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Anno III, n. 1 - gennaio 2013

Ingegneria dell’informazione Notizie dalla Commissione

6 Al via la nuova sezione

IN COMMISSIONE

La comunicazione al centro della professione

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STORIA e CULTURA

PROFESSIONE

Privacy, decreto semplificazioni e sviluppo: novità per le imprese dalla conversione in legge

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IL CASO Caos Trenord, colpa del nuovo software?

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Software Testing: il primo passo per la qualità di prodotto

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Il vento delle professioni non regolamentate

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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Maxi-concorso:l’innovazione fa scuola

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STORIA e CULTURA

Lady Byron e l’idea di macchina analitica

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Commissione ingegneria informazione


Ingegneria dell’informazione Notizie dalla commissione

Foglio informativo curato dalla Commissione dell’Ingegneria dell’Informazione dell’Ordine degli Ingegneri di Pavia. Ingegneria dell’informazione - Notizie dalla commissione è una pubblicazione non periodica e non può, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7 marzo 2001.

Ing. Stefano Tazzi

Uffici c/o Ordine degli Ingegneri di Pavia, Via Indipendenza 11, 27100 PAVIA.

Coordinatore Commissione Ingegneri dell’Informazione

Contatti Segreteria Ordine degli Ingegneri di Pavia Tel: 0382.22070 Fax: 0382.530478 E-Mail: contatti@ording.pv.it PEC: ordine.pavia@ingpec.eu

Referente notiziario: Ing. Christian Cucculelli mail-to: christian.cucculelli@gmail.com

Coordinatore della Commissione: Ing. Stefano Tazzi mail-to: stefano.tazzi@tin.it

Hanno collaborato a questo numero Foto Christian Cucculelli

christian.cucculelli@gmail.com

Foto

Stefano Tazzi

stefano.tazzi@tin.it Foto

Cristiano Canobbio

cristiano.canobbio@gmail.com Foto

Marco Spada

m.c.spada@mash.it

Anno nuovo, sfide vecchie, impegno costante e rinnovato! Iniziamo le attività del nuovo anno consapevoli del momento importante di cambiamento in corso che richiede più che mai presenza, coinvolgimento, partecipazione e impegno per non trovarsi a rincorrere le situazioni scomode dopo non aver cercato di prevenirle. I temi rilevanti sono diversi: completamento della riforma delle professioni con l’emissione dei regolamenti per assicurazione e formazione; presidio delle norme di interesse per le professioni non ordinistiche che hanno da poco avuto riconoscimento - tema approfondito proprio in questo numero; attuazione delle agende digitali a vari livelli; codice dell’amministrazione digitale; riconoscimento della nostra professionalità, sia dal punto di vista normativo che dal mero punto di vista culturale. Uno dei nodi principali da sciogliere, pietra angolare per l’ingegneria dell’informazione, è costituito dal rendere evidente l’impatto diretto e indiretto delle tecnologie di nostro presidio sulla salute e sulla sicurezza, circoscrivendo le situazioni per cui è necessaria l’iscrizione negli elenchi di un organo statale, ovvero di un organo che miri all’interesse collettivo prima della rappresentanza di una categoria di interessi - attività peraltro lecita da parte di libere associazioni. Proprio su questo tema è più che mai rinnovato l’impegno, peraltro con coinvolgimento diretto - grazie al supporto dell’Ordine di Pavia - in un gruppo di lavoro UNINFO nonché alla collaborazione con la locale ASL. Dall’esperienza maturata in vari anni di partecipazione a tavoli regionali e nazionali, è possibile affermare che il supporto e la disponibilità fornita dal nostro Ordine non è comune e non è scontato. Così come le attività che riusciamo a promuovere - in primis questo notiziario informativo che è sulla strada di divenire organo condiviso per tutto l’Ordine - sono di una qualità da più parti riconosciute. Un doveroso ringraziamento a nome della Commissione va quindi a tutti coloro che collaborano e che danno supporto, in primis al Presidente e a tutto il Consiglio dell’Ordine, ribadendo l’apertura verso ulteriori contributi nell’ottica di migliorare ulteriormente. Buon 2013! Stefano Tazzi

Foto

Giuseppe De Leo

giuse.deleo@gmail.com

Eventi e Comunicazioni Dal 23 gennaio 2013 al 1° febbraio 2013

“Corso di Valutatore di parte terza di sistemi di gestione per la qualità” Per informazioni su costi e iscrizione rivolgersi alla segreteria dell’Ordine


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IN COMMISSIONE

La comunicazione al centro della professione La giornata di formazione sulla comunicazione (29 novembre 2012) si è conclusa con un bilancio più che positivo. Intanto gli iscritti totali sono stai 50 tondi tondi, un buon risultato segno che l’aspetto relazione/comunicativo è molto sentito al giorno d’oggi come elemento differenziante per il professionista che si propone al mercato. Maffei, istrione e anfitrione della comunicazione, ci ha accompagnato all’ingresso di questo ampio e sconosciuto modo relazionale mostrandoci le enormi potenzialità che ognuno di noi possiede. Il corso si è sviluppato in un’unica giornata, interrotta solamente da un corroborante buffet. La prima parte della giornata si è svolta con l’obiettivo di connotare la teoria della comunicazione. Scienza assai recente (1970) che vede tra i suoi capostipiti Richard Bandler e John Grinder i quali attraverso lo studio scientifico e meticoloso dei comportamenti delle persone hanno ritrovato uno schema legato alla

comunicazione interpersonale che è ripetibile e produce gli stessi risultati. Nella seconda parte della giornata ci si è addentrati piu in profondità analizzando gli schemi comportamentali. Maffei ci ha accompagnato nel mondo della comunicazione efficace mostrandoci i fondamentali della PNL (Programmazione NeuroLinguistica). Questa disciplina individua fondamentalmente tre canali attraverso i quali noi tutti comunichiamo con gli altri: il canale visivo, quello uditivo e quello cinestetico. In altre parole, una comunicazione può avvenire attraverso la vista (segni, movimenti, forme, colori), attraverso l’udito (parole, musica, suoni) e attraverso il movimento del corpo nello spazio (sensazioni tattili, contatto del corpo con l’ambiente esterno), oppure attraverso una combinazione di queste tre modalità. La PNL ha messo in rilievo è che non tutte le persone utilizzano in uguale maniera queste diverse mo-

Dott. MAFFEI Claudio

dalità. Le persone anzi si caratterizzano generalmente per avere una modalità di comunicazione preferenziale e altre due modalità subordinate. (e qui molti di noi si scono riscoperti compilando un test di auto diagnosi). Ci siamo cosi divisi in tre gruppi: 1) i visivi, quelli cioè che nella comunicazione utilizzano prevalentemente la vista; 2) gli uditivi, che si affidano soprattutto all’udito; 3) i cinestetici, che impiegano in particolare alle sensazioni tattili. A questo punto non resta che utilizzare il “canale” piu adatto per comunicare con l’altro: uno stesso messaggio, sarà recepito diversamente, a seconda del gruppo di cui il ricevente fa parte. Un individuo cinestetico recepirà maggiormente quelle parti del messaggio veicolate da elementi cinestetici o che stimolano l’immaginazione cinestetica, quali ad esempio la descrizione di sensazioni corporee suscitate da elementi che rientrano nel contenuto del messaggio. Lo stesso vale per gli altri due tipi di individui rispetto alle caratteristiche del proprio gruppo di appartenenza. Visto il successo riscontrato, saranno organizzati incontri di approfondimento nel corso del 2013. C. Canobbio

L’ing. Cristiano Canobbio (a destra) fa gli onori di casa ed inaugura l’evento presieduto dal Dott. Maffei. Pagina 3


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PROFESSIONE

Privacy, decreto semplificazioni e sviluppo Novità per le imprese dalla conversione in legge A completamento delle riforme volte a rilanciare la crescita economica del paese, è stato approvato il Decreto Legge n. 5 del 9 febbraio 2012 (il c.d. “Decreto Semplificazioni” o “Semplifica Italia”), recante disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo, convertito con modifiche nella Legge n. 35 del 4 aprile 2012. L’art. 45 della suddetta Legge di conversione ha apportato significative variazioni alla normativa Privacy, in termini di semplificazioni per le imprese, prevedendo: A) nel disciplinare tecnico in materia di misure minime di sicurezza di cui all'allegato B la soppressione dei paragrafi da 19 a 19.8 e 26 Di fatto si introduce la soppressione dell’obbligo di predisposizione e di aggiornamento del Documento Programmatico sulla Sicurezza (DPS) e, conseguentemente, della relazione accompagnatoria al bilancio d'esercizio entro il 31 marzo. Attenzione, però, restano comunque in vigore tutte le rimanenti misure di sicurezza previste dalla normativa Privacy vigente. Infatti, l’abolizione del DPS non modifica la sostanza della normativa Privacy e per i titolari del trattamento resta invariata la necessità, in caso di ispezioni da parte dell’Autorità Garante, di dimostrare - eventualmente anche tramite la predisposizione di apposita documentazione - l’effettiva attuazione degli adempimenti Privacy in vigore; B) la soppressione della misura minima di sicurezza relativa alla previsione di interventi formativi per gli incaricati del trattamento dei dati personali. La soppressione della regola 19.6 (un di cui del punPagina 4

to precedente) dell’“Allegato B Disciplinare tecnico in materia di misure minime di sicurezza” ha fatto venir meno l’obbligo, per i titolari del trattamento, di prevedere un programma di interventi formativi per gli incaricati al trattamento dei dati, finalizzati a renderli edotti della normativa Privacy vigente, dei rischi possibili e probabili cui sono sottoposti i dati, delle misure di sicurezza tecniche ed organizzative e comportamentali deputate alla prevenzione di tali rischi. Tuttavia, operando l’incaricato al trattamento sotto la diretta autorità del titolare o del responsabile, attenendosi alle istruzioni impartite, rimane a questi ultimi la responsabilità di informare gli incaricati sulle modalità di trattamento dei dati personali, in base al puntuale ambito di trattamento consentito; C) l’autorizzazione al trattamento dei dati giudiziari da parte di privati, senza sottostare agli obblighi imposti dalla normativa Privacy, in caso di prevenzione e contrasto

della criminalità. Il trattamento dei dati giudiziari da parte di soggetti privati o di enti pubblici economici, qualora sia effettuato in attuazione di protocolli d’intesa per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di criminalità organizzata stipulati con il Ministero dell’Interno o con i suoi uffici periferici, non richiede più l’obbligo di una specifica autorizzazione, derivante da espressa disposizione di legge o provvedimento del Garante, che riporti le rilevanti finalità di interesse pubblico del trattamento, i tipi di dati trattati e di operazioni eseguibili. La Legge n. 35/2012, dalla quale discendono le modifiche al Codice Privacy sopracitate, è entrata in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Le imprese possono pertanto usufruire da subito di tali cambiamenti, che si caratterizzano per la loro natura semplificativa. C. Canobbio


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IL CASO

PROFESSIONE

Caos TRENORD, colpa del nuovo software? Primo lunedì mattina di un mese di dicembre che dà a battesimo l’arrivo di una fredda perturbazione dal Nord Europa, con temperature che toccano i –7, il viso infilato fino al naso nella sciarpa e gente che saltella nervosamente sul posto aspettando il treno delle 6 e trentanove per Milano: la stazione è nuova, di quelle automatizzate, e le uniche informazioni arrivano dal tabellone elettronico degli orari e dall’altoparlante, anch’esso automatico. Da una parte l’annuncio di un treno in arrivo e dall’altra un tabellone che riporta 20 minuti di ritardo. Di lì a poco sarebbero diventati 40, ma la voce avrebbe continuato ad infondere fiducia annunciandone l’imminente arrivo. Anni di esperienza da pendolare mi hanno subito dato segno di una giornata molto difficile e, potendo scegliere un’alternativa, ho presto ripiegato sull’automobile limitando ad un quarto d’ora il ritardo per raggiungere l’ufficio. Non c’è voluto molto tempo per apprendere dai co l le g h i p ro ve n ie n t i dall’hinterland milanese che era in corso quella che passerà alla cronaca come il “Caos Trenord”. Una settimana nera per il trasporto pubblico milanese iniziata domenica 9 dicembre e destinata a protrarsi per una settimana abbondante con centinaia di corse soppresse, ritardi incalcolabili, costi ingenti a carico dei pendolari e delle aziende che hanno dovuto pagare lo scotto di un tale disservizio. Trenord è la società di trasporto nata nel mese di maggio del 2011 dalla fusione di Trenitalia e Le Nord e gestisce il trasporto ferroviario regionale in Lombardia per 700.000 abbonati su 40 direttrici. Il mese di dicembre è, storicamente, un mese

delicato in quanto vede l’introduzione degli orari invernali e il conseguente riordino dei turni lavorativi e la riorganizzazione dei convogli ferroviari: in questo particolare caso vanno ad aggiungersi il rinnovo del contratto lavorativo e l’introduzione di un nuovo sistema informatico per la gestione dei turni del personale e del materiale rotabile. Una situazione che ha colto di sorpresa l’azienda di trasporti e provocato il collasso del sistema ferroviario lombardo. L’imputato principale di tale disastro è il software introdotto da Trenord per organizzare i turni dei 2.800 dipendenti in sostituzione della precedente modalità e costato a Regione Lombardia la cifra di 1,5 milioni di euro: secondo quanto riportato dalla stampa nazionale, sarebbe stato un errore nella messa in esercizio di questo applicativo ad aver generato situazioni paradossali per le quali ci si è ritrovati con treni senza personale o personale senza treno. Si parla genericamente di errori di configurazione nel rilascio del prodotto, ma anche di una fase di testing insufficiente. La scelta di un prodotto commerciale rappresenta una questione sempre molto delicata per un’azienda, in quanto richiede un’attenta analisi degli impatti che questo ha sul sistema informativo AS-IS e sui processi aziendali: in questo caso stiamo parlando di una soluzione per alcuni dei processi core di una società di trasporto ferroviario: la gestione del personale e del materiale rotabile. Ad oggi (31 dicembre 2012 ndr) nessun comunicato stampa ufficiale è stato pubblicato da Trenord in merito alle cause di tale evento, mentre la Goal System conferma, a propria difesa, che nessuno dei suoi 90 e più clienti ha

Momenti concitati alla stazione di Cadorna. (Foto di Corriere.it)

mai subìto danni simili a seguito dell’adozione del prodotto GoalRail®. Proveremo quindi a fare qualche considerazione desumibile dalle evidenze e dalle informazioni a disposizione. Se da una parte l’azienda di trasporti continuava a sostenere che la causa fosse da ricondursi al nuovo software di ottimizzazione delle operazioni di trasporto, dall’altra parte i sindacati accusavano l’azienda di non aver fatto sufficienti test di validazione. Da quanto noto, la fase di test sul nuovo prodotto sarebbe iniziata nei primi mesi del 2012, con l’obiettivo di traguardare il rilascio del 9 dicembre. Poiché il software sarebbe stato acquistato da Regione Lombardia solo a fine 2011, possiamo dedurre che le modifiche da apportare al prodotto siano state piuttosto contenute e che le attività di maggior impatto dovessero essere quelle di verifica funzionale del software su business case reali e di formazione degli utenti. Non è possibile affermare che i test non siano stati esaustivi semplicemente considerando l’elapsed impegnato da tali attività: per far ciò bisognerebbe entrare nel merito dei casi di test individuati dagli analisti funzionali e conoscere la strategia di testing adottata dai responsabili del progetto. In questi casi è fondaPagina 5


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PROFESSIONE

mentale avere professionisti che siano in grado di analizzare correttamente i processi business e individuare gli use case che devono essere oggetto di verifica: sappiamo, ad esempio, che il software prevedeva utenti appartenenti ad almeno due unità aziendali: da una parte l’ufficio produttività e dall’altra l’ufficio personale e che le informazioni inserite dai due gruppi avrebbero dovuto garantire completezza reciproca per consentire al nuovo software di calcolare correttamente le operazioni di trasporto. Si è parlato anche di errori nell’installazione e nella configurazione del software: dal punto di vista dell’approccio applicativo l’installazione fa riferimento ad una serie di attività propedeutiche all’utilizzo del software stesso e che normalmente terminano con la verifica dello stato di up&running dell’applicazione in tutte le sue componenti quali, ad esempio, application server, database, web server, etc. La configurazione del software, invece, fa solitamente riferimento ad una serie di attività complementari a quelle di installazione e consistono nel ‘configurare’ la singola istanza del prodotto per metterla nelle condizioni di funzionare correttamente in un determinato ambiente: rientrano in queste attività l’impostazione dei parametri di connessione ai diversi servizi, di variabili d’ambiente, etc. Solitamente una fase di installazione e configurazione errata si manifesta con l’impossibilità di avviare l’istanza software o di eseguire una o più funzionalità; in questi casi il sistema risulta totalmente, o parzialmente, inutilizzabile anche se, nel caso di parametri applicativi, l’errore potrebbe esprimersi attraPagina 6

L’utilizzo di un nuovo prodotto software comporta necessariamente un’accurata fase di formazione agli utenti, affinché ne utilizzino al meglio le funzionalità offerte. In alcuni contesti l’introduzione di un nuovo sistema software può prevedere anche la revisione, parziale o totale, di processi aziendali e in questo caso le persone, i gruppi e le organizzazioni vanno guidate verso il cambiamento adottando un processo strutturato noto come Change Management.

verso dati errati. In questo caso l’applicazione risultava correttamente funzionante e le anomalie venivano ravvisate solo nel momento in cui ci si accorgeva che mancava materiale rotabile o personale: tutto ciò fa propendere per un problema più legato ai dati che non al prodotto stesso, così come hanno evidenziato anche altri media in questi giorni. E’ probabile quindi che qualcosa non sia andato bene nell’estrazione dei dati per inizializzare il sistema oppure nel valorizzare alcune variabili applicative funzionali ai calcoli delle operazioni di trasporto. Risultato? Il caos completo con l’impossibilità di rimediare al problema se non fermando l’applicazione, inizializzando nuovamente il database e riverificando la configurazione di eventuali parametri applicativi: soluzione comunque non adottata. Dopo diversi giorni di totale disagio, la situazione è stata ripristinata ri-

mettendo in servizio i vecchi sistemi informatici VESTE e MAJOR secondo quanto riportato dal quotidiano Il Giorno - che hanno ripreso a operare riportando la situazione alla normalità: nel frattempo l’azienda di trasporti ha deciso di rimandare al 2013 l’avvio del nuovo sistema, dopo una nuova e più approfondita fase di test. Dal punto di vista della gestione progettuale, balza all’occhio l’errata considerazione del rischio e della strategia di risk management adottata. I sindacati hanno dichiarato che, in realtà, l’azienda avrebbe deciso di avviare il nuovo sistema pur con il parere contrario da parte di alcuni responsabili tecnici. In merito a questa scelta credo sia opportuno fare alcune considerazioni: se da una parte dobbiamo registrare una corresponsabilità dell’ICT aziendale che non è riuscito, evidentemente, a comunicare


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PROFESSIONE

efficacemente al business il rischio che l’azienda si sarebbe assunto con quella scelta, dall’altra dobbiamo registrare una sensibilità non ancora matura nei confronti delle tecnologie informatiche e delle nuove dinamiche sociali da parte della dirigenza. In ogni progetto ICT è fondamentale accompagnare i committenti verso la maturazione di una giusta sensibilità nei confronti delle strategie e delle problematiche tipiche di tali iniziative, nonché delle dinamiche sociali e di mercato legate ai nuovi media e alla tecnologia: il caso Trenord, ad esempio, non comporterà solamente un danno economico, ma soprattutto obbligherà l’azienda ad un lungo e difficile percorso di riabilitazione della propria credibilità: il Codacons, per esempio, ha avviato una class action per richiedere a Trenord un rimborso di 3.650 euro per ogni passeggero coinvolto nei disagi tra il 10 e il 14 dicembre 2012 mentre, nel giro di poche ore dai primi disagi, i principali social network riportavano notizie della situazione in corso e i pendolari sfogavano i propri disagi con commenti che hanno rapidamente minato l’immagine dell’azienda. Se queste considerazioni fossero state fatte con maggior consapevolezza e responsabilità e il committente avesse percepito l’effettivo rischio economico e di immagine che si stava assumendo, probabilmente la strategia di avvio del nuovo sistema sarebbe stata quanto meno differente nelle modalità, se non nei tempi, prevedendo ad esempio un avvio del nuovo prodotto parallelamente a quello vecchio per verificarne i risultati e garantire la continuità dei servizi in caso di emergenza. E’ interesse del committente, infatti, avere garan-

zie sulla continuità del proprio business e, se messo di fronte al rischio di comprometterlo, si dimostra spesso disponibile ad accettare proposte e soluzioni che ne garantiscano il successo, offrendo margini anche per mettere in discussione il famigerato time-tomarket. D’altra parte, la responsabilità di un capo progetto chiamato a sostituire un vecchio sistema a favore di uno nuovo va nel rispetto di tempi, costi e qualità per l’introduzione della nuova soluzione, ma sempre e comunque nel rispetto della business continuity: con questo si intende che, anche se non previsto come requisito esplicito, nel momento in cui ci si rende conto dei

rischi che dovranno essere assunti, è suggeribile adottare tutte le precauzioni del caso. Prevedere tecnicismi o procedure operative che consentano quanto meno un rapido reset del sistema o un ritorno alla soluzione precedente (rollback), può rivelarsi una scelta fondamentale in situazioni critiche, consentendo il recupero di una situazione che si presenti al momento pressoché compromessa: in questo modo si possono mettere al sicuro l’esito delle attività progettuali nel loro complesso e soprattutto la tutela del business committente che avrà, in questo modo, occasione per apprezzare l’investimento appena fatto. C. Cucculelli

APPROFONDIMENTO

GoalRail®, conosciamo l’indiziato GOAL SYSTEM è l’azienda madrilena specializzata nella realizzazione e nel rilascio di soluzioni IT avanzate e in grado di ottimizzare i processi business dei propri clienti, posizionando il proprio focus sui trasporti, sulla gestione del personale e dei turni lavorativi tanto nell’ambito del trasporto aereo, quanto in quello delle linee di trasporto urbano, metropolitano e ferroviario. GoalRail® è il nome della soluzione software ideata per ottimizzare la gestione del personale ferroviario, del materiale rotabile e dei turni lavorativi, cui Trenord si è affidata per la gestione e l’ottimizzazione dei propri processi aziendali. Diverse sono le accuse sollevate da più parti nei confronti di questa soluzione, che sembrerebbe comunque registrarne una buona diffusione presso le aziende di trasporto presenti in diversi Paesi al mondo, quali ad esempio il Sudafrica, il Marocco, il Regno Unito, l’Algeria e il Brasile: ad oggi osserviamo che, rispetto all’intero

Un’immagine della sede madrilena della socie-

parco installato della società in questione, e stando a quanto riportato sul s i t o i s t i t u z i o n a l e www.goalsystems.com, il prodotto GoalRail® copre il 20% dell’intero parco clienti, mentre il 70% è coperto dal prodotto GoalBus®, specializzato per il trasporto urbano con autobus. C.Cucculelli Pagina 7 7


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PROFESSIONE

Software Testing: il primo passo per la qualità di prodotto Il software testing rappresenta una delle attività principali di ogni iniziativa implementativa, sia essa progettuale che di evolutiva, e ha il principale obiettivo di dare informazioni circa la qualità del prodotto realizzato, dando una percezione del rischio residuo insito nel prodotto stesso. L’attività di test viene spesso identificata come una fase a se stante di un progetto software mentre, in realtà, si tratta di un vero e proprio processo che si affianca e si interfaccia con altri processi aziendali, quali ad esempio: gestione del progetto, sviluppo del software, supporto tecnico, sviluppo e gestione dei requisiti. Il software testing individua quindi un processo che, nella sua forma più semplice, può essere così rappresentato: Pianificazione e Controllo - E’ un’attività che va svolta in continuità sul testing, in quanto è necessario verificarne l’avanzamento rispetto al piano e la convergenza verso il risultato atteso. Analisi e Progettazione - L’attività di analisi e progettazione prevede l’identificazione delle condizioni di test e la creazione dei test case, partendo dagli obiettivi individuati durante la pianificazione: è necessario che i test

L’ALM costituisce il frame di riferimento col quale avviare un efficace processo di qualità sul prodotto.

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case siano ripetibili, verificabili e tracciabili in relazione ai requisiti; Implementazione ed Esecuzione - L’implementazione dei test prevede l’organizzazione dei test case in procedure di test (script di test), il completamento dei dati e degli ambienti di test, e la creazione di un programma che consenta l’inizio dell’esecuzione dei test case; Verifica dei criteri di uscita e Reportistica - L’attività propedeutica alla chiusura del testing è la verifica dei criteri di uscita, ossia delle condizioni che consentano di considerare terminato il testing stesso: a tal scopo è necessario individuare e implementare le metriche corrette. L’attività di verifica dei criteri di uscita si consolida con la stesura di un report riassuntivo del test. Chiusura delle attività di test - Una volta concluso il testing, è necessario passare l’oggetto del test a chi di pertinenza per la gestione in esercizio dello stesso, nonché assicurarsi che tutto il lavoro di test si sia effettivamente concluso, organizzare incontri retrospettivi per il miglioramento/consolidamento del processo di testing e archiviare risultati, log, report, configurazioni e quanto ritenuto utile a ricostruire quanto fatto durante il testing. Il buon professionista deve quindi essere in grado di distinguere i vari modelli di sviluppo adottati in un particolare contesto e identificare l’approccio al testing che meglio si concilia con esso. Un modello di sviluppo Agile ben si presta ad un approccio Test-Driven, in cui viene prima realizzato un test case automatizzato che viene ripetuto ciclicamente nei vari rilasci incrementali, con l’obiettivo di verificarne continuamente il corretto funzionamento: in questo caso, ad esempio, ha poco senso parlare di test di sistema in quanto le verifiche funzionali vengono fatte incrementalmente ad ogni rilascio. Un approccio allo sviluppo di tipo Waterfall, al contrario, richiede un processo di testing più classicamente strutturato, in cui le fasi di testing sono consecutive e ben definite nel tempo, partendo dagli Unit Test, passando per gli Integration Test e terminando


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con i System Test e gli Acceptance Test. Il testing rappresenta il miglior strumento per mitigare il rischio di prodotto, ossia il rischio di quei fattori il cui effetto primario riguarda la qualità dell’oggetto di test: la mitigazione avviene individuando quanti più bug possibili nelle varie fasi del ciclo di vita dell’applicazione. Quanti più sono i bug che vengono identificati in fase di testing e tanto minori saranno i rischi residui legati al prodotto software. Nel caso in cui non si evidenzino bug, il testing assicura comunque che l’applicazione funzioni correttamente nelle condizioni identificate dal testing stesso. Due sono i princìpi fondamentali da ricordare quando si approccia il testing affinché si riesca a garantire il maggior valore col minore sforzo: 1. Clustering dei difetti e principio di Pareto: l’esperienza dimostra che i difetti non sono distribuiti uniformemente nel codice, ma tendono a raggrupparsi in porzioni specifiche di esso (clustering), mentre col principio di Pareto si può stabilire che l’80% dei difetti si concentra nel 20% del codice; 2. Contenimento di fase: ogni defect nasce in una fase precisa del ciclo di vita ed è necessario individuarlo in quella stessa fase; la propagazione del defect alla fase successiva renderebbe la sua individuazione molto più difficile e, conseguentemente, comporterebbe maggiori costi per la sua analisi e risoluzione. Anche le attività di revisione (nelle sue varianti più o meno formali, applicate a documentazione o codice) fanno parte del testing e servono ad individuare i defect nelle prime fasi di analisi. Nel caso in cui il testing venga effettuato off-line - ossia senza che si esegua il codice - si parla di test statico, mentre nel caso in cui sia necessario eseguire il codice si parla di test dinamico: la revisione è un classico esempio di test statico, mentre il livello di test di integrazione è un esempio di test dinamico. Come per molte attività operative, di controllo o di gestione, esistono strumenti che consentono la corretta gestione e il raggiungimento degli obiettivi prefissati per il testing: dai tool di test automation agli strumenti di gestione degli UR (User Requirements) e cicli di test. Negli Stati Uniti, e recentemente anche in Europa, è maturato il concetto di qualità del

La capacità di scovare un defect nella stessa fase in cui questo viene introdotto consente un intervento più rapido e meno costoso. La sua propagazione alle fasi successive potrebbe comprometterne anche la sua individuazione.

software e con esso sono maturati anche nuovi strumenti e nuove figure professionali e organizzative fino a poco tempo fa sconosciute o relegate in secondo piano: si pensi ad esempio a figure quali il Test Manager, il Release Manager o il Configuration Manager. In Italia si assiste invece ad una situazione in cui anche i nuovi modelli di sviluppo software tardano a confermarsi e a svilupparsi e, con essi, anche le tecniche del testing. E’ fondamentale riconoscere l’importanza di implementare un efficace ed efficiente processo di testing e per fare ciò è necessario individuare delle metriche che consentano di ‘misurare’ i risultati ottenuti con il testing. Troppo spesso questo passaggio non avviene e il testing viene relegato ad attività routinaria, obbligata e spesso a basso valore aggiunto: è fondamentale, quindi, far percepire al business il valore derivante dalla buona applicazione di un processo di testing supportandolo con misure e valutazioni quantitative. Troppo spesso i Project Manager e gli Application Manager si focalizzano su due delle dimensioni che caratterizzano un’attività di sviluppo progettuale o evolutivo (tempo e costi), tralasciando completamente la terza, ossia quella dimensione che garantisce il ritorno dell’investimento una volta che il prodotto va in esercizio: la qualità! C. Cucculelli Pagina 9


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PROFESSIONE

Il vento delle professioni non regolamentate Il 19 Dicembre 2012 è stato approvato dalla X Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati il disegno di legge che riguarda le professioni non regolamentate (AC 1934-B), con DDL n. 3270 recante Disposizioni in materia di professioni non organizzate. La legge, in attuazione dell'articolo 117, terzo comma, della Costituzione e nel rispetto dei princìpi dell'Unione europea in materia di concorrenza e di libertà di circolazione, disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi, cioè tutte quelle che si sono sviluppate in Italia nel corso degli anni e che per poter essere esercitate non richiedono alcuna iscrizione ad un ordine o ad un collegio professionale. Tutte queste figure che svolgono le loro attività a livello professionale, diffuse in particolare nel settore dei servizi, ma anche in settori come arti, scienze, servizi alle imprese e cura alla persona. Finalmente quindi giunge il riconoscimento per gli operatori, oltre due milioni di soggetti, ma anche per le molte discipline che, nella pratica del lavoro e nella realtà dei contenuti, si sono ricavate il proprio spazio nella società. La legge, in conformità all’ordinamento vigente, definisce la "professione non organizzata in ordini o collegi" come attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell'articolo 2229 del Codice civile (a tutela dei soggetti dotati di abilitazione proPagina 10

fessionale) e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative (ad evitare possibili situazioni di conflitto di interessi). La legge (articolo 1, comma 4) sancisce che l'esercizio della professione è libero e fondato sull'autonomia, sulle competenze e sull'indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica, nel rispetto dei princìpi di buona fede, dell'affidamento del pubblico e della clientela, della correttezza, dell'ampliamento e della specializzazione dell'offerta dei servizi; in aggiunta indica chiaramente l’assunzione di responsabilità da parte del professionista. Il fine di valorizzare le competenze degli associati e garantire il rispetto delle regole deontologiche, agevolando la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza, è affidato a organizzazioni a carattere privatistico, ad adesione volontaria, senza alcun

vincolo di rappresentanza esclusiva: le associazioni professionali. Queste, dotate di atto costitutivo e statuto, oltre alla composizione degli organismi deliberativi e titolari delle cariche sociali ed alla struttura organizzativa, dovranno fornire la precisa identificazione delle attività professionali cui l'associazione si riferisce. Le associazioni professionali, operando in assenza di scopo di lucro, saranno inoltre chiamate a garantire la trasparenza delle attività e degli assetti associativi, la dialettica democratica tra gli associati, l'osservanza dei princìpi deontologici e, non per ultima, una struttura organizzativa e tecnico-scientifica adeguata all'effettivo raggiungimento delle finalità preposte. Dovranno adottare un codice di condotta (ai sensi dell'articolo 27bis del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206), vigilare sulla condotta professionale degli associati e stabilire le sanzioni disciplinari in

Lo scorso 19 dicembre la Camera dei Deputati ha approvato il Disegno Di Legge n. 3270 e ora si attende la conversione in Legge.


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caso di violazioni del medesimo codice. A tutela dell’utente, dette associazioni promuoveranno forme di garanzia, tra cui l'attivazione di uno sportello di riferimento per il cittadino consumatore, presso il quale i committenti delle prestazioni professionali possano rivolgersi in caso di contenzioso con i singoli professionisti e per ottenere informazioni relative all'attività professionale in generale e a standard qualitativi da esse richiesti agli iscritti. Le associazioni professionali a loro volta, mantenendo la propria autonomia, potranno riunirsi in forme aggregative costituite da altre associazioni che le rappresentino ed agiscano in piena indipendenza e imparzialità: queste hanno funzioni di promozione e qualificazione delle attività professionali che rappresentano, nonché di divulgazione delle informazioni e delle conoscenze e di rappresentanza delle istanze comuni nelle sedi politiche e istituzionali; potranno essere incaricate dalle singole associazioni a controllare l'operato delle medesime, ai fini della verifica del rispetto e della congruità di standard professionali e qualitativi dell'esercizio dell'attività e dei codici di condotta definiti dalle stesse associazioni. La mission di ciascuna associazione sarà resa pubblica mediante sito web ove, in conformità a criteri di trasparenza, correttezza e veridicità, saranno reperibili tutti gli elementi informativi utili al consumatore. La parte più importante riguarda la questione delle competenze, delle qualifiche e della preparazione degli operatori, che le associazioni forniranno definendo i requisiti per la partecipazione, indicando i titoli di studio relativi alle attività specifiche professionali e promuovendo

Le professioni non regolamentate comprendono ad oggi figure professionali quali fotografi, rappresentanti di commercio, fisioterapisti, musicoterapeuti, bibliotecari, esperti in medicine integrate, pubblicitari, e tante altre che, seppur dotate di un percorso formativo e lavorativo qualificante, sono rimaste prive dell’adeguato riconoscimento legislativo ed hanno, nella quasi totalità dei casi, costituito delle associazioni professionali autonome, di tipo privatistico.

la formazione permanente, con eventuale obbligo di aggiornamento professionale costante e predisposizione di strumenti idonei ad accertarne l'effettivo assolvimento. Le associazioni hanno la facoltà di rilasciare ai propri iscritti le attestazioni riguardanti la regolare iscrizione del professionista, i requisiti necessari e gli standard qualitativi da rispettare, l’eventuale possesso della polizza assicurativa, l’eventuale possesso di certificazioni e possono autorizzarli ad utilizzare il riferimento all'iscrizione quale marchio o attestato di qualità e di qualificazione professionale dei propri servizi. La nuova legge promuove sia il principio di autoregolamentazione volontaria sia la qualificazione dell’attività dei professionisti (anche se non aderenti ad alcuna associazione). Per qualificare la propria prestazione professionale, i professionisti dovranno dichiararne la conformità a norme tecniche UNI relativa alle singole attività, che individueranno i requisiti, le competenze, le modalità di esercizio dell'attività nonché le modalità di comunicazione verso l'utente. La stessa normativa tecnica UNI, contenente princìpi e criteri gene-

rali che disciplinano l'esercizio autoregolamentato della singola attività professionale e ne assicura la qualificazione, viene elaborata in collaborazione con le associazioni professionali, attraverso la partecipazione ai lavori degli specifici organi tecnici o inviando all'ente di normazione i propri contributi nella fase dell'inchiesta pubblica, al fine di garantire la massima consensualità, democraticità e trasparenza. Facoltativamente il singolo professionista, anche non iscritto ad alcuna associazione, può richiedere il certificato di conformità alla norma tecnica UNI definita per la singola professione che sarà rilasciato dall'organismo unico nazionale di accreditamento (ACCREDIA). Le singole associazioni professionali potranno promuovere la costituzione di comitati di indirizzo e sorveglianza sui criteri di valutazione e rilascio dei sistemi di qualificazione e competenza professionali. A questi parteciperanno, previo accordo tra le parti, le associazioni dei lavoratori, degli imprenditori e dei consumatori maggiormente rappresentative sul piano nazionale. Sebbene, dunque, non siano necessarie all’esercizio dell’attività proPagina 11


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fessionale, potendo rilasciare attestazioni relative agli standard qualitativi e di qualificazione dei propri iscritti le associazioni diventano un riferimento sia per l’immagine dell’operatore sia per la tutela del consumatore/utente finale ed oltre a promuovere e controllare le attività degli iscritti, si troveranno a definire i percorsi formativi necessari. Il Ministero dello sviluppo economico è chiamato a svolgere compiti di vigilanza sulla corretta attuazione delle disposizioni della legge in questione e a pubblicare sul proprio sito internet l'elenco delle associazioni professionali e delle forme aggregative che dichiareranno, con assunzione di responsabilità dei rispettivi rappresentanti legali, di essere in possesso dei requisiti previsti e di rispettare, laddove applicabili, le prescrizioni indicate nel testo di legge, e nella fattispecie cioè agli aderenti “sono vietati l'adozione e l'uso di denominazioni professionali relative a professioni organizzate in ordini o collegi” e “non è consentito l'esercizio delle attività professionali riservate dalla legge a specifiche categorie di soggetti, salvo il caso in cui dimostrino il possesso dei requisiti previsti dalla legge e l'iscrizione al relativo albo professionale” (art. 2 comma 5 e 6). Esso inoltre promuove l'informazione nei confronti dei professionisti e degli utenti riguardo all'avvenuta adozione, da parte dei competenti organismi, di una norma tecnica UNI relativa alle specifiche attività professionali. In ogni caso, il professionista senz’albo dovrà contrassegnare la propria attività, in ciascun documento e rapporto scritto con il cliente facendo diretto riferimento agli estremi della stessa legge, ad

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indicare la distinzione con gli iscritti agli ordini. Sul piano generale, dato che per molte delle discipline che caratterizzano i soggetti interessati dalla legge non esiste un percorso formativo istituzionalizzato, il provvedimento va a colmare un vuoto di identità ed il riconoscimento Uno dei temi più importanti riguarda la questione delle competenprofessionale. ze, delle qualifiche e della preparazione degli operatori, che le associazioni forniranno definendo i requisiti per la partecipazione. L’aspetto positivo è che la legge porterà una selezione naturale a vantaggio di opemento sia per il prevedibile rinnovo ratori qualificati e a discapito di periodico della certificazione. improvvisati, praticoni e soggetti In definitiva con questa legge si privi dei requisiti di serietà necesriconosce il sistema duale delle sari, il cui operato, oltre ad avere professioni, composto dagli ordini risultati non idonei se non negativi, da una parte e dalle associazioni danneggia l’immagine di tutti quelli dall’altra, che forniscono un insieche si occupano di quelle medesime di servizi integrativi e compleme attività. mentari. Tuttavia il DDL 3270 introduce un Ma nella realtà molte attività poss i s t e m a b a s a t o sono sembrare o risultare sovrapsull’autoreferenzialità, privo di orponibili ed il verosimile conflitto di ganismi esterni e indipendenti cui attribuzioni sta suscitando dibattiaffidare procedure di valutazione, to e preoccupazione all’interno dei controllo e accreditamento: orgavari ordini e collegi professionali. nizzazioni private si assumono Il Ministero dello sviluppo econol’onere istituzionale della garanzia mico dovrà operare in accordo con i ministeri e gli organi competenti, della qualità e professionalità, nontra i quali anche il CNI, anche nella ché della tutela del consumatore/ pubblicazione degli elenchi delle utente finale. Ancora una volta ove associazioni autorizzate e quindi manca la presenza dell’istituzione delle attività coinvolte. pubblica si demanda il compito al Poiché il D.L. 9 novembre 2007 n. privato. 206 affida al CNEL - Consiglio NaUn’altra perplessità che sorge è sul zionale dell'Economia e del Lavoro piano della libera concorrenza, dail compito di esprimersi sulla idoneto che potrebbe verificarsi una diità delle associazioni professionali scriminazione tra soggetti certificache ne facciano richiesta, a parteciti e non, condizio nata pare alla messa a punto di uno dall’onerosità sia per il consegui-


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strumento europeo di riconoscimento preventivo di competenze professionali e profili formativi, è verosimile che si faccia riferimento ad esso in quanto la sua attività istituzionale ha consentito la creazione della banca dati sulle associazioni, nonché l’istituzione dell’elenco delle associazioni delle professioni non regolamentate. Qui sorgono i primi dubbi su un prevedibile conflitto di attribuzioni e di sovrapposizione in quanto nel V rapporto di monitoraggio sulle professioni non regolamentate datato 2004, si riporta un elenco delle associazioni delle medesime, che include, nella categoria "servizi all'impresa", delle voci quali “esperti in informatica”, “consulenti tecnici”, ed “esperti in ingegneria”, che richiede un approfondimento circa l’identificazione professionale degli iscritti e delle attività svolte per ciascuna associazione.

UNI - Ente Nazionale Italiano di Unificazione - è un’associazione privata senza scopo di lucro fondata nel 1921 e riconosciuta dallo Stato e dall’Unione Europea, che studia, elabora, approva e pubblica le norme tecniche volontarie - le cosiddette “norme UNI” in tutti i settori industriali, commerciali e del terziario (tranne in quelli elettrico ed elettrotecnico).
 Le principali tipologie di soci UNI sono imprese, professionisti, associazioni, enti pubblici, centri di ricerca e istituti scolastici…
 UNI rappresenta l’Italia presso le organizzazioni di normazione europea (CEN) e mondiale (ISO). [Fonte www.uni.com]

La questione che si pone è come si possa conciliare l’attività dei professionisti senz’albo del settore afferente all’ingegneria dell’informazione con quella dell’ingegnere dell’informazione, che l’art. 46 del DPR 328/2001 indica in un elenco e a cui ne attribuisce la riserva (come ribadito dalla risposta del CNI del 9/7/2012 a precisa richiesta di parere inviata dall’ordine di Pavia). E’ facilmente prevedibile uno scenario in cui ai primi verranno richiesti gli stessi servizi che dovrebbero essere appannaggio dei secondi, nella sostanza dei contenuti, anche se con denominazioni differenti, ancor più considerando che non vi è l’obbligo di timbro e firma. Bisogna inoltre considerare che, per varie ragioni, sul mercato gli ordini professionali appaiono in modo distorto, e vengono visti come corporazioni monopolistiche e non con il loro vero scopo istituzionale. In particolare, gli ingegneri iscritti all’albo appaiono come soggetti privilegiati e fuori dal libero mercato. E’ stato e continua ad essere un grave errore la mancanza di corretta comunicazione e pubblicità da parte degli organi preposti e la mancanza di una diffusione di una corretta informazione e della promozione della figura degli ingegneri, che riguarda in generale il piano della cultura delle professioni ordinistiche, in particolare laddove il mercato spinge in altre direzioni, prevalentemente dominate dall’aspetto economico e quantitativo. Il professionista iscritto all’ordine è tenuto dal suo ruolo istituzionale a perseguire la regola dell’arte e la tutela del cittadino. E’ altresì ragionevole pensare che alcune attività del settore dell’informazione pos-

sano essere svolte anche dai professionisti senz’albo, magari specialistiche e comunque che non richiedano una cultura universitaria. Andrebbero certamente escluse tutte quelle attività che abbiano ricadute dirette o indirette sulla salute e la sicurezza (safety e security) degli utenti e dei cittadini, che devono spettare a professionisti iscritti ad istituzioni pubbliche e prive di rischi di interessi privati, nonché quelle previste dalle leggi vigenti, quali il DM 37/08. E’ evidente che finché non sarà identificato il ruolo e le attività che i vari professionisti presenti sul mercato sono autorizzati o incaricati a svolgere, ci saranno sempre problemi di sovrapposizioni ed il fattore predominante di scelta potrebbe diventare solo quello della convenienza economica, o derivare dalle capacità di marketing. Ancor peggio sarebbe se i percorsi che portano alla qualificazione del proprio lavoro in conformità a prassi di riferimento UNI ed alla formazione continua (che portano alla certificazione) non dovessero essere in egual misura e tipo accessibili e disponibili per gli iscritti all’albo. Resta il fatto che per un iscritto all’ordine la prima e maggiore norma di riferimento è il codice deontologico, di cui deve rispondere in toto. Come nota conclusiva va segnalato che l’organismo incaricato di elaborare le norme tecniche riguardo tecnologie dell’informazione e sue applicazioni è UNINFO e vista l’attualità del tema, è stato creato in seno al CNI un gruppo di lavoro con il compito di collaborare con esso sul tema delle prassi di riferimento. G. De Leo Pagina 13


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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Maxi-concorso, l’innovazione fa scuola Risale al 1999 l’ultimo concorso per l’assegnazione delle nomine in ruolo per le 11.542 cattedre disponibili nel sistema scolastico italiano e, dopo tredici anni, gli scorsi 17 e 18 dicembre si sono tenute le preselezioni che hanno visto la partecipazione di 321.210 aspiranti docenti. Tanti i commenti spesi pro e contro le modalità concorsuali e le questioni di merito, che hanno richiesto a precari decennali la rimessa in gioco delle proprie competenze ed esperienze, ma dobbiamo considerare l’aspetto innovativo che ha caratterizzato il cosiddetto “concorsone” e gli aspetti positivi che lo hanno caratterizzato. Partiamo dai contenuti. La prova disegnata dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ha previsto 50 quesiti di cultura generale così organizzati: 18 domande di capacità logiche, 18 domande di capacità di comprensione del testo, 7 domande di competenze digitali e 7 domande di conoscenza della lingua straniera. Un segnale positivo che vede i docenti del prossimo futuro come coloro che saranno capaci di guidare i nostri ragazzi verso la propria affermazione in un mercato lavorativo sempre più internazionale e sempre più caratterizzato da una forte componente innovativa e tecnologica. I 50 quesiti del concorso sono stati selezionati tra i 3.500 che il MIUR ha individuato e reso disponibili per simulazioni on-line. Il nuovo approccio al concorso ha portato quasi 300.000 persone a utilizzare il simulatore gratuito messo a disposizione dal MIUR e sono quasi 8,5 milioni i moduli scaricati per le simulazioni. Quali sono gli effetti più visibili e Pagina 14

positivi del ‘nuovo’ modo di affrontare i concorsi pubblici? Sono sicuramente il risparmio derivante dall’utilizzo della tecnologia sia in fase di preparazione che in fase di esame dei candidati e quello sociale, derivante dall’immediata conoscenza dei risultati d’esame che accorciano così la filiera della burocrazia e ridanno, ai candidati non ammessi, il tempo e le speranze per rivedere le proprie ambizioni lavorative: chi abbia mai provato un’esperienza simile dovrebbe ben conoscere i tempi medi richiesti per averne i risultati e i livelli di frustrazione a cui si è sottoposti in quell’eterna attesa di capire cosa sarà delle proprie speranze! Anche la condivisione del materiale on-line e la simulazione delle prove d’esame offre lo spunto per riconoscere, finalmente, omogeneità nella preparazione dei candidati ponendo fine alle annose questioni di disparità territoriale e/o culturale cui ci si è spesso aggrappati in passato. I costi per l’organizzazione del concorso stimati dai media nelle scorse settimane parlano addirittura di 150 milioni di euro, mentre il

Ministero dell’Istruzione parla di cifre dell’ordine di 1 milione di euro: quale sia quella giusta non sta a me dirlo e, al di là delle cifre, si tratta indubbiamente di un investimento che si ripagherà in poco tempo, nel momento in cui tutti i concorsi afferenti al MIUR potranno svolgersi allo stesso modo condividendone infrastrutture e tecnologie: a tal proposito, per esempio, anche la 2° sessione dell’Esame di Stato di Abilitazione all’esercizio della professione di Medico (cfr. esame.miur.it) verrà gestita come la preselezione per il concorso scolastico. Ma come si sono svolte le preselezioni? Assegnando a ciascun candidato una postazione informatica alla quale poter accedere tramite i propri dati anagrafici e il codice fiscale, novità non trascurabile e molto indicativa del grado di “cultura generale” dei nostri candidati, specialmente quando si registrano casi in cui il candidato prova ad inserire la tessera del proprio Codice Fiscale come se si trattasse di un Bancomat! Non passa giorno

Ecco come potrebbero presentarsi le prossime sessioni dei concorsi pubblici.


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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

senza che qualcuno alzi la voce sui mancati progressi dei governi in tema di sviluppo e innovazione, a partire dall’ormai fantomatica Agenda Digitale, nata e morta più e più volte sotto differenti vessilli e gonfaloni della politica: investimenti che avrebbero dovuto riformare tanto la pubblica amministrazione quanto le scuole, queste ultime baluardo i n no v at i vo nell’apprendimento mediante tablet e lavagne multimediali, cambiando radicalmente i rapporti tra insegnanti e alunni, tra persone e macchine. Un rapido e frequente accesso alle informazioni che va conosciuto e gestito con i suoi vantaggi e i suoi svantaggi. Nell’ambito scolastico, per esempio, se un tempo la difficoltà per un alunno di una ricerca era rappresentata dalla scarsità di informazioni e dalla gestione del tempo (chi non ricorda le ore trascorse a ricopiare manualmente interi tomi di un’enciclopedia per la ricerca di fine anno?!), ora la difficoltà si sposta nello stabilire quali informazioni siano effettivamente valide ed attendibili e quali siano i modi migliori per effettuare una ricerca di contenuti efficace e mirata nel web. Dal canto loro anche i docenti devono cambiare prospettiva rispetto alle ‘tradizionali’ attività di verifica: la sfida che oggi li attende è quella di capire se le fonti siano valide e se gli alunni esercitino qualche tipo di rielaborazione sui contenuti, piuttosto che affidarsi al mero, ma pur sempre efficiente, copia e incolla (CTRL+C/CTRL+V). L’innovazione dell’apprendimento passa anche attraverso un cambiamento metodologico e culturale degli operatori scolastici, nonché l’educazione dei giovani all’uso consapevole e responsabile della tecnologia: un candidato alla do-

cenza scolastica che non dimostra la giusta conoscenza e confidenza con la tecnologia informatica di base è, ahimé, anacronistico. E’ proprio in questa direzione che

ritengo vada interpretata la scelta del MIUR di organizzare i contenuti della preselezione così come noto. C.Cucculelli

Sopra - Un esempio di aula digitale. Cambierà così il rapporto tra docenti, studenti e informazioni.

APPROFONDIMENTO

L’editoria e il tabù digitale Il rinvio dell’introduzione dei dispositivi informatici a supporto dell’apprendimento scolastico, e dei testi in formato digitale, introdotti con la Legge 221/2012 di conversione del Decreto Legge 179/2012 è, ahimé, l’ennesimo ostacolo alla diffusione di tali media e lasceranno nuovamente milioni di famiglie legate al tacito obbligo di acquisto delle nuove edizioni dei libri di testo.. Ma non è tutto. Uno dei più grandi limiti alla diffusione della carta stampata digitale è rappresentato ancora dal prezzo, e non dal costo, tutelato da una direttiva europea che prevede tassazione diversa tra pubblicazioni editoriali digitali e cartacee. Mentre le pubblicazioni editoriali tradizionali, su supporto cartaceo, sono soggette ad un’aliquota I.V.A.

del 4%, i prodotti editoriali in formato digitale si configurano come servizi prestati tramite mezzi elettronici e, pertanto, soggetti ad un’aliquota I.V.A. del 21%. A gennaio 2012 si registrano differenze sostanziali in tutti i Paesi europei tra il prezzo della carta e dell’e-book, tranne in Francia e Lussemburgo che, senza tener conto della direttiva europea, applicano rispettivamente un’aliquota del 7% e del 3%. Riappianare questa discriminazione di prezzo da una parte consentirebbe alle famiglie di risparmiare sulle dotazioni scolastiche dei propri figli e dall’altra metterebbe ulteriori condizioni a vantaggio dello sviluppo di un mercato in forte espansione e del rinnovamento del sistema scolastico italiano. C.Cucculelli Pagina 15 15


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STORIA e CULTURA

Introduzione di MARCO SPADA Ed eccomi davanti al classico foglio bianco. Questa volta non accoglierà un progetto, non farà da supporto ad un testo in uno dei tanti linguaggi di programmazione che ho usato nel corso degli anni, non farà da sfondo ad una e-mail di lavoro né registrerà appunti per un’analisi. Questa volta mi sono preso l'impegno di riempire il foglio con un testo che parli di una delle tante “storie” che la nostra pur giovane disciplina può raccontare come proprie. C'è infatti un retroterra culturale (e mi compiaccio di non aver usato il termine “background”) che spesso nella tradizione scolastica delle discipline tecnico scientifiche viene trascurato in favore dell'insegnamento degli aspetti pratici e teorici della materia. D'altronde l'allievo che si appresta ad imparare la programmazione, all'inizio sarà certamente più interessato ad acquisire le informazioni riguardanti i princìpi, a memorizzare la struttura sintattica del linguaggio in esame ed eventualmente ad analizzarne le potenzialità, l'espressività ed i limiti, piuttosto che focalizzare la propria atten-

zione e le proprie energie nel comprendere la storia personale dell'autore di tale linguaggio e le circostanze che lo hanno portato a definirlo. Come accennavo, ritengo che questo valga in generale un po' per tutte le discipline tecnico scientifiche, ma sono convinto che sia ancor più vero per l'Informatica (o in modo più esteso per la “Scienza dell'Informazione”) in quanto questa disciplina solo in anni recenti ha conosciuto lo sviluppo e la diffusione necessarie a renderla nota a tutti permeando quasi tutte le attività umane. È forse anche per questo che l'iconografia che si è formata nell'immaginario collettivo è quella di una materia cresciuta sulla spinta di alcuni giovani ragazzi che negli ultimi due decenni del XX secolo perseguirono in qualche modo dei progetti visionari; progetti che si sono poi tradotti in grandi successi di mercato regalando ai loro autori fama, notorietà e, quasi sempre, ricchezza. Ma la verità è un'altra! L'informatica, come tutte le altre discipline del sapere umano, è figlia di una lunga evoluzione cui hanno partecipato e contribuito, spesso indirettamente, menti eccezionali spesso organiche

ad altre discipline. Uomini e donne che hanno dato con i loro studi ed i loro lavori un lascito cui oggi possiamo ancora attingere per sviluppare i nostri progetti ed accrescere il nostro bagaglio di esperienze. Uomini e donne del cui lavoro facciamo uso quotidiano, ma che sono spesso dimenticati, tanto dal grande pubblico quanto (secondo me ancor più grave) da noi stessi professionisti del settore. Ecco perché non ho saputo resistere quando mi è stata proposta l'idea di avviare una rubrica dedicata alla Storia e alla Cultura; non ho saputo resistere ed ho accettato la sfida di mettermi a scrivere le “storie” di chi ha davvero fatto la l'informatica. Per prima cosa si tratta di una sfida perché non è mia consuetudine affrontare il foglio bianco per scrivere articoli e, non secondariamente, perché avrò bisogno di fare ricerche, documentarmi e approfondire i temi per proporre degli stimoli all'altezza delle aspettative dei lettori di questo foglio. Ma sono certo che arriveranno da voi lettori le indicazioni necessarie ad “aggiustare il tiro” laddove sia necessario.

Lady Byron e l’idea di macchina analitica Il primo personaggio cui vogliamo dedicare questo numero della rivista è Ada Byron contessa di Lovelace (10/12/1815 - 27/11/1852). Possiamo immaginare che la scelta sia caduta su di lei perché è stata ragazza nella prima metà del XIX secolo, non alla fine del ventesimo, e perché non lavorò ad un qualche progetto commerciale di successo tale da darle la ribalta del mondo e della finanza al NASDAQ. No, più semplicemente abbiamo pensato ad Ada Lovelace perché è considePagina 16

rata la prima programmatrice della storia. Ciò che sorprende la maggior parte delle persone è proprio il fatto che le radici della programmazione possano essere trovate in un periodo storico che precede di almeno un secolo la nascita del primo elaboratore elettronico, ma la ricerca di strumenti per l'esecuzione più o meno automatica dei calcoli ha radici lontanissime che ci portano agli albori della storia come ci viene raccontato magistralmente da Michael R. Williams nel

suo "A History of Computing Technology" (edito in italiano da F. Muzzio Editore nel 1989, di cui ho trovato in Internet una seconda edizione con codice ISBN:0818677392). Ada nacque il 10 dicembre del 1815 dal breve matrimonio fra il celebre poeta romantico inglese Lord Byron e Anne Isabelle Milbanke che si separò da Byron appena un mese dopo la nascita della figlia Ada. Byron lasciò l'Inghilterra per


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STORIA e CULTURA

sempre quattro mesi dopo e morì in Grecia nel 1823 pertanto Ada non ebbe la possibilità di conoscerlo e fu allevata dalla madre. Fu forse per una sorta di avversione alla professione di letterato di Byron che la madre avviò Ada a studi scientifici comprendendo la matematica e la musica. Lady Byron aveva parte nell’alta società londinese dell’epoca ed allora era comune che i gentiluomini impiegassero il loro tempo e le loro fortune in politica negli affari e nella ricerca in botanica, geologia o astronomia. La figura dello “scienziato”, così come oggi inteso, nella prima metà del diciannovesimo secolo non esisteva ancora e, comunque, la partecipazione delle donne alle attività di ricerca non era generalmente accettata, ma le capacità di Ada erano tali al punto che già nel 1928 realizzò il progetto di una macchina volante. Nel 1933 all’età di 17 anni Ada incontrò Charles Babbage, professore di matematica a Cambridge, con il quale strinse un’amicizia di lunga durata intrattenendo voluminosi rapporti epistolari sulla matematica, sulla logica e praticamente su tutti i temi. Nel 1935, Ada si sposò con William King che nel 1938 ereditò il titolo di Conte di Lovelace divenendo ella stessa Contessa di Lovelace. Ebbe tre figli e la sua vita fu sempre condizionata dai voleri della madre Lady

Byron ai quali raramente si opponeva il marito. È dall’amicizia con Babbage che scaturisce il lavoro che fa di Ada l’antesignana dei programmatori. Fra il 1834 e il 1840 Babbage lavora ad una macchina meccanica che egli definì “Macchina Analitica” evoluzione di una precedente “Macchina alle Differenze”. Non avendo completato la prima macchina, Babbage faceva fatica a trovare finanziamenti in patria per la seconda, per cui si propose all’estero e fu in Italia che trovò dell’interesse presso Luigi Federico Menabrea matematico, ingegnere e ufficiale del genio militare che pubblicò nel 1842 una memoria in francese sulla macchina analitica. Babbage ne affidò ad Ada la traduzione, alla quale lei lavorò per nove mesi dal 1842 al 1843. Nel curare la traduzione Ada aggiunse al testo di Menabrea delle note integrative e molti commenti che oggi ci consentono di conoscere molti dettagli sull’esatto funzionamento della macchina analitica. La macchina analitica avrebbe dovuto eseguire calcoli sulla base di programmi memorizzati su schede perforate, un’idea che Babbage aveva avuto osservando il funzionamento del telaio automatico di Jacquard. Dalle note di Ada appare come le fosse sorprendentemente chiara la potenzialità della macchina analiti-

Ada Byron, Lady Lovelace (1815-1852) Nata il 10 dicembre 1815 e figlia dell’illustre poeta Lord Byron è una delle figure più pittoresche nella storia dell’informatica.

ca (forse anche più che allo stesso Babbage), tanto che lei si autodefinì “un’analista” e dichiarò che la macchina avrebbe potuto «… sviluppare ed eseguire qualsiasi funzione…» e aggiunse che «…il motore [è] l’espressione materiale di indefinite funzioni di ogni grado di generalità e complessità…» anticipando in un certo senso tutte le future evoluzioni del trattamento dell’informazione. Morì di cancro nel 1852 all’età di 37 anni e fu sepolta accanto al padre che non conobbe mai. Il linguaggio di programmazione Ada progettato da Jean Ichbiah per un bando indetto dal dipartimento della difesa degli Stati Uniti nel 1979 porta il suo nome in suo onore. I riferimenti alla biografia di Ada Lovelace sono tratti da una breve monografia pubblicata in http://www.sdsc.edu/ ScienceWomen/lovelace.html. Per gli approfondimenti suggerisco il testo di Williams sopra citato che, tra l’altro, riporta un’ampia bibliografia. M.C. Spada

Il doodle preparato da Google per celebrare il 197° anniversario della sua nascita. Pagina 17


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LINK UTILI

Libriamoci...

www.ording.pv.it Sito Ordine di Pavia

L’autrice è docente di Sociologia Economica all'Università Cattolica di Milano e presso l'innovativo Master SNID (Social Network Influence Design) del Politecnico di Milano. Ricercatrice attenta ai nuovi fenomeni, già con il suo primo libro Acrobati nella rete nel 2003 raccontava la storia del lavoro nel settore di internet, dalla nascita fino alla delusione post-bolla speculativa. La Reta che Lavora affronta invece il tema dei Social Network, costituendo una guida per chi vuol capire la nuova rivoluzione digitale. Sono raccolte esperienze e racconti sul lavoro che cambia attraverso i social media, rapportate a riferimenti teorici. Viene spiegato come cadono i confini tra i ruoli professionali classici, con la nascita di nuove modalità per rappresen“La rete che lavora. Mestieri e professioni tare la propria identità e costruirsi una reputazione grazie alla diffusione nell’era digitale” delle nuove comunità professionali nella rete. S. Tazzi

groups.google.com/group/oicipv Gruppo Google OICIPV

www.inginformazione.it Sito CIIdI

www.cii-croil.it Sito collaborativo CII – CROIL

Ivana Pais, 2012

Homo videns...

“The Corporation”, 2003

Film documentario che affronta in modo sistematico alcune domande che difficilmente ci poniamo e che ancor più difficilmente sappiamo dare una risposta: chi decide le nostre vite? Chi sceglie cosa mangiamo, che cosa ci raccontano o ci nascondono i media? Chi "si compra" il presidente degli Stati Uniti e poi gli dice come e quando fare la guerra? Chi determina cosa respiriamo, controlla la ricerca scientifica per scegliere quali malattie saranno curate nei prossimi decenni? Risposta: la "corporation", ovvero l'impresa capitalistica multinazionale. Chi controlla la "corporation"? Una sola legge, il profitto a ogni costo! Qui il professionista, l’ingegnere può e deve fare la differenza e l’etica che lo contraddistingue deve essere il percorso da seguire se vogliamo cambiare la direzione degli eventi. Buona visione. C. Canobbio

Diamo i numeri La possibilità di poter accedere alla rivista in formato digitale attraverso una piattaforma in Cloud per la condivisione e la navigazione dei documenti ci dà l’occasione per monitorare il numero di accessi effettuato dagli iscritti. E’ con grande soddisfazione che registriamo, ad oggi, un interesse pressoché costante da parte di circa 450 colleghi.

Accessi via web 947

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I prossimi impegni della Commissione

N. 4

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Il picco registrato per il N.4 della rivista è dovuto al cambio di piattaforma avvenuto in corrispondenza della sua pubblicazione e alla nuova modalità di accesso alla libreria virtuale introdotto con il N.5, che ne ha raddoppiato la visibilità e quindi gli accessi. C. Cucculelli

30 gennaio 2013, ore 21:00, presso la sede dell’Ordine degli Ingegneri.


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