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DOMENICA 15 GENNAIO 2017

Settimanale di Informazione

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ANNO XVII - N° 3 - DOMENICA 15 GENNAIO 2017

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Casoria, quando deciderai di puntare sulle tue grandi potenzialità?


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DOMENICA 15 GENNAIO 2017

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DOMENICO BORRIELLO

Casoria, quando deciderai di puntare sulle tue grandi potenzialità?

Il quindicesimo giorno del calendario gregoriano segna una festività importante per Casoria e per i suoi abitanti, quella del Santo Patrono della città, San Mauro. Il 15 gennaio ha luogo la tradizionale “Benedizione dei cavalli”, un rito che si celebra ogni anno in memoria del fatto che portò l’abate dell’ordine benedettino a diventare patrono di questa città. Una volta era un momento di richiamo per una moltitudine di credenti, non solo casoriani, mentre oggi è un evento che sembra scorrere tra l’indifferenza di una grande fetta della popolazione. Il legame con il territorio e con la sua storia si sta allentando sempre di più, ed è un vero e proprio peccato per una città che ha vantato un sinolo con la santità così forte nel corso della sua storia. Casoria è la città che ha dato i natali al Cardinale Luigi Maglione,

Segretario di Stato della Santa Sede all’epoca di Pio XII. Il “Segretario di Stato” è una sorta di “Primo Ministro” del Vaticano, un incarico di grandissima rilevanza ricoperto da un illustre personaggio della nostra città. Casoria ha dato i natali anche a Padre Ludovico, proclamato santo nel 2014, eccezionale uomo di carità. La nostra

città ha cullato anche le azioni di due donne di grande spessore quali Giulia Salzano e Maria Cristina Brando. La prima, proclamata santa nel 2010, è stata la fondatrice della congregazione delle Suore Catechiste del Sacro Cuore. Nativa di Santa Maria Capua Vetere, ha passato gran parte della sua vita a Casoria dove era conosciuta ai più con il nome di “Donna Giulietta”. Maria Cristina Brando, invece, è stata proclamata santa nel 2015 e anch’ella ha passato gran parte della sua vita nella nostra città, dove si è spenta nel 1906. Da anni, ormai, leggiamo nei programmi dei politici degli opposti schieramenti che una delle cose su cui dovrebbe puntare la città di Casoria è il “turismo religioso”: un progetto bello, affascinante e soprattutto fattibile che, ad oggi, non ha ancora avuto la sua attuazione nella realtà. segue a pag. 4


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4 SEGUE da pag. 3

Il turismo religioso è un progetto fattibile per delle ragioni molto semplici: Casoria può essere considerata come la “porta di Napoli” verso il mondo data la sua posizione strategica rispetto all’aeroporto di Capodichino e alla città che sorge “in seno alla dolce Partenope”, come amava dire il poeta Virgilio. Casoria, inoltre, è collegata al capoluogo abbastanza bene grazie alla Stazione di Casoria-Afragola che riduce a soli 10 minuti le distanze dallo snodo cruciale del trasporto pubblico campano, Piazza Garibaldi. Bisognerebbe essere capaci, quindi, di intercettare la grande mole di turisti che arrivano in Campania. Questo come si fa? La posizione strategica ci viene in soccorso, ma non basta. Bisognerebbe rendere Casoria una città appetibile dal punto di vista turistico, ragionando quindi sulle strutture, sugli uffici competenti nello sviluppo delle stesse e sulla creazione di un vero e proprio percorso turistico. Ciò che manca, infatti, è la creazione di

una vera e propria rete tra i siti che sono appartenuti alla quotidianità dei santi e del Cardinale e la promozione della stessa rete. Nel corso degli anni Casoria non ha mai considerato la sua posizione strategica e ha sempre dilapidato il suo potenziale, quindi l’auspicio è che adesso si trasformino le idee e le belle parole in concretezza. Insomma, nelle giornate in cui si celebra San Mauro sarebbe bello che questi si trasformasse da Santo Protettore a Santo Ispiratore della città. Chiaramente è da sottolineare il fatto che la creazione del turismo in una città come Casoria non ne andrebbe a risolvere tutti i problemi, dato che esistono dei problemi strutturali che non possono essere superati soltanto così. Però il “turismo religioso” andrebbe a creare opportunità lavorative per i giovani della città e, in generale, opportunità di sviluppo sociale ed economico per un territorio martoriato nel corso degli anni dal malfunzionamento amministrativo. Il “turismo religioso” valorizzerebbe anche il grandissimo patrimonio della città e la storia di personaggi che nel

corso della loro vita hanno veramente fatto tanto per il prossimo. Insomma, il turismo religioso non sarebbe la soluzione a tutti i problemi di Casoria, ma segnerebbe sicuramente un grandissimo passo in avanti per l’intera comunità, così come lo è stato in altre località come, ad esempio, Pietrelcina. E il comune del beneventano, sulla logistica, ha potenzialità decisamente inferiori rispetto a Casoria. P.s. Sia ben chiaro che non è che ci si sveglia il giorno dopo e ci si improvvisa città turistica. C’è un grande lavoro da fare, partendo anche e soprattutto dalla coscienza cittadina. Sarebbe bello rivolgere un invito a coloro i quali hanno un ruolo di vitale importanza nella società, gli insegnanti: aiutate i ragazzini a conoscere la storia e i siti culturali della città, prima di portarli in gita altrove, portateli in gita qua. I ragazzini sono il futuro della città, se la coscienza cittadina sul grande patrimonio della città si sviluppa soprattutto nei più piccoli, allora questa città avrà un futuro.


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ANTONIO BOTTA

“ECCO, MI FACCIO AMORE , AFFINCHE’ DIO AMI CON LA MIA VITA” Nel corso della prossima settimana, le Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato hanno organizzato una serie di eventi in preparazione della festa liturgica di S. Maria Cristina Brando, che sarà celebrata il giorno 20 del mese corrente. Il programma prevede, per il 17 Gennaio, la presentazione del libro della Canonizzazione a cura di P. Massimiliano Taroni, giornalista – pubblicista, a cui seguiranno i Vespri e la celebrazione eucaristica presieduta dal Rev. Postulatore, Mons. Nunzio D’Elia. Al termine, sarà eseguito l’inno a Santa Maria Cristina cantato dagli alunni della scuola dell’Istituto della scuola con successivo bacio della Reliquia e Pellegrinaggio alla”Grotticella; il giorno successivo, alle ore 17,30, lo stesso P. Taroni svilupperà una riflessione su “Santa Maria Cristina e la Vittimalità Espiatoria”: Come viverla oggi?”; alle ore 18, vespri e celebrazione eucaristica presieduta dal Rev.do Preposito Mons. Mauro Zurro; infine ,conclusione della serata con l’Inno, bacio alla Reliquia e Pellegrinaggio alla “Grotticella”. Giovedì, 19 Gennaio, alle ore 17,30, riflessione di P. Taroni su “S. Maria Cristina e la Teologia della Riparazione: Come riparare oggi”; alle 18,00, solenne concelebrazione eucaristica presieduta da Sua Eminenza Rev.ma Card. Crescenzio Sepe Arcivescovo Metropolita di Napoli; termine della serata come stabilito per i giorni precedenti, in più sarà organizzata l’agape fraterna. Venerdì, 20 Gennaio, programmate, dalle 6,30, prima celebrazione eucaristica, esposizione del Ss. Sacramento e Adorazione Eucaristica con giovani, bambini, adoratori laici; alle ore 11,00 celebrazione eucaristica presieduta dal Decano Mons. Massimo

In programma dal 17 Gennaio prossimo eventi in onore di S. Maria Cristina Brando

Vellutino; alle ore 17,30, riflessione di P. Taroni su “”Santa Maria Cristina e l’Eucaristia: vivere l’Eucaristia nella nostra vita”; ore 18,00, Concerto di Musica sacra per soli,coro e pianoforte. Coro: Filarmonico delle Sacramentine, al pianoforte, Nicola Polese, Direttore, Michele Polese. La Rev. da Madre Suor Carla Di Meo e Comunità V.E.G.S. hanno, dunque, organizzato un programma ben articolato che consente sia di approfondire la spiritualità di S. Maria Cristina, sollecitando a lasciare investire il proprio cuore dalle Sue Grazie, sia a vivere la fede in maniera forte e intensa seguendo le Sue orme. In un’epoca in cui Dio pare essere ormai ininfluente e incapace di incidere su un’esistenza frenetica, piattamente pragmatica e povera di virtù etiche fino a rasentare il cinismo, la Fondatrice delle suore sacramentine sollecita a trarre dall’Eucaristia, di cui era profondamente “innamorata”, la forza di soffrire, offrirsi e donarsi, riscoprendo il valore dell’altro, soprattutto del povero, del derelitto in cui Cristo si rivela. La felicità di suor Cristina, infatti, consisteva nella consapevolezza di essere “pane” pronto per essere spezzato non solo per soddisfare la fame di chi l’avvicinava, ma per sfamare l’umanità tutta, sempre più lontana da Dio. Ella ci invita, con il suo atteggiamento adorante verso il Signore, a superare il nichilismo imperante e l’ateismo pratico, per riscoprire la dignità della

persona nella sua origine divina, perché lì dove Dio scompare all’orizzonte dell’esistenza, l’uomo diventa meno uomo. Quale anima pura e cuore semplice e umile, la Santa seppe cogliere i nodi salienti del mistero cristiano, quelli in cui l’amore di Cristo più si manifesta sconvolgente: l’Eucaristia e la Crocifissione. Per questo volle ricambiare l’Amore “folle” di Cristo con carità genuina, testimoniata con le opere. In Lei convivevano armoniosamente l’aspetto contemplativo, che si esplicava nella preghiera costante, e quello attivo, che si manifestava in atti di generosità.”Ecco” , diceva, “donandomi mi faccio amore, affinché Dio ami con la mia vita”. La meraviglia più bella in Maria Cristina fu lo spirito di dolcezza, di carità e di benevolenza. “Non sapeva sdegnarsi e amava tutti, specialmente i bambini che gioivano indicibilmente nel vederla” affermano le suore sacramentine”. “Unita alla croce del Redentore e confidando nella Provvidenza, accettò con pazienza e fortezza dolori, malattie, povertà e difficoltà; con la preghiera, con i sacrifici e con le penitenze espiava i peccati degli uomini e si impegnava a consolare lo Sposo Divino. Sempre servì le consorelle, che amava con animo materno e saggiamente indirizzava sulle vie dello spirito. Soccorse i poveri, gli infermi, gli orfani; insegnò il catechismo a fanciulli e donne; consigliò i dubbiosi, consolò gli afflitti, perdonò le offese, pregò per le anime del purgatorio”. Non resta altro,allora, che partecipare con gioia agli eventi organizzati dalle Suore Sacramentine per arricchire la nostra interiorità con le sollecitudini dolcissime e amabilissime di Santa Maria Cristina Brando.

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6 ALESSIA DIANO

Il postino bussa sempre due volte… alla settimana (forse) Sono in molti i cittadini casoriani a lamentare la mancata consegna della corrispondenza presso il loro domicilio. Avvisi di pagamento, bollette, pacchi: tutto viene consegnato con un tale ritardo che sempre più spesso si è costretti a doversi recare presso gli uffici di smistamento per ritirare personalmente la posta inevasa. Questa situazione oltre ad essere molto seccante è causa di gravi danni alla popolazione. Se a non essere recapitato è un semplice biglietto di auguri, il destinatario può rimanerci male, ma tutto sommato il danno non è irreparabile. Quando invece a non essere consegnati sono documenti importanti come multe, tagliandi assicurativi e bollette la situazione è ben diversa. I cittadini rischiano di vedersi staccare le utenze per morosità o di subire il fermo amministrativo della vettura in caso di mancata ricezione di comunicazioni da parte di Equitalia. Ma perché sta accadendo tutto ciò? Poste Italiane ha dimezzato il personale e raddoppiato le zone. In pratica un lavoro che prima veniva fatto da due postini adesso deve essere svolto da una sola persona. Il postino, non riuscendo a servire ogni zona quotidianamente, lascia che così le lettere e i pacchi si accumulino negli uffici di smistamento per giorni e giorni.  La posta, sempre se si è fortunati, arriva con grande ritardo a destinazione, altrimenti resta in giacenza al centro di smistamento finché non ci si reca direttamente per ritirala. I tagli al personale di Poste Italiane sta causando un grande

disservizio ai cittadini, disservizio che deve essere segnalato. I modi per farlo sono diversi e vorremmo renderli noti ai nostri lettori: si può presentare una lettera di reclamo a Poste Italiane che può essere consegnata in qualsiasi ufficio postale o spedita tramite raccomandata. I più tecnologici possono inviare il reclamo anche per via telematica direttamente tramite il sito di Poste Italiane. In alternativa si può anche telefonare il call center al numero  803.160. Poste Italiane ha il dovere di rispondere al reclamo entro 45 giorni. Se il reclamo non ha riscontro o non risolve il problema, allora ci si può rivolgere direttamente all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Direzione Servizi Postali, che attiverà immediatamente un’opportuna verifica. Se la posta non viene consegnata è solo il cittadino a pagarne le conseguenze, non di certo Poste Italiane. Bisogna quindi tutelarsi e rendere noto alle istituzioni competenti il disservizio di cui si è vittime . I tagli attuati da Poste Italiane oltre ad aver creato un grande disagio per i cittadini, stanno anche complicando la vita di numerosi postini lasciati a casa senza lavoro. Questo nuovo sistema di consegna della posta, denominato “implementazione del nuovo recapito” secondo Poste Italiane avrebbe reso i suoi servizi più efficienti. Per Poste Italiane sarà pure implementazione, ma per i cittadini, concedetemi la battuta, è solo un “pacco”.

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VALERIA POSTIGLIONE

Buona domenica e buon anno

Prevenire è meglio che curare: un registro per i tumori

Anno nuovo, problemi vecchi, ma non inizierei in modo così catastrofico… almeno non dopo tutti i buoni propositi. E infatti aggiungo ai vecchi problemi, nuove opportunità di miglioramento. Oddio sembro Paolo Fox con tutti questi arcani, vi svelo tutto subito: non è certo la scoperta dell’acqua calda che viviamo in un luogo ormai rinominato come Terra dei fuochi (e non certo per la cinta vulcanica che ci circuisce, non bastava quella!), quello che forse pochi sanno è che è proprio dalla nostra città e dai nostri medici di base che è partita una proposta utile, un registro per i tumori. Naturalmente per la cura al cancro non è semplice trovare soluzioni, ma i nostri medici si sono inventati un sistema per avere la situazione sotto controllo e proporre screening e prevenzione sul territorio. Ora vi spiego, hanno aggiunto una funzione al loro sistema gestionale ambulatoriale grazie al quale è possibile inserire i pazienti oncologici in un database unico, in questo modo è possibile raccogliere (col consenso dei pazienti) dati utili per analisi e stime e allo stesso tempo andare a supportare il sistema di prevenzione cercando di capire se

A.I.A

Casoria, e nella seconda fase ha affrontato i temi dell’incidenza e della mortalità delle neoplasie maligne. L’unicità di tale studio, la stessa metodologia di raccolta dei dati da parte dell’intera comunità medica del territorio di Casoria/ Distretto 43 e la conseguente creazione di una vera banca dati, danno sicuramente un segnale importante e di continuità in merito ad un problema che ci coinvolge tutti e che potrebbe portare un contributo alla comunità scientifica grazie alla ricerca di forme efficaci di trattamenti e di prevenzione. Purtroppo, oltre alla questione Terra dei fuochi, Casoria deve fare i conti anche con il recente passato con la industrializzazione del territorio e la presenze di aziende ormai dismesse quali la Resia, Montefibre, Tubibon, Acciaierie del sud, che hanno influito non poco alla devastazione del l’ambiente. Vedete, nonostante tutto, ogni tanto si riescono a fare cose buone anche senza risorse monetarie, speriamo possa essere il primo passo di una lunga camminata; chissà che non possa divenire una best practice da imitare in Campania e non solo! Un buon inizio!

A I R O S A C S U L N O . S .

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le variabili territorio, sesso, età influenzano la casistica. Esempio se a viale Europa ci sono 7 persone con tumore al colon, forse non è poi una coincidenza (sto inventando eh, non andate in panico, non sono in possesso di questi dati!) e in tal modo è più semplice per i medici lavorare in quella zona attraverso strumenti preventivi. Il fatto di avere sotto controllo una casistica è fondamentale anche perché qui in Campania, non fidandoci molto della nostra sanità andiamo spesso incontro a migrazioni sanitarie. Vuol dire che la gente piuttosto che curarsi qui preferisce volare a nord o all’estero. A Casoria quindi nasce l’osservatorio territoriale e il registro dei tumori. In particolare per il Cancro al colon e al seno, a causa dei quali c’è stato un aumento di decessi. Ma non c’è solo questo, infatti merita una menzione anche l’indagine del progetto di studio EPI.CA. del Distretto 43 Asl Na 2 Nord: nato dalla collaborazione dei Medici di Medicina Generale e dai Pediatri di Libera Scelta, che due anni fa si sono uniti in un gruppo di lavoro che, nella prima fase del progetto ha portato a termine lo studio sulle neoplasie maligne del territorio di

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ROSA BERTENNI

A.I.A.S, attività integrative per un riscatto sociale

Nel anni ’80, grazie a Salvatore Giacometti, nasce sul territorio casoriano il centro di Riabilitazione A.I.A.S, fino ad allora presente solo nella zona di Marechiaro a Napoli, svolgendo una vera e propria integrazione sociale per persone disabili. Il presidente Giacometti, assieme all’associazione organizza da ormai trent’anni attività che aiutano non solo i disabili stessi, ma anche le loro famiglie che credono e si affidano al Centro. Quando ha deciso di dare vita a quest’associazione e perché? “Sono padre di una ragazza disabile di 42 anni nata Asfittica, e nei primi tre anni di vita non dava alcun segno di problemi. Improvvisamente a circa 3 anni è emerso che aveva un lieve ritardo mentale e una cattiva deambulazione e, allertandomi, dovetti ricorrere ad un Centro di Riabilitazione AIAS di Marechiaro, perché a quel tempo sul territorio c’era l’assenza totale di tale servizio. Nel frequentare il Centro AIAS di Marechiaro, nel tempo libero mi impegnai per lo stesso a collaborare e, alle prime elezioni, entrai nel Consiglio Direttivo da Vicepresidente. L›impegno primario è stato quello di portare la riabilitazione sul territorio attivando nel 1980, ospiti dell’ospedale Camilliani S. Maria della Pietà di Casoria, la riabilitazione istituendo un Centro che oggi è accreditato alla Regione Campania, ed assiste attualmente circa 400 utenti Via Bissolati a Casoria. In cosa consistono i vostri servizi?  “I servizi attuali della Sezione AIAS di Casoria sono in maniera primaria un Centro Sociale Polifunzionale per disabili esistente in Via Giacomo Matteotti n.9 Casoria che da circa 20 anni accoglie giovani disabili fuoriusciti dalla riabilitazione e dalla scuola dell’obbligo, altrimenti non avrebbero nessun momento di aggregazione e di socialità. Inoltre negli anni sono stati istituiti dall’AIAS tutti i servizi esistenti per disabili ed anziani sul territorio in maniera di volontariato,e quando sono incominciati ad essere effettuati con bandi di gara e, fino al momento che è diventato un business, si sono avventati sopra  le diverse specie di speculatori”. Avete mai pensato di operare anche sul territorio scolastico? Mandando degli assistenti specialistici ?   “Tra i servizi istituiti e gestiti c’è il servizio specialistico scolastico che l’abbiamo fatto sul territorio solo in maniera di volontariato, mentre attualmente lo espletiamo sul territorio flegreo, Ambito N12 (PozzuoliBacoli-Monte di Procida) e formiamo gli stessi operatori con Corsi di Formazione Professionale autorizzati dalla Regione Campania”. Che progetti avete per il nuovo anno? Nasceranno altre attività?  “Nelle tante attività che facciamo oltre a pubblicazioni, convegni, abbiamo istituito da circa 15 anni una compagnia teatrale, intitolata “Ombre di Luce” che annualmente danno manifestazioni teatrali con l’integrazione degli stessi disabili con giovani alunni del Liceo Gandhi di Casoria. L’obbiettivo principale è quello di potenziare il Centro Sociale per disabili per maggiori servizi e segretariato sociale non solo per i disabili ma anche per le famiglie che hanno ancora grosse aspettative da parte dell’AIAS”.


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EMILIA SENSALE NAPOLI – I cittadini hanno bisogno di dimostrazioni concrete di attenzione verso la città per poter ritrovare la fiducia nelle istituzioni: è questa una delle riflessioni dell’ex consigliere Gennaro Nocera, il quale nota una crisi di valori politici e auspica un ritorno al rispetto verso gli elettori, affermando che “la gente non va a votare perché non è più motivata, si è perso il contatto tra politica e territorio, mentre bisogna recuperare i veri valori della politica, uno di essi è pensare al benessere del cittadino”. A farne le spese sono spesso le città…. “Le città non vengono più governate, non c’è una classe dirigente capace di seguire il territorio. Imperversa l’antipolitica che si nutre di scandali invece di preoccuparsi a governare bene e chi occupa un ruolo istituzionale di grande prestigio non riesce a seguire i propri compiti voluti dagli elettori”. Come vede Casoria in questo momento? “Casoria non è seguita come meriterebbe di es-

INTERVISTA A GENNARO NOCERA

sere seguita. Anche nelle ultime elezioni, c’erano promesse di fare di più, si pensava di poter fare di tutto e di più ma la città ha delusioni che subisce in maniera metodica. Per i problemi che ha Casoria la classe dirigente risulta magari impreparata, vi sono esigenze come il dissesto finanziario o l’equilibrio di bilancio che richiedono profonda attenzione”. I giovani potrebbero dare nuova linfa vitale alla realtà politica a Casoria e non solo? “Nelle manifestazioni che ho seguito in questi mesi ho visto una grande presenza di giovani e la cosa mi ha molto sorpreso. Erano molto motivati nella loro partecipazione, i giovani vogliono essere valorizzati e vogliono tornare a credere un’altra volta nella politica, vogliono che le istituzioni diano certezze per il loro futuro costruendo un presente che è magari caratterizzato da una maggiore attenzione verso le loro città”.

FEDERICA D’APUZZO

Francesco Gemito e il suo amore per la poesia

La bella cittadina di Casoria ha dato i natali ad un artista che si occupa di tematiche attuali per dare voce a coloro che non hanno voce, il poeta e scrittore Francesco Gemito. Francesco nasce a Casoria nell’aprile del 1967, la sua biografia per coloro i quali fossero interessati è consultabile sul sito www.francescogemito. it insieme a eventi e naturalmente alla sua bibliografia. La nostra attenzione in questa intervista si è soffermata sugli aspetti che hanno caratterizzato l’inizio di questa passione, domande semplici alle quali Franco risponde con gli occhi che brillano. A che età ha iniziato a scrivere e come nasce la sua carriera da poeta ? “Ho iniziato all’età di 13 anni, fu un caso, in edicola comprai il libro di Totò «A livella» m’innamorai di quelle poesie che ancora oggi recito a memoria. La poesia è stata la mia scuola di vita, mi ha istruito e mi ha fatto conoscere un mondo nuovo è grazie alla poesia che ho recitato in teatro, letto centinaia di libri: poesia, narrativa, storia, biografie etc, etc.”. Il suo poeta preferito, magari colui che ha ispirato questa passione? “Come anticipato ho iniziato con Totò, poi ho letto tutti i grandi poeti napoletani: Viviani, Di Giacomo, Eduardo; ho avuto l’onore di conoscere Alda Merini e apprezzare i suoi versi. Ho letto veramente tanto, ma non ne ho mai ab-

bastanza, ma il poeta che amo e che mi ispira più di tutti è Raffaele Viviani.” Come nasce il premio “Le parole dell’anima”? “Nasce nel 2009, spiego il motivo. Per oltre 30 anni ho partecipato a tanti concorsi letterari, ricevevo premi in tutta Italia, tranne che a Casoria, perché non esisteva un concorso. Così decisi di creare il premio le parole dell’anima, oggi siamo giunti all’ VIII Edizione. A tale concorso partecipano autori provenienti da ogni città italiana e dall’estero. Con questo premio ho voluto onorare la mia città,vorrei anche ringraziare il Direttore Nando Troise che mi ha sempre affiancato per la buona riuscita del premio”. Quali premi ha vinto e con quali poesie? “Ho vinto circa 200 premi, ho pubblicato quattro libri di poesie e due romanzi, con oltre 35 anni di carriera, sono anche

giornalista pubblicista. Ho vinto il Premio letterario della Città di San Giorgio a Cremano nel 2008; Premio Giovanni Paolo II nel 2009 nella città di Pompei; Premio Formisano nella città di Ercolano. Ho vinto premi a Cosenza, Milano, Roma, Taormina, Lugano, Firenze. Insomma quasi in tutta Italia e anche in Svizzera. Ho vinto con diverse poesie, tra cui, ‘A fine ‘e Nu’ barbone - Donna - Nel cuore della notte - Mannaggia ‘a miseria - ‘O colpo ‘e grazia. poesie ispirate sul tema sociale e sentimentale. Con il romanzo “la Rabbia e l’amore “ ho vinto circa 10 premi. Di tutte le poesie scritte, quale sente più sua, o meglio quale è in assoluto la sua “creatura” preferita, e se ne ha una perché? Amo tutte le mie poesie, sono come figli. Diciamo che le più preferite sono quelle ispirate sul tema sociale, dedico poesie ai ragazzi disagiati, agli autistici, ai tossicodipendenti, alle donne di strada. Ho una grande fede  e mi ispiro anche a scrivere poesie religiose. Poi dipende dal periodo, infatti da diversi mesi scrivo solo poesie d’amore. Non chiedermi il perché.  Ringraziando Francesco per essere stato disponibilissimo e ricordiamo che sta per uscire il suo terzo romanzo “Malacittà” Casoria e il suo racconto criminale edito da Milena Edizioni.


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Psicologo - Psicoterapeuta Relazionale

Davide Sorrentino

L’allenatore nel pallone: come trasmettere frustrazione e insoddisfazione nei giovani atleti Nel precedente articolo in cui si parlava del mio progetto “Stanza d’Ascolto” nelle scuole calcio giovanili, ho già accennato all’importanza del ruolo dell’allenatore all’interno di tale contesto. Il “mister” come tutti i ragazzi lo chiamano, rappresenta per loro un modello di sviluppo del comportamento da seguire all’interno e all’esterno del rettangolo di gioco. Per cui un allenatore coscienzioso cercherà sempre di mettersi in discussione traendo vantaggio dal confronto con i propri colleghi, genitori e ragazzi. Non esiste un manuale di istruzioni per essere un buon allenatore, ma di sicuro esistono dei parametri con cui è possibile capire se si sta facendo un buon lavoro o se è il caso di cambiare mestiere. Vi starete chiedendo come mai uso delle parole così forti come: “cambiare mestiere”, la risposta è semplice. Perché penso, ed è ampiamente documentato in letteratura,

che essere allenatori, educatori, insegnanti, corrisponde ad avere una vera e propria missione (stimolare nei giovani capacità di consapevolezza, crescita, intelletto, ecc). Inoltre i significati etimologici dei verbi corrispondenti ai tre mestieri appena citati esplicitano perfettamente ciò che un vero insegnante, educatore e allenatore dovrebbe essere (rappresentare) per i ragazzi con i quali si interfaccia. Ma andiamo con ordine: il termine “insegnare” deriva dal latino insignare composto dal prefisso «in» unito al verbo “signare”, con il significato di segnare, imprimere e che a sua volta riconduce al sostantivo “signum”,  che significa marchio, sigillo. L’attività dell’insegnante, quindi, lungi dal limitarsi alla trasmissione del sapere fine a se stesso, consiste nel “segnare” la mente del discente, lasciando impresso un metodo di approccio

alla realtà, che va ben oltre lo studio. Anche educare viene dal latino ed è composto di “e” fuori e “duco” condurre. Guidare fuori. Infatti l’educazione trae dalla persona ciò che ha da sviluppare di autentico, di proprio. Infine allenare viene da “lèna”, facoltà di durare nella fatica. Preparare a una competizione con esercizi sistematici e progressivi, in modo da far acquistare e mantenere una certa forza fisica e mentale. Tutti e tre questi lavori hanno in comune una caratteristica fondamentale e imprescindibile, e cioè che al centro del progetto scolastico, educativo o di allenamento, l’attore protagonista deve essere sempre e comunque il giovane. Per cui diviene di fondamentale importanza la messa in discussione di tali figure professionali per cercare di non riversare i propri desideri irrealizzati, le proprie ansie, le proprie frustrazioni e

insoddisfazioni sui ragazzi. Ma tutto questo non è per niente facile se dalla propria parte non si ha una grande umiltà, una profonda passione per il lavoro e una capacità critica che aiuti a migliorarsi sempre. Come uomini e soltanto in seguito come professionisti. Se ci pensate bene, prima delle funzioni e dei ruoli che svolgiamo nella società non possiamo mai dimenticarci che siamo es-

seri umani e come tali abbiamo dalla nostra una grande capacità chiamata “empatia” che ci aiuta a metterci nei panni dell’altro, per accettarlo, comprenderlo e sentirlo come un’unicità che va sempre valorizzata e rispettata. Ma questo accade solo quando iniziamo a rispettare noi stessi e ciò che siamo. Per informazioni e approfondimenti potete scrivere a: dott.sorrentino@tim.it

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CIRO TROISE

Mani sul manubrio e pedalare, la Sampdoria è un campanello d’allarme

Il secondo tempo di Firenze e il primo di sabato sera al San Paolo destano qualche preoccupazione, bisogna ritrovare brillantezza e applicazione Sabato sera è arriva.ta la prima vittoria “sporca” del Napoli di Sarri, un successo conquistato al 95’ acquisito senza dominare l’avversario proponendo il gioco piacevole solitamente offerto dagli azzurri. Una vittoria sofferta, acquisita all’ultimo respiro e favorita anche da una discutibile decisione dell’arbitro Di Bello riguardo all’espulsione di Silvestre. Il secondo tempo di Firenze e l’inquietante prima frazione di gioco contro la Sampdoria destano qualche preoccupazione. Non c’è nessun dramma, sia chiaro, ma entrambe le sfide devono far riflettere. C’è un fil rouge che unisce queste due partite e in un certo senso anche gli orrori commessi contro il Torino: una vistosa perdita delle certezze soprattutto a livello difensivo, sia in copertura che nella costruzione dell’azione. Il Napoli è una macchina che esprime a memoria il suo calcio, una squadra dall’identità solida, che fa fatica ad adattarsi alle novità e che soprattutto imposta i suoi automatismi sulle certezze costruite con la capacità di ripetere in velocità il proprio sviluppo di gioco. L’assenza di Koulibaly non è assolutamente indolore, in un meccanismo tattico che fa della linea alta e della capacità di stare corti e compatti a partire proprio dall’atteggiamento della difesa non avere il senegalese toglie tanto in rapidità nella copertura della linea, nell’uno contro uno e nella tenuta del baricentro alto, fondamentale per fermare la proposta di gioco degli avversari e ripartire. Contro la Sampdoria si è aggiunta anche la squalifica di Albiol, di cui Sarri tollera anche qualche errore difensivo per la straordinaria qualità espressa nella fase d’inizio dell’azione, d’impostazione della manovra. La crescita della mentalità del gruppo passa anche per lo sforzo dell’allenatore nell’impostare gli automatismi del suo gioco anche alle novità visto il complessivo miglioramento dell’organico in termini di valore relativo rispetto alla scorsa

stagione. Contro Inter, Benfica e Cagliari il Napoli ha incassato una sola rete, senza Koulibaly contro Torino, Fiorentina e Sampdoria gli azzurri hanno subito sette gol. Davanti a questi dati, è evidente che si tratta di una perdita importante a prescindere dal grande valore di giocatori come Chiriches, Tonelli e Maksimovic. La partita contro la Sampdoria ha, però, delle motivazioni specifiche che hanno generato il primo tempo abulico dei ragazzi di Sarri. Le condizioni del terreno di gioco che ha sofferto il gelo di questi giorni e i duri carichi di lavoro imposti alla ripresa degli allenamenti da Sarri, probabilmente preoccupato dagli effetti delle vacanze natalizie sulla condizione atletica dei suoi ragazzi, hanno tolto brillantezza al Napoli. Un aspetto molto positivo è arrivato nella ripresa perché il Napoli è stato capace d’adattarsi velocemente al cambio modulo, al 4-2-3-1 e al tipo di partita creatasi dopo l’espulsione di Silvestre: un assalto alla porta di Puggioni con il compito di non lasciare spazio alle ripartenze di Muriel, pericoloso in una sola occasione. Bisogna ripartire da questa considerazione per acquisire maggiore flessibilità tattica, migliorare nella capacità di portare a casa le vittorie anche quando non si è brillanti. Questa caratteristica va coltivata anche in allenamento prevedendo delle situazioni diverse dal canovaccio solito per rendere la squadra più duttile nell’interpretazione delle varie fasi della partita. Allo stesso tempo bisogna far scomparire il Napoli impreciso, distratto, imballato nelle gambe della prima frazione di gioco contro la Sampdoria. La corsa per posizionarsi alle spalle della Juventus è aperta a tante pretendenti: la Roma sta dimostrando maturità e non vanno assolutamente sottovalutate le qualità di Inter, Milan e Lazio, che non hanno l’estenuante impegno delle coppe europee e possono concentrarsi solo sul campionato. Il Real Madrid è lontano e non deve entrare nell’anima multipla dello spogliatoio prima del 15 Febbraio, ora bisogna tenere le mani sul manubrio e pedalare per conquistare la qualificazione in Champions League anche per la prossima stagione.


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12 Paola Consoletti

GIANNI MENNA ED IL TALENTO NEL CALCIO

Per quanto concerne il profilo soggettivo dell’agente di calciatori, l’attuale regolamento FIGC lo definisce come la “persona fisica” che, avendo ricevuto l’incarico, cura e promuove i rapporti tra un calciatore ed una società, in vista della stipula di un contratto di prestazione sportiva di un calciatore. L’agente cura gli interessi del calciatore, prestando opera di consulenza a favore dello stesso nelle trattative dirette alla stipula del contratto, assistendolo nell’attività diretta alla definizione, alla durata, al compenso e ad ogni altra pattuizione del contratto di prestazione sportiva. Gianni Menna, napoletano, ex calciatore del Giugliano, con la grande passione per il calcio, che non ha mai abbandonato, oggi ricopre il ruolo di Operatore di calcio mercato, per i giovani della Primavera calcio, LegaPro e serie B, con grande cura gestisce ed osserva i “gioielli”, così li definisce, cioè calciatori talentuosi da presentare alle società calcio dotate, come sottolinea Menna, di mentalità giovani e aperte, infatti molti tra loro vengono poi inseriti in società calcio straniere. Bisogna sottolineare che, Gianni Menna attualmente è impegnato, in qualità di agente per i calciatori, nella nuova società Parma Calcio e ci spiega che, i nostri vivai di giovani del calcio sono davvero in difficoltà, in quanto i settori giovanili italiani “producono” pochissimi calciatori rispetto al resto d’Europa. Uno dei mali del calcio moderno è sicuramente quello di non riuscire a proporre, in maniera più o meno credibile,

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i giovani che si affacciano verso i palcoscenici più importanti e impegnativi di questo sport, infatti le nostre squadre escono notevolmente ridimensionate rispetto alle altre compagini europee. I vivai italiani, insomma, devono assolutamente essere valorizzati più di quanto si stia facendo in questo momento storico. Menna infatti insiste con il dire che “i talenti sono sempre esistiti nel calcio, le carenze formative sono all’interno dei vivai delle società calcistiche, che sembrano non volere investire più in questa direzione”. Per creare dei “vivai”, è anche necessario distinguere una regola d’oro, cioè capire cosa renda diverso un calciatore da un altro. Bisogna sottolineare che, un errore abbastanza comune dell’osservatore, consiste nel farsi ingannare dalla struttura fisica o capacità tecnica del calciatore sotto osservazione. Erroneamente viene ritenuto calciatore di prospettiva, quello dotato di struttu-

ra fisica al di sopra della media, invece occorre individuare se il calciatore sia anche dotato di buoni tempi di gioco. Mentre si osserva un giovane calciatore, è necessario accorgersi, oltre alla tecnica di base eccellente, possedere la naturalezza del gioco, saper individuare il tempo giusto per passare la palla ai compagni e, tutto questo con facilità. E’ da tenere in considerazione il percorso di un giocatore dai 12 anni in poi, con i giusti tempi di gioco, che dovranno essere supportati da una buona crescita fisica e dal miglioramento delle caratteristiche tecniche ed atletiche, senza dimenticare anche le qualità caratteriali del giovane calciatore, fondamentali e di primaria importanza. Gianni Menna è per i giovani, lavora con i giovani, cura il loro talento, necessario nel calcio italiano, per creare vivai sempre più numerosi e soprattutto italiani.

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CARMEN PALUMBO

GIANCARLO TOMMASONE: LA MIA CARRIERA TRA GIORNALISMO E MUSICA

Questa settimana abbiamo parlato con Giancarlo Tommasone cronista, scrittore e cantautore del panorama napoletano, una personalità completa che ama la scrittura in ogni sua forma e mira soprattutto alla potenza del linguaggio e dell’espressione. Fin da giovanissimo si è appassionato al giornalismo, collaborando con diversi giornali, ma da subito ha iniziato come critico musicale, seguendo sempre questa sua innata passione per la musica. Si è poi interessato principalmente di cronaca nera e la collaborazione più recente è stata con “Cronache di Napoli”. Al momento, come lui stesso ci ha detto, è in aspettativa per dedicarsi al suo disco musicale che è uscito lo scorso dicembre. Il suo nome d’arte è Hello sPunk e il suo disco si intitola Radical Shit. Lui stesso ci ha raccontato di essere riuscito ad esprimere tutto se stesso all’interno di questo disco, trattando tematiche varie: “ho parlato della politica che ormai non fa più ridere, della pazzia contrapposta alla normalità, che pur sono la stessa cosa e ho riflettuto su quanto siamo abituati a badare troppo alle apparenze.” Argomenti molto importanti ancora di più nel nostro paese, che appare sempre chiuso dietro a tanti tabù. Tra tutte le canzoni del disco, una sembra saltare subito agli occhi per la sua tematica, è la “Canzone di Fortuna” ispirata alla morte di Fortuna Loffredo, la bimba di 6 anni uccisa BIOLOGIA DELLA NUTRIZIONE

al Parco Verde nel giugno del 2014. Alla domanda del perché ha deciso di scrivere questa canzone lui ci ha risposto: “ l’obiettivo della mia scrittura è quello di spiazzare e di portare ad una riflessione. Ho voluto parlare di questa storia per attirare l’attenzione su quanto è accaduto a quella povera bambina e cercare anche di spronare chi si occupa del caso affinché la verità venga fuori. Io stesso sono rimasto sconvolto da questa triste vicenda.” Il giornalista ci tiene anche a sottolineare, che non tutti hanno apprezzato questo suo pezzo, per molti avrebbe dovuto lasciar perdere ed evitare di mettere sotto i riflettori questa storia. Ma lui stesso ci dice che lasciar perdere serve solo a proteggere chi sta dietro questa storia, si diventa in qualche molto colpevoli insieme a lui. “Siamo in un paese in cui l’omertà sembra essere la via più seguita in assoluto, io questa volta non ho voluto seguire questa strada, ancora di più perché si tratta di una bambina ed è fondamentale conoscere la verità.” Ringraziamo Giancarlo Tommasone per il suo intervento e per la sua disponibilità. Al giorno d’oggi è molto difficile parlare di questi temi e mettere in luce queste tragedie, che purtroppo troppo spesso si verificano, ci complimentiamo con Giancarlo per aver saputo raccontare tutto questo, attraverso il meraviglioso strumento della musica.

A cura della Dott.ssa Flavia Altieri, Biologo Nutrizionista

Pigrizia? Più ci si ferma, più manca la voglia di muoversi! Un buon proposito per il nuovo anno? L’iscrizione in palestra! Ma in molti casi, dopo l’entusiasmo iniziale, si finisce per abbandonare o addirittura non iniziare. Una delle ragioni per le quali continuare a insistere nell’attività fisica è così difficile potrebbe risiedere nel fatto che l’inattività è come un circolo vizioso: più si è inattivi più diminuisce il desiderio di muoversi e il peso in eccesso accumulato magari durante le feste c’entra solo fino a un certo punto, contano di più alcuni meccanismi interni al cervello. E’ quanto emerge da una ricerca del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases, parte dei National Institutes of Health americani, pubblicata su Cell Metabolism. In questa ricerca, alcuni topi sono stati divisi in due gruppi: uno nutrito con una dieta standard, l’altro con una dieta ricca di grassi per 18 settimane. A partire dalla seconda settimana, i topi che avevano seguito una dieta non sana sono aumentati di peso e dalla quarta settimana hanno iniziato a muoversi ancora di meno e più lentamente. I roditori

avevano hanno iniziato a muoversi meno già prima di mettere su la maggior parte del peso in eccesso e questo ha suggerito che i chili in più non erano responsabili del mancato movimento. Da qui allora l’ipotesi di possibili disfunzioni a livello cerebrale nel sistema della dopamina, collegata ad esempio al piacere e alla felicità. Approfondendo, gli studiosi hanno così verificato che nei topi con peso in eccesso e inattivi vi era effettivamente deficit di un recettore della dopamina noto come D2. “Ci sono probabilmente altri fattori coinvolti, ma il deficit di D2 è sufficiente a spiegare la mancanza di attività”, spiega Danielle Friend, prima autrice dello studio.

L’adozione di uno stile di vita attivo è essenziale nella nostra vita: riduce le probabilità di ammalarsi di patologie cronico-degenerative come il diabete mellito, l’obesità, l’osteoporosi e le cardiopatie; riduce quindi le probabilità di morte! L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) consiglia almeno 30 minuti al giorno di attività moderata per un totale di almeno 150 minuti a settimana. Per attività fisica, però, non si intende necessariamente la pratica di uno sport o di faticosi allenamenti bensì anche semplici movimenti che fanno parte della vita quotidiana (es: passeggiare, andare in bicicletta, salire le scale e fare lavori domestici) purché siano costanti e ripetuti. Non sono necessarie quindi lunghe e estenuanti sedute in palestra per potersi definire attivi, ma è necessario muoversi, camminare a passo svelto, parcheggiare lontano dal luogo di arrivo, non rimanere seduti per più di 30 minuti, andare a piedi a scuola, preferire videogiochi d’azione in cui ci si muove ecc... L’attività fisica è un vero e proprio farmaco per la nostra salute, assumiamolo!


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Gianluca Grimaldi

Francesco De Luca: uno sguardo al giornalismo sportivo

E’ sempre importante, in momenti di grandi dubbi nel mondo calcistico, chiarirsi le idee con un grande personaggio dell’informazione sportiva. Francesco De Luca, responsabile della redazione sportiva presso Il Mattino, ci parla del suo lavoro, tenta di chiarire i dubbi degli amanti dello sport e di chi si chiede quale sia il futuro prossimo del Napoli. Come è iniziato il suo percorso nel mondo del giornalismo sportivo? Ho cominciato davvero da ragazzino, iniziando a frequentare la redazione del Corriere dello Sport a circa tredici anni. I primi articoli che presentai, per farmi conoscere, erano addirittura scritti a penna. Ho cominciato a scrivere più o meno nel 1982 e a fare i primi servizi. Gradualmente sono stato inserito in redazione fino ad essere assunto nell’89. Poi nel 2004 sono passato a Il Mattino dove sono responsabile della redazione sportiva dal 2012. Nel 2015 lei ha vinto il prestigioso premio Beppe Viola. Che ricordo ha di quella serata? Nel 2015 sono stato molto fortunato perché ho vinto due premi. Ho vinto il premio Beppe Viola ad Arco e, a fine anno, il premio CONI-USSI. Sono state due grandi emozioni. Il premio di cui mi ha chiesto è stato per me molto importante perché istituito nel nome di un grande giornalista: io ero molto piccolo quando morì Beppe Viola, ma è sicuramente uno dei giornalisti sportivi che hanno lasciato una traccia, un qualcosa di molto importante attraverso il suo tono dissacrante ma anche molto competente. Anche il premio CONIUSSI ha avuto un grande significato per me: vedere il proprio nome accanto a quello di altri grandi giornalisti suscita una grande emozione.

Perché, nonostante molti scandali, è ancora importante credere nello sport e nel calcio italiano? Credo che gli scandali ci siano in tutti gli ambiti. Siamo reduci da un’Olimpiade che non ha visto la partecipazione di moltissimi atleti della Russia per il problema del doping. Quindi non è un fatto solo solamente italiano. Certo, il calcio italiano non gode di buonissima salute, però io credo che ci sia qualche segnale di risveglio. Sono molto contento che ci siano squadre italiane che, un po’ per tradizione e un po’ per necessità, abbiano aperto ai giovani italiani. Penso al Milan, all’Atalanta, e mi farebbe piacere che il Napoli proseguisse su questa strada, mentre invece c’è solo Lorenzo Insigne che è cresciuto nel binario di questa strada. Ogni tanto arriva qualche batosta sul calcio italiano: penso alle inchieste sulle scommesse che purtroppo ci sono periodicamente. Tutto ciò fa molto male a chi crede nello sport. Attualmente si può parlare di nuovi miti nel mondo calcistico? E’ lecito paragonarli ai grandi miti del passato? Un po’ tutti lo facciamo. Il caso più clamoroso è l’aver accostato Mertens alle magie di Maradona. Ovviamente Maradona all’età di

Mertens aveva già vinto tutto quello che c’era da vincere: scudetto, coppa UEFA, coppa del mondo con l’Argentina. E’ certamente un modo di essere del giornalismo sportivo che tende a enfatizzare situazioni o personaggi. Credo che ogni epoca abbia i suoi miti, anzi i propri protagonisti, e non ci dobbiamo sorprendere se vengono fatti dei paragoni col passato. Attualmente abbiamo tanti calciatori importanti e bravi a livello nazionale e internazionale di cui dobbiamo andare fieri. Qual é il futuro del Napoli in una prospettiva breve, diciamo un anno? Io non vedo un futuro per il Napoli che diverga troppo dal presente. Credo che il Napoli realisticamente non ha la possibilità in tempi molto brevi di vincere lo scudetto. E’ stato comunque intrapreso il percorso giusto perché si sta tornando a lavorare sui giovani, sui calciatori italiani. E’ la giusta politica da seguire. Non siamo più a trent’anni fa, quando Maradona e altri campioni vincevano lo scudetto. La Juventus, ad esempio, li vince non solo perché ha grandi calciatori, ma anche perché ha una grande struttura societaria, uno stadio di proprietà, un grande merchandaising e anche perché ha una capacità di investimento che le altre società non hanno. Qual è stato il momento più bello della sua carriera? Penso ai momenti associati ai viaggi: campionati del mondo e Olimpiadi. Penso anche alla prima intervista a Maradona. Certamente tanti momenti sono stati speciali: se dovessi scegliere, sarebbero le trasferte per le Olimpiadi di Londra, Pechino e Rio de Janeiro.

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Un progetto di solidarietà per la fecondazione assistita

L’Associazione “Buona Sanità l’Ancora” in partenariato con la Clinica Hera è lieta di comunicare la nascita del “PROGETTO DI SOLIDARIETÀ” rivolto alle coppie con problemi di sterilità che desiderano accedere ai cicli di fecondazione assistita omologa IUI – ICSI – FIVET – IMSI. Il progetto ha lo scopo di offrire ai pazienti servizi di diagnosi e cura per l’infertilità di coppia con i seguenti vantaggi: – Costi contenuti in linea a quelli delle strutture convenzionate – Primo colloquio gratuito – Nessuna lista d’attesa Negli ultimi anni si è assistito ad una migrazione delle coppie dalle regioni del centro-sud alle regioni del nord per poter accedere ai cicli di Fecondazione Assistita nel convenzionato a costi contenuti. Questo che è un diritto di ogni coppia, oggi, grazie al Progetto di solidarietà fortemente voluto dall’associazione per la Buona Sanità l’Ancora ed abbracciato dalla Dott.ssa Quaranta e dal Dott. Russo, è finalmente possibile anche in Campania. L›associazione presieduta dalla dottoressa Maria Rosaria Rondinella è costantemente impegnata in progetti legati al mondo della sanità e della diffusione di buone pratiche di prevenzione. Dottoressa Rondinella perché la sua Associazione ha immaginato il progetto di solidarietà? Riteniamo che la buona sanità sia un diritto di ogni cittadino pertanto abbiamo deciso di impegnarci affinché le coppie con problemi di fertilità possono accedere servizi di eccellenza di PMA garantendo la massima professionalità a costi agevolati. Come si accede al progetto? E’ necessario iscriversi alla nostra associazione no profit per avere immediatamente accesso ad un percorso assistenziale agevolato, ci stiamo adoperando per poter aprire sportelli informativi che possano chiarire ogni dubbio. La diffusione dei nostri sportelli attualmente è concentrata in Campania ma faremo in modo che presto non sia così.

Quante coppie oggi si rivolgono al progetto? Tante, sono proprio loro a motivarci nella ricerca di strutture idonee a soddisfare le loro esigenze. Quali sono le strutture che partecipano al progetto? Non sono state tante le cliniche che hanno deciso di partecipare, per mancanza di interessi economici e magari semplicemente per pigrizia di iniziative. D’altro canto è vero anche che lo standard che richiediamo alle cliniche è particolarmente alto. La Clinica Hera che ha la sua sede principale a Napoli Nord a Giugliano in Campania è fiore all’occhiello tra i nostri partner da diversi anni e per diverse iniziative. E’ stata scelta per l’elevato standard qualitativo umano, professionale e tecnologico che offre. Il Dottor Sabatino Russo e  la Dottoressa Giuseppa Quaranta  Responsabili della Clinica si sono dimostrati da subito sensibili alla problematica. Da anni la Clinica si occupa di fecondazione assistita risultando tra le migliori a livello nazionale sia per tecnologie, che per risultati. Per gli aspetti medici preferisco a questo punto passare il testimone alla Dottoressa Quaranta. Perché lei ha aderito al progetto?

La nostra filosofia professionale è ferma sostenitrice del concetto di buona sanità e pertanto aderiamo a tutte le iniziative valide volte in tal senso. La PMA ha come presupposto la cura dell’infertilità, anche se da tempo ormai mi batto per trasmettere l’importanza del concetto di prevenzione. Un concetto che regna a monte di un percorso difficile che genera un forte coinvolgimento di chi come noi prova solo a far bene il proprio lavoro. A chi è diretto il progetto? E’ rivolto a tutte le coppie, nessun esclusa, con problemi di fertilità che desiderano accedere a cicli di pma omologa. Quali sono le tecniche rientrano nel progetto? Purtroppo il mondo della pma richiede numerosi costi ed investimenti. Io e il Dottor Russo ci impegniamo da sempre per garantire alla nostra struttura tutte le strumentazioni di ultima generazione, servendoci del lavoro di ottimi professionisti nel campo biologico e medico, che lavorano per noi da anni e che sostengono i nostri sforzi con entusiasmo. Tutto ciò imporrebbe anche un ritorno economico degli investimenti continuamente profusi, ma fare una scelta ci poneva puntualmente di fronte ad un dilemma morale. Perché non consentire alle coppie con problemi economici di avere le stesse possibilità e gli stessi servizi di chi questi problemi per sua fortuna non ne ha? Ad un certo punto la risposta è giunta naturale. Anche in questo caso l’abbiamo data vinta al criterio di non esclusione. Tutte le tecniche di pma (IUI - FIVET- ICSI – imsi) godono da noi, grazie al progetto, delle stesse agevolazioni economiche in linea con il convenzionato nazionale.  Per maggiori informazioni CLINICA HERA - Via Santa Caterina da Siena, 36 - 80014 Giugliano in Campania (NA) tel. +39 081 5067919 email info@clinicahera.it www.fecondazioneassistitahera.it

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Tommaso Arcella Il 9 Gennaio scorso il grande filosofo e sociologo polacco è scomparso all’età di 91 anni. Tra i massimi intellettuali contemporanei, era famoso per essere il teorico della “società liquida” In sintesi si cerca di esporre qui le sue teorie. Esiste ancora la democrazia? I politici hanno potere? C’è libertà? Sono tutte domande alla quale è difficile rispondere. Queste sono le domande di cui, già alcuni anni fa, si pose Zygmunt Bauman; Risposte che ci potrebbero aiutare a capire meglio in che realtà viviamo. Cominciamo dal potere dei politici. Si, hanno potere, ma molto limitato. Limitato dalle risorse economiche reali e da chi sta sempre più in alto e, salendo sempre più in su, troviamo le multinazionali e i grandi poteri finanziari. Ne è la riprova periodica delle crisi economiche che fanno tracollare in basso gli stati soggetti a tale sistema. In particolare l’economia occidentale. Alla terza edizione del Festival Letterario internazionale organizzato dalla casa editrice Nova Delphi, Zygmunt Bauman asserisce chiaramente che i governi sono assoggettati alle decisioni delle grandi “corporation” delle banche; Nel suo testo: “Vite che non possiamo permetterci” edito da “Laterza”, chiarisce molto bene che l’economia capitalista non è affatto un sistema capace di autoregolarsi, come autorevoli fautori della New-economy vanno dicendo da anni ma, che esso stesso, produce invece, una massiccia instabilità incapace di controllare, soccombendo alla sua inclinazione naturale, che è il profitto, e producendo così, solo bolle periodiche e recessione, traslando ricchezza dal basso verso l’alto. Tale asserzione è condivisa, tra gli altri anche da Hyman Minsky, il quale stigmatizza i mercati borsistici col “mordi e fuggi ad effetto inerziale”. E, alla fin fine è come un cane che si morde la coda, come sentenziò Rosa Luxemburg circa un secolo fa. Il capitale ha

trasferito lo sfruttamento dall’operaio al consumatore. Il proletariato è stato sostituito dal precariato. Il Welfare non è più un diritto dei cittadini ma è inteso come carità. Tutto è privatizzato in un clima legislativo deregolamentato in nome del libero mercato. Il potere non ha più un indirizzo. Le aziende non hanno più una presenza materiale sul territorio. Tutto si svolge tramite contatti virtuali (Internet, telefono, fax). Una lettera di protesta a chi va indirizzata? Dov’è la persona fisica con cui prendersela? Di chi è la colpa della crisi economica attuale? E’ stato individuato qualche nominativo? Il capitalismo si è svincolato da tutte le istituzioni socio-culturali deputate alla supervisione e al controllo in base a principi etici e costituzionali. Esso non ha patria. Non ha sito reale. Questo è il livello raggiunto oggi dal capitalismo. Il potere è già globale, mentre la politica rimane miseramente locale. “Gli Stati-nazione agiscono su scala locale, come commissariati di polizia incaricati di mantenere “legge e ordine”. Come impianti depuratori atti a al riciclaggio di rischi e problemi generati su scala globale”.

Henry Giroux osserva: “la democrazia è fatta di persone che vogliono lottare per il proprio diritto all’autodeterminazione e all’autogoverno nell’interesse del bene comune. Sotto il dominio del libero mercato, le relazioni economiche, hanno esteso il controllo allo spazio pubblico, definendo le persone come soggetti di consumo o come merci, limitando la possibilità di capacità intellettuali che occorrono loro per essere buoni cittadini” e, aggiungo io “atto a comprendere la vera faccia delle realtà in cui viviamo”. In tale stato di democrazia rappresentativa, il voto è ancora valido? Ha un senso, ammesso che non ci si astenga? Neppure la Thatcher ha il senso della comunità intesa come Stato: “la società non esiste, esistono solo individui e famiglie”, asserì in un suo intervento. La famiglia è intesa come gruppo ristretto, quasi alla stregua del concetto mafioso, si potrebbe dire. La democrazia va riprogrammata, propone Bauman. La democrazia rappresentativa non rappresenta più nessuno. Si potrebbe elaborare una democrazia partecipativa realisticamente applicabile. La libertà è un’illusione. Fin quando prevale il concetto di individuo invece che di collettività, non si intravede l’uscita dall’abisso in cui siamo sprofondati. Dal basso possiamo organizzare iniziative locali come anche lo “Slow Food” in Italia, propone Bauman, che rimetta in discussione i modi del consumare e del produrre, partendo dal “locale” come esempio per l’applicazione “globale”. Ridare alla politica il potere di autodeterminazione, ormai perso da alcuni anni. Avvicinarci di più ad una democrazia partecipativa di controllo e supervisione. Ma questo comporta un livello di civiltà e cultura che, almeno il nostro paese non ha, o non ha ancora. “La libertà è partecipazione”, cantava Giorgio Gaber ma, è necessaria una dedizione alla vita collettiva e propendere per l’altro, come collettività e non più come individuo.


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“Sfogliatelle e altre storie d’amore” con Lalla Esposito e Massimo Masiello Il progetto è “Notti rosa”, spettacoli al femminile proposti dall’Associazione FdV Fratelli di Versi a sostegno dell’attività di Telefono Rosa di Napoli, associazione che si occupa di fornire assistenza a tutte le donne che subiscono violenza; lo spettacolo è “Sfogliatelle e altre storie d’amore”, ultimamente proposto nella location del Rione Materdei nell’accogliente sala del Teatro “Bolivar”, ormai nevralgico ed insostituibile punto di riferimento culturale e sociale di questo Quartiere. La scena è sobria ma piacevole ed intonata allo spettacolo, a fare scena c’è la musica di Antonio Ottaviano, piano e arrangiamenti, Saverio Giuliano al sax e Gianluigi Pennino al contrabbasso e ci sono loro due, Lalla Esposito e Massimo Masiello, interpreti eccezionali che fanno scena e spettacolo. “Sfogliatelle e altre storie d’amore”: la dolcezza delle sfogliatelle, di Caflisce si capisce…, è l’approccio nostrano, che in fondo lo spettacolo propone, a un problema spesso, troppo spesso, drammatico, come quello della violenza sulle donne: dolcezza e amore, non sempre quello latte e miele, spesso duro e ancora più spesso dispettoso e divertito, comunque amore come antidoto e ricetta alla violenza stupida. In ogni canzone napoletana che il duo interpreta c’è una storia d’amore come solo a Napoli si sanno vivere, proprio a partire dalla “sfogliatella”, una squisita ragazza, di “Ciucculatina mia” della premiata ditta artistica Pisani e Cioffi, una dichiarazione d’amore che più dolce non si può e che richiama, per esprimere quest’amore, le più squisite specialità della pasticceria napoletana. Lo spettacolo non attinge al classico repertorio napoletano tipo anema e core, ma si rivolge prevalentemente a quello, siamo agli anni trenta, delle canzoni umoristiche, delle macchiette e delle canzoni a dispetto, spesso burlesche per usare un termine più attuale, per proporre, attraverso le canzoni, uno spaccato di vita non sdolcinato e nemmeno col maschio “dominator”.

Sul palco si ritrova, inquesto la sua attualità, una donna non succube del compagno che anzi spesso deride, prendendone le distanze anche con qualche “distrazione”: una sorta di femminismo ante litteram che si ritrova nell’interpretazione splendida di Lalla Esposito di “Preferisco il 900”, un brano che era della mitica Ria Rosa, la cui tematica si può ritrovare anche in altri brani come la celeberrima “Ninì Tirabusciiò” o “No tu mi ‘a fa’ fa’”: il sarcasmo si fa rivendicazione sociale di un rapporto paritario con un maschio a sua volta presentato in modo caricaturale come in “Agata” dove il poveretto appare nella veste “classica”di tante canzoni: curnuto e mazziato oltre che muorto ‘e fame. Trait d’union uomo-donna agognato, Lalla lo proclama senza mezzi termini, un rapporto alla pari basato sull’amore come unico collante del rapporto di coppia. L’idea ci sta tutta, uno spettacolo non convenzionale per l’approccio non aggressivo ma tanto dolce, come una sfogliatella, a una tematica spesso tanto amara e cattiva come la violenza sulle donne; proprio per questo, originale e straordinario, il messaggio arriva sotto traccia ma arriva tutto, non in modo accademico ma calandosi in quella che è la nostra cultura con le nostre tradizioni e la nostra arte.

Un modo intelligente e oltremodo originale di proporre una tematica così contrastata in modo allegro e spensierato: forte la simbiosi tra il pubblico e i due artisti grazie anche a testi magari ascoltati tante volte ma che, calati nel contesto di questo concerto-spettacolo, diventano oggetto di riflessione. Merito principalmente di Lalla Esposito e Massimo Masiello, due grandi interpreti che, come spiega Lalla, pur essendosi spesso incrociati e stimandosi reciprocamente, si ritrovano a lavorare insieme per la prima volta e quasi per caso. Beh, allora viva il caso: peccato che non l’abbiano fatto molto prima e con l’auspicio che lo facciano più spesso. Testimone di questa unione artistica è Giulio Baffi, giornalista e critico teatrale di eccelso livello, presente in sala, che entusiasta dello spettacolo, auspica che dopo questa prima volta i due vadano “avanti, avanti, avanti”, il pubblico approva con standing ovation, come già aveva fatto nel corso dello spettacolo. I due mostrano grande intesa, le loro voci sono complementari e spesso si integrano, hanno grande padronanza scenica e tempi giusti in ogni circostanza; la professionalità e la bravura sono di prima scelta e, anche se è la loro prima volta artistica insieme, niente è affidato


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al caso nelle varie fasi dello spettacolo ben curato anche a livello di sfumature. Lalla Esposito si cala perfettamente nei personaggi, specialmente quelli cantati, senza caricare troppo le interpretazioni ma trovando sempre la misura giusta e più azzeccata in tutte le occasioni. E’ artisticamente matura e completa, sia come cantante che come attrice, ed esprime una vena di napoletanità che esalta le nostre canzoni ed i vari personaggi sia umoristici che drammatici. Teatralmente appare all’altezza delle grandi interpreti della scuola teatrale napoletana, mitica la sua interpretazione nello spettacolo cult “Masaniello” diretto da Armando Pugliese; Lalla sulla scena appare sempre ispirata ed è molto ecletica, spaziando dalle musiche di Nino Rota alle canzoni di Domenico Modugno per approdare al nostro immenso Raffaele Viviani e tanto altro: in tutti gli spazi teatrali possibili ritrovi Lalla Esposito e la sua arte accelsa. Massimo Masiello ha una lunga carriera alle spalle, anche se giovane viene da lontano avendo comin-

conosciute ancora più a fondo ed in un contesto ancora più ampio: Massimo è il massimo…per dirla con Antonio Romano, suo grande estimatore, scrittore, impresario radiofonico e profondo conoscitore ed amatore della canzone napoletana. In “Sfogliatelle e altre storie d’amore” Massimo interpreta, non si limita a cantare, i brani disegnando i vari personaggi; alcune delle canzoni proposte hanno già avuto “padri” nobili come Vittorio Marseglia o l’immenso Nino Taranto ma lui le interpreta in modo decisamente diverso e più misurato, senza indulgere troppo all’aspetto caricaturale del personaggio, grazie anche agli arrangiamenti del maestro Antonio Ottaviano decisamente all’altezza di uno spettacolo di ottimo livello. Alla fine Lalla e Massimo chiamano alla ribalta tutti quelli che hanno partecipato in qualche modo, luci, scene, costumi, a questo splendido spettacolo: decisamente una sfogliatella da gustare fino in fondo con attenzione per coglierne il retrogusto artistico di eccellenza e il messaggio antiviolenza.

ciato molto presto, ma anche un grande avvenire artistico di sicuro interesse davanti: è cantante, attore, ballerino, fantasista e tutto quello che si può essere su un palcoscenico sia in parti comiche che drammatiche, al momento interpreta anche il ruolo di Gianfranco Siani nella commedia “Ladri di sogni” al Diana. E’ una certezza ma anche una promessa del panorama artistico nazionale perché ha doti eccezionali che meritano di essere

GIUSEPPE NAPPA

Grande Festa al Teatro Sannazzaro per i sessant’anni dell’attore Angelo Di Gennaro Una grande festa tenutasi nella cosiddetta bomboniera di Via Chiaia , il Teatro Sannazzaro di Napoli. Festa dell’attore Angelo Di Gennaro per il suo compleanno. Una serata dedicata all’attore che ha mostrato tutta la sua eleganza e professionalità. Apre la serata con grande commozione dopo aver ascoltato la lettera scritta da suo figlio Fabrizio. Dopodiché Di Gennaro parte con la sua performance che colpisce sempre chi lo ascolta tra applausi e risate. L’attore ha passato questa serata insieme alle persone che vuole bene e un teatro pieno. In primis ovviamente la sua famiglia i suoi due figli Fabrizio uno sportivo e Daniele attore, cantante e giornalista e la sua amata moglie a cui dedica una bellissima poesia. Poi con i suoi colleghi e amici di sempre. Angelo Di Gennaro un attore che riesce a strappare un sorriso

a chiunque da anni. Le sue battute riescono a catturare ed arrivare ai cuori di tutti non solo nel comico ma anche quando recita poesie scritte da lui stesso di straordinario significato. Molti amici salgono sul palco a rendere omaggio a Di Gennaro tra i quali: Mario Maglione, Alan De Luca, Lino D’Angió, Anna Capasso, Lucia Cassini, Loredana Daniela, Emiliana Cantone. In sala tra i tanti volti noti che sono venuti a rendere omaggio al grande uomo e grande attore Angelo Di Gennaro c’è il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e tantissimi amici e colleghi dello stesso artista. Insomma una serata che mette in luce ancora una volta un grande artista, un figlio della bella Napoli. Una persona che ama il suo lavoro lo trasmette con grande umiltà e umanità. Mi viene da dire Grazie Angelo e ancora tanti auguri.


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20 Emilia Sensale

Parla il nutrizionista Nunneri: “Non improvvisate le diete, affidatevi a un esperto” Il cibo è una realtà essenziale per l’essere umano: permette il proseguimento della vita e col tempo l’uomo ha perfezionato una vera e propria arte, quella della cucina, che ha permesso la trasformazione del cibo in piatti gustosissimi per il palato e belli da vedere per gli occhi. Soprattutto, il cibo ha caratteristiche scientifiche importanti e una dieta non può essere improvvisata: lo sa bene Carlo Nunneri, nutrizionista. Cosa rappresenta il cibo per te? “Il cibo è la nostra fonte primaria di energia e se la si sa scegliere è anche un piacevole momento di aggregazione umana. Come tutte le fonti di energia, va selezionata con cura e scelta, deve essere la migliore. Il cibo è estremamente importante perché noi siamo quello che mangiamo”. Una dieta è vista spesso come mezzo per raggiungere traguardi spesso legati all’aspetto estetico, ma c’è chi ne segue una di propria iniziativa, sbagliando. Perché è importante affidarsi a un esperto? “La dieta, comunemente detta, va fatta con un piano alimentare ad hoc, quindi va stilata da professionisti con tanto di laurea e mai improvvisata! Chi fa il contrario è come se per controllare un neo andasse dall’estetista. Un piano alimentare è fatto da equilibri tra macro e micro nutrienti che vanno a soddisfare le esigenze del singolo paziente. Mi meraviglio come ancora oggi alcune persone si fidano di frullati o pasticche strane senza conoscerne la provenienza, con la speranza che non provochino effetti collaterali. Le persone devono capire che l’importante è cambiare radicalmente il loro stile alimentare poiché l’aspetto fondamentale del nutrizionista è insegnare una corretta alimentazione”.

Cosa non deve mai mancare per una dieta equilibrata? “Una dieta viene detta equilibrata proprio perché non deve mancare niente, diciamo che frutta e verdura, di stagione e possibilmente a km 0, hanno la loro importanza anche da un punto di vista medico per prevenire alcune patologie”. La dieta mediterranea è un modello nutrizionale che ha ricevuto il riconoscimento dell’UNESCO, ma non tutti la conoscono davvero. “La dieta mediterranea è discussa da noi nutrizionisti in tutti i convegni per riportarla quanto più è possibile allo stile di vita attuale. Diciamo che è la mamma di tutte le diete attuali, si basa sul distribuire la nostra dieta giornaliera con il 60% di carboidrati, 25% lipidi e il 15% di proteine, mangiare molta frutta e verdura, mentre per i grassi è importante scegliere il nostro ottimo olio extravergine di oliva, ricco di proprietà benefiche. Per la questione carne, il discorso è sempre stato chiaro, vale a dire alternare non più di una volta a

settimana carne rossa e carne bianca, aiutarsi con i legumi”. Parliamo della pizza, un piatto tipico partenopeo. “Parliamo di 600 kcal quindi una volta a settimana sostituisce un intero pasto. Questo non significa saltare cena o pranzo, ma mangiare in maniera leggera, tipo una sogliola ovviamente non fritta con un po’ di verdura e della frutta va benissimo”. Oggi c’è una grande cultura del cibo, con la nascita ogni giorno di nuove realtà anche editoriali, per non parlare dei cosiddetti foodblogger e di tutto ciò che propone continuamente ricette. “Io la trovo un’ottima cosa, l’importante è divulgare informazioni scientificamente corrette, poi più si divulga meglio è. La nutrizione e la salute camminano a braccetto, quindi le persone più sono informate correttamente più siamo tutti più sani”. Ci sono i due opposti: c’è chi è continuamente a dieta e c’è chi invece ha una grande passione per il cibo, spesso però prediligendo cibo non salutare. Quali consigli ti senti di dare? “Consiglio di rivolgersi ad un nutrizionista serio con tutte le referenze del caso affinché dia un piano alimentare che possa conciliare con il suo stile di vita, per evitare danni alla propria salute. Il nutrizionista con le sue competenze può personalizzare le esigenze del paziente. È sufficiente equilibrare gli alimenti, ma per fare ciò bisogna conoscere le loro proprietà! Il nutrizionista è una professione che va aggiornata annualmente con i famosi ECM, spesso noi nutrizionisti nei convegni ci confrontiamo duramente per il bene nei nostri pazienti, figuriamoci come può chiunque improvvisarsi esperto del settore, senza titoli!”.

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SABRINA CIANI

L’Icom, la realtà osteopatica che guarda al futuro La formazione universitaria che garantisce un titolo accademico e professionalizzante

Le mani, solo attraverso l’utilizzo delle mani, l’osteopata cura dolori di varia natura che possono manifestarsi in varie parti del corpo. Oggi, si assiste ad una sempre più diffusa interazione tra medicina tradizionale e la medicina alternativa. L’osteopatia, non interviene direttamente sul sintomo doloroso, ma tratta lo squilibrio che si crea restituendo alle strutture del corpo la capacità di svolgere la loro funzione in modo corretto ed efficace. Sono sempre più numerose le persone che scelgono le cure dolci dell’osteopatia e la nuova figura dell’osteopata, deve vincere le resistenze delle professioni riconosciute e già consolidate. Lo chiediamo ad dott. Giuseppe Santomartino, docente e Preside dell’Icom (International College of Osteopathic Medicine), presso la prestigiosa sede napoletana alla Riviera di Chiaia. Qual’è la situazione dell’osteopatia in Italia e cosa cambierebbe del sistema sanitario? Viviamo ormai da molto tempo un vuoto legislativo, più volte reclamato attraverso le varie federazioni, associazioni e registri presenti in Italia che rappresentano una parte degli Osteopati Italiani. In Italia si contano circa sei mila osteopati di Formazione diversa ma soprattutto con un background diverso. Ma tutti molto validi e preparati. Il percorso formativo in Italia e’ diviso tra scuole che effettuano un curriculum studi Full Time e uno part time. In ICOM si da particolare valenza al percorso full time M.Ost RQ, che si sviluppa su 5 anni accademici e si divide tra italia e Londra, grazie alla partnership con la NESCOT Università londinese. Questa collaborazione, e con la nostra presenza con aule e ambulatori nell’Università inglese, offre la possibilità ai nostri studenti a fine percorso e dopo aver superato l’esame finale in Inghilterra , di iscriversi direttamente al GoSc, l’Albo Professionale inglese degli Osteopati. Un altro elemento unico e caratterizzato del percorso clinico ICOM e’ il tirocinio didattico, basato su tre anni (3-4-5), che permette agli studenti di acquisire un livello di conoscenza - esperienza

clinica superiore alla media. Inoltre agli studenti, fin dal secondo anno, viene data l’opportunità di osservare i loro colleghi di corso degli anni superiori su come si   approccia e ci si rapporta al paziente. In tutti gli altri paesi nel mondo   l’osteopatia è riconosciuta e regolamentata. Finalmente dopo molti  anni, è stato avviato un percorso di riconoscimento della figura dell’Osteopata, grazie all’approvazione avvenuta in data 24 maggio 2016, in Senato del decreto Lorenzin. Di seguito alcune parole della senatrice Emilia De Biase  Presidente della Commissione Igiene e Sanità al Senato: “E’ stato un percorso difficile, lungo e non scontato quello che ha portato all’approvazione in Senato del Ddl Lorenzin e dell’articolo che riconosce l’osteopatia come professione sanitaria. Questo primo importante risultato è frutto di un lavoro di squadra che è essenzialmente per i cittadini, per offrire loro un servizio sanitario migliore. C’è ancora molta strada da fare, certo è che il Senato ha votato in modo coeso come poche volte: c’è bisogno anche degli osteopati nel SSN”. Del sistema sanitario cambierei o meglio sfoltirei l’enorme burocrazia esistente.

Quali sono gli sbocchi professionali di ICOM? Per gli studenti ICOM gli sblocchi professionali, sono sempre più numerosi, innanzitutto la libera professione e quindi padroni del proprio tempo, direzione di strutture poliambulatoriali privati, in particolare ortopedia, pediatria, odontoiatria, in centri riabilitativi, oltre che nel settore dello sport per l’assistenza all’Atleta e per la preparazione di squadre di livello agonistico o nel settore aziendale in qualita’ di Counselor. Volevo inoltre sottolineare la presenza di due ex studenti ICOM della sede centrale di Cinisello Balsamo alle recenti OLIMPIADI come OSTEOPATI.  Quali sono le patologie che meglio rispondono ai trattamenti osteopatici? L’osteopatia si avvale di metodiche esclusivamente manuali, quindi niente farmaci, attraverso l’indagine palpatoria e la manipolazione di articolazione, organi e tessuti,cerca di localizzare e trattare la causa del dolore, non di rado lontana dalla manifestazione del sintomo. La terapia Osteopatica è indicata per ogni fascia d’età, dal neonato all’anziano, e per una vasta gamma di disturbi: cervicalgia, lombalgia, mal di testa, emicranie, discopatie, ecc. Quali sono le sue aspettative e cosa trasmette ai suoi studenti? Auspico che quanto prima l’Osteopatia venga regolamentata affinché molte più persone si rivolgano a tale metodica per la risoluzione dei propri disturbi, e che i giovani, scelgano consapevolmente di studiare l’Osteopatia per facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro. Con i miei studenti ricopro un duplice ruolo: quello di docente quindi resto fedele al metodo didattico e quello di professionista del settore,orientandoli quindi a quello che sarà il loro approccio lavorativo nel quotidiano. E costantemente, sottolineo loro che, senza sacrificio, attenzione, educazione, rispetto, formazione culturale, esperienza pratica, i risultati faticano ad arrivare e gli obiettivi risultano sempre più lontani.


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DOMENICA 15 GENNAIO 2017

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Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato Via G. D’Anna, 7 Casoria (Na)

20 Gennaio 2017

FESTA LITURGICA DI

20 gennaio 2017

PROGRAMMA DELLE CELEBRAZIONI MARTEDI’ 17 Gennaio ore: 17,30 - Presentazione del libro della Canonizzazione a cura di P. Massimiliano Taroni - Giornalista - pubblicista ore: 18,00 - Vespri e celebrazione Eucaristica presiede il Rev. Postulatore Mons. Nunzio D’Elia Al termine: Inno a Santa Maria Cristina cantato dagli alunni della

nostra scuola, Bacio della Reliquia e Pellegrinaggio alla “Grotticella”

MERCOLEDI’ 18 Gennaio

ore: 17,30 - Santa Maria Cristina e la Vittimalità Espiatoria: Come viverla oggi?

Riflessione del Padre Massimiliano Taroni Francescano dei Frati Minori

ore: 18,00 - Vespri e celebrazione eucaristica presiede il Rev.do Preposito Mons. Mauro Zurro

VENERDI’ 20 Gennaio Festa Liturgica di S. Maria Cristina ore: 6,30 prima celebrazione Eucaristica al termine Esposizione del Ss. Sacramento e Adorazione Eucaristica: GIOVANI BAMBINI ADORATORI LAICI ore: 11,00 - Celebrazione eucaristica presiede il Decano Mons. Massimo Vellutino Al termine: Bacio della Reliquia e Pellegrinaggio alla “Grotticella” ore: 17,30 - Santa Maria Cristina e L’Eucaristia: vivere l’eucaristia nella nostra vita

Al termine: Inno a Santa Maria Cristina cantato dagli alunni della

Riflessione del Padre Massimiliano Taroni - Francescano dei Frati Minori

GIOVEDI’ 19 Gennaio

ore: 18, 00 - Concerto

nostra scuola, Bacio della Reliquia e Pellegrinaggio alla “Grotticella”

ore: 17,30 - Santa Maria Cristina e la Teologia della Riparazione: Come riparare oggi?

Riflessione del Padre Massimiliano Taroni - Francescano dei Frati Minori

ore: 18,00 Solenne concelebrazione eucaristica presiede Sua Eminenza Rev.ma Card. Crescenzio Sepe Arcivescovo Metropolita di Napoli Al termine: Inno a Santa Maria Cristina cantato dagli alunni della nostra scuola,

Bacio della Reliquia Pellegrinaggio alla “Grotticella” Agape Fraterna

di Musica SACRA

per soli, coro e pianoforte

Coro: Filarmonico Sacramentine Pianoforte: Nicola Polese Direttore: Michele Polese Al termine: omaggio Floreale a Santa Maria Cristina

Augurando Buona Festa … vi invito calorosamente a vivere insieme a noi questi eventi in onore di Santa Maria Cristina La Rev.da Madre Suor Carla Di Meo

7 anni di Te 7 anni d’Amore. Hai stravolto la nostra vita con la gioia, l’Amore e la dolcezza, che metti in tutto ciò che fai sono fiero ed orgoglioso della piccola donna che sei. Ti amiamo da morire. Felice Compleanno. Papà, Mamma, Elvira, Antonio, Nonna, zia Rosa, zio Rino, Angelo, Angela, Vincenzo, zia Mena, zio Sasà, Anna e Massimo

Auguri Claudia

e Comunità V.E.G.S.

Editore CASORIA DUE s.a.s Autorizzazione del Tribunale di Napoli n. Reg. 5116 del 28/02/2000 Direttore Responsabile:

Ferdinando Troise Stampa:

PRINTING HOUSE CASORIA Tiratura 7000 copie. Distribuzione gratuita. Questo numero è stato chiuso il 12 gennaio 2017

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