Arpa Campania Ambiente n. 22/2019

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Attività agroambientali, l’impegno dell’Arpac In un incontro ad Avellino, l’Agenzia ha illustrato i lavori per monitorare e tutelare i terreni agricoli PRIMO PIANO

Il Rapporto Zoomafia 2019

Lo scorso 22 novembre a Nola, nel corso del convegno “Zoomafia: il caso Campania”, organizzato dalla Nuova Avvocatura Democratica in collaborazione con l’Unione Giovani Penalisti, il dottor Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV, ha presentato i dati dell’ultima edizione del Rapporto Zoomafia LAV relativi alla Campania. a pag.3

AMBIENTE & TURISMO

Il turismo del vino in Italia

Nella cornice dell'Istituto Agrario Francesco De Sanctis di Avellino, con la seconda parte del seminario dal titolo "Attività agroambientali", lo scorso 29 novembre si sono conclusi i lavori organizzati dall’Ordine dei dottori agronomi e forestali della provincia irpina. L’incontro, che è seguito a quello dello scorso 11 novembre a cui ha partecipato il commissario straordinario Arpac Stefano Sorvino, ha visto ancora protagonisti l’Agenzia e i suoi tecnici con interventi specifici sul tema.

Protocollo d’intesa Arpac-Ricicla.tv

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CUG

Femminicidio e violenza di genere in Italia La violenza di genere è un problema sociale di dimensioni endemiche ed universalmente presente in ogni area del globo. Non parliamo in generale di omicidio di donne ma di “femminicidio” nel suo reale significato, quello fissato nel 1992 da Diana Russell nel libro “Femicide... Martelli a pag.6

Progetto ECCO: le Economie Circolari di Comunità

L’architettura di Ryūe Nishizawa

È stato presentato a Campi Bisenzio (Firenze) un progetto, coordinato da Legambiente e finanziato dal Ministero per il Lavoro e le Politiche Sociali, che punta a “ diminuire la produzione dei rifiuti ed incentivare i cittadini ad adottare stili di vita sostenibili... Pollice a pag.12

A Telese Terme (Bn), nell’ambito della Giornata mondiale dell’Enoturismo pro- mossa da Recevin – la rete delle 800 Città del Vino presenti in 11 Paesi europei, è stato presentato il XV Rapporto sul Turismo del vino in Italia. Il Rapporto, intitolato “Lo sviluppo del turismo del vino tra valore del servizio e ampliamento della filiera” e realizzato dall’Osservatorio sul Turismo del Vino dell’Associazione nazionale delle Città del Vino, conferma in particolare le stime e le numerose iniziative messe in atto in Italia per migliorare l’offerta enoturistica... Liguori a pag.11

Architetto tra i più singolari ed equilibrati del panorama contemporaneo, vincitore del Premio Pritzker 2010, il maestro nipponico Ryūe Nishizawa, creatore dello Studio SANAA & Associates, impronta la sua attività professionale alla realizzazione di strutture i cui connotati principali sono l’eleganza, la sobrietà, il rigore geometrico, la purezza volumetrica... Palumbo a pag.13

AMBIENTE & TRADIZIONE

AMBIENTE & DIRITTO

Grandi Napoletani, grandi Campani Ferdinando I delle Due Sicilie

Il ruolo di supervisore del Data Protection Officer

La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… De Crescenzo-Lanza pagg.14-15

Accettullo-Monsurrò a pag.16

È stato siglato un protocollo d’intesa triennale tra Arpac e Maidiremedia, editrice della testata giornalistica Ricicla.TV che ha ad oggetto lo sviluppo sinergico tra le parti delle attività di comunicazione, informazione, divulgazione delle informazioni mediante servizi giornalistici, spot, reportage anche con l’ausilio di apposite applicazioni software eventualmente da realizzare ad hoc e mediante l’organizzazione di eventi speciali ed esclusivi aventi come pubblico destinatario principalmente cittadini, aziende, scuole, università, aggregazioni di aziende e associazioni del settore ambientale, nonché, comitati di cittadini, organi di informazione, media e social media, al fine di sensibilizzare la popolazione tutta e le Amministrazioni pubbliche alla coscienza e alla tutela dell’ambiente oltre che alla prevenzione dei rischi ambientali. Soddisfatto il Commissario Straordinario dell’Arpac Stefano Sorvino che ha dichiarato: “Ritengo la sigla di questo protocollo positiva perché una delle attività su cui l’Agenzia punta maggiormente è la comunicazione e, nello specifico, la divulgazione ed il confronto sui dati e sulle informazioni ambientali con la cittadinanza, gli enti e gli operatori di settore”. Anche Giovanni Paone, direttore editoriale di Ricicla.tv, si è detto entusiasta dell’accordo e ha anticipato la partecipazione congiunta al Green Symposium 2020 che si terrà a Napoli il prossimo marzo.


I servizi locali e le public utilities Gli enti locali hanno il compito di assicurare la fornitura di una vasta gamma di servizi pubblici ai cittadini Antonio Basile Un ragionamento tecnico e politico sul concetto e sulle ricadute delle pratiche di public utilities è necessario quando si affronta il tema dello sviluppo di una Regione come la Campania e di una città come Napoli, con tutte le implicazioni e ripercussioni sul tessuto complessivo sociale ed economico. La strumentazione delle public utilities rappresenta un volano indispensabile e propulsivo allo sviluppo locale, se utilizzata in maniera efficace ed efficiente, con la coscienza e la convinzione che il “pubblico” (o la “cosa pubblica”) va «gestita» e non «sprecata». Ruolo delle Regioni e degli Enti Locali Le Regioni e gli enti locali, nel ruolo di erogatori o in quello di regolatori, hanno il compito di assicurare la fornitura di una vasta gamma di servizi pubblici ai cittadini. L’ampiezza crescente, la varietà e la complessità della domanda sociale, richiedendo risposte flessibili ed articolate, in termini organizzativi, finanziari e produttivi (da valutare caso per caso, secondo parametri di natura tecnica,

economica e sociale) impone più impegnativi compiti alle istituzioni locali. Il nuovo ordinamento regionale amplifica questi compiti e, entro certi limiti, li riserva in modo esclusivo alle autonomie locali. Il tema dei servizi locali e delle public utilities non comprende soltanto i compiti che le Regioni e le Autonomie Locali devono svolgere in materia di “politiche promozionali” dello sviluppo, dell’occupazione e dell’imprenditorialità, ma si estende alle questioni riguardanti la fornitura, in diverso grado, dei beni pubblici, dei beni meritori, dei servizi sociali e, in generale, dei servizi di pubblica utilità. In relazione a tutto ciò, il tema riguarda anche la trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche, la tutela dei consumatori e degli utenti, il controllo e la regolamentazione di attività esercitate in regime non concorrenziale e, più in generale, la tutela di fondamentali diritti di cittadinanza, tra i quali il diritto all’informazione. Il quadro normativo, che si è delineato per effetto delle riforme introdotte nella pubblica amministrazione,

consentirà in futuro di ridurre l’area delle tradizionali forme burocratiche di governo e di estendere la pratica del modello di governmentt by conttractt.

Questo modo di amministrare presuppone, però, che si affrontino, sotto il profilo giuridico ed economico, i complessi problemi derivanti dalle asimmetrie informative esistenti tra i soggetti contraenti. Usando il linguaggio del paradigma principale/agentte, l’informazione asimmetrica presenta due principali tipi di problemi: quelli derivanti dall’informazione nascosta (o adverse selection) e quelli connessi all’azione nascosta (o moral hazard). I problemi dell’informazione nascosta si presentano prima della conclusione di un con tratto. Il problema dell’azione nascosta si presenta invece dopo la stipula del contratto e riguarda l’adempimento delle prestazioni previste in esso (Armstrong, Cowan e Vickers,p. 27 e Brosio, pp. 123124). Le procedure ad evidenza pubblica, i contratti di servizi e le carte di servizio sono strumenti fondamentali per affrontare questi problemi. In quest’ampia accezione, il tema è parte integrante e centrale in qualsivoglia strategia di sviluppo dell’economia e della società meridionale: le reti infra-

strutturali civili e sociali e la produzione dei connessi servizi costituiscono, infatti, una condizione basilare dello sviluppo endogeno. Tutto ciò richiede un’analisi approfondita, sia del quadro normativo che si è delineato, sia dello stato attuale di questi settori produttivi nelle diverse dimensioni istituzionali e territoriali, in cui si articola il Mezzogiorno; tenendo presente che l’ampia autonomia di cui dispongono le Regioni e gli enti locali lascia ampi spazi ad una progettazione creativa e, al tempo stesso, rispondente alle peculiari esigenze delle nostre comunità. In ogni caso, risulta evidente che grandi enti come la Regione Campania o il Comune di Napoli non possano non dotarsi di una linea programmatica coerente e lungimirante in questo settore, specialmente se si tiene conto che in esso operano, ormai, grandi gruppi industriali, nazionali e internazionali, che, disponendo di notevoli risorse strategiche (tools, know-how, hi-tech), sono in grado di imporre alle pubbliche amministrazioni soluzioni progettuali rispondenti ad interessi esclusivamente privatistici.


IL RAPPORTO ZOOMAFIA 2019 In Campania oltre settecento procedimenti in corso e più di cinquecento indagati per crimini contro gli animali Lo scorso 22 novembre a Nola, nel corso del convegno “Zoomafia: il caso Campania”, organizzato dalla Nuova Avvocatura Democratica in collaborazione con l’Unione Giovani Penalisti, il dottor Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV, ha presentato i dati dell’ultima edizione del Rapporto Zoomafia LAV relativi alla Campania. Combattimenti tra cani, corse clandestine di cavalli, pesca di frodo, traffico di fauna selvatica, traffico di cuccioli: sono questi i crimini contro gli animali gestiti dalla criminalità in Campania che emergono dal Rapporto. I dati, della ventesima edizione sono relativi al 2018. “La Campania si conferma, purtroppo, tra le regioni più a rischio criminalità zoomafiosa. – ha dichiarato Troiano – I profitti economici legati allo sfruttamento criminale degli animali rappresentano una fonte di guadagno importante per i vari gruppi di delinquenti dediti a tali traffici. Proiettando la media dei dati pervenuti su scala regionale dalle Procure Ordinarie, e a quelle presso i Tribunali per i Minorenni si può stabilire che nel 2018 in Campania sono stati registrati 773 procedimenti (il 7,94% di quelli nazionali), e 510 indagati (l’8,74% di quelli nazionali). In pratica ogni 11 ore circa è stato aperto un fa-

scicolo per reati a danno di animali, con una persona indagata ogni 17 ore circa”. Nel dettaglio, per quanto riguarda le Procure Ordinarie, questi i numeri delle principali realtà in cui è diffuso il fenomeno. Benevento: 39 procedimenti con 5 indagati per uccisione di animali; 50 procedimenti con 64 indagati per maltrattamento di animali; 3 procedimenti con 2 indagati per uccisione di animali altrui; 11 procedimenti con 6 indagati per detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura; 20 procedimenti con 8 indagati per reati venatori o contro la fauna selvatica. In totale nel 2018 sono sopravvenuti 123 procedimenti con 85 indagati. Rispetto al 2017 si è registrato un aumento del +66% dei procedimenti, passando da 74 a 123, e un aumento del +124% degli indagati che sono

passati da 38 a 85. Napoli: 70 procedimenti con 4 indagati per uccisione di animali; 79 procedimenti con 54 indagati per maltrattamento di animali; 1 procedimento a carico di ignoti per uccisione di animali altrui; 28 procedimenti con 22 indagati per detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura; 19 procedimenti con 17 indagati per reati venatori o contro la fauna selvatica. In totale nel 2018 sono sopravvenuti 197 procedimenti con 97 indagati. Rispetto al 2017 si è registrato un aumento del +1,5% dei procedimenti, che sono passati da 194 a 197, mentre il numero degli indagati è diminuito del -39%, passando da 158 a 97. Napoli Nord: 12 procedimenti a carico di ignoti per uccisione di animali; 50 procedimenti con 44 indagati per maltrat-

tamento di animali; 1 procedimento con 1 indagato per uccisione di animali altrui; 10 procedimenti con 5 indagati per detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura; 22 procedimenti con 24 indagati per reati venatori o contro la fauna selvatica. In totale nel 2018 sono sopravvenuti 95 procedimenti con 74 indagati. Rispetto al 2017 si è registrata una diminuzione del 6% dei procedimenti (nel 2017 furono 101) e una diminuzione del -57% degli indagati (nel 2017 furono 171). Salerno: 23 procedimenti con 7 indagati per uccisione di animali; 21 procedimenti con 16 indagati per maltrattamento di animali; 4 procedimenti con 4 indagati per uccisione di animali altrui; 11 procedimenti con 6 indagati per detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura; 14 procedimenti con 14 indagati per reati venatori o contro la fauna selvatica. In totale nel 2018 sono sopravvenuti 73 procedimenti con 47 indagati. Rispetto al 2017 c’è stata una diminuzione del -16% dei procedimenti (da 87 a 73) e del 19% degli indagati (da 58 a 47). Santa Maria Capua Vetere (CE): 20 procedimenti con 17 indagati per uccisione di animali; 38 procedimenti con 27 indagati per maltrattamento di animali; 1 procedimento a carico di ignoti per spettacoli o manifestazioni vietati; 1 procedimento a carico di ignoti per uccisione di animali altrui; 9 procedimenti con 16 indagati per detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura; 31

procedimenti con 25 indagati per reati venatori o contro la fauna selvatica. In totale nel 2018 sono sopravvenuti 100 procedimenti con 85 indagati. Rispetto al 2017 si registra un aumento del numero dei procedimenti del +3% (passati da 97 a 100) e del numero degli indagati del +15% (passati da 74 a 85). Per quanto riguarda la Giustizia Minorile, presso la Procura per i Minorenni di Napoli è stato registrato un procedimento per uccisione di animali con un indagato e due procedimenti con 8 indagati per maltrattamento di animali, mentre alla Procura minorile di Salerno non sono stati registrati fascicoli per reati contro gli animali. “È preoccupante il fatto che solo nell’ambito della competenza territoriale della Procura per i Minorenni di Napoli si registri il 10% dei procedimenti e il 24% degli indagati del totale nazionalea.In un tessuto sociale a rischio criminalità, infatti, la violenza contro gli animali si intreccia con altre forme di violenza” ha commentato Troiano. Tra le varie emergenze zoomafiose, viene segnalata quella dei combattimenti. Nella regione sono molto attivi il traffico di cuccioli dall’Est e il bracconaggio. La cattura e il traffico di uccelli rivestono i caratteri di attività pianificata e organizzata. Tra le zone più a rischio si contano le isole, la Terra dei Mazzoni, il Litorale Domitio, la Penisola Sorrentina, il Cilento, la Piana del Sele. Infiltrazioni malavitose anche nel comparto ittico, nella pesca di frodo e nel controllo dei mercati. (dal web)


GREENPEACE PER L'AMAZZONIA

La deforestazione deve essere fermata Anna Paparo Tempi duri per il polmone verde della Terra. La deforestazione nell'Amazzonia brasiliana tra l'agosto dello scorso anno e il mese di luglio del 2019 ha conosciuto il più alto tasso registrato dal 2008. In pratica ben 9.762 chilometri quadri, secondo i dati del Programma di monitoraggio satellitare della foresta amazzonica brasiliana (Prodes) dell'Istituto brasiliano di ricerche spaziali (Inpe), risultano colpiti da questa piaga. Ad affermarlo è proprio Gre-

enpeace, secondo cui l'area è tanto grande quanto 1,4 milioni campi di calcio messi insieme e mostrando che nei primi tre mesi del monitoraggio (agosto-ottobre 2019) è aumentata del cento per cento l'area interessata da allarmi di deforestazione rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. "La politica del presidente Bolsonaro sta annientando la capacità del Brasile di combattere la deforestazione, favorendo chi commette crimini ambientali e incoraggiando le violenze verso Popoli Indigeni e comunità forestali

tradizionali". Queste le parole di Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia.e ha continuato: "Agire per porre fine alla deforestazione - dell'Amazzonia e di tutte le foreste del Pianeta - deve essere un obiettivo globale della Comunità Internazionale. Il governo brasiliano deve proteggere la foresta e i suoi abitanti, mentre governi nazionali e Ue devono impegnarsi concretamente e proporre una legislazione in grado di garantire che il cibo che mangiamo e i prodotti che utilizziamo non vengano prodotti a scapito dei diritti umani e delle foreste del Pianeta". In tutto ciò Greenpeace ha anche sottolineato che la distruzione delle foreste è una delle principali cause del cambiamento climatico e della massiccia estinzione delle specie a cui stiamo assistendo e che proteggerle e promuovere pratiche agricole sostenibili ed ecologiche sono elementi fondamentali per affrontare la crisi climatica che stiamo attraversando. L’Unione Europea, durante l’ultimo G7, ha dichiarato di voler difendere

l’Amazzonia stanziando fondi contro gli incendi ma, al tempo stesso - ricorda Greenpeace -, ha elaborato, a fine luglio, un Piano d’azione contro la deforestazione che non affronta i costi ambientali e umani delle politiche commerciali e agricole dell’Ue, continuando a permettere a una manciata di multinazionali di accedere a nuovi mercati a scapito della necessità di valutare il costo ecologico, climatico e umano degli accordi commerciali in cui l’Ue è coinvolta. E in relazione a ciò Borghi conclude dicendo

che l’Accordo di libero scambio Ue-Mercosur, che coinvolge il Brasile e altri tre stati del Sud America (Argentina, Paraguay e Uruguay), aumenterà le importazioni di materie prime agricole in Europa (a cominciare da carne e soia), con conseguenze devastanti per il clima, le foreste e i diritti umani, sacrificati ancora una volta sull’altare del profitto. Pertanto, Greenpeace chiede che l’Accordo UE-Mercosur sia sospeso finché le foreste non saranno adeguatamente protette.

Clima estremo: cala la produzione di vino Quest’anno la vendemmia è stata difficile in tutta Europa Bruno Giordano Secondo le stime fornite dalla più grande organizzazione agricola europea, la Coldiretti, la qualità della vendemmia di quest’anno, come previsto, è stata buona/ottima, ma la quantità è risultata in drastico calo e non soltanto in Italia. La vendemmia è stata difficile in tutta Europa dove si stima una produzione in 155 milioni di ettolitri, inferiore del 18% rispetto all’anno scorso, a causa principalmente degli eventi climatici estremi. In Italia il calo è stato ancora più accentuato arrivando a -20% rispetto allo scorso anno. Un impatto non di poco conto considerando il valore socio economico raggiunto dal comparto. Praticamente una bottiglia di vino in meno, prodotta, su cinque. L’allarme non riguarda solo la

minore quantità di uva prodotta; conseguenza del cambiamento climatico sarà anche l’influenza sul sapore del vino e sulla sua gradazione alcolica. Già oggi, con

temperature mondiali aumentate ovunque, il contenuto di alcol nel vino è salito dal 12% degli anni Settanta al 14% di oggi, seppure queste cifre varino da regione a regione.

Questo perché la canicola fa maturare l'uva più in fretta. Più zucchero si accumula nei grappoli, più zucchero si trasforma in alcol durante il processo di vinificazione. Decisamente il clima è una variabile che non possiamo del tutto controllare. Il comparto vino italiano, con un fatturato di oltre 11 miliardi di euro, è cresciuto scommettendo sulla forte identità e qualità, che, rappresentano un modello di riferimento per la crescita dell’intero agroalimentare nazionale. Distintività e legame con il territorio sono i fattori competitivi vincenti per l’intero Made in Italy però il clima sta diventando un serio problema. I vigneti italiani con i loro 658mila ettari coltivati offrono opportunità di lavoro a 1,3 milioni di persone impegnate nei campi, nelle cantine, nella distribu-

zione commerciale, nelle attività ad essa connesse, e, di servizio, e, nell’indotto: dall’industria vetraria a quella dei tappi, dai trasporti alle assicurazioni, da quelle degli accessori come cavatappi e sciabole, dai vivai agli imballaggi, dalla ricerca e formazione alla divulgazione, dall’enoturismo al mercato del benessere, dall’editoria alla pubblicità, dai programmi software fino alle bioenergie ottenute dai residui di potatura e dai sottoprodotti della vinificazione (fecce, vinacci e raspi). Se non riusciremo (almeno provarci) ad arginare i cambiamenti climatici con serie azioni di contrasto, tutta quanta l’economia del comparto vinicolo, non solo sarà seriamente compromessa, ma assisteremo sempre più alla drastica diminuzione, in quantità, di uva prodotte.


Gestione sostenibile dei rifiuti in Campania, premiate 15 scuole Arpac collabora all’elaborazione dei dati di settore presentati dall’Osservatorio regionale Luigi Mosca A Napoli sono state premiate le quindici scuole campane vincitrici delle borse di studio indette dall’Osservatorio regionale sulla gestione dei rifiuti per l’anno scolastico 2018/2019. La premiazione, che si è tenuta lunedì 18 novembre a Palazzo Armieri, è stata l’occasione per discutere dei progressi della regione verso una gestione ecosostenibile dei rifiuti: all’incontro, intitolato “Riciclo e riuso dei rifiuti. Difendere l’ecosistema e creare lavoro” hanno partecipato il vicepresidente della Regione Campania, Fulvio Bonavitacola, l’assessore regionale all’Istruzione, Lucia Fortini, la direttrice dell’Ufficio scolastico regionale, Luisa Franzese, il presidente dell’Osservatorio, Enzo De Luca, moderati da Tiziana Capolupo (Arpa Campania – Dipartimento di Avellino). Arpa Campania è partner di primo piano dell’Osservatorio, nella raccolta e nell’elaborazione dei dati sui flussi di rifiuti nella regione, grazie soprattutto all’attività della Sezione regionale del Catasto

rifiuti, incardinata nella Direzione tecnica dell’Agenzia. Grazie a questa collaborazione, è stato ad esempio introdotto l’applicativo O.R.So. in Campania, un sistema di tracciamento dei flussi di rifiuti della cui gestione è capofila l’Arpa Lombardia, e che vede il territorio campano come prima esperienza di applicazione di questo modello nel Mezzogiorno. Un’esperienza dunque positiva, ripercorsa dal presidente dell’Orgr nel corso del suo in-

tervento. L’agenzia ambientale campana si è occupata, tra l’altro, della formazione degli operatori chiamati a utilizzare l’applicativo, con incontri che hanno coinvolto le 550 amministrazioni comunali della regione, in modo da spingere le amministrazioni locali a utilizzare un’unica piattaforma web. De Luca ha voluto ricordare i progressi compiuti a seguito dell’approvazione della legge regionale 14 del 2016, il cui scopo è adeguare il sistema di gestione

dei rifiuti campano agli standard europei e superare dunque le sanzioni comunitarie scaturite dalle attuali inadeguatezze. «Da alcuni anni», ha detto il presidente dell’Osservatorio, «la Campania ha superato il 50 percento di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, un dato che la attesta sulla media nazionale. Potremmo raggiungere i livelli di alcune virtuose regioni del Nord – ha sottolineato – se non fossimo frenati dai dati dell’area metropolitana di Napoli, sicuramente di più complessa gestione, in particolare dai dati del capoluogo. La legge 14 ha impresso, oserei dire, una rivoluzione nel settore dei rifiuti in Campania, responsabilizzando i Comuni, riconoscendo il ruolo degli Ato, promuovendo una gestione più trasparente dove si restringono gli spazi d’azione per l’illegalità». Dal canto suo, rivolgendosi alle scolaresche presenti in sala, Bonavitacola li ha spronati a non ripetere gli errori del passato. «Il primo atto di educazione ambientale», ha detto, «dovrebbe essere esortare i più giovani a non imitare la mia generazione. Noi siamo cresciuti pensando che le risorse naturali fossero illimitate, che si potesse consumare all’infinito. Per anni, in materia di rifiuti, abbiamo pensato che si potesse nascondere la polvere sotto al tappeto, con il massiccio ricorso alle discariche. Non è così e ora ne stiamo pagando le con-

seguenze. Una gestione virtuosa dei rifiuti urbani – ha sottolineato il vicepresidente della Giunta regionale – non è possibile senza la partecipazione attiva della popolazione, senza la diffusione di una mentalità consapevole, a partire proprio dalle scuole». Quindici dunque gli istituti premiati con borse di studio di cinquecento euro ciascuna, per i progetti presentati nel corso dell’anno scolastico 2018/2019, progetti che recano nuove idee in materia di riciclo e riuso dei rifiuti. Sono state premiate scuole di Calitri, in provincia di Avellino, di Morcone, Sant’Angelo a Cupolo e San Leucio di Sannio, in provincia di Benevento, di Casal di Principe e Marcianise (in provincia di Caserta), di Napoli, Torre Annunziata, Arzano e Marigliano, nella provincia partenopea, di Teggiano e Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno. È ancora aperto il bando per l’assegnazione delle borse di studio dell’Osservatorio per l’anno scolastico 2019/2010. Nel corso dell’incontro che si è svolto a Palazzo Armieri si è ricordato Giandonato Giordano, consigliere provinciale irpino, ex sindaco di Guardia dei Lombardi e capo staff dell’Osservatorio, scomparso prematuramente quest’anno. Alla famiglia, presente in sala, il vicepresidente della Regione ha consegnato una targa commemorativa. (da snpambiente.it)


Femminicidio e violenza di genere in Italia Un fenomeno talvolta banalizzato riducendolo a mera invenzione mediatica di Giulia Martelli La violenza di genere è un problema sociale di dimensioni endemiche ed universalmente presente in ogni area del globo. Non parliamo in generale di omicidio di donne ma di “femminicidio” nel suo reale significato, quello fissato nel 1992 da Diana Russell nel libro “Femicide: The Politics of woman killing”, e assunto dalla riflessione femminista successiva: “una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna proprio perché donna”. Quando parliamo di femminicidio, quindi, non stiamo semplicemente indicando che è morta una donna ma che quella donna è morta per mano di un uomo in un contesto sociale che permette e avalla la violenza degli uomini contro le donne. Anche il rapporto “Questo non è amore 2019” pubblicato in questi giorni dalla Polizia di Stato differenzia fra omicidi volontari di donne e femminicidi e lo stesso fa il rapporto 2019 “Femminicidio e violenza di genere in Italia” della Banca Dati EURES di qualche giorno fa. Quest’ultimo, evidenzia che i femminicidi sono stati il 38% degli omicidi commessi in Italia nel 2018, che quelli familiari sono l’85% del totale e che quelli di coppia sono il 75% di quelli familiari. La violenza di genere è un problema “per le donne” ma non “delle donne”, la problematica è infatti uscita

dalla sfera privata andando a rivestire caratteri “pubblici” grazie anche all’intervento dello Stato, siamo infatti passati dall’eliminazione di leggi palesemente discriminatorie, all’abolizione di delitti giustificati da codici d’onore o dalla morale, alla legge 38/2009 che ha dato rilevanza penale a nuove fattispecie di reato (Art. 612 bis, cd stalking). Nel 2013, poi, la legge n. 119 ha riconosciuto come “delitto” altri tipi di comportamenti: per la prima volta, nel nostro ordinamento, è infatti apparso un riferimento esplicito alla “violenza basata sul genere” che aggredisce la donna in quanto tale e la sottopone a sofferenze fisiche, psicologiche ed economiche nell’ambito di una sub-cultura in cui la figura maschile predomina. Infine, lo scorso Agosto, è entrata in vigore la legge n. 69, cd “Codice rosso”, che ha modificato la disciplina penale sia sostanziale che processuale della violenza domestica e di genere, corredandola di inasprimenti di sanzione e nuove proce-

dure di velocizzazione dei processi che purtroppo talvolta si trovano a cozzare con una impreparazione o una disapplicazione della legge stessa perfino tra gli addetti ai lavori. Ciò che hanno riconosciuto queste leggi è comunque il fatto che tutte queste forme di violenza non solo limitano la libertà e negano la personalità della donna ma, soprattutto, comportano gravi danni alla salute fisica e psichica sua e dei membri della sua famiglia, lasciando loro segni indelebili e profondi difficili da “cancellare”. Questo è ciò che finora è stato fatto ma tanta strada c’è ancora da percorrere se oggi, quasi nel 2020, nei nostri ambienti di vita, ci troviamo di fronte ad impensabili dichiarazioni di ignoranza intrise di stereotipi di genere. E allora gridiamo più forte, non ci stanchiamo di far valere il nostro punto di vista, non barattiamo la nostra dignità, lo dobbiamo a tutte quelle donne che non hanno più voce, a noi stesse, alle nostre figlie.

I NUOVI REATI INTRODOTTI DALLA LEGGE “CODICE ROSSO” 1 Il delitto di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate (cd. revenge porn): la pena si applica anche a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video, li diffonde a sua volta per provocare un danno agli interessati. La condotta può essere commessa da chiunque che, dopo averli realizzati o sottratti, diffonde, senza il consenso delle persone interessate, immagini o video sessualmente espliciti, destinati a rimanere privati. La fattispecie è aggravata se i fatti sono commessi nell’ambito di una relazione affettiva, anche cessata, ovvero mediante l’impiego di strumenti informatici; 2 il reato di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, la cui pena è aggravata fino all’ergastolo se si provoca la morte della vittima; 3 il reato di costrizione o induzione al matrimonio, la cui pena è aggravata quando il reato è commesso a danno di minori. Si procede anche quando il fatto è commesso all’estero da o in danno di un cittadino italiano o di uno straniero residente in Italia; 4 la violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

TI MERITI UN AMORE

Ti meriti un amore che ti voglia spettinata, nonostante le ragioni che ti fanno alzare in fretta, nonostante i demoni che non ti lasciano dormire. Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura, in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te, che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle. Ti meriti un amore che voglia ballare con te, che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi, che non si annoi mai di leggere le tue espressioni. Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti, che sostenga il tuo esser comica, che rispetti il tuo essere libero, che ti accompagni nel tuo volo, che non abbia paura di cadere. Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie che ti porti la passione, il caffè e la poesia.

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli ventisei scatti contro la violenza sulle donne Ci sono i volti di donne sfregiate, ritratti di madri senza nome che, in luoghi imprecisati d'Italia crescono da sole i propri figli, un manichino, una parrucca colorata ed un vestito abbandonato su una panca: sono 26 gli scatti presentati nella mostra 'Il rumore del silenzio' fino al 2 dicembre nell'Atrio del MANN, promossa dall'Associazione Flegrea Photo e curato da FIAF/Federazione Italiana Associazioni Fotografiche.


Attività agroambientali, l’impegno dell’Arpac In un incontro ad Avellino, l’Agenzia ha illustrato i lavori per monitorare e tutelare i terreni agricoli Nella cornice dell'Istituto Agrario Francesco De Sanctis di Avellino, con la seconda parte del seminario dal titolo "Attività agroambientali", lo scorso 29 novembre si sono conclusi i lavori organizzati dall’Ordine dei dottori agronomi e forestali della provincia irpina. L’incontro, che è seguito a quello dello scorso 11 novembre a cui ha partecipato il commissario straordinario Arpac Stefano Sorvino, ha visto ancora protagonisti l’Agenzia e i suoi tecnici con interventi specifici sul tema. I lavori, introdotti dal dirigente scolastico Pietro Caterini, nelle vesti di padrone di casa, e da Ciro Picariello, presidente provinciale dell'Ordine, sono stati moderati da un rappresentante Arpac, il direttore tecnico facente funzione Claudio Marro. A intervenire per l’Agenzia, inoltre, Francesca De Falco, responsabile UO Sostenibilità ambientale, con un intervento sul tema del consumo di suolo, Roberto Bardari (UO Rifiuti e uso del suolo), che ha illustrato ai presenti le attività svolte sui siti agricoli della cosiddetta Terra dei fuochi, Gianluca Ragone (UO Censimento, anagrafe e analisi di rischio), il cui intervento si è incentrato invece sul decreto ministeriale 46 dello scorso primo marzo, che disciplina, tra l’altro, gli interventi di bonifica. In questa occasione, le tematiche trat-

tate hanno spaziato dalle modalità di esecuzione delle indagini ambientali sui terreni agricoli nel territorio denominato "Terra dei fuochi" con la rappresentazione anche dei risultati finora conseguiti, al decreto del ministro dell’Ambiente 46 dello scorso primo marzo, un testo che regolamenta gli interventi di bonifica, di ripristino ambientale e di messa in sicurezza delle aree destinate alla produzione agricola e all'allevamento. Altro tema, il "consumo di suolo" ovvero l'aumento della

copertura artificiale del suolo ad opera degli interventi umani: i tecnici Arpac hanno fornito un quadro aggiornato dei processi di trasformazione del territorio campano, con un confronto con i dati nazionali. L'incontro ha visto l'attiva partecipazione di numerosi agronomi e studenti che sono rimasti attratti dalle numerose attività che Arpac svolge sulle tematiche agroambientali e sulla quantità e qualità dei dati disponibili sul sito agenziale, dove all'interno della

tematica "agro- ambiente" sono pubblicati i lavori prodotti dall'Agenzia su argomenti quali caseifici, reflui oleari, reflui zootecnici, Terra dei Fuochi. Con questo incontro prosegue la volontà di Arpac di aprirsi verso gli ordini professionali e le realtà produttive, per coniugare esigenze di sviluppo e tutela del territorio nonché far comprendere le prospettive di lavoro ai giovani studenti che si specializzano sulle attività del settore primario, con uno sguardo approfondito alle tematiche ambientali connesse. Nella prima parte di questo doppio appuntamento, lo scorso 11 novembre, oltre al commissario Arpac hanno partecipato lo stesso direttore tecnico facente funzione, con un intervento sull’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e degli scarichi dei frantoi oleari, poi Pasquale Falco (UO Rifiuti e uso del suolo) che ha discusso di Utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, Danilo Lubrano (UO Rifiuti e uso del suolo) che è intervenuto sul tema dell’utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura, infine Michele Di Vito (UO Suolo rifiuti e siti contaminati del Dipartimento di Avellino), con una relazione dal titolo “Aspetti agroambientali connessi con le pratiche di fertirrigazione dei reflui oleari e zootecnici”.

A Ecomondo protagonista l’educazione ambientale Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 30 novembre 2019 - Anno XV, N.22 Edizione chiusa dalla redazione il 30 novembre 2019 DIRETTORE EDITORIALE

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Anna Gaudioso A inizio novembre, come è noto, a Rimini si è svolta la 24esima edizione di Ecomondo. Tutta la manifestazione ha ruotato intorno a un interrogativo: stiamo realmente progettando un pianeta migliore? Così si è presentato al mondo l’evento che ogni anno si tiene nella città romagnola, dedicato all’economia circolare e al business “verde”. Obiettivo ultimo, valorizzare e salvaguardare le risorse del nostro pianeta. Sono anni che la ricerca tecnologica lavora per mettere a punto possibili modelli di sviluppo che siano innovativi e competitivi rispetto al preesistente, per ciò che riguarda l’Economia Circolare. Da anni questo evento è diventato l’appuntamento di riferimento business to business per gli operatori dell’industria e dei servizi in chiave green. Per uno sviluppo tecnologico sostenibile è importante mettere d’accordo privati e istituzioni. Solo così sarà possibile avere risultati tangibili. Si parla da tanto di “fare rete”, ormai sta quasi diventando un termine obsoleto, ma resisterà al tempo perché solo collaborando insieme e per il bene di tutti si può sperare di raggiungere un risultato possibile e ottimale. Un’eco-

nomia in chiave sostenibile è possibile, se si ha chiaro in mente di progettare in modo minuzioso tutte le varianti possibili di incontro tra domanda e offerta sviluppando un dialogo continuo tra il mondo della ricerca e il mondo delle imprese. Ed è per questo che eventi come Ecomondo diventano un momento importante, un’occasione di promozione delle opportunità di business tra Paesi, con il “matching” tra espositori e visitatori provenienti da tutto il mondo e, in particolar modo, dal bacino del Mediterraneo. L’EASME, The Executive Agency for Small and Medium-sized Enterprises, l’Agenzia Esecutiva per le Piccole e Medie Imprese istituita dalla Commissione Europea, ha organizzato delle ses-

sioni informative sulle opportunità europee di finanziamento riguardanti i temi degli sprechi alimentari, della plastica, della mobilità sostenibile e dei sustainable buildings. Si è parlato anche di educazione ambientale ad Ecomondo 2019: sono stati attrezzati vari laboratori di educazione ambientale, ad esempio la Cisa Spa, un’azienda pugliese impegnata nella ricerca di nuove tecnologie e nello sviluppo per la salvaguardia dell'ambiente nell'ottica dell'economia circolare, ha realizzato nel proprio stand laboratori didattici per gli studenti delle scuole di diversi gradi sui temi dell'economia circolare. Conai, il Consorzio Nazionale Imballaggi, ha presentato il nuovo EcoDTool un vero strumento di eco-design pensato per tutte le aziende italiane, aderenti al sistema,per ridurre l´impatto ambientale dei propri imballaggi come strumento fondamentale del sistema dell´economia circolare. Software utilizzabile on-line, l´EcoD Tool elabora i dati forniti dalle aziende mediante un questionario guidato e fornisce indicazioni sull´impatto del pack in tutte le fasi del suo ciclo di vita in relazione a consumo di acqua, consumo di energia ed emissioni di anidride carbonica.


Dicembre, a piccoli passi verso l’inverno Il primo mese della stagione è spesso caratterizzato ancora da piogge intense e temperature autunnali Gennaro Loffredo Con l’ultimo giorno del mese di Novembre si conclude ufficialmente l’autunno meteorologico; una stagione ricca di eccessi, tra sciroccate, piogge alluvionali e contraddistinta dall’eccezionale fenomeno dell’alta marea a Venezia. Nella prima parte del mese di dicembre il tempo tende ad avere ancora caratteristiche della stagione autunnale. Se la temperatura seguisse con linearità il grado di luminosità, il massimo di intensità del freddo si collocherebbe all’incirca alla fine del mese di Dicembre (nei giorni più corti dell’anno).

Questo non accade grazie al concetto di inerzia termica del corpo, ovvero la capacità del corpo stesso a mantenere il calore accumulato per diverso tempo, non a caso il picco del freddo si manifesta sempre un mese dopo, ovvero tra la fine di Gennaio e gli inizi di Febbraio. Le temperature sono in graduale diminuzione durante tutto il mese e, di giorno vanno da valori compresi tra 3 e 10 gradi al nord e tra 8 e 15 al sud. Capita spesso comunque durante le giornate più assolate che sulle regioni meridionali si possono tranquillamente toccare ancora i 20°C e in casi rari persino superarli, come nel Dicembre 2000, quando a Napoli è

stata registrata una temperatura record di 24,4°C. Di notte, al nord le temperature scendono quasi sempre sotto lo zero anche in pianura, mentre sulle regioni del Sud può avvenire solo in casi di forti avvezioni di aria fredda continentale. Le nebbie sono molto frequenti, specie nelle pianure del nord, dove rappresentano un serio pericolo per la circolazione stradale. In montagna si hanno quasi sempre delle abbondanti nevicate, soprattutto sulle Alpi, dove gli amanti dello sci trovano sicuramente neve sufficiente per il loro sport preferito. Per camminare all’aperto si usano giacconi imbottiti o cappotti, soprat-

tutto al nord, mentre al sud, come detto poc’anzi, in certe giornate assolate, può essere sufficiente un pullover di lana. E’ il periodo di Natale, le strade ed i negozi sono affollati, per cui l’allegria e il calore umano compensa bene i primi freddi della stagione. Le precipitazioni avvengono con frequenza leggermente superiore a quella di novembre, tuttavia sono meno abbondanti e di conseguenza il pericolo di catastrofiche alluvioni diminuisce; il mare, che è la principale fonte di apporto di umidità nell’aria, diventa sempre più freddo per cui l’evaporazione è minore e quindi le piogge risultano più moderate.

Vesuvio e Etna in sfida: Two Volcano Sprint ed è subito natura! Tra il Vesuvio e l'Etna è sfida all'ultima pedalata. È partita, infatti, dal Comune di Ercolano, ed è terminata l'11 novembre a Nicolosi (Catania), la prima edizione della Two Volcano Sprint (2VS), gara ciclistica e ambientale tra i due vulcani più famosi al

mondo. L'itinerario ha seguito la Costiera Amalfitana e quella Cilentana prima di addentrarsi nell'Appennino e attraversare, infine, la Sicilia orientale. Con poco più di 1.000 chilometri e più di 24.000 metri di dislivello, la 2VS è stato un evento creato per i ciclisti motivati e ben allenati che, mettendosi in gioco, hanno voluto affrontare una nuova sfida. A creare e curare l'organizzazione dell'evento la Guinness World Record per il giro del mondo in bicicletta, Juliana Buhring, insieme a Vito e Carlo Cinque proprietari del Relais & Châteaux Il San Pietro di Positano, con l'obiettivo di promuovere insieme al ciclismo endurance, il turismo eco-sostenibile nel sud Italia. I partecipanti hanno portato a termine il percorso segnato su mappa GPS in totale autonomia e senza assistenza, trasportando la propria attrezzatura e provvedendo a

procurarsi cibo, acqua e alloggio laddove disponibili. Il GPS ha, poi, aggiornato la posizione ogni 5 minuti su una mappa online disponibile su twovolcanosprint.com. Il 100% delle quote di iscrizione ha finanziato un progetto per la conservazione della natura e sostenibilità ambientale, stimolando, così, la crescita economica delle comunità locali nel sud Italia. La prima edizione della Two Volcano Sprint ha visto la partecipazione di alcuni grandi nomi della scena ultra-cycling. L'evento ha visto la partecipazione strordinaria di Björn Lenhard, due volte vincitore della TransAtlantic Way in Irlanda e secondo e terzo posto nella Transcontinental Race attraverso l' Europe; di Fiona Kolbingre, vincitrice assoluta della Transcontinental Race del 2019; di Rob Gardiner, vincitore del Guinness World Record del mondo per la bici

più veloce in Europa e Ulrich Bartholmös, vincitore delle TransPirenei e Transiberica del 2019. Dall'Italia ha partecipato Nico Valsesia, plurivincitore di record del mondo, che ha pedalato sei volte la Race Across America e vinto la Italy Divide del 2018. A.P.


Evoluzione delle piante di città nel tempo Le specie che abitano le città e i centri storici sono quasi triplicate Rosario Maisto Negli ultimi cento anni le piante e i fiori che crescono dentro la cerchia delle mura delle città sono aumentate. Un gruppo di ricercatori ha deciso di compiere un esperimento per capire quanto e come siano cambiate le piante urbane, questi hanno catalogato tutte le specie che crescono oggi nei centri cittadini e storici tra parchi, viali, marciapiedi, colonne e palazzi. Fatto ciò hanno confrontato i cataloghi vecchi e nuovi con adeguata mappatura satellitare, dimostrando che negli ultimi cento anni circa, la flora urbana delle varie città è cambiata radicalmente. Di fatto, indubbiamente, il riscaldamento del clima, i cambiamenti dell’architettura cittadina e il progressivo intervento dell’uomo sull’ambiente urbano hanno modificato in maniera profonda la biodiversità floristica, un cambiamento che ha visto il moltiplicarsi di specie aliene, introdotte soprattutto come piante ornamentali, a discapito di quelle native della zona, che si sono ridotte in modo significativo. Dai risultati della ricerca emerge infatti che le specie che abitano le città e i centri storici sono quasi triplicate, passando dalle 200 piante di

Le spezie del Natale Varietà, consigli e precauzioni

fine Ottocento alle 600 di oggi, allo stesso tempo è però più che raddoppiato il numero di quelle aliene, passando dal 12% al 30% del totale. Questi vasti cambiamenti sono legati probabilmente alla profonda trasformazione del territorio, la scomparsa delle aree coltivate, la cementificazione, le ampie ricostruzioni del secondo dopoguerra, tutti questi eventi hanno portato alla scomparsa delle specie legate all’economia agraria di un tempo, come i cereali e gli alberi da frutto, in compenso l’introduzione su larga scala delle piante ornamentali, nei giardini e sui balconi, ha permesso a moltissime specie non originarie del territorio di diffondersi e radicarsi. L’aumento delle specie aliene non è però necessariamente negativo, la

capacità o la necessità di adattarsi in un territorio e in un clima non ottimale, sono a volte le uniche armi di queste piante importate, per colonizzare spazi che altrimenti resterebbero vuoti, creando così habitat che possono favorire i preziosi insetti impollinatori che i cambiamenti del clima e i numerosi insetticidi e diserbanti usati, mettono a rischio ogni giorno. Questi insetti portatori di vita sono al limite della sopravvivenza, purtroppo, e a causa di tutto questo inquinamento, si sta arrivando sempre più alla cosiddetta “Moria delle Api”, quindi se le api ed altri insetti impollinatori muoiono, i fiori rimarranno sterili, fermando così l’intero ciclo riproduttivo e produttivo delle piante e con esso desertificando l’intero pianeta.

L’aria di Natale con i suoi profumi inizia ad invadere le strade e le case, gli aromi che si sprigionano dalle cucine nei giorni che precedono le feste contribuiscono a farci immergere nelle emozioni che ci riportano alla nostra infanzia, all’amore che abbiamo potuto condividere con i nostri cari… memorie olfattive cui è impossibile rinunciare. Regine tra i profumi natalizi le spezie, che hanno anche tante proprietà curative, tra queste: l’anice, che in tutti i paesi europei è un ingrediente irrinunciabile di dolci e bevande tradizionali ed il cui olio essenziale è utile in caso di tosse e catarro e allevia dolori e gonfiori addominali. A seguire lo zenzero: utilizzato per dare una nota particolare a torte e dolcetti, stimola la digestione e la circolazione, aiuta a prevenire e a curare la nausea. Meravigliosa la tisana di zenzero e limone, brucia i grassi e previene le malattie da raffreddamento. I chiodi di garofano, poi, sono in realtà i germogli essiccati della pianta di garofano e vengono utilizzati nella preparazione di biscotti alle spezie, panpepato, panforte o nel vin brûlé. Contengono vitamina A, C e flavonoidi e per questo sono considerati antiossidanti e antinfiammatori naturali, utili anche per la circolazione. L’arancia infilzata con tanti chiodi di garofano diffonde un meraviglioso profumo natalizio in tutta la casa. Come dimenticare la cannella che nel periodo natalizio è ovunque in prodotti da forno, salsa di mele, bevande calde e persino ornamenti! Abbassa il livello dei grassi e del glucosio nel sangue, ha un effetto riscaldante, aiuta la digestione e protegge il cuore. È utile per alleviare indigestione e nausea. Le spezie, con il tempo, tendono a perdere il loro olio essenziale, il consiglio è di acquistarle in piccole quantità e conservarle in un luogo fresco e asciutto, all’interno di contenitori chiusi.È bene considerare che, per quanto esse siano ricche di proprietà benefiche e molto apprezzate in cucina, vanno usate in piccole quantità, per evitare l’insorgere di alcuni disturbi. Ad esempio: la cannella a dosaggi elevati può provocare reazioni allergiche, tachicardia, sudorazione e diarrea; è inoltre controindicata in gravidanza. L’attenzione alla quantità è importante anche per la curcuma che, se usata in eccesso, può provocare nausea e diarrea e, inoltre è sconsigliata a chi soffre di coliche e calcoli biliari. Già, perché nelle precauzioni da adottare con le spezie, è importante ricordare non solo il basso dosaggio, ma anche che alcune di esse sono sconsigliate in presenza di determinate patologie. G.M.


LA QUALITÀ DELLA VITA IN ITALIA L’estremo Nord e l’estremo Sud occupano rispettivamente il 1° ed il 107° posto della classifica Ilaria Buonfanti Trento ed Agrigento, queste le due città che si trovano agli antipodi della classifica riguardante la qualità della vita in Italia. La classifica, giunta alla sua ventunesima edizione, è stata stilata da ItaliaOggi e l’Università La Sapienza di Roma in collaborazione con Cattolica Assicurazioni, ha preso in considerazione le 107 province italiane analizzando una serie di parametri e confrontandoli tra loro. Tali province sono diminuite da 110 a 107 in quanto alcune province sarde sono state accorpate. La notizia positiva è senz’altro che, negli ultimi 5 anni, la qualità della vita in Italia è complessivamente migliorata. Cinque anni fa infatti, erano solo 53 su 110 le province in cui si poteva dire di “vivere bene”. Adesso invece lo si può dire di 65 province su 107, 65

province dove la qualità della vita è buona o quantomeno accettabile. Un lento ma costante miglioramento, malgrado il contesto economico e politico non semplice. Ma come si stabilisce esattamente la qualità della vita di ogni singola città? Per analizzare il nostro Belpaese sono stati presi in considerazione nove indicatori: affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero, tenore di vita. Trento è risultata prima per affari, lavoro, ambiente, istruzione, turismo e ovviamente tempo libero. Milano invece ha vinto per il tenore di vita. A malincuore, devo specificare che le regioni del Sud, purtroppo, non riescono a reggere il confronto con il Nord Italia. Nella top-ten della classifica infatti, troviamo province del Nordest e del

Nordovest mentre la prima provincia del Sud, Potenza, appare solo al 69° posto, accanto a Matera che occupa la settantesima posizione. Considerando solo le regioni del Sud Italia, la Basilicata vince nettamente su tutte le altre. Quest’anno, la metodologia d’indagine per stilare la classifica, si è rifatta il look, per rimanere al passo con i cambiamenti economici e sociali e per individuare nuove chiavi di lettura sulla qualità della vita non solo in termini di contrapposizione Nord-Sud, ma anche di analisi “trasversale” dei fenomeni che interessano le grandi e piccole

province italiane, molto diverse fra loro. Nell’edizione 2019, sono state incluse informazioni statistiche più dettagliate sul tenore di vita; la dimensione servizi finanziari e scolastici è stata sostituita da quella “istruzione, formazione e capitale umano”; sono state individuate nuove tipologie di analisi che hanno dato vita a cinque raggruppamenti di province omogenei in cui è possibile riscontrare caratteristiche simili. Quel che emerge da questa classifica, e da quelle degli anni precedenti, è che la qualità della vita è superiore nei piccoli centri urbani; nelle province di medie e piccole di-

mensioni, si vive meglio. Le metropoli, come ad esempio Milano, nonostante abbiano punti a loro favore e mettano a disposizione dei cittadini posti di lavoro, servizi pubblici funzionanti, aree verdi, ecc., non riescono a scavalcare le loro “colleghe” più piccole. Milano per l’appunto occupa solo il 29° posto, Roma il 76° ed il capoluogo campano, la nostra bella Napoli occupa il 105° posto, posizionandosi al terzultimo gradino della classifica. L’ultimo posto è occupato dalla città di Agrigento, a mio avviso meravigliosa da un punto di vista storico, culinario e paesaggistico.


IL TURISMO DEL VINO IN ITALIA Presentato il Rapporto dell’Osservatorio: nel 2018 quattordici milioni di accessi enoturistici nella Penisola Fabiana Liguori A Telese Terme (Bn), nell’ambito della Giornata mondiale dell’Enoturismo promossa da Recevin – la rete delle 800 Città del Vino presenti in 11 Paesi europei, è stato presentato il XV Rapporto sul Turismo del vino in Italia. Il Rapporto, intitolato “Lo sviluppo del turismo del vino tra valore del servizio e ampliamento della filiera” e realizzato dall’Osservatorio sul Turismo del Vino dell’Associazione nazionale delle Città del Vino, conferma in particolare le stime e le numerose iniziative messe in atto in Italia per migliorare l’offerta enoturistica: nel Paese si contano almeno 14 milioni annuali di accessi enoturistici, tra escursioni e pernottamenti; almeno 2,5 miliardi di euro annuali di fatturato, considerando l’intera filiera enoturistica. Cifre che lasciano con fiducia guardare al futuro. L’idea comune di tanti operatori, infatti, è che il settore stia crescendo da tanti punti di vista, non soltanto quantitativi. Tuttavia, nei territori emergono segnali di disagio a livello infrastrutturale: valutazioni insufficienti riguardano sia la qualità dei collegamenti, sia

la funzionalità degli organismi territoriali (come ad esempio le strade dei vini e dei sapori). Tra i servizi su cui bisognerebbe maggiormente investire, invece, si evidenziano criticità nella comunicazione, alcuni ritardi in merito all’accessibilità di persone disabili a vigneti, cantine e degustazioni, e la necessità di aggregazione territoriale (come dimostra il caso eccellente di Sannio Falanghina 2019). Nel 2018 l’Italia ha raggiunto elevati livelli quantitativi di produzione. La vendemmia italiana dello scorso anno è infatti stimata da tutte le principali fonti di settore, intorno ai 50 milioni di ettolitri e forse anche oltre. Nel settore vitivinicolo, però, non basta produrre tanto e bene: bisogna saper vendere e vendere ancor meglio. Da questo punto di vista, qualche timida preoccupazione sembra interessare il comparto: i consumi interni sono in calo o al massimo stabili anno su anno, mentre all’estero si registra qualche segnale non incoraggiante. Una parte del Rapporto riguarda un’analisi “complessiva” del fenomeno enoturistico, naturalmente dal punto di vista dei Comuni.

Sono stati contattati, infatti, tutti i Comuni censiti dal database di “Città del Vino” (432). Al termine dell’indagine sono rusultati 72 rispondenti “effettivi”, che in altre parole hanno consentito di alimentare in maniera “pulita” il database di riferimento (72 su 432, ossia il 16,67%). Ma guardiamo i numeri: almeno 1 Comune su 2 (52,78%)

non prevede tassa di soggiorno; il livello medio dei servizi offerti dagli operatori del settore agli enoturisti che arrivano nel territorio comunale è giudicato discreto (7,18 in media); l’attività su cui dovrebbero investire gli operatori per migliorare i servizi offerti è in generale la formazione del personale (33,33% in tutto), seguita dalla pubblicità

(27,78%); quasi 3 Comuni su 4 (73,61%) hanno realizzato nel 2018 uno o più progetti per promuovere l’attrattività enoturistica del territorio e/o per migliorare i servizi offerti agli enoturisti. La qualità delle infrastrutture di collegamento della singola zona d’interesse è giudicata inadeguata/insufficiente (5,48 in media). Altra importante indicazione è che circa 6 Comuni su 10 (58,33%) non hanno un Ufficio Turistico. Per ben più dell’80% dei rispondenti il flusso degli arrivi in cantina e il fatturato dell’enoturismo nello scorso anno sono aumentati o risultati stabili. La Toscana si conferma regione enoturistica più attrattiva d’Italia, con quasi la metà delle preferenze globali (48,41%). Seguono Piemonte, Trentino-Alto Adige e Campania. Tre sono le principali attività riguardanti l’offerta enoturistica: la vendita diretta in cantina, la degustazioni e la visita in cantina (che assieme “cubano” quasi il 65% di quanto svolto in azienda per il turismo del vino). Sembrano molto interessanti i livelli di servizio offerto, come emerge dall’indagine su servizi di logistica, di accoglienza e accessori.

A Salerno si riaccendono le “Luci d’Artista” Le luminarie natalizie tornano ad incantare i visitatori di questa luminosa esposizione Per il quattordicesimo anno consecutivo, la città di Salerno si è illuminata con le Luci d’Artista. Questa esposizione, nata nel 2006, sulla scia del successo riscosso dallo stesso evento nella città di Torino, è diventata ormai una tappa fissa per i salernitani ma non solo. Ogni anno centinaia di migliaia di visitatori, provenienti non solo dall’Italia ma anche dall’estero, invadono letteralmente la città per immergersi in un mondo di lucine colorate. Le luminarie, che segnano l’inizio del periodo natalizio, quest’anno si sono accese il 15 novembre ed illumineranno la città fino al 19 gennaio 2020. Fiori, neve e stelle saranno il tema di quest’edizione. Nel centralis-

simo Corso Vittorio Emanuele, grande isola pedonale e salotto della città, ci saranno dei sontuosi e bellissimi lampadari giganti, molto stilizzati, che si adattano bene all’eleganza della zona. Piazza Flavio Gioia, la cosiddetta Rotonda di Salerno, ospiterà una straordinaria foresta di luci, un grande albero alto diversi

metri che con i suoi rami avvolgerà tutta la piazza creando una vera e propria foresta incantata. Poi a Torrione, in piazza Gian Camillo Gloriosi, ci sarà una gigantesca stella cometa, mentre le famose ceramiche vietresi, sotto forma di limoni, illumineranno tutta Piazza Sant’Agostino, mentre in

Piazza Vittorio Veneto, alla stazione di Salerno, ci sarà un grande Palla di Natale. Non mancherà il grandissimo Albero di Natale che sarà acceso a Piazza Portanova a fine novembre. Un itinerario luminoso che si snoda lungo oltre 40 chilometri di cavi con circa 5 milioni di lampadine led a basso consumo energetico e tanta magia per adulti e bambini. Eduardo Giannattasio ha realizzato le opere luminose che s’ispirano al racconto evangelico: La Natività sulla Chiesa di San Pietro in Camerellis; l’Annunciazione sulla Chiesa del Sacro Cuore. Non scordiamoci la Terra! È l’artista Enrica Borghi a firmare un’opera fatta completamente con i fondi delle

bottiglie di plastica recuperate. Il suo Mosaico, installato tra i vicoli del centro storico, vuole essere di monito alla salvaguardia del pianeta Terra devastato dai cambiamenti climatici, dal saccheggio delle risorse naturali e dall’uso indiscriminato della plastica. E poi ancora onde marine e fiori tropicali, costellazioni e pianeti, giocolieri e orsetti volanti, sculture di luce e renne per tutte le strade e le piazze. Presente, come lo scorso anno, anche una ruota panoramica a pochi passi dal mare. Raggiunge quasi i 60 metri di altezza ed è dotata di ben 42 gondole, tutte completamente chiuse e climatizzate ed illuminate con luci multicolori. I.B.


NASCE IL PROGETTO ECCO

Le Economie Circolari di Comunità Tina Pollice È stato presentato a Campi Bisenzio (Firenze) un progetto, coordinato da Legambiente e finanziato dal Ministero per il Lavoro e le Politiche Sociali, che punta a “ diminuire la produzione dei rifiuti ed incentivare i cittadini ad adottare stili di vita sostenibili, formare i giovani ai “lavori verdi” (green jobs), stimolare l’imprenditoria giovanile nel settore dell’economia circolare coinvolgendo disoccupati e neet ( neet = persona, soprattutto di giovane età, che non ha, né cerca un impiego e non frequenta una scuola né un corso di formazione o di aggiornamento professionale). Si chiama ECCO Economie Circolari di Comunità. Alla base della nascita di ECCO le nuove direttive europee in materia di economia circolare, che, con annessi investimenti, puntano a raggiungere alti target di riciclo, sino al 65% per i rifiuti solidi urbani e il 70% degli imballaggi entro il 2035. Il progetto avrà una durata di 18 mesi e si avvarrà dei Rihub, 13 poli di “cambiamento territoriale” dislocati in 13 regioni italiane: Piemonte (Torino), Lombardia (Milano), Veneto (Vicenza e San Stino di Livenza), Friuli Venezia

Giulia (Gemona), Emilia Romagna (Bologna), Toscana (Campi Bisenzio), Lazio (Roma), Abruzzo (Pescara), Marche (Grottammare), Campania (Succivo), Basilicata (Potenza), Puglia (Maruggio), Sicilia (Palermo). I Ri-hub coinvolgeranno cittadini, insegnanti, studenti e non, rappresentanti di associazioni ed istituzioni in attività di educazione alla sostenibilità e promozione dei

principi dell’educazione circolare e formazione diretta all’attivazione di filiere economiche ecosostenibili. I Cittadini, inoltre, potranno indicare problematiche rilevanti a livello locale, in tema di rifiuti e qualità dell’ambiente. I Ri-hub, quindi, non avranno solo un fine didattico, ma, con l’avanzamento del progetto diventeranno dei luoghi dove implementare attività sostenibili fornendo ai

cittadini, insieme a scuole ed associazioni, la possibilità di prender parte ad iniziative pubbliche e ad attività di laboratorio per apprendere le pratiche del riuso e della rigenerazione dei beni, alla base dell’economia circolare. Un progetto che avrà l’ambizione di reintegrare giovani nel mondo del lavoro attraverso nuove competenze verdi e l’attivazione di filiere economicamente sostenibili. Ricor-

diamo che in Italia, oggi, l’economia circolare vale 88 miliardi di euro di fatturato ed impiega circa 575 mila lavoratori. Dall’economia circolare si attendono risparmi per le imprese (di 600 miliardi ogni anno), nuova occupazione (da 500mila ad un milione di nuovi posti di lavoro) e benefici per la qualità dell’ambiente (tra il 2% ed il 4% del taglio delle emissioni di gas serra).


L’architettura di Ryūe Nishizawa Ispirata ai temi della ecosostenibilità e del rispetto del ‘genius loci’ Antonio Palumbo Architetto tra i più singolari ed equilibrati del panorama contemporaneo, vincitore del Premio Pritzker 2010, il maestro nipponico Ryūe Nishizawa, creatore dello Studio SANAA & Associates, impronta la sua attività professionale alla realizzazione di strutture i cui connotati principali sono l’eleganza, la sobrietà, il rigore geometrico, la purezza volumetrica e le raffinate quanto discrete soluzioni tecnologiche. I numerosi riconoscimenti conseguiti da Nishizawa a livello internazionale (ad esempio, negli USA e in vari paesi europei) ne fanno una delle maggiori firme dell’architettura odierna, segnatamente con riferimento ai temi della ecosostenibilità e del rispetto del ‘genius loci’: emerge, infatti, nella sua opera - soprattutto attraverso l’accostamento di materiali differenti (legno, cemento, pietra, ecc.) una costante attenzione per il tema della “coerenza”, ispirata da una particolare ed impegnata ricerca finalizzata a «creare continuamente relazioni tra esterno e interno». Come ha avuto modo di affermare lo stesso Nishizawa, in un passaggio estremamente significativo: «Ogni buona architettura deve possedere il senso della “misura” e della “proporzione” , intese come qualità quasi oniriche - e, apparentemente, immateriali capaci di rinunciare al superfluo per inserirsi in quella tradizione che ha fatto del ‘minus

dicere’ un ‘maximum dicere’». Un’analisi attenta dei progetti del maestro di Tokyo rimanda alle modalità costruttive e semantiche e al delicato minimalismo della tradizionale casa nipponica: pareti leggerissime, scorrevoli e quasi trasparenti si trasformano, qui, in elementi simbolici, concepiti non per “dividere” ma per costituire un segno e per creare un’intimità aperta all’accoglienza e al dialogo con il circostante. Tra le opere più importanti di Nishizawa è d’obbligo evidenziarne almeno alcune. In particolare, la Zollverein School of Management and Design, realizzata nel 2006 ad

Essen, in Germania, è il suo primo edificio europeo. Nel postindustriale paesaggio color ruggine che caratterizza la periferia della città tedesca, la scuola di design progettata dal maestro nipponico emerge come il punto di riferimento che segnala l’accesso principale al sito. Si tratta di un cubo di 35 x 35 metri, con 4 piani fuori terra più 2 interrati ed un giardino pensile, che denota, con evidenza, la volontà di Nishizawa di operare sulla scala monumentale degli edifici industriali circostanti per stabilire una linea di demarcazione con il tessuto suburbano di Essen. Il terminale portuale di Nao-

shima, in Giappone, esprime invece, in termini inequivocabili, la filosofia progettuale dello Studio SANAA & Associates. Elemento preminente della struttura è l’ampia copertura, piana e sottile, sorretta da colonne tanto esili da scomparire quasi alla vista. Al disotto di essa, alte pareti di vetro circoscrivono la sala d’aspetto e la biglietteria. Il progetto riconduce a quello per il “Glass Pavilion” del Museo d’Arte di Toledo in Ohio. Infine, il New Museum of Contemporary Art di New York, che è stato descritto dall’autore come «una scultorea pila di scatole dinamicamente

spostate fuori asse attorno a un perno centrale di acciaio», si può ugualmente classificare tra i progetti cosiddetti “minimalisti”, identificativi dello stile di Nishizawa e che meglio ne rappresentano la straordinaria capacità di «inserimento discreto»: un edificio che sembra non avere finestre, perché il progettista ha ritenuto più conveniente far piovere la luce dall’alto, a beneficio della visione delle opere, con pareti, lucide o opache, che costituiscono soltanto dei semplici diaframmi. Qui si può realmente affermare che quella di SANAA & Associates è una “architettura della gentilezza”.


Grandi Napoletani, grandi Campani

Ferdinando I delle Due Sicilie Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Ferdinando IV Re di Napoli, III Re di Sicilia e I Re delle Due Sicilie (Napoli, 12 gennaio 1751 – Napoli, 4 gennaio 1825). Già Re a otto anni, come spesso avveniva a quei tempi, Ferdinando fu lasciato dai genitori all’atto della loro partenza per Madrid e fu affidato allo statista Bernardo Tanucci e agli altri ministri della corte. Regnò per 65 anni (dal 1759 al 1825) e fu protagonista di moltissimi avvenimenti con le “tragiche pause” legate alle invasioni francesi prima del 1799 e poi del 1806. Fu molto amato soprattutto dal popolo e diventò famoso con il nome di “re nasone”

(inutile spiegarne il perché...). Nel 1768 sposò Maria Carolina d’Austria che gli diede ben 18 figli. Ferdinando IV diventò dopo il Congresso di Vienna del 1815 “I Re delle Due Sicilie” (la Sicilia “al di là del Faro”, l’attuale isola siciliana, cioè, e quella “al di qua del Faro”, l’attuale Sud continentale dell’Italia). Di Ferdinando si ricordano soprattutto la costituzione della prima colonia “socialista” e delle seterie a San Leucio presso Caserta, il grande sviluppo della flotta militare e mercantile (prima in Italia e terza in Europa), i primati relativi alla diffusione della vaccinazione antivaiolo, l’istituzione del prestigioso Collegio Militare della Nunziatella, lo sviluppo delle prime industrie, i lavori relativi alle strade per comunicare con gli Abruzzi, Roma, le Calabrie, le Puglie; i Cinque Reali Siti in Capitanata, il primo battello a vapore in Italia, l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, il palazzo dei Ministeri (attuale Palazzo San Giacomo), la chiesa di San Francesco di Paola in Largo di Palazzo con le due statue equestri e neoclassiche

di Carlo (opera del grande scultore Antonio Canova) e di Ferdinando I. I due cavalli riproducono il tipico “cavallo napoletano”. Si trattava di una razza di cavallo molto apprezzata e alla moda in tutte le corti del mondo: una specie di “Ferrari” dei nostri giorni. Tra le sue caratteristiche aveva la robustezza delle zampe, il collo “a cigno”, una

grande eleganza nel passo e la capacità di scalciare restando su due zampe. Influirono molto nel lungo governo di Ferdinando le vicende legate alla Francia nel 1799 come nel 1806/1815. Parentesi che costarono molto in termini di vite umane (oltre centomila le vittime di parte cristiana-borbonica nel complesso) e anche in termini di

scelte politiche. La vecchiaia e la stanchezza di sessantacinque anni di gioie e di dolori da Re, portarono Ferdinando a trascorrere gli ultimi mesi della sua vita sempre più lontano dalla corte e dai problemi politici e sempre più vicino ai suoi figli e ai suoi tanti nipoti fino alla mattina del 4 gennaio del 1825. segue a pag.15


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EDILIZIA CIVILE

- 1762 iniziò la costruzione in Napoli del primo cimitero in Italia in Napoli; poi ne costruì uno a Palermo; - fece costruire e ampliare strade di Napoli; - restaurò il Palazzo Reale di Napoli; -nel 1779 innalzò la Fabbrica de’ Granili; -nel 1780 iniziò la Villa Reale; - costruì tre teatri: de’ Fiorentini, del Fondo(oggi Mercadante) e di San Ferdinando; - edificò: l’Orto botanico a Palermo, la Villa inglese di Caserta, il Cantiere di Castellammare, il piccolo porto di Napoli, i lavori dell’Emissario di Claudio, Palazzo Reale di Cardito; - costruì più di mille miglia di strade per congiungere Napoli con le province; - restaurò ponti, ne costruì di nuovi, prosciugò maremme, arginò fiumi, ecc.; nel 1790 bonificò la Baia di Napoli; - terminò le costruzioni iniziate dal padre (Regge di Caserta e Portici); - ne iniziò di nuove: Favorita di Palermo, Chiesa di S. Francesco di Paola in Napoli, ecc.

PROVVEDIMENTI ECONOMICI - fondò la Borsa di Cambio, ed avviò molti nuovi commerci, come la pesca del corallo; - cedette a canone e provvide di ottime leggi il Tavoliere della Puglia, facendo sorgere molte colonie, esentando per 40 anni da molte tasse gli agricoltori che avessero popolato, coltivato e incrementato quelle zone fin’allora abbandonate; fondò a tal proposito Monti frumentari; -diminuì notevolmente le tasse ai cittadini (specie quelle da versare ai baroni), dirette e indirette, come quelle di grascina, degli allogati, del tabacco, de’ pedaggi, ed in alcune province quella della seta. - Provvedimenti civili, sociali e di carità, - popolò le isole di Ustica e Lampedusa, cacciando i barbareschi e costruendo fortezze; - fondò la Cassa per gli orfani militari provvedendola di una rendita di 30.000 ducati annui, per educare i figli dei militari defunti e per la dote delle figlie; - istituì la colonia di San Leucio per la lavorazione della seta seguendo criteri di uguaglianza sociale; - nel 1818 salpò da Napoli la prima nave a vapore italiana, che attraversò il Mediterraneo; - introdusse per magistrati l’obbligo di motivare le sentenze.

ISTITUZIONI ED INIZIATIVE CULTURALI

- fondò parecchi collegi militari, un’accademia per le armi dotte, riordinò l’esercito; - riordinò la marina, e quando nel 1790 andò a fuoco il vascello Ruggiero in costruzione a Castellammare; - pubblicò il Codice Penale militare; - nel 1768 stabilì una scuola gratuita per ogni Comune del Regno e per ambo i sessi, ordinando che nelle case religiose si facesse altrettanto; - stabilì altresì un collegio per educare la gioventù in ogni provincia, il tutto senza tasse supplementari; -nel 1779 trasformò la Casa dei Gesuiti di Napoli in un Collegio per nobili giovanetti, detto Ferdinandeo, e diede un Conservatorio per l’istruzione delle orfane povere; - nel 1778 fu creata l’Università di Cattaneo, l’anno seguente quella di Palermo con teatro anatomico, laboratorio chimico e gabinetto fisico; - istituì una sezione astronomica nel Palazzo Reale di Palermo, ove lavorò il Piazzi; un altro osservatorio fondò sulla Torre di San Gaudioso in Napoli; - solo in Sicilia fondò 4 licei, 18 collegi e molte scuole normali; - fondò in Palermo un seminario nautico per l’istruzione di marinai; - istituì una deputazione per sorvegliare tutti i Collegi del Regno; - nel 1778 istituì l’Accademia delle Scienze e delle Belle Arti a Napoli; - aprì una biblioteca a Palermo; - riordinò le tre Università del Regno, creando nuove cattedre: si vide per la prima volta negli ospedali quella di ostetricia e di osservazioni chirurgiche; - scelse come docenti i migliori ingegni, senza badare alle loro opinioni politiche, come Genovesi, Palmieri, Galanti, Troja, Cavalieri, Serrao, Gagliardi, ecc.; - onorò i geni dell’arte musicale, come Cimarosa e Paisiello, che eresse a maestro del Principe ereditario; - arricchì il Museo di Napoli e la Biblioteca; - continuò gli scavi di Ercolano e Pompei.


Il ruolo di supervisore del Data Protection Officer Deve avere un profilo giuridico e tecnico di spessore Umberto Accettullo Luca Monsurrò Il ruolo del D.P.O. – Responsabile Protezioni Dati – deve avere secondo la normativa Europea e Nazionale un profilo ed una preparazione giuridica e tecnica, visto il complesso intreccio di norme in materia di protezione dei dati, ed ha rilevanti funzioni di controllo sui procedimenti amministrativi svolti in totale autonomia ed indipendenza. Nel settore privato, la scelta del Responsabile Protezione Dati è riservata alla esclusiva discrezionalità dell’azienda che può optare e/o selezionare tra i suoi dipendenti come meglio crede quello ritenuto più idoneo sulla base di un giudizio insindacabile, nel settore pubblico, invero, il rispetto dell’osservanza dei principi irrinunciabili di economicità, efficacia, tempestività e correttezza deve sussistere e non può prescindere dai ruoli e funzioni del personale in cui si articola l’organizzazione del singolo ente. La sentenza n.287/2018 del TAR Friuli Venezia Giulia, tra l’altro, afferma che “…. la specifica funzione di garanzia insita nell’incarico conferito, il cui precipuo oggetto non è costituito dalla predisposizione dei meccanismi volti ad incrementare i livelli di efficienza e di sicurezza nella gestione delle informazioni, ma attiene

semmai alla tutela del diritto fondamentale dell’individuo alla protezione dei dati personali indipendentemente dalle modalità della loro propagazione e dalle forme, ancorché lecite, di utilizzo ….” costituisce un importante precedente che delinea il profilo del DPO nella Pubblica Amministrazione. La normativa vigente consente l’assegnazione al DPO di compiti e funzioni a condizione che non diano adito a conflitti di interesse(art 38, par 6) e che gli consentano di avere comunque a disposizione il tempo sufficiente per l’espleta-

mento dei compiti previsti dalla legge(art 38, Par 2), e le eventuali ed ulteriori incombenze si potrebbero tradurre nell’impossibilità di adempiere in modo efficiente alle sue funzioni non fornendo quindi quelle dovute garanzie per assicurare l’adeguata correttezza nel proprio operato. Alcune organizzazioni complesse hanno chiesto al Garante per la Protezione dei Dati Personali di valutare la possibilità di designare più DPO, ma questi ha segnalato che in linea di massima l’unicità di questa figura è una condizione necessaria per evitare

il rischio di sovrapposizioni o incertezze sulle responsabilità, sia con riferimento all’ambito interno all’ente, sia con riferimento a quello esterno, e pertanto occorre che questa sia sempre assicurata. Nulla osta invece alla individuazione di più figure di supporto, con riferimento a settori o ambiti territoriali diversi, anche dislocate presso diverse articolazioni organizzative dell’amministrazione, che facciano però riferimento ad un unico soggetto responsabile, sia che la scelta ricada su un soggetto interno sia che questa ricada su uno esterno. Infine

per l’ampiezza del raggio operativo d’azione riconosciutogli e per la delicatezza e complessità dei compiti attribuitigli, svolti per di più in una posizione di complessa autonomia, diversamente dal settore privato, ove, tanto in qualità di dipendente quanto in quella di esperto esterno, esegue una prestazione tutto sommato consulenziale, in ambito pubblico il DPO finisce con l’assumere di fatto un ruolo di vero controllore dei procedimenti amministrativi, con l’attribuzione di poteri sostanziali, che probabilmente sono andati oltre la volontà del legislatore.


Il diritto di accesso integrale ai documenti delle procedure selettive Ai fini della decisione non rileva la riservatezza dei dati personali dei concorrenti Felicia De Capua La giurisprudenza costante afferma che colui che partecipa ad una procedura concorsuale/selettiva ha diritto di accedere integralmente ex L. 241/90 a tutti i documenti della procedura, ivi compresi gli elaborati, i curricula, i verbali e le schede di valutazione degli altri candidati, atteso che per detti documenti, anche se contenenti “dati personali”, è esclusa in radice l’esigenza di tutela del diritto di riservatezza dei concorrenti. Da ultimo in tal senso interviene il TAR Sicilia Palermo con la sentenza n. 2490 del 28/10/2019, che richiama appunto la precedente giurisprudenza (T.A.R., Napoli, sez. VI, 10/09/2018, n. 5451; T.A.R., Venezia, sez. I, 20/01/2016, n. 37). Il caso in esame riguarda la richiesta di accesso agli atti riguardanti la procedura di selezione per la nomina del Segretario Generale di un ente, articolata in una fase di accertamento dei requisiti professionali richiesti e in una successiva fase consistente in una prova orale per i primi cinque candidati risultati con il maggior punteggio. Il ricorrente, essendo stato escluso dal colloquio, presentava immediata richiesta di accesso agli atti affe-

renti alla procedura concorsuale in questione. Il responsabile del procedimento confermava l’impossibilità di accedere in modo integrale ai curricula dei candidati, ai verbali ed alle schede di valutazione prodotte dalla Commissione d’esame, opponendo l’osservanza dell’art. 24, comma 1, lett. d), L. n. 241/90 e di “nuove rigide disposizioni in materia di privacy” non meglio specificate. I giudici siciliani hanno accolto, al termine di un articolato ragionamento, le doglianze del ricorrente ritenendo generica e fuorviante la suddetta moti-

vazione. Innanzitutto essi hanno osservato in via generale che le necessità difensive - riconducibili ai principi tutelati dall’art. 24 Cost. - sono ritenute prioritarie rispetto alla riservatezza di soggetti terzi. Al contempo hanno riconosciuto che la medesima norma come modificata (art. 22 l. n. 45/2001, art. 176, comma 1, d.lg. n. 196/2003 e art. 16 l. n. 15/2005), specifica con chiarezza che non bastano esigenze di difesa genericamente enunciate per garantire l’accesso, dovendo quest’ultimo corrispondere ad una effettiva necessità di tutela di interessi

che si assumano lesi (cfr. ad es. Consiglio di Stato sez. VI 28 settembre 2012 n. 5153). Tuttavia nel caso in esame i giudici concludono che non vi è dubbio che l’istante vanta un interesse personale, concreto ed attuale alla ostensione, corrispondente ad una posizione giuridica qualificata, siccome derivante dalla partecipazione alla procedura lato sensu selettiva. Tale diritto prescinde, dunque, dal requisito della strumentalità rispetto alle connesse ed eventuali iniziative giudiziarie conseguenti (cfr. CdS Sez. III n. 116/2012),

potendo essere tutelato di per sé ed in via autonoma (Consiglio di Stato sez. VI, 15/11/2018, n.6444). In sostanza “il diritto all’ostensione deriva sia per il richiedente sia (passivamente) nell’ottica del controinteressato dalla partecipazione ad una procedura comparativa, posto che colui che prende parte a tali selezioni, per ciò solo deve sottostare alle potenziali iniziative degli altri concorrenti laddove tese a verificare la trasparenza e la regolarità della procedura” (T.A.R., Roma, sez. II, 27/10/2017, n. 10749).

Viaggio nelle leggi ambientali RIFIUTI Il materiale plastico di cui all'imputazione non poteva qualificarsi come sottoprodotto, difettando sia i requisiti di cui al D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 184 bis, lett. a), trattandosi non di residui di produzione ma di scarti di produzione, sia quelli del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 184 bis, lett. c), non vertendo in fattispecie di utilizzo diretto senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale, ma anzi dovendo il materiale plastico essere sottoposto ad un diverso ed ulteriore trattamento al fine di diventare materiale tessile pile - con conseguente perdita

delle originarie caratteristiche merceologiche e di qualità ambientali. Cassazione Penale Sezione III, Sentenza del 03/09/2018, n. 39400.

RIFIUTI La bonifica delle bombole e dei serbatoi per gas raccolti dalla R. Metalli, venivano svuotati delle sostanze gas-

sose negli stessi presenti con modalità del tutto empiriche, avendo la polizia giudiziaria rinvenuto bombole del gas forate con un piccone dai dipendenti della R. Metalli, come potuto osservare direttamente in occasione del sopralluogo del 20 settembre 2011; sia l'emissione di gas, idonei, per qualità e quantità, a molestare le persone, essendo stata accertata la presenza, nell'area limitrofa allo stabilimento della R. Metalli, di un odore di gas acre e molto forte, tale da provocare bruciore alla gola. Cassazione Penale Sezione III, Sentenza n. 40220, del 10/09/2018.

RIFIUTI Nel caso sottoposto all'attenzione del Tribunale, come emerge dalla semplice descrizione riportata nell'incolpazione, le cose rinvenute avevano diversa origine e tipologia, erano detenute senza alcuna evidente cautela atta ad assicurarne la conservazione o ad impedirne l'ulteriore degrado, necessitavano chiaramente di interventi di recupero o erano palesemente non più utilizzabili, come osservato in ricorso, nel caso dei cateteri scaduti e dei kit di medicazione. Cassazione Penale Sezione III, Sentenza n. 40687 del 13/09/2018. A.T.


Riforestare il Pianeta con un click! Ecosia: il motore di ricerca amico dell’ambiente Cristina Abbrunzo La lotta al cambiamento climatico passa anche dal web. L’inquinamento provocato da Internet e dai dispositivi che lo utilizzano, infatti, è in rapido aumento. Nel 2007 il settore dell’ICT – ovvero l’insieme dei dispositivi e delle tecnologie per lo scambio di informazioni in formato digitale, come Internet, posta elettronica e smartphone – era responsabile dell’1% delle emissioni globali di anidride carbonica. Un recente studio della McMaster University ha stimato che entro il 2040 questo dato raggiungerà il 14%. Internet su tutte è la principale fonte di inquinamento: se fosse un Paese, sarebbe il sesto consumatore di energia a livello mondiale. Ogni nostra attività in rete, infatti, implica complesse elaborazioni di dati da parte di server e data center che consumano ingenti quantità di energia. Basti pensare che il semplice invio di una e-mail con un allegato consuma quanto una lampadina accesa per una giornata intera, così come si stima che ogni ricerca effettuata su un browser di ricerca produca 7 grammi di CO2. Ecco questo articolo intende soffermarsi proprio su quest’ultima stima. Ogni giorno su Internet vengono effettuate circa 4,5 miliardi di ricerche. Se pensiamo ai motori di ricerca, il primo che viene in mente a quasi tutti è

Riforestare il Pianeta con un click!

Google, che in effetti è quello più utilizzato al mondo ed anche quello che, rispetto a molti altri, è in grado di rispondere in modo sempre più preciso e pertinente alle ricerche degli utenti. Quello che, però, ancora non tutti sanno è che, da circa 10 anni, esiste un alterego in chiave ambientalista di Google, un motore di ricerca dall’animo davvero green. Si tratta di Ecosia.org, un motore di ricerca nato in Germania il 7 dicembre 2009, in concomitanza della confe-

renza ONU sui cambiamenti climatici di Copenhagen. che ha la particolarità di contribuire alla riforestazione del Pianeta, grazie alle ricerche degli utenti che lo utilizzano. Nello specifico, l’azienda fondata da Christian Kroll, in associazione con Bing, Yahoo e WWF, investe l’80 per cento dei suoi profitti – che corrispondono a poco meno di metà delle entrate totali (precisamente il 47 per cento) – nella piantumazione di alberi in diverse aree del mondo. Secondo i calcoli della società,

per finanziare la messa a dimora di un albero bastano in media 45 ricerche: un numero che molti raggiungono in un solo giorno, o addirittura in poche ore. In questi 10 anni come mostra un contatore continuamente aggiornato sulla homepage del sito - Ecosia ha piantato oltre 65 milioni di alberi in tutto il mondo, e con l'emergenza per gli incendi in Amazzonia, ha visto schizzare in alto il numero dei suoi utenti. Nella sola giornata di mercoledì 22 agosto, quando le notizie dall’Amazzonia hanno conquistato i primi posti nei media di tutto il mondo e gli appelli sui social network di attivisti, politici e celebrità hanno iniziato a moltiplicarsi, il numero di installazioni di Ecosia è aumentato del 1.150 per cento, arrivando a 250mila download in 24 ore a fronte di una media quotidiana che, fino a quel momento era di circa 20 mila, oltre dieci volte di meno. Ma cerchiamo di capire meglio come funziona. I risultati delle ricerche con Ecosia includono pubblicità che generano guadagni attraverso i clic degli utenti stessi. Inoltre, nelle ricerche compaiono dei link affiliati, denominati "Ecolinks", che consentono agli utenti di generare donazioni attraverso gli acquisti

online. Le aziende dei link affiliati online pagano a Ecosia fino al 5% degli acquisti effettuati sul loro sito. Ma non è tutto. All’impegno nella piantumazione di alberi Ecosia affianca quello sull’utilizzo di fonti rinnovabili. Coerente con la propria mission, i server Ecosia sono alimentati al 100% da energia solare. Attualmente, gli utilizzatori di Ecosia nel mondo sono più o meno 8 milioni, per la maggior parte europei (tedeschi, francesi e britannici in testa). Ma stanno aumentando rapidamente anche negli Stati Uniti, in parte grazie alle iniziative di alcuni gruppi di studenti: per esempio quelli della Ohio State University, che hanno lanciato un progetto per chiedere di far installare Ecosia come motore di ricerca di default su tutti i computer dell’ateneo. Potrà Ecosia far davvero concorrenza al gigante Google e riuscire a diventare una vera alternativa ecosostenibile per la rete? Nel dubbio, non ci resta che provare, anche perché impostarlo come motore predefinito non costa niente ed è semplicissimo. Basta scaricare ed istallare il componente aggiuntivo per Firefox ed effettuare la ricerca direttamente digitando sul proprio browser.


CHE IL ROMANZO DELLA VITA ABBIA INIZIO Schiacciati dalla tecno/tristezza non vediamo le cose come sono. Vediamo le cose come noi siamo Andrea Tafuro “Giuvinò famme ‘o piacere tu ca può vulà vieni ‘nu mumento ‘cca sta ‘a speranza all ‘urdeme scaffale ‘e chesta vita a pigliasse ma è troppo aveto e nun ce arrivo. ….. Cu’e muscoli d’acciaio vattesse’e mariuoli fujesse ‘cchiù d’ ‘a luce ‘nmiez’ ‘e lenzole e a chi sta ‘nmiez’ ‘e guai e dorme ‘nmiezo ‘a via le dicesse “Mo ce stongh’io. La leggenda del Superman Napoletano Tommaso Primo “Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c ‘è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L’ emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’ uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’ imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c ‘è l ‘altrove. Io non mi occupo dell’ altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco”. Jep Gambardella (Toni Servillo), nel film La grande bellezza. Salve mi chiamo Gaetano, ho otto figli e sento la povertà picchiare alla mia porta. La famiglia italiana è sempre più povera e per conquistare questo eccezionale primato non si è fatta mancare nulla: figli da crescere, mancanza di lavoro e/o di una casa, angoscia nell’

affrontare le responsabilità genitoriali.Quando pensiamo alla povertà, la raffiguriamo con la vedova senza pensione, calze sdrucite e cappottino allo stremo, con la sua bolletta stretta in mano, che si presenta in parrocchia. Quest’immagine è il povero tradizionale, prevedibile, gestibile, stabile. Il povero 4.0 invece è quello con lo smartphone, la mega tivù e il Suv (compatto per non esagerare). Non sembrano poveri. Non sono i bisognosi a cui eravamo abituati. Il cristiano perfettino entra in crisi, non è l’indigente a cui donava il suo santo tempo libero, non è malato, non è sofferente, non è l’ escluso… è il tuo vicino di casa. “Cercavo la grande bellezza ma

non l’ho trovata” risponde Jep alla santa suora incartapecorita che gli chiede perché non abbia più scritto. “Le radici sono importanti”, dice a sua volta la santa, spiegando perché ogni giorno si nutre solo di 40 grammi di radici. E’ questa la grande bellezza, è cercare dentro di noi e dentro le cose intorno a noi. Dentro le persone che incontriamo e dentro la terra, nelle piccole radici della nostra esistenza. Noi, come Jep, abbiamo bisogno di tornare alle radici, per ripartire da dove ci eravamo fermati: “Finisce tutto con la morte. Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla…”. I nuovi profeti della tecno/tristezza imperante, pro-

clamano che se spendessi 5 euro (in benzina pulita?) per compensare l’emissione di una tonnellata di anidride carbonica, oltre a fare qualcosa di buono, forse otterrei un beneficio sociale di 2 euro circa. Di contro riflettendo (ne sono ancora capace) decido che donando gli stessi 5 euro a un’altra organizzazione, che si batte per combattere la povertà come quella di Gaetano, si sarebbe potuto creare un beneficio sociale del valore di 150 euro. Insomma, nascosta sotto il bla bla bla bla, alle nuove generazioni vorrei poter dire che non ho fatto solo ciò che mi sembrava utile secondo le mode del momento, ma che ho partecipato al miglioramento di questo mondo con metodi e strategie semplici e sensate. Ferdinand Tonnies, sociologo tedesco, individua due forme diverse di organizzazione sociale: la comunità, fondata sul sentimento di appartenenza e sulla partecipazione spontanea e la società basata sulla razionalità e sullo scambio. Nei suoi studi ha evidenziato che la comprensione reciproca e alla base della comunità e non il fine. Urca! Nella scuola, nelle chiese, tanti sforzi sono stati fatti che alla fine è stato raggiunto il risultato di tracciare un confine e creare, Baumann dixit: “ comunità gruccia alle quali appendere tutte le paure e ansie

vissute a livello individuale [… ] in compagnia di altri individui afflitti dalle medesime ansie e paure. Il vostro mondo liquido e moderno è in continua trasformazione. Tutti voi, che vi piaccia o no, verrete trascinati via senza scampo, anche quando vi sforzate di rimanere immobili nel punto in cui vi trovate”. Dopo aver letto queste parole, mi è ritornata in mente una barzelletta che circolava nel mio ufficio a Genova. Mentre passeggiava tranquillo per Piazza De Ferrari a Genova, un signorotto della riviera tutto impettito, s’imbatte in un sudamericano che russa beato all’ombra dei portici di Palazzo Ducale. Super indignato, ma da perfetto credente, sveglia l’uomo con un calcio, gridando: “Perché sprechi il tuo tempo, fannullone e buono a nulla?”. “Per fare che, signore?”, ribatte il disgraziato. “Vai a lavorare!”. “Perché mai?”, replica l’altro. “Per guadagnare denaro”. E l’indigente: “Perché?”. “Così ti puoi riposare e oziare!”. “Ma è proprio quello che sto facendo!”, aggiunge l’uomo. Eh si! La presenza d’un significato per cui vivere è determinante nel configurare l’immagine di se stessi, il proprio destino, il posto che si occupa nel mondo, la relazione con gli altri, il ruolo in quanto insieme di attese da parte degli altri e di risposte da dare. Alla fine del film Jep dice: “Che il romanzo abbia inizio”...


I SESSIONE: La qualità e la sostenibilità dell'acqua potabile

ore 10.30 Interventi Maddalena Mattei Gentili, Direttore generale per la Salvaguardia del Termercoledì 11 dicembre (ore 9:30 13:30) ritorio e delle Acque del Ministero dell’Ambiente Napoli Maschio Angioino (Antisale dei Baroni) Direttiva 2019/904 SUP (Single use Plastics) ed impatto sull’utilizzo dell’acL’evento intende promuovere il confronto tra i diversi operatori del settore e qua in plastica le amministrazioni pubbliche per discutere dello stato dell’arte e di soluzioni - Lorenzo Bardelli, Direttore sistemi idrici di ARERA – Autorità di regolazione innovative che possano migliorare la qualità delle risorse idriche e l’effi- per Energia Reti e Ambiente cienza dei diversi processi per il mercato domestico, oltre che il confronto - Giordano Colarullo, Direttore generale di Utilitalia sull’acqua Plastic Free e l’utilizzo del PET nella distribuzione ed imbottiglia- Il ruolo dell’acqua pubblica nell’economia circolare: la campagna “la tua mento. l ciclo dell’acqua dei centri urbani ed extraurbani può essere il mo- acqua, il nostro impegno” tore dell’economia circolare contando su soluzioni sostenibili ed innovative. Annalisa Martinoli, Dirigente D.G. Ciclo integrato delle acque e dei rifiuti della Regione Campania Stato dell’arte del ciclo integrato in Campania ore 9:30 Registrazione Modera: Michele Macaluso – Direttore ANEA ore 10:00 Introduzione e Saluti - Roberto Morassut – Sottosegretario di Stato Ministero dell’Ambiente - Eleonora de Majo – Assessore alla Cultura del Comune di Napoli - Raffaele Del Giudice – Assessore all’Ambiente del Comune di Napoli - Concetta Marrazzo – Consigliere Ordine Architetti e PPC di Napoli e Provincia - Eduardo Cosenza – Presidente Ordine Ingegneri Napoli - Maurizio Carlino – Presidente Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Napoli - Maurizio Sansone – Presidente Ordine dei Periti Industriale e Periti Industriali Laureati della Provincia di Napoli - Benedetto Scarpellino – Presidente ANEA

- 1° Caso studio – Enrico Di Maio, Al.Eco S.r.l - Sergio D’Angelo, Commissario straordinario di ABC Acqua Bene Comune Napoli Azienda Speciale*, Qualità e potabilità dell’acqua - 2° Caso studio – Leandro Bettaccini, Resp. Ricerca & Sviluppo di Kalko Tronic - Michele Di Natale, Presidente GORI - 3° Caso studio – L’utilizzo del Pet nella distribuzione dell’acque e la Sua sostenibilità - Umberto Montella, Presidente ANACI Associazione Nazionale Amministratori Condominiali Immobiliari ore 13:00 Conclusioni e dibattito

II SESSIONE: Le soluzioni innovative per il trattamento delle acque - Francesca Mazzarella – Direttore Fondazione Utilitatis Mercoledì 11 dicembre (ore 14:30 18:30) Napoli Maschio Angioino (Antisale dei Baroni) Il Workshop vuole essere un’occasione di riflessione sul tema dell’economia circolare applicata al settore del trattamento delle acque e delle attuali politiche che riguardano il servizio idrico integrato. La discussione si sofferma sul coinvolgimento di numerosi attori locali, protagonisti ciascuno di una fase del processo di governo idrico: regolamentazione, pianificazione, gestione e controllo. Il trattamento delle acque, quindi può essere visto come una risorsa per il recupero di sostanze preziose entrando così nel ciclo virtuoso dell’economia circolare. ore 14:30 Registrazione Introduce e Modera: Michele Macaluso, Direttore ANEA

Il Blue Book - Paolo Giacomelli, Direttore settore acqua di UTILITALIA Il Recupero di energia dai fanghi - Pasquale Coccaro, Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale - Luigi Petta, Laboratorio Tecnologie per l'uso e gestione efficiente di acqua e reflui dell’ENEA Valorizzazione acque reflue e fanghi in ottica di economia circolare - Fulvio Bonavitacola, Vicepresidente della Regione Campania Le iniziative della Regione Campania in materia di depurazione delle acque - Annalisa Martinoli, Dirigente D.G. Ciclo integrato delle acque e dei rifiuti - Regione Campania Stato dell’arte del ciclo integrato in Campania

- 1° Caso studio: Giuliano Santorelli, RDR Analisi predittiva per l’Economia Circolare - Vincenzo Belgiorno, Direttore EIC (Ente Idrico Campano) 14:45 Introduzione e Saluti - 2° Caso studio - Sistemi di automazione e telecontrollo - Biagio Naviglio, Presidente Ordine Regionale dei Chimici e dei Fisici della - Stefano Sorvino, Commissario Straordinario ARPA Campania Campania Lo stato ambientale dei corsi d’acqua in Campania - 3° Caso studio – l’importanza del trattamento della acque reflue ore 15.00 Interventi - Luca Pucci, Legambiente Campania - Maddalena Mattei Gentili, Dir. Gen. per la Salvaguardia del Territorio e Citizen Science per la tutela dei fiumi: l’esperienza di Legambiente Camdelle Acque, Ministero dell’Ambiente pania Esempi di recupero di materia ed energia nel servizio idrico: produzione - Corrado Gisonni, Prof. di Costruzioni idrauliche dell’Università degli Studi ed uso del Biogas “Luigi Vanvitelli” - Alessandro Bratti, DG ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ore 18.00 Conclusioni e dibattito Il riutilizzo delle acque reflue come gestione sostenibile delle risorse idriche - Giovanni Portaluri, Responsabile della Funzione Competitività, InfrastrutIL CONVEGNO È VALIDO PER L’ASSEGNAZIONE DEI CREDITI ture e Territori di INVITALIA FORMATIVI DAI PRINCIPALI ORDINI PROFESSIONALI Il progetto ReOpen SPL