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INTERVISTA DAI ROMANZI (IMPEGNATI) È PASSATO ALLA POLITICA, CON UN LIBRO SULLA TRAGEDIA DEL SUO PAESE.

Petros Markaris. SPIEGA PERCHÉ L'EUROPA NON CAPISCE CHE COSA STA ACCADENDO

I giovani greci non hanno più futuro. E vanno a destra dal nostro inviato Brunella Schisa

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TENE L’appuntamento con Petros Markaris è nella caffetteria del suo editore, in Agias Irinis street, a due passi da piazza Monastiraki. Lo scrittore è già lì che aspetta, tranquillo, con la sua pipa accesa e un enorme bricco di caffè davanti. Tranquillo solo all’apparenza, però, perché la crisi che sta strozzando la Grecia non accenna a finire. Markaris si sgola a scriverlo, non solo nei romanzi ma anche nei saggi. Tempi bui, la raccolta di articoli pubblicati negli ultimi anni sulla grave situazione del Paese, l’ha scritta direttamente in tedesco, che maneggia con maestria. «In Germania non l’hanno accolto bene. Sono stato critico anche con il mio Paese, ma i torti non sono soltanto nostri. Se loro hanno un’economia solida non significa che non abbiano commesso degli errori». Cominciamo dai vostri errori. «Il disastro non è figlio solo della politica degli ultimi trent’anni, ma di chi ci ha governato dal dopoguerra a oggi. Il mostruoso apparato statale che paralizza il Paese è stato costruito fra la fine degli anni 40 e i primi anni 50». Lei però ha fissato la data di nascita del disastro nel 2004: le Olimpiadi, madre di tutte le corruzioni. «Sì, quando lo Stato ha distribuito a pioggia appalti a cifre astronomiche e i costi delle opere Petros Markaris, si sono gonfiati a suon di tangenti; nato a Istanbul dai due miliardi e mezzo si è arrivati a nel 1937, vive in Grecia oltre undici. Soldi presi a credito, e a dagli anni indebitarsi non è stato solo lo Stato Sessanta. I suoi ma tutti i greci». libri sono tutti Eppure la responsabilità non pubblicati può essere solo della politica. da Bompiani

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«Infatti, di quel flusso abnorme di denaro abbiamo goduto un po’ tutti. Le famiglie, nonostante i debiti, hanno continuato a mantenere uno stile di vita alto». Forse perché la Grecia non è mai stata un Paese ricco. «Aveva quella che io chiamo “la cultura della povertà”. Da ragazzo se chiedevo soldi a mia madre dovevo giustificare come li spendevo, altrimenti erano botte. Vivevamo la povertà in modo dignitoso, sapevamo essere parsimoniosi. Poi, è arrivata mamma Europa, ha portato sogni e soldi senza però creare una nuova cultura della ricchezza. Adesso che la mamma ha stretto i cordoni è il disastro, il dramma. Le nuove generazioni non sono abituate ad affrontare i problemi e si sentono perdute. Per questo votano Alba Dorata. Penso che oggi diventerebbe il terzo partito alle urne. Era dal 1974, dalla caduta della dittatura militare, che la Grecia non aveva un partito di estrema destra in Parlamento». L’ascesa del partito neonazista non è dovuta al voto degli immigrati? «Non solo, il 30 per cento è il voto dei giovani. Ma bisogna capirli, uno su due non ha lavoro, sono disperati, cercano una via d’uscita. Qualcuno che proponga una politica diversa dai tagli e dalle tasse. Con la recessione non si esce dalla crisi. E l'Europa, nei periodi bui, si sposta tradizionalmente a destra. Colpa dei partiti. I nostri non hanno mai detto la verità. Mai nessuno che abbia avuto il coraggio di dire che il momento era drammatico e sarebbe durato a lungo. Il Pasok ha cercato di tranquillizzare i cittadini assicurando ogni volta che i tagli 21 GIUGNO 2013


LE TAPPE ITALIANE DEL GRANDE TESTIMONE DELLA CRISI ono tre le tappe italiane di Petros Markaris. Il 24 giugno a Milano, per la manifestazione la «Milanesiana», parlerà dei «Segreti del Giallo» con Maurizio De Giovanni e Donato Carrisi (ore 12, Biblioteca Parco Sempione). Il giorno dopo, 25 giugno, a Torino, al Circolo dei lettori, alle 21, verranno letti alcuni brani da Resa dei conti, il romanzo appena uscito che chiude la trilogia sulla crisi (Bompiani, pp. 304, euro 18). Mercoledì 26 giugno, a Salerno, in occasione della prima edizione del Festival «Salerno Letteratura», lo scrittore parlerà del saggio Tempi bui con Maurizio De Giovanni e Angelo Meriani alle 20,30 alla Camera di Commercio.

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a salari e pensioni, le nuove imposte, sarebbero stati gli ultimi. Mentendo ci hanno impedito di comprendere le dimensioni della catastrofe». Europa e rigore. Anche noi in Italia con tagli e tasse siamo in piena recessione. «Ma voi ancora non siete caduti nel baratro. Provi a camminare per Patission, fino a Koliatos, un tempo la strada dello shopping. Troverà decine e decine di negozi chiusi. Un quadro sconfortante, e non le sto parlando di un quartiere piccolo borghese, dove vive il ceto medio, ma del centro di Atene. A due passi dal Partenone». Lei è ancora europeista convinto? «No, non lo sono e con me tantissima gente. Come ha detto Jean Monnet, uno dei padri fondatori dell’Europa: “Se si potesse ricominciare, farei partire l’unificazione europea dalla civilizzazione, non dal mercato comune”. Lo sbaglio è stato fare un’unificazione monetaria senza pensare a un’unificazione politica. Si sono messi insieme Paesi con culture diversissime che non si capivano tra loro e continuano a non capirsi. Non è una moneta comune che può unirci. I tedeschi ragionano con il loro metro e pretendono di imporlo al resto dell’Europa senza capire che la nostra cultura è differente. Ci rimproverano di investire negli immobili e non nell’impresa come fanno loro. Ma per i greci la casa è il bene rifugio per eccellenza e loro dovrebbero avere più rispetto per le culture diverse. L’ottimismo? Certo, per sanare la crisi non basta È solo mancanza la parola magica “Riforma”, che è un di informazione. concetto metafisico». Come si fa 21 GIUGNO 2013

a coltivarlo oggi?

Noi non abbiamo né voce né peso per farci ascoltare. «Invece, dovremmo proporre strade alternative e smetterla di sbraitare. Esistono altri valori oltre a economia e finanza, gli intellettuali, gli scrittori e tutti gli artisti dovrebbero impegnarsi a proporli. Se saremo uniti, dovranno ascoltarci. Non sono un ingenuo, so che la vita di un uomo può cambiare in una notte e che per modificare la mentalità ci vogliono decenni, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Chi si ferma è perduto». Lei non è ottimista «Diceva Heiner Müller: “L’ottimismo è solo mancanza di informazioni”. Tagli, blocco degli stipendi, pensioni dimezzate, aumento delle tasse. Come essere ottimisti? Mi fa paura l’odio che serpeggia nei confronti della Troika. Lo sapeva anche Thomas Mann quando scriveva: “l'Europa ha bisogno di una Germania europea non di un Europa tedesca». Lei scriveva tutto questo già vent’anni fa nei suoi romanzi con l’ispettore Kostas Charitos. «Appartengo a una generazione molto politicizzata. All’epoca mia, il political correct non esisteva. Fare lo scrittore per me significa guardare con lucidità la politica e i problemi sociali.» Esce adesso per Bompiani l’ultimo volume della trilogia del commissario Charitos sulla crisi, dal titolo molto evocativo Resa dei conti. «Quando annunciai di voler scrivere una trilogia, una giornalista mi chiese se pensavo che la crisi sarebbe durata tanto a lungo. Adesso, ho due strade davanti: scrivere altri tre libri e fare una tetralogia sulla crisi o scrivere un epilogo. Ho deciso di optare per la seconda soluzione».

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Il venerdì 21 giugno la milanesiana