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LA STAMPA SABATO 29 GIUGNO 2013

perché vi sorprende a letto insieme, spingendoti finalmente in un fitto intreccio di prove da superare e incontri insoliti. Noi lettori, quasi annebbiati da una trama che diventa sempre più rocambolesca, spesso ironica, e che dura circa cinquecento pagine, non ci stacchiamo mai da Harold, il protagonista, perché suo è lo sguardo, ma la Homes lo costruisce così come lo smaschera, manovrandolo per guidarci senza preavviso nell’interrogativo su chi sia il detentore della colpa, perché se credi per tutta la vita di essere tu quello a posto e gli altri no, quando infine tuo fratello diventa cattivo sul serio, a quel punto, a te cosa resta? Sei scampato al pericolo, sospetti che lui ti abbia risparmiato solo per narcisismo, per non dover uccidere una parte di sé, quel tuo somigliare a lui come una goccia d’acqua.

GABRIELE FERRARIS

Guido Catalano «Piuttosto che morire m’ammazzo» Miraggi pp. 160, € 14

MARTA PASTORINO

Lontano e vicino ENZO BIANCHI

Catalano: è salvo chi di notte va a capo con la vita Una voce pop torinese che fa l’alba declamando versi per qualche birra gratis

dei poeti, bensì nei locali della notte, oltreché nei circoli culturali, nei bar malfamati e in qualsiasi altro luogo dove gli garantiscano un onesto compenso e qualche birra gratis. Porta in giro le poesie come un musicista porta in giro la musica, e ogni tanto si fa accompagnare da un paio di musicisti suoi complici, Federico Sirianni e Matteo Negrin, con i quali è pure titolare di un «varietà live» che si intitola «Il Grande Fresco». A suo dire, le performance divertono Un’ironia molto seria, a volte e commuomalinconica, un sicuro vono le folle, specialmenantidoto contro la depressione te le ragazze. assai ispirata e quegli occhiali Io posso testimoniare che dispessi e quel fisico non longili- vertono e commuovono le folneo e non troppo esteso in al- le, quanto alle ragazze lascio a tezza, che lo fanno assomiglia- Guido Catalano la responsabire a un Allen Ginsberg assai lità di tale affermazione. Chi compresso. non vuole uscire la notte per Ad ogni modo, Guido Cata- andare nei posti della notte ad lano può essere tecnicamente ascoltare Catalano che declaconsiderato un poeta perché ma le sue poesie, ma non è abscrive storie e pensieri con bastanza convinto da investimolti a capi; sebbene egli stes- re 14 euro per acquistare il liso ammetta che questo non è bro, può ricorrere a Facebook: un argomento dirimente. Ed è sulla sua pagina Catalano pubun poeta pop perché le poesie blica poesie con ritmo indiavonon le declama nei convegni lato, raccogliendo un sacco di

Sotto, Guido Catalano: lunedì presenta il varietà «Il Grande Fresco» con Federico Sirianni e Matteo Negrin, al Cortile della Farmacia (via Giolitti 36, Torino), per il cartellone estivo del Circolo dei Lettori

«mi piace» e di commenti entusiastici (soprattutto di ragazze, devo ammetterlo). Ad ogni modo: Guido Catalano è un quarantunenne torinese con gli occhiali e la barba e un fisico non statuario che ha pubblicato sei raccolte di poesie che è un peccato non aver letto. Ecco perché mi sono messo in questo ginepraio di recensire l’ultima: perché è un peccato non aver letto le poesie di Catalano, e quindi vorrei che le leggeste. Di questi tempi scarseggiano le occasioni per sorridere e per pensare. E le poesie di Catalano fanno sorridere e pensare. Beh, a volte fanno proprio ridere. Però di un’ironia molto seria, a volte malinconica. Un po’ com’è la vita. Qualcuno l’ha definito «poeta demenziale», forse perché una volta ha partecipato a un disco di Freak Antoni. A me non pare per niente demenziale. Stralunato, sì. Surreale, certo. Irriverente, spesso e volentieri. Però vero. Voglio dire: Catalano, come tutti i veri poeti, scrive di vita, sentimenti, passioni. Non è colpa sua se ne vengono fuori poesie che possono anche far ridere. E’ colpa della

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A un anno dal delitto, quando di tuo fratello sono rimasti solo i figli, è con loro che avviene la pacificazione. Durante un viaggio in Sudafrica, a una festa rituale per il bar mitzvah di tuo nipote, uno sciamano prepara una bevanda guaritrice. In quel tè, sciogli l’involucro della protezione, deponi la maschera, quella costruita sapientemente per non avere paura, per non sentire dolore. Il compimento del viaggio dell’eroe è sempre il ritorno a casa, la gratitudine per avercela fatta, nonostante tutto, e la richiesta di espiazione per il male provocato. Per il solo fatto di essere umani, alla fine, questo arriva a dirci A. M. Homes, «chiediamo perdono a chi abbiamo ferito, ci presentiamo a Dio, nel giorno del Ringraziamento, per essere perdonati».

IL POETA PERFORMER

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i sono messo in un bel ginepraio, proponendo di recensire Piuttosto che morire m’ammazzo, la nuova raccolta poetica di Guido Catalano. Intanto, perché non ho mai ben capito cosa sia la poesia. E temo che questo sia un problema che condivido con gran parte dell’umanità. Compreso Guido Catalano, che giustamente si pone profondi interrogativi nel preambolo alla sua opera. Tipo se si possa fare i poeti senza esserlo, o non fare i poeti pur essendolo. E – domanda delle cento pistole – se il poeta, in quanto tale, pur non essendo un ente possa ottenere il 5 per mille dell’Irpef. Per recensire Piuttosto che morire m’ammazzo, dovrei in primis riuscire a spiegare chi è Guido Catalano. Hai detto niente. Io credo che Guido Catalano sia un folle. Molto lucido, come tutti i folli geniali. E penso che sia pure un poeta, sebbene – come ho onestamente confessato - io non sappia esattamente che cosa sia la poesia. Sta di fatto che lo trovo molto poetico. Anche fisicamente, con quella barba

A. H. Homes «Che Dio ci perdoni» Feltrinelli pp. 496, € 19

Condividete il patrimonio genetico, l’eredità materiale, il bagaglio emotivo, la storia della famiglia, questa parte di tuo fratello che tu possiedi e che forse detesti, ti ha invece protetto. Harold, allora non può che prendersi carico della vita di George, che passa dall’ospedale al reparto psichiatrico, a un centro sperimentale per detenuti speciali fino alla destinazione ultima, la reclusione in un carcere comune. Harold si prende con dedizione la casa, si occupa da zio dei nipoti, dei due ragazzini rimasti soli, indossa i vestiti di George, usa il suo denaro, cura le piante, bada al cane. In questo ruolo inaspettato, preso dal vortice di ciò che gli accade, ha inizio per lui un lento ribaltamento, una redenzione possibile solo se lo scambio si verifica davvero, se anche tu passi attraverso l’inferno, il peggio di te, il tuo demone incarnato nell’altro. L’hai provocato e risvegliato, eora,haiildoverediagire,discriverefinalmenteiltuolibro.

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vita, che ha uno spiccato (seppur discutibile) senso dell’umorismo, come dimostrano gli scherzi che con costanza degna di miglior causa si diverte a giocare a noi umani. Ed è colpa di noi umani, con le nostre vite e i nostri sentimenti che, osservati con feroce ironia (ad esempio, l’ironia di un poeta), appaiono per ciò che sovente sono: ridicoli, appunto. O insensati. A questo punto dovrei citare qualche verso di Catalano. Ma non mi sembra giusto. Qualche verso non spiegherebbe nulla, e farebbe torto a Guido Catalano che è un poeta ma anche un narratore, e nelle sue poesie costruisce narrazioni perfette, meccanismi ben congegnati che non si possono smontare e buttare lì in mezzo al nulla. Posso soltanto dirvi che sono poesie piene d’amore e di bevute e di gatti e di cannibali vegetariani e di pony profumati e di altre cose strane e meravigliose. Con un sacco di a capi e pochissime parole difficili. Confesso che leggerle mi ha salvato dalla depressione. Voi, fate come preferite. Ma se non le leggete ci rimettete voi.

L’avventura dell’ecumenismo

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er chi ha vissuto la primavera conciliare e l’anelito per l’unità dei cristiani che l’ha caratterizzata, l’attuale stagione può apparire da tempo come invernale, segnata da una perdita di slancio e un riflusso su posizioni e atteggiamenti più preoccupati di salvaguardare identità confessionali che di aprirsi a quel cammino di unità che rappresenta la preghiera stessa di Gesù nel congedarsi dai suoi discepoli. Eppure se si percorrono le dense pagine offerteci da Riccardo Burigana sulla storia del movimento ecumenico in Italia dal 1910 al 2010, ci si accorge che si è trattato e si tratta tuttora davvero di Una straordinaria avventura (EDB, pp. 216, € 18), di un cammino a volte lento, a volte soggetto a strappi, deviazioni e ripensamenti, ma pur tuttavia irreversibile e costante nella sua tendenza di fondo. Il docente di Storia della Chiesa e direttore del Centro studi per l’ecumenismo in Italia è la persona più qualificata per ricostruire con efficacia e partecipazione il filo rosso che ha attraversato questi cento anni di ecumenismo in un Paese come l’Italia, fortemente segnato da una connotazione ecclesiale essenzialmente cattolica. Documenti, eventi, persone sono rievocati e presentati con competenza ed esaustività ma, soprattutto, sono valorizzati come tasselli di un mosaico che fornisce un’immagine inattesa ma non per questo meno vera della multiforme presenza cristiana nel nostro Paese e del suo evolversi. Se, come ricorda con forza l’enciclica Ut unum sint di Giovanni Paolo II, «il movimento a favore dell’unità dei cristiani non è soltanto una qualche appendice che si aggiunge all’attività tradizionale della Chiesa» ma «appartiene organicamente alla sua vita e alla sua azione», allora rileggere con sapienza e gratitudine come fa Burigana i passi compiuti anche in Italia – dapprima esitanti, poi sempre più convinti, anche se a volte appesantiti o incerti – significa misurare la fedeltà al Vangelo attraverso un parametro non secondario né opzionale. Significa capire che la credibilità dell’annuncio cristiano dipende dalla qualità dei rapporti fraterni tra i discepoli dell’unico Signore, dal desiderio operoso che «tutti siano una cosa sola perché il mondo creda» (Gv 17,21). Burigana scandisce la sua rilettura in periodi omogenei, senza trascurare una dimensione previa del cammino ecumenico: un nuovo rapporto nel dialogo tra cristiani ed ebrei o, per dirlo con un’esperienza tipicamente italiana, la nascita di un’autentica «amicizia ebraico-cristiana». Così, chi ha vissuto molti degli eventi qui ricordati, ritrova volti, stati d’animo e aneliti condivisi. Chi invece si affaccia solo ora sulla soglia di questa avventura evangelica che è il cammino verso l’unità visibile dei cristiani, trova motivazioni, incoraggiamento, sprone e possibilità di capire le altre confessioni cristiane e riconoscerle come sorelle accomunate dall’unica ricerca della volontà di Dio.

La stampa 29 giugno catalano è salvo chi di notte va a capo con la vita  
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