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gli orc hi-dei

Una storia scritta da

Hubert messa in scena e disegnata da

Bertrand Gatignol

BAO Publishing via Leopardi, 8 MILANO


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Uhm...

Non so cosa mi succede. Ho un po’ di nausea, ultimamente. Mi starà venendo un raffreddore.

ih! ih!

Uhm...

?

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Bambino!

Bambino piccolissimo! Orrendo! Orrendo!!!

Oh!

Mamma, daccelo! Ah! Ah! Ah! Vuole giocare bambino!

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Gnam!

Bambino!

NOO! inghiottire!

Mangiare!

io! Mio!

io, io! Mio!

Mio!

io, io!

Ah!

io!

io, io! Mio, mio!

io, io! io!

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!!!

Uhm?

BASTA!

Uhm?

?!

LEVATEVi!

Seduti! A cuccia!

...

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dov’è questo aborto?! bisogna uccidere questa aberrazione! non è figlio mio!

l’ho mangiato.

mmm...

molto bene.

vado a cambiarmi. ho il vestito tutto macchiato.

gibili bili!

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Finalmente!

Uhmf!

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...

Questo è mio figlio. Mi aiuti. Mio marito voleva ucciderlo, ma sono riuscita a sottrarlo alla sua voracità.

Maestà. A cosa devo questo onore?

Gibi gulibi!

?

presto! trovatemi una balia! deve essere affamato. e non parlatene con nessuno!

È così bello! Così dolce! E così piccolo!

Gubi gulibi!

sì, signora!

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Presto, presto, presto!

! !

Un altro vestito. Veloci! Subito, signora!

!!!

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pulite tutto. veloci!

uhm...

forza, datevi una mossa!

eh!

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fff. vedete di sbrigarvi.

uhm... ah!

ahia! idiota!

signora!

...

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uhm...

mmm... ah!

grumf grumf.

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uh! uh!


Ăˆ vorace, questo piccolino! eh! eh! eh!

tutto da mordere!

che angioletto!

chi potrebbe mai immaginare che sia il figlio del re?

lo cresceremo.

cosa pensa di fare, signora?

in ogni caso, è pericoloso. se il re...

ehi, ragazze, venite a vedere il nipote!

ah! ah! dov’è?

oh, taci, mila.

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LA STORIA DI DESDéE

Che, per amore della danza, si rovinò e disonorò la famiglia.

esdée amava gli esseri umani. Non li mangiava, e questo la rendeva diversa dal resto della famiglia. Quasi un’eretica. Fin da piccola, le era sempre piaciuto osservare le danze dei servitori umani, per poi riprodurle nei suoi appartamenti, davanti all’immenso specchio che suo padre aveva fatto costruire apposta per lei. Era molto aggraziata, cosa rara per una gigantessa della sua taglia. Però l’ambiente familiare non le bastava: sognava di diventare ballerina e di esibirsi davanti a un pubblico più ampio, capace di apprezzare le sottigliezze della sua arte. Un pubblico umano. Così decise di lasciare il castello per tentare la fortuna nel vasto mondo. Varcò le frontiere del regno dei suoi antenati, facendo affidamento solo su se stessa. Ma, ovunque arrivasse, non suscitava altro che terrore, un terrore amplificato dalla reputazione dell’implacabile crudeltà della sua famiglia. Anche quando riusciva a convincere tutti delle sue pacifiche intenzioni, i teatri si rivelavano comunque troppo piccoli e troppo fragili perché lei potesse danzarci. Finì per essere ingaggiata come attrazione in un circo ambulante, destino poco brillante rispetto alle sue grandi ambizioni. Difatti, anche se danzava meravigliosamente bene, gli spettatori la vedevano solo come un mostro, un mostro danzante, e non si interessavano per nulla alla qualità artistica della sua prestazione. Intanto lei raddoppiava gli sforzi, sperando di sorpassare la barriera fisica, arrivando a toccare il cuore dei presenti. Ma un giorno, durante uno spettacolo, schiacciò inavvertitamente un pony e, perdendo l’equilibrio, cadde sulla transenna delimitante il palco, che si schiantò sotto il suo peso, scatenando il panico tra la folla. A Desdée fu così vietato di danzare ancora. La mostravano ormai solo incatenata, trascinata da un grosso carro. Le sue lacrime scorrevano come torrenti, scivolando poi sulle sue guance e rimbalzando sul petto fino a terra. Era vivamente consigliato di procurarsi un ombrello per andare a vederla. Un custode si occupava di lei.


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la s t o r i a d i D esd é e

La notte, quando tutto il circo dormiva profondamente, il custode, di nascosto, le toglieva le catene per farla danzare. E, con immenso piacere, la guardava compiere evoluzioni in mezzo al palco deserto, gli occhi lucidi di ammirazione. «Sei così bella. Sei la ballerina migliore che ci sia» le diceva. Desdée viveva solo per quei momenti. Amava quando lui la lavava amorevolmente, con una morbida spazzola. Alle volte capitava che si addormentasse sul seno di quella donna, mentre lei lo cullava con dolcezza. Un giorno, però, i parenti della ragazza vennero a conoscenza della sua sorte. Loro, che da secoli erano temuti e rispettati, venerati come divinità nel loro reame che dirigevano con fermezza, come potevano sopportare che una componente della famiglia reale venisse esibita così, come una bestia, come un’attrazione delle giostre? Era inammissibile, inconcepibile. Era in gioco l’onore della dinastia, quindi fu organizzata una spedizione militare per liberarla. L’esercito si mise in marcia, attraversando i paesi limitrofi che furono messi a ferro e fuoco, e devastò, per rappresaglia, le città dove Desdée era stata esibita. Fu una guerra lampo: le armate avanzavano a tappe forzate al ritmo dei passi dei giganti, indifferenti alle perdite subite e alla fatica degli umani. Ogni giorno diminuiva la distanza che li separava dalla carovana dei giostrai. Infine, una sera, attaccarono il circo durante uno spettacolo e lo distrussero. Il custode fu ucciso: poiché era colui che aveva tenuto Desdée in catene, fu preso di mira dalla furia dei giganti, che si accanirono sul suo corpo più che su di ogni altra cosa. Quando Desdée provò a salvarlo, lo trovò già ridotto a brandelli. Del circo non restò altro che un mucchio di stoffe e pezzi di legno calpestati, mischiati ai corpi stritolati degli artisti e degli sfortunati spettatori che avevano avuto l’infelice idea di andare, proprio quella sera, a distrarsi un po’. Desdée fu riportata al castello, dove passò il resto dei suoi giorni da reclusa, avvilita. Per molti anni, gli uomini della famiglia si diedero il cambio davanti al cancello che chiudeva i suoi appartamenti: non erano certi che potesse resistere nel caso in cui Desdée si fosse messa in testa di buttarlo giù. Ma Desdée si immerse nel mutismo e nell’odio verso i suoi simili, evitando il più possibile di avere a che fare con gli esseri per i quali provava solo orrore, preferendo la compagnia dei servitori umani. Uscì dai suoi appartamenti soltanto durante il breve regno di suo fratello, che condivideva i suoi ideali. Quando quest’ultimo fu destituito, tornò spontaneamente alle sue carceri, richiudendo il cancello, per non uscirne più. Gli anni passarono e i parenti si stufarono di sorvegliarla. La prigioniera era ormai troppo vecchia per tentare la fuga, tanto vecchia da non riuscire quasi più a muoversi. Era l’unica sopravvissuta della sua generazione, e i familiari impallidivano davanti al suo antico vigore. Covava un odio tutto particolare per suo nipote Gabaal, il nuovo re.

FINE

Gli Orchi Dei – Piccolo Preview  

Un'anteprima del volume BAO in uscita a marzo 2018

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