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29 APRILE—3 MAGGIO 2015 ⁄ CHIASSO

SILVIA ABBRUZZESE ⁄ PRISCA AGUSTONI ⁄ ALBERTO ARBASINO ⁄ MAURIZIA BALMELLI ⁄ MARIO BAUDINO ⁄ YARI BERNASCONI ⁄ FRANCO BUFFONI ⁄

MANU DIBANGO ⁄ FRANCO FARINELLI ⁄ ANDREA FAZIOLI ⁄ SABINA GUZZANTI ⁄ PEDRO LENZ ⁄ ANTONIO MORESCO ⁄

MIKAEL NIEMI ⁄ CHASPER PULT ⁄ FABIO PUSTERLA ⁄ NOËLLE REVAZ ⁄ LUIZ RUFFATO ⁄ MIKHAIL SHISHKIN ⁄ DANIEL SPOERRI ⁄ DOMENICO STARNONE

10A EDIZIONE FESTIVAL INTERNAZIONALE DI LETTERATURA ⁄ CHIASSO

29.04 / 03.05

Un teatro art-déco, un’officina trasformata in sala espositiva, spazi doganali e ferroviari, palazzi liberty, pub irlandesi e tipografie sono questi i luoghi urbani dal fascino sommesso ma vivido che connotano ChiassoLetteraria. Un festival pulsante che ha saputo acquistare credibilità negli ambienti culturali e nel pubblico ormai numerosissimo, grazie ad una programmazione non scontata e di qualità, che ha visto succedersi in incontri indimenticabili autori come Abraham Yehoshua, Peter Bichsel, Josephine Hart, Arto Paasilinna, Patrick McGrath. La decima (!) edizione – dal 29 aprile al 3 maggio 2015 e dal titolo CAMBIO, CHANGE, WECHSEL – avrà come tema IL CAMBIAMENTO. Una ventina gli scrittori e artisti internazionali ospiti tra i quali Alberto Arbasino, Sabina Guzzanti, Mikael Niemi, Luiz Ruffato, Mikhail Shishkin, Domenico Starnone, Daniel Spoerri, Manu Dibango e molti altri. Gli incontri sono in lingua originale, con traduzione in italiano. Diversi poi gli appuntamenti collaterali: reading, concerti, mostre, video, djs, ecc. Un festival a misura di persona, che persegue con passione e impegno l’incontro tra persone. Senza scopo di lucro (l’entrata è libera!). E un’altra volta ancora fare la “Gita a Chiasso” di arbasiniana memoria varrà sicuramente la pena. Programma e informazioni:


Il cambiamento come cifra

10A EDIZIONE

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FESTIVAL INTERNAZIONALE DI LETTERATURA

La decima edizione di ChiassoLetteraria, festival internazionale di letteratura, ha luogo a Chiasso, sul confine italo-svizzero, nei giorni 29-30 aprile e 1-3 maggio 2015. Il tema è il cambiamento. In un mondo in continua evoluzione e governato da dinamiche macro-economiche, climatiche e geopolitiche, il festival s’interroga sullo spazio che comunità e persone hanno a disposizione per decidere della propria vita: è ancora possibile per il soggetto - individuale e collettivo - prendere in mano le redini del proprio futuro? Che ruolo può rivendicare la letteratura nel mondo che cambia? Come la letteratura può aiutarci nell’elaborazione di una maggiore consapevolezza delle profonde trasformazioni tecnologiche, socio-politiche, antropologiche in corso? Quali anticorpi è (ancora) in grado di produrre? Se un libro non potrà cambiare il mondo, ci piace credere che possa rivestire un significato decisivo nella vita di una persona. Il titolo trilingue richiama i tanti cartelli dei piccoli uffici di cambio, con annessi spacci di sigarette e cioccolato e distributori di benzina. Luoghi che per decenni hanno caratterizzato il paesaggio, anche mentale, della cittadina di confine. Insegne sbiadite che rimandano a un’economia di frontiera in crisi, ricordata con nostalgia non sempre ben riposta per i passati “splendori”, mentre si fatica anche solo a immaginare nuovi possibili scenari di trasformazione. Il festival, abitato lo spazio di pochi giorni, diventa allora luogo di riflessione e condivisione per una comunità che trova nel desiderio dell’incontro con gli altri il suo nutrimento più autentico.

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La decima edizione o quando fare una gita a Chiasso Tra la trentina di autori invitati segnaliamo: lo scrittore Alberto Arbasino, autore del celebre articolo La gita a Chiasso, nonché uno degli autori italiani e, più in generale, una delle personalità culturali più significative del secondo dopoguerra; l’attrice e regista Sabina Guzzanti, caustica e oltremodo lucida osservatrice dei malcostumi italiani; lo scrittore Domenico Starnone, in un incontro con i liceali a proposito del suo ultimo libro Lacci e sulla sua scrittura attenta e partecipe; lo scrittore brasiliano Luiz Ruffato, che sa raccontare il suo paese fuori dagli stereotipi, unanimemente considerato uno dei più interessanti e originali scrittori del grande paese sudamericano, in conversazione con Prisca Agustoni, scrittrice ticinese e professoressa di lettere in Brasile (a Chiasso presenterà in anteprima il romanzo Fiori Artificiali, La nuova frontiera, 2015); lo scrittore Mikael Niemi, uno dei più significativi scrittori svedesi contemporanei, autore di romanzi cult come Musica rock da Vittula e L’uomo che morì come un salmone; lo scrittore russo, ma svizzero d’adozione, Mikhail Shishkin, pluripremiato ed esponente di punta della letteratura russa contemporanea; il celebre musicista franco-camerunense Manu Dibango che presenterà la sua autobiografia nella quale racchiude sessant’anni di carriera; il grande artista svizzero Daniel Spoerri in un incontro con la critica d’arte Silvia Abbruzzese; il geografo italiano Franco Farinelli con una lectio magistralis sul naturalista e esploratore tedesco Alexander von Humboldt (1769-1859) e il suo libro Viaggio alle regioni equinoziali del Nuovo Continente.

Il festival è organizzato a titolo di volontariato dall’associazione ChiassoLetteraria (supportata da un apposito comitato scientifico) con il sostegno del Comune e del Centro culturale di Chiasso, del

Cantone Ticino, dell’Ente turistico del Mendrisiotto e Basso Ceresio e di diversi sponsor privati e pubblici nonché del Media-partenariato di RSI Rete Due, che sarà presente al Festival con

Mentre a chiudere il festival sarà Antonio Moresco, scrittore italiano di grande rilievo che a ChiassoLetteraria presenterà il romanzo Gli increati, terzo straordinario capitolo di una monumentale trilogia durata oltre trent’anni, appena edito da Mondadori. Un momento privilegiato, ormai divenuto tradizione, dedicato alla poesia è la “carta bianca” a Fabio Pusterla che con il poeta Franco Buffoni, una delle voci più interessanti e originali della poesia italiana contemporanea, nonché traduttore, docente universitario, darà vita ad un vivace dialogo su poesia e cambiamento, con letture di poeti classici e contemporanei. Un ulteriore incontro sarà dedicato alla giovane poesia ticinese (con Yari Bernasconi).

La letteratura elvetica avrà un posto di riguardo con la presenza dello scrittore bernese Pedro Lenz, autore del celebrato Der Goalie bin ig (in un incontro con gli allievi delle scuole medie di Chiasso) e l’emergente scrittrice romanda Noëlle Revaz, premio svizzero di letteratura 2015, che ha già all’attivo due recenti traduzioni in italiano e che sarà presente con la sua traduttrice Maurizia Balmelli. Ci sarà inoltre la prima internazionale dello spettacolo teatrale-musicale “Words and Music” di Samuel Beckett a cura di Alan Alpenfelt (regia), con Adele Raes e musica live di NITON (Zeno Gabaglio, Xelius, El Toxique), visuals Roberto Mucchiut. Produzione V XX ZWEETZ e Azimut.

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29 APRILE—3 MAGGIO 2015 ⁄ CHIASSO

MERCOLEDI 29 APRILE

18.00 Galleria Mosaico Chiasso Inaugurazione della mostra “Muta-menti” di Roberto Mucchiut dedicata al tema del cambiamento. Perfettamente coerente con il soggetto scelto e concepita appositamente per l’evento è la mostra personale di Roberto Mucchiut, artista poliedrico e multimediale che in quest’occasione si presenta al pubblico con un’esposizione di stampo concettuale ispirata al Libro dei Mutamenti (I Ching), in un allestimento multisensoriale comprendente video, fotografie e sonorizzazioni specifiche. 19.00 Galleria Mosaico Chiasso Incontro con il poeta Yari Bernasconi, che con lo scrittore e giornalista Andrea Fazioli presenterà in anteprima la raccolta Nuovi giorni di polvere; Casagrande 2015) La mostra rimarrà aperta dal 29 aprile al 13 giugno 2015. Orari: martedì – sabato; ore 15.00 - 18.00 e su appuntamento (Tel. +41 (0)79 446 83 09). Domenica, lunedì e festivi chiuso.

20.45 Cinema Plaza, Mendrisio Proiezione del film “Der Goalie bin ig” di Sabine Boss, alla presenza di Pedro Lenz, autore del libro dal quale è stato tratto il film vincitore del Premio del cinema svizzero 2014. In collaborazione con il Cineclub del Mendrisiotto. Pedro Lenz in mattinata incontrerà gli allievi delle quarte medie di Chiasso.

UNA RIVISTA IMMAGINIFICA Quello che avete tra le mani, appassionato viaggio attorno al tema del cambiamento, vuole porsi quale avvicinamento emozionale al festival e alle sue atmosfere. È un progetto ideato da ChiassoLetteraria con lo studio grafico CCRZ nato con l’intento di valorizzare l‘interazione creativa tra testi ed immagini, tra informazione e impatto visivo. Il giornale ospita in questo speciale: il celebre pamphlet di Alberto Arbasino La gita a Chiasso, un estratto inedito dal testo in uscita per Einaudi Coscienza Urbana. Saggio di geografia politica di Franco Farinelli, un estratto dalla biografia del musicista franco-camerunense Manu Dibango. Inoltre, per la decima edizione del festival, viene proposto un omaggio a due amici di ChiassoLetteraria: alcune poesie inedite di Qiu Xiaolong e un estratto inedito di William T. Volmann sul suo reportage letterario/fotografico/ esistenziale nel mondo della prostituzione transessuale, entrambi a cura e con la traduzione di Fabio Zucchella. Si ringraziano gli autori ed editori per la gentile concessione dei testi.

GIOVEDI 30 APRILE

18.30 m.a.x. museo, Chiasso Inaugurazione dell’antologica “Daniel Spoerri. Eat Art in transformation” dedicata all’artista svizzero fondatore della “Eat Art”, a cura di Susanne Bieri, Antonio d’Avossa e Nicoletta Ossanna Cavadini (visibile sino a domenica 30 agosto). In mostra sono presenti i primi elaborati riferiti alla sperimentazione legata alla rivista “Matérial”, i multipli cinetici, i celebri tableaux-pièges fino alla scultura in bronzo, le installazioni, ma anche le ricette dell’artista, i suoi appunti, i menù e – per la prima volta in una sede museale – una sezione specifica sulla grafica di Spoerri. Grazie a lettere e documenti verranno altresì messi in risalto i rapporti di Spoerri con gli artisti contemporanei, fra cui Jean Tinguely, Marcel Duchamp e Man Ray. La corrente della Eat Art affronta una riflessione critica sui principi fondamentali della nutrizione, in rapporto al valore spirituale dell’uomo, tema che entra in correlazione con Expo Milano 2015 dove un’opera appositamente creata dal maestro Spoerri sarà esposta al Padiglione Svizzero, in dialogo con la mostra al m.a.x. museo. Per informazioni sulla mostra di Daniel Spoerri: m.a.x. museo, Via Dante Alighieri 6, 6830 Chiasso, Tel. +41 (0)91 695 08 88, info@maxmuseo.ch, www.centroculturalechiasso.ch Giorni di apertura e orari: martedì-domenica 10.00-13.00 e 14.00-18.00, lunedì chiuso.

21.00 Murrayfield pub, Chiasso Ticino Poetry Slam Il Poetry Slam è considerato il fenomeno portante dell’oralità nella poesia contemporanea. In questa edizione del Ticino Poetry Slam, curata da Marko Miladinovic, saranno otto i poeti, tra Italia e Svizzera, che si confronteranno fra loro. Tra i poeti confermati Paolo Agrati, il duo Eell Shous, Sergio Garau, Filippo Balestra, Giacomo Sandron, Rodolfo Cerè, Paolo Gianinazzi. Ospite eccezionale sarà la poetessa Laura Wihlborg, campionessa nazionale svedese di poetry slam. Con stacchetti musicali originali, soubrette e performances.

Le tonalità cromatiche richiamano a tonalità di gesti in un continuo alternarsi di ritmi per imbattersi in strati profondi e intimi e diventare un solo “eccomi!”. Un invito per interpreti e spettatori ad aprire un nuovo spazio tra conscio-inconscio, tra visibile-invisibile, per un andare oltre la bellezza, cercando quella strada obliqua che osserva e contempla il mondo esterno come fosse un abbraccio mai terminato. È una danza di musica, luce e colori, voce e gesti che si sviluppa in punti diversi e dilaga via via trascinando tutti con sé riferendosi anche alla ricerca di Daniel Spoerri. Il “caos” che ne segue vuol cancellare le diversità esteriori per mettere a nudo la nostra vera identità, dove pensieri, esperienze e idee vagabondano in un continuo divenire di vibrazioni interiori. Coreografia e regia: Tiziana Arnaboldi; danzatori: Eleonora Chiocchini, Pierre-Yves Diacon, David Labanca; cantante soprano: Rebecca Agatha; chitarra: Mimmo Prisco; percussioni: Luciano Zampar; creazione video: François Gendre; disegno luce: Felix Leimgrüber. Prenotazione e acquisto biglietti alla cassa del Cinema Teatro, aperta da martedì a sabato, dalle 17.00 alle 19.30, scrivendo a cassa.teatro@chiasso.ch o online sul sito www.ticketcorner.ch. Biglietti: chf. 20.-

VENERDI 1 MAGGIO

17.00 Spazio Officina, Chiasso Speciale “carta bianca” a Christian Marazzi con ospite Sabina Guzzanti, attrice-autrice di satira teatrale e televisiva e regista di lungometraggi, acuta osservatrice del cambiamento socio-culturale in atto nella vicina Italia e non solo. 18.30 INAUGURAZIONE DEL FESTIVAL alla presenza del consigliere di stato Manuele Bertoli, a cui farà seguito l’incontro con Alberto Arbasino e il ricevimento aperto al pubblico. Alberto Arbasino, uno degli scrittori italiani più importanti e originali del panorama letterario contemporaneo è - come noto anche l’autore del citatissimo articolo La Gita a Chiasso (apparso sul quotidiano “Il Giorno” del 23 gennaio 1963) che portò in tutta Italia il nome della nostra cittadina. In quel contributo criticò il provincialismo degli intellettuali italiani degli anni Trenta che non avevano avuto il sano riflesso di intraprendere, appunto, “una gita a Chiasso”, per “comprarsi un po’ di libri importanti” e quindi aprirsi alle grandi correnti della cultura europea, determinando così chiusure e ritardi avvertibili ancora trent’anni dopo. Questa felice espressione dello scrittore vogherese è poi rimasta proverbiale. Arbasino sarà - anche alla luce di quel famoso episodio culturale - l’ospite d’onore della decima edizione di ChiassoLetteraria, durante la cui inaugurazione la Municipalità di Chiasso gli conferirà la medaglia civica, massima onorificenza cittadina.

SABATO 2 MAGGIO

20.00 Ristorante Moevenpick, Chiasso “SOUL MAKOSSA – cena chic franco-camerunense”, alla presenza degli scrittori e delle scrittrici ospiti (e con un’intervista al musicista Manu Dibango, ospite d’onore). Prenotazione direttamente al ristorante: Tel. +41 (0)91.682.53.31; hotel.touring@moevenpick.com.

20.30 Cinema Teatro, Chiasso La compagnia Tiziana Arnaboldi presenta “Variazioni su Jawlensky”, un incontro fra le arti con danzatori e musicisti, su un’idea di Daniel Spoerri, coprodotto dal Teatro San Materno di Ascona e da Alexej von Jawlensky-Archiv S.A.

VENERDI 1, SABATO 2 E DOMENICA 3 MAGGIO

Presso il ristorante Binario 07 verrà aperto, il club BARBAR, uno spazio letterario e musicale, appositamente allestito per il festival, che sarà teatro di diversi appuntamenti, tra cui brunch letterari, djs set, concerti, performances, video, vivande e bibite d’autore. Il 2 maggio alle 23.00, avrà luogo la performance “Stand up Europeans” di Marko Miladinovic e alle 23.30 il concerto della band Lonesome Southern Comfort Company (alt-country, americana, indie rock). Il club BARBAR resterà aperto il venerdì dalle 20.00 alle 04.00, il sabato dalle 12.00 alle 04.00 e la domenica dalle 12.00 alle 17.00.

SPECIALE CHIASSO DOMENICA 3 MAGGIO

09.30-13.00 diversi luoghi urbani Speciale Chiasso – un po’ di storia, di arte, di letteratura e alcuni aneddoti A ChiassoLetteraria sono giunti negli ultimi dieci anni autori da tutto il mondo ed hanno incontrato un pubblico interessato, aperto, disponibile all’incontro e alla scoperta. In molti si sono chiesti e ci hanno chiesto come ciò fosse possibile in una cittadina con poche migliaia di abitanti. Forse un genius loci? Forse un ambiente con una forte interazione fra luoghi, abitanti, identità? Un’ipotesi che invitiamo a verificare facendo una passeggiata domenica mattina 3 maggio. Si parte alle 9.30 da Piazza Indipendenza e passando dalla Dogana e dalla Stazione si termina alle 13.00 al Ristorante Carlino per una maccheronata. Sette tappe in luoghi poco distanti gli uni dagli altri, guardando edifici conosciuti ma che verranno visti sotto un’altra ottica, ascoltando poesie, letture, aneddoti di Fabio Pusterla, Orazio Martinetti, Giorgio Noseda, Marco Cameroni, Nicoletta Ossanna Cavadini, Roberta Cippà Cavadini, Alberto Nessi e Bruno Soldini. A cura di Tiziana Mona e Rolando Schärer. Iscrizione a specialechiasso@gmail.com o direttamente al Bar Indipendenza a partire dalle 8.30 alle 09.45 domenica 3 maggio 2015. Numero massimo di 50 partecipanti. Pagamento del biglietto sul posto. Costo: CHF 25.-(CHF 15.- per i membri di ChiassoLetteraria) che comprende la gita guidata , il caffé + gipfel o un Franzini amareggiato al Bar Indipendenza, maccheroni con ragù o pesto (bevande non incluse) al Ristorante Carlino.

ChiassoLetteraria è lieta di collaborare con

GIOVEDÌ 30 APRILE E VENERDÌ 1°MAGGIO

“Viavai – Contrabbando culturale Svizzera Lombardia”

una postazione “live”, di Extra e del Corriere del Ticino. Il festival è a entrata gratuita (ad eccezione dell’itinerario chiassese “Speciale Chiasso” di domenica 3 maggio

e degli spettacoli al Cinema Teatro). Maggiori informazioni e documentazione al sito: WWW.CHIASSOLETTERARIA.CH

È stato attivato il BLOG, dove il pubblico è invitato a partecipare: http://chiassoletteraria.wordpress.com. Il blog, curato da Manuela Fulga e da alcuni giovani, vuole porsi come un’occasione di condivisione e coinvolgimento di un pubblico giovane (ma non solo). In collaborazione con Radio Lime (Liceo di Mendrisio).

Il programma di scambi binazionali “Viavai – Contrabbando culturale Svizzera-Lombardia” è promosso dalla Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, in partenariato con i cantoni Ticino e Vallese, la città di Zurigo, la Fondazione Ernst Göhner e con il patrocinio degli Assessorati alla Cultura della Regione Lombardia e del Comune di Milano. Il programma si propone di intensificare le relazioni fra l’Italia e la Svizzera e, in particolare, di incentivare l’impostazione di legami duraturi fra istituzioni e attori culturali lombardi e svizzeri. Tra il 30 aprile e il 1.o maggio, la lingua italiana sarà posta al centro di un laboratorio che vedrà partecipare esperti e attori culturali svizzeri e italiani. L’intento sarà di riattualizzare la questione dell’italofonia in Svizzera restituendogli un ruolo attivo in quanto ricchezza immateriale fruibile e condivisibile. Telecomunicazioni, informazione digitale e produzione culturale costituiranno lo sfondo in cui si articolerà la riflessione. Il 1° maggio sarà organizzata una tavola rotonda riassuntiva aperta al pubblico, in cui verranno discussi i risultati del confronto tra i partecipanti al laboratorio. A conclusione dell’incontro interverrà Dino Balestra, presidente della comunità radiotelevisiva italofona.


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FESTIVAL INTERNAZIONALE DI LETTERATURA

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William T. Vollmann IL LIBRO DI DOLORES estratto inedito da The Book of Dolores. PowerHouse Books, 2013

Le opere di Vollmann infrangono le barriere che separano Narrazione e Realtà, dilatano vertiginosamente i territori della Letteratura Possibile. Ci attirano in un percorso di lettura forse impervio ma certo avvincente: migliaia di pagine (molte delle quali, purtroppo, non ancora tradotte in italiano) in cui lo sguardo vorace e totalizzante dell’autore statunitense ci racconta ciò che significa essere umani oggi. Prostitute e senzatetto, droga e armi, paesaggi sublimi e violenza sanguinaria, il teatro nō e i miti nordici, la seconda guerra mondiale e i nativi americani. Romanzi storici, racconti della contemporaneità più bruciante, autobiografismi narrativi e reportage di viaggi a dir poco avventurosi (Afghanistan, Balcani, Cambogia, Yemen, Kazakistan, Polo Nord, Messico, Somalia, perfino il Giappone del fall-out radioattivo di Fukushima). The Book of Dolores è un libro fotografico in cui il cinquantacinquenne scrittore californiano esplora con il solito, impareggiabile candore massimalista un nuovo campo di indagine: il travestitismo e la transessualità. Al centro di questa analisi (soprattutto figurativa) c’è Dolores, una prostituta messicana che è l’alter ego femminile “impersonato” (e ritratto) dallo stesso Vollmann. Evitando da par suo la trappola del voyeurismo pruriginoso da auto-scatto anche con una sana dose di (auto)ironia, ancora una volta Vollmann si conferma Narratore-Etnografo che vede tutto, descrive tutto, testimonia tutto. Fabulatore della Storia e reporter dell’Inconscio: ecco uno dei pochi scrittori realmente necessari di oggi. Allo stesso modo in cui il presidente Nixon un tempo rassicurò la nazione americana dichiarando «Non sono un imbroglione», desidero informare i miei lettori che io non sono un narcisista. Allora perché questo libro? A volte i transessuali si fanno carico di un peso enorme, vivono un’esistenza fatta di sacrifici, sofferenze, angoscia, umiliazioni e isolamento. Dolores non è un individuo simile, perché non ho mai creduto di essere una donna nata nel corpo sbagliato. Io sono un eterosessuale affetto da ipertrofia degli organi empatici. Pur essendo fisicamente ed emotivamente attratto dalle donne, allo stesso tempo mi domando cosa si prova a essere una donna. Di recente ho scritto un romanzo nel quale immagino di essere un transessuale*. Certi miei conoscenti, assistendo a ciò che voglio chiamare la mia ricerca, arrivarono a considerarmi un depravato. Così ho cercato di rendere più attraente ciò che essi definivano il mio degrado. Nel libro sono diventato una prostituta messicana fisicamente sgradevole. Come si può pensare che le donne, i messicani, le prostitute, la gente di strada siano per loro natura inferiori? Eppure sono in molti a crederlo, in alcuni casi (è triste dirlo) proprio coloro che appartengono a quelle categorie. Per non parlare dei ricchi e degli egoisti (la loro insipienza non ha alcuna attenuante) e di quelle persone la cui ignoranza deriva da cause accidentali (costoro, però, li giustifico). Infine, ho scoperto che il disprezzo dimostrato nei miei confronti provocava in me una sensazione di vergogna. Quando mi infilavo il vestito e posizionavo i seni finti, uscire di sera mi spaventava. Queste erano, come direbbe un mio caro amico, informazioni. Non mi è del tutto chiaro * Quando ho iniziato a svolgere le ricerche per questo libro, non conoscevo la differenza fra travestiti e transessuali. In breve, questi ultimi tendono fin dall’infanzia a credere di essere nati in un corpo appartenente a un genere sbagliato. La loro infelicità, o disforia di genere, li spinge a subire interventi chirurgici dolorosi e costosi nella speranza di rendere ciò che sono coerente con ciò che hanno. I travestiti, invece, possono diventare transessuali oppure no. Spesso traggono piacere dall’uso degli organi genitali di cui sono dotati dalla nascita, abbracciano il loro genere acquisito o se ne allontanano con la stessa facilità con cui si infilano o si sfilano la lingerie.

che tipo di informazioni cercassi diventando Dolores, ma le avrei ottenute (assieme ad altre cose) nel corso di questo esperimento. Per un riassunto di tutto ciò rimando gli interessati al mio romanzo, che si intitola How You Are [Come tu sei, finora inedito anche in inglese – NdT]. Nessuno è mai totalmente immune dalla vanità o dall’ansia, ma nei miei vari progetti cerco di non definire me stesso sulla base del giudizio degli altri. Se è vero che amo assecondare le persone, d’altro canto mi rifiuto di dipendere dai loro piaceri. Una stroncatura al vetriolo del mio ultimo libro può mettermi in imbarazzo, per cinque minuti, così come una recensione favorevole potrebbe anche tirarmi su il morale, per un istante. In entrambi i casi tutto finisce in un cassetto della scrivania, perché i miei libri restano belli o brutti così come lo erano prima. Chiamatela pure una forma di sfida, se volete. Io la definisco accettazione. Quanto a Dolores, i commenti amabilmente offensivi delle donne o le oscenità minacciose degli uomini la rendono infelice, e la poverina è tanto contenta, ogni volta che qualcuno le fa i complimenti per la sua messa in piega. Fortunatamente Dolores non esiste. Posso chiuderla a chiave in un ripostiglio ogni volta che voglio. Sono io l’uomo, qui. Arrivato alla soglia dei cinquant’anni iniziai a scoprire che il mio fascino seduttivo nei confronti del gentil sesso (sempre che ne fossi mai stato dotato) aveva perso efficacia. Un tempo avrei potuto essere un potenziale “compagno di letto”, adesso ero diventato un vecchio zio simpatico. Cominciai ad avere l’impressione che il mio specchio fosse difettoso, perché non potevo certo essere io quel tizio grassottello, ingrigito e con il doppio mento. Così sfidai lo specchio ma (strano a dirsi) senza esito, e quando uscivo fra la gente cominciai a provare sulla mia pelle il fenomeno di cui spesso parlano le donne che invecchiano: l’invisibilità. Ma visto che, come ho già detto, io amo davvero piacere agli altri, l’idea di essere un vecchio zio simpatico non era poi così male – senz’altro meglio che un ridicolo travestito. Inoltre, essendo io un romanziere alla ricerca di nuovo materiale quell’invisibilità mi tornava utile. All’incirca nello stesso periodo iniziai a incontrare difficoltà sempre maggiori nello stringere amicizie quando andavo all’estero. Quando ne capii il motivo, mi rattristai: ero un americano, e l’America non era più quella di una volta. Dolores trascorre troppo tempo a fare smorfie davanti allo specchio per occuparsi di politica; quanto a me, ecco come la vedevo: la ricca democrazia verso la quale anelava di migrare un gran numero di persone provenienti dai paesi poveri e dalle zone di guerra era sempre stata un covo di ignoranti sciovinisti, ma oggi i nostri sorveglianti perseguono guerre ingiuste, praticano la tortura legalizzata e ci impoveriscono a vantaggio dei ricchi. Poco prima di morire mio padre mi disse: «Una volta ero orgoglioso di essere un americano. Adesso me ne vergogno». La vergogna è un sentimento che non mi appartiene, perché ancora non ho perso la fiducia nel mio paese. Nel mio cuore si annida l’amore perplesso di un idealista. Ho accennato prima al mio romanzo How You Are, nel quale cerco di immaginare me stesso (o un personaggio in parte basato su me stesso) come una donna. I motivi per affrontare questo progetto erano svariati (e non identici ai ChiassoLetteraria ringrazia sentitamente William T. Vollmann per la preziosa collaborazione.

motivi per i quali mi travestivo). Già vi ho detto che le persone poste ai margini mi hanno sempre ossessionato, e che nel mio paese i transessuali possono subire discriminazioni, se non di peggio. Inoltre, di recente avevo ultimato un libro sulla bellezza femminile, in particolare così come viene espressa dalle geishe e dagli attori nō in Giappone [Kissing the Mask: Beauty, Understatement and Femininity in Japanese Noh Theatre, 2013 – NdT]. Visto che i miei soggetti erano attori professionisti che rappresentavano l’incarnazione della femminilità, fu inevitabile domandarmi fino a che punto essa stessa non fosse una “performance”. Perciò, avendo nei miei precedenti romanzi immaginato i personaggi di un nativo americano appartenente alla tribù degli uroni del 17° secolo [Venga il tuo regno – NdT], un musicista russo del 20° secolo [Europe Central – NdT], un fuorilegge norvegese del 10° secolo [La camicia di ghiaccio – NdT] eccetera, ho pensato di impersonare direttamente alcune delle mie riflessioni a proposito del genere sessuale, assumendo le sembianze di una donna che si trova nelle condizioni di definirsi in relazione alla mascolinità. Io sono un uomo e quindi, a causa del principio di realtà, non potrò mai sapere cosa significhi essere una donna, e neppure conoscere la differenza di esperienze di un uomo rispetto a quelle di una donna, tuttavia ho scelto di obbedire al principio di piacere e di personificare la femminilità. Il protagonista di questo mio romanzo diventa una donna in modi ben più estremi di quanto io abbia mai fatto. All’inizio è un travestito che desidera appagare prima la sua amante e poi se stesso, in seguito scopre che la sua personalità si sta scindendo. Ho deciso di concedergli il dono (o la punizione) dell’autoginefilia, ovvero l’attrazione nei confronti di se stesso nell’immagine di una donna. Un autoginefiliaco sfida il principio di realtà con un senso di rivalsa. Non soltanto si deve immaginare in un corpo appartenente all’altro sesso, ma anche sdoppiarsi affinché i due corpi possano reciprocamente accettarsi e scoprirsi a vicenda. How You Are, quindi, diventa una sorta di racconto metafisico. William T. Vollmann in italiano: Storie di farfalle (Fanucci, 1999) Puttane per Gloria (Mondadori, 2000) I racconti dell’arcobaleno (Fanucci, 2002) Manette: istruzioni per l’uso (Fanucci, 2003) Tredici storie per tredici epitaffi (Fanucci, 2005) Afghanistan picture show, ovvero, come ho salvato il mondo (Alet, 2005) La camicia di ghiaccio (Alet, 2007) Come un’onda che sale e che scende (Mondadori, 2007) Europe Central (Mondadori, 2010) Venga il tuo regno (Alet, 2011) Zona proibita (Mondadori, 2011) Tra le opere di Vollmann ancora inedite in italiano, da segnalare almeno: The Rifles (1994) The Royal Family (2000) Poor People (2007) Imperial (2009) The Book of Dolores (2013) Last Stories and Other Stories (2014) Entro l’estate del 2015 uscirà negli U.S.A. The Dying Grass. A Novel of the Nez Perce War, quinto romanzo (di oltre 1400 pagine) appartenente al ciclo storico dei “Seven Dreams”. [a cura di Fabio Zucchella]


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FESTIVAL INTERNAZIONALE DI LETTERATURA 10A EDIZIONE

VIAGGIO Continui a mormorare il nome che vedi sul binario ogni volta che il treno rallenta, come se tu fossi ansiosa di ritrovare l’orientamento grazie a quell’isola incessante di piedi sempre diversi mocassini neri, ciabatte di legno, stivali lucidi, sandali sporchi di fango… La destinazione non è sulla cartina ripiegata, né sui biglietti timbrati ma si ridefinisce, inevitabilmente, nel momento in cui essa viene raggiunta, quando i viaggiatori scrollano via la polvere accumulata fin lì che poi ricomincia a depositarsi qui. Ma è un “qui” che non si trova mai dove vorresti essere.

ZEN AL RISTORANTE

NELLíINTERPRETAZIONE

Dove possiamo trovare noi stessi se non nell’interpretazione altrui? Dunque io e te siamo racchiusi da un albero di noce che sussurra al vento, o da una farfalla che si libra verso l’occhio nero del sole…

Tagli via un pezzo del cranio immergi il cucchiaio nel cervello ed ecco un passero fritto dentro una quaglia grigliata dentro un piccione brasato dentro un’anatra arrosto, il tutto impregnato dall’essenza dello zen.

Ma io ti sto porgendo un bouquet di parole che sbocciano nel tuo sorriso e poi avvizziscono, come una stella marina rinsecchita sul davanzale di un motel, lasciando le macchie d’acqua aperte alle interpretazioni.

Arriva una testa di Budda ricavata da una zucca bianca cotta al vapore su un vassoio con un motivo a forma di salice.

Una testa non è nulla se dentro non ci sono altre teste che la farciscono.

[Una versione leggermente diversa di questa poesia appare nel romanzo Le lacrime del lago Tai – NdA]

Soltanto ponendoci sotto la giusta luce e nella giusta posizione può esserci riconosciuto un significato, allo stesso modo in cui un picchio ha la riprova dei propri valori esistenziali nel riecheggiare di un tronco morto.

La neve cade di sera. Ti volti verso una luce cangiante sul finestrino, una mosca ne sorvola l’angolo. Ogni volta che tu alzi la mano, lei si dilegua ma poi torna ronzando nello stesso punto, inspiegabilmente, come l’eco di uno slogan quasi dimenticato di una lontana rivoluzione.

[Questo piatto speciale appare nel romanzo Di seta e di sangue – NdA]

[Qiu Xiaolong]

«Noi cinesi preferiamo non dire subito ciò che intendiamo dire o pensare. E anche l’ispettore Chen vorrebbe dire qualcosa, senza però dire troppo. Quando si trova in difficoltà nell’esprimere un concetto in prosa, allora ci prova servendosi della poesia. D’altra parte lui ha sempre scritto versi, ben prima di diventare poliziotto. Tutto ciò crea nel personaggio una sorta di tensione interiore: in alcuni passaggi lirici, oppure quando un certo momento è troppo emotivamente coinvolgente o complicato per essere descritto in modo consapevole o razionale, Chen usa un verso poetico».

Di notte, la terra appare sepolta nel bianco. Aliti contro il vetro e provi a cancellare l’alone del tuo respiro, ma vedi inquadrato nel finestrino il tuo riflesso che ritorna sempre – come la mosca.

ChiassoLetteraria ringrazia il professor Qiu Xiaolong e l’editore per la preziosa collaborazione.

QIU XIAOLONG LE POESIE DELLíISPETTORE CHEN

La Cina contemporanea come terreno privilegiato di collisioni politico-sociali, in cui l’atrofia del vecchio comunismo e la frenesia del nuovo ipercapitalismo si scontrano fino a fondersi in una collusione schizofrenica: questo lo snodo attorno a cui prendono vita le vicende narrate nei romanzi polizieschi di Qiu Xiaolong. Arrivato da Shanghai negli Stati Uniti nel 1988 grazie a una borsa di studio, Qiu studia la grande poesia modernista occidentale, in particolare T. S. Eliot (che tradurrà in cinese, oltre a Conrad, Pound, Yeats), ma dopo i fatti di piazza Tienanmen deciderà di non ritornare in patria. Nei suoi otto romanzi (e nei racconti de Il Vicolo della Polvere Rossa – opere pubblicate in italiano da Marsilio) l’autore descrive la vita che forse avrebbe potuto condurre se fosse rimasto in Cina. Anche il protagonista di questi libri, l’ispet-

[a cura di Fabio Zucchella – brani di intervista tratti da “Pulp libri”]

tore capo Chen Cao, è di Shangai: in origine, un ragazzo scampato alla Rivoluzione Culturale che prova a praticare il tai chi nel parco del Bund e che dopo aver trovato per caso un vecchio libro di testo inglese su una panchina si appassiona a quella lingua e a quella cultura e le studia a fondo. Chen è un poeta che guadagna qualche soldo traducendo in cinese i romanzi mystery occidentali, ma dopo la laurea non diventa un professore o uno scrittore, perché il Partito lo assegna al dipartimento di polizia di Shangai. Ora è un detective della “squadra speciale”, la divisione che si occupa dei crimini “politici”: i più delicati, quelli che possono mettere in cattiva luce il sistema, quel “socialismo con caratteristiche cinesi” ormai sempre più vincente e vorace. La vita di Chen è una danza pericolosa condotta su un equilibrio (troppo) precario: da una parte deve scopri-

un intento assolutamente realistico: voglio che siano come una finestra attraverso cui è possibile vedere la Cina di oggi. Che è totalmente diversa da quella in cui sono cresciuto, sia da un punto di vista ideologico che economico. Oggi il discorso politico dominante ufficiale è quello del comunismo, ma si tratta di un’ideologia di facciata. Allo stesso tempo sono praticamente scomparsi anche i valori tradizionali. Si è creato una sorta di vuoto spirituale, che francamente mi preoccupa molto. Le autorità di Partito incoraggiano il libero mercato, lo spirito imprenditoriale, il consumismo… e tutto ciò rappresenta un contrasto stridente con la Cina dell’infanzia di Chen, e della mia infanzia».

re i colpevoli dei delitti, dall’altra c’è il Partito che controlla le indagini e ne condiziona l’andamento. «Durante la Rivoluzione Culturale, a causa di una malattia ho miracolosamente evitato i programmi di “rieducazione” che obbligavano gli studenti ai lavori forzati nelle campagne. D’altro canto mio padre era un capitalista – un “nero”, secondo la terminologia politica dell’epoca – e quando dovette subire un’operazione agli occhi, in ospedale fu costretto a scrivere una confessione sul proprio status politico. Ma non poté farlo perché era bendato. E allora scrissi io la confessione per lui. Forse, proprio in quel momento iniziò la mia carriera di scrittore. Scrivere in vece di qualcun altro… Per me, raccontare i cambiamenti nel paese in cui ho vissuto per trent’anni è stato una sorta di obbligo morale. Nei miei romanzi mi sono prefissato

POESIA

Torno a casa alle otto e mezza con cinque o sei pesciolini nel secchio, compreso l’avannotto di un persico azzurro, che non dovrebbe essere conteggiato, un serpente d’acqua con la testa triangolare spiaccicata come un caco marcio – eppure devo dire che non è andata poi tanto male, il naso bruciato dal sole si sta sbucciando, sorrido contento fingendo una smorfia sotto lo sguardo attento di mia moglie che, vedendo sulla mia schiena una mappa di morsi di zanzara, sbotta: Ma chi te lo fa fare? Nove ore sotto il sole cocente, i soldi per la benzina, le bibite, l’esca, due hot dog, mezzo pacchetto di Cina, e poi torni con quei ridicoli pesciolini, al mercato non valgono più di tre o quattro yuan, tu sei proprio fissato. È una ragioniera. Come si fa a calcolare l’attimo in cui colgo il baluginio dorato del sole sulle squame d’argento?

QIU XIAOLONG IN ITALIANO: La misteriosa morte della compagna Guan (2002) Visto per Shanghai (2004) Quando il rosso è nero (2006) Ratti rossi (2008) Il Vicolo della Polvere Rossa (2010) Di seta e di sangue (2011) La ragazza che danzava per Mao (2012) Le lacrime del lago Tai (2013) Cyber China (2014) Tutte le opere dell’autore sono pubblicate in Italia da Marsilio Editori, che prossimamente darà alle stampe la traduzione de Le nuove storie del Vicolo della Polvere Rossa e di The Poems of Inspector Chen


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LA GITA A CHIASSO ALBERTO ARBASINO

Nell’ampia cronologia che figura nel “meridiano” mondadoriano Romanzi e racconti di Alberto Arbasino – compilata dallo stesso scrittore vogherese, in collaborazione con Raffaele Manica – all’anno 1963 si fa subito riferimento al celebre articolo “chiassese” con queste parole: “Il 23 gennaio [1963], sul «Giorno», esce La gita a Chiasso, un articolo dedicato ai ritardi nella cultura italiana, <<che sarebbero stati evitabili se si fossero letti in tempo parecchi testi fondamentali usciti da anni e decenni altrove (e lì elencati: Wittgenstein, Husserl, I.A. Richards, Leavis, Scheler, Leiris, Ayer, Edmund Wilson, Connolly, Bachelard, Empson, Cleanth Brooks, Penn Warren, Blanchot, Bataille …>>). La gita a Chiasso diventa un tormentone proverbiale come esortazione a sprovincializzare la cultura italiana […]” 1. Qui di seguito lo riportiamo integralmente.

I

rapporti fra letteratura e industria sono un argomento di viva e stimolante attualità, se non da quando esiste la letteratura, per lo meno da quando esiste l’industria. Perciò fa bene Elio Vittorini a lamentare con doloroso sbigottimento l’arretratezza della letteratura industriale prodotta da tanti suoi amici e colleghi, e i loro impacci e i loro «squarci pateticamente (e pittorescamente) descrittivi che risultano di sostanza naturalistica»: insomma, la loro mancanza di fiato davanti alle novità del secolo. Non per nulla infatti un dibattito come quello in corso dal «Menabò» alle altre riviste che si accodano al pesce-pilota è una esercitazione soltanto precettistica: incapace di produrre opere creative dà origine soprattutto a norme didattiche in favore del «tema unico», a esortazioni retoriche tipo quelle altre «ai campi!», «alla battaglia del grano!», «alle colonie!», «al posto al sole!», «all’ Arcadia!», «al sonetto!», «all’ottava!», «alla sestina!». Diventa così chiaro agli occhi di tutti come il vero problema non sia stato identificato con esattezza. Non sarà cioè quello dei rapporti fra letteratura e industria, vecchia solfa, ma un altro molto più scottante nella nostra cultura attuale: come mai un numeroso gruppo di letterati indecisi si abbandoni quest’anno e tutti insieme a una tornata accademica esclusivamente teorizzan-

te, e rinunciando alla narrativa e alla saggistica si restringa invece alla pedagogia e all’ammonimento. Naturalmente non si deploreranno mai abbastanza l’isolamento e il provincialismo e l’ignoranza e l’inciviltà dei vent’anni fascisti, l’arresto e lo smarrimento della patria cultura. Ma perché - ci si chiede - oggi noi che non ne abbiamo nessuna colpa dobbiamo ancora star male e soffrir sempre pene gravissime in conseguenza del fatto che un gruppetto di letterati autodidatti negli anni Trenta invece di studiarsi qualche grammatica straniera e di fare qualche gita a Chiasso a comprarsi un po’ di libri importanti tradotti e discussi da noi solo adesso, ma già pubblicati e ben noti fin da allora, abbia buttato via i trent’anni migliori della vita umana lamentandosi a vuoto e perdendo del tempo a inventare la ruota o a scoprire il piano inclinato mentre altrove già si marciava in treno e in dirigibile, o almeno si lavorava utilmente in vista dei decenni futuri? Bastava arrivare fino alla stanga della dogana di Ponte Chiasso, due ore di bicicletta da Milano, e pregare un qualche contrabbandiere di fare un salto alla più vicina drogheria Bernasconi e acquistare, insieme a un Toblerone e a un paio di pacchetti di Muratti col filtro, anche i Manoscritti economico-filosofici di Marx (1844), il Tractatus logico-philosophicus di

Wittgenstein (1921), Civiltà di massa e cultura di minoranza del Dottor Leavis (1930), le Idee per una fenomenologia di Husserl (1931), e magari I principii della critica letteraria di I.A. Richards (1928), Cultura e ambiente di Leavis e Thompson (1933), L’uomo del risentimento di Max Scheler (1933), L’Africa fantasma di Michel Leiris (1934), Linguaggio, verità e logica di A.J. Ayer (1936), Axel’s Castle di Edmund Wilson (1931), Enemies of promise di Cyril Connolly (1938), La formazione dello spirito scientifico di Gaston Bachelard (1938), Sette tipi d’ambiguità di William Empson (1930), Capire la poesia di Cleanth Brooks e R. Penn Warren (1938), Mariti e mogli di Ivy Compton-Burnett (1931), un po’ di Blanchot e Bataille assortiti, nonché di Henry Green e Anthony Powell, e il meglio di Forster, dai romanzi intorno al 1910 ai saggi del 1936, passando per il Passaggio in India che è del 1924. Ci si sarebbero risparmiati alcune decine d’anni di penose indecisioni intorno a illusioni senza avvenire, come primo vantaggio, e soprattutto la scomodità dell’apprendistato coi capelli bianchi. I dolori della nostra cultura derivano dal fatto che una numerosa «classe unica» di letterati degli anni Trenta non si è ancora messa al passo con le idee dei loro coetanei del resto del mondo, e affronta in ogni nuovo anno

scolastico un programma di studi estremamente limitato. Di qui il bizzarro spettacolo di maestri di scuola che fanno ripetere la lezione a tutta la classe insieme, e la classe docilmente impara ogni anno una nuova canzone, la esegue in coro, parla passandosi la stessa parola d’ordine nello stesso momento - «cultura di massa», «Spitzer», «Wittgenstein», «fenomenologia», «alienazione» - succhiandola come una caramella e sputandola fuori di colpo appena ne spunta una nuova, veramente dimenticandosela, come se non fosse mai esistita. Come non dovrebbe capitare nella cultura, che è coesistenza di idee e invece succede normalmente nella moda, dove per decreto di sarte la gonna è più lunga o la manica è più corta per una stagione sola e mai di più. Perciò l’immagine che si è venuta formando dei nostri sofisti attuali non può essere che quella di un gruppo di mediocri signori anziani di scarsa cultura e di formazione tardiva, volonterosi e patetici come Jaufré Rudel in vista delle rive del Libano, che vengono avanti passo passo pretendendo dopo tanti «faux pas» di far scoperte e d’impartir lezioncine in base alle traduzioni recenti di autori che conoscevamo fin dai tempi quando loro bamboleggiavano ancora con Pian della Tortilla (mentre noi leggevamo Forster) o ricadevano nella Antologia di Spoon River (mentre studiavamo Auden). Com’è goffo vedere per esempio cominciare a spuntare adesso i nomi di Trilling o di Ayer, o affiorare addirittura Bachelard, morto l’anno scorso a ottant’anni. Mi fa lo stesso effetto di quando si scoprono Firbank o Rolfe con quarant’anni di ritardo (per tacere naturalmente i casi di Forster, della Compton-Burnett e dell’Ulysses); ma un caso addirittura tipico è quello di Salinger, di cui si scopre con entusiasmo il bel libro di quindici anni fa contemporaneamente al disastro totale in America del suo ultimo che è una sciocchezza. E volendo si potrebbe star già pregustando le prossime scoperte di William Empson e di Ivor Winters, di Klossowski e di Starobinski, dei versi di Thom Gunn e di Yves Bonnefoy; e magari del Dottor Leavis (andato in pensione dall’Università di Cambridge l’anno scorso per limiti d’età); e magari di Henri Focillon, di cui si celebra quest’anno il ventennale della morte.

C

’è poi l’obiezione formale. Da quando in qua si scrive in quel modo? Si è abituati a leggere, generalmente si capisce quello che scrivono Edmund Wilson o Roland Barthes, Philip Toynbee o Claude Lévy-Strauss; non vedo allora perché dovrei far degli sforzi per decifrare gli eccessi di auto-indulgenza di alcuni vanesii minori che si abbandonano alla incomunicabilità della «prima stesura» per non far la fatica di chiarire il proprio pensiero neanche a se stessi, senza preoccuparsi se la confusione stilistica è il segno più certo di confusione nella testa, e senza un minimo di riguardo per il lettore, trattato come un cliente costretto ad acquistare la paccottiglia di un negozio sfornito. No. Non ci sto. Come cliente vado a spendere i miei soldi in negozi più in ordine, se non vedo bene e non mi si fa capire l’articolo che

mi si tenta di vendere. Voglio chiarezza, lucidità, ragioni critiche; pretendo concisione, possibilità di sommari e compendi, dal momento che, lo si sa, non esiste opera di pensiero veramente significativa che non si possa riassumere in poche proposizioni. Altrimenti non compro (e peggio per i venditori, non per me), così come al ristorante non accetto una minestra in mano, la voglio sul piatto, e non faccio entrare in casa chi mi si presenta alla porta in mutande.

D

el resto si può fare una prova. Dietro le giuste malinconie di Umberto Eco sul «Menabò» stesso per l’inadeguatezza dei mezzi espressivi a disposizione di molti letterati per affrontare i nuovi aspetti della realtà, basta prelevare qualche campioncino di prosa da queste medesime riviste per analizzare gli strumenti linguistici adoperati nel trattarne. Basta aprire a caso: quante volte la struttura sintattica di base è ancora quella oratoria del Seicento, intorbidita dagli urti e dalle pressioni di sistemi filosofici rivali e incompatibili, mai d’accordo sull’uso da fare e sul senso da dare ai termini, tanto più equivoci e indiscriminati in quanto perdono col tempo le virgolette che indicano ammicco. E dovremmo contentarci di intuizioni impressionistiche, motti sibillini, lampeggiamenti baluginanti, vagiti ... Ma soprattutto un narcisismo incredibile, molto curioso per due ragioni. Una, che la oscurità risulta grottesca perché non è una scelta deliberata ma un «faute de mieux»; e civettare sul «volere e non potere» è per lo meno uggioso e triste. L’altra, che questo narcisismo mostra fini paradossalmente moraleggianti: «le cose per noi non van bene, quindi (a fin di bene) rientriamo nelle catacombe dell’ermetismo», detto poi da parte di chi dall’ermetismo non era mai riuscito a venir fuori ... Ma questa attrattiva del linguaggio mandarino, la frequente nostalgia dell’allusività per iniziati, da clan privilegiato o da élite scostante, mi sembra l’atteggiamento più reazionario che si possa immaginare oggi, col suo doppio registro: complice-cifrato con gli addetti ai lavori, e altezzoso-paternalistico («perché so meglio di te quel che deve andar bene per te ... ») quando si rivolge alla massa operaia non su un giornale proletario in una colonna e mezzo di limpida prosa comprensibile almeno alla metà dei lettori, ma in formule schifiltose su riviste esoteriche che non costano mai meno di mille lire. Mi pare in sostanza che ornamenti retorici e compiacenze ermetiche finiscano per risultare i perfetti equivalenti degli arazzi e dei trumeaux in mezzo ai quali i «baronetti rossi» tradizionalmente proclamano la loro solidarietà con la classe lavoratrice (rappresentata poi dal solito benzinaro che viene a far quattro salti in casa). Cioè tipicamente la politica di Maria Antonietta, con le sue brioches e tutto. E come si fa allora a non pensare che l’ideale ultimo sia a questo punto lo stesso: far dei giochini sconsiderati e irresponsabili alle spalle del proletariato, considerandolo di volta in volta banco di prova e massa di manovra,

cavia per ricerche sociologiche e spedizioni emozionanti e analisi di mercato, sempre come oggetto comunque, con l’assoluzione morale della sinistra e prendendo intanto anche un po’ di soldi dagli industriali «buoni». E cinismo per cinismo è chiaro che questa specie di socialismo per le dame vale né più né meno che il francescanesimo coi venti stipendi. Meglio ancora una coltivazione dell’orto di Candide, per così poco, o un traino del carretto di Madre Coraggio per sentieri defilati. Lo so bene che il tango moralistico sulla ricchezza oggi è altrettanto frivolo che invocare la miseria di ieri come alibi, quando si parla di affari culturali, e con un bel «rictus» di nevrastenia in più. Però, oltre i temi che ci vengono suggeriti quest’anno per le nostre penitenze, vorrei limitarmi a ricordare la fame di Orwell e la malattia di Lawrence, le stanzette di St. Germain-des-Prés dove gelano come la piccola fiammiferaia i collaboratori di «Les temps modernes» e l’assegno per le collaborazioni al «New Statesman» non certo più cospicuo della retribuzione del piccolo scrivano fiorentino: miserie certo non meno dolorose di quelle di casa nostra degli anni Trenta, ma anche un certo ritegno nel non dire troppi sì per amore del soldo o per vanità di farsi vedere più à la page degli altri; una certa ostinazione nel leggere comunque i libri che contano, invece di sedersi lì esclamando «non si può, pazienza»; e in più una certa precisione nel mettere in chiaro da che parte si sta. Non però scegliendo Cromwell o Robespierre, Lincoln o Licurgo: ma in base alle forze politiche effettivamente esistenti. 2 Nota bibliografica: 1 Alberto Arbasino. Romanzi e racconti, a cura e con un saggio introduttivo di Raffaele Manica. Milano, A. Mondadori, 2009, vol. 1, p. CXXXI. 2 La gita a Chiasso, «Il Giorno», 23 gennaio 1963 ; poi in Gruppo 63. Critica e teoria, a cura di Renato Barilli e Angelo Guglielmi. Milano, Feltrinelli, 1976, pp. 180-184; infine in Alberto Arbasino, a cura di Marco Belpoliti e Elio Grazioli. Milano, Marcos y Marcos, 2001, pp. [39]-42.

VENERDI

01.05 18.30 Spazio Officina

— ALBERTO ARBASINO —

intervista di Mariarosa Mancuso


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SABATO

02.05 16.30 Sala Diego Chiesa

— FRANCO FARINELLI LECTIO MAGISTRALIS —

Sul naturalista ed esploratore tedesco Alexander von Humboldt (1769-1859) e i suoi resoconti contenuti nell’antologia Viaggio alle regioni equinoziale del nuovo continente

A farvi caso città e mente hanno, dal punto di vista della concezione, una non secondaria caratteristica comune: non è possibile definire in maniera precisa né l’una né l’altra. Per la prima basta qui ripetere il truismo di Roberto Lopez per cui “una città è una città”: detto che da mezzo secolo esime gli storici dal tentativo di una risposta onnicomprensiva alla questione, perché il concetto di città muterebbe da tempo a tempo e da paese a paese, mentre muterebbe di poco, seppure, il grado di coscienza, sempre netto, dell’esistenza della città da parte dei contemporanei. Perciò il confronto tra lo sviluppo e la funzione di città tra loro differenti si rivelerebbe molto più produttivo della ricerca di una formulazione univoca e dunque extrastorica del fatto urbano, di una formula onnicomprensiva, come sosteneva Marino Berengo. E lo stesso vale in definitiva per la mente, la cui accezione oggi prevalente è scissa alla radice tra l’idea di esperienza conscia e pensieri ricorrenti da un lato, e la sua estensione nell’ambito dei processi inconsci e della conoscenza immagazzinata a lungo termine dall’altro. Ma anche in questo caso una scienza della mente non sarà in nessun caso un campo unificato come ad esempio quello della fisica, ma un sapere relativo ad una varietà di molteplici meccanismi causali che interferiscono e s’intrecciano l’un l’altro, e il cui solo punto d’intersezione consiste nel loro ruolo di dar forma ai processi di riflessione consapevole e di scelta: una scienza in grado di coprire un’ampia gamma di funzionamenti e di estendersi ai cervelli biologici e ai più vasti ambienti sociali e tecnologici che partecipano ai processi del pensiero e della ragione. Si potrebbe pensare che, a dispetto dell’analogia tra lo stato dell’arte e le conclusioni relative alla storia urbana e alla ricerca sulla mente, una differenza insormontabile tra i due ambiti (l’urbano e il mentale) consista nel fatto che sappiamo sempre quando stiamo osservando una città, anche se non sappiamo definirla, mentre non sempre riconosciamo una mente se la vediamo, a meno appunto di non farla coincidere automaticamente ed esclusivamente con un soggetto dotato di vita. In realtà in ambedue i casi, e in ciò l’analogia tra mente e città si rafforza, il problema diventa quello dell’ individuazione dei limiti di un processo funzionale, di un sistema composto allo stesso tempo di elementi visibili ed invisibili, materiali ed immateriali. Proprio perciò la ricerca mentale avanzata riconduce oggi direttamente, per qualche decisivo verso, in direzione della città globale del mondo di ieri: la città autocentrata e impostata sulla corrispondenza e analogia tra microcosmo e macrocosmo, fondata cioè sul medesimo ordine dell’universo, macchina simbolica sistematicamente

funzionale all’identificazione e alla memoria, universo essa stessa fatte le debite proporzioni, congegno ricorsivo prima che spaziale. A patto naturalmente che la ricerca stessa riesca a fuoriuscire dalla visione individualistica dei processi cognitivi che astrae completamente dagli ambienti fisici e sociali in cui la cognizione si svolge, superando così il “solipsismo metodologico” (così lo chiama Jerry Fodor ) che deriva dall’accettazione della teoria computazionale del processo cognitivo stesso. Si prenda la posizione, riguardo alla produzione dei significati, di uno tra i più decisi ma allo stesso tempo riflessivi difensori della teoria della mente estesa, di coloro che pensano, come Andy Clark, che la mente e i processi cognitivi che la costituiscono si estendono oltre i limiti della pelle e dell’agente individuale: a) le menti sono macchine intenzionali ovvero meccanismi semantici, nel senso che il loro funzionamento si compone non soltanto di azioni linguistiche ma anche di azioni non linguistiche e di oggetti dotati di senso e significato; b) in quanto macchine intenzionali esse scoprono e creano significati, attraverso mezzi linguistici e non linguistici; c) l’analisi e la creazione di significato implica la cattura e l’integrazione di risorse cognitive interne ( schemi, categorie, simboli) ed esterne (reti sociali, rappresentazioni collettive, attività fisiche); d) le risorse cognitive interne sono parte della struttura della macchina; e) le risorse cognitive esterne possono rimpiazzare quelle interne, e in nessun caso sono meno importanti di esse; f ) di conseguenza le risorse cognitive esterne, come quelle interne, fanno parte della struttura mentale, della macchina intenzionale che analizza e crea significato, secondo un principio di parità per cui le cose che hanno le stesse proprietà all’interno del processo cognitivo hanno l’identico status, ed è irrilevante se si trovano nella testa del soggetto o nell’ambiente circostante; g) perciò, si conclude, la tesi della mente estesa è vera. Si osservi che su questa base, in base cioè all’assunzione dell’argomento della produzione del significato, mente e città sono macchine perfettamente equivalenti, nel senso che sostituendo l’una all’altra negli enunciati appena riportati essi non perdono nulla né in plausibilità né in coerenza, singolarmente intesi e nel complesso. Ciascuno verifichi facendo per proprio conto l’esperimento mentale della sostituzione. Il riscontro positivo dipende dal fatto che in ambedue i casi vale la regola fondamentale della teoria della mente estesa: il principio del ruolo attivo dell’ambiente nell’indirizzare il processo della conoscenza, ruolo che vale sia per la città che per la mente. La teoria in questione consente anzi di spingere l’analo-

gia ad un livello ancora più sofisticato. Prendiamo il caso della scienza cognitiva più tradizionale, direttamente ispirata dall’intelligenza artificiale, quella per cui dopo Turing la mediazione tra il mondo fisico e quello del significato è assicurata dal mondo dei processi meccanici, quello della sintassi. Per essa la mente è un meccanismo semantico appunto in virtù dei suoi congegni sintattici, fondati su stringhe che codificano rappresentazioni mentali dotate di senso a loro volta realizzate nelle configurazioni fisiche del cervello. Diciamo la stessa cosa se invece della mente ci riferiamo alla città, e invece che alle stringhe alle regole che governano il meccanismo urbano, così come esse si traducono nella struttura materiale della città stessa, a sua volta in grado di intervenire nella produzione dei nostri pensieri e delle nostre azioni: struttura materiale (piazze, strade, insomma lineamenti) le cui componenti propongo di considerare veri e propri esogrammi, come Merlin Donald suggerisce di chiamare i simboli esterni in analogia con gli engrammi, le tracce interne alla memoria del cervello. Si è sostenuto che il successo collettivo delle recite della compagnia del Globe, il teatro londinese dove Shakespeare metteva in scena i propri lavori, dipendesse dalla combinazione e dall’interazione di elementi immateriali, come la struttura sociale e le caratteristiche delle commedie e delle tragedie, con elementi materialissimi come la composizione fisica del teatro stesso in tutti i suoi artefatti, in maniera tale che la memoria degli attori fosse non soltanto semantica ( relativa cioè al testo del copione o alle caratteristiche del personaggio interpretato) ma anche procedurale, vale a dire includesse il complesso delle risorse cognitive prodotte da uno scenario molto fortemente strutturato, la cui funzione equivaleva all’ingrosso a quella delle mappe mentali su cui si fondava l’arte della memoria medievale e rinascimentale: altrimenti sarebbe stato impossibile recitare ogni giorno un’opera diversa. Se dunque nel tardo periodo elisabettiano il comportamento degli attori sulla scena dipendeva non soltanto dal testo, da considerarsi poco più di uno strumento di calcolo, ma dal rapporto del testo stesso con il più vasto e materiale sistema cognitivo cui esso risultava interno e di cui per funzionare aveva bisogno, a maggior ragione e più in generale si può pensare che lo stesso valga nel rapporto tra struttura urbana e azione cittadina, cioè per il comportamento degli abitanti all’interno della città — da Franco Farinelli, Coscienza Urbana. Saggio di geografia politica, Torino, Einaudi, 2015


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MANU DIBANGO BALADE EN SAXO / DANS LES COULISSES DE MA VIE © Paris, Editions l’Archipel, 2013 Per gentile concessione dell’autore / traduzione di Franco Ghielmetti

SABATO

02.05 16.45 Spazio Officina

— MANU DIBANGO

(….) La musica mi aveva preso all’amo già durante la mia adolescenza in Francia, ben prima della maturità liceale che mi sforzavo comunque di ottenere. “Finisci il liceo che poi vedremo”, dice la saggezza popolare. Dubitavo che questo fosse sufficiente per mio padre e temevo la sua reazione, lui che stava perdendo per sempre il dirigente che sperava tanto sarei diventato. Come tutti sanno, nessuno a parte Ulisse - ahimè, non c’è posto per due Ulisse nella storia dell’umanità - poteva sfuggire al richiamo delle sirene Scilla e Cariddi. Ero cosciente di contrariare mio padre, l’uomo che veneravo ed ero consapevole che non se lo meritava, ma ero un N’Djokè 1, ed è stato lui che mi ha insegnato che un elefante può anche sbagliarsi di grosso, ma prima di ogni altra cosa parte alla carica a dispetto del pericolo, perché nulla, assolutamente nulla, può fermarlo 2. Ma posso comunque anticipare che tutto è andato bene, alla fine.

Quando l’ho invitato con mia madre a Leopoldville 3, ha urlato a tutto il vicinato che suo figlio non era né medico né ingegnere, ma aveva i mezzi per invitare il padre e la madre all’estero. Più tardi ancora, quando ha sentito su tutte le onde radio, d’Africa, d’America e di Francia, la canzone “Soul Makossa”, che mi ha rivelato al mondo intero, non ha potuto trattenersi dallo stuzzicarmi ricordandomi che non ero per niente un compositore di testi. Con il cuore gonfio di un orgoglio che non cercava di nascondere, non smetteva d’esultare sorpreso fin dal giorno in cui gli ho mostrato il milione di franchi CFA4 in moneta sonante, compenso per il 45 giri con inciso l’inno di una competizione sportiva, sul cui retro avevo registrato la canzone “Soul Makossa”. E mentre io provavo il pezzo a casa, passava e ripassava davanti alla porta della mia stanza e mi domandava con un sorriso beffardo, “Oh, N’Djokè, che tipo sei!

N’Diokè, cognome di Manu, significa L’ Elefante. L’autore si riferisce al detto “un éléphant ça trompe énormément” in cui si gioca sul triplo significato di “trompe”: tradisce, sbaglia e proboscide. 3 Era il nome della capitale del Congo Belga. Oggi si chiama Kinshasa e il paese, Repubblica Democratica del Congo (RDC), dopo essere stato Zaire. 4 Millecinquecento franchi, all’epoca una bella somma, abbastanza per costruirsi una piccola casa o comprare una macchina. 1

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Balade en saxo autobiografia di un grande musicista Intervista di Marcello Lorrai

Cos’é sta cosa di mamako... mamassa… mamakossa... o che cavolo è? Perché non dici semplicemente Ma-kos-sa come tutti? Mbal’a loba, è proprio necessario che inizi a balbettare?” Poi aggiungeva, più dispettoso che mai: “E vuoi farmi credere che ti hanno dato un milione per questo?” Era il suo modo di esprimere la sua fierezza. D’altronde questo può spiegare perché ammiro molto i cantautori. Se fossi riuscito nell’abbinamento composizione musicale - testo poetico, forse mio padre sarebbe stato ancora più fiero. Ma il cielo non ha dato allo stesso uccello il canto dell’usignolo e le piume del pavone. E quando il Pavone è andato da Giunone a lamentarsi perché voleva possedere anche lui il canto dell’usignolo, si è fatto ben cazziare dalla dea e ha rischiato di perdere pure il suo piumaggio, sempre rimanendo senza gorgheggi. Non avrei certo corso gli stessi rischi. (…)


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02.05 14.00

SILVIA ABBRUZZESE

(Trani, 1979), docente e critica d’arte italiana. Insegna attualmente italiano, latino e greco nei Licei. Parallelamente alla carriera di docente, collabora con alcune testate giornalistiche locali ed entra in contatto nel 2003 con la Fondazione italo-austriaca “Il Giardino di Daniel Spoerri”, suggestivo Parco di arte ambientale, sulle pendici del Monte Amiata, tra i più rinomati della Toscana. Qui un centinaio di grandi installazioni si svelano e si nascondono tra le colline e la natura lussureggiante della Maremma, realizzate da artisti amici di Daniel Spoerri (Arman, Tinguely, Barni, Staccioli, ...) e da lui stesso. Nasce una fertile collaborazione ed una sincera amicizia con l’artista che la porterà per un anno a Vienna (sede dell’Austellungshaus “Ab Art” di Spoerri, gemellata con Il Giardino) e che sfocerà nella pubblicazione dal titolo L’Odissea del Giardino. Otto speculazioni (Ed. Mercurio 2009): guida alle cento installazioni del Parco, ciascuna posta in libera associazione con un episodio mitologico della cultura greco -romana. Nel 2014, pubblica “Nil mors est ad nos” = “La morte non è niente per noi”. Dialogo (im) possibile tra Daniel Spoerri e Tito Lucrezio Caro (Ed. Mudima, 2014) che funge da catalogo alla mostra milanese dell’artista “Il bistrot di Santa Marta”, serie di tavole con collezioni di arnesi da cucina e che mette in scena un dialogo, che si immagina avvenuto ai nostri giorni, tra Spoerri e il poeta Lucrezio, dal sapore filosofico.

02.05 18.00 PRISCA AGUSTONI

(Lugano,1975), poeta e prosatrice svizzera di lingua italiana. Dal 2003 vive tra la Svizzera e il Brasile, dove insegna letteratura comparata e italiana all’Università Federale di Juiz de Fora, nello stato di Minas Gerais (Brasile sudorientale). È poeta, narratrice e traduttrice letteraria. Ha tradotto in portoghese diversi autori di lingua italiana (Antonio Rossi, Valerio Magrelli, Milo de Angelis, Fabio Pusterla, Fabiano Alborghetti, Stefano Raimondi, Elisa Biagini). In italiano, ha curato la traduzione dell’opera della poetessa angolana Paula Tavares (Cerimonia di passaggio, Heimat, 2006), l’antologia Il corpo dissonante: cinque poeti brasiliani contemporanei (Alla chiara fonte, 2007), l’antologia del poeta Edimilson de Almeida Pereira L’albero dei nomi (Marco Valerio, 2009) e la traduzione in portoghese di Jusqu’à la transparence di Julien Burri (Mazza Edições, 2011). Come poeta ha all’attivo diverse pubblicazioni; le più recenti sono La morsa (Alla chiara fonte, 2007), Casa delle ossa (Opera Nuova, 2010), Le déni (Samizdat, 2012) e Poesie scelte (2000-2012) (Giuliano Ladolfi, 2013). Recentemente ha pubblicato Cosa resta del bianco (G. Capelli, 2014), una raccolta di prose brevi, in una lingua suggestiva, in bilico tra prosa e poesia. Scrive anche in portoghese, spagnolo e francese.

01.05 18.30

ALBERTO ARBASINO

(Voghera, 1930), scrittore italiano. Pubblica il suo primo racconto, Distesa estate, nel 1955 su «Paragone» e da allora collabora con importanti riviste, fra cui «Il Mondo», «Tempo presente», «Nuovi argomenti», «il verri». Nel 1957 esce Le piccole vacanze, cui seguiranno L’Anonimo lombardo (1959) e Parigi o cara (1960). Nel ’63 appare Fratelli d’Italia, nel ’64 Certi romanzi, e poi Grazie per le magnifiche rose (1965), Super-Eliogabalo (1969), Sessanta posizioni (1971). Del 1972 sono La bella di Lodi e Il principe costante, mentre si intensificano gli interventi di carattere politico: Fantasmi italiani (1977), In questo Stato (1978), Un Paese senza (1980) e La caduta dei tiranni (1990). Viaggi e mostre: I Turchi (1972), Trans-Pacific Express (1981), Il Meraviglioso, anzi (1985). Tre libri di poesia: Matinée (1983), Rap! (2001), Rap 2 (2002). Fra i titoli pubblicati da Adelphi, l’edizione definitiva di Fratelli d’Italia (1993), Mekong (1994), Specchio delle mie brame (1995), Parigi o cara (1995), L’Anonimo lombardo (1996), Lettere da Londra (1997), Le Muse a Los Angeles (2000), Super-Eliogabalo (2001), La bella di Lodi (2002), Marescialle e libertini (2004), Dall’Ellade a Bisanzio (2006), Le piccole vacanze (2007), La vita bassa (2008), L’Ingegnere in blu (2008), America amore (2011), Pensieri selvaggi a Buenos Aires (2012) e Ritratti italiani (2014). Due Meridiani Mondadori riuniscono ora l’intera opera narrativa di Arbasino (Romanzi e racconti, 2009-2010).

03.05 15.30

Ha inoltre pubblicato i pamphlet Più luce, padre (Sossella, 2006) e Laico alfabeto (Transeuropa, 2010), nonché i romanzi Reperto 74 (Zona, 2008), Zamel (Marcos y Marcos, 2009), Il servo di Byron (Fazi, 2012) e La casa di via Palestro (Marcos y Marcos, 2014).

MAURIZIA BALMELLI

(Locarno, 1970), traduttrice svizzera. È nata e cresciuta a Locarno, e ha studiato all’École Lecoq a Parigi e alla Scuola Holden a Torino. Collabora con la casa editrice Einaudi, per la quale, oltre a tradurre dal francese e dall’inglese, svolge lavori redazionali e di revisione. Dal 2003 è titolare del Corso di traduzione dal francese presso la Scuola di specializzazione per traduttori editoriali di Torino. Tra gli autori tradotti: Cormac McCarthy, Romain Gary, J.M.G. Le Clézio, Agota Kristof, Emmanuel Carrère, Jean Echenoz, Aleksandar Hemon, Martin Amis. È stata insignita del premio “Terra nova” riconoscimento della Fondazione svizzera Schiller per opere e traduzioni letterarie - per la traduzione in italiano di Rapport aux bêtes di Noëlle Revaz (Cuore di bestia, Keller editore, 2013).

02.05 15.15

MARIO BAUDINO

(Chiusa di Pesio, Cuneo, 1952), giornalista culturale e scrittore italiano. Ha esordito nella poesia, giovanissimo, prendendo parte al volume antologico La parola innamorata. I poeti nuovi 1976-1978 (Feltrinelli, 1978), cui seguono Una regina tenera e stupenda (Guanda, 1980), Grazie (Guanda, 1988; Premio Montale), Colloqui con un vecchio nemico (Guanda, 1999; Premio Brancati 2000) e infine il poemetto Aeropoema (Guanda, 2006). Ha fatto il suo ingresso nella narrativa con In volo per affari (Rizzoli, 1994), proseguendo con Il sorriso della druida, (Sperling & Kupfer, 1998; Premio Scalea) e infine Per amore o per ridere (Guanda, 2008) una sorta di romanzo “sul rapporto tra amore e delinquenza nell’era delle nuove tecnologie”. Baudino è anche autore di numerosi saggi, tra cui Il gran rifiuto. Storie di autori e di libri rifiutati dagli editori (Longanesi, 1991, 2a ed.: Passigli, 2009), Voci di guerra. 1940-1945. Sette storie d’amore e di coraggio, (Ponte alle Grazie, 2001), Il mito che uccide (Longanesi, 2004) e Ne uccide più la penna. Storia di crimini, librai e detective (Rizzoli, 2011). È stato a lungo inviato presso la Buchmesse di Francoforte; continua a esserlo presso il Salone del Libro di Torino. Vive a Torino dove per “La Stampa” si occupa di libri ed editoria.

29.04 19.00

02.05 16.45

MANU DIBANGO

(Douala, 1933) Emmanuel N’Djoké Dibango noto come Manu Dibango è un sassofonista, vibrafonista, direttore d’orchestra, compositore camerunese. Ha sviluppato uno stile fusion che contamina il jazz con la musica tradizionale camerunense. Appartiene al gruppo etnico Yabassi; la madre è invece di etnia Duala. Dibango ha collaborato con molti artisti del panorama Jazz, Pop e della World Music, fra cui Fela Kuti, Herbie Hancock, Bill Laswell, Bernie Worrell, Ladysmith Black Mambazo, Sly and Robbie, Eliades Ochoa, Ray Lema, Hugh Massakela e in Italia con Jovanotti. Ha realizzato una vasta discografia personale che include quello che alcuni critici considerano il primo album di disco music della storia, Soul Makossa. Nel 2010 Manu Dibango é nominato Cavaliere della Legion d’Onore, massima onorificenza della Repubblica Francese. Ha inoltre pubblicato due libri: Trois Kilos de Café (Edition Lieu Commun, 1989) Balade en Saxo. dans les coulisses de ma vie (Edition de l’Archipel, 2013)

02.05 16.30 FRANCO FARINELLI

(Ortona, Chieti, 1948), geografo e docente universitario italiano. È direttore del Dipartimento di filosofia e comunicazione dell’Università di Bologna e presidente dell’Associazione dei geografi italiani (AGEI). Ha insegnato presso le Università di Ginevra, Los Angeles (UCLA), Berkley e a Parigi alla Sorbona e all’École normale supérieure. Tra le sue opere recenti: Geografia. Un’introduzione ai modelli del mondo (Einaudi, 2003), Crisi della ragione cartografica (Einaudi, 2009). Ha curato un’importante antologia tratta dalla monumentale opera in trenta volumi Voyage aux régions équinoxiales du Nouveau Continent del grande naturalista ed esploratore e tedesco Alexander von Humboldt (1769-1859): Viaggio alle regioni equinoziali del Nuovo Continente fatto negli anni 1799, 1800, 1801,1802,1803 e 1804 da Alexander von Humboldt e Aimé Bonpland. Relazione storica (Quodlibet, 2014) che verrà presentata nell’ambito di ChiassoLetteraria 2015. È appena uscita la sua ultima opera Coscienza urbana. Saggio di geografia politica (Einaudi, 2015).

YARI BERNASCONI

(Sorengo, 1982), poeta e critico letterario svizzero di lingua italiana. Ha esordito nel 2009 con il libretto Lettera da Dejevo (Alla chiara fonte), a cui nel 2012 è seguita la silloge Non è vero che saremo perdonati, contenuta nell’Undicesimo quaderno italiano di poesia contemporanea curato da Franco Buffoni (Marcos y Marcos), e nel 2013 la plaquette Da un luogo vacillante (Isola). Sue poesie sono apparse in diverse antologie e riviste, tra cui “Lo Straniero” e “Ground Zero”. Nel 2014 ha curato il volume postumo di Giorgio Orelli Quasi un abbecedario (Casagrande). È appena uscita la sua più cospicua raccolta di poesie Nuovi giorni di polvere. Poesie 2006-2014 (Casagrande, 2015).Vive nella Svizzera tedesca.

03.05 14.00

FRANCO BUFFONI

(Gallarate, 1948), poeta, narratore e traduttore italiano. Vive a Roma. Esordisce come poeta nel 1978 su Paragone presentato da Giovanni Raboni. Ha pubblicato le raccolte di poesia Nell’acqua degli occhi (Guanda, 1979), I tre desideri (San Marco dei Giustiniani, 1984), Quaranta a quindici (Crocetti, 1987), Scuola di Atene (Arzanà, 1991), Suora carmelitana (Guanda, 1997), Songs of Spring (Marcos y Marcos, 1999), Il profilo del Rosa (Mondadori, 2000), Theios (Interlinea, 2001), Del Maestro in bottega (Empiria, 2002), Guerra (Mondadori, 2005), Noi e loro (Donzelli, 2008), Roma (Guanda, 2009), Jucci (Mondadori, 2014), O Germania (Interlinea, 2015). L’Oscar Poesie 1975-2012 (Mondadori, 2012) raccoglie la sua opera poetica. Per Mondadori ha tradotto Poeti romantici inglesi (2005), per Marcos y Marcos Una piccola tabaccheria. Quaderno di traduzioni (2012). È autore dei saggi Con il testo a fronte. Indagine sul tradurre e l’essere tradotti (Interlinea, 2007), L’ipotesi di Malin. Studio su Auden (Marcos y Marcos, 2007) e Mid Atlantic. Teatro e poesia nel Novecento angloamericano (Effigie, 2007).

29.04 19.00

ANDREA FAZIOLI

(Bellinzona, 1978), scrittore svizzero di lingua italiana. Nel 2004 Andrea Fazioli si è laureato in Lingua e letteratura italiana e francese all’Università di Zurigo, con una tesi sull’opera poetica di Mario Luzi. Ha presentato laboratori di scrittura creativa in diversi ambiti pubblici, privati e universitari; inoltre ha fondato il laboratorio di scrittura Scuola Yanez, che opera in Italia e in Svizzera. Ha lavorato come giornalista per la carta stampata, per la radio e per la tivù; è stato assistente di letteratura francese all’università e insegnante di italiano alle scuole medie e al liceo. Vive a Bellinzona. Ha esordito nella narrativa con Chi muore si rivede (Dadò 2005). In seguito ha pubblicato per Guanda: L’uomo senza casa (2008; Premio Stresa di narrativa e Premio Selezione Comisso), Come rapinare una banca svizzera (2009), La sparizione (2010; Premio La Fenice Europa), Uno splendido inganno (2013) e Il giudice e la rondine (2014). Le sue opere sono tradotte in varie lingue. Suoi racconti sono usciti in antologie, giornali e riviste; il più recente Un gioco da ragazzi è contenuto nella raccolta Un inverno color noir. Dieci racconti italiani, curata da Marco Vichi (Guanda, 2014).

01.05 17.00 SABINA GUZZANTI

(Roma, 1963), attrice-autrice di satira teatrale e televisiva e regista di lungometraggi. Dopo una lunga esperienza televisiva in programmi cult, dove ha partecipato come autrice e interprete, focalizza la sua attenzione nel raccontare la verità e

far luce sugli eventi bui della storia contemporanea italiana. Nel novembre del 2003 il suo programma “Raiot” viene soppresso dalla RAI dopo la prima puntata per ragioni politiche nonostante l’ascolto altissimo. Questo episodio la porta a girare il film documentario Viva Zapatero! (2005), con l’intento di denunciare la scarsa libertà di espressione presente in Italia. Il film ha ottenuto un grande successo di pubblico, ed è stato presentato in molti festival internazionali suscitando sempre un grande interesse. Nel 2007 è regista della commedia Le ragioni dell’aragosta. Con la convinzione che la libertà di pensiero premia, torna alla regia con Draquila - L’Italia Che Trema (2010) presentato al Festival di Cannes: un reportage approfondito sugli eventi legati al terremoto dell’Aquila del 2009. Nel 2011 dirige Franca, la prima, suo personale omaggio, sotto forma di documentario-intervista, a una delle più grandi attrici italiane: Franca Valeri. Una riflessione sul ruolo della donna nel mondo dell’arte e della satira. Nel 2012, dopo nove anni di assenza, Sabina Guzzanti torna in televisione, su La7, con un nuovo programma, Un, due Tre Stella. Il suo ultimo film, La Trattativa, presentato nel 2014 alla 71-esima Mostra internazionale del cinema di Venezia, costituisce una puntuale riflessione sugli effetti della cosiddetta trattativa tra lo stato e la mafia.

29.04 20.45

Pajala con un insolito noir che dà voce alle minoranze ammutolite dalla Storia e, più recentemente, con La piena (Iperborea, 2013) che narra di una catastrofe naturale e di alcune persone che si trovano ad affrontarla, non senza una vena umoristica anche nei momenti più spaventosi.

02.05 11.00

03.05

17.30

3

02.05 11.00

MIKHAIL SHISHKIN

(Mosca, 1961), scrittore russo residente in Svizzera. È considerato uno dei maggiori autori russi contemporanei. Nel 1994 sposa la slavista svizzera Fraziska Stöcklin e l’anno successivo si trasferisce a Zurigo, città natale della moglie. Nella città sulla Limmat lavora come docente e interprete per i richiedenti l’asilo politico provenienti dalla Russia. Con i suoi romanzi tradotti in molti paesi, ha ottenuto non solo il favore della critica e del pubblico, ma anche numerosi premi. Le sue opere tradotte in italiano sono: La presa di Izmail (Voland, 2004; Booker Prize russo), Capelvenere (Voland, 2006; National Bestseller Prize) e Lezione di calligrafia (Voland, 2009). Accanto all’attività letteraria, collabora regolarmente con la Neue Zürcher Zeitung.

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FABIO PUSTERLA

(Mendrisio, 1957), poeta, saggista e traduttore svizzero di lingua italiana. Docente presso il Liceo di Lugano 1 e presso l’Istituto di Studi Italiani (ISI) dell’Università della Svizzera italiana. Tra le sue opere più recenti ricordiamo l’antologia d’autore Le terre emerse. Poesie 1985-2008 (Einaudi, 2009), l’ampia raccolta poetica Corpo stellare (Marcos y Marcos, 2010) e Argéman (2014). Da segnalare inoltre il volume di saggi sulla poesia contemporanea Il nervo di Arnold e altre letture (Marcos y Marcos, 2007) e la raccolta di prose poetiche e saggistiche Quando Chiasso era in Irlanda e altre avventure tra libri e realtà (Casagrande, 2012). Numerose le traduzioni poetiche, soprattutto dell’opera di Philippe Jaccottet. Ha ricevuto importanti premi letterari, tra i quali il Premio Gottfried Keller (2007), il Premio svizzero di letteratura (2013), il Premio Napoli (2013) e il Premio della Fondazione Iside e Cesare Lavezzari (2013).

03.05 15.30

NOËLLE REVAZ

(Vernayaz, Canton Vallese, 1968), scrittrice svizzera di lingua francese. Sesta di nove figli, ha studiato Lettere all’Università di Losanna e poi ha insegnato latino per qualche anno. Dal 2001 si è consacrata alla scrittura. Nel 2002, la casa editrice Gallimard ha pubblicato il suo primo romanzo Rapport aux bêtes (trad. it.: Cuore di bestia, Keller, 2013) che ha ottenuto il Premio della Fondazione Schiller 2002, il Prix Lettres Frontière 2002, il Prix MargueriteAudoux 2002 e il Prix de littérature de la Fondation Henri & Marcelle Gaspoz 2003. Il libro, tradotto in diverse lingue, è stato adattato due volte per la scena. Nel 2009 è apparso Efina (trad. it.: Tanti cari saluti, Keller, 2014; Prix Michel Dentan 2010 e Prix Alpha dei Cantoni di Berna e Giura 2011). Nel 2011 l’editore ginevrino Zoé ha pubblicato il testo teatrale Quand Mamie. Recentemente è uscito il suo terzo romanzo L’infini livre (Zoé, 2014 ; Premi svizzeri di letteratura 2015). Noëlle Revaz ha scritto anche alcune novelle, monologhi e radiodrammi. Collabora con l’Istituto svizzero di letteratura a Bienne ed è membro del gruppo di scrittori “Bern ist überall”. Vive a Bienne.

02.05 15.15

MIKAEL NIEMI

(Pajala, Norrbotten, 1959), scrittore svedese. Si è laureato in ingegneria elettrica, ha lavorato come insegnante e quindi per una piccola casa editrice. Dopo alcune raccolte poetiche e due racconti per ragazzi, raggiunge il grande successo di critica e pubblico nel 2000 con il romanzo Musica rock da Vittula (Iperborea, 2002; Premio August 2000), un caso letterario da oltre un milione di copie solo in patria e tradotto in trentun paesi. Quest’ultima opera è ambientata negli anni Sessanta che irrompono, con le loro travolgenti novità, non solo musicali, nella cittadina di Pajala, persa tra paludi e foreste all’estremo nord della Svezia. Niemi ha poi confermato il suo originale talento narrativo con Il manifesto dei cosmonisti (Iperborea, 2007), L’uomo che morì come un salmone (Iperborea, 2011), in cui torna alla sua

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03.05 14.00

ANTONIO MORESCO

(Mantova, 1947), scrittore italiano. Ha esordito nel 1993 con Clandestinità (Bollati Boringhieri), cui sono seguiti tra gli altri: Il vulcano (Bollati Boringhieri, 1999), L’invasione (Rizzoli, 2002), Lo sbrego (Rizzoli, 2005), Scritti di viaggio, di combattimento e di sogno (Fanucci, 2005), Lettere a nessuno (in prima ed. da Bollati Boringhieri nel 1997 e in seconda, ampliata, da Einaudi nel 2008), Le favole della Maria (Einaudi, 2007; Premio Andersen 2008), Controinsurrezioni (con Valerio Evangelisti; Mondadori, 2008). I suoi romanzi maggiori, dopo essere stati rifiutati da numerosi editori, hanno trovato diffusione solo nell’ultima parte della sua carriera letteraria. La sua opera ruota attorno alla monumentale trilogia dal titolo L’increato, che comprende Gli esordi (pubblicato da Feltrinelli nel 1998 e riedito da Mondadori nel 2011), Canti del caos (che dopo una complessa storia editoriale, con la prima parte edita da Feltrinelli nel 2001 e la seconda da Rizzoli nel 2003, viene pubblicato in versione completa da Mondadori nel 2009) e Gli increati (Mondadori, 2015). Per il teatro ha pubblicato: La santa (Bollati Boringhieri, 2000) e Merda e luce (Effigie, 2007). È attivo anche nel campo dell’animazione culturale. Vive a Milano.

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CHASPER PULT

(Sent, Canton Grigioni, 1949), linguista, docente universitario e animatore culturale svizzero di lingua retoromancia. Dal 1992 al 1996 ha ricoperto la carica di Presidente della Lia Rumantscha, organizzazione mantello dei retoromanci in Svizzera, negli anni successivi (1996-2001) ha diretto il Centro culturale svizzero di Milano. È stato membro del Consiglio di fondazione della Pro Helvetia (1981-93). Docente universitario per la lingua retoromancia presso le Università di Zurigo (1982-94), Ginevra (1984-91) e Friborgo (1989-95). Sempre molto attivo nel favorire gli scambi culturali tra le quattro aree linguistico-culturali della Confederazione, nel 2012 gli è stato attribuito l’annuale premio della Fondazione Oertli, con la motivazione ufficiale di aver contribuito ad ancorare in modo convincente la cultura retoromancia nel contesto svizzero.

PEDRO LENZ

(Langenthal, 1965), scrittore svizzero di lingua tedesca; scrive anche in dialetto bernese. Di origini ispaniche da parte materna, ha abbandonato presto il Liceo per diplomarsi nel 1984 come muratore. In seguito ha ripreso gli studi, conseguendo la maturità nel 1995. Ha poi studiato per alcuni semestri Letteratura spagnola presso l’Università di Berna. Dal 2001 lavora a tempo pieno come scrittore. Lenz scrive su diversi giornali e riviste, attualmente per la Neue Zürcher Zeitung e la Wochenzeitung. Come autore è membro del progetto “Hohe Stirnen” e del gruppo “Bern ist überall”. Nel 2010 ha pubblicato, in dialetto bernese, Der Goalie bin ig (traduzione italiana a cura di Simona Sala: In porta c’ero io!, Gabriele Cappelli, 2011; Premio letterario del Canton Berna 2011 e Premio Schiller 2011). Ha collaborato alla sceneggiatura del lungometraggio “Der Golie bin ig” di Sabine Boss, Premio del cinema svizzero 2014. Vive a Olten.

il discorso di apertura della Fiera del Libro di Francoforte del 2013 in cui il Brasile era ospite d’onore. Questo intervento, dai forti accenti polemici, ha suscitato un vivace dibattito nel mondo politico e culturale brasiliano. Le sue opere, tradotte in francese, tedesco, spagnolo e italiano, hanno ottenuto prestigiosi riconoscimenti. In italiano sono stati pubblicati: Come tanti cavalli (Bevivino, 2003; Premio Machado de Assis, 2001), Sono stato a Lisbona e ho pensato a te (La Nuova Frontiera, 2011), Di me ormai neanche ti ricordi (La Nuova Frontiera, 2014). Nel corso di ChiassoLetteraria 2015 verrà presentato - prima assoluta in area italofona - il romanzo Fiori artificiali (La Nuova Frontiera).

02.05 18.00 LUIZ RUFFATO

(Cataguases, Minas Gerais, Brasile, 1961), scrittore brasiliano. Prima di diventare uno scrittore, ha venduto pop-corn, ha fatto il cameriere, il commesso, l’operaio tessile, il tornitore metallurgico, il giornalista, il libraio e il ristoratore. Oggi è unanimemente considerato il romanziere più interessante e originale della letteratura brasiliana contemporanea. Le sue opere raccontano un Brasile lontano dagli stereotipi e ancora tutto da scoprire per i lettori europei. sNella veste di portavoce ufficiale, ha tenuto

02.05 14.00

DANIEL SPOERRI

(Galati, Romania, 1930), artista svizzero di orgine romena. Scampato alle persecuzioni naziste con una tragica e avventurosa fuga in Svizzera a soli dodici anni, viene cresciuto da uno zio materno, Theophil Spoerri, professore e poi rettore dell’Università di Zurigo, che sarà la sua guida intellettuale. Ha sviluppato una ricerca tanto prolifica quanto poliedrica assumendo di volta in volta ruoli diversi: ballerino, coreografo, assemblatore, performer, animatore culturale, cuoco, ristoratore, editore, scrittore, narratore, artista. Dopo aver fissato intere porzioni di realtà e perlustrato l’arcano rapporto con gli oggetti, si è confrontato anche con il limite eroico della conoscenza. Fondatore della Eat Art (termine che conia nel 1967), Spoerri avvia una riflessione critica sui principi fondamentali della nutrizione, in rapporto al valore spirituale dell’uomo. Nel 1993 la Francia gli attribuisce il “Grand Prix National de la Sculpture”. Nel 1996 dona alla Biblioteca Nazionale Svizzera l’insieme dei suoi materiali d’archivio. Ha ormai acquisito una fama internazionale: il MoMA acquista la tavola Colazione con Kirchka, mentre nel 1998 il Guggenheim esporrà la sua Chambre n.13. Attualmente Daniel Spoerri vive fra la Toscana e Vienna, ad Hadersdorf, dove vi sono il suo atelier e la sua Austellungshaus.

cambiamento cam·bia·mén·to/ sostantivo maschile (...) 3. Cambiamento di galoppo in aria, aria di equitazione di alta scuola. Cambiamento di mano, esercizio di dressage; cambiamento di volta. cambiamento trasversale 3 circolo 4 Cambiare di mano diagonalmente 5 Cambiare di mano a mezza volta 6 tagliare longitudinalmente 7 tagliare trasversalmente 8 volta 1

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da

Media partner

Manuale di equitazione FISE 1969 - capitolo 2, Esercizi in cavallerizza

03.05 11.00 DOMENICO STARNONE

(Napoli, 1943), scrittore italiano. Ha fatto a lungo l’insegnante ed è stato redattore delle pagine culturali de “il manifesto”. È autore di romanzi e racconti incentrati sulla vita scolastica, editi da Feltrinelli: Ex cattedra (1989, poi ampliato in Ex cattedra e altre storie di scuola nel 2006), Fuori registro (1991), Solo se interrogato. Appunti sulla maleducazione di un insegnate volenteroso (1995), La retta via. Otto storie di obiettivi mancati (1996), dai quali sono stati tratti i film La scuola di Daniele Luchetti, Auguri professore di Riccardo Milani e la serie televisiva Fuori classe. Si è distaccato dai temi scolastici con libri come Il salto con le aste (1989), Segni d’oro (1990), Eccesso di zelo (1993) e Denti (1994), da cui Gabriele Salvatores ha tratto l’omonimo film. Nel 2001 ha vinto il premio Strega con il romanzo Via Gemito (2000; anche Premio Napoli 2001), a cui sono seguiti, sempre per Feltrinelli, Labilità (2005; premi Flaiano e Castiglioncello) e Prima esecuzione (2007). Più recentemente ha pubblicato per Einaudi: Spavento (2009; Premio Comisso), Autobiografia erotica di Aristide Gambía (2011) e Lacci (2014). Avvertenza Gli orari degli incontri possono essere soggetti a cambiamenti. Il programma definitivo sarà stampato nei prossimi giorni e consultabile al sito: www.chiassoletteraria.ch.

Manifestazioni partner

Sponsor principali


10A EDIZIONE

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FESTIVAL INTERNAZIONALE DI LETTERATURA

29.04 / 03.05

ORGANIZZAZIONE COORDINAMENTO E PROGRAMMAZIONE LETTERARIA Marco Galli, coordinatore Franco Ghielmetti, immagine Rolando Schärer, redazione —

CONSULENZA SCIENTIFICA

Renate Amuat, formatrice e mediatrice Museo Nazionale Svizzero Zurigo Goffredo Fofi, saggista, critico letterario, cinematografico e teatrale Federica Frediani, ricercatrice in letteratura comparata, USI Lugano Chiara Macconi, giornalista Archivi riuniti donne Ticino

Christian Marazzi, economista Sebastiano Marvin, scrittore Tiziana Mona, giornalista Liaty Pisani, scrittrice Fabio Pusterla, poeta Nina Pusterla, docente Fabio Zucchella, traduttore, consulente editoriale —

REVISORE

Alice Snozzi

SONORIZZAZIONE E ILLUMINAZIONE Luminaudio

GRAFICA

Studio CCRZ

BLOG LETTERARIO

Nicoletta De Carli

Manuela Fulga, coordinatrice Libreria Libreria del Corso Chiasso

SEGRETERIA

DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA

AMMINISTRAZIONE Bianca Coltro Bizzotto

LOGISTICA

Guido de Angeli

UFFICIO STAMPA PER LA SVIZZERA E PER L’ITALIA Laboratorio delle parole, Francesca Rossini

Omar Cartulano, responsabile Michela Di Savino

BAR

Cristian Bizzotto Antoine Casabianca Andrea Gianinazzi Francesco Lombardo Angelo Tomada

COLLABORATORI ALL’ORGANIZZAZIONE Anna Allenbach ⁄ Alessia Antonini ⁄ Rudy Bächtold ⁄ Valérie Barattolo ⁄ Adriano Bazzocco ⁄ Bex Bedulli ⁄ Manuela Bobbià ⁄ Tatjana Boehm Galli ⁄ Fernando Buzzi ⁄ Roberta Canonico ⁄ Silvia Colombo ⁄ Giulia Fratini Françoise Gehring ⁄ Arianna Imberti Dosi ⁄ Maurizia Magni ⁄ Michela Quadri ⁄ Monica Thaler ⁄ Dania Tropea ⁄ Giuseppe Valli

IN COLLABORAZIONE CON GLI UFFICI CULTURA E SERVIZI E ATTIVITÀ SOCIALI DEL COMUNE DI CHIASSO

Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice m.a.x. Museo Armando Calvia, direttore Cinema Teatro Andrea Banfi, responsabile Servizi e attività sociali Lucia Ceccato, coordinatrice Chiasso, culture in movimento Davide Onesti, Cinema Teatro

PARTNER ORGANIZZATIVI

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Chiasso Letteraria 2015  

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