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BIONYCA La protezione innovativa A G A Z I N

MENSILE DI OTTOBRE 2020 - NUMERO 137 - € 3,00

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Rivista mensile - In edicola al prezzo di 2.00 euro. Poste Italiane S.p.A. Sped. in abb. post. 70% DCB Bergamo. In caso di mancato recapito restituire al mittente.

LE INTERVISTE • Giorgio Gori • Antonio Panzeri • Agostino Da Polenza

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Ogni giorno, da 50 ANNI, rivolgiamo la nostra attenzione alla PULIZIA e all’IGIENE. Con competenza e passione, sanifichiamo gli ambienti affinché la comunità possa continuare a operare in totale sicurezza nella propria quotidianità e in famiglia. Fra.Mar, vivere un mondo pulito.

Francesco Maffeis, fondatore e presidente di Fra.Mar, alla guida dell’azienda dal 1970.

linea diretta 035 681118 dal 1970

framar.it


L’EDITORIALE ottobre 2020

SALVIAMO L’INDUSTRIA MANIFATTURIERA

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bbiamo trovato nel coronavirus un alibi per giustificare le nostre manchevolezze. Di certo la pandemia ha contribuito moltiplicando le incertezze e aggiungendo difficoltà ma è doveroso ricordare che l’Italia arriva da dieci anni di crisi, in cui abbiamo assistito a scelte politiche antindustriali sia da parte del governo italiano che europeo. Un esempio? Una tassazione pensata per affossare la piccola industria, ritenuta un male da debellare, responsabile di ogni guaio. L’ambiente? Un altro tema ampiamente discusso e in parte divisivo, argomento che invece merita attenzione e senno: parlare di ambiente e industria infatti significa trovare il giusto equilibrio per il benessere collettivo e il sostentamento del genere umano. Ma soprattutto l’attenzione all’ambiente non è un ritrovato contemporaneo. In Italia si è avuta una prima significativa presa di coscienza ambientalista negli anni ’70. Con la Legge Merli (1976) è stato introdotto l’obbligo di depurare gli scarichi industriali e civili, indicando in maniera dettagliata le sostanze inquinanti e stabilendo dei limiti al

loro scarico nelle acque e alla loro concentrazione. Da quel momento le aziende italiane hanno affrontato la prima transizione “verde”, dotandosi di depuratori e occupandosi della loro manutenzione. Non possiamo infatti trascurare che dietro ogni innovazione si nasconda una componente economica. Anni dopo sono arrivate le leggi sull’inquinamento dell’aria che hanno portato all’installazione di grossi impianti di purificazione. Interventi doverosi e necessari, che hanno significato e significano tuttora, una spesa aggiuntiva. E vogliamo parlare del costo dell’energia? In Italia è superiore di circa l’87% rispetto alla media Ue. Vien da sé che un paese manifatturiero come il nostro parte penalizzato e non può essere competitivo con il costo dell’energia elettrica quadruplicato da tasse e accise, il costo del lavoro più alto in Europa (mentre i salari sono tra i più bassi), l’indeducibilità di auto e telefoni dei dipendenti, degli interessi passivi, dell’Imu sugli immobili produttivi e dell’Irap. Il “sogno” della globalizzazione non ha fatto altro che farci abbassare la guardia facendoci perdere in competitività. Abbiamo aperto le frontiere a merci e nazioni che agiscono in dumping, a chi non è vessato dalla nostra stessa tassazione, non rispetta il protocollo di Kyoto e gli accordi sindacali, a chi non assicura i diritti basilari dei lavoratori e non garantisce il welfare. Non solo non si è stato protetto il Made in Italy e il mercato italiano, ma si è costretto le aziende italiane a giocare una partita impari. Basta questo elenco per spiegare come già prima della pandemia il nostro Paese abbia registrato, negli ultimi 10 anni, la chiusura di 250 aziende al giorno. Perfino l’Europa si è messa alla finestra a guardaci affogare senza tenderci la mano. Già, ha di fatto impedito gli aiuti di Stato alle imprese in difficoltà, che senza credito non possono innovarsi. Un corto circuito, non trovate? Le nostre banche mancano di una adeguata cultura di impresa e non elargiscono la

liquidità alle imprese bisognose perché non vedono bilanci soddisfacenti. Non è forse il tempo di studiare nuovi parametri di valutazione delle piccole e media imprese manifatturiere? All’emergenza, si è aggiunto il Covid. E questo periodo è spesso stato paragonato a uno stato di “guerra”. Eppure, nel Dopoguerra la libertà di intraprendere e di lavorare ha reso possibile la ricostruzione, in un clima di spinta emozionale condivisa da tutta la società, con uno Stato che aiutava la ripresa e non la soffocava, senza un’Europa contraria agli aiuti alle proprie aziende. Le difficoltà di oggi non trovano l’entusiasmo e le ricette che hanno fatto grande l’Italia di allora. L’industria manifatturiera italiana è stata l’indiscussa protagonista del miracolo economico. Oggi le nostre industrie sono eccellenze riconosciute ovunque: nella meccatronica, siamo tra i primi produttori di robot al mondo, abbiamo aziende di punta nell’aerospazio e in molti altri settori avanzati, siamo il principale partner del settore automobilistico tedesco per quanto riguarda la componentistica. Nonostante tutti i nostri limiti e difficoltà, siamo il terzo paese manifatturiero europeo. A lungo la politica si è dimenticata che l’Italia è un Paese manifatturiero. Le nostre piccole e medie imprese sono 4 milioni e ottocentomila e ogni giorno garantiscono oltre 16 milioni di posti di lavoro, contribuendo ogni anno all’87% del PIL. La nostra economia è questa, piccola ma flessibile. Dobbiamo usare la flessibilità come punto di forza competitiva e smetterla di addossare le colpe all’impresa familiare che non cresce e non innova. Le aziende di famiglia sono il pilastro dell’economia, contribuiscono in modo significativo alla crescita economica perché dispongono di risorse e di know how unici. Sostenere le aziende italiane significa tutelare questo know how e il lavoro delle generazioni future. Paolo Agnelli

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CONTENUTI ottobre 2020

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COVER STORY

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TOP BUSINESS

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GEOPOLITICA

ECONOMIA ATTUALITÀ & POLITICA

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6. IL MESSAGGIO DEL VESCOVO 8. IL PRIMO CITTADINO Giorgio Gori: «Il tema della tutela dei lavoratori è prioritario» 12. GEOPOLITICA Panzeri, la lotta continua per la salvaguardia dei Diritti umani 18. MONTAGNA Agostino Da Polenza: «Auguro ad ognuno di conquistare la propria vetta» 22. L’ANALISI MMT Morto un patto se ne fa un altro 26. COVER STORY Bionyca, la protezione innovativa 32. TOP BUSINESS GEG Telecomunicazioni, garantiamo copertura totale per la sicurezza, anche in emergenza 36. LA PSICOLOGA La fine e il principio 38. TECNOLOGIA PER LA SALUTE Viktor, una rivoluzione nella riabilitazione neuromotoria 48. LA RICETTA Mezzemaniche cozze e capra by Bolle Restaurant


60 LA PROVA

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CITTÀ

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SU MISURA

EVENTI RUBRICHE

52. 60.

LO SPECIALE 60° Salone Nautico LA PROVA S come sport. Da Nautica Bertelli le esclusive GT370S e GT280S

64.

CHI, DOVE E PERCHÈ

70. MOTORI • Škoda Octavia

BERGAMO ECONOMIA MAGAZINE Rivista mensile di economia attualità, costume e stile (Registrazione al Tribunale di Bergamo nr. 5 del 21/02/2013) Società editrice: Giornale di Bergamo S.r.l. Via San Giorgio 6/n 24122 Bergamo Direttore responsabile: Paolo Agnelli Direttore editoriale: Francesco Legramanti

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ŠKODA OCTAVIA

Concessionaria pubblicità locale: Giornale di Bergamo S.r.l. Via San Giorgio 6/n - 24122 Bergamo Tel. 035 678811 - Fax 035 678895 info@bergamoeconomia.it www.bergamoeconomia.it Stampatore: CPZ SPA Costa di Mezzate (Bg) Via Landri, 37 - Tel. +39 035 681 322 Abbonamenti: Tel. 035 678811 Costo abbonamento: 25 euro per 10 mesi

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Foto Antonio Milesi

IL MESSAGGIO

IL VESCOVO

Francesco Beschi «DOBBIAMO LASCIARCI CAMBIARE IL CUORE»

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ei mesi scorsi a b b i a m o c o n d i v i s o u n ’e s p e r i e n z a contrassegnata da tanto dolore: sappiamo che il pericolo del contagio è ancora presente e siamo consapevoli di quello che può rappresentare. Ci interroghiamo su ciò che ci attende. Espressioni enfatiche come “niente sarà come prima” o “andrà tutto bene” stanno perdendo forza e lasciano spazio a sentimenti diversi, come diverse sono state le vicende che comunità e famiglie hanno vissuto. Per questo ho voluto offrire una Lettera Pastorale dal titolo “Servire la vita dove la vita accade” che si può trovare sul sito della diocesi www.diocesibg.it. Ci siamo resi conto di una vulnerabilità, di una fragilità e debolezza che avevamo dimenticato. Sono emersi sentimenti come lo smarrimento, la rassegnazione, la depressione, la rabbia, ma anche la determinazione e l’impegno nel ricostruire le

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condizioni fondamentali della vita sociale. Su tutti ha dominato un sentimento di solidarietà che ancora una volta ci ha stupito, allargato il cuore. Ma forse il sentimento che avverto più diffuso è quello della “sospensione”: una miscela di attesa, speranza, incertezza, confusione, contraddizioni, tensioni, paure. L’oscurità, la solitudine, l’abbandono, il dolore, la sofferenza, la malattia e la morte, il senso di impotenza, lo strazio, la disperazione, hanno interrogato molti su Dio. Ora avvertiamo la necessità di individuare luci e segnali; di non dividerci, di condividere la “meta”, di mettere a

«Espressioni enfatiche come “niente sarà come prima” o “andrà tutto bene” stanno perdendo forza»


frutto l’esperienza accumulata, di rallentare, di verificare la solidità della terra su cui si posa il piede, di non perdere la calma, di pregare e di non sprecare il patrimonio di dolore e di amore che abbiamo accumulato. Abbiamo bisogno di esercitare la pazienza, come virtù. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai. La pandemia non è una parentesi, che prima o poi si chiuderà. Oltre, e non dopo, la fase 1,2,3... risuona un’istanza di cambiamento, di conversione: dalla prevalenza dell’individualismo ad un rinnovato senso di comunità. La Risurrezione è l’annuncio che le cose possono cambiare. In un momento in cui ciò di cui avevamo maggiormente bisogno era l’ossigeno e l’aria per coloro che stavano soffocando, il vento dello Spirito ha percorso le comunità e i cuori di fedeli e di pastori. Non

dimenticherò la testimonianza di un’anziana signora che ha tenuto a dirmi e scrivermi: nella vicinanza della mia parrocchia e dei miei sacerdoti ho riconosciuto la vicinanza di Dio. Il frutto di tutto questo è stata l’emersione di un convincimento avvertito non solo come vero, ma come necessario e prospettico. Il Signore ci ha chiesto e ci chiede di servire la vita dove la vita accade, come ha fatto Lui. Nel momento in cui siamo stati travolti dalla violenza dell’uragano del contagio, ci siamo resi conto in maniera evidentissima che nulla può essere dato per scontato, neppure i gesti più minuscoli e quotidiani. Nel tempo della rarefazione delle attività e delle iniziative, abbiamo riconosciuto in maniera più evidente che non si tratta soltanto di fare, ma di come fare. Le nostre proposte esigono di essere caratterizzate da uno stile che le renda riconoscibili come frutto della fede e che non la contraddica proprio mentre si

Bergamo lockdown

sta attuando. Tra i diversi tratti di questo stile, vorrei sottolineare: l’essenzialità e la sobrietà, la cura delle relazioni, con particolare attenzione alle persone più provate e svantaggiate, la flessibilità e gradualità necessarie in un tempo di cambiamento e di incertezza. L’emergenza sanitaria ha innescato una problematica economica e sociale non indifferente. Non basta cambiare le cose, dobbiamo lasciarci cambiare il cuore. Occorre che anche nelle comunità cristiane si attui una decisa scelta perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato non per l’autopreservazione ma per

«Travolti dell’uragano del contagio, ci siamo resi conto che nulla può essere dato per scontato, neppure i gesti più minuscoli e quotidiani» servire la vita proprio dove la vita accade: è un criterio che vogliamo assumere come decisivo per la nostra testimonianza personale, ecclesiale e pastorale. Molte volte è meglio rallentare il passo, mettere da parte l’ansietà per guardare negli occhi e ascoltare, o rinunciare alle urgenze per accompagnare chi è rimasto al bordo della strada. È la sfida di un umanesimo integrale, che non escluda nessun uomo e abbracci tutto dell’uomo. Sono consapevole dell’intensità della prova che abbiamo condiviso e della profondità delle conseguenze a tutti i livelli che stiamo sperimentando. Il cammino che ci attende è ancor più impegnativo. Che la ricchezza dolorosa e sorprendente di ciò che abbiamo vissuto alimenti l’energia necessaria ad un percorso esigente. 7


IL PRIMO CITTADINO

Giorgio Gori

«IL TEMA DELLA TUTELA DEI LAVORATORI È PRIORITARIO»

S Foto Antonio Milesi

indaco, attualmente le situazioni più drammatiche sono a Napoli e Milano, sgombriamo il campo dai dubbi: quello che tutti temiamo è un nuovo lockdown nazionale, dobbiamo aspettarcelo? Spero proprio di no. Dobbiamo fare ogni sforzo per scongiurarlo. Allo stato attuale, vista la situazione particolarmente critica nelle aree metropolitane e le molte sollecitazioni che ci arrivano in questo senso dagli esperti, non escluderei che possa rendersi necessario un provvedimento mirato su queste ultime. La misura del cosiddetto coprifuoco ha suscitato più di un contrasto anche a livello politico. Credo dobbiamo fare una distinzione: il coprifuoco deciso dalla Regione Lombardia è la misura che è stata convenuta a partire dalle ore 23. La decisione che invece ha suscitato diverse proteste è quella di chiudere i bar e i ristoranti alle 18: non è un coprifuoco, perché non è accompagnato da una restrizione dei movimenti delle persone, ma è stata una scelta ovviamente drastica, giustificata dall’incremento costante del numero dei contagiati, ma soprattutto dei ricoveri. Una misura peraltro non più in un’area concentrata, com’è stato per la prima ondata, ma che coinvolge le diverse regioni d’Italia. Le nuove disposizioni comportano un sacrificio per alcune categorie di lavoratori ed è quindi fondamentale siano immediatamente ristorate di quanto

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perderanno a causa della limitazione vigenti. Penso ai ristoratori, ai baristi, ma anche agli operatori dello sport e dello spettacolo: tutte queste attività sono legate al tempo libero delle persone e, per questa ragione, vengono limitate ma sono fonte di guadagno per tanta gente: dobbiamo avere prioritariamente cura di sostenere queste imprese e questi lavoratori. A Bergamo come vanno le cose? Ritiene che i bergamaschi siano prudenti dopo l’esperienza della scorsa primavera? Al momento la situazione a Bergamo è migliore rispetto a quella delle altre province lombarde, nonostante anche nella nostra provincia abbiamo assistito a una crescita del numero dei contagi e dei ricoveri. Attualmente la curva epidemiologica è sotto controllo, ma siamo obbligati, proprio per l’esperienza che abbiamo vissuto, ad essere più prudenti degli altri. Per questa ragione abbiamo deciso di accogliere anche per il territorio bergamasco alcune disposizioni di carattere regionale. È ormai chiaro che un vaccino rappresenta l’unica possibilità di mettere fine a questa situazione, a che punto siamo? E perché in previsione d e l l a seconda ondata n o n

sono state prese misure più concrete, sia nella ricerca sia nel welfare? La sensazione diffusa nella popolazione è che si sia dormito sugli allori da maggio a ottobre. S i a m o veramente di nuovo al punto di doverci chiudere in casa? Distinguerei le cose. Non credo si sia perso neanche un secondo nella ricerca di un vaccino. Viene condotta in tutto il mondo, dalle più importanti istituzioni sanitarie alle più quotate industrie private farmaceutiche, e penso che sia una corsa contro il tempo, a cui sono dediti in questo momento i migliori ricercatori del mondo. Nessuno sa esattamente quando arriverà il vaccino e chiunque faccia delle promesse in questo momento, secondo me, commette un azzardo. Speriamo possa essere presto. Viceversa, penso che se ne sia sprecato, in effetti, tra la prima e la seconda ondata, quando si sarebbero dovute fortificare le strutture sanitarie del nostro Paese, in regioni che sapevamo avere un deficit grave in termini di terapie intensive, per esempio,


nel moltiplicare il numero degli strumenti di test, quindi la quantità dei tamponi. È stato fatto in parte, rispetto alla primavera: in questo momento in Lombardia si fanno sei volte il numero di tamponi che si faceva allora, ma l’impressione è che ancora non sia sufficiente per fare quell’opera di test a tappeto, di tracciamento costante di tutti i positivi - anche asintomatici - che abbiamo imparato, dall’esperienza di altri Paesi, essere l’unico modo vero per tenere sotto controllo l’epidemia. Gli strumenti oggi non sono adeguati a quello scopo e anche il rafforzamento della medicina territoriale è di là da venire, è un dato di fatto; anche in Lombardia i medici sul territorio sono, se possibile, meno di quanti ce n’erano in primavera, perché nel frattempo ne sono andati molti in pensione. In attesa del vaccino, parliamo di cosa possiamo fare adesso per superare più o meno indenni, a livello

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giorno per giorno, le partite IVA e tutti i lavoratori precari: questi ultimi sono evidentemente maggiormente vulnerabili e spero che il Governo ponga loro un’attenzione speciale.

economico e sociale, questo periodo. Cominciamo dell’argomento caldo: lavoro e scuola. Quali politiche è opportuno attuare per sostenere le aziende, le partite iva, incentivare lo Smart working ove possibile, e dare supporto alle attività che per definizione non possono essere svolte a distanza? E soprattutto, cosa dovremmo dire a chi ha perso il lavoro o non riesce a arrivare a fine mese? Nei mesi scorsi il governo ha speso molte risorse per dare supporto alle categorie di cittadini che si sono trovate in difficoltà. Questa nuova ondata ovviamente pone ulteriori problemi rispetto a quelli che già avevamo vissuto; stavamo studiando un rilancio dell’economia, cosa che avrebbe richiesto un certo tipo di strumenti, investimenti

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pubblici, e soprattutto stimolo di quelli privati. Oggi abbiamo ancora purtroppo la necessità di proteggere chi rischia di perdere il lavoro e vede il fatturato della sua impresa azzerato, o quasi, dalle limitazioni a cui viene sottoposto; siamo ritornati in una condizione per cui il tema della tutela dei lavoratori è prioritario. Purtroppo sappiamo che rispetto a questo scopo non tutti i cittadini sono uguali, ci sono alcune categorie più sicure - penso a tutti i dipendenti, a maggior ragione i pubblici, ma anche quelli delle imprese private che hanno un contratto a tempo indeterminato e che sono protetti per il momento dal perdurare del blocco dei licenziamenti o dalla cassa integrazione - e quanti invece vivono sul mercato, persone il cui reddito dipende da quanto incassano

Mezzi di trasporto: si continua a tagliare invece di aumentarli, e questo certo è all’origine dei vari assembramenti che abbiamo visto. Idem per gli uffici pubblici, che in certi comuni contraggono gli orari di apertura invece di estenderli, col risultato opposto a quello che si cerca di ottenere. Perché queste totali mancanze di logica? Riguardo ai mezzi pubblici si è fatto un buon lavoro, almeno a Bergamo. L’obiettivo era quello di evitare degli assembramenti, quindi dovevamo evitare che ci fosse una concentrazione di domande di trasporto in alcuni orari di picco. Abbiamo lavorato per spalmare queste richieste, soprattutto negli orari in cui si muovono gli studenti, perché è quello il problema, come sappiamo. Le scuole superiori, che sono quelle per cui i ragazzi si muovono con i mezzi pubblici, hanno scaglionato gli ingressi alle 8 e alle 10, e nei giorni scorsi le avevamo convinte a questo punto ad aumentare la quota della didattica a distanza al 50%. C’era già stata quindi un’ulteriore diminuzione delle domande di trasporto che si adattava all’incremento di circa il 20% il numero delle corse. Quindi in realtà la situazione a Bergamo, salvo forse i primissimi giorni di riavvio delle scuole, è stata assolutamente sotto controllo. La capienza massima dei mezzi negli ultimi giorni non superava il 60%, ben sotto quindi i limiti stabiliti dal governo. Dopodiché la Regione ha comunque deciso di obbligare le scuole di andare al 100% in didattica a distanza e adesso i bus viaggiano vuoti. Sull’organizzazione delle strutture comunali, invece, conosco le situazioni di Bergamo dove abbiamo lavorato proprio per evitare che ci fossero assembramenti, per cui abbiamo portato molti servizi in digitale, abbiamo fissato appuntamenti per quelli che invece richiedevano l’accesso fisico agli uffici del Comune e, per quanto possibile, abbiamo ampliato gli orari dei nostri sportelli. Quindi non abbiamo registrato questo tipo di problemi. Federica Sorrentino


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GEOPOLITICA

PANZERI

La lotta continua per la salvaguardia dei Diritti umani

A Foto Antonio Milesi

ntonio Panzeri ha iniziato la sua carriera come segretario generale della Camera del Lavoro di Milano per poi entrare a far parte del Parlamento Europeo per tre mandati di fila. Ora, dopo anni di grade esperienza, è diventato il presidente fondatore di Association Against Impunity and Transitional Justice, in collaborazione con ONU. Ex Europarlamentare e presidente della Sottocommissione per i Diritti umani al Parlamento europeo, ci spieghi meglio questo suo compito che ha portato avanti tra Bruxelles e la Grande mela? In realtà non ho ricoperto solo il ruolo di presidente della Sottocommissione per i Diritti umani, compito che mi è stato affidato in ultima istanza, sono stato anche, per più di sette anni, presidente della Delegazione per i rapporti con il Maghreb arabo, per questo motivo avevo confronti continui con la Libia, la Tunisia, l’Algeria, il Marocco e la Mauritania. Il mio mandato si basava su tre elementi fondamentali: il primo è

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la creazione di una nuova politica di vicinato, ho sempre ritenuto che l’area del mediterraneo fosse per noi strategica sotto il profilo economico, sociale, culturale e del processo migratorio. Il secondo è il tentativo di costruire i presupposti affinché questi paesi si avviassero verso la democrazia in maniera più rapida e forte, infatti l’accompagnamento verso un processo democratico è essenziale per il dialogo tra le due sponde e la comprensione delle profonde differenze. Il terzo invece è la questione dei Diritti umani, non è possibile dispiegare maggior democrazia se le norme fondamentali sono calpestate. È stato anche relatore permanente in Libia per il Parlamento europeo e ad ora è ancora molto presente sul territorio, quali sono le sue mansioni in questa nazione ultimamente così instabile? Sono stato relatore permanente per cinque anni, ho avuto modo di analizzare e studiare ciò che stava avvenendo in quella realtà, anche se sono stato in parte facilitato dal mio rapporto precedente con il Maghreb, ho

avuto così la possibilità di andare in Libia prima e dopo la caduta di Gheddafi e vederne i processi di trasformazione. La situazione è molto difficile e purtroppo l’Unione Europea non svolge un ruolo primario nella contesa libica perché, a parer mio, in Europa non c’è una vera e propria politica estera ma un assemblaggio di ministri degli esteri dove però ognuno procede con la propria filosofia, inoltre l’Alto rappresentante ha difficoltà a dispiegare un’azione comune poiché in ogni territorio confligge una pluralità di interessi. Facciamo l’esempio proprio della Libia, il conflitto che ha portato l’uccisione di Gheddafi è stato iniziato dalla Francia di Sarkozy, ovviamente per una motivazione economica: il petrolio. Ciò ovviamente non porta a sintesi unitaria, avremmo bisogno di un salto della qualità, di un passo indietro da parte delle politiche estere di ogni nazione per permettere così all’Europa di emergere. Un tempo succedeva che gli ambasciatori europei inviati rispondevano a fotocopia degli interessi e dei


vecchi riti colonizzatori: in Ciad mandavano un francese, in Egitto un inglese, in Albania un italiano ed in America latina uno spagnolo, questa cosa per fortuna è stata superata. Si deve sempre partire dal presupposto che, nella geopolitica, quando si crea un vuoto poi si riempie, può essere colmato da altri attori oppure dal caos, nel caso in cui non si è in grado di trovare una soluzione. La Libia è inoltre fulcro della situazione migratoria, è partendo proprio dalla questione libica che si dovrebbe lanciare una grande sfida alla Cina, i cinesi sono molto presenti in Africa e, avendo grandi disponibilità finanziarie, si insediano sul territorio ma senza aiutare l’economia perché portano la loro mano d’opera. La sfida dell’Europa è trovare un grande accordo di gestione di tutte queste situazioni, io mi occupo proprio di

«Avremmo bisogno di un passo indietro da parte delle politiche estere di ogni nazione per permettere così all’Europa di emergere» 13


questo, oltre che della tutela dei campi profughi dove non c’è alcun rispetto della dignità umana. A settembre 2019 ha fondato la AITJ, Association against Impunity and for Transitional Justice, quali sono gli obiettivi di questa associazione di cui Lei è presidente e che spesso collabora con ONU? Quando presiedevo la sottocommissione per i diritti umani avevo un obiettivo che non sono riuscito a portare a termine: costruire un osservatorio sull’impunità. La situazione del mondo è drammaticamente cambiata, molti paesi si stanno dissociando dalla Corte penale internazionale, per questo il tema dell’impunità sta poco a poco svanendo. Io penso che la Costituzione di questa associazione sia propedeutica da una parte per collaborare affinché il progetto vada avanti, dall’altra per mantenere l’attenzione su un tema così importante. Ho fondato la AITJ per riaprire i termini della questione,

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Continua a pagina 16


meraviglio della disputa presente, i ritardi accumulati ci portano oggi a dei problemi maggiori di quelli che avevamo.

«La pandemia ha agito pesantemente sulla democrazia»

collaboriamo con diverse realtà tra cui l’ONU, ora stiamo costituendo un comitato scientifico che ci permetta di supportare internazionalmente il dibattito con personaggi molto importanti, da premi Nobel a politici. Quali sono i progetti futuri di AITJ? Presenteremo all’inizio di dicembre la giornata internazionale dei diritti umani con un rapporto sull’impunità nel mondo, facendo in modo che quest’argomento diventi una politica trasversale. L’obiettivo principale è riportare l’attenzione sul ruolo che la Corte penale internazionale deve svolgere, cercando di evitare la formazione di tribunali speciali, garantendo un lavoro unitario e modificando le leggi presenti nei singoli paesi. 16

Ha inoltre pubblicato quattro libri, ce ne vuole parlare? Parto dicendo che mi dispiace non aver avuto il tempo per scrivere altro. Mi rapporto al mio libro: “Le tre Europe dei diritti” la cui prefazione fu composta da Giorgio Napolitano e in cui già si individuavano le problematiche che si sarebbero riscontrate negli anni a venire. La prima Europa era rappresentata dalla vecchia Unione Europea, quella già presente all’epoca, la seconda era quella dei paesi dell’Est, entrati nell’UE nel 2004 non per motivazioni ideali (cioè la pace) ma per delle convenienze economico-sociali, la terza invece è l’Europa degli immigrati. Era ed è tuttora indispensabile quel processo di integrazione mai avvenuto, per questo non mi

Come ha vissuto lei, lavorativamente parlando, il periodo Covid? Come ha influito la pandemia sugli equilibri in Europa? La mia sensazione, al di là del lockdown, è che stiamo vivendo in un mondo sospeso, in cui emerge tutta la nostra debolezza. L’Europa ha tentennato a dare una risposta univoca, che ancora adesso non c’è, per questo ogni nazione gestisce l’emergenza a proprio modo e si è creato il caos. La cosa più preoccupante è che la pandemia ha agito pesantemente non solo sull’economia, ma soprattutto sulla democrazia, più di centoventi paesi l’hanno usata come alibi per introdurre leggi speciali, per far fuori gli oppositori e per ledere i diritti delle persone. Il Covid ha messo a nudo la fragilità della nostra società e c’è sempre qualcuno che se ne approfitta, quando l’attenzione dell’opinione pubblica viene dirottata solo sull’emergenza sanitaria si può agire alle spalle di tutti. Io ho lavorato da remoto come tutti, appena finito il lockdown sono tornato a viaggiare, tra gli allarmisti ed i negazionisti io mi colloco nel mezzo, continuando a vivere la mia vita con la giusta attenzione ed il rispetto degli altri. Bisogna rassegnarsi al fatto che molte cose non torneranno più come prima, ma allo stesso tempo non tutto potrà non tornare com’era, non sarà tutto smartworking o riunioni virtuali, soprattutto perché si innesca un’assenza di empatia partecipativa, essenziale soprattutto in politica. Un messaggio per Bergamo? Bergamo ha passato un periodo maledettamente complicato, è stata nel bene e nel male sulla bocca di tutti, ma ha saputo reagire a qualsiasi situazione. Credo che le lezioni siano state pienamente apprese, per cui ci sono tutte le condizioni per poter ripartire in sicurezza. Ilaria De Luca


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Foto Ev-K2-CNR

MONTAGNA

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AGOSTINO DA POLENZA

«Auguro ad ognuno di conquistare la propria vetta»

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gostino Da Polenza, alpinista, fondatore del comitato EvK2-CNR insieme al professor Ardito Desio e coordinatore di progetti scientifici ad alta quota. Definito da molti “papà degli alpinisti italiani in Himalaya”, Agostino nel tempo è spiccato nel mondo della montagna ed ora è qui a condurci con l’immaginazione su tutte le sue vette. Dai monti delle valli bergamasche alle montagne più alte del mondo. Ci racconti la sua esperienza nel campo dell’alpinismo. Ho sempre avuto passione per la montagna, infatti già all’età di 18 anni sono diventato una guida alpina. Ho iniziato il mio percorso scalando le Orobie per poi passare alle nostre Alpi Occidentali e alla cima del Monte Bianco. I miei orizzonti si ampliarono oltre continente quando un amico mi diede la possibilità di partecipare ad una spedizione in Perù per raggiungere la vetta del Puscanturpa, riuscendo totalmente nell’impresa. Correva l’anno 1978 quando, a soli 23 anni, andai per la prima volta in Himalaya con l’obiettivo di scalare

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il Tukuche Peak, non riuscii a conquistare i suoi 6920 metri, ma non mi persi d’animo e nel gennaio del 1981 arrivai da solo al Colle Sud (7906 m) dell’Everest. Il 31 luglio 1983 celebrò il suo primo grande successo: la conquista del K2. Come è proceduta la spedizione? Ha mai pensato di non riuscire ad arrivare in cima? Il K2 è una montagna a cui sono particolarmente legato, fu il mio primo Ottomila e inoltre fa parte della storia di famiglia, il cugino di mio padre era Walter Bonatti, il più grande alpinista dei suoi tempi, che nel 1954 prese parte alla spedizione italiana proprio su di essa. Il mio successo è iniziato nel momento in

perché se non credi ad una cosa, non riuscirai mai a farla. Tra il 1985 e il 1988 è stato artefice di numerose spedizioni, tra cui “Quota 8000 e “Esprite d’Equipe”. Ce ne vuole parlare. Nel 1985 iniziò il progetto “Quota 8000“ che proseguì fino al 1987 e raggiungemmo le vette del Gasherbrum I e del Gasherbrum II, del Broad Peak, nuovamente del K2 e del Nanga Parbat. Poi mi occupai dell’organizzazione di altre due spedizioni promosse dal professor Ardito Desio, una al K2 e l’altra all’Everest, con lo scopo di misurare l’altezza delle due montagne. “Esprit d’Equipe” è un’impresa del 1988 in cui, insieme al mio amico Benoit

In cosa consisteva il progetto “Sviluppo Area Orobica” per la provincia di Bergamo che ha coordinato nel ‘98? A Bergamo ci sono delle bellissime montagne e il progetto si basava sulla loro valorizzazione anche nel periodo estivo, mettendo in connessione le Orobie, le terme e l’area cittadina che è zona d’arte, purtroppo però è stato archiviato.

Agostino Da Polenza in vetta al K2

cui Ardito Desio, scienziato e grande amico, mi aiutò ad organizzare un’impresa per raggiungere la vetta del K2 dal versante Nord, fino ad allora totalmente sconosciuto a causa delle tensioni avvenute in Cina che non permettevano l’attraversamento della regione in cui si trovava la parete che volevamo scalare. Siamo riusciti ad ottenere tutti i permessi per arrivare alle sue pendici e, dopo tre mesi di complessa salita, soprattutto nella parte finale, e 16 giorni continuativi sulla montagna, ho avuto la fortuna di riuscire a conquistarne la vetta. Era il 31 luglio 1983, lo stesso giorno ma 29 anni esatti dopo rispetto a quando Lacedelli e Compagnoni ne raggiunsero la sommità. Non ho mai pensato di non arrivare in cima

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Osservatorio Piramide (costruito nel 1990). Quali erano i principali obiettivi scientifici di questo progetto? Il professor Desio, quando organizzammo le spedizioni al K2 e all’Everest per le loro misurazioni, si rese conto che la scienza in montagna si era fermata perché mancava un’organizzazione per poterla attuare. Da ciò nacque l’idea di creare il comitato Ev-K2CNR e costruire, come sua base, ad un’altitudine di 5000 metri, un laboratorio in alluminio e vetro a forma di piramide per intraprendere degli studi sulla geologia e geofisica della zona ed espanderci anche nel campo della medicina e fisiologia ad alta quota.

«Il K2 è una montagna a cui sono molto legato, fu il mio primo Ottomila e fa parte della storia di famiglia» Chamoux, organizzai le missioni all’Annapurna, al Manaslu, a Cho Oyu ed a Shisha Pagma. Nel 1989 nacque in collaborazione con il professor Desio il comitato EvK2-CNR, di cui lei ne è ancora oggi il presidente, con base il Laboratorio

Quali sono i vostri progetti futuri come comitato Ev-K2-CNR? I progetti principali sono due: il primo è il rilancio del Laboratorio Piramide con un partner lombardo, la fondazione Minoprio, insieme ci occuperemo del monitoraggio climatico e dell’ambiente intorno all’Osservatorio. Il secondo consiste nella preservazione della natura delle regioni di Pakistan e Nepal e nella creazione di progetti per lo sviluppo socio-economico della popolazione locale. Noi abbiamo realizzato negli ultimi 10 anni il parco naturalistico più grande dell’Asia: il Central Karakoram National Park, ora stiamo rinnovando anche il Deosai National Park. Il piano è quello di trasformare l’intero territorio del Gilgit-Baltistan in una grande area protetta. Un messaggio di incoraggiamento per Bergamo? Auguro ad ognuno di conquistare la propria vetta. Questo è un periodo difficile, la salute è importante, ma il benessere fine a sé stesso non serve a nulla nel momento in cui non è applicabile alla vita ed ai propri sogni. Ilaria De Luca


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L’ANALISI MMT

MORTO UN PATTO SE NE FA UN ALTRO Regole europee sempre più stringenti che continuano a voler curare il malato con salassi, fino a dissanguarlo

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onostante l’evidente fallimento delle politiche di contenimento della spesa in deficit peraltro previsto in tempi non sospetti dagli economisti della MMT - e gli effetti nefasti che ne derivano per l’economia (e soprattutto per le imprese), i tecnici di Bruxelles non intendono arretrare. Promettono di superare il patto di stabilità e [de]crescita, mantenendo però inalterata la sostanza. È quanto emerge dall’ultimo report uscito ad ottobre di quest’anno, in cui si auspica di conservare in maniera semplificata il quadro fiscale già esistente, suggerendo di differenziare gli obiettivi di debito tra i Paesi e la velocità nel percorso di aggiustamento.

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Continua a pagina 24


Un’importante novità contenuta nella proposta riguarda un bilancio centrale comune permanete, finanziato in parte sui mercati e in parte con i contributi dei singoli Stati. Niente più sanzioni per chi non rispetta le regole di contenimento della spesa pubblica. Verrà infatti attivato un nuovo meccanismo che consiste nel rifiutare direttamente agli Stati l’accesso ai finanziamenti del bilancio comune, qualora non rispettassero le regole. Questo si tramuterà in un’ingerenza ancora maggiore da parte dei tecnocrati europei sulle decisioni nazionali e ridurrà ulteriormente il margine di discrezionalità degli Stati. Ubi maior minor cessat. Se da una parte si ridurrà ulteriormente lo spazio decisionale dei singoli Stati, dall’altra il bilancio comune non sarà accompagnato da alcuna mutualizzazione del debito pubblico. Ogni Stato continuerà a provvedere per sé.

di rientro del debito, diversi Paesi, in particolare l’Italia, non hanno approfittato dell’occasione e non sono intervenuti in maniera incisiva per sostenere la domanda aggregata interna ed evitare il fallimento di tante realtà aziendali. Ad oggi, secondo una stima di Confesercenti, si contano oltre 90.000 imprese fallite e altre 600.000 in bilico. La causa non è certo il coronavirus, ma precise scelte politiche adottate in un momento reso solo più drammatico dal virus. A marzo molti osservatori speravano che la sospensione dei parametri europei (peraltro privi di fondamento scientifico) si tramutasse in un decisivo cambio di rotta. Così non è stato.

«Una revisione gattopardesca del Patto di Stabilità, arriva dall’ultimo rapporto annuale dell’European Fiscal Board (EFB), l’organo della Commissione Europea deputato a monitorare le finanze pubbliche e il rispetto delle regole di bilancio da parte degli Stati aderenti»

L’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 aveva portato Bruxelles a una sospensione del Patto di Stabilità, per permettere agli Stati di poter intervenire, spendendo liberamente, per far fronte alla grave crisi economica. Nonostante questo, forse intimoriti da un futuro obbligo

A pag. 85 del documento, nel paragrafo “Ripensando alle regole fiscali dell’UE”, si chiariscono gli intenti: «Il patto di stabilità e crescita molto probabilmente dovrà essere adattato in termini di attuazione o legislazione, o entrambi, per riflettere le nuove circostanze. Tuttavia, deve rimanere un pilastro nella definizione della politica economica a livello europeo». La cura non funziona, il paziente muore e l’obiettivo è raggiunto. Daniela Corda - Rete MMT Italia


COVER STORY

E

urgomma, oggi, dopo tre generazioni, è un’importante realtà nel campo degli articoli tecnici in gomma, nel tempo ha mantenuto il suo materiale di punta ma ne ha modificato la

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lavorazione introducendo la tecnica dello stampaggio. Massimiliano Gaspari, nipote del fondatore, ci ha accolti nella sua azienda per raccontarci la propria esperienza e parlarci del nuovo progetto nato da poco: l’innovativa mascherina Bionyca.


Foto Antonio Milesi

«Bionyca è completamente Made in Italy e gode del marchio CE come DM (Dispositivo Medico) di Classe 1, il nostro filtro è considerato il migliore in Italia poiché scherma fino al 99,5% sia in uscita che in entrata» 27


«Bionyca è la realizzazione di un percorso personale, la sintesi perfetta tra la mia vena artistica, l’esperienza accumulata in azienda e la cultura imprenditoriale»

Eurgomma, frutto di tre generazioni nel campo delle guarnizioni in gomma. Ci racconti la storia e i punti più importanti della vostra crescita. L’azienda fu fondata nel 1964 da Carlo Gaspari, mio nonno, ed inizialmente produceva soltanto elastici in gomma per ufficio, agricoltura e industria, fino a diventare leader del settore. Col passare degli anni abbiamo intrapreso nuovi progetti ampliando la nostra gamma di prodotti specializzandoci nella produzione di guarnizioni per il settore della filtrazione. In seguito, con la tecnica dello stampaggio, abbiamo aumentato il campionario produttivo, offrendo così alla clientela un servizio a 360°. Un grande knowhow affinato negli anni, siamo infatti tra le poche aziende del settore che possono vantare una così ampia varietà di processi di trasformazione della gomma, partendo dalla formulazione chimica della ricetta per la produzione interna di mescole, all’estrusione, fino allo stampaggio. Quali sono le novità della vostra azienda? In questi ultimi anni abbiamo rinnovato quasi interamente l’azienda, aggiungendo una nuova linea di presse ad iniezione, con nuovi impianti abbattimento fumi e polveri, un magazzino verticale automatico per gli stampi e la nuova sala cernita. Infine abbiamo modernizzato il sistema qualità: tutto il gestionale è infatti in Industria 4.0, ciò significa interconnessione, controllo e statistica di tutti i processi in tempo reale. L’ultima novità di Eurgomma è l’arrivo del macchinario Boy per stampare Bionyca, la nostra innovativa m a s c h e r a facciale con filtro intercambiabile. Come avete vissuto il periodo Covid? Abbiamo chiuso

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soltanto una settimana durante il lockdown, perché il codice Ateco ci permetteva di continuare l’attività, ovviamente con le dovute precauzioni. La capacità di un grande imprenditore è anche sfruttare un periodo delicato per riuscire a reinventarsi, voi ci siete riusciti a pieno con il vostro nuovo progetto Bionyca. Come è nata l’idea di questa innovativa mascherina? Durante il lockdown ho avuto parecchio tempo per riflettere e, vedendo cosa stava accadendo in Italia, in particolare nella Bergamasca, ho pensato di creare una mascherina economica ed efficace per aiutare il personale sanitario a combattere il virus e dare alla popolazione una protezione che in quel periodo mancava, così ho iniziato a disegnare vari schizzi. Tornato in azienda ho iniziato a riprodurre il modello di cui ero pienamente soddisfatto, creando vari prototipi in modo tale da affinare il design per sfruttare al meglio le caratteristiche della gomma.

«Bionyca è completamente personalizzabile (configurabile su sito) nei colori del dispositivo e dei componenti e nell’aggiunta di loghi»

Insomma, ha raccolto una sfida non da poco in questa situazione e per una persona così giovane. Bionyca è la realizzazione di un percorso personale, la sintesi perfetta tra la mia vena artistica, l’esperienza accumulata in azienda e la cultura imprenditoriale da sempre respirata in Eurgomma. Aspiravo ad un concetto

nuovo di maschera e Bionyca lo è. È totalmente sostenibile e riutilizzabile, composta di un materiale TPE elastomerico termoplastico “soft touch”, antibatterico, anallergico e sostenibile per l’ambiente perché 100% riciclabile. Unisce le prestazioni di durata della plastica alla morbidezza ed elasticità della gomma.

Bionyca Infatti si può riutilizzare cambiando i filtri. I filtri sono intercambiabili e di quattro diverse tipologie, ottenuti dal miglior TNT idrorepellente e privo di lattice, garantiscono un altissimo potere filtrante fino al 99,5% in soli 3 strati, consentendo quindi una respirazione eccellente. I vostri filtri sono stati classificati dal Politecnico di Milano come i migliori in Italia. Ne avete di varie tipologie? Per produrre i nostri filtri abbiamo scelto il più grande fornitore mondiale di tessuto TNT. Il Politecnico di Milano lo ha messo a confronto con tutti gli altri prodotti disponibili sul mercato e, a seguito dei diversi test

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molto selettivi, secondo la norma 14683:2019, il nostro materiale è stato considerato il migliore in Italia poiché scherma fino al 99,5% sia in uscita che in entrata, con una respirabilità altissima. Confezioniamo diverse tipologie di filtri: il BASIC (generico), il MED (ad uso medico), il PLUS (paragonabile a FFP2) e il PRO (equiparabile a FFP3). Il tutto prodotto in Italia. Bionyca è completamente Made in

Cosa vi aspettate da questo progetto? A livello commerciale, oltre che in Italia, ci stiamo muovendo anche oltrecontinente, soprattutto in America, Brasile e Asia dove abbiamo contatti importanti. In questo momento siamo in procinto di diventare fornitori di alcune aziende ospedaliere, speriamo davvero che la nostra mascherina aiuti ad uscire dall’emergenza sanitaria siccome è stata pensata e creata proprio per uso medico. Allo stesso tempo però l’abbiamo resa

completamente personalizzabile (configurabile su sito) nei colori del dispositivo e dei componenti e nell’aggiunta di loghi, testi e grafiche per poterla vendere anche alle aziende e alla collettività. In ambiente sportivo Bionyca piace molto, siamo già partner del Motomondiale e ci piacerebbe collaborare con alcune realtà calcistiche importanti, vedremo. Su quale settore di mercato puntate di più? In questa situazione il mercato delle mascherine si sta espandendo, riflettendoci puntiamo proprio alla collettività, vogliamo dare reale protezione a chi la indossa con un prodotto economico, poichè riutilizzabile. Nel caso in cui le vendite dovessero essere un successo, avete intenzione di espandervi? Il progetto è nato da poco, ma se venisse apprezzato senza dubbio ci espanderemo, il sogno sarebbe quello di aprire alcuni negozi monomarca in diverse città solo per Bionyca. I vostri progetti futuri? A me piace pensare in grande ma allo stesso tempo voglio essere realista, le idee ci sono, bisognerà guardare i numeri. Penso che la mascherina sia un oggetto che non verrà abbandonato nemmeno dopo questa emergenza, sicuramente non sarà più usata in ogni momento della giornata, ma credo che la cultura del suo utilizzo stia mutando e si stia avvicinando a quella dei paesi asiatici dove, per un semplice raffreddore, viene indossata per non propagare il virus. Ilaria De Luca

Italy e gode del marchio CE come DM (Dispositivo Medico) di Classe 1. Anche lo stile è tipicamente italiano, abbiamo unito la tecnologia medicale ad un design contemporaneo, è veramente pratica ed ergonomica. Per evitare montaggi è stata progettata con lacci memory per orecchie, completamente adattabili alla forma del viso, massimizzando il comfort di vestibilità e garantendo allo stesso tempo la totale aderenza della maschera al volto. Bionyca è una vera e propria sintesi tra eleganza, comodità e protezione.

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Ogni giorno le Trafilerie Alluminio Alexia, nel più moderno stabilimento d’Europa, estrudono più di 100 tonnellate di billette di alluminio trasformandole in profilati e semilavorati perfetti in leghe di alluminio leggere, normali o speciali. I nostri profilati di alluminio sono destinati a diversi campi di utilizzo, dall’uso meccanico, a quello automobilistico e trasporto pesante. Nel campo serramentistico e nel campo dell’arredamento con profilato a disegno e al componente tecnologico di mille applicazioni industriali. È il nostro alluminio. È la nostra passione. Fatela vostra, adesso.

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Foto Antonio Milesi

TOP BUSINESS

ÂŤTra il 2000 e oggi abbiamo registrato una forte crescita, strutturandoci sul territorio nazionale con 5 sedi a Cene, Roma, Venezia, Palermo e CagliariÂť

Walter Gotti 32


GEG Telecomunicazioni Garantiamo copertura totale per la sicurezza, anche in emergenza

T

elecomunicazioni: la parola chiave in un futuro che sempre più sembra correre sui binari della tecnologia, della realtà virtuale, della connessione. Ma il lavoro di chi sviluppa sistemi di comunicazione deve partire dalla concretezza, e dalla gestione di situazioni dove la rete cellulare, che oggi diamo per scontata, può “lasciarci a piedi”. Ne abbiamo parlato con Walter Gotti di GEG Telecomunicazioni, fornitori dei sistemi di radiocomunicazioni mission critical di AREU Lombardia. Abbiamo iniziato in due fratelli c o n

un’attività molto comune, ossia l’installazione di impianti anti intrusione, antenne televisive e automazione di cancelli. Tra il 1985 e il 1986 abbiamo iniziato a lavorare su sistemi di radiocomunicazioni, partendo dal mercato delle amministrazioni comunali, con piccoli impianti che andavano sostanzialmente a coprire le necessità degli agenti di polizia locale. Negli anni ’90 abbiamo iniziato ad occuparci di sistemi radiomobili cellulari, che venivano venduti e distribuiti esclusivamente dall’allora SIP, ora Telecom. Noi abbiamo potuto usufruire per tre anni di una protezione di mercato, dato che di fatto si trattava di una vendita in monopolio, con volumi e margini che ci hanno permesso di fare il salto di qualità, iniziando ad investire in personale, attrezzature, immobili, e da lì è cominciata la nostra crescita. Dal 1993, i margini si sono abbassati di molto e quello dei telefoni cellulari è diventato sostanzialmente un mercato consumer. Abbiamo iniziato a partecipare a piccole gare d’appalto, scalando via via il mercato con sfide sempre più grandi, e tra il 2000 e oggi abbiamo registrato una forte crescita, strutturandoci sul territorio nazionale

con 5 sedi a Cene, Roma, Venezia, Palermo, Cagliari. A gennaio apriremo a Milano. Abbiamo circa 60 dipendenti e un capitale importante, e siamo tra le 3 aziende più importanti a livello nazionale nel nostro settore, per quanto riguarda i fornitori delle pubbliche amministrazioni. Siete dunque presenti come fornitori in moltissime amministrazioni pubbliche italiane, nei Comuni c’è più dinamismo in questo settore rispetto a un tempo? Siete presenti anche all’estero? La situazione nei Comuni è abbastanza statica. Stiamo lavorando su diversi progetti per strutturare delle reti radio a livello non più comunale, ma regionale, attraverso accordi con le Regioni, che diventerebbero così punto di riferimento per erogare questi servizi di radiocomunicazione, dato che i singoli Comuni non hanno grandi possibilità di investimento. Come produttori e integratori di sistemi, il lavoro sul territorio nazionale ci sta occupando a tempo pieno, quindi al momento non siamo presenti al di fuori dei confini italiani. Essendo una società di servizi dobbiamo garantire un intervento rapido e tempestivo dove ci viene richiesto e questo richiede un’organizzazione capillare sul territorio.

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Cosa sono i sistemi Tetra? Sono dei sistemi radio digitali, una sorta di rete cellulare come quella di Tim o Vodafone, che consentono all’utente che li acquista di avere una rete alternativa per i servizi di emergenza. Tipicamente durante eventi importanti può accadere che si congestioni la rete cellulare, così come in caso di terremoti o nubifragi le infrastrutture possono subire dei danni. Il sistema Tetra opera su frequenze private, quindi può coprire aree poco abitate, di scarso interesse per gli operatori pubblici. Invece, queste aree devono essere coperte per garantire i soccorsi, la ricerca dei dispersi, e la sicurezza degli stessi soccorritori. Avete una collaborazione anche con Areu e 118, c’è ne può parlare? Siamo leader di mercato in questo settore, in diverse Regioni. Oltre ai sistemi Tetra abbiamo un reparto di ricerca e sviluppo software che ci ha portato allo sviluppo della app AREU Lombardia già 12 anni fa, oggi attiva su numerosissime ambulanze, che consente, oltre alla localizzazione del mezzo, di gestire lo scambio

«In due giorni abbiamo realizzato un nuovo sistema radiomobile Tetra all’interno della Fiera. L’attività ovviamente è stata svolta a titolo gratuito» di informazioni sulla situazione del soccorso tra gli operatori e gli ospedali di gestione, in modo che l’ingresso di un’ambulanza con un paziente in codice rosso possa essere gestito nel modo più rapido ed efficiente possibile. Si tratta di tecnologie avanzatissime, che ci hanno permesso di fare la differenza su questo segmento. Ci può raccontare del vostro lavoro presso l’Ospedale Fiera durante il Covid?

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Siamo stati molto impegnati, e purtroppo, parlando di servizi di emergenza delle ambulanze. Ovviamente questo ha messo a dura prova tutto il sistema dell’emergenza sanitaria. Quando abbiamo saputo che si sarebbe aperto in fiera un ospedale con oltre 70 posti in rianimazione, ho chiamato il dr. Valoti, per anni direttore del 118 di Bergamo, e referente sanitario della nuova struttura. In due giorni abbiamo realizzato un nuovo sistema radiomobile Tetra all’interno della Fiera, offrendo una copertura completa e dotando tutto il personale di 50 terminali radio. Tutta l’attività e la messa a disposizione delle apparecchiature, ovviamente, è stata svolta a titolo gratuito in considerazione dell’emergenza. Avete anche un’offerta dedicata per i privati?

Abbiamo un soggetto privato con cui avviene gran parte delle nostre interazioni: Telecom Italia, che propone i nostri servizi e sistemi in modalità complementare alla rete cellulare 4G. Quando l’utente ha necessità di servizi in una situazione che viene definita “mission critical”, esiste un’integrazione tra rete pubblica e rete privata per garantire la copertura anche ove ci fosse la necessità di disattivare la rete pubblica, come avvenne, ad esempio, nel caso dell’attentato al tribunale di Milano, in quanto la rete pubblica avrebbe potuto essere utilizzata per usi impropri. Cercando notizie sul mercato TLC in Italia, si ha l’impressione generale che esso sia caratterizzato da forti contraddizioni: un settore in crescita, con una contrazione notevole della spesa da parte degli utenti finali. Perché?


futuro in questo settore? Il 5g, la domotica, le Smart city? Quali sono i vostri progetti? È un mercato a cui guardiamo con interesse, senza tuttavia distrarci troppo dal nostro core business che in questo momento ci impegna h24. I nostri progetti futuri vertono sul nostro gruppo, che opera, oltre che nelle telecomunicazioni, nei settori del’informatica, del mercato immobiliare e della gestione di centri sportivi. Stiamo realizzando la nuova rete radio del Corpo Forestale della

«L’anno scorso, abbiamo donato a una missione di Cochabamba, in Bolivia, gestita dal Patronato San Vincenzo, la costruzione di un nuovo edificio»

Fortunatamente non soffriamo di questa problematica, perché i nostri utenti finali stipulano contratti utilizzando fondi provenienti in buona parte da finanziamenti della Comunità Europea, quindi non vincolati a un bilancio dell’amministrazione. Ci giungono veramente tantissime richieste, tra cui cerchiamo di selezionare quelle più interessanti in termini tecnici e di marginalità. Abbassare troppo i margini comporterebbe l’entrata in un mercato diverso e fin troppo competitivo, dove entrano facilmente anche piccole aziende con ridotti costi di gestione. D’altra parte, partecipare a gare d’appalto impegnative comporta investimenti iniziali non indifferenti, e quindi cerchiamo di fare un’attenta selezione. Ad oggi, da oltre 10 anni, siamo riusciti a mantenerci ad alti livelli lavorando esclusivamente con nostre risorse economiche senza

dipendere dagli istituti di credito, e francamente preferirei continuare su questa strada finché sarà possibile. Resta il fatto che quello delle telecomunicazioni rimane un settore destinato a espandersi negli anni a venire. Siamo pronti a livello di investimenti e di risorse, umane, tecnologiche ed economiche, a disposizione o ci troveremo di nuovo a rincorrere Paesi più aperti al nuovo? Noi siamo sicuramente pronti, in quanto la nostra tipologia di attività ci permette di essere aggiornati, competitivi sul mercato e di avere dei partner internazionali che ci aiutano a raggiungere i nostri obiettivi, che non potremmo mai raggiungere senza un lavoro di squadra e di sinergia. Quali sono le opportunità per il

Regione Autonoma della Sardegna, un appalto particolarmente complesso, per realizzare il quale abbiamo rilevato due aziende sarde. Abbiamo sistemi elitrasportabili in grado di fornire energia e connettività in situazioni veramente drammatiche, come nel caso del terremoto de L’Aquila. Inoltre, il gruppo svolge anche attività sociale nel settore dei centri sportivi, come ad Albino, dove abbiamo fatto un importante investimento per rimodernare e ampliare il centro sportivo con la trasformazione di tre campi da calcio in erba sintetica e un nuovo ristorante da 300 posti. Investire sul territorio, e in un polo che coinvolge circa 500 giovani atleti, ha una ricaduta sociale importante, e cerchiamo di farlo il più spesso possibile. L’anno scorso, infine, abbiamo donato a una missione di Cochabamba, in Bolivia, gestita dal Patronato San Vincenzo, la costruzione di un nuovo edificio abitativo che ospita bambini e adolescenti. Il nostro lavoro ci dà molte soddisfazioni anche a livello umano, non solo dal punto di vista economico. Arianna Mossali

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LA PSICOLOGA

La fine e il principio «Ogni cosa è frutto del passato e premessa dell’avvenire e non esiste niente che non si possa contemporaneamente considerare come fine e come principio». (C. G. Jung - Tipi Psicologici) arissimi Lettori, su questa notevole riflessione di C. G. Jung, mi piacerebbe fare con voi una considerazione per cercare di comprendere che tempo e che spazio stiamo vivendo qui e ora e come si stiano trasformando, probabilmente per sempre, e in maniera piuttosto insolita e accelerata, le nostre esistenze e i nostri modi di pensare e collocarci. È in corso una fine di qualcosa e pertanto un principio di qualche altra, passando per un inevitabile continuum. Questo implica dolore, comporta rischi e sacrifici, necessita di forza d’animo e stabilità interiore non indifferenti e conduce a ragionamenti su quanto ci costa, se siamo noi a voler cambiare o dobbiamo farlo, a quali relazioni rinunciare e come riprogrammare quello che pensavamo avrebbe potuto essere

Foto Fabio Toschi

C

il nostro presente con altrettanto plausibile futuro. Dovremo perdere tutto, cambiare tutto, proprio adesso che ci ritroviamo così inorriditi, spersi, impreparati, sorpresi, ancora in attesa di capire cosa deve compiersi, sperando che lo faccia con il minor danno possibile e che però intanto miete vittime e distrugge economie e sistemi? Vediamo bene che tutto il mondo è coinvolto in una pandemia e dunque il cambiamento sarà, inevitabilmente, a livello globale. Un cambiamento che avverrà probabilmente in fretta e, soprattutto in fretta, nei primi tempi di esso. Ma non sono stati proprio i cambiamenti quelli che ci hanno permesso di progredire nel tempo? Ora è alquanto certo che dovremo riadattare velocemente tutte le nostre esistenze in base ad un nuovo modello di produzione e consumo, avremo nuovi modi di lavorare e di relazionarci, di crescere e divertirci, probabilmente di studiare, pensare, scrivere e amarci. Non risulta anche a voi che ci siano già dei progressi in tal senso, sconvolgendo, è vero, tappe di adattamento e riadattamento dovute ad equilibrazioni e riequilibrazioni. Ma in fondo siamo fatti di questo, da che veniamo al mondo, non facciamo

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altro che adattarci e cercare equilibri. Dovremo essere più reattivi, più pronti alle intemperie e decisi ad affrontarle, non lasciarci sconvolgere dai tempi avversi, resistere! Provare a guardare da più angolazioni tutto quanto sta accadendo, cercando sempre il lato positivo. È vero, prima dovevamo aprirci e ora ci chiedono di chiuderci, dovevamo essere esploratori, ora ci impongono stanzialità, distanziamento, veniva esatta operatività, ora ci vogliono a lavorare in casa. Niente più luoghi pubblici e nuovi orari da rispettare, orari che somigliano più a capricciose e bizzarre imposizioni che ledono la nostra libertà, o quanto avevamo scambiato per tale, pensando di possederne. Quanta confusione c’è? È un momento di transizione, con quello che, inevitabilmente, ne comporta. Chiediamoci cosa vogliamo e iniziamo a farlo. Troveremo quell’estro creativo dento di noi a squarciare le nubi e seguire quel po’ di luce, che tornerà ad illuminarci tutti. Invece di brancolare in quel che appare un vuoto cosmico, proviamo a vederla come se fosse una rivoluzione personale di ognuno di noi e non una crisi. Dobbiamo reinventarci. È questo il momento. Siamo Italiani e nonostante assopiti ed

obnubilati, nulla abbiamo da temere. Le morti che ci hanno sopraffatto e per le quali piangiamo aspramente e rabbiosamente poiché deturpanti le nostre capacità di tutelarci e aver potuto tutelare chi ora non c’è più, devono darci forza per combattere suicidi, disperazione, depressione, paura, e quella rabbia che ci divide. Facciamo posto ad ottimismo, inventiva, eleganza, spirito di iniziativa e soprattutto bellezza e amore. Non siamo autorizzati a scagliarci gli uni contro gli altri, a darci colpe, ad odiare un sistema in cui comunque siamo dentro e che, spesso, dimentichiamo ci appartenga in quanto anche noi tutti protagonisti di esso. C’era una riflessione di Jean Pierre Vernant, che asseriva come il carattere umano fosse legato alla condizione di cittadino, ma anche e soprattutto alla sua partecipazione attiva a una comunità di eguali in cui nessuno può o deve esercitare potere di dominio su altri. Carissimi Lettori, se terremo a mente che possiamo amare, tutto diventerà possibile. Quello che ora vediamo come una fine è soltanto l’inizio di qualcosa di nuovo, di diverso, abbiamo una grande occasione per ricominciare. Silvana Bonanni


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IKTOR S.r.l. è una PMI Innovativa che apre nuovi scenari nel settore della riabilitazione neuromotoria in pazienti affetti da varie patologie quali: para/ tetraplegia, emiplegia, malattie neurodegenaritive, discopatie, fino alla riabilitazione post operatoria, post ictus e post infezione virale. Il Metodo VIKTOR viene inoltre utilizzato nella preparazione sportiva per migliorare le prestazioni atletiche; è il risultato di anni di studi del dottor Viktor Terekhov, medico e ricercatore russo all’Università di San Pietroburgo, che vanta anni di lavoro in Russia nei settori aerospaziale, militare e sportivo di altissimo livello. Al polo tecnologico di Dalmine (Point), dove ha sede il Centro Pilota Fisioterapico VIKTOR Physio LAB e dove il Metodo VIKTOR trova la sua applicazione, abbiamo incontrato il dottor Viktor Terekhov, Guido e Mario Gabbrielli, fondatori dell’azienda, che ci hanno illustrato il loro progetto. Come funzionano la tecnologia AFESK™ e il Metodo VIKTOR? La workstation VIK16 fa parte di una famiglia di macchinari certificati e brevettati che seguono i principi d’elettrostimolazione funzionale FES (Functional Electrical Stimulation). Questa nuova gamma di apparecchiature è denominata AFESK™ (Stimolazione Elettrica Adattiva Kinesiterapica) e si differenzia dagli altri prodotti

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presenti sul mercato, in quanto è stato elaborato un vero e proprio metodo di lavoro, che comprende la riabilitazione del paziente o la preparazione sportiva ai fini di migliorare la performance dell’atleta. Tale metodo consiste, attraverso l’applicazione di elettrodi sul paziente, nel replicare esattamente i modelli fisiologici di movimento del corpo umano, andando a stimolare fino a 16 gruppi muscolari. Con VIK16 possiamo gestire fino a 50 programmi differenti, accompagnando il paziente in cicli di movimento attivi. Uno degli elementi rivoluzionari di questo sistema è il ruolo del paziente che, a differenza di molte altre terapie, qui diventa parte attiva del processo di riabilitazione. La macchina accompagna e “insegna” al nostro cervello, attraverso sequenze di stimoli elettrici fisiologici, come compiere in maniera autonoma determinati movimenti, per poi arrivare a ridurre progressivamente la percentuale di intervento, man mano il paziente riacquista la capacità motoria. Il nostro tipo di approccio è risultato molto utile anche post Covid-19, in tutti quei casi in cui si sono manifestati deficit neuromuscolari dovuti all’intossicazione virale. Qual è la vostra mission? Il nostro obiettivo è quello di migliorare la qualità della vita di quanti a causa di diverse patologie, presentano forme di paralisi in una o più parti del corpo, o necessitano di una riabilitazione postoperatoria o ancora, desiderino

Da sinistra: Mario e Guido Gabbrielli con il dottor Viktor Terekhov


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migliorare le proprie prestazioni atletiche o sportive. L’obiettivo, nei casi terapeutici, è favorire quei meccanismi di neuroplasticità che permettano un recupero della parte del corpo lesionata e un suo ritorno alla funzionalità. Il Metodo VIKTOR prevede quindi la personalizzazione dei protocolli, secondo la patologia

dei pazienti. Tutto questo sarà possibile grazie alla diffusione e commercializzazione di VIK16 in cliniche, ospedali e società sportive. Qual è la vostra gamma di prodotti? Oltre a VIK16, il cui utilizzo però è rivolto all’ambito ospedaliero e terapeutico, abbiamo anche VIK8, un elettrostimolatore portatile a 8 canali presto disponibile e che potrà essere utilizzato anche privatamente, con lo scopo di

continuare a casa propria, il percorso riabilitativo post operatorio. Infine c’è VIKSport, linea di prodotti per le attività sportive in fase di sviluppo. Il nostro progetto e i nostri prodotti si sono aggiudicati il prestigioso riconoscimento Seal of Excellence della Comunità Europea; attualmente VIKTOR S.r.l sta partecipando al bando Horizon 2020: Programma Quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione. Quali sono le aspettative dei pazienti e i risultati che sono 40

riusciti a raggiungere? Se parliamo di traumi e deficit motori, dipende molto dal tipo di lesione riportata a livello spinale, o dalla tipologia di patologia, molti dei circa 150 pazienti che si sono rivolti a noi dall’inizio 2019 ad oggi, hanno raggiunto importanti traguardi. Uno di loro, ad esempio, dopo un incidente in macchina con lesione midollare, tetraplegico, nel giro di 3 mesi, dopo la terapia nel nostro centro, è tornato a camminare. Prima si interviene col Metodo VIKTOR, prima si ottengono risultati migliori, la capacità di recupero nel paziente dipende anche dalla tempestività di applicazione.


fiscale in corso (in relazione alla quota di investimento). All’interno del portale ogni investitore ha a disposizione informazioni dettagliate, come bilanci, andamenti, preventivi, proiezioni, per poter valutare il proprio investimento in modo esaustivo e in tutta sicurezza. Penso che

«L’obiettivo, nei casi terapeutici, è favorire quei meccanismi di neuroplasticità che permettano un recupero della parte del corpo lesionata» Parlando invece di crowdfunding, chiederei al dottor Mario Gabbrielli come sta procedendo la campagna? Direi che siamo partiti bene, abbiamo superato il primo obiettivo minimo di 100.000 euro raggiungendo quota 126.000 euro. Abbiamo avviato questa campagna venerdì 16 ottobre per far conoscere VIKTOR e diffondere la nostra tecnologia e il nostro metodo sul mercato (anche poli riabilitativi di assoluto livello come Villa Beretta a Costa Masnaga o la Domus Salutis di Brescia utilizzano le nostre apparecchiature). Per far decollare il progetto abbiamo bisogno di piccoli o grandi investitori che credano in quello che facciamo. Abbiamo potuto contare

questa sia la direzione giusta per un importante traguardo, il nostro lavoro siamo sicuri che potrà cambiare radicalmente la vita di molte persone: una rivoluzione appunto. Per ulteriori informazioni: www.viktor.physio Daniela Picciolo

fortunatamente sull’appoggio di investitori istituzionali, come la “Fondazione Giancarlo Quarta Onlus” di Milano e “Banca etica” che ci hanno dato un grande sostegno. Ora ci rivolgiamo a tutti i piccoli e grandi investitori che credono nel nostro progetto, sul sito www.backtowork24. com alla sezione “campagna online” possono investire nella nostra campagna. In questo modo l’investitore, oltre a contribuire alla diffusione di questa nuova tecnologia, diventa nostro socio acquisendo quote societarie col grosso vantaggio immediato di avere un credito d’imposta del 50% sull’anno 41


Il nuovo showroom di Pentole Agnelli vi aspetta a Lallio, in Via Provinciale, 30.

Lunedì dalle 14.00 alle 19.00 / Martedì - mercoledì - giovedì - venerdì dalle 9.30 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 19.00 / Sabato dalle 9.30 alle 19.00 / Domenica chiuso


PACKAGING

INNOVA GROUP IL FUTURO È 4.0

alla mano possiamo dire che anche il 2019 è stato un anno che ha dato i suoi frutti, non solo per le nuove risorse umane inserite nel team, ma abbiamo anche riscontrato solo un leggero calo rispetto all’anno precedente, a causa degli accantonamenti che sono stati fatti in via previdenziale. Il fatturato consolidato ha raggiunto gli 82.107681 euro e pensiamo per il 2020 di raggiungere più o meno

Luca Pedrotti

La madre Giulia Nodari

Innova Group scopre le carte vincenti del suo successo: innovazione, nuove assunzioni e investimenti a lungo termine

I

nnova Group, leader nel settore del packaging in cartone, ha raggiunto importanti traguardi nel corso del 2019, sia dal punto di vista del fatturato che della crescita economica. Proprio in occasione della conferenza stampa che si è tenuta martedì 29 settembre nella sede principale di Caino (BS), alla presenza dei giornalisti, i 3 fratelli amministratori dell’azienda, Diego, Luca e Stefano Pedrotti, insieme alla madre Giulia, hanno esposto

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i dati e le importanti innovazioni introdotte, che hanno permesso alla loro attività di svilupparsi ulteriormente. «Uno dei nostri punti di forza è stato sicuramente il voler investire nei giovani» ha commentato Luca «infatti sono 11 le nuove leve introdotte in azienda nel 2019, proprio perché per noi i giovani rappresentano il futuro». Un inizio col botto, il 2020, anno in cui il gruppo, dopo una crescita iniziale, ha subìto solo un lieve calo durante il periodo del lockdown per poi ripartire più forte di prima. «Dati

il medesimo risultato». Anche il capitolo investimenti necessita di aprire una breve parentesi, in quanto, dati alla mano, anche questo settore ha dato i suoi frutti, come spiega Diego: «L’anno scorso abbiamo investito ben 2,6 milioni di euro, un investimento che insieme a quelli realizzati negli anni passati è entrato a regime producendo Continua a pagina 46


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Stefano Pedrotti

un evidente efficientamento della produzione. Per quest’anno il nostro obiettivo è stato quello di investire ulteriormente fino a 6 milioni di euro, a partire dall’ampliamento dello stabilimento di Fontanella e dall’acquisto di una nuova macchina, della linea Bobst a 4 colori che fa tutto: stampa, fustella ed è veloce nei cambi. Questo ci permette una migliore ottimizzazione dei tempi e della produzione». Ma le novità non sono finite qui, infatti dopo una lunga ricerca e un’attenta analisi dei principali attori del mercato, Innova Group ha deciso di affidarsi al nuovo gestionale Sap 4Hana: un software di ultima generazione, in grado di integrare acquisti, produzione, logistica, commerciale e amministrazione, migliorando l’affidabilità delle informazioni e semplificando il lavoro dei

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«I nostri prodotti sono tutti a bassa emissione di CO2 ma stiamo portando avanti anche un progetto per ridurre ulteriormente le emissioni del 30-40%»

Diego Pedrotti

dipendenti. «Ciò che ci ha spinto a cambiare il gestionale», spiega Stefano, «è stata innanzitutto una questione di praticità. Quello che avevamo adottato in precedenza, infatti, era ormai diventato obsoleto in quanto era troppo lento e non si aggiornava». Un investimento di qualche milione di euro ma che nel giro di un paio d’anni porterà l’azienda ad un livello di gestione europeo. Un’azienda 4.0 a tutti gli effetti, non solo moderna ma anche attenta alla questione ambientale, come sottolinea Luca: «I nostri prodotti sono tutti a bassa emissione di CO2 ma stiamo portando avanti anche un progetto per ridurre ulteriormente le emissioni del 30-40%, promuovendo una

politica di sensibilizzazione verso la questione ambientale rivolta ai nostri dipendenti e alle persone che lavorano con noi». Un’azienda, quindi, ripartita nei quattro stabilimenti di Caino, Erbè, Fontanella e Torbole Casaglia (BS), in costante sviluppo e che può contare sulla sua presenza in svariati settori: dall’alimentare, all’automotive, alla meccanica pesante, alla refrigerazione. Un’azienda che è riuscita a coronare il sogno del suo fondatore, Giovanni Pedrotti, con un’offerta di prodotti e servizi che coprono tutto il vasto mondo dell’imballaggio, andando incontro alle sempre più complesse richieste di un mercato in continua evoluzione. Daniela Picciolo


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LA RICETTA

Foto Benedetta Bassanelli

Marco Stagi

Mezzemaniche cozze e capra PREPARAZIONE 45 min COTTURA 30 min DOSI 4 persone COSTO ● ● ○ ○ ○

DIFFICOLTÀ ● ● ● ● ○

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Il raffinato Bolle Restaurant di Lallio, simbolo di qualità delle materie prime e di maestria nell’abbinamento degli ingredienti, ci apre le porte per una rubrica dedicata alla cucina. Lo chef Marco Stagi è originario di Bergamo e ha 30 anni ma, nonostante la giovane età, vanta di grande esperienza ai fornelli, sia in Italia che all’estero, e di un curriculum di prim’ordine nel settore gastronomico. Si è diplomato alla scuola alberghiera di San Pellegrino, iniziò a lavorare all’Osteria della Brughiera dove rimase per 3 anni imparando le basi della cucina, si trasferì poi al ristornate Piazza Duomo di Alba per 5 anni dove crebbe tantissimo diventando il cuoco che è ora. Gli anni decisivi per la sua carriera furono quelli trascorsi in Belgio, all’Hof Van Cleve, uno dei ristoranti a tre stelle Michelin più prestigiosi al mondo. Tornò successivamente in Italia e lavorò per qualche tempo come sous-chef a Casa Perbellini a Verona, l’ultima tappa del suo attuale percorso l’ha riportato a Bergamo per esibire il suo talento nel ristorante firmato Agnelli. Il capo della brigata di cucina Bolle ha deciso di condividere con noi le sue esclusive ed equilibrate ricette, portando sulle nostre tavole la sua arte culinaria, ricca di colori, profumi e sapori. È possibile consultare la ricetta anche in modalità video sui social della rivista (Facebook e Instagram).


Gli ingredienti ● ● ● ● ● ● ●

Mezze maniche 320g Cozze 500g Pomodoro 300g Cipolla x1 Basilico q.b. Sale q.b. Pesce per zuppa a pezzi 100g (anche scarti)

● ● ● ● ● ●

Burro 40g Latte 150g Caprino 250g Limone x1 Olio all’erba cipollina q.b. Acetosella (o prezzemolo) q.b.

Preparazione creare la salsa 01 Per caciucco tostare il pesce in una casseruola con le cipolle, aggiungere il pomodoro e il basilico e cuocere per 5/6 ore

le cozze a vapore 02 Cuocere a 100° per 10 minuti in modo tale da mantenerle

morbide il loro succo e 03 Ridurre aggiungerci il burro

di limone le 05 Cuocere mezzemaniche

l’emulsione al in una pentola 04 Creare 06 Scaldare caprino frullando il latte l’emulsione ed il formaggio caprino ed aggiungendoci un goccio di succo

con essa le 07 Mantecare mezzemaniche

08 Impiattare aggiungendo

sopra la salsa caciucco,

qualche cozza, acetosella e l’olio all’erba cipollina

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SPECIALE

Foto Light&Magic Productions

L

a sessantesima edizione del Salone Nautico di Genova, svolta tra l’1 e il 6 ottobre 2020, rappresenta un traguardo storico per tutta la filiera navale, ma anche per la città stessa. È stato il primo evento internazionale in Italia e l’unico

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boat show in Europa in epoca Covid, il 60° Salone Nautico ha dimostrato la voglia italiana di mettersi in gioco facendo respirare agli ospiti un po’ di normalità grazie alla possibilità di poter vedere e toccare con mano le ultime novità del settore. Bergamo Economia ha deciso di partecipare alla fiera per documentare tutte


60° Salone Nautico

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le innovazioni estetiche, logistiche e tecnologiche dell’ambito marittimo. Erano esposte imbarcazioni di ogni genere, dai gommoni ai superyacht, dalle barche a vela a quelle a motore, il Salone Nautico nel tempo si consolida come il più grande evento del mare per tutti i visitatori e si appresta ad essere una vera e propria vetrina per qualsiasi tipo di esigenza, nonché strumento per il sostegno e lo sviluppo del business delle aziende navali.

È stato il primo evento internazionale in Italia e l’unico boat show in Europa in epoca Covid

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Foto Light&Magic Productions

SU MISURA

Cinzia Imberti Beltrami 56


BELTRAMI LINEN I nostri punti di forza? Qualità, originalità ed un vero Made in Italy, espresso al meglio dalla nostra Autentica Fibra di Legno

B

eltrami Linen fu fondata nella metà degli anni Sessanta nel cuore della Val Seriana da Mario Beltrami. Nei suoi cinquant’anni di storia, la piccola impresa tessile è cresciuta costantemente, fino ad essere oggi riconosciuta a livello internazionale come marchio sinonimo di qualità, unicità ed un prodotto totalmente Made in Italy. Nel tempo, l’azienda bergamasca ha diversificato la propria produzione, affermandosi nel settore dell’hotellerie, del residenziale privato di lusso e dello yachting. Proprio in quest’ultimo ambito siamo stati accolti nell’elegante stand Beltrami presso il Salone Nautico di Genova, per parlare con Cinzia, moglie del fondatore e CEO dell’impresa tessile.

possedesse un telaio nella propria casa, ma in seguito, con la globalizzazione, è avvenuto un incremento delle importazioni dall’estero, soprattutto provenienti dalla Cina, il che ha determinato la conversione di molte aziende in importatori. Anche noi siamo partiti con due telai, ma nel corso del tempo ci siamo concentrati su una produzione di alta gamma, rigorosamente nel nostro territorio. Da sempre selezioniamo

accuratamente le materie prime, che trasformiamo con lavorazioni innovative, grande attenzione al dettaglio, creatività e soprattutto tanta passione. È proprio così che è nata Autentica Fibra di Legno Beltrami, un’intera gamma di prodotti realizzati a partire da un filato ricavato dalla polpa del legno di betulla tramite un processo ecosostenibile. I nostri tessuti, perfetta sintesi fra natura, tecnologia e design,

Da piccola impresa tessile a società internazionale, ci racconti la vostra storia. In cosa si differenzia il vostro prodotto rispetto agli altri? Nell’ultimo ventennio c’è stato un significativo cambiamento del settore tessile in Val Seriana. Si può dire che un tempo ognuno 57


sono apprezzati in tutto il mondo non soltanto per le proprie qualità intrinseche, ma anche in quanto espressione della vera filosofia del Made in Italy.

Lo stand Beltrami Linen al Salone Nautico di Genova

Ormai siete un’eccellenza nel campo dell’hotellerie di lusso e dello yachting, cosa ci può dire a riguardo? Noi prestiamo grande attenzione al servizio alla clientela, per questo mettiamo a disposizione di ciascun acquirente un unico referente che lo seguirà durante

«Garantiamo il massimo livello di personalizzazione dei nostri prodotti realizzati su esigenze specifiche» l’intera attività produttiva, dal progetto iniziale al post vendita. Garantiamo inoltre il massimo livello di personalizzazione dei nostri prodotti, sempre realizzati in base alle esigenze specifiche di ciascun cliente. È proprio per questo che molti tra gli hotel di lusso più importanti del mondo si affidano a noi. In Italia collaboriamo ad esempio con il prestigioso Lefay Resort & SPA di Gargnano sul Lago di Garda, che ha recentemente inaugurato la 58

seconda proprietà sulle Dolomiti, con l’Excelsior Hotel Gallia a Milano e con l’Hotel Tremezzo sul Lago di Como. L’Hotel Plaza Athénée è stato il nostro primo cinque stelle a Parigi, a Londra ci piace ricordare il bellissimo Corinthia Hotel e The Arts Club, club privato esclusivo che annovera tra i suoi fondatori addirittura Charles Dickens. Siamo felici di avere clienti sparsi in tutto il mondo, ciascuno con la sua storia e la sua particolarità. Ci è capitato più volte che gli ospiti degli alberghi richiedessero la nostra biancheria, ed è per noi motivo di grande soddisfazione quando coloro che hanno provato i nostri prodotti ne apprezzano il valore e li richiedono per le proprie abitazioni. È nata così anche la nostra affermazione nel settore yacht: spesso sono proprio gli ospiti degli hotel nostri clienti a sceglierci anche per le loro imbarcazioni, come ad esempio il proprietario di uno degli yacht più ammirati di questo Salone. Come ha influito il Covid sulla vostra azienda? Durante il periodo della pandemia anche la nostra azienda è rimasta chiusa. Il Covid ha segnato tutti, come ben sappiamo purtroppo la Val Seriana è stata duramente colpita, ma non abbiamo perso l’ottimismo e il desiderio di impegnarci a fondo. Nonostante il settore alberghiero ne abbia risentito molto, siamo stati soddisfatti perché i nostri clienti, anche se con quantitativi ridotti,

hanno mantenuto gli impegni presi. L’ambito yachting, invece, in questi mesi è addirittura cresciuto, forse anche in conseguenza delle limitazioni degli spostamenti e del distanziamento sociale. Quali sono i vostri progetti futuri? Con la collaborazione di Ggroup, lo scorso gennaio abbiamo tenuto un corso in cui abbiamo istruito sette giovani nel nostro reparto confezione. Siamo partiti dal taglio del tessuto e dall’orlatura, per arrivare in un mese alla confezione di un intero capo. È un progetto di cui siamo orgogliosi e a cui teniamo moltissimo, tant’è vero che stiamo pensando di replicarlo l’anno prossimo. È davvero bello vedere giovani volenterosi imparare e portare avanti la propria tradizione territoriale. Ad inizio anno avverrà un’importante apertura qui in Italia, una piccola struttura curata fin nei minimi dettagli di proprietà di un investitore straniero che ha voluto collaborare con la nostra azienda. Da qualche anno stiamo ricevendo grandi soddisfazioni dalla nostra nazione, mentre fino a pochi anni fa la qualità del vero Made in Italy era maggiormente apprezzata all’estero. I programmi per i prossimi anni prevedono - dove possibile - la partecipazione alle fiere di riferimento dei vari settori ed investimenti nel mondo digitale, incluso lo sviluppo della nostra boutique online. Ilaria De Luca


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Foto Light&Magic Productions

LA PROVA

S come Sport

Da Nautica Bertelli le esclusive 60


S

ulla sponda bresciana del lago d’Iseo, a Paratico, si trova Nautica Bertelli, un vero e proprio punto di riferimento per tutti gli amanti della navigazione da diporto. L’azienda è distributrice ufficiale per tutto il Nord Italia, Svizzera e Austria di Invictus Yacht, noto brand di imbarcazioni capaci di unire comfort e lusso in ogni singolo dettaglio, dal design innovativo alla tecnologia avanzata. Al Salone Nautico Internazionale di Genova erano esposti i fiori all’occhiello di Invictus Yacht firmati da Christian Grande Design: la nuova e raffinata TT460, l’elegante GT370 e la grintosa GT280, Bertelli Marina ci ha concesso di provare proprio questi ultime due, in versione S, cioè sportiva.

La GT370S fuoribordo è equipaggiata con una coppia di propulsori Yamaha V8 425 XTO garantendo una potenza di ben 850 cavalli complessivi, pensata per una clientela dallo spirito dinamico e dal gusto raffinato. Allo stesso tempo queste imbarcazioni infondono una nuova esperienza di navigazione in termini sia prestazionali sia di governabilità. La GT370S ha una lunghezza di 11,35 mt ed una larghezza di 3,50 mt e può ospitare a bordo 12 persone, la postazione di guida è allestita con tre sedili che garantiscono il massimo comfort. La parte centrale del pozzetto si sviluppa attorno ad un tavolo estendibile ed abbattibile, affiancato da una spaziosa seduta a “L” con schienale ribaltabile per trasformare l’intera porzione posteriore in un generoso prendisole di poppa. Un mobile elegante nasconde una

Invictus GT370S e GT280S 61


piccola cucina munita di angolo cottura, lavandino e frigorifero. Gli interni sono completamente personalizzabili e gli spazi sottocoperta sono ampi e luminosi. Il bagno è dotato di una doccia separata mentre l’ampia cabina di poppa è configurabile con un letto matrimoniale o due letti singoli, mentre la cabina di prua può essere allestita secondo le esigenze dell’armatore configurandola con un letto matrimoniale o una dinette ad uso relax. Il progetto delle cabine, la flessibilà che offre il costruttore ed i relativi ampi spazi sono un vero plus inusuale su imbarcazioni sportive. LA GT280S fuoribordo, lunga 8,87 mt e larga 2,84 mt, monta due motori Yamaha 200 CV che spingono l’imbarcazione ad oltre

45 nodi di velocità massima. Sorprendente la stabilità e la sensazione di sicurezza che esprime anche ad altissime velocità. L’elica addizionale di manovra aiuta l’imbarcazione a muoversi negli spazi stretti, il layout di coperta è eccezionalmente confortevole formato da due prendisoli e con un divano ad “L” due sedute in postazione di guida. La serie “T” di Invictus è caratterizzata da un design moderno e pulito, la prua semirovesciata è forma audace che caratterizza il brand. La ricerca nei dettagli e la scelta dei migliori materiali proposti dal mercato rendono queste imbarcazioni oggetti di valore assoluto durevole nel tempo.

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BERTELLI Svelata la nuova Invictus TT460, simbolo di una raffinata eleganza che da sempre caratterizza il brand

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autica Bertelli, a Paratico, sul lago d’Iseo, sabato 10 ottobre ha presentato la nuova Invictus TT460, simbolo di una raffinata eleganza che da sempre caratterizza il brand. La serata incantevole, avvolta di luci e charme, ha svelato tutto il Made in Italy che trasmette questa imbarcazione vincitrice del “Design Innovation Award 2020”, il più prestigioso riconoscimento nel contesto del Salone Nautico Internazionale di Genova. Duecentocinquanta invitati, appassionati di nautica, sono potuti salire a bordo della nuova ammiraglia, esposta con l’intera gamma Invictus ormeggiata presso il porto antistante Bertelli Marina ed il ricercato Nò-do Restaurant.

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EVENTI

Il Panathlon celebra Mimmo Amaddeo e i 75 anni dell’Olimpia

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o scorso giovedì 15 ottobre, il Panathlon Club “Mario Mangiarotti” Bergamo, nell’elegante cornice del Golf Club Ai Colli di Bergamo e grazie all’accoglienza della famiglia Amaddeo, ha organizzato la consueta conviviale, che è stata anche l’occasione per ricordare l’amico e socio Mimmo Amaddeo, grande ristoratore dalla personalità poliedrica, dalla personalità indiscussa e grande uomo di sport. Ristoratore che ha fatto la storia della pizza a Bergamo e di prodotti da agricoltura sostenibile frutto delle antiche sapienze contadine. Sono inoltre stati ricordati i 75 anni della

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Continua a pagina 68


DAL TERRITORIO PER IL TERRITORIO FIRMA L’INFRASTRUTTURA DIGITALE PER IL NUOVO DISTRETTO DELL’INDUSTRIA A TREVIGLIO

“ Planetel conferma la sua vocazione: quella di impresa che mette la tecnologia al servizio del tessuto sociale ed economico del territorio “

Planetel S.r.l. Via Boffalora, 4 24048 Treviolo (BG) Tel. 035.204070 info@planetel.it www.planetel.it

Sono due direttrici fondamentali per la mobilità - la linea ferroviaria Milano Venezia e la Brebemi - a tracciare il perimetro della cosiddetta mezzaluna, una delle aree più virtuose a livello europeo sotto il profilo economico. Fulcro di questo territorio in costante sviluppo è la Città di Treviglio, che sta conoscendo un periodo di crescita esponenziale di imprese e servizi strategici. Per questo il territorio ha accolto positivamente il progetto di Planetel, la compagnia telefonica di Bergamo con la maggior estensione di rete proprietaria in fibra ottica della Provincia. Per moltissime attività, dalle realtà più piccole a quelle di grandi dimensioni, passando per tutte quelle imprese che questo periodo hanno adottato lo smart working come modalità di lavoro, l’accesso a una connettività di ultima generazione rappresenta un vero e proprio cambio di passo sotto il profilo tecnologico. “Implementare la rete già presente con un’infrastruttura in fibra ottica che arrivi ai singoli edifici è un’opportunità importantissima per la crescita e lo sviluppo economico, ma anche sociale e culturale della zona. Questo servizio agevolerà non solo i privati cittadini, ma anche le aziende: per loro Planetel ha costruito un’autostrada digitale che favorisce gli scambi commerciali tanto quanto le autostrade di asfalto”. Queste le parole di Bruno Pianetti, CEO e founder di Planetel srl, la società 100% made in Bergamo che, con un’offerta di servizi voce, Internet e cloud improntata all’innovazione e alla qualità, si è guadagnata un posto tra i leader riconosciuti del mercato italiano dei servizi Internet a banda ultralarga e nello sviluppo

di soluzioni e di network integrate per piccole, medie e grandi aziende. Un posizionamento che non passa inosservato ai grandi operatori finanziari: nel 2019 Planetel è stata ammessa al programma Elite della Borsa Italiana dedicato alle imprese ad alto potenziale di crescita, mentre a fine anno Unicredit ha interamente sottoscritto minibond per 1,5 milioni di euro, garantendo a Planetel l’accesso ai capitali necessari per sostenere un ulteriore potenziamento delle infrastrutture di rete. Potenziamento che nel progetto fibra ottica a Treviglio ricalca in modo esponenziale quello che l’azienda sta facendo da tempo in Comuni di dimensioni inferiori. Questo intervento rappresenterà infatti per Planetel un investimento completo, perché risponde a un duplice obiettivo: ampliare la superficie coperta dalla rete proprietaria e aumentarne la densità. “Stiamo infatti realizzando un’infrastruttura che non solo andrà a cablare tutte le aree afferenti agli armadi della dorsale Telecom – chiarisce Pianetti - ma connetterà direttamente in fibra ottica anche una buona parte dei condomini, delle strutture commerciali e delle aziende”. A queste si aggiungeranno inoltre una dozzina di edifici comunali strategici per la comunità locale – alcune scuole, la biblioteca, parchi pubblici – che, grazie a un accordo di compensazione con l’Amministrazione, potranno offrire ai cittadini tutti i vantaggi di una navigazione ultra veloce. “Con questa operazione – conclude Pianetti – Planetel conferma la sua vocazione: quella di impresa che mette la tecnologia al servizio del tessuto sociale ed economico del territorio”.


Polisportiva Olimpia, che fu fondata nel 1945 nell’oratorio della parrocchia di Sant’Anna in Borgo Palazzo. Mimmo Amaddeo è stato per oltre 15 anni Delegato Provinciale di Bergamo della Unione Italiana Tiro a Segno. Per l’occasione il Panathlon Club “Mario Mangiarotti” Bergamo si è unito a Slow Food Valli Orobiche. Graditi ospiti della serata sono stati i signori Nuccio Longhi e Amedeo Vecchi della Polisportiva Olimpia di Borgo Palazzo. Questi ultimi hanno raccontato la storia della loro gloriosa Società che, a 75 anni dalla sua fondazione, è diventata un punto di riferimento e aggregazione per l’intera comunità locale. Federica Sorrentino

«Sono stati ricordati i 75 anni della Polisportiva Olimpia, che fu fondata nel 1945 nell’oratorio della parrocchia di Sant’Anna in Borgo Palazzo»

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Foto Light&Magic Productions

MOTORI

NUOVA Å KODA OCTAVIA

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koda Octavia non finisce mai di stupire: l’ultima generazione della vettura bestseller della casa automobilistica ceca si rivela ancora piÚ spaziosa, tecnologica e sicura. Abbiamo provato la nuova vettura, messa gentilmente a disposizione per l’occasione dalla

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«La nuova Skoda Octavia Wagon risulta estremamente spaziosa, pratica e sicura»

concessionaria Bonaldi Motori Škoda Bergamo, nella splendida cornice di Sarnico e del lago d’Iseo. Il colpo d’occhio della nuova Skoda Octavia Wagon mostra una vettura profondamente cambiata, soprattutto nelle dimensioni: la lunghezza della station wagon è ora di 4,69 m, con un aumento di 22 mm. La larghezza è aumentata di 72

15 mm, arrivando a 1,83 m, mentre l’altezza si è mantenuta su 1,47 m, con passo di 2,86 m. Sono stati inoltre aggiornati diversi elementi, come la nuova forma della griglia e i gruppi ottici Full LED Matrix, che tornano ad avere una più classica forma unica, in perfetto stile Skoda. Il fascione inferiore presenta una nuova forma e la fascia cromata

va ora a includere anche le luci fendinebbia. La silhouette è rimasta molto simile al passato, ma le nervature sono molto più nette e la dotazione di cerchi in lega, con misure da 16 fino a 19 pollici, la rendono più filante e accattivante. Il retro è stato completamente rivoluzionato, con il logo centrale


che sparisce e viene sostituito dalla scritta Skoda, mentre i gruppi ottici led passano dalla loro vecchia forma squadrata a una più orizzontale e filante. Se l’esterno è stato migliorato, l’abitacolo della Skoda Octavia 2020 è invece rivoluzionato. La plancia ha una forma molto più stilizzata, che va a renderne

più piacevole la vista. Il sistema di infotainment abbandona il centro del cruscotto e diventa flottante, con uno schermo da 10 pollici. Il tutto corredato dal rinnovato Virtual Cockpit da 10,25 pollici, che può essere completato in optional dal moderno head-up display. E anche i materiali sono nettamente migliorati, privilegiando il più

possibile superfici morbide al tocco e dettagli più eleganti come i rivestimenti cromati per console e maniglie. Molto comode le sedute, che possono ora contare su dei nuovi sedili ergonomici. Infine, non possiamo non menzionare la capacità del bagagliaio, che nella wagon parte 73


da 640 litri per arrivare ad un apice di ben 1.700 litri. La vettura è disponibile nelle versioni 1.0 e 1.5 benzina (110 e 150 cv) e 2.0 TDI a gasolio con 115 e 150 CV (con cambio manuale e automatico DSG). Disponibili anche le ibride “leggere” 1.0 e 1.5 e-Tec, le ibride plug-in 1.4 (la più sportiva è la RS da 245 CV) e la 1.5 G-Tec a metano da 131 CV. Infine, prima della fine del 2020 arriveranno le “quasi suv” Scout (4x4 ma anche a trazione solo anteriore) e la RS turbodiesel con 200 CV. Alessandro Belotti

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Bergamo Economia ottobre  

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