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ANNO II - Numero 17 - 24 aprile 2012

Con Rossella QUINDICINALE GRATUITO DI INFORMAZIONE E COSTUME

Speriamo

che sia femmina Mentre la coscienza del Paese tocca il punto più basso, nasce l’esigenza di riformare i partiti. E se a far ripartire il motore fossero le donne?

L’INTERVISTA

LAIF STAIL

Michela Murgia parla del femminismo: «Sogno un mondo dove anche i maschi vestano di rosa»

La famiglia Usai questa volta è alle prese con il referendum. Ecco per cosa si va a votare


OFFERTA DI LAVORO


SOMMARIO

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ANNO II - Numero 17 - 24 aprile 2012

Opinioni .................................................................... 6-7

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Primo piano ............................................................... 8-9 Poker di donne in politica ................................................ 10 Imprenditrici di successo ............................................... 12 Rosanna Rossi, artista d’esportazione ............................. 13 Bruna, l’Alda Merini di San Michele ...................................14 Le amazzoni e le pariglie ..................................................15

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La testimonianza di Valentina ......................................... 16 Chiara Vigo, la donna che tesse il bisso ...................... 17 Intervista con Michela Murgia ..................................... 18 Desulo, il reportage ....................................................... 2o Turismo, parla Aldo Brigaglia ....................................... 22 A tu per tu con Andrea Pili .......................................... 24 Miss Italia ...................................................................26 Buona & bella ............................................................ 29 I vostri racconti ................................................... 30-31

26 ANNO II - Numero 17 - 24 aprile 2012

Laif stail ................................................................. 32-33 Colpi di penna .............................................................. 34

Editore GCS - Green Comm Services S.r.l. - Direttore responsabile Guido Garau - Hanno collaborato: Alessandra Ghiani, Lexa, Francesco Giorgioni, Carlo Poddighe, Laura Puddu, Maria Grazia Pusceddu, Claudia Sarritzu, Michela Seu - Fotografie Alessandra Ghiani - Vignette Coconacci - Ritratti Giulia Fulghesu - Grafica Chiui NP - Stampa Grafiche Ghiani - Monastir - Cagliari Pad Sede legale in via Giotto, 5 - 09121 - Cagliari - Redazione in Largo Carlo Felice, 18 - 09124 Cagliari - www.cagliaripad.it redazione@cagliaripad.it - Tel. 070.3321559 • 342.5995701 - Autorizzazione Tribunale di Cagliari 15/11 del 6 settembre 2011

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IL DIRETTORE

Parità

doppia fregatura

A

leggere questo numero di CagliariPad pare proprio che le donne si siano ritagliate il ruolo che meritano nella società, e abbiano finalmente raggiunto l’agognata parità tra i sessi. Impegnate nella battaglia politica, nella società, nel lavoro e nello sport come e più degli omologhi maschi, le ragazze vincenti e agguerrite di oggi sono le figlie mature delle politiche nate dal Sessantotto. È stata una conquista? Forse no. Fino a non molti anni fa in famiglia lavorava uno solo, l’uomo, e ciò che guadagnava bastava per mantenerla. Adesso devono lavorare tutti e due, e spesso i soldi non bastano nemmeno per garantire i livelli minimi di sussistenza – una casa, un pasto, l’istruzione dei figli. Stritolati da questa gabbia infernale della produttività (un invito alla Fornero: provi lei, a lavorare più di quanto stiamo già facendo) uomini e donne restano annichiliti quando provano a mettere su famiglia. Nonostante gli sbandierati Family day, al netto degli slogan, è da una vita che la politica di qualsiasi governo, tecnico, di destra o di sinistra se ne sbatte di quella che la chiesa chiama “la cellula fondamentale della società”.

L’Italia è fanalino di coda in Europa per le politiche familiari, cui dedica appena lo 0,9 per cento della ricchezza nazionale, rispetto a una media europea che supera i due punti percentuali. Eterogenea la situazione nell’Unione: si va dal Portogallo e Paesi Bassi che spendono l’1,2 per cento alla Danimarca con il 3,8 per cento. Il Belpaese inoltre si colloca - insieme alla Spagna - all’ultimo posto della graduatoria europea relativa al tasso di fecondità, con appena 1,2 bambini per donna. Se si confronta la situazione nazionale con quella di Francia e Germania ci si accorge dell’insufficienza delle detrazioni fiscali in vigore nel nostro Paese: da noi per una famiglia con due figli a carico e un reddito complessivo di 30mila euro il risparmio d’imposta previsto è pari a poco più di 500 euro, mentre è di 3000 euro in Francia e di 6000 in Germania. Ecco: raggiunta la parità di sessi, forse è ora che arrivi anche la parità di condizioni familiari. Che sia questa la vera riforma alternativa per il rilancio del Paese? Guido Garau g.garau@cagliaripad.it

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OPINIONI

Zacca

e poni

Corrado Passera: “Guadagnavo 3 milioni all’anno perché me li meritavo”. Dunque chi prende la pensione minima merita di morire di fame?

L’angolino del filosofo di Karl Jaspers*

Dialogare è come naufragare

D

a ultimo c’è il naufragio; lo dimostra l’orientazione nel mondo che inesorabilmente si attiene ai fatti. [...]Per l’orientazione nel mondo, il mondo in quanto esserci naufraga, perché in sé e da sé non si lascia comprendere; [...] Nella chiarificazione dell’esistenza naufraga l’inseità dell’esistenza: infatti là dove

sono propriamente me stesso, non sono solamente me stesso. [...] Se dunque il naufragio, a cui io mi abbandono a piacere, è solo il nulla vuoto, allora il naufragio che mi coglie, quando ho fatto veramente di tutto per evitarlo, bisogna che non sia solo naufragio. Allo stesso modo, io sperimento l’essere quando nella sfera dell’esserci ho fatto quello

che potevo per difendermi; e analogamente, quando, come esistenza, rispondo completamente di me, e da me tutto esigo, ma non posso sperimentare l’essere quando, nella coscienza della mia nullità di creatura di fronte alla Trascendenza, mi abbandono alla caducità propria dell’essere creatura. * Metafisica

Il guastafeste di Simone Spiga

Abolire le Provincie? Non ci sono più scuse

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I

l 6 maggio per la Sardegna sarà l’occasione per andare in massa a votare per 10 quesiti referendari che possono essere una grande spinta per la Rivoluzione democratica e partecipativa dell’Isola. I temi su cui saremo chiamati a decidere sono: l’abolizione delle Province, la riduzione del numero di Consiglieri regionali da 80 a 50, l’istituzione di un tetto massimo di indennità e l’abolizione dei Consigli di amministrazione degli enti regionali. La Sardegna ha bisogno di un grande rinnovamento politico

e istituzionale, serve una presa di coscienza del popolo sardo e questi quesiti referendari possono essere quel giusto stimolo per lottare, per ridare dignità a questo popolo e per gridare con 10 SÌ la vostra voglia di cambiamento. Cappellacci si è dimostrato incapace e arroccato sulle posizioni di parte, dimenticando il suo ruolo di Presidente di tutti, inoltre non è stato capace di imporre al Consiglio regionale, l’Election day, un grave errore che sarà per tutti i sardi un ulteriore sperpero di denaro pubblico.


ff

L’a

Rinunciare all’ultima tranche di rimborsi elettorali ai partiti? E quale sarebbe la cattiva notizia? Se volete l’ultima tranche ve la possiamo anche pagare in pietre ;)

rorisma

di Enrico Secci

Spazio all’arte

Piccoli chimici

di Marta Zedda*

di Alessia Zurru*

Gli occhi della ragione spalancati sull’ignoto

R

iti e misteri. Paranormale e divinazione. In una parola, magia. Una pura illusione? Cos’è per noi? L’universo dell’irrazionale ha sempre rassicurato l’uomo di fronte ai cambiamenti, all’ignoto, al dolore. L’abuso di queste pratiche, però, cela forti rischi. Come risvegliare allora il nostro senso critico, pur non soffocando l’irrinunciabile componente di pensiero magico? Un aiuto viene offerto dalla mostra “A te gli occhi” - promossa dalla Fondazione Barumini sistema cultura e allestita presso il Centro Culturale Giovanni Lilliu di Barumini- che, non a caso, parafrasa la classica frase da mago. Vietato non toccare, vietato

non provare, ma vietato non riflettere. Ripercorrere il senso della vita, i “riti di passaggio”, a passeggio nel proprio inconscio, lasciando però che l’emozione accenda il lume della ragione. La conoscenza, in fondo, passa primariamente attraverso i sensi, e un evento emozionale la cementifica. Dunque un cammino tecnologico in cui i visitatori, come moderni argonauti, vanno alla scoperta diretta, scientifica e razionale della magia rituale, del paranormale, dell’illusione -vivi anche nella cultura sardatra ambienti votati all’edutainment. Un’altra tessera di pregio, nel mosaico straordinario della Marmilla. * Esperta di sistemi museali

GEMELLI DIVERSI Sono Giorgio, risolvo problemi Tony Ciccione personaggio dei Sim pso

n

Giorgio Oppi personaggio dell’Udc

Per la scienza non è mai troppo presto

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bambini, oggi, entrano in contatto con la tecnologia fin dai primi anni di vita e la scienza diviene subito parte della loro vita quotidiana. Il nostro obiettivo come Laboratorio Scienza è quello di ridurre il distacco che esiste tra la scienza e la società, partendo dai bambini e facendo scoprire loro che la scienza può anche essere fonte di curiosità e divertimento. Il metodo utilizzato è quello del laboratorio ludico scientifico: ci si serve cioè del gioco e della sperimentazione diretta come strumenti per mostrare che la scienza è accattivante e spettacolare e per trasformare ogni incontro in un’occasione di stupore. Quest’anno, nel nostro tour per le scuole, abbiamo già incontrato un centinaio di classi per un totale di oltre 2mila studenti. Con loro abbiamo giocato con l’energia e con la luce, modellato il Dna, fatto magie con la chimica e scoperto le imprevedibili proprietà delle nanotecnologie. * Laboratorio Scienza.it

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PRIMO PIANO

Destra in cerca di leader sarà Ugo, Mauro o Claudia? di Francesco Giorgioni redazione@cagliaripad.it

Il Popolo delle libertà procede con andatura incerta. Lacerato all’interno dalla guerra intestina tra fazioni

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L’

unica certezza è la mancanza di certezze, nell’eterogeneo Popolo delle Libertà sardo. ll principale partito del centrodestra procede con andatura incerta, lacerato all’interno dalla guerra intestina tra fazioni, territori e aspiranti leader, frizioni tanto più forti quanto più si approssima la scadenza delle elezioni regionali. Scontri favoriti dalla mancanza di regole certe e che, per essere almeno apparentemente ricomposti, necessitano di sistematici interventi pacificatori affidati ai leader nazionali. Come quello del coordinatore nazionale Angelino Alfano, giunto in missione in Sardegna lo scorso marzo per

cercare di riportare armonia tra Settimo Nizzi, deputato e coordinatore sardo del partito, e il presidente della Regione Ugo Cappellacci. Inizialmente molto uniti, i due avevano preso a litigare furiosamente dopo che il governatore aveva annunciato di voler restituire la tessera del Pdl. Una rinuncia datata agosto 2011, mentre sulla politica isolana infuriava la contestazione verso il governo scatenata da alcune vertenze cruciali - quella per la privatizzazione di Tirrenia, ad esempio - che secondo Cappellacci avrebbero dimostrato la scarsa attenzione del governo verso la Sardegna. Cappellacci è rimasto nel limbo fino a qualche settimana fa, quando ha


VIAGGIO NELLA CRISI DEI PARTITI / IL PDL L’inchiesta

Nella pagina accanto Ugo Cappellacci, Claudia Lombardo e Mauro Pili. In questa pagina Silvio Berlusconi e Settimo Nizzi

Nei giorni più cupi di questo 2012, mentre la coscienza e la morale del Paese stanno toccando il punto più basso, un’analisi sommaria degli avvenimenti rende evidente l’inadeguatezza degli attuali partiti politici. Occorre ricostruirli o trovare nuove forme di partecipazione pubblica collettiva? Privati del substrato ideologico che li ha caratterizzati fino agli anni Novanta, attualmente i partiti si dividono senza saper bene su quali concetti si fondino le loro differenze. Probabilmente si basano sul nulla – o su obsoleti paletti mentali che dividono gli individui come i tifosi di una squadra di calcio. Nella nostra inchiesta a puntate, che parte da oggi, cerchiamo di mettere ordine tra le macerie del Pdl. (g.g.)

annunciato di voler rientrare nel partito. Per tutti questi mesi Nizzi aveva sollecitato il presidente della Regione affinché decidesse per il “dentro o fuori”, presa di posizione che ha inevitabilmente logorato i rapporti tra i due. Ma Nizzi non gode neppure del sostegno di altri influenti colonnelli del partito, sfiducia frutto di un peccato originale: l’ex sindaco di Olbia venne investito del ruolo per nomina romana e senza il coinvolgimento delle gerarchie azzurre dell’isola, dopo le dimissioni del coordinatore Mariano Delogu e, prima ancora, della vice Claudia Lombardo. Nonostante le dichiarazioni rassicuranti seguite al vertice nel ristorante di Cagliari - la stessa sede dell’incontro fu oggetto di serrata trattativa tra le parti, perché Nizzi non accettava di andare a Villa Devoto - la sensazione è che Alfano abbia ottenuto nulla più che une tregua e che la battaglia tornerà presto furiosa. Cappellacci, dopo avere cavalcato l’onda del dissenso verso il Governo

Berlusconi, è dunque tornato all’ovile anche per le mutate condizioni politiche nazionali. E medita di riproporre la propria candidatura per la Regione, poltrona cui lo stesso Settimo Nizzi non ha mai nascosto di ambire. Le due traiettorie rischiano, insomma, di entrare ancora in collisione. Strizza l’occhio a quella parte del centrodestra delusa dall’esperienza di governo anche il movimento Unidos di Mauro Pili, in aperta contrapposizione sia con Cappellacci (memorabili gli scontri sul bando per la continuità territoriale) che con Nizzi. Anche Pili coltiva ambizioni da governatore, per tornare a guidare la Regione dieci anni dopo la prima e tormentata esperienza. Altra leader possibile è proprio la giovane presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo. La

Lombardo aveva manifestato segni di dissenso verso il partito lasciando la carica di vicario nel novembre del 2010 e, attraverso il suo ruolo istituzionale, mostrando una vistosa insofferenza verso l’azione del governo Berlusconi. Ma proprio l’incertezza nel centrodestra e gli incerti orizzonti elettorali avrebbero consigliato alla Lombardo prudenza, suggerendole di restare a guardare in attesa di occasioni più propizie. Mentre si celebravano i congressi provinciali e esplodeva la grana dei presunti tesseramenti fasulli, iniziava a muoversi per la Sardegna anche l’ex assessore all’Agricoltura Andrea Prato. Fedele a Cappellacci, la sua politica la diffonde attraverso un lavoro teatrale intitolato “L’onorevole sciupone”, di cui è regista. E poi non si dica che il Pdl in Sardegna non dà spettacolo.

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IL PUNTO

Poker di donne la mano vincente per rilanciare la politica sarda Nell’Isola che affonda la speranza è un salvagente rosa. Ecco quattro proposte nelle interviste di Claudia Sarritzu

È

Angela Quaquero

Psicoterapeuta, è l’attuale presidente ad interim della Provincia di Cagliari dopo le dimissioni di Graziano Milia

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la seconda presidente donna della Provincia di Cagliari, dopo Cecilia Contu. Ironia della sorte, proprio l’unico ente “rosa” verrà cancellato con la riforma salva Italia di Monti. Secondo la Quaquero il problema della scarsa presenza femminile negli organi elettivi è dovuto esclusivamente ai meccanismi elettorali, tutti dediti a favorire attraverso la ricerca dei voti i candidati maschi. La situazione però sta cambiando, anche in Provincia si sono riscontrati dei dati positivi durante l’ultima tornata elettorale. Infatti le donne sindaco sono passate da tre a nove. L’unica soluzione, secondo Angela Quaquero, è l’introduzione della doppia preferenza di genere nelle schede elettorali. Dove esistono situazioni giuridiche ben definite e contemplate dalla normativa la donna non ha problemi a competere e far valere la propria competenza spesso più professionale e specializzata di quella di un uomo. Riguardo alla violenza sulle donne, nonostante i dati sconcertanti, la presidente afferma: fa sperare il fatto che stia emergendo e si stia scardinando l’omertà intorno all’argomento. «Si sconfigge applicando le norme già in vigore in materia penale, non c’è bisogno di leggi straordinarie».

L

Luisa Sassu

Assessore al Personale della giunta Zedda, proviene dalla Cgil di Cagliari. È stata funzionario amministrativo della Questura

uisa Sassu, prima dirigente regionale della Cgil e ora assessore al Personale della giunta Zedda a Cagliari, tocca un punto significativo della questione “rosa”, ossia la diffidenza che anche le donne hanno verso le candidate del proprio genere. «Ritengo che le quote siano un’occasione di arricchimento delle istituzioni stesse.» Ma perché le donne dovrebbero votare per le donne? «Il voto è una scelta incoercibile, così come è incoercibile la condotta politica di coloro che vengono eletti o elette. Non esiste, perciò, alcun legame diretto e scontato fra il genere femminile della persona eletta e l’attenzione o la sensibilità di questa persona alle esigenze femminili. La risposta della politica alle istanze che si vogliono affermare deve perciò trovare altre forme di reciproco impegno: programmi politici chiari, ma anche elettrici ed elettori esigenti che non limitino il loro impegno e la loro passione politica al momento del voto. Per esempio, in quanto responsabile del Personale dell’azienda Comune di Cagliari che conta quasi 1500 dipendenti, ho deciso di convocare le riunioni sindacali in orari compatibili con gli impegni familiari delle donne recentemente elette nelle Rsu».


D Simona De Francisci

Laureata in Lettere, giornalista professionista, è assessore regionale alla Sanità dall’agosto del 2011. Ha sostituito Antonello Liori

onne e politica, perché così poche? «Si tratta di una questione complessa, che sicuramente ha come primo problema il fatto che le donne, per diverse esigenze (lavoro e famiglia su tutte), spesso rinunciano a dare la propria disponibilità a un impegno diretto in politica. Da ciò deriva che nei partiti e di conseguenza nei posti chiave sia ancora limitata la presenza delle donne». Per la De Francisci le quote rosa sono uno degli strumenti, ma non quello risolutivo. «La doppia preferenza di genere è il mezzo migliore e il più efficace per consentire alle donne di fare politica attiva. Dove la doppia preferenza di genere è stata applicata: la presenza delle donne è triplicata». A che punto è la normativa per quanto concerne la lotta contro la violenza sulle donne? «A livello nazionale una normativa c’è già. Anche in Sardegna comunque, pur non essendoci una legge ad hoc, ci sono degli strumenti attivi: il più recente è il protocollo interistituzionale firmato nel novembre scorso, su iniziativa dell’assessorato, in occasione della Giornata Internazionale sulla violenza contro le donne. Abbiamo rafforzato ulteriormente tutte le procedure che già vengono attuate in difesa delle vittime di violenza».

E Daniela Noli

Laureata in pedagogia, un master in criminologia e una specializzazione in mediazione civile e commerciale. È attualmente presidente dell’Ersu

x assessore della giunta Floris alle Politiche giovanili, Daniela Noli oggi è presidente dell’Ersu a Cagliari. La Noli compie un’analisi socio storica del problema donne e politica e afferma che: «L’assenza delle donne può essere ricondotta a fattori socioculturali che stentano a modificarsi nel tempo per creare una cultura politica in cui non sia più soltanto l’uomo ad essere considerato il legittimo protagonista della gestione della res publica. Gli stessi partiti d’altra parte hanno una certa ritrosia nel candidare donne, se non come “riempi-lista”, nonostante sia statisticamente provato che le donne sono spesso più preparate culturalmente». Per quanto riguarda l’uso delle quote rosa non è d’accordo: «Personalmente son del parere che non siano una soluzione efficace per migliorare la presenza delle donne in politica in quanto rischierebbero di diventare un mero dato quantitativo a discapito della qualità, almeno fino a che non verranno risolte le questioni sostanziali di disparità, che come ho già sottolineato sono di carattere culturale e sociale». Per quanto concerne la violenza sulle donne «é evidente che il problema non è nell’emanare leggi che penalizzino la violenza, quanto nell’applicarle».

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BUSINESS WOMEN

Donne, mamme e manager Ecco l’impresa eccezionale Paola Orofino, Nina Pilia e Giuseppina Melis, sono le vincitrici del premio “Successi rosa” della Camera di commercio di Cagliari

di Laura Puddu l.puddu@cagliaripad.it

N

egli ultimi anni, le donne hanno dato un contributo importante per la creazione di nuove imprese, dimostrandosi guide capaci e determinate. Nonostante questo, trovano maggiori difficoltà rispetto ai colleghi maschi. In Sardegna la fatica è doppia: oltre agli ostacoli legati al sesso, ci sono quelli dovuti a un territorio sempre più afflitto dalla crisi. Per fortuna non mancano esperienze positive come quelle di Paola Orofino, Nina Pilia e Giuseppina Melis. Vincitrici del premio “Successi rosa” assegnato dalla Camera di commercio di Cagliari, sono le tre sarde che si sono distinte come modelli di imprenditoria femminile all’interno dell’isola. Paola Orofino è una donna forte e decisa. Fondatrice e responsabile dell’omonima agenzia di viaggi che si trova a Cagliari, da trent’anni la gestisce senza l’aiuto di nessuno e ha anche cresciuto un figlio da sola. Nel 2003 ha trasferito la sua attività e, così, è la prima in Sardegna ad aver costruito al di sopra di un ritrovamento archeologico (un tempio punico - romano). Nel giugno dello scorso anno, la svolta: l’agenzia va in rete creando il primo portale interattivo sardo per la prenotazione dei viaggi,

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Paola Orofino, fondatrice e responsabile della Orofino Viaggi

che compete con grossi siti a livello europeo grazie ai prezzi molto più bassi e al servizio eccellente. Inoltre, unico caso in Italia, è possibile bloccare via internet un volo aereo senza acquistarlo immediatamente. “La crisi – dice Paola Orofino – si sente ma quest’anno è andato un po’ meglio. Per un solo motivo: abbiamo innovato, perché l’alternativa era chiudere”. La Orofino è orgogliosa di se stessa e del traguardo raggiunto. “È vero – afferma – le donne hanno più difficoltà ma commiserarsi non aiuta. Noi siamo sensibili, organizzate e con un forte spirito di adattamento”. Nina Pilia è amministratrice di un’azienda di Carbonia che offre servizi di custodia, noleggio con conducente e investigazioni. “La nostra – dichiara Claudia Cannas, figlia della Pilia e socia della madre - è un’attività con gestione prevalentemente femminile. Le

decisioni più importanti sono di nostra competenza”. Sono le donne a impartire gli ordini, ruolo tipicamente maschile. “All’inizio - precisa la Cannas - gli uomini mi ridevano in faccia o si offendevano. Non è semplice per loro sottostare a una donna. Ero molto giovane, ora va meglio. Di grande aiuto sono state le parole di mia madre, che ha sempre affermato di metterci in luce con lo studio costante e la determinazione”. Giuseppina Melis, invece, è titolare di tre negozi di abbigliamento per bambini nel cagliaritano e a Villacidro e, la sua, è un’attività che spicca perché completamente gestita da donne. Paola, Nina e Giuseppina hanno un grande merito: quello di essere un esempio per tante sarde che, tra mille ostacoli, decidono di fare impresa creando attività di successo utilizzando e valorizzando le risorse del territorio.


NAVI IN BOTTIGLIA Cagliari, piazza Galilei: l’opera di Rosanna Rossi vuole rappresentare un cielo stellato. «Meraviglia sia adulti che bambini»

L’arte ci salverà dalla bruttezza Rosanna Rossi, artista sarda tra le più conosciute all’estero, spiega la funzione salvifica del bello: «Anche Cagliari può rinascere»

L’

arte nasce dalle contaminazioni. Spunti, forme, dialoghi, si intersecano e sviluppano idee e progetti. Così sono nate le mie opere”. In pochi la conoscono, quasi nessuno la riconosce per strada. Eppure Rosanna Rossi, elegantissima e distinta signora, classe 1937, una lunga chioma bianca a incorniciare il nobile viso, è una delle artiste contemporanee più apprezzate e conosciute. In Sardegna e non solo. Chi non conosce il grande cerchio di Piazza Galilei, a Cagliari, composto magico di materiali diversi, di colori cangianti e di schegge di vetro? È opera sua. «Mi venne commissionato da un padre: voleva che il figlio, affacciandosi alla finestra, vedesse qualcosa di diverso da un muro di cemento armato». È un’opera che affascina grandi e piccoli, per quel suo magico luccicare. «Il complimento più bello lo fece un si-

gnore anziano – come me – che senza sapere che io fossi l’autrice mi guardò, lo sguardo pieno di meraviglia, e mi disse: la città ha dimenticato le stelle, accecate dalle luci al neon, quest’opera ce le riconsegna. È un regalo». Gratuito, come il gioco. Se c’è una parola che compare spesso nel linguaggio di questa raffinatissima, straordinaria donna cagliaritana è appunto “gioco”. La sua arte nasce “per gioco”. Le sue mostre sono lavori per gioco. Gioco inteso come lotta, come una partita di calcio, che costruisce un’architettura che porterà a un’azione finalizzata a un gol. Il gioco della vita. Che la porta a sintonizzarsi con tante menti per creare opere straordinarie. Nell’ultima mostra, appena conclusa nel quartiere della Marina, le creazioni sono state più di cento, raccontare da persone diverse – dal filosofo Silvano Tagliagambe alla figlia di Rosanna,

Carla artista anche lei – che “giocando hanno trovato un metro comune per esprimersi”. Prati, foglie, attimi, istanti di vita hanno fatto da incubatore di questi oggetti. Una sintesi artistica dall’ottocento degli impressionisti a oggi? «Sarebbe bello – risponde sorridendo l’autrice – in tutte queste elaborazioni mi ha colpito la precisione del segno, che sa quando fermarsi e quando continuare, quando tracciare e quando girare l’angolo. Qual è lo scopo di tutto questo? Fare emozionare». E il messaggio, qual è? «Io non dipingo madonne, poveri e bambini che piangono. Io provo a fare emozionare diversamente: il mio dipinto è negli occhi di chi guarda, vive quando viene guardato». Ogni volta con uno sguardo diverso. E la città? È bello vivere nel brutto? E Cagliari come potrebbe cambiare, se si pensasse la politica, l’urbanistica in senso estetico? «Per cambiare occorre denaro, e in questo momento ce n’è poco». Eppure qualcosa si potrebbe fare. «Io ho in cantiere alcuni progetti. Dei frangiflutti che sostituiscano quelli attuali, di cemento armato, per esempio». Adesso, però, rimangono solo dei bei sogni. Ma c’è una speranza? «Certo. Nei giovani. Qualcosa, ne sono sicura, grazie a loro cambierà». (g.g.)

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IL PERSONAGGIO

Bruna, l’Alda Merini di San Michele Poetessa di 83 anni, ironica, determinata e combattiva, chiede al Comune una casa in cui vivere dignitosamente la sua vecchiaia di Maria Grazia Pusceddu m.pusceddu@cagliaripad.it

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a sempre usato la scrittura come valvola di sfogo ma da qualche tempo la poetessa di Cagliari Bruna Milia non riesce più a scrivere con lo stesso entusiasmo. Nonostante i suoi 83 anni, portati tra l’altro benissimo, Bruna sembra ancora una ragazzina: è forte, ironica, determinata e molto combattiva. Ricoverata da due mesi in una struttura ospedaliera a Capoterra, non vuole più tornare nella sua casa di via Montesanto perché il pozzo nero costruito dai suoi vicini a ridosso della sua abitazione, non

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la fa stare bene. «Mi sono ammalata – sostiene Bruna – perché ho il sospetto che le tubature che hanno fatto costruire i miei vicini rimandino tutti i gas nocivi dentro casa mia. Quando stavo dentro casa mi sentivo la testa scoppiare, sono anche caduta un sacco di volte». La signora Milia ha chiamato i vigili urbani, i carabinieri e Abbanoa ma nessuno è mai venuto a controllare. La poetessa chiede pertanto al comune di Cagliari una casa in cui vivere fino a quando non riuscirà a vendere la sua. Il diario della vita. La scrittura ha sempre accompagnato la vita di Bruna Milia. Si sposa giovanissima e dal matrimonio nascono cinque figlie più un’altra fem-

mina, Gabriella, morta a soli nove mesi e i figli maschi che non sono sopravvissuti. Per tanti anni gestisce un negozio di frutta e verdura insieme al marito, morto nel ‘79. Ma la vita non è certo facile perché Bruna ha un carattere che lei ama definire non moderno ma “giusto” a differenza del marito che invece descrive come «un uomo non geloso ma invidioso». Le difficoltà della vita quotidiana portano quindi Bruna a sfogarsi nella scrittura. Tutto ha inizio tanti anni fa, dopo la morte della piccola Gabriella a causa di una polmonite. Bruna andava a trovarla in cimitero, si sedeva accanto alla sua tomba e le raccontava quello che le passava per la testa. Quando poi tornava a casa scriveva tutto su un diario, diventato il suo “tesoro”. In questi anni ha scritto una quantità enorme di racconti e poesie, in lingua sarda e in italiano, molti dei quali ancora inediti. Nel 2005 pubblica a sue spese e con l’aiuto di sua figlia Clara il primo romanzo Paolina era la madre di Giulia che racconta la sua vita. «Ho scritto tante poesie e racconti – dice Bruna - dove tratto tanti argomenti. Per esempio L’isola degli uccelli è una metafora che racconta quello che succede in Italia, da quando sono arrivati gli stranieri». Nel 2008 ha poi pubblicato il suo primo libro di poesie in italiano Tra poesia e canto, molte delle quali sono dedicate alle figlie. «Io con le mie figlie ho un bel rapporto – aggiunge Bruna – le ultime due poi le ho cresciute da sola, come volevo io. La più piccola vive in Florida e io sono andata a trovarla l’anno scorso per la nascita della sua prima figlia». L’appello al sindaco Zedda. Bruna è una donna di una forza e di un carisma fuori dal normale ma oggi a causa dei problemi nella sua abitazione questo spirito si sta spegnendo. «Da quando ho iniziato a stare male – dice – non riesco neanche più a scrivere». La poetessa ha deciso di vendere la sua casa ma nel frattempo vorrebbe trovare un’altra abitazione. «I medici – conclude Bruna – mi hanno detto che casa mia è inabitabile. Chiedo pertanto al sindaco Massimo Zedda una casa provvisoria, anche solo un bagno e una cucina, finché non riesco a vendere l’altra».


LA TRADIZIONE

Le ragazze cavalcano il vento alla scoperta delle amazzoni Le pariglianti sarde sono spesso giovanissime e in piedi sulla sella compiono evoluzioni spericolate

V

olteggiano eleganti sospesi a mezz’aria come gli equilibristi circensi, tanto che una giornalista qualche anno fa coniò per loro l’espressione “funamboli in groppa”. Si riferiva ai pariglianti della Sardegna, abili cavalieri in grado di salire in piedi sulla sella e compiere evoluzioni fra le più spericolate mentre i cavalli solcano la terra a gran velocità. Piramidi volanti (due uomini in piedi sui cavalli, un terzo in piedi sulle spalle dei compagni), tre su tre con centrale girato (tre cavalieri, di cui il centrale girato, su tre cavalli perfettamente allineati), o verticali volanti (il cavaliere centrale sta a testa in giù sorretto dai laterali in piedi sulla sella) furono descritte, dalla giornalista, come il frutto di una «abilità acrobatica» fuori dal comune. E non aveva ancora visto tutto. Dovette fare a meno di apprezzare infatti, per questioni anagrafiche, le esibizioni delle amazzoni: la forza fisica e la grazia ben s’accostano in loro, conferendo alla figura della pariglia un fascino in grado di elevare la bella esibizione ad autentico spettacolo. Due giovani ragazze, bellissime, parigliano a Dolianova nell’associazione Cavalieri del Parteolla: sono Elisa Origa, 29 anni, e Claudia Agus, di 26. Altre due, Milena Pinna e Federica Pusceddu, appena ventunenne, praticano l’attività da pochi mesi all’interno dell’associazione equestre Is Basonis di Sinnai (il loro esordio è avvenuto lo

scorso marzo). Del gruppo di Assemini fa parte Elisa Trudu, classe ’83, mentre, salendo nell’oristanese, a San Vero Milis, c’è la veterana Antonella Rosa, detta Ninni, 21 anni di età, 13 dei quali trascorsi a parigliare. L’eleganza e la leggiadria esibite con apparente naturalezza ad ogni passaggio di pariglia altro non sono che il frutto di duri allenamenti, prove di coraggio, cadute, spesso rovinose, e rapide risalite in sella. Perché sul cavallo, accanto ai propri compagni maschi, tutto possono concedersi meno che di fare le femminucce. Lo sa bene Ninni Rosa: «Ho avuto un piccolo infortunio cadendo da cavallo nell’inverno del 2011: il tempo di guarire e sono tornata subito in sella». Hanno lo svantaggio di possedere meno forza fisica rispetto ai ragazzi, ma l’enorme vantaggio d’essere più leggere e più agili. Ninni viene collocata in cima a un rombo, Elisa Trudu è la protagonista del ponte nel suo gruppo. La pariglia di Do-

lianova, detta non a caso “delle amazzoni”, è nota per la doppia piramide cun su fusti: tre ragazzi stanno in sella, mentre Claudia ed Elisa s’impongono in piedi, sulle spalle dei compagni, rette solo da un bastone. «Occorre molta forza fisica per svolgere le figure, specie per la verticale, – racconta Elisa – per questo ci alleniamo due, tre volte alla settimana e gli altri giorni montiamo comunque a cavallo». I ragazzi ostacolano o incoraggiano la vostra presenza? «Nel mio caso è stato semplice: il mio fidanzato, già cavaliere, mi ha voluto coinvolgere nelle pariglie circa sette anni fa. Sappiamo di essere apprezzate tanto dal pubblico, abituato a vedere solo maschi in sella, e questo lo sanno anche i nostri compagni: così provano a rivendicare il proprio orgoglio dicendoci che se non fosse per loro noi ragazze non faremmo nulla». Ma è più probabile che, se non fosse per le amazzoni, tutti quegli applausi si ridurrebbero alla metà. Michela Seu

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LA TESTIMONIANZA UN AIUTO Valentina ha bisogno di cure, interventi e di una protesi alla mano molto costosa. Chi volesse contribuire può farlo al seguente IBAN: IT70B0101543850000070291480 intestato a Valentina Pitzalis e Matilde Basciu (sua madre). Facebook: “Un sorriso per Vale”

Storia di Valentina, «l’araba fenice»

Un anno fa è sopravvissuta alla follia del suo ex marito che dopo averla attirata con un pretesto l’ha cosparsa di kerosene e le ha dato fuoco

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alentina Pitzalis, ventottenne di Carbonia, il 17 aprile del 2011 a Baccu Abis è miracolosamente sopravvissuta alla follia del suo ex marito, Manuel Piredda che, dopo averla attirata a casa sua con un pretesto, l’ha cosparsa di kerosene e le ha dato fuoco. Lui poco dopo si è suicidato con lo stesso metodo lasciandola con un viso e con un corpo martoriati, con dei ricordi che pesano come piombo, con una vita che deve riprendere da capo. C’è una madre con i controattributi, un padre di una dolcezza non comune, una sorella ferma e attenta, una nonna sempre presente. Tutti ospitali e affabili, di quelle persone che ti sem-

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bra di conoscere da sempre pur non avendole mai viste prima. E poi c’è lei, Valentina, sopravvissuta all’inferno e sopravvivente alla devastazione della sua vita, che a un anno esatto dalla tragedia sorride celando tutta la disperazione di quella ricorrenza. Lei inizia a parlare, a raccontare, a descrivere nei particolari il momento che ha sconvolto la sua vita. E restare là ad ascoltare con la sola sensazione di essere davanti a una forza che non sembra nemmeno umana, è tutto quello che si può fare. Vedere un corpo tanto fragile, devastato da un gesto basso e diabolico ma mosso da un coraggio così grande, è destabilizzante.

Mentre lei racconta con precisione il dolore e la sofferenza dell’incontro della sua pelle con il fuoco, le difficoltà per riprendere a vedere, a respirare, parlare e il primo impatto con la sua nuova immagine, le sue parole si scontrano con il pensiero dei problemi insignificanti di un’esistenza regolare. Valentina non si riconosce allo specchio ma gioisce quando scopre di riuscire a muovere le dita della sua mano, l’unica rimasta. Valentina a volte cade in quella che lei chiama la sua valle di lacrime ma nei suoi occhi c’è tutto un mondo che vale la pena scoprire. Ha la finezza d’animo, nonostante la rabbia enorme, di non oltraggiare la memoria di chi l’ha ridotta così. E se le chiedi cosa vorrebbe dire a tutte le persone che seguono la sua storia lei risponde: «Soltanto grazie, grazie a tutto questo affetto, grazie alla sensibilità delle persone che mi danno forza senza nemmeno conoscermi, grazie alla mia famiglia, ai medici e agli infermieri, ai miei amici che non mi hanno mai lasciato sola. Solo grazie, a tutti loro, ai miei angeli». Alessandra Ghiani


LA STORIA

La donna che tesse i fili del mare e l’antico giuramento del bisso Chiara Vigo, 57 anni, è l’unica a tenere in vita una tradizione millenaria: realizza arazzi con lo speciale tessuto ricavato dai gusci delle cozze

di Claudia Sarritzu c.sarritzu@cagliaripad.it

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a fata del bisso si chiama Chiara Vigo. Nasce a Sant’Antioco 57 anni fa da mamma ostetrica e papà contadino, i nonni materni sono molto presenti nella vita della bambina, il nonno Raffaele Mereu è un sarto molto affermato nell’isola e anche la nonna è una vera maestra di tessuti antichi. È infatti una tradizione di famiglia quella di tessere, tingere e confezionare abiti ma anche costumi tradizionali e corredi. “La mia realtà non è un’azienda produttiva ma una conservazione storica di un arte millenaria che si tramanda di maestro in maestro col Giuramento dell’acqua. Mia nonna ha sapientemente trasferito in me prima di tutto la consapevolezza che le arti sono una proprietà non del maistu che le realizza ma un vero e proprio bene dell’umanità”. La bottega della nonna è un luogo dove Chiara cresce, e non solo impara a tessere ma si confronta con persone che passano e raccontano la propria storia. Così si intreccia il lavoro con il bisso alla conoscenze delle lingue antiche, della gestualità e delle tradizioni della gente che frequenta la bottega. È con la nonna che da ragazza inizia a viaggiare fra i paesi del Sulcis per insegnare la tessitura, ed è in questo periodo che vie-

LA FIBRA È una fibra molto pregiata prodotta da un mollusco che risiede nei fondali del mar mediterraneo. Il colore cambia a seconda dell’esposizione al sole. Chiara Vigo rispetta l’equilibrio tessitura tradizionale-ambiente

ne coltivata la consapevolezza di dover conservare e imparare ancora meglio la coltivazione della fibra attraverso gli studi di Biologia. Il Giuramento dell’acqua impedisce a Chiara Vigo di guadagnare dalla tessitura del bisso, il prezzo sarebbe altissimo e incalcolabile infatti ci vogliono centinaia di immersioni per un tessuto di pochi centimetri e anni di lavoro. È un tessuto più morbido della seta e

e rispetta il bisso come forma vivente. Non pratica infatti lo strappo dal fondale ma attraverso lo studio della vita del mollusco ha riconosciuto un periodo dell’anno dove è più facile da estrarre senza ferire la natura.

viene prodotto solo a Sant’Antioco nel museo della Vigo e in un altro museo a Taranto, per tutta Italia. I politici, afferma il maestro di bisso, “sono poco accorti e non salvaguardano un bene così unico e importante per la nostra storia. La materia in questione andrebbe tutelata giuridicamente.” Ma come vive Chiara Vigo se non può guadagnare dal suo lavoro? Il museo che accoglie visitatori da tutto il mondo vive di piccole donazioni spontanee.

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L’INTERVISTA

Basta quote: il femminismo avrà vinto quando l’uomo vestirà di rosa Parla Michela Murgia, premio Campiello 2010: «Bisogna destabilizzare definitivamente anche l’idea di un posto “naturale” per le donne»

di Carlo Poddighe c.poddighe@cagliaripad.it

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a ancora senso essere femministe? Ha senso esserlo in una terra, la nostra, atavicamente matriarcale e in cui, oggi, le sarde hanno raggiunto una piena indipendenza anche sessuale, tanto da essere le prime in Italia per uso della pillola contraccettiva? Per Michela Murgia la battaglia per la parità fra i generi non è finita. I nemici rimangono gli stereotipi che ancora limitano e imprigionano le donne in una dimensione spesso non autentica. Gli stessi che lei ha fatto combattere a Maria in Accabadora e alla Madonna “ribelle” di Ave Mary e che ha cercato di smontare sin da quando era ragazza a Cabras.

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Il femminismo non è una questione di quote rosa? Decisamente. Né di quote, né di rosa. Il rosa è cromaticamente associato ai sentimenti, alle delicatezze, ai confetti, al tulle e ai fiori. Non bisogna legare nessuno alla sua rappresentazione, nemmeno se è quella cromatica. Ma esistono le donne che non hanno paura dello stereotipo e di vestire il rosa? Esistono, ma sono quelle che hanno preso sul serio anche il rischio di faticare di più. Perché, diciamocelo senza prenderci in giro, vivere lo stereotipo per tanto tempo è stato semplicemente più facile, più comodo e più veloce. Molte donne ci sono rimaste perché non tutte sono pronte a invertire i flussi. In tante hanno dovuto faticare contro la resistenza delle loro stesse madri e sorelle. Le donne nemiche delle donne. Le donne nemiche delle donne è un altro stereotipo. Più che ini-

Foto di Deidda / Meloni

Nata a Cabras, classe 1972, nel suo primo libro Il mondo deve sapere ha descritto satiricamente la realtà degli operatori telemarketing all’interno di un call center di una importante multinazionale

micizia inter-genere io vedo lo scontro tra un modello che ne mette in discussione un altro. Questo vale anche nel rapporto con gli uomini. Quanti fondano la loro stabilità di genere sulla donna pensata in una certa maniera e cosa succede quando quella certa maniera alla donna non va più bene? Scatta la violenza? Non sempre, ma certo scatta la destabilizzazione. La violenza è evidente perché conquista i giornali, ma io vedo anche moltissimi uomini semplicemente persi, depressi, demotivati, delfini spiaggiati davanti alle macchinette del poker. La figura del vedovo a Cabras praticamente non esiste: sono tutti risposati. Di fatto nessun uomo che perda la sua donna sembra capace di stare poi in piedi da solo. La vedo come un’ammissione esplicita di non autosufficienza, per le donne questo meccanismo è completamente diverso.


Ma le rivendicazioni delle donne non rischiano di essere ormai fuori moda, surclassate da quelle di nuove minoranze molto attive come i movimenti gay? La questione femminile per me non è più importante della questione della discriminazione delle persone omoaffettive. Riconoscere loro i diritti di nozze significa minare alla base la rappresentazione patriarcale che ha imprigionato le donne in famiglia per anni. Minare la graniticità della cosiddetta “famiglia naturale” significa destabilizzare definitivamente anche l’idea di un posto “naturale” per le donne. Il fatto che due adulti non basino il loro rapporto sulla possibilità di procreare è un principio enormemente liberante anche per le donne.

aver figli a 40. Prova a scopare con chi ti pare. Non hai idea della pressione sociale sul ruolo femminile e di come pesa. Si pensi alle manifestazioni inspiegabili di violenza sui neonati ad opera delle madri. Le chiamiamo madri degeneri, ma forse a essere degenere è l’idea di maternità che sono costrette a incarnare.

Cosa c’è di limitante nell’essere madre, moglie, amante? Niente, a meno che non sia l’unico orizzonte in cui è prevista la tua collocazione. Prova a non essere sposata a 30. Prova a non

La realtà sarda ha una sua specificità? Credo che quello della specificità sarda sia un mito molto enfatizzato e poco studiato. È vero che le donne in Sardegna hanno

La mamma del Mulino bianco fa a pugni con la realtà? Pensiamo alle nostre madri. Al modo in cui i sentimenti negativi perfettamente normali che provavano verso di noi si esprimevano anche verbalmente: is frastimus erano formidabili valvole di sfogo del conflitto familiare. Oggi la manifestazione del disagio della madre verso il figlio è proibita, è un tabù.

L’ultima fatica letteraria si intitola Ave Mary. E la chiesa inventò la donna. Il suo testo più famoso è Accabbadora, tradotto in più lingue e vincitore del premio Dessì nel 2009

assunto ruoli pubblici quando ancora in Italia se lo sognavano, ma è anche vero che quei ruoli non erano frutto di un cammino culturale ragionato. Le donne barbaricine amministravano le risorse economiche solo perché la loro economia teneva gli uomini lontani con il bestiame, non perché quella fosse una strategia sociale mirante alla parità dei diritti e dei ruoli. Prova ne sia che al mutare delle necessità storiche ed economiche anche il mito del matriarcato sardo si è molto ridimensionato. Il femminismo avrà vinto quando l’uomo vestirà in rosa? Anche. Perché quando si associa un colore a un genere, in maniera univoca, l’altro smette di indossarlo. Il maschio veste tutti i colori, ma se può, a meno di non sfoggiare personalità a prova di battutine, il rosa non lo mette. Oltre ad aver fatto torto alle donne, abbiamo fatto torto pure al rosa che addosso a certi maschi è decisamente sexy.

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REPORTAGE

Desulo dove le donne vestono la storia di Alessandra Ghiani a.ghiani@cagliaripad.it

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on ci sono più le donne di una volta? Sbagliato. Esistono, e si trovano a Desulo. Immerso nella Barbagia di Belvì, a quasi 900 metri sul livello del mare, il paese - costituito dai tre rioni di Issiria, Ovolaccio e Asuai - ospita ancora signore d’altri tempi con tutta un’altra tempra, altra forza, altre braccia rispetto a quelle delle signorine d’oggi. Nel paese non è affatto difficile incontrare per strada donne che ancora usano il costume sardo come abbigliamento consueto e che


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IL SINDACO «Abituate com’erano a tirare avanti per lunghi periodi senza i loro uomini, che si spostavano con il gregge verso il Sulcis nel periodo della transumanza, queste donne sono la vera anima del paese». Gian Luigi Littarru, Gigi per amici e non, ci racconta così la parte rosa del paese di cui è sindaco dal 2010.

dai tempi dei nostri nonni tengono in mano le redini della famiglia. Alla messa delle 17, al supermercato, per strada, in casa, le donne di Desulo colorano il paese con le tinte del passato che in questo modo rimane vivo e ben radicato anche tra i più giovani. Dalla tessitrice Luigia Murgia (fig. 1) che per decenni ha intrecciato e cucito le trame dei costumi del paese, a Basilia Casula Floris, (fig.2) moglie del nipote di Montanaru, che mostra con orgoglio la casa e la foto

del famoso poeta e quella di sua sorella Giuseppa Floris (fig.3) che per anni, in costume, ha riempito i serbatoi delle auto al distributore del paese; dalla massaia che col fustino del detersivo e il tipico abbigliamento rappresenta una cerniera ideale e perfetta tra il presente e il passato (fig.4 per gentile concessione di Gigi Littarru) a tutte le ospitali e cordiali passanti che offrono sorrisi e pose per le macchine fotografiche, tutte queste signore sono un patrimonio unico ed eccezionale che vale la pena incontrare e conoscere.

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L’APPROFONDIMENTO La spiaggia di Chia

Il turismo secondo Brigaglia “La Murino? Spot stupido” Il celebre pubblicitario torna sulla vicenda della critica campagna per promuovere la Regione Sardegna: «È evidente che manchi un coordinamento nell’Assessorato»

di Michela Sau m.seu@cagliaripad.it

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a pubblicità di Sardegna Turismo con la Murino? Ne ho sentito parlare per la prima volta dai miei amici di Milano: mi hanno chiamato per farmi notare quanto fosse stupida. E poi mi hanno detto “Murino? Ma chi è?”. Nessuno l’ha riconosciuta, perché nessuno, di fatto, la conosce: solo per noi sardi è una gloria». Lungi dall’esprimersi sulla bellezza o meno del prodotto («dobbiamo chiederci non se piace a noi, ma se fa

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effetto sulle persone cui è rivolto il messaggio»), Aldo Brigaglia, giornalista e pubblicitario fra i più autorevoli nell’Isola, analizza lo slogan realizzato da Gavino Sanna e pubblicato di recente sul Corriere della Sera. Che dovrebbe persuadere i turisti ad approdare sulle nostre coste. «Premesso che non è il massimo scegliere di sponsorizzare l’Isola attraverso un personaggio, Caterina Murino, che ha scelto di non vivere in Sardegna ma a Parigi, – incalza Brigaglia – mi chiedo se stiamo promuovendo una farmacia (e allora perché mai la Murino non dovrebbe apparire in abiti da medico o da infermiera?), e quale sia l’utilità di un simile slogan a ridosso della stagione

estiva e non invernale, quando i “brividi dell’influenza” ci avrebbero costretto davvero “a tirar fuori dall’armadio la nostra sciarpa”». Trattiene con rigore professionale giudizi di gusto e concentra la sua attenzione unicamente sull’aspetto tecnico. Tanto per cominciare, sull’assenza di una strategia di posizionamento del prodotto “Sardegna”. Le strategie di marketing che si mettono in atto per un detersivo, come Brigaglia illustra, devono valere anche per la Sardegna: occorre individuare, attraverso uno studio delle sue qualità, tutti quegli aspetti così caratterizzanti da renderla unica, inconfondibile e insostituibile. «Temo si sia saltato questo indispensabile passaggio - commenta il


pubblicitario – nonostante un piano di marketing turistico in Regione esista, porti la firma di Giancarlo Dallara e sia stato pagato fior di quattrini». Assente, con tutta probabilità, è anche uno studio accurato sul target di riferimento. Il Corriere della Sera è il quotidiano più letto d’Italia: i suoi lettori appartengono per lo più ai ceti più ricchi delle città del nord. «In Sardegna possono curare il raffreddore, alle Maldive possono fare anche tante altre cose (come illustrano gli spot). Dove sceglieranno di trascorrere le loro vacanze? È evidente che manchi un coordinamento in assessorato al Turismo: diversamente non saprei come spiegarmi neppure la campagna promozionale “Cuore d’acqua”, né lo stato di abbandono in cui versava il sito Sardegnaturismo. it fino a poche settimane fa, quando anche il meteo era talmente poco aggiornato da segnalare temperature prossime allo zero. Tutto sommato in linea con lo spot». «Intempestiva» la

pubblicità, e non aggiunge altro. Nostalgicamente torna indietro con la mente e riporta alla luce due gloriosi momenti della promozione turistica nell’isola: il primo, datato 1951-52, si appellava al silenzio che, più che altrove, in Sardegna avvolge ogni cosa; il secondo, trent’anni più tardi, passava in rassegna immagini di luoghi

Il pubblicitario «Sardegnaturismo.it fino a poche settimane fa non era aggiornato» isolani apparentemente troppo variegati e contrastanti per appartenere alla stessa terra. Si chiamava “Isola senza confini”. «Quelle sì che erano suggestive ed efficaci, non come questa. Che è intempestiva e, diciamocela tutta: hanno ragione i miei amici, è pure stupida».

Caterina Murino è un’attrice cagliaritana. Dopo gli studi al liceo Dettori si è affermata nel concorso nazionale di Miss Italia dove si è classificata al sesto posto. All’apice della sua carriera la partecipazione nel film di 007 come Bond girl. Da qualche tempo vive nella capitale francese, Parigi.

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L’APPROFONDIMENTO

Cambia il turismo di massa ma l’Isola rimane sempre uguale Il presidente dei giovani industriali cagliaritani Andrea Pili: «L’industria legata alla promozione del territorio non va. Si investa di più»

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a bella stagione è alle porte e la Sardegna si prepara ad accogliere i turisti da tutto il mondo. Dopo un 2011 che ha fatto registrare 343 mila presenze in meno rispetto al 2010, sia a causa della crisi internazionale che dell’aumento delle tariffe marittime, ci si chiede quali politiche stia mettendo in atto l’Isola per superare i problemi dell’anno scorso e rilanciare in maniera incisiva il turismo. C’è innanzitutto da dire che negli ultimi anni il mercato delle vacanze è profondamente cambiato: più che la destinazione, il turista guarda la tariffa e questo ha portato, con l’avvento dei voli low cost, ad un aumento considerevole dei turisti stranieri, in particolare provenienti dalla Francia e dalla Germania.“L’incremento del numero dei turisti stranieri – dice Andrea Pili, presidente della sezione turismo Confindustria Cagliari – non è andato di pari passo con il progredire delle strutture ricettive, rimaste ferme agli anni settanta. Inoltre le leggi non agevolano per niente la ristrutturazione degli alberghi, oggi per la maggior parte fuori mercato”. Secondo Andrea Pili il turista italiano alla Sardegna

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preferisce altre regioni perché non è progredita, non ha fatto promozione e questo non ha fatto dimenticare il concetto che è troppo cara. “La nostra Isola - aggiunge Andrea Pili - merita di essere pubblicizzata in televisione tutti i giorni, non bastano due pagine sul Corriere della Sera”. Dello stesso parere non è certo l’assessore regionale al Turismo Luigi Crisponi che ha attivato una campagna promozionale nelle fiere e negli work shop di tutta Europa oltre che una mirata azione di web marketing. L’obiettivo è quello di superare la crisi del 2011 attraverso la riconquista del mercato nazionale e il consolidamento di quello europeo. I progetti per rilanciare il turismo in Sardegna: Se per Andrea Pili quest’anno sarà peggiore di quello passato, visto che a suo parere la Sardegna non è più tra le mete preferite dai turisti, l’assessore regionale al Turismo Luigi Crisponi ritiene che si tratti di un giudizio troppo prematuro. Quest’anno, per esempio, sono già state approvate dalla giunta regionale le tariffe estive Saremar e si può prenotare per l’estate sul collegamento tra Civitavecchia e Olbia. Inoltre sono stati stanziati

Nella foto sopra uno scorcio del quartiere Castello, una delle mete turistiche più appetite dai turisti. Sotto Andrea Pili, il presidente dei giovani imprenditori di Confindustria di Cagliari


nove milioni di euro per aumentare l’appeal dell’offerta isolana e contribuire al rilancio delle imprese sarde nel mercato turistico. Naturalmente è ancora presto per capire quanto di concreto verrà attuato, anche perché rispetto all’anno scorso c’è stato un taglio dei fondi destinati alla promozione. “A me non sembra – continua Andrea Pili - che negli ultimi anni le varie giunte abbiano dato peso all’industria turistica, basta guardare gli investimenti destinati al settore. Se si prende infatti in esame il bilancio annuale della Regione Sardegna che mediamente è di sette miliardi di euro, solo una minima parte è destinata al turismo”. Il turismo viaggia in internet: Sono sempre di più le persone che scelgono la loro vacanza in internet ed è per

questo che l’assessorato regionale al Turismo ha promosso una campagna di web marketing per rilanciare il turismo isolano. Nasce così il network Sardegna Turismo 2.0, una piattaforma che punta all’incontro tra domanda e offerta. All’interno di questo portale è stato realizzato, su misura per il “nuovo turista”, il sito Sardegna Turismo Evoluzione (www.sardegnaturismo.it). Inoltre attraverso il sito, la Regione Sardegna si è aperta anche ai social: Facebook, Twitter e flickr. Su queste iniziative però non si trova tanto d’accordo Andrea Pili. “Va bene fare web marketing - conclude - ma solo nel momento in cui hai promosso la Sardegna in altri canali di comunicazione perché se uno l’Isola non ce l’ha già in testa, non la cerca certo sul web”. Maria Grazia Pusceddu

I NUMERI

343mila

è il numero di presenze registrate in meno rispetto all’anno precedente

-20%

è il calo registrato che riguarda gli affitti delle villette

2,4mln

il numero di turisti medi annui arrivati in Sardegna nel periodo 2006/09

-6,2%

il numero di stranieri che hanno scelto di lasciare l’Isola

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SPECIALE MISS ITALIA

Un anno fa alla Fiera Storia di Silvia la reginetta “Cenerentola” di Carlo Poddighe

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iss si nasce non solo si diventa. Ne è prova la storia di Silvia Sanna, una delle ragazze che hanno rappresentato l’Isola alle ultime finali nazionali. Ma andiamo con ordine. Bisogna tornare indietro esattamente a un anno fa, quando Michela Giangrasso, esclusivista per la Sardegna del Concorso nazionale di Miss Italia, arriva alla Fiera campionaria di Cagliari per un sopralluogo prima della realizzazione di un evento. La Fiera, a fine aprile, è pienamente nel vivo e Michela ne approfitta per visitare i diversi padiglioni. Mentre passeggia nota una commessa di uno stand di abbigliamento. La ragazza è girata di spalle, ma qualcosa colpisce subito la Giangrasso. Silvia è bionda, alta ed elegante. Potrebbe essere una delle tante belle ragazze che tra gli stand svolgono i loro primi lavoretti come hostess o promoter. Ma non per l’occhio clinico di Michela che conosce le belle ragazze di Cagliari e questa bionda non l’ha mai vista prima. Silvia, 19 anni, vive a Selargius e si guadagna i primi soldi con piccoli lavori occasionali. Michela le si avvicina, la conosce e si sorprende nello

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scoprire che Silvia non ha mai avuto alcuna esperienza nel mondo delle moda. Subito concorda un appuntamento nella sua agenzia, perché ha imparato a fidarsi del proprio fiuto da talent scout. «Silvia è venuta in ufficio accompagnata dalla mamma e non è stato difficile convincerla a partecipare al concorso di Miss Italia, visto che ha sempre desiderato conoscere la realtà della moda e dello spettacolo», spiega Michela. La giovane inesperta, ma determinata, inizia così a fare le prime selezioni del concorso, impara a stare in passerella, a posare per le fotografie e a parlare in pubblico. E i risultati arrivano. Silvia Sanna raggiunge le finali regionali, guadagnandosi il titolo di Miss Cinema Veribel Sardegna 2011, e il settembre successivo è tra le 60 finaliste del Concorso nazionale di Miss Italia a Montecatini Terme. Oggi collabora con l’agenzia di Michela Giangrasso come indossatrice. Chi sarà la “cenerentola” quest’anno?

Silvia Sanna, 20 anni, è nata a Cagliari ma vive a Selargius. È stata finalista nel 2011 a Montecatini Terme

ISCRIZIONI missitalia. it/form-iscrizione. Info: info@michelagiangrasso. it- 070307740

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BRAVE MUSICA & BELLE

Nella danza di Simona il volo senz’ali

Andreina spiega l’Isola a Ratzinger

Ballerina, pittrice e ambasciatrice della fondazione Fontana, fa tutto senza l’uso delle braccia

Presidente dell’Azione cattolica ha rappresentato i giovani sardi nell’incontro a Cagliari con il Papa

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ola senza le ali Simona Atzori, sarda nata a Milano nel ‘74 e oggi ballerina, pittrice e ambasciatrice della fondazione Fontana che opera in Kenya. Il grande giornalista Candido Cannavò scrisse di lei: «Le sue braccia sono rimaste in cielo ma nessuno ha fatto tragedie». L’abbiamo conosciuta quest’anno come ballerina ospite a Sanremo, ma Simona si era già esibita in una platea importantissima già negli anni addietro per Papa Giovanni Paolo II. Ha studiato in Canada dove si è laureata in Visual Arts alla University of Wester Ontorio. La grazia nelle sue opere, sia in quelle dipinte su carta, che attraverso la danza nello spazio, comunicano un’energia fortissima piena di vitalità e amore per la vita. Nel suo libro autobiografico intitolato Cosa ti manca per essere felice? Simona Atzori scrive: «Se avessi avuto paura sarei andata all’indietro invece che avanti, se mi fossi preoccupata mi sarei bloccata non buttata, avrei immaginato foschi scenari e mi sarei ritirata. Invece ho immaginato. Adesso sono felice smodatamente, spudoratamente felice. Ed è una gioia raccontarla questa mia felicità». (c.s.)

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ndreina Pintor, 35 anni di Cagliari, è da quattro anni la presidente dell’Azione cattolica diocesana di Cagliari. È fresca di rinnovo e rimarrà in carica sino al 2014. Laureata a pieni voti in Lettere classiche ha in tasca anche la specializzazione in Archivistica, paleografia e diplomatica presso l’Archivio di Stato. È entrata nell’Azione cattolica a 12 anni, appena ricevuta la Cresima, diventando in seguito educatrice di bambini e ragazzi. Da quando è Presidente ha curato diversi progetti di formazione spirituale. L’esperienza che più l’ha coinvolta, però, è avvenuta nel 2008, quando è stata scelta per porgere il saluto a Papa Benedetto XVI a nome dei giovani della Sardegna, in occasione della visita del Pontefice in città. «Una responsabilità non da poco, forse paradossalmente, ciò che mi imbarazzava era dover dare voce a tutti i giovani sardi, più che parlare pubblicamente al Papa», spiega Andreina. In quell’occasione ha denunciato la difficile condizione sociale e lavorativa che costringe a fuggire dall’Isola tanti ragazzi. «Sono salita sul palco con addosso la stanchezza di una settimana vissuta nel servizio come “volontaria del Papa”, che mi ha reso un po’ incosciente della grandezza del momento. Qualcuno poi mi ha aiutata a fare il resto». (c.p.)

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I VOSTRI RACCONTI

2085, cronache dalla Luna

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ono ormai prossimo alla Luna. La navicella Antares sta per completare il suo percorso dalla Terra al nostro satellite. Tutto sommato, il viaggio è stato abbastanza piacevole. Sono ormai lontane le spedizioni degli astronauti del passato, costretti nelle loro tenute da palombaro a volteggiare per la cabina e a mangiare da schifo. Quando il Capo mi ha chiamato nel suo studio e mi ha chiesto se me la sentissi di compiere questo viaggio sulla Luna e tenere settimanalmente, per la rivista, una rubrica sulla colonia lunare della nostra Isola, ho strabuzzato gli occhi e ho deglutito. Fino a quel momento non avevo mai sentito l’esigenza di provare la forte, fortissima, emozione di salire su un’astronave e partire verso lo spazio. L’idea mi faceva letteralmente tremare. Avevo sempre preferito osservare il cosmo da terra e intervistare le persone che c’erano state, sulla Luna. Ma la nostra è una famosa rivista e l’occasione era ghiotta, non mi sarei davvero potuto tirare

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indietro. Così eccomi qui, pronto a scendere per la mia prima volta sul suolo lunare. Quasi non riesco a crederci. Un’esperienza del genere avrebbe fatto di sicuro la felicità di Jules Verne. Guardo dall’oblò, vedo il mio pianeta lontano e mi chiedo se davvero, nel 1969, gli Americani compirono quella missione sulla Luna o fu tutta una messa in scena per esaltare la loro grandezza, come sostengono tuttora i detrattori. In ogni caso, ciò che conta adesso è che io sono davvero qui, questo non è un sogno: i viaggi sulla Luna, alle soglie del XXII secolo, sono ormai una realtà. Molti dei miei compagni di viaggio sono scesi alle precedenti fermate; questa invece è la mia: ICHNUSA. La scritta lampeggia in alto su un tabellone digitale e una voce annuncia l’arrivo nella colonia in tutte le lingue, non posso proprio sbagliarmi. L’emozione che provo una volta messo piede a terra è meravigliosa ed inaspettata, non immaginavo di potermi commuovere a tal punto. L’uomo è riuscito a ricreare l’atmosfe-


ra terrestre: le città sono costruite sotto delle grandi calotte trasparenti e sono in tutto e per tutto simili a quelle terrestri. Ichnusa è la comunità che nel 2069 fu fondata dal popolo sardo usando l’antico nome dell’Isola Madre e basando la propria Costituzione sulla tutela della sua cultura: ad Ichnusa, infatti, si parla e si scrive in sardo, che è la lingua principale della comunità. I nuovi nati apprendono come lingua madre il sardo e come seconde lingue studiano l’italiano e l’inglese. Grande è l’attenzione che viene data alla storia e alle tradizioni della Sardegna. Questa utopia, che non è stata realizzata nell’Isola terrestre dove il sardo è andato quasi del tutto perduto, è riuscita incredibilmente qui nella sua colonia lunare. I padri fondatori, mi spiega la nostra guida, erano dei professori ed esperti linguisti che possedevano la conoscenza del sardo unificato e posero le basi per creare questa nuova comunità. Mi chiedo come sarà il mio soggiorno in questo prolungamento lunare della mia terra e se riuscirò ad ambientarmi tra gli Ichnusiani. Probabilmente avrò tanto da raccontare per la mia rubrica Cronache dalla Luna. L’unica cosa di cui sono assolutamente certo in questo momento è che mi mancherà il mare della Sardegna. Ad Ichnusa, per adesso, il mare non c’è. Di Enrico M. Scano

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A mani giunte verso il patibolo

L

e nuvole color rubino sorvolano il deserto in bianco e nero. Adesso è tutto differente, ogni rumore è profondamente modificato, ogni visione appare traballante e selvaggia. Una sentinella silenziosa scruta con distacco le bandiere della sottomissione che sventolano all’orizzonte, dove i colori si mescolano in un vortice per poi darsi alla fuga e dissolversi. Un clandestino con la schiena rotta volta le spalle al cielo che schiarisce, le tenebre avvolgono qualsiasi direzione davanti al suo sguardo. Le recriminazioni che gli affollavano la fronte si sono diradate. Una fastidiosa vescica sul polso è l’unico segno di sofferenza visibile sul suo corpo. A mani giunte attraversa la distesa di sabbia cristallizzata, dirigendosi verso il patibolo. Di Matteo Lecca


LAIF STAIL

Ajò a votare

Il referendum abortivo di Alessandra Ghiani a.ghiani@cagliaripad.it

M

arietto e il collega Ninni sono al bar per carburare l’inizio della giornata con una classica prima colazione. In abiti da lavoro un po’ usurati i due chiacchierano di ferro e forgiatura – ricordiamolo, Marietto è un bravissimo fabbro titolare di una fucina a Monserrato – quando entrano nel bar due giovani eleganti e distinti che parlano di affari. “Mischini! Ci pensasa a essi cun s’estimenta a tottu dia? Per carità!” commenta Marietto con l’amico che gli dà ragione. “Questa gente lavora e basta, sempri chistionendi de bìsines (business) e dinai, e poi lasciano le mogli sempre sole a casa!” conclude ragionando tra sé e sé più che rivolgendosi a Ninni. Marietto osserva i due mentre beve il suo cappuccino e tende l’orecchio per ascoltare quello che dicono. Ad un certo punto si rivolge al collega parlando a denti stretti per non farsi notare (secondo lui): “O Ninni, asi intendiu? Hanno detto che a maggio c’è un referendum abortivo! Itta eh? Cose di aborto?” “Macché o Marietto! Anti nau abordativo! È cos’e piccioccasa e questi due vogliono andare a rimorchiare! Arrazz’e marpionisi!” Incuriosito dalla cosa Marietto, la sera, chiama il padre Peppi che di solito è ben informato sulla politica: “Referendum? E candu? Niente ne ho sentito figlio mio!” Peppi allarmato dalla notizia chiama un suo amico ex assessore comunale che gliela spiega tutta.

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“Cos’e maccusu” commenta Peppi “tutto in silenzio stanno facendone per non farci andare a votare!”. La sera stessa grande adunata di tutta la famiglia Usai con parenti e amici, piccioccheddusu compresi che anche non potendo votare è giusto che queste cose le sanno, come dice Peppi mentre invita i suoi. Tavolata di vini e formaggi, prima di iniziare Peppi si alza, con un foglio alla mano, e inizia: “Oggi ho scoperto una cosa esagerata, una brigungia!! Il 6 maggio c’è su referendum de i sardusu e nessuno ne è parlandone. Immoi si du spiegu deu, e poi mi raccomando sprazzinatene la voce, a tottusu! E ANDATE A VOTARE SÌ SÌ E SÌ!”. Poi rivolgendosi a Marietto: “Arbogativo olli narri annullativo, as cumprendiu?”


Peppi, solitamente tutt’altro che arreso al potere della casta e ben informato sulle cose di città, vacilla quando Marietto gli chiede informazioni su referendum: “Maborcamiseria! Non se n’è sentito nulla!” Inizia a leggere.

Referendum n. 1: “Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 2 gennaio 1997, n. 4 e successive integrazioni e modificazioni recante disposizioni in materia di “Riassetto generale delle Province e procedure ordinarie per l’istituzione di nuove Province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali?”. Referendum n. 2: “Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 1 luglio 2002, n. 10 recante disposizioni in materia di “Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove Province, norme sugli amministratori locali e modifiche alla legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4?”. Referendum n. 3: “Volete voi che sia abrogata la deliberazione del Consiglio regionale della Sardegna del 31 marzo 1999 (pubblicata sul BURAS n. 11 del 9 aprile 1999) contenente “La previsione delle nuove circoscrizioni provinciali della Sardegna, ai sensi dell’art. 4 della legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4?”.

Referendum n. 4: “Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 12 luglio 2001, n. 9 recante disposizioni in materia di “Istituzione delle Province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell’Ogliastra e di Olbia-Tempio?”. Referendum n. 5: “Siete voi favorevoli all’abolizione delle quattro province “storiche” della Sardegna, Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano?”. Referendum n. 6: “Siete voi favorevoli alla riscrittura dello Statuto della Regione Autonoma della Sardegna da parte di un’ Assemblea Costituente eletta a suffragio universale da tutti i cittadini sardi?”. Referendum n. 7: “Siete voi favorevoli all’elezione diretta del Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, scelto attraverso elezioni primarie normate per legge?”. Referendum n. 8: “Volete voi che sia abrogato l’art. 1 della legge regionale sarda 7 aprile 1966, n. 2 recante “Provvedimenti relativi al Consiglio regionale della Sardegna” e successive modificazioni?”. Referendum n. 9: “Siete voi favorevoli all’abolizione dei consigli di amministrazione di tutti gli Enti strumentali e Agenzie della Regione Autonoma della Sardegna?”. Referendum n. 10: “Siete voi favorevoli alla riduzione a cinquanta del numero dei componenti del Consiglio regionale della Regione Autonoma della Sardegna?” Marietto si gira da suo fratello: “Chi ‘ndi oganta is provinciasa nasa ca si toccada cambiai sa targa de sa macchina?” “Spereusu” risponde Peppi junior.

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COLPI DI PENNA

N

on vorrei accanirmi particolarmente ma ormai sono lanciata sul tema e vorrei, questa volta, dare un prezioso consiglio a chiunque (di sesso maschile) abbia a cuore l’essere considerato un uomo vero. Ci sono infatti alcune caratteristiche dalle quali non si può prescindere per poter appartenere alla categoria del maschio, e qualsiasi modello differente può, anzi deve, essere considerato un’eccezione, senza il benché minimo dubbio. Si tratta di caratteristiche universali intorno alle quali, poi, si costruisce ciò che fa la differenza, che in realtà è la minima parte. Prima di tutto il vero uomo rutta e scorreggia rumorosamente e non solo lo fa con estrema nonchalance ma se ne vanta, anzi fa a gara con i suoi simili per stabilire chi lo faccia meglio. L’uomo produce frastuono ovunque gli sia possibile: sbatte le ante degli armadi, i cassetti dei comò, porte e finestre, se cammina scalzo il contatto dei suoi talloni col pavimento sembra il tocco di un gong ripetuto. L’uomo non sa cucinare, né fare le pulizie e quando lo fa è un evento talmente speciale che poi non vuole essere più disturbato per almeno tre mesi perché si deve riposare. Nella migliore, o peggiore, delle ipotesi, egli sa cucinare e fare le pulizie ma finge di non saperlo fare in modo che la donna gli possa dire “lascia perdere preferisco far da sola” (e lui contento se la ride sotto i baffi). Quando l’uomo fa pipì non fa solo pipì, ma segna il territorio come un cane rendendo inaccessibile il metro

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Nome: Lexa Professione: Scrittista (tra giornalista e scrittrice) Segni particolari: Sentimental-spaccona di un metro e una penna lexa@cagliaripad.it

Be a man quadro intorno alla tazza. Inoltre, pare non abbia una semplice vescica ma una damigiana da 10 riempita fino all’orlo: quando la svuota produce lo stesso rumore della cascata delle Marmore. L’uomo si lava il viso soffiando ferocemente dentro l’acqua che, raccolta nelle sue mani posizionate a scodella, mentre raggiunge il suo volto arriva anche nel pavimento, sullo specchio e fino alle piastrelle della parte opposta del bagno. Sempre in tema, quando l’uomo si fa la doccia considera sia un peccato mortale, una volta finito, aprire la finestra del bagno per far uscire il vapore e bonificare l’area. Idem per quando va di corpo e rende l’aria irrespirabile. L’uomo non è figlio di Adamo che, beata Eva (la quale non doveva badare alla sua biancheria), era nudo, bensì di Pollicino, che quando camminava lasciava qualcosa ad ogni passo per segnare la via. Così, il rilevamento di calzini, mutande, maglie e così via, possono condurre al luogo in cui egli si trova. Quando l’uomo ha bisogno di qualcosa non chiede, ma: 1- Sottolinea, lasciando a te la capacità di intendere.

Esempio. A tavola: “E’ finita l’acqua!” che in maschiese significa “Và a prender l’acqua”. 2- Annuncia per venti volte che si sta accingendo a fare quello che nel messaggio subliminare dovresti essere tu a fare, battendolo sul tempo. Esempio. A tavola, a ripetizione e con intervalli di un minuto: “Ora vado a prendere l’acqua” che ha la stessa traduzione dell’esempio 1. L’uomo sta alla spesa nei supermercati, ai negozi di abbigliamento e alla pazienza di accompagnarti come la voce di Maria de Filippi sta al canto di una sirena. Infine, ma solo per una questione di spazio limitato, l’uomo sta alla birra come lo stadio sta al calcio (escluso S. Elia per recenti problemi). O anche: l’uomo sta al calcio come la birra allo stadio, o l’uomo sta allo stadio come il calcio alla birra. Insomma, birra, calcio e uomo sono la stessa cosa. P.S. L’uomo non dirà mai di rispecchiarsi in questo profilo!

“Ah! Gli uomini! Se non ci fossero bisognerebbe… gonfiarli!” (Interpretazione personale tratta dal web)


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