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Un lustro di incontri 2012/2017. Deruta incontra... persone, idee, luoghi e suoni di ieri e di oggi

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Quaderni del volontariato

Edizione 2018

Cesvol

Centro Servizi Volontariato

della Provincia di Perugia

Via Campo di Marte n. 9 06124 Perugia

tel 075 5271976

fax 075 5287998

www.pgcesvol.net

pubblicazioni@pgcesvol.net

Edizione febbraio 2018

Coordinamento editoriale di StefaniaIacono

Stampa Digital Editor - Umbertide

tutti i diritti sono riservati ogni produzione, anche parziale, è vietata

ISBN 9788896649718

Le paroLe che trasformano

Con la collana “I Quaderni del Volontariato”, giunta alla sua undicesima edizione, il Cesvol con ben 116 titoli, concretizza una delle proprie finalità istituzionali, che rimane quella di promuovere la cultura del volontariato, della solidarietà e della cittadinanza attiva. Si tratta di testimonianze e di esperienze di vita che possono contribuire a tessere un filo di coesione e di dialogo positivo, contaminando il nostro immaginario collettivo con messaggi valoriali ed equilibrati, in perfetta controtendenza rispetto al flusso, ormai pervasivo, di contenuti volgari ed, in molti casi, violenti ed aggressivi di cui è piena la contemporaneità con le sue “vie brevi” di comunicazione (come i social).

Se consideriamo la nostra mente come un bicchiere, sarebbe da chiedersi di quale liquido si riempie quotidianamente. Se la nostra rappresentazione della realtà viene costruita dai programmi televisivi, se il nostro punto di vista su un tema specifico viene condizionato dai commenti della maggioranza dei nostri amici di facebook, se abbiamo appreso tutti la facilità con la quale è possibile trattar male una persona, mascherati e non identificabili, senza che questo produca qualche tipo di turbamento alla nostra condizione psicologica, se nel postare i nostri punti di vista ci consideriamo degli innovatori solo perché siamo ignoranti e tutto quello che sappiamo lo abbiamo ricavato da ricerche lampo su Google… ebbene, se riflettiamo su tutto questo, forse non va ricercata molto lontano la risposta alla domanda ormai cronica del perché di una polverizzazione delle relazioni, di un isolazionismo nelle nostre “case elettroniche”, dell’adesione acritica ai vari estremismi di turno che, quelli sì, sono perfettamente consapevoli del potere trasformativo della parola e della sua comprensione sia razionale che emozionale.

Eppure, le parole (e quindi i pensieri e le emozioni che vi sottendono) creano la realtà. Non occorre scomodare tanta letteratura per

comprendere quanto i pensieri siano potenti nel determinare la nostra realtà, nel convincerci che una cosa è in questo modo piuttosto che in quell’altro. Lo abbiamo sperimentato più o meno tutti nella nostra esperienza di ogni giorno, ma poi perdiamo la consapevolezza della nostra stessa origine: all’inizio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio. Il verbo era Dio. Più laicamente, questa “sequenza” è stata ripresa in tutte le millenarie tradizioni sia orientali che più vicine a noi. Ma ancora una volta, oggi se ne è persa la consapevolezza. La parola è un “fattore” unico nel suo genere, una vera e propria bacchetta magica. Ascoltare, leggere, udire solo parole negative produce nel destinatario un vero a proprio campo energetico negativo. L’energia altro non è se non un trasferimento di informazioni. Un trasferimento che avviene attraverso il filo sottile della comunicazione. Oggi, forse inconsapevolmente, l’umanità sta letteralmente usando il potere della parola senza rendersi conto di quanto questa stia trasformandola, conducendola agli estremi di qualsiasi punto di vista. E, quindi, l’un contro l’altro armati. Dice il noto psichiatra Vittorino Andreoli, “Ci troviamo ad un livello di civiltà disastroso, regrediti alla cultura del nemico”, ma a noi, come osservatorio della sottile realtà dell’associazionismo e del volontariato, piace conservare e consolidare la speranza che, ad un certo punto, rispuntino da qualche parte parole come amicizia, solidarietà, condivisione e, perché no, amore.

Le parole, non urlate, che appartengono e che ispirano il comportamento di quella parte di cittadinanza che ha preso in carico la sua quota di responsabilità nella società che abita. E che non resta alla finestra, o peggio, dietro al rassicurante schermo di un computer. Sono queste le parole che popolano il piccolo mondo della Collana del Volontariato, che con queste testimonianze prova a riempire con il liquido magico della parola trasformante quel bicchiere ancora mezzo vuoto.

Salvatore Fabrizio

Cesvol Perugia

I Quaderni del Volontariato

L.A.A.M.

Un “Lustro” di Incontri

2012-2017

ideazione e progettazione a cura di Valentina Barcaccia e Mario Barcaccia

progettazione grafica a cura di Alessandro Roncigli

lieve e generosa

Alla memoria dell’amico Remo, socio fondatore LAAM, persona

SOMMARIO

Premessa p.11

Cos’è la L.A.A.M. p.13

Programmi annuali p.15

Sezione Prima

Attività e laboratori destinati agli alunni

- La voce degli esperti p.20

- La voce degli insegnanti p.29

- La voce degli alunni p.34

Sezione Seconda

… Deruta Incontra…

- Incontri con autori\trici p.45

- Mostre, conferenze e altri eventi p.79

Premessa

Al termine del quinto anno di attività della LAAM, Libera Associazione ex Alunni Mameli, abbiamo voluto realizzare questo volume per documentare e condividere con la cittadinanza i risultati del nostro lavoro.

Abbiamo raccolto immagini, segni e testimonianze degli eventi e delle iniziative socio-culturali realizzati dal 2102 al 2017.

Nelle varie sezioni dell’opera si illustrano sia i progetti e i laboratori destinati agli alunni della scuola media Mameli, sia le diverse proposte rivolte alla comunità derutese tutta: presentazione di libri e incontri con gli autori, conferenze, sessioni di lettura e recitazione, mostre fotografiche, ecc.

Nel cd allegato si ripropongono le immagini di alcuni dei momenti più significativi vissuti con la LAAM.

Con l’auspicio che questo contribuisca anche a diffondere la conoscenza della nostra associazione e della sua mission tra i nostri concittadini, cogliamo l’occasione per esprimere gratitudine e riconoscenza a tutti gli associati e a quanti, giovani e meno giovani, hanno partecipato alle nostre proposte con interesse e manifestato sincero apprezzamento.

Ringraziamo altresì tutti coloro che da privati cittadini o rappresentanti delle istituzioni scolastiche e amministrative, a vario titolo, hanno collaborato con noi e reso possibile il nostro piccolo contributo alla crescita culturale della comunità .

Pur in presenza di non poche difficoltà e di limitati mezzi a nostra disposizione siamo sempre più convinti della giustezza del nostro gratuito impegno a favore della collettività, in particolare delle giovani generazioni.

Perciò continueremo e intensificheremo i nostri sforzi per perseguire le finalità socio-culturali e formative che il nostro statuto sancisce, con l’idea che dove c’è cultura c’è desiderio di vita, rispetto e condivisione.

Mario Barcaccia

per il Consiglio Direttivo della LAAM

Al fine di far meglio conoscere la LAAM e le sue finalità, riportiamo qui di seguito alcuni estratti dall’atto notarile con il quale l’associazione si è costituita nell’aprile 2012, per volontà di alcuni ex alunni.

Art. 1 – E’ costituita tra i comparenti una Associazione senza scopo di lucro denominata “Libera Associazione ex Alunni Mameli – L.A.A.M.”.

Art. 2 – L’Associazione ha sede in Deruta, presso l’Istituto Comprensivo G. Mameli in via Tiberina.

Art. 3 – La durata dell’Associazione è illimitata e potrà essere sciolta con delibera dell’assemblea straordinaria degli associati.

Art. 4 – L’Associazione non ha scopo di lucro, e si propone di:

- Collaborare con la S. M. Mameli e promuovere iniziative socio-culturali e formative coerenti con il suo progetto educativo e con le attività didattiche previste dal Piano dell’ Offerta Formativa dell’Istituto;

- Promuovere e curare l’organizzazione di corsi, convegni, stages, e quanto altro possa favorire il ruolo della S.M. Mameli come centro di cultura condivisa della comunità derutese;

- Favorire e collaborare con la S.M. Mameli nella realizzazione di eventuali pubblicazioni, anche multimediali, e nella diffusione dell’informazione sul territorio italiano.

L’Associazione si inibisce espressamente lo svolgimento di attività diverse da quelle sopra elencate con eccezione di quanto alle stesse strettamente connesse e correlate, e comunque non in via prevalente.

L’Associazione può svolgere la propria attività in collaborazione con qualsiasi istituzione pubblica o privata nell’ambito dei propri scopi statutari, oppure associarsi con altre istituzioni. …

Art. 5 – L’Associazione è regolata dallo Statuto composto di n. 16 (sedici) articoli che, previa lettura da me Notaio datane ai comparenti, e previa sottoscrizione degli stessi e di me Notaio si allega al presente atto sotto la lettera “A”, per formarne parte integrante e sostanziale.

Art. 6 – L’Associazione è amministrata da un Consiglio Direttivo – composto da un numero variabili di membri da 6 (sei) a 10 (dieci) compreso il Presidente – eletto dall’assemblea che ne stabilisce anche il numero. I Consiglieri devono essere tutti aderenti all’associazione, durano in carica per il tempo determinato dall’Assemblea o in mancanza fino a revoca o dimissioni – e sono rieleggibili. …

L’atto è stato sottoscritto alle ore 19:35 del 13 aprile 2012.

Firmato da: Remo Patacca, Massimo Margaritelli, Rubens Veschini, Norietto Brenci, Dea Giannoni, Elvira Vannoni, Mario Barcaccia, Fabio Arrivi (Notaio).

Sezione Prima

attività e laboratori destinati agli alunni della S.m.

“G. mameli”

Classi Prime: “Andar per Fiabe” – laboratorio di lettura e scrittura creativa

Classi Seconde: “Ad Alt(r)a Voce” – laboratorio di lettura espressiva ad alta voce

Classi Terze: “Io Adolescente” – attività di prevenzione del disagio adolescenziale

La voce degli esperti

Classi Prime

Da quando si è costituita la LAAM: Libera Associazione (ex) Alunni Mameli, ho avuto modo di collaborare più volte con i suoi fondatori e le sue fondatrici, con cui – nella quasi totalità – ho condiviso gli anni dell’infanzia e della prima giovinezza a Deruta, dove ho frequentato la scuola media nelle aule dell’Istituto “Goffredo Mameli”, allora appena inaugurato.

Con molta soddisfazione ricordo di essere stata la prima persona a iniziare le attività dell’associazione, presentando, presso l’aula magna della scuola primaria, il mio libro appena pubblicato: Le madri della patria. Donne e Risorgimento. Da allora ho presentato altri libri e altre mie attività, e negli ultimi due anni sono stata invitata a collaborare con alcune docenti della scuola media, chiamata, a partire da un mio testo: Andar per fiabe (ed. Era Nuova), a lavorare in un progetto dedicato alla lettura, allo studio, alla conoscenza e comprensione delle fiabe, argomento previsto dal programma di Lettere per le prime classi.

Come è noto la LAAM ha tra gli obiettivi statutari, oltre quello di offrire alla cittadinanza derutese varie attività di valore culturale, anche quello di fornire “un supporto di risorse e di idee alla scuola”, rispettando quanto previsto dal Piano dell’Offerta Formativa dell’Istituto.

L’attività svolta nelle classi ha avuto uno sviluppo e degli esiti interessanti, perché è stata in grado di proporre a ragazze e ragazzi un approccio al testo fiabesco, capace di far scoprire loro, non solo le caratteristiche comuni ai

diversi racconti del repertorio classico, grazie alla lettura e alla manipolazione dei testi (e non attraverso la semplice presentazione delle funzioni di Propp), ma anche di coltivare la creatività in più direzioni, e soprattutto sviluppare il pensiero divergente.

Tutte articolazioni utili a costruire un’attitudine critica e la possibilità di rileggere e esprimere i propri vissuti, fuori dal conformismo che a volte un’ attività didattica, tutta imperniata su performance interne al solo studio di quanto proposto dal libro di testo, può - anche inconsapevolmente - favorire. Il progetto che ho condiviso con le insegnanti di Deruta mirava a un’educazione alla creatività, come sostegno e stimolo alla formazione di persone in grado di farsi domande e proporre soluzioni alternative. Le/gli adolescenti non sempre tendono naturalmente a ricercare stimoli, propendono spesso per una certa pigrizia intellettuale, spesso come autodifesa a difetti di autostima, e finiscono per scegliere le soluzioni che procedono da uno schema conosciuto.

Scrive Gianni Rodari nel suo La grammatica della fantasia: “L’immaginazione del bambino, stimolata a inventare parole, applicherà i suoi strumenti su tutti i tratti dell’esperienza che sfideranno il suo intervento creativo. Le fiabe servono (…) alla poesia, alla musica, all’utopia, all’impegno politico: insomma, all’uomo intero, e non solo al fantasticatore. (…) Servono all’uomo completo. Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del profitto) ha bisogno di uomini a metà - fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà - vuol dire che è fatta male e che bisogna cambiarla. Per cambiarla, occorrono uomini creativi, che sappiano utilizzare

la loro immaginazione”.

Gli/le studenti della scuola media G. Mameli che io ho conosciuto, guidati/e dalle loro insegnanti, hanno scritto fiabe che attingevano ai loro particolari interessi e desideri, all’esperienza dell’amicizia e della solidarietà, delle difficoltà relazionali, comuni nella loro età, ma anche a problemi sociali di cui hanno cominciato a farsi attenti ascoltatori: il bullismo, la violenza, le ingiustizie, la xenofobia. Hanno cercato e trovato le parole per esprimere tutto ciò al meglio, hanno costruito immagini appropriate, hanno sentito il bisogno di condividere il loro lavoro, le loro intenzioni, i problemi affrontati, con compagni e compagne, e anche con me che ho avuto con loro delle conversazioni e dei confronti che mi hanno molto arricchita, come persona e anche come scrittrice.

Silvana Sonno

Scrittrice, già docente di materie letterarie nella Scuola Secondaria di Secondo Grado.

Classi Seconde

Sono stata allieva della Scuola Media Mameli di Deruta dal 1992 al 1995. Di quegli anni ricordo soprattutto un insegnante, che mi ha trasmesso l’amore per la lingua e la letteratura inglese. Si chiamava Marcello Margaritelli, un colosso di forza fisica e interiore, dall’indimenticabile risata. Ci sono insegnanti che ti segnano, che ricorderai per tutta la vita, che ti trasmettono passione e ti indicano la via. Dal prof. Margaritelli ho imparato che la curiosità è la molla della conoscenza. Sono tre, invece, gli insegnanti che al liceo hanno avuto lo stesso ruolo di quel gigante buono. Uno di loro, come me, è un ex allievo della Mameli e, guarda caso, è un insegnante di inglese. Devo in parte a lui (e a Shakespeare e a Beckett) la mia scelta un po’ folle di vivere con il teatro. Non è stato un rapporto semplice: quell’insegnante era spesso “a thorn in my side”, mai soddisfatto dei miei risultati, chiedeva sempre di più, ho perso il conto delle volte in cui ho sentito “Sei intelligente ma non ti applichi”, non ha mollato neanche il giorno degli esami. Da lui ho imparato a non accontentarmi mai. Gli insegnanti così, in teatro, li chiami maestri. Alcuni non li vedrai mai più, altri se ne vanno troppo presto, altri ancora li ritrovi, quindici anni dopo. Ti cercano perché ti hanno conosciuto mentre crescevi e scommettono che sei cresciuto bene; ti chiedono di dargli del tu e di trattarli da pari; ti raccontano questa idea un po’ folle (un’altra) che hanno, fare cultura a Deruta; ti informano che, insieme ad altri folli, hanno creato una cosa che si chiama Libera Associazione ex Alunni Mameli. Io ancora faccio fatica a chiamarlo Mario, per me sarà sempre Mr. Barcaccia, ma mi ci sto abituando. Ormai sono anni che collaboriamo, la strada è sempre lunga e pie-

na di buche, ma non ci arrendiamo. Col luogo in cui cresci il rapporto non è mai facile; Deruta, poi, è un posto strano, trasuda cultura e bellezza, ma se ne sta lì stesa senza far nulla. Non sempre, per fortuna. Perché a Deruta vivono Mario, Elvira, Mauro, Silvana, Dea, Stefania (di nuovo una mia maestra, di nuovo, con gioia, sulla mia strada) e tutti i tipi “strani” che ho incontrato alla LAAM. Strani, sì, perché amano leggere e parlare di libri e di musica, pensano che la scuola sia più di un posto in cui si assimilano nozioni, credono che i ragazzi siano una risorsa e che abbiano grandi possibilità. E hanno ragione. All’inizio i miei amici della LAAM mi hanno chiesto di leggere per gli studenti della scuola media e a distanza di anni, quando li incontro, ormai anche loro ex alunni, questi ragazzi mi parlano ancora del libro che grazie a noi hanno scoperto e mai lasciato. Con LAAM sono tornata in quella scuola dove tutto è iniziato, per insegnare a nuovi alunni a leggere con un’altra voce e ho trovato antenne dritte e menti aperte, una sete inesauribile di cultura, un’infinita curiosità. Non è vero che sono annoiati, non è vero che non hanno niente da dire, hanno solo bisogno che qualcuno glielo chieda. Soprattutto per questo auguro a LAAM di esistere ancora, di festeggiare tanti di questi anniversari, di poter allargare quella loro folle idea a tutta la cittadinanza, con lo stesso risultato che abbiamo avuto nella nostra scuola. Io, finché loro resisteranno, ci sarò. Buon compleanno, miei folli amici.

Sono nicol martini, vivo a Deruta da ventisei anni, sono un’attrice e formatrice teatrale. Per LAAM partecipo agli incontri rivolti alla cittadinanza come lettrice e conduco un laboratorio di lettura ad alta voce per le classi seconde, scuola secondaria di primo grado, dell’Istituto Omnicomprensivo Mameli-Magnini.

Classi Terze

Il progetto che ho svolto in questi quattro anni, promosso su richiesta dell’Associazione L.A.A.M. e indirizzato alle classi terze medie della Scuola di Deruta e San Nicolò di Celle, è stato ideato per affrontare insieme ai ragazzi le questioni che riguardano il periodo adolescenziale.

Il mio intervento a scuola è stato condiviso sempre con i professori coordinatori di ogni classe e ha previsto ogni anno una serie di incontri con i ragazzi. Gli incontri, quattro per ogni classe, si sono svolti in genere nel periodo da Ottobre a Dicembre di ogni anno, contemporaneamente alla trattazione da parte dei docenti di Italiano di un’unità dedicata all’adolescenza.

Il mio intento è stato quello di allinearmi a ciò che i ragazzi affrontavano insieme ai docenti raccogliendo spunti e riflessioni approfondendole in un’ottica pedagogico-clinica, capace di sostenere e promuovere il cambiamento all’interno del gruppo.

La prospettiva del progetto è stata quella di accogliere i vissuti, nonché le domande e le necessità, provenienti dai ragazzi in seguito al lavoro portato avanti in classe. Inoltre, partendo dalle loro esperienze, permettere la conoscenza reciproca facendo leva sull’elemento supportivo del gruppo.

Prima degli incontri coi ragazzi ho sempre condiviso con i docenti finalità e obiettivi della proposta educativa, declinandoli in base al gruppo classe e allo specifico lavoro didattico condotto. Tale momento antecedente è stato importante per conoscere anche situazioni specifiche o vis-

suti particolarmente delicati, che potevano necessitare di un’adeguata attenzione e delicatezza da parte mia.

Ho dapprima cercato di instaurare un rapporto di fiducia con i ragazzi e creato un contesto comunicativo (facendo disporre i ragazzi in cerchio) capace di facilitare l’ascolto reciproco, l’attenzione e la condivisione di opinioni ed esperienze; in cerchio e senza i banchi davanti, i ragazzi “si sentono sì più scoperti” ma consente a tutti di guardarsi negli occhi e di fidarsi dell’altro.

Ho preferito assumere un ruolo di facilitatore in maniera tale da accogliere i vissuti dei ragazzi, stimolare la riflessione, mettere in circolo le esperienze e favorire il dialogo, partendo dagli argomenti affrontati in classe e dalle proprie esperienze personali.

Alla fine dei quattro incontri, nelle prime esperienze, ho somministrato un questionario sul gradimento dell’esperienza educativa utile in particolare per avere uno strumento tangibile per valutare il percorso oltre che per offrire un canale ai ragazzi per trasferire pensieri, sensazioni provate, che altrimenti sarebbero rimaste inespresse.

In seguito, poiché rimanevano delle tematiche che interessavano i ragazzi e i professori (come l’orientamento dopo la scuola media) si è scelto di utilizzare l’ultimo incontro per trattare questi aspetti. Gli incontri effettuati hanno, in genere, interessato molto i ragazzi che, in maniera differente rispetto ai gruppi classe, hanno partecipato attivamente ponendo domande, esponendo le proprie idee e riflessioni e condividendo con gli altri le proprie esperienze personali, cosa che, soprattutto in questa età, non è scontata né facile

da fare. Naturalmente i ragazzi più timidi o diffidenti hanno partecipato esponendosi di meno, in particolar modo nei primi incontri, ma non ponendo meno attenzioni rispetto agli altri.

In alcune esperienze, è stato più difficile far si che i ragazzi tirassero fuori le proprie idee, sensazioni o esperienze (aspetto che talvolta mi è stato preventivamente presentato dai professori che li conoscono da più tempo come una caratteristica specifica del gruppo) ma negli ultimi incontri si sono notate, generalmente, positive aperture e la comunicazione e condivisione dei vissuti è stata più facile.

Un esperienza molto interessante, vissuta all’interno del progetto è stata quella realizzata in un gruppo classe di San Nicolò di Celle: i ragazzi, d’intesa con le professoresse, hanno organizzato una presentazione personale (cosa che all’inizio faccio fare al gruppo) molto originale ed inclusiva; viste le difficoltà di linguaggio e di comunicazione di un loro compagno, ognuno di loro, compreso il ragazzo che presenta tali difficoltà, ha preparato un video mettendo ed animando immagini della propria vita, a partire dalla nascita fino al momento attuale. È stata una esperienza molto emozionante ed interessante dal punto di vista pedagogico/didattico; si è potuto sperimentare come non sia impossibile cogliere elementi inclusivi e impostarne attività valide per tutti i ragazzi.

Si è rilevato spesso il bisogno, e di conseguenza l’interesse, di affrontare argomenti come le emozioni (ad esempio la rabbia) e le relazioni e la volontà di comprendere le “cause” dei comportamenti propri e degli altri intorno a noi; la dimensione relazionale nel periodo adolescenziale riveste

un’importanza molto grande, che entra inevitabilmente in tutti i loro racconti, condizionando sovente le proprie scelte.

Spesso è stato affrontato il tema del bullismo, che appare un argomento che i ragazzi sentono molto, soprattutto dopo le esperienze portate all’attenzione della cronaca negli ultimi anni. Molto spesso è emerso da parte dei ragazzi, il bisogno di avere un confronto personale con l’esperto.

Confrontandomi con i professori, a volte delle famiglie hanno manifestato il bisogno di poter condividere certi aspetti del percorso adolescenziale dei propri figli attraverso degli incontri a loro dedicati capaci di affrontare insieme certi temi educativi.

Concludendo vorrei sottolineare la positività dell’esperienza posta in essere: in questi quattro anni si è instaurato un rapporto positivo con i docenti con cui ho avuto il piacere di collaborare; tale relazione e condivisione ha consentito un vero lavoro in sinergia, basato sulla reciproca fiducia e sul credere che iniziative come queste possano dare un valore aggiunto allo stare a scuola.

Dr. Federico Pettinari

Pedagogista clinico, Dr. in Scienze dell’educazione,

Dr. in Scienze del comportamento e delle relazioni sociali, Formatore esperto nell’educazione alla prosocialità, Specializzato in Psicologia scolastica e di comunità.

La voce degli insegnanti

Classi Prime

“Andar per Fiabe”, ispirato dal titolo di un libro di Silvana

Sonno, è il nome del progetto che da alcuni anni vede impegnati i ragazzi e le ragazze delle Classi Prime della Scuola Secondaria di Primo Grado dell’Istituto Omnicomprensivo “Mameli-Magnini” di Deruta.

Il progetto si è proposto di offrire ai ragazzi la possibilità di approfondire la tipologia testuale della fiaba, attraverso la lettura, il confronto e la rielaborazione di brani di autori diversi (della tradizione, ma anche contemporanei) e di stimolare gli alunni ad un approccio creativo ed alla manipolazione dei testi. Gli alunni hanno operato in gruppo, sperimentando così l’importanza di lavorare in squadra e di collaborare ad un impegno collettivo. Si sono cimentati, in apprendimento cooperativo, alla stesura di alcune fiabe ed alla relativa rappresentazione grafica.

Grazie al lavoro svolto, i ragazzi hanno migliorato le capacità di ascoltare gli altri e di parlare in maniera chiara per un dialogo efficace. Sono stati in grado di leggere una grande quantità di materiale, di scrivere o esprimersi in vari modi, di interpretare e rielaborare un testo, al punto che ognuno è riuscito ad apportare il proprio contributo, motivato dal fine comune. Hanno vissuto l’esperienza della corresponsabilità attraverso un compito che in qualche modo ha anticipato la vita reale, visto che probabilmente in futuro si troveranno ad eseguire un lavoro che richiederà di collaborare con altri. Le insegnanti, coadiuvate dagli esperti, individuati e proposti dall’associazione LAAM, hanno guidato e facilitato le attività attraverso le varie fasi del progetto,

promuovendo e stimolando il più possibile le potenzialità di ciascuno.

La proposta è stata accolta con entusiasmo dagli alunni e la loro risposta positiva ha permesso, nel corso degli anni, la produzione, da parte dei ragazzi, di fiabe con relativa rappresentazione grafica e ciò è stato il frutto del loro impegno e della loro creatività.

Il lavoro ha dato, quindi, ai ragazzi l’occasione di sperimentare come le attività di gruppo possano essere divertenti e come spesso permettano di dar vita ad un progetto più grande e più interessante di quanto si possa compiere individualmente e, al tempo stesso, è stato in grado di offrire delle valide ed efficaci esperienze di apprendimento, attraverso le quali gli allievi hanno potuto davvero sentirsi protagonisti.

Banetta

Docente a tempo indeterminato di materie letterarie.

Classi Seconde

Il progetto “Ad alt(r)a voce” ha coinvolto gli alunni delle classi seconde e si è svolto in tre incontri che hanno portato alla realizzazione di un saggio finale.

Nel primo incontro, attraverso giochi di gruppo, gare ed improvvisazioni vocali, gli alunni hanno lavorato sulle tecniche di respirazione, sul funzionamento dei risuonatori, sull’ascolto della propria e dell’altrui voce, sulle possibilità fisiche ed espressive della stessa.

Nel secondo, i ragazzi e le ragazze hanno affrontato la lettura ad alta voce di alcuni brani tratti dal romanzo “Boy” di R. Dahl. Questa fase è stata incentrata sulla sperimentazione, sulla scoperta e sul gioco con il testo.

Il terzo incontro è stato dedicato alla costruzione del saggio finale che ha rappresentato il momento conclusivo del progetto. In esso, gli alunni si sono cimentati nella lettura dei brani precedentemente scelti dalla lettrice ed hanno brillantemente dimostrato di saper affrontare il pubblico intervenuto, controllando paure e timori legate all’essere protagonisti attivi.

Nel corso degli anni, gli insegnanti coinvolti sono stati sempre concordi nel rilevare che l’esperienza vissuta dai ragazzi si è dimostrata molto valida ed estremamente positiva, non solo per il contenuto della proposta, ma anche per la professionalità ed il talento della lettrice Nicol Martini, attrice e formatrice individuata e proposta dall’associazione LAAM. Le attività realizzate, infatti, hanno veicolato un approccio nuovo alla lettura e soprattutto all’uso della voce, guidando gli alunni a scoprire che essa si può usare

per disegnare personaggi ed ambienti, proprio come si fa di solito con la matita ed i colori.

La capacità della lettrice di entrare in relazione con i ragazzi in modo empatico, giocoso e divertente li ha catturati e coinvolti nell’esperienza, tanto che gli stessi hanno risposto con entusiasmo e notevole interesse, partecipando attivamente e mettendosi loro stessi in gioco.

E’ stato sorprendente per noi insegnanti vedere che anche gli alunni più timidi o in difficoltà si sono proposti per diventare protagonisti.

Docente a tempo indeterminato di materie letterarie.

Tiziana Sannella

Classi Terze

Nel corso degli ultimi anni le classi terze della scuola Secondaria di Primo Grado “Mameli-Magnini” di Deruta hanno affrontato il progetto “Io Adolescente” e, grazie al sostegno dell’associazione LAAM, i docenti si sono potuti avvalere della collaborazione specialistica del Dr. Federico Pettinari.

Il progetto, in sintonia con gli obiettivi e i contenuti presenti nel curricolo, è nato dalla esigenza di dare risposte ai bisogni formativi dei ragazzi in una fase, quella adolescenziale, particolarmente delicata della loro crescita.

La fragilità, gli stati d’animo altalenanti e i repentini cambi di umore tipici di questa età, se condivisi con i propri coetanei diventano un fardello meno pesante e provocano minor turbamento.

Gli interventi del Dr. Pettinari, infatti, hanno mirato a stimolare nei ragazzi la voglia di aprirsi e comunicare le proprie esperienze, percezioni, reazioni, per vincere con serenità e naturalezza i cambiamenti fisici, mentali e comportamentali che caratterizzano l’adolescenza.

Vivo è stato l’interesse manifestato e attiva la partecipazione e anche coloro che non sono riusciti a superare la propria riservatezza hanno tratto dall’esperienza sicuri benefici. Ciò si evidenzia anche dai questionari compilati in forma anonima a conclusione del progetto.

I docenti pertanto ringraziano l’associazione LAAM che con il suo continuo supporto dimostra particolare sensibilità verso l’azione educativa e formativa della scuola.

Carla Spogli

Docente a tempo indeterminato di materie letterarie.

La Voce degli alunni

Classi Prime

Nelle pagine che seguono riportiamo una delle tante fiabe realizzate dagli alunni al termine del laboratorio “Andar per Fiabe”.

Classi Terze

Gli interventi dello psicologo scolastico Dr. Pettinari si sono conclusi con la somministrazione di un semplice questionario che permettesse ai ragazzi di esprimere, in forma anonima, il loro pensiero e il loro giudizio sulle attività e sugli argomenti proposti. Per ragioni di spazio ne riportiamo qui di seguito solo due, che però ben rappresentano la positiva accoglienza registrata anche in tutti gli altri questionari.

Sezione Seconda

… Deruta incontra…

eventi pomeridiani aperti alla cittadinanza

Presentazione di libri e incontri con gli autori

Nel quinquennio la LAAM ha offerto alla cittadinanza incontri con autrici e autori che hanno presentato i propri lavori.

Per comodità gli incontri sono qui riportati non seguendo l’ordine cronologico delle presentazioni, ma quello alfabetico dei nomi di autori e autrici.

La raccolta di poesie aperta dalla dolcezza dell’autunno si completa nella freschezza della primavera luminosa, dove la giovane promessa amicale rimanda l’eco di antiche e coraggiose promesse.

L’anima della poetessa risuona al ricordo dell’amato, dell’amica, del gatto, di tutti quei compagni di vita che non ci hanno mai abbandonato, nonostante i loro e i nostri passi ci abbiano condotto altrove.

L’amore gentile nella poesia di Annarita Armati si veste di parole vibranti come le corde di un sitar. annarita armati vive a Deruta e lavora a Perugia. Laureata in filosofia scrive da molti anni poesia e prosa con buoni riscontri.

Ha pubblicato:

“Nel silenzio della notte ascoltai” – Ed Midgard

“Intermezzo” – Ed Graphè

“L’uomo che dava in prestito sogni” – Ed Graphè

“Sotto un sole d’autunno” – Primo classificato premio Valnerina V edizione 2012

Un percorso storico conoscitivo sul movimento confraternale in Umbria e la vita delle confraternite laicali nel XVII secolo. Lo studio analizza in particolare la confraternita del SS. Sacramento del Castello di Castel Leone nel contado di Perugia. In appendice lo statuto del SS. Sacramento di S. Angelo di Celle e una sezione iconografica che riproduce una serie di formelle votive inedite, in maiolica di Deruta, dal 1641 alla metà del 1700, appartenenti alla chiesa di S. Donato in Castel Leone.

mauro Branda, laureato in Lettere Moderne e Discipline delle arti della musica e dello spettacolo, unisce l’impegno negli studi storici all’attività di musicista laureato in chitarra classica e canto cameristico. Pubblicista e critico musicale, il suo interesse principale è lo studio della storia locale e degli aspetti antropologici e folkloristici a essa legati.

Associato e attivo collaboratore della LAAM fin dagli esordi.

“[…] L’originalità di questi scritti non sta soltanto nelle circostanze singolari […] di come e quando essi sono usciti dalla tenace penna di una contadina di oltre 65 anni, che in tutta la vita aveva scritto soltanto poche lettere per conto di parenti analfabeti. Ma perché almeno altre due caratteristiche li rendo quasi unici. Il fatto è che Rina Gatti, nel rievocare i dolori, le pene, le faticose e rare ma intense gioie della sua esistenza, ci dipinge anche un quadro di vita italiana visto da una donna, dall’ “altra metà dell’universo”. E ancora: Rina racconta il mondo dei sommersi visto dalla parte dei sommersi; che qui non sono oggetti, ma soggetti pensanti e dolorosamente senzienti della loro condizione di sommersi. Per trovare libri simili bisogna ritornare alla letteratura realista di un tempo che fu: con la differenza che la vita dei miserabili veniva descritta, con arte e coscienza, da scrittori di professione, che magari ce ne fossero ancora. In questi libri è stata descritta e rivissuta da uno di loro anzi, da una di loro.” (Dalla “Prefazione” di Arrigo Levi)

rina Gatti nasce nel 1923 a Torgiano da una famiglia contadina. Frequenta la scuola elementare fino alla terza classe e poi fino alla quinta per intercessione della maestra. Autodidatta, pubblica nel 1992 i suoi primi lavori in versi in una raccolta di poesie di donne promossa dal comune di Perugia. Nel 1999 un suo scritto viene tradotto e pubblicato nel libro Life After Work: Stories of Freedom, Opportunity and Change, edito a Londra. Nel 2000 esce la prima edizione di Stanze vuote seguita nel 2003 dalla prima edizione di Stanze vuote, addio. Nel 2004 vede la luce anche il terzo volume, realizzato insieme al figlio Giovanni Paoletti, Le quattro stagioni e i 12 mesi. Dopo aver ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, Rina Gatti muore nel 2005.

Un diario che è un’analisi malinconica delle occasioni perdute, degli errori della gioventù, dei valori sbagliati. Ma non è un rimpianto elegiaco e sterile, perché il protagonista, grazie ad una conquistata maturità, potrà affrontare con più consapevolezza il futuro e saper riconoscere le rose da cogliere.

Donatella Giovannelli è nata a Foligno ed ha abitato a Gualdo Cattaneo fino al 1995 trasferendosi poi a Deruta ove risiede tuttora.

Laureata a pieni voti nel 1987 presso l’Università degli studi di Perugia con una tesi di laurea sulla Nemea IX di Pindaro.

Si è dedicata all’insegnamento nelle scuole secondarie di secondo grado e attualmente è docente di ruolo presso il Liceo Scientifico Statale “L. Salvatorelli” di Marsciano.

Ha pubblicato:

“Le rose che non colsi” – Gianni Monduzzi Editore

“I tredici Poderi” – Ed Era Nuova

“Cari Studenti” – Edizioni dell’Anthurium

L’opera è il risultato di una lunga ricerca, ideata e coordinata da Antonello Lamanna, sviluppata nell’ambito del progetto scientifico “Voxteca”, Archivio della voce del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università per Stranieri di Perugia in collaborazione con il Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione dell’Università degli studi di Perugia, sui saperi musicali di tradizione orale di gran parte del territorio Umbro. L’obiettivo è quello di documentare e analizzare gli scenari contemporanei della musica popolare umbra, per la prima volta affrontati anche secondo le metodologie delle scienze linguistiche.

Il volume è corredato da un ricco corpus etnofotografico, da un documentario e da un CD audio.

antonello Lamanna, giornalista e ricercatore presso l’Università per Stranieri di Perugia ha pubblicato articoli, saggi, libri, ebook e Cd audio ed è ideatore e responsabile di Voxteca.

Daniele Castellini è autore di articoli e saggi sul tema della world music e collabora alle attività di ricerca e didattica delle cattedre di Etnomusicologia e Antropologia Visuale presso l’Università degli studi di Perugia.

Giancarlo Palombini, docente di Etnomusicologia e Antropologia Visuale presso l’Università degli studi di Perugia ha condotto ricerche sul campo soprattutto in Italia centrale, pubblicandone i risultati in saggi, articoli dischi LP e CD.

Le poesie di Antonietta Ficola Lazzari pongono il proprio fulcro su uno dei temi più alti della poesia di tutti i tempi, l’anelito all’infinito, a uscire da un’individualità limitante e ricongiungersi con l’originaria “Anima Eterna”, con il “Cuore universale” del mondo. L’autrice pone particolare e sensibile attenzione ai “tempi di passaggio”, come il mutare dall’inverno alla primavera o il giungere della sera al tramonto, dove si rivelano infatti le sfumature più ricche e più vere, un reale cambiamento e rinnovamento dell’anima.

antonietta Ficola Lazzari è nata a Deruta e vive a Foligno. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni di poesia che hanno sempre riscosso il consenso della critica. Ha ottenuto vari premi e riconoscimenti nazionali e internazionali.

Ha pubblicato:

“Sul monte degli aromi” – Ed Cultura

“Lungo la notte” – Ed Cultura

“Tempo di silenzi” – Ed Libro Italiano

“La dama velata” – Firenze Libri

“Finchè c’è memoria, ovvero la nostra guerra” – Ed Bertoni

“Ripabianca: la mia scuola, la nostra scuola” – Ed Bertoni

“La favola nuova del burattino di legno – Altre favole e racconti”

Il grande Collodi, autore del racconto del più celebre burattino del mondo, Pinocchio, ha lasciato una provocazione nelle ultime righe del suo capolavoro:

“Pinocchio vide accanto a sé il burattino di legno che era stato, e lo guardò con tenerezza”

L’autrice ha voluto raccogliere la provocazione di quel prosieguo lasciato intravvedere e, con ogni umiltà, iniziare col nuovo pinocchio-bambino, una storia nuova che lo mettesse davanti a scelte di vita diverse e autonome, necessarie per il suo immediato futuro, pur sempre fantasioso e magico.

L’autrice si augura di non deludere la grande platea dei bambini innamorati del famoso burattino e che questi si lascino coinvolgere nella nuova storia del Nuovo Pinocchio, che qui ella racconta.

I volumi testimoniano la straordinaria capacità di Giamperio Mirabassi di conferire al dialetto dignità di “lingua”, adatta a esprimere sentimenti convinzioni e valori e vero strumento di interlocuzione. Mirabassi si dice orgoglioso di praticare il dialetto perché esso “nasce, vive, decade e muore sulle labbra di gente qualunque, non sui libri”. Gente qualunque “creature semplici”, protagonisti delle sue poesie e dei suoi racconti che, per usare ancora le sue parole, sono “ fiere del loro stato di margine, narrate con sorvegliata nostalgia”, la sua e la nostra nostalgia per un passato che egli sa farci ritrovare e rivivere nel ricordo grazie al potere “magico” della parola poetica.

Il primo volume Jardò è una raccolta di testi poetici, mentre Chissà, è una silloge di trentasei racconti in lingua, definiti storie impossibili, che confermano le doti di menestrello e cantore dell’autore. Il cofanetto che raccoglie i due volumi è impreziosito da un audio CD in cui Mirabassi si fa lettore delle sue poesie e i suoi figli, Gabriele e Giovanni, eseguono armonie da loro stessi composte.

Giampiero mirabassi è nato e risiede a Perugia dove esercita la professione di avvocato. Ha scritto in dialetto e in italiano, in prosa, in poesia e per il teatro ottenendo riconoscimenti lusinghieri in numerosi concorsi nazionali e internazionali.

Ha pubblicato tra l’altro:

“Erme” – Edizioni Guerra

“Argì” – Edizioni Guerra

Negli anni tormentati del nostro Risorgimento molte sono le figure di donne che hanno dato il loro contributo fattivo al raggiungimento dell’indipendenza italiana. L’oscurità e il silenzio che sono calati su tante donne rappresentano uno di quei buchi neri che continuano a inghiottire le presenze femminili della nostra cultura, passata e contemporanea.

Silvana Sonno ha cercato di conoscere intimamente queste donne, prima di raccontarle, mettendo le loro sommarie biografie in contatto con quanto sa di sé e delle donne che conosce, per restituire loro un po’ delle emozioni e dei sentimenti che le hanno animate.

Silvana Sonno, nata a Deruta, ha vissuto a lungo a Torino dove si è occupata di educazione degli adulti nei corsi per lavoratori, “150 ore”, e per conto della Regione Piemonte.

Risiede a Perugia dove ha insegnato per molti anni nella scuola secondaria di secondo grado. E’ gestalt counsellor e si occupa di formazione per conto dell’associazione Onlus “Rete delle donne AntiViolenza”, nata per prevenire e contrastare la violenza di genere. Ha scritto opere di narrativa, poesia e saggistica.

Amica e sollecita collaboratrice della LAAM, ha dato inizio alle attività dell’associazione presentando “Le madri della Patria” prima agli alunni della Scuola Media, poi in un incontro pomeridiano.

La protagonista di questo racconto è una donna come tante – per questo non ha un nome – che si trova ad attraversare una fase significativa della sua esistenza: la scomparsa del mestruo e la fine della sua vita riproduttiva. In una parola: la menopausa. Tra aneddoti personali, riflessioni e ricordi, ci conduce a percorrere insieme a lei le tappe, a volte buffe e a volte tristi, che l’aiuteranno a trovare un senso e una direzione per la sua “nuova” vita e, in ultimo, ciò che saprà riconoscere come dono prezioso dell’età che avanza: un’acuta consapevolezza. Accetterà così anche il lusso di arrabbiarsi un po’, di non vergognarsi degli scatti d’umore, del nuovo vocabolario che inaspettatamente si trova a usare con irruenza e spregio del bon ton: la menopausa “non è tempo per signorine”.

C’è un mondo di persone alle prese con un universo liquido, sotto l’apparente consistenza della sua crosta visibile. Le emozioni lo attraversano e aprono crepe dentro le quali lo sguardo può intravvedere i segreti percorsi che rendono ogni essere umano distinto e unico: risultato di una storia personale e luogo di incontro di altre storie, altre relazioni, che lasciano tracce di sé nello spazio e nel tempo di una seconda faccia del reale. Lo sguardo con cui l’ Autrice decifra e connota alcuni di questi percorsi è al tempo stesso ironico, a volte beffardo, e ricco di una pietas tutta umana verso i moti del vivere, i gesti e le parole che raccontano il segreto, a volte banale e a volte tragico di molti destini umani.

Quanto qui si narra è la storia di una truffa alla napoletana (‘o pacc) raccontata in prima persona dalla vittima, rinchiusa in una cella, che dichiara di esserne rimasta invischiata attraverso l’incontro “fatale” con una giovane donna. La storia – che ha l’andamento del giallo – è legata al mondo dell’arte dove il personaggio principale: Antonio Esposito, napoletano doc, incontra delle persone che lo convinceranno a destinare gli ultimi soldi che gli restano nell’expertise di un fantomatico quadro di Picasso. Nel corso del racconto si vengono a conoscere gli episodi salienti dell’esistenza del protagonista e la sua convinzione di essere guidato da due cattive stelle: la crisi e la sfiga. Ma poiché la vita si snoda spesso tra la polarità dell’implicito e dell’esplicito, del reale e del verosimile, e a volte quanto accade concretamente è frutto di contingenze fortuite (o avvertite come tali), anche il racconto del protagonista si rivelerà alla sua conclusione come una storia “possibile” all’interno di rapporti e relazioni con altri personaggi anche loro in qualche modo irretiti dai loro sogni.

Edito per la collana Alfabeti per le emozioni, curata da Rossella De Leonibus, psicologa e psicoterapeuta, il volume tratta la più inafferrabile delle emozioni umane. A partire da alcune parole chiave, che compiono evidenziate nei vari capitoli, sviluppa un ragionamento che si allarga per associazioni di idee, citazioni di autrici e autori e riflessioni di persone amiche a cui l’autrice ha chiesto di ragionare sulla felicità, secondo il loro proprio, sperimentato, sentimento. Il filo conduttore dell’opera è un’idea di felicità che coniuga insieme relazione, vicinanza, nutrimento, aspetti che sono ricondotti a tanta parte del portato storico esperienziale delle donne.

Silvana Sonno ha pubblicato tra l’altro:

“Colpo di stecca” - Ed Nuove Scritture

“Il gioco delle nuvole” – Ed Graphe.it

“Femminile e singolare” - Ed Il Filo

“Andar per fiabe” – Ed Graphe.it

“L’indifferenza del potere. Ragionamenti d’altro genere” – Ed Graphe.it

“N come nostalgia” - Cittadella Editrice

“Le parole per dirsi. L’altra metà della lingua” – Ed Era Nuova

“In forma di haiku” - Galassia Arte Edizioni

“Landai” – Ed Era Nuova

“Anamorfé. Appunti in Versi” – ed Era Nuova

“Tre donne nella rivoluzione. Marina Cvetaeva, Anna Achmàtova, Aleksandra Kollontaj” – Ed Era Nuova

Una raccolta di monologhi di figure femminili dal Vecchio Testamento (Sara, Ester, Rachele e Miriam), e dal Nuovo Testamento (la Cananea, M. Maddalena, la Samaritana, Veronica, la vedova, Marta, l’adultera, Maria di Lazzaro). Figure che appaiono solenni, quasi ieratiche, anche quando sono donne semplici, umili, e perfino peccatrici. E’ la storia di ciascuna a renderle tutte eroine per aver straordinariamente incontrato Dio nella vita terrena.

antonella Ubaldi, dirigente scolastica presso l’Istituto Comprensivo VII di Perugia, ha retto per alcuni anni anche l’Istituto Comprensivo Marconi-Mameli di Deruta. E’ studiosa di storia e profonda conoscitrice dell’opera e dei principi di Don Lorenzo Milani, che hanno ispirato fin dagli inizi la sua carriera di insegnante e dirigente. Autrice di varie raccolte di poesie composte in diversi anni a partire dal 1979 e pubblicate a più riprese fino all’anno 2014, ha scritto anche una raccolta di lettere e riflessioni dedicate al prete educatore di Barbiana, data alle stampe nel 2003 e in seconda edizione aggiornata nel 2017, in occasione del cinquantesimo anniversario dalla scomparsa di Don Milani.

Ha pubblicato tra l’altro:

“Nelle mani di Dio” – Edizioni Ema’s

“Vorrei essere un fiume” - Edizioni Ema’s

“Caro Don Lorenzo” 2017 – Edizioni Futura

Raccolta completa dei versi di Antonella Ubaldi nata dal desiderio di rivisitazione e scelta accurata delle sue poesie d’amore, divise per temi rispetto ai contenuti comunque simili. Organizzate in sette capitoli, le sue poesie sono tutte ispirate dall’amore che è essenza, gioia, dolore, pensiero, memoria, incanto, poesia…

Emma è in seconda media. Da un po’ di tempo pare che intorno si sia creato il deserto. Il gruppo che impersonerà le dee dell’olimpo alla sfilata di carnevale l’ha gentilmente esclusa. Sulla “lista dei segreti spacciati”, che ogni tanto viene misteriosamente trovata nell’armadio di classe, è apparsa la scritta: “Emma della classe seconda E finirà nel gruppo RPS”. Recupero, Potenziamento, Sostegno. “Sono diventata stupida” pensa. Ma non è vero: le sue difficoltà hanno origine, molto semplicemente, da un disturbo comune a molti ragazzi, la dislessia. Però, pensa Emma, non è il caso di parlarne in famiglia. Papà è malato, molto malato. E’ in attesa di un trapianto. I suoi problemi li affronterà da sola. Ma non è facile quando si vive la scuola come un campo minato pieno di insidie dove i concetti sembrano sfuggire come anguille e le parole si intrecciano e si confondono come un gomitolo di suoni inceppati…

Silvia Vecchini, nata a Perugia, da anni scrivi libri per bambini, romanzi per ragazzi e poesie oltre sceneggiature per storie a fumetti. Una sua Graphic Novel ha ricevuto il Premio Boscarato come miglior fumetto per bambini/ragazzi e il Premio Orbil Baloon. Alcuni suoi libri sono stati tradotti in Francia, Spagna, Polonia, in Corea del Sud e in altri paesi. Incontra bambini e ragazzi nelle scuole, in biblioteca e nelle librerie, per letture e laboratori di scritture.

Ha pubblicato tra l’altro:

“Fiato sospeso” – Ed Tunué

“Gaetano e Zolletta” – Ed Bao Publishing

“La zona rossa” – Ed Il Castoro

“Le parole giuste” – Giunti Editori

“Rabbunì” - Edizioni San Paolo

“Myriam” - Edizioni San Paolo

mostre, Conferenze e altri eventi pomeridiani aperti alla cittadinanza

Nel quinquennio la LAAM ha proposto alla cittadinanza altri eventi quali mostre, conferenze e pubbliche letture, che vengono qui, per comodità, riportate e documentate non in ordine cronologico, ma raggruppate per temi e argomenti.

Programma della cerimonia di apertura della mostra fotografico-documentaria organizzata in occasione del cinquantesimo anniversario della intitolazione della Scuola Media G. Mameli.

Copertina dell’ opuscolo con allegato CD realizzato dalla LAAM in occasione della conferenza tenuta per il centenario della Grande Guerra.

“È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.”
Antoine de Saint- Exupéry

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