Plastic tax: la tassa che ha diviso il Paese Il Governo è al lavoro per apportare correttivi al provvedimento ARPAC
Reflui oleari: incontro con gli agronomi irpini
Con gli interventi del commissario straordinario Arpac Stefano Sorvino e del direttore tecnico facente funzione Claudio Marro, si è aperto lo scorso 11 novembre ad Avellino un seminario organizzato dall’Ordine dei dottori agronomi e forestali della provincia irpina. Tema dell’incontro: la gestione dei reflui oleari, reflui zootecnici e fanghi di depurazione.
Plastic free, plastic Tax…oramai è chiaro che la rivoluzione green italiana passa obbligatoriamente attraverso la progressiva riduzione delle materie plastiche e, questa volta, dalle parole si è passati ai fatti grazie alla previsione di una vera e propria tassa sugli imballaggi usati una sola volta per trasportare o contenere prodotti alimentari, inserita nel disegno di legge “Bilancio di Previsione dello stato per l’anno 2020 e bilancio pluriennale 2020-2022” presentato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri...
AMBIENTE & TRADIZIONE
Francesco I delle Due Sicilie
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L’INTERVISTA
Parla Mario Malinconico, Direttore dell’IPCB-CNR di Pozzuoli La ricerca riveste sicuramente un ruolo-chiave nel dibattito sulla riduzione delle materie plastiche, a confermarlo è il Prof. Mario Malinconico, Direttore di ricerca presso l'Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IPCB-CNR) di Pozzuoli...
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PRIMO PIANO
Il Report di sostenibilità del Conai
De Crescenzo-Lanza pagg.14-15
Martelli a pag.3
Ministero dell’Ambiente: nasce la Direzione Generale del Mare
L’architetto lusitano Álvaro Siza
Dal primo gennaio 2020 inizierà il suo mandato la Direzione Generale del Mare. A dare la notizia è stato il Ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, all'assemblea di Confitarma. "Ho previsto una struttura che parli del mare anche con gli armatori”.
Pensionamento dott. Serafino Barbati
Paparo a pag.9
In Italia dal 1998 al 2018 il ricorso allo smaltimento in discarica dei rifiuti di imballaggio è passato dal 67% al 19%. Il tasso di recupero rispetto all’immesso al consumo degli imballaggi mostra un trend in costante crescita. Lo scorso anno ha superato l’80%, raggiungendo il massimo storico. Gli imballaggi complessivamente avviati a recupero sono stati pari a 10,7 milioni di tonnellate. Questi sono alcuni dei dati presentati nel Report di Sostenibilità 2019 realizzato dal Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) e dai suoi sei consorzi di filiera. Liguori a pag.4
Massimo esponente (insieme a Eduardo Souto de Moura e Fernando Tavora) della cosiddetta “Scuola di Porto”, l’architetto lusitano Álvaro Siza esprime concezioni e rappresentazioni della sostenibilità che rivestono un carattere del tutto particolare.. Palumbo a pag.12
AMBIENTE & DIRITTO
NATUR@MENTE
La carta fedeltà e la tutela della privacy
Anatomia della schiavitù moderna
Non può trasformarsi in una forma occulta di raccolta dati Recarsi al supermercato ed effettuare la spesa rappresenta una attività che è parte essenziale del nostro agire quotidiano; quando giriamo per gli scaffali... Monsurrò a pag.16
La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi.
M.Tafuro a pag.19
Con un incontro che si è tenuto lo scorso 31 ottobre presso il Dipartimento Provinciale di Caserta il personale dell'Arpa Campania ha salutato il dottor Serafino Barbati – Direttore del Dipartimento – per l’entrata in quiescenza dopo diciannove anni di servizio prestato per l’Agenzia. Unitamente ai tanti colleghi intervenuti da tutte le sedi agenziali a lui va il saluto di stima del Direttore e della Redazione di Arpacampania Ambiente.
a cura di Giulia Martelli
Plastic tax: la tassa che ha diviso il Paese Il Governo è al lavoro per apportare correttivi al provvedimento Plastic free, plastic Tax…oramai è chiaro che la rivoluzione green italiana passa obbligatoriamente attraverso la progressiva riduzione delle materie plastiche e, questa volta, dalle parole si è passati ai fatti grazie alla previsione di una vera e propria tassa sugli imballaggi usati una sola volta per trasportare o contenere prodotti alimentari, inserita nel disegno di legge “Bilancio di Previsione dello stato per l’anno 2020 e bilancio pluriennale 20202022” presentato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ed attualmente allo studio del Parlamento. Inutile dire che questa imposta, che dovrebbe entrare in vigore già dall’anno nuovo, ha incontrato dubbi e diffidenze tanto all’interno dell’esecutivo stesso quanto tra i produttori e le associazioni di consumatori tutti legittimamente preoccupati di dover sostenere il peso di un’ulteriore gabella. Di fatto, la Plastic Tax recepisce, almeno in parte, la Direttiva europea adottata lo scorso maggio dal Consiglio UE che vieta l’utilizzo di alcuni prodotti in plastica usa e getta prevedendo, inoltre, il pagamento di un’aliquota unica di 1 euro ogni chilogrammo di plastica non riciclata utilizzata. Un introito per le casse dello Stato pari a circa 1,1 miliardi di euro nel 2020 e 1,8 miliardi di euro nel 2021. La defini-
Hanno detto…
zione dei prodotti tassabili rappresenta, però, uno dei nodi da sciogliere: la bozza della manovra italiana, infatti, parla di MACSI, ossia quei prodotti “realizzati con l’impiego, anche parziale, di materie plastiche costituite da polimeri organici di origine sintetica che non sono ideati, progettati o immessi sul mercato per compiere più trasferimenti durante il loro ciclo di vita o per essere riutilizzati per lo stesso scopo per il quale sono stati ideati”, tra questi: polistirolo, tappi di bottiglie, etichette ed imballaggi ma non siringhe, taniche e tutti quegli oggetti di plastica che potrebbero avere un uso più duraturo. Una
prima modifica alla bozza sembrerebbe aver escluso dalla tassazione i manufatti biodegradabili e compostabili secondo lo standard EN 13432 e forse anche quelli prodotti totalmente con materiale riciclato. Il Ministro Gualtieri sta incontrando in questi giorni sia i senatori che gli operatori del settore per modulare nel migliore dei modi questa tassa. Intanto, lunedì, scade il termine per la presentazione dei correttivi alla manovra al Senato e si cominciano a votare le proposte di modifica alla Camera al decreto fiscale e ad un provvedimento che, oramai, non può più farsi attendere.
“Le plastiche biodegradabili e compostabili non vanno tassate in quanto si tratta di una tecnologia tutta italiana esportata in tutto il mondo che va nella direzione dell'economia circolare. L'elemento in più che si chiede al Parlamento, e che io sostengo, è di dare un aiuto supplementare per incentivare ancora di più le aziende a modificare il sistema produttivo verso le plastiche riciclabili e compostabili, con un credito di imposta, per esempio supplementare. Vogliamo immaginare che il concetto di tassa sia non da gettito ma da scopo e quindi che serva per modificare il sistema produttivo”.
“Con la plastic tax esiste il rischio evidente che il costo venga scaricato sugli anelli più deboli della filiera in particolare sugli agricoltori, ai quali verrà chiesto di ridurre ulteriormente i margini di reddito. La tassa andrà a colpire, poi, i consumatori finali e l'alimentare che è la principale voce di spesa delle famiglie con 244 miliardi di euro all'anno, senza dimenticare che le più colpite in proporzione dagli effetti sui prezzi al consumo della plastic tax, sarebbero proprio le fasce più povere della popolazione che spendono in percentuale una quota maggiore del proprio reddito per i consumi primari come l'alimentazione".
Sergio Costa, Ministro dell'Ambiente
Ettore Prandini, Presidente Coldiretti
EMILIA ROMAGNA
La risposta al Governo: approvato il piano “PlasticFreER” Persegue la strada opposta a quella che il Governo sta percorrendo il piano “PlasticFreER” approvato ieri dalla Regione Emilia Romagna che ha come asset fondamentale: incentivi – anziché tassazione – alle imprese per liberare uffici, mense, sagre e spiagge dalla plastica. La strategia, descritta da Stefano Bonaccini governatore dell’Emilia Romagna, mette sul piatto da subito due milioni di euro per finanziare quindici azioni che vanno dal-
l’istituzione di una Cabina di regia, alla previsione di incentivi alla sostituzione delle stoviglie monouso in plastica con apposite clausole nelle procedure di gara e allo stanziamento di risorse per progetti di ricerca rivolti a soluzioni ecosostenibili.
a cura di Giulia Martelli
L’INTERVISTA Parla il prof. Mario Malinconico, Direttore di ricerca presso l'Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IPCB-CNR) di Pozzuoli La ricerca riveste sicuramente un ruolo-chiave nel dibattito sulla riduzione delle materie plastiche, a confermarlo è il Prof. Mario Malinconico, Direttore di ricerca presso l'Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IPCB-CNR) di Pozzuoli , che ha chiarito i nostri dubbi e ci ha illustrato i materiali su cui la scienza sta puntando per questa rivoluzione green. Nei laboratori del CnrIPCB professori, ricercatori e borsisti provenienti da tutto il mondo collaborano fianco a fianco per la caratterizzazione e la sintesi dei materiali polimerici preparandoli allo sviluppo tecnologico. Quali vantaggi può portare la fase di progettazione a monte dei materiali? La nostra progettazione segue due indirizzi: il primo è quello di orientare la sintesi chimica alla modifica delle proprietà fondamentali dei polimeri (cristallizzabilità, durezza, comportamento nel fuso, compatibilità biologica), il secondo è di utilizzare le nostre conoscenze sulla microstruttura dei polimeri per le applicazioni nella risoluzione di problematiche tecnologiche che ci provengono dal mondo dell'industria con cui collaboriamo. Negli ultimi anni le problematiche tecnologiche si sono profondamente interconnesse con quelle ambientali, indirizzando quindi le nostre ricerche sul riciclo delle miscele di polimeri incompatibili
(ad. es., poliolefine con poliesteri e poliammidi, plastica e fibre vegetali, bioplastiche degradabili e compostabili). Questi temi hanno portato il nostro Istituto in prima linea nello scenario europeo, come dimostrato dai progetti di ricerca a cui partecipiamo dai primi Programmi Quadro fino ad H2020. È attualmente all' esame del Parlamento la cosiddetta "Plastic tax”, al momento, però, sembra che la plastica non sia sostituibile in numerosi mercati e prodotti. Qual è il contributo scientifico che la ricerca può dare - in particolare ai produttori affinché si raggiunga lo stesso obiettivo senza ricorrere alla filiera del petrolio? Bisogna distinguere tra le plastiche per imballaggi e le pla-
stiche per uso durevole, quali quelle degli oggetti, dell'arredamento, dei trasporti, delle apparecchiature elettriche ed elettroniche etc. Nel settore dei film sottili per imballaggio alimentare, la sostenibilità va verso indirizzi quali la riduzione degli spessori, la riduzione degli strati, lo sviluppo di monomateriali plurifunzionali. Il controllo delle caratteristiche molecolari dei polimeri consentirà di avere più funzioni con la stessa struttura chimica di base, riducendo quindi i problemi di riciclo a fine vita dell'imballaggio. La ricerca sta inoltre migliorando le prestazioni degli imballaggi in plastica bio-derivata, quali l'acido polilattico (PLA), il polibutilensuccinato (PBS), il polibutilensuccinato-co-adipato (PBSA) ma anche le miscele tra amido termoplastico
e poliesteri (tecnologia italiana nota come famiglia dei Mater-Bi), o sviluppando imballaggi a base di polimeri di diretta derivazione naturale, come il chitosano, le pectine, le zeine, lavorabili da viscose invece che dal fuso. Per le plastiche di uso durevole è necessario invece un maggior coinvolgimento dei produttori sia di polimeri che degli oggetti derivati, per aiutarli nella riprogettazione dei manufatti secondo i criteri del facile disassemblaggio, della riduzione dell'utilizzo di collanti, della marchiatura per migliorarne la riconoscibilità. Insomma, produttori e consumatori insieme in una alleanza con il mondo della ricerca con l'obiettivo di passare dalla vendita e dal consumo di un bene alla fornitura di un servizio circolare. Il calcolo dell’ LCA (Analisi del ciclo di vita) dei materiali è determinante nello sviluppo di materiali alternativi alla plastica. La bioplastica può rappresentare la panacea di tutti i mali? I principi dell'LCA si stanno perfezionando per dare risultati affidabili che effettivamente siano in grado di aiutare il legislatore, i produttori e la società civile ad operare le scelte più oculate. Ad esempio, è oggi evidente attraverso l'LCA che la sostituzione della plastica- specialmente nei contenitori- con altri materiali quali il vetro, l'acciaio, l'alluminio o la carta, causerebbe un incremento dei GHG (Gas effetto serra) fino a dieci volte maggiore. La bioplastica, sia quella biodegradabile e compostabile, sia quella semplicemente biobased, quindi ottenuta da carbonio rinnovabile e non da fonte petrolifera, può aiutare a ridurre la dipendenza dal
petrolio da un lato, e dall'altro, in alcuni settori, quali gli imballaggi alimentari e le plastiche in agricoltura, contribuire al miglioramento della raccolta del rifiuto organico rappresentando una risorsa aggiuntiva per ottenere un compost di qualità e migliorando la struttura del compost stesso. L'Italia rappresenta un'eccellenza nella gestione e raccolta dei materiali da imballaggio. Qual è il segreto per raggiungere un altrettanto soddisfacente livello di riciclo? Semplificare gli imballaggi per numero di polimeri impiegati, migliorare la qualità della raccolta e quindi ridurre l'inquinamento delle filiere, usare rigorosamente plastiche compostabili per la raccolta del rifiuto organico domestico ma anche mercatale. Bisogna poi trasferire all'industria le metodologie chimiche e/o chimico-fisiche che possono consentire buone proprietà ai manufatti ottenuti anche nel caso di plastiche miste residuali dalla selezione degli imballaggi (il cosiddetto plasmix). Laddove possibile, impiegare processi di de-polimerizzazione, che consentono di riottenere le molecole di partenza da cui sono stati ottenuti i polimeri. Solo quando tutte queste opzioni siano state applicate, si può considerare la termovalorizzazione con recupero energetico una opzione finale ammissibile. Ma l'Italia ha comunque un tasso di utilizzo pro-capite di plastica eccessivo, e quindi l'ultimo messaggio che voglio lanciare è: la plastica è un materiale intelligente, è possibile usarne di meno e usarla meglio, è possibile produrne di meno e produrre plastica migliore. Insomma, cerchiamo di essere intelligenti anche noi!
Il Report di sostenibilità del Conai Nel 2018 gli imballaggi avviati a recupero dal Sistema Consortile sono stati pari a quasi cinque milioni di tonnellate Fabiana Liguori In Italia dal 1998 al 2018 il ricorso allo smaltimento in discarica dei rifiuti di imballaggio è passato dal 67% al 19%. Il tasso di recupero rispetto all’immesso al consumo degli imballaggi mostra un trend in costante crescita. Lo scorso anno ha superato l’80%, raggiungendo il massimo storico. Gli imballaggi complessivamente avviati a recupero sono stati pari a 10,7 milioni di tonnellate. Questi sono alcuni dei dati presentati nel Report di Sostenibilità 2019 realizzato dal Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) e dai suoi sei consorzi di filiera. Il riciclo rappresenta da sempre la principale destinazione dell’attività di recupero: nel 2018 l’87% (oltre 9 milioni di tonnellate) dei quantitativi recuperati è stato avviato a riciclo, mentre il restante 13% (1,4 milioni di tonnellate) destinato a recupero energetico. Della porzione avviata a riciclo il 43% è carta, seguita da vetro e legno (entrambi intorno al 20%). Per il recupero energetico prevale l’incidenza degli imballaggi in plastica con oltre il 68% dei quantitativi totali. Negli anni sono cresciuti sia i quantitativi avviati a riciclo dalla gestione indipendente sia quelli della gestione consortile, ma è stata quest’ultima a determinare il cambio di passo degli ultimi due de-
cenni: infatti si sono avuti circa 6 milioni di tonnellate in più di imballaggi avviati a riciclo (tra il 1998 e il 2018), il cui 70% é stato gestito dalla filiera consortile. Al Consorzio aderiscono produttori e utilizzatori di imballaggi che versando il Contributo Ambientale CONAI (CAC) si fanno carico degli oneri relativi alla raccolta, al recupero e al riciclo degli imballaggi immessi al consumo, non gravando, quindi, sulla tariffa pagata dai cittadini. Il CAC serve a finanziare le attività di CONAI e dei sei Consorzi di filiera, a partire dalla promozione della Raccolta Differenziata, tramite il corrispettivo economico riconosciuto alle amministrazioni comunali sulla base di quanto stabilito dall’Accordo Quadro stipulato periodicamente tra l’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e il CONAI. Tale Accordo ha carattere volontario e opera in totale sussidiarietà al mercato, quindi anche i Comuni (o i gestori)
I BENEFICI AMBIENTALI E SOCIO-ECONOMICI DI CONAI E CONSORZI DI FILIERA
ALLUMINIO
ACCIAIO
CARTA
Carta
Acciaio
Ges t
374
71
513
0
0
0
0
2
383*
0
TOTALE
962
TOTALE
385
Gest io
Valo ri
4
consortile C ne
209
17
322
TOTALE
4.897
S
Ges t
38 2.986 998 376
2.576
e indipend ion
imento fina alt m Discarica o inceneritore
9.254
Green Economy
TOTALE
4.356
consortile C ne
AI ON
995 929 644 1.564
* Con esclusione della quota di frazione estranea pari a 90 kt
9
Fig.1
Al
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Legno
V etro
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178
13.267
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68 4.906 3.036 2.292 2.472
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TOTALE
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LA PREVENZIONE
1.438
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Green Economy
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PLASTICA
Plastica
I flussi dei rifiuti di imballaggio in Italia nel 2018 (migliaia di tonnellate) recupe gia r er
LEGNO
Gest io
LA GESTIONE NAZIONALE DEI RIFIUTI DI IMBALLAGGIO
possono decidere se convenzionarsi o operare autonomamente. Nel 2018 gli imballaggi avviati a recupero dal Sistema Consortile sono stati pari a 4,8 milioni di tonnellate per il 90% a riciclo e per il restante 10% a recupero energetico (fig.1). Il vetro rappresenta il materiale più importante in termini di peso, con circa 1,6 milioni di tonnellate avviati a recupero, seguito nell’ordine dalla plastica, dalla carta e dal legno che oscillano intorno al milione di tonnellate ognuno. Infine i contributi dei
rifiuti di imballaggio in metallo, con le circa 200 mila tonnellate dell’acciaio e le 17 mila dell’alluminio. Ma quali sono i benefici economici-ambientali della gestione consortile per la comunità? Se guardiamo i numeri riguardanti il risparmio di materiale primario ci accorgiamo di quanto si stia facendo nel settore: 259.000 tonnellate di acciaio (pari a quello usato per la costruzione di 672 treni Frecciarossa); 16.000 tonnellate di alluminio (che corrispondono a 1,51 miliardi di lattine); 829.000 tonnellate di carta (332 milioni di risme di fogli A4); 925.000 tonnellate di legno (l’equivalente di 42 milioni di pallet); 436.000 tonnellate di plastica (20 miliardi di bottiglie di acqua in PET da un litro e mezzo) e 1.564.000 tonnellate di vetro (4 miliardi di bottiglie di vino da 0,75 litri). Un risparmio che porta con sé un beneficio impressionante: l’energia primaria risparmiata è di oltre 20,91 terawattora in un anno. Sempre lo scorso anno i rifiuti di imballaggio avviati a riciclo dal Sistema Consortile hanno evitato l’emissione in atmosfera di quasi 4 milioni di tonnellate di CO2eq. Le emissioni evitate nel 2018, grazie all’avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio da parte del Sistema Consortile, sono
raddoppiate rispetto al 2005 e ammontano cumulativamente a 40 milioni di tonnellate di CO2eq in 14 anni. Delle emissioni di gas serra evitate nel 2018 il 39% e imputabile all’avvio a riciclo di rifiuti di imballaggio in vetro, seguito in ordine dalla plastica e dalla carta. Il Nord Italia resta l’area da cui provengono le quantità maggiori dei rifiuti di imballaggio conferiti: “l’Italia settentrionale continua a performare meglio – ha dichiarato il Presidente del Conai Giorgio Quagliuolo ma è altrettanto vero che stiamo smuovendo alcune aree del Mezzogiorno in cui sono stati velocemente raggiunti risultati paragonabili a quelli di molte città del Nord: penso a Catanzaro, a Potenza, a Bari, a Cosenza. Se c’è una chiara volontà politica, anche le città del meridione possono riscoprirsi virtuose. Il Sud Italia purtroppo sconta una drammatica carenza di impianti per il trattamento dei rifiuti di imballaggio: un problema economico e ambientale, legato ai costi e alle emissioni dei trasporti dei materiali al Nord. L’Italia ha bisogno di più impianti, e di riflesso di norme chiare e trasparenti, con un orizzonte di lungo periodo, che possano incentivare gli imprenditori a investire”.
Bocciato il Parco Marino in Antartide, voti sfavorevoli della Cina e della Russia Avrebbe protetto ben tre aree distinte, coprendo habitat cruciali Anna Paparo Ha subito una battuta d'arresto il tentativo portato avanti dall'Australia, dalla Francia e da tutta l'Unione Europea di rendere “area protetta” un parco marino con una superficie di un milione di chilometri quadrati situato a est dell'Antartide. Nella riunione della Commissione per la conservazione delle risorse marine viventi dell'Antartide (Ccamlr), a cui aderiscono venticinque Paesi fra cui l'Italia, oltre all'Unione Europea, è mancato nuovamente il voto unanime richiesto dalla sua costituzione. La speranza di tutti era quella che durante la riunione annuale, che si è svolta nelle scorse settimane a Hobart in Tasmania, fosse finalmente approvata la dichiarazione intesa a preservare la biodiversità e aiutare a mitigare gli impatti del cambiamento climatico. L'East Antarctic Marine Park avrebbe protetto ben tre aree distinte, coprendo habitat cruciali e terreni di fo-
raggiamento di pinguini, foche, balene e uccelli marini. Ma tutte le aspettative sono state spente. Infatti, per l'ottava volta la proposta ha incontrato di nuovo resistenze, con Cina e Russia, che conducono pesca industriale nell'Oceano Meridionale e che hanno votato ancora contro. Nella riunione sono stati, tut-
tavia, raggiunti accordi per adottare un nuovo piano per monitorare il krill, una fonte di cibo critica per molte specie antartiche; mentre un importante gruppo del settore di pesca del krill ha accettato di estendere le restrizioni autoimposte sulla pesca in certe aree durate i periodi di nidificazione e di riproduzione dei
pinguini. Non finisce qui. La Commissione ha stabilito, inoltre, che i pescherecci non dovranno disperdere in mare plastica, carburanti o lubrificanti nell'intera area di circa trentasei milioni di kmq coperta dalla convenzione, pari a circa il dieci per cento degli oceani del mondo. Le acque che circondano l'Antartide
sono tra le più incontaminate al mondo, ma sono anche tra le più vulnerabili e il braccio di ferro sul loro destino va avanti da tempo. Nell'Oceano Antartico vivono più di dieci mila specie, tra le quali la maggior parte dei pinguini del mondo, balene, uccelli marini, un tipo particolare di calamaro e merluzzo che sono l'obiettivo principale dei pescherecci che operano in questa regione. C'è poi da sottolineare che l'Oceano meridionale è considerato un'area essenziale per la ricerca scientifica sia per lo studio del funzionamento di ecosistemi marini intatti, sia per determinare gli effetti del cambiamento climatico globale. Nonostante l'ennesimo buco nell'acqua, non ci si fermerà e si porterà avanti l'idea di salvaguardare i tesori della natura, proteggendo le biodiversità e portando avanti attività a impatto zero, così da regalare a noi e alle nuove generazioni un futuro migliore all'insegna del green e del benessere.
Clima: in Africa oltre cinquanta milioni di persone a rischio Secondo un Rapporto Oxfam si tratta della più grave siccità degli ultimi quarant’anni Oltre 50 milioni di persone in 18 Paesi, sparsi tra Africa centrale, orientale e meridionale, "rischiano di morire fame a causa degli effetti devastanti dei cambiamenti climatici, aggravati da conflitti e povertà estrema. Molte regioni sono colpite, per la seconda volta in 4 anni, da una gravissima e prolungata siccità, la più grave degli ultimi 38 anni". L'allarme è contenuto in un nuovo rapporto della onlus Oxfam in cui l'associazione evidenzia che "alluvioni estreme e siccità stanno devastando aree sempre più vaste dell'intero Continente: solo nel 2019 2,6 milioni di 'profughi climatici' si sono aggiunti alle 7,6 milioni di persone in fuga da conflitti. "Un costo umano altissimo - rileva Oxfam - cui si aggiungono danni per 700 milioni di dollari dovuti alla crisi
climatica negli ultimi 10 anni". Da qui "l'appello urgente ai Paesi ricchi e ai leader africani perché mettano in campo una risposta immediata a sostegno delle comunità più vulnerabili". In particolare, riferisce la Confederazione internazionale di organizzazioni non profit, nell'Africa meridionale, in diverse aree dello Zimbabwe, si registra il più basso livello di piogge dal 1981, con 5,5 milioni di persone che al momento sono colpite da grave insicurezza alimentare. La regione dello Zambia ricca di mais è oggi a secco. Le esportazioni si sono azzerate, con la conseguenza che nel paese a soffrire la fame sono 2,3 milioni di persone. Intanto la situazione si sta aggravando anche in Angola, Malawi, Mozambico, Madagascar, Nami-
bia e Zimbabwe. La siccità sta colpendo duramente anche l'Africa orientale e il Corno d'Africa, in particolare in Etiopia, Kenya e Somalia. Allo stesso tempo, le temperature record registrate nell'Oceano
Indiano hanno scatenato piogge intensissime in Kenya e Sud Sudan, provocando alluvioni soprattutto lungo i principali corsi fluviali: il Sud Sudan ha dichiarato lo stato di emergenza, con oltre
900.000 persone colpite dalle alluvioni. Oxfam "al momento è al lavoro a fianco di oltre 7 milioni di persone in 10 dei paesi africani più colpiti dalla crisi cli(Ansa) matica”.
Ecomondo, luci e ombre del “green” italiano Il Snpa ha contribuito ad animare il consueto appuntamento fieristico Luigi Mosca È «la più importante manifestazione al mondo sul tema dell’economia circolare e delle tecnologie ambientali», nelle parole di Sergio Costa, che il 5 novembre scorso ha inaugurato alla fiera di Rimini l’edizione 2019 di Ecomondo. L’ormai tradizionale appuntamento fieristico organizzato nella città romagnola ha fornito al ministro l’occasione per provare a chiarire la linea del governo italiano in materia di plastic strategy. Al centro dell’attenzione degli operatori, la dibattuta plastic tax la cui applicazione è al vaglio del Parlamento, e che desta particolare apprensione in un territorio, quello emiliano-romagnolo, disseminato di industrie del settore. «Siamo disposti a migliorare il testo del provvedimento in Parlamento», ha detto l’esponente dell’esecutivo. Costa ha ipotizzato l’applicazione di un credito di imposta supplementare, dell’ordine del 20-25 percento, per le imprese che cambieranno i propri sistemi produttivi nella direzione indicata dalla legge. Inoltre ha aggiunto che il gettito di questo tributo dovrebbe essere reimmesso nel settore, tornare dunque a beneficio delle imprese. Il ministro è intervenuto nell’ambito del convegno sul tema “la strategia italiana per la plastica”, promosso all’interno dell’evento fieristico. Accanto a lui, il presidente della Commissione bicamerale Ecomafie, Stefano Vignaroli, che ha ipotizzato «l’esonero dalla tassa, oltre che per i manufatti monouso in plastica biodegradabile e compostabile, anche per quelli realizzati in tutto o in parte in plastica riciclata, ma-
Reflui oleari: incontro con gli agronomi irpini
teriale che oggi fatica a trovare sbocchi sul mercato». È solo uno dei temi “caldi” toccati nel corso di una tre giorni che ha coinvolto circa 1.300 espositori provenienti da trenta Paesi, su una superficie espositiva di circa 130mila metri quadrati e con oltre mille relatori intervenuti nei tanti convegni e incontri organizzati nel corso dell’evento. Il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente ha contribuito ad animare questa edizione di Ecomondo, con uno stand e soprattutto con la partecipazione ai numerosi eventi nell’ambito della manifestazione. Carlo Emanuele Pepe, dg di Arpa Liguria e vicepresidente Snpa, ha parlato di «sfida difficile, ma entusiasmante, quella che porterà l’Italia verso l’economia circolare. Su temi come end of waste e controlli, Snpa ha un ruolo di attore e direi anche di ‘aiuto-regista’». Il recepimento in Italia del “pacchetto rifiuti” dell’Unione europea vede gli enti del Snpa impegnati in prima linea, come ha spiegato Valeria Frittelloni di Ispra. L’istituto è impegnato nell’elaborazione dei decreti per l’attuazione delle politiche “end of waste” e insieme a tutto il Si-
stema sta mettendo a punto un nuovo sistema di controlli. «Le quattro nuove direttive Ee sull’economia circolare e quella sulla plastica», ha spiegato il dg di Ispra Alessandro Bratti, «ci vedono impegnati nel campo dei controlli. Vogliamo avviare un’interlocuzione preliminare con le imprese per spiegare come il Sistema approccia il nuovo contesto normativo e il modo in cui applicheremo i controlli sulla base delle direttive europee». Molte le occasioni, nell’ambito della fiera, in cui si è discusso di luci e ombre del nostro Paese in tema di ecosostenibilità. Tra i settori più dibattuti, la gestione dei rifiuti organici: un settore dove l’Italia brilla per quantità di rifiuti organici differenziati ogni anno (è terza in Europa), ma non brilla per impiantistica. Tanto che, su 6,6 milioni di tonnellate di organico raccolte nel 2017, più di un milione hanno viaggiato da regione a regione, soprattutto dal Sud verso Nord. È quanto si evince dallo studio “Il fabbisogno nazionale di trattamento dei rifiuti” realizzato da Utilitalia e presentato nel corso della manifestazione. Dallo studio emerge che Lazio, Campania e Sicilia sono le regioni che esportano più rifiuti organici verso altri territori italiani. Non è certo l’unica ombra che grava sulle performance ambientali del nostro Paese. Nel corso degli “Stati generali della green economy”, altro evento collaterale a Ecomondo, si è evidenziato come in Italia ormai da cinque anni non calano più le emissioni di gas serra. Il progresso delle rinnovabili, in termini di quota sulla produzione di energia, si è quasi fermato e il parco auto
Con gli interventi del commissario straordinario Arpac Stefano Sorvino e del direttore tecnico facente funzione, Claudio Marro, si è aperto lo scorso 11 novembre ad Avellino un seminario organizzato dall’Ordine dei dottori agronomi e forestali della provincia irpina. Tema dell’incontro, moderato dal presidente provinciale dell’Ordine, Ciro Picariello, la gestione dei reflui oleari, reflui zootecnici e fanghi di depurazione. Il direttore tecnico, accompagnato dai funzionari esperti del tema, ha illustrato, tra le altre cose, i risultati dei controlli eseguiti in provincia di Avellino e i dati del progetto Monitef, realizzato da Arpac sull’intero territorio regionale. Sulla base di una convenzione con l’assessorato regionale all’Agricoltura, l’Agenzia ha svolto, nel periodo 2015-2018, sopralluoghi presso circa trecento
resta, per così dire, il più denso d’Europa, con circa 650 auto immatricolate ogni mille abitanti. Ma la kermesse riminese è anche un luogo in cui l’innovazione, ovviamente in chiave green, apre nuove prospettive. Sul fronte italiano, Milano si è aggiudicata il Premio sviluppo sostenibile che la Fondazione per lo sviluppo sostenibile e l’Italian Exhibition Group assegnano ogni anno a una città italiana che si distingue per elevate prestazioni ambientali. Tra i riconoscimenti consegnati nel corso di Ecomondo,
aziende zootecniche, verifiche documentali presso 34 Comuni, analizzato oltre mille comunicazioni di spandimento, effettuato il monitoraggio ambientale di quattro corsi d’acqua potenzialmente impattati dai rilasci di nitrati di origine agro-zootecnica. L’agricoltura di pregio è un settore strategico per l’economia irpina e Arpa Campania è particolarmente impegnata nel garantire che la gestione dei reflui venga svolta nel rispetto dell’ambiente. L’incontro, che si è svolto nella sede dell’istituto agrario De Sanctis, si inquadra nella volontà di Arpac di aprirsi verso gli ordini professionali e le realtà produttive, per coniugare esigenze di sviluppo e tutela del territorio. Sul sito agenziale https://www.arpacampania.it all’interno della sezione tematica “agro ambiente” sono pubblicati i lavori di cui si è discusso ad Avellino.
c’è il Call for Ideas di Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il recupero e il riciclaggio degli imballaggi in plastica. Tra i progetti premiati c’è Tigre, acronimo di Time Gated Recycling of plastics, progetto sviluppato dal Dipartimento di Chimica ´Giacomo Ciamician´ dell´Università di Bologna, che grazie all´inserimento di nanoparticelle di silicio con un codice colore identificativo, punta a ottenere una migliore sensibilità in fase di selezione degli imballaggi in plastica provenienti dalle raccolte differenziate e destinati al riciclo.
Monitorare la qualità dell’aria a scuola Presentato il progetto di “citizen science” CleanAir@School che coinvolge anche Arpac Le scuole contribuiscono a monitorare la qualità dell’aria nelle città italiane, grazie al progetto CleanAir@School, prentato il 14 novembre scorso alla Camera dei deputati. Il progetto, coordinato da Ispra con la partecipazione di quindici Agenzie del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (tra cui Arpa Campania), prevede attività di educazione ambientale e di citizen science in 82 scuole primarie e secondarie distribuite in 32 Comuni dell’intero territorio nazionale, con inizio il 20 novembre prossimo. Le attività riguarderanno il monitoraggio del biossido di azoto (NO2), uno degli inquinanti principali delle aree urbane, determinato in larga misura dal traffico autoveicolare. Si tratta di un progetto volto a sensibilizzare e formare i cittadini, attraverso il ruolo di “citizen scientist”, sulle problematiche dell’inquinamento atmosferico e della qualità dell’aria e sulle modalità di monitoraggio, facendoli partecipare a fianco di tecnici esperti. Nato da un’iniziativa promossa nel 2018 dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, il Progetto coinvolge 10 Paesi della rete delle agenzie ambientali europee (Epa Network); nella maggior parte dei Paesi le attività si chiuderanno nel 2019,
Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 15 novembre 2019 - Anno XV, N.21 Edizione chiusa dalla redazione il 15 novembre 2019 DIRETTORE EDITORIALE
Luigi Stefano Sorvino
DIRETTORE RESPONSABILE
Pietro Funaro
CAPOREDATTORI
Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli
IN REDAZIONE
Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi Mosca, Andrea Tafuro
GRAFICA E IMPAGINAZIONE
Savino Cuomo
PROGETTO DII C CITIZEN SCIENCE PROGETTO D ITIZEN S CIENCE E DI AMBIENTALE SULLA QUALITÀ DELL’ARIA DI EDUCAZIONE EDUCAZIONE A MBIENTALE S ULLA Q UALITÀ D ELL’ARIA
mentre in Italia proseguiranno anche nel 2020. L’iniziativa è patrocinata dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare ed è organizzata in collaborazione con l’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci), con cui Ispra ha recentemente attivato un protocollo d’intesa per lo sviluppo di attività finalizzate al raggiungimento di una migliore qualità dell’ambiente urbano. L’inquinamento atmosferico, tema principale di CleanAir@School, è uno degli aspetti che preoccupa maggiormente i cittadini europei e ha determinato, nel tempo, un crescente senso di sfiducia verso le istituzioni deputate a tutelarli. La Commissione europea ha intensificato la propria azione lanciando nel 2013 il programma “Clean Air for Europe”, contenente un pacchetto di misure per ridurre le fonti di inquinamento dell’aria e migliorare le condizioni di salute della popolazione entro il 2030. L’Italia ha aderito firmando il protocollo d’intesa che istituisce il “Piano
d’azione per il miglioramento della qualità dell’aria”, sottoscritto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri con sei ministeri (Ambiente, Economia, Sviluppo Economico, Infrastrutture e trasporti, Politiche agricole, alimentari e forestali e del turismo, Salute) e le Regioni e Province autonome. CleanAir@School mira a coinvolgere scuole, studenti e famiglie in maniera attiva e scientifica rendendoli partecipi, al fianco di esperti istituzionali, delle attività di monitoraggio che, senza alcuna pretesa di sostituirsi ai monitoraggi ufficiali fatti con procedure e criteri ben più complessi, rappresentano un esempio concreto di partecipazione attiva al controllo ambientale. L’obiettivo dell’iniziativa è anche quello attivare un confronto diretto tra cittadini e istituzioni, favorendo quindi la conoscenza reciproca e l’instaurarsi di un rapporto di fiducia, nonché quello di stimolare un cambio di comportamento verso stili di vita più virtuosi e sostenibili, ad esempio in termini di mobilità.
Ornitologia, un museo da visitare ad Apice L’educazione ambientale passa anche per i musei disseminati sul territorio, anche quelli meno noti. Ad Apice, in provincia di Benevento, si può visitare un museo ornitologico in cui sono rappresentate numerose specie dell’avifauna europea. La collezione, allestita dall’ornitologo Antonio Porcelli, ha sede nell’ex edificio scolastico della cittadina sannita e comprende cinquecento esemplari impagliati raccolti sul territorio nazionale ed europeo. Il museo dispone inoltre di una vasta biblioteca tematica con duemila testi scientifici, di una banca semi per l’avifauna granivora, di una collezione di nidi raccolti in natura, di una collezione di gusci d’uova e di una videoteca. A cadenza bimestrale, inoltre, nello spazio espositivo si tengono dei convegni tematici sull’avifauna, con relatori del mondo scientificoaccademico e delle associazioni ambientaliste. Il museo dedicato agli uccelli è aperto tutti i giorni per le scolaresche e per i visitatori in genere. Per informazioni museoornitologicoapice.it.
HANNO COLLABORATO
I. Buonfanti, F. De Capua, G. De Crescenzo, B. Giordano, G. Loffredo, R. Maisto, L. Monsurrò, A. Palumbo, A. Paparo, T. Pollice, M.Tafuro
SEGRETARIA AMMINISTRATIVA
Carla Gavini
DIRETTORE AMMINISTRATIVO
Pietro Vasaturo
EDITORE Arpa Campania Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1 80143 Napoli REDAZIONE Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1- 80143 Napoli Phone: 081.23.26.405/427/451 Fax: 081. 23.26.481 e-mail: rivista@arpacampania.it magazinearpacampania@libero.it Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Napoli n.07 del 2 febbraio 2005 distribuzione gratuita. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne la rettifica o la cancellazione scrivendo a: ArpaCampania Ambiente,Via Vicinale Santa Maria del Pianto, Centro Polifunzionale, Torre 1-80143 Napoli. Informativa Legge 675/96 tutela dei dati personali.
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https://www.snpambiente.it/progetti/cleanairschool/ https://www.snpambiente.it/progetti/cleanairschool/
In Italia l’aria è più pulita? Negli ultimi quaranta anni l’atmosfera nel nostro Paese è diventata più limpida Bruno Giordano Incredibile ma vero. Da uno studio condotto dal Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell'Università degli Studi di Milano e dall'Istituto per le Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Isac), pubblicato di recente su Atmosferic Environment, negli ultimi quaranta anni l’atmosfera in Italia è diventata più limpida, e l’aria può considerarsi più pulita. I ricercatori della Statale e del Cnr-Isac hanno utilizzato i dati di una variabile
meteorologica che non era mai stata studiata in modo esaustivo in Italia, cioè la visibilità orizzontale in atmosfera, molto condizionata dal livello di inquinamento atmosferico. La visibilità orizzontale è importante in diversi ambiti tra cui quello del traffico aereo, tanto da venire monitorata continuamente da molti decenni in tutte le stazioni del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare. Un operatore addestrato valuta, mediante una serie di riferimenti, quale è la massima distanza alla quale un oggetto risulta visibile. Nella ricerca
viene discussa l'evoluzione della frequenza delle giornate con atmosfera limpida, ovvero con visibilità superiore a 10 e a 20 km, in varie aree del territorio italiano nel periodo 1951-2017. Questa frequenza è cambiata fortemente in tutte le aree considerate e i cambiamenti più grandi si sono avuti nelle aree più inquinate del Paese tanto che, in zone come il bacino padano, la frequenza dei giorni con visibilità sopra i 10 o i 20 km è più che raddoppiata negli ultimi 40 anni. In Italia, così come negli altri Paesi più sviluppati, le emissioni di sostanze inquinanti sono fortemente cambiate negli ultimi decenni e, ad una rapida crescita delle emissioni negli anni 60 e 70, dovuta al tumultuoso sviluppo economico di questo periodo, ha infatti fatto seguito un’altrettanta rapida decrescita dovuta ad una serie di norme emanate per ridurre l'inquinamento atmosferico nelle nostre città. Le analisi effettuate hanno messo in evidenza in modo efficace il successo che si è avuto in Italia sul fronte della lotta all'inquinamento atmosferico anche se
si deve fare di più per completare il percorso di risanamento che i dati di visibilità in atmosfera, documentano in modo così efficace. Le emissioni degli inquinanti che concorrono al particolato atmosferico vanno ad interagire con la radiazione solare riflettendola verso lo spazio causando un raffreddamento della superficie terrestre provocando, un effetto opposto a quello dei gas climalteranti come l’anidride carbonica, ed è per tale motivo che l’aumento del contenuto di aerosol in atmosfera registrato fino agli inizi degli anni ’80 ha
parzialmente nascosto l’aumento di temperatura causato delle sempre più alte concentrazioni di anidride carbonica. Negli ultimi decenni, invece, grazie alle politiche di contenimento delle emissioni, la progressiva riduzione degli aerosol ha determinato un aumento della radiazione solare che giunge a terra “smascherando” il vero effetto dei gas serra. Infatti, mentre tra gli anni ’50 e la fine degli anni ’70 la temperatura nel nostro Paese è rimasta pressoché costante, dagli anni ’80 ad oggi è cresciuta di quasi mezzo grado ogni decennio.
Atlantico, croce e delizia del clima europeo Senza questo oceano l’Europa avrebbe poche precipitazioni e clima più freddo in inverno Gennaro Loffredo Il clima dell’Europa si differenzia tanto da quello americano proprio per la presenza di questa vasta, immensa distesa di acqua oceanica. Dall’Oceano Atlantico, infatti, arrivano le masse di aria umida e mite, le quali hanno la capacità di mitigare e rendere meno crudo il clima della maggior parte delle nazioni europee. Gli appassionati di meteorologia, amanti del tempo dinamico per eccellenza, benedicono questa gigantesca fonte di aria umida, una vera e propria fabbrica di pioggia e vento. In estate, dopo un periodo caldo, l'ingresso delle correnti atlantiche può determinare temporali spettacolari e di rara bellezza specie al nord, forieri a volte (e pur-
troppo) anche di danni. Se in primavera, in estate e in autunno l'Atlantico viene visto positivamente dagli appassionati di meteorologia,
come fonte di dinamismo atmosferico, in inverno diventa la bestia nera degli amanti del freddo. Il grande Oceano si trasforma in "colui che mette
i bastoni tra le ruote al gelo e alla neve in Europa". Si comincia allora a fantasticare su come sarebbe il clima in Europa d'inverno senza la sua invadente presenza: sicuramente molto più freddo, ma con poca umidità e di conseguenza poche precipitazioni (ergo poca neve). Il Mediterraneo ci metterebbe sicuramente una pezza in fatto di umidità e creazione di sistemi nuvolosi, che interesserebbero quasi essenzialmente il centro-sud, lasciando spesso a secco il nord. Si trasformerebbe, in sostanza, l'Europa in una ghiacciaia, un po’ come negli stati Uniti d’America dove ad ovest c’è il continente e New York che ha la stessa latitudine di Napoli viene spesso tormentata da grosse tempeste di neve. Nel momento in cui l'in-
verno volge al termine, quasi tutti gli appassionati tornerebbero ad invocare a squarciagola la sua presenza, perchè senza Atlantico non ci sarebbero fronti, perturbazioni, pioggia, vento e ci sarebbe sicuramente meno neve anche sulle Alpi e meno temporali in estate. In altre parole, non ci sarebbe quel dinamismo cadenzato che solo l'Atlantico sa condurre sul vecchio continente e in Italia. E allora, ne varrebbe davvero la pena? L’acqua è oggi e lo sarà per sempre la prima fonte di ricchezza inestimabile a cui nessuno potrà fare a meno e anche se il clima oggi è diventato sempre più estremo, l’oceano atlantico fingerà sempre da termoregolatore delle condizioni atmosferiche dell’Europa e dell’Italia.
I rifiuti di plastica danneggiano le cozze A causa delle microplastiche i mitili sopravvivono meno Ilaria Buonfanti Le cozze sono molluschi bivalvi che si trovano, tipicamente, nel bacino del Mar Mediterraneo e sulla fascia costiera Atlantica (dal Marocco alla Gran Bretagna) anche se, la loro natura invasiva, le ha portate a colonizzare anche le acque di Giappone, California e Sudafrica. In Campania il consumo delle cozze è elevatissimo, questi molluschi fanno parte da sempre della nostra tradizione culinaria e le ricette a base di cozze, come ad esempio la famosissima “impepata”, vengono cucinate ormai in tutta Italia. Le cozze rientrano nella categoria dei cibi energetici, vera e propria fonte di proteine nobili, vitamine B e C, sali minerali (potassio, sodio, fosforo e zinco), con proprietà stimolanti e digestive. Svolgono una potente azione antiossidante contro i radicali, rallentando l’invecchiamento, e hanno un forte potere antinfiammatorio che protegge il sistema immunitario. Le cozze sopravvivono attaccandosi a legno, rocce e scafi delle navi, oscillando grazie ad un fascio di filamenti sottili chiamato bisso.
Questa caratteristica permette loro di avere una maggiore flessibilità per nutrirsi e migrare. Il bisso costituisce una vera e propria seta naturale che, anticamente, veniva utilizzata per creare tessuti pregiati. Più recentemente è stato studiato e si sta tentando di riprodurlo in laboratorio poiché potrebbe avere applicazioni in chirurgia, ortopedia e per riparare lo smalto dei denti! Un recente studio, apparso su Environmental Pollution, ha dimostrato che purtroppo, le cozze, risentono della presenza delle microplastiche in acqua. Nello specifico perdono la loro straordinaria capacità di aderenza agli scogli diminuendo le loro possibilità di sopravvivenza. Gli scienziati hanno analizzato le cozze blu esposte a varie dosi di microplastiche non biodegradabili per un periodo di 52 giorni, scoprendo che le plastiche fanno sì che le cozze non producano un numero sufficiente di fili di fibre, il bisso appunto. Lo studio ha anche calcolato di quanto calerebbe la tenacia con cui le cozze si fissano nel loro ambiente: misurando la massima forza verticale che deve essere esercitata per dislocare il mollusco dalla sua
posizione, i mitili che erano nell’acqua con presenti le microplastiche mostravano un crollo del 50% della forza, se confrontate con il gruppo di controllo in acqua non inquinata. Per capire i potenziali effetti delle microplastiche sulla salute delle cozze, gli scienziati hanno deciso di misurare anche le proteine nel fluido circolatorio dei molluschi, detto emolinfa, che svolge una funzione simile a quella del sangue. Questo ha rivelato come le microplastiche inducano una forte risposta immunitaria e colpiscono anche il metabolismo dei mitili. Insomma, le cozze possono resistere alle ondate e alle forti maree rimanendo attaccate agli scogli solo se la quantità di bisso è quella giusta. I bissi inoltre le aiutano a formare aggregazioni, aumentando il successo della fecondazione e rendendo le cozze più resistenti alla predazione. Una riduzione di questi filamenti in natura potrebbe portare a impatti a cascata sulla biodiversità e alla riduzione delle rese dell’acquacoltura. Questa ricerca ci dà un’ulteriore conferma di quanto siano dannose le microplastiche in ambiente marino.
Ministero dell’Ambiente
Nasce la Direzione Generale del Mare Dal primo gennaio 2020 inizierà il suo mandato la Direzione Generale del Mare. A dare la notizia è stato il Ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, all'assemblea di Confitarma. "Ho previsto una struttura che parli del mare anche con gli armatori", così ha spiegato il ministro a margine dell'assemblea. "C'è tutto il progetto del Green Italy che stiamo costruendo insieme a loro: avviarlo è una cosa ma poi deve essere portato a compimento" a partire dalla questione dei rifornimenti di Gnl come combustibile alternativo. Un nuovo tassello alla strategia del Green New Deal. Il provvedimento approvato il sei novembre dal Consiglio dei Ministri rinnova totalmente il Ministero dell’Ambiente permettendo di adeguare la struttura amministrativa alle sfide del futuro. Questo nuovo progetto porterà alla nascita di due dipartimenti: il primo gestirà la tutela dell’ambiente, in tutte le sue componenti, all’interno del quale nascerà una nuova direzione ad hoc sul mare, oltre a quelle già esistenti su natura, dissesto e acqua; il secondo si occuperà della transizione ecologica, coordinando le competenze su crescita verde, economica circolare e sviluppo sostenibile. “Ora saremo più forti e organizzati per affrontare le sfide ambientali sia a livello nazionale che internazionale, attraverso un maggiore presidio del territorio e una maggiore capacità di monitoraggio su tutti gli enti e amministrazioni che attuano le politiche ambientali” - ha continuato entusiasta il ministro. La Direzione del mare si inserisce, quindi, in un discorso più ampio. Ci troviamo di fronte una nuova organizzazione amministrativa, realizzata senza spese, articolata ora secondo un sistema più moderno a responsabilità distribuite fondato su due Capi dipartimento, chiamati a coordinare i temi generali, e otto Direzioni generali, a presidio dei settori di competenza. In questo modo si vuole confermare l’importanza delle azioni di salvaguardia dell’ambiente e di contrasto all’inquinamento affiancandole alle più recenti sfide di promozione di comportamenti e sistemi produttivi meno inquinanti e di stimolo instaurando un rapporto armonioso con l’ambiente e affrontando più efficacemente le svolte epocali e ormai improcrastinabili, dettate dai cambiamenti climatici. Non è un caso che uno dei due dipartimenti sia dedicato alla transizione ecologica. Questa nuova direzione per il mare avrà come obiettivo fondamentale quello di tutelare l'ambiente marino e governare i processi partecipati della blue economy. A.P.
Gli effetti dei metodi biologici sull'ambiente Bisogna tenere sotto controllo le importazioni ed il loro impatto sulle emissioni di gas serra Rosario Maisto Secondo alcuni studi il passaggio a coltivazioni e allevamenti biologici, pur avendo un effetto positivo sull'ambiente locale, porterebbe ad un forte calo della produzione. La conseguente necessità di importare merci a produzione intensiva dall'estero finirebbe quindi per provocare un aumento netto delle emissioni di gas serra anziché una diminuzione. In particolare, l’espansione delle coltivazioni e degli allevamenti biologici di fatto può dare un contributo al contenimento dei gas serra ma va considerata a livello globale e non locale, in caso contrario, porterebbe soltanto ad un maggiore sfruttamento del suolo su scala più ampia e un aumento netto delle emissioni. I metodi biologici consentono di ridurre le emissioni del venti per cento per ogni bene prodotto nel caso delle coltivazioni agricole e del quattro per cento
nel caso degli allevamenti, se tutta la produzione agroalimentare fosse ipoteticamente convertita a questi metodi produttivi, l’impatto sulle emissioni di gas serra sarebbe dunque rilevante. Il rovescio della medaglia, secondo i calcoli degli studiosi,
è che rinunciare allo sfruttamento intensivo di terreni e animali da allevamento porterebbe a un calo della produzione del quaranta per cento. Se il fabbisogno alimentare delle regioni non diminuisse in proporzione, sarebbe necessario ricorrere a merci di
importazione prodotte con metodi intensivi e che dovrebbero affrontare un trasporto più o meno lungo per arrivare sulle tavole dei consumatori, l’effetto netto sarebbe dunque un aumento delle emissioni di gas serra e non una diminuzione. Sempre secondo i ricer-
catori, bisogna ragionare in termini globali su tutte le possibili conseguenze di processi che appaiono utili se considerati singolarmente, anche se i metodi biologici portano sicuramente a benefici ambientali locali, compresi un maggiore contenimento di carbonio nel suolo, la riduzione dei pesticidi e il miglioramento della biodiversità, in tutto questo bisogna considerare queste pratiche rispetto anche alla maggiore richiesta di produzione di merci da altre parti del mondo, bisogna quindi riflettere anche sulle abitudini dei consumatori, il consumo di prodotti biologici attualmente è una scelta personale e non rappresenta le abitudini di tutta la nazione. Ovviamente, lo stesso territorio, con un altro tipo di dieta nazionale, avrebbe fornito risultati differenti perché di sicuro i prodotti biologici sono un alternativa alle industrie ma aiutano non solo l’ambiente ma anche i produttori locali.
Quando la biodiversità si riorganizza Gli habitat di tutto il mondo stanno rispondendo ai cambiamenti climatici con un veloce ricambio delle specie Gli habitat di tutto il mondo stanno rispondendo ai cambiamenti climatici e alle attività umane con un veloce ricambio delle specie, un terzo di esse viene sostituito in rapido tempo. La biodiversità è in crisi, ma la cosa che spaventa negli habitat locali è che non soffrono tanto di una diminuzione del numero di specie, quanto di un elevato ricambio con nuove specie che rimpiazzano quelle scomparse nell’arco di pochi anni, infatti, studiare i cambiamenti della biodiversità a livello regionale è un compito particolarmente arduo per i ricercatori, ogni habitat locale infatti reagisce in modo specifico al riscaldamento climatico e alla pressione delle attività umane, come lo sfruttamento del suolo e l’inquinamento, manifestando una propria variazione sia della composizione sia del numero di specie nell'ecosistema. Un punto fermo stabilito
dalle ricerche è che, in molti habitat, l’effetto non è semplicemente una diminuzione del numero totale di specie, perché quelle perse vengono sostituite da altre, quindi è fondamentale capire come cambia la composizione delle specie di un habitat. I ricercatori hanno usato un enorme database che raccoglie una serie di cambiamenti di biodiversità nell’arco del tempo in concomitanza con gli studi ecologici, ogni serie rappresenta una registrazione della composizione delle specie presenti in uno specifico sito nel corso del tempo. L’analisi statistica dei dati mostra che i tassi di variazione della biodiversità dipendono molto dal territorio, nei diversi habitat, il numero di specie può aumentare o diminuire, ma se si considerano tutti gli habitat del pianeta simultaneamente, emerge un incremento nel numero medio di specie degli habitat locali. Quindi ora la domanda sorge
spontanea, siamo in una recessione ecologica? Il risultato fondamentale emerso dallo studio è che la composizione locale delle specie si riorganizza molto rapidamente, di fatto, una parte queste viene sostituito da nuove nell’arco di un decennio, questi cambiamenti sono
molto più rapidi e intensi nei sistemi marini che in quelli terrestri, in particolare nei mari tropicali che ospitano la maggiore biodiversità del pianeta. In conclusione, si può affermare che per ora la crisi della biodiversità non si manifesta con il declino del numero di
specie quanto piuttosto nella loro riorganizzazione su ampia scala, sperando che le specie autoctone del nostro e di tutti i territori non subiscano il fenomeno di alienazione delle specie, sarebbe per noi e per tutti un disastro ed una perdita di flora e fauna locale. R.M.
Il Green Deal della Commissione Europea e della Banca Europea degli investimenti Luca Monsurrò L’obiettivo ambizioso di trasformare l’unione Europea nella prima area al mondo ad impatto climatico zero entro il 2050 è scritto nero su bianco nel c.d. “European Green Deal” proposta dalla presidente della Commissione dell’Unione Europea in pectore Ursula von der Leyen. Secondo i proponenti la difesa dell’ambiente, affrontata in modo serio e coerente, rappresenta un punto di svolta rivoluzionario, perché occuparsi di mutamenti climatici significa gettare le basi di un nuovo sviluppo equo, inclusivo e duraturo che non compromette il futuro anzi può rappresentare un volano per affrontare ed in parte risolvere la crisi economica e sociale di questi tempi. La riduzione delle emissioni pari al 40% entro il 2030, previsto dall’accordo di Parigi, visti gli ultimi sconvolgimenti climatici, sembra non bastare più ed è per questo che con il nuovo programma Europeo si prevede un taglio del 55% delle emissioni nello stesso periodo. Le emissioni di carbonio avranno un prezzo e tutti i settori verranno inclusi facendo convergere sistemi di emission trading appunto
entro il 2030. Per raggiungere tali audaci obiettivi si dovrà però incidere anche sulla leva fiscale, immettendo una imposta sul carbonio alle frontiere ed un riesame della direttiva sulla tassazione dei prodotti energetici. Ed inoltre l’intervento sui settori strategici, ma altamente energivori, dell’edilizia e del tessile, rappresenta un complemento fondamentale al raggiungimento del target proposto, fondando così un nuovo piano di azione sulla c.d. economia
circolare e sull’uso sostenibile delle risorse, che è bene ricordarlo, non sono infinite, anzi. Tale progetto, appare evidente, ha bisogno di notevoli risorse, ed infatti il capitolo dei mezzi economici da utilizzare, dovrà necessariamente subire un corposo incremento, proprio con il bilancio 20212027, che è attualmente al vaglio dell’Europarlamento e del Consiglio e che probabilmente sarà approvato con un documento finale entro la fine del mese di novembre. Si pre-
vede, a tal proposito, l’utilizzo di almeno il 25% del bilancio complessivo dell’Unione a favore di questa “rivoluzione verde” che sarà accompagnato anche da un intervento corposo da parte della Banca Europea per gli Investimenti (Bei), che ha manifestato la volontà di erogare circa mille miliardi di euro nel prossimo decennio, diventando di fatto una vera e propria “banca climatica europea”. È chiaro che la transazione verso una economia davvero
sostenibile non sarà indolore e comporterà dei radicali quanto repentini cambiamenti di approccio produttivo e certo non sarà facilitata da due fattori fondamentali come l’invecchiamento della popolazione e l’ innovazione tecnologica, che possono rappresentare elementi di rallentamento importante per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi annunciati se non affrontati con la giusta determinazione e con un approccio fermo e risoluto.
L’architetto lusitano Álvaro Siza Grande attenzione ad armonizzare le nuove strutture con i contesti architettonici preesistenti Antonio Palumbo Massimo esponente (insieme a Eduardo Souto de Moura e Fernando Tavora) della cosiddetta “Scuola di Porto”, l’architetto lusitano Álvaro Siza esprime concezioni e rappresentazioni della sostenibilità che rivestono un carattere del tutto particolare: tra i più importanti teorici odierni dell’architettura per gli spazi pubblici, a partire dagli anni Ottanta ha ricevuto numerose onorificenze e riconoscimenti internazionali e, nel 1992, il Pritzker Prize (il più prestigioso premio di architettura al mondo). Il pregnante minimalismo ‘ante litteram’ del grande maestro portoghese si contrassegna per la sua razionalità pura e per la grande attenzione ad armonizzare le nuove strutture con i contesti architettonici preesistenti. I più importanti e noti interventi di Álvaro Siza sono stati realizzati in Portogallo, soprattutto a Porto e a Lisbona, città che sono diventate oggi, segnatamente grazie agli straordinari connotati espressivi che egli ha saputo conferire alle due maggiori città lusitane, grandi attrazioni turistiche e destinazioni preferenziali negli itinerari accademici di architettura. Opere emblematiche, come la Casa del Tè Boa Nova, le Piscinas das Marés, a Matosinhos (sua città natale), e lo stesso Politecnico di Porto progetti esemplificativi di quel perfetto rapporto tra architettura e contesto che di-
stingue la firma stilistica del maestro - sono ormai mete di “pellegrinaggio” per tutti gli specialisti e gli appassionati di architettura contemporanea. Lo stile di Siza, definito “modernismo poetico”, si differenzia da quello di qualsiasi altro architetto contemporaneo, grazie all’utilizzo di un linguaggio architettonico estremamente personale, che si caratterizza soprattutto per una spiccata sensibilità ambientale e per una correlata capacità di integrare elementi creativi con riferimenti alla tradizione e al contesto: in ciò
risiede, sostanzialmente, la sua dote più importante. Da questo punto di vista, probabilmente, il progetto per la Piscina Leca, realizzata nel lontano 1966 a Palmeira (sempre in Portogallo), rappresenta l’intervento che meglio di ogni altro esprime l’intimità architettonica di Siza: dopo più di 50 anni, quest’opera è riconosciuta come uno dei più mirabili esempi di un riuscito connubio tra natura e design, grazie alla perfetta integrazione fra il cemento e la roccia naturale della costa portoghese. Va sottolineato nondimeno,
in tal senso, come tutta l’opera di Siza sia la trasposizione in concreto di un approccio all’architettura che potrebbe definirsi, non a torto, “spirituale”. Un connotato del tutto peculiare, che può ben riassumersi nella sua famosa dichiarazione, rilasciata in occasione della consegna del Pritzker Prize: «Lo scopo di un premio di architettura dovrebbe essere, soprattutto, quello di sostenere e celebrare la perfezione. Non sono ancora riuscito a raggiungere la perfezione». Negli ultimi 20-30 anni, Álvaro Siza è stato chiamato a
realizzare interventi in tutto il mondo. Suoi sono i progetti per la Metro di Piazza Municipio a Napoli e la ristrutturazione e conversione del Palazzo Donnaregina in Museo Madre. Tra le sue opere più importanti, inoltre, vanno almeno segnalate: il Museo di Arte Contemporanea a Santiago de Campostela, in Spagna (1994); il Padiglione portoghese per l’Esposizione Internazionale di Lisbona (1998); il Padiglione temporaneo alla Serpentine Gallery di Londra (2005); il Ristorante di Boa Nova, a Matosinhos.
La Giornata Mondiale del Veganismo Istituita nel 1994, celebra uno stile di vita che sta raccogliendo sempre più consensi Tina Pollice La World Vegan Day si celebra il 1°novembre ed è stata istituita nel 1994 da Louise Wallis, allora presidente della Vegan Society nel Regno Unito, per commemorare il 50° anniversario della fondazione dell’organizzazione e della nascita dei termini vegano e veganismo. Il termine vegano indica una persona che ha deciso in modo consapevole di eliminare dalla propria alimentazione quotidiana tutti gli alimenti di origine animale. Un vegano non mangia carne, pesce, latte e suoi derivati, miele. Questa scelta si estende anche alla vita quotidiana, all’abbigliamento: niente lana, seta e pelle, ed agli stili di vita, si cerca di impattare il meno possibile sull’ambiente. In Italia, lo stile di vita vegano è in forte aumento: le prenotazioni per ristoranti vegani su Quandoo hanno fatto registrare una crescita del 50% rispetto al 2018. Dando uno sguardo alle singole città italiane, Milano è in testa alla classifica con un incremento delle prenotazioni pari al 100%, seguita da Torino+50%, Roma+21%, Napoli+18% e Catania+16%. Il vegano è colui che mangia tutto senza mangiare nessuno. La base della cucina vegana sono cereali, frutta e verdura ma questo non toglie che scegliere vegan significa anche esplorare nuovi ingredienti e nuove modalità di cucina. Della cucina vegana, ormai, tutti conoscono i principi e le regole generali,
nonché gli ingredienti di base come alghe, seitan e tofu. Sono inoltre entrati nella quotidianità prodotti come il gomasio o il lievito a scaglie, perfetti per dare quella sferzata di gusto in più a una semplice pasta. Oggi, il rispetto degli animali non è più il solo motivo per cui si diventa vegani. A un motivo altruistico se n’è aggiunto uno più egoistico, ovvero la voglia di essere in salute, visto che una dieta basata quasi esclusivamente su proteine vegetali è in assoluto, secondo la scienza, la più salubre a disposizione. Meno animali uccisi in modi barbari, meno gente che si ammala per patologie cardiovascolari, tumori e altre malattie, con conseguenti costi umani e sanitari. E comunque sono in molti ad aver sposato una visione mista, dove la voglia di stare in salute si unisce all’idea di
fare del bene agli animali. C’è anche un terzo motivo per cui essere vegani diventa sempre di più qualcosa di lontano da una scelta estremista o di nicchia: ovvero la sopravvivenza del nostro ecosistema. é ampiamente dimostrato che la carne rossa è insostenibile per quattro motivi: non esiste terreno sufficiente per allevare gli animali e soprattutto produrre il loro mangime da un lato, e, cereali per noi; i bovini emettono quantità impressionanti di gas serra, in particolare metano, dannosissime per l’ambiente; gli escrementi di questi miliardi di animali finiscono in acqua e mari; e non da ultimo, per produrre carne occorre una quantità di acqua che non abbiamo più a disposizione, se è vero che solo per 1kg di carne bovina servono 15mila litri di acqua. Questi danni ri-
guardano tutta la filiera, partendo dalla carne rossa, suina, poi carne bianca come tacchino o pollo e infine anche i prodotti derivati, come uova e latticini. E, in questo senso la scelta di una dieta vegana, o quasi vegana, non ha più nulla di ideologico, ma, è una vera e urgente necessità anche perché in futuro alcuni cibi estremamente idrovori non potranno più essere prodotti. D’altronde, se la situazione degenera dal punto di vista climatico, è possibile persino che i governi facciano leggi che impongano alla gente di mangiare meno carne o non mangiarne affatto, proprio come accaduto per merendine e zuccheri. Sarebbe auspicabile non arrivare all’imposizione dall’alto, ma semplicemente decidere da sé di ridurre, drasticamente le proteine animali nel proprio piatto.
Le decorazioni natalizie sostenibili Come dare nuova vita a vecchi oggetti trasformandoli in splendidi addobbi Un Natale senza decorazioni non è un vero Natale. Le luci e gli addobbi sono ovunque, intere città si illuminano e si arricchiscono di colori, strade, negozi e appartamenti si riempiono del calore del Natale. Acquistare le decorazioni natalizie è sicuramente il modo più semplice per addobbare le nostre case ma, con un po’ di pazienza e manualità, utilizzando magari anche materiali di riciclo, si possono ottenere addobbi meravigliosi con una spesa veramente irrisoria. Utilizzando per esempio fogli di giornali arrotolati, dello stesso colore o di colori diversi, si può fare un albero anche molto grande. A volte può capitare che nella dispensa rimangano tantissimi pacchetti di pasta di formati diversi ormai aperti. Provate ad incollare insieme i vari formati ed otterrete delle palline per l’albero davvero affascinanti.
Finalmente avrete un po’ di spazio senza sprecare cibo! Un’altra idea molto carina è utilizzare i tappi di sughero per creare delle bellissime ghirlande fuoriporta. Oppure ancora, comprando sfere di polistirolo di varie grandezze, si possono dipingere e rivestire con dei bottoni per creare dei giochi di colore particolari. Inoltre si possono usare anche alimenti, gli agrumi per esempio: tagliate tante fettine di limone e arancia e mettetele a seccare vicino al calorifero. Dopo un paio di giorni, quando diventano completamente secchi, potete appenderli con nastri colorati sull’albero o potete usarli, insieme a stecche di cannella, per decorare i tovaglioli del tavolo natalizio. Sempre arance e mandarini, ma anche limoni o mele, possono diventare simpatici segnaposto, se vengono infilati nella scorza dei profumati
chiodi di garofano a formar il nome dell’invitato! Anche le pigne possono essere dipinte e appese all’albero o possono diventare candele profumate di resina. Basta legare uno stoppino attorno alla pigna, lasciandone fuori un pezzo, e immergere la pigna comple-
tamente nella cera che avete precedentemente fatto fondere in un pentolino, cera proveniente da resti di candele avanzate. Immergete la pigna tutte le volte che desiderate. Le lattine delle bibite possono diventare splendidi addobbi se ritagliate a formare cuori, alberelli, angioletti, ecc. Anche le vecchie lampadine ad incandescenza possono diventare addobbi per l’albero se decorate con colori appositi per il vetro, con il glitter e avvolte con dei nastrini. Con dei ritagli di gommapiuma e scampoli di stoffa divertitevi a realizzare dei cuori imbottiti, che faranno certamente un figurone tra i rami del vostro albero. Li potrete riutilizzare nel corso dell’anno come profumatori per armadi e cassetti spruzzando sull’imbottitura delle essenze naturali. Insomma le idee sono veramente tantissime, buon lavoro! I.B.
Grandi Napoletani, grandi Campani
Francesco I delle Due Sicilie Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Francesco I di Borbone nacque a Napoli il 14 agosto 1777 (morì a Napoli l'8 novembre del 1830). Fu Re dal 1825 al 1830. Sposò sua cugina l’arciduchessa d'Austria Maria Clementina, figlia dell'imperatore Leopoldo II e quando morì nel 1801, si risposò con la cugina Maria Isabella di Borbone-Spagna, figlia di re Carlo IV di Spagna (dalla quale avrebbe avuto 12 figli). Tra le opere realizzate durante il suo regno: la costruzione dell’Osservatorio Astronomico e l’ampliamento della Reggia di Portici arricchita di uno zoo con animali esotici (leoni, giaguari, pantere e perfino elefanti) e con un progetto che coinvolgeva anche il nuovo approdo del Granatello, la splendida “Villa Favorita” a Torre del Greco, la continuazione degli
scavi di Ercolano e dell’Accademia Pontaniana; numerosi i provvedimenti relativi alla navigazione e al commercio (fino ai trattati per i traffici per il Mar Nero), alle industrie e alla gestione di acque e di foreste, alla produzione e alla commercializzazione dei prodotti locali con degli appositi e innovativi marchi “di origine controllata”. Si diede un grande impulso allo sviluppo della navigazione a vapore con la costituzione di numerose compagnie che fecero approdare le nuove
navi napoletane in porti fino ad allora sconosciuti. Si segnalavano così, prima di un’industrializzazione più consistente con il futuro Ferdinando II, le produzioni di lane, cotoni e sete nel salernitano, nel casertano e in diverse zone degli Abruzzi e delle Puglie; attive in Terra di Lavoro concerie, fabbriche di tappeti e le famose seterie di San Leucio; nella provincia di Napoli si affermavano anche sui mercati esteri le produzioni di cappelli, di guanti, di fiori artificiali e
anche di lavori in acciaio, in rame, in oro e argento, in terraglia o in bitume del Vesuvio; di buon livello anche le ferriere di Mongiana in Calabria e in altri centri minori; numerose e famose per la qualità le fabbriche di armi a Torre Annunziata e di coralli a Torre del Greco; fiorenti le produzioni di cartiere e di aziende vinicole e olearie e dei pastifici. Altro dato significativo relativo al miglioramento complessivo delle condizioni di vita nel Regno (dato semplice
ma significativo e e troppo spesso trascurato) è rappresentato dall’aumento della popolazione cresciuta dai 5.512.379 abitanti del 1824 ai 5.733.430 del 1828. “Oh, Napoli!”: furono queste le ultime parole pronunciate da Francesco I prima di morire alle tre del pomeriggio dell’8 novembre del 1830. Anche quelle parole hanno un loro significato profondo: fu un buon re Francesco I, un buon padre di famiglia e un buon Napoletano. segue a pag.15
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CURIOSITÀ BIOGRAFICHE Era uomo fondamentalmente religioso e tranquillo. Appena asceso al Trono, concesse amnistia ai soldati disertori e felloni. Poi commutò la pena dell’ergastolo in quella dei ferri, ridusse le condanne detentive eccetto i condannati per furto. Concedeva udienza a tutti, per quanto possibile, e per quanto possibile cercava di sovvenire ai tanti bisogni che gli venivano esposti. Alla nascita del figlio, il conte di Trapani, nel 1827, concesse amnistia completa per tutti coloro che erano sotto giudizio (compresi i condannati politici: diminuì le pene di morte comminate ad alcuni carbonari e congiurati), elargendo perdono anche ai disertori e refrattari alla leva. Accrebbe la flotta, istituì compagnie di assicurazioni per facilitare il commercio marittimo, protesse e migliorò l’industria. Favorì l’economia del Regno anche attraverso l’agricoltura, eresse il Ponte de’ Gigli vicino a quello della Maddalena, costruì il Palazzo del Municipio, con 800 stanze e 40 corridoi, costruì strade, riprese gli scavi di Pompei, promosse disposizioni in favore degli studi dei papiri ercolanesi, delle scuole di disegno e di ballo, aprì ospedali, fondò a Palermo un orfanotrofio, e istituì il Real Ordine di Francesco I(del quale i sottoscritti si onorano di appartenere), di carattere specificamente meritocratico: infatti si conferiva a coloro che avevano acquisito meriti, civili e militari, e specialmente culturali.
La carta fedeltà e la tutela della privacy Non può trasformarsi in una forma occulta di raccolta dati per il marketing Recarsi al supermercato ed effettuare la spesa rappresenta una attività che è parte essenziale del nostro agire quotidiano; quando giriamo per gli scaffali ed identifichiamo delle offerte vantaggiose che possano rendere più leggero il conto da pagare alla cassa, consegniamo in modo automatico la nostra tessera fedeltà che ci consente di poter usufruire del risparmio su alcuni prodotti acquistati. Chiaramente la grande distribuzione non offre al consumatore quello sconto senza ricevere in cambio un beneficio, e spesso il loro vantaggio è rappresentato proprio dai nostri dati che abbiamo più o meno inconsapevolmente offerto al momento del ricevimento della c.d. “carta fedeltà”; la carta rappresenta quello strumento identificativo che si usa ogniqualvolta ci si reca al supermercato e che viene utilizzata per accumulare punti, partecipare a promozioni, sconti e ricevere altre tipologie di vantaggi. Ebbene, quando ci viene offerto il modulo da riempire con la compilazione dello stesso, ci viene richiesto di
prestare il nostro consenso fleggando varie caselle, che però determinano la volontà o meno di essere ben identificati come consumatore e diventare inconsapevolmente strumenti di marketing per le aziende. Difatti, attraverso il questionario, che secondo la normativa Privacy dovrebbe essere proposto sempre con un lin-
guaggio semplice, facilmente comprensibile e chiaro in ogni suo punto, la grande distribuzione svolge campagne promozionali per incrementare le vendite, utilizza i dati del cliente per darli ad altri soggetti, con le medesime finalità ed effettua una profilazione dello stesso identificando così i comportamenti del consuma-
tore e riconoscendo i suoi interessi. La volontà del cliente però rappresenta l’unico argine che il consumatore può usare, aiutato dall’articolo 5 co.1 lett. B) del G.D.P.R. n.679/2016 il quale stabilisce infatti che i dati debbano essere raccolti per finalità determinate, esplicite e legittime, obbli-
gando così che le informative proposte ai consumatori per la raccolta dei dati personali debbano avere caratteristiche ben determinate, mettendo in evidenza in modo chiaro cosa comporta concedere o meno il consenso all’acquisizione dei nostri dati. Vi è da aggiungere che la “tessera fedeltà” è vero che, come detto in precedenza, rappresenta una opportunità per l’azienda di fidelizzare un cliente, ma non può certamente trasformarsi in una forma occulta di raccolta dati per il marketing e la conseguente profilazione, difatti il consenso per tali attività non può essere imposto ma va raccolto in modo specifico. Ne viene che il supermercato non può rifiutarsi di concedere la tessera se nel modulo da compilare il cliente non rilascia il consenso al trattamento dei suoi dati per scopo di marketing e profilazione. Il mettere “si” a tutto non aiuta il consumatore, e la consapevolezza di tutelare i nostri dati deve rappresentare un elemento indispensabile da non “svendere” in ogni occasione. Luc.Mon.
Il potere ordinativo dell’ANAC in materia di prevenzione della corruzione Il caso della mancata rotazione degli incarichi dirigenziali Felicia De Capua L’esercizio di poteri ispettivi dell’Autorità Nazionale Anticorruzione ex articolo 1, comma 3, della legge 6 novembre 2012, n. 190, si sostanzia nella richiesta di notizie, informazioni, atti e documenti alle pubbliche amministrazioni e nel conseguente potere di ordinare l’adozione di atti e provvedimenti richiesti dal piano nazionale anticorruzione e dai piani di prevenzione della corruzione della singola amministrazione e dalle regole sulla trasparenza dell’attività amministrativa ai sensi della normativa vigente, ovvero nel potere di ordinare la rimozione di comportamenti o atti contrastanti con i suddetti piani. L’attività di vigilanza dell’Autorità è pure disciplinata e articolata attraverso appositi regolamenti in materia di prevenzione della corruzione. Di recente con la delibera n. 924 del 16 ottobre 2019 l’ANAC ha adottato un provvedimento d’ordine ai sensi del citato articolo della L. 190/2012. Il caso in esame riguarda comportamenti omissivi di una Giunta regionale che, dopo avere previsto nel Piano di preven-
zione della corruzione, l’applicazione della misura della rotazione ordinaria degli incarichi dirigenziali, averne programmato l’attuazione e avviato le procedure, anche con il coinvolgimento dei dirigenti interessati, ne ha differito l’applicazione in ragione dell’approssimarsi della tornata elettorale, oltre che per il pregiudizio che avrebbe ricevuto l’Ente “avuto riguardo alla necessità di garantire il
raggiungimento dei target di spesa comunitaria entro il 31 dicembre 2019”. Difatti l’amministrazione regionale ha avviato e concluso l’iter per il conferimento di incarichi dirigenziali, pubblicando, tra l’altro, l’esito dell’avviso di selezione pubblicato sul sito istituzionale in data 24/9/2019, senza aver provveduto alla formale assegnazione degli stessi e senza procedere all’applicazione
della rotazione del personale. L’Autorità ha inizialmente invitato l’Amministrazione interessata a provvedere ai fini del completamento della procedura di rotazione, visti gli atti propedeutici, informando al contempo che, l’omessa adozione avrebbe dato impulso, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1, comma 3, della legge 190/2012, a un provvedimento d’ordine. Tant’è che a seguito dell’inerzia
dell’Ente rispetto all’adozione di atti attuativi, l’ANAC ha provveduto in tal senso, assegnando il termine di trenta giorni per l’adozione dei provvedimenti necessari ad attuare la rotazione, ivi compresa la formale assegnazione degli incarichi, considerando non idonee e non consistenti le motivazioni addotte dalla giunta regionale rispetto alla procrastinazione delle misure di rotazione.
Viaggio nelle leggi ambientali VIA Il TAR Toscana Sez. II, con Sentenza n. 1322 del 9 ottobre 2019, ha stabilito che l’art. 19, comma 12, D.Lgs. 152\06 afferma che “i termini per il rilascio del provvedimento di verifica di assoggettabilità a VIA si considerano perentori ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 2, commi da 9 a 9-quater, e 2-bis, della legge 7 agosto 1990, n. 241”; ciò significa che la violazione dei termini stessi assume giuridica rilevanza solo “ai sensi e per gli effetti” di cui alle richiamate disposizioni degli artt. 2 e 2 bis della legge n. 241 del 1990, cioè ai fini di far valere la responsabilità dirigenziale, per richiedere il danno
da ritardo o l’indennizzo, per attivare il potere sostitutivo, non già per inferirne la illegittimità del provvedimento per il solo fatto che sia stato emesso dopo la consumazione
dei termini stessi. RIFIUTI Dal 2 novembre è entrato in vigore la Legge n. 117 del 4 ottobre 2019: “Delega al Go-
verno per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2018”, che contiene alcune importantissime novità, in particolare in tema di classificazione, rifiuti ed End of Waste. Tra gli articoli della legge di delegazione Europea, approvata definitivamente lo scorso 1 Ottobre 2019, probabilmente il più rilevante è l’art. 16 contenendo i principi ed i criteri direttivi per recepire, entro il 5 aprile 2020, la dir. UE 2018/851 (sui rifiuti) e la dir. 2018/852 (sugli imballaggi), quindi determina i principi che dovrebbero essere contenuti nei successi D.Lgs. e pertanto non possiedono, per ora, un
valore “precettivo”, ma un mero valore “interpretativo”, peraltro di valore primario. ACQUA L'utilizzazione di acque di frantoio in difformità alle disposizioni regionali in materia costituisce reato e non illecito amministrativo. Difatti, l'utilizzazione agronomica di acque di vegetazione di frantoi effettuata in contrasto con le prescrizioni imposte dalle regioni, ivi comprese quelle per il controllo dell'attività, soggiace alle sanzioni penali previste dall’art. 137 D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152. Cassazione Penale Sezione III n. 42925 del 18/10/2019. A.T.
Approda su instagram la prima ape “influencer” Duecentomila follower per salvare la sua specie in estinzione Cristina Abbrunzo L’avvento dei social network ha cambiato drasticamente la nostra vita e il nostro modo di relazionarci con il mondo intorno a noi. I commenti, i Like, i Tweet e le condivisioni hanno soppiantato i vecchi sistemi di comunicazione. L’immediatezza è allo stesso tempo, un tratto distintivo e una necessità. Tutti sono in grado di capire un’immagine e la comprendono con una velocità, che la parola scritta non potrà mai raggiungere. Benvenuti nell’era della Generazione 2.0. E tra i tanti social, continua l’inarrestabile ascesa di Instagram. La piattaforma di photo-sharing più amata da tutti – anzi, per la precisione, da quasi 1 miliardo di utenti. Perfettamente calata in questo moderno contesto, l’associazione filantropica francese Foundation de France (FdF) ha realizzato un’iniziativa davvero particolare e al passo coi tempi. Dallo scorso giugno su Instagram c'è un'ape che si comporta come una autentica influencer, con tanto di scatti in posa, outfit stravaganti e "strizzatine d'occhio" ai marchi più commerciali. Si tratta di B. l'ape diventata social con un obiettivo ben preciso: diventare famosa, raccogliere fondi e salvare le sue simili!Il suo account è @bee_nfluencer. Ovviamente dietro al profilo Instagram di B. non c'è un insetto che digita sullo smartphone con le sue zampette, ma i social manager della Fondation de France, l'orga-
nizzazione che ha deciso d'impegnarsi in prima linea nella missione di salvataggio delle api. Questi insetti da anni sono infatti esposti ad un forte rischio estinzione e la causa, tanto per cambiare è sempre da attribuire all'uomo, i cui impianti inquinanti e le emissioni di anidride carbonica hanno sconvolto il clima e alterato i ritmi di vita e riproduzione di queste delicate creature. Si stima che ogni anno in Europa muoia il 24% delle api. Un danno che minaccia la biodiversità visto che l’84% delle piante con fiori dipendono dall’impollinazione secondo i dati diffusi dall’Unione europea. A essere in pericolo è l’alimentazione umana visto che il 75% delle colture mon-
diali sono impollinate dalle api. Per cui difendere la popolazione delle api coincide, soprattutto, col difendere noi stessi. Da qui l'idea dell'ape influencer realizzata dalla FdF che, oltre a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema, ha anche un proposito più concreto ed economico: quello di cercare sponsorizzazioni per finanziare il Bee Fund, ente di beneficenza indetto dalla fondazione stessa, che ha lo scopo di finanziare azioni che contribuiranno a salvare la popolazione di api in declino e quindi misure per contrastare la minaccia. “Voglio compiacere i marchi di tutto il mondo per raccogliere fondi per salvare le api, molte delle quali scompaiono ogni anno” scrive B. sul suo
profilo Instagram. “Ho bisogno di te: più follower ho su Instagram, più marchi saranno interessati e più soldi raccoglierò”. Questa la dichiarazione d'intenti di B., che da quando ha già iniziato la sua attività social ha già conquistato quasi 200.000 followers, cominciando anche a collaborare con marchi importanti come Ricola, produttore svizzero di caramelle e gocce balsamiche, per promuovere la bellezza della natura e l'importanza di stili di vita più eco-friendly. Tutti i proventi raccolti serviranno a sostenere i tre obiettivi principali della fondazione: promuovere la transizione verso un’agricoltura più favorevole agli impollinatori, vale a dire ridurre l’impatto dei
metodi intensivi; ricostruire gli habitat delle api, distrutti dalle monocolture e dall’urbanizzazione; dimostrare l’impatto delle sostanze nocive sulle api, aumentando la consapevolezza di come i pesticidi impattano sulla biodiversità e sulla salute delle colonie di api. Il profilo @bee_nfluencer ha indiscutibilmente successo e oggi B. è una vera e propria star. La si può ammirare a bordo piscina, mentre prende la tintarella in spiaggia, davanti alla Tour Eiffel e persino davanti ad una tela intenta a dipingere. Insomma, una vera influencer che condivide i momenti più belli della sua giornata con dovizia di particolari. Una piccola Ferragni del miele.
a cura di Martina Tafuro
“Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle ...“
ANATOMIA DELLA SCHIAVITÙ MODERNA. TUTTI INSIEME CAMBIARE PUNTI DI VISTA Pierre e Mohamed
Nohimayu - L’incontro Amazzonia: gli Yanomami e il mondo degli altri. Storia della Missione Catrimani. Perché disturbare gli indios? Questi popoli, hanno continuato a vivere felici, perché andare ad infrangere irreparabilmente l’equilibrio che li ha tenuti in vita fino ai nostri giorni? .A queste domande ha cercato di rispondere, mons. Servilio Conti, nel marzo 1966, vescovo di Roraima, territorio, divenuto in seguito stato dell’Amazzonia brasiliana. Nell’ottobre del 1965, due missionari della Consolata avevano fondato tra gli Yanomami la Missione Catrimani. La nuova comunità era il frutto di modelli innovativi, non c’era nessuna imposizione neocolonialista, basata sulla condivisione della vita e della cultura, una modalità d’incontro indigena, nohimayu appunto. Era contro gli invasori di ogni tipo, interessati a impossessarsi, con ogni
mezzo, delle ricchezze amazzoniche. La Missione Catrimani è la testimonianza di un nuovo modo di fare Chiesa, rivoluzionario e profetico. Questo libro, scritto da diversi protagonisti di questa controepopea missionaria, ne racconta la storia e le avventure, lanciando stimoli e sfide in un mondo dove la crisi dei diritti e l’aggressione all’ambiente appaiono ogni giorno più gravi.
Algeria, due martiri dell’amicizia Amicizia, martirio e dialogo tra islam e cristianesimo si fondono in una storia conclusasi tragicamente, ma non senza dare frutti. Pierre e Mohamed, si ispira alla vicenda di monsignor Pierre Claverie, il vescovo cattolico di Orano beatificato da papa Francesco e del suo amico musulmano Mohamed Bouchikhi, assassinati in Algeria l’1 agosto 1996, durante il periodo del terrorismo che colpì anche i monaci di Tibhirine. Due amici: Pierre Claverie, un vescovo cattolico, Mohamed Bouchikhi, un giovane musulmano. Il primo ha scelto di restare in Algeria per testimoniare Cristo dentro la violenza del terrorismo. Il secondo ha deciso di diventare il suo autista. Intorno a questi due personaggi, reali come la vita e la morte, infuria la guerra ci-
Homo consumens
Homo consumens. Lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi. Questa pubblicazione del grande sociologo polacco Zygmunt Bauman è composta da saggi brevi, scritti in occasione di conferenze e raccolti in cinque capitoli. Nel primo capitolo (Mode volatili. L’irresistibile impulso a consumare e trasformarsi) mette al centro dell'analisi le strategie del “consumare la vita”, le ur-
genze costruite a tavolino, gli individui “rannicchiati nel momento presente” senza passato o futuro, “i bisogni non devono mai avere fine”. Perfino la chirurgia estetica e diventata, uno strumento per ricreare la propria identita. Il secondo capitolo (Lo sciame inquieto. Dall’homo politicus all’homo consumens) e strettamente connesso al precedente: a partire dal disinteresse per “le procedure democratiche” e dalla “evaporazione” di un potere politico visibile si ragiona sulle leggi del mercato e sulla produzione di “iniquita sociale”. “Il mal-essere non avrebbe significato senza il ben-essere” e la frase che apre il terzo capitolo (Mixofobia, alla larga dei poveri) che con il quarto (Risentimento. Quando il pericolo è dentro le mura) ci porta a ragionare di una societa paranoica alle prese con il presunto aumento di
criminalita e che invece sgretola diritti e accresce la mixofobia, ovvero la “paura di mescolarsi”. Mentre i media rappresentano l'esclusione come “un suicidio e non come un'esecuzione sociale” e mentre le citta “sono diventate una discarica dove si accumulano i problemi dell'economia globale”, ecco svilupparsi il risentimento verso lo straniero e si assiste al trionfo delle politiche segregazioniste urbane. Nel quinto capitolo (Welfare assediato. La risposta di Caino a Dio), la domanda: “Sono forse io il custode di mio fratello?”, serve al sociologo polacco per analizzare la crisi delle “professioni d'aiuto e dei servizi sociali”. In conclusione per le tribù post-moderne l’identificazione culturale avviene attraverso l’oggetto, cercando anche di anticiparne i gusti per una maggiore sicurezza dei legami.
vile: siamo nell’Algeria degli anni Novanta, 150mila morti ammazzati nello scontro fratricida fra integralisti islamici e militari. Queste due voci raccontano un’amicizia in grado di vincere, spiritualmente, anche la morte: il vescovo Pierre che resta a fianco del suo popolo come chi rimane “al capezzale di un fratello ammalato, in silenzio, stringendogli la mano”. Per questo motivo oggi la chiesa lo riconosce martire. E l’autista Mohamed, ben consapevole del rischio, che resta accanto all’amico cristiano in pericolo di vita. Fino alla fine, fino a quel drammatico 1 agosto 1996. In queste pagine Pierre e Mohamed, ricostruiti con squisita profondità e impareggiabile delicatezza da Adrien Candiard, ci trasmettono un’incrollabile verità: “Amare non è forse preferire
l’altro alla propria vita? Senza la morte non ci sarebbe nulla da preferire a noi stessi”. Al funerale di Claverie prende parte una folla di fedeli islamici perché,dicevano, “era anche il nostro vescovo”. L’amicizia di Pierre e di Mohamed diventa un esempio della forza disarmata dell’umanità che sa sconfiggere la violenza.
Il potere e la ribelle Il potere e la ribelle. Creonte o Antigone? Un dialogo.
È il dialogo tra due giudici, Livio Pepino e Nello Rossi. Il dibattito si anima sui concetti di legge e di ribellione, uno scontro di personalità fra Antigone, l’eroina disobbediente alle leggi ritenute ingiuste, e Creonte, il potere costituito. Una tragedia moderna che si ripete nella politica, nella società e nella giustizia di oggi. Di Antigone, la tragedia di Sofocle, nel corso dei secoli si è scritto tanto. La storia è nota: davanti alla legge emanata da Creonte che negava degna sepoltura al di lei fratello Polinice, lei si rifiuta ap-
pellandosi a una legge divina, più alta. Creonte, colpito nel suo potere politico e temporale, la condanna a morte, per poi tornare sui suoi passi quando ormai era troppo tardi. Un’opera che mette in scena le questioni di sempre dell’etica e della politica, l’autorità, il potere, la libertà, la giustizia, la ragion di Stato, la pietas. Una tragedia così moderna da aver colpito scrittori e filosofi di ogni tempo. Il dialogo fra i due giudici avviene da posizioni dichiarate, e si dipana a partire dall’attualità messa a confronto col dramma sofocleo. “Carola come Antigone!” dice Livio Pepino, in un parallelismo con la capitana della SeaWatch Carola Rackete. “Se la metti così, cominciamo male” è la risposta di Nello Rossi, che durante tutto il dialogo cerca di sviscerare le ragioni di Creonte e togliergli la patina di male incarnato che in molti gli hanno attribuito nel corso della storia.
a cura di Fabiana Liguori
Fino al 17 novembre 2019 La “Festa del Tutero e dell’Ombrello” A Nola (NA) Il tradizionale appuntamento con il dolce di San Felice e tante altre prelibatezze
Fino al 1 dicembre 2019 “BERLINO 1989 - Frammenti di Muro – Persone” Fotografia - Luciano Ferrara Presso la Cappella Palatina del Maschio Angioino, Napoli
Dal 15 al 17 novembre 2019 La “Sagra delle Sagre” a Sant’Angelo dei Lombardi (AV) L’evento celebra e promuove tutti i prodotti tipici dell’Alta Irpinia
Il 16 novembre 2019 “Pizzofalcone e Rampe Lamont Young” A Napoli Visita guidata alla scoperta di uno dei luoghi più belli del capoluogo campano a cura di Erika Chiappinelli, guida turistica abilitata della Regione Campania. Il 16 novembre 2019 “Trilogia flegrea. I luoghi dell’acqua e del mito” Da Lucrino, Campi flegrei (NA) Passeggiata narrata con l’associazione culturale Locus Iste lungo le sponde dell’Averno, tra leggenda e memoria, storia e natura.
Fino al 23 febbraio 2020 “Andy Warhol in mostra” Presso la Basilica della Pietrasanta, Napoli In esposizione oltre 200 opere del maestro con un’intera sezione dedicata all’Italia e un focus sulla città di Napoli Il 16 e il 17 novembre 2019 La “Sagra della Noce” A Scisciano (NA)
Fino al 23 febbraio 2019 “Joan Miró. Il linguaggio dei segni” Presso il Palazzo delle Arti di Napoli Ottanta opere esposte: attraverso la pittura, il disegno, la scultura, la ceramica, l’arazzo e l’incisione , Miró esplora il linguaggio dei segni, il rapporto tra le immagini e il loro significato. Dal 15 al 17 novembre 2019 “Pane Ammore e Tarantella” Ad Avella (AV) L’evento rappresenta un connubio di cultura, arte, musica, artigianato e tanta enogastronomia con i prodotti tipici, tra cui la Nocciola.
Il 17 novembre 2019 “Giuseppe Moscati, un uomo tra fede e scienza” Da piazza del Gesù Nuovo, Napoli Itinerario teatralizzato nei luoghi del Medico Santo con l’associazione NarteA Il 23 e il 24 novembre 2019 La “Fiera del Baratto e dell’Usato” Presso la Mostra D’oltremare, Napoli