PROGETTO TREPIUNO
P
arlare sulla nostra rivista che, solitamente, tratta di auto e moto d’epoca, di una vettura moderna come l’attuale Fiat 500 che è appena giunta peraltro alla sua terza generazione, potrebbe sembrare azzardato. Ma quando leggerete i passi di questa appassionata intervista che abbiamo fatto a Roberto Giolito (attuale Head of FCA Heritage), capirete quanta importanza ha avuto il passato su questo progetto, ma anche quanto lavoro c’è dietro a delle semplici linee che a noi sembrano assolutamente normali sulle nostre vetture. La bellezza di poter intervistare chi un’auto l’ha pensata e calata nella realtà quotidiana è che si va a comprendere a fondo ogni singolo dettaglio e il perché si sono fatte certe scelte stilistiche e pratiche. Ci concentreremo sul prototipo della 500, chiamato “Trepiuno” che, è bene ricordare, non è un semplice “revival” come molti all’epoca lo classificarono. Nasce infatti molti anni dopo il fenomeno New Beetle o Mini, ma non ha la pretesa di raccogliere ad ogni costo un’eredità del passato, piuttosto vuole trasfigurarla e renderla fruibile e moderna, al passo con il Terzo millennio. Roberto Giolito, all’epoca a capo del team che si occupa di creare questa nuova vettura, quando ci racconta la nascita e i dettagli di questo progetto, nella splendida cornice dell’Heritage Hub di irafiori a stento trattiene l’entusiasmo ed è facile intuire quanta passione e lavoro abbia messo in questa “creatura” a 4 ruote. Ma lasciamo che siano le sue parole a raccontare.
Roberto Giolito e la sua “creatura” conservata all’Heritage Hub.
Come è nata l’idea di creare una 500 del nuovo millennio? In quegli anni c’era un sentimento del tutto naturale di ritrovare e attualizzare le icone del passato, ai sem ici oggetti i so oti iano fino alle automobili. Il New Beetle è stato sicuramente il capostipite di questa nuova tendenza, nata appunto nella prima metà degli anni ’90, una sorta di nostalgia “sana” di voler rivedere gli oggetti a cui eravamo affezionati in passato nella nostra quotidianità. Fin da subito io ho valutato attentamente se fosse davvero il caso di riprendere il “vestito” della 500 oppure solamente le sue idee, per capire se applicarlo alla nostra migliore meccanica disponibile in quel momento. Ne nasce quindi un lavoro molto attento al passato, per prelevare quelli che furono i segnali che la Fiat 500 del 1957 diede al pubblico e al mercato. Così, io e il mio gruppo di giovanissimi designer, alcuni ancora in formazione, altri appena entrati nel mondo del lavoro, partimmo con grande entusiasmo nel creare qualcosa di completamente nuovo. L’obiettivo era quello di “asciugare” tutte le caratteristiche facenti parte del DNA della 500 per creare una vettura intorno alla meccanica e alla tecnologia disponibili in quel momento.
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