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M A G A Z I N

MENSILE DI OTTOBRE 2021 - NUMERO 147 - € 3,00

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LE INTERVISTE Fabio Pezzoli Direttore sanitario del ASST Papa Giovanni XXIII

Cristiano Agnelli

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L’EDITORIALE

O T T O B R E

LETTERA APERTA

Cara Energia,

non ne possiamo più del tuo atteggiamento remissivo nei confronti di chi ti esaspera e ti ingrassa. Come puoi non riscattare il tuo valore e il tuo ruolo come “benzina” di una macchina produttiva fatta di migliaia di motori chiamati industrie? Ma lo sai che c’è chi si approfitta del tuo potenziale e della tua essenzialità arrivando a caricarti di ingombranti oneri fiscali fino a renderti quattro volte più pesante? E che tutto questo affatica chi ti ha sempre trattato con rispetto, in

alcuni casi, perfino con riverenza? La mia non è una voce isolata, te lo assicuro. Mi faccio carico di una coralità che non ne può più di vedere la propria Energia così bistrattata rispetto alle sorelle europee. Dimmi tu, ti piace così tanto essere la Cenerentola dell’Eurozona? Perché nel caso non lo sapessi, sei agli ultimi posti in quasi tutte le classifiche plausibili. Perfino in quella delle tanto venerate Rinnovabili. Sai bene che se volessimo generarti da fonti nobili, vento, sole, acqua, poi non potremmo comunque utilizzare appieno il ricavato. E sì, Cara Mia, dopo averne messo a frutto una quantità irrisoria come 500 khw è nostro obbligo cederti, per non dire, regalarti a chi da anni ti ingrassa a dismisura. E sai qual è il paradosso? È a costoro che dovremmo poi pagare nuovamente i tuoi servigi. Possiamo dircelo? Diciamocelo, una follia! Sai cos’altro va di moda, tra quei lor signori? La transizione ecologica. È vero, abbiamo regalato alle generazioni future un debito pubblico sproporzionato, affinché lo paghino però occorre preservare almeno il pianeta. In parte, lo ammetto, scherzo. Però ecco, segui il mio ragionamento. Io imprenditore italiano sono chiamato a farmi un esame di coscienza e a riconvertire gli impianti alimentati a carbone andando a utilizzare energia da fonti non fossili. Non vivendo in un Paese che ha a disposizione Energia nucleare o idrica, in cui l’eolico sembra deturpare l’estetica del paesaggio e il solare impattare sugli spazi adibiti ad agricoltura e foreste ecco che la principale alternativa torni a essere tu, l’“obsoleta” e “grassa” Energia elettrica. Ma se il tuo peso (non per colpa tua) è di certo il più pesante in Europa e tra i più ingenti al mondo,

come credi sia possibile sostenere una simile transizione? Come ammortizzo il tuo peso? Se lo sposto a valle sui miei prodotti e quindi sui clienti mi sarà di certo preferito qualcun altro. Anche se il mio prodotto fosse considerato il migliore, alla lunga non sarebbe competitivo. Non v’è dubbio. E al tempo stesso come credi possibile che mi faccia carico di questa enorme mole? Mole che non accenna ad arrestarsi. Che lievita ancora e ancora senza motivo apparente. O almeno così ci vogliono far credere. La stortura vuole inoltre che non solo il tuo costo netto stia aumentano ma stessa sorte stia vivendo anche il Gas. E siccome, mi sembra di capire, che non si stia frenando la corsa al tuo ingrasso sai cosa ci aspetta? Il razionamento. Sarai costretta a “scegliere”. A farti vedere solo in alcuni orari del giorno e della notte. In alcune zone oggi, in altre domani. Dopo aver cercato di fare cassa sulla tua vitalità, saremo costretti a spegnere i motori, a ridurre l’attività, a centellinare il tuo potenziale. Oppure, peggio ancora, saremo costretti a inginocchiarci ai nostri rivali commerciali governati da Signori più lungimiranti o forse solo naturalmente più fortunati capaci di rispettarti e di valorizzare tutte le tue alternative. Io, nel mio piccolo, sono anni che provo a risparmiarti, concederti un po’ di tregua e avviando un processo produttivo virtuoso. Quello del riciclo di materia prima che rispetto al processo estrattivo ha un impatto minore del 95%. E tutti quelli che non possono? Ho sempre pensato, Cara Mia Energia, tu fossi tra i buoni. Tra i giusti. Ma è tempo di alzare la testa, di essere coraggiosi e di ripristinare un ordine in questo impazzito caos calorico.

Paolo Agnelli 3


CONTENUTI

O T T O B R E

CONTENUTI

O T T O B R E

08 MEDICINA Fabio Pezzoli: «Situazione tranquilla, ma non cantiamo vittoria, il virus circola dove non trova ostacoli» 14 DIGITAL TRANSFORMATION Matteo Flora, hacker e docente a contratto in “Corporate Reputation e Stor ytelling”: «Milioni di aziende a rischio informatico, ser vono consapevolezza e investimenti» 20 L’ANALISI MMT Mor ti bianche e slogan 24 ENTE FIERA Promoberg è ripartita. La società che gestisce la Fiera di Bergamo volano di sviluppo per il territorio 30 IN PRIMA LINEA Trafilerie Alexia, un futuro sempre più green 34 COVER STORY SIAD Macchine Impianti: IIoT efficace con Rilheva e TAG 4O TOP BUSINESS SL imballaggi in legno 46 MODA Beltrami Linen: «Trasmettiamo un’emozione al cliente attraverso i nostri tessuti» 50 MECC ANIC A Mi-Metal Bramati: «L’innovazione? Non deve essere un pretesto ma una mentalità» 56 EVENTI • Il Panathlon Club Bergamo con gli arcieri paralimpici • Glamour Cafè 66 LA RICETTA Controfiletto al mais 70 MOTORI • Toyota Yaris Cross Hybrid • Ford Kuga Plug-In Hybrid • Porsche Macan • Porsche Experience Center

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BERGAMO ECONOMIA MAGAZINE® Rivista mensile di economia attualità costume e stile (Registrazione al Tribunale di Bergamo nr. 5 del 21/02/2013) Società editrice: Giornale di Bergamo® S.r.l. Via San Giorgio 6/n 24122 Bergamo Direttore responsabile PAOLO AGNELLI Direttore editoriale FRANCESCO LEGRAMANTI Concessionaria pubblicità locale: Giornale di Bergamo® S.r.l. Via San Giorgio 6/n - 24122 Bergamo Tel. 035 678811 - Fax 035 678895 info@bergamoeconomia.it www.bergamoeconomia.it

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IN BREVE

L’INIZIATIVA

“TUPO PAMOJA” CONTA SU DI ME Tra le personalità venute a mancare nel 2020, una in particolare ha lasciato un segno in chi l’ha conosciuta: Elena Fontana, imprenditrice di successo, originaria di Vailate. Muove i primi passi nel lavoro presso Elena Fontana

Tanzania, progetto KISEDET una Ong che fornisce istruzione a bambini tolti dalla strada

la SAME. Si mette in proprio come consulente aziendale, specializzata nell’internazionalizzazione, e ricopre ruoli rilevanti nel consiglio di amministrazione della BCC Treviglio, nella Camera di commercio di Bergamo, per poi approdare, nel 2017, alla presidenza di Confesercenti Bergamo. Chi ha conosciuto Elena Fontana per lavoro o per amicizia parla, oltre che di una grande professionista, di una persona brillante, anticonformista, empatica. Tra questi, c’è Giovanna Moretti, bergamasca residente da anni in Tanzania dove ha fondato KISEDET, una 6

Ong che fornisce istruzione e formazione lavorativa a bambini e ragazzi tolti dalla strada. “Tupo Pamoja”, “conta su di me” in kiswahili, è il titolo dell’iniziativa con cui la famiglia di Elena vuole ricordarla. Il ricavato della serata, che si svolgerà SABATO 20 NOVEMBRE presso l’associazione Il Buongustaio di Rivolta d’Adda, sarà destinato al completamento della struttura multifunzionale che KISEDET sta realizzando a Chigongwe, e che verrà intitolata a Elena Fontana, che aveva attivamente sostenuto il progetto. Chi desiderasse dare il proprio contributo o richiedere informazioni può scrivere a arianna.mossali82@gmail.com


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MEDICINA

FA B I O P E Z ZO L I «SITUAZIONE TRANQUILLA, MA NON CANTIAMO VITTORIA, IL VIRUS CIRCOLA DOVE NON TROVA OSTACOLI»

È passato un anno e mezzo dall’inizio della pandemia e non abbiamo certo bisogno di ricordare cosa ha significato per la città. Oggi, tra vaccini, green pass e nuove cure, possiamo certamente dire che la situazione è molto diversa. Quanto, e se sia il caso di non abbassare la guardia in vista di nuove varianti, lo abbiamo chiesto a chi è stato in prima linea durante la prima ondata: il direttore sanitario del ASST Papa Giovanni XXIII Fabio Pezzoli. È scontato dire che Bergamo stia molto meglio rispetto all’anno scorso, basandosi sugli ingressi in pronto soccorso e sui ricoveri, anche rispetto alla media nazionale. Parliamo di 1-2 casi alla settimana. Attualmente abbiamo in terapia intensiva 7 pazienti e 12 ricoverati in Malattie infettive. E il motivo per cui la nostra città sta vivendo un periodo relativamente tranquillo, nonostante il virus non sia sparito, è che il tasso di vaccinazione a Bergamo ha raggiunto percentuali molto elevate, superando il 90% come prima dose e l’80 come seconda. Certo, anche il vaccino non è definitivo e non dà una copertura assoluta e totale: tuttavia l’infezione ha conseguenze molto moderate in soggetti vaccinati. Tengo a precisare che 8-9 su 10 degli attuali ingressi in ospedale per Covid riguardano persone non vaccinate, di varie fasce di età e con o senza situazioni di comorbilità. Quindi sì, il vaccino è ciò che ci sta permettendo di tornare a una vita normale. La regione Lombardia è la terza per percentuale di vaccinazione, a livello nazionale. La vita al Papa Giovanni è dunque tornata alla normalità? Più che alla normalità. Stiamo infatti cercando di 8


«Il tasso di vaccinazione a Bergamo ha raggiunto percentuali molto elevate superando il 90% come prima dose e l’80 come seconda»

Fabio Pezzoli DIRETTORE SANITARIO DEL ASST PAPA GIOVANNI XXIII

ph. Fabio Toschi

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recuperare tutto ciò che, tra l’anno scorso e l’inizio di quest’anno, è dovuto passare in secondo piano. Parliamo ovviamente di attività ambulatoriale e di sala operatoria, non certo di situazioni di emergenza o di patologie oncologiche, che hanno sempre ricevuto l’attenzione abituale. Il personale è stato incentivato a effettuare sedute aggiuntive di visite e interventi per poter tornare alla situazione preCovid. Ci sono state modifiche sostanziali nelle procedure di approccio a situazioni simili, dopo l’esperienza del Covid? Partivamo da un protocollo di gestione emergenza destinato più che altro a eventi accidentali. Il Covid19 ci ha travolto in modo massiccio e senza precedenti, abbiamo gestito una situazione inedita con l’esperienza che avevamo. Tuttavia, a Bergamo partivamo già con 72 posti in terapia intensiva. Abbiamo fatto molta fatica a contenere il tutto, ma, tramite accordi con Regione Lombardia, siamo riusciti a incrementare i posti letto in 10

Un’immagine dell’Ospedale da Campo alla Fiera di Bergamo in piena emergenza.

«Tengo a precisare che 8-9 su 10 degli attuali ingressi in ospedale per Covid riguardano persone non vaccinate»

intensiva a 88, più otto in subintensiva. Eventuali altre catastrofi, che ovviamente tutti ci auguriamo non accadano, non ci troveranno impreparati. Per quanto riguarda il Covid, siamo ormai attrezzati sia con i vaccini, sia con le giuste terapie. Siamo stati i primi ad inviare in tutto il mondo i protocolli su come gestire i pazienti, e l’esperienza che abbiamo maturato, pur in modo così crudele, ci fa sentire ragionevolmente sicuri, tant’è vero che, nella seconda ondata che ci ha CONTINUA A PAGINA 12



colpito lo scorso autunno, siamo stati in grado di organizzarci per tempo e contenere i contagi. Quali scenari futuri dobbiamo aspettarci, o temere, anche alla luce delle esperienze di altri Paesi? Premesso che ovviamente nessuno ha il dono della preveggenza, le varianti attualmente in circolazione sono quelle a noi già note, brasiliana, alfa, delta, che sappiamo gestire e curare, e sulle quali i vaccini, soprattutto Pfizer, sono efficaci. La variante che attualmente sta spaventando Inghilterra, Israele e altri Paesi dove i contagi sono tornati a salire, è la Delta plus. Stiamo però parlando di realtà dove il tasso di vaccinazione è rimasto molto inferiore al nostro. La variante si crea dove il virus circola senza incontrare ostacoli, quale può essere la copertura vaccinale. Il virus muta dove può circolare, ecco perché dobbiamo estendere il più possibile l’accesso ai vaccini. Pensiamo ai Paesi meno sviluppati. Mi sento di fare un appello a chi deve occuparsi di raggiungere tutte le nazioni con il vaccino, e non solo quelle che se lo

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A tu per tu con Fabio Pezzoli, direttore sanitario del Papa Giovanni XXIII

possono permettere senza problemi, o tra un anno saremo ancora qui a parlare delle stesse cose. La pandemia ci ha fatto scoprire vulnerabili come non sapevamo di essere. Vede ancora molta ripercussione psicologica tra il personale e la popolazione? È inevitabile. L’esperienza diretta, il vissuto quotidiano a contatto con la morte, ha lasciato il segno. Ho dei dubbi che tutto questo sia servito a renderci

persone migliori, o più responsabili. Quello che dovremmo aver imparato e interiorizzato, e che dovremmo sempre tenere presente, sono le misure prudenziali più semplici applicate per il Covid19, certo senza arrivare al lockdown, ma il fatto di mantenere un comportamento responsabile nei luoghi chiusi e affollati, o scrupolose norme igieniche, è d’aiuto a tutta la comunità nella prevenzione delle malattie infettive. Arianna Mossali


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DIGITAL TRANSFORMATION

DAT I S OT TO AT TAC C O

MATTEO FLORA, HACKER E DOCENTE A CONTRATTO IN “CORPORATE REPUTATION E STORYTELLING”: «MILIONI DI AZIENDE A RISCHIO INFORMATICO, SERVONO CONSAPEVOLEZZA E INVESTIMENTI» 14


A sinistra Matteo Flora hacker e professore a contratto in “Corporate Reputation e Storytelling” e Founder di The Fool, la società leader italiana per la reputazione. Divulgatore sul web con una video-rubrica chiamata “Ciao, Internet!”.

«Abbiamo implementato molto velocemente la Digital Transformation, ma non abbiamo rafforzato in modo altrettanto rapido abilità e competenze digitali, e questo espone persone e imprese a grandi rischi». Anche per questo cuore delle mille attività di Matteo Flora, esperto di informatica - milanese di adozione ma originario della provincia di Bergamo - founder di The Fool e partner di 42 Law Firm, è tutto ciò che lega il vasto mondo virtuale alle sue ricadute sul piano legale: volto noto del web grazie alla video-rubrica giornaliera “Ciao Internet!”, nelle sue società lavorano allo stesso tavolo tecnici e avvocati su reputazione aziendale, protezione dati, tutela della privacy, addirittura per fornire un supporto tecnico alle vittime di Revenge Porn (cancellando dal web materiale pornografico diffuso in modo non consensuale), passando per il vasto mondo della cybersicurezza. «Mettiamo un attimo da parte le immagini che abbiamo tutti sull’argomento - tiene subito a chiarire Flora - attacchi da parte di hacker stranieri ai governi, trame internazionali,

vere e proprie cyber-guerre esistono, sì, ma non è quello il problema più grande. Per ogni minaccia di questo tipo ce ne sono decine di migliaia ad un livello inferiore, attacchi informatici in grado di provocare danni economici incalcolabili, per esempio, alle piccole e medie imprese». Nei casi più gravi, ma estremamente frequenti, singoli o società specializzate riescono ad acquisire le chiavi di accesso di una rete informatica aziendale, a cifrarla interamente (ovvero a dotarla di un “linguaggio” informatico illeggibile a chi l’ha generata), quindi a rubare i dati presenti al suo interno, a bloccare server aziendali, macchinari, pc, per mettere infine in atto un’estorsione in piena regola. La tecnica è la stessa usata per i sequestri di persona: «Si comincia con il comunicare a tutti che la tua rete aziendale è stata violata - spiega Flora - e questo costituisce un danno reputazionale molto grave, perché mette in luce il fatto che non sei stato in grado di proteggere adeguatamente i miliardi di dati e informazioni, magari di clienti e fornitori, che contiene. In cambio della possibilità di tornare ad avere accesso alla propria rete aziendale il riscatto da pagare è alto. Nel frattempo la tua linea di produzione è ferma perché i macchinari sono stati bloccati da remoto: buona parte delle piccole e medie imprese non può resistere in questa situazione più di 8-9 giorni, poi è costretta a chiudere». È il meccanismo del “Data Breach”, l’accesso non autorizzato ai dati personali, e del ‘Ransomware’, un tipo di malware che cifra i dati stessi o limita l’accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per poter tornare a controllarlo. Ci sono società che si occupano di creare le infrastrutture informatiche in grado di “bucare” le reti aziendali, altre che semplicemente comprano questo servizio, altre ancora che si scambiano le credenziali di accesso rubate da altri: un cyber-intreccio complesso, in grado di assestare un colpo durissimo all’impresa, che subisce così un danno incalcolabile. «Se violando la protezione di una rete - aggiunge Flora vengono rubati dei dati sensibili di terzi, tipicamente dati anagrafici, indirizzi mail o contatti telefonici di persone 15


raccolti in archivi informatici, si rischia pure una multa salata da parte dell’Autorità Garante, per non essere riusciti a proteggere dati tutelati dalle norme sulla privacy. Al di là del noto caso che ha riguardato la Regione Lazio, sono diverse le strutture sanitarie o gli ospedali che vengono colpiti in questo modo. Gli attacchi si sono moltiplicati durante il lockdown a causa del massiccio ricorso allo smart working, che è naturalmente più esposto a rischi perché richiede ai dipendenti l’utilizzo dei propri pc e delle proprie reti internet domestiche, meno protette di quelle aziendali». Il punto più sensibile, la via attraverso cui viaggia la quasi totalità degli attacchi informatici, è la posta elettronica. «Sembrerà assurdo racconta Flora - ma in nove casi su dieci le persone rispondono ancora a 16

mail provenienti da fonti non sicure inviando ogni tipo di dati». All’interno delle mail si nasconde l’arma del “phishing”, attraverso cui alla vittima viene richiesto di fornire informazioni personali, dati finanziari o codici di accesso con una comunicazione che riporta in calce un mittente all’apparenza affidabile (un cliente, un fornitore, la propria banca o addirittura un collega di scrivania, spesso questo tipo di mail risulta addirittura inviato dal loro indirizzo mail corretto!): dal momento in cui questi dati vengono comunicati a quello in cui si verifica l’incursione informatica passano pochi millisecondi. E se si pensa a quanti account e servizi si basano sul proprio indirizzo mail (dai social network ai profili dei portali pubblici), violare una casella di posta significa poter accedere ad una grandissima quantità

di dati, propri e di altre persone. «La domanda - continua Flora - è spesso la stessa: perché dovrebbero attaccare la mia piccola azienda, che non è certo un obiettivo delle cyber-guerre globali? Qui sta l’errore perché, di nuovo, un conto sono i grandi conflitti che coinvolgono gli stati o le aziende di interesse nazionale. Un altro sono gli attacchi informatici a realtà più piccole, che colpiscono semplicemente le reti più deboli e più vulnerabili. E questo tipo di attacchi sono molto più numerosi e molto più facili da mettere in atto». I responsabili sono sempre difficili da individuare. «L’autore degli attacchi informatici può essere, per fare un esempio, un singolo o una società che ha sede in Russia ma agisce attraverso un intermediario inglese ed effettua l’attacco dall’Ecuador - spiega Flora CONTINUA A PAGINA 18


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«L’autore degli attacchi può essere un singolo o una società che ha sede in Russia ma agisce attraverso un intermediario inglese ed effettua l’attacco dall’Ecuador» una rete criminale virtuale di questo tipo è evanescente, difficile da ricostruire anche perché assolutamente priva di confini. Sul fronte della repressione sia le forze dell’ordine sia l’intero sistema della giustizia dispongono, anche se non in tutta Italia, di competenze informatiche elevatissime, ma è davvero molto difficile lottare contro un fenomeno che sfugge in modo così evidente alla giurisdizione nazionale». Ciò che più preme a Matteo Flora è far comprendere che bisogna agire prima: «Le aziende nella maggior parte dei casi non sono pronte a far fronte a queste minacce - commenta - è necessario rafforzare, oltre alla formazione, anche la cosiddetta “awareness”, la consapevolezza dei rischi connessi agli strumenti che si 18

stanno maneggiando, soprattutto da parte di coloro che in azienda utilizzano la tecnologia saltuariamente. E poi le aziende devono capire che occorre investire, e molto, in cybersicurezza. Per dare un ordine di grandezza, se la spesa in sicurezza informatica è inferiore alla somma di quella di tutto il parco macchine aziendali e dell’intero impianto antincendio, allora c’è un problema». Di fronte ci sono rischi reali, anche se provenienti da un mondo virtuale: «questo - conclude Flora - dovrebbe bastare a far capire che la sicurezza informatica non può più essere considerata un semplice comfort». Daniele Cavalli



L’ANALISI MMT

MORTI BIANCHE E SLOGAN Il 30 settembre l’INAIL ha comunicato i dati sugli infortuni dei primi otto mesi del 2021. Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Inail entro lo scorso mese di agosto sono state 349.449, oltre 27mila in più (+8,5%) rispetto alle 322.132 dei primi otto mesi del 2020, sintesi di un decremento delle denunce osservato nel trimestre gennaiomarzo (-11%) e di un incremento nel periodo aprile-agosto (+26%) nel confronto tra i due anni. Il preoccupante dato sull’aumento degli infortuni è accompagnato in questi giorni da uno stillicidio inaccettabile di notizie su chi muore lavorando. Il governo, dopo aver contato 12 morti in 48 ore, si dichiara pronto ad affrontare i nodi strutturali della sicurezza sul lavoro preannunciando 20

«...Pene più severe e immediate e collaborazione all’interno dell’azienda per individuare precocemente le debolezze in tema di sicurezza lavoro» (Draghi, conferenza stampa del 29/9/2021). LA LEGGE ATTUALE L’Italia non parte da zero. Il testo unico sulla sicurezza e salute sui posti di lavoro n. 81 del 9 aprile 2008 ha rappresentato un passo fondamentale verso l’obiettivo dichiarato dallo Stato: zero infortuni, zero morti. I concetti fondamentali alla base del testo unico sono due: informare e formare chi lavora sui possibili rischi del proprio lavoro e su quelli che potrebbero nascere dalle interferenze tra il posto in cui si lavora e quello degli altri con cui si entra in contatto nello svolgimento di una attività. CONTINUA A PAGINA 22



Questi concetti, all’apparenza semplici e banali, non lo erano sino a qualche anno fa e probabilmente non lo sono ancora del tutto dato che comportano un’azione continua di informazione e formazione costante per tutti i tipi di lavoro. PERCHÉ NON FUNZIONA? Ma se la legge ha individuato il meccanismo corretto per ridurre il più possibile i rischi perché nei fatti non funziona? Il problema non risiede negli obiettivi della legge ma nello scenario di fondo in cui si sviluppa. La logica sottostante di questa e di altre leggi è che la sua applicazione non deve rappresentare un “costo aggiuntivo” per le casse dello Stato. Ma quella logica fa la differenza. La formazione sulla sicurezza che i lavoratori devono ricevere deve essere considerata di pari importanza della formazione che lo Stato garantisce a tutti i cittadini tramite la scuola. È sbagliato (e pericoloso) quel principio per cui una legge sulla salute e la sicurezza deve sottostare al principio del pareggio di bilancio. La scuola, che ancora rappresenta il più importante investimento per lo sviluppo di un paese, in pochi la pensano in un’ottica strettamente economica e di profitto. Così deve essere per la formazione dei lavoratori,

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che non può essere lasciata al calcolo ricavi-costi delle imprese e al mero controllo delle inadempienze degli enti pubblici. CAMBIARE PARADIGMA In una fase economica in cui molte imprese hanno rischiato la chiusura, non stupisce che alcune – per quanto sbagliato e delittuoso – abbiano tagliato il bilancio e tra le spese da ridurre anche quella della formazione. L’Italia post lockdown ha pagato un prezzo salatissimo in termini di aumento degli infortuni. Come in tutte le crisi economiche, l’unica soluzione

possibile è che un altro soggetto economico, in modalità anticiclica, aggredisca la crisi per superarla e risolverla. Lo stesso deve avvenire anche nell’ambito della salute e sicurezza: lo Stato deve sostenere le imprese nei costi della più efficace formazione e informazione possibile perché stiamo parlando di un interesse generale a favore della collettività. Il sostegno alle spese dirette e indirette, all’organizzazione della formazione, al monitoraggio dei risultati deve andare di pari passo al controllo delle inadempienze. Nessuno può morire sul posto di lavoro perché non ci sono i soldi. Senza questa evoluzione, che implica il superamento dei fondamenti su cui poggia l’austerità, le affermazioni del governo contro gli infortuni sul lavoro sono solo slogan. Solo lo Stato è in grado di eliminare gli ostacoli di ordine economico che inducono le imprese a scegliere, più o meno consapevolmente, tra aumentare il rischio di infortunio o sopravvivere. La spesa in deficit non è solo un elemento macroeconomico, ma uno strumento con cui lo Stato trasforma in azione il dovere costituzionale a garanzia e tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. Stefano Sanna, Rete MMT Italia



ENTE FIERA

P RO M O B E RG È R I PA RT I TA «LA SOCIETÀ CHE GESTISCE LA FIERA DI BERGAMO VOLANO DI SVILUPPO PER IL TERRITORIO»

La pandemia ha colpito duramente il settore fieristico, imponendo allo stesso, dopo un lungo stop forzato dovuto alle restrizioni per contrastare il Covid, un cambio di marcia e una nuova visione strutturale, per affrontare le nuove sfide del futuro, sempre più segnato da internazionalizzazione e innovazione. Dall’inizio del lockdown italiano (marzo 2020) ad oggi, tutta la filiera che vive all’interno della galassia delle fiere e, più in generale, al settore Mice (Meetings, Incentives, Conferences and Exhibitions) è stata colpita da più tsunami. Cerved (il più grande Information provider in Italia e una delle principali agenzie di rating in Europa) spiega che quello fieristico è stato il peggiore comparto in Italia per perdite legate alla pandemia, con cadute medie del 67%. Davanti a tale scenario, i quartieri fieristici italiani - tra cui la Fiera di Bergamo in via Lunga gestita da Promoberg, trasformata per 16 mesi in ospedale e presidio sanitario, a beneficio non solo del territorio orobico hanno prima cercato di salvare il salvabile, per poi ripartire con il decreto legge 52 del 22 aprile scorso che consente lo svolgimento “in presenza” di fiere (dal 15 giugno 2021), convegni e congressi (dal primo luglio 2021). Al centro tre temi: totale sicurezza per espositori, operatori e pubblico; aumento dell’offerta fieristica integrando (e in alcuni casi sostituendo) le manifestazioni tradizionali con piattaforme online (fiere digitali); nuove alleanze con partner strategici 24

per una offerta più solida e variegata. Un tris su cui è molto attiva Promoberg, realtà costituita nel 1984, passata di recente da ente a società a responsabilità limitata (per una gestione ancora più moderna, ordinata e trasparente), da sempre protagonista nel settore Mice e gestore della Fiera di Bergamo. La ripartenza di Promoberg è avvenuta a settembre con l’ultra millenaria Fiera di Sant’Alessandro, seguita dalla doppia edizione (in presenza e online per gli operatori) di Agri e Slow Travel e dall’edizione autunnale di Creattiva. Da giovedì 28 ottobre a lunedì primo novembre in via Lunga è la volta della 42esima edizione della Campionaria, la fiera (a ingresso gratuito) del portfolio Promoberg con il maggior numero di settori merceologici rappresentati. Creattiva sarà ancora protagonista a novembre, con la decima edizione alla Mostra d’Oltremare di Napoli dal 12 al 14 novembre, e soprattutto con il debutto a Roma (spazio RagusaOff) dal 19 al 21 novembre. La stella polare della ripartenza di Promoberg in tempi di pandemia è la sicurezza di visitatori ed espositori, che devono essere in possesso del green pass (esclusi i bambini under 12 anni) per garantire l’applicazione delle


Fabio Sannino PRESIDENTE DI PROMOBERG

ph. Matteo Zanardi

norme anti Covid-19 e l’adozione di rigorose misure di prevenzione in tutti gli spazi che ospitano le diverse manifestazioni in programma. Possibile sottoporsi al tampone anti Covid-19 direttamente in Fiera, mentre gli assembramenti davanti alle biglietterie sono eliminati grazie al rafforzamento della procedura per l’acquisto dei biglietti online, a tariffa agevolata rispetto al costo previsto al botteghino. «La Fiera di Bergamo è tornata alla sua vocazione originaria sottolinea il presidente di Promoberg, Fabio Sannino -, continuando a essere al servizio della città e del territorio, come ha dimostrato di esserlo nei mesi più duri della pandemia. Siamo tornati più sicuri e determinati, con la volontà di favorire l’organizzazione di

fiere internazionali e l’ambizione di far vivere gli spazi di via Lunga tutto l’anno. Abbiamo messo in campo tutto ciò che si poteva fare per la sicurezza, raddoppiando il servizio d’ordine, cui spetterà anche il compito dei controlli nei padiglioni, per evitare assembramenti». La nuova frontiera delle fiere riguarda anche la loro versione digitale. Promoberg ha fatto i primi passi, allestendo anche la versione online di Agri e Slow Travel Expo, la fiera dei territori a vocazione internazionale dedicata alla promozione del turismo lento, rurale e sostenibile: la risposta, più che soddisfacente, ha confermato la bontà del prodotto e incentivato Promoberg a sviluppare nuovi progetti per ampliare l’offerta digitale. Già molto

digitale è poi l’appuntamento biennale di Industrial Valve Summit (Ivs), il salone internazionale delle valvole industriali organizzato da Promoberg in collaborazione con Confindustria Bergamo, che approderà alla fiera di Bergamo per la sua quarta edizione il 25 e 26 maggio 2022, “esportando” il nostro territorio in tutto il mondo. Nel maggio scorso un’importante anticipazione con Ivs Warm Up, una ”due giorni” di conferenze digitali tecnico-scientifiche che ha radunato in modalità virtuale gli attori della filiera attorno ai temi più attuali e innovativi del dibattito internazionale. «La buona riuscita delle conferenze digitali ci fa ben sperare sul successo di Ivs 2022 rimarca Fabio Sannino - e conferma l’importanza di “fare sistema” per tenere alta l’attenzione su un evento di qualità che promuove un distretto d’eccellenza del nostro territorio. In un crescendo continuo, Ivs è oggi la manifestazione più internazionale e significativa del calendario Promoberg. Ci stiamo lavorando da anni, per allestire un’edizione in presenza che costituirà una grande occasione di rilancio per le imprese del settore e per Promoberg. Riaprire le porte della Fiera di Bergamo a Ivs - prosegue Sannino - rappresenta un passaggio cruciale per il rilancio dell’intero sistema fieristico, per Bergamo e per il suo tessuto industriale. Confermare i numeri registrati nelle ultime edizioni (oltre 10mila operatori e rappresentanti istituzionali provenienti da tutto il mondo) significa generare un indotto considerevole in favore del territorio, anche in termini di visibilità. Speriamo che l’evoluzione ancora insidiosa della pandemia in molte aree del mondo non limiti più di tanto la presenza delle moltissime delegazioni straniere attese a Bergamo». Infine, le sinergie strategiche. Promoberg ha fatto la sua parte, tenendo vivi i rapporti con istituzioni e mondo associativo e sviluppando diverse collaborazioni con importanti attori del nostro territorio e in giro per l’Italia (a Napoli, Roma e Milano). Collaborazioni importanti che hanno favorito, ad esempio, il ritorno in Fiera Bergamo, il prossimo anno, di Edil, storica manifestazione di Promoberg dedicata al settore dell’edilizia, che dopo anni gloriosi, si era dovuta fermare nel 2013 sulla scia della grave crisi economica mondiale iniziata nel 2008. Sannino osserva che 25


«riportare in auge, in questo specifico momento storico, la fiera dell’edilizia, più che un’opportunità, appare un dovere per un territorio così legato alla storia di questo comparto. Quest’anno il settore delle costruzioni ha ritrovato un grande ottimismo sia per l’immediato futuro sia per i prossimi tre anni. La nuova fiera dell’edilizia sarà adeguata alle tematiche, ai materiali ed alle tecnologie che caratterizzano lo stato dell’arte e non solo: le incessanti innovazioni tecnologiche, gli scenari della Green Economy e della Smart City, la crescente sensibilità ambientale in ampi strati della popolazione (che si traduce nella richiesta di nuovi e alternativi modelli di sviluppo), impongono, rispetto al tema della pianificazione territoriale e costruttiva,

Da giovedì 28 ottobre a lunedì primo novembre in via Lunga è la volta della 42esima edizione della Campionaria la fiera (a ingresso gratuito) del portfolio Promoberg con il maggior numero di settori merceologici rappresentati

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un cambiamento di paradigma. Oltre a materiali innovativi e attrezzature di ultima generazione - prosegue Sannino - saranno presenti spazi e convegni dedicati a Real Estate, economia circolare, riuso e rigenerazione urbana, con l’ambizione di poter convocare proprio a Bergamo ed in quegli stessi giorni gli Stati Generali dell’Edilizia». Promoberg ha poi allo studio altri eventi per animare il calendario dei prossimi due anni, per dare vitalità e centralità ad una fiera che deve consolidarsi quale eccellenza della nostra Città. «Pur con tutti i limiti che caratterizzano una fiera di provincia - chiosa Fabio Sannino - sono sicuro che Promoberg può oggi giocarsi una grande partita nel complesso e mutevole scenario delle fiere italiane post-pandemia. Il posizionamento

geografico, la prossimità all’aeroporto internazionale Il Caravaggio (terzo scalo per traffico nazionale e stabilmente collegato a tutte le principali città d’Europa) e, soprattutto, la sua insistenza su un territorio ad altissima intensità manifatturiera, costituiscono le premesse per una straordinaria opportunità di rilancio a livello nazionale ed internazionale. Non va poi dimenticato il ruolo che commercio, artigianato ed agricoltura potranno giocare nel rilancio della nostra fiera, garantendole anche in futuro quel supporto che si è rivelato così prezioso per garantire continuità a Promoberg nei momenti più difficili. Se tutto il sistema Bergamo saprà fare squadra intorno alla sua fiera sottolinea Sannino -, Bergamo potrà raggiungere traguardi importantissimi, affermandosi come una tra le più dinamiche tra le “piccole” fiere, con un ricco palinsesto di manifestazioni che per numero e qualità non sfigurerà al confronto con quello delle grandi fiere nazionali. Mi piace poi ricordare conclude Sannino - che Promoberg a Bergamo vuol dire anche Teatro e congressi. Con la tanto attesa possibilità di svolgere spettacoli teatrali in piena presenza di pubblico presso il Creberg Teatro che Promoberg gestisce con successo da una decina d’anni e la ripresa dell’attività congressuale, torneremo davvero a respirare in fiera quell’aria di freschezza e novità che sono indispensabili per risultare attrattivi verso il mondo delle imprese e del pubblico, nostro vero ed imprescindibile patrimonio».


Alucolor opera nella finitura dei semilavorati in alluminio, offrendo molteplici colorazioni con satinatura chimica o spazzolatura meccanica e con uno strato protettivo da 5 a 20 micron. L’accuratezza dei cicli di lavorazione e la qualità delle materie prime impiegate nella produzione assicurano un prodotto finito all’altezza delle più elevate aspettative. Alucolor presta particolare attenzione ad ogni aspetto critico, per la tutela dell’ambiente e per la sicurezza dei lavoratori.

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IN BREVE Bitto Formai de Mut dell’Alta Val Brembana Grana Padano Gorgonzola Taleggio Provolone Valpadana Quartirolo Lombardo Strachitunt Salva Cremasco.

DISTRETTO GASTRONOMICO

Alba - Parma - Bergamo Alba, Bergamo e Parma ripartono dal cibo e dal patrimonio culturale enogastronomico: da oggi le tre città e i rispettivi territori costituiscono un unico grande distretto enogastronomico, un’alleanza per realizzare politiche comuni di valorizzazione e promozione internazionale dei tre territori. Bergamo è entrata nella rete delle città Creative nel 2019, quando si è vista riconoscere il titolo per via della propria arte casearia e della produzione di formaggi. Bergamo è

infatti l’unica provincia italiana ed europea con 9 D.O.P. casearie: Bitto, Formai de Mut dell’Alta Val Brembana, Grana Padano, Gorgonzola, Taleggio, Provolone Valpadana, Quartirolo Lombardo, Strachitunt, Salva Cremasco. La firma al protocollo che ha dato vita al Distretto è avvenuta nella giornata di oggi, giovedì 21 ottobre, nella Sala dei Giuristi del palazzo della Ragione di Bergamo Alta, alla presenza dei Sindaci delle tre città, Carlo Bo per Alba, Giorgio Gori per Bergamo, Federico Pizzarotti per Parma.

DIMORE STORICHE

Invito a Palazzo Rivola Situato nella splendida location di Palazzo Rivola, edificio storico risalente al XVIII secolo, nel cuore di Bergamo Alta e di proprietà della famiglia Zonca Bravi, si trova il B&B gestito da Daniele Zonca Bravi. Un

La facciata di Palazzo Rivola, l’affresco risale al XVIII secolo

Daniele Zonca Bravi

luogo capace di unire stile, innovazione e originalità tra passato e presente. Aperto nel 2015, l’edificio dispone di 5 camere arredate in stile moderno con dettagli d’epoca e accoglie una clientela sia italiana che straniera, composta prevalentemente da turisti 28

ma anche da artisti, che giungono a Bergamo per esportare la propria arte e per ammirare le bellezze del nostro paese. Come ha sottolineato Daniele, «non sono state poche le difficoltà riscontrate negli ultimi anni a causa dal lockdown, che ha colpito in particolare il

settore del turismo, ma da quest’anno, con la riduzione delle restrizioni e la voglia di tornare a viaggiare, la clientela non è certo mancata». Una realtà in continua evoluzione, quella di Palazzo Rivola, che in futuro vedrà ampliate e ristrutturate diverse aree, con nuove camere da letto e una zona relax, a cui si aggiungerà l’apertura di ulteriori strutture ricettive.

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IN PRIMA LINEA

TRAFILERIE ALEXIA UN FUTURO SEMPRE PIÙ GREEN «LA NOSTRA RISPOSTA ALLA CARENZA DI MATERIE PRIME SI CHIAMA ECONOMIA CIRCOLARE» VISITA AL QUARTIER GENERALE DI GORDONA DOVE L’ALLUMINIO PRENDE NUOVA VITA Dici Agnelli, pensi subito all’alluminio: un binomio indissolubile, quello con la famiglia bergamasca, cui spetta il merito di essere riuscita a interpretare un metallo - per natura versatile - in ogni sua declinazione e ben oltre i confini locali. Ne è un esempio l’imponente trafileria Alexia di Gordona, provincia di Sondrio, che con i suoi numeri da capogiro - 51000 metri quadri di superficie, una capacità produttiva annua di 25000 tonnellate e 80 milioni di euro di fatturato rappresenta una delle realtà industriali più virtuose della Val Chiavenna. Alla sua guida, da dieci anni, l’ingegner Cristiano Agnelli. Nel vostro catalogo figurano varie leghe e profili, standard e personalizzati. In quali casi si applicano? «In Alexia estrudiamo una vasta gamma di profili in alluminio - fino a 30 kg al metro - per molteplici soluzioni. L’estruso di 30

alluminio è effettivamente molto versatile: pensiamo, ad esempio, al suo impiego nell’edilizia, tra serramenti, facciate, dehors. O all’automotive: non soltanto per i profili dei finestrini, ma per chassis e altre componenti portanti antiurto, realizzate con leghe innovative, capaci di reggere l’impatto in caso di incidente, deformandosi, senza rompersi. Noi, da parte nostra, abbiamo una certificazione ISO 9001 che garantisce la qualità della produzione. E poi, ancora, l’aerospaziale: aeromobili, o componenti d’arredo realizzate principalmente in alluminio, perché è il materiale più leggero. Passando poi ai trasporti su strada o ferrovia: anche nel caso dei camion, la leggerezza dell’alluminio ha un ruolo determinante, in quanto la tara si riduce consentendo un carico maggiore. Come vedete, l’alluminio ha caratteristiche meccaniche e fisiche che lo hanno portato a sfondare in diversi campi ed è ideale per

la creazione di nuove leghe, sempre più tecnologiche. La sua lavorazione è qualcosa di relativamente recente: si parla di un secolo o poco più, perché prima di allora veniva considerato un metallo prezioso, raro. Oggi, fortunatamente, sappiamo che la bauxite - da cui si ricava l’alluminio tramite processo elettrolitico - è il terzo minerale più presente sul pianeta: pertanto, questo business gode di ottima salute e ha una aspettativa di vita decisamente lunga». La famiglia Agnelli è da sempre sinonimo di alluminio. «Possiamo affermare, con una punta di orgoglio, di aver portato questo metallo in Italia. Tutto merito del mio bisnonno, Baldassare, che fu un pioniere in tal senso: lavorava a Milano, per un gioielliere, e si recò in Montenegro per perfezionare la tecnica. Fu lì che conobbe l’alluminio e ne rimase folgorato. Tornato in Italia, si mise in proprio e si fece subito notare: vi basti

pensare che il suo primo cliente fu la Pirelli che gli commissionò un profilo ad hoc per l’anima dei copertoni. Dopo una serie di commesse importanti, intuì le potenzialità di questo metallo per la realizzazione di strumenti di cottura: era il 1907 e, a distanza di 114 anni, il marchio “Baldassare Agnelli” rimane sinonimo di eccellenza in cucina ed è il più amato e utilizzato nel settore della ristorazione. Il suo successore - mio nonno, Angelo - seppe tener alta l’asticella: mentre il brand di pentole si affermava - ed è a tutt’oggi il fiore all’occhiello del gruppo - aprì una commerciale per la compravendita di metalli. Alexia, invece, nasce da un’intuizione di mio padre, Paolo, all’inizio degli anni Novanta, come conseguenza dell’aumento della domanda di estrusi. Perché proprio a Gordona? È un territorio a cui eravamo legati, inoltre vantavamo già un discreto bacino di clienti. Ad oggi, abbiamo tre presse e un reparto di ossidazione


«Il costo dei noli marittimi e l’introduzione dei dazi antidumping hanno rimesso al centro le produzioni europee in filiera»

Cristiano Agnelli DIRETTORE GENERALE

ph. Antonio Milesi

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Nelle foto alcune fasi del processo di estrusione di profilati in alluminio

anodica, aperto fin dagli anni Ottanta. Più recente, invece, la nascita per iniziativa di mio zio Baldassare di AluProject, azienda di lavorazioni meccaniche post estrusione che negli anni è diventata punto di riferimento soprattutto nel mondo dell’arredo». Avete in programma di riprendere fiere ed eventi, quando il discorso Covid sarà archiviato? E com’è cambiato, se lo è, il vostro settore, in termini di domanda e offerta, ma anche per quanto concerne il rapporto con i clienti? «Durante il lockdown, siamo stati tra i pochi a non fermarci - tramite richiesta presentata in Prefettura - poiché serviamo diverse aziende ospedaliere, fornendo componenti non solo per letti e barelle, ma anche per macchinari per l’ossigeno, essenziali in quella fase. Sicuramente non vediamo l’ora di tornare a presentare i nostri prodotti nelle fiere di settore, come recentemente avvenuto al Sicam di Pordenone. Per quanto riguarda le differenze con il periodo pre-Covid, in quest’anno e mezzo abbiamo ricevuto un elevato numero di richieste per la realizzazione di componenti per camere bianche sterili: questo perché l’alluminio è atossico, e va da sé che sia uno dei materiali prediletti per la realizzazione di componenti e arredi ospedalieri. In generale, stiamo assistendo a un periodo di crescita fisiologica dell’economia, sebbene andando poi a guardare il dettaglio notiamo come solo poche aziende, su tutte il farmaceutico, siano state favorite da questa situazione». Previsioni per il futuro? «Stiamo vivendo un contesto molto particolare, a noi favorevole, soprattutto da quando - alla 32


fine del 2020 - sono stati introdotti dei dazi antidumping sugli estrusi, finalizzati a tutelarci dai venditori cinesi, che stavano svendendo i prodotti: una misura che ha dirottato la clientela verso le aziende europee. Parallelamente, il mercato sta attraversando una crisi energetica e delle materie prime senza precedenti: e ciò ha portato a un aumento dei prezzi. Noi, a

livello di gruppo, godiamo di una certa autonomia, essendo anche produttori: acquistiamo e fondiamo rottami di alluminio, creando economia circolare e riducendo le emissioni. Mi preme ricordare che la produzione secondaria impiega solo il 5% delle energie necessarie rispetto alla produzione primaria: proprio per questo è nata AluGreen.

Avere alle spalle una fonderia propria, che copra completamente il nostro fabbisogno, è un plus non indifferente rispetto alla concorrenza. Ambizioni per il futuro? Stiamo valutando una quarta linea di estrusione e un ulteriore forno di fusione. Si tratta di un investimento impegnativo, ma le prospettive sono positive».

«In Alexia estrudiamo una vastissima gamma di profili con peso fino ai 30 kg al metro per molteplici settori di applicazione» 33


COVER STORY

ph. Antonio Milesi

S I A D M AC C H I N E IMPIANTI: I I OT E F F I C AC E C O N R I L H E VA E TAG

Abbiamo già parlato sulle nostre pagine di TAG Industry srl come azienda innovativa non solo per l’adozione di soluzioni tecnologiche di ultimissima generazione, ma come gruppo di persone dalla visione moderna, che credono fermamente in un approccio integrato e multidisciplinare per massimizzare il risultato . TAG conferma ulteriormente questa sua identità attraverso la nuova collaborazione con un’azienda leader nel settore del IIoT (Industrial Internet of Things) e del Cloud Computing. Dal gennaio 2021, infatti, TAG Industry srl è il nuovo System Integrator e Distributore della piattaforma Rilheva di Xeo4 srl per le provincie di Bergamo e Brescia. 34

Massimo Maffeis GLOBAL SERVICE DIVISION, TECHNICAL DIRECTOR, SIAD MACCHINE IMPIANTI


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SINCE 2004 PROVIDING EXCELLENT SERVICE

La nuova sinergia vede Xeo4 srl nel ruolo di Cloud Service Provider con la potente e collaudata piattaforma Rilheva, nata nei primi anni 2000, che sfrutta le tecnologie di connettività di ultima generazione per consentire ai propri clienti di svincolarsi da piattaforme proprietarie e, nel contempo di poter utilizzare lo stato dell’arte della tecnologia di campo, grazie allo sviluppo costante di comunicazione con tutti i principali protocolli di Data Gathering, e alla disponibilità di API ready-to-use per l’interconnessione facile a sistemi MES ed ERP (condizione essenziale per l’accesso alle agevolazioni Industria 4.0). Perché affidarsi a Rilheva? A questa domanda ha risposto un testimone d’eccezione del panorama industriale bergamasco: SIAD Macchine Impianti. L’Ing. Massimo Maffeis (Global Service Division, Technical Director, SIAD Macchine Impianti) afferma: «Abbiamo avuto modo di testare l’efficienza di questa piattaforma su molte macchine installate; inoltre, questo servizio è incluso nella fornitura standard di VITO Next, il nostro compressore oil - free appositamente studiato per il soffiaggio di bottiglie in PET, rPET e PLA. La sofisticata tecnologia impiegata ci consente, attraverso il monitoraggio dei dati in tempo reale, di garantire ai nostri clienti dei vantaggi concreti in termini di ottimizzazione nella pianificazione degli interventi di manutenzione, minimizzando al contempo il rischio di fermo impianto. Infine, abbiamo sensibilmente ridotto gli interventi di troubleshooting in campo a beneficio, tra le altre cose, dell’ambiente, ed aumentato l’uptime delle macchine, massimizzandone le performance». Ma qual è, al momento, la situazione generale della digitalizzazione nel panorama delle aziende della nostra provincia? Le PMI, spesso, non hanno una grossa propensione alla digitalizzazione e, altrettanto spesso, la concepiscono unicamente quale mezzo per accedere agli incentivi Industria 4.0. Numerosi operatori si industriano a sviluppare la propria proposta di cloud, 36

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Da sinistra Massimo Maffeis con Massimiliano Cravedi

con la conseguenza di sottovalutare la differenza generata dalla dimensione della realizzazione. Mentre è abbastanza facile ed intuitivo collegare alcuni dispositivi ad Internet senza particolari problemi, tutt’altra cosa è la realizzazione di un servizio per centinaia, se non migliaia di utenze. Servizio che presumibilmente è ritenuto strategico, che diventerà un nuovo asset aziendale e dovrà pertanto garantire alti livelli di qualità e continuità. In questo caso le problematiche tecnologiche e di sicurezza richiedono dimensioni d’investimento che raramente rendono competitiva la realizzazione in proprio. Altre volte, e non così poche, il freno all’adozione di piattaforme

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SIAD Macchine Impianti S.p.A., società di Engineering del Gruppo SIAD, dall’anno di fondazione (1953) si occupa di impiantistica, progettando e realizzando compressori alternativi performanti e sicuri per gas di processo e aria, e impianti di frazionamento aria che producono gas tecnici in fase liquida e gassosa ad alta purezza e con un ridotto impatto energetico. Inoltre progetta e costruisce liquefattori di metano e biometano altamente performanti, e di tutti questi impianti gestisce l’assistenza a livello mondiale grazie a una ben sviluppata rete di centri di assistenza e tecnici qualificati.

Rilheva è la Piattaforma di Industrial Internet of Things, nata nel 2004 per supportare ed agevolare le aziende nel difficile passaggio al digitale. Grazie ad una user experience senza precedenti, ad una velocità di elaborazione realtime e ad un’esperienza quasi ventennale, è lo strumento giusto per intraprendere questo percorso massimizzando le possibilità di successo. Abbiamo semplificato ciò che per natura è complesso. E un progetto IoT è veramente molto complesso. L’astrazione del dato dallo strumento specifico, la trasversalità con cui accogliamo informazioni sulla Piattaforma e la semplicità con cui permettiamo ad utenti (non data scientist) di manipolarle per generare KPI significativi, interpretabili e condivisibili, sono alcune delli nostre regole che ci hanno permesso di democratizzare l’IoT. Anche e soprattutto per le PMI che possono davvero prendere il meglio della tecnologia concentrandosi sul loro business quotidiano. Con un unico obiettivo: usare i dati in maniera intelligente e reattiva per migliorare i propri processi ed essere più competitivi. Nessun investimento, nessuna manutenzione, nessuna obsolescenza: solo il dato di processo, puro o elaborato che genera conoscenza e consapevolezza. Che poi alla fine è il vero asset di un’azienda. Ing. Massimiliano Cravedi - CEO Xeo4 Rilheva

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Alessandro Provesi, CEO di TAG Industry srl ci racconta questa ulteriore evoluzione del gruppo TAG. «Conosciamo la piattaforma Rilheva da molti anni e ne apprezziamo la facilità d’uso, non necessita di alcuna preparazione informatica per essere configurata, e la assoluta affidabilità grazie ai continui investimenti in cyber security che sono un obiettivo costante da quando è nata. Che dire poi della possibilità tecnologica di interfacciare qualsiasi PLC, Edge Computer che sia dotato dei moderni linguaggi Internet? Il nostro lavoro di System Integrator è poi l’anello di congiunzione tra prodotti e servizi così performanti, e la realizzazione personalizzata richiesta dai nostri clienti. Il vantaggio più evidente di questo approccio? Chi produce telai, pompe, compressori, chiller, macchine più in generale, o chi desidera dotare i propri impianti sparsi in Italia e nel mondo di connettività IIoT, potrà continuare a farlo dimenticandosi del know-how (ingente) che il mondo IIoT richiede, avendo a disposizione un servizio Cloud e di System Integration per trovare la soluzione tecnicoeconomica più adatta alle proprie esigenze. Si tratti di poche unità o di qualche migliaia in giro per il pianeta. L’IIoT efficace non è mai stato così semplice».

di terze parti è dato dalla “necessità” di mantenere la proprietà dei dati. Sembrerebbe essere questo il motivo alla base della scelta di operare autonomamente, ma spesso la necessità di andare al risparmio non consente l’adozione di adeguate garanzie anti-hacker. Sarebbe un po’ come se qualsiasi imprenditore si mettesse di punto in bianco a sviluppare un software bancario per tenere sotto controllo i propri conti. Nessuna azienda da sola, a meno di investimenti ingenti, può sostenere il carico di sviluppi e aggiornamenti continui negli anni che internet impone. Non usiamo d’altronde quotidianamente piattaforme Cloud come l’home banking, WhatsApp, Gmail, Dropbox, Linkedin, Onedrive anche a livello business? E spesso le informazioni che salviamo sono ben più sensibili di un livello o di una portata. Stessa considerazione vale per gli EDGE computer, e i router sviluppati con tecnologia equivalente: sviluppare “in casa” i plug-in per i principali dispositivi di mercato (analizzatori di rete, plc, strumentazione intelligente, valvole, motori, quadri, mcc... e la lista è ancora molto lunga) è una missione quasi impossibile e, come per il cloud, ha costi di aggiornamento molto elevati che sono necessari per mantenere funzionanti le architetture di acquisizione dati. 38

Quali sono quindi le alternative? Rivolgersi ad un Cloud o Edge provider potrebbe essere utile per alcuni aspetti specifici, ma non per la realizzazione di un sistema. Ecco allora che, come per l’automazione manifatturiera o di processo, ci si deve rivolgere a un intermediario che abbia sotto il suo ombrello tutte le competenze necessarie per ingegnerizzare e realizzare la soluzione, proponendo le più adatte tecnologie per il tipo di progetto, ormai prevalentemente in modalità ibrida: parte “on premise” per l’automazione di processo e “SaaS” (Software-asa-Service) per i servizi Cloud di Monitoraggio. Le due soluzioni sono già ampiamente sperimentate. La prima prevede la vendita del sistema e conseguente contratto di manutenzione annuale, la seconda il pagamento di un canone per usufruire dei servizi di Data Gathering e Dashboarding oltre che di service remoto. Per entrambe è possibile sviluppare scenari di investimento sia a breve che a medio-lungo periodo secondo le esigenze del cliente. Tornando a SIAD Macchine Impianti, questa importante Società bergamasca ha scelto di avvalersi della collaborazione di Rilheva, con la quale ha sviluppato una piattaforma brandizzata in SIADMI4U, per gestire in maniera efficace il controllo da remoto dei propri impianti e per consentire ai clienti di monitorare, in tempo reale, tutti i parametri di funzionamento dei propri compressori, intervenendo tempestivamente sui macchinari in caso di guasti o anomalie. Per poter fornire un servizio di massima qualità SIAD Macchine Impianti, che una PMI comunque non è, date le dimensioni, necessitava di un Partner qualificato ed affidabile in grado di garantire elevate performance, un aggiornamento continuo delle tecnologie e una cybersecurity di alto livello. La competenza è, come sempre, la base di tutto. Ogni imprenditore della provincia potrebbe “insegnare” a tutti il proprio core business, ma non commettere l’errore di confondere la propria conoscenza della filiera con quella necessaria a creare capacità digitali. Detto in parole povere, “è un altro mestiere” e i detti popolari che consigliano ad ognuno di occuparsi di ciò che conosce e di lasciare ad altri i lavori che non gli competono, sono lì a ricordarci proprio questo. Lo stesso Steve Jobs diceva, a proposito di manager e competenze: «Se assumo qualcuno perché migliori la conoscenza aziendale in un settore specifico, l’ultima cosa che faccio è dirgli costantemente come deve agire. L’esperto è lui ed io lo pago perché mi traghetti verso un nuovo orizzonte».

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TOP BUSINESS

Matteo Berera AD

ph. Antonio Milesi

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Rosina Cavallaro SEGRETARIO ESECUTIVO


SL

IMBALLAGGI IN LEGNO LOGISTICA BERGAMASCA PER RAGGIUNGERE TUTTO IL MONDO

La società SL Logistiche SRL di Bolgare, fondata nel 2012, é specializzata nella produzione di imballaggi in legno. La ditta nasce con lo scopo di spedire la merce prodotta in Italia in tutto il mondo in sicurezza. Il titolare Matteo Berera ci fornisce alcuni insight sull’attività. Siamo nati nel 2012. Prima di allora lavoravo negli Stati Uniti, sono tornato in Italia spinto dalla nostalgia ed è stato allora che, insieme a mio padre, abbiamo deciso di aprire una ditta di logistica e deposito. Erano gli anni neri post crisi, le aziende non facevano tanto deposito, ma vendevano su commessa. Questo ci ha spinto a diversificare la nostra offerta. I nostri clienti si stavano orientando all’esportazione, e pertanto avevano bisogno di casse. Guarda caso, il mio lavoro in America era proprio nel settore falegnameria, conoscevo il mestiere e dunque mi sono concentrato su quello finché, nel 2014, abbiamo avuto una svolta decisiva verso la produzione di imballi. Dai tre dipendenti iniziali, oggi siamo a 26.

Ci può fare una panoramica sui vostri servizi? I nostri clienti sono aziende principalmente bergamasche e bresciane, per lo più produttori di macchinari industriali. Tutti questi macchinari vanno necessariamente imballati in casse di legno sicure. Spesso si tratta di macchine di grandi dimensioni, motivo per cui vengono imballate in casse o altre tipologie di imballi di nostra produzione. Abbiamo anche un servizio di stivaggio, condotto tramite squadre che si recano personalmente dal cliente per occuparsi della chiusura. Perché la scelta di specializzarsi sul legno? Per quanto riguarda i macchinari di dimensioni importanti di cui parlavo, esistono delle normative specifiche a cui conformarsi. In particolare, consorzi internazionali come FITOK proibiscono l’esportazione di legname che non abbia ricevuto un apposito trattamento. Noi siamo ovviamente certificati per questo tipo di lavorazione, il che rende le nostre casse adeguate per l’esportazione in tutto il mondo. 41


Nelle foto a destra, una parte degli spazi per la produzione e alcune squadre per gli stivaggi.

Quali difficoltà avete incontrato durante il COVID? Sicuramente è stato un momento duro; anche se il nostro codice Ateco ci ha sempre consentito di tenere aperto, a un certo punto, spinti da motivazioni più umane che burocratiche, abbiamo optato per alcuni giorni di chiusura, non molti, perché la domanda dei clienti affinché la merce partisse si era fatta pressante. Ovviamente, alla riapertura abbiamo rispettato tutti i necessari protocolli di sicurezza. Durante il lockdown, io e mia

«Abbiamo anche un servizio di stivaggio, condotto tramite squadre che si recano personalmente dal cliente per occuparsi della chiusura» Nella foto a destra, parte del team di SL. A sinistra, la nuova macchina 4.0 per il taglio dei pannelli.

moglie abbiamo ripensato e riorganizzato l’azienda sulla base di alcuni progetti a lungo termine. Questo ci ha aiutato molto a crescere. Ad oggi, non abbiamo mai fatturato meno dell’anno precedente, e anche quest’anno è stato così. La fortuna ci ha aiutato ma avere un’idea chiara della direzione da prendere è stato utile. Quanto è importante l’innovazione tecnologica per voi? All’inizio dell’anno abbiamo fatto investimenti importanti in questo senso, acquistando tra l’altro una macchina 42


da taglio 4.0, semiautomatica, per il taglio dei pannelli in compensato, un macchinario che al momento rappresenta il massimo dell’avanzamento nel nostro settore e ci ha consentito di aumentare la produttività del 30%. I vostri obiettivi a medio termine? I nostri numeri sono ottimi: l’anno scorso abbiamo superato il milione e mezzo di fatturato, una quota ad oggi già abbondantemente superata. Nel 2021 abbiamo acquisito 101 clienti, per un totale di circa 650 clienti attivi, e ogni mese evadiamo più di 3000 imballi. I numeri, quindi, vanno nella direzione giusta, il nostro obiettivo è consolidarli e crescere sempre. Arianna Mossali

«All’inizio dell’anno abbiamo fatto investimenti importanti acquistando tra l’altro una macchina da taglio 4.0, che ci ha consentito di aumentare la produttività del 30%» 43


L’ESPERTO

RIZZETTI IMMOBILIARE

Leader negli immobili di lusso Da sempre comprare, cambiare o vendere casa è un passaggio importante. Fondamentale la scelta dell’interlocutore: preparazione, riservatezza, esperienza, affidabilità e concretezza sono solo alcuni degli aspetti che contraddistinguono la Rizzetti Immobiliare. Una realtà storica, leader nella compravendita di immobili di prestigio a Bergamo e Milano. Rizzetti Immobiliare nasce nel 1995 dall’intuizione di Enrico Rizzetti, titolare e unico socio. Dal 1997 al 2008 la Rizzetti Immobiliare ha un’impressionante escalation positiva. Il 2008 è l’anno del suo massimo successo: “Intermediavamo circa 220 milioni di euro di immobili all’anno - e fatturavamo per circa 1,5 milioni di euro di provvisioni - con acquisizione di incarichi molto prestigiosi, come il Palazzo dell’Inps di Bergamo, venduto per oltre 15 milioni, nonché il Palazzo della Motorizzazione Civile, quello dell’Accademia della Guardia di Finanza e degli uffici statali di Largo Belotti, facenti capo al fondo FIP di Investire SGR nonché di alcuni immobili di altre istituzioni come ad es. Cassa Depositi e Prestiti, Generali SGR ed Enti Religiosi con cui a

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tutt’oggi abbiamo ottimi rapporti. ANNI BUI I successi dal 2009 si scontrano con la peggiore crisi del settore immobiliare degli ultimi trent’anni. Per sei anni consecutivi, fino al 2014, il mercato immobiliare cade in picchiata e i prezzi delle case colano a picco, così come il numero delle trattative e compravendite. «In quegli anni - ammette Enrico Rizzetti - sono stati commessi degli errori di valutazione e gestione dell’impresa, con conseguente calo del fatturato». Il 2014 è stato l’anno più nero anche per il titolare che, oltre a una società che va nella direzione sbagliata, deve combattere anche con varie vicissitudini personali tutt’altro che piacevoli. I due anni successivi continuano a essere piuttosto bui ma Rizzetti se ne tira fuori «con tutte le mie forze e l’aiuto del buon Dio». LA RINASCITA Nel 2019 Rizzetti riprende in mano le redini della sua azienda, rimette in piedi un ufficio molto performante con 3 segretarie e 5 venditori di elevata professionalità. Un portafoglio di immobili di oltre 250 milioni e di alto prestigio «Non ho mai perso la fiducia dei miei interlocutori abituali -

conferma il titolare - con cui ho sempre collaborato». Rizzetti crede che il meglio stia per arrivare «prevediamo nei prossimi 3/5 anni una crescita dei prezzi e un aumento notevole delle compravendita per alcune semplici ragioni: i prezzi degli immobili sono ai minimi storici pertanto estremamente appetibili, le varie manovre previste dal governo per contrastare gli effetti del Covid metteranno in circolo una liquidità enorme sul sistema Italia che porteranno inevitabilmente ad un aumento dell’inflazione; ne deriva che l’acquisto di un immobile è la

A CURA DI

migliore via per proteggere il proprio denaro e del relativo potere d’acquisto». Aiuti al mercato vengono anche dalle agevolazioni ai giovani sotto i 36 anni, gli eco bonus e sisma bonus e altri. Il governo sta lavorando bene; in particolar modo ritengo che l’Amministrazione di Bergamo stia svolgendo un lavoro eccellente anche per quanto riguarda gli sviluppi immobiliari più significativi della città. Un ringraziamento - conclude Rizzetti - è doveroso a chi non ha mai smesso di credere in noi». Con un sorriso e come diceva Vasco Rossi «Eh già... Noi siamo ancora qua».

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MODA

B E LT R A M I LINEN ph. Antonio Milesi

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Cinzia Beltrami CEO


«TRASMETTIAMO UN’EMOZIONE AL CLIENTE ATTRAVERSO I NOSTRI TESSUTI»

Dopo un anno dal Salone Nautico di Genova 2020, abbiamo fatto visita a Beltrami Linen, elegante azienda tessile a conduzione familiare di Cene, dove siamo stati accolti da Cinzia Beltrami, moglie del fondatore Mario e CEO dell’impresa, donna dal carattere brillante ed innovativo, sempre pronta a mettersi in gioco. Beltrami Linen vanta una produzione realizzata completamente in Italia, grazie al completo controllo di filiera, dalla selezione dei migliori filati alla confezione artigianale, al fine di realizzare tessuti unici e prodotti di altissima qualità, sia per bellezza che per resistenza e durata nel tempo. A un anno dal nostro ultimo incontro, si sono realizzati i progetti che avevate in programma? Quest’anno è avvenuta l’inaugurazione di “Lefay resort & Spa Dolomiti”, bellissimo luxury hotel spesso frequentato anche da vip. Inoltre, c’è stata un’apertura importante su Parigi, che, causa Covid, era stata spostata ad inizio settembre e che nel fine settimana andrò a visitare. Sono molto soddisfatta perché abbiamo fornito anche la spa e da lì è nata poi una collaborazione con questo marchio che si è ampliato anche a Shanghai e a cui spediremo i nostri capi entro la fine dell’anno. La qualità della nostra biancheria è un elemento fondamentale nel rendere l’esperienza degli ospiti un momento di estremo benessere e piacere, forniamo il massimo in termini di qualità ed eleganza. Dopo due anni dalla crisi Covid, com’è cambiato il mercato del tessile? Abbiamo subito un rallentamento parziale nel settore alberghiero ma abbiamo puntato su due settori in forte espansione: quello dello yachting, attraverso i saloni nautici (Venezia, Cannes e Genova), che finora ci ha regalato degli ottimi risultati, e quello della spa & wellness. Siamo molto soddisfatti della risposta ai nostri prodotti da parte dei visitatori, tant’è vero che abbiamo in programma di partecipare ai saloni anche 47


nei prossimi anni. Molte aziende hanno sofferto parecchio la crisi, voi invece ne avete colto le opportunità. Qual è la caratteristica che vi ha contraddistinti in questo periodo così buio? Sicuramente l’entusiasmo di andare avanti. A noi piace sperimentare e tutti i giorni abbiamo in mente un nuovo progetto da sviluppare. Inoltre, il fatto di presentarci su diversi tipi di mercato ci ha dato una grande carica e ci ha spinti oltre il nostro limite. Aggiungerei anche la voglia di trasmettere un’emozione al cliente attraverso i nostri tessuti, per renderlo partecipe della nostra filosofia, e l’attenzione ai dettagli che porta ad un risultato finale unico. Proponiamo un servizio dedicato di personalizzazione sartoriale e alla

«Presentarci su diversi tipi di mercato ci ha dato una grande carica e ci ha spinti oltre il nostro limite»

consulenza per la realizzazione di prodotti di biancheria su misura. Quest’anno avete presenziato al salone nautico. Che differenza avete riscontrato dallo scorso anno? Quest’anno c’è stata una maggior affluenza, quindi abbiamo avuto più contatti rispetto allo scorso anno. Siamo rimasti molto soddisfatti dell’apprezzamento del pubblico per la Autentica Fibra di Legno Beltrami, ricavata dalla cellulosa della polpa del legno di betulla tramite un processo ecosostenibile ed in seguito trasformata in filato. Il tessuto, oltre ad avere un’altissima qualità ed un’originalità propria che lo diversifica da qualsiasi altro, sposa a pieno la filosofia del Made in Italy, per noi fondamentale. Avete qualche nuovo progetto in programma? Per la prima volta ci presenteremo al salone SPA & Wellness di Parigi. Nonostante il settore spa ci sia molto familiare, per noi è una novità a livello di fiera: esporremo due lettini e una sedia per manicure e pedicure che abbiamo allestito secondo la nostra visione. Stiamo crescendo in fretta ma progressivamente - preferisco decisamente un’azienda dalle dimensioni contenute in cui ci si sente come in una famiglia, portata avanti con la collaborazione di tutti. Però è bello sapere che, grazie ai buoni risultati che abbiamo ottenuto finora, c’è margine di crescita, ne siamo davvero grati e soddisfatti. Ilaria De Luca

Alcuni dettagli della produzione e dei matriali utilizzati nello stabilimento di Cene

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MECCANICA

M I - M E TA L B R A M AT I «L’INNOVAZIONE? NON DEVE ESSERE UN PRETESTO, MA UNA MENTALITÀ»

La Mi-Metal Bramati di Fara Gera D’Adda si definisce una realtà dinamica e in continuo movimento. Contoterzista nel settore della minuteria meccanica per diverse applicazioni la sua vision si fonda su innovazione e continuo movimento. In questa intervista Mauro Bramati socio dell’azienda ne sottolinea l’importanza nel processo produttivo. Punti salienti della vostra storia? Mio padre e i suoi quattro fratelli hanno dato il via all’attività nel 1964, in un garage. Successivamente hanno acquistato un primo capannone a Canonica d’Adda dove hanno aggiunto nuovi macchinari e i primi torni automatici. L’azienda è cresciuta a tal punto da dover acquistare nel 1979 un nuovo capannone, l’attuale sede, dove è stato installato un nuovo tornio Citizen con tecnologia CNC. Nel 2004 ci siamo certificati ISO 9001 e la nostra visione aziendale è cambiata, siamo passati da un’ottica di quantità ad una di massimizzazione della qualità del prodotto, del servizio, un maggiore orientamento al cliente e alla sua fidelizzazione. In questo percorso di trasformazione è stato anche importante lo stimolo avuto attraverso il confronto e partecipazione ad iniziative e attività formative organizzate dal gruppo giovani di Confindustria Bergamo. Ad oggi l’azienda è gestita da tre famiglie, tutte giunte alla seconda generazione. 50

Il passaggio generazionale è stato piuttosto naturale, abbiamo solo dovuto trovare la giusta sintonia per il nuovo equilibrio. Cerchiamo sempre di avere come faro i processi e gli standard qualitativi di una grande azienda. Tra i miei cugini, Walter è il responsabile dell’amministrazione e del sistema qualità, Loredana segue la programmazione della produzione, Ferruccio e Gianalberto sono i capireparto CNC e plurimandrino. Quali sono i vostri settori di punta? Lavorando per conto terzi, il nostro mercato è variegato e influenzato da numerose variabili diverse per ogni settore. Lavoriamo principalmente nell’oleodinamica, elettrovalvole, alimentare ed elettronica. Siete attivi anche sul mercato estero? Lavoriamo con il mercato estero, sebbene in una percentuale non grandissima, che si aggira intorno all’8 per cento. Per ora siamo concentrati a sviluppare il mercato interno perché riteniamo che il tessuto industriale italiano presenta ancora grandi opportunità. Esportiamo in Bulgaria, Germania, Svezia, Cina, Francia e Regno Unito. Le aziende stanno subendo un forte processo di tecnologizzazione sia nella produzione che nel reparto uffici e servizi; a che punto siete? La tecnologizzazione e digitalizzazione sono


ph. Antonio Milesi

Mauro Bramati RESPONSABILE TECNICO COMMERCIALE

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Nella foto di gruppo, da sinistra Gianalberto, Mauro e Ferruccio Bramati

passi assolutamente necessari per rispondere alle esigenze del mercato di oggi ma soprattutto per il futuro. Il nostro processo di innovazione è iniziato nel 2004, con l’investimento graduale in tecnologie e macchinari sempre più avanzati. Dal 2005 abbiamo implementato un sistema di organizzazione di Lean Manufacturing per supportare l’organizzazione aziendale in questo processo di trasformazione. Dal 2013 tutti i nostri torni sono collegati a un gestionale che ci consente di sapere in tempo reale lo stato di operatività. Gestiamo e analizziamo quotidianamente una grande quantità di dati con lo scopo di monitorare l’OEE (Overall Equipment Effettiveness). Questo ci ha portato ad avere il controllo delle problematiche produttive e minimizzare i fermi dovuti alle inefficienze tecniche. Oggi non si tratta più semplicemente di produrre per creare reddito, se si vuole fare la differenza è fondamentale offrire un vero e proprio servizio in grado di rispondere alle esigenze di ogni singolo cliente. Attraverso il monitoraggio di ogni commessa vogliamo garantire un servizio efficiente e competitivo per costruire con i nostri clienti rapporti di fiducia e collaborazione. Arriviamo da due anni a dir poco anomali, qual è la situazione generale del mercato della componentistica meccanica? Sebbene questi due anni siano stati a dir poco surreali e non privi di difficoltà anche per noi, posso 52


dire che il settore è al collasso... in senso opposto: gli ordini sono di molto superiori alla media e trovare personale già formato che ci permetta di crescere ulteriormente non è affatto semplice.

«Siamo carichi di lavoro e addirittura sta diventando complicato tenere il ritmo degli ordini»

Cosa chiedereste alla politica per far ripartire i settori maggiormente colpiti e dare futuro ai giovani? Alle istituzioni chiederei una politica che non si limiti alla visione del termine di mandato, ma di medio lungo termine, per consentire agli imprenditori di valutare la situazione e di dare una direzione precisa alle proprie idee. Il bonus 110 per quanto sia una grande opportunità ha creato un fabbisogno di manodopera e materie prime tutte concentrate in un lasso di tempo troppo piccolo per soddisfare le reali potenzialità dell’opportunità. Gli incentivi vanno bene, ma devono essere ragionati su un periodo più lungo. Iniziative con termini così stretti portano a lavori fatti in fretta, male con un forte rischio di speculazione, senza contare la burocrazia che occorre per accedervi. Progetti futuri? Ci teniamo a migliorare il presente, anche creando una collaborazione proattiva tra dipendenti e azienda, che fa bene a entrambi. Per questo, organizziamo eventi informativi su salute e benessere attraverso il progetto WHP Bergamo, abbiamo una psicologa aziendale che ci aiuta nella connessione tra direzione e produzione. Un’altra iniziativa a cui teniamo particolarmente è “la notizia del mese”, un articolo che viene esposto periodicamente nella nostra bacheca aziendale per stimolare la curiosità dei dipendenti su argomenti culturali, curiosità, eccellenze locali. Puntiamo ad avere il pieno controllo del nostro processo produttivo, a una sempre maggiore fidelizzazione del cliente, alla digitalizzazione sapiente e ad una crescita continua e sostenibile. 53


L’ESPERTO 300.000 euro, queste sono robe da grandi». Risposta molto semplice, se hai letto l’articolo del mese precedente: «La sedia dell’amministratore scotta per tutti…!» Il mese prossimo andiamo avanti con il lavoro con la creazione della MAPPA STRATEGICA, l’anticamera del cruscotto di controllo. Stay tuned.

L’ANALISI

Cruscotto di controllo Da dove partire? Nell’articolo del mese precedente, ho parlato dell’importanza - per ogni imprenditore, piccolo o grande che sia - di dotarsi di un cruscotto di controllo per la sua azienda. Ma da dove si parte? Quale è il piano di lavoro? La prima attività da fare è ANALIZZARE LO SCENARIO nel quale opera la tua azienda. Cosa vuol dire? Significa fermarsi un momento e pensare (o meglio, scrivere) quali possono essere le caratteristiche dell’ambiente esterno che possono influenzare la tua azienda, nel bene e nel male. Il mercato, i trend, la legislazione, la tecnologia sono tutti elementi che possono cambiare lo sviluppo della tua azienda. Prova a descriverli. Una volta analizzato lo scenario nel quale l’azienda di sta muovendo, si va a PIANIFICARE LA STRATEGIA, cioè nella sostanza si va scrivere quali sono gli obiettivi che l’azienda si pone. 54

In ultimo, di questa prima parte, si costruisce un’ANALISI SWOT. Traduciamo l’inglesismo: prendendo come riferimento la tua azienda allo stato attuale, e collegandola all’analisi di scenario di cui sopra, prova a scrivere quali possono essere i punti di forza e debolezza (riferiti quindi all’ambiente “interno” della tua azienda) e quali i rischi ed opportunità per la tua azienda che l’ambiente esterno può determinare. Fatti i punti di cui sopra, hai creato tre schemi fondamentali, proprio come i pilastri per un’abitazione, sulla quale poggerà il cruscotto di controllo della tua azienda. Chiaro è che il commercialista ti aiuterà nella predisposizione di quanto sopra, ma ci devi mettere molto del tuo per mettere nero su bianco ciò, che spesso, si posiziona solo nella tua mente. «Ma figurati», mi disse un giorno un imprenditore, «la mia azienda fattura solo

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EVENTI

ph. Antonio Milesi

I L PA N AT H LO N C LU B B E RG A M O C O N G L I A RC I E R I PA R A L I M P I C I

Nella foto grande il vicepresidente Baldassare Agnelli con l’atleta paralimpico bergamasco Giampaolo Cancelli

Il Panathlon Club “Mario Mangiarotti” Bergamo ha dedicato la conviviale di settembre al tema SPORT&DISABILITÀ, trattato con alcuni dei protagonisti delle Paralimpiadi nell’accogliente cornice della SAPS Agnelli, che ha ospitato la serata con il Presidente Gianluigi Stanga e il vicepresidente Baldassarre Agnelli a fare gli onori di casa. Ospiti della serata sono stati due illustri arcieri, espressione del movimento paralimpico bergamasco: Giampaolo Cancelli, classe 1968, atleta paralimpico affetto da paraplegia dopo un incidente stradale nel 2009 e specializzato nell’Arco Compound categoria W2, e Mario 56

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Esposito, colonna dell’Arco Azzurro, atleta PHB che vanta cinque partecipazioni e una medaglia di bronzo alle Paralimpiadi. Le rispettive storie personali sono state tracciate dal giornalista Giorgio Lazzari, insieme ai soci panathleti Clelia Rebussi, anima dell’associazione PHB, e Luigi Galluzzi, iniziatore del comitato paralimpico a livello locale. Federica Sorrentino

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EVENTI

Glamour Giovedì 7 ottobre, a partire dalle ore 18:30, si è svolta l’inaugurazione del Glamour Cafè, in via Don Luigi Palazzolo 74 a Bergamo, che ha presentato ai numerosi ospiti presenti il suo nuovo look. Dall’avere un allestimento interno ispirato al modello provenzale, basato sulle tonalità del bianco, che inevitabilmente ricordava la Provenza e la sua atmosfera romantica ed elegante, il Glamour Cafè si è reso protagonista di una vera e propria trasformazione, diventando un lounge bar in pieno stile e modello londinese. Questo rinnovamento a livello di immagine deriva dalla volontà di disegnare un luogo tanto più accogliente e al tempo stesso elegante e raffinato. Il Glamour Cafè sposa così la contemporaneità della city londinese senza rinunciare alla sua identità. I padroni di casa, Sabrina e Willi, hanno accolto gli ospiti e si sono detti entusiasti del successo della serata. La presentazione di questo rinnovamento ha visto la co-partecipazione di diversi sponsor, tra cui: 075 di 60

«Il Glamour Cafè si è reso protagonista di una vera e propria trasformazione diventando un lounge bar in pieno stile e modello londinese»


Cafe A destra Sarah & Selvaggia dell’omonima boutique con Willi. Nella foto al centro lo staff del Glamour Café con i padroni di casa: Sabrina (abito nero) e Willi.

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Valentino Rossi, l’azienda vinicola della Franciacorta Le Quattro Terre, G.B. Marenzi di Castelli Calepio, Gastronomia Moderna e Bergel. In occasione della serata inaugurale, che ha svelato il nuovo look, si è svolta la sfilata di moda di Sarah & Selvaggia, boutique che si occupa di vendita online, e che ha visto la partecipazione delle ragazze di Bergamo Economia Events, le quali in veste di modelle hanno

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«Ad accompagnare la serata uno show cooking, con cucina dal vivo»

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«Durante l’evento è stata esposta la Nuova Yaris Cross Hybrid»

indossato le originali proposte del fashion brand. La sfilata, in cui Sarah & Selvaggia hanno presentato le loro proposte, è stata ambientata passando per l’elegante dehor, l’ambiente esterno che riflette la continuità del nuovo allestimento. Ad accompagnare la serata uno show cooking, con cucina dal vivo, che ha visto offrire vino e ostriche, deliziando i palati degli intervenuti. Durante l’evento è stata esposta la Nuova Yaris Cross Hybrid della concessionaria Sarco. La Nuova Yaris Cross Hybrid è un SUV compatto e versatile, al servizio della città, con tecnologia Full Hybrid di quarta generazione. Federica Sorrentino

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LA RICETTA

PREPARAZIONE 15 min

COTTURA 5 min

DOSI 4 PERSONE

DIFFICOLTÀ

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BOLLE RESTAURANT

CONTROFILETTO AL MAIS Il raffinato Bolle Restaurant di Lallio, simbolo di qualità delle materie prime e di maestria nell’abbinamento degli ingredienti, ci apre le porte per una rubrica dedicata alla cucina. Lo chef Marco Stagi è originario di Bergamo e ha 30 anni ma, nonostante la giovane età, vanta di grande esperienza ai fornelli, sia in Italia che all’estero, e di un curriculum di prim’ordine nel settore 66

gastronomico. Si è diplomato alla scuola alberghiera di San Pellegrino, iniziò a lavorare all’Osteria della Brughiera dove rimase per 3 anni imparando le basi della cucina, si trasferì poi al ristornate Piazza Duomo di Alba per 5 anni dove crebbe tantissimo diventando il cuoco che è ora. Gli anni decisivi per la sua carriera furono quelli trascorsi in Belgio, all’Hof Van Cleve, uno dei ristoranti a tre stelle Michelin più prestigiosi

al mondo. Tornò successivamente in Italia e lavorò per qualche tempo come souschef a Casa Perbellini a Verona, l’ultima tappa del suo attuale percorso l’ha riportato a Bergamo per esibire il suo talento nel ristorante firmato Agnelli. Il capo della brigata di cucina Bolle ha deciso di condividere con noi le sue esclusive ed equilibrate ricette, portando sulle nostre tavole la sua arte culinaria, ricca di colori, profumi e sapori.


PREPARAZIONE

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04. 05. 06. 07.

Bollire i mangiatutto in acqua leggermente salata, scolarli e tenerli in caldo Condire il controfiletto con sale e pepe Scaldare il burro in una padella e porvi il controfiletto con sopra la salvia, che a seguire si farà cadere nel burro per insaporirlo. Girare la carne, che va girata solo una volta. Insaporire con sale e far riposare al caldo 3-4 minuti per far rilassare i tessuti Scaldare la salsa di vitello che servirà per l’impiattamento Lucidare i mangiatutto e la carne con un filo di olio e creare un tappeto di mangiatutto alla base del piatto Tagliare il controfiletto seguendo la fibra della carne, pareggiare i lati per renderla elegante, massaggiare con la punta del dito sale, olio e pepe e posizionare sul tappeto di mangiatutto Aggiungere emulsione al pepe nero, polvere di popcorn, fiore di Tagete per dare colore e versare la salsa di vitello

GLI INGREDIENTI ● ● ● ● ●

Mangiatutto Controfiletto di vitello Emulsione al pepe nero Polvere di popcorn Salvia fiore di Tagete burro sale olio e pepe q.b.

Marco Stagi CHEF

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MOTORI

ph. Antonio Milesi

IL B-SUV C O M PAT TO IBRIDO

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La Yaris, eletta auto dell’anno 2021 e venduta in oltre 1 milione di unità, viene ora declinata anche nella versione Cross, che abbiamo provato in anteprima nella splendida cornice di Città Alta e i Colli di Bergamo. Esattamente come ha fatto la versione standard nella fascia delle citycar, Toyota Yaris

Cross Hybrid è quindi destinata a reinventare il segmento dei Suv compatti grazie alla sua tecnologia all’avanguardia. Non a caso Toyota Yaris Cross è stato uno dei modelli più attesi del 2021, tanto dai clienti quanto dalla casa giapponese, che punta ad ampliare il proprio target e soprattutto i volumi di vendita. Il nuovo B-Suv

della casa automobilistica nipponica, messo gentilmente a disposizione per l’occasione dalla concessionaria Sarco, è un’auto quasi completamente inedita, che va a completare il listino con una proposta nel segmento più competitivo, quello delle utilitarie a ruote alte. Oltre a ventiquattro centimetri in più di lunghezza (Yaris è

La YARIS CROSS HYBRID messa a disposizione per il test drive dalla concessionaria Sarco.

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3,94 metri, la Cross è 4,18 metri) ce ne sono dieci in più di altezza totale (1,60 metri) e tre da terra. Il passo aumenta di cinquanta millimetri e la capacità del bagagliaio sale da 286 a 397 litri (320 nella quattro ruote motrici). Più spazio per le gambe, le spalle e i bagagli, quindi, secondo la nuova filosofia Toyota. Il powertrain ibrido della Yaris Cross si basa sul motore 1.5 benzina da 1.490 cc a ciclo Atkinson da 92 Cv di potenza massima, abbinato ad un propulsore elettrico da 59 kW. La batteria è agli ioni di litio e la potenza complessiva raggiunge i 116 Cv. I consumi contenuti e le basse emissioni sono favoriti dall’architettura a 3 cilindri, pensata soprattutto per la città dove riesce a marciare a zero emissioni per una fetta importante del tempo di utilizzo. Del resto, testando l’auto, la propulsione ibrida e il 3 cilindri risultano al top, garantendo una buona ripresa e un’eccellente stabilità anche sui fondi bagnati. Per i più esigenti c’è anche a trazione integrale che sarà il vero plus anche in caso di nevicata o di guida su strade 72

La YARIS CROSS HYBRID sulle mura di Città Alta. Per quanto riguarda gli interni, la plancia è ben organizzata, con un respiro più ampio rispetto alla sorella minore.

accidentate. Nella nostra prova di primo contatto abbiamo potuto apprezzare il funzionamento del sistema ibrido, che così come sulla Yaris berlina è fluido ed è ben accoppiato al cambio automatico e-CVT. L’efficienza del nuovo sistema è oggettiva, competitiva in ogni scenario. Molto contenuto il consumo, specie in città (come dicevamo), dove la tecnologia full-hybrid riesce a dare il meglio di sé, rendendo possibile la marcia esclusivamente elettrica per buona parte del tempo: il consumo medio omologato Wltp oscilla fra 4,4 e 5,1 litri/100 km a seconda delle versioni. Perfetta per la città, la Yaris Cross si rivela una compagna perfetta anche fuori porta e nei viaggi più lunghi. La massa maggiore rispetto alla Yaris berlina (1280 kg) non sembra essere un problema, così come il baricentro più alto, che viene gestito egregiamente dall’assetto. Per quanto riguarda gli interni, la plancia è ben organizzata, con un respiro più ampio rispetto alla utilitaria. La nuova Toyota Yaris Cross è disponibile in cinque


versioni, con allestimenti per tutti i gusti che presentano una caratterizzazione molto ben definita. La versione di ingresso è la Active, già equipaggiata con elementi di serie importanti come cerchi in lega da 16”,

climatizzatore automatico,fari fendinebbia a Led, sensore pioggia e crepuscolare, Toyota Touch 3 con 4 speaker, schermo da 8”, DAB e Smartphone Integration e retrocamera di parcheggio. La Trend dovrà

rappresentare l’allestimento “di volume”, cioè quello più venduto del modello, e rappresenta il miglior compromesso tra la dotazione ed il prezzo. La parte alta della gamma è composta da tre versioni. L’allestimento

«Molto contenuto il consumo specie in città dove la tecnologia full-hybrid riesce a dare il meglio di sé»

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Lounge con maggior comfort e con rifiniture ricercate come cerchi in lega da 18”, tetto panoramico, clima automatico bizona, illuminazione interna Ambient, interni in pelle e tessuto, sedili posteriori abbattibili 40/20/40, sedili anteriori riscaldabili, e Wireless Charger. L’allestimento Adventure rappresenta la versione più votata all’off-road (leggero), con in più barre longitudinali sul tetto e paraurti specifici dall’aspetto più fuoristradistico. Al vertice della gamma c’è l’allestimento Premiere con la dotazione più ricca termini di comfort e tecnologia, che comprende tra le altre cose l’head-up display. Solo sull’allestimento Active non è disponibile con trazione integrale intelligente AWD-i, che invece è ordinabile su tutti gli altri. (ab)

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«La nuova Toyota Yaris Cross è disponibile in cinque versioni»

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l’AnTiAderenTe Più reSiSTenTe oGGi SUl mercATo

Rivestimento protettivo 20 µm

Rinforzo intermedio 15 µm

Fondo rinforzato 75 µm

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Agnelli reinterpreta lo strumento di cottura: “ShArk Skin - Powered Greblon TechnoloGy” estremamente resistente all’abrasione. la superficie ruvida è in grado di esaltare le cotture più tecniche. “l’alta rugosità” forma micro crateri in grado di fornire prestazioni di durata e di distribuzione di calore mai raggiunte. Una vera mutazione genetica, nel mondo delle cotture antiaderenti professionali.

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ph. Light&Magic Productions

MOTORI

Ford Kuga Plug-In Hybrid, variante ibrida plug-in benzina della terza generazione del Suv compatto statunitense, non è solo l’ibrida “ricaricabile” più venduta in Europa, ma anche una delle proposte più adatte alle famiglia “green” che in 76


K U G A PLUG-IN HYBRID

La nuova KUGA PLUG-IN HYBRID messa a disposizione per il test drive dalla concessionaria Iperauto.

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Vecchia, in Città Alta. Il nuovo Suv si distingue per le linee proporzionate, morbide e sportiveggianti, con fari altri sopra la mascherina, la fiancata scavata e la linea alla base dei finestrini che risale verso la parte posteriore. Grazie alla piattaforma più leggera e rigida e al telaio più stretto, ma non meno confortevole, rispetto al modello precedente, la Kuga offre infatti un’eccellente tenuta di strada.

«Il nuovo Suv si distingue per le linee proporzionate morbide e sportiveggianti» 78

un’auto cercano esclusivamente spazio e comfort. Abbiamo provato la nuova vettura della casa automobilistica americana, messa gentilmente a disposizione per l’occasione dalla concessionaria FordStore Iperauto Bluberg, nella splendida cornice di Piazza

Per quanto riguarda le dimensioni, la vettura misura 4.614 mm in lunghezza per 2.178 mm di larghezza e 1.675 mm di altezza, sfruttando un passo di 2,71 metri. Anche il bagagliaio soddisfa le esigenze di una famiglia: da 411 a 581 litri con CONTINUA A PAGINA 80


DELTA SERVICE AUTOMATION: L’INNOVAZIONE NEL PACKAGING L’innovazione è una cosa semplice e Delta Service Automation questo lo sa bene. Da più di 30 anni, affianca i suoi clienti verso le soluzioni più avanzate e moderne offrendo un ventaglio prodotti che nel tempo si è saputo reinventare ed ampliare. L’ultimo studio interno all’azienda, ha permesso di raggiungere un grande traguardo: confezionare prodotti rispettando l’ambiente.

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Ed è qui che, Delta Service Automation offre il meglio, progettando macchine confezionatrici flowpack integrate di marcatori a trasferimento termico che stampano direttamente sul film totalmente green.

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Il risultato? Packaging eleganti, professionali, ma soprattutto green. Il film innovativo offerto da Delta Service Automation infatti è prodotto con risorse rinnovabili e certificato come compostabile in ambienti industriali e domestici. Marcando poi con un marcatore a trasferimento termico (Smartdate Markem) codice a barre, loghi, lotto o exp direttamente sul film compostabile; si esonera il consumatore dall’insidiosa confusione di dover dividere etichetta e film per la raccolta differenziata.

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Nel 2022 saremo presenti al COSMOPROF dal 10 al 13 marzo, esponendo le nostre soluzioni DLM di etichettatura per la cosmesi e con la Flowpack BioPlastic Ready e relativi fil BioPlastici compostabili ‘Home&Industry’, facendo così toccare con mano il prodotto considerato Compostabile da tutti i paesi Europei.

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tutti i posti occupati e 1.481 litri in configurazione a due posti. Riguardo agli interni, il cruscotto accoglie un touchscreen da 8 pollici, mentre nella zona inferiore sono facilmente accessibili i tasti di selezione diretta.

«Il sistema ibrido permette la ricarica alla presa o durante la guida si può sfruttare il recupero dell’energia in frenata»

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Sguardo infine al propulsore, con il motore a benzina a quattro cilindri da 2,5 litri che funziona in combinazione con un motore elettrico da 14,4 kWh. La potenza di sistema è di ben 225 CV (165 kW) e Ford Kuga Plug-In Hybrid promette 56 chilometri di autonomia in modalità elettrica: posizionato sul pianale, all’interno del passo, il pacco batteria da 14,4 kWh nominali alimenta il motore elettrico che permette di raggiungere i 130 km/h di velocità massima in modalità a zero emissioni. Il sistema ibrido di Ford Kuga Plug-In permette la ricarica alla presa o quella in movimento: durante la guida si può sfruttare il recupero dell’energia in frenata oppure la modalità carica EV.

Ford Kuga Plug-In Hybrid offre infatti quattro modalità di guida ibrida: EV Auto (full hybrid tradizionale), EV Now (solo elettrica), EV Later (che risparmia la carica della batteria per un utilizzo futuro) e EV Charge (che ricarica la batteria attraverso il 2.5 litri). I Drive models sono invece cinque: Normal, Sport, Eco, Slippery (per le superfici a scarsa aderenza) e Snow/ Sand (per le superfici morbide e deformabili come neve e sabbia). Alessandro Belotti

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ph. Antonio Milesi

MOTORI

PORSCHE M AC A N

LO SPAZIO EVENTI DASTE DI BERGAMO HA FATTO DA CORNICE ALLA PRESENTAZIONE DEL MODELLO AL SECONDO RESTYLING NELLE SUE TRE VERSIONI 82


Nella giornata di mercoledì 13 ottobre, presso Daste Bergamo, ex centrale termoelettrica del quartiere bergamasco di Celadina di Via Daste e Spalenga, il Centro Porsche Bergamo, Concessionario esclusivo dal 1959 per il marchio Porsche, ha presentato la Nuova Porsche Macan. Lo Spazio Eventi di Daste, luogo innovativo di socialità e aggregazione, caratterizzato da una grande piazza coperta, cuore dell’edificio un tempo centrale termoelettrica, ha visto la partecipazione di un centinaio di persone, le quali, su appuntamento, hanno avuto la possibilità di scoprire la Nuova Porsche Macan. Due le auto protagoniste,

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Lo staff del Centro Porsche Bergamo

una di colore gesso e l’altra di colore bianco; entrambe 1.984 cm³ di cilindrata e 265 cv di potenza.
Un SUV caratterizzato da un’estetica sportiva e più grintosa e con un DNA Porsche decisamente inconfondibile. Questo secondo restyling della Nuova Porsche Macan interessa sia l’aspetto estetico, sia la tecnologica presente a bordo e, inoltre, la gamma motori presente nelle tre versioni Macan, Macan S e Macan GTS.
Durante l’evento Max Busnelli, istruttore Porsche Driving Experience e Operation Manager della Carrera Cup Italia, si è occupato della presentazione della vettura. Federica Sorrentino

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FALL / WINTER


ph. Porsche Press

MOTORI

Un sogno a portata di mano: prima c’era da girare il mondo per raggiungere uno dei sette Porsche Experience Center. Adesso, appena inaugurato, l’ottavo e il più grande, ha cambiato fisionomia all’autodromo di Castrezzato in provincia di Brescia. Un investimento di 28 milioni di euro da parte di Porsche Italia, tra acquisto del preesistente circuito - con aree annesse per un totale di 60 ettari - e lavori. Quattro manager per la gestione della struttura che occupa una quarantina di persone, impegnate per fornire al pubblico, possessori o meno di vetture Porsche, servizi ed emozioni con lo stile e la cura del marchio. Lasciamo che sia Pietro Innocenti, a.d. di Porsche Italia, a presentarlo: «Siamo orgogliosi di avere un Porsche Experience Center in Italia: è una struttura pensata per esprimere al meglio i valori della nostra 86


PORSCHE EXPERIENCE CENTER ◉

Emozioni in pista: la Porsche 911 GT3, simbolo del nuovo PEC Franciacorta, in azione tra le curve del circuito.

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marca e offrire un’esperienza unica e coinvolgente». Cuore dell’impianto è il Customer Center, struttura di 5600 mq aperta a tutti e con vasti parcheggi, che offre showroom per la configurazione delle vetture dove è possibile ritirare la propria Porsche ordinata dal concessionario, sale briefing per le sessioni teoriche, il ristorante “Speedster” sull’autodromo e il bar “Targa”, la terrazza panoramica da dove ammirare il circuito, il negozio di

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CONTINUA A PAGINA 90


L’ENERGIA PER LA TRANSIZIONE Rivoluzione verde e transizione ecologica per il futuro del Paese

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oggettistica Porsche, l’area per i bambini, la zona dei simulatori di guida da Esports. Non solo: ci sono anche il business center da 140 posti a sedere e una “board room” per meeting (prenotabili su richiesta): spazi utili alle aziende per i loro eventi o incentive. Attorno, il circuito principale lungo 2,5 km con 29 box e paddock, lungo il quale Bergamo Economia ha provato, scatenandola come si conviene in pista, l’ultima nata in casa Porsche: 911 Carrera

GTS da 480 cavalli, versione nota agli appassionati per le dinamica eccellente e la facilità di guida caratteristica del marchio, come mostrano le foto in azione. Ma non è tutto, il PEC Franciacorta, dispone aree per gli esercizi di guida sicura e la divertentissima pista a bassa aderenza dove apprendere il “drift”, la pista di guida fuoristrada con percorsi naturali e artificiali, e la pista per i kart elettrici. Corsi ed esperienze su misura, per tutti. Nicola D. Bonetti 90


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