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Crepax a 33 giri di Antonio Crepax e Archivio Crepax CREPAX

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Note per Salvare il pianeta Musica e ambiente GIRI

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LA COPERTINA DEL VOLUME IN USCITA PRODOTTO DA VOLOLIBERO EDIZIONI E BTF er dieci anni due fratelli, Franco e Guido Crepax. lavorano fianco a fianco per dare un'identità grafica: alla produzione d el vinile in Italia. Per Franco è una deUe tan re "tro,'3te" che raranno di lui uno dei padri deUa discografia italiana. per Guido la rampa

P

di lancio per il successo come grafico pubblici1ario. Diverrà poi fumettista di fama internazionale grazie aJ personaggio cU VaJmtina. Questo libro è il primo catalogo completo degli oltre 250 an work. realizzati da Guido Crepu. lmprez1oslsce l'opera una noria a fumetti colorata in esdu.siva per questo volume dall'Archivio Crepax. Contributi e testimonianze dJ Francesco Tullio AJLan . Stefano Bollanl . Maurizio Cassinelli, Frane.o e VaJentina Crep~ fUcky Gianco. Paolo Fresu. Enrico

Ra.va. Gtancar\o Soldi e Luca

Vlcint Prefazione cU Clampiero Mughini; 11 2 pagine a colori, rormato 30,5x30,5 - 28 Euro.

Antonio Crepu Dopo es.seni lawearo in Cri-

minologia , ha lavorato per vent'anni come giornalista, cop)'\\Titer e consulente per la comunicazione istituzionale. Negll ultimi dieci anni, si è occupato sopratruno dei contenuti di numerose edi.z.lonI delle storie d el padre, in Italia e aJJ'es te ro. Ha inoltre lavorato al concept di mostre e oggetti griffati, proprio come piaceva a Guido Crepax.

AtdlhtioCnpu

Per ogni membro della famiglia Crepax essere pane, contribuire e occupa~i deJ lavoro del padre Guido è sempre stata una cosa normale. I figli Antonio, Ca1eri-

na e Giacomo dopo \a fl\18 morte. nel 2003, assieme alla madre

hanno creato "Archivio Crepax" per tutelare e riproporre la variegata attività di copertinista, illustralore, fumettista e creatore di oggetti di Guido Crepax.

Rìwiendo le loro competenze in materia di architettura, scenografia. design e comunicazione, ne hanno raccolto e fa u o rivivere l'eredità culturale.

Bookdty Evento on Une: Crepax oltre Valentina 14 Novembre ore 18,30 Diretta sulla pagina Facebook Vololiberoediz.ioni http s://www.race book .com / Vololiberoedizion.i Parcecipano An1onio Crepax Cate rina Crepax Luca Vicini {bassista dei Subsonica) www.voloHberocdlzionl.lt

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IL LIBRO SCRITTO DA MATTEO CESCHI

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e il movimento ambientalista.

Nel 2008 sull'argomento aveva già serino Green Rock. Musica ed ecologia negli Stati Uniti da Bob Dylan a Bruce Springsteen a uso di un corso universitario. Per realizzare questo lavoro ha coinvolto amici, conoscenti e colleghi giornalisti chiedendo di inviargli delle domande sul tema. li libro cosl si sviluppa ln forma di diaJogo a distanza che ripe rcorre più di settant'anni di relazioni tra musicisti e attivisti nel mondo, dal secondo dopoguerra fino alle più recenti battaglie di Extlnction Rebellion.

nel 194 pagine b/n , formato 14x21 - ~6 Euro

Matteo casthl

Storico, giornalista. saggista e fo1ografo milanese. Collabora da anni con divene riviste musicalL Ha pubblicato numerosi saggi dedicati alla controcultura sta tunitense. Me mbro di Mr,50 The lntemational Photography Collective•, unisce la sua passione per la storia con quella per un'esplicita fotografi a documentaristica In rigoroso bianco e ne ro. Nel 2012 ha pubblicato Tutti i

nfdl protesta (Mhnesls).

Bookdty

Evento on line: li rock difende il pianeta 13 Novembre ore 17 Diretta sulla pagina Facebook Vololiberoediz.ioni bttps://www.faceboo k.co m / Vololiberoedizioni Partecipano

Matteo Ceschi RickyGlanoo

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DARIO FO eGIORGIO GABER

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VOLOlIBERQ


L’ECOLOGIA ROCK DI MATTEO CESCHI Musica e ambiente nel nuovo libro pubblicato da Vololibero

di Donato Zoppo 05 dicembre 2020

Da Pete Seeger a No Nukes, dal folk revival ai Canned Heat, il mondo della popular music, e nello specifico del rock, non è nuovo a tematiche ambientali. Matt Ceschi aveva narrato questo storico incontro nel suo primo libro Green Rock (Cuesp, 2008) e lo riprende in questo suo nuovo lavoro Note per salvare il piane Musica e ambiente (Vololibero), nel quale approfondisce settant’anni di dialogo tra musica e attivismo, tra rock e ambientalismo. Attento osservatore della coscienza critica nella storia della musica del Novecento, Ceschi ci risponde da una Milano rigida e infreddolita.   Musica e ambiente, tema indicativo di consapevolezza e militanza. Quando comincia ad affiorare una sensibilità ecologica nel pop e nel rock? Se con pop intendiamo musica popolare, beh, allora, dobbiamo tornare parecchio indietro negli anni. La prima canzone pop(olare) a tema ambientalista che scovato nel corso delle mie ricerche soniche risale al 1947. Il brano La bombe atomique del franco-algerino Blond Blond può considerarsi la madre di tutte canzoni ambientaliste nella misura in cui sfruttava le tipiche melodie nordafricane della musica chaabi per sferrare un attacco alle Nazioni Unite ree di manten il silenzio sul possibile uso degli ordigni atomici. L’efficacia e l’immediatezza della formula di La bombe atomique servirono certamente da modello per tutte canzoni che di lì a poco sarebbero state registrate ed incise. Nel mondo di lingua anglofona il ruolo guida lo ebbe certamente Pete Seeger, uno dei padri de canzone a stelle & strisce, autore capace fin dai primissimi anni Sessanta di allargare la visione musicale-ambientalista affiancando all’onnipresente incu nucleare la salute delle acque, in particolare quelle del fiume Hudson.   Gli anni ’60 non sono soltanto la spensieratezza della British Invasion, ma anche l’emersione dell’ala più radicale del folk revival. Per il tuo studio e inevitabile partire dal vetriolo del Greenwich Village...  Al già citato Pete Seeger aggiungerei sicuramente Fred Neil che nel Village aveva messo radici ed era cresciuto artisticamente. Riconosciuto da molti s contemporanei come il “Re di MacDougal Street”, Neil con la pubblicazione di The Dolphins cominciò a maturare un crescente interesse per i mammiferi mar Il sito fa uso cookie tecnici, analitici e di terze parti per migliorare una passione, questa, chedi lo avrebbe portato nel 1970 a fondare insieme a Ri O’Barry (ex-addestratore dei delfini della serie TV Flipper divenuto attivista pe Si, accetto l'esperienza di navigazione dell'utente e per analizzare i dati di traffico. diritti degli animali) il Dolphin Research Project, organizzazione no-profit che ancora oggi si batte per impedire la cattura e il maltrattamento di questi mammif Chiudendo questo banner acconsenti al loro impiego in accordo con la nostra marini. Caso unico nel panorama musicale, Neil abbandonò quasi definitivamente la carriera di musicista per dedicarsi ai suoi nuovi amici, i delfini. cookie policy. No, dammi maggiori informazioni  


Centrale come sempre la figura di Bob Dylan, soprattutto nella chiave anti militarista di Masters Of War e Hard Rain’s Gonna Fall. Il futuro Nobel co interpretava la materia? Già, Dylan... Per lui vale un discorso a parte. Paradossalmente non è il Dylan degli anni Sessanta quello dalla sensibilità “green” più spiccata, anzi. Non dubbio che a una prima veloce lettura A Hard Rain’s Gonna Fall potesse essere interpretata e assimilata come una canzone contro la guerra e dai risvolti pro ambientalisti, tuttavia l’autore in più occasioni diede spiegazioni tutt’altro che politiche riguardo alla genesi del brano. Piuttosto è il “sorprendente” Dylan de anni Ottanta quello che avrebbe maggiormente contribuito alla causa ambientalista. Fu infatti da un’esternazione di Dylan sul palco del Live Aid che avreb preso il via l’avventura dei Farm Aid, eventi che, nel giro di un paio di anni, da semplice operazione a sostegno delle famiglie dei farmers in difficoltà, si sareb trasformata in un vero network intorno a un’idea, quella certamente ecologica, di sviluppo sostenibile dell’agricoltura.   Un altro gruppo chiave per comprendere i rapporti tra note, flora e fauna erano i Canned Heat, probabilmente mai celebrati a dovere per la lo coscienza ambientalista. Davvero troppo poco celebrati e ricordati i Canned Heat. La formazione blues rock di Los Angeles gettò, grazie alla spiccata sensibilità umanistica ambientalista del leader Alan Wilson, le basi di quello che oggi potremo definire senza paura di essere corretti “eco-rock”. Tra il 1969 e il 1970 i brani Poor Mo e So Sad (The World’s in a Tangle) e l’album Future Blues segnarono un’accelerazione nella scrittura delle eco-lyrics, un’accelerazione così potente provocatoria da tagliare la band fuori dal circuito della discografia mainstream. I Canned Heat oltre a essere i primi a pagare un caro prezzo per la loro militan verde, furono anche i primi a pensare a una grafica ad hoc per un album profondamente intriso di spirito ambientalista. Il packaging di Future Blues non lascia dubbi: l’interno della copertina era occupato da un’immagine a colori dei Canned posizionati ai piedi di quattro sequoie giganti ad accompagnare un testo scr da Wilson dedicato alla conservazione del patrimonio boschivo della California.    Tra Green Rock e Note per salvare il pianeta c’è un altro tuo libro intitolato Un’altra musica. L’America nelle canzoni di protesta (Mimesis 2018): u sorta di trait d’union tra i due volumi, sempre all’insegna della coscienza critica. Con il libro del 2018 mi ero volutamente staccato dalle tematiche ambientaliste per chiarirmi meglio le idee sulla canzone di protesta tout court. Un’altra music il libro a cui sono e rimarrò più legato perché celebra il ricordo di un’amicizia forte, intensa e stimolante con il professore Larry Portis e con il romanziere bluesman Jack Goodfellow, miei due principali interlocutori sul tema della canzone di protesta, entrambi scomparsi proprio nel corso della stesura del testo. Dopo un lungo momento di stallo, alla fine il manoscritto è stato inviato all’amico Paolo Bertella Farnetti direttore della collana “Passato prossimo” di Mimes Mai ritardo fu così ben accetto, mi viene da dire oggi! Un’altra musica è, infatti, “esploso” nelle librerie con la potenza di un muro di amplificatori in un conte storico in cui bisognava rispondere ai populismi con “il suono della protesta”. Nella ricerca di una definizione di “un’altra musica” si sono rivelati molto importa anche i contributi del protest-hero Jimmy Collier, allievo del reverendo King e di Pete Seeger, e dei rocker militanti Wayne Kramer – che, nel novembre del 20 ho incontrato di persona a Milano – e Country Joe McDonald.   Parallelamente alla tua attività di saggista sei anche un apprezzato fotografo. Quanto è stata importante l’immagine per veicolare i messaggi ecolog nel rock? Andrei contro i miei stessi interessi di artista visuale se non celebrassi l’importanza della fotografia nella storia della protesta e della canzone di protesta, n trovi? Pensiamo a Woodstock, all’evento che ha caratterizzato un’epoca tracciando i contorni culturali di una rivoluzione del costume. Beh, è proprio grazie a fotografo, grazie alle sue testimonianze orali e ai suoi scatti, che la galassia dell’Era dell’Acquario cominciò a prendere coscienza dei danni arrecati all’ambien Fu, infatti, Henry Diltz che immortalò le scene di devastazione sul campo del signor Yasgur a Bethel attirando l’attenzione su un aspetto a cui ancora in po all’epoca prestavano attenzione. In tempi più recenti, nella primavera 2020, il trinomio musica-ambientalismo-fotografia ha avuto un’ennesima celebrazione c l’album Gigaton dei Pearl Jam. L’opera arricchita dagli scatti del fotografo naturalista Paul Nicklen rappresenta ai miei occhi la perfetta sintesi tra arte e militan e conferma l’integrità integrità morale e civile di Eddie Vedder e soci.    Esistono delle differenze di approccio alla materia tra artisti americani ed europei oppure l’interesse per l’ambiente ha azzerato le differenze tra Nuo e Vecchio Mondo? Esistono differenze tra un artista e l’altro a prescindere dal continente di provenienza. Si citava all’inizio il franco-algerino Blond Blond. Potrei proseguire con tedesca Alexandra, autrice negli anni Sessanta di lyrics assolutamente rivoluzionarie sulla vita degli alberi. Piuttosto che i giapponesi Rokumonsen di Hito Komuro o i messicani Los Due Dug’s o Antônio Carlos Jonin. Volutamente non ho citato artisti di lingua inglese, sarebbero troppi da elencare. A dimostrazione come la salvaguardia del Pianeta abbia interessato in ugual misura artisti di diversa provenienza ed estrazione. Ognuno ha letto la realtà che lo circondava a luce della propria formazione culturale e delle proprie esperienze personali: esemplari da questo punto di vista sono stati gli appena citati Rokumonsen che c la loro Genshi bakudan no uta (letteralmente “canzone della bomba atomica”) mi hanno aperto scenari degni del migliore anime. Ve li consiglio vivamente, on-l si trova facilmente una loro performance live di fine anni Sessanta.   Le incertezze, gli scossoni, gli stravizi che hanno caratterizzato il panorama rock degli anni ’70 quanto hanno influito sulla coscienza ambientalista?  Direi davvero poco, tenuto conto che proprio a partire dal 1970 con il concerto di Phil Ochs, Joni Mitchell e James Taylor a Vancouver (per la nascita Greenpeace) il movimento ambientalista affrettò il passo e si attrezzò meglio per affrontare le sfide del presente e del futuro prossimo venturo. Non bisogna dimenticare che, proprio nel corso del decennio, la black music e successivamente il punk diedero un’ulteriore spinta alle tematiche ambientaliste. In particol il punk introdusse grazie a band come i tedeschi Ton Steine Scherben e gli inglesi Crass nuove prospettive alla battaglia per la salvaguardia dell’ecosistem diritti degli animali, il vegetarianesimo e il veganesimo e il consumo consapevole.   La fine di questo complesso decennio vede tornare in auge il tema nuclearista con una rinnovata consapevolezza: è il momento di No Nukes. Quanto importante quell’evento? Nel corso dei Seventies l’incubo nucleare raddoppiò, mi si conceda questa immagine. Oltre ai pericoli derivanti da un possibile utilizzo di armi atomiche da pa delle due superpotenze si aggiunsero quelli sempre più frequenti (negli Stati Uniti) legati al malfunzionamento dei reattori. Jackson Browne fu tra i musicisti il attento a questa tematica adoperandosi per appoggiare comitati cittadini e locali che si opponevano alla costruzione di nuovi impianti. Quando si verif l’incidente alla centrale di Three Mile Island, Pennsylvania, per Browne la scelta di fondare i MUSE, i Musicians United for Safe Energy, fu la natur conseguenza di un prolungato impegno politico e civile. I due concerti No Nukes di New York del settembre del 1979 – il più grande raduno rock do Woodstock secondo il quotidiano New York Times che vide coinvolti tra gli altri Bruce Springsteen, Bonnie Raitt, Gil Scott-Heron, James Taylor, Graham Nas Il sitoil fa uso di di cookie tecnici, e diambientalista terze parti per rappresentarono culmine trent’anni di analitici “protesta in migliorare musica” fornendo un importante  know how per future manifestazioni. Il triplo vinile Si, accetto l'esperienza di navigazione dell'utente e per analizzare i dati di traffico. documentario dedicati ai concerti No Nukes ampliarono enormemente la portata del messaggio lanciato da Jackson Browne e compagni arrivando a tocc Chiudendo questo banner acconsenti al loro impiego in accordo con la nostra nuove fasce di ascoltatori e coinvolgendo politici come Ralph Nader.      cookie policy. No, dammi maggiori informazioni  


I video, i lustrini e il tubo catodico degli anni ’80 hanno allontanato i contatti tra musica e ambiente? Il videoclip è stato ed è ancora oggi un’arma a doppio taglio ma non per questo bisogna etichettarlo come “dannoso”. Parlando più in generale di musica protesta, non posso che approvare il saggio impiego del mezzo video fatto negli anni Ottanta dai Public Enemy. Un esempio che rientra tra quelli citati in N per salvare il Pianeta è sicuramente 2 Minutes to Midnight degli Iron Maiden, canzone che dava voce alle recenti paure legate al riarmo (nucleare) di Stati Uni Unione Sovietica nel corso della prima metà degli anni Ottanta. In generale gli artisti che nel corso del decennio vollero portare avanti il discorso ambientali poco si fecero influenzare dalle sirene del tubo catodico. Pensiamo a punk band come inglesi Conflict o gli statunitensi Dead Kenneys il messaggio ven lanciato e arrivò senza bisogno delle immagini in movimento.     Musica e ambiente in Italia. Intanto c’è la testimonianza che apre il libro, quella di Ricky Gianco. Una testimonianza importante, granitica e sempre attuale la sua. Conoscevo Ricky Gianco fin dai tempi della mia lunga collaborazione con Virgilio Savona solo recentemente, grazie all’amico Maurizio Canella di Rossetti Records & Books di Milano, sono riuscito a posare l’orecchio sul suo Arcimboldo (del 1978) e brano Il fiume Po. Ho apprezzato ancora di più l’artista che già conoscevo e, dopo una rapida consultazione con Claudio Fucci, il mio editore, ho deciso provare a chiedergli di scrivere l’introduzione a Note per salvare il Pianeta. Ricky ha accettato con entusiasmo rendendosi disponibile anche per future iniziat legate alle tematiche trattate nel volume. Insomma, tutto è andato per il meglio!   L’edilizia raccontata da Celentano nel Ragazzo della via Gluck o nell’Albero di trenta piani, la Cemento armato delle Orme, cos'altro rivela il nostro ro in materia ambientalista? Oltre a questi nomi e a Ricky Gianco aggiungerei il già citato Virgilio Savona con Pianeta pericoloso; Franco Battiato, autore del primo concept album ecologi della storia, Pollution; e Antonello Venditti con la potente Canzone per Seveso. Avvicinandoci ai nostri giorni non posso mancare di ricordare Ludovico Eina con Elegy for the Artic, composizione nata da una collaborazione con Greenpeace, e Piero Pelù con la recentissima Picnic all’inferno contenente il sample di discorso di Greta Thunberg. A dimostrazione di come anche in Italia, mercato oggettivamente marginale nel business discografico, non siano mancate “note salvare il Pianeta”.   Musica e ambiente oggi: cosa ti ha colpito di più dell’ambientalismo musicale contemporaneo? L’integrità di band come i Pearl Jam. La perseveranza di Jackson Browne, capace di fare uscire due eco-songs in piena pandemia, pandemia che lo ha toccato prima persona. La visione di Bonnie Raitt con il suo network Green Highway capace di coinvolgere di anno in anno sempre più colleghi. La freschez dell’approccio e la voglia di battersi insieme di una giovane artista come Billie Eilish.   Musica e ambiente domani: quali saranno le tematiche future da affrontare e quali artisti secondo te saranno più preparati per affrontarle? Temo di dover iniziare proprio dalla pandemia che ci affligge e strazia. Quello che succede oggi è la diretta conseguenza della scellerata e metodica azione distruzione degli habitat naturali portata avanti ormai da noi sapiens. Lasciamo perdere le teorie del complotto e ogni forma di negazionismo... guardiamo in ca nostra... e scopriremo, ahimè, che tutti siamo corresponsabili del disastro in corso. Cosa può fare la musica? Continuare a suonare note per salvare il Pianet sollecitare al contempo la condivisione delle tematiche più urgenti. Da un quartiere all’altro; da una città all’altra; da una nazione all’altra; da un contine all’altro. Una missione, questa, di cui dovranno farsi carico millennials come Billie Eilish magari appoggiati da un manipolo di “vecchie volpi” del rock... Il m pelo è ancora piuttosto lucido e folto, e le zampe reggono ancora gli sforzi...  

(https://jamtv.it/sites/default/files/gallery/Copertina_Note%20per%20salvare%20il%20pianeta%20140x215%20%281%29.jpg)

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«NOTE PER SALVARE IL PIANETA - MATTEO CESCHI» la recensione di Rockol

Matteo Ceschi - NOTE PER SALVARE IL PIANETA - la recensione Recensione del 11 dic 2020 a cura di Franco Zanetti


VOTO 7 /1 0 Già autore di "Un'altra musica - L'America nelle canzoni di protesta", Ceschi costruisce la sua ricerca sul rapporto fra musica e ambiente ripercorrendo - dal 1947 ad oggi - la storia di come la musica si sia occupata di temi ambientalisti in questi settant'anni. La documentazione è ampia e dettagliata, soprattutto per quanto riguarda la musica internazionale. Qualche cenno c'è anche alla produzione italiana; una pagina è dedicata all'album "Pianeta Pericoloso", un disco importante e dimenticato di Virgilio Savona, e c'è spazio anche per "Pollution" di Battiato e per "Arcimboldo" di Ricky Gianco, autore della prefazione; si citano i Giganti di "La bomba atomica", il Venditti di "Canzone per Seveso", ovviamente Adriano Celentano e il Piero Pelù


della recente "Picnic all'inferno"; ma non mi pare di aver visto riferimenti ai Nomadi - "Noi non ci saremo" e "Un riparo per noi", due canzoni sulla bomba atomica, la prima delle quali è di Francesco Guccini (non citato né per "L'atomica cinese" né per "Il vecchio e il bambino") - e nemmeno al Pierangelo Bertoli di "Eppure soffia" e all'Herbert Pagani dell'opera rock "Megalopolis". Se vi interessa la tematica, comunque, il libro vi soddisferà. Gli manca una bibliografia, che sarebbe stata utile. Franco Zanetti Note per salvare il pianeta. Musica e ambiente 15,20 €

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NOTE PER SALVARE IL PIANETA (con la musica): l’intervista all’autore, Matteo Ceschi 9 views ·

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Classic Rock On Air, Agosto 2020 - Puntata 1


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V I V I A N A M A S T R O P I E T R O · 17 Dicembre 2020 ·

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Matteo Ceschi con il suo NOTE PER SALVARE IL PIANETA narra la storia degli artisti che dal 1947 hanno trasformato in musica la loro sensibilità nei confronti dell’ambiente. L’intervista all’autore.

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07th Gen2021

Note Per Salvare Il Pianeta by Marcello Zinno Matteo Ceschi, giornalista noto per la sua sensibilità sui temi dell’ambiente, ha firmato questo libro dal titolo Note Per Salvare Il Pianeta per Vololibero. Senza mezze misure possiamo dirvi che si tratta del libro dell’anno (del 2020 visto che è stato pubblicato ad ottobre scorso) non solo un libro essenziale ma un lavoro di cui c’era davvero la necessità. Se infatti la musica è anche veicolo di messaggi e se nella storia tantissimi musicisti hanno fatto sentire la propria voce per una serie di temi come la parità dei sessi, l’amore libero, la democrazia, i diritti umani e tanto altro, non va assolutamente messo in secondo piano l’impegno degli artisti nei confronti della salvaguardia del nostro pianeta. Pensate a Greta Thunberg? Certo, lei ha sicuramente acceso la sensibilità a questo tema, ma non bisogna dimenticare che la musica si è mossa fin dagli anni ’40 del secolo scorso nel far capire che la direzione che l’umanità (e la politica) stava imboccando non era quella giusta. Ma più che artisti sparuti si tratta di un vero e proprio movimenti, inframmezzato in tantissime attività nei diversi continenti, che proprio per tale diversificazione in termini geografici ma anche temporali, necessitava di una sorta di “bibbia”, di un contenitore che li contenesse tutti e li sapesse raccontare. Ed è per questo che Note Per Salvare Il Pianeta è un libro fondamentale, per ricordare alle generazioni (presenti ma soprattutto future) che la musica ne ha parlato a tempo debito e si è mossa attivamente su questo tema, piuttosto che pensare che il pianeta sia a rischio solo per comportamenti e decisioni sbagliate dell’ultimo decennio.


Ma il libro è interessante anche da altri punti di vista. Innanzitutto perché tratta di “piccoli disastri”, se così possiamo definirli, che non tutti conoscono e che si sono verificati nel passato. Nessun disastro può definirsi “piccolo” ma nella società in cui viviamo oggi nella quale un’informazione di due giorni prima è già considerata vecchia, è fondamentale tenere viva la memoria. Di conseguenza anche i piccoli avvenimenti del passato ricordati da Matteo Ceschi, e che hanno dato vita ad azioni di protesta nei giorni successivi così come a brani molto ispirati, vanno raccontati e ricordati. Inoltre il libro è impostato come una continua intervista tra curiosi e l’autore in modo da approfondire da diversi profili il tema e spaziare non solo da un periodo storico all’altro (in questo sono ripartiti i macro capitoli) ma anche da un Paese all’altro. Matteo Ceschi non è esordiente in scritti dedicati a questo tema e ci fa piacere che, in un anno come quello appena trascorso nel quale a causa delle restrizioni mondiali il pianeta abbia respirato di più, si sia tenuta alta l’attenzione grazie a questo suo libro. Il consiglio che possiamo dargli, magari per un’altra futura stesura di un libro analogo, è quello di approfondire ancora di più l’epoca recente che vede un dispiegamento di artisti a livello mondiale ben maggiore rispetto al passato (remoto) anche sul tema dell’ambiente (Billie Eilish, The 1975, Thom Yorke solo per citarne alcuni). Category : Articoli Tags : Libri 0 Comm facebook Twitter del.icio.us digg stumbleupon

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Note per salvare il pianeta, il libro che racconta la musica per l’ambient

Note per salvare il pianeta, il libro che racconta la musica per l’ambiente

Gli attivisti di Extinction rebellion ballano durante una manifestazione nel centro di Londra © Leon Neal/Getty Images

12 gennaio 2021, di Valentina Gambaro

Nel libro Note per salvare il pianeta, Matteo Ceschi racconta il rapporto tra canzone e ambiente, dal 1947 ai giorni nostri.


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Le lotte per la Terra hanno una colonna sonora? La risposta è sì. Il mondo della musica ha avuto e tuttora ha un ruolo fondamentale nelle proteste ambientaliste, nella maniera in cui la musica si fa portavoce dei cambiamenti sociali in generale. Ed è questo ciò che affronta il libro di Matteo Ceschi, Note per salvare il pianeta, edito da Vololibero. La musica pop, con la sua immediatezza e ampia diffusione, ha da sempre accompagnato e sostenuto i movimenti sociali di tutto il mondo: una canzone può esprimere in pochi minuti tutto il senso di una protesta, unendo i manifestanti in un unico grido. Si pensi, per esempio, all’immortale We shall overcome, inno del movimento per i diritti civili di Martin Luther King nel 1963 e cantata in seguito in ogni marcia per i diritti civili degli anni Sessanta. O ancora, al più recente movimento Black lives matter che la musica ha appoggiato e sostenuto nei più svariati modi.

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Note per salvare il pianeta: l’indagine sul legame tra

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musica e movimenti Store Newsletter In Note per salvare il pianeta, lo storico, giornalista, saggista e fotografo milanese Matteo Ceschi indaga lo stretto legame tra il mondo della musica, la canzone di protesta e i movimenti ambientalisti: il rapporto tra musicisti e attivisti (che spesso si sovrappongono), dal secondo dopoguerra no alle più recenti battaglie di Extinction rebellion e Fridays for future.

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Amici, conoscenti e colleghi giornalisti hanno posto una serie di domande all’autore che ha risposto con un’ampia e dettagliata documentazione. Il libro si sviluppa, infatti, in forma di dialogo a distanza e ripercorre più di settant’anni di relazioni che hanno cambiato la storia della musica.

Dal disarmo nucleare alla difesa degli animali A partire dal 1947, il libro ripercorre quasi otto decenni di storia musicale, costellata dalla nascita di nuovi generi musicali (dal punk al funk, dal metal al jazz) e di nuovi movimenti ambientalisti, ma anche caratterizzata da modalità differenti da parte degli artisti di appoggiare le proteste e aiutare a

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sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi Store Newsletter ambientali. La copertina del libro di Matteo Ceschi, Note per salvare il pianeta © Manuele Scalta

Si parte dalla questione nucleare dell’immediato secondo dopoguerra, che gli artisti degli anni Sessanta hanno poi preso in eredità e che ha contraddistinto anche i due decenni successivi, producendo alcuni dei brani ambientalisti che rimangono ancora oggi tra i più suonati e registrati in assoluto nella storia della musica. Uno fra tutti quelli che troviamo citati nel libro è certamente Morning dew di Bonnie Dobson, che in seguito i Grateful dead e Jeff Beck e Rod Stewart hanno declinato con sonorità più rock, decretando l’entrata delle tematiche ambientaliste nell’orizzonte rock e inaugurando la Summer of love del 1967. Patti Smith e Joan Baez nel backstage del concerto Pathway to Paris for Climate Action a New York nel novembre 2017 © Cindy Ord/Getty Images for UNDP

Non solo il nucleare fra le tematiche che hanno ispirato brani e dischi, ma anche il surriscaldamento delle acque e la fusione delle calotte polari; stili di vita alternativi e ritorno alla natura; la battaglia per le acque pulite e il diboscamento delle foreste; la difesa delle balene, degli animali e la condizioni nei macelli e negli allevamenti intensivi; inquinamento dell’aria e buco nell’ozono; i disastri di Bhopal, Chernobyl, ma anche Seveso.

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Tantissima la musica e gli artisti Store Newsletter Cerca internazionali citati: Jefferson airplane, Joni Mitchell, Joan Baez, Jimi Hendrix, Bob Dylan, Canned heat, Marvin Gay, Malvina Reynolds, Crass, David Bowie, The Smiths, Dead Kennedys, Depeche mode, Moby, Gorillaz…

Leggi anche Moby donerà tutti i ricavi del…

Ma c’è spazio anche per la musica italiana con, fra gli altri citati, Virgilio Savona e il suo album Pianeta pericoloso, Franco Battiato con Pollution — probabilmente la prima opera a livello internazionale interamente dedicata alle tematiche legate all’impatto dell’uomo sugli ecosistemi —, Antonello Venditti con Canzone per Seveso e Ricky Gianco, autore anche della prefazione del libro.

Viviamo in un mondo meraviglioso che purtroppo non tutti gli esseri umani rispettano e anzi, da quasi un secolo, tentano di distruggere (…) Per nostra fortuna ci sono anche persone che seguono,

Semula Yves Jarvis


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denunciano e lottano per salvarlo.

— Ricky Gianco

Concerti, militanza e business sostenibile Oltre a ispirare brani e dischi, negli anni molti musicisti hanno vissuto l’ambientalismo anche come vera e propria militanza. Il libro riporta episodi di disobbedienza civile di artisti e musicisti. Ricorda le prime organizzazioni non pro t appoggiate o addirittura fondate da artisti — come Clearwater, fondata nel 1969 da Pete Seeger, convinto ambientalista, e ancora oggi attiva, o Rainforest foundation fund di Sting. Racconta degli eventi di bene cienza, come i concerti No Nukes organizzati dal gruppo di artisti attivisti Musicians united for safe energy (MUSE), capitanati da Jackson Brown.

Leggi anche Eutopia, il nuovo ep dei Massive…

Più vicino ai giorni nostri, la musica si è fatta cassa di risonanza di una certa politica — quella di Al Gore negli anni Novanta, per esempio — o di movimenti in prima linea per

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Semula Yves Jarvis


la salvaguardia del Pianeta. Molti artisti si Store Newsletter Cerca sono uniti agli equipaggi e alle azioni dirette di Sea shepherd, per esempio, o alle manifestazioni dei Fridays for future, partiti dalle proteste di Greta Thunberg. Moby al gala per i quaranta anni di Sea sheperd © Randy Shropshire/Getty Images for Sea Shepherd Conservation Society

Pearl jam, Bonnie Raitt, Billie Eilish, Neil Young e la sua crociata contro Monsanto; ma anche una rinnovata consapevolezza da parte degli artisti che li muove verso la ricerca di un business più consapevole ed ecosostenibile, come la scelta dei Rem o di John Butler di affrontare il business musicale in maniera ecosostenibile. Nel libro, la storia della musica ambientalista è supportata da un’indagine dettagliata dei testi, della genesi, dell’inquadratura storica dei brani che vengono menzionati. Gli stralci di testo delle canzoni con traduzione in italiano aiutano a farsi un’idea di quanto il pop sia stato portavoce delle lotte ambientaliste e a capire come la musica sia lo specchio dell’opinione pubblica e del clima socio politico in mutamento. E a volte, addirittura, lo anticipi.

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Semula Yves Jarvis


20/1/2021

Matteo Ceschi - Note per salvare il pianeta Recensione

Redazione

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Home / Libri / Matteo Ceschi / Note per salvare il pianeta

Matteo Ceschi

prefazione di Ricky Gianco, VoloLibero, 2020, pp.194, euro 16. Saggi | Musica 19/01/2021 di Franco Bergoglio

Esperto di controcultura americana, il saggista, giornalista e fotografo milanese Matteo Ceschi si è già occupato in passato di musica di protesta, ma nel nuovo saggio Note per salvare il pianeta alza l’asticella e il nodo centrale diventa un sottoinsieme speci co della canzone politica, quello che si occupa di ecologia, dello stato di salute del nostro mondo. Il lavoro è originale anche per l’impostazione: l’autore, con modalità di condivisione che ricordano quelle assembleari di matrice sessantottina o della “con-ricerca” di una certa sinistra ormai scomparsa (oppure simili a una jam session musicale, se vogliamo un esempio musicale), ha coinvolto amici e colleghi giornalisti, chiedendo di inviargli delle domande sul tema (sono stato interpellato anch’io e ringrazio l’autore, ma penso che il mio contributo sia stato minimo). Sulla base delle domande ricevute, Ceschi ha costruito un percorso cronologico, che attraversa i decenni e i generi musicali, coinvolgendo artisti che vanno dal jazz al metal. Il futuro della terra è un nodo fondamentale e i musicisti dicono da decenni la loro, portando avanti un’opera di sensibilizzazione unica. L’autore inizia con il ssare un momento scatenante che fa “esplodere” il tema: il termine non è virgolettato a caso, visto che parliamo della bomba atomica e del suo uso nelle fasi nali della Seconda guerra mondiale a Hiroshima e Nagasaki. Risalgono al 1947, a con itto ancora fresco, le prime canzoni che si occupano del pericolo atomico, inaugurando una tradizione che si consoliderà con Pete Seeger per arrivare al primo Bob Dylan. Con l’avanzare degli anni Sessanta lentamente dal discorso antinucleare e paci sta l’attenzione verso l’ambiente si sposta ai temi legati all’inquinamento e qui l’autore ripercorre la nascita di Greenpeace, battezzata musicalmente grazie a un concerto bene co tenutosi il 16 ottobre 1970 al Paci c Coliseum di Vancouver, ospiti Joni Mitchell, James Talylor e Phil Ochs. Tramontata l’idea di rivoluzione, l’ambientalismo divenne il nuovo terreno di battaglia per i sopravvissuti della Woodstock Generation, un movimento che coinvolse sia i giovani che assistevano ai concerti sia gli artisti sui palchi. Mentre molti diventavano militanti delle prime organizzazioni ambientaliste artisti simbolo degli anni Sessanta si fecero coinvolgere da questo nuovo impegno sociale. Un caso eclatante è rappresentato da Country Joe McDonald, che si gettò anima e corpo nella campagna per la protezione delle balene, incidendo canzoni a tema e partecipando a concerti per la raccolta di fondi. Gli artisti reagiscono diversamente a seconda dell’approccio e del genere musicale: alla denuncia veemente di McDonald Ceschi accosta la ricerca condotta insieme a zoologi e altri studiosi e ettuata da Paul Horn e Paul Winter, esperti jazzisti che cercano di comunicare con i cetacei attraverso i propri strumenti a ato. Questi sono solo pochi esempi perché i temi toccati nel libro sono davvero tanti: sempre nel 1970 Joni Mitchell in Big Yellow Taxi canta la cementi cazione, e l’uso di pesticidi sulla frutta che provoca la scomparsa delle api https://www.mescalina.it/libri/recensioni/matteo-ceschi/note-per-salvare-il-pianeta

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20/1/2021

Matteo Ceschi - Note per salvare il pianeta Recensione

con il celebre ritornello: hanno pavimentato il paradiso/e costruito un parcheggio. Nel 1971 esce What’s Going on, il disco fondamentale di Marvin Gaye contenente il brano Mercy Mercy Mercy (The Ecology) con il quale anche la musica nera entra da protagonista nel discorso ambientale; un tema ripreso in maniera potente dai Funkadelic di America Eats Its Young (1972), dove sia la musica, sia la gra ca del visionario artista di Chicago Pedro Bell (una maligna statua della libertà che si mangia i bambini), veicolano un discorso duramente politico, riassunto dal leader George Clinton nelle note di copertina: “l’America divora la sua gioventù. Ma noi, a nostra volta, ci divoriamo l’America, la inquiniamo, abusiamo di lei, la stupriamo…”. Il libro procede ricco di titoli e artisti no al 2020 e agli ultimi risvolti musicali (tra gli altri- Piero Pelù e Pearl Jam) innescati dal movimento Extinction Rebellion ispirato da Greta Thunberg. Impossibile raccontare nel dettaglio un libro che brilla per sincretismo spaziando liberamente tra generi, artisti, paesi di tutto il mondo: per coloro che sono sensibili al rapporto tra musica e ambiente, la lettura del saggio rappresenterà una fonte continua di sorprese.

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21/1/2021

Note ambientaliste

RECENSIONI

Note ambientaliste Matteo Ceschi, Note per salvare il pianeta, prefazione di Ricky Gianco, VoloLibero, 2020, pp.194, euro 16. Esperto di controcultura americana, il saggista, giornalista e fotografo milanese Matteo Ceschi si è già occupato in passato di musica di protesta, ma qui alza l’asticella e il nodo centrale diventa un sottoinsieme specifico della canzone politica, quello che si occupa di ecologia, dello stato di salute del nostro mondo. Il lavoro è originale anche per l’impostazione: l’autore, con modalità di condivisione che ricordano quelle assembleari di matrice sessantottina o della “con-ricerca” di una certa sinistra ormai scomparsa (oppure simili a una jam session musicale se vogliamo un esempio musicale), ha coinvolto amici e colleghi giornalisti chiedendo di inviargli delle domande sul tema (sono stato interpellato anch’io e ringrazio l’autore, ma penso che il mio contributo sia stato minimo). Sulla base delle domande ricevute Ceschi ha costruito un percorso cronologico che attraversa i decenni e i generi musicali, coinvolgendo artisti che vanno dal jazz al metal. Il futuro della terra è un nodo fondamentale e i musicisti dicono da decenni la loro, portando avanti un’opera di sensibilizzazione unica. L’autore inizia con il fissare un momento scatenante che fa “esplodere” il tema: il termine non è virgolettato a caso, visto che parliamo della bomba atomica e del suo uso nelle fasi finali della Seconda guerra mondiale a Hiroshima e Nagasaki. Risalgono al 1947, a conflitto ancora fresco, le prime canzoni che si occupano del pericolo atomico, inaugurando una tradizione che si consoliderà con Pete Seeger per arrivare al primo Bob Dylan. Con l’avanzare degli anni Sessanta lentamente dal discorso antinucleare e pacifista l’attenzione verso l’ambiente si sposta ai temi legati all’inquinamento e qui l’autore ripercorre la nascita di Greenpeace, battezzata musicalmente grazie a un concerto benefico tenutosi il 16 ottobre 1970 al Pacific Coliseum di Vancouver, ospiti Joni Mitchell, James Talylor e Phil Ochs. Tramontata l’idea di rivoluzione, l’ambientalismo divenne il nuovo terreno di battaglia per i sopravvissuti della Woodstock Generation, un movimento che coinvolse sia i giovani che assistevano ai concerti sia gli artisti sui palchi. Mentre molti diventavano militanti delle prime organizzazioni ambientaliste artisti simbolo degli anni Sessanta si fecero coinvolgere da questo nuovo impegno sociale. Un caso eclatante è rappresentato da Country Joe McDonald, che si gettò anima e corpo nella campagna per la protezione delle balene, incidendo canzoni a tema e partecipando a concerti per la raccolta di fondi. Gli artisti reagiscono diversamente a seconda dell’approccio e del genere musicale: alla denuncia veemente di McDonald Ceschi accosta la ricerca condotta insieme a zoologi e altri studiosi effettuata da Paul Horn e Paul Winter, esperti jazzisti che cercano di comunicare con i cetacei attraverso i propri strumenti a fiato. Questi sono solo pochi esempi perché i temi toccati nel libro sono davvero tanti: sempre nel 1970 Joni Mitchell in Big Yellow Taxi canta la cementificazione, e l’uso di pesticidi sulla frutta che provoca la scomparsa delle api con il celebre ritornello: hanno pavimentato il paradiso/e costruito un parcheggio. Nel 1971 esce What’s Going on, il disco fondamentale di Marvin Gaye contenente il brano Mercy Mercy Mercy (The Ecology) con il quale anche la musica nera entra da protagonista nel discorso ambientale; un tema ripreso in maniera potente dai Funkadelic di America Eats Its Young (1972), dove sia la musica, sia la https://magazzinojazz.wordpress.com/2021/01/20/note-ambientaliste/

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Note ambientaliste

grafica del visionario artista di Chicago Pedro Bell (una maligna statua della libertà che si mangia i bambini), veicolano un discorso duramente politico, riassunto dal leader George Clinton nelle note di copertina: “l’America divora la sua gioventù. Ma noi, a nostra volta, ci divoriamo l’America, la inquiniamo, abusiamo di lei, la stupriamo…”. Il libro procede ricco di titoli e artisti fino al 2020 e agli ultimi risvolti musicali (tra gli altri- Piero Pelù e Pearl Jam) innescati dal movimento Extinction Rebellion ispirato da Greta Thunberg. Impossibile raccontare nel dettaglio un libro che brilla per sincretismo spaziando liberamente tra generi, artisti, paesi di tutto il mondo: per coloro che sono sensibili al rapporto tra musica e ambiente la lettura del saggio rappresenterà una fonte continua di sorprese. 20 GENNAIO 2021# 1968, # 1969, # ANNI SESSANTA, # BOB DYLAN, # JAMES TAYLOR, # JAZZ, # JONI MITCHELL, # NOSTALGIA ROCK, # ROCK Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Franco Bergoglio, Chivasso 1973. Qualche anno fa, vedendomi in difficoltà su una nota biografica, l’amico -e poderoso intellettuale ironico-sabaudo- Diego Giachetti mi regalò questo consiglio:“se non sai come qualificarti, di’ a tutti che sei un saggista”. Scrivo dai tempi dell’Università, quando un po’ per necessità, un po’ per romanticismo, lavoravo come operaio nell’indotto Fiat e mi vedevo come un intellettuale organico-metalmeccanico, ma per entrambi mi è mancato il physique du rôle. Da vent’anni mi occupo di musica e cultura. Ho scritto articoli, studi, racconti, i recitativi per E(x)estinzione della Enten Eller Orchestra (Spalsc(h) Records, 2012) e la pièce teatrale Sax Crime.Assassinio al jazz club (2017), regia di Andrea Murchio. Ho partecipato a volumi collettivi (tra i quali Machiavelli teorico della crisi, 2013) e pubblicato Jazz! Appunti e note del secolo breve (Costa & Nolan, 2008) e Sassofoni e pistole. Storia delle relazioni pericolose tra jazz e romanzo poliziesco (Arcana, 2015). Collaboro con il Torino Jazz Festival e l’Università degli Studi di Torino. Sposato con il jazz, segretamente amo il rock. Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com. Non inviare le mie informazioni personali

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12/3/2021

#Libri: Matteo Ceschi, “Note per salvare il pianeta” – The Parallel Vision

THE PARALLEL VISION

#Libri: Matteo Ceschi, “Note per salvare il pianeta”

Libri: Matteo Ceschi, “Note per salvare il pianeta” In “Note per salvare il pianeta“, Matteo Ceschi si è voluto confrontare con 2 tematiche a lui care: la canzone di protesta e i rapporti del mondo della musica con il movimento ambientalista. Nel 2008 sull’argomento aveva già scritto “Green Rock. Musica ed ecologia negli Stati Uniti da Bob Dylan a Bruce Springsteen” per un corso universitario. Per realizzare “Note per salvare il pianeta“, questa volta l’autore ha coinvolto amici, conoscenti e colleghi giornalisti chiedendo di inviargli delle domande sul tema. Così il libro si sviluppa in forma di dialogo a distanza che ripercorre più di 70 anni di relazioni tra musicisti e attivisti nel mondo, dal secondo dopoguerra fino alle più recenti battaglie di Extinction Rebellion. Una storia creata da artisti che, a partire dal 1947, hanno trasformato in musica la loro sensibilità nei confronti dell’ambiente. “Note per salvare il pianeta. Musica e ambiente” sarà in tutte le librerie a partire dal 27 ottobre, con la prefazione di Ricky Gianco. Disponibile anche in e-book.

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12/3/2021

#Libri: Matteo Ceschi, “Note per salvare il pianeta” – The Parallel Vision

L’autore Matteo Ceschi è uno storico, giornalista, saggista e fotografo milanese. Collabora da anni con diverse riviste musicali.

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12/3/2021

#Libri: Matteo Ceschi, “Note per salvare il pianeta” – The Parallel Vision

Ha pubblicato numerosi saggi dedicati alla controcultura statunitense. Membro di “f/50 The International Photography Collective”, Matteo unisce la sua passione per la storia con quella per un’esplicita fotografia documentaristica in rigoroso bianco e nero. Nel 2012 ha pubblicato “Tutti i colori di Obama. L’altra storia delle elezioni americane” (Franco Angeli) e nel 2018 “Un’altra musica. L’America nelle canzoni di protesta” (Mimesis).

Edizioni Volo/Libero Vololibero è una bottega artigiana aperta alle esplorazioni e a voli possibilmente lontano dal consueto, consunto e consumato. Le pubblicazioni di Vololibero affondano le radici nella musica esplorandone gli aspetti sociologici, i contorni culturali e storici. Vololibero ha vinto il Premio M.E.I. all’Editoria Musicale Indipendente Italiana Miglior casa editrice 2013. Per informazioni potete contattare lo 02-35954122 o scrivere a vololibero@vololiberoedizioni.it.

Scheda del libro Matteo Ceschi, “Note per salvare il pianeta. Musica e ambiente“ Edizioni: Volo/Libero Pagine: 194 Euro: 16,00 Codice ISBN: 978-88-32085-16-7 (© The Parallel Vision ⚭ _ Redazione)

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“Note per salvare il pianeta. Musica e ambiente”, incontro pubblico al Circolo Arci di Milano Di redazione - 4 Giugno 2021

Matteo Ceschi

MILANO, 4 giugno 2021- Incontro pubblico molto interessante quello in programma domani, sabato 5 giugno, al Circolo Arci di di via Bellezza a Milano. A partire dalle orte 17.30 Ricky Gianco e Gianni del Savio si confronteranno con Matteo Cesci, autore del libro”Note per salvare il pianeta. Musica e ambiente” (Volo Libero edizioni), su come la musica rock si sia sempre spesa alla causa ambientale. L’autore si è voluto confrontare con due tematiche a lui care: la canzone di protesta e i rapporti del mondo della musica con il movimento ambientalista. Nel 2008 sull’argomento aveva già scritto Green Rock. Musica ed ecologia negli Stati Uniti da Bob Dylan a Bruce Springsteen per un corso universitario. Per realizzare “Note per salvare il pianeta”, questa volta l’autore ha coinvolto amici, conoscenti e colleghi giornalisti chiedendo di inviargli delle domande sul tema. Così il libro si sviluppa in forma di dialogo a distanza che ripercorre più di settant’anni di relazioni tra musicisti e attivisti nel mondo, dal secondo dopoguerra fino alle più recenti battaglie di Extinction Rebellion. Una storia creata da artisti che, a partire dal 1947, hanno trasformato in musica la loro sensibilità nei confronti dell’ambiente.

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Il Rock difende il pianeta ascoltarescrivere ! Giugno 1, 2021

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VOLOLIBERO EDIZIONI E ARCI BELLEZZA PRESENTANO IL ROCK DIFENDE IL PIANETA NOTE PER SALVARE IL PIANETA Musica e Ambiente di Matteo Ceschi se ne parla Sabato 5 giugno 2021 ore 17,30 CIRCOLO ARCI BELLEZZA Via Bellezza 16/a Milano Partecipano: Matteo Ceschi – Autore Ricky Gianco – Musicista e autore della prefazione Gianni Del Savio – Giornalista, saggista, conduttore e autore Radio Popolare/Popolare Network Da sempre i musicisti rock sono stati paladini della causa ambientalista. Con “NOTE PER SALVARE IL PIANETA – Musica e Ambiente” Matteo Ceschi ripercorre la storia di questo rapporto e di come si sia sviluppato negli anni. NOTE PER SALVARE IL PIANETA Musica e ambiente In “Note per salvare il pianeta”, l’autore si è voluto confrontare con due tematiche a lui care: la canzone di protesta e i rapporti del mondo della musica con il movimento ambientalista. Nel 2008 sull’argomento aveva già scritto Green Rock. Musica ed ecologia negli Stati Uniti da Bob Dylan a Bruce Springsteen per un corso universitario. Per realizzare “Note per salvare il pianeta”, questa volta l’autore ha coinvolto amici, conoscenti e colleghi giornalisti chiedendo di inviargli delle domande sul tema. Così il libro si sviluppa in forma di dialogo a distanza che ripercorre più di settant’anni di relazioni tra musicisti e attivisti nel mondo, dal secondo dopoguerra fino alle più recenti battaglie di Extinction Rebellion. Una storia creata da artisti che, a partire dal 1947, hanno trasformato in musica la loro sensibilità nei confronti dell’ambiente. Matteo Ceschi Storico, giornalista, saggista e fotografo milanese. Collabora da anni con diverse riviste musicali. Ha pubblicato numerosi saggi dedicati alla controcultura statunitense. Membro di “f/50 The International Photography Collective”, unisce la sua passione per la storia con quella per un’esplicita fotografia documentaristica in rigoroso bianco e nero. Nel 2012 ha pubblicato Tutti i colori di Obama. L’altra storia delle elezioni americane (Franco Angeli) e nel 2018 Un’altra musica. L’America nelle canzoni di protesta (Mimesis).

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"Note per salvare il pianeta - musica e ambiente" - Posta Indipendente

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“Note per salvare il pianeta – musica e ambiente” "

16/06/2021

# Sara Sattin

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% ambiente, libri, matteo

ceschi, note per salvare il pianeta

E’ stato Sabato 5 Giugno il live di presentazione del libro “Note per salvare il pianeta – musica e ambiente”, dove è il rock a difendere il pianeta. La produzione e distribuzione di “Note per salvare il pianeta – musica e ambiente “ è grazie a Vololibero Edizioni, mentre il live si

Lady Cocca e gli appuntamenti (im)perfetti: Van Gogh e l’intruso ubriaco "

23/04/2021

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C’era un periodo in cui giravamo senza mascherina, non esisteva il coprifuoco, il distanziamento lo applicavamo solo in farmacia e

è tenuto al Circolo Arci-Bellezza in Via Bellezza 16/a, Milano. Al live hanno partecipato: Matteo Ceschi, l’autore del libro, Ricky

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Gianco musicista e autore della prefazione del libro. A Gianni Del

Lady Cocca e gli

Savio, giornalista e conduttore di Radio Popolare conduce l’evento. L’ingresso era riservato ai soci ma l’argomento riguarda tutti noi: salvare il pianeta, perché gli esseri umani lo stanno a poco a poco distruggendo.

Il libro

Appuntamenti (im)perfetti: EP pilota " 30/03/2021

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Da sempre i musicisti rock sono stati paladini della causa ambientalista. Con “Note per salvare il pianeta – musica e ambiente” Matteo Ceschi ripercorre la storia di questo rapporto e di come si sia sviluppato negli anni.  In “Note per salvare il pianeta – musica e ambiente” l’autore si è voluto confrontare con due tematiche a lui care: la canzone di protesta e i rapporti del mondo della musica con il movimento ambientalista. Nel 2008 sull’argomento aveva già scritto Green Rock: Musica ed ecologia negli Stati Uniti da Bob Dylan a Bruce Springsteen per un corso universitario. Per “Note per salvare il pianeta – musica e ambiente” questa volta l’autore ha coinvolto amici, conoscenti e colleghi giornalisti chiedendo di inviargli delle domande sul tema. Così il libro si sviluppa in forma di dialogo a distanza. Questo ripercorre più di settant’anni di relazioni tra musicisti e attivisti nel mondo, dal secondo dopoguerra fino alle più recenti battaglie di Extinction Rebellion. Una storia creata da artisti che, a partire dal 1947, hanno trasformato in musica la loro sensibilità nei confronti dell’ambiente.

L’autore

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Matteo Cheschi è storico, giornalista, saggista e fotografo milanese. Collabora da anni con diverse riviste musicali. Ha pubblicato numerosi saggi dedicati alla controcultura statunitense. Membro di “f/50 The International Photography Collective”, unisce la sua passione per la storia con quella per un’esplicita fotografia documentaristica in rigoroso bianco e nero. Nel 2012 ha pubblicato “Tutti i colori di Obama. L’altra storia delle elezioni americane” (Franco Angeli) e nel 2018 “Un’altra musica. L’America nelle canzoni di protesta” (Mimesis).

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Musica e ambiente - a cura di Gianni Del Savio

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Matteo Ceschi Note per salvare il pianeta [Vololibero , pp. 194] Saggista e fotografo (rigorosamente “bianco e nero”…), Matteo Ceschi, di musica e implicazioni sociali, ne tratta da anni (il più recente: Un’altra musica. L’America nelle canzoni di protesta, Mimesis 2018). Qui si addentra in un’area di enorme portata: un’opera documentata e appassionante, eccellente miscela fra dati di riferimento e considerazioni socio-ambientali, evidenziati dallo schema (auto)domanda-risposta, che rende agile e stimolante la lettura; un puzzle di luoghi, avvenimenti e nomi, anche inaspettati o del tutto ignoti. Tutto prende avvio da quel “fungo atomico” del ’45, la cui impressionante foto appare all’inizio del primo blocco saggisticonarrativo. 1947-1969. Dall’incubo della bomba alla battaglia per le acque e le foreste. 1970-1979. Greenpeace, balene, inquinamento globale, reattori nucleari impazziti, punk e… Tanto soul-funk. 1980-2020. Metal, punk, rock e pop spingono la protesta oltre i disastri di Bhopal, Chernobyl e Fukushima… Verso un ambientalismo globale e ricco di note. Questi i tre “blocchi” in cui è suddiviso il libro, dopo la prefazione di Ricky Gianco che, tra l’altro, trattò il tema ambientalista in Il fiume Po (Arcimboldo, ‘78). Prendete un mappamondo, fatelo ruotare e puntate il dito a caso su un luogo, un’area… Difficile trovare un Paese del quale Ceschi non abbia segnalato/trattato un riferimento discografico, o comunque rappresentativo dell’argomento, a volte riportando parte dei testi, in originale e con traduzione. Linguaggio dialogativo e appassionato, di grande spessore informativo, il saggio cita come primo esempio accusatorio in argomento una canzone del ’47: La bombe atomique, di Blond Blond. Accenna anche a Old Man Atom (’45) di Vern Partlow, risalente a qualche mese prima dello sgancio delle bombe. Di fatto, segnalo che la soundtrack del documentario The Atomic Café (’82), tra gli altri propone When the Atom Bomb Fell (’45) di Karl & Harty, Atom and Evil (’46) del Golden Gate Quartet, Atomic Power (’46) dei Buchanan Brothers. Dunque. 140 pagine di forte, appassionante peso specifico: una miniera di riferimenti critico-storici che riserva anche varie, brillanti sorprese, e che avrebbe meritato un “indice dei nomi”. Se a partire dal ’45 il nucleare si fa mortale, ripetuta minaccia - Three Mile Island (’79), Cernobyl (’86) e Fukushima (’11) -, grande spazio trovano pure gli attacchi all’ambiente in vario modo - tra cui Seveso ’76 e Bhopal, India ’84 -, inquinamento atmosferico, dei mari e dei fiumi, invasione della plastica, pesticidi, deforestazione e... Il tema ambientale è trattato in tutti suoi aspetti e implicazioni, con informativa sui luoghi, avvenimenti, interventi. Il testo, le cui ultime pagine - che “rimbalzano” su Greta Thunberg -, sono per Michael Stipe, Pearl Jam, Piero Pelù, Jackson Browne, Billie Eilish, tocca quindi i più disparati generi musicali. La soundtrack che accompagna il viaggio, va dal blues al folk, al pop, dal soul al rock, in tutte le sue forme, compresi punk e metal. Per citare nomi noti, a tracciarne la “colonna sonora” troviamo (n.b. cito in ordine sparso): Pete Seeger, Bob Dylan, Fugs, Gil Scott-Heron, Spirit, Jefferson Airplane, Grateful Dead, Phil Ochs, Joni Mitchell, James Taylor, Country Joe McDonald, David Crosby, Graham Nash, Neil Young, Fred Neil, Marvin Gaye, Randy Newman, Bruce Springsteen, Sepultura, Megadeath, Depeche Mode, Milton Nascimento, Dead Kennedys, MC5, Jethro Tull, David Bowie, Moby, Paul Simon, Funkadelic. Tra gli italiani, Virgilio Savona (si, lui del Quartetto Cetra), i Giganti, Franco Battiato, Antonello Venditti, Ricky Gianco. Non poche le “inattese presenze”, con dettagli e foto di copertine, come quelle dei Canned Heat (eccellenti righe su Future Blues) e Moody Blues (A Question of Balance). Accurato, appassionato e appassionante, stimolo per ulteriori approfondimenti, letture e ascolti.


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