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DOMENICA 12 MARZO 2017

Settimanale di Informazione

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ANNO XVI - N° 11 - DOMENICA 12 MARZO 2017

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Ristabilire l’ordine pubblico


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l’editoriale di Nando Troise

Ristabilire l’ordine pubblico

E’ un brutto periodo per Casoria. Figli di persone perbene “assunti” per spacciare droga. Intercettati nel Parco Acacie. Spacciatori insospettabili arrestati, la gente applaude i poliziotti. Maxitruffa al poker e scommesse. A Casoria la GdF ha scoperto un attrezzatissimo laboratorio informatico, dove, grazie all’abilità di tecnici preparati – era possibile “uscire” dalla rete dei Monopoli di Stato che controlla puntate e vincite. Obiettivo: dirottare sui siti.com, quelli esteri, le puntate sui match sportivi. E non solo. Il laboratorio e tutte le attrezzature sono stati sequestrati, denunciati il titolare ed i sette tecnici. I militari della GdF, compagnia di Afragola, diretta dal Capitano Dario Gravina, hanno accertato un fatturato di 240 mila euro. “L’autosalone” della mala gestito da un boss ai domiciliari. Rapina a mano armata alla Farmacia Russo in via San Paolo, angolo via Carducci. I due malviventi sono scappati con la borsa di una delle due dottoresse. E’ un brutto periodo con un brutto cli-

ma. Rapinare una farmacia in un centro affollato come è il Quartiere San Paolo è un segnale bruttissimo. Il significato è che questi “brutti ceffi” sono incoscienti, spavaldi, autoritari, temerari ed hanno anche, cosa ancora più brutta, poco timore e rispetto delle Forze dell’Ordine. Anche a livello nazionale le notizie di violenze, sedizione, turbative sono tantissime. Ecco alcune: Incidente a Sant’Antimo, una ragazza di 26 anni travolta ed uccisa sotto gli occhi del fidanzato: uccide e fugge, test anti – droga sul “pirata”. San Severo, intimidazione

agli agenti. Spari alle auto della Polizia. A Pozzuoli, scaricavano rifiuti nell’ex Sofer: beccati dalla webcam. C’è un legame tra queste notizie così diverse e magari lontane nel tempo e nello spazio? Il comune denominatore è la perdita di autorevolezza e di autorità dello Stato e delle Istituzioni. Non per colpa del triste e giovane assassino di Sant’Antimo; perde la vita Debora, 26 anni di Gricignano, investita ed ammazzata da un giovane di Giugliano. Non per colpa dei rapinatori delle farmacie. E certo non per colpa di quelle donne che aggrediscono ed insultano i poliziotti quando vanno nei quartieri a rischio per tentare di mettere ordine. No: lo Stato perde autorevolezza per colpa dei parlamentari che fanno leggi ad uso e consumo proprio, che pretendono ed ottengono l’impunità per i membri della loro “tribù”. Pensiamo all’indulto; scontati tre anni di pena con la scusa del sovraffollamento. continua a pag. 4


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Lo stesso ex procuratore Gerardo D’Ambrosio aveva predetto che gli effetti sarebbero stati devastanti e che sarebbero tornati in libertà almeno quindicimila detenuti. Anche la nostra terra, anche Casoria, anche tutta l’area Nord di Napoli, è stata attraversata da questo “tsunami di benevolenza” nei confronti di centinaia di detenuti. Tutti tornati in libertà e pronti ad agire ed operare. Il ri-

sultato fu ed è continuato ad esserlo con l’aumento dei furti e delle rapine e qualche volta anche con il morto ammazzato. “La politica è forse l’unica professione per la quale non si ritiene necessaria alcuna preparazione”, diceva Robert Louis Stevenson . “Ed è un peccato – mi risponde Carlo, pochi studi e molta intelligenza – perché penso che chi non ha studiato si avvicina alla politica non per valori o ideali ma per altri motivi. E sono anche bravi…. ad aggirare nor-

A cura di Renato Giraud

Le pillole 10 febbraio – Giorno della rimembranza 10 febbraio 1947; il diktat. In calce al trattato di pace di Parigi, che toglie all’Italia Zara, Fiume e quasi tutta l’Istria, vi sono le firme dei rappresentanti delle potenze vincitrici della II guerra mondiale: Usa, Urss, Inghilterra e Francia. Nel 1944 gli alleati, su richiesta di Tito, prendono di mira la splendida Città di Zara. In pochi mesi vengono effettuati 54 raid aerei, 20 dei quali scaricano 595,56 tonnellate di bombe, pari a 61.28 chilogrammi di esplosivo per metro quadrato. 11 febbraio 1929: i Patti Lateranensi Patti Lateranensi (Concordato) posero fine alla cosiddetta “Questione Romana” apertasi il 20 settembre 1870 (Breccia di Porta Pia). Con il Concordato il Papa Pio XI riconosceva Roma come capitale del Regno d’Italia, mentre il governo italiano ammetteva la religione cattolica quale unica religione dello Stato e concedeva al Papa piena Sovranità sul nuovo Stato della Città del Vaticano, costituito da un territorio di circa mezzo kmq, dichiarato neutrale ed inviolabile. Con il Concordato, infine, si garantiva alla Chiesa, tra l’altro, il libero esercizio del potere spirituale e del culto in tutto il territorio nazionale, si esoneravano i sacerdoti dal servizio militare, si introduceva l’insegnamento religioso nelle scuole e si riconoscevano effetti civili al matrimonio religioso.

mative ed a capire procedimenti amministrativi utili per realizzare opere che possono portare loro guadagni. E chi ha indagato o indaga su Casoria, lo sa bene”. Questo è un altro capitolo e ci torneremo. Bisogna, prima o poi, parlare delle opere pubbliche, di certe licenze commerciali, delle lottizzazioni e tanto altro che accompagna, in una maniera o l’altra, tutti coloro che sono attenti alla vita politica, amministrativa e di gestione della vita pubblica casoriana.

A cura di NANDO TROISE

VITAMINE “Ecomostri – Gli architetti innamorati del brutto” “Case con le finestre storte, grattacieli sbilenchi, quartieri invivibili. Che l’urbanistica di “regime” sia invenzione e monopolio della sinistra è noto; che sia un generale fallimento lo ammettono gli addetti più intelligenti, onesti e “pentiti” come Pierluigi Cervellati. Lo stesso vale per l’Architettura, soprattutto quella pubblica, sulla cui catastrofica gestione veglia spocchiosa una casta di compagni architetti intellettuali, definiti da Sgarbi “produttori di mostri”. Alcuni mostri da abbattere: lasciamo stare le Vele di Scampia e soffermiamoci solo sugli ecomostri di Casoria: ve ne elenco alcuni: l’orrendo fabbricato del Distretto 43 dell’Asl Napoli 2Nord di via De Gasperi, l’orribile grattacielo di 14 piani in via Marco Rocco, il “nuovo” Municipio, il palazzo di vetro di via Rossini e altro.

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ANTONIO BOTTA

Intervista al prof. Giulio Tarro, virologo e oncologo di fama mondiale.

“OPZIONE PREFERENZIALE” DELLA SCIENZA MEDICA PER LE FASCE PIU’ INDIFESE Ritengo che sia un vero onore per Casoriadue la pubblicazione dell’intervista al prof. Giulio Tarro, virologo e oncologo di fama mondiale, il quale, nel 2015, ha ricevuto la nomination al premio Nobel per Medicina e Fisiologia, avendo dedicato la sua vita alla ricerca. Già professore di Virologia oncologica dell’Università di Napoli, primario emerito dell’Ospedale “D. Cotugno”, è stato “figlio scientifico” di Albert B. Sabin. Per primi hanno studiato l’associazione dei virus con alcuni tumori dell’uomo presso l’Università di Cincinnati, Ohio, dove Giulio Tarro è stato collaboratore di ricerca presso la divisione di virologia e ricerche per il cancro del Children Hospital (1965-68) e quindi assistant professor di ricerche pediatriche del College of Medicine (1968-69). Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e del National Cancer Institute (USA) a Frederick, Maryland, è stato antesignano della diagnosi e della terapia immunologica dei tumori e coordinatore dell’ipertermia extracorporea in pazienti con epatite C per il First Circle Medicine di Minneapolis. Ha scoperto la causa del cosiddetto “male oscuro di Napoli”, isolando il virus respiratorio sinciziale nei bambini affetti da bronchiolite. Grande ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica, ha ottenuto numerosissimi riconoscimenti. Tra i molti ricordiamo: il premio Lenghi dell’Accademia dei Lincei, il conferimento delle medaglie d’oro da parte del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministero della Pubblica Istruzione e del Ministero della Salute, diverse cittadinanze onorarie italiane e lauree honoris causa all’estero. Nel 1996 è diventato giornalista pubblicista ed è iscritto all’albo dei giornalisti. E’ Presidente a vita della Fondazione de Beaumont Bonelli (DPR 3-1-78) per le ricerche sul cancro e della Commissione sulle Biotecnologie della Virosfera, WABT (Accademia Mondiale di Tecnologie Biomediche) UNESCO. Oggi pare che le case farmaceutiche, per lauti profitti, puntino più sulla scoperta di prodotti “miracolistici”,

“E’mancata la presa di coscienza politica della connessione tra siti inquinati e incidenza delle malattie tumorali in alcuni territori campani. Nessuna correlazione tra vaccini e autismo. Si incrementi il consumo del peperoncino, di cui sono state dimostrate le proprietà anticancerogene”. in grado di assicurare il benessere anche nella terza e quarta età, al fine di accontentare la richiesta illusoria della giovinezza prolungata, che non sulla ricerca per curare le malattie genetiche e/o rare. Che cosa pensa al riguardo? Negli ultimi decenni, si sta sempre più accreditando un’idea secondo la quale il medico è un prestatore d’opera - come un architetto o un idraulico - che offre sul mercato la propria competenza; e che, in base alle richieste, il medico deve adattare la propria “offerta” di servizi, senza pretendere di giudicare o indirizzare in alcun modo la domanda

che proviene dal paziente. Un’unica tesi finisce così di essere assunta, sopratutto nel campo biotecnologico: occorre assecondare ogni desiderio trasformando così la Medicina in una specie di “medicina dei desideri”. Nel deprimente andazzo generale di incomunicabilità tra società e ricerca, cui assistiamo non solo in Italia, vi è forse in atto, negli ultimi tempi, una lieve inversione di tendenza, volta a favorire relazioni di reciproca comprensione e maggiore fiducia tra scienziati ed opinione pubblica, grazie soprattutto alla Bioetica. Essa richiede una “rivoluzione copernicana” di due punti di visuale del mondo della scienza: il primo è uscire dal proprio particolare (interessi economici e corporativi, convinzioni ideologiche radicate), per mettersi in un’ottica che consideri come primari gli interessi generali della comunità nazionale e internazionale, con una “opzione preferenziale” per le categorie e i popoli più indifesi e meno rappresentati (anche a livello di mass media); il secondo è fare una scelta di priorità d’intervento anche in ambito di obiettivi della ricerca scientifica, che va mirata alla scoperta di cure sempre più efficaci per patologie rare e/o quelle che compromettono la qualità della vita, quali, ad esempio, tumori e alzheimer. Si sa, un’alimentazione sana e salutare può prevenire un terzo dei tumori. Precisamente, che cosa intende lei per “sana e salutare”? «La salute si cura a tavola» dicevano gli antichi. E avevano ragione. Oltre alla eliminazione di cibi non perfettamente conservati, molto possiamo fare per prevenire l’insorgere di tumori dell’apparato digerente.Intanto non ingrassare. Il grasso eccessivo, infatti, aumenta gli acidi biliari e altri costituenti che i batteri degradano in potenziali cancerogeni, oltre a stimolare la produzione di batteri deputati a tale funzione. Un altro consiglio da seguire è mangiare alimenti ricchi di fibre (come gli alimenti integrali, legumi, crusca, verdura ... ), che aumentano il volume delle feci e quindi ne diluiscono i componenti, compresi i cancerogeni. continua a pag.6


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Le fibre, inoltre, abbassano il tempo di transito intestinale e quindi riducono il contatto di cancerogeni con la mucosa intestinale oltre ad aumentare la produzione di batteri che si cibano di azoto (con la conseguente riduzione di ammoniaca) e di butirrato (che inibisce la trasformazione cellulare). Anche le fritture dovrebbero essere ridotte e così pure gli alcoolici; un’assunzione massiccia di alcool provoca, infatti, un aumento del rischio di cancro della cavità orale, della laringe e dell’esofago. Come già detto, una dieta ipercalorica aumenta il rischio di contrarre un cancro (un esempio in tal senso è il tumore alla mammella), così pure il consumo smodato di saccarina, che sarebbe responsabile dell’insorgere di non pochi tumori alla vescica, o di estrogeni sintetici, responsabili di alcuni tumori del fegato e presenti in alcune carni di animali allevati e macellati al di fuori delle normative vigenti. Un discorso a sé meriterebbero poi le conseguenze dell’uso dei pesticidi in agricoltura. Quanto alle proteine, sono da preferire sicuramente quelle provenienti da pollo e pesce. Recentemente, l’analisi scientifica approfondita sul peperoncino ha dimostrato le sue convincenti proprietà anticancerogene con efficacia sia preventiva che protettiva. Infatti, con i suoi componenti sprovvisti di tossicità e di elevata attivazione sul metabolismo, è dotato di grandi potenzialità anticancerogene, non solo aspecifìche come 1’ alto contenuto di vitamine antiossidanti ed immunomodulanti (A, E, C.), ma soprattutto per il suo principale agente piccante, la capsaicina, che in tutti i lavori scientifici ha dimostrato di possedere effetti di chemioprevenzione e chemioprotezione. La Campania è stata definita la “pattumiera d’Italia” e la Regione dei veleni. In base ai suoi studi e alla sua esperienza professionale, quanto i rifiuti tossici interrati nelle nostre terre e i roghi appiccati incidono, soprattutto nella “Terra dei fuochi”, sulla formazione delle patologie tumorali, anche nei piccoli fin dalla più tenera età? Lo sversamento illegale dei rifiuti tossici ha portato ad un aumento delle patologie tumorali e delle malformazioni alla nascita (Campania terra di veleni, 2012). Si è notata una

mancanza di presa di coscienza politica di una connessione tra siti inquinati ed incidenza delle malattie, che invece parte della medicina ed opinione pubblica danno per scontato. Vi è stato un ritardo irresponsabile degli amministratori sulla questione salvaguardia dell’ ambiente- Abbiamo osservato un territorio nel quale in assenza di un’efficace opera di monitoraggio, di repressione e di bonifica, i roghi incontrollati e il tombamento di metalli pesanti,  amianto, cadmio, con conseguente inquinamento delle falde acquifere, hanno continuato a seminare stragi.  Non sempre si conoscono tutte le sostanze contenute nei rifiuti tossici illegalmente sversati, ma ne conosciamo gli effetti cancerogeni. Viene ritenuta necessaria una mappatura dei casi di  mortalità per cancro nel territorio allo scopo di identificare una  correlazione tra incidenza dei tumori e casi genetici/ambientali (Registro tumori). L’importanza della prevenzione primaria esige adesso che si operi come è stato fatto per la riduzione del fumo, che ha portato alla diminuzione in valore assoluto dei tumori polmonari. Purtroppo, al momento, i dati in Campania ci sono e sono spaventosi, sia quelli attestanti un elevato incremento di mortalità per cancro (rispetto ad altre regioni), sia quelli attestanti una gravissima compromissione ambientale. Tentare di non correlarli significa mancanza di buon senso. Un consiglio agli “esperti”: lascino perdere i bizantinismi statistici e gli “stili di vita”, e si concentrino solo sulla vita: quella delle persone di questa Regione che lo Stato deve tutelare. Un primo passo per farlo sarebbe quello di cominciare a dirci la verità. Purtroppo, restano gli sversamenti abusivi di rifiuti urbani e industriali soprattutto in periferia, a partire dalle strade a scorrimento veloce, nelle rampe di immissione, a due passi dai comuni virtuosi della differenziata, sotto ogni ponte, in ogni notte. Il fumo acre che si respira sull’autostrada appena si varca il confine della sterminata periferia di Napoli è più eloquente di ogni cartello. E allora hai voglia a parlare di protocolli d’intesa, di accordi, di taskforce e polizia ambientale. Ci vuole una strategia, ci vuole sorveglianza continua e attenzione massima di tutti e di tutte le forze in campo. E, invece, c’è la sostanziale indifferenza e anche la malafede e la mistificazione.

I roghi incontrollati e il tombamento di metalli pesanti, amianto, cadmio, continuano, come se nulla fosse, nella nostra regione in particolare nell’area dell’aversano dove si continuano ad inquinare falde acquifere e prodotti agricoli. Una domanda per rassicurare le mamme dei bambini in età della vaccinazione: i vaccini possono essere la causa dei disturbi dello spettro autistico? Grande dibattito e grande attenzione da parte dell’opinione pubblica si è scatenato sul ruolo dei vaccini. Tale dibattito è sorto nel 1998 quando la rivista Lancet ha pubblicato una ricerca di Wakefield e coll. in cui gli autori sostenevano di avere trovato dati a sostegno del fatto che il vaccino trivalente causasse l’autismo. Questo caso ha avuto fortissime ripercussioni sull’opinione pubblica causando nel corso degli anni la costituzione di diversi gruppi di genitori “anti-vaccino” e un forte decremento del numero di bambini vaccinati (in Inghilterra passarono dal 90% al 50%). Ciò comportò un incremento significativo dei casi di morbillo provocando anche alcune vittime. Alcuni ricercatori cercarono di replicare lo studio ma non vi riuscirono, trovarono, anzi, dati contrastanti. Fu poi un’assistente di Wakefield a dichiarare che Wakefield aveva manipolato i dati in suo possesso e chiese di ritirare il suo nome dallo studio. Lo stesso fecero altri 10 suoi collaboratori. La rivista Lancet, che aveva pubblicato la sua ricerca, ritirò l’articolo e Wakefield venne indagato per frode sanitaria. Il processo si concluse con la sua radiazione dall’albo dei medici e la sua stessa confessione di avere effettuato una frode. Una seria conseguenza della disinformazione causata da Wakefield è l’aver dato vita a tutta una serie di gruppi di genitori che tutt’ora si dichiarano contrari al vaccino, nonostante le indagini abbiano chiaramente dimostrato che Wakefield ha tratto conclusioni false manipolando i dati in suo possesso e che questi 10 bambini manifestavano sintomi autistici ben prima di effettuare la vaccinazione trivalente. Credo sia ormai anacronistico il riferimento ai lavori di Wakefield perché è ormai assodato che non esiste alcuna correlazione tra vaccinazione trivalente ed autismo. Infatti sulla


DOMENICA 12 MARZO 2017 rivista del Journal of American Medical Association (JAMA): 21 aprile 2015 – 313 (15) 1534-40, il vaccino MMR (anti morbillo, anti rosolia, anti parotite) non è stato trovato associato ad un maggior rischio di disturbi dello spettro autistico, dopo uno studio su 95000 bambini con fratellini maggiori autistici. Lei consiglia caldamente l’attività sportiva, evidenziando, in particolar modo, gli effetti benefici sull’organismo di una passeggiata, con passo spedito, di mezz’ora al giorno. E dello sport professionistico in generale, del calcio in particolare, cosa ne pensa? Oggi, per appagare le esigenze degli sponsor, gli incontri si moltiplicano ( in Italia, ma un po’ in tutti i paesi europei, il numero delle partite si è triplicato rispetto a quello di quindici anni fa), si gioca moltissimo e molto intensamente, e negli allenamenti sono poco curati gli aspetti di prevenzione, come il rafforzamento muscolare delle zone deboli. La situazione non sembra diversa nemmeno tra le giovani leve. Anche le “promesse del calcio” vengono spesso sottoposte ad allenamenti stressanti che scartano senza pietà chiunque non sa stare al passo con un “gioco” sempre più frenetico e spossante. E c’è il sospetto

7 che anche nel calcio 1’aumento della potenza muscolare sia a volte artificioso, ottenuto grazie all’uso di ormoni, e che l’ingrossamento dei muscoli dovuto al doping moltiplichi i rischi di incidenti. Del resto, la parola d’ ordine in molte associazioni sportive è: vincere fa il denaro, il denaro ti fa vincere. Così tutti, con le decisioni o con il consenso, stanno dalla parte di chi vince e di ciò che fa vincere; anche la droga. L’ unico quesito che conserva un certo interesse è: fino a quando? Quanto durerà questa gallina drogata a cui tutti chiedono uova d’ oro? La differenza tra 1’ età gladiatoria e 1’ attuale è che nella prima la partita si chiudeva in un bagno di sangue fra i gladiatori, mentre ora tutti dicono di preoccuparsi per la salute dei giocatori. Quello che mi preme sottolineare in questa sede è invece come lo sport possa avere delle valenze completamente diverse da quelle caratterizzate da uno sfrenato agonismo. Lei è uno scienziato credente. E’ possibile coniugare Scienza e Fede? “La religione senza scienza sarebbe imperfetta” ammoniva un grande scienziato, Albert Einstein. È vero anche il contrario. Una scienza che si ponesse come fine quello di una assoluta conoscenza, illudendosi di sostituirsi

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alla religione sarebbe quanto di più arido si possa immaginare. Per questo ritengo che scienza e fede debbano procedere su strade certamente separate ma non certo divergenti, verso il fine ultimo, ossia porsi al servizio dell’umanità. Per quanto riguarda la Medicina, come è noto, da decenni si vanno affermando in Occidente teorie e scuole che leggono l’organismo umano non già come il mero “prodotto” del funzionamento di vari organi o come il risultato di una meccanica interrelazione tra corpo e ambiente esterno, ma come una entità, quasi sovrafisica, fondamentalmente regolata da elementi difficili da definire per la Scienza quali la psiche del soggetto o i sentimenti degli esseri che lo circondano. Personalmente, fino a qualche anno fa ritenevo del tutto risibili queste considerazioni che consideravo retaggio di superstizioni. Eppure, come medico, al pari di tanti altri miei colleghi sapevo benissimo che, in molti casi, la guarigione dipende dalla capacità del medico di infondere nel paziente quel sentimento che i laici definiscono “fiducia” e i religiosi definiscono “fede”; due termini (non a caso aventi la stessa etimologia), che rimandano ad una adesione incondizionata, non giustificabile per intero dalla ragione.

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8 AVV. DIANA SANTUCCI

Grandi trasformazioni per Casoria Bisogna attuare quel progetto di normalità che questa città merita

Il Sindaco di Casoria, l’Avv. Pasquale Fuccio, ha nominato i componenti della Giunta comunale e attribuito le deleghe agli assessori. Di seguito la composizione della nuova Giunta: Sindaco Avv. Pasquale Fuccio con delega a pianificazione ed assetto del territorio, edilizia privata, programmazione urbana, politiche inerenti la situazione idrogeologica del territorio, strumenti di programmazione negoziata, programma “Più Europa”; Vicesindaco Dott.ssa Marianna Riccardi con delega a lavori pubblici, manutenzione immobili comunali e scolastici, manutenzione strade, pubblica illuminazione; per l’Assessorato Affari istituzionali, risorse umane, innovazione tecnologica, Avv. Maria Stella Cassettino con delega ad affari generali ed istituzionali, innovazione tecnologica, sistemi informativi e delle reti, WI-FI pubblico ed amministrazione digitale, pari opportunità; per l’Assessorato Lavori pubblici e manutenzioni, Dott. Fabio Esposito con delega a sicurezza e mobilità urbana, parcheggi, protezione civile, promozione turistica, trasporti, attività culturale e spettacoli, sport, musei e biblioteche, turismo religioso, gestione e manutenzione del patrimonio abitativo comunale; per l’Assessorato Attività produttive e sviluppo delle periferie, Avv. Antonio Riccardi con delega a decentramento, servizi demografici, istituti di partecipazione popolare, giudice di pace, toponomastica, servizio imposte, suap, contenzioso tributario, servizio elettorale; per l’Assessorato Politiche sociali ed istruzione pubblica, Dott. Giulio Russo con delega a Pubblica istruzione e rapporti con gli enti formativi, personale e organizzazione,

relazioni sindacali, politiche sociali, prevenzione per il disagio e attività di sostegno alle famiglie; per l’Assessorato Politiche per l’ambiente e ciclo integrato dei rifiuti, Arch. Pietro D’Anna con delega a politiche ambientali, igiene urbana, rapporti istituzionali con enti, istituzioni ed aziende partecipate,fonti energetiche rinnovabili, attività inerenti ciclo integrato delle’acque, verde pubblico e arredo urbano; per l’Assessorato Bilancio e programmazione economica, Avv. De Rosa Maria con delega a bilancio, programmazione economica, politica delle entrate, fiscalità e tributi locali, politiche del risparmio e controllo della spesa, acquisizione di fondi comunitari. Con atto n. 1 del 13.01.2017 è stato aggiornato ed approvato il Programma politico del Sindaco Pasquale Fuccio, il quale nell’introduzione del documento programmatico, dal titolo, “Rivoluzione di normalità” illustra la possibilità per Casoria di ritornare ad essere il fiore all’occhiello dell’hinterland napoletano. Casoria vanta di ben tre santi e si trova dal punto di vista geografico in una posizione strategica, in quanto abbiamo uno svincolo autostradale, un nodo dell’Asse Mediano, un’uscita della Tangenziale di Napoli, la Circumvallazione Esterna, una fermata della Stazione Ferroviaria e siamo a pochi chilometri dall’aeroporto di Capodichino. Sulla scorta delle precedenti amministrazioni, caratterizzate da una cattiva gestione politico - amministrativa, i giovani vedono Casoria come un Comune da cui scappare per salvarsi e costruire un futuro altrove poiché Casoria non può offrire nulla. Regna la sfiducia totale nella macchina comunale. Con le

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elezioni amministrative 2016 lo scenario è cambiato, infatti è stato raggiunto un primo obiettivo: un cambio generazionale che ha visto alla guida di questa Amministrazione giovani figure preparate che hanno la stessa voglia di rivoluzione e di riscatto propria di ogni cittadino casoriano. «Sicuramente una sfida difficile - afferma il Sindaco - ma abbiamo la voglia di rivendicare il dovere e il diritto di amministrare con coraggio e con il gusto della novità. Essere giovani amministratori significa innanzitutto non aver paura di quello che ci aspetta. Non vogliamo cancellare le tradizioni ma siamo convinti che per come stanno le cose oggi uno dei nostri compiti fondamentali sia pretendere che il futuro, non solo il passato, ci appartiene. Siamo fieri della nostra storia almeno quanto siamo gelosi del nostro futuro. Cercheremo di creare una città a misura di cittadino. Una città che sia di tutti!». Le linee programmatiche della nuova Amministrazione partono dal cambiamento di cui necessita il Comune di Casoria: il primo obiettivo da raggiungere è quello di una riorganizzazione dell’intero settore delle Politiche Sociali, che vedono i cittadini al centro, riformulando i regolamenti comunali riguardo l’assistenza e l’erogazione dei contributi economici. E’ necessario adottare un regolamento comunale avente ad oggetto l’istituzione e il funzionamento della Commissione Pari Opportunità, organo permanente che favorisce l’attuazione dei principi di uguaglianza tra cittadini, rimuovendo gli ostacoli che costituiscono discriminazione diretta o indiretta nei confronti delle donne. Bisogna ridisegnare un

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DOMENICA 12 MARZO 2017 nuovo volto alla città di Casoria, il cui territorio è caratterizzato da degrado urbano e sociale. Per tale motivo è necessario porre in atto una serie di progetti di riqualificazione del territorio, che interessano aree urbane ed extraurbane, e porre in essere nuove opere, come l’eliminazione delle barriere fisiche visive, la riqualificazione della rete viaria interna e degli spazi aperti pedonali, la realizzazione di una pista ciclabile, la riqualificazione del complesso sportivo preesistente, la riqualificazione di edifici scolastici, la riqualificazione dell’area giochi degradata e non utilizzata, nonché la riqualificazione delle aree esterne. Ulteriore obiettivo, che quest’Amministrazione si propone di raggiungere, è

9 rendere Casoria una “città digitale” in modo da offrire ai cittadini servizi utili e all’avanguardia, come adeguati sistemi di informatizzazione, conservazione ed archiviazione di documenti ed atti, servizi informativi diretti all’estero, WiFi pubblico, digitalizzazione dei Servizi Demografici.Obiettivo primario e necessario è quello di rendere Casoria una città sicura, riorganizzando tutte le forze dell’ordine; inoltre bisogna adottare un piano di mobilità urbana, anche per il traffico e parcheggi, in modo da migliorare la viabilità cittadina. Per quanto riguarda il trasporto, bisogna garantire la non interruzione del trasporto locale interno. L’Amministrazione inoltre incentiva lo sport e la cultura, sostenendo

lo sviluppo di tutte le discipline che si possono praticare sul territorio e promuovendo eventi in modo tale da offrire alla comunità momenti di aggregazione sociale e culturale. Inoltre, in tema di ambiente sostenibile, l’obiettivo di questa Amministrazione è quello di risollevare le percentuali della raccolta differenziata del Comune di Casoria e modificare i comportamenti dei cittadini. Infine, una tutela particolare è dedicato al verde urbano che si inserisce nel complesso contesto di Bene Comunale da tutelare, difatti, al fine di mantenere, conservare e migliorare le aree pubbliche e/o riqualificare a verde nuove aree, partirà un nuovo progetto denominato “Viviamo il Verde”.

ALESSIA DIANO

Mercato meretricio, un’ordinanza del primo cittadino lo vieta L’ordinanza n. 46, firmata dal sindaco Fuccio il 7 dicembre 2016, recita: “E’ fatto divieto in tutto il territorio comunale di negoziare, concordare prestazioni sessuali a pagamento ovvero comunque esercitare l’attività di meretricio, con qualunque modalità e comportamento, nei luoghi pubblici, spazi aperti o visibili al pubblico”. Il divieto, posto dal primo cittadino, era diventato una necessità. Alcune zone di Casoria, in particolare le aree periferiche che affacciano sulla Circumvallazione esterna, erano diventate il “luogo di lavoro” abituale di numerose squillo, che a partire dal crepuscolo campeggiavano ogni angolo di strada e attendevano l’arrivo di clienti. La situazione era diventata oramai insostenibile. La piaga della prostituzione era esplosa in tutta la sua gravità. Le ”lucciole”, in barba ai controlli, avevano iniziato ad appostarsi anche di giorno sempre più vicine alle abitazioni e alle sale ricevimenti. Sono molti i cittadini, che recandosi all’Uci Cinemas o da Decatlon, sono diventati, loro malgrado, spettatori di spettacoli indecorosi. I residenti di quelle zone erano oramai sempre più esasperati ed indignati. Tantissime le segnalazioni e le lamentele giunte alle autorità. Le situazioni di disturbo della quiete pubblica, di degrado igienico e urbano e di offesa alla pubblica decenza erano diventate all’ordine del giorno. Nonostante l’impiego delle forze dell’ordine, che più volte avevano cercato di contrastare il fenomeno attraverso dei sopralluoghi, non si riusciva ad impedire l’esercizio di tale professione lungo la Circumvallazione esterna, così si è arrivati all’ordinanza emanata da Fuccio, nella quale è presente anche un deterrente per i potenziali clienti. Nell’ordinanza si legge: “E’ altresì vietato intrattenersi con soggetti che esercitano l’attività di meretricio su strada o che per l’atteggiamento, per l’abbigliamento ovvero per le modalità comportamentali manifestano comunque l’intenzione di esercitare l’attività consistente in prestazioni sessuali. Se l’interessato è a bordo di un veicolo la violazione si concretizza anche con la semplice fermata al fine di contattare il soggetto dedito alla prostituzione. Consentire la salita sul proprio veicolo di uno o più soggetti come sopra indentificati costituisce palese violazione della presente Ordinanza”. Da dicembre ogni trasgressore paga una multa salata per l’inosservanza dell’ordinanza. La sanzione pecuniaria è di 200,00 euro.

Ora che il divieto tassativo di esercitare il meretricio è stato esplicitamente reso noto dal primo cittadino con un provvedimento giurisdizionale, la situazione è leggermente migliorata. Purtroppo però il fenomeno è talmente radicato, che, nonostante le sanzioni previste, non si è riusciti ancora a debellarlo. Tra le prostitute che campeggiano la Circumvallazione esterna ci sono purtroppo tantissime giovani, alcune anche minorenni. Sappiamo bene che tra queste donne vi sono soprattutto immigrate. Le prostitute sono spesso delle donne che, partite dai loro Paesi, lasciando situazioni di povertà, con la speranza di migliorare le proprie condizioni di vita ed aiutare le loro famiglie, si sono trovate invischiate nelle maglie della criminalità organizzata. Nella maggioranza dei casi, prostituirsi non è dunque una scelta di vita, ma una costrizione violenta: perdita di libertà, esproprio dei guadagni, violenza sistematica. L’ordinanza emanata dal Sindaco mira dunque anche a sconfiggere la piaga che rappresenta lo sfruttamento di questi soggetti, che costretti con la coercizione psicologica e fisica, vengono avviati alla prostituzione per necessità. Quindi al di là del decoro e dell’igiene urbana, non bisogna sottovalutare la minaccia sociale che rappresenta la prostituzione. Essa è un business che frutta alla criminalità di casa nostra dei grandi guadagni. Affinché il fenomeno possa essere definitivamente scongiurato, occorre dunque un’azione sinergica delle forze dell’ordine e un maggiore controllo del territorio. Allo stesso tempo però bisogna coinvolgere la società civile con un programma di sensibilizzazione e di informazione che chiarisca le complesse dinamiche che alimentano questa nuova tratta degli schiavi senza cadere in facili moralismi.


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PAOLA CONSOLETTI

SANTA MARIA FRANCESCA DELLE CINQUE PIAGHE E PADRE JONAS

Il 6 Ottobre a Napoli, si festeggia Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, la Santa dei Quartieri Spagnoli, dove visse gli ultimi anni della sua vita . La prima Santa napoletana della Chiesa, viene considerata la patrona dei Quartieri Spagnoli e delle donne sterili e in gravidanza. Fin da bambina, manifestò una grande fede, tanto che nei “Quartieri”, era soprannominata la “santarella”, era considerata la consigliera di tutti gli abitanti della zona. La piccola chiesa, santuario, di Vico tre Re n°13, ricavata vicino alla sua casa, è oggi meta di continui pellegrinaggi, e la casa convento è continuamente visitata, soprattutto per la sua “sedia”, considerata miracolosa, perché era la stessa che Maria Francesca usava per sedersi e riposare quando sentiva i dolori della Passione. Oggi, chi vuol chiedere una grazia alla santa, vi si siede e le rivolge una preghiera. Questo rituale è particolarmente seguito dalle donne sterili che desiderano il concepimento di un figlio. La Parrocchia, invece, di Santa Maria Francesca Delle Cinque Piaghe, è ubicata alla Cittadella, zona molto conosciuta, nella periferia di Napoli, dove opera uno straordinario sacerdote, Padre Jonas Gianneo, una persona molto riservata, umile, ma di grande spessore e conoscenza. Padre Jonas spiega che non ama parlare di sé stesso, ma preferisce porre in primo piano la sua comunità parrocchiale. Jonas Gianneo nasce negli Stati Uniti, dove i genitori erano emigrati per lavoro, ritorna dopo diversi anni nella sua terra, la Basilicata, in seguito si traferisce a Napoli per studiare medicina e da lì a poco scopre la sua vocazione in Dio, diventa dopo la sua formazione, sacerdote. La sua comunità conta numerosi abitanti, molti i giovani, bambini ed adolescenti; in merito a ciò Padre Gianneo è interessato a sottolineare che molti dei giovani che operavano in Parrocchia, purtroppo, sono stati costretti ad abbandonare la propria città per trovare lavoro altrove. Padre Jonas continua spiegando che le nascite, fortunatamente, sono notevoli, probabilmente questo miracolo d’amore è dettato dalla stessa Santa Francesca, la quale protegge le mam-

me, promuove i concepimenti, e la Chiesa, la Comunità, ogni Domenica vanta della presenza di ben 300 bambini che vanno ad adorare Gesù. La Parrocchia ha un’ottima organizzazione, c’è un folto gruppo catechistico, numerose le iniziative come il giornalino della Parrocchia. Padre Jonas è un parroco impegnato nella Curia di Napoli, in qualità di Decano e Vice Moderatore per la Diocesi. Attraverso il sito web, la Parrocchia risulta essere conosciuta in tutto il mondo, e lo stesso sacerdote racconta brevemente, che una coppia australiana lo ha contattato per metterlo a conoscenza del loro amore per Santa Maria Francesca, e della loro preghiera per la stessa con lo scopo di ottenere il dono del concepimento. Questo racconto ci permette di percepire, sottolinea Padre Jonas, che la preghiera di Santa Maria Francesca, abbia toccato il mondo intero, la prova è dettata dai miracoli che vengono raccontati e riconosciuti. Nella Parrocchia di Santa Maria Francesca Delle Cinque Piaghe, alla Cittadella, è stato straordinario scoprire che, esiste una Cappella con la reliquia della Santa, aperta al pubblico 24 h su 24 per 365 giorni l’anno, una sorta di adorazione perpetua, per coloro che sono spinti dalla necessità di pregare, in qualunque momento della giornata. In questo luogo di adorazione, c’è la collaborazione degli Adoratori della comunità, i quali assicurano la loro presenza per un’ora al giorno. La reliquia della Santa viene esposta ed adorata dai fedeli, ogni giorno 6 del mese, proprio per ricordarla. Padre Jonas Gianneo, sottolinea in modo amorevole che, avere una vocazione significa essere un pastore, pastore di un gregge, questo è il senso del mettersi al servizio della comunità, e sottolinea che se dovesse abbandonare alcuni dei suoi impegni lavorativi, sicuramente non abbandonerebbe la sua comunità. Un grande uomo, dunque, il quale paragona la propria comunità ad un gregge, e la sua vocazione, il suo disegno è quello di far conoscere Cristo, per far sì che i fedeli possano stringerlo al cuore, con amore, imparare a vivere come Cristo e vivere con Cristo.

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DOMENICO BORRIELLO

L’estro artistico di Casoria

Di talenti, a Casoria, ne sono sbocciati veramente tanti. Nonostante i suoi mille problemi, questa città sembra comunque mantenersi terreno fertile per la creatività e l’estro artistico. Infatti non è solo lo sport a tenere alta la bandiera cittadina, considerando il cospicuo numero di medaglie olimpiche che i figli di Casoria hanno portato a casa. Anche il mondo dello spettacolo regala innumerevoli soddisfazioni. Ultimo, ma non ultimo, il talentuoso Francesco Cicchella che tornerà ad esibirsi a pochi passi dalla città d’origine il 25 marzo. Infatti nell’ultimo sabato di questo mese Cicchella si esibirà al Teatro Gelsomino della vicina Afragola. I più giovani di certo non lo sanno, ma il Gelsomino nacque, in origine, come Cinema e le comitive di amici del territorio, ovvero di Casoria e Afragola, vi hanno speso gran parte del proprio tempo. Con il tempo, grazie anche ad una geniale intuizione di Gianluigi Osteri, il Gelsomino è diventato un Teatro e, come

già detto, in questo mese ospiterà la performance di Cicchella, divenuto noto al grande pubblico grazie a Made in Sud, prima, e a Tale e Quale Show, poi. Ma non solo Cicchella, il Gelsomino scalda i motori con altri eventi di rilievo. A fine febbraio con “Il bello della diretta” è stata Maria Mazza ad animare il teatro afragolese, mentre qualche giorno fa è andato in scena Pascià, mentre a fine mese sarà la volta di Putiferio. Ad inizio aprile, invece, arriverà Nathalie Caldonazzo. Quanto all’estro artistico di Casoria: Cicchella è solo l’ultimo di una lunga serie di talenti “casoriani” ad aver avuto successo, tuttavia ce ne sono tanti altri che non riescono ad emergere per una mancanza di opportunità di cui, a mio modesto avviso, dovrebbe farsene carico la città nelle vesti del Comune. In che senso? Promuovere l’arte, la creatività, aiutare i talenti a farsi spazio in un modo complesso come quello dello spettacolo. Come? Innanzitutto sarebbe veramente eccezionale se Casoria diven-

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tasse una sorta di modello anche per gli altri comuni dell’hinterland con lo sviluppo di una rete di centri culturali aperti ogni giorno ad ogni ora. Centri culturali pieni di attività, capaci di mettere in evidenza la creatività del singolo. Oltre ad essere una straordinaria arma di crescita sociale e culturale per l’intera comunità, potrebbe essere pure un ottimo strumento per allontanare certi giovani da determinati ambienti. Insomma, quando qualche settimana fa da questo giornale parlavamo di “interventi strutturali” per risolvere il problema della sicurezza, ci riferivamo anche (ma non solo!) a questo. Tuttavia non solo spettacolo, ma centri culturali dove insegnare musica, pittura, danza e chi più ne ha più ne metta. Casoria ha dimostrato, nel corso degli anni, di avere nel suo DNA una buona dose di talento. Puntiamo su questo talento, potremmo ricavarne qualcosa di buono in tutti i sensi.

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12 CARMEN PALUMBO

MONICA PIGNATARO: MISS MAMMA E DONNA DI SPETTACOLO “Diventando mamma e donna matura è venuta fuori la parte più vera di me e mi sono buttata in questa nuova esperienza”. Cosi Monica Pignataro definisce la sua nuova vita da conduttrice e cantante nel mondo dello spettacolo, “una nuova esperienza arricchita dal sostegno di suo marito e dei suoi figli”. Eletta Miss Mamma nel 2013, la nostra compaesana Monica è subito entrata a far parte del mondo della televisione, intrattenendo il pubblico con le sue straordinarie doti canore e le sue capacità di conduttrice. Al momento è infatti impegnata in diversi programmi televisivi, ogni settimana la vediamo come ospite fissa nel programma sportivo Italiamiasportlive, condotto da Gaetano Buonomo e con ospite il nostro Direttore Nando Troise, poi il giovedì sera è sempre lei a guidare il timone del programma Filo Diretto su RTN Tv, con il giornalista Francesco Manno. Dal 18 febbraio conduce poi, per cinque serate il nuovo talent Nonna Super Chef che ha come protagoniste 12 nonne provenienti da diverse parti d’Italia, che si cimentano in ricette regionalizzate. Un grande successo quello di Monica, che è arrivato all’improvviso grazie alla sua meravigliosa empatia con il pubblico e al concorso Miss Mamma, che ha fatto uscire fuori un’altra parte di se. “ E’ successo tutto improvvisamente, da mamma volevo mettermi di nuovo in gioco, anche perché da ragazza ero molto timida. Costruendo una famiglia e diventando mamma sono arrivata ad una maggiore consapevolezza di me, delle mie capacità e ho voluto gettarmi in questa nuova esperienza, facendo uscire fuori quella che era sempre stata la vera me. I miei figli e soprattutto mio marito mi hanno dato la forza e mi

hanno spinto in questa nuova avventura. Anzi nel concorso Miss Mamma io ho portato con me i miei figli e loro sono stati partecipi attivamente, ballando ed esibendosi insieme a me e hanno contribuito alla mia vittoria.” Una nuova vita, dunque quella di Monica che è riuscita, con molta soddisfazione ad unire la famiglia alle sue passioni, da sempre coltivate e portate avanti. Come lei stessa ci dice la passione per il canto è sempre stata parte della sua vita, ma gettandosi completamente nel ruolo di mamma ha dovuto, per un periodo di tempo, accantonarla. “ La mia passione per il canto è riemersa proprio dopo la vittoria di Miss Mamma, essendo un concorso nazionale molto seguito, ho avuto la possibilità di fare diverse ospitate e in tali occasioni ho potuto mettere in mostra le mie doti canore. Con la vittoria ho iniziato poi a lavorare per la Te.Ma Spettacoli, l’associazione che cura sia

Miss Mamma ma anche altri concorsi e da lì mi sono cimentata anche nel ruolo di conduttrice, scoprendo questa grande empatia con il pubblico”. Oltre alle sue doti canore, nei diversi programmi di cui è protagonista, abbiamo anche apprezzato la sua dimestichezza e capacità di affrontare argomenti sportivi, anche se lei stessa ammette di non aver mai seguito il calcio con molto interesse: “non ho mai seguito il calcio fin quando non mi è stato proposto di condurre questo programma sportivo e siccome sono uno scorpione determinato, ho deciso di cimentarmi anche in questa nuova avventura. Naturalmente non potrei farlo senza essere affiancata da un giornalista sportivo molto in gamba e da tanti ospiti che mi aiutano a capire le diverse dinamiche calcistiche”. Ringraziamo Monica Pignataro per la sua disponibilità e le facciamo un grande in bocca al lupo per questa splendida carriera intrapresa.


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EMILIA SENSALE

Leandro Del Gaudio: “Quando amo, sogno, mi arrabbio o sono triste mi viene voglia di scrivere”

Scrivere è un’azione affascinante nella sua semplicità, dopotutto è un gesto di dita che stringono una penna o di mani che si muovono su una tastiera, eppure basta domandare a ogni scrittore il significato di questa mossa per rendersi conto che si avranno sempre risposte differenti. Scrivere è per ognuno una cosa diversa: un bisogno, un’occasione di sfogo, una opportunità nata per caso, una vera passione. Leandro Del Gaudio, giornalista di cronaca giudiziaria e scrittore, vede in tutto ciò un’impulsività che può esprimersi con le parole. Lui, che viaggia fin nelle viscere delle notizie e offre nella sua opera letteraria una storia di camorra lunga un ventennio, conosce bene la potenza della scrittura per autore e lettore. Come ti sei avvicinato al mondo del giornalismo? “Per disperazione. Ero disoccupato e laureato in filosofia, non sapevo fare granché. Trovai una proposta di collaborazione per un nuovo quotidiano, ‘La Città’, all’epoca diretto da Pasquale Nonno e poi da Antonio Sasso,

attuale direttore del ‘Roma’. Iniziai a coprire la città di Casoria. Lavoravo in sub sub appalto, nel senso che facevo l’aiutante di un collaboratore esterno. Fu comunque una bella esperienza, ebbi modo di conoscere Nando Troise (il nostro direttore di CasoriaDue, ndr), conservo ancora con affetto le sue cazziate affettuose e i suoi consigli rigorosi”. Cosa rappresenta per te l’azione di scrivere? “Per me è un gesto naturale, istintivo. Quando amo, sogno, mi arrabbio o sono triste mi viene voglia di scrivere. Entrando nel tecnico e nel professionale, però, scrivere diventa analisi critica della realtà, un modo per mettere a fuoco un problema e divulgare una notizia o qualcosa di simile”. Quali sono le emozioni di chi scrive e pubblica un romanzo? “È come veder crescere un figlio o assistere alla realizzazione di una cosa che per te è importante. Detto - in fondo - è sempre meglio che ben fatto. E a criticare le cose che fai ci sarà sempre un

esercito di pensatori...”. Cosa consiglieresti a un giovane che vuole diventare giornalista o veder pubblicata una sua opera? “Di non arrendersi allo scetticismo, a quelli che sorridono sornioni e ti dicono ‘ma dai, a che serve?”. Poi però per scrivere su un giornale ci vuole molto rigore e un po’ meno spontaneismo. Bisogna studiare, rispettare le regole della deontologia, approfondire le cose senza affidarsi al sentito dire o a quanto ronza oggi sui social. Significa prendere le distanze dalla ridda di voci inaffidabili che girano sulla rete”. Come commenteresti il mondo dell’informazione in Campania oggi e quali sono i tuoi suggerimenti per migliorarlo? “Purtroppo la crisi economica si è abbattuta sulla informazione in Campania. Un momento durissimo, nel quale bisogna fare una battaglia all’insegna del sacrificio, del rispetto delle regole. Una stagione che onestamente fatico anche io a decifrare”.

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L’AVVOCATO RISPONDE

A cura dell’Avv. DIana Santucci

Molestie tramite Facebook

Ai sensi dell’articolo 660 c.p., rubricato ”molestia o disturbo alle persone” risponde penalmente chiunque in un luogo pubblico o aperto al pubblico ovvero col mezzo del telefono per petulanza o per altro biasimevole motivo reca a taluno molestia o disturbo. La norma tutela l’ordine pubblico mediante la repressione di fatti che colpendo la quiete privata possono generare situazioni di disordine. L’oggetto giuridico tutelato è la tranquillità individuale anche se la dottrina tradizionale tende a far rientrare anche quella collettiva, in quanto è pregiudicata dal pericolo di reazioni violente da soggetti indiretti coinvolti. Ai fini della punibilità, l’azione deve essere compiuta in luogo pubblico aperto al pubblico ovvero col mezzo del telefono. L’elemento costitutivo della pubblicità del luogo sussiste ogni volta che l’agente si trovi in un luogo pubblico o aperto al pubblico ed il soggetto passivo in un luogo privato e viceversa. La piattaforma sociale Facebook va considerata luogo aperto al pubblico in quanto “luogo virtuale” aperto all’accesso di chiunque utilizzi la rete, difatti la Cassazione equipara la piazza virtuale creata

dalla piattaforma di Facebook alla nozione di luogo pubblico. In particolare, la Corte di Cassazione con la Sentenza n. 37596/2014 ha riconosciuto la piattaforma sociale Facebook quale “piazza immateriale” che consente un numero indeterminato di accessi e di visioni (da parte degli altri utenti delle rete), pertanto al pari di ogni social network o community liberamente accessibile, costituisce un vero e proprio “luogo” aperto al pubblico, in cui può essere commesso il reato di molestie di cui all’art. 660 c.p. Per quanto riguarda il mezzo del telefono è stato precisato che rientra l’invio di un numero elevato di messaggi privati in un determinato arco temporale, poiché Facebook è considerato una social community, una comunità aperta e, quindi, accessibile a tutti. Si tratta di una contravvenzione dolosa, in quanto ai fini della punibilità, è infatti richiesto che il fatto sia compito per petulanza o per biasimevole motivo: l’elemento soggettivo del reato consiste nella coscienza e volontà della condotta tenuta e nella consapevolezza della sua idoneità a molestare o disturbare il soggetto passivo, difatti il destinatario è costretto a riceve i

messaggi con corrispondente turbamento della quiete e della tranquillità personale a causa dell’atteggiamento arrogante di invadenza e di intromissione nella propria sfera privata. Dunque l’elemento materiale del reato consiste nella commissione di fatti che provocano molestia, fastidio e disturbo e la condotta posta in essere deve apparire oggettivamente fastidioso ed irritante, come messaggi privati molesti o commenti volgari su Facebook. Per gli utenti di Facebook e per coloro che quotidianamente utilizzano social e community, inviando messaggi e post sulla bacheca di altri utenti, è necessario che prestino molta attenzione al contenuto dei loro interventi, in quanto verrà punito l’atteggiamento di chi insiste nel voler interferire con messaggi non graditi, invadendo l’altrui sfera di libertà. Dunque, chi pubblica su Facebook commenti poco eleganti sulle bacheche altrui o commenti foto altrui in modo volgare o invii messaggi osceni, offensivi o comunque molesti commette il reato di molestia o disturbo alle persone di cui all’art. 660 c.p. e viene punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516.


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16 EMILIA SENSALE La realtà dovrebbe essere palese e senza spiegazioni differenti, invece tutto cambia a seconda dell’occhio che guarda. Vi sono cose poi che meritano interpretazioni e non oggettività: basta uno sguardo diverso a un testo teatrale per rendersi conto di tutti i messaggi che nasconde al di là delle prime lapalissiane sensazioni della trama. Gianmarco Cesario è critico teatrale e conosce bene tutta la realtà del palcoscenico, arrivando a proporre il ‘Teatro Match’ che sta avendo sempre più successo e che consiste nella sfida tra due squadre di attori ed esperti che si affrontano a colpi di teatro cercando di ottenere più voti possibili da parte del pubblico. Come è iniziata la tua passione per il teatro? “Da ragazzo, a 17 anni. Un mio cugino più grande mi portò con sé al Teatro Grande di Pompei, c’era ‘La dodicesima notte’ di Shakespeare per la regia di Aldo Trionfo (regista teatrale genovese, ndr) con un cast bellissimo, da lì il teatro mi ha conquistato e ho cominciato anche a leggerlo oltre ad andare a vedere gli spettacoli. Nella mia generazione siamo stati educati al teatro grazie alle famiglie e grazie alla televisione che lo trasmetteva spesso, oggi i giovani sono abituati a un teatro più popolare, a volte con trame più spensierate, molti vogliono ridere quando sono seduti di fronte al palcoscenico e sono pochi coloro che vogliono leggere il teatro”. Come possiamo stimolare i ragazzi affinché possano appassionarsi al teatro? “La ‘colpa’ di questo mancato interesse io la riscontro nei mass media che hanno livellato verso il basso l’interesse verso il teatro. C’è una differenza tra spettacolo e teatro, sono nobili entrambi ma hanno nature profondamente differenti. Il teatro è gesto, spesso lo spettacolo come viene vissuto oggi è immagine e deve colpire lo spettatore. Io ho la fortuna di insegnare la storia del teatro in alcune accademie e vedo che molti studenti cominciano la scuola come se fosse un momento ludico, col tempo noto che si appassionano alla lettura delle opere. I giovani hanno più sensibilità di quel che si dice, bisognerebbe semplicemente stimolarli di più in quegli ambienti dove costruiscono la loro vita, come la scuola e la famiglia”. Ai giovani che vogliono diventare attori invece cosa vuoi consigliare? “Studiare e andare a teatro. Come agli scrittori si consiglia di leggere, così gli attori devono andare a teatro. Molti pensano al fare teatro con lo scopo di andare in scena, invece bisogna prima conoscere il teatro. Si possono spendere anche pochi soldi, non c’è bisogno di ricercare biglietti dalle grandi cifre,

vi sono strutture che meriterebbero più spettatori e offrono grandi spettacoli con pochi soldi”. Ci si potrebbe rivolgere alle autorità competenti affinché vengano promosse realtà accessibili alle tasche di tutti, anche una sorta di teatro itinerante che magari viene proposto nelle piazze napoletane…. “Il teatro decontestualizzato dall’edificio teatrale è anche una bella realtà, c’è tanta partecipazione. Senza dubbio, entrare in una sala ha qualcosa di liturgico, si riconosce la sacralità del teatro. Una cosa che mi fa soffrire è l’uso del cellulare durante lo spettacolo, è assurdo che ci si debba distrarre guardando un piccolo schermo quando di fronte ci sono attori sulla scena. Fui molto d’accordo alla reazione di Toni Servillo (l’attore sgridò uno spettatore durante uno spettacolo perché usava il cellulare e ne parlarono molti giornali, ndr), penso che i suoi colleghi non dovrebbero criticarlo come invece qualcuno ha fatto. Ha riportato il teatro alla sua giusta sacralità. Io chiederei alle istituzioni di schermare le sale teatrali, una volta entrati non funziona il telefono, non penso sia un discorso di tutela ed emergenza perché quando non c’era non ci si poneva il problema della reperibilità per alcune ore. Il cellulare non è un prolungamento dell’essere umano, è solo uno strumento, anche se spesso utile, ma è assurdo che molti preferiscano registrare le immagini del teatro col cellulare invece di godersi direttamente lo spettacolo”. Il teatro potrebbe essere una realtà dove trasmettere alcuni messaggi, dedicandosi di più ad argomenti di attualità? “Il teatro è da sempre maestro di vita. Aristotele parlava di ‘catarsi tragica’, del purificare se stessi attraverso la scena che si sta guardando. A seconda della sensibilità dell’epoca troviamo proposti vari messaggi in molte opere. Io comunque non credo al cosiddetto ‘teatro cronaca’. Molti messaggi possono essere proposti al pubblico senza un testo dove vengono palesemente esposti, bensì tramite una trama e un gruppo di attori che con i loro gesti e le loro parole sono capaci di entrare nella sensibilità dello spettatore. Secondo me il più grande testo a tal proposito è la ‘Medea’ di Euripide, che molti ricordano solo per l’azione della madre che uccide i figli, per la sua gelosia, invece basta leggerlo con più attenzione per rendersi conto che è un testo sull’integrazione razziale, sul rapporto interetnico tra barbaro e greco. Medea è delusa dal marito, rivelatosi egoista e traditore, per il quale aveva sacrificato la sua vita allontanando da sé certe tradizioni e arriva a rivendicare la sua dignità usando però mezzi disperati e sbagliati come l’omicidio e l’infanticidio”.

Gianmarco Cesario: “Dobbiamo stimolare di più i giovani alla lettura del teatro”


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ANTONIO VALENTI Nel suo curriculum teatrale , compagni di scena o registi, ci sono tutti, o quasi, i grandi: Pupella Maggio, Bruno Cirino, Sergio Fantoni, Strehler, Ugo Gregoretti, Maurizio Scaparro, Armando Pugliese, Mario Martone, Mario Missiroli, Carlo Giuffrè, Pietro Carriglio e tanti altri tra cui Eduardo che abbandonò. “Ancora giovanissimo entrai nelle Compagnia di Eduardo De Filippo e ci restai per un breve periodo poi decisi di uscirne, Eduardo cercò di convincermi a restare, gli risposi che era per camminare con le mie gambe, disse: vi capisco, pure io facette accussì”. Chi era Eduardo De Filippo. “E’ stato un drammaturgo eccezionale, lui, Pirandello e Raffaele Viviani sono stati i più grandi del novecento. “Gli esami non finiscono mai” scritta in età avanzata, è una riprova della grandezza per essersi riproposto con genere e tematiche diverse”. Raffaele Viviani, suo grande punto di riferimento, al successo c’è arrivato tardi “Non ha avuto il posto che meritava, il teatro napoletano è in debito con lui. E’è un autore molto ostico, ha rappresentato la realtà con crudezza, ha affrontato problemi sociali molto forti, la sua scena era la strada e i suoi personaggi erano corali, il popolo misero, fatti e personaggi reali poco graditi al potere, la lingua non poteva essere che un napoletano puro, ostacolo a una comprensione di massa; inoltre non ha avuto l’ausilio del mezzo televisivo per farsi conoscere” Eduardo invece. “Le sue interpretazioni televisive furono un qualcosa di fenomenale, non era facile l’approccio con un mezzo nuovo ma lui ci riuscì magnificamente Poi il suo era un teatro della piccola borghesia, l’ambiente scenico era spesso una stanza, ebbe una vita agiata anche da piccolo ed ebbe la felice intuizione di usare un napoletano molto italianizzato con l’inserimento di battute dialettali. Affrontò molto la problematica familiare, la sua commedia più vivianesca resta “Napoli milionaria” Viviani autore, con Eduardo e Strehler come interprete. Cosa le hanno lasciato? “Sono stato fortunato ad aver lavorato con i due più grandi geni del teatro. Eduardo mi ha insegnato il rigore e il rispetto dei ruoli nel mondo teatrale.

Il mondo teatrale di Nello Mascia Strehler era un genio vivente, inventava un evento teatrale da piccole cose, poi era essenziale, quello che serve e non di più. Anche Eduardo era per l’essenzialità. Allora era in auge l’attore spiritualista come la Duse o spaccone come Ricci, invece loro usavano il metodo della sottrazione del superfluo del personaggio, per il teatro era nuovissimo e molto cinematografico o televisivo. Ho lavorato con Mario Martone, Mario Missiroli, Carlo Giuffrè ed ho fatto una lunga esperienza di sette anni al Teatro Stabile di Palermo con Pietro Carrigli, tra l’altro rappresentammo straordinarie opere di Ionesco come ”Il re muore” e “Le sedie”; poi , attore e regista, anche un bellissimo allestimento di “Natale in Casa Cupiello”. Il teatro napoletano oggi come lo vede? “Napoli è una città di grandi valori artistici, ancora oggi rappresenta il 7080% della produzione nazionale e con i vari Martone, Moscato, Buccirosso e Salemme. Io non faccio parte di questa fascia ed ho una mia strada.Quest’anno, grazie alla sensibilità del Governatore De Luca, che non conosco, parte un progetto pluriennale sul Teatro di Viviani in cui sono coinvolto, quest’anno rappresenterò “La figliata” La RAI che ruolo gioca oggi? “E’ a un livello culturale basso, basti che una volta c’erano personaggi come Umberto Eco, oggi ci sono dirigenti che smistano telefonate per sistemare gli amici” Il Teatro Stabile di Napoli ha cambiato il Consiglio di Amministrazione. “Sono entrati due attori come Patrizio Rispo e Rosaria De Cicco, che ha un suo percorso politico da sempre, cariche positive e di prestigio anche se i ruoli

che contano sono il Presidente, Filippo Patroni Griffi, e il Direttore, Luca De Fusco”. La differenza tra il teatro dei suoi inizi e quello di oggi: “E’ enorme, allora c’era un’attenzione e un’incentivazione notevoli e c’era un P.C.I. che imponeva un’egemonia culturale sostenendo il teatro economicamente. Oggi il decreto Franceschini ha fatto fuori trecento compagnie, un’ecatombe, e messo sulla strada tantissime famiglie: oggi non è consigliabile invogliare i giovani a fare teatro perché potrebbero avere difficoltà a mettere su famiglia. I governanti da Craxi e Berlusconi in poi non vogliono la crescita, culturale del popolo, gli attori non servono a niente e il decreto Franceschini è il consolidamento di questo progetto” Nel 2016 lei ha fondato il gruppo “Attori indipendenti”, con quali obiettivi? “Sono convinto che nulla mi spetta e nulla chiedo, sono indipendente e non faccio nessun braccio di ferro, se mi chiamano ci vado ma le istituzioni sono separate. Il gruppo che si chiede se il teatro sia un fatto culturale e non il cabaret o uno spettacolo con il belloccio della fiction di turno o l’attrice scosciata, che sono spesso i protagonisti degli spettacoli in cartellone che rispecchiano il paese mediocre in cui viviamo. Il teatro fecondo culturalmente all’estero è essenziale, in Italia non esiste” La compagnia “Gli Ipocriti” da lei fondata nel 1972, altra tappa importante . “Ancora ma senza di me; è stata parte, per 25 anni, della mia vita privata e professionale, ho avvertito l’ ingratitudine: erano amici, hanno fatto un percorso diverso. Un frattura molto traumatica che ha lasciato il segno, ma si va avanti”.


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Sara Lubrano: “La mia mitra sarà esposta nel Museo del Tesoro di San Gennaro”

Era il 1500 e la città di Napoli era afflitta da tre grandi disgrazie: la guerra franco-ispanica, il colera e l’eruzione del Vesuvio. Il popolo partenopeo chiese aiuto a San Gennaro affinché potesse liberarlo da quei flagelli e fu allora che quella che ancora oggi conosciamo come l’Eccellentissima Deputazione del Tesoro di San Gennaro fece a nome del popolo napoletano un atto notarile, un vero e proprio patto con il Santo Patrono della città, promettendo di stanziare una grande somma di danaro per erigere la cappella più bella di Napoli. San Gennaro liberò Napoli dalle sventure di quel periodo e tuttora possiamo ammirare la struttura costruita in suo onore. Il ricco Tesoro di San Gennaro conservato nell’omonimo Museo risulta la raccolta di preziosi più ricca al mondo, anzi, è più ricco della raccolta di gioielli della corona d’Inghilterra e del tesoro degli zar di Russia. Conserva, tra le numerose opere, i cinquantaquattro busti in argento massiccio dei compatroni di Napoli, frutto della fantasia del popolo partenopeo che voleva dare una sorta di aiuto a San Gennaro affinché avesse ‘collaboratori’ a cui affidare la protezione della città sotto tanti aspetti. Conosciuta in tutta il mondo è la mitra realizzata nel Settecento con più di tremila diamanti, quasi duecento smeraldi e più di centocinquanta rubini. È proprio una piccola mitra, un’opera di 13x10cm, quella che è stata ritenuta degna dalla Eccellentissima Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro di entrare a far parte della collezione ed essere esposta nel Museo che la contiene ed è stata realizzata dall’artigiana partenopea Sara Lubrano.

Come è iniziata la tua passione per l’arte orafa? “Ho sempre amato l’idea di realizzare gioielli e sognavo ad occhi aperti sin da bambina, giocando ad infilare tubetti e stelline di pasta tostata per crearne delle collane, giocavo con le mie amichette travestendoci da signore. Quando ero all’università creavo dei bijoux nel tempo libero e mi accorgevo che quello era il tempo durante il quale mi sentivo meglio, mi piaceva tanto. Dopo la laurea triennale ho deciso di frequentare l’Accademia delle Arti Orafe di Roma e trasformare la mia passione in un lavoro”. Consiglieresti ad altri giovani di intraprendere questo mestiere? “Certamente. Mi sento di citare le parole di un mio caro amico Vincenzo Moretti: ‘Non importa quello che fai, quanti anni hai, di che colore, sesso, lingua, religione sei. Quello che importa, quando fai una cosa, è farla come se dovessi essere il numero uno al mondo. Il nu-

mero uno, non il due o il tre. Poi puoi essere pure il penultimo, non importa, la prossima volta andrà meglio, ma questo riguarda il risultato non l’approccio, nell’approccio hai una sola possibilità, cercare di essere il migliore’. Nella vita tutto è possibile, purché ci si mettano cuore, tenacia e sacrificio”. La tua opera è stata realizzata con la particolare e antica lavorazione della cera persa…. “È una tecnica che risale al V secolo a.C. come tecnica scultorea. La cera, essendo una materia molto duttile, può essere malleata in tanti modi e permette di creare delle lavorazioni molto dettagliate e ricamate, cosa che se partissimo dal metallo non sarebbe possibile. Basti pensare che io lavoro fili di cera ad uncinetto. Lo strumento che si utilizza per riscaldare gli specilli (ferri del mestiere, ndr) si chiama spiritiera ed è una lampada ad alcol. Si sceglie la tipologia di cera da utilizzare a seconda del risultato che si deve ottenere. La cera esiste sotto forma di fili, lastre, tubolari, mazzetti e ogni forma ha una sua consistenza. Una volta creato il modello in cera, si trasforma in metallo attraverso un processo di fusione. Si ottiene così il grezzo in metallo che va poi rifinito”. Come mai hai scelto questa tecnica? “Ritengo che lavorare la cera sia molto femminile. La cera è delicata come le ali di una farfalla, bisogna fare molta attenzione nel maneggiarla poiché il minimo graffio si riporterebbe poi sul gioiello finito. Le mie mani sono sempre molto fredde e sono fortunata perché non rischio di trasferire le mie impronte digitali sui modelli che realizzo. Poi la fiamma della spiritiera mi incanta e mi

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DOMENICA 12 MARZO 2017 tiene compagnia”. La tua mitra ha molti dettagli che sono veri e propri singolo…. “Si chiama ‘la Mitra della rinascita’ e ho utilizzato ottone bagnato in oro con smeraldi, rubini, coralli e smalti. Come in tutte le iconografie religiose, la lettura parte dal basso. C’è la frase ‘Jesce e facci grazia, invocazione del popolo napoletano affinché San Gennaro possa compiere il prodigio dello scioglimento del sangue. Immediatamente al di sopra troviamo la chiave del tesoro e le ampolle contenenti il sangue dal colore rosso scuro, in contrasto con il rosso più vivo dello stemma del Comune di Napoli, che è la rappresentazione del contratto che ha dato vita al Museo del Tesoro. Nella

19 parte più alta della mitra, infine, compaiono tre rose di corallo arancione che vogliono dire che Napoli è viva, Napoli sta sbocciando e San Gennaro ne è l’artefice. Tutto attorno a questi simboli troviamo grappoli d’uva e foglie di vite, simbolo di abbondanza e prosperità. Sul fondo invece, la lavorazione vuole richiamare le onde del mare, un altro forte elemento identitario della nostra città”. Cosa provi nel sapere che una tua opera gioiello strettamente legata al culto di San Gennaro sarà esposta nel Museo dedicato al Tesoro del Santo Patrono di Napoli? “Non ci sono parole per spiegare la mia emozione nel pensare che la mia opera sia lì, proprio in quel museo tanto caro

a noi cittadini napoletani. In quel luogo ove sono esposte le opere dei più grandi artisti degli ultimi cinque secoli. Questo per me rappresenta un grande risultato ma non il raggiungimento di un obiettivo. È uno sprone a fare sempre meglio per onorare l’antica arte della creazione del gioiello e della mia città”. L’oro è da sempre simbolo di qualcosa destinato a durare nel tempo…. “L’oro è un simbolo di abbondanza e prosperità. L’ oro è anche un segno di idolatria, ‘non fare dèi di argento e d’oro’ dichiarò Mosè nei Comandamenti. Ma ci sono molte altre cose che durano nel tempo: le idee, le opere d’arte e soprattutto le emozioni. E questo non dobbiamo mai dimenticarlo”.

Flavia Altieri

Ligabue: “Urlando contro il cielo... di Castelmorrone!

Gli scorsi 3 e 4 marzo il Palamaggiò di Castelmorrone, in provincia di Caserta, ha ospitato il Made In Italy Tour 2017 del grande Luciano Ligabue e io ho avuto la fortuna di esserci. Come sempre il rocker di Correggio non delude i suoi fan, continuando a portare in giro per l’Italia i suoi più grandi successi, ma anche i brani tratti dall’ultimo disco, Made In Italy appunto, undicesimo disco di inediti e ventesimo album della sua carriera, uscito a novembre 2016. Dopo il recente problema alle corde vocali, un’ edema per la precisione, che lo ha tenuto lontano dalle date di debutto al Palalottomatica di Roma e al riposo forzato per ripristinare la voce, il Liga torna più carico e forte di prima. Ma vi racconto di più di questa magnifica e magica serata. Arrivo ore 19:30, ingresso nel palazzetto, sistemazione in tribuna numerata, una folla immensa, ma composta, nel parterre; anche al Palamaggiò si registra il tutto esaurito. L’attesa aumenta, gruppetti intonano le canzoni più famose, ad ogni calo di luci si alza un polverone, l’ansia aumenta, fin quando non scattano le 21. Eccolo, compare lui, il grande Liga! Apre il concerto con “La vita facile’’, primo brano del nuovo album. Quattro minuti e 46 di canzone che richiama le difficoltà e diciamola tutta, anche un po’ di sfiga, che si incontrano in questo percorso

complicato che è la vita. Segue ‘’ Mi chiamano tutti Riko’’, terminata la quale il Liga fa il suo primo saluto, con grande entusiasmo come solo Lui sa fare. Si continua con le altre canzoni dell’attuale cd. I più appassionati cantano, ricordandosele a memoria. Altri intonano i ritornelli. Si passa poi alle vecchie, bellissime intramontabili “Il giorno dei giorni”, “Bambolina e Barracuda’’, “Questa è la mia vita’’ . A metà concerto sorpresone: Liga e la sua band suonano e cantano in acustico (con il termine acustico si intende il suonare senza amplificatori e strumenti elettronici). Intona “Non è tempo per noi’’ e “Lambrusco e pop corn’’; l’acustico rende la sua musica ancora più bella e intensa. Il tempo vola purtroppo, il concerto sta per concludersi, il Liga ci canta la sua più famosa ‘’ Piccola stella senza cielo’’ creando il caos. Ci fa anche il solito scherzetto salutandoci frettolosamente; dopo circa un minuto di silenzio eccolo che ritorna concludendo con “Balliamo sul mondo’’ e “Urlando contro il cielo”. Come tutte le cose belle, il concerto volge al termine, il cantante ci saluta con un grande complimento, richiamando la frase della sua recente canzone “Made in Italy’’...... ci dice che siamo ‘’ belli come il sole’!

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20 MARIANO IAVARONE

Mariano Iavarone | Studio Ecophysis Casoria | marianoiavarone@gmail.com

Alla ricerca del padre Negli ultimi anni la letteratura scientifica si sta dedicando spesso ad una tematica di cui pochissimo si è scritto in passato: quella del ruolo e della funzione della figura del padre. Si tratta di una categoria spesso marginale all’interno di una pedagogia e di una psicologia rivolta più al mondo della funzione materna, che oggi necessita di essere riconosciuta. Varie fonti bibliografiche parlano di crisi del padre nella società post-moderna e di scomparsa della figura paterna (Recalcati, per citare una tra le più autorevoli, usa la metafora del tramonto). Si tratta di un fenomeno che si intreccia con la trasformazione sociale in corso che ha come caratteristica la frammentazione di strutture familiari e sociali che hanno retto per secoli, la quale ha causato non solo la messa in discussione dei ruoli ma anche dell’organizzazione delle relazioni familiari e sociali. Il ruolo è l’unità elementare di un sistema sociale, ossia l’insieme strutturato di aspettative e comportamenti attesi riguardanti un individuo che occupa una determinata posizione sociale (detta anche status). Esso è un prodotto sociale, esito della cristallizzazione delle norme e dei valori sociali che definiscono le modalità e i contenuti comportamentali. Le norme possono essere sia esplicite (codici giuridici o deontologici) sia implicite (regole di un gruppo, etichetta etc.). Il ruolo ha dunque una dimensione di aspettativa e una dimensione normativa: l’assunzione di un ruolo obbliga l’attore ad agire secondo comportamenti attesi. Il ruolo paterno si è storicamente identificato con quello di autorità e di forza e, benché tale impostazione abbia prodotto non pochi danni in termini di

rigidità nei modelli educativi, di giustificazione dell’uso della forza e spesso di violenza nelle relazioni familiari, l’impostazione patriarcale ha strutturato, per secoli e per millenni, il tessuto familiare e sociale garantendogli stabilità e prevedibilità. Nella crisi epocale cui oggi stiamo assistendo, il ruolo paterno così inteso si è dissolto o si sta dissolvendo e, come per tutte le crisi, cioè i cambiamenti, avvenuti nel corso della storia, non è detto che questo sia esattamente un male, a patto che la trasformazione ci sia davvero e non generi, invece, soltanto un grande vuoto. Cambiando il ruolo del padre, in famiglia si modifica anche l’organizzazione delle relazioni familiari e sociali, o meglio così dovrebbe essere. Ciò a cui oggi si assiste spesso è invece il rischio che il crollo del ruolo si trasformi in una fuga, o peggio in un vissuto depressivo o, al contrario, in una ribellione a tutto ciò che è assunzione di responsabilità. Quale dunque lo specifico del padre oggi, in uno scenario di continuo cambiamento in cui i figli hanno comunque bisogno di strutture di riferimento per poter crescere sicuri di sé? Se è chiaro per la madre il dover essere per il figlio il nutrimento fisico e psichico necessario per la sua sopravvivenza biologica e mentale, quale potrebbe essere il ruolo del padre nella civiltà postmoderna, atto a garantire una funzione familiare peculiare che non sia un surrogato di quella materna? E’ l’istanza che portano i padri nel lavoro di consulenza psicosociale che svolgo quotidianamente con i genitori, in cui sono testimone di uomini alla ricerca di un’identità nuova, di persone che questo ruolo e questa funzione lo vogliono appassionatamente ma che

chiedono di essere indirizzati. Si tratta di uomini che hanno bisogno di essere accolti nelle loro paure (che sono spesso non solo timori individuali quanto un riflesso di paure epocali), nelle loro aspettative (di conciliazione dell’affermazione sociale con quella affettiva), nei desideri di vedersi riconosciuti nel rapporto con i propri figli e figlie. Venuto meno il ruolo cristallizzato del padre, caduto il monumento, oggi il padre è un sussulto di nuove opportunità vitali che vanno scoperte e coltivate; perciò non mi piace parlare di “assenza del padre” bensì di “evoluzione in corso”. Se finora ci si è chiesto poco che cosa pensasse, sentisse, provasse un uomo che affronta l’esperienza della paternità, non ci meravigli se oggi il padre appaia disorientato o che somigli più ad un tardo-adolescente che ad un uomo. Un uomo che decide di avere un figlio va incontro ad una fase del proprio ciclo di vita che richiede una trasformazione dell’identità: insieme al proprio figlio un uomo vede nascere un “nuovo se stesso” ricco di emozioni a volte sconosciute. Come amo spesso dire ai padri che incontro in consulenza: “il bambino nasce dalla madre, il padre nasce dal figlio”: lo status di padre è cioè una costruzione sociale, non biologica, che necessita

di essere attentamente curata. La costruzione dell’identità paterna cioè – ancor di più di quella materna che in qualche modo è stimolata geneticamente - non è automatica, richiede una trasformazione e un accompagnamento educativo. Si tratta di un bisogno complesso e misconosciuto da millenni rispetto al quale è stato più rassicurante, a livello culturale, relegare il padre in un ruolo di autorità, il quale è per definizione statico e privo di sentimenti. Proprio di riconoscimento di sentimenti e di emozioni, invece, i padri oggi necessitano. Diventare padri presuppone la perdita di una certa stabilità e indipendenza (paura di interrompere la carriera, di non avere più tempo per gli amici, ecc.); per facilitare il passaggio alla funzione paterna, i padri hanno bisogno di ricevere e di concedersi lo spazio dell’ascolto, ossia uno spazio sociale (e talvolta consulenziale) in cui poter raccontare le emozioni che vivono le quali non sono qualcosa da cui scappare o di cui vergognarsi. Solo attraverso la condivisione di uno spazio di ascolto umano la paura viene accolta e vissuta come naturale ed esprimibile, e questa elaborazione può diventare l’humus per una nuova dimensione identitaria in grado di stimolare relazioni felici con la partner e con i figli.


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Avv. GIORGIO BORRELLI

L’ILLEGITTIMITA’ DELLA NOTIFICA DELLE CARTELLE ESATTORIALI La notifica a mezzo posta elettronica certificata. Recenti orientamenti giurisprudenziali hanno contribuito ad evidenziare i casi in cui è possibile impugnare le cartelle di pagamento notificate ai contribuenti. L’argomento in questione ha una risonanza mediatica notevole, attesi anche i numerosi casi di cronoca che hanno visto come protagonsti sia cittadini che imprenditori stretti nella morsa dell’esattore, fino a conseguenze molto gravi. Un caso fra tanti di impugnativa delle cartelle di pagamento è rappresentato dalla notifica a mezzo posta elettronica certificata (Pec). La questione è oggetto di ampia discussione e la risposta a tale domanda potrebbe avere effetti significativi per migliaia di contribuenti. L’orientamento che sta recentemente emergendo dai tribunali è che le cartelle inviate tramite allegato in PDF non hanno alcun valore e questo nonostante, in teoria, le cartelle esattoriali possano viaggiare tramite Pec. La possibilità di notifica della cartella di pagamento tramite posta elettronica certificata è prevista sin dall’art. 38 del De-

creto-Legge n. 78/2010, convertito con modificazioni dalla Legge n. 122/2010. Inoltre, il Decreto legislativo n. 159/2015, ha successivamente previsto che a partire dal 1° giugno 2016 la notifica della cartella di Equitalia a società, professionisti ed imprese individuali, deve avvenire esclusivamente tramite Pec. Per i privati, invece, la notifica tramite posta elettronica, ovvero a mezzo cartaceo, continua ad essere una scelta discrezionale dell’Ente. In linea teorica, dunque, le cartelle esattoriali possono e, in alcuni casi, devono essere notificate via Pec. Invero, il Legislatore non è stato molto chiaro sul punto. Infatti, non viene espressamente stabilito come debba essere materialmente compilato il messaggio di posta elettronica. L’unica certezza fornita dal Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) concerne l’attribuzione di valido “documento informatico” solo agli atti che presentano una firma digitale e sono quindi univoci e immodificabili. Ed è proprio in questo caso che nascono i dubbi più gravi! Solitamente, infatti, Equitalia invia le proprie cartelle tramite Pec allegandole al messaggio di posta elettronica come

documento in PDF. Tale file PDF, per sua natura, non può avere quelle caratteristiche essenziali di univocità e immodificabilità richieste dal Codice dell’Amministrazione Digitale. La cartella sotto forma di file allegato in PDF non è quindi un valido documento informatico: dunque, pur viaggiando su un mezzo (la Pec) di per sé legittimo, essa non ha alcun valore. Negli ultimi mesi, numerosi sono stati i provvedimenti pronunciati dalle varie Commissioni Tributarie che hanno ribadito l’illegittimità della cartella in formato PDF. Recentemente, la Commissione Tributaria Provinciale di Savona, si è espressa in favore di una società che aveva contestato la notifica di Equitalia arrivata via Pec ed in formato PDF. La CTP (Commissione Tributaria Provinciale) ha rilevato che il file in questione costituisce una semplice scansione della cartella e, quindi, un documento non ufficiale paragonabile a una normale fotocopia. Tale documento, dunque, non ha nessun valore. (Fonte: www.Leggioggi.it – legge 122/2010 – Codice Amministrazione Digitale D.Lgs. 82/2005)


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In-vano

“So’ stanza”. Il sussurro era tenerezza. Era successo un miracolo. I muri finalmente parlavano staccatisi dal loro silenzio secolare, credevo che le pareti fossero orgogliose tangibili essenze e affermando la loro presenza cercassero una carezza. “Sostanza”. Ho sentito bene. Non ho fatto in tempo ad avvisare la superstizione popolare, questa stanza è una scatola amorevole che ricorda la tua assenza, sostanza palese e irriducibile di un’illusoria emozione. Davvero si parla al muro invano e in vano sogni nascono e periscono, tu sei un’ingannevole promessa. Certi miracoli non esistono. Emilia Sensale

Autorizzazione del Tribunale di Napoli n. Reg. 5116 del 28/02/2000

Editore CASORIA DUE s.a.s Direttore Responsabile: Ferdinando Troise Stampa: PRINTING HOUSE - CASORIA Tiratura 7000 copie. Distribuzione gratuita. Questo numero è stato chiuso il 9 marzo 2017

Direzione, Redazione, Amministrazione e Pubblicità Via Capri, 2 - 80026 Casoria (NA) - Tel./Fax 0817597271 email: casoriadue@libero.it


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