Backstage press novembre 2014

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anno II n. 11 - Novembre 2014 - Poste italiane s.p.a. sped in abb. postale D.L. 353/2003 (conv. in L. n. 46 del 27/02/2004) art. 1 comma 1 - DCB - Caserta



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Così Vicini Amici di Backstage Press, il numero che ci apprestiamo a sfogliare si apre con l’incontro con Cristina Donà, che ci racconta il viaggio di presentazione del suo ultimo lavoro discografico “Così Vicini”. Viaggio che prende il via in modo intimistico ed acustico per poi spostarsi in luoghi più ampi e con atmosfere più rock. Incontriamo poi il Banco del Mutuo Soccorso che alla vigilia dell’appuntamento del prossimo 6 Dicembre 2014 al Gran Teatro di Roma, ci

raccontano la loro musica partendo dal rimpianto per la prematura scomparsa di Francesco Di Giacomo fino ai preparativi dell’appuntamento romano. Lello Analfino ci racconta, invece, la rivoluzione dei Tinturia. Una storia che parte dalla Sicilia ma che tocca ogni parte della penisola. Il Sangue di Giuda è il titolo dell’ultimo lavoro di Giuseppe Capuana che esprime la sua arte alternando la musica alla pittura. Nella rubrica Emergiamo, facciamo la conoscenza di

una giovane e bravissima artista Elena Reina. Prima di arrivare agli appuntamenti live, incontriamo l’ultimo singolo di Marco Mengoni e le informazioni di apertura del 32° Torino Film Festival, che anche quest’anno seguiremo da vicino raccontandovi giorno per giorno ciò che accade all’ombra della Mole Antonelliana Non resta che augurarvi buona lettura e darvi appuntamento al prossimo mese, sempre all’insegna della buona musica e di storie da raccontare

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CRISTINA DONA’

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BANCO DEL MUTUO SOCCORSO

12 GIUSEPPE CAPUANA

16 TEMPO DI MUSICA TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI Backstage Press è edito dall’associazione culturale “Il Sogno è Sempre Onlus”. Tutti i diritti sono riservati. Manoscritti, dattiloscritti, articoli, disegni e fotografie non si restituiscono anche se non pubblicati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta in alcun modo senza l’autorizzazione scritta preventiva da parte dell’editore. Gli autori e l’editore non potranno in alcun caso essere responsabili per incidenti o conseguenti danni che derivino o siano causati dall’uso improprio delle informazioni contenute. REDAZIONE Alfonso Morgillo, Wanda D’Amico, Alfonso Papa, Marica Crisci, Domenico Ruggiero, HANNO COLLABORATO: Michela Drago, Alessandro Tocco, Ubaldo Di Leva, Loredana Desiato. REGISTRAZIONE n. 815 del 03.07.2013 presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (CE). Comunicazione Editore: Il Sogno è Sempre Onlus Sede Legale: Via Botteghino, 92 – 81027 San Felice a Cancello (CE) Sede Operativa: Via Giacomo Matteotti, 20 – 81027 San Felice a Cancello (CE) – Fax. 0823.806289 – info@backstagepress. it – www.backstagepress.it Distribuzione: Gratuita Stampa: Pieffe Industria Grafica

19 LELLO ANALFINO E TINTURIA

21 MARCO MENGONI

24 ARTE

27 EMERGIAMO

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TORINO FILM FESTIVAL

TEATRO

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Cristina Donà Così vicini tx Alfonso Papa

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er presentare il tuo nuovo album “Così Vicini”, hai scelto una serie di eventi decisamente speciali. Sul palco tu e Saverio Lanza, in location molto intime. Ci siamo chiesti subito dopo aver imbastito l’album, quando stava per uscire, quale poteva essere il modo migliore per presentarlo live e la prima cosa che ci è venuta in mente è stata quella di presentarlo in luoghi piccoli. Questa necessità che ha un po’ mosso anche la scrittura delle canzoni, cioè quella di stare fisicamente vicini e condividere qualcosa nel tempo reale guardandosi negli occhi. Quindi

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abbiamo

chiesto

all’agenzia di lavorare in questo senso, quasi fosse una sorta di prolungamento delle presentazioni fatte alla Feltrinelli. In questi incontri, abbiamo suonato l’album dall’inizio alla fine, io e Saverio Lanza con cui ho scritto i brani, che è un polistrumentista e mi da la possibilità di dare molti colori alle canzoni. Siamo partiti con questa formazione per raccontare il disco come non lo si fa quasi mai, avendo come scaletta la track list del disco, suonando le canzoni in una versione diversa dal disco. Mi sono voluta togliere questo sfizio ed è andata molto bene. “Così Vicini” può essere

inteso come un richiamo al mondo d’oggi? Che se da un lato sembra così vicino e senza distanze grazie alla tanta acclamata globalizzazione, dall’altro capita spesso che ignoriamo le realtà che ci circondano a partire dal pianerottolo difronte al nostro. Un po’ è anche questo, la mancanza di momenti ove poter ascoltare le nostre emozioni ma anche la mancanza di bravi maestri che ci possano guidare in questa osservazione dal di fuori di quello che siamo noi. Tutto ciò porta a gestire le nostre vite, in modo superficiale, non dico sbagliato, ma quante volte ci capita di dare la colpa agli altri per quelle che sono le nostre azioni.


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Bisogna prenderci anche un po’ le nostre responsabilità. Siccome è vero che la fuori il mondo è brutto, ci sono tanti cattivi ma se poi siamo noi i primi che non diamo ascolto a chi ci sta accanto creiamo le condizioni perché ci sia un riverbero di noi non positivo. Se proprio non è possibile cambiare il mondo, come più volte si è provato a fare da un giorno all’altro con le rivoluzioni, forse dobbiamo partire dal nucleo che siamo noi e da quello che ci sta attorno. Dopo una prima parte acustica, nella seconda fase sei con la band al completo ed il tutto si presenta in modo molto più rock. Una voglia di rimarcare la doppia anima che c’è in te? Intanto perché il disco è un disco arrangiato e quindi è

giusto che venga suonato anche nella sua veste naturale. Per cui è un modo per suonare gli arrangiamenti del disco ed anche per soddisfare la mia necessità di mettere sul palco sia la mia anima più legata a live essenziali ed acustici sia a quella un pochino più elettrica. Non è un concerto prettamente rockeggiante, a me piace, ho un forte legame con l’espressione rock però mi piace che il mio pubblico veda anche il suono puro, non solo di me ma anche dei miei musicisti e di quello che può dare la musica nei limiti del possibile. Qual è il tuo rapporto con pubblico e con il mondo dei social? Io ho un ottimo rapporto con le persone che seguono la mia musica, non amo definirli fans perché non sono

i tipici fans. Sono persone mediamente molto attente e discrete e ciò mi piace e mi da la possibilità di incontrarli dopo i concerti e fare con loro quattro chiacchiere. Prima di essere cantante, sono una che ama molto la musica, che ha visto tanti concerti e che qualche volta molto timidamente ha avvicinato i propri idoli, per cui so cosa significa lo scambio emotivo di quegli incontri. Per i social, Facebook è un po’ il prolungamento del discorso che avevamo avviato col sito ufficiale, con le letterine scritte a mano, quando ho iniziato io non c’era niente. Su Facebook ho cercato di ricreare un ambiente che non fosse ne polemico e ne eccessivo, un luogo ove chi ha modo di venire a farsi un giro trova dei miei resoconti, quelli che sono i miei concerti, qualche pensiero di una mia giornata, le comunicazioni è una sorta di newsletter un po’ più personalizzata. Continua a leggere l’intervista sul sito www.backstagepress.it

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Banco del Mutuo Soccorso Un’idea che non puoi fermare

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na voce che non puoi fermare, sicuramente un tributo a Francesco Di Giacomo, da dove nasce l’idea e come avete affrontato questo lavoro dopo la sua scomparsa? Era logico che noi dovessimo abbracciare Francesco, quindi il primo obbiettivo di questo lavoro era quello parlare di lui, non soltanto come una delle voci più importanti del rock progressive italiano ed internazionale ma, soprattutto, ci premeva sottolineare il suo lavoro di autore. L’idea di invitare a partecipare a questo lavoro amici attori, per altro alcuni tra i più importanti del cinema e del teatro italiano, a fare delle letture d’autore dei brani che abbiamo scritto insieme ’70 e ’80 e ancora di quelli che ha scritto da solo, negli ’90 e 2000,

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tx Wanda D’Amico

ha fatto si che, dei lavori fatti dal Banco del Mutuo Soccorso, si avesse una visione d’insieme, di tutto il lavoro fatto insieme. Secondo scopo di questo lavoro, è quello di essere sia un punto di partenza, sia un punto di arrivo. Di partenza perché non credo sia arrivato il momento di fermarci dal raccontare la nostra storia musicale, e perché continuare è l’unico modo per tener viva l’idea che Francesco aveva dell’intero progetto BMS. Cosa accade quando la musica del Banco del Mutuo soccorso incontra il teatro e gli attori che ne calcano i palchi? Di solito quando una persona ascolta i brani di una rock band italiana, succede che dia più ascolto ai testi che alla musica, con questo lavoro abbiamo cer-

cato di dare la stessa importanza sia ai testi che alla musica essendo entrambi gli aspetti ugualmente importanti dal punto di vista espressivo di un brano. Allora, è successo che estrapolando i testi dalla musica, questi brani sono diventati immagine, sono diventati interpretazione degli stessi, siamo riusciti a tirare fuori tutta la forza evocativa dei brani del Banco, ed era quello che mi aspettavo. Quindi con la presenza di questi grandi artisti come Tony Servillo, Rocco Papaleo, Alessandro Haber, Giuliana De Sio, Franca Valeri, Moni Ovadia, Valerio Mastandrea, Giuseppe Cederna, non si è solamente fatta rilettura poetica con una nuova quinta sonora ma, la voce di questi grandi attori è diventata anch’essa musica, e la musica poi è cambiata. In alcuni brani ho fatto


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il Dj e ho usato dei pezzi campionati utilizzando anche molto l’elettronica, in altri ho usato un pianismo romantico e lirico, in altri ancora blues, un lavoro molto vario perché questo è stato anche il lavoro con Francesco. Inoltre per ognuno di questi brani ho cercato di immaginare una sceneggiatura cinematografica e ambientando ognuno, idealmente, in location diverse, ad esempio un brano come “Interno città” abbiamo pensato si potesse ambientare in una New York degli anni ’50 in un locale di notte con un sottofondo jazz. Quest’ultimo lavoro è stato fatto dalla Banco Factory che è una specie di incubatore di giovani talenti che si stanno occupando in modo particolare della video art legata ai brani. I testi del banco sono spesso stati veicolo di protesta politica e denuncia sociale, che ruolo ha oggi la musica da questo punto di vista e in special modo la musica del BMS?

Quando parliamo del termine politico, vorrei si facesse attenzione al fatto che è una parola che deriva da polis, e con questo termine si intende città, comunità, quindi se parliamo di politica in tal senso bene, ma non intendo politica in quanto partiti politici. La musica, da quel punto di vista, quindi al di fuori degli interessi di bottega, dei tesseramenti e dei partiti, quindi dal punto di vista di scelte di vita, di comunità, di vivere insieme, la musica prova ancora a comunicare e a raccontare. Il problema di tutto ciò che però noi proviamo a raccontare è l’appiattimento molto grosso intorno alla musica di consumo. La differenza con gli anni ’70 è che, anche all’ora c’era la musica di consumo, c’è sempre stata, ed è giusto che sia così, la musica non deve essere sempre impegnata ed impegnativa, è importante che la musica sia anche svago, leggerezza e che ci faccia anche riflettere, pensare e scegliere, all’epoca accadeva che la musica offrisse entrambe le pos-

sibilità. Oggi la musica che ti fa sognare, la musica che ti fa riflettere anche su argomenti che non conosci, la musica che ti aiuta a scegliere e a guardare le cose da altri punti di vista è tenuta ai margini della distribuzione mediatica e per la gente è divenuto difficile seguirla, se non durante i concerti che sono diventati l’unico momento. Il 6 Dicembre salirete sul palco al gran teatro di Roma, come vi sentite? C’è una grande e densa atmosfera, sarà un evento unico per il 2014 e salire sul palco senza Francesco sarà particolarmente emozionante, doveva accadere però e accadrà. Siamo pieni di attesa ed emozioni e si è scatenata una grande umanità, in atmosfera un po’ anni ’70, i fan si sono scatenati sul web, sarà un evento grande, suoneremo più di due ore. Ci saranno ospiti, la formazione storica si amplierà, ci saranno due trombe, un trombone, un sassofono e due percussioni, si aggiungerà mio fratello, Gianni Innocenzi, al pianoforte, Pierluigi Calderoni alla batteria, Maurizio Solieri chitarrista di Vasco Rossi, Cesareo chitarrista di Elio e le Storie tese. Sarà un concerto prevalentemente strumentale ma ci saranno altre due voci oltre la mia, quella di Angelo Branduardi e Jhon De Leo un giovane, secondo me, tra i più bravi della nuova scena vocale italiana. E poi i voice off di Franco Battiato e degli attori che hanno registrato con noi questo lavoro. Continua a leggere l’intervista sul sito www.backstagepress.it

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Giuseppe Capuana

Le varie sfide e difficoltà della vita

tx Alfonso Papa

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l tuo nuovo album “Il sangue di Giuda”, affronta il tema della vita, delle varie sfide e delle difficoltà che essa ci presenta. Ci parli un po’ dell’album?

PH Angelo Trani

Il sangue di Giuda è un vino e l’identità dell’album non sta nel titolo ma nelle prime parole della canzone, come un po’ tutto l’album. La vita, il tempo e la passione che ci si

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mette e ci si impiega per Nono c’è proprio un filo conduttore, però c’è una fare le cose. storia. L’album è per certi L’album da un punto di versi autobiografico, pervista dei testi può essere sonale, parla anche di me visto come un concept e contiene appunto la mia album? Nel senso che storia. nell’ascolto si assapora quasi la stessa atmosfe- Musicalmente invece conra che si trova leggendo tiene diversi stili, si passa un libro con un inizio ed dalle ballate all’elettroniuna fine. C’è un filo con- ca. duttore tra i vari brani?


PH Angelo Trani

Cerco di non fossilizzarmi su un genere unico, mi piace provare e spaziare tra generi diversi. In fondo la musica è esperimento e mi piace sperimentare, continuamente con le persone con cui collaboro. I tuoi studi e le tue origini artistiche ti vedono nascere pittore, quando e perché hai deciso di dare parola ai colori attraverso la musica? Ci sono periodi in cui uno dipinge e ci si trova in difficoltà nel comunicare con i mezzi che si hanno a disposizione. Io ne ho cercato subito altri, in un momento in cui ero in crisi con i colori ho cercato un altro modo

per esprimermi e mi è ve- di un colore diverso tra nuto bene facendolo con la tante palline in una scatola grande è molto più difficile voce. trovarla. Sei di origini siciliane, vissuto per diversi anni a Dopo lo studio di regiMilano e poi stabilito per strazione, ci sarà sicuraamore in Toscana. Per te mente un tour. Qual è il che hai girato in lungo ed tuo rapporto con il palco in largo il nostro paese ed e con il live’ hai avuto modo di confrontarti con realtà diver- E’ un rapporto strano, nel se, com’è oggi fare musica senso che fino ad ora ho sempre cantato solo quanin Italia. do ne avevo bisogno. Ora Si può sicuramente sfata- mi rendo conto che dovrò re il mito che ci sono più cominciare a farlo anche opportunità in una grande perché magari qualcun alcittà come Milano, secon- tro ha bisogno di vedermi do me facendo musica, è più facile venire fuori in un © Riproduzione riservata paese. E’ molto più semplice essere trovati. Un po’ come cercare una pallina

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L’Italia Rock Progressive vol. III tx Wanda D’Amico

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priamo questo articolo con un ricordo e un saluto ad Alessandro Centofanti, tastierista di numerosissimi cantautori italiani ma soprattutto tastiera dei Libra un gruppo che fa parte del panorama rock progressive scomparso il 10 novembre. Come già detto nei precedenti articoli, mi sto soffermando su questa corrente italiana perché, dopo gli anni ’60, la musica italiana scorre su due strade diverse. Da un lato abbiamo quella che oggi viaggia sulla strada del pop, figlia dei primi cantautori, dei quali abbiamo parlato nelle prime pagine di questa rubrica. Dall’altro troviamo quella corrente, che nella sfera commerciale, oggi risulta di nicchia.

italiano, non era solo quello. A metà degli anni ‘70 il rock italiano prese una strada incredibile, emozionante. Non fu più solo progressive ma anche romantico e sinfonico. Siamo negli anni di maggior successo di gruppi come Le Orme, Il Banco del Mutuo Soccorso, i New Trolls hanno appena finito di cavalcare il successo di Concerto Grosso e sono pronti a partire con quello di Concerto Grosso Vol.II, c’è una ricerca del rock nel classico che ha dell’incredibile. I gruppi non si limitano solo a fare rock, ad inciderlo e portarlo per le piazze. Il lavoro di ricerca si insinua nella musica classica, sinfo-

nica e orchestrale. Attraverso questo sentiero diversi gruppi si incagliano in questa magnifica interpretazione del rock. Bacalov, che aveva già firmato nelle vesti di autore l’album sopracitato del New Trolls, firma anche il successo dell’album Contaminazione del Rovescio della Medaglia e della rivisitazione in chiave rock di alcuni brani tratti dal Clavicembalo ben temperato di Bach e Preludio tema canzona degli Osanna (anche colonna sonora del film Milano calibro 9). Nel ’74 Vittorio De Scalzi lascia i New Trolls per formare gli N.T. Atomic System che, nello stesso anno, pubbli-

Avevamo visto come, il rock progressive italiano, fu protagonista di numerose manifestazioni e di come radio e giornali del periodo ne osannassero il successo sia nazionale che estero. Il termine rock progressive potrebbe ingannare sulla qualità del suono, pensando al rock, molti pensano a suoni duri, testi forti, composizioni che hanno una spinta elettronica e in parte è così ma, il rock progressive

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cano una rilettura in chiave rock del celeberrimo poema di Mussorgskij Una notte sul monte Calvo.

Munka guidati da Roberto Carlotto (dopo membro dei “Dik Dik”) e alle chitarre un giovanissimo Ivan Graziani.

Il filone rock-romantico-sinfonico fu, del genere, sicuramente quello più proficuo e di certo non povero di figure ed esponenti come i Trip con Caronte, un lavoro basato sui suoni delle tastiere, i Delirium autori nel 1971 di Dolce acqua e protagonisti a Sanremo ‘72 con un giovane Ivano Fossati alla voce e al flauto, i Rovescio della Medaglia che oltre all’album Contaminazione, pubblicarono anche La Bibbia nel 1971, disco con il quale esordirono e che vantava sonorità hard e testi ricercatissimi. Nel ‘72 nasce il disco “Dedicato a Giovanna G” degli Hunka

Insieme ai gruppi di spicco che ormai conosciamo, dagli anni ’70 fino al declino, coinciso con l’affermarsi del punk e del new wawe, si formarono diversi gruppi minori e forse troppo sottovalutati che purtroppo pubblicarono solo uno o in casi più rari due album. Vanno assolutamente ricordati gli Alluminogeni, che incisero Scolopendra, gli Alphataurus, gli Alusa Fallax, il Biglietto per l’Inferno con il sorprendente disco omonimo dalle sonorità ruvide e le doppie tastiere, i Goblin noti per la celebre colonna sonora di Profondo rosso, i Jumbo con il concept DNA,

i Museo Rosenbach autori di Zarathustra, Quella Vecchia Locanda con due 33 giri di progressive melodico, e i Raccomandata con Ricevuta di Ritorno. Una menzione a parte meritano i Metamorfosi artefici di una delle perle del progressive sinfonico, Inferno del 1973, che esprime una musica a tratti epica dominata dalle tastiere di Enrico Oliveri e dalla voce carismatica del cantante Davide “Jimmy” Spitaleri, e la Locanda delle Fate che nel 1977 incise Forse le lucciole non si amano più, uno degli ultimi album di buon livello del progressive anni settanta. Da non perdere, assolutamente, per gli amanti del genere, il concerto che si terrà al Gran Teatro il 6 Dicembre, del Banco del Mutuo Soccorso. Il concerto che fa parte del loro live tour 2014, vedrà la presenza di Angelo Branduardi, Maurizio Solieri, Giuseppe Cederna, Ambrogio Sparagna Cesareo (Elio e le storie tese) e Jhon De Leo, oltre al voice off di Franco Battiato, Toni Servillo, Franca Valeri, Rocco Papaleo, Moni Ovadia, Valerio Mastandrea. © Riproduzione riservata

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Lello Analfino & Tinturia

In cerca della rivoluzione.

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ercasi rivoluzione, il vostro ultimo singolo. Qual è la rivoluzione che cercate?

magari domani perdi mille. Non c’è nessuno che può venirci a dire che il gioco è un lavoro, è un mestiere. Il gioco è probabilità e la proLa rivoluzione che cer- babilità dice che alla lunga chiamo è quella che si può il banco vincerà sempre. definire una piccolissima rivoluzione pacifica. Co- Altra piccola rivoluzione, minciare a dire no a tutte dire no ai grandi colosquelle cose che assoluta- si della tecnologia, questa mente non ci servono. Per corsa assurda all’ultimo esempio giocare alle varie modello, all’industria del lotterie non ci serve, andare superfluo. nei centri scommesse non ci serve, in quanto ciò ci da Il muratore, per citare una solo una felicità illusoria categoria “normale”, non visto che oggi vinci cento e ha bisogno di acquistare il televisore maxi scher-

tx Alfonso Papa

mo per guardare le partite, quando poi non sa se riesce ad acquistare le scarpe al figlio. Ecco questi sono tutti esempi di piccole rivoluzioni, se questa gente che non può permettersi certe cose cominciasse a dire no e cominciasse nuovamente come si faceva prima del boom economico degli anni sessanta a usare lo stretto necessario. Le rivoluzioni violente hanno fatto grandi cambiamenti, ma non possiamo

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permetterci nuovi bagni di sangue, perché noi siamo un popolo passionario, un popolo che ancora crede nella libertà e nel futuro ma col sorriso sulla bocca.

vanno veramente le cose, utilizzando questo mezzo che si chiama microfono ed è a vantaggio degli artisti e che gli artisti devono utilizzare a loro volta a vantaggio di chi segue la propria arte.

pubblico che durante i nostri live ci segue in maniera entusiasta e numeroso.

Ci piace avere un contatto diretto ed immediato con loro, infatti anche per la nostra pagina facebook che Nel dialetto siciliano i conta più di centomila fans è bambini sin troppo svegli e discoli vengono detti Il singolo è estratto seguita direttamente da noi. “tinti”. Tinturia rappre- dall’album “precario”, ansentano le loro monelle- cora un termine troppo Nel vostro ultimo album rie. La rivoluzione vi ha attuale e troppo presente si contano numerosissime collaborazione, ve ne è una sempre accompagnato fin in questa società. che avreste voluto realizzadalla scelta del nome del La morale quale potreb- re ed ancora non si è congruppo? be essere? Essendo il tutto cretizzata? Assolutamente, fin dall’ini- così precario, dobbiamo zio ho pensato ed abbiamo cercare di sfruttare al me- Si con gli Squallor. Io adoro pensato di abolire quello glio ogni piccola occasione gli Squallor e mi piacerebbe tantissimo poter fare qualstereotipo di Sicilia, di ma- che ci capita. cosa con loro. fia, di coccole, di baffetti, di lupare, di gente che si pian- Per voi tantissimi con- Quali i prossimi impegni certi, qual è il vostro rapge addosso. porto con il palco e con il ed appuntamenti? Si i Tinturia, da sempre cer- live? Ad inizio dicembre faremo cano di portare un vento di delle date in Piemonte, fino cambiamento e far sapere a Sul palco cerchiamo di es- ad arrivare all’appuntamenpiù persone possibile come sere il più realisti possibile, to del 18 Dicembre ai Macerchiamo di coinvolgere il gazzini Generali di Milano. Il calendario è comunque in continua evoluzione e potete seguire le nostre attività e tutti gli aggiornamenti dalla pagina facebook Tinturia. © Riproduzione riservata

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Marco Mengoni Guerriero

È

Guerriero il nuovo singolo di Marco Mengoni che anticipa il nuovo album di inediti in uscita per Sony Music il prossimo gennaio, a due anni di distanza dal grande successo del multiplatino #prontoacorrere.

Guerriero è una ballad intensa che evidenzia la crescita di Marco come interprete e come autore e mostra una forte maturità artistica nel testo e nella produzione musicale. Il canto, profondo e consapevole, accompagna con delicatezza ogni momento del brano, scritto dallo stesso Mengoni e da Fortunato Zampaglione:

Guerriero è l›anima che ci permette di decidere, è la forza che destiniamo agli altri e alle situazioni del nostro cammino. Guerriero è la parte migliore di noi, quella che non rimpiange gli attimi perché diventa la vita stessa. “Quando cadrò tu non disperare, per te io mi rialzerò. Io sono un guerriero e troverò le forze, lungo il tuo cammino sarò al tuo fianco mentre ti darò riparo contro le tempeste e ti terrò per mano”

Il brano, prodotto da Michele Canova che prosegue la sua fortunata collaborazione con Mengoni, anticipa il progetto discografico fortemente innovativo che Marco ha annunciato e che vedrà la Guerriero è la nostra emotività. pubblicazione del volume 1, a gennaio 2015. Un progetto diviso in due con un primo e un secondo volume a raccogliere quelle che lui chiama “le playlist ancora in fase di scrittura e di lavorazione”. “Vinceremo contro tutti e resteremo in piedi e resterò al tuo fianco fino a che vorrai ti difenderò da tutto non temere mai”

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“Guerriero” è anche un video, che racconta la storia di un bambino appassionato di fumetti, che si accompagna

tx Alfonso Papa

ad un amico immaginario, un personaggio che si materializza da una delle sue letture preferite. Tsuki Deshu è con lui nella sua quotidianità, lo segue e gli è vicino in tutti i momenti della sua esistenza. Solo il piccolo lo può vedere e lo osserva nelle sue colorate evoluzioni, ne trae forza, coraggio, da lui prende il giusto suggerimento per ogni situazione. Lo accompagna a scuola. Fa i compiti e gioca con lui. Assiste alle discussioni in famiglia. E probabilmente diventa la sua stessa coscienza, la sua stessa forza. “vinceremo contro tutti e resteremo in piedi” Girato in Trentino con il Patrocinio di Trentino Film Commission, il soggetto del video è di Marco Mengoni che per la prima volta firma la regia insieme a Cosimo Alemà ed è interpretato dal giovanissimo Matteo Valentini che da subito ha creato con Marco un rapporto di grande complicità. © Riproduzione riservata


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PH Stylaz


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tx Marica Crisci

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Percezione visiva e memoria della forma

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arte

Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? (1897)

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urante il periodo dell’impressionismo, molti furono gli artisti che si avvicinarono a questa corrente artistica e poi ne presero successivamente le distanze. Uno tra tanti fu Paul Gauguin (Parigi 7 giugno 1848 – Hiva Oa Maggio 1903): per non essere condizionato dagli effetti della luce, anche se dipingeva all’aperto proprio come i pittori impressionisti, Gauguin dipinge a memoria, semplificando le forme ed eliminando i dettagli. Da sempre attirato dai Paesi tropicali, dopo diversi

tentennamenti, Gauguin decide di partire per Tahiti. Un viaggio reso possibile grazie all’intervento del figlio con il Ministro francese delle Belle Arti di Rouvier, il quale gli riconosce il titolo di “missione gratuita” con la promessa di acquistare un dipinto al suo ritorno. È proprio a Tahiti, dopo aver ricevuto la notizia della morte della figlia, che tenta il suicidio ma non riesce a causa dell’enorme quantità di veleno ingerito. Questo episodio lo porta alla realizzazione di una delle sue opere più importanti: “Da dove veniamo?

Chi siamo? Dove andiamo?” (1897). Un nuovo stile ed un nuovo modo di utilizzare il colore limitato a zone come se fossero delle macchie, annullando così ogni tipo di rapporto tra spazio e volume. L’opera va letta da destra verso sinistra; le figure rappresentano il ciclo vitale dell’uomo e sono posizionate in modo speculare. Una riflessione sull’esistenza dell’uomo, una visione della vita e della realtà raccontata come un sogno senza fine. © Riproduzione riservata

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Elena Reina n ove m

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hi è Elena Reina? Ho 22 anni e sono di San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna. Fra poco mi laureo Scienze della Formazione, ma la “notizia del giorno” è che finalmente mi lancio nel mondo della musica, il mio sogno! Che emozione! E’ da poco uscito il tuo primo singolo “La mia rivincita”, ci parli un po’ del brano di cosa racconta e come arriva? “La mia rivincita” è stata scritta con la collaborazione di una mia cara amica ed è nata in lingua inglese, col titolo “My payback”, quindi tradotta in italiano. 
In un certo senso un percorso singolare, ma credo che sia anche un segno di tempi nuovi e di noi giovani, a tutti gli

effetti figli di un mondo “più grande”. Il brano descrive una sensazione bellissima, liberatoria e vivificante, che si prova quando si riesce ad archiviare un qualcuno, un fidanzato divenuto soffocante, qualcosa che ci tarpa le ali, che rappresenta una costrizione, una catena, un peso, a volte, insopportabile.

Sei giovanissima, com’è per un giovane - oggi - avvicinarsi al mondo della musica? Bellissimo e spaventoso! L’emozione per me è al centro di tutto, quindi il motore, ma il momento storico in cui ci troviamo non è proprio dei migliori. Io vado avanti con la mia musica!

Cos’è la musica per Elena Hai dei riferimenti? Ti ispiri a qualche artista in particoReina? lare? E’ l’evasione dagli affanni del quotidiano, uno strumento I miei primi “idoli” sono gli per riempirsi di emozioni, “883” con “Sei un mito” e Laufrequentare i territori dell’im- ra Pausini con “La solitudine”. maginazione, dei desideri e Canto pop ma adoro l’alternascoprire energie insospetta- tive rock ed il blues! bili. Con le melodie lasciarsi trasportare nei mondi fanta- “La mia rivincita” farà sicustici dei nostri sogni”. Anche, ramente parte di un EP, ci tuttavia, un “canale” che “mi stai già lavorando? permette di ascoltarmi e farSì, con Manuel Auteri e Renato mi ascoltare”. Droghetti (i miei produttori della SanLucaSound) stiamo già lavorando al secondo singolo e ci diamo qualche mese di tempo, se i risultati saranno positivi come abbiamo verificato in questi primi giorni, pubblicheremo il primo EP! Il tuo sogno nel cassetto? E’ proprio quello di poter diventare una cantante professionista, l’inizio mi sembra buono. Certo, ci vuole tanto impegno, determinazione e fortuna, ma ce la metto tutta!

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32°Torino Film Festival tx Alfonso Papa

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emma Bovery di Anne Fontaine (Francia, 2014) è il film di apertura del 32° Torino Film Festival. Commedia eccentrica e amara, racconta le disavventure sentimentali di una giovane donna, Gemma (Gemma Arterton), gli equivoci e gli inganni dell’amore ma, soprattutto, la potenza della creazione artistica, dell’immaginazione e la loro influenza sulla vita

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vera. Martin (Fabrice Luchini), panettiere in un villaggio della Normandia, ha un’immaginazione sfrenata e una grande passione: la letteratura romantica ottocentesca. Quando arrivano i nuovi vicini, una coppia di inglesi che si chiamano Gemma e Charles Bovery, Martin viene subito colpito dall’assonanza dei loro nomi con

quelli dei protagonisti di Madame Bovary. Comincia così a fantasticare sulla bella Gemma, su suo marito e sul rampollo di una famiglia altolocata che si è ritirato in campagna per scrivere la tesi. Secondo Martin stanno ripercorrendo la storia del capolavoro di Flaubert. Interpretato da Fabrice Luchini e da Gemma Arterton, Gemma Bovery è ispirato all’omonima


graphic novel del 1999 di Posy Simmonds, autrice di Tamara Drewe, da cui Stephen Frears ha tratto un film nel 2010. Gemma Bovery è stato adattato per lo schermo dal critico e sceneggiatore Pascal Bonitzer e dalla regista Anne Fontaine, autrice di commedie insolite e spesso venate di sfumature noir o drammatiche come Dry Cleaning, La fille de Monaco, Il mio migliore incubo!, Two Mothers e il biopic Coco avant Chanel. La regista Anne Fontaine sarà presente alla cerimonia di apertura del Festival, il 21 novembre al Lingotto.

La 32° edizione del TORINO FILM FESTIVAL, diretta da Emanuela Martini con Paolo Virzì “Guest Director”, si svolgerà da venerdì 21 a sabato 29 novembre 2014. Le proiezioni si svolgeranno presso la Multisala Cinema Massimo (Via G.Verdi, 18), la Multisala Reposi (Via XX settembre, 15) e il Cinema Classico (Piazza Vittorio Veneto, 5). Quest’ultima sede sarà riservata esclusivamente alle proiezioni stampa. Anche quest’anno sarà attivata la TFF Press & Lounge, allestita presso la Sala Mostre del Palaz-

zo della Regione Piemonte (Piazza Castello, 165), dove si svolgerà, ogni mattina, l’attività stampa del Festival, tra il 22 e il 29 novembre. Il Catalogo del festival può essere scaricato dal sito ufficiale (www.torinofilmfestival.org), mentre il programma delle proiezioni è disponibile in forma cartacea presso tutte le sedi del festival. © Riproduzione riservata

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Le tre verità di Cesira n ove m

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di Manlio Santanelli

(regia Antonello De Rosa, scene Tonino Di Ronza, costumi Giusi Giustino ,disegno luci Salvatore Palladino).

Madre natura, la madre di tutte le madri, impegnata com’è a pensare alla ruota del pavone, al corno del rinoceronte e via dicendo, può anche avere qualche ‘passaggio a vuoto’, come si usa dire nel linguaggio tennistico. Chi è senza distrazioni scagli la prima accusa. E così Cesira, popolana discendente da una famiglia di “acquaiuoli”, ossia gestori di chioschi in

cui si vendono dalle acque ‘sine nobilitate’ alle bibite più fornite di blasoni liquidi, nell’età dello sviluppo è costretta ad assistere inerme alla crescita, a spese del suo labbro superiore, di un paio di baffi setolosi e inestricabili come una foresta subtropicale. Per il

tx Alfonso Papa

vello che a volte deturpa le più belle gambe femminili c’è pronta la ceretta. Per il boschetto sotto le ascelle si può sempre ricorrere al provvidenziale aiuto di un rasoio. Lo stesso vale anche per i baffi, dirà più d’uno. Ma Cesira non vuole dissipare il suo prezioso tempo ogni mattina. E poi, nella fattispecie il rasoio dovrebbe ritirarsi in buon ordine, par far posto ad un più funzionale falcetto, di quelli in dotazione ai giardinieri. La donna, inoltre, non è fatta della stessa pasta di quelle che non accettano il naso adunco o il mento a lampada di Aladino, e si spericolano in operazioni di plastica facciale (che, detto fra noi, a volte rende le sue vittime meno avvenenti di prima). E dunque tutti a bere dalla donna con i baffi aranciate, limonate, chinotti, acque sulfuree, gassose e il ben noto Diego Armando Maradona, un miscuglio di ingredienti molto poco esotici se si eccettuano i detriti di un’arachide a conclusione del manufatto!

Finché un bel giorno compare un signore con uno strano aggeggio, molto simile alle più competitive telecamere, e con flemma da professionista lo sistema su un tre piedi e lo punta sull’acquaiola. Sollecitata nella sua vanità di esemplare unico e irripetibile, Cesira svelerà non una ma ben tre verità (tre per quanti sono i canali della TV di Stato), verità delle quali sarei pronto a mettervi a parte se non fossi a conoscenza di quella buona norma che suggerisce di non spifferare ai quattro venti lo sviluppo e la conclusione di un giallo (anche se in questa sede si tratta piuttosto di un verde, o un rosso amaranto, o un nero fumo di Londra, o come più vi aggrada). Piccolo Bellini, 25 novembre 7 dicembre 2014 Orario spettacoli: feriali ore 21.15, domenica ore 18:00 Biglietti: Intero 15.00 euro - ridotto 10 euro (Under 29 - Cral - Over 65) © Riproduzione riservata




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