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proprietà letteraria e artistica riservata AdArte srl via Manara 6, 10133 Torino, tel 011 19715289 www.adartepublishing.com Progetto grafico e impaginazione: Claudio Centimeri I diritti di riproduzione e traduzione sono riservati Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti e dell’editore. printed in italy ISBN 978-88-89082-00-0 In copertina: Lo stereogramma n.5 tratto dalla pubblicazione originale Egypt Through The Stereoscope.

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INDICE 7 9 10 1.0 1.1 1.2 12 2.0 2.1 2.2 15 3.0 126 4.0

Prefazione Introduzione Stereoscopicamente parlando Nella terza dimensione, con gli occhi e con il cuore Due fratelli, una passione: la stereoscopia Archeologicamente parlando James Breasted, il pioniere dell’Egittologia made in Usa Archeologia in 3-D Stereogrammi faraonici Indice dei nomi e dei luoghi 5

„„Un’illustrazione dello stereoscopio Brewster, dal nome del suo inventore David Brewster. Fu costruito nel 1848.

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PREFAZIONE Egitto d’antan: un viaggio nello spazio e nel tempo Al principio del Novecento l’Europa si godeva l’ultima stagione della Belle Époque, in un equilibrio mantenuto dalle due grandi potenze coloniali, la Francia e la Gran Bretagna, che particolarmente in Egitto cercavano una loro intesa. Lo studio dell’antica civiltà dei faraoni aveva contribuito una copertura a questo rapporto d’interessi, all’interno dei quali si inserivano altre comunità come quella italiana, ma non solo. James Henry Breasted, figlio di un Pastore protestante, fu il primo, e tra i maggiori, egittologo americano, che riuscì a mettere al servizio della ricerca archeologica una potenza economica come quella che eran divenuti gli Stati Uniti d’America. Con sede a Chicago, fondò un celebre Istituto Orientale, destinato a operare non solo in Egitto, ma anche in altri Paesi del Vicino Oriente, la Mezzaluna fertile per usare un fortunato termine coniato da Breasted. L’Istituto è tuttora attivo e ammirato per la qualità delle pubblicazioni che produce, e dispone in Egitto, a Luxor, di uno straordinario centro operativo, dotato di ogni mezzo, da una biblioteca specialistica fornitissima ad alloggi e laboratori perfettamente attrezzati e confortevoli, in mezzo a un rigoglioso giardino che si affacciava inizialmente sulla sponda del Nilo. Nessun dubbio che Breasted si movesse a suo agio su e giù per il fiume, nel lungo tratto coperto dal dominio britannico e che sapesse comunicare le sue esperienze con un’abile opera di divulgazione. Frutto di questo interesse fu la pubblicazione di cui si presenta qui una versione adattata a un pubblico più giovane di un secolo e in Italia. Essa era rivolta in origine alle persone colte in America, eventualmente sostenitrici delle imprese archeologiche di Breasted, per offrire uno spunto di viaggio mediante il più moderno ritrovato della fotografia, la stereoscopia. Il lettore era guidato, con facili cenni introduttivi, alla scoperta dei principali monumenti e siti archeologici da Alessandria a Khartum (nella selezione presente, dal Cairo a Wadi Halfa). Certo non si tratta di un Baedecker, bensì di un espediente per stuzzicare la curiosità illustrando, con vedute mirate a dare l’impressione di entrare nei luoghi stessi, i paesaggi di un Egitto d’antan, sempre più rari in un mondo che cambia vertiginosamente, ma che riflettono le sensazioni di altri viaggiatori e archeologi di quegli anni. È un mezzo, per il lettore moderno, di effettuare un viaggio non solo nello spazio, ma anche nel tempo. Naturalmente mancano i riferimenti a scoperte che dovevano ancora avvenire, quali le tombe intatte di faraoni, prima tra tutte quella di Tutankhamen, o la

presa di coscienza del periodo di Amarna; quantunque vi sia uno spiccato interesse per quanto concerne la Bibbia, un argomento sensibile per i lettori americani. Benché sia dedicata attenzione anche ad architetture musulmane, palazzi e moschee che sono il vanto del Cairo, sono le rovine dei grandi siti archeologici dell’Egitto a esser riprese dagli occhi fotografici. L’archeologia della Nubia e del Sudan allora era appena agli inizi, ma già su di essa incombeva un pregiudizio razzista, sicché se ne ha una descrizione minima. Questo quaderno di appunti bene illustra la curiosità di Breasted nei limiti del suo tempo, quale traspare da una delle sue opere più impegnative, la «Storia dell’Egitto», costruita su uno spoglio scrupoloso di fonti, ma egualmente soggetta a una visione chiusa in se stessa e in una certa misura deterministica. Espungendo talune valutazioni eccessivamente «datate», resta nelle immagini qui riproposte una testimonianza documentaria radunata da un occhio esperto, e di un personaggio di primo piano che merita di esser conosciuto e apprezzato anche da un pubblico italiano. L’Egitto di Breasted non è quello del Metropolitan Museum di New York, che stava componendo le sue splendide collezioni con larghezza di mezzi attraverso scavi condotti in quegli stessi anni, così come la sua figura non assomiglia a quelle di studiosi europei suoi contemporanei, pur non essendo loro inferiore per valore. Breasted fu anche l’editore, in una veste sontuosa, del trattato di chirurgia pervenuto nel papiro Edwin Smith, ora conservato presso la Società di Medicina di New York. Nel panorama della riscoperta del mondo antico si deve quindi mettere in risalto una personalità complementare a quelle tradizionali della cultura occidentale, seppure nettamente distinta nella sua individualità, che mirò a coniugare il rigore degli studi con il coinvolgimento di gente comune in una società, oltre oceano, tutt’altro che estranea alle novità che provenivano dall’Oriente e soprattutto dalla Terra Santa. Semmai nel laborioso impegno di Breasted si avverte l’esigenza molto americana dell’esplorazione di una nuova frontiera, con un ritorno ai Paesi che furono la culla della civiltà mediterranea e occidentale e che negli ultimi anni patiscono un terribile risveglio di barbarie. È anche merito di questo taccuino di viaggio di farci dimenticare il presente per rapirci ancora una volta in un sogno americano.

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Alessandro Roccati

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«Abbiamo lasciato il cimitero e la cittadella alla nostra sinistra, a destra è il quartiere settentrionale della città, dietro di noi il Deserto Orientale, mentre davanti vediamo la parte meridionale della città. Ma se guardiamo a sud-ovest la vista sembra sempre uguale: una moltitudine di cupole e minareti, distribuiti a casaccio, come se un cappello enorme li avesse rovesciati dal cielo, coprendo ogni centimetro di sabbia del deserto»

IL CAIRO E IL SUO MUSEO L’attuale sede del Museo Egizio del Cairo fu inaugurata il 15 novembre 1902 con una iniziale collezione di 50mila pezzi (oggi sono circa 150mila); il progetto, scelto tra più di settanta, fu quello dell’architetto francese Marcel Dourgnon: fu il primo caso al mondo di edificio costruito espressamente per essere un museo, una struttura concepita interamente in cemento armato dall’impresa edile italiana Garozzo e Zaffrani. Le collezioni poi esposte in questa sede avevano precedentemente avuto collocazione, a partire dal 1863, a Bulaq (nome che deriva dal francese «beau lac», con riferimento alla zona inondata durante le piene), quindi a Giza. Nel giardino del complesso fu trasferito da Giza anche il mausoleo del celebre egittologo Auguste Mariette (1821-1881): tra i suoi numerosi meriti spiccano l’interesse per la tutela dei monumenti egizi, l’aver costituito il Service des Antiquités nel 1858 con lo scopo di promuovere gli scavi archeologici e disciplinare l’esportazione dei reperti dall’Egitto, facendo al contempo cessare i saccheggi indiscriminati dei siti archeologici, e l’aver fondato il primo Museo Egizio. „„Il Cairo, in una fotografia del 1870.

„„Lo stereogramma parallelo originale n.4.

IL CAIRO

CURIOSITÀ

Il Cairo è la capitale dell’Egitto ed è stata fondata sul Nilo. Il suo nome ufficiale è al-Qāhira, e significa «La soggiogatrice» (nome arabo del pianeta Marte), ma nella lingua locale è chiamata per lo più Masr, che serve anche a designare il Paese intero. Poco a sud si trovano le rovine di Menfi, prima capitale della regione, fondata intorno al 3100 a.C. Il quartiere più antico, che risale al dominio bizantino, era fortificato e circondato da un fossato (onde il nome di Fustat). La città islamica, anch’essa avvolta da mura imponenti, si spandeva oltre i giardini dell’Ezbekiya, dove si arrestava l’inondazione durante le piene annuali del Nilo, e conserva tuttora uno straordinario insieme monumentale di palazzi e moschee. In seguito alla costruzione di dighe (e tra esse l’ultima, ad Assuan, ha definitivamente bloccato l’inondazione, permettendo una erogazione idrica continua su tutto l’anno) sono state urbanizzate le due sponde del Nilo, e la città coloniale europea occupò la riva orientale, in particolare il quartiere di Bulaq. Attualmente Il Cairo è divenuta una megalopoli, con varie città satelliti che si estendono nei deserti adiacenti, arrivando fino alle piramidi.

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LA NAVE DEL DESERTO Una «nave del deserto» transita nei pressi di alcune tombe, all’esterno delle mura est del Cairo.

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«Siamo rivolti a sud-ovest, il fiume è alla nostra destra. Il Cairo si trova a 335 miglia di distanza, nella stessa direzione, e Tebe si trova a poco meno di 100 miglia sulla nostra sinistra. Ora, se avete bene in mente dove ci troviamo, vi facciamo una domanda: perché questo tempio sarebbe stato costruito qui, sperduto nel deserto? Ci troviamo, come Giza, al confine col deserto, ma c’era un’antichissima città dietro di noi. Se non avesse avuto un’importanza strategica nella vita del Paese, non ci sarebbe stato motivo di erigere un tempio come questo»

LA PORTA DELL’ALDILÀ

CURIOSITÀ

Abido era considerata dai faraoni la città più sacra dell’Egitto. Nell’antichità si pensava che la porta dell’Aldilà si trovasse nei paraggi, a ovest, nelle colline desertiche. Fu così che molti faraoni si fecero erigere qui monumenti sepolcrali, creando un luogo magico e particolare.

„„La facciata del tempio, in una stampa del 1897. „„La mummia di Sethi I, in una fotografia di G. Elliot Smith del 1912.

„„Lo stereogramma parallelo originale n.43 (fronte).

SETHI I E IL LUOGO SACRO Sethi I (1306-1290 a.C.) fu il secondo sovrano della XIX Dinastia, una stirpe di militari; prima di salire al trono gli era già stata affidata da suo padre Ramesse I la carica di comandante in capo dell’esercito, ed era stato associato al trono, per evitare problemi nella successione; durante il suo regno si dedicò molto alla politica estera nel vicino oriente. Il sito di Abido era considerato il luogo sacro di sepoltura di Osiride, e vi sorgeva una città; era molto prestigioso per i cittadini egiziani farvisi seppellire, oppure raggiungere il luogo con un pellegrinaggio e lasciare nel tempio del dio stele con preghiere e richieste; Osiride era considerato il re del regno dei morti, destinato a risorgere, e farsi seppellire in questa località significava essere partecipi della sua resurrezione.

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IL GRANDE COLONNATO DI SETHI Le colonne del grande tempio di Sethi I, Abido.

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«E ora siamo di nuovo giù! Vedete il pilone sul quale siamo appena stati? È alla destra dell’obelisco, di cui abbiamo parlato spesso. Il pilone ha perso gran parte delle sue decorazioni. L’altro pilone, a sinistra, si è conservato meglio. Questa coppia di torri solitamente delimitava l’ingresso del tempio egizio»

„„Lo stereogramma parallelo originale n.49 (fronte/retro).

I NOMI DEI FARAONI Ciascun faraone aveva una complessa titolatura, cioè un nome, composto fin da cinque differenti elementi, gli ultimi due dei quali erano inscritti dentro a un cartiglio, una sorta di corda magica di protezione di forma ovale: i primi tre elementi erano appellativi che si riferivano al re in qualità di manifestazione di una divinità; il primo dei due cartigli contiene invece il nome che il sovrano sceglieva al momento dell’incoronazione (che ad esempio per Ramesse II era Usermaatra Setepenra), mentre il secondo cartiglio conteneva il nome di nascita della persona (Ramesse). Spesso si indicavano i faraoni solamente con (uno de)gli ultimi due nomi, cioè quelli contenuti nei cartigli, la cui forma greca ci è stata trasmessa dallo storico, vissuto nel III secolo a.C.

„„Ramesse II, in una foto di Nina Aldin Thune. La statua si trova al British Museum di Londra.

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CURIOSITÀ

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KARNAK E IL SUO TEMPIO Il gigantesco tempio di Amon a Karnak, Tebe.

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«Grazie all’efficienza degli addetti, l’enorme quantità di spazzatura presente nella strada è stata spostata oltre l’obelisco, a destra. L’obelisco, con un egiziano vestito di bianco che cerca invano di decifrare la lingua dei suoi avi, fu fatto erigere da Sethi II, alla fine della XIX Dinastia. Fu invece Ramesse II a predisporre lo splendido viale di arieti sacri, chiamati anche sfingi criocefale»

LA FAVISSA DI KARNAK Tra il 1903 e il 1905 l’archeologo Georges Legrain scoprì sotto un cortile tra il terzo e il quarto pilone una favissa, cioè un nascondiglio in cui i sacerdoti avevano riposto un incredibile insieme: furono estratte 16mila statuette in bronzo, 700 grandi statue di pietra e numerosi altri oggetti. Il lavoro fu però interrotto a causa di infiltrazioni d’acqua che lo rendevano pericoloso, e a tutt’oggi la fossa non è ancora stata completamente svuotata: purtroppo andò perduta la documentazione dello scavo e dei ritrovamenti prodotta dall’archeologo. In seguito al clamore suscitato dalla notizia di queste scoperte, furono compiuti diversi furti, anche se il materiale rinvenuto era stato rinchiuso in magazzini per proteggerlo e poi spedito al Museo del Cairo; pezzi di questo insieme si trovano oggi sparsi nei musei di tutto il mondo. Ci si è domandati perché questi oggetti siano stati nascosti: forse per proteggerli in tempo di guerra, oppure in previsione di lavori di restauro? Il fatto avvenne probabilmente verso il I secolo a. C., dato che i reperti datano dall’Antico Regno all’epoca tolemaica: sacerdoti, re, funzionari civili e militari donarono al tempio statue che raffiguravano la loro effigie. L’insieme costituisce una miniera di preziosissime informazioni sulla statuaria egiziana di tutte le epoche, sugli stili e sui periodi di alterna fortuna che il santuario attraversò; le iscrizioni sono Una delle statue rinvenute fonte di precise informazioni storiche. nella favissa.

LA VIA DELLE SFINGI

CURIOSITÀ

Il viale d’accesso raffigurato nello stereogramma conduceva dal fiume Nilo all’ingresso occidentale del tempio costituito dal primo pilone, fatto costruire da Nectanebo I e rimasto incompleto; questi fu l’ultimo faraone a compiere importanti interventi nel tempio. La barca divina, arrivando al santuario proveniente dal Nilo in occasione delle feste religiose, percorreva un canale derivato dal fiume e attraccava presso un molo antistante questo accesso. Su ciascuno dei due lati del viale sono venti sfingi criocefale, cioè a testa di ariete dalle corna ricurve, che era, insieme all’oca, l’animale sacro al dio Amon; furono fatte scolpire forse da Tutankhamon o più probabilmente da Ramesse II. La sfinge era una raffigurazione di carattere divino, che spesso trovava collocazione davanti agli edifici sacri a custodia delle porte di accesso. Secondo la teologia tebana, Amon era nato dall’unione di Thot con la dea Maat; al principio era un dio guerriero, protettore del sovrano; la sua importanza crebbe molto a partire dalla XVIII Dinastia. Il clero tebano lo associò nel Medio Regno al dio Ra, nella forma sincretistica di Amon-Ra, accentuandone il carattere di divinità solare; il dio era raffigurato coronato con due alte piume e col braccio sollevato sostenente il flagello, simbolo di potere: era in questa forma il re di tutti gli dei, sorgente della regalità e della potenza guerriera del faraone.

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LE COLONNE VERSO IL GRANDE ATRIO Il famoso colonnato del grande atrio ipostilo nel tempio di Karnak, Tebe.

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«Non sembra che questo dipinto sia stato fatto ieri? Eppure risale a 3500 anni fa. Ci troviamo vicino a uno dei quattro lati della camera quadrata, sorretta da quattro grossi pilastri, due dei quali rimangono alla nostra destra. La tomba è scavata nella roccia, come quelle di Beni Hasan e Asiut. Aveva la stessa funzione delle mastabe, delle camere mortuarie delle piramidi e di tutte le altre camere scavate nella roccia»

LA TOMBA DI SENNEFER La sepoltura si trova sulla riva occidentale del Nilo, nella cosiddetta Valle dei Nobili, sulla collina della necropoli di Sheikh Abd el-Gurna; il proprietario fu sindaco di Tebe ed ebbe il titolo di Ispettore dei giardini e dei granai di Amon sotto il regno di Amenhotep II (1427-1401 a.C.). La tomba è nota dal 1826, ma un graffito su una parete testimonia che era già stata riaperta in epoca greco-romana; la struttura su due livelli è costituita da un cortile rettangolare all’aperto, un’anticamera e un corridoio di accesso a una camera di culto con quattro pilastri, e da una anticamera e una camera sepolcrale sotterranee accessibili attraverso un pozzo. La tomba era decorata con un ricco repertorio di splendide pitture, che nell’anticamera e nel corridoio del livello superiore erano essenzialmente riferite alla posizione sociale che il personaggio aveva nella comunità in cui viveva e alla devozione verso le divinità e il faraone, al quale presenta una serie di doni: testi geroglifici erano riferiti alle differenti scene. Vi è una meravigliosa raffigurazione dei giardini di Amon (foto a destra), di cui Sennefer era sovrintendente, con viali alberati e zone ombreggiate, sentieri, aiuole di fiori e bacini d’acqua. Parallelamente sull’altro lato sono raffigurati i granai del dio, con cataste piramidali di cereali, altro ufficio in cui il proprietario della tomba era occupato, accanto a scene

di agricoltura, caccia e pesca, e il banchetto funebre in onore del defunto. Nella camera a pilastri del livello superiore erano rappresentati il pellegrinaggio rituale di Sennefer alla città sacra di Abido, oltre a numerose scene di offerta nei confronti dei defunti; il soffitto era decorato con un accostamento di vivaci motivi geometrici di vari colori. Gli ambienti del livello inferiore erano invece destinati a ospitare la sepoltura dei corpi, con i loro sarcofagi e i corredi funerari, e non erano più accessibili dopo i funerali: l’anticamera era completamente decorata con scene e testi di offerta ai proprietari; la camera sepolcrale presenta invece raffigurazioni relative alla processione funebre e i defunti in atto di rivolgere offerte agli dei, insieme a testi tratti dal capitolo 151 del Libro dei Morti. Sui pilastri di questo ambiente, visibili nell’immagine, sono raffigurati Sennefer e sua moglie Merit, in atto di offrire vari doni e oggetti rituali: da un lato una cesta contenente un collare d’oro, sul pilastro accanto un tessuto in lino e un fiore di loto; è celebre la raffigurazione sul soffitto sia dell’anticamera sia della camera funeraria di una vigna con grossi grappoli d’uva, e per questa ragione la tomba è anche nota come Tomba delle Vigne. Il defunto appare raffigurato molte volte nelle decorazioni, sempre accompagnato dal suo nome; scrivere il nome di una persona significava per gli antichi Egizi continuare a farlo sopravvivere in eterno. Nella tomba non sono stati trovati reperti, ed è anche possibile che il proprietario non fosse stato qui seppellito; alcuni oggetti recanti il suo nome provengono dalla tomba KV42 della Valle dei Re, destinata alla moglie di Thutmosi III e all’epoca vuota, ove è possibile che il faraone gli abbia concesso l’onore di essere sepolto. Solo la parte sotterranea delle sepoltura è oggi visitabile dal pubblico; il piano superiore è in precarie condizioni di conservazione e le pitture sono qui state protette con lastre di vetro.

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UNA PERLA INCASTONATA NELLE ROCCE Sepolto per secoli, il magnifico tempio della regina Hatshepsut, Deir el-Bahari, Tebe.

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«Abbiamo già osservato la pianura in precedenza, ma da un punto più a sud, dove si vedevano i colossi e il Ramesseo. Ora sono fuori dal nostro campo visivo, sulla destra. Guardiamo verso sud-est. La linea bianca è il fiume dietro al quale si vedono le case di Luxor»

HATSHEPSUT E SENENMUT Hatshepsut aveva sposato il fratellastro Thutmosi II, che morì dopo quattordici anni di regno lasciando il figlio avuto da una concubina, Thutmosi III, troppo giovane per regnare; per questo la madre dapprima esercitò la reggenza, poi si fece incoronare re tenendo il potere per vent’anni; quando finalmente Thutmosi III riuscì a impossessarsi del suo legittimo trono, si adoperò per cancellare la presenza di colei che aveva usurpato il potere, compiendo una vera azione di damnatio memoriae. La tomba della regina Hatshepsut si trova nella Valle dei Re. Uno dei più fidati collaboratori di Hatshepsut fu il suo colto portavoce Senenmut, sovrintendente alla costruzione del tempio di Deir el-Bahari, nei cui rilievi si fece raffigurare diverse volte; egli fu inoltre il precettore (e presumibilmente il padre) della unica figlia di Hatshepsut, la principessa Neferure. Cadde in disgrazia improvvisamente prima della fine del regno della regina, forse dopo la morte della principessa. Ci sono giunte ben venticinque statue raffiguranti questo interessante personaggio.

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„„Statua di Senenmut con la figlia di Hatshepsut, conservata al Museo Egizio di Berlino.

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LA VALLE VERSO IL SAHARA La valle delle tombe regali a Tebe, dove furono sepolti i grandi sovrani d’Egitto.

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«Come è diversa questa tomba da quelle che abbiamo visto in precedenza! Questa galleria non è una cappella funeraria, né lo è alcuno degli ambienti a cui conduce. Le tombe rupestri sinora incontrate erano tutte cappelle nelle quali il defunto viveva, ricevendo offerte di cibo, bevande e abiti. Il tempio funerario del re Sethi I non è qui, lo incontreremo più avanti, nella pianura occidentale, nella zona del Ramesseo e dei colossi che delimitavano il tempio funerario di Amenhotep III. Tutti questi edifici della pianura occidentale erano i templi funerari per il culto dei sovrani defunti; questo scavo nella montagna è semplicemente la camera sepolcrale per il corpo mummificato, con il corridoio che a essa conduce dall’accesso sulla collina»

IL CULTO FUNERARIO

CURIOSITÀ

Gli antichi Egizi credevano, secondo la loro religione, che dopo la morte fisica cominciasse per il defunto una seconda vita, che era eterna, per la quale fosse necessario preservare anche il corpo: a questo scopo fu elaborata la tecnica di mummificazione, che prevedeva di privarlo di alcuni degli organi interni per una miglior conservazione, e di disidratarlo, trattandolo quindi con unguenti profumati e avvolgendolo in bende di lino. Sotto tali bende potevano essere deposti amuleti che proteggessero il corpo durante il viaggio nell’Aldilà, e gioielli, ancora utili durante la vita dopo la morte. Le tombe erano arredate con mobili, attrezzi, oggetti di uso quotidiano, abiti, provviste di cibo, considerati necessari per l’eternità: più alto era il rango del personaggio sepolto, maggiore era il numero dei monili e degli oggetti, più prezioso il materiale di esecuzione e più raffinata la loro fattura. „„Una mummia egizia conservata al British Museum di Londra (foto di Klafubra).

LE PORTE DELL’ALDILÀ L’ingresso delle strutture tombali era generalmente scavato nella roccia, ove una rampa a gradini dava accesso a uno o più corridoi; a un livello inferiore vi era la camera funeraria, che nelle tombe più antiche aveva la forma ovale di un cartiglio, sovente dotata di pilastri. Nelle prime tombe solo le camere principali erano decorate con testi religiosi dipinti sulle pareti, di solito il Libro dell’Amduat, che descrive l’Aldilà; i testi erano accompagnati da raffigurazioni del sovrano e degli dei e da scene di offerta. Col tempo aumentò il numero degli ambienti, che si ingrandirono, e presto le pareti furono decorate a bassorilievo, cominciando a raffigurare il Libro delle Porte, suddividendone il testo tra varie camere. Progressivamente si aggiunsero vani secondari, spesso a pilastri, la camera funeraria cominciò a presentare un soffitto a volta e si moltiplicarono i testi funerari scolpiti sulle pareti; i soffitti erano solitamente decorati con raffigurazioni a carattere astronomico; gli accessi alle sepolture assunsero col tempo un aspetto monumentale. Si aggiunsero anche due camere dietro quella del sarcofago per ospitare le statuette ushabti, cioè i servitori addetti ai lavori agricoli che dovevano procurare il sostentamento del re per l’eternità.

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„„Una statuetta ushabti in ebano, datata tra il 1388 e il 1348 a.C., conservata al Walters Art Museum di Baltimora (Usa).

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SETHI I E IL SUO TEMPIO Guardando verso nord, rivolti al tempio funerario di Sethi I, Tebe.

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«Abbiamo raggiunto la tappa finale del nostro viaggio lungo il fiume. Da qui il Nilo si snoda per mille miglia prima di raggiungere Alessandria, sul mare. Ora proseguiremo in treno. Il nostro sguardo è rivolto a ovest, nei pressi di un picco di roccia noto come Abusir. La foto è stata scattata a marzo, e il livello dell’acqua non è molto alto. Nei periodi di piena, l’acqua del Nilo che si infrange su queste rocce regala uno spettacolo unico»

IL NILO HA FATTO IL SUO CORSO

CURIOSITÀ

Lungo circa 6680 chilometri, il maestoso fiume che attraversa l’Egitto si genera dalla confluenza a Khartum del Nilo Azzurro, che nasce sugli altopiani etiopici, con il Nilo Bianco, che defluisce dal lago Vittoria, nell’Africa centrale, al confine tra Tanzania, Uganda e Kenya: diversi affluenti confluiscono nei due rami principali. Le sue sorgenti furono ricercate da numerosi esploratori nel corso dei secoli, ma furono individuate solo alla fine dell’Ottocento dall’austriaco Oskar Baumann. L’origine del corso d’acqua è da riconoscere nel fiume Ruvironza-Luvuvu che è il ramo sorgentifero del Kagera, il principale emissario del lago Vittoria. I diversi tratti del fiume hanno nomi differenti: Nilo Vittoria, quindi Bahr el-Gebel (Nilo delle Montagne), per poi chiamarsi semplicemente Nilo dopo Khartum. Il fiume sfocia nel Mediterraneo con una vasta foce a delta, dividendosi in due rami principali e numerosi secondari. Il regime delle piene è generato dalle piogge stagionali delle regioni subtropicali.

„„Lo stereogramma parallelo originale n.98 (fronte/retro). „„Il Nilo in prossimità di Giza, in un’illustrazione del 1874.

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PRONTI A SALPARE, PRONTI A TORNARE Un battello a vapore pronto a lasciare Khartum.

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"Viaggio in 3-D nell'Antico Egitto" di Claudio Centimeri e Olimpia Soleri  

Un'estratto del volume edito da AdArte sull'Antico Egitto. Il libro allega occhiali 3-D per la visione tridimensionale delle immagini. Un v...

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