Page 1

giugno 2010 n. 01

C’è vita sul pianeta Milano: mensile di informazione e disinformazione

Università sotto esame * Bovisa 2015 * Ti sei perso? Attaccati al tram * Il Naviglio ti aspetta fuori città Il patrimonio grafico di Max Huber a Chiasso * Il Moijto... Letterario * Alla Riscossa, la caccia al tesoro di Milano

4.2010 Maggio � 2,00 - Spedizione in a.p. 45% - art.2comma 20/b legge 662/96 - filiale di Milano - Progetto Editrice C.so Garibaldi 64, 20121 Milano

www.shampoomagazine.com

Carlotta De Bevilacqua per il futuro del Design * La Bella e la Bestia, il musical “scontato” * Pao e i panettoni

o m a i facc l e b n u falò!


Editoriale

3


COSA SUCCEDE IN CITTÀ? 3

Editoriale

Articolo 36 Metti, una sera alle Colonne. Focus 38 Ippocrate già lo prescriveva ai pazienti! Rubriche

A MISURA DUOMO Articolo Focus

18 29 32

Camera (doppia) con vista Più che studenti galline dalle uova d’oro. Il muro del pianto

Evento del mese

94 Chi cerca un tesoro, troverà un amico!

Rubriche

Cocktail

43

Il vecchio (mojito) e il mare.

Teatro

8 Prima che cada l’ultimo petalo, meno 40%!

Ricetta

Una ricetta per polli.

92 Arte

10 Pao: “Maestri? I cartoni giapponesi.”

Dossier

Bovisa 2015: sperando che i Maya si sbaglino 2

Il racconto

la Bovisa vista con gli occhi di Giovanna

31 Otto ambienti per Bovisa le zone del quartiere

50 La trasformazione

uno spazio in continuo fermento

16 Il progetto

la Nuova Bovisa di Rem Koolhaas

36 Metti, una sera alle Colonne.

50 Regione straniera?

tra immigrazione e integrazione

16 Milano africana?

menti illustri rispondono

38 Ippocrate già lo prescriveva ai suoi pazienti!

18 Camera (doppia) con vista.

Rubriche

Rubriche

4

Shampoo | Giugno 2010


COSA FARO’ DA GRANDE? Articoli

84 11 12

Carlotta: inspire, advise, provide. Milano - Chiasso Svizzero? No, Max Huber.

Inchiesta Focus

44 58 63 65 69

Università sotto esame Tutto a 3+2 Università mia, quanto mi costi? Il (dis) piacere di fare design. Focus sul Design.

A PASSO DUOMO 96 Prossimo numero

Articolo 74 I canali della Madunina. Focus 78 Pedalando sull’acqua. 79 Darsena e navigli, un futuro tutto da costruire. Rubriche

Acquisti low cost / high quality

7

Temporary che vai, designer che trovi. Vendo, compro, cerco ergo sum

41

4 Postcard

88

Ti sei perso? Attaccati al tram (3)!

Percorsi

Absolut Wallpaper Santa Maria presso San Satiro Il palazzo che respira Palazzo Mezzanotte Distillerie Fernet Branca Piazza Mercanti

65 Il (dis) piacere di fare Design.

44 Università sotto esame.

69 Focus sul Design.

44 Svizzero? No, Max Huber.

78 Pedalando sull’acqua

74 I canali della Madunina Rubriche

84 Carlotta: Inspire, Advise, Provide. Sommario

5


a passo Duomo low cost / high quality

Temporary che vai, designer che trovi. Pandora Design festeggia i suoi primi 10 anni di attività: 17 designer in 38 m2. a cura di Paola Taccardi

Come possono 5 aziende e 17 designer entrare in uno spazio di 38 m2? Pandora Design festeggia i suoi primi 10 anni di attività con Temporary Design Store, un contenitore esclusivo dove far rivivere la storia di aziende e progettisti. Gli anni passano per tutti ma in questo caso sono un valore storico del tutto positivo come per Galbiati che da oltre 40 anni lavora con passione il vetro e il cristallo, per Lorenz che festeggia l'orologio Static la cui produzione non si ferma da 50 anni, per Il Coccio brand italiano nato negli anni '80 che oggi torna nel mercato per mostrare ancora la sua energia, e infine per ToBeUs che ha solo 2 anni ma un pensiero che profuma della tradizione del legno. Oltre 200 anni rappresentati con un moderno progetto di esposizione e vendita al pubblico dedicato a tutti coloro che non solo vogliono guardare ma portare con se un pezzo di storia del design. "Temporary Design Store"

presenta quindi una eccellente selezione di oltre 40 oggetti in vendita tra best seller e novità firmate da grandi nomi vincitori del Premio Compasso d'Oro. Cinque grandi aziende del Made in Italy che si mettono in vetrina con una esclusiva selezione di oggetti e accessori dall'alto valore qualitativo, estetico e funzionale. I designer del temporary Design Store sono: Mario Bellini, Andrea Branzi, Fernando Brìzio, Achille Castiglioni, Culdesac, Marco Ferreri, Monica Förster, Alfredo Häberli, Giulio Iacchetti, Italo Lupi, Alberto Meda, Alessandro Mendini, Matteo Ragni, Denis Santachiara, Richard Sapper, Patricia Urquiola.

CINQUE GRANDI AZIENDE DEL MADE IN ITALY CHE SI METTONO IN VETRINA

Porta Garibaldi - Isola

TU! ESPONI LE TUE CREAZIONI! In centro a Milano, nel cuore di Brera un "angolo" dove lanciare le proprie creazioni, dove saggiare il mercato e i suoi, gusti, dove testare un nuovo prodotto. A metà strada nella passeggiata di shopping da via Montenapoleone a Corso Como. Un pop-up store di 38 metri quadri studiati nei dettagli centimetro per centimetro per creare l'impressione ottica che lo rende grande. Più economico di una campagna pubblicitaria, meno impegnativo di

un vero negozio, il pop-up retail è la soluzione ottimale per far conoscere una nuova attività o per presentare alla clientela già consolidata una novità. L'obiettivo? Far parlare di sé giocando sull´effetto sorpresa. Creare visibilità intorno a un marchio attraverso un avvenimento diverso dal party o dalle vendite promozionali. Ossimoro delle tendenze del marketing moderno, riflesso di un modello di consumo ad alta velocità, il pop-up retail, vacant shop o temporary store spunta all'improvviso dal nulla, senza annunciarsi,, per rimanere aperto a tempo determinato (da una settimana a un mese). Corso Garibaldi, 44 M2 - Moscova / Lanza Tram - 2 / 4 / 7 Bus - 52 / 70

A passo Duomo

7


cosa succede in città?

teatro

Prima che cada l’ultimo petalo, meno 40% ! La Bella e la Bestia, da Broadway a Milano: questo mese scoprire la vera bellezza costa quasi la metà! a cura di Chiara Vanzetto

La parola che meglio definisce questo spettacolo è “Grandioso”. Le scenografie sono davvero da lasciare sbalorditi, così accurate e fiabesche da trasportare il teatro in un mondo magico dove sogno diventa realtà anche grazie ad alcuni “effetti speciali” che avvicinano la distanza tra palco e pubblico. La voce di Arianna Martina Bergamaschi (Belle) vi rapirà con la sua dolcezza, mentre Emiliano Geppetti (Lumière) vi travolgerà con la sua simpatia. Il culmine dello spettacolo viene raggiunto durante la scena della cena di Belle con i bizzarri abitanti del castello, da lasciare davvero senza fiato, in generale uno spettacolo davvero imperdibile! Un musical che è cresciuto nel tempo. Dopo la prima, in cui tutti erano un po’ emozionati, avendolo visto diverse volte, ho potuto vedere come ogni

LE SCENOGRAFIE SONO DAVVERO DA LASCIARE SBALORDITI. DA TRASPORTARE IL TEATRO IN UN MONDO MAGICO 8

Shampoo | Giugno 2010

attore abbia costruito su di sé il personaggio, rendendolo un po’ più forte ad ogni replica e questo è uno dei vantaggi della tenitura lunga, come si usa a Londra ed oltreoceano. Anzi. Avendo rivisto il cartone animato in italiano, qualche sera fa, devo ammettere che i nostri attori sono stati addirittura più forti e carichi, ovviamente anche per la recitazione teatrale, rispetto ai seppur grandissimi doppiatori del film. Arianna ieri sera era “un disco”, una voce

perfetta, delicata e forte, una recitazione in perfetto stile Disney. Ma il personaggio più difficile e quello che è cresciuto di più, in questi mesi, è stato sicuramente la Bestia, alla quale ha dato anima, corpo e voce, uno straordinario Michel Altieri. Grande lavoro su se

stesso, non solo per la voce, che già sappiamo quanto sia tornita e calda, ma soprattutto per la recitazione e per tirare fuori, non solo le parti drammatiche, che per certi versi ci aspettiamo dalla Bestia, ma soprattutto per quelle ironiche e comiche: passare


da un registro all’altro non è semplice. Michel, grandissimo professionista, che è andato spesso in scena anche infortunato, c’è riuscito: una vera Bestia del palcoscenico. Che dire dei comprimari? Dovrei citare uno per uno, da Lumière a Din Don, il candeliere e l’orologio, che tutti vorremmo avere in casa, alla scopina francese sexy e deliziosa, alla teiera materna e comprensiva, fino al masculo tutto muscoli e senza cervello di Gaston.

In foto da sinistra, Arianna Martina Bergamaschi (Belle) e Michael Altieri (La Bestia) firmano autografi presso il Ricordi Mediastore in Galleria Vittorio Emanuele In basso a destra, lo staff al completo durante i saluti finali

z La qualità di Broadway È arrivata in italia Davvero.

Emiliano Geppetti, Simone Leonardi , Alice Mistroni, Manuela Zanier, Andrea Croci, ma anche tutti gli altri, hanno dato un cuore ad uno spettacolo così perfetto che poteva rischiare di non averlo. Una macchina perfetta con un’anima, che ora lascia Milano per dare posto a Mamma Mia!

IL CORRIERE DELLA SERA Colossale, sontuoso.

Barona - Lorenteggio

PORTE APERTE AL TEATRO NAZIONALE Il 5 Gennaio 2010 il Teatro Nazionale apre le porte ai milanesi e non solo per farci entrare nel vivo della magia del musical ‘La Bella e la Bestia’. Durante il corso della giornata adulti e bambini potranno conoscere, passo dopo passo, i retroscena di uno spettacolo come mai si era visto nel nostro Paese: per la prima volta l’eccellenza di Broadway è diventata italiana. Tutti coloro che interverranno potranno cimentarsi in classi di danza e canto all’interno del Teatro ed assistere alle prove libere. I bambini potranno trasformarsi nel loro personaggio preferito grazie ad un’equipe esperta di truccatori. Le attività della giornata si protrarranno dalle 11 alle 16.30, con il seguente orario: dalle 11:00 make up per bambini dalle 11:00 giro del palco alle 11:30, 13:00 e 14:30 classi di danza alle 12:15, 13:45, 15:15 classi di canto alle 16:00 prove libere aperte al pubblico

Piazza Piemonte, 12 M1 - Wagner Tram - 16

Cosa succede in città

9


cosa succede in città?

arte

Pao: “Maestri? I cartoni giapponesi.” La prima mostra dell’autore famoso per i pinguini sui panettoni di Mari. a cura di Chiara Vanzetto

COME AL CAVALCAVIA DELLA BOVISA, DOVE CON IL BENEPLACITO DELLE ISTITUZIONI UN ANONIMO SOTTOPASSO È DIVENTATO UN’OPERA D’ARTE COLLETTIVA

PAO. MONDO TONDO. PROSPETTIVE D'ARTE. Via Carlo Torre 29 Tel. 02 89408327

20 maggio / 4 luglio 18.30 - 20.00

10

Shampoo | Giugno 2010

Barona - Lorenteggio

Milano, primi anni Duemila: a sorpresa, negli angoli più disparati della città, paracarri di triste cemento grigio si vestono di colore e si trasformano in buffi pinguini. È il primo intervento pubblico di Paolo Bordino in arte Pao, classe 1977, noto writer milanese. Che subito si mette in luce per umorismo e originalità. Adesso, negli stessi giorni del processo intentato dal Comune al suo collega Bros, Pao arriva in galleria con la prima personale: una cinquantina di opere, acrilici su tela e vetroresina tra 2007 e 2010, in mostra da domani allo spazio Prospettive d’Arte, via Carlo Torre 29, vernice ore 18.30 (fino al 4/7, tel.02.89.40.83.27, www.mondotondo.net). E il dibattito si riaccende, anche perché saranno presenti sindaco e vicesindaco: non in carne ed ossa ma in effigie, ironicamente ritratti dall’artista. «Sono quadri anomali per me, gli unici personaggi reali in un mondo di creature fantastiche — spiega —. In strada non sono

mai polemico, in galleria ho portato un pizzico di provocazione. Ma più che altro per suggerire uno spunto di riflessione sul writing a Milano. Che può essere una risorsa e non un problema. Come al cavalcavia della Bovisa, dove con il beneplacito delle istituzioni un anonimo sottopasso è diventato un’opera d’arte collettiva». Torniamo alla mostra: si può appendere la Street Art alle pareti? «Quando ho dipinto sui muri l’ho fatto per spirito di libertà—risponde Pao –. Ma la strada non deve diventare un recinto. Tecniche diverse, intenti diversi, stesso stile». Lo stile. Morbido e nitidissimo, iperrealista e straniante. «Il substrato viene dalle immagini dell’infanzia, ho mangiato pane e cartoni giapponesi – racconta Pao –. Ma ora prevale il confronto con il surrealismo pop, la cultura underground, il fumetto».


Milano - Chiasso

Un pezzo di storia del design grafico a due passi da te. di Aoi Huber Kono

Il m.a.x. museo è stato fondato il 12 novembre 2005 da un comitato di fondazione con lo scopo di divulgare la cultura del design e lasciare traccia alle generazioni future del lavoro di Max Huber, uno dei più significativi grafici svizzeri. L'aspirazione del museo è quella di costituire un ponte tra il passato e le nuove generazioni di grafici e designer e programmare delle mostre al fine di diffondere il messaggio artistico di Max Huber. Abbiamo intenzione di organizzare soprattutto mostre di grafica per dare a tutti la possibilità di avere una visione del mondo del 'design'.

ORARI E GIORNI DI APERTURA 10:00 - 12:00 / 15:00 - 18:00 mercoledì - domenica lunedì e martedì: chiuso CHIUSURA ESTIVA 1 - 31 agosto 2010 CHIUSURA INVERNALE 20 dicembre 2009 - 12 gennaio 2010

BIGLIETTI DI INGRESSO CHF 8 / Euro 5 CHF 5 / Euro 3 CHF 5 / Euro 3 ingresso gratuito CHF 5 / Euro 3

Intero Adulti Ragazzi Bambini Gruppi

Via Dante Alighieri 6 CH 6830 CHIASSO

T (41) 12487458900 F (41) 12487459001

http://www.maxmuseo.ch/

Cosa farò da grande?

11


Svizzero? No, Max Huber.

I prodotti vanno, le immagini restano. a cura di Stanislaus Von Moos

NESSUN MOMENTO RIVESTE TANTA IMPORTANZA QUANTO LA SUA PRIMA VISITA ALLO STUDIO BOGGERI DI MILANO NEL DICEMBRE 1940

Per chi voglia far luce sul ruolo di Max Huber nel complesso mondo post bellico di “simbolo, comunicazione e consumo”, forse nessun evento riveste tanta importanza quanto la sua prima visita allo studio Boggeri di Milano, nel 1940. Huber, appena ventunenne, non sa che qualche parola di italiano. Il suo elegante biglietto da visita sembra stampato, ma a uno sguardo più attento si rivela meticolosamente realizzato a mano. Non appena Antonio Boggeri si rende conto dell’illusione, accetta di assumere il giovane. Ad affascinarlo non è solo la perfezione tecnica

nell’esecuzione ma anche l’accurata spaziatura dei caratteri e il motivo di linee bianche intrecciate su sfondo nero, disposte perfettamente all’interno dello spazio del biglietto da visita. Più tardi Boggeri adottò il motivo come logo del suo studio, aggiungendo una mano che disegna e la dicitura manoscritta Studio Boggeri. L’intreccio di linee è disegnato con il rigore della scuola elvetica, tuttavia appare come il risultato di un movimento a mano libera spontaneo e sperimentale. Tali esperimenti con la geometria e la tridimensionalità sono

1940

Primo biglietto da visita di Max Huber, realizzato a mano 135 x 60 mm, 1951

Arriva a Milano e lavora nella fucina grafica più importante dell'epoca: lo studio Boggeri

1938

Viene chiamato a collaborare all’industria grafica Conzett & Huber

1934 1919

Nasce a Baar (Svizzera)

Si diploma alla Kunstgewerbeschule di Zurigo come incisore

Studia contemporaneamente all’Accademia di Brera ed entra in contatto con Bruno Munari e Albe Steiner. Durante questa esperienza, incontra Max Bill e Hans Neuburg.

Si indirizza, grazie ai celebri fotografi svizzeri Werner Bischof e Alfred Willimann verso una cultura visiva di stampo contemporaneo, influenzata dai movimenti dell'epoca (tra cui il futurismo russo) e l'influenza della fotografia nella grafica.

12

Shampoo | Giugno 2010

1941

Torna in Svizzera i concomitanza con la Seconda Guerra Mondiale


il punto di partenza e di arrivo della “Nuova Grafica” o meglio, dell’arte concreta in generale, che accompagneranno Huber per tutta la sua vita. Il linguaggio enfatico ed estroverso della sua arte, il suo gusto per il cromatismo vivace e lo spettacolare sono indubbiamente riconducibili al contesto milanese. Quando Filippo Tommaso Marinetti parla di “maree multicolori o polifo-

niche delle rivoluzioni nelle capitali moderne” nel suo Manifesto Futurista del 1909, non poteva aver previsto i teatri di massa del Fascismo, e tanto meno le sfumature apparentemente apolitiche, ma non per questo meno aggressive, del boom economico italiano del dopo guerra.

1957

Progetta l'identità della catena Esselunga

1952

Progetta l'identità della catena Coin

1950

Progetta l'identità della catena La Rinascente

1948

La Rinascente: Elle Erre Pubblicità su rivista 110 x 290 mm, 1953

La Rinascente, LR Pubblicità su rivista 210 x 295 mm, 1952

Progetta l'identità di Borsalino

1945

Torna in Italia e vi si stabilisce definitivamente

in

Inizia la collaborazione con Giulio Einaudi, che lo incarica di rinnovare tutta la grafica della casa editrice torinese.

a

Lavora per la rivista Du e prende parte all’Allianz (artisti d’arte astratta).

La Rinascente: in giro di Milano Copertina per il depliant 210 x 150 mm, 1953

Cosa farò da grande?

13


Pagina accanto, 39° Gran Premio di Monza, Manifesto, 700 x 1000 mm, 1968

Il lavoro di ricerca degli autori ha potuto beneficiare del pieno sostegno della vedova Aoi Kono, la quale ha garantito libero accesso all’archivio di Huber, facendo del volume un’opera senza precedenti, completa ed approfondita sotto ogni aspetto.

MAX HUBER di Stanislaus Moos Von, Mara Campana e Gianpiero Bosoni 75,00 € 2008, PHAIDON

Le parole in libertà e, in generale, il genius loci futurista, mediato e de-politicizzato dalla tradizione milanese e dal background svizzero - puritano e costruttivista - di Huber, ha dato vita alle invenzioni visive più geniali dell’autore, e ancora oggi riconoscibili nelle strade milanesi: i logotipi perLa Rinascente, per le catene di supermercati Esselunga e Coin, solo per citarne alcuni.Lo stile di Max Huber riassume in sè gli insegnamenti dei maestri moderni coniugandoli ai diversi influssi culturali che animavano la Milano del secondo dopoguerra. La sua opera ha lasciato un segno durevole, imprimendosi nelle insegne d’Italia e nella memoria visiva di molte generazioni. Consultare il suo archivio è un’esperienza sociologica che si spinge oltre il progetto d’autore: la memoria visiva collettiva è passata attraverso il filtro che Huber ha saputo costruire.

14

Shampoo | Giugno 2010


Camera (doppia) con vista La storia d’amore tra Milano e il mercato degli immobili. di Barbara Desiderato

18

Shampoo | Giugno 2010


A misura Duomo

19


“PER ME VA BENE QUALSIASI BUCO, - CONTINUÒ LA SIGNORINA BARTLETT; - MA È BEN TRISTE CHE TU DEBBA AVERE UNA CAMERA SENZA VISTA.”

Il bilocale di periferia ha battuto Palazzo Mezzanotte, il tempio della finanza in Piazza Affari. È questo uno dei paradossi della crisi finanziaria. La capitalizzazione delle oltre 300 società quotate a Milano, infatti, si è ormai ridotta a 272 miliardi, meno del patrimonio residenziale di una città come Milano. Le case delle tante famiglie Brambilla - prezzo medio 4.522 euro al metro quadro insieme valgono ora 317 miliardi di euro, secondo un’elaborazione del Sole 24 Ore su dati del Catasto e della Borsa Immobiliare della Camera di Commercio di Milano. In dieci anni il prezzo delle abitazioni è raddoppiato (+119%) nonostante le leggere flessioni degli ultimi mesi. Quello della Borsa è sceso ai livelli di metà anni Novanta.

TICINESE

BOVISA Camera singola completamente arredata di circa 14 mq, con balcone, in grande appartamento con doppi servizi e doccia. Spese condominiali incluse.

400€

Singola spaziosa e ben illuminata, in casa arredata. La stanza ha il pavimento in parquet e due finestre. La zona è molto tranquilla e serena.

350€

Shampoo | Giugno 2010

Disponibile subito splendida singola in appartamento pieno centro (adiacenze castello), dotata di tutti i comforts. Contesto molto signorile.

850€

550€

Offro un posto letto in doppia in condivisione. La camera è molto luminosa ed esposta sul cortile interno, quindi è molto tranquilla. L’affitto comprende tutte le spese.

20

DUOMO

Affittasi stanza singola, con letto matrimoniale, ampio armadio e bagno privato. L’appartamento, finemente arredato e super-accessoriato. Il costo non comprende le utenze.

720€


La fuga dai mercati sta provocando situazioni difficilmente immaginabili un anno e mezzo fa con società che non valgono nemmeno il loro patrimonio immobiliare. Generali, ad esempio, in 17 mesi ha visto scendere il suo valore da 33 a 10,43 euro per azione con una capitalizzazione che si è ridotta a 14,7 miliardi a fronte di un impero nel real estate da 23 miliardi. Ancora più eclatante è la situazione di Fondiaria Sai che ha una capitalizzazione di un miliardo e un patrimonio immobiliare di 2,1 miliardi

PIOLA

(dati dell’ultimo bilancio disponibile a fine 2007). Ovviamente per una corretta analisi va anche considerato il debito finanziario delle società - 47 miliardi per Generali e 1,9 miliardi per Fonsai al 30 settembre - ma il confronto fra patrimonio immobiliare e valore dell’equity mostra comunque i nuovi rapporti di forza fra la tenuta del mattone e le quotazioni di Borsa delle attività finanziarie e industriali.

CENTRALE

Si affitta ampia camera singola a cinque minuti dalla fermata metro Piola. Il canone comprende condominio e riscaldamento, sono invece escluse luce, gas e fastweb.

400€

Affittasi ampia camera matrimoniale, arredata e con parquet. La casa è dotata di tutti i comfort. L’affitto comprende spese condominiali e di riscaldamento.

515€

500€

Offriamo camera singola molto ampia. Il prezzo comprende anche fastweb ma non luce e gas. La casa grande ed è situata sulla fermata di Gioia.

320€

Si affitta una camera singola molto carina e ben arredata in zona stazione centrale / Gioia. Ogni camera ha un televisore LCD. Tutte le spese sono incluse.

350€

Stanza singola. Vicinanze metropolitana Sondrio e a 15 minuti a piedi dall’Isola e dalla Stazione Centrale.

A misura Duomo

21


BANCHE La situazione colpisce anche alcune banche, che in Borsa capitalizzano due volte il valore dei loro immobili. UniCredit, Intesa Sanpaolo e il Banco Popolare nei mesi scorsi hanno ceduto sul mercato una parte dei propri immobili attraverso il conferimento a dei fondi immobiliari riservati. UniCredit ha scelto di cedere addirittura la sede di Piazza Cordusio a Milano valutata oltre 300 milioni di euro. Anche dopo queste operazioni, tuttavia, i due maggiori istituti italiani dovrebbero ancora possedere immobili per 4-5 miliardi ciascuno. In Borsa, però, l’istituto di Piazza Cordusio vale 10,9 miliardi e Ca de’ Sass

17,1 miliardi. Monte dei Paschi di Siena, da parte sua, ha un patrimonio immobiliare di oltre due miliardi (considerando anche quello portato in dote da Antonveneta), ma in Borsa vale 4,5 miliardi, la metà di quanto pagato per rilevare l’istituto Veneto. Proprio Mps, d’altra parte fornisce una prima chiave di lettura per leggere il rapporto fra valutazioni immobiliari e corsi azionari. L’istituto senese, infatti, da tempo lavora alla cessione degli immobili all’interno di un percorso che punta a migliorare la patrimonializzazione della banca, ma in questa fase, anche sul settore immobiliare, fare incontrare domanda ed offerta è difficile. continua a pag. 10

“DESIDERAVO TANTO DI VEDERE L’ARNO. LE CAMERE CHE LA SIGNORA CI HA PROMESSO NELLA LETTERA DOVEVANO GUARDARE SULL’ARNO. LA SIGNORA NON DOVEVA PROPRIO FARE UNA COSA SIMILE. OH, È UNA VERGOGNA!”

Diversi ragazzi sono “costretti” a rimanere ad abitare con i genitori per i prezzi troppo alti 22

Shampoo | Giugno 2010


IL CONFRONTO 317 miliardi Valore delle case milanesi Secondo una elaborazione del Sole 24 Ore su dati del Catasto, del Borsino immobiliare e della Camera di commercio di Milano, il valore degli immobili residenziali di Milano si aggira sui 317 miliardi di euro a fronte dei 272 miliardi di euro della capitalizzazione di Piazza Affari. Solo a fine 2008 il valore di mercato delle societĂ quotate sul listino di Milano era ancora di 374 miliardi e a fine gennaio di 356 miliardi di euro.

70,5 milioni I metri quadrati I 70,5 milioni di metri quadrati degli immobili residenziali di Milano hanno un prezzo medio di circa 4,500 euro

ENI

ENEL INTESA SAN PAOLO GENERALI TELECOM UNICREDIT SNAM TENARIS MPS ATLANTIA

ALTRI

A misura Duomo

23


IL PROBLEMA CASA AFFLIGGE IL MILANESE MEDIO : SERVONO 80MILA ABITAZIONI A PREZZO CALMIERATO Le case costano care per le tasche dei milanesi. Ma non solo. La situazione sta diventando un vero problema. Durante la nostra inchiesta sugli affitti ad esempio era emerso che diversi ragazzi sono quasi “costretti” a rimanere ad abitare con i genitori a causa dei prezzi troppo alti dei canoni di mercato per quanto riguarda gli affitti (pensando al mutuo anche come soluzione più “fissa” rispetto a un affitto) e alla mancanza di un lavoro più o meno stabile che permetta di affrontare un mutuo senza rischiare di vedersi la casa portata via dalla banca. Dall’altra parte c’è un boom di pignoramenti per morosità, sia per quanto riguarda gli affitti che per quanto riguarda i mutui. Le case pignorate in città sono aumentate del 18% e sono in crescita anche gli sfratti. Addirittura, secondo uno studio di Gabetti, molti vendono casa per tornare all’affitto perchè non riescono a pagare le rate, che con i tassi variabili aumentano notevolmente. Sono state ben 1974 le esecuzioni immobiliari dal 1°gennaio al 31 agosto, mentre l’anno scorso erano state 1675 e molto spesso c’è chi non aspetta che la banca pignori la casa, la vende prima. Se prima si vendevano solole seconde case, ora si vendono anche le prime. Chi invece ha comprato per investimento e vuole vendere sappia che difficilmente riuscirà a recuperare tutti i soldi perchè i prezzi (anche se non sembra) sono cominciati a scendere. Molti addirittura avendo un mutuo da pagare hanno deciso di vendere la propria casa per tornare a pagare un affitto meno caro. Insomma, il problema è molto grave. Soprattutto per quelle categorie come giovani coppie e single con lavoro precario, entracomunitari e anziani che difficilmente riescono a trovare una soluzione al problema della casa. Molto spesso il problema è antecedente: si lavora, si guadagna, non abbastanza per permettersi una casa di lusso (spesso anche per una casa “normale”), ma troppo per avere accesso alle graduatorie delle case popolari. Non è che una persona sia “ricca”, ma è “ricca” per la soglia di reddito massimo per ottenere una casa del Comune. Dall’altra parte vengono costruite e messe in vendita molte abitazioni che non riescono a trovare un compratore. Costano troppo. Troppo per gli standard medi di reddito. Ci vorrebbero più case a prezzo moderato. Ma ne servirebbero almeno 80mila come spiega a Repubblica Mario Breglia, presidente dell’istituto indipendente Scenari immobiliari. “La forbice è tra 50mila e 80mila, ma il dato più significativo è che questa cifra aumenta ogni anno di 10mila unità”. Il calcolo può essere però anche maggiore. E’ una domanda di case quasi infinita, come dice anche Lionella Maggi (presidente della Fima, Federazione agenti immobiliari di Milano).

Dall’altro lato della barricata infatti ci sono i venditori di case che non ne vogliono sapere di abbassare i prezzi.

24

Shampoo | Giugno 2010

Lo schema rappresenta la distribuzione degli affittuari della città di Milano in base alla loro età. È emblematico notare come giovani, studenti o lavoratori, preferiscano stabilirsi in zone periferiche per il costo più basso degli affitti, mentre persone di età più adulta, magari con una posizione di lavoro stabile, possono permettersi un’abitazione più vicina al centro della città.


0 - 25 ANNI 25 - 30 ANNI 30 -35 ANNI 35 ANNI IN SU

A misura Duomo

25


0€

100 €

200 €

300 €

400 €

500 €

600 €

700 €

0€

100 €

200 €

300 €

400 €

500 €

600 €

700 €

BOVISA

NAVIGLI

CENTRALE

PORTA ROMANA

LAMBRATE

WAGNER

Piazza Bolivar “Vivo a Milano da due anni e per unasingolaarredatapago420€.La posizione è buona ma lo stabile è davvero vecchio e malmesso”.

COSTO DEL POSTO LETTO COSTO DELLA STANZA MINIMI MASSIMI

26

Shampoo | Giugno 2010

PORTA VENEZIA via Bixio

“Pago 600 € in doppia con un amico per una stanzacompletamentenon arredata”.


BOVISA

via degli Imbriani "StudioalCampusBovisa,375€tondiconcontrattoregolare, esclusiadsleutenze.Èunappartamentodi55mqchedivido con una mia amica”.

PORTA TICINESE via San Calocero

“Condividounappartamentoconun altroragazzo,èmoltobenarredato,in stileetnicoemoderno.Laposizione ottimale vale i 630 € di affitto”.

FAMAGOSTA via Minervi

CENTRALE

via Melchiorre Gioia

"Pago420€unacamerasingolagià arredata in un appartamento condivisoconaltre3ragazze.La zonaèbenservitadabus,metroe tram".

"Vivoquidaunannoconunmioamico. Paghiamo450€atesta,utenzeescluse, per57mqcheabbiamodovutoarredaredi tasca nostra".

LAMBRATE

viale Argonne "Pago 400 € in nero per unadoppiaincondizioni pietose,maèsempremeglio di niente”.

DATEO

piazzale Dateo “Mipiacemoltolazonaincuivivo, c’èmoltoverdeededificid’epoca. Casa mia è molto grande e ben arredata. In quattro paghiamo 1400 €”.

AFFITTI SEMPRE PIÙ CARI IN ITALIA: MILANO È RECORD. FARINI

via Farini “Condividodadueanniunadoppia abbastanzaampiaper350€almese”.

continua da pag. 6 La seconda questione riguarda cosa può accadere in fase di default. «In Italia - fa osservare Riccardo Delli Santi, managing partner dello studio legale specializzato nel real estate DS&P - il divieto di patto commissorio fa sì che una banca per impossessarsi di un immobile dato in garanzia impieghi fra i 3 e i 5 anni: questo tempo ha un costo». E il costo si ripercuote sulla valutazione dell’immobile. Succede così che l’unico immobile ad avere un valore certo, costante nel tempo, resti la casa di proprietà dei tanti signori Brambilla milanesi. Oggi in centro a Milano si può arrivare a spendere fino a 15-20 mila al metro quadro. L’osservatorio sulle residenze di lusso di Tirelli e Nomisma mostra come a Milano la richiesta per un’abitazione nel quadrilatero della moda abbia raggiunto gli 8 milioni di euro. Con la stessa cifra, in Borsa, si compra il 36% di un marchio storico come Pininfarina, il 35% della Lazio o il 20% di Gabetti. Ma si può diventare azionisti di peso anche di diverse società dell’S&P Mib: con 8 milioni di euro si compra il 5,4% di Seat Pagine Gialle, il 3% del gruppo L’Espresso e l’1% di Pirelli. A misura Duomo

27


Per i proprietari ogni anno guadagano 7200 euro netti nelle città minori, ma anche 12000 se possiedono un immobile in una zona strategica di Roma o Milano. a cura di Giovanna Travaini

Bacheche piene di annunci, strati sovrapposti di carta colorata, foglietti penzolanti con i numeri di cellulare scritti su linguette ritagliate a mano. Le facoltà di ogni città sono piene di offerte apparentemente vantaggiose per gli studenti in cerca di un alloggio. “Singola ben collegata, doppia luminosissima, posto letto per studentesse, solo settimana corta”. Inizia così l’odissea di tanti

fuorisede. Miriadi di telefonate, viaggi perlustrativi in ogni angolo della città e un’unica amara certezza: quella che era spacciata per “camera arredata e ampia in stabile signorile”, è il più spesso delle volte una topaia. E causa la carenza cronica di alloggi e la concorrenza spietata degli studenti in lizza per lo stesso posto, si è costretti ad accettare. A misura Duomo

29


60 -3 0

0

50

45 0-

0

60

- 50 700

350

55 0

-4 50

800 -

700

700

- 55

0

1100 - 700

800 +

1100 +

Vince l’evasione. Il dato più sorprendente che emerge è quello di un giro di affari tanto esteso quanto sommerso.

0 45

50

-3

350

-

250

300

50 0-1

50

350

50

-2

-2

0

- 20

200 -

150

20

TORINO

NAPOLI

MILANO

ROMA

STANZA IN DOPPIA STANZA SINGOLA MONOLOCALE BILOCALE

Il grafico riporta, per quattro grandi città universitarie, il costo medio di affitto.

Torino, tra le grandi città universitarie si propone come una tra le più convenienti. Questo anche per la presenza di un elevato rapporto posti letto in collegi universitari per numero di iscritti. Un monolocale (con contratto ad uso transitorio) in via Garibaldi, nel centro cittadino di Torino, può costare sui 190 £/mq, incluse le spese aggiuntive. A Milano, esistono grosse disparità per le varie zone in prossimità dei vari atenei. Prezzi medi molto elevati, per esempio, si riscontrano nella zona dell’Università Bocconi

I circa 50 mila posti letto dislocati negli studentati delle Università sono sempre troppo pochi rispetto agli oltre 350 mila studenti fuorisede sparsi per l’Italia, (censiti dal Miur nel 2006) che sono costretti, loro malgrado, a cercare soluzioni alternative. Ciò significa che spesso gli studenti devono rivolgersi a locatari privati, rendendo in questo modo sempre più fiorente un mercato che negli ultimi anni ha visto un aumento progressivo dei prezzi e dei contratti in nero. Tempi duri per gli studenti fuori sede: gli affitti a Roma, Milano e Bologna sono più cari di un anno fa. Gli universitari (e i loro genitori) ogni anno devono sobbarcarsi una spesa che, nella migliore delle ipotesi, si attesta intorno ai 400 euro al mese e nella peggiore intorno ai 1300 euro. L’osservatorio immobiliare dell’associazione dei consumatori Codici ha presentato i risultati dell’indagine 2009.

Roma, capitale d’Italia, è una città meta sia di studenti che di lavoratori, ed è forse la più richiesta fra tutte le grandi città italiane. È per questo, infatti, che i prezzi, in media sicuramente elevati, possono talvolta toccare punte altissime.

“gli affitti a Palermo, almeno nella zona nuova, sono abbastanza contenuti.”

FIRENZE Antonio Sullo ” Firenze non sarà la più economica delle città ma non posso lamentarmi: spendo 450 euro per una cameretta abbastanza vicina all’università e all’ospedale dove faccio tirocinio.“

30

Shampoo | Giugno 2010

Vince l’evasione. Il dato più sorprendente che emerge è quello di un giro di affari tanto esteso quanto sommerso. A Roma il 75% degli affitti è “in nero”, cioè senza contratto. A Bologna e Milano va anche peggio: nel capoluogo emiliano il 90% della popolazione studentesca è senza contratto mentre sotto la Madonnina la percentuale si attesta sull’80%.

PALERMO Domenico Cusumano

A Napoli, se siete uno studente, la zona caldamente consigliabile per affittare un appartamento è quella di Spaccanapoli, dove hanno sede la maggior parte delle facoltà universitarie e dove vive la maggior parte degli studenti.

Brevi testimonianze di studenti universitari nelle principali città d’Italia

La statistica prende in considerazione gli appartamenti di 50/60 metri quadrati in diversi quartieri di Roma, Milano e Bologna. Le informazioni sono state acquisite attraverso contatti diretti con gli studenti (100 per ogni città) e una ricerca sui principali giornali di annunci immobiliari.


Il regalo di Torino 2006

VENEZIA Marco Zava ”Qui la situazione per noi studenti fuori sede è veramente difficile: gli affitti sono carissimi e le spese neanche a parlarne.”

TRIESTE Mirano Troncon

Le Olimpiadi Invernali Torino 2006 hanno lasciato agli studenti universitari una ricca dote. Diversi nuovi edifici, realizzati per ospitare i Villaggi Atleti e Media sono stati progettati ed attrezzati nel post-olimpico quali Collegi Universitari In totale Torino 2006 ha “regalato” agli studenti 750 camere singole, 210 camere doppie, 86 miniappartamenti con circa 250 posti letto in strutture moderne e completamente attrezzate e ricche di servizi.

”Affitto un bel monolocale vicino all’università per 500 Euro. Non è caro se consideri che è totalmente ben arredato e ho il contratto!

MILANO Elisa Colnago “Studio in Bocconi e ho trovato un bilocale che divido con un’amica, in zona Viale Toscana. Paghiamo 1200 Euro più le spese (rigorosamente in nero) ma il posto è comodo, pulito e ci troviamo bene. E poi i Navigli sono vicini....”

PADOVA Alvise Zorzi ”Abitare a Padova è veramente bello: io ho preso un bilocale con alcuni amici del liceo. Certo non è a buon mercato, ma siamo in centro e la sera è una goduria trovarsi nel cuore del “movimento”... “

CAGLIARI Paola Cossu ”Per gli studenti universitari Cagliari offre buone opportunità. Io ho una bella camera singola, piccola ma ben arredata e, incredibile, con contratto regolare!”

PERUGIA Liz Crawford ”Ho un monolocale veramente bello e spendo solo 250 Euro al mese più le spese. Sono veramente contenta di questa sistemazione e poi Perugia è magnifica

(... per gli studenti milanesi che volessero momire di invidia..) edisu.piemonte.it/cms/ residenze-universitarie.html


Proposte assurde, prezzi esorbitanti: se non si piange dalla disperazione si piange per il ridere per certi annunci di affitto per studenti.

Signora affitta solo a studentessa posto letto zona centro. Prezzo modico: 200 Euro/ mese.

Comodo, vicino all’università , adatto per soggiorni anche brevi. Costo contenuto. Completo di ogni conforto, vicine simpatiche (le vicine si pagano a parte).

Si richiede pulizia della casa una volta alla settimana, rientro serale entro massimo ore 22,00 e accudire mio marito anziano quando esco.

Offro posto letto a studente superdotato (intendo come rendimento universitario!) in piede a terra con bagno fuori. AAA Prezzo Affare! Perfetto, luminoso, adatto per 4 studenti. 20 mq, piano seminterrato, bagno opzionale a pagamento.

32

Shampoo | Giugno 2010


PRENDI IN CASA UNO STUDENTE Prendi in casa uno studente è un modello di coabitazione tra anziani autosufficienti e studenti universitari di fuori Milano. L’impegno di MeglioMilano si basa su un’idea molto semplice: trovare alloggio agli studenti presso una persona anziana con una camera disponibile nella propria abitazione. Gli studenti non pagano un vero affitto ma versano mensilmente al padrone di casa un rimborso spese di circa 250 euro che include tutti i costi di convivenza, collaborano alla vita domestica con piccoli aiuti e un po’ di compagnia. I pensionati soffrono meno la solitudine e ritrovano la gioia di sentirsi ancora utili. MeglioMilano raccoglie e registra le richieste, approfondisce la conoscenza di giovani e meno giovani che vogliono avvicinarsi all’esperienza; organizza gli incontri e offre la propria assistenza lungo tutto il percorso conoscitivo e di coabitazione. L’esperienza è nata da un’analisi del contesto milanese, che registra oltre 40.000 studenti, tra fuori sede e pendolari, iscritti all’Università, molti dei quali vivrebbero a Milano ma non possono affrontare i canoni del libero mercato. Sono inoltre 280.000 le persone anziane che vivono a Milano, in molti casi da sole. Nella zona di Bovisa è avvenuta la prima sperimentazione nell’anno accademico 2004 / 2005 in collaborazione col Politecnico di Milano. I buoni risultati ottenuti hanno favorito l’allargamento dell’esperienza a tutta la città e il coinvolgimento di tutti gli atenei milanesi. Gli indicatori che maggiormente aiutano nella definizione degli abbinamenti sono le aspettative rispetto all’esperienza, alcuni tratti caratteriali, gusti e abitudini in generale. MeglioMilano conosce gli anziani che offrono alloggio incontrandoli nelle loro abitazioni, e osserva gli studenti in riunioni collettive. Dal 2004 sono state avviate oltre 240 convivenze di cui solo sei sono state interrotte per incompatibilità.

.megliomilano.com .megliomilano@.com

A misura Duomo

33


100 € STANZA SINGOLA MONOLOCALE MINIMI MASSIMI

BARI

BOLOGNA

ROMA

MILANO

FIRENZE 100 €

Roma: per una casa di 50/60 metri quadri il canone mensile va dai 1150 euro ai 1300 euro. Uno stipendio! A Milano le zone più care sono il centro storico e Porta Genova: da 1000 a 1200 euro, quando un anno fa non si superavano i 1000 euro. Rincari da vertigine anche a Niguarda e alla città degli studi, dove alcuni proprietari “sparano” fino a 790 euro. La zona più accessibile, tra quelle monitorate da Codici, risulta viale Monza: da 500 a 700 euro, con un leggero aumento di 50 euro rispetto al 2008. 34

Shampoo | Giugno 2010

A Roma la più cara per gli studenti risulta San Lorenzo, un quartiere storicamente popolato da giovani. Per una casa di 50/60 metri quadri il canone mensile va dai 1150 euro ai 1300 euro. Uno stipendio! A Nomentana e Piazza Bologna va leggermente meglio, anche se le cifre restano da capogiro: dai 900 ai 1150 euro. Un anno fa, bastavano rispettivamente 1100 e 1000 euro. Le zone più economiche risultano Marconi e San Paolo: dagli 850 ai 1150 euro.

Una soluzione? Ribalatre la situazione! La soluzione più economica può sembrare l’affitto in nero, ma in realtà non lo è. Ecco un sacco di siti utili .artavista.org .studenticomune.it .teporaryaffitti.com


Nel centro di Milano, lungo Corso di Porta Ticinese, batte il cuore delle notti della “movida”. a cura di Marina Rinaldi

Nel centro di Milano, lungo Corso di Porta Ticinese, batte il cuore delle notti della “movida”. Centinaia di giovani sia assiepano “alle colonne” divenute luogo di incontro e, purtroppo, a volte anche di scontro.

COLONNE DI SAN LORENZO Tram 3 / 2 Metropolitana fermata Duomo / Porta Ticinese Porta Ticinese

36

Shampoo | Giugno 2010

C’è di tutto nelle notti della movida. Dall’happy hour all’alba, sciami di giovani rigorosamente in strada, bottiglia in mano, casino, e tirar tardi. Le “Colonne” sono diventate da anni il luogo preferito per incontrarsi a bere “una” birra in libertà, senza l’ansia di cercare il tavolino al bar, per passare,


In questa pagina e accanto, vedute delle Colonne di San Lorenzo e della Chiesa di San Lorenzo ubicata di fronte alle Colonne stesse.

Speriamo che all’ombra delle Colonne si possa continuare a sognare, divertirsi ed innamorarsi senza gabbie, cancellate e inutili barriere anche spendendo giusto qualche euro, serate in compagnia. Specie nei fine settimana vedi gruppi di amici, senti parlare mille lingue dei tanti studenti Erasmus in città, fidanzati che si baciano, chitarre che attirano, come intorno ai falò in spiaggia d’estate, gruppi sempre più numerosi di ragazzi. Speriamo che le colonne, che sono uno degli ultimi e rari reperti romani della Milano imperiale, vestigia delle Terme volute dall’imperatore Massimiano, che hanno resistito alla furia distruttiva dei Goti, del Barbarossa, dei bombardamenti dell’ultima guerra mondiale e anche alla furia ricostruttrice dei suoi cittadini resistano anche al vandalismo di qualche sciocco e continuino a rappresentare un luogo di aggregazione giovanile, di nottate trascorse con amici a parlare della vita, del futuro. Cosa succede in città

35


L’aperitivo all’italiana a cura di Elisabetta Olgiati

Perchè l’aperitivo Le prime gocce di aperitivo, volendo ripercorrere un excursus storico, risalgono infatti a quel periodo quando il medico greco, per somministrare un rimedio contro l’inappetenza dei suoi pazienti ( nel lontanissimo V secolo A.C.), inventò il cosiddetto Vinum Hippocraticum, un bianco dal gusto dolce amalgamato con aromatici fiori di Dittamo assenzio e il pungente sapore della Ruta.

La bevanda così creata veniva ingurgitata tutta d’un fiato, a causa del retrogusto decisamente amaro. Per rimediare a questa eventualità e rendere più gradevole il consumo, i romani decisero di aggiungere al mix così creato del rosmarino e della salvia. Avanzando nei secoli grazie allo sviluppo dei rapporti commerciali e di scambio tra l’Europa e nuovi continenti, l’aperitivo venne impreziosito con ulteriori nuove spezie, tra cui la noce moscata, i chiodi di garofano, la cannella, il rabarbaro di provenienza asiatica, la china, la mirra e il pepe. L’intento era comunque sempre quello di stuzzicare l’appetito. Non per niente, l’origine della parola deriva dal latino aperire, che significa appunto aprire.

Il quesito è stato posto ad un centinaio di giovani che frequentano i locali di aperitivo a Milano.

38%

Anima della movida

24%

Fonte di risparmio

22%

Classica uscita

16% “Insipido”

38

Shampoo | Giugno 2010

Perchè l’aperitivo è la moda del momento, è l’anima della movida milanese. Risponde così il 38% dei giovani intervistati. Inssomma si sta inpiedi anche per ore pur di non mancare all’appuntamento. Il 24% invece, ritiene la formula dell’aperitivo una fonte di risparmio: si paga per un cocktail e si cena a volontà. Anche se spesso le pietanze proposte sono scadenti. Il 22%, invece pensano che sia un’uscita come un’altra, che non differisce dalla classica birra con gli amci. Infine solo il 16% degli intervistati ritiene che l’aperitivo sia quella via di mezzo tra cena e uscita dopocena ma che non soddisfa la serata.


DIMMI IN CHE BICCHIERE BEVI E TI DIRÒ CHI SEI

Flûte L’aperitivo come consumo di massa nasce dal 1789 in contemporanea con l’esplodere della Rivoluzione Francese. Tutto si sviluppa dall’intuito di Antonio Benedetto Carpano, un fine distillatore torinese con una passione smisurata per la letteratura tedesca è perfettamente capace di maneggiare e di mischiare tra loro liquori di diversa provenienza. Proprio nel retrobottega del suo negozio, Carpano scova la giusta ricetta che da corpo al Vermouth (dalla parola tedesca Wermut che è la traduzione germanica della parola assenzio) ottenuto miscelando vino bianco aromatizzato con alcool a 95 gradi, zucchero e assenzio maggiore. Il risultato finale in poco tempo fa breccia nel palato della gente. Ne va ghiotto soprattutto Vittorio Emanuele II che letteralmente conquistato dal sapore, decide di promuovere la bevanda ad aperitivo ufficiale di corte.

La bottega di Carpano, situata nella zona della città di grande afflusso e a due passi da Piazza Castello, diviene nel frattempo un punto di riferimento sotto la Mole ed è frequentata da clienti giorno e notte. Per soddisfare le richieste, provenienti per lo più dagli esponenti della nobiltà e della borghesia italiana, sempre più desiderosa di bagnarsi le labbra con questo liquore dolce amaro, il neonato imprenditore torinese è obbligato a fare gli straordinari e a tenere aperto il negozio 24 ore su 24. È in fila alla cassa, le cronache del tempo parlano di un vero e proprio “parter de roi” che annovera nomi di spicco come Camillo Benso di Cavour e Giuseppe Verdi. Dal quel momento in poi la mania per la bevuta capace di stuzzicare lo stomaco prima di sedersi a cena finisce per contagiare tutta la penisola, diventando di fatto un’abitudine tipica del nostro Paese.

L’eleganza è la tua cifra. Mai nulla a caso, ma mai ostentazione. Discrezione è il tuo motto.

Bicchiere da scotch Sei riflessivo, calmo, ti piace pensare prima di parlare. Anzi a volte è anche meglio tacere e sorseggiare un buon whisky torbato e invecchiato.

Boccale Sei un tipo giovane, informale ma non per questo disdegni le tradizioni. Un classico moderno.

Coppa martini Sei un tipo molto attento alla moda, tieni molto a come ti presenti, elegante un po’ blasè.

Il “Negroni sbagliato” nasceva a Milano quasi 40 anni fà Il “Negroni sbagliato” nasce come aperitivo negli anni 60 a Milano, precisamente al Bar Basso, locale tuttora storico della “Milano da bere” che negli anni non ha perso il suo fascino.

..io bevo in bottiglia ..

La principale differenza tra il “Negroni” e il “Negroni sbagliato” o “Sbagliato”, come viene più comunemente chiamato, è nell’utilizzare lo spumante brut al posto del gin; questo rende l’aperitivo più leggero..

Informalità, simpatia, giovialità sono i tratti caratteristici del vostro carattere. La vita va beuta “a canna”.

Cosa succede in città

39


Milano si propone come città aperta ai giovani, ricca di opportunità e dalla movida a volte non per tutte le tasche, ma qualcosa di “buono si trova”. Unico requisito: voglia di divertirsi.

.nightcreative.it .sharm.it

.alive.com


a misura Duomo

cocktail

Il vecchio (mojito) e il mare. Come preparare il cocktail preferito da Ernest Hemingway.

rum bianco

1

Prepara la base mescolando lime (succo e/o a pezzi) e zucchero di canna (in gran quantità rispetto al lime) formando una pasta dolciastra da posizionare sul fondo del bicchiere (grande in vetro naturalmente).

2

Trita del ghiaccio (acqua o meglio ancora dell’acqua tonica ghiacciata) e versala nel bicchiere (quasi fino all’orlo).

3

Aggiungi gli ingredienti fondamentali: il rum bianco (assoluto o mescolato con più tipi di rum), le foglie di menta intere (che rendono fresco tutto il suo sapore) ed infine l’aggiunta di aqcua tonica/soda o in alternativa acqua frizzante.

acqua tonica

lime

menta

zucchero integrale

ghiaccio

LA TRADIZIONE Secondo la tradizionale ricetta cubana, il Mojito si prepara ponendo sul fondo del bicchiere la menta, due cucchiaini di zucchero e il succo di mezzo lime. Gli ingredienti devono essere pestati delicatamente in modo da liberare l’aroma dalle foglie di menta. A questo punto si aggiunge il ghiaccio, il

rum e infine la soda o in alternativa l’acqua frizzante. Il composto ottenuto viene poi servito con una cannuccia e un rametto di menta decorativo. È importante ricordare che la menta non deve essere pestata ma solo leggermente premuta ed amalgamata insieme al succo di lime e allo zucchero.

A misura Duomo

43


UniversitĂ sotto esame

gli studenti raccontano come sopravvivere alla scelta: FacoltĂ del Design vs IED di Barbara Desiderato

SARA Mi piacerebbe avere piĂš tempo per me, il Politecnico stesso mette a disposizione degli studenti laboratori interessantissimi...ma dovrebbe cercare di fornire anche il tempo materiale per poterli utilizzare!

44

Shampoo | Giugno 2010


LUISA I corsi hanno un’organizzazione a misura di ragazzo, con orari e impostazioni didattiche molto simili a quelli del liceo e l’obbligo di frequenza ti permette di non rimanere indietro con le lezioni.

Cosa farò da grande?

45


FACOLTÀ DEL DESIGN POLIMI www.design.polimi.it nascita: 1994 corsi: - design del prodotto - d. della comunicazione - design degli interni - design della moda - design dell’arredo - product service system - design & engineering - design navale e nautico qualifica: diploma di laurea

Garibaldi - Niguarda

46

Shampoo | Giugno 2010

La storia della facoltà del Design del Politecnico di Milano, la prima in Italia, è caratterizzata dalla volontà costante di sperimentare linee di sviluppo innovative che rispondano alle reali necessità del mercato e della società contemporanea. La facoltà, forte dell’interazione con una città celebrata come capitale mondiale del design e della storica capacità di costruire un dialogo con la grande tradizione imprenditoriale delle imprese lombarde, è oggi, sia per numero di studenti sia per numero di docenti, la più importante realtà universitaria per la formazione dei progettisti di design del prodotto, design della comunicazione, degli interni, della moda e dell’arredo. I percorsi formativi si articolano in due livelli di laurea: di primo livello e magistrale, di ulteriori due anni. Sono attivi cinque corsi del primo tipo e otto di laurea magistrale: Disegno industriale, Design della comunicazione, Design della moda, Design degli interni, Design dell’arredo, Design Navale e Nautico - in collaborazione con l’Università di Genova - Design&Engineering, Product service, System design (in lingua inglese).

nella foto: l’ingresso del complesso N, sede delle aule e dei laboratori della Facoltà


ISTITUTO EUROPEO DEL DESIGN www.ied.it

Milano è la città del Made in Italy, del design nella sua più ampia accezione di “cultura del progetto”, dalle arti decorative al prodotto per l’industria, dal design del gioiello a quello del food. La città dell’economia creativa, capace di generare nuova ricchezza e proprietà intellettuale: brevetti, diritti d’autore, marchi di fabbrica, design registrato. Una progettualità che svolge un ruolo trainante anche per le attività produttive tradizionali. È la città di designer, architetti, grafici e progettisti ma anche di stilisti, imprenditori o editori che hanno fatto la storia della cultura italiana. Oggi Milano è il centro dell’editoria e della pubblicità, delle imprese italiane dell’hi-tech e delle attività imprenditoriali indotte dallo sviluppo delle nuove tecnologie. E’ proprio in questo contesto culturale e produttivo profondamente radicato nella filosofia del Made in Italy ma di grande respiro internazionale che Francesco Morelli fonda nel 1966 l’Istituto Europeo di Design. Una scuola del progetto nata con l’intento di formare i giovani creativi perché imparino con passione, libertà ed entusiasmo, nella teoria e nella pratica, a dare corpo ai loro sogni, a disegnare i prodotti e le forme del futuro. nella foto: l’ingresso dell’Istituto in via Sciesa, a Milano

nascita: 1966 corsi: - moda - design - arti visive - comunicazione qualifica: diploma europeo

Vigentino - Città Studi

Cosa farò da grande?

47


Nel 2009 il Politecnico di Milano è stato classificato al 57º posto tra le migliori Università nel mondo in Tecnologia secondo il Top Universities, ente di ricerca per la Times Higher Education, prima ed unica Università tecnica italiana tra le prime 100 del mondo. Il sito Unimagazine riporta: il Politecnico di Milano è al primo posto tra le università tecniche italiane e al quindicesimo tra quelle europee, secondo la classifica annuale stilata dal Times Higher Education Supplement, l’inserto settimanale del Times dedicato all’istruzione superiore”. Attualmente l’Università conta circa 38.000 studenti iscritti. Il Politecnico, fondato il 29 novembre 1863 per l’impulso fornito dalla Società di incoraggiamento di arti e mestieri, è la più antica Università di Milano. Originariamente era denominato “Istituto

Tecnico Superiore”. La sua prima sede, con 36 studenti, era posta nel Collegio Elvetico e alla sua guida fu nominato il matematico Francesco Brioschi. Inizialmente offriva solo un corso di ingegneria. Alla fondazione contribuiscono le amministrazioni locali (Comune e Provincia di Milano), la Camera di Commercio, la Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, associazioni culturali e imprenditori. Complessivamente il Politecnico può contare su 7 sedi nel territorio della Lombardia e dell’Emilia-Romagna. La sede centrale si trova a Milano in piazza Leonardo da Vinci (zona Città Studi), dove si trova il Campus Leonardo. La seconda sede milanese è presso il campus Bovisa, nell’omonimo quartiere. Le altre sedi territoriali (o Poli Regionali) sono Como, Lecco, Cremona, Mantova e Piacenza.

membri di diritto

professori ordina ri

preside

membri eletti presidenti delle commissioni

ccs corso di ls in design & engineering

professori associati

giunta di facoltà

rappresentante degli studenti

ccs corso di laurea in disegno industriale

presiden te

presiden te

professori

rice rcatori

studenti

professori

rice rcatori professori

presiden te

presiden te

commissione per le infrastrutture

rice rcatori

ccs corso di laurea in design degli interni ccs corso di ls in design della moda

presiden te

rappresentante degli studenti

assegnatari di rice rca

professori cordinati

studenti

professori

presiden te professori associati

rice rcatori studenti

professori

membri elettori

rice rcatori

rice rcatori

studenti

presiden te

uditori assegnatari di rice rca

commissione per la didattica

consiglio di facoltà rice rcatori

ccs corso di laurea in design della moda

professori

assegnatari di rice rca presiden te

ccs corso di laurea in design della comunicazione

studenti

professori

presiden te

commissione per le relazioni esterne

rice rcatori rice rcatori

presiden te

professori

ccs corso di ls in design degli interni professori

ccs corso di ls in design della comunicazione

presiden te

assegnatari di rice rca rice rcatori

ccs corso di ls in disegno industriale

studenti

professori

presiden te presiden te

rice rcatori

studenti

professori

studenti

professori rice rcatori rice rcatori

48

Shampoo | Giugno 2010

rappresentante degli studenti

rappresentante degli studenti


il Polimi attraverso gli occhi di Sara nella pagina precedente: l’organizzazione del Consiglio della Facoltà del Design

La mia esperienza al Politecnico di Milano è iniziata relativamente da poco. Relativamente perchè spesso, quando si da una svolta alla propria vita, il tempo tra l’inizio e la fine di questa avventura prende una piega particolare: a volte, durante le giornate piene e difficili, sembra non passare mai, altre volte ti guardi indietro e benchè siano passati nove mesi la sensazione è quella di essersi trasferiti pochi giorni prima. Io sono arrivata a Milano ad Ottobre, sono uno dei 150 fortunati ad essere stati ammessi alla Laurea Magistrale in Design della Comunicazione. Ho preparato il mio portfolio progetti con molta cura e ho riflettuto molto prima di scrivere le lettere motivazionali da allegare alla domanda, essere sinceri è forse ciò che ancora paga nella vita al giorno d’oggi. Sin dai primi giorni al Politecnico di Milano ho provato un doloroso senso di inadeguatezza: nonostante la mia preparazione fosse impeccabile e il mio percorso formativo partisse comunque da un Politecnico, mi sembrava quasi di non riuscire a dialogare con colleghi e corsi di studio. Niente paura, ora la situazione è ben diversa, ma devo ammettere che all’inizio è stata dura: nuovi professori, ritmi serratissimi, esercitazioni e consegne per qualsiasi corso...insomma, un incipit che spaventerebbe tutti, ma la voglia di farsi valere all’interno di un universo rinomato come il Politecnico di Milano non lascia spazio alla stanchezza. Sono venuta qui per migliorare le mie prospettive per il futuro, sfidando la nostalgia di casa, la paura di una vita un pò più solitaria e la mancanza quotidiana di tempo libero. D’altra parte, studiare, davvero, è così. Noi studenti siamo abituati no? Bene, perciò adesso mi divido tra campus, casa, spesa, bollette e nuove amicizie. Mi piacerebbe avere più tempo per me, il Politecnico stesso mette a disposizione degli studenti laboratori interessantissimi...ma dovrebbe cercare di fornire anche il tempo materiale per poterli utilizzare! Il semestre è sempre pieno di cose da fare: prima di tutto seguire le lezioni, che spesso occupano tutta la giornata, quasi tutti i giorni, poi tornare a casa e lavorare a ciò che il Professore della lezione del giorno dopo ha richiesto. Si sa, i “creativi” lavorano meglio sotto pressione (o almeno così si dice in giro) ma non credo questa debba essere considerata una conditio sine qua non! Il consiglio migliore che posso dare a chi pensa di iscriversi alla Facoltà del Design è questo: ragazzi preparatevi a fare sacrifici e a lavorare sodo, perchè è ciò che farete, ma d’altra parte gli obiettivi raggiunti con sudore regalano sempre grandi soddisfazioni!

Cosa farò da grande?

49


L’offerta formativa del Politecnico di Milano copre tutti i settori dell’architettura, del design e dell’ingegneria, e garantisce ai giovani una formazione avanzata e gli strumenti di una crescita professionale continua offrendo ai suoi studenti corsi di laurea di I e II livello (compresi un corso di laurea on line e un corso di laurea a ciclo unico), corsi di dottorato di ricerca, master universitari di I e II livello, corsi di formazione permanente e corsi di perfezionamento. Questa offerta formativa si è caratterizzata sempre più nel corso degli anni per il respiro internazionale: studiare al Politecnico significa essere inseriti in un ambiente cosmopolita, che guarda all’Europa e al mondo intero, con la possibilità di contatto con docenti e studenti stranieri. Nell’anno accademico 2008/2009 sono 1.160 gli stranieri iscritti alle lauree di I livello,

943 alle lauree di II livello, 28 su 90 all’Alta Scuola Politecnica e 145 ai corsi di dottorato. I Paesi di provenienza sono 104. Fondamentale è anche l’impegno che il Politecnico di Milano ha speso per rafforzare il legame tra la propria offerta formativa e il mondo del lavoro. Questo contatto avviene già durante la carriera universitaria: i regolamenti didattici permetto infatti allo studente di svolgere uno stage in azienda. Inoltre il Politecnico di Milano ha attivato, in collaborazione con il Politecnico di Torino, l’Alta Scuola Politecnica, una scuola di eccellenza destinata a selezionare ogni anno i migliori talenti nelle discipline dell’architettura, del design e dell’ingegneria, e a formarli in un contesto fortemente avanzato e orientato all’innovazione.

IL POLITECNICO DI MILANO È AL PRIMO POSTO TRA LE UNIVERSITÀ TECNICHE ITALIANE E AL QUINDICESIMO TRA QUELLE EUROPEE

in questa pagina: vista del Campus Bovisa, sede delle facoltà di Architettura e Design

50

Shampoo | Giugno 2010


Design. Una parola oramai sulla bocca di tutti, che forse proprio per questo sta drammaticamente assumendo, nel gergo comune, un valore riduttivo perché considerata solo nell’accezione di styling. Invece il Design, quello con la D maiuscola, è decisamente altro dal semplice stile.

ALBERTO SEASSARO Preside della Facoltà del Design Architetto, professore ordinario di Disegno Industriale. Responsabile dell’UdR Design dei beni culturali del Dipartimento INDACO.

Cos’è la didattica del design?

La formazione Universitaria di Design che ha, al di fuori dell’Italia, una storia di ben più lunga tradizione è da sempre connotata da una forte contaminazione tra la teoria e la pratica. Ed è proprio questo il suo tratto distintivo e ne costituisce il presupposto pedagogico: alla tradizionale sequenza che vede la teoria precedere la pratica, si sostituisce un processo in parallelo che vede affiancate queste due modalità di apprendimento e trasferimento di conoscenza. La teoria trasmette dei saperi, la pratica trasmette metodi, modi, strumenti mentali e fattuali, competenze ovvero capacità di finalizzare il sapere ad un obiettivo specifico all’interno di contesti vincolati. In questo senso la didattica di design è altamente interattiva, presuppone un rapporto stretto tra docente/studente; le pratiche di laboratorio si configurano come azioni di sperimentazione e di ricerca continua dove sia i docenti sia gli studenti sono impegnati a trovare soluzioni progettuali sul campo. Le modalità didattiche sono quindi assai distanti da quelle tipiche della lezione ex cathedra e richiedono anche il supporto di laboratori strumentali.

Perchè insegnare Design al Politecnico?

Le matrici costitutive del design sono differenti. Non c’è dubbio tuttavia che, almeno in Italia, la genesi principale delle scuole di design si è avuta o a ridosso dell’esperienza artistica o – e si tratta della maggior parte dei casi – entro il contesto culturale costituito dalle Facoltà di Architettura. Non è un caso che i maestri del design italiano siano, di formazione, architetti. All’interno del Politecnico, la possibilità di affiancare al sapere progettuale delle Facoltà di Architettura, quella ampia pluralità di competenze offerte dal mondo dell’ingegneria costituisce una condizione felice che consente di conferire al design una connotazione molto particolare, che lavora in particolare sulla dimensione tecnica e tecnologica – politecnica appunto.

NON SI PUÓ INSEGNARE A PROGETTARE, MA SI INSEGNA UN METODO PROGETTUALE; NON SI PUÓ PENSARE CHE IL DESIGN SI STUDI, PERCHÈ IL DESIGN SI PUÓ SOLTANTO IMPARARE

Che rapporto c’è tra università e contesto esterno?

E’ un rapporto ambivalente. Quando siamo nati abbiamo lavorato molto sulla dimensione del contesto territoriale, sui suoi bisogni, sulle caratteristiche delle realtà produttive ed anche sulle opportunità. Tutte le realtà del design in italia sono nate da questa forte attenzione alle vocazioni territoriali e la definizione dei profili formativi e il conseguente progetto didattico sono stati costruiti in modo aderente alle realtà produttive locali. Questo processo è stato molto positivo. Ne è dimostrazione l’alto numero di laureati che a pochi mesi dalla laurea (ma molti anche prima della laurea) entra nel mondo del lavoro. Molto importante in questo senso è stata anche la volontà, sin dalla nascita del Corso, di porre obbligatoriamente a conclusione della carriera scolastica dello studente l’attività di stage presso aziende o studi professionali. Più della metà di queste esperienze si trasformano in un rapporto di lavoro, non necessariamente a tempo indeterminato, però il tirocinio è senz’altro una bella occasione per i nostri studenti ed anche una occasione di rapporto tra università e sistema produttivo e professionale perché è proprio attraverso i nostri tirocinanti che spesso vengono portate alla facoltà richieste di contatto e di collaborazione, a volte nella forma di concorsi di idee.

Cosa farò da grande?

51


IED Moda Lab, IED Design, IED Comunicazione, IED Arti Visive sono realtà complete nella struttura e nell’offerta formativa, unificate dalla comune cultura del progetto. Ognuna risponde alle esigenze del mercato del lavoro, attraverso percorsi didattici mirati alle reali necessità dei rispettivi settori di riferimento: quattro mondi creativi con sistemi produttivi autonomi e di forte identità. Il metodo didattico innovativo e la sinergia reciproca fra le diverse scuole anche in termini di seminari, progetti, mostre ed eventi, assicurano una preparazione generale e specifica completa ed efficace. La struttura dei corsi dell’Istituto Europeo di Design è organizzata in modo da soddisfare le molteplici esigenze di formazione e di perfezionamento di chi si affaccia al mondo del lavoro e di chi già ne fa parte:

- Triennali sono corsi per affrontare, dopo il diploma di scuola media superiore, con successo, sensibilità e intraprendenza creativa il mondo professionale. - Master, Master di Ricerca e corsi di Formazione Avanzata sono percorsi di approfondimento teorico pratico, organizzati in stretta collaborazione con le Associazioni di categoria. Sono rivolti a laureandi, neolaureati e professionisti che desiderano sviluppare competenze specifiche o affinare le loro abilità anche affrontando progetti e workshop realizzati in collaborazione con aziende ed enti leader di settore. - Annuali, Specializzazione ed Estivi, sono corsi di aggiornamento e specializzazione di durata annuale, serali e modulari . Seminari di aggiornamento per chi vuole approfondire o attualizzare le proprie conoscenze su argomenti specifici.

MADRID

BARCELLONA

MILANO VENEZIA

TORINO

FIRENZE

ROMA

CAGLIARI

SAO PAULO

52

Shampoo | Giugno 2010


lo IED attraverso gli occhi di Luisa nella pagina precedente: le sedi dello Ied nel mondo

La mia esperienza allo IED è iniziata principalmente per un motivo, cioè la mancanza di istituti che trattassero seriamente il design del gioiello: per questo percorso distudi non esistono molte alternative in Italia, a parte lo IED e qualche sporadico caso di corsi speciali. In ogni caso sarei una bugiarda se non ammettessi che la scelta dell’Istituto Superiore di Design piuttosto che un’ altra istituzione non sia dipesa anche da un fattore molto meno aulico e molto più legato all’apparenza. Lo IED è una scuola particolarmente rinomata, molto bella e curata, il che ha giocato ovviamente a favore al momento dell’iscrizione. Il primo impatto con la scuola è stato a dir poco positivo: gli studenti vengono motivati e stimolati, lo studente IED è un esaltato che conquisterà il mondo! La realtà è che i corsi hanno un’organizzazione a misura di ragazzo, con orari e impostazioni didattiche molto simili a quelli del liceo e l’obbligo di frequenza ti permette di non rimanere indietro con le lezioni. Unica pecca di questa impostazione è la contemporaneità di esami e lezioni: non esistono infatti sessioni di esame canonicamente dette. Probabilmente questa organizzazione è subordinata alla presenza o meno dei docenti che, in quanto professionisti prestati all’insegnamento e non professori, hanno spesso molti altri impegni oltre le lezioni allo IED. Questa che può sembrare una pessima scelta è invece uno dei punti di forza dell’Istituto: è molto utile per gli studenti interfacciarsi con persone note nel campo, che lavorano e sono ben pratici con i problemi che in un futuro anche noi dovremo affrontare. Altra nota positiva è la possibilità di lavorare con degli sponsor reali, di modo che un progetto valido possa essere veramente realizzato e non essere relegato al solo ambito universitario. Una connessione tale con il mondo del lavoro garantisce sia uno stage assicurato dopo il diploma dei tre anni, sia quasi sempre un posto di lavoro, che oggigiorno è sempre meno facile da raggiungere. In conclusione, lo IED è una scuola modellata sullo studente, si adegua alla nazionalità (ci sono lezioni sia in lingua inglese che in italiano), agli impegni (propone corsi serali per chi lavora), mira a non creare fratture nel trinomio liceo-universitàlavoro. Per esempio, esistono un gran numero di corsi mirati all’apprendimento di un programma specifico e perciò il progetto sarà unicamente realizzato su quel programma, in modo da mettere lo studente a proprio agio anche con un software nuovo. I corsi teorici, sebbene presenti, sono generalmente meno “considerati” rispetto ai molti corsi pratici.

Cosa farò da grande?

53


Tutte le sedi IED dialogano, si scambiano contenuti e contributi. Studenti e docenti passano da una città all’altra per ampliare la propria visione del mondo. Per contaminare e contaminarsi. Una fitta rete di idee e di stimoli si sposta quindi fra Barcellona e Madrid, rimbalza da Milano a San Paolo, passando per le sedi della Biennale e degli Uffizi. Un progetto a carattere italiano, in cui l’internazionalità è ingrediente di base. Un’ internazionalità creativa e vibrante, che rende i progetti IED tutti contraddistinti, riconoscibili:in una parola, IED-MADE. ED è una rete di incontri, di esperienze, di persone e di culture davvero unica. Fra gli studenti si sviluppa un senso di appartenenza e si crea una community unita dal desiderio di innovazione e dicondivisione di risorse, idee e contatti. IED man-

tiene rapporti con diverse Università ed Associazioni Accademiche internazionali. Un ampio gruppo di istituzioni di diverse parti del mondo che completa e amplia la possibilità di scambio accademico degli studenti IED. Grazie ai numerosi accordi bilaterali con prestigiose Università Straniere, gli studenti IED hanno la possibilità di partecipare all’Exchange Study Program e di frequentare un semestre all’estero. Questo enorme patrimonio di pensieri, parole e opere creative e internazionali è un valore IED che tutto il mondo riconosce. La testimonianza inequivocabile del successo di una metodologia capace di concepire l’educazione secondo una “culture of jointness” che avvalora il rispetto della transculturalità e della multidisciplinarità.

IED È MOLTO PIÚ DI UNA SCUOLA: È UN CENTRO IN CUI PRENDONO FORMA LE PROFESIONALITÀ DI UNA NUOVA GENERAZIONE

in questa pagina: ingresso della dello Ied in via Sciesa a Milano

54

Shampoo | Giugno 2010


IED è una rete di incontri, di esperienze, di persone e di culture davvero unica. Fra gli studenti si sviluppa un senso di appartenenza e si crea una community unita dal desiderio di innovzione e di condivisione di risorse, idee e contatti.

CARLO FORCOLINI Amministratore Delegato Gruppo IED Designer, si diploma a Milano all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 1969. Svolge attività progettuale e imprenditoriale e nel 1979 partecipa alla fondazione di Alias e intraprende la collaborazione con Artemide. Ha tenuto seminari in diverse scuole e università.

Cosa significa essere scuola del saper fare?

Lo IED è partito da un’intuizione assolutamente geniale del suo fondatore Francesco Morelli, più di 40 anni fa, su un modello che era “il fare”. A quei tempi fare un’affermazione di questo genere era davvero molto forte: oggi noi possiamo constatare che questo modello non solo è stato vincente ma è stato anche molto copiato. Oggi non solo l’istruzione e l’informazione, per nostra fortuna, è diventata molto più democratica, più accessibile, da una parte, dall’altra parte ha cambiato completamente l’orizzonte nel quale si opera, perchè diciamo che quello di Morelli era un “fare” molto ottimistico, e quindi dietro a quell’affermazione, dove c’è una straordinaria opzione di senso, c’è anche una opzione estremamente rivelatoria del mood dei tempi: il “fare” di per sè doveva essere positivo.

Chi è lo studente Ied?

Io credo che lo studente IED sia uno studente che ha tutte le aspettative degli studenti di oggi. In un mondo dove si è continuamente bombardati da negatività, dove continuamente i modelli sociali e comportamentali imposti sono la fuga, come se fossimo tutti nella condizione di profughi, dobbiamo sempre scappare da qualcosa..ecco io credo che i giovani oggi chiedano di non scappare, di restare dove sono, con una richiesta che mi sembra minimale, giusta, quello che han sempre fatto i giovani è vivere in un mondo migliore, e anche forse più felice e più rilassato.

UNA FITTA RETE DI STIMOLI E DI IDEE SI SPOSTA FRA BARCELLONA E MADRID, RIMBALZA DA MILANO A SAN PAOLO, PASSANDO PER LE SEDI DELLA BIENNALE E DEGLI UFFIZI.

Qual è la chiave del successo Ied?

Lo IED è la più grossa struttura privata a livello Europeo, è l’unica che ha un network internazionale. Deve il suo grande successo al passaparola. È come quando un’azienda non fa pubblicità e vende i prodotti: vende i prodotti perchè la gente parlando fornisce la prova provata della qualità. Poi possiamo discutere quanto vogliamo, ma di fronte a prove di questo genere tutte le discussioni diventano sciocche perchè la realtà stessa è la risposta positiva al fatto.

Cosa farò da grande?

55


nella foto: l’ingresso del complesso N, sede delle aule e dei laboratori della Facoltà del Design

56

Shampoo | Giugno 2010

LA FACOLTÀ, FORTE DELL’INTERAZIONE CON UNA CITTÀ CELEBRATA COME CAPITALE MONDIALE DEL DESIGN, È OGGI, SIA PER NUMERO DI STUDENTI CHE PER NUMERO DI DOCENTI, LA PIÙ IMPORTANTE REALTÀ UNIVERSITARIA PER LA FORMAZIONE DEI PROGETTISTI DI DESIGN DEL PRODOTTO, DESIGN DELLA COMUNICAZIONE, DEGLI INTERNI, DELLA MODA E DELL’ARREDO.


nella foto: l’ingresso dell’Istituto in via Sciesa, a Milano

L’ISTITUTO EUROPEO DEL DESIGN NASCE NEL CONTESTO CULTURALE E PRODUTTIVO DEL MADE IN ITALY COME SCUOLA DEL PROGETTO CON L’INTENTO DI FORMARE GIOVANI CREATIVI PERCHÈ IMPARINO CON PASSIONE, LIBERTÀ ED ENTUSIASMO, NELLA TEORIA E NELLA PRATICA, A DARE CORPO AI LORO SOGNI, A DISEGNARE I PRODOTTI E LE FORME DEL FUTURO.

Cosa farò da grande?

57


58

Shampoo | Giugno 2010


Come la rivoluzione del “3+2” ha aumentato il numero degli iscritti all’università ed il numero dei laureati abbassando drasticamente il livello complessivo della loro preparazione. a cura di Elisabetta Olgiati In una fase storica caratterizzata ormai da un periodo abbastanza lungo di crisi economica, è importantissimo affrontare il tema del rapporto tra università e mondo del lavoro. E nel nostro Paese, che più di altri sembra risentire degli effetti negativi di tale congiuntura, proprio in questi anni le università stanno sperimentando una riforma della didattica, il cosiddetto “3+2”, che ha cambiato profondamente la struttura dei percorsi formativi nei nostri Atenei. Questo cambiamento dell’architettura complessiva del nostro sistema universitario è stata motivata principalmente dall’esigenza di rendere i titoli di studio, cioè le lauree, più facilmente e più rapidamente “spendibili” sul mercato del lavoro intellettuale del nostro Paese.


Già ora gli Atenei più attenti ai problemi della didattica universitaria, stanno verificando con un monitoraggio interno, i primi risultati della riforma. La posizione dell’Italia e’ distante da quella di altri importanti paesi europei, si legge nel rapporto: nel 2007 a conseguire un titolo terziario sono state circa 60 persone ogni mille giovani in età 20-29 anni, a fronte di un valore pari a 77 in Francia e valori superiori a 80 nel Regno Unito e in Danimarca.

La riforma del “3+2” è stata introdotta da troppo poco tempo perché si possano dare oggi giudizi definitivi su come essa abbia o meno funzionato, se cioè sia stata in grado di rispondere davvero all’esigenza da cui è nata. Già ora però gli Atenei più attenti ai problemi della didattica universitaria stanno verificando con un monitoraggio interno i primi risultati della riforma. Ed è apparso subito chiaro che due sono i principali difetti del modo in cui si è modificato l’assetto della didattica universitaria: il primo è l’eccessiva frammentazione dei corsi di studio, la parcellizzazione dei saperi che si è introdotta creando un numero troppo alto di lauree triennali e con obiettivi formativi troppo ristretti. Il secondo, collegato a questo, è che si è ridotto eccessivamente lo spazio per le discipline “di base”, quelle spesso spregiativamente (ma superficialmente) definite “generaliste”, che sono però quelle che davano lo spessore formativo alle nostre lauree conseguite prima della riforma.

60

Shampoo | Giugno 2010

La quota di chi ha conseguito il titolo in discipline tecnicoscientifiche, spiega ancora il rapporto Istat 2009, colloca l’Italia sotto la media Ue (12,1 a fronte di 13,8 per mille 2029enni) iscritti.

3+2


3+2? NON FA CINQUE. Due sono i principali difetti del modo in cui si è modificato l’assetto della didattica universitaria:

I nostri “vecchi” laureati ci erano invidiati da tutto il mondo, per la loro preparazione solida che ha dato loro una marcia in più rispetto ai laureati degli altri Paesi europei e a quelli formatisi nelle Università degli Stati Uniti. Il problema nasceva dal fatto che i nostri laureati, si diceva, arrivavano a conseguire la laurea più tardi rispetto a quanto succede all’estero, e quindi si immettevano nel mondo del lavoro ad una età più elevata. Oggi il numero dei laureati “triennali” è aumentato, ed è diminuito sensibilmente il numero degli studenti che si laureano “fuori corso”. Merito questo senz’altro della riforma del “3+2”, indubbiamente. Ma se guardiamo alle statistiche sull’assorbimento di questi laureati da parte del mondo del lavoro, c’è di che essere abbastanza perplessi. Ci sono dei dati, forniti dall’indagine “Excelsior” di Unioncamere, che fanno riflettere. Sulle 650.000 circa assunzioni previste nel settore privato, solo l’8,8% riguarda i laureati. Mentre ci stiamo ormai avvicinando al traguardo del 20% dei

• l’eccessiva frammentazione dei corsi di studio. • riduzione dello spazio spazio per le discipline “di base” che sono però quelle che davano lo spessore formativo

giovani tra i 25 ed i 35 anni che hanno conseguito una laurea. Se aggiungiamo che solo un sesto delle richieste di laureati che vengono dal settore privato richiedono esplicitamente una laurea triennale, c’è davvero di che riflettere. Sarà anche vero che in Italia ci sono pochi laureati, se si fanno confronti con altri Paesi (anche se bisogna andarci cauti con analisi che mettono a confronto sistemi universitari molto diversi tra loro, come sono tutt’ora quelli dei Paesi europei). Ma è a partire da questi dati e da queste semplici considerazioni che converrà ragionare nell’immediato futuro.

3+2

77% prosegue nel percorso formativo

23% si ferma dopo i tre anni

70% continua il corso di laurea scelto alla triennale 21% si sposta in indirizzo analogo a quello triennale 9% Cambia indirizzo ed inizia un nuovo corso di laurea triennale


Bisognerà allora fare grande attenzione negli Atenei all’orientamento dei giovani, per non dare illusioni di facili inserimenti nel mondo del lavoro con l’acquisizione di lauree che serviranno senz’altro per far crescere la cultura ed il livello di maturazione intellettuale dei giovani, ma che non garantiranno affatto automatici o facili inserimenti nel mondo delle professioni solo perché si è acquisita una laurea.

E sarà bene anche che si approfondisca la necessaria analisi critica su come abbiamo costruito i nuovi percorsi formativi. Cercando possibilmente di non dimenticare mai che l’università non è una scuola

professionale, e che prima di tutto deve dare ai giovani la capacità di crescere intellettualmente durante tutta la loro vita lavorativa, non solo insegnare loro a svolgere una professione oggi.

Oggi il numero dei laureati “triennali” è aumentato, ed è diminuito sensibilmente il numero degli studenti che si laureano “fuori corso”.

90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% USA 20%

GIAPPONE GERMANIA

10% 1950

1950

1960

1970

1980

1990

2000

2008

ITALIA

Il grafico riporta un dato significativo: la percentuale di laureati in rapporto alle immatricolazioni nel periodo dei cinque anni precedenti. Si evidenzia una grandissima caduta del dato nel panorama italiano; solo dagli anni ’90 vi è una modesta ripresa.

La classifica accademica delle Università mondiali vede 6 Università americane tra le prime 10. Prima al mondo si conferma Harvard.

U.S.A. 62

Shampoo | Giugno 2010

Sono oltre 550 le Università giapponesi. Di queste oltre il 70% è privato. La più rinomata è l’Università di Tokio, ventesima nel ranking mondiale.

GIAPPONE

Se si escludono quelle private, le università tedesche non prevedono tasse scolastiche. Agli studenti è richiesto solo il versamento di un contributo sociale annuo.

GERMANIA

Non vi sono Università italiane tra le prime cento del mondo. Nella graduatoria predisposta dall’Ecole de Mines in Francia, l’Università Bocconi, prima tra le italiane, si piazza la 48° posto.

ITALIA


Il numero degli studenti fuori sede va aumentando e con esso i costi di mantenimento.

a cura di Nicola bianchi Mantenere uno o più figli all’Università è una delle sfide principali delle famiglie italiane. La testimonianza di alcuni studenti dell’ Università di Milano, ci offre un quadro delle spese e le difficoltà da affrontare. Ogni anno la quota degli iscritti va aumentando di pari passo con la speranza che un buon titolo di studio possa perlomeno aiutare ad ottenere un buon posto di lavoro. Un figlio iscritto all’Università può costare mediamente tra 300 e 450 € mensili se vive in famiglia, e addirittura tra 700 e 900 € se si tratta di uno studente fuori sede.

Costi e difficoltà di studiare fuosi sede.


Definendo una sorta di “paniere dello studente universitario” si può notare come molteplici e variabili siano gli elementi che lo compongono: tasse, libri, trasporti urbani e svaghi sono costi comuni a tutti gli studenti, che, in base alla residenza, si distinguono in sede, fuori sede e pendolari.

Nei casi in cui il ragazzo debba viaggiare regolarmente o addirittura trasferirsi nella città di studio, il contenuto del paniere aumenta, affitto, spese per i consumi domestici, generi alimentari e trasporti extraurbani causano l’impennarsi del budget mensile destinato al figlio studente. Il tema tasse è uno dei più dolenti. Oltre le tasse occorre poi considerare i costi per libri e per supporti informatici, spesso molto onerosi. Il Sole 24 ore ha realizzato uno studio per valutare i costi complessivi per uno studente.

12.400 €

Per tale motivo le carriere universitarie si stanno modificando, e molti giovani scelgono di lavorare e laurearsi oltre i termini, rinunciando alla regolare frequenza dei corsi. E’ in continua crescita, infatti, il numero di studenti lavoratori che sono costretti, come avveniva 40 anni fa, a considerare un lusso ciò che viene definito diritto allo studio. Questa tendenza genera un circolo vizioso, per il quale gli studenti, lavorando, si laureano con un ritardo ancora maggiore.

6.2

50

VALORE MEDIO TRIENNIO TASSE

0

10

3.

€ 50

BOCCONI

16900

CATTOLICA

12100

POLIMI

5950

IED

4850

IULM

3900

STATALE

3800

3.8

0

95

1.

€ 00 1.1 0 € 5 3.8

0€

7.85 0€

7.85

RESIDENTI

I grafici portano a confronto la situazione, per una fascia media di reddito, dei costi per il triennio per uno studente residente a Milano e uno fuori sede, proveniente per esempio dalla Calabria, iscritti al Politecnico. Come si vede si va dai quasi 15.000 Euro agli oltre 33.000. Ove grande peso assumono per uno studente fuori sede, i campi vitto, alloggio e trasporti.

64

Shampoo | Giugno 2010

FUORI SEDE

TRASPORTI TASSE UNIVERSITARIE

Il divario di tasse diventa importante tra le università statali e quelle private, ad eccezione dello Ied, che pur essendo privata si tiene su un profilo medio basso.

SISTEMAZIONE LIBRI, PC, STAMPE VITTO

Come si vede nel grafico il valore medio per il triennio delle tasse universitarie a Milano varia dai 3.800 Euro per la Statale agli oltre 16.000 per la Bocconi.


Il (dis) piacere di fare design. Non c’è Università che negli ultimi anni non abbia istituito corsi di laurea ove termini quali comunicazione, design e pubblicità non facciano bella mostra di sé. E spesso di sola “bella mostra si tratta”. a cura di Nicola Bianchi Ahi ahi al povero studente che incautamente decide di intraprendere all’Università studi di “Design”.

E spesso l’uso sbagliato della parola design ha portato molta confusione attorno alla definizione del design stesso.

Egli non sa in che vespaio andrà a cacciarsi. Innanzitutto, molte volte, egli è attratto dal sistematico, scientifico, mirato “bombardamento” che ogni giorno i media ci propongono: non esiste rivista, giornale foglio qualsiasi che non parli in qualche forma di design. E spesso questo è associato a esempi e modi di vita attrattivi, “glamour”.

Nella sola città di Milano la proposta formativa universitaria in merito all’ambito “Design”, che si porta dietro ed è sempre più connesso e correlato a Pubblicità e Comunicazione (la triade perfetta dei nostri media), è assolutamente esuberante e disorientante. Non c’è Università, pubblica o privata, che negli ultimi anni non abbia istituito corsi di laurea, post laurea, di specializzazione ove questi tre termini, da soli o associati, non facciano bella mostra di sé. E spesso di sola “bella mostra si tratta”.

Allo IULM, per esempio, tre dei quattro corsi di laurea proposti ha nel nome la parola Comunicazione. La stessa Bocconi, celeberrima università commerciale, si è lasciata attrarre da questo business e propone corsi di perfezionamento per attività manageriale nel campo della moda, del fashion e simili.

Design comunicazione Design della moda

*Univeristà a Milano

Design del prodotto

POLIMI

Arti visive Design Comunicazione media e pubblicità

Illustrazione animazione

IED STATALE

Fashion stylist

Comunicazione media e pubblicità

IULM

Comunicazione media e pubblicità

Fashion Ratail Dal progetto al prodotto

Managment per arte, cultura e comunicazione BOCCONI

*CORSI DI INDIRZZO COMINICAZIONE / DESIGN / PUBBLICITÀ.


IED, VENTUN CORSI. Lo IED, che pur non essendo propriamente una università è così percepita dagli studenti, presenta per il solo triennio della “laurea breve” ben quattro indirizzi di laurea (moda, design, arti visive, comunicazione) ciascuno articolato da un minimo di tre ad un massimo di otto corsi per un totale di ben ventuno corsi di laurea!

Un giovane studente liceale per capirci qualcosa, deve prendersi un anno sabbatico!

E proprio di questo si tratta: business! Le università hanno bisogno di incrementare i ricavi, di aumentare gli iscritti, di foraggiare pletore di professori e cavalcano l’onda della Moda, del Design, della Comunicazione.

Dall’altro la necessità di condensare materie, conoscenze basilari in corsi di modesta durata: un inutile affastellarsi di brevi nozioni, informazioni a volo di uccello.

E proprio di questo si tratta: business! Le università hanno bisogno di incrementare i ricavi, di aumentare gli iscritti, di foraggiare pletore di professori. I verri problemi cominciano poi una volta che ci si è iscritti. Esami dai nomi apparentemente chiari si rivelano tutt’altro se non delle vere e proprie scatole vuote. A volte si pensa che un corso abbia certi contenuti e poi si scopre, magari troppo tardi, che non è cosi. La lacuna più grande avvertita da gran parte degli studenti è proprio legata ai contenuti dei corsi. Da un lato, essendo Design una “Facoltà” giovane, non ha o non ha ancora uno “zoccolo duro” di corsi base; quei corsi che formano le basi su cui andare ad innestare successivamente rami e percorsi alternativi di saperi e competenze più specialistiche.

66

E, di contro, la presenza di corsi di indirizzo più “pratico” ed “operativo” che scontano croniche carenze di infrastrutture e supporti tecnologici che le nostre università non riescono, se non marginalmente a fornire. Infine, dulcis in fundo, l’incapacità della indolente macchina amministrativa delle Università che non riesce ad aggiornare né in tempo reale, né con mesi di decalage gli strumenti informativi ufficiali dei vari corsi.

Nel grafico della pagina a fianco, si è preso in esame diversi corsi che “fruttano” nel loro nome, parole quali: comunicazione, pubblicità, faschion. Nella pratica, come si nota, essi proprongono insegnamenti molto diversi fra loro. In particolare: • Politecnico: Design della comunicazione • IED: Comunication design • IULM: comunicazione, media e pubblicità • Statale: Scienze della comunicazione

Una macchina amministrativa pensata solitamente per istituzioni “più stabili” nel tempo, meno dinamiche di come può essere invece un corso di Design, che spesso non è in grado di rispondere con competenza e tempismo alle richieste ed alle necessità che uno studente si trova giornalmente ad affrontare. Il tutto condito dalla domanda ricorrente: “ma alla fine riuscirò a lavorare nel campo del design?” Ce lo auguriamo ma gli uffici del catasto sono pieni di “designer”....

La prima difficoltà per uno studente è, quindi, quella di orientarsi in questo mare magnum di proposte, ammiccamenti, sfacciata pubblicità.


POLITECNICO

I VARI ATENEI PROPONGONO CORSI UNIVERSITARI CON NOMI SIMILI MA NELLA SOSTANZA DIFFERISCONO DI MOLTO.

Economia/ Finanza

IED

Marketing

Insegnamenti teorici di Arte, Design, Cinema

IULM

lab. pratici di Arti visive / Design

Sociologia / Psicologia/ Semiotica

STATALE

Lingue / Storia

Matematica / Informatica

Cosa farò da grande?

67


68

Shampoo | Giugno 2010


Il termine Design letteralmente significa Progettazione, ma viene il più delle volte usato per definire il Disegno Industriale. a cura di Chiara Chizzini

Occorre quindi fare un minimo di chiarezza. Il termine Design letteralmente significa Progettazione, ma viene il più delle volte usato per definire il Disegno Industriale. Nel corso degli anni però il termine ha acquisito altri significati; difatti è anche usato per definire il profilo estetico di un prodotto e spesso, quindi, sta a definire la corrente artistica (o lo stile) applicata all’oggetto di produzione industriale. Erroneamente il termine design viene usato anche per definire un prodotto di qualità o di ricercata personalità estetica. In verità questo uso sbagliato della parola design ha portato molta confusione attorno alla definizione del design stesso.

Il “design”, disegno industriale, come lo intendiamo al giorno d’oggi è, quindi, un conglomerato di conoscenze stilistiche, concettuali e progettuali apportate a ideologie e valori (nonché personalità e originalità stilistica) che si vogliono esporre con un prodotto di disegno industriale.

I campi del disegno industriale sono, come si desume facilmente dalla sua definizione stessa, molteplici, si possono racchiudere fondamentalmente in tre grossi campi spesso in relazione fra loro: • Design del Prodotto • Design degli Ambienti degli spazi • Design della Comunicazione

DESIGN DEL PRODOTTO • Design dell’arredo (Lighting design) • Design automobilistico • Design navale • Design della moda • Packaging design

DESIGN DEGLI INTERNI • Design degli interni

DESIGN DELLA COMUNICAZIONE Molteplici sottocategorie fra cui: • Web design • Interaction Design • Food Design

Cosa farò da grande?

69


Il “design”, è un conglomerato di conoscenze stilistiche, concettuali e progettuali rapportate a ideologie e valori che si vogliono esporre con un prodotto di disegno industriale.

DESIGN DELLA COMUNICAZIONE

DESIGN DEL PRODOTTO

Si tratta del settore più vasto poiché si occupa di qualsiasi oggetto fisico (ma a volte limitato solo alla fase concettuale, a un prototipo o ad un semplice esercizio di stile) che circonda ogni essere umano e veste ogni spazio architettonico o urbano. In esso vengono racchiuse tutte le discipline inerenti alla progettazione. 70

Shampoo | Giugno 2010

DESIGN DEGLI AMBIENTI E DEGLI SPAZI

Questo ramo del disegno industriale lavora spesso parallelamente a due rami dell’architettura, quello degli interni e quello rivolto all’urbanistica. Il design degli spazi si occupa prevalentemente alla progettazione ed all’allestimento di ambienti interni ed esterni.

Il Design della comunicazione nasce parallelamente agli altri rami del disegno industriale, per forza di cose poiché la progettazione di un prodotto finito prevede anche la sua presentazione. Si intensifica e arricchisce di molteplici altre conoscenze tecniche con l’avvento sempre più importante dei sistemi di comunicazione tramite immagini “virtuali” (televisione, internet). Il progettista della comunicazione si

occupa di molteplici sistemi di presentazione dei vari prodotti di disegno industriale (spesso con lavori di grafica), ma anche di servizi e marketing tramite pubblicità e realizzazione di siti web e sfrutta al meglio le proprie conoscenze per “colpire” il target di vendita e aumentare l’appetibilità del prodotto venduto o del servizio offerto o riuscire a trasmettere un determinato messaggio.


25%

25%

50% 33,3%

16,7%

Percentuale di iscritti al Politecnico di Milano nei diversi settori. L’ingresso alla laurea triennale si effettua tramite un test a numero chiuso. I posti disponibili nelle diversi corsi sono cosÏ ripartiti: Design del prodotto 450 posti, Design degli interni 300 posti ed infine Design della comunicazione 150 posti. La richiesta per quest’ultimo corso è solitamente maggiore rispetto alla domanda. La laurea specialistica in Design del prodotto prevede tre indirizzi: Design prodotto, Design automobilistico, Design navale.

In questa pagina, serie di progetti esposti al politecnico di Milano e realizzati dagli studenti di design del terzso anno di laurea triennale. I progetti fanno parte del Laboratorio di Sintesi Finale.


74

Shampoo | Giugno 2010


Quale sia la magia di questi canali è difficile capirlo, se esiste una calamita per artisti d'ogni razza, questa è proprio l'acqua, né chiara né dolce, del Naviglio. a cura di Simona Facchinetti

Risale infatti alla seconda metà del XII secolo la realizzazione del primo tratto navigabile. Così i cinquanta chilometri del primo canale, (Ticinello), furono inaugurati nel 1179, dando il via alla costruzione del Naviglio grande. Grandi ingegneri misero mano al progetto e ancora oggi si può ammirare l'innovativo sistema di chiuse ideato da Leonardo verso la fine del Quattrocento. Nel 1457 Francesco Sforza affidò a Bertola da Novate la costruzione del Naviglio della Martesana. In soli 35 anni, dal 1439 al 1475, nel territorio milanese furono costruiti ben 90 chilometri di canali resi navigabili dalla presenza di 25 conche. Un primato che nessun'altra città potrà mai avvicinare.

A passo Duomo

75


I NAVIGLI • Naviglio Grande • Naviglio Pavese • Naviglio Martesana • Naviglio di Paderno

Olo

Fa parte del sistema navigli anche il Canale villorese

N Paderno

• Naviglio di Bereguardo

Seveso

na

Turbigo

Paderno

Trezo sull’Adda N Martesana

Milano

N Grande

Pa ve s

e

Lambro

uardo

N Bereg

N

Abbiategrasso

Lambro M.

na

Olo

Lodi

M.

Pavia

Scorci di vedute dei vari Navigli a Milano e dintorni.


Le piste ciclabili

BIKE SHARING

Le piste ciclabili a Milano presentano un’estensione pari a circa 70 Km. Le piste ciclabili milanesi sono ancora scarse rispetto ad altre cità europee, ma il kilometraggio aumenta di anno in anno. Lo sviluppo di una significativa mobilità ciclabile è ostacolata principalmente dalla limitata estensione delle zone a traffico limitato.

Fondamentale il servizio di bike sharing, BikeMi, realizzato  da ATM in collaborazione con il Comune di Milano. BikeM è un sistema di trasporto pubblico grazie al quale l’abbonato al servizio può prendere una delle 1.500 biciclette disponibili nei punti di raccolta, giungere alla destinazione desiderata e restituirla alla stazione bici più vicina. .bikemi.com

Tutte le piste ciclabili della ragione Lombardia

N. Martesana / Trezzo Sull’Adda

32 km

Piazzale Lotto / Via Olona

18 km

Pista ciclabile Gallaratese

11 km

via Idro / Gorgonzola

8 km

Parco Forlanini / Parco A. Sud Milano

8 km

Poi vennero le automobili e i navigli entrarono in abbandono; le loro acque furono utilizzate dalle industrie che li inquinarono. La fossa interna venne coperta tra il 1929 e il 1930, durante il periodo fascista. Decaddero lentamente tutti gli altri navigli. Gli ultimi ad andare in crisi furono quelli della Martesana e il Naviglio Grande.

.piste-ciclabili.com/comune-milano

Lungo il letto del fiume si vedevano ormai galleggiare barattoli, cassette, copertoni, materassi, depositi di plastica e di fango ed altri rifiuti solidi urbani che emanano cattivo odore. Dal 1977 lo Stato ha consegnato alla Regione la gestione e la salvaguardia del Naviglio della Martesana e nel 1980 e' stato avanzato un primo progetto urbanistico (puramente cartaceo) per riscoprire, recuperare e valorizzare il Naviglio della Martesana.

Oggi è impossibile ripristinare la navigazione fluviale d'un tempo, ma esiste “il progettoparco della Martesana” che costituisce un'intelligente risposta per restituire all'uomo della metropoli lombarda il fascino e lo splendore di questo caratteristico Naviglio.

Il Comune si impegna Si apriranno entro l’anno i cantieri per la realizzazione di oltre 23 km di piste ciclabili, tra nuove tratte e riqualificazione di quelle esistenti. Lo ha annunciato il Sindaco Moratti nel corso della presentazione del Piano di Mobilità Ciclistica della città per gli anni 2010-2011.

Il Piano della Mobilità Ciclistica prevede di raggiungere nel 2015, in concomitanza con l’arrivo di Expo in città, 190 km di estensione della rete.

A passo Duomo

77


Il Naviglio Martesana a cura di Simona Facchinetti Per 40 chilometri e da più di 500 anni, il Naviglio della Martesana, da alcuni ancora chiamato Naviglio Piccolo, congiunge Milano al fiume Adda, nei pressi di Trezzo. La parte in centro città è stata purtroppo coperta negli anni '20 e quella lungo Via Gioia addirittura negli anni '60. Vi proponiamo un'escursione urbana di mezza giornata, da farsi di giorno, al tramonto, di notte o anche all'alba, a piedi o anche in bicicletta. Dal centro città percorrere Via Melchiorre Gioia sinchè sulla destra troverete una vecchia Cascina (chiamata Cassina de' Pomm) dove inizia la parte ancora scoperta del Naviglio (raggiungibile con la linea automobilistica 43 dalle fermate Gioia M2 o Sondrio M3). In questo punto vi era il ponte detto di Leonardo, celebre perché vi passò Renzo scappando da Milano.

Seguite poi la pista ciclabile che segue il Naviglio alla sua destra: il paesaggio è quello tipico delle aree suburbane della città, dove antichi borghi si mescolano a fabbriche dismesse e i binari ferroviari attraversano di tanto in tanto il fiume, producendo, al passare dei treni sui ponti, suggestivi suoni, specie la notte. Treno Naviglio Martesana Naviglio coperto Metropolitana Pista ciclabile

Avvicinandovi al tratto più celebre di questo Naviglio, quello in cui esso transita sotto Viale Monza, vi sarà facile sentire, al tramonto, il gracchiare delle rane. A questo punto sarete nei pressi dei borghi di Turro e Gorla, sul Naviglio si affacciano belle costruzioni, alcuni piacevoli ristorantini e un caratteristico ponte. Nei pressi di questo ponte vi è il monumento ai Piccoli Martiri di Gorla: quasi 200 bambini uccisi da un bombardamento americano che per errore colpì la scuola elementare di Gorla il 20 Ottobre 1944, uccidendo anche numerosi abitanti del piccolo paesino.

Se siete in bicicletta il consiglio è di raggiungere Cernusco sul Naviglio o Gorgonzola. Per tornare a Milano potrete poi anche utilizzare la linea 2 della metropolitana che attraversa queste cittadine. E’ un percorso interamente asfaltato e protetto da un parapetto verso il canale. Ha due alcune brevi interruzioni nei centri storici di Gorgonzola, Inzago e Cassano. L’interconnessione ferroviaria è a FS Cassano d’Adda, con le linee regionali per Bergamo, Brescia, Cremona.

Trezzo D’Adda

Vaprio D’Adda

Gessate Cernusco Vimodrone

Cassano D’Adda Gorgonzola

Segrate Pioltello Centrale

DATI DEL PERCORSO PARTENZA: Milano Stazione Centrale ARRIVO: Cassano D’adda

TEMPO DI PERCORRENZA IN BICI: circa 1.30h Note: ll tratto fra Vimodrone e Gessate è affiancato dalla linea 2 “verde” della Metropolitana

LUNGHEZZA: 32 km PERCORRIBILITÀ: bici, a piedi

.atm-mi.it/ATM/Muoversi/Bici/


La lunga storia di riqualificazione della Darsena e dei Navigli. a cura di Fabrizio Monti

Le ultime vicende partono dall’aggiudicazione del concorso internazionale (inserito quale punto fondamentale dell’Accordo di Programma sottoscritto il 3 agosto 2003 tra Comune di Milano e Regione Lombardia, nel quale sono stati definiti gli interventi di recupero funzionale e ambientale del sistema dei navigli milanesi e la riqualificazione urbanistica dell’area della Darsena ) per la riqualificazione dell’area Darsena al Gruppo Bodin & Associes nel giugno del 2005. A passo Duomo

79


Per la Giuria “il progetto muoveva da un’acuta intelligenza della topografia storica dell’area, promovendone una valorizzazione sensibile anche alle esigenze monumentali e paesistiche con una significativa accentuazione dei valori d’uso dello spazio trasformato, così come radicato negli usi e nelle aspettative della comunità cittadina”. L’area di Concorso, di circa mq 100.000, è delimitata a sud da viale Gorizia, a nord da Viale Gabriele D’Annunzio, a ovest da Piazza General Cantore, e a est da Piazza XXIV Maggio, comprendendo via Ronzoni fino alla Conca di Viarenna. Questo ambito è collocato anche in un’area storica fortemente urbanizzata dal tessuto residenziale e caratterizzata dalla presenza, all’interno della città, di altri monumenti di interesse artistico e archeologico quali l’Arena Romana e Sant’Eustorgio.

... A che punto siamo nel 2010 Tutto è fermo, o quasi, in attesa che il TAR si pronunci sul contenzioso promosso dalla Società darsena SpA che dovrebbe realizzare le opere ed il Comune di Milano reo di aver deciso di rescindere il contratto perché l’impresa non avrebbe mai presentato un serio progetto. Fino a quella data non un sasso può essere toccato, in tutta l’area: tanto che quando pochi giorni fa i tecnici dell’assessorato al Verde sono andati a fare un sopralluogo per iniziare a verificare la fattibilità del progetto “light” di recupero predisposto dal Comune si sono visti negare l’ingresso dai titolari del consorzio. Stesso motivo, quest’ultimo, per cui si va con i piedi di piombo anche sul progetto.

Progetto Greenway La nuona greenway di Milano è un “lungo corridoio verde”, di parchi e giradini che riqualificherà, collegandole, diverse zone, la maggior parte in stato di abbandono.

Darsena Naviglio Grande, Naviglio Pavese, e Zone limitrofe

Quello studiato dal consorzio Navigli Lombardi prevede il ritorno dell’ acqua in tutto il bacino, con un percorso per pedoni e biciclette lungo gli argini, panchine e lampioni, delle “quinte” con alcuni cartelloni pubblicitari dei necessari sponsor, un passaggio sopra il corso d’acqua che colleghi viale D’Annunzio e viale Gorizia. Ma anche una pedana per ospitare concertini e eventi in genere e le bancarelle dell’antiquariato o dei pittori (non quelle della fiera di Senigallia, destinata a non tornare più qui). Ora, dopo che il 2 maggio 2010 l’impresa ha riconsegnato l’area a seguito della sentenza del TAR, e sono iniziati i lavori di ripulitura- forse (a questo punto è meglio dire forse) la città potrà rivedere l’acqua nella darsena. E la storia continua...

Nel frattempo altri progetti tentano di prendere le mosse e coinvolgono ambiti urbani a ridosso dei navigli e nelle aree limitrofe. Un progetto di particolare interesse, di recente presentato, è quello di riaprire i Navigli in centro a Milano. Per molti un sogno. Per tanti solo una «boutade». Ma c’è chi da anni lavora perché ciò che oggi sembra impossibile diventi una realtà. E per la prima volta, dopo ottant’anni che i Navigli nella cerchia interna sono relegati sotto i tombini, c’è davvero un progetto, sebbene preliminare, per ridonare a Milano il fascino della città d’acqua. Il progetto, firmato dall’Istituto per i Navigli e dall’Associazione Amici dei Navigli.

Darsena

Magolfa P. Argelati Ex-Sieroterapico

Romolo

L’ambiente è caratterizzato da un progressivo affiancarsi e sostituirsi di due popolazioni residenti: famiglie, che in questo ambiente hanno sempre vissuto, oggi esasperate dal caos notturno e una nuova popolazione di giovani attratti dal loisir serale.

P. la Spezia P. Famagosta

PORTA GENOVA 80

Shampoo | Giugno 2010


PROGETTI IN FASE DI SVILUPPO

SAVONA

PORTA GENOVA

Percorsi lenti, nell'abitare veloce

Equilibrio delicato tra passato e futuro

Parcheggi Locali e strutture di svago FAMAGOSTA

Trasporti

L'ambiente circostricco verso nuovi rapporti

La zona non ha bisogno strutture

S. GOTTARDO Abitare, un equilibrio consolidato

Parchi e aree verdi Piste ciclabili

ABBIATEGRASSO Verso la città contro il degrado

VIVIBILITÁ DELLE AREE Insufficiente Accettabile Buona

Ambiente periferico caratterizzato da un forte degrado strutturale e sociale. Iniziative e progetti per garantire nuovi ritmi e nuove pratiche ad una popolazione quasi rassegnata a vivere unicamente tra residenza e luogo di lavoro.

ABBIATEGRASSO

Nel cuore dell’ambiente è chiara l’assenza di importanti collegamenti verso la città. Questi si trovano nella parte più esterna e presentano un forte congestionamento nel corso di tutta la giornata.

Ambiente densamente popolato. Equilibrio consolidato nel tempo. Le risorse presenti garantiscono un buon abitare e per questo lo scenario di S. Gottardo presuppone il mantenimento della situazione attuale.

E’ un ambiente caratterizzato dall’assenza di spazi per le pratiche di sosta. Sviluppo di una pista ciclopedonale collegata ai principali spazi pubblici, per garantire percorsi efficienti e sicuri per il traffico lento.

FAMAGOSTA

S. GOTTARDO

SAVONA A passo Duomo

81


82

Shampoo | Giugno 2010


L’odiessea continua: Conca Viarenna La Conca di Viarenna, che si trova in via Conca dei Navigli, nonostante il suo glorioso passato (fu forse la prima conca di navigazione in Europa), oggi appare come una vasca di acqua bassa con il fondo infestato dalle erbacce. Il progetto propone di riportare alla luce 265 metri dell’antico Naviglio di via Vallone, oggi interrato, per ricollegare la Conca alla Darsena. In corrispondenza della conca, il canale sarebbe arricchito da un porticciololaghetto dove i battelli turistici (e le linee di battelli che fungono già oggi da trasporto pubblico fra Corsico e Milano) potrebbero approdare.

Progetto Viarenna Il progetto prevede di riconnettere la Conca di Viarenna alla Darsena, ricomponendo il bacino, restaurando la conca di Viarenna e riscoprendo il breve tratto del canale tra la Conca e la Darsena.

el Na

viglio

C Viarenna

nca d

Il progetto ha riscosso l’interesse e il contributo di A2A, della Fondazione A.E.M. E della Mapei ma il piano ha anche il sostegno della Fabbrica del Duomo, del Museo Diocesano, dei Lions Club e l’appoggio del tavolo comunale Milano d’acqua. Per riportare alla luce il canale e costruire il laghetto, i progettisti stimano un investimento di circa 8,4 milioni di euro. In pratica, meno del 3 per cento dei 300 milioni di euro che Expo aveva previsto da destinare per i corsi d’acqua.

Via Co

La conca di Viarenna è stata per anni il punto di congiunzione tra due importanti simboli di Milano, i Navigli e il Duomo, perché era il passaggio obbligato dei blocchi di marmo provenienti dalla Candoglia e diretti al laghetto di Santo Stefano ai piedi della Fabbrica del Duomo. La conca consentiva alle barche di superare il dislivello tra il Naviglio Grande e la Cerchia Interna.

I VANTAGGI

Via Ronzoni

In alto la Conca di Viarenna, nella pagina accanto v Naviglio Pavese.

• L’alimentazione del canale avverrebbe con acqua prelevata dai pozzi inattivi presenti nei dintorni o con residue acque utilizzate per la produzione di calore.

Viale D’Annunz

• Dal bacino, l’acqua corrente consentirebbe il funzionamento della conca e alimenterebbe il Naviglio di Pavia aumentandone la portata. • Il sottopasso del canale di Viale Gabriele d’Annunzio rappresenterebbe un percorso alternativo protetto per l’attraversamento del Viale a piedi e/o in bicicletta.

Via Arena

Via Ferrari

io

Darsena

A passo Duomo

83


Carlotta: inspire, advise, provide. Una matrice di valori per il Design: “Il bello in sè non basta più.” a cura di Marcella Gabbiano

STUDIO CARLOTTA DE BEVILACQUA Via Antonio Canova, 34 T +39 34538358 F +39 34538211

www.debevilacqua.com debevilacqua@debevilacqua.com

84

Shampoo | Giugno 2010

Centro Storico

Dopo il manifesto della “buonaluce” e quello del “buondesign” che hanno messo nero su bianco i criteri che devono guidare il nuovo modo di produrre oggetti di illuminazione e arredamento nel pieno rispetto dell’ambiente e di chi lo abita, Carlotta de Bevilacqua firma il manifesto con la griglia dei valori per progettare il futuro. Architetto, designer, docente, imprenditrice (nel 1999 ha acquisito Danese, azienda che negli anni 60/70 ha contribuito a riscrivere la


IL MANIFESTO Carlotta de Bevilacqua ha scritto a tavolino con i suoi collaboratori questo “Manifesto” che riassume in maniera schematica l’insieme e la sinergia di valori chiave ispiratori del “buon Design”. Non vi è un fattore determinante e predominante all’interno

di questa matrice: il principio sul quale si basa è proprio la contaminazione, il team group, la responsabilità collettiva, la lontananza dalla dimensione autoriale nella quale il Design italiano è stato sempre immerso.

storia del design italiano) ma soprattutto protagonista lucida e intelligente della progettualità contemporanea, è convinta che “viviamo in un momento storico che impone scelte forti e in controtendenza: ripartire dalla cultura del progetto, riconoscendola come il vero valore che ci renderà capaci di creare un’economia della conoscenza indispensabile per dare risposte concrete al bisogno di qualità”. Un percorso virtuoso e “possibile con il quale superare la crisi attuale”. Crisi che ha investito anche la sfera del progetto, dal design all’architettura”. Come tristemente dimostra la vicenda dell’Expo 2015 di Milano. E allora “servono

APPROCCIO INTERDISCIPLINARE FOCALIZZATO SULLA QUALITÀ AMBIENTALE CON CONTINUA RICERCA NEL CAMPO DEL DESIGN CONTEMPORANEO E DELLO SPAZIO DELL’UOMO. nuovi paradigmi e criteri differenti rispetto al passato”, dice Carlotta de Bevilacqua che incalza: “È un discorso retorico? Sì. Tutti ne parlano? Sì. Qualcuno fa qualsosa? No”. Abituata per carattere a “fare” ha dato vita alla Factory, nome di wahroliana memoria che, come quella creata dal poliedrico artista della Pop Art, è “un luo Cosa farò da grande?

85


Un percorso virtuoso e possibile con il quale superare la crisi attuale. Crisi che ha investito anche la sfera del progetto, dal design all’architettura. Come tristemente dimostra la vicenda dell’Expo 2015 di Milano. E allora servono nuovi paradigmi e criteri differenti rispetto al passato: “È un discorso retorico? Sì. Tutti ne parlano? Sì. Qualcuno fa qualsosa? No”

QUI VENGONO I MIEI STUDENTI PORTANDO IL LORO CONTRIBUTO DI IDEE NUOVE, GIOVANI. UNA CONTAMINAZIONE TRA LE LORO ESPERIENZE PROGETTUALI E QUELLE DEI TANTI DESIGNER E ARCHITETTI CHE ARRIVANO QUI DA TUTTO IL MONDO

in alto, lampada Yang Artemide, 2000 in alto a destra, lampada Playful Mind Fluo Artemide, 2008

86

Shampoo | Giugno 2010

go delle idee aperto a tutti. Dove i tanti saperi diversi si incontrano e dialogano con l’obiettivo di rifondare una nuova cultura del progetto”. La sede è in via Canova 34 a Milano, in una palazzina degli anni Venti che in questa stagione è ricoperta di glicini ed edere. “Qui dentro - racconta Carlotta de Bevilacqua - c’è la mia vita. Il mio studio. Da qui è iniziato il rilancio della Danese. Qui vengono i miei studenti portando il loro contributo di idee nuove, giovani. Una contaminazione tra le loro esperienze progettuali e quelle dei tanti designer e architetti che arrivano qui da tutto il mondo”. Il nucleo “storico” della Factory, oltre la de Bevilacqua stessa, è rappresentato da tre diverse realtà: Obr (Open Building Research, fondato nel 2000 da Paolo Brescia e

Tommaso Principi) che lavora “nella convinzione che la qualità dell’abitare contemporaneo sia strettamente connessa alla simbiosi architetturaambiente; Buro Happold, società di consulenze ingegneristiche in diversi ambiti che vanno dalla pianificazione territoriale alla progettazione di edifici e infrastrutture; e Paolo Inghilleri, professore ordinario di psicologia sociale e direttore del dipartimento di geografia e scienze umane dell’ambiente alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Insomma, competenze e specificità diverse che lavorano insieme abbattendo gli steccati della progettualità intesa alla vecchia maniera.


a sinistra, lampada Playful Mind Fluo Artemide, 2008 in basso, Carlotta de Bevilacqua nello showroom di Danese

CARLOTTA DE BEVILACQUA, VITA SOGNI E MIRACOLI Architetto, designer, imprenditore e docente, Carlotta de Bevilacqua è una dei protagonisti della progettualità contemporanea: ha sviluppato un importante percorso di ricerca nel campo della luce, sviluppando concept innovativi e prodottiche aprono all’illuminazione nuove prestazioni, nuove esperienze e prospettive sensoriali inedite. Laureata nel 1983 in Architettura presso il Politecnico di Milano, nello stesso anno fonda il suo studio di progettazione architettonica, lighting e interior design, grafica e comunicazione realizzando progetti in Italia e nel mondo. Le differenti competenze per ogni area sono l’espressione di un approccio interdisciplinare dello studio, focalizzato sulla qualità ambientale con continua ricerca nel campo del design contemporaneo e dello spazio dell’uomo. Nei progetti degli ultimi anni si fa forte il tema della qualità ambientale per garantire condizioni di benessere sostenibile, che nasce dall’ interazione globale tra la luce e lo spazio. Si inaugura un nuovo terreno progettuale, al centro del quale è posto l’uomo con le sue necessità. La luce è considerata capace di seguire il fluire dei ritmi e dei comportamenti dell’uomo all’interno di un luogo. Può essere, quindi, uno strumento di benessere, capace di determinare momenti di socialità, re

lazione e intimità. Fino al 2004 Carlotta de Bevilacqua è stata Amministratore Delegato per il settore Brand Strategy & Development di Artemide Group., con competenze nel campo del Marketing, Comunicazione e Vision & Strategic Futures. Ha disegnato molti prodotti importanti per le collezioni di Artemide e Danese. Dal 2001 è docente universitario del Politecnico di Milano nel Corso di Laurea Specialistica in Disegno Industriale della III Facoltà di Architettura, Facoltà del Design nel laboratorio di sviluppo prodotto ad indirizzo luce. Presso il Politecnico di Milano Carlotta de Bevilacqua insegna anche nel Master in Light Product Design ed è stata dal 1999 al 2001 docente Project Leader di workshop per lo sviluppo di prodotti innovativi all’interno del Master in DesignStrategico (Mip). Dal 2001 al 2004 docente del Master in Design presso la Domus Accademy di Milano. Numerosi sono gli interventi di Carlotta de Bevilacqua come docente all’Università Bocconi. Carlotta de Bevilacqua ha sviluppato progetti di importanza nazionale ed internazionale, collaborando spesso con importanti studi di architettura ed ingegneria.

Cosa farò da grande?

87


Un modo inusuale ma certo affascinante per girare Milano: il tram. a cura di Elisabetta Olgiati. Un viaggio lungo la linea 3, che attraversa da nord a sud tutta la città, ci consente di scoprire luoghi interessanti e particolari. La linea parte in prossimità della Bovisa, in Piazzale Bausan, e “affetta” la città sino a giù, giù al Gratosoglio. Ci proponiamo qui di dare solo alcuni spunti ma certo potrete scoprire dai finestrini del tram moltissimi altri luoghi, storie, scenari. Dopo pochi minuti dal capolinea Bausan il tram transita nei pressi della fabbrica Fernet Branca. Sembra incredibile ma ancora oggi la produzione del “Fernet” è qui nel centro di Milano. Ed interessantissima è la visita della distilleria e del museo annesso. Transitando in prossimità di Piazza Duomo potreste invece scendere a sgranchirvi un po’ le gambe e vi capiterebbe di trovarvi in una austera Piazza dominata dalla bianca facciata di Palazzo Mezzanotte sede delle Borsa. Siete in Piazza Affari e un senso di reverenziale timore certo vi assalirà.

Se invece attraversare la via Orefici, con due passi vi troverete in Piazza Mercanti, magnifica testimonianza della Milano Medievale. Proseguendo a naso in su lungo la Via Torino vi capiterà di vedere un edificio moderno, il palazzo Geox che con i suoi 734 pannelli mobili in acciaio offre un inatteso effetto scenico. Tutta diversa è, a pochi metri, la chiesa di Santa Maria presso san Satiro i cui lavori di rifacimento nel 1478 si devono al grande Bramante.

In un susseguirsi di elementi moderni e antichi ecco che con poche fermate si raggiunge San Lorenzo alle Colonne. Lì dappresso una invasione di colori che riempie, nell’ambito nuovo originale progetto di Absolut Vodka lanciato in occasione della Milan Design Week 2009.

Un viaggio lungo la linea 3, che attraversa da nord a sud tutta la città. Gratosoglio

Via Torino / via Palla

88

Shampoo | Giugno 2010

Bausan Lancetti

Colonne S. Lorenzo Via Torino / via S. Maria

A questo punto vi suggeriamo una piccola deviazione, a piedi, verso la dimenticata Conca del Naviglio e quindi verso Via Marco D’Oggiono, dove, all’angolo con Via Alessi, troverete un bar trattoria indimenticabile, a cominciare dalla proprietaria, la Lina, e dal suo collaboratore Antonio. Presentatevi e dite che ci conoscete, il resto lo lasciamo a voi. Vi consigliamo un amaro o una acqua e menta e una partita a calcetto. Se diventerete intimi, chiedete una visita alla cantina.

Via Cusani Duomo


LEGENDA 3

M1

bus e tram metropolitana treno

Absolut Wallpaper è la prima “carta da parati urbana” con la quale la Premium Vodka di Pernod Ricard Italia ridisegna e ridefinisce gli spazi degradati delle città italiane, trasformandoli attraverso la creatività di grandi designer e artisti che sanno aprire una finestra visionaria anche nel più grigio dei muri. L’iniziativa Wallpaper si inserisce all’interno del concept in an Absolut World, una dimensione ideale in cui ognuno è libero di esprimere la propria visione del mondo ed esaudire i propri desideri. I Wallpaper sono lo strumento con cui absolut invita a rivestire di creatività gli spazi decadenti e le

Fermata Colonne S. lorenzo Coincidenze: 3

94

“ferite” urbane, per trasformare in realtà il sogno di vivere in un mondo migliore, in an absolut world. Una parete di 360mq, danneggiata durante la Seconda Guerra Mondiale, che ha visto scorrere sotto le sue crepe la vita di almeno 4 generazioni di ragazzi ed è attualmente oggetto delle attenzioni del comi-

tato del quartiere Ticinese, che vuole preservarla dalle speculazioni edilizie. L’iniziativa offre a tutti la possibilità di essere protagonisti segnalando le zone della propria città che potrebbero essere rivalutate con gli Absolut Wallpaper. Tramite il sito www.absolut.it.

COLONNE DI S. LORENZO

VIA TORINO / VIA S. MARIA VALLE

La chiesa è dedicata, appunto, a San Satiro, fratello di Sant’Ambrogio. L’edificio attuale si sovrappone alle poche tracce rimaste di una chiesa primitiva che risale al IX secolo e che corrisponde all’attuale transetto. Nel 1478 i lavori di rifacimento e d’ampliamento furono affidati al Bramante, che vi pose mano in modo geniale. l vero colpo di genio è però la soluzione del coro: non potendo concludere l’edificio con un Fermata Via Torino, Via S. Maria Valle Coincidenze: 2

3

14

quarto braccio per la presenza di una strada assai frequentata, Bramante, fece costruire un finto spazio in prospettiva, con una volta in stucco, profondo soltanto 97 centimetri ma in grado di suggerire una profondità molto maggiore, vero antesignano di tutti gli esempi

di trompe l’oeil dei successivi sviluppi della storia dell’arte ul retro, visibile da Via Mazzini, si leva un campanile romanico, della fine del X secolo, dietro il quale sporge la più antica cappella della Pietà, con elegante rivestimento architettonico del Quattrocento.


Il più grande megastore del Gruppo Geox reinventa lo spazio per comunicare in maniera nuova i concetti di leggerezza, stile e benessere, ma anche di tecnologia e innovazione, tipici del proprio “DNA”. All’esterno, la facciata dell’edifi cio è costituita da 734 pannelli in acciaio inox che si aprono e chiudono verticalmente fino a raggiungere angolazioni comprese tra 12° e 33°. Le differenti possibilità di inclinazione offrono un grande effetto scenico e, al tempo stesso, svolgono un importate compito di climatizzazione e di riduzione dei consumi energetici del palazzo. Le lastre sono come una “seconda pelle” che protegge gli spazi interni da un’eccessiva penetrazione del caldo e del freddo e che crea un’intercapedine di ventilazione naturale tra i pannelli e le mura dell’immobile.

Fermata Via Torino, Via Palla Coincidenze:

2

3

14

In questo modo, si riducono sensibilmente i consumi di aria condizionata e riscaldamento. I 1.000 mq dello store sono dominati dalle tonalità cromatiche della terra, da materiali come il legno e il plexiglass, che accentuano rispettivamente l’idea di naturalezza e trasparenza.

VIA CUSANI VIA TORINO / VIA PALLA

DUOMO

Il Palazzo Mezzanotte è un palazzo sito in Piazza Affari conosciuto anche come Palazzo delle Borse. Il palazzo fu costruito dall’architetto Paolo Mezzanotte con l’intento di unificare tutte i luoghi di attività borsistiche milanesi nel 1932 e da allora ospita la sede della Borsa di Milano. L’architetto Paolo Mezzanotte iniziò nel 1927 i rilievi per la costruzione di un nuovo palazzo che ospitasse le contrattazioni borsistiche nella zona Cordusio a Milano. 90

Shampoo | Giugno 2010

All’interno del palazzo, la sala più importante è la grande sala delle grida, luogo dove si eseguivano le contrattazioni “a chiamata” illuminata dall’alto attraverso un grande velario raffigurante la volta celeste e le sue costellazioni.. Fermata Via Cusani Coincidenze: 1

3

27

61

12

Piazza Affari

14


In dialetto milanese significa ferro pulito (fer net) con riferimento, all’asta di ferro che, resa incandescente, si immergeva in quell’infuso per renderlo lucido e brillante. Il fernet è dunque un infuso - della famiglia quindi delle chine e degli amari in genere. Il Fernet Branca è un liquore amaro ed aromatico fatto con più di 40 erbe e spezie scelte, tra le

quali la mirra, il rabarbaro, la camomilla, il cardamomo e lo zafferano, in una base di alcool di vite. La gradazione .lcolica arriva sino al 45°. La ricetta è segreta e fu creata come medicinale dalla giovane Maria Scala nel 1845 a Milano. Maria sposandosi con Bernardino Branca ne prese il cognome e da qui il nome del liquore. Il Fernet Branca è tuttora prodotto a Milano dalla ditta Distillerie fratelli Branca, proprietà della famiglia Branca.

Milano anticamente era una città con ampie zone boschive ricche di verde. Ed è proprio in un ampio prato che nel 1228 prende origine Piazza Mercanti con la costruzione del nuovo Broletto, che sostituiva il vecchio Broletto che risiedeva dove attualmente è Palazzo Reale. Broletto deriva da Brolo, che nel medioevo indicava un grande prato dove si affrontavano anche le questioni di giustizia. La nascita del nuovo Broletto segna per Milano un nuovo periodo storico: conquistano il potere le classi che possiamo definire del ceto medio. Piazza Mercanti diviene luogo di ritrovo dei commercianti, dei bottegai e dei mercanti in genere; ma anche il luogo dove si riunisce il Consiglio Generale dei Cittadini, dove si raduna il popolo, dove viene amministrata la giustizia;

Fermata Lancetti Coincidenze:

3

92

Via Resegone, 5

LANCETTI

è quindi frequentato anche da giudici, avvocati e notai. Nella piazza vi era anche il carcere. Insomma Piazza Mercanti divenne il cuore pulsante della vita dei meneghini. Alle origini la piazza si presentava come un quadrilatero completamente chiuso da edifici e dagli archi detti “voltoni”, le cui aperture conducevano verso le porte delle mura della città. La piazza nel tempo è stata oggetto di vari rifacimenti e nel 1878 fu pesantemente distrutta per permettere alle carrozze di attraversarla. Fermata Duomo Coincidenze:

2

3

12

14

19 27 M1

M2

16


a misura Duomo

ricetta

Una ricetta per polli. Pollo al curry e cous cous: massima resa, minima spesa.

ingredienti per 4 persone 700 gr di petto di pollo a cubetti 1/2 cipolla 1 cucchiaino di curry in polvere 450 gr di passata di pomodoro 1 vasetto di yogurt bianco (80 gr) acqua, olio, farina, sale (qb) categoria: piatto unico tempo: 30 min difficoltà: bassa spesa: 10-15 € calorie: tante

salsa

petto di pollo

sale, farina, acqua, olio cipolla

“In Erasmus preparavo il pollo al curry con il cous cous un giorno si e l’altro pure!” Marika

92

Shampoo | Giugno 2010

curry

Il pollo al curry è un piatto tipico orientale, soprattutto dell’India dove viene consumato insieme ad un contorno di riso o cous cous, che sostituisce il pane. Il curry non è una spezia, ma un insieme di varie spezie e aromi dal sapore deciso come la paprika, lo zenzero, il pepe, lo zafferano, il peperoncino, che hanno fatto entrare

yogurt

di diritto il curry tra le sostanze afrodisiache. Il perchè di questo è soprattutto ad un fattore religioso: in India le religioni non permettono ai propri seguaci di mangiare alcuni tipi di carne. Per questo motivo, avendo a disposizione la carne dei volatili, gli Indiani hanno escogitato un metodo per renderla il più saporita possibile.


1 START

Per prima cosa tagliare finemente la cipolla e farla soffriggere in padella con un pò d’olio finchè non sarà trasparente.

2

Durante l’attesa, a parte, mettere i tocchetti di pollo nella busta di plastica e versarvi la farina, agitando la busta ben chiusa la carne sarà infarinata perfettamente senza sporcarvi le mani o imbiancare la cucina.

3

Aggiungere il pollo infarinato al soffritto, insieme a sale, curry, passata di pomodoro e acqua, continuando ad allungare il sugo nel caso diventasse troppo denso durante la cottura (non andare oltre i 2 bicchieri per non annaquare i sapori).

4

Una volta terminata la cottura del pollo (20 minuti circa) aggiungere lo yogurt amalgamandolo bene con la passata.

5

Servire bene caldo e accompagnare con cous cous al naturale, nello stesso piatto.

END

ingredienti per 4 persone 300 gr di cous cous 1 noce di burro olio, sale (qb) categoria: contorno tempo: 15 min difficoltà: bassissima spesa: 2 € calorie: poche Per cucinare il cous cous in vendita nei supermercati basta metterlo in una pentola e ricoprirlo con dell’acqua bollente mista ad olio, aggiungendo una noce di burro e sale, aspettando per 10-15 minuti che i granelli si gonfino. cous cous olio, sale

burro

È un piatto tipico del Nord Africa, si ritiene fosse già presente presso le tribù maghrebine che lo preparavano mescolando ai cereali con dell`acqua o del latte; col passare del tempo si è arrivati alla ricetta tradizionale conosciuta oggi da tutti noi che prevede la cottura della semola al vapore e l`aggiunta di verdure e carni miste.

A misura Duomo

93


cosa succede in città?

evento del mese

Chi cerca un tesoro, troverà un amico! Caccia al tesoro alla scoperta di Milano. In premio viaggi in mongolfiera, rafting, weekend, libri e teatro. a cura di Paola Taccardi

Milano - «A Milano ci sono 180 mila alberi e oltre 700 mila automobili. A Milano ci sono 67 chilometri di piste ciclabili, ad Amsterdam 400. A San Paolo, in Brasile, il sindaco ha fatto rimuovere dalle strade tutta la pubblicità, a Milano si può fare pubblicità anche sul manto stradale». Prende spunto da queste e altre critiche alla nostra città «Alla riscossa», sorta di caccia al tesoro ideata e promossa dal Fai (Fondo Ambiente Italiano) e dall’associazione

ENIGMI DA RISOLVERE, RICERCHE BIBLIOGRAFICHE, INDOVINELLI, PERCORSI METROPOLITANI, ESPERIMENTI FOTOGRAFICI, INCONTRI IN LUOGHI DA SCOPRIRE

94

Shampoo | Giugno 2010

Esterni in collaborazione con Telecom e con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune. Un «gioco d’assalto ambientale» teso alla scoperta della metropoli, che vedrà i partecipanti divisi in squadre di due, massimo cinque persone, alle prese con una serie di prove ispirate alla storia e alle tradizioni di Milano: enigmi da risolvere, ricerche bibliografiche, indovinelli, percorsi metropolitani, esperimenti fotografici, incontri in luoghi da scoprire.

La sfida - Le iscrizioni sono in corso: si possono effettuare su www.allariscossa.it o negli infopoint in piazza Cadorna, largo Cairoli e alle Colonne di San Lorenzo, nei giorni e negli orari indicati sullo stesso sito Internet (costo, 15 euro a squadra). Per ogni team è pronto un kit di partecipazione completo di regolamento, cartina della città e divisa di riconoscimento. Punto di ritrovo dei concorrenti piazza Cadorna, dove sabato 6 giugno alle 19 si terrà una festa sotto le stelle, che terminerà a mezzanotte con la pubblicazione della lista di prove e l’avvio della sfida. Sfida che comporterà l’uso di telefonini e fotocamere digitali (ma sono consigliati anche navigatori satellitari, lenti

d’ingrandimento, binocoli ed eventuali mezzi di locomozione) e che si chiuderà domenica 7 giugno alle 19, quando i giocatori saranno chiamati a comunicare il numero di prove superate (non è obbligatorio affrontarle tutte, vince chi totalizza più punti).


LA SFIDA Le iscrizioni sono in corso: si possono effettuare su www.allariscossa.it o negli infopoint in piazza Cadorna, largo Cairoli e alle Colonne di San Lorenzo, nei giorni e negli orari indicati sullo stesso sito Internet (costo, 15 euro a squadra). Per ogni team è pronto un kit di partecipazione completo di regolamento, cartina della città e divisa di riconoscimento. Punto di ritrovo dei concorrenti piazza Cadorna, dove sabato 6 giugno alle 19 si terrà una festa sotto le stelle, che terminerà a mezzanotte con la pubblicazione della lista di prove e l’avvio della sfida. Sfida che comporterà l’uso di telefonini e fotocamere digitali (ma sono consigliati anche navigatori satellitari, lenti d’ingrandimento, binocoli ed eventuali mezzi di locomozione) e che si chiuderà domenica 7 giugno alle 19, quando i giocatori saranno chiamati a comunicare il numero di prove superate (non è obbligatorio affrontarle tutte, vince chi totalizza più punti).

CE N’È ANCHE PER I PIÙ PIGRI

Una delle esperienze più allucinanti della mia vita! E poi, mi sono pure innamorata!

In alto Giulia, laureanda in Biologia Molecolare presso l’Università Statale di Milano In basso, i vincitori della scorsa edizione 2009, da sinistra Matteo, Cinzia, Vittoria, Elisa e Sara

In contemporanea al gioco per le strade di Milano il 7 giugno sarà, infatti, pubblicato su www.allariscossa.it un quiz online relativo al patrimonio storico, artistico e culturale di tutta l’Italia. In questo caso l’iscrizione è gratuita, basta registrarsi al sito e tentare la fortuna!

I PREMI Le prime quindici squadre classificate e cinque team estratti a sorte durante la serata di premiazione in programma domenica a Villa Necchi Campiglio (via Mozart 14; ingresso riservato ai giocatori) si spartiranno un ricco montepremi: biglietti aerei per Parigi soggiorni in Puglia voli in idrovolante sul lago di Como viaggi in mongolfiera escursioni in montagna discese rafting sul fiume Brenta abbonamenti a riviste libri, concerti, spettacoli teatrali e musicali

Cosa succede in città

95


DIREZIONE Stefano Cogni Zugna

PROSSIMO NUMERO

scognizugna@shampoo.com

Dossier

VICEDIRETTORE Roberta Vigo

rvigo@shampoo.com

SEGRETERIA DI DIREZIONE Patrizia Brero direzione@shampoo.com

Polo fieristico Milano Rho-Pero: waiting for Expo

Percorsi

SEGRETERIA DI REDAZIONE Cinzia Guazzetti direzione@shampoo.com

Paolo Lubisco

plubisco@shampoo.com

Achille Castiglioni

acastiglioni@shampoo.com

Và dove ti porta il bus. La linea 72

Francesco Anceschi

fanceschi@shampoo.com

UFFICIO CENTRALE Antonio Rizzolo

arizzolo@shampoo.com

REDAZIONE Cinzia Guazzetti

A spasso per il cimitero monumentale!

direzione@shampoo.com

Estate a Milano: by bike baby

Roberto Piccinni

rpiccinni@shampoo.com

PROGETTISTI GRAFICI Barbara Desiderato

bdesiderato@shampoo.com

Ladri di biciclette

Elisabetta Olgiati

eolgiati@shampoo.com

Paola Taccardi

ptaccardi@shampoo.com

he

Rubric

RICERCA FOTOGRAFICA Cinzia Guazzetti direzione@shampoo.com

Roberto Parmeggiani

San Siro 2010: i Muse ispiratori

rparmeggiani@shampoo.com

Renata Madena

rmadena@shampoo.com

Francesco Anceschi

È l’ultima cena, cosa aspetti?

fanceschi@shampoo.com

Renata Madena

rmadena@shampoo.com

96

Shampoo | Giugno 2010

Zabaione e mousse al cioccolato !


Shampoo Magazine: main  

SHAMPOO is a concept magazine realized during the Design Concept Laboratory in Milan. It is a monthly magazine concerning what to do in Mila...