Alessandro Rocchi

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Progetto editoriale

Neo Art Gallery e Tangram Gallery - Roma a cura di

Giorgio Bertozzi - Roma giorgio.bertozzi@gmail.com

Ferdan Yusufi - Istanbul ferdanyusufi@gmail.com Coordinamento grafico editoriale

Stefano Ferracci - Roma tangram.studiografico@fastwebnet.it Foto

Alessandro Rocchi Stefano Ferracci

© 2015 Alessandro Rocchi sculture.rocchi@gmail.com

© 2015 NAG Edizioni nag.edizioni@gmail.com

© 2015 Tangram Gallery tangram.gallery@gmail.com Ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, nessuna parte di questo volume può essere riprodotta senza il consenso scritto dell’autore e dell’editore.


Il mio percorso creativo è stato accompagnato e guidato dai consigli e insegnamenti ricevuti dal carissimo amico e insigne scultore docente d’arte, Nunzio Bibbò, che recentemente ci ha lasciato. Il vuoto incolmabile,viene compensato dal ricordo della sua umanità e amore per l’arte.


Progetto editoriale

Neo Art Gallery e Tangram Gallery - Roma a cura di

Giorgio Bertozzi - Roma giorgio.bertozzi@gmail.com

Ferdan Yusufi - Istanbul ferdanyusufi@gmail.com Coordinamento grafico editoriale

Stefano Ferracci - Roma tangram.studiografico@fastwebnet.it Foto

Alessandro Rocchi Stefano Ferracci

© 2015 Alessandro Rocchi sculture.rocchi@gmail.com

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© 2015 Tangram Gallery tangram.gallery@gmail.com Ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, nessuna parte di questo volume può essere riprodotta senza il consenso scritto dell’autore e dell’editore.


a cura di Giorgio

Bertozzi e Ferdan Yusufi

coordinamento grafico-editoriale Stefano

Ferracci



La commozione e l’emozione, la sorpresa e l’attesa, sono sentimenti che l’artista evoca durante la creazione delle sue opere. Chi le osserva viene coinvolto inevitabilmente da un turbamento di emozioni. Attraverso quei volti eterei, quegli sguardi mistici, quelle fattezze che oltrepassano l’essenza della materia, nasce e si sviluppa il suo estro artistico. Il tema della maternità, che si replica inevitabilmente nelle sue creazioni artistiche è l’essenza della sua poetica. Nella rappresentazione della donna esprime la continuità dell’esistenza. Questa raffigurazione è descritta e vissuta con distacco infatti sembra quasi testimone cosciente di un compito inevitabile. Lo vediamo osservando il senso di indifferenza e solitudine che traspare dal suo sguardo imperturbabile e dalla sua fissità posturale. Anche nella riproduzione del bambino, che si affaccia all’avvenire che lo attende, si percepisce un senso di abbandono e di stupore. Osservando invece le sculture che raffigurano una coppia, nonostante il loro accostamento, si avverte nuovamente una profonda solitudine. Alessandro Rocchi

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Alessandro Rocchi - la poesia della figura di Alessandra Cesselon

Il Fare La scultura come necessità di vita. Plasmare, è per questo scultore romano, un’insopprimibile necessità di vita. Nell’osservare il suo “fare” artistico vediamo l’artista e l’artigiano alternarsi nell’operare. Alessandro Rocchi, non delega ad altri la finitura delle opere, come fanno molti, ma, dall’inizio alla fine, segue e domina le sue produzioni che raggiungono a risultati di plastica eleganza. Rocchi non prescinde dalla tradizione antica e mette a frutto tutta la sua ventennale esperienza. Le sue creazioni, solide e compiute, ma nello stesso tempo delicate e leggere, ricordano per alcuni tratti la tradizione antica; in particolare le testimonianze delle sculture etrusche del Lazio e non solo. La sua vita artistica si articola in un susseguirsi di momenti creativi nei quali il “fare”, pur mantenendo una coerenza rappresentativa, si sviluppa in diverse direzioni. Dalle prime opere naturalistiche ed espressioniste, si passa ad altri momenti estetici ai quali l’artista ha dato dei nomi specifici che ne contengono, in nuce, le istanze. Ma quello che conta è comunque il fare. Alessandro non è un artista pigro, anzi la sua creatività lo porta a sperimentare forme e momenti altri. Le sue mani viaggiano nell’operare come in una sorta di trance nella quale realizza le sue figure. Il “fare” è dunque in lui dominante; solo dopo l’artista arriva a ricercare significati e concetti che spesso prescindono dalla sua stessa insopprimibile esigenza di creatore. Rocchi sottolinea la fatica del fare. La sua scelta, infatti, è quella di non abbandonarsi soltanto alla mera espressione del bozzetto iniziale, ma di ricercare soluzioni ultime che soddisfino la sua anima. Nell’operare artistico, quello che lega l’uomo e l’artista al divino e al trascendente, è sicuramente la creazione pura come funzione dell’essere. Questa operazione non è scevra di lotte per il raggiungimento dello scopo. Questa battaglia, che ha in se esperienze a volte anche mistiche, non può prescindere dall’impegno e dal sacrificio. L’artista è ben cosciente che non basta la cosiddetta “ispirazione” per realizzare delle opere d’arte.

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L’opera non si crea da sola, c’è bisogno dell’esperienza e della volontà, della capacità costante di perseguire uno scopo; è necessario operare con umiltà giornaliera per arrivare al risultato finale. Queste istanze, formano il fulcro e il portato di un “fare” che, nel caso di Alessandro Rocchi, dopo tanta fatica, si rivela solo alla fine in tutta la sua ineguagliabile poesia.

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La Materia Alessandro Rocchi e la terracotta, un binomio che non si può scindere. Le scelte del “fare” si configurano spesso come esperienze totali nelle quali l’artista, di volta in volta, si mette a disposizione della “materia”. E’ spesso lei che comanda e che detta le sue regole; l’artista è volutamente sottoposto alle sue necessità, anche espressive e linguistiche. La scelta dell’uso di un materiale piuttosto che un altro ha un significato profondo, che mette in luce l’”animus” del creatore. La creta è un materiale duttile, che però ha bisogno di sequenze precise di realizzazione. La freschezza del tocco, la possibilità di un modellato veloce e sostanziale sono solo una parte del lavoro, che successivamente si estrinseca in passaggi tecnici precisi e obbligatori. La creta non concede sconti. Se la realizzazione non è perfetta si crepa e si rompe. La scelta di questo materiale è dunque una scelta difficile, come quella dell’acquerello in pittura, che una volta realizzato non permette ripensamenti, cosa che avviene in altre tecniche come la tempera o l’olio. Le opere in creta sono quindi non modificabili. Dopo la formatura del pezzo avviene l’asciugatura e quando la materia è sufficientemente solida, ma non asciutta, avviene lo svuotamento e infine la cottura. Rocchi, nel suo studio di Mentana, utilizza un forno personale, che gli permette completa libertà. La leggerezza e la resistenza dell’opera finita dipende da queste antichissime regole. Le fasi dell’azione sono tutte rigorosamente rispettate e consentono risultati ottimali. Successivamente si procede alla patinatura semplice, che consente di


preservare la creta dalla sua stessa fragilità. Nel caso di Alessandro, questo è un momento importante che gli consente un’ulteriore modificazione della materia usata. Egli, infatti, sperimenta a volte diverse e originali patinature che permettono di trasformare la creta nella mimesi di altri materiali, come bronzo, pietra o ceramica. Una tecnica antica, che produce risultati affascinanti. La scelta di questo artista di operare con la creta è dunque sintomo di una sua volontà d’immediatezza e freschezza della figurazione, ma anche di una volontà personale di confrontarsi con una materia difficile che solo la tenace volontà dell’uomo riesce a dominare. Lo Stile e la Struttura delle immagini Le raffinate sculture di Alessandro Rocchi si caratterizzano per le linee rigorose e i volumi fortemente plastici. Le posture variate e originali, propongono visioni di quieta serenità che rappresentano il principale attributo del linguaggio dell’artista. La dinamica relazionale tra donne e uomini racconta un mondo di atmosfere rarefatte, dove la drammaticità dell’essere è sempre ricondotta alle leggi di una serena armonia; dove il sottile erotismo che permea i corpi si riconduce alle esperienze e alle radici antiche della nostra cultura. L’intreccio di linee compositive non è mai fine a se stesso e la torsione, talvolta estrema, o l’allungamento delle membra alla maniera di Giacometti, si contrappunta a momenti di contenuta semplicità e ritorno al realismo. Liriche e commoventi alcune sculture di donne assise che, come per le immagini arcaiche e solenni della Mater Matuta, comunicano con il mondo arcano che è in ognuno di noi. Il peso corporale suggerito dai grandi arti ben modellati ci ricorda la scultura romanica di Wiligelmo o di Benedetto Antelami. Rocchi ci consegna una produzione scultorea ricca d’interesse, in quanto originale e personalissima, ma legata e supportata dalle memorie della tradizione.

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I Contenuti e le Tematiche Le scelte intellettuali portano l’artista verso tematiche di tipo umano e sociale che ha scelto come struttura del suo fare: dalle creazioni naturalistiche, alle esperienze surrealiste; da quella che egli ha definito Nuova Figurazione, al Ritorno alla Natura e al Tempo Universale, delle ultime opere. Quello che si nota è la sua effettiva coerenza rappresentativa che supera restrizioni e schemi concettuali. Dominante è in quest’artista la necessità di rappresentare la figura umana, la coppia, la mamma col bambino, che divengono di volta in volta emblema del mondo, dell’amore, della tenerezza, del distacco e dell’incomunicabilità dell’essere. Figure fluide e dinamiche, ma anche solide e corpose come una scultura altomedievale. L’allungamento dei volti alla Modigliani, che trovavamo in un gruppo di opere appartenenti alla serie “ Nuova Figurazione”, diventa nelle recenti opere del “ Tempo Universale”, meno estremizzato. Il corpo si fa più solido, i volti esprimono delicati sentimenti e simboliche, semplici emozioni. Ma la necessità di creare dell’artista non si ferma, e interviene sui puri corpi scultorei con un lavoro intellettuale che lo costringe a tormentare le limpide immagini con superfetazioni di oggetti e materiali di stampo surrealista. Vediamo le grate che formano nelle membra, spazi altri dai quali s’intravedono figure. L’uso di materiali esterni ma naturali, come rami e piante, rendono particolarmente originali queste creazioni. Interessante soffermarsi su un elemento che attraversa tutta la produzione di Alessandro Rocchi a diversi livelli. Si tratta delle “mani”. Le sue incredibili mani, che sembrano spuntare dal nulla e diventano carezza o monito al di fuori del tempo e dello spazio reali. Esse sono uno dei loghi importanti e fondamentali di quest’artista. L’Emozione e il Messaggio Raccontare il mondo per mezzo di un uomo, una donna o di un bambino, è un espediente per meditare sulla storia. Alessandro si sforza di rappresentare un mondo


universale e contemporaneo che è però inserito nel tempo e che di esso coniuga tutti gli aspetti. L’Infante, dall’aspetto ineffabile di certe divinità antiche, è spesso presente nelle ultime produzioni e rivela una scelta precisa. Il bambino che guarda il presente, ma che nella sua stessa natura si proietta nel futuro, è un simbolo del nostro tempo, a volte disincantato e apparentemente senza speranza. Non è questa la posizione del nostro autore, che nel futuro crede. E’ proprio questo il messaggio di Alessandro Rocchi. Mediante la testimonianza delle sue opere positive e maternamente ricche di emozione, si configura un quadro nuovo per questo nostro difficile mondo. L’artista ci consegna un bene da far fruttare in futuro, ci consegna un bimbo da crescere, da plasmare verso realtà semplici e buone legate agli affetti familiari. L’opera di Rocchi è dunque un monito e un auspicio che evidenzia la volontà di trasmettere un messaggio di speranza universale.

Alessandra Cesselon è una storica dell’arte e un’artista di Roma. È laureata in lettere, con indirizzo storia dell’arte, all’Università “La Sapienza”, ed è diplomata all’Accademia di Belle Arti e all’Accademia di Moda e Costume di Roma. Attiva tutor e coach nel campo delle arti e delle lettere. Si occupa della revisione critica ed editoriale di testi letterari e cura il percorso evolutivo ed estetico di artisti e scrittori. Insegna storia dell’arte, pittura, scrittura creativa, e canto rinascimentale. Scrive testi critici, prefazioni di libri, presentazioni per eventi personali e collettivi, poesie e racconti. Cura la realizzazione di mostre ed eventi culturali. Ha partecipato e presentato decine di mostre di pittura personali e collettive in tutta Italia. Come redattrice, scrive recensioni di grandi mostre, di cinema e teatro sulle riviste periodiche Taxi Drivers e la Voce del Municipio di Roma e su Lapilli di Napoli, collabora con il gruppo poetico de “La Stanza di Erato” di Genova.

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Senza dubbio... di Giorgio Bertozzi

Alessandro Rocchi non si mette mai in evidenza, anzi se può tende a nascondersi, ma fortunatamente l’uomo e l’artista non sfuggono all’attenzione di chi apprezza la spontaneità e la genuinità. È comunque bene precisare subito che genuino e spontaneo, nel caso di Alessandro, Uomo e Artista, sottintendono, neanche tanto velatamente, la predisposizione a comunicare in modo essenziale, onesto, senza fraintendimento, senza mediazione, senza dubbio. Le sculture di Alessandro si mostrano con lo stesso vigore con cui un giovane affronta la vita, le guardi una ad una e ti sembra di assistere alla presentazione di una immensa collezione delle opere degli scultori di ogni tempo, dagli anonimi del periodo classico ai grandi del cinque/settecento fino ai moderni per arrivare ai contemporanei. Personalmente la presentazione a cui ho “assistito” é andata a ritroso nel tempo partendo da un opera molto evocativa della produzione di Igor Mitoraj procedendo con forme in stile Rodin, intrecci alla Cellini, complessità alla Bernini, volumi michelangioleschi, drappeggi e trasparenze della scuola di Fidia. Insomma anche per Alessandro Rocchi, come per ogni artista contemporaneo, si può parlare di una produzione figlia di altri padri, anzi per dirla tutta figlia di molti padri. Con altrettanta chiarezza va detto che un’unica madre ha generato queste forme: la capacità plastica e creativa di Alessandro e del suo genuino e spontaneo modo di essere e di creare. Già, creare, questa è la grande magia dello scultore che con i suoi gesti, la sua sapienza, mille e mille volte ripete quanto descritto nel più antico dei Libri, dove, il Creatore, modella l’Uomo trasferendogli vita ed anima con il proprio fiato. L’umanità ha conservato memoria del prodigio creativo. Già nell’antica Grecia si era arrivati alla considerazione che se l’Uomo era l’immagine del Divino non si poteva che tendere alla perfezione nel rappresentare con la scultura, regina delle arti, la figura umana, il ragionamento, la caparbietà e i tanti fattori che la storia ben ci descrive, hanno contribuito alla realizzazione di capolavori assoluti, per tutti: i Bronzi di Riace e la Venere di Milo. Con la scultura l’omaggio al divino è proseguito ininterrotto nel tempo e negli stili e tanto più “l’omaggio” è spontaneo, genuino, tanto più ha valore. Diventa istintivo desiderare le genuine sculture di Alessandro Rocchi, pensarle nel proprio luogo di lavoro, nella propria abitazione, la loro presenza ci ricorda tutto questo... in silenzio.

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La nuova figurazione Rivisitazione 2013-2015



La nuova figurazione Rivisitazione 2013-2015

Con il titolo “La nuova figurazione 2013/2014” dopo incessanti ricerche e sperimentazioni, il maestro d’arte, Alessandro Rocchi, recentemente rivisita in maniera più analitica e ricercata l’espressione plastica iniziata fin dal 2003-2004. In questa nuova e recente rappresentazione la sua indagine raggiunge una maturità inaspettata. L’elemento prezioso che Rocchi sta progressivamente conquistando è dato da rappresentazioni di forme sempre più enigmatiche sia negli abbinamenti che nelle posture, ma la cosa che più colpisce sta principalmente nella suggestione interiore che esse trasmettono. I personaggi rappresentati se pur alle volte accostati in espliciti abbracci , sono come sospesi in uno spazio apparentemente senza tempo, pervasi da una palpabile atmosfera di mistero, rievocano e trasmettono un sentimento di stupore e di intensa solitudine. Il tema della rappresentazione della maternità che si perpetua nei soggetti, per Rocchi è il simbolo e l’allegoria della continuità dell’esistenza dell’essere umano.

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Donna con bambino 2000, terracotta patinata, altezza cm 50

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Donna con bambino 2014, terracotta patinata a effetto bronzo, cm 32x35x30h



Amanti 2014, terracotta patinata a effetto bronzo, cm 38x28x35h

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Bambino con palla 2014, terracotta patinata effetto bronzo, cm 45x30x38h



Soccorso 2014, terracotta patinata a effetto bronzo e legno, cm 42x35x38h

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Amanti 2014, terracotta patinata a effetto bronzo, cm 38x28x35h



Legame interiore 2015, terracotta patinata a effetto bronzo, cm 30x30x35h

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Attesa 2015, terracotta patinata a effetto bronzo, cm 38x40x45h



Attesa 2014, terracotta patinata, acrilici, e vetro fuso, cm 32x40x35h

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Dialogo 2014, terracotta patinata e lucidata, cm 50x28x40h



Riflessioni 2015, terracotta patinata a effetto bronzo, cm 35x25x40h

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Abbraccio confidenziale 2014, terracotta patinata a effetto bronzo, cm 30x25x40h



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Affondare nell’inconscio

Duplice maternitĂ

2014, terracotta patinata a

2015, terracotta patinata

effetto bronzo, cm 25x35x42h

a effetto bronzo, cm 35x25x35h



Sugli scogli 2015, terracotta patinata a effetto bronzo, cm 40x35x45h

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Riposo 2014, terracotta patinata a effetto bronzo, cm 28x34x35h



Donna seduta 2014, terracotta patinata a effetto bronzo, cm 35x45x32h

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SolidarietĂ , 2014, legno, vetro e terracotta patinata a effetto bronzo, cm 45x35x50h



Bassorilievi 2015



Bassorilievi e concrezioni della memoria di Alessandra Cesselon

La sezione dei bassorilievi suddivisi in due distinte tipologie denominate “Le mutazioni” e “Le tracce” presenta elementi del tutto originali nella panoramica delle opere di Rocchi. Concrezioni e memorie; redy made e fluide onde sonore marine e terrestri, oggetti d’uso e non solo. Opere squisitamente moderne e nel contempo saporosamente arcaiche nella materia e nei colori. Un ritrovamento che sembra consono al contemporaneo dell’artista, sono infatti queste, in assoluto, le sue opere più recenti. I piccoli bassorilievi appartengono nel contempo a un vissuto personale e pubblico. Memorie che si fondono in una volontà di stampo pop, di matrice collettiva. Rocchi non disdegna collegamenti esterni e mistici. A questo proposito ci dice: Nel mio pensiero, l’uso che faccio dell’oggetto non è quello del “riutilizzare e decontestualizzare” come hanno fatto gli artisti del Nouveau Réalisme, (le accumulazioni di Arman, le compressioni di Cesar o di Hoberten) o il semplice uso di materiali di scarto (arte povera), appunto detti poveri, (ferro, legno stracci, plastica ecc.) ma voglio più che altro, consacrare l’esistenza in vita dell’oggetto, evocando tramite le sue tracce sul bassorilievo un ultimo suo tragitto, una testimonianza della sua esistenza, quindi voglio renderlo, per quanto possibile, sacro. Consacrare l’esistenza, è evocare e dare testimonianza del tempo vissuto. Celebrare questa ultima e unica realtà concretizzata tramite il suo ultimo utilizzo, tracciando impronte indelebili.” Il pensiero dell’artista ci riporta all’arte antica e agli artisti del realismo storico. Guardando ogni oggetto, dalle chiavi alle forbici, tutto ci collega a un quotidiano lirico e serenamente popolare. Oggi le tracce non hanno bisogno di mimesi, ma solo di evidenti suggestioni emotive. L’autentica ispirazione è semplice, senza sovrastrutture: Alessandro Rocchi mette a nudo la sua ricerca senza dimenticare il piacere, godibile, del linguaggio classico e nel contempo moderno.

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Bassorilievi “Le mutazioni”

I bassorilievi del ciclo “Le mutazioni” sono realizzati in terracotta a patina policroma acrilica, il loro formato medio è di cm 40x40 mentre lo spessore dei rilievi non supera gli 8 cm. Sono tutti esemplari unici e recano impresso il logo dell’Artista e l’anno di realizzazione.



Mutazioni 3

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Bassorilievi “Le tracce”

I bassorilievi del ciclo “Le tracce” sono realizzati in terracotta a patina policroma acrilica. In ciascuna opera l’Artista ha inserito oggetti di uso quotidiano e che sono parte integrante dell’opera. II loro formato medio è di cm 40x40 mentre lo spessore dei rilievi non supera i 5 cm. Sono tutti esemplari unici e recano impresso il logo dell’Artista e l’anno di realizzazione.



Ultime tracce 2

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Ultime tracce 1



Ultime tracce 8

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Il tempo universale 2007-2012



Il Tempo Universale (2007-2012)

In questo ciclo creativo l’Artista si fa fautore e interprete della sua teoria denominata “Il Tempo Universale”. Qui lo scultore, tramite la sua espressione artistica, intende riaffermare e rivalutare in maniera incondizionata, sia nell’arte come nella vita, la figura umana come entità fondamentale e consapevole delle sue azioni. Rappresentazione del Tempo Universale L’Artista è sostenitore del “tempo universale”, asserisce che, nel campo dell’arte è concepibile la rappresentazione del “tempo universale”, cioè far diventare simultanei archi di tempo lontani tra loro. Con l’uso appropriato di simboli e allegorie che rappresentano ricordi del passato, tracce del presente e allusioni e presagi del futuro,vuole coinvolgere lo spettatore a rivivere inconsciamente e contemporaneamente le sofferenze e le vicissitudini antiche e primitive, le passioni e i travagli dell’oggi, le incertezze e le ansie sul futuro, inducendolo a recepire messaggi di passione ed emozione anomali e contrastanti. Tali messaggi, per la loro discordante natura sia sensoriale, temporale che concettuale, tendono a disorientarlo. L’intento dello scultore, nel narrare questa realtà fantastica, è quello di coinvolgere lo spettatore, facendogli prendere consapevolezza delle condizioni vissute dall’uomo di ieri, di oggi e di sempre simultaneamente. Pensa che questa consapevolezza crei nell’osservatore una sorta di cortocircuito interiore, che inconsciamente interiorizza il messaggio, determinando in esso una reale consapevolezza del proprio vivere.

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Guerriero 2010, terracotta patinata e lucidata, cm 48x30x60h

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Frammenti di ricordi 2007, terracotta patinata e gesso, cm 45x35x45h



L’essenza 2009, terracotta patinata e lucidata, legno naturale, cm 42x38x65h

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Sopravvento della natura 2011, terracotta patinata e lucidata, legno naturale, cm 45x35x55h



Insieme a cavallo 2011, terracotta patinata lucidata, cm 40x25x45h

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Famiglia 2011, terracotta patinata e lucidata, cm 26x24x28h



Affetto 2008, legno e terracotta patinata e lucidata e legno, cm 45x35x50h

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Tracce di ricordi 2009, ferro, legno, juta e terracotta patinata, cm 45x35x65



La nuova figurazione 2003-2006



La Nuova Figurazione (2003-2006) di Andrea Romoli

Con il titolo La nuova Figurazione Alessandro Rocchi,espone gli esiti ultimi della propria ricerca plastica compresa in un arco di tempo che spazia dalla fine del 2001 alla metà del 2004. Già il titolo- dietro cui, è bene precisarlo., non c’è nessuna intenzionalità di raccordo con le esperienze neofigurali degli anni sessanta -Tradisce una doppia volontà : quella di uscire allo scoperto, di mostrare l’ultima frontiera raggiunta dalla propria indagine, ma anche e soprattutto quella di annunciare, senza remore e pentimenti, l’inizio di un percorso nuovo basato non già dalla negazione delle esperienze passate, ma sul maturo e sofferto superamento di quelle. La nuova figurazione ha il sapore della nota autocritica che tradisce la consapevolezza degli obbiettivi raggiunti, dei passi mossi nel cammino che porta alla maturità artistica, ma anche dell’impegno, preso ora non soltanto con se stesso, di proseguire nella direzione, dura e spesso scoraggiante, della sperimentazione. Si, perché Alessandro Rocchi, come dimostrano le opere di seguito esposte, ha deliberatamente deciso di sgomberare il campo da ogni leziosità e da quei vincoli della resa fedele del visibile, duri a cadere, che in passato lo hanno tenuto lontano da ogni ipotesi di superamento della banalità del reale. In altri termini l’elemento prezioso che Rocchi sta progressivamente

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conquistando sta proprio in quella capacità di trasfigurare le cose, di estremizzare la soggettività delle sue interpretazioni e resistere alla tentazione del troppo finito. Basta confrontare questo ultimo ciclo di bronzi e terrecotte con i lavori realizzati ancora nel 2001 per rilevare una nuova e più matura attenzione rivolta non soltanto hai temi affrontati, sempre più lontani dalla quotidianità più ovvia e logora, ma anche hai giochi chiaroscurali delle masse e dei volumi che, a seconda del caso, si presentano con superfici ravvivate da un colorismo che sa sfruttare al meglio tutte le proprietà della materia. Per questa via le superfici si presentano ora levigate, per accentuare la morbida 100

fluidità della luce, ora taglienti, tormentate e discontinue, per meglio evidenziare i contrasti e giocare sapientemente con le contrapposizioni più nette. Per l’appassionato d’arte che non rinuncia alle certezze del metodo comparativo sarà sufficiente uno sguardo per cogliere in questi lavori l’eco della grande tradizione plastica antica mediata dai maestri del recente passato: di Moore si ritrovano certe morbidezze formali, di Marini il simbolismo, di Manzù la sensibilità delle superfici. Per non dire dello scultore Nunzio Bibbò, intimo del Nostro, che pure ha fornito un contributo importante per le più recenti variazioni stilistiche di Rocchi.


Dati questi modelli, non è quindi un caso se nella trattazione dei piani, della “pelle” dell’opera, l’artista inserisce in uno stesso saggio plastico soluzioni diverse e solo apparentemente distanti. A volte un viso trasognato dal profilo spigoloso e tagliente come una lama può combinarsi con un corpo slanciato e polito su cui la luce si spande morbidamente. Ma ben oltre la varietà delle possibilità chiaroscurali, Rocchi ha compreso la forza dirompente dell’evocazione indefinita delle forme. Ha preso atto che il mistero, ciò che non viene palesato, cattura e seduce lo sguardo per la sua capacità di chiamare in causa e stimolare l’intelligenza di chi osserva, di impegnare al massimo grado le facoltà interpretative, imponendo quella fitta rete di domande e risposte su cui si basa il tessuto delle ipotesi di significato. È per questo, per accentuare il mistero, che le figure dell’ultimo ciclo, risolte con una virtuosa sommarietà che dice senza raccontare e accenna senza definire, si presentano talvolta addirittura mutile e incomplete, prive del benché minimo elemento che ne contraddistingua la storia. E se si cerca qualche indizio nei titoli, sostituiti dalla progressione cronologica delle opere, quasi dei numeri d’ordine, il mistero sarà ancora più fitto.

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Donna con bambino 2004, terracotta patinata, cm 45x25x28h

Attaccamento 2004, terracotta patinata, cm 25x35x55h



FamiliaritĂ 2003, terracotta patinata, cm 25x20x28h

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Donna con bambino 2005, terracotta patinata, cm 32x24x28h



Donna con bambino 2006, terracotta patinata, cm 25x26x40h

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Fiducia 2005, terracotta patinata, cm 45x30x40h



Bue con bambino 1 2005, terracotta patinata e gesso, cm 35x22x25h

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Amicizia 2003, terracotta patinata, cm 40x25x35h



Donna sdraiata 2006, tecnica Raku, cm 28x25x35h

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Lussuria 2003, terracotta patinata, cm 34x25x35h



PassionalitĂ 2003, terracotta patinata, cm 28x30x35h

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Solitudine 2004, terracotta patinata, cm 30x25x32h



SolennitĂ 2005, terracotta patinata, cm 22x32x38h

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Bue con bambino 2 2006, terracotta patinata e dorata, cm 45x28x32h



Periodo surrealista



Sculture del periodo surrealista-metafisico

Alessandro Rocchi durante il suo cammino artistico saggia e sperimenta le piu’ svariate tendenze. In queste creazioni è palese lo studio della metafisica e del surrealismo, che da sempre esercitano in lui curiosità. In queste sue opere si percepisce il contenuto di queste diverse realtà che richiamano lo spettatore oltre i limiti di ciò che è reale rivelando così un nuovo significato. Rocchi, nel suo messaggio utilizza volutamente il surreale, così da dare alle sue creazioni una luce e un significato trascendente. Le sculture tramite questo mezzo espressivo vengono spogliate dalle apparenze dell’ovvio e del banale, mostrando così una forma di prodigio quasi fossero avvolte da un’ aurea di mistero.

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Protezione 2011, terracotta patinata e lucidata, cm 25x30x40h

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Amore e sofferenza 2010, ceramica invetriata, cm 25x30x28h



Fontana del ricordo 2009, ceramica e ferro, cm 38x38x55h

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Cozze metafisiche 2007, terracotta patinata e ferro, cm 60x40x45h



Omaggio a Magritte 2008, terracotta invetriata, cuoio e acrilici, cm 30x35x38h

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Gruppo di amici, 2012, terracotta patinata, cm 32x28x38h



La casa dei ricordi 2011, terracotta patinata e lucidata, cm 32x28x55h

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SolennitĂ 2009, ceramica invetriata, cm 30x25x28h




ALESSANDRO ROCChI

Mostre

Alessandro Rocchi vive e lavora a Mentana cittadina del Lazio, nei pressi di Roma. Nasce a Roma dove consegue prima il diploma di maestro d’Arte e successivamente la Maturità Artistica. Ultimati gli studi, intraprende precocemente e intensamente l’attività artistica. Gli apprendimenti intrapresi, data la sua natura creativa, agevoleranno tutto il suo cammino futuro. Dedicherà la maggior parte del suo tempo creativo alla continua ricerca e alla costruzione di linguaggi che nel tempo hanno generato un’espressione individuale. Le prime tracce del suo estro, le osserviamo già nei suoi dipinti, nei suoi esercizi sulla figura e nei suoi studi sulla metafisica avvenuti nella giovinezza. Le continue ricerche che lo porteranno a consolidare la sua maturità vengono rese attraverso l’uso di tecniche quali il bassorilievo, la costruzione con la ceramica, la tecnica Raku, i materiali di risulta (ferro, legno, vecchi utensili, tessuti) e lo studio della fusione del vetro con la terracotta. Presto si avvicinerà alla pratica della scultura a tutto tondo e questo esercizio sembra proprio essere quello che più gli dà modo di esprimere il suo estro. Tale pratica darà inizio alla sua continua ricerca creativa che nei sui lavori lo accompagnerà fino ai nostri giorni. Nello scorrere del tempo la scultura diventa l’essenza del suo tragitto esistenziale, assieme alla modellazione “dell’amica argilla”, che adopererà assieme a vari materiali. Il suo cammino artistico sembra ora ben definito ma, conoscendo l’animo incontentabile e creativo di Rocchi, già si è in attesa di sue nuove creazioni sempre più strutturate e indefinibili.

1990 Inizia la sua sperimentazione con studi e rivisitazioni sul neoclassico. 1996 Eposizione collettiva alla Galleria d’Arte di Roma “Studi Logos”. 1998 Partecipa alla Biennale di Ronciglione. 1999 Espone alla galleria d’arte di Bari “Elisir Art Gallery”. 2000 Esposizione permanente alla galleria d’Arte “Porta all’Arco” di Siena. 2001 Inaugura la sua mostra personale alla Galleria “Borghese” nel comune di Mentana (Rm), con il patrocinio dell’assessorato e del comune dove risiede e lavora, riscuotendo molteplici consensi. 2002 Viene selezionato e prescelto nel Concorso Nazionale di Scultura del comune di Spinetoli (AP). La commissione giudicatrice lo ha valutato come secondo classificato e l’opera vincitrice è in mostra permanete nel Museo di Scultura dello stesso comune. 2003 Inizia la ricerca che lo porterà al ciclo della “Nuova Figurazione”. 2005 Partecipa al premio nazionale delle arti “Omnes Artes 2005”, il presidente di giuria, professore Angelo Nardoni, gli conferisce il “Primo premio assoluto”, nella sezione di scultura. 2007 L’evoluzione della sua ricerca lo porta al concepimento del “Tempo Universale”. 2009 Partecipa al Premio Internazionale di Arte Moderna e Contemporanea “Premio Giotto” a Padova dove, gli viene assegnata dal presidente Andrea Diprè la premiazione di secondo classificato, nella sezione scultura. 2011 Mostra Personale, “Mercato antologica” al Museo d’Arte Contemporanea di Fonte Nuova di Davide


Presenze nei musei e premiazioni

Tedeschini (Roma). Sono presenti le terrecotte policrome della serie battezzata “Il tempo universale” tramite le quali, col sostegno di un manifesto teorico aveva definito la scultura quale una sorta di archetipo dell’inconscio collettivo in cui presagi, ricordi ed esperienze comuni al genere umano venivano messi in forma tramite il medium evocativo della scultura. 2012-13 In questo periodo si avvicina e sperimenta la metafisica e il surrealismo toccando anche il tema dell’ inquinamento con l’uso di ceramiche policrome. Riprende anche il ciclo delle maternità, tema ricorrente nella sua poetica. 2013 Mostra personale antologica al Museo Magma (CE), sotto la direzione artistica del dott. Paolo Feroce e del critico d’arte Emiliano D’Angelo. Alcune sculture sono tuttora in esposizione permanente nel Museo. 2014 Alcune opere sono esposte in permanenza alla galleria “Nuova Arcadia” di Mentana (RM). 2014 Alcune opere sono esposte all’aperto al Museo dell’ex Convento di San Michele a Montecelio, al GASM. 2014 Esposizione a cura di Giorgio Bertozzi alla fiera di Reggio Emilia, “Immagina Arte in Fiera” presso lo stand della galleria Vista di Roma. 2014 Esposizione nella collettiva “Quintessenze” all’Abbazia di San Nilo, a Grottaferrata (RM) 2015 Esposizione a cura di Giorgio Bertozzi a “Vernice art Fair” a Forlì presso lo stand della galleria Neo Art Gallery. 2015 Selezionato e prescelto per Primo Simposio di Scultura Contemporanea “COETUS” un esposizione al MAC - Museo Civico di Arte Contemporanea a Capua (CE)

2013 Ad aprile inaugura la mostra antologica personale al museo MAGMA, sotto la direzione artistica del dott. Paolo Feroce e del critico d’arte Emiliano D’Angelo. Quattro sculture rimangono in esposizione permanente nel Museo. 2009 Partecipa al Premio internazionale di arte moderna e contemporanea”PREMIO GIOTTO PADOVA” dove gli viene assegnata dal presidente Andrea Diprè la premiazione di Secondo classificato nella sezione scultura. 2005 Partecipa al premio nazionale delle arti “Omnes Artes 2005” alla Galleria Borghese di Mentana (RM), il presidente di giuria Professore Angelo Nardoni, gli Conferisce il Primo premio assoluto, nella sezione di scultura. 2002 Viene selezionato e prescelto nell’8° Concorso Nazionale di Scultura, “Spinetoli Scultura 2002” del comune di Spinetoli (AP).La commissione giudicatrice lo ha valutato come “Secondo classificato” e il sindaco di Spinetoli dott. Emidio Alandozzi effettua la premiazione. L’opera vincitrice è in mostra permanete nel museo di scultura dello stesso comune.



ALESSANDRO ROCChI Alessandro Rocchi vive e lavora a Mentana cittadina del Lazio, nei pressi di Roma. Nasce a Roma dove consegue prima il diploma di maestro d’Arte e successivamente la Maturità Artistica. Ultimati gli studi, intraprende precocemente e intensamente l’attività artistica. Gli apprendimenti intrapresi, data la sua natura creativa, agevoleranno tutto il suo cammino futuro. Dedicherà la maggior parte del suo tempo creativo alla continua ricerca e alla costruzione di linguaggi che nel tempo hanno generato un’espressione individuale. Le prime tracce del suo estro, le osserviamo già nei suoi dipinti, nei suoi esercizi sulla figura e nei suoi studi sulla metafisica avvenuti nella giovinezza. Le continue ricerche che lo porteranno a consolidare la sua maturità vengono rese attraverso l’uso di tecniche quali il

bassorilievo, la costruzione con la ceramica, la tecnica Raku, i materiali di risulta (ferro, legno, vecchi utensili, tessuti) e lo studio della fusione del vetro con la terracotta. Presto si avvicinerà alla pratica della scultura a tutto tondo e questo esercizio sembra proprio essere quello che più gli dà modo di esprimere il suo estro. Tale pratica darà inizio alla sua continua ricerca creativa che nei sui lavori lo accompagnerà fino ai nostri giorni. Nello scorrere del tempo la scultura diventa l’essenza del suo tragitto esistenziale, assieme alla modellazione “dell’amica argilla”, che adopererà assieme a vari materiali. Il suo cammino artistico sembra ora ben definito ma, conoscendo l’animo incontentabile e creativo di Rocchi, già si è in attesa di sue nuove creazioni sempre più strutturate e indefinibili.