
Il battesimo del mare
Sto sonnecchiando sulla spiaggia, sfinita dopo la mia prima nuotata in mare. Penso a quanto sia stato bello ed emozionante nuotare assieme a mamma e papà. Ho visto fondali meravigliosi e pesci di varie forme e colori. Sarebbe stupendo farsi degli amici. Forse nei prossimi giorni stringerò amicizia con qualcuno. Chissà... io lo spero davvero. Mi chiamo Nyx come la dea greca della notte. Mamma e papà mi hanno chiamato così perché sono nata in una fredda notte d’autunno. Hanno optato per un nome greco perché tali sono le mie origini. Ah, dimenticavo! Sono un cucciolo di foca monaca. Anche se ho solo pochi
giorni di vita, i miei genitori mi hanno già fatto entrare in acqua. Per mettermi al mondo la mamma ha scelto una spiaggia isolata, con l’intento di proteggermi dalle insidie rappresentate dall’uomo e da altri predatori di aria, terra e mare. Si tratta di una piccola spiaggia racchiusa tra le rocce, inaccessibile agli esseri umani. Qui trascorrerò diversi mesi perché l’allattamento si svolge esclusivamente sulla terraferma. Verrò allattata fino alla dodicesima settimana. Per ora la mamma sta sempre con me, ma tra qualche tempo, di tanto in tanto, mi lascerà incustodita tornando periodicamente per allattarmi e assicurarsi che stia bene.
Come ho già accennato, oggi è stato un grande, grandissimo giorno in quanto i miei genitori mi hanno portato per la prima volta in mare. Devo dire che, mentre sulla terraferma i miei movimenti sono lenti e impacciati, in mare mi muovo con fluidità. La spiegazione sta nella struttura del mio corpo... o meglio, del nostro corpo. Dovete sapere che la foca monaca ha un corpo allungato, irregolarmente cilindrico, rivestito di uno spesso strato adiposo ricoperto da un fitto pelo corto, vellutato, impermea -
bile all’acqua. La pelliccia è di colore nero nel maschio, marrone o grigio nella femmina, con la pancia più chiara, addirittura bianca nel maschio. Il termine foca monaca deriva proprio dalla colorazione del nostro mantello che ricorderebbe una tonaca monacale. Gli arti anteriori sono trasformati in pinne mentre quelli posteriori costituiscono un’unica pinna posteriore. La nostra testa è piccola, leggermente appiattita. Abbiamo orecchie esterne prive di padiglioni auricolari e il nostro muso è provvisto di baffi lunghi e robusti, detti vibrisse. Sì, avete capito bene, abbiamo i baffi come i gatti. Dormiamo in superficie in mare aperto o utilizzando piccoli anfratti sul fondale per poi risalire periodicamente a respirare. Non vedo l’ora di crescere per provare l’incredibile emozione di dormire sott’acqua. Dopo l’allattamento mi nutrirò con molluschi, crostacei, pesci e così farò per tutta la vita. Sono cicciottella. Peso diciotto chilogrammi e quando diventerò adulta potrò arrivare a pesarne trecento. Beh, mi auguro che i chili saranno distribuiti in modo omogeneo. Sapete, non vorrei che mi venisse la pancia! De -
sidererei un corpo da sirena, ma, essendo nata foca monaca, direi che un corpo così rimarrà per me soltanto un sogno.
Come vi ho già comunicato, ho origini greche. Sono convinta che i più curiosi si chiederanno perché le mie radici sono legate alla Grecia. Sono pronta a spiegarlo: semplicemente perché i miei nonni facevano parte di una colonia in Grecia. Io, invece, sono nata nel mare di Sardegna, nell’area Del Golfo di Orosei. È un evento eccezionale questo. Era da cinquant’anni che la foca monaca non si vedeva nel mare di Sardegna! L’aumento del turismo di massa con centinaia di barche lungo questo tratto di costa ha portato all’estinzione della foca monaca in Sardegna, costringendo le foche a spostarsi nel Tirreno centrale e in alcune isole dell’arcipelago toscano. Mamma e papà hanno voluto provare a stanziarsi nell’area che in un passato molto lontano i nostri antenati avevano scelto come loro dimora. Negli anni, molte aree della Sardegna sono state dichiarate protette, così i miei genitori hanno pensato di mettere su famiglia scegliendo una piccola cala vicino alla Grotta del Fico, alla Grotta del Bue Marino, a Cala Mariolu e a Cala Golori-
tzè, dove diversi anni fa esisteva un nucleo stabile di dieci-venti foche. I primi a scoprire l’esistenza della foca monaca nel Mar di Sardegna furono i pescatori ponzesi arrivati in quest’area per la cattura delle aragoste. Sono a conoscenza di questi dettagli grazie alla mamma: ogni sera ci sistemiamo sul nostro giaciglio e lei mi racconta una favola. In realtà proprio di favola non si tratta perché è storia vera. Mi piace tanto ascoltare i suoi racconti e cerco di rimanere sveglia il più a lungo possibile, ma a un certo punto i miei occhietti si chiudono e finisco per immergermi nel mondo dei sogni. Tra i racconti della buonanotte uno mi ha colpito in particolare. Si tratta di una leggenda. Narra che uno dei pescatori dell’isola di Ponza usasse nascondere il pesce appena pescato all’interno di una grotta dove era solito ormeggiare. Quando, però, il giorno seguente tornava per riprenderlo, stranamente il pesce non c’era più: sparito! Le foche monache, infatti, banchettavano con il pesce delle reti calate dalle barche o con quello nascosto nelle grotte. Per questo, da sempre, le foche sono state cacciate o eliminate perché considerate in competizione con i pescatori. Poi la distruzione dell’habitat, il distur-
bo continuo, l’inquinamento, la scarsità di cibo e le epidemie hanno fatto il resto. Ma veniamo al pescatore. Sorpreso dei continui furti, un giorno
esclamò:
«Acca cestà o mariolo» che in dialetto ponzese significa: “Qui c’è un ladro”.
Per questo motivo la spiaggia venne ribattezzata Cala Mariolu. Io sono nata vicino a questa spiaggia. Papà mi ha detto che la spiaggetta dove sono venuta al mondo non ha un nome. È così piccola e nascosta che non appare sulle cartine geografiche. I miei genitori, comunque, hanno voluto ugualmente assegnarle un nome. L’hanno battezzata Cala Speranza. Infatti, il loro desiderio più grande è riuscire a dar vita a una nuova colonia per scongiurare l’estinzione della specie in questo tratto di mare così limpido e cristallino da non invidiare nulla al Mare dei Caraibi. Sono fiera dei miei genitori e di poter anch’io contribuire in parte al ripopolamento della specie. Certamente non dipenderà solo da noi, ma anche dagli esseri umani che dovranno rispettare l’ambiente e di conseguenza anche la specie a cui appartengo.
I primi amici
Sto crescendo a vista d’occhio da quanto dicono papà e mamma. Sono felice di crescere, ma, allo stesso tempo, la cosa mi spaventa perché non vorrei mai allontanarmi dai miei genitori. I giovani esemplari, infatti, tendono ad abbandonare il gruppo originario e a disperdersi anche lontano dal luogo di nascita. Io credo che non lo farò mai, ma non si può dare nulla per scontato: crescendo potrei cambiare idea.
Sto per darvi una notizia straordinaria, almeno per me lo è. Ho trovato un amico! C’è un detto che dice: “Chi trova un amico trova un tesoro” ed io sono immensamente felice di avere incontrato Crab!
Dal suo nome avrete immediatamente capito che si tratta di un granchio. Crab è precisamente un “granchio ragno di mare”, qui in Sardegna chiamato anche “granchio dell’anemone” perché spesso vive insieme a questi esemplari marini per sentirsi protetto.
La nostra amicizia nacque per caso o, dovrei meglio dire, per un pizzico. Mi stavo crogiolando al sole, abbandonata su una roccia liscia e bianca, la mia preferita, quella che si trova nel bel mezzo di Cala Speranza. Spicca come un relitto incagliato sulla spiaggia.
La amo perché da lassù si domina il mare che, come una lingua di fuoco, esce dalla cala per ricongiungersi al mare aperto. Da qui avvisto le navi che solcano il Mar di Sardegna, restando fortunatamente distanti dalla costa. Ma lasciamo perdere questi particolari e torniamo a parlare di Crab. All’improvviso sentii qualcosa o qualcuno... che stava tirando uno dei miei lunghi e lisci baffi.
«Ehi, ma cosa diavolo sta succedendo? Che male! Ahi! Basta, che male! Si può sapere chi o cosa mi sta dando fastidio? Non ne posso più.» Mi guardai intorno senza vedere anima viva, a parte mamma e papà che danzavano in acqua a caccia di pesci senza mai perdermi di vista.



Nyx è un cucciolo di foca monaca che conoscerà la bellezza dell’amicizia scoprendo che può esistere anche tra specie diverse. Stringerà, infatti, amicizia con un granchio, una tartaruga, una piovra, un delfino, un gabbiano e due ragazzini.
Crescendo capirà che l’amicizia è scelta, ma anche somiglianza, condivisione, sentimento. Nascerà un meraviglioso legame tra uomo e animale a conferma che tutto è possibile dove c’è amore. Il gruppo di amici condividerà gioie, dolori, segreti…
Valori impliciti
Nel libro vengono messi in primo piano valori come l’amicizia, la solidarietà, l’uguaglianza, la fiducia e il rispetto.
In Nyx si promuove la collaborazione come strumento per raggiungere obiettivi condivisi. Bambini e animali si coalizzano e lottano per un bene comune: il mare. Se ci prendiamo cura del mare, il mare si prenderà cura di noi.