare un palinsesto con giornate dedicate a networking e attività di B2B. Vogliamo che i giovani siano al centro del progetto. Grazie al Genova Blue District sarà possibile mostrare le nostre offerte formative, le competenze prodotte e mettere in contatto le imprese con i giovani. Infine, attraverso un nuovo modello innovativo, quello degli hackathon, andremo a scovare idee innovative e daremo loro la possibilità di svilupparle”. Marco Faimali, Direttore IAS-CNR e Presidente Area della Ricerca, CNR di Genova: “Il Mediterraneo rappresenta l’1% della superficie totale degli oceani, il 20% del PML (prodotto marino interno lordo) e conserva il 10% delle bio diversità marine mondiali. Questi numeri sono per sottolineare l’importanza del mediterraneo non solo a livello nazionale, ma anche internazionale. Come CNR, essendo ente di ricerca trasversale, stiamo da tempo cercando di promuovere la «Rivoluzione Blue» e stiamo contribuendo attivamente anche noi alla nascita del Genova Blue District. Vogliamo che Genova diventi icona del Mediterraneo a livello nazionale e internazionale e per questo, ma non solo, stiamo attivando vari progetti sia con il Comune che con la Regione. Grazie alla collaborazione con il Comune, stiamo sviluppando un centro di monitoraggio dell’ambiente marino, con la Regione invece la Blue Lab Net, prima rete regionale di tutti i laboratori marini”. 56


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Michele Viviani, Dipartimento di Ingegneria Navale, Elettrica, Elettronica e delle Telecomunicazioni (DITEN), Università degli Studi di Genova e Presidente Centro del Mare dell’Università degli studi di Genova: “Il Centro del Mare ha come obiettivo quello di rendere più sistemiche tutte le nostre attività, in modo da rispondere alle esigenze di enti e aziende. Vogliamo essere un riferimento sul territorio nazionale e internazionale. Abbiamo 5 corsi di laurea di primo livello, 8 corsi di laurea magistrale e un dottorato che è il più esteso a livello nazionale. Attraverso il Genova Blue District potremo collaborare con il territorio e con tutti gli operatori coinvolti.” “Attraverso l’Ocean Race, Genova rafforza il proprio ruolo di capitale della Blue Economy. Ringrazio questa città per come ci ha accolto e sono sicuro saprà fare lo stesso con gli equipaggi che prenderanno parte alla competizione. Invito associazioni e imprese a contattare il Comune per conoscere eventi e opportunità nell’ambito di questo grande appuntamento” Così Sergio Biffi, Direttore Commerciale di Ocean Race, sottolineando l’appeal e la grande occasione in termini di attrazione e valorizzazione del comparto marittimo. Ocean Race è una gara di vela intorno al mondo, che si tiene ogni tre-quattro anni dal 1973 ed è considerata una delle più difficili competizioni nel suo genere. 57


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Paolo Momigliano, Presidente Fondazione Carige: “Come Fondazione vogliamo promuovere un nuovo rapporto con il territorio, ascoltando i bisogni della comunità. Attraverso un progetto che crei valore esteso, insieme alla collaborazione con Fondazione Compagnia di San Paolo, stiamo introducendo un elemento molto importante, la valutazione ex post dei progetti, cioè l’effettivo impatto dei nostri investimenti, quello che nel concreto siamo riusciti a fare per la comunità. Nello specifico, abbiamo contribuito alla riqualificazione di Palazzo Verde (oggi sede del Blue District) e stiamo collaborando a un acceleratore di impresa attraverso il blue asset”. Paolo Mulassano, Ph.D. – MBA – Responsabile Obiettivo Pianeta e Responsabile Direzione Innovazione d’Impatto, Fondazione Compagnia di San Paolo: “Fondazione San Paolo intende sempre di più avvicinare la propria progettualità all’agenda 2030 europea per la sostenibilità. La nostra missione è quella di incoraggiare la diffusione di conoscenze, modelli e politiche, capaci di generare cambiamenti necessari e positivi per la vita delle persone e delle comunità. Sosteniamo la crescita e l’internazionalizzazione dell’economia sociale e dell’innovazione sociale, verso un nuovo paradigma di sviluppo economico più inclusivo che contribuisca a ridurre le disuguaglianze. Le nostre keywords sono: Open Innovation, Sviluppo economico e Sociale, Ecosistema dell’innovazione. Per noi il sostegno all’innovazione ha come obiettivo abilitare le potenzialità innovative del sistema locale. Il Genova Blue District è un luogo in cui creare sinergie, valorizzare e mettere a sistema le azioni e gli investimenti nel settore blue. La fondazione sostiene la creazione di un HUB per l’ecosistema dell’innovazione genovese, in grado di abilitare gli attori del territorio attraverso l’accesso a risorse e competenze e la creazione di relazioni e connessioni”. Remo Giuseppe Pertica, Legale rappresentante, SIIT – Distretto Tecnologico Ligure sui Sistemi Intelligenti Integrati e Tecnologie: “Il SIIT è una S.P.A. partecipata dalla Regione, dalla Camera di Commercio, dal CNR e dall’Università, da un 80-85% dell’industria ligure e da un centinaio di piccole media imprese high tech. Il network operativo è costituito da due poli di innovazione regionale nazionali e tre infrastrutture di ricerca. La nostra mission consiste nel promuovere attività e progetti con enti industriali e con enti di ricerca, tenendo conto delle esigenze degli stakeholder e creando valore per il territorio. Uno dei nostri risultati migliori è essere riusciti a portare le PMI, da semplici fornitrici della grande industria a dialogare come pari. Il SIIT opera nella grande industria in vari settori e rappresenta la Liguria in quattro grandi cluster nazionali, tra cui fabbrica intelligente e smart communites. Gestisce inoltre tre infrastrutture di ricerca che riguardano Industria 4.0.

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Pensiamo come SIIT di poter aver un ruolo fondamentale, grazie alla ricerca dei nostri enti e della grande industria. La ricerca è fondamentale. Nel corso degli anni il SIIT ha sviluppato una piattaforma digitale sui sistemi di trasporto intelligente che costituisce un buon inizio per ciò che riguarda i temi trattati nella giornata odierna del summit. Come SIIT, grazie anche alla partecipazione di MIUR, MISE e HORIZON 2020, abbiamo sviluppato una piattaforma digitale sui sistemi di trasporto intelligente chiamata ILS (infomobilità-logisticasicurezza). Questo progetto ha l’obiettivo di coordinare tre piattaforme diverse: la piattaforma portuale della logistica, la piattaforma della mobilità cittadina-metropolitana e la piattaforma della mobilità urbana. Un grandissimo impulso a questo progetto sarà dato dal corridoio RENO-ALPI (anche chiamato Genova-Rotterdam), che collega idealmente il mare del Nord a Genova. Sarà determinante per lo sviluppo del capoluogo ligure e di tutto il territorio nazionale. Chiudo dicendo che è necessario invertire la rotta riguardo a bandi di concorso, limitati economicamente, che complicano non poco l’inizio delle attività. Ad oggi solo tra i 14 e i 16 enti si occupano di ricerca a causa anche di queste scarse risorse economiche. s Il sindaco Bucci, qualche giorno fa, ha dato notizia di aver presentato al Ministro delle Infrastrutture un piano da cinque miliardi per Genova, e per quanto ci riguarda, l’approvazione di questo piano deve essere la priorità insieme a una cabina di regia che consenta di gestire questa somma di denaro importantissima”.

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Innovazione del Porto e Retroporto Nella seconda sessione dedicata alla Blue Innovation si è parlato di Innovazione dei porti e dei retroporti. Ha introdotto i vari temi della giornata Fabio Capocaccia, chairman della sessione odierna e Presidente IIC – Istituto Internazionale delle Comunicazioni. In particolare, i temi affrontati sono stati il rilancio di Genova dopo l’epidemia di COVID-19 e l’apertura del nuovo ponte, come elemento di ripartenza. Ancora, si è parlato dell’apertura del terzo valico, prevista tra tre anni, che consentirà di mettere in contatto il porto con il retroporto, situato quasi totalmente in area oltre Appennino. Genova, l’Italia, ma anche tutta l’Europa centro meridionale potranno avere un forte rilancio in relazione a tali aspetti, anche da un punto di vista logistico. Patrick Verhoeven, Managing Director, International Association of Ports and Harbors, durante il suo intervento Ports and shipping in the post-COVID19 ha fatto una panoramica come il COVID-19 ha impattato sull’economia del mare. Patrick Verhoeven ha mostrato la tabella sottostante per spiegare le possibili prospettive commerciali a fine emergenza COVID-19:

World Merchandise Trade volumes 2000-2022, WTO

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A causa della pandemia mondiale sono cambiati i modi di lavorare, la nuova normalità è il distanziamento sociale, mantenere tutti i dispositivi di protezione ed è aumentata l’attenzione verso la sicurezza sul lavoro. Tutto questo ha portato a un’accelerazione della digitalizzazione. È intervenuto Nicola Stasi, Capitano di Corvetta (CP), Capo Servizio Operazioni, Capitaneria di Porto – Guardia Costiera, il quale ha spiegato che per monitoraggio s’intende: • la raccolta e lo scambio di informazioni sul traffico marittimo, finalizzati a incrementare la sicurezza della navigazione e l’efficienza del traffico; • il miglioramento della capacità di risposta nelle attività di ricerca e soccorso alla vita umana in mare; • la contribuzione a una più efficace prevenzione dell’inquinamento marino; • il controllo dell’attività di sfruttamento delle risorse ittiche; • l’accelerazione del dislocamento delle merci trasportate via mare. Ha aggiunto: “VTMIS è il sistema integrato di monitoraggio, controllo e gestione del traffico marittimo e delle emergenze in mare in dotazione alle autorità competenti. Uno dei sistemi importanti per la gestione delle informazioni marittime è il sistema SAFESEANET. Un ulteriore sistema di monitoraggio è il sistema AIS, sistema che nasce per l’anticollisione nave-nave. Il sistema LRIT è un sistema satellitare che trasmette identità, posizione e orario della nave in 61


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questione. Le informazioni gestite dal sistema AIS o provenienti dal sistema LRIT, come Guardia Costiera, li gestiamo tramite il software PELAGVS. I servizi di assistenza al traffico marittimo (VTS= Vessel Traffic Services) rappresentano la restituzione al navigante o all’operatore portuale di informazioni acquisite tramite i sistemi di monitoraggio.” Gli obiettivi del VTS sono: • la gestione in tempo reale dei dati inerenti al traffico marittimo che si sviluppa in una determinata area attraverso l’utilizzo di sensori; • l’incremento della sicurezza della navigazione attraverso il sistema di informazioni, assistenza al traffico in acque ristrette; • il miglioramento dell’efficienza dei traffici marittimi in prossimità dei porti attraverso il servizio di organizzazione del traffico; • l’automazione delle pratiche amministrative connesse all’arrivo, alla partenza e alla sosta operativa delle navi nei porti nazionali e alla movimentazione delle merci e dei passeggeri (PMIS). Alessandro Pitto, Presidente di Spediporto, ha affermato: “La transizione alla digitalizzazione è un passaggio obbligato, anche perché permette risparmi decisivi in termini di tempi e costi. La componente analogica del lavoro dovrà integrarsi con processi di trasformazione al digitale, fino a giungere a una vera e propria rivoluzione. Restare nel mondo dell’analogico per lo spedizioniere non è un’opzione; la digitalizzazione, al contrario, è quasi una conditio sine qua non. A livello internazionale, gli investimenti in digital shipping and logistics hanno raggiunto un valore di mercato di 3,2 miliardi di dollari. Il nostro Paese è partito molto bene, ma c’è stato un rallentamento, soprattutto, sulla Piattaforma logistica digitale. Forse, converrebbe concentrarsi di più su un unico linguaggio”. Il settore della logistica è un settore estremamente importante e ha due componenti alla base: Hardware: • Risultati economici altalenanti e remunerazione del capitale poco soddisfacente; • Difficoltà a conseguire ulteriori economie di scala o incrementare market shares; • Livello di servizio erogato poco soddisfacente (schedule reliability in declino); • Tendenza alla digitalizzazione e alla integrazione verticale. Software: • Logistica come naturale estensione del mondo dell’E-commerce; • Nascono decine di start up innovative nel settore dello shipping e della logistica; • I BIG DATA consentono un livello di personalizzazione del servizio spinto; • Altissime aspettative da parte di investitori, fondi e venture capital. 62


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Federica Montaresi, Responsabile Settore Progetti Speciali, Innovazione e Relazioni Esterne, Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, ha precisato: “il contesto nel quale ci troviamo ad operare è un contesto di tipo europeo con due strumenti molto importanti: il next generation eu, piano da 750miliardi di euro approvato al fine di sostenere gli Stati membri colpiti dalla pandemia COVID-19 e il green deal, insieme di iniziative politiche portate avanti dalla Commissione europea con l’obiettivo generale di raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050, piano approvato precedentemente all’emergenza sanitaria.” Tre pillars principali per agevolare il cambiamento: • Resilienza → Incentivare l’intermodalità, monitoraggio dei processi, formazione continua; • Digitalizzazione → Blockchain, AI, machine learning, from paperless to contactless, collaborazione pubblico/privato, global interoperability and standard in transport; • Sostenibilità → Azioni concrete per trasporti sostenibili, coniugare digitalizzazione e sostenibilità, sfruttare le opportunità EU. Progetti in campo portuale: • Centro unico servizi alla merce, Santo Stefano Magra; • Nuovo sistema di gestione dei permessi di accesso; • App mobile a supporto dell’autotrasporto; • Digitalizzazione catena logistica; • Digital twin, Porto della Spezia. 63


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Davide Falteri, Presidente Consorzio Global e Presidente Federlogistica Liguria, ha spiegato che il ruolo del consorzio, ma anche uno degli obiettivi di Federlogistica, sia nazionale che ligure, è quello di creare un network per promuovere tematiche legate alla trasformazione digitale e nuove caratteristiche dell’operatore logistico. Una vera e propria rivoluzione che passa attraverso un cambiamento culturale. Ha aggiunto: “Partiremo con attività a livello nazionale, focalizzandoci in particolare su macrotemi come Tecnologie, Automazione, Robotica (IOT), 5G, Blockchain, Realtà Aumentata, Digital Twins. La prima difficoltà non è tanto la tecnologia, quanto una diffidenza nella gestione del dato in termini di certezza e sicurezza. Un’ulteriore sfida è quella di mettere a sistema la filiera, un’operazione molto difficile ma che ancora prima necessita un salto culturale, acquisendo competenze specifiche. Ad oggi, per esempio, non esiste una scuola specifica che prepari a diventare operatori della logistica. Per creare e radicare la cultura della logistica digitale occorre generare un dialogo di lungimiranza tra tutti gli interlocutori strategici di una filiera circolare. Le Associazioni di Categoria hanno un ruolo chiave nel promuovere il processo di digitalizzazione, dando impulso a tavoli tecnici e community di confronto costruttivo e diffusione della cultura della Logistica Digitale.” Giorgio Allasia, Operation Manager R&D, Gruppo FOS: “Internet of port things è una delle tecnologie più utilizzate e si inquadra nell’ambito più generale delle tecnologie di Industria 4.0. Internet of

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port things consente di avere una quantità di dati, sia a livello orizzontale sia a livello verticale, che mai si è avuta in passato. Industria 4.0 opera nell’ambito del processo di digitalizzazione e innovazione di processo. Un esempio pratico di dove è possibile utilizzare la tecnologia Internet of port things è la movimentazione dei mezzi all’interno del porto o riguardo le condizioni meteo (come riferimento abbiamo optato per ciò che avviene all’interno del porto di Rotterdam, principale porto europeo, con la gestione delle maree). Questo tipo di tecnologia consente di raccogliere un numero importante e vasto di dati. Genova e la Liguria hanno una grande opportunità di investire in questi settori tecnologici e diventare punto di riferimento per il mediterraneo. Genova, inoltre, ha il vantaggio di avere presenti sul proprio territorio i principali centri di ricerca nazionali, come l’Università, il CNR e l’Istituto Italiano di Tecnologia, che possono agevolare tutto questo processo di cambiamento.” Daniele Guarnaccia, Responsabile Commerciale CETENA, il quale ha affermato che il gruppo CETENA si occupa di prodotti di ricerca, consulenza ingegneristica, attività sperimentali, prodotti e trasferimento di tecnologia. Il gigantismo navale deve adattarsi alle infrastrutture portuali, affrontando uno dei temi fondamentali: la sicurezza. Il sistema di simulazione di CETENA è in grado di valutare l’impatto in termini di sicurezza nella progettazione sia di nuove infrastrutture sia di nuove tipologie di navi in arrivo al porto. Il simulatore può riprodurre manovre, navi, condizioni meteo e infrastrutture in modo estremamente realistico ed è particolarmente utile a fronte del fenomeno del gigantismo navale. L’altro tema, quello della sostenibilità, ha un passaggio ulteriore rispetto a quello dell’elettrificazione delle banchine. Si sta, infatti, andando oltre, sperimentando l’autoproduzione d’energia interna al porto con fonti green; in alcune situazioni, tuttavia, il cold-ironing (possibilità di alimentare le navi con corrente elettrica fornita da terra, mentre sono ferme in banchina) non è ancora considerato conveniente per gli armatori e bisognerà lavorare molto su questo aspetto per renderlo un sistema consolidato. Riccardo Genova, Professore DITEN – Dipartimento di Ingegneria Navale, Elettrica, Elettronica e delle Telecomunicazioni – CIRT, Scuola Politecnica, Università degli Studi di Genova, ha dichiarato: “Le nostre infrastrutture sono di antica progettazione e, anche se ancora valide, sono state edificate in passato con paradigmi oggi impraticabili”. Attualmente è di estrema urgenza e importanza ripensare al rapporto tra porto e territorio, trovando una soluzione che consenta lo sviluppo di entrambi, senza intaccarne i rapporti. Gli obiettivi sono due: un significativo trasferimento modale delle merci in entrata e uscita dal porto dalla strada verso la ferrovia (riduzione numero dei mezzi pesanti

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in circolazione a Genova) e il miglioramento dell’accessibilità al porto per incrementarne la competitività. Per far ciò, serve realizzare un sistema di retroporti, utilizzati come prolungamento della banchina e centri logistici. Inoltre, occorre creare un efficiente sistema di movimentazione delle merci, a ridotto impatto su ambiente e città, tra porto e retroporti. È quindi necessario programmare nell’immediato la realizzazione di retroporti specializzati, sia ampliando strutture esistenti che sviluppandone di nuovi, da progettare in funzione delle necessità del porto di Genova, al quale dovranno essere connessi con un sistema di movimentazione ad alta capacità, efficiente, affidabile e sostenibile. Giovanni Vassallo, Presidente Società Gestione Mercato, ha fatto presente che il settore agroalimentare è in grande crescita: dai primi anni 2000, si è registrato un aumento annuo del valore dell’export, che si aggira tra il 7% e l’8%. Ha sottolineato non solo la quantità ma le trasformazioni che sono avvenute nel tempo: nei prossimi anni logistica e trasporti saranno i fattori che determineranno la competitività a livello globale. Ha aggiunto che l’ulteriore elemento che sarà decisivo riguardo al tema della competitività sarà la qualità dei prodotti, elemento che farà la differenza per i Paesi e le aziende. L’ultimo elemento di cruciale importanza è la velocità del consumo del prodotto che andrà sempre per la maggiore: il prodotto deve essere istantaneo e messo a disposizione del cliente nel più breve tempo possibile. La strategia vincente sarà quella di unire gli azionisti del pubblico e del privato, lavorando a sistema, ciò consentirà di rimanere competitivi in futuro. Giovanni Savoldelli Pedrocchi, DigiSky, ha sottolineato l’importanza che, attualmente, riveste l’utilizzo dei droni, per il monitoraggio dei porti e non solo. Il drone è uno strumento che impiega un sensore intelligente per acquisire informazioni. Oggi sono utilizzati due tipi: il drone Multicottero e il drone ad Ala Fissa. Quello Multicottero può avere tra i 4 e gli 8 motori tutti esclusivamente elettrici, possono essere installati vari sensori ed è necessario per l’utilizzo che il pilota rimanga sempre in contatto visivo con lo strumento. Può volare fino a un’altezza massima di 120 metri ed essere comandato fino a 500 metri su aree di piccole dimensioni, con pochi o senza ostacoli. Tra i Sensori rientrano: videocamera, termografica, Infrarosso, Multispettrale, Lidar I sensori hanno pesi tra 800 gr e 2 kg. Possono essere installati nella Gimbal (sistema di giunti che consente la stabilizzazione dello strumento) fino a un massimo di tre sensori. La restituzione del dato avviene con un software applicativo. In ambito industriale vengono utilizzati i payloads, sensori intelligenti che, con una camera, permettono di effettuare riprese video per fotogrammetria e termografia. I sensori possono essere applicati anche su aeromobili per il telerilevamento con monitoraggio del territorio su corridoi o reti. La restituzione di una mappa digitale tridimensionale consente di effettuare elaborazioni geometriche e di identificare interferenze sulla tratta, stato vegetativo, fenomeni idrogeologici, confini di proprietà. 66


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La sequenza fotogrammetrica consente, al termine della missione volo, l’elaborazione di una mappa ortofotografica e di un modello 3D misurabile e storicizzabile per analisi differenziali del territorio. I droni sono assoggettati alle previsioni del Codice della Navigazione, perché considerati “aeromobili”. L’articolo 743 del Codice della Navigazione, rubricato “Nozione di aeromobile” prevede, infatti, che “per aeromobile si intende ogni macchina destinata al trasporto per aria di persone o cose. Sono altresì considerati aeromobili i mezzi aerei a pilotaggio remoto, definiti come tali dalle leggi speciali, dai regolamenti dell’ENAC e, per quelli militari, dai decreti del Ministero della Difesa.” Esistono tre classi di utilizzo per il drone: la classe open, che fa riferimento a un utilizzo di tipo ricreazionale; la classe specific, con riferimento a un utilizzo professionale; la classe certified, che consentirà in futuro, il trasporto di passeggeri o merci. Per ogni classe è necessario un attestato.

Carlo Podenzana Bonvino, Presidente di Atena, l’associazione nazionale che riunisce gli ingegneri del settore marittimo, introduce il tema del pomeriggio del 2 luglio: “Automazione, sicurezza e sostenibilità per il futuro della navigazione”. L’innovazione deve essere trasversale e coinvolgere tutti gli operatori del settore, dalla ricerca al trasferimento tecnologico, passando per la formazione. Il coordinamento è essenziale in un settore composito e complesso come quello dello shipping. Informatica ed elettronica saranno gli strumenti principali. Enrico Botte, AD Gruppo FOS: “L’economia del mare è un settore di grande interesse per il nostro gruppo. Gruppo FOS è una PMI innovativa che porta al mercato un’offerta integrata di soluzioni tecnologiche attraverso quattro linee di business: l’information technology, che possiamo definire come l’attività di gestione dei dati; la communication technology, attività per la comunicazione dei dati; l’automatation tecnhology, attività di rilevazione dei dati e, infine, la parte di trasferimento tecnologica, dove andiamo a elaborare i dati in forma integrata. Con l’emergenza sanitaria ci si è resi conto che non è più possibile fare a meno del processo di digitalizzazione che sta coinvolgendo ormai ogni settore, dal pubblico al privato.” Guido Barbazza, Executive e Scrittore dello Shipping ed Executive Wärtsilä: “Il momento che stiamo attraversando lo definisco come un momento di «incubazione», preludio di un grande cambiamento in vari settori, come quello della sostenibilità o della digitalizzazione. In futuro ci sarà un grande sviluppo nei campi della digitalizzazione (che andrà a creare un vero e proprio nuovo ecosistema digital): la stampa 3D, la propulsione ibrida a batterie (che ridurrà esponenzialmente le emissioni inquinanti), nuove forme strutturali delle imbarcazioni 67

Automazione, sicurezza e sostenibilità per il futuro della navigazione


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e, infine, nuove forme di energie rinnovabili integrate. Il GNL (Gas liquido Liquefatto) utilizzato per la propulsione e la generazione di energia è la soluzione più immediata e in uso che consentirà di ridurre notevolmente le emissioni in atmosfera. Questa soluzione dovrà andare di pari passo con lo sviluppo delle infrastrutture che consentiranno il rifornimento alle imbarcazioni.” Pietro Lauro, Consulente marittimo Olterra Maritime: “Il tema dell’alimentazione elettrica innovativa per la sostenibilità è oggi sempre più attuale. Fino a vent’anni fa la connessione con la rete di terra era quasi un sistema artigianale con mezzi di fortuna ed era visto come un mezzo per sopperire ad avarie e manchevolezze. Non era sancito da norme precise e non era utilizzabile in operatività normale. Quando la nave è ormeggiata in banchina consuma combustibile, genera gas di scarico, inquinamento acustico e termico. Attualmente sono utilizzate le seguenti sistemazioni: • Connessioni con rete di terra: alimentazioni per periodi lunghi. Necessitano di una infrastruttura a terra in grado di supportare la richiesta della nave, di un impianto di automazione più complesso a bordo per la gestione degli impianti interconnessi, connessioni particolari sulla banchina. I vantaggi sono minor inquinamento acustico e scarico di gas di scarico. Già in uso negli USA per navi commerciali • Sistemi di accumulo di energia: alimentazioni per periodi brevi, elevato costo iniziale tutto a carico della Società Armatrice. Sono indipendenti dalle attrezzature portuali e possono funzionare ovunque. Sistema già funzionante da decenni in ambito militare, è gestito totalmente dall’equipaggio. • Generazione con combustibili meno inquinanti: gestione complessa (addestramento specifico dell’equipaggio) a bordo e costi elevati • Il personale in futuro dovrà essere sempre più specializzato e conscio del fatto di gestire un mezzo complesso.” Aldo Ferretti, Digital Solution Manager del Rina: “La piattaforma di monitoraggio sviluppata dal Rina comprende una parte centralizzata in cui confluiscono dati sulle performance delle navi e una parte hardware dedicata. Ciò che viene raccolto sulle navi viene raccolto e processato e inviato ogni 5 minuti. Il sistema consente una visione georeferenziata della nave, si possono controllare le rotte, ma anche tutti gli indicatori sullo stato della nave. Non mancano i dati meteomarini. La dashboard è organizzata per aree tematiche e oggi è possibile anche portare a terra informazioni sugli scrubber oltre che una serie di dati sull’analitica avanzata. Rina ha ideato strumenti e algoritmi che permettono di ottimizzare la propulsione e in genere tutti gli impianti a bordo. Integriamo macchine learning, valutando degrado e performance della nave. Questo sistema è una porta tematica sulle ispezioni remote che in questo periodo di COVID sono diventate fondamentali.” 68


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Giovanni Caprino, Direttore Generale, DLTM – Distretto Ligure delle Tecnologie Marine: “Il Distretto Ligure delle Tecnologie Marine ha il compito di unire i diversi attori sul territorio che si occupano di innovazione e ricerca. Oggi il metodo della ricerca è cambiato ed è necessario operare con trasversalità nei vari indirizzi. Sicurezza e sostenibilità sono oggetti di attenzione particolare e nascono fin dalla progettazione iniziale. I regolamenti si basano su analisi di rischio e funzionalità. Uno degli elementi principali nella sicurezza sarà sempre e comunque l’uomo. L’altra condizione sulla sicurezza che sta cambiando il mondo è il paradigma che la nave è l’elemento più sicuro in caso di emergenza. Non si parla più di abbandono della nave ma di salvataggio della nave, creando condizioni, come il funzionamento continuo di servizi essenziali che consentano alla nave di approdare al primo porto più sicuro. Sulla parte di ricerca e sostenibilità, l’obiettivo è la decarbonizzazione delle navi, processo che avverrà gradualmente.” La formazione, in un momento in cui l’evoluzione tecnologica procede veloce, deve essere adeguata alle esigenze delle aziende. Paola Vidotto, Direttore generale dell’Accademia Italiana della Marina Mercantile: “La nostra mission è fornire alle aziende e al mondo del lavoro ragazzi con competenze subito spendibili, chiare, precise e specialistiche. Per fare questo abbiamo tre soluzioni: dobbiamo essere flessibili e avere il coraggio di modificare il piano di studi interfacciandoci con le aziende, per vedere se sono ancora adeguati e nel caso riammodernare i programmi. Seconda soluzione è l’innovazione didattica che deve essere integrata in maniera attiva. Terza e ultima, gli investimenti. Come Accademia abbiamo acquistato, dal partner Cetena, un simulatore di navigazione di ultima generazione per una

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didattica sempre più interattiva e dinamica. ITS 4.0 è un progetto che presentiamo oggi, voluto dal MIUR, affinché la sinergia tra aziende, ricerca e formazione sia ancora più forte.” Stefania Ricco, Responsabile marketing, comunicazione e formazione del Cetena, ha raccontato come l’azienda abbia ospitato gli allievi per un nuovo tipo di formazione: invitati in laboratorio, hanno assistito all’utilizzo di un simulatore, impiegato per provare la procedura di messa a mare di una scialuppa di salvataggio. Il simulatore utilizzato è stato il sirius game e, al termine, gli alunni sono stati valutati da un istruttore. Questo tipo di esperienze consente agli alunni di essere maggiormente preparati una volta a bordo. Tommaso Ruppino, Allievo ITS di Macchina, ha mostrato il video dell’esercitazione svolta al Cetena. Sandro Stefani, Ex Responsabile Divisione Automation, ABB Marine & Ports, ha parlato di nave autonoma: “La nave autonoma è un’evoluzione della nave digitale. Attraverso l’unione di nuove tecnologie, come il 5G, il processo di sviluppo è sempre più rapido ed efficiente. I tre pilastri sui quali si base la nave autonoma sono: il supporto alle decisioni; la consapevolezza della situazione; il centro operativo remoto, che consente di supportare la nave durante la sua operatività. Vorrei sottolineare, in ultima analisi, come la formazione, anche in questo campo, sia fondamentale perché consente agli operatori coinvolti di acquisire competenze fondamentali per poter lavorare in maniera sempre più efficiente”. Marco Novella, Consigliere e membro di Giunta, Camera di Commercio di Genova e Presidente Sofipa: “I temi trattati nella giornata odierna sono molto importanti per la crescita di tutto il settore e, come Camera di Commercio e membro di Giunta, non posso che essere vicino ai temi trattati. Come Camera di Commercio avevamo avviato un tavolo, ora guidato da Regione Liguria, per lo studio, la promozione e la diffusione dell’accettazione sociale dei combustibili alternativi, in particolar modo il Gas Naturale Liquefatto. È l’Unione Europea stessa a chiederci di adeguarci a questa transizione entro il 2025, con strutture adeguate che consentano questa transizione. Sarà di pari importanza comunicare correttamente ai cittadini questa transizione”. Giovanni Satta, Professore associato di Economia e Gestione delle Imprese presso il Dipartimento di Economia, Università degli Studi di Genova, e Alessio Tei, Professore associato di Economia Applicata presso il Dipartimento di Economia, Università degli Studi di Genova, hanno trattato il tema della blockchain e si sono soffermati sulla rivoluzione innovativa radicale che le navi e i porti stanno vivendo, precisando che molte soluzioni trovano difficoltà a inserirsi sul mercato.

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L’innovazione è spesso osteggiata da coloro che sono leader nel settore, per paura di essere estromessi dal mercato. La blockchain è un sistema informatico, nato dall’unione di informatica e criptografia, che propone sistemi sicuri di scambio di informazioni, creando un vero e proprio registro digitale sicuro. È spesso utilizzata, per esempio, nelle transizioni finanziarie. Nello shipping, questo tipo di tecnologia potrà essere utilizzata non prima di 5-10 anni, perché è una tecnologia che può essere utilizzata solamente se tutti gli attori coinvolti ne usufruiscono e oggi sono ancora in pochi a farlo. Michele Martelli, Professore Associato, Università degli Studi di Genova – DITEN: “L’utilizzo di tecnologie innovative è utilizzato in vari settori, come per esempio quello degli incidenti da collisioni con altre imbarcazioni. Questi incidenti avvengono in ogni settore dello shipping. Sono dettati da errore umano o condizioni ambientali. L’idea è stata quella di creare un DSS (Decision Support System), basato su vari livelli che possa essere utilizzato sia su navi di ultima generazione sia su navi già esistenti, a prescindere dal livello di automazione presente a bordo. I risultati sono stati prodotti da un progetto di ricerca, chiamato enhanced navigation at sea, nato dalla collaborazione tra Seastema e Fincantieri con i centri di ricerca, Università di Genova e CNR, collaborazione indispensabile quando si parla di innovazione. Il primo livello suggerisce all’operatore di bordo un cambio di angolo di timone e, in caso di pilota automatico, un cambio di rotta. Il secondo livello suggerisce, invece, una manovra evasiva, una volta individuato un ostacolo. Successivamente tutte queste informazioni vengono sintetizzate su un visore a disposizione degli operatori in plancia. Su questo visore, grazie alle tecniche di realtà aumentata, l’operatore è in grado di vedere e valutare ciò che accade intorno alla nave e di avere in sovrapposizione un sintetico dei dati necessari per evitare la manovra o i rischi associati. Le nuove tecnologie consentiranno sempre maggiore sicurezza nello shipping.”

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CAPITOLO 7

TURISMO

Il Turismo nell’era COVID – 19 Al Blue Economy Summit 2020 si è parlato di turismo, un comparto fondamentale duramente colpito dall’emergenza sanitaria e dalle misure di distanziamento e di prevenzione. Genova e la Liguria stanno affrontando, oltre alla criticità dell’emergenza sanitaria, quella legata alle infrastrutture. Dopo la tragedia che ha colpito il capoluogo ligure con il crollo del Ponte Morandi, Genova e la Liguria sono messe a dura prova da importanti lavori su tutto il nodo autostradale, che hanno causato il quasi totale isolamento della Regione dal resto del Paese. Al summit sono intervenuti importanti soggetti di tutta la filiera turistica, per cercare di trovare soluzioni e dare la propria opinione rispetto alle problematiche evidenziate in precedenza. Pietro Paolo Giampellegrini, Commissario straordinario Agenzia di Promozione Turistica in Liguria, con il suo intervento, ha affermato che il turismo, pur avendo subito una frenata importante, a causa dell’epidemia di COVID-19, non si è mai fermato del tutto.

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L’Agenzia di Promozione Turistica in Liguria ha inoltre intrapreso una campagna di promozione da 800.000€ e in parallelo ha lanciato un’applicazione per smartphone “La Mia Liguria”, con la quale è possibile sfruttare al meglio tutta l’offerta del prodotto turistico. Un settore fondamentale per tutta la filiera turistica è sicuramente quello delle crociere, settore nel quale Genova si colloca tra le principali città per flusso di passeggeri. Il Mediterraneo potrebbe diventare un esempio mondiale per la ripartenza delle crociere, una best practice rispetto ad altre realtà, alla luce dell’attenzione registrata per questo tipo di turismo. La ripresa totale delle attività crocieristiche è attesa per l’estate 2021. Alessandro Cavo, Membro di Giunta, Camera di Commercio di Genova, ha sottolineato che, dal 2004, da quando è stata eletta “Capitale europea della Cultura”, Genova ha svelato i suoi tesori artistici e architettonici, dando alla Liguria una città da scoprire. Infatti, unitamente alle riviere di levante e ponente, Genova si è mostrata come una città capace di attrarre turisti. Negli ultimi anni, il settore turistico ha subito un notevole incremento, nonostante le disgrazie che hanno colpito la Regione come alluvioni, mareggiate e adesso l’emergenza sanitaria. Il 2020 è iniziato con ottimi risultati, prima della battuta d’arresto causata dall’epidemia di Coid-19. Alessandro Cavo ha aggiunto: “Speravamo di ridurre il danno proponendo una Liguria tutto all’aperto ma tuttavia le manutenzioni straordinarie autostradali stanno rendendo la Liguria una regione pressoché irraggiungibile”. Laura Gaggero, Assessore allo Sviluppo economico turistico e marketing della Regione Liguria, ha annunciato la ripartenza, in tempi brevi, dell’attività crocieristica, importante risorsa per il turismo genovese, poiché i crocieristi visitano la città, si dedicano allo shopping e, attraverso il passaparola, propongono Genova come meta da visitare. Ha aggiunto che, a seguito dell’emergenza sanitaria dovuta all’epidemia di COVID-19, il Comune, in collaborazione con gli operatori economici, ha colto l’occasione per rivedere i percorsi e le esperienze da offrire ai turisti. Questa emergenza consentirà di creare maggiori opportunità nel migliorare l’offerta turistica e nel fare rete, con la conseguenza di attrarre maggiori flussi turistici e di far percepire Genova come la capitale del Mediterraneo. Leonardo Massa, Country Manager MSC Crociere, ha fornito alcuni numeri che sottolineano l’importanza del settore crocieristico a Genova: • un giro di affari pari a 50 miliardi di euro all’anno; • 120 mila posti di lavoro in Italia; • nel 2019, un milione di passeggeri movimentati.

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Nuove prospettive di marketing territoriale

A causa del’emergenza sanitaria, per gli operatori del settore, si è posta la necessità di modificare il proprio modello di business. Salvio Capasso, Responsabile Servizio Imprese&Territorio SRM – Associazione Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, ha affermato che, da un’analisi sull’impatto economico relativo alle principali filiere produttive settoriali e nazionali, tra cui principalmente la filiera turistica, è emerso che la crisi sanitaria ha colpito contemporaneamente sia la domanda che l’offerta. È necessario introdurre politiche che possano determinare dei vantaggi competitivi per il futuro. Sono stati proposti nuovi scenari di marketing territoriale, come per esempio, il turismo di prossimità e, a tal proposito, ha sottolineato la necessità che la meta sia facilmente raggiungibile e, pertanto, la Liguria dovrebbe lavorare per potenziare le infrastrutture stradali.

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Magda Antonioli Corigliano, Direttrice ACME, Università Bocconi Milano e Vicepresidente ETC: “L’European Travel Commission (ETC) rappresenta le agenzie nazionali turistiche. È il modo di promuovere l’Europa presso i Paesi extra europei. Una grande crisi ha bisogno di grandi risposte e la Liguria, in questo momento, ha un’immagine positiva grazie al Modello Genova. È un momento dove c’è grande sensibilità all’ambiente, dove si discute della grande avanzata del digitale. La parola chiave per me è una: investimenti”. Ha aggiunto che Genova, con i suoi borghi, ha una grande potenzialità a livello turistico e che il COVID debba essere un’opportunità per creare forme innovative di turismo, prendendo il modello Cinque Terre come esempio. Ha sottolineato l’importanza di investire nel settore turistico. “È necessario fare sistema per uscire dalla crisi” è la voce che si alza in coro da parte di molti imprenditori. Francesco Di Cesare, Presidente di Risposte Turismo, ha precisato che la dimensione ridotta delle aziende comporta che, ogni volta in cui si presenti una crisi economica o sanitaria, la tentazione sia sempre quella “del rimedio”. Ha parlato, pertanto, della necessità di rivedere il modello di business, nella convinzione che il piccolo albergo non sia più un modello vincente, capace di reggere il confronto con le strutture alberghiere di grandi dimensioni. Pertanto, la soluzione proposta è quella di creare una rete tra le piccole e medie imprese o, comunque, una forma di collaborazione o aggregazione tra le stesse. Un settore fondamentale per l’economia turistica del mare è quello della nautica e del charter. È possibile capirne l’importanza grazie ai numeri forniti da Roberto Neglia, Responsabile Rapporti Istituzionali, Confindustria Nautica: • 12 miliardi di valore aggiunto; • 183 mila posti di lavoro, di cui 21 mila sono impiegati nel turismo nautico e 5 mila nel charter (locazione e noleggio di barche); • un occupato nella cantieristica produce nove posti di lavoro nella filiera e un euro investito nella cantieristica (costruzione di nuove imbarcazioni) produce 7€ di valore aggiunto nella filiera; • Il charter, come anticipato, è un settore fondamentale per la nautica. “Nel noleggiare una barca si noleggia anche la privacy, il distacco sociale”, ciò è sempre avvenuto, ma oggi il distacco sociale diventa un valore. Noleggiare una barca è un’attività particolarmente sicura e controllata, molto più di altere filiere turistiche. L’industria del turismo nautico è stata duramente colpita dalle misure di contenimento del Covid-19, poiché molte aziende erano chiuse e, di conseguenza, non arrivavano clienti. Tuttavia, la nautica ha riaperto prima di tante attività in altri settori. Ha aggiunto: “quello che chiediamo al Governo non è denaro, ma che le aziende siano messe in condizioni di lavorare.” 77


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La Liguria è uno dei grandi player italiani nel settore del turismo nautico, anche per il Salone nautico, che rappresenta un forte veicolo di promozione sulla scena internazionale, ma anche per Neglia il tema della raggiungibilità è fondamentale. Nicoletta Varani, Direttore DISFOR – Unige – Membro Comitato Scientifico Centro del Mare: “Gli usi del mare sono molteplici, dalla balneazione alla nautica da diporto, dalla pesca sportiva agli sport del mare, fino alle crociere e alle aree marine protette. La Liguria, nell’emergenza Covid, può essere un’area di sperimentazione, dove la balneazione viene affiancata con una serie di altri micro-turismi e turismi di nicchia. È necessario ridisegnare nuove strategie facendo sistema, basandosi su nuovi punti di osservazione come l’esperienza del turista. Si parla di turismo esperienziale ma il turista è esperienza così come il viaggio in sé. Il nostro compito deve essere quello di proporre esperienze nuove e innovative come, per esempio, il turismo di prossimità. Il turismo di prossimità nasce dalla constatazione che spesso gli abitanti delle zone di più stretta vicinanza non conoscono le destinazioni turistiche vicine. Permette ai residenti di cogliere delle opportunità di svago e di riposo «a due passi da casa», creando un circuito virtuoso sotto l’aspetto economico ed ecologico. Necessita di politiche di sviluppo turistico incentrate sull’identità culturale. Altre proposte innovative possono essere la Pescaturismo e l’Ittiturismo, due modalità di vivere il turismo sul mare diverso dalla balneazione e dalla nautica da diporto”. L’attività di pescaturismo si fonda sulla imprescindibile esigenza di tutela delle risorse ittiche attraverso la riduzione del prelievo e nasce come una valida alternativa per integrare il basso reddito del pescatore trovando un collocamento nel settore del turismo. L’ittiturismo è un’attività complementare alle attività di pescaturismo e da questa del tutto indipendente. Per ittiturismo si intendono l’insieme dei servizi turistici offerti dai pescatori sulla terra ferma, quali l’ospitalità in case di pescatori e in borghi marinari.

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“In conclusione, un auspicio: l’Italia ha recepito, con il decreto legislativo 17 ottobre 2016, n. 201, la Direttiva Europea 2014/89/UE. Il Decreto prevede che siano adottati piani dello spazio marittimo per tutte le acque e i fondali su cui l’Italia ha giurisdizione. In questo contesto, è molto importante che le Regioni sviluppino e mantengano una loro forte presenza su questi temi e, in particolare, analizzino le problematiche legate agli usi del mare nelle aree antistanti la loro costa (turismo costiero e marittimo, trasporti marittimi di merci e persone, diportistica, oil & gas, energie rinnovabili dal mare, acquacoltura, pesca, estrazione di sabbie per ripascimenti, interventi di difesa costiera, aree protette, usi militari, ecc.).” Proposta interessante quella di Walter Vassallo, Ceo della startup Letyourboat, che propone una nuova idea di vacanza: oggi il turismo sta cambiando e i viaggiatori sono sempre più esigenti, dinamici e consapevoli nel cercare esperienze nuove. Vassallo afferma che, nonostante su internet si trovi qualsiasi cosa, la barca è ancora considerata un bene elitario, molti sognano di mettere un piede in barca ma lo fanno da un pontile, mentre la startup Letyourboat mira a rendere l’esperienza in barca accessibile a chiunque, poiché vivere la vacanza dalla prospettiva della barca è un’esperienza unica. Occorre cambiare il modello di business: oggi, la barca è utilizzata soprattutto in alta stagione, come charter, per un periodo minimo di una settimana, con cifre elevate. La proposta alternativa è quella di offrire pacchetti turistici che consentano di dormire una notte in una barca ormeggiata in una marina o di effettuare minicrociere con esplorazioni, in modo da creare sinergie con i luoghi a terra per evitare il cosiddetto “turismo mordi e fuggi”.

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Cultura nautica e sport del mare

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CAPITOLO 8

CULTURA NAUTICA E SPORT DEL MARE

Gli Sport del Mare in Liguria

Durante l’ultima giornata del Blue Economy Summit, è stato trattato uno tra i temi fondamentali per il territorio genovese: la Cultura Nautica legata agli Sport del Mare. La nautica a Genova è, da sempre, punto di riferimento per chi intende praticare sport legati al mare e, nello stesso tempo, conoscere da vicino realtà storiche del capoluogo ligure, che hanno fatto grande la città di Genova in Italia e all’estero. Alcuni esponenti di queste realtà, tra cui il mondo della Vela, del Canottaggio e della Pallanuoto, sono intervenuti al Summit, riportando le proprie iniziative sociali, ludiche e agonistiche. In particolare, agli interventi hanno preso parte: • Paolo Caprari, Presidente Rowing Club Genovese; • Luca Bragoli, Presidente ELPIS, Società Canottieri Genovesi, tra le più antiche in Italia, appartenente al Rowing Club Italiano;

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• Maurizio Felugo, Presidente Pro Recco, Società con grande seguito internazionale, grazie alle imprese sportive raggiunte e alla promozione di eventi come Waterpolo by the Sea Portofino; • Maurizio Daccà, Presidente Atlantic Challenge International, che vuole intraprendere, attraverso il mondo della Vela, un’azione educativa internazionale, con programmi mirati ad attivare, diffondere e incoraggiare lo sviluppo delle abilità legate al mare; • Gerolamo Bianchi, Presidente Yacht Club Italiano, uno tra i club nautici di vela più antichi e prestigiosi d’Italia nonché organizzatore e promotore dell’evento Le Millevele. Genova e Sport del mare non sono solo nautica. Negli ultimi anni, i numeri degli appassionati degli Sport del Mare, tradizionali e di nuova generazione, sono in costante aumento. • Marco Bove, Docente e Coordinatore dei Corsi di Studio in Scienze Motorie, ha fatto notare che in Liguria due sport sono in costante crescita: il Surf e il SUP (Stand Up Paddle Board)Entrambi sono caratterizzati dalla capacità di coinvolgere appassionati di ogni fascia d’età. Un ulteriore Sport in crescita è il nuoto di fondo, promosso da grandi campioni come Edoardo Stochino e da eventi come SwimTheIsland, che si è svolto durante l’autunno del 2019 e ha raggiunto un numero elevatissimo di amatori e agonisti provenienti da tutta Italia. La Regione Liguria e la città di Genova, visti i grandi numeri che ruotano intorno allo sport, hanno deciso di investire nella ricerca. L’Università di Genova si è quindi attivata, tramite il Presidente del Coni, Giovanni Malagò, per dare il via al Centro di innovazione sugli Sport del Mare, con sede a Savona, progetto che dovrebbe essere concretizzato a breve. Inoltre, nei prossimi anni, Genova diventerà protagonista sullo scenario internazionale, grazie a due eventi storici: il Gran Finale della Ocean Race, nell’estate 2023, e Genova Capitale Europea dello Sport, nel 2024. È, poi, intervenuta Ilaria Cavo, Assessore Regionale allo Sport con delega alla Formazione, affermando che Lo Sport rappresenta un fattore attrattivo e formativo e un’importante opportunità professionale e occupazionale. Infine, anche Paola Bordilli, Assessore al Commercio, Artigianato, Tutela e Sviluppo Vallate, Grandi Eventi del Comune di Genova, ha parlato dell’importanza dello sport e del mare come strumenti educativi e di creazione di nuove professioni, che generano un indotto economico importante.

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Ocean Race

Nel 2023 Genova sarà protagonista sulla scena internazionale, poiché ospiterà la tappa finale della “The Ocean race”, evento velico mondiale per eccellenza. The Ocean Race è considerata la più lunga e dura competizione velica sportiva mondiale, dove le migliori squadre si sfidano in una maratona di oltre 42.000 miglia nautiche, toccando tutti gli Oceani. La prima edizione del 1973 prevedeva solamente cinque tappe, oggi sono dieci e toccano tutti gli oceani. Tappe: Alicante - Capo Verde - Città del Capo – Shenzhen – Auckland - Itajai – Newport – Aarhus – Aia – Genova. Genova ospiterà la tappa finale di The Ocean Race e tale scelta rappresenta motivo di grande orgoglio per la nostra città. A causa dell’epidemia, la partenza ha subito lo slittamento da ottobre 2021 a ottobre 2022. Pertanto, l’evento terminerà a Genova tra il 10 e il 20 giugno 2023, anno nel quale la competizione festeggerà i 50 anni dalla sua prima edizione. La città si preparerà ad accogliere l’evento con la realizzazione di un’area nautica dedicata, una zona concerti, uno stand e-sport (sport elettronici) e un programma culturale collegato alla manifestazione. Paolo Verri, executive director di The Ocean Race per il Comune di 84


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Genova, è intervenuto mettendo in luce gli ostacoli che la pandemia ha posto e, successivamente, ha prospettato le possibili soluzioni. L’obiettivo è quello di riconoscere alla manifestazione un respiro nazionale attraverso rapporti di collaborazione con altre città italiane come Milano, Torino e Firenze e tramite un partenariato tra i nove municipi di Genova, le nove barche dell’Ocean Race e nove città italiane. Paolo Verri ha precisato che l’evento sarà un’opportunità straordinaria a livello nazionale e internazionale, che coinvolgerà tutta la cittadinanza per far capire l’importanza della cultura e del turismo legati al mare. In particolare, sarà pensato per coinvolgere tutte le scuole della Liguria e d’Italia, per far capire agli studenti il valore dell’economia del mare, del turismo marittimo e del porto. A partire dal 2021 saranno realizzate attività specifiche per la promozione dell’evento, a livello locale, nazionale e internazionale, con un lavoro sul marketing territoriale che rafforzerà la presenza della città nei circuiti di interesse internazionale rispetto a sport, eventi, comunicazione, turismo e imprese del mare, con lo scopo di generare un importante indotto economico. Tra le realtà interessate saranno presenti anche CNR, Università degli Studi di Genova e Istituto Italiano di Tecnologie che saranno direttamente coinvolti per fare ricerca nel campo della blue economy e per sviluppare questo settore. Dal Comune di Genova, Regione Liguria e Camera di Commercio di Genova saranno lanciate una serie di start up per affrontare le sfide legate al climate change, alla gestione dei rifiuti, alle energie rinnovabili e al turismo, temi di importanza fondamentale per la città. “Il mio auspicio è che l’ultimo giorno i Genovesi piangeranno di gioia, gioia che è moto di orgoglio e passione. Una chance irripetibile per lo sviluppo economico della città” - Paolo Verri, Comune di Genova, Executive Director The Ocean Race. Anche l’Assessore Regionale allo Sport, Ilaria Cavo, è intervenuta sul tema, affermando che lo sport è un importante veicolo di promozione dell’evento The Ocean Race. In conclusione, è intervenuta Paola Bordilli, Assessore al Commercio, Artigianato, Tutela e Sviluppo Vallate, Grandi Eventi del Comune di Genova, affermando che The Ocean Race rappresenta un tassello fondamentale per la città, l’obiettivo è quello di diffondere l’attività velica, spesso considerata come sport di nicchia. The Grand Finale – Ocean Race è un’occasione per valorizzare le potenzialità di Genova come capitale della blue economy, la cui posizione geografica nel cuore del Mediterraneo rende la città un’eccellenza nel mondo della nautica, del turismo e della cultura.

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Fotografia di: Jesus Renedo/Volvo Ocean Race


Ringraziamenti La terza edizione del Blue Economy Summit è stata organizzata grazie al lavoro svolto dal Comune di Genova, dall’Associazione Genova Smart City e da Clickutility Team. Il bilancio di questa prima versione digitale del Blue Economy Summit, svolta in modalità streaming a causa dell’emergenza sanitaria, ha raggiunto oltre 50.000 persone che sono state raggiunte dalle piattaforme web e dai partner televisivi durante i cinque giorni della manifestazione. Questa edizione ha visto il sostegno di 48 realtà, tra sponsor e partner istituzionali, e ha coinvolto 145 relatori qualificati in un confronto con le istituzioni per aiutare la filiera blu a fronteggiare la crisi post emergenza sanitaria e per parlare di rilancio e di sviluppo. Un ringraziamento speciale a chi ha partecipato, spettatori e relatori, e agli organizzatori che sono riusciti a organizzare uno degli eventi sulla blue economy più importanti per la città di Genova in questo periodo difficile. Questo risultato è merito non solo degli organizzatori e dei relatori, ma anche di chi ha condotto le varie giornate della manifestazione. A tal proposito, si ringraziano: • Giorgia Boi, Professore Ordinario di Diritto della Navigazione, Università degli Studi di Genova; Presidente Propeller Club – Port of Genoa; Vicepresidente The International Propeller Clubs • Matteo Cantile, Giornalista Primocanale • Fabio Capocaccia, Presidente IIC – Istituto Internazionale delle Comunicazioni • Giorgio Carozzi, Giornalista e editorialista Secolo XIX • Marco Comelli, Studio Comelli • Michele Corti, Presidente Gruppo Ligure Giornalisti Sportivi • Fabio Pasquarelli, Direttore Transport • Carlo Podenzana Bonvino, Presidente ATENA Genova • Gilberto Volpara, Giornalista Primocanale Evento promosso e organizzato da: • Comune di Genova • The Ocean Race • Associazione Genova Smart City Fa parte del: • Genova Blue Forum

Partner Istituzionali: • • • • • • •

Regione Liguria ASSAGENTI ASSARMATORI ASSITERMINAL Ports of Genova Camera di Commercio di Genova Confindustria Nautica


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The International Propeller Club SIIT Spediporto Università di Genova

Silver Partner:

Cooking Partner: • 20tre Ristorante • Eataly

Partner Culturale:

• Gruppo Spinelli

• MU.Ma • Promotori Musei del Mare

Bronze Partner:

Media partner:

• Gruppo FOS

Supporter: • • • • • • • • • • • • • • • •

Amico &co Bonelli Erede CETENA Consorzio Global Fratelli Consulich Generali Genova Insustrie Navali GNL Med Intesa San Paolo MR – International Lawyers P.L. Ferrari Pantecnica Rimorchiatori uniti RINA Siat Studio Legale Mondiglia

Patrocini: • • • • • • • • • • • • • • •

A.MA.DI. Italian Ports Association ATENA Autorità di Sistema Portuale Conferta Confindustria Genova Confitarma Corpo Consolare Genova Federazione del Mare inGE ISA IIC Italian shipping Academy Rotary Club Genova Sud Ovest Wista

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Barche Corriere Marittimo Eureka! Fer Press Gazzetta Marittima Liguria Nautica Messaggero Marittimo Non solo nautica Porto e Interporto Primocanale Ship2Shore Shipping Italy Tecn’è Telenord Transport Vie&trasporti Waste


Blue Book Atti del Blue Economy Summit 2020 A cura di Comune di Genova Direzione Sviluppo Economico, Progetti di Innovazione Via G. Garibaldi 9, 16124, Genova innovazione@comune.genova.it

Comitato di redazione Comune di Genova: Federica Cedro, Serena Codeglia, Federica Zoppa Servizio Civile Nazionale: Emanuele Bortolini, Simone Meneghelli Collaboratori Esterni: Beatrice Frugone, Alizè Tincani


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