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Beesness n°2 Marzo-Aprile 2026

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Anno XVI - N° 2 2026 € 6,50
Ilona Lukianiuk “IL GOLF OLTRE LO SPORT”
Riccardo Colombo e Cady Gueye
“CRISTALLIZZARE I RICORDI NEL TEMPO”
Ana Mazzeo “COSTRUIRE EVENTI DI SUCCESSO”
Iginio Massari “ALTA PASTICCERIA”

LA GUERRA NON DEVE FERMARE

LE NOSTRE AMBIZIONI

Nonostante i venti di guerra che si stanno propagando nel Medio Oriente, eccoci con un altro numero di Beesness.

Iniziamo con un’interessante intervista a Iginio Massari, il decano dei pasticceri, che ci illustra la sua filosofia nell’affrontare le sfide presenti e future. Ci dice che il metodo deve precedere il talento per avere successo in ambito lavorativo. Il suo successo dipende anche dai fidati collaboratori di cui si circonda.

Rimanendo nell’ambito del food, vi suggeriamo di leggere l’intervista allo Chef Antonio Mauro, che già gestisce l’Osteria del Balabiott e l’Osteria dei Malnat e che recentemente ha lanciato il progetto The Banqueting Society, con l’obiettivo di proporre un servizio di catering attuale ed elegante, basato su prodotti di qualità. Parlando sempre di ristorazione, da Ramen Shifu, tempio della gastronomia giapponese, potrete assaggiare il rinomato riso al curry - kare raisu - oltre a molte altre specialità. Concludiamo questa sezione con l’azienda Gioiella, giunta alla terza generazione, che produce la Mozzarella di Gioia del Colle DOP, con il latte degli allevatori delle Murge.

In questo numero, in occasione della recente settimana della moda a cui abbiamo partecipato, proponiamo le novità

di marchi come Philipp Plein, René Caovilla, Marchese Diamonds e Vitale Barberis Canonico che, con la capsule collection disegnata da Federica Bonifaci, interpreta la cappa in chiave versatile e trasformativa.

Nello sport diamo spazio a Ressentia, azienda fondata da Riccardo Colombo e Cady Gueye, specializzati nel rendere i propri ricordi immortali attraverso la tecnica della cristallizzazione in un’opera di design. Questo procedimento, ad esempio, rende uniche le magliette delle squadre di calcio dei collezionisti.

Ancora, Ilona Lukianiuk, fondatrice di Anima Golf, trasforma la passione per questo sport in uno stile di vita, con incontri ed eventi organizzati nei campi più famosi della penisola italiana.

Da ultimo, ma non per importanza, potrete approfondire la conoscenza su alcune fiere ed eventi imprenditoriali: con le interviste a Fabio Bettio, Direttore di Cibus Tech e Labotec a Parma e con Ana Mazzeo, Direttice di WOBI Italia - World Business Forum - dove Beesness parteciperà in qualità di media partner.

Buona lettura e arrivederci al prossimo numero.

Giovanni Bonani Direttore Responsabile

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Editore Beesness di Giovanni Bonani - Via Soperga 13 - 20127 Milano

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Registrazione Tribunale di Milano n°551 del 18.11.2011 info@beesness.it

Giovanni Bonani (Owner) | giovannibonani@beesness.it

Christian Gaston Illan (Co-Owner) | christian@beesness.it

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Direttore Responsabile

Giovanni Bonani

Redazione

Christian Gaston Illan, Monia Ronconi, Francesca Bardelli Nonino, Luca Sardi, Carla Cavicchini, Laura Bonani

Contributors

Furio Reggente, Marco Chingheri, Clarissa Vatti

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Giovanni Bonani Francesca Bardelli Nonino
Luca Sardi Monia Ronconi
Christian Gaston Illan

Trezeta, PittaRosso, Insìum, Kico | Del Tongo, WaltherPark, Prologis, Resstende, Fiorentini Alimentari, Cipster, Tre Marie ........................................................................ 8

Food Ramen Shifu

Il gusto del Giappone si rinnova ................................................ 14

Iginio Massari

La ricetta della crescita: l’eccellenza che diventa impresa 16

The Banqueting Society

Antonio Mauro: la filosofia dell'ospitalità milanese

crea valore Il

Aiutiamo le aziende più ambiziose a superare gli obiettivi di business e ad incrementare la cultura digitale.

Le nostre Business Unit

Aumentiamo le conversioni attraverso strategia e operatività.

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TREZETA ESTATE 2026: LEGGEREZZA, PROTEZIONE E STILE

PER UNA NUOVA GENERAZIONE OUTDOOR

La collezione estiva Trezeta interpreta l’outdoor contemporaneo con uno sguardo dinamico e trasversale, dove comfort, protezione e design si incontrano per chi vive tra città e natura. Nel segmento Outdoor Athletic , la novità Ryoko combina leggerezza e stile: tomaia in knit traspirante, rinforzi su puntale e tallone per protezione e stabilità, sistema laterale strutturato senza appesantire e collarino Easy Entry con doppi lacci per facilità d’uso. Ideale per giornate intense tra asfalto e percorsi leggeri. Accanto a Ryoko, Sekai (senza membrana) privilegia comfort e traspirabilità nella stagione calda, perfetta per urban hiking, viaggi e attività quotidiane. I rinforzi in TPU proteggono dagli urti, mentre la suola Vibram® City Rocker a “S” favorisce grip e rullata naturale, rendendola versatile e immediata. Per chi cerca supporto sui sentieri, la linea Hiking offre modelli tecnici e performanti. Tornado WP, mid cut robusta, è pensata per trekking impegnativi con suola Vibram ® Tork autopulente. Aoraki WP, mid cut versatile, bilancia leggerezza e stabilità su percorsi di media difficoltà. La famiglia Thunder ridefinisce leggerezza e comfort: Thunder Mid WP e Thunder WP low cut, con suola in EVA modellata, offrono ammortizzazione e flessibilità, con protezione e design grintoso. La variante Thunder Leather WP in suede aggiunge un’estetica più materica, disponibile in mid e low cut. Con la Spring Summer 2026, Trezeta conferma un’idea di outdoor inclusiva e contemporanea, con calzature leggere, impermeabili e performanti, pronte ad accompagnare ogni avventura quotidiana con affidabilità tecnica e design attuale.

RIAPRE IL RINNOVATO PITTAROSSO DI NOLA: 900 MQ DEDICATI ALLO SHOPPING PER TUTTA LA FAMIGLIA

PittaRosso ha riaperto il proprio punto vendita di Nola, all’interno del Centro Commerciale “Vulcano Buono”, presentando al pubblico uno store rinnovato a seguito di un intervento di restyling. Aperto nel 2015, il negozio PittaRosso di Nola è uno dei 7 punti vendita del marchio in Campania e si sviluppa su una superficie di vendita di circa 900 mq, con 5 vetrine affacciate sulla galleria del centro commerciale e un team di 9 addetti alla vendita. La ristrutturazione ha interessato il rinnovo dei mobili perimetrali, del banco cassa e delle vetrine, oltre all’inserimento di nuovi elementi d’arredo, con l’obiettivo di migliorare la fruibilità degli spazi e offrire un’esperienza d’acquisto più attuale e coerente con l’identità del brand. Quella di Nola non è infatti solo una riapertura, ma un segnale concreto del nuovo corso di PittaRosso: uno store che racchiude il meglio dell’offerta dell’insegna in un format innovativo e distintivo, capace di reinterpretare il concetto di shopping per tutta la famiglia, unendo stile, qualità e intrattenimento. In occasione della riapertura, PittaRosso ha pianificato una serie di attività di comunicazione a supporto del lancio, tra cui le molte iniziative di animazione in galleria. Inoltre, è prevista una campagna di comunicazione sui canali digitali del centro commerciale e un’attività di direct marketing rivolta ai clienti fidelizzati dell’area di Nola. La riapertura dello store si inserisce nel percorso di valorizzazione della rete PittaRosso e conferma l’attenzione del brand verso il territorio campano , area strategica per lo sviluppo e il consolidamento della presenza del marchio. Il negozio PittaRosso di Nola si trova presso il Centro Commerciale “Vulcano Buono”, in Via Boscofangone –Nola (NA).

Con il cambio di stagione, la pelle si risveglia, è questo il momento ideale per stimolare il rinnovamento cellulare e ritrovare luminosità ed equilibrio. Timeless Extreme Renewal Serum di Insìum è un trattamento intensivo pensato per favorire un rinnovamento profondo ma graduale, adatto anche alle cuti sensibili. Parte della linea premium Timeless, agisce su più livelli per una pelle levigata, compatta e radiosa. Al centro della formula, il Retinolo microincapsulato Insìum garantisce stabilità, biodisponibilità e rilascio controllato. Le microcapsule penetrano in profondità prima di attivarsi, massimizzando l’efficacia e riducendo irritazioni e secchezza tipiche dei retinoidi tradizionali. Il risultato è una pelle più uniforme, elastica e luminosa, con rughe e macchie visibilmente attenuate. Tra gli attivi principali: l’estratto di resina di lentisco, che stimola la produzione naturale di acido retinoico migliorando densità ed elasticità; l’idrolizzato di fiori di verbasco, che dona luminosità; peptidi biomimetici ad azione lenitiva e rassodante; Neuroguard, che contribuisce a ridurre le rughe; e ingredienti idratanti ed emollienti come olio di oenothera, mannitolo e betaina. Per un’azione potenziata, si consiglia l’uso combinato con la vitamina C: al mattino TIMELESS Siero Triplo Antiossidante , alla sera il Renewal Serum . Per pelli mature, completare con TIMELESS Crema Ricca Rigenerante . Si applica su viso, collo e décolleté dopo la detersione, iniziando a sere alterne e aumentando gradualmente la frequenza. Come tutti i prodotti Insìum, è vegano, cruelty free e formulato senza siliconi e parabeni.

KICO | DEL TONGO CRESCE A DOPPIA CIFRA

E INAUGURA UN NUOVO STABILIMENTO PRODUTTIVO

Kico | Del Tongo, azienda abruzzese fondata nel 2007 e specializzata nella produzione di mobili e cucine Made in Italy di alta qualità , chiude il 2025 con un fatturato di 12,6 milioni di euro, registrando una crescita del 23% rispetto all’anno precedente. Un risultato che conferma la solidità del percorso intrapreso e sostiene l’espansione internazionale del Gruppo, che oggi realizza il 54% delle vendite all’estero, in oltre 55 Paesi. Guardando al futuro, l’azienda prevede un incremento annuo del 20% nel biennio 2026-2027. A supporto di questa crescita, è stato inaugurato un nuovo sito produttivo di oltre 4.200 metri quadrati ad Atri, accanto alla sede centrale, che si aggiunge ai 17.000 metri quadrati già esistenti. Un investimento che rafforza il legame con il territorio e valorizza le risorse locali. Il nuovo stabilimento è dotato di tecnologie avanzate che permettono una produzione sempre più efficiente e su misura, oltre a un ampliamento degli spazi logistici. Fin dalla sua fondazione, Kico è guidata da Quinto Grossi , affiancato dai figli, proseguendo una tradizione familiare avviata negli anni ’60 dal nonno Giuseppe Arangiaro. Con l’acquisizione nel 2023 dello storico marchio Del Tongo, il Gruppo ha ampliato la propria offerta, proponendo soluzioni complete per zona giorno e notte, basate su un modello “make to order” che unisce personalizzazione e sostenibilità. L’espansione proseguirà a partire dal flagship store di Milano e da una rete selezionata di rivenditori in mercati chiave come Italia, Francia, Stati Uniti, Canada e Benelux. Il rilancio di Del Tongo culminerà al Salone del Mobile 2026, con uno stand di circa 400 mq a Eurocucina.

WALTHERPARK, IL COMPLESSO MIXED-USE, INTEGRATO IN UN PROGETTO VIABILISTICO E INFRASTRUTTURALE ALL’AVANGUARDIA

A Bolzano ha aperto WaltherPark , un progetto multifunzionale che riqualifica l’area tra Piazza Walther e la stazione ferroviaria. Su oltre 125.000 mq, il complesso include centro commerciale con retail e aree gastronomiche, hotel, uffici e residenze, sostituendo gli edifici preesistenti con una struttura completamente nuova. Il progetto coinvolge numerosi studi: David Chipperfield ha curato facciate e volumi, Saguez & Partners gli interni e le parti comuni del centro commerciale. F&M ingegneria ha gestito pilotage cost e project management. WaltherPark prevede aree pedonali, un parco rinnovato e mobilità ottimizzata trasformando l’area in un punto di incontro urbano aperto dalla mattina alla sera. F&M Ingegneria ha fornito a Waltherpark S.p.A. servizi di Project & Construction Management, Cost Management e pilotage. I primi tre hanno interessato l’intero complesso; il pilotage il centro commerciale, coordinando le maestranze dalla progettazione all’apertura. Definiti ruoli, procedure e controlli; monitorati budget, assicurando coerenza progettuale, standard elevati e copertura finanziaria complessiva. Nonostante tempi stretti, i cantieri dei negozi sono stati completati in meno di un anno, aprendo 80 negozi su 31.000 mq, tra cui un food market con Il Mercato Centrale , due palestre, un supermercato Esselunga e il primo punto italiano di Peek&Cloppenburg . Il Falkensteiner Hotel Bozen WaltherPark si estende su 5.400 mq con 114 camere, rooftop bar e Spa. I 110 appartamenti coprono 11.200 mq, con interni di pregio certificati CasaClima A Nature. L’intero intervento ha ottenuto la certificazione LEED Gold , confermando attenzione alla sostenibilità, qualità costruttiva e innovazione.

PROLOGIS ACCELERA LA CONSEGNA DI TOR CERVARA DC1, LA NUOVA STRUTTURA LOGISTICA LAST-MILE

Prologis, leader globale nel settore immobiliare logistico, accelera la consegna di Tor Cervara DC1, una nuova struttura logistica di classe A sviluppata in collaborazione con GSE , in qualità di general contractor, verso uno sviluppo responsabile della distribuzione cittadina dell’ultimo chilometro. Rigenerando il territorio urbano, si crea uno spazio logistico di qualità in posizione strategica, in modo da favorire il recupero economico e sociale del quartiere. La domanda di spazi logistici all’avanguardia per la distribuzione dell’ultimo miglio, ben localizzati in posizioni strategiche, nella Capitale è infatti trainata dalla domanda in aumento gestita tramite la distribuzione last-mile e dalla limitata disponibilità di strutture in grado di ottimizzare i cicli di produzione e il volume crescente delle merci distribuite. L’intervento riqualifica un sito industriale dismesso, degradato e percepito come insicuro. Grazie a Prologis e GSE, l’area diventa un moderno centro logistico integrato nel contesto urbano, senza consumo di suolo. GSE Italia gestisce bonifica e costruzione. Il progetto copre 10.187 mq su 35.000 complessivi, con uffici, parcheggi e aree verdi, con consegna prevista a giugno 2026. Progettato per la certificazione LEED ® Gold, l’edificio integra soluzioni ad alta efficienza: calcestruzzo a basse emissioni, impianto fotovoltaico, pompe di calore e sistema BMS per ottimizzare i consumi. Include 12 stazioni di ricarica elettrica e recupero delle acque piovane . Prologis conta 28 immobili nell’area di Roma (290.000 mq, tutti locati) e con Tor Cervara DC1 rafforza il recupero di spazi dismessi, generando valore, occupazione e maggiore sicurezza urbana.

CONTROLLO DELLA LUCE E INTEGRAZIONE ARCHITETTONICA, RESSTENDE PER LA SEDE UNICREDIT DI VIA FARA

Il restyling della sede UniCredit in via Fara a Milano rappresenta un passo significativo verso un nuovo concetto di spazio lavorativo, in cui la gestione della luce naturale diventa parte integrante della qualità architettonica. L’intervento ha trasformato gli ambienti in spazi più efficienti, confortevoli e coerenti con le esigenze contemporanee, coniugando design, funzionalità e benessere visivo. In questo contesto, Resstende ha realizzato 140 schermature solari automatizzate distribuite dal piano terra al quinto livello dell’edificio. Il sistema F110, con profilo di premontaggio e fondale F21 in RAL 9010, è integrato in una gola rivestita in lamiera di alluminio, garantendo una soluzione discreta e perfettamente coordinata con l’architettura interna. Il tessuto filtrante Sunscreen Satinè 5500 (codice colore 30027), con apertura del 4%, è stato selezionato per assicurare un equilibrio ottimale tra apporto di luce naturale, protezione dall’irraggiamento solare e comfort visivo per gli utenti. Le schermature sono installate sulle facciate affacciate su via Fara e via Cornalia, contribuendo a ottimizzare il controllo della luce in relazione all’orientamento dell’edificio e alle diverse condizioni di esposizione. Il sistema automatizzato consente una regolazione precisa e dinamica del flusso luminoso durante l’arco della giornata, migliorando la qualità degli ambienti e supportando le attività lavorative quotidiane. Il progetto, concepito dagli architetti Gianluca Lazzati e Nicola Crivelli , nasce da un dialogo continuo con la committenza, con l’obiettivo di rinnovare l’immagine dell’edificio e migliorare la fruibilità degli spazi. Fin dalle fasi iniziali della progettazione, l’integrazione di un sistema di schermature solari è stata considerata un elemento fondamentale per garantire un maggiore comfort ambientale e una gestione efficiente della luce naturale.

FIORENTINI ALIMENTARI, FATTURATO IN CRESCITA, NUOVI INVESTIMENTI E INNOVAZIONE SOSTENIBILE

Fiorentini Alimentari spa, leader nella produzione di sostitutivi del pane e snack salutistici, in circa dieci anni ha visto quasi triplicare il suo fatturato, passando dai 57 milioni di euro del 2014 ai 146 milioni del 2025, con circa il 10% generato dai mercati esteri, distribuiti in 52 Paesi. Oggi l’azienda impiega circa 300 persone tra i due stabilimenti di Trofarello e Torino, producendo oltre 170 milioni di pezzi all’anno tra marchio proprio e private label per la grande distribuzione, discount e catene della ristorazione. Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, il nuovo stabilimento di Trofarello di Fiorentini diventa completamente gluten free , mentre la produzione di prodotti contenenti glutine viene trasferita nel sito storico di Torino, dove si realizzano anche creme spalmabili a base di arachidi e altri ingredienti. Nel 2026 l’azienda introduce a Trofarello due nuove linee di confezionamento dedicate al formato Multipack degli snack che riducono del 40% l’uso di plastica rispetto ai precedenti imballaggi , contribuendo alla diminuzione dei rifiuti e agli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030. Il polo di Trofarello, inaugurato nel 2020, si sviluppa su 53.000 mq, con spazi dedicati a produzione, uffici, aree verdi e un magazzino automatizzato che supera oggi i 18.000 posti pallet. Fiorentini continua a investire in innovazione e flessibilità produttiva per sostenere la crescita internazionale . Negli ultimi dieci anni ha più che raddoppiato il fatturato estero, rafforzando la presenza globale e collaborando con brand privati nei settori retail, ristorazione e hospitality. L’azienda integra innovazione e attenzione al territorio, riutilizzando gli scarti e ottimizzando i processi nello stabilimento di ultima generazione.

Da Ramen Shifu la primavera è nell’aria con i nuovi piatti di riso al vapore in salsa al curry in sei differenti varianti che spaziano dalla carne al pesce, con una opzione spicy e una veg per accontentare tutti i palati.

RAMEN SHIFU

Il gusto del Giappone si rinnova

A cura della Redazione

Il riso al curry (karē raisu) è considerato uno dei piatti nazionali più amati e diffusi in Giappone. Nonostante la sua origine Indiana, è stato adattato alla cucina giapponese per creare un piatto completo molto popolare.

Così con l’arrivo della bella stagione nel menù si potrà scegliere tra il Chicken Katsu Curry pollo fritto accompagnato da cipolla fritta, furikake, sesamo, salsa tonkatsu e cipollotto; il Duck Curry anatra servita con cipolla fritta, sesamo, salsa hoisin e cipollotto; il Beef Curry manzo con cipolla fritta, sesamo e cipollotto; e l’Ebi Curry gamberi in tempura con cipolla fritta, sesamo, salsa teriyaki e cipollotto.

Le due opzioni speciali sono piccante e veg con lo Spicy Tan Tan Curry, una versione piccante con ragù di maiale, cipolla fritta, sesamo e salsa piccante; e il Veggy Crispy Chik’n Swings con una proteina vegetale fritta, cipolla fritta, sesamo, maionese vegana e salsa teriyaki.

I piatti principali costano €12, mentre le versioni Spicy e Veggy €10.

Ramen Shifu è attivo a Milano in ben quattro quartieri di Milano. Il design dei locali riflette la passione per la cultura pop giapponese, mescolando elementi manga , cyberpunk e street art per creare un'atmosfera vivace e accogliente.

Ogni ambiente è unico e ha delle caratteristiche nipponiche ben specifiche: in Stazione Centrale vi sono luci e neon come a Tokyo; sui Navigli, oltre alla sala Karaoke privata, appena rinnovata nel design con insegne luminose e carta da parati manga, il mood è street e graffiti; Lambrate è un vero e proprio angolo di Giappone, con un pesco in fiore che domina una delle sale. Infine, Montenero racconta il suo spirito di Anime e Manga, 100% Otaku.

Nei locali di Montenero e Corso Manusardi è disponibile una drink list con alcuni cocktail particolari da sorseggiare all’aperitivo o durante la cena, come Naruto a base di gin al sapore di sambuco, con una nota di ginger e Franky a base di rum, frizzantino e dolce con una nota di arancia. I cocktail si accompagnano benissimo con le sfiziosità come i gyoza o i takoyaki.

RAMEN SHIFU A MILANO

Via Fabio Filzi 10 | T 02 8726 4268 | h 12 -23

Viale Montenero 48 | T 02 36580049 | h 12 -23

Via Pacini 67 | T. 0236583907 | h 12--23

Corso Manusardi 3 | T 02 36630960 | h 12 -23

RAMEN SHIFU IN ITALIA E IN EUROPA

Ramen Shifu nasce nel 2017 con la missione e l'obiettivo di portare l'autenticità del ramen giapponese in Europa.

Dal 2020 in Italia ha aperto 13 locali, tra le città vi sono Milano, Roma, Rimini, Mogliano Veneto e molte altre.

Ramen Shifu, in Italia e in Europa, ha portano l'autentico sapore del Giappone nei cuori delle città europee e sta ridefinendo l'esperienza culinaria del ramen.

IGINIO MASSARI

La ricetta della crescita: l’eccellenza che diventa impresa

A cura di Christian Gaston Illan

Se dovesse raccontare Iginio Massari a chi non conosce la pasticceria ma conosce bene il mondo dell’impresa, da dove partirebbe: dal talento o dal metodo?

“Partirei dal metodo. Il talento è una scintilla, ma senza metodo resta un’intuizione isolata. Il metodo è ciò che rende il talento ripetibile, misurabile, trasferibile. Ed è solo ciò che può essere replicato che diventa impresa”.

Guardandosi indietro, c’è stato un momento preciso in cui ha capito che la pasticceria non sarebbe stata solo un mestiere, ma un’azienda vera e propria?

“Non c’è stato un giorno preciso. È stato un processo. Ho capito che non stavo più solo producendo dolci quando ho iniziato a strutturare il lavoro affinché il risultato fosse identico anche in mia assenza. In quel momento non stavo più facendo solo pasticceria: stavo costruendo un sistema”.

Nel suo lavoro la perfezione è una costante. Dal punto di vista manageriale, quanto costa davvero la ricerca ossessiva della perfezione e quando invece diventa un vantaggio competitivo?

“La perfezione costa moltissimo, soprattutto all’inizio. Costa

tempo, energie, persone, talvolta anche opportunità mancate. Ma nel lungo periodo diventa un vantaggio competitivo enorme, perché riduce gli errori, aumenta la fiducia e crea valore stabile. La non-perfezione costa meno oggi, ma molto di più domani”.

Ha mai avuto la sensazione che il suo altissimo standard qualitativo fosse un limite alla crescita del business? Se sì, come ha gestito questo conflitto?

“Sì, l’ho pensato. E l’ho vissuto. Ma ho capito che il problema non era lo standard, bensì il modello di crescita. Non si deve abbassare l’asticella: si deve trovare un modo diverso per sostenerla”.

Lei ha costruito un brand che coincide con il suo nome. Qual è stata la decisione più difficile nel trasformare una reputazione personale in un marchio scalabile?

“La decisione più difficile è stata accettare che il marchio dovesse vivere anche senza di me presente fisicamente. Separare l’uomo dal metodo, pur mantenendo intatti i valori, è stato complesso ma necessario”.

Nel mondo imprenditoriale si parla molto di delega. Per un perfezionista come lei, delegare è stato un atto di fiducia o una necessità imposta dalla crescita?

“All’inizio è un atto di fiducia forzato. Poi diventa una necessità strutturale. Ma la delega non è mai totale: si delega l’esecuzione, non il controllo del metodo”.

Se dovesse applicare le sue regole di laboratorio a un’azienda tradizionale (non food), quale sarebbe la prima cosa che cambierebbe nel modo di lavorare delle persone?

“Cambierei subito il rapporto con l’errore. In laboratorio l’errore è un dato, non un alibi. Va misurato, corretto e trasformato in conoscenza, non giustificato”.

Qual è l’errore imprenditoriale che le ha insegnato di più, anche se all’epoca è stato difficile da accettare?

“Pensare che tutti condividessero naturalmente la mia stessa visione del lavoro. Ho imparato che la cultura non si presuppone: si costruisce e si trasmette ogni giorno”.

Oggi molti giovani vogliono “fare impresa” prima ancora di imparare il mestiere. Secondo lei si può costruire un brand solido senza una vera maestria tecnica alle spalle?

“No. Senza competenze e senza una corretta comunicazione il brand è una scatola vuota. Può funzionare per un breve periodo, ma non regge nel tempo. Il mercato prima o poi presenta il conto”.

La pasticceria è arte, ma anche numeri: margini, costi, processi. In quale momento della sua carriera ha iniziato a guardare ai

numeri con la stessa attenzione riservata alle ricette?

“Quando ho capito che un’ottima ricetta non basta se non è sostenibile. Da quel momento ho iniziato a guardare ai numeri con lo stesso rispetto degli ingredienti”.

Se dovesse eliminare una parola dal vocabolario di chi apre un’attività oggi, quale sceglierebbe: velocità, visibilità o successo?

E perché?

“Successo. È una parola vaga, pericolosa, che distrae dal lavoro quotidiano. Meglio parlare di solidità”.

C’è una decisione che, dal punto di vista umano, non rifarebbe, ma che dal punto di vista imprenditoriale si è rivelata giusta?

“Prendere decisioni impopolari per proteggere la struttura. Umanamente pesa, ma un’impresa non può essere guidata solo dall’emotività”.

In un’epoca in cui tutto viene semplificato e accelerato, crede che l’eccesso di accessibilità stia abbassando l’asticella dell’eccellenza?

“Sì, il rischio esiste. Rendere tutto più facile non significa rendere tutto migliore. L’eccellenza richiede fatica, tempo e competenza. Se togliamo questi elementi, abbassiamo inevitabilmente l’asticella”.

Se oggi dovesse ripartire da zero, senza il nome “Massari”, quale sarebbe il primo investimento: un laboratorio migliore o le persone giuste?

“Le persone giuste. Un grande laboratorio senza le persone adeguate resta solo uno spazio vuoto. Le persone, invece, possono costruire anche in condizioni imperfette”.

THE BANQUETING SOCIETY

Antonio Mauro: la filosofia dell'ospitalità milanese contemporanea

A cura di Giovanni Bonani

Dopo aver lanciato anni addietro l’Osteria del Balabiott e l’Osteria dei Malnat, da poco tempo ha creato il format The Banqueting Society. Ci può dire di che cosa si tratta?

The Banqueting Society nasce dall’esigenza di portare fuori dal ristorante tutto ciò che rappresenta la nostra idea di ospitalità.

Se le osterie raccontano la tradizione milanese più autentica, questo progetto guarda alla Milano di oggi: internazionale, dinamica, attenta al design e alla qualità dell’esperienza. È un’evoluzione naturale del nostro percorso. Dopo anni nella ristorazione, abbiamo sentito il bisogno di creare qualcosa che non fosse solo cucina, ma un sistema completo in cui ogni elemento — dal cibo alla mise en place, fino al servizio — contribuisce a costruire un’esperienza coerente e riconoscibile.

The Banqueting Society è quindi un catering, ma anche qualcosa di più: un progetto che trasforma ogni evento in un’esperienza su misura, dove la tradizione incontra una visione contemporanea e dove nulla è lasciato al caso.

L’idea è semplice ma ambiziosa: non limitarsi a servire un evento, ma interpretarlo, dandogli forma attraverso il linguaggio del cibo, dell’estetica e dell’ospitalità.

The Banqueting Society è un punto di riferimento nel catering tailor-made. Che cosa intende?

Per noi “tailor-made” non è uno slogan, ma un processo preciso. Ogni progetto inizia sempre da un incontro: ascoltiamo il cliente, cerchiamo di capire non solo cosa vuole fare, ma perché lo sta facendo. Il contesto, il tipo di ospiti, il messaggio che vuole trasmettere.

Da questo confronto nasce un vero e proprio brief. Lavoriamo su parole chiave, atmosfera, obiettivi dell’evento. È lì che iniziamo a costruire la direzione: non partiamo mai dal menu, ma dall’esperienza che vogliamo creare.

A quel punto entra in gioco la cucina, insieme al team.

Traduciamo il brief in scelte concrete: piatti, ingredienti, stile del servizio, mise en place, ritmo dell’evento. Ogni elemento viene progettato per essere coerente con l’insieme, non esiste nulla di casuale.

Segue una fase di confronto e affinamento con il cliente. Rivediamo, aggiustiamo, semplifichiamo o arricchiamo, fino a trovare un equilibrio che sia credibile e realizzabile.

Poi c’è tutta la parte operativa, che è fondamentale. Logistica, organizzazione dei materiali, selezione del personale,

Antonio Mauro

tempistiche. È un lavoro invisibile, ma è quello che garantisce che tutto funzioni davvero.

Infine, il momento del servizio.

Lì si vede la differenza: tutto deve essere fluido, naturale, senza attriti. Il cliente deve potersi fidare completamente e vivere l’evento senza preoccuparsi di nulla.

In sintesi, il tailor-made è questo: un percorso completo, dall’idea all’esecuzione, in cui ogni dettaglio è pensato, costruito e gestito con coerenza. Non adattiamo soluzioni esistenti, creiamo ogni volta qualcosa di unico.

Le pietanze servite da The Banqueting Society sono le stesse dei vostri locali, oppure le ricette sono diverse?

La nostra cucina parte dalle stesse fondamenta: qualità della materia prima, tecnica e identità profondamente legata al territorio.

Nel contesto del catering, però, evolviamo questo patrimonio in una forma diversa.

Ogni piatto viene progettato per vivere all’interno di un evento: lavoriamo su equilibrio, leggerezza, ritmo del servizio e capacità di adattarsi allo spazio e al momento.

Traduciamo la cucina del ristorante in un linguaggio più dinamico e contemporaneo, mantenendone l’anima ma rendendola funzionale all’esperienza.

Il risultato è una proposta riconoscibile, ma pensata per essere vissuta, condivisa e ricordata nel contesto specifico per cui è stata creata.

In che cosa siete diversi rispetto alla concorrenza?

La nostra forza è nell’integrazione tra cucina, estetica e organizzazione.

Ogni evento viene costruito come un progetto completo, in cui il cibo è solo uno degli elementi — centrale, ma sempre in dialogo con tutto il resto.

Portiamo l’esperienza della ristorazione all’interno del catering, con lo stesso livello di attenzione sulla materia prima, sulle tecniche e sulla coerenza del risultato finale.

A questo affianchiamo una forte sensibilità progettuale: cura del dettaglio, attenzione al design, gestione precisa del servizio. Quello che offriamo è un’esperienza strutturata e riconoscibile, capace di adattarsi a contesti diversi mantenendo sempre uno standard alto e una forte identità.

Infine, da qui a 5 anni dove si vede e dove vorrebbe che arrivasse

The Banqueting Society?

Il mercato sta andando in una direzione molto chiara: il ristorante si muove sempre di più verso il cliente.

L’home restaurant e gli eventi privati stanno diventando una naturale evoluzione dell’ospitalità, sia per i privati che per le aziende.

La nostra visione è proprio questa: portare un’esperienza completa direttamente nei luoghi delle persone, trasformando ogni casa, ufficio o location in un ristorante temporaneo, costruito su misura.

Nei prossimi anni vogliamo diventare un punto di riferimento a Milano per questo tipo di approccio, mantenendo una forte identità e uno standard qualitativo alto, sia negli eventi privati che in quelli corporate.

A chi legge, l’invito è concreto: venite a trovarci nei nostri ristoranti oppure raccontateci il vostro prossimo evento.

Da lì possiamo iniziare un percorso insieme e costruire un’esperienza davvero su misura, cucinata addosso alle vostre esigenze.

GIOIELLA: TRADIZIONE CASEARIA

L’orgoglio delle Murge in tutto il mondo

A cura della Redazione

C’è un’immagine emblematica nella storia di Gioiella, l’azienda casearia che ha reso famosa nel mondo la Mozzarella di Gioia del Colle: due fratelli, una bicicletta e il latte raccolto nelle masserie delle Murge, l’altopiano di terra rocciosa nel cuore della Puglia. È il 1946 quando Sebastiano e Francesco Capurso iniziano a creare, litro dopo litro, quella che è oggi una delle realtà di riferimento per i latticini italiani.

Dopo tre generazioni, da piccola attività familiare, Gioiella è diventata un’azienda da 195 mio di euro di fatturato (2025), cinquecento dipendenti e una distribuzione che supera i confini nazionali: il 55% del business è in Europa, il 42% in Italia, il restante tra Asia e America.

Eppure, il baricentro resta lì, sulle Murge, dove il sapere si tramanda da ottant’anni e il fare è ancora nelle mani della famiglia Capurso.

L’altopiano murgiano non è solo uno sfondo geografico. È un sistema produttivo: pascoli, allevamenti, latte che percorre pochi chilometri prima di arrivare in stabilimento per trasformarsi nel fiore all’occhiello dell’azienda: la Mozzarella di Gioia del Colle DOP. Ogni giorno Gioiella “lavora” 500 tonnellate di latte pugliese

e 100% italiano (che corrispondono a circa 485.000 - 490.000 litri) che vengono trasformate attraverso otto linee dedicate alla pasta filata e ventisei al confezionamento. Nel 2024 l’azienda ha scelto di raccontare visivamente questo legame con il territorio con una nuova brand identity che richiama i pascoli punteggiati di papaveri, un segno grafico semplice e immediato che già i fondatori avevano scelto come elemento visivo caratterizzante del marchio, in grado di tradurre in immagine ciò che è già nella materia prima: territorialità e filiera controllata.

Se il territorio è l’origine, le persone che lo custodiscono e lo vivono ne sono l’anima. Un principio, oggi, per niente scontato e quasi “umanistico” che costituisce la base solida della filiera produttiva di Gioiella e che si esprime al massimo grado nella filiera corta della Mozzarella di Gioia del Colle DOP. Il rapporto storico e privilegiato con gli allevatori delle Murge, fondato su continuità, fiducia e collaborazione reciproca, non solo garantisce costanza qualitativa alla produzione, ma soprattutto ne determina la sostenibilità.

Il latte - non a caso definito “oro bianco” per il suo valore economico e simbolico - è una materia prima preziosa che richiede

cura quotidiana, competenza e responsabilità. Negli anni, l’azienda ha costruito con i propri conferitori una relazione professionale ad altissimo tasso di umanità: dialogo costante, condivisione di obiettivi qualitativi, impegno comune verso standard sempre più elevati di benessere animale. È un modello che supera la semplice logica fornitore – cliente per diventare partnership di filiera. La densità dei rapporti umani (tra azienda e territorio, tra comunità locale e impresa, tra la famiglia Capurso e le persone che lavorano in azienda) rappresenta un tratto distintivo del DNA di Gioiella e un elemento centrale della sua governance.

In un mercato globale, questo radicamento umano è uno dei fattori chiave del successo di Gioiella: perché la qualità nasce prima di tutto dalle relazioni, non solo dalla tecnica.

La specializzazione di Gioiella è da sempre la produzione di formaggi freschi a pasta filata. È in questo saper fare antico e rituale che tecnica e manualità si incontrano: la lavorazione della mozzarella (filata, mozzata, e infine immersa in acqua) resta il cuore produttivo, oggi supportato da un’infrastruttura industriale avanzata. La Mozzarella di Gioia del Colle Dop rappresenta l’espressione più identitaria di Gioiella: latte selezionato (proveniente solo da allevamenti della Murgia barese e tarantina, e da una piccola area del Materano), rigorosa ottemperanza al disciplinare di produzione, lavorazione rispettosa della tradizione locale. Accanto a questa, un’ampia gamma di mozzarelle in diversi formati (tra cui nodini e trecce che ancora vengono fatti a mano) tutti realizzati con latte 100% italiano.

Se la Mozzarella di Gioia del Colle Dop è la base della produzione aziendale, la burrata ne è la cifra distintiva. Gioiella gestisce una delle più grandi capacità produttive al mondo in questo segmento.

Dalla Burrata di Andria Igp (premiata nel 2024 come “Miglior

Prodotto FOOD-Speciale Territorialità”) alla burrata classica, sino alle varianti “gourmet” affumicate naturalmente con trucioli di faggio o aromatizzate al tartufo nero, crema di Gorgonzola Dop e pesto di basilico. Un prodotto nato come specialità locale e oggi protagonista delle tavole internazionali.

La gamma si estende, infine, a stracciatella, caciocavallo stagionato, scamorze fresche e affumicate (realizzate in due forni dedicati all’affumicatura naturale a faggio.

Un’offerta che soddisfa sia la ristorazione, sia la tavola quotidiana dei consumatori.

Ogni lotto di latte viene analizzato internamente ed esternamente prima della trasformazione. Le certificazioni - dalla Mozzarella di Gioia del Colle Dop alla Burrata di Andria Igp, dal BIO alla HALAL, fino agli standard di processo BRC, IFS e FSSC 22000 - definiscono un perimetro preciso di qualità e sicurezza.

Tutti i prodotti a marchio Gioiella nascono, infatti, da un impegno costante verso l’eccellenza e la salvaguardia delle tradizioni casearie. Le certificazioni rappresentano non solo un riconoscimento formale di qualità, ma la garanzia concreta di una filiera trasparente e interamente controllata, attenta alla

sostenibilità e profondamente radicata nel territorio pugliese. Un percorso rigoroso che si traduce in prodotti buoni, autentici e sicuri, espressione fedele di un patrimonio produttivo che coniuga sapere artigiano e responsabilità contemporanea.

Nonostante la dimensione internazionale, Gioiella continua a investire in Puglia. Il piano industriale in corso punta ad aumentare la capacità produttiva e a migliorare l’efficienza energetica degli impianti, con un’attenzione crescente all’economia circolare e alla riduzione dell’impatto ambientale. La traiettoria è chiara: crescere sui mercati esteri senza perdere l’autenticità delle origini e la prossimità alla materia prima. Perché, in fondo, la storia di Gioiella è ancora oggi quella iniziata su una bicicletta nel 1946… Solo che ora i suoi latticini viaggiano ben oltre i confini di Gioia del Colle.

La Mozzarella di Gioia del Colle DOP firmata Gioiella è autentica espressione del territorio murgiano, dei suoi pascoli punteggiati dal rosso dei papaveri, di un saper fare antico e metodico che rivive ancora oggi nella quotidianità dei gesti. È sufficiente assaporarne una fetta per ritrovarsi immersi nei paesaggi della Murgia pugliese: un viaggio dei sensi che richiama ricordi di convivialità, tavole generose e momenti condivisi.

Dal 2021, anno in cui è stata ottenuta la Denominazione di Origine Protetta “Mozzarella di Gioia del Colle”, Gioiella ha rafforzato il proprio impegno nel custodire e valorizzare questa eccellenza. Un

traguardo importante, reso possibile anche grazie all’impegno e alla dedizione della famiglia Capurso, da ottant’anni protagonista nella produzione di mozzarelle di alta qualità nel territorio.

Ogni prodotto della linea DOP di Gioiella nasce da una filiera attenta e rigorosa. Tutto ha inizio negli allevamenti, dove vacche di razza Bruna vengono allevate nel rispetto del loro benessere, tra i pascoli dell’altopiano che congiunge Puglia e Basilicata. Il latte utilizzato proviene esclusivamente da un’area geografica delimitata, che comprende la Murgia barese e tarantina e una piccola parte della provincia di Matera.

In questo ambiente naturale, ricco di essenze spontanee e biodiversità, il latte acquisisce caratteristiche uniche. La sua lavorazione avviene entro quarantotto ore dalla mungitura, seguendo severi controlli qualitativi. Il metodo produttivo, ancora oggi fedele alla tradizione, prevede l’utilizzo di siero-innesto autoctono, l’elemento distintivo e unico tramandato nel tempo. Ogni passaggio, dall’allevamento alla lavorazione sino al confezionamento, riflette un forte legame con il territorio e le sue persone, a garanzia un prodotto che racchiude storia, cultura, identità e continuità.

Elemento centrale della lavorazione è il siero-innesto, preparato ancora oggi secondo metodi tradizionali. Questo ingrediente naturale contribuisce a definire il profilo organolettico della mozzarella, rendendola più digeribile e con un ridotto contenuto di lattosio e sale.

Grazie alla presenza di microrganismi autoctoni, il siero-innesto dona alla mozzarella un gusto latteo autentico e quella nota aromatica avvolgente che esalta ogni assaggio.

La Mozzarella di Gioia del Colle DOP è regolata da un disciplinare rigoroso che ne tutela qualità e origine. Ogni fase produttiva è definita con precisione, dalla selezione delle materie prime sino alla formatura finale, assicurando il rispetto degli standard più elevati.

L’impegno costante verso l’eccellenza fa sì che ogni latticino della linea DOP di Gioiella si distingua e venga apprezzato da chi ricerca i sapori più veri della tradizione italiana.

Con la sua consistenza delicata e il gusto fresco, caratterizzato da una leggera nota acidula e un piacevole sentore fermentato, la Mozzarella di Gioia del Colle DOP di Gioiella rappresenta un’esperienza di gusto autentica, pensata per essere condivisa.

Gioiella, interprete della migliore tradizione casearia pugliese, racconta la propria identità attraverso uno dei prodotti più iconici del territorio: la burrata.

Un equilibrio perfetto tra gusto e bontà, in cui ogni dettaglio è il risultato di un sapere tramandato nel tempo.

Caratterizzata dalla tipica forma “a sacchetto” di pasta filata, la burrata racchiude un cuore morbido di stracciatella e panna, regalando a ogni morso un’esperienza sensoriale intensa e

avvolgente. All’esterno, si presenta liscia e lucente, di un bianco madreperlaceo, mentre al taglio svela una consistenza cremosa che si scioglie delicatamente al palato.

Il gusto è armonioso, dolce e rotondo, espressione della maestria dei casari Gioiella e della qualità delle materie prime selezionate. Un prodotto simbolo della cultura gastronomica pugliese, capace di raccontare una storia fatta di gesti, territorio e passione.

L’eccellenza delle burrate Gioiella si declina in una gamma ampia e versatile: dalla versione classica alla Burrata di Andria IGP, sino alle versioni senza lattosio. A queste, si affianca la burrata affumicata, ottenuta attraverso un processo naturale con trucioli di legno pregiato, che dona al prodotto una delicata nota aromatica e un profumo intenso.

La linea contempla anche declinazioni gourmet: la burrata al tartufo, raffinata e avvolgente; quella con crema di gorgonzola DOP, dal carattere deciso, ma equilibrato; e la burrata al pesto di basilico, fresca e profumata, ispirata ai sapori del Mediterraneo. Le burrate Gioiella coniugano gusto e tradizione, e trasformano ogni assaggio in un momento di piacere da condividere.

GIOIELLA

Gioiella è un’azienda casearia pugliese fondata nel 1946 a Gioia del Colle dai fratelli Sebastiano e Francesco Capurso, oggi giunta alla terza generazione. Nata tra le masserie delle Murge, l’azienda è cresciuta sino a diventare una realtà di riferimento nel panorama dei latticini italiani, con un fatturato di 195 milioni di euro (2025), circa cinquecento dipendenti e una presenza consolidata sui mercati internazionali.

Specializzata nella produzione di formaggi freschi a pasta filata, Gioiella ha il proprio cuore produttivo nella Mozzarella di Gioia del Colle DOP, espressione autentica del territorio murgiano e di una filiera corta e controllata. Ogni giorno l’azienda lavora circa 500 tonnellate di latte 100% italiano, trasformandolo attraverso un sistema produttivo avanzato che integra sapere artigiano e innovazione industriale. Accanto alla mozzarella, Gioiella è oggi uno dei principali player a livello internazionale nella produzione di burrata, con un’ampia gamma che include la Burrata di Andria IGP e diverse varianti gourmet. L’offerta si completa con stracciatella, scamorze, caciocavallo e altri formaggi freschi, anche senza lattosio, destinati sia al consumo domestico sia alla ristorazione.

Il forte legame con il territorio, la relazione consolidata con gli allevatori delle Murge e l’attenzione alla qualità e alla sicurezza alimentare - garantita da un sistema articolato di certificazioni - rappresentano i pilastri del modello Gioiella, un modello che coniuga tradizione, innovazione e sostenibilità, mantenendo al centro le persone e la filiera. Oggi Gioiella esporta oltre la metà della propria produzione in Europa e nei mercati internazionali, continuando a investire in Puglia per rafforzare la capacità produttiva e ridurre l’impatto ambientale, con l’obiettivo di portare nel mondo l’eccellenza della tradizione casearia italiana.

RENÉ CAOVILLA

Cristalli Swarovski per la nuova sensualità femminile

A cura della Redazione

In occasione della Milano Fashion Week, Maison René Caovilla ha presentato la collezione Autunno-Inverno 2026/27, espressione di una femminilità contemporanea, consapevole e sofisticata.

Midnight Allure, la sensualità ha il potere di brillare L’estetica nasce dal dialogo tra istinto e seduzione, dove un motivo grafico irregolare crea ritmo e profondità, conferendo dinamismo e carattere alle calzature. Il rosso intenso, vibrante e sfaccettato, illumina ogni passo come una scintilla nella notte, sublimando l’eleganza in energia. Pump, slingback e sandali compongono la nuova famiglia Allura, tessendo un universo raffinato in cui savoir-faire e creatività si fondono con la tradizione René Caovilla. La tomaia in rete trasparente lascia intravedere un delicato motivo maculato, mentre i cristalli tono su tono, ricamati a mano, amplificano il gioco di trasparenze e riflessi. Declinato in deep red, nero e marrone soft, Allura unisce eccellenza artigianale, costruzione impeccabile e cura nei dettagli. Per la stagione, torna protagonista la celebre icona Galaxia che si veste dello stesso disegno, in un mix di pelle lucida e una nuova rete semitrasparente punteggiata di cristalli a regalare movimento e vitalità.

Il sandalo Onda coniuga minimalismo, artigianalità e spirito seduttivo. I cinturini ricoperti di cristalli disegnano una linea fluida che avvolge la caviglia e risale lungo la gamba, trasformando l’iconico serpente in una dichiarazione di glamour contemporaneo. Nelle varianti nero, bianco e rosso intenso, oltre all’audace interpretazione leopardata, il modello riprende il motivo sensuale dell’onda già apparso su pump e clutch, elevandolo a firma distintiva.

Grazia e poesia caratterizzano il sandalo Leaf che interpreta l’eleganza in chiave naturale del sandalo Cleo, con foglie ricamate a mano in tulle che catturano la luce ad ogni passo. Con tacco a stiletto di 105 mm e delicati motivi a forma di foglia che adornano i listini, è disponibile in nero con cristalli trasparenti e nelle varianti fondant e beige con cristalli tono su tono.

Un linguaggio audace e magnetico prende forma nella famiglia Animalier, dove la stampa leopardata diventa manifesto di carattere, sensualità e contemporaneità. La flat Diana si reinventa con cinturini illuminati da cristalli che accendono le sue linee minimali, mentre il pattern imprime personalità. Il Cleo riafferma il proprio status in una rilettura decisa, proposta sia nella versione classica sia con platform. Il motivo animalier avvolge anche la

Onda Pump, portando energia a una silhouette slanciata, e al sandalo Chandelier per un risultato scenografico e luminoso. Completano la proposta Ellabrita e il nuovo sandalo Lady, che interpretano la stampa con sensibilità diverse, sottolineando la versatilità e la forza espressiva della linea attraverso un design pulito ed essenziale.

René Caovilla meets Swarovski Crystals, scintille di luce al tramonto

René Caovilla meets Swarovski crystals è pura espressione di maestria artigianale: un progetto speciale nato dall’incontro creativo tra la Maison e il celebre brand di cristalli. Un pattern esclusivo, nelle cangianti sfumature porpora e beige che richiamano i bagliori del tramonto, veste quattro modelli in cui materiali e decorazioni scintillanti si intrecciano in un sofisticato gioco di riflessi, trasformando ogni calzatura in un frammento di sogno. Una collaborazione che fonde artigianalità e innovazione, dando vita a creazioni capaci di catturare lo sguardo e illuminare il movimento con poesia. L’iconico Cleo si declina in due interpretazioni – sandalo e Super Cleo – esplorando diverse intensità di luce e carattere. Linee sinuose, serpente e tacco si trasformano in superfici luminose grazie all’applicazione di oltre duemila cristalli Swarovski. Nella versione Super Cleo, l’effetto si amplifica attraverso un ricamo ancora più ricco con cristalli taglio baguette 5×2,5 mm che ne

Midnight Allure - Onda Sandal
Midnight Allure - Allura Slingback

accentuano la tridimensionalità e la forza espressiva.

Lady , sandalo dalla linea pura ed essenziale, è definito da sottili cinturini che incorniciano il piede con grazia, dal retro chiuso e dal tacco a stiletto che slancia la silhouette. A renderlo straordinario, una costellazione di 2370 cristalli Swarovski nelle misure 2 mm, 2,8 mm e 3,8 mm, che vibrano a ogni passo come riflessi al tramonto: un tributo luminoso al savoirfaire condiviso e a un’idea di glamour eterno. Minimale e magnetico, il sandalo iconico Ellabrita interpreta la luce come elemento architettonico. I suoi 1480 cristalli Swarovski, applicati rigorosamente a mano con una combinazione di tagli round flatback e baguette, diffondono bagliori tono su tono che esaltano la purezza delle linee e la leggerezza della struttura, diventando autentica celebrazione dell’incontro tra due eccellenze.

RENÉ CAOVILLA

La Maison Caovilla è stata fondata da Edoardo Caovilla, padre di René Fernando Caovilla, nel 1934 a Fiesso d’Artico, a pochi chilometri da Venezia. Ogni scarpa è ancora oggi realizzata interamente a mano nello stabilimento italiano. Ǫui la pratica porta alla perfezione: artigiani esperti creano vere e proprie opere d’arte, affinando con dedizione le proprie abilità giorno dopo giorno. Eccellenza è la parola d’ordine per Maison René Caovilla, che offre anche ai clienti più esigenti scarpe da sogno, destinate a essere ammirate per sempre. Negli anni, René Caovilla ha consolidato il proprio successo internazionale grazie alle esportazioni che rappresentano una parte significativa delle vendite, trainate dai principali mercati esteri, in particolare Nord America, Europa, Medio Oriente, India e Asia.

SWAROVSKI

Maestri della luce dal 1895. Swarovski realizza un’ampia selezione di prodotti, espressione di impeccabile qualità e maestria artigianale, che celebrano l’individualità personale con gioia. Fondata nel 1895 in Austria, l’azienda disegna, produce e vende la miglior qualità di cristallo al mondo, oltre che Swarovski Created Diamonds e zirconia, gioielli, accessori, prodotti home-decor e cristalli per il mercato automobilistico. Swarovski Crystal Business ha una distribuzione globale in più di 140 paesi, con circa 2.300 negozi, selezionate boutique multi-brand, e con oltre 18.000 persone impiegate in tutta la filiera. Unitamente alle sue aziende consociate Swarovski Optik (dispositivi ottici) e Tyrolit (abrasivi), Swarovski Crystal Business fa parte del Gruppo Swarovski. Un rapporto responsabile con le persone e il pianeta è da sempre parte integrante dell’eredità Swarovski. Oggi questo impegno è radicato nelle misure di sostenibilità intraprese nell’intera filiera, con un’enfasi particolare posta sull’innovazione circolare, sulla promozione della diversità, sull'inclusione e sull'espressione personale, così come nel lavoro filantropico della Swarovski Foundation, che sostiene le organizzazioni di beneficenza apportando un impatto ambientale e sociale positivo.

Midnight Allure - Allura Pump
Midnight Allure - Allura Sandal

FEDERICA BONIFACI E VITALE BARBERIS

La capsule che unisce forma iconica e materia

In occasione della Milano Fashion Week Donna, Federica Bonifaci e Vitale Barberis Canonico ha presentato una capsule esclusiva che celebra l’incontro tra forma iconica e materia che attraversa le stagioni. Cape: Timeless Fabric, Iconic Shape nasce dall’incontro tra due visioni affini: da un lato il linguaggio architettonico e sartoriale di Federica Bonifaci, dall’altro l’eccellenza manifatturiera di Vitale Barberis Canonico. Una collaborazione che mette al centro la cappa come capo identitario, capace di coniugare struttura e morbidezza, precisione progettuale e accoglienza. Protagonista della capsule è una cappaabito, concepita come oggetto trasversale e trasformativo, capace di adattarsi a stili, corpi e interpretazioni diverse. La cappa, elemento fondante del lavoro di Bonifaci, diventa superficie narrativa e spazio da abitare: avvolge, protegge, accompagna il movimento e mantiene un equilibrio armonico tra costruzione e fluidità. I tessuti sono centrali nella costruzione

A cura della Redazione

della collezione FW 26/27 e ne definiscono il carattere. Lane materiche e calde dialogano con superfici più compatte e tridimensionali, seguono le forme della cappa ed esaltano i volumi. Il tessuto Overcoat, realizzato con un filato a sei capi, restituisce una sensazione avvolgente e profonda, declinata in maxi spina nei toni del blu, del grigio, dei naturali e del verde bottiglia. Il Mouliné Winter Covert, più strutturato e consistente, introduce un effetto tridimensionale deciso, ideale per capispalla dalla presenza forte e architettonica. Accanto a queste interpretazioni più compatte, il Tweedly introduce in collezione un tessuto tweed multicolor, proposto sia in unito sia in fantasia, capace di unire tradizione e modernità in una chiave contemporanea dal carattere sportivo. Le iconiche lane australiane di Vitale Barberis Canonico trovano invece una nuova lettura nel Denim Stories, una famiglia di tessuti che richiama l’estetica del denim e conserva morbidezza, calore ed eleganza. Completa la selezione il Gabardine Revenge, nell’esclusiva lana Super 150’s, compatto e resistente, dall’aspetto sartoriale e raffinato, proposto nelle gamme dei blu, dei grigi, del verde acqua e del sabbia, ideale per sostenere tagli puliti e definiti.

FEDERICA BONIFACI

Nata in California, Federica Bonifaci ha fondato il suo marchio omonimo a Roma nel 2021. Dopo anni di studi in architettura, ha canalizzato la sua passione per la bellezza nella creazione di cappe sartoriali, genderless e sostenibili, che fondono precisione architettonica e creatività artistica. Ogni collezione ruota attorno alla cappa come capo versatile e trasformativo, spaziando da modelli classici in lana o cashmere a pezzi urban in nylon o denim. L’esplorazione continua di tessuti, colori e strutture sfida i codici della moda tradizionale, proponendo capi che non solo definiscono un’estetica, ma esprimono e proteggono la personalità di chi li indossa. Le creazioni di Federica Bonifaci sono un inno all’individualità e all’inclusività, superando le barriere di genere, nazionalità e fisicità, e abbracciando la diversità in tutte le sue forme.

VITALE BARBERIS CANONICO

Da oltre 360 anni, nello storico stabilimento di Pratrivero, nel cuore del Piemonte, Vitale Barberis Canonico realizza tessuti pregiati per la confezione di abiti. Con quasi 500 addetti, 40 agenti nel mondo e due stabilimenti nel Biellese all’avanguardia per tecnologia e metodi gestionali, l’azienda è tra le prime realtà globali nella produzione di tessuti Made in Italy ed è il principale esportatore a livello internazionale. Heritage, innovazione e sostenibilità sono i pilastri della filosofia aziendale. Nell’ottobre 2013 Vitale Barberis Canonico è entrata a far parte de Les Hénokiens, il club internazionale delle aziende familiari con oltre duecento anni di storia.

Philipp Plein, la rinomata casa di moda di lusso, ha presentato la sua collezione Autunno/Inverno 2026 nel suo famoso showroom, riconfigurato come “The Vault” durante la Milano Fashion Week.

PHILIPP PLEIN A/I 2026

Istinto animale, glamour urbano

A cura della Redazione

In questa stagione, Philipp Plein si diverte a reinterpretare in modo sobrio l'“istinto animale” utilizzando stampe leopardate, pellicce sintetiche, pelle ed emblemi animali per decorare i capi. Dai cappotti oversize con stampa leopardata ai miniabiti ispirati al sole invernale, la collezione è giocosa ma raffinata.

La collezione Autunno/Inverno 2026 è un inno al glamour che contraddistingue il marchio, abbinato a una palette di colori monocromatica che esalta la raffinatezza urbana della stagione. La collezione attira una comunità di appassionati di viaggi, sia che si tratti di una vacanza al sole invernale, impreziosita da foglie di palma e leopardo, o di un appuntamento sulle piste après-chic, avvolti in pellicce sintetiche e giacche da sci, c'è qualcosa per tutti.

Philipp Plein intreccia una palette di colori audaci con look monocromatici, giustapposti a ricchi toni gioiello e denim, creando silhouette forti, set drammatici e sartoria impeccabile, perfetti per un look chic e sofisticato per il giorno. I look da giorno sono accessoriati con stivali al ginocchio, da motociclista e da cowboy, insieme a una serie di borse dai toni tenui, che esaltano il fascino della stagione.

L'abbigliamento maschile si concentra su giacche in pelle e shearling e sartoria neutra per esaltare l'aspetto classico dello stile invernale. Tuttavia, è compensato da tocchi di colore negli accessori, che esaltano l'aspetto raffinato dell'abbigliamento invernale.

L'abbigliamento da sera è caratterizzato da abiti scintillanti , minigonne affusolate e l'iconico taglio sartoriale Plein , sempre presente in ogni stagione e segno distintivo del glamour del marchio.

PHILIPP PLEIN

Il designer tedesco Philipp Plein ha fondato il suo marchio di moda di lusso omonimo 25 anni fa e da allora lo ha trasformato in uno dei marchi indipendenti di moda e lusso più grandi e prestigiosi al mondo. Con sede a Lugano, in Svizzera, e totalmente autofinanziato e privo di debiti, il Gruppo PHILIPP PLEIN impiega oltre 700 donne e uomini. Gestisce e sviluppa anche i marchi Billionaire e Plein Sports. Caratterizzati da uno stile anticonformista e non convenzionale unito a una maestria artigianale impeccabile, i prodotti del Gruppo Philipp Plein sono disponibili in prestigiose boutique e grandi magazzini in tutto il mondo e in oltre 110 negozi monomarca, tra cui i flagship store di Milano, Parigi, Barcellona, Berlino, Dubai, Los Angeles, Las Vegas, Shanghai e Singapore.

MARCHESE DIAMONDS

MFW

A cura della Redazione Eleganza in movimento nel cuore della

Grande successo per “Eleganza in Movimento”, l’evento esclusivo firmato Marchese Diamonds, realizzato in collaborazione con Barbara Milano, che ha animato il cuore della Milano Fashion Week. Nella prestigiosa cornice di Palazzo Biandrà, sede della Casa dei Consulenti Finanziari di Banca Mediolanum, l’appuntamento ha celebrato il connubio perfetto tra alta gioielleria, artigianalità, innovazione e cultura d’impresa.

Una sinergia di eccellenze italiana

L’iniziativa nasce dalla sinergia tra Marchese Diamonds e i main sponsor Barbara Milano, eccellenza della pelletteria femminile e i Consulenti Finanziari di Banca Mediolanum, rappresentati nell’evento dal Dott. Jacopo Caramani, host della serata. Una partnership radicata in valori comuni: il prestigio dell’artigianato italiano, il culto della bellezza e la visione del patrimonio come opera d'arte e asset d'investimento.

Ospiti Internazionali e Networking di Alto Profilo

La serata ha visto la partecipazione di un parterre internazionale di rilievo, con una spiccata rappresentanza della comunità cinese e la prestigiosa presenza del Console della Repubblica Popolare Cinese.

Tra i momenti salienti:

• Tango Argentino: un'esibizione intensa ed elegante che ha interpretato il tema del movimento, emozionando gli ospiti.

• Networking d'Élite: un dialogo aperto tra imprenditori, professionisti della finanza e protagonisti del settore moda, facilitato dalla presenza di numerosi brand partner.

• Impatto Digital: l'evento ha generato un forte engagement sui canali social, confermando l’appeal del brand verso un pubblico cosmopolita e connesso.

Consolidamento del Brand

Dopo il debutto con Shine & Skyline, Marchese Diamonds consolida con questo evento il proprio posizionamento nel segmento High Jewelry.

“Eleganza in Movimento” non è stata solo una vetrina di preziosi, ma la conferma di un percorso che unisce la solidità dell'investimento in diamanti e oro al fascino intramontabile del design italiano.

MILAN LOVES SEOUL

A cura di Maggie Arandela Romano Il ponte creativo ed economico tra Italia e Corea del Sud

Durante la Milan Fashion Week , Milano non è solo il centro della moda globale. Diventa anche uno spazio dove si incontrano capitali creativi, strategie industriali e relazioni internazionali.

In questo contesto nasce e cresce Milan

Loves Seoul, progetto fondato da Marcella Di Simone e Ylenia Basagni, che negli ultimi anni si è affermato come una piattaforma di dialogo tra Italia e Corea del Sud. Non si tratta semplicemente di un evento nel calendario della fashion week. Il progetto funziona piuttosto come un ecosistema di scambio , dove cultura, business e diplomazia si muovono insieme. Moda, beauty, education e istituzioni

condividono lo stesso spazio con un obiettivo preciso: creare connessioni che possano evolvere nel tempo.

Milano e Seoul: due ecosistemi che si incontrano

Italia e Corea del Sud condividono molto più di quanto si pensi. Entrambi i Paesi possiedono una forte tradizione manifatturiera, una cultura estetica consolidata e un’industria creativa capace di influenzare mercati internazionali. Milano rappresenta uno dei poli storici del sistema moda europeo. Seoul è diventata negli ultimi anni uno dei centri più dinamici dell’innovazione creativa in Asia.

MLS 2026 Welcome Marangoni - Foto © Rosario Multari e Carola Di Clemente

Milan Loves Seoul nasce proprio per mettere in relazione questi due sistemi.

Non come semplice scambio simbolico, ma come dialogo operativo tra industrie creative.

“Eventi come Milan Loves Seoul sono fondamentali per rafforzare e creare nuovi ponti culturali e anche d’impresa. È un rapporto bilaterale ricco per entrambi i Paesi, sia l’Italia che la Corea. I due Paesi hanno una ricca tradizione di industria tessile ed un evento come Milan Loves Seoul offre una rara piattaforma dove far incontrare queste due industrie in sinergia.”

- Choi Tae Ho, Console Generale della Repubblica di Corea a Milano -

“Bridge Economy”: quando un evento diventa infrastruttura

Nel mondo dell’economia creativa si parla spesso di “ponti culturali”.

Ma costruire un ponte economico significa creare continuità.

Milan Loves Seoul lavora proprio su questo principio.

Durante la Fashion Week, Milano diventa un punto di convergenza globale. Buyer, media, investitori, designer e istituzioni si trovano nello stesso contesto per pochi giorni. Il progetto intercetta questo momento e lo trasforma in un ambiente di relazione strutturato.

Talk, incontri professionali, presentazioni e momenti informali di networking creano un ecosistema in cui le relazioni possono svilupparsi oltre l’evento.

In questo modo la cultura diventa infrastruttura economica

“Cultural Diplomacy” in action

Uno degli elementi più interessanti del progetto è la presenza simultanea di istituzioni, industria creativa ed education partner.

La diplomazia culturale qui non resta teorica.

Diventa un meccanismo concreto che facilita il dialogo tra sistemi economici diversi.

Il patrocinio delle istituzioni rafforza la credibilità del progetto e contribuisce a creare un contesto di fiducia tra gli attori coinvolti. Questo è un elemento fondamentale quando si costruiscono collaborazioni internazionali.

Allo stesso tempo, la presenza di designer, brand e professionisti rende immediatamente operativo questo dialogo.

Cultura e industria smettono di essere mondi separati.

Diventano parti dello stesso processo.

Formazione e capitale umano

Un altro pilastro del progetto è il coinvolgimento delle istituzioni formative.

Scuole e accademie non partecipano solo come osservatori, ma come parte attiva dell’ecosistema. Questo permette di creare un collegamento diretto tra formazione, industria e opportunità professionali.

Per gli studenti e i giovani designer, Milan Loves Seoul rappresenta

MLS 2026 Palazzo Bovara - Foto © Rosario Multari e Carola Di Clemente

un punto di accesso a una rete internazionale di professionisti e istituzioni.

Per il sistema moda, invece, è un modo per investire sul capitale umano del futuro.

“Non volevamo creare un evento isolato, ma un progetto capace di far dialogare due ecosistemi creativi che già si osservavano con interesse.”

- Marcella Di Simone -

Talent pipeline: Seoul → Milano → mercato globale

Uno degli aspetti più interessanti del progetto è la sua struttura. Milan Loves Seoul non si limita a offrire visibilità. Costruisce un percorso.

Il modello può essere riassunto in tre fasi: talento → visibilità → accesso al mercato

Per i designer coreani, Milano rappresenta una porta verso il mercato europeo. Qui i brand possono entrare in contatto con buyer, media e partner industriali.

Per gli attori italiani, invece, il progetto offre un punto di osservazione privilegiato su una scena creativa in forte crescita. Negli ultimi anni la Corea del Sud ha dimostrato una capacità straordinaria di influenzare le culture globali, dalla musica alla moda, dal beauty al design. Comprendere questo fenomeno significa anche comprendere le dinamiche del mercato contemporaneo.

“Milano offre una credibilità internazionale unica. Mettere in relazione questa città con Seoul significa creare nuove opportunità per entrambi i sistemi creativi.”

- Ylenia Basagni -

Soft power che genera valore

Il concetto di soft power viene spesso associato all’immagine e alla reputazione di un Paese.

Milan Loves Seoul dimostra che può essere anche uno strumento economico concreto.

Attraverso la moda e il beauty, il progetto crea un terreno comune dove culture diverse possono incontrarsi e costruire relazioni.

Da queste relazioni nascono collaborazioni, partnership e opportunità di mercato.

In altre parole, il soft power diventa capitale relazionale

Un progetto che guarda al futuro

In un panorama globale sempre più complesso, eventi culturali e piattaforme creative stanno assumendo un ruolo strategico nelle relazioni internazionali.

Milan Loves Seoul rappresenta un esempio di come cultura, diplomazia e industria possano lavorare insieme per creare valore. Non è solo una celebrazione della moda.

È un laboratorio di relazioni economiche e culturali.

MLS 2026 Red Carpet - Foto © Rosario Multari e Carola Di Clemente

Oltre il format: la forza dell’originalità

Il successo di Milan Loves Seoul ha inevitabilmente attirato l’attenzione di realtà che oggi provano a replicarne il format. È una dinamica naturale quando un progetto riesce a intercettare un bisogno reale e a trasformarlo in sistema.

Ma la forza di Milan Loves Seoul non risiede nella sua replicabilità.

Risiede nella sua originalità , nella visione che lo ha generato e nella passione con cui viene portato avanti.

Il valore del progetto emerge anche nelle parole delle istituzioni che lo osservano da vicino.

È proprio in questa dimensione che il progetto trova la sua forza. Non solo come evento culturale, ma come spazio in cui tradizione industriale, creatività contemporanea e diplomazia culturale si incontrano in modo concreto.

E c’è un altro elemento che distingue Milan Loves Seoul: l’etica con cui il team lavora.

Un’etica fatta di rispetto per i talenti, coerenza con le istituzioni, responsabilità verso i partner e attenzione alle relazioni nel lungo periodo. Elementi che non si copiano, perché non si improvvisano.

In un panorama in cui molti format nascono per occupare uno spazio, Milan Loves Seoul continua a costruirlo.

Ed è per questo che resta riconoscibile, credibile e necessario. Perché oggi, più che nuovi eventi, servono progetti con una spina dorsale.

MLS 2026 Red Carpet - Foto © Rosario Multari e Carola Di Clemente
Console Generale Choi Tae-Ho & Signora Foto © Rosario Multari e Carola Di Clemente
Foto © Rosario Multari e Carola Di Clemente

GRAN FINALE

ELITE MODEL LOOK

A cura della Redazione

Il gran finale del contest internazionale – che gode del patrocinio dell’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale – sotto le volte rinascimentali dopo l'esclusivo model bootcamp a Villa Cornetto-Bourlot nella Tenuta Sant'Antonio di Tivoli. Un evento che unisce eccellenza della moda e valorizzazione del territorio.

Per oltre quattro decenni, Elite Model Look ha attraversato continenti e culture alla ricerca di volti capaci di interpretare e anticipare l'evoluzione della bellezza contemporanea. È da questo straordinario osservatorio globale che sono partite le carriere delle supermodelle più leggendarie di sempre, icone che hanno segnato epoche e continuano a ispirare generazioni. Da Cindy Crawford a Gisele Bündchen, da Alessandra Ambrosio a Lara Stone, fino alle voci più attuali e influenti della moda globale come Vittoria Ceretti, Mona Tougaard, Fei Fei Sun, Mayowa Nicholas, Matthew Bell e Davidson Obennebo. Ognuna di queste star ha mosso i primi passi nel settore grazie allo sguardo attento e visionario degli scout Elite, capaci di individuare talenti destinati a riscrivere le regole dell'estetica e dello stile.

Oggi, quel viaggio alla scoperta del futuro della moda fa tappa in Italia e lo fa scegliendo una cornice di straordinario prestigio storico e artistico. La 41ª edizione della World Final di Elite

Model Look si terrà il prossimo 17 luglio a Roma, trasformando uno dei gioielli più preziosi del Rinascimento in un palcoscenico internazionale sotto i riflettori della moda globale. Le Corsie Sistine dell'Arcispedale di Santo Spirito in Sassia, uno dei complessi monumentali più antichi e affascinanti della Capitale, rappresentano una location dal valore inestimabile.

Questo capolavoro architettonico voluto da Papa Sisto IV nel 1475, celebre per i suoi vasti cicli di affreschi e per la struttura imponente che si sviluppa per oltre 120 metri di lunghezza, con le sue magnifiche volte lignee e le decorazioni quattrocentesche, offrirà un contrasto suggestivo e potente con la modernità e il dinamismo della passerella.

Cinquanta finalisti, provenienti da ogni angolo del pianeta, si apprestano a vivere un'esperienza indimenticabile. Selezionati attraverso i casting di Elite Model Look, un contest che negli anni ha saputo creare un archivio impareggiabile di volti e storie, ragazzi e ragazze, ciascuno interprete di una bellezza e di un talento unici e complementari, si sfideranno per entrare nel mondo professionale della moda. In palio c'è un posto nel network esclusivo delle agenzie Elite, un biglietto da visita che rappresenta da sempre una garanzia di visibilità e successo globale.

Prima di affrontare la passerella finale, i protagonisti di questa edizione vivranno un'esperienza immersiva e formativa unica, pensata per prepararli non solo all'evento ma all'intero percorso professionale che li attende. Dal 13 al 16 luglio, Villa CornettoBourlot, magnifica villa settecentesca immersa nel parco secolare della Tenuta Sant'Antonio, nel cuore di Tivoli, ospiterà l'esclusivo Elite Model Look Bootcamp . Questa oasi di pace e bellezza senza tempo, circondata dal verde della campagna laziale e ricca di suggestioni storiche, diventerà per quattro giorni il centro nevralgico della formazione e della crescita dei talenti di domani.

Ad accompagnare i due capitoli più attesi della 41ª Elite Model Look World Final – l'intensità formativa del model bootcamp e la serata finale sul palco delle Corsie Sistine – ci sarà Gas, clothing partner ufficiale della manifestazione. I finalisti indosseranno esclusivamente il brand, avvolti in uno stile contemporaneo che celebra l'autenticità e il carisma di chi si prepara a calcare i palcoscenici più esclusivi della moda internazionale.

Il model bootcamp è stato concepito come un percorso a 360 gradi, andando ben oltre la semplice preparazione tecnica alla sfilata. I finalisti lavoreranno a stretto contatto con i professionisti dell'agenzia e con esperti del settore in un programma intensivo che spazia dallo studio dell'immagine, allo styling al coaching personalizzato.

Sono previste sessioni dedicate agli shooting fotografici professionali e workshop mirati su come affrontare i casting e padroneggiare il linguaggio tecnico della moda, inoltre, un walking

coach insegnerà le tecniche per una camminata perfetta, per muoversi con sicurezza in passerella.

Particolare attenzione sarà dedicata alla comunicazione e alla costruzione dell'identità pubblica: il programma include infatti moduli di media training per affrontare interviste e apparizioni pubbliche, social media training per imparare a gestire la propria immagine online, sessioni sulla creazione di contenuti digitali e approfondimenti sullo sviluppo del personal branding. L'obiettivo è fornire a questi giovani talenti gli strumenti concreti e le competenze fondamentali per affrontare con consapevolezza, professionalità e solidità le sfide di un settore complesso e competitivo come quello della moda.

L'esperienza del model bootcamp è pensata e strutturata per promuovere l'empowerment personale e professionale dei ragazzi coinvolti, in un'ottica di crescita integrale della persona. Coach ed esperti internazionali guideranno i finalisti attraverso approfondimenti dedicati al benessere psicofisico, con sessioni di mindfulness e gestione dello stress legato alla performance. Non mancheranno momenti dedicati alla pratica sportiva, fondamentale per sviluppare consapevolezza corporea e disciplina, e workshop

sui temi della sostenibilità nella moda, per formare professionisti attenti alle problematiche etiche e ambientali del settore, infine il percorso formativo sarà arricchito da momenti culturali e attività ludico-ricreative.

Un approccio olistico che mira a fornire loro non solo visibilità, ma anche visione, responsabilità e la consapevolezza necessaria per costruire una carriera duratura e sostenibile nel tempo.

Al termine di questo intenso percorso di formazione e crescita, il 17 luglio la città di Roma si prepara ad accogliere l'evento più atteso della manifestazione: a supporto dell’iniziativa, anche il patrocinio dell’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale guidato da Alessandro Onorato. La storica Corsia Sistina si trasformerà in una passerella spettacolare dove i cinquanta finalisti muoveranno i loro primi passi decisivi nel settore davanti a trecento ospiti selezionati, tra cui rappresentanti del mondo della moda, del giornalismo, della cultura e dello spettacolo.

Al termine della sfilata, una giuria di esperti decreterà i vincitori di questa 41ª edizione: una ragazza e un ragazzo che entreranno a far parte del network internazionale delle agenzie Elite, firmando

un contratto che rappresenta il primo passo concreto verso una carriera nel mondo della moda, seguendo le orme delle leggende che hanno fatto la storia del settore.

Elite Model Look sceglie ancora una volta l'Italia e il Made in Italy come palcoscenico per raccontare l'evoluzione di un settore in continua trasformazione, capace di unire tradizione e innovazione, heritage e contemporaneità. Dalla pace senza tempo della campagna tiburtina, con le sue ville e i suoi giardini secolari, al fasto rinascimentale di Roma, il percorso che porterà alla proclamazione dei nuovi volti Elite è un viaggio nella bellezza, nella formazione e nel talento.

La 41ª Elite Model Look World Final si preannuncia come un capitolo memorabile nella storia del contest, capace di unire la tradizione dello scouting più autorevole al mondo con una visione moderna e formativa, in un connubio perfetto tra la storia senza tempo di Roma, il patrimonio artistico italiano e il futuro della moda internazionale. Un evento che conferma il ruolo centrale dell'Italia nel panorama fashion globale e la capacità di Elite Model Look di innovare costantemente il proprio format, mettendo al centro la persona, la sua crescita e la sua preparazione ad affrontare le sfide di un settore in continua evoluzione.

RESSENTIA

Quando una maglia diventa opera d’arte senza tempo

A cura di Christian Gaston Illan

Il desiderio di celebrare e rendere immortali le proprie passioni trova oggi una nuova forma espressiva: la cristallizzazione del ricordo in un’opera di design elegante e dinamica. Questa è la visione di Riccardo Colombo e Cady Gueye, imprenditori under 30 cresciuti nel cuore produttivo della Brianza, che nel 2025 hanno fondato Ressentia. La startup innovativa nasce con l’obiettivo di rivoluzionare il concetto di comunicazione e collezionismo, elevando la maglia da gioco - e non solo - a vera e propria scultura d'arte contemporanea. Il cuore dell’innovazione risiede in un processo proprietario di cristallizzazione della materia: una tecnica d’avanguardia che permette di solidificare il tessuto preservandone meticolosamente forma, proporzioni e dettagli originali.

Ogni opera è un pezzo unico, realizzato interamente a mano attraverso una lavorazione che richiede fino a dieci giorni di dedizione assoluta. Il risultato è un processo stabile, irreversibile e inalterabile nel tempo, che garantisce all'opera un’eternità estetica. Il risultato è una scultura priva di supporti interni, leggera, rigida e vuota all’interno, capace di restituire un effetto tridimensionale dinamico che sembra catturare il movimento dell’atleta. Il design originale del capo non viene solo conservato, ma valorizzato in una nuova dimensione scultorea.

Ressentia affonda le sue radici nel 2020, frutto delle prime sperimentazioni di Riccardo che, negli anni, ha perfezionato e brevettato una tecnica di cristallizzazione unica nel suo genere.

Nel corso degli anni grazie a un costante investimento in Ricerca e Sviluppo, il processo ha raggiunto standard qualitativi ed estetici inediti.

Il processo creativo inizia con la consegna del capo da cristallizzare da parte del committente. Ogni capo viene sottoposto a uno studio specifico: ogni tessuto, sponsor tecnico e vestibilità richiede un approccio sartoriale differente. Si tratta di una produzione d’eccellenza interamente Made in Italy, eseguita rigorosamente a mano senza l’ausilio di macchinari industriali. In una fase iniziale, l’attività non era concepita come progetto imprenditoriale e rimaneva confinata al laboratorio artigianale. L’ingresso di Cady, a fine 2023, ha segnato il passaggio verso una strutturazione più solida e orientata al mercato con i primi testimonial sportivi e comunicazione social, mantenendo la qualità come valore fondante e non negoziabile. Nel 2025, il progetto ha ricevuto un ulteriore slancio grazie al contributo di Mauro Guerrini nell'ambito marketing e brand.

Il nome Ressentia, derivante dal latino re- (intensificazione) e sentire (provare emozione), evoca il concetto di memoria emotiva profonda. La missione del brand è dare una forma tangibile e scultorea alle emozioni più intense, cristallizzando esperienze personali e traguardi sportivi in icone destinate a durare per sempre. Questa unicità ha rapidamente attirato l’interesse di sportivi, di club professionistici (calcio, basket, pallavolo) e realtà corporate d'alto profilo, che utilizzano le sculture RESSENTIA come strumenti innovativi per la comunicazione e la valorizzazione del brand in contesti retail, eventi speciali e spazi museali.

Nel corso del 2025, Ressentia ha partecipato da protagonista a numerosi eventi sportivi e istituzionali, contribuendo con le proprie sculture alla valorizzazione di momenti chiave del panorama sportivo italiano e internazionale. Tra le principali iniziative figurano: la DAZN Charity Gala Dinner (4 sculture destinate all’asta) e la Finale di Coppa Italia Frecciarossa (2 sculture delle squadre finaliste) a Roma; la tappa finale del Giro d’Italia (scultura maglia rosa) a Roma; il Festival della Serie A (8 sculture rappresentative dei migliori calciatori del campionato italiano) a Parma, la vittoria dello scudetto del Napoli Calcio, lancio maglia celebrativa nazionale volley maschile e femminile in collaborazione con Erreà e FIPAV, le cene charity natalizie organizzate da ASPRIA (scultura della maglia del Milan di Paolo Maldini destinata all’asta, il 28 novembre) e da Fondazione PUPI (scultura della maglia dell’Inter di Javier Zanetti destinata all’asta) a Milano; oltre alla EA SPORTS FC Supercup a Riyadh (4 sculture delle squadre finaliste del campionato italiano di serie A).

DAZN Charity Gala Dinner Lega Serie A - Villa Miani, Roma, 13 maggio 2025

In occasione della DAZN Charity Gala Dinner organizzata dalla Lega Serie A alla vigilia della Finale di Coppa Italia, Ressentia, ha

contribuito con cinque sculture realizzate a partire dalle maglie ufficiali di Christian Vieri (FC Internazionale), Francesco Totti (AS Roma), Fabio Cannavaro (Juventus FC), Riccardo Orsolini (Bologna FC) e Rafael Leão (AC Milan). Le opere sono state parte integrante dell’allestimento dell’evento, affiancando sport, solidarietà e design.

Finale di Coppa Italia Frecciarossa - Stadio Olimpico, Roma - 14 maggio 2025

Durante la Finale di Coppa Italia Frecciarossa, due sculture Ressentia, ottenute dalle maglie ufficiali di Milan e Bologna, sono state esposte accanto al Trofeo come tributo artistico alle squadre finaliste. A seguito della vittoria del Bologna FC, una delle sculture è stata utilizzata dalla squadra per celebrare il successo sotto la curva insieme ai tifosi.

108° Giro d’Italia Maglia Rosa - Roma (tappa finale) – 1° giugno 2025

Il vincitore del 108° Giro d’Italia, Simon Yates, è stato premiato con una scultura inedita della Maglia Rosa realizzata da Ressentia. L’opera è stata consegnata dal General Manager di Iuman Intimissimi Uomo, Alessandro Soave, nell’ambito di un progetto sviluppato in collaborazione ufficiale con Iuman Intimissimi Uomo, RCS Sport e il Giro d’Italia.

In occasione del 4° Scudetto del Napoli, il capitano Giovanni Di Lorenzo ha scelto di omaggiare ciascun compagno di squadra con una scultura Ressentia, realizzando 18 opere personalizzate a partire dalle maglie del Napoli ufficiali: un gesto di riconoscenza e condivisione di un traguardo storico. Il progetto ha rappresentato per la startup una sfida tecnica e produttiva di particolare complessità. Le sculture sono state presentate in una cornice simbolica, in concomitanza con la première del film dedicato alla stagione del Napoli e l’anniversario del ricordo della morte di Maradona (25 novembre), contribuendo a fissare in forma artistica la memoria di un’annata destinata a rimanere nella storia del calcio italiano.

Erreà e dalla Federazione Italiana Pallavolo hanno scelto Ressentia per interpretare in chiave artistica la nuova maglia celebrativa “Oro – Vittoria”, realizzata per rendere omaggio ai trionfi mondiali delle Nazionali italiane maschile e femminile (7 settembre 2025 a Bangkok per la Nazionale femminile e 28 settembre 2025 a Pasay City per quella maschile). A partire da questo capo inedito, Ressentia ha sviluppato un progetto speciale trasformando la maglia in una scultura di design, tributo inedito. Il 5 dicembre la scultura è stata protagonista del lancio ufficiale della maglia “Oro-Vittoria” e accompagnerà le iniziative promozionali 2026 di Erreà e FIPAV.

EA SPORTS FC Supercup - Al-Awwal Park Stadium, Riyadh –18-22 dic. 2025

In occasione della EA Sports FC Supercup 2025/2026, Ressentia è stata selezionata dalla Lega Serie A per la realizzazione delle sculture ufficiali delle maglie delle squadre finaliste: Bologna, Inter, Milan e Napoli. Le quattro opere, create a partire dalle maglie ufficiali, sono state esposte accanto al Trofeo durante le fasi finali della Supercoppa all’interno dello stadio e durante le cene di gala e gli eventi itineranti.

Partiamo dall’inizio: chi sono Richi e Cady e cosa c’era nella vostra vita prima della nascita di Ressentia?

Siamo due imprenditori under 30 cresciuti nel cuore produttivo della Brianza. Prima di RESSENTIA le nostre vite erano già orientate al lavoro e alla progettualità, ma senza l’idea di costruire un brand nel mondo dell’arte e dello sport. RESSENTIA nasce nel 2020 dalle sperimentazioni di Riccardo sulla materia; l’ingresso di Cady, a fine 2023, trasforma un percorso artigianale in un progetto imprenditoriale strutturato.

Ressentia è un’idea molto particolare: trasformare una maglia in una scultura. Qual è stato il momento preciso in cui ha capito che questa intuizione poteva diventare un vero business?

All’inizio non era pensata come business. Il momento chiave è stato quando le prime richieste sono arrivate dall’esterno, soprattutto da atleti professionisti e club. L’interesse concreto, unito alla capacità di replicare il processo con standard qualitativi elevati, ci ha fatto capire che non era solo un’intuizione creativa, ma un modello scalabile.

Ressentia si colloca tra arte, design ed emozione. Vi considerate più un imprenditore, un creativo o un visionario?

Siamo artigiani e creativi, ma anche imprenditori. E forse un po’ visionari. Lavoriamo con un processo manuale, ma con una visione chiara: posizionare la cristallizzazione come nuova forma di collezionismo tridimensionale tra arte e design.

Quanto conta oggi il valore emotivo rispetto al valore materiale nel mercato contemporaneo, soprattutto per le nuove generazioni? Conta sempre di più. Le nuove generazioni cercano autenticità, esperienza e significato. Il valore materiale da solo non basta: ciò che fa la differenza è la storia che un oggetto rappresenta. Noi trasformiamo un ricordo in qualcosa di tangibile e permanente.

Ressentia non vende semplicemente un oggetto, ma una memoria cristallizzata. Come si costruisce un modello di business attorno a qualcosa di così intimo e personale?

Attraverso ascolto e personalizzazione. Ogni progetto nasce da un dialogo con il committente. Abbiamo strutturato un processo proprietario, replicabile ma sartoriale, che mantiene l’unicità di ogni pezzo. Questo ci permette di lavorare sia con privati sia con club e aziende, mantenendo sempre la dimensione emotiva come centro del progetto.

Qual è stata la sfida più difficile nella fase iniziale: convincere le persone, sviluppare il processo o credere fino in fondo nell’idea?

Sviluppare e perfezionare il processo. La credibilità nasce dalla qualità. Senza una tecnica stabile, irreversibile e impeccabile nei dettagli, non avremmo potuto convincere nessuno. Una volta consolidata la tecnica, il mercato ha iniziato a rispondere.

Dal punto di vista imprenditoriale, qual è stata la prima vera validazione che le ha fatto capire che Ressentia poteva scalare? Le collaborazioni istituzionali del 2025. Essere presenti alla Finale di Coppa Italia e al Giro d'Italia, oltre alla EA Sports FC Supercup a Riyadh, ci ha dato una validazione pubblica e internazionale. In quel momento abbiamo capito che il progetto poteva ambire a una dimensione globale. Inoltre, il progetto di cristallizzare 18 magliette per i compagni della vittoria dello scudetto da parte del capitano del Napoli Giovanni Di Lorenzo ci ha fornito indubbiamente un’iniezione di fiducia e orgoglio.

In un mondo dominato dal digitale, Ressentia riporta tutto a un oggetto fisico e tangibile. È una scelta controcorrente o una risposta a un bisogno emergente? È una risposta a un bisogno emergente. Più il mondo diventa digitale, più cresce il desiderio di possedere qualcosa di reale, unico e permanente. Le nostre sculture riportano l’emozione su un piano fisico, tridimensionale.

Quanto è importante il “Made in Italy” nella costruzione dell’identità e del posizionamento di Ressentia? È centrale. Produciamo interamente a mano, senza macchinari industriali, con un approccio sartoriale. Il Made in Italy non è solo un’etichetta, ma una garanzia di qualità, cultura manifatturiera e attenzione al dettaglio.

C’è una storia, un cliente o una maglia che l’ha colpita particolarmente e che rappresenta davvero il senso profondo di Ressentia?

Ogni storia è unica, ma un esempio emblematico è la cristallizzazione dei guantoni di Gianluigi Buffon per un cliente privato: non solo un oggetto sportivo, ma un simbolo generazionale trasformato in opera. Allo stesso modo, progetti legati a ricorrenze familiari o addii all’attività agonistica mostrano quanto profondo possa essere il valore emotivo.

Qual è la visione a lungo termine? Ressentia rimarrà un progetto di nicchia o ambisce a diventare un brand globale?

L’ambizione è globale. Oggi siamo presenti in Italia e in diversi Paesi europei, con aperture verso Medio Oriente. Vogliamo consolidarci come brand internazionale nell’arte sportiva e nel design, mantenendo però l’esclusività e l’eccellenza artigianale.

Qual è stata finora la decisione più coraggiosa che avete preso?

Di certo la scelta più coraggiosa è la passione che tutti i giorni ci anima per svolgere le nostre attività dopo l’orario lavorativo, di notte e nei fine settimana, sacrificando il tempo libero e con i nostri cari.

Se dovesse riassumere Ressentia in una frase che rappresenti non solo il progetto ma anche la sua filosofia imprenditoriale, quale sarebbe?

L’arte di cristallizzare la passione in sculture di design senza tempo.

AC MILAN E PUMA

CON SLAM JAM

Orgoglio e spirito competitivo

per il Fourth Kit del Club rossonero

A cura della Redazione

AC Milan e PUMA hanno lanciato il Fourth Kit del Club per la stagione 2025/26, creato in collaborazione con Slam Jam, brand simbolo della cultura contemporanea italiana. Reinterpretata in chiave contemporanea, l’identità rossonera prende forma in una collezione che mette i tifosi al centro e celebra il Club, una volta di più, come icona culturale di respiro internazionale. Pensato per accendere l’entusiasmo dentro e fuori dal campo, il Fourth Kit trae ispirazione dalla passione dei suoi sostenitori e dalla visione di Herbert Kilpin.

Costruito attorno al claim “Benvenuti all’Inferno”, il design fonde tradizione e cultura, valorizzando colori, simboli ed emozioni che rappresentano l’anima dei rossoneri. In omaggio alla storica frase-manifesto di Kilpin, “Saremo una squadra di diavoli”, il progetto mette al centro l’iconico diavolo rossonero che, ispirato ai bozzetti originali del disegnatore Bruno Prosdocimi, si estende sul fronte e sul retro della maglia e compare nascosto nella fodera della Limited Edition. “Benvenuti all’Inferno” è un richiamo all’intensità, all’orgoglio, all’unità e allo spirito competitivo che contraddistinguono AC Milan, raccontato nella sua espressione più potente: quando l’intensità dei tifosi raggiunge l’apice, giocatori, sostenitori e stadio si fondono in un’unica forza, creando momenti decisivi, indimenticabili e inconfondibilmente milanisti. Un kit progettato per portare lo spirito dell’Inferno sul campo e sugli spalti, concretizzando energia, identità e passione.

Il Fourth Kit è disponibile in due colorazioni: deep red , iconico e senza tempo, e sleek silver, un omaggio all’estetica di Slam Jam attraverso una tonalità storicamente legata ad AC Milan.

Entrambe le versioni sono impreziosite da dettagli neri decisi e dal tradizionale stemma rossonero, simbolo di identità e orgoglio. La collezione - completata da giacca, pantaloni da allenamento e accessori - è pensata per essere indossata dentro e fuori dal campo. Ogni capo racconta il legame profondo tra i tifosi e il Club, celebrato non solo come squadra di calcio, ma come icona culturale globale.

Maikel Oettle, Chief Revenue Officer di AC Milan, ha commentato: “Questo Fourth Kit rappresenta l’essenza dell’orgoglio rossonero ed è dedicato a chi vive e respira AC Milan ogni giorno. È un naturale punto d’incontro tra calcio, moda e cultura, radicato nella nostra storia e plasmato dallo spirito di Milano. Creato insieme a PUMA e Slam Jam, riflette identità, cura dei dettagli e un forte senso di appartenenza, a partire dal celebre stemma storico del Club. Più di un semplice kit, è un omaggio alla community rossonera nel mondo”.

Marco Mueller, VP Product Excellence & Brand Operations di PUMA , ha dichiarato: “Il Milan, come Milano, è sinonimo di moda. Collaborare con Slam Jam per creare questa collezione unica, sia in campo sia sugli spalti, è stata un’esperienza davvero entusiasmante. Dai colori iconici ai temi audaci, fino alle sfumature più raffinatecome il volto nascosto del gargoyle nella fodera interna della Limited Edition - è proprio questa cura per il dettaglio, presente in tutta la collezione, che crediamo saprà conquistare tifosi e giocatori”.

Luca Benini, fondatore di Slam Jam , ha aggiunto: “Mettere la nostra visione creativa al servizio della squadra che amiamo è un traguardo che consideriamo un vero motivo di orgoglio”.

Il Fourth kit 2025/26, indossato dai giocatori di movimento in deep red e dal portiere in sleek silver, ha fatto il suo esordio ufficiale domenica durante Milan-Parma , prendendosi la scena davanti ai tifosi. Un momento che ha sottolineato la visione e l’identità del Club, presentando il design nella sua dimensione più autentica: il campo.

La nuova maglia sarà indossata anche nella partita contro il Torino, in calendario a marzo, e dalla Prima Squadra femminile contro il Como Women, rafforzando ulteriormente il legame tra tutte le anime della famiglia rossonera. Il kit è disponibile nelle versioni Player e Limited, entrambe dotate della tecnologia dryCELL di PUMA per garantire comfort e gestione dell’umidità. Le maglie Player sono realizzate nell’ambito dell’iniziativa RE:FIBRE utilizzando almeno il 95% di scarti tessili riciclati e poliestere, mentre le maglie Limited sono prodotte con almeno il 90% di materiali riciclati, esclusi finiture e dettagli decorativi.

TRUE LOVE IMPACT

Dialogo e azioni concrete per le nuove generazioni

A cura della Redazione

Dal 4 al 6 maggio all’Opiquad Arena di Monza la prima edizione di True Love Impact, il nuovo Impact Generation Event promosso da Vero Volley. Un progetto che unisce sport, istituzioni, imprese e fondazioni per affrontare i temi del benessere, dell’inclusione e del disagio giovanile attraverso dialogo, testimonianze e attività esperienziali. Per Alessandra Marzari, presidente del Consorzio Vero Volley, True Love Impact rappresenta una piattaforma concreta di confronto e collaborazione capace di generare impatto reale e misurabile sul territorio e sulle nuove generazioni.

Attraverso un programma articolato di incontri, testimonianze, attività esperienziali e momenti di spettacolo, True Love Impact si propone di creare uno spazio aperto di confronto sui temi più urgenti che riguardano i giovani, rimarcando l’importanza dei concetti di crescita, educazione e inclusione: dal benessere psicologico alle fragilità sociali, dalla disabilità agli abusi, fino alle nuove forme di disagio che caratterizzano il nostro tempo.

La missione di True Love Impact è generare consapevolezza e attivare processi concreti di cambiamento. L’evento nasce infatti con l’obiettivo di mettere in connessione competenze, esperienze e responsabilità diverse per costruire soluzioni condivise e favorire iniziative ad alto valore sociale.

La visione è quella di creare nel tempo una piattaforma permanente capace di produrre impatto reale e misurabile, dando vita a una rete stabile tra sport, istituzioni, imprese, associazioni e realtà sociali che operano quotidianamente a supporto dei giovani.

Il concetto di Impact Generation è al centro del progetto: non solo riflessione e confronto, ma la volontà di attivare azioni concrete

e percorsi di collaborazione che possano tradursi in iniziative, programmi e progettualità con effetti tangibili sul territorio. Al centro del programma di True Love Impact ci saranno quattro grandi aree tematiche che riflettono alcune delle principali sfide sociali che riguardano oggi i giovani e le comunità. La prima riguarda gli abusi, con un focus su bullismo, cyberbullismo, diritti LGBTQ+ e violenza di genere, fenomeni che coinvolgono milioni di persone e richiedono nuove strategie educative e culturali. La seconda area è dedicata al malessere psicologico, affrontando temi sempre più urgenti come disturbi del comportamento alimentare (DCA), salute mentale e dipendenze. Un’attenzione particolare sarà rivolta anche al tema della disabilità, sia fisica sia intellettiva, includendo condizioni come la Sindrome di Down e altre patologie, con l’obiettivo di promuovere inclusione e piena partecipazione sociale. Infine, True Love Impact affronterà i disagi sociali, tra difficoltà familiari, dispersione scolastica e marginalità.

Durante le tre giornate dell’evento, l’Opiquad Arena diventerà un luogo di incontro tra interlocutori provenienti da ambiti diversi come rappresentanti delle istituzioni, esperti, educatori, imprenditori, oltre a organizzazioni impegnate nel sociale.

Il confronto tra questi mondi sarà il cuore di True Love Impact: un dialogo multidisciplinare che permetterà di affrontare i grandi temi del presente con punti di vista differenti ma complementari, nella convinzione che solo attraverso la collaborazione sia possibile generare un cambiamento significativo.

Il programma dell’evento prevede momenti di confronto sul Main Stage, con testimonianze e interventi di protagonisti impegnati nel sociale, nello sport e nella cultura. Accanto agli incontri pubblici saranno organizzate attività di approfondimento e percorsi esperienziali pensati per coinvolgere il pubblico in modo diretto. Gli spazi dell’arena ospiteranno inoltre aree dedicate al dialogo, laboratori e momenti di condivisione che permetteranno ai partecipanti di vivere l’evento come un’esperienza attiva e partecipata.

Le serate saranno arricchite da spettacoli e momenti di intrattenimento che completeranno il programma delle giornate, contribuendo a rendere True Love Impact un appuntamento capace di unire riflessione, cultura e partecipazione.

WeFree, progetto di prevenzione della Comunità di San Patrignano, impegnata da anni sui temi delle dipendenze, sarà protagonista sul palco il 4 maggio con “Il Posto Giusto”, uno spettacolo teatrale che unisce testimonianza e narrazione, raccontando la storia vera di una giovane tra difficoltà, dipendenza e rinascita.

Tra i momenti centrali dell’evento è prevista anche una Charity Dinner, pensata come occasione di incontro tra istituzioni, imprese, fondazioni e sostenitori del progetto. La serata avrà l’obiettivo di raccogliere risorse e rafforzare la rete di partner impegnati nello sviluppo delle iniziative sociali legate a True Love Impact.

La Charity Dinner ulteriormente valorizzata dalla partecipazione di Paolo Ruffini che farà un monologo sui temi trattati dall'evento, rappresenterà un momento simbolico e concreto di condivisione, volto a sostenere progetti dedicati al benessere e alla crescita delle nuove generazioni.

Con True Love Impact, Vero Volley avvia un nuovo percorso che guarda oltre la dimensione sportiva, mettendo lo sport al servizio della comunità e della crescita sociale.

L’obiettivo è costruire un appuntamento capace di diventare negli anni un punto di riferimento per il dialogo sui temi del benessere giovanile, generando consapevolezza, collaborazione e nuove opportunità di impatto positivo.

La prima edizione rappresenta il primo passo di questo progetto: tre giorni di incontri, esperienze e testimonianze dedicati a costruire insieme un presente e futuro più inclusivo e consapevole.

Per le 3 giornate dell’evento, l’Arena di True Love Impact è pensata come un percorso esperienziale che guida i visitatori in un viaggio di consapevolezza, incontro e partecipazione. Articolato in quattro aree tematiche, identificate da colori, ognuna suddivisa in tre sotto-tematiche associate a parole positive, il percorso si pone l’obiettivo di spostare l’attenzione dalle difficoltà alle possibilità di cambiamento.

La palette cromatica diventa così uno strumento progettuale dove ogni colore rappresenta un ambito tematico, guidando i visitatori all'interno dell'Arena. Le aree non vengono nominate per i problemi che affrontano ma per i valori che promuovono.

Durante il giorno tutti i numerosi studenti attesi saranno coinvolti in percorsi dedicati di formazione e confronto. Il programma si arricchisce inoltre di 3 eventi culturali serali aperti al pubblico. L’intera manifestazione è resa possibile grazie al contributo di diverse associazioni e partner, che ne supportano l’organizzazione.

Il programma

• Ore 09.00 - Apertura e accredito delle scuole con accoglienza e registrazione.

• Ore 09.30 - Inizio percorsi dedicati alle scuole con testimonianze dirette, laboratori pratici e workshop interattivi di esperti e realtà associative, pensati per coinvolgere gli studenti e stimolare riflessioni.

• Ore 12.30 - Pausa pranzo.

• Ore 13.30 - Ripresa delle attività.

• Ore 16.30 - Apertura al pubblico, con possibilità di esplorare i padiglioni, conoscere le associazioni presenti e partecipare alle iniziative in corso.

• Ore 18.30 - Chiusura dei padiglioni per allestimento delle serate.

• Ore 20.00 - Presentazioni, testimonianze e speech a tema sul main stage

• Ore 21.00 - Evento serale con spettacoli e momenti di approfondimento che completano l’esperienza della giornata.

Sito web: www.trueloveimpact.it

E-mail: truelove@verovolley.com

Opiquad Arena – Viale G.B. Stucchi – 20900 Monza (MB)

Pagina instagram: trueloveimpact

ANIMA GOLF

A cura di Christian Gaston Illan L’esperienza di connessione, cultura e lifestyle

Anima Golf: il golf oltre lo sport. É un modo di vivere, connettersi con sé stessi, e riscoprire il valore del tempo, della presenza e delle relazioni autentiche.

Ilona Lukianiuk, fondatrice di Anima Golf, racconta come sta trasformando la percezione del golf in Italia attraverso una piattaforma che unisce esperienza, networking e cultura contemporanea del leisure & lifestyle.

In un mercato in cui il golf è ancora percepito come uno sport di nicchia, Anima Golf introduce un vero cambio di paradigma: rendere il golf più accessibile, consapevole e significativo per chiunque si avvicini a questo mondo. Non si tratta semplicemente di eventi, ma di una piattaforma culturale dove sport, socialità e lifestyle si incontrano e si evolvono.

Come nasce Anima Golf e qual era l’idea iniziale?

Per me il golf non è solo uno sport. È uno stile di vita, un modo per rallentare e connettersi con sé stessi, con gli altri e con il mondo intorno. La mia passione nasce da un interesse autentico per la cultura, le regole e l’etichetta del golf, con un’immersione totale in ogni dettaglio: dalla tecnica del colpo alla comprensione dello spirito del gioco.

Durante un viaggio in Florida, ho giocato al Miami Beach Golf Club. Al driving range ho visto un’energia completamente diversa: tanti giovani, ragazze, gruppi di amici. L’atmosfera era viva, naturale e moderna. In quel momento ho sentito chiaramente il

desiderio di portare lo stesso spirito anche in Italia.

Così è nata l’idea di creare qualcosa di nuovo e di trasformare la percezione del golf in Europa. Anima Golf nasce come progetto che unisce la passione per il golf a una vera cultura di relazioni e scoperte. Non si tratta solo di insegnare la tecnica: certo, ogni incontro prevede la lezione con il maestro per apprendere colpi e strategie, ma il cuore del progetto è creare un contesto in cui le persone desiderino entrare nel gioco e vivere il golf in modo autentico.

Qui ciascuno si sente il benvenuto, prova il golf senza pressioni e gode della compagnia di chi condivide la stessa passione. È un’esperienza che unisce sport, socialità e scoperta, trasformando ogni incontro in un’occasione di crescita personale e di connessione con gli altri.

Il golf è percepito come sport di precisione e disciplina: quali valori vuoi trasmettere? Il nome e il logo riflettono già i valori che viviamo ogni giorno. La simbologia del brand trasmette armonia, equilibrio e gioia — sensazioni che cerchiamo in ogni momento sia sul campo sia nella vita quotidiana.

Il nome Anima Golf parla da sé: per noi il golf è un’opportunità di vivere momenti profondi, godere del silenzio del campo e della gioia dei propri risultati. Creiamo una community dove le persone si incontrano sinceramente, non per status o apparenza, ma per interesse autentico e amore per il gioco.

Il golf è molto più della tecnica. In Anima Golf voglio trasmettere valori di presenza, consapevolezza, rispetto ed eleganza. In un mondo che corre troppo, il golf insegna a rallentare, respirare e vivere il momento. Insegna pazienza: i risultati arrivano gradualmente, gli errori fanno parte del percorso e impariamo ad accettare i nostri limiti passo dopo passo.

Questa filosofia è riflessa anche nel nostro logo, ispirato al concetto di Yin e Yang. Simboleggia l’equilibrio tra opposti: movimento e quiete, concentrazione e rilassamento, risultato e stato d’animo. Il golf insegna il “non-controllo”: ci si prepara, si dà il massimo e poi si lascia andare il risultato. Anima Golf trasforma questo principio in esperienza reale, creando uno spazio dove trovare equilibrio senza pressioni.

Il progetto sembra molto attento anche all’estetica e ai dettagli. È una scelta strategica?

Assolutamente sì. Questa attenzione ai dettagli nasce dalla mia esperienza professionale come wedding planner, dove impari che ogni dettaglio contribuisce a creare emozione e a rendere un’esperienza memorabile. Ho portato questa stessa sensibilità in Anima Golf: dall’accoglienza alla cura visiva, tutto è pensato con intenzione, perché la coerenza estetica trasmette armonia e cura.

Non ci fermiamo alla bellezza visiva: cerchiamo di proporre un percorso completo e multisensoriale. Ad esempio, l’ultimo evento al Castello Tolcinasco Golf Club è iniziato con stretching e yoga per risvegliare corpo e mente, seguito dalla lezione con il golf pro per imparare i primi colpi in sicurezza. Abbiamo anche invitato un life coach, per trasferire i principi del gioco nella vita quotidiana. E naturalmente creiamo ricordi: un floral designer Maryna e un cake artist hanno reso l’evento unico e memorabile, mentre illustratori e fotografi catturano ogni momento, così che i partecipanti portino a casa preziosi ricordi.

Come il golf influenza lo stile di vita?

Il golf non è mai stato solo uno sport: è parte della vita quotidiana, capace di cambiare il ritmo, il modo di viaggiare e di vivere il tempo. Sul campo si trova equilibrio tra corpo e mente, imparando a gestire le emozioni, rispettare regole e persone e vivere il momento con consapevolezza. Il golf è anche uno specchio: rivela come affrontiamo le difficoltà, come reagiamo agli imprevisti e come ci relazioniamo con gli altri. Ogni errore diventa un’opportunità di crescita, insegnando pazienza, resilienza e presenza. Sul green si riscopre il valore della lentezza, della natura e della mindfulness: ogni respiro e ogni colpo ci ricordano l’importanza di essere presenti e di godere del momento.

Ma il golf è anche un ponte verso gli altri: è uno strumento di socialità che crea connessioni autentiche, amicizie profonde e condivisione di esperienze. Ogni partita diventa così un’occasione per scoprire sé stessi e gli altri, migliorare il proprio equilibrio emotivo e trasformare lo sport in un vero stile di vita.

Perché secondo te è importante sviluppare la cultura del golf in Italia?

Il golf in Italia ha grandi potenzialità: i campi sono bellissimi, immersi in paesaggi tra colline, mare e borghi storici. Vorrei che sempre più persone, soprattutto giovani o chi non ha mai considerato il golf, possano scoprire questo mondo.

Anima Golf ha un’idea semplice ma potente: trasformare il primo contatto con il golf da percorso individuale a esperienza condivisa. Invece di imparare da soli, le persone si incontrano e vivono la passione insieme, generando emozioni, curiosità e legami autentici. È proprio questo primo incontro che accende il desiderio di tornare, trasformando il golf in un’esperienza autentica.

Quali sono i prossimi passi e l’evoluzione che immagini per Anima Golf?

Sto espandendo il progetto in diverse direzioni, per diventare un punto di riferimento nell’experiential golf:

Mondo aziendale : Sviluppiamo format come i team building, in cui il golf diventa uno strumento innovativo per rafforzare le relazioni professionali e migliorare la comunicazione nei team. Momenti personali: Ci apriamo a incontri più informali, come feste tra amici, compleanni o esperienze di coppia, per trasformare il tempo libero in qualcosa di davvero significativo.

Golf Travel Experiences: Stiamo organizzando viaggi che uniscono scoperta, sport e connessione in contesti internazionali, per esplorare nuove culture condividendo questa passione con una community sempre più grande.

Vorrei creare una nuova cultura del leisure & lifestyleconsapevole e aperta - dove il golf diventa parte naturale della vita contemporanea.

Se dovessi descrivere Anima Golf con tre parole chiave, quali sceglieresti?

• Connessione: il golf come strumento per costruire relazioni autentiche

• Stile di vita: consapevolezza, contatto con sé stessi e con gli altri, capacità di essere presenti.

• Esperienza: ogni evento è un viaggio multisensoriale curato nei minimi dettagli.

Perché il golf non è solo uno sport: è anche un percorso di crescita personale, equilibrio e consapevolezza. È uno stile di vita, una filosofia e una passione che ho trasformato in Anima Golf. E questa nuova cultura continuerò a costruirla e svilupparla, creando esperienze che uniscono sport, persone ed emozioni.

Event planner: @animagolf, ilona___lk

Floral designer & concept: @maryna_geyman

Photographer: @slutskaia_photo

Content creator: @anastasiadryga

Art illustrator: @boolavina.art

Cake: @sublimcake.it, @beauty_iznutri

Stretching coach: safi_ko

Golf coach: @varley_golf_pro

Location: @castellotolcinascogolfclub

ATOMIC E LA NUOVA

LINEA VOLANT

Precisione

affinata

A cura della Redazione

per la Pinnacle Series

Con il rilancio della linea Volant , Atomic riafferma la propria visione della performance come sintesi di innovazione, manifattura artigianale e design senza tempo. Concepiti nel 1989 e realizzati a mano ad Altenmarkt, in Austria, gli sci Volant rappresentano l’incontro tra la tradizione dell’acciaio inox e oltre 70 anni di esperienza tecnica nello sci alpino, offrendo prestazioni potenti in pista e un’estetica distintiva e raffinata.

La linea Volant entra oggi a pieno titolo nella Pinnacle Series , insieme ai modelli Redster i e Redster RS . Pinnacle significa Performance. Value. Excellence. È la massima espressione della filosofia Atomic: prodotti premium che offrono prestazioni di altissimo livello, valore comprovato e precisione tecnica, progettati per sciatori che richiedono eccellenza in ogni dettaglio, dalla qualità costruttiva all’esperienza sulla neve. La disponibilità può essere limitata, ma l’accesso rimane intenzionale e inclusivo, pensato per chi cerca il meglio. L’offerta è destinata a una selezione di punti vendita qualificati ed è già disponibile in alcuni retailer italiani selezionati.

Una storia di acciaio e precisione. Dal 1989 Volant ha costruito la propria identità attorno all’acciaio inox, materiale che ne definisce l’estetica e le caratteristiche tecniche. Realizzati artigianalmente ad Altenmarkt, gli sci Volant sono progettati per curve precise

Atomic Volant - Giorgio Rocca

e sciate fluide, con una stabilità che si traduce in controllo e sicurezza anche alle alte velocità. Il topsheet in acciaio inoxStainless-Steel Top - conferisce alla linea la sua estetica premium e garantisce al tempo stesso il giusto equilibrio tra rigidità e stabilità per un’esperienza sciistica armoniosa .

La tecnologia Double Steel Powered integra due strati di acciaio nella costruzione dello sci, assicurando eccellente tenuta di lamina, maggiore rigidità torsionale e trasmissione della potenza fluida, mantenendo il peso sotto controllo. Il risultato è un avvio curva sicuro e prestazioni stabili in diverse condizioni di pista.

Ogni dettaglio, dalle incisioni laser ai trattamenti con rivestimento a vaporizzazione metallica, contribuisce a elevare ulteriormente resistenza, durata ed estetica distintiva.

Giorgio Rocca , Legend Atomic e tester Atomic Volant: “Con il nuovo Volant, è stato amore alla prima curva. Devo dire che lo sci mi ha sorpreso, in quanto non è solo esteticamente appariscente e bello, ma riesce ad esprimere un livello di performance molto alto. L'ho testato in condizioni differenti, a differenti intensità, e ha sempre risposto presente. Davvero un grande sci!”.

Luca Tavian, marketing manager Atomic Italia: “Volant rappresenta la massima espressione del pilastro strategico aziendale del ‘Maker DNA’. La nuova collezione Volant unisce design iconico, artigianalità tradizionale, performance straordinarie e personalizzabilità. Volant esiste per fornire un’esperienza concretamente superiore, premium e distintiva”.

La gamma Volant

Al vertice della linea, il Volant 9000 offre prestazioni senza compromessi grazie alla costruzione a doppio strato in acciaio, topsheet edge-to-edge in acciaio inox e struttura Full Sidewall Sandwich, per un’eccezionale presa di lamina e stabilità alle alte velocità.

Larghezza al centro: 70–72 mm.

Il Volant 7000 combina performance premium con una larghezza al centro maggiore, pensata per garantire fluidità e versatilità anche quando le condizioni della pista cambiano nel corso della giornata. Due strati in acciaio, Power Woodcore e finitura in acciaio inox assicurano curve sicure dalla prima all’ultima discesa. Larghezza al centro: 74–78 mm.

Il Volant 5000 completa la gamma incarnando l’essenza Volant: design senza tempo, materiali di alta qualità e maneggevolezza fluida e sicura, mantenendo le caratteristiche costruttive distintive della linea. Larghezza al centro: 70–72 mm.

In abbinamento alla collezione Atomic Volant Atomic Savor GT AMID Visor Photo, un casco con visiera ad alte prestazioni progettato per sciatori da pista che cercano protezione

e visibilità impeccabile in ogni curva. Il design essenziale integra tecnologie premium e un’estetica moderna, offrendo comfort, sicurezza e qualità visiva superiori in montagna. La visiera fotocromatica regola automaticamente la tonalità in base alle condizioni di luce – riducendo l’abbagliamento, l’affaticamento visivo e garantendo una visione chiara dalla prima salita all’ultima discesa. La Performance Visor integrata assicura la stessa tenuta e pressione di contatto delle tradizionali maschere, integrata direttamente nel casco. Per la protezione dagli impatti, il Savor GT è dotato della tecnologia AMID (Atomic Multi-Directional Impact Deflector) – un sistema in schiuma a doppia densità che offre fino al 40% in più di protezione rispetto agli standard di settore. In combinazione con il sistema Live Fit 360°, il casco si adatta immediatamente alla forma della testa dello sciatore, garantendo una calzata personalizzata e sicura fin dal primo utilizzo.

Atomic Volant Black , bastoncino in carbonio con un’elegante combinazione di prestazioni di alto livello e stile raffinato. L’asta Carbon Pro offre una rigidità eccezionale con un peso minimo e una resistenza affidabile per lo sci da pista. L’impugnatura ergonomica scolpita e lo strap Elite con sistema di sgancio rapido di sicurezza integrato SQS rilasciano istantaneamente lo strap sotto tensione per aiutare a prevenire gli infortuni. Un bastoncino da sci di alta qualità creato per donare equilibrio, sicurezza e una maggiore stabilità sulla neve.

Tavian Luca - Atomic Marketing Manager Italia

ATOMIC

Fondata nel 1955, Atomic è uno dei più grandi marchi di sci al mondo. Con sede nel cuore delle Alpi austriache, l’azienda continua a sviluppare alcune tra le migliori attrezzature per gli sport invernali. Dalle piste al powder, dalle cime remote del backcountry ai tracciati nordici, Atomic esiste per spingere lo sci sempre avanti. I prodotti Atomic hanno ridefinito l’esperienza dello sci per atleti di ogni livello – dai principianti ai più grandi campioni, tra cui Mikaela Shiffrin.

Atomic Volant - Giorgio Rocca
Atomic Volant - Giorgio Rocca
Atomic Volant - Giorgio Rocca

Il padel è lo sport che negli ultimi anni ha registrato il più alto tasso di crescita a livello globale: il numero di campi da gioco in tutto il mondo è cresciuto vertiginosamente e si prevede che nel 2027 si arriverà a oltre 100 mila campi.

ITALIAN PADEL

Come guidare il boom del padel nel mondo

A cura della Redazione

In Italia i campi nel 2013 erano appena 20, mentre oggi se ne contano 10.060 (una crescita del 3.350% ), mentre i giocatori sono più di un milione.

Anche il numero dei club di padel ha registrato una crescita esponenziale: nel 2016 nel mondo erano meno di 3.000, mentre oggi hanno raggiunto i 16.000, un incremento del 565%. Solo tra il 2023 e il 2024 sono nati 3.282 nuovi club, una media di 9 al giorno.

Italian Padel, obiettivo 145 paesi nel mondo

In questo scenario, Italian Padel , azienda bresciana leader nazionale nella progettazione, produzione e installazione di campi (con oltre 2.500 campi realizzati in Italia , ed altri 1.000 in 38 Paesi nel mondo), ha un importante obiettivo strategico: l'espansione della produzione di campi, coperture e platee in 145 Paesi del mondo. Un piano ambizioso, supportato da nuovi brevetti progettati per risolvere criticità tecniche e logistiche nei diversi mercati, e da una linea di campi completamente rivoluzionari e tecnologici, in grado di coprire un nuovo mercato e soddisfare esigenze specifiche di ogni nazione.

Italian Padel by Claudio Galuppini

Tra i nuovi brevetti troviamo il campo "Crystal Padel", caratterizzato da una struttura completamente trasparente che aumenta la spettacolarità delle partite (un prodotto luxury per location esclusive), e il "Cyber Padel", una nuova concezione di campo dotato di una pedana intelligente per realizzare sfide tra giocatori e intelligenza artificiale.

Il network “Italian Padel Club”

Italian Padel si è distinta anche per la creazione del network "Italian Padel Club": estensione strategica dell'attività core di vendita dell'azienda, oggi raccoglie oltre 300.000 giocatori e più di 750 club in tutta Italia. L'obiettivo è connettere giocatori e circoli, offrendo opzioni di networking e promuovendo benefici per i membri.

Questa visione segna un cambio di passo nel mondo del padel: Italian Padel non propone solo impianti sportivi, ma soluzioni scalabili, sostenibili e ad alto impatto sociale , grazie anche al network Italian Padel Club

Il crowdfunding su Mamacrowd

Per sostenere il progetto di internazionalizzazione, Italian Padel ha aperto una campagna pubblica di crowdfunding su Mamacrowd per raccogliere dagli investitori quattro milioni di euro. L'80% dell'obiettivo minimo è già stato raggiunto in forma privata.

Il 55% degli investimenti sarà destinato all'internazionalizzazione, il 30% allo sviluppo del network “Italian Padel Club” e al marketplace , il 5% allo sviluppo dei nuovi prodotti brevettati e il restante 10% per spese di gestione e fondi di liquidità per sostenere la crescita.

Il 65% dei fondi destinati all'internazionalizzazione sarà destinato alla penetrazione in cinque Paesi Core: Regno Unito, Francia , Germania , Paesi Bassi, Tunisia . Il restante 35% sarà destinato a 15 Paesi secondari e 20 minori.

Questa strategia consente di consolidare la presenza in Paesi ad alto potenziale con piani personalizzati, di valorizzare la storicità dei mercati già serviti (leve digitali, franchising, brand reputation) e di poter scalare in modo modulare e sostenibile, senza moltiplicare i costi fissi. Il target finale dell'operazione è l'installazione di 2.000 campi entro il 2030

Claudio Galuppini, CEO dell'azienda e appassionato giocatore di padel, è convinto di raggiungere i 4 milioni in poco tempo in quanto Italian Padel è un brand internazionale solido, inclusivo e in espansione globale, affermato per alta qualità e sicurezza. I 14.500 mq coperti del sito produttivo, inoltre, hanno una capacità produttiva, oggi inespressa, di 2.250 campi all'anno

“Italian Padel non è una classica società che produce campi”, afferma Claudio Galuppini. “È la visione da imprenditore che ho da sempre, ovvero quella dell’etica sociale quale cuore di un progetto, nato da un sogno profondo: migliorare il mondo che mi circonda. Attraverso

la costruzione di campi e con il nostro network, creiamo spazi che non sono solo luoghi di gioco, ma veri e propri luoghi di relazione, inclusione, e opportunità. Ogni campo è un tassello di una visione molto più grande: unire le persone, abbattere le barriere, dare valore alla comunità. Italian Padel è questo: un'impresa che parte dal gioco per arrivare alla vita. Provengo da una famiglia molto umile. Ho iniziato da zero come operaio, poi sono stato allievo, artigiano epasso dopo passo - sono diventato imprenditore. Ma prima di tutto, sono una persona che non si è mai arresa e non ha mai mollato. Il mio percorso è fatto di grandi sacrifici, molte notti insonni, enormi preoccupazioni e responsabilità, mani sporche dal lavoro e un cuore sempre pieno di fede e di speranza”.

Investimento a basso rischio

L'obiettivo è di finalizzare la vendita dell'azienda entro cinque anni moltiplicandone il valore tra le due e le tre volte, tramite la vendita a fondi di investimento o grandi player del settore. Italian Padel prevede di avviare la distribuzione di dividendi a partire dal 2028–2029, quando si presume che l'indebitamento venga estinto.

Sito produttivo Italian Padel

FSA BIKE FESTIVAL

Il futuro parte dal Garda, regno dell’off road internazionale

A cura della Redazione

Riva del Garda tornerà ad essere, dal primo al 3 maggio 2026, il punto di riferimento della comunità off-road internazionale. Nuove experience, un ricco programma di eventi e un traguardo importante nella gestione sostenibile dei trail.

Con i primi giorni di primavera, tutto attorno al Lago di Garda iniziano a prendere vita e a popolarsi i sentieri e le strade sterrate disegnati sulle montagne che si affacciano sul grande specchio d’acqua. FSA Bike Festival segna così l’inizio della stagione: tre giorni di adrenalina e divertimento, immersi in una delle destinazioni ciclistiche più attraenti d’Europa. E nel 2026, lo sguardo si amplia ancora di più: oltre le gare e l’expo, si guarda al futuro del ciclismo.

Pedalare con responsabilità e inclusione

Garda Trentino è da decenni riconosciuta per i suoi trail di “alta gamma”, dai percorsi che scorrono lungo il lago a quelli più in quota. Quest’anno la regione raggiunge anche un importante traguardo internazionale: è la prima destinazione al mondo a raggiungere la fase finale della certificazione “International Trail Rating System” (ITRS), che si occupa di fornire ai rider informazioni chiare, semplici e trasparenti sui livelli di difficoltà, esposizione e sulle caratteristiche del percorso. Per le destinazioni come Garda Trentino, questa certificazione permette di migliorare la

Foto © Garda Dolomiti SPA

pianificazione strategica nello sviluppo dei trail, garantendo allo stesso tempo una manutenzione sostenibile e migliorando nel complesso l’esperienza dei visitatori.

Come sempre, grande attenzione all’inclusione: oltre alla tradizionale classificazione per colori, il grado di difficoltà sarà indicato anche da punti pieni e vuoti, un modo per andare incontro anche gli utenti con daltonismo. Il sistema di segnaletica MTB, che Garda Trentino testa dal 2022, da quest’anno potrà essere visto in funzione dai visitatori su tutti i sentieri.

ITRS live: dalla teoria al trail

E per condividere la propria esperienza territoriale, giovedì 30 aprile si terrà un evento B2B esclusivo con i manager ITRS

Mischa Crumbach ed Edoardo Melchiori: al centro del confronto non ci sarà soltanto la presentazione dei livelli di certificazione (Bronzo, Argento, Oro), ma soprattutto il contesto di riferimento e i vantaggi concreti per le destinazioni nell’adozione di questo sistema informativo. Seguirà una sessione on-bike al Monte Brione, occasione per una dimostrazione dal vivo della segnaletica installata.

Sabato 2 maggio anche i visitatori del Festival potranno scoprire queste novità con un tour guidato.

Bike Festival Award 2026: il futuro al centro

Lo sguardo al futuro caratterizza anche la nuova edizione del Bike Festival Award. Oltre alle tradizionali categorie mountain bike, eMTB e gravel, nel 2026 saranno introdotti tre nuovi premi:

• Innovation Award per prodotti innovativi nel mondo bike

• Sustainability Award per l’iniziativa più sostenibile

• Start-Up Award per le aziende con meno di due anni di presenza sul mercato

Il termine per la candidatura è stato prorogato al 15 marzo.

Garda Dolomiti SPA - Foto © Patrick-Wasshuber
Garda Dolomiti SPA - Foto © Parisi
Foto © Garda Dolomiti SPA

A presiedere la giuria internazionale sarà Uli Stanciu, fondatore del Bike Festival e figura chiave della scena mountain bike europea. A supportarlo, esperti di design e innovazione come Giampaolo Allocco, Fiorenza Baratti, Marco Menin, Michael Rieder e Sandra Schuberth.

Future Summit: l’IA incontra l’outdoor

Giovedì 30 aprile torna anche il Bike Festival Future Summit, con un focus su uno dei temi più discussi del nostro tempo: “AI & Outdoor: come cambia l’esperienza dei biker”. All’Hotel Du Lac et Du Parc , i principali esperti del settore discuteranno di come l’intelligenza artificiale stia cambiando la pianificazione dei percorsi, i comportamenti degli utenti e la gestione delle destinazioni. Il format B2B è pensato per coinvolgere i professionisti dell’industria e del turismo, coloro che contribuiscono attivamente allo sviluppo del settore bike e outdoor.

«Il Bike Festival Future Summit è una piattaforma strategica che riunisce leader, innovatori e stakeholder dell’industria, del turismo e dell’outdoor per progettare insieme il futuro - sottolinea Oskar Schwazer, General Manager di Garda Trentino - Azienda per il turismo S.p.A. - e l’intelligenza artificiale rappresenta una leva centrale, non solo per l’industria, ma anche per le destinazioni turistiche. Per una DMO come Garda Dolomiti l’IA, infatti, permette di gestire i flussi di visitatori, le loro esperienze e una enorme quantità

di dati, migliorando così la pianificazione, la sostenibilità e la qualità dell’esperienza dei visitatori».

Una nuova location per la serata espositori

Oltre ai trail, ai talk e agli altri eventi collaterali, FSA Bike Festival è prima di tutto connessione: la serata espositori è confermata per giovedì 30 aprile alle 19:00, in una location del tutto nuova. L’evento riunirà espositori, rappresentanti del settore, media e partner in un’atmosfera rilassata e informale, perfetta per dare il via al festival.

Novità 2026: Special Press Preview

Per la prima volta nella storia del Bike Festival, il giorno di apertura l’Area Expo sarà aperta dalle 9 alle 11 in anteprima per media e professionisti della comunicazione che potranno così scoprire le principali novità, scambiare idee e approfondire i contatti. Il punto d’incontro per i media che intendono partecipare è, alle ore 9:00, nella Press Room.

Tre giorni, un’esperienza completa

FSA Bike Festival 2026 non è solo racing, expo e test-bike. È un approccio completo all’off-road, in cui esperienza diretta, innovazione e responsabilità ambientale vanno di pari passo, rendendo il Bike Festival e tutto il Garda Trentino punto di riferimento per una cultura bike sostenibile.

Foto © Garda Dolomiti SPA
Garda Dolomiti SPA - Foto © Parisi
Foto © Garda Dolomiti SPA

FABIO BETTIO

Il nuovo concetto di

fiera:

da vetrine a piattaforme strategiche

A cura di Christian Gaston Illan

Fabio Bettio, lei è alla guida di alcuni dei principali eventi fieristici in Italia delle tecnologie per il settore food & beverage e delle tecnologie per il laboratorio.

Ci racconta brevemente il suo percorso professionale e come è arrivato a dirigere Cibus Tec e Labotec?

Il mio percorso è quello di chi ha costruito competenze sul campo, per oltre vent’anni, nel mondo degli eventi industriali. Ho iniziato dalla macchina operativa, dove impari che una fiera non è un titolo ma un sistema complesso fatto di imprese, tempi, relazioni e promesse da mantenere. Negli anni in Fiere di Parma ho consolidato una doppia specializzazione. Da un lato la capacità commerciale e di partnership, dall’altro la progettazione di format e contenuti, con attenzione alla qualità del pubblico e all’internazionalità.

Dal 2016 sono Exhibition Director in Koeln Parma Exhibitions, la joint venture tra Fiere di Parma e Koelnmesse. La sinergia tra due organizzatori leader in Italia e in Germania nei mondi food e food tec è stata un salto di qualità e sono entrato in un circuito internazionale straordinario. Oggi guido la direzione strategica e l’organizzazione di Cibus Tec e Labotec con un obiettivo concreto. Far crescere eventi

con identità chiara e credibilità internazionale, utili al mercato e capaci di trasformare relazioni e contenuti in opportunità di business.

Come si differenziano Cibus Tec e Labotec tra loro in termini di obiettivi e pubblico?

Cibus Tec è il punto d’incontro, da oltre 80 anni, tra l’industria food & beverage e chi fornisce tecnologie industriali principalmente per trasformazione e packaging. È una fiera dove l’innovazione si vede in funzione, perché il pubblico arriva con obiettivi chiari: valutare soluzioni, fare benchmark, aprire progetti e investimenti.

Labotec è invece la piattaforma dedicata a tecnologie e soluzioni per laboratorio, ricerca e analisi, con un pubblico trasversale che va dall’industria manifatturiera ai centri di ricerca fino al settore sanitario. Qui il focus è su strumenti, metodi e servizi che supportano controllo qualità, sviluppo prodotto, sicurezza e affidabilità del dato. Due community in parte diverse ma complementari, perché oggi competitività e innovazione si giocano tanto sulla linea quanto sulla capacità di misurare e validare.

Come si stanno evolvendo le fiere dopo la pandemia?

Dopo la pandemia le fiere sono diventate meno “vetrina” e più “piattaforma di lavoro”. Le aziende chiedono tempo ben speso, contatti qualificati, contenuti utili e strumenti che accelerino le decisioni. Questo ha alzato l’asticella su tre fronti: qualità del pubblico, capacità di creare relazioni prima e dopo l’evento, e contenuti che non siano teoria ma casi, numeri, applicazioni. In parallelo il digitale non ha sostituito e non sostituirà la fiera, ma la estende. L’evento rimane il momento in cui ci si guarda negli occhi e si decide, mentre il resto dell’anno serve per preparare e far maturare opportunità.

Quali sono i trend più rilevanti che state osservando nel settore food & beverage?

Stiamo vedendo un’accelerazione su efficienza e resilienza, perché energia, costi e volatilità impongono linee più flessibili e meno energivore. Cresce l’automazione, cresce l’integrazione dei dati, cresce la richiesta di tracciabilità e qualità misurabile in tempo reale. Sul packaging il trend è doppio: sostenibilità e prestazioni devono stare insieme, quindi materiali, design e processi devono garantire riciclabilità, sicurezza, shelf life e produttività. Infine, nello specifico del beverage, il mercato chiede velocità di formato, qualità costante e affidabilità su volumi alti, con linee capaci di adattarsi a innovazione di prodotto e a richieste sempre più frammentate.

Qual è il ruolo dell’innovazione tecnologica nelle prossime edizioni di Cibus Tec e Labotec?

Per il mio lavoro, innovazione significa offrire opportunità affinchè le aziende dei settori delle nostre fiere siano più competitive. A Cibus Tec questo passa da tecnologie che aumentano produttività, riducono sprechi, migliorano flessibilità e garantiscono qualità e sicurezza in modo scalabile. A Labotec l’innovazione è soprattutto velocità e affidabilità del dato con automazione, connettività, digitalizzazione dei flussi, strumenti che riducono l’errore umano e portano risultati più rapidi e riproducibili. In entrambi i casi, l’obiettivo non è “mostrare novità”, ma far emergere soluzioni applicabili e creare il contesto perché chi compra e chi propone tecnologia si parlino in modo efficace.

Che ruolo ha la sostenibilità nella selezione degli espositori e nei contenuti delle fiere?

La sostenibilità per noi è un criterio di lettura dell’innovazione, non un’etichetta. Non riguarda solo ciò che si dichiara, ma ciò che un’azienda riesce a dimostrare quando deve prendere decisioni industriali concrete, tra competitività, requisiti normativi e aspettative del mercato. Per questo la sostenibilità entra soprattutto nel modo in cui progettiamo contenuti e percorsi, chiedendo ai protagonisti di portare casi reali e scelte tecniche motivate. Il valore di Cibus Tec e Labotec è offrire un contesto dove approcci diversi si confrontano in modo serio, dove si possono fare domande, entrare nel merito e uscire con una direzione chiara, applicabile e coerente con gli obiettivi dell’impresa.

In quali mercati esteri puntate di più nei prossimi anni?

Puntiamo sui mercati dove l’industria alimentare sta investendo in capacità produttiva e modernizzazione, e dove il Made in Italy tecnologico ha le migliori opportunità di crescita. Europa e bacino mediterraneo restano fondamentali per prossimità e continuità di scambi. Guardiamo con attenzione al Medio Oriente, a diverse aree dell’Asia e, sempre di più, ad alcuni Paesi africani ad alto potenziale industriale. Su questi mercati lavoriamo con un approccio concreto attraverso relazioni, azioni mirate e programmi di incoming per portare decisori in fiera e creare opportunità reali per gli espositori.

Qual è stata la sfida imprenditoriale più complessa che ha affrontato nella gestione di questi eventi?

La sfida più complessa è costruire crescita senza perdere qualità. Significa ascoltare il mercato e adattare il format, mantenendo una promessa chiara. Su Cibus Tec la complessità è tenere insieme tre elementi che devono funzionare contemporaneamente. Un’offerta tecnologica completa e credibile su più filiere, un pubblico davvero decision maker con obiettivi di investimento e un livello di contenuti che faccia avanzare la conversazione del settore. Ogni edizione richiede di riallineare questi tre piani, perché le aziende evolvono, le priorità industriali cambiano e l’asticella

dell’internazionalità si alza. Nel caso di Labotec, la complessità è stata creare un appuntamento credibile, con contenuti e community, in un settore che ha bisogno di competenze e fiducia. Il punto non è solo portare espositori, ma costruire un contesto in cui laboratorio, ricerca e industria si riconoscano e trovino valore immediato, perché il dato e l’analisi oggi sono leve decisive tanto quanto le tecnologie di produzione.

Un’anticipazione che può darci sulla prossima edizione del Cibus Tec 2026 e Labotec 2026?

Su Cibus Tec 2026 rafforzeremo la rappresentatività completa delle tecnologie food & beverage per tutte le filiere. Crescerà anche il Top Buyers Program, con un lavoro ancora più mirato sui mercati e sui profili decisionali e svilupperemo diversi progetti su formazione, giovani talenti e start up. Labotec 2026 sarà alla sua seconda edizione, con cadenza annuale, e si svolgerà in concomitanza con Cibus Tec. Sono previsti investimenti importanti per far crescere numeri e qualità dei visitatori dall’Italia e dall’estero in tutti i settori dove laboratorio e analisi sono centrali. La concomitanza dei due eventi creerà sinergie forti tra tecnologie di produzione e confezionamento e soluzioni per ricerca, controllo e qualità. Appuntamento a Parma dal 27 al 30 ottobre 2026 con Cibus Tec e dal 27 al 28 ottobre 2026 con Labotec.

WOBI ITALIA

A cura di Christian Gaston Illan Ana Mazzeo e la leadership in evoluzione

Ana, il World Business Forum rappresenta ogni anno uno dei principali momenti di incontro per leader e manager a livello internazionale. Qual è, secondo lei, il valore più profondo che eventi come questi offrono oggi al mondo del business?

Il valore più profondo è la possibilità di creare uno spazio di pensiero in un contesto che, normalmente, lascia poco tempo per fermarsi. Oggi i leader sono immersi in una quotidianità fatta di decisioni rapide, pressione sui risultati e cambiamenti continui. Eventi come il World Business Forum offrono un momento raro in cui è possibile uscire dalla logica dell’urgenza per entrare in quella della prospettiva.

Non si tratta solo di ascoltare contenuti di alto livello, ma di rimettere in discussione il proprio modo di vedere le cose. Spesso ciò che le persone portano via non è una risposta, ma una domanda migliore. Ed è proprio questo che genera valore nel tempo.

Nel suo ruolo all’interno di WOBI, lei è a stretto contatto con alcune delle menti più autorevoli del management globale. Quali temi stanno emergendo con maggiore forza negli incontri di quest’anno?

Stiamo osservando una convergenza molto interessante. Da un lato, c’è una forte attenzione alla capacità di guidare in contesti sempre più complessi e incerti: non esistono più modelli stabili, e questo richiede leader più adattivi, capaci di prendere decisioni anche in assenza di tutte le informazioni. Dall’altro lato, emerge con grande forza il

tema della trasformazione - non solo digitale, ma culturale. Sempre più speaker WOBI sottolineano come il vero cambiamento avvenga quando cambiano i comportamenti, non solo gli strumenti.

E poi c’è l’intelligenza artificiale, che è sicuramente al centro della conversazione. Ma ciò che colpisce è che il focus si sta spostando: meno entusiasmo tecnologico fine a sé stesso, più attenzione all’impatto reale sul lavoro, sulle competenze e sul ruolo del leader nel guidare questa transizione in modo responsabile.

Molti leader sottolineano l’importanza di non sentirsi mai “arrivati”. Quanto conta oggi, per un professionista o un imprenditore, coltivare una mentalità di apprendimento continuo?

Conta moltissimo, ed è cambiato anche il significato stesso di apprendimento. Non è più solo acquisire nuove competenze tecniche, ma sviluppare la capacità di adattare il proprio modo di pensare.

I leader più efficaci oggi sono quelli che mantengono una curiosità autentica, che si espongono a idee diverse e che accettano di rivedere le proprie convinzioni. In un certo senso, è un equilibrio tra sicurezza e apertura: avere una direzione chiara, ma non sentirsi mai definitivi.

L’apprendimento continuo è anche un atto di umiltà. Significa riconoscere che il contesto evolve più velocemente di noi e che restare rilevanti richiede un lavoro costante su sé stessi.

In un’epoca in cui conoscenze e contenuti sono sempre più accessibili online, quale valore aggiunto offre ancora la partecipazione a un grande evento internazionale come il World Business Forum?

È vero che oggi l’accesso ai contenuti è molto più semplice rispetto al passato. Ma il punto non è solo “cosa” si apprende, bensì “come” e “con chi”.

Un evento come il World Business Forum è un’esperienza immersiva: per due giorni si entra in un ambiente in cui tutte le persone condividono lo stesso obiettivo, quello di crescere e confrontarsi. Questo crea un’energia particolare, che accelera l’apprendimento.

Inoltre, il valore nasce dalle connessioni. Spesso le conversazioni più significative avvengono fuori dal palco: nei momenti informali, negli scambi tra partecipanti. È lì che le idee si concretizzano e diventano azione.

L’intelligenza artificiale e l’automazione stanno trasformando profondamente il lavoro. Quali qualità umane ritiene diventeranno ancora più decisive nella leadership del futuro?

Più la tecnologia avanza, più il fattore umano diventa centrale. Le qualità che faranno la differenza non sono replicabili da una macchina: empatia, capacità di ascolto, pensiero critico, giudizio. Ma aggiungerei anche la capacità di dare senso. In contesti di grande cambiamento, le persone non cercano solo direzione operativa, ma anche significato. I leader dovranno essere sempre più capaci di interpretare la complessità e tradurla in visione. Un altro elemento chiave sarà l’autenticità. In un mondo in cui tutto è accessibile e trasparente, le persone riconoscono molto velocemente ciò che è autentico da ciò che non lo è. E la fiducia diventerà una delle risorse più preziose.

Paradossalmente, mentre il mondo diventa sempre più digitale, cresce anche il bisogno di incontro reale e di relazioni dirette. Quanto ritiene che eventi fisici come quelli di WOBI siano oggi ancora più importanti?

Credo che il digitale abbia ampliato enormemente le possibilità, ma non abbia sostituito il bisogno di relazione. Anzi, in molti casi lo ha reso ancora più evidente. Gli incontri fisici permettono un livello di connessione più profondo: non solo scambio di informazioni, ma costruzione di fiducia. E la fiducia è qualcosa che si sviluppa molto più rapidamente quando le persone condividono uno spazio reale. Per questo eventi come quelli di WOBI non sono solo momenti di contenuto, ma veri e propri catalizzatori di relazioni.

Durante le conversazioni con speaker e leader internazionali, c’è un messaggio o una visione che l’ha colpita particolarmente e che ritiene significativo condividere?

Un messaggio che ritorna spesso è che la leadership sta cambiando natura. Non è più solo una questione di performance, ma di impatto.

Sempre più leader parlano della responsabilità di costruire

organizzazioni che non siano solo efficienti, ma anche rilevanti per le persone e per la società. Questo implica prendere decisioni diverse, ma anche porsi domande diverse.

Un altro elemento interessante è l’idea che non esistano più soluzioni definitive. I migliori leader sono quelli che continuano a evolvere, insieme alle loro organizzazioni.

Gli eventi WOBI favoriscono il dialogo tra esperienze, settori e culture diverse. Quanto è importante oggi questo scambio di prospettive per stimolare innovazione e nuove idee?

Guardando al futuro, quale ruolo immagina per realtà globali come WOBI nel contribuire alla formazione di una nuova generazione di leader capaci di coniugare tecnologia, visione e centralità della persona?

Credo che il ruolo sarà sempre più quello di piattaforme di apprendimento continuo e di connessione globale. Non solo eventi, ma ecosistemi che accompagnano i leader nel tempo.

In questo senso, WOBI si sta già muovendo in questa direzione anche attraverso la WOBI Membership, che offre un anno di contenuti digitali e l’accesso a una community globale di oltre 10.000 business leader. Accanto ai grandi appuntamenti come il World Business Forum e WOBI on AI & Business Transformation, organizziamo durante l’anno momenti più ristretti di contenuto e networking, pensati proprio per favorire un confronto più diretto e costruire relazioni autentiche.

La sfida sarà sempre più quella di integrare tecnologia e umanità, creando spazi in cui le persone possano non solo apprendere, ma anche confrontarsi e crescere insieme. È lì che si giocherà la leadership del futuro.

Ana Mazzeo

DREEL, L’HUB CHE CREA VALORE

Il live entertainment che mette al centro le persone

A cura di Christian Gaston Illan

Oggi si parla molto di experience: quando un evento smette di essere "format" e diventa realmente un momento di valore per le persone?

Un evento smette di essere un format quando smette di essere progettato per chi lo produce e comincia a essere progettato per chi lo vive.

Suona ovvio, ma la maggior parte degli eventi parte ancora da un palinsesto, da uno schema, da un modello che ha funzionato l’anno prima. Il punto di svolta è quando l’esperienza non è più costruita intorno al contenuto, ma intorno alla persona: alle sue aspettative, al suo tempo, alla sua voglia di connessione. Il format è il contenitore.

Il valore è la trasformazione che porti a casa.

DREEL costruisce connessioni tra mondi diversi: quanto è strategico oggi creare dialogo tra settori apparentemente lontani per generare nuove opportunità? È assolutamente fondamentale. L’innovazione raramente nasce all’interno di silos chiusi: scaturisce quasi sempre dalle intersezioni. Quando fai dialogare mondi diversi - musica, tecnologia, sport, design - non stai solo creando contaminazione, stai creando

nuovi mercati e nuovi linguaggi.

Dreel nasce esattamente con questa logica: non siamo un operatore di eventi, siamo un hub. Il valore non sta solo in quello che organizziamo, ma nelle connessioni che rendiamo possibili tra brand, community, talenti e settori che non si sarebbero mai incrociati da soli.

Come Factory Hub, il nostro approccio è generare veri e propri cortocircuiti creativi: è in questi spazi di confine che nascono i format più innovativi e le opportunità di business più inaspettate.

In un contesto saturo di contenuti ed eventi, qual è il vero elemento che crea memorabilità e lascia un segno nel tempo?

La memorabilità non nasce dalla spettacolarità, ma dalla rilevanza. Siamo esposti a un volume enorme di contenuti, ma ricordiamo solo ciò che ci coinvolge davvero. E il coinvolgimento nasce quando un’esperienza riesce a essere personale, autentica e condivisibile. La differenza non è quanto qualcosa è grande o tecnologico, ma quanto riesce a risuonare con le persone.

Quando un evento ti fa sentire compreso, ispirato o parte di qualcosa di più grande, quell’emozione resta. Ben oltre la durata dell’evento stesso.

Quanto conta oggi la visione rispetto all’esecuzione? È più difficile immaginare qualcosa di nuovo o realizzarlo in modo coerente?

Sono due facce della stessa medaglia, ma oggi l’esecuzione coerente è diventata la vera sfida.

Avere una visione è indispensabile, senza visione non c’è direzione. Ma la complessità tecnologica, logistica e relazionale degli eventi rende l’esecuzione un banco di prova molto più severo.

Immaginare il futuro è affascinante.

Renderlo reale, mantenendo intatta l’anima dell’idea, è ciò che fa davvero la differenza.

La visione senza esecuzione è storytelling.

L’esecuzione senza visione diventa commodity. Il valore sta nella coerenza tra le due.

Tecnologia e creatività stanno ridefinendo le regole: l’innovazione oggi nasce più dagli strumenti o dalla capacità di interpretarli?

Senza dubbio dalla capacità di interpretarli. Oggi gli strumenti tecnologici sono accessibili a chiunque; il vantaggio competitivo non è più possedere il software o l'IA migliore, ma avere la sensibilità per capire perché usarli e in quale direzione spingerli.

L'innovazione vera non è fare le stesse cose più velocemente, ma usare nuovi mezzi per rispondere a domande che prima non sapevamo nemmeno porci.

In un’epoca dominata dall’intelligenza artificiale, cosa distingue ancora un’esperienza autentica da una semplicemente ben costruita?

Il rischio.

Un’esperienza “ben costruita”, da un algoritmo o da un sistema, è per definizione sicura. È progettata per non sbagliare, per funzionare, per essere mediamente perfetta.

Un’esperienza autentica, invece, contiene sempre una traccia di vulnerabilità umana.

È autentica perché qualcuno ci ha messo la faccia, ha preso una posizione, ha fatto una scelta che non era necessariamente la più logica secondo i dati, ma era quella più giusta in quel momento.

E si riconosce subito, quando sentiamo che dall’altra parte non c’è un sistema che sta ottimizzando una conversazione, ma una persona che sta davvero comunicando con noi.

Eventi come i Digital Design Days rappresentano momenti di confronto reale: quanto è importante oggi uscire dal digitale per creare relazioni di valore?

È sempre più importante, proprio perché viviamo immersi nel digitale.

Il digitale connette, ma spesso appiattisce. Il live, invece, crea profondità: nelle relazioni, nelle conversazioni, nelle opportunità. Quella densità relazionale è irriproducibile.

I Digital Design Days ne sono un esempio perfetto: celebrano il digitale, ma lo fanno riunendo fisicamente migliaia di persone. È nell’incontro reale che le relazioni acquisiscono spessore e significato.

Nel suo percorso, qual è stata una scelta controintuitiva che si è rivelata vincente?

Probabilmente quella di non scegliere un solo ambito, ma di lavorare costantemente tra mondi diversi: corporate, startup, innovazione, live entertainment.

Per molto tempo la specializzazione estrema è stata considerata l’unica strada. Oggi invece la capacità di muoversi tra contesti diversi è un vantaggio competitivo.

Ti permette di vedere connessioni che altri non vedono. E spesso è lì che nasce il valore.

Se dovesse sintetizzare in una visione il futuro del live entertainment, quale direzione ritiene inevitabile nei prossimi anni?

La direzione è quella di sistemi sempre più integrati.

Noi parliamo di “live as a platform”: ecosistemi in cui brand, community, contenuti, tecnologia e dati convivono in modo continuo, costruendo valore nel tempo.

Ma c’è un paradosso interessante: più la tecnologia crescerà, più aumenterà il bisogno di esperienze umane, autentiche e condivise.

La vera sfida sarà usare la tecnologia più avanzata per farla scomparire sullo sfondo, lasciando al centro le persone, le emozioni e il bisogno di appartenenza.

Ed è esattamente lì che con Dreel vogliamo essere.

Davide Bertagnon, Founder & CEO Dreel Holding Live Entertainment

Monica Magnoni, Chief Strategy & Innovation Officer Dreel Holding Live Entertainment

GIOVANNI CAMISASCA E IL COLLEZIONISMO DEMOCRATICO

Come nasce Collecto? Ci racconta l’idea iniziale, chi sono i fondatori e in quale contesto di mercato avete deciso di avviare il progetto?

A cura di Christian Gaston Illan Arte e oggetti preziosi accessibili grazie a Collecto

Collecto nasce nel 2023 dalla passione per il collezionismo ma anche dalla frustrazione di non poter, spesso, accedere alle migliori occasioni con i soli fondi personali. Da qui l’idea di creare una piattaforma che permetta ai collezionisti di unire le forze e accedere, acquistando quote dei beni, ai migliori deal, in una parola “democratizzare” i beni da collezione rari – come opere d'arte, orologi, memorabilia sportivi. Questa idea è diventata realtà grazie ai miei co-founder Matteo Costantini e Salvatore Zola, ex-colleghi ed appassionati di innovazione tecnologica.

All’inizio quale era l’obiettivo principale dell’azienda e quanto è cambiato, nel tempo, rispetto all’idea originaria? La visione dell’azienda è, ad oggi, rimasta sempre coerente ed immutata. Certo come lavoriamo è molto cambiato nel tempo, da una piccola start-up che usurpava una stanza nell’ufficio di altri a una PMI con un modello di business validato. Lavoriamo per trovare, certificare ed offrire ai nostri iscritti i più bei beni da collezione presenti sul mercato.

Per chi non vi conosce: di cosa si occupa oggi Collecto e quali servizi offre alle aziende che si rivolgono a voi?

Collecto è una piattaforma digitale che

permette di comprare quote di beni da collezione rari, certificati da un team di esperti e custoditi in caveau sicuri. L’idea è che anche con 50€ posso diventare comproprietario di un’opera di Warhol da mezzo milione. Ovviamente se poi l’opera viene rivenduta la quota viene ripagata al nuovo prezzo.

In che modo Collecto si differenzia dagli operatori tradizionali del settore e quali elementi vi permettono di competere su scala nazionale (o internazionale)?

Non ci sono altri player che operano con il nostro stesso modello integrato sul perimetro nazionale. Ad oggi o il cliente dispone di tutto il capitale o non può comprare il bene che desidera. In più il collezionismo è un mercato ancora piuttosto refrattario alla tecnologia e dominato da logiche di conoscenza e relazione che tengono a distanza il neofita.

A che tipo di clienti vi rivolgete principalmente e quali esigenze vi chiedono più spesso di risolvere?

Noi rispondiamo a due bisogni principali: Accessibilità: troviamo beni rari che richiedono una conoscenza del mercato profonda e li proponiamo, in quote da 50€, ai nostri utenti che possono acquistarne quote comodamente via App da casa loro. Sicurezza: tutti i beni sono verificati da esperti e custoditi in caveau, garantendo un elevato gradi di sicurezza difficile da ottenere per il singolo privato.

Matteo Costantini (Co-Founder), Salvatore Zola (Co-Founder), Giovanni Camisasca (CEO)

Negli ultimi anni avete registrato una crescita significativa: ci può dare qualche numero che racconti l’evoluzione di Collecto in termini di volumi, clienti o struttura aziendale?

Da quando è nata la crescita è stata inimmaginabile. In soli 24 mesi abbiamo raggiunto quasi 300K iscritti e nel 2025 60M€ di quote vendute. Siamo sicuramente la più grande community di collezionisti in Italia. Tutto questo grazie ai nostri soci che hanno finanziato il progetto e hanno reso possibile un consistente investimento in digital marketing.

Volume transato per anno:

Quanto conta la componente tecnologica nel vostro modello di business e come la integrate con l’esperienza e le competenze “umane” del team?

La tecnologia è centrale: è ciò che rende possibile il frazionamento, la gestione delle quote e la scalabilità del modello. Ma da sola non basta. La integriamo con competenze umane molto forti: selezione degli asset, valutazione, compliance, comunicazione. È l’equilibrio tra tech e knowhow che crea valore.

Il vostro è un settore regolamentato e in continua evoluzione: come gestite il rapporto con la normativa e con i cambiamenti del contesto economico?

L’impianto normativo ha richiesto un grande sforzo che ha coinvolto diversi dei più importanti studi legali italiani. Dopo tanto sforzo abbiamo costruito un modello unico basato sul principio giuridico della comproprietà. Tutti i beni venduti su Collecto diventano degli utenti che ne sono i veri proprietari, noi li custodiamo per loro conto, questo permette di tutelare fortemente i nostri utenti.

Quali sono stati i principali passaggi di sviluppo dell’azienda: c’è un momento che considera uno spartiacque nella storia

di Collecto?

Il momento più difficile secondo me è l’inizio. Perché in quel momento devi gettare il cuore oltre l’ostacolo e lasciare la certezza di un “posto fisso” per avviare un’attività, senza avere nessuna certezza che possa effettivamente essere accolta dal pubblico.

Oggi Collecto è una realtà strutturata: che tipo di organizzazione avete costruito e quanto è stato importante investire sulle persone oltre che sulla tecnologia?

Oggi Collecto è organizzata in 4 dipartimenti chiave che riteniamo strategici: marketing, sales, sourcing e IT. Trovare le persone giuste è forse la singola cosa più complessa in start-up, persone che siano sia in grado di pensare in modo critico che di mettere a terra praticamente le cose! Come diceva un mio vecchio collega che percepiscano il “senso di urgenza”. La tecnologia è uno strumento, senza le persone non serve a molto, investire sulle persone è cruciale!

Come sta cambiando il mercato in cui operate e che tipo di richieste stanno emergendo da parte delle aziende rispetto a pochi anni fa?

I nostri fornitori di beni - come galleristi, mercanti e via dicendo - stanno sempre più cercando nuove soluzioni digitali che permettano di promuovere i loro prodotti fuori dalle “mura” delle loro sedi andando ad allargare il bacino di utenti potenziali da pochi “eletti” e tutti gli appassionati.

Avete ampliato nel tempo l’offerta o il vostro posizionamento: come decidete quando è il momento giusto per evolvere il modello di business?

Nel tempo abbiamo ampliato le categorie di beni inserendo anche cose più peculiari collezionate principalmente dalla GenZ come carte Pokemon e sneakers. Tutte le nostre scelte sono sempre guidate dai numeri, solo un’analisi approfondita delle potenzialità può giustificare azioni che spesso richiedono investimenti e sacrifici.

Guardando al presente, quali sono le priorità strategiche su cui state lavorando in questa fase dell’azienda?

Le priorità sono tre: crescita degli utenti (consolidando la leadership in Italia), rafforzare la fiducia del brand e prepararci all’espansione internazionale.

In chiusura, che ruolo vuole giocare Collecto nei prossimi anni all’interno del proprio settore e come immagina l’azienda nel medio periodo?

Vogliamo diventare un punto di riferimento europeo per i beni da collezione, mantenendo un’identità chiara: accessibilità, qualità e trasparenza. Nel medio periodo immagino Collecto come una piattaforma sempre più solida, educativa e riconosciuta, capace di connettere il digitale e la cultura in modo nuovo.

QUARANT’ANNI DI MCDONALD’S, QUARANT’ANNI DI ITALIA

Il 20 marzo 1986, in una Roma senza connessioni digitali, apriva in Piazza di Spagna il primo McDonald’s d’Italia. Quel giorno oltre 4.000 persone erano in fila non solo per un panino, ma per “assaggiare” un pezzo dell’immaginario americano che stava affascinando l’Italia degli anni Ottanta. Gli archi dorati sono subito diventati simbolo di modernità accessibile, sperimentazione e accoglienza. Da allora McDonald’s ha continuato a crescere insieme al Paese: oggi conta oltre 800 ristoranti, più di 40.000 dipendenti e un rilevante impatto economico sul territorio. Il viaggio prosegue: nel 2026 sono previste oltre 60 nuove aperture, con l’obiettivo di superare quota 1.000 ristoranti entro il 2029. Il 2026 celebra questa ricorrenza: i festeggiamenti sono iniziati a gennaio con il ritorno dei tre panini più iconici dei quattro decenni. Il 20 marzo, in Piazza di Spagna, è in programma un evento speciale dedicato a tutti i lavoratori McDonald’s, il cuore dell’azienda. Poi le celebrazioni si spostano a Milano per la Design Week (20-26 aprile) con la mostra-evento “POOL. Ti sblocco un ricordo” di Nicolas Ballario, un’esperienza immersiva che unisce gioco, tecnologia, design e arte per raccontare la storia del brand attraverso immaginario collettivo e cultura visiva contemporanea. A completare l’anno, arriverà il libro “Generazioni McDonald’s” edito da Rizzoli, che ripercorre 40 anni di McDonald’s e d’Italia attraverso voci, immagini e storie, celebrando un percorso di innovazione, cultura pop e radicamento nel territorio italiano.

MONDADORI STORE: A TRANI UNA NUOVA LIBRERIA

DEDICATA AGLI AMANTI DEI

LIBRI E NON SOLO

Mondadori Store , il più esteso network di librerie in Italia, inaugurerà un nuovo punto vendita nel centro città di Trani: uno spazio dedicato ai libri e all’intrattenimento, pensato per offrire al pubblico un’esperienza di qualità, con l’obiettivo di diffondere la cultura e di promuovere la lettura . Il nuovo Mondadori Bookstore, su 120 mq con layout moderno, offre 18.000 titoli tra narrativa, saggi-stica e internazionali, accolti da librai appassionati per soddisfare tutte le fasce di pubblico. “Siamo felici di creare un nuovo spazio nel centro di Trani dedicato ai libri e all’intrattenimento, con un concept all’avanguardia che ospiterà collaborazioni con scuole, biblioteche e festival culturali della città”, afferma Giovanni D’Avanzo , affiliato Mondadori Store . "Vogliamo far diventare questa libreria un punto di riferimento adatto a tutti, dove poter condividere l’amore per la lettura e vivere esperienze che vadano oltre l’acquisto di un libro”, conclude D’Avanzo . La libreria propone aree tematiche per tutti i lettori: We are Junior per bambini con libri e giochi didattici, Just Comics per manga e fumetti, e My New Romance per gli appassionati di romance. Completano l’offerta libri in lingua originale, cartoleria, giocattoli, gadget e gift card. Il Mondadori Bookstore di Trani serve i lettori anche online tramite Instagram, Facebook e Mondadoristore.it, per verificare disponibilità, ordinare libri e riceverli a casa o ritirarli in negozio. Include Zeercle, piattaforma per vendere libri, CD, vinili, DVD e videogiochi, ricevendo gift card utilizzabili in libreria e online.

MISTER LAVAGGIO ACCELERA LA CRESCITA IN ITALIA E PUNTA SU NUOVI AFFILIATI

Mister Lavaggio , primo franchising italiano specializzato in lavaggio e car detailing auto a domicilio, conta oggi 353 affiliati operativi e 213 collaborazioni con gruppi concessionari . Il fatturato cresce costantemente: 1,63 milioni di euro nel 2023, 2,35 milioni nel 2024 (+44,1%) e 3,34 milioni nel 2025 (+42,2%). L’azienda punta ora a selezionare nuovi affiliati e consolidare la presenza su tutto il territorio nazionale. Il servizio offre cura dell’auto presso abitazioni, uffici, palestre o concessionarie . Gli operatori, i Washer, utilizzano tecniche waterless, pulendo e trattando i veicoli senza acqua corrente. L’offerta comprende lavaggi interni ed esterni, sanificazione, rinnovo plastiche e trattamenti di detailing avanzati come lucidature, ripristino fari e tappezzeria, e applicazione di protettivi. I servizi, prenotabili tramite app, permettono agli affiliati di operare sia con clienti privati sia con aziende e concessionarie, garantendo un flusso diversificato e continuativo. Fondato nel 2016, il modello imprenditoriale di Mister Lavaggio è snello, scalabile e accessibile : non richiede locale commerciale né impianti fissi, riducendo investimenti e semplificando l’avvio dell’attività. Il franchising offre formazione tecnica, operativa, commerciale e gestionale, affiancando gli affiliati in ogni fase, supportando marketing, acquisizione clienti e gestione operativa, permettendo loro di concentrarsi sulla crescita del proprio business. Questo modello è pensato per aspiranti imprenditori, professionisti in cerca di riconversione o chi desidera maggiore autonomia.

TOMMASO VALLE È IL NUOVO SEGRETARIO GENERALE DI ASSOFRANCHISING

Il Consiglio Direttivo di Assofranchising, lo storico marchio della rappresentanza del franchising italiano aderente a Confcommercio Imprese per l’Italia, ha nominato Tommaso Valle nuovo Segretario Generale . Valle subentra ad Alberto Cogliati, che nel corso del suo mandato ha ricoperto sia la carica di Presidente sia quella di Segretario Generale dell’Associazione, contribuendo in modo significativo al suo sviluppo e al suo rafforzamento. Tommaso Valle è un manager esperto in relazioni istituzionali e comunicazione, che vanta oltre venticinque anni di attività in ambito corporate, public affairs e sostenibilità. Da luglio 2025 svolge attività di consulenza in comunicazione strategica e relazioni istituzionali, supportando aziende nel posizionamento e nello sviluppo dello storytelling. In precedenza, è stato Marketing & Communication Director di Omnicom Media Group (2023–2025), dove ha guidato la strategia di posizionamento e il piano integrato di marketing e comunicazione del Gruppo. Per oltre dieci anni ha ricoperto ruoli di vertice in McDonald’s, prima come Corporate Relations and Sustainability Director (2012–2021), poi come Corporate and Public Affairs Director European Markets (2021–2023), coordinando le attività di comunicazione in 12 Paesi europei e i rapporti con le istituzioni UE. È stato inoltre membro del CdA di Casa Ronald McDonald Italia ETS e ha maturato una lunga esperienza in consulenza in Burson Marsteller, di cui è stato Managing Director della sede di Milano e EMEA Technology Practice Chair.

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