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Arpa Campania Ambiente n.18/2019

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L’Arpa Campania alla “Notte dei ricercatori” Dai campi elettromagnetici alle misure oceanografiche e alla “Terra dei Fuochi” DAL MONDO

Il buco dell'ozono in Antartide

Tutti quanti abbiamo sentito parlare almeno una volta del famigerato buco dell'ozono, ovvero il progressivo assottigliarsi dello strato di ozono presente nella stratosfera, uno dei cinque strati di cui è composta l'atmosfera. Assorbendo i raggi ultravioletti emessi dal Sole, la stratosfera grazie all'ozono riesce a filtrarli e a permettere la vita sulla Terra.

Il 27 settembre 2019 si è svolta in Campania, nell’ambito del progetto SHARPER, la “Notte Europea dei Ricercatori 2019”: l'evento che coinvolge ogni anno migliaia di istituti di ricerca in tutti i paesi europei. Nelle città di Napoli e Caserta, in luoghi e piazze di grande valenza storico culturale, diverse istituzioni accademiche e scientifiche hanno dato vita ad una serata all’insegna di incontri, laboratori, visite, giochi ed esperimenti scientifici.

AMBIENTE & TRADIZIONE

Corrado Lanza dei duchi di Brolo

Liguori pagg. 2-3

ISTITUZIONI

Decreto Ambiente: allo studio la ricerca della copertura finanziaria Nonostante alla vigilia del vertice dell’Esecutivo si attendesse un via libera al provvedimento, il primo atto “verde” del nuovo governo si è alla fine arenato sullo scoglio più prevedibile: quello delle coperture.

Paparo a pag.5

STILI DI VITA GREEN

Adaptation:un esempio di giornalismo costruttivo

Nel mondo che cambia tutto deve adattarsi, anche il giornalismo. Ed è su questo postulato che Marco Merola, giornalista e divulgatore scientifico, insieme al suo collega Lorenzo Colantoni, patrocinato da Università Ca' Foscari di Venezia e Rappresentanza in Italia della Commissione europea, ha creato “Adaptation”. Adaptation è un progetto multimediale, consultabile al sito www.adaptation.it, di giornalismo costruttivo con l’obiettivo di rendere l’opinione pubblica più consapevole sul tema dell’emergenza climatica, offrendo soluzioni concrete di sopravvivenza. Pollice a pag.13

De Crescenzo-Lanza pagg.14-15

a pag.4

In Italia il Pianeta si salva di sabato È sempre più dibattuto il tema del cambiamento climatico e, prendendo spunto dalle mosse della mobilitazione globale dei Fridays for Future, ha preso corpo un movimento internazionale di protesta, composto da alunni e studenti che decidono di non frequentare le lezioni scolastiche per partecipare a manifestazioni in cui chiedono e rivendicano azioni atte a prevenire il riscaldamento globale... Gaudioso a pag.7

L’Italia e lo smaltimento rifiuti: un problema ancora molto serio

Secondo i dati dell’Ispra, ogni cittadino, in Italia, produce circa 490 kg di rifiuti ogni anno. Se si moltiplica questa cifra per il numero di abitanti italiani (circa 61 milioni) si può immaginare quanto sia grossa la quantità di rifiuti da smaltire. Purtroppo, è triste doverlo ammettere, ma il nostro paese non riesce a gestire i rifiuti in maniera adeguata... Buonfanti a pag.10

BIO-ARCHITETTURA

AMBIENTE & TENDENZE

Wikkelhouse: la casa in cartone

Il futuro del Pianeta va a rotoli...di carta igienica!

Flessibilità d’uso, facilità di trasporto e alto grado di sostenibilità

Le case modulari prefabbricate rappresentano una delle più importanti soluzioni fornite dalla moderna edilizia ecosostenibile: piccoli moduli, il cui assemblaggio può avvenire in poche ore... Palumbo a pag.12

Grandi Napoletani, grandi Campani La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani...

Abbrunzo a pag.18

AMBIENTE & DIRITTO

Banche dati del credito e tutela dei consumatori

Al fine di migliorare ed offrire maggiori tutele per i consumatori oltre che trasparenza nelle regole per le analisi del rischio creditizio, che coinvolgono tutti i cittadini richiedenti un mutuo o prestito, nonché nelle richieste di forme di leasing e/o noleggio a lungo termine, si è, attraverso il nuovo “Codice di condotta per i Sistemi Informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti”, adeguato il funzionamento del mercato finanziario e creditizio alle modifiche introdotte dalla normativa Europea (GDPR) e Nazionale in materia di Privacy. Monsurrò a pag.16


L’Arpa Campania alla “Notte dei ricercatori” Dai campi elettromagnetici alle misure oceanografiche e alla “Terra dei Fuochi” Fabiana Liguori Il 27 e il 28 settembre 2019 si è svolta in Campania, nell’ambito del progetto SHARPER, la “Notte Europea dei Ricercatori 2019”: l'evento che coinvolge ogni anno migliaia di istituti di ricerca in tutti i paesi europei. Nelle città di Napoli e Caserta, in luoghi e piazze di grande valenza storico culturale, diverse istituzioni accademiche e scientifiche hanno dato vita ad una serata (e una mattinata) all’insegna di incontri, laboratori, visite, giochi ed esperimenti scientifici. Anche l’Arpa Campania ha aderito con grande entusiasmo all’iniziativa, attraverso l’allestimento di due stand (rispettivamente all'Accademia di Belle arti di Napoli e alla Reggia di Caserta) dove gli appassionati di ricerca, ma anche semplici visitatori e curiosi sono stati trasportati “nel vortice degli elementi” ed hanno potuto interfacciarsi con i tecnici e gli esperti in materia ambientale dell’Agenzia che hanno illustrato le caratteristiche e il funzionamento di alcune strumentazioni utilizzate per le attività di campionamento e controllo del territorio. segue a pag.3


segue da pagina 2 Per l’Arpac presenti alcuni dirigenti e il personale delle Unità Operative: Acque Reflue, Monitoraggio Acque Interne e Marino Costiere, Aria ed Agenti Fisici, Suolo, Rifiuti e Siti Contaminati, del Centro Regionale Radioattività e dei laboratori. Il successo è stato notevole. I più curiosi, come spesso accade, sono stati i bambini e i ragazzi che con le loro famiglie hanno trascorso un venerdì sera immersi nella bellezza della conoscenza e della scienza. La "Notte dei ricercatori", infatti, rappresenta senz’altro è un'eccellente occasione di incontro tra i grandi e piccoli studiosi fuori dai soliti contesti scolastici e accademici. A Napoli, sotto un cielo stellato, l’entusiasmo e la partecipazione che hanno caratterizzato l’evento sono stati davvero incoraggianti. La cultura scientifica e l’impegno di quanti hanno voluto e spinto per realizzare la manifestazione hanno vinto. E con loro anche la città. Un ringraziamento particolare va al personale Arpac e a tutti coloro che anche in una calda sera di settembre hanno messo a disposizione i propri saperi e le proprie professionalità al servizio dell’Ente e dei cittadini.

Ad accogliere i visitatori a Napoli il vice Commissario ARPAC Giovanni Improta ed i tecnici: Ciro Pignalosa, Andrea Celentano, Dario Monaco, Rosario Carbone, Fabrizio D’Apice, Paolo Marino, Elena Piscitelli, Agostino Migliaccio, Teresa de Majo, Guido Guerrasio, Antonio Ingenito e Giancarlo Germano, coadiuvati da due rappresentanti del corpo dei carabinieri forestali. A Caserta presenti i dirigenti Giuseppina Merola e Fabio Taglialatela e i tecnici: Anna Danisi, Pasquale Luongo, Francesco Dello Stritto, Alberto di Baia e Annamaria Barbuto.


Decreto Ambiente: allo studio la ricerca della copertura finanziaria Nonostante alla vigilia del vertice dell’Esecutivo si attendesse un via libera al provvedimento, il primo atto “verde” del nuovo governo si è alla fine arenato sullo scoglio più prevedibile: quello delle coperture. La bozza del provvedimento, fortemente voluta dal Ministro Sergio Costa, non è mai arrivata sul tavolo di Palazzo Chigi dove invece sarebbe dovuta arrivare lo scorso 19 Settembre per la riunione del Consiglio dei ministri. Al centro del dibattito la ricerca delle coperture anche in vista della manovra 2020 che il Governo dovrà mettere in cantiere: un’ipotesi allo studio sarebbe, al momento, quella di utilizzare le “aste verdi” per liberare risorse (il sistema di scambio delle emissioni Ets Ue). Ma il dissenso su alcune parti del testo va oltre il tema delle coperture. In particolare le maggiori obiezioni riguardano uno dei punti-cardine del provvedimento di Costa e cioè quello sulla riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi, calcolati in 16,7 miliardi dal Catalogo predisposto dal ministero dell’Ambiente. Il primo taglio – così come è concepito nel dispositivo – do-

veva iniziare già dal 2020; si parla di un 10% graduale fino all’annullamento entro il 2040. Le risorse recuperate dallo Stato andrebbero per il 50% in Fondo ad hoc al ministero dell’Economia per investimenti in tecnologia, innovazione e modelli di sviluppo sostenibile. In pratica, non si obietta sulla necessità di favorire la transizione verso un modello di sviluppo più verde e sostenibile ma è sul come arrivarci che si sono incentrate molte delle critiche al decreto: con quali investimenti, quali infrastrutture, quali incentivi lo si vuole attuare? Dall’altro lato il Ministro Costa rassicura gli scettici: «Sto leggendo di tantissime preoccupazioni da parte di alcuni settori produttivi sul Decreto Clima, ma sono infondate. Temono tutti l'articolo 6 sulla riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi che corrispondono a oltre 19 miliardi di euro che lo Stato paga e sono centinaia ma nessuno resterà indietro; la proposta è di una riduzione costante negli anni, graduale. Proprio i settori eventualmente più colpiti dai tagli saranno quelli maggiormente incentivati con sussidi ambientalmente favorevoli: è

una operazione a saldo zero. Stiamo scrivendo il primo decreto che finalmente contrasta i cambiamenti climatici. Dobbiamo osare. E per osare dobbiamo trovare gli stru-

menti adatti per combattere tutti insieme. Capisco che rivoluzionare il paradigma economico e ambientale dell'Italia possa spaventare, ma nessuno resterà

indietro e con le necessarie limature frutto di un confronto laico tra i ministeri riusciremo a far approvare il miglior provvedimento possibile».

IT-Alert: con un sms si preannunciano le calamità Partirà ufficialmente in tutta Italia il 1° luglio del 2020 “ITAlert”, il nuovo sistema di allertamento della Protezione Civile pensato e realizzato per assicurare l’invio e la ricezione di messaggi su cellulari e smartphone. Lo ha annunciato a Bari, in Fiera del Levante, il riconfermato Capo Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli. «Allarme nubifragio. Sali ai piani alti». È un esempio di messaggio che arriverà su tutti i cellulari, nella zona in cui si preannuncia un temporale catastrofico. L’allerta scatterà una manciata di minuti prima di forti tempeste, ma varrà anche per tsunami, eruzioni, esondazioni o altre calamità prevedibili con un anticipo di pochi minuti. Tutti i telefonini o smartphone agganciati ad una

rete circoscritta di celle telefoniche riceveranno il segnale di allarme, a questo sistema si potrà poi affiancare anche una app, collegata alla centrale di Protezione civile, che potrà inviare informazioni aggiuntive personalizzate in base a dove si trova il cittadino, sui rischi che corre in quella determinata zona. Il messaggio verrà spedito da un algoritmo solo per gli allarmi meteo più gravi, le allerte rosse. Il sistema non potrà essere usato per i terremoti, che non sono prevedi-

bili, ma per gli tsunami sì. «L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia – ha dichiarato a ‘Repubblica’ Borrelli - registra le scosse in mare e l’Ispra ci fornisce la mappa di quanto può penetrare un’onda di una data altezza lungo le nostre coste, questo ci permetterà di avvisare in tempo le popolazioni interessate. Siamo d’accordo con gli operatori della telefonia, che faranno i loro investimenti nel primo trimestre del 2020. Da aprile a giugno lo sperimenteremo e dal primo luglio del 2020 questo sistema sarà realtà. Funzionerà a diversi livelli, dal nazionale al locale. Potranno utilizzarlo anche i sindaci per dare informazioni ai propri concittadini, anche ad esempio su questioni legate al trafG.M. fico».


Il buco dell'ozono in Antartide è più piccolo rispetto agli anni ottanta Anna Paparo Tutti quanti abbiamo sentito parlare almeno una volta del famigerato buco dell'ozono, ovvero il progressivo assottigliarsi dello strato di ozono presente nella stratosfera, uno dei cinque strati di cui è composta l'atmosfera. Assorbendo i raggi ultravioletti emessi dal Sole, la stratosfera grazie all'ozono riesce a filtrarli e a permettere la vita sulla Terra. Quindi, fondamentale per flora e fauna, la sua mancanza provocherebbe danni irreparabili. Le emissioni nocive immesse dall’uomo nell’atmosfera, come sostanze chimiche derivanti da aerosol, refrigeranti, pesticidi e solventi, rappresentano la causa del buco dell'ozono, un gas a quanto pare di vitale importanza. Tuttavia, è stata fatta una scoperta dagli scienziati del Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS), che, implementato dal Centro Europeo per le previsioni metereologiche a medio termine (ECMWF) per conto dell'Unione Europea, contribuisce all'impegno internazionale per la preservazione dello strato di ozono, monitorando e fornendo continuamente dati accurati sullo stato attuale. Infatti, secondo una loro nota presentata in questi giorni, la comparsa annuale in Antartide del buco dell'ozono potrebbe essere una

delle più piccole mai registrate dalla metà degli anni Ottanta. A meno di un mese dall'inizio della stagione, gli scienziati del CAMS hanno osservato come quest'anno il buco dell'ozono si stia riducendo ad una dimensione di circa la metà di quanto si registri in questo periodo dell'anno. Oltre ad essere molto più piccolo rispetto agli ultimi anni, esso è anche "fuori centro" e "fuori asse", ovvero il

vortice polare nella stratosfera che fornisce le condizioni per la formazione del buco dell’ozono si è spostato e si è indebolito a causa di un improvviso evento di riscaldamento stratosferico (SSW). In pratica, il buco dell'ozono in Antartide comincia a formarsi ogni anno ad Agosto raggiungendo il massimo della sua dimensione ad Ottobre, per poi chiudersi nuovamente a Dicembre. Le previsioni indicano che, dopo aver

raggiunto un minimo locale la scorsa settimana, esso potrebbe ricominciare a crescere gradualmente, ma è improbabile che raggiungerà nuovamente l'ampiezza degli ultimi due o tre decenni. Un'analisi è questa che fa ben sperare in una possibile soluzione a un problema che, se non monitorato in maniera corretta, porterebbe all'estendersi delle crepe del delicato strato di questo gas così importante.

Impressioni di Settembre: lo scioglimento dei ghiacciai nell'Artico è in lieve calo I cambiamenti climatici continuano imperterriti a far sentire la loro ingombrante e pericolosa presenza in tutto il mondo. Ora è la volta della copertura estiva di ghiaccio dell'Artico, che è scesa a settembre sotto i quattro milioni di chilometri quadrati (a 3,9). È la seconda volta in quarant'anni, a partire da quando sono cominciate le rilevazioni scientifiche nel 1979, che la copertura estiva scende sotto questa soglia. Non è l'unica volta che è stato rilevato un tale dato. Infatti, basti pensare al 2012, quando era arrivata a 3,4 milioni di chilometri quadrati. A scoprirlo sono stati i ricercatori tedeschi dell'Alfred Wegener Institut e dell'Università

di Brema. "I nostri dati da sache fra tellite mostrano marzo e aprile 2019 c'è stata una decrescita inusuale nell'estensione dei ghiacci, dai quali la copertura ghiacciata dell'Artico non è stata in grado di riprendersi", così ha spiegato sul sito del Wegener il geofisico Christian Haas,

che insieme al team ha portato avanti lo studio. In pratica, si è riscontrato che dalla seconda metà di agosto la riduzione ha rallentato. Il valore più basso registrato finora per il 2019 è stato 3,82 milioni di chilometri quadrati, il tre settembre. Questo, secondo i ricercatori,

significa che quest'anno la media di settembre, alla fine della stagione dello scioglimento, potrebbe essere ben sotto i quattro milioni di chilometri quadrati, per la seconda volta nell'arco di quarant'anni. Ma tutto dipenderà dalle temperature dei restanti giorni del mese. Il dato definitivo si avrà, quindi, ad ottobre. Bisognerà aspettare un altro pochino. "Se possiamo parlare di nuovo record o no, interessa ben poco - ha commentato allarmato Haas - quest'anno conferma la riduzione continuata e di lungo termine della copertura glaciale dell'Artico, come risultato del cambiamento climatico, rendendo ancora

più probabile che in pochi decenni questo mare sia libero dai ghiacci in estate. Questo comporterebbe cambiamenti drastici nell'Artico, con conseguenze per il clima, gli ecosistemi e la popolazione, anche in Europa". Questo studio cade decisamente a fagiolo, visto che la piccola grande Greta, portavoce delle speranze e dei sogni delle nuove generazioni, continua la sua battaglia per preservare la salute del nostro pianeta. E in questi giorni ci saranno nuove mobilitazioni e nuove manifestazioni al grido “Chi ha tempo non perda tempo!”, con la speranza che davvero si possa arrestare questo suicidio di massa. A.P.


Il punto sulla balneabilità in Campania al termine della campagna di monitoraggio Si chiude la campagna di monitoraggio 2019 delle acque di balneazione campane. Nel solo mese di settembre Arpac ha prelevato 457 campioni, di cui 40 risultati fuori norma e rientrati entro i limiti di legge ai prelievi successivi, fatta eccezione per quelli relativi a due tratti del comune di Torre del Greco ("Litoranea Nord" e "Litoranea Sud"), per le quali sono in corso accertamenti aggiuntivi. Nell'intera campagna di monitoraggio 2019 delle acque di balneazione, da inizio aprile a fine settembre, Arpac ha effettuato 2590 i controlli in mare a tutela della salute dei bagnanti, tra quelli previsti dal calendario regionale e quelli eseguiti per situazioni anomale. I prelievi del monitoraggio 2019 risultati sfavorevoli ammontano a 195, poco più del 7,5% della totalità dei campionamenti, una percentuale molto simile a quella riscontrata nella stagione balneare 2018. «La criticità più frequente», spiega Lucio De Maio, responsabile della UO Mare Arpac, «è rappresentata dai fenomeni piovosi che in alcuni casi hanno portato a divieti temporanei di balneazione anche in acque dichiarate ad inizio stagione balneare di qualità "eccellente". Si rimarcano – prosegue il dirigente Arpac – le carenze infrastrutturali dei cosiddetti sistemi a fogna mista, dove le acque pluviali non sono separate dalle acque

di fogna e, in caso di forti piogge, i collettori fognari sono sottoposti a un carico eccessivo con l'attivazione dei cosiddetti tubi di "troppo pieno". In casi del genere, questi tubi scaricano a mare materiale non depurato, determinando così un'alternanza di divieti temporanei e successive riaperture alla balneazione, al cessare delle piogge». Al di là dei controlli di routine, durante questa stagione balneare sono stati numerosi i prelievi effettuati per situazioni ritenute anomale, risultate nella maggior parte dei casi di origine naturale, causate cioè da fioriture algali, in particolare sul litorale domizio-flegreo e nel Golfo di Salerno, più raramente in Cilento. A inizio stagione balneare questi fenomeni sono stati favoriti da una primavera piovosa e fredda, seguita, a inizio giugno, da un repentino aumento delle temperature superficiali delle acque costiere. A luglio e agosto, del resto, queste fioriture algali sono state favorite dai frequenti venti meridionali che hanno indebolito il meccanismo delle brezze determinando il ristagno delle acque costiere. «A conclusione del monitoraggio effettuato quest'anno», dichiara il commissario straordinario Arpac Stefano Sorvino, «si può affermare che sulla base degli esiti analitici una larghissima maggioranza

dei tratti costieri è stata promossa a pieni voti. Permangono tuttavia alcune criticità, concentrate soprattutto nel Casertano (in prossimità della foce dei Regi Lagni), nel Golfo di Napoli (alcuni tratti del litorale vesuviano non ancora risanati e l'area intorno alla foce del Sarno), nonché in prossimità dei principali fiumi che sfociano in provincia di Salerno. Inoltre, come si è detto, anche quest'anno le piogge hanno determinato fenomeni temporanei di inquinamento in aree normalmente balneabili. Queste ultime criticità richiedono attenzione da parte delle Amministrazioni locali, che devono adottare adeguate misure di gestione a tutela della salute dei bagnanti, inclusi l'informazione al pubblico e se necessario un divieto temporaneo di balneazione». Dopo la fine della stagione balneare, a supporto delle competenze della Regione, Arpac sarà impegnata ad analizzare i risultati ottenuti e a elaborare, sulla base dei dati relativi all'ultimo quadriennio, la classe di qualità di ciascuna acqua di balneazione. In base alla classe in cui ricadrà ogni tratto, saranno diverse le modalità di gestione e monitoraggio e l'eventuale adozione di misure di risanamento. Le acque che risulteranno di qualità "scarsa" saranno considerate "non idonee alla balneazione" all'inizio della prossima stagione balneare.

METEOROLOGIA Arpac partecipa al secondo Congresso nazionale Aisam Nei giorni scorsi (dal 24 al 26 settembre) si è svolto a Napoli il secondo congresso nazionale dell'Associazione italiana di scienze dell'atmosfera e meteorologia. Il commissario straordinario Arpac, Stefano Sorvino, è stato tra i rappresentanti istituzionali che hanno aperto ieri i lavori, ospitati nella sede centrale dell'università Parthenope. Sono intervenuti, tra gli altri, Silvio Cau, generale a capo del servizio meteorologico dell'Aeronautica militare, Dino Zardi, climatologo e docente dell'università di Trento, e Giorgio Budillon, direttore del dipartimento di scienze e tecnologie dell'università Parthenope. «I dati meteoclimatici», ha detto Sorvino, «sono di enorme importanza per le attività quotidiane delle Agenzie ambientali. Penso alle elaborazioni modellistiche meteo-ambientali per valutare la dispersione degli inquinanti in atmosfera, o alla misura e alla stima delle tendenze di precipitazioni e temperature, che influiscono sulle portate fluviali e sulla ricarica delle falde idriche sotterranee». «A fronte di scenari futuri preoccupanti per quanto riguarda l'aumento delle

temperature e le modifiche della dinamica atmosferica – ha aggiunto il commissario Arpac – è importante approfondire gli studi in tutti i campi della meteorologia e climatologia, per accrescere la capacità delle comunità locali e nazionali di far fronte ai cambiamenti del clima. In questo senso il Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente può fornire un contributo rilevante, soprattutto per la valutazione degli impatti dei cambiamenti climatici». Arpac contribuisce alle attività del sistema istituzionale regionale dedicato alla meteorologia tramite il Cemec, il Centro meteoclimatico della Campania, che elabora quotidianamente bollettini e prodotti modellistici meteorologici di qualità dell'aria nonché meteo-marini, e acquisisce, con cadenza semioraria 24 ore su 24, i profili termici e di vento della bassa troposfera tramite un Windprofiler RASS ubicato a Capua, nella sede del Centro italiano ricerca aerospaziali. I dati acquisiti, i bollettini e gli output dei modelli sono diffusi sul sito internet cemec.arpacampania.it e sono fruibili liberamente.


In Italia il Pianeta si salva di sabato Oltre i Fridays for Future: nel nostro Paese il giorno per cambiare abitudini è quello in cui tutti fanno la spesa Anna Gaudioso È sempre più dibattuto il tema del cambiamento climatico e, prendendo spunto dalle mosse della mobilitazione globale dei Fridays for Future, ha preso corpo un movimento internazionale di protesta, composto da alunni e studenti che decidono di non frequentare le lezioni scolastiche per partecipare a manifestazioni in cui chiedono e rivendicano azioni atte a prevenire il riscaldamento globale e il cambiamento climatico. Un’ondata organizzativa che ha avuto inizio quando la svedese Greta Thurnberg ha lanciato un'azione di protesta al di fuori del Riksdag, il parlamento del suo Paese, con un cartello che recitava Skolstrejk för klimatet (sciopero scolastico per il clima), durante l'agosto 2018. Da qui, dopo il successo dei “venerdì per il clima”, l’idea di realizzare anche i Saturdays for Future. L’obiettivo dell’iniziativa è di trasformare il sabato, giorno in cui la maggioranza delle persone fa la spesa settimanale, come giorno dell’impegno per la produzione e il consumo responsabili a favore dello sviluppo sostenibile. Si intende, quindi, coinvolgere consumatrici e consumatori, imprese e organizzazioni della società civile in iniziative in grado di cambiare i modelli

Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 30 settembre 2019 - Anno XV, N.18 Edizione chiusa dalla redazione il 30 settembre 2019 DIRETTORE EDITORIALE

Luigi Stefano Sorvino

DIRETTORE RESPONSABILE

Pietro Funaro

CAPOREDATTORI

Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli

IN REDAZIONE

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GRAFICA E IMPAGINAZIONE

Savino Cuomo

HANNO COLLABORATO

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DIRETTORE AMMINISTRATIVO

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produttivi e le abitudini di spesa a favore di uno sviluppo sostenibile. Insomma, mobilitarsi tutti, ma proprio tutti, insieme per il consumo responsabile. Questa idea dei Saturdays for Future è stata lanciata ufficialmente da Leonardo Becchetti, presidente CTS NeXt, ed Enrico Giovannini portavoce ASviS, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, con una lettera pubblicata di recente su Avvenire: «E se i giovani di ‘Fridays for Future’ che si sono mobilitati in tutto il mondo per chiedere agli adulti e alle istituzioni di ‘non rubargli il futuro’ e di costruire un domani sostenibile per il Pianeta», hanno scritto i due promotori, «coinvolgessero le proprie famiglie nei ‘Saturdays for Future’, dedicati a cambiare le abitudini di spesa? Se cioè il sabato, il giorno successivo alla mobilitazione, quando oltre la metà delle persone fa abitualmente la spesa settimanale, si trasformasse per tutti nel giorno a favore della sostenibilità ambientale e sociale?». La proposta è stata accolta con favore da molti soggetti della società italiana, a partire dalla rete di Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile e dei suoi oltre 230 aderenti. L’iniziativa contribuisce al raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. NeXt e ASviS hanno fissato il primo appuntamento il 28 settembre 2019, giorno successivo allo sciopero globale degli studenti per la lotta al cambiamento climatico, come inizio del percorso verso una maggiore presa di coscienza sulla sostenibilità dei modelli di produzione e consumo. In questo contesto di attiva partecipazione globale, anche il presidente del

Consiglio dei ministri ha reagito positivamente all’appello, ricordando e riconfermando la sensibilità del governo su questi temi. «La proposta dei Saturdays for Future lanciata dalle pagine di 'Avvenire'», ha scritto Conte, «rappresenta un primo lodevole passo in direzione di iniziative concrete, che chiamano noi tutti a misurarci con contributi altrettanto concreti attraverso nuove abitudini di spesa. Questa cambiamento collettivo però non può realizzarsi nei soli e pur giusti comportamenti di chi ha già maturato

l’urgenza di cambiare paradigma di consumo e produzione. Necessita di un lavoro di squadra tra cittadini e istituzioni, per costruire meccanismi di respiro nazionale attraverso cui la politica può rendere accessibile a tutti l’adeguamento delle scelte di ogni giorno a un sistema più equo e sostenibile. Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi stabiliti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è necessario lavorare per la riconversione dei nostri processi produttivi e per la transizione verso fonti energetiche rinnovabili».


Le trombe marine, tipico fenomeno dell’autunno In questa stagione sono sempre più frequenti lungo le coste d’Italia Gennaro Loffredo Siamo giunti ad Ottobre, secondo mese dell’autunno meteorologico e le condizioni atmosferiche stanno gradualmente assumendo i caratteri tipici della stagione autunnale. Le giornate sono sempre più corte e le calde giornate d’estate lasciano il posto a cieli più cupi e piovosi. Le terre emerse, dopo aver accumulato il calore estivo, tendono pian piano a raffreddarsi e le perturbazioni prima timidamente e poi in maniera sempre più convincente interessano un po’ tutte le nostre regioni. La superficie marina, invece, tende a conservare più a lungo l’energia assorbita durante la stagione estiva sottoforma di calore latente e grazie alle sue alte temperature fornisce notevole energia ai sistemi nuvolosi in apparenza di scarsa consistenza, portando contrasti d’aria che poi sono all’origine dei moti vorticosi che si generano a mare: le trombe marine. Queste trombe marine sono dette “waterspout” e sono tipiche del mar Mediterraneo. Esse si formano generalmente al largo però capita, seppur

sporadicamente, che forti temporali a supercella si spostino fin verso la terraferma, provocando danni significativi a persone o cose. In queste circostanze, alla base della tempesta, si formano delle potenti trombe marine, dette “tornadiche”. La loro genesi è identica a quella dei forti tornado di stampo americano e i loro effetti sono altrettanto devastanti per le zone costiere. All’occhio la tromba marina appare come una nube a forma d’ imbuto che può raggiungere la superficie dell’acqua. All’interno dell’imbuto la pressione è molto bassa e questo provoca il risucchio dell’acqua che inizia a ruotare a velocità che arriva fino a 100km all’ora. Le trombe marine si formano con maggiore frequenza sui mari caldi con temperature generalmente pari o superiori ai 25°C. Esse sono frequenti soprattutto durante i primi mesi dell’autunno. In zone con acque fresche, sono piuttosto rare e quando si formano generano più sorpresa e meraviglia che spavento data la loro scarsa dimensione. In Italia le zone più battute da questo fenomeno sono il Friuli, la costa meridionale

abruzzese, lo stretto di Messina, la costa laziale e campana, ligure e toscana. Le trombe marine rappresentano ovviamente un pericolo per le imbarcazioni, in quanto non sono prevedibili essendo fenomeni di breve durata e di piccola estensione. Possono avere movimenti imprevedibili, possono viaggiare velocemente, oppure sembrare quasi stazionarie e quindi più facilmente evitabili. Non è detto che la direzione della tromba sia quella del vento dominante. Utile per capire se il turbine si sta avvicinando all’imbarcazione è quello di controllare il barometro, perché il passaggio del vortice è caratterizzato da una forte e repentina caduta della pressione atmosferica nella misura di 1-3hPa al secondo. Negli ultimi anni la nostra penisola è stata interessata dal passaggio di alcune forti perturbazioni atlantiche, le quali hanno favorito la formazione di numerose trombe marine. Il litorale campano, soprattutto, ha sfornato una serie di suggestivi vortici a mare, i quali hanno attirato l’attenzione di numerosi testimoni, che hanno subito diffuso le immagini sui social network.

L’estate più calda degli ultimi anni Rosario Maisto L’estate del 2019 è stata la più calda mai registrata negli ultimi anni, secondo le nuove analisi condotte dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), l’agenzia federale degli Stati Uniti che si occupa di oceani e clima. Su scala globale, il periodo tra Giugno e Agosto è stato il secondo più caldo mai registrato negli ultimi 140 anni con una temperatura di 2 gradi in più rispetto alla media storica, mentre Giugno aveva fatto registrare una temperatura superiore di 3,3 gradi rispetto alla media, sempre su scala globale, Agosto è stato il secondo mese più caldo mai registrato, a pari merito con i mesi di Agosto del 2015 e del 2017, l’Agosto più caldo fu quello del 2016. Si è trattato in realtà di un estate a doppia faccia segnata da temperature eccezionali, le condizioni climatiche hanno favorito il diffondersi di incendi, ma anche da eventi estremi infatti ci son stati ben 540 tempeste, nubifragi, trombe d’aria e grandinate che hanno provocato gravi danni nelle campagne e al turismo dove si lamenta un calo delle presenze in spiaggia, piante sradicate, vigneti abbattuti, frutta flagellata, trombe d’aria e temporali intensi accompagnati da grandinate killer con frane, strade di campagna impraticabili e pascoli isolati che hanno portato a chiedere nelle zone colpite lo stato di calamità. Oggi giorno, si sta verificando una tendenza alla tropicalizzazione che si evidenzia con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal caldo al maltempo che compromettono le coltivazioni nei campi con danni per oltre quattordici miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne. In un momento di difficoltà, le aziende agricole vanno aiutate, specialmente quelle italiane e campane, acquistare frutta e verdura nostrana è dunque un atto di amore a favore degli agricoltori, ma anche di un aiuto al proprio benessere per combattere il grande caldo con il consumo di alimenti, come la frutta o prodotti di stagione indispensabili per la salute e per mettersi in forma, per ottenere il miglior rapporto qualità prezzo e aiutare il proprio territorio e l’occupazione, quindi per consiglio è verificare l’origine nazionale e territoriale, acquistare prodotti locali che non devono subire grandi spostamenti o comprare direttamente dagli agricoltori biologici o locali.


In Kenya un veliero fatto con le infradito Un’imbarcazione in plastica riciclata ripulirà i mari della costa africana Ilaria Buonfanti Il Kenya è una nazione meravigliosa, caratterizzata da distese di spiagge bianchissime e acque trasparenti. La barriera corallina è rigogliosa e costituisce un’attrazione turistica importante per chi pratica lo snorkeling e le attività subacquee. Purtroppo però, anche su queste spiagge paradisiache si accumulano tonnellate di plastica portate fino a riva dalle correnti oceaniche. E allora il Kenya ha voluto dichiarare guerra alla plastica in modo originale, costruendo una tipica imbarcazione locale con i rifiuti raccolti sulle spiagge. Queste imbarcazioni tipiche si chiamano dhow, sono barche a vela araba con una o più vele triangolari. Un grosso dhow può imbarcare circa trenta persone mentre uno piccolo normalmente ne accoglie una dozzina. Per tre anni, molti volontari ambientalisti, hanno partecipato al progetto denominato FlipFlopi raccogliendo sulle spiagge di Lamu e sulle strade di Nairobi, Mombasa e Malindi circa 30.000 infradito e tonnellate di bottiglie ed altri rifiuti di plastica riciclabile. Questi rifiuti hanno subito un particolare processo di lavorazione grazie al quale sono state create decine di migliaia di tavolette colorate. Ali Skanda, il capo costruttore navale insieme a Dipesh Pabari, team leader del progetto e ad altri volontari hanno

assemblato queste tavolette dando vita ad un dhow multicolore lungo ben nove metri, dal peso di sette tonnellate. L’imbarcazione arcobaleno è partita da Lamu e, toccando le città costiere più grandi ed importanti del Kenya, è giunta fino a Zanzibar, in Tanzania, seguendo un percorso di oltre 500 km. Lungo questo percorso, durato due settimane, sono state raccolte cinque tonnellate di plastica! A detta degli ideatori, è stato un percorso per diffondere una “rivoluzione di plastica” nelle comunità costiere illustrando alle comunità locali i peri-

coli della plastica monouso e insegnando loro come riciclarla. È stato spiegato soprattutto che molte di queste materie plastiche finiscono per inquinare gli oceani e riempire lo stomaco di animali marini, che muoiono soffocati o di fame come succede anche nei nostri mari. In realtà il governo keniota, già nel 2017, ha imposto il divieto più severo al mondo per l’uso dei sacchetti di plastica. Chiunque sia sorpreso a produrli, venderli o usarli, rischia la reclusione fino a 4 anni o multe fino a 35.000 euro. Una scelta necessaria visto che i ke-

nioti usano circa 24 milioni di sacchetti di plastica al mese, secondo una stima del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP). Secondo l’Onu, dagli anni Cinquanta sul nostro pianeta sono stati prodotti 8,3 miliardi di tonnellate di plastica. Un decimo è stato riutilizzato, un altro decimo incenerito: quasi l’80% è finito nelle discariche e nei mari. Secondo l’università di Berna, il danno economico annuo all’ecosistema marino è di dodici miliardi e mezzo di euro. È necessaria assolutamente un’inversione di rotta!

Cambiare rotta: Ischia verso il plastic free Cambiare rotta si può. Ci crede Raffaele, un giovane videomaker ischitano che, lo scorso 4 Settembre, ha varato un’ imbarcazione interamente fatta di bottiglie di plastica vuote raccolte sull’isola. Il progetto era partito già la scorsa estate quando Raffaele costruì il primo prototipo di eco-zattera con 600 bottiglie da 600 ml ciascuna tenute insieme da una speciale schiuma: 4,5 metri di lunghezza e 1,4 di larghezza e un’imbarcazione che si muove solo a remi e può trasportare fino a tre persone. Quest’anno il giovane esploratore ha perfezionato il suo progetto grazie a remi più lunghi, alti e comodi, un sedile più stabile, smontabile e multifunzione ed una struttura più resistente irrobustita da uno

scheletro di canne di bambù. «L’ho costruita da solo, senza esperienze solide in campo nautico e con circa 1000 bottiglie che formano la struttura – ha scritto su Facebook lo stravagante ambientalista. Ho alzato i bordi, il tetto e ho risolto altri piccoli problemi che mi avevano dato noia la scorsa estate, quando la testai per la prima volta. Tra questi, uno su tutti che fa sempre ridere: ho comprato le gomme per la chinetosi (il mal di mare)». L’idea di circumnavigare l’isola non si è purtroppo concretizzata ma il messaggio quello sì, è arrivato forte e chiaro: sensibilizzare la popolazione sulle quantità ancora troppo consistenti di plastica monouso che si utilizza, sperando presto in un cambio di rotta. G.M.


L’Italia e lo smaltimento dei rifiuti: un problema ancora molto serio Nel Nord Europa i paesi scandinavi in particolare, addirittura acquistano i nostri rifiuti Secondo i dati dell’Ispra, ogni cittadino, in Italia, produce circa 490 kg di rifiuti ogni anno. Se si moltiplica questa cifra per il numero di abitanti italiani (circa 61 milioni) si può immaginare quanto sia grossa la quantità di rifiuti da smaltire. Purtroppo, è triste doverlo ammettere, ma il nostro paese non riesce a gestire i rifiuti in maniera adeguata e non si parla soltanto dei cassonetti stracolmi di alcune città che tante volte hanno fatto parlare di “emergenza rifiuti”, ma di un problema a monte che riguarda tutto il sistema nazionale della gestione dei rifiuti e che ha come conseguenza i sempre più frequenti incendi dolosi nei capannoni, le discariche abusive e gli impianti sovraccarichi di materiale, insieme alle nuove discussioni sugli inceneritori e sui termovalorizzatori. In generale la gestione dei rifiuti si può suddividere in due grandi blocchi distinti: operazioni di recupero e operazioni

di trattamento-smaltimento. Delle prime si occupano principalmente gli impianti che gestiscono i rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, mentre delle seconde si occupano discariche, inceneritori, impianti di trattamento meccanico-biologico: lo smaltimento viene definito tale anche se successivamente può avere come risultato secondario il recupero di sostanze o di

energia. La raccolta differenziata è, paradossalmente, uno dei fattori principali che stanno causando una situazione di stallo nella gestione dei rifiuti. In Italia se ne fa sempre di più ma succede che spesso venga fatta male, mischiando rifiuti che non andrebbero messi insieme. Gli impianti di riciclo che ricevono questi rifiuti dividono quelli riciclabili da

quelli non riciclabili, e finiscono per riempirsi di materiale di scarto da avviare a smaltimento. Inoltre, i materiali derivati dal riciclo hanno sempre meno spazio sul mercato, e quello che non si riesce a vendere si prova a mandarlo in discariche o inceneritori. Quando questi ultimi sono pieni, però, può accadere che questi prodotti finiscano in mano alla malavita, che

riempie di plastica i capannoni per poi farli bruciare. In Nord Europa invece funziona tutto perfettamente, la raccolta differenziata e il riciclaggio in Svezia funzionano così bene che da alcuni anni la nazione scandinava deve importare rifiuti dall’estero per mantenere in attività gli impianti di riciclaggio, dal 2011 a oggi, meno dell’1 per cento dei rifiuti svedesi è finito in discarica. Quello che rende la Svezia unica è sicuramente la cultura del paese scandinavo, da sempre orientata verso il rispetto dell’ambiente. La Svezia è stata una delle prime nazioni al mondo a imporre una pesante tassa sui combustibili fossili nel 1991 e adesso quasi metà della sua energia elettrica arriva da fonti rinnovabili. Il sistema di raccolta dei rifiuti sviluppato nella nazione nordica si fonda su aziende private che importano (molto anche dall’Italia) e inceneriscono i rifiuti per ottenere l’energia che viene gestita dal distributore pubblico. I.B.

Macingo: la start up calabrese che ha rivoluzionato il trasporto di merci abbattendo le emissioni Bruno Giordano In Calabria è possibile fare impresa e creare sviluppo. Testimonianza di ciò, una start up che ha creato una comunità digitale tra trasportatori di merce e consumatori, ridisegnando l’intero settore. Il suo nome è Macingo e permette, tramite un algoritmo, di ottimizzare i viaggi a vuoto dei mezzi di trasporto per merci, riducendo le emissioni di anidride carbonica offrendo un servizio facile, sostenibile ed economico. Si pensi ai molti tratti stradali che i grandi veicoli percorrono senza merci. Sono i viaggi di ritorno che generano una spesa inutile per le aziende, ma, soprattutto con-

tribuiscono a impattare sull’ambiente in termini di emissioni nocive. Macingo, permettendo ai trasportatori di trovare nuovi clienti in modo rapido e veloce, è stata in grado di abbattere le emissioni

di anidride carbonica, dando la possibilità ai mezzi pesanti di viaggiare sempre a pieno carico. I risultati, più che incoraggianti, indicano che su oltre 17 milioni di chilometri percorsi si sono risparmiati 5

milioni di chili di anidride carbonica. L’idea è generare una connettività sempre più fruibile grazie al digitale. Il cliente può inserire sulla piattaforma o sull’applicazione di Macingo le informazioni relative alla locazione geografica in cui effettuare lo scarico e carico merci e le specifiche relative alla tipologia di prodotti da trasportare. Auto, moto, traslochi, spedizioni di alimenti, prodotti dell’edilizia, del settore agricolo, fino a piscine lunghe 14 metri. L’algoritmo genera così un elenco di trasportatori con disponibilità di carico compatibili con le richieste inserite dal consumatore ed è possibile confrontare i diversi prezzi, le recensioni,

il rating del trasportatore; scegliendo quello più idoneo con risparmi fino all’80 per cento in termini di costi e di tempo, aiutando non solo i privati ma anche le tante piccole e medie imprese a connettersi. La piattaforma registra oltre 1900 trasportatori che hanno visto aumentare il loro fatturato del 50 per cento e registra 4000 mezzi di trasporto censiti, con una copertura sul territorio italiano del 95 per cento. Grazie alla nuova cultura del digitale, la start up calabrese coniuga una logistica vincente, ottimizzando i servizi di trasporto di grandi merci, dando un forte impulso al settore e riducendo l’impatto ambientale.


Clima: in Italia danni a pesca, agricoltura e turismo A Napoli colpita l’economia del mare, sulle Alpi le stazioni sciistiche Con i suoi 7.500 chilometri di costa, l'Italia è fortemente minacciata dall'innalzamento del mare, ma anche lo scioglimento dei ghiacciai, in particolare sulle Alpi, potrebbe provocare danni sia sociali sia economici. A dirlo sono diversi studi scientifici internazionali che negli ultimi anni hanno analizzato le conseguenze dei cambiamenti climatici nelle varie aree del mondo senza il taglio dei gas serra. In Italia, quasi 5.500 chilometri quadrati (più di quattro volte la grandezza di Roma) potrebbero essere inondati entro il 2100 se le emissioni continuassero ad aumentare e fino a 375.000 persone sarebbero colpite sulle coste. Napoli, secondo alcune stime, sarebbe tra le città europee con le maggiori perdite finanziarie dovute all'innalzamento del livello del mare, stimato in media in 290 milioni di dollari all'anno al 2100 (10 al 2030, 52 al 2050 e 128 al 2070). Con la previsione del ritiro dei ghiacciai europei per tutto il XXI secolo, non ci sarebbe più tanta neve sulle Alpi e in Italia tre quarti delle stazioni sciistiche non avrebbero più neve

entro la fine del secolo, come in Austria, Francia e Svizzera. Le Alpi forniscono oltre la metà dell'acqua totale annua al bacino del Po e con lo scioglimento dei ghiacciai il flusso del fiume in inverno e primavera aumenterebbe e in estate e autunno diminuirebbe con ripercussioni sulla gestione delle risorse idriche. Ci sarebbero anche danni economici poichè il bacino del Po rappre-

senta il 40% del Pil italiano, rappresentando il 37% sull'industria del paese e il 35% della produzione agricola. Tutto il Mediterraneo, che si stima generi un giro d'affari di circa 450 miliardi di dollari all'anno in attività marittime economiche e turistiche, è uno degli obiettivi del global warming. L'Italia è il Paese che contribuisce maggiormente al "Pro-

dotto marino lordo" seguito da Spagna, Francia e Turchia soprattutto attraverso il turismo. Diventando più caldo e più salato a causa dell'evaporazione il Mediterraneo perderebbe habitat, biodiversità, stock ittici e praterie sottomarine che assorbono anidride carbonica sufficiente a compensare l'11-43% delle emissioni dei paesi mediterranei prodotte sin dalla rivoluzione

industriale. Senza tagli alle emissioni, dicono gli studiosi, il Mar Mediterraneo subirà almeno un'ondata di calore di lunga durata ogni anno entro la fine di questo secolo con impatti sugli ecosistemi marini e sulle persone. Ondate di calore che durano fino a tre mesi in più e sono circa 4 volte più intense e 42 volte più gravi degli eventi odierni. (Ansa)

Scoperti i pioppi mangia-plastica Secondo una ricerca eliminano l’inquinamento assorbendo ftalati nelle radici Una ricerca condotta dagli studiosi dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che hanno collaborato con l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa, pubblicata sulla rivista Environmental Science and Pollution Research ha dimostrato che le radici dei pioppi assorbirebbero, smaltirebbero e degradarebbero gli ftalati e lo farebbero anche in elevate quantità rispetto ad altre piante. Lo hanno constatato mettendo a confronto le radici dei pioppi con le radici di piante comuni, entrambe esposte per 21 giorni al diottilftalato, DEHP, componente dei ftalati che ha effetti nocivi sul sistema endocrino, riconosciuti anche dalla Commissione Europea; non a caso il compo-

nente è stato vietato nella produzione di giochi per bambini e numerosi prodotti in PVC. Il pioppo “mangia-plastica” con le maggiori capacità di assorbimento appartiene alla variante dei pioppi bianchi “Populus alba Villafranca” che riesce a sopportare grandi quantità di sostanze nocive ed inquinanti senza esserne danneggiato. Può “mangiare” questo tipo di composti e utilizzarli nei processi che coinvolgono i suoi tessuti vegetali. Il risultato è stato molto promettente perché i ricercatori hanno rilevato che le sostanze inquinanti assorbite non provocano particolari danni ai pioppi e questi ultimi, di conseguenza, potrebbero essere utilizzati in futuro per ridurre gli ftalati dispersi nell’ambiente.


Wikkelhouse: la casa in cartone Flessibilità d’uso, facilità di trasporto e alto grado di sostenibilità Antonio Palumbo Le case modulari prefabbricate rappresentano una delle più importanti soluzioni fornite dalla moderna edilizia ecosostenibile: piccoli moduli, il cui assemblaggio può avvenire in poche ore, capaci di dar vita a spazi confortevoli e accattivanti, caratterizzati soprattutto da prestazioni energetiche ed ambientali di altissimo livello: il tutto a costi molto più contenuti di quelli necessari per la realizzazione di edifici tradizionali. La flessibilità d’uso, la facilità di trasporto, l’alto grado di sostenibilità, l’autosufficienza energetica, l’economia di costo e di esercizio, l’elevata capacità antisismica sono solo alcuni dei punti di forza di tali abitazioni. In quest’interessante panorama si inscrive, a pieno titolo, la Wikkelhouse (di cui nel 2012 è stato presentato il primo prototipo): nata dall’intuizione dell’architetto Oep Schilling e progettata dallo studio di architettura olandese Fiction Factory, si tratta di una rivoluzionaria “casa in cartone”, il cui utilizzo è garantito per almeno 50 anni. L’abitazione è interamente riciclabile ed incredibilmente duratura, soprattutto in virtù del materiale con cui viene realizzata: 24 strati di cartone di alta qualità (ciascuno ricoperto con un foglio impermeabile ma traspirante) sistemati su entrambe le facce di un telaio centrale, fissati con una colla ecologica e rivestiti, sulla faccia esterna

della parete, con listelli in legno di pino tinto. Grazie alla sua leggerezza, la Wikkelhouse può essere edificata su qualunque superficie, dalla sabbia al prato. Vi è da dire che Fiction Factory puntando molto sull’eccellenza del processo produttivo, per garantire il massimo degli standard qualitativi ai suoi acquirenti - riesce, per ora, ad immettere sul mercato solamente 12 case all’anno e con tempi di attesa abbastanza lunghi: l’azienda, tuttavia, si sta strutturando per rispondere al meglio alle esigenze di una clientela in continua crescita e all’apertura verso nuovi mercati. Le “case in cartone” - che stanno

iniziando a diffondersi in tutta Europa - sono già disponibili per l’acquisto in Francia, Germania, Regno Unito, Danimarca, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi: in Italia, invece, dovrebbero arrivare entro il 2020. La Wikkelhouse, come assicurano alla Fiction Factory, è tre volte più sostenibile dei normali edifici residenziali: progettata per moduli, è facilmente componibile e modificabile, non necessita di fondamenta e può essere montata in un solo giorno, assicurando, inoltre, un ottimo isolamento termico e pareti perfettamente protette rispetto agli agenti atmosferici e all’umidità. Ogni casa è for-

mata da diversi moduli (ingresso, cucina e soggiorno, camera da letto, bagno, ecc.), che si possono facilmente assemblare tra loro per creare ambienti delle dimensioni volute: la cellula-tipo presenta una lunghezza di 4,5 m, larghezza di 1,2 m e altezza di 3,5 m. Il costo della versione base, che si compone di tre moduli, si aggira intorno ai 30mila euro (comprensivi di trasporto e montaggio) ed aumenta, ovviamente, in base al numero delle unità aggiuntive e degli optional da installare. Wikkelhouse rappresenta la soluzione ideale per chi ha urgenza di realizzare un’abitazione in tempi brevi e desi-

dera altresì farlo nel rispetto dell’ambiente: privati ed aziende iniziano, pertanto, a mostrarsi fortemente interessati a questo prototipo, soprattutto in quanto esso potrebbe essere impiegato come seconda casa o anche, solo pr fare un esempio, con funzione di modulo abitativo da inserire all’interno di spazi verdi. L’avveniristica “casa in cartone” di Fiction Factory rappresenta, in definitiva, un nuovo modo di concepire lo spazio abitativo ed una risposta ideale anche per far fronte, tempestivamente ed efficacemente, a situazioni di emergenza, quali i disastri causati da eventi calamitosi (terremoti, uragani, ecc.).


Adaptation:un esempio di giornalismo costruttivo L’adattamento è la risposta di cui il mondo ha bisogno per continuare a sperare Tina Pollice Nel mondo che cambia tutto deve adattarsi, anche il giornalismo. Ed è su questo postulato che Marco Merola, giornalista e divulgatore scientifico, insieme al suo collega Lorenzo Colantoni, patrocinato da Università Ca' Foscari di Venezia e Rappresentanza in Italia della Commissione europea, ha creato “Adaptation”. Adaptation è un progetto multimediale, consultabile al sito www.adaptation.it, di giornalismo costruttivo con l’obiettivo di rendere l’opinione pubblica più consapevole sul tema dell’emergenza climatica, offrendo soluzioni concrete di sopravvivenza. “Adaptation”, webdoc è nato per documentare la convivenza tra l’uomo, la tecnologia e la natura nell’era del climate change. Ogni giorno, i media di tutto il mondo rilanciano notizie di catastrofi naturali legate all’emergenza climatica, disegnando scenari drammatici per il futuro. Eppure ci sono esempi virtuosi di “adattamento” al clima che cambia, già messi in pratica in alcune zone del mondo, pronti per essere replicati e “Adaptation” vuole farceli conoscere. Così, dall’Olanda a Israele, dall’Etiopia all’Alaska fino alle ‘Island states’ dell’Oceano Pacifico, Adapta-

tion racconta storie di persone, di luoghi che cambiano, di terre che si rigenerano in grado di ispirare politici, imprenditori, scienziati, ma, soprattutto la gente comune. Quello che oggi è vissuto come un’emergenza può mutare rapidamente in un’opportunità di sviluppo sostenibile. L’innalzamento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacci, i devastanti periodi di siccità sono fatti incontrovertibili. Ma ci sono tante storie virtuose che il mondo deve conoscere e l’adattamento è la risposta di cui il mondo ha bi-

sogno per continuare a sperare, a vivere, a progredire. Attraverso filmati e interviste, Adaptation racconta i progetti di chi è riuscito a portare l’acqua dove non c’era, di chi ha creato nuove terre da coltivare, di chi ha costruito case in grado di spostarsi (e quindi adattarsi), di chi ha concepito cibi diversi per sfamare popoli che vivono in condizioni estreme. Tutti questi esempi di “adattamento” alla natura che cambia rappresentano, secondo i creatori di Adaptation, un panel da cui attingere e a cui ispirarsi. E

l’invito arriva proprio in un momento cruciale, in cui l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) ci conferma che restano solo 11 anni per salvare il Pianeta. Mantenendo i trend attuali, infatti, la temperatura media globale aumenterà di 1,5 gradi centigradi entro il 2040, toccando la soglia prevista dall’Accordo di Parigi per la fine del secolo. Adaptation, come spiega lo stesso Merola, è stato di ispirazione al primo festival italiano dedicato a tutti gli “adattamenti”, non solo quelli climatici. L'evento,

il Gecko Fest, in omaggio al più adattabile tra gli animali del pianeta, si è svolto a Spina (Perugia) il 13 e 14 settembre scorso, dove la parola “Adaptation” non sta solo per “adattarsi” ma, nelle difficoltà cogliere l’opportunità per spingere l’orizzonte oltre. Al centro di tutto la tenacia e l’ingegno dell’uomo, che sa reagire alle fragilità fisiche e alle avversità naturali, riconverte territori e realtà industriali, crea città sempre più sostenibili e usa la tecnologia per aiutare il Pianeta a rigenerarsi.


Grandi Napoletani, grandi Meridionali

Corrado Lanza dei duchi di Brolo, il politico gentiluomo Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Don Corrado Nicola Placido Lanza dei duchi di Brolo e dei Baroni di Longi, Barone dei Supplementi di Trapani, Sciacca e Mazara, Barone di Malaspina, fu Senatore di Palermo dal 1751 al 1791 e Sindaco del Senato di Palermo più volte nel quarantennio, Maestro Razionale del Senato, Procuratore Generale, Deputato delle nuove gabelle, Governatore del Pio Monte di Pietà, Governatore dell'Opera Pia di Navarro, Ospedaliere Generale della città e Membro della Compagnia dei Bianchi. Sposò Donna Eleonora Morello e Colnago di Santa Venera. Nella seconda metà del Settecento fu protagonista assoluto della vita politica siciliana. Era nato nel 1722 dal Barone Don Michele Lanza e Donna Maria

Rosalia Spinotto dei Baroni di Marcatobianco (battezzato dal Principe di Butera Don Nicola Placido Branciforte, come si evince dall’atto di battesimo). Morì a Napoli il 15 settembre 1791 e fu sepolto nella Chiesa di Sant’Anna di Palazzo Reale.

Discendente di una delle famiglie più importanti d’Italia (i Lanza di Sicilia), i suoi avi fin dal Medioevo furono grandi protagonisti della vita politica italiana. Discendente dei Duchi di Baviera, il suo avo Galvano Lancia di Brolo poi

Lanza (fu Principe e marchese Imperiale, Conte del Principato Conte di Fondi, Principe di Taranto, Signore di Longi e Brolo), Viceré, Capitano Generale delle milizie imperiali e fratello di Bianca Lanza ultima moglie dell’Imperatore

Federico II di Svevia, fu il massimo rappresentante del partito Ghibellino in Italia, in difesa prima del cognato (l’Imperatore Federico II) e poi del nipote Manfredi I, Re di Sicilia. segue a pag.15


segue da pagina 14 Studiò presso il Real Collegio dei Gesuiti e giovanissimo fu eletto senatore del quartiere La Loggia. Uomo di grande cultura e di grande capacità organizzativa, fu citato più volte per la sua attività politica nei Diari della città di Palermo pubblicati sui manoscritti della Biblioteca comunale curati dallo storico siciliano Gioacchino Di Marzo: “A 22 maggio 1751, sabato. Il nuovo Senato di Palermo pigliò possesso, Don Corrado Lanza Barone dei Supplementi, dei Duchi di Brolo, Senatore”. “Il Viceré confermò Deputato delle nuove gabelle, Corrado Lanza Barone dei Supplementi per il terzo triennio da cominciare il 14 maggio 1761”. “Sindaco Corrado Lanza Barone dei Supplementi, terzo anno dalla sua elezione del 17 giugno 1752, Consultore legale del Pretore”. “Addì 14 maggio 1755, l’Eccellentissimo nostro senato conferì l’uffizio di suo Maestro Razionale a Corrado Lanza Barone dei Supplementi”. Il più interessante è questo stralcio dei verbali del Senato, dove si evince che Don Corrado per i suoi meriti diplomatici non accettò un regalo in denaro per onestà intellettuale e attaccamento alla sua Patria. “Il Sindaco Barone Corrado Lanza dei Duchi di Brolo, ebbe in casa sua tutte le maestranze, e lor dava sedia. Ed il Pretore, sciolto che fu il Congresso, andò a riferirlo al Viceré Fogliani, ed in seguito ne ha mandato le scritture alla Corte. Al tempo stesso esibì egli un regalo di onze cento al Sindaco Barone Lanza, volendolo gratificare pei di lui servigi fatti alla città nell’avere ottenuto i voti e le firme di 70 consolati. Ma questo regalo non fu

accettato dal Lanza, perché non si volle far pagare dalla sua città”. Grande esempio di uomo delle istituzioni e di patriota duosiciliano. Suo figlio primogenito Don Michele Lanza, anch’egli senatore di Palermo, ne ereditò tutti i titoli nobiliari e dalla madre Maria Spinotto per successione siciliana, ereditò anche quello di Barone di Marcatobianco poi elevato a titolo Marchesale nel 1816 (fonte : Protonotaro del Regno) e quello di Barone di Butti e Mangalivi. Michele ebbe Corrado e a sua volta Corrado ebbe: Michele, Manfredi ed Ernesto, tutti senza eredi maschi. Questo ramo siciliano si estinse.

Il secondogenito del sindaco Corrado, Don Ferdinando Lanza Colonnello del Real esercito delle Due Sicilie, Cavaliere di diritto del Real Ordine di San Giorgio della Riunione, si trasferì a Napoli nel 1816 con sua moglie Donna Maria Santa Testa dei Conti del Sacro Romano Impero, e diede vita al ramo Napoletano dei Lanza di Sicilia, tutt’ora fiorente. Questo ramo della famiglia Lanza, fedelissimo alla Famiglia Borbone delle Due Sicilie, durante il regno d’Italia, si ritirò dalla vita di corte e non partecipò attivamente a nessun evento pubblico, non riconoscendo i principi e i modi “illegittimi” coi i quali fu compiuto il cosiddetto risorgimento.


Tutele per i consumatori censiti nelle banche dati del credito Luca Monsurrò Al fine di migliorare ed offrire maggiori tutele per i consumatori oltre che trasparenza nelle regole per le analisi del rischio creditizio, che coinvolgono tutti i cittadini richiedenti un mutuo o prestito, nonché nelle richieste di forme di leasing e/o noleggio a lungo termine, si è, attraverso il nuovo “Codice di condotta per i Sistemi Informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti”, adeguato il funzionamento del mercato finanziario e creditizio alle modifiche introdotte dalla normativa Europea (GDPR) e Nazionale in materia di Privacy. Infatti secondo l’art. 55 del Regolamento Europeo, è il Garante della Privacy a rappresentare l’Autorità di controllo competente ad approvare il progetto di “Codice di condotta” nel settore di riferimento, con validità su tutto il territorio nazionale. A tal proposito il Sistema di Informazioni Creditizie (S.I.C.) rappresenta una vera e propria banca dati contenente le richieste o i rapporti che riguardano la concessione, nell’esercizio di un attività commerciale o professionale, di un credito, di una dilazione

di pagamento, di un finanziamento o di un pagamento differito dove rientrano quelle forme di facilitazione finanziaria gestite da una persona giuridica, un ente, un associazione o un altro organismo in ambito privato, che può contenere sia informazioni di carattere negativo, relative a rapporti per i quali si sono verificati vari inadempimenti, sia informazioni a carattere positivo. All’articolo 3 del predetto Codice si prescrive che “il trattamento dei dati personali contenuti in un SIC può essere effettuato dal gestore e dai partecipanti, ciascuno per le attività di propria competenza, coerentemente con quanto disciplinato nel presente Codice di condotta, esclusivamente per finalità connesse alla valutazione, all’assunzione o alla gestione di un rischio di credito, alla valutazione dell’affidabilità e della puntualità nei pagamenti dell’interessato. Rientrano in tali finalità la prevenzione del rischio di frodi e del furto di identità”. Ciò premesso vi è da sottolineare, quindi, che i dati registrati potranno essere trattati anche senza il consenso degli interessati, basando tale possibilità sul legittimo interesse delle Società di Informazioni Creditizie, però con la reale garanzia

del rispetto delle norme fondanti il Regolamento Europeo 679/2016 in materia di protezione dei dati come, per esempio la pertinenza del dato, la necessarietà del trattamento del dato e la non eccedenza rispetto alle finalità di valutazione del rischio creditizio. È di pubblica conoscenza infatti che al richiedente un mutuo si applica, attraverso un algoritmo utilizzato nella fase di assegnazione, un determinato punteggio di rischio, attraverso il quale si decide il buono o cattivo esito sulla concessione dello stesso; eb-

bene in caso di eventuale diniego, l’interessato potrà chiedere tutte le informazioni di sorta pretendendo di conoscere la logica di funzionamento che ha determinato l’esito della decisione, con la consapevolezza che venga garantita particolare attenzione sulle misure di sicurezza di protezione dei dati dei clienti da accessi illeciti ed avendo garanzie sull’affidabilità e l’aggiornamento dei sistemi utilizzati. Inoltre per quanto attiene i dati personali riferiti a richieste e/o rapporti di credito, possono essere conservati in un SIC per il tempo

previsto dalle modalità indicate nell’Allegato 2 del Codice di Condotta e cioè fino a dodici mesi dalla data di registrazione dei dati relativi alla regolarizzazione di ritardi non superiori a due rate o mesi, oppure ventiquattro mesi dalla data di registrazione dei dati relativi alla regolarizzazione di ritardi superiori a due rate o mesi; decorsi i predetti periodi i dati sono eliminati dal SIC se nel corso dei medesimi intervalli di tempo non sono stati registrati dati relativi ad ulteriori ritardi o inadempimenti.


Un caso di diniego di accesso agli atti accolto da Palazzo Spada Quando le esigenze difensive sottostanti non sono chiaramente rappresentate Felicia De Capua Le richieste di accesso agli atti amministrativi devono essere attentamente valutate, caso per caso, in merito alla stretta funzionalità dell’accesso alla salvaguardia di posizioni soggettive protette, che si ritengono lese, ai sensi dell’art. 24, c. 7, L. 241/1990. Questa la massima estrapolata dalla sentenza del Consiglio di Stato, sezione terza, 1 agosto 2019, n. 5479, che riprende precedenti orientamenti. Il caso in esame riguarda un’istanza di accesso formulata al fine di conoscere una serie di documenti, in particolare dati finanziari e professionali (fatture, modelli 730, buste paga, certificati medici, sinistri INAIL, ecc.) riguardanti i dipendenti di una società investigativa per il periodo compreso tra il 2009 e il 2015. Tale istanza è stata inoltrata al dichiarato fine di valutare la sussistenza di un rapporto di collaborazione dei medesimi con la predetta società e, dunque, per vagliare la legittimità dell’attività di investigazione a suo tempo effettuata nei con-

fronti del richiedente, che è sfociata nel provvedimento di licenziamento disciplinare. In assenza di riscontro dell’ente, datore di lavoro, il ricorrente ha proposto, invano, ricorso ex art. 116 c.p.a. per violazione dell’art. 22 e ss. della L. n. 241/90, respinto con sentenza n. 8584/2018 sulla base delle seguenti valutazioni: genericità della domanda, relativa ad una serie indefinita di documenti; mancata allegazione di prove sulle ragioni sottese all’istanza di accesso, da cui si possa evincere il collegamento della propria posizione giuridica con gli atti dei quali si chiede l’esibizione; mancata prova in ordine all’utilità degli atti in questione a scopo difensivo. I giudici di Palazzo Spada, chiamati poi a riformare la predetta sentenza del TAR, respingono il ricorso, ritenendo corretta la decisione di primo grado, per le ragioni che succedono. Innanzitutto la sentenza in esame rileva, parimenti a quella di primo grado, l’indeterminatezza dei dati oggetto della richiesta, la cui strumentalità alla cura dei propri interessi giuridici non è stata ben posta in evidenza dalla di-

fesa di parte ricorrente. Inoltre, d’accordo con la tesi dell’ente, i giudici rilevano che, avendo l’appellante già ottenuto l’ostensione della documentazione richiesta ad altri enti, avrebbe dovuto delimitare l’istanza di accesso chiedendo la sola documentazione strettamente necessaria per la cura dei propri interessi difensivi, evitando di presentare una richiesta di accesso diretta, peraltro, a due enti previdenziali. I giudici di Palazzo Spada concludono così: la legittimazione all’accesso presuppone la dimostrazione che gli atti oggetto dell’istanza siano in grado di spiegare effetti diretti o indi-

retti nella sfera giuridica dell’istante; la posizione da tutelare deve risultare comunque collegata ai documenti oggetto della richiesta di accesso; il rapporto di strumentalità deve evincersi dalla stessa istanza di accesso, non potendo la parte limitarsi a richiamare generiche esigenze difensive, dovendo al contrario fornire concreti elementi da cui desumere la correlazione logico-funzionale intercorrente tra la cognizione dei documenti e la tutela della propria posizione giuridica. Nel caso di specie, come correttamente ritenuto dal TAR, le esigenze difensive non sono state adeguatamente rappre-

sentate: l’istanza di accesso si limita a richiamare la vicenda del licenziamento e ad indicare generiche esigenze “di tutela dei propri interessi sia in sede civile che penale” senza specificare nel dettaglio l’oggetto del contenzioso instaurato o da instaurare. In ogni caso i giudici chiariscono che qualora la richiesta di accesso fosse stata espressamente articolata per supportare le proprie pretese in sede civile (avendo proposto la domanda di risarcimento del danno) o in sede penale (a seguito di denuncia nei confronti dei soggetti che avevano svolto investigazioni nei suoi confronti), il richiedente avrebbe dovuto comunque fornire elementi di prova in relazione alle azioni proposte e alla strumentalità della documentazione di cui chiedeva l’esibizione ai fini processuali. Ancor più l’interessato non avrebbe dovuto limitarsi ad indicare genericamente la volontà di utilizzare in sede civile o penale i documenti richiesti, tenuto conto che gli stessi, neppure chiaramente individuati, impattavano con il diritto alla riservatezza di soggetti terzi.

Viaggio nelle leggi ambientali ARIA L’abrogazione, ad opera del d.lgs. 183/2017 dei commi 1 e 2 dell’art. 281 d.lgs. 152/86 ha riguardato disposizioni che contemplavano limiti temporali ormai maturati e non ha determinato alcuna reviviscenza degli effetti delle autorizzazioni precedentemente rilasciate e già decadute, ai sensi dell’art. 281, comma 1, in conseguenza della mancata presentazione della domanda di cui al medesimo comma 1, lett. a), b) e c) nei termini dallo stesso individuati. Cassazione Penale Sezione III n. 34187 del 26 luglio 2019. RIFIUTI È illegittima l’ordinanza contingibile e urgente emanata dal Sindaco al fine di assicurare il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani

biti di questa materia in cui è assente la giurisdizione amministrativa: si tratta di quelle liti nelle quali non viene in rilievo in alcun modo l’esercizio di un pubblico potere poiché riguardano aspetti meramente patrimoniali della gestione dei rifiuti. TAR Toscana Sez. II n. 1140 del 19 luglio 2019.

se prevede una determinazione unilaterale del corrispettivo che dovrà essere pagato al privato per l’esecuzione di quella prestazione. TAR Calabria (RC) n. 437 del 2 luglio 2019. RIFIUTI È ben vero che l’articolo 133, comma 1, lett. p) del codice del processo amministrativo attri-

buisce alla giurisdizione amministrativa esclusiva le controversie attinenti all’azione complessiva di gestione dei rifiuti, anche se attuata con comportamenti della pubblica amministrazione. La disposizione aggiunge tuttavia che detta azione deve essere sempre riconducibile all’esercizio di un pubblico potere. La giurisprudenza ha individuato am-

RIFIUTI Nel concetto di agroindustria, da intendersi come l’insieme dei processi produttivi dedicati alla raccolta, al trattamento e alla trasformazione dei prodotti agricoli, non può rientrare, l’attività industriale di produzione di carburanti. Sebbene la normativa europea (direttiva 2008/98/ CE) promuova il riciclaggio dei rifiuti, ed incentivi le fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica (direttiva

2001/77/CE, direttiva 2009/28/ CE), solleci- tando il massimo sfruttamento delle risorse, la riduzione dei rifiuti ed il loro recupero/riciclaggio, nondimeno la qualificazione come sottoprodotto di un residuo necessita particolare cautela e presuppone la verifica della sussistenza delle condizioni caso per caso: l’Amministrazione, facendo applica- zione del principio di precauzione e prevenzione, nel disciplinare il digestato per usi agronomici, ha ritenuto di ammettere i soli materiali per i quali l’impiego doveva ritenersi sicuramente privo di rischi sotto il profilo ambientale e sanitario e, dunque, presuntivamente innocuo per l’ambiente e per la salute umana. Consiglio di Stato Sez. III n. 6093 del 4 settembre 2019. A.T.


Il futuro del Pianeta va a rotoli...di carta igienica! Impariamo a comprendere dove si nascondono i nemici dell’ambiente Cristina Abbrunzo E mentre Greta Thunberg, l'icona planetaria del neo ambientalismo, partecipa al Climate Action Summit delle Nazioni Unite e ricorda a tutti la catastrofica situazione in cui versa il nostro Pianeta dal punto di vista ambientale, mentre, anche grazie al suo impegno, stiamo assistendo ad una delle più grandi mobilitazioni dell’opinione pubblica a favore di questi temi, si percepisce una più consapevole e forte volontà da parte delle singole persone di contribuire a fare la propria parte. Ci si sta rendendo conto che sono anche i piccoli gesti quotidiani che possono cambiare le cose o che, perlomeno, possono tentare di arginare il problema: limitare l’uso della plastica, per esempio, o utilizzare bottiglie di vetro, o evitare di buttare le cicche delle sigarette per terra. Alcune sono regole di civiltà, altre sono abitudini che dobbiamo imparare a fare nostre. È proprio sull’educazione che bisogna focalizzarsi affinché alle nuove generazioni risulti normale fare la differenziata, chiudere l’acqua mentre si fa la doccia, raggiungere un posto a piedi invece di prendere la macchina. E per poter far questo è necessario anche che si arrivi a comprendere da quali pratiche, magari entrate nel nostro quotidiano, derivino gran parte dei problemi ambientali che oggi ci affliggono. Anche quelle a cui non arriveremmo mai a pensare. Quanti di noi, ad esempio, avranno mai riflettuto su quanto la relativamente recente abitudine del genere umano di pulirsi il sedere o altro con morbida e bianca carta produca spreco di risorse ed inquinamento? Ebbene sì! Studi e calcoli del Wwf valutano che l’uso smodato che facciamo della carta igienica ci costi circa 270mila alberi, ogni giorno. Non dobbiamo dimenticare che le aziende usano diversi ingredienti per produrre carta igienica, ma il principale ingrediente è la cellulosa di legno che potrebbe anche essere ricavata dalla paglia o

CURIOSITÀ

dal bambù, tuttavia si usa la fibra vergine del legno. Pertanto si puo’ affermare che anche la carta igienica sta distruggendo le foreste e influenza in maniera significativa i cambiamenti climatici. La carta igienica rappresenta uno dei maggiori sprechi nella nostra economia domestica, ma rappresenta anche un settore capace di produrre un fatturato annuo di ben 8,5 miliardi di euro. Da qui, come spesso capita, si evince ancora una volta come gli interessi vengono messi avanti ai problemi del Pianeta. Secondo dati aggiornati, si stima che, in media, ognuno consumi circa 4 chili di carta igienica all’anno, anche perché essa non viene utilizzata soltanto per l’igiene personale, ma anche per soffiare il naso o asciugare le mani. E anche se 4 chili procapite di carta igienica non sembrano una cifra troppo alta, essa lo è per le nostre tasche e, ancor di più, per l’impatto ambientale. Secondo Greepeace gli americani, nonostante la maggior sensibilità ai temi ecologici, sono tra i maggiori consumatori mondiali di carta supersoffice: solo il 2% dei produttori d’oltreoceano utilizza infatti materiale riciclato. Molto poco, soprattutto se paragonato al 20% dei marchi europei. A fare le spese di tutta questa morbidezza sarebbero le foreste secolari del Canada e del Sud America: meno della

metà della polpa impiegata per produrre carta igienica proviene infatti da boschi coltivati. Il resto deriverebbe da antiche foreste di seconda crescita, essenziali nell’assorbire il diossido di carbonio, uno dei maggiori responsabili del riscaldamento globale. Ma a rischio non ci sono solo i boschi: convertire un albero in carta richiede infatti molta più acqua di quella che serve per ottenere fibra dalla carta già prodotta e, come se non bastasse, per offrire carta bianchissima molti ricorrono a candeggianti a base di cloro. Cosa possiamo fare per consumare e sprecare meno carta igienica? Non certo diventare più sporchi. O tornare alle antiche abitudini dei monaci che utilizzavano i resti delle loro tonache fuori uso. Oppure seguire la tradizione degli arabi, che usano la mano sinistra per pulirsi. Dobbiamo semplicemente ridurre questo compulsivo consumo, ricordandoci poi di una cosa essenziale per la nostra salute e per la cura igienica del nostro corpo: in ogni caso, dopo essere andati in bagno dobbiamo lavarci con acqua e sapone, e quindi è inutile sprecare prima troppa carta igienica. Purtroppo sembra assurdo a noi italiani ma è una realtà: l’Italia è l’unico paese al mondo in cui il bidet, sanitario per eccellenza e di uso comune per l’igiene intima, è considerato dai regolamenti

Vi siete mai chiesti come mai il bidet, questo sanitario dalla funzione chiarissima e utilissima è praticamente inesistente all'estero? La ragione sta nella sua storia. Il bidet fu inventato in Francia ma nella stessa Francia divenne presto osteggiato. Nella reggia di Versailles, infatti, furono installati cento bidet ma ebbero scarso successo. Il fallimento di questi sanitari ne comportò il loro trasferimento nelle case di appuntamento francesi dove divennero lo strumento che garantiva la pulizia delle prostitute. È, dunque, una ragione storica quella che ha fatto si che il bidet fosse etichettato come un sanitario non degno di una casa di lusso. Di qui ne è derivato lo scarso utilizzo dello stesso nella maggior parte dei paesi del nord Europa. Allo stesso modo americani e canadesi scoprirono il bidet durante l’intervento in Europa delle loro truppe all’epoca della Seconda Guerra Mondiale. I militari che fre-

edilizi come obbligatorio in almeno uno dei bagni di un appartamento. Negli altri paesi del mondo, soprattutto in America e in quelli del nord-europa il bidet, invece, non è quasi mai contemplato come sanitario. Anche per questo negli ultimi anni, negli Stati Uniti, è partita una campagna per sensibilizzare le persone, e spingerle a comprarsi questo

quentavano i bordelli vennero a conoscenza del bidet e tornando in patria non fecero di certo una bella pubblicità a questo sanitario! Perché questa cattiva reputazione non è giunta anche in Italia? La ragione è sempre storica. Verso la metà del ‘700, la Regina di Napoli Maria Carolina d’AsburgoLorena, volle che nei suoi appartamenti alla reggia di Caserta fosse installato un bidet, non ascoltando le voci dei vicini francesi. Di conseguenza, l’uso del sanitario si diffuse inizialmente nel regno delle Due Sicilie e successivamente anche nel resto d’Italia. Dal ‘900, grazie all’invenzione e al perfezionamento delle tubature, il bidet divenne un componente indispensabile negli appartamenti e negli alberghi italiani. Oltre che in Italia, il bidet trova grande diffusione nei paesi di origine latina. In particolare, viene utilizzato in Spagna, Portogallo, Grecia e in alcune zone dell’America Latina.

sanitario antispreco! E mentre si dibatte sulle soluzioni alternative per ridurre l’uso smodato della carta igienica, un'azienda del solito Giappone all’avanguardia, la Nakabayashy di Tokyo, ha lanciato sul mercato il primo riciclatore di carta da ufficio: un grosso marchingegno che converte i fogli usati da stampanti e fotocopiatrici in carta da toilette. Geniale!


“Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, com’è fatta.” Banana Yoshimoto

VITA CIBO E MORTE CHE RELAZIONE C’È? Andrea Tafuro “Penso che quando verrà il momento di morire, vorrei che fosse in cucina”. È questo il passaggio che mi ha folgorato sulla via del cibo. Quando sono entrato alla Feltrinelli con Martina e le ho visto acquistare “Kitchen” di Banana Yoshimoto, mi sono stupefatto: “Martina, chi ti ha consigliato questo libello?”. Lei, seraficamente, mi ha risposto: “Ipazia”. Ma! Vai a capire questi nativi digitali, la compagna si chiama Ipazia, la scrittrice Banana… non ci sono più i nomi di una volta. Cosa avranno a che fare il vita, cibo e la morte? Nell’A.D. 2019 è una relazione dal significato intrigante che la lettura del libro di Banana mi ha dato modo di approfondire. Kitchen racconta storie che percorrono lo stesso binario,

quello della vita e della morte, del piacere del cibo e della difficoltà di gestire la scomparsa. Il cibo, per l’autrice, è vissuto come piacere, come antidoto alla morte e alla solitudine. Il re della tavola Felice Barone, direbbe: “ Non mangio per vivere, ma vivo per mangiare”. Il libro è diviso in tre parti e si dipana lungo due storie, i protagonisti della prima sono Mikage e Yūichi. Mikage è sola al mondo, orfana affidata ai nonni, perde l’ultimo familiare stretto che possa esserle rimasto al mondo, sua nonna. Mikage si abbandona ad un flusso di ricordi che mettono in luce l’importanza della cucina nella sua vita, sia come luogo di rifugio e di protezione che come mezzo per risalire a galla. Grazie a Yūichi ed Eriko, una madre tutta sui generis, ritroverà una nuova vita, una nuova cu-

cina da condividere, ma l’insidia della morte non la lascerà in pace, quando perderà anche parte della sua nuova famiglia. Sarà il cibo a scandire i suoi momenti di rinascita. Nella seconda storia si racconta di Satsuki che ha perso il suo fidanzato Hitoshi. Sfoga il suo malessere, il suo vuoto facendo jogging. Un giorno incontra Urara, una ragazza misteriosa che le proporrà un nuovo modo di intendere la fine della morte e l’essenza di una nuova vita. Anche in questa storia i momenti sono dettati da incontri di piacere culinario che ridonano speranza anche solo attraverso la condivisione di una tazza di tè caldo. Ecco il punto che voglio evidenziare, l’improvviso sollievo che porta la condivisione del piacere del palato, cioè il valore della speranza che è riposto nel piacere del cibo.

Altra grande trovata di Banana che mi ha colpito, è stata che la famiglia si possa non solo scegliere, ma inventare. Così il padre del giovane amico della protagonista Yuichi può diventare o rivelarsi madre. Mi spiego meglio, Eriko in realtà è un uomo che, dopo la morte di sua moglie, si ritrova a crescere un figlio molto piccolo. Dispiaciuto per il suo bambino e non riuscendo ad accettare il fatto che potesse crescere senza una figura femminile, decide di cambiare sesso e cercare di somigliare il più possibile alla sua cara moglie. Alla fine di questa saziante lettura, mi rendo conto di aver letto il mio primo libro gender e che la cucina, il cibo sono il luogo ed il mezzo con cui si resta legati al passato, mentre gli ingredienti di un nuovo piatto vengono disposti in pentola per gustare il futuro.

CUONZOLO: RITI E TRADIZIONI ANTICHE Non so se nel resto d’italia si usa… ma fa parte della tradizione nolana. La parola cuonzolo nasce dalla parola consolazione e si riferisce alla ristorazione funeraria, che viene offerto da amici o parenti alla famiglia del defunto, la quale, per tradizione, non può preparare pranzo o cena dopo il funerale. I cuonzoli erano vere e proprie prove di affetto e duravano diversi giorni. Si faceva a gara nel portare il meglio, ma a turno, da mangiare a casa dei familiari del defunto. Quelli che recavano il cuonzolo si addoloravano come i familiari stretti, anche se il loro compito principale

consisteva nel distrarre dal dolore almeno per un attimo i più affranti. Col morto in casa, il cuonzolo, consiste in un piatto di minestra calda,

pesce o carne, mozzarella e vino, caffè caldo, unitamente a tutte le vettovaglie. Generalmente il cuonzolo arriva di mattina presto con termos

carichi di latte e caffè e fragranti cornetti e graffe. Questo tipo d’assistenza ai familiari del defunto spetta di solito ai parenti più stretti (“‘a zi’, t’aggio purtata ‘na tazza ‘e cafè cavera cavera, pigliatella ca te fa bene”…). Se arrivano molti cuonzoli a prima mattina, più che una camera con morto si ha la sensazione del bar, tanto le fragranze “cavere cavere” superano i profumi intensi dei fiori… Poi c’è il cuonzolo del dopo funerale, pranzo o cena, e qui entra in scena il vicino più stretto, ‘a cummara e ‘o cumpare del palazzo, ma pure ‘o guardaporta, diciamolo…Pasta in brodo, pollo

con patate, mozzarella, frutta e pane, gli alimenti più gettonati. Con il solito “mangiate che vi dovete sostentare” e l’immancabile “ja, ca so’ cavere cavere”, questo pure se il mese è quello di agosto col solleone… Nei giorni che seguono, i cuonzoli consistono nel classico zucchero e caffè, come si diceva all’inizio, portati un po’ da tutti: i vicini, sempre a turno, i parenti vicini e lontani, i semplici conoscenti. A volte si fanno vere e proprie scorte di zucchero e caffè, tanto da riciclarli facendo un cuonzolo alla famiglia di un altro sfortunato che nel frattempo vi lascia. A.T.


a cura di Fabiana Liguori

Fino al 6 ottobre 2019 “Sagra dei Funghi” A Cusano Mutri (BN)

Dall’11 al 13 ottobre 2019 “Sagra della castagna e della nocciola” Ad Avella (AV)

Dal 3 al 6 ottobre 2019 “BaccalàRe, la festa del Baccalà” Sul Lungomare di Napoli

Dall’11 al 13 ottobre 2019 “Sagra del cinghiale e della castagna” A San Potito Ultra (AV)

Dal 4 al 6 e dall’11 al 13 ottobre 2019 “Sagra della Castagna” A Calvanico (SA)

Dal 17 al 20 ottobre 2019 “Festa della Castagna” a Salento (SA)

Il 5 e il 6 ottobre 2019 “Sagra del Fagiolo” A Campoli del Monte Taburno (BN)

Dal 18 al 20 ottobre 2019 “Festa della Mela” a Valle di Maddaloni (CE)

Il 5 e 6 ottobre 2019 e tutti i week end “Sagra della Castagna e del Fungo Porcino” A Roccamonfina (CE)

Il 19 e 20 ottobre 2019 “Sagra della Castagna” A Summonte (AV)

Dall’11 al 13 ottobre 2019 “Vendemmia Fest 2019” A Castelfranci (AV)

Il 19 e 20 e dal 25 al 27 ottobre 2019 “Sagra della Castagna e del Tartufo Nero” A Bagnoli Irpino (AV)


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