Arpa Campania Ambiente n. 24/2019

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L’emergenza climatica può attendere? Mentre i giovani chiedono risposte concrete i “Grandi” prendono tempo PRIMO PIANO

Lo stato del clima globale nel 2019

Il 2019 è stato un anno anomalo ed insolito. Nella storia dei cambiamenti climatici potrebbe diventare il secondo o il terzo anno più caldo. Poche volte come negli ultimi dodici mesi così tante persone, animali ed ecosistemi sono stati colpiti dagli effetti sempre più pesanti e frequenti dei cambiamenti climatici. E proprio mentre l’anno volge al termine arriva la conferma...

Ci sono notizie di occasioni sprecate che non si vorrebbero mai leggere e in un periodo in cui si parla tanto di sostenibilità e global warming sapere che la Cop25 di Madrid sulle azioni per combattere la crisi climatica in atto è stata un vero e proprio fallimento, ha rappresentato una delusione per ambientalisti e non. “Non c’è azione senza ambizione”, qualcuno aveva tuonato alla vigilia del summit - passato agli annali come il più lungo della storia - ma l’ambizione è stata rinviata all’anno prossimo, alla Cop26 di Bonn e Glasgow.

AMBIENTE & DIRITTO

Bonus cultura e tutela dei dati personali

Martelli a pag.2

SNPA

Il Piano di comunicazione SNPA 2020-2022 Nel corso dell’ultima riunione del 2019 del Consiglio del Sistema è stato approvato il Piano di Comunicazione SNPA 2020-2022. a pag.5

Pollice a pag.3

NATURA & BIODIVERSITÀ

Siccità: come coltivare le piante con poca acqua

Il Bonus cultura è una agevolazione riservata a tutti i giovani italiani e stranieri che risiedono in Italia e che compiono diciotto anni. In pratica si prevede l’erogazione di un bonus di 500 euro per acquistare, tramite specifica applicazione chiamata “18 app” diversi beni tra i quali i libri scolastici, i libri di lettura, i biglietti per visitare mostre, fiere, musei, aree archeologiche...

Ambiente: un nuovo patto per la sostenibilità

Monsurrò a pag.16

Kengo Kuma: immaterialità ed ecosostenibilità dell’architettura

Lo scorso 18 dicembre a Roma il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo e il Presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti hanno sottoscritto un accordo di collaborazione per promuovere e realizzare attività di monitoraggio...

NATUR@MENTE

Fao: decade dell’agricoltura familiare

Liguori a pag.8

Negli ultimi cento anni le temperature medie globali sono costantemente aumentate, i livelli di evaporazione si sono incrementati e le piogge e l’umidità del suolo sono diminuite. In alcune regioni del globo questi fenomeni sono così importanti da portare gli esperti a definire quei luoghi “a rischio siccità”. In caso di scarsità idrica, un grande problema riguarda l’agricoltura che può subire gravi danni e, considerando che nei prossimi 50 anni supereremo i 9 miliardi di abitanti sulla Terra, dovremmo produrre più cibo di quanto ne sia stato consumato in tutta la storia dell’umanità. Buonfanti a pag.8

Nato nel 1954 a Yokohama (Prefettura di Kanagawa, Giappone), Kengo Kuma è riconosciuto come uno dei più importanti e significativi architetti giapponesi di sempre. Dopo aver conseguito la laurea all’Università di Tokyo nel 1979, negli anni 1985-86 il maestro nipponico ha frequentato la Columbia University come Visiting researcher. Palumbo a pag.11

STUDI & RICERCHE

NEWS

Alleanza Slow Food: più di mille cuochi per combattere i cambiamenti climatici

Area Marina Protetta di Capri: al via l’iter

Ormai combattere i cambiamenti climatici è diventata una lotta continua e quotidiana. E anche in cucina si possono contrastare, scegliendo prodotti a basso impatto ambientale e, quindi, piatti totally green. Paparo a pag.12

a pag.13

Papa Francesco usa la parola diseguità per denunciare il grave scandalo della diseguaglianza associato alla sperimentazione dell’ingiustizia. Non possiedo la lungimirante certezza teologale dei cattolici perfetti, ma ad occhio Francesco ha voluto sottolineare l’indecenza delle innumerevoli forme di esclusione, di dolorosa miseria, materiale, morale e spirituale in cui sguazza il vostro bel mondo. L’unica mia certezza è che per affrontare la crisi, occorre schierarsi dalla parte della dignità della persona, combattendo il saccente accademismo e il fastidioso paternalismo delle super costose Ong, figlie delle CharityStars. Tafuro a pag.19


L’emergenza climatica può attendere? Mentre i giovani chiedono risposte i “Grandi” prendono tempo Giulia Martelli Ci sono notizie di occasioni sprecate che non si vorrebbero mai leggere e in un periodo in cui si parla tanto di sostenibilità e global warming sapere che la Cop25 di Madrid sulle azioni per combattere la crisi climatica in atto è stata un vero e proprio fallimento, ha rappresentato una delusione per ambientalisti e non. “Non c’è azione senza ambizione”, qualcuno aveva tuonato alla vigilia del summit - passato agli annali come il più lungo della storia - ma l’ambizione è stata rinviata all’anno prossimo, alla Cop26 di Bonn e Glasgow. Al tavolo dei 200 l’elefante ha partorito un topolino: un timido appello a prefissarsi alti traguardi e l’invito a tutti i Paesi partecipanti, entro fine 2020, a presentare nuovi Piani nazionali per i tagli alle emissioni per non superare la soglia fatidica del 2° sopra la temperatura media terrestre pre-industriale che andrebbe invece abbassata a 1.5° per evitare il punto di non ritorno. I primi ad avviare le procedure per uscire dall’Accordo di Parigi firmato nel 2015 sono stati gli USA che anche a Madrid si sono messi di traverso, assieme ad Arabia Saudita, Australia e Russia che si sono

maggiormente opposti ai tagli alle emissioni. Bocciate per passività Cina ed India, che insieme al gruppo dei Fossili rappresentano il 55% delle emissioni climalteranti: due nazioni di fronte ad un bivio, nel 2020. Questi i risultati del summit: nessuna regolamentazione del mercato di compravendita dei diritti di emissione, debole l’impegno per sostenere la riconversione ecologica dei Paesi meno sviluppati, unico accordo raggiunto: il Piano di Azione di Genere (osteggiato però da Nigeria ed Arabia Saudita) che sarà in vigore fino al 2025. Grazie ad esso si riconosce l’esistenza di un impatto differente del cambiamento climatico su uomini e donne – soprattutto per quanto riguarda le comunità indigene – e si garantisce la partecipazione delle donne nei processi decisionali delle politiche climatiche nazionali ed internazionali. Lo scrittore Safran Foer in un’intervista al “Corriere” ha affermato che potrebbe però non essere soltanto una questione politica a frenare la “svolta”. «Bisogna comprendere se i cittadini siano realmente pronti al cambiamento, un conto è dire che si vuole una giustizia climatica, altro è quando il prezzo di un bi-

glietto aereo, di un hamburger o di un’auto raddoppia. I politici in questa fase faticano a giustificare una minima diminuzione della qualità della vita o del Pil in nome del Pianeta». La gente sembra aver capito bene, invece, come dimostrano le quasi 500.000 persone che hanno protestato per il clima tra le strade di Madrid nei giorni in cui si è svolta la Cop25. Il Ministro italiano dell’Ambiente Sergio Costa, d’altro canto, nel rinvio intravede un’occasione. «La

storia ci sta giudicando – ha dichiarato – ma meglio nessun accordo piuttosto che un accordo al ribasso che poi è vincolante e compromette tutto il resto. L’Italia c’è, ed assieme ad altri Paesi sostiene un’iniziativa del Costa Rica con i cosiddetti principi di San Jose, riguardo al controverso articolo 6 dell’accordo di Parigi sul mercato del carbonio». Anche l’Unione Europea non ha deluso con la sua nuova Commissione guidata da Ursula van der

Leyen, Bruxelles (con l’unica opposizione seria della Polonia) si è infatti impegnata ad abbattere del 50 e possibilmente del 55% le proprie emissioni di gas serra fino a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Secondo alcuni anche questa azione europea non è sufficiente ma certo non è poca cosa e, comunque, è la più avanzata tra quelle messe in atto. "Hope is not within the walls of COP25, hope is with the people" (“La speranza risiede nelle persone, non nella COP25”), queste le parole della giovane attivista per il Clima Greta Thunberg, che nel suo intervento a Madrid ha affermato: «I paesi stanno trovando modi furbi per aggirare il fatto di dover intraprendere azioni concrete come la doppia contabilizzazione delle riduzioni delle emissioni, lo spostamento delle loro emissioni oltreoceano e il fatto di ritrattare le loro promesse di aumentare gli obiettivi, rifiutando di spendere per trovare soluzioni o per compensare perdite e danni. Tutto questo deve finire! Ciò di cui abbiamo bisogno è una vera e propria drastica riduzione delle emissioni alla fonte fino alla completa eliminazione». Ripartire si può, che il 2020 sia davvero l’anno dell’azione!


LO STATO DEL CLIMA GLOBALE NEL 2019

Report dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale Tina Pollice Il 2019 è stato un anno anomalo ed insolito. Nella storia dei cambiamenti climatici potrebbe diventare il secondo o il terzo anno più caldo. Poche volte come negli ultimi dodici mesi così tante persone, animali ed ecosistemi sono stati colpiti dagli effetti sempre più pesanti e frequenti dei cambiamenti climatici. E proprio mentre l’anno volge al termine arriva la conferma che il 2019 chiuderà un decennio di caldo eccezionale ed eventi estremi: questi ultimi dieci anni sono infatti stati i più caldi di sempre. La scienza del clima offre prove autorevoli dell’aumento della temperatura globale, di innalzamento del livello del mare, del restringimento del ghiaccio marino, della perdita di massa del ghiacciaio e eventi estremi legati all'aumento delle temperature, come le ondate di calore. Vi sono, inoltre, aree che richiedono ulteriori osservazioni e ricerche, compresa la valutazione del contributo dei cambiamenti climatici al comportamento di eventi estremi e alle correnti oceaniche e ai flussi di getto atmosferici che possono indurre periodi di freddo estremo in alcuni luoghi, e, condizioni miti in altri. I principali risultati del report, pubblicati dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), includono il sorprendente record di riscaldamento, consecutivo, registrato dal 2015 al 2018, la continua tendenza al rialzo della concentrazione atmosferica dei principali gas a effetto serra, il tasso crescente di innalzamento del livello del mare e la perdita di ghiaccio marino in entrambi i paesi del nord e le regioni polari meridionali. La comprensione del legame tra la variabilità climatica osservata e il cambiamento e l'impatto associato sulle società è stata favorita, grazie all'eccellente collaborazione delle agenzie sorelle all'interno del sistema delle Na-

Dossier WWF: un 2019 di fuoco Bruno Giordano

zioni Unite. Infatti, la pubblicazione include alcuni di questi collegamenti che sono stati registrati negli ultimi anni, in particolare dal 2015 al 2018, il periodo che ha subito una forte influenza dei fenomeni di El Niño e La Niña, oltre ai cambiamenti climatici a lungo termine. I dati diffusi nel rapporto destano grande preoccupazione. Gli ultimi quattro anni sono stati i più caldi mai registrati, con la temperatura superficiale media globale nel 2018 di circa 1°C al di sopra della linea di base preindustriale. Questi dati confermano l'urgenza di agire perché il tempo restante per raggiungere gli impegni previsti dall'accordo di Parigi si va rapidamente esaurendo. L'OMM utilizza un elenco di sette indicatori dello stato del clima che sono tratti dalle 55 variabili climatiche essenziali del Sistema globale di osservazione del clima (GCOS), tra cui: la temperatura superficiale, il contenuto di calore dell'oceano, il biossido di carbonio atmosferico (CO2), acidificazione degli oceani, il livello del mare, il bilancio di massa del ghiacciaio e l’estensione del ghiaccio marino artico e antartico. Di solito vengono valutati, anche, indicatori aggiuntivi per consentire un quadro più dettagliato dei cambiamenti nel rispettivo dominio. Questi includono in particolare: precipitazione, GHG (gas ad effetto serra) diversi da CO2, copertura nevosa, calotta glaciale, eventi estremi e impatti climatici. In conclusione, per l'Europa nel suo insieme, il

2019 è stato uno dei tre anni più caldi mai registrati. Altre aree di notevole calore includono gli Stati Uniti sud-occidentali, le parti orientali dell'Australia (per il paese nel complesso è stato il terzo anno più caldo) e la Nuova Zelanda, dove è stato il secondo anno più caldo in assoluto registrato. Parti del Nord America e della Groenlandia, dell'Asia centrale, delle parti occidentali del Nord Africa, delle parti dell'Africa orientale, delle aree costiere dell'Australia occidentale e delle parti occidentali del Sud America tropicale erano più fredde della media, ma non in modo insolito. Il rapporto provvisorio sullo stato del clima globale nel 2019 (Provisional statement on the state of the global climate in 2019) che sarà pubblicato nella sua forma completa e definitiva a marzo 2020, presenta, anche, approfondimenti sugli effetti del clima sulla salute umana (ad esempio, a causa delle ondate di calore di questa estate migliaia di persone sono morte solo in Europa), sulla sicurezza alimentare (12,3 milioni di persone solo nella regione del Corno d’Africa ), sulle migrazioni (le cause naturali dietro gli spostamenti nel 2019 sono state alluvioni, seguite da siccità e tempeste). Risulta evidente che se non intraprendiamo con urgenza “azioni” a difesa del clima, andremo verso un aumento della temperatura di più di 3 gradi entro la fine del secolo, con effetti ancor più devastanti sull’uomo e l’ecosistema tutto.

Per il WWF ogni anno perdiamo 15 miliardi di alberi ed è quanto emerge dall’ultimo dossier. Il 2019 ha visto andare in fumo circa 12 milioni di ettari in Amazzonia, 27mila ettari del Bacino del Congo, oltre 8 milioni nell’Artico e 328mila ettari tra foreste e altri habitat in Indonesia; infine anche nel New South Wales, Australia(dove le fiamme hanno bruciato circa un milione di ettari e ucciso ben 350 koala) è stato dichiarato lo stato di emergenza sintomo che il continente australiano sta fronteggiando gli incendi boschivi più pericolosi e catastrofici mai visti prima. Mentre ad agosto l’attenzione mondiale era rivolta ai fuochi che bruciavano nella foresta pluviale amazzonica del Brasile, le immagini satellitari della Nasa catturavano un gran numero di incendi nel continente africano: la Nasa definì, in quei giorni, l’Africa il “continente del fuoco”, dove si registrava il 70% dei 10.000 incendi che colpivano tutto il mondo in un giorno medio di agosto. Per quel che riguarda l’Amazzonia, dal primo gennaio 2019 al 15 novembre sono stati ben 233.473 gli incendi registrati. A luglio di quest’anno si è raggiunto un livello record di deforestazione pari a 2.250 chilometri quadrati di foresta persa, e, agosto è stato individuato come uno dei mesi peggiori degli ultimi 5 anni per il numero di incendi con ben 75.356 focolai. Gli incendi boschivi sono direttamente correlati alla deforestazione e, nonostante il calo del numero di incendi a settembre (inferiore del 20% rispetto al 2018), l’eliminazione delle foreste continua a tassi altissimi. Fino ai primi 19 giorni di settembre, l’area totale dei punti di deforestazione nell’Amazzonia brasiliana ha coperto 7.580 chilometri quadrati, con una crescita significativa del 153% rispetto agli ultimi 10 anni. Enorme la perdita di biodiversità registrata anche in Bolivia: più di due milioni di animali selvatici, tra cui circa 500 giaguari, ma anche puma e lama, sono morti in due settimane di incendi che hanno devastato enormi aree delle foreste boliviane, in particolare la savana tropicale Chiquitania nell’est del Paese. Più di 328.000 ettari sono stati inceneriti invece nella sola Indonesia, generando circa 360 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica in appena un mese e mezzo (dal primo agosto al 18 settembre) secondo i dati del servizio di monitoraggio dell’atmosfera Copernicus dell’Ue. Un tempo sulla superficie del Pianeta c’erano 6 mila miliardi di alberi e oggi ne rimangono meno di 3mila miliardi. Ogni anno ne perdiamo 15 miliardi, aumentando in questo modo l’effetto dei cambiamenti climatici, riducendo lo spazio vitale per la biodiversità e rendendo più difficile la vita a miliardi di persone.


LEGGE FINANZIARIA E GREEN ECONOMY Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato In Italia, con il nome Legge Finanziaria, altresì detta "manovra economica", "legge di stabilità" o, specialmente in ambito giornalistico, "Finanziaria", si intende solitamente la legge ordinaria su proposta del Governo Italiano per regolare la politica economica del paese per un triennio, attraverso misure di finanza pubblica e di politica di bilancio. La legge finanziaria è pubblicata regolarmente sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, recante nel proprio titolo, secondo una formula ricorrente, "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato" e rappresenta la principale norma prevista dall'ordinamento giuridico italiano. Ci si chiede, anche sulla scorta delle pressioni che i giovani di tutto il mondo, e non solo loro, stanno ponendo ai Governi per agire in modo concreto sulla mitigazione dagli effetti climatici, se sia ammissibile mettere in campo una serie di investimenti che riescano a coniugare sviluppo e tutela dell’ambiente, intraprendendo un percorso virtuoso, ricorrendo a coperture e risorse adeguate per ottenere una vera “rivoluzione finanziaria compatibile”. Certamente la diretta conse-

guenza di questo potenziale ed auspicabile piano di investimenti potrebbe essere rappresentato dal rilancio occupazionale dei c.d. lavori “verdi” e dalla coraggiosa proposta di un più incisivo programma di ricerca pubblica, che focalizzi la propria attenzione sullo sviluppo di nuove tecnologie e sulla produzione di beni e servizi ecocompatibili. Difatti, i campi di azione dove la generale tendenza di coniugare gli aspetti economici con quelli ambientali sono ampi e spaziano dalla bio-edilizia alle energie rinnovabili, dai mestieri rispettosi delle principali

regole ambientali come gli ecochef, alle professioni più attuali come gli avvocati specializzati in diritto e gestione dell’ambiente e gli economisti esperti nella ricerca di finanziamenti verdi. La lista è in continuo aggiornamento e riguarda anche gli investimenti nella manutenzione di varie infrastrutture come ad esempio le reti ferroviarie esistenti, le tramvie, le metropolitane, che privilegiano una mobilità sostenibile, oppure la cura e tutela del territorio con interventi di ingegneria ambientale tale da arginare le conseguenze di un

dissesto idrogeologico che purtroppo coinvolge tutto il territorio italiano, a favore di un minore consumo di suolo; ecco questi ed altri casi rappresentano uno straordinario strumento di coniugazione tra sviluppo e tutela, ed al contempo si prefigurano come un concreto volano produttivo utile a far di nuovo partire l’economia asfittica del nostro Paese. Ed ancora, elementi come una agricoltura di qualità a chilometro zero, una economia circolare in grado di attivare la creazione di nuove start up nel settore del riuso e del riciclo,

l’introduzione dell’educazione ambientale come materia d’obbligo nelle scuole, nonché la possibilità di offerte formative universitarie e post universitarie caratterizzate da una specifica specializzazione nel segmento ambiente, disegnano delle diverse forme di investimento e delle proposte apparentemente coraggiose ma certamente in linea con la richiesta di un impegno reale verso un futuro più responsabile, rispetto alle criticità che stiamo lasciando alle nuove generazioni e di cui oggi sentiamo forte l’esigenza di correre ai ripari. Luc. Mon.


Il Piano di comunicazione SNPA 2020-2022 Il documento è stato approvato nell’ultima riunione del Consiglio del Sistema nazionale Nel corso dell’ultima riunione del 2019 del Consiglio del Sistema è stato approvato il Piano di Comunicazione SNPA 2020-2022. Le modalità di elaborazione del Piano di comunicazione Nell’ambito della Rete “Comunicazione e Informazione” Snpa è stato istituito nel 2018, all’indomani del seminario presso l’isola Polvese, su base di ricognizione volontaria, il gruppo di lavoro dedicato al Piano di comunicazione Snpa che fa riferimento direttamente all’Ufficio di Presidenza del Sistema. Il GdL era composto da Arpa Fvg (coordinamento); Arpa Toscana e Arpa Calabria (co-coordinamento); Arpa Campania; Arpa Emilia-Romagna; Arpa Lazio; Arpa Liguria; Arpa Lombardia; Arpa Sicilia; Ispra. Ai lavori hanno partecipato anche alcuni direttori generali (indicati in occasione del Consiglio del 4 ottobre 2018) soprattutto nella fase iniziale dei lavori, per la definizione degli Obiettivi Strategici di comunicazione del Sistema. I direttori che hanno assicurato il loro fattivo contributo sono stati: Carlo Emanuele Pepe (Direttore Arpa Liguria); Giancarlo Marchetti (Direttore Arpa Marche); Francesco Vazzana (Direttore Arpa Sicilia); Alessandro Sanna (Direttore Arpa Sardegna). La costituzione del GdL è stata avviata con l’intento di avviare un percorso condiviso per arrivare a definire una Strategia di comunicazione di sistema, capace di ottimizzare

le risorse a disposizione e al contempo di migliorare l’efficacia delle azioni comunicative in essere e future. Il Piano di comunicazione del Snpa si propone, infatti, di promuovere: – la reputazione del sistema; – le conoscenze, le attività e i servizi dedicati alla salvaguardia dell’ambiente, alla sostenibilità e alla tutela dai rischi ambientali, che il Sistema offre ai propri interlocutori sulla base del Piano triennale delle attività. La strategia definita nel Piano è orientata all’aumento della reputazione e dell’autorevolezza del Snpa percepita dai vari interlocutori. Nel Piano sono state delineate modalità operative finalizzate a far emergere la “voce” del Snpa rispetto a quelle degli altri competitor. Metodo e fasi di lavoro per la stesura del Piano È stato condiviso il metodo di lavoro per la redazione del Piano di comunicazione del Sistema che prevede un orientamento generale volto ad aumentare la reputazione del Snpa tra i vari pubblici target. Fondamentale in tale contesto risulta essere l’”ascolto”, mezzo per monitorare costantemente la propria reputazione. I pubblici diventano dei partner con cui costruire relazioni. La comunicazione deve diventare un elemento costitutivo della cultura del Sistema: non può esserci comunicazione esterna efficace se non c’è un altrettanto efficace comunicazione interna. La redazione del Piano

di comunicazione, pertanto, diventa un vero e proprio processo organizzativo che attraversa e modifica il Sistema. Secondo il metodo individuato le fasi della redazione del Piano sono state: • l’analisi degli obiettivi strategici del Sistema; • l’analisi dello scenario; • la definizione di obiettivi di comunicazione; • l’individuazione dei pubblici; • la scelta delle strategie; • la scelta dei contenuti; • l’individuazione di azioni e strumenti; • l’analisi dei risultati. A partire dall’analisi dei documenti fondamentali del Sistema, ovvero, la Legge 132/2016, il Programma triennale delle attività 2018-20, il Documento istruttorio ai fini della determinazione dei Lepta (parte generale), l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è stata individuata una lista di obiettivi operativi del Snpa, finalizzati alle attività di comunicazione, trasposizione degli obiettivi strategici del Sistema. Questa operazione si è resa necessaria per dare concretezza agli obiettivi strategici ed ottenere quelli operativi, indispensabili per l’analisi di scenario successiva. Si è lavorato in sottogruppi prendendo come riferimento il metodo del card sorting (metodo partecipativo studiato per arrivare a definire raggruppamenti, classificazioni, categorizzazioni di contenuti; un metodo empirico con una tradizione molto lunga e usato in campi diversi delle scienze sociali). Dopo valutazione/negoziazione dei risultati dei singoli sottogruppi i presenti hanno approvato la definizione dei seguenti Obiettivi operativi del Snpa finalizzati alle attività di comunicazione: • Conoscere e migliorare la qualità dell’ambiente (OS2.2; OS3.1); •Applicare la ricerca alla domanda ambientale (OS1.2; OS2.1; OS3.1); •Garantire l’erogazione di servizi ambientali omogenei (OS1.1; OS2.1; OS3.1); •Costruire e comunicare l’identità SNPA (OS2.1; OS2.2; OS3.1; OS3.2); •Consolidare la funzione di supporto tecnico (OS1.2); •Promuovere la cultura della

sostenibilità (OS2.1; OS2.2; OS3.2). Dopo aver approvato gli Obiettivi operativi è iniziata la seconda fase prevista per la realizzazione del Piano di comunicazione e cioè l’analisi dello scenario. Tale analisi è stata effettuata per ciascun obiettivo operativo in tre modi: • analisi del contesto territoriale (geografico, territoriale, socio-economico); • analisi di settore (posizionamento); • analisi del contesto organizzativo (caratteristiche distintive dell’organizzazioneanalisi SWOT). Sono stati quindi individuati e condivisi gli obiettivi strategici e operativi di comunicazione: • Migliorare l’informazione sulla qualità dell’ambiente; • Informare sui servizi ambientali offerti dal SNPA; • Promuovere l’identità del SNPA; • Sviluppare la comunicazione interna del SNPA; • Diventare leader di settore nella diffusione di dati e informazioni ambientali; • Promozione della cultura della sostenibilità ambientale; • Promuovere la ricerca scientifica applicata all’ambiente; • Contribuire al dibattito nazionale sulle strategie e le azioni in tema di sostenibilità. Per ogni obiettivo operativo di comunicazione sono stati individuati i pubblici target. La segmentazione è consistita nella suddivisione del pubblico di riferimento in gruppi omogenei e significativi di soggetti da

raggiungere con una precisa azione di comunicazione. La segmentazione è necessaria per passare dal livello astratto degli obiettivi (strategici e comunicativi) al livello operativo delle future azioni di comunicazione. Una volta definiti i pubblici, sono stati individuati, per ciascun obiettivo operativo, i contenuti da trattare, ovvero quali sono i dati/le informazioni/i valori che si intende veicolare nella costruzione dei messaggi in modo coerente rispetto agli obiettivi. In secondo luogo, sempre per ogni obiettivo operativo, sono stati definiti gli strumenti e le azioni attraverso cui raggiungere i pubblici target. Per strumenti si intendono i vari mezzi attraverso cui raggiungere il pubblici target (per es.: sito web, ufficio stampa, social media, ecc.), mentre le azioni prevedono una serie di attività, da effettuare attraverso gli strumenti stessi individuati, nell’arco temporale di applicazione del Piano di comunicazione (per es.: predisposizione di nuove pagine web, organizzazione di eventi congiunti, ecc.). Per rendere applicabile sin da subito il Piano di comunicazione, è stato individuato ciò che è già fattibile e misurabile usando in primis gli strumenti già a disposizione (Ambienteinforma, sito web, social) e ipotizzando in un futuro altri strumenti (come ad esempio un portale intranet, progetto strategico che sta alla base di tutte le attività di comunicazione interna del sistema).


Un anno di impegno per l’ambiente Dall’attuazione del Sistema nazionale alle crisi ambientali, il 2019 è stato ricco di sfide per l’Agenzia Nel settore dei controlli ambientali in Italia, il 2019 sarà ricordato come l’anno in cui si è tenuta la prima Conferenza del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente. Alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, lo scorso 27 febbraio a Roma, ha voluto in particolare elogiare il lavoro dell’Arpa Campania, citata come esempio positivo nell’ambito del Sistema nazionale che raccoglie le agenzie per l’ambiente di Regioni e Province autonome, più l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. «L'Arpa Campania», ha detto il ministro in quella occasione, «è un'Agenzia che conosco particolarmente bene grazie alle mie trascorse esperienze in quella terra. È un esempio di cosa possiamo trovare nel Sistema. Diamo per acquisito che vi siano competenze, ma vorrei citare anche due ulteriori qualità: la passione e la generosità. Ho visto operatori Arpac uscire di notte in aree difficili delle province di Napoli e Caserta, per puro spirito di servizio nei confronti dei cittadini e dello Stato». L'Agenzia regionale protezione ambientale Campania (Arpac) è un ente strumentale della Regione Campania, istituto con legge regionale 10 del 1998. Nel 1994, infatti, la legge 61 aveva riordinato i controlli ambientali in Italia, prevedendo che ciascuna Regione istituisse una propria agenzia dedicata a questa specifica funzione. Con l’approvazione della legge 132 del 2016, l’Agenzia è entrata a far parte del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, nell’ambito della quale è spesso identificata come Arpa Campa-

nia. Negli ultimi anni, le indicazioni provenienti dal Sistema nazionale hanno aiutato l’Agenzia ad affrontare nuove sfide, ma anche la Regione ha fornito il suo contributo con provvedimenti ad hoc che hanno finanziato alcuni rami d’attività dell’Ente e soprattutto con linee di indirizzo utili per stabilire priorità e definire la vocazione di un organismo di non semplice gestione. Uno scenario complesso. Alcuni numeri: l’Agenzia conta 590 dipendenti, per una regione di quasi 6 milioni di abitanti, una delle più popolose d’Italia, la prima in assoluto per densità abitativa, e caratterizzata da alcune delle crisi ambientali più dibattute dai media. Uno scenario complesso dunque, in cui Arpac è in prima linea con numerose attività. Tra queste, il monitoraggio

della qualità delle acque di balneazione in cui è suddiviso il litorale campano, il supporto analitico alle Asl per i controlli sulla potabilità delle acque di rete, il monitoraggio della qualità dell’aria attraverso la rete di centraline fisse e i laboratori mobili. Risaltano poi gli interventi in alcune delle crisi ambientali che interessano la regione: ad esempio, le competenze in materia di bonifica di siti contaminati come Bagnoli e Napoli Est, il supporto alle operazioni di smaltimento dei rifiuti stoccati in ecoballe, le attività nell’ambito della “Terra dei fuochi”. «Questo elenco di attività non è esaustivo – sottolinea Stefano Sorvino, dal 2017 commissario straordinario dell’Ente – ma rende l’idea della complessità del nostro ruolo, che esercitiamo con un organico purtroppo non adeguato numericamente, anche

se indubbiamente presenta punte di elevata professionalità. In particolare siamo sottodimensionati per quanto riguarda la disponibilità di personale tecnico, che rappresenta il cuore operativo dell’Ente. Anche per questo, occorre evidenziare che i nostri tecnici compiono un lavoro straordinario sul territorio». Aria e mare. Il monitoraggio della qualità dell’aria nelle nostre città e il monitoraggio della qualità delle acque di balneazione rappresentano alcune delle attività di punta dell’Agenzia ambientale campana. Da aprile a settembre di ogni anno, l’Agenzia monitora circa 480 chilometri di costa, a tutela della salute dei bagnanti, effettuando più di duemilacinquecento prelievi in oltre 320 tratti di costa, con una flotta di otto mezzi nautici, tra cui il battello oceanografico Helios. I dati sul monitoraggio delle acque di balneazione vengono diffusi in tempo reale, non appena disponibili, sul sito web dell’Agenzia e da quest’anno anche attraverso una speciale app per dispositivi mobili, intitolata “Arpac balneazione”, attraverso la quale ci si può informare sulla salubrità del mare comodamente, anche dalle spiagge. Riflettori puntati sul mare, dunque, ma anche sull’aria che respiriamo. Sono quaranta le centraline della rete di monitoraggio regionale della qualità

dell’aria, stazioni che misurano le concentrazioni di alcuni dei principali inquinanti atmosferici (tra cui le temute polveri sottili) nei principali centri urbani della regione. A questi si affiancano cinque laboratori mobili, che vengono utilizzati per campagne specifiche o come postazioni di emergenza in caso di incendi, e inoltre le centraline collocate presso gli Stabilimenti di tritovagliatura e imballaggio rifiuti (Stir). L’intero set di dati fornito dalla rete regionale di monitoraggio viene diffuso quotidianamente attraverso un bollettino pubblicato sul sito web dell’Agenzia. Terra dei fuochi. Le indagini condotte da Arpa Campania nella cosiddetta Terra dei Fuochi, in collaborazione con una platea di altri soggetti pubblici, rappresentano finora l’unico caso in cui una legge dello Stato, la 6 del 2014, attribuisce direttamente compiti a una specifica Agenzia regionale. Lo scopo è, ovviamente, garantire che siano sani i prodotti coltivati in quest’area di novanta comuni a cavallo tra le province di Napoli e Caserta. Dal 2014 sono stati indagati oltre 4 milioni e mezzo di superfici agricole, con più di mille sopralluoghi e più di 650 campioni di terreno analizzati. Anche in questo caso, tutti i risultati sono diffusi attraverso una specifica sezione del sito web dell’Agenzia.


Monitoraggio del radon: domande frequenti Con l’approvazione della legge regionale 26/2019, sono sospesi i termini per effettuare le misure Con l'entrata in vigore in Campania della legge regionale n. 13 dell'8 luglio 2019, "Norme in materia di riduzione dalle esposizioni alla radioattività naturale derivante dal gas radon in ambiente confinato chiuso", sono stabiliti nuovi livelli limite di concentrazione per le nuove costruzioni (Art. 3) e per gli edifici esistenti (art. 4). Una serie di soggetti sono perciò tenuti a misurare le concentrazioni di questo gas di origine naturale all'interno degli edifici aperti al pubblico. Viste le numerose richieste di chiarimenti che stanno pervenendo all'Agenzia, pubblichiamo di seguito alcune risposte alle domande più frequenti che ci vengono rivolte. In particolare, l'ultima domanda riguarda le modifiche alla legge regionale 13/2019 introdotte di recente dalla legge regionale n. 26 del 4 dicembre 2019. Quali sono i locali da monitorare? Per quanto riguarda gli edifici strategici di cui al decreto del Ministro delle infrastrutture 14 gennaio 2008, n. 29581 e destinati all'istruzione, compresi gli asili nido e le scuole materne, occorre monitorare tutti i locali dell'immobile interessato, compresi quelli ai piani più alti. Le misure vanno effettuate con stru-

Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 31dicembre 2019 - Anno XV, N.24 Edizione chiusa dalla redazione il 31 dicembre 2019 DIRETTORE EDITORIALE

Luigi Stefano Sorvino

DIRETTORE RESPONSABILE

Pietro Funaro

CAPOREDATTORI

Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli

IN REDAZIONE

Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi Mosca, Andrea Tafuro

GRAFICA E IMPAGINAZIONE

Savino Cuomo

HANNO COLLABORATO

I. Buonfanti, F. De Capua, G. De Crescenzo, B. Giordano, G. Loffredo, R. Maisto, L. Monsurrò, A. Palumbo, A. Paparo, T. Pollice

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Carla Gavini

DIRETTORE AMMINISTRATIVO

Pietro Vasaturo

EDITORE Arpa Campania Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1 80143 Napoli REDAZIONE Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1- 80143 Napoli Phone: 081.23.26.405/427/451 Fax: 081. 23.26.481 e-mail: rivista@arpacampania.it magazinearpacampania@libero.it Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Napoli n.07 del 2 febbraio 2005 distribuzione gratuita. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne la rettifica o la cancellazione scrivendo a: ArpaCampania Ambiente,Via Vicinale Santa Maria del Pianto, Centro Polifunzionale, Torre 1-80143 Napoli. Informativa Legge 675/96 tutela dei dati personali.

mentazione passiva e attiva. Per tutti gli altri edifici diversi da quelli compresi nel punto precedente, vanno monitorati solo i locali interrati, seminterrati, locali a piano terra e aperti al pubblico, con esclusione dei residenziali e dei vani tecnici isolati al servizio di impianti a rete. Le misure vanno effettuate solo con strumentazione passiva. In entrambi i casi le misure sono eseguite su un periodo annuale suddiviso in due semestri, primaverile-estivo e autunnale-invernale (oppure si eseguono più misure la cui somma sia comunque pari ad un anno). Chi esegue le misure? Nelle more che si definisca la figura del "tecnico abilitato alle misurazioni di attività radon" con relativo elenco degli abilitati, si fa riferimento alle linee guida per le misure in ambienti sotterranei, emanate nel 2003 dalla Conferenza dei presidenti delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano. Quali devono essere le caratteristiche degli organismi di misura? Le linee guida prevedono una serie di requisiti che tali organismi devono possedere, che riportiamo a seguire: 1. Un responsabile tecnico con formazione professionale adeguata ed esperienza documentata in materia; 2. L'individuazione delle persone abilitate a eseguire le misure e ad attestarne la validità 3. L'utilizzo di una tecnica di misura idonea; 4. La periodica taratura della tecnica di misura e il controllo del funzionamento delle apparecchiature prima di ogni serie di misura; 5. Il periodico controllo di qualità dei dati; 6. L'utilizzo di procedure e istruzioni scritte per le misure, comprese le tarature e il controllo di qualità; 7. Il rilascio del resoconto delle misure firmato dal responsabile tecnico, che garantisce l'affidabilità del dato al committente. Quali devono essere i requisiti del responsabile tecnico delle misure?

Il responsabile tecnico deve possedere una adeguata formazione tecnicoscientifica e una documentata esperienza sulla misura della concentrazione di radon in aria. Come va redatto un resoconto delle misure? Il risultato delle misure sarà contenuto in una relazione tecnica o resoconto di prova rilasciato al committente. Nella relazione tecnica o nel resoconto devono essere riportate almeno le seguenti informazioni: 1. L'intestazione dell'organismo che rilascia il documento; 2. L'identificazione del documento (per esempio un numero o codice progressivo); 3. I dati anagrafici del committente; 4. La tecnica di misura utilizzata; 5. I periodi di esposizione dei rivelatori (sotto la responsabilità del committente) e i relativi risultati in termini di concentrazione; 6. Il risultato della concentrazione di radon media annua associato al luogo della misura, chiaramente individuato (se in un luogo di lavoro vengono effettuate misure in più locali/ambienti o

più misure in uno stesso ambiente, è necessario che nella scheda informativa compilata dal committente sia identificato ciascun punto di misura e che lo stesso identificativo sia riportato nella relazione); 7. L'incertezza associata a tutti i risultati delle misure; 8. La firma della persona che ha effettuato le misure e di chi autorizza il rilascio del risultato; 9. Le eventuali note relative ai risultati. Più una eventuale una valutazione dei dati ottenuti. A chi si invia la documentazione? Entro un mese dalla conclusione del rilevamento, i risultati vanno trasmessi al Comune competente per territorio e ad Arpac. Quali sono le novità introdotte dalla legge regionale n. 26 del 4 dicembre 2019? Tutti i termini originariamente previsti dalla legge regionale 13/2019, tra cui quello di inizio delle misurazioni, che risultava fissato al 16 ottobre 2019, e il termine ultimo per l'invio dei risultati, vengono sospesi in attesa dell'emanazione, a livello nazionale, dei decreti attuativi della legge delega 117/2019. Saranno dunque i decreti nazionali a individuare i termini per adempiere agli obblighi, che restano tuttavia in vigore, così come resta obbligatorio far riferimento alla metodologia di monitoraggio indicata dalla legge regionale 13. Testo vigente della legge regionale 13/2019 (integrato con le modifiche apportate dalla legge regionale 26/2019) Per ulteriori richieste di informazioni si può contattare il Centro Regionale Radioattività, che ha sede nel dipartimento di Salerno, via email all'indirizzo g.detullio@arpacampania.it


Siccità: come coltivare le piante con poca acqua Progetti in fase di sperimentazione per consentire la crescita delle coltivazioni anche in caso di scarsità idrica Ilaria Buonfanti Negli ultimi cento anni le temperature medie globali sono costantemente aumentate, i livelli di evaporazione si sono incrementati e le piogge e l’umidità del suolo sono diminuite. In alcune regioni del globo questi fenomeni sono così importanti da portare gli esperti a definire quei luoghi “a rischio siccità”. In caso di scarsità idrica, un grande problema riguarda l’agricoltura che può subire gravi danni e, considerando che nei prossimi 50 anni supereremo i 9 miliardi di abitanti sulla Terra, dovremmo produrre più cibo di quanto ne sia stato consumato in tutta la storia dell’umanità. L’agricoltura odierna consuma l’80% delle riserve di acqua dolce disponibili, ma in futuro bisognerà ridurre i consumi di acqua quindi, un gruppo di scienziati di un progetto internazionale, chiamato Realizing Increased Photosynthetic Efficiency (RIPE), ha sviluppato una tecnica volta a far sì che le piante conservino più acqua, riducendone il consumo del 25%, senza però compromettere la produzione. Il tutto semplicemente alterando l’espressione di un solo gene che è condiviso da tutte le

piante. Nelle piante di tabacco, aumentando i livelli di una proteina fotosintetica (PsbS) cresceva anche la quantità di acqua conservata dalla pianta. La proteina, infatti, è collegata al meccanismo di apertura e chiusura degli stomi delle piante, microscopici pori delle foglie che giocano un ruolo importante nella fotosintesi e nella fuoriuscita dell’acqua durante questo processo. Aumentando la quantità di PsbS, sono riusciti a far chiudere parzialmente gli stomi delle piante senza alterare la produttività. Un altro studio ha preso in esame le piante di pomodoro.

Per fare un kg di pomodori occorrono più di 500 litri d’acqua, il riso ne richiede 700, la patata 500, il frumento 400 ed il mais 300. La richiesta di acqua è veramente immensa, ecco perché coltivare consumando meno acqua è una strada necessaria. Anche questo studio ha preso in considerazione gli stomi. Particolari ormoni, gli strigolattoni, svolgono un ruolo nell’apertura e nella chiusura degli stomi, consentendo alla pianta di tenere chiusi gli stomi in caso di siccità. Grazie agli strigolattoni la pianta di pomodoro può vivere in condizioni critiche mettendo in

stand-by la fotosintesi per riprenderla non appena torna l’acqua. Contemporaneamente a questi studi, i ricercatori stanno cercando di incrociare specie di pomodoro più comuni a specie più rare che hanno una spiccata resistenza alla siccità, come Solanium pennelli, originaria del Perù. In realtà isolare solo le caratteristiche della resistenza alla siccità richiede tutta una serie di incroci che sono ancora in fase sperimentale. Le colture idroponiche, tanto utilizzate in alcuni ambiti, possono sicuramente essere utili

in caso di siccità. Nell’idroponica la terra è sostituita da piccolissime quantità di un substrato inerte (argilla espansa, perlite, fibra di cocco, lana di roccia, ecc.) collocate in tubi o colonne entro cui scorre l’acqua grazie a una pompa (l’acqua è totalmente riciclata) cui si aggiungono i nutrimenti necessari ad apportare tutti gli elementi indispensabili alla crescita della pianta. La coltura idroponica consente produzioni abbondanti, al di là della stagionalità, anche in zone aride, e assicura la totale sicurezza igienico-sanitario durante tutto l’anno.

Ambiente: un nuovo patto per la sostenibilità UNICEF e Confagricoltura insieme per le attività di monitoraggio e sensibilizzazione ambientale Fabiana Liguori Lo scorso 18 dicembre a Roma il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo e il Presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti hanno sottoscritto un accordo di collaborazione per promuovere e realizzare attività di monitoraggio e sensibilizzazione ambientale rivolte a bambini, giovani, imprese e consumatori in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile - Agenda 2030 delle Nazioni Unite. L’accordo prevede l’avvio di un percorso di coesione e interazione per attuare iniziative finalizzate alla responsabilizzazione e al coinvolgimento

degli operatori del settore agricolo e agroalimentare, circa la ricerca e l’attuazione di un utilizzo sempre più sostenibile del territorio, delle risorse, delle fonti di energia e così via. L’intento è assicurare migliori condizioni di vita ai più piccoli in primis attraverso lo sviluppo e l’attuazione di programmi, progetti, studi e ricerca dedicati alla difesa, tutela e gestione del sistema ambientale e sociale, ispirati proprio ai principi di sostenibilità delle risorse naturali e della resilienza del sistema sociale e territoriale. “Come UNICEF Italia il nostro principale obiettivo è quello di garantire benessere a tutti i bambini e i giovani.

Quello della sostenibilità ambientale sta diventando uno dei temi principali sui quali intendiamo lavorare: solo attraverso un uso delle risorse e un consumo di prodotti in modo responsabile potremo

dare luogo a quel cambiamento di cui tanto abbiamo bisogno per garantire migliori condizioni di vita e crescita” ha dichiarato il Presidente Samengo. La collaborazione prevede

inoltre l’utilizzo di misure innovative per semplificare i procedimenti di valutazione ambientale e di monitoraggio continuo del livello di sostenibilità attraverso una piattaforma digitale. Piene di enfasi le dichiarazioni del Presidente Giansanti: “condividiamo l’importanza di sensibilizzare e informare, soprattutto le nuove generazioni, sulla sostenibilità. Non si può, però, parlare di sostenibilità ambientale senza gli agricoltori. Confagricoltura insieme alle sue imprese associate, è da sempre impegnata in tal senso, nella convinzione che, per raggiungere uno sviluppo sostenibile non si possa prescindere dall’innovazione tecnologica”.


Lo stato di emergenza planetaria Rosario Maisto Molte persone non hanno ancora capito quanto poco tempo rimanga per fermare i cambiamenti irreversibili nel sistema climatico della Terra, il superamento di una serie di punti critici (Tipping Points) potrebbe a sua volta determinare il superamento di un punto critico globale, dove numerosi sistemi della Terra potrebbero oltrepassare un punto di non ritorno. Un tale collasso dei sistemi terrestri potrebbe portare alle condizioni di un “Pianeta serra”, con un aumento delle temperature medie globali di 5°C rispetto all’epoca preindustriale, un aumento del livello medio del mare, la perdita di tutte le barriere coralline e della foresta amazzonica, e con grandi parti del pianeta che diverrebbero inabitabili. È una brutta sorpresa accorgersi del superamento dei punti di non ritorno che pensavamo non arrivasse, nell’Antartide Occidentale la calotta glaciale sta lentamente collassando, gli ultimi dati mostrano che la stessa cosa potrebbe accadere anche in alcune parti della calotta

glaciale nell’Antartide Orientale, se entrambe le calotte si sciogliessero il livello del mare potrebbe salire di sette metri nelle prossime centinaia di anni. Le calotte glaciali sono solo due dei nove punti, che mostrano chiari segni che si sta raggiungendo il punto critico, di fatto queste, insieme alla

perdita della foresta pluviale amazzonica, o lo scioglimento estensivo del permafrost, così come altri componenti chiave del sistema climatico sono considerati punti di non ritorno perché possono oltrepassare delle soglie limite, e quindi cambiare bruscamente e irreversibilmente. Le emissioni globali di CO2

sono aumentate anno dopo anno e devono assolutamente diminuire del 7,6% all’anno da qui al 2030 per riuscire a contenere il riscaldamento entro 1,5°C. Il sistema climatico della Terra e i sistemi ecologici sono profondamente interconnessi, il sole fornisce energia all’atmosfera, agli oceani,

alle calotte glaciali e agli organismi viventi come le foreste e i suoli, e tutti questi elementi fisici e biologici influenzano il movimento del calore sulla superficie terrestre. Le interazioni tra gli elementi del nostro sistema climatico globale fanno sì che un cambiamento importante in uno degli elementi ha degli effetti anche sugli altri in un pericoloso “effetto domino”. Dunque, visto l’avvento costante dei disastri naturali e catastrofici che si manifestano giorno dopo giorno in Campania come in tutto il mondo, è necessario ed importante dichiarare uno “Stato di Emergenza Planetaria”. La temperatura globale della Terra non dipende solo dalle emissioni di gas serra, anche i sistemi naturali del pianeta, come le foreste, le regioni polari e gli oceani hanno un ruolo importante a cui bisogna prestare molta attenzione, infatti, è già troppo tardi per prevenire alcuni punti di non ritorno e c’è il rischio che questi possano portare ad un punto critico globale irreversibile, che avrebbe come conseguenza un tremendo impatto sulla civilizzazione umana!

Le correnti dominanti in Italia nel periodo invernale In inverno la nostra penisola risulta interessata da masse d’aria di natura differente Gennaro Loffredo Avanza l’inverno e la nostra penisola risulta coinvolta in maniera sempre più consistente da masse d’aria più fredda provenienti dalle latitudini settentrionali. Ognuna di esse condiziona differentemente il tempo di casa nostra, che a tratti può mostrarsi più freddo o più mite a seconda dell’origine delle masse d’aria. Esistono ben 4 masse d’aria differenti che possono interessare il nostro bel paese nel periodo invernale e sono: la corrente Polare Marittima, l’Artico Marittima, l’Artico Continentale, la Polare Continentale. L’aria polare marittima si origina nel nord dell’oceano atlantico e trasporta spesso con sè le classiche perturba-

zioni atlantiche a carattere freddo, con frequenti piogge e clima piuttosto umido. In Inverno non porta grandi ondate di freddo e non porta neve alle basse quote, tranne in rarissimi casi. È dunque

umida e poco fredda ed è presente tutto l’anno. L’aria artico marittima si origina nella Groenlandia settentrionale. È una massa d’aria leggermente più fredda della polare marittima, ma

comunque umida ed instabile. È generalmente presente tutto l’anno tranne nei mesi estivi. Anche con questo tipo di masse d’aria il freddo in quota deve essere accompagnato dalle precipitazioni per riversarsi al suolo. La neve, dove colpisce, è più grossa e pesante. Non di rado causa neve a bassa quota e fino in pianura, specie al nord. L’aria artico continentale è la massa d’aria più fredda che possa investire l’Italia, responsabile dei cosiddetti”burian” o “blizzard” ( tempeste di neve). Si origine nel mar di Barents ed in Siberia ed è più secca delle altre. È generalmente presente da pieno autunno a inizio primavera. Questo tipo di massa d’aria è detta anche pellicolare poiché

è più omogenea alle varie quote e quindi non ha bisogno di precipitazioni per riversarsi alle basse quote. È responsabile solitamente di temperature basse e sottozero e di nevicate fino in pianura e persino sulle coste, specie del versante adriatico direttamente esposto. L’aria polare continentale è molto fredda quanto come quella artica continentale e anch’essa responsabile di minime molto basse soprattutto a causa dell’inversione termica che favorisce la formazione del famoso”cuscino freddo”laddove l’orografia lo consente ( in pianura padana specialmente). Si origina nella Russia e nel comparto Euroasiatico ed è inizialmente secca, ma si inumidisce attraversando il Mar Adriatico.


Il lampadario che purifica l’aria Un connubio di vetro ed alghe verdi per assorbire CO2 e illuminare gli ambienti Exhale è un meraviglioso prototipo di lampadario esposto attualmente al Victoria and Albert Museum di Londra. Esteticamente è molto accattivante, colorato e dalle linee sinuose. La sua caratteristica principale però è la capacità di purificare l’aria circostante grazie alla presenza delle alghe al suo interno. Il suo ideatore si chiama Julian Melchiorri, designer ed ingegnere londinese, che per anni, studiando biochimica, ha cercato il modo di creare delle vere e proprie foglie artificiali da poter utilizzare in un ambiente indoor. L’idea di base in realtà non è affatto complessa: il design è costituito da foglie di vetro, “popolate” da alghe verdi in grado di assorbire l’anidride carbonica dall’aria, rilasciando contemporaneamente ossigeno per respirare. All’interno del lampadario quindi si attiva il processo di fotosintesi clorofilliana, processo che, in caso di luce costante, non si interrompe mai. Exhale è in pratica composto da 70 petali in vetro in varie misure che contengono una soluzione di alghe verdi mantenute in vita dalla luce del giorno, LED e una sorta di

“gocciolamento” di nutrienti. Insomma si tratta del primo lampadario vivente che cresce continuamente svolgendo funzioni depurative. Il suo ideatore ha dichiarato: “La luce del lampadario illumina lo spazio ma stimola anche la fotosintesi. Questo

processo biologico eseguito dal lampadario stabilisce ed esplora una nuova relazione simbiotica tra oggetto e persone in cui le risorse vivificanti vengono costantemente scambiate e dove ogni altro rifiuto consente i rispettivi processi metabolici. Questo

scambio ricorda come funzionano i sistemi biosferici, dove i rifiuti alla fine non esistono ma sono una risorsa preziosa per altri elementi di quel sistema”. Melchiorri, come moltissimi altri ricercatori, sono sostenitori della biomimetica, cioè la

capacità di trasferire i processi biologici dal mondo naturale a quello artificiale e mimare i meccanismi di Madre Natura, per trovare soluzione a molti problemi di sostenibilità a lungo termine. Il primo in assoluto a riferirsi alla biomimetica fu Leonardo Da Vinci, quando nei suoi studi sulle macchine volanti prendeva ad esempio il volo degli uccelli. Oggi la biomimetica è in costante espansione, basti pensare ai display che imitano le farfalle o ai pannelli solari che si comportano come i petali di un fiore. Anche in altre occasioni, in abbinamento all’illuminazione sono state utilizzate le alghe. Un biochimico francese progettò un lampione che, sfruttando l’azione delle micro-alghe, fu in grado di assorbire una tonnellata di carbonio in 1 anno dall’aria, più o meno quanto 150/200 alberi. AlgaeBulb è invece una lampadina di forma allungata dotata di un sistema che aspira anidride carbonica ed acqua attraverso la pompa. Una volta che l’aria attraversa il bulbo, le alghe “fioriscono” producendo l’ossigeno che a sua volta alimenta il piccolo LED all’interno. I.B.


Kengo Kuma: immaterialità ed ecosostenibilità dell’architettura Antonio Palumbo Nato nel 1954 a Yokohama (Prefettura di Kanagawa, Giappone), Kengo Kuma è riconosciuto come uno dei più importanti e significativi architetti giapponesi di sempre. Dopo aver conseguito la laurea all’Università di Tokyo nel 1979, negli anni 1985-86 il maestro nipponico ha frequentato la Columbia University come Visiting researcher. Subito dopo, nel 1987, ha fondato a Tokyo l’atelier Spatial Design Studio (ora Kengo Kuma & Associates). Nel 2009 è diventato professore alla Graduate School of Architecture dell’Università di Tokyo. Fondamentale, nelle sue costruzioni - in cui Kuma ama mettersi «in ascolto dei materiali stessi» - è il singolare uso della luce, con la quale egli tenta di raggiungere un senso di “immaterialità spaziale” attraverso un sapiente e sensibilissimo utilizzo di elementi naturali (ma anche del vetro): a testimonianza di ciò, si vedano, ad esempio, la Plastic House (2002) e l’Asakusa Culture Tourist Information Center (2012), entrambi realizzati a Tokyo, oppure il Fonds Régional d’Art Contemporain (FRAC), progettato per Marsiglia (2012). Secondo Kuma, inoltre, risulta fondamentale un accuratissimo studio preventivo dei luoghi, affinché ogni opera possa integrarsi al meglio con il proprio contesto di inserimento, quasi come una «naturale derivazione», con il principale obiettivo di

non turbarne gli equilibri ambientali: espliciti esempi di tale concezione sono la Great (Bamboo) Wall House, nei pressi di Pechino (2002), lo Yusuhara Wooden Bridge Museum di Tarougawa (2010) e la Cité des Arts et de la Culture di Besançon (2012). Emblematico di questa particolarissima sensibilità architettonica, che gli rende possibile accoppiare i concetti di “immaterialità” ed “ecosostenibilità” nella realizzazione della sue strutture è il progetto per l’Odunpazari Modern Museum di Eskisehir (Turchia), inaugurato il 9 settembre 2019: struttura di modernissima concezione, per la cui edificazione Kuma ha de-

ciso di adoperare uno dei suoi materiali prediletti, il legno (‘odunpazari’ significa, per l’appunto, ‘mercato della legna da ardere’). Costruito per ospitare la collezione di arte moderna dell’architetto ed imprenditore locale Erol Tabanca, il nuovo polo museale ideato dal maestro nipponico presenta una volumetria complessa, costituita da un gruppo di “scatole” realizzate con travi di legno accatastate ed intrecciate tra loro (sottolineando, tra l’altro, lo storico legame della città con questo materiale), grazie alle quali Kuma riesce a creare uno spazio accogliente ed ecosostenibile. I blocchi, di forma quadrata,

circondati da travi in legno lamellare sovrapposte, sono stati organizzati per conferire un senso di «continuità con il paesaggio urbano circostante», quasi con l’obiettivo (fin troppo esplicitamente evidenziato dal maestro giapponese) di «fondersi con esso». Al centro della struttura, dove si incontrano i quattro blocchi accostati, c’è un atrio che si estende per l’intera altezza dell’edificio, su cui si eleva un lucernario rivestito in legno, che si attorciglia delicatamente percorrendo gli interni in modo ascensionale. La connessione tra interni ed esterni intende riflettere, prima di ogni altra cosa, il legame che l’Odunpazari Mo-

dern Museum si propone di creare tra persone e arte, tra architettura e paesaggio, dando vita a un singolare e quasi diafano contenitore, capace di racchiudere la memoria della città. L’ultima grande opera di Kengo Kuma - che, nonostante si tratti di una mega struttura, incarna alla perfezione la sintesi legata al binomio “immaterialità/ecosostenibilità”, il quale delinea il tratto maggiormente distintivo che caratterizza il celebre progettista nipponico - è rappresentata dal nuovo Stadio Nazionale di Tokyo (Giappone), attualmente in fase di costruzione in vista dei Giochi Olimpici del 2020.


Alleanza Slow Food: più di mille cuochi per combattere i cambiamenti climatici La scelta deve ricadere su cibi a km zero che non pesano sull’ecosistema Anna Paparo Ormai combattere i cambiamenti climatici è diventata una lotta continua e quotidiana. E anche in cucina si possono contrastare, scegliendo prodotti a basso impatto ambientale e, quindi, piatti totally green. Con questo buon proposito, per i suoi dieci anni di attività, l'Alleanza Slow Food dei Cuochi si è impegnata nella scelta e nella preparazione di piatti da inserire nei propri menù che utilizzino materie prime dei produttori di piccola scala e di territori vicini. Nessun cibo proveniente da troppo lontano o da produzioni che pesano sull'ecosistema. Insomma, i famigerati “chilometro zero”. L'Alleanza Slow Food - che riunisce 1.100 cuochi di locali in 25 Paesi di tutto il mondo ed in Italia circa 500 – per il proprio compleanno ha messo a punto il manifesto del 'Menu climate friendly' per sensibilizzare i clienti sull'impatto della ristorazione sul

clima, attraverso le scelte di approvvigionamento, "a cominciare dalle filiere più impattanti, della carne e dei latticini", il sostegno ai produttori locali di piccola scala. Slow Food ha citato, inoltre, una ricerca condotta da Indaco2, società di consulenza in sostenibilità ambientale, mostrando che un ristorante servito da 'fornitori sostenibili' ha un impatto del 50% inferiore. Con storie tutte diverse tra loro, i cuochi coinvolti condividono un unico obiettivo: far fronte comune per la tutela della biodiversità agroalimentare, per la salvaguardia dei saperi gastronomici e delle culture locali, attraverso la scelta di prodotti locali e legati a progetti Slow Food (Presìdi, Arca del Gusto, comunità del cibo, Mercati della Terra,…). Tutto ciò proviene da produzioni virtuose, rispettose dell’ambiente e del benessere animale. In particolare, i cuochi valorizzano i Presìdi nei loro menù, privilegiando quelli del proprio territorio e precisando

sul menù il nome del produttore che li ha forniti, per dare rilievo e visibilità al suo lavoro. E il 18 novembre si è svolto un incontro nazionale a Bologna “Un'Alleanza per cambiare il mondo”, dedicato al dibattito su alcuni temi

che stanno a cuore ai cuochi dell’Alleanza Slow Food, tra cui la crisi climatica – che mette a rischio l’agricoltura, e quindi i prodotti della terra – e il ruolo cruciale dei cuochi, che possono diventare efficaci educatori e fautori del

cambiamento degli stili alimentari. Basta veramente poco per aiutare il nostro pianeta a sconfiggere la perenne minaccia dei cambiamenti climatici, anche una bella forchettata a un piatto di spaghetti.

Coldiretti e il vademecum della spesa salva-clima A dare una marcia in più alla lotta ai cambiamenti climatici ci ha pensato la Coldiretti con il suo decalogo salva-clima per una spesa sostenibile dal punto di vista ambientale che consente di ridurre la dipendenza dal petrolio e tagliare le emissioni di gas ad effetto serra. Altro obiettivo fondamentale di questo piccolo e importante bio-vademecum è quello di focalizzare l'attenzione, secondo quanto si evince dagli ultimi dati del Noaa, il National Climatic Data Centre, sul nuovo record dei livelli di gas serra toccato in un 2019 classificato fino ad ora come il secondo più caldo di sempre sul pianeta. Quindi, prima regola da rispettare è preferire l'acquisto di prodotti locali

che non devono subire lunghi trasporti con mezzi inquinanti. E ancora: bisogna scegliere frutta e verdura di stagione che non consumano energia per la conservazione; ridurre le intermediazioni

fino a fare acquisti direttamente dal produttore per evitare passaggi di mano del prodotto che spesso significano inutili trasporti. Ma non dobbiamo dimenticare di privilegiare i prodotti

sfusi che non consumano imballaggi come i distributori automatici di latte e di acquistare confezioni formato famiglia rispetto a quelle monodose per ridurre il consumo di imballaggi per quantità di cibo consumato. Coldiretti, inoltre, pone l'accento sul fare addirittura acquisti di gruppo (anche nel proprio condominio) per ridurre i consumi di energia nei trasporti per fare la spesa. Ma non finisce qui. Le regole continuano, ovvero non dobbiamo dimenticare di riutilizzare le borse per la spesa e servirsi di quelle fatte con materiali biodegradabili di origine agricola nazionale o di tela invece di quelle in plastica, ridurre gli sprechi ottimizzando gli acquisti e riscoprendo la cucina

degli avanzi per evitare che finiscano tra i rifiuti. Poi incontriamo la tanto famigerata raccolta differenziata, che con semplici mosse quotidiane consente il recupero di energia dai rifiuti prodotti. At last but not least Coldiretti consiglia di piantare un albero nel proprio giardino o coltivare piante in terrazzo che mangiamo lo smog e purificano l'aria. Insomma, dieci semplici regole che, se applicate con parsimonia e entusiasmo nel quotidiano da ciascuno di noi, renderanno la vita nostra e del pianeta più vivibile e soprattutto senza sbalzi di temperatura e senza bruschi cambiamenti dannosi per tutti, flora e fauna. Basta davvero poco! Mettiamoci di impegno e con tanta volontà.


dal web

Carta Geologica Italiana: stanziati nuovi fondi “Finalmente dopo vent’anni, sei legislature e tredici governi, riparte il progetto della cartografia geologica (CARG). La conoscenza del territorio, sia nei termini degli aspetti fisico-ambientali del contesto geologico e geomorfologico, sia nei termini della compatibilità tra questi e le potenziali trasformazioni di utilizzo del suolo rappresenta uno strumento indispensabile per la gestione del delicato equilibrio ambientale e il mancato completamento del Progetto CARG ha determinato indubbie criticità nel nostro Paese per il patrimonio abitativo, per la prevenzione dai rischi naturali, per lo sviluppo sostenibile del territorio e per la valorizzazione delle risorse naturali”. Lo ha dichiarato il senatore Ruggiero Quarto a valle dell’approvazione dell’emendamento alla Legge di Bilancio 2020 su proposta unanime della Commissione Ambiente, relativo agli stanziamenti per riavviare il completamento della carta geologica ufficiale d’Italia alla scala 1:50.000, assegnando all’ISPRA un contributo di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020, 2021, 2022. “Il presente emendamento – ha continuato il senatore Quarto – colma una gravissima lacuna, inconcepibile per un Paese progredito, ad alta densità abitativa, ad elevato rischio idrogeologico-sismico- vulcanico, con georisorse da valorizzare e tutelare, con un ambiente naturale complesso. Per questo sono soddisfatto di questo importante risultato, sia perché cominciano a vedersi i frutti di un mio preciso impegno nella doppia veste di senatore/geologo, sia perché si onora la memoria del senatore Franco Ortolani che tanto si è prodigato per tale obiettivo”. “Dopo una lunga interlocuzione, intrapresa già nella precedente legislatura grazie alla meritevole opera dell’allora senatrice Fabiola Anitori, con cui scrivemmo insieme la prima bozza di legge, oggi finalmente riparte il percorso per il completamento della Carta Geologica d’Italia, iniziato nel lontano 1988 ma mai completato”. Queste le parole di Francesco Peduto, presidente del Consiglio Nazionale dei Geo-

Area Marina Protetta di Capri Il ministro Costa firma l’avvio dell’iter

logi, che ha aggiunto: “È il risultato di importanti sinergie, di un lavoro d’insieme con altri enti come l’università e la Società Geologica d’Italia, ma dobbiamo dire anche grazie agli amici senatori geologi, il cui contributo è stato determinante, con un pensiero particolare per il senatore Franco Ortolani che purtroppo ci ha lasciati”. Un commento è arrivato anche da Sandro Conticelli, Presidente della Società Geologica d’Italia: “La Società Geologica Italiana esprime profonda soddisfazione per il finanziamento che è stato accordato

al progetto CARG, il primo dopo quasi un ventennio. È importante comunque segnalare che a fronte di 355 fogli ancora mancanti per completare il progetto di cartografia geologica nazionale, lo stanziamento previsto per il prossimo triennio sarà in grado di coprire la realizzazione di circa 20 fogli. La Società Geologica Italiana manterrà il suo impegno sociale nel ricordare ai decisori della politica la necessità per il Paese di completare il progetto CARG unitamente al potenziamento del Servizio Geologico d’Italia”.

In seguito alle innumerevoli e alquanto inutili polemiche sulla presunta poca “attenzione” da parte del Governo circa l’istituzione dell’Area Marina Protetta dell’isola di Capri, richiesta a gran voce dai rispettivi sindaci di Capri ed Anacapri, ma anche da diverse associazioni ambientaliste del luogo, lo scorso 23 dicembre il Ministro Sergio Costa ha smentito e zittito tutti. E lo ha fatto a modo suo, con tanto di diretta social, firmando l’avvio, l'iter ufficiale per istituzione dell’AMP. Durante la diretta il Ministro ha annunciato l’invio del documento sottoscritto ai sindaci con la cartografia “proposta” dal Governo che determina il perimetro dell’area e “sulla quale sono indicati con colorazione diversa i coralligeni, la poseidonia e quant’altro”. Nel mese di gennaio 2020 gli stessi destinatari saranno convocati al Ministero dell'Ambiente per essere ascoltati e concordare insieme al ministro il percorso e le modalità da intraprendere per concretizzare l’avvio dell’iter. Saranno poi interpellati e incontrati le associazioni, il mondo della pesca e tutti gli “addetti ai lavori” che concorreranno alla realizzazione e vigilanza della nuova AMP. Il Ministro Costa si è detto deciso a realizzare il tutto in tempi brevissimi affinché l’immenso patrimonio naturalistico delle acque e delle coste capresi sia tutelato nel miglior modo possibile.

È online il portale “Sapori dei Parchi” Dallo scorso 20 dicembre conoscere e promuovere i prodotti tipici dei 24 Parchi Nazionali italiani sarà più facile: nasce il portale "Sapori dei Parchi" realizzato dal ministero dell'Ambiente in collaborazione con Unioncamere, in cui sono censiti 117 prodotti di qualità tra Doc, Dop e Igp che raccontano e tutelano la biodiversità della nostra terra come i legami di un Capitale Naturale

e Culturale unico al mondo. L'iniziativa è stata presentata alla presenza del ministro Sergio Costa, del sottosegretario Roberto Morassut e dei presidenti dei Parchi Nazionali, questa mattina all'Auditorium del ministero dell'Ambiente. "Il portale 'Sapori dei Parchi' è ospitato all'interno del sito del ministero dell'Ambiente spiega il direttore generale

Gestione Parchi, Maria Carmela Giarratano - all'indirizzo www.saporideiparchi.minambiente.it vuole rappresentare un itinerario di prodotti" quindi "un collettore di informazioni sulle produzioni agroalimentari di qualità dei territori dei Parchi e offre una visione sistemica dell'offerta turistica di queste aree". All’interno delle aree protette, l’interazione tra agricoltura e territorio da sempre contribuisce alle economie delle aree rurali e, nel tempo, ha modellato paesaggi dalle qualità estetiche e culturali eccezionali, tanto che alcuni di essi sono stati dichiarati siti Patrimonio mondiale dell’UNESCO. Tra le prelibatezze presenti sul portale: il paté di capperi e olive del Parco di Pantelleria, il formaggio Caso-

let del Parco dello Stelvio, olio di oliva Evo del Parco della Maiella, o i dolcetti alle noci del Parco del Gargano e i pecorini o il miele del Parco del Gran Sasso. Valorizzare i prodotti tipici dei Parchi Nazionali per il ministero dell'Ambiente significa quindi anche promuovere i territori protetti con le peculiari biodiversità e identità culturali incoraggiando quindi forme di turismo sostenibile collegato all'attività enogastronomica. I 24 Parchi Nazionali sono presenti in tutte le regioni ad eccezione del Friuli Venezia Giulia e coprono una superficie pari a circa il 5% del territorio nazionale con quasi 15.000 chilometri quadrati, e interessano 502 comuni, circa il 6% dei Comuni italiani.


Grandi Napoletani, grandi Campani

Francesco II di Borbone, l’ultimo Re delle Due Sicilie Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. (seconda parte) “Il mondo intero l’ha veduto; per non versare il sangue ho preferito rischiare la mia corona. I traditori pagati dal nemico straniero sedevano accanto a’ fedeli nel mio consiglio ; ma nella sincerità del mio cuore, io non poteva credere al tradimento. Mi costava troppo punire; mi doleva aprire, dopo tante nostre sventure, un’era di persecuzioni; e cosí la slealtà di pochi e la clemenza mia hanno aiutata l’invasione pie-

montese pria per mezzo degli avventurieri rivoluzionari e poi della sua armata regolare, paralizzando la fedeltà de’ miei popoli, il valore de’ miei soldati. In mano a cospirazioni continue non ho fatto versare una goccia di sangue, ed hanno accusata la mia condotta di debolezza. Se l’amore il piú tenero pe’ miei sudditi, se la fiducia naturale della gioventú nella onestà degli altri, se l’orrore istintivo al sangue meritano questo nome, sono stato certamente debole. Nel momento in che era sicura la rovina de’ miei nemici, ho fermato il braccio de’ miei generali per non consumare la distruzione di Palermo, ho preferito lasciare Napoli, la mia propria casa, la mia diletta capitale per no esporla agli orrori di un bombardamento, come quelli che hanno avuto luogo piú tardi in Capua ed in Ancona. Ho creduto nella buona fede che il Re del Piemonte che si diceva mia fratello, mio amico, che mi protestava disapprovare la invasione di Garibaldi, che

negoziava col mio governo una alleanza intima pe’ veri interessi d’Italia, non avrebbe rotto tutt’i patti e violate tutte le leggi, per invadere i miei Stati in piena pace, senza motivi né dichiarazioni di guerra. Se questi erano i niei torti, preferisco le mie sventure a’ trionfi de’ miei avversari. Io aveva data una amnistia, aveva aperto le porte della patria a tutti gli esuli, conceduto a’ miei popoli una costituzione. Non ho mancato certo alle mie promesse. Mi preparava a garantire alla Sicilia istituzioni libere che consecrassero con un parlamento separato la sua indipendenza amministrativa ed economica rimuovendo ad un tratto ogni motivo di sfiducia e di scontento. Aveva chiamato a’ miei consigli quegli uomini che mi sembrarono piú accettabili all’opinione pubblica in quelle circostanze, ed in quanto me lo ha permesso l’incessante aggressione di che sono stato vittima, ho lavorato con ardore alle riforme, a’ progressi, ai vantaggi del comune paese. segue a pag.15


segue da pagina 15 Non sono i miei sudditi che mi hanno combattuto contro; non mi strappano il Regno le discordie intestine, ma mi vince l’ingiustificabile invasione d’un nemico straniero. Le Due Sicilie, salvo Gaeta e Messina, questi ultimi asili della loro indipendenza, si trovano nelle mani del Piemonte. Che ha dato questa rivoluzione ai niei popoli di Napoli e di Sicilia? Vedete lo stato che presenta il paese. Le finanze un tempo cosí floride sono completamente rovinate: l’amministrazione è un caos: la sicurezza individuale non esiste. Le prigioni sono piene di sospetti : in vece della libertà, lo stato di assedio regna nelle province, ed un generale straniero pubblica la legge marziale, decreta la fucilazione istantanea per tutti quelli dei miei sudditi che non s’inchinano alla bandiera di Sardegna. L’assassinio è ricompensato, il regicidio merita una apoteosi; il rispetto al culto santo de’ nostri Padri è chiamato fanatismo; i promotori della guerra civile, i traditori del proprio paese ricevono pensioni che paga il pacifico contribuente. L’anarchia è da per tutto. Avventurieri stranieri han rimestato tutto, per saziare l’avidità o le passioni dei loro compagni. Uomini che non hanno mai veduta questa parte d’Italia, o che hanno dimenticato in lunga assenza i suoi bisogni, formano il vostro governo. In vece delle libere istituzioni che io vi aveva date e che era mio desiderio sviluppare, avete avuta la piú sfrenata dittatura, e la legge marziale sostituisce adesso la costituzione. Sparisce sotto i colpi de’ vostri dominatori l’antica monarchia di Ruggiero e di Carlo III, e le due Sicilie sono state dichiarate province di un Regno lontano. Napoli e Palermo saranno governati da prefetti venuti da Torino. Ci è un rimedio per questi mali, per le calamità piú grandi che prevedo. La concordia, la risoluzione, la fede nell’avvenire. Unitevi intorno al trono de’ vostri padri. Che l’obblio copra per sempre gli errori di tutti; che il passato non sia mai pretesto di vendetta, ma pel futuro lezione salutare. Io ho fiducia nella giustizia della Provvidenza, e qualunque sia la mia sorte, resterò fedele a’ miei popoli ed alle istituzione che ho loro accordate. Indipendenza amministrativa ed economica tra le due Sicilie con parlamenti separati; amnistía

completa per tutt’i fatti politici; questo è il mio programma. Fuori di queste basi non ci sarà pel paese, che dispotismo o anarchia. Difensore della sua indipendenza, io resto e combatto qui per non abbandonare cosí santo e caro deposito. Se l’autorità ritorna nelle mie mani sarà per tutelare tutt’i diritti, rispettare tutte le proprietà, garantire le persone e le sostanze de’ miei sudditi contra ogni sorta di oppressione e di saccheggio. E se la Provvidenza nei suoi alti disegni permette che cada sotto i colpi del ne-

mico straniero l’ultimo baluardo della monarchia, mi ritirerò con la coscienza sana, con incrollabile fede, con immutabile risoluzione; ed aspettando l’ora inevitabile della giustizia, farò i piú fervidi voti per la prosperità della mia patria, per la felicità di questi popoli che formano la piú grande e piú diletta parte della mia famiglia. Preghiamo il sommo Iddio e la invitta Immacolata protettrice speciale del nostro paese, onde si degnino sostener la nostra causa”. Gaeta 8 Dicembre 1860.


Bonus cultura e tutela dei dati personali Il Garante Privacy ha valutato più opportuno consentire all’interessato di indicare un indirizzo e-mail per le comunicazioni Luca Monsurrò Il Bonus cultura è una agevolazione riservata a tutti i giovani italiani e stranieri che risiedono in Italia e che compiono diciotto anni. In pratica si prevede l’erogazione di un bonus di 500 euro per acquistare, tramite specifica applicazione chiamata “18 app” diversi beni tra i quali i libri scolastici, i libri di lettura, i biglietti per visitare mostre, fiere, musei, aree archeologiche e quindi rientranti tra le attività culturali in genere. Tutti i giovani, e quindi anche gli stranieri residenti nel nostro paese in possesso di regolare permesso di soggiorno in corso di validità che diventano maggiorenni nel 2020, possono richiedere una propria identità digitale (lo Spid – Sistema Pubblico per l’identità Digitale) ed entrare nell’applicazione, generare voucher di spesa, individuali e nominativi e così acquistare on line gli eventi presso i negozi che hanno aderito all’iniziativa che si sono preregistrati. Le somme assegnate con la Carta non costituiscono reddito imponibile del beneficiario e non rilevano ai fini del computo del valore dell’indicatore della situazione economica equivalente. Il Decreto stabilisce che l’Amministra-

zione acquisisca tramite il sistema Spid anche “ ..l’indirizzo e-mail dei beneficiari..”; tale dato verrà trattato “secondo quanto previsto dall’art. 10 per la realizzazione dei compiti attinenti all’attribuzione e all’utilizzo della Carta elettronica”. L’autorità Garante della Privacy Italiano aveva espresso alcune osservazioni, soprattutto in merito a quest’ultima previsione, per rendere la disposizione pienamente conforme alla normativa europea e nazionale sulla protezione dei dati. Al riguardo si rappresenta che i dati raccolti dal titolare del trattamento, attraverso gli attributi presenti nell’asserzione di autenticazione Spid, tra cui l’indirizzo e-mail del beneficiario, vengono raccolti ad ogni accesso al servizio nel corso dell'autenticazione tramite Spid da SOGEI, in nome e per conto del Ministero dei Beni Culturali, e memorizzati nel registro delle transazioni, tenuto dalla stessa società in qualità di service provider. A tal proposito, atteso che la finalità precipua dello Spid è quella di consentire ai fornitori di servizi l'immediata verifica dell’identità e di eventuali attributi qualificati riguardanti gli utenti dei medesimi servizi (art. 2, comma 2, del d.P.C.M. 24 ot-

tobre 2014), il Garante Privacy ha valutato più opportuno e preferibile consentire all’interessato, già identificato, indicare un indirizzo email anche eventualmente diverso, al quale indirizzare le comunicazioni necessarie all’erogazione del servizio. Inoltre, si è rilevato come l’ultima parte della disposizione in esame presuma che il Ministero “provveda alla designazione del responsabile del trattamento dei dati personali”. Tale previsione andrebbe

adeguata al nuovo quadro giuridico introdotto dal Regolamento 679/2016 in base al quale i trattamenti di dati personali demandati al responsabile del trattamento devono essere disciplinati da un “contratto o da altro atto giuridico” al fine di disciplinare una serie di profili attinenti a tale trattamento e, in particolare, gli obblighi e le responsabilità reciproche fra tali soggetti. Anche in questo caso si è suggerito modificare la norma in questione, prevedendo che il

Ministero provveda alla “stipula del contratto o dell’atto giuridico previsto dall’art. 28 del Regolamento (UE) 2016/679” in modo da definire gli obblighi e le responsabilità reciproche fra lo stesso e i relativi responsabili del trattamento. Pertanto, appare opportuno che il Ministero possa approfondire tali aspetti, al fine di verificare l’eventuale trattamento di dati personali dei beneficiari e le garanzie da applicare al riguardo, eventualmente integrandolo adeguatamente.


Il caso di una richiesta di accesso agli atti ingiustamente negata Per i giudici amministrativi è annullabile il silenzio-diniego di ostensione Felicia De Capua Il T.A.R. Puglia Lecce, sez. II con la sentenza n. 1742 del 11/11/2019 ribadisce un basilare principio già richiamato in tema di accesso agli atti dal precedente orientamento della giurisprudenza: secondo tale decisione assume un significato sostanzialmente denegatorio (ed è pertanto impugnabile) la nota con la quale un ufficio della pubblica amministrazione riscontra la domanda di accesso di un soggetto richiedente comunicando che la documentazione in oggetto è detenuta da altro ufficio della stessa amministrazione. Secondo i giudici leccesi non può porsi a carico del richiedente l’onere di individuare l’ufficio interno competente a trattare l’istanza di accesso agli atti, essendo invece obbligo della pubblica amministrazione nel suo complesso dare seguito alla stessa. Buona prassi, infatti, prevede che l’ufficio che riceve l’istanza di accesso, deve im-

mediatamente smistarla all’ufficio competente. Non può ritenersi dunque, risolutiva la nota PEC con cui il Dirigente del Corpo di Polizia Locale ha comunicato ai ricorrenti che: “il contratto di affidamento, le condizioni generali del contratto destinato agli appartenenti del Corpo di Polizia Locale del Comune e quant’altro richiesto sono nella disponibilità della Direzione Contratti ed Appalti di questo Ente …”. Ciò in quanto i ricorrenti hanno assolto al loro onere mediante la richiesta di accesso agli atti formulata all’ente Comunale, detentore della relativa documentazione, senza che su di essi possa farsi gravare l’onere aggiuntivo di individuazione dell’ufficio interno materialmente in possesso degli atti richiesti. Piuttosto, una volta ricevuta la richiesta ostensiva, è obbligo del comune mettere a disposizione dei richiedenti la richiesta documentazione, compulsando l’ufficio competente. Entrando poi nel merito, in di-

chiarata adesione della tesi dell’ “autonomia” del diritto di accesso rispetto alla situazione giuridica sottostante, il tribunale amministrativo ritiene che i dipendenti di un Ente pubblico abbiano diritto di accedere agli atti amministrativi e contrattuali con cui detto Ente ha attivato forme

di previdenza e assistenza complementare in considerazione della semplice “aspettativa” a fruirne ed a prescindere dalla dimostrazione di un’utilità concreta derivante dalla ostensione di detti documenti. Per tali ragioni, in accoglimento del ricorso, i giudici ordinano al

Comune interessato di mettere a disposizione dei ricorrenti, entro venti giorni dalla pubblicazione della sentenza in esame, tutti gli atti relativi all’affidamento e alla successiva stipula del contratto effettuato con la compagnia assicurativa e relativi al “Fondo pensione aperto”.

Viaggio nelle leggi ambientali SANITÀ PUBBLICA REFLUI OLEARI Dalla lettura degli artt. 3, 4 e 8 della legge n. 574/96 si evince che è consentita unicamente l’utilizzazione agronomica dei reflui oleari (come le acque di vegetazione derivanti dalla molitura delle olive e le relative sanse umide) essendo quindi permessa l’applicazione di essi al terreno, ma esclusivamente se finalizzata all’utilizzo delle sostanze nutritive ammendanti ovvero al loro utilizzo irriguo o fertirriguo, con la conseguenza che deve escludersi che il legislatore abbia in qualche modo inteso favorire lo spandimento o l’abbandono sul terreno come mezzo incontrollato di smaltimento degli stessi. Pertanto, una volta che si sia fuori dall’utilizzazione agronomica, dovrà necessariamente farsi riferimento alla categoria dei rifiuti dinanzi ad un sostan-

ziale abbandono incontrollato di acque di vegetazione, laddove le stesse non vengano scaricate mediante canalizzazione diretta verso un corpo ricettore ovvero, in caso contrario, alla categoria delle acque reflue, senza potere invocare quanto disposto dall’art. 137, comma 14, d.lgs. n. 152/2006. Né sembra preferibile considerare che la violazione dei requisiti di cui all’art. 4 prefato integrerà un

illecito amministrativo nella misura in cui la condotta contestata «non costituisca reato» Cassazione Sezione III 1° luglio 2019 n. 28360. CLIMA Dal 13 dicembre è in vigore la Legge 12 dicembre 2019, n. 141 di conversione del DL 14 ottobre n. 111, recante «Misure urgenti per il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE sulla qua-

lita’ dell’aria e proroga del termine di cui all’articolo 48, commi 11 e 13, del decretolegge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229.». (GU n.292 del 13-122019).Premesso che torneremo presto con un commento più articolato, intanto segnaliamo le principali novità: art. 1- Programma strategico nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell’aria; art. 1 ter – informazione e formazione ambientale nelle scuole; art. 2 – mobilità sostenibile; art. 5 – procedura infrazione discariche abusive e depurazione; art. 7 – prodotti sfusi o alla spina. EMISSIONI Il Consiglio dei Ministri del 12 dicembre, su proposta del Ministro per gli affari europei e del Ministro dell’ambiente, ha

approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo che introduce integrazioni e correzioni al decreto legislativo 15 novembre 2017, n. 183, di attuazione della direttiva (UE) 2015/2193 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, sulla limitazione delle emissioni nell’atmosfera dei medi impianti di combustione e di riordino del quadro normativo degli stabilimenti che producono emissioni in atmosfera. Le modifiche sono finalizzate, in particolare, a garantire la certezza normativa in materia di obblighi e di controlli relativi alla gestione degli stabilimenti che producono emissioni in atmosfera, nonché a razionalizzare le procedure autorizzative e il sistema delle sanzioni, con riguardo sia alle imprese sia ai privati gestori di impianti termici civili. A.T.


“Scarto”: a Bologna il primo cocktail bar sostenibile Si diffonde anche in Italia la filosofia del drink senza sprechi Cristina Abbrunzo Che lo spreco alimentare sia una piaga che miete circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo all’anno è un tema abbastanza risaputo e approfondito proprio nell’ultimo numero di questa rubrica “Ambiente e Tendenze”. Meno chiacchierata è, invece, la questione dello scarto generato dai barman durante la preparazione di cocktails all’ultimo grido. Scorze, bucce, ombrellini e cannucce non si contano al sabato sera. Una tendenza nata negli States ma che si sta diffondendo anche in Italia, è quella della sostenibilità anche nel campo del bartending e della mixology dei drink, fatta di piccoli gesti rigorosamente green che rappresentano l’innovazione, rispettano la natura e l’ambiente e prevedono un bere sostenibile. Se, dunque, all'estero la filosofia del zero waste applicata alla mixology esiste già, in Italia il primo esperimento di questo genere nasce a Bologna, già capostipite nella lotta allo spreco con l'esperimento dei Last Minute Market. “Scarto” recita l’insegna del cocktail bar di via della Braina, non distante da via Santo Stefano, ricavato negli spazi di un ex monastero, in

passato adibiti a scuola. In apparenza un semplice secret bar, dagli interni curati, dismessi ad arte, essenziale ed elegante, nordico in una sola parola. Mentre invece tra queste pareti si anima uno dei luoghi più interessanti di Bologna quanto meno, ma ci si potrebbe tranquillamente spingere oltre, affermando che “Scarto” è uno dei progetti più importanti nel settore al livello nazionale. Nato per desiderio di Carsten Steinacker, architetto nativo di Francoforte, ma trasferitosi a Zurigo, che ha voluto esportare la propria passione per il mondo dell’architettura e della mixology in Italia, scegliendo proprio Bologna come punto di partenza per il suo progetto di vita attuale. In architettura è molto sentito, come in gastronomia, il tema della sostenibilità ambientale, da qui l’idea di creare un luogo attento all’uso virtuoso dell’energia e delle risorse ambientali. Un luogo che cercasse di riunire persone per metterle a confronto con la necessità di arrivare a un modello di sviluppo presente che riesca ad eliminare lo spreco e riutilizzare gli scarti, a cominciare dalla produzione per arrivare alla conservazione dei cibi e il prolungamento della loro vita naturale per mezzo di tecni-

che nuove e antiche e attraverso la sperimentazione di soluzioni anche non convenzionali. È così la sua etica di bar a spreco zero: si lavora sulle fermentazioni, sulle essiccazioni, su qualsiasi tecnica che permetta di non sprecare. Anche la stessa filiera dei fornitori è coinvolta ad innescare un circolo virtuoso per cui all’azienda agricola viene chiesto di produrre solo ciò di cui c’è esattamente bisogno. Insolito il concept e insolita la

location. Uno spazio altamente suggestivo, con pochi arredi minimal in legno e i muri scrostati, che si articola in 3 stanze, ognuna con il suo minibar per agevolare il servizio al tavolo dello staff. Il primo ambiente si caratterizza per il tavolo sociale, il secondo trasmette un’atmosfera da club house, nel terzo c’è addirittura una stufa per il pane, che producono loro. Arredi e design sono stati progettati da Carsten, cercando di non alterare la bellezza naturale del luogo, che sul retro si apre su una corte nascosta, affacciata su un orto, dove moltissime delle materie prime sono autoprodotte: fragole, pomodori, aglio e cipolla. A un paio di chilometri, invece, ci sono i colli, dove è pieno di piante aromatiche da raccogliere. Hanno una linea di liquori fatti in casa: infuso all’abete rosso, umeshu con prugne locali, nocino. Quindi, cosa si beve da “Scarto”? Ci sono i cocktail tradizionali, ma rivisitati e un piccolo menu che cambia ogni giorno con tanta attenzione al concetto di stagionalità. Tutto di stagione, dunque, e tutto naturale. Si usano prima i cibi freschi, e poi quelli conser-

vati, se non c’è alternativa. Ecco allora ginger beer fatta in casa, kombucha (ovvero tè fatto fermentare con alcuni lieviti), infusi di erbe selvatiche, banana beer e molto altro sul genere miscelati a una selezione di distillati di altissima qualità provenienti da tutto il mondo. Ogni parte degli alimenti ha, inoltre, un suo ruolo: bucce e torsoli vengono trasformati in ingredienti per i drink. Il consiglio spassionato è quello di ordinare i loro punch, come quello a base di tuorlo d’uovo, vino bianco e maraschino: un pasticciaccio sulla carta, una squisitezza nel bicchiere. Essendo non un semplice bar, ma una vera e propria associazione, è obbligatorio fare la tessera per entrare. L’intenzione è quella di trasformare “Scarto” in uno spazio di confronto aperto a corsi di formazione, laboratori per insegnare a tutti i rudimenti dell’autoproduzione casalinga, incontri con produttori e realtà impegnate nella lotta allo spreco. Sperando, dunque, che presto la rete di “Scarto” si possa espandere in altre regioni dello stivale e non solo, per il brindisi di fine 2019, è il caso di dire: bevete sostenibile!!


FAO: DECADE DELL’ AGRICOLTURA FAMILIARE “Sfruttare appieno il potenziale degli agricoltori familiari” Andrea Tafuro Papa Francesco usa la parola diseguità per denunciare il grave scandalo della diseguaglianza associato alla sperimentazione dell’ingiustizia. Non possiedo la lungimirante certezza teologale dei cattolici perfetti, ma ad occhio Francesco ha voluto sottolineare l’indecenza delle innumerevoli forme di esclusione, di dolorosa miseria, materiale, morale e spirituale in cui sguazza il vostro bel mondo. L’unica mia certezza è che per affrontare la crisi, occorre schierarsi dalla parte della dignità della persona, combattendo il saccente accademismo e il fastidioso paternalismo delle super costose Ong, figlie delle CharityStars. Nel frattempo che partorivo questi profondi pensieri, vi rammento che su questo deli-

hanno vinto dieci a zero, supercoppa, giro di campo e champagne negli spogliatoi, questa è la loro risposta al mito di cartone che ci appioppano da decenni: ”Se aumenta la ricchezza diminuisce la povertà, il ricco darà da lavorare e migliorerà le condizioni dei poveri”. Alla luce di queste considerazioni, voglio ricordare, a fine anno, che le Nazioni Unite hanno dedicato la decade 2019-2028 all’Agricoltura Familiare. Le attività sostenute dalla Decade sono pianificate dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e dal Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) che hanno predisposto un Piano d’Azione Globale. La Decade punta a creare un contesto favorevole per rafforzare il ruolo dell’agricoltura familiare e massimizzare il contri-

AGRICOLTURA FAMILIARE le cifre e le parole Donne Le donne svolgono circa il 50 percento del lavoro ma possiedono solo il 15 percento della terra Pescatori Il 90 percento dei pescatori è di piccola scala, e, nei paesi in via di svi‐ luppo, fornisce la metà del pescato Pastori Fino a 500 milioni di pastori si affidano all’allevamento del bestiame per guadagnarsi da vivere Biodiversità L’agricoltura montana è in larga parte di tipo familiare Ambiente Gli agricoltori familiari includono le comunità forestali. Circa il 40 per‐ cento delle popolazioni rurali più povere vie in aree forestali o di sa‐ vana Resilenza la capacità della comunità di anticipare, rispondere e riprendersi dai cambiamenti climatici e dalle cause dell’insicurezza alimentare per uscire gradualmente dalla fame e dalla povertà Legamisocialievaloreaggiunto I territori abitati da popolazioni tradizionali sono il 22 percento e coin‐ cidono con aree che preservano l’80 percento della biodiversità. zioso e confortevole pianetino ci sono 85, dico ottantacinque, esserini umani che posseggono il 50, dico il cinquanta per cento della ricchezza posseduta dall’altra metà del mondo. Cioè lo zero-virgola-moltissimi-zerivirgola-uno è fornito di una ricchezza pari a quella di tre miliardi e mezzo di persone, altrimenti detti poveri. Negli ultimi trenta/trentacinque anni la parte di ricchezza detenuta da pochi è aumentata ovunque e la quota di povertà distribuita tra tutti gli altri, è aumentata a dismisura. Evviva come sono felice! La lotta di classe esiste ancora, non si è fermata un attimo… ma i nababbi miliardari

buto degli agricoltori nella ricerca della sicurezza alimentare e della nutrizione globale, oltre a un futuro sano, resiliente e sostenibile. Il Piano d’Azione Globale rappresenta una guida per la comunità internazionale riguardo ad azioni collettive e coerenti che possono essere intraprese in questo decennio. Inoltre, sottolinea la necessità di innalzare il profilo dell’agricoltura familiare richiamando la debole attenzione dell’opinione pubblica internazionale sul suo contributo alla lotta contro la fame e la povertà, alla sicurezza alimentare, al miglioramento delle condizioni di vita e alla prote-

zione dell’ambiente e della biodiversità. Sono lontani i tempi in cui pensando all’incubo della fame era comodo rifugiarsi col pensiero in paesi lontani, magari in Africa, sebbene anche in Italia il problema non sia mai stato del tutto cancellato. Come dimostrano i dati diffusi dal Banco alimentare, la fame abita sempre più tra noi, anche nelle regioni dove la qualità della vita, durante la crisi, si è mantenuta più alta che altrove. Oltre 850milioni di persone nel mondo soffrono la malnutrizione, la preoccupazione maggiore di una persona su otto è riuscire a fare almeno un pasto al giorno. Il dogma secondo cui basta aumentare la produzione per arrivare alla sicurezza alimentare è in parte sbagliato, o meglio insufficiente, a spiegare il tutto. Il nodo vero è come debellare la povertà e quindi come garantire un più equo accesso al cibo. Con l’agricoltura familiare è possibile produrre ogni tipo di alimento, a base di piante, carne, pesce o altri prodotti animali come uova e latticini, oltrechè cibo coltivato su terreni agricoli, nelle foreste, sui monti o in allevamenti ittici. Purchè tale attività venga gestita e realizzata da una famiglia e la cui forza lavoro sia composta principalmente da membri del nucleo famigliare, sia uomini che donne. Gli agricoltori familiari producono alimenti sani, diversificati e culturalmente appropriati e forniscono la maggior parte del cibo sia nei paesi in via di sviluppo che in quelli sviluppati. Generano opportunità di lavoro sia nei campi che nell’indotto e aiutano le economie rurali a crescere. Preservano e ripristinano la biodiversità e gli ecosistemi e usano metodi di

produzione che contribuiscono a ridurre o ad evitare i rischi dei cambiamenti climatici. Tramandano le conoscenze e le tradizioni di generazione in generazione e promuovono l’equità sociale ed il benessere delle comunità. La Fao riassume le cifre dell’agricoltura familiare: Oltre l’80% delle aziende agricole nel mondo sono inferiori ai 2 ettari. Gli agricoltori familiari lavorano il 70 – 80% della terra coltivata e producono oltre l’80% del cibo mondiale in termini di valore. Le donne svolgono circa il 50% del lavoro ma possiedono solo il 15% della terra. Il 90% dei pescatori è di piccola scala, e, nei Paesi in via di sviluppo, fornisce la metà del pescato. Fino a 500 milioni di pastori si affidano all’allevamento del bestiame per guadagnarsi da vivere. L’agricoltura montana è in larga parte di tipo familiare. Gli agricoltori familiari includono le comunità forestali. Il Piano d’Azione Globale rappresenta una guida per la comunità internazionale riguardo ad azioni collettive e coerenti che possono essere intraprese durante la decade. Tra le altre cose, sottolinea la necessità di rafforzare l’accesso degli agricoltori familiari a si-

stemi di protezione sociale, finanziamenti, mercati, formazione e opportunità di reddito. Le azioni da intraprendere sono: Creazione di un contesto politico che faciliti l’agricoltura familiare a livello locale, nazionale e internazionale. Sostegno a giovani e donne rurali, favorendo il lorol’accesso ad asset produttivi, risorse naturali, informazioni, educazione, mercati, e loro coinvolgimento nei processi di formulazione delle politiche. Rafforzamento delle organizzazioni di contadini a livello familiare, e della loro capacità di generare conoscenze e di collegare nuove soluzioni con la tradizione e le conoscenze locali. Miglioramento dei mezzi di sostentamento degli agricoltori familiari e rafforzamento delle loro capacità di fare fronte a minacce di diverso tipo grazie a servizi sociali ed economici di base, oltre al sostegno e alla promozione di una produzione diversificata per ridurre rischi e aumentare i ricavi. Promuovere la sostenibilità dell'agricoltura familiare per sistemi alimentari resilienti al clima; facilitazione dell'accesso ai sistemi alimentari, alla gestione responsabile della terra, delle risorse idriche e delle risorse naturali.


“Limitarsi a stabilire date lontane, e a dire cose che danno l’impressione che quell’azione sia in corso, molto probabilmente farà più male che bene, perché i cambiamenti necessari non si vedono da nessuna parte, le azioni politiche necessarie non esistono ancora oggi, nonostante quello che si sente dire dai leader mondiali. E continuo a credere che il pericolo maggiore non sia l’immobilismo. Il vero pericolo è quando i politici e gli amministratori delegati fanno sembrare che stanno facendo azioni reali, mentre in realtà non viene fatto quasi nulla, tranne contabilità furbette e pubbliche relazioni creative. Ho avuto la fortuna di poter viaggiare per il mondo e la mia esperienza è che la mancanza di consapevolezza è la stessa ovunque, non da ultimo tra coloro che sono stati eletti a guidarci. Non c’è alcun senso di urgenza, i nostri leader non si comportano come se fossimo in un’emergenza. In una situazione di emergenza tu cambi il tuo comportamento! Se c’è un bambino in mezzo alla strada e stanno arrivando delle auto a tutta velocità, tu non guardi da un’altra parte perché “è troppo scomodo”, tu corri immediatamente a salvare quel bambino! E senza quel senso di urgenza, come possiamo noi, la gente, capire che stiamo affrontando una vera crisi? E

se le persone non sono pienamente consapevoli di ciò che sta succedendo, allora non faranno pressione sulle persone al potere affinché agiscano. E senza pressioni da parte della gente, i nostri leader possono farla franca senza combinare nulla, che è fondamentalmente quello che sta accadendo adesso, mentre si continua a girare e a girare intorno alla questione. Tra sole tre settimane entreremo in un nuovo decennio, un decennio che definirà il nostro futuro. In questo momento siamo alla disperata ricerca di qualsiasi segno di speranza…Beh, io vi dico che c’è speranza, io l’ho vista, ma la speranza non viene dai governi o dalle aziende, la speranza viene dalle persone! Le persone che prima erano inconsapevoli ma che adesso stanno iniziando a svegliarsi. E una volta che noi ci rendiamo conto, cambiamo. Le persone possono cambiare. Le persone oggi sono pronte a cambiare, e questa è la speranza. Perché abbiamo la democrazia e viviamo in democrazia ogni giorno, non solo nel giorno delle elezioni, ma ogni secondo e ogni ora. E l’opinione pubblica che fa girare il mondo libero, infatti ogni grande cambiamento nella storia è venuto dal popolo. Non dobbiamo aspettare, possiamo iniziare a cambiare proprio ora, proprio noi, i cittadini”.