Monitoraggio Arpac sullo stato dei fiumi L’Agenzia ha partecipato al II Forum sull’Economia Circolare e sostenibile di Anea Mercoledì 11 dicembre nella suggestiva cornice del Maschio Angioino di Napoli si è svolto il II Forum economia Circolare e sostenibile organizzato da Anea. Tanti i relatori di spicco che hanno preso parte all’evento, Arpac è stata presente nella sessione pomeridiana dedicata alle "Soluzioni innovative per il trattamento delle acque reflue" con un focus sullo stato di salute dei fiumi in Campania. A proposito delle attività svolte dall’Agenzia il Commissario Straordinario dell’Arpac Stefano Sorvino ha dichiarato: “Il nostro Ente pratica in modo continuo e sistematico un’attività sia di monitoraggio che di controllo in materia di acque con particolare riferimento alle acque superficiali sotterranee e marino costiere per valutarne la qualità. Le attività di controllo vengono condotte anche sugli impianti di depurazione secondo la programmazione contenuta nel nostro Piano Annuale delle Attività che prevede sia controlli ordinari che straordinari, garantendo anche il supporto agli organi di polizia ed alle autorità giudiziarie. Per ciò che concerne le acque superficiali vi sono delle significative criticità di cui si tiene conto nei piani di monitoraggio e i dati ottenuti vengono resi pubblici sul sito istituzionale dell’Arpac. Migliore è la situazione delle acque sotterranee, discreta è la qualità delle acque marino-costiere , sulle quali in particolare nella stagione estiva, si conduce il monitoraggio delle acque di balneazione... Martelli a pag.5
Bio-architettura Gli edifici in compensato
STUDI & RICERCHE
Lo stato dell’ambiente in Europa Urge un cambio di rotta per fermare i cambiamenti climatici
ARPAC
Air-Heritage, a Portici parte il monitoraggio cooperativo della qualità dell’aria È stato presentato lo scorso 2 dicembre nella Sala Cinese della Reggia di Portici il progetto "Air-Heritage", unica proposta italiana a vincere il terzo bando europeo "Azioni Urbane Innovative" per un finanziamento di circa 4 milioni di euro. Air-Heritage è il frutto di una sinergia...
Secondo il rapporto “L’ambiente in Europa: stato e prospettive nel 2020” (SOER 2020), sebbene le politiche europee sull’ambiente e il clima abbiano contribuito a migliorare la situazione ambientale negli ultimi decenni, i progressi compiuti dall’Europa non sono sufficienti per affrontare l’allarmante tasso di perdita di biodiversità, gli effetti sempre maggiori dei cambiamenti climatici e l’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali. Tuttavia, seppur le prospettive per l’ambiente siano tutt’altro che rosee, dalla re-
lazione si evincono margini di speranza. Nel complesso le propensioni in campo ambientale in Europa non sono migliorate dall’ultimo rapporto sullo stato dell’ambiente pubblicato dall’AEA (Agenzia Europea dell’Ambiente) nel 2015. Liguori a pag.10
FOOD & SCIENZA
La perla bianca e il patto per l’ambiente
a pag.6
NATURA & BIODIVERSITÀ
L'Onu contro il continuo aumento dei gas serra
Si sono incontrati qualche giorno fa a Caserta i rappresentanti del Consorzio di tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop ed il Dipartimento di Tecnologia dei Materiali della Federico II... a pag.12
I paesi del G20 rappresentano in totale il 68% delle emissioni È stata ormai emessa la sentenza dagli esperti: il mondo è diretto entro la fine del secolo verso un aumento medio della temperatura di 3,2 gradi dai livelli pre-industriali, accompagnato dal gravissimo rischio di eventi climatici distruttivi e a dir poco catastrofici.
NATALE GREEN
I mercatini di Natale in Campania Le settimane che precedono il Natale sono piene di magia, si respira un clima festoso, si programmano gite fuori porta e piccoli viaggetti e si pensa ai doni da poter fare ai nostri cari.
Paparo a pag.9
Buonfanti a pag.13
Francesco II di Borbone, l’ultimo Re delle Due Sicilie
Conferenza mondiale dei Garanti privacy
Un’alternativa sempre più importante ed economicamente valida alle strutture in muratura tradizionale.
Francesco II di Borbone. Napoli, 16 gennaio 1836 – Arco di Trento, 27 dicembre 1894. Francesco II chiuse la storia della dinastia borbonica...
Intervenute oltre centoventi autorità per la privacy e la protezione dei dati di tutto il mondo.
Palumbo a pag.11
Lanza-De Crescenzo pagg.14-15
Monsurrò a pag.16
Protezione del Mediterraneo: la COP21 è “approdata” a Napoli Luca Monsurrò Era il 1995 l’anno in cui si tenne la prima Conferenza delle parti della Convezione Onu sul climate change (UNFCCC), il primo trattato ambientale internazionale ad occuparsi del riscaldamento globale. Questa Convenzione(Accordo di Rio de Janeiro) rappresenta l’inizio dei vari Summit per la terra che si sono susseguiti e che hanno delineato la lotta al climate change, anche se spesso si sono registrati pochi risultati concreti ed addirittura passi indietro rispetto agli obiettivi prefissati di riduzione dei gas clima alteranti. La COP difatti è l'organismo decisionale dell'UNFCC, ovvero la Convenzione Quadro dell'ONU sui cambiamenti climatici, ed è strutturata in modo che gli sherpa dell'UNFCCC preparino le bozze ( i c.d. draft) di accordo, che poi successivamente dovrebbero essere ratificati nelle assemblee mondiali, le quali in genere si svolgono a cadenza annuale. Un ruolo fondamentale lo svolgono i due Organismi chiave per l’UNFCCC e cioè l’SBSTA che rappresenta l’organismo di supporto dedicato a dirigere gli aspetti tecnici e scientifici funzionali al negoziato politico, e l’SBI che invece è deputato a monitorare quanto le parti stiano effettivamente applicando le decisioni e gli impegni presi in precedenza. Il Primo Trattato al Mondo di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra si è avuto, giova ricordarlo, nel lontano 1997 (il c.d. Protocollo di Kyoto) che stabiliva tassativi impegni di riduzione delle emissioni per i Paesi sviluppati nel periodo tra il 2008 ed il 2012, in linea con il princi-
pio delle responsabilità comuni ma differenziate fra gli stati, ma dove purtroppo, in linea con l’andamento altalenante dei Summit, un grande paese come gli Stati Uniti si rifiutò di ratificare. Si sono susseguiti numerose COP che tracciavano ogni volta un percorso virtuoso dedito ad affrontare il cambiamento climatico in maniera più condivisa possibile, cercando di definire impegni vincolanti globali, supportati da dati scientifici che affermavano sempre di più gli effetti antropici sul sistema clima. Nel mese di dicembre di quest’anno si è tenuta la COP 21 a Napoli, presso il Castello dell’Ovo, che rappresenta la Conferenza delle parti dei 21 paesi che si affacciano sul Mediterraneo, più l’Unione Europea, il Nord Africa e il Medio Oriente. L’incontro è stato voluto fortemente dal nostro Ministero dell’Ambiente per focalizzare l’attenzione, ma soprattutto la volontà di agire per tutelare la biodiversità, le aree marine protette nazionali e transnazionali dall’inquinamento sempre più
presente e diffondere la cultura della bioeconomy. I problemi ambientali che affliggono il Mediterraneo, considerato da millenni la casa comune dei popoli che si affacciano sul suo bacino, sono certamente molto allarmanti con una progressiva estinzione delle specie animali e con una continua sofferenza delle coste che si erodono ad un ritmo sempre più intenso.
L’Italia con le sue 14.000 specie stimate nelle proprie acque, è uno dei paesi del Mediterraneo più ricco di biodiversità marina(fonte WWF), anche se le sue 27 Aree Marine Protette sono di piccole dimensione ed hanno limitati finanziamenti con conseguente inefficace gestione. Questi dati mettono a rischio i vari ecosistemi esistenti e chiaramente impongono un
cambio di passo vigoroso per tutelare la biodiversità nei prossimi anni, lavorando tutti insieme innanzitutto per una maggiore e comune sensibilizzazione, cittadini ed operatori della blu economy, al fine di raggiungere dei modelli di produzione e quindi di tutela sempre più in armonia con il nostro pianeta, offrendo delle politiche di sviluppo sempre più compatibili.
Approvata la “Carta di Napoli” La Cop21 svoltasi nel capoluogo partenopeo qualche giorno fa si è conclusa con la firma della Carta di Napoli da parte dei 21 rappresentanti dei paesi del Mediterraneo. Il documento sancisce l'inizio della presidenza italiana della Cop21 per i prossimi due anni. L'intento è quello di delineare una strategia comune, stabilendo tempi e modalità degli impegni che si assumono i paesi del Mediterraneo insieme all'Unione Europea, per la tutela dell'ambiente marino e lo sviluppo della cosiddetta blue economy. «Obiettivi raccolti in quattro temi salienti – ha spiegato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, presidente della Conferenza – per un futuro di pace, prosperità e sviluppo sostenibile sulle sponde del Mare Nostrum, legati alla tutela dell’ambiente marino e delle regioni costiere». I punti fondamentali
su cui i paesi membri della Cop21 hanno trovato un accordo sono: il contrasto al marine litter e la riduzione dei rifiuti marini (in particolare di plastica), la tutela della biodiversità e il rafforza-
mento delle aree marine protette, la mitigazione dei cambiamenti climatici attraverso la riduzione delle emissioni di ossidi di zolfo da parte delle grandi navi e l'adozione di soluzioni di blue economy.
Report WWF “Un futuro per i nostri fiumi” Presentato a Roma il dossier del WWF riguardante la messa in sicurezza dei corsi d’acqua Bruno Giordano Il WWF ha presentato a Roma il dossier “Un futuro per i nostri fiumi”. Il documento è base di riflessione per costruire una strategia, che possa mettere in sicurezza i corsi d’acqua italiani messi a dura prova dagli effetti dei cambiamenti climatici estremi soprattutto nelle città, partendo dalla ‘natura’. Oggi le città affrontano una sfida difficile: come rispondere efficacemente ai cambiamenti climatici, riducendo gli impatti del rischio idrogeologico, attraverso una buona gestione degli ecosistemi acquatici. Oltre la metà della popolazione globale vive attualmente nelle città (in Italia è più di 1/3), una percentuale che potrebbe arrivare ai 2/3 entro il 2050. Per il WWF investire risorse nell’adattamento climatico non è solo azione ambientale, ma coincide con la promozione della qualità di vita dei cittadini e della sostenibilità dello sviluppo. Nel convegno è stata lanciata ufficialmente la campagna WWF #LiberiAmoifiumi che prevede eventi, iniziative, attività di citizen science per liberare i corsi d’acqua da inquinamento, sbarramenti e altri ostacoli che snaturano l’habitat dei
fiumi italiani. Purtroppo il cemento e gli sbarramenti lungo i fiumi, adottati finora come finta soluzione di sicurezza al pericolo alluvioni, sono dei veri e propri moltiplicatori del rischio: negli ultimi 50 anni negli ambiti fluviali, attraverso le varie forme di urbanizzazione, si è consumato suolo per circa 2.000 km2, qualcosa come circa 310.000 campi da calcio. Il trend di consumo di suolo lungo le sponde fluviali ha riguardato tutta l’Italia, con un picco significativo proprio nell’ultimo decennio, proprio quando gli ammonimenti del rischio idrogeologico, amplificato dai cambiamenti climatici, avrebbero dovuto spingere a riconsiderare le politiche di gestione del territorio. I numeri sullo stato di salute dei fiumi, tra gli ecosistemi di acqua dolce i più minacciati sul pianeta, amplificano la drammaticità della situazione: il 60% delle acque europee non versa in buono stato di salute e in Italia non va meglio visto che solo il 43% dei fiumi è in un buono stato ecologico, come richiesto nella Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE), mentre i laghi sono solo al 20%. Fiumi gran parte canalizzati, sbarrati da dighe e altri ostacoli che ne hanno interrotto la conti-
nuità, sbancati dei loro boschi ripariali, dragati nei loro alvei. Il prelievo d’acqua per le irrigazioni è avvenuto in modo insostenibile, eccessivo e con scarichi inquinati; molti centri abitati non hanno ancora sistemi di depurazione e fognari adeguati e, per tutto ciò,
la commissione Europea ha avviato diverse procedure d’infrazione. I fiumi sono la cartina tornasole della vera piaga del nostro territorio: il consumo di suolo. La mancanza di un’efficace pianificazione strategica ha consentito ai quasi 8000 comuni italiani di svilupparsi in
modo autonomo e scoordinato tra loro, esponendo i propri cittadini a una serie di rischi assolutamente non trascurabili. Per cercare di contenere ed invertire questo trend sarà necessaria un’articolata, lunga e complessa azione che tenga conto della gigantesca dimensione sociale coinvolta; un’azione difficile ma indispensabile in quanto, secondo la stima corrente, si potrebbe raddoppiare in soli 10 anni l’odierna densità dell’urbanizzato disperso, con effetti ancora più irreversibili. Il dossier WWF offre molte soluzioni basate sulla natura (“nature based solution”) per recuperare le funzioni ecologiche del territorio partendo da esempi di città europee che potrebbero essere riproposte nelle nostre città. Trattasi di “sistemi di drenaggio urbano sostenibile”. La rinaturazione non solo è indispensabile per favorire il sempre più urgente adattamento ai cambiamenti climatici ma, è anche conveniente: da alcuni studi sull'industria della rinaturazione (restoration ecology) si evidenzia che gli effetti occupazionali totali vanno da 10,4 a 39,7 posti di lavoro per 1 milione di dollari investiti a fronte dei 5,3 posti creati dall'industria petrolifera e del gas.
Calo globale dell’uso del carbone. Siamo alla “Decarbonizzazione”? Tina Pollice Secondo l’Emission Gap Report 2019 dell’UNEP(United Nations Environment Programme) siamo ancora molto lontani dagli obiettivi che molti Paesi si sono dati per contrastare il riscaldamento globale di origine antropica (ossia quello provocato dalle attività umane) e i conseguenti cambiamenti climatici. Il rapporto ha evidenziato che nel 2018 le emissioni globali di anidride carbonica hanno raggiunto i 37,5 miliardi di tonnellate: un record assoluto. E se alla CO2 si aggiungono gli altri gas serra il totale globale arriva a oltre 55 miliardi di tonnellate. Sarebbe necessario come minimo dimezzare il totale globale se veramente vogliamo contenere l’aumento della temperatura media della terra sotto i due gradi centigradi da qui al 2050, e, nonostante ciò, secondo l’UNEP l’obiettivo ideale di 1,5°C ci sta sfuggendo di mano. Una piccola speranza la restituisce il rapporto “novembre 2019” sulla produzione di energia elettrica da carbone che mette
in evidenza un’importante riduzione nell’uso del carbone per l’anno in corso: si parla di circa il 3 per cento in meno, equivalente a circa 300 terawattora, qualcosa come tutta l’energia elettrica prodotta da carbone in Spagna, Germania, e Regno Unito. La decrescita ha visto ai primi posti gli Stati Uniti, alcuni Paesi dell’Unione Europea e la Corea del Sud. Tuttavia, per gli autori dello studio, se anche il calo nell’uso del carbone dovesse conti-
nuare su questa strada, non sarà sufficiente a tenere i livelli di anidride carbonica al di sotto di ciò che serve per evitare che la temperatura media globale aumenti di 2°C da qui alla fine del secolo. E’ comunque un segnale da apprezzare e incoraggiare. Sembra che la produzione di energia elettrica da carbone diventi meno interessante, almeno là dove ormai è più economico generare elettricità da gas naturale e da fonti rinnovabili. Ma biso-
gnerà attendere ancora qualche anno per capire se la flessione osservata in questi anni nell’uso del carbone (ad esempio nel 2016 e nel 2017) sia la conseguenza delle varie crisi economiche e politiche o un segnale forte verso la decarbonizzazione. Diversi Paesi occidentali sono stati partecipi di questa flessione, mentre nazioni come Cina e India rivelano di essere ancora fortemente dipendenti dal carbone. In Cina, nondimeno, il
quadro è molto complesso: se da un lato un recente rapporto di EndCoal mostra che nel Paese sono state costruite diverse nuove centrali a carbone, dall’altro si scopre che la crescita nella disponibilità di elettricità da carbone è rallentata del 3 per cento ( complessivamente del 6,7 per cento negli ultimi due anni). La riduzione è stata compensata dall’uso di energie non fossili, alcune delle quali ormai producono energia allo stesso costo del carbone. Pur non essendo ancora in un circuito neppure lontanamente virtuoso, anche in India l’uso del carbone è lievemente ridotto. In modo un po' sorprendente, anche negli Stati Uniti l’uso del carbone sta rallentando, e questo nonostante gli sforzi per rilanciare l’industria carboniera fatti dal presidente, Donald Trump. Lo dimostra il fatto che nel solo 2019 ben otto compagnie carboniere statunitensi hanno presentato istanza di fallimento, e tra queste la Murray Energy, la più grande compagnia mineraria del Paese.
Il Parlamento Europeo dichiara lo stato d'emergenza per il clima: approvato un piano Che il riscaldamento globale e i conseguenti cambiamenti climatici siano acerrimi nemici della salute del nostro pianeta è cosa più che risaputa. E proprio per questo il Parlamento Europeo ha finalmente dichiarato lo stato di emergenza climatica e ambientale in Europa e in tutto il mondo, dando il via libera a una risoluzione non legislativa. In questo modo l'Eurocamera rilancia la sfida alla futura commissione europea con a capo Ursula von der Leyen che da parte sua ha annunciato che entro i primi cento giorni metterà sul tavolo una nuova agenda verde. Il testo è passato con quattrocento ventinove voti a favore, duecento venticinque
contrari e solo diciannove astensioni. In vista della COP25, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si è tenuta dal due al tredici dicembre a Madrid, il Parlamento ha approvato in queste settimane tale risoluzione, chiedendo alla Commissione di garantire che tutte le proposte legislative e di bilancio pertinenti siano pienamente in linea con l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto di circa due gradi. Inoltre, la Plenaria chiede maggiori tagli alle emissioni di CO2 con un aumento che vada dal quaranta al cinquanta cinque per cento degli obiettivi già al 2030. Il testo è passato con una
piena maggioranza, dando una possibile e fattibile soluzione a questo problema relativo al clima. Prima che sia troppo tardi! La risoluzione approvata dal Parlamento in sessione plenaria è stata presentata dal gruppo socialdemocratico, da quello dei liberali e dalla sinistra. Vi si
legge in particolare che il Parlamento "dichiara un'emergenza climatica e ambientale; invita la Commissione, gli Stati membri e tutti gli attori globali, e dichiara il proprio impegno, a intraprendere con urgenza le azioni concrete necessarie per combattere e contenere tale minaccia prima
che sia troppo tardi". I verdi hanno presentato alcuni emendamenti, in parte approvati e, a giudicare dalla maggioranza ottenuta, hanno votato a favore. Ha invece presumibilmente votato contro la maggior parte dei deputati popolari, visto che il principale gruppo politico del Parlamento europeo aveva proposto di sostituire la parola "emergenza" con "urgenza". Ma l'emendamento è stato bocciato. Insomma, l'Europa sta mettendo in primo piano la salute del mondo cercando di trovare una soluzione tempestiva da mettere in atto per dare un freno a questi fenomeni che danneggiano l'uomo e la natura che lo circonda. A.P.
Monitoraggio Arpac sullo stato dei fiumi in Campania L’Agenzia ha partecipato al II Forum sull’Economia Circolare e sostenibile di Anea Mercoledì 11 dicembre nella suggestiva cornice del Maschio Angioino di Napoli si è svolto il II Forum economia Circolare e sostenibile organizzato da Anea. Tanti i relatori di spicco che hanno preso parte all’evento, Arpac è stata presente nella sessione pomeridiana dedicata alle "Soluzioni innovative per il trattamento delle acque reflue" con un focus sullo stato di salute dei fiumi in Campania. A proposito delle attività svolte dall’Agenzia il Commissario Straordinario dell’Arpac Stefano Sorvino ha dichiarato: “Il nostro Ente pratica in modo continuo e sistematico un’attività sia di monitoraggio che di controllo in materia di acque con particolare riferimento alle acque superficiali sotterranee e marino costiere per valutarne la qualità. Le attività di controllo vengono condotte anche sugli impianti di depurazione secondo la programmazione contenuta nel nostro Piano Annuale delle Attività che prevede sia controlli ordinari che straordinari, garantendo anche il supporto agli organi di polizia ed alle autorità giudiziarie. Per ciò che concerne le acque superficiali vi sono delle significative criticità di cui si tiene conto nei piani di monitoraggio e i dati ottenuti vengono resi pubblici sul sito istituzionale dell’Arpac. Migliore è la situazione delle acque sotterranee, discreta è la qualità delle acque marino-costiere , sulle quali in particolare nella stagione estiva, si conduce il monitoraggio delle acque di balneazione e durante tutto l’arco dell’anno quello ambientale per definirne la classificazione prevista dal quadro normativo attuale”. Al focus sullo stato
dei fiumi in Campania, poi, è stato illustrato da Cristiano Gramegna dell’ Unità Operativa Reti di Monitoraggio e CEMEC della Direzione Tecnica di Arpac. Nel triennio 2015-2017 lo stato ecologico dei fiumi della Campania (indipendentemente dal loro stato chimico) è stato definito attraverso l’incrocio tra livello di inquinamento da nutrienti, qualità biologica e livello di inquinamento da sostanze chimiche non ritenute pericolose. Tra le informazioni derivanti dal comparto biologico – che ha il vantaggio di poterci fornire le indicazioni anche su inquinamenti pregressi) – e quelle derivanti dal comparto chimico che restituisce invece informazioni puntuali, si utilizza il peggiore per classificare lo stato ecologico. Lo stato chimico invece viene definito buono o non buono secondo quanto stabilito dalla normativa attraverso la ricerca di circa cinquantaquattro parametri chimico-fisici derivanti da sostanze ritenute pericolose per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Il monitoraggio condotto dall’Arpac rivela che le maggiori criticità si concentrano nelle
aree fortemente antropizzate e nelle piane come ad esempio il bacino del Sarno, la Piana campana ed in corrispondenza di alcuni bacini idrografici esposti in misura minore all’attenzione pubblica ma che vivono condizioni di inquinamento altrettanto drammatiche come i Regi Lagni, il Canale di Quarto o l’Alveo dei Camaldoli che portano direttamente a mare una serie di sostanze nocive (metalli pesanti). Il trend dello stato ecologico buono è andato diminuendo dal 2013 al 2017, a causa di diversi fattori: primo fra tutti l’allargamento del monitoraggio a corpi idrici non ancora conosciuti, poi esteso man mano che si applicava la nuova normativa. Il secondo fattore è costituito dalla diminuzione delle precipitazioni che determinato un aumento della concentrazione del carico inquinante. La classificazione dei corpi idrici superficiali evidenzia quanto le pressioni antropiche presenti sul territorio campano siano legate alla cattiva gestione dei reflui urbani più che di quelli industriali. Nel primo sessennio di monitoraggio sono state incremen-
tate anche le attività nel bacino del Sarno estendendo la rete anche ai tre corpi idrici sorgivi dimostrando quanto l’acqua di questo fiume venga inquinata già lungo i tratti superiori. Il monitoraggio dei corpi idrici fluviali ha consentito di registrare una diffusa
diminuzione della portata nei bacini idrografici della Campania. Attualmente sul sito dell’Agenzia sono pubblicati i dati e le classificazioni aggiornati all’anno 2018 mentre quelli relativi al 2019 saranno fruibili nel primo semestre del 2020. G.M.
Rischio gas radon, convegno alla Federico II Lo scorso 13 dicembre presso il Centro di Biotecnologie della Federico II si è svolto il convegno “Rischio da esposizione a Radon, prevenzione e tutela della Salute Pubblica”. Nel corso dell’incontro sono state affrontate le principali problematiche relative alla valutazione e alla gestione del rischio Radon e i criteri ed i campi di applicazione della Legge Regionale 13/2019. Dal confronto tra i principali esperti del settore presenti al tavolo ma attraverso anche gli attenti interventi degli uditori in platea si è giunti alla comune consapevolezza che, nonostante l’approvazione della Legge regionale e in attesa del Piano Nazionale Radon e delle linee guida regionali, ci sia un indifferibile bisogno di informazione e chiarezza circa la tematica e l’impellente necessità stabilire ruoli, modalità e responsabilità per gli interventi e le misure da mettere in atto. Il Commissario Stefano Sorvino, presente all’iniziativa, ha sottolineato l’impegno dell’Arpac in tale direzione: “Credo che a breve in Regione sarà ufficializzato un gruppo di lavoro che a cavallo tra la competenza della Direzione
Generale della Salute che già sta operando e quella dell’Ambiente, con il supporto operativo delle Asl, dell’Arpa Campania, degli enti di ricerca e delle Università. L’Agenzia, come ente tecnico operativo in materie ambientali, dispone nell’ambito della propria articolazione del Centro Regionale Radioattività con sede a Salerno ma con competenze su tutto il territorio regionale. Seppur con penuria di personale tecnico, il Centro si occupa nello specifico di radioattività sulle matrici ambientali e da tempo anche di monitorare sulla procedura, oggi in fase avanzata, di smantellamento della centrale nucleare del Garigliano nel territorio di Sessa Aurunca. Il rischio da esposizione a radon è una materia complessa, con risvolti interdisciplinari che richiede continui confronti, collaborazione ma soprattutto l’apporto e la guida della componente scientifica e quindi ben vengano momenti di informazione e riflessione con l’obiettivo di elevare il livello di tutela della comunità sul territorio regionale rispetto a un rischio rilevante per l’ambiente e la salute umana” F.L.
Air-Heritage, a Portici parte il monitoraggio cooperativo della qualità dell’aria È stato presentato lo scorso 2 dicembre nella Sala Cinese della Reggia di Portici il progetto "Air-Heritage", unica proposta italiana a vincere il terzo bando europeo "Azioni Urbane Innovative" per un finanziamento di circa 4 milioni di euro. Air-Heritage è il frutto di una sinergia tra il Comune di Portici, Legambiente Campania, Arpac, Enea, il Dipartimento di Agraria dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II" e Terraria srl. Il progetto, in tutte le sue fasi, è stato illustrato dal sindaco, Vincenzo Cuomo, e dai rappresentanti dei sei partner, attraverso il lancio di un video spot che sarà diffuso attraverso il sito internet e i canali social Facebook, Instagram, Twitter e Youtube di Air-Heritage. Insieme al contributo in videoconferenza delle altre città straniere coinvolte nella sfida "Azioni Urbane Innovative" sono intervenuti anche il direttore del dipartimento di Agra-
ria, Matteo Lorito, il com- missario straordinario di Arpac, Luigi Stefano Sorvino, il direttore del centro Enea, Ezio Terzini, con la moderazione della presidente di Legambiente Campania, Maria Teresa Imparato. Tra le proposte di circa 170 amministrazioni locali europee candidate, tra cui circa 60 italiane, quella del Comune di Portici è stata la sola vinci-
trice a livello nazionale del terzo bando europeo UIA – Urban Innovation Actions. Tra i 22 progetti vincitori in tutti e quattro i settori ci sono quelli di grandi città come Parigi, Amsterdam, Barcellona, Bruxelles e Budapest. L'obiettivo di AirHeritage è quello di aumentare la consapevolezza della comunità locale sul tema della qualità dell'aria, attraverso
Addio bottiglie di plastica Arpac aderisce a #PlasticFree È possibile eliminare del tutto l'utilizzo della plastica negli uffici pubblici? Arpac muove alcuni passi significativi in questa direzione, in linea con la sua vocazione di tutela degli ecosistemi. Dopo aver aderito, in estate, alla campagna #PlasticFree lanciata un anno fa dal ministro dell'Ambiente Sergio Costa, l'Agenzia ambientale campana ha aggiudicato la fornitura di dieci erogatori di acqua microfiltrata, collegati alla rete idrica, che saranno installati in ciascuna sede dell'Ente. «Con questa iniziativa», commenta il commissario straordinario dell'Agenzia, Stefano Sorvino, «si stima che eviteremo il consumo di più di 150mila bottigliette di plastica ogni anno. Un risultato non trascurabile, che si inserisce nello sforzo di Arpac di promuovere comportamenti ecosostenibili: un compito che ben si sposa con la sua missione istituzionale di controllo
e monitoraggio dell'ambiente in Campania». Il mancato consumo di plastica monouso, reso possibile da questa scelta, equivale a un taglio delle emissioni di Co2 di circa 20mila chilogrammi all'anno. Arpac è tra le prime amministrazioni pubbliche in Campania a installare erogatori d'acqua collegati alla rete idrica. Una soluzione che, oltre a ridurre drasticamente il consumo di plastica monouso, può eliminare il trasporto su gomma dell'acqua che i dipendenti al momento acquistano per bere. «Non è possibile essere autorevoli nella tutela dell'ambiente in
una regione complessa come la Campania», conclude Sorvino, «se non si intraprendono iniziative concrete per dimostrare che l'Agenzia in prima persona è disponibile a modificare alcuni piccoli com- portamenti quotidiani. L'aggiudicazione, da parte di Arpac, della fornitura di erogatori cade proprio negli stessi giorni in cui il Consiglio regionale ha approvato la legge 26 del 2019 in cui, come è noto, si dettano misure per la riduzione dell'incidenza della plastica sull'ambiente, indirizzate anche agli enti strumentali della Regione Campania».
l'utilizzo di strumenti tecnologici innovativi, a disposizione dei cittadini e delle autorità, per migliorare gli stili di vita e le abitudini di tutti, diventando così un modello per città europee delle stesse dimensioni. Air-Heritage prevede il coinvolgimento attivo degli stessi cittadini nel monitoraggio delle emissioni, grazie a sensori sviluppati da Enea, che è responsabile del coordinamento scientifico del progetto. I sensori, soprannominati "MONICA" (acronimo di MONItoraggio Cooperativo della qualità dell'Aria), possono essere installati facilmente su biciclette, passeggini e altri mezzi di trasporto. In questo modo gli stessi cittadini possono valutare l'inquinamento atmosferico nel corso dei loro spostamenti quotidiani. Si tratta, in altre parole, di un progetto di "citizen science". I dati "istantanei" sulla qualità dell'aria raccolti da MONICA saranno integrati con quelli delle centraline fisse Arpac, permettendo la creazione di mappe ad alta risoluzione spaziale e temporale per supportare il decisore politico. Arpac metterà a disposizione i dati della sua rete di monitoraggio, composta da centraline fisse e laboratori mobili. L'Agenzia inoltre contribuirà allo sviluppo della rete di sensori utilizzata specificamente per il progetto e alla valutazione dei risultati della modellistica sulla qualità dell'aria. Legambiente Campania sulla base dei risultati raccolti coinvolgerà le scuole e i cittadini nella sfida per rendere l'aria più pulita e liberarla dalle emissioni nocive, promuovendo
le buone pratiche di rispetto per l'ambiente e la mobilità sostenibile con l'istituzione, ad esempio, dei cosiddetti "Pedibus" per le scuole. Il dipartimento di Agraria, con la sua esperienza consolidata di studio delle dinamiche ambientali, svilupperà un modello di qualità dell'aria simulando i flussi di traffico e la dispersione degli inquinanti in un sistema applicato alla città di Portici, mentre Terraria Srl, in base ai dati raccolti, renderà disponibile attraverso una piattaforma digitale un Sistema di Supporto alle Decisioni (DSS) in grado di indicare un quadro complessivo della città utile a identificare le azioni urbane più efficaci per ridurre l'inquinamento. «Arpac», ricorda il commissario straordinario Sorvino, «è il soggetto che in Campania ha il ruolo istituzionale di monitorare la qualità dell'aria in maniera continua e sistematica». Sono più di quaranta le centraline collocate stabilmente nei centri urbani della regione, a cui si aggiungono quelle situate nei pressi degli impianti di trattamento di rifiuti e i cinque laboratori mobili utilizzati per campagne straordinarie, ad esempio in occasione di incendi. «Il sistema di monitoraggio funziona ed è conforme alle norme di settore», commenta il commissario Arpac, «ma occorre esplorare anche la possibilità di intergrarlo con la collaborazione di altri soggetti, tra cui gli stessi cittadini. Ecco perché abbiamo aderito con convinzione a questo progetto di monitoraggio cooperativo della qualità dell'aria, che crediamo possa produrre utili risvolti operativi».
Digitalizzazione PA, Arpac in linea con le scadenze L’Agenzia ha finora raggiunto i principali obiettivi in tema di informatizzazione dettati da Governo e AgID Loredana La Via Tutte le pubbliche amministrazioni sono impegnate nell'attuazione delle linee strategiche per la riorganizzazione e la digitalizzazione delineate dal Governo e dettagliate dalle Linee guida dell’Agenzia per l’Italia digitale (AgID). Anche Arpac è attore attivo in questa trasformazione, con un costante e complesso processo di digitalizzazione, in linea anche con i dettami del Codice dell’amministrazione digitale e dei Piani triennali per l’informatica nella pubblica amministrazione: un percorso che in Agenzia si è concretizzato anche con la nomina, nel novembre 2018, del Responsabile per la transizione al digitale (Rtd). Arpac, seppure dotata di un Ufficio Sistemi informativi da sempre criticamente sottorganico, ha subito considerato prioritario il processo di digitalizzazione (riassunto nel paradigma ‘digital first’ del Piano triennale 2019-2021) e con investimenti mirati, seppure doverosamente misurati, ha fatto precisi passi in una ottica generale di innovazione digitale e, soprattutto, culturale, distinguendosi in ambito nazionale per i risultati raggiunti nei tempi di legge. Già con la nomina del Rtd, circa un anno fa, Arpac ha risposto pronta-
mente ai dettami inerenti la digitalizzazione (in particolare alla Circolare 3/2018 del ministro per la Pubblica amministrazione): infatti a quasi un anno di distanza, al settembre 2019, su 22.788 pubbliche amministrazioni (Fonte: Indice delle pubbliche amministrazioni, iPA) i Rtd nominati risultavano solo 5.027. Arpac aveva già provveduto un anno prima, posizionandosi tra i primi enti italiani a provvedere a questa nomina. A partire, dunque, dagli obblighi dettati dal Codice dell’amministrazione digitale e dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri 13 novembre 2014 inerente la dematerializzazione, la parola chiave in Agenzia è diventata “carta zero”: con l’adozione di una articolata piattaforma informatica si è avviato un graduale percorso di eliminazione del cartaceo dalle scrivanie dei dipendenti già dal mese di febbraio 2016. Arpac è riuscita a rispettare pienamente, come pochissime altre pubbliche amministrazioni, la scadenza di legge prevista per l’11 agosto 2016, non rientrando, pertanto, tra gli enti che hanno dovuto usufruire della proroga. A partire dal febbraio 2016 il processo è stato inarrestabile, grazie anche alla visione lungimirante dei vertici agenziali, rappresentati dai due commissari straordinari che si sono avvicendati negli ultimi anni, il dott. Pietro Vasaturo prima e l’avv. Luigi Stefano Sorvino attualmente in carica, che hanno entrambi condiviso il pieno svolgersi del processo di innovazione.
Fonte: Indice delle Pubbliche Amministrazioni
Partendo dalla virtualizzazione di tutti i server del Centro Elaborazione Dati, con la conseguente riduzione di hardware da gestire, dei connessi consumi di elettricità e quindi del TCO (Total Cost of Ownership), cioè dei costi diretti e indiretti, si è proceduto parallelamente con il percorso di adeguamento al Piano triennale per l’informatica 2017-2019 mediante l’adozione di piattaforme abilitanti quali Fatturazione elettronica, Siope+ e PagoPA, sempre nel pieno rispetto delle scadenze di legge: per PagoPA il termine per lo start up era il primo gennaio 2019 e a quella data sulla
Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 15 dicembre 2019 - Anno XV, N.23 Edizione chiusa dalla redazione il 16 dicembre 2019 DIRETTORE EDITORIALE
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DIRETTORE RESPONSABILE
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Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli
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HANNO COLLABORATO
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Fonte: Agenzia per l’Italia Digitale
home page del sito web Arpac già faceva bella mostra di sé il logo PagoPA e, quindi, l’accesso alla piattaforma per cittadini ed imprese. Circa PagoPA è d’uopo far notare che al settembre 2019, su di un totale di 22.788 pubbliche amministrazioni (Fonte iPA) solo 4.259 Enti, ossia il 18,7% del totale, avevano attivato la piattaforma, per cui Arpac può essere considerata, anche in questo caso, tra gli enti pubblici “pionieri” su questo fronte. L’avvio di PagoPA ha consentito anche l’utilizzo della piattaforma abilitante Spid (Sistema pubblico di identità digitale), mettendo così Arpac in linea con le raccomandazioni AgID per la facilitazione della interazione tra cittadini e pubblica amministrazione. Il personale dell’Ufficio sistemi informativi sta già lavorando a ulteriori innovazioni, dedicandosi in particolare ai paradigmi Cloud First e Open Data. Sul positivo percorso di Arpac verso una pubblica amministrazione sempre più digitale e orientata al cittadino pesano sicuramente le ristrettezze in termini di personale: nonostante le piccole dimensioni dell’Agenzia e della sua componente informatica, rispetto al peso della regione di cui sono al servizio, si può tuttavia parlare, senza dubbio, di una realtà virtuosa sul piano della digitalizzazione.
L’uomo e i disturbi legati al tempo Arriva il Natale, così il tempo condiziona le nostre attività quotidiane Gennaro Loffredo Sapere del tempo che fa in una determinata località e ad un prestabilito arco temporale rappresenta, al giorno d’oggi, uno dei motivi di discussione della stragrande maggioranza delle persone nel progettare anche la più semplice delle attività. E’ vero che la pioggia non è l’amica ideale da trascorrere all’aria aperta, ma spesso e volentieri molti di noi tendiamo a negativizzarci solo perché fuori non c è il sole. Dopo un mese di Novembre eccessivamente piovoso ed uggioso, la gente comune ha cominciato a soffrire di alcuni disturbi legati proprio all’improvviso cambiamento atmosferico, che ha interessato praticamente tutta l’Italia. Nei casi peggiori l’uomo è soggetto ad una vera e propria sindrome definita con il nome di “meteoropatia”. Per meteoropatia si intende quell’insieme di disturbi psichici e fisici di tipo neurovegetativo che si verificano in determinate condizioni e variazioni del tempo meteorologico o delle condizioni climatiche stagionali. Il meteoropatico, infatti, è particolarmente predisposto a situazioni di intenso stress, irritabilità, generico nervosismo, insonnia e nei casi più gravi di apatia e depressione.
Natale 2019 sarà il più caldo? Le variazioni atmosferiche possono sensibilmente influenzare anche il nostro corpo. Chi la caviglia, chi la schiena, soprattutto se non sono più giovanissimi, avvertono il mutamento del tempo con un aumento della sensazione dolorifica. Le persone che hanno avuto dei traumi alle ossa e coloro che soffrono di dolori reumatici ne sanno qualcosa. Chi ha le cicatrici, per esempio, avvertirà l’aumento del tasso dell’umidità e la ferità “tirerà”. La stessa cosa vale per i calli, dolgono di più se aumenta l’umidità. I bambini piccoli sono delle vere e proprio sentinelle del cambiamento atmosferico. La notte precedente al passaggio di una perturbazione possono mostrare un sonno agitato, risvegli frequenti, o crisi di pianto improvvise. Per molti adulti, invece, il mal di testa è l’elemento denominatore che ci accumuna come presagio di un tempo che sta per cambiare. Aria particolar-
mente secca e venti sostenuti sono spesso fonte di emicrania. Se il tempo è costantemente variabile, il nostro fisico è continuamente messo alla prova. D’inverno soprattutto si nota una tendenza al pessimismo e alla negatività, specie fra i giovani e gli anziani. I cieli chiusi della stagione fredda deprimono molto, mentre la luce del sole invece può migliorare l’umore e infondere ottimismo e fiducia. Ma esiste una causa che provocherebbe la meteoropatia negli uomini? Indagando gli aspetti fisici di tale fenomeno si è visto che il disturbo è legato principalmente al funzionamento dell’epifisi, una ghiandola che produce il cosiddetto “ormone dello stress”. Ad ogni cambiamento atmosferico, pertanto, tale ghiandola ne aumenta o diminuisce la produzione di ACTH (ormone dello stress) provocando nei soggetti meteoropatici tutti i disturbi elencati precedentemente.
Rosario Maisto Viste le temperature anomale di questi giorni, responsabili del peggioramento dell’inquinamento, viene da pensare che quello del 2019 non potrebbe essere il Natale più caldo di sempre. Diciamo che quest’anno è stato un anno decisamente caldo ma anche molto burrascoso e piovoso, non solo da un punto di vista politico, sociale o culturale, ma anche e soprattutto, meteorologico. Da gennaio le temperature registrate hanno segnato un record storico, infatti ha sempre fatto più caldo rispetto alle medie stagionali, questo inverno si preannuncia più caldo e piovoso degli altri, si calcola che a dicembre, in Italia, le temperature sono risultate superiori di 2,3 gradi rispetto alla media, per un generale incremento, a livello mondiale, di 0,98 gradi. L’anomalia è evidente in Italia dove dopo un novembre con temperature massime di 2,5 gradi in più della media, a dicembre la colonnina di mercurio è stata superiore di 2,3 gradi, d’altronde basti vedere le temperature giornaliere che sono ancora tra i 16°C e i 20°C . Ad accompagnare l'assenza di freddo c’è anche la massiccia quantità d’acqua pericolosissima per molte zone d’Italia, questo mese, è caduto il 70% di acqua in più rispetto a quanto previsto, tutto ciò dopo un novembre terribile con danni cospicui per tante città. Questa massiccia pioggia dovrebbe provocare in molte città un abbassamento di smog, ma non è così perché questo è sempre più forte, con evidenti ripercussioni sulla nostra salute e la respirazione, responsabili di questo aumento delle temperature, oltre all'inquinamento di cui siamo responsabili, sono queste correnti calde che vengono dal fronte Africano che insieme al El Nino già sentito in questi anni, si sono protratte fino a questo inverno 2019 rendendo il nostro Natale molto più caldo degli anni passati, tutto questo porta ad un innalzamento generale delle temperature e di conseguenza delle acque degli oceani, se per alcuni può essere un sollievo da maglioni pesanti e portate ipercaloriche del periodo Natalizio, nella realtà dei fatti è preoccupante per il nostro ecosistema così come per il livello di inquinamento in città. Per il 2020 cosa dobbiamo aspettarci? Le previsioni parlano di un'estate ancor più calda di quella conclusa poco fa, la politica globale non è intenzionata a contenere e rispettare le condizioni dei trattati sull’ambiente tese in questi anni, resteremo in attesa di sviluppi e nel frattempo auguriamoci che un picco di freddo ci sia o la neve artificiale sugli alberi di Natale anch’essa si scioglierà per il caldo anomalo.
L'Onu contro il continuo aumento dei gas serra I paesi del G20 rappresentano in totale il settantotto per cento di tutte le emissioni Anna Paparo È stata ormai emessa la sentenza dagli esperti: il mondo è diretto entro la fine del secolo verso un aumento medio della temperatura di 3,2 gradi dai livelli pre-industriali, accompagnato dal gravissimo rischio di eventi climatici distruttivi e a dir poco catastrofici. È questo il monito lanciato dall'ultimo rapporto dell'Agenzia per l'ambiente dell'Onu, ovvero l'Unep. Le emissioni, come ben ricorda lo studio "Emission Gap 2019", sono aumentate dell'1,5% all'anno, nell'ultimo decennio, nonostante l'aumento dell'azione sul clima. I dati raccolti non sono comunque da sottovalutare, anzi da monitorare e studiare con profonda attenzione. Basti pensare che le emissioni globali di gas serra sono salite a 55,3 giga-tonnellate di CO2 equivalente nel 2018, e, pertanto, devono essere tagliate del circa otto per cento ogni anno, a partire dal 2020 fino al 2030, per contenere entro fine secolo l'aumento medio della temperatura a circa due gradi, come è stato auspicato dal-
l'accordo di Parigi sul clima. Se si punta, poi, a contenere l'aumento della temperatura globale entro i due gradi, gli Stati dovrebbero triplicare i livelli degli obiettivi climatici che vengono aggiornati ogni cinque anni (come stabilito dal Nationally Determined Contributions - Ndc). Se invece, si punta a raggiungere
un +1,5 gradi, gli sforzi dovrebbero essere addirittura quintuplicati. A novembre 2020, in occasione della Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sul clima (Cop26) che si terrà a Glasgow, in Gran Bretagna, i Paesi che hanno sottoscritto l'accordo di Parigi dovranno indicare nuovi ulteriori impegni di ri-
duzione dei gas serra da raggiungere entro il 2030. Ma il direttore esecutivo dell'Unep, Inger Andersen, ha avvertito che "non si può aspettare" fino alla fine del 2020. Dalle città alle regioni, agli Stati, dai singoli alle piccole comunità, alle aziende, "ciascuno deve agire adesso" ta-
gliando i gas serra quanto più possibile e quanto prima. Altrimenti, rileva Andersen, "l'obiettivo dell'1,5 sarà ormai fuori portata prima del 2030", perché ogni anno di ritardo oltre il 2020 comporta la necessità di tagli più rapidi, che diventano di conseguenza molto più costosi, davvero improbabili e, quindi, poco pratici. C'è poi da precisare che tutti i paesi del G20 rappresentano in totale il settantotto per cento di tutte le emissioni, ha ben ricordato l'Unep, ma solo cinque si sono impegnati a raggiungere zero emissioni entro il 2050. Insomma, tutto il mondo deve prendere coscienza dell'emergenza clima e deve attivarsi per mettere in atto soluzioni fattibili e tempestive con l'unico obiettivo, quello di salvare la salute dell'uomo e della nostra Madre Terra che continuamente chiede aiuto contro l'inquinamento. E come direbbe un vecchio saggio “chi ha tempo, non aspetti tempo!!”. Massima proverbiale da rispettare soprattutto in vista della previsione catastrofica che attende tutto il mondo se non si correrà ai ripari.
Anche i mitili si ammalano! A oggi non ci sono prove che mangiare mitili infetti dal tumore abbia un qualche impatto sulla salute umana Sono state scoperte alcune neoplasie che colpiscono cozze e vongole e si trasmettono attraverso l’acqua, questa è solo l'ultima di una serie di scoperte che sono state fatte. Una cozza di Baia (Mytilus trossulus) un po di tempo fa, ha sviluppato un cancro paragonabile a una leucemia, una mutazione in una singola cellula maligna, che si è copiata ancora e ancora e ancora, diffondendosi attraverso l’emolinfa (quei fluidi che nei mitili sono l’equivalente del sangue), poi il cancro ha fatto qualcosa di inatteso, si è diffuso nell’acqua arrivando ad altri mitili, continuando a clonarsi nei nuovi ospiti, proliferando e infettando altri esemplari. Un fatto ancora più strano, non si è fermato alle cozze di Baia, bensì è stato identifi-
cato in due altre specie di mitili alle estremità opposte del pianeta: mitili blu (Mytilus edulis) in Francia e cozze cilene (Mytilus chilensis) in Argentina e Cile. Questa scoperta, è l’ultima di una
serie di studi che dimostrano come i tumori trasmissibili siano più comuni di quanto si pensasse, soprattutto negli oceani. Il fatto che abbia infettato due nuove specie è piuttosto
preoccupante, oltre all’importanza ecologica, i mitili sono un cibo molto apprezzato, a oggi non ci sono prove che mangiare mitili infetti dal tumore abbia un qualche impatto sulla salute umana. Questa scoperta ha modificato profondamente la nostra comprensione del cancro, che si pensava confinato a mutazioni cellulari dei singoli individui, di fatto, le patologie dei mitili blu (Mytilus edulis) e delle cozze cilene (Mytilus chilensis) erano identiche e derivavano chiaramente da quella della prima cozza colpita, la cozza di Baia. Le cellule cancerose avevano la stessa firma genetica ma le cozze di baia vivono esclusivamente nell’emisfero settentrionale, lungo le coste dell’America del Nord e dell’Europa, nessuno di questi
mitili vive in aree equatoriali, perciò la patologia deve aver saltato i tropici grazie al trasporto marittimo o nelle acque di zavorra, probabilmente si dovrebbe prestare più attenzione al potenziale che hanno questi tumori di diffondersi grazie anche le attività umane. Altri tumori trasmissibili di questo tipo sono stati scoperti anche nelle vongole come (Mya arenaria) e nei bivalvi della famiglia (Cardiidae), un mitile diffuso in tutta Europa, in evidenza si evince che questi tumori possono saltare da una specie all’altra, è probabile che le cellule si diffondano con il rilascio d’acqua e arrivino ad altri bivalvi quando filtrano usando il proprio corpo, una tipica componente della loro biologia.
Lo stato dell’ambiente in Europa Urge un cambio di rotta per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici Secondo il rapporto “L’ambiente in Europa: stato e prospettive nel 2020” (SOER 2020), sebbene le politiche europee sull’ambiente e il clima abbiano contribuito a migliorare la situazione ambientale negli ultimi decenni, i progressi compiuti dall’Europa non sono sufficienti per affrontare l’allarmante tasso di perdita di biodiversità, gli effetti sempre maggiori dei cambiamenti climatici e l’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali. Tuttavia, seppur le prospettive per l’ambiente siano tutt’altro che rosee, dalla relazione si evincono margini di speranza. Nel complesso le propensioni in campo ambientale in Europa non sono migliorate dall’ultimo rapporto sullo stato dell’ambiente pubblicato dall’AEA (Agenzia Europea dell’Ambiente) nel 2015. Dalla valutazione emerge che, sebbene la maggior parte degli obiettivi per il 2020 (soprattutto quelli sulla biodiversità) non sarà raggiunta, vi è ancora la possibilità di centrare quelli a più lungo termine e quelli fissati per il 2030 e il 2050. L’Europa ha compiuto importanti progressi per quanto riguarda l’efficienza delle risorse e l’economia circolare. Le tendenze recenti sottolineano, tuttavia, un rallentamento di questo processo in alcuni ambiti importanti quali la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, le emissioni industriali, la produzione di rifiuti, il miglioramento dell’efficienza energetica e la percentuale di energia rinnovabile. In prospettiva il ritmo dei progressi attuali non sarà sufficiente a conseguire gli obiettivi energetici e climatici a medio
e lungo termine. L’area in cui i miglioramenti sono meno incoraggianti resta quella relativo alla protezione e alla conservazione della biodiversità europea e della natura. Dei 13 obiettivi strategici specifici per il 2020 in questo settore, solo due hanno buone probabilità di essere raggiunti: la designazione di zone marine e zone terrestri protette. Guardando al 2030, se le attuali tendenze persistono il deterioramento dell’ambiente naturale si aggraverà e aria, acqua e suolo continueranno a essere inquinati. Il Rapporto vuole sollecitare, quindi, i Paesi, i leader e i responsabili politici europei a cogliere l’opportunità di sfruttare i prossimi dieci anni per potenziare e accelerare il cambiamento già in atto. Se si vogliono raggiungere gli obiettivi europei occorrerà concretizzare meglio le politiche attuali e migliorare il coordinamento tra queste. Saranno necessarie anche ulteriori misure politiche per operare un mutamento profondo dei principali sistemi di produzione e di consumo alla base del nostro moderno stile di vita, come ad esempio l’alimentazione, l’energia e la mobilità, i cui effetti sull’ambiente sono sostanziali. L’Europa deve ripensare il modo in cui ricorre alle innovazioni e alle tecnologie esistenti; a come potrebbero essere migliorati i processi di produzione; a come si potrebbero promuovere la ricerca e lo sviluppo in un contesto di sostenibilità e a come si potrebbe stimolare la trasformazione dei modelli di consumo e dei modi di vivere. Infine, per portare a termine tale tra-
sformazione occorrerà investire nel sostenibile e porre fine all’uso di fondi pubblici per sovvenzionare quelle attività che danneggiano l’ambiente. Al contempo, sarà essenziale dare ascolto alle preoccupazioni dei cittadini e assicurare un ampio sostegno a questo cambiamento di rotta: una transizione socialmente equa. “Il rapporto sullo stato dell’ambiente giunge al momento opportuno per darci un ulteriore impulso adesso che ci accingiamo a un nuovo ciclo quinquennale della Commissione europea e ci prepariamo a presentare il Green Deal europeo. Nei prossimi cinque anni metteremo in atto una vera e pro-
pria agenda di trasformazione, lanciando nuove tecnologie pulite, aiutando i cittadini ad adattarsi a nuove opportunità di lavoro e ai cambiamenti nell’industria, e infine adottando sistemi di mobilità più puliti ed efficienti e optando per un’alimentazione e un’agricoltura più sostenibili. Se riusciremo in questo intento, i vantaggi per l’Europa e i suoi cittadini saranno molteplici, così come quelli per la nostra economia e il nostro pianeta. Si tratta di una sfida globale ed urgente e di un’opportunità unica per l’Europa”, ha dichiarato Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo della Commissione europea. F.L.
Manutenzione e tutela del territorio al palo La vera grande emergenza italiana è la mancata manutenzione del territorio, forte è la chiamata delle associazioni, sindaci e cittadini che chiedono al Governo il coraggio di abbandonare gli investimenti nelle grandi opere inutili, dispendiose e spesso dannose, e scegliere la sicurezza e manutenzione del territorio dando priorità alla sistemazione idrogeologica e ai centri storici totalmente privi di azioni programmate. Questo concetto semplice e diretto che lega l’opera finanziata ad una finalità di salvaguardia a volte non interessa molto o viene messo in secondo piano, si tratta d’interventi che muovono l’economia, aiutano l’occupazione intervenendo fattivamente nella salvaguardia del territorio, operando con la prevenzione i continui disastri ambientali, generati dall’incuria o sempli-
cemente da precipitazioni più intense, da frane o da mareggiate. Quale effetto avrebbero avuto le piogge su colline con terrazzamenti ben conservati? Su alvei di fiumi tenuti liberi e ben mantenuti? Potature ben fatte ed alberi pericolosi abbattuti o messi in sicurezza? Le imprevedibili scosse di terremoto quali effetti avrebbero prodotto su edifici storici ove si fosse riflettuto sulla carta del rischio ed ove si fossero adottate le procedure di manutenzione programmata previste dalla legge? La crisi della politica delega giorno dopo giorno la tutela e la rappresentanza degli interessi alle Regioni e ai Comuni che delle somme a disposizione per la tutela e la salvaguardia del territorio, ambiente e città ne investe ben poco o in minima parte. Frane, smottamenti, allagamenti, città sommerse dalle forti piogge ed alberi
che si abbattono come grissini da forti raffiche di pioggia e trombe d’aria, l’incubo alluvione, ci sono stati danni enormi per le esondazioni, le strutture cittadine e scuole colabrodo, dove piove all’interno delle aule e i cedimenti strutturali di centri storici. L’Italia deve rendersi conto che le risorse devono essere spese per la salvaguardia del territorio, per la manutenzione delle strade cittadine ed il verde pubblico che ormai e sempre più inesistente o ridotto male. L’emergenza maltempo evidenzia ancora una volta la fragilità di tutto il territorio nazionale e la necessità di intervenire non più con misure tampone, ma con piani prioritari, rivedendo i programmi di manutenzione per mettere in sicurezza intere aree e popolazione scongiurando così vittime e danni. R.M.
Gli edifici in compensato Un’alternativa sempre più importante ed economicamente valida alle strutture in muratura tradizionale Antonio Palumbo Anche nel nostro Paese gli edifici realizzati con pareti e solai in pannelli di compensato di tavole (X-LAM) stanno diventando un’alternativa sempre più importante ed economicamente valida alle strutture in muratura tradizionale o in cemento armato. L’Italia ha, infatti, uno dei territori a più alto rischio sismico ed è proprio per questo che gli edifici in X-LAM si stanno diffondendo, con grande rapidità, tra progettisti, operatori del settore ed utenti. Notoriamente, il legno si presta ottimamente alle applicazioni in zona sismica, grazie al suo buon rapporto peso-resistenza: in tale direzione, è stato avviato un grande progetto di ricerca, denominato SOFIE, sostenuto dalla Provincia Autonoma di Trento e coordinato e condotto dal CNR-IVALSA (Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree del CNR), finalizzato ad approfondire la conoscenza del comportamento sismico degli edifici in X-LAM, oltre che su altre fondamentali questioni attinenti alle caratteristiche ed alle dinamiche di tali strutture, come la resistenza al fuoco, la termo-fisica e la durabilità. Nell’ambito del progetto sono state effettuate prove in situazioni di realtà su edifici alti fino a sette piani: i test sono stati eseguitei in collaborazione con partner giapponesi dell’Università di Shizuoka, dell’Istituto di Ricerca sulle Costruzioni (BRI) e dell’Istituto Nazionale per le Scienze
della Terra e la Prevenzione delle Catastrofi (NIED). In Giappone le prove su edifici di tre piani sono state eseguite a Tsukuba, mentre quelle sugli edifici di sette piani sono state effettuate a Miki, vicino alla città di Kobe. Il compensato per la realizzazione di strutture in X-LAM è realizzato utilizzando elementi in legno di conifera (soprattutto abete), con spessore variabile tra i 15 e i 40 mm, giuntati a dita nella loro lunghezza e disposti in affiancamento fra di loro a formare uno strato bidimensionale, che viene successivamente cosparso di colla; sul lato della
colla lo strato successivo è montato ortogonalmente rispetto allo strato inferiore. Il risultato è un compensato di tavole in legno massiccio, di dimensioni stabili, con differenti spessori a seconda delle diverse esigenze strutturali. Edifici a più piani possono essere facilmente costruiti con questo prodotto molto resistente e rigido. In Italia la prima esperienza che ha visto l’utilizzo di tali innovative strutture in compensato ha riguardato il Comune di Accumoli (RI), uno dei paesi maggiormente danneggiati dal sisma del 24 agosto 2016: denominato Accupoli, il centro
aggregativo con pareti portanti realizzate in X-LAM è destinato ad accogliere eventi e incontri per la collettività. La nascita di Accupoli è stata resa possibile grazie alla collaborazione fra il Politecnico di Torino e il Kobayashi Lab di Tokyo. Accupoli è costituito da una serie di elementi autoportanti prefabbricati in legno compensato, antisismici e trattati per avere un’alta resistenza al fuoco e agli agenti atmosferici ed un’elevata durabilità. L’ossatura lignea dei portali sorregge un guscio di policarbonato semitrasparente ad alte prestazioni, che filtra l’il-
luminazione naturale durante il giorno. Di notte, invece, l’ambiente si trasforma in una sorta di grande “lanterna”, che illumina gli spazi esterni della nuova piazza cittadina. Gli elementi della struttura sono stati tagliati in una falegnameria del Piemonte, con macchinari a controllo numerico, e poi assemblati a mano con la partecipazione attiva degli stessi studenti universitari. Inoltre, grazie alla facilità di montaggio, la struttura può essere assemblata e dismessa con facilità ed essere altresì riciclata o riutilizzata ove mai non fosse più necessaria.
La perla bianca e il patto per l’ambiente: stop a plastica e polistirolo per il trasporto Una svolta green nel packaging potrebbe essere costituita dal peptide Giulia Martelli Si sono incontrati qualche giorno fa a Caserta i rappresentanti del Consorzio di tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop ed il Dipartimento di Tecnologia dei Materiali della Federico II per parlare di ricerca e sostenibilità e mettere in campo le migliori strategie per eliminare progressivamente gli imballaggi in plastica per il trasporto della mozzarella, la cui richiesta in Italia e nel mondo è aumentata del 20% negli ultimi tre anni. Secondo i ricercatori della società Materias, una svolta green nel packaging potrebbe essere costituita dal peptide, così come illustrato dall’ex ministro Luigi Nicolais, presidente di questo consorzio di start up innovative . «Il peptide è un pezzo di proteina naturale capace sia di legarsi al materiale plastico, sia esso una pellicola sottile oppure una vaschetta, sia di intercettare e distruggere i microrganismi presenti nei liquidi di governo che avvolgono la mozzarella – ha spiegato Nicolais – una sorta di un difensore a due braccia, una per attaccarsi ai polimeri della plastica dei contenitori, e l'altra pronta ad uccidere i batteri cattivi. Va
da sè che questo brevetto, sperimentato in laboratorio insieme all'Università Federico II di Napoli, garantirà una aumentata shelf life per il prodotto alimentare fresco sia una maggiore sicurezza per i consumatori». Tra un anno il brevetto targato Materias uscirà dai laboratori per essere fruibile anche a livello industriale e permettere così alla filiera della Dop di avere degli imballaggi sottili capaci di garantire freschezza prolungata del prodotto e tutela della salute e dell'ambiente. Il presidente Luigi Nicolais ha affrontato anche la questione della plastic tax, su cui importanti aziende con stabilimenti anche nel Casertano, tra cui la Ferrarelle e la Coca Cola, sono intervenute chiedendo modifiche. «Bisogna puntare sul riciclo del Pet, come ha sperimentato con successo già la Ferrarelle. Non si può immaginare solamente di togliere la plastica. Dopo che facciamo? Usiamo il vetro o i metalli? Materiali la cui lavorazione richiede costi ed inquinamenti giganteschi». E mentre la discussione è tuttora in corso in Parlamento, la Coca Cola ha addirittura paventato la chiusura degli stabilimenti ubicati nel Sud
Italia, ovvero Oricola (L'Aquila) e Marcianise. Oltre ad avere un appeal evidente per chi questo mestiere lo fa, l’incontro presenta anche una ricaduta d’informazione importante per i cittadini. «È nell’interesse e nella quotidianità di tutti, – ha dichiarato Pier Maria Saccani, direttore del Consorzio – già fare la raccolta differenziata vuol dire affrontare alcune questioni ogni giorno.
Bisogna conoscere anche, ad esempio, la differenza tra compostabile e biodegradabile». Queste le conclusioni del direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani: «Tutti gli anelli della filiera hanno bisogno di approfondimenti per un approccio moderno al mercato. Il nostro progetto di garantire una formazione in house si consolida sempre più e intendiamo continuare a investire
su questa strada, convinti che giovani e formazione sia il binomio su cui far leva per la crescita del comparto. In un periodo in cui si parla continuamente di un Sud in affanno, rivendichiamo con forza che esistono esempi virtuosi, da valorizzare, come il comparto della mozzarella di bufala campana Dop, che vanta un giro d’affari da 1,2 miliardi di euro, secondo i dati di Svimez».
Pizza e scienza, un binomio oramai imprescindibile Dagli studi sulla lievitazione e sulla cottura alle ricadute sulla salute dei consumatori La quarta edizione del #pizzAward, svoltasi a Napoli lo scorso Novembre ha avuto come protagonista, oltre alla pizza, la scienza. Sono stati infatti assegnati i Pizza Scienza Awards a coloro i quali hanno reso possibile il successo di questo prodotto Made in Italy nel mondo attraverso lo studio e la ricerca. Francesca Marino, CEO di MySocialRecipe ed ideatrice della kermesse ha affermato: “Non solo lievitazioni e fermentazioni, ma anche approfondimento sulla gestione delle materie prime nella cot-
tura, l’uso della manualità del pizzaiolo nell’immediato futuro, sulla funzione sociale e antropologica di questo alimento nella Dieta Mediterranea, la sua relazione con la salute di chi la mangia. La scienza e la ricerca sono impegnati a favorire la conoscenza di ogni aspetto di questo mondo in evoluzione e lo scopo del Pizza Science Award è premiare i protagonisti di questi sforzi di cui si parla ancora molto poco”. I premiati di questa edizione del Pizza Science Award sono stati: Annamaria Colao, Sil-
vano Gallus e Bruno Siciliano. Annamaria Colao per l’esperienza didattica pilota in Italia, in quanto titolare della Cattedra Unesco di Educazione alla salute ed allo sviluppo sostenibile presso l’Università Federico II, Silvano Gallus per la ricerca relativa al rapporto tra il consumo di pizza e la salute che lo ha portato ad ottenere il premio Ig Nobel 2019 per la Medicina e Bruno Siciliano per le sue ricerche avanzate sulla introduzione della robotica nel mondo artigianale della pizza.
I MERCATINI DI NATALE IN CAMPANIA È consuetudine di tanti visitare gli stand allestiti nelle piazze e nei borghi antichi Ilaria Buonfanti Le settimane che precedono il Natale sono piene di magia, si respira un clima festoso, si programmano gite fuori porta e piccoli viaggetti e si pensa ai doni da poter fare ai nostri cari. Per molti di noi è consuetudine visitare i classici mercatini natalizi allestiti nelle piazze più belle, nei borghi antichi e nelle grandi città. Un’occasione per scoprire antiche tradizioni, gustare dolci natalizi, passeggiare nei paesini medievali e naturalmente trovare regali insoliti. In Campania tra i più celeberrimi vi sono certamente quelli di Napoli, Salerno e Ottaviano, ma pressoché ogni comune ne organizza uno e tutti meritano di essere visitati. Partendo dal capoluogo, tappa obbligata sono certamente i mercatini presepiali di San Gregorio Armeno che in realtà sono aperti praticamente tutto l’anno, ma a Natale sembrano essere ancora più belli. Ad Ottaviano, circa 100 espositori, organizzati in tipiche casette di legno, offrono una vasta gamma di prodotti di artigianato creativo e di enoga-
stronomia. Luci natalizie, artisti, concerti e spettacoli fanno da ulteriore cornice a questa tipica atmosfera natalizia. A Portici i mercatini sono allestiti, fino al 6 gennaio 2020, nel Museo Ferroviario Nazionale di Pietrarsa. Anche il borgo medievale di Castellabate si è vestito a festa con stand di degustazione di dolci, prodotti tipici natalizi cilentani e regali artigianali. Il piccolo paese millenario di
San Lorenzello, nel beneventano, per tutto il periodo natalizio ospita la sua edizione di Luci d’Artista. Organizzato dal comitato civico “Illumina il tuo paese”, con luminarie artistiche realizzate da un’azienda locale prende spunto dalla blasonata edizione salernitana già in corso per le vie del centro di Salerno. Immancabile il mercatino di Natale e quello dell’antiquariato tradizionale.
Animazioni e musica per le vie del centro antico accompagnano i visitatori in tutta la loro permanenza. Il comitato organizzatore ha previsto anche una pista di pattinaggio su ghiaccio e angoli di degustazione dei prodotti locali. Il borgo fantasma di Apice Vecchia si trova in provincia di Benevento e, dal 23 novembre al 22 dicembre 2019, è diventato sede di un mercatino di Natale molto
particolare e unico nel suo genere. Circa 80 anni fa questo borgo venne abbandonato inspiegabilmente (così pare) e, da allora, è stato quasi dimenticato. Finalmente oggi però torna a vivere, come se fosse una straordinaria magia del Natale. Arrivano proprio qui, infatti, i mercatini natalizi che fanno rivivere Apice Vecchia e il Castello di Ettore in un modo magico e speciale. Anche Pietrelcina (BN), dal 7 al 31 dicembre, ha organizzato il suo mercatino ospitando anche i numerosi fedeli che giungono da ogni parte d’Italia per vivere lo spirito natalizio recandosi nel luogo che diede i natali a Padre Pio. I mercatini di Natale di Caposele (AV) presentano l’accensione dell’albero di Natale più alto d’Europa: 33 metri di altezza e oltre 2 km di luci per scaldare il cuore del centro storico del piccolo paese Irpino. Il laboratorio di Babbo Natale, dedicato ai bambini, propone: laboratori creativi dedicati alla pittura, decorazioni di Natale, riciclaggio creativo, piccola falegnameria, decoupage e laboratori di danze popolari.
La tavola natalizia ecologica Idee e consigli per rendere le festività amiche dell’ambiente Dicembre è il mese delle feste, è il mese dove si moltiplicano le occasioni di incontro con colleghi di lavoro, amici e parenti. Si organizzano pranzi, cene e tombolate per trascorrere del tempo in compagnia e, poiché spesso gli invitati sono numerosi, si ricorre frequentemente all’utilizzo di tovaglie, piatti, bicchieri e posate usa e getta. Nulla di più sbagliato! Se si è amanti dell’ambiente e si vuole contribuire sensibilmente alla sua salvaguardia, bisogna utilizzare materiale compostabile o quantomeno riciclabile, bisogna cioè evitare di mettere in tavola prodotti che andranno a finire nell’indifferenziata. La tovaglia plastificata usa e getta per esempio non è riciclabile, va gettata quindi nell’indifferenziata ed è un enorme spreco dal momento
che, ognuno in casa avrà tovaglie di tessuto, anche semplici e bianche che possono essere arricchite da runner natalizi. I tovaglioli di tessuto possono essere modellati per creare simpatiche forme (stelle, alberelli, fiori) ed evitare lo spreco di tovaglioli di carta. Con piccole pigne dipinte o rametti di rosmarino legati in modo da formare un cerchio, si ottengono graziosi e profumati segnaposto.
Il centrotavola può essere creato con un semplice contenitore di vetro pieno di palline natalizie oppure si può utilizzare un panettone o un pandoro decorati posti su un’alzatina posizionata al centro della tavola, oppure ancora un contenitore di latta o di cartone dipinto al cui interno si possono disporre palline colorate e spezie quali cannella, bacche di vaniglia ed anice stellato che decorano e diffon-
dono piacevoli fragranze nell’ambiente circostante. Per i piatti e i bicchieri la scelta più green dovrebbe ricadere sul prodotto compostabile e biodegradabile realizzati da fonti rinnovabili. Fortunatamente non è difficile trovare questi prodotti, io stessa li ho trovati online ma anche nei mercati del capoluogo partenopeo. Esistono piatti e bicchieri in varie forme e colori, inoltre è possibile acquistare anche piccole coppette per il finger food, vassoi di diverse dimensioni e qualunque tipo di posata: forchette, coltelli, cucchiai grandi e piccoli. Unico neo: il costo. Le stoviglie compostabili sono relativamente costose rispetto alle loro cugine in plastica ma, a mio avviso, la cura per l’ambiente non ha prezzo. È anche importante evitare gli sprechi,
si calcola infatti che, durante queste festività il 15% del cibo acquistato non verrà consumato e finirà nella spazzatura. Solo in Italia i dati sono spaventosi, circa 440mila tonnellate di cibo sprecato ogni anno tra Natale e Capodanno. Lo spreco si manifesta in tutte le fasi che portano un cibo dal campo alle nostre tavole imbandite. Quando si spreca cibo infatti, si sta sprecando molto di più: terra, acqua, luce, manodopera, costi di trasporto, fertilizzanti, ecc. In fondo, è davvero molto semplice rendere le nostre festività più ecologiche, basta avere un po’ di fantasia e grande rispetto per il mondo in cui viviamo. I piccoli gesti di ognuno di noi serviranno ai nostri figli in futuro affinché possano godere di un mondo più pulito. I.B.
Grandi Napoletani, grandi Campani
Francesco II di Borbone, l’ultimo Re delle Due Sicilie Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Francesco II di Borbone. Napoli, 16 gennaio 1836 – Arco di Trento, 27 dicembre 1894. Francesco II chiuse la storia della dinastia borbonica a Napoli. A 24 anni, timido, riservato e profondamente cattolico, nel suo breve governo (maggio 1859 - settembre 1860), fu promotore di numerosi interventi per favorire industrie, commerci, ferrovie e opere di assistenza e di un progetto di un vero e proprio “centro direzionale” della ca-
pitale che sarebbe stato costruito proprio nella zona scelta oltre un secolo dopo. I Savoia non gli restituirono mai i suoi beni personali (diversi milioni di euro attuali) perché non volle “mai barattare quella restituzione con la sua dignità” (“vivrò in povertà: ci sono poveri più degni di me”, scrisse nel suo diario). Nonostante le condizioni non agiate, fu sempre intensa la sua attività nella beneficenza e nella carità tanto da essere ritenuto da molti “più santo che Re”. Non ebbe il tempo di realizzare ciò che avrebbe voluto. I napoletani, invece, ebbero la possibilità di conoscere e di affezionarsi alla piccola e bellissima Maria Sofia di Wittelsbach (aveva diciassette anni ed era la sorella della famosa “imperatrice Sissi”) durante le sue passeggiate o nelle serate al San Carlo, quando cavalcava per i boschi o quando si affacciava a guardare dal suo balcone preferito con i glicini fioriti quel mare che nel suo paese non aveva mai visto. Il 6 settembre
Francesco II lasciò il suo Palazzo Reale con la moglie salutando per l’ultima volta la sua capitale e dichiarando che temeva che “ai napoletani non sarebbero rimasti neanche gli occhi per piangere”. Il 7 settembre arrivò Garibaldi e finì così (dopo quasi sei secoli) la storia di Napoli capitale e, dopo sette secoli. quella del Regno di Napoli e di Sicilia. Difese eroicamente con la moglie al suo fianco il Regno fino all’ultimo assedio nella fortezza di Gaeta, caduta la notte del 13 febbraio del 1861. Primo dei tanti emigranti meridionali, morì durante alcune cure termali per il suo diabete ad Arco di Trento: solo quando le corti di mezza Europa si recarono lì per i funerali, gli abitanti del luogo si resero conto che il “signor Fabiani” (così si faceva chiamare per discrezione e per non riaprire vecchie ferite) era l’ultimo Re delle Due Sicilie. Ebbe solo una figlia (Maria Cristina Pia) morta pochi mesi dopo la nascita. segue a pag.15
segue da pagina 15 Tutta la famiglia, finalmente ricongiunta, fu sepolta nel 1984 nella Cappella dei Borbone in Santa Chiara a Napoli tra ampolle contenenti acque e terre dell’antico Regno delle Due Sicilie. Come sintesi della vita, dei pensieri e della storia dell'ultimo re di Napoli pubblichiamo uno dei suoi ultimi appelli dalla fortezza di Gaeta, l'8 dicembre del 1860. "Da questa Piazza dove difendo piú che la mia corona l’indipendenza della patria comune, si alza la voce del vostro Sovrano per consolarvi nelle vostre miserie, per promettervi tempi piú felice. Traditi ugualmente, ugualmente spogliati, risorgeremo allo stesso tempo dalle nostre sventure; ché mai ha durato lungamente l’opera della iniquità, né sono eterne le usurpazioni. Ho lasciato perdersi nel disprezzo le calunnie; ho guardato con isdegno i tradimenti, mentre che tradimenti e calunnie attaccavano soltanto la mia persona; ho combattuto non per me ma per l’onore del nome che portiamo. Ma quando veggo i sudditi miei che tanto amo in preda a tutti i mali della dominazione straniera, quando li vedo come popoli conquistati portando il loro sangue e le loro sostanze ad altri paesi, calpestati dal piede di straniero padrone, il mio cuore napolitano batte indegnato nel mio petto, consolato soltanto dalla lealtà di questa prode armata, dallo spettacolo delle nobili proteste che da tutti gli angoli del Regno si alzano contro il trionfo della violenza e dell’astuzia. Io sono Napolitano; nato tra voi, non ho respirato altra aria, non ho veduto altri paesi, non conosco
altro che il suolo natio. Tutte le mie affezioni sono dentro il Regno : i vostri costumi sono i miei costumi : la vostra lingua è la mia lingua; le vostre ambizioni mie ambizioni. Erede di una antica dinastia che ha regnato in queste belle contrade per lunghi anni ricostituendone l’indipendenza e l’autonomia, non vengo dopo avere spogliato del loro patrimonio gli orfani, dei suoi beni la Chiesa ad impadronirmi con forza straniera della piú deliziosa parte d’Italia. Sono un principe vostro che ha sacrificato tutto al suo desiderio di conservare la pace, la concordia, la prosperità tra’ suoi sudditi. (Fine prima parte)
Conferenza mondiale dei Garanti privacy Intervenute oltre centoventi autorità per la privacy e la protezione dei dati di tutto il mondo Si è tenuta a Tirana (Albania) dal 21 al 24 ottobre scorso la Conferenza Internazionale dei Commissari per la Protezione e la Privacy dei Dati (ICDPPC) dal titolo "Convergence and connectivity raising global data protection standards in the digital age". La Conferenza è un forum annuale mondiale in cui i regolatori indipendenti sulla privacy, la protezione dei dati e la libertà di informazione, adottano risoluzioni e raccomandazioni di alto livello rivolte a governi e organizzazioni internazionali. Inoltre, la visione ICDPPC è quella di mantenere un ambiente in cui le autorità per la privacy e la protezione dei dati in tutto il mondo siano in grado di agire efficacemente per adempiere ai propri mandati, sia individualmente che di concerto, attraverso la diffusione di conoscenze e connessioni di supporto. La conferenza si è riunita per la prima volta nel 1979 e da quasi quattro decenni, ha fornito una leadership internazionale alla protezione dei dati, alla privacy e alla libertà di informazione. Lo fà collegando gli sforzi di 122 autorità per la privacy e la protezione dei dati di tutto il mondo. Il programma di ICDPPC consiste in una sessione chiusa e una sessione pubblica. Alla sessione chiusa partecipano membri e osser-
vatori accreditati, alla sessione pubblica partecipa invero un pubblico più vasto afferente la comunità della protezione dei dati e della privacy, nonché dell'industria, della società civile, del mondo accademico e dei rappresentanti del governo. La Conferenza è gestita e rappresentata da un Comitato Esecutivo composto da cinque membri eletti, uno dei quali è
il Presidente, che sono accompagnati a titolo d'ufficio dagli organizzatori delle conferenze precedenti. Le oltre 120 Autorità intervenute all’evento annuale hanno lavorato per definire un programma di lavoro comune, che possa rafforzare la protezione dei dati su scala globale. Nel corso dei lavori sono state adottate diverse risoluzioni aventi differenti ar-
gomenti che spaziano dal riconoscimento della privacy come diritto fondamentale per il buon funzionamento delle democrazie, alla lotta sui social media di messaggi inneggianti al terrorismo, dalla più intensa cooperazione tra le Autorità che tutelano i dati personali e quelle che operano a tutela dei consumatori e della concorrenza, alla riduzione dell’errore
umano nelle violazioni dei dati. È da evidenziare che nella risoluzione che considera la Privacy come diritto umano fondamentale e come prerequisito per l’esercizio di altri diritti fondamentali, che ha visto come co-sponsor il Garante per la Privacy Italiano, si riconosce il ruolo fondamentale di questo diritto per il corretto funzionamento delle democrazie sottoposte che potrebbero essere a rischio a causa della profilazione e dell’uso di messaggi manipolatori in campo politico, chiedendo un fattivo intervento anche ai Governi legislatori ed al mondo imprenditoriale. Nel corso dei lavori è stata adottata anche una risoluzione che delinea il piano d’azione della Conferenza fino al 2021; a tal proposito, è stato deciso di garantire un’organizzazione più strutturata alla rete globale di Autorità privacy (ICDPPC), trasformandola, già a partire dal novembre 2019, in un nuovo organismo permanente, più visibile e operativo, la Global Privacy Assembly (GPA). Il prossimo forum annuale delle Autorità privacy di tutto il mondo si terrà in Messico nel 2020. Luc. Mon.
Gli elaborati scritti ed il curriculum vitae nell’ambito di una procedura concorsuale È riconosciuto legittimo il diniego dell’istanza di accesso civico a tutela dei dati personali Felicia De Capua Il Garante della Privacy con il recente parere n. 200 del 7 novembre 2019 si è espresso a seguito di una richiesta di riesame su un provvedimento di diniego di una richiesta di accesso civico, avente ad oggetto le copie degli elaborati delle prove scritte, dei verbali di correzione e dei curriculum vitae di tutti i partecipanti a una procedura concorsuale per un dottorato di ricerca. L’Università ha respinto l’istanza di accesso civico sostenendo che l’ostensione dei curricula dei candidati e degli elaborati da questi redatti nell’ambito della procedura concorsuale potrebbe arrecare un pregiudizio concreto ai dati personali degli stessi. Difatti il curriculum vitae è finalizzato a presentare il candidato non solo in relazione al percorso studiorum, ma anche al percorso personale, indicando attitudini anche attraverso l’eventuale adesione ad associazioni. Peraltro, la presenza dei curriculum vitae di dati e informazioni dettagliate degli interessati rende particolarmente difficile l’anonimizzazione del documento. D’altro canto, motiva l’ente universitario, anche l’elaborato scritto è indicativo di molteplici aspetti di natura personale
circa le caratteristiche individuali, relative alla preparazione professionale, alla cultura, alle capacità espressive, o al carattere del candidato, aspetti suscettibili di valutazione nella selezione dei partecipanti. Infine, considerata la non accordata accessibilità ai curricula e agli elaborati scritti l’ente considera parimenti inaccessibili i verbali di correzione degli stessi. Il Garante con il suindicato parere aderisce alla decisione di diniego dell’accesso in questione adducendo varie motivazioni e confermando il precedente orientamento in materia di accesso civico agli elaborati scritti e/o a curricula vitae dei candidati ad un concorso pubblico (cfr. pareri n. 162 del 30 marzo 2017; n. 246 del 24 maggio 2017; n. 366 del 7 settembre 2017; n. 433 del 26 ottobre 2017). In primo luogo gli elaborati scritti di un concorso pubblico, in generale, sono indicativi di molteplici aspetti di natura personale circa le caratteristiche individuali valutabili ai fini della selezione dei partecipanti, quali la preparazione professionale, la cultura, le capacità di espressione, il carattere del candidato. Inoltre, a seconda della traccia sottoposta, il contenuto degli elaborati potrebbe rivelare anche
informazioni e convinzioni che possono rientrare nelle «categorie particolari di dati personali» di cui all’art. 9, par. 1, del Regolamento (si pensi a elaborati dai quali potrebbero evincersi opinioni politiche o convinzioni filosofiche). Analogamente il Garante osserva che i contenuti inseriti nel curriculum vitae sono molteplici e la relativa ostensione può consentire l’accesso a numerosi dati (es.: nominativo, data e luogo di nascita, residenza, telefono, e-mail, nazionalità) e informazioni di carattere personale (es.: esperienze e competenze professio-
nali, istruzione e formazione, competenze comunicative, organizzative e gestionali, pubblicazioni, progetti, conferenze, riconoscimenti e premi, appartenenza a gruppi/associazioni, referenze), che per motivi individuali non sempre si desidera portare a conoscenza di soggetti estranei. Tenuto quindi conto che, ai sensi dell’art. 3, comma 1, del d.lgs. n. 33/2013, «Tutti i documenti, le informazioni e i dati oggetto di accesso civico […] sono pubblici e chiunque ha diritto di conoscerli, di fruirne gratuitamente, e di utilizzarli e riutilizzarli ai
sensi dell’articolo 7», pur nel rispetto dei limiti derivanti dalla normativa in materia di trattamento dei dati personali per ogni ulteriore trattamento, l’ostensione dei documenti richiesti è suscettibile di determinare, a seconda delle ipotesi e del contesto in cui possono essere utilizzati da terzi, proprio quel pregiudizio concreto alla tutela della protezione dei dati personali previsto dall’art. 5-bis, comma 2, lett. a), del citato decreto. Pertanto, ai sensi della normativa vigente e delle indicazioni contenute nelle Linee-guida dell’ANAC in materia, visto il particolare regime di pubblicità dei documenti oggetti di accesso civico, il Garante ritiene che l’amministrazione abbia correttamente respinto l’accesso civico in questione, considerata la natura dei dati personali coinvolti. Al contempo precisa che resta salva la possibilità per l’istante di accedere alla predetta documentazione, laddove dimostri l’esistenza di «un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso», ai sensi degli artt. 22 ss. della l. n. 241/1990.
Viaggio nelle leggi ambientali RIFIUTI La Sentenza del Consiglio di Stato n. 4781 dell’ 8 luglio 2019 Sezione V, ha stabilito che, il potere di ordinare il recupero e lo smaltimento di rifiuti abbandonati in un fondo previsto dall’art. 192, comma 3, d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 [secondo cui «Il Sindaco può ordinare la rimozione dei rifiuti (il loro recupero o lo smaltimento) e il ripristino dello stato dei luoghi anche al proprietario del fondo»] è esercitabile sempre che, tuttavia, la violazione del divieto dell’abbandono e del deposito incontrollato di rifiuti sia imputabile al proprietario a titolo di dolo o di colpa,
adeguatamente accertata in contraddittorio dagli organi di controllo. In materia di smaltimento di rifiuti abbandonati in un fondo, la responsabilità solidale del proprietario può essere imputabile a colpa omissiva, consistente nell’omissione delle cautele e degli accorgimenti che l’ordinaria diligenza suggerisce ai fini di un’efficace custodia e protezione dell’area, e segnatamente per impedire che su di essa possano essere depositati rifiuti. È illegittimo l’ordine di smaltimento di rifiuti abbandonati in un fondo rivolto al proprietario del fondo stesso ove risulti che il Comune non abbia
svolto attività di accertamento della responsabilità del proprietario per violazione del divieto di abbandono dei rifiuti sul suolo (nella specie, nella motivazione, si faceva riferimento solo alla presenza di rifiuti pericolosi in due sopralluoghi effettuati a distanza di diversi mesi da soggetti diversi e si affermava il totale abbandono del fondo). La competenza ad adottare l’ordine di rimozione dei rifiuti abbandonati e ripristino dello stato dei luoghi ex art. 192, comma 3, d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 spetta al sindaco e non già al dirigente responsabile del servizio. A.T.
In viaggio tra le migliori app contro lo spreco alimentare Innovazione e tecnologia a servizio della sostenibilità Cristina Abbrunzo Ogni anno nel mondo finiscono nella spazzatura 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a un terzo della produzione globale: a dirlo è la Fondazione Barilla Center for Food e Nutrition, secondo cui lo spreco alimentare in Italia è di ben 65 Kg di cibo l’anno pro capite equivalenti circa a 15 miliardi di euro. Niente scuse, dunque, per un comportamento negativo sotto tanti punti di vista; economico, etico (basterebbe un quarto del cibo sprecato a livello globale per risolvere il problema della fame nel mondo) e ambientale, perché secondo Ispra lo spreco alimentare genera anche 3,3 miliardi di tonnellate di CO2 l’anno. Per far fronte a questo preoccupante bilancio, oggi nell’epoca 2.0. - possiamo quantomeno contare sull’aiuto dell’innovazione e della tecnologia. Lo sanno bene i giovani che, negli ultimi anni, hanno sviluppato interessanti applicazioni e dato vita a start up proprio con l’obiettivo di aiutare ristoratori, consumatori e produttori ad evitare gli sprechi, scambiando, donando e rivedendo le eccedenze e contribuendo alla crescita di una cultura di sostenibilità. Dalla piattaforma che fa incontrare commercianti e consumatori per vendere a prezzi ridotti sia i prodotti in scadenza che quelli freschi rimasti invenduti in giornata, all’applicazione che segnala le date di scadenza degli alimenti che abbiamo in frigo: sono tante le possibilità che la rete ci offre per non sprecare nulla. Scopriamo più da vicino alcune delle app contro lo spreco alimentare tra le più utilizzate e proviamo a capire un po' meglio come funzionano. BRING THE FOOD. Bring The Food è un’app sviluppata dai ricercatori della Fondazione Bruno Kessler di Trento in collaborazione con Fondazione Banco Alimentare con l’obiettivo di recuperare le eccedenze alimentari
della piccola e grande distribuzione, delle mense e del settore della ristorazione per metterle a disposizione di Onlus ed enti caritatevoli che, a sua volta, si occupano di donarlo a chi ne ha più bisogno. Ognuno può iscriversi come potenziale donatore di alimenti o come potenziale ente beneficiario. AVANZI POPOLO 2.0. Sulla community online di Avanzi Popolo 2.0 ci si scambia cibo vicino alla scadenza, quando l'utente si accorge che non sarà in grado di consumarlo. Si scatta la foto al cibo da condividere, si posta sul sito e si attende la risposta di qualcuno interessato ad averlo. Gli utenti possono essere sia privati che commercianti attenti a non sprecare cibo. MY FOODY. Raccoglie tutte le offerte “scontate” dei supermercati Coop e U2: basta cliccare su un punto vendita per ottenere l’elenco delle svendite dell’ultim’ora, con il prezzo. Una mappa semplifica la ricerca: i segnaposto gialli indicano che ci sono offerte in corso, quelli bianchi che invece al momento non ce ne sono. Le offerte non si limitano ai prodotti prossimi alla scadenza, ma anche a quelli con difetti di confezionamento, che pure nei supermercati non mancano. BRING. Uno dei principali fattori che porta a buttare cibo nella spazzatura, è quello di acquistarne troppo. La famosa lista della spesa è diventata tecnologica: l’app più famosa è questa, che permette di creare una lista e condividerla con tutta la fa-
miglia (o i coinquilini), in modo che ciascuno scriva quello di cui ha bisogno o lo spunti se già acquistato in modo da evitare doppioni. Disponibile gratuitamente su Google Play e App Store. PUCCI FRIGO. Anche questa è molto utile per evitare gli sprechi casalinghi: ogni volta che si fa la spesa, si registrano i cibi sull’app con la loro data di scadenza, e questa li terrà monitorati al posto nostro. Ogni mattina si ricevono notifiche che ricordano quali stanno per scadere, in modo da consumarli a breve; è possibile anche suddividere i vari prodotti per zona di conservazione, come frigo, freezer, dispensa. Gratuita, disponibile per Android. Arriva adesso, poi, finalmente anche in Italia, una praticissima app dai numeri record: TOO GOOD TO GO. Presente in 13 Paesi d’Europa con 16 milioni di utenti, con oltre 34mila negozi aderenti e più 24 milioni di Magic Box vendute, la TGTG è nelle
prime posizioni della classifica delle app più scaricate. Nata in Danimarca nel 2015 da un’idea di Mette Lykke, quest’app fa di “Troppo buono per essere buttato” il suo programma di azione. Come? Permettendo a bar, ristoranti, forni, pasticcerie, supermercati ed hotel di recuperare e vendere online a prezzi da last minute il cibo invenduto in “box” che possono costare tra i 2 e i 6 euro per un pasto. Per comprare i prodotti basta geolocalizzarsi, trovare un negozio aderente, ordinare la Magic Box, pagare e andarla a ritirare. In Italia, TOO GOOD TO GO, da aprile è stata già lanciata ufficialmente in 10 città (Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Verona, Trieste, Genova, Bergamo, Perugia). Sono già oltre 1.700 i negozi aderenti e oltre 130mila le Magic Box vendute: ogni giorno viene acquistato in
media oltre l’80% delle Magic Box rese disponibili dai commercianti. Napoli è l’ultima piazza su cui Too Good To Go è arrivato, conquistando già 70 locali, pronti a unirsi nella lotta allo spreco. Nel campo pane e pizza hanno detto sì al progetto: Isabella De Cham Pizza Fritta, Mammami’ Neapolitan Food, Pizzeria da Concettina ai Tre Santi, Fattoria degli Esposti, La Fragranza, Antica Forneria Molettieri, La Panetteria Di Nonna Rescigno – Vomero, Panificio Anema e Core, Pintauro, Pasticceria Il Fornaio D&V. Tra i ristoranti aderiscono: Vecchia Napoli e Casa de Rinaldi. Tra le caffetterie napoletane ci sono: Lorema Caffè, Babadook Cafe, Moccia Bar Rei, #Lovefor Nu Cafè, Cioccolati e Caffè, Gran Caffè Del Gesù, L’Angolo del Caffè, PH café.
a cura di Andrea Tafuro
Mi affaccio e vedo una grande palazzina ricoperta di nuvole azzurre
FORME DI MISERIA E CONTRO-MISERIA Il giro del mondo in quaranta piani per mille appartamenti Sono stanco di impersonare il bravo cittadino, tutto casa chiesa e lavoro, mi annoio ancora di più a fare il troglodita metropolitano. Mi domando se sia rimasto in me un briciolo di umanità visto che il più delle volte non mi guardate manco in faccia, e, se proprio siete costretti a rivolgermi un saluto o qualche parola, lo fate emettendo suoni incomprensibili e gutturali. Ma alla fine, dopo aver letto Il Condominio di J.G.Ballard prendo vigore e con la forza che mi deriva,rompo i legacci che mi tenevano legati a questa costruzione nevrotica. Mi affaccio oltre il portone o, se volete, oltre la siepe, e cosa vedo? Un caseggiato grande, molto ma molto più grande, solcato da strade, punteggiato di parchi e ricoperto di cielo. Come se avessi visto per la prima volta quel luogo, poso la mia clava improvvisata e mi avvio a lenti passi ad esplorare il Condominio Terra. Ballard, così descrive il suo futuristico condominio. Siamo in una Londra contemporanea, nuovo quartiere residenziale, costituito da cinque palazzi di qua-
ranta piani con mille appartamenti, per un totale di duemila abitanti. C’è una marcata stratificazione sociale, con i ceti più bassi ai piani inferiori dell’edificio, e via via che si sale si passa alle famiglie più facoltose ed influenti, fino a toccare l’attico, abitato da pochi eletti. L’atmosfera è gaia, per i condòmini ogni scusa è buona per incontrarsi ora in un appartamento ora in un altro per festeggiare. Un’atmosfera troppo allegra e spensierata per essere normale. Le feste, proprio come quelle dei romani dell’età della decadenza, divengono sempre più eccessive e disinvolte. Giorno dopo giorno si svela la vera natura delle persone, nascosta sotto il velo del successo sociale e del perbenismo. Il palazzo inizia ad ammalarsi, nonostante sia stato ben progettato e razionalizzato fin nei più minimi particolari... o forse proprio per questo. Ascensori bloccati, black-out serpeggianti che lasciano nel buio piani interi, spazzatura che si accumula nei corridoi. La gente si rassegna e tollera gli inconvenienti, pagando volentieri
questo piccolo pedaggio pur di vivere nell’ultima meraviglia partorita da una civiltà all’acme del progresso. Allo stesso modo vengono accettati la degenerazione e lo sfaldamento dei rapporti umani o forse semplicemente nessuno se ne accorge. Si formano clan costituiti da qualche decina di inquilini. All’inizio i gruppi avversari si scambiano dispetti, alla stregua di adolescenti un po’ troppo cresciuti e indisciplinati, poi le mani si fanno più pesanti e vengono organizzate vere e proprie spedizioni punitive. Come un utero di cemento, il grattacielo pian piano con la sua misteriosa energia fa passare agli uomini il desiderio di uscire nel mondo esterno. Le scaramucce si fanno sempre più pesanti e i rapporti tra inquilini sempre più tesi ed ambigui. Violenza e sopraffazione divengono non solo abituali, ma persino l’unica modalità riconosciuta di socializzazione. In questa sorta di Far West portato alle estreme conseguenze ognuno si fa giustizia da sé. Non c’è alcun limite, alcuna morale, non c’è distinzione tra buoni e cattivi,
c’è soltanto la libera manifestazione degli istinti primordiali. Epica è la risalita attraverso l’edificio da parte di uno degli inquilini, un giornalista risoluto a fare un coraggioso reportage su quanto sta accadendo nel condominio. Nonostante la direzione del suo percorso, che punta deciso verso i piani alti, la sua rappresenta una vera e propria discesa agli inferi. Un’operazione che normalmente avrebbe richiesto poco più di un minuto in ascensore ora necessita di numerose soste e tappe strategiche, tra barricate, scale bloccate e devastazioni di ogni genere. Molti appartamenti sono disabitati e sconvolti come fosse passato un tornado e dietro ogni ombra si cela un pericolo. I bisogni degli individui si riducono a tre: sopravvivenza, sesso e potere. E tagliati gli ultimi ponti con l’esterno, il saccheggio è l’unica risorsa rimasta. Perfino i clan alla fine si smembrano, lasciando spazio ad un individualismo diventato selvaggio. Poche settimane ci separano dai cittadini modello che si sono stabiliti nel grattacielo, con
tanto di automobili, cani e frullatori, ma è come fossimo a bordo di una macchina del tempo che ci ha portati indietro di decine di migliaia di anni. L’unico filo che lega presente e passato è la produzione generosa ed incessante di rifiuti. E’ ad notare come, nonostante molti inquilini possiedano armi, nessuno abbia mai sparato un solo colpo. È certamente molto più soddisfacente usare le proprie mani, la propria fantasia, la gamba di un tavolo mezza bruciacchiata per sfogare i propri istinti più sinceri su chi ci capita a tiro. Ho sempre considerato il fai da te voluttuosamente stimolante.
L’Apocalisse è lontana, perchè un altro mondo è possibile: la storia di Antanas
È ancora possibile immaginare un mondo altro rispetto a quello governato dal pensiero unico neoliberista? E se sì, quale strada si può percorrere per scardinare il sistema? Come deve essere un politico al tempo della crisi che stiamo vivendo: un bravo ragioniere che gestisce i pochi spiccioli che ha, secondo la norma e la giurisprudenza o piuttosto un eccitatore creativo tutto proteso a fare nascere una nuova idea di cittadinanza? Come può garantirci un futuro: presiedendo un'amministrazione impeccabile ispirata al pareggio di bi-
lancio, o tessendo un paziente lavoro per formare nuovi cittadini che abbiano il gusto della partecipazione, che ricerchino il bene comune, che abbiano uno spiccato senso di comunità, che si sentano ognuno responsabile di tutto? Terzo settore, rivoluzione digitale, retoriche verdi, dei diritti o del progresso sono solo dei mezzucci che ci hanno portato fuori strada, quando invece serve recuperare una visione antica: il conflitto di classe come motore per cambiare il sistema. Una eccitante risposta, alle mie domande, me la fornisce Sandro Bozzolo in:
“Un sindaco fuori del comune La democrazia partecipativa esiste. Storia di Antanas Mockus, Supercittadino di Bogotà”. Antanas Mockus, certo che una comunità opera e funziona bene se tutti i suoi componenti hanno introiettato un codice morale e sociale ispirato a partecipazione e rispetto, ha vissuto il suo doppio mandato di sindaco di Bogotà come pedagogo più che come amministratore, ecco dei piccoli esempi: i vigili urbani, li ha sostituiti con dei clown, si è mostrato nudo in televisione per provare che si può fare la doccia in tre minuti. Insomma insegna che la politica, quando è in grado di mettersi in gioco, ha un solo mandato: restituire potere ai cittadini, così da poter stravolgere gli schemi. Alimentando la partecipazione dei cittadini alle scelte amministrative e politiche, il sindaco di Bogotà ha sperimentato con successo il governo orizzontale, mostrando qual è la strada da percorrere per riuscire a sovvertire la
piazza concreta o simulata dove avviene il confronto politico e si forma l'opinione pubblica e soprattutto ha mostrato, con chiarezza, quali sono gli strumenti per promuovere cambiamento politico e culturale. Camminare per la strada e poter esporre un cartellino rosso o un pollice verso al concittadino che si rende protagonista di una violazione di legge o di un comportamento incivile è una prerogativa, di cui i bogotani diventano orgogliosi. E a Nola, in Italia? Sono possibili esperimenti del genere? Sì. Anzi, sono già stati compiuti, spesso inconsapevolmente, a partire dal livello locale. Si pensi alle numerose esperienze dei Comuni virtuosi e della Rete dei comuni solidali, che praticano il cambiamento dal basso attraverso una nuova visione della politica locale, partecipata, attenta al territorio, all'integrazione. Oppure al popolo dell'acqua pubblica che, dopo decenni di fallimenti dello strumento referendario, ha
riaffermato la preminenza dell'interesse pubblico rispetto a quello del profitto e del mercato. Oppure ancora alla miriade di movimenti ambientalisti, liste civiche, comitati a difesa dei beni comuni che potrebbero dare vita a una nuova marea civica ed ecologista italiana. Una moltitudine dispersa in attesa di un detonatore che sappia metterli in connessione l'uno con l'altra. E allora? Quali risposte dare in uno scenario dove regna sovrano il raggrupparsi per plotoni di esserini che vicono e agiscono come la somma di tante soggettività. In fondo, torna il vecchio refrain, bisogna ripartire da comunità e sovranità, dalle risposte che arrivano dai luoghi, dai compagni e dalle compagne che sono esclusi dai flussi finanziari/tecnologici internazionali. Stiamo vivendo lo spazio in cui la speranza s' è eclissata la caduta dei mercati non ha causato rivoluzioni, ma l’intrecciarsi di meschinità e profezie a basso prezzo.
I Presepi Viventi in Campania Fino al 2 febbraio 2020 “Il Presepe poliscenico del Santuario della Madonna dell'Arco” A Sant’Anastasia (NA)
Dal 26 al 29 dicembre 2019 e dal 4 al 6 gennaio 2020 “Presepe Vivente a Pandola” A Mercato San Severino (SA)
Il 21 e il 22 dicembre 2019 “Montemiletto: La Nascita” A Montaperto, Montemiletto (AV)
Il 26, 28 e 29 dicembre 2019 e 1, dal 3 al 6 gennaio 2020 “Il Presepe Vivente” Nel Borgo di Caprile – Gragnano (NA) Il 21, 26, 29 dicembre 2019 e 4 Gennaio 2020 “Il Presepe Vivente” A Campora – Agerola (NA)
II 27 e 28 dicembre 2019 “Il Presepe Vivente nel Borgo Medievale” A Prata Sannita (BN)
Il 21 e 22 e il 28 e 29 dicembre 2019 “Il Presepe Vivente” A Casola di Napoli
Dal 27 al 29 dicembre 2019 “Il Presepe Vivente” A Scafati (SA)
Il 26 dicembre 2019 “Il Presepe Vivente” A Grazzanise (CE )
Dal 27 al 29 dicembre 2019 “Il Presepe Vivente” A Pietrelcina (BN)
Il 26 dicembre 2019 “Il Presepe Vivente Borgo Maielli” A Santa Maria a Vico (CE)
Dal 27 al 29 dicembre 2019 e dal 3 al 5 gennaio 2020 “Il Presepe Vivente Napoletano Folklorico” A Torre Annunziata (NA)
Il 26 e il 27 dicembre 2019 “Il Presepe Vivente di Cimitile” A Nola (NA)
Dal 27 al 29 dicembre 2019 e dal 3 al 5 gennaio 2020 “Il Presepe Vivente Napoletano Folklorico” A Torre Annunziata (NA)
Dal 26 al 29 dicembre 2019 “Il Presepe Vivente” A Barra (NA)
IL 28 e 29 dicembre 2019 e il 5 e 6 gennaio 2020 “Il Presepe Vivente del 700 Napoletano” A Vaccheria di Caserta (CE)
Dal 26 al 29 dicembre 2019 e l’1, 4 e 6 gennaio 2020 “Grande Presepe Vivente” A Cava De Tirreni (SA) Dal 26 al 29 dicembre 2019 “Il Presepe Vivente nella Grotta di San Michele” A Camigliano (CE) Il 28 e il 29 dicembre 2019 “Il Presepe Vivente all'Arenaccia” A Napoli Il 4 e il 5 gennaio 2020 “Il Presepe nel Presepe” A Morcone (BN)