
“TECHNOGYM,
“L’ESTETICA
22/24 FEBRUARY 2026
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“TECHNOGYM,
“L’ESTETICA
22/24 FEBRUARY 2026
Ben ritrovati nel 2026! Ogni nuovo anno segna uno spartiacque tra passato e presente, con quest’ultimo incentrato su buoni propositi e che ci invita a cogliere nuove sfide. Una di queste, per il nostro Paese, è rappresentata dalle Olimpiadi di Milano-Cortina.
Nel 2019 l’Italia si è aggiudicata l’organizzazione dei giochi invernali – per la prima volta nella storia di tipo diffuso, con il coinvolgimento di più regioni - e nonostante lo scetticismo di molti, tra cui anche di qualche istituzione, siamo ai nastri di partenza. Sono attesi visitatori da ogni parte del mondo, che oltre a partecipare alle gare avranno la possibilità di visitare e di ammirare le bellezze delle nostre montagne. L’indotto economico generato dai vari canali di accoglienza e le infrastrutture realizzate per l’evento assicureranno al Paese un’eredità di valore immenso per gli anni a venire.
Nondimeno, il primo numero di Beesness per il 2026 si apre con l’intervista a Nerio Alessandri, fondatore e presidente di Technogym, marchio sinonimo di wellness e di innovazione Made in Italy. La sua storia imprenditoriale parte da un garage, quello di casa, dove costruì il primo attrezzo per allenarsi in palestra, fino a diventare l’azienda fornitrice ufficiale delle Olimpiadi, sia invernali sia estive.
Sempre in ambito sportivo, potrete dedicarvi alla lettura dell’intervista a Valentina Losa, a capo di un’azienda che realizza i più importanti trofei sportivi: uno su tutti, la Coppa del Mondo di Calcio.
Inoltre, siamo lieti di annunciare che Beesness ha stretto una partnership con il Consorzio Vero Volley Milano, per la sua presenza come media partner al seguito delle squadre femminile e maschile.
Non solo Olimpiadi, ma anche moda. Infatti, si è recentemente conclusa la Fashion Week Uomo milanese e a breve si appresta ad iniziare quella dedicata alla Donna. Potrete trovare i reportage su molti marchi, tra cui Eleventy, Montecore e Colmar.
Da ultimo, ma non per importanza, nella sezione “ospitalità”, potrete approfondire le conoscenze sulle attività dell’Orient Express, su Wizz Air e su altre novità.
La Redazione vi augura un felice e proficuo inizio d’anno e una buona lettura.

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Redazione
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Contributors
Furio Reggente, Marco Chingheri, Clarissa Vatti
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Luigi Verga Orologi, Ethos Profumerie, Langosteria Ally’s Bar, Magazzino76, Flixbus, Clerici Tessuto, Riflessi, ACBC Altagamma, Oberalp, Orange


Vergnano
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ACCELERIAMO LA CRESCITA PROFESSIONALE DI CHI VIVE E AMA LO SPORT.
Il settore sportivo ha costante e crescente bisogno di reperire professionalità diverse e sempre più trasversali: attraverso i nostri corsi intendiamo offrire un servizio al settore formando soggetti in grado di rispondere alle esigenze di società, enti e istituzioni con contenuti altamente qualificanti e aderenti alle necessità aziendali. Il collegamento diretto col mondo del lavoro consentirà di cogliere opportunità di lavoro coerenti col percorso formativo di ciascun partecipante.
Da oltre venticinque anni Luigi Verga Orologi mette al centro la cura del cliente, garantendo un’assistenza attenta e competente. È con questo spirito che il laboratorio tecnico interno rappresenta il vero cuore pulsante dell’attività, un luogo dove ogni segnatempo riceve la dedizione che merita. Inaugurato nel 1997 insieme al punto vendita e recentemente rinnovato per mantenere sempre elevati gli standard qualitativi, nasce con l’obiettivo di offrire una manutenzione altamente professionale , capace di preservare nel tempo bellezza, funzionalità e valore di ogni orologio. Il laboratorio di assistenza è composto da tecnici qualificati e autorizzati Rolex e Tudor, formati e costantemente aggiornati attraverso percorsi professionali specifici direttamente dalla Maison. Ogni intervento viene eseguito secondo le procedure ufficiali e con ricambi originaligarantendo così l’integrità e l’autenticità di ogni orologio - in spazi conformi agli standard richiesti dalla casa madre, utilizzando attrezzature di ultima generazione. Accanto agli interventi dedicati alla manutenzione e alla riparazione, il laboratorio offre supporto anche per le altre prestigiose marche svizzere, in collaborazione con i rispettivi centri tecnici. Il servizio post-vendita comprende inoltre un’ampia selezione di cinturini in pelle, realizzabili anche su misura, e la messa a misura dei bracciali in metallo, per offrire la massima personalizzazione e il miglior comfort possibili.

Ethos Profumerie e Unibee hanno ufficializzato la loro unione annunciando la nascita di Ethos Profumerie Be You , il più grande polo indipendente della profumeria italiana. È stata annunciata la nuova governance del Gruppo, affidata a: Franco D’Ettorre – Presidente, Mara Zanotto - Amministratore Delegato, Prospero Giuliano Cannella - Direttore Generale e sarà affiancata dal nuovo Consiglio d’Amministrazione composto da: Claudio Gabbai, Alessandro Maiello, Maurizio Sabbioni, Franco D’Ettorre, Mara Zanotto, Prospero Giuliano Cannella. La nuova realtà può contare su un fatturato aggregato di circa 500 milioni di euro Sarà presente in tutte le regioni e province italiane con più di 450 beauty store totali, rappresentanti il 25% dei punti vendita della profumeria italiana, e contando circa 3.000 collaboratori. Sono stati presentati i valori comuni che hanno guidato il percorso di unione: autenticità, etica, collaborazione , eccellenza , innovazione , territorialità e responsabilità . Approfonditi anche i vantaggi di cui potranno beneficiare le due realtà grazie all’accordo e gli strumenti che contribuiranno ad accrescere la competitività delle profumerie associate. Non è mancato un momento di condivisione sulle prospettive future e sulle innovazioni che verranno implementate nel corso del 2026. Un’aggregazione, frutto di una visione strategica e valori condivisi, che segna un nuovo capitolo nella storia del settore .

Aprono le porte di Langosteria Ally’s Bar. Dopo il debutto di Langosteria Montenapoleone, lo scorso 19 Novembre, il Gruppo presenta ora un nuovo progetto dedicato al mondo della mixology, ampliando la propria visione dell’ospitalità e rendendo Montenapoleone una destinazione gastronomica unica a Milano. Il nome Ally’s Bar è un omaggio ad Alessandra Maestroni, moglie di Enrico Buonocore, founder e CEO di Langosteria, da sempre estimatrice dei cocktail d’eccellenza. Situato al sesto piano, il bar offre un ambiente raccolto e accogliente, impreziosito da una terrazza affacciata sullo skyline cittadino. Il sesto piano è concepito per accogliere gli ospiti in maniera indipendente, permettendo di vivere l’esperienza del bar in un contesto esclusivamente dedicato, ed è collegato al ristorante Langosteria, al quinto piano, da una scala dalle forme organiche e sinuose. La drink list propone cocktail classici e signature con protagonista una selezione di ingredienti d’eccellenza. Una carta dall’identità ben precisa, che punta alla purezza del gusto, grazie a creazioni originali come Pomodoro Mezcal , Dirty Martini e Martini Arabica , o La Chicauna versione alcool free dell’iconico Spicy Margarita di Langosteria. Ally’s Bar. Langosteria Ally’s Bar offre un menu food dedicato, con proposte in linea con lo spirito Langosteria, ma adatte all’esperienza del bar: CRABDOG con King Crab e guacamole, Toast con gamberi rossi e foie gras, Ally’s French fries con ketchup artigianale. La carta include anche le Olive Ascolane di PEPE , un’anticipazione del futuro progetto del Gruppo, che aprirà nei prossimi mesi al quarto piano di Palazzo Fendi, completando l’esperienza dell’hub gastronomico di Montenapoleone.


Nel cuore di NOLO, uno dei quartieri più vivi di Milano, nasce un nuovo spazio espositivo che amplia l’universo di Magazzino76 , uno showroom dove design vintage, memoria e creatività si incontrano. Magazzino76 nasce dalla passione di Federico Bellucci , che da giovanissimo, tra le cantine milanesi, scoprì la bellezza nascosta in mobili e lampade dimenticate. Dopo un percorso in una bottega di restauro, nel 2000 apre il suo laboratorio in via Padova, dove ogni pezzo riportato alla vita diventa espressione di rispetto per la storia e il valore culturale degli oggetti. Nel 2015 il laboratorio evolve in Magazzino76, punto di riferimento per architetti, designer, stylist e collezionisti , con una collezione di lampade, sedie, poltrone, tavoli e pezzi unici che raccontano il Novecento. Federico, mercante e divulgatore discreto, porta il suo sguardo curioso anche in televisione. Il nuovo showroom, aperto il 5 gennaio 2026, ospita iconici pannelli ad onde di Jean Prouvé, recuperati anni fa e oggi cuore concettuale dello spazio. Le onde modulano lo spazio, invitando i visitatori a muoversi tra sedie degli anni ’50, lampade scandinave e poltrone italiane del dopoguerra, in un percorso fluido che valorizza tavoli vissuti, librerie e oggetti quotidiani carichi di storia. Il progetto illuminotecnico, firmato dallo studio Bracciodiferro, dialoga con il paesaggio di oggetti, creando un ambiente caldo e coerente su 800 mq in continua evoluzione. Tra acquisti, noleggi, eventi, consulenze e restauri, Magazzino76 resta un ecosistema in cui il design non si limita a essere esposto: viene studiato, curato e rimesso in circolo. Un luogo dove la storia degli oggetti incontra quella delle persone, e dove la luce – delle lampade, dei racconti, delle idee – continua a muoversi.
FlixTrain rafforza la sua presenza in Germania con un ambizioso piano di investimenti. La società annuncia l’introduzione di 65 nuovi treni ad alta velocità prodotti dal costruttore spagnolo Talgo, destinati a rafforzare la rete ferroviaria tedesca e sostenere una crescita sostenibile. I primi convogli entreranno in servizio nel 2028, raggiungendo velocità fino a 230 km/h, e saranno dotati di carrozze accessibili, Wi-Fi veloce, sistemi moderni di informazione ai passeggeri e altri servizi volti a garantire comfort e praticità. La trazione sarà affidata a locomotive Siemens Vectron, già ampiamente collaudate e affidabili. Nei prossimi due anni FlixTrain raddoppierà la propria flotta in Germania con carrozze completamente ammodernate, offrendo corse più frequenti e un’esperienza di viaggio più confortevole grazie a aria condizionata e sedute ergonomiche. L’obiettivo è creare una rete ad alta frequenza che colleghi tutte le principali città tedesche, rendendo il trasporto ferroviario sempre più competitivo e sostenibile. Anche prima dell’arrivo dei nuovi treni ad alta velocità, a partire dal 2026 il servizio sarà potenziato con convogli modernizzati per migliorare l’esperienza dei passeggeri. Oggi FlixTrain offre oltre 1.000 destinazioni prenotabili sui propri canali, e la rete continuerà ad espandersi nei prossimi anni. I nuovi treni Talgo 230, già impiegati in progetti simili in Danimarca e Germania, combinano efficienza, affidabilità e comfort, sottolineando l’impegno di FlixTrain nel rendere il viaggio in treno un’alternativa rapida, sicura e sostenibile per i passeggeri in Germania.

La sostenibilità rappresenta da anni uno dei pilastri strategici di Clerici Tessuto, azienda comasca di riferimento nel settore tessile di alta gamma, che integra responsabilità ambientale e innovazione industriale lungo l’intero processo produttivo. In questo percorso si inserisce un importante investimento energetico: dal 15 luglio 2024 è entrato in funzione il nuovo impianto fotovoltaico aziendale . Nei primi cinque mesi di operatività, l’impianto ha permesso di autoprodurre 87,9 MWh di energia pulita, evitando l’emissione di 22,5 tonnellate di CO₂e . La maggior parte dell’energia prodotta è stata utilizzata per alimentare lo stabilimento produttivo (68,4 MWh), mentre la quota restante è stata immessa in rete. Parallelamente, Clerici Tessuto ha compiuto un ulteriore passo verso la decarbonizzazione: il 97% del fabbisogno elettrico non coperto dall’impianto fotovoltaico è stato soddisfatto tramite l’acquisto di energia rinnovabile con Garanzia di Origine . Questo approccio ha consentito all’azienda di azzerare il consumo di energia elettrica da fonti non rinnovabili, in linea con gli obiettivi del Bilancio di Sostenibilità 2024. Il 2025 rappresenta il primo anno di piena operatività dell’impianto, con una produzione media annua stimata di circa 220 MWh, più del doppio rispetto al 2024. L’azienda conferma inoltre l’impegno nell’acquisto di energia certificata e nella gestione responsabile delle risorse idriche, con una riduzione complessiva dei consumi d’acqua del 19% rispetto all’anno precedente.

Riflessi, azienda leader nel design Made in Italy, apre un nuovo store a Napoli in via Domenico Morelli 11, consolidando la presenza del brand nel capoluogo campano e portando a 11 i monomarca in Italia, incluso lo showroom di Milano vicino alla Torre Velasca. Il nuovo spazio di 230 mq su due livelli è firmato dall’architetto Bruno Tarsia. L’allestimento combina texture naturali e sfumature nude: pareti, soffitti e pavimenti in gres effetto resina si armonizzano con moquette e boiserie rivestite in carta da parati in rafia, creando un ambiente caldo e accogliente. Le 3 ampie vetrine e il set up natalizio con sfere dorate e tendaggi metallici donano luminosità e un toc-co magico allo spazio. Lo store ospita alcuni dei pezzi più iconici del brand, come il tavolo Living con piano in ceramica Silver Root White opaco di Marazzi The Top e i modelli Shangai , Enea e Manhattan , mentre tra le sedute spiccano le novità Vela e Soffio e la poltrona Meghan. Completano l’esposizione librerie Techwall , madie, tavolini, specchi e soluzioni di illuminazione, creando un total look sofisticato e coerente con l’identità di Riflessi . La filosofia del brand, basata su sartorialità, cura del dettaglio e personalizzazione, prende forma con-creta nella consulenza dedicata all’interno dello store, pensata per progettisti, architetti e clienti fina-li. Uno spazio dove esplorare l’ecosistema Riflessi, combinare materiali e finiture e realizzare progetti su misura, sempre unici.

Giunto alla nona edizione, il Premio Giovani Imprese Altagamma – Believing in the Future conferma il proprio ruolo di piattaforma d’eccellenza a sostegno dei giovani imprenditori italiani. Dal 2015, la Fondazione Altagamma, in collaborazione con Borsa Italiana, ELITE-Gruppo Euronext e SDA Bocconi School of Management, valorizza le realtà che meglio interpretano i valori chiave del lusso italiano: qualità, innovazione e responsabilità. La categoria Innovation premia ACBC per la capacità di integrare tecnologia, sostenibilità e design in un modello di business orientato all’impatto positivo. La proposta del brand si è distinta per autenticità, ricerca e una visione che guarda a un futuro più responsabile, senza rinunciare all’eccellenza del prodotto. Le aziende vincitrici entreranno per un anno a far parte del network Altagamma, accedendo a un percorso esclusivo di formazione, mentorship, networking e consulenza strategica, pensato per accelerarne la crescita e favorire sinergie con i principali brand dell’alto di gamma italiano. La selezione è stata affidata a una Giuria composta da esperti e giornalisti di riferimento del panorama creativo e culturale italiano, mentre la scelta finale dei vincitori è stata effettuata dalla Presidenza Altagamma. Con questo riconoscimento, ACBC si conferma tra i protagonisti più promettenti dell’eccellenza italiana contemporanea , proseguendo nella sua missione di innovare l’industria calzaturiera in chiave responsabile e tecnologica.

CHRISTIAN MANNKE
Gruppo Oberalp annuncia la nomina di Christian Mannke a Chief Operation Officer (COO) del Gruppo Oberalp. Con questo nuovo ruolo, Mannke si occuperà dei settori produzione, sviluppo prodotti e R&D, logistica, demand planning e acquisti per tutte le categorie di prodotti del Gruppo: dagli attacchi da sci alpinismo all'hardware tecnico e alle calzature, fino alle collezioni di abbigliamento. Mannke ha assunto anche il ruolo di Amministratore Delegato di Oberalp Deutschland GmbH, al fianco di Sebastian Schaller, che da alcuni mesi, oltre al suo ruolo di responsabile vendite della Business Unit Germania e Austria e della Business Unit Online Key Accounts, è anch’egli amministratore delegato di Oberalp Deutschland GmbH, e la sua sede di lavoro sarà presso la sede di Kiefersfelden. Mannke, cittadino tedesco, è un manager di esperienza internazionale: negli ultimi 14 anni ha ricoperto il ruolo di Global Director e membro della direzione presso ODU GmbH a Mühldorf (Germania), dove era responsabile degli acquisti, della pianificazione della produzione e della supply chain, nonché, temporaneamente, dell'IT e della gestione dei processi.

Arriva a Milano il primo Club Orange Palestre Italiane, nato dall’acquisizione del Club Virgin Active di Corsico da parte di Vam Investments , operatore di private equity guidato da Marco Piana. A dicembre 2024, Vam ha lanciato un progetto di unificazione in un unico grande gruppo dei marchi Orange, Prime e Palestre Italiane. Il network conta oggi 23 palestre in Italia e offre un posizionamento unico nel settore: abbonamento mensile senza vincoli, senza quota di attivazione, con scheda di allenamento e corsi di gruppo inclusi, possibilità di mettere in pausa l’iscrizione dall’app e servizi Personal Trainer per chi desidera un percorso su misura. I soci possono utilizzare tutte le 23 strutture del network secondo la fascia del club. Il nuovo Club di Corsico accoglierà gli attuali soci Virgin Active e nuovi iscritti con una gamma semplificata di abbonamenti, pensati per rendere il fitness accessibile a tutti. Lo spazio di oltre 6.000 mq sarà ristrutturato nel 2026, con aree dedicate a Cardio, Isotonica, Power, Mobility, Functional e Body, attrezzature Technogym, 2 sale corsi, piscina e un’ampia Area Recovery con idromassaggio, saune, bagno turco e docce esperienziali. L’acquisizione di Corsico e il rebranding rientrano nel progetto di Vam Investments , avviato un anno fa, per crescere in un settore in forte espansione e superare 100 milioni di fatturato in cinque anni. Il gruppo gestisce oggi 23 strutture per oltre 55.000 mq, con più di 250 dipendenti e collaboratori, e conta oltre 85.000 iscritti attivi. Il Club di Corsico inaugura un nuovo concetto di fitness, che unisce benessere fisico e mentale a una leva culturale e sociale, posizionando Orange Palestre Italiane come un caso di successo nel panorama nazionale.



Partiamo dalle origini: ci racconta com’è nata GDE Bertoni e come si è evoluta nel tempo fino a diventare un punto di riferimento mondiale nella creazione di trofei?
I valori dello sport mondiale in trofei iconici
Intervista a Valentina Losa
A cura di Christian Gaston Illan
GDE Bertoni nasce a Milano all’inizio del ‘900 come laboratorio artistico e artigianale specializzato nella lavorazione dei metalli. Fin dall’inizio l’idea è stata quella di unire scultura, design e manifattura di altissimo livello. Nel tempo l’azienda è cresciuta, si è strutturata, ma non ha mai perso la propria anima artigiana. La svolta è arrivata quando il mondo dello sport internazionale ha iniziato a riconoscere in noi un partner capace di trasformare i valori di una competizione in un oggetto iconico. Da lì, il percorso verso una dimensione globale è stato naturale. Mio nonno, Dott. Eugenio Losa, è stato un grande imprenditore, artista e visionario. Mio papà Giorgio ha poi continuato sulle sue orme, ma con un approccio più pacato.
Poi tutto è passato improvvisamente a me, è questa è stata una grande scommessa.
Lei oggi è alla guida di un’azienda storica: qual è stato per lei il passaggio più significativo nel percorso manageriale all’interno della società?
Il passaggio più importante è stato assumermi la responsabilità di portare l’azienda nel futuro senza tradirne il passato. Significa innovare processi, organizzazione e visione, ma continuando a mettere al centro le persone, il sapere manuale e la cultura
del dettaglio. È un equilibrio delicato, ma anche estremamente stimolante. Sono entrata in azienda come ultima arrivata, ma anche come “figlia del capo”, senza saperne nulla e ritrovandomi a trent’anni a dover gestire una realtà che non conoscevo, senza un vero passaggio generazionale, perché papà è mancato e mi ha fatto “la sorpresa”. È stata una grande scommessa e un grand gesto di fiducia che, dopo 15 anni, spero di aver dimostrato di meritare.
Ci parli di un trofeo icona in tutto il mondo che realizzate, ovvero la Coppa del Mondo: come nasce come trofeo? A cosa si è ispirata e cosa simboleggia?
La Coppa del Mondo FIFA è probabilmente il trofeo sportivo più riconoscibile al mondo. Nasce dall’idea di celebrare l’universalità del calcio: gli angeli della vittoria che sorreggono il globo terrestre, simbolo di un’emozione condivisa da popoli e culture diverse. È un’opera che parla di vittoria, ma soprattutto di unità, passione e sogno. È un trofeo che si vince in squadra, non da soli. È d’oro, prezioso, solido e importante. È un’opera d’arte di cinquant’anni che riesce a essere sempre attuale.
Molti conoscono i vostri trofei, ma non il lavoro dietro le quinte: quali sono le fasi della lavorazione e quanto tempo serve per realizzare un trofeo così importante?
Dietro ogni trofeo c’è un processo lungo e rigoroso. Si parte dallo studio del design, poi dalla modellazione, dalla fusione, dalle lavorazioni manuali, fino alle finiture finali. Ogni fase è seguita con estrema attenzione. Per un trofeo come la Coppa del Mondo o altri grandi premi internazionali servono diversi mesi di lavoro, perché nulla è lasciato al caso.
I trofei sportivi hanno un valore simbolico fortissimo: come si riesce a condensare l’identità di un evento in un oggetto?
Ascoltando molto. Ogni trofeo nasce da un dialogo con l’organizzazione, con la storia dell’evento e con i suoi valori. Il nostro compito è tradurre tutto questo in forme, materiali e proporzioni. Un trofeo deve “parlare” anche senza parole. Se posso essere un po’ “emozionale”, un trofeo deve trasmettere l’amore con cui è stato progettato, realizzato e poi, al suo culmine, vinto. Realizzare un trofeo è un doppio lavoro di squadra: la squadra che lo produce, e la squadra che lo vince.
C’è un trofeo che le è rimasto particolarmente nel cuore?
Sicuramente la Coppa del Mondo, per ciò che rappresenta a livello globale. Ma ogni trofeo ha una sua storia e un suo valore emotivo. Anche i progetti meno conosciuti, quando nascono da una forte identità, lasciano sempre un segno.
Oltre allo sport, GDE Bertoni realizza anche premi per altri ambiti. Quanto è importante diversificare? È fondamentale. Lavorare con il mondo istituzionale, culturale e aziendale ci permette di esplorare linguaggi diversi e di portare la nostra esperienza artigianale in contesti nuovi. La diversificazione è una grande ricchezza creativa. Siamo molto legati ai paesi arabi,
specialmente al Bahrein, che c permette di realizzare oggetti unici, di grande valore ma soprattutto di grande pregio.
GDE Bertoni è sinonimo di eccellenza artigianale italiana nel mondo. Quanto conta oggi il “Made in Italy”?
Conta moltissimo. Il Made in Italy non è solo un’etichetta, ma un approccio: cura, bellezza, qualità e cultura del lavoro. Nel nostro settore è un valore distintivo che continua a fare la differenza a livello internazionale. La competenza, la manualità, l’impegno di tutti quanti sono fondamentali per la realizzazione di oggetti unici.
Nel vostro lavoro vi muovete tra arte, design e ingegneria: qual è la parte più affascinante o più difficile?
La parte più affascinante è far dialogare mondi diversi. La più difficile è trovare l’equilibrio perfetto tra estetica e funzionalità, perché un trofeo deve essere bello, ma anche resistente, maneggevole e duraturo. Quando l’equilibrio riesce, è una grande soddisfazione.
Guardando al futuro, quali sono i prossimi traguardi per l’azienda?
Continueremo a investire in innovazione, sostenibilità e valorizzazione delle competenze artigianali. Il nostro obiettivo è restare un punto di riferimento mondiale, continuando a creare oggetti che celebrino i grandi traguardi dell’umanità, nello sport e oltre. Non mi immagino di crescere come dimensioni, ma il mio obiettivo è continuare a lavorare con la mia squadra e i miei ragazzi, continuando a migliorarci, e a mantenere la passione e la sapienza che costruiamo ogni giorno.

Technogym e lo spirito
del benessere
A cura di Christian Gaston

Fondatore e Presidente di Technogym, marchio sinonimo di wellness e innovazione made in Italy, Nerio Alessandri ha trasformato la passione per il design e la tecnologia in una rivoluzione globale del benessere. Dalla Romagna ai Giochi Olimpici, il suo percorso è un esempio di come la visione imprenditoriale possa farsi cultura. In occasione delle Olimpiadi Invernali, Beesness Magazine incontra l’imprenditore che ha portato il concetto di “allenamento” oltre la palestra, verso una filosofia di vita.
Le Olimpiadi Invernali rappresentano il vertice della preparazione atletica e mentale. Cosa significa per lei, personalmente, accompagnare gli atleti di tutto il mondo in questo percorso attraverso Technogym?
Oggi Technogym è diventata un punto di riferimento per gli atleti di tutto il mondo e questo per me è motivo di grande orgoglio e responsabilità. Con Milano Cortina 2026 raggiungeremo la decima Olimpiade come Fornitore Ufficiale, a testimonianza di un legame solido e duraturo con il movimento olimpico. La nostra priorità non è solo supportare la performance, ma essere al fianco degli atleti nel lungo periodo, accompagnandoli nella
loro crescita, nella prevenzione degli infortuni, nella preparazione fisica e mentale. Significa condividere sogni, sacrifici e obiettivi, con la consapevolezza che dietro ogni risultato c’è prima di tutto una persona.
L’Olimpiade è un sogno che unisce nazioni, culture e generazioni. Pensa che anche l’impresa italiana possa ispirarsi a questo spirito di competizione e collaborazione globale?
Il mondo dello sport è una straordinaria fonte di ispirazione per il mondo dell’impresa. Vincere è difficile, ma continuare a vincere è ancora più difficile. Quando diventi il numero uno e un punto di riferimento, tutti ti osservano, studiano i tuoi punti di forza e le tue debolezze. Se torni in campo facendo le stesse cose, perderai di sicuro. È una lezione fondamentale anche per le aziende: bisogna cambiare, innovare, cambiare tattica e strategia continuamente. Le Olimpiadi insegnano che competizione e collaborazione possono convivere ed è proprio questo equilibrio che permette alle imprese di restare rilevanti nel tempo.
In che modo Technogym integra la ricerca scientifica e i dati per migliorare la performance degli atleti olimpici senza sacrificare
il lato umano dello sport?
Technogym ha sviluppato un Ecosistema connesso unico che permette di collegare ogni atleta al proprio programma di allenamento personalizzato, basato su dati, obiettivi e esigenze specifiche, in ogni luogo e in ogni momento. Grazie all’intelligenza artificiale, i programmi si adattano nel tempo in funzione dei risultati, delle prestazioni e dei progressi. Tuttavia, la tecnologia resta sempre al servizio della persona: non sostituisce l’essere umano, ma lo valorizza, rendendo l’allenamento più preciso, più efficace e più motivante.
Le discipline invernali richiedono equilibrio, controllo e precisione.
C’è un parallelo con la gestione aziendale e la leadership?
Negli sport invernali servono forza, resistenza, precisione, controllo ed equilibrio: non una sola di queste qualità, ma tutte insieme. Lo stesso vale per l’impresa. Oggi per vincere nello scenario aziendale bisogna accettare il paradosso e saperlo cavalcare: non fare bene o velocemente, ma fare bene e velocemente; non essere globali o locali, ma essere globali con grande attenzione agli aspetti locali. È il passaggio da un mindset dell’“o/o” a un mindset dell’“e/e”, che richiede visione, flessibilità e grande capacità di adattamento.
In un mondo dove la tecnologia cambia ogni giorno, come si riesce a mantenere “allenata” anche l’innovazione?
L’innovazione va allenata esattamente come un atleta: con disciplina, metodo e cambiamento continuo. Le Olimpiadi per noi sono come la Formula 1 per l’industria automotive: un laboratorio straordinario dove testiamo tecnologie, materiali e soluzioni estreme che poi vengono trasferite nei prodotti per tutti. Ma soprattutto serve una cultura aziendale che non dia mai nulla per scontato: bisogna rimettersi in discussione ogni giorno, così come fanno gli atleti.
Le Olimpiadi sono anche uno spettacolo mediatico. Quanto conta oggi il design e l’esperienza visiva nel rendere lo sport un linguaggio universale?
Conta moltissimo. Technogym è stata tra le prime aziende a introdurre il design nel mondo dello sport, portando bellezza, armonia e stile in un settore tradizionalmente tecnico. Lo sport oggi è anche immagine, emozione, racconto visivo. Il design è un linguaggio universale che rende l’esperienza sportiva più coinvolgente, più accessibile e più ispirazionale per tutti.
Lei ha coniato il concetto di “Wellness Economy”. Come si può trasformare questa visione in una politica culturale e sociale capace di generare benessere diffuso?
Oggi wellness e salute sono un vero e proprio macro-trend globale e l’Italia ha una grande opportunità: diventare il primo produttore di benessere al mondo. In Romagna abbiamo già creato un modello concreto con la Wellness Valley. Ora stiamo lavorando per lasciare una legacy dopo Milano Cortina 2026 con i progetti Milano Wellness City e Cortina in Wellness, per promuovere Milano come prima wellness city al mondo e Cortina




come destinazione wellness globale. Mettendo a sistema arte, cultura, sport, design e tecnologia, tutta l’Italia può diventare una grande Wellness Valley.
Technogym è sinonimo di made in Italy nel mondo. Quali valori italiani ritiene più riconoscibili nel suo marchio?
Sicuramente il design, la qualità, la cura per i dettagli e la creatività. Ma c’è un valore ancora più profondo: il wellness come stile di vita, che è profondamente italiano e si ispira al principio romano del “mens sana in corpore sano”. È un modo di vivere che unisce equilibrio, bellezza, movimento, socialità e cultura del benessere.
L’intelligenza artificiale sta entrando nel fitness. Crede che potrà potenziare la motivazione umana o rischia di sostituirla?
Sono convinto che l’AI possa assolutamente potenziare la motivazione umana. Per il consumatore rappresenta un enorme vantaggio perché consente di accedere a programmi di Precision Training completamente personalizzati su dati, obiettivi e aspirazioni individuali, che si evolvono continuamente nel tempo in base ai risultati. È anche un grande vantaggio per i trainer e per gli operatori di settore, che possono automatizzare molti aspetti gestionali e concentrarsi sulla relazione umana con il cliente, che resta insostituibile.
Come si traduce lo spirito olimpico - “Citius, Altius, Fortius” - nella
vita quotidiana di un imprenditore e di un innovatore come lei?
Si traduce nel non sentirsi mai arrivati. Significa cercare ogni giorno di migliorarsi, di andare un po’ più veloci, un po’ più in alto, un po’ più lontano. Ma, soprattutto, significa ricordarsi che quando diventi un riferimento devi cambiare continuamente, perché il mondo intorno a te non smette mai di muoversi.
C’è un atleta, tra quelli che hanno utilizzato le vostre tecnologie, che rappresenta al meglio i valori di Technogym?
In quarant’anni ne ho conosciuti davvero tantissimi. Se proprio dovessi fare un nome, direi Michael Schumacher, che ha collaborato con noi per oltre quindici anni. È stato un esempio straordinario di impegno, rigore, determinazione e valori. Ma, in generale, ogni atleta olimpico incarna perfettamente lo spirito di sacrificio e di miglioramento continuo che coincide con la nostra filosofia.
Le prossime Olimpiadi Invernali guardano alla sostenibilità e alla responsabilità ambientale. Quanto è centrale oggi il concetto di “benessere sostenibile”?
Il wellness e la salute delle persone sono oggi elementi chiave per la sostenibilità socio-economica di lungo termine. Più salute per le persone significa più benessere sociale per i Paesi, più creatività e produttività per le imprese e più felicità per i cittadini. Non può esistere sostenibilità ambientale senza sostenibilità della salute.
Guardando al futuro, quale sarà secondo lei la prossima frontiera del wellness globale? Stiamo andando verso un’era di “allenamento interiore”?
La parola chiave del futuro sarà personalizzazione. Andiamo verso esperienze di allenamento completamente personalizzate grazie ai dati per ogni singolo individuo, nel fitness, nel wellness, nello sport e nella salute. Accanto al corpo crescerà sempre di più l’attenzione alla mente, all’equilibrio emotivo e alla qualità della vita. Il vero futuro del wellness è prendersi cura della persona nella sua totalità.






Un modello sportivo fondato su valori e impatto sociale
Nel panorama dello sport italiano ed europeo, Vero Volley rappresenta oggi uno dei casi più virtuosi di integrazione tra performance sportiva, visione manageriale e responsabilità sociale. Nato nel 2008, ha costruito negli anni un ecosistema solido, capace di unire cinque società del territorio di Monza e delle province limitrofe in un progetto condiviso di eccellenza.
Fin dall’inizio, Vero Volley ha scelto di non limitarsi alla dimensione competitiva, ma di sviluppare una vera e propria identità culturale fondata su valori chiari: coraggio, coerenza, resilienza, responsabilità e visione di lungo periodo. Un percorso formalizzato anche attraverso il programma “Driven by Values”, che ha posto l’etica e la crescita umana al centro del progetto sportivo.
L’eccellenza agonistica: tra Italia ed Europa
Sul piano sportivo, la realtà maschile di Vero Volley Monza è ormai una presenza consolidata nella SuperLega italiana. In oltre dieci anni di attività ai massimi livelli, il club ha costruito una reputazione fondata su competitività, programmazione e valorizzazione dei talenti.
A cura della Redazione
Il palmarès include successi di prestigio come la CEV Cup, finali di Coppa Italia e Supercoppa, oltre alla storica finale Scudetto. L’esordio in Champions League nella stagione
2024/25, con il raggiungimento dei quarti di finale, ha confermato la dimensione internazionale del progetto. Parallelamente, il settore femminile, con Numia Vero Volley Milano, rappresenta oggi una delle eccellenze assolute della pallavolo europea. Dieci stagioni consecutive in Serie A1, titoli nazionali, trofei internazionali e una crescita costante hanno trasformato la squadra in un vero brand sportivo globale. Il trasferimento a Milano nel 2022 ha segnato un ulteriore salto di qualità, culminato nel record di pubblico per una partita di Serie A femminile con oltre 12.600 spettatori.
Il settore giovanile: il cuore del progetto
Se le prime squadre rappresentano il vertice, il vero motore di Vero Volley è il settore giovanile. Con oltre 60 squadre, più di 1.500 atleti e circa 70 allenatori qualificati, il Consorzio è oggi una delle più grandi realtà formative d’Italia.
La filosofia “Volley for All” garantisce accesso allo sport a migliaia di bambini e ragazzi, mentre il modello “Skill” accompagna lo sviluppo personale e tecnico degli atleti. Accanto all’attività di base, Vero Volley ha costruito un percorso di alta formazione che ha portato a numerosi titoli nazionali giovanili, consolidando il ruolo del club come fucina di talenti.
A completare il sistema, il Vero Volley Network riunisce oltre 60 società affiliate su tutto il territorio nazionale, creando una rete fondata su metodo, valori e qualità condivisa.
Responsabilità sociale e sostenibilità
Un altro pilastro del progetto è l’impegno sociale. Vero Volley interpreta lo sport come strumento di inclusione, educazione e sviluppo delle comunità. Le iniziative spaziano dai programmi scolastici al supporto alle famiglie, fino ai progetti dedicati agli atleti con disabilità, come le squadre “No Limits” impegnate nei campionati Special Olympics. Di particolare rilievo sono le collaborazioni con realtà come San Patrignano, Change The Game e il Centro Mamma Rita, oltre ai progetti su alimentazione, parità di genere, prevenzione e sostenibilità ambientale. Questo approccio integrato ha portato il Consorzio a ottenere una valutazione ESG strutturata, prima società sportiva italiana ad avviare un percorso sistematico di misurazione della sostenibilità.
Un modello per il futuro dello sport
Oggi Vero Volley rappresenta un modello evoluto di club sportivo: competitivo sul campo, solido nella governance, credibile sul piano sociale e attrattivo per sponsor, istituzioni e partner internazionali.
La capacità di coniugare risultati, formazione, impatto e visione imprenditoriale rende Vero Volley un riferimento non solo per la pallavolo, ma per tutto il sistema sportivo italiano. Un ecosistema che dimostra come lo sport, quando è guidato da valori autentici e strategia, possa diventare motore di crescita culturale, economica e sociale.





Dal campo gara ai ruoli decisionali dello sport europeo, Marta Pagnini incarna l’evoluzione di una carriera che prosegue oltre l’attività agonistica.
Dalla Nazionale
alla governance europea
A cura di Christian Gaston Illan
Ex atleta della Nazionale italiana, dal 2021 è membro del Comitato Esecutivo di European Gymnastics, oggi al secondo mandato, tra le più giovani figure in ambito istituzionale continentale.
Il passaggio da atleta a dirigente segna un cambio profondo di prospettiva. Qual è stata la chiave che ti ha permesso di affrontarlo con lucidità e continuità?
In realtà non mi sono mai sentita davvero “vocata” per fare l’atleta. È stato un percorso importante e ricco, ma dentro di me c’è sempre stata una forte curiosità verso il mondo dell’università e del lavoro. Per questo, quando è arrivato il momento di cambiare prospettiva, l’ho vissuto con entusiasmo e, direi, anche con una certa felicità.
Questo non significa che sia stato semplice. Dal punto di vista emotivo e personale, cambiare vita in modo così radicale e lasciare dinamiche che ti accompagnano per tanti anni – e che anni –richiede tempo e delicatezza. Io l’ho affrontato con calma, senza forzare nulla, e con il supporto della terapia, che mi ha aiutata a dare ordine, lucidità e continuità a questo passaggio.
Alla fine, più che una rottura, per me è stato un approdo naturale verso ciò che sentivo più mio.
In che modo l’esperienza maturata nello sport di alto livello ha influenzato il tuo approccio alle decisioni manageriali e istituzionali?
L’esperienza nello sport di alto livello mi aiuta soprattutto perché mi permette di tenere sempre presente il punto di vista dell’atleta. Essendolo stata io stessa, so cosa significa vivere certe dinamiche dall’interno, e questo arricchisce molto il mio modo di prendere decisioni manageriali e istituzionali.
Credo che ognuno di noi porti qualcosa di speciale sul lavoro, e chi ha fatto l’atleta può offrire un bagaglio unico e prezioso: la gestione della pressione, la capacità di lavorare per obiettivi, la disciplina. Allo stesso tempo, però, penso sia importante sfatare un mito: aver fatto le Olimpiadi non ti rende automaticamente un manager eccellente. Il mondo aziendale ha logiche, linguaggi e tempi completamente diversi, e sapersi adattare non è affatto banale per chi arriva da una carriera sportiva.
Per me è stato un percorso di apprendimento continuo, in cui ho cercato di integrare ciò che lo sport mi ha dato con nuove competenze e nuovi modi di pensare.
Nel tuo ruolo lavori anche sul concetto di brand nello sport. Quanto è delicato rinnovare discipline con una storia forte mantenendone intatti i valori fondanti?
Il mondo dello sport, e in particolare le organizzazioni che lo compongono, è profondamente radicato nei valori e nelle tradizioni. Questo è un patrimonio prezioso, ma può rendere più faticoso il passaggio verso un’evoluzione moderna, soprattutto quando ci si confronta con una popolazione sportiva che è giovanissima e che si muove in un ambiente spesso molto diverso da quello delle istituzioni.
Rinnovare senza snaturare significa proprio gestire questo equilibrio: da un lato il rispetto della storia, dall’altro la necessità di parlare il linguaggio dei giovani. Ed è un esercizio complesso, che richiede grande apertura mentale e anche sforzi concreti, sia economici che pratici.
In questo contesto, mi piace provare a portare il mio contributo: creare ponti, facilitare il dialogo e aiutare le discipline a evolvere senza perdere ciò che le rende uniche.
Avvicinare le nuove generazioni è una priorità condivisa da tutto il sistema sportivo. Quali linguaggi e strumenti ritieni oggi indispensabili per colmare questa distanza?
Da anni lavoro come telecronista delle maggiori competizioni mondiali, comprese le Olimpiadi di Tokyo e Parigi, e fin dall’inizio mi sono posta un obiettivo molto chiaro: raccontare lo sport in modo fresco, accessibile e immediato. Non volevo parlare solo alle ginnaste e alle allenatrici che già vivono dentro questa “nicchia”, ma anche ai loro fratelli, ai fidanzati, agli amici… a chi magari non conosce la disciplina ma può innamorarsene se gliela racconti nel modo giusto.
Per questo credo che lo storytelling sia cruciale. Avvicinare le persone significa farle sentire parte di una comunità che le accoglie e le valorizza, mostrando lo sport non solo come tecnica, ma
come emozione, relazione, identità.
E oggi abbiamo tantissimi strumenti per farlo: la presenza fisica agli eventi, certo, ma anche i social, la TV, i contenuti digitali. Ogni canale può diventare un ponte, se usato con autenticità e con la voglia di parlare davvero la lingua delle nuove generazioni.
Dal 2021 siedi nel Comitato Esecutivo di European Gymnastics, oggi al tuo secondo mandato. Che peso ha l’età quando si opera all’interno di organismi decisionali internazionali?
Quando sono stata eletta per la prima volta, quattro anni fa, ero la più giovane del gruppo. Oggi, al mio secondo mandato, lo sono ancora. Entrare in un ambiente dirigenziale internazionale non è un passaggio semplice: essere stata atleta è sicuramente un valore aggiunto, ma non può e non deve essere l’unica credenziale su cui costruire la propria autorevolezza. Essere presi sul serio quando si è molto più giovani degli altri non è affatto scontato. Io però ho avuto la fortuna di trovare un gruppo che mi ha accolta con grande apertura, senza farmi pesare l’età, anzi. In questi anni ho imparato moltissimo dai miei colleghi e credo, allo stesso tempo, di aver portato nuovi spunti e prospettive utili per immaginare un futuro migliore per il nostro sport.


Alla fine, più che un limite, la giovane età può diventare una risorsa, se inserita in un contesto che valorizza davvero la diversità delle esperienze.
Quanto conta, nel contesto europeo, integrare visione sportiva, comunicazione e cultura all’interno della governance? Integrare visione sportiva, comunicazione e cultura all’interno della governance europea è fondamentale. Il nostro settore è sempre più complesso e richiede competenze diverse, capaci di dialogare tra loro per costruire una strategia davvero efficace e moderna. Non a caso, nel board europeo oggi siedono persone con profili molto differenti, e questa pluralità è un valore enorme. Io sono stata designata come responsabile della strategia di comunicazione e marketing e, insieme agli altri membri, abbiamo lavorato alla definizione di un piano di crescita che speriamo di poter implementare nei prossimi anni. L’obiettivo è chiaro: far evolvere il nostro sport in modo coerente, sostenibile e capace di parlare a pubblici sempre più ampi, senza perdere di vista la sua identità.
La ginnastica è una disciplina storica e identitaria. Quali leve possono renderla più attuale e attrattiva per il pubblico?
La ginnastica è una disciplina con una storia fortissima, ma proprio per questo oggi è fondamentale lavorare su leve che la rendano più attuale e attrattiva. Una delle prime riguarda i format
di gara: le competizioni di ritmica, ad esempio, sono molto lunghe e non possiamo pensare che il pubblico televisivo segua sei ore di gara senza perdere attenzione. Studiare nuovi format – e lo stiamo già facendo – è indispensabile, ma è anche un processo estremamente delicato.
Per funzionare davvero, serve sedersi allo stesso tavolo con tutti gli attori coinvolti: il lato TV, il lato tecnico, gli atleti, gli sponsor... Solo così si possono trovare soluzioni che, prima di tutto, tutelino gli atleti e allo stesso tempo rispondano agli obiettivi di audience e di crescita.
Un’altra leva fondamentale è la responsabilizzazione degli atleti. Oggi sono punti di riferimento potentissimi e, con i social, ancora più seguiti e imitati. Questo può diventare una risorsa enorme per tutto il movimento, ma anche – e soprattutto – per loro stessi. Accompagnarli, formarli e guidarli in questo ruolo è parte integrante della modernizzazione del nostro sport.



Design di Chipperfield e soluzioni Primate per alte prestazioni
Dal 6 al 22 febbraio con le Olimpiadi e dal 6 al 15 marzo con le Paralimpiadi, Milano si prepara a diventare, insieme a Cortina, la capitale mondiale degli sport invernali. Tra le strutture che vedranno gli atleti scendere in pista e sfidarsi per conquistare una medaglia vi è anche la nuova Arena polifunzionale Milano Santa Giulia .
Destinata a ospitare le competizioni di hockey su ghiaccio in occasione dei giochi invernali, quest’ambiziosa opera progettata nell’area sud-est di Milano dall’archistar David Chipperfield vanta una capienza di circa 14mila posti ed è stata studiata in ogni dettaglio per offrire agli spettatori un'esperienza di ampio impatto emotivo e di grande versatilità. Terminate le competizioni olimpiche, l’arena, che si sviluppa su una superficie di 80mila mq, diventerà un centro polifunzionale per eventi sportivi e spettacoli dal vivo indoor e all’aperto, grazie all’attigua piazza di oltre 10mila mq.
Le soluzioni Primate
A cura della Redazione
Progettata con un look moderno, l’arena si contraddistingue per la sua forma ellittica, con tre anelli di altezza e aggetti crescenti che si elevano al di sopra di un podio rialzato. La pelle metallica esterna è formata da scintillanti tubi di alluminio con interposte strisce a Led con cui si potranno
realizzare giochi di luce e integrazioni multimediali di grandi dimensioni. Grande attenzione è stata prestata non solo alla dimensione estetica e scenica ma anche alla sostenibilità ambientale: da questo punto di vista l’arena rappresenta un modello virtuoso essendo tra i primi edifici di Milano progettato seguendo tutte le indicazioni di sostenibilità per le strutture dedicate allo spettacolo dal vivo, oltre ad aver installato sul tetto un sistema di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia solare.
Fondamentale per questo tipo di struttura la componente acustica, per la quale sono state utilizzate soluzione all’avanguardia per garantire un’esperienza indimenticabile agli spettatori.
Per l’isolamento acustico degli spazi dell’Arena, sono stati scelti i prodotti top di gamma di Primate Italia, azienda, leader nella produzione di soluzioni per il well living , dalle eccellenti prestazioni, il tutto in ottica green.
Per isolare le partizioni orizzontali (oltre 50mila mq) di sky box, uffici, corridoi e spazi comuni in genere, è stato scelto Primate Phonomax , che assicura un ottimo isolamento ai rumori da calpestio .
Primate Phonomax è un materassino anticalpestio dello spessore di 10 mm , composto da PRIMATE PHONOPRO, polietilene espanso a celle chiuse reticolato chimicamente versione 2.0, accoppiato con fibra poliestere riciclata termolegata PHONOTEK R-PET PLUS ad elevata grammatura ed elevata resistenza alla compressione. Grazie alle caratteristiche combinate dei due prodotti, PRIMATE PHONOMAX garantisce un ottimo isolamento ai rumori da calpestio in presenza di qualunque tipologia di solaio
In virtù dell’alto contenuto di riciclato , Primate Phonomax ha ottenuto la certificazione Remade In Italy in Classe B oltre a essere conforme ai Criteri dei CAM (Criteri Ambientali Minimi) per i materiali da costruzione. A tutto questo si aggiunge l’importante certificazione Eurofins Indoor Air Comfort Gold Classe A+ che attesta che il prodotto è totalmente “VOC free”.
La posa dei materassini è stata completata con l’applicazione del nastro Primate Phonojoin Telato , con cui si è proceduto alla sigillatura delle giunzioni dei teli per garantire la continuità del sistema e prevenire la formazione di ponti acustici, e della fascia perimetrale adesiva Primate Phonoper Classic per la realizzazione del massetto galleggiante.
Infine, per il disaccoppiamento meccanico delle strutture in cemento armato, è stato scelto il materassino adesivo flessibile Primate Phono 10 AD , dello spessore di 10 mm realizzato in polietilene espanso a celle chiuse reticolato chimicamente.
Primate, l’evoluzione della specie nei materiali da costruzione.
PRIMATE è il brand nato in seno alla cinquantennale esperienza di MPE S.r.l., realtà di riferimento nazionale nella trasformazione e lavorazione delle materie plastiche in molteplici settori.
PRIMATE si propone come una realtà innovativa sin dal suo payoff “Evolving for a better building” e propone una mixology di ingredienti unici: una buona dose di tradizioni costruttive miscelata con le tecnologie più innovative e i materiali più performanti, nonché esperienza internazionale, il tutto shakerato con una manciata di sistemi studiati ad hoc per il benessere, il comfort e l’ambiente.
PRIMATE si occupa di soluzioni costruttive per il wellliving, che verte su due aspetti tecnici di fondamentale importanza:
• Isolamento acustico , perché il rumore è uno degli agenti che maggiormente influenza negativamente il comfort e il benessere psicofisico;
• Isolamento termico , perché è fondamentale “indossare” un abito che tenga caldo d’inverno e faccia stare freschi d’estate.
MPE S.r.l. ha sede a Costa di Mezzate (BG) è dal 1970 il riferimento nazionale nella trasformazione e lavorazione delle materie plastiche quali EPS, PE, PP in molteplici settori, tra cui isolamento termico e acustico, automotive, componenti tecnici, alimentare. Dal 2010 MPE con altre primarie aziende del settore ha costituito la rete d’impresa EPS ITALIA con la finalità di potenziare lo sviluppo, l’efficienza e la capacità innovativa di ogni singola azienda partecipante, tramite la comune cooperazione ed integrazione. Punti di forza della struttura tecnico-organizzativa di MPE sono i moderni impianti produttivi uniti a competenza tecnica e gestione integrata dal ciclo progettuale a quello produttivo, il tutto per offrire soluzioni ideali in termini di risultati e costi. Strutturata su oltre 25.000 mq, di cui 15.000 dedicati ai reparti produttivi e al magazzino informatizzato, MPE risponde a differenti tipologie di fornitura, dalle piccole alle grandi commesse, tutte gestite con scrupoloso rigore e professionalità, attestate anche dalla certificazione ISO 9001. Oltre al brand Primate, fanno parte di MPE Group anche MPE Polypropylene Division, Dampe, Domogel, Limar e Metamoulds.
nuova era dell’arrampicata sportiva
A cura di Christian Gaston Illan

Negli ultimi anni l’arrampicata sportiva ha compiuto un salto di qualità, passando da disciplina di nicchia a sport globale capace di attrarre giovani, media, sponsor e istituzioni. In questo percorso di crescita, la leadership e la visione di chi guida il movimento diventano determinanti per trasformare la passione in un ecosistema strutturato, sostenibile e riconoscibile.
In questo contesto si inserisce il dialogo con Davide Battistella, protagonista dell’evoluzione dell’arrampicata sportiva in Italia, per esplorare come sport, organizzazione e cultura possano convergere in un modello moderno di sviluppo.
L’arrampicata è passata in pochi anni da sport “di frontiera” a disciplina riconosciuta a livello globale. Qual è stato, a suo avviso, il momento in cui il movimento italiano ha cambiato passo?
Il vero cambio di passo è avvenuto nel 2019, con l’elezione della nuova dirigenza federale. Da quel momento abbiamo avviato un percorso strutturato che ci ha portati, nel 2021, al riconoscimento della FASI come Federazione Sportiva Nazionale. Questo risultato è stato possibile grazie alla partecipazione olimpica, ai risultati sportivi, alla riorganizzazione interna e al rafforzamento della nostra credibilità istituzionale.
Guidare una federazione oggi significa coniugare sport, gestione e visione. Quali competenze manageriali sono diventate indispensabili?
Oggi è fondamentale saper gestire una struttura in modo imprenditoriale, con una visione strategica chiara, capacità organizzative, attenzione alle risorse e alla comunicazione. Tuttavia, alla base deve rimanere una conoscenza profonda dello sport, che consente di prendere decisioni coerenti e sostenibili nel tempo.
Palestre, club e territori sono il cuore pulsante della disciplina. Come si costruisce un sistema che valorizzi queste realtà senza perdere coerenza e qualità?
Il dialogo costante con le società affiliate e con le palestre è essenziale. Raccogliamo feedback, condividiamo obiettivi e accompagniamo la crescita delle strutture. Pur partendo da visioni diverse, sportive e commerciali, lavoriamo affinché queste dimensioni convivano in modo equilibrato e costruttivo.
Gli atleti sono sempre più brand personali oltre che sportivi. In che modo questo cambia il rapporto tra performance,
comunicazione e valore economico?
La maggiore visibilità dello sport ha reso alcuni atleti veri e propri ambasciatori della disciplina. Performance, comunicazione e immagine sono oggi strettamente collegate. Il nostro obiettivo è creare un sistema in cui federazione, sponsor e atleti crescano insieme in modo strutturato e sostenibile.
L’arrampicata ha un forte impatto educativo e sociale. Quali sono i suoi effetti più importanti sulla crescita dei giovani?
L’arrampicata sviluppa autostima, concentrazione, coordinazione, equilibrio e capacità di affrontare le difficoltà. Ogni salita è una sfida personale. Inoltre, ha anche un valore terapeutico: al Gaslini di Genova è attiva una parete per la riabilitazione neurologica pediatrica, un progetto unico nel suo genere.
In uno scenario sportivo competitivo, come si crea una narrazione capace di rendere l’arrampicata attrattiva anche per chi non la pratica?
L’arrampicata è uno schema motorio primario che appartiene alla crescita di ogni individuo. Quando una persona vede una parete, inconsciamente riattiva quel ricordo. È per questo che le strutture installate nelle piazze attraggono immediatamente bambini e giovani: è un movimento naturale e istintivo.
Il rapporto con sponsor e partner è ormai centrale. Cosa cercano oggi le aziende quando decidono di investire nella vostra disciplina?
Le aziende cercano progetti credibili, in crescita e con valori solidi. L’arrampicata offre numeri in aumento, un pubblico giovane, visibilità internazionale e un’immagine positiva legata a benessere, inclusione e sostenibilità.
Gli eventi sportivi sono sempre più piattaforme di networking e visibilità. Qual è il valore strategico delle competizioni?
Le competizioni rappresentano un potente strumento di comunicazione. Portarle nei centri urbani consente di avvicinare il grande pubblico. L’arrampicata è oggi un vero “fitness urbano” e questo legame con il territorio rafforza l’identità della disciplina e la sua diffusione culturale.
Guardando al percorso fatto finora, quale è stata la decisione più difficile per far crescere davvero questo movimento?
La scelta più impegnativa è stata dedicare gran parte del mio tempo alla federazione, sottraendolo inevitabilmente alla famiglia. Sono medico, lavoro nell’emergenza, ho tre figlie e un’attività intensa. L’impegno è stato totale. Ho potuto affrontarlo grazie al grande sostegno di mia moglie e della mia famiglia, che hanno compreso l’importanza di questo progetto e lo hanno condiviso con me. La passione per questo sport è stata un elemento fondamentale.
Sapevo che diventare presidente nel 2019 avrebbe richiesto sacrifici importanti. È stata una decisione difficile, ma necessaria per realizzare un vero cambio di passo e portare la federazione
al livello che oggi ha raggiunto. Desidero inoltre ringraziare la squadra dei consiglieri federali che mi affianca quotidianamente in questo percorso: un gruppo competente, concreto e profondamente operativo, senza il quale molti dei risultati raggiunti non sarebbero stati possibili. Il lavoro di squadra è stato ed è tuttora uno degli elementi chiave del nostro sviluppo.

Santini Cycling presenta ufficialmente il kit Lidl-Trek per la stagione 2026: una reinterpretazione moderna e riconoscibile dell’identità del team e della sua energia competitiva. Un progetto che conferma e consolida la partnership tra Santini Cycling e Lidl-Trek, aprendo un nuovo capitolo nella storia di questa collaborazione.
Santini Cycling e la squadra World Tour Lidl-Trek annunciano il lancio ufficiale del nuovo kit da gara per il 2026, un progetto che rinnova l’identità visiva della squadra mantenendo salde le sue radici. I colori iconici di Lidl - blu, rosso e giallo - rimangono i protagonisti in una declinazione moderna, essenziale e immediatamente riconoscibile.
La collaborazione tra Santini Cycling e Lidl-Trek prosegue da nove anni, e l’azienda bergamasca, che da oltre sessant’anni realizza capi tecnici per il ciclismo professionistico, fornisce alla squadra capi per tutte le stagioni e le condizioni climatiche. Per la stagione 2026, il team maschile, quello femminile e il team development riceveranno infatti una fornitura completa: divise da gara, capi per l’allenamento e accessori tecnici, declinati nelle rispettive linee uomo e donna e pensati per affrontare al meglio il calendario internazionale e le intense sessioni di allenamento.

«Siamo estremamente orgogliosi di presentare il nuovo kit LidlTrek 2026: non è soltanto un capo tecnico, ma un vero simbolo di appartenenza» dichiara Monica Santini, amministratore delegato di Santini Cycling. «Il nostro obiettivo era creare un design forte, capace di incarnare l’energia e le ambizioni del team. Il lavoro del nostro reparto grafico ha tradotto perfettamente questo spirito, dando vita a una maglia che esalta i colori della squadra e che, ne siamo certi, diventerà un’icona indiscussa».
«La nostra partnership con Santini si basa sulla fiducia, sull’innovazione e su una passione condivisa per l’eccellenza,» afferma Luca Guercilena, General Manager di Lidl-Trek. «Dopo quasi un decennio di lavoro fianco a fianco, abbiamo sviluppato un kit che non solo offre ai nostri corridori il massimo in termini di prestazioni e comfort, ma è anche diventato un design iconico amato dai fan di tutto il mondo. Vedere questa nuova maglia prendere vita ci riempie di orgoglio, e non vedo l’ora di vedere i nostri corridori inseguire - e vincere - grandi corse con questi colori per tutto il 2026».
Il completo da gara 2026 sarà disponibile anche nella linea replica disponibile per il pubblico, così come altri capi realizzati con i colori
della squadra. Un’offerta ampia, pensata per rendere accessibile l’esperienza e lo stile dei professionisti a ogni ciclista, dai più esperti ai giovanissimi fan del team.


Santini Cycling nasce nel 1965 grazie alla forte passione per il ciclismo di Pietro Santini. Ogni nostro capo, orgogliosamente made in Italy, è frutto del lavoro di un team di designer appassionati di ciclismo. Tutti i prodotti Santini si basano su quattro principi: vestibilità perfetta, prestazioni eccezionali, comfort insuperabile e lunga durata. Grazie agli investimenti costanti nella ricerca di tessuti innovativi e nuovi metodi di produzione, Santini si impegna nel benessere di atleti e appassionati. La nostra missione è chiara: perfezionare i nostri capi per permettere a tutti di vivere le proprie passioni, indossando capi comodi senza rinunciare allo stile.
Lidl-Trek has a simple mission: become the best road cycling team in the world and inspire more people to ride their bikes. We accomplish this by empowering athletes to achieve greatness, pushing the limits of engineering and human potential, and inspiring riders and fans with our passion.




A cura della Redazione La nuova campagna per chi vive l’acqua senza confini

“Planet Water. No Lanes.” è una dichiarazione culturale e identitaria.
È un invito aperto a chiunque abbia un legame autentico con l’acqua - dagli atleti olimpici agli appassionati di nuoto, dai nuotatori in acque libere agli amanti delle piscine - a sentirsi parte di una comunità libera e inclusiva.
Nessuna corsia. Nessuna divisione. Nessuna etichetta. Nessun confine tra chi sei e come vivi l’acqua. Il percorso di ciascuno nell’acqua è diverso - plasmato da ritmi personali, luoghi ed emozioni. Ma la passione è la stessa. La connessione è reale. La comunità è una sola. L’acqua non è solo uno sport ma è uno stile di vita.
Dalla sua fondazione nel 1973, arena è cresciuta abbracciando tutta la diversità di chi ama l’acqua in tutte le sue forme. Dai laghi alle piscine, dai fiumi agli oceani, tutti sono liberi di vivere l’acqua a modo proprio. Non ci sono corsie predefinite, nessun modo giusto o sbagliato di appartenere. C’è solo l’acqua e chi la ama.
La campagna creativa è stata realizzata con la partecipazione di numerosi atleti dell’arena Elite Team , oltre a brand ambassador e nuotatori fitness di varie nazionalità:
• David Popovici, Campione Olimpico nei 200m Stile Libero
• Nicolò Martinenghi, Campione Olimpico nei 100m Rana
• Kyle Chalmers, Campione Olimpico nei 100m Stile Libero
• Thomas Ceccon, Campione Olimpico nei 100m Dorso
• Jessica Long, Campionessa Paralimpica nei 100m Farfalla, 100m e 400m Stile Libero, 200m IM, 100m Rana
• Leonie Beck, Campionessa Mondiale nei 5km e 10km
• Alessandro Velotto, Nazionale Italiana di Pallanuoto (Settebello)
• Barbara Hernandez, detentrice del Guinness World Record per la nuotata di 3,8km a 4,5°C
La campagna è stata lanciata nei mercati chiave, tra cui Italia, Francia, Germania e USA . Il piano media è interamente digitale e comprende la diffusione del brand video insieme a contenuti sponsorizzati su media sportivi e lifestyle premium e sui principali canali social.
A completamento della campagna, arena ha lanciato un magazine digitale intitolato “Planet Water- Life Beyond The Lane”, creato per chi ama l’acqua, vive il nuoto ogni giorno, sogna di iniziare, o trova nell’acqua una fonte infinita di benessere e ispirazione.


Sin dal 1973 arena ha rivoluzionato il mondo degli sport acquatici attraverso un'intensa collaborazione con atleti di livello mondiale e lo sviluppo di costumi da competizione all'avanguardia.
Oggi, questo spirito di collaborazione e di innovazione continua a vivere attraverso una continua evoluzione di materiali avanzati e design italiano in grado di migliorare prestazioni, stile ed espressione di tutti coloro che scelgono arena.
Dal percorrere le corsie al vivere con stile, arena si dedica a fornire a tutti i nuotatori gli strumenti di cui hanno bisogno per esprimere sé stessi, sentirsi sicuri, vincere e ottenere di più.



Ingegneria e performance industriale
alla Paris Fashion Week
A cura della Redazione
Vibram, il marchio iconico nel settore dell'outdoor rinomato per le sue suole in gomma tecnicamente avanzate, è presente ovunque siano richieste prestazioni elevate. In occasione della Paris Fashion Week, Vibram presenta Extreme Works, un'installazione pop-up che esplora l'intersezione tra ingegneria industriale e prestazioni estreme. Questa volta il marchio mette in mostra la sua esperienza nel settore del lavoro e della sicurezza, dove le prestazioni e le tecnologie sono più essenziali che mai.
Dal 1967, quando il fondatore di Vibram, Vitale Bramani, ha introdotto sul mercato la prima suola Vibram per il lavoro e la sicurezza, come evoluzione della prima iconica suola Vibram Carrarmato, il marchio ha studiato le esigenze dei lavoratori in tutti i settori della calzatura industriale, espandendosi progressivamente nei lavori più impegnativi ed estremi.
Questa vetrina si concentra su una selezione di calzature altamente tecnologiche per il settore industrialelavorativo, caratterizzate da design audaci, estetica avanzata e tecnologie all'avanguardia Vibram create per i lavoratori che operano in ambienti difficili. Ci sono lavori che non sono solo difficili: sfidano la natura, spingono la resistenza umana al limite e trasformano ogni azione in un atto di precisione. Le categorie classificate come lavori pesanti non sono semplicemente “lavori pesanti”, ma vere e proprie missioni in ambienti estremi dove il freddo, il vento, la pressione e l'isolamento non lasciano spazio all'errore. In
tali ambienti, le calzature giuste non sono facoltative, ma uno strumento fondamentale.
Le categorie classificate come "heavy duty" non sono semplicemente "lavori pesanti", ma vere e proprie missioni in ambienti estremi dove freddo, vento, pressione e isolamento non lasciano margine di errore. In tali ambienti, la calzatura giusta non è un optional: è uno strumento vitale.
Cantieri e impianti industriali pesanti sono i lavori industriali più estremi: acciaierie, raffinerie, impianti chimici, cementifici e centrali elettriche. Qui, i lavoratori affrontano alte temperature, materiali fusi o caldi, sostanze tossiche, polvere, rumore intenso e visibilità limitata, spesso tutto contemporaneamente. La calzatura è un componente di sicurezza critico: gli stivali devono essere durevoli, affidabili e resistenti al calore e agli agenti chimici, con suole resistenti allo scivolamento e all'abrasione.
Quando ci si trova in ambienti freddi ed esposti al vento, il lavoro pesante diventa ancora più estremo perché le condizioni possono cambiare rapidamente e in modo imprevedibile. I lavoratori operano su superfici ghiacciate e innevate, spesso durante tempeste o con scarsa visibilità, maneggiando strumenti e macchinari. La calzatura è essenziale in queste condizioni: gli stivali devono fornire isolamento termico, protezione impermeabile e una suola antiscivolo capace di mantenere aderenza su ghiaccio e neve, perché un singolo passo falso può diventare rapidamente pericoloso.
Il lavoro pesante sulle reti ferroviarie e le riparazioni di emergenza vengono eseguiti in ambienti altamente impegnativi, spesso in aree remote o confinate lungo linee attive. I tecnici lavorano frequentemente di notte o con visibilità ridotta, circondati da macchinari pesanti, vibrazioni, polvere e rumore. La calzatura deve offrire massima affidabilità, eccellente aderenza su terreni irregolari o scivolosi e forte protezione contro impatti e perforazioni. Isolamento, durata e comfort durante lunghi turni sono essenziali, perché nelle operazioni ferroviarie non c'è margine di errore. Il lavoro minerario si svolge in alcuni degli ambienti più ostili, dove sia la resistenza fisica che quella mentale sono continuamente messe alla prova. Le operazioni sono spesso condotte in luoghi remoti, sottoterra o a cielo aperto, con temperature estreme, polvere, rumore, vibrazioni e illuminazione limitata. La calzatura non è solo un dispositivo di protezione, ma uno strumento di lavoro fondamentale, e la sua affidabilità nel tempo è essenziale. Le suole devono mantenere aderenza, protezione e comfort anche dopo lunghe ore, uso ripetuto ed esposizione a condizioni difficili. I vigili del fuoco operano in ambienti imprevedibili e immediatamente pericolosi, come edifici in fiamme, incidenti industriali e incidenti con materiali pericolosi. La calzatura è fondamentale: gli stivali devono proteggere dal calore, dagli impatti, dallo schiacciamento, dalle perforazioni e dalle superfici scivolose, fornendo al contempo supporto e ammortizzazione per ridurre l'affaticamento e consentire ai vigili del fuoco di rimanere efficaci quando ogni secondo conta.
La pesca è una disciplina estrema che combina condizioni ambientali ostili, sforzo fisico continuo e alto rischio, spesso
in isolamento. I lavoratori sono esposti ad acqua gelida, vento, superfici instabili e in costante movimento, e compiti pesanti e ripetitivi. L'equilibrio è critico e l'equipaggiamento deve funzionare come una vera estensione del corpo. La sicurezza dipende dalla perfetta integrazione di abilità, tecnologia e attrezzatura protettiva. La calzatura gioca un ruolo chiave nell'aderenza, nella protezione impermeabile e nel comfort a lungo termine.
Il lavoro forestale richiede forza, precisione e controllo assoluto in luoghi dove il terreno è ripido, remoto e implacabile e dove il tempo può cambiare senza preavviso. I compiti più estremi includono l'abbattimento di alberi massicci su pendii scoscesi e lo spostamento di tronchi pesanti su terreni fangosi e rocciosi dove ogni passo conta. La calzatura offre un supporto alla caviglia senza compromessi, una trazione impareggiabile anche sui lati laterali, protezione da impatti e perforazioni e prestazioni impermeabili durevoli. La suola è il fondamento della sicurezza, fornendo un'aderenza inesorabile su terreni bagnati, in pendenza e instabili. I lavoratori del settore Oil & Gas operano al limite, gestendo sistemi ad alta pressione, macchinari pesanti e sostanze pericolose in ambienti dove la precisione è critica. I compiti di manutenzione sono spesso svolti su superfici scivolose e contaminate, richiedendo coordinazione e concentrazione costanti. Una calzatura adeguata è essenziale: gli stivali devono fornire stabilità, resistenza al calore e agli idrocarburi e un'aderenza affidabile.
I lavori di consolidamento roccioso si svolgono in ambienti costantemente instabili come pareti rocciose, tunnel, pendii e fronti di scavo. I lavoratori operano in altezza o in spazi confinati, spesso sospesi a corde o piattaforme, con il rischio reale di crolli e caduta massi. Ogni movimento deve essere controllato, poiché le condizioni del terreno possono cambiare improvvisamente. La calzatura deve offrire massima aderenza, suole resistenti alla perforazione, protezione dagli impatti, forte supporto alla caviglia e resistenza all'acqua, all'abrasione e alle basse temperature.

Gianmarco Tamberi
Per l’uomo Eleventy, il viaggio diventa un percorso interiore di riconnessione, un equilibrio tra stile e libertà che risiede nella pienezza del tempo e negli istanti vissuti nella natura. La collezione Uomo FW26-27 interpreta questo approccio attraverso un equilibrio tra funzionalità e raffinatezza, materiali nobili e una cura artigianale distintiva del Made in Italy. Un guardaroba pensato per un’eleganza discreta e contemporanea, capace di adattarsi con naturalezza dalla città ai luoghi del silenzio. La palette cromatica, volutamente più scura rispetto ai consueti toni chiari del brand, si sviluppa attorno a sfumature profonde e sofisticate: dal calore elegante del Vintage Burgundy all’Ambra, fino alla forza del Castagno. Il Verde Selva, il Blu Notturno e l’Ardesia completano la proposta, introducendo un linguaggio cromatico più intenso e maturo, che mantiene la discrezione e l’equilibrio distintivi di Eleventy.
I capispalla nascono per proteggere e accompagnare il viaggiatore contemporaneo, unendo funzionalità e raffinatezza. Protagonista assoluta della collezione è la vicuña, fibra rara che conferisce a cappotti, giacche e gilet una morbidezza straordinaria, espressione di un lusso discreto.
I piumini evolvono in chiave moderna attraverso l’utilizzo di flanelle

preziose in lana, seta e cashmere, arricchite da disegni esclusivi come micro pied-de-poule, galles e chevron.
I capispalla double, realizzati con lane finissime e cashmere pregiati, conferiscono un’eleganza senza tempo.
La ricerca sui materiali si concentra su shearling e suede, selezionati per la loro leggerezza e per un touch particolarmente morbido. Il montgomery viene reinterpretato in chiave contemporanea, mantenendo la propria vocazione funzionale e un’eleganza essenziale.
I giubbini bimaterici dialogano con maglie in lana e cashmere a costa inglese, creando un equilibrio tra linguaggio urbano e calore artigianale. Bomber, biker e overshirt si arricchiscono di colli in shearling, dando vita a un’estetica che unisce con naturalezza città e natura.
La giacca con collo mao introduce un nuovo concetto di giacca, essenziale e contemporaneo, in cui rigore formale e comfort si incontrano in un equilibrio sofisticato.
Eleventy annuncia Gianmarco Tamberi come Brand Ambassador Eleventy, brand italiano simbolo di eleganza contemporanea e lusso responsabile, annuncia la collaborazione con Gianmarco
Tamberi, campione olimpico e icona dello sport italiano, che entra ufficialmente a far parte dell’universo Eleventy in qualità di Brand Ambassador. Questa partnership nasce da una profonda affinità di valori. Il sacrificio, la resilienza e la ricerca costante dell’eccellenza rappresentano infatti il filo conduttore che unisce il percorso umano e sportivo di Gianmarco Tamberi alla visione di Eleventy: un brand che, fin dalle sue origini, ha costruito la propria identità attraverso impegno, rispetto per il lavoro artigianale e una crescita consapevole, guidata dalla qualità e dalla coerenza.
Gianmarco Tamberi, altista italiano di fama internazionale, campione olimpico ai Giochi di Tokyo 2020, campione del mondo a Budapest 2023, campione del mondo indoor a Portland nel 2016 e tre volte campione europeo (2016, 2022, 2024), è simbolo di resilienza, energia positiva e spirito di sacrificio. La sua personalità carismatica e il suo percorso umano e professionale incarnano perfettamente l’uomo Eleventy: elegante ma mai ostentato, autentico, determinato e capace di distinguersi con naturalezza.
La collaborazione vedrà Gianmarco Tamberi protagonista del mondo Eleventy in un dialogo contemporaneo tra moda e sport, dove stile e performance si incontrano per dare forma a una nuova idea di eleganza, fondata su valori solidi e condivisi.







A cura della Redazione
Montecore inaugura la stagione Fall/Winter 2026/27 riaffermando la propria visione: creare capi concreti, impeccabili nella qualità e progettati per accompagnare la vita reale delle persone. Una moda funzionale e intelligente, costruita con cura artigianale e sensibilità contemporanea.
Il concetto Beyond Time si riflette nelle scelte estetiche e materiche della collezione, dove ogni capo nasce per durare, attraversare le stagioni e superare le tendenze. In questa direzione, la FW26/27 amplia la proposta senza mai perdere identità, integrando capospalla, maglieria, pantaloni e calzature in un total look coerente.
La ricerca sui materiali resta il fulcro del metodo Montecore. Le fibre vengono selezionate laddove raggiungono la loro massima espressione: il cashmere dalle regioni d’origine più vocate, tessuti tecnici declinati dal know-how giapponese, lavorazioni artigianali italiane, fibre naturali da fonti d’eccellenza. Ogni scelta nasce dalla volontà di offrire valore reale, attraverso materiali eccellenti e costruzioni pensate per durare nel tempo. Tra i protagonisti della stagione emergono capispalla in tessuti tecnici evoluti, lane, cashmere double, dove struttura e comfort convivono con naturalezza. Il layering si afferma

come linguaggio funzionale, con giacche leggere trapuntate da indossare sotto cappotti strutturati, pensate per interpretare microclimi e ritmi urbani. I pantaloni, dalla linea sartoriale, presentano volumi morbidi e fondi ampi, garantendo fluidità e un fit contemporaneo, mentre la maglieria introduce texture sensoriali, fine-gauge o più corpose. Chiude il quadro una proposta footwear sviluppata con rigoroso approccio “productfirst”, in piena continuità estetica con il capospalla.
La FW26/27 conferma Montecore come un progetto in continua evoluzione: solido nelle radici ma aperto al cambiamento, capace di leggere i bisogni del quotidiano e trasformarli in capi autentici, concreti e desiderabili.
Montecore rafforza la sua identità con una capsule footwear e lo showroom ampliato per una nuova esperienza di brand Montecore apre la stagione con due importanti novità: la prima capsule di calzature, che estende la visione Beyond Time anche al footwear e l’inaugurazione del nuovo showroom di via Montenapoleone, uno spazio ampliato e riprogettato per valorizzare l’esperienza del cliente. Due interventi complementari che riflettono la coerenza del progetto
Montecore: un prodotto pensato per durare e un luogo concepito per accoglierlo, raccontarlo e viverlo con autenticità. L’apertura della nuova area rappresenta inoltre un passo significativo nel percorso di crescita del brand, sostenuto da performance positive nei mercati chiave e da una rete sempre più solida di interlocutori che riconoscono a Montecore un’identità chiara, credibile e distintiva.
Montecore presenta la capsule footwear fw26/27, un’unica silhouette, due modelli, 28 varianti che diventano una tavolozza di colore
Montecore presenta la sua prima capsule footwear, una sintesi di tecnica, comfort ed essenzialità. Due modelli, loafer e allacciata, interpretano l’idea di contemporaneità secondo la visione del brand: calzature pensate per durare, evolversi, e abitare il tempo con autenticità.
Un'estensione naturale del concetto
Beyond Time , che qui trova una traduzione concreta e quotidiana. Il progetto nasce dal background trasversale di Fabio Peroni , la cui esperienza tocca sartoria, materiali e design, fino al mondo delle calzature. Una visione che unisce funzionalità e ricerca, trasformando l’oggetto d’uso in una proposta moderna, poliedrica e coerente con i reali gesti di chi la indossa. Realizzate artigianalmente in Italia, le calzature sono costruite con tecnica mezzo sacchetto , scelta che migliora la resa estetica e funzionale, riducendo la piega sulla punta e favorendo un comfort più naturale. L’ elastico inserito nel tallone abbraccia delicatamente il piede, enfatizzando la morbidezza e la flessibilità della silhouette. La suola in gomma trasparente si fonde cromaticamente con la tomaia, mimetizzandosi e donando pulizia visiva. Ogni paio è cucito a mano, nel segno della qualità concreta che definisce l’approccio Montecore. La palette materica è ampia e versatile, come una tavolozza di colori: 28 varianti totali, di cui 20 in suede, 4 in tessuto di lana e 4 in pelle di cervo .






Montecore inaugura il nuovo showroom a Milano, uno spazio raddoppiato, pensato come una casa e progettato attorno all’esperienza del cliente
Montecore apre il suo nuovo showroom milanese rinnovato, uno spazio di oltre 600 mq progettato per raccontare l’identità del brand attraverso un ambiente caldo, accogliente e immersivo. Più che un luogo espositivo, lo showroom nasce come una casa aperta ai clienti , dove respirare l’universo Montecore con calma, chiarezza e autenticità.
Il progetto è stato seguito personalmente dal founder e direttore creativo Fabio Peroni , che ha immaginato uno spazio dove la collezione potesse essere valorizzata in ogni dettaglio. Luci calde studiate ad hoc, percorsi fluidi, aree lounge, tavoli monolitici e arredi iconici, tra cui sedute firmate da Roberto Palomba, contribuiscono a creare un ambiente che mette al centro il prodotto e l’esperienza di chi lo osserva.
Il raddoppio della metratura risponde a un’esigenza precisa: accogliere un numero crescente di clienti internazionali e permettere una consultazione più ampia, ordinata e immersiva delle collezioni, che garantisce un approccio più intimo e personalizzato.
La nuova disposizione consente inoltre di presentare le collezioni in modo arioso e funzionale, valorizzando capospalla, pantaloni, maglieria, calzature e accessori del progetto total look Montecore.



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A cura della Redazione Iconici anni ’70 e collaborazione con My Style Bags

Colmar rinnova il suo legame con la tradizione lanciando Ski Heritage, una capsule urban che celebra l’estetica degli iconici anni ’70, e parallelamente, il 9 dicembre 2025 presenta una collaborazione esclusiva con My Style Bags che nasce dall’incontro tra l’eleganza artigianale del brand milanese e l’attitudine outdoor di Colmar.
La collezione Ski Heritage è ispirata agli archivi storici del brand e reinterpreta i
codici stilistici che hanno definito l’identità di Colmar nello sci e nell’abbigliamento tecnico italiano. I colori simbolo – rosso, blu e bianco – tornano protagonisti in un linguaggio grafico moderno, mentre silhouette vintage e materiali contemporanei assicurano comfort, performance e versatilità. Ski Heritage diventa così un ponte tra passato e presente, tra città e montagna, riaffermando lo stile senza tempo e lo spirito innovativo del marchio.
La capsule con My Style Bags è rappresentata dai seguenti tre prodotti iconici dedicati al viaggio invernale: Harvard Large, Beauty Case e Porta Scarponi, disponibili in Panamone o canvas nero.
Ogni articolo è progettato per garantire funzionalità, ordine e resistenza, con interni in poliestere e dettagli curati. Gli elementi estetici richiamano il mondo Colmar attraverso le bande rosse, bianche e blu, abbinate alle finiture in pelle marrone tipiche di My Style Bags. A completare la capsule, il dettaglio distintivo “in caso di neve”, mentre la possibilità di personalizzazione rende ogni pezzo unico.
La collezione My Style Bags x Colmar interpreta il viaggio invernale con linee essenziali, materiali selezionati e una raffinata attitudine tecnica.

My Style Bags è il brand milanese specializzato in accessori di alta gamma che coniugano eleganza, funzionalità e personalizzazione sartoriale. Con una visione contemporanea e un profondo legame con la tradizione artigianale italiana, il marchio si è affermato come punto di riferimento per chi cerca prodotti su misura, di alta qualità e dallo stile senza tempo. Dal tempo libero al business, dal viaggio all’uso quotidiano, ogni creazione My Style Bags rappresenta un’idea di lusso autentico, pensato per chi ama distinguersi con discrezione.
Manifattura Mario Colombo & C., fondata a Monza nel febbraio 1923 da Mario Colombo, nasce come produttore prima di ghette e poi di abiti da lavoro a marchio Colmar, acronimo del nome del fondatore. L’azienda si specializza già dagli Anni ‘30 nella produzione di capi sportivi e si afferma nel mondo dello sci grazie alla collaborazione con leggende come Zeno Colò e gli sciatori della Valanga Azzurra, diventando sinonimo di performance e innovazione tecnica. Nel 2009 nasce Colmar Originals, la linea urban & lifestyle che reinterpreta l’heritage del marchio in chiave contemporanea, trasformando l’iconico piumino in un simbolo di stile e ampliando l’offerta verso un total look versatile. Con oltre un secolo di storia, Colmar continua a unire tradizione, ricerca e qualità, rappresentando un’eccellenza italiana riconosciuta a livello internazionale.
A cura di Christian Gaston Illan

Beppe D’Elia è uno degli hair stylist italiani più riconosciuti a livello internazionale. Fondatore di Beautick, ha ridefinito il concetto di bellezza sartoriale portandolo nel cuore dell’hôtellerie di lusso. È infatti il riferimento creativo dello Spa del Park Hyatt Milano, dove Beautick firma un’esperienza esclusiva che unisce haircare, estetica e ritualità in un contesto di assoluta eccellenza. Dai backstage delle grandi Fashion Week alle suite degli hotel più iconici, D’Elia ha costruito un modello che fonde visione creativa e disciplina imprenditoriale, interpretando l’identità personale come un vero asset di valore.
Beautick è oggi presente all’interno della Spa del Park Hyatt Milano, uno dei nuovi simboli dell’hôtellerie di lusso. Quando ha capito che la bellezza doveva diventare un’esperienza e non più soltanto un servizio?
In realtà, nel mercato della bellezza il servizio è sempre stato centrale. Oggi però è diventato semplicemente il punto di partenza. In strutture come il Park Hyatt Milano, il Mandarin Oriental – dove siamo presenti anche a Parigi e Londra – o realtà iconiche come il Gritti Palace a Venezia, la clientela cinque stelle non accetta più nulla che non sia eccellente.
Il servizio impeccabile è ormai dato per scontato. La vera differenza sta nella capacità di costruire un’esperienza completa, coerente, memorabile. È lì che la bellezza smette di essere una prestazione tecnica e diventa un linguaggio emozionale. Nel suo lavoro l’immagine non è mai superficiale, ma strutturale.
Quanto incide oggi l’estetica sulla percezione del valore di una persona, soprattutto in contesti ad alta esposizione come il lusso e il business?
Basta osservare Instagram per capirlo. Oggi ciascuno comunica sé stesso attraverso l’immagine, molto più di quanto accadesse solo pochi anni fa. Studi recenti – come quelli condotti da L’Oréal – dimostrano che la maggior parte dei contenuti condivisi rientra nella categoria “beauty”, spesso con inquadrature molto precise, come il famoso tre quarti.
Questo significa che capelli, make-up e skincare sono diventati una necessità trasversale, non più un lusso accessorio. La bellezza è entrata nel quotidiano, è diventata una forma di prêt-à-porter dell’identità. Persino ragazze giovanissime oggi investono precocemente sulla cura dell’immagine, perché quella che un tempo era la copertina di Vogue oggi, nel bene e nel male, è Instagram.
Dai backstage della Fashion Week alle cabine del Park Hyatt, lei lavora con persone costantemente sotto i riflettori. Qual è il vero elemento che distingue chi trasmette autorevolezza da chi appare semplicemente “costruito”?
L’autorevolezza oggi assomiglia molto alla fotografia di reportage. Un tempo la moda era dominata da immagini patinate, costruite, quasi irraggiungibili. Penso ai grandi maestri della fotografia fashion di qualche decennio fa come Mario Testino, Peter Lindbergh o Bruce Weber. Oggi, invece, la forza sta nell’autenticità. La bellezza funziona quando rispecchia la persona, non quando la sovrascrive. Anche nel mio lavoro questo è cambiato radicalmente: trent’anni fa le sfilate proponevano immagini estremamente uniformi, cinquanta modelle con lo stesso look. Oggi è l’esatto contrario. Rispettare l’identità individuale è diventato un segno di forza e, paradossalmente, di autorevolezza. Beautick è lusso, ma mai eccesso.
Come definirebbe oggi il concetto di lusso autentico nel beauty?
Il lusso, oggi, è sottrazione. Lavorando con principesse arabe, grandi famiglie internazionali, imprenditori, celebrities, emerge chiaramente un trend: meno make-up, meno costruzione, meno artificio.
Questo non significa semplicità. Anzi. Ottenere un effetto naturale richiede più competenza, più tempo e più tecnica rispetto a un make-up evidente. Capelli apparentemente “non lavorati”, make-up impercettibile ma raffinato: è un equilibrio sofisticato, che richiede esperienza vera. Il lusso nel beauty è diventato silenzioso, ma estremamente esigente.
In un’epoca dominata da filtri, social network e intelligenza artificiale, quanto è diventata rara una bellezza realmente riconoscibile?
Molto rara. E proprio per questo sempre più preziosa. L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando la produzione delle immagini e, in prospettiva, anche il mondo della moda. Le grandi top model hanno già iniziato a tutelare legalmente i propri tratti, perché la possibilità di replicarli digitalmente è reale. Tuttavia, parlando con i grandi art director internazionali, emerge un limite chiaro: l’immagine generata è perfetta, ma spesso priva di emozione. È troppo pulita, troppo finta. Per questo stiamo assistendo a un ritorno della fotografia d’autore, del ritratto vero, umano. Oggi c’è di nuovo chi è disposto a investire su uno sguardo autentico, non replicabile.
Dietro l’immagine di Beautick c’è una struttura imprenditoriale molto precisa. Qual è stata la decisione più coraggiosa che vi ha permesso di affermarvi a livello internazionale?
Abbiamo scelto l’eccellenza assoluta sin dal primo giorno. Può sembrare una risposta ovvia, ma non lo è affatto. Nel mondo non esisteva un vero brand di beauty luxury strutturato come tale. Esistevano grandi nomi, straordinari professionisti, ma




nessuno aveva costruito un marchio pensato esclusivamente per un posizionamento altissimo.
Noi abbiamo investito, rischiato, creduto in un mercato inesplorato. Oggi lavoriamo con le più grandi maison – da Dior a Chanel, da Cartier a Tiffany – e abbiamo un team internazionale che opera in tutto il mondo. Stiamo sviluppando un progetto di 150 aperture nei prossimi tre anni, esclusivamente in hotel di lusso, e abbiamo anche brevettato una soluzione unica: il primo salone di bellezza che entra direttamente nella camera dell’hotel. Non è più il cliente che scende al servizio, è il servizio che sale dal cliente. Questo, per noi, è il vero lusso.
Se dovesse raccontare Beautick a un cliente del Park Hyatt Milano in una sola frase, quale sceglierebbe?
“Beautiful now.”
Oggi le grandi città richiedono bellezza immediata, efficace, di altissima qualità. Una donna ha un’ora e mezza e deve essere pronta per una cena, un evento, un appuntamento. Beautick nasce per questo: qualità, servizio e velocità. In novanta minuti, dalla testa ai piedi.
Sempre più persone costruiscono sé stesse come un brand. Quanto è importante adottare una strategia d’immagine rigorosa quanto quella di un’azienda di lusso?
È fondamentale, ma non per tutti allo stesso modo. La nuova frontiera della bellezza è l’impercettibile: tornare giovani senza sembrare rifatti, migliorarsi senza essere riconoscibili come costruiti. Questo vale tanto per le celebrities quanto per chi lavora nel business ad alto livello. È un lavoro tecnico, sofisticato e costoso, ma è lì che si gioca la vera differenza.
Guardando al futuro, come immagina l’evoluzione della bellezza tra tecnologia, identità e relazione umana?
Nel nostro segmento, quello del beauty come servizio d’eccellenza, l’essere umano resterà centrale. Il rapporto diretto, l’energia, la fiducia che si crea tra professionista e cliente non sono replicabili da una macchina.
Detto questo, una parte meccanica arriverà inevitabilmente, soprattutto nei servizi a basso costo. Ma il paradosso sarà questo: più la tecnologia avanzerà, più il talento umano diventerà esclusivo, raro e prezioso. Il futuro del lusso, anche nel beauty, sarà sempre più umano.





L’esperienza food & mixology per Milano-Cortina
A cura della Redazione
Ice Skating, Hockey su ghiaccio, Sci Alpino. Tre discipline simbolo di Milano-Cortina 2026, ma non solo: sono anche i nomi scelti per i tre cocktail speciali dedicati alla kermesse olimpica da A’Riccione Terrazza12 e firmati dai bartender del lounge bar con vista al decimo piano di palazzo Boggi. Proposti per tutto il periodo dei Giochi, saranno abbinati a tre piatti “fuori menu” studiati dallo chef Marco Fossati per questa speciale occasione, in un percorso gastronomico che fonde idealmente il Mediterraneo, anima dell’insegna, con inevitabili suggestioni dolomitiche.
Aperto dalle 12 alle 02 di notte, A’Riccione Terrazza12 è uno spazio versatile, ideale per accogliere sia un pranzo d’affari, sia una serata glamour o un aperitivo con vista mozzafiato sullo skyline di Milano. Il bancone del lounge bar al decimo piano è il regno di Jimmy Sakaj, autore di una vasta selezione di drink tra classici intramontabili e miscelazioni innovative. In stretta sinergia con lo chef Marco Fossati, Sakaj cura pairing d’eccezione per finger food e small bites, ma anche per i piatti del ristorante. Insieme a lui, Alfred Betun ed Erik Quarantani sono gli autori dei tre cocktail in edizione limitata ispirati alle discipline olimpiche, nati per celebrare il legame tra la mixology d’autore e le grandi sfide di Milano-Cortina 2026.
Si chiama Ice Skating la proposta di Alfred Betun: un Twist di Negroni ispirato al pattinaggio sul ghiaccio, capace di esprimerne
l’essenza fatta di silenzio, concentrazione e controllo. “Con Ice Skating ho voluto tradurre il pattinaggio in un sorso ‘preciso’ e per questo ho voluto un Negroni più secco e lineare rispetto al classico, privo di elementi superflui” spiega Betun. “Al suo interno troviamo Gin delle Montagne, che richiama l’aria alpina e le botaniche pulite, dando respiro al drink, mentre Bitter Bianco e Vermouth
Dry costruiscono una struttura tesa ed elegante. Lo Sherry Fino aggiunge una profondità salina e controllata, che racconta la fatica e il lavoro invisibile dietro una performance che deve apparire perfetta. Il risultato è un sorso netto, teso. Come una lama sul ghiaccio”. Ice Skating è un cocktail tecnico ed essenziale, senza sbavature, dove anche il servizio richiama la pista: il ghiaccio viene infatti presentato con leggeri solchi, a simulare i segni lasciati dalle lame durante l'esibizione.
Hockey su ghiaccio è la proposta firmata dal bar manager Jimmy Sakaj: “un aperitivo che unisce lo stile metropolitano all’energia glaciale delle Alpi”, spiega. Ispirato alla disciplina più dinamica e fisica dei Giochi, questo twist del classico aperitivo milanese combina le note amaricanti e agrumate del Campari e del Vermouth Antica Formula con una soda ai frutti rossi di montagna e un delicato tocco di lavanda alpina. A completare il drink, una garnish di more che richiama visivamente il disco della disciplina. Il risultato è un cocktail intenso, elegante e deciso: un incontro di contrasti che ha il ritmo di un match giocato a tutta velocità. Il nome completo del cocktail proposto da Erik Quarantani è Sci alpino - Cortina ‘56, richiamo alle prime Olimpiadi Invernali ospitate in Italia settant’anni fa, gli anni d’oro di questa disciplina e occasione storica in cui nacque il mito della mondanità e dell’après-ski, consacrando Cortina come Regina delle Dolomiti. Per rendere omaggio a questo momento epocale, Erik ha immaginato un cocktail “facile da bere, perfetto per l’aperitivo e capace di evocare quell'atmosfera glamour che ha reso celebre la montagna italiana”. La ricetta è un ponte tra tradizione e vette alpine: il Vermouth bianco e il Select, icona del Veneto, si fondono con il St-Germain. Quest’ultimo, grazie ai fiori di sambuco raccolti nei boschi d’alta quota, conferisce al drink l’essenziale tocco alpino, mentre il perlage del Trento DOC sigilla il sorso con l’eleganza del territorio montano.
A queste tre proposte si abbinano tre piatti fuori menu pensati dallo chef Marco Fossati: un ponte tra mare e montagna dove la freschezza delle vette incontra la cucina solare del Mediterraneo. Si parte con la Tartare di tonno con lime e briciole di pane, accompagnata da crauto viola e Bozner sauce: una salsa tipica del Trentino a base di uovo sodo ed erba cipollina, che dona cremosità alla delicatezza del crudo. Il cuore del percorso è il Risotto A’R Milano-Cortina, sintesi perfetta tra le due anime dei Giochi: il riso, bagnato con un infuso al pino mugo per richiamare i sentori resinosi del bosco, viene mantecato con burro di malga, e abbinato a un’ostrica che sprigiona un’improvvisa sferzata marina, mentre il midollo di vitello rende omaggio alla tradizione meneghina. Il tris di specialità si chiude con i Gamberoni alla brace, serviti con
radicchio confit cotto a bassa temperatura in agrodolce, ristretto di crostacei e un profumato burro di malga alle erbe alpine. Tre creazioni in esclusiva da provare solo durante il periodo olimpico, per vivere il gusto delle cime sospesi sopra il cielo di Milano.
Terzo nato della famiglia A’Riccione, dopo il locale storico fondato nel 1955 e il bistrot aperto nel 2008 dai fratelli Dante e Giuseppe di Paolo, A’Riccione Terrazza 12 accoglie i clienti in un ambiente elegante, dal design fresco e contemporaneo, dove lo Chef Marco Fossati rilegge in chiave moderna la migliore tradizione mediterranea, aggiungendo un tocco di internazionalità capace di stuzzicare anche i palati più esigenti. Al piacere della cena si aggiunge quello della vista: fiore all’occhiello del ristorante è, infatti, la terrazza panoramica, una delle pochissime in città, che offre un colpo d’occhio emozionante su tutta Milano. Completa la proposta del Ristorante il Lounge Bar con una importante cocktail list, dai grandi classici ai signature più innovativi e creativi.



Prosegue il cammino di Caffè Vergnano verso i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di cui l’azienda è Official Coffee, grazie all’accordo di distribuzione con Coca-Cola HBC e al supporto di CocaCola ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026.
La più antica torrefazione italiana ha trasformato delle cabinovie in coffee corner, tazzina e pack di miscela 100%
arabica in limited edition. Ogni progetto riflette i valori condivisi dal brand con lo spirito olimpico: impegno, passione e cura per il dettaglio che, uniti alla tradizione del Made in Italy consentiranno di portare l’eccellenza dell’espresso italiano ben oltre i confini nazionali.
La prima espressione di questo percorso olimpico è l’iniziativa che unisce design, riqualificazione e valorizzazione del
territorio: sei cabinovie dismesse dagli impianti di Livigno, rinascono grazie al recupero e alla progettazione del Dipartimento di Design Caffè Vergnano come coffee corner dal carattere unico. L’incontro tra creatività e tradizione trasforma un gesto quotidiano in un’esperienza profondamente connessa al territorio: spazi originali che non si limitano a offrire un servizio ma interpretano e raccontano l’identità delle sedi olimpiche evocando storie, atmosfere e relazioni autentiche.
Il primo coffee corner è stato svelato a Torino, presso il Lumen in Corso Moncalieri con vista su Piazza Gran Madre, per vivere in anteprima l’atmosfera dei Giochi. Da qui la cabinovia proseguirà il viaggio, insieme alle altre, verso le destinazioni olimpiche dove accoglieranno il pubblico come punto ristoro e di contatto diretto con il caffè ufficiale dell’evento.
Caffè Vergnano ha presentato, inoltre, la tazzina in Limited Edition 2026. nella tonalità carta da zucchero, che richiama il cielo limpido e la morbidezza della neve, evocando l’ambiente naturale delle Olimpiadi invernali. A questa si aggiunge il pack in edizione speciale della tradizionale miscela 100% arabica, con la sua tostatura lenta secondo il metodo Caffè Vergnano, nato dalla stessa attenzione a rigore, costanza e cura dei dettagli che caratterizza gli atleti in preparazione alle competizioni.
Con queste iniziative, Caffè Vergnano conferma la volontà di consolidare anche durante i Giochi Olimpici la tradizione italiana del caffè, in un contesto che rappresenta una vetrina globale per l'Italia, consentendo all’azienda di continuare ad affermarsi come simbolo di eccellenza riconosciuto in tutto il mondo.


Caffè Vergnano è tra le più antiche torrefazioni italiane a livello nazionale. Fondata nel 1882, e ancora oggi guidata dalla famiglia, da oltre 140 anni racconta il rito dell’autentico espresso italiano portando in una tazzina profumi e aromi di tutto il mondo. Il segreto delle sue miscele risiede nella selezione accurata delle origini, una tostatura lenta e tradizionale che valorizza ogni singola materia prima, e la creazione di ricette esclusive che ne esaltano il gusto unico. I prodotti Caffè Vergnano sono disponibili nella grande distribuzione, nei migliori bar e negli oltre 180 Caffè Vergnano 1882, la catena di caffetterie all'italiana presente in tutto il mondo. Presente in 85 Paesi, Caffè Vergnano ha rafforzato la propria crescita internazionale grazie all’accordo con Coca-Cola HBC per la distribuzione in 27 Paesi dei propri prodotti nei canali fuori casa e retail. Caffè Vergnano è Caffè Ufficiale di Milano Cortina 2026, grazie all’accordo di distribuzione con Coca-Cola HBC e al supporto di Coca-Cola, partner ufficiale dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Questa presenza si lega indissolubilmente ai valori olimpici di impegno, onestà e passione, che Caffè Vergnano incarna da sempre nella sua storia e nel suo profondo legame con il territorio italiano.
Dal 2018, l'azienda ha affiancato alla cultura del caffè quella per l'impegno sociale: "Women in Coffee" è il progetto dedicato al sostegno di comunità di donne coltivatrici, oggi ampliato a iniziative di inclusione ed empowerment femminile.

180 anni che brillano di storia, arte e maestria senza tempo
Fernet-Branca festeggia i 180 anni di storia e maestria artigianale con la Gold Limited Edition , un’edizione speciale da collezione che rende omaggio all’eredità, all’arte e alla qualità che da quasi due secoli contraddistingue uno degli amari più famosi al mondo.
Il nuovo design esclusivo ed elegante dell’iconica bottiglia trasforma per i 180 anni del brand il colore oro in simbolo di eccellenza, valore e maestria artigianale. La lucentezza che avvolge la bottiglia non è solo un richiamo visivo alla preziosità degli ingredienti - come lo zafferano, spezia rara e distintiva della ricetta - ma anche una metafora della tradizione e della qualità che, da quasi due secoli, rendono Fernet-Branca un amaro senza tempo.
Il design della Gold Limited Edition vuole essere un tributo anche ai più celebri calendari e manifesti storici di Fernet-
Branca , veri e propri simboli dell’identità visiva del brand. Tra questi, l’iconico Alligatore , manifesto del 1920 firmato dall’agenzia Magà di Parigi, e Il Re degli Amari, il celebre poster di Leonetto Cappiello del 1922 che consacra Fernet-Branca come sovrano tra gli amari. Il disegno delle erbe aromatiche principali che costituiscono l’essenza del famoso amaro, completano questo racconto visivo, come simbolo del legame indissolubile tra natura, tradizione e maestria artigianale. Un inno all’arte e all’eleganza, ma anche alla continuità e all’innovazione, capaci di raccontare, attraverso un pack dal forte impatto visivo, la storia di un marchio che da cinque generazioni custodisce la ricetta segreta di Bernardino Branca.
Fernet-Branca, anche in questa sua nuova veste, si conferma protagonista dei momenti di incontro e convivialità, icona di una tradizione che unisce generazioni e accompagna le occasioni più speciali. Perfetto come pensiero di Natale o da servire a fine pasto, Fernet-Branca è un amaro da gustare in purezza o in miscelazione, capace di rendere unico ogni brindisi. E per chi sceglie di assaporarlo liscio, nella sua forma più autentica, la degustazione segue il rituale dei tre sorsi , un viaggio sensoriale che rivela l’anima più profonda di FernetBranca: il primo sorso è un incontro inaspettato, svela il gusto naturalmente amaro delle erbe aromatiche e ne mette in luce la qualità e la forza, introducendo il carattere deciso dell’elisir. Il secondo sorso è una scoperta avvolgente e profonda, in cui l’ampio ventaglio di spezie dialoga armoniosamente, rivelando la complessità e la segreta alchimia della sua ricetta. Il terzo , invece, è puro piacere: esalta gli aromi più rassicuranti e la freschezza delle erbe, lasciando emergere l’anima esotica e le note dolci e delicate che rendono Fernet-Branca unico nel suo genere.
La Gold Edition di Fernet-Branca è disponibile in due versioni: Bottiglia Sleeve 70 cl : La bottiglia Gold Limited Edition si distingue per la sua sleeve dorata e un design contemporaneo che esalta l’eleganza e la forza iconica di Fernet-Branca, trasformando la bottiglia in un autentico oggetto da collezione. Un connubio di eleganza e modernità pensato per sorprendere chi ama i dettagli unici e la bellezza di un dono curato in ogni particolare. Perfetta per celebrare momenti speciali o per impreziosire la propria collezione con un tocco di stile.
Latta 180° + Bottiglia Standard 70cl: Un’elegante confezione in latta da collezione racchiude la bottiglia Standard 70cl di FernetBranca, custodendola come un tesoro prezioso. Le linee pulite e l’effetto metallico si fondono in un design contemporaneo che celebra l’eredità visiva del brand, rendendo questa edizione un oggetto da conservare e mostrare. Un’allure sofisticata, ideale per sorprendere chi apprezza il gusto autentico e la cura del design. Un regalo dal fascino senza tempo, capace di unire tradizione e contemporaneità, semplicità e stile , pensato per chi ama circondarsi di pezzi unici che raccontano la storia.
Fratelli Branca Distillerie è un'azienda leader nel settore dei liquori premium, la cui storia risale al lontano 1845. Grazie ad una gamma di prodotti unica e ad un costante impegno nella produzione di bevande di alta qualità, l'azienda si è affermata come uno dei leader globali nel settore Beverage e Spirits. Nonostante il successo ottenuto, Fratelli Branca Distillerie è rimasta fedele alle proprie radici nazionali ed è ancora oggi una realtà al 100% made in Italy, che si fa portavoce della qualità italiana in tutto il mondo. Sotto la guida del Presidente Niccolò Branca, quinta generazione della famiglia, l'azienda ha esteso significativamente la presenza dei propri marchi in oltre 160 paesi, consolidando la propria posizione di leader del settore. Il portafoglio di marchi di Fratelli Branca Distillerie è caratterizzato da un'ampia gamma di brand premium e super premium, tra cui spiccano icone del settore come Fernet-Branca, Brancamenta, Stravecchio Branca, Carpano, Antica Formula di Carpano, Punt e Mes, Borghetti e Grappa Candolini. Il motto aziendale "Novare serbando" sintetizza l'approccio evolutivo dell'azienda, che guarda al futuro senza mai dimenticare i valori che hanno reso solida la realtà industriale e imprenditoriale della famiglia Branca.


L’arte di Cristina de Middel per l’etichetta del celebre rum
A cura della Redazione
Per la sua terza edizione, la collezione Magnum approda nella regione di Trelawny, in Giamaica , nel cuore della distilleria Hampden . Quest’anno Cristina de Middel, fotografa spagnola a capo di Magnum Photos, è stata invitata da La Maison & Velier a trascorrere una settimana immersa nel mondo di Hampden.
L’oscurità umida della sala di fermentazione, i labirinti di tubature , le facciate coperte dalla vegetazione , il piumaggio cangiante dei pavoni , gli uffici impolverati , i muri impregnati di umidità hanno incontrato l’obiettivo di Cristina e il suo imprevedibile stile di composizione fotografica, restituendo a un luogo già magico una dimensione cinematografica , a tratti venata di surrealismo.
Quattro delle fotografie scattate durante la sua permanenza sono state selezionate per impreziosire le etichette della terza edizione della serie Magnum, composta da quattro Hampden distillati tra il 2016 e il 2021 e lanciati durante il Whisky Live Paris nel settembre 2025
La serie Magnum
La serie Magnum nasce nel 2021 dall’incontro tra la grande esperienza di Luca Gargano, presidente di Velier e considerato uno dei maggiori esperti di rum nel mondo, e l’arte dei fotografi
della Magnum Photos, la celebre agenzia fondata nel 1947 da leggende come Robert Capa e Henri Cartier-Bresson, e che riunisce alcuni dei migliori fotografi del mondo.
Luca Gargano, che è stato anche tra i primi a portare sulle etichette dei rum le fotografie, ha pensato a una collaborazione fondata sui valori condivisi da chi rappresenta l’arte del rum e quella della fotografia, a partire da una ricerca dell’eccellenza che passi anzitutto dalla comprensione dei tratti più autentici di un fenomeno, sia esso un distillato, un paesaggio o un contesto sociale.
Il risultato è una selezione di rum eccezionali, ulteriormente impreziositi dalle opere di famosi fotografi Magnum: un connubio irripetibile tra arte e distillati.
La prima edizione della Serie Magnum è accompagnata dalle immagini di Elliott Erwitt , fotografo che ha fatto la storia di Magnum, entrato a far parte dell’agenzia nel 1953 e diventato suo presidente per tre anni, lavorando anche come freelance per alcune delle riviste più iconiche dell’epoca d’oro dei magazine illustrati, come Collier’s, Look, LIFE, Holiday e altre.
La seconda edizione omaggia il lavoro del fotografo statunitense Alex Webb, che fa parte dell’agenzia dal 1979. Alex ha studiato Storia e Letteratura a Harvard e Fotografia presso il Carpenter Center for the Visual Arts. Le sue fotografie sono comparse in magazine come GEO, Time, Life, National Geographic, New York Times.
È ora la volta di Cristina de Middel. Nata ad Alicante nel 1975, ha iniziato la sua carriera come fotoreporter viaggiando in numerosi Paesi tra cui Nigeria, Brasile, India e Messico. I suoi reportage sono stati pubblicati su testate come El Mundo, El País, The Guardian e The New York Times.
Ha pubblicato una quindicina di libri e curato festival internazionali come PhotoEspaña, Lagos Photo in Nigeria e San José Photo in Uruguay. Dal 2022 è presidente dell’agenzia Magnum Photos.
La terza edizione
A differenza delle prime due serie, che raccoglievano rum selezionati da distillerie diverse, questo ultimo capitolo è interamente dedicato ai grandi rum prodotti da Hampden Estate, attraverso quattro differenti selezioni imbottigliate in poche centinaia di esemplari a 60%, sia in formato standard che magnum.
Hampden 4 anni, distillato nel 2021, mark DOK
Hampden 7 anni, distillato nel 2018, mark HGML Hampden 8 anni, distillato nel 2017, mark <>H Hampden 9 anni, distillato nel 2016, mark LROK





Fondata nel 1753, Hampden Estate si trova nella parte nord-occidentale della Giamaica, nella regione di Trelawny. Si estende su oltre 5.000 ettari ed è rinomata per i suoi rum aromatici e complessi, prodotti secondo metodi ancestrali di fermentazione e distillazione. Nel 2009 la proprietà è passata alla famiglia Hussey, che ha inaugurato un nuovo capitolo nella storia della distilleria iniziando per la prima volta a invecchiare il rum in loco, nel clima tropicale giamaicano. hampdenestaterum.com
Fondata nel 2017, La Maison & Velier nasce per valorizzare imbottigliamenti esclusivi selezionati da un team di appassionati di distillati provenienti da La Maison du Whisky (Francia) e Velier (Italia). Oggi LM&V è un punto di riferimento internazionale nel mondo del whisky, del rum e dei premium spirits, con un portfolio di oltre 30 brand . I forti legami con distillerie e figure chiave del settore permettono la nascita di progetti originali, guidati da creatività e innovazione lamaisonandvelier.com
Magnum Photos è una cooperativa di fotografi indipendenti e rinomati, uniti dall’impegno nel documentare eventi globali, persone, luoghi, vita quotidiana e cultura. Fondata nel 1947, l’agenzia racconta il presente e plasma il futuro da oltre 78 anni, con valori di eccellenza , verità , rispetto e indipendenza . Con oltre 6,6 milioni di follower online e un programma attivo di mostre, eventi e iniziative in tutto il mondo, Magnum continua a ispirare un pubblico internazionale in continua crescita. magnumphotos.com



La musica elettronica oggi è un’industria globale che muove numeri enormi. Quando hai capito che la dance non era solo intrattenimento, ma un vero sistema economico e culturale?
La musica elettronica come cultura, identità e industria globale
L’ho capito studiando in maniera approfondita quello che non ho potuto vivere per motivi anagrafici e vivendola in prima persona quando ho potuto finalmente immergermi nel suo fantastico mondo. La storia della musica elettronica è nobile e profonda. Affonda le radici nel bisogno di affermazione delle minoranze latine e omosessuali per quanto riguarda la musica house e nella creazione di mondi utopici, futuristici e alternativi nel caso della musica techno. Il carattere ludico e l’utilizzo anche voluttuario della disco prima e della dance non le hanno reso la giustizia che merita. Per questo ho deciso di dare vita al progetto “Discoball” in onda su radio m2o e sulle principali piattaforme di streaming audio e video, social compresi naturalmente. E presto sarà molto altro…
Con Discoball racconti non solo le hit, ma anche le storie dietro agli artisti. Quanto conta oggi, per il pubblico, conoscere ciò che c’è dietro il successo?
Conoscere la storia dietro al successo aiuta a comprenderlo meglio e ad abbattere i pregiudizi. Raccontando storie di vita riesco ad avvicinare un pubblico trasversale ad un mondo che non conosceva. Se lo trova interessante la mia missione è compiuta.
La club culture è diventata un linguaggio globale. Qual è, secondo te, l’elemento che ha reso la musica elettronica così potente dal punto di vista dell’identità e dell’appartenenza?
Senza dubbio i social network. Un linguaggio globale come quello della musica elettronica aveva soltanto bisogno di un megafono del genere per esplodere in tutto il mondo. Nel tempo di una storia puoi essere a Ibiza, Tulum, Las Vegas, al Tomorrowland. “Vedere” ha fatto assolutamente la differenza. Con le sue controindicazioni. A volte la forma prevale sulla sostanza.
Oggi i DJ e i producer sono veri brand personali. Qual è la differenza tra chi riesce a costruire una carriera solida e chi resta solo una meteora?
Lo hai detto tu stesso: la carriera. Un percorso coerente e strutturato, con una visione decisa, un’identità visiva e sonora precisa fa sicuramente la differenza sul lungo termine. Chi vuole tutto e subito è a rischio meteora.
Hai raccontato artisti che sono diventati icone internazionali. Qual è il tratto comune che hai notato in chi è riuscito a durare nel tempo?
L’entusiasmo come se fosse sempre il primo giorno e l’umiltà. Più sono grandi, più sono umili.




Tra social, streaming e piattaforme digitali, il pubblico è sempre più esigente. Quanto è cambiato il modo di scoprire e vivere la musica elettronica?
Radicalmente. Social, streaming e piattaforme digitali hanno rivoluzionato in maniera irreversibile il modo di fruire la musica.
Con tutta la musica del mondo in tasca in tempo reale è inevitabile però che il rapporto con essa diventi più frammentato, più sfuggente. È tutto in affitto. E le case in affitto non richiedono particolare cura, no…?
Nel tuo lavoro incroci radio, scrittura e racconto culturale. Quanto è importante oggi, per chi comunica, saper usare linguaggi diversi per raccontare lo stesso mondo?
Le storie più appassionanti, quelle che ci tengono col fiato sospeso fino alla fine, sembrano i miti antichi. Se è vero che i miti rappresentano i sogni collettivi dell'umanità, è altrettanto vero che poche cose fanno sognare come la musica e i suoi protagonisti. La scrittura classica greca, inoltre, era pensata per essere letta con una base musicale che accompagnava gli oratori. Per questo la sua struttura, oltre ad essere impeccabile nella sostanza, lo era anche nella forma e quindi è un ottimo riferimento. Quando scrivo le mie cose tengo a mente questo insegnamento. In modo particolare mi ispiro alla teoria del “Viaggio dell’eroe”, teorizzata da Christopher Vogler, uno sceneggiatore statunitense di Hollywood che ha lavorato per la Disney.
I festival e i grandi eventi sono diventati luoghi di aggregazione e di business. Cosa rappresentano oggi per la scena elettronica, oltre alla musica?
Laddove festival e i grandi eventi hanno trovato il favore delle istituzioni locali che ne hanno compreso il valore essi sono diventati una fonte di guadagno non solo culturale ma soprattutto economico. L’indotto generato da un festival per il luogo che lo ospita è fuori discussione.
Se guardi all’evoluzione della musica dance negli ultimi vent’anni, qual è stato il cambiamento più radicale che hai osservato?
La tecnologia. Oggi chiunque con un laptop può fare musica utilizzando i software dedicati. Tante canzoni sono nate così, nelle camerette di ragazzini nativi digitali con un talento speciale. Inoltre, per giocare a fare il dj basta acquistare uno dei tanti controller a basso costo che permette di provare a mixare musica. Questa democratizzazione ha creato l’illusione che tutti possono farlo quando in realtà non è assolutamente così. Oggi tutti vogliono essere dj. Lo prendo come un riconoscimento.




A cura di Christian Gaston Illan

Giovane, visionario e con un passato da sportivo agonista. Marco Molteni, fondatore di MO.MA. Immobiliare, racconta come ha trasformato un’agenzia di provincia in un brand di riferimento, puntando su comunicazione d’impatto, cantieristica evoluta e un metodo che non accetta compromessi.
Marco, partiamo dall’anagrafica. Essere un imprenditore under 30 in un settore tradizionalmente "senior" come l'immobiliare: è stato più un ostacolo o un acceleratore? È stato entrambe le cose. All’inizio è inevitabilmente un ostacolo: devi scardinare il pregiudizio che associa l’età all’inesperienza. Ma una volta superato il primo impatto, la giovane età diventa il più potente degli acceleratori. La mia generazione è nativa digitale, per noi la velocità di esecuzione e l'adattabilità non sono opzionali, sono la base.
Hai aperto MO.MA. in un periodo storico complesso. Cosa ti ha spinto a rischiare?
Ho aperto nel 2020, in pieno Covid. Sembrava follia, invece è stata la mia fortuna. Mentre il mondo si fermava, ho scelto di lanciarmi. Vengo dal ciclismo agonistico: sono abituato alla fatica e
alle salite. Durante quei mesi ho visto un’opportunità che andava colta: vedevo un mercato che stava cambiando pelle e necessitava di risposte nuove. Quella "fame" agonistica l'ho portata in ufficio.
Parliamo di percezione. Per MO.MA. la forma sembra contare quanto la sostanza. È così?
Assolutamente sì. Nel 2025 non puoi vendere case di pregio con foto fatte col cellulare. La cura del brand è un asset strategico. Fin dal primo giorno ho deciso di non improvvisare, affiancandomi a professionisti della comunicazione come il team di HALO che, guidato dal titolare Davide Salvucci, segue il nostro brand a tuttotondo. Abbiamo lavorato per posizionare lo Studio non come una semplice agenzia "passacarte", ma come una realtà che valorizza ogni singolo immobile.
Quindi l'estetica è una leva di business?
È la prima leva. Il cliente decide nei primi secondi se approfondire o scartare un annuncio. Noi investiamo massicciamente nella presentazione perché aumenta il valore percepito dell'immobile e velocizza la vendita. Non è solo "fare bella figura", è una strategia commerciale pura.
Operi su Lecco, Brianza e Lago di Como. Una scelta ragionata o affettiva?
Ragionata, quasi sei anni fa. Milano è un magnete, certo, ma questo territorio offre opportunità diverse e una qualità della vita altissima che il mercato post-pandemia ricerca avidamente. Qui però il business si fa diversamente: serve una conoscenza capillare del territorio e una rete di relazioni basata sulla fiducia. Il nostro punto di forza è portare qui un approccio "milanese" o internazionale adattandolo a un mercato locale che ha ancora enormi margini di crescita.
Non ti senti limitato operando fuori da una grande metropoli?
Al contrario. Con il giusto network e la tecnologia, oggi non esistono confini. Gestiamo operazioni qui tenendo aperte possibilità anche fuori zona (Milano, Liguria, Valtellina…), ma il nostro core business rimane valorizzare questo territorio. Lecco e la Brianza sono casa mia e si presentano come mercati solidi, concreti, dove il mattone è ancora un bene rifugio reale.
Passiamo al "Metodo MO.MA.". Si dice che tu sia molto selettivo con gli incarichi. Perché?
La qualità batte sempre la quantità. Accettare tutto, a qualsiasi prezzo, è l'errore che commettono in molti per fare volume. Noi lavoriamo diversamente: prendiamo incarichi solo se c’è la giusta valutazione di mercato e, ovviamente, l'esclusiva. Se non crediamo nel progetto o nel prezzo, preferiamo dire di no. È una forma di rispetto verso il cliente e verso il nostro standard.
Cosa intendi per "educare" il cliente?
Intendo fargli comprendere che per vendere bene bisogna sposare una strategia. Non basta mettere un cartello "Vendesi". Serve l’Home Staging per preparare la casa, serve un piano marketing personalizzato, serve un lancio in formato video cinematografico. Il cliente deve fidarsi del processo. Quando lo fa, i risultati arrivano.
Un asset importante oggi sono i cantieri. Come è cambiato il modo di vendere il nuovo?
È cambiato tutto. I cantieri sono arrivati come evoluzione naturale del nostro posizionamento. Oggi non si tratta più di vendere "sulla carta" sperando che il rendering piaccia. Noi lavoriamo come partner dei costruttori molto prima della posa della prima pietra.
In che modo supportate i costruttori?
Facciamo consulenza strategica a monte. Analizziamo cosa chiede il mercato oggi (tagli, spazi esterni, tecnologie) e aiutiamo l'impresa a definire il progetto giusto. Infine, insieme ad HALO, costruiamo un brand specifico per ciascuna operazione immobiliare, da elevare e posizionare al meglio per poi strutturare un sistema di vendita digitale che garantisce lead in target e vendite ancora su carta, spesso senza nemmeno passare dai portali immobiliari. Questo abbatte il rischio d'impresa: arriviamo a vendere le unità prima ancora della fine lavori perché il prodotto è cucito su misura per la domanda attuale.
Veniamo alle note dolenti: la burocrazia. Come la gestite? È forse il vero problema italiano. Oggi vendere casa è diventato tecnicamente complesso tra conformità, sanatorie e normative green. Il ruolo dell'agenzia è diventato tecnico e il nostro compito è fare problem solving preventivo. Il cliente ci paga per avere la tranquillità, la certezza che al rogito non ci saranno intoppi. Seguiamo tutto dalla A alla Z.
Qual è la tua visione sullo stato attuale del mercato: tassi, prezzi, inflazione?
Veniamo da un'evoluzione rapidissima. Il mercato è meno impulsivo e più riflessivo rispetto a due anni fa, complici i tassi, ma non è fermo, anzi. La domanda per immobili di qualità è ancora altissima. I prezzi tengono sul nuovo e sul ristrutturato, soffre solo l'usato "vecchio" da riqualificare pesantemente.
Che consiglio daresti a chi vuole investire oggi nel mattone?
Di non aspettare "il momento perfetto" perché non esiste. Consiglio di cercare immobili che abbiano caratteristiche di unicità o posizionamento strategico. E soprattutto, di guardare alla classe energetica: nei prossimi anni sarà il vero spartiacque del valore immobiliare.


E a un giovane che vuole iniziare la carriera in questo settore?
Gli direi che è un lavoro bellissimo ma durissimo. Non è vendere case, è gestire il bene più importante degli italiani. Serve formazione continua, etica e tanta fame. Se pensi di fare i soldi facili, cambia strada, ma se vuoi costruire qualcosa di solido, allora c'è spazio.
Chiudiamo con il futuro. Dove vedi MO.MA. tra 5 anni?
Vedo una realtà ancora più strutturata, punto di riferimento per i cantieri di prestigio e per chi cerca un servizio "boutique". Non mi interessa avere 50 uffici in franchising, mi interessa che il marchio MO.MA. sia sinonimo automatico di eccellenza immobiliare per chiunque si affacci a questo mondo.










Oltre l’automazione, l’AI che migliora
A cura di Christian Gaston Illan
Oggi parliamo di innovazione concreta, di intelligenza artificiale applicata alla vita reale e di come la tecnologia possa diventare un alleato delle persone e delle imprese. Lo facciamo con Davide Passoni, CEO di SIR Robotic , una realtà italiana che interpreta la robotica non solo come automazione, ma come cultura dell’evoluzione e del progresso responsabile.
Con lui vogliamo esplorare il presente e il futuro dell’IA, della domotica e dei sistemi intelligenti, partendo dall’esperienza di chi ogni giorno trasforma le idee in soluzioni concrete.
Nel percorso di SIR, quanto conta oggi l’intelligenza artificiale nel rendere la robotica realmente “intelligente” e adattiva?
Conta moltissimo. Da almeno tre anni, l’IA viene applicata ai sistemi di visione che equipaggiano ormai il 90% dei robot. In passato, questi sistemi localizzavano gli oggetti solo se corrispondevano esattamente al modello programmato; oggi, invece, sono in grado di operare per categorie concettuali. Se istruiamo il robot a riconoscere una "penna", saprà identificare qualsiasi modello di penna, rendendolo molto più adattivo. Dal punto di vista della percezione visiva, il robot vede quasi come un essere umano. Negli umanoidi, questo concetto è elevato all'ennesima potenza: l'intelligenza non è solo visiva, ma diventa fisica, traducendosi in una maggiore precisione nel movimento e nella manipolazione degli oggetti.
Guardando alla sua esperienza sul campo, qual è stato un momento in cui ha capito davvero che la tecnologia - se progettata benepuò semplificare la vita delle persone, non solo automatizzarla?
L'ho compreso osservando ambienti di lavoro estremi, come le fonderie, dove le persone operano tra calore insostenibile, fumi e rischi legati al metallo fuso. In questi contesti insalubri, dove nessuno vorrebbe più lavorare, ci si accorge che l’automazione non serve solo a sostituire la manualità, ma a liberare l’uomo da compiti gravosi e pericolosi. Il robot diventa un compagno che si fa carico delle mansioni più logoranti, permettendo alla persona di dedicarsi ad altro. Lo stesso vale per il sociale: i robot di servizio per disabili motòri o i "cani robot" per non vedenti sono esempi lampanti di come la tecnologia possa restituire autonomia e semplicità alla vita quotidiana.
Lei lavora ogni giorno con dati, automazione e algoritmi. Come preserva il valore del fattore umano nelle scelte strategiche? L’IA è progettata per gestire processi esecutivi, non per le scelte strategiche. Qualsiasi decisione commerciale o tecnica deve restare riconducibile al fattore umano, che nella nostra azienda preserviamo con cura. L’IA supporta i compiti in cui non è richiesto un contributo soggettivo ma tutto ciò che riguarda creatività e intuito rimane appannaggio delle persone. È un confine netto: si può generare una canzone "nello stile" dei Pink Floyd tramite l’IA, ma si percepirà sempre l'assenza di quell'anima che solo l'essere
umano può infondere. Senza il "tocco" umano, l'algoritmo produce solo una replica di ciò che esiste già.
La domotica e l’industria 4.0 stanno convergendo. Vede un futuro in cui casa e fabbrica parleranno lo stesso linguaggio tecnologico? Assolutamente sì. Sebbene l’automazione domestica sia ancora agli inizi rispetto ai quarant'anni di evoluzione della robotica industriale, il punto di convergenza è rappresentato dalla robotica umanoide. Presto vedremo robot di servizio nelle nostre case capaci di svolgere compiti che prima erano pura fantascienza, come riordinare o gestire faccende domestiche. Queste attività sono tecnicamente simili ai compiti di logistica e manipolazione che già troviamo in fabbrica. Robot di servizio, cobot e umanoidi sono i ponti che stanno unendo questi due mondi.
Per un imprenditore che oggi studia l’IA online, qual è il rischio più grande: affidarsi troppo alla tecnologia o capirla troppo poco? Il pericolo maggiore è la mancanza di una comprensione profonda. Spesso ci si divide tra chi crede che l’IA possa fare tutto e chi la ritiene inutile. La realtà è che l'IA è un assistente, non un sostituto. Se la si usa per compiti puramente inventivi, si otterrà solo una copia sbiadita del proprio input; se la si rifiuta per pregiudizio, si resterà intrappolati in lavori meccanici facilmente delegabili. Essere un imprenditore consapevole oggi significa sapere esattamente dove finisce l’efficacia dell'algoritmo e dove deve iniziare l'intuizione personale.


Quanto sarà centrale il tema della sicurezza digitale e della protezione dei dati nei sistemi automatizzati del futuro?
Sarà un tema centrale e imprescindibile. Affidarsi all’automazione significa mettere a disposizione delle macchine una mole crescente di dati personali e ambientali. I robot umanoidi, dotati di telecamere e sensori audio e tattili, acquisiscono costantemente informazioni sull'ambiente e sulle persone. Questa cybersecurity robotica è fondamentale: i sistemi devono essere progettati per garantire che nessun dato sensibile trapeli all'esterno verso aziende o enti. Inoltre, dobbiamo proteggere il know-how : insegnare a un robot a compiere un gesto specifico fa parte del patrimonio intellettuale di un'azienda e, come tale, va tutelato come dato privato e strategico.
Quali competenze consiglia a chi vuole entrare oggi nel mondo della robotica intelligente?
Occorrono due tipi di competenze in via prioritaria: competenza meccatronica e competenza specifica sull’intelligenza artificiale. Molti puntano all’informatica in modo generico o con orientamento al digitale ma, nella pratica industriale, occorrono persone che conoscano la meccanica legata all’elettronica, come funzionano motori ed azionamenti per fare un esempio. La meccatronica non può essere sviluppata separatamente dall’intelligenza artificiale che sarà sempre più connessa alla realizzazione delle nostre macchine.
In che modo l’innovazione può essere allo stesso tempo competitiva e sostenibile?
L’innovazione diventa competitiva e sostenibile quando conduce a soluzioni pratiche ed efficienti per la platea più ampia possibile per Aziende e individui”. Questo avviene se l’innovazione è diffusa ed accessibile anche alle piccole Realtà industriali, condizione oggi molto difficile. Le piccole imprese oggi faticano molto ad interfacciarsi con le nuove tecnologie, in primo luogo perché costano. Costano in termini di investimenti, in termini di risorse, in termini di acquisizione delle competenze necessarie. A mio avviso, nel momento in cui l’innovazione entra anche nelle Aziende più piccole, crea e moltiplica le opportunità di sviluppo dei processi organizzativi e produttivi, diventando strumento di miglioramento realmente “al servizio dell’uomo”.
Se dovesse definire in una frase il futuro dell’automazione, quale sarebbe?
“C’era una volta il futuro.” Molte delle innovazioni che popolavano la letteratura fantascientifica della nostra gioventù sono oggi realtà quotidiana grazie ai robot umanoidi; tuttavia, come in ogni grande rivoluzione tecnologica, resta l'intelligenza umana a guidare questo processo verso una società in cui le macchine siano strumenti di reale supporto e miglioramento della vita.


nella leadership
A cura di Christian Gaston Illan

Jonatan Loidi, imprenditore, advisor e progettista di esperienze educative internazionali, accompagna imprenditori, executive e leader di organizzazioni in percorsi di apprendimento immersivo all’interno di ecosistemi di eccellenza come Disney, NASA e Giappone. Il suo lavoro si concentra sullo sviluppo della leadership, della cultura organizzativa, dell’esperienza del cliente e sull’integrazione strategica dell’Intelligenza Artificiale nei processi decisionali. Le sue esperienze non sono viaggi ispirazionali, ma veri processi di trasformazione progettati per generare impatto concreto e sostenibile nelle organizzazioni.
Cosa cambia davvero in un leader quando apprende dall’esperienza diretta e non solo dall’aula o dai libri?
Cambia la profondità dell’apprendimento. Quando un leader impara dall’esperienza diretta, smette di accumulare concetti e inizia a trasformare criteri. In aula o attraverso un libro si comprende; nell’esperienza si interiorizza. Osservare in tempo reale come operano organizzazioni ad alte prestazioni – decisioni, processi, cultura, coerenza tra ciò che viene dichiarato e ciò che viene fatto – genera un vero punto di rottura. Il leader smette di chiedersi cosa dovrebbe fare e inizia a interrogarsi sul perché fa
cambiare una volta tornato nella propria organizzazione.
Nei programmi che organizzi a Disney, quali apprendimenti su cultura, servizio e organizzazione del cliente hanno il maggiore impatto sugli imprenditori latinoamericani?
L’impatto più forte è comprendere che l’esperienza del cliente non è un’area né un dipartimento: è una conseguenza diretta della cultura interna. Disney dimostra che il servizio non si improvvisa, si progetta. Gli imprenditori latinoamericani restano colpiti dall’ossessione per il dettaglio, dalla coerenza culturale e dall’allineamento totale tra purpose, leadership ed esecuzione. Tornano con una convinzione chiara: l’eccellenza non dipende dal budget, ma dalle decisioni quotidiane.
Molte persone visitano organizzazioni iconiche, ma poche riescono davvero a incorporarne i modelli. Che differenza vedi tra chi si trasforma e chi si ispira solo per un momento?
La differenza sta nell’intenzione e nel metodo. Chi si limita a ispirarsi osserva; chi si trasforma osserva ponendosi domande scomode. Nelle nostre esperienze lavoriamo prima, durante e dopo
il viaggio. Non cerchiamo l’ammirazione, ma la comprensione di ciò che genera i risultati e di come tradurlo nella propria realtà. La trasformazione avviene quando il leader smette di copiare e inizia ad adattare con criterio.
Nelle esperienze che progetti ispirandoti a contesti come NASA, quale tipo di mentalità cerchi di attivare nei partecipanti?
L’obiettivo è sviluppare una mentalità sistemica, orientata al lungo periodo e capace di gestire l’errore intelligente. In contesti come NASA si comprende che innovare non significa improvvisare, che l’errore non va punito ma progettato e che l’eccellenza nasce da processi rigorosi sostenuti nel tempo. I leader capiscono che l’innovazione non è un momento creativo, ma una disciplina.
Il Giappone è spesso parte dei tuoi percorsi educativi. Quali aspetti della sua cultura imprenditoriale generano il maggiore cambio di paradigma nei leader occidentali?
Il maggiore cambio di prospettiva riguarda il rapporto con il tempo, il rispetto dei processi e l’umiltà della leadership. Il Giappone dimostra che si può essere estremamente esigenti senza essere aggressivi, competitivi senza essere individualisti ed efficienti senza perdere umanità. Molti leader occidentali scoprono che accelerare non significa sempre avanzare e che il miglioramento continuo è più potente del colpo di genialità.
Come lavori affinché queste esperienze internazionali non diventino viaggi motivazionali, ma veri processi di cambiamento nelle organizzazioni?
Progettiamo le esperienze come processi, non come eventi. Prima del viaggio lavoriamo su diagnosi e focus; durante l’esperienza traduciamo i modelli in strumenti concreti e guidiamo la riflessione; al rientro accompagniamo l’implementazione. Diciamo sempre che il vero viaggio inizia quando l’aereo atterra. Senza decisioni, cambiamenti e follow-up, l’esperienza perde significato.
L’Intelligenza Artificiale è sempre più presente nei tuoi programmi. Cosa dovrebbe comprendere per prima cosa un leader prima di implementarla in azienda?
Che l’IA non sostituisce il criterio umano, lo amplifica. Prima della tecnologia, un leader deve conoscere il proprio business, i processi e le decisioni critiche. L’IA non risolve il disordine né la mancanza di strategia. Se utilizzata correttamente, aumenta produttività, capacità di analisi e velocità decisionale; se utilizzata male, automatizza semplicemente gli errori. La chiave è l’intelligenza aumentata, non l’automazione cieca.
In questi eventi convivono imprenditori, manager ed executive di diversi Paesi. Che valore ha lo scambio umano e culturale nel percorso di apprendimento? È enorme. Spesso l’apprendimento più profondo non avviene durante una sessione formale, ma in una conversazione informale con qualcuno che guarda il mondo da un’altra prospettiva. Lo scambio umano amplia la visione, rompe i pregiudizi e crea reti di



valore straordinario. I leader comprendono che i problemi sono globali, ma le soluzioni nascono dall’incontro di visioni diverse.
Molte aziende cercano di copiare modelli di successo. Qual è il rischio principale dell’imitazione senza comprensione del contesto culturale e umano?
Il rischio maggiore è applicare ricette senza comprenderne le ragioni profonde. I modelli funzionano all’interno di culture specifiche, con valori, leadership e comportamenti coerenti. Copiare senza capire genera frustrazione e resistenze interne. Per questo insistiamo sull’interpretare prima di applicare. L’adattamento intelligente è sempre superiore alla copia letterale.
Dalla tua esperienza, quale competenza si sviluppa più rapidamente quando un leader si espone a ecosistemi ad alte prestazioni?
La capacità di prendere decisioni migliori. Non decisioni più rapide, ma più consapevoli. Il leader impara a leggere i contesti, a dare priorità, a delegare meglio e a concentrarsi su ciò che muove davvero il valore dell’organizzazione. Questa chiarezza è uno degli asset più importanti che porta con sé.
Guardando al futuro, quali esperienze educative saranno decisive per i leader dei prossimi dieci anni?
Saranno decisive esperienze ibride: internazionali, esperienziali,
tecnologiche e profondamente umane. Leader capaci di integrare business, cultura, tecnologia e impatto sociale. La formazione del futuro non sarà l’accumulo di titoli, ma l’esposizione a contesti reali, l’apprendimento dai migliori e la capacità di tornare a casa ed eseguire in ambienti sempre più complessi.


A cura di Christian Gaston Illan

Nel cuore dell’ecosistema dell’innovazione italiana, StartupItalia rappresenta da anni un punto di osservazione privilegiato sui cambiamenti che attraversano imprese, capitale e cultura imprenditoriale. Tra tecnologia, nuovi modelli di business e trasformazione dei media, il racconto dell’innovazione è diventato un fattore strategico tanto quanto la sua realizzazione. Ne parliamo con Simone Pepino, guida di StartupItalia e degli eventi SIOS (StartupItalia Open Summit) dedicati da un decennio all'ecosistema delle startup in Italia, per comprendere come oggi si costruisce valore nell’economia dell’innovazione.
Il termine “startup” è entrato nel linguaggio comune, ma spesso viene usato in modo generico. Dal suo punto di vista, cosa definisce davvero un’impresa innovativa oggi?
Negli ultimi anni il termine “startup” è stato usato in modo sempre più estensivo, spesso perdendo precisione. Oggi un’impresa innovativa non si definisce tanto per la tecnologia che utilizza, quanto per la sua capacità di risolvere un problema reale in modo più efficace rispetto alle alternative esistenti. La tecnologia è diventata un fattore abilitante, accessibile a molti: non è più di per sé un elemento distintivo.
L’innovazione più rilevante riguarda il modello di business. Conta come crei valore, come lo distribuisci e come riesci a renderlo sostenibile nel tempo. Le startup che funzionano sono quelle che riescono a combinare impatto, velocità ed efficienza, costruendo soluzioni utili e scalabili, non semplicemente prodotti interessanti dal punto di vista tecnico.
StartupItalia si colloca al crocevia tra media, community ed ecosistema imprenditoriale. Quanto conta oggi il modo in cui l’innovazione viene raccontata per influenzarne la crescita reale? Conta moltissimo, spesso più di quanto si immagini. Il racconto dell’innovazione non è un’attività di contorno, ma una vera infrastruttura dell’ecosistema. Il modo in cui una storia viene raccontata orienta l’attenzione dei capitali, attrae o allontana talenti e contribuisce a formare aspettative che incidono su decisioni concrete.
Una narrazione sbagliata genera hype sterile e cicli di entusiasmo e disillusione. Una narrazione corretta, invece, accelera la crescita, costruisce fiducia e rafforza la credibilità dei progetti. Raccontare bene l’innovazione significa renderla comprensibile, valutabile e contestualizzata, non amplificarla artificialmente.
La sua esperienza nel digitale e nella comunicazione l’ha portata a osservare l’innovazione da più prospettive. In che modo questo background incide sulle scelte strategiche di una piattaforma come StartupItalia?
Osservare l’innovazione anche come fenomeno culturale permette di mantenere uno sguardo più lucido e meno autoreferenziale. Le startup non vivono isolate: sono immerse in un contesto sociale, economico e culturale che ne influenza il successo. Per questo è fondamentale costruire un linguaggio capace di mettere in dialogo mondi diversi. In StartupItalia comunicazione e strategia sono profondamente interconnesse. Ciò che scegli di raccontare, come lo racconti e quali valori metti al centro contribuisce a definire l’identità stessa della piattaforma. Raccontare l’innovazione in modo responsabile significa anche assumersi il compito di orientare l’ecosistema verso una crescita più matura.
Oltre ai numeri degli investimenti, quali indicatori rivelano se un ecosistema startup è davvero in salute?
I capitali sono un indicatore importante, ma non sufficiente. Un ecosistema è realmente in salute quando mostra una qualità elevata dei founder e dei team: competenze solide, visione strategica, capacità di execution e apertura al confronto. Questi elementi contano più della semplice quantità di round chiusi. Un altro segnale chiave è la capacità di generare aziende che
restano, crescono e collaborano tra loro. Quando le startup riescono a creare valore nel tempo, a integrarsi con il tessuto economico e a costruire relazioni stabili, l’ecosistema diventa più resiliente e credibile.
Molti founder si concentrano sul prodotto, ma sottovalutano il posizionamento. Quanto pesa l’identità di un’azienda nel suo valore percepito da investitori e partner?
Il prodotto è ciò che ti permette di entrare nel mercato, ma è l’identità che determina se riesci a restarci e con chi cresci. Investitori e partner non valutano solo metriche e performance, ma cercano una visione coerente, riconoscibile e credibile nel tempo.
Un’identità chiara aiuta a prendere decisioni strategiche, a comunicare in modo efficace e a distinguersi in mercati sempre più affollati. Senza un posizionamento solido, anche un buon prodotto rischia di diventare intercambiabile e perdere valore percepito.
L’intelligenza artificiale sta accelerando i tempi di creazione delle imprese. Come cambia il rapporto tra talento, capitale e velocità di esecuzione?
L’intelligenza artificiale ha abbassato significativamente le barriere tecniche, rendendo più rapido ed economico costruire prodotti e servizi. Questo però sposta il vantaggio competitivo


su altri fattori. Oggi contano molto di più la visione, la capacità di prendere decisioni efficaci e la qualità dell’execution. Il capitale tende a seguire chi sa muoversi velocemente, interpretare il contesto e adattarsi al cambiamento. Non basta più saper costruire: bisogna sapere dove andare e perché. La velocità è diventata una competenza strategica, non solo operativa.
Sempre più professionisti con esperienza corporate entrano nel mondo delle startup. Che contributo portano a un ecosistema storicamente dominato da founder molto giovani?
I professionisti provenienti dal mondo corporate portano metodo, disciplina e una conoscenza profonda dei mercati reali, degli stakeholder e dei processi decisionali. Sono competenze fondamentali, soprattutto nelle fasi di crescita e consolidamento delle startup.
Il valore massimo si crea quando questa esperienza si integra con il mindset imprenditoriale: flessibilità, rapidità e propensione al rischio. Non si tratta di sostituire una generazione con un’altra, ma di favorire una contaminazione che rende l’ecosistema più maturo e competitivo.
Eventi e community sono diventati leve centrali per il networking imprenditoriale. In che modo il contatto diretto tra persone crea valore che non può essere replicato online?
Il contatto diretto resta insostituibile perché la fiducia nasce soprattutto di persona. Online è possibile scambiare informazioni, ma le relazioni più solide si costruiscono attraverso l’interazione umana, il confronto informale e l’ascolto reciproco. È anche per questo che negli eventi SIOS abbiamo lavorato su format che favorissero un confronto esteso e concreto tra investitori, startup e mercato, andando oltre la logica del palco. Le opportunità più interessanti emergono spesso nelle conversazioni non pianificate, nei momenti informali, dove si incrociano visioni, esperienze e bisogni reali. È lì che si crea un valore relazionale autentico, difficile da replicare completamente in digitale.
Se dovesse indicare una sola competenza che oggi fa la differenza tra una startup che cresce e una che si ferma, quale sarebbe?
La capacità di prendere decisioni chiare in contesti ambigui. L’incertezza è una condizione strutturale per chi fa impresa oggi, e saper decidere senza avere tutte le informazioni è fondamentale.
A questo si aggiunge la capacità di imparare più velocemente degli altri, mettendo in discussione le proprie convinzioni. Le startup che crescono sono quelle che sanno adattarsi rapidamente, correggere la rotta e non innamorarsi delle proprie idee iniziali.



Corinthia Hotels è orgogliosa di annunciare la sua partnership con RoundShield e Kervis SGR per la gestione di un resort di lusso di livello mondiale sul Lago di Como. Il Corinthia Lake Como, con 58 camere, sarà costruito adiacente al secondo campo da golf più antico d'Italia, nel panoramico borgo di Menaggio. Situato ai piedi delle Prealpi, il complesso completerà lo storico campo da golf con un beach club sulla sponda occidentale del lago, creando un resort unico e completamente integrato in questa destinazione dal fascino leggendario.
Il Corinthia Lake Como sarà la seconda struttura del marchio in Italia e combinerà l'architettura storica già presente e restaurata con ampi spazi esterni. Il progetto prevede un'eccezionale spa, esperienze di benessere e ristorazione, e un club sul lago con accesso diretto all'acqua, nella parte più ampia del lago. Il resort comprenderà tre residenze con servizi a marchio Corinthia, mentre gli spazi comuni saranno distribuiti in tre ville che ospiteranno la hall, la lounge e il golf club, tutte affacciate sulle montagne e sul lago. Le camere e le suite saranno discretamente inserite nel profilo naturale del terreno, con un'architettura che riflette il fascino sobrio dei villaggi di Como e l'eleganza raffinata di Menaggio.
“Siamo onorati di ampliare il nostro portafoglio in Italia e di collaborare con RoundShield e Kervis a questo progetto significativo”, ha dichiarato Simon Casson, CEO di Corinthia Hotels. “Il Lago di Como è
una delle destinazioni più ammirate al mondo e questo sviluppo rappresenta un impegno condiviso verso l'eccellenza e l'autenticità. Insieme, realizzeremo un hotel che celebra lo splendore e il patrimonio della regione, esemplificando gli standard di lusso attento e senza tempo di Corinthia”.
L'inizio dei lavori è previsto dopo l'approvazione definitiva del progetto, con l'obiettivo di avviare l'attività alla fine del 2028. La proprietà fa capo al Putter Fund e viene sviluppata da Kervis SGR S.p.A, una società italiana di gestione immobiliare e di investimenti in situazioni speciali con oltre 1,5 miliardi di euro di asset in gestione. Kervis è l'asset manager del Putter Fund, interamente investito da una società di RoundShield.
“Siamo orgogliosi di dare vita a questo sito straordinario con Corinthia e Kervis, fondendo il patrimonio del Lago di Como con un'offerta di lusso di alto livello”, ha dichiarato Philipp Henle, amministratore delegato di RoundShield. “Questo progetto riflette la crescente attenzione di RoundShield per l’immobiliare di lusso nel settore dell'ospitalità nelle principali destinazioni europee, con ulteriori progetti che fanno parte di un piano di crescita attentamente curato”.
"Siamo lieti di collaborare con Corinthia e RoundShield in questa opportunità unica di ridare lustro ad una delle destinazioni più significative del Lago di Como. Il progetto incarna perfettamente la visione di Kervis di combinare patrimonio, sostenibilità ed eccellenza nell'ospitalità per creare valore
a lungo termine sia per i nostri investitori che per la comunità locale. Questo investimento riflette anche la più ampia strategia di Kervis di collaborare con operatori globali leader e capitali istituzionali per riposizionare destinazioni italiane di riferimento", ha dichiarato Federico Romito, Partner e Responsabile Acquisizioni di Kervis SGR.
In quanto azienda di fondazione familiare e gestita in modo indipendente, le decisioni di Corinthia sono guidate da una visione a lungo termine piuttosto che da tendenze a breve. La filosofia dell'azienda è radicata nel miglioramento della vita del proprio personale, dei partner e degli ospiti, sostenuta da un profondo senso di responsabilità. Il fascino romantico del nuovo resort sul Lago di Como riecheggia quello della villa maltese dove ha avuto inizio la storia del marchio, riflettendo la costante ricerca di Corinthia nel creare luoghi che emozionano lo spirito e resistono alla prova del tempo.




Fondata a Malta nel 1968, Corinthia Hotels è una compagnia alberghiera globale con un portafoglio di hotel di lusso in continua espansione. Corinthia è stata pioniera del genere di hotel "Grand Boutique", che fonde l'eleganza di una grande dame con l’energia di un boutique hotel contemporaneo. Dall’originario Corinthia Palace a Malta agli hotel di Londra, New York, Bruxelles e Bucarest, l’azienda sta sviluppando proprietà iconiche a Roma, Doha, Riad e Dubai, oltre a resort alle Maldive e oltre. Combinando l’anima mediterranea con offerte culinarie e di benessere di livello mondiale e un servizio autentico, Corinthia continua a essere un punto di riferimento nel settore dell’ospitalità, con piani ambiziosi per rafforzare ulteriormente la propria posizione nel lusso globale.
RoundShield è la piattaforma europea di credito privato e opportunità tattiche di Harrison Street, uno dei principali gestori di investimenti globali dedicato agli asset reali alternativi con oltre 100 miliardi di euro in gestione. RoundShield fornisce soluzioni di capitale privato su misura nei mercati europei del real estate di medie dimensioni, delle infrastrutture e degli asset finanziari.
Kervis Group è una società italiana di gestione di investimenti immobiliari e in situazioni speciali con oltre 1,5 miliardi di euro di asset in gestione. La società si concentra su progetti ad alto valore aggiunto e che richiedono significativi investimenti e collabora con i migliori investitori del settore per sbloccare valore in situazioni complesse, sfruttando la propria esperienza in diverse classi di attività e aree geografiche.

Oltre un milione di posti e nuove rotte verso la penisola iberica
A cura della Redazione
Wizz Air, la compagnia aerea reduce da un anno record con oltre 21 milioni di passeggeri trasportati in Italia, e l’ Ente Spagnolo del Turismo hanno presentato oggi a Milano le rotte del vettore verso il paese iberico per il 2026. L'incontro ha consolidato lo scalo di Milano Malpensa come una delle basi italiane più interessanti per i flussi turistici verso la Spagna , mercato tra i più dinamici nel network globale di Wizz Air.
L'evento "Colazione con destinazione Spagna" ha offerto ai partecipanti un’immersione nei sapori tipici iberici, facendo da cornice ai risultati record registrati in Italia. Nel 2025, Wizz Air ha trasportato in Italia 21 milioni di passeggeri (+8,9% rispetto al 2024), operando su un network di 271 rotte verso 33 paesi . In Lombardia, il successo è confermato da oltre 35 milioni di passeggeri trasportati in totale .
Grazie agli 8 aeromobili Airbus A321neo basati stabilmente a Milano Malpensa, Wizz Air garantirà per la stagione 2026 un'offerta massiccia verso la Spagna, raggiungendo un totale di 47 frequenze settimanali dallo scalo lombardo e offrendo oltre 1 milione di posti ai passeggeri della regione verso la penisola iberica – con una crescita del 36% rispetto allo scorso anno. Per rispondere alla crescente domanda, i collegamenti verso Barcellona , Palma di Maiorca , Siviglia e Valencia durante la prossima stagione estiva saranno giornalieri. A questi si aggiungono le rotte verso Madrid (10 voli a settimana con un raddoppio delle frequenze il lunedì, venerdì e domenica) e Malaga (5 voli a settimana), garantendo massima flessibilità per viaggi d'affari e turismo. Grande protagonista della stagione sarà il nuovo collegamento per Bilbao nei Paesi Baschi, operato 4 volte a settimana. Completano l'offerta da Malpensa i voli per Alicante (4 volte a settimana).
Il legame Italia-Spagna si conferma pilastro strategico del network con complessivamente 25 rotte dedicate , di cui 4 annunciate nell’ultimo mese, e una flotta di 30 aerei basati sul territorio nazionale, pronti a trasportare milioni di passeggeri verso le destinazioni spagnole più amate.
Salvatore Gabriele Imperiale, Corporate Communications Manager di Wizz Air, ha dichiarato: “Malpensa non è solo una base operativa strategica per Wizz Air, ma il cuore pulsante di un progetto ambizioso che ci vede lavorare fianco a fianco con l’Ente Spagnolo del Turismo per unire ancora di più l'Italia e la Spagna. Crediamo fermamente nel valore di questa collaborazione: Wizz Air si pone oggi come il ponte naturale e privilegiato che connette queste due nazioni così vicine, rendendo le eccellenze del territorio spagnolo - dalla cultura di Bilbao alle tradizioni delle Baleari - accessibili a migliaia di viaggiatori italiani. Questa sinergia con l'Ente ci permette di trasformare il volo in un’opportunità di scambio profondo, favorendo una mobilità che sia non solo frequente e conveniente, ma anche motore di crescita per l’intero ecosistema turistico ed economico dei due Paesi.”
Blanca Pérez-Sauquillo, Direttrice dell’Ente Spagnolo del Turismo a Milano, ha dichiarato: “Le connessioni dirette tra l’Italia e la Spagna rappresentano uno strumento fondamentale per rafforzare i flussi turistici e permettere ai viaggiatori di scoprire il Paese in modo più profondo e autentico. Grazie alla varietà di collegamenti diretti di Wizz Air in partenza dall’area di Milano, si aprono nuove opportunità per raggiungere non solo destinazioni consolidate, ma anche luoghi meno conosciuti e sorprendenti come Bilbao, nuova proposta di grande interesse culturale e gastronomico. Un’offerta che invita a esplorare una Spagna sempre più varia, accessibile e ricca di esperienze.”
La collaborazione tra Wizz Air e l’Ente Spagnolo del Turismo suggella un impegno comune volto a ridefinire il concetto di viaggio tra Italia e Spagna. La compagnia aerea, infatti, sta lavorando continuamente per assicurare questo continuo interscambio e nel 2026, offrirà oltre 3 milioni di posti di posti in vendita – con una crescita del 26% rispetto allo scorso anno.
Wizz Air opera una flotta composta da 258 aeromobili Airbus A320 e A321.Un team di professionisti del settore altamente qualificati garantisce un servizio eccellente e tariffe estremamente competitive, rendendo Wizz Air la scelta preferita da 62,8 milioni di passeggeri nel 2024. Wizz Air è quotata alla Borsa di Londra con il simbolo WIZZ. La compagnia è stata recentemente riconosciuta da airlineratings.com - l’unica agenzia mondiale di valutazione sulla sicurezza e la qualità dei prodotti nel trasporto aereocome una delle dieci compagnie aeree più sicure al mondo, e ha ricevuto il titolo di Compagnia Aerea dell’Anno ai Air Transport Awards nel 2019 e nel 2023. Wizz Air è stata inoltre riconosciuta come la “Compagnia aerea low-cost più sostenibile” nel periodo 2021–2023 e come “Migliore compagnia per la riduzione delle emissioni di carbonio” ai World Finance Sustainability Awards dal 2021 al 2025.Nel 2024, ha ricevuto anche il premio “Gruppo aereo dell’anno per la sostenibilità ambientale - Area EMEA” ai CAPACentre for Aviation Awards for Excellence.



Nuovi itinerari e il lusso di un viaggio sostenibile
A cura della Redazione
Fedele a un patrimonio fatto di innovazione e di art-de-vivre francese, Orient Express prosegue la propria visione del viaggio di lusso, ampliando costantemente i propri orizzonti. Dopo la prima stagione di navigazione prevista nel 2026, nel Mediterraneo e nei Caraibi, Orient Express Corinthian, il più grande veliero del mondo, verrà affiancato, nel 2027, dalla sua nave gemella, Orient Express Olympian. Insieme, veleggeranno verso nuovi orizzonti. Come nei viaggi precedenti, ogni rotta sarà tracciata seguendo i venti più favorevoli, riducendo l’impatto ambientale e offrendo al contempo un’esperienza marittima unica nel suo genere.
Stagione 2027: nuovi orizzonti tra Mediterraneo e Europa del Nord
Accanto agli itinerari della Costa Azzurra, della Riviera italiana e dell’Adriatico, Orient Express apre la rotta verso nuovi viaggi, attraversando la Grecia, la Turchia, il Regno Unito e il Nord Europa.
Orient Express: un viaggio per i sensi
Gli interni dei due velieri sono stati firmati dall’architetto Maxime d’Angeac, Direttore Creativo di Orient Express, che reinterpreta in chiave contemporanea l’età dell’oro dei trasporti su binari e lo splendore dei transatlantici inizio secolo. Hanno preso parte al
progetto i migliori artigiani francesi, il cui savoir-faire ha conferito unicità a ogni dettaglio.
Con 54 suite, ciascuna dotata di terrazza privata o di ampie finestre panoramiche, i velieri offrono un’esperienza di rara intimità. Le suite, insieme agli spazi dedicati alla ristorazione, al benessere e alla convivialità, danno vita ad ambienti esclusivi, difficili da ritrovare in mare.
Nuovi itinerari conducono verso destinazioni iconiche, accuratamente selezionate, intrecciando incontri culturali, litorali protetti ed esperienze su misura, con una proposta gastronomica firmata dallo chef pluristellato Michelin Yannick Alléno e momenti di benessere curati da Guerlain.
Dotati di avanzate tecnologie per la salvaguardia ambientale, questi yacht a vela riducono al minimo il proprio impatto, offrendo viaggi pensati per lasciare tracce durature nella memoria e non nella natura.
Itinerari Mediterraneo Orientale
Dal Pireo a Istanbul, attraverso l’Egeo e le Sporadi. Con partenza dal Pireo, il veliero lascia il Golfo Saronico ed entra nel Mar Egeo. Le Cicladi, e poi Mykonos, segnano l’inizio di un arco ideale verso nord-est che conduce alle Sporadi e alle acque del Mar di Tracia, prima di raggiungere l’ingresso del Bosforo. L’arrivo a Istanbul, adagiata tra due continenti, avviene attraverso il leggendario stretto che, tramite il Mar di Marmara, collega l’Egeo al Mar Nero.
Da La Valletta al Pireo, attraverso il Mar Ionio e il Peloponneso. Dopo aver attraversato lo Stretto di Otranto, la rotta raggiunge le Isole Ionie, da Corfù a Cefalonia. Lo yacht a vela costeggia quindi la costa occidentale del Peloponneso, entra nella Baia di Navarino, doppia Capo Malea e rientra nell’Egeo, dirigendosi verso Malvasia, Idra e infine il Pireo.
Itinerari Regno Unito & Nord Europa
Da Londra a Honfleur, attraverso il Canale della Manica e i suoi estuari.
Il viaggio inizia sul Tamigi, per poi seguire la costa meridionale dell’Inghilterra fino a Torquay e Cowes, nel cuore del Solent, uno dei luoghi emblematici per la vela a livello mondiale. La rotta prosegue verso Saint-Malo, affacciata sulla spettacolare baia di Mont-Saint-Michel, prima di raggiungere Honfleur, porta d’accesso all’estuario della Senna e ai suoi bacini interni. Da Londra a Copenaghen, attraverso il Mare del Nord e l’Oslofjord (Fiordo di Oslo). Lasciata Londra, il veliero segue la costa orientale della Gran Bretagna fino amburgo, raggiunta attraverso l’ampio estuario del Firth of Forth (estuario del fiume Forth). Più a nord, Aberdeen segna la transizione verso la Norvegia e l’Oslofjord.o Fiordo di
Oslo, un lungo distintivo fiordo che conduce direttamente alla capitale. Il viaggio prosegue quindi attraverso gli stretti danesiSkagerrak, Kattegat e Øresund - prima dell’arrivo a Copenaghen, alle porte del Mar Baltico.
Da Copenaghen a Londra, attraverso gli stretti danesi, i fiordi norvegesi e il Mare del Nord.
Da Copenaghen, la rotta si dirige verso Skagen, dove le acque dello stretto di Skagerrak e di quello di Kattegat si incontrano in una suggestiva convergenza naturale. Il veliero costeggia quindi la Norvegia entrando nel Bergenfjord, incorniciato da ripide montagne. Il viaggio di ritorno attraversa il Mare del Nord fino ad Aberdeen, prosegue verso Edimburgo attraverso il Firth of Forth e si conclude nuovamente a Londra, sul Tamigi.
Prenota oggi il tuo viaggio: https://www.orient-express.com/en/ sailing-yachts/itineraries


Artigiani del viaggio dal 1883, Orient Express sublima l’arte del viaggio attraverso treni di lusso, esperienze esclusive e collezioni di oggetti rari. Dopo l’apertura del suo primo hotel, Orient Express La Minerva a Roma (aprile 2025), il marchio inaugurerà Orient Express Venezia presso Palazzo Donà Giovannelli (2026). L’esperienza del lusso include anche il treno, solo tratte italiane, La Dolce Vita Orient Express (aprile 2025), a cui seguirà il veliero Orient Express Corinthian (2026), primo dei due yacht a vela firmati Orient Express, fino al ritorno del leggendario treno storico anni Venti sui binari. Dal 2022, Orient Express è parte del gruppo Accor, tra i leader mondiali dell’hôtellerie. Nel 2024, Accor ha stretto una partnership strategica con LVMH per accelerare lo sviluppo del marchio.
Scopri il viaggio su Instagram @orientexpress o visita il sito www.orient-express.com
Frutto della collaborazione francese tra il gruppo Accor, leader mondiale nell’hôtellerie, e Chantiers de l’Atlantique, tra i più importanti costruttori al mondo di navi da crociera, Orient Express Corinthian e Orient Express Olympian – due yacht a vela d’eccezione dagli interni spettacolari – solcheranno i mari, rispettivamente nel 2026 e nel 2027. Sfruttando l’esperienza maturata nel mondo delle regate oceaniche, Orient Express Corinthian e Orient Express Olympian saranno dotati di vele progettate con l’innovativa tecnologia SolidSail: tre vele rigide di 1.500 m² ciascuna, montate con armamento a vele di strallo su tre alberi inclinabili alti oltre 100 metri, capaci di garantire fino al 100% della propulsione in condizioni meteorologiche favorevoli.

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20154 Milano
Tel: 02 62071
E mail: info@tocq.it
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Via Cima Tosa, 32
38086 Madonna di Campiglio (TN)
Tel: 0465 442227
E mail: arnica@aristonarnica.it
Sito: www.aristonarnica.it
HOTEL ARISTON
Piazza Brenta Alta, 14
38086 Madonna di Campiglio (TN)
Tel: 0465 441070
E mail: info@aristonarnica.it
Sito: www.aristonarnica.it




