Non sono io - storia nr. 4, Tratta da "Srorytelling di Volontariato"

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Storia nr.4



incontri Non sono io L’esperienza di volontariato che vorrei raccontarvi, è un’esperienza che per me è stata densa di emozioni, di difficoltà, di momenti stressanti e di momenti sereni. Tutti questi momenti però, sono stati, in realtà, momenti felici, perché mi hanno permesso di essere d’aiuto agli altri e di regalargli un sorriso, allo stesso tempo mi hanno insegnato ed aiutato a superare le mie paure e le mie difficoltà. Io ho svolto volontariato per un anno, in un centro diurno per anziani malati di Alzheimer. Il centro ospita dodici persone al giorno, dalle 9 alle 17, con lo scopo di migliorare e mantenere le loro capacità residue, ma offre anche un importante sostegno alla famiglia, alleggerendo così la loro condizione assistenziale. I malati di Alzheimer sono persone estremamente fragili, ma questa fragilità è, in un certo senso, la loro forza. È una fragilità che non hanno paura di manifestare, anzi essi si presentano all’incontro così: disarmati e fragili, ma con un’enorme bisogno di amare e di essere amati. E’ buio, estremamente buio. E’ tutto confuso, vedo volti, sento suoni, a volte li riconosco a volte no. Chiudo gli occhi, li riapro. Sono ogni volta in un posto nuovo, posto che, però mi dicono, sia sempre lo stesso. Io lo vedo, lo percepisco, queste persone intorno a me, sono stanche, a volte esasperate. Forse sono stanche di occuparsi di me? Ma io posso fare anche da sola credo. Loro dicono di essere miei familiari, ma io non riesco a ricordarmi di loro. Loro dicono che io abbia 85 anni, ma si sbagliano. Io ne ho 20 e ancora 24


incontri non sono sposata, figuriamoci se possa avere figli. Loro mentono. Di sicuro mi stanno ingannando...o forse no. Quel volto in realtà mi sembra familiare. Non lo so. Vedo un’immagine allo specchio, una signora stanca, anziana, arrughita. Chi è? Mi dicono che sia io. Di nuovo. Non è possibile io ho 20 anni. Sicuramente sono loro a sbagliarsi… o forse mi sbaglio io, non lo so. Ma loro chi poi? Chi sono questi loro che parlano? Li guardo, vedo degli occhi. Occhi dolci, che sorridono. Si aggiunge una mano, mi fa una carezza. Due braccia, che mi cingono. E’ tutto sempre così confuso, ma non è più buio. Il caos va e viene, ma quegli occhi, quella mano, quelle braccia, ci sono. Sono sempre là, pronte a tirarmi verso la luce, ad aiutarmi ad uscire dal buio.

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incontri Ho deciso di scrivere queste poche righe in base ai loro racconti e alle loro difficoltà. Ho cercato di calarmi nelle loro persone, per quanto possibile, riportando le domande che frequentemente mi facevano, e io non facevo altro che cercare di renderli consapevoli di dove si trovassero e cosa stessero facendo, o di chi fossero. Inoltre il mio intento, è quello di far capire cosa rappresenti una persona che dia amore per queste persone. Nel buio e nel caos più totale loro ripongono in te tutta la loro speranza e fiducia, poiché tu in quel momento rappresenti l’amore, l’amore non può mai essere sbagliato. Una parola gentile, un gesto d’affetto è tutto ciò che chiedono. Martina Mazzoli volontaria

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