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Paola Boni

Casini Editore


Per quanto Gaël avesse cercato di rassicurare sua madre, al quinto giorno di assenza di Vincent la donna era ormai al limite. Con profonde occhiaie scure e il volto tirato, Hèlén si struggeva dalla preoccupazione, lanciando di continuo sguardi ansiosi fuori dalla vetrina del negozio nella speranza di veder comparire il figlio maggiore con quel suo sorriso che faceva pensare che niente potesse andar male con lui nelle vicinanze. Sia quando si occupava della libreria che quando badava al loro appartamento, la donna aveva uno sguardo assente e spento, come se dentro di sé avesse l’oscuro presentimento che presto sarebbe successo qualcosa di orribile a quel ragazzo che per anni le aveva dato soddisfazioni e gioie. La sera del quinto giorno, lei, Gaël e Antoine si trovavano nella libreria, intenti a sistemare alcuni libri appena arrivati per la Biblioteca. — Sono certo che tornerà presto — disse Antoine interrompendo il silenzio. — Vincent non è uno stupido. Sa bene che un’assenza prolungata comprometterebbe la sua posizione e sono certo che non è sua intenzione sprecare tutti questi anni di addestramento solo per quanto è successo con gli anziani. La donna lo guardò con gli occhi gonfi di pianto. — E se lui non volesse tornare? Noi abbiamo dato per scontato che fosse


questo ciò che lui voleva dalla vita, ma se in realtà non lo desiderasse? Se avesse deciso di rinunciare? Gaël chiuse di scatto il libro che stava leggendo. — Stiamo parlando di Vincent. Lui non è uno che rinuncia. Tornerà e lo farà perché diventare il legittimo erede al titolo di custode è la cosa che più desidera al mondo, ma dobbiamo ricordarci che su di lui grava un peso enorme. Io posso solo immaginare cosa voglia dire essere sottoposto a una simile pressione da parte di tutta la famiglia, ma di sicuro non è facile. Se se n’è andato non è perché ha rinunciato, ma per riacquistare un minimo di fiducia dopo quello che ai suoi occhi è stato un fallimento, tutto qui. I due guardarono il figlio stupidi. Non si aspettavano certo una tale determinazione da quel ragazzo solitamente così calmo e riflessivo. Dopo un attimo, però, Hèlén emise un sospiro. — Hai ragione. Io... devo smetterla di agitarmi. Così dicendo, la donna prese uno straccio per la polvere e si recò in una delle salette laterali della libreria. Gaël intanto abbassò il capo, pronto a ricevere l’ennesima strigliata, ma quando sentì la mano di suo padre sulla spalla non poté fare a meno di alzare gli occhi, confuso. — Ti ringrazio per quello che stai facendo per tua madre. Ha bisogno di averti accanto in questo momento. Ricacciando le lacrime che sentiva salirgli agli occhi, Gaël fece un leggero cenno di assenso col capo. — È mia madre e non sta bene. Non me lo perdonerei mai se non l’aiutassi proprio adesso. Ci fu un attimo di imbarazzato silenzio tra i due, ma Gaël riuscì a scorgere qualcosa nello sguardo di suo padre, un profondo orgoglio che lui aveva visto nei suoi occhi solo quando guardava Vincent. Dopo un attimo, però, l’uomo riassunse la sua solita aria distaccata. — Tu forse non avrai i privilegi che spettano per nascita a tuo fratello, ma ricordati che il tuo ruolo nei Real è comunque


importante. Il custode della Biblioteca non sarebbe niente senza l’appoggio di tutti. Sono il sostegno e il potere della famiglia a dargli la forza di proteggere ciò per cui i nostri antenati sono morti e tu, in quanto suo fratello, sarai per Vincent il sostegno più grande. Ricordati che le pressioni e gli studi a cui sei sottoposto serviranno a prepararti a ciò che ti aspetta in futuro. Tu sei un Real, non dimenticarlo mai, nemmeno quando ti sembrerà di non riuscire a sopportare il peso del tuo stesso sangue. Gaël non seppe cosa dire. Provava una strana sensazione dentro di sé, un’ansia profonda che non riusciva a spiegarsi, un campanello di allarme che lo metteva in agitazione. — Io... non lo dimenticherò — disse con l’assoluta certezza che stava per accadere qualcosa di orribile. Hèlén rientrò in quel momento nella sala principale. I suoi occhi erano ancora stanchi, ma non più lucidi come negli ultimi cinque giorni. — Forza, Gaël! Direi che abbiamo parlato anche troppo per oggi. Porta quei libri nella Biblioteca e disponili dove ti ha detto tuo padre. — Subito! — esclamò il ragazzo prendendo forse più volumi di quanti ne riuscisse a trasportare. Dopo un attimo di incertezza, ne poggiò un paio sul bancone e si avviò con gli altri verso la Biblioteca. — Credi che lui si renda davvero conto della vera importanza del suo compito? — chiese Hèlén avvicinandosi preoccupata al marito. Lui le accarezzò i capelli, gli occhi pieni di una dolcezza che da anni non poteva più permettersi di mostrare. — Sta’ tranquilla, Gaël saprà affrontare al meglio ciò che lo aspetta. È forte, molto più di quanto lui riesca a immaginare. Sono fiero dell’uomo che sta diventando. La donna sorrise. — Dovresti provare a dirglielo un giorno di questi... per lui sarebbe importante. I suoi occhi, poi, si spostarono verso la sala interna dove si trovava la porta per accedere alla Biblioteca. — Vincent è cambiato.


Tu stesso hai detto che c’è qualcosa di strano in lui, qualcosa che ha impedito agli anziani di nominarlo subito come legittimo erede. Antoine si alzò e l’abbracciò forte. — Non temere, i nostri figli se la caveranno. Gaël non abbandonerà Vincent e saprà aiutarlo e consigliarlo al meglio. La donna chiuse gli occhi lasciandosi per un attimo cullare dalle sue braccia possenti. Aveva paura, ma si fidava ciecamente di Antoine e del suo giudizio. Con un sospiro si allontanò dal marito per prendere dei libri accatastati a un angolo del bancone. — Ora è meglio scendere. Abbiamo tanti libri da sistemare e scommetto che Gaël si è già messo a leggere il primo volume capitatogli a tiro. Antoine andò a chiudere la porta del negozio e prese anche lui una pila di libri. — Spero per lui che non sia così altrimenti lo costringerò a catalogare testi per tutta la notte. La donna alzò gli occhi al cielo, scuotendo il capo e con una risata si avviò verso la sala interna. Discese le scale di corsa, seguita dal marito. Come avevano previsto, Gaël se ne stava seduto al grande tavolo ovale al centro della Biblioteca con il naso infilato in un grosso volume di pelle scura. — Spero che sia un libro interessante perché ti è appena costato una notte di lavoro. Preso alla sprovvista, Gaël scattò in piedi rovesciando la sedia. — Accidenti... io.. mi è capitato sott’occhio un capitolo interessante e... L’uomo gettò un’occhiata al testo che Gaël stava leggendo per poi richiuderlo di scatto. — Il Sentiero dell’Evocazione non è materia di studio adatta a un Real. Forza mettiti al... Antoine si bloccò sgranando gli occhi. Le mani gli si strinsero a pugno mentre tutto il suo corpo sembrava scosso da un vistoso tremore. Un attimo dopo, anche Gaël strinse i pugni corrugando la fronte. — Padre...


— Non può essere... questo posto è protetto. Loro non potrebbero nemmeno entrare... — Che succede? — chiese Hèlén spaventata. Il rumore di una violenta esplosione le strappò un grido di paura. — Intrusi! — gridò il Custode mettendosi davanti alla moglie e al figlio. — Gaël proteggi tua madre. — Ma... — Obbedisci! — urlò l’uomo. Gaël si bloccò per un attimo per poi tornare a fissare l’ingresso della Biblioteca dalle cui scale provenivano delle sinistre risate. — Come previsto ci sono tutti.... — disse un uomo entrando con sicurezza nell’ampia sala ottagonale, gli occhi neri che osservavano ogni dettaglio attorno a lui e il volto segnato dalle prime rughe contratto in un ghigno. — Salve, custode — disse facendosi avanti seguito da altre quattro figure che come ombre si fecero largo nella Biblioteca. Le mani di Antoine di strinsero a pugno mentre una di esse scivolava verso il fianco stringendo l’elsa di un lungo pugnale nascosto sotto la giacca. — Come siete entrati? I cinque si misero a ridere. Uno di loro, un vecchio dai capelli radi e dagli occhi neri come sfere d’inchiostro, fece un passo avanti mentre nella sua mano il potere si accumulava, sempre più forte. — Un bel dubbio da portarsi dietro dopo la morte non trovi? Il potere del negromante si scagliò contro il Real con una violenza inaudita. Alle sua spalle, Gaël vide il padre muoversi per evitare di prendere in pieno il colpo. Non fece in tempo ad ammirarne l’agilità che con uno scatto e un’abilità eccezionali, il custode Real si lanciò contro uno dei suoi avversari, colpendolo alla bocca dello stomaco con un pugno per poi recidergli la gola in un fluido movimento della lama. Un fiotto di sangue lo investì, ma lui sembrò non curarsene.


Un attimo dopo, però, venne investito da un nuovo attacco del negromante. Sbilanciato, Antoine non riuscì a schivare il potere del nemico che gli centrò il braccio destro, maciullandolo assieme all’arma che stringeva in pugno. Nello stesso momento gli altri tre uomini si lanciarono contro Hèlén e Gaël. Uno di loro immobilizzò la donna spingendola sul tavolo ovale, mentre gli altri due cercavano di trattenere Gaël. Come una furia, il ragazzo cercò di liberarsi dalla loro presa finché uno dei due non gli mise una mano sul viso sussurrando una Chiave. Il giovane Real si sentì intorpidito e crollò a terra mentre la mente veniva imprigionata nel suo corpo. A quel punto, i due Figli della Notte lo costrinsero in ginocchio, sorreggendogli la testa perché potesse guardare bene i suoi genitori. Suo padre era crollato, il braccio ferito sanguinante, con le ossa spezzate in più punti che fuoriuscivano dalla carne a brandelli. Respirava lentamente e nei suoi occhi c’era una rabbia che il ragazzo non aveva mai visto in lui. Sua madre invece veniva tenuta ferma per i capelli e le braccia, il volto e il petto premuti contro il tavolo. Nei suoi occhi c’era tanta paura, eppure lei si dimenava, cercando di liberarsi con la stessa rabbia che si rifletteva sul volto di Antoine. L’uomo che la tratteneva, il primo a entrare nella Biblioteca, lanciò un’occhiata di sfida al custode, e premendo il corpo contro quello di Hèlén la costrinse ad aprire le gambe. — Tua moglie è davvero molto attraente, Real. Antoine era sul punto di avventarsi contro di lui, ma il negromante lo afferrò per il braccio ferito costringendolo a urlare e ad accasciarsi a terra dolorante. Il vecchio lanciò poi uno sguardo irato al compagno. — Smettila, Drain! Non siamo qui per divertirci! L’uomo sbuffò, ma si limitò ad allontanarsi appena dalla donna che iniziò subito a dimenarsi nel tentativo di sfuggire alla sua presa.


Il vecchio negromante, allora, si fece avanti mordendosi un polso fino a farlo sanguinare. Cercò di avvicinarlo ad Antoine, ma questi allontanò la testa. — Non mi trasformerai in cibo per le tue bestie! L’uomo lo afferrò per i capelli, premendo il polso ferito sulla sua fronte. — Le mie Ombre non hanno bisogno della tua carne né di quella di tua moglie — disse, per poi marchiare col suo sangue anche la fronte della donna. — Hai idea, però di quello che può succedere al corpo di un uomo se un enorme potere dovesse entrare all’improvviso e con violenza in lui? Antoine sgranò gli occhi per la prima volta terrorizzato. Il suo sguardo si posò su Hèlén che a sua volta lo guardò con una lacrima che le scendeva sul visto. — No... — sussurrò la donna, — non voglio morire con il suo potere corrotto dentro di me... Nello stesso momento, il negromante spalancò le braccia mentre il sangue dalla sua ferita sembrò emanare un’oscura energia che si divise scagliandosi contro i due Real. Hèlén alzò gli occhi gonfi di lacrime verso il figlio immobilizzato.— Gaël... Un attimo dopo il suo corpo esplose dall’interno. Frammenti ossei vennero scagliati via come minuscoli proiettili, carne,sangue e viscere si riversarono su Gaël e sugli scaffali della biblioteca, mescolandosi a quelli di Antoine Real. La testa della donna, in parte fracassata da quella violenta esplosione di potere, cadde ai piedi del figlio formando a terra una chiazza informe di sangue e materia cerebrale. Con le viscere dei suoi genitori che gli colavano sul viso, Gaël si ritrovò libero dall’incantesimo che lo immobilizzava. Ancora trattenuto dai Figli della Notte, si piegò su sé stesso, gli occhi sgranati, il corpo percorso da violente convulsioni, la bocca che si apriva e chiudeva nel disperato tentativo di emettere il grido strozzato che gli serrava il respiro. — Sei addolorato, Real? — disse il negromante avvicinandosi a lui.


Il ragazzo rimase immobile a tremare, con gli occhi sconvolti fissi sul pavimento per non dover guardare il sangue e la carne, per non sentire più quell’odore metallico nelle narici. Tutto quello non poteva essere vero. Doveva essere un incubo perché quelli che aveva addosso non potevano essere pezzi dei suoi genitori, quella ai suoi piedi non poteva essere la testa di sua madre. La mano del negromante lo afferrò per i capelli costringendolo ad alzare la testa. Si morse il polso riaprendo la ferita già quasi del tutto rimarginata e lo marchiò sulla fronte col proprio sangue. Gaël iniziò a tremare ancora di più. Adesso toccava a lui... adesso anche lui... Un’altra pioggia di sangue investì il volto del ragazzo quando una lama fuoriuscì dalla gola del Negromante che, sbalordito, fece appena in tempo a emettere un ultimo gemito di sorpresa e dolore prima di cadere a terra, morto. Alle sue spalle, Vincent Real osservava i Figli della Notte con sguardo gelido e spietato. Uno dei due Figli della Notte che reggevano Gaël si allontanò dal ragazzo per avvicinarsi a Vincent mentre gli altri due si portavano alle sue spalle. — Tu! Che cosa...? L’uomo non fece in tempo a finire di parlare. Con uno scatto, Vincent gli fu addosso aprendogli una seconda bocca scarlatta sulla gola per poi lanciarsi contro quello che ancora teneva Gaël, piantandogli un grosso pugnale nel ventre, squarciandoglielo con un colpo rapido e preciso. Gaël cadde a terra, la guancia schiacciata contro il pavimento freddo, gli occhi aperti a fissare il fratello, che come un’ombra rapida e letale si lanciava contro gli altri due Figli della Notte. Se solo fosse stato lucido... se la sua mente fosse stata davvero cosciente, forse avrebbe visto il sorriso comparire sul volto di Vincent nel momento in cui la sua lama trafiggeva l’ultimo dei


loro nemici, e la soddisfazione nei suoi occhi quando, in mezzo a quella carneficina, si posarono sui pochi resti dei loro genitori. Gaël però, in quel momento aveva annullato sé stesso. Si girò, dando le spalle al fratello per poter guardare la testa fracassata della madre. Lentamente allungò una mano, accarezzando i capelli appiccicosi e la pelle bruciata di quel mezzo viso. La spinse a sé fino ad abbracciarla mentre dai suoi occhi sbarrati iniziavano a scendere grosse lacrime. Così rapida... così terribile... La morte avvolse la sua mente, alienandola da tutto il resto. Per tre giorni Gaël Real cessò di esistere. § Fu come rinascere. Riemergere da quello stato di torpore fu come venire di nuovo al mondo, solo che questa volta Gaël non si trovava immerso nel caldo liquido amniotico, ma in un mare di sangue dal quale non riusciva a riemergere. La prima cosa che vide fu un volto, un volto di donna bellissimo e allo stesso tempo indefinibile. Capelli di sole, verdi foglie d’edera che l’avvolgevano, occhi che lo guardavano colmi di una profonda tristezza. La mano della donna si tese ad afferrare la sua e quando lui la strinse, si sentì trascinare verso l’altro, fuori dal sangue e dal torpore Lentamente, Gaël Real tornò alla vita. Dischiuse gli occhi, sentendo le lacrime rigargli le guance mentre i ricordi cominciavano a riemergere, violenti e dolorosi. — No... no! Si alzò di scatto, urlando. Subito la gola gli si serrò in una morsa, mentre la sensazione di avere ancora addosso i resti dei suoi genitori lo travolse. Delle mani lo trattennero, stringendolo per le spalle. — Sta’ calmo, Gaël! Fratello, calmati!


Il ragazzo si bloccò fissando gli occhi di ghiaccio del fratello. — Vincent... loro.... loro hanno... — Sono morti. Gli assassini che hanno massacrato i nostri genitori sono morti... e la nostra biblioteca è salva. La biblioteca... la ragione di vita dei suoi genitori. Il motivo per cui erano morti. Gaël sentì le lacrime rigargli di nuovo il viso. Si guardò attorno osservando la camera da letto in cui lo avevano portato come se si trovasse in una dimensione del tutto diversa. — Ora riposa, Gaël. Sei stato tre giorni in coma e la tua mente è ancora molto provata. Sono riuscito a posticipare tutto nella speranza che ti svegliassi il prima possibile, ma hai tempo solo fino a domani per riprenderti. Il ragazzo guardò confuso il fratello. — Io... riprendermi per cosa? Vincent distolse per un attimo lo sguardo per tornare a guardare il fratello con espressione addolorata. — Per il funerale, Gaël. Dobbiamo dire loro addio... dobbiamo farlo per poter andare avanti e proteggere ciò che loro amavano di più al mondo. Gaël si adagiò sul letto con la mente smarrita nei ricordi di quei momenti maledetti. Senza dire una parola chiuse gli occhi e piombò in un sonno profondo e senza sogni. Il giorno seguente, Gaël si svegliò quando il sole era appena sorto. Riconobbe la sua stanza, ma gli sembrò un posto così estraneo e vuoto che non ne trovò alcun conforto. Rimase per ore a fissare i raggi solari che pian piano filtravano dalle fessure della veranda, seduto immobile sul letto. Come aveva potuto restare a guardare? Non aveva fatto niente... non aveva fatto niente per salvare i suoi genitori se non guardarli morire. Come aveva potuto? Poche ore dopo, Vincent si presentò alla sua porta. Vestito di nero, il ragazzo aveva con sé degli abiti dello stesso colore che


poggiò ai piedi del letto. — Devi prepararti, Gaël. È quasi ora di andare. Lui si limitò ad alzare gli occhi verso il fratello per poi tornare a fissare il vuoto. Vincent si avvicinò, poggiandogli una mano sulla spalla. — Gaël... devi scuoterti. Non puoi restare qui. — Io... non ci riesco... — disse il ragazzo portandosi la testa alle mani. — Devi alzarti — lo ammonì il fratello. — Pensa a qual è il tuo dovere adesso, pensa a ciò che devi fare per non rendere vana la loro morte. Gaël strinse i pugni, ma non disse niente. Vincent rimase a guardarlo per un po’ con profondo distacco, poi si avviò verso la porta. — Spero che sarai pronto quando arriverà la macchina. Ci aspetta giù tra un’ora. Nella stanza piombò un cupo silenzio. Gaël rimase immobile per un po’, poi si mosse con estrema lentezza. Come in un incubo, si trascinò fuori dal letto, lavandosi e vestendosi come se qualcuno stesse manovrando il corpo al suo posto. Un’ora dopo, si fece trovare alla porta d’ingresso. Vincent era già lì e, nel vederlo, Gaël provò una rabbia inspiegabile che faticò a controllare. Non si parlarono, a malapena si guardarono. Entrando nella macchina e durante tutto il tragitto, Gaël sentì come un macigno opprimergli il petto. Sapeva perché provava tutta quella rabbia nei confronti di Vincent. Perché dentro di sé, Gaël si sentiva in colpa. Non era stato in grado di proteggerli, di fare ciò che Vincent avrebbe potuto se solo ci fosse stato lui al suo posto. Allo stesso tempo pensava che se suo fratello non li avesse abbandonati, loro sarebbero ancora vivi e non poteva che disprezzarsi per quei pensieri. Per tutto il tragitto fino all’Île de Reuilly non disse nulla. Si limitò a restare immobile fissando le abitazioni di Parigi sfrecciargli accanto.


Tutti i Real sapevano che Antoine ed Hèlén erano devoti alla Dea, seppur non nella maniera druidica, e non ci furono obiezioni sul fatto che secondo il suo culto avrebbero ricevuto il loro ultimo saluto su questa terra. La piccola isola artificiale sul lago Daumesnil era stata resa inaccessibile e una pira funeraria era stata preparata nei pressi della grotta sul lato sud. I pochi resti di Antoine ed Hèlén erano stati adagiati insieme in una bara di legno lavorato e deposti sulla pira. Gaël si trovava proprio lì di fronte, con Vincent al suo fianco e decine di Real alle sue spalle. La morte di un custode era una tragedia per tutta la famiglia... per lui rappresentava il più grande rimorso della sua vita. Un membro del consiglio degli anziani, una donna dai lunghi capelli bianchi, si avviò verso un piccolo altare dietro cui era stata posta un’immagine della Dea. — La morte prematura del nostro custode e della sua compagna è una terribile tragedia e il modo spietato in cui queste preziose vite ci sono state strappate non fa che rendere questa nostra perdita ancora più straziante. L’attacco alla nostra sacra Biblioteca è stato un segno, un segno che qualcosa si sta muovendo, che la guerra sta per tornare a coinvolgerci tutti. Mentre la donna parlava, due uomini diedero fuoco alla pira intrisa d’olio che generò in un attimo un’intensa fiammata. — Non dobbiamo dimenticare il motivo per cui i nostri cari sono morti: per impedire che ciò per cui i nostri antenati hanno lottato non andasse perduto. Sono stati pronti a sacrificare tutto per ciò che andava protetto, e per questo rendiamo loro omaggio. Gaël in quel momento era troppo impegnato a guardare i resti dei suoi genitori bruciare per accorgersi dello sguardo di fuoco che la donna lanciò a Vincent. Ci furono lunghi attimi di silenzio in cui ogni Real porse l’ultimo saluto ai suoi custodi. Per primo andò Vincent, che rimase a lungo a fissare la pira. Aveva il capo chino verso il basso, quindi


nessuno notò il suo ghigno di vittoria. — Dopo la vostra morte... padre — sussurrò. Con il volto di nuovo freddo e distaccato, cedette il posto al fratello. Fermo, lì davanti ai resti dei suoi cari, il dolore di Gaël si sciolse nel pianto. — Mi dispiace... — disse, — mi dispiace tanto... Barcollò, cercando di mantenersi saldo sulle gambe finché, al limite delle forze, non tornò alle sedie che erano state disposte attorno alla pira. In una lunga processione, ogni membro della famiglia andò a porgere ad Antoine ed Hèlén un ultimo saluto, pregando la Dea e gli spiriti affinché li guidassero nel loro ultimo viaggio verso l’Antica Foresta e offrendo loro fiori che andavano ad alimentare la pira. Dopo che tutti ebbero rivolto l’ultimo saluto, ci furono lunghi attimi di silenzio finché il fuoco non si spense, lasciando solo cenere che pian piano si disperdeva nel vento. Poco dopo, la donna dai lunghi capelli bianchi tornò a parlare. — Come ben sapete, il momento dell’estremo addio a un custode corrisponde alla nomina del suo erede — continuò l’anziana. — Il modo in cui Antoine ci ha lasciati e l’attacco di cui la nostra Biblioteca è stata vittima, però, hanno portato tutto il consiglio degli anziani a prendere una decisione importante. Quelle parole riscossero appena Gaël dal cupo dolore in cui era piombato. L’anziana continuò a tenere lo sguardo fisso su Vincent. — Il chiaro attacco alla nostra famiglia non può essere sottovalutato né ignorato. I Figli della Notte ci hanno mostrato apertamente la loro intenzione di mettere le mani sulla nostra Biblioteca. Per questo, pur mantenendo la linea di sangue dei diretti discendenti di Atanasio, abbiamo deciso infrangere le nostre antiche tradizioni per preparare la strada a ciò che ci aspetta in futuro. Vincent Real non è stato considerato degno del titolo di successore. Egli non sarà il nostro custode.


Un brusio carico di agitazione si diffuse tra i Real. Vincent si fece avanti pensando a uno stupido scherzo. — Oh, andiamo... chi altri potrebbe esserne degno allora? Il sorriso sul volto di Vincent si spense quando incrociò lo sguardo serio della donna. — Gaël Real sarà il nuovo custode della nostra Sacra Biblioteca. Il volto di Vincent si deformò dalla rabbia rendendosi conto che non stava mentendo. Urlò con tutto i fiato che aveva in corpo facendosi avanti con i pugni chiusi, — No! Non potete farlo! Non potete farmi questo! La donna sostenne il suo sguardo. — È compito di noi anziani nominare il successore del custode e tu come Real devi accettare la nostra scelta. — Avete idea di quanti sacrifici ho fatto per prepararmi al compito che mi spetta di diritto? Sapete tutto quello a cui ho rinunciato? E adesso, adesso che ho perso i miei genitori voi mi state privando anche dello scopo della mia vita! Come potete farmi questo? — ringhiò il ragazzo. La donna restò impassibile di fronte alla sua furia. — Questa è la decisione degli anziani e tu, come Real, non puoi che accettare la nostra decisione — ripeté. Liam si fece avanti assieme agli altri Real. Si fermò al fianco di Vincent, che guardò con un impercettibile cenno col capo. — Per quanto voi siate le massime autorità nella nostra famiglia non avete il diritto di infrangere le nostre tradizioni! Non siete al di sopra delle regole! — Ha ragione! — urlò una donna alle sue spalle. — Che diritto avete di prendere una simile decisione? La nostra famiglia è sempre sopravvissuta rispettando le tradizioni! Un caos di voci si diffuse ovunque assieme a urla di sdegno e protesta. — Adesso basta! Silenzio! — urlò l’anziana facendo acquietare il brusio.


Liam però non volle arrendersi. — Vincent si è dimostrato più che degno del ruolo di custode. Se non fosse stato per lui la nostra Biblioteca sarebbe andata perduta! Se voi non lo accetterete come Custode, noi non siamo tenuti ad accettare volontariamente la vostra scelta. — E sia — disse la donna. — Sarà il tempo a dimostrare se Gaël è un degno successore o meno — Gaël quasi non sentì cosa stava dicendo l’anziana. Lui il custode? Com’era possibile? Lui era cresciuto nella certezza di un ruolo marginale, non era un abile combattente né un potente mago... eppure loro lo avevano scelto. Avevano spezzato il destino impostogli dalla nascita e lo avevano portato verso una nuova strada. Una strada che però apparteneva a un altro. Incredulo e sconvolto, venne travolto da così tante domande da restarne quasi stordito. Con passo incerto si fece avanti, lanciando una rapida occhiata alle ceneri dei suoi cari. — Perché avete preso una decisione così estrema? — chiese attirando su di sé l’attenzione di tutti. La donna gli sorrise con una strana luce negli occhi. — Perché non è il potere che rende un uomo degno di essere il custode della Sacra Biblioteca. Tu sei degno, Gaël. Non ne dubitare mai. Vincent le lanciò uno sguardo gelido mentre riacquistava parte della sua calma. La sua bocca era appena piegata in un ghigno. — Voi credete che lui sia degno? State commettendo un errore e presto ve ne renderete conto. Si voltò verso Gaël gettandogli addosso tutto il suo disprezzo e la sua rabbia. — Ti sentirai fiero di tutto questo... eppure non sei riuscito nemmeno a proteggere i nostri genitori. Ti ho visto nella biblioteca. Non hai fatto niente per cercare di salvarli, niente! Tremavi sconvolto, incapace perfino di muoverti mentre


loro venivano massacrati! Sono morti perché tu non sei stato in grado di difenderli e adesso porterai alla rovina tutta la nostra famiglia! Per Gaël fu come se una lama incandescente gli stesse scavando nelle viscere. Le parole di Vincent lo ferivano, eppure allo stesso tempo lo scossero. No, non era giusto. Non era giusto che Vincent lo accusasse in quel modo, non era giusto che lo accusasse di essere responsabile della morte dei loro genitori per un meschino desiderio di rivalsa Lui si sarebbe sentito per sempre colpevole. Niente avrebbe potuto cancellare il peso e il dolore che si portava nel cuore, ma sapeva una cosa: la sua unica colpa era quella di essere sopravvissuto. Non era stato abbastanza forte da riuscire a proteggere i suoi cari e a causa di quella sua debolezza sarebbe dovuto morire con loro. Invece era ancora vivo e il peso della sua stessa esistenza lo avrebbe tormentato per sempre. Le parole di suo padre gli tornarono in mente con violenza “Tu sei un Real, non dimenticarlo mai nemmeno quando ti sembrerà di non riuscire a sopportare il peso del tuo stesso sangue”. Non lo avrebbe dimenticato. Mai. Ripensò per un attimo a sua madre e alla sua dolcezza. La rivide soffrire negli ultimi giorni a causa dell’assenza di Vincent, rivide la sua ansia e la sua preoccupazione. Si aggrappò a quel ricordo per trovare la forza di affrontare suo fratello. Strinse i pugni e drizzò la schiena facendo un respiro lungo e profondo. — Non mi farò piegare dalla tua invidia, Vincent. — Perché dovrei essere invidioso di te? — lo provocò lui. — Sei solo un vigliacco e un debole, Gaël. Non hai la più pallida idea di ciò che ti aspetta. Fallirai e quando riavrò il ruolo che è mio di diritto ti renderai conto che avresti fatto meglio a tirarti indietro quando avresti potuto.


Gaël lo fissò a sua volta negli occhi. — Mi stai minacciando? Le labbra di Vincent si piegarono appena. — Ti sto mettendo in guardia. Il mondo è un posto pericoloso e tu non sei stato preparato ad affrontarlo. — Qualsiasi minaccia mi troverò ad affrontare, io non mi tirerò indietro — disse, fronteggiando suo fratello con decisione. — Ti sbagli a credermi un debole, Vincent. Ho vissuto anni nell’ombra preparandomi per sostenerti e svolgere al meglio il mio ruolo di secondogenito, ma anche se adesso il mio compito è diverso, saprò esserne degno. L’espressione di Vincent si contrasse appena in una smorfia di sdegno. — Staremo a vedere, fratellino. Staremo a vedere... Così dicendo, il primogenito dei Real lasciò il rito seguito da Liam e da tutti i suoi sostenitori. Gaël tornò a guardare la pira sulla quale le ceneri erano ormai del tutto disperse. Il mondo di Gaël era stato distrutto e trasformato in pochi giorni. Lui che era sempre stato il secondogenito, si era trovato improvvisamente addosso tutto il peso di un ruolo a cui non era stato preparato. Non avrebbe mai dimenticato le parole che suo padre gli aveva detto prima di morire. Guidare la famiglia Real, proteggere ciò che di più prezioso aveva. Questo era il suo compito, il ruolo che la Dea aveva scelto per lui. Lui era Gaël, figlio di Antoine ed Hèlén Real, nuovo custode della sacra Biblioteca. Qualsiasi cosa Hmera avesse in serbo per il suo futuro, giurò in quel momento che ne sarebbe stato degno per l’amore e gli insegnamenti che i suoi genitori gli avevano donato e per la sua fede nella luce dell’antica magia. Sentì all’improvviso una grossa mano sulla spalla. Si voltò e vide David, Ian e André, un altro suo cugino, figlio di Liam. — Vincent ha esagerato — disse David con uno sguardo serio che Gaël non gli aveva mai visto. — So riconoscere un debole


quando lo vedo e tu non lo sei affatto, cugino. Come futuro maestro d’armi io sono con te. Gaël gli strinse la mano con fermezza. — Ti ringrazio. — So che cosa vuol dire essere un secondogenito — disse subito dopo Ian, — e so cosa vuol dire venire sempre messo a confronto con un fratello di straordinario talento. Ho un grandissimo rispetto per te, Gaël. So che sarai un ottimo custode. Gaël strinse anche a lui la mano. — Il rispetto è reciproco, cugino. Questa volta fu André a parlare. — Non importa ciò che dice mio padre. Tu hai studiato e dedicato al tuo addestramento ogni giorno degli ultimi nove anni. Hai sviluppato il tuo potenziale eppure non hai mai cercato di metterti in competizione con Vincent rispettando sempre quello che era il tuo ruolo nella famiglia. Tu sei un vero Real, e sei più che degno di essere il custode. In quel momento Gaël capì che cosa gli aveva voluto dire suo padre affermando che un custode non era niente senza gli altri membri della sua famiglia. Senza di loro, senza il sostegno e l’appoggio che gli avrebbero dato, lui non avrebbe mai potuto farcela. Non con metà della famiglia contro di lui. Gaël era consapevole della straordinarietà dell’evento di cui era stato partecipe. Doveva stare attento a non fare alcun passo falso per non deludere le aspettative degli anziani e per non cadere vittima di chi di sicuro lo avrebbe ostacolato. Ancora non sapeva, però, che quella era stata la prima vera scissione interna dei Real. Da quel giorno, suo fratello scomparve per diverse settimane e i suoi sostenitori continuarono ad opporsi fermamente alla sua nomina come Custode. Quando Vincent riapparve, la situazione sembrò calmarsi. Il primogenito dei Real tornò alla Biblioteca per offrire il suo aiuto al fratello calmando almeno in apparenza gli animi di chi aveva visto nella sua esclusione un’ingiustizia nei suoi confronti.


Così, in un clima di tensione. Gaël divenne il legittimo custode della biblioteca, scelto dagli anziani e dalla Dea in attesa dell’arrivo alla sua porta di un ragazzo e del suo demone. In attesa dell’inizio di tutto.


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