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SELVAZZANO 3 OTTOBRE 1992 LA BASE SOCIALISTA SI INCONTRA

INTERVENTO DI GIULIANO BASTIANELLO


Selvazzano 3 ottobre 1992 - Palestra polifunzionale di Selvazzano La base socialista si incontra Un saluto ai socialisti che sono qui questa sera, non solo per curiosità maperchè spinti dal forte desiderio di ritrovare le ragioni per cui per tanti anni hanno lavorato e lottato per l'affermazione di principi e di valori che non verranno mai meno, nonostante tutto. 8,:.

Mi voglio scusare se il tono di questa comunicazione non sarà di tipo politico o simile ai bellissimi discorsi politici che abbiamo sentito finora e che ancora sentiremo, ma credo o almeno spero che il messaggio vi arrivi ugualmente, anche se mi capiterà di usare quelli che si usa definire luoghi comuni, ma ormai siamo arrivati ad un tale punto che dei bei discorsi non sappiamo proprio che cosa farne se sono soltanto dei bei discorsi e basta. Ho detto prima, nonostante tutto. Ed è per questo nonostante che siamo qui questa sera, per cercare insieme di individuare quali possono essere le nuove forme di azione politica che possono ridare consenso e credibilità ai militanti socialisti ed al partito tuno. E' sicuramente un obiettivo ambizioso ma, deve poter essere raggiungibile almeno nella fase di chiarificazione, ormai fondamentale per molti compagni, circa la permanenza o meno in "questo" Partito. Il mio discorso parte con una domanda semplicissima: CHI E' che ha sbagliato Partito?. Chi ha finora creduto e sperato in un'autoriforma che non arrivava mai, chi di fronte alle ripetute e continue insinuazioni sull'onestà dei Socialisti rispondeva con convinzione che si trattava di stmmentalizzazioni politiche, oppure chi ha approfittato dello spiij-to di squadra e del proprio ruolo nelle istituzioni per fare di tutto, tranne che far crescere consenso e credibilità al Partito? Certo perchè sono molti ormai che attendono segnali e fatti concreti dai veri socialisti stanchi di essere governati da dirigenti o quadri che socialisti più non sono e che forse non lo sono mai stati. Qui si potrebbe aprire un interessante discussione su che cosa bisogna fare e non fare, per essere o restare socialisti, cosa che oggi appare molto più importante di ciò che si dovrebbe dire e non dire, ma ad alcuni potrebbe sembrare un ritorno a prassi di stalinista memoria e perciò assumiamoci il rischio che comporta il non poter giudicare nessuno, specie se molto potente e molto ricco. Altra grande discussione si farebbe dovendo affrontare il tema delle garanzie costituzionali che tutelano gli inquisiti fino alla sentenza definitiva; purtroppo la storia della Giustizia italiana non ci aiuta, viste le grandi contraddizioni tra i diversi gradi di processi subiti da personaggi politici dove le condanne definitive si contano su una mano sola; e quindi è giusto attendere l'esito dei processi. Ma per come sono andate troppe vicende giudiziarie,


guerre a certi magistrati, dirottamenti di processi presso Tribunali o Sezioni della Cassazione, possiamo dire senz'altro che in molti anche nel nostro Partito hanno aiutato, a modo loro, la Giustizia. Resta inteso comunque che fare valutazioni politiche suli'operato di chi oggi attende un giudizio in sede penale è un diritto/dovere di tutti i compagni senza che questo significhi sciacallaggio, nè viltà nè tantomeno slealtà. Ma veniamo al tema deli'incontro di questa sera.

Il risultato delle elezioni politiche del 5 aprile, e le ultime tristi vicende, hanno provocato nei molti compagni che da tempo soffrivano per il progressivo deterioramento dei valori socialisti di rinnovamento e solidarietà una forte aspettativa di cambiamento. Cambiamento quasi "radicale" di una politica che, se in primo tempo ha dato dei sicuri e positivi risultati, oggi mostra di aver perduto queli'indispensabile raccordo con la società, con i reali bisogni dei cittadini, che deve essere alla base di qualsiasi azione politica volta al miglioramento dello Stato e dele sue funzioni. Una politica che rispetto alla storia ed d a tradizione del Partito socialista, ormai secolare, non può non suscitare alcuni interrogativi circa la conservazione di quei valori o meglio quei significati che, indipendentemente dal corso della storia, dovrebbero rimanere vivi e riconoscibili almeno nella loro accezione ideale. Come non può sorgere il dubbio se chi ha determinato, per anni la Linea del Partito, senza di fatto mai verificarla in un vero Congresso, abbia interpretato e stia interpretando in senso autenticamente socialista l'attuale momento storico, economico, sociale? Perchè non riflettere su alcune posizioni del Partito estremamente contradditorie ma decise di fatto soltanto in Via del Corso, senza alcun sondaggio o dibattito tra i compagni? Quante volte abbiamo ironizzato sui "contrordini" del vecchio PCI, ma quanto ne siamo dawero lontani? Pensiaino al nucleare, d a scuola privata, alla decisione di perseguitare i tossicodipendenti, ai vari condoni fiscali, dove è la politica socialista, quella dei diritti civili, dello stato laico, dello stato di diritto? A molti dei ribelli di oggi faceva comunque comodo che non si celebrassero Congressi veri, a loro bastava aver garantito un posto in Direzione, che motivo avevano per desiderare una verifica dell'umore del Partito? Per non parlare dell'informazione dove c'è veramente da chiedersi se lo spirito laico dei socialisti è lo stesso che ispira le veline del TG2, diventato " più invedibile" del TG1, ed è tutto dire!! O del Giorno, quotidiano pagato da tutti gli italiani ma diretto ad uso e consumo del Partito socialista. E queste cose le accettiamo ancora? Rispondiamo ancora come una volta che tanto anche il TG3 è radio Kabul?


Gli esempi sarebbero ancora molti ma chiudo con la riflessione: ma perchè, ben sapendo di essere arrivati, come si dice, alla frutta, il PSI ha impostato la sua campagna elettorale del 5 aprile su una linea di difesa del regime, nel senso più letterale del termine regime, più accanita della stessa DC? Ma quale regime devono difendere i socialisti? il regime della P2, quello delle stragi, che anche i bambini ormai conoscono come stragi di stato? il regime di Ustica, dell'affare ENI-Petromin, dei fondi neri IRI, del Banco Arnbrosiano, della BNL, di Sindona Michele, di Ligato Ludovico, di Ligresti Salvatore ? E' questo il regime che il PSI ci ha chiesto di difendere con il nostro lavoro, con il nostro tempo, con i nostri soldi? Oggi i più autorevoli esponenti politici ed economici anche del nostro partito, accusano il passato governo Andreotti di lassismo, di aver portato l'Italia sull'orlo del baratro di non aver saputo mettere in pratica quegli atti di risanamento economico che tutti ritenevano già da anni necessari ed irnprorogabili. Ma da chi ha ottenuto il puntello più forte il govemo di Giulio VII? Chi ha partecipato fino alla fine all'ultima spartizione di poltrone, ministeri, incarichi? ed ora io mi chiedo: ma cosa aspettano i socialisti italiani se non si sentono compartecipi ad abbandonare questo modo di governare e di gestire il potere che appartiene soltanto ad una parte della DC tra l'altro messa in forte discussione? Pensano di restare sempre al governo per senso del dovere? per garantire la governabilità? ma la governabilità ha bisogno di essere garantita solo in presenza di ladri e malfattori privi di qualsiasi credibilità; Oggi un qualsiasi governo composto da uomini veramente onesti e liberi da pressioni politiche ed economiche otterrebbe maggiore consenso popolare e forse anche la disponibilità a sopportare ulteriori sacrifici molto più dell'unico govemo possibile che il PSI è in grado di presentare.

Il problema è che govemabilità o no il paese è ormai solo stanco di una pressione fiscale che si rivela inutile, e che viene continuamente riproposta dalla stessa classe politica che ha dilapidato enormi risorse per clientele e ruberie. Ma il dato più allarmante e che nonostante i continui appelli al sacrificio, lo Stato si dimostra endernicamente incapace a perseguire gli obiettivi che si prefigge, continuando a riproporre metodi fiscali, nuove norme, sempre più complicate, ferragginose contradditorie, talvolta palesemente inique. Gravissimi segnali di disorientamento, di uno sbandamento che nessuna nuova tassa potrà mai guarire.

Da pochi giorni, finalmente anche in Via del Corso qualcosa si muove, un grande, enorme vuoto di iniziativa politica è stato occupato da C a ~ d i oMartelli che per primo lia abban-


donato la nave incagliata. Sono in molti che affidano alla sua iniziativa le speranze di una nuova era del socialismo italiano, purchè anche questa non si riveli come un'operazione esclusivamente romana. Solo i fatti dimostreranno se si tratta di un vero cambiamento o una semplice sostituzione di ruoli, ed i martelliani delliultima ora dovranno mettere nel conto una certa dose di scettismo, ma ormai sono pochi i compagni disposti a farsi nuovamente imbrogliare. La situazione del PSI a Padova riflette, nella sua complessa e confusa articolazione, un quadro complessivo nel quale la forza del partito è sostituita dalla capacita economica o clientelare dei singoli capi corrente o sottocorrente. In questa logica dove, ancora oggi sembra obbligatorio schierarsi sempre e comunque con qualcuno o contro qualcuno, i compagni che desiderano soltanto lavorare per il Partito si trovano, loro malgrado, ad essere cosiderati prima amici e poi nemici in funzione dei varie talvolta imprevedibilispostamenti correntizi. Ma è possibile che non ci rendiamo conto di quanto siamo incredibili se pensiamo di poterla dare ancora a bere ai cittadini ed ai nostri stessi compagni, se pensiamo di andare in giro a raccontare che abbiamo risolto tutto, stiamo con Marteili il grande innovatore, e tutto è sistemato? ma davvero c'è ancora chi crede? Anche questo modo di intendere la politica è una delle cause scatenanti i movimenti di protesta che non possiamo pensare di arrestare con degli esorcismi o peggio ancora con l'elenco dei buoni e dei cattivi. Attendere che il cambiamento arrivi dalla stessa classe dirigente che fino ad oggi ha usato ed abusato della forza del Partito, del lavoro dei compagni, della fiducia degli elettori, per costituire un'apparato rigidamente personalizzato e che, alla prova dei fatti, si è dimostrato incapace di far crescere il consenso al Partito, è pura utopia. Il vero rinnovamento deve perciò provenire dalla base del Partito. Il PSI dipone -diuomini ed amministratori sicuramente validi, ma il loro lavoro non può essere vanificato da una lotta interna, che logora idee, capacita e soprattutto allontana il consenso della gente che di scontri è ormai stanca e che fin dal referendum del 1991 ha chiaramente ed inequivocabilmente dimostrato di pretendere un cambiamento.

Sembrerebbe però che alcuni settori del Partito, costituiti guarda caso da gruppi o dirigenti che occupano ancora posti di potere, siano poco propensi a recepire questa volontà di cambiamento mentre si dimostrano ancora molto interessati a conservare quella fetta di incarichi che ritengono di loro spettanza, indipendentemente dal consenso elettorale del partito. Se così fosse il destino del PSI è segnato: conserverebbe la sua percentuale elettorale del 5-6% composta non da militanti impegnati nella societh, ma da "clienti" che al momento


del voto non esprimono un giudizio ma restituiscono la "rata" diun debito. E questo sarebbe lo zoccolo duro del PSI! !

O il Partito recepisce questa volontà di cambiare e si presenta con idee, fatti e volti nuovi, ed è questo che anche la base socialista vuole, oppure anche molti compagni, stanchi di attendere un rinnovamento della politica che non aniva mai, abbandoneranno il loro impegno con grave perdita per tutti, vista la "qualità" complessiva della classe dirigente di stampo leghista che si è candidata a sostituire quella attuale. Ma i socialisti, quelli veri, non possono permettere questo. Nel bene o nel male aila formazione di questo stato i socialisti hanno dato un grande contribuito di libertà e di giustizia sociale e non può essere solo una classe politica incapace di comprendere i nuovi bisogni della gente ed arroccata nella difesa del proprio potere a consegnare il governo dello Stato a chi, mosso da principi egoistici, intende risolvere i problemi creando nuove frontiere. Se le leghe aumentano in modo esponenziale il loro consenso devono solo ringraziare non tanto la DC che da sempre fonda nel clientelismo la sua base politica, ma il fallimento della politica del partito socialista che ha tradito i suoi principi ispiratori. Se d'interno delle formazioni politiche vi è una strada per rispondere in modo serio, credibile, efficace ai vari sentimenti di protesta che provengono da tutti i settori della società, questa unica via non è certo lastricata di vuote promesse di cambiamento, di appelli d e riforme ecc. ma deve essere costruita con fatti, coraggiose azioni concrete che dimostrino la volontà di abbandonare i vecchi metodi di mera occupazione di posti di potere, o di poltrone inutili. Due sono i fronti su cui indirizzare il nostro dibattito: organizzazione intema e proposte politiche. Sul fronte dell'attuale situazione interna, va registrato come dato veramente allam~ante,la totale dipendenza del partito, della sua struttura, delle sue risorse, fors 'anche delle sue idee, dai personaggi che oggi sono a vario titolo inquisiti. E' la prova provata di quanto fosse sbagliato e sia sbagliato pensare di gestire oggi un partito solo in funzione di un leader, un capocorrente, un capoclan; tolto di mezzo questo, cosa resta? La situazione del Psi e mi riferisco a quello padovano che conosco meglio, ma il discorso è valido per molte altre provincie, non era forse già al limite, indipendentemente dalla storia delle mazzette? Come si poteva andare avanti senza linea politica, ma con ancora troppe idee e progetti ancora in testa, con un livello di conflittualità interna ed esterna talmente esasperato da farci persino cacciare dalla Giunta di Padova. Pensiamo alla situazione attuale di isolamento politico del partito. Ma a nome di chi parlerebbe un'ipotetica delegazione in un confronto con gli altri Partiti? Che Partito rappresenta oggi il Segratario Provinciale, quale credibilità politica può spendere se non la sua personale? Non è più tempo per frnte schermaglie, non è più possibile bluffare, si deve partire praticamente da zero, con un mazzo di carte nuove, ed anche con nuovi giocatori.


Quindi il Partito ha di fronte a sè un bivio: lasciare tutto com'è ed attendere le solite lotte del prossimo Congresso oppure procedere in modo chirurgico alla "pulizia" delle sue stanze; pulizia che potrà comprendere qualche trasloco illustre, ma che prima o poi si renderà necessaria. O siamo capaci di farla da soli, limitando i danni e nel rispetto di quanto di buono ognuno ha fatto e dato al partito, oppure come si dice in questi casi ci penserà la storia a mandare tutti a spasso. Si vedono però purtroppo molti quadri delle componenti decapitate, che non riescono neppure ad abbozzare una timida presa di posizione, temendo di compromettere il proprio passato ed al contempo ipotecare un futuro che si vorrebbe mantere uguale ad oggi, con gli stessi privilegi e lo stesso potere di prima. Non si tratta perciò di inventare pagelle o graduatone di buoni e cattivi, ma di comprendere e far comprendere, politicamente, che chi ha fino ad oggi occupato ruoli istituzionali ed amministrativi su incarico del Partito ed ha dimostrato nel bene e nel male di non aver caratterizzato, in lunghi periodi di responsabilith, una politica socialista, di non aver perseguito un coordinamento d'interno del partito, di non aver cercato un raccordo con le realth esterne, ma badato soltanto ad accrescere il proprio potere all'intemo delle m i s t r a z i o n i , con l'assunzione di personale scelto all'intemo del proprio gruppo, con l'affidamento di incarichi a professionisti di dichiarata fede correntizia, con campagne elettorali, personali, finanziate in modo palese ed occulto da soggetti economici interlocutori della pubblica amministrarzione, con la creazione di strutture esterne ed estranee al partito, con ... eccetera, eccetera, deve acettare un ridimensionamento del proprio ruolo o dei propri ruoli. Perchè, e questo è il dato politico che riveste maggiore novità, se questi ruoli sono, come bene sappiamo e senza eccezioni, il risultato di un'appartenenza a determinate componenti, e dalla cencelliana applicazione dei rispettivi rapporti di forza, dopo il 5 aprile questi ruoli non hanno più alcuna valenza politica. A che serve dominare il partito dopo battaglie congressuali che sfibrano i compagni con promesse, ricatti, ripetuti appelli, tutti identici, alla salvezza del partito, con un artificiale tesseramento, quando non si è poi in grado di garantire neppure una minima parvenza di segreteria provinciale? Quale partito hanno restituito ai compagni coloro che per anni lo hanno gestito come se fosse cosa loro? e come ne rispondono? Con la proposta di ospitarlo in casa propria? No grazie. Meglio sulla strada che chiedere permesso. Una domanda si sono posti in molti. Se tutti i soldi spesi dalle componenti fossero stati del partito,-peruna campagnaelettorale unitaria, politica, compatta, basata sullavalorizzazione dei candidati anzichè sul reciproco scambio di accuse di disonesth, come sarebbe andata a finire? E come pensiamo dipoter evitare lo stesso errore? Ed apriamolo questo capitolo dell'onesth. Oggi è di moda, finalmente,opurtroppo, dil~ende dai punti di vista. Nel 1986 in un'intervento in Federazione a Padova, mi pare in una riunione di quella che allora era "la sinistra", lamentavo il degenerare di una situazione nel


partito di sovraffollamento di certi personaggi che si erano avvicinati al PSIperchè ritenuto, ed a ragione, una scorciatoia per sistemare se stessi e qualche familiare. Dico questo non per rivendicare un diritto ad affrontare lo spinoso argomento, diritto che quasi tutti qui dentro credo abbiano, ma per ricordare a quelli di debole memoria, che alla questione morale, per troppo tempo non si è neppure dato un merito politico, quale che fosse che so un'accessorio, un'opzional, non obbligatorio e talvolta persino ingombrante o fastidioso.

Una forma di autogiustificazione, dannosissima perchè prelude ad una sorta di autoassoluzione, si va diffondendo tra le forze politiche più esposte alle indagini dei magistrati, trovando numerosi ed autorevoli sostenitori anche nel PSI, e consiste nel differenziare chi ha rubato per sè da quelli che hanno incassato tangenti per il Partito. Questo distinguo nasconde però una inaccettabile ipocrisia: Tutti sappiamo che chi comanda nel partito occupa i posti di potere discrezionale (dai quali si possono ottenre finanziamenti); tutti sappiamo che per comandare nel PSI, bisognava vincere i congressi e per vincere i congressi da anni non servono più le idee ma, allo stato attuale delle cose, i soldi per i tesseramenti, le correnti ecc. Mi risulta che in rarissimi casi il Partito ha ammesso di aver ricevuto i proventi delle tangenti, e chi ha incassato li ha destinati alla propria corrente per consolidarne il potere contro coloro che magari credevano di poter ancora giocare la partita politica sul p i q o delle idee; ecco che questa distinzione si dimostra un vero e proprio imbroglio. Perchè si vorrebbe legittimare e riconfermare alla guida del partito coloro che oggi comandano solo perchè hanno rubato, per il partito, dicono loro, mentre tutti sanno che hanno incassato oboli e tangenti solo per la propria corrente e quindi per se stessi.. Per questo è inaccettabile la posizione di chi tenta di imporre questa distinzione. Ora, cari signori e cari compagni dobbiamo dire che ritrovarci qui a discutere del VE" comandamento è a dir poco avvilente, dopo che per anni abbiamo creduto di saper interpretare i bisogni della società moderna, di poterne teorizzare lo sviluppo, controllare la crescita. Ma tant'è eccoci qui a dover discutere d i nuove regole, di codici di comportamento, di trasparenza. Per dare una misura di come il Partito si sia "infettato" di malcostume, nel fallito tentativo di conquistare consenso facendo inutile concorrenza alla DC sul suo terreno preferito delle clientele, mi basta riportare il rimprovero di un segretario di sezione ad un'assessore per non essere riuscito a far assumere nessun socialista in Comune!!! Quanto bisognerà lavorare per rimuovere queste abitudini ormai fuori tempo, che alla lunga producono più danni che benefici? Quanto tempo dovrà passare prima che i cittadini non ci identifichino più come il partito dei furbi, delle scorciatoie, dei favori senza merito?

E come non riconoscere gli effetti devastanti, presso la pubblica opinione, i giovani, che questa situazione ha portato e porterà per molto tempo ancora nel rapporto tra istituzioiii


e cittadini; nella credibilità, anche personale, di coloro che subiscono in modo immeritato il giudizio negativo generalizzato a tutta la classe politica. Un modo per "uscire" da questa situazione è innanzitutto rifiutare che le nuove regole siano stabilite dai capi di ieri, che sicuramente faranno il possibile per rimanere dove sono, possibilmente con più potere di prima. Per questo siamo qui questa sera, per essere come è nostro diritto e dovere, determinanti nella ricostruzione del PSI, che senza il contributo dei militanti di base è destinato a diventare un club privato, una lobbie, persino peggio del PSDI di Longo, che oggi finalmente sappiamo in virtù di quali meriti è stato nominato membro della Direzione del Partito La base socialista deve trovare il modo e lo stnimento politico per poter incidere e condizionare sulle scelte d i riforma del partito. E'ora di dire basta con le decisioni improvvise, non motivate o comunque non spiegate ai militanti; un giomo ci siamo svegliati e avevano cambiato il simbolo ed il nome al Partito, un'altro giomo ci hanno detto che bisognava andare al mare, un'altro che c'era un complotto dei giudici contro il PSI..... Finora abbiamo accettato tutto per il bene del Partito ma adesso no, a Roma, in Via del Corso devono sapere che che i socialisti non sono unatruppache obbedisce soltanto perchè ha un capo decisionista. i socialisti sono prima di tutto cittadini impegnati in politica per ideali di progresso e miglioramento della società e devono riconoscersi sempre nella linea politica del Partito e la linea del partito deve essere sempre verificata con la base, mentre il PSI da anni non celebra un vero Congresso, ma solo dei rituali celebrativi che oggi sappiamo come erano finanziati. Bisogna introdurre un diverso rapporto tra chi ricopre incarichi politici o amministrativi ed i militanti o elettori: basta con la certezza dell'inamovibilità tipica del pubblico impiego. Il dirigente, l'amministratore deve confrontarsi, con il partito ed i cittadini ed anche rischiare possibili bocciature. Ma dove sta scritto che bisogna fare politica tutta vita ed a qualunque costo? Se la poltica è un servizio perchè considerare la rinuncia ad un posto di potere come una sconfitta? Quando, come da anni succede a Padova, non si è disposti, in nome dell'interesse generale del Partito, a cedere nulla di quanto ci spetta, Quando un Segretario non ha l'autorevolezza per decidere al di sopra della cencelliana divisione degli incarichi, sigrufica che non vi è più nessuna idealità, ma C' è solo un comitato d'affari e che ai suoi dirigenti non importa nulla del sorti del Partito.

Proviamo ad azzardare alcune proposte.


Tesseramento L'iscrizione al Partito deve rappresentare un impegno di partecipazione alla sua attività. Viste le storture e gli abusi finora messi in pratica è opportuno separare i due momenti di adesione: simpatizzanti/sostenitori e rnilitant iscritti. I simpatizzanti, partecipano alla vita del partito non votano solo solo nei congressi, diventano militanti dopo un determinato periodo di frequentazione e di impegno politico (3 o 5 anni) Ai militanti è richiesta l'osservanza di precise regole di comportamento rispetto a l regime di vit a, redditi ed attivita professionali correlate d'attività di partito.

E' necessario valorizzare la funzione del Direttivo Provinciale che deve essere veramente Direttivo e Provinciale cioè rappresentativo delle realtà provinciali e non delle componenti cittadine. Nei congressi di Sezione per il Provinciale non vi devono essere voti per liste o mozioni provinciali contrapposte, ma un voto per i compagni che si candidano in un'unica lista e che illustrano, personalmente, la loro posizione politica. il voto deve svolgersi in un tempo ristretto solo alla fine dell'esposizione di tutti i candidati che desiderano intervenire e di un'eventuale dibattito. Devono definitivamente cessare i congressi fasulli limitati ad una partecipazione di pochi secondi e finalizzata all'espressione di un voto già "contrattato" in precedenza.

I delegati, che rappresentano i voti elettorali ottenuti dalla Sezione di appartenenza non possono cedere le deleghe ma devono esercitare direttamente il voto al Congresso nei tempi e nei modi stabiliti. Quindi basta con lotte notturne nei corridoi dei Congressi che sono consentite solo a chi non deve andare a lavorare il mattino dopo, si vota solo e sempre di giorno ed a scrutinio segreto per appello nominale o con formule simili.

I Congressi Provinciali, obbligatori ogni due o tre anni, pena l'immediato commissariamento, portano d'elezione di un Direttivo che deve essere rappresentativo di tuttalarealtà Provinciale rispetto al capoluogo con correttivi decisi e votati dal Congresso Provinciale. La lista per l'elezione dei membri per il Direttivo è aperta a tutti i delegati e può essere divisa per più zone in modo da garantire la rapppresentatività alla periferia. Non si possono costituire mozioni basate su persone ma su precisi obiettivi politico/amrninistrativi sottoscritti da tutti i presentatori che devono coerentemente perseguire (es. l'ospedale dei Colli, la Fiera ecc,) in modo che sia i compagni che i cittadini siano in grado di conoscere senza ambiguità le posizioni sui tenii concreti.

Può essere messa ai voti la presentazione di un'elenco di compoiienti del direttivo ma deve ottenere i due terzi dei votanti o la maggioranza assoluta degli aventi diritto. Non si ammettono voti per delega ma a scrutinio dei presenti con quorum forti alla prinia votazione, oppure in mancanza di aventi dititto al voto, con la maggioranza dei presenti.


I1 Direttivo elegge a maggioranza il Segretario che resta in carica fino al futuro congresso. E possibile votare la sfiducia al Segretario solo se contemporaneamente si procede all'elezione di un sostituto, in caso di mancata elezione si procede al commissariamento. Il Direttivo elegge al proprio interno i vari organismi politici e gestionali (esecutivo, amministratore, addetto stampa, enti locali ecc.)

Anche nei congressi di Sezione sono ammesse mozioni differenziate, ma sempre su temi e proposte politiche ed amministrative locali dove i compagni sono chiamati a definire la linea politica in sede locale, a designare eventuali candidati per le elezioni ecc. ma tutto riferito alla politica del territorio in cui opera la Sezione se esiste, altrimenti le decisioni vengono assunte dai compagni eletti in Consiglio Comunale. Solo nei congressi per il Regionale e Nazionale vi possono essere mozioni politiche, completamente slegate dalle posizioni sui temi locali, a sostegno delle varie posizioni sui grandi temi di politica nazionale, europea ecc. Sono solo alcune proposte per iniziare un dibattito. Come arrivare a questo anche a Padova. Non è possibile avviare una discussione sul teseramento che si impantanerebbe subito. Non si può neppure pensare di fare un nuovo tesseramento con vecchie regole, bisogna trovare un meccanismo certo, da tutti accettato come il maggiore rappresentativo possibile. Potrebbero essere tutti gli eletti nei Consigli Comunali, oppure tutti i componenti dei direttivi di Sezione o altro metodo certo e non più discusso una volta adottato. Questa Assemblea di rifondazione deve procedere alla nomina di un Comitato d i Garanti/Saggflirigentiche deve organizzare entro la primavera del 1993 un Congresso Provinciale.

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Tutti i grandi partiti tradizionali oggi vivono un momento di crisi: la Dc tra rinnovamento e tradizione, tra idealità e pragrnatismo; il PDS orfano di ideologia e travagliato sempre più dalla lotta tra massimalismo e impegno di governo, ma almeno questi partiti vivono crisi attuali, dovute al corso dei grandi eventi storici. Il PSI purtroppo vive una crisivecchia, datata, stupida per un partito dalle grandipotenzialità e dalle grandi libertà. La crisi del VII comandamento. I socialisti da sernmpre liberi da lacci e vincoli idelogici, religiosi, politici, quindi con un'area di manovra che poteva spaziare dai diritti civili, Libertà di religione, difesa del cittadino, riforma dell'amministrazione, qualità della vita, concezione deilo stato autenticamente laica; una miniera di risorse per portare davvero il nostro Stato all'altezza delle democrazie occidentali.


Invece il Partito, alla base come in periferia, si è appiattito sulla figura del segretario onnipotente ed onnipresente. Le federazioni provinciali in perenne e costante conflitto tra vari gruppi, tutti dichiaratamente craxiani, perchè se le questioni dovevano essere discusse a Roma, non era certo nel merito su cui decideva il Nazionale, ma la ragione era sempre data al più craxiano dei contendenti. E come poteva essere altrimenti? Questo ha portato d'affollamento dell'area craxiana che si è popolata di personaggi che non sentendosi più in discussione non hanno più cercato con le idee ed il lavoro politico il consenso, ma hanno solo perseguito come ben sappiamo, il loro esclusivo interesse, protetti dall'ortodossa appartenenza alla corrente del segretario. Sul piano esterno, come ho sottolineato in più occasioni, il partito ha pagato e sta pagando non solo l'appiattimento sul segretario, ma soprattutto l'appartenenza ad un sistema politico che non ha migliorato di nulla l'organizzazione dello Stato praticamente dal centro sinistra L'elenco delle disfunzioni sarebbe interminabile ma bastano alcuni esempi per comprendere come la presenza dei partiti rappresenti un vero e proprio danno al miglioramento dello stato e dei suoi servizi. il partito socialista ha individuato nell'occupazione di spazi di potere, la strategia per aumentare il consenso, ed in questo ha fallito clamorosamente. ;t~&rrT; I La riforma sanitaria è servita solo a portare i Partiti nelle USL, tanto che la riforma della riforma di fatto consiste nel ridurre l'ingerenza numerica dei posti lottizzati, visto che il resto è tutto come prima. Qualcuno mi dovrebbe spiegare a cosa servono le nomine nelle società autostradali di consiglieri di amministrazione rigorosamente divisi tra i partiti. Di sicuro non servono per migliorare le autostrade, visti i risultati; potevano servire a garantire un'equa spartizione degli appalti, ma hanno fallito anche qui perchè s'è visto che per lavorare bisognava comunque pagare. E' risaputo che il settore delle Assicurazioni equamente ripartito tra i Partiti politici costituisce uno dei principali settori di formazione e sostentamento di gruppi e quachi di partito. Compagnie di assicurazione grandi e piccole, stipulano contratti con Enti pubblici, Comuni, Provincie, per decine e decine di miliardi. Le stesse Compagnie che gestiscono assicurazioni rese obbligatorie dallo Stato e gestite da regole fissate dalle stessse assicurazioni ed approvate dallo stato. Come potremo arrivare ad un sistema di vera concorrenza dove l'efficienza, l'assistenza, la trasparenza saranno i parametri per scegliere un'assicurazione se i partiti che ne traggono finanziamento diretto ed indiretto sono interessati più ai profitti delle compagnie che alla tutela dei consumatori?

Identico discorso vale per il sistema bancario dove nei consigli di amministrazione di quasi tutte le banche, casse rurali, di risparmio ecc. siedono uomini nominati o imposti dai partiti.


Quando mai il cittadino non si sentirà vessato da procedure e trattamenti ingiusti se anche le banche sono sottratte di fatto dalle salutari regole della concorenza e del mercato? Solo quando i Partiti staranno solo in Parlamento e non nei consigli di amministrazione.

E' dal Parlamento che devono venire le regole per tutelare i diritti dei consumatori, dei rispamiiatori dei malati e di tutte le categorie interessate all'utilizzo di servizi pubblici. Si potrebbe andare avanti all'infinito, purtroppo. Fare questi discorsi dentro al partito significava essere tacciati di disfattismo, la risposta era che anche la DC faceva lo stesso ed un poco anche il PCI, e che perciò bisognava batterli sullo stesso piano, per dare più consenso al partito. Oggi vediamo i risultati. Possiamo dare una risposta alla domanda iniziale? Capire se siamo noi che abbiamo sbagliato partito non dovrebbe essere molto difficile, basterà verificare se dopo le tanto attese riforme il gruppo dirigente sarà cambiato ed in che modo, se saranno quelli di prima, magari sotto mentite spoglie, allora vorrà dire che non solo siamo una minoranza, ma anche che non siamo stati in grado di promuovere nulla di politicamente significativo all'interno di quello che un tempo era un partito socialista.

chiudo questo intervento con due note: la prima: vi leggo alcuni brani della lettera di Silvio Ruffino consigliere comunale a Terrasini, in Sicilia perchè credo rappresenti davvero il pensiero, la passione e la volontà di molti compagni la seconda: abbiamo fatto cacciare Beppe Grillo dalla RAI perchè andava in giro a dire che i socialisti rubano, speriamo che oggi non ci chieda i danni.


La base socialista si inc..ontra