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ERMINIA CAUDANA, UNA PIONIERA DEL RESTAURO DELLE PERGAMENE, DEI PAPIRI E DEI TESSILI

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a”XX Congresso Nazionale IGIIC – Lo Stato dell’Arte 20 – 13-14-15 ottobre 2022, Palazzo GIL sede dell’Assessorato al Turismo e alla Cultura della Regione Molise, Campobasso

ERMINIA CAUDANA, UNA PIONIERA DEL RESTAURO DELLE PERGAMENE, DEI PAPIRI E DEI TESSILI Paolo Bensi*, Claudia Santamaria** *già docente Dipartimento Architettura e Design Università di Genova, cell. 3201954924 paolobensi49@gmail.com ** restauratrice di manufatti tessili, via Posalunga 44R, 16132 Genova, santamaria.claudia @libero.it Abstract Erminia Caudana (1896-1974) divenne giovanissima di Carlo Marrè, nel laboratorio nato per salvare i codici pergamenacei e cartacei danneggiati dall'incendio della Biblioteca Nazionale di Torino del 1904. Dagli anni Trenta si dedicò anche alla conservazione dei papiri e dei tessuti del Museo Egizio. Dopo il conflitto, pur dedicandosi prevalente mente ai papiri, non trascurò i materiali cartacei e membranacei, intervenendo anche sull' Autoritratto di Leonardo da Vinci della Biblioteca Reale torinese. Dal 1950 fu affiancata dal nipote Amerigo Bruna (1926-2014). La sua attività nel campo dei tessili è meno nota, anche se si applicò su manufatti importanti: oltre alle stoffe egiziane e copte torinesi si prese cura del raro Pallio di San Lorenzo, opera del XIII secolo di proprietà del Comune di Genova. Le sue metodiche di restauro saranno presentate, anche alla luce di recenti interventi su opere di cui la Caudana ebbe modo di occuparsi. Paolo Bensi Il 25 gennaio 1904, per cause sconosciute, prende fuoco a Torino la Biblioteca Nazionale: i danni sono gravissimi, dovuti sia alle fiamme, sia all'acqua irrorata dai pompieri, sia al fatto che molti testi furono gettati in strada nel tentativo di salvarli. Vengono distrutti circa 23.000 volumi su 30.000 posseduti dalla Biblioteca, 1500 su 4000 manoscritti, mentre altri 1500 sono gravemente danneggiati: si lamenta la perdita, tra gli altri, del quattrocentesco Libro d'ore di Torino del duca di Berry [1]. Vengono costituite delle commissioni per valutare i danni e mettere in atto almeno i rimedi d'urgenza: due gruppi di ricerca si mettono al lavoro, guidati da Icilio Guareschi, dell'Istituto di Chimica Farmaceutica, e Pietro Giacosa, dell'Istituto di Materia Medica dell'Università di Torino. Le problematiche prioritarie da affrontare erano l'asciugatura e la disinfezione dei codici, e la separazione dei fogli [2]. Padre Franz Ehrle, prefetto della Biblioteca Vaticana, visitò i laboratori torinesi, suggerendo di puntare sulle metodologie adottate da Giacosa, che trattava i manoscritti in una camera umida. Il sacerdote era un'autorità in materia, avendo promosso il primo convegno internazionale dedicato al restauro dei libri, la conferenza di San Gallo del 1898; su suo suggerimento si trasferì a Torino il restauratore romano Carlo Marré, che opererà dal 1904 al 1918 [3]. Erminia Caudana, figlia del custode dell'Istituto di Patologia dell'Università, nel 1908, all'età di 12 anni, inizia un decennale apprendistato di restauro con Marré. In breve tempo dimostrerà di possedere un talento e una tenacia fuori dal comune, tanto da diventare la titolare del laboratorio di restauro dopo la morte del maestro; dovette però dimostrare le sue capacità in un soggiorno a Roma, presso la Biblioteca Nazionale e gli archivi statali [4]. Un'altra presenza femminile compare durante le prime fasi di trattamento dei manoscritti, Clelia Bonomi Serafino, preparatrice del Museo di Zoologia, elogiata da Icilio Guareschi [5]. La Caudana nel 1918, a 22 anni, prende le redini del laboratorio di restauro costituito presso l'Università e poi nella nuova sede della Biblioteca, sottoposta al controllo di una commissione, composta dal direttore della Nazionale e da tre docenti universitari. Va notato come la nostra restauratrice non sia mai stata assunta stabilmente dal Ministero, operando per oltre cinquant'anni come precaria [6]. Tra il 1930 e il 1933 il laboratorio attraversa una seria crisi, dopo l'ispezione compiuta da Alfonso Gallo, allora ispettore superiore della Direzione generale delle biblioteche del Ministero della Pubblica Istruzione, che stava diventando un personaggio molto influente nel campo della conservazione dei materiali librari. Secondo il racconto della Caudana al nipote, egli aveva insistentemente chiesto di conoscere le metodologie di intervento da lei praticate, e la restauratrice, gelosa dei propri 'segreti', spazientita lo aveva messo alla porta. Il trattamento provoca un forte risentimento nello studioso, che pubblica giudizi fortemente negativi sul laboratorio torinese nella rivista del Ministero; nel 1938 fonderà l'Istituto di Patologia del Libro, con cui la Caudana avrà rapporti non sereni [7]. Nel 1934 l'attività riprese comunque a pieno ritmo. Nel 1935 la carriera della Caudana ha una svolta

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ERMINIA CAUDANA, UNA PIONIERA DEL RESTAURO DELLE PERGAMENE, DEI PAPIRI E DEI TESSILI by Stefano Bucciero - Issuu