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La straordinaria flora del parco del serio a cura di Luca Gariboldi


La STRAORDINARIA FLORA DEL PARCO DEL SERIO a cura di Luca Gariboldi con la collaborazione di Ivan Bonfanti, Federica Gilardelli e Paolo Picco

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Parco del Serio

piazza Rocca, 1 24058 Romano di Lombardia (Bergamo) Tel. 0363/901455 Fax.0363/902393 http://www.parcodelserio.it; info@parcodelserio.it

Autore

Dott. Luca Gariboldi Naturalista - Consulente botanico, fitosociologo e collaboratore del Museo di Storia Naturale di Milano http://www.lucagariboldi.it; info@lucagariboldi.it

Coordinatore editoriale

Dott. Ivan Bonfanti Responsabile Settore Ambientale Parco del Serio

Hanno collaborato:

Federica Gilardelli - Omate (MB) Paolo Picco - Milano

Grafica, redazione e stampa BFIX di Roberto Premoli Agenzia di Comunicazione Palosco (Bergamo) http://www.bfix.it; info@bfix.it Concept: Alice Hameau per BFIX

In copertina

Fotografia di Mirko Sotgiu

Fotografie:

Luca Gariboldi, Mirko Sotgiu/Alpinfoto, Sara Tomiolo, Claudio Vavassori, Valerio Frigati (Gruppo91), Maurizio Milan (Gruppo91), Giacomo Martinelli (Gruppo91), Giorgio Ceffali, Federica Girardelli, Silviana Mauri, Attilio e Mirma Marzorati, Enrico Romani. 2


Indice pag. 4 pag. 5 pag. 6

Premessa del Presidente Gianfranco Gafforelli ed introduzione di Ivan Bonfanti Ringraziamenti dell’autore, Luca Gariboldi Descrizione e Legenda delle schede floristiche

pag. 8 pag. 9 pag. 12

La Flora dei Pratelli e Prati Aridi

Peculiarità floristiche dei pratelli e prati aridi La fauna delle praterie magre Schede Floristiche pag. 13 Fiori Bianchi pag. 18 Fiori Gialli pag. 36 Fiori Rosa, Violetti o Porporini pag. 53 Fiori Blu pag. 57 Fiori Verdastri o poco appariscenti

La Flora Erbacea dei Boschi e delle Boscaglie

pag. pag. pag. pag. pag.

64 65 66 67 68

pag. pag. pag. pag.

120 La Flora delle Zone Umide e del Greto 121 Introduzione e Le Zone Umide del Parco 124 Il Greto 125 La Fauna delle Zone Umide e del Greto del Fiume Schede Floristiche pag. 127 Fiori Bianchi pag. 136 Fiori Rosa, Violetti o Porporini pag. 148 Fiori Gialli pag. 161 Fiori Verdastri o poco appariscenti pag. 174 Fiori Blu pag. 176 Pteridofite (piante senza fiori)

Introduzione e I Boschi del Parco Peculiarità floristiche dei Boschi Il Bosco per il Parco La Fauna dei Boschi e delle Boscaglie Schede Floristiche pag. 69 Fiori Bianchi pag. 86 Fiori Gialli pag. 94 Fiori Rosa, Violetti o Porporini pag. 105 Fiori Blu pag. 106 Fiori Verdastri o poco appariscenti pag. 118 Pteridofite (piante senza fiori)

pag. 177 Note pag. 179 Piccola Guida Botanica a cura di Paolo Picco

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Premessa La conservazione della biodiversità è tra le priorità dei Parchi Regionali della Lombardia. Conoscere è senza dubbio uno strumento utile per capire l’importanza della tutela delle diversità delle specie. Per raggiungere questo obiettivo è necessario sviluppare azioni di conoscenza ed educazione ambientale relative alle specie presenti nei singoli territori lombardi. A tal proposito il Parco del Serio ha predisposto un primo studio volto alla conoscenza della biodiversità floristica presente nell’area protetta. Questo lavoro ci ha permesso di disporre di importanti dati di carattere scientifico e di realizzare la seguente guida, strumento utile per turisti, scuole e appassionati di “natura”. L’ amministrazione si augura che questa pubblicazione possa contribuire a rendere sempre più consapevoli i frequentatori del Parco sul valore delle risorse naturali dell’area protetta del Parco del Serio. il Presidente del Parco del Serio Gianfranco Gafforelli

il Consigliere delegato al Settore Culturale Dimitri Donati

Premessa Lo scopo di quest’opera è di offrire all’escursionista una serie di manuali di campo tramite i quali conoscere le principali specie erbacee che crescono nel territorio del Parco. L’opera è costituita da quattro manuali, di cui i primi tre riferiti ai principali ambienti del Parco (pratelli e prati aridi; boschi e boscaglie; zone umide e greto del fiume), mentre il quarto è una piccola guida botanica utile per avere una serie di nozioni di base legate alla morfologia delle piante erbacee e per comprendere le descrizioni delle singole specie presenti nei manuali. I primi tre manuali, infatti, sono organizzati in schede descrittive e contengono una serie di informazioni generali di carattere ecologico, arricchite con dati relativi alla distribuzione e all’abbondanza delle specie nei diversi settori del Parco del Serio. Immaginando ora di percorrere il fiume Serio da Seriate in direzione sud la prima zona di grande interesse floristico che si incontra è la zona di riserva di Malpaga – Basella, dove sono i presenti i pratelli e prati aridi oggetto del primo manuale. Sulla sponda di Malpaga, a nord ovest di Cascina Ursina, è presente, inoltre, un’interessante zona umida mentre sull’altra sponda, a sud di Cava delle Capannelle, un bosco di salice bianco caratterizza il paesaggio. Proseguendo verso sud, lembi boscati occupano le fasce riparali più prossime al fiume con interessanti formazioni a Romano (bosco degli olmi), Morengo e Bariano. Da apprezzare in questo tratto l’ampio e vario alveo fluviale con alcune fioriture osservabili 4


direttamente su isole e isolotti fluviali. Più a sud nei comuni di Ricengo e Pianengo è possibile visitare la Riserva Naturale della Palata Menasciutto, riconosciuta a livello europeo come Sito di Importanza Comunitaria (SIC IT20A0003), che offre un paesaggio di notevole bellezza, in cui si alternano zone umide (lanche e cave recuperate) e boschi, e dove si può osservare una notevole fitodiversità. A sud di Crema, nei territori delle Ripalte, sono le forre (piccole gole formate dall’azione erosiva di piccoli corsi d’acqua) e i terrazzi fluviali gli ambienti più interessanti dove fare osservazioni floristiche. I periodi migliori per godere la natura del Parco ed i colori che essa offre sono la primavera e l’estate; ma anche l’autunno è un buon periodo per una passeggiata dove il paesaggio si tinge soprattutto del giallo, del rosso e dell’arancione degli alberi e degli arbusti a fine stagione vegetativa. il Responsabile del Settore Ambientale Ivan Bonfanti

Ringraziamenti dell’autore Ringrazio innanzitutto il Parco del Serio, dal Presidente Gianfranco Gafforelli al Direttore Stefano Agliardi per l’opportunità offertami di lavorare in un territorio così floristicamente ricco, interessante e con molto ancora da scoprire. Un particolare ringraziamento anche a Basilio Monaci, per i consigli, le idee e il sostegno ricevuto durante la stesura di questo lavoro. Ringrazio ancora le Guardie Ecologiche Volontarie del Parco del Serio, che talora si sono prestate ad accompagnarmi nelle uscite anche nei giorni estivi più caldi e aridi; Sara Tomiolo e Claudio Vavassori, per l’aiuto nella perlustrazione del territorio, le segnalazioni floristiche e l’utilizzo di alcune loro fotografie. Ringrazio, infine, il Museo di Storia Naturale di Milano ed in particolare Paolo Arduini per alcune indicazioni sul territorio del Fiume Serio; Enrico Banfi e Gabriele Galasso, sempre disponibili per risolvere enigmi di tipo botanico-tassonomico. Luca Gariboldi 5


Descrizione e Legenda delle schede floristiche Nome scientifico: identifica la specie; è costituito da due o tre parole latine (binomio o trinomio). La prima identifica il genere cioè il gruppo naturale di specie a cui appartiene la specie in questione; la seconda è quella necessaria a identificare esattamente il tipo di organismo vivente; e la terza indica la sottospecie. Cognome abbreviato dell’autore della specie: indica colui che per primo l’ha descritta. Sinonimi: nomi scientifici di uso più comune nella letteratura europea e nelle flore locali italiane, che identificano lo stesso organismo. Nome comune: identifica la specie attraverso un nome italiano di uso comune (volgare), oppure derivante dalla italianizzazione del nome latino. Nome in inglese: identifica la specie attraverso un nome inglese di uso comune. Famiglia: indica un taxon che contiene uno o diversi generi con caratteristiche comuni.

Protezione: indica lo stato di tutela delle specie considerando sia le normative internazionali recepite dall’Italia quali: la Convenzione di Berna; di Washington (CITES); di Barcellona; e la Direttiva 92/43/CEE ”Habitat”; sia la normativa regionale (L.R. 10/2008) e le categorie IUCN per le specie a rischio di estinzione in Lombardia, secondo le Liste Rosse Regionali delle piante d’Italia. La dicitura tra parentesi “da tutelare nel Parco” indica che nonostante la specie non sia protetta dalle normative internazionali o nazionali in vigore; è tuttavia di notevole interesse bio-ecologico e conservaTHE FLOWERS: zionisticoCOLORS per ilOFterritorio del Parco e per il mantenimento all’interno dello stesso di una buona fitodiversità. Tali specie COLORS THErare FLOWERS: il più delle volteOF sono in pianura o sul territorio lombardo, oppure rappresenano elementi di una vegetazione quasi FLOWERING PERIOD: COLORS OF ilTHE FLOWERS: scomparsa entro Parco. Sono inoltre indicate le specie alloctone oggetto di monitoraggio, contenimento o eradicaFLOWERING PERIOD: zione presenti nella lista nera regionale (L.R. 10/2008).

non protetta

non protetta, ma da tutelare nel Parco

1 protetta, vedi le

Note a pag. 177

FLOWERING PERIOD: FREQUENZA

Frequenza nel Parco: indica l’abbondanza della specie all’inFREQUENZA terno del Parco Regionale del Serio; questa viene valutata secondo la seguente scala di valori decrescente: PROTECTION FREQUENZA

PROTECTION

6

UMIDITÀ PROTECTION UMIDITÀ

comunissima comune rara o rarissima


FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

FLOWERING PERIOD: Localizzazione e Frequenza nel Parco: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA grazie alla cartina è possibile localizzare la singola specie in 5 macro-aree, che corrispondo ai 5 percorsi FLOWERING ciclopedonali PROTECTIONPERIOD: FREQUENZA descritti nelle cartine turistiche del Parco: 1. da Seriate a Ghisalba UMIDITÀ PROTECTION 2. da Ghisalba a Romano di Lombardia FREQUENZA 3. da Romano di Lombardia a Sergnano LUMINOSITY UMIDITÀ 4. da Sergnano a Crema PROTECTION 5. da Crema a Montodine LUMINOSITY UMIDITÀ

Accanto alla cartina sono riportati i simboli di Frequenza nel Parco precedentemente descritti. LUMINOSITY

Periodo di fioritura: indicazioni sui mesi dell’anno in cui è possibile osservare le specie in fioritura. Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

Caratteri distintivi: descrizione della pianta (habitus, fiori, foglie e frutti). In questa sezione sono indicate con il simbolo (!), delle azioni da compiere che possono essere molto utili per il riconoscimento dal vivo della specie, ad esempio: (osservare dall’alto!); (masticarla!); (strofinare le foglie tra le dita ed odorare!); (al tatto!) ecc., oppure semplicemente il simbolo (!) indica un’osservazione dal vivo di un carattere morfologico importante. Area di distribuzione: indica l’area di distribuzione attuale della specie e/o la sua zona di origine. Non necessariamente l’areale di una pianta coincide con la sua zona di origine; ciò a causa di numerosi spostamenti di specie dovuti a cambiamenti climatici, verificatesi in epoche passate, e all’attività dell’uomo. Habitat: domicilio naturale della pianta. Dove vive: riassume i fattori ambientali ottimali per la crescita della pianta. Uso e Curiosità: sono riportate delle curiosità ad esempio relativamente all’etimologia del nome della specie; oppure delle note botaniche riguardanti la specie o per il riconoscimento di specie simili. Vengono anche indicati gli usi più comuni in campo medicinale, culinario, in cosmesi o solamente ornamentale. E’ infine indicata con il simbolo seguente (!) se la pianta è tossica o meno.

ATTENZIONE! - Tutte le informazioni qui presentate sono state ricavate da un’accurata ricerca bibliografica ed in internet; tuttavia, tali informazioni soprattutto quelle inerenti all’utilizzo terapeutico della pianta, vanno sempre prese con cautela. Si consiglia agli autodidatti e/o ai non esperti, di non cimentarsi nella raccolta e nell’utilizzo terapeutico di queste piante se non sotto stretto controllo medico. Analogamente per le piante aromatiche e/o per uso alimentare, prima dell’utilizzo consultare un esperto botanico. Non sono rari i casi d’intossicazione per erronea raccolta di piante ritenute eduli. 7


La flora dei pratelli e prati aridi a cura di Luca Gariboldi con la collaborazione di Ivan Bonfanti e Federica Gilardelli


Peculiarità floristiche dei pratelli e prati aridi I pratelli e prati aridi del Parco del Serio, possono essere considerati la vegetazione più significativa e caratterizzante il Parco stesso, poiché per estensione, richness floristica e naturalità espressa, non hanno eguali in tutta la Lombardia. Essi trovano la loro massima espressione nella Riserva naturale “Malpaga-Basella”, dove si rinviene una flora altamente specializzata o possiamo dire “adattata” per sopravvivere ad un ambiente caratterizzato da una marcata aridità dovuta, non all’assenza di precipitazioni, che nel territorio sono abbondanti e ben distribuite per tutto l’anno (come evidenziato dal climogramma di Fig.1), ma al substrato ghiaioso e fortemente drenante non in grado di trattenere l’acqua piovana.

Stazione di Stezzano (BG) 70

°C

mm 140

60

120

50

100

40

80

30

60

20

40

10

20

0

Temperatura Precipitazioni

0 G F M A M G L A S O N D G m esi Fig. 1 - Climogramma

Tra le peculiarità floristiche rinvenute e quindi meritevoli di tutela, citiamo: l’acino annuale (Acinos arvensis), il millefoglio giallo (Achillea tomentosa), la cannella argentea (Achnatherum calamagrostis), l’aglio montano (Allium lusitanicum), l’orchide cimicina (Anacamptis coriophora), il forasacco pendolino (Bromus squarrosus), la carice lustra (Carex liparocarpos), il garofano selvatico (Dianthus sylvestris), il muscari ignorato (Muscari neglectum), la perlina rossiccia (Parentucellia latifolia), la piantaggine a foglie carenate (Plantago holosteum), la prunella gialla (Prunella laciniata), la sassifraga annuale (Saxifraga tridactylites), il camedrio secondo (Teucrium botrys), il timo maggiore (Thymus vulgaris), il trifoglio scabro (Trifolium scabrum) e la barba di becco a tromba (Tragopogon dubius). 9


Fig. 2 - Prato arido in località Basella

La particolarità della flora di questi habitat, come accennato, è soprattutto l’abbondante presenza di specie che mostrano degli adattamenti di tipo fisiologico e morfologico indispensabili per sopravvivere sui terrazzi fortemente drenanti del territorio. Si trovano, ad esempio, specie che tendono a ridurre al minimo la perdita d’acqua attraverso la traspirazione come avviene per: • la calcatreppola campestre (Eryngium campestre) e l’ononide spinosa (Ononis spinosa), che riducono la superficie fogliare, trasformando le foglie in spine. • l’aglio delle bisce (Allium sphaerocephalon) che riduce la traspirazione facendo in modo che gli stomi della foglia vengano rinchiusi in una sorta di canale. • il millefoglio giallo (Achillea tomentosa) in cui la traspirazione viene ridotta mediante una fitta pelosità che trattiene l’umidità. Altre invece, tendono ad assimilare più acqua possibile sviluppando un esteso apparato radicale e/o conservandola come riserva in organi o tessuti appositi. Tra queste ricordiamo: • le specie del genere Sedum, come la borracina insipida (Sedum sexangulare), la borracina acre (Sedum acre) la borracina bianca (Sedum album) e la borracina montana (Sedum montanum), che sono piante succulente che trattengono l’acqua in grossi vacuoli nelle cellule delle proprie foglie. • tutte le specie della famiglia delle Poaceae, citiamo ad esempio la melica barbata (Melica ciliata), il paleo sottile (Vulpia myuros), il forasacco eretto (Bromopsis erecta), il forasacco dei muri (Bromus madritensis), che posseggono radici di 10


Fig. 3 - Prato arido lungo il Serio

tipo “fascicolato” che si espandono orizzontalmente creando così un ampia superfice di assorbimento di acqua e nutrienti. • la viperina azzurra (Echium vulgare) e il verbasco a candelabro (Verbascum pulverulentum), che posseggono una radice a “fittone”, particolarmente sviluppata nei terreni aridi, che penetra in profondità ricercando acqua e nutrimento. Ricordiamo, infine, la fienarola bulbosa (Poa bulbosa), l’aglio selvatico (Allium oleraceum) e l’aglio delle bisce (Allium sphaerocephalon) per la strategia riproduttiva “per via vegetativa”, che attuano per sopravvivere nell’ambiente “stressante” dei terrazzi aridi del Parco. In pratica la pianta abbrevia il ciclo vegetativo, eliminando la complessa e laboriosa differenziazione dei fiori, in luogo ai quali sviluppa piccoli germogli da cui si originano i nuovi individui. Particolarmente interessanti per il territorio sono i cosidetti “Relitti xerotermici”, riferiti a tutte quelle specie penetrate in Italia per effetto di un riscaldamento climatico avvenuto circa 3000 – 4000 anni fa (nel Subboreale) e che vi sono rimaste anche in seguito al successivo peggioramento del clima. Tipiche oasi di queste specie termo-xerofile sono i laghi prealpini e le vallate aride alpine disposte lungo i paralleli, ricordiamo: il forasacco eretto (Bromopsis erecta), il barboncino digitato (Bothriochloa ischaemum) e l’erba medica minima (Medicago minima). Nella zona di riserva Malpaga Basella è interessante, inoltre, la presenza di specie orofile discese, per azione del fiume, in stazioni dal microclima favorevole per la loro sopravvivenza. Tali entità dealpinizzate o anche dette eterotopiche sono, per esempio: il camedrio montano (Teucrium montanum), il narciso a fiori raggianti (Narcissus radiiflorus), la biscutella montanina (Biscutella laevigata subsp. laevigata), la saponaria rossa (Saponaria ocymoides) e la prunella delle Alpi (Prunella grandiflora). 11


La fauna delle praterie magre Le praterie magre e i ghiaieti della “zona di riserva Malpaga – Basella” non rappresentano soltanto un importante habitat floristico ma ospitano anche una ricca componente faunistica. Tra gli invertebrati, uno studio condotto di recente, ha mostrato la presenza di una ricca comunità di ragni con ben 60 specie, presenti soprattutto nelle praterie aride e nell’ampio alveo del fiume. Gli anfibi sono presenti in particolare con il colorato rospo smeraldino (Bufo viridis) mentre tra i rettili trova un ambiente ideale il ramarro (Lacerta bilineata) amante dei luoghi soleggiati e asciutti. Lungo il fiume, presso le alte sponde derivanti dall’erosione operata dalle acque del fiume, si trovano, nella bella stagione, colonie di una piccola specie simile alla rondine, si tratta del topino (Riparia riparia), che utilizza proprio le scarpate verticali per scavare le piccole gallerie nelle quali nidifica. Sempre all’interno dell’alveo è possibile osservare alcuni aironi, tra i quali il più comune è la garzetta (Egretta garzetta), facilmente distinguibile per la livrea bianca e le zampe nere, impegnata nella ricerca di piccoli pesci e molluschi nelle acque basse del fiume. Ma è all’interno delle praterie che si rinvengono le specie più rare tra le quali l’occhiocotto (Sylvia melanocefala) un passeriforme insettivoro tipico della macchia mediterranea e riconoscibile per la presenza di una macchia rossa intorno all’occhio da cui prende il nome e il succiacapre (Caprimulgus europaeus), così chiamato per l’erronea credenza dei pastori che questa specie succhiasse il latte alle capre. In realtà, presso il bestiame il succiacapre cerca gli insetti dei quali si nutre in particolare la sera, quando, grazie ai suoi grandi occhi è in grado di individuare e catturare soprattutto le falene ed è sempre la sera che si può sentire il suo strano canto metallico. Tra i mammiferi, la specie più facilmente osservabile è il coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus), per il quale le praterie rappresentano un habitat ideale che garantisce la presenza di cibo e rifugi, soprattutto nelle aree con suoli sabbiosi, dove i conigli realizzano veri e propri sistemi di tane sotterranee. Anche i carnivori sono presenti in particolare con la donnola (Mustela nivalis) in grado di sfruttare i diversi microhabitat presenti all’interno delle praterie magre. 12


BI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Arenaria serpyllifolia L.

Arenaria serpillifolia (Thymeleaf Sandwort)

AN

CH

I

Fam. Caryophyllaceae

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY

...................................................................................................................................................... Caratteri distintivi - habitus: erba annuale, alta 5-12(30) cm, con fusti gracili, ascendenti, pelosi e talora ghiandolosi; fiori: bianchi (Ø 5-7 mm), riuniti in cima ramosa, con peduncoli di 5-6 mm. Petali 5, ovali e sepali acuminati; foglie: ovato-acuminate, lunghe 4 mm, con 3-5 nervi, opposte e sessili salvo le inferiori brevemente picciolate, margine della lamina ciliato; frutto: capsula piriforme o ovoide (4 mm), contenente semi grigio-nerastri. Area di distribuzione: specie distribuita in ogni continente o quasi (subcosmopolita). In Italia è presente e comune in tutte le regioni. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: incolti, prati e pascoli aridi, campi, colture, 0-2000 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli aridi, da acidi ad alcalini, con un discreto tenore di nutrienti e di humus, a media tessitura, permeabili e ben areati. Ama i luoghi luminosi, temperato-caldi a clima continentale. Uso e Curiosità: il nome Arenaria deriva da “arena”, per la predilezione di alcune specie per i luoghi sabbiosi. La pianta è usata in cucina; le foglie bollite, infatti, vengono utilizzate come condimento in minestroni, minestre o zuppe. Allo stato attuale non gode di particolare valutazione nella farmacopea.

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I

BIA NC H

ri Fio

Draba verna L.

Sinonimo: Erophila verna (L.) Chevall. subsp. praecox (Steven) P. Fourn.

Draba Primaverile (Spring Draba) Fam. Brassicaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale, alta 2-15 cm, di aspetto minuto ed esile (osservare attentamente!), con fusti eretti, pubescenti in basso; fiori: bianchi, riuniti in racemo corimbiforme, petali 4 disposti a croce, lunghi 2-3-mm, profondamente bilobi; sepali acuti (1-1,5 mm), carenati e spesso arrossati sul dorso; foglie: tutte in rosetta basale, lanceolato-spatolate o obovate-romboidali, cigliate sul bordo; frutto: siliquetta lunga (5-10 mm), ellittica, glabra, eretta, con stilo persistente. Area di distribuzione: diffusa nelle zone fredde e temperato-fredde dell’Europa, Asia, e Nordamerica (circumboreale). In Italia è comune in tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: incolti e prati o pascoli, aridi, ambienti disturbati (sentieri, macerie ecc.), 0-1300 (max 2400) m s.l.m. Dove vive: suoli aridissimi, da acidi ad alcalini, poveri in nutrienti, con un medio tenore di humus, tendenzialmente a tessitura media, permeabili e ben areati. E’ eliofila e predilige le zone a clima continentale. Uso e Curiosità: la pianta è cosi piccola che spesso ad altezza uomo passa inosservata. Scarse sono le documentazioni sul suo utilizzo nella medicina popolare; essa sarebbe nota per le proprietà astringenti e vulnerarie. E’ una delle prime piante a fiorire in primavera, le poche api presenti ne succhiano il nettare, mentre i conigli si cibano delle sue foglie.

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BI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Saxifraga tridactylites L.

1

Sassifraga annuale (Rue-leaved Saxifrage) Fam. Saxifragaceae

AN

CH

I

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale, piccola, di 2-10(20) cm, verde-rossiccia (osservare!), e ghiandoloso-vischiosa (sentire al tatto!), con fusti eretti in alto forcati; fiori: bianchi, riuniti in cime subcorimbose con pochi fiori, petali 5, lineari-spatolati, lunghi 3-4 mm, calice campanulato con 5 lacinie ovate, peduncoli fiorieri 3-30 mm, alla fruttificazione anche più; foglie: cuneato-spatolate con 3 (rar. 5) lobi stretti (sembrano 3 dita!), alterne, le basali anche intere e disseccate alla fioritura; frutto: capsula obovoide. Area di distribuzione: dalle coste mediterranee fin verso l’Europa media (eurimediterranea). E’ presente e comune su tutto il territorio italiano. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: prati e pascoli aridi, poveri e sabbiosi, luoghi pietrosi, rupi, muri, tetti, 0-1500 m s.l.m. Dove vive:predilige suoli aridissimi, da acidi ad alcalini, poveri in nutrienti, in humus, sciolti e incoerenti (pietrosi) o sabbiosi. Ama la luce e gli ambienti tendenzialmente caldi, a clima continentale. Uso e Curiosità: Saxifraga deriva dal latino “saxifraga herba” (erba che rompe i sassi); il nome specifico tridactylytes si deve alle foglie spesso con 3 denti o lobi (dal greco “tri-“ = tre e “dàctylos” = dito). La pianta e le sue congeneri non godono in genere di grande popolarità nella medicina popolare; vengono solo localmente impiegate per applicazioni esterne contro i foruncoli ed alcune malattie degli occhi e talvolta, per uso interno mediante infusi astringenti, diuretici e stimolanti, senza che la validità scientifica di questi ritrovati sia stata in qualche modo certificata. Questa scarsa considerazione nella pratica terapeutica non deve tuttavia togliere valore e fama a queste specie, tra le più belle della flora lombarda.

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I

BIA NC H

ri Fio

Eryngium campestre L.

Calcatreppola campestre (Field Eryngo)

Fam. Apiaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, spinosa, glabra e glauca, di 15-40 cm con radice grossa, cilindrica e fusto arrossato in basso, legnoso, eretto e ramoso-corimboso; fiori: verdi-glauchi o biancchicci, piccoli, ermafroditi, riuniti in ombrelle capituliformi. Brattee del capolino 5-7, acutamente spinose e di colore bianco-argenteo (!); foglie: coriaceae, le basali con lamina completamente divisa (2-3 pennatosette), picciolo allargato con 2 lacinie spinescenti, le cauline amplessicauli, minori; frutto: diachenio (2 acheni saldati lungo un asse centrale) con la superficie coperta da piccoli aculei. Area di distribuzione: eurimediterranea. In Italia è comune su tutto il territorio salvo nel Veneto e nel triestino dove è rara. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: prati e pascoli aridi, luoghi pietrosi, 0-1500 m s.l.m. Dove vive: su suoli aridi, neutri o alcalini, con un medio tenore di nutrienti e in humus e di tessitura media. Predilige luoghi luminosi, delle zone calde a clima continentale. Uso e Curiosità: deriva dal greco “eryngion” (ruttare); pare, infatti, che alle piante di questo genere venisse attribuita la proprieta di provocare eruttazioni. La pianta era anche conosciuta come “bocca di ciuco”, perché solo gli asini riuscivano a masticarne le foglie coriacee e spinose senza ferirsi. E’ detta anche “cardo nomade” sia per la somiglianza con i cardi della famiglia delle Asteraceae, sia perché in autunno il fusto si stacca naturalmente dal suolo e, secco e leggero, diventa preda del vento che lo trasporta altrove per la dissemina. La radice è legnosa ma nutriente; ha un sapore aromatico dolce e gradevole e tagliata molto fine si può aggiungere, cruda, alle insalate o cuocerla e passarla molto fine per farne una purea. I germogli giovani possono essere cotti e usati come asparagi, anche se di sapore diverso ed amarognoli. Nell’area mediterranea nei periodi primaverili ed autunnali particolarmente piovosi, sui resti di Eryngium campestre può crescere il cardoncello (Pleurotus eryngii), una specie di fungo molto ricercata ed apprezzata per l’ottima qualità della sua carne. 16


FLOWERING PERIOD:

BI ri Fio

Sedum album L.

AN

Borracina bianca (White Stonecrop) Fam. Crassulaceae

CH

I

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, succulenta, alta 8-30 cm, glabra o con peli ghiandolari sul fusto e foglie; fusti sterili ramificati e striscianti, fittamente fogliosi fino all’apice, i fiorali eretto-ascendenti, generalmente arrossati, fragili e contorti; fiori: bianchi talora screziati di rosa, numerosi, riuniti in cime corimbose, peduncoli di 1-2 mm, calice formato da sepali di 1 mm; foglie: carnose (al tatto!), alterne, eretto-patenti, lineari-subcilindriche e un pò appiattite di sopra, ottuse all’apice; frutti: follicoli allungati. Area di distribuzione: specie eurimediterranea. In Italia è comune e diffusa su tutto il territorio. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: prati e pascoli aridi e sassosi, muri, rupi soleggiate, dune e greti ciottolosi, tra 0-1600 (max. 2000) m s.l.m. Dove vive:suoli aridi, debolmente acidi, neutri o debolmente alcalini, poveri di nutrienti, scarsamente humificati, generalmente sciolti ed incoerenti, ma anche grossolani (pietraie) ed in ambiente rupestre. Predilige luoghi ben illuminati, a clima relativamente continentale con inverni rigidi ed aridi e grandi escursioni termiche. Uso e Curiosità: è leggermente tossica (!), l’impiego della pianta a scopo terapeutico è sporadico e la letteratura medica riferisce di poche applicazioni per il solo uso interno. Utilizzata in passato per curare ferite, scottature e calli, in alcune zone veniva anche data da bere alle persone agonizzanti quale estrema risorsa. L’omeopatia suggerisce l’uso di varie specie di Sedum nelle affezioni anali e rettali. La borracina bianca è nota ed apprezzata dai giardinieri per la sua frugalità e bellezza decorativa, tanto da essere utilizzata anche per il verde pensile.

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BiIAg NiaCl HliI

Achillea tomentosa L.

rioir FioF

Millefoglio giallo (Woolly Yarrow)

Fam. Asteraceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, tomentoso-vellutata (a vista! al tatto!), alta 12-50 cm, rizoma obliquo e legnoso, fusti eretti o ginocchiati alla base; fiori: giallo-dorati, riuniti in piccoli capolini disposti in corimbo ± ombrelliforme all’apice del fusto; foglie: a contorno lineare o lanceolato, bipennatosette, generalmente grigio-lanose; frutti: acheni compresso-appiattiti, senza pappo. Area di distribuzione: distribuita nelle zone calde dell’Europa e nella fascia arida della Siberia meridionale (sudeuropea-sudsiberiana). In Italia è rara sulle Alpi e sull’Appennino Settentrionale e Centrale fino all’Abruzzo. Frequenza nel Parco: rarissima. Habitat: prati e pascoli aridi e sassosi, pendii aridi e sassosi, 0-1700 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli molto aridi, acidi, poveri di nutrienti e in humus, permeabili e ben areati. E’ amante della luce e delle zone calde a clima continentale. Uso e Curiosità: il nome Achillea risale a due leggende collegate ad Achille: secondo la prima, avrebbe usato le foglie di una pianta medicinale per curare le ferite dei suoi compagni d’armi durante la guerra di Troia (sembra che sia stato Chirone, suo maestro, ad informarlo delle capacità cicatrizzanti della pianta); per la seconda, invece, avrebbe usato le foglie su se stesso per alleviare il dolore provocatogli dal dardo avvelenato scagliato da Paride. La pianta è stata poi identificata come Achillea millefolium, oggi tra le più preziose nella farmacopea. I semi di Achillea all’interno delle botti di vino hanno la funzione di conservarlo. Il millefoglio giallo è molto apprezzato a scopo ornamentale.

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Ajuga chamaepitys (L.) Schreb. Iva artritica, Camepizio (Ground Pine) Fam. Lamiaceae

gBiI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

aAlN lCiH I

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale (bienne o perenne), generalmente piccola 10 (max 25) cm, pelosa, fortemente aromatica (schiaccare le foglie e odorare!), con fusto ramoso, prostrato-ascendente; fiori: gialli, bilabiati, riuniti in infiorescenza a cima densa, brevemente peduncolati, ascellari, calice con tubo gozzuto, pubescente e con peli ghiandolari sparsi, corolla priva di labbro superiore; foglie: rigide, lamina 5-6 volte più lunga che larga; le inferiori sono semplici lineari, quelle superiori sono talvolta divise in tre lacinie. I segmenti sono sottili e terminano all’apice con una punta acuta; frutto: tetrachenio. Area di distribuzione: specie eurimediterranea. In Italia è comune nella penisola ed Isole maggiori; al Nord è diffusa fino al bordo meridionale delle Alpi, ma rara. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: pascoli, prati aridi, incolti, nei campi e nei vigneti, tra 0-1500 m s.l.m. Dove vive:suoli aridi, neutri o alcalini, poveri di nutrienti, con un medio tenore di humus, a media tessitura, permeabili e ben areati; predilige stazioni luminose, temperato-calde, a clima relativamente continentale. Uso e Curiosità: Ajuga deriva dalla composizione di “a”- e del latino “iùgum” (giogo), per l’apparente assenza del giogo o labbro superiore della corolla, oppure dal latino “abigere” (espellere), perchè secondo le vecchie interpretazioni, si credeva che aiutasse il parto o comunque per le sue virtù emmenagoghe, conosciute fin dai tempi remoti. Il nome “chamaepitys” ha origine dal greco e significa “piccolo pino”, per la forma delle foglie. La tradizione popolare attribuisce a questa pianta proprietà; diuretiche e depurative atte a favorire l’eliminazione delle scorie azotate che si formano nell’organismo (primi fra questi gli acidi urici). Le preparazioni a base di camepizio giovano particolarmente agli artritici, ai reumatici ed ai gottosi.

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BiIAg NiaCl HliI

rioir FioF

Blackstonia perfoliata (L.) Huds.

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Centauro giallo (Yellow Wort)

Fam. Gentianaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale, alta 5-50 cm, glabra e pruinoso-glaucescente (osservare attentamente!); fusti eretti o ginocchiati, ramosi in alto; fiori: gialli, peduncolati (2-4 cm) e con brattee alla base del peduncolo, corolla a 6-8 petali, calice diviso fin quasi alla base in lacinie lesiniformi uninervie; foglie: le basali lanceolate od ovate, le cauline, opposte, triangolari acuminate, saldate alla base; frutto: capsula ellissoide. Area di distribuzione: dalle coste mediterranee fino verso l’Europa media (eurimediterranea). E’ presente e comune su tutto il territorio italiano. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: ambienti ± umidi, dune, pietraie, prati e pascoli aridi, 0-1300 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli stagionalmente umidi, alcalini, poveri di nutrienti, a medio tenore in humus e argillosi. E’ un’eliofila delle zone temperato-calde a clima suboceanico. Uso e Curiosità:il nome del genere è dedicato al botanico inglese del XVIII secolo J. Blakstone. In passato era usata come colorante per tingere i tessuti di giallo. La pianta intera contiene un glucoside amaro, la genziopicrina, presente anche nella radice di alcune genziane, responsabile delle sue proprietà terapeutiche. L’infuso è usato soprattutto nella medicina popolare come amaro stomachico.

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gBiI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Chondrilla juncea L.

aAlN lCiH I

Lattugaccio comune (Gum Succory) Fam. Asteraceae

FLOWERING PERIOD: FREQUENZA

PROTECTION FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, alta 40-120 cm, ± glauca, fusti eretti ramificati in alto, con spinule retroflesse in basso; fiori: gialli, tutti ligulati e lunghi 10-13 mm, riuniti in piccoli numerosissimi capolini subsessili a loro volta disposti in fascetti di 2-4, involucro cilindrico lungo 8-mm; foglie: le basali oblanceolate lunghe 4-8 cm, grossamente dentate, le cauline lineari con il margine spinuloso scomparse alla fioritura; frutti: acheni con un lungo becco e pappo niveo. Area di distribuzione: eurimediterranea e della fascia arida intorno al Mar Nero ed al Mar Caspio (eurimediterranea-sudsiberiana). In Italia è comune al Centro e al Sud e isole, meno al Nord ed in particolare sui suoli alluvionali della Pianura Padana. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: prati aridi, incolti, ambinti ruderali o semi-ruderali, 0-1700 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli aridi, neutro-alcalini, non molto fertili, a medio tenore in humus, a media tessitura, permeabili e ben areati. Ama luoghi luminosi, caldi a clima continentale.Uso e Curiosità: Chondrilla deriva dal greco “chondros” (grumo), nome dato ad alcune piante provviste di latice che, a contatto con l`aria, si rapprende in grumi; il nome “juncea” deriva dal latino e significa “a forma di giunco”, riferendosi ai fusti della pianta giunchiformi. Il lattugaccio è infestante le colture cerealicole in Australia e Stati Uniti, dove per controllarne e contrastare l’invadenza è stata condotta una lotta biologica introducendo un fungo (Puccinia chondrillina) isolato in Italia. Trova impiego in cucina per lessi, insalate e condimenti.

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BiIAg NiaCl HliI

Euphorbia cyparissias L.

rioir FioF

Erba cipressina (Cypress Spurge)

Fam. Euphorbiaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, di 15-60 cm, con rizoma sotterraneo e fusto eretto densamente foglioso con 1-parecchi rami sterili; fiori: apparati fiorali (ciazi), con brattee alla base non saldate, cordate o reniformi, gialle alla fioritura, perlopiù arrosate alla fruttificazione (sono spesso confuse come petali). Infiorescenza ad ombrella di 9-15 raggi, con foglie alla base simili alle cauline. Involucro del ciazio a forma di coppa, portante sul bordo 4-5 ghiandole con appendici a forma di mezzaluna o reniformi, gialle, fiori maschili ridotti al solo stame, i femminili (unico e centrale), ridotti al solo ovario; 3 stili talvolta saldati in basso (occorre una buona lente!); foglie: alterne, più o meno patenti, strette e lineari, verde pallido, spesso giallastre, quelle dei rami sterili setacee addensate a pennello; frutto: tricocca (capsula triloculare) a pareti rugose, con ciascuna loggia contenente un solo seme grigio, ovoidale. Area di distribuzione: pianta ad areale centro-europeo. In Italia è comune nelle regioni settentrionali e centrali, assente o quasi in quelle meridionali e nelle isole. E’ rara in pianura. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: prati aridi, incolti, boscaglie, sentieri, fino max. 2500 m di quota. Dove vive: suoli aridi, da acidi ad alcalini, poveri di nutrienti, a medio tenore di humus, a tessitura fine e più o meno areati; predilige stazioni luminose, temperato-fredde, a clima continentale. Uso e Curiosità: Euphorbia deriverebbe dal nome del medico greco Euphorbus, che utilizzava il succo lattiginoso prodotto da queste piante nelle sue pozioni. L’erba cipressina se spezzata emette, infatti, un latice bianco e attaccaticcio. Tale sostanza è anche irritante (può provocare vesciche sulla pelle) e velenosa (!). La presenza della pianta in grande quantità nel foraggio può causare gravi disturbi al bestiame, che la evita accuratamente. E’ nota nella medicina popolare per togliere calli e verruche (con il lattice) e per le proprietà purgative, diuretiche, vomitive. L’impiego della droga, tuttavia è consigliato sotto stretto controllo medico. Il lattice contenente il lattone “euforbone” e la proteina vegetale “citotossina” è usato come anticancerogeno, nella lotta contro il cancro.

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FLOWERING PERIOD:

Fumana comune (Heath-Rose) Fam. Cistaceae

gBiI ri Fio

Fumana procumbens (Dunal) Gren. & Godr.

aAlN lCiH I

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: pianta suffruticosa, alta 5-15 cm, rizoma legnoso con rami prostrato-diffusi; fusto e foglie con peli contorti simili a forfora e raramente con peli ghiandolari; fiori: gialli, solitari all’ascella di foglie normali, generalmente rivolti verso il basso, petali 5 delicati (cadono facilmente!), peduncoli 10 mm, ricurvi, la gemma fiorale è rossiccia, i sepali 6 sono spiralati (sembra una piccola fiammella prima dell’antesi!); foglie: aghiformi, alterne senza stipole, oscuramente trigone; frutto: capsula. Area di distribuzione: dalle zone mediterranee e medioeuropee fino alle aree continentali-steppiche dell’Ucraina, la Pannonia e in generale delle regioni a nord del Mar Nero (eurimediterranea-pontica). In Italia è presente e comune in tutte le regioni. E’ molta rara nella Pianura Padana. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: prati aridi steppici, dirupi sassosi, garighe e macchie basse, 0-800 (rar. 1660) m s.l.m. Dove vive: suoli aridi, neutri o alcalini, magri, con un medio tenore in humus e permeabili e ben areati. Ama stazioni luminose in zone calde o collinose a clima tendenzialmente continentale. Uso e Curiosità: soprattutto nell’Italia centrale è una delle piante cosiddette “comari”, cioè che vivono in prossimità delle tipiche piante simbionti del tartufo nero, come ad esempio: la roverella, il leccio, il cerro, il carpino nero, il nocciolo, la farnia e la rovere. Non si conoscono altri utilizzi salvo per scopi ornamentali. La presenza di questa graziosa pianta sui terrazzi aridi del Parco, ne aumenta il pregio naturalistico.

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BiIAg NiaCl HliI

rioir FioF

Helianthemum italicum (L.) Pers.

Sinonimo: Helianthemum oelandicum (L.) Dum. Cours. subsp. italicum (L.) Ces.

Eliantemo rupino, Eliantemo d’Italia (Alpine Rockrose)

Fam. Cistaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: suffrutice, alto 5-25 cm, fusti legnosi striscianti e rami ascendenti, villoso-rossastri; fiori: gialli riuniti in cime, 6-20flore, spesso ramificate, petali cuoriformi, peduncoli fiorieri generalmente bianco-lanosi (osservare!; tatto!), incurvati prima dell’antesi, sepali bianco-lanosi; foglie: ellittiche o subspatolate, revolute al margine e con apice acuto, senza stipole, sparsamente pelose di sotto; frutto: capsula. Area di distribuzione: pianta diffusa sui sistemi montuosi dell’Europa sud-occidentale. In Italia è rara al Nord ed al Centro, è assente al Sud e nelle isole. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: prati e pascoli aridi, luoghi pietrosi, 100-1800 m s.l.m. Dove vive: preferisce suoli aridissimi, alcalini, poveri di nutrienti, con un medio tenore in humus, sciolti, incoerenti (pietrosi) o sabbiosi. Ama la luce e le zone calde a clima relativamente continentale. Uso e Curiosità: è una pianta amante del sole come il nome del genere sottolinea che deriva, infatti, dal greco “hèlios” (sole) e “anthos” (fiore). Non si segnalano impieghi di particolare interesse, se non per scopi ornamentali. Nei terrazzi aridi del Parco è presente anche l’eliantemo maggiore (H. nummularium), ben distinguibile per i fiori più grandi e le foglie tutte stipolate. Quest’ultima è nota perché è uno dei “Fiori di Back” la cui funzione sarebbe di agire sulla paura e sull’angoscia provocati da situazioni appena accadute. Nella fioriterapia di Back, la pianta dovrebbe donare coraggio trascendente, forza e tranquillità nell’affrontare grossi ostacoli, e consentire alla persona di riconnettersi con la propria luce interiore. E’ visitata dalle api per il polline.

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Hypericum perforatum L. subsp. veronense (Schrank) Ces. Sinonimo: Hypericum perforatum L. subsp. angustifolium A.Fröhl

Erba di S. Giovanni a foglie strette (St. John’s Wort) Fam. Hypericaceae

gBiI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

aAlN lCiH I

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

UMIDITÀ FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION FREQUENZA

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, alta 20-80 cm, glabra; fusto prostrato e ligniLUMINOSITY UMIDITÀ midolloso, cilindrico, con 2 linee longitudinali rilevate ficato alla base, poi ascendente-eretto, su lati alterni negli internodi successivi, ramoso; fiori: gialli-dorati, numerosi, riuniti in corimbi; sepali 5, da lesiniformi a lanceolati, acuti, con margini interi; petali 5, ellittici, con ghiandole nere sul bordo (osservare!), stami numerosissimi con antere gialle, disposti in tre fascetti; LUMINOSITY foglie: opposte, glauche di sotto, da lanceolate-lineari, fittamente cosparse da ghiandole traslucide visibili contro luce e da ghiandole nere sul bordo (osservare attentamente!); frutto: capsula piriforme. Area di distribuzione: distribuzione molto ampia, quasi in ogni continente (subcosmopolita). E’ presente e comune su tutto il territorio italiano. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: prati e pascoli aridi, campi abbandonati, lungo le vie, margini del bosco, tra 0-1600 m s.l.m. Dove vive:suoli aridi o temporaneamente umidi, da acidi ad alcalini, non molto fertili, con un medio tenore in humus, argillosi e poco ossigenati; predilige stazioni ± luminose, temperato-calde, a clima continentale. Uso e Curiosità:Hypericum deriva dal greco e significa “contro i fantasmi” a causa della credenza

che l’erba respingesse gli spiriti maligni i quali non potevano sopportarne l’odore. Un altro appellativo popolare dell’iperico è, infatti, “erba scacciadiavoli”. I fiori durano poco, dopo un paio di giorni sono già appassiti, si infeltriscono e assumono una caratteristica colorazione rosso ruggine. Le foglie hanno un aspetto perforato e da ciò derivano i nomi volgari: mille buchi, perforata, perforatura, trafurella; forse proprio da questo aspetto perforato (dai fulmini?) è derivata la credenza che quest’erba protegga dalle folgori o appunto dai diavoli. E’ nata così l’usanza di raccoglierla il giorno di San Giovanni e farne mazzetti da appendere sulla porta di casa come protezione. L’erba di San Giovanni ha una lunga tradizione nella medicina popolare: Ippocrate, il padre della medicina; Dioscoride, il più rinomato medico dell’antica Grecia; e Plinio il Vecchio (nell’antica Roma), l’impiegarono per curare molte malattie. L’iperico è noto come antidepressivo, astringente, febbrifugo, balsamico, diuretico, digestivo, sedativo e per l’azione antinfiammatoria indicata nella cura delle ustioni, piaghe, ulcere, scottature, emorroidi e ferite. 25


BiIAg NiaCl HliI

Medicago falcata L.

rioir FioF

Sinonimo: Medicago sativa L. subsp. falcata (L.) Arcang.

Erba medica falcata (Sickle Medick) Fam. Fabaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, alta 30-60 cm, con rizoma sotterraneo ramoso e fusto eretto, con pochi peli; fiori: gialli, papilionacei, in racemi ascellari, densi, portati da peduncoli lunghi quanto o più della foglia ascellante; calice di 4 mm; foglie: trifogliate, con foglioline obovato-bislunghe, nelle foglie inferiori; lineari-cuneate in quelle superiori, dentellate sul margine e con apice troncato e mucronato, stipole lunghe 7 mm; frutto: legume piegato a falce. Area di distribuzione: specie distribuita nelle zone temperate dell’Europa e dell’Asia (eurasiatica). In Italia è comune sulle Alpi, in Pianura Padana e nella Penisola e Isole solo sui rilievi. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: prati e pascoli aridi, incolti, 0-1200 m s.l.m. Dove vive: preferisce suoli aridi, neutro-alcalini, poveri di nutrienti, con medio tenore in humus e tessitura media, permeabili e ben areati. E’ amante dei luoghi luminosi, tendenzialmente caldi a clima relativamente continentale. Uso e Curiosità:è simile all’erba medica Medicago sativa L. (= Medicago sativa L. subsp. sativa)” che cresce negli stessi ambienti, differenziandosi soprattutto per il colore della corolla, blu-violetta. Nel territorio è presente anche l’ibrido Medicago × varia Martyn, con caratteri intermedi tra le due specie, come la corolla blu-gialla. La pianta è un’ottima foraggera utilizzata nell’alimentazione del bestiame perché ricca di proteine vegetali. Possiede inoltre sorprendenti virtù curative per la salute dell’uomo; attenzione però alle porfirine presenti nella pianta che influenzano la funzione epatica e possono causare fotosensibilizzazione, quindi cautela (!). Arricchisce il suolo di nutrienti grazie a batteri simbionti presenti in noduli sulle radici. E’ chiamata anche col nome volgare di “yellow alfa-alfa” che sembra derivare dall’arabo “Al-FalFa con il significato di “padre di tutti i cibi”. In cucina le foglie si possono consumare crude o cotte come verdura, mentre i semi vengono fatti germinare e usati per insaporire insalate. E’ anche molto amata dalle api. 26


gBiI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Medicago minima (L.) L.

aAlN lCiH I

Erba medica minima (Bur Medick) Fam. Fabaceae

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ COLORS OF THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale (o bienne), alta 10-30 cm, con fusti prostraUMIDITÀ fiori: gialli piccoli, riuniti in racemi 4-5 (1-10) flori, ti-ascendenti, sparsamente pubescenti; con asse lungo circa come la foglia, corolla tipicamente papillionacea; foglie: trifogliate con pelosità setosa, stipole triangolari intere o con dentelli indistinti alla base; frutto: legume spinoso, avvolto a spirale (osservare!). LUMINOSITY Area di distribuzione: dalle coste mediterranee fino all’Europa media e all’Asia centrale (eurimediterranea-centroasiatica). In Italia è comune su tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: prati aridi e steppici, luoghi pietrosi o sabbiosi, 0-1000 (1600) m s.l.m. Dove vive: suoli aridissimi, neutro-basici, magri, con un medio tenore in humus, da pietrosi a sabbiosi, permeabili e ben areati. Ama la luce ed è tipica delle zone calde a clima continentale. Uso e Curiosità: il nome del genere deriva dalla Media, antica regione della Persia, da cui Teofrasto pensava provenisse. Le proprietà dell’erba medica minore sono analoghe a quelle della più nota congenere Medicago sativa, la cosidetta “regina delle foraggere”, definizione certamente meritata, per le ottime caratteristiche nutrizionali. Le foglie sono, infatti, ricchissime di proteine nobili, di sali minerali quali calcio, potassio, ferro, fosforo e silice, alcuni enzimi, provitamine e vitamine. E’ forse la più antica delle piante da foraggio coltivate; Plinio la dice portata dall’Asia in Europa al tempo delle guerre persiane mentre Virgilio la menziona tra le piante coltivate in Italia al suo tempo. Tra le proprietà medicinali l’erba medica è: antibatterica, antiscorbutica, emostatica, febbrifuga, nutritiva, stimolante, lassativa, diuretica, calmante il dolore; emetica e tonica. E’ apprezzata anche a scopo ornamentale. Può essere confusa con l’erba medica lupolina (Medicago lupulina) che si distingue molto bene, alla fruttificazione, per i legumi (10-50 unità) ripiegati a semicerchio riuniti in una sorta di racemo peduncolato e capituliforme. 27


BiIAg NiaCl HliI

Ononis natrix L.

rioir FioF

Ononide bacaja (Yellow Restharrow)

Fam. Fabaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: pianta suffruticosa, alta 30-60 cm, ghiandolosa e vischiosa (al tatto!), fusto perlopiù densamente peloso; fiori: gialli, generalmente i petali con venature violette (!), grandi (10-20 mm), in racemi peduncolati, con peduncoli di 2-3 cm; foglie: trifogliate con foglioline ovali o lanceolate, dentate, stipole lineari; frutto: legume pendente lungo15-20 mm. Area di distribuzione: eurimediterranea con baricentro occidentale. In Italia è comune sulle pendici prealpine e sull’Appennino fino alla Calabria ed in Sardegna e Sicilia. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: prati aridi, luoghi pietrosi, 0-1200 (1700 m s.l.m.). Dove vive: suoli aridi, neutri o alcalini, poveri in nutrienti ed in humus, da pietrosi a sabbiosi, permeabili e ben areati. Predilige stazioni luminose, delle zone collinose a clima tendenzialmente continentale. Uso e Curiosità: l’ononide gialla è nota a scopo ornamentale. L’utilizzo nella medicina popolare è scarsamente documentato, a differenza della congenere ononide spinosa (Ononis spinosa), anch’essa presente nel territorio del Parco, nota anche per le sue proprietà terapeutiche. Brucata volentieri dagli asini, la pianta è stata così chiamata Ononis dal greco “onos” (asino) e “oninêmi” (essere utile). Dioscoride, famoso botanico greco del I secolo d.C., scriveva che la scorza della radice macerata nel vino favorisce la diuresi, previene e tratta la renella e corrode il margine delle ulcere. Gode, inoltre, di proprietà antisettiche, astringenti e sudorifere. Per uso esterno, molto efficaci sono i gargarismi di infuso di foglie e fiori per curare le infiammazioni alla gola (tonsille e faringe). In cucina le sommità di ononide sono una vera leccornia; il sapore ricorda quello delle fave per cui possono essere mangiate crude, condite o in minestre assieme a formaggi piccanti con i quali lega particolarmente.

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Petrosedum montanum (Songeon & E.P. Perrier) Grulich Sinonimo: Sedum montanum Songeon & E.P. Perrier

Borracina montana (Yellow Mountain Stonecrop) Fam. Crassulaceae

gBiI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

aAlN lCiH I

FLOWERING PERIOD: FREQUENZA

PROTECTION FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

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Lug

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Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: pianta succulenta perenne, alta 20-30 cm, glauca (osservare!); fiori: gialli, in infiorescenza corimbiforme, petali lineari lanceolati, patenti alla fioritura, sepali con peli ghiandolari, stami gialli; foglie: carnose (al tatto!), quelle dei getti sterili brevi, le cauline arcuate (osservare!), glauche a volte un pò arrossate; frutti: follicoli. Area di distribuzione: zone montuose dell’Europa centro-occidentale. E’ presente e comune nel Nord Italia sui rilievi alpini e prealpini; rara al Centro e manca al Sud e sulle isole. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: prati e pascoli aridi e sassosi, pietraie e rupi, 0-1500 m s.l.m. Dove vive:su suoli aridissimi, da acidi a debolmente basici, poveri di nutrienti, con un medio tenore in humus, e grossolani (rupestri). Predilige ambienti luminosi, tendenzialmente caldi a clima relativamente continentale. Uso e Curiosità: gli esemplari raccolti per l’erbario devono essere trattati in modo da bloccare ogni processo vitale della pianta, altrimenti questa continua a vegetare anche per mesi ed alla fine marcisce diventando irriconoscibile. Il metodo qui descritto è applicabile a tutte le piante succulente (o dette anche “grasse”) e consiste nel porre la pianta fra due fogli di giornale e stirarla con un ferro caldo, in questo modo la pianta si disidrata cessando ogni attività vitale. Si può procedere anche immergendo la pianta in acqua bollente fino a completa cottura e seccarla poi tra i fogli di giornale. Le parti fiorali, per mantenerne il colore, devono essere trattate con benzina per 2 o 3 giorni, lasciando poi la pianta a seccare tra fogli di giornale esercitando una pressione progressivamente crescente. Buoni risultati per la conservazione del colore si ottengono pure con il trattamento a vapori di zolfo (spesso usato anche per le orchidee), oppure immergendo la pianta in acqua fredda saturata di naftalina.

29


BiIAg NiaCl HliI

rioir FioF

Potentilla neumanniana Rchb.

Sinonimo: Potentilla tabernaemontani Asch.

Cinquefoglia primaticcia (Spring Cinquefoil) Fam. Rosaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, alta 5-25 cm, con fusti legnosi striscianti e rosette appressate al suolo; fiori: giallo-intenso (Ø 1-2 cm) riuniti in cime 1-9 flore, peduncoli 1-2 cm; foglie: le basali con 5 segmenti, stipole lineari lesiniformi, peli stellati o ghiandolosi assenti, petali obovato-cuoriformi; frutti: acheni su un ricettacolo che a maturità diventa carnoso. Area di distribuzione: Europa. In Italia è comune al Nord, nella penisola è rara, mentre è assente nelle Isole. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: prati aridi, dirupi sassosi, affioramenti rocciosi, 0-1500 (max. 2500) m s.l.m. Dove vive:suoli aridissimi, da debolmente acidi ad alcalini, poveri di nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura variabile da pietrosi a sabbiosi. Ama ambienti luminosi, caldi a clima suboceanico. Non sopporta le gelate tardive e le temperature troppo estreme. Uso e Curiosità: nota soprattutto per l’utilizzo in campo ornamentale. Non ci sono riferimenti del suo impiego nella medicina popolare ma probabilmente ha le stesse proprietà delle congeneri P. reptans (presente nel Parco) e P. erecta conosciute rispettivamente come astringente, depurativa e febbrifuga, la prima; cicatrizzante, emostatica, tonica e stimolante della funzione gastrica, la seconda. E’ una “pianta nutrice” ossia in grado di ospitare bruchi che si nutrono delle sue foglie prima di diventare farfalle.

30


FLOWERING PERIOD:

gBiI ri Fio

Prunella laciniata (L.) L.

aAlN lCiH I

Prunella gialla (Cutleaf Selfheal) Fam. Lamiaceae

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, alta 15-30 cm, villosa, fusto ascendente; fiori: giallo-pallidi (raramente rosa o porpora), riuniti in infiorescenza cilindrica densa all’apice del fusto, corolla bilabiata, brattee reniformi; foglie: le basali con picciuolo e lamina lanceolata, le cauline, opposte, strette, progressivamente da incise a pennatopartite e dentate, quelle all’ascella dell’infiorescenza, lineari; frutto: tetrachenio. Area di distribuzione: areale incentrato sulle coste mediterranee ed irradiante anche verso l’Europa media (eurimediterranea). E’ comune su tutto il territorio italiano, però manca in Pianura Padana e sulle catene centrali delle Alpi. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: prati e pascoli aridi, luoghi pietrosi, 0-1400 m s.l.m. Dove vive:suoli aridi, da acidi ad alcalini, poveri di nutrienti, con medio tenore di humus, a media tessitura, permeabili e ben areati. E’ amante della luce e delle zone calde a clima continentale. Uso e Curiosità: Prunella, detta anche Brunella, deriva dal tedesco “Bräune» (angina), in rapporto alle blande virtù medicinali della più nota Prunella vulgaris, indicata anche come colluttorio per le infiammazioni della bocca e faringe; laciniata in riferimento alle foglie profondamente incise in lobi stretti (lacinie), distinguendosi così dalla cugina (P. vulgaris) a fiori blu e foglie intere ovali. La prunella gialla trova impiego soprattutto in campo ornamentale, nei giardini rocciosi e come tappezzante; mentre la sua congenere è conosciuta anche per le proprietà curative e alimentari. E’ una pianta mellifera e dona al fieno un buon profumo. Nei prati aridi del Parco interessante è anche la presenza della prunella delle Alpi (Prunella grandiflora), specie orofila discesa in pianura, per azione del fiume, in stazioni dal microclima favorevole per la sua sopravvivenza.

31


BiIAg NiaCl HliI

Sedum acre L.

rioir FioF

Borracina acre (Goldmoss Stonecrop)

Fam. Crassulaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, succulenta, alta 3-15 cm, con fusto gracile, strisciante, terminante con rami fogliosi persistenti oppure con rami fertili che dopo la fioritura seccano; fiori: gialli, pentameri, subsessili, all’apice del fusto o dei rami; calice con sepali simili alle foglie, lunghi 2 mm, corolla con petali lanceolato-bislunghi, acuti, lunghi oltre il doppio del calice; foglie: carnose (al tatto!), glabre, a contorno ovale, arrotondate alla base, senza sperone, larghe 2 mm e lunghe 3-4 mm, regolarmente spiralate, generalmente con caratteristico sapore acre (masticarla!); frutti: follicoli. Area di distribuzione:specie a distribuzione europeo-caucasica. E’ presente su quasi tutto il territorio italiano soprattutto al Nord, mentre è rara al Sud e sulle isole, manca in Sardegna. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: prati e pascoli aridi, muri, ghiaie, affioramenti rocciosi, greti, pareti rocciose, tra 0-1600 m, raramente fino a 2300 m di quota. Dove vive: suoli molto aridi, poco acidi o neutri, privi o quasi di nutrienti, con un medio tenore di humus, da grossolani (rupi) a sciolti e incoerenti. Predilige stazioni molto luminose, fresche a clima relativamente continentale. Uso e Curiosità:è utilizzata a scopo ornamentale per bordure, giardini rocciosi, muri a secco e il verde pensile. La pianta dal caratteristico sapore piccante o acre è indicata anche con il nome volgare di “pepe dei muri” (wall pepper). In campo medicinale, gode di proprietà vulnerarie, emollienti e astringenti. Per uso esterno è impiegata per curare piaghe, ulcere, adeniti (mediante cataplasmi), ulcerazioni della bocca (con gargarismi) ed i calli ai piedi (con impacchi di polpa della pianta).

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gBiI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Sedum sexangulare L.

Borracina insipida (Tasteless Stonecrop) Fam. Crassulaceae

aAlN lCiH I

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ COLORS OF THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, succulenta, di 3-15 cm, prostrata o ascendente; fiori: gialli, quasi sessili,UMIDITÀ disposti in spighe a loro volta riunite in corimbo. Petali acuti lunghi 3-5-mm, sepali 2 mm; foglie: carnose (al tatto!), glabre, cilindriche, alla base con un breve prolungamento verso il basso (sperone) e all’apice ottuse. Nei getti sterili sono disposte su 6 file, seguendo i vertici di un esagono (osservare dall’alto!) ed è per questo che viene LUMINOSITY anche chiamato “Sedo a sei angoli”. Il sapore è insipido (masticarla!); frutti: follicoli fusiformi disposti a stella. Area di distribuzione: è distribuita tra la Scandinavia meridionale e l’Europa centrale e meridionale. In Italia è comunissima al Nord, mentre è rara nel Centro-Sud e manca in Puglia, Calabria e Sardegna. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: pratelli pionieri aridi, sabbie, muri, ghiaie, pietraie e affioramenti rocciosi, 0-2050 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli sottili, aridi, tendenzialmente alcalini, poveri in nutrienti, con un medio tenore in humus, pietrosi, sciolti e incoerenti. E’ amante della luce e delle zone temperato-fredde a clima ± continentale con grandi escursioni termiche. Uso e Curiosità: Sedum deriva probabilmente dal latino “sedare” (calmare), perchè le foglie essendo succose avrebbero un’azione calmante e rinfrescante. E’ utilizzata, come altre congeneri, a scopo ornamentale e nel verde pensile (coperture verdi al di sopra di abitazioni o edifici destinati ad attività produttive). Quest’ultimo impiego ha portato notevoli vantaggi (evidenziati a seguito di recenti studi specialistici) sotto il profilo paesaggistico e ambientale, ad esempio: per la riqualificazione visiva delle aree antropizzate; l’incremento dell’inerzia termica degli edifici con conseguente riduzione dei consumi energetici; la razionalizzazione della gestione delle acque piovane; ed una sensibile riduzione dell’inquinamento gassoso ed acustico. 33


BiIAg NiaCl HliI

rioir FioF

Teucrium montanum L.

3

Camedrio montano (Mountain Germander) Fam. Lamiaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: pianta suffruticosa, alta 8-15 cm, con profumo aromatico ± gradevole (strofinare le foglie tra le dita e odorare!), rami striscianti o ascendenti, biancotomentosi; fiori: giallo-pallido bianchicci, lunghi 12-14 mm, riuniti in un’infiorescenza a forma di testa sferica o capolino all’apice del fusto, corolla con solo il labbro inferiore il cui lobo mediano è ben sviluppato, antere bruno-rossastre; foglie: lanceolate, revolute al margine da sembrare lineari, coriacee, scure e glabre o pubescenti di sopra, bianco-tomentose di sotto; frutto: tetrachenio. Area di distribuzione: distribuita sui sistemi montuosi sudeuropei di origine terziaria quali: Alpi, Pirenei, Carpazi, Balcani e Appennini (orofita S-europea). E’ comune su tutto il territorio italiano, escluse le pianure alluvionali. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: prati e pascoli aridi, rupi, ghiaioni, 0-2100 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli aridi, neutro-alcalini, poveri di nutrienti e in humus, da pietrosi a sabbiosi. Ama gli ambienti luminosi, delle zone temperato-fredde a clima relativamente continentale. Uso e Curiosità:Teucrium deriva da Teucro, re troiano, che avrebbe scoperto le proprietà di questa pianta. Inserita nell’elenco delle piante officinali spontanee in Lombardia, per le riconosciute proprietà antiossidanti, toniche, stomatiche e stimolanti dell’apparato urinario. Un tempo era utilizzata contro le punture degli insetti. La pianta è visitata dalle api per il nettare.

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Verbascum pulverulentum Vill. Verbasco a candelabro (Hoary Mullein) Fam. Scrophulariaceae

gBiI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

aAlN lCiH I

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba bienne, alta 50-120 cm, piuttosto robusta (!), densamente bianco-lanosa, con fusto eretto, rami dell’infiorescenza arcuato-eretti, (aspetto di grosso candelabro!); fiori: gialli, grandi (Ø corolla 18-25 mm), riuniti in glomeruli (3-7 flori) all’ascella di una brattea lineare e a loro volta disposti in racemo o pannocchia. Petali 5, stami con antere reniformi e filamenti ricoperti di peli lanosi, bianchi o giallicci; foglie: con tomento talvolta fioccoso e caduco (osservare! tatto!), le basali grandi, sessili o brevemente peduncolate e lineari-spatolate, le superiori, largamente cuoriformi a punta breve, di dimensione decrescente dal basso verso l’alto, non decorrenti sul fusto; frutto: capsula. Area di distribuzione: specie dell’Europa centro-meridionale. E’ rara in Italia. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: incolti, prati e pascoli aridi, ambienti ruderali, 0-1400 m s.l.m. Dove vive: suoli aridi, da debolmente acidi ad alcalini, ricchi di sostanze nutritive, con un buon tenore di humus, a tessitura media, permeabili e ben areati. E’ eliofila ed ama gli ambienti caldi a clima tendenzialmente oceanico. Uso e Curiosità: è bottinata dai bombi. Scarse sono le informazioni sull’utilizzo terapeutico; sembra che la pianta abbia proprietà vermifughe e goda di tutte le proprietà medicinali delle più note congeneri V. thapsus e V. phlomoides, presenti anch’esse sui terrazzi aridi del Parco. Il tasso barbasso (Verbascum thapsus) si distingue per i filamenti degli stami glabri, circa 4 volte più lunghi delle antere, e per l’infiorescenza spiciforme; il verbasco barbarastio (V. phlomoides) è simile al precedente solo con foglie verdi, glabre o poco pelose e filamenti degli stami lunghi circa il doppio delle antere. Quest’ultimo è noto come espettorante, antinfiammatorio e diuretico, ed ancora è utilizzato per curare la tosse, la faringite, l’asma, le emorroidi, la diarrea, il raffreddore e contro l’insonnia. Tra le controindicazioni, fare attenzione alle persone che soffrono di pressione bassa, i semi se ingeriti sono tossici e possono causare avvelenamento (!), mentre non ci sono effetti collaterali sull’uso delle foglie, dei fiori e delle radici. 35


IOL ETT I

V ri Fio

Acinos arvensis (Lam.) Dandy Acino annuale (Basil Thyme)

Fam. Lamiaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale, bienne o talvolta perenne, di 5-30 cm, con odore aromatico (simile alla menta!), legnosa alla base, prostrata con rami ascendenti e pelosi su facce alterne; fiori: violetti, bilabiati, lunghi 7-9 mm, riuniti in verticillastri 3-8 flori, il calice si presenta rigonfio alla base e un pò strozzato, con peli diritti e/o uncinati; foglie: ovatolanceolate, opposte, dentellate e spesso revolute sul bordo; frutto: tetrachenio. Area di distribuzione: eurimediterranea. E’ presente in tutta Italia ma è rara. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: prati e pascoli aridi, rupi, ghiaioni, 0-2100 m s.l.m. Dove vive: suoli aridissimi, neutro-basici, poveri di nutrienti ed humus, a tessitura intermedia, permeabili ed areati. Ama la luce e le zone calde a clima tendenzilmente continentale. Uso e Curiosità:le foglie dell’acino annuale o santoreggia dei campi, altro nome volgare noto in letteratura, possono essere utilizzate come condimento per aromatizzare insalate, piatti di carne o pesce. Scarse sono le conoscenze sulle proprietà medicinali della pianta; si ritiene che sia digestiva, diuretica, rubefacente e antisettica, come le più conosciute santoreggia domestica (Satureja hortensis) e santoreggia montana (S. montana), note sin dall’antichità anche come potente afrodisiaco, tanto da essere comprese nel gruppo delle “Erbe dell’amore”.

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FLOWERING PERIOD:

VI ri Fio

Allium lusitanicum Lam.

2

OL ET TI

Aglio montano (Portuguese Onion) Fam. Alliaceae

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne dal caratteristico odore aromatico (odorare!), alta 10-50 cm, con scapo ottusamente angoloso (osservare!) e bulbo a forma di cono posto all’estremità di un rizoma strisciante generalmente obliquo; fiori: roseo-porporini, su peduncoli di 5-12 mm, riuniti in infiorescenza ad ombrella emisferica, antere sporgenti oltre i tepali; foglie: tutte basali, piane non o scarsamente carenate, larghe 2-3-mm; frutto: capsula. Area di distribuzione: distribuita nelle zone calde dell’Europa e nella fascia arida della Siberia meridionale (sudeuropea-sudsiberiana). In Italia è comune sulle Alpi e rilievi della Penisola fino al Molise. E’ rarissima e con carattere relitto nella Pianura Padana, mentre in Campagna, Calabria e sulle Madonie (Sicilia) deve essere riconfermata; manca in Puglia e Sardegna. Frequenza nel Parco: comune ma localizzata. Habitat: prati aridi, steppici, generalmente su calcare, 0-1500 (max 2200) m s.l.m. Dove vive: suoli aridissimi, alcalini, poveri di nutrienti, a medio tenore di humus e a media tessitura, permeabili e ben areati. Predilige luoghi luminosi, in montagna a clima tendenzialmente continentale. Uso e Curiosità: l’odore d’aglio è dovuto alla presenza dell’essenza sulforata ”allicina”, che è il principio attivo della pianta utile in campo medicinale per la sua efficace azione batteriostatica. Nel medioevo, infatti, i medici usavano portare una maschera protettiva imbottita di aglio per l’azione antisettica del succo fresco ancora più efficace dell’essenza isolata. L’aglio montano trova impiego in campo ornamentale; si può coltivare nei giardini, in bordure e per ornare scarpate e pendii. Il bulbo e i fiori, cotti o crudi, sono utilizzati come integratori alimentari per terapie dietetiche. La pianta possiede anche proprietà toniche per il sistema digestivo e circolatorio. E’ usata, infine, come repellente per talpe, insetti e falene.

37


IOL ETT I

V ri Fio

Allium sphaerocephalon L.

Aglio delle bisce (Round-headed Leek)

Fam. Alliaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne dal caratteristico odore di aglio (spezzare una foglia e odorare!), alta 30-90 (120) cm, con bulbo ovoide accompagnato da 1-3 (11) bulbilli acuminati e scapo cilindrico avvolto alla base da guaine; fiori: porpora, riuniti in ombrella sferica (1-6 cm) densa, spata a 2-4(5) valve; stami perlopiù non superanti i tepali e tricuspidati (osservare attentamente!) con cuspide centrale portante un’antera; foglie: generalmente 2-5, fistolose alla base e semicilindriche (Ø 1-4 mm) scanalate nel resto; frutto: capsula con semi triangolari. Area di distribuzione: distribuita nelle regione temperate del vecchio continente; Europa, Asia e Africa settentrionale (paleotemperata). E’ presente e comune in Italia. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: incolti aridi e soleggiati, garighe, pendii sassosi, vigneti, 0-1900 m s.l.m. Dove vive: suoli aridissimi, alcalini, poveri di nutrienti e di humus, a media tessitura, permeabili e ben areati. Predilige luoghi luminosi, in collina a clima tendenzialmente continentale. Uso e Curiosità:Allium è il nome dell’aglio usato dai Romani; probabilmente deriva dal celtico “all” (bruciante). Nell’aglio delle bisce gli stomi della foglia sono rinchiusi in una sorta di canale per ridurre al minimo la perdita d’acqua attraverso la traspirazione. Questo particolare adattamento di tipo fisiologico-morfologico che la pianta ha adottato serve per sopravvivere in un ambiente a marcata aridità come i terrazzi alluvionali lungo il Fiume Serio. La specie è utilizzata a scopo ornamentale; mentre, nonostante la presenza dell’illacina (a cui si deve l’odore dell’aglio), sostanza utile a scopo medicinale, non si conoscono usi della pianta in tal senso. E’ apprezzata in cucina dove le foglie e il bulbo sono utilizzati per insalate o per insaporire le pietanze.

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FLOWERING PERIOD:

VI ri Fio

Anacamptis coriophora (L.) R.M.Bateman, Pridgeon & M.W.Chase

4

Sinonimo: Orchis coriophora L.

Orchide cimicina (Bug Orchid) Fam. Orchidaceae

OL ET TI

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, alta 10-30 cm, di odore sgradevole (odorare!) con tuberi interi e fusto eretto, affusolato alle estremità; fiori: rosso-brunastri con venature verdognole (osservare!), in infiorescenza cilindrica con 20-40 fiori o più, tepali conniventi a formare un cappuccio (elmo o casco) oblungo e acuminato; labello trilobato, papilloso, più lungo che largo, con lobo mediano superante i laterali che sono acuti, sperone conico rivolto verso il basso; foglie: lineari-lanceolate, erette o eretto-patenti, le basali 4-7, le cauline numerose e guainanti il fusto; frutto: capsula. Area di distribuzione:areale mediterraneo ma irradiante anche verso l’Europa media (eurimediterranea). E’ presente e comune in tutto il territorio italiano, salvo nella Pianura Padana dove è un elemento raro. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: prati o pascoli magri, garighe, cespuglieti, 0-1000 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente aridi ad umidi, poveri di nutrienti, ricchi di humus, argillosi. Ama la luce e le zone calde a clima continentale. Uso e Curiosità: il nome del genere deriva dal greco “anakamptein” (ripiegare), per i 2 tepali esterni rivolti in fuori; il nome specifico deriva dal greco “kóris” (cimice) e “phéro” (porto), con riferimento allo spiacevole odore di cimice. Le orchidee in generale sono molto apprezzate nell’utilizzo ornamentale e in floricoltura. La radice è utilizzata in cucina; il tubero contiene un amido molto nutriente utilizzato per bevande o per fare il pane. Grazie al potere nutritivo di questo amido, la pianta è impiegata per terapie dietetiche e sembra avere anche proprietà antinfiammatorie del canale gastrointestinale. Ricordiamo tuttavia che le orchidee sono specie protette e nel Parco arricchiscono gli habitat aumentandone il valore naturalistico e conservazionistico. 39


IOL ETT I

Asperula cynanchica L.

V ri Fio

Stellina comune (Squinancywort) Fam. Rubiaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, alta 10-20(50) cm, con radice legnosa e fusto strisciante o ascendente; fiori: rosei o ± bianchi, imbutiformi, tetrameri, con tubo conico lungo quanto o poco più del lembo (osservare!), subsessili, riuniti in corimbo paucifloro; foglie: lineari, opposte o in verticilli di 4-6; frutti: formati da due mericarpi (1,5-2 mm) papillosi. Area di distribuzione: dalle coste mediterranee fino all’Europa media (eurimediterranea). E’ presente e comune su tutto il territorio italiano, ma manca o è rara nelle piane alluvionali. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: prati e pascoli aridi, pietraie, bordi di sentieri, 0-1000 (rar. 2000) m s.l.m. Dove vive: suoli aridissimi, alcalini, poveri di nutrienti, a medio tenore di humus, a tessitura fine e ± areati. E’ amante della luce, dei luoghi montagnosi e non solo, a clima tendenzialmente continentale. Uso e Curiosità:il nome del genere deriva da “asper” (aspro), per i peli rigidi presenti in alcune specie; il nome specifico deriva dal greco “kynankhos” (tosse canina), in quanto si riteneva efficace contro la tosse convulsa. Brevi note di botanica medicinale stralciate da un manoscritto inedito dell’insigne botanico bormiese professore don Martino Anzi (1812-1883), citano: “Angine di petto: in generale, Asperula cynanchica, pezzetto di canfora al naso, bocca, occhi”, evidenziando un utilizzo medicinale della pianta. E’ nota anche per produrre coloranti.

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VI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Calamintha nepeta (L.) Savi

OL ET TI

Mentuccia comune (Lesser Calamint) Fam. Lamiaceae

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, con un gradevole profumo di menta (strofinare le foglie e odorare!), alta 20-40 (80) cm, fusti ascendenti, legnosi in basso, pubescenti;

fiori: roseo-violetti pallido, corolla pubescente, bilabiata, con tubo di 8-10 mm e labbro inferiore trilobo, al centro chiaro con 2 chiazze violette, calice rigonfio alla base e/o gozzuto, ispido. I fiori sono riuniti in cime fogliose con 5-20flore su peduncoli lunghi fino a 2 mm; foglie: ovali-rombiche, acute, con margine revoluto intero o debolmente dentato; frutto: tetrachenio racchiuso nel calice persistente. Area di distribuzione:specie delle montagne che circondano il bacino mediterraneo (mediterraneo-montana). E’ presente in tutto il territorio italiano. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: prati aridi, incolti, muri, 0-1500 m s.l.m. Dove vive: tipico su suoli aridissimi, da debolmente acidi a debolmente alcalini, non molto fertili con un medio tenore di humus, a tessitura media, permeabili e ben areati. Predilige stazioni ± luminose, calde a clima continentale. Uso e Curiosità: è una pianta aromatica utilizzata in cucina ed in erboristeria. Le foglie tritate dall’aroma simile a quello della menta (per questo chiamata comunemente “mentuccia”), vengono impiegate per insaporire piatti di carne, pesce, verdura e funghi. L’infuso preparato con le foglie o con le sommità fiorite è un buon carminativo, aiuta la digestione e stimola le funzioni epatiche. Allo stesso scopo si prepara un enolito, lasciando la droga a macerare nel vino, che poi si filtra e si beve dopo i pasti. Per uso esterno le foglie fresche pestate ricche di olio essenziale, aiutano la guarigione delle piccole escoriazioni.

41


IOL ETT I

V ri Fio

Centaurea splendens L.

2

Sinonimo: Centaurea deusta Ten. subsp. splendens (Arcang.) Matthäs & Pignatti

Fiordaliso cicalino (Shining Knapweed)

Fam. Asteraceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba bienne, alta 30-60 cm, con fusti eretti, legnosetti, ampiamente ramoso-corimbosi, verdi o grigio-verdi; fiori: roseo-porporini, riuniti in calatidi (capolini) (Ø 10-15 mm) isolate all’apice dei rami. Involucro del capolino subsferico od ovoide (6-15 mm), squame involucrali con lamina separata da una strozzatura dell’appendice (osservare!), che è ialina, membranosa e con una macchia centrale bruno-chiara; foglie: generalmente 2 pennatosette (lunghe 10-15 cm) a divisioni ultime sottili, le cauline più brevi e con 5-7 lacinie disposte a pettine su ciascun lato; frutti: acheni lunghi 3 mm e pappo di 1 mm. Area di distribuzione: endemica italiana, ossia distribuita solo sul territorio italiano. In particolare, è presente e comune sulle Alpi, nelle valli aride e sui colli dal Veneto alla Liguria. Si trova inoltre, in Emilia, Toscana, Marche e in Umbria, mentre nel resto della penisola ed in Sicilia è rara. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: prati e pascoli aridi, luoghi pietrosi, incolti, 0-1500 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli aridissimi, da acidi ad alcalini, non molto fertili, poveri in humus, da sciolti e incoerenti a sabbiosi. E’ amante dei luoghi luminosi, caldi a clima continentale. Uso e Curiosità: Centaurea deriva dal greco “kentaurion” dal centauro Chirone, saggio educatore di Achille, che avrebbe adoperato queste erbe per curarsi le ferite; mentre il nome “deusta” (bruciata), richiama l’aspetto secco delle brattee alla base del fiore. I fiordalisi sono numerosissimi e tra questi solo poche specie possiedono proprietà medicinali. Il fiordaliso cicalino non sembra presentare particolari interessi applicativi salvo quelli puramente estetici o come pianta mellifera. Sui terrazzi aridi del Parco è presente anche la Centaurea stoebe L. subsp. stoebe (= Centaurea maculosa Lam.) a prima vista molto somigliante al fiordaliso cicalino, ma in realtà differisce per le squame involucrali che hanno appendice decorrente (non strozzata) e cigliata, ed anche per il colore rosa dei fiori. E’ visitata dai bombi e dalle api per il nettare e polline. 42


FLOWERING PERIOD:

VI ri Fio

Centaurium erythraea Rafn

3

Centauro maggiore (Common Centaury) Fam. Gentianaceae

OL ET TI

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale o bienne di 10-50 cm, dal sapore amaro (ma-

sticarla!), con radice a fittone e fusto eretto, angoloso, glabro, ramificato superiormente;

fiori: roseo-porporini, riuniti in corimbi terminali fogliosi; calice 4-5 mm con lacinie lesiniformi; foglie: le basali in rosetta, ovali-ellittiche (strette 1-1,5 cm; lunghe 3-5 cm), le cauline opposte e lanceolate, più strette; frutto: capsula cilindrica contenente semi rugosi e bruni. Area di distribuzione:distribuita nelle regione temperate del vecchio continente; Europa, Asia e Africa settentrionale (paleotemperata). In Italia è presente e comune in tutte le regioni. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: prati aridi, vicinanze dei corsi d’acqua, alluvioni, ghiaie, greti, ± secchi, dune, margini asciutti dei boschi, 0-1500 m s.l.m. Dove vive: suoli da moderatamente aridi a umidi, da acidi ad alcalini, non molto fertili, con un medio tenore in humus, a tessitura fine. Ama la luce e le zone tendenzialmente calde a clima continentale. Uso e Curiosità: contiene gli stessi principi attivi delle genziane. E’ pianta usata nella medicina come: digestiva, febbrifuga, colagoga, omeopatica, stomachica, epatoprotettrice, emetica, tonica, aperitiva e aromatica. Il sapore amaro del centauro maggiore è sfruttato nell’industria dei liquori ed è un componente aromatico fondamentale per il vermouth. Con le infiorescenze si preparano infusi amari, stimolanti delle funzioni dell’apparato digerente e contro la febbre. In cosmesi l’infuso è utilizzato per lavaggi contro le eruzioni cutanee e come shampoo per capelli ai quali dona riflessi dorati, da qui il nome volgare “biondella”.

43


IOL ETT I

V ri Fio

Colymbada grinensis (Reut.) Holub

Sinonimo: Centaurea scabiosa L. subsp. grinensis (Reut.) Hayek

Centaurea delle Grigne (Cornflower Grigne)

Fam. Asteraceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne rizomatosa, alta 50-120 cm, con fusto robusto, eretto, angoloso, scabro e ramificato in alto; fiori: roseo-purpurei, tutti tubulosi, riuniti in capolini o calatidi (Ø 2-4 cm; di 14-15 mm), ovato-globosi, singoli all’apice dei rami; squame involucrali, triangolari, verde-brunicce con appendice nera decorrente e margini frangiati a pettine; foglie: 1 o 2 pennatosette di consistenza un pò coriacea e di colore verde scuro, con segmenti oblungo-lanceolati e mucrone cartilagineo, scabre ai margini e sulle facce per brevi setole, raramente glabre, le basali e le cauline inferiori picciolate, le mediane sessili; frutti: acheni lunghi 4 mm, bruni, pubescenti, pappo leggermente più breve dell’achenio. Area di distribuzione: specie distribuita nelle zone temperate dell’Europa e dell’Asia (eurasiatica). In Italia è stata segnalata solo in Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige e nel Veneto; ed è diffusa soprattutto lungo il margine meridionale delle Alpi Orientali, dal Piave alle Grigne. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: prati e pascoli aridi, luoghi pietrosi, 300-2000 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli aridi, alcalini, poveri in nutrienti, a medio tenore di humus, a tessitura media, impermeabili e ben areati. Ama la luce e le zone tendenzialmente calde a clima continentale. Uso e Curiosità: Secondo gli antichi erboristi il decotto delle radici nel vino, bevuto o applicato sulle lesioni, guarirebbe ferite e contusioni. Era anche indicata per il mal di gola e la scabbia da cui forse deriverebbe il nome specifico “scabiosa”. Il fiordaliso della Grigna, come la maggior parte dei fiordalisi, è una pianta molto appetita dalle api e bombi, perché garantisce loro ottimi raccolti di nettare e polline. Trova impiego anche in campo ornamentale.

44


FLOWERING PERIOD:

VI ri Fio

Dianthus sylvestris Wulfen

5

OL ET TI

Garofano selvatico (Wood Pink) Fam. Caryophyllaceae

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, alta 15-60 cm, con fusto eretto o ascendente, glabro, in alto violaceo; fiori: roseo intenso (osservare!), isolati, profumati (odorare!); petali 5, lineari-spatolati, dentellati, calice a forma di tubo cilindrico, epicalice con 2-8 squame avvolgenti il calice alla base; foglie: lineari, opposte, sessili; frutto: capsula. Area di distribuzione: specie delle montagne che circondano il bacino mediterraneo (mediterraneo-montana). In Italia è comune sui rilievi del territorio mentre è discontinua in pianura. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: prati o pascoli magri, steppici e rocciosi, pendii aridi e rupestri, 0-2400 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli aridissimi, da debolmente acidi ad alcalini, magri, poveri in humus e pietrosi. Ama la luce, e le stazioni temperato-fredde a clima continentale. Uso e Curiosità: Dianthus deriva dal greco “diós” (dio), e “anthós” (fiore) cioè, fiore di Giove; il nome specifico deriva dal latino “silvestre” (selvatico). E’ spesso raccolto per creare mazzetti di fiori ornamentali. L’olio essenziale del garofano che si estrae distillando i fiori essiccati ha proprietà terapeutiche; infatti, è analgesico, odontalgico, lenitivo e antisettico. E’ utilizzato per sciacqui, gargarismi, impacchi ed inalazioni. Ha anche proprietà stomatiche, digestive, afrodisiache, cicatrizzanti e vermifughe. E’ inoltre usato per profumare gli ambienti, per massaggiare la pelle e per profumare l’acqua del bagno. Gli arabi lo utilizzavano per profumare i liquori, pratica ancora in uso nell’industria dei liquori. I suoi petali venivano immersi nel vino e servivano anche per aromatizzare l’aceto.

45


IOL ETT I

V ri Fio

Erodium cicutarium (L.) L’Hér.

Becco di grù cicutario (Common Stork’s-bill)

Fam. Geraniaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale, bienne o talvolta perenne, di 3-60 cm, pelosa (al tatto!) con radice fittonante e fusto eretto (1-5 cm), con peli eretto-patenti; fiori: rosei, riuniti in cime 2-3flore o in infiorescenza ad ombrella a 3-4(10) raggi; peduncoli fiorali di 8-10 mm; petali 7-11 mm, sepali 5-6 mm; foglie: pennate di dimensioni variabili anche oltre i 5 cm di lunghezza, con 9-11 segmenti ovati, pennatopartiti; talvolta le foglie sono invece 2-3 pennatosette a contorno triangolare; frutto: acheni di 4-5 mm, irsuti (osservare!), con becco di 3-4 cm, avvolto a elica nella sua parte mediana e piegata ad angolo retto nella parte terminale. Area di distribuzione:diffusa in quasi tutti i continenti (subcosmopolita). E’ comunissima in tutto il territorio italiano. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: incolti aridi, bordi di vie, in generale ambienti aridi, ruderali su suoli sabbiosi, 0-1300 (max.1800 m s.l.m.) Dove vive: preferisce suoli aridi, da debolmente acidi a debolmente alcalini, con un medio tenore in nutrienti e in humus, a tessitura media, permeabili e ben areati. Ama le stazioni luminose delle zone collinose a clima continentale. Uso e Curiosità: una strategia di sopravvivenza della specie è la presenza nel frutto del “becco” o “codetta”, che ha la funzione di piantare il frutticino a terra. A maturazione, infatti, esso si fende e forma cinque strisce che si avvolgono ad elica. Quando il frutto cade a terra, con l’umidità il becco avvolto a spirale si svolge e avvita il seme nel terreno, dove rimane fissato dai peli che lo ricoprono. La pianta è apprezzata sia a scopo ornamentale, per bordure o in giardini, sia in cucina, dove le foglie gustose e nutrienti servono per insalate e zuppe. Nella medicina popolare (dove si utilizza la parte aerea), infine, è nota come astringente, emostatica e vulneraria. E’ usata anche per ottenere un colorante verde. 46


Muscari neglectum Guss. ex Ten. Muscari ignorato (Grape hyacinth) Fam. Hyacinthaceae

VI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

OL ET TI

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, alta 10-30 cm, bulbo ovato con talora 2 o più bulbilli, scapo eretto; fiori: violetti, pruinosi, peduncolati, riuniti in racemo compatto (osservare!), perigonio ovato-allungato (fino a 7 mm) a fauce aperta con denti bianchi; foglie: numerose, tutte basali, lineari, scanalate, più lunghe dello scapo, larghe 3-5 mm; frutto: capsula a tre valve; semi finemente striati. Area di distribuzione: areale centrato sulle coste del Mediterraneo, ma specie in grado di spingersi anche nell’Europa media (eurimediterranea). E’ presente ma rara in tutta Italia. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: prati e pascoli aridi, coltivi, margini erbacei meso-termofili dei boschi, 0-800 m s.l.m. Dove vive: preferisce suoli aridi, è indifferente al substrato, poveri di nutrienti, a medio tenore in humus, a tessitura fine ± areati. Uso e Curiosità: Muscari deriva dal greco moderno “moschàri” (giacinto a grappolo); oppure dal greco classico “mòschos” (muschio), o anche dal latino “muscus”, per il profumo somigliante a quello di alcune varietà di muschio. Il nome specifico si riferisce con ogni probabilità all’aspetto della pianta, così modesta e trascurabile. Il muscari ignorato si propaga essenzialmente per via vegetativa, formando piccoli bulbilli sotterranei, la germinazione dei semi è eccezionale. Trova impiego in campo ornamentale per aiuole, bordure, giardini rocciosi e in fioriere su terrazzi e balconi, ottenendo delle belle macchie di colore. Bisogna fare attenzione a posizionare i bulbi in pieno sole altrimenti nella crescita della piantina prevarrà lo sviluppo fogliare.

47


IOL ETT I

V ri Fio

Petrorhagia prolifera (L.) P. W. Ball & Heywood

Garofanina annuale (Proliferous Pink)

Fam. Caryophyllaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale, alta 10-50 cm, con fusti eretti, semplici o ramificati alla base, glabri; fiori: rosa pallido, piccoli, sub-sessili, riuniti a 2-5 (raramente solitari), all’apice del fusto, avvolti da 6-8 brattee ialine a formare un calicetto rigonfio, calice tubulare (8-10 mm), nascosto quasi completamente dal calicetto; foglie: lineari, opposte, denticolate sul bordo; frutto: capsula clavata. Area di distribuzione:dalle coste mediterranee fino verso l’Europa media (eurimediterranea). E’ presente e comune su tutto il territorio italiano. Frequenza nel Parco: comune Habitat: incolti, prati e pascoli aridi, spesso anche ruderale, 0-1200 m s.l.m. Dove vive: preferisce suoli aridissimi, acidi, neutri o basici, magri, con un medio tenore in humus, a tessitura media e ben areati. Ama gli ambienti luminosi e le zone calde a clima continentale. Uso e Curiosità: Petrorhagia deriva dal greco e significa “che spacca le pietre”; il nome prolifera, si deve per i molti fiori riuniti. E’ usata per scopi ornamentali.

48


Petrorhagia saxifraga (L.) Link. Garofanina spaccasassi (Saxifrage Pink) Fam. Caryophyllaceae

VI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

OL ET TI

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ COLORS OF THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, alta 10-40 cm, con fusti ramoso-corimbosi UMIDITÀ in alto, glabri; fiori: roseo-bianchicci con 3 linee longitudinali roseo-violette sui petali, solitari all’apice del fusto e ramificazioni, petali all’apice troncati o retusi, calice avvolto alla base da 4 brattee membranose; foglie: lineari, opposte, acute; frutto: capsula ovoide. Area di distribuzione: dalle coste mediterranee fino verso l’Europa media (eurimediterLUMINOSITY ranea). E’ comune su tutto il territorio italiano. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: prati e pascoli aridi, luoghi pietrosi o sabbiosi, 0-1500 m s.l.m. Dove vive: suoli aridissimi, debolmente acidi, neutri o alcalini, poveri in nutrienti e in humus, a tessitura media, permeabili e ben areati. E’ amante della luce e della stazioni tendenzialmente calde a clima relativamente continentale. Uso e Curiosità: Petrorhagia deriva dal greco e significa “che spacca le pietre”; il nome specifico deriva invece dal latino “saxum” (roccia, pietra), e “frangere” (rompere, infrangere). Entrambi i nomi rimarcano il fatto che la pianta vive su suoli sassosi ed aridi. Questa specie è usata dai vivaisti e produttori, nel decorare i giardini rocciosi e per bordure, ricavando anche molti ibridi a fiori doppi e di diverse tonalità.

49


IOL ETT I

V ri Fio

Teucrium botrys L.

2

Camedrio secondo (Cut-leaved Germander)

Fam. Lamiaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale, alta 10-30 cm, con fusti eretti e di solito ramosi, densamente peloso-ghiandolosa e quindi vischiosa-appiccicaticcia (al tatto!) e con profumo ± sgradevole (strofinare le foglie ed odorare!); fiori: roseo-purpurei, riuniti in verticillastri all’ascella di foglie normali, calice rigonfio alla base e gozzuto (osservare!), blu-violetto, corolla 15-20 mm, priva di labbro superiore; foglie: a contorno triangolare bipennatopartite, ridotte a lacinie larghe 2-3 mm; frutto: tetrachenio. Area di distribuzione:areale incentrato sulle coste mediterranee ma irradiante anche verso l’Europa media (eurimediterranea). La pianta è presente ma rara, nel Nord e Centro Italia, mentre manca nella Padania, al Sud e sulle isole. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: prati e pascoli aridi, campi magri, lungo le vie, ghiaie, massicciate, 0-1500 m s.l.m. Dove vive: suoli molto aridi, debolmente acidi, neutri o alcalini, poveri in nutrienti e in humus, da ghiaiosi a sabbiosi, permeabili e ben areati. E’ amante della luce e dei luoghi tendenzialmente caldi a clima continentale. Uso e Curiosità: il nome ricorda “Teucro”, primo re di Troia che, secondo la leggenda, diffuse presso il suo popolo la conoscenza delle virtù medicinali di alcune piante di questo genere. Scarse sono le conoscenze sui suoi impieghi, salvo per l’utilizzo ornamentale. Come la congenere Teucrium chamaedrys, è usata nella medicina popolare in caso di disturbi digestivi, biliari e gotta. Se ne sconsiglia, tuttavia, l’uso perché ritenta tossica per la presenza di sostanze che sono responsabili di epatiti acute, croniche e fulminanti (!). La presenza del camedrio secondo nel Parco, ne aumenta il valore come sito d’interesse floristico-ambientale.

50


VI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Teucrium chamaedrys L.

OL ET TI

Camedrio comune (Wall Germander) Fam. Lamiaceae

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: pianta suffruticosa, alta 20-35 cm, di odore sgradevole (strofinare le foglie tra la dita e odorare!), con fusti ascendenti, lignificati in basso e generalmente pelosi; fiori: rosa ± intenso, riuniti a 2-6 in verticillastri sovrapposti all’ascella di brattee simili alle foglie, infiorescenza densa; corolla zigomorfa con labbro superiore nullo, calice attinomorfo, non bilabiato, spesso rossastro, leggermente gozzuto, con tubo di 4-5 mm e denti divergenti di 1,5-2 mm; foglie: con picciolo di 3-6 mm e lamina oblanceolata-spatolata (lunga 13-25 mm), crenata con base cuneiforme; frutto: tetrachenio. Area di distribuzione: areale incentrato sulle coste mediterranee ma irradiante anche verso l’Europa media (eurimediterranea). In Italia è presente ma rara, in tutte le regioni. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: prati e pascoli aridi, luoghi pietrosi, margini dei boschi, leccete e querceti xerofili, pinete rade, 0-1700 m s.l.m. Dove vive: suoli aridi, tendenzialmente alcalini, poveri in nutrienti ma con un medio tenore di humus, a tessitura media, permeabili e ben areati. Preferisce ambienti ± luminosi, tendenzialmente caldi ed a clima relativamente continentale. Uso e Curiosità: era utilizzata nella medicina popolare come rimedio contro le infiammazioni dentali; inoltre, essendo di facile reperibilità veniva anche impiegata per aromatizzare vini e liquori. Studi ± recenti hanno provato che il camedrio è notevolmente tossico per il fegato (!), per la presenza di sostanze come i diterpeni neoclerodanici che sono responsabili di epatiti acute, croniche e fulminanti, quindi si invita a non utilizzarlo in alcun modo. Diterpeni neoclerodanici sono stati trovati in numerose piante appartenenti ai generi Teucrium, Ajuga e Scutellaria. La forma delle foglie del camedrio comune somigliano a quelle della rovere ed è per questo che quest’erba è anche chiamata volgarmente “querciola”. Questa caratteristica, già nota agli antichi, escludeva la possibilità di confusione con altre specie di Teucrium. La pianta è apprezzata anche a scopo ornamentale. 51


IOL ETT I

V ri Fio

Thymus pulegioides L. subsp. pulegioides Timo falso poleggio (Large Thyme)

Fam. Lamiaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 5-30 cm, con profumo aromatico (strofinare le foglie ed odorare!), fusti striscianti e radicanti, terminanti da un apice fioriero come

quelli dei rami laterali, pelosi sugli angoli; fiori: purpurei, bilabiati, riuniti in pseudoverticilli a loro volta riuniti a formare infiorescenze cilindriche o globose, corolla lunga 3-6 mm, denti superiori del calice generalmente ciliati; foglie: picciolate, ovate, quasi uguali fra loro o rimpicciolite verso l’alto; frutto: tetrachenio. Area di distribuzione: zone temperate dell’Europa e dell’Asia (eurasiatica). In Italia è rara e presente in particolar modo al Nord ed al Centro. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: prati e pascoli aridi,0-2200 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli aridi, da acidi ad alcalini, poveri in nutrienti, con un medio tenore in humus e a tessitura media. Ama la luce e le zone temperato-fredde a clima continentale. Uso e Curiosità: nell’antichità sotto il termine Thymus venivano raggruppate diverse piante aromatiche, tra cui la santoreggia. Il timo si usa comunemente in cucina e nell’industria cosmetica; infatti, l’olio essenziale ottenuto dalle foglie è utilizzato in profumeria. La pianta è nota anche per le sue proprietà terapeutiche, è antisettica, carminativa, antispasmodica, tossifuga, espettorante, colagoga e blandamente diuretica. E’ considerata, inoltre, un discreto detergente e disinfettante della pelle. Nel Parco è molto interessante dal punto di vista bioecologico la presenza del timo maggiore (Thymus vulgaris), una entità con areale strettamente mediterraneo-occidentale (stenomediterranea-occidentale), che si distingue dagli altri timi osservati nel territorio per l’habitus fruticoso (o suffruticoso).

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BL ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Echium vulgare L.

U

Viperina azzurra (Viper’s Bugloss) Fam. Boraginaceae

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ COLORS OF THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba bienne (o annuale), di 20-80 cm, robusta e ricoperta UMIDITÀ al tatto!); radice a fittone e fusto eretto, più o meno da peli setolosi (lievemente pungente ramoso talora con getti laterali ascendenti e cosparso di macchie brune (osservare!); fiori: blu, raramente bianchi, riuniti in infiorescenza spiciforme o poco ramosa; corolla irregolare, lunga 10-20 mm, con fauce aperta e tubo gradatamente allargatesi in alto, calice con lacinie LUMINOSITY di 3-9 mm, allungatesi alla fruttificazione, stami di lunghezza diversa, saldati al tubo corollino a diverse altezze, almeno 3 o 5 sporgenti dalla corolla, gemme fiorali rossastre; foglie: le basali, in rosetta e appressate al suolo, da oblungo-lanceolate a lineari-spatolate, con setolosità rigida e picciolate; le cauline più piccole, con base rotondata; frutto: quattro acheni piccoli (2-3,5 mm), grigi, verrucosi e di forma ovoidale. Area di distribuzione: Europa e W-asiatica. In Italia è comune su tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: pascoli aridi, incolti, cave, dune, su macerie, sentieri, tra 0-1700 m di quota. Dove vive: suoli aridissimi, poco acidi, neutri o debolmente alcalini, fertili, poveri di humus, di media tessitura, permeabili e areati. Preferisce stazioni ad elevata luminosità, calde, a clima continentale. Uso e Curiosità: Echium deriva dal greco “èchis” (vipera), per la somiglianza dei 4 acheni appuntiti del frutto alla testa di una vipera; di qui ne deriva anche il nome volgare “viperina”. Secondo un’altra interpretazione il collegamento con i serpenti è intravisto negli stami, in quanto fuoriescono dalla corolla come la lingua delle serpi. Il nome specifico deriva invece dal latino e significa “comune”. Anticamente si credeva potesse guarire dai morsi delle vipere e dalle punture degli scorpioni. Le foglie giovani delle rosette basali sono commestibili e consumate come qualsiasi altra verdura. Le radici, dopo cottura, erano impiegate per tingere di rosso. E’ utilizzata a scopo ornamentale per le bordure. I principi attivi contenuti nella pianta (antociani e mucillagini), le conferiscono proprietà diuretiche, sudorifere, depurative e antinfiammatorie.

53


iB lu

Globularia bisnagarica L.

or

Fi

Sinonimo: Globularia punctata Lapeyr.

Vedovelle dei prati (Globe Daisy)

Fam. Plantaginaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 10-20 cm alla fruttificazione alta anche 40 cm, scapo foglioso fino all’infiorescenza; fiori: azzurro-violetti, riuniti in capolini ± globosi (osservare!) larghi 2 cm, brattee lanceolate, corolla con labbro superiore corto e bifido e labbro inferiore profondamente trilobato, calice con denti più lunghi del tubo; foglie: dimorfe, le basali in rosetta, spatolate con lamina ovata ed apice arrotondato o tridentato, le cauline lanceolate e acute foglie con secrezioni calcaree puntiniformi; frutto: nucula. Area di distribuzione: pianta dell’Europa meridionale (S-europea), in particolare sui sistemi montuosi. In Italia è comune al Nord e al Centro, è rara al Sud e manca sulle isole. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: prati e pascoli aridi, luoghi pietrosi, 0-1500 m s.l.m. Dove vive:suoli aridissimi, neutri o alcalini, poveri in nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura variabile da pietrosi a sabbiosi. Ama gli ambienti luminosi, tendenzialmente caldi, a clima relativamente continentale. Uso e Curiosità: per chi vede il suo fiore è facile capire l’origine del nome dal latino “globus” (sfera), a causa delle sue minuscole infiorescenze globose, lilla o celesti. Un altro nome popolare è “bottonaria”, richiamando anche in questo caso la forma dell’infiorescenza; è forse per questo motivo che è molto apprezzata a scopo ornamentale. E’ una pianta tossica (!) il cui consumo può provocare vomito e diarrea. Le foglie usate sin dal Medioevo come purgante, sono tuttora impiegate dalla medicina popolare per preparazioni diuretiche e purgative. La pianta contiene “la globularina”, un glucoside che agisce come costrittore sulle arterie renali facendo diminuire la quantità di urina nei diabetici; inoltre, sembra avere azione colagoga (facilita lo svuotamento della vescicola biliare), sudorifera e leggermente stimolante. La tintura era impiegata per curare i reumatismi.

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BL ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Salvia pratensis L.

U

Salvia dei prati (Meadow Clary) Fam. Lamiaceae

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 30-60 cm, con fusto eretto, quadrangolare e con peli riflessi; fiori: bilabiati, blu-violetti, riuniti in verticillastri di 4-8 (osservare!), corolla 20-25 mm, con labbro superiore falciforme (osservare!), calice con tubo di 4-6 mm e denti di 3-4 mm, inflorescenza talora ramificata. Gli stami sono fatti in modo da favorire la dispersione del polline sul dorso degli insetti che penetrano nel fiore per succhiare il nettare; foglie: le basali grandi, con lamina ovata, rugosa (al tatto!), lunga 6-9 cm, dentata e crenulata; le cauline sessili, più piccole, opposte, con base arrotondata o semiabbracciante; frutto: tetrachenio. Area di distribuzione: pianta con areale incentrato sulle coste mediterranee ma irradiante anche verso l’Europa media (eurimediterranea). In Italia è comune al Nord e Centro; manca al Sud e sulle isole. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: prati e pascoli aridi, luoghi pietrosi, 0-1600 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli aridissimi, neutri o alcalini, poveri in nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura variabile da pietrosi a sabbiosi. Ama gli ambienti luminosi, tendenzialmente caldi, a clima relativamente continentale. Uso e Curiosità: Salvia deriva dal latino “salvare” (sanare), riferito alle proprietà medicinali di qualche specie di salvia; il nome specifico fa riferimento all’habitat prediletto della pianta. Come la congenere salvia domestica (Salvia officinalis), è usata sia in medicina (è antisettica, antimicotica, ipoglicemica, tonica, digestiva e antidepressiva), sia in cucina. Le foglie, infatti, pur non avendo la marcata aromaticità della più nota sorella, possono essere utilizzate per insaporire sughi, minestre o aromatizzare carni o insalate. Le foglie basali vengono raccolte ancora tenere in primavera e possono essere consumate come verdura, formando misticanze con altri vegetali; oppure, una volta essiccate e ridotte in polvere, come spezia. 55


iB lu

Veronica arvensis L.

or

Fi

Veronica dei campi (Wall Speedwell)

Fam. Plantaginaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale di 5-40 cm, pubescente-ghiandolosa (al tatto!); fusto con 2 linee di peli, eretto-ascendente, semplice o ramoso in basso; fiori: blu ±

pallido o azzurri (Ø 3 mm), numerosi (fino a 50 fiori), sessili o quasi, riuniti in racemo terminale chiaramente separato dalla regione fogliare, brattee da triangolari a lanceolate; foglie: intere, ovali, crenate o seghettate, lunghe 7-14 mm; brevemente picciolate; frutto: capsula obcordata (a forma di cuore) con smarginatura acuta, generalmente più breve del calice, ciglia ghiandolari sulla carena nel resto glabra. Area di distribuzione: distribuita su quasi tutti i continenti (subcosmopolita). In Italia è comune su tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: prati e pascoli aridi, campi orti e ambienti ruderali, 0-2000 m s.l.m. Dove vive:suoli da moderatamente aridi ad umidi, da acidi ad alcalini, con una buona disponibilità di nutrienti e di humus, a tessitura fine ±, areati. Ama gli ambienti ± luminosi tendenzialmente caldi ed a clima continentale. Uso e Curiosità: Veronica deriva forse dal latino “vera” e “unica”, con riferimento alle supposte proprietà medicinali di qualche specie, oppure perché dedicata a Santa Veronica. La pianta rientra nella lista SIRFI (= Società Italiana per la Ricerca sulla Flora Infestante) delle piante infestanti i campi. Trova impiego a scopo ornamentale e nella medicina popolare è considerata come antiscorbutica e diuretica. E’ usata come rimedio in casi di dermatosi e per la guarigione di ustioni e ulcere cutanee.

56


Bromopsis erecta (Huds.) Fourr. Sinonimo:Bromus erectus Huds.

VE ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

RD

I

Forasacco eretto (Erect Brome)

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

Fam. Poaceae

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, alta 40-60 cm, culmi eretti, robusti, ginocchiati alla base, lisci e glabri; fiori: 7-9 riuniti in spighette allungate (± 30 mm), verdognole-marroncine, talora screziate di violetto, con glume di 7 e 9 mm rispettivamente e lemma lungo 11 mm con resta di 5-7 mm; le spighette a loro volta sono riunite in infiorescenza a pannocchia contratta (lunga 10-15 cm) con rami eretti o eretto-patenti, poco più lunghi delle spighette; foglie: ± pubescenti o cigliate sulle guaine e sul margine della lamina che è larga 2-4 mm, ligula lunga 1-2 mm, tronca; frutto: cariosside. Area di distribuzione: distribuita nelle regione temperate del vecchio continente: Europa, Asia e Africa settentrionale (paleotemperata). In Italia è comune al Nord (salvo per la Pianura Padana) e Centro, è rara al Sud e sulle isole. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: prati e pascoli aridi, 0-1600 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli alcalini, ma non disdegna quelli acidi, poveri in nutrienti, a medio tenore in humus, a tessitura fine, più o meno areati. Ama la luce e le stazioni tendenzialmente calde a clima continentale. Uso e Curiosità: l’impiego di questa specie, come quello di gran parte delle poacee, è poco conosciuto. Non gode di particolari considerazione sotto l’aspetto alimentare o terapeutico; anzi, i forasacchi in generale sono spesso un problema per chi soffre di allergie legate alla dispersione del polline. Le ariste di queste piante, inoltre, sono un problema per i cani da caccia e non, perché inflilandosi ovunque nel pelo dell’animale e conficcandosi nella pelle (nelle orecchie, naso o gola) possono generare delle gravi infezioni.

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I iV ER D

Bromus squarrosus L.

r Fio

Forasacco pendolino (Corn Brome))

Fam. Poaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale di 30-60 cm, con culmi ginocchiato-ascendenti, glabri o raramente pelosi in alto; fiori: tipici delle poacee, riuniti in spighette ovalilanceolate 8-20 flore (strofinando con le dita una spighetta matura, si sente un caratteristico sfrigolio!), a loro volta disposte in pannocchia breve e povera, perlopiù unilaterale; glume molto diseguali, lemma con resta che a maturità è divergente ad angolo retto (la spighetta sembra assumere così l’aspetto di un insetto con tante lunghe zampe!); foglie: densamente pubescenti con pelosità rivolta verso il basso, lamina larga 3-6 mm, ligula 1-2 mm; frutto: cariosside. Area di distribuzione: distribuita nelle regione temperate del vecchio continente; Europa, Asia e Africa settentrionale (paleotemperata). E’ comune in Italia Settentrionale, Centrale e Meridionale, manca sulle Isole. Al Nord è assente o rara nelle zone più elevate e in Padania. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: incolti, prati aridi e ambienti ruderali e semi-ruderali in genere (sentieri, macerie, luoghi calpestati ecc.), 0-1600 m s.l.m. Dove vive: suoli aridi, da debolmente acidi ad alcalini, con una buona disponibilità di nutrienti ed humus, a media tessitura, permeabili e ben areati. E’ amante della luce e degli ambienti tendenzialmente caldi e clima relativamente continentale. Uso e Curiosità: il genere Bromus è ricco di specie ed alcune di queste, in epoca passata, furono selezionate per ricavarne una cariosside commestibile ed iniziare una coltivazione che però non si è diffusa su grande scala. Molte specie sono invece divenute infestanti delle colture cerealicole. Il forasacco, come altre poacee, è utilizzato a scopo ornamentale per composizioni di fiori secchi. La pianta è pressocchè sconosciuta dalla medicina popolare, ma ha dei risvolti medici legati all’abbondante dispersione di polline, principale causa di alcune delle più fastidiose e frequenti forme di allergopatia. Anche le ariste che si conficcano nella pelle dei cani possono essere un problema in quanto, se non tolte in tempo, possono provocare nell’animale delle gravi infezioni. 58


VE ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Carex liparocarpos Gaudin

2

RD

Carice lustra (Glossy Fruited Sedge) Fam. Cyperaceae

I

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, alta 7-30 cm, con rizoma orizzontale spesso epigeo e strisciante, stolonifera (osservare con attenzione!); fusto eretto, trigono, scabro in alto e perlopiù arrossato alla base; fiori: piccoli, verdi, riuniti in 3-4 spighe, la superiore solo maschile, lineare o clavata, le inferiori femminili, densiflore, ± ovoidi, erette e subsessili, brattee fogliace brevi; foglie: erette, un pò coriacee, strette (1-2 mm); frutti: otricelli brunolucidi, ovoidi, bruscamente contratti in un becco. Area di distribuzione: specie diffusa nell’Europa sud-orientale (SE-europea). In Italia è rara; manca in Campania, Basilicata, Calabria e sulle isole. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: prati e pascoli aridi, dune marittime consolidate, 0-1600 (5403) m s.l.m. Dove vive: suoli aridissimi, perlopiù acidi, poveri in nutrienti e di humus, a media tessitura, permeabili e ben areati. Ama la luce e le stazioni temperate e temperato-fredde, a clima relativamente continentale. Uso e Curiosità: il nome del genere deriverebbe forse dal greco “keiro” (taglio), per le foglie taglienti di alcune specie. Le carici in generale non offrono alcun alimento per l’uomo, hanno scarso valore foraggero e non trovano impiego nella farmacopea tradizionale. Talvolta le forme cespitose sono utilizzate in progetti di rinaturalizzazione ambientale, per la loro funzione di rassodare i terreni acquitrinosi e sabbiosi; altre invece costituiscono utile materiale per impagliare o per stuoie. La carice lustra è usata a scopo ornamentale.

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I iV ER D

r Fio

Poa bulbosa L.

Fienarola bulbosa (Bulbous Bluegrass)

Fam. Poaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, alta 10-50 cm, formante dei cespi di colore verde; culmo eretto, cilindrico e gracile, ingrossato-bulbiforme alla base; fiori: 2-6 fiori tra loro legati da lanugine perlopiù copiosa, riuniti in spighette ovali-lanceolate o lanceolate, lunghe 4-6 mm, di solito screziate di rosso-purpureo, a loro volta formanti un’infiorescenza a pannocchia densa, con i rami inferiori a 1-2, glume entrambe con 3 nervature; foglie: foglie strettamente lineari, con lamina piana talvolta convoluta all’apice e guaina quasi cilindrica; ligula allungata e acuta, lunga 2-3 mm; frutto: cariosside. Area di distribuzione: distribuita nelle regione temperate del vecchio continente: Europa, Asia e Africa settentrionale (paleotemperata). In Italia è comune su tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: prati e pascoli aridi, incolti, luoghi pietrosi o sabbiosi, 0-1500 (max. 2400) m s.l.m. Dove vive: suoli aridissimi, poco acidi, neutri o debolmente alcalini, non molto fertili, poveri in humus, a media tessitura, permeabili e ben areati. Predilige stazioni con molta luce, temperato-calde, a clima relativamente continentale. Vive spesso in popolamenti pionieri aperti, tollerando entro certi limiti il pascolo e il calpestio. Uso e Curiosità: spesso la pianta sviluppa forme vivipare, come adattamento per sopravvivere in un ambiente “stressante” come i terrazzi aridi del Parco. In pratica la pianta riduce il ciclo vegetativo eliminando di fatto la complessa e laboriosa differenziazione delle strutture fiorali, in luogo delle quali sviluppa piccoli germogli, con foglie primordiali, già pronti ad attecchire non appena raggiungono il suolo. E’ utilizzata a scopo ornamentale.

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FLOWERING PERIOD:

VE ri Fio

Melica ciliata L.

RD

Melica barbata (Ciliate Melic) Fam. Poaceae

I

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, alta 30-100 cm, con culmo eretto e liscio, foglioso fino in alto; fiori: tipici delle poacee, verdognoli-marroncini, riuniti in pannocchia lineare lunga 6-10 cm, perlopiù unilaterale (la pannocchia ha un aspetto vellutato-peloso di colore marroncino-argenteo; osservare!), glume quasi di egual lunghezza, scabre e talora sparsamente pubescenti, lemma ciliato con peli lunghi 2-3 mm e rigidi; foglie: con lamina sparsamente ciliata, larga 2-3 mm, canalicolata o alla fine ± convoluta e guaina glabra; ligula lunga 2-4 mm, lacerata; frutto: cariosside. Area di distribuzione: specie mediterranea che si irradia nell’Europa media e nell’Asia anteriore (eurimediterranea-turaniana). In Italia è comune ovunque, eccetto al Nord, sulle Alpi e nella Pianura Padana, dove è rara o assente. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: pendii aridi, rupi soleggiate, prati e pascoli aridi, 0-1200 m. Dove vive: suoli aridissimi, perlopiù alcalini, poveri di nutrienti, da grossolani a sabbiosi. Predilige stazioni luminose in zone tendenzialmente calde a clima relativamente continentale. Uso e Curiosità: è utilizzata a scopo ornamentale in quanto apprezzata per l’aspetto dell’infiorescenza argenteo-vellutata. Osservando durante la fioritura i prati pionieri xero-termofili a dominanza di melica barbata, si ha la piacevole impressione, per un effetto cromatico particolare, di essere in un deserto.

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I iV ER D

r Fio

Plantago holosteum Scop.

Piantaggine a foglie carenate (Plantain)

Fam. Plantaginaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 10-30 cm, con radice legnosa sviluppata talora in brevi rami suffrutticosi e scapo eretto; fiori: verdi-brunicci, piccoli, ermafroditi; riuniti in spighe cilindriche (Ø 3-4 mm), corolla membranosa con tubo allargato e 4 lobi patenti, brattea ascellante più lunga del calice; foglie: lineari, trigone (osservare!), tutte basali (quindi lo scapo è afillo), eretto-patenti tranne le inferiori che sono riflesse, ciglia eretto-patenti regolarmente disposte sul margine, guaina stretta; frutto: capsula. Area di distribuzione: specie diffusa nell’Europa meridionale e sud-orientale (S-SE-europea). In Italia è presente generalmente sui rilievi prealpini e sulle Alpi orientali dal Carso triestino al Garda e nella Penisola dall’Emilia al Pollino; in Pianura è rara. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: prati e pascoli aridi, luoghi pietrosi, 0-1300 m s.l.m. Dove vive: su suoli aridi, alcalini, poveri di nutrienti, a medio tenore di humus e a media tessitura, permeabili e ben areati. Predilige luoghi luminosi, tendenzialmente caldi a clima relativamente continentale. Uso e Curiosità: Plantago deriva dal latino “pianta” (pianta del piede), per la forma delle foglie di certe specie somiglianti all’impronta di un piede; il nome specifico deriva dal greco “holos” (tutto o tutti) e “osteon” (osso), divertente allusione alla fragilità della pianta. La specie non sembra presentare par-

ticolari interessi o risvolti applicativi di un certo significato, contrariamente alle congeneri piantaggine maggiore (P. major) e piantaggine lanciuola (P. lanceolata) anch’esse presenti nel territorio del Parco e ben riconoscibili ad esempio per le foglie appressate al suolo, ovali-larghe, la prima; ± erette e lanceolate o lineari-lanceolate, la seconda. Le due specie sono conosciute sia per l’impiego in cucina, per insalate fresche oppure cotte in minestroni o passati di verdura, sia per le proprietà medicinali. Fin dai tempi antichi la piantaggine era impiegata come astringente, emolliente e vulneraria. Le parti utilizzate in fitoterapia sono: il succo fresco, le foglie (in primavera, alla fioritura), le radici e i semi maturi (raccolti con tempo asciutto). Il polline delle piantaggini è uno degli agenti di pollinosi più diffuso (!).

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Sanguisorba minor Scop. s.l. Salvastrella minore (Salad Burnet) Fam. Rosaceae

VE ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

RD

I

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne, alta 20-50 cm, con rizoma legnoso e fusto eretto e striato; fiori: verdastri o ± porporini (sepaliodi), riuniti in spighe capituliformi, gli inferiori maschili, i mediani ermafroditi e i superiori femminili, stimma piumoso roseo-purpureo, stami nei fiori maschili 15-30, più lunghi del calice; foglie: pennate, riunite in rosetta, con foglioline quasi rotonde o ellittiche, dentate (3-9 denti per lato), le cauline sono simili alla basali ma più piccole; frutto: 2 acheni ovali-oblunghi con quattro angoli o quattro ali longitudinali, rinchiusi nel ricettacolo di ciascun fiore. A maturità il ricettacolo diventa suberoso. Area di distribuzione: subcosmopolita. E’ comune in tutta Italia e sulle Isole. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: prati aridi, garighe incolti, ruderi 0-1300 m s.l.m. Dove vive: su suoli aridi, da debolmente acidi ad alcalini, poveri di nutrienti e con un medio tenore in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama la luce e ambienti temperato-freddi a clima continentale. Uso e Curiosità: il nome deriva dal latino “sanguis” (sangue) e da “sorbeo” (assorbire), indica che anticamente c’era la convinzione che le piante appartenenti a questo genere servissero a frenare le perdite di sangue. La pianta ha proprietà antiemorragiche, attribuite ad una saponina (la sanguisorbina); astringenti, per il suo contenuto in tannino e carminative, grazie all’olio essenziale caratteristico contenuto nelle sue parti verdi. E’ nota anche in cucina dove le foglie fresche insaporiscono insalate, minestre, formaggi e verdure cotte, conferendo un leggero sapore di cetriolo. I Romani già chiamavano questa rosacea “pimpinella” (da “piper” che significa pepe), con riferimento al suo ruolo di pianta aromatizzante. Già nel 1781, Vincenzo Corrado, cuoco alla corte di Ferdinando IV di Borbone, nella sua opera “Del cibo pitagorico ovvero erbaceo” cita la salvastrella testualmente così: “La pempinella la chiamano anche selvastrella, la quale per comun detto antico si dice che l’insalata non è buona né bella ove non è la pempinella. L’infusione di questa nel vino gusta molto il palato, ed è grato allo stomaco, particolarmente ne’ tempi estivi. Si mette la pempinella a bollire nella carne con la quale si mangia, siccome faceva ogni mattina l’antico Apicio”.

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La flora ERBACEA dei BOSCHI e DELLE BOSCAGLIE a cura di Luca Gariboldi con la collaborazione di Ivan Bonfanti e Federica Gilardelli


Introduzione La guida botanica del Parco è probabilmente la prima che, parlando di boschi, si pone lo scopo di far conoscere ai fruitori del territorio solo la componente erbacea e/o lianosa di questo habitat. Tale scelta non è casuale ma mirata a far scoprire al turista che anche nei boschi del territorio, e non solo nei prati aridi, si possono trovare dei fiori di notevole bellezza e pregio bio-ecologico. Spesso si pensa che un bosco sia formato solo da alberi e arbusti e nient’altro e quindi riconoscendo un olmo, una quercia, un carpino o un nocciolo, ecco che ci si illude che sia tutto qui. In realtà non è così, c’è molto di più, ci sono le piante erbacee del sottobosco e non solo: il bosco è, infatti, un insieme di organismi vegetali (alberi, arbusti, erbe, ecc.) e animali che convivono e interagiscono fra loro in un ambiente (suolo e clima) che può variare a seconda del territorio.

I boschi del Parco La superficie boschiva nel Parco, oggi, è molto ridotta rispetto al passato e ciò come conseguenza della lunga storia di trasformazioni paesaggistiche avvenute nel tempo lungo il fiume, indotte dall’uomo, come: la diffusione dei coltivi fino a ridosso delle sponde; le attività di escavazione della sabbia e ghiaia; l’urbanizzazione e le arginature artificiali. Nel Parco nessun bosco può definirsi allo stato “climax” (ormai un concetto puramente teorico per i boschi italiani) cioè simile a quello che doveva essere, secondo le ricerche paleobotaniche, il “bosco primordiale pluristratificato” della Pianura Padana, formato da latifoglie caducifoglie e dominato dalle querce. La realtà attuale del territorio mostra sia boschi più o meno belli, complessi e strutturati, sia boschi disordinati e talora al limite dell’incolto; con i due aspetti che si mescolano in vario grado. I fattori ecologici che influenzano la composizione e l’organizzazione, quindi la “qualità” di questi boschi, sono principalmente le variazioni dell’umidità del suolo, il contenuto di nutrienti e il disturbo antropico. Così si possono riconoscere tre tipologie principali di bosco: il bosco igrofilo, il bosco mesofilo e la boscaglia. Il bosco igrofilo è rappresentato soprattutto dai saliceti a salice bianco (Salix alba) e pioppi (Populus spp.) e rare formazioni ad olmo campestre (Ulmus minor); il bosco mesofilo è in realtà assente, tuttavia in alcune boscaglie se ne osserva 65


un potenziale sviluppo dedotto dalla presenza di specie tipiche come la farnia (Quercus robur), il carpino bianco (Carpinus betulus), il ciliegio (Prunus avium) oltre che il biancospino (Crataegus monagyna), la fusaggine (Euonymus europaeus), il tamaro (Dioscorea communis) e il luppolo (Humulus lupulus), tutte buone indicatrici di boschi in ricostruzione. Il bosco mesofilo attualmente, su entrambe le rive del Serio, è rappresentato da giovani impianti di riforestazione con le essenze vegetali tipiche. La boscaglia, infine, è l’altra tipologia diffusa sul territorio; il termine già ne spiega in parte il significato, alludendo ad una vegetazione arborea poco estetica, senza un’organizzazione interna e dalla mediocre qualità dei costituenti, tutti aspetti che sottolineano un malessere evidentemente collegato all’intervento antropico. Diversamente dai boschi precedenti la boscaglia è pervasa da specie sinantropiche (in massima parte alloctone), rappresentate da piante molto competitive in ambienti disturbati e pertanto sempre presenti dove vive l’uomo; citamo le boscaglie a dominanza di robinia (Robinia pseudoacacia), di ailanto (Ailanthus altissima) e di sambuco nero (Sambucus nigra) in cui spesso si trovano entità erbacee invasive come l’uva turca (Phytolacca americana), la vite nordamericana (Vitis riparia) e il sicio (Sicyos angulatus).

Peculiarità floristiche dei boschi del Parco I boschi e le boscaglie del territorio, nonostante l’intensa attività antropica passata e tutt’ora presente, racchiudono ancora notevoli valenze naturalistiche, presentando tutti gli elementi per un loro recupero verso una maggiore naturalità o nella direzione della loro potenzialità. In particolare, riferendoci alla componente erbacea, si trovano specie ben adattate alla vita nel bosco e al suo microclima caratterizzato da una luce di intensità ridotta, in relazione alla struttura dello stesso, qualitativamente diversa poiché in parte assorbita dalle foglie, e da una ridotta escursione termica giornaliera (la temperatura è tendenzialmente più bassa nelle ore calde e più alta nelle ore notturne). Si parla delle cosidette specie “nemorali” che di distinguono in: sciafile (amanti dell’ombra) ossia in grado di fotosintetizzare anche con bassa intensità luminosa, ed eliofile (amanti del sole), ossia adattate a svolgere buona parte del loro ciclo vegetativo prima della fogliazione arborea (ad inizio pimavera). Tra le specie nemorali nel Parco troviamo: la felce maschio (Dryopteris filix-mas), il paléo silvestre (Brachypodium sylvaticum), la scrofularia nodosa (Scrophularia nodosa), l’erba maga comune (Circaea lutetiana), la cariofillata comune (Geum urbanum), il tamaro (Dioscorea communis), l’alliaria (Alliaria petiolata); ed ancora, la pervinca (Vinca minor), il campanellino (Leucojum vernum), l’aglio orsino (Allium ursinum), il sigillo di Salomone (Polygonatum multiflorum), l’anemone dei boschi (Anemonoides nemorosa), la polmonaria maggiore (Pulmonaria officinalis), il ranuncolo favagello (Ranunculus ficaria), la falsa ortica maggiore (Lamium orvala) e l’orchidacea listera maggiore (Listera ovata), tutte entità che oltre ad essere di elevato pregio bio-ecologico e conservazionistico, rendono il bosco esteticamente più bello e colorato. Nei saliceti del territorio, più o meno invecchiati, è abbondante e costante la presenza di specie come l’ortica (Urtica dioica), l’attaccaveste (Galium aparine) e la vetriola comune (Parietaria officinalis) non propriamente legate al bosco in senso stretto, ma più che altro al suolo eutrofico e al degrado e/o disturbo di queste formazioni arboree anche conseguente al dinamismo fluviale. 66


Il Bosco per il Parco Aumentare la superficie occupata dal bosco per il Parco è diventato di primaria importanza non solo per il valore “paesaggistico” e “naturalistico” dello stesso, che va tutelato e preservato, ma anche per la sua funzione “turistico-ricreativa” e di “protezione” contro l’erosione del suolo, il vento e per la regimazione delle acque (superficiali o di falda). Un’altra funzione del bosco è quella “produttiva”; nel territorio sono presenti, infatti, diversi impianti arborei di pioppi ibridi (Populus ×canadensis), realizzati non solo per produrre legna, ma in alcuni casi anche per svolgere attività faunistico-venatorie, quest’ultime in grado di muovere interessi economici rilevanti. Il bosco quindi è un elemento chiave per poter attuare lo “sviluppo sostenibile” del territorio, dove il Parco si dovrebbe automantenere nel tempo, creando una sorta di equilibrio tra l’utilizzazione delle sue risorse naturali (attività produttiva, turistico-ricreativa ecc.), l’ambiente e gli interessi economici: il tutto per il benessere della popolazione e soprattutto delle generazioni future. Il bosco ha anche una funzione “sanitaria” e “sociale”: sia permettendo il recupero psico-fisico di persone provate da un eccessivo tenore di vita lontano dai ritmi naturali, sia per la riduzione o assorbimento di inquinanti acustici o chimici. Ricordiamo, infine, che a livello planetario le foreste nel loro complesso influenzano il bilancio energetico globale della Terra e di conseguenza esercitano anche un’influenza diretta e regolatrice sul clima. 67


La fauna dei boschi e delle boscaglie I lembi boscati del Parco del Serio, sebbene di estensione spesso limitata, con popolamenti giovani e presenza di specie esotiche, rappresentano un luogo elettivo per un’interessante fauna. I saliceti presenti lungo il corso del Serio ospitano l’usignolo di fiume (Cettia cetti) con il suo intenso canto gorgheggiante e il piccolo pendolino (Remiz pendulinus) del quale si possono osservare, appesi sui rami, i nidi “a fiaschetta” con l’apertura rivolta verso il basso, realizzati utilizzando materiali cotonosi ricavati dalle tife e dai frutti dei salici. I lembi boscati di dimensioni maggiori come quelli presenti nella Riserva Naturale della Palata Menasciuttto ospitano anche uccelli tipicamente forestali come il picchio verde (Picus viridis) e il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) e il torcicollo (Jynx torquilla) che sfruttano la presenza di alberi maturi o morti per alimentarsi, con le loro lunghe lingue, degli insetti presenti al di sotto della corteccia e per scavare i propri nidi nel tronco. I silvidi più comuni nei boschi del parco sono la capinera (Sylvia atricapilla), l’usignolo (Luscinia megarhynchos) e d’inverno il luì piccolo e il pettirosso, anche i rapaci sono presenti con l’allocco (Strix aluco), la civetta (Athene noctua), il gufo comune (Asio otus) e a volte l’assiolo (Otus scops) e sfruttano la presenza nei boschi dei micromammiferi insettivori e roditori. I mammiferi sono presenti con la faina (Martes foina), la volpe (Vulpes vulpes) e il tasso (Meles meles) che con i forti unghioni di cui dispone scava veri e propri sistemi di tane con cunicoli e camere, che possono essere utilizzate per diverse generazioni, soprattutto in corrispondenza delle scarpate morfologiche. Anche gli anfibi sono presenti con l’endemica rana di Lataste (Rana latastei) che abita i boschi in tutto il corso dell’anno e necessita di zone umide solo nel periodo riproduttivo. Fig. 2 - Saliceto di Castel Gabbiano

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FLOWERING PERIOD:

BI ri Fio

Aegopodium podagraria L.

Podagraria, Girardina silvestre (Ground-elder) Fam. Apiaceae

AN

CH

I

FREQUENZA

PROTECTION COLORS OF THE FLOWERS:

UMIDITÀ FLOWERING PERIOD:

LUMINOSITY FREQUENZA

PROTECTION

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

UMIDITÀ

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 40-80 cm, con odore di finocchio e prezLUMINOSITY zemolo (odorare!). Rizoma obliquo, nodoso, bruno e a polpa bianca; fusto eretto, cavo, pubescente e angoloso; fiori: bianchi o rosei, perlopiù ermafroditi, su peduncoli di 8-10 cm in 1 o poche ombrelle terminali di 15-20 raggi; ombrellette a 10-20 raggi lunghi 6 mm alla fruttificazione. Petali 5, distesi, obovati e smarginati; stili 2, bianchi e bifidi; stimma capitato; foglie: le basali 2 volte trifogliate a contorno triangolare, margine con denti aristulati, portate da un picciolo scanalato di 2-3 dm; le cauline ternate con lobi ristretti, sessili e con breve guaina; frutti: diacheni minuti (3 mm), oblunghi-ovoidi, costolati e glabri. Area di distribuzione:aree fredde e temperato fredde dell’Europa e dell’Asia (eurosiberiana). In Italia è comune al Nord, al Centro fino alla Campania. Frequenza nel Parco: rara. Periodo di fioritura: da marzo ad ottobre. Habitat: boschi di latifoglie lungo i fiumi, forre, 0-1800 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti e in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama l’ombra e ambienti freschi o ± freddi, a clima tendenzialmente continentale. Uso e Curiosità: Aegopodium deriva dal greco e significa “piede di capra”, per la forma delle foglie; podagraria, è dovuto al passato uso della pianta nella cura della podagra (gotta). La podagraria ha proprietà depurative, antinfiammatorie, vulnerarie, stimolanti, diuretiche, sedative ed antireumatiche. I getti giovani e le foglie tenere possono essere consumati in insalata o bolliti.

69


I

BIA NC H

ri Fio

Alliaria petiolata (M.Bieb.) Cavara & Grande Alliaria (Garlic Mustard)

Fam. Brassicaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba bienne di 30-80 cm, con odore e sapore d’aglio (strappare una foglia e odorare o assaggiare!), fusto eretto, rigido, cilindrico, pubescente soprat-

tutto alla base e ramoso in alto; fiori: bianchi (Ø 5-8 mm), in racemo terminale corimbroso allungato alla fruttescenza (5-30 cm). Sepali verdastri, petali 4, stami 6 molto corti; foglie: alterne, intere, rugose, con forte odore d’aglio; le superiori rombiche, le inferiori cordato-reniformi, caduche alla fioritura, sommariamente crenate e su piccioli di 1-3 cm; frutti: silique tetragonali eretto-patenti, lunghe 5-6 cm con stilo di 1,5 mm su peduncoli lunghi 4-5 mm, ingrossati, contenenti piccoli semi grigi. Area di distribuzione: continente eurasiatico e N-Africa (paleotemperata). In Italia è comune al Nord e sui rilievi della penisola; è rara sulle coste ed in Sicilia, è assente in Sardegna. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: radure boschive, siepi, parchi, campi ombreggiati, presso case ed immondezzai, 0-1700 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, molto ricchi in nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama l’ombra e le zone collinose a clima relativamente continentale. Uso e Curiosità: il nome del genere (Alliaria) deriva dal forte odore agliaceo; quello della specie richiama il lungo picciolo delle foglie. La specie è utilizzata come espettorante, antiscorbuto, revulsivo, cicatrizzante, diuretico e vermifugo. Il succo è posto su piaghe di difficile guarigione, ferite infette, ragadi e geloni ulcerati, mentre i semi stimolano l’appetito. In cucina è usata in sostituzione all’aglio. Fiori e foglie sono usati per preparare insalate, farciture di arrosti, piadine, torte rustiche e cotti in padella; dai semi si ricava un olio con sapore simile alla senape. L’alliaria è utilizzata anche per produrre coloranti.

70


Anemonoides nemorosa (L.) Holub

1

Sinonimo:Anemone nemorosa L.

Anemone dei boschi, Anemone bianca, Silvia (Wood Anemone)

BI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

AN

CH

I

PERIOD: Fam. Ranunculaceae FLOWERING FREQUENZA

PROTECTION FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 10-25 cm, con profondo rizoma orizzontale giallo-brunastro e fusto eretto, esile ed arrossato alla base; fiori: bianchi, con strie violette di sotto, ermafroditi, solitari all’apice dello scapo su un peduncolo di 2-3 cm; foglie: le radicali divise in 3 segmenti lanceolati o ellittici irregolarmente lobati o divisi, con peli marginali e picciolo eretto; le cauline, verticillate a 3 e divise in 3-5 segmenti irregolarmente lobati o partiti, villosi per peli argentei, con picciolo ridotto; frutto: poliachenio ± sferico con acheni ovato-globosi e bruscamente ristretti in un becco ± arcuato. Area di distribuzione: circumboreale. In Italia è comune soprattutto lungo l’arco alpino e buona parte della dorsale appenninica; è da confermare in Calabria, Sicilia e Sardegna. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: boschi di latifoglie caducifoglie, mesofili (soprattutto querceti e faggete), prati o pascoli, 0-1500 m s.l.m. Dove vive:predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, provvisti di nutrienti, ricchi di humus, a tessitura fine e ± areati. Ama le stazioni ombrose, fresche a clima suboceanico. Uso e Curiosità: il termine Anemone potrebbe derivare dal greco “anemos” (vento, soffio vitale) richiamando la facilità con cui i fiori si agitano alla minima brezza e la loro caducità; nemorosa, deriva dal latino “nemoris” (del bosco) e ne indica l’habitat. L’anemone è simbolo dell’abbandono e della brevità delle gioie dell’amore e secondo la mitologia greca nacque proprio dalle lacrime di Venere che vagava per i boschi piangendo per la morte di Adone. In passato la pianta era usata come revulsivo, emmenagogo e contro i dolori articolari e l’emicrania; oggi, tuttavia, ne è stato abbandonato l’uso a causa dell’elevato contenuto di alcaloide velenoso (la protoanemonina) che le conferisce da fresca un elevato potere vescicante (al tatto!). Non trova impiego in cucina visto l’elevato contenuto di saponine che rendono la pianta fortemente tossica (!) 71


I

BIA NC H

ri Fio

Cardamine impatiens L.

Billeri comune (Narrowleaf Bittercress)

Fam. Brassicaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale di 10-50 cm, con fusti ascendenti, glabri ed angolosi; fiori: bianchi, piccoli (2-3 mm); petali 4, sepali 4, alternati ai petali; stami 6, di cui 4 lunghi e 2 corti; foglie: numerose, imparipennate, a contorno lanceolato, lunghe 9 cm; le inferiori con segmenti ovati (7 x 8 mm), le superiori con segmenti lanceolati (6 x 15 mm) e due orecchiette lineari avvolgenti il fusto (1 x 6 mm); frutti: silique eretto-patenti su peduncoli di 7 mm. Area di distribuzione: specie distribuita nelle zone temperate dell’Europa e dell’Asia (eurasiatica). In Italia è comune al Nord ed in tutta la penisola fino alla Basilicata e in Corsica, soprattutto sulle montagne; mentre è assente in Calabria, Sicilia e Sardegna. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: radure di boschi di latifoglie, forre umide, ma anche su muri e ruderi, 400-1300 (raramente 0-1600) m s.l.m. Dove vive: su suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, ricchi in nutrienti e in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama luoghi ± luminosi, freschi a clima continentale. Uso e Curiosità:Cardamine deriva dal greco “cardamon” e indica il crescione; impatiens deriva dal latino e significa “impaziente”. Si presume, come alcune sue congeneri (C. pratensis), un uso nella medicina popolare come prodotto per la depurazione del sangue e in omeopatia in caso di crampi allo stomaco.

72


BI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Clematis recta L.

Clematide eretta, Vitalbino (Ground Virginsbower) Fam. Ranunculaceae

AN

CH

I

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 50-150 cm, con fusti eretti o ascendenti, robusti, cilindrici, cavi (schiacciare con le dita!) e finemente pubescenti; fiori: bianco-latte, su peduncoli di 2-3 cm in pannocchie terminali. Petali 4, acuti e lanceolati (3,5 x 10 mm), trinervi; tepali glabri e con fitta pelosità solo sui margini; antere di 2,5-4 mm; foglie: divise in 5-7(-9) segmenti interi, pennati, triangolari-ovati di 3-4 x 6-9 cm, glauche (soprattutto di sotto), glabre, opposte; frutti: acheni fusiformi sormontati da un’appendice piumosa. Area di distribuzione: aree fredde e temperato fredde dell’Europa e dell’Asia (eurosiberiana-steppica). In Italia è comune nel Nord-Est dal Carso Triestino alle Prealpi Lombarde, è rara nelle Prealpi Piemontesi e nella penisola fino al Gargano e al Pollino; manca o è da riconfermare in Liguria, Toscana, Molise, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: cespuglieti e boschi termofili di roverella, dirupi secchi, sassosi e cespugliosi, boschi misti, 0-800 m s.l.m. Dove vive:Predilige suoli aridi, alcalini, poveri di nutrienti, con un medio tenore in humus e argillosi. Ama le stazioni ± luminose, e le zone fresche a clima tendenzialmente continentale. Uso e Curiosità:Clematis deriva dal greco “klema” (pezzo di legno flessibile); recta si riferisce al portamento. La linfa della pianta fresca stimola le mucose e provoca bolle sulla pelle. Era, talvolta, usata dai mendicanti per simulare malattie cutanee. Attalmente è utilizzata in omeopatia in caso di eruzioni cutanee, ingrossamenti delle ghiandole, dolori reumatici e nevralgie. Come la congenere Clematis vitalba, se ne sconsiglia l’uso in quanto pianta velenosa (!). La clematide eretta è anche apprezzata a scopo ornamentale.

73


I

BIA NC H

Clematis vitalba L.

ri Fio

Clematide vitalba (Traveller’s Joy)

Fam. Ranunculaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: pianta lianosa perenne di 2-15 m, con fusti rampicanti, volubili, fascicolati e rami giovani erbacei ed angolosi; fiori: bianco-avorio, profumati (odorare!), in pannocchie multiflore laterali e terminali, lungamente peduncolate. Corolla (Ø 2,5 cm) con 4-5 petali, pubescenti su entrambe i lati, ellittici; foglie: opposte ed imparipennate a 3-5 segmenti lanceolati o ovali, interi o dentellati, su peduncoli patenti e ingrossati alla base; frutti: piccoli acheni fusiformi (2 x 3 mm) con resta argentea, piumosa, lunga 2-3 cm (in inverno, nei boschi, questi “gomitoli” di filamenti argentati, sono facilmente riconoscibili!). Area di distribuzione: continente eurasiatico, con areale centrato sul sistema montuoso del Caucaso (europeo-caucasica). In Italia è comune in tutto il territorio, al Sud perlopiù su rilievi e in stazioni umide. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: boschi caducifogli submediterranei, boschi umidi, siepi, 0-1300 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, alcalini, moderatamente poveri di nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama le stazioni ± luminose, e le zone fresche o ± fredde, a clima suboceanico. Uso e Curiosità:Clematis deriva dal greco “klema” (pezzo di legno flessibile); vitalba, deriva dal latino “vitisalba” (vite bianca) in riferimento al portamento della pianta, simile a quello della vite, oppure alle infiorescenze biancastre o all’infruttescenza piumosa argentea. La vitalba è il fiore di Bach che allevia i disturbi emotivi, nel linguaggio dei fiori essa indica intelligenza limpida e onesta ed è il fiore dei sognatori, degli artisti, dei creativi e degli scrittori. In passato le foglie e i getti giovani erano usati contro artriti, sciatiche, gotta, e come diuretico, purgante, analgesico in casi di nevralgie e nevriti. Plinio e Dioscoride la usavano come cura alla scabbia. Nei paesi anglosassoni i fusti secchi e porosi della pianta erano fumati come sigari, da cui il nome smoking cane (canna da fumare) o shepherd’s delight (delizia dei pastori). Tale uso provocava, tuttavia, infiammazioni alle mucose della bocca e della gola. L’intera pianta contiene, infatti, saponine ed alcaloidi che la rendono rubefacente e vescicatoria (!). L’impiego terapeutico della pianta è quindi stato abbandonato. La specie era conosciuta anche come viburno dei poveri in quanto i tralci erano usati in alcune regioni sopratutto rurali per fare cesti, gerle o legare le fascine della legna.

74


BI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Convolvulus sepium L.

AN

Sinonimo: Calystegia sepium (L.) R.Br.

Vilucchio bianco (Hedge Bindweed)

CH

I

PERIOD: Fam. Convolvulaceae FLOWERING COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTION FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

UMIDITÀ FLOWERING COLORS OF PERIOD: THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION FREQUENZA

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne rampicante di 30-150 cm, rizomatosa e con LUMINOSITY UMIDITÀ fusto volubile, glabro e avvolgente verso destra; fiori: bianco-candidi, raramente rosei, solitari all’ascella delle foglie mediane su un peduncolo alato di 4-8 cm. Corolla imbutiforme (lunga 3-7 cm, Ø 4 cm); calice con 5 lobi, spesso screziato di rosso, parzialmente ricoperto da 2 grandi brattee fogliacee cuoriformi; stami di circa 17-23 mm, antere di 4-6 mm; foglie: LUMINOSITY sagittate lunghe 6-9 cm, ondulate sul bordo, con insenatura basale profonda 1/6(1/3) della lamina ed apice acuto, alterne su picciolo di 1-3 cm; frutto: capsula globosa contenente 2-4 semi tondi e neri. Area di distribuzione: continente eurasiatico, in tutta la pianura europea, fino oltre gli Urali in Siberia e l’Estremo Oriente, ma anche N-Africa (paleotemperata). In Italia è comune su tutto il territorio, tranne al Sud e nelle isole dove è rara. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: boschi umidi, argini, canneti, prati umidi, siepi, incolti, aree antropizzate, 0-1400 m s.l.m. Dove vive: Predilige suoli umidi, talora intrisi d’acqua, alcalini, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, e argillosi. Ama le stazioni ± luminose, fresche, a clima suboceanico. Uso e Curiosità: Convolvulus deriva dal latino “convolvere” (avvolgere) in riferimento al portamento delle piante; sepium, indica le siepi come habitat prediletto. Il vilucchio è una pianta colagoga, purgante, lenitiva, febbrifuga e diuretica, utile per favorire le funzioni del fegato e contro la stitichezza. I fiori di questa specie, che si chiudono quando piove o il cielo è coperto, restano spesso aperti di notte, permettendo l’impollinazione da parte di grandi falene ed insetti notturni, tra cui la sfinge del convolvolo (Agrius convolvuli) dalla lunga spirotromba.

75


I

BIA NC H

ri Fio

Fallopia dumetorum (L.) Holub Poligono delle siepi (Corpse-bindweed)

Fam. Polygonaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale di 1-3 m, con fusto rampicante, tenace, cilindrico che si avvolge verso sinistra; fiori: bianco-verdastri, senza ghiandole, riuniti in spighe lasse; tepali (3 mm) esterni portanti sul dorso un’ala ondulata; foglie: astate larghe 2-4,4 cm e lunghe 4-7 cm, acute, con picciolo di 2-4 cm; frutto: achenio lucido di 2,5 mm su peduncoli di 5-8 mm. Area di distribuzione: aree fredde e temperato fredde dell’eurasia (eurosiberiana). In Italia è comune in tutto il territorio; manca in Sardegna. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: siepi, luoghi ombrosi ed umidi, infestante nei coltivati. 0-1200 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, ricchi in nutrienti e humus, a tessitura fine e ± areati. Ama le stazioni ± luminose, delle zone collinose a clima suboceanico. Uso e Curiosità:il nome del genere è dedicato all’anatomista italiano Gabriele Fallopio (1523-1562); il termine dumetorum fa riferimento all’habitat boschivo. Nel Parco si trova anche il poligono convolvolo (Fallopia convolvulus), una congenere facilmente riconoscibile per i fiori bianco-rosei con ghiandole puntiformi e per i tepali esterni carenati ma non alati.

76


FLOWERING PERIOD:

BI ri Fio

Fragaria vesca L.

6

AN

Fragolina di bosco (Woodland Strawberry) Fam. Rosaceae

CH

I

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 5-15 cm, rizomatosa e con lunghi stoloni aerei radicanti ai nodi a formare nuove piante (osservare!); scapo fioriero eretto, breve (2-4 cm), e con peli patenti; fiori: bianchi, eretti (ripiegati alla fruttescenza) su scapo 1-3 floro. Petali 5, eretto-patenti; sepali triangolari e lacinie dell’epicalice lineari e persistenti nel frutto; foglie: erette, divise in 3 segmenti ellittici (di cui il centrale sessile), con 8-11 denti per lato, a base acuta ed apice arrotondato, con pagina inferiore biancastra e sparsamente pubescente, soprattutto sui nervi, in rosetta su piccioli di 5-10 cm con densi peli eretto-patenti; frutti: piccoli acheni neri posti sulla superficie di un falso frutto rosso, ovale o sferico di 5-20 mm e molto gustoso; la cosidetta “fragola” (assaggiare!). Area di distribuzione: in ogni continente (cosmopolita). In Italia è comune su tutto il territorio, generalmente sui rilievi. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: faggete, pinete, abetine, soprattutto ai margini e nelle schiarite, 200-1900 (raramente 0-2400) m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, con un medio tenore di nutrienti e in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama le stazioni ± luminose, fresche, a clima continentale. .Uso e Curiosità: Fragaria deriva dal latino “fragrans” (fragrante) per il profumo dei fiori, e vesca da “vescus” (tenero) per la tenerezza del frutto. Secondo Bach la fragola sarebbe utile a rafforzare il

senso di dignità e per affermare il proprio io. Nel linguaggio dei fiori rappresenta l’amore e la stima. Nel Medioevo venivano create cinture di foglie intrecciate come rimedio ai morsi dei serpenti. E’ usata come astringente intestinale, antinfiammatorio, ipotensivo, diuretico, antigottoso, rinfrescante, contro la diarrea, l’arrossamento della pelle ed eritemi causati da un’eccessiva esposizione solare. Le fragole sono coltivate anche allo stato semispontaneo e largamente usate in cucina da tempi antichi. In cosmetica la polpa dei frutti è usata per schiarire zone epidermiche fortemente pigmentate e melaniniche, e per prevenire la formazione delle rughe e rendere la pelle elastica e vellutata. 77


I

BIA NC H

Galium aparine L.

ri Fio

Attaccaveste (Goosegrass)

Fam. Rubiaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale di 50-120 (-180) cm, con fusti angolosi, scandenti, robusti, tenaci e irti di aculei tanto da attaccarsi a qualsiasi cosa (provare!); fiori: bianchi, su peduncoli ± divaricati, in infiorescenza ovoide o cilindrica. Corolla a 4 lobi (Ø 1,5-1,7 mm); foglie: verticillate a 6-9, oblanceolate (lunghe 30-50 mm), ottuse all’apice, spinulose sul bordo e sul nervo centrale, appiccicose sulla pagina inferiore poiché irte di minuscoli ganci (tatto!); frutto: mericarpi sferici di 3-5 mm, ispidi per densi peli uncinati che aderendo a vesti ed animali (osservare!) ne favoriscono la disseminazione. Area di distribuzione: dall’Europa al Giappone (eurasiatica). In Italia è comunissima in tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: incolti, aree antropizzate, argini di fiumi, siepi, boscaglie, 0-1700 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, molto ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus a tessitura fine e ± areati. Ama le stazioni ± luminose, e le zone collinose a clima continentale. Uso e Curiosità: Galium deriva dal greco “gala” (latte), in quanto alcune specie erano usate come caglio; aparine, deriva dal greco “aparein” (agganciarsi), facendo riferimento, come molti nomi volgari attribuiti alla specie, alla capacità della pianta di attaccarsi ad ogni cosa. I Penobscot, indiani d’America un tempo stanziati nell’attuale New England, curavano la gonorrea con un decotto nel quale uno degli ingredienti era l’attaccaveste. L’erba è leggermente lassativa, depurativa, diuretica, antinfiammatoria, astringente e tonica. Dai semi tostati si ricava un surrogato del caffè, mentre in Cina l’intera pianta è consumata come verdura.

78


BI ri Fio

COLORS OF THE FLOWERS:

Leucojum vernum L.

1

Campanellino, Campanelle comuni (Spring Snowflake)

AN

CH

Fam. Amarillydaceae

I

FLOWERING PERIOD:

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 20-30 cm, con scapo spugnoso, compresso-bitagliente e bulbo quasi sferico (Ø 2-3 cm), avvolto da tuniche biancastre; fiori: bianchi macchiati di verde all’apice (Ø 15 mm), campanulati (osservare!), di solito 1(2), peduncolati e penduli, avvolti alla base da una spata membranosa; foglie: tutte basali, lineari-canalicolate, lucide, generalmente più brevi dello scapo; frutto: capsula carnosa e di colore verde. Area di distribuzione: Europa Meridionale (S-europea). In Italia è presente ma rara al Nord e al Centro, manca al Sud. Frequenza nel Parco: rarissima. Habitat: boschi umidi, fossi e paludi, 0-1200 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus a argillosi e poco areati. Ama le stazioni ± luminose, fresche a clima suboceanico. Uso e Curiosità: Leucojum deriva dal greco “leukòs” (bianco), per il colore dei fiori. E’ velenosa (!), le sue parti verdi e il bulbo contengono un alcaloide (la galanthamina), che può indurre avvelenamenti di una certa gravità, le cui manifestazioni estreme vanno dal vomito (è un emetico naturale) a capogiri, brividi, accessi di sudorazione fredda, fino a vere e proprie turbe nello stato di coscienza. E’ visitata dalle api per il nettare, ed è molto apprezzata in campo ornamentale.

79


I

BIA NC H

ri Fio

Lonicera japonica Thunb.

Caprifoglio giapponese (Japanese Honeysuckle)

7

Fam. Caprifoliaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: liana perenne di 2-5 (fino a 8-10) m, rampicante e sempreverde; fiori: bianco-crema o arancioni (osservare!), dall’intenso profumo gradevole (odorare!), appaiati all’ascella di 2 foglie ridotte. Corolla (3-5 cm) con labbro inferiore ripiegato; foglie: intere o talora partite soprattutto nei getti giovani, ovato-acute lunghe 3-9 cm, a base troncata o ± cuoriforme, lanuginose; frutti: bacche nere, sferiche, saldate alla base a due a due. Area di distribuzione: Asia orientale (Giappone e Cina). In Italia è comune e subspontanea quasi ovunque, manca in Molise, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: boschi degradati, siepi e pergolati, 0-1000 m s.l.m. Dove vive: suoli da moderatamente secchi a umidi tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti e in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama le stazioni ± luminose, e le zone calde, a clima suboceanico. Uso e Curiosità: il nome del genere è stato dedicato da Linneo al botanico di Norinberga Adam Lonitzer (1528-1586); il nome della specie ne indica la provenienza (Giappone). Il caprifoglio giapponese è coltivato a scopo ornamentale, come molte altre specie dello stesso genere. Le bacche e le foglie contengono saponine e quindi non sono commestibili (!). La specie in Lombardia è considerata invasiva poiché si inserisce prepotentemente nell’ambiente naturale, andando a sostituire le specie autoctone. I suoi fusti, infatti, possono formare intrecci così densi da ricoprire cespugli e alberi indigeni, soffocandoli.

80


Sigillo di Salomone maggiore (Solomon’s Seal)

BI ri Fio

COLORS OF THE FLOWERS:

Polygonatum multiflorum (L.) All.

AN

CH

Fam. Polygonataceae

I

FLOWERING PERIOD:

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 20-50 cm, glabra, con rizoma orizzontale, nodoso, carnoso, bianco, con caratteristici incavi a sigillo e intenso odore di sambuco (odorare!). Fusto cilindrico, eretto nella parte inferiore, poi curvo e pendulo all’apice sino a quasi toccare il suolo; fiori: bianchi, ermafroditi, penduli su peduncoli di 10-15 mm in grappoli di 3-5 all’ascella delle foglie. Perigonio tubuloso di 15 mm, allargato all’apice ad imbuto con dentelli pubescenti; foglie: alterne, ellittiche o ovate, le superiori minori, tutte ± erette, sessili o brevemente picciolate (talvolta avvolgenti il fusto), glauche di sotto; frutto: bacca sferica (8-12 mm) nero-bluastra. Area di distribuzione: Europa-Asia. In Italia è comune sulle Alpi, nella penisola e in Sicilia. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: boschi densi (querceti, faggete, raramente piceeti), 200-1800 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, provvisti di nutrienti, ricchi di humus, a tessitura fine e ± areati. Ama l’ombra, e le zone fresche o ± fredde, a clima ± continentale. Uso e Curiosità: Polygonatum deriva dal greco “polys” (molto) e “góny” (giuntura del ginocchio) con riferimento ai numerosi nodi del rizoma; multiflorum, deriva dal latino e richiama i molti fiori. Il rizoma ha proprietà astringenti, antinfiammatorie, decongestionanti, lenitive e tagliato a fette è utile per ammorbidire ed estirpare i calli. Il rizoma era anche usato, dopo torrefazione, per fare il pane durante le carestie. I getti giovani della pianta possono essere consumati, previa bollitura, come asparagi; le bacche sono, invece, velenose (!). Grazie all’eleganza del portamento, Polygonatum è un genere molto apprezzato in campo ornamentale.

81


I

BIA NC H

Silene baccifera (L.) Durand

ri Fio

Sinonimo: Cucubalus baccifer L.

Erba cucco (Berry-bearing Catchfly) Fam. Caryophyllaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 30-150 cm, con fusti prostrati o rampicanti, pubescenti, e rami ingrossati alla base; fiori: bianchi o bianco-verdastri, riuniti in dicasio foglioso all’ascella di brattee simili alle foglie, ma più strette. Petali spatolati, lunghi 12-15 mm, profondamente bifidi (osservare!); calice lungo 7-15 mm con tubo breve e 5 lacinie lanceolate, acute; foglie: opposte, ovato-acuminate e brevemente picciolate; frutto: capsula sferica (Ø 6-8 mm), nera a maturità, carnosa e lucida. Area di distribuzione: aree fredde e temperato fredde dell’Europa e dell’Asia (eurosiberiana). In Italia è comune nella Pianura Padana, mentre è rara in Toscana, Marche, Lazio, Campania e Sicilia. Manca o è da riconfermare in: Val d’Aosta, Trentino, Alto Adige, Umbria, Puglia, Calabria e Sardegna. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: boschi umidi, pioppeti, siepi, e alvei fluviali. 0-800 m s.l.m. Dove vive: su suoli umidi o talora intrisi d’acqua, alcalini, ricchi di nutrienti e in humus, argillosi e mal areati. Predilige stazioni in penombra, calde e a clima suboceanico. Uso e Curiosità:il nome del genere deriva da Sileno, accompagnatore di Bacco, dal ventre rigonfio come il calice di queste piante; il nome della specie fa riferimento alla somiglianza del frutto ad una bacca. L’erba cucco è una pianta stiptica. Le foglie sono eduli e cotte hanno un gusto simile a quello degli spinaci.

82


Silene latifolia Poir. subsp. alba (Mill.) Greuter & Burdet Sinonimo: Silene alba (Mill.) E.H.L.Krause

BI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

AN

CH

Silene bianca, orecchiella, boccon di pecora (White Campion)

I

FLOWERING PERIOD: FLOWERS:

OF THE FREQUENZA Fam. CaryophyllaceaeCOLORS

PROTECTION FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

UMIDITÀ FLOWERING COLORS OF PERIOD: THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION FREQUENZA

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne o bienne di 30-70 cm, dioica, con fusto LUMINOSITY UMIDITÀ ascendente, ramificato, lungamente villoso e vischioso superiormente (tatto!) per la presenza di peli ghiandolari; fiori: bianco-candidi, solitari, su peduncoli di 1-3 cm, patenti nel boccio e poi eretti, che si aprono perlopiù verso sera (osservare!). Corolla di 5 petali, con lembo bilobo spatolato e unghia di 15-18 mm; calice piriforme, brunastro; foglie: opposte, lanceolate, lunLUMINOSITY gamente villose, spesso accompagnate da un fascetto di foglie più piccole; frutto: capsula piriforme deiscente con denti eretti e contenenti molti semi. Area di distribuzione: continente eurasiatico, in tutta la pianura europea, fino oltre gli Urali in Siberia e l’Estremo Oriente, ma anche N-Africa (paleotemperata). In Italia è comune in quasi tutto il territorio, ma sempre vicino agli insediamenti urbani; prevale al Nord e al Centro e fino al Gargano, mentre è da verificare in Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: boscaglie, margini di bosco, robinieti, incolti e ruderi, 0-1300 (raramente 1900) m s.l.m. Dove vive: predilige suoli aridi, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, permeabili, sabbiosi e ben areati. Ama la luce e le stazioni fresche a clima relativamente continentale. Uso e Curiosità: le giovani foglie possono essere consumate una volta bollite, saltate in padella o in zuppe. L’intera pianta è utilizzata nella preparazione della “minestrella”, zuppa antica formata da numerose erbe solitamente accompagnata da focaccette di granoturco. La specie è bottinata dalle api.

83


I

BIA NC H

ri Fio

Stellaria nemorum L.

Centocchio dei boschi (Wood Stitchwort)

Fam. Caryophyllaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 30-60 cm, con fusti pelosi, prostratoascendenti, cilindrici e radicanti alla base; fiori: bianchi, ascellari, deflessi dopo l’antesi su peduncoli ghiandolosi di 2-3 cm. Petali bifidi, quasi completamente divisi (osservare!), lunghi 2 volte i sepali, che sono acuti e di 4-5 mm; stami 10; foglie: opposte, le basali e quelle dei getti sterili ovate (1 cm) e picciolate; le cauline, sessili, triangolari-ovate, intere ed acute; frutto: capsula piriforme lunga 8 mm. Area di distribuzione: ontinente eurasiatico, con areale centrato sul sistema montuoso del Caucaso (europea-caucasica). In Italia è comune sulle Alpi, rara sugli Appennini e manca quasi completamente nella Pianura Padana. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: boschi di montagna, boschi umidi, radure boschive, concimaie ed alneti, 1000-2100 (raramente scende fino a 100) m s.l.m. Dove vive: ama i suoli umidi, acidi, ricchi di nutrienti e in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama le stazioni ombrose, fresche, a clima suboceanico. Uso e Curiosità: Stellaria deriva dal latino e indica la forma stellata del fiore; nemorum indica invece l’habitat boschivo. Come la congenere Stellaria media (Centocchio comune), era utilizzata nella medicina popolare contro le malattie polmonari; attualmente fresca può essere usata per impacchi in caso di ferite o irritazioni cutanee. La pianta è edule e consumata in insalate. Stellaria media, anch’essa presente nel Parco, è riconoscibile per i fusti glabri o con una linea di peli ad internodi alterni, e per i petali più brevi o poco più lunghi dei sepali.

84


FLOWERING PERIOD:

BI ri Fio

Valeriana wallrothii Krejer

3

AN

Sinonimo: Valeriana collina Wallroth

CH

Valeriana di Wallroth (Wallroth Valerian) Fam. Valerianaceae

I

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 50-130 cm, con radice fusiforme chiara dall’odore acre (odorare!), talora con stoloni sotterranei. Fusto eretto, striato, indiviso fino all’infiorescenza e pubescente in basso; fiori: bianco-rosei, piccoli, lievemente profumati, riuniti in densi corimbi. Corolla imbutiforme con una breve sporgenza o gozzo (osservare attentamente!); petali 5; calice diviso in 5 denti; stami 3; foglie: opposte, imparipennate, le basali a contorno lanceolato, le cauline 4-7 paia, simili ma progressivamente ridotte, con pelosità abbondante sulla pagina inferiore. Segmenti 7-13 strettamente lanceolati, 6-15 volte più lunghi che larghi, interi o poco dentati, con segmento apicale simile ai laterali o più stretto; frutti: acheni ellissoidali (2-4 mm) con pappo. Area di distribuzione: Europa temperata dalla Francia all’Ucraina (centro-europea). In Italia è comune al Nord, e nel Lazio, Abruzzo, Molise e Campania. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: margini di boschi e di vie, prati aridi, 0-1400 (max. 2100) m s.l.m. Dove vive: suoli da moderatamente secchi a umidi, alcalini, poveri di nutrienti, con un medio tenore in humus e argillosi. Ama le stazioni ± luminose, fresche, a clima t e n d e n z i a l mente continentale. Uso e Curiosità: Valeriana deriva dal latino “valere” (star bene) per le proprietà medicinali di queste piante;

il nome della specie è dedicato al botanico tedesco Karl Friedrich Wilhelm Wallroth (1792-1857). La valeriana in senso lato contiene diversi principi attivi (es. acido valerianico e borneolo) che la rendono ipotensiva, sedativa, diuretica, antispasmodica e antinevralgica. Fu usata durante la Seconda Guerra Mondiale in Inghilterra per alleviare lo stress e nei traumi conseguente i raid aerei. Sin dall’antichità era nota per curare: nervosismo, tremori, emicranie, palpitazioni cardiache, isteria, ansia, crampi, digestione difficile, dolori mestruali, eczemi, ulcere e piccole lesioni. L’assunzione della valeriana può produrre una riduzione dell’attenzione e della concentrazione e, se assunta in eccesso, palpitazioni, mal di testa e torpore; l’uso prolungato può dare assuefazione (!). Gli estratti possono essere utilizzati per aromatizzare gelati, prodotti da forno, bevande alcoliche e bibite, nonché come esca nelle trappole per roditori e gatti selvatici. Grazie all’aroma muschiato, l’olio è anche utilizzato nella produzione di profumi.

85


BiIAg NiaCl HliI

Aristolochia clematitis L.

rioir FioF

Aristolochia clematite (Birthwort) Fam. Aristolochiaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 30-70 cm, con rizoma strisciante, ramoso e fusto eretto, semplice o stratificato alla base; fiori: giallo-brunastri, in gruppi di 2-8 all’ascella delle foglie superiori. Perianzio (2 cm) a tubo ricurvo e ingrossato alla base (a forma di pipa); foglie: ovato-cordate (2-10 cm x 3-15 cm), ottuse all’apice, verde chiaro, dall’odore sgradevole (odorare!) con picciolo lungo 1/3-1/2 della lamina; frutto: capsula ovoide, grossa (2-3 x 2-4 cm) e pendula. Area di distribuzione: areale centrato sulle coste del Mediterraneo (submediterranea). In Italia è comune al Nord, mentre è rara al Centro, in Puglia e Sicilia; manca nel resto del territorio. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: boschi di latifoglie, margini dei fossi, siepi e incolti, 0-1000 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, alcalini, ricchi in nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama le stazioni ± luminose, delle zone calde a clima continentale. Uso e Curiosità: Aristolochia deriva dal greco “áristos” (ottimo) e “lochèia” (parto) per la passata convinzione che la pianta fosse efficace per travagli e infezioni da parto. Nella medicina popolare era conosciuta in quanto purgativa, antiflogistica, immunostimolante, diuretica, astringente e vulneraria ed era usata per alleviare reumatismi, gotta, stati febbrili e morsi di rettili. Si è scoperto recentemente che le specie del genere Aristolochia sono anche cancerogene, nefrotossiche e mutagene, e possono provocare aborti, avvelenamenti, tachicardia, nausea, convulsioni, degenerazione del fegato e anche la morte per arresto respiratorio, per cui l’uso è altamente pericoloso (!) e peraltro bandito in alcuni Stati (es. Germania). I vistosi fiori e l’odore della pianta attirano gli insetti che, una volta entrati nella corolla, scivolano sul rivestimento ceroso del tubo fiorale rimanendo intrappolati da una barriera di peli. Questi insetti sono liberati, ricoperti di polline, solo all’appassimento del fiore assicurando così la fecondazione della pianta. 86


Ficaria verna Huds. subsp. verna

Sinonimo: Ranunculus ficaria L. subsp. bulbifer Lawalrée

Ranuncolo favagello (Lesser celandine)

gBiI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

aAlN lCiH I

PERIOD: Fam. Ranunculaceae FLOWERING COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTION FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

UMIDITÀ FLOWERING COLORS OF PERIOD: THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION FREQUENZA

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 6-30 cm, glabra e lucida (osservare!), LUMINOSITY UMIDITÀe fusto cavo, prostrato-ascendente; fiori: gialli, solitari con radici tuberose, fusiformi, bianche su lunghi peduncoli all’ascella delle foglie. Petali 6-8 (-12), ellittici; sepali 3-4, bianco-verdastri, ovati, lunghi la metà dei petali; stami numerosi, antere gialle; foglie: cuoriformi, carnose (tatto!), lucide, con 5-9 nervi e margine crenato, riunite in rosetta basale su piccioli di 7-11 LUMINOSITY cm; le superiori palmato-angolose, più piccole delle basali, con piccioli più corti e con bulbilli biancastri all’ascella (osservare attentamente!); frutti: acheni ovoidali, pubescenti o irsuti (2,5 mm) con apice acuminato. Area di distribuzione: specie distribuita nelle zone temperate dell’Europa e dell’Asia (eurasiatica). In Italia è presente nella Pianura Veneta e probabilmente altrove nella Pianura Padana e sulle Alpi. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: boschi di latifoglie, siepi e luoghi umidi, 0-1300 m s.l.m. Dove vive: suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, ricchi in nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama le stazioni ± luminose, fresche, a clima suboceanico. Uso e Curiosità: Ficaria deriva dal latino “ficus” (fico) per la forma dei tuberi; il nome della specie richiama la stagione di fioritura. Il ranuncolo nel linguaggio dei fiori è simbolo di bellezza malinconica. La specie ha proprietà rubefacenti, vescicatorie e revulsive molto pronunciate, tanto da provocare anche all’uomo seri problemi. Per questo motivo l’uso pratico è sconsigliato (!). La pianta ricca di vitamina C, tuttavia, è interamente commestibile ma solo se raccolta prima della fioritura; ossia prima della produzione di protoanemonina sostanza velenosa per l’uomo (!). Le giovani foglie sono consumate cotte da sole o con altre erbe; i tuberi possono essere lessati e conditi con olio e sale. Da non confondere con Ficaria verna Huds. subsp. fertilis (A.R.Clapham ex Laegaard) Galasso, Banfi & Soldano (= Ranunculus ficaria L. subsp. ficaria), la specie più diffusa e comunissima in tutto il territorio italiano, distinguibile soprattutto in quanto priva di bulbilli all’ascella delle foglie superiori.

87


BiIAg NiaCl HliI

Geum urbanum L.

rioir FioF

Cariofillata comune (Wood avens)

Fam. Rosaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 30-60 cm, con rizoma corto, ruvido, duro e robusto, contornato da radichette bruno-chiare e fusto eretto, ramoso e con peli rigidi patenti in basso; fiori: giallo-oro, caduchi, profumati (odorare!), in infiorescenza apicale ramificata. Petali 5 (4-7 mm); sepali 5, triangolari, gli interni lunghi quanto i petali; foglie: le basali irregolarmente pennate con segmenti ovali e dentati, dei quali il terminale più grande, portate da un breve picciolo; le cauline profondamente tripartite o completamente divise in 3 segmenti ovati o lanceolati (3-5 cm), sessili. Stipole larghe e subrotonde; frutti: acheni provvisti di numerosi peli patenti rosso-scuro e di un becco ricurvo ad uncino di 10 mm. Area di distribuzione: zone fredde e temperato-fredde di Europa, Asia e Nord-America, intorno al Polo Nord (circumboreale). In Italia è comune in tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: boschi di latifoglie, terreni abbandonati, pareti, siepi ombrose, 0-1600 m s.l.m. Dove vive: su suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, ricchi in nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama luoghi ± luminosi, freschi a clima continentale. Ama i luoghi ombrosi, le zone collinose e il clima continentale. Uso e Curiosità: Geum deriva dal greco “geno” (che genera un piacevole profumo) per il gradevole odore di chiodo di garofano della radice; urbanum ne indica l’habitat. La specie ha proprietà digestive, astringenti, emmenagoghe, febbrifughe, cardiotoniche, antinevralgiche e stimola l’appetito e la digestione. Un consumo eccessivo può procurare disturbi a stomaco e intestino (!). In cucina le foglie tenere raccolte in primavera possono essere consumate in insalata con altre erbe o lessate, mentre la radice essiccata è usata per aromatizzare brodi, stufati, birra, vino e liquori, al posto dei chiodi di garofano.

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Sinonimo: Lamiastrum galeobdolon (L.) Ehrend. & Polatschek subsp. flavidum (F.Herm.) Ehrend. et Polatschek

gBiI ri Fio

COLORS OF THE FLOWERS:

Lamium flavidum F.Herm.

aAlN lCiH I

FLOWERINGgialla PERIOD:(Yellow Archangel) Lamio giallo, Falsa-ortica

Fam. Lamiaceae

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 20-70 cm, con fusti eretti, quadrangolari e con peli ± arrossati; fiori: gialli, spesso con tubo violetto, riuniti in verticillastri 3-11flori all’ascella delle foglie e delle brattee superiori. Corolla con labbro inferiore con 3 lobi di cui il centrale macchiettato di bruno; calice con tubo di 7 mm e denti di 2-3 mm; foglie: da ovate (lunghe 12 cm) a ellittico-lanceolate (lunghe 11 cm); le bratteali spesso acuminate, grossolanamente e irregolarmente dentate sul margine, patenti o pendule, le inferiori picciolate; frutto: tetrachenio. Area di distribuzione: continente eurasiatico, con areale centrato sul sistema montuoso del Caucaso (europeo-caucasica). In Italia è comune su Alpi e Appennini fino alle Marche. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: nicchie umide e ombrose di boschi, anfratti, pietraie, cespuglieti, 100-1900 m s.l.m. Dove vive: suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, moderatamente poveri di nutrienti, ricchi in humus a tessitura fine e ± areati. Ama l’ombra e le zone fresche a clima continentale. Uso e Curiosità: il termine Lamium potrebbe derivare dal greco e significare “bocca aperta”, per la forma della corolla; il nome della specie deriva dal latino flavidus (giallo pallido) in riferimento al colore dei fiori. La specie ha proprietà antispasmodiche, astringenti e diuretiche. In omeopatia è utilizzata contro l’insonnia. In cucina è usata (come le altre specie del genere Lamium) per “saltati in padella” con olio, burro, aglio, peperoncino, pomodoro e formaggi vari a seconda dei casi. E’ una specie mellifera e visitata dalle api e dai bombi.

89


BiIAg NiaCl HliI

rioir FioF

Lapsana communis L.

Lassana comune (Common Nipplewort) Fam. Asteraceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale alta 20-120 cm, con radice fittonante e fusto esile, eretto, spesso villoso, ramoso-corimbroso nella parte superiore, contenente un succo lattiginoso (tagliare ed osservare!); fiori: giallo-chiari, tutti ligulati, riuniti in capolini (calatidi) molto numerosi (Ø 1-2 cm). Involucro conico glabro con 2 serie di squame, le interne lineari e carenate (6-8 mm), le esterne ovali (1 mm); foglie: le inferiori triangolari-ovali, lunghe 5-7 cm, sinuoso-dentate, acuminate, spesso con 2-4 segmenti laterali minori; le cauline ovali-lanceolate, intere e dentate, subsessili; frutti: acheni ricurvi (3-4 mm), con circa 20 strie longitudinali, privi di pappo. Area di distribuzione: continente eurasiatico, in tutta la pianura europea, fino oltre gli Urali in Siberia e l’Estremo Oriente, ma anche nel N-Africa (paleotemperata). In Italia è comune su tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: boschi di latifoglie, cedui, siepi, campi coltivati, ruderi, aree antropizzate, 0-1400 m s.l.m. Dove vive: suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti e in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama l’ombra e le zone fresche a clima continentale. Uso e Curiosità: Lapsana deriva dal greco “lapazein” o dal latino “lampsana” (rammollire, purgare) per le proprietà emollienti e depurative ad essa atribuita. Un tempo era anche nota come Papillaris (dal latino papilla, capezzolo) o erba delle mammelle, poiché si pensava che potesse curare ed alleviare l’infiammazione dei capezzoli delle donne dagli ingorghi di latte dopo lo svezzamento. La pianta presenta anche proprietà purgative, rinfrescanti ed antidiabetiche. La lassana è consumata, con altre verdure, sia cotta che cruda e usata nei ripieni di torte salate o rustiche e piadine. Il suo sapore amaro ricorda vagamente quello del tarassaco.

90


FLOWERING PERIOD:

Sinonimo: Duchesnea indica (Andrews) Focke

Fragola matta (Indian Strawberry) Fam. Rosaceae

gBiI ri Fio

Potentilla indica (Andrews) Th. Wolf

aAlN lCiH I

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 10-50 cm, con rizoma breve prolungato in stoloni aerei radicanti ai nodi; fiori: gialli, isolati, dialipetali, pentameri, di 8 mm. Lacinie dell’epicalice tridentate (osservare attentamente!); stami gialli numerosi; ovario semi-infero; foglie: formate da 3 segmenti ovali-lanceolati di 2-3 cm, brevemente picciolati, dentati sul margine, sparsamente pelosi, verdi e spesso soffuse di rosso; frutto: fragola subferica (diametro 1-2 cm), rosso intensa. In realtà la fragola è un “falso frutto”, perché la parte rosso-carnosa deriva dall’accrescimento del ricettacolo; i veri frutti sono i granellini (acheni), piccoli e rossi, che si osservano sulla superficie e che derivano dagli ovari dei molti pistilli portati dal ricettacolo. Area di distribuzione: areale molto ampio, quasi in ogni continente (subcosmopolita), proveniente dall’Asia meridionale ed orientale. In Italia è comune nella Pianura Padana, mentre è rara sulle Alpi e nelle regioni del Centro; manca nel meridione e isole. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: boscaglie umide, siepi, 0-800 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti con un medio tenore in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama le stazioni ± luminose, e le zone calde a clima suboceanico. Uso e Curiosità: Potentilla è il diminutivo aggraziato del termine latino “potens” (potente) con allusione alle virtù medicinali che venivano attribuite ad alcune specie di questo genere; indica, deriva dal latino “indicus” che significa dell’India. La fragola matta è una specie aliena invasiva; infatti, coltivata inizialmente all’Orto Botanico di Torino (dal 1816), da dove sfuggì, è stata poi osservata subspontanea nel 1956 in molti luoghi del Piemonte e della Lombardia, fino alla diffusione attuale. I frutti non sono eduli, se mangiati in certa quantità, possono provocare problemi gastrointestinali (!). 91


BiIAg NiaCl HliI

Scrophularia nodosa L.

rioir FioF

Scrofularia nodosa (Knotted Figwort) Fam. Scrophulariaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 60-120 cm, glabra o con sparsi peli ghiandolari, fusto eretto, ramoso e quadrangolare; fiori: bruno-giallastri (5-8 mm) in pannocchia terminale. Corolla di 5-8 mm, calice con margine membranoso intero, subnullo o stretto 0,1-0,2 mm; foglie: ovaliacuminate (4-6 x 9-12 cm), doppiamente seghettate, opposte, talora con due lacinie laterali molto brevi; le mediane con picciolo di 1 cm; frutto: capsula piriforme (5 x 6-7 mm) sormontata da stilo contorto persistente.. Area di distribuzione: zone fredde e temperato-fredde di Europa, Asia e Nord-America, intorno al Polo Nord (circumboreale). In Italia è comune su Alpi ed Appennini fino alla Basilicata, è rara in Pianura Padana, si trova anche sull’isola d’Elba ed ad Ischia. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: boschi umidi, bordo di siepi, forre, rive, 0-1800 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama l’ombra e le zone fresche o ± fredde a clima continentale. Uso e Curiosità: Scrophularia deriva dal latino medioevale “scrofulae” (scrofola), in quanto si credeva che la pianta fosse efficace contro la scrofolosi (forma di tubercolosi delle ghiandole linfatiche superficiali a decorso benigno). La pianta ha proprietà emetiche, purganti, cicatrizzanti e influisce sull’attività cardiaca, quindi, deve essere usata con cautela (!). La pianta è molto visitata dalle api e dai bombi che producono un miele di discreta rappresentatività.

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gBiI ri Fio

COLORS OF THE FLOWERS:

Symphytum tuberosum L. subsp. angustifolium (A.Kern.) Nyman aAlNl Sinonimo: Symphytum tuberosum L. subsp. nodosum (Schur) Soó

Consolida a foglie strette (Tuberous Comfrey) Fam. Boraginaceae

CiH I

FLOWERING PERIOD:

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 15-25(-50) cm, con rizoma sottile con uno o più nodi, e fusto angoloso, ramificato solo in alto, irsuto per peli ruvidi; fiori: giallo pallido, penduli in cime dense di 3-8(-20). Corolla (15-20 mm) con tubo di circa 16 mm e denti ottusi (1,5 mm); squame triangolari più brevi dei denti corollini (osservare!); antere astate (4-5 mm) portate da un filamento lungo al massimo 1/3 delle stesse; stilo sporgente dalla corolla di 1-2 mm; foglie: ovato-oblunghe (3-4 x 7-9 cm le mediane), ristrette alla base e prolungate sul fusto in un’ala lunga circa 1/2 dell’internodio, poco decorrenti, le superiori sessili; glabre superiormente e tomentose inferiormente; frutti: acheni grigi, lucidi e ± ovati. Area di distribuzione: Europa Sudorientale, soprattutto nella regione Carpatico-Danubiana (SE-europea). In Italia è comune su tutto il territorio, escluse le isole. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: boschi di latifoglie, soprattutto querceti, ostrieti e castagneti, 0-1300 m s.l.m. Dove vive: suoli da moderatamente secchi a umidi, alcalini, moderatamente poveri di nutrienti, ricchi in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama l’ombra e le zone fresche a clima suboceanico. Uso e Curiosità: Symphytum deriva dal greco “symphuò“ (io unisco), per la capacità del rizoma di cicatrizzare lesioni cutanee e rinsaldare quelle ossee; tuberosum richiama la forma a tubero del rizoma. La pianta grazie ai principi attivi in essa contenuti ha proprietà astringenti, emollienti, emostatiche e antinfiammatorie. Se somministrata in eccesso, per la presenza di alcaloidi, diventa tossica per il fegato (!). I getti teneri possono essere fritti o cotti e le foglie lessate o fatte in padella. La polvere delle radici essiccate è usata in cosmesi per colorare il viso; mentre anticamente si ottenevano misture per colorare la lana. Da non confondere con la consolida maggiore (Symphytum officinale), presente nel territorio, che si distingue per il grosso rizoma orizzontale, le foglie lanceolate (1-2 x 3-8 dm) decorrenti sul fusto, che sembra così alato (osservare!), e per la corolla spesso rosa-violacea con denti del calice lesiniformiacuminati. 93


IOL ETT I

Arum maculatum L.

V ri Fio

2

Gigaro scuro (Cuckoo Pint)

Fam. Araceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 20-40 cm, provvista di rizoma tuberiforme ovoide ± arrotondato e appuntito all’inserzione dello scapo; fiori: viola, numerosissimi, piccoli e sessili riuniti in uno spadice (4-6 cm) con fiori femminili alla base, fiori sterili in mezzo e maschili in alto, sormontati da un’appendice sterile formata da un peduncolo cilindrico e un’espansione violacea a clava. Spata lanceolato-acuminata a forma di trombetta (10-15 cm), verde-chiara e in genere purpurea sul bordo; foglie: a sviluppo primaverile, sagittate-astate (lunghe 10-20 cm), verdi, con chiazze scure o nerastre (osservare!), portate da un picciolo lungo ± il doppio della lamina; frutti: bacche rosse carnose, brillanti a maturità. Area di distribuzione: Europa temperata dalla Francia all’Ucraina (centro-europea). In Italia è rara al Nord, nella penisola (sui rilievi) e in Sardegna. Manca in Puglia e in Sicilia. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: boschi umidi, faggete, radure, cedui e siepi, 0-1600 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli umidi o talora inzuppati, tendenzialmente neutri, moderatamente poveri di nutrienti, ricchi di humus, a tessitura fine e ± areati. Ama l’ombra e le zone fresche a clima suboceanico. Uso e Curiosità: Arum deriva dal greco “aron”, termine usato dal botanico Teofrasto per indicare questa pianta; maculatum fa riferimento alle macchie presenti sulle foglie. Il gigaro presenta proprietà antireumatiche e antigottose, ma se ne sconsiglia l’uso poiché è tossico (!). Il contatto cutaneo provoca irritazioni e l’ingestione delle bacche causa bruciore, vomito e in casi gravi a crampi, paralisi, a volte fino alla morte (!). Nel Parco si trova anche il gigaro chiaro (Arum italicum), che si distingue dal gigaro scuro per lo spadice con clava di colore giallo e per le foglie decisamente astate, con venature o macchie bianche.

94


Sinonimo: Ballota nigra L. subsp. foetida (Lam.) Hayek

Cimiciotta meridionale (Black Horehound) Fam. Lamiaceae

VI ri Fio

Ballota nigra L. subsp. meridionalis (Bég.) Bég.

OL ET TI

COLORS OF THE FLOWERS:

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

FLOWERING COLORS OF PERIOD: THE FLOWERS: FREQUENZA

FLOWERING PERIOD: PROTECTION FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 20-60 cm, con fusti quadrangolari, ascenLUMINOSITY UMIDITÀ denti, legnosi in basso e pubescenti (raramente subglabri); fiori: viola, rosei o biancastri di circa 12-13 mm, riuniti in verticillastri (15-30 flori) subsferici o ± unilaterali all’ascella delle foglie. Calice imbutiforme (7-12 mm) con 5 denti eretto-patenti o eretti di circa 2,5 mm con mucrone di 0,2-0,5(-1,7) mm e 10 nervature; foglie: da ovali-lanceolate a cuoriformi (2-5 cm), LUMINOSITY crenate o dentate, in genere pubescenti o tomentose, opposte, dall’odore fetido (strofinare con le dita e odorare!), su picciolo di 1-3 cm; frutto: tetrachenio liscio e bruno-nerastro. Area di distribuzione:areale centrato sulle coste del Mediterraneo e su quelle atlantiche delle isole Britanniche, Galizia e Portogallo (submediterranea-subatlantica). In Italia è comune al Nord e nella penisola fino al Gargano; è sporadica in Basilicata e da verificare in Calabria, Sicilia e Sardegna. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: margini di bosco, siepi, sentieri, ruderi, incolti, aree antropizzate, 0-1300 m s.l.m. Dove vive: Predilige suoli aridi, tendenzialmente neutri, molto ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama la luce e le zone calde a clima tendenzialmente continentale. Uso e Curiosità: Ballota deriva dal greco “ballo”, (getto, respingo), per l’odore ripugnante della pianta; nigra, fa forse riferimento all’annerimento delle foglie da secche. La cimiciotta contiene olio essenziale dall’odore fetido, principi amari ed acido gallico che la rendono sedativa, antispasmodica, astringente e adatta in casi di insonnia ed eccitazione nervosa. La pianta è assiduamente visitata dai bombi, ma produce un miele di bassa rappresentatività.

95


IOL ETT I

V ri Fio

Circaea lutetiana L.

Erba-maga comune (Enchanter’s Nightshade)

Fam. Onagraceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 30-40 cm, con fusti ascendenti, cilindrici e pubescenti-vellutati in alto; fiori: rosei, su peduncoli (5 mm) con peli ghiandolari diffusi, riuniti in racemo allungato di 2 dm. Calice purpureo con tubo aculeato e denti riflessi; petali 2 (3 mm), cuoriformi; sepali 2 (2-4 mm); foglie: ovate, le maggiori lunghe 6 cm, con base tronca e leggermente cuoriforme, margine dentato e nervature dentate e pelose, opposte e picciolate; frutto: capsula biloculare (2 semi) irta di aculei. Area di distribuzione:zone fredde e temperato-fredde di Europa, Asia e Nord-America, intorno al Polo Nord (circumboreale). In Italia è comune sulle Alpi e sull’Appennino Settentrionale e Centrale, mentre è rara in Pianura Padana, Colli Laziali, Italia Meridionale, Sicilia e Sardegna. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: boschi igrofili di latifoglie, forre, vegetazione di malerbe boschive, 0-1500 m s.l.m. Dove vive: su suoli umidi o talora intrisi d’acqua, tendenzialmente neutri, ricchi in nutrienti e in humus, argillosi e mal areati. Ama l’ombra e le zone collinose a clima ± continentale. Uso e Curiosità: Circaea deriva dal greco “Kirke” (Circe), mentre lutetiana deriva dal latino “lutetianus” (di Parigi). Il nome fu attribuito nel XVI secolo dal botanico fiammingo Mathias de Lobel per identificare la pianta che il medico greco antico Dioscoride aveva dedicato alla maga Circe della mitologia greca, mentre “Lutetia” era il nome romano di Parigi, dove Lobel lavorava. Il nome fu poi ripreso da Linneo nello “Species plantarum”. La pianta è stata usata in passato come astringente e come dissolvente dei condilomi, applicazione giustificata dalla presenza di abbondanti sostanze tanniche.

96


VI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Glechoma hederacea L.

OL ET TI

Ellera terrestre (Ground Ivy) Fam. Lamiaceae

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTION FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

UMIDITÀ FLOWERING COLORS OF PERIOD: THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION FREQUENZA

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 10-30 cm, rizomatosa e stolonifera, con LUMINOSITY UMIDITÀ fusti quadrangolari, ± pubescenti, ascendenti o striscianti al suolo e radicanti ai nodi; rami fiorali semplici e dritti; fiori: blu-violacei, su peduncoli di 1-2 mm, riuniti in verticillastri 2-3flori ± unilaterali all’ascella delle foglie mediane e superiori. Corolla bilabiata; calice simmetrico, con tubo di 4-5 mm LUMINOSITY e denti (1,5-2 mm) con 15-17 nervi in rilievo ± pelosi; stami 4, inclusi nel tubo con antere sporgenti; stimma bifido; foglie: opposte, profumate se stropicciate (odorare!), cordate o cuoriformi, le inferiori più larghe che lunghe, con margine a denti arrotondati, pubescenti soprattutto sulla nervatura. Picciolo di 1,5 cm salvo nelle foglie superiori progressivamente sessili; frutto: tetrachenio. Area di distribuzione: zone fredde e temperato-fredde di Europa, Asia e Nord-America, intorno al Polo Nord (circumboreale). In Italia è comune al Nord, mentre è rara o da riconfermare al Centro, è assente al Sud. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: boschi umidi, soprattutto ai bordi e nei cedui, prati stabili e incolti erbosi freschi, argini dei fiumi, 0-1400 m s.l.m. Dove vive: suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, provvisti di nutrienti, ricchi di humus, a tessitura fine e ± areati. Ama le stazioni ± luminose, fresche a clima continentale. Uso e Curiosità:in passato si pensava che l’ellera terrestre fosse in grado di sconfiggere la pazzia e di rendere visibili le streghe nella notte di Valpurga (30 aprile, notte dedicata alla magia e al culto del diavolo). In Germania era coltivata dai monaci per combattere peste e ulcerazioni. La pianta gode di proprietà antiflogistica, astringente, vermifuga, aperitivo-digestiva, febbrifuga, stimolante, diuretica, calmante e tonica. È quindi usata in casi di diarrea, malattie polmonari, tosse, infiammazioni delle vie urinarie superiori, gastriti, calcoli biliari, malattie della pelle e per fluidificare secrezioni delle mucose broncopolmonari. Gli steli freschi possono essere consumati lessati, in minestre o per aromatizzare ricotta, patate e insalate. Sino al XVI secolo era usata per conservare la birra nei lunghi viaggi e anche come ingrediente nella sua fabbricazione, fino a quando venne sostituita dal luppolo.

97


IOL ETT I

V ri Fio

Lamium maculatum L.

Falsa-ortica macchiata (Spotted Dead-nettle) Fam. Lamiaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 20-50 cm, con fusto quadrangolare, ascendente o eretto, tubuloso, perlopiù glabro, lucido e radicante ai nodi; fiori: rosa-porpora, grandi (10-15 mm), riuniti in verticillastri all’ascella delle foglie nella parte alta del fusto. Tubo biancastro della corolla ricurvo a S; calice con tubo di 3-4 mm e denti di 3-5 mm; foglie: opposte, da triangolari-ovate a cuoriformi (3-4 x 3,5-5 cm), crenate, dentate, verdi e spesso con macchia biancastra lungo la nervatura centrale, pubescenti, e con picciolo di 2-4 cm; frutto: tetrachenio brunastro. Area di distribuzione:continente eurasiatico, in tutta la pianura europea, fino all’Estremo Oriente (eurasiatica temperata). In Italia è comunissima in tutto il territorio, esclusa la Sicilia. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: cedui, siepi, incolti, bordi dei boschi, solchi delle strade, 0-1200 m s.l.m. Dove vive: suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, ricchi in nutrienti e in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama luoghi ± luminosi, freschi o ± freddi a clima continentale. Uso e Curiosità: i principi attivi contenuti nelle infiorescenze e foglie hanno azione depurativa, astringente ed antiemorragica. In passato era usata contro la scrofolosi. Dall’intera pianta sono preparati infusi per compresse, lavande e frizioni; mentre con l’acqua distillata di fiori e foglie si preparano colliri. Come le altre congeneri, in cucina è usata saltata in padella con olio, burro, aglio, peperoncino, pomodoro e formaggi vari a seconda dei casi. E’ pianta mellifera. Negli incolti, campi e ruderi del Parco si rinvengono anche le affini: falsa-ortica purpurea (Lamium purpureum) e falsa-ortica bianca (Lamium album). La prima, rispetto a Lamium maculatum, è riconoscibile dalla corolla più piccola, rosa-porpora e per le foglie superiori tutte ravvicinate all’apice del fusto, progressivamente minori e di colore rosso-vinoso; la seconda, invece, è riconoscibile per la corolla bianca. Il nome “Falsa-ortica” è stato ispirato dalla somiglianza con l’ortica comune (Urtica dioica), pur senza condividerne gli effetti urticanti. 98


VI ri Fio

Lamium orvala L.

Falsa-ortica maggiore (Large Red Dead Nettle) Fam. Lamiaceae

OL ET TI

COLORS OF THE FLOWERS:

FLOWERING PERIOD:

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 30-60 cm, con caratteristico odore di citronella misto ad odore fetido (odorare!) e fusto eretto subcilindrico; fiori: rosso-carnicini, riuniti in verticillastri 12-15flori. Corolla grande, bilabiata, con tubo diritto (15-20 mm), labbro superiore pubescente e con lobi divergenti (20 mm), labbro inferiore chiaro e con macchie porporine (18 mm); antere glabre; calice con 5 denti e 5-10 nervature; foglie: cuoriformi, grossolanamente dentate e picciolate; frutto: tetrachenio. Area di distribuzione: sistemi montuosi dell’Europa orientale mediterranea (E-alpinodinarica). In Italia è comune solo a nord-est (Lombardia, Veneto, Trentino, Friuli Venezia Giulia e Liguria), sulle catene meridionali ed aree collinari antistanti, mentre è rara in pianura; altrove si rinviene solo in Puglia. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: boschi di latifoglie (querceti, castagneti o faggeti), soprattutto ai margini o nei cedui, 0-1200 (max 1750) m s.l.m. Dove vive: predilige suoli umidi, neutri o debolmente acidi o alcalini, ricchi in nutrienti e in humus, a tessitura fine e ben areati. E’ amante dell’ombra e delle zone fresche clima suboceanico. Uso e Curiosità: il termine Lamium potrebbe derivare dal greco e significare “bocca aperta”, per la forma della corolla; oppure, siccome i fiori danno l’impressione di mangiare gli insetti che li visitano, potrebbe derivare dal nome di una regina della Libia, Lamia, leggendaria mangiatrice di bambini. Elemento rarissimo dei boschi relitti della Pianura Padana, è quindi un’entità di pregio per il territorio. La pianta, a causa della splendida fioritura rosso-carnicina, è spesso preda di raccolte indisciplinate da parte dei turisti per conservare, forse, il ricordo di una passeggiata tra i boschi del Parco. E’ molto apprezzata a scopo ornamentale.

99


IOL ETT I

Pulmonaria officinalis L.

V ri Fio

Polmonaria maggiore (Lungwort)

Fam. Boraginaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 10-20(-30) cm, rizomatosa, con fusto breve e rami spesso incurvati; fiori: roseo-vinosi poi violetti a fine fioritura, riuniti in cime contratte con asse irsuto e generalmente ghiandoloso. Corolla tubulare che si allarga a scodella in 5 lobi ovali (Ø 13-20 mm), glabra ma con un anello di peli alla fauce; calice subcilindrico (9-11 mm) con 5 denti triangolari; foglie: le radicali (solo in estate) con lamina intera, ovatocuoriforme (lunghe 7-16 cm), chiazzata di bianco (osservare!) setolose e quasi pungenti sulla pagina superiore (tatto!), portate da un picciolo alato di 10-16 cm; le cauline ovali, alterne, sessili e avvolgenti il fusto; frutti: 4 acheni bruno-scuri, ovali, lisci, racchiusi in fondo al calice che si allunga durante la maturazione (11-13 mm). Area di distribuzione: Europa temperata dalla Francia all’Ucraina (centro-europea). In Italia è comune su Alpi e rilievi collinari antistanti, mentre è rara nella Pianura Padana a nord del Po e in Emilia. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: boschi misti e di latifoglie (querceti, carpineti, faggete), siepi, 0-1500 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, alcalini, provvisti di nutrienti, ricchi in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama l’ombra e le zone fresche a clima suboceanico. Uso e Curiosità: Pulmonaria deriva dal latino “pulmo” (polmone), per la forma delle foglie macchiate di bianco che ricorda quella dei polmoni. Il nome della specie ne richiama l’uso farmaceutico. La pianta ha proprietà sudorifere, vitaminizzanti, emollienti, espettoranti, astringenti, lenitive e diuretiche. Può essere utilizzata nella cura di geloni, contusioni, screpolature della pelle, infiammazioni della gola e catarro. Le foglie tenere sono impiegate nelle minestre; il succo fresco, contenente vitamina A e C, è usato per le diete. E’ una pianta mellifera. La presenza della polmonaria maggiore nei boschi del territorio è un elemento di pregio naturalistico per il Parco. 100


Pigamo colombino (Columbine Meadow-rue) Fam. Ranunculaceae

VI ri Fio

COLORS OF THE FLOWERS:

Thalictrum aquilegifolium L.

OL ET TI

FLOWERING PERIOD:

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 40-100 cm, con radici rossastre fusiformi, sottili (2-3 mm) e fusto eretto, striato e glabro; fiori: rosei o violetti, grandi (8-15 mm), riuniti in corimbi densi. Perianzio con 4-5 segmenti, piccoli e caduchi; numerosi stami violetti (osservare!), raramente giallo-biancastri, ingrossati superiormente (8-10 mm), antere gialle di 1,5 mm; foglie: composte, le inferiori 3-pennatosette, divise in 3 segmenti ovati, a loro volta divisi in tre lobi nella metà apicale, dei quali il mediano tridentato e i laterali bidentati; le cauline simili alle inferiori, ma più piccole. La pagina superiore della lamina è glauca, mentre l’inferiore è chiara; la guaina si allarga in orecchiette scariose di 3 x 9 mm; frutti: follicoli penduli su lunghi piccioli. Area di distribuzione: aree fredde e temperato fredde dell’Eurasia (eurosiberiana). In Italia è comune dalle Alpi al Gargano e la Sila, solo sui rilievi, mentre è rara nella Pianura Padana. Frequenza nel Parco: rarissima. Habitat: boschi umidi, boscaglia in quota, soprattutto faggete, 50-2400 m s.l.m. Dove vive: su suoli umidi o talora inzuppati d’acqua, tendenzialmente neutri, provvisti di nutrienti, ricchi di humus, argillosi e mal areati. Ama la penombra, gli ambienti da freschi a freddi, e il clima suboceanico. Uso e Curiosità: Thalictrum deriva forse dal greco “thallein” (rinverdire) e “ictar” (presto) per il rapido sviluppo vegetativo; aquilegifolium, è dovuto alla notevole somiglianza delle foglie con quelle dell’aquilegia comune (Aquilegia vulgaris). Le foglie e la radice trovano impiego in cucina, bollite o in insalate. E’ apprezzata anche a scopo ornamentale. Nel Parco è molto interessante la presenza di questa specie, che vive tipicamente in montagna, discesa, per azione del fiume, in stazioni dal microclima favorevole per la sua sopravvivenza.

101


IOL ETT I

Vinca minor L.

V ri Fio

Pervinca minore (Lesser Periwinkle)

Fam. Apocynaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne a base lignificata di 10-20 cm, glabra, sempreverde (osservare in tutte le stagioni!), con fusti tenaci, lungamente striscianti al suolo, i fiorieri eretti; fiori: azzurro-violetti, raramente bianco-rosei, 5-meri, isolati e ascellari su peduncoli di 9-15 mm. Corolla (Ø 2,5-3 cm) ipocrateriforme, con tubo di 1 cm e lobi spatolati di 8 x 10 mm; calice (3 mm) diviso in 5 lacinie triangolari glabre; foglie: opposte, glabre, intere, lanceolate (lunghe 22-35 mm), coriacee, ottuse all’apice e su picciolo di 2-4 mm; pagina inferiore con nervature reticolate sporgenti; frutto: 2 follicoli divergenti, contenenti semi ovali neri. Area di distribuzione: areale centrato dall’Europa temperata al Caucaso (Medio-europeacaucasica). In Italia è comune in tutto il territorio, fatta eccezione per le zone più calde. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: boschi di latifoglie, soprattutto di rovere e farnia, boscaglie, bordo di siepi, 0-1300 m s.l.m. Dove vive: su suoli da moderatamente secchi a umidi, preferibilmente alcalini, provvisti di nutrienti, ricchi di humus, a tessitura media e quindi permeabili, sabbiosi e ben areati. Ama l’ombra e le zone collinose a clima ± continentale. Uso e Curiosità: i fiori e le foglie sempreverdi della pervinca sono simbolo di fedeltà in amicizia e di tenacia del ricordo. Considerata simbolo di verginità, si usava spargere i fiori davanti agli sposi e disporre quattro piccoli mazzetti agli angoli del letto coniugale. La pervinca è diuretica, astringente, digestiva, ipotensiva e antinfiammatoria. E’ anche impiegata come stimolante cerebrale e vasodilatatrice grazie alla presenza dell’alcaloide vincamina. La pianta è tossica (!) e va usata sotto controllo medico. E’ utilizzata per combattere l’erosione del suolo, grazie al fitto intrico formato dalle radici che sono in grado di trattenere lo strato superficiale dei terreni in pendio

102


VI ri Fio

COLORS OF THE FLOWERS:

Viola dehnhardtii Ten.

Sinonimo: Viola alba Besser subsp. dehnhardtii (Ten.) W.Becker

Viola di Dehnhardt (Dehnhardt Violet)

OL ET TI

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Fam. Violaceae

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

FLOWERING COLORS OF PERIOD: THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA

UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION FREQUENZA

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 5-15 cm, con stoloni epigei spesso asLUMINOSITY UMIDITÀ senti; fiori: viola chiaro, 5-meri, profumati (odorare!). Corolla (Ø 1,5-2 cm) con petali laterali spesso ravvicinati all’inferiore, sperone violetto e sepali ovali, con apice arrotondato o ottuso; foglie: in rosetta basale, arrotondato-acuminate, con lati convessi, ± pelose, crenate ai margini; le estive più grandi e svernanti; stipole lineari-lanceolate acuminate, con lunghe frange LUMINOSITY cigliate e peli più corti a pettine, sull’apice (osservare con una lente!); frutto: capsula subsferica ± pelosa, bruno-violacea. Area di distribuzione: areale incentrato sulle coste mediterranee ma irradiante anche verso l’Europa media (eurimediterranea). In Italia è comune su quasi tutto il territorio, manca in Val d’Aosta, Trentino, Alto Adige e Veneto. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: boschi luminosi, radure, siepi, luoghi erbosi, 0-1000 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, alcalini, ricchi in nutrienti e humus, a tessitura fine e ± areati. Ama le stazioni ± luminose, calde, a clima continentale. Uso e Curiosità: ha proprietà antinfiammatorie (soprattutto verso le patologie dell’apparato respiratorio), diuretiche, espettoranti, emollienti e tossifughe. Foglie e fiori sono consumati come insalate. Le formiche raccolgono nei loro nidi sotterranei i semi delle viole, attirate da un’appendice del seme detta “elaiosoma”, formata da lipidi di cui sono ghiotte. Consumato il cibo, i semi abbandonati sono già pronti a germogliare la stagione successiva. Da non confondere con la viola mammola (Viola odorata) o dei colli (Viola collina), anch’esse presenti nel Parco che si distinguono: la prima, per gli stoloni radicanti e fioriferi solo al secondo anno, le foglie ghiandolose, rotondato-reniformi, le stipole largamente ovali con frange brevi e per la corolla violetto scuro; la seconda, per la mancanza degli stoloni, la corolla violetto chiara con sperone breve biancastro. Nel territorio è presente anche la viola bianca (Viola alba), simile alla viola di Dehnhardt, ma con corolla bianca e sperone violetto. 103


IOL ETT I

Viola riviniana Rchb.

V ri Fio

Viola di Rivinus (Wood Violet)

Fam. Violaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 10-20 cm, con corto rizoma e fusto prostrato-ascendente e glabro; fiori: violetto chiaro o azzurrini, inodori (odorare!), portati da lunghi peduncoli, inseriti sul fusto. Corolla formata da 5 petali allungati ± patenti, i laterali accostati a quello inferiore, che è generalmente maggiore degli altri e prolungato alla base in uno sperone bianco o bluastro chiaro, tozzo e lungo 3-5 mm (osservare!); sepali acuminati con appendici evidenti di 2-3 mm; stami 5; foglie: cuoriformi-reniformi, subacute (2-4 cm), verde scuro, glabre, con margine crenato, lungamente picciolate in rosetta basale ed ascellari. Stipole strettamente lanceolate, con frange brevi simili ai denti di un pettine; frutto: capsula trigona. Area di distribuzione: continente europeo (europea). In Italia è comune in tutto il territorio. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: boschi misti e di latifoglie (quercete, faggete, ecc.), brughiere, siepi, 0-2100 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, acidi, con un medio tenore di nutrienti, ricchi in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama le stazioni ± luminose, fresche, a clima relativamente continentale. Uso e Curiosità: Viola deriva dal greco “(f )ìon” (viola, violetta) a sua volta ripresa dall’indoeuropeo “viere” (intrecciare), forse in riferimento alla flessibilità e sinuosità dello scapo; il nome della specie è dedicato al medico e botanico di Lipsia, Rivinus (1652-1723). Da non confondere con la viola silvestre (Viola reichenbachiana), anch’essa presente nei boschi del Parco, che si distingue per avere lo sperone sottile violetto-scuro e i sepali con appendici indistinte (< 1 mm). Si presume che i fiori, le foglie e lo stelo, come avviene per V. reichenbachiana, vengano usati, cotti, in frittate o in zuppe e minestroni. Le viole sin dall’antichità erano coltivate per ornamento e impiegate per estrarre l’essenza profumata.

104


Veronica comune (Germander Speedwell) Fam. Plantaginaceae

BL ri Fio

Veronica chamaedrys L.

U

COLORS OF THE FLOWERS:

FLOWERING PERIOD:

COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

FLOWERING PERIOD: PROTECTION

UMIDITÀ FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 10-30 cm, con rizoma sottile e ramoso, UMIDITÀ fusti eretti o ascendenti, arrossati, e con due linee sporgenti di peli (osservare!); fiori: bluceleste, con venature scure e un anello bianco centrale, su peduncoli lunghi circa quanto le brattee, riuniti in 2-5 racemi allungati (4-15 cm) generalmente opposti e multiflori, all’ascella delle foglie. Calice di 4 lacinie lanceolate, pelose e spesso ghiandolose; foglie: opposte, ovaLUMINOSITY te o largamente lanceolate, da crenate a crenato-seghettate, sessili o brevemente picciolate, ± pelose; frutto: capsula triangolare-obcordata, compressa, pelosa, più breve del calice. Area di distribuzione: aree fredde o temperato fredde, dell’Europa e dell’Asia (eurosiberiana). In Italia è comune al Nord, soprattutto sulle Alpi, mentre è sempre più rara verso sud sui rilievi della penisola fino alla Calabria. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: boschi, cespuglietti, prati, lungo i sentieri, bordi delle strade, 0-2200 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama le stazioni ± luminose, e le zone fresche o ± fredde, a clima continentale. Uso e Curiosità:il nome del genere ha dubbia origine: potrebbe derivare dal nome di Santa Veronica da Binasco (1445-1497), o essere una storpiatura di “vera ikona” (vera immagine), perchè molto usata nelle sacre rappresentazioni alla fine del Medioevo. Si pensa possa derivare anche da Betonica (genere delle Lamiaceae) per traslitterazione da V a B, o forse dal latino “verus” ed “unicus”, o anche dall’unione fra il latino “vires” e il greco “nike” ipotizzando “forze vittoriose”. Il nome della specie significa “piccola quercia” per la forma delle foglie. La pianta ha proprietà espettoranti, toniche, stomachiche e vulnerarie. E’ usata anche nella preparazione del “Tè svizzero”. È una delle piante introdotte dai coloni europei in Nord America.

105


I iV ER D

r Fio

Brachypodium sylvaticum (Huds.) Beauv. Paléo silvestre (False Brome)

Fam. Poaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 30-50 cm, formante cespi lassi; culmo ascendente, foglioso fino all’infiorescenza, con un ciuffo di peli almeno ai nodi inferiori; fiori: spighe pendule formate da 6-12 spighette 8-15flore lunghe 2-3 cm, con apice nutante o pendulo. Glume di 7-9 mm, lemma 9-12 mm con resta di 10-12 mm; foglie: flaccide, arcuate e con punta pendula, piane, larghe 8-11 mm, verde cupo, con peli sparsi e una nervatura centrale prominente inferiormente. Guaina irsuta per peli riflessi o patenti, ligula 1 mm, trocato-sfrangiata; frutto: cariosside. Area di distribuzione: continente eurasiatico, in tutta la pianura europea, fino oltre gli Urali in Siberia e l’Estremo Oriente ma anche nel N-Africa (paleotemperata). In Italia è comune in tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: boschi di latifoglie (alneti, querceti, faggete) e siepi, 0-1600 m s.l.m. Dove vive: Predilige suoli umidi tendenzialmente neutri, moderatamente poveri di nutrienti, ricchi di humus, a tessitura fine e ± areati. Ama le stazioni ± luminose e le zone fresche a clima continentale. Uso e Curiosità: Brachypodium deriva dal greco “brachys” (breve) e “podon” (piede) in riferimento alle spighette subsessili; sylvaticum deriva dal latino e significa “selvatico”. Il paléo silvestre è un buon indicatore di humus di tipo Mull (detto anche humus dolce), ossia di un suolo il cui strato superficiale “umifero” è ben dotato di sostanze nutritive disponibili per le piante.

106


Bryonia dioica Jacq.

3

Brionia comune, Zucca selvatica (Red-berried Bryony) Fam. Cucurbitaceae

VE ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

RD

I

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTION FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

UMIDITÀ FLOWERING COLORS OF PERIOD: THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION FREQUENZA

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 50-400 cm, dioica, con fusti erbacei voLUMINOSITY UMIDITÀ lubili, rampicanti, dotati di robusti cirri ascellari (osservare!); radice grossa a fittone; fiori: giallastri, striati di verde, in racemi ascellari più lunghi delle foglie (i femminili più corti dei maschili). Corolla simpetala con 5 lobi profondi; stami 5, di cui 4 saldati a 2 a 2 ed uno libero; stili 3 e stimmi 3, globosi e pelosi; foglie: alterne, palmato-lobate (fino a 10 cm), in genere LUMINOSITY tanto lunghe quanto larghe, con 3-5 lobi arrotondati, ruvide per peli irti (tatto!) e con nervi di sotto sporgenti; picciolo breve e robusto; frutto: bacca sferica (6-8 mm), rossa a maturazione. Area di distribuzione: areale incentrato sulle coste mediterranee ma irradiante anche verso l’Europa media (eurimediterranea). In Italia è comune su tutto il territorio, ad eccezione della Sardegna. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: siepi, boscaglie umide e macerie, 0-800 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, alcalini, ricchi in nutrienti, con un medio tenore in humus a tessitura fine e ± areati. Ama la luce, le zone calde a clima suboceanico. Uso e Curiosità: Bryonia deriva dal greco “Bryo” (crescere con vigore), con allusione alle robuste radici e allo sviluppo rigoglioso della pianta; dioica indica che fiori maschili e femminili sono portati da individui diversi. E’ altamente tossica (!). La pianta ha un’azione lassativa molto forte; mentre, il succo vegetale a contatto con la pelle provoca infiammazioni con formazioni di vesciche. L’ingestione di bacche causa bruciori alla bocca e vomito; poche bacche ingerite da bambini possono avere effetto letale.

107


I iV ER D

Carex brizoides L.

r Fio

8

Carice brizolina (Alpine-grass)

Fam. Cyperaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 20-60 cm, formante cespi di foglie e fusti, i fioriferi trigoni, capillari e spesso curvati (osservare!); rizoma sotterraneo allungato, sottile e radicante ai nodi; fiori: poco appariscenti, riuniti in 3-6 spighe, bianco-verdastre o argentopaglierine, ricurve a formare nel complesso un’infiorescenza breve (2-3 cm) con brattee brevi e glumacee; fiori inferiori maschili, i superiori femminili; stimmi 2; foglie: flaccide, sottili 2-3 mm, più lunghe del fusto, ± convolute, guaine basali brune; frutti: otricelli piriformi (1 x 3-4 mm) bruno-giallastri, alati sul bordo. Area di distribuzione: Europa temperata dalla Francia all’Ucraina (centroeuropea). In Italia è segnalata in Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto e Liguria. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: boschi umidi, boschi misti, sentieri, cespuglieti, 0-300 m s.l.m. Dove vive: Predilige suoli umidi, talora inzuppati, acidi poveri di nutrienti, ricchi di humus, argillosi. Ama l’ombra e le zone fresche a clima suboceanico. Uso e Curiosità: Carex deriva dal greco “keìro” (tagliare) a indicare i margini fogliari taglienti, oppure agli angoli del fusto trigono, che sono molto affilati in alcune specie. La specie era un tempo usata per fabbricare cuscini. La pianta a volte è utilizzata in progetti di rinaturalizzazione ambientale per consolidare i terreni acquitrinosi e sabbiosi. Come per tutte le congeneri, è bottinata dalla api per il polline. E’ un elemento caratterizzante dei boschi igrofili e quindi di pregio per il territorio del Parco.

108


Carice a spighe pendenti, Carice maggiore (Pendulous Sedge) Fam. Cyperaceae

VE ri Fio

COLORS OF THE FLOWERS:

Carex pendula Huds.

RD

I

FLOWERING PERIOD:

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 60-140 cm, formante cespugli densi avvolti alla base da guaine allargate, bruno-rossastre, prive di lamina e con nervature reticolate. Fusto eretto, robusto, trigono (osservare!), avvolto dalle foglie fino all’infiorescenza; fiori: poco appariscenti riuniti in spighe bruno-verdastre, cilindriche, la superiore maschile (raramente 2) di 5-7 cm; le inferiori 2-6 solo femminili, di 5-12 cm, dense, incurvate con apice pendulo, sessili o su peduncolo breve, a formare nel complesso un’infiorescenza allungata di 1-4 dm, unilaterale. Glume rosso-bruno, stimmi 3; foglie: larghe 7-12(-16) mm, più brevi del fusto, ligula membranosa formante un triangolo acuto di 2 mm; frutti: otricelli verdastri, glabri, fusiformi con nervi sporgenti (almeno i laterali). Area di distribuzione: specie distribuita nelle zone temperate dell’Europa e dell’Asia (eurasiatica). In Italia era comune un tempo su tutto il territorio, ora è talvolta rara a seconda della distribuzione del suo ambiente naturale. Frequenza nel Parco: rarissima. Habitat: boschi igrofili, soprattutto pioppete, paludi ombreggiate, ruscelli, 50-800 m s.l.m. Dove vive: Predilige suoli umidi o talora intrisi d’acqua, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, ricchi di humus, argillosi e poco areati. Ama l’ombra e le zone fresche a clima suboceanico. Uso e Curiosità: Carex deriva dal greco keiro che significa “tagliare”, per le foglie taglienti di alcune specie; pendula fa riferimento alle spighe pendenti. Le forme cespitose, talvolta sono utilizzate in progetti di rinaturalizzazione ambientale, per la loro funzione di rassodare il terreni acquitrinosi e sabbiosi. E’ bottinata dalla api per il polline. La carice maggiore è un elemento di pregio per i boschi igrofili del Parco.

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I iV ER D

Carex sylvatica Huds.

r Fio

Carice delle selve (Wood Sedge)

Fam. Cyperaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 30-60 cm, formante cespugli con un fusto centrale fiorifero eretto, robusto, trigono, liscio, in genere incurvato all’infiorescenza e 2 fusti laterali sterili simmetrici, striscianti per 1-2 cm, poi eretti e terminanti in un ciuffo di foglie; guaine basali intere, brune; fiori: poco appariscenti, riunite in spighe, verde-giallastre; 1 (raramente 2) maschile apicale, lineare di 2-4 cm, generalmente inclinata e 2-5 femminili ± pendule su lunghi peduncoli, spaziate nella metà superiore del fusto e lunghe 3-5 cm. Brattee simili a foglie, in genere più corte dell’infiorescenza, glume verdi, variegate di bruno, stimmi 3; foglie: piane, molli, larghe 3-8 mm, più brevi del fusto, lisce e verdi; frutti: otricelli a fiasco, sottili, lisci (5-6 mm), bruno-chiari, con becco lungo circa quanto la parte rigonfia e 2 nervi sporgenti. Area di distribuzione: continente eurasiatico, in tutta la pianura europea, fino oltre gli Urali (europea-W-asiatica). In Italia è comune in tutto il territorio, limitatamente alle stazioni più fresche e nelle aree montuose; nel resto è rara. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: boschi caducifogli mesofili (faggeti, querceti e castagneti), 0-1500 m s.l.m. Dove vive: Predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, moderatamente poveri di nutrienti, ricchi di humus, a tessitura fine e ± areati. Ama l’ombra e le zone fresche o ± fredde a clima continentale. Uso e Curiosità: come per tutte le congeneri, è bottinata dalla api per il polline. E’ un buon indicatore di qualità ambientale e/o di potenzialità per un recupero nel territorio delle formazioni forestali originarie.

110


Sinonimo: Tamus communis L.

VE ri Fio

COLORS OF THE FLOWERS:

Dioscorea communis (L.) Caddick & Wilkin

RD

I

Tamaro, Viticella (Black Bryony) Fam. Dioscoreaceae

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

FLOWERING COLORS OF PERIOD: THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA

UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION FREQUENZA

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 1-4 m, con radice tuberosa e fusti flessuoLUMINOSITY UMIDITÀin senso antiorario, striati e glabri; fiori: verde-pallidi si, striscianti o rampicanti, avvolgenti o giallognoli (osservare!); unisessuali, portati sullo stesso individuo: i maschili, con 6 ampi lobi divisi quasi fino in fondo, in lunghi racemi lungamente peduncolati; i femminili, tubulari e divisi in 6 lobi solo in alto, in corti racemi; foglie: cuoriformi (lunghe 5-10 cm), lungamente LUMINOSITY appuntite, verde brillante, lisce, alterne, con picciolo di 2-10 cm; frutti: bacche rosse, lucide, con punta scura, ovoidi o subsferiche (1 cm), con 6 semi sferici (3 mm) rosso mattone. Area di distribuzione: specie mediterranea, irradiante anche nell’Europa media (eurimediterranea). In Italia è comune in tutto il territorio. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: boschi densi, cedui, radure, siepi, 0-800 m s.l.m. Dove vive: Predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, alcalini, moderatamente poveri di nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama ambienti ± luminosi e le zone fresche a clima suboceanico. Uso e Curiosità:il termine “tamus” fu ripreso da Linneo dal nome latino che Plinio e Columella usavano per indicare un vitigno selvatico; il nome della specie ne indica la notevole diffusione. Nella bergamasca questa pianta viene chiamata “ligabosch” per il portamento avviluppante. Il tamaro ha proprietà vulnerarie, diuretiche ed emetiche, e per questo impiegato, soprattutto in passato, nella cura dei reumatismi, contusioni e geloni. Oggi è usata la sola radice per facilitare il riassorbimento di ecchimosi, ematomi e per contusioni e distorsioni. In cucina i giovani germogli e lo stelo, per il sapore amaro-saligno, si usano cotti come gli asparagi, bolliti, o in frittate e zuppe. I frutti sono causa di avvelenamenti anche gravi (!).

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I iV ER D

Hedera helix L.

r Fio

Edera comune (Common Ivy)

Fam. Araliaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: liana perenne di 1-20 m, sempreverde, con fusto rampicante o strisciante al suolo, con pelosità biancastra ± densa (i soli rami giovani sono glabri) e dotato di radici avventizie adesive; fiori: verdastri, 5-meri, in gruppi di 2-3 ombrelle sferiche 8-20flore, all’apice dei rami. Sepali triangolari molto piccoli, brunastri; stami 5 alternati ai petali; antere gialle, talvolta rosee; stigma sessile; foglie: picciolate, verde intenso e lucide, con nervature più chiare e spesso evidenti nella pagina superiore, di forma variabile: nei fusti sterili, palmato-lobate con 3-5 lobi; nei fusti fioriferi, ellittiche o ovali-lanceolate; frutti: bacche ovoidi (Ø 4-6 mm) a maturità nero-bluastre. Area di distribuzione: areale centrato sulle coste del Mediterraneo e quelle atlantiche delle isole Britanniche, Galizia e Portogallo (submediterranea-subatlantica). E’ comunissima su tutto il territorio italiano, soprattutto nei distretti a clima oceanico. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: boschi ± mesofili (es: querceti, carpineti, querco-pinete, betuleti, castagneti), pareti, rocce, 0-800 (max 1450) m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, provvisti di nutrienti, ricchi di humus, a tessitura fine e ± areati. Ama le stazioni ombrose, delle zone collinose, e il clima suboceanico. Uso e Curiosità: Hedera deriva dal latino “adhærĕo” (stare attaccato, aderire); mentre helix, dal greco, e signi-

fica “spirale o elica”, richiamandone l’attitudine ad attorcigliarsi come eliche su qualsiasi supporto o ospite. L’edera è usata nel trattamento della gotta, dei dolori reumatici, della pertosse e bronchite, nonché contro parassiti delle vie biliari di molti animali domestici, ed infezioni fungine. I frutti, ben appetiti dai tordi e merli, sono tossici per l’uomo (!). L’assunzione di dosi eccessive può causare vomito, diarrea e danneggiare i globuli rossi del sangue. Le foglie fresche, invece, possono provocare reazioni allergiche (!). L’edera è impiegata in prodotti cosmetici anticellulite, per tinture gialle e marroni e per ravvivare il colore ai tessuti neri scoloriti. Le foglie bollite con l’aggiunta di soda danno un buon sostituto del sapone per lavare i panni.

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VE ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Humulus lupulus L.

RD

Luppolo comune (Hop) Fam. Cannabaceae

I

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTION FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

UMIDITÀ FLOWERING COLORS OF PERIOD: THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION FREQUENZA

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: liana perenne di 1-3(7) m, dioica, con fusto rampicante LUMINOSITY avvolgente in senso orario, conUMIDITÀ sei strie scure nelle quali sono inserite spine brevi e ottuse (al tatto!); fiori: i maschili bianco-giallognoli, riuniti in ricca infiorescenza a pannocchia pendula all’apice dei rami; i femminili verde chiari, all’ascella di brattee fogliacee ovate ed acuminate in infiorescenza conica e pendula; foglie: opposte, da palmato-lobate con 3 lobi profondi e LUMINOSITY denti acuti (le inferiori) a intere (le terminali). Pagina superiore ruvida, pagina inferiore resinosa; stipole ovali, picciolo e nervi principali spinulosi (tatto!); frutti: acheni subrotondi (3 mm), avvolti da brattee accresciute sulla cui superficie sono presenti numerose ghiandole secernenti una sostanza resinosa gialla. Area di distribuzione: continente eurasiatico, dall’Europa al Caucaso (europeo-caucasica) e in Nord-America. In Italia è comune al Nord e sull’Appennino fino all’Abruzzo, mentre è rara nella zona mediterranea. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: boschi umidi, boscaglie e siepi, 0-1200 m s.l.m. Dove vive: su suoli umidi occasionalmente inzuppati, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine e ± areati. Cresce in stazioni ± luminose, delle zone collinoso-planiziali, a clima suboceanico-continentale. Uso e Curiosità:il termine Humulus deriva dal latino “humus” (terra, terra ricca di sostanza organica), con

riferimento al portamento prostrato o all’habitat preferito; lupulus deriva dal latino “lupus” (lupo), richiamando il portamento selvaggio o per la difficile domesticazione della specie. Il luppolo contiene ululone nella resina, oli essenziali, flavonoidi, antociani, steroli e fitoestrogeni che gli conferiscono proprietà aromatizzanti, amarotoniche, soporifere e sedative (appartiene alla stessa famiglia della Cannabis). È usata, quindi, per combattere isterismo, depressione, carenza di estrogeno, insonnia, menopausa, crampi mestruali, nervosismo, disturbi del sonno e gastrici. La pianta può causare irritazioni alla cute e reazioni allergiche (!). I giovani getti primaverili sono cucinati come gli asparagi selvatici, o in risotti, frittate e minestre. L’uso delle infiorescenze femminili essiccate (per il gusto amaro), nella fabbricazione della birra, è stato introdotto nel XIII secolo da Gambrinus il leggendario Re della Birra.

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I iV ER D

r Fio

Listera ovata (L.) R.Br.

9

Listera maggiore (Common Twayblade)

Fam. Orchidaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 40-60 cm, con rizoma breve, radici sinuose e filiformi e fusto robusto, eretto, cilindrico, glabro ± pubescente e ghiandoloso in alto; fiori: numerosi, verdognolo-giallastri, su peduncoli arcuati (5-7 mm) in lassa infiorescenza lineare (racemo) di 2-3 dm. Tepali esterni conniventi (3-3,5 mm), ovati, tepali interni lineari; labello lineare lungamente bifido, pendente privo di sperone; ovario ovoide o subsferico (5-6 m), pubescente e portato da un peduncolo ritorto; brattee fogliacee più lunghe del peduncolo (5 mm); dal solco basale gocciola il nettare (osservare!); foglie: 2 foglie cauline, opposte, ovate con ± 15 nervi e apice arrotondato. Brattee triangolari, poco sviluppate; frutto: capsula contenente semi minutissimi. Area di distribuzione: specie distribuita nelle zone temperate dell’Europa e dell’Asia (eurasiatica). E’ presente su tutto il territorio italiano; sulle Alpi e i colli prealpini dal Friuli alla Liguria, sugli Appennini Settentrionali, è comune, mentre in Pianura Padana, nella penisola, in Sicilia e Sardegna, è rara. Frequenza nel Parco: rarissima. Habitat: boschi, soprattutto di latifoglie e cespuglieti, 0-1600 m s.l.m. Dove vive: Predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, moderatamente poveri di nutrienti, ricchi di humus, argillosi. Ama le stazioni ± luminose, e le zone fresche o ± fredde a clima continentale. Uso e Curiosità: il nome del genere è in onore del medico naturalista inglese Martin Lister, vissuto nel XVII secolo; il nome della specie indica la forma delle foglie. La pianta è in grado di propagarsi anche per via vegetativa tramite getti che si originano dal rizoma. La presenza di questa bellissima orchidea rende i boschi (e più in generale il territorio) del Parco di elevato valore naturalistico-ambientale e conservazionistico.

114


Parietaria officinalis L.

Vetriola comune, Erba vetriola (Pellitory of the wall) Fam. Urticaceae

VE ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

RD

I

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTION FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

UMIDITÀ FLOWERING COLORS OF PERIOD: THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION FREQUENZA

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 20-100 cm, inodore anche durante la LUMINOSITY UMIDITÀcilindrico, scarsamente ramoso e fitti peli ricurvi non fioritura (odorare!), con fusto eretto, urticanti molto aderenti (provare avvicinando la pianta al vestito!); fiori: verdastri, poco appariscenti, 4-meri, riuniti in glomeruli all’ascella delle foglie, formati da un fiore femminile centrale circondato da 4-5 fiori maschili, e in cui sono presenti anche fiori ermafroditi. Brattee LUMINOSITY ellittiche, ristrette alla base; foglie: ovali o ellittico-lanceolate (lunghe 5-10 cm), intere, acute, con nervature trasparenti, appiccicose (al tatto!), alternate e lungamente picciolate; frutti: piccoli acheni neri ed ellittici. Area di distribuzione: continente eurasiatico, dall’Europa centrale all’Asia Occidentale (centro-europea-W-asiatica). In Italia è comune in tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: aree antropizzate, orli di boscaglie, suoli boschivi eutrofici, macerie, muri, terreni abbandonati, 0-900 m s.l.m. Dove vive: su suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente alcalini, molto ricchi di nutrienti, ricchi in humus, a tessitura fine e ± areati. Predilige le stazioni in penombra, delle zone calde a clima continentale Uso e Curiosità: Parietaria deriva dal latino “paries” (vecchi muri), in riferimento all’habitat preferito; officinalis ne richiama l’uso farmaceutico. Il nome comune “Vetriola comune” deriva dall’usanza di adoperare le sue foglie appiccicose per pulire l’interno di bicchieri, bottiglie e fiaschi. La specie è antireumatica, antiartritica, diuretica, depurativa, espettorante, emolliente e rinfrescante. E’ usata, combinata ad altre erbe, per cistiti, irritazioni dell’apparato urinario ed emorroidi. I giovani apici, le foglie più tenere, o l’intera pianta prima della fioritura, sono bolliti (crudi non sono consumabili perché troppo ruvidi) e usati come contorno, in minestre, ripieni e frittate. Il polline può essere responsabile di allergie (!). 115


I iV ER D

r Fio

Poa nemoralis L.

Fienarola dei boschi (Wood bluegrass)

Fam. Poaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 20-70 cm, verde, con brevi stoloni e culmi cilindrici ascendenti; fiori: poco appariscenti, in spighette uniflore, piccole (3-4 mm) molto distanziate, riunite in una lunga pannocchia contratta (5-10 cm) con rami inferiori in gruppi di 3-8. Rachide delle spighette con peli molli (osservare!); glume di 2,8-4 mm; lemma pubescente in basso; palea con peli dritti; foglie: flaccide, capillari (larghe max. 2 mm), verde, patenti e spesso a 90° rispetto al fusto; ligula subnulla (max. 0,5 mm nelle foglie superiori); frutto: cariosside. Area di distribuzione: zone fredde e temperato-fredde di Europa, Asia e Nord-America, intorno al Polo Nord (circumboreale). In Italia è presente in tutte le regioni, nelle fasce collinari e montane (Alpi e Appennini), è comune, nella Pianura Padana e nell’area mediterranea, è rara. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: boschi, cespuglietti, siepi, 0-1800 (max. 2500) m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente aridi ad umidi, tendenzialmente neutri, poveri di nutrienti ma ricchi in humus, a tessitura media e ben areati. Ama l’ombra e le stazioni da fresche a fredde a clima continentale. Uso e Curiosità: il nome del genere deriva dal greco “poa” che significa erba; il nome della specie deriva dal latino e ne indica l’habitat, il bosco. E’ usata a scopo ornamentale per i tappeti erbosi ai piedi degli alberi. La specie è tipica dei boschi di latifoglie mesofile di impronta medioeuropea (querceti e querco-carpineti)”.

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VE ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Urtica dioica L.

RD

Ortica comune (Stinging Nettle) Fam. Urticaceae

I

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTION FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

UMIDITÀ FLOWERING COLORS OF PERIOD: THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION FREQUENZA

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 30-120 cm, dioica, con rizoma ramificaLUMINOSITY to e stolonifero e robusti fusti UMIDITÀ eretti, a sezione quadrata, striati e in alto scanalati, ricoperti di peli urticanti (tatto!); fiori: verde-giallastri, minuti, riuniti in racemi semplici o ramificati, verticillati all’ascella delle foglie superiori, patenti nelle piante maschili o ± penduli e ricurvi nelle piante femminili. Stimmi arrossati all’apice; stami 4; foglie: opposte, lanceolate (5-10 LUMINOSITY cm) e cuoriformi alla base, grossolanamente dentate, verde scuro e provviste sia di peli corti e semplici sia di peli lunghi e rigidi urticanti. Stipole 4, picciolo pubescente lungo 2/3-4/5 della lamina; frutti: acheni. Area di distribuzione: quasi in ogni continente (subcosmopolita). In Italia è comunissima su tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: boschi umidi (saliceti) e schiarite di boschi, sentieri, pietraie, terreni abbandonati, cumuli di rifiuti e presso le case, 0-1800 (raramente 2300) m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, molto ricchi di nutrienti, ricchi in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama gli ambienti ± luminosi, dalla pianura alla montagna, a clima continentale. Uso e Curiosità: Urtica deriva dal latino “urere” (bruciare), per l’irritazione provocata dall’iniezione nella pelle di acetilcolina e istamina contenuti nei peli urticanti; dioica indica che fiori maschili e femminili sono portati su individui diversi. La pianta contiene acido formico, sali minerali e vitamine che la rendono diuretica, antinfiammatoria, antiasmatica, ipoglicemica, depurativa, antireumatica, emostatica, astringente e tonica. Se ne sconsiglia, tuttavia, l’uso in caso di ridotta efficienza cardiaca e renale (!). Trova impiego in cucina, per minestre, risotti, contorni, ripieni e come foraggio. Dalle foglie e radici si ricavano coloranti per liquori, medicinali, cosmetici e prodotti igienici. L’ortica macerata può essere utilizzata come antipassitario non tossico per piante infestate da afidi. 117


ITE

IDO F

ER PT

Dryopteris filix-mas (L.) Schott

Felce maschio (Male-fern) Fam. Dryopteridaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 30-100 cm, con grosso rizoma legnoso orizzontale (1-1,5 cm) avvolto da squame brune lignificate; foglie: bipennatosette a contorno oblanceolato, con pinnule oblunghe dentellate, raramente lobate e confluenti alla base; picciolo breve con numerose squame ferruginee. Le foglie sono inizialmente avvolte a spirale a causa dell’accrescimento più rapido della pagina superiore (tale forma è nota come “pastorale”); sori: rotondato-reniformi (1,2-2 mm) disposti lungo le nervature della pagina inferiore della foglia e ricoperti da indusio persistente (osservare!). Area di distribuzione: areale molto ampio, quasi in ogni continente (subcosmopolita). In Italia è presente su quasi tutto il territorio, soprattutto su Alpi, Appennini Settentrionali e Corsica, mentre è rara in Sicilia e Sardegna. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: boschi freschi di latifoglie, luoghi ombrosi, 0-2300 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, provvisti di nutrienti, ricchi di humus, a tessitura fine e ± areati. Ama le stazioni ombrose, fresche a clima continentale. Uso e Curiosità: il termine Dryopteris era usato per indicare una felce (pteris) che cresceva ai piedi di una quercia (drys); il nome della specie deriva dalla passata convinzione che la felce maschio (Dryopteris filix-mas) e la felce femmina (Athyrium filix-femina) fossero i 2 sessi della stessa specie. La pianta è stata usata come vermifugo; i principi attivi contenuti nel rizoma paralizzano vermi cestodi (es. tenie) e trematodi da espellere poi con un purgante. La polpa o la tintura di foglie e rizomi hanno proprietà antiartritiche e antireumatiche. Le fronde secche erano messe anche nei cuscini, contro l’artrosi cervicale e le sordità causate da colpi d’aria e nelle scarpe contro gonfiori e dolori ai piedi. Oggi, tuttavia è assolutamente sconsigliabile l’uso domestico, dal momento che la filicina (veleno contenuto principalmente nel rizoma) può provocare disturbi della vista fino a cecità, cefalea, vertigini, vomito, diarrea, crampi addominali, torpore, insufficienza respiratoria e cardiaca, aritmie e convulsioni (!). La specie è molto apprezzata a scopo ornamentale per giardini ombrosi.

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La flora DELLE ZONE UMIDE E DEL GRETO a cura di Luca Gariboldi con la collaborazione di Ivan Bonfanti e Federica Gilardelli

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Introduzione Il fiume Serio disegna diversi paesaggi naturali, tra cui vi sono anche zone umide e di greto. Le “zone umide” (paludi, stagni, acquitrini, lanche o risorgive ecc.) sono caratterizzate da comunità vegetali a più alto valore naturalistico per il Parco, poiché formate da specie rare e di particolare interesse bio-ecologico, alcune delle quali altamente specializzate a sopravvivere nell’acqua. Esse, inoltre, hanno anche un valore estetico-paesaggistico per il territorio e la pianura lombarda, poiché ne diversificano il panorama. L’importanza di tali habitat e delle specie che ci vivono si deve alla loro attuale rarità nella Pianura Padana, a causa delle bonifiche effettuate in passato dall’uomo. Infatti, la mancanza d’acqua, ma anche l’eutrofizzazione, l’inquinamento e l’interramento sono tra i maggiori responsabili dell’estinzione di questi habitat e delle specie ad essi legate. Di scarso valore naturalistico è invece l’ampio greto ciottoloso o/e sabbioso del fiume, in cui si trovano comunità vegetali dominate perlopiù da specie erbacee annuali ed esotiche (cioè non originarie del territorio italiano). Si tratta di formazioni effimere in grado di colonizzare suoli nudi, da ciottolosi a sabbiosi, lasciati liberi dalle piene del fiume che stagionalmente torna ad occupare il suo alveo naturale, rimescolando il substrato e fornendo durante il periodo successivo di magra un mosaico di micro-habitat disposto in modo differente dal precedente. La distribuzione delle piante è quindi condizionata dalla natura e tessitura del substrato, dalla ricorrenza delle piene fluviali, dalla maggiore o minore disponibilità idrica e dalla più o meno recente età di formazione del deposito. Raramente sul greto si trovano anche elementi floristici di pregio come la saponaria rossa (Saponaria ocymoides), elemento montano i cui propaguli, arrivati in Pianura trasportati dal fiume, hanno trovato le condizioni ambientali ideali per dar vita a nuovi individui e riprodursi.

Le zone umide del Parco Le zone umide sono da sempre state considerate negativamente come terreni non sfruttabili per le attività umane e come fonte di malaria e altre malattie. Per tale motivo sono state oggetto in passato di massicci interventi di bonifica e drenaggio mirati al loro “recupero”. Soltanto dal 1971, con la Convenzione Internazionale di Ramsar (sottoscritta anche dall’Italia), si riconosce l’insostituibile e irrinunciabile ruolo ecologico e ambientale di queste zone. Le zone umide contribuiscono, infatti, a regolare i cicli dell’acqua e della materia, a contenere le piene di laghi e fiumi tamponando gli effetti delle esondazioni e a trattenere detriti organici in eccesso migliorando la qualità delle acque prima che queste giungano in falda. Inoltre, esse sono aree di transizione (ecotoni) tra gli ambienti tipicamente terrestri e quelli propriamente acquatici; ciò le rende estremamente ricche di microhabitat diversi che consentono l’instaurarsi di un’eterogenea comunità vegetale ed ani121


male, con straordinari livelli di biodiversità, fotosintesi e produttività. Le zone umide sono anche importanti rifugi, aree di sosta e nidificazione per molti animali migratori (perlopiù uccelli) costretti oggi a vivere in un territorio compromesso ed antropizzato. Infine, nella monotonia delle coltivazioni intensive, le zone umide costituiscono un elemento di varietà di grande valore scientifico, paesaggistico, culturale, turistico e ricreativo-economico. Nel Parco del Serio sono ben cinque le tipologie di zone umide presenti: 1. i fontanili o risorgive: sono opere idrauliche costruite dal XII secolo per captare e incanalare l’acqua di falda che già spontaneamente affiora in superficie. Strutturalmente un fontanile è composto da una “testa”, l’area più o meno ampia scavata dall’uomo in cui si raccoglie l’acqua sorgiva, e dall’”asta”, il piccolo canale in cui vengono indirizzate le acque. I fenomeni di risalita delle acque sono causati dall’aumento di pressione in falda laddove l’acqua sotterranea che scorre nell’alta pianura permeabile incontra i suoli argillosi quasi impermeabili della bassa pianura. Nel Parco, in una fascia di circa 30 Km nell’area bergamasca e cremasca, sono presenti tre diversi livelli di falda dai quali si originano tre diverse serie di fontanili; da Nord a Sud si incontrano: 1) prima serie: da Brembate a Palosco (passando per Urgnano e Ghisalba), fascia comprendente i fontanili di Cologno al Serio, i più interessanti nel Parco; 2) seconda serie: da Cassano d’Adda a Calcio (passando a Sud di Romano di Lombardia); 3) terza serie: da Rivolta d’Adda a Torre Pallavicina. 2. le lanche (o “morte”): di dimensioni variabili, sono aree vallive a forma di mezzaluna, costituite dalle anse dell’antico corso del fiume ormai abbandonate e Fig. 1 - Zona umida a Morengo

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invase dalla vegetazione. Sono ambienti ricchi di biodiversità e con una vegetazione molto variabile a seconda del periodo dell’anno e dell’entità delle piene del fiume che possono generare un ristagno d’acqua anche per tempi prolungati. Sono particolarmente significative le lanche nella Riserva Naturale Palata Menasciutto e le lanche del Marzale. 3. i campi e prati allagati: sono zone umide temporanee che si formano dopo le piogge o le piene del Fiume Serio. Il loro carattere effimero le rende particolarmente importanti come zone di sosta per uccelli migratori o di passaggio. 4. gli stagni e paludi: sono ambienti caratterizzati dalla presenza di acqua stagnante, sparsi nel Parco e sempre più sporadiche perché in fase di prosciugamento o in trasformazione verso boschi igrofili. 5. i laghetti di cava: sono laghetti artificiali ottenuti dal ripristino ambientale e dalla riconversione ad ambienti (semi)naturali di cave dismesse. Tra le peculiarità floristiche che si possono rinvenire in questi habitat citiamo le “idrofite s.s.”, ovvero specie acquatiche, che, in base alla loro organizzazione strutturale, morfologica e alla forma di crescita, sono suddivise in “pleustofite” e “rizofite”. Con il termine di “pleustofite” si indicano le specie liberamente flottanti sulla superficie o nello spazio infracquatico e per questo sprovviste di apparati radicali per l’ancoraggio al sedimento. Un esempio di pleustofita è la lenticchia d’acqua comune (Lemna minor). Con il termine di “rizofite” si indicano invece le specie acquatiche ancorate sul fondo del corpo d’acqua. Esse presentano un’ampia varietà di tipologie morfo-adattive e possono presentarsi completamente sommerse o con l’apparato vegetativo emergente. Le rizofite mostrano spesso una spinta eterofillia, con foglie sommerse tenui, sottili o finemente laciniate e strutture emergenti a lamina intera, galleggianti e molto resistenti. Sono rizofite la ninfea gialla (Nuphar lutea), il fior di loto (Nelumbo nucifera), il ceratofillo immerso (Ceratophyllyum demersum), il ranuncolo a foglie capillari (Ranunculus trichophyllus), il ranuncolo fluitante (Ranunculus fluitans) e la callitriche a frutti larghi (Callitriche platycarpa). Oltre alle idrofite s.s., sono molto comuni in questi habitat le “elofite”, ossia specie che vivono sulle rive perlopiù fangose dei corpi d’acqua e/o con la porzione basale immersa nell’acqua per parte o quasi tutto l’anno. Tra queste si annoverano: la mestolaccia comune (Alisma plantago-aquatica), la scagliola palustre (Phalarioides arundinacea), la cannuccia di palude (Phragmites australis), il giaggiolo acquatico (Iris pseudacorus) e la lisca maggiore (Typha latifolia). E’ interessante anche la presenza nei prati umidi del giunchetto meridionale (Scirpoides holoschoenus), una specie poco comune nella Pianura Padana.

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Il greto Il greto è un habitat inospitale per molte specie vegetali a causa soprattutto di fattori legati al tipo di suolo, al regime torrentizio del fiume (caratterizzato da piene con portate fino a 40 volte maggiori rispetto alle portate di magra) e al rapido inaridimento del substrato conseguentemente al ritiro delle acque nel periodo estivo. Di conseguenza in tale ambiente si trovano comunità vegetali pioniere in grado di colonizzare suoli nudi e di adattarsi al carattere temporaneo e mutevole del greto. A ciò si aggiunge il notevole disturbo antropico diretto ed indiretto. Le specie presenti, salvo rari arbusti o alberelli quali la buddleia (Buddleja davidii) e l’ailanto (Ailanthus altissima), sono perlopiù erbacee e alloctone, caratterizzate in genere da un breve periodo vegetativo (terofite) e/o da una spiccata xerofilia. Citiamo ad esempio: gli amaranti (Amaranthus spp.), l’euforbia delle ferrovie (Chamaesyce nutans), la nappola italiana (Xanthium italicum), la veronica di Persia (Veronica persica), la morella

Fig. 2 - «Riflessi» ph. Michela Pani

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Fig. 3 - Greto sabbioso

comune (Solanum nigrum), il garofanino di Dodonaeus (Chamerion dodonei), la maleodorante scrofularia comune (Scrophularia canina), l’enagra di Stucchi (Oenothera stucchii) e l’artemisia dei fratelli Verlot (Artemisia verlotiorum). Tra le specie esotiche introdotte accidentalmente nel Parco, i cui semi e rizomi sono stati trasportati dal fiume e propagati a notevole distanza, vi sono anche: il tossico stramonio comune (Datura stramonium), la saeppola canadese (Erigeron canadensis) e il lepidio della Virginia (Lepidium virginicum). Da non dimenticare poi le specie estremamente invasive, alcune pericolose per la flora locale come il poligono del Giappone (Reynoutria japonica) e il senecione africano (Senecio inaequidens), altre per l’uomo come l’ambrosia con le foglie da artemisia (Ambrosia artemisiifolia), responsabile di varie allergie. Il disturbo antropico diretto, generato dalla frequentazione del greto per svago e/o pesca da parte degli abitanti della zona, e dei territori limitrofi, e concentrata soprattutto nei periodi primaverile ed estivo, si manifesta nel ritrovamento di individui di specie usate per l’alimentazione umana e “inselvatichite”, come il “banale” pomodoro (Solanum lycopersicum) e l’anguria (Citrullus lanatus).

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Fig. 4 - Il greto invaso da entità perlopiù esotiche

La fauna delle zone umide e del greto del fiume Le zone umide, costituite nel Parco del Serio da lanche fluviali, laghetti di cava e piccoli stagni, ospitano una grande biodiversità ma sono presenti su limitate superfici. Il Parco è di conseguenza impegnato in interventi di ripristino ambientale al fine di mantenere e incrementare queste zone realizzando nuovi stagni e recuperando i siti di cava. Gli invertebrati sono presenti con insetti acquatici, crostacei, molluschi, anellidi e numerosi altri. Questi ambienti sono fondamentali per la vita e la riproduzione degli anfibi, che sono presenti con la rana verde (Rana esculenta), le più rare rane rosse di Lataste (Rana latastei) e agile (Rana dalmatina), il rospo smeraldino (Bufo virdis) e due specie di tritoni: il tritone crestato (Triturus carnifex) e il tritone punteggiato (Triturus vulgaris) comunque molto rare all’interno del territorio del Parco. I rettili sono presenti con la natrice dal collare (Natrix natrix), riconoscibile per la colorazione dal verde scuro al grigio e una striscia gialla intorno al collo, che si nutre di piccoli pesci e anfibi. Sulle sponde, nel folto della vegetazione, è comune la presenza della gallinella d’acqua (Gallinula chloropus) riconoscibile per il colore nero e la fronte e parte del becco rosse. Uccelli tipici delle zone umide e del greto del fiume sono gli ardeidi con il maestoso airone cenerino (Ardea cinerea), la bianca garzetta (Egretta garzetta), la nitticora (Nicticorax nicticorax) e gli aironi guardabuoi (Bubulcus ibis) facilmente osservabili quando formano gruppi di individui a seguito dei trattori impegnati nell’aratura dei campi. Un altro temibile predatore è il piccolo e coloratissimo martin pescatore (Alcedo atthis), che utilizza rami posti al di sopra della superficie dell’acqua come posatoi, dai quali tuffarsi in acqua e catturare piccoli pesci. Nel greto del fiume alla ricerca di ragni, insetti e altri invertebrati troviamo la pavoncella (Vanellus vanellus) simbolo del Parco e il corriere piccolo (Charadrius dubius) che con le sue lunghe zampe riesce a correre facilmente tra i ciottoli.

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BI ri Fio

COLORS OF THE FLOWERS:

Alisma plantago-aquatica L.

A

N Mestolaccia comune, Piantaggine acquatica (Great Water Plantain) CHI

Fam. Alismataceae

FLOWERING PERIOD:

COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

FLOWERING PROTECTIONPERIOD:

UMIDITÀ FREQUENZA

LUMINOSITY PROTECTION

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

UMIDITÀ

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: pianta acquatica radicante, alta 30-120 cm, glabra, robuLUMINOSITY sta, con corto rizoma tuberoso e robusti fusti eretti; fiori: bianchi, attinomorfi, a 3-6, in verticilli distanziati formanti una rada pannocchia piramidale; petali 3 (osservare!), quasi ovoidali (3-4 mm); sepali 3, bianco-rosei; stimmi di 0,7-1,4 mm; stilo lungo fino al doppio dell’ovario, dritto o poco incurvato; stami lunghi il doppio dei carpelli; foglie: le aeree, da lanceolate a ovali, lunghe 10-12 cm, 5-nervie, verdi, tutte basali su picciolo tubuloso compressibile lungo 3-5 volte la lamina; le sommerse nastriformi; frutti: acheni appiattiti. Area di distribuzione: distribuzione molto ampia, quasi in ogni continente (subcosmopolita). È comune e presente in tutta Italia. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: fossi, canneti, cariceti, paludi, stagni, sponde di laghi, in acque lente, 0-500 (max. 1500) m s.l.m. Dove vive: in acque meso-eutrofiche; predilige suoli intrisi o sommersi d’acqua, tendenzialmente neutri, provvisti di nutrienti, con un medio tenore in humus, argillosi e poco ossigenati. Ama la luce e le stazioni fresche a clima continentale. Uso e Curiosità: Alisma deriva dal greco “àlisma”, nome già usato da Dioscoride per indicare una pianta acquatica; plantago-aquatica indica la somiglianza delle foglie a quelle della piantaggine maggiore (Plantago major) e l’habitat prediletto della pianta. La pianta ha proprietà rinfrescanti, ipotensive, anticolesterolemiche, ipoglicemiche, diuretiche, rubefacenti, vescicatorie e astringenti. Oggi entra in preparati antiemerroidali mentre è stata usata contro la rabbia, in passato, nell’ex Unione Sovietica e per curare l’emicrania in Svezia. Il rizoma e le foglie sono impiegati a scopo alimentare. La mestolaccia è anche coltivata come specie ornamentale per giardini e laghetti.

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I

BIA NC H

Datura stramonium L.

ri Fio

3

Stramonio comune (Thorn apple) Fam. Solanaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................

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Caratteri distintivi - habitus: erba annuale alta 50-150 cm, glabra, con fusto ascendente, dicotomo e pubescente; fiori: bianchi-candidi (raramente ± purpurei), grandi 6-8 cm, solitari, ascellari e terminali su peduncoli (3-10 mm) lignificati alla fruttificazione. Corolla tubulosa, con 5 lobi lesiniformi, acuminati e divergenti; calice caduco e tubuloso (lungo 25-30 mm) con denti acuti (5-7 mm); foglie: ovate-acuminate (fino a 15 cm o più), con grossi denti acuti e base troncata, dall’odore sgradevole (strofinare con le dita e odorare!), alterne su picciolo di 2-4 cm; frutto: capsula ovale verde (3-5 cm), con aculei di 5-15 mm (osservare!), contenente semi neri, reniformi. Area di distribuzione: originaria dell’America tropicale, è oggi distribuita in ogni continente (cosmopolita). Specie “aliena” e naturalizzata in tutta Italia. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: greto, ruderi, macerie, sotto i muri, zone aperte, litorali, aree antropizzate, 0-900 (max.1350) m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti e ricchi in humus, a tessitura fine, ± areati, talora anche salini. Ama la luce e le zone calde a clima suboceanico. Uso e Curiosità:l’assunzione dello stramonio provoca iniziale aggressività, seguita da un profondo sonno allucinogeno (da cui anche il nome di erba del diavolo), interpretato come momento di contatto tra spiriti e individuo in vari riti religiosi del Sud America, dove la specie è diffusa. Lo stramonio è antinfiammatorio, antispasmodico, antiasmatico, antielmintico, ipnotico, narcotico, sonnifero, anestetico e calmante. Il suo attuale impiego è tuttavia limitato alle sole forme di tremore (es. sindrome di Parkinson) e contro l’asma bronchiale a causa dell’elevata tossicità di tutta la pianta (!). In passato lo stramonio era infatti usato nella preparazione di veleni: per esempio, durante la Rivoluzione Francese i condannati alla ghigliottina ne facevano uso per evitare la morte lenta del patibolo. Lo stramonio poco sopporta la concorrenza delle specie indigene, tant’è che tende a scomparire quando la competizione aumenta.


BI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Erigeron canadensis L.

AN

Sinonimo: Conyza canadensis (L.) Cronquist

Saeppola canadese (Canadian Fleabane) Fam. Asteraceae

CH

I

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTION FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

UMIDITÀ FLOWERING COLORS OF PERIOD: THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION FREQUENZA

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale di 40-150 cm, con fusto eretto, cilindrico, LUMINOSITY ispido per peli patenti (al tatto!)UMIDITÀ e ramificato all’infiorescenza; fiori: bianco-giallastri, piccoli (anche 1 mm) e profumati (odorare!), in numerosi calatidi (capolini) cilindrico-piriformi (2 x 4 mm), su peduncoli di 4-8 mm in ampia pannocchia fogliosa ramificata. Squame dei capolini lanceolate, subglabre, disposte su 3 serie ± avvolte a spirale; brattee lineari quasi glabre; foLUMINOSITY glie: le basali lineari-spatolate (lunghe 30-100 mm), picciolate in rosetta, le superiori linearilanceolate (2 x 30 mm), brevemente picciolate o sessili dalla metà del fusto; intere o finemente seghettate, 1-nervie e pelose per setole patenti (al tatto!); frutti: acheni con peli brevi e pappo bianco-sporco. Area di distribuzione: originaria dell’America Settentrionale, è oggi distribuita in ogni continente (cosmopolita). Specie “aliena”, comune e con carattere invasivo in quasi tutta Italia. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: greto, incolti aridi, margini stradali, aree antropizzate, 0-1200 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli aridi, tendenzialmente neutri, provvisti di nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine, ± areati. Ama la luce e le stazioni fresche a clima continentale. Uso e Curiosità: Erigeron deriva dal greco “eri” (presto) e “gerou” (vecchio), in riferimento alla brevissima durata dei fiori che mostrano assai presto i pappi biancastri degli acheni; canadensis, fa riferimento alla provenienza (Canada). La pianta è ricca di oli essenziali che la rendono ipoglicemica, emmenagoga, astringente, vermifuga, diuretica, tonica ed antinfiammatoria. È usata soprattutto in omeopatia e nella medicina popolare, per moltiplicare i leucociti, per emorragie intestinali, contro parassiti intestinali, infiammazioni delle vie urinarie e respiratorie, per dolori reumatici, artriti, gotta, diarrea e cistiti. Il polline può provocare dermatiti da contatto (!). Le foglie e lo stelo bolliti sono eduli. 129


I

BIA NC H

ri Fio

Lepidium virginicum L.

Lepidio della Virginia (Wild pepper-grass)

Fam. Brassicaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale di 20-50 cm, con fusto eretto, ramoso-corimbroso nella metà superiore, arrossato alla base, con peli riflessi di 0,1 mm; fiori: bianchi, su peduncoli di 3-5 mm in racemi cilindrici. Petali (1,8-2 mm) più lunghi dei sepali (1 mm); foglie: le basali da lineari-subspatolate (lunghe 25-35 mm) a pennatifide, le cauline lineari-lanceolate, con base progressivamente ristretta e 3-7 denti all’apice, taglienti; frutto: siliquetta subrotonda (Ø 3 mm), con ala strettissima, su peduncolo di 4-5 mm. Area di distribuzione: originaria dell’America Settentrionale, oggi è distribuita in quasi tutti i continenti (subcosmopolita). È specie “aliena” in Italia; è più comune e invasiva al Nord, mentre è assente in alcune regioni del Centro e del Sud. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: greto, rudereti, margini stradali, incolti, aree antropizzate, 0-800 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli aridi, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, poveri di humus, permeabili, sabbiosi e ben areati. Ama la luce e le stazioni fresche a clima continentale. Uso e Curiosità: Lepidium deriva dal greco “lepis” (squama), in riferimento forse alla forma della siliquetta; virginicum, in riferimento alla provenienza (Virginia). La pianta è stata introdotta in Italia nel XVIII secolo, coltivata come specie officinale, perché antiscorbutica. Le giovani foglie, che contengono proteine, vitamina A e C, possono essere consumate in insalata o bollite. Nel Parco è comune anche il lepidio campestre (Lepidium campestre), che si distingue soprattutto per le foglie astate, semiamplessicauli.

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Crescione a foglie piccole (Narrow-fruited Water-cress) Fam. Brassicaceae

BI ri Fio

COLORS OF THE FLOWERS:

Nasturtium microphyllum (Boenn.) Rchb.

AN

CH

I

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

FLOWERING PERIOD: FREQUENZA

COLORS OF THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA

UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 30-40 cm, con fusto ascendente, glabro UMIDITÀpiccoli, in racemi abbreviati. Petali (6-7 mm) ± patenti; e ramoso in alto; fiori: bianco-lattei, sepali abbreviati (3 mm), brunastri, i 2 interni saccati alla base; foglie: pennatosette, le basali picciolate (3,5 cm), formate da 2-3 coppie di segmenti laterali progressivamente ingrossati, i maggiori patenti e ± conniventi, ovali (9-12 x 16-18 mm), dentellati, con segmento terminale LUMINOSITY reniforme; le cauline su picciolo più breve e con segmento terminale da subrotondo a ovato; frutti: silique di 16-22 mm, con semi con circa 100 areole su ogni faccia (osservare al microscopio!). Area di distribuzione: continente europeo a clima temperato, dalla Francia all’Ucraina (centro-europea). In Italia è rara e presente solo in Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Frequenza nel Parco: rarissima. Habitat: sponde e fanghiglia, 0-600 m s.l.m. Dove vive:predilige suoli intrisi o sommersi d’acqua, acidi, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, argillosi e asfittici. Ama luoghi ± luminosi e le stazioni fresche a clima suboceanico. Uso e Curiosità:Nasturtium deriva dal latino “nasi tortium” (naso torto) per l’odore penetrante della pianta. Nel territorio è presente anche il crescione d’acqua (Nasturtium officinale), distinguibile dal crescione a foglie piccole soprattutto per i semi con solo 25 areole su ogni faccia (lente!). Quest’ultimo è noto sia in campo medicinale, sia alimentare, e si presume che anche il N. microphyllum abbia le stesse proprietà. E’ diuretico e stimolante la secrezione dei succhi gastrici; è usato per le affezioni biliari, per disturbi reumatici, affezioni cutanee e infiammazioni della bocca. Il succo ottenuto mediante centrifugazione della pianta fresca è impiegato per stimolare la crescita dei capelli. In cucina, foglie e fiori sono usati in bolliti e per condire minestre o insalate. 131


I

BIA NC H

ri Fio

Persicaria dubia (Stein) Fourr. Sinonimo: Polygonum mite Schrank

Poligono mite (Tasteless Water-pepper)

Fam. Polygonaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale di 30-120 cm, con fusto robusto, prostratoascendente; fiori: bianchi, venati di rosa, talora rosei (2,5-3 mm), nel frutto verdi, riuniti in spighe interrotte terminali all’apice di ciascun ramo, lunghe fino a 20 cm, su asse flaccido ed arcuato; foglie: lanceolate-acuminate di 65-80 mm, con bordo un po’ revoluto e dal sapore erbaceo (assaggiare!). Ocree (fino 1 cm) con lunghe ciglia (osservare!); frutto: achenio trigono (2,5-3 mm, max 4,5 mm). Area di distribuzione: continente europeo, con areale centrato sul sistema montuoso del Caucaso (europeo-caucasica). È molto diffusa e presente in Italia in tutte le regioni tranne in Umbria, Molise, Campania, Puglia e Basilicata. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: sponde dei fiumi, fossi, dirupi, solchi bagnati nei boschi, 0-800 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli umidi (fangosi), talora inzuppati e sommersi, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine, più o meno areati. Ama luoghi ± luminosi, freschi, a clima suboceanico. Uso e Curiosità: il termine Persicaria deriva dalla somiglianza delle foglie a quelle del pesco; dubia, deriva dal latino “dubius” (dubbioso), forse per l’incertezza dell’autore in fase di determinazione. E’ una pianta sporadicamente visitata da api e bombi per il nettare e il polline. Nella medicina popolore veniva usata per gargarismi, in caso di diarrea, ferite e ulcere. La pianta fa parte delle formazioni erbacee cosidette “Serotine o tardive” (Bidention tripartitae), ossia dalla media estate al tardo autunno, infestanti i luoghi umidi e caratterizzate da specie tipiche delle sponde fangose, dove è consistente il disturbo antropico e l’apporto di nutrienti.

132


Sinonimo: Ranunculus trichophyllus Chaix subsp. trichophyllus

Ranuncolo a foglie capillari (Thread-Leaved Water-Crowfoot) Fam. Ranunculaceae FLOWERING

BI ri Fio

COLORS OF THE FLOWERS:

Ranunculus trichophyllus Chaix

AN

CH

I

PERIOD:

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: pianta acquatica radicante di 20-150 cm, con fusti robusti e radicanti solo ai nodi inferiori; fiori: bianchi con unghia gialla, isolati, ascellari, su lunghi peduncoli. Petali (3,5-5,5 mm) con bordi non ricoperti; stami 9-15; ricettacolo pubescente; fossette nettarifere a mezzaluna (osservare!); foglie: capillari e tutte ± sommerse, più corte degli internodi, con lacinie su più di un piano, divergenti, ± rigide, in genere allungate (2-5 cm) e non riunite a pennello se tolte dall’acqua (osservare!); frutti: acheni, pubescenti prima della maturità. Peduncoli fruttiferi lunghi 1-5 cm, minori del picciolo corrispondente. Area di distribuzione: in Europa e in quasi tutti gli altri continenti (subcosmopolita). È molto diffusa in Italia salvo in Puglia e Calabria. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: acque lente e stagnanti, 0-800 m s.l.m. Dove vive:in acque ricche in sostanze nutritive, eutrofiche; in suoli sommersi d’acqua (la pianta è radicante e generalmente sommersa), tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, argillosi e asfittici. Ama la luce, e i luoghi freschi, a clima continentale. Uso e Curiosità: il nome del genere deriva dal latino “rana” (ranocchio), in riferimento all’habitat simile. La pianta non è commestibile. Nel territorio si rinviene anche il ranuncolo fluitante (Ranunculus fluitans), che si distingue: per i fiori più grandi (petali di 7-13 mm, sovrapposti ai bordi); le fossette nettarifere circolari o piriformi; il ricettacolo glabro o quasi; i peduncoli fiorali di 4-10 cm alla fruttificazione, maggiori dei piccioli corrispondenti; le foglie con lacinie ± parallele e segmenti fogliari non forcati più di 4 volte, flaccide e quindi riunite a pennello se tolte dall’acqua. I ranuncoli acquatici arricchiscono e valorizzano, dal punto di vista bioecologico, il territorio del Parco.

133


I

BIA NC H

ri Fio

Reynoutria japonica Houtt.

Poligono del Giappone (Japanese Knotweed)

7

Fam. Polygonaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 1-3 m, con rizoma profondo anche 3 m con un cuore centrale arancione scuro ed un anello esterno arancione-giallastro; fusti cavi, eretti, ramosi e giallastro-pubescenti, spesso rossastri, formanti densi cespugli; fiori: biancocrema, ermafroditi (funzionalmente unisessuali), distanziati in dense spighe ascellari; foglie: alterne, ovali-lanceolate (3-7 x 5-12 cm), troncate o leggermente cuneate alla base e lungamente acuminate all’apice; brevemente picciolate, rossastre solo le più giovani in primavera. Ocree proseguite da lobi fogliacei riflessi e precocemente caduchi; frutti: acheni trigonofusiformi (4 mm), rosso-bruni, circondati da una membrana biancastra per il trasporto aereo. Area di distribuzione: originaria dell’Asia orientale (Giappone), ora è distribuita nelle regioni temperate dell’Europa e dell’Asia (eurasiatica). In Italia è presente ed aliena in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana e Umbria. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: greto, detriti e greti dei torrenti, margini stradali, 0-500 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine, ± areati. Ama luoghi ± luminosi, freschi a clima suboceanico. Uso e Curiosità: introdotta in Europa nel 1823 a scopo ornamentale e foraggero. Le foglie furono anche utilizzate come tabacco nella Seconda Guerra Mondiale. Il poligono del Giappone è una specie molto infestante ed inserita nella lista delle 100 specie esotiche più invasive e dannose al mondo. La pianta, infatti, cresce rapidamente e si riproduce efficacemente sia per via sessuale (con la conseguente dispersione aerea dei semi) che per via vegetativa (tramite i rizomi che possono anche essere trasportati dall’acqua). Una volta insediata in una nuova area, inoltre, la R. japonica tende ad assumere una copertura totale sostituendo la flora autoctona e impoverendo il suolo per la lenta decomposizione di foglie e fusti. 134


FLOWERING PERIOD:

BI ri Fio

Solanum nigrum L.

Morella comune, Erba mora (Black Nightshade) Fam. Solanaceae

AN

CH

I

COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTION FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

UMIDITÀ FLOWERING COLORS OF PERIOD: THE FLOWERS: FREQUENZA LUMINOSITY FLOWERING PERIOD: PROTECTION FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale alta 10-70 cm, glabra o con sparsi peli sempliLUMINOSITY ci o ghiandolari (osservare conUMIDITÀ una lente!); fusto eretto-ascendente, prostrato solo alla base, con 2 strie longitudinali; fiori: bianchi (Ø 6-10 mm), in cime lasse (3-)5-10flore. Corolla con 5 lobi distesi all’indietro e calice conico (2,5 mm); antere gialle, riunite a cono e lunghe quanto i filamenti; foglie: da lanceolate a ovate (3-5 x 5-8 cm), asimmetriche, intere o sinuoso-denLUMINOSITY tate, alterne su un picciolo parzialmente alato (1-3 cm); frutto: bacca sferica (6-7 mm), prima verde, poi nera lucida, su peduncolo (10-30 mm) eretto-patente. Area di distribuzione: distribuzione molto ampia, in ogni continente, soprattutto in aree antropizzate (cosmopolita sinantropica). È molto diffusa in tutta Italia. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: greto, campi coltivati, incolti, aree antropizzate, giardini, 0-900 m s.l.m. Dove vive:predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, alcalini, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine, ± areati. Ama la luce e le stazioni fresche a clima continentale. Uso e Curiosità: Solanum deriva forse dal latino “solamen” (conforto) per le sue proprietà narcotiche e sedative; nigrum è dovuto al colore delle bacche mature. L’uso domestico è altamente sconsigliato a causa del contenuto di solanina (alcaloide) che rende la pianta in grado di attaccare i globuli rossi e quindi tossica (!). Sono stati documentati casi di avvelenamento sia di bambini che di animali per averne ingerito i frutti. In passato è stata usata per le sue proprietà antispasmodiche, analgesiche, narcotico-sedative, emollienti, febbrifughe, diuretiche e purganti. In omeopatia è usata ancora oggi, solo di rado, per il trattamento delle vertigini, crampi, emicranie, bruciature e foruncoli. E’ ricercata dai bombi per il polline e nettare.

135


IOL ETT I

V ri Fio

Artemisia verlotiorum Lamotte

Assenzio dei fratelli Verlot (Chinese Mugwort)

7

Fam. Asteraceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 50-200 cm, dal profumo aromatico intenso (odorare!), con lunghi stoloni orizzontali striscianti e fusto eretto, striato, ramosissimo e peloso per peli semplici (osservare!); fiori: numerosissimi, bruno-rossastri (2-3 mm), in calatidi (capolini) ovoidi, subsessili, riuniti in stretta pannocchia piramidale fogliosa. Squame glabrescenti; ricettacolo glabro; brattee lineari quasi glabre; foglie: pennatosette (larghe 4-6 mm nella porzione apicale e ridotte al rachide in quella basale) con 2-4 lacinie intere, verde-scuro e glabre di sopra, bianco-tomentose di sotto; le superiori ridotte e ± lineari; frutti: acheni. Area di distribuzione:originaria dell’Asia orientale, è attualmente diffusa anche in Europa. In Italia è presente e comune su tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: greto, fanghi, radure dei boschi ripari, alvei fluviali, aree antropizzate, 0-600 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine, ± areati. Ama la luce e le stazioni fresche a clima continentale. Uso e Curiosità: il nome del genere è di origine incerta. Secondo alcuni è dedicato alla dea Artemisia, protettrice delle piante medicinali nonché moglie di Mausolo re di Caria; secondo altri ad Artemide, dea delle fasi lunari; secondo altri ancora potrebbe derivare dal greco “artemés” (sano), per le proprietà medicinali di alcune specie. Il nome della specie è dedicato ai fratelli J. e B. Verlot, botanici di Grenoble (Francia, ‘800). L’artemisia è tonica, emmenagoga, sedativa e digestiva, per cui è usata per amenorrea, iperglicemia, diabete e cattiva digestione. È impiegata con altre erbe nella preparazione di amari e digestivi, anche se non rinomati come il genepì e l’assenzio, ricavati da specie congeneri. Da non confondere con l’assenzio selvatico (Artemisia vulgaris) che ha un debole odore di vermuth, è priva di stoloni, e ha foglie con lacinie dentate o ± pennatosette, semiabbraccianti. 136


FLOWERING PERIOD:

Sinonimo: Epilobium dodonaei Vill.

Garofanino di Dodonaeus (Dodonaei Willowherb) Fam. Onagraceae

VI ri Fio

Chamerion dodonaei (Vill.) Holub

OL ET TI

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 30-120 cm, con fusto cilindrico, eretto, ramosissimo, pubescente in alto e nell’infiorescenza; fiori: rosei grandi (Ø 2-3 cm), debolmente zigomorfi, patenti su peduncoli di 10-15 mm, misti alle foglie, in racemi terminali 5-10flori lunghi ed eretti. Petali 4, lanceolati, non clavati; sepali lineari (10 mm), roseo-vinosi; stimmi 4; stami 8; stili (7-15 mm) pendenti, vellutati nella metà inferiore; foglie: rigide, sessili ed alterne, lineari (1-2 x 10-40 mm), intere o le maggiori con dentelli ottusi, pubescenti, setolose, verdi su ambo le facce, senza venature prominenti; frutti: capsule lineari con un ciuffo di peli all’apice e contenenti numerosi semi ± fusiformi (1,5-2 mm). Area di distribuzione: rilievi dell’Europa meridionale fino al Caucaso (orofita-S-europeacaucasica). È comune in Italia Settentrionale sulle Alpi e negli alvei fluviali della Pianura Padana; è rara nel resto d’Italia e manca o è da riconfermare in Molise, Campania, Puglia e Sardegna. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: greto, ghiaie, alluvioni, terreni aperti, sinantropica in cave, massicciate e ferrovie, 0-1700 m s.l.m. Dove vive: su suolo calcareo; predilige suoli aridissimi, tendenzialmente neutri, provvisti di nutrienti, poveri di humus, sciolti e incoerenti (pietrosi). Ama la luce e le stazioni fresche a clima relativamente continentale. Uso e Curiosità: Epilobium deriva dal greco “epi” (sopra) e “lobòs” (lobo), in riferimento all’ovario infero; dodonaei è dedicato al botanico olandese R. Dodoens (1517-1585), che fu professore a Leiden ed autore di una flora illustrata. La pianta è bottinata dalle api che producono un miele uniflorale di bassa rappresentatività. La pianta è molto apprezzata, per i suoi splendidi fiori rosa, che ornano il paesaggio estivo del greto del fiume Serio.

137


IOL ETT I

Eupatorium cannabinum L.

V ri Fio

Canapa acquatica (Hemp-agrimony) Fam. Asteraceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 50-120 cm, con radice fibrosa bianco-grigiastra e fusto eretto, ramoso, con solchi profondi (osservare!), pubescente soprattutto in alto e spesso arrossato; fiori: rosei, leggermente profumati (odorare!), tubulosi ed ermafroditi, 6-7 riuniti in calatidi disposti in corimbo denso all’apice dei fusti principali. Involucro cilindrico (2 x 7 mm) con 6-7 squame in 2-3 serie, le esterne ottuse e brevissime; ricettacolo nudo; antere arrotondate alla base; stilo bianco, lungo e via via assottigliato; foglie: opposte, brevemente picciolate, le inferiori lanceolato-acuminate (9 cm) e dentellate, le superiori completamente divise in 3 segmenti lanceolati; frutti: acheni rugosi (3-4 mm), con pappo cenerino. Area di distribuzione: continente eurasiatico, in tutta la pianura europea, fino oltre gli Urali in Siberia, l’Estremo Oriente e il Nord Africa (paleotemperata). È comune in tutta Italia. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: ambienti umidi (fanghi, paludi, fossi ecc.), boschi umidi, argini di fiumi, 0-1350 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli umidi o talora inzuppati d’acqua, alcalini, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine, ± areati. Ama luoghi ± luminosi, freschi a clima continentale. Uso e Curiosità: Eupatorium è dedicato a Mitriade Eupatore, re del Ponto (Asia Minore, I secolo a.C.), che ne scoprì le proprietà medicinali; cannabinum deriva dal latino “cannabinus” (di canapa), per le foglie cauline simili a quelle della canapa (Cannabis sativa). La pianta è anticancerogena, antivirale, antinfiammatoria, immunostimolante, diuretica, depurativa, lassativa, espettorante, vermifuga e sudorifera. È quindi usata contro artriti, reumatismi, raffreddori e febbri influenzali, piaghe, ulcerazioni cutanee, screpolature della pelle e anche come insettifugo. L’uso domestico della pianta è tuttavia sconsigliato in quanto è epatotossica (!) per l’alto contenuto di alcaloidi pirrolozidinici. E’ bottinata dalle api per il polline e altri piccoli apoidei per il nettare. 138


FLOWERING PERIOD:

VI ri Fio

Lycopus europaeus L.

OL ET TI

Erba-sega comune (Gypsywort) Fam. Lamiaceae

FREQUENZA

PROTECTION COLORS OF THE FLOWERS:

UMIDITÀ FLOWERING PERIOD:

LUMINOSITY FREQUENZA

PROTECTION

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

UMIDITÀ

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne altai 20-90 cm, con rizoma strisciante e radiLUMINOSITY cante, stolonifero. Fusto eretto, quadrangolare, ispido (al tatto!) con rami ascendenti; fiori: rosei o bianchi con macchie purpuree, piccoli (2,5-4 mm), ermafroditi, sessili, numerosi in densi verticillastri glomeruliformi all’ascella di foglie ± normali. Corolla a 4 lobi, quasi attinomorfa (osservare!); calice (1,5-3 mm) con 5 denti rigidi, spinulosi e più lunghi del tubo; foglie: opposte, ellittico-lanceolate, glabre; le inferiori (5-10 cm) in genere profondamente lobate o partite alla base, le superiori (lunghe 5 cm) dentellate; frutto: tetrachenio. Area di distribuzione: zone d’Europa, Asia e Nordamerica, intorno al Polo Nord (Circumboreale). In Italia è comune in tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: argini di fiumi, fossi, paludi, marcite, prati umidi, canneti, boschi umidi, 0-1100 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli intrisi o sommersi d’acqua, tendenzialmente neutri, provvisti di nutrienti e torbosi. Ama luoghi ± luminosi, freschi e a clima continentale. Uso e Curiosità: Lycopus deriva dal greco “lýkos” (lupo) e “podos” (piede) perché ricordano per forma e pelosità della zampa di un lupo; europaeus ne indica la distribuzione. I principi attivi contenuti nelle sommità fiorite della pianta le conferiscono proprietà astringenti, toniche e soprattutto febbrifughe, tanto da essere nota in diverse province piemontesi e lombarde come erba della febbre. E’ anche usata come sedativo, leggero narcotico e nella cura dell’ipertiroidismo. Dalla pianta si ottiene un colorante nero.

139


IOL ETT I

V ri Fio

Lythrum salicaria L.

Salcerella comune (Purple Loosestrife)

Fam. Lythraceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................

140

Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 40-120 cm, con grosso rizoma fusiforme e fusto eretto, quadrangolare (osservare!), pubescente in basso, ed alato alla base; fiori: roseo-violacei, numerosi e subsessili all’ascella di brattee in lunga spiga apicale verticilliforme. Petali 6 (6,8-12 mm), lanceolati e ottusi; calice in genere purpureo, ± pubescente, con tubo cilindrico o poco rigonfio (5 mm) e denti di 2-3 mm; stami 12, di differente lunghezza; foglie: opposte o verticillate a 3, lanceolate, lunghe 4-7 cm, acute, intere, troncate o arrotondate alla base; frutti: capsule ovoidi (3-4 mm), deiscenti, biloculari, contenenti diversi semi bruno-grigiastri. Area di distribuzione: distribuzione molto ampia, quasi in ogni continente (subcosmopolita). È molto diffusa e presente in tutta Italia. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: argini di corsi d’acqua, lanche, paludi, marcite, prati umidi, canneti, fossi e boscaglie umide, 0-1200 (raramente 2100) m s.l.m. Dove vive: suoli umidi o talora inzuppati d’acqua, tendenzialmente neutri, provvisti di nutrienti, ricchi in humus, argillosi e poco ossigenati. Ama luoghi ± luminosi, freschi a clima continentale. Uso e Curiosità: anticamente i contadini francesi ornavano i carri del fieno con la salcerella, poiché ritenuta in grado di conservarlo perfettamente per tutto l’inverno. La pianta ha proprietà astringenti, antibatteriche, emostatiche, vulnerarie, diuretiche, anti-microbiche e antiemorragiche. E’ utile quindi contro irritazioni, epistassi, infiammazioni gastrointestinali e del cavo orale, dissenteria, vene varicose, emorroidi, piaghe, ferite, dermatiti e per regolarizzare il flusso mestruale. È anche usata come detergente intimo, per pelli e cuoio capelluto grassi e forfora. La pianta è stata usata in Francia per contrastare durante la Prima Guerra Mondiale un’epidemia dissenteriforme e durante la Seconda Guerra Mondiale una forma di enterite emorragica che colpì dei soldati reduci della prigionia. I giovani germogli possono essere consumati in insalata; dalle foglie si ottiene un surrogato al tè e un’acquavite e, dai fiori un colorante per dolci e tinture per capi in cotone e lana. È molto apprezzata a scopo ornamentale.


VI ri Fio

Nelumbo nucifera Gaertn.

OL ET TI

Fior di Loto (Indian Lotus)

7

Fam. Nelumbonaceae

COLORS OF THE FLOWERS:

FLOWERING PERIOD:

FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: pianta acquatica radicante di 1-2 m, con rizoma strisciante nel fango, da cui si sviluppano UMIDITÀ i fusti eretti fioriferi ed i piccioli fogliari emergenti dall’acqua; fiori: roseo-bianchi, grandi (Ø 18-35 cm), con tipico profumo d’anice (odorare!), su peduncoli di 1-2 m sopra il pelo dell’acqua alla stessa altezza delle foglie; foglie: subrotonde molto grandi (Ø 30-60 cm), verde-glauche, cerose, imbutiformi quando emergono. Picciolo (> 1 m) LUMINOSITY inserito al centro della foglia; frutti: simili a grandi capsule, nei cui fori, a maturità, si trovano i semi. Area di distribuzione: originaria dell’est e sud Asia e nord Australia, è diffusa nel continente eurasiatico, ed il Nord Africa (paleotemperata). In Italia fu introdotta nell’Orto Botanico di Parma all’inizio del XIX secolo e poi trapiantata nel 1921 nel Lago Superiore di Mantova, dove si naturalizzò e divenne invasiva. E’ presente,oggi, in Piemonte, Lombardia, Toscana e Lazio. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: acque ferme e stagni, cave, laghi, 0-100 m s.l.m. Dove vive: acque meso-eutrofiche; in suoli costantemente sommersi, tendenzialmente neutri, provvisti di nutrienti, ricchi in humus e argillosi. Ama la luce e le zone calde a clima suboceanico. Uso e Curiosità:il nome del genere è quello cingalese (gruppo etnico dello Sri Lanka) della pianta.

Il loto è un fiore sacro per gli Egizi, che lo rappresentavano sui monumenti tombali della Valle del Nilo, e per gli Induisti e i Buddhisti (Buddha è spesso rappresentato sul fiore galleggiante sull’acqua). In India è uno dei simboli nazionali e usato in alcune bandiere dei Principati indiani prima dell’unificazione, e in una variante della bandiera dell’indipendenza indiana. La pianta ha proprietà antidiarroiche, febbrifughe, emollienti e antitussigene. In molti Paesi tropicali africani ed asiatici i rizomi sono fritti o usati come condimento per le zuppe; i semi sono consumati freschi o nei dolciumi (come nella zuppa dolce cinese tong sui); dagli stami essiccati si ottiene un ottimo tè. I bellissimi fiori e i frutti sono molto apprezzati a scopo ornamentale in giardini o per composizioni floristiche. Nelle nanotecnologie si cerca di riprodurre su vari materiali (es: tessuti, vernici) l’ “effetto loto” delle foglie che presentano una struttura superficiale che le rende estremamente idrofobiche e sempre pulite. 141


IOL ETT I

V ri Fio

Persicaria lapathifolia (L.) Delarbre

Sinonimo: Polygonum lapathifolium L.

Poligono nodoso (Pale Persicaria) Fam. Polygonaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale di 40-120 cm, con fusto debole, ± eretto, ramosissimo e con nodi arrossati e ingrossati; fiori: roseo-rossastri o bianco-verdastri, in dense spighe cilindriche lunghe 3-4 cm, terminali e pendule (osservare!), su peduncoli di 1-3 cm. Ghiandole sessili sui peduncoli fiorieri (osservare con la lente!); foglie: lanceolate di 6-11 cm, progressivamente ristrette alla base e con larghezza massima a circa 1/3 dall’alto, spesso con una macchia scura a V rovesciata superiormente, glabre; picciolo di 1-2 cm. Ocree intere, glabre e poco dentellate; frutti: acheni lenticolari (2 mm). Area di distribuzione: in ogni continente (cosmopolita). In Italia è comune su tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: sponde dei fiumi, fossi, greti, aree ruderali e coltivi, 0-1300 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi (talora intrisi d’acqua), tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, permeabili, sabbiosi e ben areati. Ama la luce e le stazioni fresche-fredde a clima continentale. Uso e Curiosità: Persicaria deriva dalla somiglianza delle foglie a quelle del pesco; lapathifolia deriva dal latino “lapathium” (lapazio, rumex) e “folium” (foglia), per la somiglianza delle foglie con quelle di Rumex. Da non confondere con il poligono della Pennsylvania (Persicaria pensylvanica), nuova “aliena” in Italia, originaria dell’America Settentrionale, naturalizzata in Lombardia, Piemonte, Friuli ed Emilia. Si distingue dal poligono nodoso per l’infiorescenza più corta, tendenzialmente eretta e per i fiori grandi, rosei e bianchi, su peduncoli molto ghiandolosi (ghiandole peduncolate) e vischiosi al tatto.

142


VI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Saponaria ocymoides L.

OL ET TI

Saponaria rossa (Rock Soapwort) Fam. Caryophyllaceae

FLOWERING PERIOD: FREQUENZA

PROTECTION FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 20-40 cm, con fusti prostrati molto ramosi e pubescenti, ispidi per peli patenti misti a rare ghiandole (al tatto!); fiori: roseo-violacei, riuniti in cime brevi all’ascella delle foglie superiori. Corolla formata da 5 petali spatolati con unghia di 9 mm; calice roseo, cilindrico, ispido e ghiandoloso (vischioso al tatto!); foglie: opposte, lanceolate (lunghe 15-17 mm) e sessili; frutto: capsula piriforme di 9 mm. Area di distribuzione: sistemi montuosi dell’Europa Meridionale e Occidentale (orofita SW-europea). In Italia è presente al Nord e al Centro, sulle Alpi, Appennini, e solo lungo gli alvei fluviali in pianura. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: greto, suoli scoperti, frane, 100-1500 (raramente 0-2400) m s.l.m. Dove vive: predilige suoli aridi, alcalini, poveri in nutrienti e in humus e a media tessitura. Ama la luce e le stazioni fresche o fredde in zone a clima relativamente continentale. Uso e Curiosità:Saponaria deriva dal latino “sapo” (sapone), per le saponine contenute nelle sue radici; ocymoides allude alla somiglianza della pianta del basilico (Ocimum basilicum). Nel Parco è molto interessante la presenza della saponaria rossa, che è una specie orofila discesa, per azione del fiume, in stazioni dal microclima favorevole alla sua sopravvivenza. Tutte le entità orofile cosidette “dealpinizzate” o “eterotopiche”, come per esempio: il camedrio montano (Teucrium montanum), la prunella delle Alpi (Prunella grandiflora), il garofanino di Dodoëns (Epilobium dodonaei), la digitale gialla piccola (Digitalis lutea) ed il narciso selvatico (Narcissus radiiflorus), valorizzano dal punto di vista bio-ecologico e conservazionistico il territorio del Parco. La pianta è apprezzata a scopo ornamentale per il giardini rocciosi.

143


IOL ETT I

Saponaria officinalis L.

V ri Fio

3

Saponaria comune (Soapwort) Fam. Caryophyllaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 30-70 cm, con fusti eretti, cilindrici e glabri o finemente pubescenti; fiori: rosei (Ø 3 cm), dal profumo delicato (odorare!), su peduncoli di 2-4 mm, riuniti in ampi e compatti corimbi fogliosi. Petali 5 (13 mm), leggermente smarginanti, con unghia di 20 mm e lembo obcuneato con 2 squame rosate alla base; calice cilindrico-tubuliforme (3 x 17 mm), glabro e spesso rossastro; foglie: opposte, sessili o brevemente picciolate, ellittico-lanceolate (1-2,5 x 5-8 cm), glabre o con peli corti, con 3(5) nervi in rilievo; frutti: capsule oblungo-piriformi contenenti molti semi neri. Area di distribuzione: aree fredde e temperato fredde dell’Europa e dell’Asia (eurosiberiana). In Italia è comune su tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: incolti umidi lungo i corsi d’acqua, cave, orti, margini stradali, ruderi, terreni abbandonati, aree antropizzate, 0-1000 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli aridi, alcalini, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, permeabili, sabbiosi e ben areati. Ama luoghi ± luminosi, freschi, a clima continentale. Uso e Curiosità: Saponaria deriva dal latino “sapo” (sapone), per le proprietà detergenti del rizoma; officinalis deriva dal latino “officina” (laboratorio), in relazione agli svariati usi della pianta. Il contenuto in saponina, resina e vitamina C rende la saponaria depurativa, diuretica, espettorante, sudorifera e tonica e per questo usata fin dai romani (nei bagni termali) in caso di catarro bronchiale. Un tempo era utilizzata nei dentifrici ed era coltivata ad uso domestico contro la gotta, le dermatiti, l’acne, la psoriasi e le malattie veneree. Oggi l’uso è ridotto in quanto la pianta può provocare, soprattutto se macerata, irritazioni agli occhi e all’apparato digerente e paralisi dei centri vasomotori per la distruzione dei globuli rossi (!). All’inizio dell’Ottocento, prima che fosse commercializzato il sapone, la saponaria era usata per lavare i capi delicati (tessuti in seta, pizzi e ricami). 144


VI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Scrophularia canina L.

Scrofularia comune, Ruta canina (French Figwort) Fam. Scrophulariaceae

OL ET TI

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 40-80 cm, dal caratteristico odore ripugnante di cimice (odorare!), con fusti eretti, angolosi e glauchi; fiori: purpureo-brunastri orlati di bianco (5-6 mm), subsessili, riuniti in cime 3-11(25)flore all’ascella di foglie ridotte. Corolla a 5 lobi, di cui i 3 superiori ripiegati verso l’alto e lunghi 1/3 del tubo, gli altri ripiegati verso il basso o brevi; lacinie del calice 5, arrotondate (1 mm) con ampio bordo membranoso bianco, intero; stami 5, di cui 1 ridotto; foglie: pennatosette a contorno triangolare, divise in 7-9 segmenti a loro volta divisi in segmenti incisi o dentati, le inferiori con picciolo di 4 cm; frutto: capsula di 4-5 mm. Area di distribuzione: areale centrato sulle coste del Mediterraneo, ma in grado di spingersi anche più a nord e verso est (eurimediterranea). In Italia è comune in tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: greto, ghiaie, pietraie, sabbie, 0-1500 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli aridi, alcalini, provvisti di nutrienti, poveri di humus, sciolti e incoerenti (pietrosi). Ama la luce e le zone calde a clima relativamente continentale. Uso e Curiosità:Scrophularia deriva dal latino “scrofulae” (scrofola), in quanto era usata contro la scrofolosi (forma di tubercolosi delle ghiandole linfatiche superficiali a decorso benigno). La specie possiede, anche se in grado minore, le proprietà della scrofularia nodosa (Scrophularia nodosa) ed è quindi emetica e purgante. È anche usata in dermopatie croniche e per il morbo di Basedow. Come la sua congenere, è considerata velenosa (!) e quindi se ne sconsiglia l’uso domestico.

145


IOL ETT I

Scutellaria galericulata L.

V ri Fio

1

Scutellaria palustre (Skullcap)

Fam. Lamiaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 8-30(-50) cm, con stoloni striscianti e fusti eretti, quadrangolari (osservare!), in genere glabri, semplici o con rami arcuati; fiori: violacei (15-20 mm), ermafroditi, 1-2 all’ascella delle foglie superiori, rivolti nella stessa direzione. Corolla (10-22 mm) bilabiata, con tubo ricurvo verso l’alto, labbro superiore corto e a forma di elmo, labbro inferiore più lungo, piatto con un solo lobo arrotondato spesso con macchia biancastra e numerosi puntini purpurei nella parte centrale, pubescente; calice (3 mm) in genere violaceo, glabro o con peli semplici, con una squama spugnosa sul dorso ben visibile alla caduta della corolla (osservare!); foglie: opposte, ovato-lanceolate (8-13 x 32-40 mm), con base arrotondata, troncata o debolmente astata e denti ottusi, tutte ± simili, su picciolo di 1-4 mm; frutto: tetrachenio. Area di distribuzione: zone fredde e temperato-fredde di Europa, Asia e Nord-America, intorno al Polo Nord (circumboreale). È molto diffusa e presente in Italia in tutte le regioni tranne in Puglia, Basilicata e Sicilia e si è estinta in Liguria e Campania. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: paludi, prati umidi, fossi, sponde e sedimenti di fiumi, 0-900 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli intrisi o sommersi d’acqua, tendenzialmente neutri, provvisti di nutrienti e torbosi. Ama luoghi ± luminosi, freschi a clima continentale. Uso e Curiosità: Scutellaria deriva dal latino “scutellum” (piccolo scudo) in riferimento alla squama sul dorso del calice; galericulata deriva dal latino “galea”, termine usato per indicare l’elmo di Mercurio, per la forma del fiore. La scutellaria palustre è antinfiammatoria, antispasmodica, astringente, febbrifuga, nervina e tonica. Gli indiani d’America la usavano come medicina per il cuore.

146


Veronica anagallis-aquatica L.

Veronica acquatica, erba grassa (Blue Water-speedwell) Fam. Plantaginaceae

VI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

OL ET TI

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 10-100 cm, carnosa (al tatto!), con fusto tubuloso debolmente quadrangolare, dapprima sdraiato e poi eretto, molto ramificato in basso e in genere verde; fiori: blu-chiaro o violetti, con venature rosso-violette (Ø 5-10 mm), addensati in numerosi racemi 20-60flori, ascellari e opposti (osservare!), glabri o raramente con ghiandole sparse; foglie: da lanceolate a ellittiche, talvolta subspatolate di 4-12 cm, acute, intere o seghettate con fini denti irregolari, le inferiori brevemente picciolate, le mediane e superiori sessili; frutto: capsula subrotonda (2,5-3,5 mm) poco più breve del calice a maturità, su peduncoli (6-7 mm) eretto-patenti. Area di distribuzione: areale molto ampio, in ogni continente (cosmopolita). In Italia è comune su tutto il territorio. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: fossi, stagni, sponde di ruscelli e fiumi, 0-1000 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli intrisi o sommersi d’acqua, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, ricchi in humus, argillosi e poco ossigenati. Ama la luce e le stazioni fresche a clima continentale. Uso e Curiosità: Verona deriva forse da “vera” e “unica” in riferimento alle supposte proprietà medicinali di alcune specie; il contenuto in acidi aromatici, zuccheri, vitamina C, rendono la pianta antinfiammatoria, neuroprotettiva, immunomodulatoria, epatoprotettiva, cardioprotettiva, antimicrobica, antiossidante, antitumorale, ipoglicemizzante, antispastica e purgativa. E’ usata come pianta dietetica, aperitiva, digestiva, rinfrescante, diuretica, antiscorbutica, contro le infezioni urinarie, e per curare bruciature e ulcere. Un tempo la specie era indicata impropriamente anche come “crescione” poiché foglie e stelo erano consumati sia cotti che in insalata.

147


BiIAg NiaCl HliI

rioir FioF

Barbarea vulgaris R.Br.

Erba di S. Barbara comune (Winter-cress)

Fam. Brassicaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 30-60 cm, glabra, con fusti eretti, ramificati alla base e striati; fiori: gialli, piccoli, in densi racemi allungati. Corolla di 4 petali (4 mm) disposti a croce (osservare!) lunghi il doppio dei sepali (2 mm); stilo 2-3 mm; foglie: dall’aspetto lucido “plastificato” (osservare!), le basali completamente divise in 2-4 piccoli segmenti laterali e un segmento terminale ovale maggiore (30-35 mm); le cauline simili ma minori e con guaina semiamplessicaule; frutti: silique ± eretto-patenti, divergenti dall’asse del racemo, su sottili peduncoli di 3-5 mm. Area di distribuzione: in ogni continente (cosmopolita). In Italia è rara, ma osservata su tutto il territorio. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: greto, argini di fiumi, fanghi umidi, incolti, margini stradali, 0-1600 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi talora intrisi d’acqua (fangosi), tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine, ± areati. Ama la luce e le stazioni fresche o fredde a clima continentale. Uso e Curiosità: la pianta è dedicata a Santa Barbara, patrona di artiglieri, minatori e cavatori, poiché era usata per curarne le ferite soprattutto a seguito di esplosioni. Ha proprietà antiscorbutiche, diuretiche e vulnerarie. In Scandinavia e nel Nord-America le foglie, ricche di vitamina C, sono consumate cotte o in insalata, mentre i gambi giovani sono raccolti prima della fioritura e cucinati come i broccoli. E’ bottinata dalle api.

148


gBiI ri Fio

COLORS OF THE FLOWERS:

Bidens frondosa L.

aAlN lCiH I

Forbicina peduncolata (Beggarticks)

7

Fam. Asteraceae

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

FLOWERING COLORS OF PERIOD: THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA

UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION FREQUENZA

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale alta 30-150 cm, con fusto eretto, quadrangoLUMINOSITY UMIDITÀarrossato alla fine; fiori: giallo-arancio, tutti tubulosi, lare, cavo, ramificato, glabro e spesso ermafroditi, in calatidi (capolini) erette (Ø 2,5 cm) lungamente peduncolate. Involucro con 5-8 brattee esterne fogliacee, lanceolate o spatolate-lanceolate (lunghe 6 mm), cigliate e talora dentate e brattee interne giallo-verdognole di 7 mm, erette, appressate e subalate; foglie: LUMINOSITY opposte, picciolate, le basali semplici a contorno lanceolato, le cauline maggiori e divise in 3 segmenti lanceolati di cui il centrale peduncolato; frutti: acheni nerastri appiattiti (6-10 mm) con 2 reste erette alla sommità (osservare!). Area di distribuzione: originaria dell’America Settentrionale, attualmente in Europa è in piena espansione (nordamericana/europea). In Italia è stata segnalata per la prima volta in Toscana, da dove si è diffusa soprattutto a Nord e al Centro; è assente in Campania, Puglia e Basilicata. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: fanghi, paludi, argini dei fiumi, aree antropizzate, 0-300 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli intrisi o sommersi d’acqua (fangosi), tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti e humus, a tessitura fine, ± areati. Ama la luce e le zone calde a clima suboceanico. Uso e Curiosità: Bidens deriva dal latino “bis dens” (due denti) per i 2 aculei presenti sull’achenio; frondosa è dovuto all’aspetto della pianta. E’ apprezzata dagli animali selvatici, soprattutto ratti, come alimento. La specie forma popolazioni quasi pure che competono con le entità locali, tra cui l’autoctona forbicina comune (Bidens tripartita), che vive negli stessi ambienti e che è stata ormai quasi del tutto soppiantata. La forbicina comune si distingue per le squame esterne del capolino raggianti e il segmento centrale delle foglie brevemente peduncolato ed acheni bruno-verdastri con setole rivolte verso la base. I semi, chiamati in dialetto “pidocchi del lupo”, si attaccano agli indumenti e animali domestici al contatto con le piante. E’ necessario in quest’ultimo caso, assicurarsi che i semi non raggiungano organi sensibili (orecchie), dove possono provocare serie infiammazioni.

149


BiIAg NiaCl HliI

rioir FioF

Citrullus lanatus (Thunb.) Matsum. & Nakai

Anguria (Watermelon)

Fam. Cucurbitaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................

150

Caratteri distintivi - habitus: erba annuale alta 1-4 m, con radici molto sviluppate e fusto strisciante o rampicante, ispido (al tatto!), ingrossato (Ø 1 cm) e spesso ramificato; fiori: gialli (15 mm), unisessuali, con fiori maschili isolati o in fascetti, più numerosi dei femminili, che compaiono dopo, talora anche con fiori ermafroditi; corolla con 5 lobi ± arrotondati; foglie: 1-2pennatosette (lunghe fino a 18 cm), a contorno triangolare-spatolato, con lobi arrotondati, verdi-grigiastre e tomentose; cirri perlopiù ramosi (osservare!); frutto: anguria o peponide (simil bacca), da sferico a ovoide, maturo in 40-50 giorni, con polpa sugosa commestibile in genere rossa o raramente bianca-gialla, contenente semi appiattiti e ovali, lucidi, bruno-scuri. Area di distribuzione: originaria dell’Africa Tropicale, oggi è diffusa in tutta la pianura europea, fino oltre gli Urali in Siberia, l’Estremo Oriente ed il Nord Africa (paleotemperata). Archeofita presente ovunque in Italia, coltivata; invece, inselvatichita manca in alcune regioni quali la Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Liguria, Marche, Molise, Puglia e Calabria. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: greto dei fiumi, coltivata ed inselvatichita qua e là, 0-600 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine, ± areati. Ama la luce e le zone calde a clima suboceanico. Uso e Curiosità: la specie è domesticata: la forma selvatica progenitrice (Citrullus colocynthis (L.) Schrad.) è diffusa nel deserto di Kalahari (Sud Africa), e SW-Asia. Il primo raccolto di cocomeri documentato risale a 5000 anni fa, nell’Antico Egitto dove, originato dal seme del dio Seth, il cocomero era sepolto nelle tombe dei Faraoni per il viaggio nell’aldilà. Il frutto, ricco d’acqua, vitamina A e C e zuccheri, è noto in Italia con vari nomi: al Nord, come “anguria”, nel Centro-Sud, come “cocomero”, a Napoli si usa anche “melone d’acqua o popone”, in Calabria “zi parrucu” (zio parroco), in Liguria talora come “ pateca” e in Abruzzo si usa anche “citrone”. In alcuni Paesi i semi tostati sono un gustoso snack.


gBiI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Iris pseudacorus L.

1

Giaggiolo acquatico, Iris giallo (Yellow Iris) Fam. Iridaceae

aAlN lCiH I

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTION FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

UMIDITÀ FLOWERING COLORS OF PERIOD: THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION FREQUENZA

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 50-100 cm, con scuro rizoma obliquo e LUMINOSITY UMIDITÀ fusto eretto, cilindrico, ± compresso e ramoso in alto; fiori: giallo chiaro, grandi, inodori (odorare!), irregolari, 3-5 all’apice del fusto. Perigonio con tubo di 6-8 mm; tepali esterni 3, screziati di marrone, patenti e spatolati; tepali interni 3, eretti ed oblanceolati, alternati agli esterni, non superanti gli stili; spate erbacee (3-6 cm) avvolgenti il peduncolo; foglie: erette, grigioLUMINOSITY verdastre, a forma di spada, parallelinervie e con nervo centrale sporgente; le basali lunghe quanto il fusto (larghe 15-25 mm), le cauline più brevi; frutti: capsule allungate, fusiformi di 5-7 cm, ottusamente trigone, triloculari e contenenti numerosi semi bruno-giallastri. Area di distribuzione: continente eurasiatico, limitatamente a regioni con clima temperato (eurasiatica temperata). È presente in Italia in tutte le regioni, tranne in Valle d’Aosta. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: fossi, sponde di fiumi, rive, paludi, marcite, riserve d’acqua, 0-300 (max. 1000) m s.l.m. Dove vive: predilige suoli intrisi o sommersi d’acqua (fangosi), tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti e in humus, argillosi e poco ossigenati. Ama luoghi ± luminosi freschi, a clima continentale. Uso e Curiosità: il giaggiolo acquatico compare sullo stemma della città di Firenze, dove i 3 tepali interni vessilari rappresentano la fede, la saggezza ed il coraggio. La pianta è emmenagoga, astringente, odontalgica, emetica, sternutatoria e purgante. Dai semi si ricavava un surrogato al caffè. Il rizoma, che contiene tannino, era usato in passato per la concia delle pelli e, mescolato a sali di ferro, per ottenere una tintura nera. L’impollinazione è entomofila: la morfologia del fiore indirizza le api verso i nettari facendole prima strofinare contro gli stami; i semi, una volta liberati, galleggiano e sono quindi facilmente dispersi. Nel Parco è anche presente un’altra splendida iridacea, il giaggiolo paonazzo (Iris germanica), facilmente distinguibile per il colore blu-violetto dei fiori.

151


BiIAg NiaCl HliI

Lotus maritimus L.

rioir FioF

Sinonimo: Tetragonolobus maritimus (L.) Roth

Ginestrio marittimo (Winged Pea)

Fam. Fabaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 10-40 cm, in genere glauca (osservare!), glabra e ± succulenta (al tatto!), con radice fascicolata, fusto strisciante o prostrato e rami cilindrici ascendenti; fiori: giallo-pallido, papilionacei, talora venati di rosso (25-30 mm), ermafroditi, 1-2 isolati e ascellari su peduncoli (6-8 cm) ± irsuti; foglie: trifogliate, a contorno ovale-lanceolato, con 3 foglioline grigio-verdi piuttosto carnose, e 2 stipole simili alle foglioline, triangolari-ovate appressate al fusto; frutto: baccello di 30-50 mm, glabro, tetragonale (con 4 angoli e 4 ali larghe 1 mm), (osservare!), contenente semi globosi o ellissoidali bruni. Area di distribuzione: areale centrato sulle coste del Mediterraneo fino al Mar Nero (mediterranea-pontica). È comune in Italia Settentrionale, e Centrale, soprattutto sulle coste; è rara nel Meridione, manca in Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia. Frequenza nel Parco: rarissima. Habitat: prati umidi torbosi, prati calcarei, pinete rade, pascoli d’altura, ambienti salmastri lungo le coste, 0-1000 m s.l.m. Dove vive: tollera il sale; predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, alcalini, poveri di nutrienti, con un medio tenore in humus, argillosi, poco ossigenati. Ama la luce e le stazioni fresche a clima continentale. Uso e Curiosità: Lotus deriva dal greco “lotos”, termine usato per indicare diverse piante di trifoglio, meliloto e altre Fabaceae selvatiche foraggere e commestibili; maritimus indica che la specie cresce in genere vicino al mare. E’ particolarmente interessante per il territorio del Parco in quanto rappresenta un “Relitto xerotermico”, ossia è una di quelle specie, come il forasacco eretto (Bromus erectus) e il barboncino digitato (Bothriochloa ischaemum), penetrate in Italia per effetto di un riscaldamento climatico avvenuto circa 3000 – 4000 anni fa e che vi sono rimaste anche in seguito al successivo peggioramento del clima.

152


gBiI ri Fio

Lysimachia vulgaris L.

Mazza d’oro comune (Yellow Loosestrife) Fam. Myrsinaceae

aAlN lCiH I

COLORS OF THE FLOWERS:

FLOWERING PERIOD:

FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 60-100 cm, con fusto eretto, pubescenUMIDITÀ te, scanalato, spesso ampiamente ramoso; fiori: giallo-oro (Ø 1,5 cm), su peduncoli con densi peli semplici e ghiandolari, in grandi pannocchie apicali piramidali ± fogliose alla base. Corolla con tubo brevissimo e 5 segmenti ellittici di 10 mm; calice con lacinie (1 x 3-4 mm) acute con bordo rosso (osservare!); foglie: lanceolate o oblanceolate (fino a 4 x 12-14 cm), opposte o LUMINOSITY spesso verticillate a 3-4, intere ed ondulate sul bordo, sopra glabre e lucide, sotto con nervature reticolate e punteggiate da ghiandole; picciolo di 1-2 cm; frutti: capsule subsferiche (4-6 mm) molto appariscenti. Area di distribuzione: zone temperate dell’Europa e dell’Asia (eurasiatica). È comune in quasi tutta Italia, manca in Sardegna e in Campania. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: paludi, stagni, fossi, prati e boschi umidi, zone umide in fase d’interramento, argini di fiumi, boscaglie ripariali, 0-1200 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli umidi o talora inzuppati d’acqua, tendenzialmente neutri, provvisti di nutrienti, ricchi in humus, argillosi e asfittici. Ama luoghi ± luminosi, freschi a clima continentale. Uso e Curiosità: Lysimachia è dedicato Lisimaco, medico greco dell’antichità; vulgaris ne indica la notevole diffusione. La mazza d’oro è espettorante, astringente, lenitiva e febbrifuga, per cui in passato era usata per febbri e ascessi. Dalla pianta si ricavano 2 tinture: una gialla, dal fusto, e una per schiarire i capelli, dai fiori. Il fumo della combustione della pianta è usato per allontanare le mosche. È anche coltivata a scopo ornamentale. È una specie polimorfa per dimensioni, colore e morfologia dei fiori in relazione alle particolari condizioni ecologiche di vita (soprattutto luce) ed è anche in grado di autoimpollinarsi.

153


BiIAg NiaCl HliI

Nuphar lutea (L.) Sm.

rioir FioF

10

Sinonimo: Nuphar luteum (L.) S. et S.

Ninfea gialla (Yellow Water-lily)

Fam. Nymphaeaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: pianta acquatica radicante di 20-200 cm con grosso rizoma ramificato immerso nel fango; fiori: giallo-oro (Ø 3-6 cm), molto profumati (odorare!), solitari sopra il livello dell’acqua. Petali numerosi, squamosi, molto più corti dei sepali che sono 5, gialli, e si ricoprono ai bordi; foglie: le galleggianti, ovali lievenente astate (8-20 x 15-30 cm), flaccide, verde scuro sopra e violacee sotto, con nervature ramificate ad angolo acuto; picciolo lungo anche 3 m, progressivamente allargato, inserito a circa 1/4 della lamina; le sommerse (le prime a svilupparsi), verdi e più chiare su ambo le facce; frutti: capsule a forma di fiasco (Ø 5-6 cm), dal profumo di alcool (odorare!) e con molte logge, che si sfaldano a maturazione, contenenti piccoli semi giallastri in un liquido vischioso. Area di distribuzione: zone temperate dell’Europa e dell’Asia (eurasiatica). È piuttosto comune in Italia; è assente in Valle d’Aosta, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria e non è più stata riconfermata in Liguria e Sicilia. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: acque stagnanti o lentamente fluenti, fino a 3 m di profondità, 0-1500 m s.l.m. Dove vive: acque oligotrofe e meso-eutrofiche; in suoli costantemente o almeno per lunghi periodi sommersi, tendenzialmente neutri, provvisti di nutrienti, con un medio tenore in humus, argillosi. Ama la luce e tendenzialmente i luoghi freschi a clima continentale. Uso e Curiosità: Nuphar deriva dal persiano “nilufar” che è il diminutivo di ninfea; il nome della specie deriva dal

latino “luteus” (giallo), per il colore del fiore. La leggenda vuole che la ninfea gialla, nota anche come Eraclea, fosse una ninfa trasformatasi in pianta per l’amore non corrisposto di Eracle. La pianta avrebbe un significato anafrodisiaco, Plinio, infatti, scriveva che spegneva il desiderio sessuale ed era addirittura sufficiente berne una tisana per restare impotenti per 40 giorni; Dioscoride la consigliava anche contro i sogni erotici. Grazie al contenuto di alcaloidi, tannini e amido, la ninfea gialla è calmante, ansiolitica ed anafrodisiaca. In cucina erano un tempo consumate le foglie sommerse; dai fiori si ottiene una bevanda rinfrescante turca “pufer cicegì”. I rizomi secchi sono spesso spacciati come falso ginseng. È usata nei giardini a scopo ornamentale e i frutti ornano le composizioni floreali. I semi sono disseminati dagli uccelli, ma la propagazione avviene soprattutto per divisione del rizoma.

154


FLOWERING PERIOD:

gBiI ri Fio

Oenothera stucchii Soldano

Enagra di Stucchi (Stucchi Evening-primrose) Fam. Onagraceae

aAlN lCiH I

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba bienne di 150-300 cm, grigio-tomentosa per pelosità accentuata (osservare!) e fusto eretto, semplice o poco ramoso, fusiforme ed ingrossato alla base; fiori: gialli, grandi, su peduncoli molto lunghi, profumati (odorare!) in denso racemo foglioso terminale. Petali di 25-30 mm; calice verde con tubo di 6-7 mm; foglie: strettamente lanceolate (2-3 x 8-15 cm), acute, grossamente dentate, molto pelose; frutto: capsula grossa (7 x 28-35 mm) clavata e pelosa, con denti ben evidenti; semi neri ed alati. Area di distribuzione: continente europeo (europea), formatasi per ibridazione da specie americane. In Italia è un’aliena considerata invasiva soprattutto al Nord, in particolare in Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli, Emilia e Marche; nel resto del territorio è, ad oggi, rara o assente. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: greto, sabbie fluviali, 100-200 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli, tendenzialmente neutri, provvisti di nutrienti, con medio tenore in humus, a tessitura fine, più o meno areati. Ama la luce, e le stazioni fresche a clima continentale. Uso e Curiosità: Oenothera deriva dal greco “oenos” (vino), nella cui preparazione era usata la radice della pianta, oppure dal greco “onos” (asino) e “thera” (preda), perché alimento per gli asini; Stucchii, è dedicato a Carlo Stucchi (1894-1975), medico e botanico di Cuggiono (Milano). Nel Parco troviamo anche le congeneri, anch’esse aliene, l’enagra a frutti allungati (Oenothera suaveolens) e l’enagra di Lamarck (Oenothera glazioviana), distinguibili: la prima, per i fiori più piccoli, il calice verde, le foglie e l’asse dell’infiorescenza mai punteggiate di rosso e il frutto allungato; la seconda, per il calice arrossato e i petali gialli di 40-50 cm.

155


BiIAg NiaCl HliI

rioir FioF

Ranunculus sceleratus L.

1

Ranuncolo di palude (Celery-leaved Buttercup)

Fam. Ranunculaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale alta 15-50 cm, con fusto cavo, striato, glabro, eretto e ramosissimo; fiori: gialli, numerosi, piccoli (Ø 4 mm). Petali 5, sepali 5 ribattuti; foglie: le basali palmato-lobate o tripartite, picciolate, le cauline inferiori simili alle basali, le superiori lineari-lanceolate e intere (1-4 x 10-25 mm); spesse e lucenti; frutti: acheni (1 mm) numerosi (± 100), glabri, in capolini conici o ± cilindrici (6-10 mm), superanti i petali già alla fioritura (osservare!). Area di distribuzione: continente eurasiatico, in tutta la pianura europea, fino oltre gli Urali in Siberia, l’Estremo Oriente ed il Nord Africa (paleotemperata). In Italia è assente in Valle d’Aosta e da riconfermare in Abruzzo, mentre è presente ma rara nelle altre regioni. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: fossi, bordi di stagni, ruscelli lenti, rive e zone fangose, 0-1000 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli umidi o talora inzuppati d’acqua, alcalini, molto ricchi di nutrienti e in humus, argillosi e asfittici, talora salati. Ama la luce e le stazioni fresche, a clima continentale. Uso e Curiosità: il nome della specie deriva dal latino “sceleratus” (nocivo) perché tossica. In passato era usata nella medicina popolare, oggi è impiegata solo in omeopatia come antireumatico, antispasmodico ed emmenagogo. Ogni impiego della pianta, tuttavia, è altamente sconsigliato in quanto contiene anemonina e tossine che la rendono interamente velenosa (!); anche il succo può essere causa di dermatiti da contatto ed irritante per gli occhi (!).

156


gBiI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Reseda lutea L.

2

aAlN lCiH I

Reseda comune (Wild Mignonette) Fam. Resedaceae

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ COLORS OF THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne (annuale o bienne) di 10-50 cm, con fusti UMIDITÀ ascendenti o eretti, angolosi (osservare! ) e ramosi; fiori: gialli o giallo-verdastri, riuniti in lunghi racemi densi, peduncoli di 4-5 mm; petali di 3 mm, profondamente trifidi, con segmenti laterali più larghi del centrale; antere gialle; foglie: 1-2 pennate, con margine ondulato e irsuto, le basali con 1-4 lacinie per lato; frutto: capsula eretta di 8-12 mm, ovoidale-trigona, LUMINOSITY scabra e con 3 dentelli (osservare!). Area di distribuzione: Europa; è presente e diffusa su tutto il territorio italiano. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: greti, incolti, ruderi, bordi delle strade, massicciate, margini di muri tra 0-1500 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli aridi, neutri o alcalini, ricchi in nutrienti, con un medio tenore in humus a tessitura media e ben areati. Ama la luce e le stazioni fresche a clima continentale. Uso e Curiosità: Reseda deriva dal latino “resecare” (calmare), per le proprietà sedative attribuite in passato a questa pianta. Gode attualmente di proprietà diuretiche, calmanti e sudorifere; a volte è impiegata anche per lenire i dolori allo stomaco e come antireumatico. In cucina le foglie e lo stelo sono utilizzate, bollite. La pianta è “appettita” dalle api.

157


BiIAg NiaCl HliI

rioir FioF

Rorippa sylvestris (L.) Besser

Crescione selvatico (Creeping Yellow-cress)

Fam. Brassicaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 20-30 cm, glabra, con fusti prostratoascendenti e ramosissimi; fiori: gialli (Ø 4-6 mm), in racemi densi. Corolla di 4 petali disposti a croce, spatolati (osservare!), lunghi 1,3-2 volte i sepali che sono verde-giallastri; foglie: le basali in rosetta scomparse alla fioritura, pennato-partite con rachide strettamente alata, segmento terminale (2 x 3 cm) profondamente lobato o flabellato e 6-8 segmenti laterali grossamente dentati; le cauline con segmenti lanceolati grossamente dentati; frutti: silique strette e lineari di 7-8 mm (osservare!), più lunghe del peduncolo (5-9 mm) che è arcuato-eretto. Area di distribuzione: zone temperate dell’Europa e dell’Asia (eurasiatica). In Italia è comune al Nord, mentre è rara al Centro e al Sud; manca in Sardegna. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: ambienti umidi, incolti umidi, lungo viottoli e sentieri, colture sarchiate e aree antropizzate, 0-1300 (raramente 1650) m s.l.m. Dove vive: predilige suoli umidi o talora inzuppati d’acqua (fangosi), tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, argillosi e asfittici. Ama la luce e le stazioni fresche a clima continentale. Uso e Curiosità: Rorippa potrebbe derivare dal latino “roris” (rugiada) e “ripae” (riva) in riferimento all’habitat prediletto. In cucina il crescione selvatico è usato nelle zuppe. Da non confondere con il crescione palustre (Rorippa palustris), anch’esso presente nel Parco, che ha le foglie cauline con orecchiette amplessicauli, petali lunghi quanto i sepali (>1,6 mm) o poco meno e frutto a forma di banana, lungo al massimo 2 volte il peduncolo.

158


gBiI ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

Senecio inaequidens DC.

Senecione sudafricano (Narrow-leaved Ragwort) Fam. Asteraceae

aAlN lCiH I

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTION FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

UMIDITÀ FLOWERING COLORS OF PERIOD: THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION FREQUENZA

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale o perenne alta 40-60 cm, con radici poco LUMINOSITY profonde e fusto eretto, glabro,UMIDITÀ striato, ramoso alla base e talvolta suffrutticoso; fiori: gialli, in numerosi calatidi (capolini) (Ø 2,5 cm), reclinati prima dell’antesi; i periferici ligulati di 14 mm, i centrali tubulosi; involucro piriforme; foglie: lineari lunghe 60-70 mm, carenate, acute, intere o con tubercoli brevi puntiformi ogni 2-3 mm, con nervatura principale in rilievo e LUMINOSITY setole patenti alla base (osservare!); frutti: acheni cilindrici, biancastri, pubescenti e setosi, con pappo. Area di distribuzione: originaria dell’Africa meridionale (Sudafrica), oggi è diffusa ed in espansione in Europa e altri continenti. In Italia è un’aliena invasiva, osservata per la prima volta a Verona nel 1947 e attualmente presente in tutte le regioni, tranne in Puglia. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: greto, incolti sassosi, ruderi, massicciate, margini stradali, 0-500 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli aridi, da neutri a debolmente alcalini, poveri di nutrienti e in humus, da pietrosi a tessitura fine. Ama la luce, e le stazioni fresche a clima subcontinentale. Uso e Curiosità: Senecio deriva dal latino “senex” (vecchio), poiché la pelosità biancastra dei semi ricorda i capelli di un anziano; inaequidens, “dente irregolare” (dal latino), si riferisce al margine delle foglie. Si ritiene che sia stato introdotto accidentalmente in Europa, tramite il vello degli animali importati per l’industria laniera o dalle truppe inglesi o sudafricane durante la Seconda Guerra Mondiale. È una specie molto competitiva grazie all’efficiente produzione di semi (30.000) forniti ogni anno dalle 80-100 infiorescenze di ogni pianta. I semi sono in grado di rimanere quiescenti oltre 2 anni in ambienti asciutti. Si adatta bene a diversi climi e substrati. Il senecione sudafricano è tossico (!) per l’uomo e il bestiame (può essere letale ai cavalli), per il contenuto di alcaloidi che possono passare al latte o al miele.

159


BiIAg NiaCl HliI

Solanum lycopersicum L.

rioir FioF

Sinonimo: Lycopersicon esculentum Mill.

Pomodoro (Tomato)

Fam. Solanaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale alta 30-100 cm, ghiandolosa e con odore di carota (odorare!) e fusto ± tubuloso o compresso, debole e prostrato, con pubescenza appressata e setole rare; fiori: gialli (Ø 1-2 cm), su peduncoli incurvati in cime 3-20 flore. Calice quasi interamente diviso in lacinie lineari; foglie: in genere bipennatosette a contorno ovale, con segmenti ovali, di varia grandezza (da 6 cm a meno di 1 cm); frutto: bacca commestibile (pomodoro) di forma e dimensioni variabili, prima verde, poi rossa a maturità. Area di distribuzione: originaria dell’America Centrale e Meridionale (americana), si è diffusa in Europa a scopo alimentare. In Italia è una neofita casuale presente su quasi tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: greto, coltivata e subspontanea su macerie e ruderi, 0-1500 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine, più o meno areati. Ama la luce e le zone calde a clima suboceanico. Uso e Curiosità: Solanum deriva forse dal latino “solamen” (conforto), per le sue proprietà narcotiche e sedative. Il pomodoro è originario della zona oggi compresa tra Messico e Perù, dove gli aztechi utilizzavano largamente il frutto (pomodoro) in cucina. Per la credenza che avesse proprietà afrodisiache, era noto un tempo come pomo d’amore (“pomme d’amour” in Francia e “pùma-d’amùri”, in Sicilia). La stessa Regina Elisabetta avrebbe dato il nome di apple of love ad una piantina di pomodori donatale da Sir Walter Raleigh. Il centro principale della coltivazione in Italia, in cui è arrivato solo nel 1596, è la zona vicino a Napoli, tant’è che la pummarola è diventata condimento fondamentale della cucina napoletana e meridionale, soprattutto per pasta e pizza che erano prima condite solo con specie vegetali indigene (i piatti così preparati sono rimasti solo nella tradizione). 160


Amaranthus powellii S. Watson Sinonimo: Amaranthus bouchonii Thell.

VE ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

RD

I

Amaranto di Powell (Powell amaranth) PERIOD: Fam. AmaranthaceaeFLOWERING FREQUENZA

PROTECTION FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

LUMINOSITY

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale di 20-100 cm, con fusto semplice e glabro o ramificato e poco pubescente, eretto, robusto e talora rossastro; fiori: poco appariscenti, in pannocchie verdi o argentate e talvolta tinte di rosso, con rami spiciformi eretti ed addensati, la terminale molto più lunga delle laterali. Brattee ovato-lesiniformi lunghe il doppio del perigonio (3,5-4,5 mm), aristato-mucronate, rigide e pungenti; tepali in genere 3-5, membranaceo-palcacei, diseguali, lineari, con apice acuto e nervo mediano verde o rossiccio, i 2 esterni con lungo mucrone terminale, gli altri brevi, talora ottusi e quasi privi di mucrone; foglie: da romboidali-ovate a lanceolate (4-8 x 2-3 cm), intere, con base cuneata, apice cuneato o ottuso o smarginate, ± glabre, con mucrone e lungo picciolo; frutto: capsula deiscente subglobosa o ovoide (2-3 mm). Area di distribuzione: originaria dell’America Settentrionale (nordamericana), si è diffusa anche in Europa. In Italia è un’entità aliena invasiva, in rapida espansione su tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: greto, ruderi e macerie, 0-300 m s.l.m. Dove vive: u suoli perlopiù aridi, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, con un medio in humus, di media tessitura, sabbiosi e permeabili. Ama la luce e le zone fresche a clima sub continentale. Uso e Curiosità: Amaranthus, deriva dal greco “amaranthos” (durevole), in riferimento alla persistenza di tepali e brattee; powellii, fa riferimento al naturalista americano John Wesley Powell (1834-1902). L’amaranto di Powell è usato solo per ricavarne farine dai semi ricchi di proteine e coltivato come specie ornamentale. Nel territorio sono presenti altri amaranti infestanti di origine americana: l’amaranto a spiga verde (Amaranthus hybridus) e l’amaranto comune (Amaranthus retroflexus), molto simile all’amaranto di Powell.

161


I iV ER D

r Fio

Ambrosia artemisiifolia L.

Ambrosia con le foglie di artemisia (Annual Ragweed)

7

Fam. Asteraceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale alta 30-100 cm, con fusti ramosissimi in alto, glabrescenti e ± pelosi per peli ispidi e patenti (al tatto!); fiori: verde-giallastri i maschili, in capolini unisessuali (12-20flori), riuniti in racemi (8-15 cm) terminali o laterali; verde-biancastri i femminili in capolini composti da un solo fiore, all’ascella delle foglie sottostanti i capolini maschili; foglie: le inferiori opposte, le superiori alterne, triangolari, lanceolate o ellittiche, bipennatosette con lacinie larghe 1-5 mm, ± pelose; frutti: formati da un involucro monospermo, fusiforme, (2 x 3 mm) con in genere 4-5 tubercoli o spinule inserite all’apice (al tatto!). Area di distribuzione: originaria dell’America Settentrionale (nordamericana) è diffusa anhe in Europa. In Italia è un’aliena e invasiva, soprattutto al Nord, mentre nel Centro-Sud è naturalizzata o assente. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: greto, ruderi, terrapieni, margini stradali, massicciate ferroviarie, aree antropizzate, 0-300 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli aridi, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, poveri di humus, da pietrosi a sabbiosi, talora salini. Ama la luce e le zone calde a clima continentale. Uso e Curiosità: Ambrosia deriva dal greco “ambròsios” (immortale, divino) in quanto l’ambrosia era nella mitologia greca il cibo degli dei e legata in particolare alle divinità equine poiché tra le erbe preferite dai cavalli; artemisiifolia deriva dalla somiglianze delle foglie a quelle dell’Artemisia. Ogni pianta di ambrosia è in grado di produrre annualmente più di un miliardo di granuli di polline e fino a 60.000 semi che possono restare quiescenti per oltre 40 anni. Ciò la rende altamente competitiva e pericolosa per le specie indigene. Nei nuovi territori colonizzati, l’ambrosia crea densi popolamenti puri a copertura quasi totale entrando in competizione con Artemisia vulgaris o A. verlotiorum. L’ambrosia produce uno dei pollini più allergenici conosciuti, tanto che Regione Lombardia ha emanato un’ordinanza (29 marzo 1999, n.25.522) per contrastarne la diffusione, obbligando i Comuni a monitorare ed estirpare la specie. 162


VE ri Fio

Callitriche platycarpa Kütz.

RD

Sinonimo: Callitriche stagnalis Scop. p.p.

I

Callitriche a frutti larghi (Various-leaved Water-starwort) Fam. PlantaginaceaeCOLORS

OF THE FLOWERS:

FLOWERING PERIOD:

FREQUENZA

PROTECTION

UMIDITÀ

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: pianta acquatica annuale radicante di 5-100 cm o più, con fusti flaccidi e deboli, radicanti inferiormente ai nodi; fiori: minuscoli, privi di perianzio, isolati ed ascellari; i maschili ridotti ad 1 stame; i femminili ad un ovario supero con quattro loculi; stili 2, persistenti e ± eretti; stimmi 2; foglie: le sommerse ellittiche o lineari-spatolate (1,5-2 x 5-6 mm o più), opposte su picciolo di 6-8 mm; le emerse, simili alle sommerse ma minori e in rosette galleggianti (1-3 cm) in prossimità dei nodi; frutti: 4 piccole drupe subrotonde (1,7-1,8 mm) saldate e persistenti, bruno-pallide, largamente alate su tutta la lunghezza della carena. Area di distribuzione: zone temperate dell’Europa e dell’Asia (eurasiatica). In Italia è segnalata in Lombardia e Veneto, nelle altre regioni è da verificare in quanto spesso confusa con altre congeneri. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: ambienti umidi in acque stagnanti o lente, 0-1200 m s.l.m. Dove vive: in acque meso-eutrofiche; predilige suoli sommersi d’acqua (la pianta, in parte è sommersa e radicante; in parte è emersa), acidi, ricchi di nutrienti e in humus, argillosi e asfittici. Ama ambienti ± luminosi, freschi a clima continentale. Uso e Curiosità:Callitriche deriva dal greco “kallos” (bellezza) e “thrix” (capello), per le foglie sommerse, sottili. La pianta sopravvive anche d’inverno, sotto la superficie ghiacciata di laghi, canali e stagni, contribuendo ad apportare ossigeno negli ambienti sommersi. Si propaga intensamente anche per via vegetativa, attraverso rami radicanti e pertanto può ricoprire estesi tratti del fondo dell’habitat in cui si trova.

163


I iV ER D

Carex acutiformis Ehrh.

r Fio

Carice tagliente (Lesser Pond-sedge)

Fam. Cyperaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 50-100 cm, con lunghi stoloni orizzontali e culmi molto taglienti, eretti, robusti, acutamente trigoni (osservare!), ruvidi e avvolti alla base da fibre reticolate bruno-porporine; fiori: poco appariscenti, in infiorescenza allungata (10-20 cm) formata da 2-3 spighe maschili (2-4 cm), in alto e 3-4 spighe femminili cilindriche (30-70 mm), in basso, spaziate, erette, sessili o brevemente peduncolate, appressate al fusto. Brattee fogliacee spesso superanti l’infiorescenza; glume bruno-rossastre, ovali-ottuse le maschili e acute le femminili; stili 3; foglie: piane (larghe 4-9 mm), grigio-verdi, abbastanza rigide, lunghe quasi quanto il fusto e molto taglienti (al tatto!). Guaine fogliari inferiori fibrose e con evidenti nervi reticolati; frutti: otricelli a fiasco (3,5-4 mm), giallastri, opachi, glabri, ristretti in un breve becco. Area di distribuzione: zone temperate dell’Europa e dell’Asia (eurasiatica). È abbastanza comune e presente in tutta Italia, tranne in Puglia, Basilicata e Calabria; è da riconfermare invece in Liguria e Campania. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: ambienti umidi, prati umidi, paludi, sponde di stagni e corsi d’acqua, 0-800 (raramente 2000) m s.l.m. Dove vive: predilige suoli intrisi o sommersi d’acqua, alcalini, ricchi di nutrienti e in humus, argillosi e poco ossigenati. Ama luoghi ± luminosi, freschi a clima continentale. Uso e Curiosità: le specie del genere Carex sono spesso visitate dalle api per il polline. Talvolta le forme cespitose vengono utilizzate in progetti di rinaturalizzazione ambientale, per la loro funzione di rassodare i terreni acquitrinosi e sabbiosi.

164


VE ri Fio

Ceratophyllum demersum L.

10

RD

Ceratofillo immerso (Rigid Hornwort)

I

Fam. Ceratophyllaceae

COLORS OF THE FLOWERS:

FLOWERING PERIOD:

FREQUENZA

PROTECTION

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

UMIDITÀ

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: pianta acquatica perenne di 50-200 cm, con fusti tenaci, LUMINOSITY molto ramosi, flessuosi e debolmente ondeggianti; fiori: verdi, piccoli, unisessuali e solitari su peduncoli ascellari di 2-4 mm. Perianzio sepaloide formato da 6-12 segmenti; stami lineari (5 mm), bruni; stilo 6-8 mm, maggiore del frutto; foglie: verticillate a 4-12, capillari (lunghe 10-20 mm), irregolarmente dicotome, divise in 2-4 lacinie lineari e rigide, ruvide, verdi scure, fragili e con evidente dentatura laterale (osservare!); frutti: achenio ovale (5 mm), con 2 spine alla base divergenti che permettono la fissazione al substrato fangoso e 1 spina terminale lunga almeno quanto l’achenio. Area di distribuzione: distribuzione molto ampia, quasi in ogni continente (subcosmopolita). È abbastanza comune in Italia soprattutto al Nord (Pianura Padana e valli alpine), nel resto del territorio è assente in Valle d’Aosta, Molise e Calabria e non più osservato nelle Marche e in Campania. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: acque stagnanti o lente, riserve d’acqua, stagni e fossi, 0-500 m s.l.m. Dove vive: acque ricche di sostanze nutritive e sedimenti sospesi, talora eutrofiche e anche molto alcaline; in suoli sommersi d’acqua (la pianta è radicante e generalmente sommersa), alcalini, molto ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, argillosi. Ama luoghi ± luminosi e freschi. Uso e Curiosità: Ceratophyllum deriva dal greco “keras” (corno) e “fyllon” (foglia), per le foglie suddivise

come le corna di un cervo; demersum, deriva dal latino “demergo” (immergere), perché la pianta è interamente sommersa. Il ceratofillo si riproduce anche per via agamica tramite frammentazione del fusto (in primavera), anziché per impollinazione idrofila. È una buona specie ossigenatrice. Costituisce un importante elemento dei prati sommersi e come le ninfeee possiede speciali adattamenti alla vita acquatica, ad esempio: le antere mature, si staccano e vanno in superficie a versare il polline, grazie ad un tessuto spugnoso e ricco d’aria di cui sono provviste; i frutti spinosi si attaccano al corpo degli animali acquatici favorendo così la disseminazione. Oggi in Italia è in rapido regresso a causa dell’inquinamento, della proliferazione di alghe brune che ricoprono interamente la pianta, e per le opere di canalizzazione e drenaggio.

165


I iV ER D

r Fio

Chamaesyce nutans (Lag.) Small Sinonimo: Euphorbia nutans Lag.

Euforbia delle ferrovie (Nodding Spurge)

Fam. Euphorbiaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale alta 10-40 cm, tomentosa e spesso arrossata, con fusti eretto-ascendenti, quasi dicotomi, di cui i laterali superanti il centrale, molto ramosi alla base; fiori: poco appariscenti: 1 fiore femminile e 1 o più fiori maschili privi di petali e sepali, riuniti in un ciazio inizialmente verde, poi rosso in pieno sole (osservare!), con 4 appendici bianche simili a petali; foglie: falcate, ellittico o ovali-lanceolate, le cauline opposte con denti irregolari, spesso con una macchia rossa presso la nervatura centrale della pagina superiore. Picciolo di 1-2 mm; stipole di 0,5 mm; frutto: capsula (tricocca) contenente semi rugosi (1-1,2 mm), spesso arrossata in pieno sole (osservare!). Area di distribuzione: originaria dell’America Settentrionale, è oggi ampiamente diffusa in Europa. In Italia è un’aliena naturalizzata o talora invasiva soprattutto in Pianura Padana e valli alpine, nel resto del territorio è rara o assente. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: greto, massicciate ferroviarie, incolti, margini stradali, 0-800 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli aridi, tendenzialmente neutri, provvisti di nutrienti, con un medio tenore in humus, permeabili, sabbiosi e ben areati. Ama la luce e le zone calde a clima suboceanico. Uso e Curiosità: Chamaesyce deriva dal latino “chamae-” (prefisso indicante piante nane) e “syce” (pianta); nutans, deriva dal latino e significa “pendente”. Tutte le euforbiacee se spezzate emettono un caratteristico lattice biancastro. In America è una comune malerba che in Europa si comporta da tipica pianta delle ferrovie e dei greti ghiaioso-ciottolosi; recentemente grazie all’utilizzo di diserbanti chimici, la pianta tende a sparire lungo i binari.

166


Zigolo americano (Strawcolored flatsedge)

VE ri Fio

Cyperus strigosus L.

RD

I

Fam. Cyperaceae

COLORS OF THE FLOWERS:

FLOWERING PERIOD:

FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 20-100 cm, con radici fascicolate e fusti UMIDITÀ cespugliosi, eretti, trigoni, robusti e in genere glabri; fiori: poco appariscenti, in numerosissime spighe lineari 6-8flore lunghe circa 10 mm, distiche e giallo-dorate, portate da 3-8 rami di 2-10 cm, interamente caduche a maturità (osservare!). Stimmi 3; antere 3. Brattee 3-6 (1020 cm le maggiori), fogliacee, talune più lunghe dell’infiorescenza; foglie: piane (larghe 3-6 LUMINOSITY mm), glabre, con guaine bruno-porporine; frutti: acheni ellissoidali (1,2-2 mm). Area di distribuzione: originaria dell’America Settentrionale (nordamericana). In Italia è un’aliena naturalizzata in Piemonte, Veneto e Emilia Romagna, mentre è invasiva in Lombardia. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: paludi e prati umidi, 0-300 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli umidi o talora inzuppati d’acqua, tendenzialmente neutri, provvisti di nutrienti, ricchi in humus, argillosi e poco ossigenati. Ama luoghi ± luminosi, freschi a clima continentale. Ama la luce e le zone calde a clima continentale. Uso e Curiosità: il nome “Cyperus”, usato da Plinio, deriva dal greco “Kypros” (Cipro). Le specie di Cyperus sono generalmente usate a scopo ornamentale negli stagni di giardini, per il portamento e l’eleganza del fogliame.

167


I iV ER D

r Fio

Lemna minor L.

Lenticchia d’acqua comune (Common Duckweed)

Fam. Araceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: pianta acquatica di 2-4 mm, natante, solitaria o a gruppi di 2-4, con radici (1-2 cm) ad apice ottuso e guaina (0,5-1,5 mm) non alata; fiori: poco appariscenti, unisessuali, perianzio assente; i maschili ridotti a 2 stami (0,5 mm), i femminili ad 1 carpello; foglie: lamina ovale, subrotonda, piatta su entrambe le facce, lunga 2-5 mm (osservare!), non spugnosa, verde-pisello su entrambe le facce, talvolta arrossata superiormente e con 3 nervi poco visibili. Le foglie sono opposte e ciascuna con una radichetta pendente; talvolta un secondo paio di foglie più piccole e perpendicolari alle prime; frutto: nucula. Area di distribuzione: distribuzione molto ampia, quasi in ogni continente (subcosmopolita). È diffusa e presente in Italia in tutte le regioni. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: acque stagnanti e risaie, 0-1600 m s.l.m. Dove vive: galleggia in acque tendenzialmente neutre, e provviste di nutrienti (da mesotrofiche a eutrofiche). Ama la luce e le stazioni fresche o fredde a clima suboceanico. Uso e Curiosità: Lemna deriva dal greco “limne” (palude), in riferimento all’habitat; minor, fa riferimento alle sue dimensioni ridotte. E’ la più piccola e semplice pianta a fiori. E’ anche chiamata “Peste della palude” a causa del suo elevato potere di diffusione; la lenticchia d’acqua, infatti, forma spesso dense popolazioni che ricoprono l’intera superficie dell’acqua. La riproduzione avviene spesso per via vegetativa attraverso la divisione delle lamine. E’ usata negli acquari. Le lenticchie d’acqua contengono aminoacidi simili alle proteine della carne e sono alimento per vari animali (pesci). La pianta assorbe le sostanze nutritive dall’acqua, svolgendo anche una funzione depuratrice. Ai nostri climi la fioritura è del tutto eccezionale.

168


FLOWERING PERIOD:

VE ri Fio

Phalarioides arundinacea L.

RD

Sinonimo: Typhoides arundinacea (L.) Moench

I

Scagliola palustre, Falsa cannuccia (Reed Canary-grass) Fam. Poaceae

COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING

UMIDITÀ FREQUENZA LUMINOSITY PROTECTION

UMIDITÀ

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 70-150 cm, simile ad una canna, con rizoma lungamente strisciante e culmo eretto, rigido e robusto; fiori: poco appariscenti, in spighette uniflore (5-7 mm) riunite in fascetti densi a loro volta disposti in ampia pannocchia piramidale (10-20 cm), spesso ± unilaterale e inclinata da un lato, bianco-verdastra o rossastra. Glume carenate, acute, con all’interno una seconda coppia di glume ridotte cigliate a pennello; foglie: lineari, in genere verdi; le basali addensate alla base del fusto e formanti un denso cespuglio, le cauline (larghe 10-15 mm) con guaine sottili. Ligula (4-6 mm) troncata e spesso fessurata; frutto: cariosside. Area di distribuzione: zone fredde e temperato-fredde di Europa, Asia e Nord-America, intorno al Polo Nord (circumboreale). In Italia è comune sulle Alpi e in Pianura Padana, nel resto è rara o assente. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: argini di fiumi, canali, fossi, stagni, paludi, canneti e boschi umidi, 0-1600 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli intrisi o sommersi d’acqua, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine e ± areati. Ama luoghi ± luminosi, freschi, a clima continentale. Uso e Curiosità: Phalarioides deriva dal latino “phaleris” (miglio), oppure da “falaròs” (lucente), per le glumette lucenti. Come la cannuccia di palude, anche la scagliola palustre è spesso utilizzata per stabilizzare gli argini di fiumi, ruscelli e laghi. La specie contribuisce all’interramento di bacini con acque ferme o lente. Phalarioides arundinacea è l’entità che impronta una formazione vegetale tipica di suoli periodicamente sommersi e perlopiù fangosi (Phlaridetum arundinaceae).

169


I iV ER D

r Fio

Phragmites australis (Cav.) Steud. Cannuccia di palude (Common Reed)

Fam. Poaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 50-600 cm, con rizoma orizzontale e in genere stoloni allungati (fino a 6-10 m), talora epigei e radicanti ai nodi. Fusto eretto, robusto, lignificato a maturità e foglioso fino in cima; fiori: poco appariscenti, in spighette (6-17 mm), 3-9 flore, spesso screziate di viola, in ricca e ampia pannocchia terminale (10-50 cm) in genere unilaterale e pendula, brunastra o rossastra. Glume diseguali, lemma (8-10 mm) acuto, glabro e con mucrone all’apice. Spighetta gremita all’interno di lunghi peli bianco-setosi (5-10 mm); foglie: laminari-lanceolate, spesso convolute-pungenti all’apice, glauche e cartilaginee, grigioverdi, con aculei sul bordo rivolti verso il basso (al tatto!). 2 orecchiette o talora anello di peli al posto della ligula; frutti: acheni. Area di distribuzione: subcosmopolita. È presente in Italia in tutte le regioni. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: acque stagnanti e risaie, 0-1600 m s.l.m. Dove vive: campi umidi coltivati, canneti, paludi, sponde, argini, ambienti salmastri, in acque profonde anche 2 m e boschi umidi, 0-1200 (max. 2000) m s.l.m. Uso e Curiosità: la cannuccia di palude costituisce il principale elemento dei “canneti” in acque poco profonde delle paludi e presso le rive di stagni o laghi. La pianta è indicatrice di un corpo d’acqua in fase di interramento: possiede, infatti, un rizoma stolonifero molto ramificato, che permette una rapida e rigogliosa propagazione anche per via vegetativa. Il canneto svolge diverse e importanti funzioni per le comunità biotiche e l’ambiente in cui è inserito, ad esempio: per la difficile accessibilità, costituisce un habitat fondamentale nonché area di sosta e di rifugio, nidificazione e sostentamento per numerose specie animali; previene e riduce l’erosione delle sponde lacustri, grazie alla stabilizzazione dovuta alle radici e alla dissipazione dell’energia del moto ondoso e della corrente; svolge una naturale depurazione delle acque, mediante la filtrazione e l’assorbimento a livello radicale dei nutrienti e degli altri potenziali inquinanti. Stelo e rizoma sono eduli e usati, bolliti, in frittate o insalate. 170


Scirpoides holoschoenus (L.) Soják

2

Sinonimo: Holoschoenus australis (L.) Rchb.

VE ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

RD

I

Giunchetto meridionale (Round-headed Club-rush) Fam. Cyperaceae

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTIONPERIOD: FLOWERING FREQUENZA

UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

LUMINOSITY UMIDITÀ

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 20-150 cm, con grosso e breve rizoma da cui partono numerosi fusti cilindrici (Ø alla base 2-2,5 mm), eretti, allineati, lisci, glabri e compressibili (schiacciare fra le dita!); fiori: poco appariscenti, in spighette di 3-5 mm, riunite in 2-5(7) capolini sferici (Ø 5-10 mm) prima nerastri e poi bruno-rossicci, di cui 1-2 sessili e gli altri su peduncoli di 1-3 cm; glume cuneato-cuoriformi, con brevi mucrone tra i lobi all’apice; stimmi 3. Brattee in genere 2, l’inferiore (1-3 cm) patente, l’altra (20-40 cm) eretta e apparente prosecuzione del fusto; foglie: le superiori giunchiformi e flaccide, le inferiori ridotte ad una guaina; frutti: acheni ovoidi (1 mm). Area di distribuzione: areale centrato sulle coste del Mediterraneo, ma in grado di spingersi anche più a nord e verso est (eurimediterranea). In Italia è presente in tutte le regioni, ma è rara al Nord. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: prati umidi, fossi, paludi, sponde e acque salmastre, 0-1200 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli umidi o intrisi d’acqua, alcalini, poveri in nutrienti, con un medio tenore di humus, a tessitura fine e ± areati. Ama la luce e i luoghi caldi a clima suboceanico. Uso e Curiosità: Scirpoides, deriva dal latino “scirpus” (giunco).

171


I iV ER D

r Fio

Typha latifolia L.

Lisca maggiore, Mazza sorda (Bulrush) Fam. Typhaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne di 1-2,5 m, con rizoma allungato e fusto eretto e semplice; fiori: poco appariscenti, numerosissimi, unisessuali e riuniti in infiorescenza a spadice cilindrico, a forma di mazza (osservare!). I fiori femminili privi di bratteole, occupano la parte basale più larga (3-4 x 15-25 cm) bruno-nerastra, che si sfalda in una sostanza cotonosa durante l’inverno; quelli maschili si trovano nella parte apicale, contigua e soprastante la femminile, della stessa lunghezza ma più stretta e di color cannella chiaro; foglie: lineari, piatte su ambo le pagine, glauche, parallelinervie, le superiori più lunghe dell’infiorescenza; frutti: nucule con adattamenti al galleggiamento. Area di distribuzione: distribuzione molto ampia, in ogni continente (cosmopolita). In Italia è comune su tutto il territorio. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: paludi, stagni, fossi, acque lente e profonde 20-150 cm, 0-2000 m s.l.m. Dove vive: acque ricche di sostanze nutritive; predilige suoli intrisi o sommersi d’acqua, tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, argillosi e poco ossigenati. Ama la luce e le stazioni fresche a clima continentale. Uso e Curiosità:Typha deriva dal greco “typhe” (pianta di palude); latifolia, deriva dal latino “latifolium”, per le foglie larghe. In passato si ricavava dal rizoma una farina simile a quella ottenuta dal grano, e si consumavano i germogli. Le foglie, invece, erano usate per fabbricare stuoie e impagliare fiaschi e damigiane, mentre i pappi per imbottire i materassi. Le spighe femminili sono tutt’ora usate in composizioni floreali. La lisca maggiore è in grado di resistere a vari contaminanti anche chimici, per cui è usata negli impianti moderni di fitodepurazione di acque reflue. La specie contribuisce all’interramento di bacini con acque ferme o lente.

172


Xanthium italicum Moretti

Nappola italiana, Lappolone (Italian Cocklebur) Fam. Asteraceae

VE ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

RD

I

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTION FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

UMIDITÀ FLOWERING COLORS OF PERIOD: THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION FREQUENZA

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale alta 30-120 cm, con radice a fittone e fusto LUMINOSITY UMIDITÀ ruvido (al tatto!), eretto o prostrato, ramosissimo alla base e formante un cespuglio emisferico talvolta arrossato; fiori: poco appariscenti, unisessuali; i maschili in capolini di 6-8 mm, brevemente peduncolati; i femminili in capolini biflori, avvolti da un involucro ellissoidale (7 x 15 mm) indurito e irto di spine (al tatto!), quelle apicali piegate ad uncino quasi a semicerchio LUMINOSITY (osservare!), le altre piegate a 90°; foglie: alterne, triangolari (7-12 x 8-12 cm), troncate e cuneate alla base, dentate e crenate sul bordo, palmato-trinervie, ruvide (strofinare con le dita!) e con picciolo di 5-15 cm; frutti: 2 acheni senza pappo, rinchiusi dall’involucro aculeato. Area di distribuzione: originaria dell’America Settentrionale, oggi è naturalizzata nelle zone calde in varie parti del mondo. In Italia è un’aliena invasiva, presente su tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: greto, incolti, ruderi, anche presso il mare, 0-600 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, tendenzialmente neutri, molto ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, sciolti e incoerenti (pietrosi) o sabbiosi (dune), talora salini. Ama la luce e le zone calde a clima continentale. Uso e Curiosità: Xanthium deriva dal greco “xanthòs” (biondo), perché era la pianta, secondo Dioscoride, per rendere biondi i capelli. La pianta gode di qualche considerazione nella medicina popolare per le sue proprietà depurative, diuretiche e favorenti la sudorazione. Era impiegata anche per il viso, contro i punti neri e l’eczema. La germinazione dei semi avviene in modo singolare: il più grande, contenuto nella cavità più profonda, fissa le radici il primo anno, alzando il frutto da terra e lasciandolo cadere solo dopo aver emesso le cotiledoni; il seme più piccolo, nella cavità meno profonda e più spessa, germina nel secondo anno, sollevando il frutto e lasciandolo poi cadere a sua volta ma vuoto. Il nome volgare deriva da “lappa” termine usato da Virgilio per indicare le piante con semi che si attaccano ai vestiti. 173


iB lu

Myosotis scorpioides L.

or

Fi

Nontiscordardimé delle paludi (Water forget-me-not) Fam. Boraginaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 20-50(100) cm, annerente alla disseccazione (osservare!), con rizoma strisciante stolonifero e fusti da ascendenti a eretti, glabri o con peli patenti in alto; fiori: azzurri o blu-violetti, rosati al centro (Ø 8 mm) in cima scorpioide. Corolla rotata, gamopetala con lembo piano; petali 5, saldati alla base; calice non caduco, diviso per 2/5, con peli tutti uguali per aspetto e lunghezza (osservare con la lente!), setolosi, dritti, appressati e rivolti verso l’apice delle lacinie; foglie: oblanceolate-lineari (lunghe 5-8 cm), acute, glabrescenti o con peli appressati rivolti verso l’apice, raramente riflessi nelle inferiori; frutti: nucule nere, con un ingrossamento spugnoso alla base. Area di distribuzione: continente europeo e parte occidentale dell’Asia (europea-W-asiatica). In Italia è presente in tutte le regioni tranne in Emilia Romagna, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna, è da riconfermare in Campania. Frequenza nel Parco: rara. Habitat: paludi, prati umidi ed inondati, torbiere e acque lente, 0-2000 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli umidi o talora inzuppati d’acqua (fangosi), tendenzialmente neutri, ricchi di nutrienti e in humus, argillosi e asfittici. Ama la luce e le stazioni fresche a clima continentale. Uso e Curiosità:Myosotis deriva dal greco “mys” (topo) e “us”, genitivo “otos” (orecchio), per la forma e sovente la pelosità delle foglie; scorpioides si riferisce alla forma dell’infiorescenza. La pian-

ta era usata in passato nella medicina empirica come tonico ed antinfiammatorio generale. Era impiegata limitatamente alle cure oftalmiche. La droga, utilizzata per impacchi, bagni o anche in compresse, agisce efficacemente contro l’opacizzazione e l’indurimento del cristallino, svolgendo anche azione preventiva contro l’insorgenza di cataratte. E’ nota anche a scopo ornamentale, per le numerose varietà a cui a dato origine. Negli incolti e prati aridi del Parco è presente anche il non-ti-scordar-di-me minore (Myosotis arvensis), ben conosciuto sia nella medicina omeopatica (trattamento delle infezioni croniche delle vie respiratorie), sia nell’utilizzo culinario (minestroni o zuppe), che si distingue per il calice con i peli uncinati e la corolla con la fauce gialla.

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Veronica persica Poir.

Veronica di Persia (Persian Speedwell)

BL ri Fio

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS:

U

Fam. Plantaginaceae

FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

PROTECTION FLOWERING PERIOD: COLORS OF THE FLOWERS: FREQUENZA

UMIDITÀ FLOWERING COLORS OF PERIOD: THE FLOWERS: PROTECTION FREQUENZA LUMINOSITY UMIDITÀ PERIOD: FLOWERING PROTECTION FREQUENZA

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION FREQUENZA

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

LUMINOSITY UMIDITÀ PROTECTION

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba annuale alta 5-50 cm, con fusto prostrato-ascendenLUMINOSITY UMIDITÀ te in genere ramoso e spesso radicante; fiori: azzurri (Ø 8-15 mm), ascellari su peduncoli di 5-12 mm, in racemi terminali 10-30 flori non chiaramente separati dalla regione fogliare (osservare!). Calice con lacinie ovali e nervature chiare e sporgenti con brevi peli semplici ± abbondanti; stilo (2-3 mm) in genere sporgente; foglie: da ovali a subrotonde (lunghe 10-20 LUMINOSITY mm), crenate-seghettate, verde-scure (spesso nere da secche), un po’ lucide e brevemente picciolate; frutto: capsula subrotonda-smarginata, compressa perpendicolarmente al setto mediano, carenata, liscia, con nervi sporgenti e sparsi peli semplici e talvolta anche peli ghiandolari, contenente 20-30 semi, incavati a conchiglia, rugosi e giallo-pallido. Area di distribuzione: originaria dell’Asia sudoccidentale, oggi è presente in quasi tutti i continenti (subcosmopolita). In Italia è un’aliena invasiva presente in tutte le regioni. Frequenza nel Parco: comunissima. Habitat: greto, campi, colture sarchiate, orti, aree antropizzate, giardini, 0-1800 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli da moderatamente secchi a umidi, alcalini, ricchi di nutrienti, con un medio tenore in humus, a tessitura fine, più o meno areati. Ama la luce e le stazioni fresche a clima continentale. Uso e Curiosità:Veronica deriva forse da “vera” e “unica”, con riferimento alle supposte proprietà medicinali di qualche specie, oppure dedicata a Santa Veronica; persica ne indica la provenienza (zone montuose, Persia). In Europa è stata introdotta come pianta segetale solo recentemente; mentre in Italia è diffusa dal XIX secolo. Associandola ad alcune congeneri da tempo utilizzate in campo terapeutico, si può prevedere abbia virtù toniche, stomachiche, digestive ed espettoranti. E’ tra le entità consigliate per i giardini e progetti naturalistici volti a salvaguardare ed incrementare le popolazioni d’api che la bottinano soprattutto in primavera, per il polline usato per l’alimentazione delle larve. Insieme con la congenere V. hederifolia è infestante le colture di cereali; per il suo controllo vengono applicati programmi di diserbo. 175


ITE

IDO F

Equisetum telmateia Ehrh.

ER PT

Equiseto maggiore (Great Horsetail)

Fam. Equisetaceae

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

................................................................................................................................ Caratteri distintivi - habitus: erba perenne alta 50-200 cm, rizomatosa, con fusti sterili, che si sviluppano dopo i fusti fertili (dopo la sporificazione), verdi, ruvidi, con 20-40 coste, profondamente solcati e con cavità centrale pari a 2/3 del diametro. Rami verticillati densi, i superiori allungati e superanti l’apice vegetativo, dotati di guaine fogliari persistenti, cilindriche con grossi denti membranacei, marroni, appuntite all’apice. Fusti fertili, semplici, grossi e tubulosi (10-40 cm; Ø 1-2 cm), giallastri (osservare!), privi di clorofilla, con guaine fogliari con 20-30 denti, ad ogni nodo ricoprenti completamente l’internodio; spore: in sporangi a forma di piccoli scudi riuniti in una spiga di 2-5 cm arrotondata in alto, all’apice dei fusti fertili. Area di distribuzione: circumboreale. In Italia è comunissima in tutto il territorio. Frequenza nel Parco: comune. Habitat: luoghi umidi ed ombrosi, 0-1500 m s.l.m. Dove vive: predilige suoli umidi, alcalini, con un medio tenore di nutrienti e in humus, argillosi. Ama le stazioni ± luminose, e le zone fresche o ± fredde a clima suboceanico. Uso e Curiosità: Equisetum deriva dal latino “equus” (cavallo) e “seta” (pelo, crine) per l’aspetto dei sottili fusti sterili, di certe specie, simili al crine di un cavallo; telmateia dal greco “telma” (palude), in riferimento all’habitat prediletto. L’equiseto maggiore ha proprietà: antiemorragiche, astringenti, depurative, diuretiche, decongestionanti e vulnerarie. E’ quindi usato in tinture, decotti e polveri per emorroidi, epistassi, infiammazioni del cavo orale e ferite cutanee. I germogli giovanissimi dei fusti fertili, prima che induriscano con l’accrescimento, possono essere consumati crudi in insalata, lessati o utilizzati in fritture, sformati e polpette. In cosmesi l’equiseto è impiegato in preparati nutrienti e rassodanti per pelli secche e senescenti ed in detergenti e rivitalizzanti per pelli foruncolose.

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NOTE 1. protetta ai sensi della L.R. 10/2008. 2. protetta ai sensi dell’aggiornamento della L.R. 10/2008. 3. protetta come specie spontanea ad uso officinale. 4. protetta. L’orchide cimicina, come tutte le specie appartenenti alla famiglia delle Orchidaceae, é tutelata dalla Convenzione di Washington (CITES) e dalla L.R. 10/2008. 5. protetta, come tutte le specie del genere Dianthus, ai sensi della L.R. 10/2008. Specie di grande bellezza e di indiscusso fascino per l’aspetto della corolla e per il grato profumo che induce spesso il turista alla raccolta per conservare un lieto ricordo della passeggiata. Relativamente comune in Lombardia, si è deciso tuttavia di garantirne la salvaguardia attraverso una protezione totale in buona parte dell’arco alpino, soprattutto nel settore occidentale. 6. protetta. La fragolina di bosco è soggetta alle normative vigenti in materia di raccolta dei frutti di bosco. 7. non protetta, rientra nella lista nera regionale (L.R. 10/2008), come specie alloctona oggetto di monitoraggio, contenimento o eradicazione. 8. protetta. Rientra nella lista rossa regionale delle specie a rischio di estinzione, nella categoria “vulnerabile (VU). 9. protetta, ai sensi della L.R. 10/2008 e della Convenzione di Washington (C.I.T.E.S. B). 10. non protetta (da tutelare nel Parco). Rientra nella lista rossa regionale delle specie a rischio di estinzione, nella categoria “a basso rischio (LR)”.

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PICCOLA GUIDA BOTANICA a cura di Paolo Picco con la collaborazione di Luca Gariboldi e Ivan Bonfanti Iconografie di Paolo Picco

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Introduzione Una piccola guida alla terminologia botanica di base utilizzata per descrivere le specie vegetali nei tre libretti della flora del Parco. Conoscere com’è fatta una pianta è fondamentale per chi si vuole avvicinare al mondo botanico anche solo in modo amatoriale, perché aumenta la capacità personale di osservazione del mondo vegetale. In questo modo il “lettore” avvicinandosi ad una pianta, erbacea o legnosa che sia, potrà già da subito discriminare le parti di cui è formata, ossia le radici, il fusto, le foglie, i fiori e i frutti, riconoscendone la forma e/o la consistenza ed anche la funzione.

Struttura della pianta La Radice

La radice è la parte della pianta deputata all’assorbimento di acqua e sali minerali, nonché all’ancoraggio al suolo della stessa. In relazione al tipo di pianta le radici possono avere forme diverse e principalmente: a fittone (con una radice diritta principale, da cui dipartono numerose radichette laterali), come ad esempio il dente di leone (Taraxacum officinale) e la viperina azzurra (Echium vulgare) (fig.1- a); fascicolate (cioè formante un fascetto di radici tutte diramate dal colletto e di uguale spessore e lunghezza), tipica delle Poacee per esempio il forasacco eretto (Bromopsis erecta) (fig.1- b); o tuberiformi (che hanno una struttura particolarmente ingrossata per svolgere anche la funzione d’organo di riserva, accumulando sostanze nutrienti, in particolare zuccheri e amido), come nella carota selvatica (Daucus carota). Non sempre le radici si addentrano nel terreno; nelle piante acquatiche ad esempio possono radicare sul fondo, come la ninfea gialla (Nuphar lutea), o anche rimanere sospese, come nella lenticchia d’acqua comune (Lemna minor), in altri casi possono invece svilupparsi in ambiente aereo. Tra queste: • le radici accessorie; che originano da specifici punti del fusto, in corrispondenza dei nodi, come le radici a trampolo del mais (Zea mays). • le radici aggrappanti; che dipartono dal fusto per offrire utile sostegno, ad esempio l’edera (Hedera helix). • le radici colonnari; anch’esse con funzione di sostegno e particolarmente robuste, come nel fico con foglie di magnolia (Ficus magnolioides); • i pneumatofori; radici modificate rivolte curiosamente verso l’alto, alla ricerca di aria per ossigenare tessuti permanentemente immersi, come nelle mangrovie (Avicennia nitida). Gli austori, infine, sono dei particolari tipi di radice con cui numerose specie parassite traggono linfa dalle specie ospiti. 179


Il Fusto o Caule

Ha lo scopo, in sostanza, di sostegno delle parti aeree della pianta (foglie, fiori e frutti), d’intermediario per il trasporto della linfa grezza e della linfa elaborata e di garantire lo sviluppo in altezza della pianta, in modo da elevarsi e favorire la migliore cattura dei raggi solari, indispensabili alla funzione fotosintetica. Lo sviluppo del fusto è tipicamente indefinito e prosegue per l’intero corso della vita della pianta, originato dalla gemma apicale. Nasce, nelle piante vascolari, come un prolungamento della radice; reca ad altezze e distanze ben precise (nodi e spazi internodali) gemme fogliari e fiorali. • Lo sviluppo può essere monopodiale (come nelle conifere), dove tutte le gemme laterali (e dunque le ramificazioni laterali) sono subordinate al tronco; se invece la gemma apicale cessa l’attività in favore delle relative gemme laterali, avremmo uno sviluppo aperto e variamente espanso, quale è ad esempio la chioma di un castagno (Castanea sativa), di un ciliegio (Prunus avium) o il portamento di un arbusto di sambuco nero (Sambucus nigra). Trascurando l’anatomia (che peraltro permetterebbe di comprendere appieno le funzioni e i meccanismi di trasporto all’interno della pianta), si possono risconoscere vari tipi di fusto, in relazione: a) alla consistenza dei tessuti e b) alla morfologia generale. a)Nel primo caso distinguiamo il fusto: • erbaceo, se i tessuti non sono lignificati. Possiamo ulteriormente distinguere: lo stelo, tipico delle erbe, recanti foglie e fiori; il culmo, cavo all’interno ma molto resistente e con numerosi nodi (caratteristico delle Poaceae); e lo scapo, privo di foglie (tutte radicali) e fiori terminali (come in molte Liliaceae). • legnoso o lignificato. Un fusto lignificato può essere: suffruticoso, legnoso solo alla base, i cui rami fiorali, erbacei o poco lignificati, in molti casi seccano durante l’inverno; arbustivo, ossia completamente lignificato, alto sino a 4-5 metri; o arboreo, completamente legnoso ma con portamento più elevato. • b)Nel secondo caso il fusto può essere: eretto ed elevato verso l’alto; prostrato o strisciante (se allargato sul terreno e parallelo a questo senza radicare durante il processo di estensione); reptante (se è invece in grado di produrre radici avventizie o stoloni); rampicante (se si sostiene, arrampicandosi su superfici anche verticali come tronchi o muri, grazie ad organi di attacco o adesione quali: cirri, viticci, radici avvetizie, aculei, ecc.); volubile (se il fusto ancora per “salire”, avvolge strettamente con una crescita spiralata il proprio supporto), come per il vilucchio comune (Convolvulus arvensis), il vilucchio bianco (Convolvulus sepium) e il fagiolo (Phaseolus vulgaris). Si da per scontato, infine, che i fusti siano, per definizione, epigei (fuori terra): in realtà esistono anche fusti ipogei (non visibili perché sotterranei). Quest’ultimi sono spesso profondamente modificati, in forme che sono a noi familiari anche nell’uso quotidiano in cucina. Fra questi vi sono: • il “bulbo” (fig.1- c), di forma sferica o variamente allungata, con radici fascicolate nella porzione inferiore e particolari foglie carnose (catafilli) ad avvogerne la porzione superiore; ha funzione di riserva. Esempi: il narciso a fiori raggianti (Narcissus radiiflorus), il cipollone bianco (Ornithogalum umbellatum) e tutte le specie del genere Allium; • il “tubero” (fig.1- d), di aspetto tozzo, ingrossato e carnoso, privo di foglie o con 180


poche squamette. Anch’esso ha funzione d’organo di riserva, in esso vengono immagazzinate le sostanze nutritive utilizzate dalla pianta l’anno successivo, in primavera, per la fioritura. E’ dotato di gemme (gli “occhi” della patata ne sono un esempio), in grado di generare fusti aerei. il “rizoma” (fig.1- e), ha l’aspetto di una radice più o meno allungata, semplice o ramificata, obliqua od orizzontale. Porta sovente delle piccole foglie ridotte a squame, gemme e radici fibrose. Anche il rizoma ha funzione d’organo di riserva. Esempi: il giaggiolo paonazzo e acquatico (Iris germanica, Iris pseudacorus), la carice lustra (Carex liparocarpos).

Nella porzione aerea possono a loro volta svilupparsi particolari modificazioni del fusto, talmente trasformati da renderne spesso difficile l’identificazione corretta come fusti: • è il caso ad esempio del pungitopo (Ruscus aculeatus), le cui “foglie” acuminate sono in realtà fusti modificati, chiamati fillocladi; su di essi si sviluppano infatti i fiori e i frutti, come avviene usualmente, appunto negli organi di sostegno come i fusti; • o alle “pale” (o cladodi) del fico d’india, le cui “spine” sono le foglie vere e proprie. Anche qui, tuttavia, l’attività fotosintetica è esercitata dal fusto, opportunamente di colore verde brillante. Altre trasformazioni aeree del fusto, più o meno diffuse, sono: i viticci e i cirri; come ad esempio nella vite americana (Vitis riparia), che consentono alla pianta di avvolgersi attorno a sostegni dalle forme più svariate, e le spine di molte Fabaceae che derivano invece da gemme ascellari trasformate.

La Foglia

La foglia è l’organo della pianta deputato alla funzione fotosintetica. Per tale ragione di norma appare di colore verde più o meno vivace, per la presenza dei pigmenti clorofilliani. In realtà le eccezioni a tale regola non mancano. La foglia in una Angiosperma è sostanzialmente composta da 4 elementi, che possono talvolta essere ridotti o anche mancare (è anzi piuttosto rara la contemporanea presenza di tutte e 4 le componenti): • •

guaina (che avvolge nel punto di inserzione del fusto); stipole (sorta di piccole appendici, talvolta fortemente modificate, alla base della foglia); picciolo (il vero e proprio “gambo” della foglia stessa); lamina o anche detta lembo (è la parte “allargata” della foglia).

• • • Possiamo in questa sede solo considerare i casi generali, trascurando le innumerevoli trasformazioni, spesso anche funzionali, che rendono estremamente arduo per il meno esperto riconoscere correttamente le singole parti. In molte piante ad esempio il picciolo può essere assente (si parla di foglie sessili), o carnoso e guainante come nel sedano (è nulla più se non il grosso e gustoso “gambo”); in altri casi sono le stipole ad essere assenti, precocemente caduche o trasformate in spine. Talvolta, persino la lamina assume forme e strutture sorprendenti, nel pisello selvatico (Pisum sativum) ad esempio la funzione fotosintetica è assunta dalle stipole, che appaiono allargate, mentre le foglie sono,

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in realtà, trasformate nei “cirri” prensili; nella cicerchia silvestre (Lathyrus sylvestris) e nella cicerchia a foglie larghe (Lathyrus latifolius), troviamo foglie con rachide alato con funzione fotosintetica e cirri; mentre nella brionia comune (Bryonia dioica) è tutta la foglia a trasformarsi in cirro (o viticcio). Altre modifiche piuttosto frequenti sono: • le squame o catafilli: foglie trasformate, atte alla protezione di organi sotterreanei (es.: cipolla); • le perule: foglie trasformate, idonee alla protezione delle gemme. E’ utile anche, ma solo per un accenno, ricordare che secondo le teorie più accreditate anche le parti fiorali, ci cui parleremo oltre, deriverebbero da foglie trasformate, che hanno perso la funzione fotosintetica ed assunto quella protettiva (sepali), vessillifera (petali) o sessuale (stami, carpelli). Del resto, foglie opportunamente trasformate sono anche quelle, variamente colorate, che rendono appariscente la minuscola infiorescenza della stella di Natale o poinsettia (Euphorbia pulcherrima) e… anche i “petali” della lanosa e preziosa stella alpina (Leontopodium alpinum). Nelle Dicotiledoni, di norma, la foglia ha forma planare, eventualmente coriacea e variamente ispessita; in tal caso la lamina è detta bifacciale, nella quale si distinguono, ovviamente, una pagina superiore (o adassiale) ed una inferiore (o abassiale), solitamente ben diverse tra loro (pelosità, colore, etc); nelle Monocotiledoni, invece, le due pagine appaiono solitamente indistinguibili (foglie equifacciali), infatti, in una graminacea ad esempio non è possibile riconoscere una “faccia superiore” da una inferiore. In taluni casi infine (es.: cipolla, muscari ignorato) la foglia presenta un’unica faccia visibile, ad assumere una struttura tubulare (in cui la faccia non visibile guarda verso la “cavità”. Riguardo la morfologia, le foglie possono essere classificate sulla base della conformazione di ciacuna delle sue componenti:

Base

Cordata

a forma di cuore (che rientra nel picciolo). Es: Tiglio

Acuta

formante un angolo < 90°. Es: Salice, Oleandro

Ottusa

formante un angolo > 90°. Es: Carpino, Stellaria

Cuneata

formante un angolo < 15°

Reniforme

il picciolo si inserisce al centro della foglia

Tronca

forma col picciolo un angolo piatto (180°)

Asimmetrica il punto di attacco del lembo è diverso sui due lati. Es: Olmo

Nervature

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Penninervia

la nervatura centrale si divide in secondarie, terziarie, etc

Parallelinervia

con nervature tutte principali e parallele: es Monocotiledoni

Peltinervia

con picciolo inserito al centro della lamina e baase assente

Palminervia

conformata similmente ad un palmo di mano (con 3, 5, 7 “dita”) Tab. 1


Le foglie, nella loro struttura generale, possono inoltre essere semplici o composte. La classificazione delle foglie composte è diversa, secondo se la nervatura è pennata o palmata.

Nervatura Pennata

Nervatura Palmata

Fg paripennata (fig.3b – b)

con un numero di foglioline pari (2n): Carrubo

Fg imparipennata (fig.3b – a)

con un numero di foglioline dispari, con una apicale (2n+1): Robinia

Fg bipennata

foglie in cui le foglioline sono a loro volta pennate: Mimosa

Fg palmata (fig.3a – d)

con incisioni radiali (dirette verso un unico centro)

Fg palmato-lobata con incisioni non superanti la metà della lamina (fig.3b – c) (margine lobato) Fg palmato-partita con incisioni molto profonde (margine partito) (fig.3b – e) Liscio o intero (fig.3b – f)

completamente privo di incisioni

Ondulato (sinuoso) con ondulazioni più o meno pronunciate (fig.3b – h)

Margine

Profondità di incisione del margine

Dentato (o seghettato) (fig.3b – l)

con sporgenze acute dirette verrso l’esterno, a simulare i dentidi una sega. Seghettato: le incisioni, in genere più ridotte, sono rivolte verso l’apice

Doppiamente dentato (fig.3b – g)

il margine presenta una dentellatura (seghettatura) principale, su cui si inseriesce una dentellatura (seghettatura) secondaria

Dentato-spinoso

i denti sono prolungati in punte più o meno fortemernte acuminate

Crenato

sporgenze simili a dentellature, ma a contorno arrotondato

Lobato (fig.3c – d)

incisioni poche e non raggiungenti la metà della lamina (Roverella)

Fesso (fig.3c – e)

più profonde rispetto al precedente (raggiungenti la metà della lamina): Cerro

Settato (fig.3c – f)

le incisioni raggiungono la nervatura mediana o quasi (Achillea)

Roncinato (fig.3c – g)

i lobi sono ricurvi all’indietro, soprattutto quelli verso la base (Tarassaco)

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Ellittica (fig.3a – a)

a base e apice arrotondati; larghezza massima in porzione centrale

Ovata (obovata) (fig.3a – b; c)

larghezza massima nella terza parte inferiore (superiore)

Cuoriforme (fig.3a – d)

lamina rotonda, con apice acuminato e base cordata

Lanceolata Forma della Romboidale lamina (fig.3a – f)

simile a ellittica, ma decisamente più stretta a forma di rombo

Spatolata (fig.3a – g)

allargata nella zona centrale e apicale, simile a una spatola

Sagittata (fig.3a – i)

con lobi basali allungati, a forma di punta di freccia

Reniforme (fig.3a – l)

a forma di rene o di fagiolo

Peduncolata (fig.3a – m)

Con picciolo presente e ± sviluppato

Sessile-subsessile picciolo assente o quasi Presenza (fig.3a – n) e struttura alla base con piccole foglioline eventualmente cadudel picciolo Stipolato che (stipole) Amplessicaule (fig.3a – o)

la guaina basale ricopre interamente il ramo

Alterne (sparse) (fig.3c – a)

disposte una per ciascun nodo e orientate in modo alternato rispetto alla consecutiva

Opposte (distiche) 2 foglie portate in un singolo nodo, in posizione (fig.3c – b) opposta Distribuzione Decussate (fig.3c – c) sul fusto (fillotassi) Ternate

due coppie consecutive di foglie opposte, inserite a 90° una rispetto all’altra opposte, ma in numero di 3 sullo stesso livello

Verticillate (fig.3d – a)

opposte, ma in numero superiore a 3 (come i “raggi” di una margherita)

A rosette

inserite tutte alla base del fusto, a formare la cosiddetta rosetta basale Tab. 2

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Il Fiore

Il fiore, a differenza delle altre parti della pianta, ha una crescita ben definita (tanto che le relative proporzioni sono spesso riportate come utile se non essenziale nell’identificazione di singole specie) ed è destinato quindi a morire in breve tempo o, meglio, a evolvere verso un frutto, delle più svariate forme e colori. La funzione del fiore è dunque quella di ospitare tutte le componenti atte alla riproduzione (inclusi ovviamente i meccanismi di richiamo degli insetti), e alla futura produzione dei semi, in pratica la “generazione” futura. In questo, è una splendida “invenzione” delle Angiorsperme. Nella morfologia del fiore riconosciamo parti sterili (sepali e petali), e parti fertili (stami e carpelli). I sepali hanno l’aspetto di piccole foglioline, hanno in genere anche funzione fotosintetica e una consistenza quasi carnosa; nell’insieme costituiscono il calice. I petali formano invece nel loro insieme la corolla. Aspetto, forma e numero sono determinanti sul piano sistematico, molto più di quanto sia ad esempio il colore, che pure è l’aspetto che ci colpisce spesso per la vivacità o i toni delicatamente attuenuati, ma ugualmente gradevoli alla vista. La funzione, ad ogni modo, è decisiva: senza i fiori, o i relativi apparati finalizzati ad attrarre gli insetti pronubi, molte piante non avrebbero modo di riprodursi per via sessuata. Certo, sarebbe comunque possibile una riproduzione “agamica”, ma la sopravvivenza di una specie non può, in genere, fondarsi esclusivamente su questo processo. Il fiore è collegato al ramo tramite un peduncolo; in caso contrario, come nel caso della foglia, il fiore è definito sessile. Il peduncolo si allarga, all’apice, in una struttura chiamata ricettacolo, sul quale sono inserite, in verticilli concentrici, le varie strutture specializzate formanti, nell’ordine, calice, corolla, androceo e gineceo. Come detto in precedenza, si tratta di foglie profondamente modificate (antofilli): questi sono inseriti tutti in verticilli nelle piante più evolute (fiori ciclici), mentre nelle famiglie più ancestrali spesso inseriti componendo una spirale (fiori emiciclici: fragola, magnolia). Le parti fertili sono invece distinte in maschili (androceo, con gli stami) e femminili (gineceo, con i carpelli). In ogni stame si distingue un filamento, sottile ed allungato, che sorregge un’antera, in pratica una sorta di sacca pollinica che contiene il polline. I carpelli invece, derivati anch’essi da foglie (foglie carpellari) estremamente modificate, formano nell’insieme l’ovario (o gli ovari), al cui interno si svilupperà la cellula uovo: questa originerà, dopo la fecondazione, il seme e quindi la nuova pianta. I carpelli sono effettivamente cosituiti da un ovario (in cui maturano gli ovuli); uno stilo (una sorta di minuscolo condotto, all’interno del quale crescerà il tubetto pollinico) e uno stimma; su di esso si deposita il polline (proveniente da un altro fiore) per avviare la fecondazione e, di conseguenza, la nascita di una nuova pianta. Solitamente un fiore è completo, composto cioè sia da stami sia da pistilli: in tal caso è detto ermafrodita (o perfetto, o monoclino). In taluni casi, ad esempio in molte piante di alto fusto, i fiori sono unisessuati (monoici, o diclini). Una pianta può presentare, distinti, fiori dei due sessi (pianta monoica) oppure avere unicamente fiori di un unico sesso (pianta dioica): in questo caso distingueremo, evidentemente, individui “maschili” e corrispondnei individui “femminili”.

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Il calice Il calice costituisce la struttura più esterna del fiore; formato dai sepali, ha la funzione di proteggere la gemma fiorale prima della schiusura. I sepali possono essere liberi tra loro (calice dialisepalo) o uniti (anche in modo incompleto: gamosepalo). In un calice gamosepalo si riconosce un tubo calicino, più o meno allungato, e denti calicini, generalemente in numero corrispondente a quello dei petali (o dei lobi corollini). In alcuni casi ha aspetto petaloide: nel genere Helleborus ad esempio, la funzione vessillifera nei fiore è assunta dai sepali e non dai petali; nel genere Viola invece può costituire speroni nettariferi. Il calice può essere caduco e scomparire con l’avanzare della fioritura, oppure persistente ed assumere anzi funzione rilevante nella dispersione del frutto. In alcune famiglie (Rosaceae, Malvaceae), il calice può essere costituito da due verticilli distinti (calice e calicetto o epicalice), non sempre composti dallo stesso numero di elementi (in genere l’epicalice è più ridotto). La corolla La corolla compone il verticillo immediatamente interno al calice; formata dai petali, è solitamente di colore vistoso per favorire il richiamo degli insetti (o anche di altre classi di animali); allo scopo sono anche provvisti di ghiandole secernenti sostanze zuccherine o comunque attraenti. Sulla base del numero di petali la corolla può chiamarsi dimera (2), trimera (3), tetramera (4), pentamera (5), etc. Come nel calice, anche la corolla può essere costituita da elementi tutti divisi tra loro (corolla dialipetala); oppure da elementi almeno in parte saldati in un tubo corollino (corolla gamopetala), che si apre all’apice in lobi corollini (es: genziana, primula, asperula, valeriana e zucca). La struttura della corolla può rivelare una simmetria radiata o attinomorfa ossia con numerosi assi di simmetria, tutti partenti dal centro (es: convolvolo, potentilla, genziana, campanula); in alternativa la simmetria può essere bilaterale, o zigomorfa, cioè con un solo asse di simmetria centrale (es: le Fabacee e Lamiacee in generale). Nelle corolle a simmetria radiata tra le innumerevoli morfologie possiamo distinguere: Tubulosa (fig.5 – a)

cilindrica, con tubo corollino allungato e aperto in lobi brevi (asperula, consolida)

Campanuliforme (fig.5 – b)

allargata a foggia di campana (datura, campanula)

Imbutiforme

a lobi saldati fino all’estremità, ma a forma di imbuto (convolvolo)

Rotata (fig.5 – g)

con tubo brevissimo e aperto in lobi rotondi disposti come i raggi di una ruota (verbasco, veronica, caglio, dulcamara)

Urceolata (fig.5 – c)

con tubo subnullo; lembo rigonfio ma ristretto alla fauce (erica, muscari)

Cruciata (fig.5 – d)

con 4 petali disposti ortogonalmente, come a comporre una croce (brassica)

Cariofillacea

con 5 petali racchiusi in un calice gamosepalo tubuloso (silene, garofano) Tab. 3

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Tra le corolle a simmetria bilaterale possiamo invece distinguere, fra le numerosissime forme: Papilionacea (fig.5 – f)

5 petali differenti per dimensione e forma: il superiore, grande e rivolto all’insù (vessillo) che ricopre i due laterali (ali) che a loro volta avvolgono i due petali inferiori spesso saldati fra loro a formare la carena. E’ tipica delle Fabaceae (fagiolo, pisello, fava, ecc.)

Labiata (bilabiata) tubo allungato, fauce aperta, lembo diviso in due parti disuguali, (fig.5 – e) come una bocca aperta. Labbro superiore intero, diviso o talvolta ridotto e persino mancante. E’ tipica delle Lamiaceae (salvia, ecc.) Personata (fig.5 – h)

tubo più o meno allungato. Labbri: superiore formato da due petali saldati; inferiore da tre, di quali il centrale ridotto rispetto ai due laterali più ampi, con un rigonfiamento trasversale detto fauce. Corolla di aspetto gibboso nella bocca di leone o speronata per un prolugamento del labbro inferiore. Esempio: la Linajola comune (Linaria vulgaris)

Digitata

5 petali saldati a contorno irregolare e ondulato. Esempio: la digitale gialla piccola (Digitalis lutea)

Lingulata (fig.5 – i)

con tubo brevissimo, aperto in 5 lobi disposti su un unico piano. Esempio: le ligule della pratolina (Bellis perennis), del topinambur (Helianthus tuberosus), ecc. Tab. 4

In molti casi i fiori sono inseriti, solitari, sullo stelo: i papaveri, alcune primule, genziane, rose, molte campanule. Più frequentemente invece i fiori sono raccolti in infiorescenze di forma e dimensioni molto differenti, ma con la caratteristica comune di dipartire tutti da un unico peduncolo. Le infiorescenze, in base alla forma, possono essere chiamate corimbi, ombrelle, grappoli, racemi, spighe, cime, capolini. La classificazione le divide in due gruppi principali: racemose (o indefinite) e cimose (o definite). Entrambe possono essere inoltre semplii o composte. Infiorescenze ramose semplici: Racemo (grappolo) formata da un asse principale, allungantesi e allargantesi lateral(fig.6 – b) mente e a intervalli regolari in fiori peduncolati; in genere priva di fiori apicali. Ombrella (fig.6 – d)

formata da un asse principale diramano lateralmente peduncoli di uguale sviluppo e lunghezza (raggi) con fiori disposti in ombrella. E’ tipiche delle Apiaceae.

Corimbo (fig.6 – e)

simile all’ombrella, ma i raggi hanno lunghezze diverse: gli esterni più lunghi degli interni, in modo che i fiori siano tutti disposti alla medesima altezza (una sorta di ombrello “piatto”)

Capolino (fig.6 – c)

tanti minuscoli fiori raccolti su un ingrossamento del fusto (ricettacolo). Nelle Asteraceae si usa spesso il termine “calatide”.

Spiga (fig.6 – a)

somigliante al racemo, ma con fiori sessili 187


Amento (fig.6 – f)

particolare spiga, in cui l’asse primncipale è flessibile e in genere pendulo, come per alcune piante: il carpino, la quercia e il salice

Spadice (fig.6 – g)

particolare spiga trasformata, in cui l’asse è carnoso e avvolto spesso da una grande brattesa, detta spata. Esempio: il gigaro italiano (Arum italicum) Tab. 5

Infiorescenze cimose semplici: in cui i rami laterali hanno un accrescimento che porta allo sviluppo di un singolo fiore. Monocasio (fig.6 – i)

sotto l’asse principale (che termina con un fiore) si forma un singolo ramo laterale, che a sua volta produce un fiore e arresta la crescita, producendo un secondo ramo laterale, ecc.

Cima scorpioide (fig.6 – h)

se i rami si sviluppano tutti su un unico lato. Esempio: Nontiscordardimé delle paludi (Myosotis scorpioides)

Cima elicoidale (fig.6 – m)

se i rami seguono uno all’altro, in modo alternato Tab. 6

Infiorescenze composte: tra le principali possiamo ricordare: Pannocchia (fig.6 – o)

o racemo (grappolo) composto: lungo l’asse principale si inseriscono, anziché singoli peduncoli fiorali, assi laterali a loro volta ramificati a racemo.

Cima ombrelliforme o ombrella composta: i raggi a loro volta generano all’apice nuove (fig.6 – n) ombrelle Corimbotirso

o corimbo composto: analogo all’ombrella composta, formata però da corimbi su corimbi Tab. 7

Il Frutto

Il frutto, al pari del fiore, presenta una morfologia assai diversificata, che in non pochi casi si rivela indispensabile per individuare la famiglia od il genere cui una pianta appartiene: Fabaceae, Brassicaceae, Malvaceae, Apiaceae, Cyperaceae, sono famiglie i cui frutti risultano, per un verso o per l’altro, estremamente caratteristici. Senza addentrarci nella morfologia fine (che rivela anche le interessanti evoluzioni sucessive alla fecondazione), possiamo classificare i diversi tipi di frutto sulla base di alcuni caratteri. In base al numero di semi possiamo distinguere frutti con un solo o molti semi (mono o poli-spermi), oppure privi di semi (apireni). Riguardo la consistenza possiamo invece parlare di frutti secchi (se a maturità rivelano un aspetto coriaceo dato da un pericarpo poco sviluppato e povero di acqua), e frutti carnosi (con una parte polposa, carnosa o 188


succulenta, contenente semi più o meno duri). Dal modo come liberano i semi possiamo invece riconoscere frutti deiscenti (che si aprono spontaneamente liberandoli più o meno contemporaneamente) e indeiscenti (in cui i tessuti del pericarpo rimangono strettamente aderenti; il seme si disperde pertanto insieme all’intero frutto). La deiscenza è a sua volta differente, secondo i meccanismi di dispersione adottati. Può avvenire in modo elastico (con un vero e proprio “lancio” dei semi: cocomero asinino); tramite pori da cui possono uscire piccoli semi (bocca di leone); loculi (con cesure lungo la nervaura mediana del carpello (viola), setti (la cesura avviene lungo le linee di saldatura dei carpelli). Molti frutti hanno struttura semplice (se deriva dall’ovario di un singolo fiore): nel frutto aggregato però ogni fiore è composto in realtà da tanti ovari, da ciacuno dei quali deriverà un frutticino con tanto di seme: pensiamo, ad esempio, alla mora e al lampone. Ma spesso la situazione si complica: i falsi frutti derivano non solo dall’ovario, ma da anche altre parti aggregate ad esso: possono essere il ricettacolo (nella fragola, i frutti veri e propri sono i “puntini” neri sulla superficie). Rosacee e Moracee sono ricchissime di esempi di falsi frutti: nel fico, ad esempio, i frutti sono nascosti nella cavità interna, e sono le caratteristiche vesicolette rosso vinoso, riconoscibili solo aprendo il fico (pensiamo, in tal caso, al mirabile meccanismo di impollinazione, mediato da un minuscolo Imenottero, in grado di insinuarsi attraverso la minuta apertura comunicante con la cavità interna). Nella quercia invece, la cupola che avvolge il vero frutto (achenio) deriva dalle brattee fiorali. Vediamo brevemente riassunti i diversi tipi di frutti: Deiscenti Follicolo (fig.7 – f)

deriva da un ovario unicarpellare supero (a 1/+ semi) che si apre longitudinalmente (varie ranunculacee) o dorsalmente. (Sedum spp.)

Legume (baccello) (fig.7 – d)

deriva da un ovario monocarpellare plurispemio, supero ma, diversamene dal follicolo, ha una deiscenza longitudinale doppia (si apre dall’alto in basso lungo 2 linee di sutura). E’ caratteristico delle Fabaceae.

Capsula (fig.7 – i)

deriva da un ovario pluricarpellare: se ne diistinguono numerosi tipi in base al tipo di deiscenza. Attraverso dentelli, fessure (Linaria), forami (bocca di leone), loculi (Iris, Viola), pori, setti (Hypericum, Nigella), e in molti altri modi ancora.

Siliqua

frutto bicarpellare, a 1/molti semi, derivato da un ovario supero, che si apre in due valve, tra le quali è posto il replo cui sono attaccati i semi. E’ tipica delle Brassicaceae. Ha una forma solitamente stretta e allungata; se assume invece una forma accorciata (ellittica o anche tondeggiante) si parla di siliquetta.

(fig.7 – e)

Tab. 8

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Indeiscenti Achenio (fig.7 – b)

il termine achenio significa propriamente “che non si apre”. Deriva da ovario supero, dal quale si sviluppa solo 1 carpello con 1 seme. Il diachenio (proprio delle Apiaceae) e il tetrachenio (Lamiaceae) derivano invece da ovari pluricarpellari (2 o 4). L’achenio è anche il frutto secco indeiscente più comune (Asteraceae, Fagaceae, Betulaceae); ha spesso superificie o accessori atti a facilitare la dispersione (pappo)

Samara (fig.7 – c)

deriva anch’essa da un ovario supero monocarpellare; è una sorta di achenio particolarmente atto alla dispersione col vento, grazie ad espansioni laterali (frassino) o periferiche (olmo), contengono in genere 1 solo seme.

Noce

è anch’essa una sorta di achenio monospermo, esternamente coriacea o legnosa, derivante da svariati tipi di ovario. Il pericarpo è avvolto in genere da una struttura protettiva, di natura erbacea o coriacea (cupola) o lignificata (come nella ghianda della quercia); aperta e squamiforme (nocciolo) o chiuso e aculeato (castagno). Sulla base di queste diverse morfologie si possono a loro volta distinguere numerosi tipi differenti.

Cariosside (fig.7 – a)

frutto monospermo, secco e indeiscente derivato da ovario supero, simile all’achenio ma col seme intimamente saldato al pericarpo, tanto che risulta difficile distinguere il frutto dal seme, ed è l’intero frutto ad essere disperso. E’ tipico delle Poaceae. Tab. 9

Carnosi

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Bacca (fig.7 – g)

frutto carnoso e indeiscente, derivato da ovario supero. Ha lo strato più esterno (epicarpo) molto delicato e sottile; mesocarpo ed endocarpo carnosi e più o meno succosi, ad avvolgere numerosi semi. Il frutto può derivare da ovari di un numero differente di carpelli: 2 (pomodoro), 3 (banana), numerosi (kaki). Particolari tipi di bacca derivanti invece da ovari inferi e da altri elementi del fiore (e pertanto sono propriamente falsi frutti), sono ad esempio la pseudobacca (come in realtà andrebbe classificato il frutto della banana), il peponide, (zucca), la balausta (melograno).

Esperidio

bacca modificata tipica degli agrumi con epicarpo caratteristicamente colorato, glanduloso e ricco di olii essenziali; un mesocarpo bianco e spugnoso ed un endocarpo diviso in setti con peli e cellule piene di succo (spicchi). In senso stretto il vero frutto sarebbe… la buccia.

Drupa (fig.7 – h)

deriva da ovario unicarpellare supero, ha epicarpo membranoso e sottile (buccia) di varia consistenza e superficie (ciliegia, pesca). Il mesocarpo (polpa) è succoso, è la parte commestibile; contiene l’endocarpo coriaceo e legnoso (nocciolo), di solito con 1 seme ma talvolta da 2 a 5. E’ il frutto caratteristico delle Prunoidee (mandorlo, susino, albicocco); ma si può trovare anche in altre famiglie (bagolaro, lentisco, olivo). Tab. 10


Iconografie

Fig. 1 - Radici e Fusti Sotterranei a) fittone; b) fascicolata; c) bulbo; d) tubero; e) rizoma.

Fig. 2 - Base e nervature delle foglie

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Fig. 3 (a-b) - Tipi di foglie, margini fogliari e disposizione sul fusto

Fig. 3 (c-d) - Distribuzione sul fusto e profonditĂ  di incisione del margine

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Fig. 4 - Il fiore

Fig. 5 - Tipi di corolle

Fig. 6 - Tipi di infiorescenze

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Fig. 7 - I frutti a) cariosside; b) achenio; c) samara; d) legume; e) siliqua; f) follicolo; g) bacca; h) drupa; i) capsula.

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Glossario Generale Afillo: senza foglie Amplessicauli: foglie prive di picciolo la cui lamina alla base abbraccia più o meno

il fusto.

Analgesico: calma il dolore. Angina pectoris (Angine di petto): sindrome caratterizzata da crisi di dolori costrit-

tivi della regione precordiale, che si irradiano al braccio sinistro e sono accompagnati da un’angoscia straziante con sensazione di morte imminente. Dovuta, quasi sempre, all’arterosclerosi delle arterie coronarie. Antisettico: uccide i microbi o ne impedisce lo sviluppo, evitando il contagio; serve a disinfettare le ferite. Archeofita: specie vegetale introdotta nel territorio italiano prima del 1500. Per la maggior parte di esse non sussistono problemi nell’attribuzione dello status indigena/ esotica, tuttavia sull’indigenato di alcune di esse esistono informazioni contraddittorie in letteratura. Arista (o resta): un prolungamento lineare, cilindrico, filiforme o capillare, talora soltanto una punta o spina pungente (sempre maggiore di 1 mm). E’ tipica nei fiori delle poaceae. Astringente: riduce le secrezioni delle mucose, restringe e contrae i tessuti e i capillari. Bechica: che calma la tosse. Bilabiata: calice o corolla aperta in due labbra. Bipennatosetta: riferito a foglia pennatosetta i cui segmenti secondari sono anch’essi pennatosetti. Bordura: striscia più o meno ampia, di piante erbacee, che recinge le aiuole o fiancheggia i viali e i sentieri. Brattea: foglia modificata generalmente ridotta che circonda il fiore o l’infiorescenza, o dalla cui ascella prendono origine i fiori. Bulbilli: organi simili a gemme che si sviluppano accanto ai bulbi o all’ascella delle foglie o dell’infiorescenza della pianta madre e in condizioni favorevoli radicano e formano un nuovo individuo. Capituliformi: a forma di capolino. Carminativo: favorisce l’espulsione dei gas intestinali. Cataplasmi: (o impiastri) impacchi di erbe, racchiusi tra garze, che si applicano esternamente sulla parte da trattare. Cauline: da “caule” che significa fusto. Ciazio: infiorescenza caratteristica delle Euphorbiaceae, composta da un fiore femminile centrale e numerosi fiori maschili periferici ridotti ciascuno ad un solo stame: l’aspetto generale simula quindi quello di un fiore singolo. Cicatrizzanti: aiuta la produzione di nuovi tessuti quando ci sono ferite, piaghe e ustioni. Colagoga: stimola le funzioni del fegato e la produzione di bile. 195


Continentale: (clima); è caratterizzato da inverni rigidi ed estati calde (forti escursioni termiche) e da piogge scarse (500-600 mm annui) concentrate prevalentemente nella stagione calda. Coriacea: dura, solida, ma flessibile e tenace. Cuticola: rivestimento protettivo esterno di foglie e fusti verdi costituito da materiale ceroso che serve a ridurre e/o regolare la traspirazione. Decorrente: che si prolunga progressivamente assottigliandosi. Decotto: soluzione che si prepara mettendo a bollire in acqua, nel vino, nel latte o in aceto, per circa 5-20 minuti, la parte della pianta officinale usata come medicamento; poi si filtra e si beve a caldo. Depurativo: favorisce l’espulsione dall’organismo di sostanze tossiche; ad esempio tramite sudorazione. Diuretico: favorisce l’eliminazione delle urine. Droga: qualsiasi parte della pianta officinale usata come medicamento. Eliofila: pianta che ama il sole, la luce. Emetica: si dice di farmaco in grado di provocare il vomito. Emmenagoghe: (emmenagogo, sing.) facilitano o aumentano le mestruazioni. Emolliente: (proprietà); distende i tessuti e calma l’infiammazione. Emostatico: arresta l’emorragia. Espettorante: favorisce l’espulsione delle secrezioni bronchiali e faringee. Febbrifuga: previene la febbre o l’abbassa se è già insorta. Fruticosa: legnosa con rami verdi e fotosintetici per lungo tratto. Glabra: priva di peli. Glauca: (glauche pl.) verde-azzurra. Glume: brattee sterili (una superiore ed una inferiore, raramente solo 1), tipiche delle Poaceae, che racchiudono il fiore avvolto ancora da altre due brattee (dette “lemma” e “palea”). Glomerulo: insieme di fiori sessili o quasi riuniti a formare una testa globosa piuttosto compatta. Gottosi: persone che hanno una eccessiva presenza nel sangue di acido urico (gotta). Humus: sostanza organica in lenta decomposizione nel terreno. Infuso: soluzione che si prepara versando dell’acqua bollente sulla pianta officinale spezzettata. Si copre e si lascia in infusione per circa 5-10 minuti, poi si filtra e si beve. La preparazione di un tè è una infusione. Lacinia: generalmente riferito a parte di un petalo o sepalo che presenta una forma stretta e allungata e termina con una punta acuta. Lemma: Brattea sterile, tipica delle Poaceae, simile alla glume, ma più interna ad esse, che racchiude il fiore. Lesiniforme: riferito ad un organo sottile, lungo e appuntito. Macerie: rovine, ammasso di materiali risultanti dal crollo di un edificio. Massicciata: parte della strada sottostante alla pavimentazione oppure parte della linea ferroviaria su cui poggiano le traverse. Mellifera: riferita ad una pianta amata dalle api che ne succhiano il nettare (liquido zuccherino), fornendo poi un ottimo miele. Mucillaggini: sostanze che hanno la proprietà di trattenere grandi quantità d’acqua. 196


Orofila: (specie); tipica dell’ambiente montano. Palea: brattea, la più interna e abbracciata al lemma, tipica delle Poaceae, che rac-

chiude il fiore. Papilloso: Riferito ad un organo rivestito da papille. Pappo: calice trasformato in un anello di setole (o squame), semplici o piumose, tipico della famiglia delle Asteraceae. Paucifloro: con pochi fiori. Patente: si dice di organo generalmente foglia o frutto disposto orizzontalmente rispetto al fusto o ramo. Perigonio: designa un involucro fiorale, nel quale non si ha distinzione tra sepali e petali, e gli elementi fiorali che lo compongono sono detti “tepali”. Piriforme: a forma di pera o trottola. Principio attivo: costituenti chimici delle piante, responsabili dell’attività terapeutica sull’organismo umano. Per esempio i terpeni (pinene, canfene e limonene) sono i principi attivi dell’olio essenziale estratto dalle foglie di Thymus vulgaris. Prostrato: fusto adagiato al suolo in tutta la sua lunghezza. Pruinoso: coperto da pruina, polvere cerosa molto fine che si stacca con facilità fregandola con le dita (es: prugne, uva, more): a volte è un rivestimento ceroso più duraturo, bluastro chiaro. Pubescente: coperto da corti peli non molto fitti e morbidi. Regimazione: l’operazione di regimazione dei deflussi può anche essere definita di moderazione della torrenzialità, lo scopo è quello di ridurre le portate al colmo di piena di un corso d’acqua o di elevare quelle di magra. Reniformi: reniforme (sing.), ossia a forma di rene. Revoluto (margine): si dice di una lamina fogliare che ripiega il margine in basso, anche un po’ sotto la sua faccia inferiore; se incurva l’orlo verso l’alto si dice “involuta”. Rizoma: fusto sotterraneo più o meno orizzontale che porta sovente delle radici fibrose o delle foglie ridotte a piccole squame che morendo lasciano delle cicatrici. Rubefacente: provoca richiamo di sangue in superficie e decongestiona gli organi interni. Ruderi: avanzi, rovine di costruzioni; vegetazione o ambiente ruderale, ossia riferita all’uomo. Sedativo: calma l’eccitazione e l’ansia, agendo sul sistema nervoso. Setosa: coperto di peli rigidi e corti e d’aspetto lucente, argentato (Medicago minima). Sori: raggruppamenti di sporangi localizzati nella pagina inferiore delle foglie delle felci. Spata: brattea o foglia che avvolge o circonda un’inflorescenza (è tipica ad esempio del genere Allium, Narcissus, Iris e Arum). Spiciforme: a forma di spiga. Spora: cellula riproduttiva, generalmente unicellulare, capace di svilupparsi in un individuo adulto senza fondersi con un’altra cellula. Sporangio: struttura cava unicellulare o pluricellulare, nella quale si formano le spore. Negli equiseti gli sporangi sono riuniti in spighe terminali. Stazioni: luoghi dove cresce spontaneamente una pianta, definito da condizioni di clima, di terreno e di luminosità ben precise. Stomatico: guarisce le infiammazioni del cavo orale. 197


Stomachico: favorisce la funzione digestiva. Sub: prefisso che significa quasi; ad esempio fiori subsessili significa fiori con peduncoli quasi assenti.

Succulenta: si dice di una pianta con foglie o fusti carnosi (piante grasse), in quanto

dotate di particolari tessuti che immagazzinano acqua; hanno inoltre una superficie di evaporazione assai scarsa, essendo l’epidermide coperta da una cuticola spessa e povera di stomi. Suffrutticosa (pianta): pianta legnosa solo alla base; i rami fiorali, erbacei o poco lignificati, in molti casi seccano durante l’inverno. Tessitura: è la percentuale relativa delle diverse particelle di un suolo, si parla anche di composizione granulometrica del terreno. Tintura: macerazione di una pianta secca in alcol per un periodo più o meno lungo. Bisogna filtrare prima di bere. Tomento: si riferisce ai peli che sono esili, brevi, folti e morbidi e ricoprono in parte o interamente la pianta. Tonico: (proprietà toniche), rimedio capace di stimolare l’attività organica; aumenta la tonicità degli organi e ricostruisce i tessuti che hanno perso vitalità. Vermifughe: aiuta ad espellere i vermi dall’intestino. Verticillo: gruppo di foglie o di pezzi fiorali disposte in circolo o quasi (pseudoverticilli o verticillastri o falsi verticilli). Villosa: se fornita di peli lunghi, molli e biancastri. Vomitive: che induce nausea e vomito. Vulnerario: che favorisce la guarigione delle piaghe.

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Siti internet consultati Il forum dei funghi e dei fiori d’italia - www.funghiitaliani.it Acta Plantarum. Flora delle regioni italiane - www.actafungorum.org Wikipedia – L’enciclopedia libera - http://it.wikipedia.org Parco del Serio – www.parcodelserio.it La foto dell’Asperula Cynanchica è stata tratta dal sito www.biolib.cz. La foto del particolare della Saxifraga Tridactylites è stata tratta dal sito http://luirig.altervista.org fotografo Leo Michels.

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Parco del Serio A tutela dellâ&#x20AC;&#x2122;Ambiente

Pubblicazione realizzata grazie al contributo di Regione Lombardia


La Straordinaria Flora del Parco del Serio