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D.A.ITALIA - IL PERIODICO DELLA DISTRIBUZIONE AUTOMATICA giugno 2009 N¡37

Art&Works

Gestori Ð Intervista con Gianfranco Di Tommaso Ð Di. To. Break Eva news Ð Epdwa Fabbricanti Ð Bianchindustry Risorse umane Ð Comesterogroup mondo associazione Speciale eventi: Road Show Lavazza 2009 Ð Covim Ð Green Tour 2009 Necta novitˆ del vending: Satro Ð ZuccheroZero¨ Ð Caffefreddo EuÕ Vend 2009 Ð HOST

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EDITORIALE

La calda estate del vending italiano Il clima di sostanziale incertezza che si sta respirando in questi giorni nel mondo del vending deriva principalmente dalla difficoltà di interpretare correttamente il futuro (anche a breve termine) del settore. Il mercato è cambiato in fretta e molti dei parametri che per anni hanno governato le dinamiche del vending hanno subito una drastico mutamento. Il prezzo della battuta, che per anni è stato l’indice primario di valutazione di un’azienda, negli ultimi 18 mesi è sceso di almeno il 50%. La programmazione degli investimenti si sta sempre più orientando a soddisfare solo le esigenze di breve periodo e si stanno riducendo o ottimizzando gli organici. Molti operatori stanno aspettando la fine della crisi per ripartire, ma indipendentemente dalle tempistiche della ripresa economica, una cosa dovrebbe essere ormai chiara a tutti: anche quando gli indici di mercato torneranno in territorio positivo, non si potrà più operare esattamente come prima. Reagire alla crisi infatti, significa in primo luogo adattarsi a nuovi scenari, cercare di interpretare correttamente i cambiamenti e avere il coraggio di prendere strade nuove. Aspettare solo che passi la tempesta e poi riprendere l’attività come se nulla fosse successo, sarà quasi certamente una strategia perdente. Le aziende che avranno la forza, le risorse, gli uomini e il coraggio di cambiare molto velocemente e di interpretare correttamente il mercato post-crisi, saranno quelle che otterranno nei prossimi anni i risultati migliori. Già oggi si può scommettere che chi ha reagito alle indubbie difficoltà del periodo abbassando i prezzi e la qualità del servizio, cercando solo di prendere a tutti i costi quel poco che il mercato offriva, avrà poche possibilità di recitare un ruolo da protagonista anche in futuro, perché non avrà più le risorse necessarie e dovrà gestire una clientela abituata a condizioni molto vantaggiose. Certamente questa calda estate sarà un momento critico per tutte quelle aziende che devono gestire importanti indebitamenti. Nella nostra filiera c’è qualche fabbricante e alcuni importanti gruppi di gestione che sono tenuti ad amministrare una situazione finanziaria molto complessa. Se la crisi dovesse protrarsi, complicando non poco il rispetto delle scadenze e dei parametri debitori, potrebbe perfino mutare la geografia del vending italiano e i rapporti di forza all’interno della filiera. È pur vero che le minacce che incombono su alcuni, sono contemporaneamente delle opportunità per altri, ma in ogni caso ci deve essere un management pronto ad affrontare questi repentini mutamenti di scenario nel miglior modo possibile. Probabilmente il primo e più difficile passo da compiere per gli imprenditori (o per il gruppo dirigente) è riuscire a cambiare la propria mentalità ed essere in grado di trasmettere la necessità del cambiamento a tutta la propria struttura. Non bisognerà più avere paura di intraprendere strade originali come ad esempio: provare a dialogare nel proprio territorio con i propri antagonisti e gestire una nuova fase di cooperazione in cui siano almeno fissate delle norme di comportamento che evitino un ulteriore impoverimento delle aziende; cercare nuovi prodotti o nuovi servizi; intercettare prima di altri le nuove tendenze in atto; porre l’attenzione anche sul consumatore in modo da offrire un servizio mirato alle sue specifiche esigenze. Insomma bisogna rispondere al possibile protrarsi della crisi con idee nuove e con un atteggiamento dinamico, non sedersi sulle proprie convinzioni e pensare che le strategie che per lunghi anni si sono rivelate vincenti, porteranno per forza buoni risultati anche in futuro. Alessandro Fontana

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3 7 numero 3 Numero 37 – Giugno 2009 Direttore Responsabile Alessandro Fontana Condirettore Orsola Mallozzi Art director Roberto Valentini Progetto grafico e impaginazione Andrea Lottero Ha collaborato Noemi Margaroli Stampa Lasergrafica Polver srl D.A.Italia – Il periodico della distribuzione automatica Pubblicazione iscritta al Tribunale di Milano, numero di registrazione 177 del 22 marzo 2004 Iscrizione al R.O.C.: 11412 Periodicità: mensile Editore: ART&WORKS Srl Via Garian 49 - 20146 Milano - P.IVA 04234310961 Tel +39 02 48958566 Fax +39 02 36521641 Ufficio commerciale: commerciale@daitalia.it Web: www.daitalia.it Posta elettronica: info@daitalia.it Abbonamenti: abbonamenti@daitalia.it La riproduzione totale o parziale delle illustrazioni e degli articoli pubblicati su D.A. Italia è permessa solo se autorizzata dalla Direzione. La Direzione non assume responsabilità per le opinioni espresse dagli autori dei testi redazionali e pubblicitari.

EDITORIALE La calda estate del vending italiano

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MERCATO DEL VENDING - gestori Intervista con Gianfranco Di Tommaso – Di. To. Break

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MERCATO DEL VENDING - fabbricanti Continuano gli investimenti in risorse umane per Bianchi Vending Group

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SPECIALE EVENTI Road Show Lavazza 2009 di Roma - intervista con Fabio Bussacchetti Ottimi riscontri al meeting Covim per i gestori siciliani Green Tour 2009 Necta: di grande impatto, ma non sull’ambiente

RISORSE UMANE Le risorse umane in Comesterogroup - intervista con Fabio De Pilla

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NOVITÀ NEL VENDING Una nuova gamma di bevande latte e topping per Satro CAFFREDDO, la bevanda di caffè-latte freddo per il canale vending Dolci “ZuccheroZero®”, certificati per diabetici e obesi

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MONDO ASSOCIAZIONE Il vending in Italia in tempo di crisi: mercato e Istituzioni a confronto

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EVA NEWS EVA announces its new alliance with EPDWA

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APPUNTAMENTO IN FIERA

Eu’Vend 2009 e il vending del futuro HOST, il salone dell’ospitalità professionale Next-fiere D.A.ITALIA

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IL MERCATO DEL VENDING Intervista con Gianfranco Di Tommaso – Di.To. Break

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[gestori]

Di.To. Break è una delle più interessanti realtà del mondo OCS dell’intero panorama nazionale. Grazie alla passione per il lavoro e alle capacità di formare e motivare un gruppo vincente, Gianfranco Di Tommaso è riuscito in pochi anni a costituire una delle principali aziende monoprodotto italiane (23.000 macchine installate). D.A. Italia, per conoscere più a fondo le caratteristiche di questa dinamica azienda, si è recata a Roma nella sede di Via Casilina, dove ha incontrato e intervistato il fondatore di Di.To. Break.

Gianfranco Di Tommaso

Quali sono state le tappe professionali che ti hanno portato ad entrare nel mondo del vending? Sono arrivato al vending in un modo abbastanza inconsueto, dopo anni di esperienza maturata nella vendita diretta. Nel 1978, infatti, ho iniziato a lavorare presso la più grande azienda di vendita diretta del mondo: AMC di origine svizzera ma con mentalità tedesca. La vendita “door to door” è stata determinante nella mia formazione professionale. Nel 1985, ancora troppo giovane e inesperto, accettai la proposta della Nims di Padova, ma non fu un’esperienza positiva, tanto che persi la gioia e l’entusiasmo dei primi anni di carriera. Ma fu proprio questa mia grande delusione che mi portò a decidere di fare il grande passo e di mettermi in proprio nel meraviglioso mondo 6

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del vending, dove ognuno di noi è artefice del proprio successo o insuccesso, senza dover affidare la propria vita nelle mani di altri. Come sono stati i primi anni di lavoro nel vending? Ho ricordi positivi di quegli anni anche perché quasi subito ho acquistato distributori Saeco, che mi hanno portato ad ottenere degli ottimi risultati. Ho condiviso quel periodo con Luciano Di Gennaro, che attualmente è a capo di una delle realtà aziendali del nostro gruppo.

te come Saeco, ma ho creduto in questa partnership fin dall’inizio. Il primo periodo è stato di rodaggio ed è servito ad entrare nell’ottica del mercato di Lavazza. Ora sono orgoglioso – e un po’ stupito – di aver raggiunto un traguardo importante: 23mila macchine OCS installate. Si diceva che il mercato fosse già saturo, ma questo risultato ci incoraggia a proseguire e mi ha fatto riflettere sulla potenzialità che offre una città come Roma, quindi mi sono fissato un nuovo obiettivo: 40-50mila sistemi Lavazza installati.

Quando avete iniziato l’importante collaborazione con Lavazza? Nel 2002 ho iniziato ad installare le prime macchine Lavazza. Non è stata una scelta semplice, in molti mi avevano sconsigliato di lasciare un marchio allora vincen-

Quindi c’è ancora spazio per crescere? Ne sono convinto: la nostra azienda è arrivata a installare 400-500 macchine al mese e voglio mantenere questo standard proprio per puntare al raddoppio. Certamente, andare a posizionare più macchine

significa avere un maggior numero di tecnici pronti a intervenire e più personale negli uffici. Stiamo lavorando per questo, proprio per mantenere alto il livello di assistenza. Difatti abbiamo acquistato un nuovo locale di 1.340 mq dedicato completamente a questo progetto. Qualche anno fa non credevo nemmeno che saremmo arrivati a questi livelli perché nel periodo di collaborazione con Saeco facevamo 300mila battute e ci ritenevamo soddisfatti. Oggi totalizziamo due milioni di battute al mese solo grazie al nostro lavoro di sviluppo, senza aver comprato neanche una battuta. Noi non investiamo nelle acquisizioni: se una società è in fallimento o è costretta a vendere, sicuramente ha qualche problema e non ha senso prendersi carico di una realtà che non funziona. Vedo molte aziende andare male perché non hanno un sistema commercia-

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le adeguato: noi ci differenziamo proprio in questo. Il sistema Di.To. Break funziona. Siamo contenti della partnership con Lavazza, che sicuramente è uno dei punti di forza della nostra attività, ma siamo altrettanto contenti del modello di lavoro e di sviluppo di Di.To. Break. Cosa differenzia Di.To.Break dalle altre realtà del vending, che onestamente fanno molta fatica a realizzare una crescita organica costante? Il nostro metodo è di successo perché puntiamo sul capitale umano: riteniamo importantissimo insegnare e qualificare gli operatori, è questo che ci distingue. Non esiste nel vending una vera e propria scuola e quindi noi trasmettiamo le nostre conoscenze a chi si affaccia in questo mondo attraverso la pratica. Tradizionalmente nel vending non c’è il porta a porta, che invece è parte della mia formazione ed è un metodo che ritengo molto va8

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lido anche per il nostro settore. Raramente le altre aziende hanno un call center interno, spesso si affidano a strutture esterne. Noi svolgiamo i passaggi fondamentali per un’attività del vending direttamente in casa: il procacciamento (attraverso il call center, gli agenti, gli stand, la vendita diretta) è la nostra fonte di sostentamento, ma ogni parte dell’azienda è organizzata e ci sono capogruppo che coordinano e istruiscono le giovani leve. Il risultato è tangibile: la nostra media è di 300-400 macchine distribuite ogni mese. In quali aree siete presenti? Al momento la nostra società opera in tutte le province del Lazio e nel napoletano. Qual è il vostro cliente tipo? Ci occupiamo prevalentemente di fornire i privati e gli operatori del terziario. A Roma la presenza del settore terziario è molto forte e noi siamo concentrati totalmente

nell’OCS -anche se ultimamente ci stiamo occupando un po’ di Ho.Re. Ca.- e non operiamo nel vending tradizionale, perché crediamo di avere ancora ampi margini di crescita nell’OCS, dato che Roma e il Lazio rappresentano un mercato potenzialmente vastissimo. Come vi siete strutturati per servire un numero così ampio di clienti? La struttura è composta da un gruppo di 107 persone che parlano tutte lo stesso linguaggio e che si considera parte di una grande famiglia: 76 collaboratori nella sede principale di via Casilina Di.To. Break coordinati dalla signora Cristina Ciaffaroni e altri responsabili quali Filippo Campione, la signora Sacco, la signora Polidori; 11 collaboratori nella sede di Tor Lupara coordinati dalla signora Elisa Poma; 10 collaboratori nella sede della Di.To. Break 3 con a capo Luciano Di Gennaro; 10 collaboratori nella

sede della Di.To. Break Azzurra coordinati dalla signora Teresa Massaroni e da sua figlia Azzurra. Il nostro vantaggio è quello di avere un prodotto molto valido da commercializzare e di essere tenaci e pieni di entusiasmo. Quanto incide il segmento “home” nel fatturato di Di.To. Break? Con il settore domestico realizziamo circa il 35% del nostro fatturato, mentre il restante 65% proviene dalle attività commerciali. Gestiamo le due divisioni in modo distinto: i nostri collaboratori autonomi si occupano sia degli uffici che del domestico, mentre i nostri caricatori diretti forniscono esclusivamente gli uffici. Sono due segmenti così diversi? Il mercato home è particolare, soprattutto perché non si seguono gli orari classici del vending. Ad esempio ci sono molti clienti che chie-

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dono di ricevere la merce nel weekend e noi, grazie a collaboratori autonomi, siamo in grado di fare le consegne il sabato e la domenica. Tante famiglie preferiscono la consegna nelle ore serali perché durante il giorno non sono in casa e noi siamo in grado di accontentarli. Abbiamo un servizio di pony express per le pizzerie e le tavole bar in cui abbiamo una macchina e se hanno un’urgenza entro due ore possiamo risolvere il problema. La differenza, anche in questo particolare segmento di mercato la facciamo col servizio. Negli ultimi mesi la crisi economica ha colpito trasversalmente tutto il settore. Voi in che misura ne avete risentito? Per fortuna non ne stiamo risentendo. Del resto, la crisi o la subisci o la affronti. A mio parere se si resta fermi a guardare o a lamentarsi non si migliora la situazione; è nei momenti di crisi che bisogna ingegnarsi, trovare soluzioni. Noi attra-

verso offerte, sconti, programmi di fidelizzazione andiamo incontro al cliente e facciamo fatturato. Puntiamo molto sulla qualità del prodotto e del servizio. Siamo infatti convinti che la crisi si vinca dando un ottimo prodotto al prezzo giusto e instaurando un buon rapporto col cliente. I vostri commerciali sono il vero motore dell’azienda. Come li selezionate? Diamo la possibilità a chi viene da altre realtà – solitamente non dal vending - di imparare e di crescere con noi. Molti sono rappresentanti, come lo sono stato io e gli offriamo l’opportunità di entrare in compartecipazione aziendale. Insegniamo a questi ragazzi come si crea una struttura commerciale, come guadagnare e li mettiamo in condizione di lavorare al meglio. In questo modo sono nate alcune società del nostro gruppo. Alle persone che vogliono crescere professionalmente diamo l’oppor-

tunità di stare in Di.To. Break e di avere il nostro supporto. Il nostro caricatore è un rappresentante interessato che cerca di curare il cliente nel miglior modo possibile. Questo è molto importante perché da una parte il suo rendimento è sempre alto e dall’altra il cliente si sente seguito (quindi non lo perdi). Per questo non conosciamo crisi: anche se un concorrente propone un prezzo inferiore, il cliente che si trova bene con noi non sente il bisogno di cambiare fornitore. Inoltre io credo nel motivare, anche con una giusta retribuzione, i collaboratori, perché un dipendente che si sente sottostimato o sottopagato non lavora al suo meglio. Il prodotto è uguale per tutti. Le macchine sono le stesse. Ma la differenza la fa la preparazione degli operatori. Non serve lavorare tante ore al giorno se la qualità del lavoro non è buona. Di.To. Break è probabilmente la prima azienda monoprodotto, senza acquisizioni a livello nazionale, che negli ultimi anni ha

conosciuto uno sviluppo maggiore, eppure ci sentiamo ancora alle prime armi e in grado di crescere e di migliorare molto. Dobbiamo raggiungere tanti obiettivi, poi decideremo se allargare il nostro raggio d’azione, adottando il sistema Di.To. Break in tutta Italia. Siete cresciuti piuttosto in fretta. Questo vi ha portato cambiare sede molte volte? Come ho detto ero un agente di commercio e quando ho iniziato con il vending ero completamente inesperto del settore, senza nessuno che mi avesse spiegato come muovermi. Per questo i primi mesi sono stati davvero difficili. Le prime cinquanta macchine le misi nel salone di casa mia, le ho caricate personalmente con l’aiuto di mia moglie Mirella e in quel salone tenevamo anche i corsi per impararne il funzionamento. Adesso quell’appartamento è diventato una sede degli uffici Di.To. Break. D.A.ITALIA

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IL MERCATO DEL VENDING

Successivamente abbiamo preso il primo box e le macchine andavo a proporle in giacca e cravatta e poi tornavo a consegnarle in jeans. In quel periodo – ricordo che lavoravo molto soprattutto nella zona di Pomezia – ho imparato a installare e riparare le macchine e ho cominciato a capire i meccanismi di questo tipo di attività. Per questo ritengo che la formazione abbia un valore così grande. Dopo il box abbiamo acquistato la prima sede Di.To. Break, poi la seconda e la terza: non ho però mai fatto il passo più lungo della gamba, ho sempre ponderato le decisioni. Ci siamo ampliati quando è stato possibile e ho sempre reinvestito i guadagni nell’azienda. Adesso stiamo trattando l’acquisto di una sede vicino alla nostra per ampliare gli attuali 1.340 mq aggiungendone altri 1.000. Il fenomeno della vendita di cialde attraverso internet può danneggiare un’azienda come

Di.To. Break? Abbiamo cercato di arginare il problema mettendo in atto una sorta di raccolta punti: su ogni scatola i nostri clienti trovano un bollino premio ed ogni dieci scatole hanno diritto ad una in omaggio. In questo modo hanno interesse a non comprare da chi offre un prezzo minore senza dare la macchina, gli accessori e senza garantire nessuna assistenza. Io cerco sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno: se c’è un commercio parallelo che offre un prezzo vantaggioso, noi rivenditori autorizzati dobbiamo sensibilizzare i clienti spiegando loro la differenza tra il servizio che offriamo noi e quello proposto dai concorrenti e i risultati fino ad ora ci hanno dato ragione. In ogni caso il nostro metro di paragone non sono le cialde vendute su internet, ma il prezzo del caffè al bar e ai nostri clienti proponiamo un prodotto di pari qualità a un costo inferiore.

Qual è l’obiettivo di Di.To. Break? Il nostro scopo è un po’ un sogno: vedere in ogni famiglia romana una macchinetta Di.To. Break – Lavazza. Ci sono più di un milione e mezzo di famiglie nel nostro territorio e io mi chiedo perché non potremmo arrivare a distribuire le nostre macchine OCS alla maggior parte di queste, visto che ancora siamo “solo” a 23mila unità installate. Però c’è anche la concorrenza, non è così semplice... Proprio perché c’è tanta concorrenza credo che ci sia mercato. Prendiamo ad esempio la diffusione delle agenzie immobiliari nei grandi centri: quando vedo dieci agenzie in una stessa zona non penso che non ne aprirei mai una lì, ma piuttosto che dovrei farlo, perché in quella zona si vendono molti appartamenti e c’è spazio per tutti. La differenza la fa chi ha il sistema migliore.

C’è molta rivalità con gli altri gestori della tua regione? La concorrenza è normale ma i casi di slealtà sono rari, devo dire che tra noi gestori romani c’è un rapporto di rispetto e cordialità reciproca. I casi di sovrapposizioni sono limitati, anche perché nell’ambito dell’OCS non ci sono esclusive, l’esclusiva te la prendi da solo installando le macchine prima degli altri. Qualche cliente si perde, ma solitamente non ci accade, perché cerchiamo di essere presenti sempre, non è nella nostra etica installare la macchina, vendere le cialde e lasciar perdere. Noi parliamo col cliente, siamo sempre sinceri anche riguardo i problemi del mercato, preferiamo comunicare una brutta verità che una bella bugia. Non parlo mai male dei concorrenti e penso che per affrontare il mercato la conoscenza approfondita sia l’arma migliore. Se c’è una crisi devi conoscerla, anche se noi non ci crediamo perché i ristoranti, i cinema sono sempre pieni.

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Naturalmente parlo del ramo OCS, perché per il vending tradizionale probabilmente la situazione è un po’ diversa e la cassa integrazione messa in pratica da molte fabbriche ha portato sicuramente a un calo dei consumi. Hai mai ricevuto offerte allettanti o hai mai pensato di vendere la tua azienda? Una cosa che ami non ha prezzo e io sono innamorato della mia azienda. Ormai ho raggiunto la tranquillità economica e preferisco tenere questa attività e continuare a lavorare con la stessa passione di sempre. Adesso diamo l’opportunità ad altri di entrare in Di.To. Break e utilizziamo i profitti per acquistare nuovi macchinari, per sviluppare nuove tecnologie. Mi piace fare scuola, formare nuovi operatori: questo è il senso del mio lavoro e non rinuncerei per denaro a questa mia passione. Di.To. Break gestisce moltissi-

me piccole realtà. Come è possibile mantenere un dialogo intenso con più di ventimila clienti? Di.To. Break è innanzitutto una scuola e tutti i miei collaboratori, dalla centralinista all’operatore autonomo, parlano la stessa lingua, ciascuno di loro è informato e capace di dare spiegazioni esaurienti ai nostri clienti. Credo molto nella professionalità dei dipendenti e ci vuole una certa pazienza in questo, ma poi si raccolgono i frutti di tanti insegnamenti. Mentre i concorrenti continuano a fare acquisizioni, io rispondo con lo sviluppo, perché è un sistema che funziona. Sicuramente abbiamo un brand importante come Lavazza, ma da solo questo non basta: è la struttura che deve funzionare. Come funziona il vostro sistema di contatti? Innanzitutto a livello aziendale c’è un coinvolgimento di tutti quanti i gruppi in qualsiasi iniziativa. Ab-

biamo creato il Club Di.To. Break, un’associazione che comprende tutti i nostri clienti che grazie al passaparola si fanno pubblicità tra di loro e la fanno alla nostra gestione. Il club è stato accolto in modo sorprendente dai clienti che in cambio hanno anche degli sconti presso alcuni esercizi convenzionati. Sponsorizziamo alcune squadre di calcio di bambini e ne abbiamo anche una nostra nel settore giovanile, con il marchio Di.To. Break impresso sulle maglie. Organizziamo gite per i nostri clienti con la collaborazione di un’agenzia turistica e, una volta all’anno, li raduniamo tutti e organizziamo una convention a cui partecipano anche moltissimi commercianti. Il prossimo meeting è previsto per il 2010 e contiamo di riempire la sala con un elevato numero di invitati. La maggior parte delle postazioni le abbiamo conquistate grazie al passaparola, anche in virtù di iniziative come queste.

Operare nel nostro settore è sempre molto impegnativo. Come riesci a conciliare la tua vita privata e con la vita lavorativa? Coinvolgendo tutta la mia famiglia nel mio lavoro! A parte gli scherzi, all’inizio si lavorava il sabato, la domenica e a volte la notte; avevamo orari massacranti con un coinvolgimento totale. Oggi invece siamo meglio organizzati e grazie ai collaboratori più fidati io e la mia famiglia possiamo concederci più tempo per noi. Il lavoro è quindi conciliabile con il tempo da dedicare agli affetti. Il discorso vale anche per la nostra organizzazione interna: diamo molto spazio al rapporto con i collaboratori e coinvolgiamo spesso le loro famiglie negli eventi aziendali. Tutti da noi si devono sentire parte del progetto e venire al lavoro con il sorriso. In fondo credo sia proprio questo il segreto di Di.To Break.

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IL MERCATO DEL VENDING Continuano gli investimenti in risorse umane per Bianchi Vending Group

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Bianchi Vending Group continua con grande impegno la ristrutturazione del management e ha recentemente inserito nel proprio organico le figure del Direttore Generale e del CFO. Antonio Pettini ricopre quest’ultimo ruolo, che nel settore del vending ha le funzioni principali della gestione della Tesoreria e dei finanziamenti ai propri clienti. La redazione di D.A. Italia per approfondire la conoscenza del suo incarico si è recata nella sede di Verdellino (BG) per incontrarlo e intervistarlo.

Antonio Pettini

Intervista con Antonio Pettini - Chief Financial Officer Bianchi Vending Group Cosa ti ha portato fino a BVG? Ho iniziato la mia carriera come revisore dei conti nell’ambito di una tra le più note società di audit e ho proseguito con la qualifica di CFO in Marconi Communication di Genova, poi in British Gas a Milano. Infine, prima di approdare in BVG, ho lavorato per ItalCogim Energie dove mi sono occupato di un’operazione di rifinanziamento.Quindi sono la persona adatta in questa particolare congiuntura economica e, grazie all’esperienza maturata in questo ambito, i miei primi passi nel gruppo BVG li ho mossi proprio nel contesto del piano di rifinanziamento dell’azienda. È stato complesso ridiscutere il finanziamento? Sicuramente il momento non è il

migliore, anche perché attualmente sono molte le operazioni di rifinanziamento che interessano le aziende, del settore e non. La trattativa è stata caratterizzata da un dialogo serrato con le banche, in particolar modo con Intesa Sanpaolo, leader arranger delle banche del pool che ha concesso di rinegoziare il credito. Il 2008 si è concluso molto diversamente da come ci si aspettava e per questa ragione è stato necessario risedersi attorno a un tavolo e ridiscutere ogni aspetto del finanziamento ottenuto quando le condizioni erano altre. È stato estremamente importante riuscire a trasmettere fiducia e trasparenza agli istituti finanziari e soprattutto fare in modo che l’azienda abbia un’organizzazione tale per cui i processi siano meglio presidiati e le informa-

zioni all’interno gestite in modo corretto e prudente. Molte altre realtà del vending sono state coinvolte in operazioni in cui c’è stato l’intervento di un fondo di private equity o di finanziatori esterni; noi siamo stati tra i primi a concludere la rinegoziazione e a poter ripartire. La difficoltà maggiore è stata quella di dover fornire credenziali alle banche, che ora più che mai sono esigenti nella richiesta di garanzie e scelgono di sostenere i progetti con un margine di rischio molto basso. In questo frangente, a mio avviso, l’elemento determinante è stato l’intervento dell’azionista, che denota un forte committement sia perché ha immesso denaro fresco nella società sia perché indica un forte impegno nell’ambito della ristrutturazione di tutto il management e

di tutti i processi, tutte le procedure, anche attraverso il coinvolgimento di consulenti esterni che chiaramente comportano un costo non indifferente di cui l’azienda si fa carico. La presenza di un nuovo piano industriale coordinato dall’A.D. De Martin e dalla sua squadra è stato molto importante per riacquistare la fiducia dei finanziatori? Direi fondamentale, perché tra i principali documenti che gli istituti di credito richiedono ci sono quelli di avere in visibilità a tre-cinque anni e sulla base poi di questo cercare di mettere in atto dei parametri che siano di tutela per le banche ma che permettano anche all’azienda di poter governare il business in modo corretto. Quindi

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IL MERCATO DEL VENDING va bene avere dei parametri di riferimento ma è altrettanto importante che l’azienda conosca i suoi limiti per essere in grado di rispettarli. Alle volte è stato veramente difficoltoso far capire dove poteva arrivare l’azienda, dove poteva controllare in trasparenza certi eventi e laddove invece c’era effettivamente la famosa entropia. Quest’operazione ha avuto dei costi di commissione particolarmente elevati? Direi in linea con il mercato. Del resto nel momento in cui si affrontano operazioni di questo tipo bisogna essere consapevoli del fatto che ci sono costi da sostenere, non solo per il finanziamento in sé ma anche per le spese legate alla produzione di documenti e all’assistenza legale: infatti l’azienda deve continuare a lavorare con la garanzia di poter gestire situazioni di difficoltà senza venir meno ai suoi obblighi nei confronti dei diversi stakeholder, vale a dire azionisti, fornitori e clienti. Secondo il tuo parere questa operazione porterà benefici a BVG anche nel medio-lungo periodo? Prima di questo momento economico particolare il nostro assetto finanziario non presentava alcun tipo di problema, quindi non ci sono motivi per non pensare che la situazione tornerà alla normalità quando la crisi economica generale sarà passata. Ad ogni modo ci siamo strutturati per poter superare serenamente un periodo abbastanza duro, ma abbiamo guardato anche al futuro. Personalmente ritengo che a partire dal prossimo autunno lo scenario economico sia destinato a migliorare ma se così non fosse, grazie alla flessibilità ottenuta con l’operazione di rifinancing, potremo gestire meglio anche i fabbisogni dei prossimi anni. Naturalmente senza dimenticare che la società dovrà essere in grado di produrre, di creare un cashfloor tale da remunerare gli azionisti ma soprattutto da rientrare del debito contratto. Di cosa si occupa esattamente un CFO? Quali sono i ruoli critici che deve svolgere all’interno di un’azienda del vending?

Il ruolo del CFO, a prescindere dal settore, si è molto evoluto nel tempo, a partire dal nome: qualche anno fa chi occupava il mio posto era definito Direttore Amministrativo. Oggi un CFO guida tutta una serie di operazioni particolari, tra cui la gestione del risk management, vale a dire dotare l’azienda di un’attività di controllo non solamente finanziario ma che permetta di monitorare tutti i tipi di procedure e processi - da un semplice acquisto, alla registrazione delle fatture, ai pagamenti, fino al problema delicato della separazione dei poteri. Si tratta di tutti quegli aspetti che conferiscono sicurezza a coloro che interagiscono con l’azienda. Se nell’azienda ci sono degli owner responsabili dell’informazione, quelle notizie hanno un fondamento di un certo peso. Più specificamente un CFO nel mondo del vending ha due funzioni preponderanti rispetto a tutte le altre: una riguarda la gestione della Tesoreria, un ruolo di enorme responsabilità la cui importanza è emersa in questa fase economica particolare ma che per un gruppo come il nostro è sempre al centro dell’attenzione; avere una gestione centralizzata della Tesoreria diventa strategico quando si hanno filiali all’estero. L’altro aspetto, adesso molto richiesto dal mercato, riguarda i finanziamenti ai nostri clienti. Il cliente-tipo ha magari entrate contenute ma costanti, quindi avere pagamenti dilazionati nel tempo gli concede di respirare e di operare con più tranquillità: avere la possibilità di fare degli accordi con dei partner finanziari, che ci permettono di poter andare incontro ai i nostri clienti con delle soluzioni di pagamento agevolato, in questo contesto è di importanza vitale. Come potete riuscire ad ottenere dagli istituti bancari o dalle società di leasing almeno il minimo del finanziamento per far ripartire questo settore? Stiamo lavorando moltissimo su questo, per noi adesso è prioritario far capire ai possibili finanziatori come operano i nostri clienti. Noi abbiamo dei buoni clienti, perché hanno un cash costante nel tempo e soprattutto hanno una percentuale di

insoluti bassissima. Il cliente perfetto per qualsiasi società di leasing. Il problema spesso nasce dal fatto che trattandosi di piccole aziende con una gestione “casalinga” dell’amministrazione, le pratiche vengono bloccate per le difficoltà che si incontrano nel raccogliere la documentazione necessaria o perché i numeri presentati non corrispondono alla situazione reale, mentre gli istituti finanziari, per loro natura, spesso sono rigidi circa i parametri necessari per concedere finanziamenti. Il valore aggiunto che può avere in questo caso il produttore è proprio quello di far capire la validità dei clienti stessi e aiutare le società di leasing che in genere non conoscono bene il nostro settore. Il supporto che può essere dato da una società come BVG è l’esperienza che abbiamo del mercato internazionale. Un aspetto molto importante è che il vending è un settore in cui ci sono ancora dei margini di crescita notevoli, in Italia e all’estero, e quindi diventare partner di una società come la nostra potrebbe rivelarsi una mossa vincente. Più del 50% del mercato è costituito da piccoli gestori: in che modo voi potete migliorare la loro comunicazione verso le banche e le società di leasing? Proprio la prossima settimana avremo un incontro con i rappresentanti delle nostre rivendite per parlare dell’importanza che ha gestire correttamente i dati dell’azienda per facilitare il loro dialogo con gli istituti di credito o le società finanziarie. Se da una parte cerchiamo di dare consigli utili ai rivenditori perché possano elaborare delle informazioni più precise, dall’altra lavoriamo per far conoscere il settore alle banche e ai finanziatori. È importante far comprendere il valore del cliente, che può essere dato dall’anzianità o dal suo radicamento nel territorio o dalla sua capacità di crescere nel tempo. Inoltre insistiamo sull’affidabilità in termini di rispetto dei pagamenti, mettendo in luce la bassa incidenza di insoluti e invitando ad essere più elastici in caso di brevi ritardi, di norma poco tollerati da chi eroga denaro. Le società creditizie sono piuttosto rigide in materia di scadenze e questa sorta di paura

rende chi ha contratto il debito ancora più preciso nel rispettare le date dei pagamenti. Questo è il messaggio che noi cerchiamo di far arrivare: il settore del vending è fatto da buoni clienti. È necessario che le società di leasing non si fermino davanti a una documentazione inadeguata e sappiano guardare oltre, capire che nel vending il rischio di investimento nella maggior parte dei casi è molto contenuto e concentrarsi sul fatto che questo settore va sostenuto perché ha dei parametri di crescita significativi. In questi primi tre mesi in BVG quale impressione ti sei fatto del settore? Trovo che il vending sia un settore molto dinamico, nel quale ho potuto riscontrare grande competenza tra gli addetti ai lavori, che hanno maturato esperienze importanti nel loro ruolo e questo discorso vale sia per la realtà italiana che per il contesto europeo. Certo, negli anni passati si sono registrate crescite importanti probabilmente anche grazie all’intervento di finanziatori esterni e questi numeri nell’ultimo periodo si sono un po’ ridimensionati, ma non vedo rischi particolari. Ripeto, questo è un settore dinamico, capace di guardare in avanti. I consumi fuori casa continueranno ad aumentare e questo comporterà dei vantaggi per un comparto strutturato e in evoluzione come il nostro. Quali ritieni saranno i maggiori ostacoli a questa crescita? La difficoltà di comunicazione tra clienti e creditori in questo momento è di ostacolo al raggiungimento dei tassi di crescita che si potrebbero verificare in una situazione ottimale, dato anche l’impegno da parte dei clienti. L’aspetto dei finanziamenti attualmente è una delle leve che determineranno gli equilibri futuri; chi avrà la capacità di ottenere finanziamenti vantaggiosi per i clienti è chiaro che avrà un vantaggio competitivo a mio avviso non indifferente. In ogni caso il buon prodotto, l’affidabilità, gli investimenti – come quello di BVG nella Qualità - continueranno ad essere fattori decisivi.

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SPECIALE EVENTI

Experience the innovation Road Show Lavazza 2009 - Roma +++

Sabato 9 maggio, Lavazza, in collaborazione con Novaservice, ha organizzato, nello splendido scenario di Villa Cornetto Bourlot – Tenuta S.Antonio di Tivoli Terme, la seconda tappa del Road Show Lavazza 2009. L’iniziativa ha ottenuto ottimi riscontri da parte dei gestori del Lazio che hanno seguito con interesse i numerosi interventi proposti. Durante l’evento gli onori di casa sono stati fatti da: Fabrizio Rosellini, Monica Balocco, Giovanni Troisi, Adin Gazi Nouri (in rappresentanza di Lavazza) e Fabio Bussacchetti per Novaservice. Hanno inoltre partecipato come relatori: Paolo Caporali (fondatore del Gruppo Liomatic), Alessandro Fontana (direttore responsabile di D.A. Italia) e Danilo Paolini (GEDAP). D.A. Italia era presente all’iniziativa e offre ai suoi lettori un repertorio fotografico dell’evento e un’intervista realizzata alla fine dell’incontro con Fabio Bussacchetti. D.A.ITALIA 19

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speciale eventi

Intervista con Fabio Bussacchetti Qual è stata la tua storia professionale e come sei entrato nel settore del vending? Sono arrivato nel vending nei primi mesi del 1992. Lavoravo già nel settore commerciale, ma in tutt’altro ambito e ho risposto all’iniziativa di una persona che mi ha invitato ad incominciare questa attività procacciando clienti nell’area di Roma in cui vivevo e quindi che conoscevo bene. Dovevo proporre il prodotto Lavazza, che era in forte sviluppo e in un momento in cui la penetrazione nel mercato laziale era praticamente inesistente. Solo due società distribuivano in quegli anni i prodotti di Lavazza e, anche se i numeri erano già interessanti, il potenziale di sviluppo era veramente incredibile. Quel periodo quasi pionieristico è stato determinante per la mia

formazione, perché non c’erano precedenti e quindi situazioni su cui potersi confrontare per cercare di prendere le decisioni, bisognava affrontare i problemi mettendo nel lavoro soltanto il piacere, la professionalità e soprattutto la voglia di riuscire. In questo modo si è poi delineato un gruppo di lavoro importante, uno zoccolo duro che insieme alla proprietà dell’azienda, ha operato con grande successo e coesione sul mercato. Quando hai iniziato a coordinare un gruppo di lavoro e a muovere i primi passi verso un ruolo di maggiore responsabilità? Dopo tre anni assunsi un ruolo interno perché il divario tra il reparto operativo e quello interno era sempre più grande e avevamo la necessità di una figura di coordi-

namento. Quindi mi occupai della razionalizzazione e della gestione dei giri, delle consegne e di tutte quelle attività che oggi andrebbero organizzate subito, ma che allora invece, grazie anche alla poca concorrenza, furono affrontate nel tempo. Quando sei passato in Novaservice? Io sono arrivato in Novaservice nell’agosto del 2000, dopo otto anni di esperienza di gestione. Dall’incontro con Paolo Caporali emerse che la Novaservice stava cercando una persona con esperienza del vending, ma soprattutto nella commercializzazione e nello sviluppo del prodotto Lavazza e che gli sarebbe piaciuto che io mettessi la mia professionalità a disposizione di un mercato che voleva crescere.

All’epoca la rivendita gestiva i prodotti Lavazza da poco più di nove mesi e i numeri che realizzava erano relativamente bassi, ma con un lavoro certosino di anno in anno ci siamo ripresi fino a riuscire ad ottenere risultati significativi, dando quel giusto supporto e fiducia ad un mercato che ha poi visto crescere società di gestione che oggi realizzano numeri importanti. La mia entrata nel Consiglio di Amministrazione, circa cinque anni fa, fu poi la chiave per farmi lavorare con un più forte coinvolgimento e con una più ampia responsabilità delegata. I fondatori sono ancora presenti in azienda? Novaservice è stata costituita nel 1995 dall’unione di alcune persone e da una coesione di intenti e di volontà. Queste importanti carat-

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teristiche fondative sono tuttora presenti e determinano in modo significativo l’evoluzione di questa società, sempre unita nell’affrontare il mercato e nel raccogliere nuove sfide. Uno dei punti di forza di Novaservice è che i fondatori sono ancora gli attuali soci, con cui mantengo ottimi rapporti e opero quotidianamente. Lo sviluppo di una rivendita importante come Novaservice è stato interpretato correttamente dal mercato? Un principio fondamentale di questa azienda è stato quello di crescere parallelamente a come rispondeva la crescita della regione Lazio. L’atteggiamento di coloro che temevano lo sviluppo di una rivendita come Novaservice era quello di sostenere che il

mercato, come penetrazione del prodotto Lavazza, fosse già saturo e che quindi una realtà come la nostra avrebbe dovuto essere sottodimensionata perché altrimenti avrebbe creato solo turbative attivando nuovi piccoli e medi operatori. Questi ultimi però hanno dimostrato che il mercato non era assolutamente saturo e che invece si sarebbe potuto fare ancora tantissimo. Oggi queste realtà aziendali sono tante e rappresentano posti di lavoro seri, duraturi e società concrete dal punto di vista del fatturato. Quanti clienti serve oggi Novaservice? Con i prodotti Lavazza serviamo solo il Lazio, mentre con gli altri prodotti abbiamo qualche cliente anche fuori regione, quindi tra

gestori occasionali e quelli ormai fidelizzati, forniamo qualche centinaia di società di gestione. Offriamo inoltre i nostri servizi a tantissimi istituti religiosi che ovviamente non rientrano nella categoria dei gestori.

Questo evidenzia che c’è stata un’ottimizzazione delle risorse umane e un importante contenimento dei costi. Il grande lavoro è stato quello di far crescere le vari aree con assunzioni di responsabilità reali.

Novaservice ha sempre dato grande attenzione al capitale umano. La struttura si è ingrandita ricorrendo anche all’assunzione di nuovo personale? Questo è un mio piccolo vanto, perché cinque anni fa ho avuto la responsabilità di una struttura composta da diciannove dipendenti e oggi posso affermare che il fatturato è cresciuto in maniera importante e con lo stesso numero di persone di allora. L’avvicendamento di alcuni di loro ha solo portato più efficienza e qualità.

La tua esperienza nel Lazio può tornarti utile anche per affrontare nuove sfide come lo sviluppo di un modello distributivo vincente anche all’estero? Assolutamente sì. Il 15 maggio scorso è stato ufficialmente annunciato, dopo una serie di trasferte esplorative, un mio nuovo incarico come uno dei responsabili allo sviluppo della rivendita Elater in Portogallo, una società che opera anche in Spagna con diverse sedi. La mia esperienza nella gestione, ma soprattutto nella rivenD.A.ITALIA 21

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speciale eventi

dita, è al servizio di questo nuovo progetto. Tutto il lavoro che è stato fatto in Italia con il prodotto Lavazza, che da noi è molto conosciuto, in quell’area va ricominciato con uno stimolo, un piacere e un fascino che solo certe sfide, per giunta all’estero, sanno dare. Sei stato abbastanza previdente da costruirti una struttura in grado di reggere anche in tua assenza, perché impegnato in altri progetti? Non è semplice in un mercato come quello del vending, ancora fortemente fondato sui rapporti personali, non poter garantire la propria presenza quotidiana. Ma in questo caso, forte anche di ciò che mi ha trasmesso la proprietà Novaservice, devo ammettere che i primi riscontri sono stati ampiamente positivi e che i ragazzi si

sono assunti un senso di più alta responsabilità in mia assenza – e questo l’ho verificato personalmente -. Investire nella formazione e nella crescita di alcune persone è stata un’idea che si è rivelata vincente e le risposte che ho avuto da questo investimento in risorse umane sono state senza dubbio positive. Oggi, poi, la tecnologia supporta bene certe esigenze azzerando le distanze.

È più difficile fare rivendita o operare in una gestione? È certamente più complesso rendere efficiente e realizzare una buona marginalità con una rivendita, però nel momento in cui hai una base di gestione alle spalle puoi comprendere molto meglio i tuoi clienti con le loro necessità e bisogni, creando così le condizioni perché siano seguiti nel modo giusto.

La formazione ha quindi avuto un ruolo molto importante nello sviluppo di Novaservice? La formazione ha sempre un ruolo critico nello sviluppo di un’azienda, ma la cosa più importante è che anche quando si ha maturato un po’ di esperienza bisogna essere sempre pronti a mettersi in discussione e sapere che si può migliorare.

Il tuo intervento di oggi era fortemente ottimista sul futuro. Come fai in un periodo congiunturale così difficile a mantenere questa convinzione? Perché sono ottimista? Tra alcune delle mie certezze c’è la consapevolezza che rivendiamo un prodotto importante, strategico e riconosciuto come Lavazza che

mette, anche in tempi di crisi, nella condizione di fare sviluppo. Inoltre aree del nostro business, quelle di post vendita, risentono marginalmente della crisi: prodotti, assistenza, ricambi in questo momento sono in linea con ciò che ci eravamo prefissi in sede di c.d.a. Novaservice ha diciannove dipendenti di cui sette alla logistica, cinque all’assistenza tecnica, uno ai ricambi, due al servizio commerciale, quattro al servizio di call center, amministrativo e cassa. Cosa significa? Che l’azienda è totalmente protesa al servizio esterno, almeno il 75% è di una dinamicità unica al servizio del cliente e questo fa capire qual è il nostro obiettivo: essere vicini alle esigenze del gestore. Nel vostro mercato regionale Roma ha un peso così deter-

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minante rispetto alle altre province? Roma ha un peso enorme. Ăˆ normale, visto che stiamo parlando di un complesso urbano che ospita quasi cinque milioni di persone. Quindi anche considerando la

concentrazione è inevitabile che Roma abbia un ruolo assolutamente centrale. Nelle altre province ci sono ancora dei mercati non esplorati?

Sono pochi i mercati non esplorati nel vending, ma posso tranquillamente affermare che nella provincia di Frosinone, anche in virtĂš di una particolare situazione di mercato, ci sono interessanti nicchie per il nostro settore e che le pro-

vince di Latina e di Viterbo sono cresciute tantissimo in questi ultimi anni con operatori locali, segno evidente che era ancora possibile sviluppare numeri interessanti.

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Aria buona per il new business Nel panorama italiano del Vending è in arrivo una ventata di freschezza. Respirate a pieni polmoni l’aria di novità che porta il nostro GreenTour 2009. Accolti nella rilassante atmosfera di un agriturismo di charme, potrete scoprire in tutta calma le ultime novità della gamma N&W: il distributore anti-intrusione Rock, i nuovi Canto, Samba, Diesis e Capsy, l'ultima nata a marchio SGL. Non mancate all’appuntamento: in primavera la gamma si rinnova. 23 MAGGIO - TENUTA FRASSANELLE - Via Frassanelle 14, 35030 Rovolon (PD) 6 GIUGNO - AGRITURISMO TORRAZZETTA - Località Torrazzetta 1, 27040 Borgo Priolo (PV) 13 GIUGNO - MASSERIA GIÒ SOLE - Via Giardini 31, 81043 Capua (CE) 20 GIUGNO - SAN PAOLO DELLA CROCE SPAZIO EVENTI - Via Colle Ramole 20, 50023 Impruneta (FI)

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Ottimi riscontri al meeting Covim per i gestori siciliani

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SPECIALE EVENTI [produttori]

Villa Gussio Nicoletti - antica dimora nobiliare del XVIII secolo, tutelata dalla Soprintendenza ai Beni culturali quale Patrimonio Nazionale e incastonata nel cuore verde della Sicilia, a poca distanza dall’abitato di Leonfonte, nella provincia di Enna - ha ospitato il primo evento Covim, organizzato in stretta collaborazione con Vending Service di Alfio Petrullo e rivolto agli operatori del vending di questa splendida regione. L’azienda ligure di torrefazione e commercializzazione del caffè (erano presenti all’evento Claudio Picci, Federico Solari Jr. e Simone Rebollini) vanta decenni di esperienza sul mercato nazionale e internazionale, ha presentato ai partecipanti i suoi prodotti e le nuove capsule. La giornata è proseguita in un clima sereno, di festa, con una visita alla tenuta che ha riportato gli ospiti all’epoca del Gattopardo. D.A.Italia, dopo aver partecipato all’evento, ha intervistato Claudio Picci (responsabile vending di Covim) sulle motivazioni che l’hanno portato ad organizzare un meeting in Sicilia, sui progetti del prossimo futuro e sul lancio delle nuove capsule.

Intervista con Claudio Picci - Covim Perché un marchio come Covim, fortemente presente a livello regionale, ha deciso di investire in Sicilia? Covim è leader in Liguria nel canale bar con una buona presenza anche in tutto il nord-ovest, mentre per quanto riguarda il vending è un marchio noto a tutti gli operatori del territorio nazionale ed europeo. La maggior parte degli operatori del settore ci conosce perché da anni siamo sul mercato con quote sempre più significative. In effetti il territorio in cui mancava di più la nostra presenza era proprio la Sicilia e ora, da due anni a questa parte, abbiamo ini-

ziato ad operare anche in questa regione. Ultimamente abbiamo consolidato i nostri rapporti proprio con Vending Service e da circa un anno possiamo affermare di essere finalmente presenti in questa regione con numeri significativi. Abbiamo ritenuto necessario questo incontro proprio per presentarci ufficialmente agli operatori siciliani a fianco di una realtà locale conosciuta ed apprezzata come Vending Service. Quindi siete intenzionati a continuare ad investire in Sicilia? Assolutamente sì. Vending Servi-

ce è il nostro referente ufficiale, e tramite questa rivendita specializzata e alcuni altri operatori possiamo raggiungere capillarmente i gestori anche medio-piccoli in ogni angolo della Sicilia. Il nostro prodotto è molto apprezzato dagli operatori siciliani e un’ulteriore conferma è stata data proprio dall’evento di Enna. La scelta di organizzare un evento a Enna da cosa è stata determinata? Da tempo io ed Alfio pensavamo di presentarci ufficialmente agli operatori per significare che Covim e Vending Service sono oggi

una realtà, un punto di riferimento per l’espresso sia in grani che in cialda. Con l’occasione abbiamo presentato le ultime novità, le nuove capsule Covim prodotte direttamente nei nostri stabilimenti e le nuove macchine per caffè a capsule del noto fabbricante che la Vending Service rappresenta. È stata scelta Enna perché abbiamo preferito una zona centrale, meglio raggiungibile da tutti. Gli ospiti presenti sono stati soddisfatti dell’evento? Avete già avuto dei riscontri positivi? Crediamo di aver guadagnato il D.A.ITALIA 25

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speciale eventi

Claudio Picci e Alfio Petrullo

loro apprezzamento. Abbiamo ricevuto molti consensi sui prodotti e per noi il risultato è stato ampiamente positivo. Per il lancio della nuova capsula è stato fatto un grande sforzo di comunicazione ma è soprattutto la qualità del prodotto e delle macchine OCS che più conta per offrire agli operatori l’alternativa di un sistema completo e compatibile; le nostre capsule sono perfettamente compatibili con i sistemi più diffusi. Quali sono le principali caratteristiche delle capsule che avete da poco immesso sul mercato e i primi risultati ottenuti? Le nuove capsule prodotte direttamente nei nostri stabilimenti

sono caratterizzate da un’elevata corposità e consistenza cremosa, risultati che sono stati ottenuti dopo anni di ricerca anche nel campo delle cialde in carta dove avevamo già una grande esperienza. Le nuove capsule non hanno il coperchio di plastica per cui sono più ecologiche e la loro particolare forma conferisce una perfetta adattabilità ai sistemi più diffusi sul mercato. Come le cialde in carta sono prodotte in quattro miscele: Orocrema, Granbar, Gold Arabica e Suave decaffeinato. I clienti che già utilizzano le nostre capsule stanno ripetendo gli ordini con regolarità e con volumi in aumento. Credo che oggi siamo in grado di offrire agli operatori del vending più attenti

uno strumento per distinguersi con la qualità e uscire dalla solita “bagarre”. Come ritieni la resa in tazza delle capsule Covim sulle nuove macchine Capsy? È un ottimo abbinamento, le Necta Sgl Capsy sono esteticamente gradevoli, compatte, pratiche ed affidabili e sono supportate da una rete di agenzie distribuite su tutto il territorio nazionale, oltretutto una parte di queste sono nostre partner come Agnelli Piero, Torino Vending, Systema Vending, Parivend e ovviamente Vending Service. Le stesse agenzie distribuiscono i nostri prodotti e oggi anche le nostre capsule. Fra le nostre varietà, la miscela

Orocrema è quella che più si adatta al pubblico del Sud Italia, in particolare a quello siciliano, che ama un caffè forte e deciso. La miscela Granbar, invece, è un ottimo abbinamento di arabica e robusta che mantiene una buona cremosità ed un gusto raffinato. Per i palati più esigenti abbiamo la Gold Arabica dal gradevole aroma. Infine il nostro Suave decaffeinato è per chi non vuol rinunciare al piacere di un vero espresso anche senza caffeina. Con l’intento di offrire un servizio completo anche noi distribuiamo le Capsy direttamente agli operatori in quanto abbiamo verificato che si adattano molto bene alle nostre capsule. Credo proprio che sarà un abbinamento vincente.

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meeting covim - claudio picci

È stato difficile raggiungere questi risultati? Non è stato facile, l’esperienza maturata con le cialde in carta e la collaborazione con la Facoltà di Ingegneria Chimica dell’Università di Genova per lo studio sulla conservazione del prodotto ci sono state di grande aiuto. Ritengo che per competere con il leader del mercato delle capsule sia necessario puntare alla qualità e noi facciamo della qualità ed il servizio la nostra filosofia. Come sono i rapporti con Alfio Petrullo? Sono ottimi. Alfio Petrullo utilizza il nostro caffè in esclusiva, è nostro partner ufficiale in Sicilia e grazie a lui possiamo operare su tutto il

territorio siciliano anche per piccoli quantitativi. La nostra conoscenza personale risale a qualche anno fa, quando eravamo entrambi nel consiglio direttivo di Confida, per cui, quando ho deciso di operare anche in Sicilia, ho pensato di mettermi in contatto con lui e in effetti ora, ad un anno di distanza dall’inizio della nostra collaborazione, stiamo facendo dei buoni volumi. Inoltre c’è veramente un ottimo rapporto personale. Ogni tanto mi rinfaccia scherzosamente che ad una elezione in Confida, quando ancora non ci conoscevamo, non l’avevo votato! Come mai in un momento di crisi congiunturale avete deciso di investire così tanto in

impianti? Nei momenti di crisi non bisogna demoralizzarsi ed arrendersi, anzi, è proprio il momento in cui è necessario pensare a nuovi progetti. In ogni caso la capsula era nei nostri piani da tempo, la naturale evoluzione del nostro mercato; aspettavamo che i fabbricanti entrassero sul mercato con delle valide macchine OCS da poter affiancare al nostro prodotto. Quindi abbiamo fatto il primo investimento che ha comportato l’acquisto di una capsulatrice affidabile e contemporaneamente l’impegno da parte di un importante operatore genovese (anche lui di origine siciliana) per la fornitura in esclusiva delle capsule sulla provincia di Genova, e così siamo partiti. Oggi

stiamo già trattando l’acquisto di una seconda capsulatrice più veloce per rispondere alle crescenti richieste del mercato. Ma anche sul caffè in grani non stiamo fermi, oggi abbiamo quasi il 20% del mercato nazionale nel vending e a settembre installeremo la terza tostatrice. Continueremo ad investire anche in comunicazione, infatti visti i risultati, prevediamo per l’autunno un road show anche nel Nord Italia.

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SPECIALE EVENTI

Green Tour 2009 Necta: di grande impatto, ma non sull’ambiente +++

Proseguono le tappe del Green Tour Necta 2009 presso gli agriturismi di charme sparsi nella nostra penisola e scelti accuratamente dagli organizzatori per far scoprire ai propri ospiti, i clienti del mercato Italia, le novità della gamma N&W. Lo staff tecnico e commerciale Necta in un’atmosfera rilassante, immerso nella natura, ha presentato ai partecipanti: il distributore anti-intrusione Rock, i nuovi Canto, Samba, Diesis e Capsy, l’ultima nata a marchio SGL. Due appuntamenti importanti si sono svolti il 23 maggio presso la Tenuta Frassanelle a Rovolon in provincia di Padova e il 6 giugno presso l’Agriturismo Torrazzetta a Borgo Priolo in provincia di Pavia. 28 D.A.ITALIA

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RISORSE UMANE

Le risorse umane in Comesterogroup Intervista con Fabio De Pilla

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[fabbricanti]

Fabio De Pilla ha iniziato il suo percorso professionale occupandosi dal ’78 all’81 di orientamento scolastico-professionale, uno dei pionieri in questo ambito. Ha poi intrapreso l’attività nel campo Risorse Umane per diverse grandi aziende ed in seguito ha deciso di esercitare la sua qualifica di consulente aziendale come libero professionista. La sua collaborazione con Comesterogroup è iniziata il 20 novembre del 2008 a seguito dell’intento di Davide Chionna di dare continuità di sviluppo al gruppo che negli anni è cresciuto molto, arrivando a contare centocinquanta persone nel suo organico. Uno step importante del processo di continuo miglioramento di Comestero e una nuova sfida che, per le sue esperienze di interim manager, De Pilla ha accettato in coerenza con il suo cammino professionale. La nostra redazione si è recata nella sede di Comesterogcomesteroroup a Gessate, dove ha incontrato e intervistato Fabio De Pilla.

Fabio De Pilla

Quali sono i tuoi compiti come Responsabile delle Risorse Umane? Sono quello che viene definito in gergo “interim manager”, cioè un collaboratore che si impegna a progettare e seguire piani di sviluppo organizzativo dell’impresa fino al loro compimento. Comesterogroup ha iniziato un processo di cambiamento molto profondo che richiederà dai tre ai cinque anni di tempo per perfezionarsi. Quali cambiamenti dovrà affrontare Comesterogroup nel prossimo futuro? Una società ai vertici del suo settore come questa ha tante cose nuove da fare, soprattutto a livel-

lo di cultura di impresa; ritengo che sia necessario introdurre ed applicare alcune nuove regole, preservando una certa flessibilità operativa, caratteristica vincente del Gruppo. Per essere competitivi bisogna essere rapidi ed efficienti nei confronti dei clienti, essere in grado di passare attraverso momenti critici tenendo presente che nel ciclo di vita di un’impresa arriva sempre un momento in cui il cambiamento diventa fisiologico per sopravvivere e non è più possibile continuare a pensare e a funzionare come quando l’azienda viveva una fase precedente. A quel punto è necessario stabilire nuove regole, un nuovo assetto organizzativo, fare in modo che nella base operativa si innestino

metodi e strumenti di gestione dell’impresa efficaci. Per far questo occorre formare il personale e renderlo capace di utilizzare gli strumenti che ha a disposizione, ed è un lavoro lungo e faticoso. Attualmente segui con particolare attenzione la formazione del personale? In questo momento sto fungendo da agente catalizzatore, come negli esperimenti in cui se non si aggiunge un determinato componente la reazione chimica non avviene. Sono l’elemento che introduce cambiamento, anche creando un po’ di scompiglio iniziale, mostrando i benefici che si possono trarre dalle novità ma

anche dai problemi che si presentano e che si devono risolvere. Sono un po’ l’allenatore, il rompiscatole della situazione che tiene tutti uniti per arrivare ad un risultato. Parallelamente c’è il classico lavoro che fanno tutte le persone che, come me, scelgono di fare il capo del personale: organizzare al meglio la funzione, introdurre qualche nuova procedura, valutare le risorse umane, stilare un organigramma, compilare una stesura delle nuove responsabilità per i capi di primo livello e così via. Il capo del personale viene spesso identificato con la persona che assume e fa i colloqui di lavoro: la funzioD.A.ITALIA 31

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ne però è sicuramente più complessa... Il lavoro del capo del personale comprende anche i colloqui di assunzione così come quelli di licenziamento, ma non si limita a questa funzione. Il responsabile delle risorse umane è un uomo che utilizza le relazioni all’interno dell’azienda per permettere ai dipendenti di lavorare al meglio. Si occupa ovviamente anche di organizzazione: dal livello operativo fino al disegno di macrostrutture diverse rispetto alla vita e alla crescita dell’azienda, non fa solo selezione e formazione. Potremmo sintetizzare dicendo che questa figura si occupa della vita delle persone all’interno di un insieme organizzato che ha come fine arrivare a un certo obiettivo. Il capo del personale

o delle persone, come preferisco chiamarlo, deve essere colui che si pone al di sopra delle parti. E non è semplice. Riesci ad essere obiettivo e a valutare la professionalità di una persona lasciando da parte simpatie e antipatie personali? Nel corso della mia vita professionale ho visto nascere e morire intere carriere, amicizie, conflitti, odi. Chi fa il mio mestiere può osservare gli altri da un punto di vista privilegiato, ma ha un compito estremamente difficile ed ingrato: a volte siamo costretti a fare scelte di cui non siamo completamente persuasi ma che sono inevitabili. In apparenza l’uomo del personale esercita molto potere, ma in realtà l’unico potere di

cui dispone è la pazienza, perché i cambiamenti di cui è portatore non si realizzano in pochi giorni. A proposito di cambiamenti, cosa ha spinto Comesterogroup a cambiare? Tanto per cominciare Comesterogroup ha raggiunto un organico considerevole in termini numerici e non sarebbe stato possibile continuare a ragionare con la stessa mentalità di prima. Questa è un’azienda caratterizzata ancora da un positivo spirito di clan e passare dal clan ad un’azienda organizzata composta da una struttura manageriale, una professionale e una operativa richiede del tempo. Si tratta di un percorso di crescita prima umana e poi di tecniche e di metodi che coinvolge tutti, a cominciare dal-

la proprietà che ha il compito più difficile. Inizialmente nessuno reagisce bene al cambiamento, preferendo lasciare le cose come stanno; poi si verifica qualcosa che provoca una crisi all’interno del sistema che spinge necessariamente a cambiare. Inevitabilmente si devono affrontare processi lunghi e a volte dolorosi. Il cambiamento fa parte della legge di sopravvivenza, questo riguarda qualsiasi sistema organizzato e anche l’essere umano. I sistemi aziendali che non sono in grado di evolvere, di crescere attraverso il cambiamento sono destinate a fallire, anche se sono grandi imperi. Vivi la selezione del personale come un responsabilità personale?

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Sicuramente sì e il senso di responsabilità non si limita all’assunzione, prosegue nell’osservazione del comportamento di quel dipendente all’interno della realtà aziendale. Una curiosità: quanto incide un buon curriculum rispetto al colloquio? Il giudizio riguardo un candidato si forma di solito nel momento in cui incontro la persona; in ogni caso il curriculum è sempre un buon dépliant di un prodotto umano che sta cercando di vendersi sul mercato del lavoro, quindi se è ben fatto può attirare l’attenzione e dare qualche punto di vantaggio rispetto ai suoi concorrenti. È necessario stare attenti però a non cascare nella trappola di un buon curriculum e verificarne sempre la veridicità. Con l’esperienza si impara a conoscere meglio le persone, a riconoscere dei segnali anche dal loro modo di rispondere alle domande o di gesticolare. Il linguaggio del corpo è un elemento da non trascurare, insieme al background della persona che si ha di fronte. Come ti comporti quando devi comunicare un licenziamento? Personalmente preferisco essere molto diretto, senza giri di parole e quando è possibile cerco di arrivare ad un accordo consensuale. Per esperienza, inoltre, so che quando si arriva al provvedimento di licenziamento questo non dipende quasi mai da mancanza di competenze dell’interessato, ma piuttosto da un errore di selezione, oppure semplicemente da problemi di feeling con il proprio capo o con i colleghi. Del resto è difficile che si torni indietro quando la decisione di allontanare un collaboratore è stata presa, ma credo sia giusto così, per il bene di tutti all’interno dell’azienda, compreso il soggetto che viene licenziato. È vitale che non vengano sconvolti gli equilibri di un gruppo e se avviene bisogna prendere

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decisioni anche drastiche a riguardo. Naturalmente diventa patologico quando i casi cominciano a moltiplicarsi: in quel caso è l’organismo azienda ad essere malato. I problemi di relazione vengono spesso sottovalutati, mentre credo ci vorrebbe uno psicologo all’interno delle imprese per risolverli. Uomini e donne sono uguali o ancora oggi sono predisposti ad occupare determinate funzioni? Ad eccezione di mansioni che richiedono uno sforzo fisico elevato, come il magazziniere, ho sempre scelto donne quando costruivo una nuova funzione o assumevo delle persone con cui lavorare, perché ritengo che portino all’interno di un’attività una dedizione al lavoro non comune, oltre a riuscire a vedere l’essenziale e a saper entrare in profondità nei problemi. Nella mia esperienza le donne hanno sempre garantito questa particolare “qualità del lavoro”; di contro, un organico di donne è più difficile da gestire, proprio per questa loro caratteristica che le rende più competitive rispetto agli uomini. L’uomo scende più facilmente ad accordi, è meno estremo anche quando si tratta di attuare strategie di mobbing ai danni di un collaboratore. Una cosa è certa: quando le donne si coalizzano tra loro arrivano all’obiettivo finale. Naturalmente questo è positivo se l’obiettivo è nell’interesse dell’azienda.

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novità del vending a cura di Noemi Margaroli

UNA NUOVA GAMMA DI BEVANDE LATTE E TOPPING PER SATRO Punto di forza di Satro Quality Drinks è l’esperienza di oltre quarant’anni nei settori del latte e del cacao, che le ha permesso di farsi apprezzare per la sua alta professionalità, riconosciuta universalmente dagli operatori della distribuzione automatica. Nel gennaio scorso l’azienda tedesca, leader nel settore delle bevande calde, è entrata a far parte del gruppo Royal Friesland Campina, colosso internazionale del comparto lattiero-caseario, che ha la sua sede principale in Olanda e che conta 22mila dipendenti e circa cento stabilimenti di produzione e di vendita in ventiquattro paesi per un reddito annuale di 9,1 miliardi di euro. La lunga esperienza maturata da Satro Quality Drinks nel processo di essiccazione e agglomerazione, unita alle competenze in termini di ricerca e sviluppo proprie di Royal Friesland Campina, permetterà a Satro di continuare a sviluppare prodotti innovativi per il vending con la qualità di sempre e allo stesso tempo di incrementare le sue posizioni sul mercato mondiale. Questa collaborazione si rivelerà favorevole anche per i consumato-

ri, che avranno a disposizione prodotti vantaggiosi in termini di costi e nuove soluzioni alternative, come ha ribadito Nicola Orzan, Area Manager Satro per il mercato italiano, che afferma: “La base del nostro successo è la capacità di pensare a lungo termine, utilizzando materie prime di alta qualità, combinate a tecnologie di produzione perfezionate nel corso di decine di anni di conoscenza e di pratica in diversi settori alimentari”. Basandosi su alcune tendenze del vending europeo, Satro prevede per il prossimo futuro una crescita considerevole nel mercato dei segmenti latte e topping, spinta in primo luogo dalla necessità di soddisfare le aspettative del cliente finale e degli operatori, in continuo aumento. La diffusione crescente di macchine per caffè espresso, in particolare table top, richiede un livello molto alto di qualità e di tecnologia nei prodotti solubili e nelle bevande calde. Al fine di soddisfare le tendenze del mercato, Satro ha ampliato il suo know-how nella tecnologia di agglomerazione sviluppando una nuova gamma di prodotti a base di latte e bevande topping aventi come caratteristiche

una granulometria e uno scorrimento costanti, una ridotta polverosità e una conseguente solubilità ottimizzata che mantiene elevato il livello di qualità del prodotto per tutto l’anno. Un altro elemento importante è rappresentato dal packaging, studiato nei minimi particolari, che rende possibile garantire la freschezza del prodotto e costante la sua qualità nel tempo; per questa ragione Satro ha confermato la scelta di confezionare i solubili latte e topping nei sacchetti da 500 grammi. Le numerose ri-

chieste da parte degli utenti finali, in particolare le osservazioni sulle caratteristiche organolettiche del prodotto, rappresentano per Satro un input che non può essere trascurato. Il risultato di questo dialogo con il consumatore è la nuova gamma di bevande topping che si contraddistingue per il gusto genuino e corposo di latte arricchito da una schiumosità stabile ed eccellente: un’esperienza di gusto nuova per chi ama il caffè macchiato e il cappuccino.

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Di + Più attenzione alle esigenze di ogni nostro cliente grazie a soluzioni tecnologiche d’avanguardia. Più passione artigiana che nasce dalla nostra tradizione italiana. Più relazione umana con i partner perché costruire un percorso insieme è, per noi, un valore. E più scelta, per chi utilizza le nostre macchine, a cominciare da sistemi innovativi che permettono di decidere sia la bevanda che la quantità. Rheavendors. Oggi in Italia c’è di più.

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al servizio del vostro successo

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novità del vending a cura di Noemi Margaroli

CAFFREDDO, LA BEVANDA DI CAFFÈ-LATTE FREDDO PER IL CANALE VENDING Il consumo di caffè-latte freddo è in crescita in tutta Europa ed ora viene proposto anche per il mercato del vending italiano. La ditta SCHWALBCHEN sta inserendo in Italia, in collaborazione con Dispensa Zaniboni, questo prodotto per il settore della distribuzione automatica. CAFFREDDO è una bevanda rinfrescante che contiene caffè, latte e zucchero, ha un buon gusto ed è di grande convenienza. È disponibile nei tre gusti: Espresso, Cappuccino, Latte Macchiato, in confezione tetra-prisma da 330 ml con cannuccia, si conserva a temperatura ambiente ed ha una durata di sei mesi dalla data di produzione. Gli ingredienti utilizzati sono tutti naturali: il latte parzialmente scremato o intero è soltanto fresco, per la produzione non si ricorre a prodotti in polvere o aromatizzati; il caffè Arabica è puro, fresco tostato ed infine lo zucchero. CAFFEFREDDO è completamente priva di conservanti e senza l’aggiunta di

acqua. SCHWALBCHEN è una società riconosciuta fra i primi produttori di

latte in Germania, con un fatturato trecento milioni di euro e quattrocento dipendenti. In Italia i suoi

prodotti sono distribuiti in esclusiva per il vending da Dispensa Zaniboni di Parma.

DOLCI “ZUCCHEROZERO®”, CERTIFICATI PER DIABETICI E OBESI L’azienda marchigiana Giampaoli Industria Dolciaria, in occasione del TuttoFood di Milano, ha presentato la linea completa di dolci “ZuccheroZero®” studiata in partnership con l’Università Politecnica delle Marche e l’INRCA (Istituto Nazionale di Riposo e Cura Anziani) e certificata dallo stesso istituto per le esigenze dei diabetici e degli obesi. Tutti i prodotti della Linea “ZuccheroZero®” sono dolcificati esclusivamente con maltitolo, quindi senza l’utilizzo di saccarosio né di fruttosio, che alterano la glicemia delle persone affette da diabete. Infatti, come recita la certificazione rilasciata dal reparto diretto dal professor Ivano Testa “abbiamo più volte valutato in campo clinico la

tollerabilità del prodotto in pazienti diabetici e abbiamo riscontrato che in giusta quantità (normali porzioni) non altera significativamente il livello glicemico. Può esserne pertanto consentito l’uso da parte di tutti coloro che necessitano di un ridotto apporto di zuccheri semplici, come nel caso del Diabete Mellito ed Obesità”. All’interno della gamma di biscotti “Dolce Salute”, lo Snack ZuccheroZero® verrà distribuito anche nel settore del vending in singole confezioni da quattro biscotti frollini e non è esclusa la possibilità di estendere anche agli altri prodotti della gamma la distribuzione in questo canale. Per il futuro l’azienda prevede di espandere il business nel settore

degli alimenti funzionali, non a carattere farmacologico, in grado di apportare sostanze benefiche all’organismo in dosi concentrate. È stata infatti siglato un protocollo di intesa con l’INRCA per lo studio e la messa in produzione di alimenti contenenti le molecole

antiossidanti di recente scoperta del gruppo di ricerca diabetologia. Tali prodotti, in grado di ottimizzare il benessere fisico e di ridurre il rischio di contrarre malattie, in particolare degli anziani, sono previsti in lancio sul mercato nel 2010.

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mondo associazione

“Il VENDING in Italia in tempo di crisi: società costume - economia - mercato e Istituzioni a confronto” Nel corso della Convention Confida, svoltasi a Roma lo scorso aprile, i rappresentanti delle Istituzioni hanno approfondito, per gli ospiti presenti, alcuni argomenti tecnici toccando dei punti critici per il settore del vending. Riportiamo le relazioni in ordine d’intervento:

Antonio Vento - Dirigente Area Fiscale Confcommercio

Quello che voglio esporre è un semplice aggiornamento della situazione, perché sono venuti alla ribalta alcuni temi d’interesse per la categoria sui quali credo sia importante aggiornarvi. Parlando di come sia cambiata la filosofia della direzione d’accertamento dell’Agenzia delle Entrate per indicarvi dei punti delicati da tenere ben in evidenza. Gli studi di settore rappresentano uno strumento di accertamento

per tutti quegli imprenditori o anche lavoratori autonomi o professionisti che non superano la quota di cinque milioni di euro di volume d’affari e di compensi. Parto da qui per fare delle precisazioni: nonostante gli studi di settore esistano da dieci anni come criterio di valutazione, purtroppo ancora oggi si ha una percezione distorta del loro utilizzo. Perciò colgo l’occasione per accennare che, per i molti di voi che hanno delle imprese che si pongono al limite dell’applicazione degli studi o addirittura al di fuori, questo strumento non deve essere assolutamente travisato, perché oltre ad essere un metodo di accertamento per l’Agenzia delle Entrate è un modo per conoscere la propria capacità imprenditoriale e l’efficienza della propria impresa. Come molti sanno, gli studi di settore comprendono una serie di informazioni e di dati che creano un patrimonio unico: pensate solo al fatto che ogni anno con la dichiarazione dei redditi ogni soggetto deve allegare un modello all’interno del quale sono contenute una miriade di informazioni di carattere strutturale dal quale emerge una fotografia del settore. Per una categoria come la vostra immagino si possa pensare ad un impiego di questi dati estremamente utile e alternativo a quello di mero strumento di accertamento per l’Agenzia delle Entrate. Non dimentichiamo mai che siamo approdati alla categoria degli studi di settore, in ordine di tempo, come l’ultimo degli strumenti di accertamento e con un pregresso che parte dalla “minimum tax”. Voglio sottolineare che ciò che è significativo degli studi è il progresso in termini di civiltà fiscale; sono trascorsi molti anni nei quali siamo arrivati addirittura ad avere metodi di controllo che prima venivano messi a punto soltanto dall’amministrazione finanziaria mentre oggi sono strumenti condivisi, validati dalla stessa categoria. Le aspettative di un imprenditore sicuramente comprendono l’obiettivo di una semplificazione ulteriore dal punto di vista degli oneri di gestione ma c’è anche la preoccupazione insita nell’avvento del federalismo fiscale che potrebbe facilmente debordare in un aumento della pressione tributaria. Oggi il male del fisco italiano non è dovuto agli studi di settore ma all’elevata pressione fiscale, però di questo si parla poco o non si parla affatto. Poiché con l’avvento del federalismo fiscale gli enti locali, a partire dalle regioni, dovranno provvedere a se stessi perché la spesa sarà legata alle entrate, l’intervento di vigilanza dell’organizzazione sarà concentrato nel fare in modo che il tutto non si traduca in una maggiore pressione fiscale. Concludo dichiarandomi ancora a disposizione.

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Pietro Talarico - Coordinatore Commissione Tecnica Attività Produttive – Conferenza Stato-Regioni

Luigi Magistro - Direttore Accertamento dell’Agenzia delle Entrate

Vorrei ringraziare Confida perché mi ha dato modo di riflettere su questa realtà: quando ho ricevuto l’invito mi sono informato sul settore del vending e sono rimasto meravigliato. Tra i miei obiettivi c’è quello di cercare di proporre qualche soluzione ma soprattutto di iniziare un percorso nuovo con questa associazione e anche con voi: vorrei darci una nuova metodologia di lavoro. Prendo spunto da una riflessione che ha fatto il professor De Rita: “Siete una macchina da guerra”. Questa frase mi ha un po’ sconvolto e mi ha dato modo di riflettere, perché una macchina da guerra ha bisogno di regole e se queste sono limitative la macchina da guerra è destinata alla sconfitta. Così ho analizzato le regole che ci sono oggi e mi sono accorto che sono molto caotiche, poco semplici. Di ciò devo prendere atto perché ho avuto modo di riflettere su un qualcosa che per me era un articoletto, vedevo quello che diceva Bersani, quello che affermano le nostre leggi in generale, ma senza aver mai fatto degli studi su questo settore. Quindi chiedo a Confida e a Confcommercio di aiutarci e di collaborare, di farci delle proposte. Lavoriamo insieme, vediamo quali possono essere gli strumenti per regolamentare la vostra situazione legislativa, che al momento è molto confusa. L’intenzione è quella di portare al tavolo del coordinamento tecnico proprio la materia dei distributori automatici perché vogliamo approfondire l’argomento per cercare di cambiare la modulistica e semplificare le leggi.

Ciò che è stato fatto sulla legge finanziaria del 2008 risponde all’esigenza che il sistema degli adempimenti sia ispirato alla logica, all’equilibrio e che rifugga assolutamente da quelle che possono diventare vere e proprie vessazioni. Noi leggiamo spesso sui giornali che in Italia è finita la lotta all’evasione fiscale, o almeno taluni si ostinano a sostenerlo; io penso che qualsiasi persona intelligente sia in grado di capire che queste sono assolute sciocchezze: in questo momento, probabilmente, nel nostro Paese è cambiato profondamente il modo di combattere l’evasione ma non è affatto finito il contrasto a questo grave problema. Come cittadino mi sentirei molto preoccupato se fosse finita la lotta all’evasione in Italia perché si tratta di una funzione che viene svolta nell’interesse della collettività ed è vitale da tanti punti di vista. La spesa pubblica, anche se non sempre destinata in modo ottimale, è il risultato del prelievo fiscale e senza questo la collettività dovrebbe rinunciare a tutta una serie di servizi essenziali. È cambiato profondamente il modo di affrontarlo ma l’inadempimento fiscale, questo possiamo dirlo, rappresenta ancora un grave problema, lo sappiamo tutti, ce lo dicono le statistiche, le graduatorie internazionali. Purtroppo in questo ambito ci troviamo di fronte a un problema serio che dobbiamo una volta per tutte risolvere in modo altrettanto serio e soprattutto idoneo a portarci al livello di altri paesi che hanno fenomeni di evasione molto meno marcati rispetto ai nostri. Abbiamo ravvisato che è inutile riempirsi di miliardi di dati, non c’è paese al mondo che si muova così, siamo un unicum a livello internazionale. Sono convinto che la strada giusta porterà risultati migliori nel recupero dell’evasione e soprattutto nell’induzione di un maggiore

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adempimento spontaneo. L’Agenzia delle Entrate ha tenuto una conferenza stampa per illustrare i risultati anche in questo comparto, proprio per dare una risposta a queste notizie di fine della lotta all’evasione nel nostro Paese e soprattutto, molto serenamente, per evidenziare che il 2008 ad esempio si è chiuso, per l’AGE sul fronte del contrasto all’evasione, con il risultato più alto nella storia dell’amministrazione finanziaria. È un dato oggettivo, l’Agenzia delle Entrate l’anno scorso ha incassato sette miliardi di euro come recupero di evasioni pregresse. Giusto per darvi un termine di paragone, tenete presente che fino a quattro anni fa, l’attività complessiva di recupero si poneva tra uno e due miliardi di euro all’anno: obiettivamente il nostro Fisco stia diventando sempre più efficiente, serio e riesce ad agire con incisività per riportare risorse all’Erario e alla collettività. Due fattori sono fondamentali per la lotta all’evasione: in primis la semplificazione degli adempimenti, su cui c’è un impegno fortissimo dell’Agenzia delle Entrate perché quanto è più semplice l’adempimento all’obbligo fiscale meno si invoglia un determinato tipo di evasione, molte volte determinato proprio dalla confusione e in secondo luogo una giusta azione di prevenzione in materia fiscale, che noi vogliamo fortemente attivare attraverso alcuni strumenti quali gli studi di settore, che mettono il contribuente nella condizione di verificare quello che può essere un teorico risultato atteso dell’attività che svolge in termini di produttività. Si parla di ricavi attesi dal fisco, ciò significa che è un risultato aspettato, non è il risultato vero, non è necessariamente quello che realmente si è verificato. Quindi è per noi molto importante che la risultanza degli studi di settore costituisca per l’imprenditore una sorta di cartina tornasole, perché alla fine quelle elaborazioni puntano ad individuare una situazione che, sulla base dei modelli che sono dietro all’elaborazione di questi studi, dovrebbe rappresentare la media della produttività minima e ottimale di una determinata impresa. Se così non fosse, cioè se lo studio stimasse di più di quanto si pensi, non vuol dire che saremmo di fronte ad una pretesa assurda. Per il Fisco la cosa peggiore è veramente riscuotere un’imposta su qualcosa che non c’è; è difficile andare a pretendere dove c’è solo la presunzione di qualcosa! È una misura che abbiamo già da tempo deciso di introdurre e che continueremo a spingere. Dobbiamo fare ogni sforzo, prima di andarla a contestare agli imprenditori, avere altri riscontri, come ad esempio la produttività delle imprese o l’IVA che viene versata

sui ricavi che si contabilizzano e il reddito dell’impresa che emerge da questa attività. In sostanza mentre gli studi stimano i potenziali ricavi, che in teoria potrebbero anche non essere un indicatore affidabile del reddito reale di un’azienda, alla fine quello che rimane in mano all’imprenditore, cioè quello che dichiara al fisco, deve avere conferma in tante altre situazioni e laddove fosse effettivamente sproporzionato a tanti altri fattori, troveremmo una dimostrazione della bontà della stima dello studio di settore. Vorrei concludere segnalando che, come vogliamo spingere sulla prevenzione - quindi sugli studi di settore - per le imprese sotto i cinque milioni di euro, per le imprese più strutturate, dove non ci sono gli studi, vogliamo svolgere analisi più approfondite delle varie realtà. Vogliamo impostare le azioni di controllo, che costano tanto a noi e anche alla collettività, a ragion veduta e quindi vogliamo incardinare le nostre attività su una conoscenza approfondita dei comparti. Vogliamo svolgere analisi di rischio di evasioni con tecniche molto avanzate e una novità che abbiamo introdotto da quest’anno in Italia, ma che all’estero c’è da tanto tempo, che riguarderà le imprese sopra i cento milioni di fatturato, il cosiddetto tutoraggio: le grandi imprese avranno un rapporto con il Fisco abbastanza frequente per condividere determinate scelte, di modo che le decisioni importanti prese dall’azienda non avranno il rischio di essere contestate in futuro. L’impegno è molto forte; ovviamente seguiamo attentamente le problematiche della crisi economica perché ci rendiamo perfettamente conto che lo strumento dei controlli fiscali può talvolta diventare molto pericoloso andando ad aggravare profondamente situazioni di crisi rendendole addirittura definitive. Non vogliamo che ciò accada e stiamo dando istruzioni alle nostre articolazioni di muoversi con molta cautela, di mirare molto attentamente sulle situazioni di evasione più evidenti e più consistenti. Credo fermamente nel fatto che si debba anche discutere insieme di questi argomenti, con categorie come la vostra, ad esempio, il contatto con il Fisco è fondamentale se chiaro, se opportunamente mediato dalle associazioni di categoria con le quali si può discutere dei trend. Il Fisco, oltre che imporre il suo controllo, dovrebbe secondo me ragionare con l’organismo di rappresentanza cercando di spiegare cosa sta succedendo: solo così si potrà impostare un dialogo estremamente produttivo.

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EVA News

EVA announces its new alliance with EPDWA The European Vending Association announced its new alliance with the European Point-of-use Drinking Water Association (EPDWA) on June 11. The cooperation will benefit both Associations, being both complementary in their activities. The European Vending Association organised a press conference during the AVEX trade show in Birmingham, in the NEC Exhibition centre, on 11 June. The European Vending Association announced its dynamic, new alliance with the European Point-of-use Drinking Water Association (EPDWA). Amongst those present, were Mr. van Amerongen (EVA President), Mr. Anderton (EPDWA Chairman), Mr. Krohn (EPDWA Vice Chairman), and Ms. Piana (EVA Director General). The EPDWA, formed 10 years ago is the association for POU manufacturers and distributors, with more than 150 members (http://www.epdwa.org). The European Vending Association represents 58 companies and 19 national associations from all the segments (machine and parts manufacturers, operators, payments systems, etc) except for the point-of-use machines (www.vending-europe.eu). The EVA has a proven track record of positively influencing EU policies on behalf of the vending industry and is offering the benefit of its experience & lobbying networks in Brussels to the EPDWA. The EPDWA has been reviewing its European strategy in an effort to utilise the successful formula that has been widely adopted in the UK. It is believed that as mains fed units start to proliferate through the rest of Europe, the knowledge gained by the association can be used as a benchmark and template for other national governments, suppliers, distributors, as well as end users. The new partnership between the two associations is seen as the starting point for getting this message across Europe. James Anderton, Chairman of EPDWA stated that “the overlap between the two associations is simple; many vending solutions include the utilisation of a mains water source, connection and even filtration. Therefore any future policy decision in these areas would represent a similar issue to mains fed coolers providers. This agreement gives the EPDWA the platform to access to a wider membership and importantly to the Brussels policy makers. This will ensure that the voice of the European water cooler industry and its members are represented during policy debating and shaping.” Arnaud van Amerongen, Chairman of EVA expressed that “whilst influencing policy is an intricate and involved process, it is imperative to get one’s message across clearly as early as possible and most importantly before legislation is created. Contrary to popular belief, Brussels politicians encourage industry input, recognising that they need specialist knowledge to ensure that policies are robust and workable.” This is a major development for both associations and it clearly shows the direction in which the EPDWA is now headed. It also underpins the importance that the EVA places on the water cooler industry as part of its own umbrella offering. This partnership will create a more focused approach to lobbying the Brussels policy makers on European water initiatives.

EVA announce a new partnership with some of the main trade publications specialized in vending worldwide. The Association has just launched a media partner programme. Its new members are committed to covering the activities of the European Vending Association. The new partners are: Auto Vending, Hostel Vending, Vending Report, Vending Times, Vending News and DA Italia. The European Vending Association has taken steps to strengthen its relationship with the main publications that report on the vending industry. The publications that will take part in this programme are: Vending Report, Hostel Vending, Vending News, DA Italia and Auto Vending. These account for a total of around 40.000 subscribers in all parts of the world from Europe and Russia to the United States of America. Catherine Piana, Director General of the EVA, declared “we feel honoured to have partners with such relevance in the industry”. The new partners will monitor the activities of the European Vending Association closely, and will become a reference for the industry as they will obtain first-hand information from the EVA.

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EU’VEND 2009 E IL VENDING DEL FUTURO Cultura della pausa, distributori agroalimentari, formazione degli operatori e spazi d’incontro. – Le pause durante il lavoro migliorano la produttività dei collaboratori, lo dicono gli esperti in materia. Eu’Vend 2009, il Salone internazionale del vending che avrà luogo dal 10 al 12 settembre, nel padiglione 8 del polo espositivo di Colonia, offrirà ai visitatori un’occasione di approfondire questo tema. Poter contare su collaboratori soddisfatti, efficienti e motivati è essenziale per un’azienda, non solo in un periodo di crisi economica come quello che attraversiamo: è quanto emerge dal lavoro di alcuni Psicologi del Lavoro dell’Università di Bielefeld, in Westfalia, che, basandosi su una ricerca di mercato mirata e sui risultati degli studi del Centre of Economic Performance di Londra, hanno cercato di mettere in luce le potenzialità nascoste e inutilizzate delle aziende tedesche. Se chiediamo ai dirigenti aziendali quali siano le possibili soluzioni da adottare per risolvere la recessione, la maggior parte di loro sosterrà che sono necessari maggiore efficienza, incremento della produttività e riduzione dei costi. I ricercatori hanno però accertato che, grazie al supporto delle più recenti tecnologie, è possibile incrementare la produttività aziendale solo a condizione che i collaboratori si sentano a loro agio e responsabili durante il lavoro come nelle pause. Questa ricerca è una lancia spezzata a favore della cultura del momento ricreativo, sviluppata da grandi realtà aziendali attraverso la realizzazione di aree dedicate al Food & Beverage e create appositamente per favorire il relax e la comunicazione creativa. Aziende del calibro di Google, Mars Drinks e BrainLab AG dimostrano che curare l’aspetto nutrizionale della vita dei collaboratori favorisce il successo economico dell’azienda. I dirigenti sono scettici, eppure le pause, se impiegate in modo costruttivo, possono diventare eccezionali fonti di energia da sfruttare produttivamente per l’azienda. Sarà quindi necessario in futuro che gli strateghi aziendali si occupino a fondo della riorganizzazione delle fasi lavorative e non. Collaboratori validi, soddisfatti, motivati ed efficienti sono l’obiettivo da raggiungere e occorre studiare le diverse esigenze dei dipendenti di ogni età: i più anziani sono da stimolare con attività che li possano mantenere in forma, quelli più giovani da “coccolare” con benefit e proposte accattivanti. Come scoperto da una nota società di consulenza, le esigenze più sentite non sono quantificabili in euro e centesimi, ma sono la flessibilità, la possibilità di evolvere personalmente, la salute e la work life balance. Anche il mondo del vending ha cominciato a trattare con interesse il tema della cultura ricreativa: la società Mars Drinks, produttrice di bevande e specializzata nello studio e nell’allestimento di zone dedicate ai momenti di pausa, da circa due anni propone soluzioni per creare un ambiente che consenta ai suoi dipendenti di lavorare senza stress e allo stesso tempo con maggiore efficienza. Altrettanto importante è la gestione delle risorse umane e per dare l’esempio Mars Drinks ha realizzato al proprio interno isole dedicate alla comunicazione, un locale dotato di caminetto e un’area che invita a tenere colloqui, anche con il capo, in un’atmosfera rilassata, nelle quali ovviamente non manca una proposta variegata di cibi e bevande. Per citare un altro esempio, un importante gruppo assicurativo di Amburgo ha attrezzato due locali per le pause brevi all’interno della propria struttura, dedicando il primo al riposo e il secondo alle attività rilassanti. In quello dedicato al riposo i collaboratori si possono distendere su comodi lettini per massaggi, mentre nell’altro si praticano jogging mentale, esercizi per gli occhi e ginnastica da ufficio. Il medico dell’azienda mette in luce gli effetti positivi dell’iniziativa, spiegando che ai collaboratori sono sufficienti dieci minuti per rigenerarsi e tornare al loro impiego più produttivi ed efficienti. Inoltre, con questa decisione la Direzione manifesta di aver compreso l’importanza di integrare lo sport e la salute dei collaboratori nella cultura aziendale. Ovviamente senza una ristorazione invitante la pausa non sarebbe un momento di ristoro e di conseguenza non funzionerebbe. Questo trend è sempre più diffuso e nel 2008 è stato attuato in modo esemplare da diverse aziende, come la BrainLab AG, che, oltre ad avere un bar interno aperto fino alle ore 17.00 in cui sorseggiare caffè e provare sempre nuovi spuntini, ha destinato una sala arredata con poltrone e divanetti al riposo e all’incontro in cui non manca un sottofondo musicale rilassante o la Messeturm di Francoforte, dove i collaboratori usufruiscono del ristorante aziendale e di un lounge bar aperto dalle 9.00 alle 17.00 nel quale è possibile consumare cappuccino, espresso o fare la prima colazione gustando bagle, sandwich, wrap e muffin. In Svizzera il ristorante “Milliways”, è stato premiato nel 2008 con l’ambito “Best of Swiss Gastro Award”: qui i collaboratori della Google, l’azienda che lo ospita, possono ristorarsi da mattina a sera del tutto gratuitamente. A Losanna, Philipp Morris ha inaugurato una struttura di nuova generazione concepita sui principi della cultura del momento ricreativo, studiata per servire 1.500 collaboratori di 62 nazionalità, comprendente 21 coffee corner ciascuno dedicato ad una tradizione gastronomica diversa. Per favorire la cultura della pausa utilizzata intelligentemente e della produttività consapevolmente sostenuta sono stati allestiti, inoltre, una zona relax, un centro fitness, un impianto di squash e due saune. – Eu’Vend, oltre ad occuparsi dei nuovi trend che riguardano il mondo delle grandi aziende, darà la possibilità al pubblico di sperimentare negli spazi della Koelnmesse i distributori outdoor, posizionabili in tutte le aree di ristoro all’aperto. La nuova frontiera del vending è infatti il distributore agroalimentare, che eroga prodotti freschi portandoli direttamente dal fornitore al consumatore finale. La domanda di prodotti freschi locali forniti direttamente dal produttore è in sensibile aumento e si vanno ad ingrossare le fila dei coltivatori che cercano di promuovere le vendite mediante distributore automatico. Patate, latte, burro, salsicce, affettati e uova vengono venduti con grande successo giorno e notte, con consegna immediata al consumatore. La risposta tecnologica alle richieste di clienti e produttori non si è fatta attendere e i professionisti del vending hanno ideato “Regiomat”, una particolare vending machine pensata per la vendita diretta nella stessa azienda agricola o in altre locazioni all’aperto. L’azienda casearia Peter-und-Paul-Hof di Uigendorf ad esempio scalda il latte, lo pastorizza e lo fornisce direttamente ai clienti. Sulla stessa scia anche altre aziende agricole offrono i loro prodotti con consegna immediata. L’idea di creare una “stazione di rifornimento” del latte come nuova struttura commerciale che consentisse di coprire adeguatamente la domanda della popolazione senza la fornitura diretta, molto onerosa in termini di personale e di tempo, è stato l’input che ha spinto l’azienda agricola a provare le tecniche di vendita della distribuzione automatica. Questa tendenza è in continua crescita nelle aree rurali della Germania.

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– Un tema spesso erroneamente trascurato è quello della formazione degli operatori del vending; gli ultimi anni del settore hanno invece dimostrato quanto l’introduzione di figure professionali specializzate abbia saputo conquistare anche i consumatori più diffidenti trasformando il vending in un canale di vendita di forte impatto, che convince tutti grazie alla vasta gamma di servizi offerti, alle moderne modalità di pagamento e a prodotti realizzati ad hoc. Le nuove leve del vending sono sempre più istruite e preparate, perché il mercato richiede una buona conoscenza del settore. Un decreto già in vigore in Germania regola la formazione di due nuove professioni del vending: l’addetto al servizio e l’addetto alla gestione dei distributori automatici. Il primo corso ha una durata di due anni, il secondo di tre. Oltre cento giovani hanno già optato lo scorso anno per questo tipo di formazione, che permette di imparare una professione e di proporsi come operatori qualificati alle aziende della DA tedesca. Fino al 2008 gli imprenditori e gli operatori insegnavano il mestiere ai loro collaboratori direttamente sul campo, poiché non esisteva una scuola ufficialmente riconosciuta, ad esclusione dell’Accademia dell’associazione di categoria tedesca, che organizza seminari riservati agli addetti ai lavori. Il passaggio è molto importante perché da oggi molti giovani potranno essere formati direttamente dalle aziende e imparare in tempi ridotti grazie al tutoraggio di chi ha alle spalle anni di esperienza nel settore. I corsi si svolgono in parte nelle scuole professionali e in parte in azienda. L’aspetto della formazione è irrinunciabile per poter garantire interventi di manutenzione qualificati e gli apprendisti che si specializzano nella gestione dei distributori automatici saranno gli interlocutori che istruiscono i committenti sull’uso degli apparecchi, cureranno le pratiche di rifornimento e di ricambio, i rapporti con il cliente. Terminata la formazione di base, i professionisti nella gestione dei distributori automatici possono scegliere tra due opzioni: la carriera commerciale, incentrata sul marketing e sulla gestione del personale, oppure quella tecnica, che si occupa dell’installazione ma anche delle tecnologie di informazione e di comunicazione. Molte aziende offrono ai loro dipendenti la possibilità proseguire nella formazione fino ad arrivare alla posizione di direttore del service, responsabile dei contatti con i clienti e della gestione del personale. Negli ultimi anni abbiamo assistito all’ascesa di figure professionali sempre più vicine al marketing e alle relazioni pubbliche. Il risultato di questo innesto tra vending e mondo della comunicazione è un approccio vincente nell’acquisizione della clientela, caratterizzata sempre più spesso da presentazioni adeguate ai moderni concetti di lifestyle: arredi, design dei distributori e gamma dei prodotti offerti sono studiati in ogni dettaglio per avvicinare il consumatore, ma naturalmente non bisogna trascurare l’importanza della qualità del servizio che si rivela un elemento determinante di successo. – Oltre alle conferenze di “Visions of Vending”, dedicate quest’anno alle esigenze e domande specifiche dei gestori, Eu’Vend ospiterà un forum di interviste e discussioni, Das Rote Sofa (il divano rosso), uno spazio informale di confronto in cui esperti del settore approfondiranno i più interessanti temi d’attualità in materia di distribuzione automatica. Un divano rosso verrà allestito al centro dell’area espositiva, nell’arena che ospita i seminari. Tra i temi trattati la ristorazione scolastica e il ruolo dei distributori automatici nell’alimentazione dei più giovani; le alternative all’espresso e le più recenti bevande a base di caffè di qualità che offrono nuove esperienze di gusto a prezzi competitivi; l’offerta variegata di menu completi per il pranzo a base di pietanze calde come soluzioni innovative della distribuzione automatica per le aziende sprovviste di mensa; i nuovi prodotti destinati alla distribuzione automatica; Category Management e composizione dell’assortimento e della presentazione dei prodotti nella vending machine; suggerimenti per il collocamento dei distributori automatici; le nuove possibilità di formazione professionale nell’ambito del vending.

HOST, IL SALONE DELL’OSPITALITÀ PROFESSIONALE Host 2009, il salone dell’ospitalità professionale, tornerà presso il polo espositivo di Rho-Fieramilano, dal 23 al 27 ottobre prossimo. La manifestazione si propone in questa nuova edizione come elemento di coesione per le diverse componenti del settore e si presenta pronta a rispondere alla difficile congiuntura economica con una prospettiva sempre più internazionale, forte dei risultati raggiunti nella precedente edizione, che ha coinvolto 1.865 espositori ed oltre 135mila visitatori professionali provenienti da 134 nazioni. Alla luce delle più recenti indagini riguardo ai crescenti consumi fuori casa, l’industria dell’ospitalità sembra destinata a confermarsi sempre più come uno dei comparti trainanti dell’economia mondiale nei prossimi anni. Host è pronta a raccogliere questa sfida e intende rappresentare un punto d’incontro e confronto unico per tutti gli operatori del settore. Sette le aree tematiche di Host 2009, che coprono in modo completo e articolato i settori ospitalità-ristorazione:

- Ristorazione professionale (attrezzature, impianti e accessori) - Mippp (Milano – Salone Pane Pizza Pasta) - Bar (macchine da caffè e attrezzature per bar) - Gelateria & Pasticceria (macchine, attrezzature, arredamenti, accessori e prodotti) - Sic (Salone Internazionale del Caffè) - Hotel Emotion (Salone dell’industria alberghiera) - Shop Project (Salone internazionale di progettazione e arredo per punti vendita) Parallelamente ad Host avrà luogo il Salone Internazionale del Caffè, Sic, che vedrà la partecipazione dei maggiori produttori, importatori e torrefattori mondiali, ma anche delle più importanti aziende produttrici di macchine per lavorare e confezionare caffè, oltre alle principali associazioni e aziende di servizi specializzate nel trasporto e nella promozione del prodotto.

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EXPOVENDING & OCS Dal 5 al 6 agosto Brasile (San Paolo) www.expovending.com.br

EU’Vend Dal 10 al 12 settembre Germania (Colonia) www.euvend.com

NAMA National Expo Dal 23 al 25 settembre USA – Illinois (Chicago) www.namaexpo.org

SIC-HOST Dal 23 al 27 ottobre Fiera Milano www.fieramilanoexpocts.it

EXPO VENDING SUD Dal 27 al 29 novembre Fiera di Catania www.expovendingsud.it

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D.A.ITALIA - IL PERIODICO DELLA DISTRIBUZIONE AUTOMATICA giugno 2009 N°37

Gestori – Intervista con Gianfranco Di Tommaso – Di. To. Break Eva news – Epdwa Fabbricanti – Bianchindustry Risorse umane – Comesterogroup mondo associazione Speciale eventi: Road Show Lavazza 2009 – Covim – Green Tour 2009 Necta novità del vending: Satro – ZuccheroZero® – Caffefreddo Eu’Vend 2009 – HOST

EDITORIALE

Art&Works

D.A. Italia compie 5 anni

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Il 22 aprile del 2004 veniva per la prima volta distribuita nel settore del vending una nuova rivista bimestrale di settore: D.A. Italia. Nonostante l’iniziale scetticismo del mercato, oggi questo prodotto editoriale è diventato uno dei punti di riferimento informativi del vending in Italia e in Europa. Un successo che è doveroso dividere con l’intera redazione e con tutti i collaboratori che hanno partecipato in questi anni al progetto. Moltissime le novità previste per festeggiare degnamente il nostro primo lustro di vita. Innanzitutto abbiamo completamente ristrutturato il nostro sito internet. La rivista, grazie ad una nuova tecnologia informatica, potrà essere sfogliata virtualmente direttamente sul web. Sarà quindi possibile leggere, stampare e salvare sul proprio computer, D.A. Italia, nella sua impaginazione originale. Gli abbonati alla rivista avranno anche la possibilità di leggere in anteprima il numero in stampa e consultare l’intero archivio. Abbiamo inoltre quasi concluso la fase progettuale di una nuova rivista del vending che avrà una tiratura molto alta e che uscirà dai confini del settore per rivolgersi ad un pubblico decisamente più vasto, che comprenderà i decisori delle aziende che installano i distributori, le istituzioni, i comuni e tutte le principali categorie interessate a questo canale distributivo. Il vending non può più restare chiuso in se stesso e deve iniziare a rivolgersi all’esterno, coinvolgendo e informando tutti quei soggetti che hanno interesse ad installare un distributore automatico o a conoscere meglio le sue particolari caratteristiche. Quest’anno siamo diventati un mensile e per il 2010 costruiremo un quotidiano su internet che informerà in tempo reale tutti gli operatori della filiera sulle principali novità del mercato. In questo modo ridurremo i tempi di una informazione di settore che si rivelerà sempre più decisiva per confrontarsi con i concorrenti all’interno dell’arena competitiva. La rivista in edizione cartacea continuerà ovviamente ad esistere e a svolgere il suo fondamentale ruolo di approfondimento. La diffusione dei progetti editoriali non si fermerà al solo territorio italiano. Stiamo chiudendo accordi e testando vari collaboratori in altri paesi europei e porteremo il nostro modo di fare informazione anche al di fuori dei confini nazionali. Continueranno le nostre collaborazioni con le Associazioni italiane, estere e europee, in modo da contribuire a diffondere una corretta cultura del vending e informare sulle principali normative che coinvolgono la nostra filiera. Tutto questo è ovviamente possibile grazie al continuo sostegno dei nostri lettori e alla vitalità di un settore che, anche in un momento congiunturale così difficile, consente di pianificare progetti per il futuro con la ragionevole convinzione di poterli sviluppare con successo.

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13 la tazza d’oro

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14 coges

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17 caffè trombetta

7 paytec

12 la tazza d’oro

18 gierre group

23 global vending

24 n&w

29 covim

30 didiesse

33 satro

35 rheavendors

37 fas international

39 esperia centro

41 caffè carraro

43 assofiere

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D.A.ITALIA. IL PERIODICO DELLA DISTRIBUZIONE AUTOMATICA RIVISTA! D.A.ITALIA N.37 giugno 2009