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17 .6 ESTATE 20 ANNO XLIX N

IL CIRCO SI DIFENDE IN PIAZZA


Roberto Fazzini / Italiana Produzioni Srl insieme alla Fédération Mondiale du Cirque è lieto di annunciare la pubblicazione del nuovo libro per bambini dal titolo

È un volume illustrato a colori di 24 pagine con copertina rigida, ricco di immagini accattivanti del mondo circense accompagnate da un testo esplicativo in inglese, tedesco, italiano, francese, polacco e svedese. Dopo aver acquisito i diritti per le immagini, Roberto Fazzini ha chiesto alla Fédération Mondiale du Cirque di redigere testi basati sul lavoro della Federazione stessa sulla terminologia circense come parte della suo "Preservation Project”. Il libro offre una panoramica della storia del circo moderno, sui tipi di spettacolo connessi, come ad esempio il circo di strada, spiegazioni su moderni circhi itineranti, e informazioni dettagliate riguardanti la terminologia corretta per i vari numeri. Pagine aggiuntive sono dedicate agli animali dello spettacolo, al circo in America, e al circo contemporaneo (circo dei giovani e circo sociale). Ideale come souvenir o come strumento di divulgazione dell’arte circense nelle scuole. Questa nuova pubblicazione è disponibile per circhi, musei del circo, e per chiunque sia interessato alla storia e al futuro di Circo. Una parte dei proventi di ogni libro andranno a beneficio della Fédération Mondiale du Cirque per sostenere il suo importante lavoro di preservazione e promozione delle arti circensi e della cultura.

per informazioni e ordini: roberto@robertofazzini.it - Tel. 059 928934


SOMMARIO

ESTATE 2017 UN FUTURO INCERTO La situazione assolutamente particolare della categoria e dell'Associazione in questo dato momento storico impone una pausa di riflessione e di attenta ponderazione. Allo stato, non possiamo garantire la continuazione della rivista. Coi nostri affezionati abbonati e lettori saremo

maggiormente

circostanziati

nelle prossime settimane e torneremo ad informare più dettagliatamente. Sin da ora però confermiamo che l'attività del sito www.circo.it (e della relativa pagina Facebook) continuerà e verrà anzi potenziata.

CIRCO

ISSN 1825-5787

androserena@circo.it Web Site: www.circo.it - E-mail: aless e 2017 Nuova serie - Anno XLVIX - N. 6 Estationi Direttore responsabile Antonio Buccio Monti Redazione Alessandro Serena, Claudia Bolgan, Roberto Fazzini, Alberta Froldi, Collaboratori: Roberta Battistin, Valer , Ruggero Leonardi, Massimo Malagoli, Antonio Giarola, Massimo Locuratolo andra Litta Modignani, Ettore Paladino, Flavio Michi, Francesco Mocellin, Aless Vittoria Vittori, Gilberto Zavatta. Arianna Pianesi, Marco Ternullo, Maria

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UN BIENNIO DI LOTTA di Claudio Monti

L'ACCADEMIA VERSO IL FUTURO di Francesco Mocellin

NOTIZIE SPARSE di Flavio Michi

GARDALAND MAGIC CIRCUS di Arianna Pianesi

OSCAR TOGNI. UNA VITA DA CIRCO di Flavio Michi

ADDIO A CHRISTEL SEMBACH-KRONE di Rocco Maggiore

IL PIÙ ANTICO CIRCENSE D’ITALIA di Marco Martini

L'ARTE DI SILVIO SANGIORGI di Nicola Campostori

In copertina due momenti della manifestazione del 18 luglio a Roma (Foto di Francesco Mocellin). Il servizio a pag. 4.

inistrazione Direzione, redazione, pubblicità, amm zi, 10 – 00161 Roma Ente Nazionale Circhi - Via di Villa Patri .it Tel. 328-3921250- redazione@circo 344 del 25.5.1980 Registrazione Tribunale di Livorno n. Pubblicità Inferiore al 45% - Modena Progetto grafico La Cage aux Folles i - Castelfranco Emilia Fotolito e Stampa Italiana Produzion Europa: 45 euro; Mondo: 80 euro. Abbonamento 2017: Italia: 30 euro; Tutti i diritti di proprietà sono riservati.non saranno restituiti. Fotografie e manoscritti non richiesti

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CIRCO E ANIMALI

UN BIENNIO DI LOTTA

Confessioni di un presidente in una notte di mezza estate. Antonio Buccioni passa in rassegna in maniera sistematica le fasi che, dal 2016 ad oggi, hanno contrassegnato la battaglia del circo italiano sul Ddl 2287.

MEGAFONO

di Claudio Monti

A corredo dell'intervista a Buccioni, alcune immagini della manifestazione dello scorso 18 luglio a Roma in difesa del circo tradizionale. Assieme ai tanti artisti ed operatori del settore, una delegazione di Asociacion Circos Reunidos col suo presidente Vicente Barrios e i senatori Maurizio Gasparri e Pietro Iurlaro.

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Presidente, grazie al cielo è scesa la pax agostana anche sul tribolato mondo del circo, vogliamo ripercorrere le angoscianti fasi dell'odissea che stiamo vivendo? Volentieri: all'indomani del Capodanno 2016 fui allertato della gestazione di un disegno di legge di iniziativa governativa che, nell'ambito di una riforma organica delle attività dello spettacolo, contemplasse l'eliminazione degli animali dal circo. Molto tempestivamente convocai una riunione aperta in sede Agis, rappresentando con schietta chiarezza la portata del pericolo che incombeva sulla Categoria, atteso che, nei vent'anni che precedevano, le iniziative legislative in materia di circo e animali si erano prodotte per impulso di singoli parlamentari, mentre nella fattispecie e per la prima volta, era il Governo con la sua forza soverchiante a manifestare una simile volontà. Le fasi successive? Ricordo che la prima previsione, ai fini della entrata in vigore del provvedimento, accreditava tra il settembre ed il Natale del 2016 l'approvazione del testo da parte delle due Camere. Ci muovemmo in due distinte direzioni: nell'ambito della Categoria tentando anche ossessivamente di destare i dormienti, i distratti, i disinteressati, in una parola tutti coloro che non avvertivano minimamente l'esistenza e la gravità del problema. I risultati si mantennero in ogni caso desolatamente modesti. Nei confronti del Governo


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e del Parlamento, invece, operammo poi accanto al teatro di prosa, alla musica, alla danza e allo spettacolo viaggiante, per pervenire ad uno stralcio del provvedimento che, in tal modo, potesse, come poi è avvenuto, trovare coronamento di legge esclusivamente per il settore cinema. Così fu. L'originario Ddl 2287 venne approvato da Senato e Camera nell'estate del 2016 e oggi è legge dello Stato che regolamenta l'attività cinematografica nel nostro Paese. Quale normativa di cornice, è in attesa ormai da un anno, dei decreti di attuazione da parte del Governo.

Quindi? L'autunno e la conclusione dello scorso anno ci videro coprotagonisti nel monitoraggio della nuova gestazione: il Ddl 2287-bis, ovvero il Codice dello Spettacolo dal vivo. Non certo appagati dal dilatarsi dei tempi (il Referendum di inizio dicembre ha bruciato al Parlamento qualche settimana di lavoro) confidammo che il testo fosse significativamente diverso e migliore rispetto a quello originario. Il Governo non lo modificò di una virgola e per nessun settore.

MEGAFONO

E dopo? Il dopo è la storia di questi sette mesi di intensa lotta, fatta di snervanti contatti quotidiani con le forze politiche, di audizioni ufficiali e riservate in Commissione, di partecipazioni – emblematica quella al Teatro la Pergola di Firenze – a convegni sul tema, ad invasioni ed interventi controcorrente alle iniziative animaliste, in particolare quella organizzata dalla Lav al Senato nel mese di marzo, a manifestazioni di piazza con alle spalle il solo precedente, peraltro in diverso contesto storico, dell'autunno 2012. Un primo bilancio e il punto della situazione? Oltre che su un gruppo di senatori galantuomini e su uomini di autentica cultura come Vittorio Sgarbi, Luca Verdone e Mimmo Cuticchio, dobbiamo contare soltanto sulle nostre forze, avendo religiosa cura di mantenerle irriducibili, dure e compatte come nelle ultime settimane. Il nostro unanime ringraziamento si rivolge a uomini come Carlo Giovanardi, autentico defensor civitatis del circo italiano, a Maurizio Gasparri e Roberto Calderoli, due prestigiosi vicepresidenti del Senato, a Carlo Tosato, a Roberto Centinaio,

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MEGAFONO

a Raffaele Ranucci, a Pietro Iurlaro, in una parola a tutti quelli che sostengono e hanno sostenuto finora la nostra battaglia ideale, morale, culturale e commerciale, mettendoci la faccia, l'intelligenza e il coraggio, incuranti dei facili e scontati dissensi. C'è stata dapprima prospettata una soluzione in qualche modo sostenibile. L'abbiamo accettata pur consapevoli dei suoi vincoli e con spirito di testimonianza siamo scesi una prima volta in piazza della Rotonda dispensando con la nostra presenza, anche fisica, gioia e bellezza. Di fronte all'imprevisto ed inaudito voltafaccia del ministro Dario Franceschini siamo stati costretti a ritornare una seconda volta in piazza della Rotonda per esprimere duramente il nostro sdegno per l'accaduto e la nostra intransigente opposizione all'eliminazione sia pure

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CIRCO estate 2017 progressiva degli animali dalla nostra vita, dalla nostra storia, dal nostro lavoro. Così abbiamo finito e così ci stiamo attrezzando per riprendere la lotta nel prossimo mese di settembre. Prospettive? Non cesseremo un attimo di combattere, di tenere alta la guardia, pur nella consapevolezza che la nostra è una guerra di cerbottane contro bombe atomiche. Una guerra contro la falsità e la mistificazione sistematiche, contro la volontà totalitaria di instaurazione della dittatura di un pensiero unico, contro una classe politica distratta e superficiale quando non intimidita o minacciata, quando ancora non asservita, almeno in parte, contro uno strapotere lobbistico economico-finanziario, contro una comunicazione che ci ignora e ci cancella, fatte le dovute fantastiche eccezioni, aneliti di libertà e di ribellione intellettuale. Una guerra per l'affermazione della verità scientifica, pedagogica, etica, per il rispetto del dettato costituzionale, in particolare per la tutela effettiva del diritto al lavoro, della libertà di espressione artistica, della libertà di iniziativa economica, per il rispetto della volontà popolare, di quella parte del popolo in particolare che da sempre con il suo affetto, la sua presenza e il suo contributo materiale, consente al circo di perpetuarsi pur nella pressoché totale assenza di contribuzione pubblica a proprio favore. All'inizio, o comunque nella prima parte del 2018, l'Italia sarà chiamata a rinnovare le Camere e alcuni importanti Consigli Regionali: cosa ne pensa? L'immagine che serberò per sempre in fondo ai miei ricordi, riferita a queste settimane e a questi mesi di lotta, è quella di una comunità di “povera gente”, intendendo povera nel senso più nobile del termine, cioè pura, che combatte orgogliosa, dignitosa e fiera, la lotta per la propria sopravvivenza, recuperando minuto dopo minuto, ed acquisendo attimo dopo attimo, compattezza, consapevolezza, fiducia, intraprendenza. Ben oltre i margini della vita politica nazionale da sempre, il circo italiano può irrompere per la prima volta nella sua storia nell'imminente competizione elettorale quale soggetto politico coprotagonista. Perché tale circostanza si verifichi, necessita di un salto di qualità in termini di credi-


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bilitĂ e conseguente, inesorabile, milizia attiva. In altre parole deve passare da una percentuale di affluenza effettiva alle urne dal 2 al 99% degli aventi diritto al voto, deve, nel rispetto rigoroso della legge ma inesorabilmente ed impietosamente, procedere alla contestazione sistematica (da questo punto di vista gli animalisti insegnano molto) di candidati che alla propria esistenza abbiano gratuitamente attentato; al sostegno sistematico e fondamentale, attraverso la messa a disposizione organica di chapiteau, gradinate e tribune, di impianti di diffusione acustica, di postazioni pubblicitarie, di candidati e formazioni politiche che inequivocabilmente condividano e sposino le proprie ragioni. In definitiva, una escalation di livello complessivo. Mi affascina l'idea di indire in autunno, per la prima volta nella storia, un congresso di tutte le componenti della comunitĂ  circense, imprescindibili i propri meravigliosi giovani che tanto onore hanno acquisito con la loro splendida presenza militante negli ultimi frangenti della lotta, per varare e meglio mettere a punto detto progetto. Vedremo. Ora giungono i giorni di un breve, credetemi, meritato e salutare riposo.

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ACCADEMIA

PUNTO FERMO VERSO IL FUTURO di Francesco Mocellin

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Il mese di giugno porta abitualmente con sé numerose preoccupazioni per le imprese circensi italiane. La fine delle scuole e l’inizio della stagione calda hanno sempre costituito dei fattori deterrenti per l’affluenza del pubblico italiano tanto che diversi complessi preferiscono dedicarsi a tour all’estero, alcuni scelgono una chiusura temporanea dell’attività ed altri ancora cercano “piazze” in zone di semi-villeggiatura in attesa di raggiungere le coste, le montagne o i laghi. La storica flessione stagionale giunge quest’anno dopo una prolungata fase di difficoltà che ha coinvolto più di un’insegna di casa nostra negli ultimi mesi, in qualche caso sin dalla stagione scorsa. Tutto ciò per tacere dello sciagurato “Disegno di Legge Franceschini” che resta sullo sfondo come uno spauracchio per quanto attiene l’eliminazione degli animali da un canto e come emblema del dispregio che le istituzioni sembrano palesare verso l’espressività del circo classico dall’altro. In questo panorama certamente non incoraggiante arriva il tempo dei saggi di fine corso dell’Accademia d’Arte Circense di Verona che ci fanno respirare quel clima tipico del termine dell'anno scolastico, un melange di rilassatezza per la fine delle lezioni e di agitazione per gli esami che coronano una stagione di studio. In realtà si tratta soprattutto di un momento di incontro tra gli allievi, gli insegnanti ed il personale dell’Accademia da un lato e la città scaligera che ospita l’istituzione scolastica dall'altro. Grazie ai numerosi alunni esterni e agli amatori che frequentano i corsi il legame tra il tessuto sociale di

POLTRONISSIMA

Il saggio di fine anno dell’Accademia d’Arte Circense di Verona rimane un’oasi di speranza per il futuro e di relazioni virtuose con le istituzioni pubbliche nel deserto del panorama nazionale. Allievi interni ed esterni si alternano di fronte ad un pubblico che nelle diverse serate arriva a toccare le varie migliaia di unità fra parenti, compagni di scuola, insegnanti e appassionati del mondo del viaggio.

A corredo di quest'articolo, le immagini degli allievi dell'Accademia d'Arte Circense di Verona impegnati nei saggi finali.

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POLTRONISSIMA

Verona e l’Accademia si è ormai radicato rafforzando una sorta di reciproco spirito di appartenenza. Se spesso si è accusato il circo di tradizione di chiudersi in sé stesso, rifiutando la contaminazione col mondo esterno, il suo sentire e suoi i ritmi attuali, la crescita costante dell’Accademia testimonia la tendenza esattamente opposta, ovvero la capacità di aprirsi e di coinvolgere i giovani che non sono nati in carovana collocandoli fianco a fianco coi “figli della segatura”. Ma gli spettacoli di fine corso rappresentano anche un momento di incontro per la “gente del viaggio” che si raduna attorno all’istituzione scolastica che costituisce un chiaro richiamo al futuro e alla speranza. Le opportunità di confronto conviviale sono assai poche per chi è in tour tutto l’anno nel nostro paese e all’estero e l’Accademia è un pretesto per ritrovarsi tutti assieme intorno ai talenti del futuro. Quello di quest’anno è stato il saggio di chiusura di un’annata per così dire intermedia, ovvero con un solo diplomato: Patrik Pardo con la sua performance al filo (ben cinque gli allievi che hanno scelto questa specialità, tra l’altro). Ovviamente, ciò è dipeso dal ciclo naturale degli studi visto che lo scorso anno l’Accademia scaligera aveva salutato diversi studenti giunti al termine del loro curriculum

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studiis. Il prodotto finale non ne ha risentito affatto grazie all’entusiasmo dei ragazzi e del pubblico intervenuto. Presentato in modo efficace ed essenziale da Alessandro Serena lo spettacolo ha beneficiato della riuscita trovata dei video proiettati sulla volta dello chapiteau: grande coinvolgimento hanno determinato i filmati in cui ogni allievo – prima della performance che lo riguardava direttamente – presentava se stesso in pochi secondi manifestando senza pudori (e talvolta con vitale ingenuità) le proprie aspettative per il futuro. Naturalmente, nel palco d’onore non poteva mancare l’immarcescibile fondatore dell’Accademia e presidente dell’Enc per 53 anni Egidio Palmiri, accompagnato dalla signora Ivana Gottani, una delle anime della scuola. Nelle ultime stagioni – per scelta e anche per la necessità di trovare nuovi introiti visti i tagli draconiani che il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo applica ormai all’attività circense – il dinamico direttore Andrea Togni si è ingegnato nel produrre con le forze “indigene” dell’Accademia un Circo di Natale (che verosimilmente verrà ricollocato nel periodo di Santa Lucia, tanto caro ai veronesi forse ancor più delle festività natalizie) e alcuni dinner show venduti alle aziende. L’istituzione scaligera accetta quindi le sfide del mondo che sta cam-


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biando e, in particolare, del “prodotto circense” che deve riconsiderare le categorie commerciali fino ad oggi ritenute imprescindibili. Venire all’Accademia d’Arte Circense di Verona significa necessariamente mettere da parte il pessimismo cosmico sul futuro delle imprese circensi italiane – e non solo. Credere ancora nel domani delle Arti della Pista non è più solo un’opzione o un atteggiamento auspicabile ma un obbligo morale ed anche imprenditoriale per non soccombere di fronte al fiume in piena dei valori travolti nel mondo contemporaneo. Attenzione: non significa che si dovrà difendere l’indifendibile o guardare al passato. Il realismo dovrà guidare la categoria in ogni passo ma la capacità di tenere la barra ben ferma dovrà accompagnarsi alla rinnovata capacità di sognare e di progettare il Circo dei nostri figli e dei nostri nipoti.

SAGGIO 1 GIUGNO Emma Godi (trapezio), Andrea Cervato (giocoleria), Giulia Falezza (cerchio), Ida Munno (contorsionismo), Caterina Fracchetti e Olivia Rossetti (verticali), Chiara Balteri (cerchio grande), Katlin Quadrelli (hula hoop), Luca Polverini, riccardo Grezzana, Edoardo Marchetti, Edoardo Marelli, Leonardo Togni (trampolino), Sofia Rifo (trapezio), Rebecca Dalfarra (cerchio), Anais Castagna e Matilde Francescon (palo), Marco Ghezzi (diablo), Anna Perbellini e Matilde Tonolli (rete), Alessia Ngjelo (contorsionismo), Melanie Vinco (filo), Arianna Campagnola, Matilde Piva, Benedetta Munno, Rebecca Dimanno, Alida Castelletti (tessuti).

SAGGIO 3 GIUGNO Diana Fresco (trapezio), Giovanni Gaole (giocoleria), Caterina Fracchetti, Emily Roncato, Rachele Spezia (cerchio), Elisa Ruggero (contorsionismo), Melanie Vinco (globo), Rebecca Dal Farra (lampadario), Denise Vinco (verticali), Katlin Quadrelli (hula hoop), Michele Cozza (trapezio), Anna Perbellini e Matilde Tonolli (tessuto a due), Rachele Spezia e Elisabetta De Blasiis (rete), Adua Banterle e Clara Frizzi (palo), Ngjelo Alessia (contorsionismo), Lilou Gerardi e Benedetta Munno (cerchio), Rebecca Dal Fatta (cubo), Trio Bello Joline, Celine e Loren (verticali), Emily Adami, Caterina Galvani, Giorgia Bizzego, Martina Fasoli, Arianna Friggeri (tessuti).

SAGGI INTERNI Sara Curci, Shannon Micheletti, Lilien Casartelli, Benedetta Munno (filo e cerchietti), Michelle Casartelli, Guido Curattola, Ryan Martini, Maddalena La Fortezza (trinca e giocoleria), Sean Lima, Sara Lima, Isabelle Casartelli, Lilien Casartelli, Leonardo togni (acrobatica a giochi icariani), Erik Trulzi, Denise Castellucci, Asia Curci, Alice Casaglia, Himberly Zavatta, Luna Valkiv, Joline Bello (verticali), Devis Zoppis, Sara Lima, Cyndy Martini (cinghie), Devis Castellucci (filo), Celine Bello (tessuti), Sean Lima (giocoleria), Denise Castellucci, Lilù Girardi, Denise Vinco (tessuti e trapezio), Lorenzo Bernandi (contorsionismo), Zahra Sebbar (pallone), Katlin Quadrelli (hula hoop), Zahra Sebbar (filo), Patrik Pardo (filo), Luna Valkiv, Isabel Casartelli, Kimberly Zavatta (cinghie), Talya Micheletti (contorsionismo), Zahra Sebbar (trinca), Denise Vinco e Melanie Vinco (spaziale), Marco Ghezzi (diablo), Katlin Quadrelli (tessuti), Trio Bello Joline, Celine e Loren (verticali), Sonny Medini (filo), Kimberly Zavatta e Holler Zavatta (pattini).

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NEWS

CIRCO estate 2017 La lettera di Francesco Mocellin a La Stampa Il Presidente del Club Amici del Circo, Francesco Mocellin, ha scritto a La Stampa. Ecco il testo della lettera che non è stata pubblicata. Ci chiediamo come sia possibile che un giornale che dovrebbe essere minimamente autorevole pubblichi simili articoli limitandosi a riprodurre le "news" propagandistiche di fonte animalista senza neppure verificarne la fondatezza. Ora, se è noto che le organizzazioni animaliste diffondono  spesso notizie prive di fondamento al solo fine di creare consenso, tale pratica non dovrebbe trovare cassa di risonanza sugli organi di informazione seri senza una verifica. 1) Il gruppo di felini di cui si parla appartiene al famoso addestratore inglese Alexander Lacey e non al circo Ringling. Con quegli animali Lacey era arrivato negli USA nel 2011 per essere scritturato dal circo americano e con gli stessi si accinge a rientrare in Europa legittimamente; 2) non si comprende, quindi, perché quei felini dovrebbero essere trasferiti nei c.d. "santuari", ovvero tolti dall'ambiente  in cui sono cresciuti essendo tutti nati in cattività da generazioni, sottratti al rapporto con l'uomo che li ha allevati personalmente; 3)   sfido chiunque abbia visto al lavoro i felini di Alexander Lacey e abbia verificato le condizioni di stabulazione a parlare di animali maltrattati o stressati; 4) il circo tedesco presso il quale Lacey si trasferirà temporaneamente è uno dei più importanti d'Europa ed è  famoso per le ottimali condizioni di detenzione dei propri animali tant'è che, nonostante gli ossessivi controlli pretesi dagli attivisti animalisti, nessuna irregolarità è mai stata riscontrata; 5) infine, perché la zelante giornalista non cerca di approfondire le modalità di riproduzione del consenso e le fonti  di finanziamento delle potentissime  organizzazioni animaliste nel mondo? Potrebbe ottenere risultati interessanti. Con i migliori saluti, Avv. Francesco Mocellin Presidente del "Club Amici del Circo" Consigliere dell'European Circus Association

NOTIZIE SPARSE DAL MONDO DEL CIRCO di Flavio Michi

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The Greatest Showman. Le prime immagini del nuovo film con Hugh Jackman Entertainment Weekly ha rilasciato le prime immagini ufficiali (che potete gustarvi in apertura del pezzo) del biopic musicale The Greatest Showman, interpretato da Hugh Jackman nei panni dell'impresario circense P.T. Barnum. La pellicola è diretta da Michael Gracey e sceneggiata da Michael Arndt, mentre le canzoni sono state scritte da Justin Paul e Benj Pasek (che hanno già lavorato a La La Land). The Greatest Showman si concentra sull'invenzione, realizzata da Barnum, del circo a tre piste e sul suo amore per la cantante d’opera Jenny Lind (interpretata da Rebecca Ferguson) e soprannominata “Usignolo Svedese”. Nel cast dell'attesa pellicola troviamo anche Michelle Williams (nei panni della signora Barnum) e Zac Efron, aiutante del protagonista che si innamorerà follemente di una trapezista (Zendaya). In origine The Greatest Showman doveva essere un biopic tradizionale, ma le cose sono cambiate quando Gracey ha suggerito di aggiungere numeri di canto e danza. Il regista ha dichiarato a tal proposito: Dissi: “Se avete intenzione di chiamarlo The Greatest Showman, dovremmo sfruttarne i punti di forza e farne un musical. Quella frase buttata lì mi è costata sette anni della mia vita”. La sorpresa più grande del film è che anche se è ambientato nella seconda metà dell'800, tutte le canzoni presenti nel film suonano come successi musicali attuali, ispirandosi proprio al pop contemporaneo. Hugh Jackman ha specificato: “Siamo stati chiari fin dall'inizio sul fatto che questo non dovesse essere un film d'epoca o un pezzo storico. Ho una figlia di quasi 12 anni e volevo che per lei guardare il film fosse entusiasmante come ascoltare un brano di Katy Perry”. The Greatest Showman, in preparazione dal 2009, uscirà nelle sale cinematografiche statunitensi il 25 dicembre 2017. In Italia dovremo invece attendere il 4 gennaio 2018.


CIRCO estate 2017

NEWS

Un italiano musicista al Soleil Francesco Paolo Pacillo, 26 anni, è un sassofonista laureato con il massimo dei voti al conservatorio di Salerno, con collaborazioni con la Göteborg Wind orchestra di Svezia, la Fylm symphony di Madrid, Orchestra Nazionale del Jazz, vincitore miglior sax europeo. Pacillo, dopo una difficile selezione, è stato assunto al Cirque du Soleil, unico musicista italiano a farne parte. A Giugno del 2012 si è diplomato in Sassofono Classico con 110 al Conservatorio Statale G. Martucci Di Salerno presentando un programma d'esame di matrice virtuosistica.. Un caro saluto agli scomparsi In questi giorni ci hanno lasciato Guy Theron, meglio conosciuto come Guy Tell; Mario Gambarutti, fratello di Anita e Clara; Little Allan, clown che ha lavorato con la famiglia di Tina e Carlos Rosaire; Giovanni Liborio Sfalanga, fedele collaboratore della famiglia di Liana, Nando e Rinaldo Orfei; Thea Larible e Luciana Carbonari. Il presidente Antonio Buccioni, il consiglio direttivo dell’Ente Nazionale Circhi e tutta l’Associazione di categoria esprimono le sincere condoglianze alle famiglie. Animali da circo. Puntualizzazione della famiglia Bouglione Abbiamo ricevuto dalla famiglia Bouglione questo comunicato e lo pubblichiamo molto volentieri, ringraziando. Se un cugino della famosa famiglia ha deciso di rimuovere i suoi spettacoli con gli animali, la famiglia Bouglione e il Cirque d'Hiver continueranno a presentare dei numeri di questo tipo. Hanno anche iniziato un procedimento legale per porre fine alla confusione. La più famosa famiglia circense francese, i Bouglione ha generato parecchie compagnie. "Lo storico", il cirque Bouglione, gestisce fin dagli anni '30 il Cirque d'Hiver a Parigi. Nel 1992, André-Joseph e Sandrine, due nipoti di Joseph Bouglione, uno dei quattro fratelli fondatori del Cirque Bouglione, hanno creato la propria formazione: il Cirque Joseph Bouglione. Quest'ultimo ha rivelato all'inizio di maggio di non utilizzare più gli animali nei suoi spettacoli di fronte alle crescenti richieste dell'opinione pubblica. L'annuncio ha avuto un grande eco, ma molti internauti hanno confuso i nomi delle compagnie. Questo ha spinto lo storico Cirque Bouglione a pubblicare un comunicato di precisazione. "Un cugino Bouglione, senza rapporti col Cirque Bouglione, tranne il nome della famiglia, M. André-Joseph Bouglione, ha prodotto uno spettacolo incentrato sulla magia. In riferimento a questo spettacolo, si crea confusione facendo credere che lui rappresenterebbe il Cirque Bouglione", sottolinea il comunicato. "La famiglia Bouglione e il Cirque d'Hiver hanno iniziato un procedimento legale per porre fine a questa confusione nel pubblico", annunciano gli artisti del Cirque d'Hiver. A differenza dei loro cugini, il Cirque Bouglione continua a presentare i numeri con gli animali, che lo hanno reso famoso da 170 anni. "Il Cirque Bouglione e la famiglia Bouglione sono stati sempre molto attenti al benessere degli animali e hanno sempre assicurato risorse finanziarie per garantire agli animali la qualità delle cure, le migliori sistemazioni e la presentazione al pubblico. Come milioni di proprietari di animali li amano e prestano loro la massima attenzione", precisa il Cirque Bouglione in un comunicato. Il Cirque Bouglione ricorda che le regole rigorose per garantire il rispetto dei benessere degli animali assicurano il loro benessere. E ha osservato che molti animali da circo non sono nati in natura e che con le cure adeguate questi animali da circo vivono più a lungo rispetto ai loro omologhi selvatici.

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GARDALAND MAGIC CIRCUS LA FESTA DELLA PISTA

Il più importante parco di divertimenti d’Italia celebra il circo della penisola con una kermesse che accoglie artisti di primo livello e ospiti prestigiosi come Arturo Brachetti e la dama del circo Liana Orfei. Sotto l’attenta direzione artistica di Antonio Giarola e con la collaborazione del Centro Educativo di Documentazione delle Arti Circensi di Verona che ha presentato cimeli delle più importanti dinastie italiane del tendone.

PIAZZA ITALIA

di Arianna Pianesi

Qui a fianco, l'omaggio di Gardaland a Liana Orfei, premiata da Ricky Piller, Antonio Giarola e Danilo Santi (direttore generale del parco), alla presenza di Arturo Brachetti. Nelle pagine seguenti, i diversi momenti che Gardaland ha dedicato al circo.

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La promozione del mondo circense ha trovato un importante partner nel più famoso parco di divertimenti italiani: Gardaland, il quale per il secondo anno ha creato un grande evento promozionale dedicato al mondo del circo. Gardaland Magic Circus, kermesse inaugurata nel 2016 in occasione del World Circus Day, quest’anno ha allargato i suoi orizzonti trasformando, dal 13 al 21 maggio, il parco in un gigantesco circo all’aperto con l’allestimento di numerosi spettacoli, intrattenimenti oltre che declinando in chiave circense alcune tradizionali animazioni come la “nave dei corsari” e l’area del Suk arabo. Per questa seconda edizione la direzione ha puntato sulla completa tematizzazione del parco al fine di coinvolgere totalmente il pubblico, il quale era anch’esso invitato a vestirsi a tema, indossando cilindro, parrucche, papillon, cravattoni, baffi e naso rosso, per trascinarlo nella festosa atmosfera del circo, animata dalla Magic Circus Brass Band. Una trasformazione che non ha risparmiato il personale, vestito da clown, e alla quale anche la celebre mascotte Prezzemolo non ha potuto sottrarsi diventando per l’occasione un elegantissimo direttore di pista. Un’iniziativa della durata di nove giorni durante i quali le arti circensi hanno avuto


CIRCO estate 2017

una vetrina d’eccezione e nella quale hanno trovato espressione le più svariate forme artistiche ad esse connesse grazie alla scuola di giocoleria, ai trampolieri e agli artisti su monociclo, al truccabimbi, allo spettacolo con bolle di sapone, al teatro dei burattini e delle marionette presentato del ventriloquo Dante Cigarini, per concludersi con la suggestiva Arena, completa di carovana, allestita con i fondali di scena originali del Circo Maccheroni di Livio Togni, all’interno del quale si esibiva l’antipodista Ornella Marana con il marito Carlo Bogino. Per l’occasione il CEDAC ha ideato, all’interno di una “gabbia da leoni”, la mostra intitolata

La gabbia dei sognatori, con l’esposizione di cimeli e di memorabilia custoditi presso il Centro Educativo di Documentazione veronese. L’allestimento curato da Renato Gastaldelli, già responsabile costumista degli spettacoli, ha visto l’esposizione

PIAZZA ITALIA

di manifesti riferibili a celebri produzioni che spaziano dagli anni ’70 agli anni ’90, delle famiglie Triberti, Cesare Togni e Livio Togni, originali costumi di scena dell'Archivio CEDAC, tra cui un costume d'alta scuola della famiglia Bizzarro, un abito utilizzato nel numero degli elefanti del Circo Americano presentato da Flavio Togni a metà degli anni ’70, oltre che luccicanti costumi da clown bianco, con l'aggiunta di vari oggetti di scena. Momento clou della manifestazione è stato però il Gardaland Circus Show andato in scena presso il Palatenda, uno spettacolo della durata di 25 minuti con doppia replica giornaliera che ha reso omaggio al circo e alle sue più classiche discipline, aggiungendosi alla già ricca programmazione d’ispirazione circense, con lo spettacolo acrobatico Perla d’Oriente al Gardaland Theatre ispirato al folklore cinese, il varietà Romeo Le formidable di Kevin

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PIAZZA ITALIA Huesca e Immagina al Teatro della Fantasia con il mimo-clown Pass Pass. Gardaland Circus Show è stato pensato con un forte legame alla tradizione, con richiami alle atmosfere felliniane attraverso la presenza di un suggestivo clown bianco, Kevin Huesca, che ha interpretato con la tromba il celebre brano suonato da Giulietta Masina ne La strada supportato dal clown Trakel; il tutto è stato magistralmente presentato dal “Monsieur Loyal” Ricky Piller, storico presentatore dell’American Circus della famiglia Togni. Lo show ha offerto al pubblico variazioni acrobatiche e aeree, numeri di giocoleria e contorsionismo all’interno di un’atmosfera di poesia. Tra i protagonisti l’artista Olesia Shulga, vincitrice del clown d’oro al festival di Monte Carlo

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CIRCO estate 2017 nel 2009 con Dimitri Grygorov nel numero Flight of Passion oltre che artista nello spettacolo Quidam del Cirque du Soleil, che ha presentato un numero al cerchio aereo, la contorsionista Sue Ellen Sforzi dal circo Nando Orfei, Shirley Lizzi dal Circo Acquatico Zoppis che si è esibita in un numero di giocoleria classica ed infine Manuela Cussadiè, della scuderia di Alessio Fochesato, che ha affascinato il pubblico con il numero dei pappagalli. La kermesse non poteva che concludersi con un gala in gran stile, tenutosi sabato 20 maggio alle ore 21.00, con il quale Gardaland ha voluto rendere omaggio ad uno dei più rappresentativi personaggi del circo: Liana Orfei. In apertura dello spettacolo,


CIRCO estate 2017 per la speciale occasione, è intervenuto il celebre trasformista Arturo Brachetti il quale, dopo un assaggio delle sue straordinarie capacità, con le quali ha estasiato il numeroso pubblico accorso grazie ad un’esibizione di chapeaugraphie interpretando in pochi minuti oltre venti personaggi con l’ausilio di un solo cappello, ha poi consegnato il premio a Liana Orfei, che si è distinta per una lunga e variegata carriera come artista, imprenditrice ed attrice. Una “splendida fata bionda arrivata in scena a bordo di un ippogrifo”: con questa immagine Brachetti ha voluto rendere omaggio a Liana ringraziandola per quella magica apparizione al Circo delle Mille e una notte che rimarrà nel profondo del suo cuore di eterno bambino. Alla consegna del premio, portato in pista dal direttore artistico di Gardaland Antonio Giarola, che ha sottolineato l’importanza dell’evento essendo “la prima volta che un parco, anzi il più importante parco divertimenti d’Italia, realizza un tributo di questo tipo al mondo del circo”, era presente anche il direttore generale, Danilo Santi, che ha sottolineato “come la magia del circo si sposi perfettamente con la magia di Gardaland che da sempre ha accolto tra le sue fila artisti esibitisi

PIAZZA ITALIA nei principali circhi”. Liana, vivamente commossa soprattutto per l’atmosfera di gioia nella quale si è inserita la premiazione, ha ringraziato lo straordinario lavoro di promozione artistica fatto da Gardaland e da Arturo Brachetti, in qualità di eccellenze artistiche non solo in Italia ma anche e soprattutto all’estero, ricordando che il circo “è stato, è e sarà uno spettacolo che non passerà mai di moda, perché strettamente legato all’umanità… finché ci sarà l’umanità ci sarà il circo”. Numerosi gli ospiti tra il pubblico che hanno voluto omaggiare Liana Orfei: tra di essi tanti amici del circo, esponenti del mondo del circo di ieri e di oggi, tra cui Giancarlo Cavedo, Domenico (Mimmo) Veneziano, giocoliere ed equilibrista che ha lavorato per anni a Gardaland, Giorgio Tauber, ex direttore generale di Gardaland, solo per citarne alcuni, che testimoniano l’alto valore culturale e promozionale dell’iniziativa che ha riscosso grande interesse mediatico. Un evento insomma che fa bene al circo e che va a scrivere nuove pagine, come ha recitato Ricky Piller ad inizio spettacolo, “sul libro magico, dipinto con i colori più belli; quelli della fantasia … che ogni volta racconta, come nei sogni, l’impossibile che diventa realtà”.

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OSCAR TOGNI

UNA VITA DA CIRCO di Flavio Michi

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I più giovani si ricorderanno sicuramente del Circo Oscar Togni a Torino per le feste natalizie di una decina d'anni fa e poi a Livorno l'anno successivo. Si trattava dello spettacolo messo in scena da Mike Togni, suo figlio, sotto lo chapiteau bianco del Medrano. E' stato un piacevole ritorno del Circo Oscar Togni. Ma vogliamo andare un po' indietro negli anni? Oscar Togni nasce a Viterbo nel 1929. Come tutti i ragazzi del circo impara le basi del mestiere e come molti altri di quella generazione diventa acrobata, saltatore e cavallerizzo, ma poi anche domatore. Oggi si parla di addestramento, ma in quegli anni l'addestratore di animali feroci era il domatore. Il giovane Oscar è allievo cavallerizzo del maestro Gino Canestrelli e saltatore sotto la direzione di Ugo Bogino. Per l'addestramento degli animali feroci ci penserà suo padre Ugo. Egli si esibiva a torso nudo in mezzo a tigri e leoni, come molti altri domatori di quell'epoca. Il pubblico era affascinato dalle capacità dell'uomo in gabbia che sapeva controllare le sue belve ed era in grado di dominarle completamente. Era l'addestramento “in ferocia”, almeno dal punto di vista della messinscena, che poi negli anni è stato sostituito da quello “in dolcezza”. Ma Oscar è stato anche saltatore alla “battuta”, acrobata alle piramidi con i fratelli e con i cugini. A proposito di fratelli... Suo padre Ugo ebbe sei figli: Cesare, Oscar, Angly, Wally, Lidia e Mizzi. I loro nomi si sono legati ai Colombo, ai Palmiri, ai Casartelli, ai Canestrelli, ai Simili: tante importanti famiglie della storia del circo italiano. Molto importanti. Vere e proprie dinastie che si fondevano e davano vita ad altri rami nuovi, pieni di artisti che hanno arricchito e arricchiscono le nostre piste. Oscar si è imposto anche al trapezio volante. Lui e Cesare erano veramente bravi, protagonisti della Troupe dei Diavoli Volanti. Con loro: Willy Togni, Ugo Miletti, Enis Togni, Wanda Miletti, Lidia Togni, Liliana Miletti, Bruno Togni. Oscar si impose come ottimo agile e Cesare, che era più grande di cinque anni, eseguiva un salto mortale al di sopra del trapezio con una tripla piroetta al ritorno e un gran bel doppio salto mortale. Il loro numero di volanti incrociati spicca anche nel film del 1953 Il più comico spettacolo del mondo di Mario Mattoli. Si trattava del remake italiano de Il più grande spettacolo del mondo di Cecil B. De Mille, in cui il grande Totò era il protagonista. Non mancarono degli incidenti. In questo mestiere e in certe specialità ci sono spesso. Ma il fato era in agguato. Nell'aprile del 1955 Oscar cadde durante le prove fratturandosi una gamba. Solo pochi giorni dopo anche suo fratello Cesare ebbe un brutto incidente: cadde sfondando la rete e precipitò sul pubblico sbattendo la schiena sulle poltrone. Si ferì seriamente, ma tornò presto sul trapezio. La storia del circo, si sa, è piena di imprevisti e di grandi tragedie. Il Circo Togni non ne è stato risparmiato. Alcuni incendi, nel corso degli anni, lo hanno distrutto, e dalle ceneri è sempre rinato come l'araba fenice. Nel 1952 un bruttissimo incendio distrusse il circo a San Donà di Piave. Ugo Togni e la sua famiglia partirono allora per gli Stati Uniti. Un anno dopo rientrarono in Italia e si riunirono al Circo Nazionale Togni. Di lì a poco nacquero i tre circhi Togni:

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Qualche tempo fa ci ha lasciati Oscar Togni, un’altra grande figura del circo del Novecento. Per volere della famiglia il mensile non si è occupato subito del suo ricordo. Ma non si poteva tralasciare di tracciare il percorso di un personaggio simbolo dell’impresa circense del secolo scorso. In questo articolo il ricordo commosso dell’amico Flavio Michi.

Nella pagina precedente e in quelle successive, due immagine di Oscar Togni e due cartelloni dei suoi show.

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il Ferdinando Togni, che poi divenne Heros e quindi American Circus, il Circo Nazionale Darix Togni e il Circo Fratelli Togni di Cesare e Oscar, col padre Ugo. Il Circo Nazionale Togni aveva iniziato fin dalla metà degli anni '30 una collaborazione con la famiglia Casartelli. Anche nel periodo in cui Ugo si era diviso dai fratelli Ercole e Nandino questa sinergia tra le due famiglie continuò, per esempio in Piemonte e per l'importantissima piazza natalizia di Milano. Nel 1953 i Togni inaugurarono a Genova il Circo Kerr– Krol, il cui nome era stato studiato per arginare in qualche modo l'arrivo in Italia del colosso tedesco Krone. Nel 1956 la famiglia di Ugo inaugurò il Circo Massimo, un grande circo a tre piste con un vero ippodromo per le corse dei carri romani. Il Massimo fu a Bologna e a Roma, ma quest'esperienza non dette i frutti sperati e allora Ugo, Cesare ed Oscar tornarono alla pista tradizionale. Successivamente Cesare ed Oscar si divisero. In un primo periodo Oscar e la sua famiglia lavorarono come artisti, ma Oscar volle riaprire e fondò La Grande Tenda Rossa, era il 1965. Oltre ai numeri degli artisti scritturati, la famiglia di Oscar presentava cavalli in libertà, elefanti e animali esotici. Un bel circo che è rimasto nella memoria di chi ha avuto la fortuna di vederlo. Ma Oscar era molto creativo e di lì a poco aprì il Circo d'Israele, divenuto poi il Circo Amis d'Israel, per espressa richiesta dell'Amba-

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CIRCO estate 2017 sciata di quel paese lontano! Nel 1970 Oscar decide di chiudere il circo e si trasferisce con la famiglia in Norvegia al Circo Arnardo.Nel frattempo la famiglia di Cesare riapre: è il Circo Fratelli Togni. Dopo l'esperienza norvegese Oscar decide di fermarsi a Rimini dove apre un'attività per la costruzione di chapiteau e materiale da circo: la TTT Togni Tutto Tenda. Tornerà presto al circo. Sarà stata la nostalgia, forse, ma lo ritroveremo in pista. Abbiamo parlato degli Stati Uniti, dell'esperienza in Norvegia, ma la famiglia di Oscar ha lavorato anche in Messico, ai Caraibi e a Las Vegas. Scusate se è poco. Nel 1973 Oscar, ancora in tournée nelle nostre città, presentava il Circo in Technicolor. I ricordi personali di chi scrive si mescolano con le informazioni raccolte. Le piazze al paese erano addirittura due. Altri tempi. Il paese non era grande, ma era al centro di una vallata, circondato da parecchi altri centri abitati. Così, oltre ai circhi più piccoli arrivano complessi più grandi, come questo di Oscar. Un'occasione ghiotta per un grande appassionato: poter assistere a tutte le fasi del montaggio e poi, naturalmente, allo spettacolo. E per conoscere il figlio Mike. Soggetto ideale per una bella chiacchierata, che verteva soprattutto sul parco zoologico, ricco di leoni, orsi bianchi, cavalli, cammelli... ma non elefanti. I quali, come comunicato dallo stesso Mike, erano ospitati in un altro terreno. Il materiale era molto ordinato e curato. Carri di un bel giallo vivace e una mensa dove l'orario dei pasti veniva scandito da una campana posta di fianco. Lo spettacolo iniziava con le tigri mandate dal maestro Eugenio Weidmann, sempre in guanti bianchi. E bianco era il bellissimo orso che entrava alla fine e concludeva il bellissimo numero. Che eleganza. Cavalli, altri animali, il trampolino elastico in prima parte, dato che la seconda giustificava il nome dello spettacolo: il technicolor. All'interno dell'arena veniva montata una pista di luci rialzata e quadrata. Si potevano conoscere i giovanissimi fratelli Miletti, Flavio, Yves, Sandro, ai giochi icariani! Anche un ragazzo, Diego Brescianini, faceva parte dello spettacolo, oltre ai volanti Zemganno's che si esibivano a “luce nera”. Ma quando si riaccendeva la luce era una vera e propria esplosione di bolle di sapone che scendevano dalla cupola. Lo spettacolo, presentato da Gilberto Bertaccini, scomparso da poco tempo, nell'ottobre

PROFILI di quell'anno venne presentato anche a Roma. A metà anni '70 Oscar prepara un numero di cagnolini “cavallerizzi”, su un simpatico pony, il numero del Sergente O, che abbiamo visto per alcune stagioni al Circo Cesare Togni. Contemporaneamente prepara anche un numero di scimpanzé. Si tratta del numero che veniva presentato dai Davis Bros. Dopo alcuni anni “da artista” Oscar decide di affrontare una nuova avventura e apre il Circus Circus Las Vegas a metà ottobre 1983. Purtroppo le cose non andarono bene, nonostante il bellissimo spettacolo. A volte ci vuole anche fortuna, anzi ci vuole sempre. Così a metà novembre il circo chiuse a Novi Ligure, al termine della terza “piazza”. Lo chapiteau era l'immancabile tenda rossa. Per il materiale e gli uffici vennero utilizzati i container. Ma veniamo allo spettacolo, presentato sulla pista e su un palco: Oscar aveva scritturato degli artisti di grandissimo livello. La Troupe Richter, argento a Monte Carlo pochi anni prima, presentava il fortissimo Jockey, l'elefante barbiere, e un eccellente numero di elefanti. Per la comicità c'era Pio Nock col genero “bianco” Mario Cortez. Il trapezio era affidato ad Isabella Nock e il filo alto a Pio, Isabella Nock, e Sasha Cortez (figlio di Isabella e Mario). Poi ancora: i Davis Bros. con gli scimpanzé, Vittorio Guerra giocoliere ed equilibrista. Il tutto arricchito dal balletto di Flavio Turchi (fratello di Enzo Paolo): 14 ballerini. E chi poteva immaginare che tra di loro potesse esserci colei che sarebbe diventata “la più amata dagli italiani”? Ebbene sì: c'era Lorella Cuccarini, crediamo ad una delle sue prime scritture. Un grande spettacolo che avrebbe meritato tutto il successo che purtroppo non ha avuto. Negli anni '90 Oscar aprì un nuovo, piccolo, bellissimo circo. Lo chapiteau poi diventerà quello dell'Accademia d'Arte Circense di Verona, nel 2004. Un ambiente che in una parola si potrebbe definire “una bomboniera”. Era veramente un circo da vedere con tanti bravi artisti: i numeri di famiglia, Mike con Manuela Barlay, Diego Brescianini, Martin Chabri, Toto Chabri. Più che un saggio questo è un ricordo di un ammiratore. Di certo non sufficiente a raccontare le imprese di questo grande dello spettacolo popolare, ma un’opportunità per dire: “Grazie Oscar per tutto quello che hai fatto per il circo italiano, per il pubblico e per noi appassionati”.

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CHRISTEL SEMBACH-KRONE ADDIO ALLA PRINCIPESSA DEL CIRCO

Una vita dedicata al circo, quella di Christel Sembach-Krone. Nata in un'importantissima famiglia di tradizione, la Principessa del Circo ha saputo tenere alto il nome dei Krone, ancora oggi uno dei complessi più apprezzati al mondo. Tantissimi gli artisti passati sotto il suo chapiteau. Il circo italiano si unisce per porgere sentite condoglianze.

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di Rocco Maggiore

In questa pagina e nella successiva, tre immagini di Christel SembachKrone tratte dal Fondo Massimo Alberini; a seguire, la principessa del circo coi suoi cavalli al Krone Bau (Archivio fotografico Cedac).

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“Non c’è stato un momento nella mia infanzia in cui ho dubitato che avrei lavorato nel circo”. Lo ha ricordato in una intervista nella quale raccontava della sua avventurosa ed entusiasmante esistenza di artista della pista di segatura e guida di una grande insegna che ha fatto scuola nel mondo. Christel Sembach-Krone se ne è andata dopo essersi dedicata al circo per tutta la vita. Anche da dietro le quinte ha tenuto le redini del Circus Krone fino all’ultimo. Il grande circo europeo di tradizione che ha saputo continuamente riproporre ed affermare, e che continua a fare con successo, la “triade armoniosa”: acrobatica, clownerie e animali. I suoi amati animali. “I miei cavalli sono i miei figli”, diceva Christel. E i cavalli sono stati la sua passione e la disciplina nella quale è stata maestra. Davanti alle critiche degli animalisti, aveva scandito: “Un circo senza animali non è circo ma teatro o avanspettacolo”. Nel 1870 Fritz Krone crea un piccolo serraglio che in breve accresce le sue dimensioni. Quando muore (a causa di un incidente sul lavoro) la gestione dell’attività passa


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nelle mani del giovane erede Carl che sposa Ida Ahlers, figlia del direttore di una compagnia di teatro ambulante. Nel 1908 dà vita ad un circo a tre piste che si esibisce in un enorme tendone a sei antenne, sull’esempio dei complessi americani. Inizialmente prende il nome di Circus Charles, per poi divenire Krone, che aumenterà la sua celebrità mano a mano fino a diventare una eccellenza indiscussa. Compie diverse tournée in paesi stranieri, fra i quali l’Italia nel 1914 (Trieste) e 1921 (Milano). Nel 1930 la figlia di Fritz e Ida, Frieda, sposa Karl Sembach e nasce Christel Sembach-Krone. Prende forma un circo stabile a Monaco di Baviera, il Krone-Bau, fra i pochi a sopravvivere ai bombardamenti della seconda guerra mondiale e ad essere ristrutturato in maniera moderna. Nei primi anni '70 lo stabile ospita la serie di telefilm Salto

Mortale, trasmessa in mezza Europa, che contribuisce all’ulteriore diffusione del nome. Negli anni '80 è poi la sede del varietà televisivo Sterne in der Manege che vede la partecipazione di famosi personaggi dello spettacolo tedesco nelle vesti di artisti di circo. Per le tournée viene intanto adottato un tendone di dimensioni più contenute ma che continua ad ospitare alcuni fra i migliori artisti del mondo. La gestione artistica della Signora Christel si dimostra attenta alle moderne tendenze del circo, scritturando ad esempio numeri della scuola di regia russa, ma sempre nel contesto della struttura classica del circo tradizionale adornata di coreografie prese a prestito dalla rivista. Con Christel Sembach-Krone si affermano due stelle che continuano a tenere alto il nome di Krone: Jana Mandana e Martin Lacey Junior, entrambi ammaestratori. Il circo modellato dalla Signora tedesca è stato ed è un esempio per tutti i complessi. Regale non solo per via della corona che sfoggia con orgoglio nel marchio ma anche per ciò che da decenni rappresenta in fatto di gestione e offerta spettacolare. Lo scorso anno Francesco Mocellin recensì su Circo l’ultimo show di Krone. “Oggi – praticamente come ieri – Krone è un colosso che impiega oltre duecentosessanta persone nei

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vari settori, che viaggia in ogni tappa del suo tour annuale con uno chapiteau da oltre quattromila posti, che spesso necessita addirittura di quattro diverse aree per collocare tutto il suo sterminato materiale durante la sosta in una città, doppie antenne e scuderie (già montate per la tappa successiva a quella corrente)” scriveva. “Potremmo continuare coi dati obiettivamente impressionanti su questa impresa davvero unica. Ovvio pensare che i tempi attuali suggerirebbero un contenimento, una ridefinizione delle dimensioni per rendere più agile la struttura. Ma Christel Sembach-Krone, che continua a guidare con piglio sicuro l’azienda, preferisce non cambiare alcuna delle caratteristiche peculiari del marchio pensando che il pubblico tedesco conosca ed apprezzi Krone proprio per quello che è, sempre fedele alla sua immagine fatta di grandiosità, di qualità dello spettacolo, di tradizione. Un Krone in versione ridotta non sarebbe più lo stesso”. Sulla pista di questo circo, anche tanti artisti made in Italy: Gianni “Fumagalli” e Daris Huesca, Alessio Fochesato, gli artisti casa Togni (anche i cavalli un-

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gheresi Nonius addestrati da Flavio Togni), David Larible… Il Krone non sarebbe tale senza i grandi numeri di belve di Martin Lacey jr. (superlativo il suo gruppo di ventisei belve: due tigri bianche ed una del Bengala, ventitre leoni di cui sette maschi e nove esemplari dal candido mantello con in testa il delizioso Baluga, figlio del più celebre leone bianco della storia del circo, King Tonga). Christel Sembach-Krone ha regalato al circo, ma più in generale all’arte e allo spettacolo, tutto questo. Il mondo del circo le è riconoscente e la saluta con commozione per l’enorme contributo che ha dato al successo del circo di tradizione. Nel 2011 è stata nominata dall’ECA “ambasciatore del circo” a pieno titolo e con tutti i meriti. Varie le onorificenze che le sono state attribuire dalla Repubblica federale di Germania, compresa quella della “Croce al merito”. L’Ente Nazionale Circhi, col presidente Antonio Buccioni, il consiglio direttivo e tutto il circo italiano porgono ai familiari e a tutto il circo Krone sincere e sentite condoglianze per la scomparsa della Signora Christel.


CEDAC Un enorme archivio di oltre 20.000 documenti a disposizione di studenti e ricercatori. Con una ricca biblioteca, un’ampia videoteca di artisti attuali e del recente passato, una raccolta di oltre 2.000 programmi di sala, una collezione di articoli e di documenti antichi, fra i quali stampe, lettere ed editti risalenti al diciottesimo secolo. Un’intensa attività di conservazione della memoria e di diffusione della cultura che permette una rivalutazione dell’arte circense e di strada italiana.

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IL PIÙ ANTICO CIRCENSE D’ITALIA

Marco Martini, storico dello sport e dello spettacolo popolare, rintraccia l’immagine di colui che si può definire il più antico artista di circo di cui si abbia testimonianza nel nostro territorio (legato alla cultura dei proto-sardi). Non stupisce che si tratti di un cavallerizzo, come a ribadire che la simbiosi fra uomo e animale ha radici antiche e ben profonde. L’autore del breve scritto, come sempre, riporta fonti autorevoli e trattate in maniera analitica e con risultati sorprendenti.

di Marco Martini

TRACCE

Benché le più antiche testimonianze risalgano solo alla seconda metà del sesto secolo a.C. (tomba dei giocolieri di Tarquinia) e al quinto secolo a.C. (tomba delle scimmie di Chiusi) con dipinti di giocolieri e, secondo la definizione di Ranuccio Bianchi Bandinelli, «acrobati buffoneschi», è verosimile ipotizzare che tra gli Etruschi fossero già presenti attività di tipo circense nel settimo secolo secolo avanti Cristo, ma non prima. Gli etruscologi, che continuano ancora oggi a migliorare le nostre conoscenze su questa cultura con sempre nuovi e fruttuosi scavi, sottolineano che solo in quel secolo si affermarono un genere di società e di culti che potevano dare luogo alle pratiche ludiche o ludico-sacrali a cui abbiamo accennato. È in Etruria, sicuramente, che questo tipo di attività attecchì su più vasta scala sul nostro suolo nell’epoca che precedette l’affermazione dei Romani, ma non le spetta il primato di arcaicità.

Le discipline circensi hanno un'origine antichissima. Nell'immagine qui accanto e nella pagina successiva, dipinti e statuette che raffigurano artisti appartenenti ad epoche remote, come l'arciere descritto nell'articolo

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CIRCO estate 2017 Esiste infatti una popolazione, nel territorio che oggi chiamiamo Italia, che vanta un esempio più antico: i proto-sardi. L’oggetto che ce lo testimonia, ritrovato a Salíu (provincia di Cagliari), è «una statuina di estremo interesse perché rappresenta finora un unicum non soltanto fra i bronzetti sardi, ma anche, per quanto io ne so, in tutta la piccola plastica in bronzo mediterranea» (Giovanni Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, La Zattera, Verona 1966, p. 310). Si tratta di un arciere in piedi sul dorso di un cavallo senza sella nell’atto di scagliare un dardo, azione che, seppure non resa evidente dall’autore, si immagina si svolgesse con il destriero in corsa. Le briglie, anziché essere tenute in mano per guidare la cavalcatura, sono legate al corpo dell’uomo, con lo scopo di assicurargli quel più saldo equilibrio che gli necessitava per poter compiere altri contemporanei movimenti; lunghezza e forma delle briglie sono del tutto fuori dall’ordinario; il morso nella bocca del quadrupede pure, tanto da essere così definito: «È dunque un freno speciale per i giocolieri dell’equitazione, non per normali cavallerizzi» (Ivi, p. 311). Non si è certi che i proto-sardi usassero il cavallo, e comunque certamente non ne facevano largo impiego, ma proprio per questo motivo gli specialisti pensano che venisse adoperato in casi del tutto particolari, come attrazione. Ettore Pais, per primo, ne propose la seguente interpretazione: cavallerizzo equilibrista che si esibisce al tiro al bersaglio con l’arco in una festa stagionale in uno dei tanti santuari nuragici. «A qualcosa del genere, in ampi circhi all’aperto come lo è il vasto recinto delle feste di Santa Vittoria di Serri, io vorrei pensare per il bronzetto di Salíu» (Ivi, p. 312). A quale epoca risale? La statuina, molto piccola (lunghezza cm 5,6 e altezza cm 7,2), non è databile, ma altri morsi da cavallo come quello del bronzetto ci arrivano da monumenti e da ripostigli del settimo secolo a.C., o forse anche del secolo precedente (Ivi, p. 312). Il santuario di Santa Vittoria di Serri (provincia di Nuoro), unico luogo pubblico sardo ritrovato che presenti un ampio recinto per le feste, risale pure all’ottavo secolo avanti Cristo. Vi era un tempio con un pozzo dove si praticava il culto di acque salutari, probabilmente nel nome di uno Spirito o Dea delle Acque, e annesse alle strutture cultuali sono stati rinvenute, oltre al recinto, sicure prove di locali atti a ospitare molti convenuti da altri centri abitati

TRACCE e funzioni di mercato o fiera. Insomma, proprio un luogo per lo spettacolo popolare, celebrato in onore di una Divinità delle acque, che si concludeva con il rinsaldarsi di patti stretti tra i capi dei vari villaggi convenuti, ma in un clima gioioso, con canti, balli, giochi, sport, virtuosismi, cibo e bevande a volontà (Giovanni Lilliu, La civiltà dei sardi, ERI, Torino 1967, pp. 240/250). E c’è di più. Tra i preziosi bronzetti dei proto-sardi, spiega il più volte citato archeologo Lilliu, lo stile delle rappresentazioni di lottatori e pugili è più geometrico, e in relazione con Dei, Eroi, miti, mentre lo stile dell’acrobata a cavallo ha legami con l’ambiente dei pastori, del popolo, del folklore. Una scuola artistica, la prima, assoggettata a schemi di una società oligarchica che ha restituito, più ancora che sportivi, re, sacerdoti, militari, mentre la seconda possiede maggiore libertà di rappresentazione, e pesca soprattutto tra animali e Spiriti. I temi della seconda corrente, benché questa sia artisticamente meno pregevole, meno rifinita, sono più arcaici. Entrambe comunque, pur mostrando influssi tecnici provenienti da altre culture mediterranee, sono prodotti indigeni, di un popolo sempre restio ad accogliere tradizioni straniere, fino ad arrivare a volte a combatterle. Insomma: un arciere-acrobata italiano al cento per cento. Il più antico circense d’Italia che si conosca.

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COGLIERE L'ATTIMO

L'ARTE DI SILVIO SANGIORGI di Nicola Campostori

Il pittore Silvio Sangiorgi ha dedicato tutte le sue opere ai protagonisti del circo e del teatro di strada. In occasione di una mostra a Milano e prima di un viaggio negli Usa, l'artista ci ha raccontato il suo lavoro ed il legame con l'affascinante mondo dello spettacolo popolare.

PIAZZA ITALIA

La pittura ha immortalato spesso i protagonisti dell'arena di segatura, basti citare un Maestro come Picasso che ha dedicato diverse tele al mondo dello spettacolo popolare. Ancora oggi queste due forme espressive continuano a parlarsi: le opere del pittore Silvio Sangiorgi, ad esempio, sono tutte ricollegabili all'universo del teatro di strada e del circo. In occasione di una sua mostra alla Galleria Ponte Rosso di Milano (zona Brera, centro vitale per la pittura meneghina), l'artista ha raccontato alla nostra rivista il suo percorso segnato dall'amore per l'intrattenimento dal vivo. Silvio non ha fatto una scuola d'arte e per spiegare come è nata la sua passione dice di dover partire da lontano: “Io sono ragioniere programmatore, questo è l'unico neo sul mio curriculum. Ma ti assicuro che poi ho smesso!”; appena diplomato cerca un impiego ma, racconta, gli sono stati proposti un “lavoro minorile” (lui però aveva già diciotto anni), uno in nero (ma lui voleva essere in regola), uno interinale e addirittura uno “losco”. I

I quadri di Silvio Sangiorgi, che raffigurano circensi ed artisti di strada di tutte le epoche.

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CIRCO estate 2017 più esperti nel teatro comico avranno riconosciuto la matrice dell'aneddoto, che d'altronde Sangiorgi rivela subito: “Questa pantomima è un piccolo canovaccio, imitazione di uno sketch di Troisi, che io rammento per ricordare a me stesso che sono fortunato per il lavoro che faccio. Sono diventato poeta e scrittore e pittore per forza perché era l'unica possibilità di esprimere me stesso in libertà”. Come ha iniziato a dipingere? “Una delle cose che facevo e che tuttora faccio, ed è anche il mio unico sport, è guardare le facce delle persone. Quando ero bambino la cosa che mi piaceva di più era stare in piazza e guardare i ritrattisti di strada, i giocolieri, gli acrobati, i mimi. E da grande volevo fare non il medico, non il notaio, non il prete, non l'astronauta ma il disegnatore di strada. A un certo punto della mia vita, e ti posso dire anche il giorno esatto, il 15 ottobre del 1999, ho preso in mano un carboncino e da lì non ho mai smesso di disegnare, tutti i giorni”. Quando anni dopo un collega gli fa notare che il suo stile somiglia a quello di Odilon Redon, Sangiorgi non sapeva nemmeno chi fosse quell'artista francese della seconda metà dell'Ottocento, ma in effetti si accorge che i modi con cui entrambi hanno espresso la propria interiorità sono molto simili; riesce allora per tempo a non fossilizzarsi nella ripetizione di tecniche già sperimentate e a concentrarsi invece su un percorso artistico personale. Silvio parla lentamente, in maniera profonda, ponderando le parole. “Una cosa che mi piace sottolineare è che il primo spettacolo al quale abbiamo assistito da bambini è quello della piazza, è il circo. È la prima esperienza mozzafiato che un bambino fa. Io ricordo bene la prima volta che sono andato al circo ma ricordo ancora meglio la prima volta che un circo venne nel mio paese e i circensi vennero a darci i biglietti omaggio a scuola: vedevo questo mondo variopinto, variegato, di personaggi che entravano in aula camminando sulle mani o giocolando con le palline, con parrucconi e piume. Ricordo lo stupore di quell'istantanea”. Lentamente e senza averlo programmato nasce in lui l'idea di raffigurare gli artisti di strada e i circensi, perché quella è la storia che conosce. “La storia di quei ragazzi che accanto a me nelle piazze si esibivano tutti i giorni. Non credo esista una parola che possa racchiudere tutto il fascino che queste persone, uomini e donne, hanno suscitato

PIAZZA ITALIA in me. Voglio provare a sceglierne una però: proteiformità. Il fatto che esistano così tante forme di spettacolo, di esibizioni, di facce che esprimono le loro emozioni in esercizi e numeri, frizzi e lazzi”. Il lavoro di Sangiorgi è catturare di volta in volta una di queste innumerevoli forme: “Oggi nasce un mimo che dice una cosa, domani nasce un giullare che ne dice un'altra”; l'artista insegue non tanto le persone vere quanto le emozioni vere. “Quello che io effettivamente ritraggo è la psicologia, l'emotività, il sentimento, è... dico una parola grande: l'anima”. Chiaramente, un'operazione del genere non può non partire dal volto: “Tutto nasce dalla faccia e dagli occhi. Poi più si va lontani da questo primo punto focale più tutto diventa evanescente, sfocato, non finito come direbbe Michelangelo”. Alla Galleria Ponte Rosso viene presentata una selezione da Piazze corti piste palcoscenici, progetto che raccoglie tutti i lavori completati sinora da Sangiorgi. Ripercorre la storia dell'intrattenimen-

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PIAZZA ITALIA to dal vivo a partire dalla fine del Sacro Romano Impero passando attraverso tre trappe: la prima arriva sino alla nascita della Commedia dell'Arte, la seconda termina con la nascita del circo moderno e l'ultima giunge fino a noi; la mostra è dunque anche una riflessione sulla loro evoluzione, sull'influenza che hanno avuto sull'immaginario collettivo. Il pittore non cura solo l'aspetto fisionomico e psicologico, ma anche il costume e il trucco; gli aspetti visivi, poi, devono coniugarsi col procedimento adeguato: “Ogni periodo storico ha la sua forma e cerco di restituirla con le sostanze a mia disposizione, quindi dal disegno puro, semplicemente la matita, fino all'utilizzo di tutti i materiali: olio, tempere, tempere all'uovo...”. Sangiorgi descrive l'antica tecnica dell'encausto, risalente agli Egizi e da lui recuperata: colori a base di cera d'api che vengono bruciati rendendoli un tutt'uno solido sul pannello. “Le cromie che si ottengono sono potentissime”. Sfogliando il suo catalogo incontriamo acrobati, funamboli, giullari, musicanti, contorsionisti, burattinai, ciarlatani, prestigiatori, arlecchini, clown, domatori, equilibristi, trapezisti e molti altri artisti ancora. “Al momento racchiude poco più di duecento opere ma è lontano dall'essere finito perché è qualche cosa che io ho iniziato dieci anni fa e che probabilmente non terminerò mai”. Cosa conta maggiormente nel suo percorso personale? “La cosa più importante per un pittore è l'esperienza; l'esperienza la si fa lavorando tutti i giorni. Un pittore si sforza e cerca tutti i giorni di unire tradizione, sperimentazione e innovazione. Io so esattamente quello che voglio fare, che cosa voglio che il mio quadro dica. Tutt'altro paio di maniche è capire se ci riuscirò a farglielo dire”. Silvio definisce le diverse tecniche come tante frecce a disposizione della sua faretra, con le quali tentare, sperimentare, cercare risposte e farsi nuove domande. “Mi sono posto un problema, tanto tempo fa, e sto cercando la soluzione. Ancora non l'ho trovata. Aristotele diceva: Spero siate uomini e donne con molti dubbi e che cerchiate di risolverli per tutta la vostra vita. Perché la crescita è questo: riuscire a trovare delle soluzioni a questi dubbi ma nel momento in cui uno risolve un dubbio dev'essere capace di crearsene di nuovi perché altrimenti si finisce”.

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CIRCO estate 2017 In nessuno dei suoi quadri gli artisti vengono ritratti nell'attimo della performance, ma sempre prima o dopo. Sangiorgi spiega così questa scelta: “Il momento dell'esibizione è un guizzo, è subito terminato. Ma il momento prima, cioè l'approccio, l'arrivare all'istante in cui si mette il primo piede sul palcoscenico o sulla cassetta per essere più alti di quelli che sono in piazza è un momento terribile, in cui l'ansia da prestazione e la paura possono tirarti colpi che atterrano anche il più bravo. L'emozione che si prova in quel preciso momento è sempre diversa tutte le volte, mentre invece può essere una perfetta replica lo spettacolo che si realizza sul palcoscenico. Alla stessa maniera è sempre diverso il risultato o il pensiero che si fa al termine del numero, perché può andare bene, può andare male, puoi aver dato il massimo ma non essere riuscito, o al contrario puoi aver inventato qualcosa o fatto una pausa in un momento che ha reso lo spettacolo unico e adesso stai cercando di capire perché non lo avevi fatto prima. A volte ci sono alchimie per quali hai cercato, hai studiato e ti sei preparato a fare quella determinata cosa, vai sul palco e te ne esce una completamente diversa, meglio! E qualcuno ti dice: Bravo! Ma come hai fatto? E la risposta è: Boh!”. Quando lo abbiamo intervistato, Silvio era in procinto di partire per l'America: “Farò questa personale in un museo della città di Laredo, nel Texas, e sarà l'anteprima di Piazze corti piste palcoscenici. Cercherò di far conoscere per la prima volta, dopo dieci anni di lavoro, questo progetto”. Il pittore e il circense vengono entrambi definiti artisti, la differenza sta nell'elemento dello spettacolo: “Io sono uno spettatore silenzioso che guarda da lontano”. Il suo lavoro è solitario, nascosto agli occhi altrui; solo ad opera finita c'è il momento della condivisione col pubblico, la vicinanza con le persone. “Non dipingo per me stesso: nel momento in cui metto la firma ad un quadro, quello non mi appartiene più. È una responsabilità. Lo devi per forza lasciare andare: sono figli diciottenni che devono trovare la loro strada, il loro pezzo di mondo e vivere la loro vita. Molti miei quadri sono impertinenti: quando passi ti guardano e ti stuzzicano; altri invece sono più mansueti, tranquilli... di questo tipo ne avrò fatti forse due o tre!”


Accademia d’Arte Circense di Verona anno 2017 - 2018

Corso professionale di quattro anni a convitto EtĂ di entrata dagli 8 ai 15 anni

Corsi modulabili

secondo le richieste degli allievi, anche adulti

Aperta ad allievi di tutto il mondo lingue parlate: italiano, francese, inglese, tedesco, russo Info iscrizioni: info@accademiadartecircense.it - www.accademiadartecircense.it tel. +39.340.6987149 - +39.340.6991480


20 PER 500

PER SCANDICCI Sosteniamo la Casa di Riposo

L’Ente Nazionale Circhi lancia la campagna “20 per 500” a sostegno dell’attività della Casa di Riposo di Scandicci, istituzione storica che accoglie gli anziani del circo e dello spettacolo viaggiante, ammirata ed invidiata all’Ente Nazionale Circhi e all’Italia da ogni parte d’Europa. Dallo scorso anno, con l’applicazione del nuovo decreto per l’erogazione dei contributi alle attività di spettacolo tratti dal FUS, il sostegno agli anziani della categoria non è stato confermato. Obbiettivo della campagna pubblica denominata “20 per 500 euro per Scandicci” è, appunto, raccogliere da parte di venti complessi di ogni dimensione una erogazione liberale di 500 euro fino al raggiungimento di 10 mila euro da consegnare al direttore della Casa di Riposo. Ma sono ben accetti contributi di qualsiasi entità inferiore o superiore. Contiamo sulla generosità dei circensi e di dover così presto cambiare il nome della nostra campagna.

ALBO D’ORO SOSTENITORI Ecco i primi circhi che hanno aderito in maniera entusiasta American Circus Medrano Piccolo Circo dei Sogni Rony Roller Florilegio di Darix Togni Martini Mamma Mia Circo e dintorni

È possibile inviare il proprio contributo con le seguenti modalità, indicando nella casuale “Pro Scandicci”: BONIFICO BANCARIO

BONIFICO POSTALE

VAGLIA POSTALE

IBAN: IT38 V071 1139 1000 0000 0001023 C/C Intestato a ENTE NAZIONALE CIRCHI – ROMA Banca di Frascati di Credito Coop.vo Scpa – Roma.

C/C postale n. 55814610 intestato a Ente Nazionale Circhi

ENC c/o AGIS Via di Villa Patrizi 10 00161 Roma

Circo estate 2017  

In copertina in questo numero speciale: "Il circo si difende in piazza"

Circo estate 2017  

In copertina in questo numero speciale: "Il circo si difende in piazza"

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