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Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo


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Focus Yemen

Un altro fronte di guerra Gli occhi del mondo sono puntati su questo paese strategico

Sarà il terzo fronte di guerra per Barack Obama, il primo aperto da lui dopo quelli ereditati da Bush, Afghanistan e Iraq. Si parla di Yemen in questi giorni e si scopre all’improvviso qualcosa che molti sapevano da anni: è proprio lo Yemen una delle basi solide e storiche di Al Qaeda. Un legame forte fra il Paese della penisola arabica unito da pochi decenni ( prima c’erano due stati, uno al Nord, l’altro a Sud) e l’organizzazione creata da Osama bin Laden. Il padre di Osama era yemenita e i rapporti con la società tribale e conservatrice del Paese sono sempre stati stretti. Lo Yemen – lo dicevano analisti e intelligence – è da decenni luogo di addestramento e base militare per l’organizzazione. Ora gli Stati Uniti sembrano scoprirlo e vogliono intervenire in una situazione assolutamente complessa. Il rischio è che siano fuori tempo. In un lungo articolo apparso sul Washington Post si analizzano gli errori commessi dagli Usa. Il campanello d’allarme, dice il quotidiano, doveva scattare dieci anni fa, con l’attentato al cacciatorpediniere USS Cole nel porto di Aden, costato la vita a 17 militari americani.

Generalità Nome completo: Repubblica dello Yemen Popolazione (2005): 20.975.000 Capitale: Sanaa Superficie Totale: 520.975kmq Lingue ufficiali: Arabo Religione: Mussulmana, minoranza ebraica Moneta: Riyal yemenita Principali esportazioni: --------PIL procapite: 751$

Raffaele Crocco

Associazione 46° Parallelo


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L’attentato – fu dieci mesi prima dell’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre – non ebbe reazioni di alcun tipo sino al novembre del 2002, quando un Predator americano (un aereo senza pilota) sparò un missile contro un’auto nell’est del Paese, uccidendo sei persone, tra cui Abu Ali al-Harithi, considerato la mente dell’attentato alla USS Cole. In quel momento Yemen e Usa collaboravano strettamente nella lotta contro il terrorismo. L’attacco – accolto a Washington come un successo – creò tensioni nelle relazioni fra i due Paesi. La dirigenza yemenita chiese all’amministrazione Bush di non rivelare il proprio coinvolgimento nell’azione militare, per paura di reazioni contrarie all’interno del Paese. Washington invece si vantò di quanto aveva fatto e il governo di Sana’a perse fiducia nell’alleato americano. Da allora è stato un gioco di fraintendimenti, di cose dette male o non dette. I servizi segreti e la dirigenza yemeniti accusano gli Stati Uniti di non essersi concentrati sulla minaccia crescente rappresentata da Al Qaeda nello Yemen. Dicono che non c’è stata collaborazione e che non sono stati stanziati fondi sufficienti per la lotta al terrorismo. L’amministrazione Usa accusa Sana’a di non aver fatto nulla contro l’organizzazione di bin Laden. Questo stato di cose è ben rappresentato dalle dichiarazioni rilasciate al Post dall’ex premier yemenita, Abdul Karim al-Iriyani. «L’attacco alla USS Cole nel 2000 avrebbe dovuto essere la sveglia più forte contro al Qaeda. Ma io penso, e lo pensavo anche quando stavo al governo, che non sia stata data tutta l’attenzione che serviva ad Al Qaeda. Adesso, è molto più difficile che nel 2000”. La riprova viene dal drastico taglio di finanziamenti Usa allo Yemen negli ultimi anni. Dai 56,5 milioni di dollari del 2000 si è scesi ai 25,5 del 2008. Gli aiuti contro il terrorismo erano 2,6 milioni di dollari nel 2006, anno in cui la cellula di Al Qaeda si è riorganizzata grazie all’evasione dal carcere di 23 militanti, tra cui Nasser alWuhayshi, diventato leader del gruppo. Ora, dopo il fallito attentato all’aereo partito da Amsterdam, con il terrorista addestrato proprio in una base dello Yemen, le cose stanno cambiando. Il governo yemenita ha intensificato gli attacchi contro i terroristi, grazie alle promesse di Obama di intervenire finanziariamente e ad alcune azioni militari rimaste nell’ombra, ma che hanno coinvolto direttamente la marina e l’aviazione statunitensi. Ma l’azione del governo e la dichiarata “nuova alleanza” di Obama rendono – dicono gli analisti internazionali – lo Yemen politicamente molto più fragile. L’opposizione denuncia vittime civili nei raid dell’esercito e questo scalda gli animi di chi si sente comunque affascinato dal messaggio di bin Laden. Una spirale che potrebbe non avere fine tanto rapidamente.


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